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Apple rimborsi, Maxiprocesso contro Altman, Anthropic e SpaceX, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
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Buon sabato,
la notizia che prende più voce questa settimana è il maxi processo contro Sam Altman, che sta vedendo personaggi chiave come Mira Murati e, ovviamente, Musk a testimoniare. Poi c'è stato un attacco informatico ai servizi che utilizza la PA italiana, ci sono i rimborsi di Apple per la pubblicità ingannevole su Siri AI (ma solo negli Stati Uniti), e tanto altro ancora. L'editoriale di oggi invece è una riflessione sul futuro delle interfacce e dei dispositivi. Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
person holding white samsung galaxys 3

L'era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca


[...] È proprio nel verbo "orchestrare" che sta la chiave di questa nuova era. Dunque, le app degli smartphone a cui siamo tanto abituati sono un po' come quelli oggetti inanimati — destinati però a prendere altra forma, una forma più intelligente. [...]

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Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


Legge
Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: Il Post

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Anthropic e SpaceX annunciano un accordo sui data center e collaboreranno per quelli spaziali


Big Tech
Anthropic userà tutta la capacità di calcolo di Colossus 1, il data center di SpaceX a Memphis, ottenendo oltre 300 megawatt di infrastruttura per addestrare e far funzionare principalmente Claude Pro e Max. Anthropic e SpaceX hanno anche indicato l’interesse a sviluppare in futuro data center nello spazio, su scala di più gigawatt. L’accordo arriva dopo mesi di attacchi pubblici di Musk ad Anthropic e mentre xAI viene assorbita sotto il nuovo nome SpaceXAI. Il sito di Memphis resta contestato localmente per l’uso di turbine a gas naturale senza approvazione federale e l’impatto sull’aria.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: Forbes Italia

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Musk li ha attaccati fino a poco fa

A quanto pare adesso Musk avrebbe incontrato i dirigenti e avrebbe cambiato idea sul conto di Anthropic. È difficile non notare come questa mossa appaia come un' "alleanza" contro OpenAI, in un momento delicatissimo come il processo che è in corso.

OpenAI accelera: lancerà lo smartphone AI nel 2027


Big Tech
Secondo il leaker Ming-Chi Kuo, OpenAI avrebbe anticipato alla prima metà del 2027 il lancio del suo smartphone basato su agenti AI. Il progetto era previsto per il 2028. La spinta arriverebbe da una possibile IPO e dalla concorrenza sui telefoni AI. Il chip sarebbe prodotto da TSMC, mentre Luxshare dovrebbe occuparsi dell’assemblaggio. Il telefono punterebbe su fotocamera avanzata, due chip dedicati all’AI e integrazione stretta tra hardware e software. Kuo stima fino a 30 milioni di unità spedite tra 2027 e 2028.
~
Fonte: MacRumors
Alternativa in italiano: Ansa

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L'era degli agentic phone

Questo device dovrebbe davvero aprire un'era: è possibile che tra cinque o dieci anni i sistemi a cui siamo abituati, fatti di app che devi accedere volontariamente e che rappresentano un piccolo ecosistema a parte, non esistano in più. Al loro posto, un sistema completamente integrato, dove un agente principale comunica con altri: gli sviluppatori così non costruiranno più app ma agenti.

Mira Murati, ex-CTO di OpenAI, ha testimoniato sulle presunte menzogne di Sam Altman


Legge
Mira Murati, ex CTO di OpenAI, ha testimoniato nel processo tra Elon Musk e Sam Altman. Ha raccontato un episodio del 2023, quando OpenAI stava preparando il lancio di un nuovo modello: secondo Murati, Altman le disse che non serviva il controllo interno previsto per valutare eventuali rischi prima della pubblicazione. Lei dice di avere poi scoperto che quella versione non era vera. Murati ha aggiunto che Altman dava spesso versioni diverse a persone diverse, creando sfiducia dentro OpenAI, e portando nel novembre 2023 alla sua rimozione dalla board, per poi essere reintegrato.
~
Fonte: Gizmodo
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il rischio della violenza

La cosa che mi preoccupa di tutta questa faccenda è che si vede un forte accanimento sulla personalità di Sam Altman, in un contesto, quello dei grandi potenti delle big tech, pieno di temperamenti poco equilibrati e personalità problematiche. Perché dunque un accanimento così grande contro Altman? Abbiamo scritto un editoriale su quanto di fatto tutti i più grandi LLM abbiano le mani in pasta con il Pentagono e forze militari come Palantir, nessuno escluso. La mia paura è che questo tipo di accanimento mediatico sfoci nella violenza, come è già successo per Altman poco tempo fa, con un colpo e una molotov sparati separatamente nel giro di due giorni. Gli Stati Uniti sono un paese dal grilletto facile e quest'odio mediatico può facilmente portare a conseguenze terribili.

Inizia la seconda settimana del megaprocesso di Elon Musk contro OpenAI


Legge
È iniziata la seconda settimana del processo di Musk contro OpenAI con la testimonianza di Greg Brockman, presidente e cofondatore della società. I legali di Musk hanno insistito sui suoi interessi economici: la sua quota in OpenAI varrebbe circa 30 miliardi di dollari e Brockman possiede partecipazioni in aziende che lavorano con OpenAI. Musk sostiene di avere versato 38 milioni di dollari a un progetto nato come non profit e poi trasformato in una struttura orientata al profitto. Chiede di rimuovere Altman e Brockman, annullare la riorganizzazione societaria e trasferire fino a 180 miliardi di dollari alla parte non profit. OpenAI replica che Musk conosceva e appoggiava l’evoluzione commerciale del progetto, ma avrebbe cambiato posizione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo della società. Qualche giorno fa Musk avrebbe inviato un messaggio privato ad Altman per patteggiare ma quest'ultimo non accettava le sue richieste, così Musk ha replicato che "entro il weekend sarete i leader più odiati al mondo."
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: Wired Italia

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Hackerati servizi usati dalla Pubblica Amministrazione italiana ad opera di un gruppo cinese


Cybersecurity
Sistemi Informativi, società di IBM Italia che gestisce infrastrutture IT per pubbliche amministrazioni e grandi aziende, è stata colpita da un attacco informatico. IBM dice di avere individuato e contenuto l’incidente e di avere avviato le verifiche, mentre il sito della società è rimasto irraggiungibile. Le prime ricostruzioni attribuiscono l’operazione a Salt Typhoon, gruppo collegato alla Cina e associato ad attività di spionaggio contro governi, telecomunicazioni e infrastrutture critiche. Non sono stati resi pubblici gli strumenti usati nell’intrusione.
~
Fonte: Cybersecurity360

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Meta acquista una startup di robotica


Robotica
Meta ha acquisito Assured Robot Intelligence (ARI), startup che sviluppa software per robot umanoidi, per una cifra non comunicata. Il team entrerà in Superintelligence Labs, la divisione AI avanzata di Meta guidata dal giovane Alexandr Wang. ARI lavora su sistemi che permettono ai robot di muoversi e agire meglio in case, uffici o altri spazi reali, dove devono evitare persone, riconoscere oggetti e adattarsi a situazioni non sempre prevedibili. La startup stava già sviluppando modelli per robot capaci di svolgere attività fisiche, comprese faccende domestiche.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: Macitynet

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1X ha avviato una fabbrica per produrre 100.000 robot umanoidi entro il 2027


Robotica
1X ha avviato a Hayward, in California, la produzione industriale di NEO, il suo robot umanoide di punta pensato per compiti domestici e interazioni umane. Il nuovo stabilimento può produrre oltre 10.000 unità l’anno e l’obiettivo è superare 100.000 robot entro il 2027. Le prime unità serviranno per test interni, mentre le consegne partiranno nel 2026 con accesso anticipato. 1X costruisce internamente componenti come motori, batterie e sensori senza fornitori esterni, mentre usa chip NVIDIA Jetson Thor e simulazioni Isaac per l’addestramento. Prezzo: 20.000 dollari o 499 dollari al mese.
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Fonte: Interesting Engineering
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Che cos'è Isaac?

Isaac Sim è il software di NVIDIA per simulare robot e ambienti fisici realistici prima di provarli nel mondo reale. Serve a creare scenari virtuali in cui un robot può vedere, muoversi, urtare oggetti, usare sensori come camere o lidar e raccogliere dati sintetici per l’addestramento dell’AI. In pratica permette di testare e addestrare robot in simulazione, riducendo costi, rischi e tempi rispetto agli esperimenti fisici. Isaac Sim è costruito su NVIDIA Omniverse, mentre Isaac Lab è il framework collegato pensato più nello specifico per l’apprendimento dei robot, ad esempio con reinforcement learning o imitazione.

Microsoft lancia Xbox Mode


Gaming
Microsoft ha portato Xbox Mode su tutti i dispositivi Windows 11. È una schermata a tutto schermo pensata per usare il PC come una console. La libreria riunisce Xbox Game Pass e giochi installati da Steam, EA app e Ubisoft Connect. Microsoft dice che questa modalità può chiudere o ridurre alcuni processi di Windows mentre si gioca, lasciando più memoria e potenza al gioco, ma i primi test mostrano miglioramenti minori. L’aggiornamento arriva tramite Windows Update in modo graduale. La funzione è comoda per avviare i giochi più in fretta, ma ha ancora problemi di navigazione e stabilità.
~
Fonte: XDA Developers
Alternativa in italiano: Multiplayer

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Lo storico motore di ricerca Ask chiude


Internet
Ask.com ha chiuso definitivamente il 1° maggio 2026
. Nato nel 1996 come Ask Jeeves, era un motore di ricerca che invitava gli utenti a fare domande in forma naturale, invece di usare solo parole chiave. Per questo è considerato un precedente dei chatbot moderni. Il servizio non è mai riuscito a competere davvero con Google. La holding statunitense IAC lo aveva comprato nel 2005, poi nel 2010 aveva ridotto il peso del motore di ricerca per concentrarsi sulle domande e risposte. L’azienda dice di chiuderlo per concentrarsi su altre priorità.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: Il Software

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I costi della memoria dell'iPhone quadruplicheranno entro il 2027


Big tech
Secondo JPMorgan, entro il 2027 la memoria potrebbe pesare fino al 45% del costo dei componenti di un iPhone, contro circa il 10% attuale. Il motivo è la domanda dei data center per l’intelligenza artificiale, che stanno comprando grandi quantità di memoria e offrono prezzi più alti ai fornitori. Apple, pur acquistando memoria per circa 250 milioni di iPhone l’anno, avrebbe meno forza negoziale rispetto al passato. I principali produttori coinvolti sono Samsung, SK Hynix e Micron. L’aumento dei costi potrebbe influenzare anche la gamma iPhone 18, forzando un lancio scaglionato tra autunno 2026 e primavera 2027. Apple dovrà decidere se ridurre i margini o alzare i prezzi.
~
Fonte: MacRumors
Alternativa in italiano: Multiplayer

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Uber vuole trasformare i suoi milioni di autisti in una rete di dati da rivendere alle aziende


Intelligenza Artificiale
Uber vuole trasformare la propria rete di autisti in una gigantesca infrastruttura di raccolta dati per i veicoli autonomi. L’idea nasce da AV Labs, programma annunciato a gennaio 2026 e oggi limitato a poche auto gestite direttamente dall’azienda e dotate di sensori. In futuro, però, Uber ha intenzione di estendere il modello agli autisti: se anche solo una parte dei suoi milioni di veicoli montasse kit di sensori, la società raccoglierebbe molte più scene di traffico reale di una normale flotta autonoma. Quei dati servirebbero ad aziende come Wayve per addestrare modelli, testare software in simulazione su corse reali e interrogare una “AV cloud” già classificata.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Amazon sta trasformando i suoi magazzini nel prossimo AWS


Business
Amazon ha lanciato Amazon Supply Chain Services, una piattaforma che vende ad altre aziende la logistica costruita in vent’anni per sé stessa: magazzini, preparazione ordini, trasporto via mare, aereo e camion, fino alla consegna finale. È una mossa simile, almeno nella logica, ad AWS: trasformare un’infrastruttura interna enorme in un servizio per il mercato. Il punto forte è la scala: secondo ShipMatrix, la sua rete di consegna dell’ultimo chilometro muove più pacchi di UPS, FedEx e del servizio postale USA. Il servizio sarà aperto anche a chi vende su canali concorrenti come Walmart, Shopify o TikTok Shop.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

Ghostty sta lasciando GitHub


mitchellh.com (eng)

Questa è un'email che ho inviato oggi a tutti i dipendenti di Coinbase


x.com (eng)

Scrivere codice nel 2026: entusiasmo, timori e l'ondata in arrivo


amontalenti.com (eng)

La Silicon Valley si prepara all’arrivo di una nuova sottoclasse permanente


nytimes.com (eng)

Notizie veloci


Della settimana, in lingua inglese.

L’IA supera i medici in un test di Harvard sulle diagnosi di triage d’emergenza


theguardian.com (eng)

Anthropic sta lanciando una società AI per le aziende da 1,5 miliardi di dollari insieme a Blackstone e Goldman Sachs


qz.com (eng)

Fuga di notizie sul Pixel 11 rivela nuovo hardware della fotocamera, dettagli sul Tensor G6 e altre specifiche


9to5google.com (eng)

Ticketmaster è stata giudicata colpevole di aver operato in regime di monopolio


uwpexponent.com (eng)

Coinbase licenzierà il 14% del personale


techcrunch.com (eng)

OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, un nuovo modello predefinito per ChatGPT


techcrunch.com (eng)

Google ora offre fino a 1,5 milioni di dollari per alcune vulnerabilità di Android


bleepingcomputer.com (eng)

Prodotto della settimana

Remarkable Paper Pure


Non so se vi siete mai concessi l'idea di un tablet paper-like; Remarkable è sicuramente uno dei brand più noti: adesso è uscito il "Paper Pure" che spinge ancora di più sulla sensazione di scrivere su carta.

Link: remarkable.com

Video della settimana

youtube.com/embed/JstGCPsj9wg?…

Come le aziende tech ti dicono bugie


Questa collaborazione tra due dei più grandi tech youtuber del pianeta non presenta teorie complottiste; piuttosto spiega molto chiaramente come la corsa all'upgrade delle prestazioni sia oramai diventata un piccolo teatro.

Vedi video su youtube.com (eng - 24:46)


L'era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca


ChatGPT ha quasi un miliardo di utenti settimanali; presto li avrà anche Claude, per il quale si stima una possibile crescita di 80x entro la fine dell'anno.

Di questo "quasi miliardo" di utenti, l'esperienza principale è quella di una conversazione: tu, io, i nostri parenti, amici, colleghi; per quasi tutti è come sedersi a tavola con un'onniscienza che dona quasi lo stesso entusiasmo che provavamo da piccoli di fronte alle grandi enciclopedie, e non solo, non si tratta solo di infinito sapere ma di qualcosa che ti risolve i problemi.

Adesso, c'è un problema: questo qualcosa, questo qualcuno, non si muove dalla sedia — è come il guru del villaggio, con la differenza che puoi trattarlo male. Cosa accade quando costui inizia a sgranchirsi le gambe e le dita, e procedere a velocità incalcolabili verso l'effettiva esecuzione dei suoi consigli?

Accade la fase 2: l'IA agentica — ci siamo già dentro —, questo è l'anno dove sta prendendo piede e si sta consolidando. Ma ci sono altre due fasi che ci aspettano: una è l'AGI, una forma completamente autonoma in grado di crescere da sola, potenzialmente all'infinito, e la seconda sono i contenitori dell'AI o AGI che sia. Oggi parleremo di quelli.

I browser non vanno più bene, con tutte quelle tab e la barra degli indirizzi; i sistemi operativi non sono più adatti, con tutte quelle cartelle e tante applicazioni che puoi decidere di aprire; così come non lo sono più gli smartphone — il cui stesso nome risulta obsoleto, a mio avviso deprecabile.

L'era degli agentic phone (purtroppo continuano a chiamarli così) è legata all'era degli agentic browser e di tutto ciò che è relazionarsi con un software. Se ci pensate, abbiamo sempre vissuto un po' l'età dell'infanzia in questo settore: ho tante cose sul tavolo, le prendo, le apro a piacimento, poi le chiudo e le rimetto sul tavolo. Oggetti morti, limitati a sé stessi, che devo continuamente manipolare invece che orchestrare.

È proprio nel verbo "orchestrare" che sta la chiave di questa nuova era. Dunque, le app degli smartphone a cui siamo tanto abituati sono un po' come quelli oggetti inanimati — destinati però a prendere altra forma, una forma più intelligente.

Ci piace dire "orchestrare" un po' forse perché abbiamo paura dell'idea che un giorno "loro" possano orchestrare noi; ma senza perdersi in questo filone, se torniamo all'esempio del guru del villaggio, come disegno uno smartphone che si comporti come la sua versione (del guru) pro attiva ed esecutiva?

Accedo al dispositivo, e parlo. Punto. Posso parlare con la voce, con il testo, con gli occhi, posso parlare mostrando ciò che sto guardando, posso parlare anche con la mente (nell'ultimo anno abbiamo condiviso molti risultati di Neuralink, Synchron e Meta a riguardo).

Date un'occhiata al vostro smartphone adesso. Capite bene che tutto quello sparirà e sarà rimpiazzato da device in grado di ascoltarti e, in certi casi, sapere meglio di te ciò di cui hai bisogno.

Per gli sviluppatori cambierà tutto e se state pensando di intraprendere quella strada, imparate a sviluppare agenti perché quello è il futuro.

Per i designer invece la sfida sarà diversa, cioè la domanda che ho fatto prima: "come ascolto, comprendo, parlo ed eseguo nella maniera più comoda per un essere umano?" Non c'è più dicotomia fra utente e schermo, un po' come quando ci siamo resi conto che internet poteva vivere anche fuori dal browser e abbiamo iniziato a parlare di Internet Of Things.

Sia chiaro, un'intelligenza che può occuparsi di tutto è destinata ad essere ovunque: che sia una tavoletta dentro la tua tasca, un computer, una spilla, degli auricolari o un robot umanoide..


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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L'era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca


Più, come cambierà il lavoro di designer e sviluppatori.

ChatGPT ha quasi un miliardo di utenti settimanali; presto li avrà anche Claude, per il quale si stima una possibile crescita di 80x entro la fine dell'anno.

Di questo "quasi miliardo" di utenti, l'esperienza principale è quella di una conversazione: tu, io, i nostri parenti, amici, colleghi; per quasi tutti è come sedersi a tavola con un'onniscienza che dona quasi lo stesso entusiasmo che provavamo da piccoli di fronte alle grandi enciclopedie, e non solo, non si tratta solo di infinito sapere ma di qualcosa che ti risolve i problemi.

Adesso, c'è un problema: questo qualcosa, questo qualcuno, non si muove dalla sedia — è come il guru del villaggio, con la differenza che puoi trattarlo male. Cosa accade quando costui inizia a sgranchirsi le gambe e le dita, e procedere a velocità incalcolabili verso l'effettiva esecuzione dei suoi consigli?

Accade la fase 2: l'IA agentica — ci siamo già dentro —, questo è l'anno dove sta prendendo piede e si sta consolidando. Ma ci sono altre due fasi che ci aspettano: una è l'AGI, una forma completamente autonoma in grado di crescere da sola, potenzialmente all'infinito, e la seconda sono i contenitori dell'AI o AGI che sia. Oggi parleremo di quelli.

I browser non vanno più bene, con tutte quelle tab e la barra degli indirizzi; i sistemi operativi non sono più adatti, con tutte quelle cartelle e tante applicazioni che puoi decidere di aprire; così come non lo sono più gli smartphone — il cui stesso nome risulta obsoleto, a mio avviso deprecabile.

L'era degli agentic phone (purtroppo continuano a chiamarli così) è legata all'era degli agentic browser e di tutto ciò che è relazionarsi con un software. Se ci pensate, abbiamo sempre vissuto un po' l'età dell'infanzia in questo settore: ho tante cose sul tavolo, le prendo, le apro a piacimento, poi le chiudo e le rimetto sul tavolo. Oggetti morti, limitati a sé stessi, che devo continuamente manipolare invece che orchestrare.

È proprio nel verbo "orchestrare" che sta la chiave di questa nuova era. Dunque, le app degli smartphone a cui siamo tanto abituati sono un po' come quelli oggetti inanimati — destinati però a prendere altra forma, una forma più intelligente.

Ci piace dire "orchestrare" un po' forse perché abbiamo paura dell'idea che un giorno "loro" possano orchestrare noi; ma senza perdersi in questo filone, se torniamo all'esempio del guru del villaggio, come disegno uno smartphone che si comporti come la sua versione (del guru) pro attiva ed esecutiva?

Accedo al dispositivo, e parlo. Punto. Posso parlare con la voce, con il testo, con gli occhi, posso parlare mostrando ciò che sto guardando, posso parlare anche con la mente (nell'ultimo anno abbiamo condiviso molti risultati di Neuralink, Synchron e Meta a riguardo).

Date un'occhiata al vostro smartphone adesso. Capite bene che tutto quello sparirà e sarà rimpiazzato da device in grado di ascoltarti e, in certi casi, sapere meglio di te ciò di cui hai bisogno.

Per gli sviluppatori cambierà tutto e se state pensando di intraprendere quella strada, imparate a sviluppare agenti perché quello è il futuro.

Per i designer invece la sfida sarà diversa, cioè la domanda che ho fatto prima: "come ascolto, comprendo, parlo ed eseguo nella maniera più comoda per un essere umano?" Non c'è più dicotomia fra utente e schermo, un po' come quando ci siamo resi conto che internet poteva vivere anche fuori dal browser e abbiamo iniziato a parlare di Internet Of Things.

Sia chiaro, un'intelligenza che può occuparsi di tutto è destinata ad essere ovunque: che sia una tavoletta dentro la tua tasca, un computer, una spilla, degli auricolari o un robot umanoide..

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Creator, il disagio quotidiano dietro le immagini perfette


La vetrina dei feed continua a vendere la vita perfetta, ma dietro le immagini patinate c’è una forza lavoro che vive in modalità «slot machine», dentro un sistema che chiede molto più di quanto restituisca.

Nel 2025 il Creator Mental Health Study di Creators 4 Mental Health, in collaborazione con la Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha rivelato quello che pochi creators raccontano: realizzare contenuti per i social è diventata un'attività dove la salute mentale dei professionisti è costantemente messa a rischio dalle dinamiche dettate dal'algoritmo.

Su poco più di 500 creatori intervistati, circa il 62% dichiara di aver sperimentato burnout legato al proprio lavoro online, il 65% parla di ansia o depressione direttamente collegata alle performance dei contenuti e il 69% descrive la propria situazione economica come strutturalmente instabile, con entrate imprevedibili e flussi di cassa che cambiano di mese in mese.

Uno su dieci riferisce di aver avuto pensieri suicidi collegati alla propria attività digitale, una quota quasi doppia rispetto alla media degli adulti statunitensi stimata dalle statistiche sanitarie ufficiali. Solo una minoranza ridottissima, intorno all’8%, definisce «eccellente» il proprio stato di salute mentale; tra chi fa questo lavoro da più di cinque anni, la percentuale si dimezza ulteriormente, scendendo verso il 4%. L’esperienza accumulata non immunizza, logora.

Dietro questi numeri c’è un’organizzazione concreta della giornata. Le ricerche raccontano che per molti creator il tempo di lavoro non è misurato in ore ma in pubblicazioni, notifiche, grafici. Il controllo ossessivo delle statistiche è uno dei segnali più evidenti: una larga fetta del campione dice di consultare più volte al giorno i pannelli di analytics, e chi lo fa con maggiore frequenza è anche chi registra i punteggi peggiori di benessere emotivo. L’attenzione quotidiana alle curve di visualizzazioni, al tasso di completamento dei video, alla crescita o alla stagnazione dei follower finisce per colonizzare anche i momenti teoricamente «liberi». Molti creator ammettono che il loro umore dipende direttamente dai risultati dei post: se i numeri salgono, l'entusiasmo schizza alle stelle; se i numeri calano, subentra lo scoraggiamento.

Il lavoro visibile – il video finito, la foto perfetta, la diretta in cui si interagisce con la community – occupa soltanto una parte limitata del tempo. Il resto è lavoro non pagato che raramente entra nei racconti entusiastici sulla creator economy. Dallo studio emerge che molti creator dedicanooltre 20 ore a settimana a mansioni che nessuno vede ma che rendono possibile il prodotto finale: scrittura, montaggio, pianificazione della griglia editoriale, ricerca di idee, gestione dei commenti, moderazione delle discussioni, gestione dei rapporti con i brand, negoziazione di proposte che spesso si traducono in compensi bassi o in semplici prodotti in omaggio. Proprio chi dichiara di lavorare più di quaranta, cinquanta ore alla settimana su questi fronti è anche chi segnala i livelli più alti di esaurimento e la sensazione di essere intrappolato in un ciclo che non consente vere pause.

Sul piano economico, i dati aggregati disegnano una piramide estremamente sbilanciata. Le analisi di mercato citate nello stesso ecosistema di studi mostrano che solo una piccola minoranza di creator arriva a redditi elevati, compatibili con la retorica del «fare i soldi con i social», mentre la maggioranza si colloca su fasce di guadagno molto basse, spesso inferiori all’equivalente di un part time. Nel Creator Mental Health Study , il tema dell’insicurezza finanziaria non è un dettaglio accessorio: quasi sette creator su dieci lo indicano come uno dei fattori principali di stress. Una quota ampia chiede interventi molto concreti: più trasparenza nei sistemi di pagamento delle piattaforme, standard minimi nei contratti con i brand, strumenti che rendano meno brusche le oscillazioni di reddito. Il paradosso è evidente: ci si rivolge alle stesse infrastrutture algoritmiche che oggi distribuiscono visibilità perché diventino anche garanzia di stabilità.

Nel 2026 ManyChat ha pubblicato il report «Algorithm fatigue»: The 2026 Creator Report”, che guarda alla cosiddetta «algorithm fatigue» sia dal lato dei creator sia da quello del pubblico. Dal lato di chi produce, il dato più citato è quello dei creator che ammettono di aver pensato di smettere: il 51% nell’ultimo anno, con percentuali ancora più alte fra i più giovani, per i quali la pressione a «sfondare» è massima e la delusione di non riuscirci si somma al confronto costante con coetanei che sembrano avere già successo. Dal lato di chi consuma, migliaia di utenti raccontano una dieta mediatica fatta di ore di scroll quotidiano – spesso più di una, in molti casi più di tre – accompagnata da una sensazione crescente di saturazione. Una parte consistente del pubblico dichiara di percepire i contenuti dei creator come sempre più ripetitivi, forzati, «poco autentici» e di aver smesso di seguire molti profili proprio per stanchezza.

La combinazione di questi elementi definisce che cosa si intende per algorithm fatigue: creator costretti a produrre sempre di più per rimanere visibili in un flusso regolato da criteri che non controllano; utenti che, sottoposti a un flusso continuo di contenuti, iniziano a disinvestire emotivamente e a percepire la presenza online come automatico riflesso, più che come scelta. L’algoritmo – o meglio, l’insieme delle regole che governano distribuzione e priorità nei feed – non è una macchina neutra, ma la struttura stessa del lavoro: decide chi viene visto, in che misura un contenuto viene premiato o affossato, quanto vale il tempo investito nella produzione. Quando questa struttura cambia spesso e in modo poco trasparente, il risultato è una sensazione diffusa di precarietà permanente.

Per leggere questi numeri con le lenti del lavoro, i creator sono un laboratorio estremo. Anticipano dinamiche che toccano anche altri segmenti di occupazione cognitiva: la sovrapposizione fra identità personale e professionale, la dipendenza da metriche continuamente aggiornate, la difficoltà di tracciare un confine chiaro fra orario e non-orario, la mancanza di tutele pensate per chi vive in una zona grigia fra autonomia e dipendenza economica. La differenza è che, nel loro caso, il processo è visibile: la vetrina dei feed mostra la parte luminosa, gli studi statistici raccontano il rovescio in termini di salute mentale e stabilità.

Dentro questo quadro, le richieste che emergono dai creator intervistati sono tutt’altro che vaghe. Molti chiedono programmi di supporto psicologico dedicati, accessibili e pagati almeno in parte dalle piattaforme o dai brand; altri insistono su forme di mutualismo fra pari, comunità di pratica dove condividere informazioni su tariffe, contratti, diritti. Sul tavolo ci sono anche ipotesi di regolazione più esplicita: norme che rendano trasparenti determinati meccanismi di distribuzione, codici di condotta sul rapporto fra piattaforme, inserzionisti e produttori di contenuti.

Nulla di questo, da solo, risolve il nodo centrale, che resta culturale: un ecosistema intero che continua a vendere la vita da creator come scorciatoia verso libertà e benessere, mentre i dati più recenti la descrivono come un lavoro che chiede molto più di quanto restituisca.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Trump rivela che Melania "odia" quando balla sulle note di Y.M.C.A.


Il presidente racconta che la first lady gli ha chiesto di smettere durante la campagna elettorale del 2024. La canzone disco del 1978, associata alla cultura gay, è diventata il simbolo delle manifestazioni politiche di Trump dal 2016.

Il presidente Donald Trump ha raccontato venerdì che la First Lady Melania Trump "odia" quando lui balla sulle note di Y.M.C.A., il brano disco del 1978 dei Village People che lei ha definito "l'inno nazionale gay". Durante un evento in Florida, Trump ha rivelato che la moglie gli avrebbe chiesto più volte di smettere di esibirsi sulle note della canzone durante la campagna elettorale del 2024.

Da tempo associata alla cultura gay e all’estetica camp, Y.M.C.A. è diventata una delle colonne sonore più riconoscibili del brand politico di Trump fin dal 2016. Il brano viene suonato regolarmente alla fine dei suoi comizi e ha conosciuto una nuova popolarità durante l’ultima campagna presidenziale, anche grazie alla coreografia personale con cui Trump lo accompagna sul palco.

Le parole di Melania


La rivelazione è arrivata durante un evento elettorale in una comunità di pensionati conservatori della Florida che, curiosamente, si chiama The Villages. Rivolgendosi al pubblico, Trump ha scherzato sul disagio della moglie per la sua passione per il brano. "Odia anche quando ballo alla fine", ha detto il presidente. "Odia quando ballo su quella che a volte viene chiamato l’inno nazionale gay. Lo sapete? Lo odia".

Trump si è poi attribuito il merito di avere riportato la canzone in cima alle classifiche. "Quella canzone era al quinto posto 32 anni fa, ed è arrivata al numero uno 32 anni dopo. Non è mai successo niente del genere. Non aveva mai raggiunto il primo posto. Era al quinto posto 32 anni fa, ed è arrivata al numero uno per mesi durante gli ultimi mesi della campagna", ha affermato. "Noi amiamo quella canzone", ha aggiunto, riferendosi al movimento MAGA.

Il presidente ha quindi imitato le parole della moglie: "Lei mi dice: 'Caro, per favore...' sapete che è una donna molto elegante. Mi dice: 'Caro, per favore non ballare. Non è presidenziale'. E io le ho risposto: 'Potrebbe non essere presidenziale, ma sono in testa di 20 punti nei sondaggi o qualcosa del genere'".

La classifica e il ritorno sul palco


Contrariamente a quanto affermato da Trump, al momento dell’uscita nel 1978 Y.M.C.A. raggiunse il secondo posto nella Billboard Hot 100 negli Stati Uniti. Solo 46 anni dopo, nel 2024, è arrivata al primo posto nella classifica Billboard Dance/Electronic Digital Song Sales, dove è rimasta per sei settimane.

La First Lady non è stata l’unica a contestare l’uso del brano da parte di Trump. Victor Willis, frontman dei Village People, aveva inizialmente approvato l’utilizzo della canzone, ma nel 2023 aveva inviato una lettera di diffida. In seguito, però, ha cambiato posizione e ha concesso al presidente la sua benedizione. Sta di fatto che, in perfetto stile trumpiano, alla fine del discorso in Florida, forse con discreto disappunto di Melania, Trump ha lasciato il palco proprio sulle note di Y.M.C.A., eseguendo tutti i suoi iconici passi di danza.

