Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rivolta dei prof: fermate la riforma di Valditara


La Rete cuneese degli istituti tecnici chiede la sospensione delle innovazioni previste per l’anno prossimo

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Settembre si avvicina e con esso l’entrata in vigore di un riordino che i docenti degli istituti tecnici della provincia di Cuneo giudicano, senza mezzi termini, un passo indietro. In un appello indirizzato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la Rete cuneese degli istituti tecnici – 163 membri, 423 firme raccolte – chiede la sospensione dell’applicazione della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027 e il rinvio al 2027/2028, con l’apertura di un confronto reale con la comunità scolastica. Un confronto che, denunciano i firmatari, non c’è mai stato. La Rete, nata in provincia di Cuneo, è nel frattempo confluita in una rete nazionale che conta oggi oltre duemila persone, a dimostrazione che il disagio non è un fenomeno locale.

La contestazione va ben oltre i docenti. «La protesta contro la riforma degli istituti tecnici è portata avanti e coinvolge studenti, genitori, persone alleate: un po’ tutti i componenti della comunità educativa», ha spiegato Marisa De Simone del sindacato FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) CGIL di Cuneo, che segue da vicino la mobilitazione cuneese.

Due riforme, non una

Le riforme che riguardano gli istituti tecnici sono due. La prima è il “modello 4+2” che andrebbe a sostituire l’attuale modello basato su cinque annualità: avviato in via sperimentale circa due anni fa, prevede che gli istituti tecnici possano strutturare il percorso in un quadriennio seguito da un biennio superiore a carattere professionalizzante. Ma la normativa vigente non consente di ridurre il numero degli anni scolastici senza una sperimentazione deliberata dal collegio dei docenti: così il ministero ha invitato le scuole a votare l’adesione alla sperimentazione. In provincia di Cuneo, ha spiegato De Simone a L’Unica, «sono stati attivati alcuni 4+2, pochi, e alcuni non sono partiti per carenza di iscritti».

Il secondo intervento di riforma è il riordino dei percorsi quinquennali, ed è quello che ha generato la mobilitazione più intensa. A differenza del 4+2, questo non è stato oggetto di delibera volontaria: «Il ministero lo ha imposto con decreto alle scuole subito dopo il termine delle iscrizioni», ha detto ancora De Simone. «Il collegio dei docenti ha dovuto deliberare con le modalità e i criteri per gestire il numero delle ore, la flessibilità, le classi di concorso e così via». Una riforma calata dall’alto, con tempi strettissimi e con classi di concorso ancora non definite a pochi mesi dall’avvio.

Il riordino quinquennale prevede di accorpare, nel biennio iniziale, chimica, fisica, scienze e geografia in un’unica disciplina, riducendo il monte ore dedicato alle materie scientifiche. Nel triennio, tagli analoghi colpirebbero l’italiano e le lingue straniere, a favore di contenuti professionalizzanti modellati sulle esigenze delle imprese del territorio. A rischio è anche la compresenza tra docenti di teoria e docenti tecnico-pratici. «Uno strumento didattico che nell’istruzione tecnica non è un accessorio, ma una struttura portante. È nella dialettica tra sapere astratto e applicazione concreta che si costruisce la competenza tecnica autentica», ha concluso la rappresentante della CGIL.

Sei un giornalista che vive nella zona di Cuneo e vorresti scrivere per L’Unica? Mandaci una proposta di articolo a info@lunica.email

Una questione di modello educativo

I firmatari non si limitano a contestare i tagli orari. L’appello affronta una questione di fondo: quale idea di scuola emerge dalle recenti politiche del ministero? La riforma, scrivono, si inserisce in un disegno più ampio – nuove indicazioni nazionali, docente tutor, alternanza scuola-lavoro, spinta verso la “scuola digitale” – che tende a imporre come unica possibile una “scuola delle competenze” intesa in senso riduttivo: addestramento alla prestazione osservabile e immediatamente spendibile.

Contro questa visione, i docenti ne propongono un’altra: la competenza autentica non è il fare fine a sé stesso, ma l’esito di processi cognitivi complessi, fondati su conoscenze disciplinari solide e sulla capacità di pensare, interpretare e innovare. Ciò che va superato non è la scuola delle discipline, ma la didattica meccanica, l’apprendimento superficiale, la trasmissione dei saperi priva di senso. Le discipline, insegnate in modo significativo e integrato, rimangono la condizione necessaria per sviluppare autonomia intellettuale e pensiero critico.

I numeri che pesano

A sostenere le preoccupazioni dei docenti ci sono dati che riguardano l’intero sistema universitario italiano. Le analisi di Massimo Attanasio, professore ordinario di Scienze economiche, aziendali e statistiche all’Università di Palermo, e di Mariano Porcu, professore ordinario di Statistica sociale all’Università di Cagliari, pubblicate su la Repubblica, mostrano che nel periodo 2015-2020 il 32 per cento degli immatricolati alle lauree triennali e magistrali a ciclo unico proveniva da istituti tecnici o professionali: circa 260 mila nuovi iscritti all’anno alle lauree triennali, più 37 mila a quelle magistrali a ciclo unico.

Ma gli stessi dati rivelano una disparità strutturale: la probabilità di iscriversi all’università è oggi pari a circa il 90 per cento per i diplomati dei licei classici e scientifici, scende al 50 per gli studenti degli istituti tecnici e degli altri licei, si ferma al 17 per chi proviene dai percorsi professionali. Una riforma che comprime ulteriormente la formazione di base rischierebbe, secondo i firmatari dell’appello, di allargare questo divario, in contraddizione con gli obiettivi del Piano orientamento universitario 2022-2025, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che punta proprio ad aumentare il numero di studenti universitari intervenendo sulle fasce più fragili. Inoltre, la scelta del percorso secondario avviene a quattordici anni ed è fortemente influenzata dal contesto socioeconomico di provenienza: cristallizzare le traiettorie formative a quell’età significa, nei fatti, cristallizzare le disuguaglianze.

La via crucis dei precari

C’è di più. La riforma del quinquennio rischia di innescare un’ulteriore crisi nel mondo del precariato scolastico. Chi lavora nella scuola pubblica lo sa: abilitarsi e riuscire a entrare in un istituto – o semplicemente tenersi stretto un rapporto di lavoro – è sempre più difficile, frutto di scelte politiche fallimentari che si sono stratificate nel tempo.

E c’è chi questa via crucis la sta documentando episodio per episodio: Chiara Rapalino, docente precaria cuneese, ha lanciato un podcast intitolato “Crucis - la scuola italiana in 14 stazioni”. Il titolo non ha bisogno di spiegazioni: il percorso di reclutamento dei docenti italiani – concorsi dai tempi biblici, graduatorie provinciali stratificate, algoritmi, punteggi acquistabili – è, per chi lo vive dall’interno, una “passione” nel senso più letterale del termine.

Nel suo secondo episodio, Rapalino si sofferma sul sistema dei punteggi e su come la riforma degli istituti tecnici rischi di aggravarlo. Meno ore in cattedra significano meno posizioni disponibili, più concorrenza tra precari, e quindi pressione crescente ad accumulare punti nelle graduatorie per non perdere la sede. A marzo 2026, racconta, le è arrivata una newsletter di un noto centro di formazione universitario telematico che sfruttava esplicitamente l’annuncio della riforma per vendere corsi: «Quando le ore diminuiscono, le scuole devono tagliare e lo fanno in base al punteggio. Arrivare con pochi punti: rischio concreto. Arrivare con più punti: margine di sicurezza».
open.spotify.com/embed/episode…
Il meccanismo, ha denunciato Rapalino, non è una semplice distorsione burocratica. «L’aspetto antropologico più inquietante è la creazione di una gerarchia basata sul censo, non sul merito»: chi dispone di due o tremila euro da investire in certificazioni – linguistiche, informatiche, master annuali – comprate attraverso enti di formazione con esami a crocette e soluzioni già pronte, scavalca chi, con anni di servizio in classe e una preparazione pedagogica solida, non può permettersi quell’acquisto.

Come ha documentato un’inchiesta della redazione di Fanpage nel gennaio 2025, con un investimento di circa 3.600 euro è possibile ottenere in poco tempo 22 punti in graduatoria, equivalenti a due anni di supplenze svolte tra i banchi. La conclusione di Rapalino è netta: «Finché il punteggio sarà una merce acquistabile su un sito web, la nostra scuola non sarà mai un luogo di merito. Sarà solo un mercato».

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“Molto interessante. Argomenti originali, trattati da giornalisti/e di spessore. Mi piace parecchio”.

— Fulvio R.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

Ti consigliamo anche:

📗 Andare al Salone del Libro serve? Il dilemma dei piccoli editori (da L’Unica Torino)

🙍🏼‍♂️ Alle elezioni comunali le candidate sindache sono quasi assenti (da Pagella Politica)

📷 Per 48 ore alcune testate hanno usato le foto di un innocente per parlare dei fatti di Modena (da Facta)


Andare al Salone serve? Il dilemma dei piccoli editori


L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Cuneo e Genova.

Per riceverla, clicca qui

All’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino hanno partecipato 1.242 espositori, fra editori, autori che hanno autopubblicato il proprio libro, enti di formazione, università, organizzazioni e aziende di varia natura. In questo mare magnum in espansione, le case editrici indipendenti spesso faticano a stare a galla. L’Unica ha intervistato alcune realtà torinesi che negli anni hanno assistito alla trasformazione del Salone affrontando criticità e pregi di un evento che attira migliaia di visitatori.

I costi sempre più alti

Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.

Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.

«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».

Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.
Foto: Alice Dominese
Il biglietto d’ingresso

A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.

«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.

Sei un giornalista che vive nella zona di Torino e vorresti scrivere per L’Unica? Mandaci una proposta di articolo a info@lunica.email

I contributi pubblici

Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.
Foto: Alice Dominese
La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.

Gli aspetti positivi

Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».

Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».

La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».
Foto: Alice Dominese
Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“Molto interessante. Argomenti originali, trattati da giornalisti/e di spessore. Mi piace parecchio”.

— Fulvio R.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

Ti consigliamo anche:

👗 La sfida della moda slow nel Cuneese (da L’Unica Cuneo)

🗳️ Che cosa pensano gli esperti sulla riforma della legge elettorale (da Pagella Politica)

💰 Iscriviti qui a Conti in tasca, la newsletter gratuita sull’economia


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026


Trump annuncia l'invio di 5mila soldati in Polonia mentre i repubblicani si ribellano contro il fondo da 1,8 miliardi per le vittime di "weaponization"

Questa è la rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026

I repubblicani si ribellano contro il fondo "anti-weaponization" di Trump


Il Senato ha rinviato il voto su un pacchetto di finanziamenti per l'immigrazione da 72 miliardi di dollari a causa delle forti critiche al fondo da 1,8 miliardi creato dall'amministrazione Trump per compensare chi sostiene di essere stato perseguitato dal governo. Anche l'ex leader repubblicano Mitch McConnell ha criticato duramente l'iniziativa definendola un "fondo per pagare persone che aggrediscono i poliziotti".

Fonti: WSJ, NYT, The Hill

Trump annuncia l'invio di 5mila soldati americani in Polonia


Il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti invieranno 5mila truppe aggiuntive in Polonia, una settimana dopo che il Pentagono aveva cancellato un dispiegamento pianificato di 4mila militari. La mossa è vista come un tentativo di rassicurare un alleato chiave dopo le critiche ricevute per la precedente cancellazione.

Fonti: WSJ, The Hill

La Camera cancella il voto sui poteri di guerra per l'Iran


I leader repubblicani della Camera hanno improvvisamente cancellato il voto su una risoluzione che limiterebbe i poteri di guerra del presidente Trump contro l'Iran, dopo che era diventato chiaro che la misura avrebbe probabilmente ottenuto i voti necessari per passare. La cancellazione evita un'imbarazzante sconfitta per l'amministrazione Trump.

Fonti: NYT, WSJ, Guardian

L'autopsia del DNC sulle elezioni del 2024 scatena nuove polemiche


Il Comitato Nazionale Democratico ha finalmente pubblicato il suo rapporto post-mortem sulle sconfitte elettorali del 2024, ma il documento è stato ampiamente criticato per errori e omissioni significative. Il presidente del DNC Ken Martin ha ammesso che il rapporto "non soddisfa i suoi standard", mentre alcuni democratici chiedono le sue dimissioni.

Fonti: NYT, WSJ, The Hill

Gli Stati Uniti accusano l'ex presidente cubano Raúl Castro di omicidio


Il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato l'ex presidente cubano Raúl Castro per omicidio in relazione all'abbattimento di due aerei civili 30 anni fa, un'azione che ha scatenato forti critiche da parte di Cuba che accusa il segretario di Stato Rubio di cercare di "istigare un'aggressione militare".

Fonti: NYT, BBC

Muore Kyle Busch, campione NASCAR due volte


Il pilota NASCAR Kyle Busch è morto all'età di 41 anni dopo essere stato ricoverato in ospedale per una grave malattia. Busch aveva vinto due volte il campionato della Cup Series ed era considerato uno dei piloti più competitivi e di successo nella storia della NASCAR.

Fonti: BBC, Guardian, The Hill

Un volo Air France diretto negli USA deviato in Canada per le restrizioni Ebola


Un volo Air France diretto a Detroit è stato deviato a Montreal dopo che un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo era salito a bordo "per errore", violando le nuove severe restrizioni di viaggio imposte dall'amministrazione Trump per contenere la diffusione dell'Ebola.

Fonti: ABC News, BBC

L'Alberta indice un referendum per rimanere nel Canada


La premier dell'Alberta Danielle Smith ha annunciato che la provincia ricca di petrolio terrà un referendum il 19 ottobre per decidere se rimanere in Canada o avviare un processo che potrebbe portare all'indipendenza. Questa decisione ha implicazioni significative per gli Stati Uniti dato che l'Alberta è un importante fornitore di energia.

Fonti: NYT, Bloomberg, BBC

Trump rimuove i limiti climatici sui refrigeranti


Il presidente Trump ha annunciato che la sua amministrazione sta allentando le regole che avrebbero limitato l'uso di gas serra super-inquinanti nella refrigerazione commerciale, terminando ufficialmente le normative introdotte dall'amministrazione Biden in questo settore.

Fonti: The Hill

Musk e Zuckerberg fanno deragliare l'ordine esecutivo di Trump sull'AI


Il presidente Trump ha rinviato la firma di un ordine esecutivo su intelligenza artificiale e cybersicurezza dopo le pressioni di Elon Musk e Mark Zuckerberg, che temevano che le nuove regolamentazioni potessero ridurre il vantaggio competitivo americano nel settore dell'AI rispetto alla Cina.

Fonti: Semafor, Semafor

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SpaceX presenta IPO, Spotify lancia Studio by Spotify Labs, Bezos parla di Prometheus


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
ne parliamo da tutta la settimana e adesso è ufficiale: SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti. Poi vedremo Spotify Labs per creare podcast tramite AI; parleremo della startup di Bezos da 38 miliardi di dollari, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

audio-thumbnail


Intro + Prima notizia - Ep. 328 - Venerdì 22 maggio
0:00
/156.74

Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

Passa a Plus

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Finanza
SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.
~
Fonte: BBC News
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


Intelligenza Artificiale
Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

SPONSORED

CTA Image

Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

Scopri di più

Jeff Bezos presenta la sua startup Prometheus da 38 miliardi


Startup
Durante un’intervista, Jeff Bezos ha chiarito che Project Prometheus, la sua nuova startup valutata 38 miliardi di dollari (sulla quale non ci sono mai state dichiarazioni), lavora su strumenti AI per la progettazione ingegneristica, non sulla robotica (come pensavano in molti). L’obiettivo è creare una sorta di CAD avanzato: un software capace di aiutare ingegneri e progettisti a sviluppare oggetti fisici, macchine e sistemi complessi. Bezos sarà co-CEO e dice di voler seguire direttamente il progetto. Prometheus resta separata da Amazon e Blue Origin, anche se potrà essere utile anche alla società spaziale. Avrebbe assunto circa 120 persone da OpenAI, DeepMind, Meta e xAI.
~
Fonte: GeekWire
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Sam Altman offre 2 milioni di dollari in token a ogni startup di Y Combinator


Startup
Sam Altman ha annunciato che OpenAI offrirà fino a 2 milioni di dollari in crediti d’uso a ogni startup dell’attuale gruppo di Y Combinator, circa 169 aziende. I crediti serviranno per usare modelli e infrastruttura OpenAI, quindi non sono denaro contante. In cambio, OpenAI riceverà una quota futura della startup tramite un SAFE senza valutazione massima: la percentuale sarà decisa al prossimo round di finanziamento e dipenderà dalla valutazione raggiunta. Per OpenAI è un modo per entrare nel capitale di nuove startup e spingerle a costruire sui suoi modelli invece che su quelli di rivali come Anthropic. Per le startup riduce i costi iniziali di AI, ma implica cedere altra quota societaria.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

Siamo a un passo dal primo utero artificiale


Scienza
Colossal Biosciences dice di essere vicina a completare un utero artificiale per far crescere mammiferi fuori dal corpo di un altro animale. Il sistema deve imitare l’utero naturale: dare ossigeno, nutrienti e ormoni all’embrione, oltre che rimuovere gli scarti. Secondo l’azienda, hardware e software sono pronti; resta da riprodurre con precisione i segnali chimici che guidano le prime fasi dello sviluppo. I test sono eseguiti su un piccolo marsupiale australiano con gestazione di 13 giorni. Colossal afferma di avere portato gli embrioni attraverso le tre fasi principali dello sviluppo, ma la tecnologia non sarà usata per ora nel progetto del mammut lanoso (vogliono far rinascere un mammut estinto) previsto entro il 2028.
~
Fonte: Decrypt
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

CTA Image

C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

Da 2,99€ al mese

Letture interessanti


In lingua inglese.

Come scelgo quali dipendenti di Cloudflare sostituire con l'IA


wsj.com (eng)

La robotica vivrà un momento alla ChatGPT?


ieee.org (eng)

Galline senza uova? Un'azienda impegnata nella de-estinzione crea uova artificiali


arstechnica.com (eng)

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Notizie veloci


In lingua inglese.

Ci sono nuovi leak su data di rilascio e display dell'iPhone "Ultra"


9to5mac.com (eng)

Nvidia afferma di aver “in gran parte ceduto” il mercato cinese dei chip AI a Huawei


cnbc.com (eng)

OpenAI si sta preparando a presentare a breve la domanda di quotazione in borsa


wsj.com (eng)

OpenAI afferma di aver risolto un problema matematico vecchio di 80 anni, e stavolta sul serio


techcrunch.com (eng)

Prodotto del giorno

Flipper One


Flipper One è un nuovo dispositivo open source degli stessi creatori di Flipper Zero, ma non è il modello successivo, è praticamente un progetto diverso. L’idea è creare una specie di piccolo computer Linux portatile, aperto e modificabile, pensato per sviluppatori, ricercatori di sicurezza, maker e persone che lavorano con reti e hardware. Può collegarsi a Ethernet, Wi-Fi, USB e in futuro anche 5G o satellite tramite moduli aggiuntivi; può funzionare da router, strumento di analisi delle reti, mini computer da viaggio o base per costruire altri progetti. I creatori hanno bisogno di aiuto: il progetto è molto complesso, sia economicamente sia tecnicamente, e alcune parti — driver, supporto Linux, interfaccia, moduli hardware, AI locale — sono ancora da costruire o rifinire insieme alla comunità.

Link: flipper.net

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

SPONSOR VELOCe

CTA Image

Questo è un esempio di sponsor veloce: max 300 caratteri per raccontare la tua magnifica realtà.

A partire da 40€

Vuoi apparire tra gli sponsor in fondo? I prezzi partono da 40€, dai un'occhiata!

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


In breve:


Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify takes on Google’s NotebookLM with its new app | TechCrunch
Spotify is releasing the new desktop app as a research preview in more than 20 markets.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Elon Musk potrebbe diventare il primo "trillionaire" della storia.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX files for IPO that could make Elon Musk a trillionaire
Musk’s rocket-maker and satellite internet provider will trade under the ticker SPCX
BBC NewsLily Jamali

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Siamo a un passo dal primo utero artificiale


Ma ancora non contribuirà al progetto di rinascita del Mammut Lanoso.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Colossal Biosciences dice di essere vicina a completare un utero artificiale per far crescere mammiferi fuori dal corpo di un altro animale. Il sistema deve imitare l’utero naturale: dare ossigeno, nutrienti e ormoni all’embrione, oltre che rimuovere gli scarti. Secondo l’azienda, hardware e software sono pronti; resta da riprodurre con precisione i segnali chimici che guidano le prime fasi dello sviluppo. I test sono eseguiti su un piccolo marsupiale australiano con gestazione di 13 giorni. Colossal afferma di avere portato gli embrioni attraverso le tre fasi principali dello sviluppo, ma la tecnologia non sarà usata per ora nel progetto del mammut lanoso (vogliono far rinascere un mammut estinto) previsto entro il 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Artificial Womb for Growing Mammals Is at ‘One-Yard Line’, Says Colossal CEO - Decrypt
De-extinction startup Colossal claims it has built an artificial womb capable of supporting mammal development—and it’s nearly complete.
DecryptJason Nelson

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


Fa da competitor a NotebookLM.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify takes on Google’s NotebookLM with its new app | TechCrunch
Spotify is releasing the new desktop app as a research preview in more than 20 markets.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Jeff Bezos presenta la sua startup Prometheus da 38 miliardi


Non si occupa di robotica.

In breve:


Durante un’intervista, Jeff Bezos ha chiarito che Project Prometheus, la sua nuova startup valutata 38 miliardi di dollari (sulla quale non ci sono mai state dichiarazioni), lavora su strumenti AI per la progettazione ingegneristica, non sulla robotica (come pensavano in molti). L’obiettivo è creare una sorta di CAD avanzato: un software capace di aiutare ingegneri e progettisti a sviluppare oggetti fisici, macchine e sistemi complessi. Bezos sarà co-CEO e dice di voler seguire direttamente il progetto. Prometheus resta separata da Amazon e Blue Origin, anche se potrà essere utile anche alla società spaziale. Avrebbe assunto circa 120 persone da OpenAI, DeepMind, Meta e xAI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

GeekWire - Jeff Bezos describes his $38B startup Prometheus for the first time: ‘Nothing to do with robotics’

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Sam Altman offre 2 milioni di dollari in token a ogni startup di Y Combinator


Ma prende una quota.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Sam Altman ha annunciato che OpenAI offrirà fino a 2 milioni di dollari in crediti d’uso a ogni startup dell’attuale gruppo di Y Combinator, circa 169 aziende. I crediti serviranno per usare modelli e infrastruttura OpenAI, quindi non sono denaro contante. In cambio, OpenAI riceverà una quota futura della startup tramite un SAFE senza valutazione massima: la percentuale sarà decisa al prossimo round di finanziamento e dipenderà dalla valutazione raggiunta. Per OpenAI è un modo per entrare nel capitale di nuove startup e spingerle a costruire sui suoi modelli invece che su quelli di rivali come Anthropic. Per le startup riduce i costi iniziali di AI, ma implica cedere altra quota societaria.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Sam Altman makes ‘mic drop’ offer to every Y Combinator startup | TechCrunch
Altman offered to have OpenAI invest in every single startup in this Y Combinator class: tokens for equity.
TechCrunchJulie Bort

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Late Show di Stephen Colbert chiude dopo 10 anni, finisce un'era


Il conduttore lascia la CBS dopo 10 anni e dopo essere stato il più visto della sua fascia oraria. Con lui si chiude anche il franchise nato nel 1993 con David Letterman.

Il "Late Show" della CBS va in onda questa notte con la sua ultima puntata. Con la chiusura del programma si conclude anche la lunga stagione di Stephen Colbert come volto simbolo della seconda serata di una grande rete generalista americana. La cancellazione del suo show segna la fine di un'epoca: il franchise era nato nel 1993 con David Letterman e si chiude ora con il suo ultimo conduttore.

La decisione non arriva certo dopo un crollo degli ascolti. Per gran parte della sua conduzione, Colbert è stato anzi il volto più visto della seconda serata americana. Il precedente più evocato è quello degli Smothers Brothers, il cui programma di satira politica fu cancellato dalla stessa CBS nel 1969 nonostante il successo di pubblico, per essere sostituito dal varietà "Hee Haw". Ma a chiudersi questa sera, più che uno show, potrebbe essere un'intera stagione della televisione americana.

