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Un caro saluto a tutti i followers di "Verso Casa", il podcast che mi vede in giro per l'Europa per trovare una nuova casa (ascoltando, capirete perché).

Il podcast per ora è in pausa, in attesa che la vita mi porti verso gli eventi che costituiranno la seconda stagione. Se non lo avete già fatto, potete ascoltare la prima stagione; gli episodi sono tutti disponibili.

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Non c'è neanche l'ombra dell'ombra
🥵 Mentre a Trieste si registra l’estate più calda di sempre, caratterizzata da notti tropicali, ozono sopra ogni limite, siccità e incendi sempre più frequenti, il Comune corre ai ripari.

🪴 E come? Con tredici platani in vaso, sette dei quali già installati, nell’ambito dell’iniziativa battezzata “Oasi sui masegni”. Possono davvero contribuire a contrastare il calore della città?

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Recensione “Nulla più di un omicidio” di Jim Thompson (1949)
Quando la routine di provincia si trasforma in un patto criminale: entra con me nel mondo spietato di Jim Thompson, dove ogni bugia ha un prezzo e ogni scorciatoia porta dritta al baratro.
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Recensione “I girasoli” di Vittorio De Sica (1970)
Un matrimonio quasi per finta, un amore vero, una guerra che non finisce mai: ascolta perché "I girasoli" di Vittorio De Sica è molto più di un melodramma con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.
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Recensione “Vacanze romane” di William Wyler (1953)
Una principessa in fuga, una Roma che sembra un sogno, e un segreto rimasto nell'ombra per quarant'anni: la vera storia dietro "Vacanze romane" vi aspetta in questa puntata.
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Recensione “Storie dello spazio profondo” di Bonvi e Francesco Guccini (1969)
Prima di "Guerre Stellari" c'è stato: un cantautore, un vignettista, un avventuriero povero in canna e un robot nevrotico. Il fumetto italiano dimenticato che ha immaginato il futuro con dieci anni d'anticipo.
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Recensione “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” di Jay Roach (2015)
C'è chi ha perso tutto per non tradire le proprie idee: la storia di un uomo che, zittito da un intero sistema, ha comunque avuto l'ultima parola.
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Recensione “Il buio oltre la siepe” di Robert Mulligan (1962)
"Non giudicare mai una persona finché non hai camminato nelle sue scarpe": la lezione più grande del cinema americano, raccontata con gli occhi innocenti di una bambina.
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28x2026 Central Park - My love in the dark
- USA - l’avvocato bacia
- Libri - Destructive Scanning
- Il Decreto su riconoscimento facciale
- App della settimana: Curve
- Prove del DNA a rischio?
- AI-Act: la natura artificiale dei chatbot
- Il titolo di SpaceX
- Linkedin contro l’AI slop
- Anthropic in Blacklist di Trump
- DeepFake: NanoBanana Addio
- Google maps e gli incendi
- AI fuori controllo: non solo colpa di OpenAI
- Trump contro aspirapolveri
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Recensione “La Musa” di Dino Risi (1963)
Quando la critica letteraria diventa un travestimento e il talento conta meno di chi lo sostiene: benvenuti nel mondo feroce e comicissimo de "La Musa" di Risi
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Recensione “L’uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford (1962)
"Quando la leggenda diventa più bella della verità, pubblica la leggenda": la puntata che smonta il mito del West, un colpo di pistola alla volta...
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LINKioni 16 Ottobre 2025 - Con Neryel e Kitty
È passato poco più di un anno da quando LINKioni è diventato podcast.
È soprattutto grazie al tuo passaparola sul Fediverso se le persone ci scoprono.
Grazie! Abbiamo rotto l’internet: LINKioni non usa i social in generale.

Ora siamo in pausa per riorganizzarci.

