Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Iran, in corso frenetici negoziati dell’ultima ora per evitare l’escalation


Sul tavolo c'è l'ipotesi di una tregua di 45 giorni, mentre si avvicina la scadenza dell’ultimatum imposto da Donald Trump alle autorità iraniane e cresce il rischio di attacchi su larga scala e ritorsioni devastanti.

Secondo Axios, Stati Uniti, Iran e una rete di mediatori regionali stanno discutendo un possibile cessate il fuoco di 45 giorni che potrebbe aprire la strada alla fine della guerra ed evitare una pericolosa escalation. Fonti americane, israeliane e regionali avvertono però che le possibilità di un accordo entro 48 ore restano limitate.

Si tratta, ad ogni modo, dell’ultimo tentativo per evitare un’escalation su larga scala. In assenza di un’intesa, il rischio è infatti quello di attacchi massicci contro infrastrutture civili iraniane e di ritorsioni contro impianti energetici e idrici nei Paesi del Golfo. Trump ha fissato una nuova scadenza per martedì alle 20 sulla costa Est degli Stati Uniti, vale a dire le 2 di mercoledì mattina in Italia, dopo aver prorogato di 20 ore il precedente ultimatum, che sarebbe scaduto lunedì sera.

I negoziati e il piano in due fasi


Washington ha minacciato, in caso di fallimento dei negoziati, di colpire infrastrutture cruciali per la popolazione civile iraniana. Secondo le fonti, è già pronto un piano per bombardamenti su larga scala contro il settore energetico del Paese. La proroga dell’ultimatum sarebbe dunque servita a concedere un’ultima finestra diplomatica.

Nelle ultime ore i contatti vanno avanti, secondo quanto riportato, sia attraverso i mediatori regionali — Pakistan, Egitto e Turchia — sia tramite interlocuzioni dirette tra l’inviato statunitense Steve Witkoff e il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Gli Stati Uniti avrebbero presentato diverse proposte, nessuna delle quali è stata finora accettata da Teheran.

Il possibile accordo in discussione si articolerebbe in due fasi. La prima prevederebbe una tregua di 45 giorni, eventualmente prorogabile, durante la quale negoziare la fine definitiva del conflitto. La seconda riguarderebbe un’intesa più ampia, che includerebbe sia la piena riapertura dello Stretto di Hormuz che una soluzione per l’uranio iraniano altamente arricchito, attraverso la sua rimozione dal Paese o la sua diluizione.

Teheran non sarebbe però disposta a concessioni così importanti in cambio solo di una tregua temporanea. I mediatori stanno quindi lavorando a misure parziali, accompagnate da garanzie americane sulla tenuta del cessate il fuoco. Alla base c’è anche il timore iraniano di uno scenario simile a quello già visto a Gaza e in Libano: una tregua solo formale, destinata a lasciare aperto il rischio di nuovi attacchi. Per questo i mediatori puntano a ottenere da Washington impegni concreti, in grado di rafforzare la fiducia reciproca e rendere più credibile la tregua.

La tensione, però, resta altissima. Fonti coinvolte nei colloqui temono che un’eventuale risposta iraniana ai raid possa colpire duramente le infrastrutture energetiche e idriche dei Paesi del Golfo. E anche sullo Stretto di Hormuz il messaggio di Teheran è chiaro: un ritorno alla situazione precedente al conflitto, come vorrebbe Trump, al momento appare lontano.

Petrolio in rialzo e scontro politico negli USA


Nel fine settimana si sono intanto già registrati nuovi segnali di escalation. L’Iran ha rivendicato attacchi contro impianti petrolchimici negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrain, mentre nelle stesse ore raid israeliani hanno colpito il grande polo petrolchimico di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran. Il conflitto, dunque, sta investendo sempre di più le infrastrutture energetiche della regione, con effetti immediati anche sui mercati.

L’incertezza si è riflessa, infatti, subito sul prezzo del petrolio e dei carburanti. Alla riapertura delle contrattazioni, il Brent è tornato sopra i 110 dollari al barile, sui livelli toccati nelle fasi più tese dei primi giorni di guerra, mentre negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è ormai salito a quota 4,11 dollari al gallone. Ed è proprio su questo terreno, ovvero quello dell’impatto sull’economia americana e sul costo della vita, che l’escalation rischia di trasformarsi anche in un boomerang politico per Trump.

Le nuove minacce del presidente hanno così suscitato reazioni particolarmente dure a Washington, dove al timore di un allargamento del conflitto si somma ora proprio quello di nuovi rincari energetici. I senatori Bernie Sanders e Chuck Schumer hanno criticato toni e contenuti delle minacce della Casa Bianca, giudicandoli a dir poco pericolosi. Ma anche figure un tempo più vicine a Trump, come l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, hanno preso le distanze, accusando il presidente di tradire la linea dell’America First e la sua promessa elettorale di chiudere con le “guerre senza fine” in Medio Oriente.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di lunedì 6 aprile 2026


Trump minaccia l'Iran con ultimatum sui dazi, mentre il Congresso è diviso sulla riapertura del DHS. Un pilota USA viene salvato in una missione ad alto rischio

Questa è la rassegna stampa di lunedì 6 aprile 2026

Trump lancia ultimatum all'Iran con minacce esplicite


Il presidente Trump ha minacciato di distruggere tutte le centrali elettriche e i ponti iraniani se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro martedì sera, utilizzando un linguaggio volgare sui social media. I democratici, tra cui il senatore Chris Murphy, hanno definito queste dichiarazioni "crimini di guerra", mentre Trump ha suggerito che esiste una "buona possibilità" di un accordo per lunedì.

Fonti: Financial Times, The Hill, Semafor

Missione di salvataggio ad alto rischio in Iran


Le forze americane hanno completato con successo una missione di salvataggio per recuperare un pilota militare abbattuto in Iran, che era rimasto nascosto per quasi due giorni in una fenditura rocciosa mentre le forze iraniane lo cercavano. L'Iran ha riferito che durante l'operazione sono stati distrutti due aerei C-130 e due elicotteri Black Hawk americani, mentre il primo ministro Netanyahu ha congratulato Trump per la "missione perfettamente eseguita".

Fonti: Wall Street Journal, The Hill, The Hill

Divisioni repubblicane bloccano la riapertura del DHS


I repubblicani della Camera e del Senato stanno lottando per porre fine al più lungo shutdown federale nella storia degli Stati Uniti, ostacolati dalle divisioni interne e dal distacco di Trump. Lo Speaker Mike Johnson e il leader della maggioranza al Senato John Thune sono in disaccordo sulla strategia, mentre l'ala conservatrice della Camera continua a creare problemi agli sforzi di riapertura del Dipartimento di Sicurezza Nazionale.

Fonti: The Hill

L'immigrazione di Trump colpisce l'economia americana


Le politiche di espulsioni dell'amministrazione Trump stanno iniziando a impattare negativamente su costruzioni, agricoltura e spesa dei consumatori negli Stati Uniti. Un caso emblematico riguarda una giovane moglie di un sergente dell'esercito, detenuta dagli agenti ICE proprio nella base militare dove la coppia aveva pianificato di vivere mentre il marito si preparava al dispiegamento.

Fonti: Financial Times, New York Times

Stacey Abrams attacca l'ordine sui voti postali


L'ex rappresentante della Georgia Stacey Abrams ha definito "palesemente illegale" e incostituzionale l'ordine esecutivo del presidente Trump sul voto postale. Abrams ha dichiarato che l'ordine rientra nella strategia di soppressione del voto che i repubblicani, incluso Trump, utilizzano da oltre un decennio per limitare l'accesso alle urne.

Fonti: The Hill

La Cina si prepara alle crisi geopolitiche


La Cina ha intensificato gli sforzi per garantire la sicurezza energetica, preoccupata delle crisi geopolitiche, specialmente dopo che Trump ha alzato la posta nel suo primo mandato. Il paese ha aumentato drasticamente le importazioni di tecnologia solare, offrendo un parziale sollievo a Cuba che ora affronta un quasi totale blocco petrolifero legato al conflitto con l'Iran.

Fonti: New York Times, Financial Times

Gli economisti prevedono un'inflazione in aumento


Gli economisti predicono che l'inflazione americana sia aumentata a marzo a causa della guerra con l'Iran, con dati chiave attesi questa settimana. I mercati finanziari e le banche centrali si trovano senza munizioni politiche per contenere le ricadute economiche di questo shock petrolifero diverso dai precedenti, con il Brent che si attesta leggermente sopra i 110 dollari al barile.

Fonti: Semafor, Financial Times

Spari vicino alla Casa Bianca sotto indagine


Il Secret Service sta indagando su segnalazioni di spari vicino alla Casa Bianca, con funzionari che hanno confermato una "postura di sicurezza elevata". Non sono state riportate vittime e nessun sospetto è stato identificato, mentre le autorità continuano le verifiche sulla natura dell'incidente che ha allarmato la sicurezza presidenziale.

Fonti: BBC News

La missione Artemis II continua verso la Luna


La missione lunare Artemis II con tre astronauti americani e uno canadese è entrata nel suo sesto giorno, avvicinandosi al sorvolo lunare previsto per lunedì. L'equipaggio ha celebrato il primo volo spaziale di Jeremy Hansen e ha ricevuto un messaggio speciale da Charlie Duke, l'astronauta dell'Apollo 16 che camminò sulla Luna.

Fonti: New York Times, New York Times

UCLA conquista il primo titolo NCAA femminile


L'UCLA ha vinto il suo primo campionato NCAA di basket femminile battendo nettamente il South Carolina 79-51, completando una stagione quasi perfetta con 37 vittorie e una sola sconfitta. Gabriela Jaquez ha guidato le Bruins con 21 punti in quella che è stata la terza vittoria più larga nella storia delle finali NCAA femminili, ricevendo congratulazioni dall'ex presidente Obama e dal governatore Newsom.

Fonti: The Guardian, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Popolarità Trump, continua il declino e l’approvazione scende sotto al 40% (05 aprile)


La guerra in Iran ha fatto calare di ben 5 punti la popolarità di Trump - che tocca quota -17 punti -, mentre per la prima volta il tasso di approvazione scende sotto la soglia psicologica del 40%.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Dopo oltre un mese di guerra, la popolarità di Trump sta subendo un totale deragliamento: non solo questo è il punto più basso della sua seconda presidenza, ma rappresenta uno dei punti più bassi di sempre per un presidente nella storia recente della politica americana.

Il prolungarsi dell’azione bellica e la situazione economica in declino hanno dato un colpo pesante alla (im)popolarità di Trump, che già non godeva di ottima salute; dall’inizio dell’operazione militare il tycoon ha pagato circa 5 punti netti di net rating, portando il totale a una quota che aveva toccato solo all’inizio del suo primo mandato, nel 2017.

L’altro punto critico è il tasso di approvazione: sono ormai la maggioranza i sondaggi che lo danno stabilmente sotto il 40%, con picchi negativi al 35% o meno; anche qui bisogna risalire fino al 2017 per ritrovare una media simile. Nel mentre, il tasso di disapprovazione è schizzato al 57% circa, un livello record.

Potremmo definire questo periodo come la “mazzata finale” sulla popolarità del tycoon: il punto raggiunto va a raschiare il barile e non sarà facile rialzarsi; anzi, potrebbe addirittura scivolare ulteriormente in basso.

Il dato è nettamente peggiore rispetto alla media di Joe Biden nell’aprile 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo circa quattordici mesi di presidenza: la situazione è piuttosto allarmante.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

Seguici anche su WhatsApp

Tutte le tre medie registrano un peggioramento rispetto a una settimana fa. I numeri risultano abbastanza allineati intorno al -16/-17 di net rating e per la prima volta abbiamo ben due siti su tre che segnalano un'approvazione inferiore al 40%.

Come già accennato, dopo oltre quattordici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca ormai nettamente sotto rispetto ai primi quattordici mesi del suo primo mandato e di Biden.
Il gradimento di Trump (-16,9) in confronto al suo primo mandato e a quello degli ultimi presidenti nel corso dei primi 439 giorni di presidenza (dati Focus America)
Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 439 giorni di presidenza (-16,9 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era a -12.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -13 non brillava particolarmente dopo quattordici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%, cifre vicine ai minimi del mandato di Joe Biden.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con il proseguimento dell’attacco all’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso delle ultime due settimane. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
7 rilevazioni di 7 istituti — marzo/aprile 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per: Spread Data

Legenda campioni

RV

Registered Voters · 6 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 1 sondaggio
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LV RV A

Fonti: RealClearPolitics, singoli istituti di sondaggio · Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2026 · Elaborazione FocusAmerica

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,4% (-0,7) - 56,9% (+0,2). In totale un net approval di -17,5 (-0,9).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,9% (-0,1) - 56,9% (+0,1). In totale un rating di -16 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,9% (-0,3) - 56,9% (-0,1), con in totale un rating di -17 (-0,2). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Scrivo per le persone, non addestro algoritmi


Non è nostalgia, è autonomia. Perché continuo ad avere un blog quando tutti dicono che i blog sono morti.

Prima di iniziare questo post ho digitato nella barra di ricerca di Google le parole “i blog” e ho lasciato che l’algoritmo completasse la frase coi suoi suggerimenti.

Tre dei risultati (tra i primi cinque) - funzionano ancora, sono morti e vanno ancora di moda - sembrano dirci che l’intelligenza collettiva della rete ha perso fiducia in questo genere di sito web che, vent’anni fa, era considerato una novità dirompente per la comunicazione.

“Allora perché ti ostini ad avere un blog?”, ha domandato la parte di me che si occupa di alimentare la mia ansia di fallimento.

Non è una domanda sciocca, ho pensato.

“Dovresti scrivere su X oppure su Substack,” ha continuato la stronza “è lì che si fanno i numeri veri, caro mio.”

In effetti potrebbe essere vero. Non dicevano così anche gli autori di quel corso di scrittura digitale a cui mi ero iscritto in autunno?

Mi è venuto il ghiribizzo di controllare. Sono andato a scorrere l’archivio di Gmail, ma non ho trovato nulla. Per sicurezza ho ravanato anche nel cestino. Niente anche lì.

Probabilmente il corso è andato perso perché dovevo fare spazio nell’account.

Che poi, a dire la verità, più che un corso era un’automazione di e-mail marketing travestita da corso di scrittura; una di quelle che i creator usano per sifonare dentro al proprio funnel nuove lead a cui provare a vendere qualcosa.

“Sì, sì, bravo” mi ha canzonato lei.

“Continua pure a raccontarti che l’uva era acerba, mentre aspetti che il mondo ti restituisca quello che pensi di meritare.”

“Taci, infame!” ho esclamato.

Metà del coworking si è girata a guardarmi. Mi sono fatto rosso in viso; in parte per l’imbarazzo, in parte per la rabbia. Ho accennato un mezzo sorriso, un gesto di scuse e chinato la testa sul portatile.

Era arrivato il momento di mettere nero su bianco, una volta per tutte, perché ho ancora un blog nel 2026.

Il motivo principale ha a che fare con il modo in cui viene sviluppato Ghost, il software CMS con cui questo sito è costruito. Nato nel 2013 grazie a un crowdfunding di successo, Ghost è una piattaforma open source per il publishing progettata con in mente i creator di contenuti che desiderano restare indipendenti.

A svilupparla è una fondazione, la Ghost Foundation, che nel proprio statuto esprime due principi fondamentali:

  • non può essere né comprata né venduta;
  • si impegna a reinvestirne nel prodotto e nella sua comunità di utenti il cento per cento delle entrate.

In questo modo previene quella che lo scrittore e attivista digitale Cory Doctorow ha chiamato: enshittification.

Un’espressione - in italiano suona come “merdificazione” o “smerdamento” - con la quale viene indicato il processo per cui una piattaforma smette gradualmente di servire i propri utenti e inizia a fare solo e soltanto gli interessi dei suoi investitori, in una corsa forsennata per ripagare il capitale impiegato per garantirne lo sviluppo e la crescita.

Esplora con me nuovi mondi.


Iscriviti a Strategie dell'Universo!

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

Una mail a settimana (più o meno). Ti cancelli quando vuoi.

Il fatto che la Ghost Foundation non sia stata finanziata da venture capital come altre piattaforme - Substack o Medium, giusto per citare due dei suoi più conosciuti e diretti concorrenti - riduce il rischio che il suo prodotto non finisca per diventare oggetto di questo processo.

Da questa scelta derivano due caratteristiche che distinguono Ghost da altre piattaforme e che hanno pesato nella scelta che ho fatto.

La prima è il modello di business con cui Ghost finanzia le proprie operazioni: vende hosting e servizi collegati e dunque, diversamente dai suoi concorrenti, Ghost non trattiene una percentuale sulle transazioni tra il pubblico e il creator che ha deciso di monetizzare la propria relazione con i lettori.

In futuro potrei decidere di fare altrettanto senza per questo dover pagare un “dazio” alla piattaforma, che diventerebbe sempre più esoso al crescere della mia audience.

La seconda caratteristica è legata direttamente al modello di business.

Rinunciando alla funzione editoriale delle piattaforme, Ghost non può ridurre la portata dei contenuti attraverso interventi sull’algoritmo di distribuzione perché, beh, Ghost non ha un algoritmo di distribuzione.

Al suo posto ha un’integrazione con il fediverso, chiamata Social Web.

Questa scelta comporta senza dubbio opportunità di crescita meno rapide e impetuose rispetto alle piattaforme dotate di un algoritmo di distribuzione dei contenuti, ma per me non è un problema.

Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, scrivo un blog più per creare relazioni con i suoi lettori che per macinare numeri. Un’attitudine che mi permette anche di continuare ad avere un approccio orizzontale ai contenuti.

Chi mi legge regolarmente grazie alla newsletter sa infatti che su questo blog scrivo tanto di argomenti che hanno a che fare al mio lavoro - strategia, branding, content e copywriting - quanto di argomenti legati ai miei interessi culturali - cultura digitale e visiva, note taking e knowledge management, immaginario alpino e tecnologie belliche.

Se lo facessi su piattaforme basate su algoritmi di distribuzione - che comunque uso per far conoscere il blog - farei molta fatica ad addestrare la macchina a capire in quale nicchia inserirmi e finirei rapidamente messo ai margini dell’ecosistema.

Negli ultimi anni infatti, le piattaforme hanno orientato i loro modelli di business alla creator economy, privilegiando la verticalità dei contenuti alla loro orizzontalità.

Io, al contrario, tengo molto all’approccio eclettico e intempestivo con cui sto costruendo la mia immagine e la mia presenza in rete e che solo un blog, che funziona da hub per tutte le mie attività, mi permette di avere.

E quindi sì: nel 2026 ho ancora un blog.

Non è un atto di resistenza. È più banalmente un atto di igiene.

Mi piace l’idea che, se domani un algoritmo decide che oggi non valgo niente, io possa continuare a scrivere lo stesso.

Mi piace l’idea di non dover “addestrare” una piattaforma a capire chi sono. E mi piace soprattutto l’idea che nessuno - né un investitore, né un growth manager, né la stronza nella mia testa - possa venire qui a dirmi: “Questo formato non performa”.

Performo io.

Vorrei lavorare con te, come faccio?


Ogni progetto in cui mi impegno nasce da una chiacchierata, dal vivo o in call. Se ti va, scrivimi un’email: raccontami cosa stai costruendo e dove senti attrito. Poi troviamo insieme il momento migliore per parlarne.
Scrivimi

☕️ Mi offriresti un caffè? ☕️


Amo molto sorseggiarne uno o due durante la giornata, meglio ancora se in compagnia. Se ti piace quello che scrivo puoi offrirmene un donando 1€. Per farlo non devi far altro che cliccare il pulsante e seguire le istruzioni.
Offrimi un caffè!

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump tra negoziati e minacce: “accordo possibile”, ma attacchi da martedì senza intesa


Il presidente parla di possibile accordo con l’Iran entro la scadenza di domani dell’ultimatum, ma avverte: senza intesa gli Stati Uniti colpiranno le infrastrutture vitali iraniane. Intanto emergono nuovi dettagli sul salvataggio dell’equipaggio dell’F-15.

Gli Stati Uniti sono impegnati in negoziati “seri” con l’Iran e un accordo potrebbe essere raggiunto prima della scadenza fissata da Donald Trump. Lo ha affermato lo stesso presidente ai media americani, sottolineando allo stesso tempo però che in assenza di un’intesa seguirà un’escalation militare.

Trump tra minacce e difficili negoziati


Nelle sue interviste, Trump ha parlato di “una buona possibilità” di raggiungere un accordo, ma ha avvertito che, in caso contrario, gli Stati Uniti colpiranno duramente il Paese già a partire da martedì 7 aprile, con l’obiettivo dichiarato di costringere Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo.

Tra gli obiettivi indicati in caso di escalation figurano centrali elettriche e ponti, infrastrutture cruciali anche per la popolazione civile. Occorre notare che, ai sensi della legge internazionale colpire questo tipo di obiettivi rappresenta un crimine di guerra.

Anche l’Iran ha accusato Trump di voler commettere crimini di guerra e minacciato ritorsioni contro infrastrutture in Israele e negli Stati del Golfo. Interpellato sull’impatto dei possibili attacchi sui civili iraniani, il presidente ha sostenuto che parte della popolazione potrebbe sostenere questo tipo di azioni contro il regime.

Secondo fonti coinvolte nei negoziati, ad ogni modo, l’ottimismo della Casa Bianca non è condiviso dai negoziatori, che puntano almeno a un’intesa parziale per prendere tempo. Per questo motivo i Ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto e Turchia stanno lavorando a misure di costruzione della fiducia per favorire una proroga della scadenza e avvicinare le parti a un incontro diretto, ma senza risultati concreti finora.

Nuovi dettagli sul salvataggio dei membri dell’F-15 abbattuto


Nel frattempo emergono nuovi dettagli sul salvataggio dei due membri dell’equipaggio dell’F-15 abbattuto in Iran. Uno dei militari, ferito, è sopravvissuto per oltre 24 ore nascondendosi in montagna prima di essere recuperato in un’operazione delle forze speciali statunitensi.

Secondo quanto riferito da Trump, all’operazione hanno partecipato circa 200 soldati. Il presidente ha anche spiegato che inizialmente si temeva che i segnali radio del militare potessero essere una trappola iraniana. Un messaggio trasmesso via radio, poi ritenuto coerente con le convinzioni religiose del soldato, aveva contribuito ad alimentare i dubbi nelle prime fasi.

Il pilota era stato salvato poche ore dopo l’abbattimento, in un’operazione diurna sotto intenso fuoco nemico. Il secondo intervento è stato invece condotto di notte, dopo l’istituzione di una base avanzata temporanea sul territorio iraniano.

Secondo funzionari statunitensi, le forze iraniane erano presenti in gran numero nell’area. Israele ha fornito supporto limitato, condividendo informazioni sul contesto operativo e conducendo un attacco mirato per rallentare le unità iraniane.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il funzionario della FEMA che dice di essere stato teletrasportato da Dio e non intende ritrattare


Gregg Phillips, responsabile della risposta alle emergenze negli Stati Uniti, difende sui social le sue affermazioni sul teletrasporto, collegandole alla fede religiosa. Critiche bipartisan al Congresso

Il responsabile della risposta federale ai disastri naturali negli Stati Uniti sostiene di essere stato teletrasportato in un ristorante della catena Waffle House a 80 chilometri di distanza e non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro. Gregg Phillips, a capo dell'Office of Response and Recovery della Federal Emergency Management Agency (FEMA), l'agenzia che gestisce le emergenze come uragani, terremoti e incendi, ha rilanciato sui social media le sue dichiarazioni, scatenando critiche al Congresso e ironia online.

La vicenda è emersa a fine marzo, quando la CNN ha pubblicato un'inchiesta sulle dichiarazioni rilasciate da Phillips in diversi podcast prima della sua nomina. In un episodio del podcast Onward, registrato a gennaio 2025, Phillips ha raccontato di essersi ritrovato improvvisamente in un Waffle House a Rome, in Georgia, a circa 80 chilometri dal punto in cui si trovava pochi istanti prima. Ha descritto anche un altro episodio in cui la sua auto sarebbe stata "sollevata" e trasportata per decine di chilometri fino a un fossato vicino a una chiesa.

Dopo la pubblicazione dell'inchiesta, Phillips non si è tirato indietro. Su Truth Social, la piattaforma del presidente Trump, ha difeso le sue esperienze collegandole alla fede cristiana e alla potenza divina. Ha citato un passo degli Atti degli Apostoli in cui lo Spirito Santo "rapisce" l'apostolo Filippo dopo un battesimo e lo fa comparire nella città di Azotus, a chilometri di distanza. Ha anche fatto riferimento alla resurrezione di Gesù.

In un post successivo, Phillips ha precisato che le esperienze erano avvenute durante un periodo in cui era sottoposto a trattamenti contro il cancro e assumeva farmaci pesanti. Ha aggiunto che la parola "teletrasporto" non era stata sua, ma di un altro partecipante alla conversazione, e che i termini biblici più corretti sarebbero "trasportato". Ha però ribadito la realtà dell'esperienza. In risposta alle critiche, ha scritto: "le persone possono discutere con me, mettermi in discussione, persino ridicolizzare ciò che non capiscono".

Il New York Times ha inviato un corrispondente a Rome, in Georgia, per verificare. Tra una ventina di dipendenti e clienti abituali intervistati nei tre Waffle House della città, nessuno ha riconosciuto la foto di Phillips e nessuno ha mai assistito ad arrivi per via soprannaturale. Sidney Perkowitz, professore emerito di fisica alla Emory University, ha spiegato al New York Times che il teletrasporto di un essere umano richiederebbe una quantità di informazioni talmente immensa da risultare inconcepibile dal punto di vista scientifico.

Il caso ha avuto ripercussioni politiche. Phillips era previsto come testimone a un'audizione della commissione per la Sicurezza interna della Camera sul parziale blocco delle attività del Department of Homeland Security, ma è stato rimosso dal programma dopo l'inchiesta della CNN. Né la FEMA né Phillips hanno spiegato il motivo della sua assenza.

All'audizione, il deputato democratico Bennie Thompson ha dichiarato che la nomina di Phillips solleva "serie preoccupazioni", definendo la sua retorica violenta e le sue teorie complottiste "inquietanti per chi occupa una posizione di leadership" nel dipartimento. Il deputato democratico Tim Kennedy lo ha definito "del tutto inadatto" al ruolo, citando le dichiarazioni violente contro l'ex presidente Biden e i commenti contro gli immigrati. Kennedy ha aggiunto che tutto ciò lo renderebbe di per sé non qualificato, "ma le sue affermazioni sul teletrasporto in un Waffle House superano tutto il resto".

Le dichiarazioni sul teletrasporto non sono l'unico elemento controverso nel profilo di Phillips. In un podcast di gennaio 2025, ha detto di voler prendere a pugni Biden, definendolo un pessimo essere umano che "merita di morire". In un altro podcast ha sostenuto che i migranti stavano arrivando per uccidere gli americani, invitando la popolazione ad armarsi. Phillips è stato anche un protagonista del film 2000 Mules di Dinesh D'Souza, basato su teorie complottiste sulle elezioni del 2020 che sostenevano che Trump avesse perso solo a causa di brogli.

La sua nomina a dicembre aveva già sollevato perplessità tra i funzionari di carriera della FEMA per la mancanza di esperienza e il passato legato alle teorie del complotto elettorale, anche se alcuni di loro hanno riconosciuto alla CNN che il suo lavoro durante le emergenze aveva in parte attenuato queste preoccupazioni. Almeno un alto funzionario dell'agenzia lo aveva definito "la migliore speranza della FEMA in questo momento" al momento dell'assunzione.

La divisione guidata da Phillips è la più grande della FEMA, con oltre mille dipendenti e un bilancio di quasi 300 milioni di dollari. Si occupa di coordinare la risposta ai disastri, dalla distribuzione di aiuti e alloggi di emergenza alle operazioni di soccorso che possono durare anni. La catena Waffle House ha peraltro un legame storico con la FEMA: i suoi ristoranti restano aperti 24 ore su 24 anche nelle situazioni più critiche, al punto che l'agenzia ha sviluppato un indice che misura la gravità di un disastro in base allo stato operativo del Waffle House locale. Se il ristorante nella zona colpita chiude, la situazione è davvero grave.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La consigliera spirituale di Trump lo paragona a Gesù Cristo


Il filmato dell'evento pasquale nella East Room è stato rimosso dal sito ufficiale, ma non prima che i frammenti iniziassero a circolare online

La Casa Bianca ha rimosso dal proprio sito un video registrato durante un evento pasquale nella East Room in cui Paula White, consigliera spirituale del presidente Trump, ha tracciato un parallelo diretto tra le vicende giudiziarie e politiche del presidente e la crocifissione di Gesù Cristo. Il filmato, pubblicato brevemente mercoledì, è stato cancellato dopo che alcuni frammenti avevano già iniziato a circolare online, come riportato dal Daily Beast.

L'evento, inizialmente chiuso alla stampa e riservato a una cerchia ristretta di alleati del mondo evangelico e conservatore, ha visto la partecipazione di diverse figure di rilievo. Tra gli ospiti c'era il reverendo Franklin Graham, figlio del celebre pastore evangelico Billy Graham, che in una lettera aveva assicurato a Trump che la sua "anima è al sicuro" per andare in paradiso, dopo che il presidente aveva contribuito a negoziare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La presenza del vescovo cattolico ultraconservatore Robert Barron ha invece attirato critiche: alcuni l'hanno definita un "esercizio di blasfemia".

Il momento centrale dell'evento è arrivato quando Paula White, 59 anni, ha preso la parola dopo il discorso di Trump. Ha iniziato con un sermone sul sacrificio e sulla morte e resurrezione di Gesù, mentre il presidente, 79 anni, restava in piedi alle sue spalle con espressione impassibile. Il tono è cambiato quando White si è rivolta direttamente a lui: "Signor Presidente, nessuno ha pagato il prezzo che lei ha pagato", ha detto girandosi verso di lui. L'espressione di Trump si è trasformata in un sorriso compiaciuto. White ha proseguito il parallelo: "Le è quasi costato la vita. È stato tradito e arrestato. Falsamente accusato", in un riferimento che il Daily Beast riconduce sia al fallito attentato di Butler, in Pennsylvania, sia all'arresto del 2023 in Georgia, quando Trump fu schedato presso il carcere della contea di Fulton con l'accusa di aver cospirato per ribaltare il risultato delle elezioni del 2020. In quell'occasione Trump trasformò la foto segnaletica in un'operazione commerciale che avrebbe fruttato oltre 7 milioni di dollari in vendite di merchandising.

White ha insistito sul parallelismo definendolo "uno schema familiare che il nostro Signore e Salvatore ci ha mostrato", per poi aggiungere rivolta a Trump: "Ma non è finita lì per Lui, e non è finita lì per lei. Dio ha sempre avuto un piano". Ha continuato collegando la resurrezione di Cristo alla vittoria politica del presidente: "Signore, grazie alla Sua resurrezione, lei si è rialzato. Perché Lui è stato vittorioso, lei è stato vittorioso". Trump ha alzato leggermente le sopracciglia e ha sussurrato un "grazie".

Lo stesso Trump aveva alimentato il paragone poco prima, durante il proprio intervento. Parlando della Domenica delle Palme e di come Gesù fosse stato accolto come un re, aveva commentato: "Ora chiamano re anche me, ci credete?". Aveva poi trasformato la battuta in una lamentela sulla sua proposta di costruire una sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca: "Nessun re, sono talmente re che non riesco a farmi approvare una sala da ballo". Trump ha anche evocato il tema del tradimento di Gesù dicendo al pubblico: "Sappiamo cosa si prova... Molte delle persone qui presenti hanno passato l'inferno".

Il presidente ha offerto inoltre una propria rielaborazione della resurrezione, affermando che quando "la pietra fu rotolata via e la tomba era vuota, i cristiani ovunque gioirono". Il Daily Beast osserva però che il cristianesimo, per definizione, non esisteva ancora al momento della resurrezione. Nei Vangeli, le donne che si recarono alla tomba dovettero essere rassicurate da un angelo con le parole "non abbiate paura", e i discepoli si riunirono "nella paura".