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Come i Dem possono riformare la Corte Suprema


Un'analisi del giornalista Jonathan Bernstein esamina le tre strade percorribili in caso di vittoria democratica alle elezioni presidenziali e congressuali, dall'aumento dei giudici alla limitazione delle competenze.

Se nel 2028 i democratici conquistassero la Casa Bianca insieme a maggioranze solide alla Camera e al Senato, si troverebbero davanti a una scelta cruciale sul futuro della Corte Suprema. Il giornalista politico Jonathan Bernstein, sulla sua newsletter Good Politics/Bad Politics, sostiene che l'attuale composizione del massimo organo giudiziario lascerebbe pochi margini di manovra al partito.

L'opzione considerata più semplice è quella nota come court-packing, ovvero l'ampliamento del numero dei giudici. La Costituzione americana non fissa quanti debbano essere i membri della Corte Suprema, e il numero di nove è il risultato di una legge ordinaria approvata dal Congresso. Per cambiarlo basterebbe quindi una nuova legge firmata dal presidente. Una volta nominati e confermati i nuovi giudici, la maggioranza repubblicana attualmente presente nella Corte verrebbe meno.

Il principale ostacolo è procedurale. Al Senato la legge potrebbe essere bloccata dal filibuster, lo strumento che permette alla minoranza di impedire il voto se non si raggiungono 60 senatori favorevoli. Bernstein ritiene che con almeno 53 senatori democratici si potrebbe creare una nuova eccezione al filibuster con la maggioranza semplice, come già accaduto in passato per altre materie. Lo svantaggio di questa strada è evidente, perché aprirebbe una corsa agli armamenti istituzionale, con i repubblicani pronti a fare lo stesso non appena tornati al potere. La Corte diventerebbe sempre più ampia e perderebbe credibilità, trasformandosi apertamente in una sorta di seconda assemblea legislativa di parte.

La seconda opzione consiste in riforme strutturali pensate per ridurre la polarizzazione della Corte. Tra le proposte circolate negli Stati Uniti c'è quella di sostituire l'incarico a vita con mandati di 18 anni a rotazione. Questo sistema garantirebbe a ogni presidente due nomine, eliminerebbe i ritiri strategici dei giudici e ridurrebbe la corsa a candidare giuristi molto giovani per massimizzare la durata del loro incarico. Una rotazione regolare abbasserebbe inoltre la posta in gioco di ogni singola nomina, riducendo l'incentivo a cercare profili fortemente ideologici.

Bernstein considera però improbabile che i democratici percorrano questa via. Le riforme strutturali richiederebbero in molti casi un emendamento costituzionale e quindi un consenso bipartisan, che secondo l'analisi non sarebbe ottenibile. I repubblicani, scrive, non accetterebbero compromessi neanche di fronte alla prospettiva di una Corte futura sfavorevole, perché qualunque parlamentare repubblicano disposto a votare un accordo perderebbe ogni possibilità di candidatura interna al partito.

La terza opzione è il jurisdiction-stripping, cioè la limitazione per legge delle materie su cui la Corte Suprema può pronunciarsi. Come ha spiegato il politologo Norm Ornstein, la Costituzione consente al Congresso di sottrarre determinate competenze al massimo organo giudiziario. I repubblicani hanno proposto questo strumento in passato senza mai utilizzarlo. Bernstein osserva che, qualora si decidesse per l'aumento dei giudici, aggiungere anche il jurisdiction-stripping sarebbe ridondante e ugualmente reversibile in caso di ritorno al potere repubblicano. Resta però una soluzione utile per convincere senatori democratici più cauti, contrari all'aumento del numero dei giudici ma disposti a sostenere misure meno drastiche.
Il dilemma democratico sulla Corte Suprema — FocusAmerica

Corte Suprema · Scenari per il 2029

Le tre strade dei democratici per cambiare la Corte Suprema


Se nel 2028 conquistassero Casa Bianca, Camera e Senato, i democratici avrebbero tre opzioni concrete. Ma solo una sarebbe davvero praticabile, scrive Jonathan Bernstein.

Analisi di Jonathan Bernstein · Good Politics/Bad Politics Una maggioranza repubblicana da oltre 50 anni

La Corte oggi · 9 giudici

R
R
R
R
R
R
D
D
D

Nominati GOP
6
Maggioranza conservatrice consolidata

Nominati DEM
3
Minoranza liberal

Il numero 9 non è fissato dalla Costituzione, ma da una legge ordinaria

Esplora l'analisi
1 Le opzioni 2 Il Senato 3 Le Corti 4 La posta

Tre strade, un solo obiettivo

Cambiare la Corte: cosa potrebbe fare davvero il Congresso


Bernstein analizza tre strumenti a disposizione di una futura maggioranza democratica. Tocca una scheda per scoprire dettagli, vantaggi e limiti di ciascuna opzione.

1

Ampliare la Corte — court-packing
Aggiungere giudici per ribaltare la maggioranza

Più semplice

Bastrebbe una legge ordinaria firmata dal presidente. Il numero dei giudici non è fissato dalla Costituzione: una volta nominati e confermati i nuovi membri, la maggioranza conservarice attuale verrebbe meno.

Vantaggi
Strada giuridicamente lineare. Effetto immediato sulla composizione della Corte.

Rischi
Potrebbe innescare una corsa agli armamenti istituzionale ed erodere la credibilità della Corte, trasformandola in una seconda assemblea legislativa di parte.

2

Mandati di 18 anni — riforma strutturale
Rotazione regolare, due nomine per ogni presidente

Improbabile

Sostituire l’incarico a vita con mandati a rotazione ridurrebbe il peso politico di ogni nomina. Eliminerebbe i ritiri strategici e la corsa a candidare giudici sempre più giovani per prolungarne al massimo la permanenza alla Corte.

Vantaggi
Riduce la polarizzazione. Soluzione bipartisan e duratura, preferita dallo stesso Bernstein.

Rischi
Richiederebbe un emendamento costituzionale, e quindi un ampio consenso bipartisan che secondo Bernstein non è ottenibile.

3

Limitare le materie — jurisdiction-stripping
Sottrarre per legge competenze alla Corte Suprema

Complementare

La Costituzione consente al Congresso di sottrarre alcune materie alla Corte. I repubblicani lo hanno proposto in passato, senza mai usarlo. Per Bernstein può servire a convincere i senatori democratici più cauti, contrari ad aumentare il numero dei giudici.

Vantaggi
Misura meno drastica del court-packing. Politicamente più sostenibile per i moderati.

Rischi
Ridondante se affiancata all'ampliamento. Reversibile in caso di ritorno al potere repubblicano.

L'ostacolo procedurale

Senza 53 senatori, ogni riforma resta bloccata

Il filibuster consente alla minoranza di bloccare il voto al Senato se non ci sono 60 senatori favorevoli a chiudere il dibattito. Con almeno 53 democratici, però, si potrebbe approvare a maggioranza semplice una nuova eccezione alla regola.

Soglie chiave al Senato (su 100)

53 dem

Soglia 60 · filibuster

0255075100

53
Minimo di senatori democratici necessari per creare una nuova eccezione al filibuster

60
Senatori richiesti per superare il filibuster con le regole attuali

Il calcolo politico

Secondo Bernstein, i repubblicani non accetterebbero compromessi nemmeno davanti al rischio di una futura Corte sfavorevole: qualunque esponente repubblicano disposto a trattare perderebbe ogni possibilità di ricandidarsi nel partito.

Il dossier parallelo

Le Corti inferiori, bloccate da 36 anni


Per decenni il Congresso ha aumentato il numero dei giudici federali per stare al passo con la crescita della popolazione. Negli ultimi 36 anni, però, quella pratica si è interrotta.

8
Riforme dei giudici di circoscrizione fra 1954 e 1990

36
Anni di stop dopo l'ultimo intervento del 1990

Cronologia degli aumenti

1954
Primo intervento del dopoguerra sui tribunali distrettuali

1961
Espansione dei giudici federali in più circuiti

1966
Nuovo aumento delle posizioni giudiziarie

1968
Aggiornamento per la crescita demografica

1978
L'intervento più ampio del periodo Carter

1980
Ulteriore allargamento dei tribunali federali

1984
Espansione sotto l'Amministrazione Reagan

1990
Ultimo aumento approvato dal Congresso

Anni '90 — 2000
Filibuster usato sempre più spesso, le riforme dei tribunali si fermano

2010
Solo il 2,8% delle leggi presentate al Senato diventa legge: minimo storico

Oggi
Bernstein invita i democratici a sbloccare la situazione

Cinquant’anni di squilibrio

Perché ogni giudice conta allo stesso modo, anche se è stato nominato trent’anni dopo

Da oltre cinquant’anni la Corte Suprema ha una maggioranza nominata da presidenti repubblicani, nonostante nello stesso periodo democratici e repubblicani abbiano vinto un numero simile di elezioni presidenziali.

Lo stesso peso, due ere diverse

Nominato GOP
Clarence Thomas
George H.W. Bush · 1991

=

Nominata DEM
Ketanji Brown Jackson
Joe Biden · 2022

La conclusione di Bernstein

Qualunque riforma approvata dai democratici nel 2029 potrebbe essere annullata dall’attuale maggioranza della Corte, anche con solide motivazioni costituzionali.

Per questo, scrive Bernstein, se gli elettori daranno loro i numeri necessari, i democratici avranno poche alternative a intervenire sulla composizione della Corte Suprema.

Fonte Jonathan Bernstein, Good Politics/Bad Politics. Riferimenti citati: Norm Ornstein · Elaborazione FocusAmerica.

L'analisi affronta anche la questione delle corti inferiori, considerata altrettanto urgente. Per decenni il Congresso ha aumentato i giudici di circoscrizione per stare al passo con la crescita della popolazione, con interventi nel 1954, 1961, 1966, 1968, 1978, 1980, 1984 e 1990. Negli ultimi 36 anni questa pratica si è interrotta. La causa è il filibuster, che fino agli anni Novanta era usato solo per le leggi più importanti. Si è poi esteso prima alle leggi rilevanti e dal 2009 a qualunque provvedimento. Bernstein invita i democratici a sbloccare la situazione aumentando i giudici dei tribunali distrettuali e d'appello, eventualmente distribuendo l'aumento su più anni.

Il giornalista riconosce di non apprezzare nessuna di queste soluzioni e di preferire riforme bipartisan come i mandati di 18 anni. Ricorda però che si è di fronte a una serie ininterrotta di Corti Supreme a maggioranza repubblicana che dura da oltre cinquant'anni, nonostante democratici e repubblicani abbiano vinto più o meno lo stesso numero di elezioni in quel periodo. Cita come esempio il fatto che il giudice Clarence Thomas, nominato da George H.W. Bush, ha lo stesso peso sulla Corte attuale della giudice Ketanji Brown Jackson, nominata da Joe Biden.

La conclusione di Bernstein è che qualunque provvedimento approvato dai democratici nel 2029 rischia di essere annullato dall'attuale maggioranza della Corte, indipendentemente dalla solidità delle motivazioni costituzionali. Per questo motivo, se gli elettori daranno loro i numeri necessari, non avranno molte alternative all'intervento sulla composizione del massimo organo giudiziario.

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Myanmar, esportate 169.559 tonnellate di riso ad aprile: ricavi per 51 milioni di dollari


Le vendite estere del comparto risicolo birmano crescono ad aprile, con entrate in aumento rispetto all’anno precedente

Il Myanmar ha esportato tonnellate di riso e riso spezzato nel primo mese dell’anno fiscale 2026-2027, iniziato ad aprile, registrando ricavi per circa 51 milioni di dollari statunitensi. Lo riferisce la Xinhua News Agency, citando i dati diffusi dalla Myanmar Rice Federation (MRF).

Secondo quanto dichiarato a Xinhua dal presidente della MRF, U Ye Min Aung, il volume delle esportazioni registrato nel mese di aprile risulta superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno fiscale precedente, confermando una crescita dell’attività commerciale del comparto risicolo birmano sui mercati internazionali.

Il dato comprende sia il riso destinato al consumo alimentare sia il cosiddetto riso spezzato, prodotto utilizzato principalmente nell’industria alimentare, nella produzione di mangimi e in alcuni mercati emergenti dell’Asia e dell’Africa. Il settore rappresenta una delle principali voci dell’export agricolo del Myanmar e costituisce una fonte rilevante di entrate in valuta estera per il Paese.

Negli ultimi anni il Myanmar ha cercato di rafforzare la propria presenza nel commercio internazionale del riso, puntando sull’aumento della produzione, sul miglioramento della qualità e sull’espansione dei mercati di destinazione. Le esportazioni del comparto sono indirizzate soprattutto verso Paesi asiatici, africani e del Medio Oriente.

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Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Rocca ringrazia i volontari: “Simbolo universale di umanità”


Il presidente omaggia l'eredità di Dunant: stasera la sede di via Cristoforo Colombo si illumina per celebrare il soccorso e la solidarietà

La Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa diventa occasione di riflessione sul valore dell’impegno umanitario e del volontariato, in un contesto internazionale segnato da crisi sociali, conflitti e fragilità diffuse. In occasione della ricorrenza, celebrata ogni anno l’8 maggio nel giorno della nascita di Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha diffuso un messaggio dedicato ai volontari e ai principi che ispirano il Movimento internazionale.

Nel suo intervento, Rocca ha espresso “il saluto e il ringraziamento più sincero a tutte le volontarie e ai volontari che, ogni giorno, scelgono di mettere il proprio tempo, la propria energia e il proprio cuore al servizio delle comunità”, sottolineando il ruolo della Croce Rossa quale “simbolo universale di solidarietà, di speranza e di umanità”, soprattutto in una fase storica caratterizzata da “crisi complesse”.

Il presidente della Regione Lazio ha inoltre richiamato il valore personale e umano della propria esperienza all’interno della Croce Rossa, definendola “travolgente” e capace di “cambiare profondamente la vita” di chi vi prende parte, oltre a incidere concretamente sull’esistenza di milioni di persone nel mondo.

Nel messaggio diffuso in occasione della ricorrenza, Rocca ha ricordato anche la figura di Henry Dunant, premio Nobel per la pace e ideatore del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. “La sua intuizione, nata davanti all’orrore della guerra e ispirata dalle donne, ha dato vita all’umanitarismo moderno”, ha dichiarato il governatore del Lazio, evidenziando l’attualità del messaggio di Dunant in uno scenario globale segnato da emergenze umanitarie e tensioni internazionali.

Nel corso della giornata sono previste in diverse città italiane iniziative simboliche e momenti di sensibilizzazione dedicati all’attività della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, con l’obiettivo di promuovere i principi di umanità, imparzialità, neutralità e solidarietà che guidano l’azione dei volontari in Italia e nel mondo.

A Roma, in serata, il Palazzo della Regione Lazio sarà illuminato di rosso. Un’iniziativa realizzata con il supporto di Acea, nelle intenzioni della Regione, vuole rappresentare un omaggio simbolico alle donne e agli uomini impegnati quotidianamente nelle attività di assistenza, soccorso e supporto alle persone più vulnerabili.

La Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa viene celebrata ogni anno in oltre 190 Paesi e rappresenta uno dei principali momenti internazionali dedicati alla valorizzazione dell’azione umanitaria e del volontariato organizzato.

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I Dem americani voltano le spalle ai boomer


Janet Mills, 78 anni, si ritira dalla corsa al Senato in Maine lasciando campo libero a un pescatore di ostriche di 41 anni: un ricambio generazionale che attraversa il partito dopo il caso Biden.

I democratici americani stanno cambiando volto e l'età dei loro candidati lo dimostra in modo netto. Janet Mills, governatrice del Maine di 78 anni, ha annunciato il ritiro dalla corsa per le primarie democratiche al Senato, lasciando di fatto la nomination al suo unico avversario. È l'ultimo segnale di una tendenza che attraversa tutto il partito: l'elettorato democratico si sta allontanando dai candidati anziani e legati all'establishment, probabilmente avendo imparato la lezione dal caso di Joe Biden.

Mills ha sospeso la sua campagna dopo essersi trovata indietro di circa trenta punti rispetto al suo avversario nei sondaggi recenti, senza mostrare segnali di recupero. Il candidato che raccoglierà quasi certamente la nomination è Graham Platner, un pescatore di ostriche di 41 anni proveniente dalla piccola cittadina di Sullivan, noto per le sue posizioni progressiste e per alcune scelte discutibili in fatto di tatuaggi. Platner non aveva mai ricoperto cariche elettive prima di questa candidatura. Sebbene la rinuncia non sarà registrata ufficialmente come una sconfitta, l'analisi di Nate Silver sul suo Silver Bulletin sostiene che si tratta sostanzialmente di una mossa per salvare la faccia: la governatrice si è ritirata perché era convinta di non poter vincere. Silver paragona questa decisione a quella di Biden e sostiene che, per coerenza, anche un ritiro motivato dalla previsione di una sconfitta dovrebbe contare come tentativo fallito. Mills risultava in svantaggio anche nei sondaggi che proiettavano lo scontro di novembre contro la senatrice repubblicana uscente Susan Collins, che notoriamente nel 2020 ottenne risultati migliori di quelli previsti dai sondaggi.

Se avesse battuto sia Platner sia Collins, Mills sarebbe diventata la senatrice più anziana mai eletta al primo mandato, una circostanza significativa nello Stato con la popolazione più vecchia degli Stati Uniti. Il dato più interessante emerge però dal confronto generazionale complessivo. Silver ha analizzato l'età dei candidati democratici nelle corse al Senato considerate competitive dagli analisti, mettendola a confronto con quella dei candidati che si presentarono alle elezioni di metà mandato del 2018, anch'esse svoltesi durante una presidenza Trump. L'età mediana dei candidati democratici nelle corse competitive è scesa da 63 a 45,5 anni. Anche escludendo i parlamentari uscenti, l'età media dei candidati democratici è calata da 57 a 48 anni.

Pretty striking contrast in the ages of Democratic candidates for U.S. Senate this year vs. their last midterm against Trump in 2018. pic.twitter.com/IEAZLRAm8b
— Nate Silver (@NateSilver538) April 30, 2026


Una parte di questo cambiamento si spiega con il fatto che nel 2018 molti più democratici uscenti dovettero affrontare corse difficili, soprattutto rappresentanti di Stati a maggioranza repubblicana come Joe Manchin, eredi di un'epoca politica meno polarizzata. Quest'anno l'unico senatore democratico uscente impegnato in una corsa difficile è Jon Ossoff in Georgia, e potrebbe non rivelarsi nemmeno troppo complicata. Esistono altre poltrone democratiche potenzialmente contendibili in Michigan, New Hampshire e forse Minnesota, ma in tutti questi casi i parlamentari uscenti si stanno ritirando.

Separare l'età dall'appartenenza all'establishment risulta difficile, perché le due caratteristiche tendono ad andare di pari passo. A New York City la vittoria di Zohran Mamdani nelle primarie democratiche è stata un altro segnale di ricambio generazionale: avere letteralmente la metà degli anni del suo avversario Andrew Cuomo ha contribuito ad accentuare il contrasto tra i due candidati.

L'elettorato democratico mantiene comunque una vena pragmatica. L'ex governatore Roy Cooper, 68 anni, ha ottenuto la nomination democratica in North Carolina senza sostanziale opposizione. Sherrod Brown, ex senatore di 73 anni, è praticamente certo di essere il candidato democratico in Ohio. Si tratta però in entrambi i casi di figure di primo piano, probabilmente i candidati più forti che i democratici potessero schierare in quegli Stati.

Resta da capire se Mills o Platner avrebbero avuto maggiori possibilità di battere Collins a novembre. Gli scritti passati di Platner contengono molti elementi che potrebbero urtare sia conservatori sia progressisti, e Collins ha dimostrato in passato di saper superare le aspettative dei sondaggi. La tendenza generale, secondo Silver, dovrebbe comunque essere considerata un segnale favorevole per i candidati democratici in vista delle presidenziali del 2028: nomi come Alexandria Ocasio-Cortez, 36 anni, lo stesso Ossoff, 39, Pete Buttigieg, 44, e Ruben Gallego, 46. Chiunque appartenga alla generazione dei boomer o vi si avvicini viene invece guardato con crescente diffidenza dall'elettorato democratico.

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La fine del sogno americano e la nuova realtà economica del Costa Rica


Per il Costa Rica, il ritorno forzato di migliaia di cittadini non è solo un dramma umano, ma una sfida strutturale: senza il sostegno delle rimesse dall'estero, interi settori locali rischiano il collasso, costringendo il Paese a ridisegnare i propri modelli di sviluppo.
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Costa Rica: il prezzo economico dei rimpatri di massa
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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

Il primo aereo con migranti espulsi dagli Stati Uniti è atterrato a San José. Non si tratta di un evento isolato, ma del segnale concreto di una svolta nella politica migratoria americana che avrà ripercussioni immediate sulle economie centroamericane e, per riflesso, sugli equilibri commerciali e produttivi che legano l'Italia a quell'area geografica. Il Costa Rica, scelto come destinazione per questo gruppo di rimpatriati, si trova ora a gestire un flusso inverso rispetto a quello che per decenni ha alimentato le rimesse verso il paese: denaro inviato da chi lavorava negli Stati Uniti e che rappresentava una quota significativa del PIL nazionale.

Le espulsioni di massa non sono una novità nella storia recente delle relazioni tra Washington e l'America centrale, ma la loro intensificazione segna una frattura nei meccanismi economici informali che hanno sostenuto paesi come il Costa Rica, El Salvador, Guatemala e Honduras. Secondo i dati della Banca mondiale, le rimesse verso l'America centrale hanno raggiunto nel 2025 circa 28 miliardi di dollari, con il Costa Rica che ne ha ricevuti oltre 800 milioni. Ogni rimpatrio forzato significa un lavoratore in meno che contribuisce a quel flusso, una famiglia che perde la principale fonte di reddito e una pressione aggiuntiva sui mercati del lavoro locali già fragili.

Abusi e repressione nel Venezuela post Maduro di Rodríguez
Nonostante l’uscita di scena di Nicolás Maduro e la retorica della normalizzazione, il governo ad interim di Delcy Rodríguez mantiene intatto l’apparato repressivo dello Stato. Il nuovo rapporto della ONG Provea documenta la persistenza di arresti arbitrari, violenze e sparizioni.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Le conseguenze sulla domanda interna e sulle catene di fornitura


Quando migliaia di persone tornano in patria senza capitale accumulato, la domanda interna si contrae. Chi riceveva mensilmente trasferimenti di denaro dall'estero poteva permettersi beni di consumo, investire nell'istruzione dei figli o avviare piccole attività commerciali. Questo meccanismo ha sostenuto per anni settori come il commercio al dettaglio, l'edilizia residenziale e i servizi. Ora, con il ritorno improvviso di chi lavorava nei settori a bassa qualificazione negli Stati Uniti — ristorazione, agricoltura, costruzioni — il Costa Rica dovrà assorbire forza lavoro in un mercato che offre salari medi nettamente inferiori rispetto a quelli americani.

Per le imprese italiane attive in Centroamerica, soprattutto nei settori alimentare, tessile e della meccanica leggera, il cambiamento non è neutro. Il Costa Rica è uno degli snodi logistici e produttivi per alcune catene di fornitura che collegano l'Europa agli Stati Uniti. Se la capacità di spesa interna diminuisce, anche la domanda di beni intermedi e di consumo importati si riduce. Le aziende italiane che esportano macchinari per la lavorazione del caffè, tecnologie per l'agricoltura sostenibile o componenti per l'industria farmaceutica — settore in cui il Costa Rica è specializzato — potrebbero registrare contrazioni negli ordini.

Il modello costaricano sotto pressione: tra welfare e attrattività per gli investimenti


Il Costa Rica ha costruito negli ultimi trent'anni un modello economico basato su stabilità politica, investimenti nell'istruzione e attrazione di capitali stranieri, in particolare nel settore tecnologico e farmaceutico. Intel, Boston Scientific e altre multinazionali hanno scelto il paese come base produttiva proprio per la qualità del capitale umano e la vicinanza agli Stati Uniti. Ma l'arrivo forzato di migranti espulsi introduce una variabile imprevista: pressione sui servizi pubblici, necessità di riqualificazione professionale, rischio di aumento della disoccupazione giovanile.

Il governo di San José dovrà decidere se investire risorse pubbliche per integrare chi rientra oppure lasciare che il mercato assorba lo shock. Nel primo caso, il deficit pubblico potrebbe ampliarsi, riducendo la capacità di attrarre investimenti esteri. Nel secondo, il rischio è un aumento della marginalità sociale e della conflittualità interna. Per l'Italia, che ha firmato accordi bilaterali con il Costa Rica in materia di cooperazione scientifica e sviluppo sostenibile, la stabilità del paese centroamericano è rilevante anche in chiave diplomatica: un partner affidabile in America Latina consente di mantenere aperti canali commerciali e politici in un'area dove la presenza europea è spesso in competizione con quella cinese.

Le domande de L'Analista

Se il welfare e l'economia del Costa Rica vacillano sotto il peso delle espulsioni americane, quanto spazio di manovra si aprirà per Pechino nel tentativo di sostituire gli USA come principale finanziatore e partner infrastrutturale nella regione?

Il rientro forzato di migliaia di persone che hanno lavorato negli USA è solo un peso sociale, o l'Italia potrebbe trovare in questo "capitale umano di ritorno" una manovalanza già formata agli standard produttivi occidentali per le proprie aziende in loco?

Esiste il rischio che l'improvvisa disoccupazione dei rimpatriati alimenti reti di criminalità locale, trasformando uno snodo logistico sicuro come il Costa Rica in un collo di bottiglia rischioso per le merci italiane dirette in America Latina?

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La Florida tratta con Trump per chiudere "Alligator Alcatraz", il centro per migranti nelle paludi


Il New York Times rivela che il Dipartimento della Sicurezza Interna giudica troppo costoso e inefficace il centro voluto dal governatore DeSantis. Lo Stato della Florida spende oltre un milione di dollari al giorno.

La Florida sta trattando con l'Amministrazione Trump la chiusura di "Alligator Alcatraz", il centro di detenzione per migranti aperto la scorsa estate nelle Everglades. Lo riporta il New York Times, che cita 3 fonti anonime: un funzionario federale, un ex funzionario dell'Immigration and Customs Enforcement, nonchè una persona vicina all'amministrazione dell'attuale governatore della Florida, Ron DeSantis.

Le trattative sono ancora preliminari, ma il Dipartimento della Sicurezza Interna avrebbe già concluso che mantenere aperta la struttura costa troppo ed è poco efficace. L'amministrazione statale spende oltre un milione di dollari al giorno per gestire il centro, costruito in un'area paludosa e isolata tra Miami e Naples. Alcuni fornitori privati incaricati dallo Stato della Florida faticano ad anticipare i costi, secondo la persona vicina al governatore citata dal quotidiano.

DeSantis ha più volte difeso il centro come un successo. Ha sostenuto che la struttura ha aiutato l'Amministrazione Trump ad aumentare i posti letto per i detenuti federali e ha ribadito che era stata pensata fin dall'inizio come temporanea. Una sua chiusura sarebbe invece accolta come una vittoria dai legali per l'immigrazione, attivisti, detenuti e familiari, che da mesi denunciano condizioni degradanti e insalubri all'interno di questo centro di detenzione. I funzionari della Florida hanno sempre respinto queste accuse.

Costi altissimi, rimborsi bloccati e accuse di abusi


Il mese scorso il centro ospitava quasi 1.400 detenuti, tutti uomini, secondo i dati resi noti dall'ICE. L'agenzia federale, che definisce ufficialmente la struttura Florida Soft-Sided Facility South, classifica circa due terzi dei detenuti lì presenti come non criminali. DeSantis ha sempre sostenuto che il governo federale avrebbe rimborsato la Florida per la gestione del centro, ma lo Stato non ha finora ancora ricevuto i 608 milioni di dollari richiesti per circa un anno di operatività. Il pagamento è stato bloccato in parte dallo shutdown parziale del Dipartimento della Sicurezza Interna, terminato giovedì scorso. Non è chiaro perché il rimborso continui a essere ritardato.

"Alligator Alcatraz" è diventato a luglio il primo centro statale degli Stati Uniti destinato a ospitare detenuti federali, nel momento in cui la Florida spingeva al massimo l'applicazione della stretta migratoria voluta da Trump. La posizione remota, nel cuore delle Everglades, e il nome provocatorio gli hanno dato notorietà internazionale ancora prima dell'arrivo dei primi detenuti. A inaugurarlo furono Trump, l'allora Segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, il governatore Ron DeSantis e il Procuratore Generale della Florida James Uthmeier. In seguito altri Stati hanno aperto strutture simili, ma il centro delle Everglades resta il più estremo: è composto essenzialmente da tende.

Uthmeier, repubblicano ed ex capo di staff di DeSantis, aveva spinto per costruire il centro sul sito di un vecchio aeroporto di addestramento, nonostante l'assenza di infrastrutture. Lui e DeSantis hanno difeso la scelta della posizione remota sostenendo che le condizioni inospitali avrebbero spinto i migranti irregolari a riconsiderare la propria permanenza negli Stati Uniti. Quella stessa posizione ha però fatto lievitare i costi di costruzione e gestione: i fornitori hanno dovuto trasportare in camion tende, generatori di corrente e roulotte per il personale, oltre a rimuovere costantemente liquami e altri rifiuti.

Una pista di atterraggio vicina consente voli da e per il centro, anche se non è chiaro con quale frequenza i detenuti vengano trasferiti. Almeno alcuni di loro sono stati portati in aereo in strutture federali più grandi in Louisiana e Texas, spesso come ultima tappa prima dell'espulsione.

Lo scontro giudiziario


Il mese scorso un legale di due detenuti ha sostenuto, in un atto depositato in tribunale federale, che le guardie avrebbero picchiato e spruzzato spray al peperoncino sui suoi assistiti dopo una protesta per l'interruzione dell'accesso al telefono interno. Nella dichiarazione giurata, l'avvocato ha allegato la foto di uno dei detenuti con un occhio nero.

Sempre il mese scorso, una Corte d'Appello federale ha confermato il blocco di un'ordinanza di primo grado che imponeva lo smantellamento del centro. Il tribunale aveva motivato l'ordine con la mancata valutazione di impatto ambientale prevista dalla legge federale. Un collegio dell'11° Circuito ha però stabilito che la struttura non è sotto controllo federale e quindi non è soggetta a quella valutazione.

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Lavoro: Rieti capitale della partecipazione, al via il primo laboratorio nazionale


Calderone ad ASM Rieti: "Attuiamo l'Articolo 46 della Costituzione. La città è apripista di un nuovo modello di relazioni industriali"
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Rieti si candida a diventare il primo laboratorio nazionale di applicazione concreta della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, ponendosi come territorio pilota nell’attuazione della Legge n. 76/2025. È proprio questo il messaggio emerso dal convegno, ospitato nella sede di ASM Rieti alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

Al centro dell’iniziativa il percorso avviato dalla municipalizzata reatina per l’elezione di un rappresentante dei lavoratori nel Consiglio di amministrazione, una delle prime esperienze operative in Italia dopo l’approvazione della normativa che disciplina la partecipazione dei dipendenti alla vita delle imprese.

Nel corso del suo intervento, il Ministro Calderone ha definito l’esperienza di ASM “un passaggio che va oltre il valore simbolico”, sottolineando come Rieti stia traducendo in pratica un principio costituzionale rimasto per decenni privo di applicazione concreta. Il riferimento è all’Articolo 46 della Costituzione, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende.

“Per settantasette anni l’Articolo 46 è rimasto sospeso tra principio e attuazione. Oggi Rieti dimostra che le riforme funzionano quando qualcuno sceglie di applicarle davvero”, ha affermato il Ministro, indicando la città laziale come “apripista nazionale” nel nuovo modello di relazioni industriali fondato sulla partecipazione.

Secondo Calderone, la partecipazione dei lavoratori rappresenta uno strumento capace di rafforzare competitività, innovazione e coesione sociale, non soltanto nelle grandi realtà industriali ma anche nei servizi pubblici locali e nelle aziende municipalizzate. “La prossimità istituzionale, ha osservato, consente di costruire forme di coinvolgimento diretto che incidono sulla qualità democratica dei servizi e sull’organizzazione del lavoro”.