Mentre scriviamo nuove puntate e valutiamo ospiti, raccontaci come stai e come ci hai scoperto❤️

Ecco la puntata con Neryel e Kitty che da qualche gg abbiamo portato su mastodon 😀

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27x2026 Ritirate la multa!
OpenAI dopo il caso Hugging Face
Chatgpt down due volte
Trump si arrabbia per la multa a Google
App Io - arriva il fascicolo sanitario
Basta un Acrobat per rendere Whatsapp vulnerabile
Il divorzio del secolo
Nvidia, Microsoft e Meta scrivono a Washington
Dati distillati - Il Segretario USA al Tesoro avverte la Cina
La Francia e il Ban Social
La telecamera intelligente sull’autostrada toscana
App della settimana - meet.jit.si

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Sopravvivere in spiaggia, festival estivi e hit tormentanti
Seconda puntata di Surfin' Summer, con tanti consigli per la vostra estate: innanzitutto non può mancare il corso di sopravvivenza "Sitepiglio-Tacciongo", i nostri esperti per difendersi dai bambini molesti in spiaggia.
Oltre a questo preparatevi per grandi festival che coloreranno la vostra voglia di vacanze e di esaurimento nervoso, magari ascoltando una radio di soli tormentoni!
Come dite? Che tormento? Beh...
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Investigatore Robert Robert 5 - Serie Plin Plon
📢 Sarà questa l'ultima avventura dell'investigatore Robert Robert, l'uomo che ha un grosso, ma tanto grosso intuito?

I colpi di scena di questo episodio hanno stupito persino chi lo ha scritto.

- Le nuove pubblicità Plin Plon, tornano a Settembre, intanto:
🔔Condividi il podcast Plin Plon, il brand di prodotti e servizi che non sapevi di volere. Sarà un bel regalo per chi lo ascolta.

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DK10x42 - Un altro digitale è possibile


NIS2, CRA, il Digital Compact e il long game dell'Unione Europea. Più, le ultime notizie sull'Odissea Weizenbaum.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

E siamo arrivati alla fine della decima stagione. Vi lascio con una riflessione, o con un magone, che mi porto dietro da qualche tempo, e poi facciamo il punto sul Weizenbaum, perché mica credevate che mi fosse passata.

Allora, la riflessione è questa. I prodi imprenditori sono ancora lì a menarla con il GDPR che li limita e li costringe e signora mia dove andremo a finire.

Peccato che dall'approvazione del GDPR siano passati dieci anni e otto dalla sua piena applicabilità. Un bambino nato col GDPR nel 2016 oggi sarebbe in quinta elementare. Anche il più scalucco dei genitori, per la quinta elementare ha imparato quel che c'è da imparare. E oserei dire che un figlio è leggermente più impegnativo di una norma. Per essere gente che straparla di adattarsi, superare gli ostacoli e vincere manco fossero marines, gli imprenditori stanno dimostrando la rapidità di movimento delle placche continentali.

Non è che i problemi delle aziende non esistano, ci mancherebbe. Ma il GDPR diceva semplicemente: coi dati personali, da oggi, si lavora in un modo diverso, e poi ti spiegava come doveva essere questo modo diverso.

I problemi che le aziende lamentano, derivano invariabilmente dal voler continuare a lavorare con i dati personali come se il GDPR non ci fosse. Non so voi, io non provo una travolgente compassione.

In questi anni, poi, l'Europa non è rimasta a guardare. Tutti sono in ginocchio davanti al mito dei founder statunitensi, ma io non capisco. È tutta gente brava a reimmaginare il mondo come se fosse stato creato ieri mattina. E grazie Graziella. Gente che "reinventa" i trasporti, le banche, il lavoro, ignorando esplicitamente tutto quello che è stato fatto prima. Salvo poi arrivare alla lenta e dolorosa scoperta del sorprendentemente ovvio, e cioè che esiste un motivo per cui le cose sono fatte in un certo modo.

Se non devo tenere conto dell'omologazione, dei pedoni, dello stato della carreggiata, delle curve, del traffico, della segnaletica, dell'illuminazione, delle condizioni meteo e delle normative di sicurezza, la faccio anch'io la macchina senza pilota.

Senza depositi di garanzia, senza controlli sulla clientela, senza antiriciclaggio, senza evidenze auditabili, una banca è un foglio Excel con l'interfaccia web.

Ricordate quando le criptovalute dovevano sostituire il contante, senza peraltro averne nessuna caratteristica? O di quando il primo fesso che scrive dieci righe in python doveva reinventare i contratti?

Il branco di deficienti sotto ketamina che ha in mano il digitale vive nell'allucinazione generata dalla Fallacia del Programmatore, ricorderete il falso sillogismo:

  1. Si può scrivere un programma per risolvere qualsiasi problema
  2. Io so scrivere programmi
  3. Ergo, io posso risolvere qualsiasi problema.