Non è la prima volta che l'accostamento tra Trump e la fede cristiana suscita reazioni. L'anno scorso una coalizione di leader cristiani pubblicò una lettera aperta in cui sosteneva che Trump è "lontano dall'essere un protettore dei cristiani" e avvertiva che la sua stessa amministrazione rappresenta un rischio per la comunità cristiana.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio per un cinema perfetto a casa


Sony BRAVIA Theatre debutta ufficialmente: la nuova linea Home Audio punta su audio immersivo e soluzioni avanzate per portare il cinema direttamente a casa
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Sony ha annunciato i nuovi prodotti audio BRAVIA Theatre e i TV BRAVIA 3 II e BRAVIA 2 II. La nuova linea Theatre include BRAVIA Theatre Bar 7 e BRAVIA Theatre Bar 5, oltre agli altoparlanti opzionali come BRAVIA Theatre Sub 9, BRAVIA Theatre Sub 8 e BRAVIA Theatre Rear 9.Questi nuovi prodotti sono progettati e realizzati per creare un campo surround più ampio e coinvolgente, per un impatto cinematografico più intenso. Il TV BRAVIA 3 II è un LED di fascia media, disponibile in dimensioni fino a 100 pollici, per un'esperienza da grande schermo a casa. Il nuovo modello entry, Bravia 2 II,sarà invecedisponibile da 43" a 75" pollici.

Le nuove Soundbar Sony


La nuova BRAVIA Theatre Bar 7 presenta un design compatto ma potente, dotato di nove unità di altoparlanti, tra cui speaker up-firing dedicati (rivolti verso l'alto) e speaker laterali che creano un campo sonoro notevolmente più ampio. Grazie alla tecnologia 360 Spatial Sound Mapping, proprietaria di Sony, la Theatre Bar 7 offre un audio surround avvolgente in stile cinematografico, insieme a un audio calibrato sulla base della stanza per un'esperienza di ascolto ottimizzata. La configurazione può essere ulteriormente migliorata aggiungendo subwoofer e altoparlanti posteriori per bassi più profondi e un'esperienza surround più ricca. Questi accessori consentono, inoltre, di godersi i contenuti IMAX Enhanced al massimo del loro potenziale.
Soundbar Sony Theatre Bar 7 Soundbar Sony Theatre Bar 7
BRAVIA Theatre Bar 5è un sistema a 3.1 canali dotato di un subwoofer wireless, in grado di offrire bassi potenti, dialoghi chiari e un eccellente equilibrio tra prestazioni e rapporto qualità-prezzo. S-Force PRO Front Surround, Vertical Surround Engine e l'esclusiva tecnologia di up-mixing di Sony creano un suono surround avvolgente, tridimensionale e coinvolgente, per film e programmi TV.
Soundbar Sony Theatre Bar 5Soundbar Sony Theatre Bar 5

Circondati dal suono


​Per completare ulteriormente l'esperienza home cinema, i nuovi subwoofer e altoparlanti posteriori di Sony aggiungono bassi profondi e un suono surround avvolgente e si integrano perfettamente ai modelli BRAVIA Theatre compatibili.
BRAVIA Theatre Sub 9BRAVIA Theatre Sub 9
Caratteristiche comuni a BRAVIA Theatre Sub 9 e BRAVIA Theatre Sub 8: dotati di grandi unità driver, offrono bassi potenti e profondi che consentono di percepire e vivere appieno le profondità nascoste del suono nei film. Per la prima volta nella serie BRAVIA Theatre, è supportato il collegamento con doppio subwoofer.

  • BRAVIA Theatre Sub 9: è dotato di due driver da 200 mm. I due driver contrapposti dotati di vibration cancelling riducono la distorsione e garantiscono bassi potenti e di alta qualità, che si estendono fino alle frequenze ultra-basse;
  • BRAVIA Theatre Sub 8: dotato di un driver da 200 mm, offre una riproduzione dei bassi profonda e accurata, anche alle frequenze più basse;
  • BRAVIA Theatre Rear 9: dotato di grandi altoparlanti up-firing da 80 mm con emissione verso l'alto che migliorano le prestazioni del canale posteriore e potenziano l'esperienza immersiva del suono spaziale a 360°, creando più altoparlanti fantasma.


BRAVIA 3 II


Oltre alla nuova linea di prodotti audio, Sony amplia anche la sua gamma di televisori con il BRAVIA 3 II, un TV di fascia media disponibile in dimensioni fino a 100 pollici. Dotato del processore XR presente nei televisori premium di Sony e della tecnologia XR Triluminos Pro, il BRAVIA 3 II offre un'ampia gamma cromatica, che consente riproduzione naturale dei colori, contrasto ricco e dettagli raffinati. BRAVIA, inoltre, collabora con MediaTek per offrire una riproduzione dell'immagine delicata e finemente dettagliata, e i suoi televisori supportano Dolby Vision/Atmos e DTS:X per la massima qualità cinematografica dell'immagine e del suono. BRAVIA 3 II supporta anche il 4K a 120 Hz e offre quattro porte HDMI 2.1, rendendolo ideale per i videogiochi.
TV Sony BRAVIA 3 IITV Sony BRAVIA 3 II
Per migliorare ulteriormente l'esperienza utente, il BRAVIA 3 II è dotato di un telecomandodi nuova concezione che risponde ai feedback degli utenti, grazie a un design ottimizzato dei pulsanti, forme distinte/differenziate e una chiara spaziatura per una navigazione tattile più facile. Inoltre, la funzione Remote Finder consente a tutti, comprese le persone con disabilità visive, di individuare facilmente il telecomando.

BRAVIA 2 II


BRAVIA 2 II è un ottimo punto di ingresso al mondo della qualità visiva. Questo TV racchiude numerose funzionalità essenziali che lo rendono il compagno ideale per emozionanti serate all'insegna del cinema: anche i vecchi classici in HD sono portati in alta definizione 4K, mentre la compatibilità con Dolby Atmos e DTS:X garantisce un’esperienza audio coinvolgente. Grazie all’integrazione con Google TV e Sony Pictures Core, la TV offre sempre una vasta scelta di contenuti ed è facile da usare. BRAVIA 2 II sarà disponibile in dimensioni che vanno dai 43’’ ai 75’’ pollici.
TV Sony BRAVIA 2 IITV Sony BRAVIA 2 II

Disponibilità


Le soundbar Sony sono già disponibile mentre i TV Bravia saranno disponibili il prossimo mese di maggio.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Dietro le linee nemiche in Iran, così gli Usa hanno salvato il secondo uomo dell’F-15E abbattuto


Dopo l’abbattimento dell’F-15E, gli Stati Uniti hanno lanciato una complessa e rischiosa missione di combat search and rescue in territorio ostile tra voli a bassa quota, fuoco da terra e mezzi distrutti prima del ritiro.

Il secondo membro dell’equipaggio del caccia americano F-15E abbattuto in Iran venerdì è stato recuperato questa mattina, al termine di una delle più complesse operazioni di ricerca e salvataggio condotte dagli Stati Uniti in territorio ostile negli ultimi decenni. Secondo la ricostruzione iniziale diffusa dalle autorità americane, l’aviatore, ferito ma fuori pericolo, è rimasto nascosto dietro le linee nemiche per oltre 24 ore, mentre le forze iraniane cercavano di localizzarlo.

Tutto è cominciato venerdì, quando l’F-15E è stato colpito in volo sopra il sud ovest dell’Iran ed è precipitato. I due membri dell’equipaggio sono riusciti a lanciarsi prima dello schianto. Il primo è stato salvato nello stesso giorno. Per il secondo, invece, si è aperta una missione di soccorso molto più lunga, delicata e rischiosa. Nelle stesse ore è stato colpito anche un A-10 americano, ma il pilota è riuscito a mettersi in salvo lanciandosi fuori dallo spazio aereo iraniano.

L’abbattimento del caccia ha avuto subito un peso politico e militare, perché è arrivato poche ore dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti aveva definito false le notizie diffuse dai media iraniani su un jet americano colpito vicino allo Stretto di Hormuz. Poco dopo, però, è arrivata la conferma del primo abbattimento di un velivolo americano con equipaggio dall’inizio della campagna.

Jet Usa abbattuto in Iran — analisi aggiornata

Analisi

Recuperato il secondo aviatore Usa abbattuto in Iran


E' stata una operazione di soccorso complessa dietro le linee nemiche con forze speciali, elicotteri e aerei da trasporto. Almeno un velivolo Usa distrutto dagli stessi americani.

Entrambi salvi Il secondo membro dell'equipaggio è stato recuperato domenica, ferito ma fuori pericolo. Trump: "We got him!"

Quadro Salvataggio Perdite Peso politico

Il quadro

F-15E
Il modello del caccia abbattuto sul sud ovest dell'Iran

Primo caso
Primo caccia statunitense abbattuto dal fuoco nemico dall'inizio della guerra

2 su 2
Entrambi i membri dell'equipaggio sono stati salvati

A-10
Secondo velivolo colpito, il pilota si è lanciato fuori dallo spazio aereo iraniano


L'abbattimento Venerdì, sul sud ovest dell'Iran. Il Centcom aveva inizialmente smentito le notizie iraniane
+

L'F-15E è stato colpito in volo ed è precipitato. I due membri dell'equipaggio si sono lanciati in volo. La notizia è arrivata poche ore dopo che il Comando Centrale statunitense aveva definito false le notizie diffuse dai media iraniani su un jet americano colpito vicino allo Stretto di Hormuz.


Perché pesa sul conflitto La difesa aerea iraniana non è stata del tutto neutralizzata come descritto dalla Casa Bianca
+

L'abbattimento dimostra che l'Iran conserva ancora la capacità di colpire anche velivoli sofisticati. La superiorità aerea americana, pur ampia, non ha eliminato del tutto il rischio operativo nei cieli del Paese.

L'operazione di salvataggio

1° recuperato
Venerdì, il giorno stesso dell'abbattimento

2° recuperato
Domenica, dopo una missione complessa durata 2 giorni


La missione dietro le linee nemiche Una delle più complesse operazioni militari americane in territorio ostile degli ultimi decenni
+

Il secondo aviatore era rimasto nascosto in una zona montuosa del sud ovest iraniano mentre le forze di Teheran lo cercavano. L'operazione ha impiegato un dispositivo ampio con numerosi velivoli e forze speciali. Il militare è stato raggiunto, messo in sicurezza e trasferito fino a un aereo da trasporto fatto arrivare appositamente in Iran.


I mezzi impiegati C-130, elicotteri HH-60, forze speciali e rifornimento in volo
+

  • HC-130J Combat King II per rifornimento e trasporto.
  • Almeno due elicotteri HH-60, impiegati a bassa quota su area collinare e montuosa.
  • Reparti scelti a bordo degli elicotteri per mettere in sicurezza la zona.
  • Rifornimento in volo degli elicotteri da parte del C-130, come documentato dal Wall Street Journal.


La corsa contro il tempo La tv di Stato iraniana aveva offerto una ricompensa per la cattura dell'aviatore
+

La televisione iraniana aveva invitato i civili nell'area a cercare i membri dell'equipaggio, promettendo una ricompensa a chi li avesse trovati vivi e consegnati alle forze di sicurezza. In diversi video circolati sui social media iraniani si vedono uomini armati sparare verso il cielo contro gli elicotteri americani.

Mezzi perduti e danni

1 F-15E
Caccia abbattuto dalla difesa aerea iraniana

1+ velivolo
Distrutto dagli stessi americani dopo un problema operativo

2 Black Hawk
Colpiti dal fuoco nemico durante la missione, rientrati alla base

1 A-10
Colpito nelle stesse ore, pilota eiettato in sicurezza


Velivoli distrutti dagli Usa Almeno un mezzo fatto saltare per impedirne la cattura da parte iraniana
+

Prima di lasciare l'area di estrazione, le forze americane hanno distrutto almeno un proprio velivolo per evitare che cadesse in mano iraniana. Le ricostruzioni più solide parlano di un aereo della famiglia MC-130 o HC-130. Circolano anche ipotesi non confermate su un elicottero MH-6 Little Bird distrutto.


Versioni contrastanti Gli Stati Uniti parlano di bassa resistenza iraniana, Teheran rivendica danni più pesanti
+

Il bilancio esatto degli scontri durante la missione resta non del tutto chiaro. Fonti americane parlano di bassa resistenza e almeno due Black Hawk colpiti ma rientrati. Teheran sostiene di aver inflitto danni più gravi ai mezzi statunitensi. Il numero e il tipo esatto dei velivoli distrutti non sono confermati ufficialmente.

Le implicazioni

5 settimane
Durata della campagna militare al momento dell'abbattimento del caccia F-15E

1.500 mld $
Budget per la difesa che la Casa Bianca intende chiedere al Congresso di stanziare per il 2027

Cronologia dell'episodio

Venerdì
F-15E abbattuto sul sud ovest dell'Iran. Il Centcom prima smentisce, poi conferma.

Venerdì
Primo membro dell'equipaggio salvato lo stesso giorno. Colpito anche un A-10.

Ven–Dom
Il secondo aviatore resta nascosto in una zona montuosa dietro le linee nemiche.

Domenica
Completata l'estrazione del secondo aviatore. Trump: "We got him!"
Il militare, un colonnello secondo Trump, è ferito ma fuori pericolo.


Il nodo strategico L'episodio rafforza l'idea che l'Iran resti una minaccia concreta
+

L'abbattimento mostra che la superiorità aerea americana, pur ampia, non ha eliminato del tutto il rischio operativo nei cieli dell'Iran. Il caso complica la posizione diplomatica di Washington e alimenta il dibattito sulla spesa militare: l'Amministrazione Trump intende accompagnare l'aumento del budget per il Pentagono con 73 miliardi di dollari di tagli ad agenzie civili.

Fonti: Wall Street Journal, autorità statunitensi, media iraniani, account OSINT · aprile 2026

Per recuperare il secondo aviatore gli Stati Uniti hanno messo in campo una complessa missione di combat search and rescue, cioè un’operazione di soccorso in area di combattimento, condotta in profondità nel territorio iraniano e quindi ad altissimo rischio. Sono entrati in azione aerei C-130 impiegati per il rifornimento e il trasporto ed elicotteri H-60, costretti a volare a bassa quota e a velocità ridotta sopra un’area collinare e montuosa. È il profilo tipico di queste operazioni: ridurre l’esposizione ai radar, ma al prezzo di una maggiore vulnerabilità al fuoco da terra e alla contraerea.

Nella fase più delicata della missione, sugli elicotteri erano presenti reparti scelti incaricati di mettere in sicurezza la zona e recuperare il disperso. In operazioni di questo tipo i mitraglieri di bordo sorvegliano il terreno e rispondono a eventuali minacce mentre il velivolo si avvicina al punto in cui si ritiene si trovi il pilota abbattuto. Video verificati dal Wall Street Journal mostrano infatti un HC-130J Combat King II e due elicotteri HH-60 impegnati nelle ricerche, oltre a una fase di rifornimento in volo dei due elicotteri da parte del C-130.

Le immagini e i racconti emersi dai social media iraniani descrivono un contesto fortemente ostile. In diversi video si vedono persone a terra filmare il passaggio dei velivoli americani. In altri si notano uomini armati sparare verso il cielo nel tentativo di colpire gli elicotteri. La televisione di Stato iraniana aveva anche annunciato una ricompensa per chi avesse trovato il membro dell’equipaggio disperso, segno che la corsa per raggiungerlo si stava giocando contemporaneamente in aria e a terra.

Secondo le informazioni emerse finora, il secondo aviatore si era nascosto in una zona montuosa dell’Iran, mentre gli Stati Uniti mettevano in campo un ampio dispositivo di recupero con numerosi velivoli e forze speciali. Stando alla ricostruzione di fonti americane, il militare è stato poi trasferito, sotto il rischio di fuoco nemico, dalla zona montuosa in cui si era nascosto fino a un aereo da trasporto fatto appositamente atterrare in Iran, in una fase che dà la misura della complessità dell’estrazione.

A questo quadro si aggiunge un altro elemento emerso nelle ore successive. Secondo immagini diffuse online e rilanciate da account specializzati in OSINT, prima di lasciare l’area usata per l’estrazione le forze americane avrebbero distrutto almeno un proprio velivolo per impedirne la cattura, probabilmente dopo un problema operativo. Alcune fonti suggeriscono che potrebbe essersi trattato di un velivolo della famiglia MC-130 o HC-130 Hercules impiegato proprio nella missione di recupero.

Negli screenshot circolati online compare anche l’ipotesi che tra i mezzi distrutti ci possa essere almeno anche un elicottero MH-6 Little Bird, ma il dettaglio non risulta al momento confermato ufficialmente. Gli stessi account OSINT parlano poi dell'esistenza di una “forward base” delle forze speciali americane nel cuore dell’Iran, cioè di una base o posizione avanzata usata per l’operazione di salvataggio, un’informazione che però al momento non è verificabile in modo indipendente.

Molti altri dettagli restano comunque incerti, a cominciare dal numero esatto e dalla tipologia dei mezzi distrutti. Anche il bilancio degli scontri non è del tutto chiaro. Fonti americane parlano di forte resistenza iraniana e riferiscono che durante il salvataggio del primo membro dell'equipaggio almeno due elicotteri Black Hawk sarebbero stati colpiti dal fuoco nemico, pur riuscendo a rientrare. Teheran sostiene invece di aver inflitto danni più pesanti ai mezzi statunitensi.

L’abbattimento dell’F-15E e i successivi due salvataggi mostrano comunque che, nonostante i duri colpi subiti dall’inizio della guerra, l’Iran conserva ancora una capacità, per quanto ridotta, di minacciare e abbattere velivoli sofisticati. L’intera vicenda suggerisce quindi che la superiorità aerea americana, pur netta, non abbia eliminato del tutto il rischio operativo per le forze impegnate nell’area. Un fattore di cui Washington dovrà tenere conto, soprattutto se il conflitto dovesse davvero avviarsi verso un’ulteriore escalation e, in prospettiva, verso un possibile intervento di terra.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come si festeggia la Pasqua negli Stati Uniti


Dalle cacce alle uova alla tradizionale corsa sul prato della Casa Bianca, ecco le tradizioni americane per la domenica di Pasqua
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Oggi, domenica 5 aprile, milioni di americani festeggiano la Pasqua, una delle ricorrenze più sentite negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio pubblicato pubblicato dal Napolitan News Service, il 65 per cento degli americani ha in programma di celebrare la festività. Di questi, il 34 per cento la considera una festa religiosa, il 13 per cento la vive in chiave laica e il 16 per cento la celebra in entrambi i modi.

Per i cristiani la Pasqua commemora la resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta tre giorni dopo la sua crocifissione. La festività cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, in una finestra che va dal 22 marzo al 25 aprile. È preceduta dalla Quaresima, un periodo di quaranta giorni dedicato alla preghiera e al digiuno. Il venerdì che precede la domenica di Pasqua, il Venerdì Santo, è tradizionalmente un giorno di penitenza perché ricorda la crocifissione. Non tutti gli Stati lo riconoscono come festività ufficiale: solo una decina, tra cui Connecticut, Louisiana, Texas e North Carolina, concedono un giorno libero ai lavoratori. Nella maggior parte del paese, avere o meno il venerdì festivo dipende dal datore di lavoro. Anche le scuole americane, a differenza di quelle europee, non prevedono vacanze pasquali: i ragazzi hanno invece una pausa primaverile, lo spring break, non necessariamente legata alla Pasqua.

La tradizione più popolare tra i bambini è la caccia alle uova, l'Easter egg hunt. Le famiglie nascondono in casa o in giardino uova sode colorate e uova di plastica ripiene di caramelle, monetine o piccoli giocattoli. Nei giorni precedenti la Pasqua, genitori e figli tingono insieme le uova usando kit appositi a base di acqua, aceto e colorante alimentare. La caccia alle uova non si limita alle mura domestiche: parchi, campi sportivi e chiese organizzano eventi aperti alla comunità, senza connotazioni religiose, a cui partecipano centinaia di bambini.

Tra le tradizioni più antiche c'è l'Easter Egg Roll alla Casa Bianca, la corsa delle uova sul prato della residenza presidenziale. L'evento risale al 1878, quando il presidente Rutherford B. Hayes organizzò per la prima volta una grande festa pasquale sul prato sud della Casa Bianca. Da allora, con poche interruzioni, il lunedì dopo Pasqua i bambini si sfidano facendo rotolare le uova sull'erba, sotto lo sguardo del presidente in carica che funge da arbitro.
Official White House Photo by Pete Souza
Come Babbo Natale a dicembre, il coniglietto pasquale, l'Easter Bunny, è il protagonista indiscusso della festa per i più piccoli. La tradizione vuole che nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua il coniglietto visiti le case e lasci un cestino, l'Easter basket, pieno di dolci, giocattoli e sorprese. La mattina di Pasqua i bambini si svegliano e corrono a cercare il loro cestino. L'origine di questa figura risale probabilmente agli immigrati tedeschi arrivati in America nel Settecento, che portarono con sé l'usanza del coniglio come simbolo di fertilità e rinascita primaverile. In Europa le tradizioni variano: in Svizzera è un cuculo a portare le uova, mentre in alcune regioni della Germania questo compito spetta a una volpe, un pulcino o una cicogna.
Official White House Photo by Daniel Torok
La Pasqua americana è anche sinonimo di dolci. Dopo Halloween, è la festività in cui si consuma più cioccolato e caramelle nel paese. L'industria dolciaria produce ogni anno circa 90 milioni di coniglietti di cioccolato e 16 miliardi di jelly beans per l'occasione. Tra i dolci più iconici ci sono i Peeps, marshmallow ricoperti di zucchero a forma di pulcino o coniglietto, le uova di cioccolato Cadbury con ripieno di crema e le uova al burro di arachidi di Reese's. Le jelly beans, inventate nel Seicento, sono diventate un dolce pasquale solo negli anni Trenta del Novecento, quando i commercianti iniziarono a promuoverle per la loro somiglianza con piccole uova colorate.

Sul fronte religioso, le chiese americane propongono diverse celebrazioni durante il fine settimana pasquale. Alcune organizzano veglie nella notte del sabato, altre tengono funzioni all'alba della domenica, i cosiddetti sunrise services, che iniziano nel buio e si concludono con il sorgere del sole. Il passaggio dall'oscurità alla luce ha un forte valore simbolico, che richiama il passaggio dalla morte alla resurrezione. Dopo la funzione religiosa, le famiglie si riuniscono per il pranzo di Pasqua. Il menù tradizionale prevede prosciutto al forno con marinatura speziata oppure agnello, accompagnati da patate, verdure e uova sode. In New England è diffuso il Simnel Cake, una torta di frutta con marzapane di tradizione britannica. A New York la Pasqua ha anche un risvolto mondano: ogni anno la Quinta Strada ospita l'Easter Parade, una sfilata in cui i partecipanti indossano cappelli stravaganti e creazioni eccentriche, in una sorta di gara di eleganza e fantasia.

La Pasqua americana è una festa con molte anime. Unisce dimensione religiosa e tradizioni laiche, fede e consumismo, raccoglimento spirituale e gioia familiare. Che si celebri in chiesa o nel giardino di casa, con una preghiera o con una caccia alle uova, resta una delle ricorrenze che meglio racconta la varietà della cultura americana.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Salvato il secondo pilota americano dell'F-15 abbattuto in Iran


Gli Stati Uniti hanno recuperato l'ufficiale disperso dopo quasi 48 ore dietro le linee nemiche. Trump: "Una delle operazioni di salvataggio più audaci della storia". L'Iran colpisce anche il Kuwait
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le forze armate americane hanno recuperato il secondo membro dell'equipaggio del caccia F-15E Strike Eagle abbattuto venerdì in Iran, chiudendo una difficile operazione di ricerca durata quasi due giorni. Il militare, un colonnello che ricopriva il ruolo di ufficiale ai sistemi d'arma, ha riportato ferite ma è fuori pericolo. Il presidente Trump ha annunciato il salvataggio con un post su Truth Social poco dopo la mezzanotte, definendolo "una delle operazioni di ricerca e salvataggio più audaci della storia americana". L'altro membro dell'equipaggio, il pilota, era stato tratto in salvo già venerdì, poco dopo lo schianto.

L'F-15E è il primo aereo americano con equipaggio abbattuto sull'Iran dall'inizio del conflitto, cinque settimane fa. Secondo il generale di brigata in congedo Houston Cantwell, l'esercito americano non perdeva un jet per fuoco nemico da oltre vent'anni, dall'invasione dell'Iraq del 2003. L'Iran ha rivendicato l'abbattimento, mentre il Pentagono non ha commentato pubblicamente le circostanze dell'incidente. I media di stato iraniani hanno diffuso venerdì le immagini dei rottami, tra cui un distintivo stabilizzatore verticale dell'F-15 e un seggiolino eiettabile usato, e diversi soggetti nel paese hanno offerto una taglia di 60.000 dollari per la cattura del militare disperso.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, che cita un funzionario americano anonimo, il recupero dell'ufficiale è avvenuto dopo un intenso scontro a fuoco. Trump ha scritto che il militare si trovava "dietro le linee nemiche, nelle insidiose montagne dell'Iran, braccato dai nostri nemici che si avvicinavano ora dopo ora". Il presidente ha aggiunto che la sua posizione è stata monitorata 24 ore su 24, e che il salvataggio del pilota, avvenuto venerdì, non era stato confermato ufficialmente per non compromettere la missione di recupero del secondo uomo. L'operazione ha impiegato elicotteri Pave Hawk a bassa quota e aerei da trasporto C-130 Hercules specializzati.

Venerdì è stato un giorno pesante per l'aviazione americana. Due elicotteri Black Hawk impegnati nella missione di salvataggio sono stati colpiti da fuoco iraniano, con alcuni membri dell'equipaggio rimasti feriti, ma sono riusciti a rientrare alla base. Un cacciabombardiere A-10 Thunderbolt II, noto anche come Warthog, che forniva supporto aereo ravvicinato alla missione, è stato a sua volta colpito. Il pilota è riuscito a portare l'aereo fuori dal territorio iraniano prima di eiettarsi in sicurezza; il velivolo si è schiantato nei pressi dello stretto di Hormuz. All'inizio della guerra, inoltre, tre F-15 erano stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane in un incidente di fuoco amico.

Sul piano diplomatico, Trump ha lanciato un nuovo ultimatum a Teheran: riaprire lo stretto di Hormuz alle petroliere e alle navi mercantili entro 48 ore, minacciando altrimenti un'escalation. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha smentito le notizie secondo cui l'Iran avrebbe abbandonato i possibili negoziati di pace in Pakistan, affermando su X che la posizione di Teheran era stata travisata e ribadendo la disponibilità al dialogo. Dall'inizio del conflitto, secondo le stime della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, almeno 1.900 persone sono state uccise e 20.000 ferite in Iran, anche se le cifre precise restano incerte.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di domenica 5 aprile 2026


Trump minaccia l'Iran di scatenare "l'inferno" mentre un giudice blocca la raccolta di dati razziali nelle università e l'amministrazione combatte per la sicurezza della Casa Bianca

Questa è la rassegna stampa di domenica 5 aprile 2026

Trump minaccia l'Iran di scatenare "l'inferno" entro lunedì


Il presidente Trump ha intensificato le minacce contro l'Iran, promettendo di scatenare "l'inferno" se il paese non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro la scadenza autoimposta di lunedì. Le minacce arrivano mentre continuano le ricerche di un aviatore americano il cui F-15E è stato abbattuto, con l'Iran che risponde con sfida alle pressioni statunitensi.

Fonti: Bloomberg Politics, Financial Times, The Hill

Un giudice blocca la richiesta di Trump sui dati razziali universitari


Un giudice federale del Massachusetts ha bloccato il tentativo dell'amministrazione Trump di costringere università e college pubblici di 17 stati a fornire dati dettagliati sulle ammissioni basate sulla razza. L'amministrazione aveva dichiarato di voler raccogliere questi dati per garantire il rispetto di una sentenza della Corte Suprema che ha posto fine all'azione affermativa nelle ammissioni.

Fonti: The Hill, New York Times

L'amministrazione Trump chiede la ripresa dei lavori alla sala da ballo della Casa Bianca


L'amministrazione Trump ha presentato una mozione d'emergenza per annullare l'ordine di un giudice che ha bloccato i lavori di costruzione della sala da ballo della Casa Bianca. La mozione sostiene che la decisione del giudice distrettuale Richard Leon lascia la residenza esecutiva "aperta e esposta", minacciando "gravi danni alla sicurezza nazionale".

Fonti: The Guardian

Gli astronauti di Artemis II descrivono il lato nascosto della Luna


Gli astronauti della missione Artemis II della NASA hanno condiviso le loro impressioni del viaggio verso la Luna, descrivendo il lato nascosto del satellite come "qualcosa che non avevamo mai visto prima". L'equipaggio si trova ora più vicino alla Luna che alla Terra nel loro viaggio di transito lunare.

Fonti: New York Times, BBC News

Gli Stati Uniti arrestano parenti del generale iraniano Soleimani


Le autorità statunitensi hanno arrestato la nipote e la pronipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani, che sono ora sotto la custodia dell'Immigration and Customs Enforcement. L'arresto avviene in un momento di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Fonti: BBC News

Più americani entrano nella classe medio-alta


Una nuova ricerca mostra che i ranghi dei percettori di reddito più elevato sono cresciuti notevolmente negli ultimi 50 anni negli Stati Uniti, mentre i livelli più bassi della classe media si sono ridotti. Lo studio evidenzia cambiamenti significativi nella struttura socioeconomica americana.

Fonti: Wall Street Journal

L'unione degli sceneggiatori di Hollywood raggiunge un accordo contrattuale


L'unione degli sceneggiatori di Hollywood e gli studios hanno raggiunto un accordo contrattuale, evitando un costoso scontro durante un periodo di rapidi cambiamenti nell'industria dell'intrattenimento globale. L'accordo arriva in un momento in cui il settore sta attraversando significative trasformazioni.

Fonti: New York Times

Un uomo arrestato per guida in stato di ebbrezza dopo aver investito una folla in Louisiana


Almeno 15 persone sono rimaste ferite dopo che un presunto guidatore ubriaco ha investito i pedoni durante una parata che celebrava il Nuovo Anno laotiano a New Iberia, Louisiana. La polizia statale della Louisiana ha arrestato un uomo con l'accusa di guida sotto l'influenza di alcol e 18 capi d'imputazione per lesioni negligenti di primo grado.

Fonti: The Guardian, The Hill

Una piccola città agricola del Wisconsin rifiuta un centro di detenzione ICE


I residenti di una piccola città agricola del Wisconsin hanno respinto i piani dell'ICE di costruire un centro di detenzione nel loro territorio. Sebbene i residenti affermino di sostenere l'agenda immigratoria dell'amministrazione, si oppongono fermamente alla costruzione di un centro di detenzione nel loro cortile di casa.

Fonti: BBC News

I repubblicani del Wisconsin in difficoltà per la corsa giudiziaria statale


I repubblicani del Wisconsin si preparano a una sconfitta nella corsa alla Corte Suprema statale della prossima settimana, con la candidata sostenuta dai democratici Chris Taylor che guida nei sondaggi contro la conservatrice Maria Lazar. La situazione sottolinea le difficoltà del partito repubblicano statale a competere nelle elezioni cruciali nell'ultimo decennio.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La guerra in Iran espone i limiti del potere senza controlli


Un conflitto lanciato senza trasparenza né strategia chiara rischia di compromettere la credibilità americana, rafforzare Teheran e fratturare le alleanze occidentali

A poco più di un mese dall'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, lanciate il 28 febbraio, il bilancio della guerra appare sempre più controverso. È l'analisi del commentatore politico Andrew Sullivan, che nella sua newsletter The Weekly Dish passa in rassegna costi e benefici del conflitto, arrivando a una conclusione netta: i danni superano di gran lunga i risultati ottenuti.

Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno ottenuto risultati concreti. La marina iraniana è stata in gran parte distrutta, l'aviazione è fuori uso, i siti missilistici sono stati colpiti duramente e i vertici del regime sono stati eliminati. Sullivan riconosce che indebolire un regime tirannico non è cosa da poco. Ma è su tutto il resto che il suo giudizio diventa severo.

Il primo effetto collaterale è economico. L'impennata dei prezzi del petrolio, destinata a durare finché lo Stretto di Hormuz resta chiuso, rappresenta un vantaggio enorme per la Russia nella sua guerra contro l'Ucraina e un colpo per l'economia globale. Il costo della situazione ha spinto gli Stati Uniti a concedere una deroga sulle sanzioni alle esportazioni petrolifere iraniane, regalando a Teheran un introito imprevisto di 14 miliardi di dollari. Sullivan nota l'ironia del confronto: l'amministrazione Obama fu duramente criticata per aver sbloccato 1,7 miliardi di dollari di asset iraniani con l'accordo sul nucleare. Le economie degli alleati nel Pacifico, aggiunge, saranno particolarmente danneggiate.

Il paradosso strategico è ancora più evidente. Rispetto a prima della guerra, la posizione dell'Iran risulta rafforzata. I prezzi elevati del petrolio garantiscono al regime il doppio delle entrate rispetto a prima del conflitto. Il controllo dello Stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione apre un ulteriore flusso di entrate, con pedaggi che arrivano fino a due milioni di dollari a nave, risorse che finanziano il riarmo. Se l'Iran dovesse chiudere la guerra mantenendo il controllo strategico di quasi un quinto delle forniture petrolifere mondiali, gli Stati del Golfo sarebbero costretti ad accettare le sue condizioni. Sullivan definisce tutto questo una grave sconfitta strategica per gli Stati Uniti, considerando anche che la minaccia nucleare iraniana era già stata neutralizzata l'anno scorso: non esisteva un pericolo immediato che giustificasse l'intervento.

Sul fronte della credibilità internazionale, il danno appare profondo. Sullivan cita le parole del presidente francese Macron: "Quando si vuole essere seri, non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima. E forse non si dovrebbe parlare ogni giorno". Dagli obiettivi di guerra incoerenti delle prime ore al discorso presidenziale di mercoledì sera, la parola degli Stati Uniti ha perso peso. Il fatto che il presidente abbia dichiarato di poter semplicemente ritirarsi dal conflitto, dopo aver sconvolto l'economia mondiale e devastato il Medio Oriente, non fa che aggravare il quadro.

La dimensione morale è altrettanto compromessa. Sullivan sottolinea che si tratta della prima guerra in cui il segretario alla Difesa ha celebrato apertamente "morte e distruzione" come valori in sé, e il presidente ha dichiarato di voler riportare un Paese "all'età della pietra, dove merita di stare". Il bilancio include 1.500 civili e 15 militari americani uccisi, oltre a 150 studentesse morte in un attacco sbagliato il primo giorno, senza che la Casa Bianca abbia espresso rammarico. Tra gli obiettivi colpiti ci sono ponti, ospedali e scuole, con la minaccia di estendere i bombardamenti a infrastrutture civili come impianti di desalinizzazione e raffinerie.

Le conseguenze sulle alleanze occidentali sono altrettanto gravi. La NATO, scrive Sullivan, è stata frantumata. Gli Stati Uniti non hanno nemmeno informato gli alleati europei prima di lanciare una guerra che li danneggia direttamente, un comportamento coerente con la precedente minaccia sul territorio della Groenlandia. La dichiarazione del presidente di voler lasciare la NATO, un'alleanza difensiva, perché ha rifiutato di partecipare a una guerra offensiva, ha segnato un nuovo punto di rottura. Sullivan osserva che dopo due mandati consecutivi questo atteggiamento non può più essere liquidato come un'anomalia temporanea.

L'eventuale ritiro americano, prosegue l'analisi, aprirebbe la strada a una nuova coalizione di potenze globali, senza gli Stati Uniti, per gestire la sicurezza del Golfo. La Cina avrebbe un'occasione straordinaria per presentarsi come l'unica superpotenza interessata all'ordine globale e alla libertà di navigazione. Il disprezzo per il diritto internazionale mostrato dall'amministrazione americana eliminerebbe inoltre qualsiasi base giuridica per opporsi a un'eventuale invasione di Taiwan: le guerre di aggressione senza minaccia immediata sono state ora legittimate dagli stessi Stati Uniti.

Sullivan riserva una riflessione anche agli effetti su Israele. La guerra ha esposto quello che definisce un intreccio scomodo tra gli interessi nazionali americani e israeliani. La contemporanea pulizia etnica in Cisgiordania, l'approvazione da parte della Knesset di una pena di morte riservata ai palestinesi senza diritto di appello e la demolizione del Libano meridionale hanno provocato una reazione negativa nell'opinione pubblica americana, in particolare tra i giovani.

La conclusione di Sullivan si concentra sulla questione istituzionale. Solo una monarchia di fatto, sostiene, avrebbe potuto lanciare una guerra di questo tipo: pianificata in segreto da pochi, tenuta nascosta al controllo pubblico, lanciata a sorpresa, senza budget e senza una logica strategica riconoscibile. Le repubbliche sono progettate per evitare esattamente questo genere di decisioni autocratiche, offrendo trasparenza, dibattito, contrappesi e vie d'uscita. Se il conflitto ha un merito, scrive Sullivan, è quello di aver reso evidente quanto il sistema costituzionale americano abbia smesso di funzionare come previsto dai suoi fondatori.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump dà 48 ore all’Iran su Hormuz: minaccia “l’inferno” mentre pesa il destino del soldato disperso


Ultimatum dai toni religiosi e guerra a un bivio: la sorte dell’aviatore disperso dopo l’abbattimento di un caccia F-15E sui cieli iraniani può spingere verso il negoziato o l’ulteriore escalation.

Donald Trump ha lanciato un nuovo ultimatum all’Iran, stavolta arrivando a evocare anche riferimenti religiosi. In un messaggio su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha dato a Teheran solo altre 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale o trovare un accordo, avvertendo che in caso contrario “si scatenerà l’inferno” e concludendo con un “Gloria a Dio”.

L’avvertimento arriva in un momento cruciale del conflitto, in cui un singolo evento può determinarne la direzione: il destino del secondo membro dell’equipaggio del caccia F-15 abbattuto in Iran. Uno dei due militari è stato salvato nel corso di una missione di soccorso ad alto rischio in territorio iraniano, mentre l’altro risulta ancora disperso.

Il recupero del primo membro dell’equipaggio rappresenta un successo operativo per Washington e potrebbe rafforzare la convinzione di poter proseguire le operazioni senza ostacoli immediati. Ma l’incertezza sulla sorte dell’altro militare apre invece scenari molto diversi.

Se l’Iran riuscisse a catturarlo e decidesse di diffondere immagini o video, la pressione interna sugli Stati Uniti potrebbe crescere rapidamente. Opinione pubblica, Congresso e famiglie dei militari potrebbero spingere per una sospensione delle operazioni e l’avvio di negoziati, rendendo difficile continuare i bombardamenti.

Un’altra ipotesi è che Teheran scelga una linea più discreta, utilizzando il soldato come leva negoziale senza esporlo mediaticamente. In questo caso, il rilascio potrebbe rientrare in un accordo più ampio che includa un cessate il fuoco, condizioni sul transito nello Stretto di Hormuz e possibili alleggerimenti delle sanzioni. Una soluzione che offrirebbe a Trump ed al regime iraniano una via d’uscita negoziata da presentare come risultato strategico.

Lo scenario più destabilizzante resta però indubbiamente quello della morte dell’aviatore, durante la cattura o in un tentativo di salvataggio fallito. In quel caso aumenterebbe la pressione per una risposta militare più dura, con il rischio di un passaggio dalle operazioni aeree a un intervento terrestre.

Un’eventuale invasione si scontrerebbe però con ostacoli rilevanti. Il territorio iraniano, soprattutto nelle aree montuose, favorisce la difesa, con valli strette e passaggi che possono rallentare o bloccare l’avanzata.

Intanto sul piano prettamente vivo politico, le affermazioni di Trump su un presunto “cambio di regime” trovano scetticismo tra gli analisti. Nonostante l’eliminazione di figure chiave, il sistema di potere resta sostanzialmente invariato e appare anzi più concentrato nelle componenti militari e più radicali.

Secondo diversi esperti, la continuazione del conflitto rischia di rafforzare queste dinamiche. La repressione interna è in aumento, con arresti e restrizioni più severe, mentre il controllo sulle comunicazioni digitali resta elevato.

La guerra sta inoltre producendo effetti globali, in particolare sul mercato energetico. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto i flussi di petrolio, contribuendo all’aumento dei prezzi. In risposta, gli Stati Uniti hanno temporaneamente allentato alcune sanzioni proprio su Iran e Russia nel tentativo di stabilizzare l’offerta, con effetti controversi.

Sul lungo periodo, gli analisti segnalano anche, paradossalmente, il rischio di un possibile rafforzamento delle ambizioni nucleari iraniane. Il contesto di guerra e la percezione di vulnerabilità potrebbero spingere Teheran a considerare l’arma nucleare come strumento di deterrenza.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Sempre meno americani sono favorevoli alla guerra in Iran


I sondaggi raccolti dal Silver Bulletin di Nate Silver mostrano un'opinione pubblica sempre più contraria al conflitto. Il prezzo della benzina supera i 4 dollari al gallone per la prima volta in quattro anni.

La guerra in Iran è sempre meno popolare tra gli americani. Secondo la media dei sondaggi calcolata dal Silver Bulletin, la newsletter dello statistico Nate Silver, solo il 38% degli americani sostiene l'intervento militare statunitense in Iran, contro il 55% che si dichiara contrario. Il saldo netto, cioè la differenza tra favorevoli e contrari, è sceso a circa -17 punti nella media complessiva, ma i singoli sondaggi più recenti registrano dati ancora peggiori: il rilevamento CNN/SSRS mostra un saldo di -32, quello di RMG Research di -25.

Il trend negativo si è consolidato nell'arco di poco più di un mese. A inizio marzo, nei giorni immediatamente successivi all'avvio delle operazioni militari il 28 febbraio, l'opinione pubblica era divisa in modo più equilibrato. Un sondaggio Fox News dei primi di marzo registrava un pareggio perfetto, 50 a 50, tra favorevoli e contrari. Un altro, condotto da J.L. Partners per il Daily Mail, dava addirittura un leggero vantaggio ai sostenitori della guerra, 41 a 39. Ma quei numeri si sono deteriorati rapidamente. Già a metà marzo, il Pew Research Center rilevava un saldo di -21. A fine marzo, la CNN registrava -32 e la University of Massachusetts -25.

I dati del modello statistico del Silver Bulletin, che pesa i sondaggi in base all'affidabilità degli istituti, alla dimensione del campione e alla data di rilevazione, confermano la traiettoria discendente. Il primo marzo la media dava circa il 35% di favorevoli e il 47% di contrari. Alla data del 3 aprile i favorevoli sono scesi a circa il 38%, ma i contrari sono saliti al 56%, un divario che si è allargato nelle ultime settimane.

Guerra in Iran: il consenso degli americani

Opinione pubblica
Gli americani e la guerra in Iran: il consenso crolla
Media sondaggi Silver Bulletin e singoli rilevamenti — 1 mar – 3 apr 2026

38%
Favorevoli

56%
Contrari

−17
Saldo netto

Trend Sondaggi

Media ponderata Silver Bulletin

Contrari

Favorevoli

Fascia chiara = intervallo di confidenza · Tocca il grafico per i dettagli

Singoli sondaggi, ordinati per peso nel modello

Fonte dati: Silver Bulletin (Nate Silver) · Elaborazione FocusAmerica · 4 aprile 2026

Il contesto economico contribuisce a spiegare il malcontento. Il prezzo medio di un gallone di benzina ha superato la soglia dei 4 dollari per la prima volta in quattro anni e i tassi sui mutui sono aumentati per la quinta settimana consecutiva. La guerra ha avuto un effetto diretto anche sui mercati energetici: dopo il discorso del presidente Trump del 2 aprile, il prezzo del petrolio è salito di circa l'8%.

Nel discorso, durato 19 minuti, Trump ha sostenuto che gli obiettivi militari americani stanno per essere raggiunti. Ha usato espressioni come "presto, molto presto" per suggerire che il conflitto si avvicina alla conclusione. Ha però anche dichiarato che gli altri Paesi dovrebbero "prendere l'iniziativa nel proteggere il petrolio di cui hanno disperatamente bisogno", un passaggio che il mercato ha interpretato come il segnale che la riapertura dello Stretto di Hormuz non rientra tra le priorità americane. Lo Stretto è un passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio, e la sua chiusura è uno dei fattori principali dell'aumento dei prezzi.

Il database del Silver Bulletin include oltre trenta sondaggi condotti da quando il conflitto è iniziato. La metodologia esclude le domande che formulano presupposti sulle ragioni della guerra o sui suoi risultati, quelle che chiedono un giudizio sulla gestione di Trump piuttosto che sulla guerra in sé, e quelle che riguardano aspetti specifici delle operazioni come gli attacchi alle strutture nucleari. Quando un istituto pubblica più versioni dello stesso sondaggio, la media privilegia il campione più ampio, cioè quello sugli adulti in generale piuttosto che sugli elettori registrati o probabili.

Tra i sondaggi più influenti nella media, oltre a CNN/SSRS e RMG Research, ci sono quelli condotti da YouGov per l'Economist, che mostra un saldo netto di -31 su un campione di 1.679 adulti, e quello di Harris Insights & Analytics per Harvard CAPS, che rappresenta un'eccezione con un saldo di +2 su 2.009 elettori registrati. Anche Fox News, che a fine febbraio registrava un sostanziale pareggio, nell'ultimo sondaggio di metà-fine marzo mostra un saldo di -16.

Il quadro complessivo è quello di un'opinione pubblica che, dopo un momento di incertezza iniziale, si è progressivamente schierata contro il conflitto. Nessuno dei sondaggi più recenti con il peso maggiore nella media mostra una maggioranza favorevole alla guerra.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Armi o pensioni: l'Europa non riesce a pagare entrambe


La spesa militare europea deve crescere, ma i bilanci sono già sotto pressione per pensioni, invecchiamento e crisi petrolifera

L'Europa non ha i mezzi militari per influenzare la guerra in Iran e sta scoprendo quanto sia difficile procurarseli. Mentre Stati Uniti e Israele colpiscono Teheran con i missili, i governi europei ammettono in privato di non avere la capacità offensiva o difensiva per incidere sul conflitto o per spingere il presidente Trump a chiuderlo in fretta. Come spiega il New York Times, è il risultato di decenni di spesa militare insufficiente, su cui oggi concordano sia Washington sia i governi europei. Ma rimediare si sta rivelando un rompicapo fiscale e politico che ha un nome classico in economia: il problema "armi contro burro".

La formula descrive la scelta tra spesa militare e spesa sociale. Per decenni l'Europa ha scelto il "burro", investendo in sanità, pensioni e welfare mentre gli Stati Uniti garantivano la difesa del continente con truppe e armamenti schierati dalla Guerra Fredda in poi. La Germania del dopoguerra, in particolare, spese poco per l'esercito per scelta deliberata. L'accordo ha retto dalla caduta del Muro di Berlino fino a tempi recenti: Barack Obama e Joe Biden hanno sollecitato gli alleati europei ad aumentare i budget militari, ma è stato Trump a forzare la svolta, minacciando di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato e rimproverando gli alleati per la spesa insufficiente. Al suo ritorno alla Casa Bianca, i governi europei si sono affrettati ad aumentare gli stanziamenti per la difesa.

Il problema è che il momento non poteva essere peggiore. I sistemi pensionistici europei furono progettati per società più giovani, in cui una forza lavoro numerosa sosteneva i pensionati e veniva a sua volta sostenuta dalle generazioni successive. Oggi l'Europa invecchia rapidamente e il meccanismo non regge più: l'aspettativa di vita si è allungata, quindi i pensionati percepiscono gli assegni più a lungo, mentre il calo delle nascite riduce il numero dei lavoratori che versano contributi. Le pensioni costano di più e le economie europee non crescono abbastanza per generare le entrate fiscali necessarie.

Per colmare il divario e finanziare il riarmo, i governi hanno poche opzioni: aumentare le tasse, tagliare le prestazioni sociali, accogliere lavoratori immigrati che paghino le tasse e sostengano la crescita, oppure indebitarsi. Le prime tre strade sono impopolari tra gli elettori. L'indebitamento è sempre più costoso e per molti paesi non è praticabile. Solo la Germania, che ha mantenuto il debito relativamente basso, può permettersi una grande campagna di prestiti per ricostruire un esercito di primo livello. "Italia, Spagna e Francia hanno uno spazio fiscale limitato per qualsiasi nuovo grande programma di spesa", ha dichiarato al New York Times Christoph Trebesch, economista dell'Università di Kiel.

I numeri della Francia illustrano la difficoltà. Secondo i ricercatori governativi francesi, il paese dovrebbe spendere il 3,5% del prodotto interno lordo per migliorare la difesa in modo significativo. Per coprire quel costo servirebbe un aumento di quasi il 10% dell'Iva nei prossimi cinque anni, oppure un incremento analogo delle tasse patrimoniali sui più ricchi. Tagliare la spesa sarebbe ancora più arduo: il welfare rappresenta circa un terzo del Pil annuale francese e c'è scarsissima tolleranza pubblica per ridurlo, soprattutto se questo significa riformare le pensioni, che da sole assorbono quasi la metà dei costi sociali.

I partiti di estrema destra sfruttano il malcontento. Il Rassemblement National in Francia e Alternative für Deutschland in Germania hanno conquistato elettori delle classi lavoratrici anche opponendosi ai tagli pensionistici. Emmanuel Macron e il cancelliere Friedrich Merz hanno incontrato resistenze nei loro tentativi di riformare i programmi sociali. Il dilemma si estende ad altri settori: i programmi di sviluppo e aiuto internazionale stanno già subendo tagli. "Il nostro bilancio pubblico si sta riducendo", ha detto al New York Times Reem Alabali Radovan, ministra tedesca per lo Sviluppo, aggiungendo che "si ridurrà ancora".

La guerra in Iran aggiunge nuove pressioni. Il conflitto ha bloccato il traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz e fatto schizzare i prezzi globali del petrolio. In tutta Europa i parlamentari ricevono già richieste di intervento per alleggerire il costo della benzina. Se lo shock petrolifero dovesse persistere e provocare una recessione profonda, i governi subiranno pressioni per spendere di più o tagliare le tasse per rilanciare la crescita, una strategia che funziona solo se ci si può indebitare senza provocare una crisi fiscale.

"Molti paesi europei si trovano tra l'incudine e il martello", ha sintetizzato al New York Times Pal Jonson, ministro della Difesa svedese, il cui paese ha quasi triplicato la spesa militare rispetto al Pil dal 2017. "Questo percorso sarebbe dovuto iniziare molto prima", ha aggiunto. Il rischio che la situazione sfugga di mano preoccupa anche le istituzioni finanziarie internazionali. "Quanto può durare prima che i mercati reagiscano?", si è chiesta Beata Javorcik, capo economista della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, intervistata dal New York Times. "Le crisi impiegano più tempo di quanto si pensi a manifestarsi, ma quando arrivano, arrivano molto più in fretta".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump valuta altri cambi nel governo, ma vuole evitare uno scossone


Dopo il licenziamento del procuratore generale Bondi, il presidente considera la rimozione dei segretari al Commercio e al Lavoro. Riconfermata la direttrice dell'intelligence nazionale Gabbard

Dopo aver rimosso in poche settimane due dei membri più importanti del suo governo, il presidente Donald Trump sta valutando ulteriori cambiamenti ai vertici della sua amministrazione. Il Washington Post, citando consiglieri della Casa Bianca, racconta però un presidente combattuto: deciso a rinnovare la squadra, ma preoccupato di dare l'impressione di un rimpasto su larga scala.

L'ultimo licenziamento, giovedì, ha riguardato il procuratore generale Pam Bondi, la figura che negli Stati Uniti guida il Dipartimento di Giustizia. Trump le aveva comunicato il giorno prima, mentre andavano insieme verso la Corte Suprema, che il suo "tempo stava per finire". Bondi aveva chiesto di restare più a lungo e Trump aveva detto che ci avrebbe pensato, ma nel giro di poche ore la notizia della sua uscita era già trapelata. Secondo fonti a conoscenza del pensiero del presidente, Trump era insoddisfatto da mesi: Bondi non aveva perseguito i suoi avversari politici e aveva gestito male la pubblicazione dei fascicoli di Jeffrey Epstein, una vicenda che ha dominato le cronache per gran parte dell'anno scorso.

Un mese prima era toccato a Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna, licenziata dopo un lungo periodo di insoddisfazione per le sue prestazioni e per i titoli negativi generati dalla sua agenzia.

Ora nel mirino ci sono altri due membri del gabinetto. Secondo due funzionari della Casa Bianca, che hanno parlato al Washington Post in forma anonima, il segretario al Commercio Howard Lutnick e la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer sono sotto esame per una possibile uscita. Chavez-DeRemer affronta accuse di cattiva condotta che includono una presunta relazione con un collaboratore e il consumo di alcol in ufficio, uno scandalo che ha già provocato le dimissioni di alti funzionari della sua agenzia. Lutnick, invece, irrita da tempo lo staff della Casa Bianca per la sua abitudine di proporre iniziative politiche e accordi senza autorizzazione preventiva. Trump ha discusso la possibilità di lasciarli andare entrambi, ma non ha preso una decisione definitiva e le loro uscite non sono necessariamente imminenti.

Chi appare più al sicuro è Tulsi Gabbard, direttrice dell'intelligence nazionale. Nonostante le sue posizioni critiche verso il coinvolgimento americano in Medio Oriente, in particolare verso l'ipotesi di un conflitto con l'Iran, e nonostante lo stesso Trump abbia detto ai giornalisti che Gabbard ha "un modo di pensare un po' diverso dal mio" sull'Iran, la Casa Bianca si è mossa rapidamente per blindarla. Dopo il licenziamento di Bondi, Trump ha voluto una dichiarazione "molto forte" a suo sostegno: il suo account di risposta rapida su X ha pubblicato un messaggio del direttore delle comunicazioni secondo cui il presidente "ha piena fiducia" in Gabbard. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato al Washington Post che Gabbard è "al sicuro" nel suo ruolo per il momento.

Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha dichiarato al Washington Post che Trump ha "il gabinetto e il team più talentuosi della storia americana", definendo Gabbard, Lutnick e Chavez-DeRemer "patrioti" che "stanno instancabilmente attuando l'agenda del presidente". Tutti e tre, ha aggiunto, "continuano ad avere la piena fiducia del presidente".

Per la sostituzione di Bondi alla guida del Dipartimento di Giustizia, Trump ha già indicato il vice procuratore generale Todd Blanche come procuratore generale ad interim, e secondo un funzionario della Casa Bianca è "molto probabile" che Blanche guidi il dipartimento anche nel lungo periodo. Il presidente ha preso in considerazione anche altri nomi, tra cui Lee Zeldin, capo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, e Harmeet Dhillon, vice procuratore generale nella divisione diritti civili, sostenuta con forza dai commentatori vicini al movimento MAGA. Un funzionario ha però precisato al Washington Post che, pur rispettandola, Trump non considera Dhillon tra i candidati principali.

Un funzionario della Casa Bianca ha cercato di ridimensionare la portata dei cambiamenti: i licenziamenti di Bondi e Noem sarebbero stati casi isolati, maturati dopo mesi di riflessione sulle rispettive prestazioni. Trump, che durante il primo anno del suo secondo mandato ha spesso difeso pubblicamente i membri del gabinetto anche quando erano sotto pressione, non vuole che si parli di un rimpasto generale.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'amicizia con Trump è diventata un peso per Meloni


La giornalista Anna Momigliano scrive sul New York Times che il legame con il presidente americano si sta trasformando in una zavorra politica, tra calo nei sondaggi e sconfitta al referendum
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il rapporto privilegiato tra Giorgia Meloni e Donald Trump, a lungo considerato un asset strategico per l'Italia, si sta trasformando in un problema politico. È la tesi di Anna Momigliano, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, in un editoriale pubblicato sul New York Times il 3 aprile. Momigliano, che scrive da Milano, traccia la parabola di una premier che per oltre tre anni è apparsa solida e ora mostra le prime crepe.

Meloni è arrivata a Palazzo Chigi nel 2022, sette mesi dopo l'invasione russa dell'Ucraina, alla guida di una coalizione che includeva esponenti con posizioni filorusse. Ha però rapidamente dissipato i timori dei partner europei di trovarsi di fronte a un nuovo Viktor Orbán. L'Italia ha inviato aiuti militari all'Ucraina e fa parte della cosiddetta "coalizione dei volenterosi", il gruppo di circa trenta Paesi che si sono impegnati a fornire garanzie di sicurezza a Kiev dopo un eventuale cessate il fuoco.

Con Trump, scrive Momigliano, Meloni è riuscita a evitare il ciclo di deferenza e rifiuto in cui sono caduti altri leader europei, come il premier britannico Keir Starmer, che nella sua prima visita alla Casa Bianca offrì un invito dalla famiglia reale per poi veder crollare il rapporto. Meloni è stata l'unica leader europea in carica a partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente, che in una recente conversazione con il Corriere della Sera l'ha descritta come "una grande leader e una mia amica". Un risultato ottenuto, secondo l'editorialista, grazie a uno stile collaborativo ma mai servile e a una certa affinità ideologica.

Il problema è che Trump è diventato tossico in Europa. Momigliano cita diversi episodi recenti. L'11 marzo, parlando della guerra in Iran davanti al Parlamento, Meloni ha detto che l'Italia "non partecipa a quell'intervento e non intende parteciparvi", collocando i bombardamenti "fuori dal perimetro" di un sistema internazionale "in crisi". Quando Trump ha chiesto ai Paesi europei di contribuire ad aprire lo Stretto di Hormuz, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha risposto il 16 marzo a Berlino che "la questione di un coinvolgimento militare della Germania non si pone". Il 20 marzo Meloni ha aggiunto che "nessuno sta considerando una missione militare italiana per forzare il blocco dello stretto".

I numeri raccontano il contesto di questa presa di distanza. Il tasso di approvazione di Trump in Italia è quasi dimezzato rispetto a un anno fa, al 19 per cento. L'opinione pubblica italiana è fortemente contraria alla guerra in Iran, consumatori e imprese subiscono l'aumento dei prezzi di petrolio e gas, l'agricoltura è colpita dalla carenza di fertilizzanti. Se dal ruolo di interlocutrice privilegiata di Trump in Europa non si riesce a ottenere alcun vantaggio visibile, scrive Momigliano, a che serve?
Governo italiano
Questo clima ha pesato sul voto del mese scorso, formalmente un referendum sulla riforma della giustizia ma nei fatti trasformatosi in un voto di fiducia sul governo che quella riforma sosteneva. L'affluenza è stata superiore alle attese e il "No" ha vinto con un margine netto, quasi il 54 per cento. Meloni è apparsa improvvisamente vulnerabile e l'opposizione ha fiutato l'opportunità.

Momigliano ricorda che negli ultimi due anni la premier aveva superato indenne una serie di crisi: uno scandalo sessuale che coinvolgeva il ministro della Cultura, un'indagine per frode sul ministro del Turismo, un'inchiesta sul rimpatrio di un signore della guerra libico soggetto a un mandato di arresto internazionale e la condanna di un sottosegretario per aver rivelato informazioni classificate. Nel 2024 il tasso di approvazione di Meloni era al 41 per cento e a novembre 2025 era salito al 45.

La luna di miele, durata improbabilmente a lungo, è finita. Dopo i risultati del referendum, Meloni ha imposto le dimissioni del ministro del Turismo indagato e del sottosegretario condannato, anche se nessuno dei due casi era legato alla riforma della giustizia. La settimana scorsa, scrive Momigliano, l'Italia avrebbe negato agli aerei militari americani il permesso di atterrare in una base in Sicilia prima di dirigersi in Medio Oriente perché gli Stati Uniti non avevano richiesto l'autorizzazione, anche se il governo ha negato che il rifiuto fosse legato a tensioni con Washington.

Momigliano chiude con un vecchio proverbio italiano: "Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio". Il costo dell'amicizia con Trump in Europa, è la sua conclusione, supera ormai i benefici.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Fotografie del passato, del presente e del futuro


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un tempo, pur sicuri delle proprie capacità, i fotografi continuavano ad interrogarsi sulle potenzialità dello strumento fotografico. Per loro, non esistevano leggi scritte. Il passato poteva dialogare con il presente. Il presente, mettere le basi del futuro. L'intento era condurre lo sguardo verso la definizione di nuove prospettive. Lontano dai pregiudizi e dalle inutili ideologie. Una lezione che abbiamo presto dimenticato e che rende oggi più urgente la lettura critica di opere di ogni fattura. Perché le sfide del passato, l'ho capito presto, sono quelle odierne.

In questo appuntamento mensile di "Questa è roba da fotografi!", la rubrica dove ti parlo di contenitori cartacei e racconti audiovisivi di fotografia, ho raccolto alcune delle letture e visioni del mese appena conclusosi: prodotti culturali che mi hanno guidato nella rivalutazione di alcuni argomenti, ancora oggi, centralissimi.

Nelle letture di oggi: una rivista, una raccolta e un documentario.


Leggi il meglio della cultura fotografica in formato Newsletter🎴


Una storia, un lavoro o un autore emergente nel mondo della fotografia italiana ogni settimana raccontati in una Newsletter esclusiva. La lettura ideale per chi vuole capirne qualcosa di più sulle immagini e i suoi eroi, mentre stai in giro a fare la spesa. Non perderti le prossime uscite. Iscriviti ora per riceverle gratuitamente sulla tua email.

Iscrivimi!
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

Letta da migliaia di Streepher italiani ✓

Argentique


di Francesco Mento (2014 - 2016)


0:00
/0:55

Rivista Argentique (n. 3). All'interno, le fotografie di © Federico Bosso (The Beauty between order and disorder), © Paolo Solari Bozzi (Zambian Portraits), © Ugo Maccà (I siciliani di Maccà) e © Andres Contreras Rodriguez (Doppelgänger).

«L'analogico è materia, luce, sperimentazione; la manifestazione concreta di un concetto che il digitale, per quanto splendido nella sua praticità, non potrà mai imitare del tutto». Queste parole, che potrebbero suonare, di primo acchito, fuori moda, per chi con le macchine fotografiche di ultima generazione ci è nato e cresciuto, sintetizzano, invero, il pensiero di molti fotografi contemporanei: artigiani della carta e degli acidi di sviluppo che con il digitale non sono mai riusciti a trovare una vera intesa: cosa che, con l'analogico, è stata immediata.

Sul concetto,Francesco Mento ne potrebbe discorrere per ore. Francesco è un fotografo messinese ed ex docente di fotografia all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Molta della sua produzione passa dalla fotografia di strada e dal ritratto in studio. Le sue fotografie sono pure, granulose, sfuggenti; frutto del sapiente utilizzo della camera oscura e di macchine di vario formato. Se la sua visione mi ha colpito per l'europeicità dei contenuti, il suo trascorso da editore mi ha fatto riflettere sull'importanza delle scelte. Perché oltre ad uno straordinario fotografo, Francesco è stato direttore della rivista Argentique: un raccoglitore di altissima qualità incentrato sulla valorizzazione della sola fotografia analogica.

Argentique è una rivista cartacea uscita tra il 2014 e il 2016. Fin dal primo numero, curato da Francesco e Roberta Lo Schiavo (photo-editor), e accompagnato dai testi di Valentina Leuzzi e Valentina Messina, i lavori selezionati sono stati organizzati per offrire un'esperienza di lettura molto vicina a quella di un portfolio personale: poco testo, tante immagini a ricoprire le ampie e bianche pagine della rivista e tre lingue per adattarsi ad ogni mercato.