L’incontro di Rieti ha inoltre rappresentato un’occasione per collegare il tema della partecipazione alle più recenti misure sul lavoro introdotte dal Governo. Calderone ha richiamato il rapporto tra l’Articolo 46 e l’Articolo 36 della Costituzione, evidenziando come “salario giusto e partecipazione siano le due gambe della dignità del lavoro”. Da un lato la tutela economica del lavoratore, dall’altro il riconoscimento del suo ruolo attivo nei processi decisionali dell’impresa.

Nel suo intervento il Ministro ha anche annunciato l’intenzione di promuovere la nascita di un Osservatorio nazionale sulla partecipazione dei lavoratori, con il coinvolgimento di università, istituzioni e parti sociali, per monitorare l’impatto delle nuove pratiche partecipative sulle organizzazioni aziendali.

Un ruolo centrale nel progetto reatino sarà svolto dall’Università Roma Tre, chiamata a supportare ASM sia nella definizione delle procedure sia nella formazione dei rappresentanti dei lavoratori. Un aspetto ritenuto essenziale per garantire che la partecipazione non resti formale ma si traduca in competenze effettive e capacità di incidere nei processi decisionali.

Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, che ha parlato di “riconoscimento importante per la città e per il territorio”. “L’obiettivo, ha dichiarato, è dimostrare che qualità del lavoro ed efficienza dei servizi pubblici possono crescere insieme attraverso il coinvolgimento diretto dei lavoratori”.

Al convegno hanno partecipato rappresentanti istituzionali, accademici e delle organizzazioni sindacali, tra cui il Questore della Camera dei Deputati Paolo Trancassini, il consigliere regionale del Lazio Michele Nicolai, il segretario confederale CISL Giorgio Graziani, il segretario generale UGL Francesco Paolo Capone e il docente dell’Università Roma Tre Fabio Giulio Grandis. Nei promotori dell’iniziativa, anche il Segretario Nazionale UGL Partecipate Servizi Ambientali, Stefano Andrini.

Con l’avvio del percorso di ASM, Rieti punta ora a consolidare il proprio ruolo di territorio sperimentale della partecipazione, proponendosi come modello nazionale per l’attuazione di una delle riforme più innovative del sistema delle relazioni industriali italiane.

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L'Italia rischia di restare senza farmaci salvavita e strumenti chirurgici


Il blocco delle rotte commerciali e il rincaro energetico rendono l'approvvigionamento di cure e strumenti chirurgici in Italia sempre più proibitivo, rischiando di svuotare gli scaffali delle farmacie ospedaliere.
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Perché la guerra nel Golfo mette in crisi le nostre farmacie
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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

Due mesi di conflitto nello Stretto di Hormuz hanno già prodotto un effetto domino sulla catena logistica globale che colpisce direttamente il sistema sanitario italiano. Il blocco parziale del transito marittimo attraverso il principale collo di bottiglia energetico mondiale ha fatto schizzare i costi di trasporto delle materie prime farmaceutiche del 35%, con conseguenze immediate sulla produzione di medicinali essenziali e dispositivi medici. L'80% dei principi attivi utilizzati dall'industria farmaceutica europea proviene dall'Asia orientale, principalmente da Cina e India, e passa proprio da quelle rotte ora sotto pressione militare.

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano si trova esposto su un doppio fronte. Da un lato, i maggiori costi di approvvigionamento si traducono in una pressione insostenibile su un bilancio già sotto tensione: la spesa farmaceutica ospedaliera, ferma a 14,2 miliardi di euro nel 2025, rischia di superare i 19 miliardi nel 2026 senza alcun aumento corrispondente delle prestazioni erogate. Dall'altro, la dipendenza strutturale dalle forniture asiatiche per dispositivi medici monouso, dalle siringhe ai ventilatori polmonari, espone le regioni italiane al rischio di nuove carenze simili a quelle vissute durante la pandemia.

La lezione cinese che l'Europa ignora


Mentre Washington e Teheran si logorano in uno scontro senza vincitori apparenti, Pechino osserva e trae conclusioni operative. L'interruzione delle rotte commerciali attraverso il Golfo Persico ha confermato ai pianificatori cinesi quanto sia vulnerabile un sistema logistico globale basato su pochi snodi marittimi controllabili militarmente. La risposta cinese è stata immediata: accelerazione degli investimenti nelle Nuove Vie della Seta terrestri e potenziamento delle rotte commerciali attraverso l'Artico, percorsi alternativi che bypassano completamente gli stretti mediorientali.

L'Italia ha fino ad oggi considerato la Belt and Road Initiative principalmente come opportunità commerciale o rischio geopolitico, a seconda delle stagioni politiche. Adesso emerge una terza dimensione: la resilienza del welfare. Le regioni settentrionali, più integrate nelle catene del valore manifatturiere tedesche, subiscono già ritardi nelle forniture di componentistica per apparecchiature diagnostiche. La Lombardia ha segnalato tempi di attesa raddoppiati per la manutenzione straordinaria di TAC e risonanze magnetiche, con pezzi di ricambio bloccati nei porti del Golfo o dirottati su rotte alternative che allungano i tempi di consegna di tre settimane.

Crisi Iran: perché il manifatturiero italiano è a rischio
Le Nazioni Unite avvertono: la guerra in Iran rischia di cancellare anni di benessere mondiale. Per l’Italia è un colpo durissimo. Le nostre fabbriche funzionano a gas e, se i prezzi esplodono, produrre diventa troppo caro. Siamo i primi a pagare il conto di questa crisi energetica.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Perché l'Italia è ancora dipendente dall'estero per i farmaci salvavita


L'Unione Europea aveva promesso, dopo la pandemia, una rilocalizzazione parziale della produzione di principi attivi farmaceutici. Il piano, annunciato nel 2022 con stanziamenti per 3,5 miliardi di euro, ha prodotto risultati modesti. Soltanto il 15% dei principi attivi considerati strategici viene oggi prodotto in territorio comunitario. L'Italia, seconda manifattura farmaceutica europea dopo la Germania, dipende ancora per il 73% da importazioni asiatiche per antibiotici, antinfiammatori e farmaci oncologici di base.

La guerra in Iran ha rivelato quanto sia fragile la promessa di un'autonomia strategica europea nel settore sanitario. I prezzi dei container marittimi sulla rotta Asia-Mediterraneo sono triplicati in otto settimane, passando da 2.800 a 8.400 dollari per unità. Le compagnie di navigazione applicano inoltre sovrapprezzi assicurativi del 20-30% per i transiti nel Golfo, quando questi vengono ancora effettuati. Molte preferiscono circumnavigare l'Africa aggiungendo quindici giorni di navigazione, con costi aggiuntivi che i produttori farmaceutici stanno già scaricando sul prezzo finale.

Il sistema dei farmaci equivalenti, pilastro della sostenibilità del SSN, vacilla sotto questi aumenti. Le gare regionali per l'aggiudicazione di forniture ospedaliere, basate su margini ristretti e concorrenza al ribasso, stanno andando deserte in diverse aree terapeutiche. Tre grandi produttori di generici hanno già comunicato alle Regioni l'impossibilità di onorare i contratti siglati prima dell'escalation bellica, chiedendo rinegoziazioni al rialzo del 25-35%.

Crisi nel Golfo: il Made in Italy agroalimentare sotto scacco
Dal metano ai fertilizzanti, fino al carrello della spesa: così le tensioni nel Golfo colpiscono un sistema agroalimentare italiano ancora fortemente dipendente dall’estero.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Taiwan e lo scenario peggiore per il welfare italiano


Se Pechino sta studiando il conflitto americano in Iran, lo fa soprattutto in funzione di Taiwan. Uno scenario di blocco navale o intervento militare nello Stretto di Taiwan avrebbe conseguenze di magnitudo superiore per l'Europa. Taiwan produce il 63% dei semiconduttori mondiali avanzati, componenti essenziali per apparecchiature mediche digitali, sistemi di telemedicina e diagnostica per immagini di ultima generazione. Un'interruzione di quella produzione per sei mesi metterebbe fuori uso progressivamente l'intero parco tecnologico ospedaliero italiano, impossibile da sostituire rapidamente.

Il Ministero della Salute ha avviato, in silenzio, una ricognizione delle scorte strategiche di farmaci salvavita e dispositivi medici critici. I dati preliminari indicano autonomie medie di 45-60 giorni per la maggior parte delle categorie terapeutiche, insufficienti in caso di interruzione prolungata delle forniture. Il Piano Pandemico 2024-2028 aveva previsto l'incremento delle scorte strategiche al 25% del fabbisogno annuale, ma i finanziamenti sono rimasti sulla carta. La guerra in Iran dimostra quanto quella scelta possa costare cara.

Gli ospedali italiani hanno già iniziato a razionalizzare l'uso di materiali monouso importati, privilegiando forniture alternative quando disponibili. Ma per molte categorie di dispositivi, dalle valvole cardiache ai cateteri specialistici, non esistono alternative immediate alla produzione asiatica. Il personale sanitario si trova così a gestire non solo la pressione ordinaria su un sistema sottofinanziato, ma anche l'incertezza crescente sulla disponibilità futura degli strumenti di lavoro.

Le domande de L'Analista


L'Europa aveva promesso di riportare la produzione di farmaci "a casa" dopo il Covid: perché siamo ancora fermi al palo mentre la Cina sta già creando rotte alternative per proteggere i propri interessi?

Perché le gare d'appalto negli ospedali stanno fallendo? È possibile che i produttori smettano di consegnare farmaci perché produrli e trasportarli costa ormai troppo rispetto ai prezzi fissati dallo Stato?

Visto che Taiwan produce quasi tutti i chip per le macchine mediche, cosa succederebbe alla nostra sanità se scoppiasse una guerra anche lì? Saremmo in grado di riparare i macchinari dei nostri ospedali?

L'Italia ha scorte di farmaci per appena due mesi: è un tempo sufficiente per proteggere i pazienti fragili o stiamo sottovalutando il pericolo?

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Federico Sella riceve a Londra il primo "The Leadership of Legacy Award"


Riconoscimento ad AD Banca Patrimoni Sella per la visione intergenerazionale e la valorizzazione del capitale socioemotivo d'impresa

È stato conferito a Federico Sella, amministratore delegato di Banca Patrimoni Sella & C., il primo “The Leadership of Legacy Award”, riconoscimento dedicato alla valorizzazione delle leadership capaci di interpretare la continuità generazionale come leva strategica per la crescita e la sostenibilità delle imprese familiari.

La consegna del premio si è svolta a Londra, nella sede di Casa Italia, che ospita l’Ambasciata d’Italia, l’Istituto Italiano di Cultura e ICE, nell’ambito della seconda edizione di “The Leadership of Legacy: il futuro della governance per le imprese familiari”, iniziativa promossa da Assoholding in collaborazione con Delta Holdings Association, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il premio nasce con l’obiettivo di riconoscere imprenditori, manager e realtà familiari che si distinguono nella costruzione di valore durevole, nella tutela del patrimonio imprenditoriale e nella capacità di consolidare relazioni solide con stakeholder, collaboratori e territori di riferimento. Al centro dell’iniziativa il concetto di “capitale socioemotivo”, inteso come insieme di valori, identità, senso di appartenenza e visione intergenerazionale che caratterizzano le imprese familiari.

Secondo gli organizzatori, il riconoscimento attribuito a Federico Sella intende valorizzare un modello di leadership orientato alla continuità, alla responsabilità e alla capacità di trasformare l’eredità imprenditoriale in una piattaforma di sviluppo e fiducia per le nuove generazioni.

L’evento ha riunito imprenditori, professionisti, advisor, accademici e rappresentanti istituzionali

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La Corte Suprema della Virginia annulla il referendum dei Dem sulla mappa elettorale


I giudici hanno dichiarato nullo il voto di aprile che avrebbe ridisegnato la mappa congressuale dello Stato, facendo guadagnare ai democratici fino a quattro seggi alla Camera.

La Corte Suprema della Virginia ha annullato venerdì il referendum sulla ridefinizione dei collegi elettorali approvato dagli elettori in un'elezione speciale ad aprile. Con una decisione di 46 pagine, i giudici hanno stabilito che i deputati democratici hanno violato le regole procedurali quando hanno portato l'emendamento costituzionale alla consultazione popolare per creare la nuova mappa congressuale dello Stato.

La nuova mappa avrebbe dato ai democratici fino a quattro seggi aggiuntivi alla Camera dei Rappresentanti, trasformando l'attuale equilibrio di sei democratici e cinque repubblicani in un assetto vicino al dieci a uno. Con la sentenza, la mappa attualmente in vigore, basata sui collegi disegnati nel 2021, resterà valida per le elezioni di novembre.
L'effetto domino di Richmond — FocusAmerica

Midterm 2026 · La battaglia di redistricting

L'effetto domino della decisione di Richmond:
la Corte Suprema statale cambia gli equilibri nazionali


Con 4 voti a 3, la Corte Suprema della Virginia annulla il referendum del 21 aprile e cancella i 4 seggi che i democratici puntavano a sottrarre al GOP. Il vantaggio strutturale della battaglia per il redistricting torna così a pendere nettamente verso i repubblicani.

Fonti: NPR, CNN, NBC News, Virginia Mercury 8 maggio 2026

Prima della sentenza
10–9
Vantaggio dem nei seggi ridisegnati a livello nazionale

Dopo la sentenza
~13–6
Il GOP riconquista il vantaggio strutturale sulle mappe

In una sola giornata i democratici perdono 4 seggi potenziali

Esplora l'analisi
1 Il bilancioBilancio 2 Gli StatiStati 3 La sentenzaSentenza 4 L'impattoImpatto

Il riequilibrio nazionale

Il GOP torna in vantaggio nella battaglia delle mappe, prima ancora del voto


Il redistricting di metà decennio spinto da Trump nell'estate 2025 aveva aperto due fronti contrapposti. La Virginia, con 4 seggi potenzialmente contendibili, era il tassello che riportava quasi in equilibrio il confronto. Senza quei seggi, il quadro torna a essere nettamente asimmetrico a favore dei repubblicani.

Stati repubblicani — fronte Trump
Seggi potenziali guadagnati

Texas+5
Ohio+2
Florida+2-5
Missouri+1
North Carolina+1
Tennessee+1

Totale stimato 12-15

Stati democratici — la risposta
Seggi potenzialmente in più

California+5
Virginia+4
Utah (tramite sentenza tribunale)+1
Maryland (Bloccata dal Senato)+1
New York (Bloccata dalla Corte Suprema)+1

Totale stimato ~6

Scarto netto · GOP da +6 a +9

Ai democratici servono 3 seggi netti per riconquistare la maggioranza alla Camera. Il vantaggio strutturale dei repubblicani nel redistricting non decide da solo le elezioni, perché molto dipenderà dall'affluenza di novembre. Ma rende più stretta la strada e alza la soglia di tutto ciò che i democratici dovranno ottenere alle urne.

Mappa per mappa

Dove si gioca la battaglia delle mappe per i midterm


Sei Stati hanno ridisegnato i propri distretti elettorali dopo la pressione esercitata da Trump nell'estate 2025. A questi si aggiungono lo Utah, dove una nuova mappa è stata imposta da un tribunale, e la California, che ha risposto con un referendum a novembre. Maryland, New York e Virginia rappresentano invece i tentativi democratici falliti.

Vantaggio Repubblicani
Vantaggio Democratici

Texas
Mappa approvata · Avallata dalla Corte Suprema USA

+5
seggi GOP

California
Referendum approvato · Risposta diretta al Texas

+5
seggi Dem

Virginia
Annullata oggi 4-3 · Mappa 2021 ripristinata

+4
cancellati

Florida
Sessione speciale aperta da DeSantis il 28 aprile

+2-5
Stima

Ohio
Accordo bipartisan · Risultato sotto le attese dei repubblicani

+2
seggi GOP

Missouri
Distretto Kansas City rimodellato

+1
seggio GOP

North Carolina
Mappa approvata in ottobre

+1
seggio GOP

Tennessee
Approvata dopo la sentenza Voting Rights Act

+1
seggio GOP

Utah
Imposta dal tribunale · Salt Lake City riunita

+1
seggio Dem

Maryland
Camera approva · Senato blocca · 3 febbraio

+1
cancellati

New York
Corte Suprema USA blocca il ridisegno · 2 marzo

+1
cancellati

GOP guadagna
12-15
seggi potenziali

DEM guadagna
~6
seggi potenziali

Cosa ha deciso la Corte Suprema statale

Una decisione di stretta misura su una norma procedurale del 1902


I giudici si sono divisi sull'interpretazione del requisito costituzionale statale dell'intervening election, previsto tra le due approvazioni legislative dell'emendamento. La maggioranza ha esteso il concetto di "elezione" anche al periodo del voto anticipato.

4–3
La maggioranza Annullato il referendum del 21 aprile

Maggioranza
4 giudici
Opinione redatta dal giudice D. Arthur Kelsey

Lo Stato ha sottoposto agli elettori un emendamento costituzionale in un modo senza precedenti, che viola il requisito dell'elezione intermedia. La violazione compromette in modo irreparabile l'integrità del referendum.

Dissenso
3 giudici
Capofila la presidente Cleo Powell

Estendere la nozione di elezione al voto anticipato è in conflitto diretto con il modo in cui la legge della Virginia e quella federale definiscono un'elezione. Il mandato federale impone una giornata unica.

La sequenza

Estate 2025
Trump preme su Texas e altri stati a maggioranza repubblicana per ridisegnare le mappe a metà decennio

27 ott 2025
Sessione speciale dell'Assemblea generale della Virginia: parte l'iter dell'emendamento

16 gen 2026
Seconda approvazione legislativa, come richiesto dalla Costituzione statale

27 gen 2026
Un giudice di Tazewell County dichiara illegittimo l'emendamento per vizi procedurali

21 apr 2026
Gli elettori approvano il referendum con il 52% a favore contro il 48%

8 mag 2026
La Corte Suprema della Virginia annulla il risultato del voto con una sentenza 4 a 3

Cosa cambia a novembre

Per i democratici la strada si fa più stretta, ma l'esito resta aperto

Margine attuale del GOP alla Camera
+7
Ai democratici servono 3 seggi netti per riconquistare la maggioranza, ma il GOP parte ora con un vantaggio più netto nelle mappe ridisegnate

4 conseguenze immediate

1

Ripristino della mappa 2021
La Virginia voterà a novembre con i confini disegnati dalla Corte Suprema statale dopo il censimento 2020. Resta l'attuale ripartizione 6 seggi a favore dei democratici e 5 dei repubblicani.

2

Salta lo scenario 10-1
Il piano democratico prevedeva di ridurre la rappresentanza repubblicana a un solo distretto. Sulla base delle linee attuali la candidata governatore Spanberger aveva vinto 8 dei 11 distretti.

3

Si apre il fronte sud
Dopo la sentenza della Corte Suprema USA che ha indebolito il Voting Rights Act, Alabama, Louisiana, South Carolina e Tennessee possono ridisegnare le proprie mappe. Il GOP può potenzialmente guadagnare ancora seggi.

4

Nei sondaggi resta il vento contrario al partito al potere
Nelle ultime 5 elezioni di midterm il partito del presidente in carica ha sempre perso seggi. La popolarità di Trump resta in territorio negativo: il redistricting alza l'asticella per i democratici, ma non mette l'esito al sicuro per il GOP.

La reazione

"Non è una buona notizia. È una battuta d'arresto importante nel nostro tentativo di riconquistare la Camera, anche se possiamo ancora vincere. Ma la salita è diventata più ripida."

Funzionario democratico anonimo · citato da CNN

Fonti CNN, NBC News, NPR, PBS NewsHour, Virginia Mercury, Cook Political Report, Ballotpedia, Democracy Docket. Le stime sui seggi sono valutazioni di scenario e dipendono dall'esito del voto del 3 novembre 2026. Sentenza del 8 maggio 2026.

Il giudice D. Arthur Kelsey, autore dell'opinione di maggioranza, ha scritto che lo Stato ha sottoposto agli elettori una proposta di emendamento costituzionale con modalità senza precedenti, in violazione del requisito dell'elezione intermedia previsto dalla legge statale. Secondo Kelsey, questa violazione compromette in modo irreparabile l'integrità del voto referendario e lo rende nullo. Tre giudici hanno espresso opinione dissenziente.

La procedura prevista dalla Costituzione della Virginia per i referendum costituzionali richiede che la proposta passi attraverso il parlamento statale, sia seguita da un'elezione intermedia e poi venga riapprovata dai legislatori prima di arrivare alla scheda elettorale. I democratici avevano accelerato i tempi convocando una sessione straordinaria, e proprio questa accelerazione è stata al centro del ricorso repubblicano. Cayce Myers, docente del Virginia Tech, ha spiegato che la questione legale non riguardava l'equità dei nuovi collegi, ma esclusivamente aspetti procedurali e definitori sul modo in cui si era arrivati al voto.

Il referendum era stato approvato il 21 aprile con circa il 51,5 per cento dei voti favorevoli, un margine ristretto nonostante la massiccia campagna finanziata dai gruppi democratici, tra cui il principale super PAC nazionale impegnato nella battaglia per la maggioranza alla Camera. I democratici avevano investito decine di milioni di dollari, una cifra molto superiore a quella raccolta dai repubblicani.

La sentenza rappresenta un duro colpo per le ambizioni del Partito Democratico in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. I democratici contavano sulla nuova mappa della Virginia per consolidare il proprio vantaggio e compensare le ridefinizioni dei collegi a favore dei repubblicani in altri Stati, volute dal presidente Donald Trump.

Il procuratore generale dello Stato Jay Jones ha criticato duramente la sentenza, affermando che la Corte Suprema della Virginia ha anteposto la politica allo Stato di diritto e che la decisione mette a tacere le voci di milioni di elettori. Il leader della minoranza alla Camera della Virginia, il repubblicano Terry Kilgore, ha replicato sostenendo che la sentenza ribadisce che la Costituzione dello Stato vale quello che dice. Il deputato Richard Hudson della North Carolina, presidente dell'organismo elettorale dei repubblicani alla Camera, ha interpretato la decisione come un ulteriore segnale dello slancio del partito in vista di novembre.

La vicenda della Virginia si inserisce in una più ampia corsa al ridisegno dei collegi che ha attraversato gli Stati Uniti negli ultimi mesi. Trump ha spinto diversi Stati a guida repubblicana a ridisegnare le mappe a metà decennio per rafforzare la maggioranza alla Camera contro i venti contrari tipici delle elezioni di metà mandato. Il Texas ha risposto con nuove mappe che potrebbero produrre cinque seggi repubblicani aggiuntivi, e il Missouri ha seguito la stessa strada. La California ha fatto altrettanto in chiave democratica, mentre l'Indiana, a guida repubblicana, ha rinunciato a partecipare. La recente sentenza della Corte Suprema federale, che ha reso più difficile contestare in tribunale i ridisegni di parte, ha ulteriormente accelerato questa dinamica, con la Florida che ha già adottato una nuova mappa più favorevole ai repubblicani.

Il dibattito sulla questione tocca anche un nodo strutturale del sistema americano. Quando i collegi vengono disegnati per garantire l'esito, le elezioni generali perdono di significato e l'unica competizione reale diventa quella delle primarie, che attira la fascia più ideologizzata e partigiana dell'elettorato. Il risultato è un Congresso sempre più distante dal Paese che dovrebbe rappresentare. Alcuni Stati, tra cui Arizona, Michigan e Iowa, hanno adottato commissioni indipendenti per la ridefinizione dei collegi, sottraendo questo potere al partito di maggioranza. Sono sistemi imperfetti, ma poggiano sul principio che siano gli elettori a scegliere i propri rappresentanti, e non il contrario.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Il mercato del lavoro Usa tiene ad aprile: 115mila posti creati, oltre il doppio delle attese


Disoccupazione ferma al 4,3%. Crescono sanità, commercio e logistica, arretrano manifattura e finanza. Restano ancora da valutare gli effetti del conflitto con l'Iran sui prezzi del petrolio e le spese dei consumatori.

L'economia americana ha creato 115mila posti di lavoro ad aprile, oltre il doppio dei 55mila previsti dagli economisti interpellati dal Wall Street Journal. Il dato, diffuso venerdì mattina dal Dipartimento del Lavoro, mostra un mercato occupazionale ancora resistente nonostante il rincaro dei carburanti, i dazi e le restrizioni sull'immigrazione.

Il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,3%, un livello ancora storicamente contenuto. A marzo, l'economia statunitense aveva creato 185mila posti: il rallentamento è quindi evidente, ma non segnala per ora una rottura del mercato del lavoro.

Mercato del lavoro USA · Aprile 2026

L'economia USA tiene:
115 mila nuovi posti ad aprile


Più del doppio dei 55 mila previsti dagli economisti del Wall Street Journal. La disoccupazione resta al 4,3 per cento, ma il rallentamento dai 185 mila di marzo è netto.

Fonte: U.S. Bureau of Labor Statistics Employment Situation, 8 maggio 2026

Posti creati ad aprile
+115mila
Oltre il doppio della stima di consenso (55 mila), pur in netto rallentamento dai 185 mila di marzo

Disoccupazione
4,3%
Invariata, livello storicamente contenuto

Salari (a/a)
+3,6%
37,41 dollari l'ora, +6 cent sul mese

Esplora i dati
1 La serie 2 I settori 3 Il contesto

Variazione mensile · Apr 2025 – Apr 2026

Un anno di assunzioni in altalena


La serie mostra il rallentamento estivo, lo shock di febbraio (sciopero in sanità) e il rimbalzo di marzo. Aprile conferma un mercato in fase di consolidamento.

+200k +100k 0 −100k −200k +177 +139 +147 +72 −4 +119 n.d. +56 +50 +160 −156 +185 +115 Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott* Nov Dic Gen Feb Mar Apr 2025 2026
Crescita Calo Aprile 2026 (ultimo dato) Dato non raccolto

*Dati di ottobre 2025 non raccolti per lo shutdown federale. La serie riflette il benchmark annuale di gennaio 2026, che ha tagliato la crescita 2025 di 403 mila posti rispetto alla pubblicazione originale.

La media degli ultimi tre mesi è di circa 48 mila posti al mese, sotto la soglia che assorbe la crescita demografica. Tolti gli effetti dello sciopero in sanità di febbraio e del rimbalzo di marzo, il quadro è di un mercato in consolidamento, non in rottura.

Anatomia delle assunzioni

Crescita concentrata in pochi settori


Sanità, trasporti e commercio guidano. Manifattura, servizi informatici e governo federale continuano a perdere posti.

Sanità

+37k

Trasporti e magazzinaggio

+30k

Commercio al dettaglio

+22k

Assistenza sociale

+17k

Manifattura

−2k

Governo federale

−9k

Servizi informatici

−13k

Variazione netta dipendenti per settore selezionato, aprile 2026. Dati destagionalizzati.

Il governo federale ha perso 348 mila posti dal picco di ottobre 2024 (−11,5%). I servizi informatici sono in calo da novembre 2022: il settore ha bruciato 342 mila posti in tre anni e mezzo, in parte attribuiti dalle aziende all'intelligenza artificiale.

Le incognite

Un quadro che regge, ma sotto pressione


Dazi, restrizioni sull'immigrazione e il rincaro del petrolio dopo il conflitto con l'Iran ancora non si vedono nei numeri di aprile.

+115k
Posti creati ad aprile, oltre il doppio dei 55 mila previsti

7,4 mln
Persone disoccupate, sostanzialmente invariato

61,8%
Tasso di partecipazione al lavoro, in lieve calo a/a

−348k
Posti persi dal governo federale dal picco di ottobre 2024

Cosa pesa sulle assunzioni

Politica commerciale. Le aziende rallentano le assunzioni in attesa di chiarezza sui dazi di Trump e sulle catene di fornitura.

Intelligenza artificiale. Alcune imprese attribuiscono i tagli all'IA, altre la usano per aumentare la produttività dei dipendenti già in organico.

Petrolio e Iran. Il rincaro del greggio americano dopo il conflitto può frenare consumi, viaggi e turismo nei prossimi mesi. Le compagnie aeree sono tra i settori più esposti.

Tenuta dei consumi. Le assunzioni rallentano ma anche i licenziamenti restano limitati. Borse vicine ai massimi storici sostengono la fiducia delle imprese.

Fonte U.S. Bureau of Labor Statistics, Employment Situation – April 2026 (USDL-26-0687, 8 maggio 2026). I dati di febbraio 2026 sono stati rivisti due volte, da −92 mila a −156 mila. La serie storica riflette il benchmark annuale di gennaio 2026.

Assunzioni concentrate in pochi settori


La crescita si è concentrata in poche aree dell'economia. Le assunzioni sono aumentate soprattutto nella sanità, nel commercio al dettaglio, nel tempo libero e nell'ospitalità, nei trasporti e nel magazzinaggio. Hanno invece perso posti il settore della manifattura, i servizi informatici e le attività finanziarie.

Le aziende si muovono con cautela davanti ai cambiamenti delle politiche commerciali, migratorie e fiscali. Alcune attribuiscono i tagli al ricorso all'intelligenza artificiale, altre sostengono che l'IA stia soprattutto aumentando la produttività dei dipendenti già in organico. A sostenere il quadro resta la tenuta dei consumi: le assunzioni rallentano, ma anche i licenziamenti restano limitati, nonostante gli annunci di tagli da parte di alcune grandi imprese.

I dati diffusi nei giorni scorsi dal Dipartimento del Lavoro e da ADP indicano un mercato in fase di consolidamento, mentre le Borse vicine ai massimi storici continuano a rafforzare la fiducia dei vertici aziendali.

L'incognita petrolio dopo il conflitto con l'Iran


Resta però da misurare l'impatto del conflitto con l'Iran. Il rincaro del petrolio americano, già pesante per le famiglie a basso reddito, potrebbe ridurre gradualmente la spesa per viaggi e servizi, frenando le assunzioni nel commercio, nel turismo e nel tempo libero. Le compagnie aeree sono tra i settori più esposti.

Nel rapporto mensile, però, questi effetti non si vedono ancora. Le imprese pianificano le assunzioni con mesi di anticipo e i cambiamenti nella domanda arrivano sul mercato del lavoro con ritardo. Per questo i dati di aprile fotografano un'economia in rallentamento, ma ancora capace di reggere.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Nostalgia portami via


Una settimana di operazioni nostalgia e di Balatro con gli scacchi

Letter to a Gamer va controcorrente questa settimana, scoprirete perché in fondo, e dà spazio alle voci che hanno bisogno di un megafono. La giustizia divina ha aiutato con le notizie della settimana e c'è un gioco che dovete giocare. Il [REDACTED] podcast di questa settimana, invece, continua ad analizzare il rapporto tra Olimpiadi e esports, un qualcosa che plasma più di quanto immaginate il panorama delle competizioni mondiali.


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+ Wizards of the Coast ha scelto le cattive
- Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2
+ Anche CoD abbandona la PS4

Un nuovo Starfox? No, il remake - Nintendo ha annunciato in pompa magna (dopo il cameo nel nuovo film di Super Mario) il ritorno di Starfox nelle console della grande N. Quello in arrivo, però, non sarà un gioco con una nuova storia, o nuovi personaggi, sarà una sorta di remake con migliorie. La speranza è che sia il primo passo di qualcosa di nuovo, così che, superato il fattore nostalgia, gli sviluppatori possano portare il personaggio nella contemporaneità.

Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi - Dall’azienda che ha dato i natali al meme “Stonks” non potevamo aspettarci niente di meno. L’offerta serissima fatta dal CEO Ryan Cohen è composta da tutta una serie di acrobazie finanziarie e ha l’obbiettivo taciuto di far alzare la valutazione delle azioni di Game Stop fino a una non meglio identificata soglia che sbloccherebbe una ricompensa multimilionaria per l’attuale CEO. La giustizia divina ha voluto che Michel Burry, il personaggio de La Grande Scommessa interpretato da Christian Bale, vendesse tutte le sue azioni di Game Stop poche ore dopo l’annuncio.