La fallacia si fonda sull'assunto surreale che ogni problema sia riconducibile all'ottimizzazione di una qualche funzione matematica. Questo è dimostrabilmente falso per quasi tutti i problemi che hanno a che fare con gli esseri umani, ma è in effetti il sogno comune di molti che cercano di affrontare le scienze sociali come se fossero scienze "dure", economisti in testa, tutta gente che

  • cerca di infilare a martellate la realtà nei propri modellini giocattolo,
  • fallisce invariabilmente in ogni previsione o indicazione,
  • eccelle, cambiando di volta in volta le regole, nello spiegare le cose dopo che sono successe
  • e si riduce a fare l'apologetica del darwinismo sociale così gli danno cattedre e consulenze.

Gli algopirla, o techbro, i cazzari del digitale, sono perfino peggio degli economisti, ma questo non significa che le loro azioni siano meno dannose. L'ipotesi di lavoro standard dell'algopirla la possiamo tradurre con "nessuno ha mai pensato a questa cosa", e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nel migliore dei casi, soluzioni a problemi che nessuno si è mai posto, vedi Bitcoin, o finte soluzioni che creano altri problemi senza risolvere quelli di partenza, vedi per esempio le macchine a guida autonoma.

Ma tutto questo ce lo siamo già detto e ripetuto, oggi mi serve solo per dire questo: non ci vuole niente a fare meglio di qualcosa che esiste semplicemente ignorando i vincoli. Infatti qualsiasi algopirla ci riesce.

Il punto è migliorare qualcosa rispettandone i vincoli operativi: che siano ambientali, giuridici, economici o sociali.

E qui veniamo all'Europa. Mentre gli statunitensi si perdevano nella sbronza palingenetica dei social e della cosiddetta Intelligenza Artificiale, l'Europa ragionava. Ragionava sul fatto che i social e la Rete e l'Intelligenza Artificiale non esistono nel vuoto cosmico, ma che presentano alcuni profili di rischio simili a cose già esistenti (reti telefoniche, editoria, eccetera) e alcuni profili di rischio nuovi.

Così, mentre oltreoceano volevano riscrivere tutto da zero secondo i loro porci comodi, in Europa si cercava di tenere i piedi per terra e di regolare, un pezzo alla volta, questa mandria di tecnologi millenaristi.

Non è che in Europa siamo innamorati del passato. È solo che sappiamo che il passato esiste, a differenza degli statunitensi che pensano che il mondo sia iniziato con loro. Passato non significa solo tradizione, significa esperienza. In Europa sappiamo cosa significa quando l'economia diventa monopolio; quando i media si concentrano troppo; quando il produttore non si assume alcuna responsabilità verso il consumatore.

È stato un viaggio lungo, ma ora tutti i pezzi si compongono in quello che si chiama Digital Compact: l'insieme di leggi che regolamentano l'intero settore del digitale.

Abbiamo già parlato di DSA, DMA, di DORA e dell'AI Act. E della PLD2. Ma c'è anche la NIS2 e, da settembre, il Cyber Resilience Act o CRA.

I soliti frignoni vedono ogni regolamento come uno strato ulteriore di problemi. Ma in effetti ciascun regolamento copre una parte differente delle problematiche di un mondo di prodotti interconnessi, transnazionali e con supply chain complesse.

Il digital compact, come il GDPR, dice una cosa semplice: non si può contiuare a vendere prodotti connessi come se non sapessimo quali rischi portano.

A fare un prodotto connesso, con le tecnologie disponibili, non ci vuole nulla. Anzi, costa spesso meno avere una telemetria che consente adattamenti remoti in tempo reale che avere un prodotto non connesso che funzionare affidabilmente in modo autonomo.

Per esempio, NIS2 richiede che il produttore di prodotti connessi garantisca visibilità e controlli comprovabili sulla sicurezza della connessione.

Il CRA dice, non solo hai l'obbligo della visibilità e della security by design, ma devi anche garantire una traccia auditabile del funzionamento, e pianificare in modo opportuno anche il fine vita del prodotto, oltre a garantire tutti gli aggiornamenti periodici. Che, in parole povere, significa addio all'obsolescenza programmata.