Dalla parodia conservatrice all'establishment televisivo


La carriera di Colbert si è divisa in due fasi, coincise con i suoi due programmi più importanti. La prima cominciò nell'ottobre 2005, quando su Comedy Central debuttò "The Colbert Report". Il conduttore interpretava una versione caricaturale di sé stesso: un commentatore conservatore arrogante e ignorante, parodia dei pundit televisivi dell'America di George W. Bush. Nel monologo d'apertura introdusse il termine "truthiness", un neologismo che indicava l'idea che qualcosa potesse contare più per la sua apparenza di verità che per la sua effettiva aderenza ai fatti.

In quegli anni Colbert costruì una satira fatta di grandi gag dal valore quasi pedagogico, un modello che John Oliver avrebbe poi ripreso con "Last Week Tonight". Chiese ai telespettatori di modificare le voci di Wikipedia sugli elefanti per illustrare la "wikiality", cioè l'idea che il consenso attorno a una bugia potesse prevalere sui fatti. Creò un vero SuperPAC per mostrare il peso del denaro nella politica americana.

Nel 2010 arrivò persino a testimoniare davanti al Congresso restando nel personaggio che aveva costruito. Nel 2014, però, fu annunciata la sua scelta come successore di David Letterman al "Late Show" della CBS. Sembrò il passaggio dal cavo all'establishment televisivo, dalla satira di nicchia alla grande rete generalista. E, almeno in parte, anche una normalizzazione del suo personaggio.

Trump cambia per sempre il Late Show


Proprio mentre Colbert stava per passare da un programma all'altro, Donald Trump scese la scala mobile della Trump Tower per annunciare la sua candidatura alla presidenza e conquistò il centro della scena nazionale. Quando il suo "Late Show" debuttò nel settembre 2015, il conduttore provò ancora a tenere la politica a distanza.

La prudenza nasceva da una vecchia regola aurea della televisione americana: sulle reti generaliste, prendere posizione politica era considerato un rischio quasi mortale. Conduttori come Johnny Carson e Jay Leno avevano costruito il loro successo colpendo entrambi gli schieramenti, senza schierarsi davvero né da una parte né dall'altra. Per tutto il primo anno, anche il "Late Show" di Colbert sembrò cercare una direzione senza riuscire a trovarla.

Fu proprio Trump a ispirargliela. Nel 2017, alla Casa Bianca per il suo primo mandato, il presidente diventò il bersaglio principale dei monologhi notturni. Ma tra Colbert e il suo concorrente Jimmy Fallon, alla guida del "Tonight Show" della NBC, emerse una differenza sostanziale. Fallon sembrava sperare che si potesse ridere tutti insieme del look del presidente e poi voltare pagina. Colbert, invece, aggiungeva alle battute una critica morale esplicita. Da quel momento il "Late Show" superò il "Tonight Show" negli ascolti.

L'idea che la politica fosse veleno per la prima serata apparteneva alla televisione precedente al cavo e a Internet. Nel suo primo mandato Trump aveva polarizzato l'opinione pubblica americana, ma era diventato anche l'ultima monocultura americana: il riferimento comune più condiviso del Paese, più dello sport, della musica o del cinema.

Una chiusura nel pieno dello scontro politico


La cancellazione del programma stata annunciata nel luglio 2025, pochi mesi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e pochi giorni dopo un monologo in cui Colbert aveva attaccato la sua stessa casa madre. Paramount Global, proprietaria della CBS, aveva infatti appena chiuso una causa intentata da Trump contro la trasmissione 60 Minutes per il presunto montaggio scorretto di un'intervista a Kamala Harris durante la campagna elettorale del 2024. L'accordo prevedeva un pagamento di 16 milioni di dollari al presidente.

Colbert definì la transazione una "grossa tangente", sostenendo che Paramount stesse pagando per ottenere dall'Amministrazione Trump l'approvazione della fusione con Skydance Media, operazione che richiedeva il via libera della Federal Communications Commission controllata da un fedelissimo di Donald Trump, Brendan Carr. Tre giorni dopo quel monologo la CBS annunciò la chiusura del Late Show.

Da quando è stato annunciato l'addio, il secondo mandato di Trump ha offerto al "Late Show" materiale abbondante per una satira sempre più pungente e un'energia combattiva vicina a quella dei primi anni del "Colbert Report". Il programma è tornato a mordere proprio mentre si avvicinava sempre di più alla sua chiusura. Trump, da parte sua, ha celebrato la cancellazione del Late Show su Truth Social, scrivendo di "adorare assolutamente" il licenziamento di Colbert da parte della CBS.

Il prossimo progetto immediato del conduttore sarà la sceneggiatura di un film di Peter Jackson tratto dal "Signore degli Anelli". Un approdo coerente per quello che il New York Times definisce il più grande appassionato di Tolkien della televisione americana. Ma la sua uscita dalla CBS resta soprattutto il simbolo di una trasformazione più ampia: nell'epoca di Trump, la seconda serata smette di essere lo spazio centrale della satira politica americana.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Infezioni sessualmente trasmissibili in forte aumento in Europa: oltre 360mila casi


Gonorrea e sifilide in forte crescita secondo ECDC: aumentano i casi e le criticità nei sistemi di prevenzione europei

L’Europa registra livelli record di infezioni sessualmente trasmissibili (Ist), con un aumento significativo dei casi di gonorrea, sifilide e clamidia. A lanciare l’allarme è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che nei nuovi rapporti epidemiologici aggiornati al 2024 evidenzia una diffusione sempre più ampia delle infezioni batteriche sessualmente trasmissibili nei Paesi europei, accompagnata da criticità nei sistemi di prevenzione, screening e accesso ai test.

Secondo quanto riferito da Adnkronos, i dati raccolti dall’agenzia europea mostrano un quadro definito “preoccupante”, con numeri che non si registravano da oltre un decennio. Nel 2024 i casi di gonorrea notificati nei Paesi monitorati hanno raggiunto quota 106.331, segnando un incremento del 303% rispetto al 2015. La sifilide ha superato i 45 mila casi, più del doppio rispetto ai livelli registrati nove anni prima, mentre la clamidia si conferma l’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa, con oltre 213 mila casi segnalati. In crescita anche il linfogranuloma venereo, con 3.490 infezioni riportate.

L’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie)sottolinea come la trasmissione delle Ist presenti dinamiche differenti a seconda dei gruppi di popolazione. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini restano il gruppo maggiormente colpito dall’aumento di gonorrea e sifilide. Tuttavia, l’agenzia europea segnala un incremento costante della sifilide anche tra le popolazioni eterosessuali, con particolare attenzione alle donne in età fertile.

Uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione riguarda infatti la sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza. Nei 14 Paesi che hanno fornito dati completi, i casi sono passati da 78 nel 2023 a 140 nel 2024, quasi raddoppiando in un solo anno. Secondo il report, tra le principali criticità emergono lacune nello screening prenatale, ritardi nei controlli successivi alla diagnosi e difficoltà nell’accesso tempestivo alle cure.

L’agenzia europea evidenzia inoltre la presenza di ostacoli strutturali nei sistemi sanitari nazionali. Tredici dei 29 Paesi partecipanti continuano infatti a prevedere costi diretti per effettuare i test di base sulle infezioni sessualmente trasmissibili. Una situazione che, secondo gli esperti, limita l’efficacia delle campagne di prevenzione e favorisce diagnosi tardive.

Nel documento viene anche richiamata l’attenzione sui cambiamenti nei comportamenti sociali e sessuali successivi alla pandemia, ritenuti non ancora adeguatamente considerati nelle strategie sanitarie di diversi Stati membri. L’Ecdc invita quindi i governi europei ad aggiornare con urgenza i piani nazionali di contrasto alle Ist e a rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica.

Tra le misure indicate come prioritarie figurano l’ampliamento dell’accesso ai test, trattamenti più rapidi, una maggiore efficacia nella notifica ai partner e il rafforzamento delle campagne informative. Il preservativo continua a essere indicato come uno degli strumenti principali di prevenzione, insieme ai controlli periodici per le persone considerate maggiormente esposte al rischio.

L’Ecdc richiama inoltre le nuove linee guida pubblicate nel gennaio 2026 sull’utilizzo della doxiciclina come profilassi post-esposizione (doxy-PEP), precisando però che non viene raccomandato un impiego esteso contro la gonorrea a causa dei crescenti fenomeni di resistenza antimicrobica.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Pubblicata l'autopsia democratica sulle elezioni 2024, è subito scontro all'interno del DNC


Dopo mesi di rinvii, il DNC ha pubblicato l'analisi completa sulla sconfitta di Kamala Harris alle elezioni 2024. Il documento contiene però errori, omissioni e ha incrinato la fiducia nel presidente del partito Ken Martin.

Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha pubblicato oggi il rapporto integrale sulla sconfitta di Kamala Harris alle presidenziali del 2024. Ken Martin, presidente del DNC, lo aveva tenuto riservato per mesi, mentre aumentavano le pressioni interne per renderlo pubblico. Il documento presenta però diversi problemi. Mancano infatti ancora sezioni chiave, compresa la conclusione, e contiene errori fattuali: i nomi degli ex governatori Jon Corzine, del New Jersey, e Matt Bevin, del Kentucky, sono stati storpiati, mentre il margine di vittoria del governatore della North Carolina nel 2024 è indicato in modo errato.

Lo stesso DNC ha inserito all'inizio del rapporto una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti ivi contenuti. Il documento, si legge, riflette le opinioni dell'autore, non quelle del Comitato Nazionale Democratico, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può quindi verificare in modo indipendente le affermazioni contenute.


DNC Autopsy Report 2024
Il report integrale del DNC sulla sconfitta di Harris alle elezioni 2024

May-20-2026 - DNC Autopsy Report 2024.pdf
10 MB

download-circle

Un rapporto contestato fin dall'origine


A redigere l'analisi è stato Paul Rivera, consulente democratico vicino a Ken Martin, che si era offerto di lavorare al rapporto part time e da volontario. Rivera non partecipava a una campagna presidenziale dal 2004, quando fece parte dello staff di John Kerry. Martin lo aveva scelto proprio perché esterno sia al DNC sia alla campagna di Harris, con l'obiettivo dichiarato di garantire indipendenza all'analisi.

"Mi scuso sinceramente", ha dichiarato Martin in un comunicato. "Per piena trasparenza pubblico il rapporto così come l'ho ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli. Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo faccio perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico e della nostra parola".

Ma pubblicazione del report ha aperto una crisi di fiducia proprio attorno alla sua leadership. Diversi donatori storici hanno fatto sapere che non firmeranno nuove donazioni, proprio per il modo in cui Martin ha gestito il dossier. Altri avrebbero ritirato donazioni già promesse. La crisi arriva in un momento già finanziariamente delicato per il Partito Democratico, che deve fare i conti con un debito significativo mentre la controparte repubblicana dispone di ampia liquidità in vista delle elezioni di midterm.

Sconfitta 2024 · Autopsia democratica

Il rapporto che nessuno voleva pubblicare: l'autopsia DNC sulla sconfitta di Harris


Il Comitato Nazionale Democratico ha pubblicato l'analisi sulla sconfitta del 2024 — premettendo però di non poterne verificare i contenuti. Sezioni mancanti, errori sui nomi, protagonisti mai ascoltati: anatomia di un documento che ha aperto una crisi di leadership.

Documento commissionato da Ken Martin, presidente DNC Redatto da Paul Rivera, consulente part time

La premessa del DNC
"
Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo pubblico perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico.
"
Ken Martin · Presidente DNC

Intervistati
0
Tra Biden, Harris e Walz nessuno è stato ascoltato

L'autore
2004
Ultima campagna presidenziale a cui Paul Rivera aveva lavorato

Mandato
2029
Scadenza di Martin, rimovibile in caso di dimissioni volontarie

Esplora il dossier
i Gli errori ii Gli assenti iii I temi rimossi iv La crisi

Cosa non torna nel documento

Sezioni mancanti, nomi sbagliati, dati errati


Il DNC ha allegato all'inizio del report una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti, ammettendo di non aver ricevuto «fonti, interviste o dati a supporto». Tocca le voci per i dettagli.

§

Sezioni assenti
Manca la conclusione del rapporto

Il documento pubblicato presenta diverse sezioni chiave incomplete, compresa la conclusione. Il DNC lo ha reso pubblico «così come ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli».

§

Errori fattuali
Nomi di ex governatori storpiati

Risultano ad esempio scritti male i nomi di Jon Corzine, ex governatore del New Jersey, e Matt Bevin, ex governatore del Kentucky.

§

Errore numerico
Margine di vittoria in North Carolina sbagliato

Il margine con cui Josh Stein ha vinto le elezioni per il governatore della North Carolina nel 2024 è riportato in modo errato — proprio nel caso che il rapporto usa per spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori dei candidati statali democratici.

§

Argomento contestato
Il paragone con Stein non regge

Stein ha corso contro Mark Robinson, candidato repubblicano travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE. Confronto poco utile per analizzare la performance di Harris.

§

Disclaimer ufficiale
La clausola di non responsabilità del DNC

All'inizio del rapporto il DNC ha inserito una premessa in cui dichiara che il documento riflette le opinioni dell'autore e non quelle del Comitato, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può verificarne in modo indipendente le affermazioni.

Chi non è stato ascoltato

Un'autopsia senza i principali protagonisti

"

Né Biden, né Harris, né il suo candidato vicepresidente Tim Walz sono mai stati ascoltati. Gli architetti della campagna presidenziale del 2024 sono stati contattati per la prima volta a settembre, mesi dopo la scadenza prevista.

Le principali figure mai intervistate

1

Joe Biden
Presidente uscente, ritiratosi a giugno 2024

Non ascoltato

2

Kamala Harris
Candidata democratica alla presidenza

Non ascoltata

3

Tim Walz
Candidato alla vicepresidenza

Non ascoltato

4

Mike Donilon
Consigliere storico di Biden

Non ascoltato

5

Anita Dunn
Consigliera della Casa Bianca

Non ascoltata

6

Jen O'Malley Dillon
Presidente della campagna elettorale di Harris

Non ascoltata

7

David Plouffe
Stratega della campagna di Harris

Non ascoltato

8

Leader del movimento Uncommitted
Voto di protesta filo-palestinese alle primarie

Non ascoltati

Il metodo di lavoro

L'autore Paul Rivera, consulente democratico vicino a Martin, non lavorava a una campagna presidenziale dal 2004, quando aveva fatto parte dello staff di John Kerry. Si era offerto di redigere il rapporto part time e da volontario.

Le questioni evitate

I temi che hanno diviso il partito ma non sono nel report


Restano fuori dall'analisi proprio gli interrogativi più scomodi emersi dopo la sconfitta.

Tema rimosso
La ricandidatura di Biden
La controversa decisione del presidente uscente di correre per un secondo mandato, contestata da settori del partito ben prima del disastroso dibattito di giugno 2024 che ha poi portato al suo ritiro dalla corsa per la presidenza.

Tema rimosso
L'assenza di vere primarie dopo il ritiro di Biden
La scelta di Harris come candidata senza un reale processo di selezione interna e senza un confronto competitivo con altri esponenti democratici.

Tema rimosso
La posizione su Gaza e il voto dei musulmani americani
Totalmente sottovalutato l'impatto delle scelte del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Tema rimosso
Il ruolo di "zar del confine" di Harris
La campagna di Trump ha legato con successo Harris al ruolo assegnatole dalla Casa Bianca sulla pessima gestione dell'immigrazione al confine sud — tema centrale che il rapporto non approfondisce.

Le conseguenze politiche

Una crisi di fiducia attorno alla leadership di Martin


La pubblicazione ha aperto un fronte interno proprio mentre il Partito Democratico si avvia alle midterm con un debito significativo e i rivali repubblicani dispongono di ampia liquidità.

Donatori storici
Hanno bloccato nuove donazioni
Diversi finanziatori di lungo corso non faranno nuove donazioni al DNC, in protesta per la gestione del dossier.

Promesse ritirate
Donazioni già promesse poi annullate
Altri donatori avrebbero fatto sapere di voler ritirare contributi già impegnati.

Bilanci DNC
Debito significativo in vista delle midterm
Il partito affronta una stagione elettorale chiave con una posizione finanziaria molto delicata.

Bilanci GOP
Ampia liquidità a disposizione per la controparte
Il Comitato Nazionale Repubblicano dispone invece di risorse abbondanti per la campagna del 2026.

La leadership di Ken Martin
Non sembra intenzionato a farsi da parte
Scadenza del mandato 2029
Modalità di rimozione Dimissioni volontarie
Convention già pianificate 2028 e 2032

Martin ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica dicendo di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

Fonti Comunicato ufficiale DNC, rapporto Paul Rivera; ricostruzione FocusAmerica sulle reazioni interne al partito democratico.

Le accuse a Biden e i temi rimasti fuori


Sul piano politico, il rapporto accusa l'Amministrazione Biden di non aver sostenuto abbastanza Kamala Harris prima del dibattito di giugno 2024 che costrinse l'ex presidente a ritirarsi dalla corsa e lasciare posto alla sua vicepresidente. La campagna di Donald Trump ha legato con successo la vicepresidente al ruolo di cosiddetta "zar del confine", che le era stato assegnato dalla Casa Bianca, ed al disastro immigrazione che ne è seguito al confine sud degli Stati Uniti.

Il documento prova anche a spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori rispetto ad altri candidati democratici, tra cui alcuni candidati al Senato e Josh Stein, eletto governatore della North Carolina. Il paragone, però, è contestato: Stein aveva corso contro il candidato repubblicano Mark Robinson, travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE.

Restano invece fuori dal report molti dei temi che hanno diviso il partito dopo la sconfitta: anzitutto la controversa decisione di Biden di ricandidarsi, così come l'assenza di un vero processo di selezione interna dopo il suo ritiro e l'impatto delle posizioni del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Una report senza i protagonisti principali


Anche il metodo di lavoro è finito sotto accusa. Rivera non avrebbe contattato i principali responsabili delle campagne di Biden e Harris fino a settembre, mesi dopo la scadenza inizialmente prevista per il report. Non sono mai stati ascoltati né Biden, né Harris, né il candidato vicepresidente Tim Walz.

Tra gli strateghi non interpellati figurano anche storici consiglieri di Biden, come Mike Donilon e Anita Dunn, e figure centrali della campagna di Harris, tra cui Jen O'Malley Dillon e David Plouffe. Non sono stati contattati nemmeno i leader del movimento Uncommitted, che durante le primarie aveva organizzato il voto di protesta filo-palestinese.

Il mandato di Martin alla guida del DNC scade nel 2029 e il presidente può essere rimosso solo in caso di dimissioni volontarie. Martin però non sembra per nulla interessato a farsi da parte nonostante le pesanti polemiche seguite alla pubblicazione di questo report: anzi nelle scorse settimane ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica, dicendo a più interlocutori di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come Trump ha bloccato i controlli del fisco su se stesso


L'analisi del New York Times ricostruisce come il presidente abbia trasformato la macchina federale in uno strumento al servizio dei propri interessi personali, con guadagni miliardari per la famiglia in sedici mesi.

Donald Trump ha citato in giudizio il governo che guida e ha poi chiuso la causa con se stesso, ottenendo l'immunità dai controlli fiscali dell'Internal Revenue Service sulle dichiarazioni dei redditi passate. L'accordo prevede anche lo stanziamento di 1,8 miliardi di dollari di denaro pubblico a favore dei suoi alleati. La ricostruzione è di Peter Baker, capo corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, che parla di un atto di autoarricchimento senza precedenti nella storia della presidenza americana.

L'immunità concessa equivale, secondo l'analisi, a una sorta di grazia preventiva su qualsiasi obbligo o sanzione fiscale pregressa. Lo stato dei controlli ora interrotti non è pubblico, ma stime precedenti basate su un eventuale verdetto sfavorevole dell'agenzia delle entrate indicano che il presidente avrebbe potuto dover pagare 100 milioni di dollari o più. Il fondo da 1,8 miliardi è destinato a persone che secondo Trump sarebbero state maltrattate dal dipartimento di giustizia sotto la presidenza Biden, una categoria che potrebbe includere anche i partecipanti all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, già graziati dal presidente.

I confini tra interessi finanziari e carica pubblica risultano ormai indistinguibili. Un modulo di trasparenza pubblicato la scorsa settimana ha rivelato che il portafoglio di investimenti del presidente ha eseguito oltre 3.600 operazioni nei primi tre mesi dell'anno, molte delle quali riguardano società favorite da accessi privilegiati o da scelte politiche. Il portafoglio ha acquistato azioni di aziende guidate da 15 dei 17 amministratori delegati che Trump ha portato con sé nella recente missione in Cina. La tempistica di alcune operazioni ha sollevato interrogativi su un possibile legame con dichiarazioni o decisioni del presidente. La Trump Organization sostiene che le operazioni siano state effettuate da società di intermediazione esterne, senza il coinvolgimento del presidente o della famiglia, ma a differenza dei suoi predecessori Trump non ha collocato i propri investimenti in un autentico blind trust.

Gli affari familiari si sono moltiplicati. La famiglia ha tratto profitti enormi dalla nuova attività nelle criptovalute, mentre il presidente ha allentato la regolamentazione del settore. Trump ha graziato il fondatore della piattaforma di scambio Binance, coinvolta nella nascita della start-up cripto dei Trump. Jeff Bezos, le cui imprese ricevono contratti federali e dipendono dalle tariffe del servizio postale, ha autorizzato un pagamento stimato in 28 milioni di dollari a Melania Trump per un film autopromozionale trasmesso su Amazon. I figli e il genero del presidente sono coinvolti in operazioni da miliardi di dollari negli Stati arabi del Golfo, paesi diventati partner privilegiati della politica estera americana. Una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti ha versato 500 milioni di dollari nella società cripto dei Trump pochi giorni prima dell'insediamento, e l'amministrazione ha poi approvato l'esportazione di chip avanzati verso gli Emirati. Secondo le stime di Bloomberg gli investimenti della famiglia nelle criptovalute hanno fatto crescere il patrimonio di oltre un miliardo di dollari, almeno sulla carta. Forbes valuta il patrimonio personale di Trump a 6,1 miliardi di dollari, contro i 5,1 miliardi dello scorso anno e i 2,3 miliardi del 2024.

L'opinione pubblica ha colto il fenomeno. Un sondaggio YouGov di marzo indica che il 54 per cento degli americani ritiene che il termine "corrotto" si applichi "molto" al presidente, in aumento rispetto al 46 per cento di un anno prima. Le reazioni nel partito repubblicano restano però contenute. Il leader della maggioranza al Senato John Thune del South Dakota ha detto di non essere "un grande fan" del fondo per i sostenitori del presidente, mentre il deputato Brian Fitzpatrick della Pennsylvania ha annunciato che proverà a bloccarlo. Le maggioranze repubblicane al Congresso, che avevano indagato con vigore sulle accuse di corruzione rivolte a Joe Biden e alla sua famiglia, hanno finora mostrato scarso interesse a esaminare la commistione tra interessi pubblici e privati del presidente. La sconfitta del deputato Thomas Massie del Kentucky nelle primarie repubblicane di martedì ha confermato che Trump conserva un potere senza rivali nel punire chi gli si oppone.

Parlando con i giornalisti mercoledì, Trump ha difeso la causa contro l'agenzia delle entrate per la diffusione illegale delle sue dichiarazioni dei redditi ad alcuni reporter da parte di un consulente, già condannato e incarcerato sotto la presidenza Biden. Il presidente ha sostenuto che l'agenzia debba essere ritenuta responsabile e ha negato di essere stato coinvolto nell'accordo, negoziato dai suoi avvocati, tra cui il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche, in passato suo difensore personale in cause penali. Non ha spiegato perché la diffusione dei documenti debba impedire controlli fiscali su dichiarazioni passate. Sul fondo da 1,8 miliardi ha parlato di "persone distrutte", finite in carcere, con famiglie rovinate e casi di suicidio, senza menzionare gli agenti di polizia aggrediti o deceduti dopo l'assalto al Campidoglio.

La Trump Organization, interamente posseduta dalla famiglia, è stata condannata nel 2022 in sede penale per 17 capi d'imputazione tra frode fiscale, cospirazione e falsificazione di documenti aziendali, con la sanzione massima di 1,6 milioni di dollari. L'allora direttore finanziario Allen Weisselberg si dichiarò colpevole di 15 capi d'imputazione e scontò alcuni mesi di carcere. Documenti fiscali ottenuti dal New York Times nel 2020 mostrarono che Trump pagò solo 750 dollari di imposte federali sul reddito nel 2016, anno della prima candidatura presentata sulla base della sua identità di miliardario, e altri 750 nel 2017, primo anno di mandato. In 10 dei 15 anni precedenti non versò alcuna imposta federale, dichiarando perdite consistenti.