E per farlo razzia l’archivio di Game Informer - Cohen ha annunciato di aver messo in vendita alcune cose su eBay per cercare di finanziare l'offerta come trovata pubblicitaria dopo le critiche secondo cui l’azienda non avrebbe abbastanza liquidità per portare a termine l'acquisizione. Sembra però che alcuni degli oggetti messi all'asta possano essere stati trafugati dal leggendario archivio di Game Informer, dove la storica rivista custodisce decenni di storia dei videogiochi prima che GameStop ne chiudesse la pubblicazione nel 2024. Il fondatore della Video Game History Foundation, Frank Cifaldi, ha pubblicato un post su Bluesky accusando Cohen di aver venduto oggetti provenienti dall'archivio. Alcuni dettagli, come la linguetta adesiva sulla parte anteriore della copia sigillata di Dracula per NES e le custodie sigillate delle copie di Yoshi's Cookie e F1 Pole Position, corrispondono a foto e descrizioni provenienti dall’archivio. La giustizia divina ha voluto che, a poche ore dalla pubblicazione degli annunci, l’account Ebay di Cohen venisse sospeso indefinitamente.

Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza - Si chiama Stranger Than Heaven ed è un’opera quasi sperimentale che unisce le tipiche vicissitudini criminali (e scazzottate) dei protagonisti della serie Yakuza con il mondo dello showbusiness. É ambientata in 5 città del Giappone nel corso di 50 anni e Snoop Dogg non ha solo firmato la sigla del gioco, è uno dei personaggi con cui i due protagonisti si dovranno confrontare. Date un’occhiata al video musicale, non è niente male.

Wizards of the Coast ha scelto le cattive - Settimana scorsa vi ho raccontato del tentativo di sindacalizzazione da parte degli sviluppatori di Magic Arena, purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che Wizards of the Coast non ha accettato di riconoscere volontariamente il sindacato, questo vuol dire che la questione dovrà procedere per vie legali. "La dirigenza afferma di impegnarsi affinché ogni persona venga ascoltata, valorizzata e supportata", si legge nella dichiarazione che ha rilasciato il neonato sindacato. "Tuttavia, quando abbiamo espresso il nostro desiderio di sindacalizzarci, hanno risposto solo alla stampa”. Wizards of the Coast aveva precedentemente affermato di aver "ricevuto la documentazione" e di starla "esaminando attentamente”. Nonostante non abbiano ottenuto il riconoscimento auspicato, gli sviluppatori di MTG: Arena non si fanno intimidire: "Riteniamo comunque che il successo del nostro sindacato sia inevitabile. L’azienda ha assistito all'enorme ondata di supporto e all'attenzione positiva che la nostra campagna ha ricevuto dal pubblico e dalla stampa. Hanno ricevuto la nostra lettera di riconoscimento volontario con i nomi di una supermaggioranza del team di Arena. Siamo fiduciosi di ottenere il riconoscimento di questo sindacato; è solo questione di tempo. Ora guardiamo con fiducia alle elezioni interne dei nostri rappresentanti, che prevediamo si terranno nelle prossime settimane".

Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2 - Il CEO di Take-Two si sente "molto meglio" riguardo al nuovo BioShock, ma "profondamente deluso" dai ritardi. Strauss Zelnick, ha rilasciato un'intervista a Stephen Totilo il 6 maggio 2026. Alla domanda se fosse sorpreso dai lunghi tempi di sviluppo del nuovo titolo di BioShock (annunciato ormai nel 2019), Zelnick ha risposto di essere "profondamente deluso". Ha anche parlato dei costi di sviluppo dei videogiochi contemporanei, affermando che sono "saliti alle stelle”. Vi lascio qui il link

Anche CoD abbandona la PS4 - Il prossimo Call of Duty non uscirà su PlayStation 4 - L'account Twitter ufficiale di CoD ha confermato la notizia, dopo le indiscrezioni secondo cui una versione PS4 del nuovo CoD sarebbe in fase di test. Sebbene non sia stato ancora confermato ufficialmente, si ipotizza che il prossimo Call of Duty non uscirà nemmeno su Xbox One.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Wax Heads - All’incrocio tra storia e musica c’è Wax Heads, un videogioco narrativo in cui chi gioca veste i panni del commesso di un negozio di dischi in crisi. Dovrete chiacchierare con i clienti, scoprire cosa è successo a band più o meno famose e “gestire” in spirito cozy il Repeater Records. Se amate le storie di musica, questo gioco fa per voi, ha una demo che non potete non provare e sprizza personalità da tutti i pori. I punkettoni tra di voi potrebbero anche farsi scappare una lacrimuccia a un certo punto.

Dead as Disco - Un beat ‘em up in cui i pugni vanno a tempo di musica mi sembrava una premessa interessante, e quando ho provato Dead as Disco sono rimasto affascinato dalla sua atmosfera, nonostante qualche problema tecnico che non ha reso l’esperienza proprio fluida. Lo stile c’è, l’innovazione di gameplay anche e l’early access in cui è appena entrato contribuirà a limare le ultime imprecisioni. Chi vuole menar le mani potrà farlo sotto affascinanti luci al neon in un’avventura per sconfiggere degli idol malvagi.

Will: Follow the Light - Prima di acquistare Will: Follow the Light è imperativo che giochiate alla demo. Il gioco non è un horror ma un’avventura narrativa che affronta temi esistenziali e non proprio leggerissimi. Se non siete alla ricerca di un mattone allora evitatelo, ma non sapete cosa vi perdete. La storia inizia durante uno dei soliti turni solitari di un guardiano del faro (il protagonista) quando arriva la notizia che un disastro improvviso si è abbattuto sulla sua città natale del protagonista e il suo unico figlio è scomparso. Il gameplay potrebbe risultare ripetitivo, ma merita comunque una possibilità.

Gambonanza - Baratro ma con gli scacchi. Gambonanza è Baratro con gli scacchi. Che ci fai qui, vai a giocare a Baratro con gli scacchi mannaggia la miseria. Non sai giocare a scacchi? Chissenefrega, chi non sa giocare a Poker si diverte un casino con Baratro, e Gambonanza fa la stessa cosa. Vai. A. Giocare. A. Baratro. Con. Gli. Scacchi.


Titanium Court: la recensione del gioco più nuovo disponibile sul mercato


AP Thompson vi farà girare i cosiddetti, e poi vi verrà voglia di fargli i complimenti per il suo stile raffinato

Titanium Court è in bilico, sa di essere in bilico ed è brillante in virtù del suo essere in bilico. Il suo autore ha un pedigree eccellente, il gioco ha vinto due premi ancora prima di uscire e il divertimento c’è. Dopo anche solo 10 minuti con questo gioco, però, vi garantisco che avrete l’impressione che quest’opera faccia di tutto per essere sempre sul filo del v@˙˙@‡˘cØØlo.

AP Thompson, il suo autore che conoscerete per titoli come Consume Me e Fortune-499, ha molto ben presente il tipo di comicità assurda anni ’60 che fa da spina dorsale al suo gioco. Inizia irriverente, continua nell’assurdo e indugia quel tanto che basta nello sgradevole per portare lo spettatore sull’orlo dell’offesa o della frustrazione, per poi tornare in equilibrio con una battuta sagace, un momento affettuoso o l’ammissione di un sentimento sincero. Titanium Court è la traduzione di questa comicità tipicamente inglese e televisiva in forma videoludica.

Dalle melodie di rock acido della colonna sonora, al non semplice minigioco match-3 (allinea tre simboli uguali per farli sparire), è evidente come le componenti di questo roguelike non siano sempre piacevoli se prese singolarmente. Morire è sorprendentemente facile, l’economia non è collaborativa e la difficoltà ha dei picchi inattesi che fanno davvero venire voglia di mandare a quel paese la moltitudine di npc stravaganti con cui dovete parlare. Eppure, in virtù di una qualche magia a base di dissonanze armoniche, Titanium Court non lascia più andare chi inizia a giocare.

La premessa principale è che chi gioca è il nuovo monarca di un regno delle fae, quegli spiriti della foresta tipici delle culture nordiche tanto misteriosi quanto irriverenti. La vostra nuova corte deve andare in guerra, scoprirete il perché solo giocando, e per farlo dovrete prima plasmare il campo di battaglia facendo sparire fiumi, foreste e campi di grano con il minigioco match-3. Poi, una volta stabilita la posizione di nemici e risorse, potrete scegliere tra una serie di unità da costruire (tutte temporanee) con cui combattere e farmare. La vostre corte ha una barra della vita e incontrerà strani oggetti (palle da calcio, cartelli stradali, draghi, assicuratori e altre stamberie) nel corso di ogni run.

Chi gioca è completamente estraneo a tutto ciò che lo circonda e i cortigiani si divertono a prendere in giro l’ignoranza del protagonista mentre gli spiegano le regole di questo bizzarro mondo. Titanium Court ha i tutorial forse più sgradevoli che io abbia mai visto, eppure è proprio in quell’arroganza che si nasconde la scintilla di autenticità di questo gioco. Siamo ben oltre la breccia nella quarta parete: il gioco sa di essere un gioco, affronta per gioco ogni ostacolo o crisi catastrofica, si prende gioco di chi è ai comandi ed è consapevole che, al cambio del monarca (chi gioca) la corte andrà comunque avanti in uno spazio liminale non fatto di circuiti, ma di ricordi.

Se dovessimo descrivere Titanium Court come la somma delle sue parti avremmo uno strategico a turni con elementi di auto-batter, una struttura roguelike e una trama da Doctor Who. L’insieme di tutto questo, invece, richiede parole ben più altisonanti di quelle che sono riuscito a produrre finora. É un testamento generazionale di chi è cresciuto con i videogiochi e deve fare i conti con un mondo nuovo di cui non vuole fare parte, che lo respinge e lo prende in giro ma che, nonostante tutto, ha un fascino maledettamente irresistibile.

Tutto questo per dire che se siete alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e innovativo sia sul fronte del medium sia su quello della narrativa che può offrire (a livello di gameplay di nuovo c’è poco), allora Titanium Court è il gioco che fa per voi e un candidato in pole position al premio di gioco indipendente dell’anno. Prima di provarlo, però, vai a giocare a Baratro con gli scacchi.


Mixtape ha sprecato un’opportunità incredibile


Il nuovo gioco di Behetoven and Dinosaur (Artful Escape) vincerà tanti premi, ma poteva fare molto di più

Mixtape è un’operazione nostalgia ad alto budget che sta facendo il botto su Steam. Ha una colonna sonora costosissima (Smashing Pumpkins, DEVO, Roxy Music, Lush, Iggy Pop, Siouxsie e the Banshees), ha un gameplay episodico tutto a base di atmosfere millennial e riassume l’esperienza che offre in “Skateboard. Feste. Evitare gli sbirri. Baciarsi. Sgattaiolare. Socializzare”.

Avendo come pilastri il gameplay e la musica, una domanda sorge spontanea: perché puntare tutto sulla nostalgia su entrambi i fronti? Perché non usare una colonna sonora iconica per accompagnare del gameplay rivoluzionario capace di evocare le stesse emozioni in un modo nuovo? In alternativa, perché non fare un gioco che nelle azioni è una citazione all’adolescenza perduta, ma ha come sottofondo i ritmi e le melodie di un artista emergente o poco conosciuto?

La risposta è semplice: l’obiettivo di questi giochi è quello di fare da anestesia totale a un mondo che cambia troppo in fretta. Gameplay nuovo? “Non ho voglia di impararlo”, musica nuova? “Chi sono questi, non li conosco e non mi interessano”. Gli artisti di una volta mischiati a un’esperienza interattiva che recupera i bei tempi andati sono il modo più facile in assoluto per avere quel sollievo di cui tanti videogiocatori più “anziani” sono alla ricerca.

Spesso si dibatte se il videogioco debba essere una distrazione o possa essere qualcos’altro, persino qualcosa di politico. Mixtape non se la pone nemmeno questa domanda, vuole essere una via d’uscita per quando si torna a casa la sera esausti e amareggiati. C’è un modo di fare da mondo altrove senza diventare il live-action del remake della remaster. C’è un modo di portare chi gioca al di fuori dei suoi problemi senza andare al di fuori del mondo che ci circonda.

Mixtape è perfetto per rappresentare un modo di fare intrattenimento basato sulle certezze assolute: il gioco venderà bene perché è ingegnerizzato non solo per non creare polemica apposta, ma per non correre nemmeno il rischio di farlo. Anche il mondo indie non è più immune al nascondere un prodotto di intrattenimento pensato per sedare dietro alla maschera dell’autorialità.

L’adolescenza è quel periodo in cui non solo si cresce, ma si forma anche una coscienza di classe, in cui si è messi a confronto con le disuguaglianze della vita e con la realtà di tutto ciò che non va nella società. Mixtape vorrebbe romanzare non il disagio, non l’impotenza, ma quegli atti di ribellione che non fanno nulla per scuotere lo status quo e sono l’essenza del “ho fatto qualche danno da ragazzino ma poi ho rimesso la testa a posto”. Ogni videogioco dovrebbe inneggiare alla rivoluzione? No. Ma visto il momento storico in cui ci troviamo è importante almeno riconoscere quelle opere che, per quanto ben fatte, sono pensate per farci restare al nostro posto.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al tuo sostegno che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto tra me e te. Se non lo hai ancora fatto, puoi unirti al gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati. Se ami Letter to a Gamer e vuoi darle una mano, puoi condividere questo link con i tuoi amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok).

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Gli Stati Uniti vendono missili da 17 miliardi a tre Paesi del Golfo


L'amministrazione Trump ha autorizzato l'esportazione di migliaia di intercettori antiaerei a Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein nonostante l'allarme del Pentagono sulle riserve americane prosciugate dalla guerra contro l'Iran.

L'amministrazione Trump ha approvato la vendita di migliaia di missili intercettori per la difesa aerea e servizi correlati per un valore di 17 miliardi di dollari a Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Lo ha rivelato il New York Times sulla base di informazioni ottenute da funzionari del Dipartimento di Stato e fonti del Congresso. La cifra si aggiunge agli 8,6 miliardi di vendite di armi annunciate ufficialmente venerdì scorso, portando il totale autorizzato in un solo giorno a circa 25,7 miliardi di dollari.

La parte più consistente dell'operazione, quella da 17 miliardi, non è stata comunicata pubblicamente con un comunicato stampa, a differenza degli altri contratti firmati nello stesso giorno. Secondo il Dipartimento di Stato si tratta dell'espansione di tre vendite già approvate in passato dal Congresso, una nel 2019 per il Bahrein e due nel 2024 per Kuwait ed Emirati, e per questo motivo non sono stati emessi annunci ufficiali. Una fonte del Congresso ha precisato la suddivisione: 9,3 miliardi al Kuwait, 6,25 miliardi agli Emirati Arabi Uniti e 1,625 miliardi al Bahrein.

I tre ordini riguardano due tipi di missili intercettori Patriot e ammontano complessivamente a circa 4.250 unità, calcolando un costo medio di quattro milioni di dollari a missile. A questi si aggiunge un quarto contratto reso noto venerdì, quello con il Qatar per quattro miliardi di dollari, equivalente a circa mille missili. Le varianti richieste dai Paesi del Golfo sono il Patriot Guidance Enhanced Missile-T e il Patriot Advanced Capability-3 Missile Segment Enhancement. Il sistema antiaereo Patriot è prodotto da Raytheon, mentre i missili sono fabbricati da Raytheon e Lockheed Martin.

Il problema è la disponibilità reale di queste armi. Dall'inizio del nuovo conflitto contro l'Iran, scoppiato il 28 febbraio dopo l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, l'esercito americano ha utilizzato oltre 1.300 missili intercettori Patriot, secondo stime interne del Dipartimento della Difesa. I Paesi arabi del Golfo ne hanno lanciati altri 600 circa per difendersi da missili e droni iraniani. Le aziende americane producono poco più di 600 intercettori Patriot all'anno: significa che in pochi mesi di guerra sono stati consumati l'equivalente di tre anni di produzione. L'amministrazione ha annunciato un piano per portare la capacità produttiva a duemila unità annue, ma il passaggio richiederà tempo. Solo gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che i propri sistemi di difesa aerea hanno ingaggiato oltre 2.200 droni iraniani dall'inizio del conflitto, oltre a centinaia di missili balistici.

Per accelerare le forniture, il segretario di Stato Marco Rubio ha firmato il primo maggio una dichiarazione di emergenza che elimina i tempi di revisione del Congresso, fissati in quindici giorni per Israele e trenta giorni per gli altri Paesi destinatari. Anche con questa procedura accelerata, però, i tempi di consegna restano lunghi. Elaine McCusker, ex funzionaria del Pentagono ora all'American Enterprise Institute, ha dichiarato a Bloomberg che gli unici tempi inferiori ai due o tre anni sono possibili solo attingendo alle scorte già disponibili, e che comunque le nuove forniture non arriveranno in tempo per il conflitto in corso.

È proprio sulle scorte che si concentrano le preoccupazioni dei vertici militari americani. Alcuni funzionari del Pentagono temono che la prontezza operativa delle forze armate sia compromessa dalle riserve ridotte. Munizioni destinate ai comandi statunitensi in Asia ed Europa sono state dirottate in Medio Oriente, nonostante a Washington prevalga la valutazione che la Cina, con l'esercito in più rapida crescita al mondo, rappresenti la principale sfida alla sicurezza americana. Quando Raytheon e Lockheed Martin consegnano missili ai circa dodici clienti stranieri sotto contratto, il numero di munizioni disponibili per gli Stati Uniti diminuisce. I sistemi Patriot e i relativi intercettori sono tra le armi più richieste al mondo: l'Ucraina ne chiede da tempo per la difesa contro la Russia.

L'amministrazione Trump ha invocato la procedura di emergenza per aggirare l'approvazione standard del Congresso tre volte da gennaio. Parlamentari democratici e alcuni repubblicani stanno chiedendo conto al governo delle conseguenze sulla capacità militare globale degli Stati Uniti. Il deputato democratico Gregory W. Meeks, capogruppo della minoranza alla Commissione Affari Esteri della Camera, ha dichiarato al New York Times che mettere ripetutamente da parte il Congresso sulle vendite di armi è diventata una caratteristica strutturale di questa amministrazione. Meeks ha aggiunto che il ricorso ai poteri di emergenza per oltre 25 miliardi di dollari di trasferimenti di armi mostra il fallimento nella gestione di una guerra di scelta, sostenendo che l'amministrazione non ha fatto i compiti necessari prima di entrare in conflitto e ora corre a rifornire i partner del Golfo aggirando il Congresso.

La differenza tra gli 8,64 miliardi annunciati pubblicamente e i 25 miliardi citati da Meeks ha spinto il New York Times a chiedere chiarimenti al Dipartimento di Stato, che ha confermato le ulteriori vendite di intercettori. Secondo la spiegazione fornita a Bloomberg da un portavoce, la discrepanza si deve a un cavillo regolamentare: l'amministrazione considera i contratti da 17 miliardi modifiche di approvazioni precedenti e non vendite nuove. La cifra completa sarà pubblicata sul Congressional Record alla ripresa dei lavori parlamentari.

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Mira Murati, ex-CTO di OpenAI, ha testimoniato sulle presunte menzogne di Sam Altman


Stesse menzogne che avrebbero creato tensioni interne nell'azienda.
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In breve:


Mira Murati, ex CTO di OpenAI, ha testimoniato nel processo tra Elon Musk e Sam Altman. Ha raccontato un episodio del 2023, quando OpenAI stava preparando il lancio di un nuovo modello: secondo Murati, Altman le disse che non serviva il controllo interno previsto per valutare eventuali rischi prima della pubblicazione. Lei dice di avere poi scoperto che quella versione non era vera. Murati ha aggiunto che Altman dava spesso versioni diverse a persone diverse, creando sfiducia dentro OpenAI, e portando nel novembre 2023 alla sua rimozione dalla board, per poi essere reintegrato.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Ex-OpenAI CTO Mira Murati Testifies About Sam Altman Allegedly Lying to Her
She just transformed a known anecdote into a deposition given under oath.
GizmodoMike Pearl

Riassunto completo:


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L'IPO di SpaceX conferirebbe un potere "inattaccabile" a Elon Musk


Si tratta di potere ma anche di immunità legale.
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In breve:


Secondo Reuters, SpaceX prepara l’IPO con una struttura che lascerebbe a Elon Musk il controllo della società anche dopo la quotazione. Musk possiede il 42,5% del capitale ma controlla già l’83,8% dei voti grazie ad azioni con voto rafforzato, e resterebbe sopra il 50% anche dopo la vendita di azioni al pubblico. Potrebbe nominare e sostituire il consiglio di amministrazione e controllare decisioni come fusioni e acquisizioni. SpaceX vuole anche imporre arbitrato obbligatorio: chi compra azioni rinuncerebbe al processo con giuria e alle class action contro società, dirigenti e banche coinvolte nell’IPO, concedendo a Musk un'immunità e un potere senza precedenti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Report: SpaceX IPO gives Musk unchecked power and forbids investor lawsuits
Anyone who buys into SpaceX IPO must waive right to sue the firm, report says.
Ars TechnicaJon Brodkin

Riassunto completo:


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Saranno i robot umanoidi a dominare la nuova ondata di export cinese


Dal 15% al 16,5% della manifattura mondiale entro il 2030.
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In breve:


Secondo una ricerca di Morgan Stanley, i robot umanoidi possono diventare la prossima grande area di export industriale della Cina, dopo auto elettriche e batterie. La banca stima che la quota cinese nella manifattura mondiale possa salire dal 15% al 16,5% entro il 2030. Il vantaggio nasce dalla filiera: la Cina sta costruendo componenti, materiali e produzione interna, mentre Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud dipendono spesso da fornitori cinesi. Le aziende cinesi lanciano prima i modelli sul mercato interno e li migliorano sul campo. I rischi principali per la Cina sono dazi, timori sulla sicurezza e troppi investimenti, che potrebbero abbassare i prezzi ma ridurre i margini dei produttori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Humanoid Robots to Power Next Leg of China’s Export Dominance
China’s early lead in humanoid robots will help power the next phase of its global manufacturing and export dominance, according to new research from Morgan Stanley.
BloombergMalcolm Scott

Riassunto completo:


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Molti teenager stanno aggirando i controlli sull'età con un baffo finto


Le verifiche dell'età digitali non sono ancora perfette.
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In breve:


Secondo un sondaggio di Internet Matters su mille minori nel Regno Unito, circa metà dei ragazzi considera facili da aggirare i controlli online sull’età. Molti hanno confermato di essersi disegnati baffi o peli del viso con una matita da trucco per risultare adulti al riconoscimento facciale. Le verifiche dell’età si stanno diffondendo in Regno Unito, Stati Uniti e sulle grandi piattaforme, spesso tramite documenti o analisi del volto. La tecnologia non è ancora sicura: in alcuni casi è stato possibile aggirarla usando volti digitali ad alta definizione in 3d.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Some kids are bypassing age-verification checks with a fake mustache | TechCrunch
A new survey found that kids find it easy to bypass age checks, despite a rise in age-verification laws around the world.
TechCrunchZack Whittaker

Riassunto completo:


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Anthropic e SpaceX annunciano un accordo sui data center e collaboreranno per quelli spaziali


Principalmente per far funzionare Claude Pro e Max.
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In breve:


Anthropic userà tutta la capacità di calcolo di Colossus 1, il data center di SpaceX a Memphis, ottenendo oltre 300 megawatt di infrastruttura per addestrare e far funzionare principalmente Claude Pro e Max. Anthropic e SpaceX hanno anche indicato l’interesse a sviluppare in futuro data center nello spazio, su scala di più gigawatt. L’accordo arriva dopo mesi di attacchi pubblici di Musk ad Anthropic e mentre xAI viene assorbita sotto il nuovo nome SpaceXAI. Il sito di Memphis resta contestato localmente per l’uso di turbine a gas naturale senza approvazione federale e l’impatto sull’aria.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic, SpaceX announce compute deal that includes space development
Anthropic has signed a deal with SpaceX, which owns rival xAI, to use all of the compute capacity at the company’s Colossus 1 data center in Memphis, Tennessee.
CNBCAshley Capoot

Riassunto completo:


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Toyota vede utile in calo del 20% tra dazi USA e instabilità mediorientale


Fatturato record oltre 50.000 mld di yen, ma le tariffe di Trump e la logistica frenano le prospettive del primo costruttore mondiale

Toyota Motor Corporation prevede un deciso ridimensionamento della redditività per l’esercizio fiscale in corso, indicando un calo del 20% dell’utile operativo a causa dell’impatto dei dazi statunitensi sulle importazioni di automobili e delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il primo costruttore automobilistico mondiale per volumi di vendita ha comunicato una stima di utile operativo pari a 3.000 miliardi di yen per l’anno fiscale che terminerà a marzo 2027, contro i 3.770 miliardi registrati nell’esercizio precedente.

Secondo quanto riferito da ANSA, le prospettive delineate dal gruppo giapponese risultano inferiori alle attese del mercato, che indicavano un risultato vicino ai 4.590 miliardi di yen. Toyota attribuisce il peggioramento dello scenario principalmente all’effetto delle tariffe introdotte dagli Stati Uniti sulle auto importate e al rallentamento delle attività commerciali in Medio Oriente, dove il conflitto in corso ha inciso sulla domanda e sulle spedizioni internazionali.

L’azienda ha spiegato che i dazi americani hanno avuto un impatto stimato di circa 1.400 miliardi di yen sull’utile operativo dell’ultimo esercizio. L’amministrazione del presidente Donald Trump aveva infatti aumentato nell’aprile dello scorso anno le tariffe sulle automobili giapponesi dal 2,5% al 27,5%, per poi ridurle successivamente al 15% nel mese di luglio, con applicazione formale a partire da settembre.

Sul fronte internazionale, Toyota segnala inoltre che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno provocato un rallentamento delle vendite nell’area e difficoltà logistiche legate alle interruzioni delle rotte commerciali registrate a partire da marzo. La combinazione tra costi doganali più elevati, instabilità geopolitica e rallentamento delle consegne sta contribuendo ad aumentare l’incertezza sull’andamento del settore automobilistico globale.

Nonostante il quadro più complesso, il gruppo ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 con risultati record sul fronte dei ricavi. Il fatturato ha raggiunto i 50.680 miliardi di yen, in crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente, rendendo Toyota la prima azienda giapponese a superare la soglia dei 50 mila miliardi di yen di ricavi annuali. Le vendite globali complessive, incluse quelle delle controllate Daihatsu Motor e , sono aumentate del 2,5% a 11,28 milioni di veicoli.

A sostenere parzialmente i risultati del gruppo continua a essere la gamma di veicoli ibridi, considerata uno dei principali punti di forza della casa automobilistica giapponese nella fase di transizione verso l’elettrificazione. La domanda nei mercati principali, in particolare in Giappone, ha contribuito a mantenere elevati i volumi di vendita nonostante il rallentamento registrato in altre aree strategiche.

Per l’esercizio fiscale in corso, Toyota prevede comunque una crescita contenuta dei ricavi, stimata allo 0,6% fino a 51.000 miliardi di yen. Le vendite globali dovrebbero invece diminuire dello 0,9%, attestandosi a circa 11,18 milioni di unità, in un contesto che il gruppo definisce caratterizzato da forte volatilità economica e commerciale a livello internazionale.

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Vance in Iowa, tra l'ombra della guerra in Iran e la corsa al 2028


La prima visita da vicepresidente nello Stato che apre le primarie repubblicane. Il conflitto è impopolare quanto il Vietnam negli anni Settanta e mette Vance in una posizione difficile.

Il vicepresidente JD Vance ha fatto la sua prima visita in Iowa dall'inizio del mandato, lo Stato che aprirà il processo di nomina presidenziale del 2028. Il viaggio è stato presentato ufficialmente come un sostegno al deputato repubblicano Zach Nunn, considerato vulnerabile in vista delle elezioni di metà mandato, ma è servito anche a Vance per coltivare i rapporti con figure influenti del partito a livello locale. Lo racconta il New York Times.

Sul palco, Vance ha raccontato di aver incontrato all'aeroporto di Des Moines due famiglie che hanno perso un figlio in guerra, una delle quali nel conflitto in Iran. I genitori gli avevano detto che proprio quel giorno sarebbe stato il compleanno del figlio caduto. Il vicepresidente, ex marine che ha servito in Iraq, ha poi descritto il pensiero che gli era venuto guardando suo figlio di sei anni: l'orgoglio di un eventuale futuro in divisa mescolato al terrore di vedersi recapitare la stessa notizia. Il riferimento alla guerra non è stato casuale. Vance era stato inizialmente scettico sull'intervento e oggi si trova in una posizione politicamente complicata, sospeso tra la lealtà al presidente Trump e l'impopolarità del conflitto.

I dati di un sondaggio del Washington Post, ABC News e Ipsos mostrano che la guerra in Iran è oggi impopolare quanto lo era il Vietnam negli anni Settanta o l'Iraq nel 2006. Solo il 19 per cento degli adulti intervistati ritiene che l'uso della forza militare abbia avuto successo finora. Tra i repubblicani la quota sale al 46 per cento, ma una percentuale identica risponde che è troppo presto per giudicare. Lo stesso sondaggio assegna a Vance un indice di gradimento del 35 per cento, contro un 48 per cento di giudizi negativi.

Nonostante questi numeri, Vance resta ampiamente in testa nei sondaggi sulla nomination repubblicana per il 2028, soprattutto grazie al suo ruolo di vice di Trump. Il suo entourage ritiene che la sua sorte politica sia legata in modo indissolubile a quella del presidente. Questo lo costringe però a difendere scelte su cui aveva mostrato dubbi, dopo essersi presentato in campagna elettorale come un avversario delle guerre senza fine all'estero. Trump stesso ha riconosciuto che il suo vice era stato meno entusiasta dell'idea di intervenire in Iran, ma una volta presa la decisione Vance si è schierato pubblicamente al fianco del presidente.

Dietro le quinte, in Iowa il vicepresidente ha avuto una serie di brevi incontri privati con personalità chiave del partito locale, tra cui il presidente storico del partito repubblicano statale Jeff Kaufmann, il leader evangelico Bob Vander Plaats e il conduttore radiofonico conservatore Steve Deace. Kaufmann, citato dal New York Times, ha detto che il buon senso suggerisce che Vance stia guardando alla presidenza e che il suo staff lo tiene aggiornato. Vander Plaats ha collegato esplicitamente le elezioni di metà mandato alla corsa del 2028: se i repubblicani manterranno Camera, Senato e parlamenti statali, ha detto, sarà un buon segno per Vance.

Il discorso del vicepresidente non è stato impeccabile. Senza gobbo elettronico ha perso il filo degli appunti, ammettendo a un certo punto di trovarsi sulla pagina sbagliata. In altri passaggi è entrato in temi locali, come la battaglia per miscelare l'etanolo nel carburante, una questione importante per i produttori agricoli dell'Iowa.

Il principale potenziale rivale di Vance è il segretario di Stato Marco Rubio, anche lui regolarmente citato come possibile candidato. Pubblicamente Rubio ha lasciato intendere che lascerebbe la precedenza al vicepresidente, dicendosi pronto a sostenerlo. Mercoledì però ha pubblicato sulla piattaforma X un video in stile campagna elettorale per celebrare il 250esimo compleanno degli Stati Uniti, accompagnato dalla colonna sonora composta da Hans Zimmer per il film su Superman Man of Steel.

Vance per ora ha evitato di allargare la sua macchina politica, preferendo concentrarsi sul ruolo di responsabile della raccolta fondi del Comitato Nazionale Repubblicano. È una posizione che gli permette di costruire rapporti con i grandi finanziatori del partito, potenziali sostenitori di una futura corsa alla Casa Bianca. Continua a fare affidamento sul ristretto gruppo di consiglieri che lo accompagna fin dalle prime fasi della sua carriera politica, iniziata appena quattro anni fa con la vittoria nelle primarie repubblicane in Ohio per il Senato. Uno dei suoi più stretti collaboratori, Luke Thompson, lavora come consulente per Zach Lahn, un imprenditore che si è autofinanziato la candidatura a governatore dell'Iowa. Almeno uno dei sondaggi commissionati dalla campagna di Lahn include domande sull'opinione degli elettori dell'Iowa nei confronti di Vance, secondo due persone informate citate dal New York Times.