Confrontate questa richiesta con una notiziola che mi ha passato oggi il solito impeccabile Daniele: in tutte le automobili moderne esiste una componente del sistema di telemetria che le rende suscettibili di hackeraggio.

O considerate le migliaia di modelli di telecamere di sorveglianza con password hard-coded o addirittura inesistenti, e traffico in chiaro.

O tutti i sistemi di gestione remota dove ogni singolo tecnico ha accesso all'intera rete di apparati.

Ecco, se fino ad oggi cose del genere erano ovviamente spiacevoli ma dovevamo aspettare che il produttore si degnasse di turare le falle, rigorosamente dopo qualche disastro o data breach epocale, invariabilmente accolto con assoluto stupore, da settembre cominciano a diventare vere e proprie responsabilità che il produttore non può più scaricare su nessuno, e per le quali verrà chiamata a rispondere in solido anche la struttura dirigenziale.

Non so voi, ma se davvero l'IoT, l'Internet delle cose, deve diventare una parte normale del funzionamento del mondo, a me queste richieste di legge sembrano un'assoluta ovvietà.

Abbiamo visto cosa fanno i produttori quando vengono lasciati senza vincoli: libri digitali che paghi ma non sono di tua proprietà e possono venire modificati o cancellati remotamente senza che tu possa farci nulla, accessori connessi (inclusi dispositivi medici) a obsolescenza programmata o che sono impossibili da manutenere senza il beneplacito del produttore, che poi va puntualmente fallito. E, ciliegina sulla torta, produttori che decidono che da domani se vuoi caricare a più dell'80% la batteria della tua auto elettrica devi pagare un extra.

La rete delle cose non può funzionare in queste condizioni. O meglio, non può funzionare per noi che dobbiamo pagarla e usarla, perché i produttori sarebbero felicissimi di continuare su questa strada e trasformare ogni componente connesso in una rendita separata.

L'Europa, con il Digital Compact, ha definito una cornice completamente nuova per il digitale, mettendo fine allo scaricabarile e alla socializzazione dei rischi. In Europa, chi mette sul mercato un prodotto connesso ne risponde, indipendentemente da dove e da chi sono state fatte le parti che lo compongono.

Questo significa che la catena dei fornitori si accorcerà di nuovo? Forse. O forse no. Dove trovare i fornitori è un problema che deve risolvere il produttore, non il legislatore.

Ma se a tutto questo aggiungete che, da Novembre, con la PLD2 il software diventa un prodotto a tutti gli effetti, e chi lo include in un proprio prodotto ne diventa responsabile, capite che l'era dei componenti cinesi a prezzi stracciati incorporati senza alcun controllo (perché i controlli costano, signora mia) è finita. E francamente, non un minuto troppo presto.

Torneremo di sicuro sulle interazioni fra NIS2, CRA e PLD2 perché saranno in molti a frignare. E ci divertiremo.

Nel frattempo cominciamo a dirci che un nuovo digitale è possibile. L'occhiuto Riccardo mi segnala che la Corte Europea ha dato torto a Google Irlanda contro AGCOM con una sentenza epocale: se una piattaforma partecipa alla selezione dei contenuti o partecipa degli introiti che generano, non è più considerabile come "canale neutro", ma ricade nell'ambito della responsabilità editoriale.

Adesso è nero su bianco, e fa giurisprudenza. Anche l'era delle piattafome fintamente neutre sta finendo.

C'è un solo dubbio: i governanti europei saranno all'altezza delle leggi europee? A giudicare dal comportamento della Commissione von der Leyen c'è da nutrire dei dubbi.

Ma i governanti cani si possono cambiare, è il bello della democrazia.

E veniamo alla nostra odissea privata, la riedizione de "Il potere del computer e la ragione umana" di Joseph Weizenbaum. Ricorderete che Gruppo Abele (l'editore italiano) e Macmillan (l'editore inglese) ci hanno fatto sapere di non avere i diritti. Allo stesso tempo Zanichelli ci ha risposto di non avere interesse a pubblicare il titolo e Rizzoli è non dà segni di vita.

