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FiftyPlusOne bandisce l’istituto che falsificava i sondaggi


Il sito di aggregazione FiftyPlusOne ha bandito The Public Sentiment Institute, che ha ammesso di aver spostato le preferenze di alcuni intervistati verso il candidato che li finanziava. Sospeso anche Patriot Polling.

Il sito di aggregazione dei sondaggi FiftyPlusOne ha escluso definitivamente The Public Sentiment Institute (TPSI) e sospeso a tempo indeterminato Patriot Polling dalla propria lista di istituti di sondaggiodopo aver scoperto che entrambi gli istituti avrebbero lavorato per alcune campagne elettorali senza dichiararlo. TPSI ha inoltre ammesso di aver modificato le preferenze espresse da alcuni intervistati, attribuendole al candidato che aveva pagato l'istituto. La decisione è stata presa dagli ex redattori di FiveThirtyEight che, dopo la chiusura del sito di analisi elettorale da parte di ABC News nel marzo 2025, hanno fondato il progetto FiftyPlusOne.

Quei pagamenti mai dichiarati


L'indagine è partita da una segnalazione ricevuta dalla redazione la settimana scorsa: TPSI avrebbe presentato come rilevazioni indipendenti alcuni sondaggi interni della campagna di James Fishback, gestore di un fondo speculativo e candidato alle primarie repubblicane per il governatorato della Florida. Esaminando i registri delle spese elettorali, gli autori dell'inchiesta hanno trovato un pagamento di 1.575 dollari effettuato il 9 giugno 2026 dalla campagna di Fishback a favore proprio di The Public Sentiment Institute, con la causale "sondaggio".

L'istituto ha poi pubblicato due rilevazioni sulle primarie, il 10 e il 30 giugno, senza indicarne la committenza. In una terza, diffusa il 13 agosto, ha invece dichiarato che la ricerca era stata "progettata, finanziata e condotta" dallo stesso istituto e che "nessun candidato, campagna, comitato di partito o organizzazione esterna" l'aveva commissionata o finanziata. Il 21 gennaio 2026 la stessa campagna elettorale aveva versato 1.500 dollari a Lucca Ruggieri, amministratore delegato di Patriot Polling, con la causale "sondaggi". Il 2 febbraio anche questo secondo istituto aveva pubblicato una rilevazione sulle primarie per il governatorato della Florida senza indicarne la committenza.

Il 29 luglio Patriot Polling ha inoltre diffuso un sondaggio interno per la campagna di Keith Gross nel secondo distretto congressuale della Florida, mentre una precedente rilevazione, pubblicata l'11 febbraio sulle primarie repubblicane nello stesso distretto, non indicava alcun committente. Nei registri della campagna di Gross, tuttavia, non risultano pagamenti all'istituto.

Contattati venerdì scorso e nuovamente nel corso della settimana, i due istituti non hanno risposto. Anche gli staff elettorali di Fishback e Gross hanno ignorato le richieste di commento. Secondo gli standard di FiftyPlusOne, la mancata indicazione della committenza non comporta automaticamente l'esclusione: in questi casi tutte le rilevazioni dell'istituto vengono semplicemente classificate come di parte. A rendere inutilizzabili i dati è invece il rifiuto di rispondere alle domande sulla metodologia, perché impedisce di verificare come siano stati prodotti.

L'ammissione: preferenze spostate da un candidato all'altro


L'analisi retrospettiva pubblicata da TPSI sui propri sondaggi in Florida ha però portato alla luce un problema molto più grave. Le rilevazioni avevano sovrastimato nettamente il consenso per Fishback rispetto sia agli altri sondaggi sia al risultato delle primarie del 18 agosto: il candidato si è fermato sotto l'11%, mentre la vittoria alle primarie repubblicane è andata al deputato Byron Donalds.

TPSI ha attribuito l'errore a due fattori. Il primo, una sovrastima dell'affluenza dei giovani, rientra nelle valutazioni che ogni istituto è chiamato a compiere sulla composizione dell'elettorato. Il secondo, invece, no. "Jay Collins otteneva tra il 20 e il 30% nei nostri dati. Il risultato non coincideva con la nostra lettura della corsa e abbiamo concluso che potesse riflettere un problema nella qualità dei dati raccolti attraverso il nostro campione via messaggio", si legge nel documento, in riferimento all'attuale vicegovernatore della Florida.

"Sulla base di questa conclusione, abbiamo individuato gli intervistati che avevano scelto Collins ma il cui profilo complessivo appariva più vicino alla coalizione di un altro candidato e abbiamo riassegnato le loro preferenze a James Fishback. È stato l'errore più grave dell'intero progetto e la responsabilità è soltanto nostra. Abbiamo sottratto consenso reale a un candidato sulla base di un sospetto contraddetto dai nostri stessi dati. Nessuna metodologia dovrebbe consentire di modificare la preferenza dichiarata da un intervistato soltanto perché un analista la considera poco plausibile, e la nostra non lo consentirà più."


Gli standard di FiftyPlusOne, derivati in parte dal codice deontologico dell'American Association for Public Opinion Research, vietano di adottare consapevolmente strumenti o metodi capaci di produrre conclusioni fuorvianti, così come di falsificare o fabbricare dati. Per la redazione — della quale fanno parte, tra gli altri, Mary Radcliffe, Cooper Burton e l'ex direttore editoriale di FiveThirtyEight G. Elliott Morris — modificare le preferenze dei singoli intervistati per ottenere un risultato più vicino alle proprie aspettative equivale a tutti gli effetti a falsificare i dati. Una violazione resa ancora più grave dal rapporto economico non dichiarato con la campagna beneficiata da quelle modifiche.

L'esclusione riguarderà quindi anche qualsiasi futura società fondata o diretta da Lester Tellez e Dustin Smith, i responsabili di TPSI, nonché i sondaggi commissionati da organizzazioni a loro collegate, come On Point Politics. La sospensione di Patriot Polling si estende invece a Ruggieri e Roberto Jay, ma potrà essere revocata se l'istituto risponderà alle domande sulla propria metodologia. Le rilevazioni già pubblicate resteranno sul sito, riclassificate come di parte, secondo la prassi ereditata da FiveThirtyEight di conservare i dati utilizzati per calcolare le medie del passato.

Un'altra società ha inventato sondaggi ed è poi scomparsa


Median Strategies, una società comparsa dal nulla due settimane fa, ha ammesso al Los Angeles Times di aver inventato integralmente i risultati di almeno tre rilevazioni in altrettanti Stati, dalla corsa per la carica di sindaco di Los Angeles alle primarie in Wisconsin. L'organizzazione ha definito l'operazione come un "esperimento sociale" volto a misurare quanto fosse facile convincere giornali e opinione pubblica dell'autenticità di dati falsi. Subito dopo ha chiuso il proprio sito.

Mercoledì AAPOR ha condannato l'accaduto. "È estremamente preoccupante che questa organizzazione abbia prodotto e diffuso dati inventati, minando la fiducia nella ricerca sull'opinione pubblica e nei sondaggi elettorali", ha dichiarato la presidente Mary Losch. "È importante che un'attività fraudolenta di questo tipo non venga confusa con i sondaggi elettorali legittimi."


In Florida si vota per le primarie a governatore e il candidato di Trump è il favorito


La Florida vota oggi, martedì 18 agosto, per le primarie, le elezioni interne con cui i partiti scelgono i candidati per il voto di metà mandato del 3 novembre. È la giornata più piena dell'estate elettorale americana. Si vota anche in Alaska e in Wyoming, ma le corse più importanti si concentrano nel terzo stato più popoloso del paese. La sfida principale è la scelta del candidato repubblicano per la successione del governatore Ron DeSantis, che dopo due mandati non può ricandidarsi. I seggi chiudono alle 19 locali, quando in Italia sarà l'1 di notte di mercoledì (le 2 nella parte nord-occidentale dello stato, che si trova in un altro fuso orario). Quasi due milioni di elettori hanno già votato per posta o in anticipo.

Il favorito per la nomination repubblicana a governatore è Byron Donalds, deputato al terzo mandato che ha l'appoggio del presidente Donald Trump dal febbraio 2025, da prima ancora che annunciasse la candidatura. Se vincesse anche a novembre diventerebbe il primo governatore nero nella storia della Florida. Tra comitato elettorale e PAC alleato (i comitati esterni che negli Stati Uniti raccolgono fondi per le campagne) ha messo insieme 111 milioni di dollari. Nella nostra media, Donalds è al 41%, oltre il doppio degli altri candidati con il vicegovernatore Jay Collins al 18% e l'investitore James Fishback al 17%%. L'ex presidente della Camera statale Paul Renner è al 7%.

Sondaggi · Florida

Donalds arriva al voto sopra il 40 per cento, Collins e Fishback si giocano il secondo posto

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria repubblicana a governatore della Florida. Donalds è rimasto davanti per tutta la campagna e chiude al 41,3 per cento; alle sue spalle Collins (17,6) e Fishback (15,9) sono saliti fino a contendersi il secondo posto, con Renner al 7,1. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto Donalds 41,3 Collins 17,6 Fishback 15,9 Renner 7,1
La media si ferma all'11 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 18 agosto.

Fonte Elaborazione di Focus America su 35 sondaggi della primaria repubblicana raccolti da Wikipedia, aggiornati al 18 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le quattro linee.

Donalds
Collins
Fishback
Renner

Dei sei sondaggi realizzati da metà luglio, però, quattro danno Donalds intorno al 50% e due lo collocano poco sopra il 30%. L'ultimo, dell'istituto The Public Sentiment Institute, lo vede avanti su Fishback di appena tre punti, 31% a 28%; lo stesso istituto aveva già pubblicato in passato un sondaggio finanziato di nascosto dalla campagna di Fishback. I sondaggisti hanno del resto già sbagliato nelle recenti primarie in Michigan e Wisconsin. Sulla corsa pesa anche l'ostilità di DeSantis, che ha criticato la candidatura di Donalds senza appoggiare nessun altro candidato, nemmeno il suo vice Collins. E l'appoggio di Trump non è una garanzia. In questo ciclo elettorale quattro dei dodici candidati da lui sostenuti nelle primarie repubblicane per governatore senza un uscente hanno perso.

Fishback, 31 anni, ex fondatore di una società di investimenti cresciuto nella contea di Broward, ha costruito la sua rimonta con attacchi personali contro Donalds, che è nero, spesso a sfondo razzista. Lo ha definito uno "schiavo" delle grandi aziende e un "assunto per la diversità". Ad agosto lo ha anche accusato di essere indagato per traffico sessuale, un'affermazione che il Dipartimento di Giustizia ha definito falsa.

Fishback ha il sostegno di ambienti dell'estrema destra online, compresi quelli legati al suprematista bianco Nick Fuentes. Allo stesso tempo ha fatto breccia tra i giovani con proposte populiste: aiuti pubblici alle giovani famiglie per comprare casa, limiti ai fondi che acquistano abitazioni per affittarle, difesa dell'ambiente dal cemento e divieto totale dei data center per l'intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi ha più che raddoppiato i suoi consensi nei sondaggi, mentre Donalds lo ha liquidato come uno che "gioca per l'algoritmo".

Proprio i data center sono diventati un tema in tutto lo stato, dalla corsa a governatore alle elezioni di contea. Fishback promette di vietarli, Renner propone una moratoria e Donalds, criticato dagli avversari per i finanziamenti ricevuti dal settore, ha risposto che "non ci sarà nessun divieto". Chi vince la primaria repubblicana affronterà a novembre il probabile candidato democratico David Jolly, un ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito durante il primo mandato di Trump. La Florida non elegge un governatore democratico da più di trent'anni, ma i sondaggi sul confronto diretto danno Donalds avanti di appena cinque punti.

Per il Senato la primaria da seguire è quella democratica, che decide chi sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale, cioè un voto fuori calendario per un seggio che Moody occupa per nomina, senza essere mai stata eletta. Il favorito è Alex Vindman, tenente colonnello dell'esercito in pensione e testimone chiave nel primo procedimento di impeachment contro Trump, nel 2019. Ha raccolto 16,3 milioni di dollari, più degli 11,3 della stessa Moody.

La sua rivale, la deputata statale Angie Nixon, progressista nata a Jacksonville, ha raccolto circa un sedicesimo di quella cifra, ma ha radici politiche locali che a Vindman mancano. L'ex militare si è trasferito in Florida solo nel 2023. A maggio Nixon ha ricevuto il primo richiamo formale in vent'anni dell'assemblea statale per una protesta con il megafono contro la nuova mappa dei collegi. L'unico sondaggio pubblico, di inizio luglio, dava Vindman avanti 34% a 24%.

Alla Camera si vota per la prima volta con la nuova mappa dei collegi che i repubblicani della Florida hanno approvato in primavera su spinta di DeSantis, un caso di gerrymandering, cioè il ridisegno dei confini elettorali a vantaggio del partito che li traccia, pensato per strappare quattro seggi ai democratici. Il democratico moderato Jared Moskowitz corre ora in un collegio che Trump avrebbe vinto di nove punti nel 2024. Prima di novembre deve superare la sfida interna di Oliver Larkin, sindacalista iscritto ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana. Larkin lo accusa di essere troppo moderato e troppo vicino a Israele.

Debbie Wasserman Schultz, ex presidente del Partito Democratico nazionale, si è invece candidata nel 20° distretto, un collegio a maggioranza nera dove oggi rappresenta appena il 2% degli abitanti. La scelta ha irritato molti dirigenti locali, secondo cui il seggio dovrebbe andare a un candidato nero, ma i quattro principali sfidanti rischiano di dividersi i voti. Tra loro ci sono l'attivista progressista Elijah Manley, il rapper Luther Campbell dei 2 Live Crew e l'ex deputata Sheila Cherfilus-McCormick. Quest'ultima si è dimessa ad aprile dopo che la commissione Etica della Camera l'aveva accusata di aver spostato illegalmente fondi dall'azienda di famiglia alla sua campagna.

Le candidature di Larkin, di Manley e della stessa Nixon sono il nuovo banco di prova della sinistra socialista, reduce da diverse vittorie nelle primarie democratiche di quest'estate. Il terreno però è ostile, perché Trump ha vinto lo stato di 13 punti nel 2024 e il socialismo resta una parola respinta da molte comunità di origine cubana e venezuelana del sud. Venerdì i tre hanno chiuso la campagna con un comizio comune a Fort Lauderdale insieme alla deputata Rashida Tlaib, tra le proteste di alcuni democratici locali. Una vittoria di uno qualsiasi dei tre sarebbe una grossa sorpresa.

La primaria più curiosa è quella repubblicana del 19° distretto, il collegio sicuro lasciato libero da Donalds nel sud-ovest dello stato, che il New York Times ha raccontato come una gara tra candidati arrivati da fuori. Dei dieci in lizza, sei hanno già corso per la Camera in altri stati e due sono ex deputati travolti dagli scandali. Il primo è Madison Cawthorn del North Carolina, il secondo è Chris Collins di New York, che si dimise nel 2019 prima di dichiararsi colpevole di insider trading e fu poi graziato da Trump. La favorita è Catalina Lauf, 33 anni, consigliera del dipartimento del Commercio durante la prima amministrazione Trump. Il presidente l'ha appoggiata la settimana scorsa, anche se ha già perso due corse per il Congresso in Illinois. Sulla scheda c'è pure Jim Oberweis, che la batté in una di quelle primarie nel 2020.

Nel 7° distretto, tra i sobborghi di Orlando e Daytona Beach, il deputato repubblicano Cory Mills cerca il terzo mandato nonostante i molti guai. Su di lui pesano un'indagine del Dipartimento di Giustizia sulle sue finanze, un'inchiesta della commissione Etica della Camera per presunte violenze contro una ex compagna e irregolarità nei conti elettorali, oltre a un ordine restrittivo ottenuto nel 2025 da un'ex fidanzata. Trump lo ha appoggiato a febbraio, ma da allora non lo ha più nominato. DeSantis ha detto venerdì di non sostenerlo e due deputati repubblicani dello stato si sono schierati con il principale sfidante, l'ex conduttore televisivo Ryan Elijah. Anche qui i sondaggi si contraddicono. A inizio agosto Mills era avanti 30% a 14%, mentre una rilevazione di metà agosto dava Elijah avanti 44% a 27%. I democratici sperano paradossalmente in una vittoria di Mills, che renderebbe più contendibile a novembre un collegio vinto da Trump di 12 punti.

La nuova mappa complica la vita anche ai democratici Kathy Castor, a Tampa, e Darren Soto, nell'area di Orlando. I loro collegi sono stati ridisegnati per essere molto più favorevoli ai repubblicani e le primarie per scegliere i loro sfidanti sono affollate, senza favoriti chiari.

Fuori dalla Florida, l'Alaska usa una primaria unica in cui tutti i candidati di tutti i partiti compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro passano al voto di novembre. Per la carica di governatore ci sono 17 candidati, mentre al Senato tenta il ritorno l'ex deputata democratica Mary Peltola. In Wyoming la sezione statale del Freedom Caucus, la corrente più a destra dei repubblicani, punta ad allargare i successi ottenuti due anni fa nel parlamento locale. Si tengono infine due elezioni speciali. In Pennsylvania i democratici provano a strappare ai repubblicani un seggio conservatore della Camera statale, per rafforzare la loro maggioranza risicata. In California si sceglie invece il sostituto di Eric Swalwell, il deputato democratico dimessosi ad aprile dopo le accuse di violenza sessuale arrivate da diverse donne.


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L'esercito americano scioglie il battaglione dei droni nato dopo le lezioni della guerra in Ucraina


L'unità sperimentale tornerà alla fanteria aviotrasportata dopo pochi mesi. La decisione rientra nel nuovo corso imposto dal generale Christopher LaNeve e suscita timori sulla capacità dell'Esercito statunitense di adattarsi alla guerra moderna.

L'esercito statunitense si prepara a sciogliere il battaglione d'assalto con droni creato in Europa a gennaio per sperimentare l'impiego in combattimento di velivoli senza pilota e robot terrestri. Dopo una grande esercitazione in Germania tra agosto e settembre, l'unità presenterà le proprie conclusioni ai vertici dell'Esercito statunitense, abbandonerà il ruolo sperimentale e "tornerà a concentrarsi sui compiti fondamentali di un battaglione di fanteria aviotrasportata", ha spiegato al Wall Street Journal un funzionario dell'esercito.

La decisione rientra nel ritorno alle funzioni essenziali voluto dal generale Christopher LaNeve, capo di Stato Maggiore reggente dell'Esercito. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell lo ha definito un comandante "nel quale il Segretario Hegseth ripone piena fiducia per attuare la visione di questa Amministrazione". Il battaglione era stato uno dei progetti simbolo del suo predecessore, il generale Randy George, al quale il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva chiesto il 2 aprile di dimettersi e andare immediatamente in pensione, insieme ad altri due alti ufficiali dell'esercito, David M. Hodne e William Green Jr.

L'obiettivo di questo battaglione era raccogliere le lezioni della guerra in Ucraina, combattuta ai confini della NATO, e sviluppare mezzi e tattiche capaci di affrontare più efficacemente la minaccia russa. Diverse esperti militari temono che ora la chiusura possa rallentare l'adattamento dell'Esercito statunitense a un tipo di guerra che ha già trasformato i campi di battaglia in Ucraina e in Medio Oriente. "L'Ucraina ha di fatto rivoluzionato il combattimento ravvicinato", ha affermato Michael O'Hanlon, esperto di difesa della Brookings Institution. "Il generale George stava cominciando a capirlo e qualsiasi passo indietro rispetto al lavoro che stava svolgendo sarebbe profondamente deplorevole e pericoloso."

L'esercito non ha spiegato come intenda accelerare lo sviluppo di queste capacità dopo lo scioglimento dell'unità. Un portavoce si è limitato a dichiarare che l'Esercito "è impegnato ad accelerare il predominio militare americano nel settore dei droni per rispondere alle esigenze delle operazioni di combattimento su larga scala", senza fornire dettagli sui programmi futuri. Anche un portavoce di LaNeve ha rifiutato di commentare.

Mercoledì però il generale ha illustrato la propria linea in un memorandum: "Le forze dell'Esercito devono essere pronte a superare le sfide più complesse che i nostri avversari possono imporre e a padroneggiare un ambiente operativo profondamente diverso dai campi di battaglia di ieri", ha scritto nel documento, ottenuto dal Wall Street Journal. In un allegato intitolato "Army Azimuth", LaNeve ha promesso che l'esercito continuerà a trasformarsi e a creare unità dotate di tecnologie avanzate nei settori cibernetico, della guerra elettronica e dell'intelligenza artificiale.

Il nuovo corso di LaNeve


Dopo la rimozione di George, Hegseth ha puntato su LaNeve, 58 anni, che nel 2025 era stato il suo principale assistente militare prima di diventare vice capo di Stato Maggiore dell'Esercito a febbraio. Una sua eventuale nomina definitiva alla guida dell'esercito incontra tuttavia resistenze sia tra i repubblicani sia tra i democratici. La natura provvisoria dell'incarico non gli ha però impedito di imprimere la propria linea. Secondo alcuni giuristi, inoltre, può restare reggente a tempo indeterminato: il Senato lo ha già confermato come vice capo di Stato Maggiore e l'assunzione temporanea delle funzioni superiori non sarebbe soggetta ai consueti limiti di durata.

Le sue decisioni più rilevanti da lui prese sinora riguardano lo schieramento statunitense in Europa, già ridimensionato sotto Trump nel numero delle brigate da combattimento. Sotto la direzione di LaNeve, l'Esercito sta trasferendo dall'Europa alla Corea del Sud una Multi-Domain Task Force, unità specializzata nell'integrazione di capacità cibernetiche, intelligence e sistemi avanzati, finora componente importante del dispositivo militare sul continente.

Nelle stesse settimane, il III Corpo Corazzato, con sede a Fort Hood, in Texas, e finora incaricato di rafforzare le truppe statunitensi in Europa, è stato assegnato al nuovo comando per l'emisfero occidentale con un ordine firmato dal Segretario dell'Army Dan Driscoll. Il corpo comprende la 1ª Divisione corazzata, la 1ª Divisione di cavalleria e la 1ª Divisione di fanteria. Il trasferimento ha però natura soprattutto amministrativa e non comporta spostamenti di personale né conseguenze immediate sul dispositivo militare.

Driscoll, che aveva lavorato a stretto contatto con George, è da mesi ai ferri corti con Hegseth sui licenziamenti ai vertici militari e sui cambiamenti imposti all'esercito. Durante l'estate si è inoltre scontrato con LaNeve sulla revisione dei parametri di forma fisica. L'Esercito ha abbandonato le precedenti tabelle basate su altezza e peso e le misurazioni effettuate con il metro, introducendo come nuovo criterio il rapporto tra circonferenza della vita e altezza, che deve rimanere inferiore a 0,55.

La direttiva porta la firma di Driscoll, ma è stata elaborata su impulso di LaNeve. Il Segretario all'Esercito voleva mantenere un'esenzione per i soldati con punteggi elevati all'Army Fitness Test, sostenendo che il nuovo sistema avrebbe penalizzato ingiustamente i militari di corporatura robusta ma fisicamente prestanti. LaNeve però non ha ceduto e l'esenzione è stata eliminata; restano invece quelle previste per le soldatesse durante la gravidanza e nel periodo successivo al parto. Nei primi 180 giorni, comunque, nessuno potrà essere congedato per il mancato rispetto del nuovo parametro.

Più di recente, l'Esercito statunitense ha anche annullato gli interventi che alcuni alti ufficiali ucraini avrebbero dovuto tenere a Fort Benning, in Georgia, presso il centro dedicato alla guerra di manovra. "LaNeve tira dritto sugli standard, e questa è la sua forza. È inflessibile per il bene dell'esercito", ha dichiarato il tenente generale in congedo Keith Kellogg, che ha prestato servizio nella prima e nella seconda Amministrazione Trump e aveva raccomandato proprio la nomina di LaNeve a Hegseth.

Il reparto nato per imparare dall'Ucraina


L'unità sperimentale in fase di scioglimento era nata al termine di un intenso lavoro sulle lezioni della guerra russa contro l'Ucraina. A novembre George, Driscoll e il generale Chris Donahue, allora comandante delle forze statunitensi in Europa, si erano recati a Kyiv per incontrare i comandanti ucraini dei reparti di droni.

George aveva già trasformato le brigate di fanteria in forze di manovra dotate di unità con droni da ricognizione e d'attacco, ma riteneva che l'Esercito dovesse procedere su scala più ampia e con maggiore rapidità. Sia la Russia sia l'Ucraina dispongono infatti di reparti da combattimento e intere branche militari dedicate ai droni e ai sistemi robotici. A novembre l'Esercito statunitense aveva quindi deciso di creare un "battaglione di sistemi tattici senza pilota", incaricato di studiare quelle esperienze e sviluppare nuovi metodi per sostenere una brigata in combattimento, con l'obiettivo di estendere poi le innovazioni all'intero Esercito.

Il battaglione, formato da circa 600 soldati provenienti dalla 173ª Brigata aviotrasportata, è stato costituito formalmente a gennaio in Germania con il nome di 3° Battaglione del 504° Reggimento di fanteria paracadutista, che richiama la storia dell'esercito durante la Seconda guerra mondiale. Alla sua creazione non era stata fissata alcuna scadenza. Una parte del personale si è recata discretamente a Kyiv per incontrare i colleghi ucraini, mentre altri soldati hanno lavorato con operatori ucraini nelle aree di addestramento della NATO. La scorsa primavera, impersonando le forze avversarie durante un'esercitazione, proprio questi militari erano riusciti a sconfiggere una brigata statunitense schierata a rotazione in Europa.


Il piano segreto della NATO per respingere un attacco russo nei Paesi baltici: usare i droni


La NATO avrebbe messo a punto un nuovo concetto operativo per un possibile conflitto con la Russia. Si chiama Nato Land Warfighting Concept e dovrebbe orientare l'impiego delle forze terrestri alleate in caso di guerra. A rivelarlo è stata la Bild, citando fonti non identificate. Secondo il quotidiano tedesco, il maggiore statunitense Andrew Pingrey avrebbe avuto un ruolo guida nella sua elaborazione. Il documento delineerebbe tre strategie basate sullo stesso scenario iniziale: un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania condotto con missili e droni, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

Una barriera affidata ai sistemi senza equipaggio


La prima strategia punta a neutralizzare le capacità di fuoco russe: caccia, missili e droni dovrebbero mettere fuori uso i sistemi missilistici avversari e le relative basi di lancio. Uno dei bersagli principali sarebbe la regione di Kaliningrad, l'exclave russa tra Polonia e Lituania, dove Mosca ha schierato numerosi sistemi missilistici e di difesa antiaerea. Neutralizzare quelle postazioni sarebbe essenziale per consentire all'Alleanza Atlantica di operare nello spazio aereo dei Paesi baltici.

La seconda strategia riguarda i confini con Russia e Bielorussia, lungo i quali il piano prevede la creazione di "zone autonome" concepite come una barriera difensiva. Non sarebbero presidiate da soldati dell'Alleanza, ma soltanto da droni e veicoli militari senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avverrebbe quindi all'interno di queste aree, dove i sistemi autonomi dovrebbero rallentarne o arrestarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Sicurezza · NATO-Russia

Come la NATO intende difendere il Baltico

Le tre strategie del Nato Land Warfighting Concept, il piano operativo descritto dalla Bild per fermare un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania.

Grafica di FocusAmerica

Lo scenario di partenza

Un attacco russo con missili e droni contro i tre Paesi baltici, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

1Colpire i missiliMissili2La barriera di droniBarriera3Attacchi in profonditàAttacchi

ESTONIALETTONIALITUANIARUSSIABIELORUSSIAFINLANDIAPOLONIAKALININGRADMar BalticoTallinnRigaVilniusPskovSan Pietroburgo

Obiettivo principale: i sistemi missilistici di Kaliningrad

Strategia 1 di 3

Neutralizzare il fuoco russo


Caccia, missili e droni alleati mettono fuori uso i sistemi missilistici russi e le loro basi di lancio. Il bersaglio principale è Kaliningrad, l'exclave dove Mosca concentra missili e difese aeree: eliminarle apre lo spazio aereo dei Paesi baltici alle forze della NATO.

Mezzi impiegati

CacciaMissiliDroni

Strategia 2 di 3

Zone autonome lungo i confini


Ai confini con Russia e Bielorussia il piano prevede “zone autonome” senza soldati alleati, presidiate soltanto da droni e veicoli senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avviene qui: i sistemi autonomi devono rallentarne o fermarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Mezzi impiegati

DroniVeicoli senza equipaggio

Strategia 3 di 3

Colpire i rifornimenti in Russia


Droni e forze speciali attaccano obiettivi militari in territorio russo: aeroporti, industrie della difesa, ponti e ferrovie che muovono truppe e rifornimenti. I mezzi robotizzati arrivano in profondità per via aerea; il piano conta anche su cittadini russi ostili al governo, con azioni di sabotaggio contro i rifornimenti.

Mezzi impiegati

DroniForze specialiSabotaggi

Nessuna conquista di territorio

L'occupazione di aree russe non rientra tra gli obiettivi: il piano punta a respingere le forze di Mosca oltre il confine del Paese alleato attaccato.

Un piano che parla anche a Mosca

La NATO non conferma né smentisce. Secondo la Bild, la diffusione dei punti chiave ha anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo al Cremlino come reagirebbe l'Alleanza.

Fonte: Bild, 17 agosto 2026. Ricostruzione basata su fonti non identificate.

Attacchi in profondità contro i rifornimenti


La terza strategia prevede attacchi contro obiettivi militari e centri di rifornimento all'interno del territorio russo, affidati a droni e forze speciali. Tra i possibili bersagli figurerebbero aeroporti militari, industrie della difesa, ponti e infrastrutture ferroviarie utilizzate per spostare le truppe di Mosca. Droni e mezzi robotizzati verrebbero trasportati per via aerea in profondità nel territorio russo. Secondo la ricostruzione della Bild, l'Alleanza Atlantica conterebbe anche sul sostegno di cittadini russi ostili al governo, le cui azioni dovrebbero interrompere i rifornimenti e ostacolare le operazioni offensive.

L'occupazione di territorio russo non rientrerebbe tra gli obiettivi: lo scopo sarebbe fermare l'avanzata e respingere le forze di Mosca oltre il confine dello Stato alleato attaccato. Le autorità russe hanno più volte negato di voler colpire un Paese della NATO. Nel dicembre del 2023 Vladimir Putin, replicando all'allora presidente statunitense Joe Biden, definì questa ipotesi "una completa sciocchezza" e disse che la Russia non aveva alcun interesse geopolitico, economico o militare a entrare in guerra con l'Alleanza Atlantica.

Dalla NATO, finora, non sono arrivate né conferme né smentite sulla ricostruzione. Ma secondo la Bild, la diffusione dei passaggi centrali del documento avrebbe anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo a Mosca come reagirebbe l'Alleanza. Il piano servirebbe quindi come messaggio prima ancora che come guida operativa.


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Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Poche novità nell’approvazione di Trump, in uno scenario attualmente scevro di sondaggi di rilievo e in attesa della ripresa dopo il periodo estivo.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

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L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
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Israele intende creare delle nuove colonie per dividere la Cisgiordania e Trump non intende fermarli


Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto i bandi per la costruzione 1.200 alloggi nella zona che separa la Cisgiordania da Gerusalemme Est. Quattordici governi protestano, l'Amministrazione Trump resta a guardare.

Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto questa settimana i bandi per costruire più di 1.200 alloggi nella zona E1 della Cisgiordania, l'area a est di Gerusalemme dove gli insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale. Le case, se verranno costruite, taglieranno la strada che collega la parte nord e la parte sud del territorio palestinese e lo separeranno da Gerusalemme Est. Lì vivono più di 300 mila palestinesi e lì la diplomazia internazionale ha sempre immaginato la capitale di un futuro Stato palestinese accanto a Israele.

A un funzionario americano che si occupa di politica mediorientale il sito NOTUS ha chiesto quante probabilità ci siano che l'Amministrazione blocchi il piano E1. La risposta è stata una parola sola: "zero". L'ambasciata americana a Gerusalemme, ha detto il funzionario, si muove "in perfetta sintonia" con il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Dipartimento di Stato (il ministero degli Esteri americano) non ha risposto alle domande di NOTUS ma ha fatto sapere ad Axios che "gli Stati Uniti non sostengono l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele".

Le offerte delle imprese vanno presentate entro il 19 ottobre e chi si oppone spera che la pressione internazionale faccia saltare il piano prima di quella data. "Siamo a sessanta giorni dal punto di non ritorno", ha scritto questa settimana in un rapporto Terrestrial Jerusalem, un'organizzazione israeliana senza scopo di lucro che segue quello che accade a Gerusalemme. Fino a quel giorno Netanyahu può ancora annullare tutto; dopo, "costruttori, banche e istituzioni finanziarie avranno in mano contratti vincolanti".

I ministri degli Esteri di quattordici paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Canada, insieme alla Commissione europea hanno chiesto a Israele di non piantare "un cuneo" nella Cisgiordania. Nel comunicato congiunto definiscono la decisione particolarmente grave in una fase già di forte tensione e citano le violenze dei coloni israeliani contro i civili e le proprietà palestinesi, mai registrate a questi livelli. Il Regno Unito e l'Unione europea starebbero valutando sanzioni contro Israele per la politica degli insediamenti.

Chris Van Hollen, senatore democratico del Maryland che al Congresso ha guidato le verifiche sull'operato israeliano a Gaza, ha scritto in una mail a NOTUS che l'insediamento E1 "è una chiara violazione del diritto internazionale" e chiude deliberatamente la porta alle già scarse prospettive di uno Stato palestinese funzionante. Fino a oggi, ha detto, i presidenti americani di entrambi i partiti hanno lavorato per fermarlo. "Costruirlo condannerà Israele a un futuro da Stato paria e di apartheid", ha aggiunto.

Il presidente si è allineato a Netanyahu su quasi tutto il resto del rapporto tra i due paesi, dalla guerra comune contro l'Iran alla gestione a guida americana del futuro di Gaza. Su Gerusalemme e sulla Cisgiordania la sua squadra ha invece avuto un ruolo minore rispetto ai presidenti che l'hanno preceduto, di entrambi i partiti, e persino rispetto al suo primo mandato. Chi critica questa impostazione la attribuisce alla fedeltà verso la destra israeliana che sostiene gli insediamenti e prevede che l'accettazione silenziosa produrrà altro caos in Medio Oriente, oltre a un malcontento interno, mentre repubblicani e democratici diventano sempre più scettici sul ruolo americano nelle politiche israeliane più controverse.

La posizione americana su Gerusalemme ha iniziato a cambiare durante il primo mandato di Trump, quando il presidente ha riconosciuto la città come capitale di Israele senza riconoscere le rivendicazioni dei palestinesi e ha chiuso il consolato americano che si occupava di loro. Joe Biden aveva promesso di tornare indietro su entrambe le decisioni ma non lo ha fatto. In questo secondo mandato il presidente ha chiuso l'Ufficio per gli Affari palestinesi dentro l'ambasciata a Gerusalemme e ha nominato figure apertamente filoisraeliane, a partire dall'ambasciatore Mike Huckabee.

Quell'ufficio poteva preparare analisi e segnalazioni per chi decide a Washington senza bisogno del via libera dell'ambasciatore, che di solito è concentrato sul tenere stretto il rapporto con Israele, ha detto Mike Casey, ex diplomatico americano che ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 2024 per protesta contro la guerra a Gaza dopo quasi quattro anni di servizio a Gerusalemme. Tra le attività che ha citato c'è l'invio di un funzionario musulmano alla spianata delle moschee per registrare come veniva trattato, dopo le denunce dei palestinesi sugli abusi delle guardie israeliane.

La politica americana è oggi influenzata soprattutto da David Milstein, consigliere di Huckabee accusato di promuovere le posizioni israeliane e di mettere a tacere i colleghi, ha detto lo stesso funzionario a NOTUS. Milstein è il figliastro di Mark Levin, conduttore radiofonico conservatore vicino a Netanyahu e consigliere informale del presidente. "Nessun altro se ne occupa o può ribaltare le sue decisioni sulla politica quotidiana", ha detto il funzionario.

Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano e lui stesso residente in un insediamento in Cisgiordania, il mese scorso ha guidato un gruppo di israeliani di destra dentro il complesso di Haram al-Sharif (la spianata delle moschee) per pregare. È il luogo più delicato di Gerusalemme: un accordo vecchio di decenni, il cosiddetto status quo, vieta lì la preghiera non musulmana e affida la gestione a un'autorità religiosa legata al governo della vicina Giordania. Gli ebrei lo chiamano Monte del Tempio ed è sacro anche per l'ebraismo, ma la preghiera ebraica dovrebbe restare confinata al Muro del Pianto. Lo stesso ministro ad agosto aveva chiesto di uccidere trenta o quaranta persone ogni notte a Gaza e di ricostruire gli insediamenti nella Striscia.

Il 5 agosto la Giordania ha convocato una riunione d'emergenza dei ministri dei paesi arabi e musulmani, parlando di una minaccia "imminente" a quell'accordo. Per anni i diplomatici americani hanno lavorato per tenerlo in piedi, di solito con una mediazione discreta tra Israele e Giordania, un altro alleato di Washington. Nelle discussioni su Gerusalemme gli Stati Uniti sono ormai "evaporati", ha detto Daniel Seidemann, fondatore di Terrestrial Jerusalem.

"Posso indicare probabilmente decine di volte negli ultimi trent'anni in cui Netanyahu stava per fare qualcosa di oltraggioso e io riuscivo a far intervenire gli Stati Uniti spiegando quali argomenti usare con lui. Alla fine faceva marcia indietro", ha detto Seidemann. Oggi, ha aggiunto, "lo status quo è quasi del tutto crollato e gli Stati Uniti non ci sono più". In un messaggio su X pubblicato venerdì si è comunque detto cautamente ottimista sul fatto che il piano E1 possa rivelarsi un passo troppo lungo.

I cristiani palestinesi speravano nella solidarietà di Huckabee, che è un pastore evangelico, e sono rimasti delusi. "Molti credono che questa Amministrazione finga di avere a cuore i cristiani: il risultato delle sue politiche è esattamente l'opposto", ha detto Wadie Abunassar, coordinatore del Forum dei cristiani di Terra Santa, un'organizzazione non governativa. Abunassar ha citato sputi e atti vandalici contro i cristiani e i luoghi della comunità, chiese comprese, per i quali a suo giudizio quasi nessuno paga. Huckabee ha criticato in alcuni casi gli israeliani che prendono di mira i palestinesi e questa settimana ha detto ai coloni di non appropriarsi delle terre di palestinesi con cittadinanza americana, ma i più scettici lo considerano incoerente.

Khaled Al-Qawasmi, ex ministro dell'Autorità nazionale palestinese e oggi vicesindaco di Hebron, ha fatto un paragone tra quello che sta succedendo a Gerusalemme e il controllo israeliano sulla moschea di Ibrahim, nella sua città. I palestinesi ci pregavano regolarmente, ha detto, mentre oggi devono superare almeno tre controlli in una ventina di metri prima di entrare, con la possibilità di essere fermati e rimandati indietro in qualsiasi momento. "Probabilmente faranno lo stesso alla moschea di Al-Aqsa", ha detto Qawasmi. "Stanno rendendo sempre più difficile per i palestinesi avere una vita normale".


Ben-Gvir: "A Gaza vanno uccise 30 o 40 persone ogni notte"


Il Ministro ultranazionalista israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha affermato pubblicamente che a Gaza bisognerebbe uccidere "30 o 40" persone ogni notte. Il passaggio dell'intervista è stato reso noto domenica ed è stato rapidamente rilanciato dai media palestinesi. Ben-Gvir, esponente di punta della coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu, parlava nella puntata di October 8 pubblicata sabato sera. Il podcast è condotto da Rom Braslavski, un ex ostaggio tenuto prigioniero a Gaza.

I due discutevano di come Israele stia cercando di riprendersi dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 quando il Ministro ha criticato la recente riduzione dei raid israeliani sulla Striscia. "Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha detto.

"Penso che a Gaza vadano condotti omicidi mirati, bisogna ucciderne 30 o 40 ogni notte. Non soltanto quelli che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere. Non devono vivere. Non sono nemmeno persone."


Dichiarazioni analoghe di Ben-Gvir e di altri esponenti israeliani sono state presentate davanti alla Corte Internazionale di Giustizia come prova dell'esistenza di un intento genocida da parte israeliana e in passato hanno suscitato diffuse condanne unanimi dal punto di vista internazionale. Da parte sua, Israele nega strenuamente di aver commesso un genocidio a Gaza nel corso della recente guerra.

Israele e Gaza · Le parole di un ministro

Ben-Gvir chiede di uccidere «30 o 40» persone ogni notte a Gaza

Il ministro della Sicurezza Nazionale non comanda l'esercito e non può ordinare un attacco. Ma controlla la polizia e le carceri israeliane, chiede insediamenti in tutta la Striscia e pesa sul negoziato a dieci settimane dal voto.

Grafica di FocusAmerica17 agosto 2026

La richiesta del ministro
30o40
Le persone che, secondo Itamar Ben-Gvir, Israele dovrebbe uccidere a Gaza in omicidi mirati ogni notte.

Il ministro siede nel gabinetto di sicurezza, ma non può ordinare un attacco

«Penso che a Gaza vadano condotti omicidi mirati, bisogna ucciderne 30 o 40 ogni notte. Non soltanto quelli che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere. Non devono vivere. Non sono nemmeno persone.»Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale
Dalla prima puntata del podcast «October 8», condotto dall'ex ostaggio Rom Braslavski e pubblicata sabato 15 agosto 2026.

Il territorio conteso

Che cosa significa «insediamenti in tutta Gaza»


Vent'anni fa Israele smantellò tutti i suoi insediamenti nella Striscia. Ben-Gvir chiede di ricostruirli, e non solo dove si trovavano. Tocca le tre fasi per vedere la differenza.

Mar MediterraneoMediterraneo Israele Egitto Città di GazaDeir al-BalahKhan YunisRafah Gush Katif
10 km

Fino al 200521 insediamenti 2005Il ritiro OggiLa richiesta

Fino al 2005
Israele occupa la Striscia e vi costruisce 21 insediamenti, in gran parte raccolti nel blocco di Gush Katif, sulla costa sud-occidentale.

365 km²
superficie

41 km
di lunghezza

6–12 km
di larghezza

2 milioni
di abitanti

Striscia di Gaza
Area con insediamenti israeliani

Il perimetro di Gush Katif è una collocazione indicativa, ricostruita sulle descrizioni del blocco: costa a ovest, Rafah a sud-ovest, Khan Yunis a est, Deir al-Balah a nord-est.

Il perimetro del potere

Che cosa controlla davvero Ben-Gvir


Dopo decenni ai margini dell'estrema destra, il ministro è oggi uno degli uomini più influenti del Paese. La sua autorità si ferma però alle porte dell'esercito.

Sotto il suo ministero

Polizia nazionale
L'intera forza di polizia del Paese risponde al suo dicastero.

Carceri e detenuti
Vi sono rinchiusi migliaia di palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Nel settembre 2025 la Corte Suprema ha stabilito che il servizio carcerario non garantiva loro il cibo necessario alla sussistenza.

Fuori dal suo ministero

Forze armate
L'esercito risponde al governo e allo Stato Maggiore. Il ministro può criticare le scelte militari, non modificarle.

Raid su Gaza
Dall'inizio di agosto ogni omicidio mirato richiede il via libera del capo di Stato Maggiore Eyal Zamir. Prima bastava l'autorizzazione dei comandi sul terreno.