Barbara Perry, studiosa della presidenza al Miller Center dell'Università della Virginia, ha dichiarato al New York Times che presidenti del passato hanno avuto familiari corrotti o coinvolti in vicende criminali, citando tra gli altri Hunter Biden, ma nessuno è arrivato al livello di profitto raggiunto dalla famiglia Trump. Secondo Perry i Trump hanno vinto due volte la presidenza, indebolito il Congresso, costruito una Corte suprema favorevole e rimodellato leggi e istituzioni per assolversi da qualsiasi accusa, accumulando miliardi di guadagni illeciti. La stessa studiosa ha osservato che neppure i più celebri scandali finanziari presidenziali del passato, dal Credit Mobilier sotto Grant al Teapot Dome sotto Harding fino al Watergate sotto Nixon, sono paragonabili al denaro che ruota attorno alla famiglia Trump nel secondo mandato, perché in quei casi gli uomini vicini ai presidenti scambiavano decisioni politiche per denaro ma i presidenti stessi non si arricchirono personalmente.

La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha respinto le accuse, definendole la solita narrazione portata avanti dai democratici contro Trump, la sua famiglia e la sua amministrazione da un decennio, e sostenendo che il presidente agisce solo nell'interesse del pubblico americano e che non esistono conflitti di interesse. Trump stesso, intervistato dal New York Times a gennaio, ha detto di non vedere alcun beneficio nel seguire le tradizioni presidenziali dei blind trust, della cessione degli asset o della rinuncia agli affari, ricordando di aver vietato attività commerciali alla famiglia durante il primo mandato senza ricevere alcun riconoscimento per questa scelta.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il ricettario proibito dello 007 italiano: torna l'ombra di D'Amato


L’opera introvabile di Federico Umberto D’Amato riappare in edizione non ufficiale tra spionaggio, cucina e misteri d’Italia
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un libro che ufficialmente non dovrebbe esistere, invece esiste eccome ma in forma "pirata". O meglio manca dai canali di vendita da decenni, perché non è stato più ristampato dalla morte dell'autore a metà degli Anni novanta, disperso in controversie sui diritti d'editoriali probabilmente o, forse, molto più semplicemente mai più riproposto perché ritenuto di scarso appeal commerciale.

Menu e Dossier di Federico Umberto D'Amato, il gastronomo italiano "re delle spie" del Dopoguerra più famoso nel mondo: sul mercato antiquario del web una prima edizione Rizzoli ha raggiunto quotazioni da capogiro. Copie malconce e deteriorate vengono messe all'asta quotidianamente ma negli ultimi tempi il fiume carsico dei bibliofolli ha cominciato ad agitarsi, voci e sussurri di una ristampa si sono fatte sempre più forti.

Nulla di tutto ciò: qualcuno ha provveduto a farne una versione anastatica con una nuova veste grafica, probabilmente trascrivendo per intero il testo e realizzando una nuova copertina con dei misteriosi caratteri grafici che somigliano ai segnali del codice morse. Il dubbio che a capo dell'operazione ci sia il mondo delle barbe finte è forte, visto che il volume si presenta come un prezioso manuale operativo per chiunque voglia avvicinarsi al mondo dei Servizi.

D'Amato è stato un personaggio oltre le righe, in grado di praticare l'arte dello spionaggio passando per lo stomaco dei soggetti che attenzionava. Li invitava al ristorante e letteralmente li prendeva per la gola. Anche il funzionario o il diplomatico più scaltro davanti a un piatto prelibato e a a un vino ricercato tendeva a lasciarsi andare. Questo era il primo atto, seguiva la compilazione di un dossier a carico del commensale che andava ad arricchire il suo sterminato l'archivio. Alcune riflessioni all' all'interno del libro fanno sorridere, per esempio quando si parla del nascente traffico di informazioni e delle migliaia di banche dati presenti in Italia all'epoca.

Trent'anni dopo esiste un florido mercato immateriale, del valore di centinaia di milioni di dollari, che si basa sulle singole informazioni di ogni individuo apparentemente irrilevanti. D'Amato l'11 febbraio del 2020 è stato indicato dalla Procura Generale di Bologna come uno dei quattro mandanti, organizzatori o finanziatori della strage alla stazione di Bologna del 1980, tutta la sua attività di agente segreto è rimasta ammantata da una nera luce. Ma il fascino e il valore storico del contenuto di questo libro rimane immutato.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Boltgun 2: il boomer shooter di Warhammer torna più esplosivo e aggressivo che mai


Chi ha amato Warhammer 40.000 Boltgun, si divertirà un mondo con Boltgun 2
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Warhammer 40,000: Boltgun 2 avrà un successo incredibile. É una previsione azzardata, ma per farla è bastato provare i due capitoli del gioco disponibili nella demo che ha appena fatto il suo debutto su Steam. Asciutto, soddisfacente, rapido il giusto e, soprattutto, distruttivo al massimo: il sequel del boomer shooter da mezzo milione di copie ambientato nell’universo di Warhammer ha tutte le carte in regola per fare contenti i moltissimi fan del primo capitolo.

La formula cambia, ma di poco. Il protagonista del primo capitolo Malum Caedo torna, e questa volta è affiancato da una co-protagonista, la Sister of Battle Nyra Veyrath, che è possibile selezionare non all’inizio di ciascun livello ma all’inizio del gioco. I loro gameplay differiscono per abilità aggiuntive e passive, lui è più monolitico, lei più agile, ma le fondamenta restano quelle da sparatutto aggressivo che non perdona. Soprattutto quando i nemici sono tanti, come alla fine del primo livello, vi accorgerete di quanto piccolo possa sentirsi anche il più valoroso servitore dell’Imperatore.

Le armi disponibili nella demo erano il classico Bolter dell’universo di 40K, il fucile a pompa, la pistola al plasma e il Bolter pesante. Ciascuna ha un’identità forte e munizioni a sufficienza da assaporare l’onnipotenza dello space marine, ma mai abbastanza da far sentire invulnerabile chi gioca. In una boss room ci siamo ritrovati senza colpi ed è stato un momento piuttosto adrenalinico.

Nei due livelli disponibili nella demo i nemici hanno offerto una sfida interessante: c’è ampia varietà (ma dovremo vedere a gioco finito) e alcuni riescono a sorprendere anche dopo tre o quattro partite allo stesso livello. Ci sono nuovi biomi, nuove fazioni e un generale senso di maggiore rifinitura del prodotto finito. Il gioco è realizzato tutto in Unreal Engine 5 e i ragazzi di Auroch Digital professano una passione incrollabile verso la proprietà intellettuale con tanto di serate con miniature e boardgame.

L’obiettivo dichiarato del sequel è essere “più grandi, migliori e più in linea con ciò che vogliono i giocatori” ha detto Jack Munns Lead Programmer di Auroch Digital durante una conferenza stampa di anteprima. “Abbiamo ascoltato i feedback che chiedevano boss meno ‘bullet sponge’ e ci siamo impegnati in questa direzione”. Questi nuovi nemici non sono presenti nella demo, ma quello che abbiamo visto in termini di “stanze-boss” con tanti avversari di alto livello ci ha lasciato soddisfatti e pieni di adrenalina.

Boltgun 2 ha tutte le carte in regola per fare molto bene quando uscirà: è divertente da giocare, è pieno di riferimenti al mondo di Warhammer 40.000, ha una grafica unica nella sua pixel art e promette di far vivere a chi gioca una storia interessante. L’unica cosa che non abbiamo visto nella demo è quel guizzo di creatività nel mondo degli fps che convincerebbe un novizio della serie e del franchise a dargli una possibilità, forse il gioco completo avrà qualcosa in più da dire su questo fronte. Se vi piacciono gli fps retrò provate la demo, non vi deluderà.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

INPS, al via il nuovo regolamento sulle rateazioni: debiti contributivi dilazionabili fino a 60 mesi


Nuovo piano: rate fino a 5 anni per i debiti contributivi. Più autonomia alle sedi locali e regole più semplici per le imprese
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’INPS ha annunciato l’entrata in vigore della nuova disciplina che regola la dilazione del pagamento dei debiti per contributi e accessori di legge. La misura è contenuta nella Circolare n. 60 del 21 maggio 2026 e recepisce il nuovo regolamento adottato dal Consiglio di Amministrazione dell’Istituto con deliberazione n. 20 del 25 febbraio 2026, dopo il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’intervento normativo si inserisce nell’ambito delle disposizioni previste dall’articolo 23 della legge 13 dicembre 2024, n. 203, e dal successivo decreto interministeriale del 24 ottobre 2025. Obiettivo della riforma è favorire i processi di regolarizzazione contributiva e rendere più efficiente e tempestiva la riscossione delle somme dovute.

Tra le principali novità introdotte dal nuovo regolamento figura l’estensione dei piani di rateazione fino a un massimo di 60 rate mensili per le esposizioni debitorie non ancora affidate agli agenti della riscossione e in presenza di una temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria dichiarata dal contribuente.

Nel dettaglio, l’INPS potrà concedere fino a 36 rate mensili per debiti di importo fino a 500 mila euro e fino a 60 rate mensili per debiti superiori a 500 mila euro. La nuova disciplina supera il precedente sistema che subordinava le dilazioni oltre le 24 rate all’autorizzazione ministeriale.

Il regolamento ridefinisce inoltre le competenze decisionali interne all’Istituto, attribuendo ai direttori territoriali la gestione delle domande relative ai piani fino a 36 rate e fino a 500 mila euro, mentre le richieste per importi superiori o per piani fino a 60 rate saranno valutate dai direttori regionali o di Coordinamento Metropolitano.

Secondo quanto evidenziato dall’INPS, il nuovo assetto punta a uniformare i criteri di accesso alla dilazione e a rafforzare il ruolo delle strutture territoriali, con l’obiettivo di migliorare i tempi di risposta e la qualità del servizio.

Nel comunicato diffuso dall’Istituto, il direttore centrale Entrate dell’INPS, Antonio Pone, ha sottolineato che la riforma “si inserisce nel più ampio processo di semplificazione delle attività di gestione del credito”, prevedendo strumenti più flessibili a sostegno di imprese e contribuenti, nel rispetto della tutela delle entrate pubbliche e della regolarità contributiva.

Le domande di dilazione dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso il “Cassetto previdenziale del contribuente”, secondo le procedure indicate dall’Istituto.

L’INPS precisa inoltre che il nuovo regolamento si applica alle domande presentate dalla data di pubblicazione della circolare e, in via transitoria, anche alle richieste inoltrate a partire dal 12 gennaio 2025 e ancora pendenti alla data del 21 maggio 2026. In questi casi sarà possibile richiedere la rideterminazione del numero delle rate entro 30 giorni dalla pubblicazione della circolare.

Con l’entrata in vigore della nuova disciplina risultano abrogate le precedenti disposizioni dell’Istituto in materia di dilazione dei debiti contributivi.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un indipendente sfida un senatore miliardario in Nebraska


Dan Osborn ha circa il 39% di probabilità di vittoria contro Pete Ricketts. Se eletto, non si unirebbe a nessuno dei due partiti, scenario inedito al Senato americano dal 1953

La corsa al Senato in Nebraska è diventata una delle più imprevedibili degli Stati Uniti. Dan Osborn, meccanico ed ex sindacalista, si candida come indipendente con il sostegno dei democratici contro Pete Ricketts, senatore repubblicano in carica ed ex governatore la cui famiglia possiede i Chicago Cubs, squadra di baseball di Chicago. Oggi Osborn ha il 39% di probabilità di vittoria in uno Stato profondamente repubblicano, dove Kamala Harris ha perso di venti punti alle presidenziali del 2024.

Negli Stati Uniti ogni Stato elegge due senatori, che restano in carica sei anni. Ricketts occupa uno dei due seggi del Nebraska dal 2023, quando il governatore dell'epoca lo nominò per sostituire Ben Sasse, dimessosi per diventare rettore universitario. Ora cerca il suo primo mandato pieno attraverso il voto popolare. Il Partito Democratico del Nebraska ha annunciato quasi un anno fa che non avrebbe schierato un proprio candidato, scegliendo invece di sostenere Osborn, che si era già candidato come indipendente per l'altro seggio senatoriale dello Stato nel 2024, perdendo di sette punti.

Le posizioni di Osborn sono eterodosse: è favorevole al muro al confine con il Messico, ai diritti dei detentori di armi, alla legalizzazione della marijuana e all'aumento del salario minimo. Jane Kleeb, presidente del partito democratico statale, ha scritto sul social network X: "Crediamo che una coalizione di democratici, indipendenti e repubblicani possa battere Ricketts e rompere il dominio di un partito solo. Ci piacciono le probabilità di un meccanico contro un miliardario". La strategia di sostenere candidati senza etichetta democratica è in fase di sperimentazione anche in altri Stati conservatori, dove il marchio del partito è considerato un peso elettorale.

Il partito non ha però potuto impedire ad altri candidati di presentarsi alle primarie democratiche, le elezioni interne con cui si sceglie chi rappresenterà il partito alle elezioni generali. William Forbes, pastore settantanovenne contrario all'aborto e sostenitore del presidente Trump, si è candidato suscitando l'accusa dei democratici di essere un infiltrato repubblicano al servizio di Ricketts per sottrarre voti a Osborn. Forbes ha negato. Cindy Burbank, una farmacista , si è presentata con la promessa esplicita di ritirarsi a favore di Osborn in caso di vittoria. Il segretario di Stato del Nebraska, repubblicano, ha tentato di escluderla dalle schede definendola candidata non in buona fede, ma la Corte Suprema dello Stato ha deciso a suo favore.

Anche le primarie di un partito favorevole alla legalizzazione della cannabis sono state segnate da tensioni. È emerso che Burbank aveva pagato la quota di iscrizione per Mike Marvin, candidato del Legal Marijuana NOW Party. Altri dirigenti del partito hanno accusato anche Marvin di essere un infiltrato pronto a ritirarsi per favorire Osborn, accusa che lui ha respinto. Le primarie della scorsa settimana, in quella che la CNN ha definito l'elezione più folle del paese, hanno prodotto lo scenario migliore per Osborn: hanno vinto sia Burbank che Marvin, aprendogli la strada a uno scontro diretto con Ricketts.

La sfida resta in salita. L'ultima volta che il Nebraska ha eletto un non repubblicano a una carica statale è stato nel 2006, quando proprio Ricketts, allora imprenditore, perse contro il democratico Ben Nelson.

La possibilità di un senatore davvero indipendente apre uno scenario insolito nel funzionamento del Congresso americano. Al Senato i due partiti operano come gruppi parlamentari organizzati, chiamati caucus, che decidono la distribuzione degli incarichi nelle commissioni, gli organi che esaminano le leggi prima del voto in aula. Osborn ha dichiarato che non si unirebbe al gruppo di nessuno dei due partiti. Negli ultimi decenni i senatori indipendenti, formalmente non iscritti ai due grandi partiti, si sono comunque sempre allineati a uno dei due gruppi: gli ultimi cinque, Joe Lieberman, Kyrsten Sinema, Joe Manchin, Bernie Sanders e Angus King, hanno tutti scelto i democratici. Sanders fa parte addirittura del gruppo dirigente democratico.

Per trovare un senatore che dall'inizio di una legislatura non si sia unito a nessun partito bisogna risalire al 1953, quando Wayne Morse dell'Oregon abbandonò il Partito Repubblicano dopo l'insediamento del presidente Dwight Eisenhower. Morse, allora al suo secondo mandato, era in disaccordo con la scelta di Richard Nixon come vicepresidente, con il programma repubblicano che chiedeva di abrogare il New Deal, il pacchetto di riforme economiche e sociali varato negli anni Trenta da Franklin Delano Roosevelt, e con il silenzio di Eisenhower sul maccartismo, la campagna anticomunista condotta dal senatore Joseph McCarthy.

Il Senato del 3 gennaio 1953 contava 48 repubblicani, 47 democratici e un Morse, che si presentò in aula con una sedia pieghevole da sistemare nel corridoio centrale tra i due schieramenti, dichiarando ai giornalisti: "Visto che non mi è stato assegnato un seggio nel nuovo Senato, ho deciso di portarmene uno mio". Il regolamento del Senato impone a ogni senatore di sedere in due commissioni, ma non specifica quali. I leader dei due partiti assegnarono ai propri membri i posti richiesti e offrirono a Morse i due seggi che nessuno voleva: la Commissione Lavori Pubblici e quella per il Distretto di Columbia, l'area amministrativa che ospita la capitale Washington. Morse li definì incarichi da "bidone della spazzatura" e li rifiutò, chiedendo invece posti nelle commissioni Forze Armate e Lavoro, da assegnare tramite votazione a schede. Per la Commissione Forze Armate i candidati dei due partiti ottennero più di ottanta voti ciascuno, Morse sette.

Per mesi Morse tenne ogni venerdì pomeriggio lunghi discorsi in aula, che chiamava il suo "lavoro in commissione" condotto allo scoperto, non avendone alcuna. La traiettoria di Morse mostra come anche i più principiali finiscano per cedere alle logiche di scambio politico. Accettò gli incarichi rifiutati nel 1953 e quando due anni dopo il leader democratico Lyndon B. Johnson, che sarebbe poi diventato presidente, gli offrì seggi nelle commissioni Bancaria e Forze Armate in cambio dell'adesione al gruppo democratico, Morse accettò. Negli anni successivi fu uno dei due soli senatori a votare contro la risoluzione del Golfo del Tonchino del 1964, che autorizzò l'intervento militare americano in Vietnam, guadagnandosi il soprannome di "Tigre del Senato".

Sulla reale indipendenza di Osborn i repubblicani hanno espresso scetticismo, sostenendo che il meccanico sia in realtà un candidato democratico mascherato pronto a unirsi al loro gruppo in caso di vittoria. Il principale super PAC dei senatori democratici, un comitato che raccoglie fondi a sostegno dei candidati, ha speso quasi quattro milioni di dollari a sostegno di Osborn nel 2024. Molti senatori di terzi partiti hanno finito per allinearsi a uno dei due schieramenti maggiori, trovando troppo complesso restare isolati una volta affrontate questioni come le assegnazioni in commissione. Nessuno dei due partiti ha interesse ad aiutare chi non contribuisce a costruire una maggioranza, mentre un senatore indipendente può ottenere incarichi di rilievo se accetta di far pendere la bilancia da una parte.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Euro e classe dirigente, le parole di Palenzona al Festival dell’Economia di Trento


L’ex vicepresidente di Unicredit critica la gestione politica degli anni Novanta e lega la crisi dei partiti all’ingresso nella moneta unica

Il dibattito sulle conseguenze economiche e politiche dell’ingresso dell’Italia nell’euro torna al centro del confronto pubblico dopo le dichiarazioni rilasciate da Fabrizio Palenzona nel corso del Festival dell'Economia di Trento. L’imprenditore e manager ha espresso una valutazione critica sul percorso che portò il Paese all’adozione della moneta unica europea, soffermandosi in particolare sul ruolo della classe dirigente italiana degli anni Novanta.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Palenzona ha definito l’ingresso nell’euro “un salto nel buio costato carissimo”, sostenendo che l’Italia avesse l’ambizione di partecipare pienamente al progetto europeo senza però disporre, a suo giudizio, di una classe politica adeguata a gestire una transizione economica così complessa. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante un intervento pubblico a margine degli incontri del Festival dell’Economia.

Nel suo intervento, il chairman di Prelios Group ha inoltre collegato il tema della debolezza della classe dirigente alle vicende di Mani Pulite. Palenzona ha sostenuto che, nel 1993, l’azione giudiziaria e politica di quel periodo avrebbe determinato la dissoluzione dei partiti tradizionali senza riuscire a eliminare il fenomeno della corruzione. Secondo la sua ricostruzione, il finanziamento illecito ai partiti era un sistema noto e diffuso, e la stagione di Mani Pulite avrebbe avuto l’effetto di indebolire la struttura politica del Paese.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Susanna Ceccardi nominata vicepresidente del gruppo “Patriots for Europe”


L’eurodeputata della Lega entra ai vertici del gruppo sovranista europeo guidato da Bardella

L’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi, è stata scelta come vicepresidente del gruppo parlamentare Patriots for Europe all’interno del Parlamento europeo. Il gruppo, attualmente indicato come il terzo per consistenza numerica nell’emiciclo di Strasburgo, conta 86 seggi.

La nomina è stata annunciata nella giornata di ieri e conferma l’ingresso dell’esponente italiana tra i vertici dell’assetto dirigenziale del gruppo politico europeo che riunisce diverse forze sovraniste e nazional-conservatrici del continente.

Susanna Ceccardi ha espresso soddisfazione per l’incarico ricevuto, ringraziando il presidente del gruppo Jordan Bardella e i colleghi per la fiducia. Nel suo intervento, ha definito la nomina “un onore” e ha sottolineato l’intenzione del gruppo di rafforzare la propria presenza politica all’interno delle istituzioni europee.

Nel suo primo commento ufficiale da vicepresidente, l’eurodeputata ha richiamato la linea politica del gruppo sui temi delle politiche migratorie e della sicurezza dei confini, affermando che tali questioni restano centrali nell’agenda politica condivisa. Ceccardi ha inoltre ribadito il posizionamento del gruppo come alternativa all’attuale maggioranza parlamentare europea e l’obiettivo di un ulteriore consolidamento elettorale e istituzionale.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro è un gioiello per tutti - recensione


Il reparto videogiochi della Lego continua a sorprendere con quello che è a tutti gli effetti il miglior videogioco di Batman da anni
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro ci ricorda che abbiamo ancora bisogno del Lego humor e che anche le storie più intense si possono raccontare con leggerezza e semplicità, senza andare a inficiare sul divertimento.

Reduci del successo straordinario di Lego Star Wars The Skywalker Saga, gli sviluppatori di Traveller’s Tales (TT Games) sono riusciti a intrecciare nuovamente le dinamiche e le meccaniche del mondo Lego con gli ambienti, le storie e l’azione di quello di Batman, riuscendo anche a dire qualcosa di più rispetto ai videogiochi già usciti e al film del 2017.

Il segreto di questa novità è un ritorno alle vette videoludiche del Cavaliere Oscuro: la serie Arkham firmata Rocksteady. L'Eredità del Cavaliere Oscuro è a tutti gli effetti un nuovo titolo di questa serie, semplificato e addolcito, ma comunque pieno di azione, e cose da fare. Il merito è di un open world davvero curato in cui si sventano crimini, raccolgono collezionabili e si vivono le storie di Batman sogghignando quasi sempre a qualche buffa battuta o circostanza.

Il mondo che gli sviluppatori hanno realizzato resta come per magia sempre in equilibrio tra le atmosfere cupe e ostili del personaggio di Bob Kane, e quel lucido fascino di plastica del mondo Lego. Visivamente, l'Eredità del Cavaliere Oscuro lascia a bocca aperta sia guardando ai dettagli, sia lasciandosi travolgere dalle luci di Gotham. Passare del tempo in compagnia del gioco è un piacere anche quando non si va avanti con la storia o la progressione, un qualcosa di cui possono vantarsi pochi mondi open world.

Un cambiamento molto importante fatto dagli sviluppatori è stato quello di abbandonare la formula ormai storica delle decine di personaggi tipiche dei videogiochi Lego. In questo titolo di Batman ce ne sono solo sette e non ci sono super cattivi. A un primo sguardo potrebbe sembrare un taglio di costi e risorse, ma non è così: al posto di avere dieci personaggi con le stesse abilità e costumi diversi, l'Eredità del Cavaliere Oscuro ha sette personaggi veri, tutti con abilità uniche, animazioni uniche e un ruolo attivo nella storia visto che senza i mici di Cat Woman o la pistola a schiuma del Commissario Gordon è impossibile risolvere alcuni enigmi fondamentali.

Narrativamente, poi, il gioco ha diverse sorprese in serbo per i suoi giocatori. Al contrario della Skywalker Saga, per esempio, la storia non ripercorre solo le linee tracciate dai film, ma anche quelle di serie tv e altri videogiochi con le versioni dei cattivi che cambiano a seconda del momento rivissuto o citato. I fan del Cavaliere Oscuro potranno godersi scontri e scene d’azione da tutto il passato di Batman, dal Jocker di Jack Nicholson a quello di Heath Ledger passando per cattivi semi-sconosciuti come il Re del Condimento. C’è qualcosa per ogni singolo fan di Batman.

L’ultimo tassello che fa di questo gioco un gioiellino è il combattimento. Il sistema è quello di Arkham, ma semplificato: pugni nelle mani, schivate, contrattacchi e mosse speciali fanno da fondamenta per ciascun personaggio, poi i gadget gli danno quel tocco di unicità finale. Il sistema di stealth non è proprio rifinito, ma non annoia grazie alla sua semplicità, e le battaglie con i boss sanno mettere alla prova chi gioca nonostante sia quasi impossibile andare in game over.