Abbiamo scoperto che una edizione inglese più recente è uscita nel '95 per Penguin. Bene, Penguin US ci ha rimandato a Penguin Italia che dice di non avere i diritti, e di provare con Penguin UK. E Penguin UK non risponde alle nostre richieste.

Per essere un'industria che vive di gestione dei diritti, direi che c'è una bella gestione del cazzo, in giro. Ma forse è solo la mia impressione.

Intanto, in Germania, il Weizenbaum Institut non ha idea di chi detenga i diritti sull'opera, e nessuno sa come contattare gli eredi.

Che fare?

Ho chiesto aiuto agli amici avvocati del canale. Con estrema cautela ci stiamo indirizzando verso un'autoproduzione che contenga anche un disclaimer per spiegare che, non essendo riusciti a individuare il detentore dei diritti, procediamo in buona fede con una riedizione no profit a prezzo politico. Dobbiamo ancora decidere se devolvere i proventi in beneficenza o se tenerli a disposizione casomai qualcuno venisse a reclamare le cifre risibili che raccoglieremo.

Ma il punto non sono le cifre. Il punto è che riportare alle stampe questo libro a cinquant'anni dalla prima edizione e a sessant'anni da ELIZA è il colpo più forte che si possa assestare al castello narrativo della cosiddetta Intelligenza Artificiale e alla pretesa che tutto debba cambiare perché ora esistono i modelli linguistici, con buona pace di Sam Altman e dell'ennesima favoletta acchiappatitoli dei suoi sistemi che sono così potenti da eludere i controlli e andarsene in autonomia a hackerare Hugging Face.

Weizenbaum, scrivendo cinquant'anni fa, ridicolizza i manifesti settimanali dei vari Amodei, Altman, e compagnia cantante. Quale miglior contrappasso per questi cialtroni?

E con queste due note di speranza vi lascio. Le ferie sono agli sgoccioli, ma sarà un Agosto di lotta per portare il Weizenbaum a Pordenone il 24 Ottobre.

State bene, riposate, rifate il pieno di energie, perché sarà un autunno caldo.

Ci risentiamo l'8 settembre, per l'undicesima stagione.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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LINKioni 23 luglio 2026
L'ultima puntata della stagione, un'occasione per salutare e ringraziare tutti voi che ci seguite, ascoltate o supportate anche economicamente con le donazioni.
Torneremo a settembre, come gli studenti ripetenti, fateci compagnia in estate sul nostro canale Telegram.

#podcast #linkioni #festival #festivalpodcasting #festivaldelpodcasting
#bibliotecabusseto #biblioteca #zappr #tv #librezilla
#opensource #castopod #devol #mastodon

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Treasons 2


Warming up is important to avoid injuries. So, here's a few more misdeeds by the EU Commission, to read up first thing come September, so we are ready to start the new season...
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Just in case anyone thought we’d run out of complaints against this European Commission of lackeys and scoundrels, here are a few more Post-its to stick on the fridge before the holidays, so we can kick off September with a bang.

But first, as a bonus, a review.

Today is July 18, and yesterday I went to see Nolan’s "Odyssey". My measured opinion is that if hehad cast the Muppets for it, the result would have been a less ridiculous movie.

"Odyssey" is the living proof that with a $250 million budget, the best director around, and a stellar cast, you can still produce an unwatchable piece of crap that’s also a deadly bore.

At one point I said to myself, “Jesus, is this ever going to end?” Exactly 36 minutes had passed. The movie runs two hours and 52 minutes.

Now:

  1. I can admit the appalling casting choices because woke sells;
  2. I can overlook the mixed-race, teenage "sky-blue-eyed Athena", the black-skinned "Helen with white arms", and the bald, black-bearded, "blond Menelaus" because after all we need not be literal;
  3. I can take it in stride that Agamemnon is dressed as Batman throughout the entire movie;
  4. I can put into context an Odysseus incessantly whining as if Troy were Vietnam, even though I burst out laughing at the line “our Bronze Age is coming to an end,” (and it wasn’t the first time);
  5. I can look past the absence of the Lotophagi, the Phaeacians, Nausicaa, and the trick on the Cyclops;
  6. I can temporarily suspend judgment on the absence of the gods, if only to conclude later that it all turns into a second-rate Disney fairy tale
  7. I can consider it a stylistic choice that, despite the costumes, the characters and dialogue are better suited to a bourgeois drama from the period when Woody Allen thought he was Ingmar Bergman than to a tragic myth from the first millennium B.C.;
  8. I can grit my teeth at a Telemachus who calls Odysseus “Dad”;
  9. I can bite my tongue about the Greeks rowing in helmets and armor throughout the entire movie to show that they’re warriors—otherwise Pete Hegseth will say this is *The Gay Love Boat*, not *The Odyssey*;
  10. I’ll only spare the perimenopausal nymph, Calypso, and not because Charlize Theron, even at eighty, will still be the most terrifyingly magnetic and captivating woman on the planet, but because she’s the only one on screen who actually acts and has stage presence.