Gli ultimi mesi non sono stati facili per il vicepresidente. Aveva fatto campagna in Ungheria per il primo ministro conservatore Viktor Orban pochi giorni prima della sua sconfitta. Era andato in Pakistan per dei colloqui di pace con l'Iran ed era tornato senza un accordo. Aveva difeso gli attacchi di Trump a Papa Leone XIV mentre stava per pubblicare un libro sul suo percorso spirituale verso il cattolicesimo.

Alcuni alleati di Vance hanno reso più complicata la sua posizione mettendo in luce le sue divergenze con Trump. L'ex conduttore di Fox News Tucker Carlson si è scusato pubblicamente per aver contribuito alla rielezione del presidente, ha elogiato Vance e ha accusato l'entourage di Rubio di tradimento. Intervistato dal programma del New York Times The Interview, Carlson ha detto che Vance si trova in una posizione difficile perché ha dichiarato ripetutamente che evitare interventi come quello in Iran era esattamente l'obiettivo dell'amministrazione, e ora invece l'intervento c'è stato.

Le elezioni di metà mandato sono ancora a sei mesi di distanza, ma il calendario per costruire una candidatura nel 2028 è già stretto. Trump annunciò la sua corsa del 2024 subito dopo le elezioni di metà mandato del 2022, con quasi due anni di anticipo. Il suo staff ritiene che il principale rivale di allora, il governatore della Florida Ron DeSantis, abbia commesso un errore grave aspettando la primavera del 2023. A differenza di altri membri del governo, Vance può candidarsi senza dover rinunciare al suo incarico attuale. Tra i potenziali sfidanti, il senatore del Texas Ted Cruz è stato in Iowa la settimana scorsa, partecipando a un raduno di cristiani conservatori nello stesso Stato in cui dieci anni fa vinse il caucus battendo Trump.

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Vannacci: “Aperti al dialogo col centrodestra, ma le mie linee rosse non sono negoziabili”


Il leader di Futuro Nazionale ribadisce autonomia politica e critica le strategie energetiche adottate dall’Unione Europea

Roberto Vannacci torna a delineare la propria posizione politica e i possibili scenari in vista delle prossime competizioni elettorali, rivendicando autonomia politica ma lasciando aperto il confronto con l’area del centrodestra. L’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, intervenuto durante la trasmissione radiofonica “Battitori Liberi” su Radio Cusano, ha sottolineato come negli ultimi giorni vi siano stati segnali di apertura da parte della coalizione di governo, pur ribadendo l’esistenza di “linee rosse” che non intende oltrepassare.

Secondo quanto riportato dall'Ansa, il leader di Futuro Nazionale ha spiegato di non escludere una corsa elettorale indipendente, pur riconoscendo le possibili conseguenze sul piano degli equilibri politici. “Non ho problemi ad andare indipendentemente alle elezioni, cosa che non vorrei perché toglierei parte dei voti alla destra, rischiando di far vincere la sinistra”, ha dichiarato. Il generale ed europarlamentare ha aggiunto di voler continuare a mantenere un ruolo di interlocuzione con il centrodestra, precisando tuttavia di non essere disposto a modificare le proprie posizioni per favorire eventuali alleanze politiche.

Nel corso dell’intervento, Vannacci ha inoltre affrontato il tema energetico e le strategie europee in materia di approvvigionamento. Il leader di Futuro Nazionale ha espresso apprezzamento per la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Azerbaigian, definendo il Paese caucasico uno dei principali fornitori energetici dell’Italia. Contestualmente ha criticato alcune posizioni assunte a livello europeo, sostenendo che determinate scelte politiche e ambientali abbiano inciso negativamente sulla competitività economica del continente.

Secondo Vannacci, l’aumento dei costi energetici rappresenta una delle principali criticità per il sistema produttivo europeo. L’europarlamentare ha indicato tra le priorità la necessità di ridurre il prezzo dell’energia attraverso un ampliamento delle importazioni di gas e petrolio, compresi quelli provenienti dalla Russia, e una revisione delle politiche ambientali europee. Tra le proposte avanzate figurano l’uscita dal Green Deal europeo e dal sistema ETS, la revisione degli incentivi alle energie rinnovabili, oltre a un maggiore investimento nell’idroelettrico, nelle biomasse legnose e nei biocarburanti.

Vannacci ha inoltre richiamato una precedente votazione al Parlamento europeo relativa agli investimenti nel settore idroelettrico, sostenendo che alcune forze politiche abbiano ostacolato il rilancio di questa fonte energetica. Nel suo intervento ha ribadito la necessità di adottare un approccio “pragmatico e costruttivo” volto, a suo dire, a sostenere la crescita economica e la competitività industriale italiana ed europea.

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Papa Leone XIV accusa Trump di mentire sulla posizione del Vaticano sul nucleare iraniano


Il Pontefice ha risposto alle false dichiarazioni del presidente americano che lo accusava di approvare armi atomiche per l'Iran. "Chi vuole criticarmi lo faccia con la verità", ricordando la posizione storica della Chiesa contro tutte le armi nucleari.

Papa Leone XIV ha accusato pubblicamente il presidente Donald Trump di non aver detto la verità, rispondendo così alle ripetute false dichiarazioni del presidente americano che lo aveva accusato di approvare il possesso di armi nucleari da parte dell'Iran. "Se qualcuno vuole criticarmi per aver proclamato il Vangelo, lo faccia con la verità", ha detto senza mezzi termini il Papa il 5 maggio, in un riferimento inequivocabile alle precedenti affermazioni di Trump.

Secondo una analisi di Steven Greydanus ultime settimane Trump ha falsamente sostenuto almeno in 4 separati casi che Papa Leone XIV avrebbe dichiarato che l'Iran poteva avere armi nucleari. "Il Papa ha fatto una dichiarazione. Dice che l'Iran può avere un'arma nucleare", aveva affermato per la prima volta il presidente il 16 aprile parlando con un giornalista. La frase era stata subito smentita da fonti cattoliche e dai principali media americani, che avevano verificato l'assenza di qualsiasi dichiarazione simile da parte del Pontefice.

La risposta del Pontefice


Il 5 maggio Trump ha rilanciato la sua accusa: "Il Papa preferirebbe parlare del fatto che va bene che l'Iran abbia un'arma nucleare. Non penso sia una buona cosa. Credo che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, ma immagino che, se dipende dal Papa, va bene. Pensa che sia perfettamente accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare".

In un primo momento il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, aveva minimizzato la possibilità di una risposta diretta, spiegando che "il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace". Più tardi, però, Leone XIV ha deciso di intervenire. Parlando brevemente con i giornalisti, ha richiamato la posizione storica della Chiesa contro tutte le armi nucleari:

"Ho detto la mia sin da quando sono stato eletto, e ora siamo vicini al primo anniversario. Ho detto 'La pace sia con voi'. La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per aver proclamato il Vangelo, lo faccia con la verità. Da anni la Chiesa si esprime contro tutte le armi nucleari, quindi non c'è dubbio su questo punto. Spero semplicemente di essere ascoltato per il bene della Parola di Dio".


Una frattura sempre più evidente


La risposta del Papa segna un'escalation rispetto alle settimane precedenti, quando i media parlavano spesso di una "faida" in corso tra il Pontefice e il presidente, ma il Vaticano aveva cercato di tenere basso il tono della polemica. Trump aveva infatti già attaccato Leone XIV su Truth Social, accusandolo di essere "DEBOLE sulla criminalità", "terribile per la politica estera" e di voler "compiacere la sinistra radicale".

Fino a quel momento, però, il Papa si era limitato a condannare genericamente la guerra in generale e quella in Iran in particolare, senza replicare direttamente agli attacchi personali da parre del presidente. Non ha citato Trump per nome nemmeno questa ultima volta, ma con la sua frase ha denunciato direttamente la falsità delle accuse rivoltegli dal presidente degli Stati Uniti.

Secondo Steven Greydanus, questa vicenda rende sempre più netta la scelta davanti ai cattolici americani. Papa Leone, forte del suo inglese fluente e della sua conoscenza diretta della realtà statunitense, vuole dimostrare che il cattolicesimo americano non coincide con il sostegno a Trump. Per Greydanus, gli attacchi del presidente al Pontefice finiscono così per danneggiare più Trump e i suoi sostenitori più fedeli che chiunque altro. Allo stesso tempo, però, possono offrire conforto a molti cattolici che si sentono isolati, soprattutto nelle aree più conservatrici, dove l’appoggio a Trump viene spesso percepito quasi come una prova di appartenenza alla “vera” Chiesa.

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Napoli, blitz anti-camorra: arrestato il figlio di Rita De Crescenzo


Tentato omicidio e armi: sette arresti della Mobile. L'indagine DDA muove dallo scontro tra bande rivali e dal ferimento del giovane
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Secondo quanto riportato dall'Ansa, figura anche il figlio della tiktoker napoletana tra le sette persone arrestate dalla Squadra Mobile di Napoli nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea su un episodio di violenza armata avvenuto nel capoluogo campano.

Ai destinatari del provvedimento vengono contestati, a vario titolo, i reati di tentato omicidio, porto e detenzione di armi da fuoco aggravati e in concorso. Tra gli indagati figurano anche alcuni giovani che, all’epoca dei fatti, erano minorenni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il figlio della nota influencer social avrebbe preso parte, insieme ad altri ragazzi armati, a un conflitto a fuoco scaturito durante un inseguimento tra gruppi rivali avvenuto il 26 giugno 2025. L’episodio si sarebbe sviluppato in un contesto di tensioni legate al controllo del territorio, elemento sul quale si stanno concentrando gli accertamenti della polizia giudiziaria.

La notizia dell’arresto è stata anticipata dalla stessa Rita De Crescenzo attraverso un video pubblicato sui propri canali social, nel quale la donna ha fatto riferimento all’intervento delle forze dell’ordine e alla posizione del figlio.


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L’inchiesta trae origine da una serie di episodi violenti verificatisi negli ultimi mesi. Tra questi anche l’accoltellamento del figlio della tiktoker, avvenuto il 16 febbraio 2026. Per gli inquirenti, i due episodi sarebbero collegati alla contrapposizione tra gruppi giovanili intenzionati ad affermare la propria egemonia criminale sul territorio cittadino.

L’operazione è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Napoli con il supporto dei Commissariati San Ferdinando, Montecalvario e Dante, del Reparto Prevenzione Crimine Campania, delle unità cinofile antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, oltre all’impiego di un drone e di un’unità eliportata.

Nel corso delle perquisizioni gli agenti hanno inoltre sequestrato circa un chilogrammo di marijuana, in parte già suddivisa in dosi pronte per lo spaccio, oltre a materiale per il confezionamento. La sostanza stupefacente sarebbe stata rinvenuta nella disponibilità di uno degli indagati che, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbe tentato di disfarsene all’arrivo della polizia.

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Dyson ha ridisegnato il phon da viaggio: ecco Supersonic Travel, più piccolo ma potentissimo


Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
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Dyson ha presentato il nuovo Supersonic Travel, un asciugacapelli progettato per rispondere alle esigenze di mobilità senza sacrificare prestazioni e protezione del capello. Particolarmente adatto all'utilizzo fuori casa e durante i nostri spostamenti, il device integra un sistema di adattamento automatico del voltaggio che lo rende compatibile con le diverse reti elettriche globali. All'interno, il Supersonic Travel combina motore digitale ad alta velocità e flusso d’aria ottimizzato per garantire un’asciugatura rapida e uno styling preciso, mantenendo gli standard tecnologici tipici della gamma Dyson anche in formato compatto.
Il Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a manoIl Supersonic Travel è perfetto da inserire in un borsone o nel bagaglio a mano
Più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale, e con un peso inferiore a quello di una bibita in lattina, la nuova tecnologia è perfetta da inserire in un borsone onel bagaglio a mano.
Dyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic NuralDyson Supersonic Travel è compatibile con gli accessori Dyson Supersonic e Dyson Supersonic Nural
Il nuovo Dyson Supersonic Travel integra anche la tecnologia di controllo intelligente del calore, che misura la temperatura del flusso d’aria 100 volte al secondo, prevenendo i danni causati dal calore estremo. Il flusso d’aria, progettato con precisione, consente un’asciugatura rapida e uniforme, per capelli sanie luminosi.
Dyson Supersonic Travel è più piccolo del 32% e più leggero del 25% rispetto all'asciugacapelli Dyson Supersonic originale

Perfetto compagno di viaggio per capelli sani


In una stanza d’hotel, in una lounge aeroportuale o durante trasferte internazionali, Dyson Supersonic Travel si inserisce in un ecosistema di soluzioni pensate per garantire continuità nello styling anche fuori casa. Tra queste, anche formulazioni leave-in sviluppate dal brand, come il balsamo spray senza risciacquo Omega, progettato per supportare la protezione del capello in condizioni ambientali variabili. La composizione, basata su una miscela di oli ricchi di Omega, contribuisce a migliorare la gestione del crespo e a limitare l’impatto dell’umidità, elementi critici soprattutto in viaggio. Nel complesso, l’integrazione tra dispositivo e prodotti complementari riflette l’approccio di Dyson verso un sistema più ampio di cura dei capelli, orientato a prestazioni costanti indipendentemente dal contesto di utilizzo.

DJI Power 1000 Mini: la power station compatta che rivoluziona tutto
DJI Power 1000 Mini debutta come una delle power station portatili più compatte e interessanti del momento. Pensata per chi cerca energia affidabile in mobilità, combina dimensioni ridotte, buone prestazioni e versatilità d’uso
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I dieci anni Dyson Supersonic


Con l'asciugacapelli Dyson Supersonic, presentato nel 2016, Dyson ha segnato un cambio radicale rispetto al design tradizionale degli asciugacapelli: il motore ad alta velocità è stato posizionato nel manico per un migliore bilanciamento, mentre il flusso d'aria è stato progettato per garantire un'asciugatura rapida senza ricorrere calore estremo. Supportato da ricerche scientifiche sui capelli, Dyson ha poi definito un nuovo standard con un approccio sempre più orientato alla protezione e alla salute del capello, presentando l'asciugacapelli Dyson Supersonic Nural, che dotato di funzione Scalp Protect Mode, regola automaticamente la temperatura dell’aria per proteggere il cuoio capelluto. In quest’ottica di protezione della cute, particolarmente sensibile a cambiamenti di temperatura e umidità, specie durante i viaggi, ora si aggiunge alla gamma anche Dyson Supersonic Travel in un formato più piccolo e leggero.

Pulizia domestica: boom ricerche in Italia per aspirapolvere e lavapavimenti
La pulizia domestica conquista sempre più italiani: oltre 400mila ricerche online per aspirapolvere, lavapavimenti e scope elettriche confermano il boom della casa smart
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Disponibilità


L’asciugacapelli Dyson Supersonic Travelè disponibile con l’accessorio Concentratore per lo styling, al prezzo di 299 euro.


DJI sorprende tutti con Power 1000 Mini: la power station compatta che cambia le regole


DJI ha lanciato sul mercato globale la Power 1000 Mini. Con dimensioni pari alla metà della DJI Power 1000, questa è la stazione di alimentazione da 1 kWh più portatile dell’azienda fino a oggi, frutto di oltre 15 anni di ricerca e sviluppo dedicati all’innovazione delle batterie. Progettata per il campeggio, i viaggi su strada e la creazione di contenuti, DJI Power 1000 Mini è ottimizzata per un'alimentazione ad alta efficienza e può essere ricaricata fino all’80% in soli 58 minuti (dati DJI). Essa include, inoltre, cavi e caricabatterie integrati per una ricarica e una gestione senza sforzo, tra cui un cavo USB-C retrattile da 100W, un caricatore per auto da 400W e un modulo MPPT.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Dimensioni compatte, potenza ad alta efficienza


La DJI Power 1000 Mini ha una capacità della batteria di 1008 Wh ed è ottimizzata per un basso consumo energetico. Caratterizzata da una struttura più squadrata, grazie al suo design compatto misura 314 × 212 × 216 mm e pesa 11,5 kg. Con una potenza massima di 1000 W, essa può alimentare alcuni apparecchi da 1200 W tramite due porte USB-A, due prese CA o una porta SDC.
Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solariIl DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica: da rete elettrica, auto e pannelli solari

DJI Power 1000 Mini

Autonomia e scenari d’uso

Campeggio e viaggi
Smartphone: 54 ricariche
Macchina caffè: 55 min
Proiettore: 7 ore
Frigo auto: 18 ore
Ventilatore: 7 ore

Creazione contenuti
Fotocamera: 53 ricariche
Laptop: 9 ricariche
Drone: 8 ricariche
Luci foto: 1,2 ore
Cassa Bluetooth: 50 ricariche

Ricarica desktop
PC gaming: 2 ore
Monitor: 5 ore
NAS: 7 ore
Console portatile: 50 ricariche
Lampada: 40 ore

Uso domestico
Router Wi-Fi: 30 ore
Frigorifero: 7 ore
Tostapane: 1 ora
Spremiagrumi: 3 ore
Microonde: 1 ora

Opzioni di ricarica


Il DJI Power 1000 Mini supporta diverse modalità di ricarica — da rete elettrica, auto e pannelli solari — offrendo grande flessibilità d’uso. In modalità rapida, può raggiungere l’80% in circa 58 minuti e il 100% in 75 minuti, mentre tramite il caricatore per auto da 400 W è possibile completare una ricarica da 1 kWh in circa 160 minuti anche durante la guida.
DJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggioDJI Power 1000 Mini: utilizzo in campeggio
Il modulo MPPT integrato consente inoltre il collegamento diretto ai pannelli solari senza adattatori, mentre il cavo USB-C retrattile da 100 W facilita la ricarica di dispositivi elettronici in modo pratico. Sul fronte dell’affidabilità, la power station integra una modalità UPS automatica che, in caso di blackout, attiva l’alimentazione in appena 0,01 secondi, garantendo continuità operativa; a completare il tutto, è presente anche un sistema di illuminazione LED regolabile utile nelle situazioni di emergenza.
utilizzo in modalità Desktop

Design e alimentazione per l'acosistema DJI


DJI Power 1000 Mini integra un sistema di sicurezza avanzato pensato per garantire affidabilità in qualsiasi contesto, dal campeggio in ambienti difficili fino all’uso ad alta quota. Le celle LFP assicurano lunga durata (fino all’80% della capacità dopo 4000 cicli) e hanno superato test di resistenza come la perforazione con chiodo, mentre un sistema monitora costantemente temperatura e prestazioni tramite 10 sensori e app dedicata. La struttura utilizza materiali ignifughi, resiste a pressioni fino a una tonnellata e funziona anche in condizioni ambientali complesse, grazie a un sistema di protezione dell’inverter contro pioggia, condensa e salsedine. Sul fronte dell’ecosistema, la presenza di porte SDC consente un’integrazione diretta con accessori DJI, supportando ricarica solare, pass-through e ricarica rapida per batterie di droni (come DJI Air 3, dal 10% al 95% in circa 30 minuti), mentre tramite app DJI Home è possibile gestire e monitorare il dispositivo da remoto in tempo reale.

EU Common Charger: laptop USB-C dal 2026
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Prezzo e disponibilità


DJI Power 1000 Mini è disponibile al prezzo di 579 euro.


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Stati Uniti e Iran tornano a scontrarsi a Hormuz. Trump avverte Teheran: "Firmate l'accordo o sarà peggio"


Teheran ha lanciato missili e droni contro tre cacciatorpediniere americani in transito, gli Stati Uniti hanno risposto colpendo i porti iraniani di Bandar Abbas, Qeshm e Bandar Kargan. Washington parla di risposta limitata, Teheran denuncia una violazione del cessate il fuoco.

Stati Uniti e Iran si sono attaccati ieri a vicenda nello Stretto di Hormuz, la stretta via d'acqua che collega il Golfo Persico al Mar Arabico. Teheran ha lanciato missili e droni contro 3 cacciatorpediniere americani in transito, Washington ha risposto bombardando obiettivi militari sulla costa iraniana della provincia di Hormozgan.

Un funzionario americano ha detto ad Axios che lo scontro non rappresenta una ripresa della guerra. Anche il presidente americano Donald Trump ha minimizzato la risposta di Washington, definendola "solo un colpetto d'amore" in un'intervista ad ABC News; su Truth Social, invece, ha bollato i leader iraniani come "pazzi". L'esercito iraniano ha però risposto definendo l'attacco statunitense come una violazione del cessate il fuoco e minacciato ritorsioni.

Tensione Usa-Iran · 7 maggio 2026

Nuovi scontri nello Stretto di Hormuz:
la geografia di una notte di fuoco


3 cacciatorpediniere americani in transito attaccati con missili e droni dall'Iran. La risposta del CENTCOM colpisce porti militari sulla costa dell'Hormozgan. Trump minimizza, Teheran minaccia ritorsioni.

FocusAmerica Fonti: Axios, Fox News, CNN, NBC News, ABC News

Cacciatorpediniere Usa
3
In transito attaccati con missili e droni iraniani

Bersagli colpiti
3
Porti militari e centri di comando iraniani sulla costa dell'Hormozgan

Definizione di Trump
«Tocco
d'amore»
In intervista ad ABC News, mentre su Truth Social bolla i leader iraniani come "pazzi"

Esplora la cronaca
1Mappa 2Cronologia 3Le forze 4Le voci

La geografia degli scontri

Lo Stretto di Hormuz e la costa dell'Hormozgan


Le navi Usa procedevano dal Golfo Persico verso il Golfo dell'Oman quando sono state attaccate. La risposta americana ha colpito 3 siti militari sulla costa iraniana. Teheran parla anche del bombardamento di due aree civili, non confermato da Washington.

IRAN Provincia di Hormozgan EMIRATI ARABI UNITI OMAN PAKISTAN Golfo Persico Golfo dell'Oman STRETTO DI HORMUZ 1 Bandar Abbas 2 Isola di Qeshm 3 Bandar Kargan, Minab 4 B. Khamir 5 Sirik USS Mason USS Rafael Peralta USS Truxtun

Bersagli colpiti dagli Stati Uniti
Cacciatorpediniere Usa attaccati
Aree civili colpite (rivendicazione iraniana)

1

Bandar Abbas
Epicentro delle operazioni navali iraniane nello Stretto. Il porto militare che ospita la flotta della Marina pasdaran.

2

Porto sull'isola di Qeshm
Base navale e di intelligence sulla più grande isola del Golfo Persico, posizione strategica per il controllo dello Stretto di Hormuz.

3

Bandar Kargan, Minab
Posto di controllo navale a est di Bandar Abbas, da cui Teheran coordina la sorveglianza delle rotte nello Stretto.

4

Bandar Khamir — rivendicazione iraniana
Area civile costiera che secondo Teheran sarebbe stata colpita dai raid americani. Washington non conferma.

5

Sirik — rivendicazione iraniana
Seconda località civile che l'esercito iraniano sostiene sia stata raggiunta dai bombardamenti, anch'essa nell'Hormozgan.

Le 24 ore

Cosa è successo, ora per ora


Lo scontro arriva mentre Stati Uniti e Iran starebbero negoziando un memorandum per chiudere una volta e per tutte le ostilità. Tocca un evento per i dettagli.

Lunedì
Teheran apre il fuoco contro la scorta navale americana

L'Iran reagisce all'operazione di scorta della Marina Usa colpendo navi militari, mercantili e obiettivi negli Emirati Arabi Uniti. Trump sospende l'operazione e allenta il blocco navale.

Martedì
Trump alleggerisce il blocco navale per i mercantili

Il presidente facilita il transito delle navi commerciali iraniane senza revocare formalmente il blocco navale, mentre Washington e Teheran negoziano un memorandum di una pagina per chiudere le ostilità.

7 Mag · Sera
Missili e droni iraniani contro 3 cacciatorpediniere Usa

Le navi USS Truxtun, USS Rafael Peralta e USS Mason in transito dal Golfo Persico verso il Golfo dell'Oman vengono attaccate. Secondo Washington i missili e i droni sono stati intercettati senza causare danni alle navi.

7 Mag · Notte
Risposta del CENTCOM: 3 porti militari iraniani colpiti

Il Comando Centrale Usa ha colpito basi di lancio, centri di comando e strutture di intelligence iraniane a Bandar Abbas, sull'isola di Qeshm e a Bandar Kargan. Trump rivendica anche l'affondamento di numerose piccole imbarcazioni iraniane.

8 Mag
Trump minimizza, l'Iran minaccia ritorsioni

Il presidente parla di "tocco d'amore" ad ABC News e bolla i leader iraniani come "pazzi" su Truth Social. L'esercito iraniano accusa gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco e promette ritorsioni.

Il dispositivo americano

I 3 cacciatorpediniere sotto attacco


Tutte unità della classe Arleigh Burke, dotate del sistema di combattimento Aegis. Procedevano in formazione dal Golfo Persico verso il Golfo dell'Oman quando sono diventate il bersaglio di missili e droni iraniani.

USS Truxtun (DDG-103)
Cacciatorpediniere classe Arleigh Burke

USS Rafael Peralta (DDG-115)
Cacciatorpediniere classe Arleigh Burke

USS Mason (DDG-87)
Cacciatorpediniere classe Arleigh Burke

3
Bersagli iraniani colpiti dal CENTCOM

Ignote
Le perdite sul territorio iraniano

0
Danni dichiarati alle navi americane

«Numerose»
Piccole imbarcazioni iraniane affondate, secondo Trump

Le voci del giorno dopo

Toni opposti su Washington e Teheran


Trump oscilla tra minimizzazione e minaccia. L'Iran promette risposta, il CENTCOM si dichiara "pronto" ma non in cerca di escalation.


Donald Trump · Stati Uniti

Proprio come li abbiamo eliminati di nuovo oggi, li elimineremo in modo molto più duro e molto più violento in futuro, se non firmeranno rapidamente un accordo.
Su Truth Social, dopo gli scontri


Comando militare iraniano

L'Iran risponderà con forza e senza la minima esitazione a qualsiasi attacco.
Replica all'avvertimento di Trump


CENTCOM · Forze Armate Usa

Non cerchiamo un'escalation, ma restiamo posizionati e pronti a proteggere le forze americane.
Comunicato ufficiale del Comando Centrale

Fonti Axios, Fox News, CNN, NBC News, ABC News, Truth Social. Cartografia: Natural Earth (10m). Le perdite sul territorio iraniano restano sconosciute. La rivendicazione iraniana sulle aree civili colpite non è confermata da Washington.

I bersagli dei raid americani


Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi, il CENTCOM, ha colpito basi di lancio, centri di comando e strutture dell'intelligence iraniana in risposta agli attacchi definiti "non provocati" contro i cacciatorpediniere USS Truxtun, USS Rafael Peralta e USS Mason, in transito dal Golfo Persico verso il Golfo dell'Oman. Secondo Washington, missili e droni iraniani sono stati intercettati senza causare danni alle navi americane.

Alti funzionari americani citati da Fox News, CNN e NBC News hanno indicato tra i bersagli degli attacchi il porto di Bandar Abbas, epicentro delle operazioni navali iraniane nello Stretto, il porto sull'isola di Qeshm e il posto di controllo navale di Bandar Kargan, a Minab. L'esercito iraniano sostiene invece che siano state colpite anche aree civili lungo le coste di Bandar Khamir e Sirik. Le perdite sul territorio iraniano restano sconosciute. Trump ha rivendicato anche l'affondamento di "numerose piccole imbarcazioni" iraniane.

Le accuse iraniane e l'avvertimento di Trump


L'esercito iraniano sostiene che gli Stati Uniti avessero preso di mira una petroliera e un'altra nave in ingresso nello Stretto, e ha rivendicato la rappresaglia contro unità militari americane a est di Hormuz e a sud del porto di Chabahar, sulla costa del Sistan-Baluchistan. Washington sta applicando da settimane un blocco navale contro le imbarcazioni iraniane, che martedì Trump aveva alleggerito per facilitare il passaggio dei mercantili, senza però revocarlo.

Lunedì Teheran aveva già reagito all'operazione di scorta della Marina americana, poi sospesa, aprendo il fuoco contro navi militari statunitensi, mercantili e obiettivi negli Emirati Arabi Uniti. Il passo indietro di Trump è arrivato mentre Stati Uniti e Iran stanno negoziando un memorandum di una pagina per chiudere le ostilità e preparare il terreno a un accordo più ampio.

A seguito degli scontri di ieri sera, Trump ha rivolto un nuovo avvertimento diretto a Teheran su Truth Social: "Proprio come li abbiamo eliminati di nuovo oggi, li elimineremo in modo molto più duro e molto più violento in futuro, se non firmeranno rapidamente un accordo". Il comando militare iraniano ha replicato alle minacce con la stessa fermezza: "L'Iran risponderà con forza e senza la minima esitazione a qualsiasi attacco". Il CENTCOM, da parte sua, ha precisato di non cercare un'escalation, ma di restare "posizionato e pronto a proteggere le forze americane".

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DJI Osmo Mobile 8P: il nuovo stabilizzatore per smartphone punta su tracking, controllo remoto e video più professionali


DJI Osmo Mobile 8P è il nuovo stabilizzatore per smartphone pensato per creator, videomaker e utenti che vogliono ottenere riprese più fluide e curate senza dover ricorrere a una videocamera professionale. Il nuovo modello porta con sé una serie di funzioni avanzate dedicate al tracciamento dei soggetti, al controllo dell’inquadratura e alla gestione creativa dei movimenti, con l’obiettivo di rendere più semplice la realizzazione di contenuti dinamici per social, vlog, eventi e dirette streaming.

Il cuore del nuovo stabilizzatore DJI per smartphone è rappresentato da un sistema di stabilizzazione a tre assi evoluto, affiancato da tecnologie come Osmo FrameTap, ActiveTrack 8.0 e il supporto ad Apple DockKit per gli utenti iPhone. Il risultato è un dispositivo che non si limita a ridurre vibrazioni e movimenti indesiderati, ma aiuta anche a mantenere il soggetto sempre al centro dell’inquadratura, anche quando la scena diventa più complessa.

Osmo FrameTap: il telecomando che rende le riprese più libere


Una delle novità più interessanti di DJI Osmo Mobile 8P è Osmo FrameTap, un telecomando sganciabile pensato per controllare le riprese a distanza con maggiore precisione. Questa soluzione permette di sfruttare la fotocamera posteriore dello smartphone anche per selfie e contenuti frontali di qualità superiore, superando uno dei limiti più comuni dei video realizzati con il telefono.

Il telecomando integra uno schermo capace di replicare l’inquadratura dello smartphone o del modulo multifunzione 2, offrendo così un controllo più immediato sulla scena. Il joystick integrato consente di gestire i movimenti del gimbal e lo zoom, mentre il design magnetico permette di agganciare e rimuovere rapidamente il telecomando dall’impugnatura.

Questa funzione è particolarmente utile per chi crea contenuti da solo, perché permette di posizionare lo smartphone a distanza e controllare l’inquadratura senza dover continuamente tornare verso il dispositivo. È una soluzione pratica per vlog, contenuti lifestyle, riprese in esterna, video prodotto e scene in cui serve più libertà di movimento.

ActiveTrack 8.0 migliora il tracciamento dei soggetti


Con ActiveTrack 8.0, DJI punta a rendere il tracking ancora più rapido, fluido e affidabile. Il sistema è progettato per mantenere il soggetto al centro dell’inquadratura anche in ambienti affollati, durante movimenti improvvisi o in situazioni in cui ci sono ostacoli e cambi di direzione.

Attraverso l’app DJI Mimo, lo stabilizzatore può seguire persone, animali domestici e, in combinazione con il modulo multifunzione 2, anche oggetti come automobili o punti di riferimento. Questo rende Osmo Mobile 8P più versatile rispetto a un semplice gimbal tradizionale, perché permette di gestire riprese complesse con meno interventi manuali.