Lo stallo

Due idee opposte sul futuro della Striscia


La Casa Bianca ha messo per iscritto una sequenza precisa. Ben-Gvir ne propone un'altra, che va nella direzione contraria.

Il piano della Casa Bianca
15 punti

  • Hamas consegna gradualmente le armi
  • Israele ferma i raid e comincia a ritirarsi
  • Poi arrivano le forze internazionali e la ricostruzione


Il programma di Ben-Gvir
Direzione opposta

  • Insediamenti in tutta Gaza, non solo a Gush Katif
  • Emigrazione di massa dei palestinesi
  • Nessuna riduzione dei raid: omicidi mirati ogni notte


Hamas accetta il disarmo solo dopo il ritiro israeliano e lega la consegna delle armi più pesanti alla nascita di uno Stato palestinese, ipotesi che il governo israeliano respinge.

Inizio agostoIsraele riduce i raid sulla StrisciaL'autorizzazione a colpire passa al solo capo di Stato Maggiore. È una concessione non dichiarata a Donald Trump. La destra di governo reagisce con furia. 9 agostoNetanyahu respinge la proposta del Board of PeaceIsraele non lascerà nessuna delle posizioni occupate finché Hamas non sarà completamente disarmata. Restano bloccati anche le forze internazionali e la ricostruzione. 27 ottobreGli israeliani vanno a votareI media israeliani hanno quasi ignorato le parole del ministro. Quel silenzio misura quanto posizioni un tempo marginali abbiano guadagnato terreno dopo il 7 ottobre 2023.

Il contesto in cifre

I numeri intorno a quelle parole

1.200
persone uccise in Israele nell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023

251
persone rapite e portate a Gaza quello stesso giorno

oltre1.250
palestinesi uccisi dai raid israeliani dall'entrata in vigore della tregua
Ministero della Salute di Gaza, legato ad Hamas

21
insediamenti israeliani smantellati nella Striscia nel 2005
Circa 9.000 coloni trasferiti

Dichiarazioni analoghe di esponenti israeliani sono state presentate alla Corte internazionale di giustizia come prova di un intento genocida. Israele nega di aver commesso un genocidio a Gaza.

Fonte The Times of Israel e Associated Press (dichiarazioni del ministro e catena di comando), Ministero della Salute di Gaza (vittime dei raid dopo la tregua), Corte Suprema israeliana, Britannica e Nazioni Unite (disimpegno del 2005). Mappa: Natural Earth. Agosto 2026.

Il peso politico di Ben-Gvir


I media israeliani, invece, hanno quasi ignorato quelle parole, ma paradossalmente il loro silenzio mostra quanto posizioni un tempo marginali, come quelle del Ministro, abbiano guadagnato terreno in vista delle elezioni del 27 ottobre. Dopo l'attacco del 2023, durante il quale i miliziani uccisero circa 1.200 persone e ne rapirono 251, figure come Ben-Gvir sono diventate sempre più popolari tra gli israeliani. Molti ostaggi hanno raccontato di aver subito fame prolungata, abusi fisici e psicologici e, in alcuni casi, violenze sessuali.

Il Ministro, in quanto responsabile della Sicurezza Interna, non esercita alcuna autorità sulle Forze Armate e non può ordinare attacchi contro Gaza. Dopo decenni trascorsi ai margini dell'estrema destra israeliana, è però diventato uno degli uomini più influenti del Paese. Controlla settori decisivi dell'apparato di sicurezza, dalla polizia nazionale alle carceri in cui sono detenuti migliaia di palestinesi provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania. In passato si è vantato di aver ridotto fino al limite della fame le razioni alimentari destinate ai detenuti palestinesi. Nel settembre 2025 la Corte Suprema israeliana ha stabilito che il servizio carcerario posto sotto la sua responsabilità non garantiva loro nemmeno il cibo necessario alla sussistenza.

Fino a poche settimane fa Israele attaccava Gaza quasi ogni giorno. Secondo il Ministero della Salute della Striscia di Gaza legato ad Hamas, questi attacchi hanno ucciso più di 1.250 persone dall'entrata in vigore della tregua di ottobre. L'esercito israeliano, che sostiene di aver preso di mira miliziani di Hamas, ha poi ridotto i raid in una concessione non dichiarata a Donald Trump. Nickolay Mladenov, inviato per Gaza del "Board of Peace" voluto dal presidente statunitense, aveva infatti chiesto la sospensione degli attacchi per due settimane. All'inizio di agosto i media israeliani hanno riferito che l'autorizzazione a colpire era stata riservata al solo capo di Stato Maggiore dell'IDF, Eyal Zamir. La decisione ha provocato la reazione furiosa degli esponenti della destra, tra cui proprio Ben-Gvir.

Lo scontro sul futuro di Gaza


Nella stessa intervista il Ministro ultranazionalista ha chiesto anche l'emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza, una proposta che, secondo i giuristi internazionali, potrebbe configurare una vera e propria pulizia etnica. Ben-Gvir ha inoltre invocato il ritorno degli insediamenti israeliani nella Striscia. Vent'anni fa Israele si ritirò da Gaza, smantellando un blocco di 21 insediamenti ebraici noto come "Gush Katif". "Considero tutta Gaza parte del nostro territorio", ha detto.

"Dovremmo costruire insediamenti non soltanto a Gush Katif, ma in tutta Gaza, incoraggiando quanta più emigrazione possibile e mandandoli nei loro Paesi. Per i terroristi, invece, niente emigrazione: bisogna soltanto ucciderli uno per uno."


Il piano in 15 punti della Casa Bianca prevede invece che Hamas ceda gradualmente le armi mentre le forze israeliane interrompono gli attacchi e cominciano a ritirarsi dalla Striscia. Il gruppo terrorista palestinese si è detto disposto al disarmo, ma soltanto dopo il completo ritiro israeliano, e ha subordinato la consegna delle armi più pesanti alla creazione di uno Stato palestinese indipendente, ipotesi che il governo israeliano e gran parte della classe politica del Paese respingono con decisione.

Il 9 agosto Netanyahu ha bocciato la proposta del "Board of Peace", ribadendo che Israele non abbandonerà nessuna delle posizioni occupate finché Hamas non sarà stata completamente disarmata. Finché questo nodo non sarà sciolto, resteranno bloccati anche il dispiegamento delle forze internazionali e la ricostruzione del territorio pressoché completamente distrutto durante la recente guerra. Ben-Gvir vuole superare a suo modo lo stallo, ma nella direzione opposta a quella invocata dalla Casa Bianca.


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Quali sono gli sport che praticano gli americani


Un sondaggio Ipsos su 1.204 adulti mostra che il 38% ha corso nell'ultimo anno e il 14% ha giocato a basket. Metà degli americani non ha praticato nessuno degli otto sport considerati.

Il 38% degli adulti americani ha corso o fatto jogging almeno una volta negli ultimi dodici mesi. È di gran lunga lo sport più diffuso negli Stati Uniti tra quelli che si possono praticare a qualsiasi età, visto che il secondo della classifica, il basket, si ferma al 14%, meno della metà. Chiudono la classifica lo sci alpino e lo snowboard al 4% e lo sci di fondo all'1%.

Il sondaggio è stato condotto da Ipsos tra il 26 e il 28 giugno 2026 su un campione rappresentativo di 1.204 adulti, con un margine di errore di 3,1 punti percentuali. Le domande sono state ideate dal ricercatore Craig Helmstetter, che ne ha diffuso i risultati. Riguardano otto discipline: corsa, basket, golf, pickleball, calcio, tennis, sci alpino o snowboard e sci di fondo. Il pickleball, poco conosciuto in Italia, si gioca con racchette rigide e una pallina di plastica forata su un campo più piccolo di quello da tennis.

Circa la metà degli adulti americani ha praticato almeno uno di questi otto sport nell'ultimo anno. Il dato non misura però quanto si muovono gli americani, perché dall'elenco mancano il nuoto, la bicicletta, l'hockey e il softball e non sono state considerate attività come camminare, fare giardinaggio o seguire un programma di ginnastica.

Gli uomini praticano ogni singolo sport dell'elenco in percentuale maggiore delle donne. Il 56% degli uomini ha praticato almeno una delle otto discipline nell'ultimo anno, contro il 43% delle donne. Per basket, golf e calcio la quota maschile è quasi doppia rispetto a quella femminile. L'ordine di popolarità resta lo stesso per entrambi i sessi: prima la corsa, poi basket, golf e pickleball. Tra le donne golf e pickleball sono appaiati intorno all'8-9%, una differenza troppo piccola per essere significativa.

Metà degli adulti sotto i 49 anni ha corso nell'ultimo anno, contro meno di uno su tre tra i 50 e i 64 anni e circa uno su sei tra chi ha almeno 65 anni. Il basket è ancora più segnato dall'età: lo ha giocato quasi un americano su quattro tra i 18 e i 34 anni e solo uno su venti tra gli over 65. Nel complesso il 61% dei giovani adulti ha praticato almeno uno degli otto sport, contro il 32% del gruppo più anziano. Tra questi ultimi il basket perde molte posizioni e il secondo sport più diffuso diventa il golf, seguito dal pickleball.

Gli americani neri e ispanici praticano questi sport un po' più dei bianchi: ha giocato o corso almeno una volta nell'ultimo anno il 54% degli ispanici, il 51% dei neri non ispanici e il 45% dei bianchi non ispanici. Il campione permette di distinguere solo questi tre gruppi, perché gli altri non sono abbastanza numerosi per essere rappresentati da soli. Una parte della differenza dipende dall'età, dato che i bianchi sono in media più anziani degli altri due gruppi. Il basket è stato praticato da una quota di neri e ispanici più che doppia rispetto ai bianchi. Lo stesso vale per il tennis, anche se si tratta di uno sport molto meno diffuso. Il calcio ha una diffusione molto diversa a seconda del gruppo, dato che lo ha giocato il 17% degli ispanici contro il 6% dei neri e il 4% dei bianchi.

La partecipazione cresce con il titolo di studio. Due adulti su cinque con al massimo il diploma hanno praticato almeno uno di questi sport, contro quasi tre su cinque tra i laureati. Tra chi ha almeno un master il pickleball è il secondo sport più diffuso, mentre negli altri gruppi è il quarto. Anche il tennis è molto più praticato tra le persone con il titolo di studio più alto.

Nella fascia di reddito più alta sono più diffusi corsa, golf, pickleball e sci. Il basket va nella direzione opposta ed è più praticato da chi ha i redditi più bassi, mentre per il calcio non ci sono differenze tra le fasce di reddito.

Lo sci alpino e lo snowboard sono più diffusi negli Stati montuosi dell'Ovest. Il pickleball invece è più popolare nel Midwest, senza un legame evidente con il clima o il territorio. Città e periferie hanno livelli di partecipazione simili tra loro, mentre nelle zone rurali si pratica meno ogni sport dell'elenco tranne il golf e lo sci di fondo. Il campione di 1.204 persone è troppo piccolo per dire quali Stati o quali città abbiano la partecipazione più alta.

Democratici e repubblicani si comportano quasi allo stesso modo. Il 38% degli uni e degli altri ha corso nell'ultimo anno e le percentuali coincidono anche per lo sci alpino, lo snowboard e lo sci di fondo. I democratici sembrano giocare più a basket (15% contro 12%) e i repubblicani più a pickleball (12% contro 9%), ma sono differenze dentro il margine di errore. L'unico scarto che vale la pena segnalare è quello sul golf, praticato dai repubblicani cinque punti percentuali in più. Nell'analisi gli indipendenti sono stati accorpati al partito verso cui dichiarano di propendere.

Il sondaggio è stato realizzato attraverso KnowledgePanel, il panel online di Ipsos i cui componenti vengono reclutati a partire dagli indirizzi postali e non per iscrizione spontanea, un metodo che permette di ottenere campioni rappresentativi degli adulti americani. Le interviste si sono svolte in inglese e i risultati sono stati riponderati per genere ed età, etnia, titolo di studio, area del paese, tipo di comune e reddito familiare, usando come riferimento la Current Population Survey del marzo 2025, la principale rilevazione statistica sulle famiglie americane. Ipsos ha ospitato gratuitamente le domande di Helmstetter nel suo sondaggio omnibus come attività promozionale legata al congresso annuale dell'American Association for Public Opinion Research, l'associazione americana dei sondaggisti.

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Trump al posto dell’eroe di Pearl Harbor: la Marina valuta di cambiare nome a una portaerei


Secondo CNN e NBC News la portaerei CVN-81, intitolata nel 2020 al marinaio afroamericano Doris Miller, potrebbe invece essere dedicata a Donald Trump. Nessuna portaerei americana ha mai portato il nome di un presidente ancora in carica.

La Marina statunitense sta valutando di intitolare a Donald Trump la portaerei in costruzione che attualmente porta il nome di Doris Miller, il marinaio afroamericano diventato un simbolo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Lo hanno riferito la CNN e NBC News, citando fonti a conoscenza delle discussioni, avviate all’inizio del 2026. Si tratterebbe, nel caso, di una scelta senza precedenti: nessuna portaerei statunitense è mai stata intitolata a un presidente ancora in carica.

La decisione prima della posa della chiglia


La nave, quarta unità della classe Ford, era stata dedicata a Doris "Dory" Miller nel gennaio 2020, durante il primo mandato di Trump, e sarebbe stata la prima portaerei statunitense intitolata a un marinaio afroamericano appartenente ai ranghi di soldato. Negli ultimi mesi, tuttavia, la Marina avrebbe di fatto smesso di chiamarla USS Doris Miller, indicandola soltanto con il numero di scafo CVN-81. La stessa denominazione compare anche in un recente ordine esecutivo della Casa Bianca sulla cantieristica navale.

Il nome dovrà essere definito prima della cerimonia di posa della chiglia, prevista entro la fine dell’anno. La consegna alla flotta, secondo USNI News, non è attesa prima del 2034: due anni più tardi rispetto al febbraio 2032 inizialmente previsto, a causa dei vincoli di spazio nei cantieri. Il potere di battezzare le navi spetta formalmente al Segretario della Marina, ma nella scelta dei nomi delle portaerei interviene attivamente anche il Segretario alla Difesa. La decisione finale spetterebbe quindi a Pete Hegseth e al Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, osserva NBC News.

L’eroismo di Doris Miller a Pearl Harbor


Miller si era arruolato nel 1939 e prestava servizio come addetto alla mensa, senza avere ricevuto alcun addestramento nell’uso dell’artiglieria antiaerea. Durante l’attacco a Pearl Harbor azionò comunque una mitragliatrice calibro .50 e sparò contro gli aerei giapponesi, per poi contribuire all’evacuazione dei feriti. Nel 1942 l’ammiraglio Chester Nimitz gli consegnò la Navy Cross, facendo di Miller il primo afroamericano a ricevere l’onorificenza.

Morì circa un anno dopo, durante la battaglia di Makin, quando la portaerei di scorta Liscome Bay, sulla quale prestava servizio, fu affondata da un siluro giapponese. La Marina starebbe ora valutando di intitolare a Miller un’altra nave da guerra e avrebbe avviato l’iter per raccomandarne il conferimento della Medal of Honor, la più alta onorificenza militare statunitense.


La Marina pensa di ridisegnare le portaerei per assecondare i gusti estetici di Trump


La Marina americana sta valutando di ridisegnare le sue nuove portaerei per assecondare il gusto estetico del presidente Donald Trump. Lo ha rivelato il Washington Post: sette funzionari in servizio ed ex funzionari hanno riferito che la Marina sta studiando la possibilità di spostare in avanti, verso il centro dello scafo, la torre di più piani che ospita il centro di comando della nave.

Quella struttura si chiama "isola" e sulle portaerei della classe Ford, le più recenti, si trova vicino alla poppa. Il presidente ha manifestato perplessità sul "look" delle nuove navi e vorrebbe che somigliassero di più alle portaerei in servizio durante la Seconda guerra mondiale, che avevano l'isola collocata più avanti.

I tempi e la portata della valutazione non sono chiari e diversi funzionari hanno avvertito che una modifica del genere richiederebbe tempi lunghi e costi elevati. La Marina aveva già esaminato la questione durante il primo mandato di Trump: uno studio concluse che spostare l'isola sarebbe costato miliardi di dollari di riprogettazione e avrebbe ritardato in modo significativo il programma.

Bryan Clark, ex ufficiale della Marina che studia il settore per l'Hudson Institute, un centro studi di orientamento conservatore con sede a Washington, ha detto al Washington Post che spostare l'isola sarebbe "una riprogettazione sostanziale". Un intervento del genere cambierebbe il galleggiamento e la distribuzione dei pesi della nave e avrebbe un costo notevole. Il cambiamento si può fare, ha aggiunto, ma sarebbe molto dirompente.

La posizione arretrata dell'isola sulle navi più recenti è stata scelta per ragioni di efficienza e sicurezza. Lascia più spazio per parcheggiare gli aerei vicino alle catapulte e riduce così i tempi di lancio. Migliora anche la sicurezza in atterraggio perché diminuisce le turbolenze quando i velivoli rientrano a bordo.

Lo spostamento dell'isola sarebbe la seconda modifica al progetto voluta dal presidente. Giovedì Trump ha firmato un memorandum sulla sicurezza nazionale che ordina alla Marina di preparare un piano per tornare alle vecchie catapulte a vapore sulle prossime portaerei, al posto del sistema elettromagnetico installato sulla classe Ford. Le catapulte servono a lanciare i caccia dal ponte di volo. Il documento insiste sulla preferenza dell'Amministrazione per tecnologie e progetti navali "comprovati, affidabili e a costi accessibili".

Anche questa seconda modifica potrebbe costare miliardi di dollari e aggravare i ritardi cronici della cantieristica navale americana. La capoclasse USS Gerald R. Ford ha richiesto 17 anni di costruzione, in parte proprio per le tecnologie nuove introdotte nel progetto, tra cui la catapulta elettromagnetica, che la Marina ha poi giudicato molto efficace.

Le portaerei della classe Ford in vari stadi di sviluppo sono tre. La USS John F. Kennedy sta svolgendo le prove in mare e si avvicina all'entrata in servizio, mentre la USS Enterprise e la USS Doris Miller sono in costruzione. La USS Gerald R. Ford è già operativa e ha appena concluso una lunga missione di combattimento in Medio Oriente. I piani prevedono fino a 10 unità nei prossimi quarant'anni, per un costo stimato di 22 miliardi di dollari ciascuna secondo l'ultimo piano di costruzioni navali della Marina e il Congressional Budget Office, l'ufficio apartitico che analizza i conti pubblici per il Congresso. La classe Ford sostituirà progressivamente la Nimitz, che risale alla fine degli anni Sessanta.

Il Pentagono e la Marina hanno rinviato le richieste di commento alla Casa Bianca, che ha indicato il nuovo memorandum quando le è stato chiesto della volontà del presidente di spostare l'isola sulle future portaerei. Il memorandum non affronta la questione. Un altro funzionario americano ha riferito che la Marina sta prendendo sul serio entrambe le ipotesi per i ritardi e per gli sforamenti di spesa che potrebbero produrre.

L'interesse del presidente per queste modifiche segna il peso crescente della Casa Bianca sulla meccanica complessa della costruzione navale militare. Dal ritorno alla presidenza Trump ha promesso di "resuscitare" un settore in difficoltà e ha già firmato diversi ordini esecutivi sul tema.

La flotta di superficie della Marina soffre da anni di manutenzioni rinviate e di bassi livelli di prontezza operativa, in parte per la frequenza con cui le amministrazioni americane hanno impiegato le portaerei nelle crisi internazionali. Con la guerra contro l'Iran il Pentagono ha tirato ulteriormente la corda, spostando mezzi navali in Medio Oriente per condurre attacchi e per far rispettare il blocco dei porti iraniani.

La stessa USS Gerald R. Ford ha affrontato una missione prolungata, conclusa all'inizio di quest'anno, dopo che un incendio aveva reso inabitabili gli alloggi di molti membri dell'equipaggio. I responsabili hanno anche riconosciuto guasti al sistema a vuoto che serve le centinaia di servizi igienici a bordo.

Parlamentari democratici hanno chiesto questa settimana al segretario alla Difesa Pete Hegseth di indagare sulle condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, in Medio Oriente da novembre e in mare da 200 giorni senza uno scalo che permetta all'equipaggio di riposare. Hegseth ha definito quelle notizie "completamente travisate" parlando con i giornalisti durante un viaggio a Panama, mentre venerdì Trump ha detto a Joint Base Andrews che il tempo passato in mare dalla nave non è stato "neanche lontanamente abbastanza". La Lincoln dovrebbe essere sostituita dalla USS George Washington nelle prossime settimane.

L'anno scorso il presidente aveva presentato una nuova classe di corazzate destinata a guidare la sua "Golden Fleet", un progetto criticato da molti analisti navali e parlamentari, secondo cui quelle navi sprecherebbero la scarsa capacità produttiva dei cantieri americani per un modello di cui la Marina non ha bisogno. Il Congressional Budget Office ha calcolato che le corazzate della "Trump Class" costerebbero circa 275 miliardi di dollari in trent'anni, 18 miliardi a nave dopo la prima.


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Il candidato repubblicano che non vuole più i soldi dell'AIPAC


Il candidato repubblicano al Senato in Michigan chiede alla lobby filoisraeliana di non trasmettere spot in suo favore, nonostante i milioni già spesi contro il democratico El-Sayed, per paura che il suo sostegno rischi di costargli voti a novembre.

Gli alleati di Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato in Michigan, hanno chiesto all'AIPAC di non trasmettere spot elettorali in suo favore, rompendo apertamente con il principale gruppo di lobby filoisraeliano degli Stati Uniti. La scorsa settimana Rogers ha avuto un colloquio a Los Angeles con il presidente dell'organizzazione, Michael Tuchin. Il giorno successivo l'AIPAC ha accantonato uno spot già realizzato contro il suo avversario democratico, Abdul El-Sayed, secondo quanto ricostruito da Axios.

Rogers è un convinto sostenitore di Israele, ma teme che l'appoggio pubblico dell'AIPAC possa danneggiarlo alle elezioni del 3 novembre. La sua richiesta mostra quanto si sia indebolita la posizione politica del gruppo, mentre cresce tra gli elettori la contrarietà alla guerra a Gaza. La decisione ha però irritato i dirigenti dell'organizzazione, che avevano speso più di 30 milioni di dollari nel tentativo di sconfiggere El-Sayed alle primarie democratiche e si preparavano a investirne altri milioni per aiutare Rogers a vincere le elezioni generali.

El-Sayed ha costruito la propria campagna proprio sull'opposizione all'AIPAC, presentando quelle spese come la prova che la sua avversaria Haley Stevens fosse condizionata dalla lobby filoisraeliana. Ha definito Israele uno "Stato canaglia", lo ha accusato di genocidio e apartheid e si è rifiutato di dire se ritenga che il paese abbia il diritto di esistere come Stato ebraico. Sconfiggerlo era così diventato una priorità per l'AIPAC, che raramente finanzia grandi campagne nelle elezioni generali. "AIPAC, se ci stai ascoltando, torna a bruciare quei soldi", aveva detto El-Sayed prima di vincere di misura le primarie del 4 agosto.Posts

L'AIPAC vuole esporsi, Rogers no


Prima delle primarie, la squadra di Rogers aveva avvertito l'organizzazione che El-Sayed avrebbe probabilmente sconfitto Stevens. L'AIPAC sperava ancora in un esito diverso e le due parti si erano lasciate con l'intesa di proseguire il confronto. Dopo la vittoria di El-Sayed, il gruppo intendeva estendere la propria offensiva pubblicitaria anti El-Sayed alla campagna per le elezioni generali. Gli alleati di Rogers ritenevano però che gli spot trasmessi durante le primarie avessero prodotto l'effetto opposto, offrendo a El-Sayed un bersaglio politico che avrebbe volentieri utilizzato di nuovo.

La squadra del repubblicano ha quindi proposto all'AIPAC di partecipare alla campagna elettorale senza mettere il proprio nome in primo piano: avrebbe potuto indirizzare i donatori verso un super PAC favorevole a Rogers o verso il comitato congiunto di raccolta fondi creato dal candidato con il Partito Repubblicano nazionale. È stata inoltre prospettata l'assunzione degli strateghi politici dell'organizzazione. Le proposte, però, non sono bastate: l'AIPAC intende infatti avere un ruolo visibile nella sconfitta di El-Sayed e sostiene che il candidato democratico collegherebbe comunque Rogers alla lobby, considerato il suo netto sostegno a Israele.

I contatti diretti si sono raffreddati e ora il Partito Repubblicano sta cercando di ricucire i rapporti, affidando la mediazione a donatori ebrei vicini a entrambe le parti. Alcuni esponenti nazionali del partito temono che il gruppo, il cui super PAC disponeva alla fine di luglio di quasi 60 milioni di dollari, possa restare completamente fuori dalla competizione. Altri ritengono invece che abbia troppo in gioco per rinunciare e che finirà per riappacificarsi con la squadra di Rogers. Interpellato da Axios, Rogers ha dichiarato di accogliere con favore qualsiasi sostegno della comunità filoisraeliana e di essere orgoglioso del suo coinvolgimento.

Le sconfitte dell'AIPAC e il peso della guerra a Gaza


Nel frattempo, l'organizzazione filo israeliana continua a subire sconfitte elettorali. L'ultima è arrivata martedì in California, dove la senatrice statale democratica Aisha Wahab ha vinto il ballottaggio nel quattordicesimo distretto congressuale, conquistando il seggio alla Camera lasciato libero da Eric Swalwell dopo le dimissioni di aprile. L'AIPAC aveva speso 4,4 milioni di dollari nel tentativo di fermarla. Wahab resterà in carica per circa 5 mesi, fino alla conclusione della legislatura.

Il Michigan ospita una delle comunità arabo-americane più numerose degli Stati Uniti. Secondo un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati, il 55% degli intervistati è contrario alla prosecuzione degli aiuti militari statunitensi a Israele, mentre il 44% è favorevole. La stessa rilevazione dà però Rogers in vantaggio su El-Sayed con il 51% contro il 47%.

Gli strateghi di entrambi i partiti ritengono che in Michigan, come negli altri Stati a forte vocazione manifatturiera, il voto sarà determinato più dalle condizioni economiche che dalla politica mediorientale. Gli attacchi di El-Sayed all'AIPAC potrebbero, quindi, avere meno presa nelle elezioni generali rispetto alle primarie democratiche. Rogers ha comunque preferito non correre rischi e, almeno per il momento, ha rinunciato alla campagna pubblicitaria del gruppo che voleva sostenerlo.


L'FBI ferma l'ex deputato Eric Swalwell all'aeroporto e gli sequestra i dispositivi


Agenti dell’FBI hanno fermato l’ex deputato democratico Eric Swalwell all’aeroporto internazionale di San Francisco, gli hanno notificato un mandato di perquisizione e hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici. L’operazione rientra in un’indagine penale federale scaturita dalle accuse di violenza sessuale e condotta impropria rivolte all’ex membro del Congresso. Il sequestro e la successiva perquisizione della sua abitazione a Washington sono stati confermati da diverse testate statunitensi, mentre il San Francisco Standard ha ottenuto i dettagli del mandato con cui sono stati autorizzati.

Il provvedimento, depositato il 13 agosto presso il Distretto settentrionale della California e assegnato al giudice Thomas S. Hixson, è stato eseguito sabato alle 20.25 locali, le 5.25 di domenica in Italia, subito dopo l’arrivo di Swalwell in California. Gli agenti hanno sequestrato un iPhone bianco con cavo e alimentatore e un MacBook Pro. Il verbale di esecuzione è stato firmato dall’agente speciale Kyle R. Biebesheimer, appartenente alla squadra Anticorruzione e diritti civili dell’ufficio FBI di San Francisco, che ha certificato sotto giuramento l’esattezza dell’inventario. Una copia del mandato è stata consegnata a Swalwell, 45 anni, che si è mostrato collaborativo. Il giorno successivo gli agenti hanno perquisito anche la sua abitazione di Washington, sequestrando altro materiale.

Le accuse e le altre indagini


Almeno 5 donne hanno accusato pubblicamente l’ex deputato di violenza sessuale o comportamenti inappropriati. Le accuse sono emerse ad aprile, dopo la pubblicazioni di inchieste della CNN e del San Francisco Chronicle. Una sua ex collaboratrice sostiene di essere stata violentata due volte mentre era troppo ubriaca per poter acconsentire. Un’altra donna afferma di essere stata drogata prima di subire un’aggressione sessuale nel 2018. Altre donne hanno riferito di aver ricevuto su Snapchat messaggi sessualmente espliciti e, in almeno un caso, una fotografia non richiesta dei genitali di Swalwell.

Swalwell, considerato in precedenza come uno dei favoriti nella corsa per diventare governatore della California, ha sospeso la sua campagna elettorale il 12 aprile. Il giorno seguente ha annunciato le dimissioni dal Congresso, diventate effettive il 14 aprile. La Commissione Etica della Camera aveva appena aperto un’indagine sulla sua condotta e su una presunta violenza ai danni di una dipendente del suo ufficio, mentre in aula si profilava un voto sulla sua espulsione. L’ex deputato ha sempre respinto tutte le accuse.

Il Dipartimento di Giustizia ha aperto la propria inchiesta ad aprile. Parallelamente procedono gli accertamenti della procura distrettuale di Manhattan, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles e della procura distrettuale della stessa contea. Il procuratore Nathan Hochman ha affidato il caso alla divisione specializzata nei reati sessuali. Il Dipartimento di Giustizia, l’FBI e il legale di Swalwell non hanno risposto alle richieste di chiarimento.

Lunedì la Task Force della Casa Bianca per la trasparenza ha inoltre diffuso documenti declassificati sui rapporti tra Swalwell e Christine Fang, conosciuta come “Fang Fang” e sospettata di avere legami con l’intelligence cinese. Secondo le carte, Swalwell riferì all’FBI di avere avuto con lei rapporti fisici in alcune occasioni. Gli investigatori non riscontrarono allora violazioni della legge federale da parte sua e lo rimossero dall’elenco dei soggetti dell’indagine.


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L'ex generale che può fermare Netanyahu alle elezioni


Il partito Yashar! di Gadi Eisenkot ha superato il Likud in vista del voto del 27 ottobre. L'ex capo di stato maggiore chiede una commissione d'inchiesta indipendente sul 7 ottobre.

Il partito dell'ex capo di stato maggiore dell'esercito israeliano Gadi Eisenkot ha superato il Likud di Benjamin Netanyahu in diversi sondaggi nazionali, a poco più di due mesi dalle elezioni parlamentari israeliane del 27 ottobre. Yashar!, il partito centrista che Eisenkot ha fondato l'anno scorso (il nome si può tradurre con "Onesto!"), è nato dal malcontento per come il primo ministro ha gestito l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza che ne è seguita.

La campagna di Eisenkot è passata da Karmiel, una città del nord del paese abitata soprattutto da famiglie di reddito medio-basso, che è una roccaforte del Likud. Lo racconta un reportage di Politico firmato da Jan Philipp Burgard, corrispondente da Tel Aviv dell'Axel Springer Global Reporters Network, la rete che mette in comune i giornalisti delle testate del gruppo editoriale tedesco a cui Politico appartiene. Davanti a circa trecento persone nell'auditorium comunale, l'ex generale ha detto: "La campagna contro di me è cominciata. Netanyahu attacca i suoi avversari sempre allo stesso modo, sostenendo: solo Netanyahu può garantire la sicurezza". Poi ha aggiunto: "Abbiamo visto come è andata a finire il 7 ottobre".

Eisenkot chiede una commissione d'inchiesta statale indipendente sui fallimenti dell'esercito, dei servizi di intelligence e dei vertici politici attorno all'attacco del 2023, in modo che a risponderne sia anche il primo ministro. Il governo finora si è opposto a istituirla. "Se non ci sarà una commissione d'inchiesta, resterà sospesa sulla società israeliana come una maledizione", ha detto Eisenkot, che pronuncia i suoi attacchi con tono calmo, quasi monotono.

Netanyahu risponde provando a rivoltare contro lo sfidante il suo principale punto di forza, la credibilità sulla sicurezza. "Eisenkot voleva arrendersi. Netanyahu combatte!", ha dichiarato il primo ministro in un video della campagna elettorale. In uno spot il Likud prende in giro l'inglese imperfetto dell'ex generale, cresciuto in una famiglia modesta, mentre Netanyahu si è formato negli ambienti intellettuali e nelle università d'élite americane.

Il primo episodio che ha mostrato la distanza tra i due risale al marzo 2016, quando due palestinesi armati di coltello attaccarono alcuni soldati israeliani in Cisgiordania ferendone uno. I militari aprirono il fuoco uccidendo uno degli assalitori e lasciando l'altro ferito a terra. Diversi minuti dopo un soldato di 19 anni, Elor Azaria, armò il fucile e gli sparò alla testa, dicendo poi di essersi sentito minacciato. Un tribunale militare lo condannò per omicidio colposo. Eisenkot, allora capo di stato maggiore, difese la decisione di processarlo, sostenendo che sparare a un assalitore già neutralizzato non era compatibile con i valori dell'esercito israeliano. Netanyahu si schierò con il soldato e ne chiese la grazia. Dieci anni dopo i sostenitori di Eisenkot citano quel caso come prova dei suoi standard morali, mentre gli alleati del primo ministro lo usano per descriverlo come troppo morbido e troppo spostato a sinistra.

Per buona parte degli ultimi trent'anni la politica israeliana è stata dominata dal nazionalismo di destra di Netanyahu e dalla sua linea dura sui rapporti con i palestinesi e con i paesi vicini. Il primo ministro porta il peso di un processo per corruzione ancora in corso, mentre lo sfidante è considerato un uomo di integrità non comune. Eisenkot non è un oratore brillante né una figura carismatica, ma trasmette affidabilità.

Eisenkot è nato nel 1960 a Tiberiade, figlio di ebrei immigrati dal Marocco, ed è cresciuto a Eilat, località balneare sul Mar Rosso all'estremità meridionale del paese. Nell'esercito è passato da semplice fante della brigata Golani, una delle unità di fanteria più note delle forze armate israeliane, a capo di stato maggiore, nominato proprio da Netanyahu. Se vincesse sarebbe il primo capo di governo israeliano di origini ebraico-marocchine.

Il 7 dicembre 2023 il figlio di Eisenkot, Gal Meir, di 25 anni, è morto in un'operazione per recuperare i corpi di due israeliani rapiti a Gaza il 7 ottobre e uccisi: mentre si avvicinava all'imboccatura di un tunnel è esploso un ordigno. Nella guerra a Gaza sono morti anche due suoi nipoti. Eisenkot non usa il lutto come argomento elettorale, ma quasi tutti in Israele sanno cosa ha perso la sua famiglia. Il figlio di Netanyahu, Yair, è invece rimasto in Florida mentre Israele richiamava circa 360.000 riservisti dopo l'attacco di Hamas, cosa che gli è stata rimproverata da chi era tornato dall'estero per prestare servizio. Il primo ministro lo ha difeso dicendo che negli Stati Uniti faceva volontariato e aiutava a procurare materiale per l'esercito e per i servizi di emergenza.

"Ci sono momenti nella storia in cui, dopo un leader molto carismatico e dominante, le persone scelgono deliberatamente qualcuno meno carismatico, semplicemente perché vogliono pace e tranquillità", ha detto a Politico Shai Bazak, ex diplomatico israeliano che è stato consigliere per la comunicazione di Netanyahu durante il suo primo mandato da primo ministro. "Non vogliono più tutto quel dramma". Secondo Bazak, Eisenkot "non è estremo" né "particolarmente divisivo" e questo rende più facile lo spostamento verso di lui degli elettori che tradizionalmente votano a destra.

La posizione internazionale di Israele è cambiata dopo il 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise circa 1.200 persone e ne prese 251 in ostaggio. Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, da allora sono state uccise più di 73.000 persone tra civili e combattenti, una cifra considerata attendibile dalle agenzie delle Nazioni Unite e da esperti indipendenti. All'inizio di quest'anno i vertici militari israeliani hanno indicato di concordare su un totale intorno ai 70.000 morti. Nel 2025 l'esercito ha detto di aver ucciso più di 22.000 miliziani a Gaza e ha riconosciuto che, pur avendo cercato di ridurre le vittime civili, per ogni miliziano ucciso sono morti due o tre civili.

In Europa le critiche sono cresciute soprattutto in Spagna e in Francia per l'uso della forza militare considerato eccessivo nella risposta agli attacchi di Hamas e Hezbollah, che ha devastato larga parte di Gaza e ha portato all'occupazione di una vasta area del Libano meridionale. I rapporti con l'Unione europea si sono deteriorati al punto che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar il 18 giugno 2026 ha interrotto ogni contatto con Kaja Kallas, l'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione, dopo che era emerso che durante una visita in Messico a maggio Kallas aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi al sistema dell'apartheid sudafricano.

Netanyahu e il presidente Donald Trump hanno condotto insieme attacchi militari contro l'Iran per impedire al regime di Teheran di dotarsi di un'arma nucleare, ma il rapporto tra i due si è comunque incrinato. "Che cazzo stai facendo?", avrebbe chiesto il presidente al primo ministro a giugno, a proposito dell'offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano. Trump finora non lo ha appoggiato pubblicamente per la rielezione.

Negli Stati Uniti il sostegno a Israele è calato per effetto della guerra a Gaza e del conflitto con l'Iran, soprattutto nell'ala sinistra del Partito Democratico e in una parte della coalizione MAGA che sostiene il presidente. Il dibattito su Israele è così diventato un tema politico interno per entrambi i partiti in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Molti israeliani vorrebbero affidare di nuovo il paese a una figura paterna e rassicurante come fu Yitzhak Rabin. Anche Rabin era stato capo di stato maggiore e aveva comandato l'esercito nella guerra dei Sei giorni prima di entrare in politica. Fino al suo assassinio, nel 1995, era la grande speranza di pace in Medio Oriente. Secondo un'analisi dell'Israel Democracy Institute, un centro di ricerca israeliano, circa due terzi degli ex capi di stato maggiore sono poi entrati nella politica nazionale. Quasi tutti hanno fallito. Ehud Barak diventò primo ministro, ma la sua coalizione cadde dopo venti mesi. Più di recente Benny Gantz, anche lui ex capo di stato maggiore e centrista, che era stato il principale rivale di Netanyahu, ha visto crollare i consensi del suo partito e rischia di non rientrare nella Knesset, il parlamento israeliano.

Le forze armate sono gerarchiche mentre la politica richiede compromessi e quindi una particolare capacità di trattare con le persone, competenze che l'esercito non insegna. "Nell'esercito Ehud Barak, un esempio estremo di politico fallito con un passato militare, poteva urlare ai suoi sottoposti se non gli obbedivano", ha detto a Politico Danny Orbach, storico militare all'Università Ebraica di Gerusalemme. "In politica le persone semplicemente se ne vanno".

Orbach considera Eisenkot un caso diverso: "È molto coscienzioso e profondamente patriottico. Ha buone intenzioni. Senza il fardello di Netanyahu potrebbe essere in grado di ricostruire i rapporti con l'Unione europea e con alcuni settori del Partito Democratico negli Stati Uniti". Lo storico è però critico sulla scarsa esperienza politica dell'ex generale, entrato in parlamento solo quattro anni fa, e sulle posizioni che ha preso da membro del gabinetto di guerra, l'organo ristretto che ha guidato le decisioni militari dopo il 7 ottobre. "Se fosse dipeso da Eisenkot, avrebbe ceduto alle pressioni delle famiglie degli ostaggi e avrebbe messo fine alla guerra", ha detto Orbach. "Oggi saremmo senza i risultati che abbiamo ottenuto: il 60 per cento di Gaza sotto il nostro controllo e Hamas indebolita e isolata".

Eisenkot ha replicato che si tratta di un'alternativa falsa, perché Israele avrebbe potuto chiudere un accordo per riportare a casa gli ostaggi e riprendere più tardi la campagna contro Hamas. Nei suoi comizi, intanto, dagli altoparlanti esce una vecchia canzone di pace israeliana, "Andrà tutto bene".


Kushner incalza Hamas sul disarmo, ma Netanyahu, alle prese con il voto, non cede


I dirigenti di Hamas hanno ribadito ieri il loro impegno a disarmare e a smilitarizzare Gaza durante un incontro tenutosi a El-Alamein, sulla costa egiziana, con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Donald Trump. A riferirlo ad Axios è una fonte a conoscenza diretta del colloquio, durato poco più di due ore e descritto come "molto produttivo" perché avrebbe permesso di definire i passi concreti che il movimento palestinese dovrà compiere. Kushner ha approfittato dell'incontro, il primo con i vertici di Hamas dall'accordo su Gaza dello scorso ottobre, per avvertirli che Israele non si fida delle loro promesse. "Li abbiamo ringraziati per l'impegno, ma vogliamo vedere sforzi reali e non soltanto parole", ha spiegato la fonte.

Oltre a Kushner, secondo Axios, al tavolo sedevano l'alto rappresentante del Board of Peace Nickolay Mladenov, l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro dello stesso organismo, e i consiglieri del Board, Aryeh Lightstone e Liran Tancman. Hamas invece era rappresentato dal dirigente politico Khalil al-Hayya, affiancato dal capo dell'intelligence egiziana Hassan Rashad, dal diplomatico qatarino Ali al-Thawadi e da un alto funzionario turco. Il Board of Peace è l'organismo internazionale previsto dal piano in venti punti della Casa Bianca per sovrintendere alla transizione nella Striscia.

Gaza · Il piano americano

Il disarmo di Hamas si è incagliato su chi deve muoversi per primo

A El-Alamein, in Egitto, Jared Kushner ha incontrato i dirigenti di Hamas per la prima volta dall’accordo su Gaza dello scorso ottobre. Il movimento conferma che consegnerà le armi, ma solo se Israele si muoverà per primo. Netanyahu risponde che le truppe non si ritirano finché le armi non sono deposte.

Grafica di FocusAmerica 17 agosto 2026

Il nodo della seconda fase

Israele
Nessun ritiro finché Hamas non consegna le armi
Netanyahu, dopo aver respinto la tabella di marcia

Stallo

Hamas
Nessuna consegna di armi finché Israele non si ritira
Al-Hayya a Kushner, incontro del 16 agosto

Hamas ha accettato il piano di disarmo il 30 luglio. 18 giorni dopo, la consegna delle armi non è ancora cominciata: ogni condizione aspetta che si muova prima l’altra.

Lo scambio La sequenza Il voto

Lo scambio

Quattro mosse da una parte, quattro dall’altra


A El-Alamein Kushner ha messo nero su bianco i due elenchi. Al momento nessuno dei due è partito.

Hamas si è impegnato a
1Consegnare le armi e le infrastrutture militari
2Cedere il governo della Striscia all’esecutivo tecnico palestinese
3Restare fuori dalla futura amministrazione di Gaza
4Non interferire con il lavoro del nuovo governo

In cambio Israele dovrebbe
1Lasciare entrare la forza internazionale di stabilizzazione
2Avviare la ricostruzione nell’area di Rafah
3Discutere un primo ritiro delle truppe
4Accelerare l’ingresso degli aiuti umanitari

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, Hamas ha elencato le proprie condizioni — cessate il fuoco permanente, ritiro completo, aiuti, ricostruzione — ma non ha mai nominato il disarmo.

La sequenza

Dieci mesi per arrivare a un tavolo


Dall’accordo di ottobre al primo faccia a faccia tra Kushner e i vertici di Hamas.

Ottobre 2025

Cessate il fuoco

Entra in vigore l’accordo su Gaza: si ferma la guerra e parte la prima fase del piano in venti punti della Casa Bianca.