But what I absolutely cannot accept is taking the greatest story ever told and turning it into a movie that’s not only boring but completely devoid of any pathos.

But go see it for yourselves, and make up your own minds. Oh yeah, the set design and cinematography are beautiful. Too bad that if you find yourself noticing those, it means the movie isn’t there.

And now let’s move on to serious matters.


In the last episode, I listed as treason the extension of exceptional investigative and surveillance powers (including facial recognition) to Frontex, the European agency responsible for external border controls.

As for internal borders, however (which the Schengen Agreement was supposed to dismantle) too many member states continue to invoke emergency conditions so they can do as they please. Take Germany, for example, which (ever since Schengen came into existence) has requested six-monthly exemptions on security grounds almost non-stop. Just how absurd these security demands are is immediately apparent: traveling from Italy to Germany via Austria? Border check as soon as you enter Germany. Traveling from Austria to Germany? No check at all.

And Germany isn’t even the only one, even though it’s the example I stumble upon every time. A Commission worthy of the name would have taken action years ago, because Schengen is one of the greatest achievements of European integration, and we’re throwing it away just to appease a bunch of racists in Parliament and in the electorate.

And that’s just regarding the borders. But we mustn’t forget that Europol, too, is piling up one exception after another just to carry out mass surveillance on European citizens and, not content with these, has built a shadow system of databases and applications to flout the limits on data retention and processing set by the GDPR and continually reaffirmed by the European Data Protection Supervisor. In this case as well, a Commission worthy of the name would give the European Data Protection Supervisor the political and financial backing to pay Europol a visit armed with a large stick; but heaven forbid that von der Leyen and her Commission of lackeys should do anything to enforce European laws in Europe.


Still on the subject of border relations, there is the increasingly surreal relationship with the United States. The cornerstone of the scandal is the request for Europe to share its citizens’ biometric databases with the United States, so that EU citizens can continue to enjoy the great honor of traveling to that barbarian country without a visa.

There are a few problems:

  • the first is that you can process my biometric data only when I hand you my passport, not otherwise;
  • the second is that once biometric data is accessible to the US, goodbye, data protection limits, they’ll profile us to the hilt and then some, and then, of course, the inevitable data breach will land the data in anyone’s hands;
  • the third is that we already have an agreement allowing us to travel to the U.S. without a visa, and Trumpland is, as always, changing the rules of the game.

Now, personally, I won’t set foot in the U.S. again until they’ve gotten over this bout of fascism that began in 2001. Which means I presumably won’t be going back there ever again. But even if I wanted to, I don’t see why I should compromise fundamental data and throw personal data protection out the window just to save the cost of a couple of visits to the consulate.

Let’s remember that the U.S. is also that “democratic” country where, to enter, you have to give the authorities access to all your social media accounts so they can make sure you’ve never said anything they don’t like (like for instance that Trump is an idiot and that Congress is a herd of sheep). Stuff like that makes you long for the Soviet Union’s KGB.

Regarding access to biometric data, the U.S. has set a deadline of December 31, a deadline that is, to all intents and purposes, an ultimatum, and the outlook is bleak, especially if one recalls the “wonderful” negotiation through which von der Leyen secured permanent 15% tariffs from what is supposed to be an ally.

The European Parliament is currently on recess, but as soon as it reconvenes, it will need to make its voice heard on this issue—and on all others concerning the United States.


Still on the subject of the United States, there is the now-surreal issue of the free flow of data between Europe and the United States—the so-called EU-US Data Protection Framework—which, according to the European Commission, guarantees that the U.S. substantially meets the protection standards required by the GDPR.