La funzione risulta interessante soprattutto per chi registra eventi sportivi, concerti, contenuti dinamici o video in movimento. In questi contesti, mantenere il soggetto stabile e ben inquadrato è spesso la parte più difficile, soprattutto quando si lavora con uno smartphone tenuto a mano.

Supporto Apple DockKit per gli utenti iPhone


Un altro elemento importante è il supporto ad Apple DockKit, che permette ai possessori di iPhone di sfruttare il tracciamento nativo collegando direttamente il dispositivo a DJI Osmo Mobile 8P. In questo modo, l’esperienza di tracking può risultare ancora più integrata nell’ecosistema Apple, con una gestione più naturale delle riprese e dell’inquadratura.

Per chi utilizza iPhone come strumento principale per creare contenuti, questa compatibilità rappresenta un valore aggiunto concreto, soprattutto per video social, lezioni online, streaming, tutorial e riprese in cui il soggetto deve restare sempre visibile senza dover regolare continuamente il telefono.

Stabilizzazione a tre assi e design più completo


DJI Osmo Mobile 8P utilizza l’ottava generazione della tecnologia di stabilizzazione DJI a tre assi. Questo sistema ha il compito di compensare vibrazioni, movimenti della mano e cambi di direzione, restituendo filmati più fluidi e piacevoli da guardare.

Il peso è di circa 386 grammi, quindi resta in una fascia ancora gestibile per l’uso quotidiano e per le riprese in mobilità. DJI ha integrato anche un treppiede con base più ampia, pensato per migliorare la stabilità quando si registra da una postazione fissa. Il manico telescopico estensibile fino a 215 mm consente invece di ottenere inquadrature più ampie, selfie di gruppo e prospettive più creative senza dover usare accessori aggiuntivi.

La presenza della porta USB-C permette inoltre di ricaricare lo smartphone direttamente dallo stabilizzatore. È una funzione molto utile durante sessioni outdoor, viaggi, eventi o dirette streaming prolungate, dove l’autonomia del telefono può diventare un limite. La batteria di Osmo Mobile 8P arriva fino a 10 ore, un valore pensato per coprire anche giornate di ripresa più intense.

Modalità creative per video dal look più cinematografico


L’app DJI Mimo mette a disposizione diverse modalità creative per dare ai video un aspetto più curato. DynamicZoom permette di creare effetti di allungamento e compressione prospettica, ideali per contenuti più scenografici. Slow Shutter è pensata per catturare scie luminose ed effetti di movimento nelle scene notturne o in condizioni di scarsa illuminazione.

La modalità Action Shot aiuta invece a mantenere il soggetto stabile e centrato durante movimenti rapidi, risultando utile per sportivi, ballerini e contenuti dinamici. Non manca la registrazione in formato widescreen 2,35:1, che consente di ottenere direttamente un taglio cinematografico senza dover ritagliare il video in post-produzione.

A queste funzioni si aggiunge 360° Infinite Spin, che permette panoramiche continue grazie alla rotazione orizzontale illimitata. In combinazione con il tracking intelligente, questa modalità consente di realizzare movimenti di camera più fluidi e scenografici, anche con un semplice smartphone.

Riprese dal basso e angoli più flessibili


Il nuovo stabilizzatore DJI facilita anche le riprese da angolazioni più particolari. Inclinando in avanti l’asse di panoramica, è possibile catturare inquadrature dal basso con maggiore semplicità, ad esempio all’altezza degli occhi di un bambino, di un animale domestico o di un soggetto in movimento.

Questo tipo di flessibilità rende Osmo Mobile 8P adatto non solo ai contenuti social più classici, ma anche a riprese più creative e narrative. La possibilità di cambiare prospettiva in modo rapido può fare la differenza quando si vuole dare più ritmo a un video o raccontare una scena in modo meno statico.

DJI Osmo Mobile 8P: prezzo e disponibilità in Italia


DJI Osmo Mobile 8P è disponibile su dji-store.it, nei DJI Store di Milano e Roma e presso i principali rivenditori autorizzati.

La versione Osmo Mobile 8P Standard Combo ha un prezzo suggerito al pubblico di 159 euro e include lo stabilizzatore, il morsetto magnetico per smartphone 5 DJI OM, Osmo FrameTap, due cavi USB-C e la custodia.

La versione Osmo Mobile 8P Advanced Tracking Combo costa 189 euro e aggiunge alla dotazione standard il modulo multifunzione 2 per DJI OM, pensato per ampliare le capacità di tracking e controllo.

La configurazione più completa è Osmo Mobile 8P Creator Combo, proposta a 219 euro. Questa versione include anche accessori della serie DJI Mic, tra cui ricevitore mobile, trasmettitore DJI Mic Mini 2, paravento, clip magnetica, coperture anteriori magnetiche, magnete per DJI Mic 3, cavo di ricarica magnetico e custodia compatta per il trasporto.

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HUAWEI WATCH FIT 5 Series arriva in Italia: stile, benessere e fitness al polso


Il nuovo HUAWEI WATCH FIT 5 Series arriva ufficialmente in Italia e punta a confermare una direzione ormai molto chiara per il mercato degli smartwatch: non basta più contare i passi o ricevere notifiche, serve un dispositivo capace di accompagnare davvero la giornata, tra benessere, allenamento, pagamenti digitali e attenzione allo stile.

Con questa nuova generazione, Huawei propone una serie pensata per chi cerca uno smartwatch leggero, colorato e versatile, ma anche abbastanza completo da seguire attività sportive, routine quotidiane e parametri legati alla salute. Il tutto con una batteria dichiarata fino a 10 giorni, il supporto ai pagamenti contactless con Curve Pay e nuove funzioni come i Mini-Workout interattivi.

Design colorato e display ultra luminoso


Il primo elemento che caratterizza HUAWEI WATCH FIT 5 Series è il design. La linea mantiene il formato rettangolare tipico della famiglia WATCH FIT, ma lo arricchisce con colori più vivaci e materiali più curati. HUAWEI WATCH FIT 5 è disponibile nelle varianti grigio-verde, viola, verde, bianco e nero, mentre HUAWEI WATCH FIT 5 Pro punta su tre colorazioni più decise: arancione, bianco e nero.

La versione Pro introduce anche un design “oil-filling”, pensato per mantenere i colori più intensi e brillanti nel tempo. L’edizione bianca si distingue ulteriormente grazie al trattamento Micro-Arc Oxidation, una lavorazione che crea uno strato simile alla ceramica sulla superficie in alluminio. Il risultato è una scocca più resistente all’usura quotidiana, ai graffi e agli schizzi.

Anche il display fa un passo avanti importante. HUAWEI WATCH FIT 5 integra uno schermo AMOLED da 1,82 pollici, mentre HUAWEI WATCH FIT 5 Pro monta un display AMOLED flessibile da 1,92 pollici con vetro zaffiro 2.5D. La versione Pro raggiunge una luminosità di picco fino a 3.000 nit, un valore molto interessante per chi usa spesso lo smartwatch all’aperto o sotto la luce diretta del sole. A rendere l’esperienza più fluida contribuisce anche il refresh rate adattivo da 1 Hz a 60 Hz.

Mini-Workout: allenarsi anche quando si ha poco tempo


Una delle novità più curiose della nuova serie è la modalità Mini-Workout, pensata per chi vuole muoversi durante la giornata senza dover organizzare una vera sessione di allenamento. L’idea è semplice: bastano pochi minuti, o anche solo 30 secondi, per eseguire piccoli esercizi guidati direttamente dallo smartwatch.

Huawei ha scelto un approccio più leggero e motivante, introducendo un panda interattivo sul quadrante. Questo piccolo compagno virtuale guida i movimenti, reagisce all’attività dell’utente e rende l’esperienza più immediata, soprattutto per chi tende a rimandare l’attività fisica perché non ha tempo, spazio o attrezzi a disposizione.

È una funzione che rende lo smartwatch più vicino alla vita reale. Non tutti riescono ad allenarsi ogni giorno in palestra o a seguire programmi strutturati, ma avere al polso un promemoria visivo e interattivo può aiutare a spezzare la sedentarietà con piccoli momenti di movimento.

Sport outdoor, ciclismo, trail running e golf


HUAWEI WATCH FIT 5 Series non si limita agli allenamenti veloci. La nuova gamma introduce anche funzioni più evolute per chi pratica sport all’aperto. Nel ciclismo, ad esempio, lo smartwatch può rilevare automaticamente l’attività e mostrare dati come potenza virtuale e cadenza in tempo reale, utili per comprendere meglio il proprio ritmo durante l’uscita.

La versione HUAWEI WATCH FIT 5 Pro offre un supporto ancora più completo per gli utenti sportivi. La modalità Trail Run include strumenti per la navigazione basata su segmenti, l’analisi delle variazioni di altitudine e la stima del tempo di arrivo. Sono funzioni pensate per chi corre su percorsi meno lineari e vuole avere più controllo su tragitto, pendenza e gestione dello sforzo.

Interessante anche l’attenzione al golf. Il modello Pro permette di accedere a mappe vettoriali di oltre 17.000 campi da golf nel mondo, con visualizzazione del green e rotazione automatica in base al campo visivo dell’utente. Una funzione molto specifica, ma che conferma l’intenzione di Huawei di rendere la versione Pro più adatta anche ad attività sportive di nicchia e a un pubblico più esigente.

Monitoraggio della salute più completo sulla versione Pro


Sul fronte del benessere, HUAWEI WATCH FIT 5 Series punta a trasformare il monitoraggio quotidiano in qualcosa di più consapevole. Oltre ai classici dati su battito cardiaco, sonno e attività, la versione Pro integra funzioni avanzate dedicate alla salute cardiovascolare.

Tra queste troviamo l’analisi dell’aritmia basata sulle onde di polso, il supporto all’app ECG e il rilevamento della rigidità arteriosa. Come sempre, è importante ricordare che questi strumenti non sostituiscono una valutazione medica, ma possono offrire indicazioni utili per tenere sotto controllo alcuni parametri nel tempo.

La serie presta attenzione anche alla salute femminile. Grazie al sensore di temperatura, lo smartwatch può tracciare le variazioni della temperatura del polso e contribuire al monitoraggio del ciclo mestruale e del periodo di ovulazione. È una funzione pensata per aiutare le utenti a conoscere meglio il proprio corpo, raccogliendo dati in modo continuativo e discreto.

Pagamenti contactless con Curve Pay


Un’altra novità importante per il mercato italiano è il supporto ai pagamenti contactless tramite Curve Pay. Con HUAWEI WATCH FIT 5 Series è possibile pagare direttamente dal polso, senza dover necessariamente prendere lo smartphone.

Curve Pay permette di utilizzare la funzione tap-to-pay sui terminali compatibili e di gestire più carte all’interno di un unico smart wallet. Tra le funzioni più interessanti c’è anche Go Back in Time, che consente di correggere eventuali errori di pagamento dopo l’acquisto, spostando la transazione su un’altra carta compatibile.

Huawei ha previsto anche un sistema di sicurezza legato all’utilizzo al polso. Se lo smartwatch viene rimosso, il dispositivo richiede l’inserimento di un passcode prima di poter continuare a usare le funzioni di pagamento. Curve Pay è disponibile su HUAWEI WATCH FIT 5 Series in più di 30 Paesi e può essere configurato tramite l’app dedicata, scaricabile da HUAWEI AppGallery, App Store, Google Play o Galaxy Store.

Autonomia fino a 10 giorni e compatibilità Android e iOS


La batteria resta uno dei punti chiave della serie. HUAWEI WATCH FIT 5 Series integra una batteria ad alto contenuto di silicio, con un’autonomia dichiarata fino a 10 giorni con uso leggero e fino a 7 giorni con uso regolare. Per chi non ama ricaricare lo smartwatch ogni sera, è un aspetto importante, soprattutto in viaggio o durante settimane particolarmente intense.

La compatibilità è ampia: la serie è progettata per funzionare sia con dispositivi Android sia con iOS. Questo permette a Huawei di rivolgersi a un pubblico più vasto, compresi gli utenti che vogliono uno smartwatch completo senza essere vincolati a un solo ecosistema.

Prezzi, disponibilità e promozioni di lancio


HUAWEI WATCH FIT 5 Series è disponibile in Italia a partire da 199,00 euro su Huawei Store e presso i principali negozi di elettronica di consumo. In occasione del lancio sono previsti sconti immediati sia online sia in negozio: 50 euro per le versioni Pro e 40 euro per le versioni Standard.

Per gli acquisti online su Huawei Store è possibile utilizzare i codici dedicati fino al 30 giugno. Il codice AFIT5PROLANC permette di ottenere 50 euro di sconto sui modelli Pro, mentre il codice AFIT5LANCIO consente di ricevere 40 euro di sconto sui modelli Standard.

Online sono disponibili anche alcune colorazioni esclusive, come Verde-grigio Nylon e Verde Fluoroelastomero per i modelli Standard. Inoltre, per queste versioni e per i modelli Pro è incluso in omaggio un cinturino aggiuntivo.

Uno smartwatch pensato per la quotidianità


Con HUAWEI WATCH FIT 5 Series, Huawei propone uno smartwatch che cerca di unire tre aspetti molto richiesti: estetica curata, funzioni fitness accessibili e strumenti smart realmente utili nella vita di tutti i giorni. Il display luminoso, l’autonomia fino a 10 giorni, i pagamenti contactless e le nuove funzioni per allenamento e benessere lo rendono un prodotto pensato per chi vuole restare connesso, muoversi di più e monitorare il proprio stato fisico senza complicazioni.

La versione Standard sembra adatta a chi cerca uno smartwatch completo, colorato e pratico, mentre HUAWEI WATCH FIT 5 Pro si rivolge a chi desidera materiali più premium, display più avanzato e funzioni sportive e salute più approfondite. In entrambi i casi, la nuova serie conferma la volontà di Huawei di rendere la tecnologia indossabile sempre più vicina alle abitudini reali degli utenti.

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Peccato che fosse una sgualdrina, applausi alla Prima per la regia di Lorenzo Lavia


Cinque minuti di ovazioni al Teatro Greco: la tragedia Di Jhon Ford conquista il pubblico under 30

La Prima di Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford con la regia di Lorenzo Lavia è stata un successo: cinque minuti di applausi finali ed altrettanti durante tutto lo spettacolo.

La tragedia è degli inizi del 1600 e racconta dell'amore incestuoso tra due fratelli, Annabella (Marial Bajama-Riva) e Giovanni (Gabriele Anagni), di come i due consumeranno il loro amore dando vita ad un bambino e dei tanti spasimanti della protagonista. Bergetto (Riccardo Floris), Grimaldi (Giacomo Mattia) e Soranzo (Pavel Zelinskiy). È proprio Soranzo che, nonostante le varie sotto trame, sarà il protagonista del matrimonio riparatore con Annabella, che scoprirà solo in un secondo momento che il nobiluomo era sinceramente innamorato di lei. Si consumerà poi la vendetta e la tragedia, tra l'orgoglio ferito di Soranzo e la pazza lussuria di Giovanni.

Una tragedia che si traveste a tratti di commedia, i personaggi, interpretati magistralmente dagli attori, trasmettono emozioni e poliedricità uniche. Annabella da spensierata ragazza in età da marito si trasforma in pentita, ragionevole e quasi martire mentre Giovanni, fratello e amante di Annabella è un cieco guidato dalla passione per un frutto proibito, tanto da farla sembrare pazzo e irragionevole agli occhi dello spettatore.

L'opera trasposta sotto la regia esperta di Lavia è una piccola opera d'arte, i commedianti sono stati guidati magistralmente nella caratterizzazione ed il contesto del teatro Greco, molto intimo, è stato sfruttato al meglio dalla scenografa Paola Castignanò.

Uno spettacolo adatto agli spettatori appassionati ed ai neofiti, trasposto con un linguaggio di facile comprensione nonostante le lunghe perifrasi altisonanti.
Tra le note di merito della serata da riconoscere oltre all’impeccabile interpretazione degli attori, tra i quali Mauro Racanati, Clara Danese e Giuseppe Coppola e alla trasposizione audace del regista, c'è il pubblico, che non solo ha apprezzato questa versione ma che, contro ogni aspettativa, era soprattutto di under 30, un ottimo segnale per il mondo del teatro.

Fino al 17 maggio
Teatro Greco (Via Ruggero Leoncavallo, 10, 00199 Roma RM)

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Bocciati anche i nuovi dazi globali del 10 per cento di Trump


Il Tribunale di commercio internazionale ha stabilito che il presidente ha invocato in modo improprio una legge del 1974 per imporre le tariffe ai partner commerciali. La Casa Bianca farà ricorso.

I dazi globali del 10 per cento imposti dal presidente Donald Trump nel febbraio 2026 sono illegali. Lo ha stabilito il Tribunale di commercio internazionale degli Stati Uniti, con sede a New York, in una sentenza che rappresenta un nuovo duro colpo alla strategia commerciale della Casa Bianca dopo la bocciatura subita pochi mesi fa davanti alla Corte Suprema.

La decisione, presa con due voti contro uno da un collegio di tre giudici, riguarda le tariffe temporanee che l'amministrazione aveva introdotto a febbraio per sostituire i dazi più ampi cancellati dalla Corte Suprema il 28 febbraio. Secondo i giudici, il presidente ha oltrepassato i poteri commerciali che il Congresso gli aveva delegato per legge. Le tariffe sono state definite "invalide" e "non autorizzate dalla legge". Il terzo giudice del collegio ha invece ritenuto che la normativa concedesse al presidente maggiore margine di azione.

Il provvedimento contestato si fonda sulla Sezione 122 del Trade Act del 1974, una disposizione mai usata prima. Permette al presidente di imporre dazi fino al 15 per cento per un massimo di 150 giorni in risposta a "ampi e gravi deficit della bilancia dei pagamenti" e a "problemi fondamentali nei pagamenti internazionali". I giudici hanno spiegato che la norma fu approvata in un contesto storico molto specifico, quando il dollaro era ancora ancorato all'oro e le riserve auree del paese erano in via di esaurimento. Una situazione, hanno osservato, che non ha nulla a che vedere con quella attuale.

La sentenza, lunga 53 pagine, blocca direttamente la riscossione dei dazi soltanto per i tre soggetti che avevano fatto causa: lo Stato di Washington, la società di spezie Burlap & Barrel e l'azienda di giocattoli Basic Fun. Per gli altri importatori la situazione resta incerta. Jeffrey Schwab, direttore del contenzioso del Liberty Justice Center, l'organizzazione libertaria che ha rappresentato le due aziende, ha dichiarato che non è chiaro se gli altri imprenditori dovranno continuare a pagare i dazi. La normativa imponeva comunque la scadenza delle tariffe al 24 luglio.

Dave Townsend, avvocato esperto di commercio internazionale dello studio Dorsey & Whitney, ha dichiarato al New York Times che la sentenza aprirà la strada ad altre aziende per chiedere l'annullamento delle tariffe e il rimborso dei pagamenti già effettuati. Townsend ha però avvertito che il caso potrebbe arrivare anche alla Corte Suprema. Ryan Majerus, partner dello studio King & Spalding, ha previsto che il processo di rimborso, se avviato, potrebbe protrarsi fino al 2027.

L'amministrazione si era trovata costretta a introdurre questi nuovi dazi dopo la sentenza della Corte Suprema di febbraio. In quell'occasione i giudici avevano cancellato le tariffe ben più ampie che Trump aveva imposto nel 2025 invocando l'International Emergency Economic Powers Act del 1977. La Costituzione statunitense attribuisce al Congresso il potere di stabilire le tasse, comprese le tariffe doganali, anche se i parlamentari possono delegarne parte al presidente. Per quei dazi è già in corso una procedura di rimborso che riguarda circa 166 miliardi di dollari incassati.

Trump ha reagito con durezza alla sentenza, attaccando i giudici parlando con i giornalisti. Ha definito "positivo" un solo voto e ha bollato gli altri due come provenienti da "due giudici radicali di sinistra". Il presidente ha poi annunciato che la sua amministrazione aggirerà la decisione: "Riceviamo una sentenza, e lo facciamo in un modo diverso. Stiamo incassando centinaia di miliardi di dollari dai dazi, e li stiamo togliendo a paesi che ci hanno derubato per anni". La Casa Bianca dovrebbe presentare ricorso davanti alla Corte d'Appello federale del District of Columbia.

L'amministrazione sta già preparando il piano alternativo. L'Office of the U.S. Trade Representative ha avviato due indagini commerciali sotto la Sezione 301, una disposizione che consente di imporre dazi fino al 100 per cento in caso di rischio per la sicurezza nazionale o economica. La prima indagine riguarda 16 partner commerciali, tra cui Cina, Unione Europea e Giappone, accusati di sovrapproduzione e di pratiche che danneggiano i produttori americani. La seconda esamina 60 economie, dalla Nigeria alla Norvegia, che insieme rappresentano il 99 per cento delle importazioni statunitensi, per verificare se contrastino adeguatamente il commercio di prodotti realizzati con il lavoro forzato. Le audizioni si sono svolte a Washington nelle ultime due settimane.

Timothy Brightbill, avvocato dello studio Wiley Rein, ha definito la sentenza "un rifiuto netto dell'uso della Sezione 122 da parte del presidente". Ha aggiunto che la decisione sarà sicuramente impugnata, ma esiste già un "Piano C" rappresentato proprio dalle indagini Sezione 301, i cui risultati dovrebbero portare a nuovi annunci di dazi a luglio.

La sentenza arriva in un momento delicato dal punto di vista diplomatico. Trump si prepara a recarsi in Cina la prossima settimana per incontrare il leader Xi Jinping, e i dazi saranno tra i principali argomenti del vertice. La pronuncia rischia di indebolire la posizione negoziale del presidente.

Anche una ventina di Stati americani, tra cui New York, California e Pennsylvania, avevano presentato ricorso a marzo contro i dazi del 10 per cento. Il tribunale ha però stabilito che la maggior parte di loro non aveva la legittimazione attiva per contestare le tariffe. Il procuratore generale dell'Oregon, Dan Rayfield, ha dichiarato che il suo Stato continuerà a rivolgersi ai tribunali finché Trump tenterà di tassare illegalmente i cittadini.

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Caro carburanti, Ryanair taglia le frequenze: nel mirino i giorni deboli e le ore centrali


Piano d’emergenza per il vettore low cost: meno voli nei giorni meno redditizi

La compagnia aerea starebbe valutando un piano di emergenza che potrebbe portare, nei prossimi mesi, a una riduzione dei voli nei giorni martedì, mercoledì e sabato, oltre a possibili tagli nelle fasce orarie centrali della giornata. L’ipotesi nascerebbe dalle crescenti tensioni geopolitiche internazionali e dalle preoccupazioni legate ai flussi energetici, fattori che stanno aumentando l’attenzione delle compagnie aeree sul costo del jet fuel, una delle principali voci di spesa del settore.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Corriere della Sera, la compagnia irlandese starebbe studiando diverse misure per contenere i costi operativi e migliorare la redditività delle tratte. Tra le opzioni prese in considerazione vi sarebbero proprio la riduzione dei collegamenti nei giorni infrasettimanali e il taglio di alcune frequenze nelle fasce orarie considerate meno richieste dai passeggeri.

A confermare la possibilità di interventi mirati è stato l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary, che avrebbe spiegato come la compagnia stia monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione energetica internazionale. “Al momento non c’è nulla di concreto, ma con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore”, avrebbe dichiarato al Corriere della Sera il manager della compagnia irlandese.

La scelta di concentrare eventuali riduzioni sui voli infrasettimanali non sarebbe casuale. Martedì e mercoledì, infatti, registrano tradizionalmente tassi di riempimento inferiori rispetto ai giorni legati ai viaggi di lavoro o ai weekend turistici. Anche il sabato, su numerose rotte europee, risulterebbe meno redditizio rispetto alla domenica, considerata strategica per gli spostamenti turistici e per il rientro dei viaggiatori.

Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe anche una revisione delle tratte considerate facilmente sostituibili dall’alta velocità ferroviaria, oltre alla possibile eliminazione di voli nelle ore centrali della giornata, fasce che in diversi aeroporti europei registrano una domanda inferiore rispetto alle prime ore del mattino e alla sera.

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Il turismo cresce, ma non si trovano più case in affitto


Continua il boom delle Langhe, ma ad Alba crescono le difficoltà per i residenti. E il cambiamento climatico condiziona le località di montagna

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La provincia di Cuneo si è confermata forza trainante del turismo piemontese anche nel 2025. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Turistico, il Cuneese ha registrato un aumento dell’11,8 per cento di arrivi rispetto all’anno precedente, superando quota 470 mila ingressi e sfiorando 1,18 milioni di presenze. Numeri che testimoniano un incremento ben superiore alla media regionale (più 7,1 per cento di arrivi e più 7,5 di presenze) e che posizionano le due Aziende turistiche locali (ATL) della zona – Cuneese e Langhe, Monferrato e Roero – come le uniche a crescere a doppia cifra.

Nell’analisi dei flussi turistici bisogna differenziare tra arrivi e presenze:gli arrivi corrispondono al numero di clienti ospitati nelle strutture ricettive, mentre le presenze indicano il numero di notti trascorse.

Anche allargando lo sguardo all’intera provincia – quindi considerando il Cuneese, le Langhe e il Roero – i movimenti turistici complessivi sono cresciuti del 10,7 per cento. Il Cuneese contribuisce oggi per circa il 7 per cento al totale dei pernottamenti piemontesi. Alba si conferma la località più ambita, con oltre 133 mila arrivi e oltre 281 mila presenze, mentre i territori compresi tra Langhe, Monferrato e Roero hanno chiuso l’anno con 761 mila arrivi (+9,6 per cento) e oltre 1,73 milioni di presenze. La crescita è stata dell’11,9 per cento, il dato più alto tra tutte le destinazioni prese in considerazione dallo studio regionale.

Il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo e il consigliere delegato al Turismo Rocco Pulitanò hanno espresso soddisfazione alla notizia dei numeri positivi: «I risultati del 2025 sono frutto di una stagione estiva eccezionale [...] di una proposta outdoor sempre più ricca [...] di due stagioni sciistiche che anche grazie alle condizioni meteo hanno spinto una vera impennata, di un’offerta di eventi e di esperienze enogastronomiche che non teme rivali». Tutto questo, secondo il presidente e il consigliere, non sarebbe stato possibile senza la collaborazione tra Regione Piemonte, le due ATL, i Consorzi, i Comuni e il tessuto imprenditoriale locale.

Boom in montagna, ma occhio al clima

Il simbolo più evidente di questa accelerazione è arrivato dalle mete in montagna. Limone Piemonte ha chiuso la stagione sciistica 2025-26 con un boom straordinario: più 47 per cento di presenze, il dato più alto di tutto il Piemonte. Anche Frabosa Sottana ha fatto registrare una crescita del 18 per cento. Un risultato spinto in maniera decisiva dalla riapertura del Tunnel di Tenda, che ha reso la stazione molto più accessibile dalla Liguria e dalla Costa Azzurra. E non stiamo parlando solo di sci e sport invernali: negli ultimi anni la montagna cuneese ha saputo proporsi con successo anche come destinazione estiva ed extra-sciistica, grazie a un’offerta outdoor sempre più articolata (con proposte legate alle discipline di escursionismo, bike e arrampicata) e a un’enogastronomia capace di attirare turisti tutto l’anno, anche fuori dalle stagioni più tradizionali.

Tuttavia questo exploit mette in luce alcune fragilità strutturali del turismo montano. La crescita resta fortemente legata alle condizioni meteo e alla disponibilità di neve. Emblematico è il caso della stazione di Garessio 2000, situata a Colla di Casotto tra i 1.379 e i 2.000 metri: un comprensorio fatto di quattro impianti di risalita (tre sciovie e una seggiovia biposto) che dopo l’ennesimo fallimento nel 2014 con il Marachella Group oggi vive in uno stato di stand-by, proprio come i suoi complessi residenziali costruiti a partire dalla fine degli anni Ottanta. Una situazione che potrebbe cambiare nei prossimi anni grazie ai fondi concessi al Comune di Garessio dalla Regione attraverso il Bando Neve 2025-2030, che ammontano a 862.400 euro, ma che al momento rappresenta un monito importante.

Più fortunata – ma solo quest’anno – la località di Viola St. Gréé, nell’alta val Mongia, i cui impianti sono tornati a essere utilizzati in tutta l’area sciabile durante le vacanze natalizie: erano dieci anni che non succedeva. Un piccolo momento felice all’interno di una storia fatta di fallimenti e abbandono per una meta sciistica, nata da zero negli anni Settanta, che è stata oggetto di partenza del saggio Assalto alle Alpi (Einaudi, 2023) di Marco Albino Ferrari. Un volume che racconta tante realtà oggi scomparse e il cui numero crescerà sempre di più a causa del riscaldamento globale, soprattutto nelle aree a bassa quota. Per la località della val Mongia parliamo di un’altitudine ancora minore di Garessio, compresa tra i 1.100 e i 1.700 metri, con 8,8 chilometri di piste servite da una seggiovia biposto, uno skilift e due tapis roulant: non abbastanza per dirsi al sicuro nel futuro.

Inoltre, la viabilità rimane un punto critico. Sicuramente il lavoro fatto per riaprire il Tunnel di Tenda a fine giugno 2025, dopo cinque anni di fermo, ha contribuito a far ripartire uno snodo essenziale tra Italia e Francia, dando uno slancio concreto al turismo nei territori a cavallo dei due Paesi. «Siamo all’inizio di una stagione che sancisce la fine di un periodo difficile di grande e grave isolamento strutturale che abbiamo subito negli ultimi anni», aveva detto Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, all’inizio della scorsa estate.

Vero, così come i diversi rinvii fatti per permettere alla stagione sciistica di decollare e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma resta comunque il fatto che gli interventi non sono conclusi e da qui al prossimo inverno ci saranno ancora diverse chiusure e momenti di passaggi limitati lungo la statale 20, senza che sia prevista alcuna misura di potenziamento dei treni. Se i collegamenti interni e i trasporti pubblici rimarranno insufficienti, sarà sempre più difficile gestire i flussi turistici e il rischio è che i picchi restino episodici e concentrati su poche località di punta.

Paesaggi vitivinicoli: più arrivi, meno case

Grande entusiasmo per i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Monferrato e Roero, sito inserito nel 2014 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, che ha avviato un progressivo percorso di valorizzazione turistica. A confermarlo sono innanzitutto i numeri presentati al grattacielo della Regione Piemonte: un aumento del 9,6 per cento degli arrivi (761.274 contro i 694.305 del 2024) e un incremento dell’11,9 per cento delle presenze (1.731.116 rispetto a 1.546.542 dell’anno precedente), superiori alla media regionale. Nel 2025 si è registrata una quota di presenze straniere superiore a quella italiana, con il 61 contro il 39 per cento. E in questo interesse internazionale, i primi cinque mercati esteri si confermano Svizzera (incluso il vicino Liechtenstein), Germania, Paesi Bassi, Francia e Stati Uniti.

L’obiettivo per il futuro è consolidare la qualità dell’offerta, lavorando anche sulla destagionalizzazione del turismo, così da non mettere eccessivamente sotto pressione le strutture ricettive. «Siamo soddisfatti e orgogliosi dei numeri estremamente positivi che, anche quest’anno, testimoniano un aumento dei turisti sulle nostre colline», ha commentato il presidente dell’ATL, Mariano Rabino. «L’incremento record delle presenze conferma un risultato frutto della strategia territoriale su cui stiamo lavorando con tutti i partner locali: costruzione del prodotto, valorizzazione e promozione, con l’obiettivo di offrire un’esperienza sempre più integrata, in cui l’enogastronomia si affianca ad azioni incisive, soprattutto nel settore outdoor. Questa diversificazione consente di allungare la stagione turistica, che negli ultimi anni registra infatti una crescita significativa anche nel periodo estivo».