L’unico difetto percepibile del gioco sono stati un paio di problemi tecnici (un crash e un checkpoint non registrato su PS5) che hanno dato fastidio solo per un attimo. La mappa, la cooperazione con fratelli e genitori sempre disponibile, il combattimento e la storia ci hanno conquistato e danno a Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro il meritato titolo di videogioco davvero per tutti.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il conflitto di interessi di Trump tra acquisti sospetti di azioni e fondi per i suoi alleati


3.700 operazioni in Borsa in un trimestre, con acquisti che spesso hanno preceduto decisioni federali favorevoli. Intanto il Dipartimento di Giustizia crea un fondo per le presunte vittime dell'Amministrazione Biden.

Donald Trump ha acquistato azioni di società che, pochi giorni dopo, hanno ottenuto contratti federali, autorizzazioni o decisioni favorevoli dal suo governo. La sua ultima dichiarazione finanziaria, ottenuta dal sito NOTUS, mostra la sua partecipazione a oltre 3.700 operazioni in Borsa nell'ultimo trimestre, contro le 380 dei tre mesi precedenti.

Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dall'Amministrazione Biden. Si tratta di due vicende diverse, ma unite dallo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti.
Il presidente che fa trading — FocusAmerica

Conflitto di interessi · Inchiesta

Il presidente che fa trading:
3.700 operazioni in tre mesi


Donald Trump ha comprato azioni di Nvidia, AMD, Palantir e Axon nei giorni precedenti a contratti federali, autorizzazioni e decisioni del suo governo a favore di quelle stesse società. Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden.

Fonti: NOTUS · NYT · Axios Dichiarazione finanziaria, ultimo trimestre

L'attività di trading del presidente

Trimestre precedente
380
operazioni in Borsa

Ultimo trimestre
3.700+
operazioni in Borsa

Un'attività di trading quasi dieci volte superiore al periodo precedente

Esplora il dossier
i. Le operazioni ii. Il fondo iii. Il quadro

La sequenza acquisto → decisione

Quattro società, quattro vantaggi federali pochi giorni dopo


Per ciascuna operazione segnalata da NOTUS, l'acquisto di azioni da parte del presidente ha preceduto di pochi giorni un atto del governo federale favorevole alla società.

Nvidia
Semiconduttori · AI

L'acquisto
6 gennaio 2026
$500K – $1Min azioni Nvidia

La decisione
Una settimana dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

AMD
Semiconduttori · AI

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni AMDimporto non specificato

La decisione
Pochi giorni dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

Palantir
Software difesa · Sicurezza

L'acquisto
Gennaio 2026
$65K – $150Kin azioni Palantir

La decisione
Pochi giorni dopo
Contratto DHS da $1 mldSicurezza Interna

Axon
Sicurezza · Taser

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni Axonimporto non specificato

La decisione
In contemporanea
Spesa ICE $200 mlnnuovi taser, in 5 anni

Anti-weaponization fund

Un fondo per chi si dice "bersaglio" dell'Amministrazione Biden


Lo stesso giorno della rivelazione sul trading presidenziale, il Dipartimento di Giustizia ha annunciato la creazione di un fondo speciale per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dal governo precedente.

Dotazione del fondo
1,776miliardi $
Finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa, utilizzabile senza autorizzazione del Congresso.

5
Membri della Commissione che gestirà il fondo

1
Procuratore generale ff. che li nomina: Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump

93
Deputati democratici che hanno depositato un atto in tribunale contro il fondo

7 mesi
Da quando Brian Morrissey (Tesoro) era stato confermato dal Senato, prima di dimettersi

Come funziona il meccanismo

1
Il fondo viene istituito presso il Dipartimento di Giustizia dopo l'archiviazione di una causa intentata dallo stesso Trump contro l'IRS.

2
Il Dipartimento del Tesoro deve depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione. Poche ore dopo l'annuncio, il consigliere legale del Tesoro si è dimesso.

3
I criteri di erogazione, secondo Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, ad attivisti conservatori e a ex collaboratori di Trump.

L'intesa che prevede la creazione del fondo solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana.
93 deputati democratici · Atto in tribunale

Cosa dice la legge, cosa dice la Casa Bianca

Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente


Il quadro normativo lascia ampi spazi di manovra al capo dell'esecutivo, ma Trump è il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act del 2012.

1

La posizione della Casa Bianca

La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento.
Dichiarazione ufficiale

2

Il vuoto normativo per il presidente

Le leggi federali sul conflitto di interessi che vincolano membri del governo, parlamentari e funzionari pubblici non si applicano al presidente. Lo STOCK Act del 2012 impone solo obblighi di trasparenza sulle operazioni in Borsa.
STOCK Act, 2012

3

La causa contro l'IRS, ritirata

Il fondo chiude una causa intentata da Trump contro l'IRS per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi nel primo mandato. La giudice si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia da lui stesso controllata.
Causa ritirata lunedì

4

L'ipotesi impeachment

Alcuni dei 93 deputati che hanno firmato l'atto in tribunale hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera nelle elezioni di medio termine di novembre.
Midterm novembre 2026

Il punto

Due vicende parallele — il trading personale del presidente e il fondo da 1,8 miliardi gestito dal suo ex avvocato — convergono sullo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti nella storia americana.

Fonti NOTUS (dichiarazione finanziaria Trump, ultimo trimestre) · The New York Times · Axios · Atto depositato dai 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti · Maggio 2026.

Gli acquisti di azioni prima delle decisioni federali


Il 6 gennaio Trump ha comprato azioni Nvidia per un valore compreso tra 500 mila e un milione di dollari, secondo le forchette previste dai moduli di dichiarazione finanziaria. Una settimana dopo, il Dipartimento del Commercio ha autorizzato Nvidia a vendere chip in Cina. Una sequenza simile si è ripetuta con AMD, altro produttore di chip per l'intelligenza artificiale: prima l'acquisto da parte del presidente, poi il via libera all'export verso Pechino.

Sempre a gennaio, Trump ha investito tra 65 mila e 150 mila dollari in Palantir pochi giorni prima che la società firmasse un contratto da un miliardo di dollari con il Dipartimento della Sicurezza Interna. Ha poi acquistato titoli Axon, produttore di taser, mentre l'Immigration and Customs Enforcement annunciava una spesa da 200 milioni di dollari in 5 anni proprio per nuovi taser.

La Casa Bianca respinge ogni accusa di conflitto di interessi. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento. Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente. Trump è però il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act, la legge approvata nel 2012 per parlamentari e membri del governo.

Il fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden


Il secondo punto controverso riguarda il fondo creato dal Dipartimento di Giustizia, chiamato "anti-weaponization fund". Ammonta a 1,776 miliardi di dollari e sarà finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa utilizzabile senza autorizzazione del Congresso. A gestire il fondo sarà una Commissione di 5 membri nominati dal procuratore generale facente funzione Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. I criteri di erogazione, ha osservato Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, attivisti conservatori ed ex collaboratori di Trump.

L'operazione chiude una causa intentata dallo stesso Trump contro l'Internal Revenue Service per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. La causa, ritirata lunedì, era stata accolta con scetticismo dalla giudice, che si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia governativa da lui stesso controllata.

Poche ore dopo l'annuncio della costituzione del nuovo fondo, il consigliere legale del Dipartimento del Tesoro Brian Morrissey si è dimesso, secondo quanto riferito dal New York Times. Morrissey era stato confermato dal Senato solo 7 mesi prima. Spetta infatti al Dipartimento del Tesoro, di cui l'IRS fa parte, depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione nominata da Blanche.

In un atto depositato in tribunale, 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti hanno sostenuto che l'intesa che prevede la creazione del nuovo fondo "solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana". Alcuni di loro hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera a novembre.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Software spia su pc dei magistrati, perquisizioni della Procura di Milano e Antimafia


La Procura di Milano indaga sulle intrusioni informatiche nei sistemi dei giudici di Torino. Le perquisizioni confermano la falla.

La Procura di Milano, coordinandosi con il Procuratore Nazionale Antimafia, ha eseguito perquisizioni domiciliari e informatiche nell'ambito di un'inchiesta su accessi abusivi ai computer in uso ai magistrati. L'operazione, risalente a marzo ma resa nota solo oggi, riguarda intrusioni nei sistemi ECM del Ministero della Giustizia, concentrate nel distretto giudiziario di Torino. La vicenda era emersa dopo un servizio della trasmissione Report.

Secondo il procuratore Marcello Viola, le intrusioni sono state possibili grazie al possesso di credenziali da amministratore, in mano a soggetti che operavano per conto di ditte esterne incaricate dell'assistenza informatica dal Ministero. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati sono ancora in corso. Il caso solleva interrogativi sulla sicurezza dei sistemi informatici della giustizia e sul controllo degli appalti esterni che gestiscono infrastrutture sensibili.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'inviato di Trump in Groenlandia: "È tempo che gli Stati Uniti rimettano piede sull'isola"


Jeff Landry, governatore della Louisiana e rappresentante speciale del presidente, ha concluso la sua prima visita ufficiale nel territorio danese senza invito, tra proteste locali e trattative diplomatiche in corso.

L'inviato speciale degli Stati Uniti per la Groenlandia, Jeff Landry, ha dichiarato che Washington deve rafforzare la propria presenza sull'isola artica. "Penso che sia tempo che gli Stati Uniti rimettano piedi in Groenlandia", ha detto Landry all'Agence France-Presse mercoledì 20 maggio, al termine della sua prima visita da quando è stato nominato a dicembre 2025. L'inviato, che è anche governatore repubblicano della Louisiana, ha aggiunto che "la Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti" e che il presidente sta valutando di potenziare le operazioni di sicurezza nazionale e di riattivare alcune basi militari sul territorio.

La visita di Landry, durata dalla domenica al mercoledì, si è svolta senza un invito ufficiale delle autorità locali e ha suscitato controversie. L'esercito statunitense dispone attualmente di una sola base in Groenlandia, quella di Pituffik, nel nord, mentre durante la guerra fredda gli impianti militari americani erano diciassette. Washington vuole aprire tre nuove basi nel sud dell'isola, secondo recenti notizie di stampa. Un patto di difesa del 1951, aggiornato nel 2004, permette già agli Stati Uniti di aumentare il dispiegamento di truppe e di rafforzare le installazioni militari, a condizione di informare in anticipo la Danimarca e la Groenlandia.

Il presidente Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti devono controllare la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, affermando che altrimenti il territorio rischierebbe di finire nelle mani della Cina o della Russia. L'isola si trova sulla rotta più breve tra la Russia e gli Stati Uniti per i missili, possiede giacimenti inesplorati di terre rare e potrebbe assumere un ruolo strategico con lo scioglimento dei ghiacci polari e l'apertura di nuove rotte marittime. A gennaio Trump ha fatto un passo indietro rispetto alle minacce di impadronirsi dell'isola, ed è stato istituito un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per affrontare le sue richieste.

Secondo il New York Times, trattative riservate sul futuro della Groenlandia sono in corso a Washington e i leader groenlandesi sono preoccupati per la direzione che stanno prendendo. Gli Stati Uniti starebbero chiedendo un ruolo molto più ampio sull'isola, non così drastico come la sua annessione, ma con un controllo significativo sugli affari economici e di sicurezza. L'amministrazione Trump vorrebbe ottenere un potere di veto effettivo sugli investimenti di una certa dimensione, per escludere concorrenti come Russia e Cina, e sta spingendo per inserire una clausola permanente in un accordo militare di vecchia data: se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, le truppe statunitensi resterebbero comunque sull'isola.

Il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha incontrato Landry lunedì insieme al ministro degli esteri Mute Egede. Pur definendo i colloqui "costruttivi", Nielsen ha sottolineato di non aver visto "alcun segnale che qualcosa sia cambiato" nella posizione degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a margine di un forum economico, ha aggiunto: "Anche se il desiderio del 'padrone' di garantirsi il controllo della Groenlandia è completamente irrispettoso, siamo obbligati a trovare una soluzione". Le autorità groenlandesi e danesi hanno ribadito che solo la Groenlandia può decidere del proprio futuro.

In un'intervista al quotidiano groenlandese Sermitsiaq, Landry ha cercato di alimentare le aspirazioni di indipendenza dell'isola. "Penso che esistano opportunità incredibili che potrebbero permettere ai groenlandesi di passare dalla dipendenza all'indipendenza", ha detto. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei groenlandesi è favorevole all'indipendenza dalla Danimarca, ma il governo locale non ha progetti immediati in questa direzione, soprattutto per l'economia dell'isola, fortemente dipendente da Copenaghen.

La visita ha generato malumore anche per la presenza di un medico statunitense al seguito di Landry, che ha detto alla televisione danese TV2 di essere lì "per valutare i bisogni medici" della popolazione. Danimarca e Groenlandia avevano già respinto a febbraio l'offerta di Trump di inviare una nave ospedale militare. La ministra della salute groenlandese, Anna Wangenheim, ha criticato la presenza del medico americano dichiarando che "i groenlandesi non sono cavie in un progetto geopolitico". Il sistema sanitario pubblico è una delle principali ragioni per cui i groenlandesi rifiutano l'idea di unirsi agli Stati Uniti, secondo il New York Times, perché temono di perdere la propria rete di protezione sociale di stampo scandinavo.

L'amministrazione Trump sta ampliando le operazioni in Groenlandia e riattivando vecchie basi militari per esercitazioni nell'Artico. Questa settimana gli Stati Uniti inaugurano un nuovo consolato a Nuuk, un edificio moderno nel centro della capitale soprannominato "Trump towers" da alcuni residenti. Investitori americani, inclusi alleati del presidente, stanno cercando affari nei settori dell'acqua, dei minerali e dell'energia, e un ex consigliere della prima amministrazione Trump ha proposto la costruzione di un grande data center in un fiordo remoto. Secondo Rasmus Sinding Søndergaard, ricercatore in politica estera americana presso il Danish Institute of International Studies sentito dalla BBC, Landry ha adottato un tono conciliante durante la visita, segnando "un cambio di tattica: l'approccio ora è cercare di fare amicizia con le persone, piuttosto che costringerle".

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Grosseto, bagni “gender” a scuola: esplode il caso politico


Scintille tra Fratelli d’Italia e Provincia sui simboli inclusivi nei servizi dell’Its Eat

Una polemica politica e culturale, nata da alcune immagini pubblicate sui social e rapidamente diventata oggetto di scontro tra maggioranza e opposizione sul tema dell’inclusione negli spazi scolastici. A riportare la notizia è stato il quotidiano La Nazione, che ha raccontato il caso dei bagni “gender” realizzati all’interno della sede dell’Its Eat, l’Istituto tecnologico superiore dedicato a enogastronomia, accoglienza e turismo, ospitato negli spazi dell’ex centro per l’impiego di Grosseto.

Al centro della discussione vi sono le porte dei servizi igienici della struttura, contraddistinte non soltanto dai tradizionali simboli uomo-donna o da quello dedicato alle persone con disabilità, ma anche da adesivi grafici dal tono ironico e simbolico: tra questi una donna incinta, Batman, una sirena e un alieno. Una scelta comunicativa pensata, secondo i promotori del progetto, per rappresentare un’idea di inclusione e accessibilità universale all’interno di un ambiente scolastico frequentato da studenti provenienti da percorsi e contesti differenti.

Le immagini delle porte dei bagni, presenti nella struttura da oltre un anno, sono finite al centro del dibattito pubblico dopo la pubblicazione di un post Facebook del deputato di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi. Nel messaggio, accompagnato dalla fotografia dei cartelli, il parlamentare grossetano ha scritto: “Direbbe il poeta: non so se il riso o la pietà prevale. Provincia di Grosseto, cittadella dello studente”. Un intervento che in poche ore ha generato centinaia di commenti e reazioni sui social network, tra ironia, critiche e prese di posizione politiche.

La replica è arrivata dal presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, che ha difeso la scelta definendola coerente con i principi di inclusione e rispetto della persona. “Quegli spazi, ha dichiarato Limatola, sono stati realizzati con un’idea semplice ma importante: fare in modo che ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e libera di vivere un ambiente formativo senza disagio o discriminazioni”. Il presidente della Provincia ha inoltre accusato Rossi di voler alimentare una polemica social anziché concentrarsi sulle questioni amministrative del territorio.

Lo scontro si è ulteriormente irrigidito nelle ore successive con una nuova nota diffusa dal deputato di Fratelli d’Italia, che ha accusato Limatola di essere “suddito della cultura woke” e di trasformare “le porte di un gabinetto in una crociata ideologica”. Rossi ha parlato di “ideologia radical chic” sostenendo che la Provincia dovrebbe occuparsi prioritariamente di viabilità, edilizia scolastica e manutenzione delle strutture pubbliche.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

realme C100 5G arriva in Italia: tanta autonomia, display a 144Hz e prezzo da 239,99 euro


realme C100 5G è il nuovo smartphone della Serie C pensato per chi cerca un dispositivo accessibile, resistente e capace di accompagnare senza troppi pensieri la giornata. Il brand lo presenta come il nuovo “Campione della resistenza”, puntando su tre elementi molto concreti: una batteria da 6600 mAh, una struttura rinforzata con protezione ArmorShell™ e un display fluido con refresh rate a 144Hz.

Il nuovo modello arriva in Italia con un prezzo di partenza di 239,99 euro e si rivolge soprattutto a chi usa molto lo smartphone tra social, video, navigazione, chiamate, gaming leggero e spostamenti quotidiani. Non è un prodotto che vuole colpire solo con l’estetica, ma soprattutto con affidabilità, autonomia e resistenza nel tempo.

Batteria da 6600 mAh per un’autonomia molto estesa


Uno dei punti centrali di realme C100 5G è senza dubbio la batteria. L’unità da 6600 mAh promette un’autonomia superiore alla media della categoria e nasce per ridurre la dipendenza da power bank e ricariche frequenti durante la giornata.

Secondo quanto comunicato da realme, anche con un utilizzo intenso fatto di GPS, video, chiamate e social, lo smartphone sarebbe in grado di mantenere oltre il 50% di carica residua dopo una giornata completa. È un dato interessante soprattutto per chi passa molte ore fuori casa, viaggia spesso o semplicemente non vuole controllare continuamente la percentuale della batteria.

La batteria integra anche la tecnologia Bionic Repair, pensata per contribuire alla protezione interna della cella e migliorarne la longevità nel tempo. realme parla di una durata stimata fino a oltre 6 anni, un dettaglio importante in un periodo in cui molti utenti cercano smartphone capaci di restare efficienti più a lungo.

A questo si aggiunge il sistema Bypass Longevity Charging, che durante sessioni di gaming o streaming alimenta direttamente la scheda madre, riducendo il calore generato dalla batteria. È una soluzione utile non solo per contenere le temperature, ma anche per preservare i componenti interni nel lungo periodo.

La ricarica rapida arriva a 45W, mentre la ricarica inversa da 6,5W consente di alimentare piccoli accessori compatibili, come auricolari o altri dispositivi di emergenza. realme dichiara inoltre un funzionamento stabile in un intervallo di temperature molto ampio, da -20°C a 53°C, un elemento che rafforza l’idea di smartphone pensato per l’uso quotidiano in condizioni diverse.

Resistenza di grado militare con protezione ArmorShell™


Oltre all’autonomia, realme C100 5G punta molto sulla robustezza. Il dispositivo integra la protezione ArmorShell™ a 360°, una struttura pensata per migliorare la resistenza agli urti, alla pressione e agli incidenti più comuni di tutti i giorni.

Il telaio interno in lega di alluminio, secondo realme, aumenta la resistenza alla piegatura del 300% e può sopportare pressioni fino a 25 kg. Sono numeri che rendono il prodotto interessante per chi cerca uno smartphone meno delicato, magari da usare al lavoro, in viaggio, all’università o in situazioni in cui il rischio di cadute e urti è più alto.

La certificazione MIL-STD 810H conferma l’attenzione alla resistenza. Il dispositivo ha superato oltre 14.000 micro-test tra cadute e impatti da 26 angolazioni differenti. Non significa che lo smartphone sia indistruttibile, ma indica una progettazione più attenta alla durabilità rispetto ai modelli entry e mid-range più tradizionali.

C’è anche la certificazione IP64, che protegge da polvere e schizzi d’acqua. Questo rende realme C100 5G più adatto all’uso quotidiano senza troppe preoccupazioni, ad esempio sotto una pioggia leggera o in caso di piccoli incidenti domestici.

Display a 144Hz con luminosità fino a 900 nit


Sul fronte visivo, realme C100 5G integra un display Ultra Bright con frequenza di aggiornamento a 144Hz. Si tratta di una caratteristica molto interessante in questa fascia di prezzo, perché permette una maggiore fluidità nello scorrimento delle pagine, nella navigazione tra le app e nei giochi compatibili.

La luminosità di picco dichiarata è di 900 nit, un valore utile per migliorare la leggibilità all’aperto e sotto la luce diretta del sole. Per chi utilizza spesso lo smartphone in mobilità, questo può fare la differenza nella consultazione di mappe, messaggi, notifiche e contenuti multimediali.

Il pannello utilizza tecnologia LCD Eye-Comfort con DC Dimming, progettata per ridurre lo sfarfallio e rendere la visione più confortevole anche in ambienti poco illuminati. È un dettaglio da non sottovalutare per chi legge molto dallo smartphone o passa diverse ore al giorno davanti allo schermo.

Raffreddamento VC e fluidità certificata per 48 mesi


realme ha lavorato anche sulla gestione delle temperature. C100 5G integra un sistema di raffreddamento a camera di vapore, indicato come il più grande del segmento. La superficie supera i 5300 mm² e consente, secondo il brand, di ridurre la temperatura fino a 2°C durante le sessioni più intense.

Questo sistema è pensato per limitare i cali di prestazioni durante gaming, streaming e utilizzi prolungati. In uno smartphone economico, la gestione termica può incidere molto sull’esperienza d’uso, soprattutto quando il dispositivo viene stressato per parecchio tempo.

realme parla inoltre di una fluidità certificata per 48 mesi, quindi fino a quattro anni di utilizzo mantenendo un’esperienza reattiva. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: realme C100 5G non vuole essere solo uno smartphone conveniente al momento dell’acquisto, ma un prodotto pensato per durare nel tempo.

Colori, versioni e prezzo in Italia


realme C100 5G è disponibile in Italia nelle colorazioni Blooming Purple e Sprouting Green. Le configurazioni previste sono due: la versione 4GB + 128GB, proposta al prezzo consigliato di 239,99 euro, e la versione 4GB + 256GB, disponibile a 279,99 euro.

Il nuovo smartphone è acquistabile presso i principali rivenditori e su Amazon. Da Euronics e MediaWorld arriva nelle versioni 4GB + 256GB in Blooming Purple e 4GB + 128GB in Sprouting Green. Da Unieuro sarà disponibile la variante 4GB + 256GB in Sprouting Green e la 4GB + 128GB in Blooming Purple. Trony proporrà la versione 4GB + 128GB in Sprouting Green, mentre su Amazon sarà disponibile la variante 4GB + 128GB in Blooming Purple.

Fino al 4 giugno, la versione da 4GB + 256GB sarà proposta al prezzo promozionale di 269,99 euro presso Unieuro, MediaWorld, Euronics, Trony ed Expert.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Ucraina nell'Ue, la mossa di Merz: «Subito membro associato senza diritto di voto »


Il cancelliere tedesco Merz propone un'adesione "associata" per l'Ucraina: Kiev entrerebbe subito nelle istituzioni (senza voto) e otterrebbe la protezione della clausola di mutua difesa, anticipando i tempi lunghi della burocrazia europea.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato una lettera ai vertici dell'Unione europea proponendo uno status di «membro associato» per l'Ucraina, in attesa della piena adesione. La formula consentirebbe a Kiev di partecipare alle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio Ue senza diritto di voto, di avere un rappresentante nella Commissione e delegati al Parlamento europeo. Merz sostiene che il processo di adesione tradizionale richieda tempi troppo lunghi e che, in vista dei negoziati di pace, servano «soluzioni innovative».

La proposta prevede anche l'estensione della clausola di mutua difesa dell'articolo 42.7 del Trattato Ue, creando una garanzia di sicurezza sostanziale per l'Ucraina. L'acquis comunitario verrebbe applicato progressivamente, mentre il bilancio europeo si estenderebbe gradualmente. Merz riconosce che l'idea solleverà dubbi politici e giuridici, ma ritiene che le questioni siano risolvibili con un approccio costruttivo.