30 luglio 2026

Disarmo

Hamas accetta il piano di disarmo del Board of Peace, l’organismo internazionale che sovrintende alla transizione nella Striscia.

Agosto 2026

Ritiro

Netanyahu respinge la tabella di marcia in quindici punti: le truppe non lasceranno Gaza finché Hamas non avrà deposto le armi. I raid riprendono.

16 agosto 2026

Negoziato

A El-Alamein, in Egitto, Kushner incontra i dirigenti di Hamas: è il primo faccia a faccia dall’accordo di ottobre. Al tavolo anche Tony Blair, Nickolay Mladenov e i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia.

17 agosto 2026

Politica internaOggi

Kushner vola in Israele per discutere con Netanyahu i passi che spettano a Israele. Lo stesso giorno il Likud vota alle primarie per comporre la lista elettorale.

27 ottobre 2026

Voto

Gli israeliani eleggono la nuova Knesset. Da qui in avanti ogni mossa di Netanyahu passa dal calendario elettorale.

71 I giorni che separano l’incontro di El-Alamein dal voto israeliano. Fino ad allora Netanyahu deve giustificare davanti ai propri elettori ogni passo verso Hamas.

Il voto del 27 ottobre

Netanyahu tratta mentre perde seggi


Media dei tre sondaggi più recenti, uno per istituto (10–16 agosto). La Knesset ha 120 seggi: per governare ne servono 61.

Maggioranza: 61 seggi
Opposizione sionista 59 Partiti arabi 11 Coalizione di Netanyahu 50

I partiti arabi Hadash-Ta’al e Ra’am non sono schierati con nessuno dei due fronti: sono loro, a cavallo della linea, a decidere se qualcuno arriva a 61.

Testa a testa

Likud e Yashar sono appaiati


Kan16 agosto
Likud23
Yashar23

Maariv / Lazar14 agosto
Likud21
Yashar23

Channel 12 / Midgam10 agosto
Likud22
Yashar24

Media dei tre sondaggi10–16 agosto
Likud22
Yashar23

Quanto pesa il calo

Oggi alla Knesset
32

Media dei sondaggi
22
Seggi del Likud nella legislatura uscente

Dieci seggi in meno rispetto a oggi

Chi preferiscono come premier
Eisenkot 41%
Netanyahu 36%

Sondaggio Kan del 16 agosto. Sette giorni prima lo stesso istituto dava Netanyahu avanti con le cifre rovesciate, 41 a 36: il confronto tra i due oscilla di settimana in settimana.

140.000
Iscritti al Likud chiamati alle urne per le primarie

9 su 29
I posti della lista che Netanyahu assegna di persona

4.500
I membri del comitato centrale del Likud che gliene hanno dato il potere

Fonte Axios, Times of Israel, Al Jazeera e CBS News per l’incontro di El-Alamein del 16 agosto 2026. Seggi: media dei sondaggi Kan (16 agosto), Maariv/Lazar Research (14 agosto) e Channel 12/Midgam (10 agosto), un istituto per rilevazione. Preferenza sul premier: Kan, 16 agosto 2026.

Il nodo del disarmo di Hamas


Sul disarmo, ha spiegato la fonte, Kushner non ha lasciato margini: "Ha detto ai dirigenti di Hamas che l'asticella è alta perché Israele non crede che disarmeranno davvero. Ha chiarito che il disarmo non è negoziabile, ma che, se compiranno passi concreti, gli Stati Uniti faranno il possibile perché anche Israele faccia la sua parte". Hamas si è impegnato a consegnare il potere al governo tecnico palestinese, restare fuori dalla futura amministrazione della Striscia e cedere armi e infrastrutture militari.

In cambio, Israele dovrebbe consentire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione, avviare la ricostruzione nell'area di Rafah, discutere un primo ritiro delle truppe e accelerare l'ingresso degli aiuti umanitari. L'impegno di Hamas, tuttavia, non è incondizionato. Secondo il Times of Israel, durante lo stesso incontro i suoi dirigenti hanno chiarito che cominceranno a consegnare le armi soltanto se Benjamin Netanyahu si impegnerà pubblicamente a rispettare i termini del piano.

Il primo ministro israeliano ha però già respinto la tabella di marcia in quindici punti approvata dal Board of Peace, ribadendo che le truppe israeliane non lasceranno la Striscia finché Hamas non avrà prima deposto le armi. È questo il principale ostacolo all'avvio della seconda fase del processo di pace: Israele subordina il ritiro al disarmo di Hamas, mentre Hamas pretende che sia Israele a ritirarsi per primo.

I dirigenti di Hamas si sono inoltre lamentati della condotta di Israele a Gaza, a cominciare dalla prosecuzione dei raid militari. Kushner ha replicato ricordando che il movimento ha impiegato 4 mesi per accettare il disarmo. I suoi rappresentanti si sono comunque dichiarati pronti a cedere il governo della Striscia all'esecutivo tecnico e a non interferire con il suo operato, una volta insediato. Hanno anche ringraziato l'Amministrazione statunitense per il miglioramento della situazione umanitaria. Kushner, a sua volta, li ha ringraziati per la collaborazione nel recupero dei corpi degli ostaggi israeliani morti.

Nel comunicato diffuso al termine dell'incontro, Hamas ha ribadito la propria adesione alla tabella di marcia per la seconda fase, citando come condizioni il cessate il fuoco permanente, il completo ritiro israeliano, l'ingresso degli aiuti e l'avvio della ricostruzione. Ha poi accusato Israele di non aver rispettato la prima fase e ha chiesto ai mediatori di costringerlo a onorare gli impegni. Nel testo, tuttavia, il disarmo non è mai menzionato apertamente.

Netanyahu alla prova delle primarie


Oggi Kushner è atteso in Israele per discutere con Netanyahu proprio quei "passi corrispondenti" richiesti da Hamas. La visita coincide con le primarie del Likud: i 140 mila iscritti al partito sono chiamati alle urne dalle 10 alle 21 di oggi per scegliere i candidati della lista elettorale per la Knesset, nonostante il premier avesse cercato di annullare la consultazione e di affidare la selezione a un comitato di sua nomina.

Il mese scorso il comitato centrale del partito, composto da circa 4.500 membri, gli ha comunque concesso il potere di riservare a candidati di sua scelta 9 dei primi 29 posti in lista. La decisione ha ridotto drasticamente il numero delle posizioni contendibili, trasformando il resto della corsa in una battaglia tra i dirigenti che aspirano a un seggio. Alcuni posti sono così già stati assegnati al Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, al presidente del comitato centrale Haim Katz e al Ministro della Difesa Israel Katz.

Il tempismo è importante perché il margine di manovra di Netanyahu si sta sempre più restringendo. In vista delle elezioni del 27 ottobre, i sondaggi assegnano da tempo al Likud tra 22 e 24 seggi, contro i 32 attuali. Una rilevazione dell'emittente pubblica Kan attribuisce 23 seggi sia al Likud sia a Yashar, il partito dell'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, ora considerato favorito per diventare il prossimo premier israeliano. Seguono B'Yachad con 14 seggi e Yisrael Beytenu, I Democratici e Otzma Yehudit con 10 ciascuno.

Nello stesso sondaggio Eisenkot supera Netanyahu come primo ministro preferito, con il 41% contro il 36%. Sommando gli alleati, il blocco di opposizione arriverebbe a 57 seggi, contro i 52 della coalizione uscente. A decidere gli equilibri potrebbero essere i partiti arabi Hadash-Ta'al e Ra'am, che non sono formalmente schierati con nessuno dei due fronti. Nessuno dei due blocchi, insomma, disporrebbe di una strada semplice verso la maggioranza.

Netanyahu ha invitato gli elettori a votare "per una lista vincente che impedisca a Eisenkot e a Yair Golan di formare un governo di minoranza con i partiti arabi, come hanno promesso". Finora, tuttavia, soltanto Golan, leader dei Democratici, si è dichiarato favorevole alla partecipazione del partito islamista Ra'am a un futuro governo. Eisenkot e gli altri leader dell'opposizione contraria a Netanyahu hanno invece escluso pubblicamente questa possibilità.


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Il Caffè di Techpertutti: il riepilogo tech della settimana (23 agosto)


Prenditi una pausa: ecco le novità dal mondo Tech degli ultimi 6 giorni spiegate in modo semplice
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🚀 La notizia della settimana


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"Digital Detox" senza l'ansia di isolarsi
Siamo nel cuore delle vacanze, ma staccare davvero la spina è difficile se il telefono continua a vibrare per notifiche di lavoro, email o chat di gruppo. Il segreto non è spegnere lo smartphone, ma configurarlo per proteggere il tuo tempo libero.
Come funziona: ogni notifica genera una piccola scarica di dopamina che ci spinge a controllare lo schermo. Anche se guardi un'email di lavoro "solo per un secondo", il tuo cervello esce dalla modalità relax e rientra in quella di stress.
A cosa fare attenzione: non basta silenziare il telefono. Se vedi le icone delle notifiche sulla schermata di blocco, la tentazione di cliccare resta altissima. Il vero "detox" consiste nel nascondere i contenuti che creano distrazione.
Il consiglio: usa le modalità di focus integrate. Su iPhone vai su Full immersion e su Android attiva la Modalità Riposo o Lavoro. Puoi impostarle per nascondere i badge delle app di lavoro (come Slack o Outlook) e silenziare i contatti professionali, lasciando attive solo le chiamate dei familiari e le app di svago.


Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

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Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

Roborock Qrevo 2 Pro arriva in Italia: novità
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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Il debito americano supera i 40 mila miliardi


Gli interessi sul debito contano ormai più delle spese militari difesa, mentre anche i colossi dell'intelligenza artificiale ricorrono sempre più ai mercati obbligazionari per finanziarsi.

Questa settimana il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40 mila miliardi di dollari, dopo essere cresciuto di 3 mila miliardi nell'ultimo anno. La soglia dei 39 mila miliardi era stata raggiunta a marzo: quella successiva è arrivata appena 5 mesi dopo, con diversi mesi di anticipo sulle previsioni, anche a causa del gettito venuto meno dopo che i dazi imposti da Donald Trump sono stati dichiarati illegittimi. Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare in 8 anni quello che allora era un debito di circa 19 mila miliardi. Secondo un'analisi di Axios firmata da Zachary Basu, il Paese è ormai stretto tra le migliaia di miliardi che Washington deve prendere in prestito per finanziare il passato e quelle necessarie all'economia per costruire il futuro.

Circa 32 mila miliardi sono detenuti da investitori e altri soggetti esterni al governo federale. La parte restante è costituita dal debito che lo Stato deve ai propri conti, compresi la previdenza sociale e gli altri fondi fiduciari federali. Nell'anno fiscale in corso, il Tesoro deve rifinanziare 9.700 miliardi di dollari di titoli in scadenza e, contemporaneamente, coprire un disavanzo che il Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio del Congresso, stima ormai intorno ai 2.100 miliardi.

È un circolo vizioso che in Italia conosciamo molto bene: il debito esistente giunge a scadenza, viene sostituito con nuovi titoli sempre più costosi e l'aumento degli interessi alimenta i disavanzi degli anni successivi. Il CBO prevede deficit medi di 2.400 miliardi di dollari all'anno fino al 2036, mentre il debito detenuto dal pubblico è destinato a salire dal 101% del prodotto interno lordo di quest'anno al 120%, superando il massimo storico del 106% raggiunto nel 1946.

In questo contesto, la spesa per interessi è la voce che cresce più rapidamente. Nei primi dieci mesi dell'anno fiscale gli Stati Uniti ne hanno pagati 963 miliardi di dollari, pari a circa 3,2 miliardi al giorno e a 200 miliardi in più di quanto speso nello stesso periodo per le forze armate. Il sorpasso sulle spese militari era già avvenuto nel 2024 e, secondo le proiezioni, la spesa per interessi supererà i 2.100 miliardi entro il 2035.

Conti pubblici

Il debito americano ha superato i 40 mila miliardi, e non è più soltanto quello dello Stato


Washington deve rifinanziare 9.700 miliardi di titoli in scadenza e paga già 3,2 miliardi di interessi al giorno. Nello stesso momento le grandi aziende tecnologiche, che finora costruivano con la liquidità in cassa, entrano in massa sul mercato del debito.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 21 agosto 2026

Debito federale totale, 18 agosto 2026
40.050
miliardi di dollari

32.000 miliardi sono in mano a investitori e mercati 8.050 miliardi sono il debito dello Stato verso i propri conti

+3.000
miliardi in dodici mesi

5
mesi dalla soglia precedente

2
anni di anticipo sulle stime del CBO

Traiettoria Interessi Silicon Valley

La promessa e i fatti

Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare il debito in otto anni. Da allora è raddoppiato.


Debito federale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari: 19,6 nel 2016; 22,7 nel 2019; 26,9 nel 2020; 30,9 nel 2022; 35,5 nel 2024; 37,6 nel 2025; 40,05 al 18 agosto 2026.

Debito federale totale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari. La linea tratteggiata mostra il percorso che il debito avrebbe dovuto seguire per arrivare a zero nel 2024, come promesso in campagna elettorale.

9.700i miliardi di titoli che il Tesoro deve rifinanziare nell'anno fiscale in corso, a tassi più alti di quelli con cui erano stati emessi
2.100i miliardi di disavanzo che il Congressional Budget Office stima per lo stesso periodo, da coprire con nuovo debito
2.400i miliardi di deficit medio annuo previsti da qui al 2036: il buco di ogni anno diventa il debito dell'anno successivo

Debito detenuto dal pubblico, in rapporto al PIL

Record del 1946: 106%

101%oggi 120%previsto nel 2036

La voce che cresce di più

Gli Stati Uniti spendono per gli interessi sul debito più di quanto spendano per le forze armate


Interessi maturati da quando hai aperto questa pagina
3,2 miliardi al giorno
dollari
Il Tesoro paga circa 36.700 dollari al secondo. Tra ottobre 2025 e luglio 2026 gli interessi sono costati 963 miliardi, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026: interessi sul debito 963 miliardi di dollari; forze armate circa 760 miliardi.

Oggi il conto degli interessi vale 200 miliardi in più di quello della difesa, e continua a salire: al ritmo di questi dieci mesi l'anno fiscale si chiuderà oltre i 1.100 miliardi, e il CBO prevede che entro il 2036 la cifra raddoppi fino a 2.100 miliardi l'anno.

Interessi netti sul debito e spesa per la difesa, primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026 (ottobre 2025 - luglio 2026), in miliardi di dollari.

Anche la Silicon Valley scopre il debito

Nel 2027 più di un terzo degli investimenti nell'intelligenza artificiale sarà finanziato a debito


Emissioni obbligazionarie degli hyperscaler: 108 miliardi nel 2025, circa 250 nel 2026, 400 previsti nel 2027.

Emissioni obbligazionarie dei grandi gruppi impegnati nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, in miliardi di dollari. Sotto ogni anno, la quota degli investimenti finanziata a debito. Stime Goldman Sachs.

Nove grandi gruppi tecnologici: circa 600 miliardi di investimenti dichiarati in dodici mesi, contro 3.100 miliardi di impegni che non compaiono in bilancio (1.200 di locazioni non ancora entrate in vigore e 1.900 di impegni di acquisto).

Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD. Gli impegni fuori bilancio valgono oltre cinque volte gli investimenti dichiarati negli ultimi dodici mesi. Analisi del Wall Street Journal sulle note ai bilanci depositati.

Fonte: Dipartimento del Tesoro (Debt to the Penny, 18 agosto 2026); Congressional Budget Office (Budget and Economic Outlook 2026-2036 e aggiornamento di agosto 2026); Goldman Sachs; Wall Street Journal; analisi di Axios.

Anche la Silicon Valley scopre il debito


Per anni la Silicon Valley ha finanziato la costruzione dei propri impianti quasi esclusivamente con la liquidità disponibile. Ora, invece, anche le grandi aziende tecnologiche stanno diventando protagoniste dei mercati obbligazionari mondiali. Le emissioni degli hyperscaler, ovvero i colossi impegnati nella costruzione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, sono passate dai 108 miliardi di dollari del 2025 ai circa 250 miliardi attesi per quest'anno. Goldman Sachs stima inoltre che nel 2027 più di un terzo di questi investimenti sarà finanziato ricorrendo al debito.

Secondo Axios, Nvidia sta lavorando con BlackRock, Goldman Sachs, KKR e altri giganti di Wall Street a un piano per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari da destinare a queste infrastrutture. Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD hanno già speso complessivamente circa 600 miliardi di dollari in investimenti nell'ultimo anno. Un'analisi del Wall Street Journal calcola però che abbiano assunto altri impegni di spesa per circa 3 mila miliardi che ancora non compaiono nei bilanci: 1.200 miliardi in contratti di locazione già firmati ma non ancora entrati in vigore, che le regole contabili non impongono di registrare tra le passività, e 1.900 miliardi in impegni di acquisto. Nel complesso, una cifra pari a cinque volte quella dichiarata ogni trimestre.

Due partiti promettono, ma nessuno taglia


Il margine di manovra di Washington si restringe proprio mentre aumentano le ambizioni della politica, osserva Axios. A sinistra guadagnano terreno il socialismo democratico e il populismo economico, che uniscono la promessa di rendere più accessibili casa, sanità e assistenza all'infanzia alla richiesta di aumentare le imposte sui più ricchi.

A destra, il Partito Repubblicano rimodellato da Trump difende politicamente la previdenza sociale e Medicare, il programma sanitario destinato soprattutto agli anziani, ma continua a promuovere tagli fiscali e maggiori spese militari. Per il 2027 il presidente ha chiesto un bilancio del Pentagono da 1.500 miliardi di dollari, oltre il 50% in più rispetto ai 901 miliardi approvati dal Congresso per quest'anno. Alla Camera, tuttavia, anche una parte dei repubblicani ha già manifestato la propria opposizione.

Chi entrerà alla Casa Bianca nel 2029 erediterà una resa dei conti preparata da decenni. Le conseguenze delle dolorose scelte che dovranno necessariamente essere prese su tasse, prestazioni sociali, credito e investimenti potrebbero pesare sulla prosperità e sulla forza degli Stati Uniti ben oltre la durata del prossimo mandato presidenziale.


I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


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I Dem ripensano il Medicare for All per non ripetere gli errori del 2020


Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul programma, si candida al Senato con una versione che lascia in piedi le assicurazioni private. Sanders e Ocasio-Cortez lo sostengono lo stesso.

Il progressista del Michigan Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul Medicare for All, si candida al Senato con una versione del programma che lascerebbe agli americani la possibilità di tenere l'assicurazione sanitaria privata. Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i due politici più identificati con quella battaglia, lo sostengono lo stesso. È il segnale che la guerra sulla sanità che ha spaccato il Partito Democratico nel 2020 potrebbe non ripetersi.

La sanità è tornata in cima alle preoccupazioni degli americani. I costi crescono. I tagli federali al Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e ai sussidi dell'Obamacare, il mercato di polizze sovvenzionate creato dalla riforma sanitaria del 2010, rischiano di lasciare senza copertura milioni di persone in più. I candidati progressisti che hanno vinto le primarie principali di questo ciclo elettorale hanno offerto il Medicare for All come risposta e l'idea raccoglie consensi ampi, anche se la maggior parte degli elettori non sa che cosa comporti in pratica.

Il Medicare for All è la proposta di estendere a tutti il Medicare, il programma pubblico che oggi assicura gli over 65. Il testo depositato da Sanders, senatore del Vermont e due volte candidato alle primarie presidenziali, iscriverebbe quasi ogni americano a un unico piano nazionale e cancellerebbe in gran parte le assicurazioni private. È il modello del pagatore unico: lo Stato raccoglie i contributi e paga le cure, senza compagnie in mezzo.

El-Sayed ha detto in una recente intervista che il metodo conta meno del risultato: "se riduce il potere delle aziende sanitarie, amplia l'accesso alle cure e lo fa con lo strumento pubblico, io sono favorevole". La sua corsa per il Senato in Michigan resta incerta nei sondaggi.

Il litigio sulla sanità dura da dieci anni dentro il Partito Democratico e ha toccato il punto più aspro nelle primarie presidenziali del 2020. Il nodo era sempre lo stesso, cioè se sostituire le assicurazioni private o costruire sopra quelle che ci sono. Kamala Harris appoggiò all'inizio il testo di Sanders, poi ritirò il sostegno quando le chiesero se fosse d'accordo con l'abolizione dei piani privati.

Gli elettori non hanno mai avuto un'idea univoca di che cosa significhi quello slogan. Un sondaggio di marzo 2026 del Searchlight Institute, un centro studi di centrosinistra, e della società progressista Impact Research ha rilevato che il 60% degli americani ritiene che il Medicare for All creerebbe un sistema a pagatore unico, mentre il 61% pensa anche che permetterebbe di tenere la propria assicurazione privata. La stessa confusione c'era nel 2019, quando più della metà degli intervistati diceva che il programma avrebbe lasciato in piedi i piani privati.

Il sostegno all'assicurazione pubblica scende quando la domanda include l'eliminazione dei piani privati e di quelli aziendali, con cui è coperta la maggior parte dei lavoratori americani, e il finanziamento tramite un aumento delle tasse federali. Lo mostra un'altra rilevazione condotta dal Searchlight Institute con la società di sondaggi democratica Tavern Research e il sito progressista Zeteo. Alla domanda diretta il 70% ha detto di preferire la copertura che ha oggi a un piano federale simile al Medicare. Nei focus group organizzati la scorsa primavera negli Stati in bilico dalla società di ricerca democratica Navigator quasi tutti i partecipanti dicevano di volere un sistema sanitario "universale" e "accessibile", ma pochi sapevano distinguere un'etichetta di riforma dall'altra.

I democratici hanno intanto messo insieme un magazzino di proposte nuove, che circolano tra i parlamentari e i possibili candidati alla presidenza del 2028. Si va dallo spezzare i monopoli della sanità e dall'allargare la produzione pubblica di farmaci alla regolazione degli ospedali e a nuove public option, cioè piani assicurativi gestiti dallo Stato che i cittadini possono comprare al posto di quelli privati.

"Le persone hanno superato la fase della comunicazione, non prendono più posizioni estreme per spostare i confini del dibattito", ha detto a Vox Neale Mahoney, economista sanitario di Stanford che sta esaminando molte delle nuove proposte e consiglia il Kitchen Table Project, uno dei gruppi che le stanno elaborando. "Siamo nella fase in cui ci si chiede che cosa potrebbe davvero funzionare".

Le compagnie assicurative hanno chiesto di alzare i premi dell'Obamacare del 15% mediano nel 2027 (metà delle richieste sta sopra questa soglia e metà sotto), dopo il rincaro di circa il 20% di quest'anno. Da gennaio milioni di iscritti al Medicaid dovranno dimostrare di lavorare per non perdere la copertura. Le due scadenze arrivano proprio mentre parte la prossima campagna presidenziale. I gruppi al lavoro sulle proposte hanno fretta perché le grandi leggi sulla sanità sono rare e la finestra buona potrebbe aprirsi presto.

Mahoney ritiene che i democratici stiano capendo di non dover scegliere tra migliorare la copertura che gli americani hanno adesso e costruire nel tempo qualcosa di meglio, come una public option robusta. Le famiglie sono strette oggi dai costi, ha detto, mentre sotto restano i problemi di fondo: un sistema assicurativo legato al posto di lavoro diventerebbe ancora più fragile se l'intelligenza artificiale provocasse ondate di licenziamenti.

Il Center for American Progress, un centro studi liberal, ha ricavato dalle proprie ricerche sugli elettori la raccomandazione di puntare su soluzioni di breve periodo che abbassino subito i costi. "Candidati ed eletti farebbero un favore a sé stessi e ai loro elettori concentrandosi sui benefici più immediati", ha detto Natasha Murphy, direttrice delle politiche sanitarie del centro, "continuando allo stesso tempo a parlare di copertura universale e di un cambiamento di scala più ampia" che potrebbe richiedere un decennio o più.

Adam Gaffney, tra i sostenitori più noti del pagatore unico ed ex presidente dei Physicians for a National Health Program, l'associazione di medici che si batte per un sistema sanitario nazionale, dice che chi si dichiara favorevole al Medicare for All nei sondaggi appoggia l'idea di un'assicurazione pubblica per tutti, ma non conosce i dettagli dei singoli disegni di legge, che quasi nessuno ha letto. Non è contrario a riforme graduali che portino al pagatore unico, però ritiene che gli elettori intendano il Medicare for All come un unico programma che copre tutti, così come sanno che il Medicare copre chi ha più di 65 anni.

Ocasio-Cortez, che valuta una candidatura alla presidenza nel 2028, sostiene apertamente il Medicare for All ed è vicina a Sanders, eppure ha appoggiato con convinzione El-Sayed e continua a fare campagna per lui. Resta da capire se correrà sul testo di Sanders o su una visione più larga come quella del candidato del Michigan e come gestirà i contrasti con i piani rivali, che nel 2020 diventarono scontri personali. Un'altra incognita è dove i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana, fisseranno l'asticella per concedere il proprio sostegno.

Matt Yglesias, giornalista e cofondatore di Vox, ha scritto sulla sua newsletter Slow Boring che il modo in cui El-Sayed presenta il Medicare for All, più come un obiettivo che come una legge precisa, può dare il via libera a tutti i democratici di centrosinistra che vogliono candidarsi su riforme sanitarie serie. "La cosa più importante che El-Sayed può fare per conquistare il sostegno dei moderati è usare la sua credibilità a sinistra per mettere fine alle distruttive guerre sul Medicare for All che hanno paralizzato il Partito Democratico negli ultimi quindici anni", ha scritto.

Su Jacobin lo scrittore socialista che firma con lo pseudonimo Carl Beijer ha invitato la sinistra a non mollare il pagatore unico. La posizione di El-Sayed, ha scritto, è quasi identica a quella per cui nel 2020 la sinistra attaccò Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren: allora l'ala di Sanders sosteneva che nessun piano che lasci spazio alle assicurazioni private ha il diritto di chiamarsi Medicare for All. Il rischio, secondo Beijer, è che la public option non sia un passaggio verso il pagatore unico ma una scorciatoia che consente ai più ricchi di chiamarsi fuori. Chi si chiama fuori poi non si batte per finanziare il sistema che ha lasciato. Un accordo raggiunto così facilmente, avverte, è un accordo su niente.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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Il Dem Rob Sand cerca di conquistare l’Iowa prendendo le distanze dal suo partito


Il democratico è avanti di cinque punti nella corsa a governatore e punta su lotta alla corruzione, primarie aperte e rifiuto delle appartenenze politiche tradizionali.

Rob Sand è avanti di cinque punti la corsa alla carica di governatore dell'Iowa: secondo l'ultimo sondaggio di Emerson College, condotto tra il 2 e il 4 agosto, raccoglie il 48% dei consensi contro il 43% del suo avversario. Eppure lo Stato non elegge un democratico a quella carica dal 2006 e gli elettori registrati come repubblicani superano di quasi 200.000 unità quelli democratici.

Il Cook Political Report, che valuta la competitività delle elezioni americane, ha riclassificato la sfida da "tendente repubblicano" a "toss-up". Per arrivare al risultato, a undici settimane dal voto di novembre, Sand deve cercare di convincere gli elettori dell'Iowa a fidarsi di lui nonostante la D che compare accanto al suo nome.

Un democratico che prende le distanze dal suo partito


Sand, 44 anni, è il revisore dei conti dello Stato, una carica elettiva con il compito di controllare come l'Iowa spende il denaro pubblico. In Iowa la sua presenza è ormai capillare: appare in spot televisivi nei quali promette il carcere per i politici corrotti, pubblica video su Instagram e tiene assemblee pubbliche in tutte le contee. Cresciuto a Decorah, vicino al confine con il Minnesota, ha studiato alla Brown University e ha lavorato per 7 anni come procuratore prima di entrare in politica.

Sand va a caccia, frequenta la chiesa ogni domenica e, durante la tradizionale traversata ciclistica dello Stato, alla quale ha partecipato insieme a migliaia di persone, è stato fermato di continuo da chi gli chiedeva un selfie. Del partito con cui si è candidato parla come del "male minore". A Elaine Godfrey, giornalista dell'Atlantic che lo ha seguito per diversi giorni, ha confessato di non riuscire neppure a immaginare di dire che gli piaccia appartenere a un partito politico. Prima di un suo intervento nella contea di Des Moines, lo staff ha chiesto di rimuovere dalle pareti i simboli democratici, in modo che lo spazio apparisse più inclusivo.

Sand non prende le distanze dal partito nazionale attaccandone l'establishment, come fanno i progressisti: mette piuttosto in discussione l'idea stessa di appartenenza partitica. Propone le primarie aperte, alle quali possano partecipare tutti gli elettori indipendentemente dal partito di registrazione, e il voto per approvazione, un sistema che consentirebbe di sostenere più candidati sulla stessa scheda. A suo giudizio, con regole simili la sostituzione affannosa di un candidato a campagna già iniziata non si trasformerebbe in una crisi, così come non lo diventerebbe la cattiva prestazione in un dibattito di un candidato molto anziano. Il sistema politico americano, ripete, è guasto perché governato da due club privati che costringono gli elettori dentro una scelta binaria.

Midterm 2026 · Corsa a governatore dell’Iowa

Rob Sand è avanti di cinque punti in uno Stato che non elegge un governatore democratico dal 2006

A meno di tre mesi dal voto il sondaggio di Emerson College lo dà davanti al repubblicano Zach Lahn. Ma le liste elettorali dell’Iowa raccontano un’altra storia.

Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Sondaggio Emerson College, 2-4 agosto 2026

Rob Sand
48%

+5
Punti

Zach Lahn
43%

Revisore dei conti dell’Iowa, unico nome sulla scheda democratica
Imprenditore, alle primarie ha battuto il candidato scelto da Trump

Restano il 7% di indecisi e un 2% orientato su altri nomi. Emerson ha interpellato 712 elettori probabili, con un margine di errore di 3,7 punti.

Lo svantaggio di partenza

Nelle liste elettorali i repubblicani hanno 183.329 iscritti in più


Ogni punto vale 5.000 elettori attivi iscritti in Iowa al 3 agosto 2026. Il secondo pulsante isola chi non si iscrive a nessun partito.

Come sono iscritti gli elettori Chi votano gli elettori senza partito

Repubblicani 712.087 Senza partito 559.741 Democratici 528.758
Sostengono Sand 58% Sostengono Lahn 32% Indecisi e altri 10%
Chi non si iscrive a nessun partito è il secondo blocco dell’Iowa e supera i democratici di 30.983 iscritti. Fra questi elettori Sand è avanti 58 a 32: è l’aritmetica su cui poggia tutta la sua campagna.

Come cambia il pronostico · Cook Political Report
Tendente repubblicana Incerta

Il cambio di giudizio è arrivato il 9 aprile. Nei mesi successivi anche Inside Elections e la Crystal Ball di Larry Sabato hanno spostato la corsa fra quelle senza favorito.

Il decennio repubblicano

Dieci anni di governo senza contrappesi lasciano un buco da 1,24 miliardi


Per l’anno fiscale 2027 l’Iowa ha autorizzato più spesa di quanta prevede di incassare. La differenza esce dalle riserve accumulate negli anni scorsi.

Spesa autorizzata per il 2027 9,64 miliardi di dollari

8,4 miliardi coperti dalle entrate 1,24 miliardi presi dalle riserve

È il secondo anno consecutivo con un disavanzo sopra il miliardo. La causa principale sono i tagli all’imposta sul reddito, scesa a un’aliquota unica del 3,8%.


L’Iowa ha la seconda incidenza di tumori del Paese: 21.700 nuove diagnosi stimate nel 2026.

6
Le settimane di gravidanza oltre le quali in Iowa l’aborto è vietato.

I due candidati

Corrono tutti e due contro il proprio partito


Sand chiede agli elettori di giudicare l’uomo e non il simbolo. Lahn ha vinto le primarie contro l’apparato e contro Trump.

Democratico
Rob Sand
44 anni, revisore dei conti dello Stato

Del suo partito parla come del male minore e prima di un comizio ha fatto togliere i simboli dalle pareti.

Propone primarie aperte a tutti gli elettori e il voto per approvazione.

Ha risposto «no» sugli atleti nati maschi nelle gare femminili e non ha chiesto di abolire l’ICE.

Sull’aborto indica come ragionevole il limite fissato dalla sentenza Roe contro Wade.

Repubblicano
Zach Lahn
Imprenditore, mai eletto a una carica pubblica

Alle primarie del 2 giugno ha battuto il deputato Randy Feenstra 37,8 a 37,0, nonostante l’appoggio di Trump all’avversario.

Ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione dei fratelli Koch.

Ha l’appoggio del movimento Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr.

Chiede il divieto dei vaccini a mRNA e negli ultimi dieci anni ha vissuto soprattutto in Kansas.

La cassa elettorale

A metà luglio Sand aveva diciassette volte i soldi di Lahn


Fondi ancora disponibili al 14 luglio 2026, al netto delle spese già sostenute.

Rob Sand 17,95 milioni di dollari

Zach Lahn 1,04 milioni di dollari

Fra il 27 maggio e il 14 luglio Lahn ha raccolto 6,37 milioni, ma 5 milioni sono arrivati da un solo comitato di Washington legato ai governatori repubblicani. Sand ne ha raccolti 9,39 con 33.500 versamenti, in media 164 dollari l’uno.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Emerson College Polling/Nexstar (2-4 agosto 2026), Iowa Secretary of State (iscritti attivi al 3 agosto 2026), Legislative Services Agency dell’Iowa, Iowa Ethics and Campaign Disclosure Board, Iowa Cancer Registry e Cook Political Report.

Si vota martedì 3 novembre 2026.

Una campagna fuori dagli schemi


Le sue assemblee pubbliche assomigliano poco agli usuali eventi di partito. Cominciano con un applauso rivolto ai repubblicani, agli indipendenti e ai democratici presenti in sala, seguito dal canto di "America the Beautiful". Sand poi illustra le sue priorità — lotta alla corruzione, scuola pubblica e costo della vita — e quindi risponde alle domande del pubblico, comprese le più ostili. L'incontro di Newton si è concluso con un applauso all'ipotesi che in Iowa torni un governo diviso tra i due partiti.

All'inizio della sua campagna elettorale, un conduttore radiofonico gli ha chiesto se gli atleti nati di sesso maschile dovessero poter gareggiare nelle competizioni femminili. Sand ha risposto soltanto: "No". A gennaio, dopo l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis, non si è unito a chi chiedeva l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione. "Ha tolto dal tavolo alcuni dei temi culturali che perseguitano i democratici negli Stati rossi", ha spiegato all'Atlantic Adam Jentleson, fondatore del centro studi di centrosinistra Searchlight.

Il sondaggista Adam Carlson riassume così la sua strategia: Sand non è un progressista rumoroso, ma non ha neppure il linguaggio di un moderato vicino alle grandi aziende; "sta prendendo una terza via". La sinistra del partito lo tollera senza entusiasmo, ben sapendo che altrimenti sarebbe impossibile vincere in Iowa. Adam Green, cofondatore del Progressive Change Campaign Committee, lo definisce "un guerriero felice dell'efficienza tecnocratica, del superamento delle divisioni di partito e della lotta alla corruzione".

Il buco di bilancio e la sfida con Lahn


I repubblicani governano l'Iowa senza contrappesi da dieci anni. Hanno ridotto drasticamente l'imposta sul reddito, destinato centinaia di milioni di dollari pubblici alle scuole private e vietato l'aborto dopo la sesta settimana. Oggi però lo Stato ha un disavanzo di bilancio di 1,24 miliardi di dollari, superiore al miliardo per il secondo anno consecutivo, e registra il secondo tasso di incidenza dei tumori più alto del Paese.

L'avversario di Sand è Zach Lahn, esponente dell'apparato repubblicano privo di precedenti esperienze in cariche elettive, che ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione legato ai fratelli Koch. A giugno ha sconfitto a sorpresa alle primarie il deputato uscente Randy Feenstra per meno di un punto percentuale, nonostante Donald Trump avesse appoggiato il suo avversario. Nato e cresciuto in Iowa, negli ultimi dieci anni Lahn ha vissuto soprattutto a Wichita, in Kansas, dove ha fondato una scuola privata.

Il Des Moines Register ha scritto che divide il proprio tempo tra i due Stati; lui ha assicurato agli elettori che, se diventasse governatore, rimarrebbe in Iowa "il più possibile". La sua campagna ora insiste sulla difesa delle piccole aziende agricole dall'agricoltura industriale — una posizione insolita per un repubblicano dell'Iowa —, sul divieto dei vaccini a mRNA e sulla qualità dell'acqua. Sono temi che gli hanno assicurato l'appoggio del movimento Make America Healthy Again, legato al Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.

"È come The Truman Show", afferma Lahn in uno spot, parlando del suo rivale: "Non è un moderato". In un altro promette di sottrarre i programmi delle scuole pubbliche dell'Iowa "ai marxisti che se ne sono impadroniti". I repubblicani accusano inoltre Sand di trascorrere troppo tempo in campagna elettorale e troppo poco al lavoro, oltre a insistere sulle donazioni ricevute dalla moglie e dalla ricca famiglia di lei. Incalzato in pubblico sul limite temporale all'aborto che sarebbe disposto ad accettare, Sand ha risposto di considerare ragionevole l'equilibrio stabilito dalla sentenza Roe vs Wade. A chi gli chiedeva come potesse conciliare quella posizione con la propria fede cristiana, ha replicato che numerosi versetti della Bibbia fanno coincidere l'inizio della vita con il primo respiro, suscitando l'ira di una parte dei conservatori religiosi.

Sand ha raccolto più fondi di Lahn, ma i repubblicani stanno riversando milioni di dollari in Iowa anche per contrastare il candidato democratico al Senato Josh Turek e difendere tre seggi alla Camera divenuti più competitivi del previsto. Giovedì, alla fiera statale, alcuni attivisti di Turning Point Action hanno inseguito Sand urlandogli contro. Nonostante questo, lui continua a sostenere che sia possibile collaborare con il parlamento repubblicano, perché tra i suoi membri vi sarebbero ancora molte persone in buona fede, convinte che un giorno, alle porte del paradiso, dovranno dimostrare ciò che hanno fatto. È la scommessa sulla quale ha costruito l'intera campagna: chiedere agli elettori di giudicare l'uomo, non il partito, in uno Stato dove i democratici partono sulla carta con quasi 200.000 iscritti in meno.


In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


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Il dilemma dei democratici: fino a che punto spingersi contro Trump


L’insinuazione di Jon Ossoff sul rapporto del presidente con Natalie Harp riapre il confronto tra chi vuole rispondere colpo su colpo e chi preferisce un tono più istituzionale in vista del 2028.

Domenica, durante un comizio ad Atlanta per la sua campagna di rielezione, il senatore democratico Jon Ossoff ha detto che Donald Trump "non vuole fare il suo lavoro" e preferisce "costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul suo palazzo volante apparentemente indifeso, regalato dall'emiro del Qatar". Non ha pronunciato il cognome di Natalie, né era necessario: si tratta infatti di Natalie Harp, 35 anni, l'assistente che resta quasi costantemente al fianco del presidente e decide gran parte di ciò che finisce sotto i suoi occhi. La frase è stata interpretata come un'insinuazione sull'esistenza di qualcosa di più di un rapporto professionale tra i due, ipotesi che la Casa Bianca respinge con forza. Le reazioni sono state tali da trasformare la battuta nella vera notizia del comizio.

Lunedì, nello Studio Ovale, Trump ha replicato definendo Ossoff un "sosia di Pee-wee Herman", il personaggio interpretato dal comico Paul Reubens. Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, lo ha invece liquidato con un insulto volgare. Il commentatore conservatore Scott Jennings lo ha accusato di sessismo e definito "un vigliacco", mentre il conduttore radiofonico Hugh Hewitt lo ha descritto come "un tipo meschino che spaccia calunnie". La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha bollato le sue parole come sessiste e "misogine". I democratici, al contrario, si sono guardati dal criticarlo apertamente: l'unica a incalzarlo è stata Jen Psaki, ex portavoce della Casa Bianca durante la presidenza di Joe Biden, che gli ha chiesto perché avesse scelto di spingersi fino a quel punto.

Il partito si divide sul tono, non sulle idee


Ossoff e il governatore della California Gavin Newsom rappresentano l'ala più combattiva del Partito Democratico, quella intenzionata a rispondere al presidente colpo su colpo. Newsom ha trasformato i propri canali istituzionali in uno strumento di scherno, scrivendo in maiuscolo come Trump e accusandolo di raccogliere fondi a Los Angeles "mentre la sua stessa Amministrazione compra quote di aziende californiane come se fossimo nell'Unione Sovietica". Ossoff, da parte sua, colleziona discorsi virali costruiti intorno a battute taglienti, nei quali descrive il presidente come un bambino che getta "i giocattoli fuori dal passeggino" e come un uomo che "nessuno onorerà quando sarà morto".

Newsom è considerato un possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028. Ossoff, impegnato nella corsa per la rielezione al Senato in Georgia contro il deputato repubblicano Mike Collins e avanti di circa 8 punti nella media dei sondaggi, ripete invece di avere "zero interesse" per una candidatura presidenziale. Ad accomunarli, e a distinguerli dal resto del partito, è però soprattutto il proprio temperamento, più che la posizione sui singoli temi politici.

Sul versante opposto si collocano invece il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e quello del Kentucky Andy Beshear, anch'essi indicati come possibili candidati nel 2028, che hanno scelto un basso profilo incentrato sulla capacità di governo. "Se si tratta di urlare, strepitare e battere i pugni sul tavolo, ecco, quello non sono io", ha detto Shapiro in un'intervista rilasciata a marzo al podcast Pod Save America. Quel registro, ha aggiunto, potrebbe procurargli qualche like in più, ma non è ciò che gli chiedono gli elettori che lo hanno scelto come governatore. Beshear, durante un evento dello scorso fine settimana con la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, ha invocato una politica fondata sul "buon senso e sulla ricerca di punti d'incontro".

David Axelrod, già consigliere di Barack Obama, ha detto ad Axios che nessuno è stato più duro, eloquente o efficace di Ossoff nell'attaccare Trump e che i democratici, stanchi di subirne i colpi, hanno accolto con favore quel registro. Axelrod ritiene però che, entro il 2028, gli americani cercheranno "il rimedio, non la replica" della crudeltà del presidente. Il video di Ossoff, ha osservato, avrebbe funzionato altrettanto bene senza un'insinuazione che gli è apparsa gratuita. Quanto ai repubblicani indignati, secondo Axelrod chi non ha mai avuto nulla da dire sulla volgarità di Trump non è nella posizione di scandalizzarsi ora.

Natalie Harp, la collaboratrice che filtra ciò che legge Trump


Harp lavora a una scrivania appena fuori dallo Studio Ovale e trascorre con Trump più tempo di qualsiasi altro suo collaboratore. Durante le riunioni gli siede accanto con un computer portatile e i telefoni, pronta a recuperare un contatto o un'informazione. È una delle pochissime persone ad avere accesso diretto al suo account Truth Social, gli porta pile di bozze stampate dei post da approvare e ha imparato a riprodurne cadenza e punteggiatura, tanto che spesso pubblica dal proprio iPhone ciò che il presidente le detta.

Natalie risponde soltanto a Trump e può quindi eseguirne le indicazioni senza passare dal capo di gabinetto, dall'ufficio comunicazione o dalla squadra per la sicurezza nazionale, suscitando qualche malumore tra i colleghi. Una persona vicina alla Casa Bianca ha detto, di recente, al Wall Street Journal che il numero di cellulare di Harp vale più di quello di Trump.