Nella sua casa-studio, Francesco mi ha mostrato alcuni numeri della rivista, sopravvissuti al tempo e alla polvere. La copertina, che imita le dimensioni e i colori di un contenitore di carta fotografica, e la varietà dei racconti, che vanno dalla Street Photography al ritratto in studio, mi hanno regalato subito ottime sensazioni. Si percepisce una cura rivolta all'editing che trascende l'ordinario. Ma ad avermi rapito è soprattutto la procedura di stampa, che valorizza i contrasti e la naturale granulosità della pellicola. Al tatto, sento quasi il calore dei sali d'argento.

Francesco mi ha raccontato che Argentique è stata la concretizzazione di una necessità collettiva che sentiva molto impellente nella fase di maggior esplosione dei Social Networks. «Vedendo in mostra diversi lavori di straordinari fotografi e fotografe» mi ha confidato Francesco, «ho pensato fosse un peccato non poter conservare quelle storie e renderle disponibili al pubblico. Di frequente, chi scatta in analogico, non nutre molta stima nella pubblicazione online. Questo accade sia per un rifiuto di uno strumento che reputa inefficace sia per un'effettiva mal restituzione delle opere, che dall'analogico al digitale, perdono sempre qualcosa. In qualche modo serviva un contenitore adeguato, e Argentique lo è stato».

Un contenitore ineccepibile, Argentique. Mi è bastato poco per capirlo. In quei cinque numeri, ho avuto l'occasione di poter visionare splendidi lavori. Per chi, come me, ama il bianco e nero, davanti ad un prodotto del genere, non può che entusiasmarsi. C'è tutto quello che ti aspetteresti da una rivista! Eppure questo non è bastato. Purtroppo il progetto ha cessato la sua pubblicazione. I numeri degli abbonati erano esigui; il costo della stampa altissimo. Lo sconforto di Francesco, per un progetto che aveva una voce, è grande. Mi sento molto fortunato a poter conservare nella mia libreria la testimonianza di un simile viaggio. Di questo ringrazio infinitamente Francesco, che me ne ha gentilmente donato delle copie. Potertene mostrare qui qualche pagina è un onore concesso a pochi appassionati.

Non voglio però credere che sia tutto qui. La storia di Argentique ci racconta molto più di un insuccesso. Nonostante la fotografia analogica stia attirando nuove leve, sembra più un commercio mosso dalla nostalgia che dalla necessità di sviluppo di considerazioni personali. Tuttavia, si continua a sognare in analogico, ad aver ancora bisogno delle sue "inimitabili" qualità. L'esperienza di Argentique, come quella di altri progetti, ce lo dimostra; segno di come la fotografia ai sali d'argento possa essere tuttora una casa per tantissimi di noi.

Le riviste sono fuori commercio. Puoi tentare di trovarne alcune nell'usato o contattando Francesco Mento, che ne conserva dei numeri in casa-studio.



Qualche pagina interna di Argentique (N.3 e Edizione Speciale x Arles 2015)


Camera Work


di Alfred Stieglitz (2024)


0:00
/0:57

Ad aver contribuito fortemente alla diffusione della fotografia nella quotidianità delle persone sono state soprattutto le riviste e i giornali. Prima cartacei, oggi digitali: seppur nel tempo questi contenitori abbiano perso parte della loro attrattiva, a favore dei Social Networks, più veloci e autonomi, rimangono una vetrina indispensabile per tanti autori desiderosi di dare credito al proprio lavoro.

Non tutti sanno che a lanciare sul mercato una delle prime riviste fotografiche fu Alfred Stieglitz. Il nome, son sicuro, non ti sarà nuovo. Alfred è stato tra i fotografi americani più rivoluzionari della sua epoca. Sostenitore di una fotografia artisticamente autonoma, ha fondato nel 1902 il movimento della "Photo-Secession". Lui, come altri membri del gruppo, credeva che la fotografia non fosse una semplice "copia della realtà" ma un mezzo di espressione indipendente. «Alla stregua della pittura» scrive Stieglitz nel manifesto del movimento, «anche la fotografia è uno strumento abilissimo di rappresentazione del sentire di un artista. Noi secessionisti rivendichiamo così la sua autonomia e il suo valore espositivo».

La rivoluzione caldeggiata da Alfred Stieglitz non può fermarsi alle sole parole. Ci vuole la carta. E così, dopo una prima esperienza come curatore di riviste (prese parte ad un'iniziativa del The Camera Club a favore della valorizzazione della fotografia americana), e un iniziale avvicinamento al mondo delle gallerie di New York (passione che darà vita alla Galleria 291), lancia nel 1903 il primo numero di una rivista che ridisegnerà i canoni dell'editoria culturale: Camera Work.

Nel 2024, Taschen ha raccolto tutto il materiale proposto nei cinquanta numeri di Camera Work in un unico volume: "Camera Work. The Complete Photographs". Neanche a dirlo, appena ne sono venuto a conoscenza, l'ho preso subito. Il volume, che si presenta in dimensioni compatte, è una di quelle operazioni editoriali che vanno acquistate anche solo per il vanto di possedere un un pezzo di storia della fotografia nella propria libreria. Accompagnate dai testi iniziali di Pam Roberts,incentrati sul racconto delle origini del progetto, e da didascalie che riportano l'anno, l'autore e il numero di pubblicazione, le immagini proposte ci guidano nell'evoluzione del pensiero fotografico tra il 1903 e il 1917.

Questa raccolta è encomiabile, per diversissimi motivi. Oltre a catapultarci dentro un contesto artistico ben preciso - dove ancora la fotografia era "niente" - ci svela alcune vicissitudini dell'ambiente fotografico dell'epoca difficilmente riscontrabili altrove. Due cose, nello specifico, mi hanno colpito. Una la si può leggere nella bellissima introduzione di Pam Roberts; la seconda, invece, la si può dedurre dalle fotografie selezionate nel volume. In "Camera Work. The Complete Photographs" comprendiamo cosa voglia dire gestire un progetto editoriale, venato da una direzione artistica anticonformista e da amicizie instabili, e quanto la sperimentazione sia, e continui ad essere, un varco verso la crescita personale.

Tutte le fotografie proposte sono piccoli tasselli verso la fotografia che sarà. Lo dice la struttura indagativa che sorregge ogni visione ma anche i nomi che ne hanno dato origine, tra i più importanti artisti dell'epoca(Robert Demachy, Paul Strand e Julia Margaret Cameron, per citarne alcuni). Camera Work era caratterizzata da una carta pregiatissima giapponese e da un metodo di stampa oggi relegato a produzioni a tiratura limitata (la fotocalcografia, un processo che unisce incisione e sviluppo fotografico). Il libro di Taschen, per motivi editoriali, non ha potuto emulare quei risultati. Ciononostante, rimane un volume esemplare, per completezza e, perché no, curiosità. Acquistarlo è come navigare nel passato guardando verso il presente. Le sfide dell'epoca sono ancora le sfide odierne.

Il volume costa 19,00 euro. Puoi acquistare una copia del libro sul sito ufficiale della casa editrice Taschen, su Amazon o nella tua libreria di fiducia.



Qualche pagina interna di "Camera Work. The Complete Photographs", di Alfred Stieglitz (2024)


Infinito. L'universo di Luigi Ghirri


di Matteo Parisini (2023)

youtube.com/embed/48ZKvWFzPDM?…
Sono pochi, pochissimi, i fotografi di cui il nome riecheggia ancora tutt'oggi nella mente degli appassionati di fotografia di ogni generazione e nazionalità. Per quanto la fotografia contemporanea sia spesso una faccenda molto americana, non bisogna andare molto lontano per poter trovare artisti che masticano la nostra stessa lingua. Personaggi talmente grandiosi da aver rivoluzionato il modo in cui guardiamo le cose. E, di conseguenza, noi stessi. Luigi Ghirri è uno di questi.

Con la visione del documentario "Infinito. L'universo di Luigi Ghirri", girato da Matteo Parisini nel 2023, ho riaperto una ferita culturale che non vedevo sanguinare da tempo. Perché di tempo, dallo studio dei suoi lavori, ne è passato.

Quando lessi la prima volta "Niente di antico sotto il sole" (Quodlibet Edizioni, 2021) e "Lezioni di fotografia" (Quodlibet Edizioni, 2009) ero giovanissimo; appena maggiorenne. Tuttavia, capii subito di starmi trovando di fronte ad una personalità che non aveva paragoni nel mondo della fotografia. Anzi, di più: nella sfera culturale. Le sue parole e le sue immagini mi trafissero, mostrandomi cosa la fotografia era in grado di fare nella sua forma più pura. Ritrovarle qui in video, narrate dall'ottima voce di Stefano Accorsi, me ne hanno ricordato l'essenza, facendomi ritornare su quei passi che tanto mi furono cari.

Il documentario è un omaggio alla straordinaria esistenza del fotografo modenese. La narrazione è strutturata su un binario che unisce splendidamente il ricordo del fotografo, su cui spiccano, soprattutto, le testimonianze di amici e familiari, e l'evidenziazione del linguaggio fotografico che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Luigi Ghirri non è storia, è presenza - Gianni Leone


Mi è piaciuto parecchio. Per tanti motivi. Non è quel tipo di documentario tecnico che si concentra totalmente sulla storiografia delle opere e sulla loro progettualità. Le immagini ci sono, e pure ritmate bene. Ma non è solo questo. "Infinito. L'universo di Luigi Ghirri" parla della fantasia del fotografo e delle scelte che lo hanno spinto a rivoluzionarsi. Rispettando lo spirito poetico di Ghirri, il regista è riuscito a fare una cosa straordinaria: sintetizzare pochi concetti, all'interno di macro sequenze, per trasformarli in veri e propri dialoghi sulla fotografia.

Le parole scorrono, lente ed appassionanti, accompagnate da alcune delle più belle immagini di Ghirriana memoria. Nel documentario, troviamo le Polaroid, la serie su Versailles, gli immancabili paesaggi della provincia emiliana-romagnola. Di fronte a queste splendide manifestazioni di interrogativi che diventano materia da cui attingere, ammiriamo con religioso silenzio le riflessioni che hanno guidato Luigi Ghirri nell'espressione di una precisa sensazione. Il perché di certi colori; di certe ottiche; di certe inquadrature che nella loro semplicità toccano l'anima.

Un prodotto visivo prezioso, che riesce nel difficile compito di non essere troppo noioso né televisivamente superficiale. Si mantiene in uno strano equilibrio. Un equilibrio che Ghirri avrebbe molto apprezzato, perché nella leggerezza dello sguardo si nasconde un principio di rinnovamento. Quel rinnovamento, che nella frase iniziale del fotografo detta alla figlia - "vado a fotografare il cielo" - esprime già tutto quello che ci serve per fare buone fotografie. Non dare mai nulla per scontato, sembra dirci Ghirri. E questo piccolo capolavoro continua a ricordarcelo.

Puoi visionare il documentario gratuitamente su Rai Play.
Dalla serie "Polaroid", 1980. Fotografia di © Luigi Ghirri

In ultimo, un invito

Questo numero della rubrica si chiude qua. Spero di averti stimolato a dare un'occhiata, quanto meno, al documentario di Luigi Ghirri! È gratuito, e merita. Prima di lasciarti all'area commenti (dove sono sicuro ci consiglierai degli ottimi libri da leggere, vero?) concludo con un invito. È aperta l'Open Call di Roma E'Festival: il festival di fotografia di strada degli amici di Effe4.0. Mi hanno chiesto di essere giudice della categoria "Serie" e io ho accettato volentieri. Come sai, amo la progettualità nella Street Photography e sono curioso di vedere quali storie mi proporranno. Se ti va, buttaci un occhio. I premi non sono male 😀

Maggiori Informazioni ⚀

Per il resto, ci si becca in giro. O sul Forum, come preferisci. A presto!
👋🏻

Cambiamo le prospettive 🔻


La cultura fotografica cambia la prospettiva sul mondo; e se sei qui a leggerne su queste pagine digitali è perché, in fondo, lo hai capito pure tu. Continuiamo allora insieme a rendere la materia fruibile a tutti senza abbassarci alle bieche logiche di mercato. Sostieni la nostra visione.
Dona o Abbonati al Blog

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump vuole 152 milioni di dollari per riaprire il carcere di Alcatraz


La proposta è inserita nel bilancio federale presentato dalla Casa Bianca, che prevede anche 1,7 miliardi per il sistema penitenziario

Il presidente Donald Trump vuole riaprire Alcatraz, il penitenziario federale più famoso d'America, chiuso da oltre sessant'anni. Per coprire i costi del primo anno di lavori, la Casa Bianca ha chiesto al Congresso 152 milioni di dollari.

La richiesta è contenuta nella proposta di bilancio federale presentata venerdì dalla Casa Bianca. Il documento, che rappresenta la lista delle priorità di spesa dell'amministrazione, include anche un aumento di 1,7 miliardi di dollari per il Federal Bureau of Prisons, l'agenzia federale che gestisce le carceri. I fondi aggiuntivi servirebbero a migliorare gli stipendi e le condizioni di lavoro delle guardie carcerarie, nel tentativo di risolvere una carenza cronica di personale che si trascina da anni. La proposta di bilancio, va detto, è raramente approvata dal Congresso nella sua interezza.

Riaprire Alcatraz è un progetto a cui Trump tiene da tempo. Già nel maggio scorso il presidente aveva annunciato su Truth Social di aver dato indicazioni al Bureau of Prisons, al Dipartimento di Giustizia, all'FBI e al Dipartimento per la Sicurezza interna di riaprire il penitenziario "sostanzialmente ampliato e ricostruito" per ospitare "i criminali più spietati e violenti d'America". Nel suo post, Trump aveva definito la riapertura "un simbolo di legge, ordine e giustizia". Il direttore del Bureau of Prisons, William K. Marshall III, aveva dichiarato all'epoca che la sua agenzia avrebbe "esplorato ogni strada" per attuare i piani del presidente.

La struttura si trova su un'isola al largo della costa di San Francisco e oggi è un importante sito storico, visitato ogni anno da circa 1,2 milioni di turisti. Come penitenziario federale ha funzionato per quasi trent'anni, ospitando alcuni dei criminali più pericolosi del paese, tra cui Al Capone, George "Machine Gun" Kelly e James "Whitey" Bulger. Chiuse nel 1963 perché, come si legge sul sito del Bureau of Prisons, "l'istituto era troppo costoso per continuare a funzionare". Già all'epoca le stime parlavano di 3-5 milioni di dollari necessari solo per i lavori di restauro e manutenzione, senza contare i costi operativi quotidiani.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Uomini che monitorano cose


Il meme del “monitoring the situation” non è soltanto un meme.

C’è qualcosa di rivelatore – prima ancora che di ironico – nel successo del meme “monitoring the situation”, quell’attitudine a documentarsi e osservare ciò che accade, di crisi in crisi, nel mondo senza intervenire, senza prendere posizione, senza fare altro che restare in una sospensione operativa che viene trasformata in contenuto.

Non è una semplice gag più e meno riuscita, né solo una variazione sulla linea comico-memetica applicata alla geopolitica: è una postura; e, come tutte le posture che attecchiscono su larga scala, racconta qualcosa di più strutturale su chi la adotta e sul contesto che la rende riconoscibile.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

DJI Avata 360: il nuovo drone FPV che rivoluziona il volo immersivo


DJI Avata 360 porta il volo FPV a un livello completamente nuovo grazie a un’esperienza immersiva a 360°. Ecco come funziona, cosa cambia rispetto ai droni tradizionali e perché potrebbe rivoluzionare il settore
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

DJI ha presentato Avata 360, il nuovo drone di punta dell’azienda offre immagini a 360°. Inoltre, il potente sistema di trasmissione video O4+ e il rilevamento degli ostacoli permettono ai creator di vedere più lontano, con un’esperienza di volo più stabile, più sicura e ancora più immersiva. Abbinato a DJI Goggles e ai Motion Controller, l’ultimo arrivato della serie Avata offre un’esperienza di volo immersiva con tutto il brivido dell’FPV.
Nella foto sopra, DJI Avata segue i ciclistiNella foto sopra, DJI Avata segue i ciclisti

Due obiettivi per aumentare la creatività


Avata 360 beneficia di due diversi obiettivi che possono essere alternati in modo fluido. L’obiettivo a 360° utilizza sensori equivalenti a 1 pollice che catturano immagini a 360° con ricchi dettagli per video HDR a 8K/60 fps e foto da 120 MP. Con pixel grandi e un'ampia gamma dinamica, anche luci e ombre vengono catturate con nitidezza. Sia i video sia le foto possono essere esportati direttamente o rielaborati in post-produzione. La modalità Obiettivo singolo, invece, consente ai creator di effettuare riprese tradizionali in 4K/60fps, come con Avata.

Autenticazione push mobile: sicurezza bancaria sul tuo smartphone
Le banche stanno abbandonando le password tradizionali. L’autenticazione push mobile permette di approvare accessi e pagamenti con un tap sullo smartphone — ma come funziona davvero e quanto è sicura?
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Trasmissione video stabile


Il nuovo drone è dotato del sistema di trasmissione video O4+ di punta dell’azienda, che offre live feed stabili e nitidi per voli più fluidi e coinvolgenti. Le sue eccellenti capacità anti‑interferenza consentono la trasmissione in alta definizione e ad alta frequenza di fotogrammi a 1080p/60 fps e supportano una portata fino a 20 km.
Le lenti sono facilmente intercambiabiliLe lenti sono facilmente intercambiabili

Sicurezza avanzata


Avata 360 offre fino a 23 minuti di autonomia di volo (dichiara DJI) e include diverse funzioni di sicurezza standard, tra cui il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli in notturna e le pareliche integrate. Se danneggiata, la lente della fotocamera può essere sostituita facilmente con il kit lente di ricambio con strumenti per DJI Avata 360 (venduto separatamente). Consente inoltre un’esperienza eccezionale nella creazione di contenuti aerei: una singola ripresa realizzata con l’imaging a 360° può essere trasformata, in post-produzione, in molteplici clip.
Grazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il driftingGrazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il drifting

Le principali funzionalità


Il DJI Avata 360 integra una serie di funzionalità avanzate che ridefiniscono l’esperienza FPV rendendola accessibile anche ai meno esperti. Tra le principali novità spiccano lo Spotlight Free, che consente di agganciare automaticamente un soggetto in movimento replicando movimenti di camera professionali, e ActiveTrack 360°, capace di adattare dinamicamente il tracciamento in base allo scenario, mantenendo sempre il soggetto al centro dell’inquadratura.
DJI Avata con Radiocomando RC2DJI Avata con Radiocomando RC2
La modalità FPV introduce un effetto di rollio naturale applicabile anche in post-produzione, mentre il tracciamento intelligente, supportato da algoritmi evoluti, permette di seguire con precisione persone, veicoli e animali anche in riprese a 360°. Sul fronte editing, il sistema GyroFrame consente un controllo totale dell’inquadratura direttamente in app, affiancato da uno stabilizzatore virtuale che abilita rotazioni e inclinazioni infinite per movimenti di camera più dinamici. Completano il pacchetto una lente frontale sostituibile, 42 GB di memoria interna per registrazioni fino a 30 minuti in 8K senza microSD e trasferimenti ultra rapidi tramite Wi-Fi 6, che garantiscono velocità fino a 100 MB/s per un flusso di lavoro immediato e senza interruzioni.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


DJI Avata 360 sarà disponibile per l’acquisto su dji-store.it e presso i rivenditori autorizzati a partire dal 23 aprile, nelle seguenti configurazioni:

  • DJI Avata 360 (DJI RC 2) 729 euro;
  • DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) 949 euro;
  • DJI Avata 360 Motion Combo 949 euro.

Autenticazione push: come funziona e perché le banche la stanno adottando al posto delle password


Nel settore bancario, la protezione delle identità digitali è diventata una priorità strategica. L’aumento delle transazioni digitali, insieme a quello delle potenziali vulnerabilità e all’inasprimento dei requisiti normativi, sta spingendo le istituzioni finanziarie a ripensare i propri sistemi di verifica. In questo scenario, l’autenticazione tramite notifiche push mobile mobile si sta affermando come una soluzione capace di coniugare sicurezza, rapidità e semplicità. Infobip osserva come le banche stiano gradualmente abbandonando l’utilizzo degli OTP inviati via SMS o email per adottare modelli più sicuri e più resilienti alle frodi. L’autenticazione push consente infatti di verificare identità e operazioni direttamente all’interno dell’app bancaria, riducendo drasticamente il rischio di intercettazioni, SIM swapping o tentativi di phishing.

Autenticazione push mobile: come funziona e perché le banche la stanno adottando


L’autenticazione push nasce dalla necessità di creare un meccanismo di verifica più robusto e adatto ai modelli di rischio attuali. L’associazione univoca tra app, dispositivo e identità garantisce che ogni richiesta non possa essere replicata o manipolata da attori malevoli. Parallelamente, la possibilità di approvare un’operazione con un solo tocco elimina passaggi ridondanti e migliora la customer experience, un fattore sempre più decisivo nell'ambito dei servizi finanziari digitali.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La spinta normativa conferma l’urgenza del cambiamento. In Europa, PSD2 e gli standard di Strong Customer Authentication impongono l’utilizzo di sistemi multifattore basati su app; in India cresce l’adozione della biometria; negli Stati Uniti e in America Latina sono in corso test su passkey e notifiche push per contrastare il phishing. Anche la Central Bank of the UAE ha stabilito l’eliminazione degli OTP su canali non sicuri entro marzo 2026, accelerando una trasformazione già in atto.

Perché le banche stanno adottando questa tecnologia


L’applicazione delle notifiche push nel settore bancario è ampia e supporta una vasta gamma di esigenze operative. Le banche possono verificare in tempo reale la legittimità di un login effettuato da un nuovo dispositivo o da una posizione insolita, riducendo il rischio di accessi non autorizzati. I clienti possono inoltre autorizzare pagamenti e altre operazioni sensibili direttamente all’interno dell’app, visualizzando in modo chiaro tutti i dettagli della transazione—un approccio che migliora i tassi di completamento del 3D Secure e riduce le opportunità di frode.

Truffe telefoniche: 559 milioni rubati agli italiani. Ecco Devia | Techpertutti
Le frodi telefoniche costano agli italiani oltre 559 milioni di euro in tre anni. Per arginare il fenomeno nasce Devia, l’app che combina intelligenza artificiale e operatori umani reali per filtrare chiamate sospette, spam e tentativi di truffa prima che raggiungano il telefono
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Quando viene rilevata un’attività potenzialmente fraudolenta, una notifica push consente ai clienti di confermare o bloccare immediatamente l’azione sospetta, contribuendo a ridurre i falsi positivi e a limitare eventuali perdite. Anche la registrazione di un nuovo dispositivo avviene in modo sicuro: l’attivazione viene confermata tramite un dispositivo già registrato, proteggendo le credenziali da utilizzi fraudolenti. Il risultato è un modello che rafforza la fiducia nelle interazioni digitali senza compromettere un’esperienza utente fluida.

“L’adozione dell’autenticazione push non è soltanto una scelta tecnologica: rappresenta un’evoluzione culturale, in cui sicurezza e semplicità devono procedere insieme per garantire continuità operativa, protezione e centralità delle persone", ha dichiarato Vittorio D’Alessio di Infobip.



Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Iran, riattivati i bunker colpiti: Teheran conserva la sua capacità di attacco


Secondo l’intelligence americana, Teheran ha riattivato parte delle postazioni sotterranee colpite e mantiene operativi missili e lanciatori per rafforzare la propria leva strategica sullo Stretto di Hormuz.

L’Iran è riuscito in diversi casi a rimettere rapidamente in funzione bunker, silos e postazioni missilistiche sotterranee colpite dai raid americani e israeliani. È questa una delle indicazioni principali contenute nei rapporti dell’intelligence statunitense, secondo cui Teheran conserva ancora una parte significativa dei propri missili e delle piattaforme di lancio mobili, nonostante i bombardamenti continui subiti nel corso di queste cinque settimane di guerra.

L'intelligence vs Casa Bianca e Pentagono


Il dato mette in discussione, almeno in parte, la narrativa diffusa nelle ultime settimane dal Pentagono e dalla Casa Bianca, che hanno rivendicato progressi sostanziali nella campagna militare contro l’apparato bellico iraniano. Washington sostiene ufficialmente di aver colpito 11.000 obiettivi in Iran in cinque settimane e continua a definire la distruzione della capacità missilistica del Paese come uno degli obiettivi centrali del conflitto.

Ad esempio, il Segretario di Stato Marco Rubio ha di recente parlato di un “grave ridimensionamento” della capacità di lancio iraniana. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha insistito sul calo del numero di missili e droni lanciati da Teheran, affermando che l’Iran è ancora in grado di colpire, ma con un’intensità molto inferiore rispetto all’inizio della guerra. Anche la stessa Casa Bianca ha sostenuto che gli attacchi balistici e con droni siano diminuiti del 90% e che due terzi delle strutture produttive iraniane siano state danneggiate o distrutte.

La strategia a lungo termine dell'Iran


Le valutazioni dell’intelligence americana delineano, invece, un quadro molto meno lineare. Gli Stati Uniti non ritengono di disporre ancora di una stima davvero affidabile del numero di rampe di lancio rimaste, ma ciò nonostante la valutazione è che l’Iran conservi ancora gran parte della capacità di impiegare l’arsenale residuo di missili balistici e le piattaforme di lancio ancora disponibili per colpire Israele e altri Paesi della regione.

Il calo nel ritmo degli attacchi iraniani, in questa ottica, non sarebbe dovuto soltanto all’efficacia dei bombardamenti subiti, ma anche al fatto che Teheran starebbe scegliendo volutamente di nascondere una quota maggiore delle rampe di lancio in bunker e caverne, nel tentativo di proteggerle dai raid e conservarle nel caso in cui la guerra si dovesse prolungare. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere una capacità di pressione sia durante il conflitto sia nella fase successiva.

Anche con un arsenale ridotto e con un impiego più cauto delle proprie piattaforme di lancio, l’Iran ha continuato a colpire Israele. Le fonti parlano di circa 20 missili al giorno, spesso lanciati uno o due alla volta. Un funzionario occidentale ha indicato invece una forchetta fra 15 e 30 missili balistici e fra 50 e 100 droni kamikaze al giorno.

Le stime reali sulle capacità residue di Teheran restano però incerte. L’Iran, secondo le fonti dell'intelligence, starebbe impiegando molte "esche" e questo renderebbe difficile capire quante delle piattaforme di lancio apparentemente distrutte fossero vere. Anche le valutazioni americane precedenti alla guerra non sarebbero state del tutto precise. A complicare il quadro c’è poi la difficoltà di stabilire quanti sistemi di lancio siano davvero stati nascosti nei bunker o nelle caverne colpiti dagli attacchi.

In alcuni casi, inoltre, strutture sotterranee apparse inizialmente danneggiate sarebbero state rapidamente liberate e riportate in funzione. È uno degli elementi che rafforzano l’idea, contenuta nelle valutazioni americane, che l’Iran non sia stato per nulla privato della propria capacità di minacciare militarmente la regione.

Il controllo dello Stretto di Hormuz


Accanto alla questione delle capacità missilistiche iraniane resta aperta anche quella del controllo dello Stretto di Hormuz, che per Teheran continua a essere una leva strategica essenziale. Sempre secondo l'intelligence americana, l’Iran non avrebbe, infatti, alcuna intenzione di riaprire presto il passaggio, proprio perché il suo controllo di fatto su una delle principali arterie energetiche del mondo rappresenta il suo strumento di pressione più forte nei confronti degli Stati Uniti.

L’ipotesi è che Teheran possa continuare a ostacolare il traffico marittimo per mantenere artificialmente alti i prezzi dell’energia e aumentare la pressione su Donald Trump, alla ricerca di una via d’uscita rapida da una guerra sempre più impopolare tra gli elettori americani. Da parte sua, Trump ha finora minimizzato la difficoltà di riaprire lo Stretto e ha persino scritto su Truth Social che, con un po’ più di tempo, gli Stati Uniti potrebbero facilmente riaprirlo, prendere il petrolio e farne una fortuna.

Diversi analisti avvertono però che un’operazione militare per riaprire Hormuz comporterebbe rischi elevati e potrebbe trascinare gli Stati Uniti in un conflitto molto più lungo e sanguinoso. Anche se Washington riuscisse a controllare la costa meridionale iraniana e le isole dell’area, i Guardiani della Rivoluzione potrebbero continuare a minacciare il traffico con droni e missili lanciati dall’interno del Paese.

I Guardiani della Rivoluzione hanno già reso il passaggio molto più rischioso e costoso per molte navi commerciali, usando attacchi a imbarcazioni civili, mine e richieste di pedaggi. Le conseguenze sono già visibili nell’aumento del prezzo del petrolio e nelle difficoltà di approvvigionamento per i Paesi che dipendono dall’energia del Golfo. Ovviamente, per la Casa Bianca, il rincaro dell’energia rischia di alimentare l’inflazione e di trasformarsi in un serio problema politico per Trump ed i repubblicani in vista delle elezioni di midterm.

L'abbattimento del caccia americano


A rendere ancora più fragile la narrazione americana della superiorità militare è arrivato ieri l’abbattimento del primo caccia da combattimento statunitense colpito dal fuoco della contraerea iraniana dall’inizio della guerra. Si trattava di un F-15E Strike Eagle con due membri di equipaggio a bordo. Uno dei due membri dell'equipaggio è stato salvato con successo, mentre il secondo risulta ancora disperso a questa mattina.

L’abbattimento del caccia ha un valore operativo e simbolico. Negli ultimi giorni l’Amministrazione Trump aveva insistito sull’idea di una superiorità aerea ormai consolidata. L’F-15E non è un velivolo stealth, ma resta un aereo veloce, agile e progettato per missioni aria-aria e aria-terra. La sua perdita, insieme all’incertezza sul destino del secondo membro dell’equipaggio, apre un fronte delicato anche sul piano diplomatico e militare, soprattutto nel caso in cui l’aviatore disperso venisse catturato dall’Iran.

A peggiorare le cose c'è il fatto che, durante le operazioni di soccorso, almeno un elicottero Black Hawk americano sarebbe stato colpito dal fuoco da terra iraniano, pur riuscendo a raggiungere sano e salvo l’Iraq. Negli stessi momenti, un A-10 Warthog è precipitato nella regione del Golfo Persico e il pilota è stato tratto in salvo, ma le cause non sono state chiarite.

Le conseguenze per i civili iraniani


Sul terreno, intanto, i civili iraniani continuano a pagare il prezzo più alto della guerra. A Teheran, secondo le testimonianze oculari, la notte appena trascorsa è stata segnata da esplosioni, incendi e paura nei quartieri settentrionali della città. Famiglie intere si sono rifugiate nei bagni, nei corridoi o nei seminterrati dei palazzi per proteggersi dai bombardamenti.

La Human Rights Activists News Agency ha riferito che nelle ultime 24 ore sarebbero stati registrati un totale di almeno 206 attacchi in 13 province iraniane, con almeno un civile ucciso. La stessa organizzazione parla di almeno 1.607 morti civili dall’inizio della guerra. È il segno più evidente che, mentre Washington e Teheran misurano danni, deterrenza e capacità residue, il conflitto continua a travolgere la popolazione civile prima di tutto.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Hegseth invoca Gesù per la guerra, papa Leone XIV lo smentisce


Il segretario alla Difesa chiede preghiere per la vittoria militare in Medio Oriente. Il pontefice risponde: la dominazione è "estranea alla via di Gesù Cristo"

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha chiesto ai cittadini statunitensi di pregare "ogni giorno, in ginocchio" per una vittoria militare in Medio Oriente "nel nome di Gesù Cristo". Papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti, ha risposto con una visione opposta del cristianesimo.