La mossa tedesca riflette la pressione crescente per ancorare Kiev all'Occidente senza attendere i complessi meccanismi di ratifica, segnalando un possibile cambio di strategia europea verso i Paesi candidati in contesti di crisi.


L’Ungheria post-Orbán al banco di prova dell’Europa


Péter Magyar si prepara a guidare l'Ungheria dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni legislative, ponendo fine a quattordici anni di governo di Viktor Orbán. Il cambio alla guida di Budapest rappresenta per Bruxelles l'opportunità di sbloccare novanta miliardi di euro destinati all'Ucraina, congelati proprio dal veto ungherese, e di riportare il Paese nell'alveo dello Stato di diritto europeo.

Per l'Italia, questa transizione ha implicazioni dirette: dal punto di vista economico, perché le imprese italiane presenti in Ungheria potrebbero beneficiare di una maggiore stabilità normativa e di un accesso più agevole ai fondi europei; dal punto di vista politico, perché viene meno il principale alleato di Giorgia Meloni nel Consiglio europeo quando si trattava di negoziare su immigrazione e sovranità nazionale.

Perché gli ungheresi hanno voltato le spalle a Orbán
Con un’impennata dei prezzi nel carrello che ha raggiunto livelli record in Europa, il “modello Budapest” ha mostrato la sua fragilità: la retorica della sovranità non basta più a riempire i piatti di una classe media che si scopre, improvvisamente, più povera e più sola.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Il nodo ucraino e la credibilità finanziaria dell'Unione


Il prestito da novanta miliardi di euro all'Ucraina, concordato dai Ventisette, era rimasto in sospeso a causa della posizione ungherese. Orbán aveva subordinato il via libera a garanzie sulla tutela della minoranza ungherese in Transcarpazia e a una revisione delle sanzioni contro Mosca. Magyar, pur mantenendo una linea conservatrice, ha chiarito di non voler utilizzare la politica estera come strumento di ricatto interno. Il disgelo atteso permetterebbe a Bruxelles di erogare le risorse promesse a Kiev entro l'estate, sostenendo la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e il pagamento delle pensioni. Per l'Italia, che ha contribuito con circa dodici miliardi al pacchetto complessivo di aiuti europei all'Ucraina dal 2022, si tratta di un tema di credibilità politica: l'incapacità di mantenere gli impegni finanziari verso un Paese in guerra minerebbe la posizione europea nel G7 e nei confronti degli Stati Uniti.

La questione non riguarda solo l'Ucraina. Il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, introdotto nel 2020 e applicato per la prima volta proprio contro l'Ungheria, ha sospeso circa sette miliardi di fondi strutturali destinati a Budapest. L'arrivo di Magyar, che ha fatto della lotta alla corruzione uno dei pilastri della campagna elettorale, potrebbe accelerare la revisione del sistema giudiziario ungherese e delle regole sugli appalti pubblici, condizioni necessarie per lo sblocco delle risorse. Le imprese italiane attive in Ungheria, soprattutto nei settori automotive e agroalimentare, guardano con interesse a una normalizzazione che faciliterebbe la partecipazione ai bandi europei e ridurrebbe i rischi legali legati a una governance opaca.

Lo Stato di diritto come banco di prova della riforma ungherese


La Commissione europea ha indicato tre priorità per l'Ungheria: l'indipendenza della magistratura, la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e la libertà dei media. Sotto Orbán, il Paese ha visto una concentrazione senza precedenti del potere esecutivo, con nomine politiche nei tribunali e un controllo stretto sui principali gruppi editoriali. Magyar dovrà dimostrare rapidamente di voler invertire la rotta. La superiorità in parlamento gli consente di modificare la Costituzione senza negoziare con l'opposizione, ma lo espone al rischio di riprodurre lo stesso modello autoritario che ha contribuito a sconfiggere. Bruxelles osserverà con attenzione le prime mosse: la nomina di giudici indipendenti alla Corte costituzionale, la revisione della legge sui media e l'apertura di inchieste sulla gestione dei fondi Ue negli ultimi anni.

Per l'Italia, la vicenda ungherese ha un valore simbolico. Il governo Meloni ha finora evitato scontri diretti con Bruxelles sullo Stato di diritto, ma ha difeso Orbán in più occasioni, sostenendo che le regole europee venissero applicate in modo selettivo. Il cambio di regime a Budapest toglie un argomento ai critici della Commissione, ma crea anche un precedente: se l'Ungheria riuscirà a riformarsi rapidamente e a riconquistare la fiducia europea, dimostrerà che il meccanismo di condizionalità funziona. Se invece Magyar deluderà le aspettative, Bruxelles dovrà interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di pressione a sua disposizione. In entrambi i casi, l'Italia osserverà da vicino, consapevole che ogni decisione presa su Budapest potrebbe diventare un precedente applicabile anche a Roma, qualora emergessero tensioni su riforme del sistema giudiziario o sulla gestione del PNRR.

Le domande de L'Analista


Magyar riuscirà a resistere alla tentazione di consolidare il potere personale nonostante la supermajorità parlamentare, o l'Ungheria sostituirà semplicemente un leader autoritario con un altro?

In che misura il disgelo tra Budapest e Bruxelles modificherà gli equilibri politici nel Consiglio europeo, indebolendo la posizione dei governi che avevano fatto dell'Ungheria di Orbán un alleato nelle battaglie contro Bruxelles?


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Dyson Travel Essentials: tecnologia compatta per viaggiare meglio nell’estate 2026


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Con l’arrivo dell’estate cresce la voglia di partire, ma cambia anche il modo in cui si prepara la valigia. Oggi non si pensa soltanto a vestiti, accessori e documenti, ma anche a quei piccoli dispositivi capaci di rendere il viaggio più comodo, pratico e piacevole. In questo scenario Dyson propone una selezione di Travel Essentials pensata per chi vuole portare con sé tecnologia compatta, cura personale e comfort quotidiano anche lontano da casa.

La proposta ruota attorno a prodotti progettati per accompagnare weekend fuori porta, vacanze al mare, viaggi in città o soggiorni più lunghi. L’idea è semplice: avere dispositivi leggeri, performanti e facili da trasportare, senza rinunciare alla qualità tipica dell’ecosistema Dyson. Tra le novità più interessanti ci sono il nuovo Dyson Supersonic Travel, le formulation Dyson in formato viaggio e il ventilatore portatile Dyson HushJet Mini Cool Fan.

Dyson Supersonic Travel: l’asciugacapelli compatto per le vacanze


Il protagonista della selezione beauty è il nuovo Dyson Supersonic Travel, una versione compatta e portatile del celebre asciugacapelli Dyson Supersonic. Pensato per essere inserito facilmente nel bagaglio a mano, questo modello nasce per chi vuole mantenere una routine di styling curata anche durante gli spostamenti.

Secondo quanto comunicato da Dyson, il dispositivo è più leggero di una bibita in lattina e integra la tecnologia di controllo intelligente del calore, studiata per offrire un’asciugatura rapida e precisa riducendo il rischio di danni da calore eccessivo. È un dettaglio importante soprattutto in viaggio, quando spesso si utilizzano asciugacapelli poco potenti o poco delicati presenti in hotel e appartamenti.

Un altro elemento interessante è l’adattamento automatico del voltaggio in base al Paese di utilizzo. Questo permette di usare Dyson Supersonic Travel in diverse destinazioni mantenendo prestazioni elevate, senza complicazioni inutili. Il design leggero e la custodia protettiva completano un prodotto pensato per chi viaggia spesso e non vuole rinunciare a capelli ordinati anche lontano da casa.

Il prezzo indicato per Dyson Supersonic Travel è di 299 euro.

Dyson Formulation Travel Size: haircare in formato valigia


Accanto all’asciugacapelli compatto, Dyson propone anche la gamma Dyson Formulation Travel Size, pensata per completare la routine haircare durante le vacanze. Si tratta di prodotti sviluppati per lavorare in sinergia con le tecnologie Dyson dedicate ai capelli, con l’obiettivo di nutrire, preparare e mantenere più a lungo lo styling.

La linea comprende la gamma Dyson Omega, basata sulla miscela Dyson Oli7 e arricchita con olio di girasole proveniente da Dyson Farming. Questa proposta è pensata per offrire nutrimento immediato e duraturo, aiutando a proteggere e rinforzare i capelli.

Per chi invece vuole definire meglio il look, Dyson propone la gamma Dyson Chitosan, che utilizza come ingrediente principale il chitosano, una macromolecola complessa derivata dai funghi ostrica. L’obiettivo è offrire una tenuta flessibile, utile per preparare e modellare diversi tipi di styling senza appesantire troppo la routine.

I formati travel size sono pensati proprio per chi vuole portarli in valigia o nel beauty case senza occupare troppo spazio. Il balsamo spray Dyson Omega travel size e lo spray styling multiuso Dyson Chitosan travel size hanno un prezzo indicato di 30 euro, mentre la crema pre-styling Dyson Chitosan travel size viene proposta a 29 euro.

Dyson HushJet Mini Cool Fan: freschezza immediata in viaggio


Non solo cura dei capelli. Per affrontare le giornate più calde, Dyson inserisce tra i suoi essenziali da viaggio anche Dyson HushJet Mini Cool Fan, un ventilatore portatile progettato per offrire freschezza immediata in diversi contesti.

Il dispositivo pesa 212 grammi e sfrutta l’esperienza maturata da Dyson nel campo del flusso d’aria. Il nuovo HushJet Mini Cool Fan è in grado di generare un getto fino a 25 m/s, mantenendo al tempo stesso un profilo acustico contenuto grazie alla tecnologia HushJet.

La versatilità è uno dei punti chiave del prodotto. Può essere utilizzato al collo, sulla scrivania oppure in modalità handheld, quindi tenuto direttamente in mano. Questo lo rende adatto a situazioni diverse: una giornata in spiaggia, una visita in città sotto il sole, un viaggio in treno, una postazione di lavoro temporanea o semplicemente una stanza calda durante le vacanze.

L’autonomia arriva fino a 6 ore, con cinque velocità disponibili e una modalità Boost per aumentare rapidamente il flusso d’aria quando serve più freschezza. Il prezzo indicato per Dyson HushJet Mini Cool Fan è di 99 euro.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Hormuz, Fao e Ue temono shock alimentare globale entro sei mesi


Il blocco di Hormuz rischia di innescare una crisi alimentare globale entro un anno. La Fao chiede misure urgenti, mentre l'Ue lancia un piano fertilizzanti già bocciato dall'Italia.

La chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di innescare una grave crisi dei prezzi alimentari e una scarsità di forniture nella seconda metà del 2026 e nel 2027, con effetti acuti già oltre i 90 giorni di interruzione prolungata, secondo la FAO.

La Fao, che invita governi e agricoltori ad agire subito: trovare rotte commerciali alternative, evitare restrizioni all'export, proteggere i flussi umanitari e accumulare riserve. Secondo Maximo Torero, capo economista dell'agenzia Onu, «la finestra per adottare misure preventive si sta rapidamente chiudendo» e le decisioni su fertilizzanti e importazioni prenderanno ora determineranno l'entità della crisi.

Anche la Commissione europea ha lanciato un «Piano fertilizzanti» per fronteggiare l'emergenza, ma le principali sigle agricole italiane – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – lo giudicano «deludente».

I prezzi dei fertilizzanti azotati sono cresciuti di circa il 58-60% rispetto alla media 2024, tornando ai picchi del 2022 post-invasione russa dell'Ucraina. Nell'ultimo trimestre 2025, i rincari hanno colpito 24 Stati membri su 27, con punte del 16,8% in Romania.

La crisi dello Stretto di Hormuz rischia dunque di propagarsi dall'energia all'agricoltura, colpendo filiere già fragili e amplificando le tensioni sui mercati globali delle materie prime alimentari.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Benzina oltre i 4 dollari in tutti gli Stati Uniti, Trump minimizza: "Sono noccioline"


Il prezzo medio nazionale della benzina alla pompa è arrivato a quota 4,56 dollari, cresciuto del 53% dall'inizio della guerra con l'Iran. In 7 Stati supera i 5 dollari, in California arriva persino a 6,15 dollari. Il presidente: "Non mi interessa proprio".

Per la prima volta dall'inizio della crisi, tutti i 50 Stati americani hanno superato la soglia dei 4 dollari al gallone per la benzina. Lo ha comunicato l'AAA, l'associazione automobilistica statunitense, mentre sette Stati viaggiano con prezzi medi della benzina già oltre i 5 dollari. Il giorno prima, davanti ai giornalisti, Donald Trump aveva liquidato il tema come "noccioline".

In dettaglio, il prezzo medio nazionale è arrivato a 4,56 dollari al gallone, il 53% più elevato da quando è iniziata la guerra con l'Iran, ormai vicina al suo terzo mese. La California resta lo Stato più caro, con una media di 6,15 dollari di prezzo di benzina alla pompa, mentre la Georgia registra il dato più basso, a 4,01. Nei giorni scorsi alcuni Stati del Sud erano rimasti sotto la soglia psicologica dei 4 dollari, ma anche quell'ultima barriera è ormai caduta.

L'aumento dei prezzi pesa ogni giorno su famiglie, imprese e trasporti. Riduce il potere d'acquisto degli americani, comprime i margini delle piccole aziende e alimenta nuove pressioni sull'inflazione. E lo scenario potrebbe anche peggiorare.

L'estate dei viaggi diventa più cara


GasBuddy, la piattaforma statunitense che monitora e confronta i prezzi del carburante, ha diffuso le sue proiezioni per la stagione estiva. Secondo le loro stime, il prezzo medio nazionale dovrebbe arrivare a 4,48 dollari al gallone nel weekend del Memorial Day, contro i 3,14 dollari di un anno fa, per poi assestarsi intorno a una media di 4,80 dollari fino al Labor Day di settembre.

I rincari stanno già cambiando le abitudini di viaggio. Oggi il 56% degli americani afferma di voler guidare per più di 2 ore durante l'estate, in netto calo rispetto al 69% dell'anno scorso. Il 67% degli intervistati afferma che il costo della benzina sta incidendo direttamente sui propri piani di vacanza. "Questa è l'estate più volatile per i prezzi della benzina degli ultimi anni e la chiusura dello Stretto di Hormuz è al centro di tutto", ha detto De Haan.

Secondo l'analista, gli americani pagheranno miliardi di dollari in più per spostarsi e potrebbe servire un anno, o anche di più, perché i prezzi tornino ai livelli precedenti anche dopo una eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz. Alcuni Stati hanno già sospeso le accise locali sui carburanti, mentre misure analoghe sono in discussione anche a livello federale.

Trump: "Non ci penso nemmeno"


Mentre i sondaggi segnalano un netto calo della sua popolarità, Trump ha minimizzato l'impatto dei rincari parlando martedì mattina con i giornalisti, sullo sfondo del cantiere della East Wing della Casa Bianca. A chi gli chiedeva se stesse valutando nuove misure per abbassare i costi, dopo la spinta per sospendere l'accisa federale sulla benzina, il presidente ha risposto che "potrebbero esserci" altri interventi, ma ha definito la situazione "temporanea".

Trump ha poi rivendicato i risultati ottenuti durante il suo precedente mandato, sostenendo di aver portato il prezzo della benzina in Iowa a 1,85 dollari al gallone. Poi ha chiesto agli americani di avere pazienza, legando direttamente l'aumento dei prezzi alla guerra con l'Iran. "Mi dispiace, ma dobbiamo fare qualcosa con l'Iran. Non possiamo permettere che abbia un'arma nucleare", ha detto. Quindi ha minimizzato il peso dei rincari: "Sono noccioline. Apprezzo che tutti lo stiano sopportando per un po'. Non durerà ancora molto". La chiusura è stata ancora più netta: "Non ci penso nemmeno. Quello a cui penso è solo il fatto che non si può permettere all'Iran di avere un'arma nucleare".

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Dalla retorica alla realtà: firmiamo la lettera di SUSE per la sfida della Sovranità Digitale Europea


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Da anni l’Europa parla di Sovranità Digitale, è diventata una delle parole chiave più ricorrenti nei documenti strategici, nei convegni istituzionali e nei piani di innovazione. Tuttavia, quando si osserva il livello operativo delle scelte tecnologiche nella Pubblica Amministrazione, nelle scuole, nelle università e nelle infrastrutture digitali critiche, emerge una distanza evidente tra dichiarazioni e realtà.

Gran parte dei sistemi su cui si basano i servizi pubblici europei continua a dipendere da pochi grandi attori tecnologici extra-UE con Cloud, suite di produttività, piattaforme di collaborazione, sistemi operativi e infrastrutture di comunicazione sono spesso integrati in ecosistemi proprietari difficili da sostituire e questo modello non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma una forma di dipendenza strutturale che si accumula nel tempo e diventa sempre più difficile da invertire.

Il problema non è soltanto economico. È una questione di controllo, di resilienza e di capacità decisionale perchè quando un’infrastruttura digitale diventa centrale per l’erogazione dei servizi pubblici la sua gestione non può essere delegata a sistemi opachi o completamente esterni al perimetro politico e giuridico europeo. In questo senso la Sovranità Digitale riguarda la capacità di mantenere autonomia reale sulle infrastrutture critiche.

Il nodo delle infrastrutture e il rischio del lock-in


Uno dei punti più critici è il lock-in tecnologico, molte amministrazioni adottano soluzioni proprietarie che nel breve periodo risultano comode e immediatamente operative, ma che nel lungo periodo generano dipendenza. La migrazione diventa costosa, complessa o tecnicamente limitata dalle scelte del fornitore.

Questo approccio ha effetti sistemici: riduce la concorrenza e limita l’innovazione per consolidare un ecosistema in cui poche aziende globali dettano standard, modelli e condizioni economiche. In parallelo le alternative basate su software libero e standard aperti faticano a emergere come opzioni strutturali nelle gare pubbliche o nelle strategie industriali.

Il 27 maggio e il Tech Sovereignty Package


Il 27 maggio la Commissione Europea presenterà il Tech Sovereignty Package, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. Non si tratta solo di una nuova strategia, ma di un banco di prova per capire se l’Europa intende trasformare la sovranità digitale in una politica industriale concreta oppure mantenerla a livello dichiarativo.

Le scelte che verranno fatte in questo contesto influenzeranno direttamente il futuro delle infrastrutture pubbliche europee: il rapporto con il cloud, le politiche di procurement, la gestione dei dati, la diffusione del software libero e la capacità di costruire ecosistemi interoperabili e sostenibili.

Software libero, interoperabilità e controllo delle infrastrutture


Nel dibattito sulla sovranità digitale il software libero e gli standard aperti non sono elementi accessori, ma componenti fondamentali e la possibilità di accedere al codice sorgente, di verificarlo, modificarlo e riutilizzarlo rappresenta una garanzia concreta di autonomia tecnologica. Allo stesso modo l’interoperabilità riduce la dipendenza da singoli fornitori e consente la coesistenza di ecosistemi diversi. Senza questi elementi qualsiasi strategia di sovranità rischia di rimanere incompleta perché si limita a spostare la dipendenza da un attore a un altro senza modificarne la struttura.

Il ruolo delle comunità: Fedimedia, Devol e il Fediverso


In questo scenario le comunità che lavorano su software libero, Fediverso e infrastrutture aperte hanno un ruolo sempre più rilevante, non si tratta di iniziative marginali, ma di ecosistemi che dimostrano concretamente la fattibilità di modelli alternativi.

Realtà come Fedimedia hanno inserito esplicitamente la sovranità digitale tra i propri obiettivi strategici, collegandola alla necessità di ridurre la dipendenza dalle Big Tech attraverso soluzioni decentralizzate basate su software open source e architetture federate. Nel loro lavoro, la sovranità digitale viene interpretata come un equilibrio tra diritti, infrastrutture pubbliche e sostenibilità tecnologica.

Allo stesso modo, il progetto Devol analizza il tema della sovranità digitale in una prospettiva più ampia, che include infrastrutture pubbliche, modelli di governance e ruolo dell’associazionismo. In questa visione, la transizione verso un ecosistema digitale europeo più autonomo non è soltanto una questione tecnologica ma anche culturale e politica,che richiede partecipazione diffusa e consapevolezza collettiva.

Queste realtà evidenziano un punto comune: la sovranità digitale non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o al mercato ma deve coinvolgere anche le comunità che costruiscono e mantengono le infrastrutture digitali alternative.

FediLUG firma la lettera europea sulla Tech Sovereignty


In questo contesto, FediLUG aderisce e sostiene la lettera aperta promossa da SUSE sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche digitali dell’Unione. L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel software libero, politiche pubbliche orientate agli standard aperti, e una strategia industriale che valorizzi l’ecosistema europeo invece di consolidare dipendenze esterne.

👉 La lettera è disponibile qui:
EU Tech Sovereignty Letter

La Sovranità Digitale non è uno slogan, ma una scelta di lungo periodo che riguarda infrastrutture, governance e modelli economici, l’Europa ha ancora la possibilità di costruire un ecosistema digitale più equilibrato e resiliente ma questo richiede coerenza tra dichiarazioni politiche e scelte operative.

Seguici

Iscriviti alla newsletter di FediLUG Italia


Linux User Group del Fediverso

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Disiscriviti quando vuoi.

Mastodon

Gruppo Lemmy

Telegram

Gruppo Telegram



La Sovranità Digitale Europea è Possibile: Come Fuggire dalle Big Tech con le Alternative Europee Libere


Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il “nuovo petrolio” dell’economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.
La dipendenza dagli ecosistemi di Google, Apple, Meta, Microsoft e Amazon (GAFAM) espone cittadini e istituzioni a rischi di sorveglianza, dipendenza tecnologica e spostamento di risorse verso economie extra-UE. Fortunatamente esistono soluzioni libere ed europee: motori di ricerca e browser etici, piattaforme cloud open, social federati e software open source che restituiscono controllo, privacy e valore economico al territorio.

Perché la dipendenza da Big Tech è critica


Le piattaforme GAFAM offrono servizi efficienti ma a costo della nostra libertà. La sovranità digitale serve a “diminuire la dipendenza dalle Big Tech” e garantire a Stato, imprese e cittadini un uso consapevole delle tecnologie. Le Big Tech profittano sui nostri dati: ogni ricerca o e-mail gratis alimenta profilazione sugli utilizzatori. Inoltre impongono ecosistemi chiusi (“giardini recintati”) che rende difficile uscirne. La dipendenza comporta anche rischi di sicurezza e legali: i dati gestiti da server extra-UE possono sfuggire ai controlli giuridici nazionali.
Le Big Tech non sono semplici aziende private. Possiedono il potere di censurare, controllare l’accesso alle informazioni, implementare algoritmi che influenzano il comportamento umano, e dispongono di informazioni sensibilissime su miliardi di persone.

Il problema è triplo:

  1. La perdita di sovranità: L’Europa ospita gran parte dei suoi dati presso server americani, soggetti a leggi permissive come il Cloud Act e l’extraterritorialità americana.
  2. La perdita di privacy: Gli utenti non pagano con denaro, ma con i loro dati. Ogni clic, ogni ricerca, ogni posizione viene tracciata, profilata e venduta ai pubblicitari.
  3. La perdita di autonomia: Siamo intrappolati in “giardini recintati” proprietari, incapaci di controllare i nostri stessi strumenti digitali.

Questo non è più un dibattito teorico, è una questione di sovranità europea e di sicurezza informatica.

Alternative “Made in Europe”


Le piattaforme open source e federate europee offrono già valide alternative. Ecco per ciascuna Big Tech almeno 3 soluzioni con guida all’adozione.

Google

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
SearXNGMotore di ricercaItalia (instanza devol.it)Facile (browser)Guida Devol: motori di ricerca
EcosiaMotore di ricercaGermaniaMolto facile (browser)Scegli.app: motori di ricerca (cerca Ecosia)
QwantMotore di ricercaFranciaMolto facile (browser)Come sopra
ProtonMailGmail (email)SvizzeraMedia (import mail)Scegli.app: Email (cerca ProtonMail)
TutanotaGmailGermaniaMediaCome sopra
NextcloudGoogle Drive/WorkspaceAustriaMedia (server)Scegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
MapyGoogle MapsPoloniaFacile (app)Scegli.app: Mappe (cerca Mapy)
CoMapsGoogle Maps (mobile e desktop)InternazionaleFacileCome sopra
PeertubeYoutube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
Esempio di migrazione (Google Search → SearXNG):
1) Apri le impostazioni del browser (Chrome/Edge/Firefox).
2) Nella sezione “Motore di ricerca”, aggiungi l’URL di SearXNG.devol.it.
3) Imposta SearXNG come predefinito.
4) Verifica facendo alcune ricerche: non vedrai più pubblicità mirate.