Cresciuta in una famiglia cristiana conservatrice della California, circa 10 anni fa Harp si è ammalata di un tumore osseo al secondo stadio. Attribuisce la propria sopravvivenza al Right to Try Act, la legge firmata da Trump nel 2018 che permette ad alcuni pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a farmaci sperimentali non ancora approvati. Nel 2020 è stata invitata a raccontare la propria storia alla convention repubblicana. Passò poi a One America News Network, dove ha condotto un programma serale fino al 2022, sostenendo spesso le accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali ripetute da Trump.

Natalie ha lasciato la televisione proprio nel 2022, quando buona parte del Partito repubblicano considerava ormai conclusa la carriera politica di Trump, per diventarne l'assistente personale. A Mar-a-Lago lo ha seguito costantemente sul campo da golf, pronta a stampare articoli direttamente dal golf cart: un'abitudine che le è valsa il soprannome di "stampante umana".

La sua devozione ha però irritato parte dello staff di Trump. Alcuni funzionari si sono lamentati in privato perché Harp avrebbe sottoposto al presidente materiale proveniente da gruppi di estrema destra e contenente informazioni false o fuorvianti. Su indicazione di Trump, a febbraio è stata lei ad aver pubblicato un video con immagini razziste che raffiguravano Barack e Michelle Obama come scimmie e un'immagine generata con l'intelligenza artificiale nella quale il presidente appariva come una figura cristologica. La Casa Bianca ha cancellato entrambi i post dopo le critiche bipartisan ricevute.

Secondo alcuni, però, la responsabilità le sarebbe stata addossata ingiustamente. Il 18 febbraio la portavoce della Casa Bianca lo ha riconosciuto apertamente, affermando che Trump è responsabile dei propri post. Ma quel che più si nota di Natalie, è la sua vera e propria devozione verso il presidente. In alcune lettere del 2023, citate dal New York Times e ripubblicate in questi giorni, Harp scriveva a Trump: "Sei tutto ciò che conta per me". Raccontava inoltre di dimenticarsi di mangiare e dormire e si scusava per averlo messo in imbarazzo correndo dietro al suo golf cart durante un viaggio in Scozia.

Il mese scorso, dopo il vertice NATO dell'8 luglio ad Ankara, le agenzie di intelligence statunitense e turca hanno intercettato informazioni su un piano iraniano per abbattere l'Air Force One con un missile terra-aria. Trump è salito regolarmente a bordo, ma in seguito è stato trasferito di nascosto su un furgone del catering e imbarcato su un C-32A militare più piccolo insieme a pochi stretti collaboratori, tra i quali proprio Natalie Harp. Il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario al Tesoro Scott Bessent sono invece rimasti sull'aereo usato come esca, insieme ai giornalisti del pool. È proprio quell'aereo che Ossoff ha evocato in Georgia durante la battuta ormai diventata virale.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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Rubio regge meglio di Vance nelle possibili sfide per il 2028


Il sondaggio di Emerson College sul 2028 mostra Marco Rubio più competitivo di JD Vance contro ogni avversario democratico. Buttigieg però batterebbe entrambi di 5 punti, mentre i democratici conservano 8 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso.

Marco Rubio ottiene risultati migliori di JD Vance in diversi ipotetici confronti presidenziali per il 2028, secondo l'ultimo sondaggio nazionale di Emerson College Polling. L'istituto ha messo alla prova i due principali papabili candidati repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nei sondaggi sulle primarie: Pete Buttigieg, primo con il 19%, il governatore della California Gavin Newsom, secondo con il 17%, il senatore della Georgia Jon Ossoff, la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e l'ex vicepresidente Kamala Harris. La rilevazione è stata condotta il 16 e il 17 agosto su mille elettori probabili e presenta un intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Buttigieg è l'unico a conservare lo stesso vantaggio contro entrambi i possibili avversari: 5 punti sia su Vance sia su Rubio. Anche Ossoff e Newsom precedono Vance di 5 punti, ma il margine si riduce rispettivamente a 3 e 2 punti contro Rubio. Harris supera Vance di 4 punti, mentre perde contro Rubio di 5. Ocasio-Cortez, invece, è indietro di 2 punti su Vance e di 5 su Rubio.

Verso il 2028 · Sondaggi

Se il candidato repubblicano è Rubio, il vantaggio dei democratici quasi sparisce

Emerson College ha messo alla prova i due favoriti repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nelle primarie. Il segretario di Stato va meglio del vicepresidente in quattro confronti su cinque: solo Pete Buttigieg tiene lo stesso margine contro entrambi.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Il margine medio nei cinque confronti

Contro Vance
+0,0

Contro Rubio
0,0

I cinque democratici battono il vicepresidente in media di oltre tre punti
Contro il segretario di Stato lo stesso gruppo finisce in perfetta parità

Media semplice dei margini nei cinque confronti testati, elaborazione FocusAmerica. Né Vance né Rubio hanno annunciato la candidatura, e in ogni scenario gli indecisi sono almeno il 6 per cento.


Margine medio dei cinque democratici: +3,4 punti contro Vance, 0,0 contro Rubio. Confronti presidenziali 2028, margine del candidato democratico. Pete Buttigieg: +5 su Vance, +5 su Rubio. Jon Ossoff: +5 su Vance, +3 su Rubio. Gavin Newsom: +5 su Vance, +2 su Rubio. Kamala Harris: +4 su Vance, −5 su Rubio. Alexandria Ocasio-Cortez: −2 su Vance, −5 su Rubio.
Giudizio sull’operato di Trump: approva il 40%, disapprova il 56%. Uomini 48% e 48%, donne 32% e 62%. Approva l’86% dei repubblicani; disapprova il 66% degli indipendenti e il 92% dei democratici.
Voto generico per il Congresso: democratici 51%, repubblicani 43%, indecisi 6%.
Tema più importante: economia 37%, minacce alla democrazia 16%, sanità 16%, immigrazione 13%.

I confronti del 2028

Contro Rubio i margini si accorciano, tranne uno


Ogni riga mostra il margine del candidato democratico nei due scenari. A destra dello zero è avanti il democratico, a sinistra il repubblicano. Tocca o clicca una riga per leggere il dettaglio.

← Avanti il repubblicano Avanti il democratico →

Cerchio vuoto: contro Vance Cerchio pieno: contro Rubio
Avanti il democratico Avanti il repubblicano

Il valore a destra di ogni nome indica di quanti punti si riduce il margine democratico passando da Vance a Rubio.

Il contesto

Trump resta al 40 per cento, ma tra le donne i giudizi negativi superano quelli positivi di trenta punti


Come gli elettori probabili giudicano l’operato del presidente alla Casa Bianca.

Tra gli uomini approvazione e disapprovazione si equivalgono, entrambe al 48 per cento. La quota restante degli intervistati non si esprime.

Midterm 2026

Nel voto per il Congresso i democratici sono avanti di otto punti


Intenzione di voto per un generico candidato di partito alle elezioni di metà mandato.

Nel 2018, l’anno in cui i democratici riconquistarono la Camera, il loro vantaggio finale nel voto popolare fu di 8,6 punti.

I temi del voto

L’economia domina, l’immigrazione scivola al quarto posto


Il tema indicato come più importante nella scelta di voto.

L’immigrazione, finora il terreno più favorevole ai repubblicani, resta dietro all’economia, alle minacce alla democrazia e alla sanità.

Fonte Emerson College Polling / The Hill, sondaggio nazionale condotto il 16 e il 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili. Intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Trump fermo al 40%


Donald Trump raccoglie intanto il 40% di giudizi positivi sul suo operato alla Casa Bianca, contro il 56% di valutazioni negative. "L'indice di gradimento del presidente Trump è rimasto relativamente stabile negli ultimi mesi: circa 2 elettori probabili su 5 approvano il suo operato, grazie anche a un sostegno costante tra i repubblicani, che raggiunge l'86%", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling.

La disapprovazione sale al 66% tra gli indipendenti e al 92% tra i democratici. Il divario più netto resta quello di genere: tra gli uomini approvazione e disapprovazione sono entrambe al 48%, mentre fra le donne i giudizi negativi prevalgono di trenta punti, 62% contro 32%. Nel voto generico per il Congresso, un candidato democratico ottiene il 51%, mentre quello repubblicano il 43% ed il 6% resta indeciso. L'economia è il tema prioritario per il 37% degli elettori, le minacce alla democrazia e la sanità seguono entrambe al 16%, mentre l'immigrazione (finora il tema dove i repubblicani erano più forti) si ferma solo al 13%.


Popolarità Trump, numeri sempre in bilico alla deadline dei negoziati con l’Iran (16 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Il periodo ferragostano non è particolarmente ricco di rilevazioni: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si assesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie tendono a riallinearsi, con un modesto aggiustamento verso l’alto per Focus America e una lieve diminuzione per Silver e RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 572 giorni di presidenza (-20,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,5 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando la scadenza di domani dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 16 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-0,4) - 58% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-0,1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,1% (-0,2) - 58,4% (-). In totale un net rating di -19,3 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-0,2) - 58% (-1,1), con un net rating complessivo di -20,7 (+0,9). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Perché i conservatori americani sono ossessionati dal basket femminile


Tra il 25 giugno e l'11 agosto Fox News ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, almeno 130 sulle atlete transgender. Nel campionato però non ne gioca nessuna.

Fox News, la rete televisiva conservatrice che di solito segue poco lo sport femminile, tra il 25 giugno e l'11 agosto ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, il campionato professionistico di basket femminile degli Stati Uniti. Almeno 130 riguardavano le atlete transgender, secondo il conteggio di Media Matters, un'organizzazione progressista che monitora i mezzi di informazione americani. Nella WNBA non gioca nessuna atleta transgender.

La copertura è stata così insistente che uno dei volti più noti della rete, Jesse Watters, ha protestato in diretta: "è ridicolo". Il basket femminile è diventato uno dei terreni della guerra culturale americana proprio mentre il campionato vive la sua stagione di maggiore popolarità.

Al centro delle polemiche c'è Sophie Cunningham, guardia degli Indiana Fever che qualcuno ha soprannominato "MAGA Barbie". Cunningham non si è mai dichiarata pubblicamente repubblicana o democratica, ma in un'intervista pubblicata il mese scorso ha detto che le donne transgender dovrebbero essere escluse dalle competizioni sportive femminili. La maggioranza degli americani la pensa come lei. In vista delle elezioni di metà mandato di novembre il tema è diventato un'ossessione dei politici e dei commentatori di destra.

L'8 agosto Cunningham ha subito un fallo molto duro da DiJonai Carrington, giocatrice della squadra avversaria, e alcuni conservatori hanno letto l'episodio come una ritorsione per le sue posizioni. Il procuratore generale della Florida, il massimo responsabile della giustizia dello Stato, ha lasciato intendere che se la partita si fosse giocata in Florida avrebbe potuto incriminare Carrington per aggressione e percosse.

Cunningham è bianca, Carrington è nera e dopo la partita ha scritto sui social "white privilege @indianafever", cioè "privilegio bianco", senza poi spiegare a cosa si riferisse. La vicenda ha portato in primo piano anche la questione etnica.

Anche Caitlin Clark, un'altra giocatrice bianca degli Indiana Fever e la stella più conosciuta del campionato, è diventata una bandiera del mondo MAGA. Il mese scorso undici parlamentari repubblicani hanno scritto alla WNBA per lamentare che Clark viene trattata con troppa durezza in campo, citando notizie secondo cui il comportamento delle avversarie "potrebbe avere una motivazione etnica". Il presidente Donald Trump si è detto d'accordo: la giocatrice è stata "trattata piuttosto duramente".

La lega non ha sempre gestito bene la situazione e in qualche occasione ha chiesto ai tifosi di coprire le magliette con scritte sulle atlete transgender, salvo poi tornare sui suoi passi. Ha però anche fatto notare l'assurdità di una parte della copertura mediatica, ricordando che nel campionato non ci sono atlete transgender. Due ex giocatori della NBA (il campionato maschile) che sostengono il presidente dicono di volersi iscrivere. La WNBA definisce il loro tentativo "una trovata pubblicitaria".

Secondo l'Economist, i repubblicani insistono su questi argomenti perché a pochi mesi dal voto gli elettori sono concentrati sul costo della vita, un problema per il partito che governa. Le questioni etniche e quelle sulle persone transgender offrono invece un terreno più favorevole per descrivere i democratici come lontani dalla realtà del paese. A giugno i conservatori hanno ottenuto una vittoria alla Corte Suprema, che ha stabilito che gli Stati possono vietare alle donne transgender di gareggiare nelle competizioni femminili.

Il campionato intanto continua a crescere: gli spettatori negli impianti e davanti alla televisione sono in aumento e le conferenze stampa, dove un tempo bastava presentarsi con una telecamera e una domanda, ora sono affollate. Clark sta battendo un record dopo l'altro. "Noi ci concentriamo sul basket", ha detto di recente.

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Dietro i finti sondaggi americani c'è un neolaureato di 21 anni


Rahil Prakash ha costruito con l'intelligenza artificiale il sito Median Strategies e ha diffuso rilevazioni inventate su Wisconsin, Nevada e California. La sindaca di Los Angeles le ha rilanciate.

Rahil Prakash, un neolaureato di 21 anni, ha creato da solo Median Strategies, il sito anonimo che questo mese ha diffuso sondaggi elettorali inventati su Wisconsin, Nevada e California, ripresi da un giornale, da un aggregatore di rilevazioni molto seguito e dalla sindaca di Los Angeles Karen Bass. Lo ha rivelato il Guardian, che lo ha identificato partendo dai dati di registrazione del dominio.

"Volevo vedere se dei sondaggi falsi potessero davvero penetrare nell'ecosistema con questa facilità", ha detto Prakash al Guardian, raggiunto al telefono giovedì. "E a quanto pare potevano". Ha detto di non essersi aspettato la velocità con cui i dati si sono diffusi: "Mi aspettavo che andasse così in fretta? Assolutamente no. Non mi aspettavo che la stampa politica californiana li riprendesse da sola". Poi ha aggiunto: "Mi scuso apertamente con le campagne di Karen Bass, Nithya Raman e Francesca Hong per questo".

Il primo sondaggio dava Francesca Hong avanti di oltre 20 punti nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, che ha poi perso all'inizio del mese. Il secondo metteva Bass più di 10 punti davanti alla sfidante Nithya Raman in vista del voto per il sindaco di Los Angeles di novembre. Il terzo dava il governatore del Nevada Joe Lombardo avanti di cinque punti in vista delle elezioni generali dello stesso mese.

Bass ha rilanciato i dati di Median dopo che la rilevazione l'aveva data in vantaggio di oltre 10 punti sulla rivale e il sondaggio è stato citato anche dal California Post. Un aggregatore di sondaggi molto seguito su X, uno di quegli account che raccolgono e mettono in media le rilevazioni pubblicate, ha condiviso il sondaggio sul Nevada. Diverse organizzazioni di sondaggi affidabili non hanno invece inserito i dati di Median nelle proprie medie perché non riuscivano a verificarne la metodologia.

Il progetto è nato dopo l'errore dei sondaggi nelle primarie per il Senato in Michigan, dove le rilevazioni davano Abdul El-Sayed ampiamente in vantaggio sull'avversaria Haley Stevens. El-Sayed ha poi vinto con un margine molto più stretto di quello previsto. "È questo che mi ha spinto a testare la mia teoria", ha detto Prakash. "Ero un po' scioccato da quanto velocemente questo tipo di informazione può diffondersi".

L'account di Median su X aveva circa venti follower giovedì mattina e aveva cominciato a pubblicare il 9 agosto. Prakash ha detto di aver costruito il sito con l'intelligenza artificiale e di aver agito da solo. La società ha chiuso all'improvviso e ritirato i propri sondaggi all'inizio della settimana, dopo le domande di un giornalista del Los Angeles Times. In un comunicato non firmato pubblicato lunedì sul proprio sito si è descritta come un "esperimento sociale di breve durata" per esaminare come dei sondaggi falsi "potessero entrare e diffondersi nell'ecosistema dell'informazione politica senza verifiche indipendenti".

Il comunicato insisteva sul fatto che "nessuna persona coinvolta in Median Strategies ha ricevuto compensi o benefici economici dal progetto" e che l'iniziativa non era stata "finanziata, commissionata o diretta" da campagne, partiti, testate o altri soggetti esterni. Alla domanda se dopo la pubblicazione dei dati falsi avesse puntato sui mercati previsionali, le piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni, Prakash ha risposto: "No, per niente".

Per arrivare al suo nome il Guardian è partito dai due server che indirizzavano il traffico del sito di Median Strategies e ha ricavato l'elenco di diverse migliaia di altri domini che si appoggiavano agli stessi server. Circa 115 li usavano entrambi, ma uno solo era stato registrato anche presso la stessa società di Median Strategies. Su quel sito oggi compare soltanto un messaggio di errore di GitHub, la piattaforma dove gli sviluppatori pubblicano il proprio codice, ma altre tracce lo collegavano a un profilo GitHub che conteneva un file con il nome di Prakash.

L'American Association of Political Consultants, l'associazione americana dei consulenti politici, ha condannato l'iniziativa mercoledì, prima che il Guardian contattasse Prakash. "Pubblicare dati di sondaggi fabbricati come ricerca indipendente non è un esperimento sociale", ha scritto, definendo il progetto "un inganno rivolto agli elettori, alla stampa e alle campagne che si basano sui dati pubblici per prendere decisioni".

"La mia conclusione è che se lo fai sembrare un po' carino, è piuttosto facile che si diffonda", ha detto Prakash. Si è augurato che la vicenda serva da lezione: se una persona sola può fare una cosa del genere, resta da capire cosa possa fare in futuro un'operazione seria condotta da un'organizzazione o da un paese.


Wisconsin, perché i sondaggi non hanno visto la rimonta di Crowley


David Crowley ha vinto le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin battendo la socialista Francesca Hong per appena quattro decimi di punto, circa 3.000 voti, dopo che due sondaggi davano la sua sfidante avanti di una ventina di punti. Il risultato di martedì ha interrotto la serie di vittorie della sinistra nelle primarie democratiche di questo ciclo elettorale e soprattutto ha riaperto il dibattito sull'affidabilità delle rilevazioni nel Midwest.

Una settimana prima, in Michigan, i sondaggi avevano sovrastimato di oltre dieci punti il progressista Abdul El-Sayed, che ha poi vinto lo stesso le primarie per il Senato, ma con appena un punto di vantaggio. In Wisconsin lo scarto appare ancora più clamoroso: persino il sondaggista ufficiale della campagna elettorale di Crowley lo dava indietro di quasi venti punti a pochi giorni dal voto.

Primarie democratiche · Wisconsin
I sondaggi non hanno sbagliato su Hong. Hanno sbagliato su Crowley
Nella media delle quattro rilevazioni che misuravano entrambi i candidati, la socialista Francesca Hong era al 38,5% e ha chiuso al 39,4%. David Crowley era al 14% e ha vinto con il 39,8%. Quasi tutta la sua crescita è uscita dal serbatoio degli indecisi e dei candidati minori.
Grafica di FocusAmerica

Primarie democratiche in Wisconsin, 11 agosto 2026. Risultato: David Crowley 39,8%, Francesca Hong 39,4%, Kelda Roys 7,5%, Joel Brennan 4,7%, Mandela Barnes 4,1%, altri due candidati ritirati 4,5%. Margine: 0,4 punti, oltre 3.000 voti. Media delle quattro rilevazioni fra il 18 luglio e il 5 agosto: Hong 38,5%, Crowley 14%. Fonte: Associated Press; sondaggi PPP, Marquette Law School Poll, Impact Research.

Dalla media dei sondaggi al voto
David Crowley Francesca Hong Altri candidati e indecisi

Il resto del campo perde 26,7 punti, quasi esattamente quanto ne guadagna Crowley. I punti chiari sull'asse di sinistra sono le singole rilevazioni.

Francesca Hong
+0,0pt
Quanto è cresciuta rispetto alla media dei sondaggi: il solo dato che le rilevazioni avevano previsto con precisione.

David Crowley
+0,0pt
Quanto è cresciuto nello stesso arco di tempo. Nessuna rilevazione lo aveva visto arrivare.

Il fotofinish Le cause Il caso Michigan

In corsa erano quattro, ma sulla scheda i nomi erano sette
Tre candidati si erano ritirati nelle settimane precedenti. I loro nomi sono rimasti stampati e gli elettori hanno continuato a votarli.

Ventuno a uno
Ogni quadratino vale quattro decimi di punto, cioè l'intero margine con cui Crowley ha vinto la primaria. Ai tre candidati ritirati ne sono andati ventuno e mezzo.

Lo scarto fra Crowley e Hong0,4 punti

I voti andati ai tre candidati ritirati8,6 punti

Un riconteggio possibile, ma a spese di chi lo chiede
La legge del Wisconsin consente di chiedere il riconteggio quando lo scarto resta sotto il punto percentuale, ma lo Stato ne copre le spese soltanto sotto lo 0,25%. Il margine di Crowley supera quella soglia di quindici centesimi di punto: Hong avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ha preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno al vincitore.

Cinque ragioni che si sono sommate
Nessuna di queste basta da sola a spiegare uno scarto di venticinque punti. Messe in fila descrivono rilevazioni che misuravano un elettorato diverso da quello che si è presentato alle urne.

Il sondaggio è un'istantanea di un momento.David Axelrod, ex capo stratega della campagna di Barack Obama, ad Axios

Due volte in otto giorni, sempre nella stessa direzione
Le rilevazioni hanno sovrastimato la sinistra in entrambe le primarie del Midwest. In Michigan il vantaggio si è ridotto a un punto, in Wisconsin si è rovesciato.

Fonte: Associated Press (98% delle schede scrutinate); sondaggi Public Policy Polling, Marquette Law School Poll e Impact Research; Wisconsin Examiner, Axios. La media è calcolata sulle quattro rilevazioni che misuravano sia Hong sia Crowley, fra il 18 luglio e il 5 agosto; il Marquette dell'8-16 luglio è escluso perché non rilevava Crowley. La quota degli altri due candidati ritirati è calcolata come residuo sulle percentuali AP. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Una campagna stravolta negli ultimi giorni


Il mese finale della campagna è stato particolarmente caotico. L'establishment del partito si è mosso in ordine sparso per fermare Hong, esponente dell'Assemblea statale considerata troppo a sinistra per poter vincere a novembre. Due candidati si sono ritirati dopo essere stati travolti da scandali improvvisi e lo stesso Crowley, che a 40 anni guida l'amministrazione della contea di Milwaukee, aveva inizialmente abbandonato la corsa, salvo poi rientrare proprio nel tentativo di fermarla.

L'ultima settimana è stata dominata dalle difficoltà di Hong nello spiegare alla CNN perché in passato avesse scritto sui social "cancellate il Giorno del Ringraziamento". Mentre Fox News dedicava alla vicenda servizi a ciclo continuo, Crowley attraversava lo Stato insieme al governatore democratico uscente Tony Evers, insistendo sui dubbi circa la capacità dell'avversaria di vincere le elezioni generali. Gli strateghi democratici cominciavano intanto a vedere gli indecisi spostarsi verso di lui.

"È il vecchio adagio che ripetiamo spesso ma ascoltiamo di rado: il sondaggio è un'istantanea di un momento", ha detto ad Axios David Axelrod, ex capo stratega della campagna presidenziale di Barack Obama del 2008. "Molte rilevazioni sono state fatte troppo presto per cogliere il movimento degli ultimi giorni". I numeri sembrano confermarlo: Hong ha chiuso al 39,4% e le ultime stime la collocavano poco sopra il 40%, dunque l'errore sulla sua percentuale è stato minimo. A cambiare radicalmente è stato invece il consenso di Crowley, passato in pochi giorni da circa il 20% al 39,8% finale.

Primarie aperte e un elettorato difficile da prevedere


In Wisconsin le primarie sono aperte: questo significa che ogni elettore può cioè partecipare a quella del partito che preferisce, indipendentemente dalla propria registrazione. Costruire un modello affidabile sull'elettorato che si presenterà effettivamente alle urne diventa quindi molto più complicato. "È difficile sapere chi andrà a votare", ha ammesso anche Axelrod.

Chaz Nuttycombe, fondatore del gruppo indipendente State Navigate e autore di una delle rilevazioni di inizio agosto che davano Hong avanti in doppia cifra, ipotizza che una parte degli elettori abituali delle primarie repubblicane abbia alla fine scelto di votare in quella democratica proprio per fermarla. A sostegno della sua tesi cita il traffico registrato dal suo sito: l'ultima rilevazione ha ricevuto più di 10.000 visite da indirizzi IP del Wisconsin e delle aree vicine, un'indicazione, secondo Nuttycombe, del forte interesse degli elettori contrari a Hong nel capire su quale alternativa concentrare il voto.

Dan Pfeiffer, anche lui ex consigliere di Obama, ha indicato un ulteriore fattore: Hong, a corto di fondi, non ha acquistato spot televisivi nella fase decisiva della campagna per rispondere agli attacchi contro di lei. "Ha condotto una campagna di base capace di mobilitare le persone su temi come i data center, ma la scelta di non trasmettere spot negli ultimi giorni probabilmente le è costata l'elezione", ha scritto Pfeiffer. "Negli ultimi giorni gli elettori hanno sentito solo le preoccupazioni sulla sua capacità di vincere a novembre e nessun messaggio positivo in senso contrario".

Il margine di vittoria di Crowley è abbastanza ridotto da consentire un riconteggio, ma Hong avrebbe dovuto sostenere personalmente i costi perché lo scarto supera gli 0,25 punti, così come previsto dalla legge. Ha quindi preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno a Crowley che sfiderà a novembre il deputato repubblicano Tom Tiffany.


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L'esercito americano offre quattro giorni di permesso per GTA VI


A Fort Stewart l'incentivo è stato riservato ai soldati che intendono rinnovare la ferma sotto le armi: in 20 hanno già accettato, su circa 130 potenziali beneficiari.

Un battaglione dell'esercito americano di stanza in Georgia ha offerto ai militari in servizio attivo quattro giorni di permesso in occasione dell'uscita autunnale di Grand Theft Auto VI, a condizione che rinnovino la ferma. Lo hanno riferito a CBS News alcuni funzionari americani. Venti soldati del 9th Brigade Engineer Battalion, un reparto della 3ª Divisione di fanteria con sede a Fort Stewart, hanno già scelto questo incentivo al momento di rinnovare il contratto, ha dichiarato mercoledì all'emittente una portavoce dell'esercito.

"L'idea era creare un programma di incentivi originale, legato a ciò che interessa davvero ai soldati", ha spiegato la tenente colonnello Angel Tomko, portavoce della divisione. "Il comando, insieme al consulente per la carriera, voleva entusiasmarli all'idea di raffermarsi." L'obiettivo è rilanciare le adesioni in vista dell'anno fiscale 2027, che comincerà a ottobre.

Un incentivo riservato a circa 130 soldati


Il memorandum, firmato il 28 luglio dal comandante del battaglione, il tenente colonnello Ryan D. Hodgson, stabilisce che ogni militare che rinnoverà il contratto tra il 1° agosto e il 14 novembre 2026 avrà diritto a un permesso speciale dal 20 al 23 novembre, subito dopo l'uscita del gioco. Secondo Tomko, potranno usufruirne circa 130 soldati con incarichi che spaziano dal genio all'intelligence delle comunicazioni, dalle risorse umane alla sanità, purché rinnovino la ferma per un periodo compreso tra 2 e 6 anni. L'incentivo è stato concepito per un solo battaglione e non vale quindi per l'intero esercito, anche se una sua futura estensione non è esclusa.

Nel corso degli anni l'esercito ha adottato incentivi di ogni genere per convincere i militari ad arruolarsi o a restare in servizio: dal pagamento delle rette universitarie alla possibilità di scegliere la sede, fino all'accesso a corsi speciali di paracadutismo o discesa dagli elicotteri con la corda. Un permesso legato all'uscita di un videogioco rappresenta però un caso particolare e si spiega con l'enorme attesa che circonda il nuovo titolo tra gli appassionati di videogiochi d'azione e a mondo aperto.

La data del 19 novembre è stata fissata dopo due rinvii: GTA VI era inizialmente atteso per l'autunno del 2025, poi per maggio 2026 e infine per novembre. Il trailer mostra il ritorno a Vice City, la Miami immaginaria della serie, e introduce per la prima volta una protagonista, Lucia, affiancata da un secondo personaggio giocabile. L'ultimo capitolo pubblicato da Rockstar Games, GTA V, risale al 2013. Il documento dell'esercito è apparso per la prima volta su U.S. Army WTF! Moments, una popolare comunità social frequentata da militari e veterani. I siti specializzati Task and Purpose e Military.com sono stati i primi ad autenticarlo.

Dalle convention alle caserme


Nel 2018 l'esercito mancò l'obiettivo di reclutamento per la prima volta dal 2005, fermandosi a circa 70.000 arruolamenti rispetto ai 76.500 necessari, come riferì allora CBS News. Da quel momento cominciò a cercare candidati anche al di fuori dei tradizionali centri di reclutamento, contattando direttamente i giovani americani potenzialmente disponibili ad arruolarsi.

I reclutatori iniziarono così a frequentare le convention dedicate ai videogiochi, mentre l'esercito creò una propria squadra di sport elettronici, attiva soprattutto su Call of Duty e su altri titoli multigiocatore come Fortnite e League of Legends, per entrare in contatto con potenziali reclute. Nel 2019 il giornalista di CBS News Tony Dokoupil visitò una convention che aveva registrato il tutto esaurito a San Antonio. Il generale Frank Muth, allora a capo del comando per il reclutamento, disse di trovarsi lì per cercare la nuova generazione di soldati americani.

Alla domanda su che cosa accomunasse un videogiocatore e un militare, Muth ha risposto: "È la capacità di decidere, di assimilare rapidamente molte informazioni e di prendere una decisione. È il lavoro di squadra." Sette anni dopo, a Fort Stewart, tramite i videogiochi l'esercito non cerca più soltanto i giocatori fuori dalle caserme: prova anche a trattenere quelli che sono già al loro interno.

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Il vantaggio estivo dei Dem nei sondaggi non è per forza un'illusione


Negli ultimi quattro cicli le rilevazioni di fine agosto hanno sovrastimato i democratici di circa 5 punti, ma per l'analista americano quest'anno i fondamentali raccontano un'altra storia.

I sondaggi che danno i democratici in netto vantaggio in diverse corse per il Senato potrebbero essere gonfiati dal periodo dell'anno in cui sono stati condotti. Negli ultimi quattro cicli elettorali, dal 2018 al 2024, la rilevazione media di fine agosto ha attribuito ai candidati democratici un margine migliore di circa 5 punti rispetto al risultato ottenuto poi alle urne, secondo i dati raccolti dal sondaggista Patrick Ruffini della società di ricerca Echelon Insights. Il giorno del voto la distorsione era invece molto più contenuta. Nate Silver, il più noto analista elettorale americano, ha dedicato a questo dato un'analisi sulla sua newsletter Silver Bulletin e sostiene che la storia sia più complicata di così.

Nell'agosto del 2018 il democratico Phil Bredesen era in vantaggio nelle medie dei sondaggi in Tennessee contro la repubblicana Marsha Blackburn: a settembre il vantaggio si è capovolto e Blackburn ha poi vinto con 11 punti di scarto. In South Carolina, nel 2020, il democratico Jaime Harrison era dato alla pari con il senatore repubblicano Lindsey Graham fino a settembre inoltrato e ha raccolto moltissime donazioni, salvo perdere di 10 punti.

Silver ritiene che quei numeri vadano letti con cautela. I dati arrivano da quattro sole tornate elettorali e i risultati all'interno di ogni ciclo sono fortemente correlati fra loro: se un sondaggio in South Carolina sovrastima il candidato democratico, quasi certamente lo fanno anche tutti gli altri. Le centinaia di rilevazioni che compongono la serie storica, secondo Silver, valgono quindi molto più come quattro osservazioni che come centinaia di casi indipendenti.

Due dei quattro cicli considerati sono elezioni presidenziali (il 2020 e il 2024), quando i sondaggi hanno sovrastimato i democratici quasi ovunque. Nelle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le rilevazioni sono state invece accurate e prive di distorsioni sistematiche rispetto agli standard storici. Il modello di Silver, che si chiama FLIPR, dà per scontato che gli errori dei sondaggi siano correlati da uno Stato all'altro, tanto che un partito può vincere quasi tutte le corse in bilico come ha fatto Donald Trump nel 2024, ma assume anche che quegli errori possano avvantaggiare con la stessa probabilità i democratici o i repubblicani. È per questo che restano sul tavolo sia lo scenario in cui i democratici conquistano sei o sette seggi al Senato sia quello in cui non ne guadagnano nemmeno uno.

Un sondaggio di agosto fotografa un elettorato che ha visto pochissima pubblicità elettorale e ha ricevuto molte meno indicazioni di voto dai propri riferimenti politici rispetto a novembre. In Michigan le rilevazioni condotte durante e subito dopo una primaria democratica molto conflittuale davano Abdul El-Sayed in svantaggio sul repubblicano Mike Rogers, ma dopo la riappacificazione tra El-Sayed e i suoi avversari interni le ultime due rilevazioni lo danno in vantaggio, come il modello si aspettava.

Le versioni Classic e Deluxe di FLIPR partono dal presupposto che i sondaggi estivi possano essere distorti in modo prevedibile. Se la media delle rilevazioni in uno Stato dà i repubblicani avanti di 3 punti mentre i fondamentali (cioè le caratteristiche strutturali del collegio) indicano un vantaggio democratico di 7, il modello fa una media pesata delle due cose e può proiettare la corsa su un vantaggio democratico di un punto. Una previsione non è la fotografia di come andrebbe un'elezione tenuta oggi e per Silver il ritorno verso i fondamentali del collegio è esattamente quello che dovrebbe accadere, come è successo in Tennessee nel 2018.

Silver attribuisce il peso maggiore al quadro nazionale. FLIPR stima il clima politico attuale intorno a un vantaggio democratico di 7,5 punti, cioè quello che ci si aspetterebbe in un'elezione di metà mandato contro un presidente con il 38 per cento di consensi. La regressione sui dati storici indicherebbe addirittura 8,5 punti. Nel 2022 la situazione era diversa: i sondaggi dei singoli collegi erano molto favorevoli ai democratici mentre il quadro nazionale, con l'impopolarità di Joe Biden e la lunga tradizione di elezioni di metà mandato vinte dall'opposizione, suggeriva il contrario. Alla fine i due dati si sono incontrati a metà strada. Quest'anno, secondo Silver, quella distanza non c'è e i diversi indicatori sono già allineati.

Una parte della distorsione storica a favore dei democratici dipende da chi viene intervistato. In estate la maggioranza dei sondaggi è condotta tra gli elettori registrati alle liste o perfino tra tutti gli adulti, mentre a novembre prevalgono quelli sugli elettori probabili, che tengono conto di chi andrà davvero alle urne. Il vantaggio di partecipazione di cui godevano tradizionalmente i repubblicani si è però eroso e potrebbe essersi rovesciato, perché l'elettorato democratico è ormai centrato sui laureati, che alle elezioni di metà mandato votano più degli altri. Nei sondaggi di quest'anno che pubblicano entrambe le versioni, i democratici di solito guadagnano terreno in quella sugli elettori probabili.

Gli spostamenti del clima nazionale tra l'estate e l'autunno sono diventati più rari negli ultimi anni e Silver si dice sempre più scettico sulla possibilità che il quadro cambi molto entro novembre. Una delle modifiche introdotte quest'anno in FLIPR è proprio l'ipotesi di oscillazioni più contenute quando la polarizzazione è alta, perché gli elettori si schierano prima e i veri indecisi sono pochi. Se i sondaggi sovrastimeranno ancora una volta i democratici, secondo Silver sarà perché li hanno sovrastimati fin dall'inizio, non perché qualcosa è cambiato tra agosto e novembre.

L'estate resta comunque la stagione delle rilevazioni meno affidabili. Le campagne diffondono i propri sondaggi interni per attirare attenzione e raccogliere fondi, per esempio un democratico che si mostra indietro di soli 3 punti in un collegio dove i repubblicani vincono di 20. In autunno i sondaggisti sono più restii a pubblicare risultati anomali e tendono ad allineare le proprie stime a quelle degli altri, un fenomeno che in inglese si chiama herding. Anche la scelta delle corse da sondare non è casuale: dove il risultato è scontato i sondaggisti non sprecano risorse, mentre una corsa potenzialmente sorprendente come quella della South Carolina nel 2020 attira moltissime rilevazioni. Per questo Silver considera più solida la domanda generica su quale partito si voterebbe per il Congresso, che vale allo stesso modo per tutti gli Stati.

Un'ipotesi che Silver attribuisce all'analista Lakshya Jain riguarda la pubblicità elettorale. Se i democratici concentrano la spesa in estate per orientare il racconto dei media e lasciano che i repubblicani recuperino in autunno, un vantaggio di 5 a 1 sugli spot destinato a ridursi a 4 a 3 può gonfiare i sondaggi di agosto. L'effetto, a giudizio di Silver, resta comunque modesto, perché ritiene sopravvalutato il peso della pubblicità e della spesa elettorale in generale.

In Alaska il sistema di voto è il più complicato del paese: la primaria di agosto è unica per tutti i partiti e seleziona i quattro candidati più votati, che a novembre si affrontano con il ranked choice voting, il meccanismo in cui l'elettore ordina i nomi in base alle preferenze e i voti di chi viene eliminato passano al candidato indicato subito dopo. Alla primaria di martedì la democratica Mary Peltola ha ottenuto il 48 per cento dei voti con l'80 per cento delle schede scrutinate e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan il 43. I due si sono qualificati per una sfida che FLIPR considera in perfetto equilibrio, insieme a un omonimo, Daniel J. Sullivan Jr., che i repubblicani hanno accusato di volere confondere gli elettori.

Nella corsa a governatore dell'Alaska i democratici Jonathan Kreiss-Tomkins e Tom Begich chiuderanno ai primi due posti con circa il 20 per cento dei voti ciascuno, ma sommando tutti i candidati i repubblicani hanno il 51 per cento contro il 42 dei democratici, quindi il primato vale meno di quanto sembri. Nei conteggi successivi del voto a preferenze ordinate le seconde scelte non restano tutte dentro lo stesso partito: molti elettori non indicano abbastanza nomi sulla scheda e una parte dei voti finisce a candidati di altri schieramenti. FLIPR ritiene che ai democratici sarebbe convenuto avere un solo candidato nettamente in testa e ora considera la corsa un testa a testa, con una leggera inclinazione a favore dei repubblicani.

In Florida la deputata statale Angie Nixon, iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ha vinto la primaria democratica per il Senato con 12 punti di vantaggio su Alexander Vindman, ex direttore per gli affari europei del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organo della Casa Bianca che coordina la politica estera. Nixon ha raccolto meno di un milione di dollari contro i più di 16 milioni di Vindman ed è leggermente più indietro nei sondaggi contro la repubblicana Ashley Moody. Per Silver anche Vindman, senza legami di lunga data con lo Stato né esperienza di cariche elettive, sarebbe stato un candidato debole, ma Nixon lo è ancora di più e la Florida difficilmente è lo Stato giusto per misurare la presa del socialismo democratico.

Le probabilità democratiche in Florida, nella versione Deluxe della previsione, sono scese dal 21 per cento con Vindman all'11 per cento con Nixon, anche se Silver ammette che il modello attribuiva forse troppo credito alla raccolta fondi di Vindman, che teneva in piedi un quadro per il resto sfavorevole. Nessuno dei due partiti considererà la corsa competitiva, in quello che era stato per anni il più conteso degli Stati americani e che i democratici hanno di fatto abbandonato. Secondo FLIPR perfino il Kansas è oggi un obiettivo più realistico per il partito.


In Alaska a novembre la dem Peltola sfiderà i due Sullivan


Mary Peltola e Dan Sullivan si affronteranno a novembre. La democratica, già deputata, e il senatore repubblicano uscente si sono qualificati per le elezioni di novembre nelle primarie dell'Alaska, secondo le proiezioni dell'Associated Press e di Decision Desk HQ. Il risultato della sfida potrebbe pesare in maniera fondamentale sul controllo del Senato: ai democratici servono 4 seggi netti in più per conquistare la maggioranza.

Lo Stato dell'Alaska vota con un sistema approvato per referendum nel 2020 e giunto ormai al terzo ciclo elettorale. La primaria è unica e senza distinzioni di partito: alla sfida di novembre accedono i primi quattro classificati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Alle elezioni generali si applica invece il voto classificato: ogni elettore ordina i candidati in base alle proprie preferenze e, se nessuno supera subito il 50%, il meno votato viene eliminato e le sue seconde scelte vengono redistribuite. Il procedimento continua finché un candidato non raggiunge la maggioranza. Nei risultati preliminari diffusi dalla Divisione elettorale dello Stato, con circa il 70% delle sezioni scrutinate, Peltola era poco sotto il 48% e Sullivan intorno al 44%.

★Primaria aperta · Alaska
Alaska, la primaria aperta per il Senato degli Stati Uniti
Peltola davanti al senatore uscente Sullivan. Passano al voto generale i primi quattro classificati
Focus America

Risultati Mappa del voto

CandidatoVoti%

Mary Peltola
Democratica · passa alle generali

63.364
48,0%

Dan S. Sullivan
Repubblicano, uscente · passa alle generali

56.510
42,8%

Daniel J. Sullivan Jr.
Repubblicano

3.222
2,4%

David B. Leslie
Democratico

1.491
1,1%

Gerald L. Heikes
Repubblicano

1.468
1,1%

Altri candidati
Totale per differenza

5.855
4,4%

131.910voti totali
80% scrutinato

Chi guida in ogni borough
Anchorage Fairbanks Juneau

Peltola 50-60%
Peltola oltre il 60%
D. Sullivan 50-60%
D. Sullivan oltre il 60%

Le tonalità riprendono le fasce di vantaggio della mappa della fonte, che non pubblica i dati numerici per singolo borough.

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press. Risultati parziali, 80% delle schede scrutinate.

Il secondo Sullivan resta sulla scheda


Il terzo posto, con circa il 2,5%, è andato a Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione del piccolo villaggio di pescatori di Petersburg, candidato anche lui come repubblicano. A novembre gli elettori troveranno quindi sulla scheda due candidati con nomi quasi identici. I repubblicani hanno bollato la sua candidatura come un espediente democratico per confondere gli elettori e sottrarre voti al senatore.

La Divisione elettorale dello Stato, che fa capo a un'amministrazione repubblicana, lo aveva escluso dalla scheda durante l'estate, ma lunedì la Corte Suprema dell'Alaska ha stabilito che non poteva essere squalificato. Sulla scheda elettorale il senatore compare come Dan S. Sullivan, accompagnato dall'indicazione di uscente, mentre l'altro candidato è registrato come Daniel J. Sullivan Jr. Martedì mattina è intervenuto anche Donald Trump, invitando gli elettori a votare per il "vero" Dan Sullivan e definendo il rivale un impostore. L'insegnante sostiene invece che la propria candidatura sia pienamente legittima.

In uno Stato con circa 600.000 elettori registrati, anche poche schede assegnate per errore potrebbero incidere su una competizione equilibrata. Resta, inoltre, ancora da assegnare il quarto e ultimo posto per le elezioni generali. Il democratico David Leslie e il repubblicano Gerald Heikes sono separati da poche centinaia di voti e il conteggio proseguirà fino al 28 agosto, termine entro il quale le schede inviate per posta dovranno raggiungere la Divisione elettorale.