Nonostante il lavoro degli enti di promozione, delle istituzioni e dei numerosi operatori del settore, la crescita esponenziale degli arrivi ha generato alcuni equilibri delicati, soprattutto per i residenti del basso Piemonte. Uno di questi riguarda l’esplosione degli affitti brevi. Secondo i dati dell’ATL Langhe Monferrato Roero, le locazioni turistiche sono passate da 437 strutture e circa duemila posti letto nel 2019 a 2.343 strutture, oltre 6.000 camere e più di 12.500 posti letto nel 2024, con un incremento superiore al 500 per cento in soli sei anni. Oggi rappresentano più del 37 per cento dell’offerta ricettiva complessiva delle colline Unesco (erano il 31,8 per cento nel 2023), mentre la quota alberghiera è scesa sotto il 19 per cento.
Le Langhe viste da Novello – Foto: L’Unica
Su piattaforme come Airbnb, prendendo come esempio la città di Alba, si contano quasi 300 alloggi attivi (circa 400 considerando l’intero mercato online). Non pochi, se si tiene conto che la capitale delle Langhe ha una popolazione di 31.069 abitanti: un alloggio turistico ogni ottanta persone circa. A Barolo, invece, online non si trova praticamente nessun alloggio in affitto tradizionale nel centro storico, mentre le locazioni brevi si moltiplicano a decine solo nel concentrico, e diventano centinaia se si allarga la ricerca alle frazioni e ai borghi vicini. Lo stesso discorso vale per molti altri piccoli comuni, come Monforte d’Alba.

A questo si aggiunge un altro elemento significativo: nel 2023, secondo la Gazzetta d’Alba, il 23,66 per cento degli immobili cittadini risultava non occupato stabilmente o destinato ad affitti turistici, pari a 4.416 unità su 18.668. Questa situazione evidenzia una crescente difficoltà, per chi vive o lavora ad Alba, nel trovare alloggi accessibili. Lo dimostra anche lo studio presentato il 4 febbraio in IV Commissione consiliare dall’impresa sociale LAB.IN.S.: la disponibilità reale di abitazioni si aggira tra le 200 e le 300 unità l’anno, a fronte di una domanda compresa tra 630 e 770, delineando un problema strutturale che assume i contorni di un paradosso. In questo contesto, i prezzi continuano a salire: i valori medi di vendita risultano nettamente superiori alla media regionale – 2.260 euro al metro quadrato ad Alba contro i circa 1.420 della media piemontese – mentre i canoni di affitto crescono a un ritmo vicino al 4 per cento annuo, oltre l’inflazione. Insomma una situazione che a lungo andare può scoraggiare i giovani e i nuclei familiari, invogliandoli a spostarsi in altri centri meno turistici e più economici, a fronte di una popolazione che già invecchia e scompare a grande velocità.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Case di quartiere, quando l’aggregazione nasce dal basso


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A Torino gli sviluppi intorno alla chiusura del Comala, il centro per il protagonismo giovanile torinese che ha perso l’assegnazione del bando per il rinnovo della gestione dell’ex caserma La Marmora, hanno sollevato discussioni sull’importanza e sulla diffusione di spazi di aggregazione sociale in città.

I centri per il protagonismo giovanile sono definiti «spazi di socializzazione nati all’interno di immobili dell’amministrazione, nati con l’obiettivo di far incontrare giovani per sperimentare liberamente le proprie passioni creative e artistiche». In luoghi come questi, la partecipazione attiva della comunità che vive e frequenta il territorio è centrale e in molti casi serve a rispondere a bisogni e interessi dei cittadini attraverso servizi dedicati, spesso gratuiti o a costi accessibili.

Otto case in sei circoscrizioni

Lo sanno bene le Case di quartiere, tra le prime realtà cittadine a rappresentare un modello di esperienza comunitaria di questo tipo. Distribuite su sei circoscrizioni e aperte a cittadine e cittadini di ogni età, le Case di quartiere a Torino sono otto: i Bagni pubblici di Via Agliè a Barriera di Milano, Barrito a Nizza Millefonti, Casa del quartiere a San Salvario, Officine Caos a Vallette, Casa nel Parco a Mirafiori Sud, Cascina Roccafranca a Mirafiori Nord, Cecchi Point in Aurora e Più SpazioQuattro a San Donato.

«A differenza di come avvenuto in altre città, queste sono esperienze nate in autonomia dalla collettività, non su iniziativa dell’amministrazione comunale, ma in collaborazione con essa. Ognuna si è sviluppata secondo percorsi differenti, per esempio due in origine erano esclusivamente servizi di bagni pubblici, poi gli enti gestori hanno messo a disposizione ulteriori spazi e progetti trasformandoli in centri di partecipazione», ha detto a L’Unica Roberto Arnaudo, direttore della Rete delle Case del quartiere e coordinatore della Casa del quartiere di San Salvario.

Per contattare la Rete delle Case del quartiere puoi scrivere a info@retecasedelquartiere.org. La sede è in via Morgari 14, a Torino.

Le Case si sono costituite nel corso del primo decennio degli anni Duemila e oggi fanno parte di una rete comune che collabora con la Città di Torino, con il sostegno della Fondazione compagnia di san Paolo. «L’idea alla base è di offrire risorse, opportunità, attività educative e spazi aggregativi a più persone possibili. Gli enti del no profit che gestiscono le Case intercettano esigenze diffuse della popolazione locale e al contempo questi luoghi possono essere usati per sostenere iniziative di cittadinanza attiva, venendo messi a disposizione di gruppi informali, associazioni e altre realtà che condividono la programmazione della Casa», ha spiegato Arnaudo.

Secondo l’ultima valutazione di impatto sociale presentata a novembre 2025, le Case coinvolgono territori con 315.779 residenti, il 36,8 per cento della popolazione torinese. Tra settembre 2023 e agosto 2024 le attività realizzate sono aumentate del 20 per cento rispetto al 2022, per un totale di 2.188 iniziative, 199.340 partecipanti e 580.483 persone che hanno frequentato gli spazi nello stesso periodo. Le attività riguardano soprattutto l’inclusione sociale, l’educazione e l’ambiente, poi ci sono gli eventi culturali e i laboratori artistici. Il tutto viene portato avanti con la partecipazione di 1.017 partner, tra associazioni e gruppi informali di cittadini attivi, di cui il 94 per cento ha sede nel quartiere o comunque nella città di Torino.

Storie diverse con lo stesso obiettivo

Ogni Casa ha una propria storia, fortemente intrecciata a quella del territorio in cui sorge e alle persone che la attraversano. Come ha raccontato Arnaudo, le iniziative che prendono forma in questi luoghi sono variegate. Spesso lo svago si mescola ad attività di sostegno sociale. «A San Salvario per fronteggiare situazioni di fragilità collaboriamo con la rete Torino Solidale con attività di sostegno alimentare, sociale e di facilitazione digitale. Qui come a Barriera, si cerca anche di fare azioni di prevenzione in tema di spaccio e dipendenze. Ci sono poi iniziative di supporto alla genitorialità e agli adolescenti, doposcuola, estate ragazzi, ginnastica dolce per anziani, raccolta farmaci, consulenze giuridiche gratuite e servizi consolari per fare i documenti, fino all’esperienza della scuola popolare di musica, realizzata in collaborazione con il teatro Baretti».

L’inclusività delle Case è garantita di fatto dall’accessibilità economica dei servizi: l’88 per cento delle attività (eventi, laboratori, sportelli, corsi) sono gratuite oppure offerte a tariffe molto contenute rispetto a quelle sul mercato. A sua volta la Rete delle Case del quartiere si sostiene tramite autofinanziamento e bandi (per oltre il 58 per cento), con il contributo della Fondazione compagnia di san Paolo e la vendita di beni e servizi a soggetti privati, per un totale di 2,9 milioni di euro di introiti nel 2023 (in aumento del 52 per cento sul 2021).

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Le iniziative legate al territorio

Molti corsi e attività, poi, nascono su iniziativa degli abitanti. «Per esempio l’associazione dei genitori della scuola media vicina segnalava che molti bambini e bambine non avevano modo di essere seguiti durante la pausa pranzo, che dovevano trascorrere fuori dall’istituto, così abbiamo coinvolto un’associazione che va a prendere gli studenti e li porta alla Casa del quartiere di San Salvario per fare doposcuola», ha aggiunto Arnaudo. In alcuni casi le collaborazioni sono anche estemporanee e finalizzate a rispondere a bisogni specifici. Ad esempio, «un’associazione ivoriana nei prossimi giorni utilizzerà gli spazi per fare autofinanziamento con lo scopo di rimpatriare la salma di un concittadino deceduto».

Nella Casa di Barriera, dove gli storici bagni pubblici rappresentano un servizio a bassa soglia ancora attivo a cui si rivolgono molte persone nel quartiere, sono nate iniziative per affiancare i residenti che vogliono affrontare questioni complesse come la sicurezza e lo spaccio attraverso interventi costruttivi. «Promuoviamo sensibilizzazione e dialogo nel rispetto di tutti, cercando di rapportarci con empatia e cura alle persone che hanno problemi di dipendenza e si rivolgono a questo luogo anche solo per fare una doccia. Anche loro hanno diritto a uno spazio in cui stare e all’accesso all’acqua pubblica», ha detto a L’Unica Erika Mattarella, coordinatrice dei Bagni pubblici di Via Agliè.
Foto: profilo Instagram dei Bagni pubblici di Via Agliè
In un contesto in cui la povertà materiale convive con la mancanza di spazi di aggregazione sociale, gli abitanti realizzano momenti di condivisione e attività culturali per le vie di Barriera. «Stare insieme su strada serve a dire che questo quartiere è di tutti creando dei presidi di cittadinanza attiva contro lo spaccio e la violenza – ha aggiunto Mattarella –. Per molti residenti è anche importante portare il bello tra i palazzi abbandonati e decadenti, così insieme organizziamo iniziative di musica e arte partecipate».

Spostandosi a ovest della città, le Officine Caos sono un crocevia di riferimento per la popolazione di Vallette. Nata nei primi anni Duemila nell’enorme seminterrato abbandonato della chiesa Santa Maria di Nazareth, la riqualificazione di questa Casa di quartiere è avvenuta grazie a risorse pubbliche e private che nel 2012 hanno permesso la riapertura di circa duemila metri quadrati di spazio rimasto abbandonato per vent’anni.

Come ha raccontato Stefano Bosco, coordinatore delle Officine Caos, questo luogo continua a conservare la dimensione artistica che lo ha caratterizzato fin dagli inizi. L’obiettivo è anche quello di arrivare a tipi di pubblico con minori opportunità di accesso all’offerta culturale della città. «Abbiamo cominciato facendo spettacoli dal vivo in un’ottica di inclusione sociale e continuiamo a fare comunità attraverso l’arte partecipata. È il fil rouge con cui portiamo avanti iniziative per la ricerca attiva del lavoro rivolte ai NEET», cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. «Ma anche per colmare il digital divide, e per la distribuzione di pacchi alimentari, tra le altre cose. Lavoriamo soprattutto con persone fragili, nell’ambito della salute mentale e con il vicino carcere Lorusso e Cutugno, ma anche con bambini e anziani».

La Casa di quartiere Vallette, oltre a ospitare una stagione teatrale di arti performative e due rassegne estive, è una residenza artistica che accoglie musicisti e teatranti da tutta Europa, favorendo l’interazione con il territorio. «Le realtà artistiche che arrivano qui si interfacciano in molti casi con la comunità, come nel caso di una compagnia di Marsiglia che ha costruito un percorso esperienziale con una classe elementare di una scuola del quartiere – ha spiegato Bosco –. In questo modo c’è scambio, co-progettazione e coinvolgimento degli abitanti, che a Vallette hanno un forte senso di appartenenza, ma anche una grande voglia di riscatto».

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Il trenino è ripartito, ma i problemi restano


La riapertura parziale della ferrovia Genova-Casella scontenta turisti e residenti

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A metà tra un simbolo del turismo dell’entroterra genovese e un mezzo di trasporto fondamentale per studenti e pendolari che ogni giorno devono raggiungere il capoluogo, il trenino di Casella è tornato sui binari lo scorso 25 aprile. Una riapertura soltanto parziale – in termini sia di disponibilità sia di percorso – che non sembra aver risolto del tutto i problemi di un servizio che negli ultimi anni ha funzionato a singhiozzo.

Aperture, chiusure, bus sostitutivi, limitazioni del percorso. Da diverso tempo a questa parte gli abitanti di Casella, Sant’Olcese e non solo hanno dovuto fare i conti con tutti questi cambiamenti, che hanno avuto ripercussioni sulle attività commerciali della zona che, soprattutto nella stagione primaverile e in quella estiva, facevano grande affidamento sul flusso di turisti provenienti da Genova.

«In questo periodo è stato un disastro», hanno detto a L’Unica gli esercenti dietro al bancone della Pasticceria Mario, situata proprio di fronte al capolinea di Casella. «Adesso potrebbero esserci più turisti, ma la ripresa soltanto parziale non aiuta: se il treno non parte da Genova è difficile che i turisti facciano metà percorso in bus e metà percorso in treno. Per chi come noi fa affidamento sul turismo, la cosa più importante è la ripresa del collegamento diretto da Genova. Sui tempi non ci dicono nulla, ma continuiamo a sperare in una riapertura totale».
Foto: Emanuele Cavo
Quasi cento anni dalla prima corsa

Inaugurata ufficialmente nel 1929, fin dai primi anni la ferrovia Genova-Casella è entrata nel cuore dei genovesi, che la identificano come il “trenino di Casella”, un diminutivo quasi affettuoso che sottolinea il legame con la città e con i suoi abitanti.

I binari si estendono per oltre 24 chilometri, passando per undici ponti e tredici gallerie. Dai 93 metri di altitudine di piazza Manin, a Genova, si arriva ai 410 metri sul livello del mare del capolinea di Casella (il punto più alto si raggiunge con i 456 metri sul livello del mare di Crocetta d’Orero). Tra i mezzi che percorrono i binari, c’è anche il locomotore 29. Si tratta della locomotiva elettrica più antica ancora attiva in Italia, risalente al 1924 e oggetto di un restauro che l’ha resa un gioiello storico della linea.

Dopo decenni di idee e progetti e l’inizio dei lavori interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale, la prima corsa aperta al pubblico venne effettuata il 1° settembre del 1929. Oltre a offrire fin da subito un collegamento con la città, a partire dagli anni Trenta i genovesi iniziarono a vedere il treno come un mezzo di trasporto ideale per raggiungere l’entroterra per le gite primaverili e nei periodi di villeggiatura.

Nel secondo dopoguerra la ferrovia Genova-Casella visse un periodo di incertezza e nel 1949 subentrò la gestione del Ministero dei Trasporti. L’impulso per i lavori di rinnovamento avvenne soltanto dopo la tragedia del gennaio del 1974, quando a seguito di una frana in località Sardorella si verificò il deragliamento di una locomotiva che causò una vittima. Nel corso dello stesso anno l’intera linea venne messa sotto sequestro e poté riaprire solo dopo l’esecuzione dei lavori più urgenti di messa in sicurezza.

A partire dal 2000 la gestione della ferrovia è passata prima a Ferrovie dello Stato, poi alla Regione Liguria e, infine, ad AMT, l’azienda del trasporto pubblico locale genovese.

Un servizio a singhiozzo

Da oltre dieci anni, la ferrovia Genova-Casella ha funzionato soltanto a intermittenza. I periodi di apertura si sono alternati con le chiusure totali o parziali e anche adesso il servizio non si può considerare ripristinato totalmente. Dalla ripartenza dello scorso 25 aprile, il trenino è tornato in funzione soltanto il sabato, la domenica e nei festivi e offre la copertura di circa metà percorso, dal capolinea di Casella fino alla fermata di Vicomorasso. Dal lunedì al venerdì e nella tratta tra Vicomorasso e il capolinea di piazza Manin il servizio è effettuato dai bus sostitutivi.

«Noi abitiamo qui a Casella e lo utilizzavamo soprattutto in primavera per andare a fare delle gite e delle camminate», hanno raccontato a L’Unica alcune signore ferme sulla banchina in attesa dell’arrivo del treno. «Però c’erano anche molti pendolari che prendevano il treno ogni giorno per andare a lavorare a Genova, così come tanti studenti che andavano a scuola. Adesso sarà aperto soltanto nei weekend e nei festivi, quindi non potrà avere questa funzione. Speriamo possano tornare a prenderlo i turisti, perché in questo periodo di fermo si è sentita tanto la mancanza delle persone che arrivavano con il trenino, anche per le attività commerciali».
Foto: Emanuele Cavo
Un futuro incerto

A fine marzo 2026 l’assessore ai Trasporti della Regione Liguria, Marco Scajola, ha effettuato un sopralluogo insieme ad alcuni amministratori locali e ai tecnici di AMT percorrendo la tratta tra Casella e Sant’Olcese. Una giornata che era molto attesa, ma che non ha portato i risultati sperati. Se da un lato proprio in quell’occasione era arrivato l’annuncio della parziale riapertura della tratta, dall’altro non erano arrivate delle date su un ripristino totale del servizio.

Questa situazione sembra ancor più un paradosso visti gli investimenti effettuati negli ultimi anni. Secondo quanto riportato dal TGR Liguria della RAI, dallo Stato sono arrivati 16 milioni di euro nel 2018 per migliorare la sicurezza ai quali se ne sono aggiunti altri 30 milioni stanziati nel 2020. La Regione Liguria, invece, spende più di 700 mila euro ogni anno per la manutenzione.

I problemi principali attualmente riguardano due frane: la prima in località Sardorella, la seconda in prossimità del Palo n°92 nel territorio comunale di Genova.

La sensazione di incertezza è ulteriormente cresciuta dopo le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone, intervenuto a Telenord: «Ho letto commenti sulla mia assenza [al sopralluogo dell’assessore Scajola, ndr], ma la realtà è solo una, ossia che io della frana che minaccia i binari di Sant’Olcese non so nulla. Non ho alcun progetto e nessuno me ne ha informato. A oggi nulla è cambiato».

Le reazioni non si sono fatte attendere. «Sono affermazioni difficilmente comprensibili e lontane dalle realtà dei fatti», ha commentato Sara Dante, sindaca di Sant’Olcese. «L’amministrazione comunale ha segnalato la criticità in più occasioni e con atti formali, a partire da gennaio 2025, attraverso l’invio di diverse PEC agli uffici regionali competenti [...] A ciò si aggiungono ulteriori contatti, anche informali, con gli uffici dell’assessorato, finalizzati a sollecitare un sopralluogo e l’attivazione di un confronto tecnico, senza che a tali richieste sia mai seguito un riscontro concreto».

Mentre il futuro rimane incerto, il trenino di Casella continua a viaggiare a mezzo servizio. Il divario tra le risorse stanziate e i disservizi continui è evidente e pone interrogativi sulla gestione attuata in questi anni. La riapertura soltanto a metà, infatti, assume più le sembianze di una piccola tregua, che non riesce a sopperire alle esigenze di pendolari e studenti e che, al tempo stesso, rischia di portare benefici soltanto limitati anche dal punto di vista turistico. Ma per gli abitanti di Casella, di Sant’Olcese e di tutta la valle il trenino non è solo un collegamento con la città o un ricordo nostalgico di una gita fatta in passato: è uno strumento necessario a incentivare l’economia del territorio. E, come tale – a prescindere dalle polemiche politiche – andrebbe preservato. Con i fatti, e con chiarezza.

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«A differenza di come avvenuto in altre città, queste sono esperienze nate in autonomia dalla collettività, non su iniziativa dell’amministrazione comunale, ma in collaborazione con essa. Ognuna si è sviluppata secondo percorsi differenti, per esempio due in origine erano esclusivamente servizi di bagni pubblici, poi gli enti gestori hanno messo a disposizione ulteriori spazi e progetti trasformandoli in centri di partecipazione», ha detto a L’Unica Roberto Arnaudo, direttore della Rete delle Case del quartiere e coordinatore della Casa del quartiere di San Salvario.

Per contattare la Rete delle Case del quartiere puoi scrivere a info@retecasedelquartiere.org. La sede è in via Morgari 14, a Torino.

Le Case si sono costituite nel corso del primo decennio degli anni Duemila e oggi fanno parte di una rete comune che collabora con la Città di Torino, con il sostegno della Fondazione compagnia di san Paolo. «L’idea alla base è di offrire risorse, opportunità, attività educative e spazi aggregativi a più persone possibili. Gli enti del no profit che gestiscono le Case intercettano esigenze diffuse della popolazione locale e al contempo questi luoghi possono essere usati per sostenere iniziative di cittadinanza attiva, venendo messi a disposizione di gruppi informali, associazioni e altre realtà che condividono la programmazione della Casa», ha spiegato Arnaudo.

Secondo l’ultima valutazione di impatto sociale presentata a novembre 2025, le Case coinvolgono territori con 315.779 residenti, il 36,8 per cento della popolazione torinese. Tra settembre 2023 e agosto 2024 le attività realizzate sono aumentate del 20 per cento rispetto al 2022, per un totale di 2.188 iniziative, 199.340 partecipanti e 580.483 persone che hanno frequentato gli spazi nello stesso periodo. Le attività riguardano soprattutto l’inclusione sociale, l’educazione e l’ambiente, poi ci sono gli eventi culturali e i laboratori artistici. Il tutto viene portato avanti con la partecipazione di 1.017 partner, tra associazioni e gruppi informali di cittadini attivi, di cui il 94 per cento ha sede nel quartiere o comunque nella città di Torino.

Storie diverse con lo stesso obiettivo

Ogni Casa ha una propria storia, fortemente intrecciata a quella del territorio in cui sorge e alle persone che la attraversano. Come ha raccontato Arnaudo, le iniziative che prendono forma in questi luoghi sono variegate. Spesso lo svago si mescola ad attività di sostegno sociale. «A San Salvario per fronteggiare situazioni di fragilità collaboriamo con la rete Torino Solidale con attività di sostegno alimentare, sociale e di facilitazione digitale. Qui come a Barriera, si cerca anche di fare azioni di prevenzione in tema di spaccio e dipendenze. Ci sono poi iniziative di supporto alla genitorialità e agli adolescenti, doposcuola, estate ragazzi, ginnastica dolce per anziani, raccolta farmaci, consulenze giuridiche gratuite e servizi consolari per fare i documenti, fino all’esperienza della scuola popolare di musica, realizzata in collaborazione con il teatro Baretti».

L’inclusività delle Case è garantita di fatto dall’accessibilità economica dei servizi: l’88 per cento delle attività (eventi, laboratori, sportelli, corsi) sono gratuite oppure offerte a tariffe molto contenute rispetto a quelle sul mercato. A sua volta la Rete delle Case del quartiere si sostiene tramite autofinanziamento e bandi (per oltre il 58 per cento), con il contributo della Fondazione compagnia di san Paolo e la vendita di beni e servizi a soggetti privati, per un totale di 2,9 milioni di euro di introiti nel 2023 (in aumento del 52 per cento sul 2021).

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Molti corsi e attività, poi, nascono su iniziativa degli abitanti. «Per esempio l’associazione dei genitori della scuola media vicina segnalava che molti bambini e bambine non avevano modo di essere seguiti durante la pausa pranzo, che dovevano trascorrere fuori dall’istituto, così abbiamo coinvolto un’associazione che va a prendere gli studenti e li porta alla Casa del quartiere di San Salvario per fare doposcuola», ha aggiunto Arnaudo. In alcuni casi le collaborazioni sono anche estemporanee e finalizzate a rispondere a bisogni specifici. Ad esempio, «un’associazione ivoriana nei prossimi giorni utilizzerà gli spazi per fare autofinanziamento con lo scopo di rimpatriare la salma di un concittadino deceduto».

Nella Casa di Barriera, dove gli storici bagni pubblici rappresentano un servizio a bassa soglia ancora attivo a cui si rivolgono molte persone nel quartiere, sono nate iniziative per affiancare i residenti che vogliono affrontare questioni complesse come la sicurezza e lo spaccio attraverso interventi costruttivi. «Promuoviamo sensibilizzazione e dialogo nel rispetto di tutti, cercando di rapportarci con empatia e cura alle persone che hanno problemi di dipendenza e si rivolgono a questo luogo anche solo per fare una doccia. Anche loro hanno diritto a uno spazio in cui stare e all’accesso all’acqua pubblica», ha detto a L’Unica Erika Mattarella, coordinatrice dei Bagni pubblici di Via Agliè.
Foto: profilo Instagram dei Bagni pubblici di Via Agliè
In un contesto in cui la povertà materiale convive con la mancanza di spazi di aggregazione sociale, gli abitanti realizzano momenti di condivisione e attività culturali per le vie di Barriera. «Stare insieme su strada serve a dire che questo quartiere è di tutti creando dei presidi di cittadinanza attiva contro lo spaccio e la violenza – ha aggiunto Mattarella –. Per molti residenti è anche importante portare il bello tra i palazzi abbandonati e decadenti, così insieme organizziamo iniziative di musica e arte partecipate».

Spostandosi a ovest della città, le Officine Caos sono un crocevia di riferimento per la popolazione di Vallette. Nata nei primi anni Duemila nell’enorme seminterrato abbandonato della chiesa Santa Maria di Nazareth, la riqualificazione di questa Casa di quartiere è avvenuta grazie a risorse pubbliche e private che nel 2012 hanno permesso la riapertura di circa duemila metri quadrati di spazio rimasto abbandonato per vent’anni.

Come ha raccontato Stefano Bosco, coordinatore delle Officine Caos, questo luogo continua a conservare la dimensione artistica che lo ha caratterizzato fin dagli inizi. L’obiettivo è anche quello di arrivare a tipi di pubblico con minori opportunità di accesso all’offerta culturale della città. «Abbiamo cominciato facendo spettacoli dal vivo in un’ottica di inclusione sociale e continuiamo a fare comunità attraverso l’arte partecipata. È il fil rouge con cui portiamo avanti iniziative per la ricerca attiva del lavoro rivolte ai NEET», cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. «Ma anche per colmare il digital divide, e per la distribuzione di pacchi alimentari, tra le altre cose. Lavoriamo soprattutto con persone fragili, nell’ambito della salute mentale e con il vicino carcere Lorusso e Cutugno, ma anche con bambini e anziani».

La Casa di quartiere Vallette, oltre a ospitare una stagione teatrale di arti performative e due rassegne estive, è una residenza artistica che accoglie musicisti e teatranti da tutta Europa, favorendo l’interazione con il territorio. «Le realtà artistiche che arrivano qui si interfacciano in molti casi con la comunità, come nel caso di una compagnia di Marsiglia che ha costruito un percorso esperienziale con una classe elementare di una scuola del quartiere – ha spiegato Bosco –. In questo modo c’è scambio, co-progettazione e coinvolgimento degli abitanti, che a Vallette hanno un forte senso di appartenenza, ma anche una grande voglia di riscatto».

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La rassegna stampa di venerdì 8 maggio 2026


La Cina vede un'America indebolita dal conflitto con l'Iran mentre i dazi di Trump vengono bloccati dal tribunale commerciale

Questa è la rassegna stampa di venerdì 8 maggio 2026

Un tribunale commerciale boccia i dazi globali del 10% di Trump


La Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha dichiarato illegali i dazi globali del 10% imposti dal presidente Trump, stabilendo che le tasse sulle importazioni applicate sotto la Sezione 122 del Trade Act non sono "autorizzate dalla legge". La decisione rappresenta un duro colpo per l'agenda economica dell'amministrazione, arrivando a pochi mesi dopo che la Corte Suprema aveva già annullato precedenti imposte simili.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

La Cina considera gli USA un "gigante zoppicante" indebolito dalla guerra con l'Iran


Gli analisti cinesi sostengono che la capacità americana di scoraggiare la Cina in una guerra su Taiwan è indebolita dal massiccio dispiegamento di armi nel conflitto con l'Iran, dando a Pechino maggiore influenza in vista del prossimo vertice con il presidente Trump. La percezione di un'America militarmente sovraccaricata potrebbe alterare gli equilibri geopolitici nell'Indo-Pacifico.

Fonti: New York Times

Gli Stati Uniti e l'Iran si scontrano nello stretto di Hormuz


Le forze americane hanno colpito obiettivi militari iraniani dopo che l'Iran ha attaccato tre cacciatorpediniere USA che transitavano nello stretto di Hormuz. Il presidente Trump ha definito gli attacchi americani un "colpetto d'amore", ma l'escalation minaccia il fragile cessate il fuoco e potrebbe riaccendere le ostilità nonostante i colloqui di pace in corso.

Fonti: The Hill, Bloomberg

Il Tennessee approva una nuova mappa elettorale per eliminare l'ultimo seggio democratico


Il governatore repubblicano del Tennessee Bill Lee ha firmato una nuova mappa congressuale che smantella l'unico distretto a maggioranza nera dello stato, minacciando l'unico democratico nella delegazione di nove membri. La decisione arriva dopo una sentenza della Corte Suprema che ha indebolito il Voting Rights Act del 1965, mentre la NAACP ha presentato una petizione d'emergenza per bloccare il piano.

Fonti: New York Times, The Hill, The Guardian

Trump minaccia l'UE: accordo commerciale entro il 4 luglio o dazi molto più alti


Il presidente Trump ha fissato al 4 luglio la scadenza per la ratifica dell'accordo commerciale UE-USA, minacciando dazi "molto più alti" se l'Europa non rispetterà la deadline. Trump ha dichiarato di aver parlato con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, concordando di concedere tempo fino al 250° compleanno del paese.

Fonti: Financial Times, The Guardian

Il Dipartimento di Stato revocherà i passaporti ai genitori morosi negli alimenti


A partire da venerdì, il Dipartimento di Stato inizierà a revocare i passaporti americani a migliaia di genitori che devono somme significative per gli alimenti non pagati. Le revoche inizieranno per coloro che devono 100.000 dollari o più, coinvolgendo circa 2.700 portatori di passaporto americano, per poi espandersi a quelli che devono 2.500 dollari o più.

Fonti: BBC News, The Guardian

Un cyberattacco colpisce Canvas, sistema utilizzato da migliaia di scuole


Un attacco informatico ha compromesso la piattaforma di apprendimento online Canvas, utilizzata da migliaia di istituzioni educative, proprio mentre gli studenti si preparano per gli esami finali. Un gruppo di hacker ha dichiarato di aver attaccato la società madre di Canvas ottenendo accesso ai dati di oltre 275 milioni di persone, anche se la maggior parte degli utenti ha riacquistato l'accesso al software nel tardo pomeriggio di giovedì.

Fonti: New York Times, ABC News

New York si avvicina al congelamento degli affitti promesso dal sindaco Mamdani


Il Rent Guidelines Board di New York ha votato per fissare un range dello 0-2% per gli aumenti degli affitti per circa un milione di appartamenti regolamentati, avvicinando la città al congelamento degli affitti promesso dal sindaco Zohran Mamdani. La decisione rappresenta il primo voto del comitato da quando Mamdani ha assunto la carica, approvando range che includevano zero aumenti.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Un ex agente viene condannato per l'uccisione di Casey Goodson Jr. nell'Ohio


Jason Meade è stato dichiarato colpevole per l'uccisione mortale di Casey Goodson Jr. avvenuta nel 2020, mentre stava cercando un fuggitivo. Si tratta di un caso raro in cui un funzionario delle forze dell'ordine viene condannato per un'uccisione avvenuta durante il servizio, evidenziando i progressi nella responsabilizzazione della polizia.

Fonti: New York Times

Marco Rubio incontra Papa Leo XIV per distendere le tensioni USA-Vaticano


Il Segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato Papa Leo XIV in un incontro a porte chiuse per discutere della "situazione in Medio Oriente e argomenti di interesse comune nell'emisfero occidentale". L'incontro segue i ripetuti attacchi del presidente Trump contro il leader della Chiesa cattolica e mira a rafforzare le relazioni tra Stati Uniti e Santa Sede.