SearXNG, istanza italiana di meta-motore, “rappresenta la migliore alternativa a Google” in quanto aggrega decine di motori senza tracciarci. Allo stesso modo Ecosia e Qwant (rispettivamente tedesco e francese) sono raccomandati. Per email, ProtonMail (CH) e Tutanota (DE) offrono mailbox criptate e caledari in EU. Per lo spazio online basta un Nextcloud italiano (o europeo) per avere Drive/Calendar autonomo (criptato) Oppure Proton Drive.

Apple

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
e./OS – MurenaiOS (OS smartphone)FranciaAvanzata (flashing)Scegli.app: Sistemi operativi (cerca e.foundation)
LinuxWindows/macOS (OS desktop)ItaliaMedia (installa su PC)FediLUG
VivaldiSafari (browser)NorvegiaFacileRiferimento generale Devol/Scegli
NextcloudiCloud (cloud, mail, contatti)GermaniaMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
Proton DriveiCloud (cloud, mail, contatti)SvizzeraFacile (account)Le Alternative (recensione Proton Docs)
SatispayApple Pay (pagamenti)ItaliaFacile (app)Satispay Official
Esempio di migrazione (iCloud → Nextcloud):
1) Scegli un provider Nextcloud (ad es. iscrivendoti a fedimedia).
2) Crei un account e installi il client Nextcloud su PC e smartphone.
3) Esporti contatti/calendario da iCloud (file vCard/ICS).
4) Importa i file in Nextcloud e configura la sincronizzazione.
5) Attiva il nuovo account nelle app Mail/Calendario sostituendo iCloud.


Gli utenti Apple possono installare un browser alternativo (Vivaldi) e passare il motore di ricerca a Qwant o Ecosia (privacy-friendly). Esistono smartphone come Murena di e.Foundation che non dipendonodai servizi apple o google. Su desktop,Linux è leggero e pronto all’uso su linux.it è possibile scegliere quale versione usare. Per lo streaming musicale open source si può usare Jamendo , mentre Satispay è un’alternativa al pagamento mobile.

Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp)

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Mastodon (uno)Facebook (social network)ItaliaMediaDevol: Social/Fediverso
Pixelfed (uno)Instagram (condivisione foto)ItaliaMediaCome sopra
Matrix/ElementWhatsApp/Messenger (chat)UKFacileScegli.app: Messaggi (cerca Element)
PeertubeYouTube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
PoliversoFacebookComunità globaleDifficile– (no guida ufficiale)
Esempio di migrazione (Facebook/X → Mastodon):
1) Visita mastodon.uno e crea un account gratuito.
2) Avvisa periodicamente sul tuo account Facebook o X che da ora sei disponibile su Mastodon
3) Inizia a seguire account italiani di interesse per vedere i post.
4) Condividi i tuoi aggiornamenti più su Mastodon che su Facebook.


Nel Fediverso (rete di social federati) utenti su server differenti si seguono a vicenda. Mastodon (microblog) e Pixelfed (foto) sono i principali progetti. Peertube è l’alternativa decentralizzata a YouTube (video), disponibile in istanze italiane gestite da Devol e altri.. Per la chat in tempo reale, il protocollo Matrix (client Element, server Synapse) è semplice da usare come WhatsApp e garantisce crittografia end-to-end con hosting europeo.

Microsoft

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Linux Windows (OS desktop)GermaniaMedia (installare)FediLUG
NextcloudOneDrive/SharePoint (cloud)Austria/ITMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
libreOfficeMicrosoft Office (suite)GermaniaFacileScegli.app: Office (cerca LibreOffice)
Jitsi MeetTeams/Zoom (videoconf.)GermaniaFacilissimoDevol: Social/Fediverso (vedi Video)
BetterbirdOutlook (mail client)Europa (global)FacilissimoScegli.app: Email (cerca Thunderbird)
Esempio di migrazione (Teams → Jitsi Meet):
1) Richiedi a un collaboratore di creare una stanza Jitsi (es. su calls.disroot.org).
2) Invia il link della riunione al team (funziona senza login).
3) Tutti partecipano da browser (o app mobile) senza installare software Microsoft.


Per la de-Microsoftizzazione prevede l’adozione di Linux al posto di Windows (es. scegliete ladistro su linux.it). Per produttività in cloud si usa Nextcloud con OpenOffice/Collabora (documenti, calendario). E-mail e contatti possono migrare a provider come Tuta o ProtonMail. In alternativa i client Betterbird/ClawsMail sostituiscono Outlook senza funzioni bloccanti.

Amazon

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
OVHcloudAWS (cloud infra)FranciaMedia (configurare)– (vedi Scegli.app: Cloud – provider europei)
Aruba CloudAWSItaliaMediaManuale Aruba/Cloud
TrovaprezziAmazonItaliaMedia vedi Scegli.app:
IdealoAmazonSpagnaMedia vedi Scegli.app:
BookwyrmGoodreadsItaliaMedia vedi Scegli.app:

Amazon (web retail) non è qui il focus: si parla di Amazon Web Services. Invece di affidarsi a mega-cloud USA, si può scegliere fornitori europei come OVHcloud (FR), Aruba Cloud (IT) ma anche Scaleway (FR), Exoscale (CH). Tali provider offrono macchine virtuali, storage S3-compatibile, database gestiti, ecc. Il codice aperto (OpenStack) riduce il lock-in.
per gli acquisti meglio rivelgersi a comparatori di prezzi come Trovaprezzi e Idealo che reindirizzano allo shop online con l’offerta miglione. Infine se si è soliti usare Goodreads per condividere le proprie letture, esiste la controparte libera e federata su bookwyrm.it

Alternative europee all’AI proprietaria


Con l’avanzare dell’AI generativa, crescono esigenze di sovranità: servono soluzioni europee che garantiscano privacy, hosting UE, controllo legale e trasparenza. In questa sezione presentiamo gli LLM emergenti europei (ad es. Mistral AI, Proton Lumo, Infomaniak Euria, Aleph Alpha), con i loro punti di forza e di debolezza. Per ciascuno forniamo caratteristiche principali, modalità di integrazione e passi pratici di adozione. Infine confrontiamo benefici (controllo dati, latenza bassa, costi sostenibili) e limiti (bias, potenza di calcolo, compliance) per aiutare PA e PMI a scegliere consapevolmente.

Perché alternative europee?


Affidarsi ai big AI statunitensi (ChatGPT, Gemini, Claude) espone a rischi giuridici (es. Cloud Act) e di lock-in. Le soluzioni UE proteggono la privacy (dati in infrastrutture locali, conformità GDPR) e offrono trasparenza (modelli aperti). Inoltre permettono di investire sull’economia locale.

Soluzioni AI europee

NomeTipo modelloOrigineLicenzaHosting UEIntegrazione DevOpsLink guida/ufficiale
Mistral AI (Le Chat)LLM dialogicoFranciaApache 2.0 (open)Cloud/Web (EU)API REST, dockerchat.mistral.ai
Lumo (Proton)Assistente AISvizzeraParziale (?)No-logs cloud (EFTA)Client Proton, APIlumo.proton.me
Euria (Infomaniak)Assistente AISvizzera? (proprietario)Cloud SvizzeraAPI webeuria.infomaniak.com
Aleph AlphaLLM enterpriseGermaniaProprietariaOn-premise (StackIT)SDK & Cloud (DE)aleph-alpha.com
  • Mistral AI (Francia, Le Chat): LLM avanzato (675B parametri, Apache 2.0) competitivo con GPT-4. Offre piano gratuito e API.
  • Lumo (Proton, Svizzera): Assistente AI “privacy-first”: conversatione zero-access encryption, no-logs. Modelli sottostanti ottimizzati ma codebase non completamente open.
  • Euria (Infomaniak, Svizzera): Assistente AI “svizzero-sovrano” con dati in hosting locale. Basato su modelli pre-addestrati .
  • Aleph Alpha (Germania): LLM per applicazioni enterprise (PhariaAI), focalizzato su explainability e on-premise certificato. Non punta alla performance generalista di GPT-4.


Rischi, benefici e suggerimenti


Limiti: I modelli EU restano meno “generalisti” (bias e performance inferiori ai leader USA). Richiedono grandi risorse di calcolo (GPU) per addestramento e inferenza. Alcuni sono closed-source o semi-chiusi (Lumo, Euria). Bisogna vigilare su compliance GDPR: anche se host EU, la provenienza dei dati di training (es. Euria usa modelli cinesi secondo alcuni) può imporre ulteriori verifiche. Infine, attenzione alla sicurezza: come tutti gli LLM, possono divulgare info confidenziali se male configurati.

Benefici: Migrando a soluzioni europee si guadagna controllo sui dati (infrastrutture UE, leggi e policies locali), maggiore privacy (dati trattati con normative GDPR) e trasparenza (alcuni modelli open licence, o accordi sulla governance). Si riduce la latenza per utenti europei e si può definire prezzo/previsione dei costi (evitando abbonamenti USA). A lungo termine si crea resilienza nazionale e si supporta l’innovazione locale.

Suggerimenti: Per PA e PMI, la scelta va basata su: licenza (open preferibile per audit e modifica), possibilità di self-hosting (per pieno controllo giuridico), supporto commerciale (per AI mission-critical) e impatto compute (per costi energetici). Ad esempio, piccoli progetti POC possono partire con Mistral 7B open-source (un 80GB di GPU) e passare a Lumo/Euria in produzione se serve privacy garantita, oppure a PhariaAI per settori regolamentati. È utile condurre un proof-of-concept iniziale, poi un pilota limitato (poco dati sensibili), e infine la produzione con governance dedicata (audit log, responsabilità IA).

VantaggiCriticità
Dati gestiti in UE (GDPR compliance)Modelli ancora meno performanti dei top US
Trasparenza e auditabilità (open source)Necessità di GPU potenti e competenze
Indipendenza tecnologica e strategicaPossibili bias linguistici/locali
Riduzione latenza e costi a lungo termineSoluzioni commerciali emergenti e in evoluzione

Fonti: Soluzioni citate da scegli.app (Mistral, Lumo, Euria) .

Il ruolo di Fedimedia APS in Italia


In Italia il Fediverso cresce grazie all’attivismo: Fedimedia APS (federazione di progetti come Devol, Le Alternative, OpenForFuture, ecc.) funge da catalizzatore. Fondata nel 2025 come associazione no-profit, Fedimedia promuove un ecosistema digitale diverso, basato su software libero, decentralizzazione, trasparenza. Gestisce direttamente molte piattaforme: Mastodon.uno, Pixelfed.uno, Fedimercatino.it (e-commerce etico). Insieme a realtà come Devol, Open For Future, Le Alternative, Fedimedia partecipa ad eventi (Linux Day, Merge-IT, Fossdem) e campagne di sensibilizzazione. Il suo obiettivo è promuovere “servizi open source che possano competere con quelli offerti dalle Big Tech”. In pratica, Fedimedia è un punto di riferimento italiano per chi cerca alternative etiche alle Big Tech, coordinando guide e community (leAlternative.net, Scegli.app) per la migrazione.

Benefici e criticità delle soluzioni aperte


Benefici principali: L’adozione di soluzioni libere e locali garantisce privacy, controllo dei dati, sicurezza e sovranità. I servizi open source non ricorrono a tracciamenti segreti e sono più trasparenti, riducendo il rischio di fughe di dati o censure. Permettono inoltre di rispettare le leggi UE (GDPR) e di mantenere i dati sensibili entro i confini europei. Sostenere software e infrastrutture europee sviluppa un’economia digitale locale: le risorse spese restano nel continente, alimentando PMI e startup del settore tech. Inoltre, la ridondanza del Fediverso (molte istanze) aumenta la resilienza del sistema rispetto a un singolo fornitore.

Tabella comparativa dei vantaggi:

AspettoBig Tech (centralizzate)Soluzioni libere/federateVantaggio
PrivacyRaccolta massiva di dati utenteDati crittografati / decentralizzatiUtente ha controllo sui propri dati
SovranitàDipendenza da provider USAInfrastrutture UE, open sourcePA e cittadini decidono autonomamente
SicurezzaCodice proprietario chiusoCodice auditabile, comunità attivaVulnerabilità più facilmente corrette
EconomiaProfitti finiscono all’esteroRisorse restano in EuropaSostegno a imprese locali (es. Aruba, Infomaniak)

Criticità/Limiti: Alcune alternative open sono meno “rifinite” o diffuse delle controparti commerciali. La transizione può richiedere apprendimento tecnico e tempo per riconfigurare sistemi esistenti. Ad esempio, installare una nuova distribuzione Linux o ricopiare dati richiede un minimo di competenza. Inoltre, in certi casi mancano funzionalità (es. biblioteca di app su Linux rispetto a Windows). Anche il Fediverso ha un’adozione di massa ancora limitata. Tuttavia, questi limiti vanno valutati alla luce dei benefici a lungo termine: la libertà dall’algoritmo pubblicitario, la sicurezza dei dati e l’indipendenza tecnologica.

Suggerimenti pratici e politici


  • Per la Pubblica Amministrazione: Inserire l’open source nelle gare d’appalto e nei piani digitali (come già indicato nella “Dichiarazione UE sulla sovranità digitale”). Investire in progetti condivisi (Gaia-X, cloud europeo) e formare il personale su Linux, Nextcloud, infrastrutture federate. Promuovere l’adozione di Nextcloud, con l’open source la PA può governare le proprie infrastrutture senza dipendere da processi opachi o extraeuropei”.
  • Per i cittadini e le imprese: Scaricare le alternative, seguire le guide di Scegli.app e lealternative.net, supportare i progetti locali (es. devol.it). Piccoli passi quotidiani come cambiare motore di ricerca o client email concorrono a costruire “un futuro digitale più equilibrato”. A livello politico, i cittadini possono chiedere norme che favoriscano software libero.
  • Per le politiche pubbliche UE/IT: Promuovere la “sovranità digitale” come bene comune: finanziare eventi formativi, centro competenza nazionale sul software libero incentivare PMI europee nell’offerta di servizi cloud gestiti, allineare la strategia digitale italiana con l’Agenda Europea (es. supporto a Mistral AI) per non inseguire, ma guidare l’autonomia tecnologica.

In sintesi, esiste un’alternativa: un ecosistema di servizi federati e software open source, promosso anche da realtà italiane come Fedimedia, che consente di abbandonare gradualmente i prodotti dei Big Tech a favore di soluzioni più sicure, trasparenti e solidali. Ogni passaggio da un motore di ricerca libero a una casella email europea è un mattoncino che costruisce la sovranità digitale di domani

L’Urgenza della Libertà Digitale


Il ruolo di FediMediaAPS:

FediMediaAPS non è semplicemente una piattaforma, ma un catalizzatore di movimeni. Riunisce diverse realtà italiane impegnate nel software libero e nel Fediverso creando sinergie che moltiplicano l’impatto e dimostrando come iniziative coordinate ma autonome, possono costituire un’alternativa credibile e scalabile ai giganti centralizzati.

Il modello che FediMedia propone è semplice: i cittadini non devono essere costretti a cedere i propri dati personali alle Big Tech per poter comunicare, ma devono poter tutelare la propria privacy con servizi e canali di comunicazione gestiti in Europae e che garantiscano la protezione dei dati.

Le Tre Iniziative Chiave: Un Ecosistema Coeso


La forza della sovranità digitale italiana risiede in tre piattaforme interconnesse che funzionano in sinergia:

1. Devol.it: La Rete Federata Italiana


Devol è un progetto collettivo noprofit con base a Milano, è dal 2019 fra i pionieri del fediverso e la più grande iniziativa di questo tipo in Italia, gestita da volontari e sostenuta dalla comunità, con oltre 100mila iscritti.

Devol incarna una visione : invece di dipendere da pochi colossi digitali, le persone dovrebbero poter usare strumenti aperti, federati e non basati sulla sorveglianza ed estrazione dei dati degli utenti. Offendo 30 servizi gratuiti e decentralizzati (social network, cloud storage, podcast hosting), Devol dimostra che è possibile offrire un’esperienza digitale completa fuori dall’ecosistema dei Big Tech

2. Scegli.app: La Guida Pratica per la Scelta


Scegli.app è il luogo dove la consapevolezza diventa azione. È una piattaforma che traduce il concetto astratto di “sovranità digitale” in una guida concreta per migrare dai Big Tech e l’obiettivo è chiaro: rendere il cambiamento facile e immediato per chiunque, non è necessario essere tecnici per iniziare. Scegli.app fa esattamente quello che promette: ti aiuta a scegliere e a come farlo senza stress.

3. LeAlternative.net: L’Enciclopedia Della Libertà


LeAlternative.net è l’enciclopedia italiana delle alternative libere. Cataloga, descrive e compara le soluzioni open source per ogni tipo di servizio. È il riferimento dove trovare non solo “che cosa” scegliere, ma anche il “perché” dietro ogni alternativa.


Come Iniziare: Roadmap Pratica per la Migrazione


La sovranità digitale mira a garantire allo Stato, all’economia e alle persone un uso consapevole delle tecnologie e a diminuire la dipendenza dalle Big Tech. Ecco come concretizzarla:

Fase 1: Email (Impatto massimo, Difficoltà minima)


  • Crea account Proton Mail o Tuta gratuito
  • Configura inoltro da Gmail a Proton/Tuta
  • Comunica il nuovo indirizzo a contatti importanti
  • Tempo: 30 minuti


Fase 2: Cloud Storage (Impatto alto, Difficoltà bassa)


  • Iscriviti a Nextcloud o Proton Drive
  • Scarica i tuoi file da Google Drive via Google Takeout
  • Sincronizza i file importanti
  • Tempo: 2 ore


Fase 3: Messaggistica (Impatto alto, Difficoltà minima)


  • Installa Element
  • Condividi il nuovo numero con i contatti più stretti e segui le stanze fedimedia
  • WhatsApp rimane come “ponte” verso chi non migra
  • Tempo: 20 minuti


Fase 4: Social Network (Impatto medio, Difficoltà bassa)



Fase 5: Ricerca (Impatto moderato, Difficoltà minima)


  • Cambia motore di ricerca in SearXNG, DuckDuckGo o Ecosia
  • Un click nel browser, fatto
  • Tempo: 2 minuti


Fase 6: Sistema Operativo (Impatto massimo, Difficoltà media-alta)


  • Valuta se passare a Linux su PC o usare e/OS sul nuovo telefono
  • Questa è la scelta più importante ma anche la più impegnativa
  • Se inizi qui, fallo quando hai tempo
  • Tempo: 3-4 ore per Linux, quanto il primo setup di un PC nuovo

Il Movimento Italiano e la Coalizione


Quello che rende questa transizione possibile non è una singola piattaforma, ma un ecosistema coordinato di iniziative italiane che funzionano in sinergia:

  • FediMedia APS: Catalizzatore e coordinatore del movimento, porta il Fediverso in Italia
  • Devol.it: Fornitore concreto di 30 servizi decentralizzati e federati
  • Scegli.app: Guida pratica per la transizione graduale
  • LeAlternative.net: Enciclopedia comparativa delle soluzioni

Perché Questo è Importante per l’Italia (e l’Europa)


L’UE è all’avanguardia nella regolamentazione digitale con GDPR, DMA e DSA. Le nuove regole impongono ad Apple, Google, Meta e altri gatekeeper di aprire i propri ecosistemi e limitare l’utilizzo dei dati. Mentre l’Europa sta crescendo un ecosistema di alternative europee che danno priorità alla privacy, alla conformità e all’autonomia.


Conclusione: Iniziate Oggi


Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso. Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso dove tecnologia, diritti e ambiente coesistono in armonia. Questa è la dichiarazione di intenti di FediMediaAPS, e dovrebbe essere anche la nostra.

La sovranità digitale non è per il futuro. È oggi. È ora.

Non dovete fare tutto insieme. Cominciate da una cosa:

  • Cambiate email (30 minuti)
  • Cambiate motore di ricerca (2 minuti)
  • Scaricate Element (5 minuti)
  • Entrate su Mastodon (5 minuti)

Poi, quando siete pronti, migliorate ancora. Il percorso è tracciato. Le guide sono online su scegli.app. Le piattaforme su devol.it. Le spiegazioni approfondite su lealternative.net.

E dietro a tutto questo: FediMedia APS è una comunità italiana di persone che hanno deciso di riprendere il controllo della propria vita digitale a cui potete iscrivervi per supportarla.

Non è una promessa di un mondo perfetto. È una promessa di un mondo dove siete voi a decidere perché questo importa: ogni volta che scegliete un’alternativa libera ed europea, votate per il tipo di futuro che volete. Ogni volta che migliorate la privacy di un amico, rafforzate la sovranità di tutti.

Non rimandare. Inizia oggi, la libertà digitale non è un’idea astratta: è una scelta concreta, a un click di distanza.

Unisciti a Fedimedia e aiutaci a diventare sempre più parte attiva del cambiamento.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Caos durante Palermo-Catanzaro: rissa nel settore Vip tra sostenitori e dirigenti


Denuncia del club calabrese: "Aggrediti i parenti dei tesserati". Polito in ospedale con i familiari
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Non soltanto il verdetto del campo. La semifinale di ritorno dei playoff tra Palermo FC e US Catanzaro 1929, conclusasi con il successo dei rosanero per 2-0 ma con la qualificazione dei calabresi grazie al 3-0 maturato all’andata, è stata segnata anche da pesanti momenti di tensione verificatisi nella tribuna autorità dello stadio.

Secondo le prime ricostruzioni raccolte nell’immediato post-partita, nella zona riservata a dirigenti, ospiti istituzionali e familiari dei tesserati sarebbe scoppiata un’accesa discussione tra alcuni presenti, degenerata poi in una rissa che ha richiesto l’intervento del personale di sicurezza e degli steward presenti nell’impianto.

La situazione, stando alle testimonianze emerse nelle ore successive all’incontro, sarebbe rapidamente sfuggita di mano, generando momenti di forte agitazione all’interno del settore. Gli addetti alla sicurezza avrebbero tentato di separare i coinvolti e riportare la calma, operando tra spintoni, urla e scene di concitazione che hanno creato allarme tra i presenti.


0:00
/0:42

Tra coloro che si trovavano in tribuna figura anche il direttore sportivo del Catanzaro, Ciro Polito. Al momento non risultano chiariti i motivi all’origine del parapiglia, né è stata fornita una ricostruzione ufficiale completa dell’accaduto da parte delle autorità competenti o delle società coinvolte.

Nel dopogara è intervenuto il presidente del Catanzaro, Floriano Noto, che ha denunciato presunti episodi di aggressione ai danni di familiari e componenti del club calabrese presenti in tribuna.

“Da uomo del Sud mi vergogno, abbiamo assistito a scene indecorose”, ha dichiarato il dirigente giallorosso, riferendo che tra le persone coinvolte vi sarebbero stati la moglie e il figlio di Polito, altri membri della società e i familiari di alcuni tesserati. Secondo quanto riferito dallo stesso Noto, la madre dell’allenatore del Catanzaro sarebbe stata colta da un forte stato di agitazione, mentre Polito avrebbe accompagnato i propri familiari in ospedale senza seguire il finale della gara.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La trappola del welfare con buoni pasto e rimborsi al posto degli stipendi


Come l'inflazione ha trasformato il welfare aziendale italiano in un sostituto dello stipendio tra rimborsi energetici e buoni pasto esentasse.

Il welfare aziendale italiano si sta consolidando attorno a strumenti dalla forte spendibilità immediata: buoni pasto, rimborsi per carburante, contributi per le bollette energetiche. Lo rileva un'indagine della Fondazione Studi Consulenti del lavoro condotta con Pluxee, che registra una netta preferenza dei lavoratori per benefit direttamente convertibili in potere d'acquisto. La tendenza riflette una condizione strutturale: con l'inflazione che ha eroso i salari reali dell'8,2% tra 2021 e 2023 secondo l'ISTAT, e con stipendi fermi da oltre un decennio in termini nominali, il welfare aziendale non integra più il reddito da lavoro — lo sostituisce parzialmente.

La dinamica pone l'Italia in una posizione peculiare nel panorama europeo. Mentre in Germania e Francia il welfare aziendale si concentra su previdenza complementare, formazione continua e servizi per la conciliazione vita-lavoro, in Italia prevale una logica assistenziale a breve termine. Il risultato è un sistema che offre sollievo immediato ma non costruisce capacità di lungo periodo. Le imprese italiane, mediamente più piccole e con margini compressi dalla competizione internazionale, trovano nel welfare fiscalmente agevolato uno strumento per integrare retribuzioni che faticano a crescere. Dal 2016, anno dell'introduzione delle agevolazioni fiscali sui piani di welfare, la diffusione è passata dal 3% al 28% delle aziende con almeno 10 dipendenti, secondo Welfare Index PMI.