Peltola era considerata l'unica democratica in grado di impensierire seriamente Sullivan. Esponente dei popoli nativi dell'Alaska, ex pescatrice ed ex deputata statale, nel 2022 è diventata la prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, vincendo a sorpresa le elezioni speciali per l'unico seggio dello Stato alla Camera: era la prima vittoria democratica in quel collegio da decenni. Pochi mesi dopo ha conquistato un mandato pieno, si è iscritta ai Blue Dogs, il gruppo dei democratici moderati, e nel 2024 è stata battuta di misura dal repubblicano Nick Begich III. La sua campagna per il Senato è incentrata sulla tutela della pesca selvatica e dell'economia ittica. Lo slogan "fish, family, freedom", pesce, famiglia e libertà, punta a conquistare indipendenti ed elettori di centrodestra in uno Stato dominato da decenni dai repubblicani.

Soldi, sondaggi e un rimpasto a pochi giorni dal voto


Sullivan siede al Senato dal 2015, è un veterano dei Marines e sostiene il presidente Trump. In due mandati ha costruito rapporti solidi con le diverse componenti della società dell'Alaska, comprese le comunità native e il settore della pesca, ma ora deve fare i conti con il carovita e con la crescente insoddisfazione verso l'Amministrazione in carica.

Entrambi arriveranno a novembre con risorse considerevoli. Il Senate Leadership Fund, il comitato legato al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha annunciato la settimana scorsa fondi per altri 2 milioni di dollari, portando a 17 milioni l'investimento complessivo nella competizione. Nel secondo trimestre Peltola ha invece raccolto quasi 7 milioni di dollari, contro i 2 milioni di Sullivan, che ha però chiuso il periodo con più fondi a disposizione. Il Cook Political Report e Decision Desk HQ classificano il seggio come incerto, Decision Desk HQ assegna ai democratici un leggero vantaggio.

La settimana scorsa Peltola ha preso le distanze dall'ex vicepresidente Kamala Harris, che aveva diffuso un appello per raccogliere fondi in suo favore, rischiando di compromettere l'immagine della candidata come figura indipendente e distante dal Partito Democratico nazionale. Negli stessi giorni, la campagna ha attraversato un rimpasto: un collaboratore storico e due consulenti di lungo corso sono stati licenziati, mentre il direttore dello staff elettorale è stato sostituito.

Elon Musk ha intanto versato 1,5 milioni di dollari all'Aurora Action Network, che ne ha trasferito 1 milione al comitato impegnato ad abolire il sistema elettorale introdotto nel 2020. Il referendum previsto per questo autunno cancellerebbe il voto classificato, le primarie aperte e le norme sulla trasparenza dei finanziamenti che consentono agli elettori dell'Alaska di sapere chi finanzia le campagne. Un'iniziativa analoga era però già stata respinta nel 2024 per poco più di 700 voti.


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Ora sono tutti contro i datacenter in America


Il governatore del Texas frena i nuovi impianti mentre cresce la protesta pubblica contro i consumi di energia e acqua. Un tema che attraversa entrambi i partiti e pesa sempre di più sulle elezioni di midterm.

A novembre il governatore del Texas Greg Abbott aveva annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari da parte di Google e definito il suo Stato "l'epicentro dello sviluppo dell'intelligenza artificiale". Meno di un anno dopo, il 3 agosto, il governatore repubblicano ha ordinato di sospendere gli allacciamenti alla rete elettrica per i nuovi data center: circa 1.800 progetti dal valore complessivo di miliardi di dollari, in attesa di una verifica sui consumi di energia e acqua. La decisione ha irritato pesantemente Donald Trump, che questa settimana ha difeso gli impianti definendoli un motore per l'economia statunitense.

La protesta contro i data center, accusati di prosciugare le risorse e di alimentare una tecnologia capace di sottrarre posti di lavoro agli americani, si sta trasformando in un serio problema elettorale per i repubblicani e per una parte dei democratici in vista del voto autunnale. Abbott, candidato a un quarto mandato da governatore, deve ora affrontare gli attacchi della sua avversaria democratica Gina Hinojosa, deputata dell'Assemblea statale. Il suo vantaggio è sceso dagli 8 punti di gennaio a un solo punto nei sondaggi di luglio e agosto, mentre sei rilevazioni recenti descrivono una corsa sostanzialmente alla pari. "La questione dei data center è soltanto l'ultimo esempio di un governatore che fa gli interessi dei grandi donatori anziché quelli dei texani", ha dichiarato Hinojosa in un'intervista al Wall Street Journal.

Il governatore sostiene invece che le aziende abbiano accettato vincoli capaci di ridurre al minimo gli effetti sui mercati locali dell'acqua e dell'elettricità e presenta l'intesa come la prova che il suo piano funziona e protegge le comunità texane. Hinojosa ribatte che quelle garanzie devono essere sancite per legge. Martedì ha diffuso uno spot nel quale una persona domanda a un chatbot perché la bolletta elettrica continui ad aumentare. Il chatbot attribuisce la responsabilità ai data center approvati da Abbott, che ha ricevuto milioni di dollari in donazioni elettorali da dirigenti e aziende legati all'intelligenza artificiale, compreso Elon Musk.

Dal Michigan all'Ohio, il tema attraversa i due partiti


In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, candidato al Senato, accusa il suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, di voler piazzare questi impianti nei giardini degli elettori dello Stato. "La gente li odia davvero, i data center", ha detto durante un evento elettorale a luglio. Messo in difficoltà da queste accuse, Rogers ha dichiarato che il settore avrebbe bisogno di una "pausa", dopo avere già sostenuto che le comunità devono poter decidere se accogliere gli impianti ed essere protette dagli aumenti delle bollette.

In Ohio l'ex senatore democratico Sherrod Brown, nuovamente candidato al Senato, ha speso milioni di dollari in una campagna pubblicitaria estiva che presenta il repubblicano Jon Husted come "il volto dei data center" e lo accusa di avere ridimensionato il proprio entusiasmo per l'intelligenza artificiale visto l'aria che tira. Husted nega di avere cambiato posizione e afferma di avere sempre chiesto che le aziende paghino di più per l'energia e versino le imposte locali. Il mese scorso ha presentato al Congresso una proposta di legge che introduce standard più severi per gli impianti di data center.

In un memo riservato diffuso martedì e intitolato "Ohio Data Center Risk", il comitato incaricato di eleggere i senatori repubblicani ha ammesso che "i data center sono il macigno al collo di Husted" e che, se il senatore perderà, la responsabilità ricadrà sul settore, perché i candidati non possono "rimediare alla reputazione tossica di un intero comparto dell'economia". Il documento non era rivolto ai candidati, ma alle aziende dell'intelligenza artificiale, alle quali il partito chiede di intervenire in difesa dei propri data center prima di novembre. Anche in questo caso, si tratta di una posizione opposta a quella del presidente: mercoledì Trump ha detto che, se fosse sindaco o governatore, accoglierebbe volentieri i data center per i benefici economici che producono.

Persino Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dell'Ohio e abitualmente ostile alla regolamentazione pubblica, questo mese ha promesso di congelare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi data center finché il Parlamento statale non approverà una legge che imponga alle aziende standard ambientali, fornitura di elettricità gratuita per i residenti e il pagamento integrale delle imposte sugli immobili. Mercoledì il procuratore generale Aaron Ford, candidato democratico alla guida del Nevada, ha promesso di sospendere le agevolazioni fiscali per i nuovi data center finché una verifica non accerterà che le aziende abbiano rispettato tutti gli impegni assunti. Nel 2015 era stato tra i firmatari della legge che aveva istituito quelle stesse agevolazioni.

Sei americani su dieci non li vogliono vicino a casa


Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, contro il 49% rilevato tra febbraio e marzo, secondo l'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania. L'istituto parla del divario più ampio registrato per qualsiasi domanda relativa all'intelligenza artificiale. "Per i democratici non si vedeva da decenni un tema tanto divisivo", ha affermato Brad Carson, ex deputato democratico dell'Oklahoma e oggi presidente di un centro studi che chiede norme più severe sull'intelligenza artificiale.

La pressione investe anche chi ha puntato politicamente su questa tecnologia. Il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, martedì ha firmato un ordine esecutivo che esclude i progetti legati all'intelligenza artificiale dalla procedura accelerata per il rilascio dei permessi, vieta gli accordi di riservatezza e subordina l'esame delle domande all'approvazione delle amministrazioni locali e all'assunzione di impegni vincolanti su energia, acqua e trasparenza.

Un anno fa Shapiro aveva invece elogiato aziende come Amazon, che si era impegnata a investire 20 miliardi di dollari in almeno due impianti nelle contee di Bucks e Luzerne, durante un vertice al quale avevano partecipato Trump e altri esponenti repubblicani. Ma a giugno un sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 76% degli elettori registrati in Pennsylvania si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità. Come Abbott, anche Shapiro viene ora attaccato dal suo sfidante per le posizioni sostenute allora.

Il deputato repubblicano Tom Tiffany, candidato alla guida del Wisconsin, ha ribattezzato in una serie di messaggi sui social "Data Center David" il suo rivale democratico David Crowley, presidente della contea di Milwaukee, che l'anno scorso aveva sostenuto che lo Stato potesse diventare un polo dell'intelligenza artificiale. Nessuno dei due si è spinto però fino a chiedere la moratoria proposta dalla progressista Francesca Hong, sconfitta da Crowley per circa 4.000 voti alle primarie della settimana scorsa, ma entrambi hanno sostenuto la necessità di introdurre qualche forma di restrizione.

L'industria rincorre una narrazione ormai fuori controllo


Per le aziende dell'intelligenza artificiale la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, con divieti o sospensioni dei nuovi progetti adottati in decine di Stati e amministrazioni locali. Gli analisti della banca d'affari Evercore ISI hanno scritto ai clienti che, considerato il volume delle proposte in discussione, l'opposizione ai data center rappresenta un rischio per gli investitori da qui alle elezioni presidenziali del 2028. Giovedì il finanziere Chamath Palihapitiya ha stimato su X che, se il fenomeno si estendesse, potrebbe sottrarre tra il 2% e il 3% alla crescita economica annua. "Questa è una polveriera", ha scritto.

I dirigenti del settore promettono di pagare di più per l'energia e di consumare meno acqua, ma sui territori la fiducia resta scarsa. "Stiamo cercando di rincorrere questa narrazione, che continua a crescere a passi da gigante", ha dichiarato Dan Diorio, vicepresidente esecutivo per le politiche statali della Data Center Coalition, l'associazione del settore.

Fino a poco tempo fa gli Stati facevano a gara per attrarre i data center, perché custodiscono ogni genere di dati online e garantiscono un gettito fiscale costante. Più di dieci anni fa fu lo stesso Abbott a firmare la legge che concedeva loro agevolazioni per attirare investimenti tecnologici in Texas. Il lancio di ChatGPT nel 2022 e la successiva espansione dell'intelligenza artificiale hanno però colto impreparati gli Stati, moltiplicando i consumi di energia e acqua degli impianti necessari ad alimentarla. Grazie all'abbondanza di terreni e di energia e alla facilità con cui si ottengono i permessi, oggi il solo Texas ospita più di 500 data center, secondo la piattaforma specializzata Data Center Map, ed è secondo soltanto alla Virginia.

A mostrare le dimensioni dello sviluppo ancora atteso sono i dati di ERCOT, il gestore della rete elettrica texana: le richieste di allacciamento raggiungono complessivamente i 474 gigawatt, cinque volte il picco dei consumi dello Stato, e per il 90% provengono proprio dai data center.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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Vance torna nell'acciaieria del nonno per la campagna elettorale


A Middletown il vicepresidente ha annunciato un miliardo di investimenti nell'impianto Cleveland-Cliffs, che userà un finanziamento nato per l'acciaio pulito per ricostruire l'altoforno a carbone

Il vicepresidente JD Vance è tornato venerdì a Middletown, in Ohio, per parlare dall'acciaieria dove suo nonno ha lavorato quasi quarant'anni come saldatore. Il discorso è stato in parte l'annuncio di un investimento da un miliardo di dollari nello stabilimento e per il resto un comizio elettorale a due mesi e mezzo dalle elezioni di metà mandato di novembre.

"Papaw era un saldatore in questo posto per 40 anni e oggi suo nipote è qui come vicepresidente di questi Stati Uniti. È una cosa straordinaria", ha detto Vance salendo sul palco del Middletown Works di Cleveland-Cliffs, che si chiamava Armco Steel quando ci lavorava suo nonno James Vance. Papaw è il modo in cui il vicepresidente chiama il nonno in "Hillbilly Elegy", il libro del 2016 in cui descrive la fabbrica come la salvezza economica che portò i suoi nonni dalle montagne del Kentucky alla classe media americana.

L'investimento vale un miliardo di dollari, metà a carico di Cleveland-Cliffs e metà del Dipartimento dell'Energia americano, con un'intesa che l'azienda e il governo devono ancora negoziare nei dettagli. I 500 milioni federali erano stati assegnati per un progetto diverso: nel 2024 l'amministrazione Biden aveva scelto Middletown per un programma del Dipartimento dell'Energia destinato ai grandi impianti industriali capaci di abbattere le emissioni di gas serra. Il piano prevedeva di smantellare l'altoforno a carbone e di sostituirlo con un impianto di riduzione diretta del ferro e due forni elettrici di fusione, alimentati prima a gas naturale e poi a idrogeno pulito. Il dipartimento stimava un taglio di circa un milione di tonnellate di gas serra all'anno.

Il piano nuovo ricostruisce e ammoderna l'altoforno esistente, quindi conserva il carbone. Il cambio di rotta era stato anticipato la settimana scorsa da cleveland.com e l'annuncio di venerdì ne ha fissato il prezzo.

Il progetto rivisto comprende l'ammodernamento dell'altoforno, nuovi sistemi di movimentazione dei materiali, controlli di processo gestiti dall'intelligenza artificiale e una centrale di cogenerazione che catturerà il gas dell'altoforno per produrre elettricità e vapore. L'azienda sostiene che le modifiche miglioreranno l'efficienza energetica e abbasseranno i costi operativi, mantenendo una produzione di circa tre milioni di tonnellate di acciaio grezzo all'anno. I lavori partiranno nelle prossime settimane e dureranno quattro anni, con la ricostruzione dell'altoforno prevista entro i primi tre mesi del 2030.

Cambia anche quanto ci mette l'azienda. Con il piano originario Cleveland-Cliffs aveva previsto un esborso netto di circa 1,3 miliardi di dollari in cinque anni (al netto dei fondi federali e delle spese che avrebbe evitato sull'altoforno e sulle cokerie esistenti). Ora ne mette 500 milioni, anche se i due progetti hanno una portata troppo diversa perché le cifre siano confrontabili in modo diretto.

Sui posti di lavoro l'azienda dice che l'intervento ne preserverà 2.300 e impiegherà più di 1.500 persone nel momento di massima attività dei cantieri, senza annunciare nuovi posti permanenti. Il progetto originario prometteva di mettere in sicurezza 2.500 posti, di aggiungerne 170 e di creare 1.200 impieghi nell'edilizia durante la fase di punta dei lavori.

L'annuncio di venerdì non contiene una stima di quanto il nuovo progetto ridurrà le emissioni. La bozza dell'autorizzazione a emettere in atmosfera, all'esame dell'agenzia per la protezione ambientale dell'Ohio, indica invece aumenti significativi per sei inquinanti dopo l'installazione dei nuovi impianti. Il consiglio comunale di Middletown ha votato il 7 luglio con quattro voti favorevoli e uno contrario per sostenere la richiesta dell'azienda.

"A Middletown Works era stata promessa l'occasione di diventare un leader mondiale dell'acciaio pulito", ha detto in una nota Hilary Lewis, responsabile per il settore siderurgico dell'organizzazione ambientalista Industrious Labs. "Invece l'impianto riceve enormi incentivi federali per far risparmiare soldi all'azienda senza ridurre in modo significativo l'inquinamento".

Lourenco Goncalves, presidente e amministratore delegato di Cleveland-Cliffs, aveva iniziato a mettere in discussione pubblicamente il piano sull'idrogeno nel 2025, dicendo che quel combustibile non sarebbe stato disponibile quando all'azienda sarebbe servito. Quest'anno ha spiegato agli analisti finanziari che la società ha lavorato con il Dipartimento dell'Energia per allineare l'investimento agli obiettivi dell'amministrazione Trump. Cleveland-Cliffs sostiene ora che l'altoforno sia necessario per produrre l'acciaio delle superfici esterne delle automobili, ma nel bilancio del 2024 aveva scritto che la conversione non avrebbe avuto effetti negativi sulla qualità dei suoi prodotti.

Vance è salito sul palco tra gli applausi e i cori di "USA! USA!", preceduto da una preghiera, dal giuramento alla bandiera e dagli interventi di diversi eletti e candidati repubblicani dell'Ohio. Ha chiesto alla platea di dire ai "radicali di estrema sinistra" che "questo non è il vostro paese, è il nostro paese". Ha poi elogiato il senatore Jon Husted, che a novembre difende contro l'ex senatore democratico Sherrod Brown il seggio lasciato libero proprio da Vance. Ha speso parole anche per Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dello Stato contro la democratica Amy Acton.

Vance ha descritto il Partito democratico di oggi come irriconoscibile rispetto a quello che suo nonno votava per il legame con i sindacati e lo ha chiamato "il partito degli studenti post-laurea". "Questo non è, purtroppo, il Partito democratico di John Fitzgerald Kennedy o di Franklin Delano Roosevelt. Diamine, non è nemmeno il Partito democratico di Bill Clinton", ha detto. Il nonno, ha aggiunto, odiava "le persone che si sono dimenticate di questa città quando avrebbero dovuto battersi per lei".

Il vicepresidente ha attribuito la perdita dei posti di lavoro nelle fabbriche a quarant'anni di politiche di libero scambio e immigrazione aperta sostenute da entrambi i partiti e alla successiva diffusione degli oppiacei, che ha addossato ai cartelli della droga e al traffico di fentanyl. Ha riconosciuto le preoccupazioni degli americani sul costo della vita, dicendo che "c'è molto lavoro da fare" e che non sarà facile né immediato, ma che il presidente Donald Trump sta cercando di invertire "40 anni di declino americano". I dazi decisi dal presidente hanno però contribuito ad alzare i prezzi, sia dei prodotti importati sia di quelli fabbricati negli Stati Uniti, secondo l'ufficio bilancio del Congresso.

Su Brown il vicepresidente ha insistito sull'immigrazione. "I democratici, comprese persone come Sherrod Brown, che fingono di essere amici dei lavoratori di questo stabilimento, dicevano che non si poteva fare nulla, che serviva una nuova legge. Come abbiamo imparato negli ultimi 18 mesi, non serviva una nuova legge per chiudere quel confine. Serviva solo un nuovo presidente degli Stati Uniti", ha detto. A febbraio Brown aveva chiesto al presidente di rinviare la revoca dello status di protezione temporanea, il permesso che rendeva regolari circa 15 mila haitiani residenti a Springfield, in Ohio. A giugno la Corte Suprema ha dato il via libera alla revoca.

La campagna di Brown ha replicato attaccando Husted sui centri di calcolo per l'intelligenza artificiale, il tema su cui l'ex senatore ha costruito la sua corsa con spot che lo definiscono "il volto dei data center in Ohio" e lo accusano di aver fatto salire le bollette elettriche. Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che finanzia le campagne dei senatori repubblicani, ha avvertito in un documento interno questa settimana che il malcontento verso quegli impianti ha reso Husted vulnerabile, in un'estate in cui l'ostilità verso le grandi installazioni tecnologiche è cresciuta in diverse zone del paese.

L'Ohio ha perso il ruolo di Stato-termometro del voto americano ed è diventato saldamente repubblicano negli anni di Trump, ma i democratici puntano a riprendersi sia il seggio al Senato sia la guida dello Stato, che non conquistano da vent'anni. Nel 2024 Trump e Vance hanno ottenuto circa il 62% dei voti nei seggi di Middletown. Husted era stato nominato senatore dal governatore Mike DeWine per il posto lasciato da Vance, mentre Brown ha perso la rielezione due anni fa contro il repubblicano Bernie Moreno.

Anche nel 2024 il primo evento da solo di Vance dopo l'ingresso nel ticket con Trump si era tenuto a Middletown, nella scuola superiore che aveva frequentato. Il vicepresidente è oggi il primo a ricoprire quell'incarico e insieme quello di responsabile della raccolta fondi del Comitato nazionale repubblicano. Ha ammesso che le sue fortune politiche sono legate al risultato di novembre. Il suo ufficio ha annunciato per lunedì una tappa a Brewer, nel Maine, dove l'ex governatore repubblicano Paul LePage corre contro il democratico Matt Dunlap in un collegio conteso della Camera. Una sconfitta pesante dei repubblicani renderebbe quel doppio ruolo un bersaglio nelle primarie presidenziali del 2028.

Le idee economiche del vicepresidente sono già oggetto di una prima schermaglia in vista di quella corsa. Lo storico dell'economia Phillip Magness ha ripescato un video del 2023 in cui Vance, allora senatore, si diceva "non sicuro" che sia "davvero un bene" che decine di banche centrali straniere tengano le proprie riserve in dollari. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale (la moneta in cui gli altri paesi conservano i risparmi e regolano gli scambi internazionali) veniva paragonato a una "maledizione delle risorse", come "il carbone in Appalachia", perché permette ai consumatori americani di comprare a prezzi molto bassi e rende più difficile esportare.

I sostenitori di Vance hanno letto nella diffusione del video un tentativo dei repubblicani favorevoli al libero mercato di screditare le sue idee economiche prima di una possibile candidatura alla Casa Bianca. "Il fatto che esista ancora questa bizzarra destra libertaria di risulta che lo considera assurdo dice soprattutto quanto sia rimasta indietro rispetto ai temi di oggi", ha dichiarato a Semafor Oren Cass, fondatore del gruppo conservatore-populista American Compass. Cass ha riconosciuto che la polemica inizia a delineare i conflitti destinati a emergere dentro l'amministrazione su cosa debba essere la politica economica di destra, una discussione già aperta nel partito.

Vance non ha mai chiesto esplicitamente di rinunciare al ruolo del dollaro come valuta di riserva e non ha gli strumenti per farlo. Il presidente ha promesso di difendere quel ruolo e punta piuttosto sui dazi per far crescere le esportazioni americane. Kenneth Rogoff, professore ad Harvard e autore di un libro sul dollaro, ha detto a Semafor che la scarsa propensione dell'amministrazione a scoraggiare le banche centrali straniere dal detenere riserve in dollari indica che i funzionari "potrebbero essere stati convinti a non prendere quella strada".


L'estate in cui gli americani sono diventati luddisti


I data center per l'intelligenza artificiale e le telecamere che leggono le targhe delle auto sono diventati il bersaglio delle proteste in diverse comunità degli Stati Uniti. Il malcontento è entrato nella campagna per le elezioni di novembre, quelle che decideranno diversi governatori e il controllo del Congresso.

Le due infrastrutture sono la parte visibile di una tecnologia che di per sé non si vede. Su di loro si scarica la diffidenza verso il futuro promesso dalla Silicon Valley.

Giovedì Flock, l'azienda che ha diffuso negli Stati Uniti i lettori automatici di targhe, ha annunciato alcune modifiche per rispondere ai timori sull'accesso ai dati raccolti dalle sue telecamere, che finiscono alle forze dell'ordine e ad altri clienti. Quelle telecamere usano l'intelligenza artificiale per tracciare i veicoli. L'azienda e le autorità le difendono perché aiutano a combattere la criminalità, ma le segnalazioni di abusi hanno alimentato la protesta durante l'estate.

Carl Gunn, soprannominato "The Flock Blocker", ha attirato l'attenzione a St. Petersburg, in Florida, oscurando le telecamere con un cartello montato su un'asta lunga. È uno dei nuovi eroi popolari nati da questi gesti di resistenza.

Nelle assemblee comunali di tutto il paese si presentano cittadini contrari alla costruzione dei data center, gli enormi capannoni pieni di server su cui gira l'intelligenza artificiale. Alla radice ci sono le obiezioni tipiche di chi non vuole un impianto vicino a casa: il consumo di acqua e il prezzo dell'elettricità. A queste si aggiunge il sospetto che gli amministratori locali stiano favorendo le grandi aziende a spese dei residenti.

In Texas i progetti in cantiere porterebbero a più che quadruplicare il numero di data center, secondo Cleanview, che tiene traccia di queste iniziative. La questione è entrata nella corsa per il governatore, dove Greg Abbott è attaccato dalla sfidante democratica Gina Hinojosa, deputata dell'assemblea legislativa dello Stato, per il sostegno dato in passato alle grandi aziende tecnologiche.

Abbott ha ordinato alle autorità di regolazione di fermare gli allacciamenti dei data center alla rete elettrica dello Stato, in attesa di verifiche sui consumi di acqua ed elettricità. È un'inversione di rotta che ha attirato le critiche del presidente Trump, repubblicano come il governatore. "Per il Texas dire no ai data center è un errore", ha detto al sito Punchbowl News. "I data center potrebbero essere più grandi del petrolio".

Willie Nelson, una delle voci storiche del country americano, ha diffuso a fine luglio un messaggio contro i data center vicino a casa sua, nel Texas centrale: "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un data center rumoroso, che ruba acqua e inquina con la luce, da qualche parte vicino alla nostra città". Il conflitto ricalca la vecchia contrapposizione americana tra città e campagna.

Secondo un'analisi pubblicata sul Wall Street Journal, le proteste vanno oltre l'opposizione all'intelligenza artificiale e sono il sintomo del desiderio di un'America senza intelligenza artificiale. Un meme diffuso sui social in queste settimane mette insieme video di vecchi camion, rock classico e una vita più semplice, con la frase "Questo e non sentire mai più parlare di intelligenza artificiale".

Brendan Steinhauser, che una generazione fa ha contribuito a creare il Tea Party, guida oggi l'Alliance for Secure AI, un gruppo bipartisan che chiede al Congresso di regolare l'intelligenza artificiale. Anche il Tea Party nacque sui social media, senza un leader iniziale, prima di diventare una forza politica che ha riscritto molte carriere. "Quando gli eletti o le aziende respingono le persone, le ignorano o le denigrano, è allora che la gente si arrabbia", ha detto al Wall Street Journal. La forza del fenomeno, ha aggiunto, sta nel mettere insieme mondi molto distanti che si presentano alla stessa protesta con cartelli diversi.

All'estremo della contestazione ci sono gli attivisti che chiedono una pausa nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, preoccupati per la sicurezza di questi sistemi. Temono che la tecnologia cancelli i posti di lavoro o, nel peggiore dei casi, l'umanità stessa. Sono paure che OpenAI e Anthropic hanno contribuito ad alimentare senza volerlo, con anni di dichiarazioni sui pericoli dell'intelligenza artificiale. Oggi i due laboratori si difendono da attacchi, in alcuni casi violenti, mentre continuano a sviluppare sistemi sempre più avanzati.

Le aziende tecnologiche hanno in programma di spendere insieme migliaia di miliardi di dollari per costruire un mondo intorno alla loro tecnologia. È una cifra che rende difficile per loro contrastare un malcontento che si presenta nelle assemblee comunali e nei seggi. Al fondo delle proteste che attraversano il paese c'è una domanda sola: chi decide il futuro che l'intelligenza artificiale porta con sé.


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Pesce al Timo


Non vogliamo insistere sulle necessità primarie dell’uomo (c’è già un’apposita rubrica), però il temolo ha una peculiarità che difficilmente si può anche vagamente ipotizzare: come spiega l’autore, le carni hanno profumo di timo.
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Foto in alto: un grosso temolo e la sua variopinta pinna, che usa per attrarre le femmine della sua specie durante il periodo riproduttivo.

Tra le specie presenti nelle acque interne dell’Italia, insidiabili a mosca, sia secca che sommersa e a ninfa, merita una posizione di rilievo il temolo. Tante sono le peculiarità di questo pesce che giustificano la sua presenza nella top ten di molti moschisti della penisola e non solo. Il tratto distintivo che ha più colpito l’immaginario dell’uomo già in tempi lontani, è il fatto che le sue carni profumano di timo: la radice del nome italiano e di quello latino (Thymallus) sigla l’unicità del temolo. Il temolo presenta inoltre una pinna dorsale molto estesa, simile a una vela, caratterizzata da una appariscente livrea con screziature grigio-scuro e azzurre e orlata di rosso, livrea che tende ad accentuarsi durante il periodo riproduttivo, in primavera. La dimensione e la colorazione della pinna dorsale fanno da contorno a una testa e una bocca piccole e a eleganti sfumature grigio argento che ornano i fianchi, assieme a una puntinatura nera abbastanza sparsa. Termina il corpo affusolato una pinna caudale ampia e forcuta, anch’essa ornata da cangianti tinte pastello.
L'autore impegnato a controllare con la coda e seguire con lo sguardo l'effimera che scorre sul filo della corrente.
Habitat - Evolutosi per vivere nelle correnti dei torrenti di fondovalle e nelle loro foci, quando queste si trasformano in immissari di laghi in altitudine, è un pesce ormai divenuto raro in Italia. Le cause sono le solite note: non voglio scomodare i vari inquinamenti e nemmeno il cambiamento climatico, abusare della accresciuta presenza dei cormorani, accusare gli alloctoni (ma avranno davvero tutte le colpe per i cambiamenti che avvengono nella biodiversità ittica dulcicola nostrana?). A dare il colpo di grazia al temolo sono state (e sono) due cause indipendenti ma che, sovrapponendosi, provocano effetti deleteri sulle sue popolazioni: in primis cito le varie opere idriche fatte allo scopo di regimentare i corsi d’acqua, che impattano soprattutto sui letti di frega, depauperando sempre più il numero di “nuovi nati” tra i temoli; in secondo luogo, la drastica riduzione del suo principale alimento: gli insetti. Anche in questo caso i motivi sono diversi, ma sono principalmente riconducibili all’utilizzo di sostanze, biologiche e chimiche, per il controllo delle specie di artropodi dannose per l’agricoltura, che però non sono in grado di fare distinzione tra insetti che sono piaghe per le piante e insetti che formano il principale pabulum del temolo, soprattutto effimere, tricotteri e plecotteri.

Quale temolo? - A complicare la situazione traballante dal punto di vista conservazionistico di questo bel pesce ci si mettono pure gli ittiologi (e io rientro in questa categoria...) che, di recente, hanno scoperto che la specie che vive nelle acque dolci dell’Italia settentrionale è tassonomicamente distinta da quella che vive in acque transalpine, per cui ora ci troviamo a distinguere tra il temolo pinna blu o adriatico (Thymallus aeliani), endemico del bacino del Po e dei suoi im- missari di sinistra, e il temolo pinna rossa o europeo (Thymallus thymallus), distribuito nell’Europa transalpina centro-settentrionale. Come ciascun nome comune suggerisce, la differenza principale tra i due temoli sta nella colorazione della pinna caudale, che nel temolo adriatico ha riflessi blu, mentre nel temolo europeo è rossastra. Il problema è che il temolo europeo è stato immesso a più riprese nelle acque cisalpine, e questo ha portato alla formazione di ibridi in diverse aree (“inquinamento genetico”), rendendo difficile, se non impossibile, un recupero totale del temolo italico.
Cristian mostra orgogliosamente un temolo over 40 prima del meritato rilascio.
Con Cristian - Da quanto premesso è nato il mio desiderio di andare a cercare il temolo pinna blu, insieme al mio mentore per la pesca a mosca, Cristian Sechi. È proprio lui a suggerirmi come area il territorio del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, dove sono presenti alcuni torrenti di fondovalle che ospitano questo salmonide. Il periodo è quello dell’apertura, la tecnica il fly fishing. L’attrezzatura è rappresentata da reattive canne 7'6 piedi, coda DT #3, finale conico mm 0,13 da cm 240. Completa il terminale un tippet da mm 0,12. Per l’occasione Cristian ha costruito delle piccole effimere dai colori tenui su ami del 16, 18 e 20 (adatte alla piccola bocca del temolo), con corpo e ali in Cdc naturale nelle colorazioni Brown o Dun e code in Gallopardo Coq de leon. Siamo a maggio, ed in questo periodo dell’anno i temoli, dopo le fatiche riproduttive, sono particolarmente famelici e attivi, pronti sempre a ghermire un insetto ripario che cade sulla superfice delle acque e, si spera, anche una nostra imitazione. Arriviamo poco dopo l’alba sul punto di pesca, dopo una camminata di una mezzoretta tra i boschi alpini (siamo intorno ai 1.500 metri s.l.m., e fa abbastanza freddo). Abbiamo scelto la parte finale di un torrente che si apre in un’ampia foce, con acque mediamente rapide e cristalline, che ci permettono di pescare sia sulla bollata che “a vista”. Non vediamo schiuse, decidiamo allora di montare due effimere dalla colorazione differente, per capire quale delle due sia più efficace. Io scelgo una tonalità chiara, Cristian lega al suo terminale una effimera più scura. I miei occhiali polarizzati scorgono subito la silhouette della preda ricercata poco sotto la superficie e basta una coda ben indirizzata per poggiare l’effimera nel punto giusto e far salire il temolo dal fondo. Una ferrata rapida mi consente di portare a guadino (in gomma anti-sfregamento di ordinanza) un bel pesce di una quarantina di centimetri. Prima di liberarlo osservo la livrea della sua coda, che mostra il bluastro della specie nostrana. Le mie catture si susseguono, l’effimera chiara sembra al momento la scelta migliore. Si narra che il temolo sia un pesce difficile, che tenda a rifiutare spesso la mosca secca che gli viene presentata. Parzialmente vero, poiché il temolo non è una trota fario e, a differenza di questa, tende a osservare con più attenzione quello che gli passa davanti: spesso sono necessari diversi lanci prima che si convinca ad attaccare la mosca.
la femmina di temolo, catturata dall'autore, mostra tenui sfumature azzurre della caudale, che ci indicano la sua origine autoctona.
Inoltre, poiché spesso vive in acque meno tumultuose rispetto alla trota, sale con più calma sull’imitazione, lasciandosi trasportare indietro dalla corrente, un fatto da non trascurare quando, pescando a vista, si posa la nostra piccola esca galleggiante sull’interfaccia acqua-aria. Le prime ore della mattinata proseguono con un buon numero di catture, principalmente mie, mentre Cristian, a qualche decina di metri da me, non sembra avere la stessa fortuna. Mi fermo a osservarlo e vedo che insiste su un punto, lanciando e rilanciando più volte la sua effimera bruna. Inizio a pensare che l’allievo supererà finalmente il maestro. Ma la mia è una speranza come la secca che sto utilizzando, effimera! Dopo un po’ vedo infatti la canna di Cristian con una bella piega e lui che riesce rapidamente a portare a riva un temolo. Un grosso temolo in realtà, che vado immediatamente a immortalare. È un pinna blu di quasi 50 centimetri, che fa sfoggia orgogliosamente della sua variopinta pinna dorsale, prima di ritornare in acqua sano e salvo. Poi Cristian mi spiegherà che ha lanciato più volte in quel micro-spot perché aveva intravisto la dorsale di un grosso maschio. La mattinata si conclude con qualche altra bella cattura di fondo valle. Missione compiuta! I temoli pinna blu sono stati catturati (e sempre prontamente liberati). Il pescatore che è in me è felice, un po’ meno il ricercatore, che spera che vengano attuati progetti di salvaguardia e re-immissione di questa specie endemica dei torrenti della val Padana dove non è più presente da decenni. Il temolo pinna rossa, quello Europeo, potremmo sempre andare a pescarlo in Svezia.


Box scientifico - Pinne dorsali che sfidano l’idrodinamica. Sfrutto queste poche righe per fare una riflessione: la maggior parte dei pesci grandi nuotatori o che vivono in corrente, siano essi marini (es. tonni, sgombri, marlin) o d’acqua dolce (es. trote, barbi, aspi), hanno spesso una forma ogivale, caratterizzata da pinne che sporgono poco o nulla dalla superficie del corpo. Questo affinché la resistenza causata dal pesce che nuota contro corrente sia ridotta al minimo, senza “prominenze” fuori profilo, riducendo allo stesso tempo i vortici idrodinamici che ostacolano la velocità e aumentano la spesa energetica. Eppure, la natura ci stupisce con le sue eccezioni: pensate al pesce vela, con la sua enorme dorsale, che pur tuttavia è uno dei pesci che raggiunge le più alte velocità nel nuoto. Anche il temolo ricade tra le eccezioni, condividendo con il vela una ragguardevole pinna dorsale, in proporzione forse ancora più estesa. Ma cosa se ne fa un pesce che deve vincere i gorghi dell’acqua che scorre su un ghiareto di una dorsale ingombrante che crea resistenza al nuoto? La risposta sta nella strategia riproduttiva. Infatti, il maschio del temolo possiede una dorsale più sviluppata e colorata della femmina. Queste differenze morfologiche tra sessi vengono definite in zoologia caratteri sessuali secondari. Nel nostro caso, il temolo maschio con la dorsale più alta e bella ha una capacità attrattiva maggiore sulle femmine, assicurandosi quindi migliori performance riproduttive. Alla faccia delle performance nel nuoto…

#3
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Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere? Guida ai nuovi smartphone per ogni esigenza


Quando si sceglie un nuovo smartphone, è naturale consultare recensioni, confrontare modelli e guardare video comparativi alla ricerca del dispositivo “migliore”. Le classifiche possono essere utili, ma non rispondono alla domanda più importante: qual è lo smartphone più adatto a me? La risposta dipende da esigenze personali, come il modo in cui si preferisce lavorare, creare contenuti e restare connessi durante la giornata.

Perché scegliere un Galaxy Z Flip o un Galaxy Z Fold?


Il miglior pieghevole non è lo stesso per tutti. È proprio per questo che Samsung offre tre diversi design pieghevoli con la nuova serie Galaxy Z. Che si cerchi un dispositivo per lavorare in mobilità, uno schermo più ampio per leggere, guardare contenuti e giocare oppure uno smartphone compatto da portare sempre con sé, la nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza.
La nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenzaLa nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza
Forte di otto generazioni di esperienza nel settore dei dispositivi pieghevoli, Samsung conosce a fondo ciò che gli utenti cercano di più nei dispositivi pieghevoli. La nuova serie Galaxy Z è il risultato di questa esperienza: ogni dispositivo offre prestazioni elevate negli ambiti più importanti per gli utenti, dai display alla durabilità, dalla portabilità alle performance.

Quale Samsung Galaxy Z scegliere?


La nuova serie Galaxy Z comprende tre smartphone pieghevoli progettati per esigenze differenti: il compatto Galaxy Z Flip8, il nuovissimo Galaxy Z Fold8 e il potente Galaxy Z Fold8 Ultra. La scelta del modello più adatto dipende, in definitiva, da ciò che ci si aspetta dalla propria esperienza smartphone e dal modo in cui il dispositivo si inserisce nella vita quotidiana.
Samsung Galaxy Z Flip 8Samsung Galaxy Z Flip 8
Scegli Galaxy Z Flip8 se desideri:

  • il dispositivo della serie Galaxy Z più sottile e leggero di sempre;
  • uno smartphone ideale per esprimere la propria creatività e realizzare selfie di alta qualità;
  • svolgere rapidamente le attività quotidiane senza aprire il dispositivo.


Samsung Galaxy Z Fold 8Samsung Galaxy Z Fold 8
Scegli Galaxy Z Fold8 se cerchi:

  • un ampio display pieghevole pensato per lavorare, leggere, guardare contenuti e utilizzare più app contemporaneamente;
  • un’esperienza visiva immersiva per guardare contenuti, leggere e giocare;
  • il Galaxy Z Fold più leggero mai realizzato da Samsung


Samsung Galaxy Z Fold 8 UltraSamsung Galaxy Z Fold 8 Ultra
Scegli Galaxy Z Fold8 Ultra se per te sono prioritari:

  • il massimo dell’esperienza Galaxy, con tutte le funzionalità della gamma Ultra;
  • un display pieghevole da 8 pollici progettato per il multitasking;
  • prestazioni flagship per produttività e creatività;
  • il sistema di fotocamere più evoluto della serie Galaxy Z

Tutti i modelli della serie Galaxy Z condividono la stessa attenzione per resistenza, qualità costruttiva e innovazione. Le più recenti funzionalità di Galaxy AI e un software ottimizzato per ogni form factor offrono un’esperienza d’uso personalizzata, adattata alle caratteristiche di ciascun dispositivo.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Non esiste uno smartphone migliore in assoluto, ma quello più adatto al proprio modo di vivere, lavorare e creare. Per questo Samsung continua ad ampliare il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli, offrendo soluzioni pensate per esigenze, abitudini e stili di vita differenti. Dal Galaxy Z TriFold presentato all’inizio dell’anno alla nuova serie Galaxy Z, Samsung continua a evolvere il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli per rispondere a una vasta gamma di esigenze e stili di vita.


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La collaboratrice più vicina a Trump è stata senza nulla osta di sicurezza per un anno


Natalie Harp ha ottenuto l'autorizzazione soltanto negli ultimi mesi. Intanto il Daily Beast ha pubblicato per intero le due lettere che l'assistente gli scrisse nel 2023.

La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.

Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.

La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.

Chi filtra ciò che arriva a Trump


Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".

Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.

La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.

Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.

Le lettere del 2023


In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.

The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him

“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026


"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".

In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".

Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.

"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.

Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.

Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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La rassegna stampa di sabato 22 agosto 2026


Saltano i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada e scattano nuovi dazi con ritorsioni; la Corte Suprema lascia proseguire la sala da ballo di Trump; il presidente sospende i dazi sulla carne bovina e fa campagna in South Carolina in vista delle elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di sabato 22 agosto 2026

Canada-Stati Uniti, saltano i negoziati e scatta la guerra dei dazi


I colloqui commerciali tra Stati Uniti e Canada sono naufragati nella notte di venerdì, facendo scattare nuovi dazi statunitensi al 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi. Il primo ministro Mark Carney ha sospeso le trattative e annunciato ritorsioni "dollaro su dollaro", nella rottura più netta con il secondo partner commerciale degli Stati Uniti. L'Amministrazione ha escluso dalle nuove tariffe energia, potassio e minerali critici.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Financial Times

La Corte Suprema lascia proseguire i lavori per la sala da ballo di Trump


La Corte Suprema ha stabilito venerdì che il progetto della nuova sala da ballo alla Casa Bianca può proseguire per ora, sospendendo l'ordine di un tribunale di grado inferiore che ne aveva bloccato la realizzazione. La decisione è una vittoria per l'Amministrazione, che difende la demolizione dell'ala est e la costruzione dell'edificio da 400 milioni di dollari come necessarie per ragioni di sicurezza. I giudici continueranno a valutare il ricorso d'urgenza.

Fonti: BBC News, Axios, Wall Street Journal

Trump sospende i dazi sulla carne bovina importata, protestano gli allevatori


Il presidente ha annunciato la sospensione temporanea dei dazi su un massimo di 300.000 tonnellate di carne bovina importata per 90 giorni, con l'obiettivo di far scendere i prezzi al consumo prima delle elezioni di metà mandato. La mossa ha provocato reazioni dure tra gli allevatori e alcuni parlamentari repubblicani, che accusano la Casa Bianca di penalizzare i produttori interni già in difficoltà. Il prezzo medio della carne macinata è salito di oltre il 9% in un anno.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

Trump in South Carolina per Darline Graham: "Fate finta che sia io sulla scheda"


In vista delle elezioni di metà mandato, il presidente ha esortato gli elettori repubblicani a comportarsi come se fosse lui stesso candidato, durante un comizio in South Carolina a sostegno della senatrice Darline Graham. L'appuntamento, alla vigilia del ballottaggio delle primarie contro il deputato Ralph Norman, è un test della capacità di Trump di orientare il voto del suo partito. La Casa Bianca sta spostando il proprio baricentro verso la campagna elettorale.