Fonti: Semafor

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Anthropic fa pace con SpaceX, Mira Murati contro Altman, i poteri di Musk dopo l'IPO


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
abbiamo un nuovo contratto tra Anthropic e SpaceX, ovviamente di potenza di calcolo, ma il suo significato è anche strategico e molto più ampio. Poi vedremo la testimonianza di Mira Murati contro Altman; parleremo dei poteri e dell'immunità che avrebbe Musk dopo l'IPO di SpaceX, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima Notizia - Ep. 319 - Venerdì 8 maggio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic e SpaceX annunciano un accordo sui data center e collaboreranno per quelli spaziali


Big Tech
Anthropic userà tutta la capacità di calcolo di Colossus 1, il data center di SpaceX a Memphis, ottenendo oltre 300 megawatt di infrastruttura per addestrare e far funzionare principalmente Claude Pro e Max. Anthropic e SpaceX hanno anche indicato l’interesse a sviluppare in futuro data center nello spazio, su scala di più gigawatt. L’accordo arriva dopo mesi di attacchi pubblici di Musk ad Anthropic e mentre xAI viene assorbita sotto il nuovo nome SpaceXAI. Il sito di Memphis resta contestato localmente per l’uso di turbine a gas naturale senza approvazione federale e l’impatto sull’aria.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Musk li ha attaccati fino a poco fa

A quanto pare adesso Musk avrebbe incontrato i dirigenti e avrebbe cambiato idea sul conto di Anthropic. È difficile...
[solo per supporter]

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Inizia subito

Mira Murati, ex-CTO di OpenAI, ha testimoniato sulle presunte menzogne di Sam Altman


Legge
Mira Murati, ex CTO di OpenAI, ha testimoniato nel processo tra Elon Musk e Sam Altman. Ha raccontato un episodio del 2023, quando OpenAI stava preparando il lancio di un nuovo modello: secondo Murati, Altman le disse che non serviva il controllo interno previsto per valutare eventuali rischi prima della pubblicazione. Lei dice di avere poi scoperto che quella versione non era vera. Murati ha aggiunto che Altman dava spesso versioni diverse a persone diverse, creando sfiducia dentro OpenAI, e portando nel novembre 2023 alla sua rimozione dalla board, per poi essere reintegrato.
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Fonte: Gizmodo
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Il rischio della violenza

La cosa che mi preoccupa di tutta questa faccenda è che si vede un forte accanimento sulla personalità...
[solo per supporter]


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L'IPO di SpaceX conferirebbe un potere "inattaccabile" a Elon Musk


Big Tech
Secondo Reuters, SpaceX prepara l’IPO con una struttura che lascerebbe a Elon Musk il controllo della società anche dopo la quotazione. Musk possiede il 42,5% del capitale ma controlla già l’83,8% dei voti grazie ad azioni con voto rafforzato, e resterebbe sopra il 50% anche dopo la vendita di azioni al pubblico. Potrebbe nominare e sostituire il consiglio di amministrazione e controllare decisioni come fusioni e acquisizioni. SpaceX vuole anche imporre arbitrato obbligatorio: chi compra azioni rinuncerebbe al processo con giuria e alle class action contro società, dirigenti e banche coinvolte nell’IPO, concedendo a Musk un'immunità e un potere senza precedenti.
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Fonte: Ars Technica
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Molti teenager stanno aggirando i controlli sull'età con un baffo finto


Tecnologia
Secondo un sondaggio di Internet Matters su mille minori nel Regno Unito, circa metà dei ragazzi considera facili da aggirare i controlli online sull’età. Molti hanno confermato di essersi disegnati baffi o peli del viso con una matita da trucco per risultare adulti al riconoscimento facciale. Le verifiche dell’età si stanno diffondendo in Regno Unito, Stati Uniti e sulle grandi piattaforme, spesso tramite documenti o analisi del volto. La tecnologia non è ancora sicura: in alcuni casi è stato possibile aggirarla usando volti digitali ad alta definizione in 3d.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Saranno i robot umanoidi a dominare la nuova ondata di export cinese


Business
Secondo una ricerca di Morgan Stanley, i robot umanoidi possono diventare la prossima grande area di export industriale della Cina, dopo auto elettriche e batterie. La banca stima che la quota cinese nella manifattura mondiale possa salire dal 15% al 16,5% entro il 2030. Il vantaggio nasce dalla filiera: la Cina sta costruendo componenti, materiali e produzione interna, mentre Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud dipendono spesso da fornitori cinesi. Le aziende cinesi lanciano prima i modelli sul mercato interno e li migliorano sul campo. I rischi principali per la Cina sono dazi, timori sulla sicurezza e troppi investimenti, che potrebbero abbassare i prezzi ma ridurre i margini dei produttori.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

L'amministratore delegato di Anthropic afferma che l'azienda potrebbe crescere di 80 volte quest'anno


nytimes.com (eng)

Scrivere codice nel 2026: entusiasmo, timore e l'ondata in arrivo


amontalenti.com (eng)

I modelli open weight si stanno silenziosamente chiudendo, ed è un problema


martinalderson.com (eng)


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Inizia subito

Notizie veloci


In lingua inglese.

Google ora offre fino a 1,5 milioni di dollari per alcune vulnerabilità di Android


bleepingcomputer.com (eng)

Google potrebbe finalmente consentire di rimuovere la barra di ricerca dalla schermata iniziale del Pixel


androidauthority.com (eng)

La modalità AI di Ricerca di Google riceve "consigli da esperti" da Reddit e dai social media


macrumors.com (eng)

Tool del giorno

Remarkable Paper Pure


Non so se vi siete mai concessi l'idea di un tablet paper-like; Remarkable è sicuramente uno dei brand più noti: adesso è uscito il "Paper Pure" che spinge ancora di più sulla sensazione di scrivere su carta.

Link: remarkable.com

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No al portafoglio perfetto: benvenuto all'anti-fragile


Il Convex Stack è un portafoglio anti-fragile per i prossimi 20 anni. Return Stacking, PAC e convessità battono l'illusione dell'ottimizzazione.

💡
Continuando la lettura accetti le politiche del sito.

C’è un momento preciso, nel percorso di ogni investitore che inizia a pianificare davvero, in cui non ci si chiede più "cosa posso comprare per fare soldi subito?", ma ci si comincia a domandare: "Perché sto comprando questo asset, e cosa succederà al mio piano quando tutto andrà a rotoli?"

​Questo articolo non è il resoconto di una sfida: provare a costruire un’architettura finanziaria capace di resistere per i prossimi 20 anni, non solo sulla carta, ma nella realtà caotica dei mercati finanziari.

Ottimizzazione: perché i backtest mentono


Online si trovano centinaia di portafogli "ottimizzati". Asset pesati al decimo di punto percentuale, Sharpe altissimi, grafici che salgono inesorabilmente alto a destra. Tutto appare perfetto, matematico, inevitabile.

​Il problema è che quasi tutti soffrono di Period Bias. Sono stati testati e validati sull'ultimo decennio abbondante, un'epoca d'oro in cui bastava comprare un indice globale per sentirsi infallibili. Ma quelle simulazioni perfette si sbriciolano rapidamente quando i mercati attraversano un decennio perduto (come il 2000-2010) o quando le obbligazioni, la storica "ancora di salvezza", colano a picco insieme alle azioni sotto i colpi dell'inflazione (come nel 2022).

La verità, per quanto scomoda, è una sola: non è possibile prevedere i rendimenti, ma è possibile gestire il rischio.

​Ottimizzare per il rendimento medio è inutile se questo ti costringe a subire un drawdown del 50% che ti spinge a vendere tutto in preda al panico.

Ho iniziato a costruire il Convex Stack rifiutando l'ottimizzazione accademica da laboratorio. Invece di cercare il portafoglio che rende di più se tutto va bene, ho costruito un'architettura anti-fragile, progettata per sopravvivere quando tutto va male.

Architettura: Return Stacking e Convessità


Il portafoglio Convex Stack combina cinque componenti con funzioni strutturalmente diverse:

  • NTSG per ottenere un'esposizione in leva moderata su azioni e bond globali occupando solo una parte del capitale.
  • AVWS inclina il portafoglio verso il premio small cap value, documentato da Fama e French per decenni.
  • DBMFE è il diversificatore vero: managed futures trend-following, che storicamente guadagna esattamente quando equity e bond perdono insieme.
  • PPFB è oro fisico, protezione dall'inflazione e dai cigni neri geopolitici.
  • WBTC è una piccola scommessa asimmetrica su Bitcoin — abbastanza per contare se va bene, abbastanza piccola da non distruggere il portafoglio se va male.

La struttura ha un nome preciso in letteratura: convex strategy. I guadagni sono più grandi delle perdite in intensità. Non in frequenza — si perde spesso poco, si guadagna meno spesso, ma di più.

Realtà: stress test, code spesse e Gauss


Ho processato i dati attraverso diverse versioni del mio codice Python, cercando di essere il mio critico più spietato. I backtest standard spesso usano la distribuzione di Gauss (la famosa "campana"), che ignora la realtà dei mercati: i crolli improvvisi e violenti, le cosiddette "code spesse".

La versione finale invece:

  • Mostra CAGR forward conservativi del 7–10–12% invece di estrarre aspettative dal periodo gonfiato.
  • Usa Block bootstrap invece di Monte Carlo gaussiano, perché i mercati reali hanno code spesse e non seguono la campana di Gauss.
  • Usa catene di proxy per estendere la storia al 2002, costruendo una serie di 284 mesi invece dei 79 originali.
  • Mostra esplicitamente quando i numeri non sono affidabili — per esempio i regimi macroeconomici con meno di 6 mesi di osservazioni vengono scartati, non presentati come analisi.

Il risultato storico indica uno Sharpe Ratio di 0.77 e un Max Drawdown del -19.6%. Dato non realistico. Gli stress test calibrati sulla crisi del 2008 e sulla stagflazione degli anni '70 mostrano che il drawdown da aspettarsi è tra il -35% e il -40%. Dato da digerire ed accettare per evitare di vendere tutto nel momento peggiore. Lo scenario base (P50) proietta comunque una wealth finale di circa €631k dopo 20 anni, partendo da €50k e un PAC di €500/mese (indicizzato al 4% annuo per correre dietro all'inflazione).

Pillola rossa: basta ottimizzare i decimali e alzare il PAC


Dopo migliaia di simulazioni del portafoglio, la lezione più brutale che ho imparato non riguarda gli asset.

La sensitivity analysis parla chiaro: raddoppiare il PAC da €500 a €1.000 al mese genera un impatto sulla ricchezza finale del +62%. Nessuna ottimizzazione maniacale dei pesi, nessuna scelta di un ETF "migliore" dello 0.10% di TER può minimamente competere con la forza del cashflow.

Il vero moltiplicatore della ricchezza non è l'asset allocation, ma la capacità di risparmio e la disciplina nel mantenere il piano.


Open Finance: scarica l'IPS e il codice Python


Ho deciso di rendere questo lavoro trasparente e riproducibile. Ho raccolto tutto in un Whitepaper + Investment Policy Statement (IPS) scaricabile gratuitamente e che include:

  • La struttura completa del portafoglio con strumenti UCITS acquistabili in Italia (ISIN inclusi)
  • Il dettaglio dei costi reali: TER, frizioni, tracking error verso gli strumenti americani usati nel backtest
  • Le proiezioni Monte Carlo per scenari bear/base/bull con 10.000 path
  • Le regole di rebalancing e le regole anti-panico per ogni fascia di drawdown
  • La sensitivity analysis del PAC: cosa succede se smetti, se riduci, se raddoppi
  • Gli stress test su Dot-com, GFC, stagflazione anni '70


Epilogo: cambia le ipotesi, non copiare i pesi


Il Convex Stack non è una verità universale, bensì la mia risposta a un orizzonte di 20 anni ed alla mia specifica tolleranza al rischio.

La finanza personale è, appunto, personale. Non copiare ciecamente i miei pesi. Prendi il codice, scarica il documento, cambia le ipotesi in base alla tua vita e guarda cosa succede ai numeri. La mappa non è il territorio, ma avere una mappa solida è l'unico modo per non perdersi quando cala la nebbia sui mercati.

Buona analisi!



Whitepaper + IPS
Convex Stack v15

convex_stack_v15_whitepaper_IPS.docx
40 KB

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Codice Python
Convex Stack v15

convex_stack_v15_extended.py
60 KB

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Arabia Saudita e Kuwait fanno marcia indietro: Trump pronto a riavviare l'operazione Project Freedom


I governi di Riyadh e Kuwait City ritirano le restrizioni imposte dopo il primo tentativo americano di scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Pentagono prevede la ripresa di operazione Project Freedom già da questa settimana.

Arabia Saudita e Kuwait hanno revocato le restrizioni imposte all'uso americano delle proprie basi militari e del proprio spazio aereo. Cade così l'ostacolo principale al piano di Donald Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi e sauditi.

La decisione apre quindi la strada al riavvio di Project Freedom, l'operazione con cui la Marina americana punta a scortare le navi commerciali attraverso lo stretto sotto protezione aerea e navale. Le basi e i cieli sauditi e kuwaitiani sono, infatti, considerati indispensabili per il successo della missione, che richiede l'uso di una vasta flotta di aerei. Secondo funzionari del Pentagono, il riavvio dell'operazione potrebbe arrivare già questa settimana, dopo lo stop di 36 ore annunciato martedì sera.
La crisi delle 36 ore — FocusAmerica

Crisi nel Golfo · Project Freedom

La crisi durata 36 ore:
perché Trump ha frenato su Hormuz


L'Arabia Saudita e il Kuwait hanno chiuso basi e cieli all'aviazione americana, costringendo il Pentagono a sospendere l'operazione di scorta navale. Riavvio possibile già questa settimana, dopo la riapertura ora annunciata.

Fonti: Wall Street Journal · NBC News Funzionari USA, sauditi e del Pentagono

Durata della sospensione
36 ore

Il tempo in cui Project Freedom è rimasto fermo, dopo che i governo di Riyadh e Kuwait City hanno revocato l'accesso a basi e spazio aereo. La frattura più seria tra Washington e i partner del Golfo da anni.

Esplora la crisi
1 Sequenza 2 Forze in campo 3 Lo Stretto

Anatomia della crisi

Quattro mosse, una rottura, una marcia indietro


Dalla partenza di Project Freedom alla riapertura dei cieli sauditi: tocca una tappa per i dettagli.

1

Atto I · L'avvio
Inizia l'operazione Project Freedom. Le navi USA scortano i mercantili nello Stretto di Hormuz

L'operazione, annunciata a sorpresa dalla Casa Bianca, prevede l'uso di una ampia flotta aerea e navale americana per proteggere il traffico commerciale. Vengono fatte uscire dal Golfo Persico due navi battenti bandiera statunitense.

2

Atto II · La rappresaglia
L'Iran lancia 15 missili e droni: colpita Fujairah negli Emirati

Prima offensiva iraniana dal cessate il fuoco di inizio aprile. Missili cruise e droni anche contro unità navali USA e mercantili: gli americani affondano sei imbarcazioni veloci iraniane, ma alcune navi non statunitensi vengono colpite.

3

Atto III · La rottura
Riyadh e Kuwait City chiudono basi e spazi aerei. Stop di 36 ore

Dopo che il generale Caine ha definito gli attacchi iraniani "molestie di basso livello", i Paesi del Golfo temono di essere lasciati esposti. Bin Salman comunica a Trump le nuove restrizioni; il presidente prova a farlo recedere, senza riuscirci. Sui social attribuisce la pausa al Pakistan.

4

Atto IV · Lo sblocco
Seconda telefonata Trump-MBS. Cieli e basi tornano accessibili

Il riavvio di Project Freedom è atteso già questa settimana. I mercantili seguiranno un corridoio ristretto, già bonificato dalle mine, scortati da cacciatorpediniere e velivoli americani.

Lo scontro nel Golfo

Cosa è successo sul campo durante l'operazione


I numeri dei primi giorni di Project Freedom, prima e dopo la pausa imposta da Riyadh.

Stati Uniti
Project Freedom

2
Navi battenti bandiera USA fatte uscire dal Golfo Persico

6
Imbarcazioni veloci iraniane affondate dalle forze americane

Corridoio
bonificato
Rotta ristretta, libera dalle mine, scortata da cacciatorpediniere

Iran
Rappresaglia

15
Missili cruise lanciati contro gli Emirati Arabi Uniti, oltre a diversi droni

Fujairah
colpita
Unico hub di esportazione petrolifera ancora operativo della monarchia

Missili cruise + droni
Lanciati anche contro unità navali USA e mercantili: alcune navi non americane colpite

Il punto di rottura
Le offensive iraniane sono state liquidate come molestie di basso livello dal capo di Stato Maggiore USA. È quel giudizio, riferiscono i funzionari sauditi, ad aver convinto Riyadh che gli Stati Uniti non fossero pronti a proteggere il Golfo in caso di escalation.
— Funzionari sauditi citati dal Wall Street Journal

L'infrastruttura della missione

Perché senza Riyadh e Kuwait City l'operazione si ferma


Project Freedom richiede una vasta flotta aerea: senza basi e cieli del Golfo, la copertura sopra lo Stretto è impossibile.

IRAN EMIRATI ARABI UNITI OMAN GOLFO PERSICO GOLFO DI OMAN Bandar Abbas Qeshm Khasab Capo Musandam Stretto di Hormuz ~33 km nel punto più stretto Corridoio di scorta USA
Rotta delle navi sotto scorta in acque omanite

~20%
Greggio mondiale che transitava da Hormuz prima della guerra

Vasta
Flotta aerea richiesta dall'operazione Project Freedom

2
Telefonate Trump-MBS per tentare di sbloccare la crisi

Senza la copertura aerea garantita da basi e spazio aereo del Golfo, la scorta sopra lo Stretto è impossibile. È questa la leva politica che Riyadh e Kuwait hanno messo sul tavolo per costringere Washington a tenere conto dei loro timori.

Fonti Wall Street Journal, NBC News (citando funzionari USA, sauditi e del Pentagono). Stima del transito petrolifero da Hormuz: U.S. Energy Information Administration. Aggiornato al riavvio annunciato di Project Freedom.

La frattura con Riyadh


Lo scontro tra Washington e Riyadh ha aperto la più seria crisi diplomatica tra i due Paesi degli ultimi anni. Trump ha avuto una serie di telefonate ad alto livello con il principe ereditario Mohammed bin Salman e, per giorni, si è temuto che potesse saltare l'intesa di sicurezza che lega le due capitali da decenni. Secondo i funzionari sauditi citati dal quotidiano americano, i governi di Riyadh e Kuwait City avevano chiuso basi e cieli dopo che alti dirigenti dell'Amministrazione Trump avevano minimizzato gli attacchi iraniani nel Golfo Persico seguiti all'avvio dell'operazione. I Paesi del Golfo temevano, infatti, che gli Stati Uniti non fossero pronti a proteggerli in caso di escalation.

Alla fine Project Freedom è stata sospesa martedì sera, dopo un colloquio in cui bin Salman ha comunicato a Trump le proprie preoccupazioni e la decisione di imporre le restrizioni. Il presidente americano ha provato a far recedere il leader saudita, senza riuscirci. Sui social, Trump ha poi attribuito la pausa a una richiesta non meglio definita del Pakistan e di altri Paesi.

L'accesso alle basi e allo spazio aereo saudita è stato però ripristinato dopo una seconda telefonata tra i due leader, riferiscono fonti di entrambi i governi. La notizia delle restrizioni imposte da Riyad era stata anticipata da NBC News e riportata da noi già questa mattina. Alla ripresa dell'operazione, secondo funzionari del Pentagono coinvolti nella pianificazione, le navi commerciali, in coordinamento con gli Stati Uniti, seguiranno un corridoio ristretto, già bonificato dalle mine, sotto la scorta di cacciatorpediniere e velivoli americani, per attraversare indenni lo Stretto.

La retromarcia di Trump sullo Stretto di Hormuz arriva dopo lo stop dell’Arabia Saudita
NBC News rivela un retroscena: l’Arabia Saudita ha sospeso l’uso delle sue basi militari dopo l’annuncio a sorpresa di “Project Freedom”. Il presidente ha dovuto fare marcia indietro per ripristinare l’accesso allo spazio aereo saudita per i militari americani.
Focus AmericaRedazione

La reazione dell'Iran


La reazione di Teheran al primo avvio dell'operazione era stata immediata. L'Iran ha colpito gli Emirati Arabi Uniti con 15 missili e diversi droni, centrando Fujairah, l'unico hub di esportazione petrolifera ancora operativo della monarchia. Si è trattato delle prime offensive militari iraniane da quando, il mese scorso, è entrato in vigore il cessate il fuoco con gli Stati Uniti.

L'operazione americana ha permesso di far uscire dal Golfo Persico due navi battenti bandiera statunitense, ma ha anche innescato uno scontro diretto: l'Iran ha lanciato missili cruise e droni contro unità navali americane e mercantili. Le forze statunitensi hanno intercettato i lanci e affondato sei imbarcazioni veloci iraniane. Teheran è però riuscita a colpire alcune navi non americane.

L'allarme di Riyadh è cresciuto dopo che il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, ha definito gli attacchi iraniani "molestie di basso livello". In seguito, Trump e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno continuato a sostenere che il cessate il fuoco regge. I Paesi del Golfo temono però che, a questo punto, Teheran possa trarne una conclusione opposta: poter colpire i loro territori senza pagarne davvero il prezzo. Anche questa preoccupazione ha contribuito alla retromarcia di oggi.


La retromarcia di Trump sullo Stretto di Hormuz arriva dopo lo stop dell'Arabia Saudita


Il presidente Donald Trump ha dovuto fare marcia indietro sul piano per aiutare le navi bloccate ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo che un Paese alleato chiave del Golfo – l'Arabia Saudita – ha limitato l’uso delle proprie basi e del proprio spazio aereo da parte delle forze armate statunitensi. A rivelarlo sono due funzionari americani a NBC News, secondo cui proprio questa decisione ha costretto la Casa Bianca a sospendere l’operazione.

Trump aveva sorpreso i suoi alleati del Golfo annunciando domenica pomeriggio sui social media il progetto, denominato "Project Freedom". L’annuncio avrebbe irritato, in particolare, la leadership saudita, che in risposta ha comunicato agli Stati Uniti che non avrebbe permesso più ai militari americani di far decollare aerei dalla Prince Sultan Airbase, a sud-est di Riyadh, né di sorvolare lo spazio aereo saudita per sostenere l’operazione. Una telefonata tra Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman non avrebbe risolto la questione, costringendo il presidente a sospendere Project Freedom pur di ripristinare l’accesso militare statunitense a quello spazio aereo, considerato cruciale.

Anche altri Paesi alleati del Golfo sarebbero stati colti di sorpresa. Il presidente avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l’avvio dell’operazione. Un diplomatico mediorientale ha riferito che gli Stati Uniti non si sono coordinati neppure con l’Oman su Project Freedom fino a dopo l’annuncio di Trump. Un funzionario della Casa Bianca ha però dichiarato che "gli alleati regionali sono stati informati in anticipo".
Il dietrofront di Trump su Project Freedom — FocusAmerica

Project Freedom · I retroscena dello stop

Project Freedom, le 36 ore
che hanno mostrato il vero peso di Riad


Trump annuncia domenica l’operazione per riaprire Hormuz. Trentasei ore dopo, il piano è già sospeso: l’Arabia Saudita ritira l’accesso alla Prince Sultan Airbase e al proprio spazio aereo, costringendo la Casa Bianca a fermare tutto.

Fonti: NBC News · PBS · Casa Bianca Aggiornato: 7 maggio 2026

Annuncio · Domenica
Trump lancia
Project Freedom
Si tratta di una operazione per scortare in sicurezza le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, annunciata sui social

Stop · Martedì notte
Operazione
sospesa
La decisione arriva dopo che è stato fermato l'accesso alle Forze Armate americane alla base di Prince Sultan e allo spazio aereo del regno

Tra l'annuncio e lo stop sono passate circa 36 ore, e due sole navi sotto bandiera USA avrebbero completato il transito

Esplora la crisi
1 Cronologia 2 Le leve di Riad 3 Gli alleati 4 Negoziati

Le 36 ore di Project Freedom

Dall'annuncio sui social al dietrofront imposto da Riad


La sequenza ricostruita da NBC News mostra come l'operazione sia stata fermata dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato la propria cooperazione militare con gli Stati Uniti al ritiro del piano.

Domenica pomeriggio
L'annuncio a sorpresa sui social
Trump comunica via social l'avvio di Project Freedom, operazione per rompere il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Gli alleati del Golfo non sono stati preavvisati.

Martedì mattina
Briefing al Pentagono e alla Casa Bianca
I responsabili della sicurezza nazionale illustrano l'iniziativa per buona parte della giornata. Il Comando Centrale annuncia il transito di due navi a bandiera americana, l'Iran smentisce.

Punto di rottura
Tra martedì e mercoledì
Riad blocca basi e spazio aereo
L'Arabia Saudita comunica agli Stati Uniti il divieto di far decollare i suoi aerei dalla base aerea Prince Sultan e di sorvolare il proprio territorio per sostenere l'operazione.

La telefonata
Trump-bin Salman: nessuna intesa
Una telefonata diretta tra il presidente e il principe ereditario saudita non risolve la questione. La Casa Bianca deve scegliere tra continuare l'operazione e l'accesso allo spazio aereo saudita.

~36 ore dopo l'avvio
Project Freedom viene sospesa
Trump ferma l'operazione e la presenta come "pausa breve" per finalizzare un accordo di pace. Le altre navi pronte al transito vengono fermate.

Cosa Riad ha negato a Washington

I tre asset sauditi che hanno bloccato l’operazione americana


Senza l’accesso alle basi e allo spazio aereo del regno, le forze Usa non avrebbero potuto operare lungo i confini iraniani. Secondo un funzionario americano, in alcuni casi non esistono alternative praticabili.

1

La base aerea Prince Sultan
A sud-est di Riyadh — pilastro dell'aviazione USA nel Golfo
Le Forze Armate americane vi mantengono caccia, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea. Riad ha autorizzato l'uso della base per sostenere la guerra in Iran, poi ha revocato temporaneamente il consenso dopo l'inizio di Project Freedom.
Accesso revocato

2

Lo spazio aereo saudita
Corridoio obbligato verso lo Stretto di Hormuz
Ai velivoli americani schierati nei Paesi vicini è stato consentito di sorvolare il territorio saudita per tutto il periodo della guerra in Iran. Riad ha bloccato anche questa autorizzazione dopo l'inizio del Project Freedom, isolando di fatto le forze USA dalla regione operativa.
Sorvolo negato

3

Il vincolo geografico
"Non esistono alternative", secondo un funzionario USA
«Per ragioni geografiche, serve la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini»: così un funzionario americano a NBC News.
Fattore strutturale

Il fallimento del coordinamento

Come Trump ha sorpreso anche gli alleati del Golfo


L'operazione è stata lanciata via social senza una piena consultazione con i partner regionali. L'opposizione di Riad è il caso più clamoroso, ma non l'unico.

Arabia Saudita
Sorpresa dall'annuncio. La leadership saudita ha reagito con irritazione e ha imposto la sospensione dell'operazione come condizione per ripristinare l'accesso militare USA alle basi sul suo territorio ed al suo spazio aereo.

Veto Esito: stop al piano

Qatar
Trump avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l'avvio dell'operazione, secondo NBC News.

Avvisato dopo A operazione iniziata

Oman
Un diplomatico mediorientale riferisce che gli Stati Uniti non si sono coordinati con Muscat fino a dopo l'annuncio pubblico dell'operazione Project Freedom.

Nessuna coordinazione Solo dopo l'annuncio

La versione della Casa Bianca
Un funzionario della Casa Bianca afferma invece che "gli alleati regionali erano stati informati in anticipo": ricostruzione che però le fonti citate da NBC News contraddicono.

Il dopo Project Freedom

La pista diplomatica e la pressione in vista delle midterm

Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto.Donald Trump · intervista a PBS

Gli attori sul tavolo

Proponente
Stati Uniti
Hanno presentato una nuova proposta. Trump punta a chiudere l'accordo con l'Iran prima del viaggio a Pechino della prossima settimana.

Mediatore
Pakistan
Teheran discuterà la nuova proposta con Islamabad, che agisce da intermediario tra le parti.

Destinatario
Iran
Sta esaminando la proposta. Ma un alto funzionario del Parlamento la liquida pubblicamente come irrealistica.

Le posizioni

Trump Ottimismo cauto, minaccia residua
"Vogliono fare un accordo. Nelle ultime 24 ore ci sono stati ottimi colloqui." Ma resta sul tavolo l'opzione di "tornare a bombardarli a tappeto".

Deputato iraniano Rifiuto pubblico
Un deputato iraniano ha definito la proposta americana come una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà".

Giordania Lettura realista
"Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi."

La pressione interna
Sul presidente cresce la pressione politica in vista delle elezioni di midterm di novembre: i repubblicani devono difendere il margine ristretto alla Camera e la maggioranza al Senato. Allo stesso tempo, alcuni stretti consiglieri spingono Trump a "finire il lavoro" in Iran eliminando le residue capacità militari convenzionali del regime.

Fonti NBC News (ricostruzione di due funzionari americani e un diplomatico mediorientale), PBS (intervista a Trump), agenzia ISNA (dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano), Comando Centrale USA · Aggiornato al 7 maggio 2026.

Il ruolo delle basi saudite e la protezione delle navi


Le Forze Armate americane mantengono aerei da combattimento, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Riyadh aveva consentito agli Stati Uniti di far decollare aerei dalla base per sostenere la guerra in Iran, oltre a permettere agli aerei schierati nei Paesi vicini di sorvolare il territorio saudita. "A causa della geografia, è necessaria la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini", ha spiegato un funzionario americano. In alcuni casi, ha aggiunto, non esistono alternative.

Trump aveva annunciato l’operazione Project Freedom nel fine settimana come uno strumento per rompere il blocco iraniano nello Stretto di Hormuz. I suoi principali responsabili della sicurezza nazionale hanno trascorso buona parte della giornata di martedì a illustrare l’iniziativa in briefing al Pentagono e alla Casa Bianca, prima che il presidente la interrompesse all’improvviso circa 36 ore dopo il suo avvio.

Secondo NBC News, le Forze armate statunitensi stavano preparando altre navi al transito attraverso lo Stretto quando l’operazione è stata fermata all’improvviso. Il Comando centrale degli Stati Uniti aveva annunciato in precedenza che due navi battenti bandiera americana erano riuscite ad attraversarlo, mentre l’Iran ha negato che il passaggio sia mai avvenuto. In un post sui social media, Trump ha cercato di ridimensionare lo stop, affermando che Project Freedom sarebbe stato invece "sospeso per un breve periodo di tempo" per verificare se un accordo per porre fine alla guerra potesse essere "finalizzato e firmato" entro quella finestra temporale.

I negoziati con l’Iran e la pressione su Trump


Intanto, l'Amministrazione Trump sta tentando di raggiungere un accordo negoziato per mettere fine alle ostilità. L’Iran sta esaminando una nuova proposta presentata dagli Stati Uniti, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei all’agenzia semiufficiale iraniana ISNA. Baghaei ha spiegato che Teheran ne discuterà con il Pakistan, che sta agendo da mediatore. Trump non ha fornito dettagli sul piano, ma ha sostenuto che la guerra potrebbe finire se "l’Iran accetta di fare ciò che è stato concordato". "Vogliono fare un accordo", ha detto dallo Studio Ovale, aggiungendo che nelle ultime 24 ore ci sono stati "ottimi colloqui".

Ma la verità è che la pressione politica sul presidente sta aumentando sempre di più in vista delle elezioni di midterm di novembre, quando i repubblicani dovranno difendere il loro ristretto margine di vantaggio alla Camera e la maggioranza al Senato. In un’intervista con PBS, Trump ha detto di sperare che i negoziatori statunitensi possano raggiungere un’intesa con il regime iraniano prima del suo viaggio a Pechino della prossima settimana, dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. "Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto", ha dichiarato.

Secondo diversi ex funzionari americani, alcuni stretti confidenti del presidente lo avrebbero incoraggiato a "finire il lavoro" in Iran, eliminando ciò che resta delle risorse militari convenzionali del regime. Intanto, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato mercoledì proprio i leader iraniani e ha affermato che è fondamentale mettere fine alla guerra il prima possibile. In un post sui social media, un alto funzionario del Parlamento iraniano ha però definito l’ultima proposta una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà". Un funzionario giordano ha tuttavia dichiarato a NBC News che gli sforzi diplomatici in atto sono seri: "Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi".


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