InnovaPuglia: lavoro da remoto contro il caro carburante
InnovaPuglia punta sulla mobilità per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori. Una misura emergenziale che evidenzia il divario con una reale riforma del lavoro.
L'AnalistaRedazione

Il trade-off tra liquidità immediata e investimento futuro


La scelta verso benefit monetizzabili evidenzia una priorità: coprire spese correnti che i salari non riescono più a sostenere. I buoni pasto, esentasse fino a 8 euro se elettronici, diventano un supplemento mensile che può valere 160-200 euro netti. I rimborsi per carburante e bollette, introdotti o ampliati durante la crisi energetica del 2022-2023, sono stati mantenuti da molte aziende come misura permanente. L'orientamento pratico dei lavoratori è comprensibile: quando il bilancio familiare è sotto pressione, la pensione integrativa o il corso di aggiornamento professionale passano in secondo piano.

Tuttavia, questa configurazione del welfare aziendale solleva interrogativi sulla competitività di lungo termine del sistema produttivo italiano. Investire in formazione continua, sanità integrativa di qualità o servizi di cura significa aumentare la produttività, ridurre l'assenteismo, attrarre talenti. Concentrarsi su trasferimenti quasi-monetari offre un tampone al disagio immediato ma non costruisce quelle capabilities che consentono alle imprese di posizionarsi su segmenti a maggior valore aggiunto. In un paese dove la spesa privata in formazione aziendale è tra le più basse d'Europa — 1,3% del costo del lavoro contro il 2,1% della media Ue secondo Eurostat — il welfare rischia di consolidare una trappola di bassa qualificazione e bassi salari.

Abbonati a L'Analista. È gratis!


Notizie e analisi curate da L’Analista, testata d'informazione indipendente. Ti raccontiamo il mondo un pezzetto alla volta.

Abbonati
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancella quando vuoi.

Le imprese esportatrici e il dilemma della competitività


Per le aziende del made in Italy orientate all'export, la questione assume una dimensione particolare. Competere sui mercati globali con prodotti a elevato contenuto di innovazione e qualità richiede forza lavoro qualificata, motivata, in grado di adattarsi rapidamente. Se il welfare aziendale si limita a compensare salari inadeguati attraverso benefit di consumo, le imprese rischiano di trovarsi intrappolate in un equilibrio subottimale: dipendenti soddisfatti nel breve per la spesa coperta, ma senza accumulo di competenze che giustifichino aumenti retributivi strutturali o posizionamento competitivo più ambizioso.

Alcune realtà stanno sperimentando modelli alternativi. Aziende del settore meccanico emiliano e veneto hanno introdotto piani welfare misti: una quota destinata a benefit immediati, una percentuale vincolata a previdenza integrativa o formazione certificata. Nel settore del design e della moda, dove la competizione internazionale si gioca sulla creatività e sull'innovazione, crescono i programmi di welfare culturale: abbonamenti a musei, mostre, festival, intesi come investimento sulla sensibilità estetica dei dipendenti. Sono esperimenti ancora marginali, ma indicano la possibilità di un welfare che non si limiti alla compensazione del reddito perduto.

Quanto ti costa andare a lavorare?
Pendolarismo, panini al volo, tempo perso. Lo stipendio non è l’unico numero che conta.
L'AnalistaRedazione

Il ruolo della contrattazione e la prospettiva europea


La configurazione attuale del welfare aziendale italiano deriva anche da una debolezza strutturale della contrattazione collettiva. Con il 70% dei contratti nazionali scaduti o in attesa di rinnovo negli ultimi anni, e con aumenti contrattuali mediamente inferiori all'inflazione, le parti sociali hanno spesso ripiegato sul welfare come surrogato degli aumenti salariali. La logica è evidente: un euro di welfare costa meno di un euro di salario lordo grazie alle agevolazioni fiscali, e offre un vantaggio immediato al lavoratore. Ma questa sostituzione ha un costo nascosto: indebolisce la base contributiva per pensioni e ammortizzatori sociali, trasferendo rischi sul futuro.

A livello europeo, il dibattito si sta spostando verso forme di welfare aziendale che rafforzino la resilienza dei lavoratori di fronte alle transizioni: digitale, ecologica, demografica. La Commissione europea, nel piano per il Pilastro Sociale aggiornato al 2024, indica nella formazione continua finanziata dalle imprese uno degli strumenti chiave per la competitività. L'Italia rischia di trovarsi sfasata: un welfare che risponde alle urgenze del presente ma non prepara al futuro. Le imprese italiane, spesso familiari e di dimensione media, hanno margini ridotti per investimenti ambiziosi. Ma proprio per la vulnerabilità competitiva, non possono permettersi di rinunciare a costruire capitale umano.



InnovaPuglia sceglie il lavoro da remoto. Emergenza o nuovo modello organizzativo?


embed.podcasts.apple.com/us/po…
🎧
Testo a cura della redazione. Sintesi audio generata automaticamente. Per dati e citazioni ufficiali fa fede il testo scritto.

InnovaPuglia, la società in house della Regione Puglia per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, ha portato il lavoro agile al 100% per oltre 200 dipendenti fino al giugno 2026, con possibilità di proroga subordinata a una valutazione dell'efficienza operativa.

La motivazione ufficiale non usa giri di parole: il caro carburanti sta erodendo il potere d'acquisto dei dipendenti e l'ente ha scelto di intervenire sulla sola leva che aveva a disposizione. Una scelta che segna una rottura rispetto alla retorica del ritorno in ufficio e che solleva interrogativi profondi sulla sostenibilità degli assetti organizzativi tradizionali della pubblica amministrazione italiana, proprio mentre l'inflazione energetica continua a mordere i redditi da lavoro dipendente.

La decisione arriva in un momento particolare. In Puglia il gasolio si attesta ad aprile attorno a 2,16 euro al litro — tra i livelli più alti della penisola — mentre la benzina self service ha superato 1,67 euro al litro già a fine febbraio, con un'ulteriore corsa al rialzo nelle settimane successive, secondo i rilevamenti del Mimit. Il comunicato del consiglio di amministrazione cita espressamente un'«impennata dei prezzi dei carburanti fino al 23% per il diesel», tale da rendere «il tragitto da casa al lavoro un onere insostenibile» per chi ogni giorno copre decine di chilometri tra casa e ufficio.

La versione da pubblicare è:

In un momento di profonda incertezza internazionale», spiega Francesco Surico, direttore generale, «un'azienda tecnologica e strategica come InnovaPuglia ha il dovere di essere agile anche nei modelli organizzativi che adotta. Stiamo attuando una misura di protezione del potere d'acquisto dei nostri colleghi e, contemporaneamente, un atto concreto di responsabilità ambientale. Questa sperimentazione dimostra che la pubblica amministrazione sa essere resiliente e attenta alla qualità della vita delle persone e alla sostenibilità del territorio.


Va detto che InnovaPuglia non arriva impreparata: la società ha una certificazione ambientale ISO 14001, un impianto fotovoltaico sul proprio datacenter e una storia consolidata di lavoro agile come modalità prevalente fin dal 2021. Il «Modello Resilienza Verde» — così lo chiama la nota ufficiale — non è quindi solo rebranding: si innesta su una traiettoria di sostenibilità già documentata.

InnovaPuglia trasforma dunque una pressione economica sui propri dipendenti in una leva organizzativa, rovesciando l'approccio prevalente nelle amministrazioni italiane, dove il lavoro agile resta ancora legato a sperimentazioni a termine o quote percentuali limitate.

Il ritardo italiano sul lavoro da remoto strutturale


Il contrasto con il panorama europeo rimane netto. Mentre in diversi Paesi del Nord Europa e in Belgio il lavoro da remoto nel settore pubblico è una modalità consolidata — supportata da rimborsi forfettari per le utenze domestiche e dal diritto alla disconnessione — l’Italia registra quote di adozione tra le più basse dell'Unione.

Come evidenziato dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l'Italia fatica a trasformare l'emergenza in un modello basato realmente sull'autonomia e sui risultati, specialmente nel settore pubblico. In questo contesto, la scelta di InnovaPuglia si configura come un’anomalia nel panorama nazionale. Rappresenta però un possibile apripista per le amministrazioni regionali che, vincolate da bilanci rigidi e personale esposto all'erosione salariale, vedono nel lavoro agile l'unica leva immediata per tutelare il potere d'acquisto dei dipendenti.

La società pugliese, con i suoi oltre 200 dipendenti, ha una dimensione che permette flessibilità organizzativa difficilmente replicabile in enti più grandi.

Tuttavia, il modello ha caratteristiche trasferibili: attività prevalentemente digitali, assenza di sportelli fisici aperti al pubblico, infrastrutture IT già consolidate dopo la fase pandemica — elementi presenti in molte altre agenzie regionali, consorzi e società in house che forniscono servizi amministrativi, informatici o di consulenza. La differenza sta nella volontà politica di rendere stabile, almeno nelle intenzioni dichiarate, una soluzione nata come emergenziale.

Guerra in Iran, trenta milioni di nuovi poveri: un’onda d’urto che arriva fino all’Italia
Il rapporto UNDP avverte: l’escalation militare in Medio Oriente rischia di cancellare anni di progressi nello sviluppo globale. Per l’Italia, manifatturiera e dipendente dal gas importato, lo shock energetico non è un’ipotesi lontana.
L'AnalistaL’Osservatore

Costi nascosti e redistribuzione del carico economico


La narrazione ufficiale enfatizza il beneficio per i lavoratori. Ma la medaglia ha un'altra faccia. Il lavoro da remoto scarica sui dipendenti una serie di costi prima sostenuti dall'ente: energia elettrica, riscaldamento, connessione internet, usura degli arredi domestici. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha stimato che un lavoratore full remote in Italia sostiene mediamente tra 110 e 140 euro mensili aggiuntivi di spese domestiche. InnovaPuglia non ha annunciato rimborsi o indennità compensative, limitandosi a sottolineare il risparmio sui carburanti. Il saldo netto per i dipendenti potrebbe quindi essere positivo, ma di misura inferiore a quanto la retorica istituzionale lascia intendere.

Sul piano collettivo, la scelta solleva anche interrogativi sulla coesione sociale e sul presidio territoriale. Una società regionale che opera interamente da remoto rinuncia a essere presenza fisica sul territorio, con effetti potenzialmente negativi sulla percezione di prossimità istituzionale e sull'indotto economico locale — bar, ristoranti, servizi — che gravitava attorno alle sedi fisiche. In un contesto meridionale già segnato da desertificazione dei centri urbani minori, la trasformazione di enti pubblici in organizzazioni virtuali può accelerare processi di svuotamento.

Il test per la pubblica amministrazione del futuro


InnovaPuglia diventa così un laboratorio in tempo reale. Se il modello reggerà fino a giugno senza perdite di efficienza operativa, altre amministrazioni potrebbero seguire, spinte non da visioni innovative ma da necessità finanziarie.

Il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha scelto, con la direttiva del dicembre 2023, di non fissare soglie uniformi e vincolanti, lasciando agli enti ampi margini di autodeterminazione. Margini che nella PA centrale si sono tradotti, dal marzo 2026, in una riduzione ulteriore dei giorni di lavoro agile — esattamente la direzione opposta rispetto alla scelta di InnovaPuglia. Una divergenza che rende il caso pugliese ancora più significativo.

Resta l'incognita sull'impatto organizzativo: senza indicazioni sulla gestione dei team distribuiti e sul monitoraggio delle performance, è difficile valutare se InnovaPuglia abbia aperto una strada praticabile o semplicemente anticipato i tempi su una scelta che altri enti, prima o poi, si troveranno comunque ad affrontare.

Le domande de l'Analista


Quando un ente pubblico trasforma un'impossibilità economica in una scelta organizzativa, sta davvero innovando o sta solo cercando di gestire il declino con gli unici strumenti rimasti?

Se il risparmio sul carburante viene eroso da bollette più care e nessun rimborso, il lavoro da remoto rappresenta davvero un beneficio o si tratta di un semplice trasferimento di costi dalle tasche pubbliche a quelle private?

In un Paese con i contratti al palo, può lo smart working diventare l'ammortizzatore sociale che permette al Ministero di ignorare una crisi salariale ormai fuori controllo?


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Rubio offre ai cubani una "nuova strada" mentre Washington incrimina Raúl Castro


Il segretario di Stato attacca in spagnolo il conglomerato militare GAESA e propone 100 milioni di dollari di aiuti. Lo stesso giorno il Dipartimento di Giustizia accusa l'ex leader cubano di omicidio.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha diffuso mercoledì 20 maggio un messaggio video in spagnolo rivolto direttamente al popolo cubano, attribuendo la crisi economica dell'isola alla dirigenza comunista e offrendo "una nuova strada" tra Washington e una "nuova Cuba". Nelle stesse ore il Dipartimento di Giustizia ha desecretato l'incriminazione dell'ex presidente Raúl Castro, 94 anni, accusato di cospirazione per uccidere cittadini americani, quattro capi di imputazione per omicidio e due per distruzione di aeromobili, in relazione all'abbattimento di due aerei civili nel 1996 al largo della Florida. Le due iniziative coordinate segnano un'escalation senza precedenti nella campagna di pressione dell'amministrazione Trump contro l'Avana.

"La vera ragione per cui non avete elettricità, carburante o cibo è che coloro che controllano il vostro paese hanno saccheggiato miliardi di dollari, ma nulla è stato usato per aiutare la gente", ha detto Rubio nel videomessaggio diffuso sul canale YouTube del Dipartimento di Stato, in coincidenza con la festa che ricorda la nascita della repubblica cubana nel 1902 dopo la guerra ispano-americana, una ricorrenza cancellata dal governo di Fidel Castro dopo la rivoluzione del 1959. Il segretario di Stato ha attribuito la responsabilità della crisi al conglomerato militare GAESA, fondato da Raúl Castro, che secondo le stime americane controlla circa il 70 per cento dell'economia cubana attraverso hotel, costruzioni, banche, negozi e il sistema delle rimesse dagli Stati Uniti, per un valore complessivo di circa 18 miliardi di dollari. "Cuba non è controllata da nessuna 'rivoluzione'. Cuba è controllata da GAESA", ha affermato Rubio, sostenendo che il governo si limita a chiedere sacrifici alla popolazione e a reprimere chi protesta.

🇺🇸🇨🇺 pic.twitter.com/nwEePVJ1lX
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) May 20, 2026


Rubio ha annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da 100 milioni di dollari in cibo e medicine, a condizione che la distribuzione avvenga tramite la Chiesa cattolica o altre organizzazioni caritatevoli affidabili e non attraverso il conglomerato militare. Il segretario ha invitato i cubani a immaginare un paese in cui sia possibile possedere un'attività, votare i propri governanti e protestare senza finire in carcere, citando come esempio le Bahamas, la Repubblica Dominicana, la Giamaica e la Florida. L'ordine esecutivo firmato dal presidente Trump il primo maggio, che ha imposto nuove sanzioni contro l'isola, è stato emesso volutamente in concomitanza con la Festa internazionale dei lavoratori comunista, su suggerimento di Rubio, secondo quanto riferito da Axios.

Rubio, figlio di immigrati cubani arrivati in Florida tre anni prima della rivoluzione del 1959, persegue il cambiamento a Cuba con la passione tipica degli esuli politici, secondo quanto sottolineato dal New York Times. Benjamin J. Rhodes, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Barack Obama che gestì il riavvicinamento tra Washington e l'Avana durante l'amministrazione precedente, ha dichiarato al quotidiano che Rubio "è sempre stato radicato in una politica di cambio di regime verso l'Avana" e che questo è "centrale nella sua identità". Già durante il primo mandato Trump, nel 2017, Rubio aveva contribuito a costruire un regime di sanzioni mirato a privare di risorse GAESA. Nel 2019 aveva dichiarato a NPR che indebolire Cuba sarebbe stato un benvenuto "effetto collaterale" del cambio di governo in Venezuela.

L'incriminazione di Raúl Castro, firmata da un gran giurì federale a Miami il 23 aprile e desecretata mercoledì, riguarda l'abbattimento di due Cessna del gruppo di esuli cubano-americani Brothers to the Rescue il 24 febbraio 1996. Nell'attacco morirono tre cittadini statunitensi e un residente permanente: Armando Alejandre Jr, Carlos Alberto Costa, Mario Manuel de la Peña e Pablo Morales. L'organizzazione utilizzava piccoli velivoli per cercare cubani in fuga dall'isola su zattere e per lanciare volantini. Insieme a Castro sono stati incriminati cinque piloti militari cubani, tra cui Lorenzo Alberto Perez-Perez, accusato anche di omicidio e distruzione di aeromobili.

Secondo i procuratori, Castro, all'epoca ministro della Difesa, "incontrò i vertici militari e li autorizzò a usare un'azione decisiva e letale" contro gli aerei. L'atto d'accusa sostiene che "tutti gli ordini di uccidere da parte dell'esercito cubano passavano attraverso la catena di comando con Raúl Castro e Fidel Castro come decisori finali". L'incriminazione documenta anche un'operazione di spionaggio cubana denominata Wasp Network, che si infiltrò nel gruppo Brothers to the Rescue. Un presunto agente doppio, Juan Pablo Roque, avrebbe fornito informazioni false all'FBI sostenendo che il gruppo non avrebbe volato nel weekend dell'abbattimento. L'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile delle Nazioni Unite stabilì all'epoca che gli aerei si trovavano fuori dallo spazio aereo cubano quando furono colpiti, conclusione sempre respinta da Cuba. CBS News ha riportato per prima la notizia che gli Stati Uniti si preparavano a incriminare Castro.

Il procuratore generale facente funzione Todd Blanche ha annunciato le accuse in una conferenza stampa a Miami, alla Freedom Tower. "Per quasi 30 anni, le famiglie di quattro americani assassinati hanno aspettato giustizia. Il mio messaggio oggi è chiaro: gli Stati Uniti e il presidente Trump non dimenticano e non dimenticheranno i propri cittadini", ha detto Blanche. Interrogato sulle prospettive di portare Castro davanti a un tribunale americano, ha risposto che "questa non è un'incriminazione di facciata" e ha aggiunto: "Ci aspettiamo che si presenti qui, di sua volontà o in altro modo". Il direttore vicario dell'FBI Christopher Raia ha dichiarato che 16 squadre dell'agenzia hanno lavorato sul caso negli ultimi 30 anni.

L'atto d'accusa arriva dopo l'operazione militare di gennaio con cui le forze americane catturarono l'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito a New York per essere processato. William LeoGrande, esperto di politica latinoamericana all'American University, ha dichiarato alla BBC che la strategia di Washington consiste nell'aumentare gradualmente la pressione fino a quando il governo cubano cederà al tavolo dei negoziati, ma non escluderebbe un tentativo di replicare la cattura di Maduro. LeoGrande ha però avvertito che l'effetto sarebbe diverso, perché Castro si è ritirato quasi dieci anni fa e non gestisce il paese quotidianamente. Roxanna Vigil, ricercatrice di affari internazionali al Council on Foreign Relations, ha detto alla BBC che la vera domanda è se l'amministrazione Trump userà l'incriminazione come giustificazione per un'operazione militare sotto la copertura di un'azione giudiziaria, considerando improbabile una resa del regime cubano senza resistenza.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito le accuse contro Castro "una manovra politica, priva di qualsiasi fondamento giuridico", sostenendo che gli Stati Uniti distorcono i fatti relativi all'abbattimento degli aerei e che Cuba agì per "legittima difesa nelle proprie acque giurisdizionali". Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha definito Brothers to the Rescue un gruppo "terroristico" e ha accusato Washington di voler giustificare un'aggressione militare contro l'isola. La diplomatica cubana Lianys Torres Rivera, intervistata da The Hill, ha dichiarato che Cuba è disposta ad accettare aiuti stranieri quando offerti in buona fede e non per manipolazione politica, ma ha precisato che pochi dettagli sull'offerta americana le sono stati comunicati.

La crisi energetica cubana ha raggiunto livelli senza precedenti. Cuba ha annunciato la scorsa settimana di aver esaurito completamente le riserve di petrolio, dopo l'ultimo carico di una petroliera russa, con blackout che in alcune zone lasciano la popolazione senza elettricità per 22 ore al giorno. La situazione si è aggravata dopo che gli Stati Uniti, all'inizio dell'anno, hanno catturato il leader venezuelano Maduro e preso il controllo dell'industria petrolifera del paese, imponendo un blocco di fatto contro le forniture a Cuba. Funzionari statunitensi hanno detto ad Axios che il governo cubano ha però trovato fondi per acquistare almeno 300 droni d'attacco da Russia e Cina, e ospita militari e agenti di intelligence iraniani, russi e cinesi.

Il percorso diplomatico parallelo non si è interrotto. Il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe si è recato a Cuba e ha incontrato il nipote di Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, noto come "Raulito", che ha anche colloquiato con Rubio. Secondo un funzionario della CIA, Ratcliffe ha offerto ai leader cubani "una genuina opportunità di collaborazione" per stabilizzare l'economia, avvertendo però che la finestra non sarebbe rimasta aperta indefinitamente e che l'amministrazione avrebbe fatto rispettare le proprie "linee rosse". Secondo il New York Times, all'inizio di marzo i funzionari americani spingevano la famiglia Castro a rimuovere il presidente Díaz-Canel, consentendo all'amministrazione Trump di rivendicare un successo politico, e tolleravano che i Castro restassero al potere dietro le quinte purché guidassero il paese verso i cambiamenti economici richiesti. La pazienza di Washington si sarebbe poi esaurita di fronte alla lentezza dei negoziati.

Trump, parlando ai giornalisti al ritorno da una visita all'Accademia della Guardia Costiera in Connecticut, ha definito l'incriminazione "una grande notizia" e "un momento importante" per i cubano-americani. Il presidente ha detto di non ritenere necessaria un'escalation militare a Cuba, affermando che il paese "sta cadendo a pezzi" e che gli Stati Uniti sono lì "per liberare Cuba". In un post sul social Truth Social la scorsa settimana, Trump aveva scritto: "Cuba sta chiedendo aiuto, e parleremo!!!". L'amministrazione ha già minacciato dazi pesanti contro qualunque paese spedisca petrolio all'isola e il procuratore federale di Miami ha avviato all'inizio dell'anno un'iniziativa per perseguire i leader cubani anche per reati economici, di droga, immigrazione e violenza. Ulteriori incriminazioni di funzionari cubani e nuove sanzioni sono attese nelle prossime settimane.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Accordo Ue-Usa sui dazi: tariffa unica al 15% e risparmi per 5 miliardi di euro


L'intesa firmata a Turnberry fissa i parametri commerciali fino al 2029. Auto, farmaci e aerei tra i settori più coinvolti

Un tetto unico del 15% sui dazi americani per la stragrande maggioranza delle merci europee, risparmi stimati in 5 miliardi di euro per importatori e consumatori, e impegni reciproci su energia, tecnologia e investimenti. Sono i punti principali dell'intesa commerciale firmata il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente Donald Trump. A ricostruirne i dettagli è La Stampa.

L'accordo, che resterà in vigore almeno fino alla fine del 2029 con possibilità di proroga, dovrà essere votato dal Parlamento Europeo e ratificato dall'Ue prima di diventare pienamente operativo.

Cosa guadagna l'Europa


Il punto centrale per le imprese europee è il tetto del 15% sui dazi americani. Le automobili e i componenti auto, che prima pagavano fino al 27,5%, rientrano nello stesso massimale. Per alcune categorie strategiche, aeromobili civili, farmaci generici, alcune sostanze chimiche e risorse naturali, le tariffe tornano ai livelli precedenti a gennaio 2025, azzerandosi o avvicinandosi allo zero. Il risparmio complessivo per importatori e consumatori europei è stimato in circa 5 miliardi di euro in dazi l'anno.

Restano fuori dall'intesa acciaio, alluminio e rame, trattati separatamente: dopo l'incontro scozzese gli Usa hanno introdotto dazi aggiuntivi su questi prodotti, superiori al 15% e in alcuni casi fino al 50%.

Cosa dà in cambio l'Europa


L'Ue annulla i dazi residui sui beni industriali americani, già generalmente bassi, e allarga l'accesso per prodotti agricoli finora penalizzati: soia, cereali, frutta a guscio, ma anche ketchup, cacao e biscotti. Il valore complessivo di questa apertura è stimato dalla Commissione europea in circa 7,5 miliardi di euro l'anno.

Sul fronte energetico, l'Europa si è impegnata ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e nucleare americani per un valore atteso di 750 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, con l'obiettivo di ridurre progressivamente la dipendenza dalle forniture russe. Si aggiunge un piano di acquisti in chip per l'intelligenza artificiale da 40 miliardi di euro, prevalentemente dagli Stati Uniti.