Fonti: New York Times, Semafor, Wall Street Journal

Il Pentagono licenzia i vertici del giornale militare Stars and Stripes


Il dipartimento della Difesa ha licenziato il direttore, l'editore e un corrispondente della testata Stars and Stripes, storicamente indipendente, in quello che è l'ultimo tentativo di ridurne l'autonomia editoriale. Tra le persone allontanate figura anche una corrispondente dal Medio Oriente. La decisione si inserisce in una più ampia riorganizzazione della comunicazione militare voluta dal segretario Pete Hegseth.

Fonti: New York Times, The Guardian, The Hill

Un giudice annulla il divieto d'ingresso di Trump per 75 Paesi


Un giudice del distretto meridionale di New York ha annullato la politica dell'Amministrazione che vietava l'ingresso ai cittadini di 75 Paesi. Secondo la sentenza, il provvedimento eccedeva i poteri legali attribuiti al segretario di Stato Marco Rubio.

Fonti: New York Times

Le Poste finalizzano il piano per limitare il voto per corrispondenza


Il servizio postale statunitense ha pubblicato la versione definitiva di una norma che imporrà agli Stati di fornire al governo federale informazioni sugli elettori prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Il piano dà attuazione a un ordine esecutivo di Trump sul voto per posta, già bloccato da due tribunali federali e ora al vaglio della Corte Suprema. Le stesse Poste riconoscono che le ingiunzioni in vigore ne impediscono per ora l'applicazione.

Fonti: New York Times, The Guardian

TikTok pagherà 400 milioni di dollari per la privacy dei minori


TikTok ha raggiunto un'intesa con il dipartimento di Giustizia per chiudere una causa che accusava la piattaforma di aver raccolto illegalmente i dati di bambini sotto i 13 anni. L'accordo, da 400 milioni di dollari, è uno dei più consistenti mai siglati negli Stati Uniti in materia di privacy dei minori. Il contenzioso risaliva a una denuncia del 2024 contro la società e la controllante ByteDance.

Fonti: Axios, BBC News

Trump minaccia una causa da 5 miliardi contro un think tank critico


I legali del presidente hanno inviato una lettera al Center for American Progress minacciando una causa da 5 miliardi di dollari se l'organizzazione non ritratterà un rapporto critico sul dispiegamento della Guardia nazionale. Lo studio sostiene che l'invio dei militari a Washington, Memphis e Los Angeles non ha ridotto in modo misurabile la criminalità, a fronte di un costo stimato di 1,7 miliardi. È l'ultimo caso in cui l'Amministrazione ricorre alle vie legali contro le voci critiche.

Fonti: New York Times, The Guardian

Anthropic verso una quotazione record, potrebbe raccogliere 100 miliardi


La società di intelligenza artificiale Anthropic punta a raccogliere fino a 100 miliardi di dollari con una quotazione in borsa che potrebbe valutare l'azienda 2.000 miliardi di dollari, secondo quanto riferito ai potenziali investitori dai suoi banchieri. Una cifra che supererebbe la SpaceX di Elon Musk. La start-up ha appena cinque anni di vita.

Fonti: New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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I repubblicani che vivono in quartieri democratici sono i più soli d'America


Uno studio condotto su 168 mila americani suggerisce che sentirsi politicamente fuori posto può incidere sulla salute mentale quasi quanto vivere in una zona povera

I repubblicani che vivono nei quartieri a maggioranza democratica sono più ansiosi, soli e depressi non soltanto degli altri elettori conservatori, ma persino dei loro vicini democratici. È quanto emerge da un sondaggio condotto su 168 mila americani, che ridimensiona una convinzione diffusa a destra: quella secondo cui sarebbero soprattutto i progressisti a non sopportare il confronto con idee politiche diverse dalle proprie. Da anni, del resto, il presidente Donald Trump e i suoi sostenitori si vantano di "far impazzire" i liberal.

Il divario rimane ampio anche dopo aver tenuto conto delle caratteristiche individuali degli intervistati, come il reddito e l'origine etnica, e di quelle del quartiere, tra cui il livello di ricchezza e la densità abitativa. La correlazione tra isolamento politico e disagio psicologico risulta forte quanto quella che, tra gli americani di qualunque orientamento, lega la salute mentale al fatto di vivere in una zona povera.

Come è stato condotto lo studio


Il sondaggio, realizzato tra maggio 2020 e dicembre 2022, ha raccolto le opinioni politiche degli intervistati e sottoposto loro una serie di domande utilizzate anche in ambito clinico per individuare possibili problemi di salute mentale. Un gruppo di ricercatori della UCLA, l'Università della California a Los Angeles, e di Harvard, coordinato da Ryan Baxter-King, ha trasformato le risposte in tre indici compresi tra zero e uno: più alto era il valore, maggiore risultava la vulnerabilità a depressione, ansia e solitudine. Lo studio è stato pubblicato a giugno sulla rivista scientifica PNAS e successivamente ripreso dall'Economist.

Nel complesso, e in tutti i gruppi demografici, i democratici dichiarano più problemi di salute mentale rispetto ai repubblicani. Proprio per questo, il dato relativo ai quartieri progressisti rappresenta un'eccezione significativa. Le giovani donne risultano tra le categorie più in difficoltà, o almeno tra quelle più propense a riferire un disagio: tra i 18 e i 24 anni il punteggio medio è di 0,4 sia per la depressione sia per l'ansia e di 0,48 per la solitudine. Tra gli uomini con più di 60 anni, invece, i valori scendono rispettivamente a 0,11, 0,12 e 0,16.

La solitudine politica dell'America


Secondo i ricercatori, a pesare è soprattutto la sensazione di trovarsi fuori posto sul piano politico, anche se non possono essere escluse altre cause individuali o legate al quartiere, come la scarsità di luoghi di incontro. Nelle zone a maggioranza democratica, i repubblicani affermano più raramente di potersi esprimere liberamente sulle questioni politiche e di avere accesso ad attività culturali vicino a casa. È anche possibile, osservano gli autori, che nel valutare la qualità del luogo in cui vivono gli elettori conservatori attribuiscano alla politica un'importanza maggiore rispetto ai democratici.

La segregazione sociale su base politica, intanto, sta aumentando e sembra riguardare soprattutto l'elettorato progressista. Uno studio dell'Università della California e di YouGov ha rilevato lo scorso anno che il 46% dei democratici aveva interrotto un rapporto con un amico, un familiare o un partner a causa di divergenze politiche, contro il 29% dei repubblicani. I democratici erano anche più numerosi nell'affermare di essere stati loro a chiudere la relazione. I ricercatori di UCLA e Harvard citano inoltre studi secondo cui i progressisti tendono a escludere più spesso gli avversari politici dalle occasioni sociali. Se chi esprime idee diverse viene trattato con maggiore ostilità, concludono, diventa più facile capire perché tanti repubblicani che vivono nelle zone democratiche mostrino livelli così elevati di disagio.


Tra i giovani americani il divario politico di genere non è mai stato così ampio


Il 66% delle giovani americane si dichiara democratica o comunque più vicina al Partito Democratico, contro il 44% dei coetanei uomini. Sono i numeri dell'edizione 2026 del National Public Opinion Reference Survey (NPORS), la rilevazione annuale del Pew Research Center, uno dei principali istituti di ricerca demoscopica degli Stati Uniti. Dopo il voto del 2024 la distanza politica tra ragazzi e ragazze non si è ridotta, si è allargata.

Tra i giovani uomini i repubblicani sono più numerosi dei democratici. Le differenze tra generazioni, inoltre, esistono soltanto tra le donne: gli uomini più giovani e quelli più anziani hanno oggi orientamenti politici quasi identici. È una rottura rispetto al passato, quando i giovani di entrambi i sessi erano nel complesso più progressisti e più vicini ai Democratici del resto del paese.

Negli Stati Uniti non esiste una tessera di partito paragonabile a quella europea e l'appartenenza politica si misura chiedendo agli elettori da che parte stanno. Chi si definisce indipendente ma ammette di propendere per uno schieramento viene conteggiato insieme a quel partito. Le percentuali del sondaggio comprendono quindi anche loro.

Pew Research Center · NPORS 2026

Tra i giovani americani il divario politico fra i sessi non si è chiuso: si è allargato

Dopo il voto del 2024 in molti si erano chiesti se la distanza fra ragazzi e ragazze stesse per richiudersi. La rilevazione annuale del Pew Research Center dice il contrario: fra gli under 30 non è mai stata così ampia.

Grafica di FocusAmerica Rilevazione di luglio 2026

Chi si dichiara democratico o vicino ai Democratici, 18–29 anni

Uomini

Donne

Fra loro i repubblicani sono oggi più numerosi dei democratici
Due terzi: il livello più alto degli ultimi sei anni

punti di distanza

0%100%

Negli Stati Uniti non esiste la tessera di partito: l’appartenenza si misura chiedendo agli elettori da che parte stanno. Chi si dichiara indipendente ma propende per uno schieramento è conteggiato con quel partito.

Lo specchio repubblicano

I ragazzi si spostano a destra, le ragazze vanno nella direzione opposta


Identificazione partitica degli americani fra i 18 e i 29 anni, rilevazione 2026. La quota restante non si riconosce in nessuno dei due schieramenti.

Democratici o vicini ai Democratici Repubblicani o vicini ai Repubblicani

Per i giovani uomini il Pew non pubblica la cifra esatta dell’identificazione repubblicana e indica «quasi la metà»: la barra tratteggiata segnala che si tratta di una stima, ricavata dai ventidue punti di distanza rilevati rispetto alle coetanee.

Sei anni, tre passaggi

Il 2024 sembrava l’inizio di un riavvicinamento. Era un’eccezione.


Tocca una tappa per leggere che cosa è successo.

La vera origine del divario

Nessun fattore, da solo, spiega la distanza


Né Trump, né l’aborto, né il femminismo, né i podcast maschili bastano a rendere conto di quello che sta accadendo.

L’effetto del presidente in carica

La popolarità di chi occupa la Casa Bianca pesa sull’appartenenza politica, soprattutto fra chi segue poco la politica. Nell’estate del 2024 Joe Biden toccò il minimo del suo mandato.

di consensi per Biden nell’estate del 2024

Progressisti stanchi di Biden

Le giovani elettrici di sinistra non si erano spostate a destra per convinzione: erano stanche di Biden e diffidenti verso Kamala Harris. Quota di progressisti con un’opinione molto favorevole del presidente nel 2023.

Il genere come identità politica

Più delle generazioni precedenti, ragazzi e ragazze sono convinti che saranno trattati ingiustamente proprio per il loro sesso. Da questa convinzione nascono risentimento e accuse reciproche: in un sondaggio fra adolescenti americani la maggioranza dei ragazzi ha detto che a scuola le ragazze ricevono un trattamento di favore, mentre fra le ragazze cresce l’idea che il mondo sia un posto pericoloso e che la responsabilità sia in gran parte degli uomini.

I numeri principali. Fra i 18 e i 29 anni si dichiara democratico o vicino ai Democratici il 66 per cento delle donne e il 44 per cento degli uomini: ventidue punti di distanza. Sul fronte opposto, è repubblicano o vicino ai Repubblicani il 27 per cento delle giovani donne e quasi la metà dei giovani uomini. Nel 2020 la distanza fra i due gruppi sull’identificazione repubblicana era di appena sei punti. Nell’estate del 2024 Joe Biden toccò il 36 per cento di consensi, il minimo del suo mandato; nel 2023 aveva un’opinione molto favorevole di lui il 10 per cento dei progressisti under 30, contro il 62 per cento di quelli dai 65 anni in su.


Fonte Pew Research Center, National Public Opinion Reference Survey 2026. Analisi e serie storica: Daniel Cox, American Storylines. Il minimo di consensi di Joe Biden nell’estate 2024 è rilevato da Gallup.

Negli ultimi sei anni l'identificazione repubblicana è cresciuta tra i giovani uomini: nel 2026 quasi la metà si colloca a destra, una quota superiore a quella del 2020 e solo di poco inferiore a quella del 2024. Tra le giovani donne è invece precipitata, con appena il 27% che si dichiara repubblicana o indipendente vicina ai Repubblicani. Dal 2020 le loro scelte politiche si sono mosse molto più di quelle dei coetanei uomini.

Il NPORS è uno strumento affidabile per via della metodologia con cui viene costruito. Il Pew Research Center lo somministra ogni anno per posta, al telefono e online, un impianto pensato per ridurre la distorsione prodotta da chi non risponde: i tassi di risposta arrivano a essere da otto a nove volte più alti di quelli di un normale sondaggio telefonico. Serve a produrre stime di riferimento su indicatori che le statistiche pubbliche americane non rilevano, come l'appartenenza partitica e l'affiliazione religiosa. Nel complesso, nel 2026 gli americani sono un po' meno repubblicani e un po' più democratici di quanto fossero nel 2024.

Il 2024 era stato un anno pessimo per i Democratici. Nell'estate di quell'anno l'allora presidente Joe Biden aveva toccato il minimo di consenso del suo mandato, il 36%. L'inflazione era scesa rispetto ai picchi della pandemia ma gli elettori continuavano ad attribuire ai Democratici la responsabilità dell'aumento dei prezzi e il costo della vita era il tema centrale della campagna. Sull'immigrazione, sulla criminalità, sulla difesa dal terrorismo e sull'economia il Partito Repubblicano era di gran lunga il più credibile agli occhi dell'elettorato.

Alle presidenziali il presidente Donald Trump andò molto bene tra i giovani uomini, un risultato che in molti attribuirono a una campagna costruita su un immaginario maschile, dalle apparizioni con i lottatori di arti marziali miste ai podcast rivolti a un pubblico di ragazzi. Guadagnò consensi anche tra le giovani donne, un gruppo che fino ad allora lo aveva sempre respinto. Da quel risultato era nata la domanda se la distanza politica tra i due sessi si stesse chiudendo.

L'aumento improvviso dell'identificazione repubblicana tra le giovani donne nel 2024 non ha prodotto un riallineamento duraturo e due anni dopo quel dato somiglia a un'anomalia. Secondo l'analisi dei numeri pubblicata da Daniel Cox su American Storylines, le giovani elettrici progressiste erano semplicemente stanche di Joe Biden e diffidenti verso Kamala Harris. Nel 2023 solo il 10% dei giovani progressisti aveva un'opinione "molto favorevole" di Biden, contro il 62% dei progressisti dai 65 anni in su.

La popolarità del presidente in carica pesa sull'appartenenza politica, soprattutto tra chi segue poco la politica o ha alle spalle poche elezioni. Ci si potrebbe aspettare uno spostamento a sinistra di entrambi i gruppi mentre il consenso del presidente scende. Ragazzi e ragazze stanno invece reagendo in modo diverso.

Le ragioni del divario non si riducono a un solo fattore: non a Trump, non all'aborto, non al femminismo e nemmeno ai podcast maschili. Nella politica americana di oggi il genere è diventato un tratto sempre più rilevante, capace di dare forma alle esperienze e alle preferenze politiche. A renderlo tale è la sensazione, condivisa dai giovani di entrambi i sessi, di dover affrontare difficoltà specifiche proprio in quanto uomini o in quanto donne. Più delle generazioni precedenti, sono convinti che saranno trattati ingiustamente per il proprio sesso. È il tema a cui Cox dedica un capitolo di Generation Uncoupled, il libro che sta per pubblicare.

Da questa percezione nascono risentimento e accuse reciproche, in un momento in cui sia i ragazzi sia le ragazze si sentono trascurati. In un sondaggio condotto tra gli adolescenti americani la maggioranza dei ragazzi ha detto che a scuola le ragazze ricevono un trattamento di favore. Tra le ragazze cresce invece la convinzione che il mondo sia un posto pericoloso e che la responsabilità sia in gran parte degli uomini. Questi sentimenti possono avere origini del tutto legittime, dall'esperienza vissuta o dai contenuti che ciascuno consuma online, ma sono anche facili da manipolare per i politici interessati e per chi sulla rete ci costruisce sopra un guadagno.


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Come Ocasio-Cortez può essere la candidata Dem nel 2028


Secondo un'analisi della Free Press l'ala progressista è forte ma non ha un candidato. Il calendario delle primarie premia chi arriva sempre tra i primi tre mentre gli altri si dividono i voti

Alexandria Ocasio-Cortez potrebbe avere la strada più semplice di qualunque altro democratico verso la candidatura alla Casa Bianca del 2028. La tesi è di Mark Halperin in un'analisi pubblicata sulla Free Press, magazine conservatore americano, e si regge su una contraddizione del Partito Democratico: l'ala più progressista è in ascesa ed è ormai potente, ma non ha un candidato naturale da schierare.

Per mesi la previsione più diffusa è stata che la deputata, 36 anni, avrebbe rinunciato alla corsa presidenziale. Tra due anni si libera il seggio al Senato di Chuck Schumer, ma secondo Halperin potrebbe lasciar perdere anche quello e aspettare il ciclo elettorale successivo, una scelta comprensibile e persino razionale. Il campo democratico però non ha un favorito e potrebbe non trovarlo fino alla fine dell'inverno del 2028. Nel conto entrano anche il nuovo calendario delle primarie e l'ascesa dei socialisti democratici, che quest'estate hanno già vinto a sorpresa una primaria per il Senato in Florida.

Nella corsia progressista gli altri due nomi disponibili sono Bernie Sanders e Ro Khanna. Il primo, a 84 anni, è considerato dai più troppo anziano per essere un candidato credibile. Il secondo, deputato della California, ha un certo seguito e una spiccata capacità di far parlare di sé, ma non il carisma e la platea nazionale di Ocasio-Cortez.

Ocasio-Cortez e Sanders hanno avviato insieme un progetto per conquistare e rimodellare il Partito Democratico. Lei è chiaramente il socio di minoranza, ma il senatore dovrebbe farsi da parte se decidesse di correre, consegnandole buona parte del suo movimento e di quel che resta della macchina costruita per le sue campagne presidenziali. A quel punto avrebbe la corsia progressista tutta per sé, mentre i rivali dell'establishment non hanno alle spalle nessun movimento e si ritroverebbero ammassati nella stessa corsia a contendersi lo stesso spazio.

Tre requisiti servono per una campagna presidenziale seria: notorietà nazionale, la capacità di raccogliere decine o centinaia di milioni di dollari e l'interesse costante dei media. Molti democratici rinunciano a candidarsi o si ritirano presto proprio perché non riescono a ottenerli. Kamala Harris e Gavin Newsom li hanno tutti e tre, quasi nessun altro nel campo ne ha anche solo uno. Ocasio-Cortez arriverebbe ai blocchi di partenza con i tre requisiti già in mano.

Milioni di americani che non saprebbero riconoscere il proprio deputato sanno chi è Ocasio-Cortez. Milioni che non saprebbero citare una sola legge approvata grazie a lei sanno più o meno per che cosa si batte, conoscono il suo stile e sanno da che parte sta. I candidati presidenziali spendono decine di milioni di dollari per costruire quel tipo di visibilità e quasi sempre falliscono.

Il repertorio politico di Ocasio-Cortez si è costruito sull'economia dell'attenzione. È un'outsider giovane che attacca l'establishment, ha rapporti diretti con conduttori televisivi, produttori, dirigenti di rete e influencer, ha un tempismo preciso sui social e non finge di essere infastidita dagli aspetti più superficiali del mestiere. Molti politici dicono di detestare il circo mentre si assicurano di stare al centro della pista, lei il circo lo apprezza davvero.

Il racconto sui social del prelievo dei propri ovuli (fatto per aumentare le possibilità di diventare madre in futuro) è stato istruttivo anche in vista di una campagna. È riuscita a essere personale senza scivolare nel patetico, politica senza sembrare di sfruttare la vicenda e confidenziale senza apparire forzata. Riesce a far sentire alle persone di conoscerla, una cosa che Kamala Harris, Hillary Clinton, JD Vance, Gavin Newsom e molti altri politici famosi non sono mai riusciti a ottenere.

Nancy Pelosi, con cui aveva litigato di continuo quando era arrivata al Congresso, le ha riconosciuto una vena pragmatica. "Penso che sia stata molto operativa", ha detto di recente l'ex presidente della Camera, "ed è semplicemente meraviglioso. So che è una gioia lavorare con lei e credo che lo pensino quasi tutti i deputati". In bocca a Pelosi la parola "operativa" è un complimento pesante, che non distribuisce con leggerezza.

Quel pragmatismo si è esteso a una revisione della sua immagine pubblica. Ha tolto i pronomi dalla biografia del suo account X e ha abbandonato il sostegno al taglio dei fondi alla polizia. Poi ha liquidato il "Woke 1" come una stagione "folle", scrollandosi di dosso un'etichetta un tempo di moda e diventata ingombrante.

Una campagna presidenziale è stata spesso descritta come la risonanza magnetica più invasiva mai inventata per un politico. Undici mesi passati in giro per il paese sono una cosa diversa da un post virale su Instagram. Lo stesso vale per un dibattito di due ore, per un'ora davanti a una redazione ostile, per la conversazione con un agricoltore del New Hampshire che vuole sapere quale politica agricola hai in mente o con un operaio del Michigan che vuole sapere che fine farà il suo posto di lavoro. Alla fine arriva sempre la domanda più difficile: per chi sarebbe, esattamente, una presidenza Ocasio-Cortez?

Ocasio-Cortez ha principi, un'identità politica e posizioni consolidate. Quello che non ha ancora mostrato è una teoria della presidenza. Barack Obama ne aveva una, come Bill Clinton e Ronald Reagan. Ce l'ha anche il presidente Donald Trump. Lei per ora ha soltanto slogan, cioè populismo economico, ricambio generazionale e rottura del potere delle istituzioni consolidate. È una buona base per un movimento simbolico, molto meno per una filosofia di governo, per l'approvazione di leggi nazionali e per le decisioni internazionali.

Archiviare il woke come una follia, quasi fosse un fenomeno osservato da lontano, non cancella il fatto che lei sia stata una delle figure politiche più in vista di quella stagione. Quando ha cambiato idea? Perché? Quali delle sue vecchie posizioni difende ancora e quali no? Non sono domande a trabocchetto, sono domande a cui gli elettori vorranno una risposta. Il rischio è che le risposte rivelino una politica più convenzionale di quanto il suo marchio lasci intendere, capace soprattutto di individuare dove si stanno spostando l'attenzione e le mode del partito e di spostarsi lì insieme a loro. L'autenticità è la sua valuta principale e non può permettersi di intaccarla.

A febbraio, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, l'appuntamento annuale che riunisce leader politici e responsabili della difesa di mezzo mondo, Ocasio-Cortez ha faticato in un panel sul populismo, al punto che una parte del suo staff si riferisce a quell'episodio semplicemente come "Monaco". È sembrata una persona che aveva imparato le linee generali senza essere in grado di padroneggiarne i dettagli, o particolarmente interessata a farlo. La politica estera non è solo questione di esprimere i valori giusti. I presidenti devono conoscere la NATO, la Cina, la deterrenza, la dottrina nucleare, l'intelligence, il commercio, le alleanze, le sanzioni e il Medio Oriente. Devono saperne abbastanza da capire quando i generali, i diplomatici e i funzionari dei servizi seduti al tavolo hanno ragione e quando invece stanno difendendo gli interessi del proprio apparato.

Ocasio-Cortez ha passato tutta la sua vita politica nazionale come parlamentare d'assalto. Non è mai stata governatrice, non ha mai guidato un'amministrazione, non ha mai dovuto far quadrare il bilancio di uno Stato, gestire una catastrofe naturale, comandare la Guardia Nazionale o negoziare un grande accordo bipartisan. Non è un fatto che la squalifichi. Obama aveva un curriculum sottile quando si candidò e il presidente Trump non aveva alcuna esperienza di governo. Entrambi però offrivano agli elettori un'idea chiara di che cosa sarebbe stata la loro presidenza.

Il calendario approvato per le primarie democratiche del 2028 parte dalla South Carolina il 22 gennaio, poi tocca al Nevada il 1° febbraio, al New Hampshire l'8, al New Mexico il 15, al Michigan il 22 e alla Virginia il 29, prima del Super Tuesday (la giornata in cui vota un gran numero di Stati insieme). Sulla carta sembra una sequenza costruita apposta per fermare una candidata come lei. In pratica potrebbe fare l'opposto.

La South Carolina è l'ostacolo più evidente per il peso degli elettori neri, soprattutto i più anziani, storicamente più pragmatici e meno attratti dalla sinistra progressista. Ma non avrebbe bisogno di vincerla, le basterebbe piantare una bandierina. Avrebbe sostenitori neri di rilievo, un'organizzazione nazionale, attenzione illimitata della stampa e i soldi per competere ovunque: un piazzamento tra i primi tre sarebbe già sufficiente nel gioco delle aspettative che accompagna le prime votazioni.

In Nevada l'elettorato è in larga parte latino, con una presenza sindacale forte, molti elettori giovani e un debole per la celebrità: una donna portoricana che corre come candidata del populismo economico non sarebbe un corpo estraneo. Il New Hampshire è terreno classico delle candidature insurrezionali, come dimostra la storia di Sanders. Il New Mexico offre un altro elettorato con una forte presenza ispanica e un'altra occasione per costruire il proprio discorso su salari, sanità, casa e potere economico invece che sui temi culturali.

Il Michigan mette insieme sindacati, elettori giovani, elettori arabo-americani, elettori neri, quel che resta dell'organizzazione di Sanders e un elettorato democratico che ha già dimostrato di apprezzare i candidati disposti a sfidare l'establishment del partito. La Virginia chiude la serie con un grande elettorato nero, i democratici delle periferie ad alta istruzione, i dipendenti federali e i progressisti del nord dello Stato.

Vincere tutti e sei gli Stati non è necessario, forse non serve nemmeno vincerne la metà. I democratici non assegnano i delegati con il sistema dei repubblicani, dove in molti Stati chi arriva primo li prende tutti: li distribuiscono in proporzione ai voti, così anche chi arriva secondo o terzo porta a casa delegati per la convention che sceglie il candidato. Se Ocasio-Cortez fosse la candidata progressista dominante in questa serie di appuntamenti, accumulerebbe delegati arrivando ogni volta tra i primi tre, mentre i rivali si fanno la guerra tra loro.

Con Harris, Newsom, Wes Moore, Josh Shapiro, Pete Buttigieg, JB Pritzker, Andy Beshear e diversi altri a dividersi il resto del partito, a lei basterebbe lo stesso 25 o 30 per cento quasi ovunque. È così che una corrente diventa il primo gruppo e che il primo gruppo costruisce un vantaggio incolmabile nei delegati. Entro il Super Tuesday la politica che buona parte dell'establishment democratico ha considerato un problema per un decennio potrebbe diventare quella che tutti gli altri cercano invano di fermare.

I sondaggi sui possibili scontri diretti con i candidati repubblicani potrebbero mostrarla competitiva o addirittura avanti, un appoggio utile all'argomento della sua eleggibilità. Una parte dei democratici teme di candidare un'altra donna non bianca dopo la sconfitta di Kamala Harris. Un partito che ha perso due elezioni presidenziali con una donna in cima alla scheda sarà nervoso all'idea di riprovarci. La sua risposta sarebbe che non somiglia né a Hillary Clinton né a Kamala Harris e che ogni alternativa possibile arriva con il proprio pacchetto di difetti: troppo di sinistra, troppo moderato, troppo vecchio, troppo giovane, troppo costiero, troppo legato all'amministrazione Biden, troppo legato ai miliardari, troppo inesperto, troppo noioso.

Le cose che possono andare storte sono molte. Se l'establishment riuscisse a coagularsi su un solo nome entro la terza o quarta votazione, quel candidato raccoglierebbe tutto il voto contrario ai progressisti. Le vecchie posizioni di Ocasio-Cortez verrebbero riesumate ogni giorno, i repubblicani spenderebbero centinaia di milioni di dollari per definire al posto suo che cosa significhi socialismo democratico e ogni dichiarazione fatta dal 2018 in poi diventerebbe uno spot elettorale.

Per la prima volta nella sua vita politica sarebbe giudicata non tanto rispetto alle persone che combatte, quanto rispetto al lavoro che chiede agli elettori di affidarle. Dovrà spiegare non solo che cosa non va nel capitalismo, a Washington, tra i miliardari e nell'establishment del suo partito, ma anche che cosa farebbe a mezzogiorno del 20 gennaio 2029. La domanda, sempre di più, non è se si candiderà, ma che cosa succede al resto del campo democratico se lo fa.


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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La Corte Suprema sblocca il cantiere della sala da ballo di Trump


Il presidente della Corte Suprema John Robers sospende temporaneamente il blocco dei lavori. Resta però ancora irrisolta la questione sul merito: se il progetto debba essere autorizzato dal Congresso.

Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha stabilito oggi che i lavori per la sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca possono proseguire, almeno per ora, nonostante il blocco imposto da un tribunale federale di livello inferiore. Con un ordine di poche righe, Roberts ha sospeso l'ingiunzione in attesa che la Corte nel suo insieme possa esaminare nel merito la richiesta dell'Amministrazione, che presenta la demolizione dell'East Wing e la costruzione della nuova sala come necessarie per ragioni di sicurezza. Sulla legittimità dell'opera, tuttavia, la Corte non si è ancora pronunciata.

All'inizio del mese, un collegio d'appello federale aveva confermato con due voti contro uno l'ingiunzione che fermava il cantiere, sostenendo che per un intervento di questa portata Trump avesse bisogno dell'approvazione del Congresso. A portare il progetto in tribunale è stato il National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione che tutela il patrimonio storico statunitense. La decisione è stata sostenuta dai giudici Patricia Millett e Bradley Garcia, mentre Neomi Rao ha firmato l'opinione dissenziente. Lo stesso collegio aveva però sospeso per due settimane gli effetti della propria pronuncia, concedendo ai legali del presidente il tempo necessario per rivolgersi alla Corte Suprema.

La sicurezza nazionale invocata dalla Casa Bianca


Nel ricorso, il solicitor general D. John Sauer, che rappresenta il governo federale davanti alla Corte Suprema, ha definito il blocco come "un'ingiunzione straordinaria e illegittima", destinata a fermare la costruzione di un "complesso militare integrato" nell'East Wing, a suo giudizio "indispensabile per la sicurezza nazionale". In questa ricostruzione, la sala da ballo costituirebbe soltanto uno spazio "completamente sicuro" all'interno del complesso. La sospensione dell'ingiunzione, ha insistito Sauer, sarebbe necessaria "per la sicurezza del presidente, la continuità del governo e la separazione dei poteri".

Il giudice Richard Leon, autore dell'ingiunzione, aveva però chiarito già ad aprile che il divieto aveva una portata più limitata. Pur impedendo al governo di compiere qualsiasi atto diretto alla realizzazione della sala da ballo, l'ordine consentiva infatti i lavori sotterranei destinati alle strutture di sicurezza nazionale e gli interventi necessari a proteggere il sito e il presidente.

Per sostenere l'urgenza del progetto, la Casa Bianca ha indicato un quadro di minacce crescenti, citando il presunto complotto contro l'evento UFC ospitato a giugno alla Casa Bianca e la sparatoria avvenuta davanti alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca. Trump, tuttavia, parla da tempo della costruzione di una sala da ballo, ben prima che fossero sollevati questi allarmi. Dopo il ritorno alla Casa Bianca aveva assicurato che il progetto non avrebbe interessato l'edificio esistente: in seguito, però, l'East Wing è stato demolito e i lavori sono cominciati con una procedura accelerata.

In un documento depositato presso la Corte Suprema, il funzionario della Casa Bianca Joshua Fisher ha scritto che il progetto è completato al 65% e che le strutture sotterranee sono ormai quasi ultimate. La consegna è prevista per agosto 2028. La sala occuperà circa 8.400 metri quadrati e dovrebbe costare intorno ai 600 milioni di dollari, metà dei quali a carico dei contribuenti. Al momento dell'annuncio, il costo stimato era invece di 200 milioni e la Casa Bianca aveva assicurato che l'intera somma sarebbe stata finanziata da donatori privati.


L’uomo della sala da ballo di Trump è staato in missione riservata da Putin


Rodney Mims Cook Jr, il funzionario che sovrintende all'ampliamento della sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca, ha incontrato funzionari del Cremlino durante un viaggio compiuto in Russia all'inizio dell'estate, nell'ambito di una missione diplomatica riservata. Lo ha rivelato il Financial Times. Cook presiede la Commissione delle Belle Arti, ovvero l'ente federale che esprime pareri sull'aspetto degli edifici e dei monumenti pubblici di Washington. Prima di partire, a giugno, per il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, aveva ricevuto un passaporto diplomatico e una lunga serie di briefing. Durante l'evento, la principale vetrina internazionale del Cremlino, nota come "la Davos di Putin", gli è stata assegnata anche una scorta diplomatica.

Cook è stato il primo funzionario statunitense a partecipare al forum dal 2018 in poi. L'anno successivo gli Stati Uniti avevano boicottato l'evento per protestare contro l'arresto di un noto imprenditore americano, ed in seguito ne erano rimasti lontani anche a causa dell'invasione russa dell'Ucraina. Il Cremlino ha presentato Cook come il capo della prima delegazione ufficiale statunitense dopo molti anni, mentre lui ha dichiarato ai media di Stato russi di avere ricevuto l'autorizzazione di Trump e del Dipartimento di Stato. Quello stesso giorno, durante un'audizione al Senato, il Segretario di Stato Marco Rubio aveva però risposto al democratico Dick Durbin di non essere "al corrente della delegazione che è andata" al Forum.

Secondo due delle persone citate dal quotidiano britannico, l'Amministrazione Trump puntava su emissari inattesi come Cook per cercare di superare lo stallo diplomatico sulla guerra in Ucraina. Tra i suoi interlocutori ci sarebbe stato Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti "continuano a svolgere un ruolo costruttivo parlando con entrambe le parti" e che Trump continua ad essere "ottimista" sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace. Un altro funzionario americano ha spiegato invece che Cook aveva partecipato al Forum nella sua veste di presidente della Commissione delle Belle Arti, con l'obiettivo di rafforzare i rapporti culturali tra i due Paesi. Cook non ha voluto commentare gli incontri con gli esponenti russi, chiarire se fosse stato Trump a incaricarlo di aprire quel canale né dire se tornerà presto a Mosca. "Ci sono molte richieste. Ci stiamo lavorando", ha dichiarato al Financial Times.

La dacia di Atlanta e il tavolo dei vecchi amici


Durante un panel intitolato "Russia-Stati Uniti: dialogo delle culture", Cook ha mostrato le fotografie della propria "dacia" ad Atlanta, costruita secondo quello che ha definito lo stile "vernacolare russo in legno, che mi ha toccato il cuore nel corso dei decenni". Ha poi illustrato a lungo le chiese, gli edifici pubblici e le case di campagna che ha contribuito a restaurare in Russia da quando visitò il Paese per la prima volta, negli anni Novanta.

Al tavolo con lui sedevano dirigenti del mondo della cultura ed esponenti del governo russo, tra cui la Ministra della Cultura russa Olga Lyubimova, nonostante alcuni dei partecipanti fossero stati colpiti proprio dalle sanzioni americane. "Conosco la cultura russa e conosco la maggior parte dei vertici delle loro istituzioni culturali", ha detto Cook. Ha descritto l'incontro, al quale partecipavano molti suoi vecchi amici, come "un grande ritorno a casa": "Il legame personale tra tutti noi era molto chiaro". Al Forum erano presenti anche l'attore Steven Seagal e l'attivista conservatrice statunitense Candace Owens.

Il primo giorno, mentre attraversava la piazza del Palazzo d'Inverno per andare a fare colazione con un amico, Cook ha assistito a un attacco ucraino con droni contro un impianto petrolifero di San Pietroburgo, dal quale si sono levate enormi colonne di fumo nero sulla città. "Troppo vicino per stare tranquilli", aveva commentato.

Il disco da hockey sulla Resolute Desk


Cook ha raccontato anche di essersi recato sulla tomba di Louisa Catherine Adams, la figlia di tredici mesi di John Quincy Adams, primo rappresentante diplomatico americano in Russia, dove ha deposto dei fiori e letto una preghiera. Lo ha accompagnato Vladimir Tolstoy, per anni consigliere culturale di Putin e trisnipote dell'autore di Guerra e pace. "Siamo amici da decenni. È una star", ha detto Cook.

Il giorno successivo, durante una sessione di domande e risposte con Putin, Cook ha portato "un caro saluto dal suo amico, il presidente Trump", aggiungendo che c'erano "molte idee di cui parlare tra le nostre due capitali nella prossima settimana". Putin lo ha ringraziato e, ricorrendo a una metafora tratta dall'hockey, ha detto di avere "rimandato indietro il disco". Cook se ne è procurato uno da un amico e lo ha posato sulla Resolute Desk nello Studio Ovale, "con grande divertimento del presidente Trump". "Così il messaggio è stato recapitato", ha raccontato.

A San Pietroburgo Cook ha inoltre chiesto a un'orchestra di 150 elementi l'esecuzione privata della Settima sinfonia di Dmitri Shostakovich, composta durante l'assedio nazista di Leningrado. A Putin ha detto che la cultura e la musica avevano aiutato la città a sopravvivere alla guerra e che anche Atlanta, la sua città natale, avrebbe potuto essere risparmiata dalla distruzione quando l'Unione la conquistò durante la guerra civile americana. "Se solo Atlanta avesse avuto Shostakovich, forse la mia bellissima città sarebbe intatta come questo bellissimo posto", ha detto tra gli applausi.

Quella sinfonia, ha sostenuto, "è ciò che ha sostanzialmente spezzato le linee tedesche intorno alla città ed è stato l'inizio della fine per i nazisti. I russi hanno usato la loro musica come un'arma e ha funzionato". È la stessa leva che Cook sostiene di avere proposto durante il viaggio: "Usiamo la musica come motivo per un cessate il fuoco, chiudiamo questa guerra e consolidiamo davvero un trattato".


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I giovani americani bocciano il capitalismo e guardano al socialismo


Un sondaggio Axios-Generation Lab fotografa una generazione sempre più pessimista su economia e lavoro: il 68% ha un'opinione positiva o neutra del socialismo, contro il 47% del capitalismo, mentre cresce il timore per l'impatto dell'intelligenza artificiale.

Più di un quarto degli americani tra i 18 e i 34 anni, il 27%, ritiene di aver perso il lavoro perché il proprio datore lo ha sostituito con l'intelligenza artificiale, oppure di conoscere qualcuno a cui è successo. È quanto emerge da un sondaggio di Axios e Generation Lab, che fotografa una percezione del fenomeno molto più ampia di quanto suggeriscano le ricerche disponibili sull'effettiva perdita di posti di lavoro causata dall'automazione.

Il timore, però, convive con un utilizzo sempre più diffuso degli stessi strumenti: il 71% afferma di sentirsi a proprio agio con l'intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa, il 61% ha utilizzato ChatGPT nell'ultimo mese, il 48% Gemini e il 20% Claude. La sfiducia si estende anche alla politica. Alla domanda su quale partito sia più affidabile per ridurre il costo della vita, la risposta più frequente è stata "nessuno dei due", scelta dal 36% degli intervistati, contro il 26% che indica i democratici e il 22% i repubblicani.

"I giovani bocciano un po' tutto: come sta lavorando il presidente, come va l'economia, entrambi i partiti", ha spiegato ad Axios Cyrus Beschloss, amministratore delegato di Generation Lab. "L'intelligenza artificiale è un fattore di rottura piuttosto grosso, ed è facile indicare una cosa senza volto come la causa di tutto". Ne emerge così una generazione che utilizza quotidianamente gli strumenti ai quali attribuisce una parte della propria insicurezza lavorativa, non si fida di nessuno dei due grandi partiti per affrontare il carovita e guarda ormai al socialismo con molta meno diffidenza di quanta ne riservi al capitalismo.

Sondaggio Axios

I giovani americani non si fidano né dell’intelligenza artificiale, né dei partiti, né del capitalismo


Un sondaggio Axios e Generation Lab su 1.075 americani tra i 18 e i 34 anni fotografa una generazione schiacciata dal carovita, che usa ogni giorno gli strumenti ai quali attribuisce la propria insicurezza sul lavoro.

Grafica di FocusAmerica

27%Ritiene di aver perso il lavoro perché sostituito dall’intelligenza artificiale, oppure conosce qualcuno a cui è successo. 61%Ha usato ChatGPT nell’ultimo mese. Gemini 48%, Claude 20%. Il 71% si sente a proprio agio con l’intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa. 96%È preoccupato per affitto, spesa, benzina o utenze; il 40% si dice estremamente preoccupato. Il 48% giudica pessima l’economia nazionale e il 78% pensa che oggi sarebbe difficile trovare lavoro. 36%Non si fida di nessuno dei due partiti per ridurre il costo della vita, contro il 26% che indica i democratici e il 22% i repubblicani. Il 66% disapprova l’operato di Donald Trump. 68% contro 47%Giudica il socialismo in modo positivo o neutro; sul capitalismo dice lo stesso solo il 47%.

1Il paradosso

Temono l’intelligenza artificiale e la usano ogni giorno


Le due percentuali arrivano dallo stesso campione: chi teme di essere sostituito dall’intelligenza artificiale è anche chi la usa tutti i giorni.

Ogni punto è un giovane americano su 100.

Le ricerche disponibili sull’automazione misurano una perdita di posti di lavoro molto più contenuta di quella percepita.

2Gli strumenti

Tre giovani su cinque hanno usato ChatGPT nell’ultimo mese


si sente a proprio agio con l’intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa.

3Il carovita

Il costo della vita preoccupa quasi tutti


Affitto, spesa, benzina, utenze: la preoccupazione è quasi unanime e per due su cinque è estrema.

4La sfiducia

Per abbassare i prezzi non si fidano di nessun partito

Risposte alla domanda: quale partito è più affidabile per ridurre il costo della vita?

5I sistemi economici

Il socialismo convince più del capitalismo


Quota di intervistati che associa alla parola un giudizio positivo o neutro.

Il divario è di 21 punti a favore del socialismo. I giudizi negativi sul capitalismo sono più del doppio di quelli espressi sul socialismo.

A novembre 2025 una rilevazione sui soli studenti universitari dava 67% contro 40%. La nuova indagine include anche chi ha finito gli studi da tempo, chi si è fermato al diploma e chi non lo ha conseguito: il quadro non cambia.

Fonte: Axios / Generation Lab. Sondaggio condotto dal 29 luglio al 4 agosto 2026 su un campione rappresentativo di 1.075 adulti tra i 18 e i 34 anni; margine di errore 3,01 punti percentuali.

Il carovita domina le preoccupazioni


Il 96% dei giovani intervistati si dice preoccupato per il costo dell'affitto, della spesa, della benzina o delle utenze e il 40% si definisce "estremamente" preoccupato. Il 48% giudica "pessima" la situazione dell'economia nazionale. Anche il mercato del lavoro viene percepito con forte pessimismo: se dovessero cercare oggi un impiego, il 35% ritiene che sarebbe "molto difficile" trovarlo e il 43% "abbastanza difficile". Più della metà considera l'acquisto di una casa tra i propri principali obiettivi, ma soltanto circa uno su due pensa che riuscirà a realizzarlo nel prossimo decennio, mentre il 28% lo considera molto improbabile.