Durante la messa del Giovedì Santo nella Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma, il papa ha dichiarato che la missione cristiana è stata spesso "distorta da un desiderio di dominazione, del tutto estraneo alla via di Gesù Cristo". Senza nominare Hegseth, Leone XIV ha aggiunto: "Tendiamo a considerarci potenti quando dominiamo, vittoriosi quando distruggiamo i nostri simili, grandi quando siamo temuti. Dio ci ha dato un esempio, non di come dominare, ma di come liberare; non di come distruggere la vita, ma di come donarla".

Non è la prima volta che il pontefice interviene sul tema. Già a fine marzo, in un'omelia domenicale, aveva avvertito che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge". Le parole del papa si inseriscono nel contesto del conflitto in corso: da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l'Iran a fine febbraio, Leone XIV ha chiesto con costanza la fine delle violenze e un ritorno al dialogo.

Il pontefice ha mantenuto durante tutto il primo anno di pontificato un approccio prudente nei confronti della politica americana, evitando lo scontro diretto con la Casa Bianca. Ha preferito agire attraverso canali indiretti, come quando ha incoraggiato i vescovi statunitensi a sostenere con forza gli immigrati mentre il presidente Trump intensificava la campagna di espulsioni. Ha menzionato Trump per nome solo quando un giornalista gli ha chiesto direttamente se avesse un messaggio per il presidente.

"Mi dicono che il presidente Trump abbia recentemente dichiarato di voler porre fine alla guerra", ha detto il papa il 31 marzo fuori dalla residenza di Castel Gandolfo. "Si spera che stia cercando un modo per ridurre la quantità di violenza, di bombardamenti".

Leone XIV ha riferito di non aver parlato direttamente con Trump della guerra. Venerdì mattina, tuttavia, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente israeliano Isaac Herzog, alla quale ha ribadito l'importanza del dialogo e della fine dei conflitti per garantire una "pace giusta e duratura" in Medio Oriente, come riportato in un comunicato vaticano.

Lo scontro, pur mai esplicitato in termini personali, segna una frattura evidente tra l'amministrazione Trump e il Vaticano sull'uso della retorica religiosa a sostegno dello sforzo bellico. Da un lato Hegseth che trasforma la preghiera cristiana in strumento di mobilitazione militare, dall'altro il papa che ricorda come il messaggio evangelico sia incompatibile con la logica della dominazione e della guerra.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SpaceX IPO, OpenAI record finanziamento, Anthropic Mythos, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Buon sabato,
la notizia della settimana è sicuramente la tanto attesa IPO di SpaceX. Ma sono successe molte altre cose come il leak di migliaia di documenti di Anthropic che hanno portato a conoscere non solo direzioni strategiche ma anche mezzo milione di righe di codice. L'editoriale di oggi invece è dedicato ai cinquant'anni di Apple: a chi era e chi sarà. Buona lettura!

Sei nella versione free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
gray crt tv on white table

Felice (?) compleanno, Apple


La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

Continua a leggere


Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Business
SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

E una è andata

SpaceX è stata quindi la prima a depositare l'IPO, all'interno di un trio che si completa con Anthropic e OpenAI...
[solo per supporter]

OpenAI chiude il finanziamento più grande della Silicon Valley


Startup
OpenAI ha chiuso un aumento di capitale da 122 miliardi di dollari (record storico) che valuta la società 852 miliardi in vista di una possibile quotazione in Borsa entro la fine dell’anno. I principali sottoscrittori sono Amazon, Nvidia e SoftBank, con 110 miliardi complessivi, mentre oltre 3 miliardi arrivano da investitori facoltosi raggiunti tramite le banche. La società entrerà anche in alcuni fondi di investimento (ETF) gestiti dalla famosa ARK Invest. I nuovi fondi serviranno soprattutto a sostenere i costi dei chip per addestrare e far funzionare i modelli AI.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Il lancio di Artemis II è partito con successo


Spazio
La missione Artemis II della NASA è partita dal Kennedy Space Center in Florida stanotte intorno alle 00:30 ora italiana, con quattro astronauti a bordo della capsula Orion, spinta dal razzo SLS, cioè Space Launch System. L’equipaggio, formato da tre statunitensi e da un canadese, è entrato in orbita terrestre e vi resterà per circa 25 ore per verificare i sistemi di bordo prima della traiettoria verso la Luna. Il volo durerà 10 giorni: il mezzo passerà attorno alla Luna, arriverà fino a circa 6.400 chilometri oltre e poi rientrerà con ammaraggio nell’oceano Pacifico. L'obiettivo è validare l'ambiente di atterraggio lunare e l'integrità dei sitemi per permettere, durante Artemis III, di mettere piede sulla Luna dopo 52 anni.
~
Fonte: AP News
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Trapelato il nuovo modello ultra potente di Anthropic: Mythos


Intelligenza Artificiale
Un errore di configurazione del sistema che gestisce i contenuti di Anthropic ha reso accessibili quasi 3.000 risorse non pubblicate. Tra i materiali emersi c'è una bozza di blog post su Claude Mythos, descritto internamente come il modello più potente mai realizzato dall’azienda, più grande e più capace della linea Opus, oggi al vertice dell’offerta sopra Sonnet e Haiku. Il testo fa pensare all’arrivo di una nuova categoria separata sopra Opus e riporta anche il nome alternativo "Capybara". Nella bozza compare infine un riferimento a grossi rischi di sicurezza informatica legati al rilascio del modello, a causa delle sue altissime competenze nel campo cyber.
~
Fonte: Testing Catalog
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Uber e WeRide avviano ufficialmente i robotaxi completamente autonomi a Dubai


Robotica
A Dubai Uber e WeRide hanno avviato un servizio di robotaxi completamente autonomi, prenotabili via app senza conducente né addetto di sicurezza a bordo, dopo una fase di test gratuita partita a dicembre con operatore umano. Il servizio copre varie aree della città, compresi distretti commerciali e industriali, ed è stato autorizzato il mese scorso dalla Roads and Transport Authority, l’ente che regola i trasporti locali. Uber integra i veicoli di WeRide nella propria piattaforma, mentre la gestione operativa delle flotte è affidata a un'azienda locale.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Meta sta testando Intagram Plus in vari paesi


Privacy
Meta sta testando Instagram Plus, una versione a pagamento di Instagram per ora disponibile solo in Filippine, Giappone e Messico a circa 2 dollari al mese. Il test, anticipato da Meta a gennaio come parte di un piano più ampio su formule premium per social e messaggistica, include funzioni che ampliano il controllo sulle storie, fra cui la possibilità di visualizzarle in via anonima, vedere quante persone la guardano due volte, creare gruppi di pubblico aggiuntivi oltre a follower e Amici più stretti, estenderne la durata e una ricerca avanzata degli spettatori di una storia.
~
Fonte: 9to5Mac
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Le scorte di elio dei produttori di chip sudcoreani dureranno fino a giugno


Business
I produttori sudcoreani di chip, tra cui Samsung Electronics e SK Hynix, avrebbero scorte di elio sufficienti fino a giugno, quindi senza carenze immediate ma pur sempre a rischio. Il disagio è dovuto all’aumento dei prezzi a causa delle interruzioni delle operazioni sul gas in Qatar, dopo l’escalation militare che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. L’elio è usato nella fabbricazione dei semiconduttori e il Qatar è tra i principali fornitori mondiali. Secondo fonti governative e industriali, le riserve coprono da quattro a sei mesi, mentre alcuni fornitori stanno aumentando gli acquisti dagli Stati Uniti e accettando sovrapprezzi per ridurre il rischio di interruzioni se il conflitto dovesse durare più a lungo.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Se continua la guerra

Il conflitto non è come tanti altri che vediamo nel mondo perché i paesi arabi di quella zona hanno sia snodi che...
[solo per supporter]

Il Garante per la Privacy sanziona Intesa Sanpaolo per 31,8 milioni di euro


Privacy
L’indagine, iniziata dopo un data breach notificato a luglio 2024, ha accertato che un dipendente ha consultato senza motivo le informazioni bancarie di 3.573 clienti con oltre 6.600 accessi tra febbraio 2022 e aprile 2024. Secondo l’autorità, la banca non aveva controlli adeguati per rilevare accessi anomali, anche su clienti più esposti come soggetti con incarichi pubblici. Il Garante ha inoltre contestato una notifica incompleta e tardiva dell’incidente e la comunicazione ai clienti solo dopo un suo intervento nel novembre 2024.
~
Fonte: Il Sole 24 Ore

Leggi tutto

Mistral rilascia un nuovo modello open source per la generazione vocale


Intelligenza Artificiale
La francese Mistral ha presentato Voxtral TTS, un modello open source di sintesi vocale pensato per assistenti vocali e applicazioni aziendali come vendite, relazione con i clienti e supporto. Entra così in concorrenza con gruppi come ElevenLabs, Deepgram e OpenAI, ma con la differenza che Voxtral è specializzata in nove lingue, tra cui italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, hindi e arabo. Secondo l’azienda può ricreare una voce personalizzata con meno di cinque secondi di campione audio. È basato su Ministral 3B, modello leggero che funziona anche su smartphone, laptop o smartwatch, e rientra nella strategia con cui Mistral vuole costruire una piattaforma completa per testo, audio e immagini.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Perché è importante?

In Europa spesso soffriamo il lavoro anche solo testuale nella nostra lingua, non abbiamo ancora il livello di...
[solo per supporter]

Il CERN ha effettuato la prima consegna di antimateria con un camion


Scienza
Il CERN ha completato il primo trasporto su strada di antimateria dimostrando che un campione di 92 antiprotoni (particelle con la stessa massa dei protoni ma carica opposta) può restare confinato durante il viaggio senza annichilirsi a contatto con la materia. Il test si è svolto su circa 10 chilometri dentro il campus usando una trappola portatile criogenica di Penning, che blocca particelle cariche con campi magnetici ed elettrici, mantenuta a -268 gradi Celsius. L’obiettivo è portare gli antiprotoni fuori dalle aree del CERN soggette a disturbi, così da migliorare la precisione degli esperimenti sulle simmetrie fondamentali da 100 a 1.000 volte.
~
Fonte: ScienceAlert
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Wikipedia vieta i contenuti generati dall'IA


Intelligenza Artificiale
La comunità che gestisce Wikipedia in lingua inglese ha aggiornato le proprie regole interne vietando l’uso dei grandi modelli linguistici per scrivere nuove voci o riscrivere contenuti già presenti, dopo un dibattito interno e una votazione tra gli editor. La comunità ritiene che questi sistemi entrino spesso in conflitto con i principi centrali dell’enciclopedia, basati su verificabilità delle fonti e gestione umana del contenuto. Restano ammesse solo due eccezioni: traduzioni e correzioni minime di forma su testi scritti dagli editor, ma solo dopo revisione umana e senza aggiungere informazioni proprie o alterare il senso del testo.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

La storia dietro al più grande affare mai concluso da Google: l'acquisizione di DeepMind


wsj.com (eng)

Il crollo improvviso del prodotto più pubblicizzato di OpenAI dai tempi di ChatGPT


wsj.com (eng)

Incontra la startup che ha usato l'IA e OpenClaw per automatizzare i suoi sviluppatori


wsj.com (eng)

Apple compie 50 anni: come una startup nata in un garage è diventata un colosso da 3,5mila miliardi di dollari


latimes.com (eng)

Notizie veloci


Della settimana, in lingua inglese.

OpenAI accantona "a tempo indeterminato" i piani per il ChatGPT erotico


arstechnica.com (eng)

L'impennata del numero di utenti di Waymo in un grafico


techcrunch.com (eng)

Trapelata la Dynamic Island del prossimo iPhone 18 Pro (foto)


macrumors.com (eng)

Donna del Kentucky rifiuta un'offerta di 26 milioni di dollari per trasformare la sua fattoria in un data center


techcrunch.com (eng)

Secondo alcune indiscrezioni, l'iPhone 18 Pro non sarà disponibile in colorazione nera


macrumors.com (eng)

Oltre l'iPhone: Apple ha nuovi prodotti "pronti" per una sorpresa in primavera


geeky-gadgets.com (eng)

Anthropic ha rimosso migliaia di repository GitHub che tentavano di estrarre il suo codice sorgente trapelato


techcrunch.com (eng)

Beehiiv si espande nel mondo dei podcast, puntando a competere con Patreon


techcrunch.com (eng)

Tool della settimana

Clico


Questa è un'estensione gratuita per Chrome e funziona così: ogni volta che clicchi su un campo di testo puoi premere "CMD+O" per far apparire un chatbot che scrive al posto tuo oppure riguarda ciò che scrivi o ciò che è scritto sulla pagina.

Link: tryclico.com

Video della settimana

youtube.com/embed/ukWwV5peW14?…

Come la Cina gioca a lungo termine contro Trump


Questo bellissimo e completo servizio di Bloomberg dà una panoramica chiara sull'attualissima gara Cina-USA spiegando tanti dettagli di cui non si parla ogni giorno.

Vedi video su youtube.com (eng - 10:33)


Felice (?) compleanno, Apple


La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

Io sono un bambino di nove anni ma sono affascinato dal contenitore trasparente che lascia intravedere chip e schede. In generale mi appare come un oggetto da ricchi e penso «Non lo avrò mai».

Infatti ho dovuto aspettare undici anni prima di comprare il primo Mac, e ho dovuto aspettare di imparare a programmare, fare siti web per altri e farmi pagare, perché la paghetta di una famiglia che abita alle case popolari non basta.

Prima però ci sono stati il mio primo iPod e l'iPad Mini, oltre che l'iPhone 5, che ha inaugurato il mio "lignaggio" personale (l'iPod era acquistabile ma per gli altri due ho dovuto fare altri siti web). La moneta di scambio dunque per ottenere questi device era parlare la loro stessa lingua, o linguaggio.

Perché ci piace Apple? E perché non ci piace Apple?

Negli anni ho capito che chi ama Apple lo fa per una questione di usabilità e design: l'attenzione maniacale ad ogni singolo dettaglio non è solo un piacere al momento dell'utilizzo ma è anche espressiva di una vision nella quale gli utenti si adagiano e spesso si identificano. A chi non piace Apple semplicemente non interessa la parte di design o banalmente ha altri gusti.

Sono cambiate tante cose dalla dipartita di Jobs. È evidente che la sua ossessione non sia replicabile e, come spesso accade con le figure geniali e carismatiche, chi viene dopo difficilmente riesce a gestire tutte le sfide.

Infatti, possiamo dirlo, Apple ha fatto molto male con l'intelligenza artificiale — quasi non poteva fare peggio: non ha un LLM proprietario e non sappiamo se ce lo avrà mai; quando l'IA ha preso piede tutti i suoi team interni funzionavano a compartimenti stagni mentre l'IA deve integrarsi con tutto e tutti (nel loro caso, Siri) quindi prima ancora di scrivere codice hanno dovuto ristrutturare tutti i reparti con anche tanti licenziamenti; e poi, hanno venduto un'intera linea di iPhone 16 sulla promessa di un Siri AI a marzo 2025 che non è mai arrivato, poi lo hanno promesso a marzo 2026 (dopo una class action da parte di chi ha acquistato iPhone 16) e non è arrivato — oggi mentre scrivo l'editoriale, stiamo tutti sperando di vedere qualcosa a settembre.

Jobs era molto bravo a immaginarsi il futuro: vedeva un trend e la sua mente sognava dispositivi e servizi, fino a concretizzarli. Non è una considerazione nostalgica, più un'osservazione sulla leadership: tutti sapevano che OpenAI e DeepMind stavano iniziando ad addestrare i loro modelli molti anni prima della diffusione main stream di queste tecnologie (con GPT-3.5, novembre 2022): perché il management di Apple non ha individuato la natura completamente disruptive e rivoluzionaria di questa nuova tecnologia e non ha lavorato sui rischi della loro competitività? Perché si è ritrovata solo due anni fa a ristrutturare i dipartimenti per farli parlare fra di loro? Queste sono aziende che dietro hanno le agenzie di advisory più grandi al mondo ed eserciti di analisti. Che cosa è successo?

La risposta non la conosciamo, Apple non si espone, e tutto quello che sappiamo ci arriva dalle poche esclusive interviste del Wall Street Journal che abbiamo condiviso e commentato insieme l'anno scorso.

Sta di fatto che il futuro prossimo è fatto di wearable e di agenti AI — possiamo davvero ridurre tutto a questi due grandi elementi. Significa che i prodotti di punta saranno in gran parte occhiali, auricolari e pin, mentre gli agenti AI sfideranno i designer (come me) a pensare a un nuovo modo di creare interfacce, fatte di conversazioni vocali e non.

Se la vediamo da questo punto di vista, Apple purtroppo, di nuovo, è messa male: non ha smart glasses ma solo i dati di utilizzo e vendita del Vision Pro, che non ha compiaciuto i mercati; non ci sono progetti di pin (le spille) mentre gli AirPods si stanno muovendo verso una versione AI, sì, ma il problema è che è l'AI stessa nemmeno esiste. Attualmente c'è un team che sta lavorando sulla parte di foundational models per cercare di creare un LLM proprietario ma tutta l'infrastruttura del nuovo Siri si appoggia a Gemini, e inoltra le richieste a ChatGPT e altri quando la domanda è troppo complessa.

C'è davvero ancora una grande eccellenza nel design e nell'usabilità di Apple, mentre vedo molti buchi a livello di strategia e di business (che però intaccano anche il design). Il mondo del software è cresciuto così tanto che non si tratta più di scegliere tra design skewmorphic o flat, ma di immaginarsi come un'intelligenza tanto artificiale quanto complicata possa assistere una persona. È come prendere un organismo senziente, in grado di parlare e di compiere task fuori dalla nostra portata, e farlo "vivere" all'interno di un contenitore.

La storia ha visto grandi colossi crollare per mancanza di tempismo, e lo abbiamo visto anche recentemente con Intel, che non è stata fatta fuori perché è stata salvata dall'amministrazione Trump, ma che ci è andata molto vicino. Onestamente penso che Apple si rimetterà in carreggiata, perché partner come Google e OpenAI non gli stanno chiudendo la porta in faccia. Quello di cui ha bisogno adesso è di tanta forza e precisione, perché quando lancerà i suoi primi smart glasses dovrà competere con i Meta Ray-Ban Display, che già oggi contano una lunga permanenza sul mercato; quando lancerà Siri AI dovrà competere con ChatGPT, Claude e Gemini; quando lancerà il suo primo pin o auricolare dovrà competere con OpenAI, che ne sta disegnando uno proprio con il designer storico di Apple Jony Ive.

La strada è tortuosa ma questo nuovo livello di complessità tecnologica è una sfida per tutti. Buon compleanno Apple.


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Felice (?) compleanno, Apple


Un'azienda che ha dato tanto e alla quale oggi viene chiesto di più.

La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

Io sono un bambino di nove anni ma sono affascinato dal contenitore trasparente che lascia intravedere chip e schede. In generale mi appare come un oggetto da ricchi e penso «Non lo avrò mai».

Infatti ho dovuto aspettare undici anni prima di comprare il primo Mac, e ho dovuto aspettare di imparare a programmare, fare siti web per altri e farmi pagare, perché la paghetta di una famiglia che abita alle case popolari non basta.

Prima però ci sono stati il mio primo iPod e l'iPad Mini, oltre che l'iPhone 5, che ha inaugurato il mio "lignaggio" personale (l'iPod era acquistabile ma per gli altri due ho dovuto fare altri siti web). La moneta di scambio dunque per ottenere questi device era parlare la loro stessa lingua, o linguaggio.

Perché ci piace Apple? E perché non ci piace Apple?

Negli anni ho capito che chi ama Apple lo fa per una questione di usabilità e design: l'attenzione maniacale ad ogni singolo dettaglio non è solo un piacere al momento dell'utilizzo ma è anche espressiva di una vision nella quale gli utenti si adagiano e spesso si identificano. A chi non piace Apple semplicemente non interessa la parte di design o banalmente ha altri gusti.

Sono cambiate tante cose dalla dipartita di Jobs. È evidente che la sua ossessione non sia replicabile e, come spesso accade con le figure geniali e carismatiche, chi viene dopo difficilmente riesce a gestire tutte le sfide.

Infatti, possiamo dirlo, Apple ha fatto molto male con l'intelligenza artificiale — quasi non poteva fare peggio: non ha un LLM proprietario e non sappiamo se ce lo avrà mai; quando l'IA ha preso piede tutti i suoi team interni funzionavano a compartimenti stagni mentre l'IA deve integrarsi con tutto e tutti (nel loro caso, Siri) quindi prima ancora di scrivere codice hanno dovuto ristrutturare tutti i reparti con anche tanti licenziamenti; e poi, hanno venduto un'intera linea di iPhone 16 sulla promessa di un Siri AI a marzo 2025 che non è mai arrivato, poi lo hanno promesso a marzo 2026 (dopo una class action da parte di chi ha acquistato iPhone 16) e non è arrivato — oggi mentre scrivo l'editoriale, stiamo tutti sperando di vedere qualcosa a settembre.

Jobs era molto bravo a immaginarsi il futuro: vedeva un trend e la sua mente sognava dispositivi e servizi, fino a concretizzarli. Non è una considerazione nostalgica, più un'osservazione sulla leadership: tutti sapevano che OpenAI e DeepMind stavano iniziando ad addestrare i loro modelli molti anni prima della diffusione main stream di queste tecnologie (con GPT-3.5, novembre 2022): perché il management di Apple non ha individuato la natura completamente disruptive e rivoluzionaria di questa nuova tecnologia e non ha lavorato sui rischi della loro competitività? Perché si è ritrovata solo due anni fa a ristrutturare i dipartimenti per farli parlare fra di loro? Queste sono aziende che dietro hanno le agenzie di advisory più grandi al mondo ed eserciti di analisti. Che cosa è successo?

La risposta non la conosciamo, Apple non si espone, e tutto quello che sappiamo ci arriva dalle poche esclusive interviste del Wall Street Journal che abbiamo condiviso e commentato insieme l'anno scorso.

Sta di fatto che il futuro prossimo è fatto di wearable e di agenti AI — possiamo davvero ridurre tutto a questi due grandi elementi. Significa che i prodotti di punta saranno in gran parte occhiali, auricolari e pin, mentre gli agenti AI sfideranno i designer (come me) a pensare a un nuovo modo di creare interfacce, fatte di conversazioni vocali e non.

Se la vediamo da questo punto di vista, Apple purtroppo, di nuovo, è messa male: non ha smart glasses ma solo i dati di utilizzo e vendita del Vision Pro, che non ha compiaciuto i mercati; non ci sono progetti di pin (le spille) mentre gli AirPods si stanno muovendo verso una versione AI, sì, ma il problema è che è l'AI stessa nemmeno esiste. Attualmente c'è un team che sta lavorando sulla parte di foundational models per cercare di creare un LLM proprietario ma tutta l'infrastruttura del nuovo Siri si appoggia a Gemini, e inoltra le richieste a ChatGPT e altri quando la domanda è troppo complessa.

C'è davvero ancora una grande eccellenza nel design e nell'usabilità di Apple, mentre vedo molti buchi a livello di strategia e di business (che però intaccano anche il design). Il mondo del software è cresciuto così tanto che non si tratta più di scegliere tra design skewmorphic o flat, ma di immaginarsi come un'intelligenza tanto artificiale quanto complicata possa assistere una persona. È come prendere un organismo senziente, in grado di parlare e di compiere task fuori dalla nostra portata, e farlo "vivere" all'interno di un contenitore.

La storia ha visto grandi colossi crollare per mancanza di tempismo, e lo abbiamo visto anche recentemente con Intel, che non è stata fatta fuori perché è stata salvata dall'amministrazione Trump, ma che ci è andata molto vicino. Onestamente penso che Apple si rimetterà in carreggiata, perché partner come Google e OpenAI non gli stanno chiudendo la porta in faccia. Quello di cui ha bisogno adesso è di tanta forza e precisione, perché quando lancerà i suoi primi smart glasses dovrà competere con i Meta Ray-Ban Display, che già oggi contano una lunga permanenza sul mercato; quando lancerà Siri AI dovrà competere con ChatGPT, Claude e Gemini; quando lancerà il suo primo pin o auricolare dovrà competere con OpenAI, che ne sta disegnando uno proprio con il designer storico di Apple Jony Ive.

La strada è tortuosa ma questo nuovo livello di complessità tecnologica è una sfida per tutti. Buon compleanno Apple.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di sabato 4 aprile 2026


L'Iran abbatte un caccia USA mentre Trump nomina Vance "zar delle frodi" contro gli stati democratici. Proposto bilancio record da 1.500 miliardi per la Difesa

Questa è la rassegna stampa di sabato 4 aprile 2026

Un caccia americano abbattuto dall'Iran durante le operazioni militari


L'Iran ha abbattuto un F-15E Strike Eagle americano nel suo spazio aereo, costringendo l'equipaggio a lanciarsi con il paracadute e dando inizio a una missione di ricerca e soccorso. Uno dei due membri dell'equipaggio è stato recuperato, mentre due elicotteri di soccorso sono stati colpiti dal fuoco iraniano durante le operazioni. Un secondo aereo A-10 Warthog si è schiantato nel Golfo Persico in un incidente separato.

Fonti: Financial Times, The Hill, BBC

Trump nomina Vance "zar delle frodi" per una campagna contro gli stati democratici


Il presidente Trump ha nominato il vicepresidente JD Vance come "zar delle frodi" per guidare una campagna contro presunte irregolarità negli stati democratici. Trump ha dichiarato su Truth Social che il problema delle frodi è "massiccio e pervasivo", mentre le autorità hanno già annunciato una serie di arresti in California. L'iniziativa è stata criticata dai democratici come priva di fondamento.

Fonti: The Guardian, The Guardian

Trump propone un bilancio della Difesa da 1.500 miliardi di dollari per il 2027


L'amministrazione Trump ha richiesto al Congresso un aumento del 42% della spesa per la difesa, portandola a 1.500 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2027. Contemporaneamente, il presidente propone tagli del 10% a tutte le altre spese governative. La proposta include anche 152 milioni di dollari per ripristinare Alcatraz come prigione federale.

Fonti: Semafor, The Hill, New York Times

Più di venti procuratori generali democratici fanno causa a Trump per le restrizioni al voto postale


Oltre venti procuratori generali democratici hanno presentato una causa per contestare l'ordine esecutivo di Trump che limita il voto per corrispondenza. L'ordine dirige il Servizio Postale degli Stati Uniti a non inviare schede elettorali per posta a persone non presenti in una lista predeterminata di cittadini idonei. I democratici sostengono che si tratta di un tentativo incostituzionale di privare del diritto di voto i cittadini.

Fonti: The Guardian, The Hill, BBC

Trump ordina il pagamento di tutti i dipendenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale durante lo shutdown


Il presidente ha emesso un ordine esecutivo che garantisce stipendi e benefici a tutti i dipendenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale durante il parziale shutdown del governo, ora al 49° giorno. L'ordine, intitolato "Liberare il Dipartimento di Sicurezza Nazionale dallo Shutdown causato dai Democratici", è simile a quello emesso la scorsa settimana per i dipendenti della TSA.

Fonti: The Guardian, The Hill, Bloomberg

Il rapporto sui posti di lavoro di marzo supera le aspettative con 178.000 nuove posizioni


L'economia americana ha aggiunto 178.000 posti di lavoro a marzo, superando le previsioni degli analisti. Il tasso di disoccupazione è sceso dopo la fine di uno sciopero nel settore sanitario e il miglioramento delle condizioni meteorologiche invernali. I dati mostrano un mercato del lavoro più forte del previsto, fornendo un quadro positivo dell'economia sotto la nuova amministrazione.

Fonti: New York Times

L'intelligence americana riferisce che l'Iran sta riparando rapidamente i bunker missilistici


Secondo i rapporti dell'intelligence statunitense, l'Iran sta riparando velocemente le sue installazioni missilistiche danneggiate negli attacchi precedenti. Questi rapporti gettano dubbi su quanto sia vicino l'obiettivo americano di distruggere la capacità missilistica iraniana, un elemento chiave nella strategia militare. La rapidità delle riparazioni solleva preoccupazioni sulla durata degli effetti dei bombardamenti.

Fonti: New York Times

Il senatore repubblicano Curtis chiede la fine delle operazioni in Iran senza dichiarazione di guerra formale


Il senatore John Curtis (R-Utah) ha dichiarato che non sosterrà l'offensiva militare USA-Israele in Iran se il conflitto raggiungerà i 60 giorni senza l'approvazione del Congresso. Curtis cita la Risoluzione sui Poteri di Guerra del 1973 che limita il periodo di tempo del presidente per rispondere alle "minacce emergenti" senza autorizzazione congressuale. La sua posizione evidenzia le crescenti tensioni all'interno del Partito Repubblicano riguardo al conflitto.

Fonti: The Hill

L'arcivescovo militare americano questiona la giustezza morale della guerra in Iran


L'arcivescovo Timothy Broglio, capo di tutti i cappellani cattolici nelle forze armate statunitensi, ha messo in dubbio la campagna militare americana in Iran dicendo che "sotto la teoria della guerra giusta - non lo è". Broglio ha dichiarato alla CBS News che, mentre l'Iran "era una minaccia con armi nucleari", fare guerra allo stato teocratico costituisce "compensare una minaccia prima che la minaccia si realizzi effettivamente".

Fonti: The Guardian

La NASA pubblica le prime foto della Terra dalla missione Artemis II verso la Luna


La NASA ha rilasciato le prime immagini spettacolari della Terra scattate dalla missione Artemis II, la prima missione dal 1972 a portare persone intorno alla Luna. Le foto sono state scattate il terzo giorno della missione dal comandante Reid Wiseman a bordo della capsula Orion. Le immagini mostrano la Terra in tutto il suo splendore mentre l'equipaggio si dirige verso la Luna, segnando un momento storico per l'esplorazione spaziale americana.

Fonti: New York Times, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come la guerra in Iran sta indebolendo Trump


Il presidente perde consenso tra giovani, latinos e indipendenti. I prezzi della benzina salgono di un dollaro al gallone e i tassi sui mutui tornano sopra il 6,5%

Donald Trump ha tenuto mercoledì sera un raro discorso alla nazione per difendere la guerra aerea in Iran, promettendo che i bombardamenti finiranno "in due o tre settimane" e che l'economia americana ne uscirà rafforzata. Ma i numeri raccontano una storia diversa: il gradimento del presidente è sceso al 39% nella media di Nate Silver, il punto più basso del suo secondo mandato, con alcuni sondaggi di alta qualità che lo collocano ancora più in basso, in una zona che ricorda i livelli di George W. Bush dopo l'uragano Katrina.

Il discorso, scrive Peter Hamby su Puck, è stato di per sé un'ammissione di debolezza politica. Trump non gioca più in attacco. Ha chiesto pazienza e spirito di sacrificio agli americani, un appello che contraddice l'intera carriera politica di un presidente costruito sulla promessa di risultati immediati. Ha assicurato che i prezzi della benzina scenderanno, che lo Stretto di Hormuz "si riaprirà naturalmente" e che le azioni in borsa, in calo di oltre il 4% dall'inizio del conflitto, "risaliranno rapidamente".

I dati economici, però, vanno nella direzione opposta. Il prezzo medio della benzina è salito di oltre un dollaro al gallone dall'inizio della guerra. In Stati chiave come Michigan, Arizona e Nevada, che Trump conquistò promettendo di abbassare i prezzi, la benzina supera ora i 4 dollari al gallone. I futures sul petrolio sono aumentati di oltre il 60% nell'ultimo mese e hanno continuato a salire giovedì, dopo che il discorso presidenziale non è riuscito a calmare i timori sull'impatto economico del conflitto. Secondo il Wall Street Journal, i prezzi a marzo sono cresciuti di 43,96 dollari al barile, l'aumento mensile più alto da quando i futures sul greggio West Texas Intermediate hanno iniziato a essere negoziati nel 1983.

Le conseguenze si estendono oltre il petrolio. L'aumento dei costi dei fertilizzanti costringe gli agricoltori americani, già alle prese con l'incertezza dei dazi, a ridurre le coltivazioni di mais e grano. I tassi sui mutui a 30 anni, che stavano finalmente scendendo prima della guerra e avvicinavano l'acquisto di una casa a chi ne era escluso dalla pandemia in poi, sono tornati sopra il 6,5% a causa dei timori di inflazione. "Non riusciamo a occuparci degli asili nido", ha detto Trump durante un pranzo pasquale a porte chiuse, poche ore prima del discorso. "Stiamo combattendo guerre".