I numeri dell'asse transatlantico


Le imprese europee si sono dette pronte a investire almeno 600 miliardi di dollari negli Usa entro il 2029. Ogni giorno 4,2 miliardi di euro in beni e servizi attraversano l'Atlantico, 1.600 miliardi nel solo 2024, e gli investimenti reciproci tra le due sponde superano i 5.300 miliardi di euro. È su questo volume di scambi, il più grande al mondo tra due aree economiche, che l'accordo sarà operativo.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

MOVA V70 Ultra Complete arriva in Italia: il robot senza sacchetto con mocio estensibile vince il Red Dot Award 2026


MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

MOVA ha annunciato la disponibilità di V70 Ultra Complete, il suo nuovo robot aspirapolvere di punta. Vincitore del premio Red Dot Award: Product Design 2026, il prodotto èprogettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia di bordi, angoli e zone difficili da raggiungere.

Motorola Razr 70 Ultra, Plus e Razr 70 ufficiali: novità, AI e prezzi
I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Infatti, combinando estensione della portata del mocio, capacità di superamento ostacoli, potenza di aspirazione e funzionamento a bassa manutenzione, V70 Ultra Complete garantisce una pulizia più completa e uniforme di ogni angolo della casa, introducendo al contempo un sistema di raccolta della polvere più sostenibile senza sacchetto.
Il sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cmIl sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cm

MaxiReachX arriva dove gli altri non riescono


La caratteristica principale di V70 Ultra Complete è il sistema MaxiReachX. Questo meccanismo a doppia estensione consente al robot di pulire a fondo gli angoli, lungo le pareti, sotto i mobili più bassi e in tutte le zone solitamente trascurate. Il sistema si adatta dinamicamente ai diversi ambienti, mantenendo la propria efficacia anche negli spazi ristretti o complessi. Riducendo al minimo la necessità di rifiniture manuali degli angoli ciechi, grazie a V70 ci si avvicina a una pulizia veramente completa della casa.
Il contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzoIl contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzo

EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto


Oltre a migliorare le prestazioni di pulizia, V70 Ultra Complete è progettato per semplificare la manutenzione a lungo termine e ridurre l’impatto ambientale. Il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto EcoCyclone elimina la necessità di sacchetti usa e getta, sostituendoli con un contenitore per la polvere completamente lavabile che garantisce fino a cento giorni di utilizzo senza interventi manuali. Rimuovendo le componenti consumabili dal sistema, MOVA riduce anche i costi ricorrenti, minimizzando gli sprechi con un approccio più sostenibile alla pulizia quotidiana della casa.
La capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelliLa capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelli

Capacità di superamento di ostacoli fino a 9 cm


Il vero limite dei robot aspirapolvere spesso non è la potenza di aspirazione, bensì la mobilità. Soglie delle porte, binari e pavimenti irregolari possono interrompere i cicli di pulizia o impedire del tutto l’accesso. Grazie al sistema StepMaster 2.0, V70 Ultra Complete è in grado di superare ostacoli fino a 9 cm complessivi (circa 2 gradini da 4,5 cm ciascuno), spostandosi senza difficoltà tra le stanze e su superfici diverse. In questo modo, la pulizia può proseguire senza interruzioni in tutta la casa, anche negli ambienti con frequenti dislivelli.
La potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappetiLa potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti

Massima efficacia su ogni superficie


In linea con una maggiore estensione e mobilità, V70 Ultra Complete offre una potenza di aspirazione fino a 40.000 Pa, grazie a un motore ad alta velocità e a un sistema di flusso d’aria ottimizzato. Questo consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti. Il sistema di spazzole anti-groviglio, inoltre, garantisce l’efficacia nel tempo, riducendo gli sforzi di manutenzione nell’uso quotidiano.

DJI Mic Mini 2: audio migliorato, autonomia e novità del microfono wireless
Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Pulizia automatizzata


V70 Ultra Complete è supportato da una stazione base all-in-one che automatizza le principali operazioni di manutenzione, tra cui la raccolta della polvere, il lavaggio del panno, l’asciugatura e il rifornimento della soluzione detergente. Grazie all’asciugatura ad aria calda a 70°C e alla pulizia della spazzola con piastre riscaldate a 100°C, il sistema mantiene l’igiene riducendo al minimo l’intervento dell’utente, permettendo al robot di essere sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo e assicurando uno standard di pulizia costantemente elevato con il minimo sforzo.

Disponibilità e offerta di lancio


MOVA V70 Ultra Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1399 euro,sul sito ufficiale MOVA, Amazon, MediaWorld e Unieuro. In occasione del lancio, fino al 24 maggio, il brand offre uno sconto di 150 euro, un kit di accessori extra del valore di 169 euro e una garanzia di tre anni, per un valore aggiunto complessivo di 319 euro.


Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Senato cancella i fondi per la sala da ballo di Trump alla Casa Bianca


Quattro senatori repubblicani contrari, il parere negativo del parlamentarian del Senato e il malumore interno fanno saltare il finanziamento al progetto del presidente.

Il Senato degli Stati Uniti rinuncerà a inserire un miliardo di dollari per la sala da ballo voluta dal presidente Donald Trump alla Casa Bianca nel disegno di legge da 72 miliardi di dollari dedicato all'applicazione delle norme sull'immigrazione. La decisione, comunicata mercoledì dai senatori repubblicani, rappresenta un colpo politico per il presidente, che aveva fatto dell'inserimento di quella voce una priorità.

A confermare lo stop è stato il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy, che ai cronisti dopo la riunione ha detto: "Ci hanno detto che i soldi per la sala da ballo sono fuori dalla legge", aggiungendo di voler leggere il testo definitivo. Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha parlato di "un paio di intoppi" che i 53 senatori repubblicani stanno cercando di risolvere, riconoscendo che le difficoltà riguardano proprio il progetto di rinnovamento dell'ala est della Casa Bianca.

Il progetto prevede la demolizione dell'ala est, già avvenuta, e la costruzione di una sala da ballo di circa 8.360 metri quadrati capace di ospitare fino a mille persone. Inizialmente Trump aveva assicurato che l'opera non avrebbe richiesto fondi federali e sarebbe stata finanziata con circa 200 milioni di dollari provenienti da lui stesso e da donatori privati. La cifra è poi salita a 400 milioni e infine è arrivata la richiesta di un miliardo di dollari di fondi pubblici, presentata come spesa per la sicurezza del Secret Service legata al cantiere e ad altri interventi di protezione del complesso presidenziale.

Sul fronte parlamentare il primo ostacolo è arrivato da Elizabeth MacDonough, la parlamentarian del Senato, la funzionana indipendente che verifica la compatibilità delle norme con le regole procedurali della camera alta. Nel fine settimana MacDonough ha stabilito che la disposizione non rispettava le regole stringenti che disciplinano ciò che i repubblicani possono inserire in un disegno di legge approvabile aggirando l'ostruzionismo, perché finanziava attività al di fuori della giurisdizione della commissione giustizia. Il testo iniziale faceva riferimento esplicito al "progetto di modernizzazione dell'ala est", specificando che parte del miliardo destinato al Secret Service poteva essere usata per "elementi di sicurezza sopra e sotto il livello del suolo" della sala da ballo.

L'amministrazione aveva cercato di rassicurare i senatori spiegando che solo 220 milioni di dollari sul totale di un miliardo sarebbero andati alla sala da ballo e al rafforzamento del perimetro della Casa Bianca, mentre il resto sarebbe servito ad altre esigenze del Secret Service. Thune ha indicato che resta aperta la questione se mantenere comunque circa 780 milioni di dollari di spesa aggiuntiva per il Secret Service anche senza la parte relativa alla sala da ballo.

Il secondo ostacolo è interno al partito. Quattro senatori repubblicani si sono espressi pubblicamente contro l'uso di fondi pubblici per il progetto: Bill Cassidy della Louisiana, Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell'Alaska e Thom Tillis del North Carolina. Cassidy ha perso le primarie la settimana scorsa anche a causa dell'appoggio di Trump a un suo avversario, Collins e Murkowski sono attese da sfide democratiche difficili alle elezioni di metà mandato di novembre, mentre Tillis si ritira. Un gruppo più ampio di senatori repubblicani è contrario in privato e il clima si è ulteriormente deteriorato martedì, dopo la decisione di Trump di sostenere Ken Paxton contro il senatore uscente John Cornyn alle prossime primarie repubblicane in Texas.

Il presidente ha reagito con durezza ancora prima dell'annuncio definitivo, chiedendo su Truth Social la rimozione di MacDonough e sostenendo, in modo non corretto, che fosse stata nominata dall'ex presidente Barack Obama. In realtà MacDonough, prima donna a ricoprire l'incarico, era stata designata nel 2012 dall'allora leader della maggioranza democratica Harry Reid, durante il secondo mandato di Obama. Trump avrebbe anche telefonato a Thune per chiederne il licenziamento, ricevendo un rifiuto. "Stiamo seguendo una procedura che affrontiamo ogni volta che abbiamo un disegno di legge di riconciliazione e le persone da entrambe le parti sono arrabbiate con la parlamentarian", ha detto Thune al sito Notus, escludendo di rimuoverla.

Il passaggio sulla sala da ballo si inserisce in un più ampio scontro politico. L'amministrazione è impegnata in un contenzioso giudiziario dopo che un giudice federale aveva stabilito, all'inizio dell'anno, che il progetto non era stato correttamente autorizzato dal Congresso. L'approvazione del finanziamento avrebbe rappresentato, secondo la stessa Casa Bianca, un avallo legislativo all'intera opera.

Rimuovere il miliardo per il Secret Service non chiude i problemi politici della maggioranza sul disegno di legge per l'immigrazione. I democratici contestano che il Dipartimento per la sicurezza interna sia già ampiamente finanziato e chiedono nuove restrizioni alle operazioni di applicazione della legge. Sono inoltre attesi emendamenti contro un nuovo fondo del Dipartimento di giustizia denominato anti-weaponization, creato nell'ambito di un accordo transattivo con Trump e dotato di 1,8 miliardi di dollari, che potrebbe essere usato per indennizzare alleati politici del presidente. I repubblicani ritengono che un simile emendamento raccoglierebbe sufficienti consensi nella maggioranza per essere inserito nel testo.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Vignola: Vince l'Esperienza


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

foto in alto, da sn: Francesco Piras e Sergio Oggiano, sulle rive di Vignola, rispettivamente secondo e primo classificato, con due bellissimi carnieri.

Le grandi giornate di pesca spesso nascono da un mix perfetto di condizioni favorevoli, conoscenza del campo gara ed esperienza. Ed è esattamente quello che è accaduto domenica 10 maggio nelle acque di Vignola, teatro del Trofeo La Tana, ottava prova del circuito sardo di pesca in apnea, organizzata dall’omonimo circolo sotto la direzione di Alessandro Cocco.

Sin dalle prime ore del mattino il campo gara si presenta nelle migliori condizioni possibili: mare calmo, assenza di vento e soprattutto un’acqua finalmente limpida, con oltre venti metri di visibilità. Una rarità in questa stagione e un segnale che fa subito salire le aspettative degli atleti. Vignola, infatti, è considerato da molti uno dei campi gara più tecnici e pescosi dell’intero circuito regionale. Qui non basta limitare i danni: per vincere bisogna costruire carnieri importanti, spesso vicini o superiori alle dieci prede valide. Non a caso il ricordo corre inevitabilmente alla storica edizione del 2005, quando i primi cinque classificati chiusero tutti in doppia cifra.

Il fondale alterna ampie distese di granito a zone di grotto più profonde, habitat ideale per saraghi, corvine, tordi e capponi. Ed è proprio il cappone a evocare alcuni miei ricordi: difficile dimenticare quella celebre lastrina scoperta in preparazione con quattro esemplari oltre il chilo (anche se il giorno della competizione ne venne ritrovato soltanto uno…). A completare il quadro ci sono poi le possibili sorprese, con qualche orata e le sempre rare ma preziose spigole.

Sono 36 gli atleti al via, controllati attentamente dal giudice di gara Lorenzo Migheli. Fin dai primi tuffi appare chiaro che la strategia vincente sarà una sola: pesca in tana, tanta pazienza e lavoro metodico sul basso fondo. Molti concorrenti si dirigono subito verso segnali preparati nelle settimane precedenti, mentre qualcuno tenta la carta del fuori. Ma già a metà gara il verdetto del mare sembra definitivo: i saraghi sono bassi e chi vuole fare risultato deve “fare il minatore” in pochi metri d’acqua.

Nel frattempo, iniziano a circolare le prime voci importanti. Tra tutte spicca la cattura di una splendida spigola di quasi due chili, destinata a risultare la preda più grossa della giornata, catturata da Antonio Sanna dell’Apnea Team Sassari.

Le quattro ore di gara scorrono velocissime e alle 12:30, puntuale, arriva il segnale di fine competizione. I rientri raccontano subito di una gara tecnica ma pescosa: molti cavetti sono ben riempiti, anche se appare chiaro che due carnieri in particolare hanno qualcosa in più. Sono quelli di Sergio Oggiano e Francesco Piras, entrambi impreziositi da saraghi di grande qualità.



Fabio Pes, Antonio Sanna e Mario Mette

Dopo il rientro, la carovana si trasferisce all’Hotel Li Petri Marini per il pranzo e coppia d’eccezione composta da Sergio Oggiano e dal campione italiano in carica Fabio Dessì. Come da tradizione, i carnieri più pesanti vengono lasciati per ultimi, aumentando la suspense fino alle battute finali.

La media generale risulta inferiore rispetto ad alcune edizioni storiche, ma il livello resta altissimo: per entrare nei primi cinque servono almeno sei prede valide. Le ultime due pesate sono quelle decisive. A Francesco Piras vengono scartati alcuni pesci, mentre Sergio Oggiano riesce a completare la specie dei saraghi, mettendo il sigillo su una prova eccezionale.

Con 12 prede valide e 11.965 punti, Oggiano conquista così la vittoria, migliorando addirittura il record della gara che lui stesso deteneva dal 2005 con 11.272 punti. Seconda posizione per Francesco Piras con otto prede, mentre il terzo gradino del podio va a Fabio Pes con sei prede valide.

Grazie a questo secondo successo consecutivo, Sergio Oggiano balza anche al comando della classifica generale del circuito, aprendo un acceso duello con Francesco Piras che promette spettacolo nella prossima e decisiva tappa del 24 maggio ad Alghero.



Sergio Oggiano a sn, Francesco Piras (in giallo), Fabio Pes (con la maglia scura) e il prezzemolino Fabio Dessì, orgoglio sardo, grandissimo agonista e attuale detentore del titolo italiano assoluto, per il secondo anno consecutivo.

Andrea Picciau, autore dell'articolo e responsabile Fipsas della pescasub regionale; il campionissimo Fabio Dessì; Antonio Peru, presidente del sodalizio organizzatore "La tana" di Aggius; Alessandro Cocco, direttore di gara.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

EDITORIALE 5/26


È primavera. Finalmente! E in attesa che si concludano gli incontri e le discussioni su RecFishing e la sua entrata in vigore, attesa per Sant’Efisio (1 maggio), ci prepariamo a una nuova stagione di pesca. Stiamo entrando in un periodo attesissimo, generoso e importante, un po’ per tutti, ma in particolar modo per chi si dedica alla pesca in verticale dalla barca. Calare giù un artificiale, gomma o metallo che sia, secondo gli insegnamenti orientali (nipponici per la precisione), e tirarlo su con un bel pescione allamato, significa anche condividere un approccio rispettoso, compatibile con la gentilezza del Sol levante, ma anche in linea con la sensibilità europea che da anni riscontriamo in particolar modo nei paesi più settentrionali, dove il confronto sportivo con i pesci passa spesso attraverso il divieto delle esche naturali. L’ambiente, infatti, a queste latitudini, in fiume ancor più che in mare, gode di un rispetto particolare. Il fine dei pescatori è sì quello di divertirsi ma anche quello di perpetuare l’antica attività alieutica, tutelando la risorsa: la vita degli animali acquatici. Per questo si limita l’uso delle esche naturali a favore degli artificiali. Questi ultimi, infatti, si possono considerare “sterili”, perché di norma non vengono ingeriti e in più, a differenza delle esche naturali, peggio ancora quelle vive, non trasmettono, se ben trattate, germi o infezioni. A chiudere il capitolo sul “bon ton” a pesca e sul rispetto dei pesci, è l’ardiglione. Questa piccolissima appendice dell’amo, serve a trattenere il pesce nel recupero finché arriva a pagliolo e comporta sempre e comunque un minimo trauma. Ma se siamo bravi (universale e segreta aspirazione), almeno nelle tecniche verticali, e non sarebbero le prime, possiamo sicuramente farne a meno.
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

UEFA: Squalifica a vita per l'ex allenatore Vlachovsky


Spiava le calciatrici nelle docce: radiato il tecnico ceco e chiesta l'estensione globale alla FIFA

La UEFA ha ufficializzato la squalifica a vita nei confronti di Petr Vlachovsky, ex allenatore di calcio femminile ceco, riconosciuto responsabile di aver filmato segretamente le proprie giocatrici negli spogliatoi e nelle docce durante il periodo in cui guidava il club 1. FC Slovácko.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la decisione è stata adottata dal Comitato Controllo, Etica e Disciplina della UEFA, che ha concluso come il tecnico abbia violato in modo grave le norme relative alla condotta “offensiva e indecente”, oltre ad aver compromesso l’integrità e la sicurezza delle atlete coinvolte.

Vlachovsky, che in precedenza aveva allenato anche selezioni giovanili femminili ceche, era stato già condannato nel 2025 da un tribunale nazionale con una pena detentiva sospesa e una squalifica temporanea all’attività di allenatore. Tuttavia, l’indagine disciplinare europea ha portato a un inasprimento delle sanzioni, culminato con l’esclusione definitiva da qualsiasi attività legata al calcio.

Il protagonista della vicenda, Petr Vlachovsky, avrebbe installato dispositivi di registrazione nascosti per filmare diverse giocatrici senza consenso per un periodo prolungato di anni, circostanza che ha sollevato forte indignazione nel mondo sportivo e tra le associazioni dei calciatori.

La UEFA ha inoltre richiesto alla FIFA di estendere la sanzione a livello globale e ha sollecitato la federcalcio ceca a revocare definitivamente la licenza da allenatore dell’ex tecnico.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Gli Stati Uniti revocano le sanzioni contro Francesca Albanese


L'amministrazione Trump si è adeguata a una decisione di un giudice federale che aveva sospeso le misure, ritenendole una violazione della libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento.

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha rimosso il 20 maggio Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, dalla lista delle persone sanzionate. La decisione arriva una settimana dopo l'ordinanza del giudice federale Richard Leon, che aveva sospeso temporaneamente le sanzioni rilevando come l'amministrazione Trump avesse probabilmente violato il diritto alla libertà di parola della giurista italiana. L'aggiornamento è apparso in una breve nota sul sito del Tesoro sotto la voce "Rimozione di designazione collegata alla Corte penale internazionale".

Albanese, avvocata italiana, ricopre dal maggio 2022 l'incarico di relatrice speciale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. In questo ruolo aveva raccomandato alla Corte penale internazionale di perseguire per crimini di guerra cittadini israeliani e statunitensi e aveva firmato un rapporto in cui accusava 48 aziende, tra cui i giganti tecnologici americani Microsoft, Alphabet, casa madre di Google, e Amazon, di complicità in quella che ha definito una campagna genocida di Israele a Gaza. La relatrice ha più volte accusato lo Stato ebraico di commettere un genocidio nella Striscia nella risposta militare seguita all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Le sanzioni erano state imposte dal Tesoro nel luglio 2025. Washington aveva motivato la decisione con quelli che ha descritto come "attività di parte e malevole" e con la presunta strumentalizzazione del diritto da parte della relatrice, inclusa la raccomandazione alla Corte penale internazionale di emettere mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della difesa Yoav Gallant. Il segretario di Stato Marco Rubio le aveva contestato in particolare proprio queste richieste rivolte al tribunale dell'Aja. Le misure le impedivano l'ingresso negli Stati Uniti e l'accesso al sistema bancario americano e la inserivano in una lista nera internazionale che la escludeva dall'uso di carte di credito e da numerose operazioni finanziarie.

Il marito e la figlia di Albanese, quest'ultima cittadina statunitense, hanno fatto causa all'amministrazione Trump nel febbraio scorso, sostenendo che le sanzioni rappresentavano una punizione per la sua attività pubblica di denuncia contro le violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte di Israele. Il 13 maggio il giudice distrettuale Richard Leon, a Washington, ha accolto le argomentazioni della famiglia. Nella sua decisione ha stabilito che la residenza all'estero della relatrice non riduce le tutele garantite dal Primo emendamento della Costituzione statunitense e che l'amministrazione Trump aveva cercato di regolare la sua libertà di espressione sulla base dell'"idea o del messaggio espresso". Il magistrato ha inoltre osservato che le raccomandazioni della relatrice non hanno alcun effetto vincolante sulle decisioni della Corte penale internazionale e costituiscono soltanto un'opinione. "Proteggere la libertà di espressione è sempre nell'interesse pubblico", ha scritto Leon nel parere che accompagnava l'ordinanza.

Dopo la decisione del giudice, l'Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Tesoro aveva annunciato che non avrebbe applicato né fatto rispettare le sanzioni contro Albanese finché l'ordinanza fosse rimasta in vigore. La rimozione definitiva dalla lista è arrivata il 20 maggio. Il dipartimento di Stato e la Casa Bianca non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento. Albanese aveva in precedenza definito le sanzioni "calcolate per indebolire la mia missione" e aveva salutato l'ingiunzione del giudice con un messaggio su X in cui ringraziava il marito, la figlia e quanti l'avevano sostenuta nella vicenda giudiziaria.

Le sanzioni rientrano in una strategia più ampia dell'amministrazione Trump, che ha usato lo strumento delle misure restrittive contro figure impegnate nella difesa dei diritti dei palestinesi e in altre cause progressiste, comprese quelle ambientali. Nei giorni scorsi sono state colpite quattro attiviste che partecipano alle flottiglie dirette a Gaza per cercare di rompere l'assedio israeliano, accusate senza prove di voler raggiungere il territorio palestinese a sostegno di Hamas. Washington ha inoltre sanzionato giudici e procuratori della Corte penale internazionale dopo l'emissione dei mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant. Le accuse contro i due esponenti israeliani, formulate nel 2024 dal procuratore Karim Khan, riguardano crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi a Gaza.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Parlamento approva Emmanuel Moulin alla guida della Banca di Francia


Via libera alla nomina del nuovo governatore: guiderà la politica monetaria francese ed europea

Il Parlamento francese ha approvato la nomina di Emmanuel Moulin alla guida della Banque de France, al termine del voto espresso dalle commissioni Finanze dell’Assemblea Nazionale e del Senato. L’ex segretario generale dell’Eliseo succederà a François Villeroy de Galhau alla direzione dell’istituzione monetaria francese. La notizia è stata riportata dall’Agence France-Presse (AFP).

La procedura di nomina, prevista dall’articolo 13 della Costituzione francese, richiedeva che le commissioni parlamentari competenti non raggiungessero una maggioranza qualificata dei tre quinti contraria alla candidatura proposta dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron. Il quorum necessario per bloccare la designazione non è stato raggiunto, consentendo così la conferma ufficiale di Moulin alla guida della banca centrale.

Durante l’audizione parlamentare, Moulin ha difeso la propria indipendenza istituzionale, sottolineando di possedere l’esperienza necessaria per ricoprire un incarico considerato strategico per la politica economica e finanziaria del Paese. Alcuni esponenti delle opposizioni avevano espresso riserve sulla vicinanza del funzionario all’attuale capo dello Stato, evidenziando il suo recente ruolo all’Eliseo e i precedenti incarichi ricoperti nei governi guidati dall’area macroniana.

Cinquantasette anni, formatosi all’interno dell’alta amministrazione francese, Emmanuel Moulin ha occupato negli ultimi anni posizioni chiave nella gestione economica dello Stato, tra cui quella di direttore generale del Tesoro e di segretario generale della Presidenza della Repubblica. Nel corso della sua carriera ha inoltre lavorato a stretto contatto con diversi governi francesi durante fasi economiche delicate, incluse la crisi finanziaria internazionale e il periodo successivo alla pandemia di Covid-19.

La guida della Banca di Francia rappresenta uno degli incarichi più rilevanti del sistema economico nazionale. Il governatore partecipa infatti anche al Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, contribuendo alle decisioni sulla politica monetaria dell’Eurozona e alla vigilanza sul sistema bancario.