Il giudizio sul presidente è altrettanto severo: il 66% disapprova l'operato di Donald Trump, il 54% con forte convinzione. Il 64% boccia inoltre la sua gestione della guerra con l'Iran, con il 50% che esprime un giudizio molto negativo, mentre due terzi degli intervistati ritengono che il conflitto abbia lasciato gli Stati Uniti in una situazione peggiore rispetto a quella precedente. In vista delle presidenziali del 2028, a pesare sembra essere soprattutto la notorietà dei possibili candidati.

Tra i democratici Kamala Harris guida con il 28,7%, davanti a Michelle Obama al 14,9% e ad Alexandria Ocasio-Cortez all'11,7%. Gli indipendenti preferiscono Michelle Obama, all'11,4%, seguita da Ocasio-Cortez al 9,2% e da Bernie Sanders al 7,4%. Tra i repubblicani invece JD Vance domina con il 31,5%, molto distante da Donald Trump Jr., al 10,7%, e Marco Rubio, al 9,7%.

Il socialismo convince più del capitalismo


Il dato forse più significativo riguarda però il giudizio sui sistemi economici. Il 68% dei giovani intervistati esprime un'opinione positiva o neutra del socialismo, contro appena il 47% che dice lo stesso del capitalismo. I giudizi negativi sul capitalismo sono inoltre più del doppio di quelli espressi sul socialismo. Un sondaggio dello scorso novembre aveva rilevato numeri simili tra gli studenti universitari, 67% contro 40%, un risultato che allora era stato spiegato soprattutto con l'orientamento politico più a sinistra dei campus.

La nuova rilevazione comprende invece anche giovani che hanno terminato gli studi da tempo, che si sono fermati al diploma o che non lo hanno conseguito, senza che il quadro cambi in maniera sostanziale. "Non credo che i giovani se ne stiano seduti a ragionare su quale modello economico sia più utile alla società, o a leggere la Repubblica di Platone riflettendo sulla teoria economica", ha osservato Beschloss. "Probabilmente vedono il socialismo come un modo radicale di scuotere le cose, di dare qualcosa alla classe lavoratrice, una cosa antisistema più che il funzionamento concreto del socialismo".

Il sondaggio è stato condotto tra il 29 luglio e il 4 agosto 2026 su un campione rappresentativo di 1.075 adulti tra i 18 e i 34 anni, con un margine di errore di 3,01 punti percentuali: il 37% degli intervistati si è dichiarato democratico, il 26% repubblicano e il 29% indipendente.


Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


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Nessuno sa che idee e programma ha il prossimo governatore della California


Ha vinto le primarie democratiche con il 28% in un campo frammentato e a Sacramento nessuno conosce il suo programma: preferisce non fare promesse che teme di non poter mantenere.

Xavier Becerra ha vinto le primarie democratiche in California con il 28% dei voti e a novembre diventerà quasi certamente il governatore dello Stato più popoloso degli Stati Uniti. A Sacramento, la capitale californiana, nessuno sa però cosa intenda fare con l'incarico più importante della sua carriera. La vaghezza sembra una scelta deliberata.

"Posso fare promesse davvero grandi, ma non ci portano da nessuna parte: possono farci eleggere, però preferisco non correre su promesse gonfiate che non posso mantenere", ha dichiarato questa settimana a Politico. Ha collegato quella cautela alla sua esperienza alla guida della risposta della Casa Bianca alla pandemia di Covid: allora, ha detto ai giornalisti, non poteva promettere tutti i respiratori che servivano, perché non voleva sentirsi rinfacciare che qualcuno era morto per una promessa non mantenuta.

Becerra è arrivato alla candidatura per una strada tortuosa, nella corsa più caotica che la California ricordi da una generazione. Non era la prima scelta dei grandi nomi del Partito Democratico e nemmeno la seconda: si è imposto in un campo frammentato dopo che i candidati meglio posizionati hanno rinunciato, come Kamala Harris e il senatore Alex Padilla, o sono crollati, come Eric Swalwell. Per gran parte della campagna è rimasto nelle retrovie, poi è salito rapidamente in testa quando l'uscita di scena di Swalwell ha creato un vuoto.

Le sue proposte concrete sono poche: congelare le tariffe delle assicurazioni, regalare una fascia oraria di elettricità gratuita e individuare i progetti edilizi già pronti a partire. Ha vinto presentandosi come una mano ferma in un'epoca di deficit di bilancio e di turbolenze politiche. Il candidato delle scelte radicali era il suo principale rivale, il miliardario Tom Steyer, che ha speso centinaia di milioni di dollari per occupare lo spazio progressista promettendo un sistema sanitario pubblico universale, una tassa sui miliardari e la fine del monopolio delle società elettriche.

Quando gli chiedono cosa farà, Becerra risponde di guardare al suo passato. Sul clima, dopo essere stato criticato per aver ricevuto soldi da Chevron e per aver detto che la California ha bisogno del colosso petrolifero, invita a leggere le cause che da procuratore generale ha intentato contro le aziende dei combustibili fossili. Il procuratore generale è il capo dell'avvocatura dello Stato, una carica elettiva che in California conta molto sul piano politico.

La settimana scorsa ha detto che intende restituire l'assicurazione sanitaria ai milioni di californiani che stanno per perderla a causa delle politiche del presidente Donald Trump, senza spiegare come. È il punto in cui si saldano i suoi due obiettivi dichiarati, rendere la California più accessibile nei costi e garantire a tutti l'accesso alle cure, ed è anche il punto in cui la mancanza di dettagli pesa di più.

A Sacramento circolano soprattutto voci su chi verrà assunto e domande su come mettersi in contatto con lui. I lobbisti descrivono la situazione come un esame per il quale hanno studiato la materia sbagliata e raccontano di procedere per esclusione, eliminando le risposte palesemente errate e tirando a indovinare sulle altre.

L'avvocato formatosi a Stanford preferisce studiare a fondo i dossier ed esaminare vantaggi e svantaggi con il suo staff. Una volta presa la decisione difficilmente torna indietro. Sta incontrando studi di lobbying, associazioni di categoria, sindacati e dirigenti dell'industria tecnologica. Con un gruppo ristretto di consiglieri, oggi molto richiesti a Sacramento, sta approfondendo la crisi del bilancio californiano e l'effetto dei tagli federali decisi da Washington.

"Non ci saranno molti annunci roboanti, non ci sarà molta retorica spinta al limite", ha detto Roger Salazar, consulente politico che conosce Becerra da anni e ha lavorato alla sua campagna per la procura generale. "Non è così che è fatto Xavier. È una persona pacata, che si prende il tempo di formulare le politiche e poi le porta avanti."

Amanda Renteria, che è stata una delle principali collaboratrici di Becerra ai tempi della procura generale, ha detto che il candidato ha la libertà di costruire il suo programma con i tempi che preferisce. Nessuno si aspettava da lui promesse altisonanti, perché ha corso sull'essere una persona ponderata ed esperta.

Chi non lo ha sostenuto legge lo stesso metodo in modo meno benevolo. Un approccio così misurato può apparire lento o ambiguo, poco adatto a un momento in cui la California affronta insieme il cambiamento climatico, il fenomeno diffuso dei senzatetto, un mercato assicurativo in crisi e un calo periodico della popolazione.

Alcuni ex funzionari dell'amministrazione Biden lo accusano di essere arrivato impreparato al ministero della Salute e dei servizi sociali e di aver reagito con lentezza a crisi come l'arrivo massiccio di minori non accompagnati al confine meridionale. Becerra e alleati come l'ex capo di gabinetto della Casa Bianca Ron Klain hanno respinto quelle critiche come infondate o mal informate, ma a Sacramento continuano a circolare.

Arnold Schwarzenegger aveva una notorietà globale, Jerry Brown un'esperienza senza pari e la capacità di concentrarsi su pochi temi, Gavin Newsom un'ambizione dichiarata e la propensione a proporre cose destinate a finire sui giornali. Ogni governatore viene misurato sui predecessori e Becerra è l'opposto di quelle personalità ingombranti.

Nel 2018 Newsom era il favorito indiscusso e aveva l'appoggio dei sindacati; Becerra invece è arrivato in testa tardi e ha subito meno controlli di un candidato che resta in vantaggio per mesi. I gruppi economici hanno speso gran parte delle loro risorse per fermare Steyer, lasciando a Becerra il ruolo dell'alternativa ragionevole. Anche quando è diventato il candidato da battere non ha ottenuto l'appoggio esclusivo degli alleati tradizionali del partito, a cominciare dalla California Teachers Association (il sindacato degli insegnanti) e dalla SEIU California, l'organizzazione che riunisce i lavoratori dei servizi ed è di solito indispensabile per chi corre a livello statale.

Quella freddezza gli lascia però le mani libere: senza esami di ammissione ideologici e senza impegni programmatici presi in campagna elettorale, ha più spazio di manovra e meno ragioni per legarsi a un'agenda dettagliata. Un dirigente di un gruppo di interesse ha detto che nessuno pensava potesse vincere e che quindi nessuno lo ha messo alle strette sui contenuti e che ora può presentarsi come uno che non deve niente a nessuno.

Dalla vittoria alle primarie Becerra ha tenuto un profilo pubblico basso, in contrasto con il suo avversario repubblicano Steve Hilton, che continua a moltiplicare eventi e proposte per recuperare terreno. La sua prima mossa verso novembre è la campagna contro un referendum promosso dai repubblicani, che introdurrebbe l'obbligo di esibire un documento d'identità per votare. In California le proposte di legge possono essere sottoposte direttamente agli elettori raccogliendo le firme necessarie. La battaglia contro l'iniziativa gli consente di occupare il ruolo di oppositore di Trump che Newsom ha interpretato con entusiasmo.

Becerra è cresciuto a Sacramento ma non è considerato un uomo della capitale statale: l'unico mandato all'Assemblea (la camera bassa del parlamento californiano) e i quattro anni da procuratore generale contano poco rispetto ai decenni passati a Washington, prima al Congresso, dove è diventato vicino alla deputata Nancy Pelosi, poi nell'amministrazione Biden. Per questo le nomine che dovrà fare pesano molto: si sa che si affida moltissimo ai collaboratori più stretti, ma il suo ex capo di gabinetto si è dichiarato colpevole di corruzione in un procedimento federale. Becerra non è stato coinvolto e ha respinto con forza i tentativi di collegarlo alla vicenda.

Intorno a lui ci sono collaboratori di lunga data insieme a figure arrivate di recente dall'orbita di Newsom. Tra queste ci sono Lindsey Cobia e Courtni Pugh, entrati nella campagna nelle fasi finali, e Nicole Elliott, che si occupa di programma e ha gestito la regolamentazione della cannabis nell'amministrazione Newsom. Il coniuge di Elliott, Jason Elliott, è tra i fedelissimi del governatore uscente.

Non ci sono stati contatti formali tra lo staff di Becerra e l'amministrazione Newsom, anche se i due si sono visti in un ristorante di San Francisco poco dopo la vittoria alle primarie. Lo staff del governatore uscente sta preparando documenti e appunti per informare il successore e per convincerlo a conservare alcune delle politiche in corso. Becerra si prepara intanto a guidare quella che è la quinta economia del mondo.

"C'è molta pianificazione per fare in modo che il prossimo governatore abbia una transizione senza intoppi, dall'annuncio del bilancio a gennaio al mantenimento dei programmi esistenti, fino alle migliaia di nomine che dovrà fare", ha detto Bob Salladay, portavoce di Newsom. "Ovviamente il prossimo governatore avrà le sue priorità, ma metteremo nero su bianco tutto quello a cui il governatore Newsom ha lavorato e quello che secondo noi va protetto e gestito." Newsom domina la politica californiana da quasi dieci anni e ora guarda a una probabile candidatura presidenziale.

Becerra manterrà la moratoria sulla pena di morte decisa da Newsom, ma su altri fronti ha annunciato una rottura. Ha promesso di ripristinare la copertura sanitaria per gli immigrati senza documenti che Newsom aveva ridotto e ha fatto sapere che cancellerà una norma della motorizzazione californiana che consente la circolazione di camion a guida autonoma senza un conducente a bordo, una scelta opposta a quella del governatore uscente, che aveva sempre bloccato i tentativi dei sindacati di limitare i veicoli senza pilota. Sul divieto di vendere auto nuove a benzina dal 2035 aveva inizialmente espresso dubbi, poi martedì ha detto di ritenere l'obiettivo raggiungibile.

La prova più impegnativa dei primi mesi di mandato gliel'ha lasciata Newsom. Il governatore uscente, moderato in economia, ha resistito a lungo agli aumenti delle tasse, poi quest'anno ha firmato una legge che obbliga la California a preparare un piano per far pagare le aziende i cui dipendenti guadagnano così poco da avere diritto ai sussidi pubblici, una richiesta storica dei sindacati.

Becerra si è detto favorevole e ha lasciato intendere che quelle entrate potrebbero finanziare il suo obiettivo di tenere assicurati tutti i californiani, consegnando una vittoria storica proprio ai sindacati che non lo hanno appoggiato finché il suo successo non è diventato certo. La misura metterebbe però contro di lui le associazioni imprenditoriali come la California Chamber of Commerce, la confindustria dello Stato, che ha rotto con la sua tradizione appoggiando Becerra dopo essersi opposta duramente a Steyer. E richiederebbe i due terzi dei voti del parlamento statale, la soglia necessaria in California per alzare le tasse: un risultato mai scontato, nonostante la larghissima maggioranza democratica.

Il presidente dell'Assemblea Robert Rivas, uno degli sponsor più importanti della sua candidatura, ha detto di non poter dire con certezza su quali temi Becerra si concentrerà, pur essendo convinto che avrà un piano e un'agenda ambiziosi. Rivas passerà parte dell'autunno a fare campagna con lui contro il referendum sul documento d'identità. "Non si sveglia ogni mattina pensando a come fare notizia o a come finire in prima pagina", ha detto. "Non ha bisogno di parlare più forte degli altri, ma sarebbe un errore scambiarlo per passività. Non è così che è fatto Xavier: è competitivo, è estremamente tenace e sta certamente pianificando il futuro."


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Ha spiato al-Qaeda per gli Stati Uniti. Ora l’ICE vuole espellerlo


Blerim Skoro sostiene di aver lavorato per CIA e FBI contribuendo all’arresto di terroristi. Fermato mentre rinnovava i documenti, rischia di essere rimandato in Kosovo, dove potrebbe subire torture.

Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’immigrazione e delle dogane, hanno arrestato Blerim Skoro il 3 agosto, mentre si trovava in un ufficio dell’immigrazione del New Jersey per rinnovare i propri documenti. Skoro, 55 anni, nato in Kosovo, sposato con una cittadina americana e padre di tre figli, lavora come tassista a Staten Island. Sostiene di essersi infiltrato in al-Qaeda per conto della Central Intelligence Agency dopo gli attentati dell’11 settembre. I suoi avvocati si sono rivolti a un tribunale federale per contestarne la detenzione e impedirne l’espulsione.

“Non avrei mai pensato che mi avrebbero tradito così”, ha detto Skoro alla CBS News durante un colloquio telefonico dal centro di detenzione di Elizabeth, nel New Jersey. “Vi prego: se devo morire, che sia in questo Paese, così i miei figli potranno seppellirmi.” Nel novembre 2022 un giudice federale aveva già sospeso la sua espulsione verso il Kosovo, riconoscendo il rischio che vi fosse catturato e torturato, in applicazione della Convenzione contro la Tortura. La decisione di allora non gli aveva però concesso la residenza legale negli Stati Uniti. Secondo i suoi avvocati, il provvedimento teneva conto anche del contributo dato da Skoro all’arresto di persone legate ad al-Qaeda, al-Shabaab e Hezbollah.

Dal carcere alle indagini dell’FBI su bin Laden


Il rapporto di Skoro con gli apparati di sicurezza americani è iniziato in carcere. Nel 2000 fu arrestato per traffico di droga: racconta di aver accettato di trasportare eroina per una banda criminale albanese perché faticava a mantenere i figli e i genitori, arrivati negli Stati Uniti come profughi dopo la fuga dal Kosovo negli Anni Novanta. In una prigione di Manhattan entrò in contatto con un gruppo di islamisti radicali. I documenti dell’FBI che lo indicano come informatore confidenziale confermano che, dopo l’11 settembre, gli investigatori si servirono proprio di quel legame.

Tra il 2002 e il 2006, mentre era detenuto nel penitenziario federale di Allenwood, in Pennsylvania, Skoro afferma di aver raccolto informazioni su 3 uomini legati a reti terroristiche:

  • Faysal Galab, uno dei Lackawanna Six, descritti dagli investigatori federali come la prima cellula terroristica interna agli Stati Uniti;
  • Randall “Ismail” Royer, condannato a vent’anni per il coinvolgimento nella rete jihadista della Virginia;
  • Junuz Fuaz, indicato come membro di Hezbollah.

Anche documenti dell’FBI del 2004 ottenuti dalla CBS News, in gran parte oscurati per motivi di sicurezza nazionale, identificano inoltre Skoro come informatore in un’indagine su Osama bin Laden. Alcune delle informazioni da lui fornite sono state definite, all'interno di questo documento, come “utilizzabili” e “attendibili” e comprendevano dettagli su un “campo di addestramento siriano”.

Gli anni sotto copertura e l’arresto di Betim Kaziu


Skoro pensava che quel lavoro gli avrebbe garantito uno sconto di pena, ma nel 2007 venne rimpatriato in Kosovo. In una dichiarazione depositata nel suo procedimento giudiziario sostiene che la CIA gli chiese allora di infiltrarsi in al-Qaeda partendo proprio dai Balcani. Dice di essere rimasto sotto copertura dal 2007 al 2009, di aver visitato in Siria un campo che descrive come legato all’organizzazione poi divenuta l'ISIS e di aver operato anche in Libano, Giordania, Pakistan ed Egitto. Fotografie e video girati in quel periodo, che lo mostrano in ambienti mediorientali insieme a terroristi noti, sono stati utilizzati nel documentario del 2024 The Accidental Spy e, lo scorso anno, in una puntata di un programma su YouTube.

A quel periodo risale anche l’arresto di Betim Kaziu, il terrorista di Brooklyn condannato nel 2012 a 27 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata all’omicidio di militari americani all’estero e per il tentativo di fornire sostegno materiale ad al-Shabaab. In una dichiarazione del dicembre 2020, Skoro ha scritto di aver telefonato di nascosto al proprio referente della CIA per comunicargli la posizione di Kaziu, che in quel momento ospitava nel suo appartamento in Kosovo.

Kaziu fu arrestato il 27 agosto 2009 dalla polizia kosovara e successivamente consegnato alla task force antiterrorismo di New York. Skoro ha mostrato alla CBS News uno scambio di email del 24 settembre 2009 con un uomo di nome “Chris”, che indica come il suo referente nella CIA: “Sono stato molto contento di vedere che il nostro amico Kaziu è di nuovo negli Stati Uniti.” La CIA non ha confermato la ricostruzione. Skoro sostiene inoltre di aver contribuito a intercettare carichi di uranio diretti in Kosovo, sventando un possibile attentato con una bomba sporca, e di aver fornito altre informazioni all’FBI e alla polizia di New York dall’aprile 2015, quando afferma di essere stato contattato da un reclutatore dell’ISIS.

Era arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1994, chiedendo asilo dopo aver disertato dall’esercito jugoslavo. Racconta di aver assistito a stupri e all’uccisione di bambini da parte dei soldati durante la guerra in Kosovo. Nel 2014 rientrò illegalmente dal Canada negli Stati Uniti dopo che, secondo il suo racconto, la sua copertura era saltata e un agguato in Kosovo lo aveva ferito a una gamba. E' finito per la prima volta nel mirino dell’ICE nel 2016, quando la polizia di New York lo aveva fermato perché utilizzava la tessera dei trasporti a tariffa agevolata della figlia.

Il ricorso contro la detenzione


Joshua Dratel, precedente avvocato difensore di Skoro, ha dichiarato alla CBS News che negli ultimi dieci anni il suo assistito ha condotto una vita “del tutto rispettosa della legge e produttiva, insieme alla sua famiglia, dopo un’esperienza terribile affrontata per gli Stati Uniti con grande coraggio e abilità”. Bhairavi Desai, direttrice esecutiva della New York Taxi Workers Alliance, il sindacato al quale Skoro è iscritto, si è detta “sconvolta” nello scoprire quanto fosse fragile la posizione dell’uomo, da lei descritto come un autista “notevole, spiritoso e gentile”.

“Pensavo che, visto il lavoro svolto nella guerra al terrorismo per conto della CIA, avesse già ottenuto uno status permanente. Sembra davvero brutale essersene serviti in questo modo e adesso scartarlo.” Gli attuali legali, Amy Greer e Rene Kathawala, quest’ultimo avvocato pro bono dello studio Orrick, hanno presentato il 4 agosto un ricorso di habeas corpus, integrato il 17 agosto. Sostengono che, in virtù della protezione ottenuta nel 2022, l’ICE non possa espellere Skoro senza prima rivolgersi a un giudice.

“Anche questo caso riguarda la possibilità per l’ICE di arrestare arbitrariamente e detenere a tempo indeterminato, senza preavviso, motivazione né procedura, uno straniero al quale sia stata riconosciuta la protezione dall’espulsione in base alla Convenzione contro la tortura”, si legge nel ricorso. “La risposta è un no netto.” Il 17 agosto il giudice federale Robert Kirsch ha ordinato al governo di rispondere entro tre giorni.

Questo mese, però, l’ICE ha rimpatriato alcuni cittadini messicani che godevano della stessa protezione, dopo che il Dipartimento di Stato aveva ricevuto dal governo messicano assicurazioni che non sarebbero stati maltrattati. Anche in quel caso, come ha riferito il New York Times, la procedura era cominciata senza passare da un tribunale federale. Non si tratta certo di un episodio isolato. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’amministrazione ha trasferito in Messico circa 20 mila cittadini di Paesi terzi nell’ambito degli accordi di espulsione. Sono inoltre documentati casi di persone allontanate dagli Stati Uniti nonostante godessero della protezione prevista dalla Convenzione contro la Tortura.


Ha votato Trump tre volte, poi l’ICE ha arrestato sua moglie in aeroporto


Galina Bobreneva, cittadina russa arrivata negli Stati Uniti con un visto turistico nel 2021 e sposata con un americano, è stata fermata il 13 luglio all'aeroporto di Burbank, in California, subito dopo essere scesa da un volo interno proveniente da San Francisco. Un agente in borghese l'ha sottoposta a un controllo supplementare, l'ha interrogata per un quarto d'ora e poi l'ha portata via in manette a bordo di un'auto senza contrassegni. Sono seguiti 16 giorni di detenzione: una notte trascorsa sul pavimento di una cella nel seminterrato di un edificio federale a Los Angeles, due settimane nel centro di trattenimento di Adelanto, nel deserto del Mojave, e una corsa contro il tempo dei suoi avvocati per ottenerne il rilascio.

È tornata libera solo il 29 luglio, dopo aver versato una cauzione di 35 mila dollari, ma con un braccialetto elettronico alla caviglia. Ora deve difendersi in un procedimento federale di espulsione avviato perché è rimasta negli Stati Uniti oltre la scadenza del visto. Il caso, ricostruito dal New York Times, mostra un nuovo fronte della campagna di espulsioni di massa voluta da Donald Trump: gli arresti negli aeroporti di persone con il visto scaduto, ma con una pratica migratoria ancora aperta e senza precedenti penali.

Gli agenti operano con la collaborazione del personale addetto alla sicurezza aeroportuale, intervenendo ai banchi del check-in e ai gate sulla base di un accordo che consente alla TSA, l'agenzia responsabile dei controlli sui passeggeri, di condividere informazioni con le autorità che si occupano di immigrazione. Il quotidiano newyorkese ha individuato almeno 27 arresti di questo tipo in 9 Stati.

La legge federale permette di trattenere anche chi ha presentato una domanda per la green card dopo la scadenza del visto. Le Amministrazioni precedenti, però, generalmente non consideravano queste persone una priorità per l'arresto e l'espulsione. Invece ora che la Casa Bianca ha spinto per raddoppiare gli arresti quotidiani, portandoli dai circa mille dell'inizio dell'anno a duemila, migliaia di stranieri convinti di poter restare nel Paese mentre la loro domanda viene esaminata rischiano di finire nel mirino come Bobreneva. Ciò nonostante l'ICE resta comunque ben al di sotto dell'obiettivo fissato.

Una domanda pendente non garantisce più protezione


Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, Bobreneva aveva ottenuto due proroghe del visto turistico e nel 2022 aveva presentato domanda di asilo. Nel marzo 2025 aveva conosciuto Brent Jindra, venditore nel settore tecnologico, che aveva poi sposato a dicembre. Ad aprile il marito aveva depositato per lei una domanda di green card basata sul matrimonio. Le autorità ne avevano confermato la ricezione e Bobreneva era stata sottoposta ai rilievi delle impronte digitali. Il suo legale, Patrick Valdez, sostiene che non sia mai rimasta priva di uno status regolare. Il giorno dell'arresto la coppia era diretta a Burbank per motivi di lavoro e per incontrare alcuni amici. Due giorni dopo Bobreneva avrebbe dovuto festeggiare il proprio quarantesimo compleanno in un albergo della contea di Sonoma.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna, interpellato sul caso, l'ha invece definita "un'immigrata irregolare", fermata perché "ha oltrepassato i limiti della nostra ospitalità violando le leggi della nazione". "Per essere chiari", ha aggiunto in una nota, "un permesso di lavoro o una domanda pendente NON conferiscono uno status legale negli Stati Uniti". L'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione e delle dogane, non ha risposto alle domande del quotidiano newyorkese.

Da parte sua, Bobreneva ha raccontato al New York Times di aver trascorso circa 18 ore in una stanza gelida insieme ad altre donne, prima di essere trasferita ad Adelanto a bordo di un furgone senza contrassegni, con ceppi alle caviglie e catene alla vita e ai polsi. Nel centro di detenzione, ha detto, le luci rimanevano accese giorno e notte e le radio degli agenti gracchiavano senza sosta. Per 120 donne c'erano solo 7 docce, delle quali soltanto 4 funzionanti; l'acqua potabile scarseggiava e i malati ricevevano assistenza solo quando le loro condizioni erano ormai tanto gravi da rendere necessario il ricovero.

Le condizioni del centro di detenzione di Adelanto


Le accuse di Bobreneva coincidono con quelle contenute in una separata causa depositata a gennaio da Public Counsel, Coalition for Humane Immigrant Rights, Immigrant Defenders Law Center e dallo studio legale Willkie Farr & Gallagher. Le organizzazioni per la difesa dei diritti dei migranti denunciano la presenza di muffa, acqua sporca e cure mediche negate a circa duemila persone, presentando a sostegno più di venti dichiarazioni giurate di ex detenuti e persone ancora trattenute.

GEO Group, la società privata che gestisce il centro di Adelanto, ha rifiutato di commentare il caso di Bobreneva e ha rinviato le domande all'ICE. Un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha definito "FALSE" le denunce sulle pessime condizioni del centro di detenzione di Adelanto, sostenendo che a tutte le persone trattenute siano garantiti pasti, acqua, assistenza medica e contatti con familiari e avvocati. A luglio, tuttavia, un giudice federale ha emesso un'ingiunzione preliminare che impone all'ICE di assicurare acqua potabile 24 ore su 24, cure adeguate, pulizie quotidiane, pasti nutrienti e 4 ore all'aria aperta ogni giorno.

L'agenda migratoria che ha contribuito a riportare Trump alla Casa Bianca si sta intanto trasformando in un problema per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato, perché ormai persino una parte dell'elettorato del presidente ha cominciato a criticare i metodi dell'ICE. Lo stesso Jindra, che afferma di aver votato tre volte per Trump proprio per la sua linea dura sull'immigrazione, sostiene che il mandato ricevuto dal presidente riguardasse gli ingressi illegali e gli stranieri con precedenti penali, non le persone entrate legalmente nel Paese. Sua moglie dovrà presentarsi all'ICE di San Francisco il 7 settembre e comparire davanti a un giudice il 22 ottobre. Il procedimento potrebbe durare mesi e, nel frattempo, il braccialetto elettronico le impedisce di allontanarsi più di poche decine di km da casa.


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Chi l'avrebbe mai detto


Che un modello di business mai implementato prima in un genere fosse fallimentare
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Quella appena conclusasi è stata una settimana così piena di news che questa newsletter si concentrerà proprio sulle novità più scottanti del mondo del gaming, lasciando un attimo da parte le sezioni review ed editoriale. Partiamo da una chiusura eccellente per poi passare all'ultima causa di Roblox, a un rework massiccio di un live service di Sony, alla nascita (e alla morte) di nuovi studi e alle date di uscita che verranno rispettate "al 100%".


News index


+ Riot Games chiude lo sviluppo di 2XKO, chi l'avrebbe mai detto
- Roblox nel mirino del senato statunitense
+ Lo studio di Invincible Vs ha licenziato il 75% del suo staff
- 2K apre un nuovo studio per “il prossimo Blockbuster sportivo AAA”
+ Kingdom Hearts 4 uscirà “al 100% nel 2027”
- Horizon Hunters Gathering sta subendo “consistenti rielaborazioni”
+ Netflix chiude altri due studi di sviluppo
- Tre leggende di Tekken sono di nuovo insieme in VS Studio
+ Secondo un ex EA, i nuovi proprietari staccheranno la spina al nuovo Mass Effect
- Il designer di Dishonored ha fondato un nuovo studio fatto di ex Arcane

Riot Games chiude lo sviluppo di 2XKO, chi l'avrebbe mai detto - Riot Games ha annunciato che a dicembre di quest'anno terminerà lo sviluppo del suo picchiaduro free-to-play 2XKO. Il motivo è semplice: mettere a disposizione un fighting game gratuitamente, con la speranza di vendere tante skin costose, è una pessima decisione di business, soprattutto visto il decennio di sviluppo richiesto dal gioco per arrivare sul mercato. I picchiaduro si vendono a prezzo pieno per "intrappolare il nuovo utente o l'appassionato che, una volta spesi i soldi, si ritrova "costretto" a imparare molti strati di complessità del gioco. I segnali c'erano: poche settimane dopo il lancio, Riot ha licenziato 80 sviluppatori citando poco riscontro del pubblico, e il circuito torneistico non è mai davvero decollato.

Roblox nel mirino del Senato statunitense - Da una lettera indirizzata al CEO e co-fondatore di Roblox, David Baszucki, abbiamo appreso che la sottocommissione per la criminalità e l'antiterrorismo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti ha avviato un'indagine sulla piattaforma per preoccupazioni relative alla sicurezza dei minori. Il comitato ha ordinato a Roblox di "conservare tutti i documenti" relativi agli abusi sui minori sulla piattaforma, fissando al 31 agosto 2026 la scadenza per la presentazione di alcune carte di rilievo. Quello americano è solo l'ultimo governo ad aprire delle investigazioni sulla piattaforma dopo quello indonesiano, canadese e australiano.

Lo studio di Invincible Vs ha licenziato il 75% del suo staff - Quarter Up, una sussidiaria di Skybound Entertainment, avrebbe licenziato circa 35 dipendenti. I licenziamenti arrivano a meno di quattro mesi dal lancio del picchiaduro Invincible Vs, un gioco su licenza che mette uno contro l'altro i protagonisti del famosissimo cartone animato di Amazon Invincible. Un dipendente anonimo ha dichiarato che Quarter Up "non ha il budget per mantenere impiegate così tante persone" dopo che Invincible Vs ha deluso le aspettative di vendita.

2K apre un nuovo studio per “il prossimo Blockbuster sportivo AAA” - 2K ha annunciato l'apertura di Small Axe Studios, un nuovo sviluppatore AAA nato dal progetto 2K Sports Labs. Small Axe vanta tra le sue fila diversi ex veterani di EA che in passato hanno lavorato a serie sportive come FIFA, Madden NFL e NHL. 2K ha detto che "Small Axe Studios si impegnerà a creare il prossimo franchise sportivo di successo di 2K". Che sia in cantiere un gioco di calcio concorrente di FC?

Kingdom Hearts IV uscirà “al 100% nel 2027” - La promessa del director di Kingdom Hearts IV è che uscirà alla fine del 2027, come confermato da un nuovo trailer del gioco. Il co-direttore di Kingdom Hearts IV, Tai Yasue, ha dichiarato durante un panel alla conferenza D23 di Disney di "essere sicuro al 100%" che quella finestra di lancio sarà rispettata e che "lo sviluppo procede senza intoppi". Il creatore della serie, Tetsuya Nomura, ha confermato questa affermazione, dichiarando che "non ci saranno ritardi" rispetto alla data di lancio.

Horizon Hunters Gathering sta subendo “consistenti rielaborazioni” - Il buon vecchio Jason Shrier ha scoperto che il gioco cooperativo PvE live service di Sony Horizon Hunters Gathering sta subendo un'importante rielaborazione a seguito dei feedback negativi ricevuti dai tester. Guerrilla Games, che si occupa dello sviluppo e possiede l'IP di Horizon, "eliminerà la componente di live service" di Horizon Hunters Gathering e ne ridurrà la portata complessiva. Secondo le fonti di Schrier, alcuni sviluppatori sono stati tolti dal gioco per lavorare su altri progetti di Guerrilla.

Netflix chiude altri due studi di sviluppo - Netflix non chiude ai videogiochi ma continua a disinvestire, riducendo il numero di studi di sviluppo di sua proprietà. Il colosso dello streaming chiuderà Night School (Oxenfree), studio con sede a Los Angeles acquisito nel 2021, e prevede di chiudere anche Moonloot, con sede a Helsinki, fondato nel 2022. Solo sei settimane fa, Night School aveva pubblicato Unhinged, un gioco horror in prima persona della durata di 30 minuti, disponibile in streaming sulle TV degli abbonati Netflix. Il gioco era stato elogiato dal co-CEO di Netflix, Greg Peters, durante una chiamata con gli investitori in cui aveva citato "numeri davvero solidi". Sei settimane dopo, Night School chiude i battenti.

Tre leggende di Tekken sono di nuovo insieme in VS Studio - Kohei Ikeda, ex direttore di Tekken 7 e Tekken 8, è entrato a far parte di VS Studio, riunendo così tre sviluppatori storici di Tekken nel nuovo studio di sviluppo di proprietà di SNK. Ikeda ha annunciato il passaggio il 18 agosto, condividendo una foto con Katsuhiro Harada e Yuichi Yonemori. L'annuncio arriva a meno di tre mesi dall'addio di Ikeda a Bandai Namco, dopo 20 anni di collaborazione con l'azienda. VS Studio non ha ancora annunciato il suo primo gioco e l'arrivo di Ikeda non offre molti indizi, a parte il suo riferimento alla creazione di "qualcosa di completamente nuovo" con Harada e Yonemori. VS è di proprietà di SNK, a sua volta completamente posseduta dal PIF, il fondo di investimento sovrano saudita.

Secondo un ex EA, i nuovi proprietari staccheranno la spina al nuovo Mass Effect - Il prossimo Mass Effect, che EA e BioWare avevano annunciato nel il 2023, potrebbe essere in cattive acque secondo un ex dirigente di alto livello di EA. Emmanuel Rosier, che ha lavorato per nove anni come senior manager in EA, ha detto a PC Gamer che il futuro di BioWare è in discussione: "Poi ci sono IP come quelle di BioWare che ha avuto difficoltà come studio e come marchio, negli ultimi anni, e non so se (i nuovi proprietari sauditi) continueranno a finanziare questo progetto (il nuovo mass Effect). Penso che questo sia il più grande punto interrogativo per me". Alla domanda diretta se EA avrebbe effettivamente abbandonato BioWare e cancellato il gioco, la sua risposta non è stata rassicurante. "Crederò che il prossimo gioco di Mass Effect sia ancora vivo solo quando lo vedrò, mettiamola così", ha detto.

Il designer di Dishonored ha fondato un nuovo studio fatto di ex Arkane -È stata annunciata la nascita di un nuovo studio di sviluppo con a capo ex sviluppatori di Arkane. Black Pony Immersive è attivo già da un anno, conta 26 membri ed è guidato dai veterani di Dishonored Harvey Smith, Ricardo Bare e Ben Horne. Smith, che vanta oltre 30 anni di esperienza nel mondo dello sviluppo, è stato il creatore di titoli Deus Ex, Thief: Deadly Shadows e Area 51, nonché direttore creativo di Dishonored e Dishonored 2. Bare ha 27 anni di esperienza nel settore e in un'intervista con The Game Business ha spiegato che, anziché inseguire le tendenze del settore, lo studio si concentrerà sui simulatori immersivi alla Dishonored perché è ciò che i suoi membri hanno sempre amato.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Montabi - Metti insieme i Pokémon e Slay The Spire e otterrai Montabi, un gioco in cui si collezionano creature, si assemblano mazzi e si fanno battaglie roguelike per salvare una città in pericolo. Ci sono 22 starter e ogni linea evolutiva porta con sé un mazzo completamente nuovo, che moltiplica all’infinito le possibilità. La progressione è quella tipica di un roguelike e il gameplay di momento in momento è solidissimo, se cercate un’alternativa a Slay the Spire 2 ibridata con i Pokémon questo gioco è perfetto per voi.

Marvel Tōkon: Fighting Souls - Il picchia duro di Arc System Works (Guilty Gear) e Marvel è difficile, complesso e a volte non si capisce niente di quello che succede a schermo. Ma come ogni prodotto della casa nipponica, dandogli il tempo necessario a sbocciare si viene ricompensati con un gioco stratificato, complesso e con tante ore di divertimento. Un solo caveat: non è un esperienza per neofiti perché è pensata per i fan dei picchiaduro e, nonostante la proprietà intellettuale blasonata, i novizi assoluti si ritroveranno in seria difficoltà.

Gallipoli - Gli autori di Verdun e Isonzo tornano alla carica con un nuovo fps a tema Prima Guerra Mondiale. Dopo un breve rinvio, il progetto è pronto al suo debutto e il curriculum dello studio è ineccepibile quando si tratta di mescolare accuratezza storica e divertimento contemporaneo. 10 classi e battaglie 50 contro 50 sono alla base dell’offerta di questa nuova esperienza con in più nuove armi, location e specializzazioni.

The Sinking City 2 - Atmosfera lovecraftiana, poche risorse, anni ’20 ed enigmi pensati per mettere ansia a chi gioca: The Sinking City 2 è un horror per gli amanti dell’horror. Tra combattimenti, puzzle e una narrativa che potrebbe non essere originalissima, ma che ha qualcosa da dire, questo gioco potrebbe essere un buon compagno di fine estate prima dell’inondazione di settembre.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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La "Resistance" anti-Trump del primo mandato sconfitta alle primarie


Rispetto a Vindman ed altri ex protagonisti del primo impeachment contro Trump, gli elettori democratici hanno premiato candidati maggiormente concentrati sul costo della vita e sulla sfida all’establishment.

Alexander Vindman ha perso martedì le primarie democratiche per il Senato in Florida contro Angie Nixon, deputata statale al terzo mandato e iscritta ai Democratic Socialists of America (DSA). Nixon ha ottenuto il 56,1% dei voti, contro il 43,9% di Vindman. Il tenente colonnello in congedo era diventato un volto noto nel 2019, quando aveva testimoniato nell'inchiesta della Camera dei Rappresentanti che portò al primo impeachment di Donald Trump. Proprio su ìquella notorietà aveva costruito sia la campagna elettorale, incentrata sulla lotta alla corruzione e sull'opposizione al presidente, sia la sua raccolta fondi: al 29 luglio aveva superato i 16 milioni di dollari, contro il milione scarso raccolto da Nixon e gli 11 milioni della senatrice repubblicana uscente Ashley Moody.

"Vindman è un eroe, ma i ricordi sbiadiscono e per la maggior parte delle persone ora la priorità è il costo della vita", ha detto a Politico lo stratega democratico David Axelrod. "Nixon, invece, ha messo quei temi al centro della sua campagna." Anche Diana DeGette, che nel 2021 fu tra i deputati incaricati di sostenere l'accusa nel secondo processo di impeachment, ha perso il 30 giugno dopo 29 anni alla Camera. A batterla è stata Melat Kiros, avvocata di 29 anni arrivata dall'Etiopia da neonata e sostenuta da Bernie Sanders, dai DSA e da Justice Democrats.

DeGette è stata il settimo membro della Camera in carica a perdere le primarie per la propria ricandidatura in questo ciclo elettorale. Il 4 agosto, nel tredicesimo distretto del Michigan, è toccato a Shri Thanedar, che negli ultimi due anni aveva insistito per mettere nuovamente Trump sotto accusa ed è stato sconfitto dal deputato statale Donavan McKinney, anche lui vicino ai DSA. Non è finita qui: Dan Goldman, responsabile legale della maggioranza durante la prima inchiesta di impeachment, è stato battuto il 23 giugno dall'ex revisore dei conti di New York Brad Lander.

Durante la sua campagna elettorale, Lander aveva ricordato di aver messo "il proprio corpo in prima linea" contro le politiche anti immigrazione dell'Amministrazione Trump. Sostenuto dal sindaco Zohran Mamdani, ha ottenuto quasi due terzi dei voti. Secondo Politico, sulla sconfitta di Goldman ha pesato molto anche la spaccatura dei democratici su Israele. Tom Steyer, il finanziere che aveva sostenuto economicamente la campagna Need to Impeach, ha speso 213 milioni di dollari di tasca propria, la cifra più alta mai investita in una primaria californiana per il governatorato, senza riuscire neppure a qualificarsi per il secondo turno. A novembre si affronteranno Xavier Becerra e il repubblicano Steve Hilton.

Raja Krishnamoorthi, membro delle Commissioni Vigilanza e Intelligence nel 2021, ha perso le primarie dell'Illinois per il Senato contro la vicegovernatrice Juliana Stratton, mentre Al Green, scrive Politico, è stato battuto da un candidato più giovane. George Conway, cofondatore del Lincoln Project, si è fermato al 6% nelle primarie per il seggio lasciato dal deputato uscente Jerry Nadler a New York. Harry Dunn, l'agente della polizia del Campidoglio decorato per il suo comportamento durante l'assalto del 6 gennaio 2021, è arrivato terzo nel quinto distretto del Maryland.

Midterm 2026 · Primarie democratiche

I nove volti della prima Resistance hanno perso tutte le primarie

Da un distacco di 3,8 punti a uno di 37: tra marzo e agosto gli accusatori di Donald Trump sono stati battuti uno dopo l’altro da avversari più giovani e più a sinistra. Il denaro non ha spostato niente. Gli elettori democratici chiedono risposte sul costo della vita.

Grafica di FocusAmerica 21 agosto 2026


Nove esponenti della prima Resistance anti-Trump sono stati battuti nelle primarie democratiche del 2026, tra marzo e agosto. Raja Krishnamoorthi (Illinois, 17 marzo, 33,4% contro il 40,4% di Juliana Stratton), Al Green (Texas, 26 maggio, 31,4% contro 68,6%), Tom Steyer (California, 2 giugno, terzo con il 21%), Dan Goldman (New York, 23 giugno, 34% contro il 65,8% di Brad Lander), George Conway (New York, 23 giugno, quinto con il 6,1%), Harry Dunn (Maryland, 23 giugno, terzo con il 13,5%), Diana DeGette (Colorado, 30 giugno, 44% contro il 49% di Melat Kiros), Shri Thanedar (Michigan, 4 agosto, 48,1% contro 51,9%) e Alexander Vindman (Florida, 18 agosto, 43,9% contro il 56,1% di Angie Nixon).

In Florida Vindman aveva raccolto oltre 16 milioni di dollari contro il milione scarso di Nixon. Tom Steyer ha speso 213 milioni di dollari di tasca propria senza qualificarsi per il secondo turno in California.