Il gradimento del presidente sull'economia è negativo di 23 punti. Quello sull'inflazione lo è di 32 punti, un dato peggiore di quello registrato da Joe Biden quando lasciò l'incarico. Un sondaggio Harvard/Harris di questa settimana ha rivelato che più elettori preferiscono la gestione economica di Biden a quella di Trump. Nella stessa rilevazione la grande maggioranza degli intervistati attribuisce il caro vita al presidente in carica, non al suo predecessore.

Ciò che rende la situazione di Trump diversa da quella di altri presidenti in difficoltà è che la crisi è in gran parte autoinflitta. Il conflitto in Iran è una scelta che nessuno nel mondo chiedeva, lanciata in un anno elettorale, e rappresenta una rottura con due promesse centrali della campagna del 2024: porre fine alle costose avventure militari all'estero e rendere la vita più accessibile per gli americani. Poco più di un mese fa, nel discorso sullo Stato dell'Unione, Trump aveva promesso di abbassare i prezzi al supermercato, ridurre i costi dei farmaci, rendere le case più accessibili e contenere le tariffe energetiche, vantandosi che la benzina costava "solo 2,30 dollari al gallone nella maggior parte degli Stati".

Il malcontento attraversa anche il mondo conservatore. Bradley Devlin, caporedattore politico del Daily Signal, testata di orientamento conservatore, ha scritto su X che milioni di americani avrebbero sostenuto con entusiasmo l'agenda di politica interna di Trump, ma che "nessuno se la ricorda più. È stato tutto stravolto". Il suo post è stato condiviso da Raheem Kassam, direttore del National Pulse e comproprietario del Butterworth's, il locale di Capitol Hill frequentato da funzionari e sostenitori del presidente. Kassam ha diffuso i sondaggi negativi sulla guerra, tra cui la media di RealClearPolitics che mostra un 54% di americani contrari al conflitto, con una tendenza in peggioramento.

I sondaggi indicano che circa l'80% dei repubblicani sostiene ancora la guerra. Ma i repubblicani da soli non bastarono a eleggere Trump. La vittoria del 2024 su Kamala Harris fu costruita sugli elettori indecisi, i padri di famiglia delle periferie, gli indipendenti, i giovani uomini e i latinos. Quei consensi si stanno dissolvendo. Secondo SocialSphere, un anno fa il 55% degli uomini tra i 18 e i 29 anni approvava Trump. Prima della guerra il dato era sceso al 45%. Ora è al 38%. Il gradimento tra gli elettori latinos è al 32%, secondo un sondaggio YouGov/Economist. Tra gli indipendenti è crollato al 22%, con un sostegno alla guerra ancora più basso.

Sono numeri che Hamby definisce "calamitosi" per un presidente a poco più di un anno dall'insediamento, alla vigilia delle elezioni di metà mandato di novembre. Trump ha fatto la cosa che in politica non si dovrebbe mai fare: ha guardato gli elettori negli occhi, ha fatto promesse e poi le ha infrante.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il mercato del lavoro Usa riparte a marzo: 178 mila posti in più, disoccupazione scende al 4,3%


Dopo il calo di febbraio, le nuove assunzioni accelerano oltre le attese. Sanità, costruzioni e trasporti trainano la ripresa, mentre continua la contrazione dei posti di lavoro nel governo federale.

Il mercato del lavoro statunitense è tornato a crescere con forza a marzo, con 178 mila nuovi posti di lavoro creati e un tasso di disoccupazione sceso al 4,3 per cento. Dopo la frenata di febbraio, il nuovo dato segna quindi un rimbalzo superiore alle attese degli economisti e offre una prima fotografia della tenuta dell’occupazione nel mese in cui è iniziata la guerra in Iran. Le imprese hanno assunto quasi 3 volte più del previsto, nonostante un contesto ancora segnato da forte incertezza economica. Il dato suggerisce che, almeno per ora, il mercato del lavoro americano abbia assorbito il primo contraccolpo. Resta però da capire se riuscirà a mantenere questo ritmo anche nei prossimi mesi.
Il mercato del lavoro USA

A trainare la crescita di marzo è stata ancora una volta la sanità, con 76 mila posti di lavoro in più, oltre un terzo del totale. Sul dato ha inciso anche il rientro di parte del personale dopo la fine di uno sciopero in California. Hanno contribuito anche le costruzioni, con 26 mila posti in più, i trasporti e la logistica, con 21 mila, il manifatturiero, con 15 mila, e il settore del tempo libero e dell’ospitalità, con 44 mila occupati in più. Continua invece la contrazione dell’occupazione nel governo federale. A marzo sono andati persi altri 18 mila posti, portando il calo complessivo a 355 mila dall’ottobre 2024, pari a una riduzione dell’11,8% rispetto al picco di allora.

Le revisioni dei mesi precedenti restituiscono un quadro più misto. A febbraio l’economia ha perso 133 mila posti di lavoro, 41 mila in più rispetto alla prima stima, in un mese condizionato da uno sciopero nel settore sanitario e dal maltempo invernale. Gennaio è stato invece rivisto al rialzo, da 126 mila a 160 mila posti di lavoro creati. Accanto ai segnali di forza emergono però anche elementi di debolezza. I salari orari medi nel settore privato sono saliti del 3,5% su base annua, il ritmo più lento dal 2021 e appena sufficiente a tenere il passo dell’inflazione. Su base mensile, l’aumento è stato dello 0,2%. La settimana lavorativa media si è inoltre accorciata a 34,2 ore, un dato che può tradursi in retribuzioni complessive più basse.

Anche la partecipazione al mercato del lavoro mostra qualche segnale di rallentamento. La quota di persone tra i 25 e i 54 anni che lavorano o cercano un impiego è scesa leggermente all’83,8%, dopo una lunga fase di stabilità. Il tasso di assunzione, già a febbraio, era sceso su livelli che non si vedevano dal 2020. Per questo anche il calo della disoccupazione va letto con cautela, perché nello stesso mese si è ridotta anche la forza lavoro. Sul fronte opposto, però, i licenziamenti restano contenuti. Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione da parte dei lavoratori licenziati sono vicine ai minimi degli ultimi due anni, segno che molte aziende continuano a trattenere il personale dopo le difficoltà incontrate nel ricostruire gli organici nel periodo successivo alla pandemia.

Il rapporto segnala un calo nei tassi di disoccupazione di diversi gruppi demografici ed etnici, ma il dato che appare più chiaramente in diminuzione a marzo è quello dei lavoratori di origine asiatica, sceso al 3,7% dal 4,8% precedente. Per gli altri gruppi principali, il quadro mensile resta più stabile, pur con alcune oscillazioni.

Resta però aperto, però, il nodo dell’effetto della guerra in Iran. I dati di marzo precedono in buona parte l’impatto più ampio che il rialzo dei prezzi dell’energia potrebbe avere sull’economia globale. Se il petrolio dovesse restare su livelli elevati, il rischio sarebbe quello di un doppio colpo: meno occupazione e più inflazione. In altre parole, uno scenario di stagflazione. Il dato di marzo restituisce quindi l’immagine di un mercato del lavoro ancora resiliente nelle prime settimane del conflitto. La vera incognita, adesso, è capire se questa tenuta basterà a reggere gli effetti più duraturi della guerra e del rincaro energetico.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Caccia Usa abbattuto in Iran, corsa contro il tempo per trovare l’equipaggio


Fonti giornalistiche e media iraniani riferiscono che un caccia americano è stato colpito durante un raid sul Paese, uno dei due membri dell'equipaggio è stato tratto in salvo. Si tratta del primo velivolo statunitense abbattuto dal fuoco nemico dall’inizio della guerra.

L’Iran ha abbattuto un caccia statunitense durante un attacco aereo sul proprio territorio, in quello che rappresenta il primo episodio del genere dall’inizio della guerra. A bordo del velivolo c’erano due persone e sono in corso operazioni di ricerca e soccorso per tentare di localizzarle prima che vengano intercettate dalle forze iraniane. Per ora non è arrivata una conferma ufficiale della perdita dell’aereo da parte degli Stati Uniti, ma la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riferito che il presidente Donald Trump è stato già informato dell’accaduto.

Jet Usa abbattuto in Iran — analisi

Analisi

Jet Usa abbattuto in Iran, la corsa per trovare l’equipaggio


Ricerca e soccorso, difesa aerea iraniana ancora attiva e nuovi rischi per Washington nel conflitto in corso.

Aggiornamento Uno dei due membri dell'equipaggio è stato tratto in salvo, le ricerche vanno avanti per il secondo.

✈️ Quadro 🚁 Equipaggio ⚠️ Escalation ⛽ Energia

Il quadro

F-15E
Il modello del caccia abbattuto

Primo caso
Si tratta del primo jet Usa abbattuto dal fuoco nemico dall’inizio della guerra


Cosa sappiamo Rottami e seggiolino eiettabile
+

  • I media iraniani hanno diffuso immagini che mostrerebbero rottami del velivolo.
  • Nel materiale diffuso compare anche uno dei seggiolini eiettabili.


Perché pesa sul conflitto Mette in dubbio la tesi di una difesa aerea iraniana già neutralizzata
+

Missili, droni, difese costiere e sistemi antiaerei iraniani non sarebbero stati ridotti nella misura più volte descritta dalla Casa Bianca.

La ricerca dell’equipaggio

1 salvato
Uno dei due membri dell’equipaggio è stato tratto in salvo

1 disperso
Le ricerche proseguono per localizzare il secondo


La finestra di recupero La priorità è arrivare prima delle forze iraniane nella zona dell’abbattimento
+

E' una vera e propria corsa contro il tempo. La tv di Stato iraniana ha invitato i civili presenti nell’area a cercare i membri dell’equipaggio, promettendo una ricompensa a chi li avesse trovati vivi e consegnati alle forze di sicurezza.

Mezzi citati Elicotteri nell’area e, secondo una ricostruzione, un C-130 americano
+

  • Elicotteri presenti nella zona.
  • Un velivolo che sarebbe finito sotto il fuoco e si sarebbe ritirato.
  • Coinvolgimento anche di un Hercules C-130 statunitense, secondo una delle ricostruzioni.


Indizi sul terreno Paracadute segnalato e immagini compatibili con un recupero in corso
+

  • Segnalazione del ritrovamento di un paracadute.
  • Presenza di elicotteri compatibile con operazioni di recupero.
  • La nazionalità dei mezzi presenti resta non confermata.


Perché complica Washington

5 settimane
L'abbattimento è avvenuto a 5 settimane dall’inizio della guerra

1.500 miliardi
La cifra che la Casa Bianca vuole chiedere al Congresso per la difesa nel 2027


Il nodo politico e militare L’episodio rafforza l’idea che Teheran resti una minaccia concreta per le forze americane
+

L’abbattimento mostra infatti che l’Iran conserva la capacità di colpire velivoli statunitensi e complica ulteriormente la posizione diplomatica di Washington.


La spinta alla spesa militare Il piano di Trump è accompagnato da tagli ad agenzie civili e sanità
+

L’Amministrazione Trump intende accompagnare l’aumento della spesa per il Pentagono con 73 miliardi di dollari di tagli ad agenzie civili e con maggiori risorse per il controllo della frontiera e i rimpatri.

Il fronte energia

20%
Circa un quinto del petrolio mondiale passava dallo Stretto di Hormuz prima dell'inizio del conflitto

CMA CGM Kribi
La prima nave diretta verso l’Europa occidentale che è riuscita ad attraversare indenne lo Stretto di Hormuz


Perché Hormuz conta Blocchi e attacchi stanno già facendo salire i prezzi globali dell’energia
+

Dallo stretto passaggio marittimo prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Il blocco iraniano dello stretto e gli attacchi contro infrastrutture energetiche hanno già spinto in alto i prezzi.


Nuovi danni nel Golfo Kuwait e Abu Dhabi parlano di attacchi a raffinerie, impianti e giacimenti petroliferi
+

  • Droni contro la raffineria di Mina al-Ahmadi in Kuwait.
  • Danneggiato anche un impianto energetico e di desalinizzazione, secondo il governo kuwaitiano.
  • Incendio in un grande giacimento di gas ad Abu Dhabi dopo la caduta di detriti di missili abbattuti.

Nelle ultime ore sono circolati immagini e video che mostrano alcuni rottami del velivolo e almeno uno dei seggiolini eiettabili. Gli elementi visibili fanno pensare a un F-15E, un caccia statunitense con un equipaggio standard di due persone. Nella zona sarebbero presenti elicotteri e almeno un aereo da trasporto militare per la ricerca dell’equipaggio. Secondo alcune segnalazioni, sarebbe stata promessa una ricompensa a chi li trovasse vivi e li consegnasse alle forze di sicurezza.

Una delle ricostruzioni circolate nelle ultime ore sostiene che più mezzi aerei statunitensi abbiano partecipato alle operazioni di ricerca e che uno di loro si sia ritirato dopo essere finito sotto il fuoco. Tuttavia, il Canale 12 israeliano, citando una fonte occidentale, ha poi riferito che uno dei due membri dell’equipaggio americano sarebbe stato salvato ed evacuato dal sud dell’Iran, mentre stanno ancora andando avanti le ricerche per il secondo.

Al di là della sorte dei militari coinvolti, comunque, l’episodio ha un peso politico e militare rilevante. L’abbattimento del jet contraddice infatti una delle principali rivendicazioni dell’Amministrazione Trump, secondo cui la difesa aerea iraniana sarebbe stata ormai neutralizzata e Teheran non avrebbe più avuto la capacità di colpire in questo modo. La vicenda, suggerisce, piuttosto che l’Iran conserva ancora capacità operative significative, dai missili ai droni, fino ai sistemi antiaerei e alle difese costiere. A 5 settimane dall’inizio della guerra, la Repubblica islamica resta quindi una minaccia concreta per le forze americane, non solo sul piano simbolico, ma anche su quello operativo.

La notizia arriva mentre lo scontro tra Stati Uniti e Iran si è ulteriormente intensificato. Negli ultimi giorni Trump ha minacciato di bombardare l’Iran “fino a riportarlo all’età della pietra” e nelle ultime 24 ore i due Paesi si sono scambiati attacchi contro infrastrutture militari e civili nella regione. Ieri gli Stati Uniti hanno colpito un ponte autostradale vicino a Teheran e i media iraniani hanno parlato di 8 morti.

Dall’inizio della guerra, l’Iran ha risposto colpendo raffinerie, petroliere, depositi e altre infrastrutture energetiche nella regione, mentre Israele ha attaccato obiettivi simili in territorio iraniano. A pesare sull’economia globale è soprattutto il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Una stretta che, insieme agli attacchi, ha già contribuito a far salire i prezzi dell’energia.

Nelle stesse ore in cui si diffondeva la notizia dell’abbattimento del caccia americano, sono emerse anche nuove segnalazioni di danni a infrastrutture strategiche nel Golfo. La compagnia Kuwait Petroleum ha dichiarato che droni hanno colpito la raffineria di Mina al-Ahmadi, senza fornire altri dettagli. Il governo kuwaitiano ha, inoltre, accusato l’Iran di aver danneggiato un impianto energetico e di desalinizzazione. Ad Abu Dhabi, invece, le autorità hanno riferito che detriti caduti dopo l’intercettazione di un missile hanno provocato un incendio in un importante giacimento di gas, costringendo alla sospensione delle operazioni.

In questo quadro, Trump ha rilanciato la minaccia di colpire nuove infrastrutture energetiche iraniane, avvertendo che, se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti distruggeranno le centrali elettriche del Paese. La leadership iraniana, però, continua a mantenere una linea di sfida. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato che, nelle condizioni attuali, negoziare con Washington è impossibile.

L’escalation militare si intreccia intanto con le scelte di politica interna americana. La Casa Bianca ha annunciato che chiederà al Congresso altri 1.500 miliardi di dollari per la difesa nell’anno fiscale 2027. Se approvata, la misura porterebbe la spesa militare statunitense al livello più alto della storia moderna. L’Amministrazione intende accompagnare questo aumento con 73 miliardi di dollari di tagli ad agenzie civili e alla sanità, oltre a maggiori fondi per il controllo della frontiera e per le espulsioni degli immigrati irregolari.

I circa 1.500 miliardi destinati al Pentagono equivalgono a circa il 4,5% del Pil americano e rappresenterebbero, al netto dell’inflazione, il maggiore aumento annuale della spesa militare statunitense dai tempi della guerra di Corea. Un incremento di questa portata rischia di aggravare ulteriormente la situazione del debito federale che già si avvicina alla pericolosa quota di 39 mila miliardi di dollari.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Buone notizie per una volta


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Questa settimana Letter to a Gamer ha, finalmente, qualche buona notizia: è stato revocato il brevetto di Nintendo relativo all'evocazione delle creature e l'Italia ha selezionato la sua nazionale di Overwatch. Ovviamente non mancano anche le solite brutte notizie, tra licenziamenti per progetti falliti e dovuti all'IA. In fondo trovate la nuova puntata di [REDACTED] podcast per chi vuole un'esperienza più orientata al lato entertainment del giornalismo videoludico e esportivo.


News index


+ Revocato il brevetto di Nintendo sull’evocazione dei personaggi
- Marathon "sarà qui per molti anni", Bungie commenta il post lancio
+ Stormgate perde la sua componente online per colpa dell’IA
- Eidos Montreal: 124 licenziamenti e cambio di direzione
+ Warhorse (KCD2) licenzia per sostituire con l'AI
- Ecco la nazionale italiana di Overwatch

Revocato il brevetto di Nintendo sull’evocazione dei personaggi - In una rara vittoria per tutto il mondo dei videogiochi, uno dei brevetti concessi a Nintendo e The Pokémon Company nel settembre 2025 è stato revocato. Il brevetto era incentrato sulla possibilità per i giocatori di evocare un "personaggio secondario" da far partecipare a delle lotte con una di due modalità di combattimento. L'Ufficio brevetti degli Stati Uniti ha respinto tutte e 26 le rivendicazioni del brevetto, ritenendo che le invenzioni rivendicate fossero "ovvie". Nelle parole dell'ufficio: "l'invenzione da proteggere non è sufficientemente innovativa per ottenere un brevetto, oppure non apporta un'innovazione che una persona esperta nel settore o nell'arte in questione non avrebbe potuto concepire combinando idee preesistenti". Resta ancora in essere il brevetto relativo alle cavalcature secondo cui Nintendo detiene i diritti sul “cambio fluido di oggetti cavalcabili o l’azione di spostarsi rapidamente attraverso vari ambienti legandosi a un “oggetto bersaglio, come una creatura".

Marathon "sarà qui per molti anni", Bungie commenta il post lancio - Secondo le stime di Alinea Analytics, l'extraction shooter ambientato su Tau Ceti 4 ha venduto 1,2 milioni di copie fino ad oggi, di cui 800.000 su Steam, 217.000 su PlayStation 5 e 133.000 su Xbox Series S e X. Questo dato ha destato qualche preoccupazione tra i fan riguardo al futuro del gioco. Nella guida ufficiale per migliorare le prestazioni su PC, gli sviluppatori hanno promesso "molti anni" di miglioramenti costanti per il gioco: "Sebbene siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato con l'aspetto generale e l'esperienza di gioco sin dall'Alpha, puntiamo a un impegno a lungo termine con Marathon. Non vediamo l'ora di continuare a migliorare costantemente ogni aspetto del gioco per molti anni. Grazie per aver intrapreso questo viaggio con noi!" L'ultima parola resta di Sony, che ha comprato Bungie per 3,6 miliardi di dollari, ma l'azienda nippinica potrebbe avere le mani legate: chiudere anche Marathon significherebbe un colpo mortale per Bungie e l'ammissione definitiva di aver perso la corsa ai live service dopo il disastro Concord e la cancellazione di sei dei 12 giochi multigiocatore in cantiere.

Stormgate perde la sua componente online per colpa dell’IA - Il gioco di strategia in tempo reale, sviluppato dagli autori di StarCraft fuoriusciti da Blizzard per fondare Frost Giant Studios, ha annunciato Che non supporterà più la modalità online dalla fine di aprile 2026. Il motivo è che l'azienda che gestisce i suoi server, Hathora, è stata acquisita da una compagnia che si occupa di IA. Lo studio ha comunicato di sperare di reintrodurre la modalità online in futuro, ma al momento il gioco è in fase di aggiornamento per restare giocabile offline. Avere potenza di calcolo collegata alla rete (la definizione di un server) è un costo sempre più oneroso per le case di sviluppo perché l'intelligenza artificiale ha una fame insaziabile del cosiddetto "compute" e ogni fonte va bene per soddisfare questa domanda in continua crescita.

Eidos Montreal: 124 licenziamenti e cambio di direzione - Lo studio che ha dato i natali a Deus Ex e che ha aiutato a sviluppare la serie Tomb Raider e il videogioco dei Guardiani della Galassia è l'ultima vittima del periodo di forte ridimensionamento dell'industria dei videogiochi che stiamo vivendo. Anche David Anfossi, che ha lavorato allo studio per quasi due decenni, è stato produttore di Deus Ex Human Revolution e ha ricoperto la carica di responsabile dello studio dal 2013, ha lasciato l'azienda. L'ultima hit dello studio è stato il gioco dei Guardiani della Galassia nel 2021, da allora Eidos Montreal è rimasta bloccata a fare da studio di supporto. Un nuovo progetto nell'universo di Deus Ex è stato proposto a diversi editori ma nessuno ha accettato di finanziarlo perché ritenuto "troppo di nicchia"

Warhorse (KCD2) licenzia per sostituire con l'AI - Lo sviluppatore di Kingdom Come: Deliverance 2 avrebbe licenziato senza preavviso Max Hejtmánek, il direttore del doppiaggio e traduttore dal ceco all'inglese. Il motivo? Il suo ruolo sarebbe stato "reso obsoleto in favore dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per tutte le traduzioni future". Hejtmánek ha condiviso la sua storia sulla pagina Reddit del gioco, affermando di essere entrato a far parte di Warhorse Studios nel 2022 e di aver lavorato principalmente su Kingdom Come: Deliverance 2 e i suoi DLC. Il licenziamento è stato "inaspettato e un tradimento" ed è arrivato mentre era impegnato in un progetto. Warhorse ha commentato la notizia con un po' di sano corporatese che non conferma o smentisce: "Warhorse Studios è sempre stato uno studio che punta sul talento e apprezziamo profondamente le persone che contribuiscono a plasmare il nostro lavoro. Nel rispetto della privacy e della dignità dei colleghi, sia attuali che ex, non discuteremo pubblicamente di singole situazioni".

Ecco la nazionale italiana di Overwatch - L'Italia ha la sua nazionale di Overwatch in vista della Overwatch World Cup che si terrà alla BlizzCon il prossimo settembre. I membri, selezionati dopo diversi giorni di tryout, sono:

Tank

• Mikix

• Lvxght

DPS

• Xono

• Chimera

Support

• Littleplume

• Katekomi

• Unread

Il Coach della Nazionale è Federico “Adnar” Arena che ha appena iniziato due settimane di preparazione intensiva in vista della Conference Cup del Mondiale (EMEA Qualifiers: 17–19 aprile), con l’obiettivo dichiarato di presentarsi al massimo della forma e dimostrare di meritare una wildcard.

Le giornate di competizione saranno:

- Venerdì 17 aprile – ore 18:00 (GMT+1)

- Sabato 18 aprile – ore 14:00 (GMT+1)

- Domenica 19 aprile – ore 14:00 (GMT+1)


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di nuovi videogiochi ancora lontani.

Project Songbird: Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se le meccaniche di Firewatch, la trama di Alan wake e l'atmosfera di Silent Hill fossero state fuse in un unico gioco? Gli amanti dell'horror ora possono rispondere a questa domanda con Project Songbird, un horror narrativo in prima perssona con protagonista un musicista che deve incidere il suo nuovo album in una remotaa baita negli Appalachi nel mezzo di un blocco dello scrittore.

Aether & Iron: Disco Elysium ma negli anni '30, con ambientazione deco-punk e con corse tra macchine da gestire come combattimenti tattici a turni. La storia è avvincente, l'atmosfera è fatta bene, il combattimento/racing è originale e c'è una demo gratuita per assaggiare quello che il gioco ha da offrire. Io ero già convinto a "corse di macchine anti-gravità in una New York degli anni '30 alternativa, ma c'è anche una bella narrazione ad accompagnare questa idea.

Grime 2: Alcuni di noi hanno bisogno di avere un Metroidvania sempre a portata di mano per mettere alla prova le nostre abilità e testare i limiti del genere. Se siete tra gli appassionati di questo tipo di giochi e avete bisogno di una nuova montagna da scalare date una possibilità a Grime 2. Il suo personaggio mutaforma è garanzia di innovazione e i suoi ambienti mi hanno colpito per colori, presenza scenica dei boss e ricchezza di particolari.

Tamashika: É un rhythm game? Un movement shooter? Un simulatore di attacchi epilettici? É tutto questo e molto di più. Tamashika ha un tempo di completamento di 10 minuti, ma il suo unico livello cambia tutti i giorni perché è generato proceduralmente. Chi gioca ha una pistola e un tantō, nient'altro, ma vi consiglio caldamente di guardare il suo trailer per capire il livello di follia giapponese che questo gioco offrirà a partire dal 10 aprile.


Bloodletter: la recensione del cardgame medievale in cui si fa il cerusico


Bloodletter è l'ultimo roguelike deckbuilder a meritare la vostra attenzione

Bloodletter potrebbe essere l'ultimo roguelike deckbuilder a meritare la vostra attenzione, ma solo se avete pazienza. L'uscita di Slay the Spire 2, con il suo mezzo milione di giocatori contemporanei su Steam, ha messo la parola fine alla corsa all'imitazione iniziata proprio con Slay the Spire 1 nel 2019.

Dopo il successo del primo capitolo, centinaia di cloni hanno cercato di replicare il suo successo, alcuni con più fortuna e più innovazione di altri. Ora, per fortuna, la deckbuilding mania si sta calmando, ma potrebbe esserci un ultimo figlio di questa moda che vale la pena giocare.

Qui non ci sono duelli ma un villaggio medievale sotto il giogo di entità malvagie che bisogna sconfiggere a colpi di purificazione, fiducia e benessere. in Bloodletter, infatti, chi gioca veste i panni di un barbiere-chirurgo-cerusico a cui gli abitanti di un villaggio vanno per farsi curare.

Ogni notte, un malvagio spirito abbassa la loro salute e la loro purezza, li fa ammalare e semina sfiducia nei confronti di tutto e tutti. Durante il giorno, con un mazzo di carte personalizzabile e migliorabile, è compito del dottore rimettere gli abitanti in forze.

Al posto che consumare una barra della vita si riempie un misuratore della purezza che, raggiunto il traguardo, consuma una delle vite dell'entità. Gli abitanti fanno da venditori di modificatori per il mazzo di carte di ciascuna run che è fisso all'inizio, ma modificabile di turno in turno.

Morti tre abitanti la partita è persa e una cosa va detta: perderete non poco. Bloodletter non è solo un gioco che non ci tiene a semplificarvi la vita, ma è anche una guerra di trincea tra chi gioca e le entità nemiche. Una run può durare più di un'ora tra passi in avanti e turni conservativi per limitare i danni.

Ogni giorno di tempo in game è diviso in mattina, in cui si curano gli abitanti, sera, in cui si modifica il mazzo, e notte, in cui l'entità fa i suoi danni. I turni, poi, sono composti da un elenco ben preciso di abitanti, ognuno che ha bisogno di diversi gradi di cura, fiducia e purezza. L'equilibrio è molto delicato e perdere un paziente è un attimo.

L'unico elemento che non mi è piaciuto a livello di gampelay è il fattore casuale con cui il gioco fa scegliere all'entità quali abitanti attaccare a fine giornata (il numero dipende dal livello di difficoltà e dall'entità) e quali punire con status negativi. Non c'era nessun motivo di rendere questi parametri randomici: spiegarli e renderli parte del flusso di gioco avrebbe reso Bloodletter più profondo e strategico.

La buona notizia è che Bloodletter è appena sbarcato in early access quindi i suoi autori hanno le orecchie aperte ai suggerimenti dei fan.

Se l'impianto da roguelike deckbuilder è abbastanza innovativo da scongiurare ogni sentore di già visto, a rendere il gioco unico è il suo stile artistico deliziosamente medievale. Tra icone, personaggi, illustrazioni ed effetti, Bloodletter è un'inquietante e ben fatta trasposizione dei canoni dell'estetica medievale alle necessità di un prodotto culturale moderno.

Vi consiglio Bloodletter se avete ancora un po' di spazio da dare a questo genere ormai ultra-saturo e se vi piacciono le estetiche e le ambientazioni medievali, perché sono quello che al gioco riesce meglio. Il divertimento c'è, ma è lento e non immediatamente accessibile: l'Early Access farà bene al gioco che, se si sbrigherà, potrà cavalcare l'onda di Slay the Spire 2 quando anche lui uscirà dall'EA.


Magic torna a scuola con i Segreti di Strixhaven


Ci sarà tanto da studiare per padroneggiare il ritorno al piano universitario con Segreti di Strixhaven

Wizards of the Coast vuole far tornare a scuole i giocatori di Magic the Gathering con la nuova espansione I Segreti di Strixhaven, il piano ispirato alle grandi scuole di Magia, e ci sarà da studiare se vorrete primeggiare agli eventi dedicati a questa nuova espansione. La cosa che mi ha colpito più di tutte (durante la presentazione in anteprima di meccaniche e storia) è stata il numero di variabili che questo set inserisce all’interno del gioco di carte collezionabili più longevo sul mercato.

Il piano di Strixhaven torna a splendere


In uscita il 24 aprile, con pre-release il 17 e debutto su MTG Arena il 21, Segreti di Strixhaven è un vero e proprio ritorno a scuola perché meccaniche, carte e storia ruotano tutte attorno ai 5 college che hanno conquistato il pubblico e ai 5 elder dragon che li hanno fondati. Un piccolo ripasso per chi non conosce questa università:

  • Silverquil è il college del bianco e del nero ed per i conoscitori delle lingue e della retorica
  • Prismari ha come identità il rosso e il blu ed è dedito alle arti elementali
  • Witherbloom (verde-nero) studia il ciclo della vita e della morte
  • Lorehold usa il bianco e il rosso per studiare il passato (archeomanzia) e riportarlo alla vita
  • Quandrix sfrutta il verde e il blu per indagare la matematica e la dualità tra il reale e l’immaginazione

Ogni college, poi, ha la sua mascotte che, in quest’espansione, non è più una pedina, ma diventa una creatura fatta e finita. A livello progettuale, le accoppiate di colori di questo piano sono pensate per sottolineare il conflitto ta i due colori protagonisti, invece di celebrarlo come avviene in Ravnica. Questo porta a un universo più teso, ma anche più ricco di potenziale narrativo: i Segreti di Strixhaven, infatti, sono tutti relativi alle conseguenze dell’invasione di Phyrexia che su questo piano ha fatto molte vittime e forgiato molti eroi.

Due planeswalker saranno le colonne portanti del set: Ral Zarek, che a -7 fa saltare fino a 5 turni di fila all’avversario (ma bisognerebbe fare 5 teste di fila lanciando una moneta), e il Proferssor Dellian Fel, nuovo personaggio verde-nero che fa guadagnare punti vita facendone perdere altrettanti a un avversario.

Le meccaniche di Segreti di Strixhaven


Le nuove meccaniche di questo set sono tante, hanno effetti che si accumulano nella pila e andranno studiate accuratamente, soprattutto per arrivare preparati agli eventi sealed.

La prima è Prepared che permette alle creature giocate di lanciare una vera e propria magia. La creatura in questione ha, in basso a destra, una magia con un nome (nuova o del passato di Magic) con un costo di mana e una velocità (istantaneo o stregoneria). Per lanciarla la creatura deve essere Preparata (un nuovo status) e molte di loro entrano in gioco preparate e poi perdono la condizione una volta lanciata la magia. Ci sono carte che ri-applicano questo status o lo rimuovono da quelle avversarie per impedirgli di lanciare la loro magia. Una carta, Emeritus of Ideation, ha come magia che può lanciare una delle power nine: Ancestral Recall (pesca tre carte a costo 1) e tra le magie disponibili c’è anche Rianimare e altre carte dalla precedente iterazione di Strixhaven.

C’è una nuova parola chiave: Paradigma. Questa compare solo nelle magie Lezione, e permette a chi la lancia di giocare, senza pagarne il costo, una copia della magia che la possiede all’inizio di ogni fase principale della partita.

Ogni college, poi, ha la sua abilità, eccole spiegate nel dettaglio:

Repartee (Silverquil): ogni carta ne ha una versione diversa e, nelle parole di Athena Froelich - executive producer del set, “dovrete leggerle tutte, proprio come vorrebbero gli alunni della scuola”. L’unica cosa che hanno in comune è che si attivano una volta sola e interagiscono con la stack.

Opus (Prismari): questa abilità ha un effetto iniziale e uno secondario se sono stati spesi 5 o più mana per far attivare l’abilità Opus. Exhibition Tidecaller, per esempio, è uno 0/2 con Opus che dice: ogni volta che giochi un istantaneo o una stregoneria, un giocatore bersaglio macina tre carte, se quell’istantaneo o stregoneria è stato pagato 5 o più mana, ne macina invece 10.

Infusion (Witherbloom): questa è forse la più semplice perché le carte che la possiedono hanno abilità aggiuntive (infusioni) se sono stati guadagnati punti vita.

Flashback (Lorehold): presente solo negli istantanei e nelle stregonerie, Flashback dà alla carta che la possiede la possibilità di essere rigiocato dal cimitero a un costo diverso per poi essere esiliata.

Increment (Quandrix): sulle creature di questa scuola si legge “se al momento del lancio di una magia il mana speso per giocarla è maggiore della forza della creatura già in campo con Increment, quest’ultima riceve un segnalino +1/+1”.

Commander e ristampe del ritorno a Strixhaven


Oltre al ritorno delle slow land in Standard (quelle terre doppie che entrano stappate solo se una terra base è già presente in campo), I Segreti di Strixhaven introduce ben cinque nuovi mazzi commander, la ristampa (tra le altre) di Force of Will, Vampiric Tutor e Giant Growth e una carta serializzava in 500 esemplari (Emeritus of Ideation) la cui illustrazione è stata realizzata da Mark Poole, l’artista che ha dato vita all’iconica Ancestral Recall.

Ecco i 5 mazzi Commander, uno per ciascun college, che arriveranno con l’espansione:

  • Quintorius (rosso-bianco) è l’unico planeswalker di questi deck ed evoca pedine Spirito per sopraffare il nemico con la forza dei numeri.
  • Killian (bianco nero) è il maestro delle auree e userà le sue magie per far combattere tra loro i vostri avversari.
  • Rootha (rosso blu) ruota attorno alla trasformazione delle creature grandi in danni diretti.
  • Dina (verde nero) era incentrata sul guadagnare punti vita in passato, ora si concentra sui sacrifici delle creature piccole per potenziare le sue magie e guadagnare punti vita.
  • Zimone (blu verde) ha un mazzo tutto incentrato sulle magie a costo X e vuole che quel numero sia il più grande possibile.

Tutti i mazzi hanno un comandante secondario che è la mascotte del college e in ogni mazzo c’è una creatura leggendaria mono-colore che rappresenta una sorta di professore in visita da un altro piano. Ci è stata mostrata solo quella bianca, un kitsune studioso di Kamigawa, e tutte hanno delle magie che possono lanciare con Prepared: “Non posso dire quali magie giocheranno queste creature, ma una di loro non può essere giocata in commander perché è bannata”.

Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/5aj3QP7eLRo?…


Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al tuo sostegno che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto tra me e te. Se non lo hai ancora fatto, puoi unirti al gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati. Se ami Letter to a Gamer e vuoi darle una mano, puoi condividere questo link con i tuoi amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok).

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Good news for once!


This week we got good news for once
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

This week, Letter to a Gamer finally has some good news: Nintendo's patent for summoning creatures has been revoked, and Italy has selected its own national Overwatch team. Of course, there's also the usual bad news, including layoffs for failed projects and AI-related issues.


News index


+ Nintendo's character-summon patent got revoked
- Marathon "will be here for many years," Bungie's comments post-launch
+ Stormgate will lose its online component due to AI
- Eidos Montreal hit by 124 layoffs and a change of leadership
+ Warhorse (KCD2) lays off employees to replace them with AI
- Here's the Italian Overwatch National Team

Nintendo's character-summon patent got revoked - In a rare victory for the entire video game industry, one of the patents granted to Nintendo and The Pokémon Company in September 2025 has been revoked. The patent focused on the ability for players to summon a "sub-character" to join battles using one of two battle modes. The U.S. Patent Office rejected all 26 claims of the patent, deeming the claimed inventions "obvious." In the office's words: "The invention is not sufficiently novel to warrant a patent, or does not provide an innovation that a person skilled in the art could not have conceived by combining preexisting ideas". The patent for mounts, which Nintendo claims covers the "seamless switching of mountable objects or the act of rapidly moving through environments by tethering to a target object, such as a creature," remains in place.

Marathon "will be here for many years," Bungie's comments post-launch - According to estimates from Alinea Analytics, the extraction shooter set on Tau Ceti 4 has sold 1.2 million copies to date, including 800,000 on Steam, 217,000 on PlayStation 5, and 133,000 on Xbox Series S and X. This has raised some concerns among fans about the game's future. In the official guide for improving PC performance, the developers promised "many years" of constant improvements for the game: "While we're very proud of what we've achieved with the overall look and feel since the Alpha, we're committed long-term to Marathon. We look forward to continuing to consistently improve every aspect of the game for many years. Thank you for taking this journey with us!". The final say rests with Sony, which bought Bungie for $3.6 billion, but the Japanese company could have its hands tied: shutting down Marathon would also mean a mortal blow for Bungie and the definitive admission that it has lost the race for live service games after the Concord disaster and the cancellation of six of the 12 multiplayer games it had in the works.

Stormgate will lose its online component due to AI - The real-time strategy game, developed by the StarCraft vets who left Blizzard to found Frost Giant Studios, has announced that it will no longer support its online mode by the end of April 2026. The reason is that the company that manages its servers, Hathora, has been acquired by an AI company. The studio has announced that it hopes to reintroduce online mode in the future, but the game is currently being updated to remain playable offline. Having computing power connected to the network (the definition of a server) is an increasingly more costly expense for development studios because artificial intelligence has an insatiable hunger for compute, and any source is good at meeting this ever-growing demand.

Eidos Montreal hit by 124 layoffs and a change of leadership - The studio that gave birth to Deus Ex and helped develop the Tomb Raider series and the Guardians of the Galaxy video game is the latest victim of the current period of significant downsizing in the video game industry. David Anfossi, who worked at the studio for nearly two decades, was a producer on Deus Ex: Human Revolution, and has held the position of studio head since 2013, has also left the company. The studio's last hit was the Guardians of the Galaxy game in 2021, and since then, Eidos Montreal has been stuck acting as a support studio. A new project in the Deus Ex universe was pitched to several publishers, but none agreed to fund it because it was deemed "too niche".

Warhorse (KCD2) lays off employees to replace them with AI - Kingdom Come: Deliverance 2 developer reportedly fired Max Hejtmánek, the voiceover director and Czech-to-English translator, without warning. The reason? His role was "rendered obsolete in favor of using artificial intelligence for all future translations". Hejtmánek shared his story on the game's Reddit page, stating that he joined Warhorse Studios in 2022 and worked primarily on Kingdom Come: Deliverance 2 and its DLCs. The dismissal was "unexpected and a betrayal" and came while he was working on a project. Warhorse commented on the news with a bit of corpo speak that neither confirms nor denies: "Warhorse Studios has always been a talent-focused studio, and we deeply appreciate the people who help shape our work. Out of respect for the privacy and dignity of our colleagues, both current and former, we will not discuss individual situations publicly".

Here's the Italian Overwatch National Team - Italy has its own Overwatch national team for the Overwatch World Cup, which will be held at BlizzCon this September. The members, selected after several days of tryouts, are:
Tank
• Mikix
• Lvxght
DPS
• Xono
• Chimera
Support
• Littleplume
• Katekomi
• Unread
The national team coach is Federico “Adnar” Arena, who has just begun two weeks of intensive preparation for the World Cup Conference Cup (EMEA Qualifiers: April 17–19), with the stated goal of taking the team to top-form and proving its worthy status as a wildcard.
The competition days will be:

  • Friday, April 17 – 6:00 PM (GMT+1)
  • Saturday, April 18 – 2:00 PM (GMT+1)
  • Sunday, April 19 – 2:00 PM (GMT+1)



What to play this weekend


Something new to try and discover for the first time

Looking for something new? Thrills? Tear-jerking stories? This list of recommendations has something for everyone, from new releases to early access titles to demos of upcoming video games that are still a long way off.

Project Songbird: Have you ever wondered what would happen if the mechanics of Firewatch, the plot of Alan Wake, and the atmosphere of Silent Hill were combined into one game? Horror fans can now answer that question with Project Songbird, a first-person narrative horror game starring a musician struggling with writer's block while recording his new album in a remote Appalachian cabin.

Aether & Iron: Disco Elysium, but in the 1930s, with a deco-punk setting and car racing in the form of turn-based tactical combat. The story is engaging, the atmosphere is well-crafted, the combat/racing is original, and there's a free demo to sample what the game has to offer. I was already sold on "anti-gravity car racing in an alternate 1930s New York," but there's also a great narrative to back this idea up.

Grime 2: Some of us need a Metroidvania always at hand to test our skills and push the limits of the genre. If you're a fan of this type of games and need a new mountain to climb, give Grime 2 a try. Its shape-shifting main character promises innovation, and its environments impressed me with their color, the bosses' presence, and the richness of their details.

Tamashika: Is it a rhythm game? A movement shooter? An epileptic seizure simulator? It's all of this and more. Tamashika takes 10 minutes to complete, but its one single level changes every day because it's procedurally generated. Players are equipped with a pistol and a tanto blade, nothing else, but I highly recommend watching the trailer to understand the level of Japanese madness this game will offer starting April 10th.


Bloodletter Early Access review


Bloodletter is the last, not the latest, roguelike deckbuilder worth your attention

Bloodletter might be the last roguelike deckbuilder worth your attention, but only if you're patient. The release of Slay the Spire 2, with its half a million concurrent players on Steam, put an end to the race for imitations that began with Slay the Spire 1 in 2019.

After the success of the first installment, hundreds of clones attempted to replicate its success, some with more success and innovation than others. Thankfully, the deckbuilding craze is now dying down, but there may be one last child of this fad worth playing.

There are no duels here, but a medieval village under the yoke of evil entities that must be defeated with purification, trust, and well-being. In Bloodletter, the player takes on the role of a barber-surgeon to whom the villagers come for treatment.

Every night, an evil spirit lowers their health and purity, makes them ill, and sows distrust towards everything and everyone. During the day, with a customizable and upgradeable deck of cards, it is the doctor's job to restore the villagers' strength.

Instead of depleting a life bar, you fill a purity meter, which, once full, consumes one of the entity's lives. The villagers act as vendors of modifiers for each run's deck of cards, which is fixed at the start but can be modified from turn to turn.

Once three villagers die, the game is over, and one thing must be said: you'll lose a lot. Bloodletter isn't just a game that doesn't bother making your life easier, it's also a war of attrition between the player and the enemy entities. A run can last over an hour, with both advancements and conservative turns to limit damage.

Each day of in-game time is divided into morning, when you heal the villagers; evening, when you adjust your deck; and night, when the entity deals its damage. The turns are then made up of a very specific list of villagers, each requiring varying degrees of healing, trust, and purity. The balance is very delicate, and losing a patient is easyer than you might think.

The only gameplay element I didn't like was the randomness with which the game makes the entity choose which villagers to attack at the end of the day (the number depends on the difficulty level and the entity) and which to punish with negative status effects. There was no reason to make these parameters random: explaining them and making them part of the gameplay flow would have made Bloodletter deeper and more strategic.

The good news is that Bloodletter has just entered Early Access, so its creators are keeping an ear to the ground for fan suggestions. While the roguelike deckbuilder framework is innovative enough to eliminate any sense of déjà vu, what makes the game unique is its delightfully medieval art style. Between icons, characters, illustrations, and effects, Bloodletter is a haunting and well-crafted transposition of medieval aesthetics to the needs of a modern cultural product.

I recommend Bloodletter if you still have some room to give to this now oversaturated genre and if you enjoy medieval aesthetics and settings, because that's what the game does best. It's fun, but it's slow and not immediately accessible: Early Access will do the game good, and if it gets going quickly, it could ride the wave of Slay the Spire 2 when that too leaves EA.

Don't forget to listen to the new episode of [REDACTED] Podcast, the weekly show in which Francesco Lombardo, Cecilia Ciocchetti, and I analyze the week's most important gaming and esports news.
youtube.com/embed/5aj3QP7eLRo?…


Thank you for reading Letter to a Gamer. It's only thanks to your support that this newsletter can remain independent, free from advertising, sponsorship, and any other influence beyond the relationship between you and me. If you haven't already, you can join the Telegram group to ask questions, suggest titles for review, and discuss with other enthusiasts. If you love Letter to a Gamer and want to help, you can share this link with your friends and gaming buddies and follow the newsletter on social media (Instagram, Bluesky, TikTok).

See you at the next Letter
Riccardo "Tropic" Lichene

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché Trump non ha previsto l'aumento del prezzo della benzina


L'attacco all'Iran ha provocato la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz e il prezzo della benzina ha raggiunto i livelli più alti dal 2022. Il presidente continua a minimizzare, ma non considera che il mercato energetico è globale

Il 31 marzo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone, il livello più alto dal 2022, quando l'economia stava ancora assorbendo gli shock post-pandemia. La causa è la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, bloccato dall'Iran dall'inizio di marzo. Il presidente Trump, però, continua a sostenere che la situazione non rappresenta un problema. I mercati e i sondaggi dicono il contrario.

David Frum, editorialista dell'Atlantic, analizza in un articolo le ragioni di questa sottovalutazione e individua un errore ricorrente nella visione economica del presidente: il rifiuto di riconoscere che gli Stati Uniti fanno parte di un'economia globale.

Il 16 marzo, due settimane dopo l'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, Trump ha dichiarato ai giornalisti di avere la situazione sotto controllo nello Stretto di Hormuz, affermando che gli Stati Uniti avevano distrutto più di 30 navi posamine iraniane. Nella stessa occasione ha aggiunto: "Noi riceviamo meno dell'1 per cento del nostro petrolio dallo stretto. Il Giappone ne riceve il 95 per cento, la Cina il 90 per cento". Come nota Frum, le cifre specifiche sono sbagliate: la Cina riceve circa il 40 per cento del suo petrolio dal Golfo Persico. Tuttavia il punto generale è corretto: il petrolio del Golfo va principalmente in Asia e quasi nulla arriva in Nord America.

Il problema, scrive Frum, è che questi dettagli geografici contano poco per i mercati energetici mondiali. La maggior parte del petrolio e del gas americano viene prodotta negli stessi Stati Uniti, e le importazioni provengono in larga misura da Canada e Messico. Ma il petrolio americano può essere caricato su una petroliera e spedito in Giappone o nell'Unione Europea se il prezzo all'estero sale. Il meccanismo globale di compravendita tende a equalizzare i prezzi ovunque. Per isolare il mercato interno, gli Stati Uniti dovrebbero smettere sia di esportare sia di importare petrolio, cosa che Trump non intende fare. Anzi, lo stesso presidente esorta continuamente altri Paesi a comprare energia americana. "Comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza", ha detto il 31 marzo.

L'editorialista dell'Atlantic sostiene che questa incapacità di comprendere il legame tra le forniture del Golfo Persico e il prezzo alla pompa per gli automobilisti americani potrebbe spiegare come Trump sia arrivato alla guerra con l'Iran. Una minaccia allo Stretto di Hormuz, scrive Frum, è probabilmente lo scenario più studiato e simulato nell'intero apparato militare statunitense. La sua complessità ha dissuaso i presidenti americani dall'attaccare l'Iran per quasi 50 anni, indipendentemente dalle provocazioni di Teheran.

"Nessun presidente è stato disposto a fare quello che io sono disposto a fare stasera", ha annunciato Trump quando i primi bombardamenti sono iniziati il 28 febbraio. La tesi di Frum è che Trump potrebbe essere stato il primo presidente a vedere questa guerra come una risposta proprio perché è stato il primo a non comprendere la domanda. La stessa logica che lo porta ad amare i dazi, come strumento per isolare l'economia americana dal resto del mondo, lo ha portato a sottovalutare le conseguenze economiche di un conflitto che coinvolge il più importante snodo energetico del pianeta.

Trump desidera un'economia americana separata dal resto del mondo, scrive Frum, e per questo ama i dazi, senza però riflettere su cosa significhino per i produttori americani, che ora devono pagare di più per materie prime come l'alluminio. Con l'energia, però, questo isolamento è impossibile. I mercati sono globali, i prezzi si allineano e una crisi nello Stretto di Hormuz si traduce in benzina più cara anche per chi dal Golfo Persico non importa quasi nulla.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'ossessione di Trump per la "tabella di marcia" in Iran nasconde il caos


L'espressione, ripetuta oltre 150 volte dalla sua presidenza, serve a proiettare un'immagine di competenza e controllo su un conflitto dai tempi e dagli obiettivi incerti

Qualunque cosa stia accadendo in Iran, che si tratti di indebolire la marina e le capacità missilistiche del paese, sostenere Israele o prevenire l'acquisizione di armi nucleari, l'amministrazione Trump ha una certezza da offrire all'opinione pubblica americana: la guerra è "in anticipo sulla tabella di marcia". Il presidente lo ha detto a CNN il 2 marzo ("un po' in anticipo"), poi a CBS News il 9 marzo ("molto in anticipo"), e infine in una riunione di gabinetto il 26 marzo, con un crescendo quasi parodistico: "Estremamente, davvero, molto in anticipo sulla tabella di marcia". Un'analisi del New York Times, firmata dall'editorialista Carlos Lozada, smonta questa formula retorica ricorrente, mostrandone le radici, le contraddizioni e la funzione politica.

Non è solo il presidente a ripetere questa espressione. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato il conflitto in anticipo sui tempi. Lo stesso ha fatto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, con una variazione: la guerra sarebbe "secondo i piani" e "in anticipo sul ritmo". Dopo i colloqui con i ministri degli Esteri del G7 la settimana scorsa, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che la guerra era "nei tempi o in anticipo sulla tabella di marcia".

Trump: "We've way ahead of schedule if you look at what we've done in terms of the destruction of that country" pic.twitter.com/S51uxAtmkc
— Aaron Rupar (@atrupar) March 26, 2026


Secondo l'analisi di Lozada, affermare che una guerra è nei tempi previsti, o addirittura in anticipo, è un esercizio di illusione: serve a proiettare competenza, controllo e successo. Se esiste una tabella di marcia, deve esistere un piano; se si è in anticipo, il piano funziona. E, elemento cruciale per questo presidente, una tabella di marcia implica una data di fine del conflitto, coerente con la promessa elettorale di non impegnarsi in guerre infinite.

L'espressione ha radici nel passato imprenditoriale di Trump. Nel suo primo libro, The Art of the Deal, si vantava costantemente di completare i progetti "in anticipo sulla tabella di marcia" e "sotto budget". Ma non si faceva scrupoli a manipolare le apparenze: nel libro racconta di aver ordinato a un'impresa di far muovere macchinari avanti e indietro in un cantiere di Atlantic City perché il consiglio di amministrazione, in visita quel giorno, pensasse che i lavori procedessero spediti.

Philip Bump, giornalista di MSNow, ha contato oltre 150 occasioni in cui Trump ha usato l'espressione "in anticipo sulla tabella di marcia" da presidente, applicandola a qualsiasi cosa: dalla riforma sanitaria per i veterani ai progressi nell'istruzione. L'origine di questa ossessione, scrive Bump, risale al rapido completamento della pista di pattinaggio Wollman a Central Park negli anni Ottanta, un successo che Trump ha trasformato in mito fondativo della propria immagine pubblica.

Trump: “The military is building a massive complex under the ballroom, and that’s under construction, and we’re doing very well, so we’re ahead of schedule”
pic.twitter.com/i5f1MHHLkk
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) March 30, 2026


In effetti, l'espressione ha avuto almeno un uso legittimo: durante la pandemia di Covid-19, l'operazione Warp Speed per lo sviluppo dei vaccini ha superato i tempi standard di diversi anni, un risultato straordinario. Ma nel secondo mandato le "tabelle di marcia" sono diventate sempre più sconcertanti: Trump le ha applicate alla costruzione della sala da ballo della Casa Bianca (i cui piani sembrano ancora in evoluzione e i cui lavori sono stati bloccati da un giudice federale martedì), all'andamento dell'economia ("anni in anticipo") e persino al Dow Jones, che avrebbe raggiunto quota 50.000 "tre anni in anticipo sulla tabella di marcia", come se esistesse un calendario prestabilito per i movimenti di borsa.

Le tempistiche dichiarate dall'amministrazione per la guerra in Iran sono state erratiche. All'inizio del conflitto, Trump ha parlato di "quattro o cinque settimane", il punto a cui ci si trova ora. A metà marzo ha detto che avrebbe saputo quando la guerra sarebbe finita "quando lo sentirò nelle ossa". Il 20 marzo ha ipotizzato di "ridurre" le operazioni perché gli Stati Uniti erano "molto vicini" al completamento degli obiettivi. Le minacce di colpire le centrali elettriche iraniane se l'Iran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz hanno continuato a slittare: prima 48 ore, poi cinque giorni, poi altri dieci, fino a svuotare di significato qualsiasi scadenza.

Martedì sera il presidente ha dichiarato che le truppe "se ne andranno molto presto", nel giro di due o tre settimane, un orizzonte che supera la previsione iniziale. Eppure nessuno nell'amministrazione ammette un ritardo, anche perché Trump ha anche detto che la guerra è "già vinta". E la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, lunedì ha corretto la stima originale, affermando che il presidente "ha sempre detto" che la guerra sarebbe durata da quattro a sei settimane, aggiungendo una settimana alla previsione iniziale. Martedì mattina Hegseth ha suggerito che le tempistiche contraddittorie sono un'ambiguità deliberata: "Ha detto quattro-sei settimane, sei-otto settimane, tre, potrebbe essere qualsiasi numero. Ma non riveleremmo mai esattamente quale sia".

Lozada ricorda che le guerre americane del passato hanno prodotto le proprie illusioni. In Vietnam i funzionari usavano il conteggio dei nemici uccisi come indicatore di progresso. Il generale William Westmoreland parlò della "luce in fondo al tunnel" alla fine del 1967, pochi mesi prima che l'offensiva del Tet smentisse ogni ottimismo. In Afghanistan, per vent'anni, varie metriche, come la crescita delle forze di sicurezza afghane, si rivelarono immaginarie. In Iran, osserva Lozada, la tabella di marcia è l'illusione più malleabile: in una guerra dagli obiettivi mutevoli, qualsiasi calendario vale quanto un altro, e dichiarare di essere "in anticipo" serve a gestire il ciclo delle notizie, influenzare i mercati e tenere insieme una coalizione politica che si sta fratturando.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché il nuovo tentativo di Trump di regolare il voto postale sarà un fallimento


Il presidente vuole che il servizio postale rifiuti le schede di chi non compare in una lista federale di cittadini, ma la Costituzione non gli dà questo potere. L'obiettivo reale potrebbe essere un altro.

Donald Trump ha firmato martedì un nuovo ordine esecutivo sulle elezioni che, tra le altre cose, incarica il Dipartimento della sicurezza interna di creare un elenco di tutti i cittadini americani maggiorenni e ordina al servizio postale degli Stati Uniti di rifiutare le schede elettorali inviate per posta se il nome del votante non compare in una lista di elettori idonei fornita dallo Stato mesi prima del voto. Si tratta del secondo ordine esecutivo di Trump in materia elettorale dopo quello firmato a marzo 2025, che è già stato in gran parte bloccato dai tribunali.

Secondo un'analisi pubblicata da Slate, rivista online americana che si occupa di politica, cultura e attualità con un taglio orientato a sinistra, l'ordine è destinato a subire la stessa sorte del precedente. A scriverla è Richard L. Hasen, giurista esperto di diritto elettorale. La tesi centrale è che il provvedimento sia non solo incostituzionale ma anche materialmente inapplicabile prima delle elezioni di novembre, e che il suo vero scopo sia alimentare confusione e sfiducia nel sistema elettorale americano.

Il problema giuridico di fondo è che la Costituzione americana non assegna al presidente alcun ruolo nella gestione delle elezioni. Lo ha stabilito con chiarezza la giudice federale Colleen Kollar-Kotelly quando ha bloccato parti del primo ordine esecutivo di Trump sulle elezioni, scrivendo che la Costituzione non consente al presidente di imporre modifiche unilaterali alle procedure elettorali federali. L'articolo 1, sezione 4, della Costituzione attribuisce agli Stati il potere di stabilire le regole per le elezioni al Congresso, con la possibilità per il Congresso stesso di intervenire. Il decimo emendamento riserva inoltre agli Stati il diritto di gestire le proprie elezioni locali. Il presidente, in questo quadro, non ha competenze.

Il nuovo ordine esecutivo presenta anche un altro problema costituzionale: tenta di esercitare un controllo diretto sul servizio postale, che il Congresso ha trasformato in agenzia indipendente con il Postal Reorganization Act del 1970. Trump aveva già tentato di dare ordini a un'altra agenzia indipendente, la Election Assistance Commission, con il primo ordine esecutivo sulle elezioni, ma i tribunali glielo hanno impedito. È probabile, secondo l'analisi di Hasen, che accada lo stesso con il servizio postale.

C'è poi la questione pratica dei tempi. L'ordine prevede complesse procedure di regolamentazione sia per il Dipartimento della sicurezza interna sia per il servizio postale, oltre a nuove regole per gli Stati su questioni come il tipo di buste da utilizzare e i sistemi di tracciamento delle schede. Cambiamenti di questa portata non possono essere realizzati in pochi mesi, come ha dimostrato l'esperienza caotica delle elezioni del 2020 durante la pandemia. A questo si aggiunge un problema specifico: il nuovo ordine non prevede alcun meccanismo per gli elettori che si trasferiscono in un nuovo Stato o si registrano per la prima volta nelle settimane precedenti il voto, che resterebbero esclusi dal voto per posta perché non presenti nella lista dello Stato.

Hasen nota che il provvedimento firmato da Trump è più debole di quanto i sostenitori delle teorie sulla frode elettorale sperassero. Una bozza di ordine esecutivo trapelata al Washington Post prevedeva la dichiarazione di emergenza nazionale e il controllo presidenziale su tutti gli aspetti delle elezioni federali, dalla registrazione alle macchine per il voto, con il divieto quasi totale del voto per posta. Trump ha optato per una versione ridimensionata, che tuttavia resta illegale secondo l'analisi del giurista.

Lo stesso Trump sembra consapevole delle difficoltà legali. Al momento della firma ha dichiarato alla stampa che l'ordine verrà probabilmente impugnato, attaccando preventivamente i giudici che potrebbero bloccarlo. Secondo Hasen, questo conferma che l'obiettivo non è vincere in tribunale ma mantenere viva la narrazione secondo cui il voto per posta è sinonimo di brogli, cosa che Trump sostiene senza prove. L'effetto, scrive Hasen, è duplice: da un lato convince i suoi sostenitori che i democratici hanno bisogno di imbrogliare per vincere, dall'altro mette in dubbio le regole del voto a pochi mesi dalle elezioni, scoraggiando la partecipazione e alimentando sfiducia nella democrazia. Il rischio, secondo il giurista, è che il danno alla fiducia nel sistema elettorale sopravviva a lungo all'ordine esecutivo stesso, che potrebbe essere bloccato dai tribunali nel giro di giorni.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Fossili Viventi


Il profondo e lo sconosciuto evocano misteriose avventure. Anche a pesca! Sembra che gli abissi debbano per forza ricondurre a scenari inediti, emozionanti. E forse qualcosa di vero c’è. L’autore in queste pagine ci dà qualche interessante spunto.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

foto in alto: riconoscibile dal colore azzurro, la verdesca ha un altro carattere distintivo, il muso appuntito, triangolare.

L’uomo è la specie dominante del pianeta Terra e nonostante abbia plasmato (ahimè) a suo piacimento gli ecosistemi, nutre ancora una paura ancestrale per le poche specie, in genere ben fornite di denti, per le quali può ancora essere preda, sia pur occasionale, e non predatore. Nel nostro ambiente preferito, tralasciando il falso mito dell’orca assassina, l’unico predatore che ancora incute timore all’uomo è lo squalo. Sicuramente, da una parte ha contributo a influenzare l’immaginario collettivo la serie di fortunati film di Spielberg di fine anni ‘70; mentre, dall’altra, lo squalo è un vero fossile vivente, appartiene a una categoria a se stante di pesci, cioè quelli cartilaginei, e non ha sicuramente un aspetto rassicurante. Per i suddetti motivi, nonostante la mia conoscenza in materia e la mia razionalità, non vi nascondo che i miei “bagnetti” al largo nel blu, magari dopo aver pasturato più o meno volontariamente, sono sempre molto brevi e circospetti. Nel Mediterraneo sono presenti numerose specie di squali, ma oggi ci dedicheremo alle specie catturabili a bolentino di profondità, anche se è difficile pensare che si possa mirare direttamente a queste specie. Infatti, gli squali rappresentano, per la nostra scarsa abitudine a consumarne le carni, quasi sempre una cattura accidentale, ma è bene conoscere le principali specie anche perché alcune di esse possono essere pericolose se non maneggiate con cautela.
Un piccolo ma comunque abbastanza inquietante esemplare di squalo zigrino.
Demersali - Le principali specie demersali che incontreremo più comunemente mentre pratichiamo la nostra amata pesca negli abissi sono le seguenti tre: il gattuccio (Scyliorhinus canicula) riconoscibile per una particolare colorazione marrone maculata è lo squalo più diffuso del Mediterraneo, raggiunge la dimensione massima di un metro e depone uova aderenti a gorgonie e coralli. In Italia è comunemente pescato e commercializzato (in Sardegna è uno degli ingredienti della burrida) ed anche ricercato in acquariologia. Lo zigrino (Dalatias licha), probabilmente il meno diffuso dei tre, distinguibile per una colorazione molto scura tendente al marrone sulla quale spicca il verde vitreo degli occhi. Lo si può trovare tra i 200 e i 1800 metri, è ovoviviparo come molte specie di squali e raggiunge la lunghezza di m 1,8. Lo spinarolo (Squalus acantihas), è una specie abbastanza diffusa, che raggiunge discrete dimensioni (fino a cm 150). Lo si trova in genere oltre i 300 metri di profondità, è ovoviviparo con un periodo di gestazione che arriva ai due anni e ciò lo rende molto vulnerabile. È pericoloso da maneggiare per la presenza di due aculei nella parte anteriore delle due pinne dorsali collegati a ghiandole velenifere; la tossina contenuta in queste ghiandole, in caso di puntura accidentale, provoca ferite molto dolorose.
In Adriatico da Venezia a Bari il gattuccio diventa in dialetto cagnole o cagnetto… insomma piccolo cane. In passato la sua pelle era utilizzata come abrasivo in ebanisteria ed è ancora utilizzata invece in pelletteria.


come dice il nome… attenti alle spine, mentre proverete a slamarlo lo spinarolo si contorcerà con forza cercando di pungervi, in particolar modo con l’aculeo posto sulla seconda pinna dorsale.