Secondo Emerson College Polling il 23% degli elettori si considera sostenitore dei Democratic Socialists of America: la quota sale al 46% tra i democratici e al 53% tra i democratici sotto i 50 anni, contro il 37% di quelli sopra i 50.


Le primarie democratiche del 2026
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L’ultima martedì scorso in Florida: Alexander Vindman, il testimone del primo impeachment, battuto dalla deputata statale Angie Nixon.

Erano il volto dell’opposizione a Donald Trump durante il suo primo mandato: chi come testimone dell’impeachment, chi come manager dell’accusa, chi come finanziatore della campagna per metterlo sotto processo.

Il muro

Nove gare, nove sconfitte: dal quasi pareggio alla disfatta


Quota di voti del candidato sconfitto e di chi lo ha battuto. Tocca una riga per leggere com’è andata.

Ordina
il candidato della Resistance chi lo ha battuto Distacco

Quota di voti alle primarie

Nelle gare con più di due candidati — California, dodicesimo distretto di New York, quinto distretto del Maryland — il confronto è con il primo classificato. Per Colorado, Maryland e Michigan le percentuali sono di spoglio non definitivo.

Il denaro

In ognuna di queste gare ha perso chi aveva raccolto di più


Fondi dichiarati dai comitati elettorali, accostati al risultato delle urne.

Cifre arrotondate al milione: Vindman aveva superato i 16 milioni al 29 luglio, Nixon si era fermata sotto il milione, Krishnamoorthi aveva raccolto più di 30 milioni contro i 4 di Stratton. In Illinois correvano dieci candidati e in California venti: qui sono riportati i protagonisti.

La base

I socialisti democratici sono quasi dove era il Tea Party nel 2010


Come si divide l’elettorato americano davanti alla domanda «si considera un sostenitore dei DSA?», agosto 2026.

«Questa volta la rabbia della base non è rivolta solo contro Trump e i repubblicani, ma anche contro l’establishment democratico», dice Joel Payne di MoveOn. Ro Khanna elenca i temi che muovono quegli elettori: Medicare per tutti, tassare i miliardari, basta guerre all’estero.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Politico, Axios, Associated Press, uffici elettorali statali e rendiconti federali al 29 luglio 2026. Il sondaggio sui Democratic Socialists of America è di Emerson College Polling, condotto il 16 e 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili; il confronto con il Tea Party viene da un sondaggio CBS News dell’agosto 2010.

La nuova rabbia della base democratica


Il 23% degli elettori si considera oggi sostenitore dei Democratic Socialists of America, contro il 60% che non si riconosce nell'organizzazione e il 17% che non sa rispondere, secondo Emerson College Polling. Tra i democratici la quota sale al 46% e si concentra soprattutto nelle fasce più giovani. "Il 53% dei democratici sotto i 50 anni sostiene i DSA, contro il 37% di quelli sopra i 50", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo dell'istituto. Nell'agosto 2010, una domanda formulata in modo simile dalla CBS News aveva rilevato un sostegno al Tea Party del 29%.

"La #Resistance rifletteva soprattutto lo stato d'animo della prima presidenza Trump; oggi la rabbia è di tipo diverso", ha detto a Politico Lanae Erickson, vicepresidente del centro studi centrista Third Way. "La gente è arrabbiata per la guerra. E' arrabbiata per i prezzi che salgono. E' arrabbiata soprattutto perché l'establishment non ha prodotto risultati per loro."

La stessa diagnosi arriva anche dai gruppi progressisti. "Durante il primo mandato di Trump, la rabbia della base era rivolta soprattutto contro Donald Trump e i repubblicani. Questa volta si estende anche all'establishment democratico", ha detto ad Axios Joel Payne, portavoce di MoveOn. Il deputato Ro Khanna elenca invece i temi che, a suo giudizio, muovono oggi gli elettori democratici: "il Medicare per Tutti, tassare i miliardari e dire basta alle guerre all'estero e agli aiuti a Israele". Medicare è l'assicurazione sanitaria pubblica riservata agli anziani e la sinistra del partito chiede da anni di estenderla all'intera popolazione.

Secondo uno stratega democratico che ha lavorato a una di queste campagne, il filo conduttore delle sconfitte sta nel profilo dei candidati: erano tutti "istituzionalisti", convinti che il sistema giudiziario avrebbe chiamato Trump a rispondere delle proprie azioni. Dopo il ritorno del presidente alla Casa Bianca, gli elettori hanno smesso di credere in quelle istituzioni e cominciato a dare ascolto a chi le attaccava.

L'impeachment perde slancio


Diversi deputati hanno detto ad Axios che la serie di sconfitte subite dagli esponenti della prima "Resistance" sta indebolendo l'ipotesi di mettere nuovamente sotto accusa Trump nel 2027, qualora i democratici riconquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. "Se tutto quello che faremo sarà tornare alla strategia fallimentare dell'impeachment, ci ritroveremo in minoranza molto presto", ha detto uno di loro. Non tutti però condividono questa lettura. "Non credo che l'impeachment sia una strada verso la notorietà", ha osservato un terzo deputato. "Per quelli che hanno perso, penso abbiano pesato soprattutto le campagne elettorali condotte male" e Robert Garcia, capogruppo democratico nella Commissione Vigilanza della Camera, non ha escluso una nuova messa in stato d'accusa del presidente.

David Jolly, candidato democratico a governatore della Florida ed ex deputato repubblicano che lasciò il partito nel 2018 proprio a causa di Trump, ha detto a Politico, a seguito della vittoria alle primarie di martedì, di non voler impostare su di lui la propria campagna elettorale. "Non mi sto candidando per Trump. Ne voglio parlare raramente. Ma cercherò di collegare Byron all'economia di Trump", ha affermato riferendosi al suo avversario repubblicano Byron Donalds. Anche Elaine Luria, candidata a riconquistare il suo vecchio seggio in Virginia dopo aver fatto parte della Commissione sul 6 gennaio, si dice "orgogliosa" di quel lavoro, ma ha spostato subito la sua strategia sui conti delle famiglie.

Mike Madrid, cofondatore ed ex esponente del Lincoln Project, estende il ragionamento a entrambi gli schieramenti. Alle primarie di martedì, infatti, anche diversi candidati sostenuti da Trump sono stati sconfitti, dalla Florida al Wyoming. Madrid parla di una vera e propria “stanchezza da Trump”: “La gente è semplicemente stufa di lui. Non vuole più avere a che fare né con le sue continue liti e con il logorante modello del ‘mai con Trump’, né con quello dell’adesione servile al MAGA”. In entrambi gli schieramenti, insomma, la rendita politica accumulata attorno alla figura di Trump durante il suo primo mandato non sembra più sufficiente a vincere le primarie. La competizione tra chi lo ha sostenuto e chi lo ha contrastato con maggiore convinzione pare essere arrivata al capolinea: gli elettori chiedono risposte su questioni più concrete e vicine alla loro vita quotidiana.


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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Meloni e Trump non si parlano da settimane


In un'intervista al New York Times la presidente del Consiglio ricostruisce la rottura con la Casa Bianca: gli attacchi del presidente a Papa Leone, poi la lite sulla foto al G7 di giugno.

Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump non si parlano da diverse settimane. Lo ha rivelato la presidente del Consiglio italiana in una rara intervista al New York Times, in cui ha ricostruito la rottura con l'uomo che considerava il suo principale alleato ideologico a Washington.

"È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, vista la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke", ha detto Meloni. "Le cose sono andate diversamente".

Il primo strappo è arrivato ad aprile, quando il presidente ha attaccato Papa Leone definendolo debole sul crimine e pessimo in politica estera, con un messaggio scritto in gran parte in lettere maiuscole. Meloni ha risposto che parole del genere erano "inaccettabili" e il presidente ha replicato che inaccettabile era lei.

A giugno il presidente ha fatto circolare la versione secondo cui Meloni lo avrebbe "implorato" per una fotografia insieme, durante il vertice del G7 in Francia. La presidente del Consiglio ha replicato che l'Italia e lei non elemosinano, diventando la prima di diversi leader europei offesi a rispondere a muso duro alla Casa Bianca. Da lì in poi i contatti si sono interrotti.

Alla domanda se i due torneranno a sentirsi dopo la pausa estiva, Meloni ha esitato: "Beh, vedremo". Ha aggiunto di non avere rimpianti sulla linea tenuta: "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia una cosa molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali".

Meloni era stata l'unica capo di governo dell'Unione Europea invitata all'insediamento del presidente nel gennaio 2025. Contava di fare da ponte tra Washington e l'Europa, sfruttando il nazionalismo comune e l'ostilità condivisa verso l'immigrazione, con l'obiettivo di tenere in piedi anche l'alleanza occidentale. Quando l'anno scorso il presidente la definì "una bella giovane donna" finse indifferenza, perché riteneva che la posta in gioco fosse più alta.

Le provocazioni dalla Casa Bianca si sono però accumulate. Il presidente ha detto che l'Unione Europea era stata creata per fregare gli Stati Uniti, che la Groenlandia, territorio semiautonomo danese, andrebbe consegnata agli americani e che gli alleati europei della NATO sono dei pusillanimi che in Afghanistan si sarebbero tenuti "un po' indietro". In quella guerra l'Italia ha perso 53 soldati. "Insultare l'Italia dopo che avevamo pagato un tributo di sangue in Afghanistan è stato un affronto brutale", ha detto Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e da anni uomo di fiducia della presidente del Consiglio.

La rottura si spiega con l'obiettivo principale della politica estera della presidente del Consiglio, che ha finito per contare più dei valori condivisi con il presidente americano: dare peso geopolitico all'ottava economia del mondo e cancellare lo status di ultima fra le grandi potenze. "Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa, di un'Italia che si considera inferiore agli altri", ha detto al New York Times. L'obiettivo, ha spiegato, è "la più grande rivoluzione che possa avvenire in questa nazione: una rivoluzione dell'orgoglio". L'Italia doveva smettere di fare "la ruota di scorta di Francia e Germania" e sedersi "al tavolo di chi decide la direzione".

Il 4 settembre Meloni diventerà il capo di governo rimasto in carica ininterrottamente più a lungo nella storia della Repubblica italiana. È a Palazzo Chigi da quasi quattro anni, circa quattro volte la media dei governi italiani del dopoguerra: nello stesso periodo la Francia ha cambiato sei governi e il Regno Unito tre primi ministri. Con Emmanuel Macron in uscita l'anno prossimo, Meloni può diventare la decana della politica europea, il ruolo che fu di Angela Merkel.

La sua parabola ha aggiunto una parola al vocabolario politico europeo. Con "melonizzazione" si indica il processo che permette a un partito post-fascista, in questo caso Fratelli d'Italia, di liberarsi della minaccia autoritaria e di essere accettato nel campo moderato attraverso un conservatorismo pragmatico, o quantomeno la sua apparenza. "Meloni non è una leader visionaria, ma è diventata una star globale e l'emblema della possibilità che i nazionalisti di estrema destra vengano assorbiti", ha detto Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government di Roma.

Marine Le Pen ha ora una risposta pronta per rassicurare gli elettori francesi: basta guardare all'Italia. Suo padre aveva fondato il Front National (oggi Rassemblement National) ispirandosi al nazionalismo antisemita del regime collaborazionista di Vichy. In Germania un giorno potrebbe toccare all'AfD.

"La memoria svanisce dopo tre generazioni", ha detto al New York Times Thomas Bagger, ambasciatore tedesco in Italia. "Nemmeno l'Olocausto risuona come una volta e lo stesso vale per l'imperativo dell'integrazione europea".

Secondo il New York times, nazismo e il fascismo non stanno tornando, ma il nazionalismo e la xenofobia restano una sfida seria per Bruxelles, insieme alla guerra ai confini dell'Unione Europea, con il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin che puntano a indebolirla o addirittura a disfarla. "Nella migliore delle ipotesi Meloni vuole un'Europa dal tocco leggero", ha detto Nathalie Tocci, docente alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies Europe.

Meloni ha 49 anni e viene dall'estrema destra italiana. Nel 1992, dopo le stragi di mafia che uccisero a due mesi di distanza i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si iscrisse a 15 anni al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, il partito fondato nel 1946 da ex esponenti del partito fascista di Benito Mussolini. Quattordici anni dopo era in Parlamento come la più giovane vicepresidente della Camera della storia repubblicana e nel 2008 diventava a 31 anni la ministra più giovane di sempre. Fratelli d'Italia, che ha co-fondato, è rimasto per sette anni intorno al 3 per cento.

Nell'intervista Meloni ha definito il fascismo un periodo "particolarmente complesso" e ha rifiutato ancora una volta di dirsi antifascista, un'etichetta che associa ai gruppi di sinistra della sua giovinezza. Nel discorso di insediamento aveva detto che il momento peggiore della storia italiana era stato l'approvazione delle leggi razziali del 1938. A una televisione francese, nel 1996, aveva invece detto che "Mussolini era un buon politico" e che "tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per l'Italia".

Il 22 maggio ha pubblicato su Instagram un elogio di Giorgio Almirante, fascista convinto sotto Mussolini e fondatore del Movimento Sociale Italiano. Almirante era stato tra i collaboratori di spicco della rivista razzista e antisemita "La difesa della razza", dove scrisse che il razzismo italiano doveva essere "quello del sangue nelle nostre vene", altrimenti il Paese sarebbe finito in mano ai "meticci e agli ebrei". "Ci ha insegnato una cosa molto importante sul piano dei valori", ha detto Meloni al New York Times. "Che puoi combattere la tua battaglia con dignità anche partendo da una posizione molto marginale". Per Stefano Feltri, che cura la newsletter Appunti, "Meloni non ha mai detto né fatto nulla di fascista, ma non fa parte dell'Italia antifascista, la cultura della Resistenza che ha prodotto la nostra Costituzione".

Al governo la sua principale eredità è la disciplina di bilancio. Con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti il deficit è sceso dal 7 per cento a un valore vicino al limite del 3 per cento fissato dall'Unione Europea e il debito italiano ha ottenuto la prima promozione di rating in 23 anni. Per riuscirci la presidente del Consiglio ha rovesciato le sue posizioni: nel 2014 diceva di essere favorevole all'uscita dall'euro, poi ha avuto bisogno dei soldi europei, compresi circa 221 miliardi di dollari del piano di ripresa dopo la pandemia. Come una buona europeista si è messa in riga sui conti pubblici e come un buon membro della NATO ha sostenuto l'Ucraina contro la Russia.

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, contesta i risultati economici: una crescita dello 0,5 per cento, un calo dell'8 per cento dei salari reali, bollette energetiche tra le più alte d'Europa e ospedali pubblici impoveriti. "La stabilità può essere un valore, ma quando è immobilismo la gente non perdona", ha detto al New York Times. Meloni ribatte elencando occupazione, inflazione, sbarchi irregolari, spesa sanitaria e spread: "Ditemi se non sono migliori!". Quei numeri si sono effettivamente mossi nella direzione giusta, a volte solo di poco. Per Veronica De Romanis, docente di economia alla Luiss, "il massimo che si può dire è che non c'è stato nessun disastro", con 1,2 milioni di italiani che non studiano e non lavorano (molti dei quali se ne vanno all'estero).

Sull'immigrazione il governo ha autorizzato senza clamore circa 450.000 visti per lavoratori stranieri da impiegare nei campi, nelle fabbriche e nell'assistenza agli anziani e ha messo a punto un piano di investimenti in Africa. Il progetto di trasferire i richiedenti asilo in Albania resta impigliato nei ricorsi giudiziari, è costato molto e ha prodotto risultati minimi, finché a giugno l'Unione Europea ha aperto all'uso di centri di rimpatrio in "Paesi terzi sicuri". Meloni può così rivendicare una vittoria sulla politica migratoria europea. Questo mese ha guidato l'attacco dell'Unione Europea al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, accusato di eccessiva permissività dopo l'arrivo di migliaia di migranti a Ceuta.

La sconfitta più pesante è arrivata a marzo con il referendum sulla giustizia, che avrebbe messo i magistrati sotto un controllo politico più stretto. "Una vittoria avrebbe portato in seguito a modifiche più profonde della Costituzione, nella direzione di un esecutivo più forte e di un sistema più presidenziale", ha detto lo storico Davide Conti. "È il suo obiettivo di fondo".

Il consenso di Fratelli d'Italia resta comunque intorno al 27 per cento, poco sopra il risultato delle elezioni del 2022. La sinistra divisa non ha un leader di pari statura in vista del voto dell'anno prossimo. La sfida più insidiosa arriva ora dalla sua destra, con il partito Futuro Nazionale del generale in congedo Roberto Vannacci, che chiede "omogeneità culturale", definisce i gay "non normali" e propone la "remigrazione" di 500.000 immigrati irregolari. "L'errore di fondo di Meloni è essersi diluita", ha detto al New York Times.


Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.


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TP-Link Archer NX500-Outdoor: il nuovo router 5G per portare Internet veloce anche all’aperto


TP-Link Archer NX500-Outdoor amplia la gamma di router 5G del produttore con una soluzione progettata per offrire connettività veloce e affidabile anche negli ambienti esterni
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TP-Link amplia la propria gamma di router 5G da esterno con Archer NX500-Outdoor. Si tratta di una nuova soluzione progettata per garantire una connettività affidabile e ad alte prestazioni anche negli ambienti outdoor. Evoluzione della precedente analoga proposta, il nuovo modello introduce anche la distribuzione del segnale Wi-Fi 6, consentendo di estendere la copertura wireless, oltre a fornire una connessione stabile all'interno dell'abitazione.

Connessione 5G e Wi-Fi 6 per gli spazi esterni


La crescente diffusione di sistemi di videosorveglianza, smart home e dispositivi IoT rende sempre più importante poter contare su una connessione stabile anche negli spazi esterni. Nelle aree non raggiunte dalla fibra FTTH, la rete mobile rappresenta oggi un'alternativa sempre più valida; grazie all'evoluzione delle reti 5G, è infatti possibile raggiungere velocità molto elevate e un livello di affidabilità adatto anche alle applicazioni più esigenti.
TP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edificiTP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edifici
In molti contesti, però, i router 5G installati all'interno degli edifici non riescono a sfruttare appieno il potenziale della rete mobile, poiché il segnale viene attenuato da muri e altri ostacoli. Allo stesso tempo, la copertura Wi-Fi tradizionale fatica spesso a raggiungere in modo efficace aree esterne come giardini, cortili, parcheggi o spazi industriali.

Per rispondere a queste esigenze, TP-Link ha sviluppato Archer NX500-Outdoor, un router 5G con slot per SIM progettato per essere installato all’esterno degli edifici, dove il segnale mobile ha una qualità di ricezione superiore, e distribuirlo tramite Wi-Fi 6 sia nelle aree outdoor sia all'interno dell'edificio.

Grazie al supporto della connettività 5G, il dispositivo raggiunge velocità di download fino a 4,67 Gbps, offrendo tutta la banda necessaria per streaming ad alta definizione, video call, gaming online e trasferimenti di file di grandi dimensioni. Il supporto al Wi-Fi 6 Dual Band AX3000, con velocità fino a 2402 Mbps sulla banda 5 GHz e 574 Mbps sulla banda 2,4 GHz, assicura inoltre connessioni stabili anche in presenza di numerosi dispositivi collegati contemporaneamente.

La possibilità di distribuire il segnale Wi-Fi anche negli ambienti esterni rappresenta uno dei principali elementi distintivi del nuovo modello, rendendolo ideale per connettere telecamere IP, luci e sensori smart, impianti di irrigazione, robot tagliaerba ma anche per creare postazioni di lavoro o svago all'aperto, senza la necessità di ricorrere a ulteriori punti di accesso Wi-Fi. La gestione della rete è infine affidata all'App Tether, che consente di configurare il router, monitorare i dispositivi connessi e gestire il traffico dati direttamente dal proprio smartphone.

E-commerce ad agosto: gli italiani continuano a comprare
L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Affidabilità in ogni ambiente


Posizionando il router all'esterno è possibile intercettare un segnale mobile più forte, riducendo le attenuazioni causate da muri e ostacoli e assicurando una connessione più stabile anche nelle aree con copertura limitata. Il supporto per il montaggio su palo, parete o finestra permette di individuare facilmente il punto di installazione più favorevole, mentre la certificazione IP66, l'operatività da -30 °C a +60 °C e la protezione contro fulmini e scariche elettrostatiche garantiscono affidabilità anche nelle condizioni ambientali più impegnative. A completare la dotazione, la porta PoE da 2,5 Gbps consente di trasportare alimentazione e dati attraverso un unico cavo Ethernet, semplificando le operazioni di installazione.

Disponibilità e prezzi


Archer NX500-Outdoor è acquistabile presso lo Showroom ufficiale di TP-Link e sul Brand Store di Amazon al prezzo di 299 euro.

Consigliato da Techpertutti

Router TPLink Archer NX500-Outdoor


Il nuovo router outdoor integra connettività 5G, Wi-Fi 6 e supporto EasyMesh per offrire una copertura stabile e ad alte prestazioni sia negli spazi esterni sia all'interno dell'abitazione

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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

DJI Mic Mini 2S: 28 ore e IA per il rumore
DJI Mic Mini 2S introduce la registrazione interna fino a 28 ore e una nuova cancellazione del rumore basata sull’IA avanzata, per audio più pulito in ogni situazione
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


Debito, inflazione e timori sui conti pubblici spingono i rendimenti ai massimi da diciannove anni. Le mosse di Bessent sostengono i titoli, ma spostano in avanti il problema che diventa sempre più serio.

I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


Nel 2030 il debito americano supererà il record della Seconda guerra mondiale


Nel 2030 il debito pubblico americano in mano agli investitori supererà, in rapporto alla dimensione dell'economia, il record toccato alla fine della Seconda guerra mondiale. Lo prevede il Congressional Budget Office (CBO), l'ufficio indipendente che analizza i conti pubblici per conto del Congresso. La differenza rispetto agli anni Quaranta è che questa volta il debito non dà alcun segno di voler scendere, come ha scritto in un editoriale il Washington Post. Il bilancio del governo federale è il più grande di qualunque organizzazione nella storia dell'umanità e vale più dell'intera economia di ogni altro paese al mondo, con l'unica eccezione della Cina.

In passato le impennate del debito americano erano causate dalle guerre o dalle recessioni ed erano temporanee: finito il conflitto o ripresa la crescita, il debito tornava a scendere in rapporto all'economia. Oggi sale per ragioni demografiche, perché la maggior parte della spesa va a programmi che servono una popolazione che invecchia. Nel 2025, durante un'espansione economica e in tempo di pace, il deficit di bilancio in rapporto al prodotto interno lordo è stato più alto di quello di qualunque anno degli anni Trenta (il decennio della Grande depressione).

Conti pubblici · Stati Uniti

Nel 2030 il debito supera il record del 1946

Debito in mano agli investitori, in percentuale del prodotto interno lordo. Il picco del 1946 arrivò dopo la guerra mondiale e nei vent’anni successivi si dimezzò.

0% 25% 50% 75% 100% 125% picco del 1946: 106,1% 1900 1920 1940 1960 1980 2000 2036 proiezioni 120,2%

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Esclude il debito detenuto da altre agenzie federali. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.

Nel 1945 l'84% della spesa federale andava alla difesa, un'ondata destinata a ritirarsi appena finita la guerra. Nel 2025 il 73% della spesa è andato alla spesa obbligatoria e agli interessi sul debito, voci che per legge devono continuare a essere pagate. La spesa obbligatoria è quella che il Congresso non deve approvare ogni anno, dato che è già stabilita dalle leggi che hanno creato i programmi: cresce da sola, senza che gli eletti debbano decidere nulla.

Intorno al 2030 gli over 65 saranno un americano su cinque, mentre nel 2008 erano uno su otto. L'invecchiamento fa salire in automatico i costi della previdenza e dell'assistenza sanitaria agli anziani e li scarica su una popolazione attiva proporzionalmente più piccola. Nel 1952 c'erano sei persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona con più di 65 anni, cioè sei redditi da tassare per pagare le prestazioni di un anziano. Nel 2011 erano quattro. Oggi sono 2,7, con una forza lavoro scesa ai minimi dalla pandemia.

Demografia · Stati Uniti

Nel 1950 c’erano sei adulti per ogni anziano, nel 2040 saranno 2,4

Persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona di 65 anni o più: sono i redditi che vengono tassati per pagare pensioni e sanità agli anziani.

2 3 4 5 6 1950 1970 1990 2010 2030 2040 proiezioni 2,4

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Dati osservati fino al 2021, proiezioni dal 2022.

Il 2030 è anche l'anno in cui, secondo l'ufficio bilancio del Congresso, i morti cominceranno a superare i nati. Da quel momento l'unica fonte di crescita della popolazione americana sarà l'immigrazione. I programmi di previdenza e assistenza che occupano gran parte del bilancio furono disegnati su aspettative demografiche del Novecento che non valgono più, un problema che accomuna gli Stati Uniti all'Europa.

La previdenza pubblica americana, la Social Security, per decenni ha incassato più di quanto pagasse, ma quei soldi sono stati spesi per altro. Dal 2010 il programma è in deficit ogni anno ed è dato in insolvenza nel 2032, cioè senza più riserve da cui attingere: a quel punto, in assenza di interventi del Congresso, gli assegni degli anziani verrebbero tagliati di circa un quarto per tutti.

Demografia · Stati Uniti

Dal 2030 moriranno più americani di quanti ne nascono

Saldo naturale e immigrazione netta, in milioni di persone all’anno. Dal 2030 l’immigrazione resta l’unica fonte di crescita della popolazione.

Nati meno morti Immigrazione netta
1,0 0,5 0 −0,5 2006 2015 2025 2035 2045 2056 proiezioni −0,34 0,34 1,02

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Il saldo naturale è la differenza fra nati e morti, l’immigrazione netta fra chi entra e chi lascia il paese. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.

Il buco di Medicare, il programma sanitario pubblico per gli over 65, è molto più grande. Dei 138 mila miliardi di dollari di squilibrio di bilancio previsti nei prossimi trent'anni, 109 mila miliardi vengono da Medicare, spinto dai costi sanitari in aumento e da una popolazione anziana che riceve molto più di quanto abbia mai versato in tasse. Il fondo che finanzia i ricoveri ospedalieri del programma va in insolvenza nel 2033.

Le date sono il risultato di stime ottimistiche. Sono le proiezioni di base dell'ufficio bilancio del Congresso, che danno per scontate nessuna guerra, nessuna recessione, un'inflazione bassa e stabile e nessun nuovo programma pubblico o cambiamento delle tasse. Una recessione peggiorerebbe il quadro e, se gli Stati Uniti dovessero aumentare la spesa militare per una guerra lunga, non avrebbero molto margine per farlo.

I falchi del bilancio parlano di questi problemi da anni e finora è sembrato che non succedesse niente, perché i conti federali hanno retto più di quanto molti si aspettassero. Gli Stati Uniti però partono da livelli di debito paragonabili a quelli della Seconda guerra mondiale e da deficit annuali superiori a quelli della Grande depressione. Non sono attrezzati ad affrontare quello che la demografia porterà, né gli eventi mondiali che nessuno può prevedere. Il conto arriva negli anni Trenta.


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L'FBI ferma l'ex deputato Eric Swalwell all'aeroporto e gli sequestra i dispositivi


L’ex deputato democratico è indagato dopo le accuse di violenza sessuale. Perquisita anche la sua abitazione a Washington.

Agenti dell’FBI hanno fermato l’ex deputato democratico Eric Swalwell all’aeroporto internazionale di San Francisco, gli hanno notificato un mandato di perquisizione e hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici. L’operazione rientra in un’indagine penale federale scaturita dalle accuse di violenza sessuale e condotta impropria rivolte all’ex membro del Congresso. Il sequestro e la successiva perquisizione della sua abitazione a Washington sono stati confermati da diverse testate statunitensi, mentre il San Francisco Standard ha ottenuto i dettagli del mandato con cui sono stati autorizzati.

Il provvedimento, depositato il 13 agosto presso il Distretto settentrionale della California e assegnato al giudice Thomas S. Hixson, è stato eseguito sabato alle 20.25 locali, le 5.25 di domenica in Italia, subito dopo l’arrivo di Swalwell in California. Gli agenti hanno sequestrato un iPhone bianco con cavo e alimentatore e un MacBook Pro. Il verbale di esecuzione è stato firmato dall’agente speciale Kyle R. Biebesheimer, appartenente alla squadra Anticorruzione e diritti civili dell’ufficio FBI di San Francisco, che ha certificato sotto giuramento l’esattezza dell’inventario. Una copia del mandato è stata consegnata a Swalwell, 45 anni, che si è mostrato collaborativo. Il giorno successivo gli agenti hanno perquisito anche la sua abitazione di Washington, sequestrando altro materiale.

Le accuse e le altre indagini


Almeno 5 donne hanno accusato pubblicamente l’ex deputato di violenza sessuale o comportamenti inappropriati. Le accuse sono emerse ad aprile, dopo la pubblicazioni di inchieste della CNN e del San Francisco Chronicle. Una sua ex collaboratrice sostiene di essere stata violentata due volte mentre era troppo ubriaca per poter acconsentire. Un’altra donna afferma di essere stata drogata prima di subire un’aggressione sessuale nel 2018. Altre donne hanno riferito di aver ricevuto su Snapchat messaggi sessualmente espliciti e, in almeno un caso, una fotografia non richiesta dei genitali di Swalwell.

Swalwell, considerato in precedenza come uno dei favoriti nella corsa per diventare governatore della California, ha sospeso la sua campagna elettorale il 12 aprile. Il giorno seguente ha annunciato le dimissioni dal Congresso, diventate effettive il 14 aprile. La Commissione Etica della Camera aveva appena aperto un’indagine sulla sua condotta e su una presunta violenza ai danni di una dipendente del suo ufficio, mentre in aula si profilava un voto sulla sua espulsione. L’ex deputato ha sempre respinto tutte le accuse.

Il Dipartimento di Giustizia ha aperto la propria inchiesta ad aprile. Parallelamente procedono gli accertamenti della procura distrettuale di Manhattan, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles e della procura distrettuale della stessa contea. Il procuratore Nathan Hochman ha affidato il caso alla divisione specializzata nei reati sessuali. Il Dipartimento di Giustizia, l’FBI e il legale di Swalwell non hanno risposto alle richieste di chiarimento.

Lunedì la Task Force della Casa Bianca per la trasparenza ha inoltre diffuso documenti declassificati sui rapporti tra Swalwell e Christine Fang, conosciuta come “Fang Fang” e sospettata di avere legami con l’intelligence cinese. Secondo le carte, Swalwell riferì all’FBI di avere avuto con lei rapporti fisici in alcune occasioni. Gli investigatori non riscontrarono allora violazioni della legge federale da parte sua e lo rimossero dall’elenco dei soggetti dell’indagine.

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La terra non è più bassa


La coltivazione “fuori suolo” ha mosso i primi passi a Borgo San Dalmazzo. Vitangelo Di Pierro, direttore della divisione tecnico-agronomica di Ageon, ne spiega a L’Unica tecniche e vantaggi

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Tutti conoscono il proverbio «la terra è bassa». Da secoli sta lì a indicare la fatica cui sono costretti i contadini. Ma forse non tutti sanno che, ormai da decenni, si è diffuso il cosiddetto “metodo fuori suolo” che, tra le altre cose, consente ai lavoratori di poter coltivare senza doversi faticosamente chinare a terra: le strutture ideate appositamente per questo tipo di coltivazione sono a mezza altezza, anche una persona seduta può così svolgere agevolmente il proprio lavoro. Le implicazioni sotto il profilo dell’inclusività sono intuibili, con notevoli vantaggi anche per le aziende del settore agricolo che generalmente fanno i conti con la difficoltosa ricerca del personale.

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Fox News mette in guardia dai politici Dem attraenti sui social


Nel programma Outnumbered la conduttrice Ainsley Earhardt ha elencato i democratici che si mostrano al meglio online e ha detto che il rossetto non cambia la sostanza delle loro idee

Fox News ha messo in guardia i suoi spettatori dai politici democratici che appaiono in forma e sorridenti sui social media. Mercoledì, nel programma Outnumbered, la conduttrice Ainsley Earhardt ha elencato i democratici che si mostrano al meglio nelle foto pubblicate online e ha detto che l'aspetto fisico non rende meno pericolose le idee che difendono.

"El-Sayed se ne va in giro con queste magliette attillate", ha detto Earhardt. "AOC con il suo bel sorriso. È bellissima. Ha il rossetto rosso. E c'è Mamdani, sempre sorridente, sempre positivo almeno in apparenza. Questo non rende la loro filosofia meno pericolosa, giusto?". AOC sono le iniziali con cui è conosciuta Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York.

"Puoi mettere il rossetto a un maiale, ma resta un maiale", ha proseguito la conduttrice. "Puoi metterli su TikTok, puoi metterli su Instagram e su Facebook, o su qualunque piattaforma usino, ma il socialismo fallisce sempre. Anche con il rossetto, anche con una maglietta attillata, resta socialismo e fallisce". In Florida questa settimana una candidata socialista-democratica ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato, battendo un avversario che aveva raccolto sedici volte più fondi.

Ocasio-Cortez ha difeso nei giorni scorsi la spinta dei democratici sui social e la sua partecipazione al canale dello streamer Hasan Piker su Twitch, la piattaforma di dirette video. La deputata, che pochi giorni fa ha preso le distanze dalla stagione del progressismo culturale dei primi anni Venti, ritiene che l'abbandono di quegli spazi a favore dei media tradizionali abbia contribuito alla sconfitta dell'ultima tornata elettorale.

I consulenti che oggi si preoccupano di quella strategia sono gli stessi che dopo la sconfitta chiedevano al partito di andare nel podcast di Joe Rogan, ha detto Ocasio-Cortez. "Si è parlato molto del fatto che alle ultime elezioni abbiamo perso i giovani uomini e molti degli stessi consulenti che oggi si torcono le mani erano quelli che dicevano che dovevamo andare da Joe Rogan e che non dovevamo essere così disposti a partecipare alla cancel culture", ha detto la deputata. "Quando guardiamo alle elezioni che ci sono state, abbiamo perso i giovani. Il fatto è che i democratici possono andare da Joe Rogan. I democratici possono andare su Fox News. I democratici hanno la responsabilità di costruire una coalizione vincente".

"I giovani seguono mezzi e conversazioni a cui abbiamo la responsabilità di prestare attenzione e di rispondere", ha aggiunto. "Spesso, quando si fanno le analisi del giorno dopo su come hanno votato i diversi gruppi, quella che viene ignorata è l'ondata generazionale. I millennial non sono più ragazzini ribelli. Siamo adulti con mutui e figli. Quella generazione sta iniziando a essere decisiva alle urne. E c'è rabbia per essere stati ignorati, messi da parte, per il fatto che le generazioni precedenti hanno ipotecato il nostro futuro economico su tutto, dall'economia al clima".


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Un sondaggio Susquehanna dà Il democratico avanti di sette punti su Mike Rogers, ma le altre rilevazioni descrivono una corsa ancora molto incerta.

Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


In Ohio Sherrod Brown prova a rientrare al Senato con lo stesso messaggio di 52 anni fa


A 73 anni Sherrod Brown prova a rientrare al Senato degli Stati Uniti due anni dopo aver perso il seggio che aveva tenuto per tre mandati. È uno dei democratici su cui il partito conta di più per le sue speranze di riconquistare il controllo della camera alta a novembre. Il suo avversario è Jon Husted, senatore repubblicano che a quella carica non è mai stato eletto: è stato nominato per occupare il seggio lasciato libero da JD Vance quando è diventato vicepresidente.

Nel 2024 Brown aveva perso con il presidente Trump sulla scheda e l'entusiasmo repubblicano al massimo, mentre l'industria delle criptovalute spendeva cifre enormi per cacciarlo dal Senato. Questa volta il presidente non è candidato ed è impopolare presso larga parte del paese. L'Ohio resta però uno Stato che nell'ultimo decennio si è spostato a destra.

Brown ha raccolto più fondi di qualsiasi altro democratico candidato al Senato, con l'eccezione di James Talarico in Texas e Jon Ossoff in Georgia. Gli analisti elettorali indipendenti classificano la corsa dell'Ohio tra il favore ai repubblicani e il testa a testa (cioè tra una gara che il candidato repubblicano parte favorito per vincere e una in cui nessuno dei due è davanti). I sondaggi indicano che Brown può farcela.

Nei sondaggi, nei focus group e alle urne l'elettorato democratico chiede candidati giovani, estranei alla politica di professione e ostili all'establishment di Washington. Brown è l'esatto contrario: eletto per la prima volta nel 1974, ha passato gran parte degli ultimi trentacinque anni nei corridoi del Congresso. Al tempo stesso è prima di tutto un populista economico e il costo della vita alimenta oggi una spinta a sinistra dentro il partito. Il messaggio che sempre più elettori democratici vogliono sentirsi dire è quello che lui ripete da prima che molti di loro nascessero. Dennis Eckart, ex deputato dell'Ohio e amico di lunga data, ha detto al New York Times che Brown è quello che la maggior parte della gente desidera. "È stato il senatore della cameriera, è stato il senatore dell'operaio", ha detto.

I repubblicani lo descrivono come un uomo del passato, uno che ha già perso una volta e perderà di nuovo perché è troppo a sinistra per il suo Stato. Husted ha definito "patetica" l'operazione. "O è il suo sistema, o è stato un fallimento nel cambiarlo", ha detto al New York Times il senatore, eletto all'assemblea legislativa dell'Ohio nel 2000 e poi segretario di Stato dell'Ohio, la carica che sovrintende alle elezioni, prima di diventare vicegovernatore e di essere nominato al Senato. "Può scegliere quale delle due, ma in un modo o nell'altro è stato un fallimento." Nick Puglia, portavoce del comitato che finanzia le campagne dei repubblicani al Senato, ha detto in una nota che "dopo 32 anni passati a piegare il ginocchio davanti alla sinistra radicale a Washington" Brown "è completamente fuori sintonia con l'Ohio" mentre si batte per aumentare le tasse e dare sussidi pubblici agli immigrati irregolari.

Quest'anno Brown ha deciso di parlare del suo avversario, cosa che di solito non fa. Nei suoi incontri ricorda che Husted ha detto che chi fa fatica non sa come muoversi nel mondo reale e che basterebbe lavorare di più e meglio per guadagnare di più. La frase che giudica più offensiva è quella in cui il senatore repubblicano ha definito "rotta" l'etica del lavoro nel paese. Husted ha risposto che si tratta di "una bugia" e ha detto che Brown "non ha mai lavorato in una fabbrica né fatto un giorno di lavoro manuale in vita sua".

Figlio di un medico e laureato a Yale, Brown è stato eletto deputato all'assemblea dell'Ohio nel 1974, quattro giorni prima di compiere 22 anni. Il giornale della sua città, il Mansfield News Journal, lo descrisse allora come un "liberal" con "il sostegno del sindacato", già attivista per i diritti civili, per l'ambiente e contro la guerra ai tempi del liceo. "Il sistema fa schifo", disse a un cronista.

È stato rieletto nel 1976, nel 1978 e nel 1980. Nel 1982 è diventato segretario di Stato dell'Ohio, è stato riconfermato nel 1986 e ha perso il posto nel 1990. Nel 1992 è entrato alla Camera dei rappresentanti a Washington ed è stato rieletto nel 1994 (l'anno in cui moltissimi democratici persero il seggio) e poi altre cinque volte. Una delle ragioni della sua tenuta è l'opposizione precoce e convinta al NAFTA, l'accordo di libero scambio nordamericano.

Nel libro del 1999 "Congress From the Inside" ha scritto che quell'accordo alimentò rabbia e cinismo tra gli iscritti ai sindacati, che "hanno visto i salari ristagnare, le fabbriche delle loro comunità chiudere e il loro presidente mandare i loro posti di lavoro in Messico". Nel libro del 2004 "Myths of Free Trade: Why American Trade Policy Has Failed" ha preso di mira le élite del paese. "Se i leader delle nostre istituzioni si prendessero il tempo di ascoltare le persone che lavorano con le mani, forse imparerebbero qualcosa sulle ragioni dell'ansia dei lavoratori, sulla disperazione con cui molti guardano al futuro".

I nomi dei suoi due cani riassumono la sua politica: Franklin, come Franklin Delano Roosevelt, e Walter, come Walter Reuther. "Il più grande presidente", ha detto al New York Times, "e il più grande leader sindacale". Per Brown il problema di fondo della politica americana degli ultimi cinquant'anni è che le imprese sono diventate sempre più grandi e forti mentre il lavoro è diventato sempre più piccolo e debole, con lo smantellamento sistematico della Great Society, il programma di riforme sociali di Lyndon Johnson degli anni Sessanta costruito sul New Deal di Roosevelt degli anni Trenta.

La sua vittoria al Senato nel 2018, due anni dopo che il presidente Trump aveva vinto l'Ohio, era stata così improbabile che molti democratici si chiesero se non dovesse candidarsi alla Casa Bianca. Il messaggio non è cambiato da allora. "La storia e la politica sono cicliche", ha detto al New York Times.

In Ohio i democratici hanno una generazione di amministratori giovani: Aftab Pureval, 43 anni, sindaco di Cincinnati, Justin Bibb, 39 anni, sindaco di Cleveland, e Dani Isaacsohn, 37 anni, capogruppo di minoranza alla Camera dello Stato. Quando quest'anno si è aperta la corsa al Senato, nessuno di loro si è fatto avanti. Pureval ha detto al New York Times che da giovane non vorrebbe nessun altro candidato al posto di Brown, perché il costo della vita è il tema di cui si occupa da quando è entrato nella vita pubblica.

Nei suoi comizi Brown ricorda l'ultima cosa importante che ha fatto da senatore, il Social Security Fairness Act, la legge bipartisan che ha contribuito a scrivere per garantire la pensione piena a milioni di dipendenti pubblici. A Steubenville, ex città dell'acciaio sul fiume Ohio a 45 minuti di auto da Pittsburgh, è entrato tra gli applausi nella sede locale del sindacato degli elettricisti. Alle sue spalle c'erano cartelli con scritto "Workers before billionaires", i lavoratori prima dei miliardari, e "Taking on the rigged system", contro il sistema truccato.

"Vedete cosa succede quando le aziende fanno sempre più soldi", ha detto agli iscritti. "I dirigenti sono pagati sempre di più, i profitti sono più grandi, voi lavorate di più, siete più produttivi e i soldi che escono sono più di quelli che entrano." "Ecco perché combattiamo", ha aggiunto. "Ecco perché sono in questa corsa".

Quando si candidò per la prima volta nel 1974, un annuncio elettorale lo presentava come "un cambiamento in meglio". Cinquantadue anni dopo chiede lo stesso genere di cambiamento. Eckart ha ricordato i discorsi che faceva all'assemblea dell'Ohio negli anni Settanta. "Stava reincarnando Roosevelt", ha detto. "Non c'è granché di nuovo".


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Dopo tanto lavoro, Ghost ha finalmente attivato la federazione Activitypub (e non solo). Ma quali sono le newsletter e i blog italiani basati su #Ghost?

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Al momento questi sono quelli che abbiamo censito e che ricondividiamo per tutti gli interessati:

1) oradecima by Martino Wong: @oradecima by Martino Wong
2) Dungeonauta: @Dungeonauta
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6) Il Blog di Davide Benesso: @Davide Benesso: curiosità e automiglioramento
7) Gaming Review: @GamingReview.it
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in reply to Zone di Transizione

sinceramente avrò poco più di 100 utenti al giorno e WordPress lo conosco abbastanza bene ormai (ci ho sviluppato anche qualche plugin). Ricominciare da zero, passare ad una vps, vuol dire spendere di più e dover re-imparare tutto da zero 😅
Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)