Considerazioni - Le tre specie analizzate preferiscono fondali molli, prevalentemente fangosi. Se siamo alla ricerca delle prede principe del bolentino di profondità, cernie e occhioni, una grossa presenza di squali demersali può significare che… siamo nel posto sbagliato, o quanto meno siamo in una zona di confine.

Pelagici - Oltre alle specie demersali, può capitare di imbattersi in qualche specie di squalo pelagica che, incuriosita e attratta da pesci che si dibattono, luci, esche e scie odorose, decida di attaccare i nostri terminali in risalita o in discesa. Gli attacchi più frequenti avvengono ad opera della verdesca (Prionace glauca), uno squalo pelagico che arriva fino a 3 metri di lunghezza, non particolarmente pericoloso per l’uomo. Anche questa specie è ovovivipara e ad accrescimento lento e molto vulnerabile in quanto presente come bycatch di altre specie pelagiche commerciali.
Verdesca al game over. Verrà slamata e rilasciata.
Conclusioni - Per la loro scarsa appetibilità (anche se sono assolutamente commestibili), la fragilità ecologica e la difficile gestione a bordo di esemplari di grosse dimensioni, conviene sempre liberarli una volta catturati, dopo un’eventuale rapida foto di rito possibilmente in acqua, o a bordo con le dovute attenzioni. La totalità degli esemplari che vedete in foto è stata subito liberata, e per fortuna, anche nella pesca professionale, gli squali non vengono più considerati come un nemico da uccidere, ma come un “fossile vivente” da proteggere per non alterare gli equilibri degli ecosistemi marini. Gli squali nel Mar Mediterraneo sono tra le specie più minacciate al mondo, con oltre il 50% delle specie analizzate a rischio di estinzione. Questa grave vulnerabilità è causata da un mix di fattori biologici e, soprattutto, dall'intensa pressione antropica, in particolare la pesca eccessiva.
La risalita forzata di uno spinarolo vorace che stringe tra i denti ben due esche e altrettanti ami.


PRINCIPALI MINACCE E CAUSE DI VULNERABILITA’

  • Pesca accidentale (bycatch) - È la causa principale. Squali e razze finiscono spesso nelle reti o sugli ami destinati ad altre specie (pesce spada, tonno), spesso con esiti mortali.
  • Sovrapesca e pesca illegale - Nonostante i divieti, le catture intenzionali per carne, pinne e cartilagine, insieme alla pesca illegale, continuano a decimare le popolazioni.
  • Caratteristiche biologiche - Gli squali mediterranei crescono lentamente, maturano tardi e hanno una riproduzione limitata. Queste caratteristiche rendono le loro popolazioni estremamente lente a riprendersi dopo un calo.
  • Degradazione dell'habitat - L'inquinamento, il traffico marittimo e la distruzione degli habitat costieri riducono le aree di nursery e alimentazione.

STATO DELLE POPOLAZIONI

  • Rischio estinzione - Più della metà delle specie di squali e razze nel Mediterraneo sono minacciate (vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico).
  • Declino storico - Negli ultimi 200 anni, le popolazioni di squali nel Mediterraneo sono diminuite di oltre il 97%.
  • Specie critiche - Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è classificato come "in pericolo critico" (Critically endangered) nel Mediterraneo. Anche verdesche, mako e diverse specie di squalo angelo sono gravemente minacciate.
  • Estinzioni locali - Oltre 13 specie sono diventate localmente estinte, specialmente nel Mediterraneo occidentale e nell'Adriatico.
Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La commissione controllata da Trump approva la sala da ballo della Casa Bianca


Il voto arriva pochi giorni dopo che un giudice federale ha ordinato lo stop ai lavori. I repubblicani al Congresso non sembrano avere fretta di intervenire.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La National Capital Planning Commission, l'agenzia federale che supervisiona le costruzioni su suolo pubblico nell'area di Washington, ha approvato giovedì il progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca voluta dal presidente Trump. Il voto, 8 a 1, arriva però in un momento di forte incertezza giuridica: martedì un giudice federale ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non può procedere senza l'autorizzazione del Congresso.

La commissione, composta da dodici membri, è stata rimodellata lo scorso anno da Trump, che ha rimosso tutti i commissari nominati dal suo predecessore Joe Biden e li ha sostituiti con propri alleati. A presiederla è Will Scharf, segretario dello staff della Casa Bianca e in passato avvocato personale di Trump. L'unico voto contrario è arrivato da Phil Mendelson, democratico e presidente del consiglio municipale di Washington. Due commissari si sono astenuti votando "presente". Mendelson ha criticato le dimensioni del progetto e la rapidità del processo di approvazione. "È semplicemente troppo grande", ha detto.

Il progetto prevede la costruzione di un edificio di circa 8.400 metri quadrati su due piani, con una capacità di quasi mille posti, nel punto dove sorgeva la East Wing, l'ala est della Casa Bianca demolita nell'ottobre scorso per volontà di Trump. Il costo stimato è di 400 milioni di dollari, finanziati interamente da donazioni private. Tra i donatori ci sono grandi aziende come Amazon, Google e Palantir, tutte titolari di contratti miliardari con il governo federale, un dato che ha sollevato interrogativi su possibili conflitti di interesse.
Render, White House
Il voto della commissione era previsto già a marzo, ma era stato rinviato a causa della valanga di commenti pubblici ricevuti: circa 32.000 secondo il New York Times, la stragrande maggioranza contrari al progetto. Il Washington Post ha rilevato che oltre il 97% dei commenti era critico. Prima del voto di giovedì, circa quaranta persone hanno protestato fuori dalla sede della commissione con cartelli contro il progetto.

La vera incognita è ora lo scontro legale. Martedì il giudice federale Richard Leon ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non ha l'autorità di finanziare un progetto di queste dimensioni attraverso donazioni private senza il consenso del Congresso. Leon, nominato dal presidente repubblicano George W. Bush, ha scritto nella sentenza che il presidente è il "custode" della Casa Bianca per le future generazioni, non il proprietario. Il giudice ha concesso due settimane per presentare ricorso e ha escluso dall'ingiunzione i lavori necessari alla sicurezza dell'edificio.

Trump ha immediatamente annunciato il ricorso, definendo la sentenza "egregia", e ha contestato la necessità di un'autorizzazione del Congresso. "Abbiamo costruito molte cose alla Casa Bianca nel corso degli anni. Non si chiede l'approvazione del Congresso", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. Il presidente sembra inoltre intenzionato a sfruttare l'eccezione prevista dal giudice per i lavori di sicurezza: ha sottolineato che il progetto include un tetto a prova di droni, vetri antiproiettile, bunker, un ospedale e strutture di telecomunicazione sicure.
Lavori di demolizione a dicembre 2025, G. Edward Johnson
Sul fronte politico, i repubblicani al Congresso non mostrano fretta di intervenire. Se il ricorso dovesse fallire, i legislatori dovrebbero scegliere se approvare una legge che autorizzi esplicitamente la costruzione, un passo che li esporrebbe alle critiche dei democratici. Come ha scritto Politico, la maggior parte dei repubblicani con competenza diretta sulla materia non ha risposto alle richieste di commento. I portavoce dei presidenti delle commissioni competenti alla Camera e al Senato, il deputato Bruce Westerman dell'Arkansas e il senatore Mike Lee dello Utah, non hanno rilasciato dichiarazioni.

I democratici hanno già trasformato la sala da ballo in un argomento elettorale. La deputata Rosa DeLauro del Connecticut, prima democratica nella commissione bilancio della Camera, ha dichiarato che il progetto è un test chiaro sulle priorità repubblicane: i legislatori possono scegliere se riaprire il Department of Homeland Security, attualmente in shutdown, oppure autorizzare la costruzione di una sala da ballo da 400 milioni di dollari per ospitare amici miliardari del presidente.

Il progetto è impopolare anche tra gli elettori. Secondo un sondaggio Economist/YouGov condotto tra il 27 e il 30 marzo, il 56% degli americani disapprova le ristrutturazioni della Casa Bianca volute da Trump, mentre solo il 28% le sostiene. Un sondaggio precedente dello stesso istituto, condotto a febbraio, mostrava dati simili: il 58% degli intervistati si dichiarava contrario alla demolizione della East Wing per costruire la sala da ballo, contro un 25% favorevole.

Le divisioni attraversano anche le linee di partito. Tra gli elettori che nel 2024 hanno votato per Trump, il 57% approva il progetto, ma il 24% lo boccia. Tra i repubblicani registrati il sostegno si ferma al 56%, con un 22% contrario. Persino tra i sostenitori del movimento MAGA, il 13% si oppone.

Trump ha descritto il progetto come una priorità assoluta, sostenendo che i presidenti hanno bisogno di uno spazio permanente per ricevere dignitari stranieri e ospiti di alto livello, senza dover ricorrere alle tende montate sul prato sud della Casa Bianca. Giovedì sera, su Truth Social, ha celebrato l'approvazione definendo la sala da ballo "la più grande e bella del suo genere al mondo". Prima del voto, la Casa Bianca ha presentato alcune modifiche al progetto, tra cui l'eliminazione di una scalinata giudicata inutile e troppo grande dai critici.

La commissione ha anche derogato alle proprie procedure standard, approvando in un'unica seduta sia i piani preliminari sia quelli definitivi, un processo che normalmente si sviluppa in più riunioni nell'arco di mesi. A titolo di confronto, l'approvazione di una recinzione perimetrale della Casa Bianca richiese quattro passaggi in nove mesi tra il 2016 e il 2017. I critici vedono in questa accelerazione un'ulteriore conferma di come Trump abbia piegato i processi istituzionali per portare avanti il progetto prima della fine del suo mandato nel 2029.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Addio chiavi: con Nuki la porta si apre con un tap, come il contactless


Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Da Tap to Pay a Tap to Unlock: Nuki porta la stessa semplicità e sicurezza dei pagamenti contactless direttamente alla porta di casa. Ciò che da tempo fa parte della vita quotidiana nel mondo dei pagamenti sta diventando realtà anche nell'accesso alla propria abitazione grazie al nuovo Keypad 2 NFC. Il pioniere austriaco dell'accesso intelligente lancia la prima keypad al mondo certificata Aliro per serrature elettroniche residenziali. La spesa settimanale al supermercato, un biglietto della metropolitana valido 24 ore, il pagamento con carta alla biglietteria del cinema o una bibita fresca allo stadio: tutto questo può essere pagato in modo comodo, sicuro e in pochi secondi con un solo tocco. In ciascuna di queste situazioni, è la tecnologia Near Field Communication (NFC) che consente il pagamento contactless tramite smartphone o smartwatch.

WD My Passport Ultra 6TB: Recensione Completa | Techpertutti
Con il My Passport Ultra da 6TB, Western Digital porta sul mercato una capacità da storage professionale in formato tascabile ad un prezzo competitivo lo rendono interessante — ma le velocità tipiche da HDD restano il nodo da sciogliere in un mercato sempre più dominato dagli SSD.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con il nuovo Keypad 2 NFC, Nuki applica alla porta di casa i vantaggi della tecnologia NFC, che permette uno scambio di dati sicuro e immediato a distanza ravvicinata (pochi centimetri).

"L'accesso non è mai stato così intelligente, sicuro e veloce. Con il Keypad 2 NFC portiamo i vantaggi del Tap to Pay direttamente alla porta di casa. I nostri utenti possono contare sulla stessa comodità e sullo stesso livello di sicurezza a cui sono già abituati nei pagamenti contactless di tutti i giorni", afferma Martin Pansy di Nuki.



Poiché Smart Lock e Keypad sono prodotti standalone di Nuki, la nuova funzionalità può essere facilmente integrata a posteriori: infatti, il Keypad NFC consente alle serrature elettroniche Nuki già compatibili con Matter di supportare Tap to Unlock in pochissimo tempo.

Sblocco contactless. Come funziona


Ma come funziona Tap to Unlock? Basta avvicinare il proprio dispositivo mobile al Keypad 2 NFC: non è necessario aprire l’app Nuki. Per utilizzare Apple Home Key o Samsung Digital Home Key all’interno di un portafoglio digitale, sono necessari una Nuki Smart Lock compatibile con Matter, un hub Matter del rispettivo provider e un dispositivo mobile compatibile. “Uno dei principi fondamentali di Nuki è rendere le nuove funzionalità accessibili a tutti gli utenti, indipendentemente dal produttore”, sottolinea il co-fondatore Jürgen Pansy. Per questo motivo, la modalità Nuki App amplia le opzioni di sblocco: consente infatti di utilizzare Tap to Unlock in modo completamente indipendente da Matter o dalle app wallet. Questa modalità è disponibile per tutti gli utenti con una Nuki Smart Lock di quarta o quinta generazione e uno smartphone dotato di NFC, senza necessità di un hub aggiuntivo.

Progettato per durare nel tempo


Con il Keypad 2 NFC, ora è possibile accedere alla propria abitazione in cinque modi diversi: tramite Apple Home Key, Samsung Digital Home Key, Tap to Unlock nella modalità Nuki App, impronta digitale o codice di accesso personalizzato. Il nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso. Ogni singolo accesso alla propria casa, sia tramite tap, impronta digitale o codice di accesso, è protetto da una crittografia end-to-end in quanto l'azienda austriaca si affida agli stessi standard di crittografia collaudati utilizzati nei sistemi di pagamento. Come tutti i prodotti Nuki, anche il nuovo Keypad garantisce il massimo livello di sicurezza dei dati: tutti i dati di accesso Nuki sono memorizzati localmente, mentre l'utilizzo del cloud rimane facoltativo. L'installazione è semplice: il montaggio richiede pochi minuti utilizzando strisce adesive o viti, senza alcun cablaggio complesso.
l nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accessol nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso
Nuki Keypad 2 NFC è progettato per durare nel tempo: è protetto dalla polvere e dall'umidità secondo lo standard internazionale IP54. Anche l'alimentazione è progettata per durare a lungo; poiché Keypad e Smart Lock non sono connessi in modo permanente, il consumo energetico si riduce significativamente, assicurando un’autonomia di almeno dodici mesi.

Apple iPhone 17e: prezzo, 256GB, MagSafe e novità
Apple presenta iPhone 17e con 256GB di base, MagSafe, fotocamere avanzate e prestazioni migliorate: ecco prezzo, novità e caratteristiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità


Il Nuki Keypad 2 NFC è disponibile al prezzo di 179 euro nello Shop online di Nuki e su Amazon.


WD My Passport Ultra 6TB: tanta capacità ad un prezzo accessibile. Ma vale ancora un HDD portatile nel 2026?


Con My Passport Ultra 6TB Western Digital è tra le poche aziende ad aver superato il limite dei 5TB per gli hard disk portatili da 2,5 pollici. Un limite tecnico imposto dalle dimensioni compatte di questi device, in grado di collegarsi al PC tramite USB e che non necessitano di alimentazione esterna. Il drive esterno di WD, compatibile con Windows e Mac, risulta quindi una delle poche opzioni disponibili sul mercato ed offre un ottimo rapporto tra capacità, portabilità e prezzo. I principali concorrenti, basati su tecnologia SSD sono superiori in velocità e robustezza ma il costo da sostenere è significativamente più alto. In questo articolo Techpertutti analizza nel dettaglio il WD My Passport Ultra 6TB, e tra design, software, sicurezza dei dati e confronto di prestazioni cercheremo di capire se vale davvero la pena sceglierlo.

WD My Passport Ultra 6TB – Scheda Tecnica | Techpertutti.com

WD My Passport Ultra 6TB

Scheda tecnica completa

Capacità
6 TB

Interfaccia
USB-C / USB 3.2 Gen 1

Velocità max
5 Gbps

Rotazione disco
5.400 rpm

Crittografia
AES 256-bit

Dimensioni
110 × 82 × 22 mm

Peso
237 g

Garanzia
3 anni

Alimentazione
Bus powered (USB)

Compatibilità
PC, Mac, PS4/5, Xbox

Design e costruzione


Il WD My Passport Ultra 6TB si presenta con un form factor da 2,5 pollici, un'estetica sobria con una finitura lucida sulla parte superiore e una base in plastica opaca. Le colorazioni disponibili variano a seconda della capacità: in particolare, nella versione da 2TB troviamo anche il color oro, in aggiunta all'argento e al blu. La versione Ultra da 6TB in prova è disponibile solo in blu, ha sullo stesso lato un connettore USB-C con accanto l'indicatore LED di attività. Il cavo in dotazione misura circa 46 cm, sufficiente per l'uso quotidiano.
Sul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di statoSul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di stato
Il punto debole estetico è lo spessore: infatti, con i suoi 22 mm risulta decisamente più spesso rispetto a qualsiasi SSD portatile comparabile. Tuttavia, le sue dimensioni non costituiscono un problema di portabilità perchè il My Passport Ultra entra comodamente in una borsa da laptop o in uno zaino tecnico.
WD My Passport Ultra entra comodamente nelle tasche ed il suo utilizzo è molto versatile
Il WD My Passport Ultra integra una porta USB-C e include nella confezione un adattatore USB-C / USB-A, pensato per chi utilizza ancora dispositivi con connettori di vecchia generazione — una scelta pratica che amplia la compatibilità senza dover acquistare accessori aggiuntivi. Il drive, inoltre, è dotato di software integrato per la gestione dei file e il backup automatico, con protezione tramite password e supporto alla crittografia hardware AES a 256 bit. Un livello di sicurezza di livello professionale che rende i dati illeggibili a chiunque non sia autorizzato, anche in caso di smarrimento o furto del dispositivo.

Confronto Velocità HD Portatili | Techpertutti.com

Confronto Velocità – HD Portatili

Lettura e scrittura sequenziale (MB/s)

Lettura sequenziale

Scrittura sequenziale

★ WD My Passport Ultra 6TB
In prova HDD · 5.400 rpm

Lettura

~130 MB/s

Scrittura

~109 MB/s

Seagate One Touch 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~145 MB/s

Scrittura

~136 MB/s

LaCie Rugged Mini USB-C 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~132 MB/s

Scrittura

~130 MB/s

Toshiba Canvio Advance 4TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~138 MB/s

Scrittura

~129 MB/s

I valori indicati sono orientativi e possono variare in base alla configurazione del sistema, al tipo di file trasferito e alle condizioni d'uso.

Prestazioni


Dopo la configurazione iniziale, ho utilizzato l'HD per verificarne la velocità di lettura dati: il processo di trasferimento ha raggiunto i 110 MB/s costanti, senza cali, in media con gli hard disk portatili 2,5" di questa generazione. Un aspetto apprezzabile è il funzionamento silenzioso del drive: il rumore di rotazione è estremamente basso, appena percettibile in ambienti anche in ambienti silenziosi. L'alimentazione avviene interamente via USB, senza cavi di rete o adattatori aggiuntivi. Le prestazioni potrebbero sembrare modeste rispetto agli standard odierni ma è importante capire il contesto tecnologico in cui si inserisce questo drive.

HDD vs SSD: qual è la differenza


Se stiamo valutando di acquistare il WD My Passport Ultra, potremmo chiederci perché non comprare direttamente un SSD portatile? La risposta dipende tutto da cosa ci serve davvero: un Hard Disk Drive come questo di WD funziona tramite una testina meccanica che si sposta fisicamente sopra dei piatti magnetici rotanti per leggere e scrivere i dati.

È una tecnologia collaudata, affidabile e soprattutto economica per grandi capacità. Uno svantaggio rispetto ai drive a stato solido è la velocità, espressa in giri al minuto (rpm) e dalla posizione fisica dei dati sul disco. Un SSD (Solid State Drive), al contrario, non ha parti mobili: i dati vengono archiviati su chip di memoria flash NAND, garantendo accessi praticamente istantanei, consumi ridotti e maggiore resistenza agli urti.
Screenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TBScreenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TB

Conclusioni


In un'epoca in cui gli SSD dominano sempre di più il mercato dello storage portatile il WD My Passport Ultra da 6TB conserva una sua nicchia di mercato. In particolare, il suo costo per terabyte rimane imbattibile rispetto a qualsiasi SSD equivalente, e la sua capacità di offrire ben 6 TB tascabili offre un formato adatto a tenere al sicuro intere librerie multimediali, backup periodici e persino i giochi. A completare il quadro, Western Digital ha integrato materiali riciclati nella costruzione, un segnale concreto di attenzione alla sostenibilità che si aggiunge a un design tutto sommato solido, sviluppato per resistere all'uso quotidiano. Infine, ma non meno importante, la garanzia di ben 3 anni offerta dal produttore. Dunque, se avete bisogno di archiviare enormi librerie di filmati, foto RAW, o semplicemente "alleggerire" l'enorme quantità di file conservati nel Cloud, questo disco è un'unità di storage molto affidabile e difficile da battere in rapporto qualità-prezzo.


Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Gli Stati Uniti bombardano un ponte civile vicino a Teheran. Trump: "C'è molto altro in arrivo"


L'attacco segna un'escalation nella campagna militare americana. Intanto, l'intelligence dipinge un quadro diverso dalle dichiarazioni ottimiste della Casa Bianca: metà dei lanciatori di missili iraniani sarebbe ancora pienamente operativa.

Gli Stati Uniti hanno colpito ieri per la prima volta una grande infrastruttura civile in Iran, poche ore dopo che Donald Trump aveva minacciato in un discorso alla nazione di riportare il Paese "all'età della pietra". Il bersaglio è stato il ponte B-1 vicino a Teheran, che collega la capitale con il sobborgo di Karaj. Secondo le autorità statunitensi, ufficialmente l'attacco serviva a impedire alle Forze Armate iraniane di trasferire armi attraverso il ponte. I media di Stato iraniani hanno parlato di 8 morti e 95 feriti tra i civili.

Il raid segna un possibile allargamento della campagna americana, finora concentrata soprattutto su obiettivi militari. Un funzionario della difesa Usa, citato da Axios, ha detto che altri ponti potrebbero essere colpiti. Trump ha rivendicato l'operazione su Truth Social, scrivendo che "il ponte più grande dell'Iran è stato abbattuto, per non essere mai più usato" e aggiungendo che "c'è molto altro in arrivo". Nello stesso messaggio ha intimato a Teheran di raggiungere un accordo "prima che sia troppo tardi".

Secondo i funzionari americani, il ponte era usato dalle forze iraniane per trasferire di nascosto missili e componenti missilistici da Teheran verso siti di lancio nell'Iran occidentale. Un secondo funzionario lo ha definito una rotta logistica pensata per sostenere la capacità iraniana di lancio di missili balistici e droni d'attacco, senza però chiarire se fosse davvero operativa al momento del bombardamento. La missione iraniana alle Nazioni Unite ha invece denunciato su X gli attacchi americani e israeliani contro obiettivi civili. Anche il Ministro degli Esteri iraniano ha sostenuto che colpire strutture civili, "compresi ponti in costruzione", non costringerà il Paese ad arrendersi.

Iran: cosa dice davvero l'intelligence Usa

Analisi
Iran: il divario tra Casa Bianca e intelligence
Raid sul ponte B-1, arsenale residuo e critiche politiche — aprile 2026

Raid Arsenale Politica Cronologia

L'attacco al ponte B-1

Ponte B-1
Teheran–Karaj, prima infrastruttura civile colpita dagli Usa dall'inizio del conflitto

8 + 95
Rispettivamente, morti e feriti secondo i media di Stato iraniani

Cosa dicono le due parti

Versione Usa
Il ponte serviva a trasferire missili e componenti verso siti di lancio nell'Iran occidentale

Un funzionario lo ha definito una rotta logistica per sostenere i missili balistici e i droni d'attacco. Non è stato precisato se fosse operativa al momento del raid.

Versione Iran
Attacco a infrastrutture civili che non costringerà l'Iran alla resa

Il ministro degli Esteri iraniano ha parlato di obiettivi civili e "ponti incompiuti". La missione iraniana all'ONU ha denunciato i raid americani ed israeliani contro target civili.

Le parole di Trump

"All'età della pietra"
Minaccia di Trump nel discorso alla nazione, prima del raid

Su Truth Social ha poi rivendicato l'attacco: il ponte "crolla, per non essere mai più usato". Ha intimato a Teheran di raggiungere un accordo "prima che sia troppo tardi" e annunciato che "c'è molto altro in arrivo".

Stime intelligence Usa vs Casa Bianca

Lanciatori missilistici neutralizzati

Intelligence

~50%

Casa Bianca

~90%

NB: alcuni dei lanciatori di missili restanti potrebbero essere sepolti o bloccati in tunnel

Droni distrutti

Intelligence

~50%

Casa Bianca

>80%

Migliaia di droni ancora a disposizione nell'arsenale di Teheran secondo l'intelligence

Impianti di produzione colpiti

Intelligence

n.d.

Casa Bianca

Due terzi degli impianti danneggiati o distrutti secondo la Casa Bianca

Cosa resta operativo

−90%
Riduzione attacchi con missili balistici e droni kamikaze sulle forze Usa dall'inizio del conflitto (dato Pentagono)

Intatti
Missili cruise costieri e forze navali dei Pasdaran a Hormuz

2-3 settimane
Previsione di Trump per concludere le operazioni

Una fonte che ha esaminato la valutazione dell'intelligence definisce irrealistica questa previsione. La rete di tunnel e caverne iraniana rende difficile neutralizzare i lanciatori di missili rimasti.

Scontro politico a Washington

NATO: Trump minaccia il ritiro
1 aprile — Accusa l'Alleanza di non aver sostenuto l'operazione in Iran

I due senatori alla guida della Commissione Vigilanza del Senato, Tillis e Shaheen, definiscono l'ipotesi un "sogno che si avvera" per Putin e Xi. McConnell e Coons hanno difeso l'Alleanza ricordando il sostegno post-11 settembre. Una norma del 2023 impedisce il ritiro senza il voto dei due terzi del Senato.

Spesa sociale: fondi alla Difesa
Pranzo di Pasqua, 1 aprile

Trump propone di trasferire agli Stati la gestione di asili nido, Medicaid e Medicare, per concentrare la spesa federale sulla difesa. La Casa Bianca ha poi precisato che il riferimento era alla lotta alle frodi, ma il discorso verteva su chi dovesse finanziare questi programmi.

Pentagono vs intelligence
Versioni contrastanti sull'andamento della guerra

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha definito "completamente sbagliata" la ricostruzione della CNN basata sulle fonti di intelligence. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, parla di Iran "decimato" e "schiacciante superiorità aerea".

Tocca un evento per i dettagli

1 Aprile
Trump valuta l'uscita dalla NATO

Accusa l'Alleanza di non aver sostenuto l'operazione con Israele. Anche Rubio evoca una revisione della partecipazione Usa. Senatori bipartisan criticano duramente l'ipotesi.

1 Aprile
Pranzo di Pasqua: meno welfare, più difesa

Trump propone di trasferire la gestione di Medicaid, Medicare e asili nido agli Stati per concentrare le risorse federali sulla guerra.

1 Aprile, sera
Discorso alla nazione: Trump minaccia "l'età della pietra" per l'Iran

Dichiara che la capacità missilistica iraniana è stata "drasticamente ridotta" e annuncia altre 2-3 settimane per concludere le operazioni.

2 Aprile
Raid Usa sul ponte B-1 (Teheran–Karaj)

Prima grande infrastruttura civile iraniana colpita dai bombardamenti. 8 morti e 95 feriti secondo Teheran. Funzionari Usa avvertono: altri ponti potrebbero fare la syessa fine.

Stesso giorno
CNN rivela la valutazione dell'intelligence

Circa metà dei lanciatori di misili iraniani sarebbero ancora disponibili, migliaia di droni ancora nell'arsenale, missili costieri intatti. Un quadro ben "più complesso" rispetto alla narrazione ufficiale.

Fonti: CNN, Axios, New York Times, The Guardian · aprile 2026

Quello che dice l'intelligence vs la Casa Bianca


Il nuovo attacco arriva mentre una valutazione dell'intelligence statunitense, riportata dalla CNN, racconta una realtà ben diversa da quella presentata pubblicamente dall'Amministrazione Trump riguardo le capacità militari iraniane. Tre fonti hanno riferito che circa metà dei lanciatori di missili iraniani sarebbe infatti ancora disponibile, anche se il totale potrebbe includere mezzi oggi inaccessibili perché sepolti o bloccati sottoterra. La stessa valutazione indica che migliaia di droni iraniani restano a disposizione nell'arsenale del Paese — circa metà delle capacità iniziali — e che una parte consistente dei missili cruise costieri è rimasta intatta.

Il quadro che emerge è nettamente diverso dai toni usati da Trump e dalla sua Amministrazione. Nel discorso di mercoledì sera, il presidente aveva sostenuto che la capacità iraniana di lanciare missili e droni è stata "drasticamente ridotta" e che fabbriche di armi e lanciatori di missili iraniani venivano distrutti ogni giorno. Anche il Pentagono ha fatto sinora notare soprattutto il calo degli attacchi: il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato più volte che gli attacchi iraniani condotti con missili balistici e droni kamikaze contro le forze americane sono diminuiti del 90% dall'inizio del conflitto.

La Casa Bianca respinge con fermezza questa ricostruzione. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che l'Iran è stato decimato sul piano militare, che la Marina iraniana è stata annientata, che due terzi degli impianti di produzione sono stati danneggiati o distrutti e che Stati Uniti e Israele hanno una schiacciante superiorità aerea. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito "completamente sbagliata" la ricostruzione della CNN, sostenendo invece che gli Stati Uniti siano in anticipo rispetto ai propri obiettivi militari.

Ma dietro questo scontro di versioni emergono sempre di più i segnali di una guerra più lunga e più complicata di quanto Trump lasci intendere. Una fonte che ha esaminato la valutazione dell'intelligence ha definito irrealistico l'obiettivo indicato dal presidente, che mercoledì sera ha parlato di 2 o 3 settimane per concludere le operazioni militari. La capacità iraniana di nascondere i lanciatori di missili in una rete estesa di tunnel e caverne continua a rendere difficile neutralizzarli. Restano inoltre rilevanti le capacità di attacchi nel Golfo, in particolare nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran conserva buona parte delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione.

Da Teheran a Washington: i fronti politici aperti da Trump


La guerra con l'Iran sta intanto producendo nuove tensioni politiche nella capitale americana. Secondo la CNN, durante un pranzo privato tenutosi il 1° aprile, Trump ha detto che il governo federale dovrebbe spendere meno per sanità e assistenza all'infanzia e concentrarsi maggiormente invece sulla difesa. Ha sostenuto che programmi come asili nido, Medicaid e Medicare dovrebbero essere gestiti dagli Stati e non dal governo federale. La Casa Bianca ha poi precisato che Trump stava parlando soprattutto della necessità di contrastare le frodi in questi programmi, ma il suo intervento riguardava in realtà soprattutto chi dovesse finanziarli.

Ma anche i suoi attacchi alla NATO hanno provocato frizioni politiche, persino tra i repubblicani. I senatori Thom Tillis (R-N.C.) e Jeanne Shaheen (D-N.H.), alla guida della Commissione Vigilanza del Senato, hanno definito l'idea di un ritiro americano dall'Alleanza Atlantica come un "sogno che si avvera" per Vladimir Putin e Xi Jinping. Il giorno prima anche i senatori Mitch McConnell (R-Ky.) e Chris Coons (D-De.) avevano difeso la NATO dagli attacchi di Trump, ricordando il sostegno dato agli Stati Uniti dopo l'11 settembre e il sacrificio dei soldati alleati in Afghanistan e in Iraq.

Trump ha detto il 1° aprile di stare valutando seriamente l'uscita degli Stati Uniti dall'Alleanza Atlantica, accusando la NATO di non avere sostenuto l'operazione militare congiunta con Israele contro l'Iran. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio ha evocato una revisione della partecipazione americana all'Alleanza dopo la fine della guerra. Ma una norma inserita nella legge di bilancio della difesa per l'anno fiscale 2024, approvata nel dicembre 2023, impedisce al presidente di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO senza il voto favorevole di due terzi del Senato o un atto separato del Congresso, ostacolando i possibili piani della Casa Bianca.

Questa voce è stata modificata (5 mesi fa)

reshared this