The agreement on the free flow of data between the U.S. and the EU, whatever its name, has always been a farce. So was the Safe Harbor, which was struck down by the European Court of Justice’s Schrems I ruling. So was the Privacy Shield, essentially a carbon copy of the Safe Harbor hastily put together by the von der Leyen Commission (the first one) and struck down by the Schrems II ruling.

And so is the current EU-US Data Protection Framework, which we expect to see struck down by Max Schrems’s third appeal to the European Court.

The situation is simple: U.S. law grants intelligence agencies virtually absolute discretion in accessing personal data, particularly that of non-U.S. citizens. This access is only nominally subject to judicial oversight, as required by European law, because FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) courts effectively limit themselves to rubber-stamping whatever is presented to them, as if they were in a Hollywood crime drama.

Not only that, but since requests for access to data are secret, the right to recourse required by European law is purely theoretical—in the sense that a European citizen doesn’t even have the right to be heard or to have their own lawyer, but the verdict, strictly without justification, is communicated to them after the fact.

As if that weren’t enough, the so-called independent court that rules on these matters currently consists of a single member (a Republican, since Trump fired all the others) and is so “independent” that it’s effectively an extension of the State Department.

According to von der Leyen, this pathetic sham guarantees that Europeans’ personal data, once in the United States, will retain the same level of protection they have in Europe under the GDPR. I don’t know what von der Leyen is smoking, but it’s clearly too strong for her.

There’s no point in rambling on about digital sovereignty if we don’t first acknowledge that European personal data in the hands of U.S. companies has less effective protection than if it were in the hands of Chinese companies.


And finally, there’s the issue of Israel, and more generally, the EU’s role in foreign policy. Specifically, I’d like to know whether the EU even has a foreign policy or whether we simply do whatever Washington tells us to do.

Because if we all agree that Putin is bad and evil because he invaded Ukraine (blithely ignoring why he did it and who funded the situation to reach that point), then where are the sanctions against Israel for the genocide in Palestine, and against Israel and the United States for the aggression against Iran?

Because either we clearly state that condemnations and sanctions are imposed—or not—depending on the moment and who’s involved, and in that case, I may be fine with it. Even Andreotti used to say that laws are applied to enemies and interpreted for friends. But if in September I still hear the same old litany of values, dear Commission, then I reserve the right to give you the finger.

Specifically, I would like the EU to take at least one small step and revoke the trade cooperation agreement with Israel, in light of the blatant genocide in Palestine. It wouldn’t be much, but it would be a gesture, given that the Commission prides itself on defending the absolute values of human rights and the self-determination of peoples when it comes to white Ukrainians, yet then mysteriously adopts a strict realpolitik when it comes to the fifty shades of brown in Palestine, throughout the Middle East, and along the refugee routes fleeing U.S.-backed wars.

There you go. I’d say that if we start checking off the list on September 1st, then by the 8th (when Season 11 kicks off) we’ll be all warmed up and won’t risk strains or muscle spasms.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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DK10x41 - Tradimenti 2


Il riscaldamento è fondamentale per evitare strappi e contratture. Perciò, ecco altre malefatte della Commissione da ripassare a Settembre per presentarsi alla nuova stagione già belli caldi...
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Caso mai qualcuno credesse che avessimo esaurito la lista delle lagnanze contro questa Commissione Europea di servi e cialtroni, qualche altro post-it da attaccare al frigo prima delle vacanze, così a Settembre ripartiamo belli caldi.

Ma prima, come bonus, una recensione.

Sigla.

Oggi è il 18 luglio, e ieri sono andato a vedere l'Odissea di Nolan. Il mio pacato giudizio è che se lo girava con i Muppet gli usciva un film meno ridicolo.

Odissea è la dimostrazione plastica che con 250 milioni di budget, il miglior regista su piazza, un cast stellare, si può ancora fare una cagata inguardabile che però è anche una palla micidiale.

A un certo punto mi sono detto "madonna, ma non finisce mai?" Erano passati 36 minuti esatti. Il film dura due ore e 52.

Ora, io

  • posso ammettere le scelte a cappella nel casting perché devi fare l'inclusivo,
  • posso trascurare Atena dagli occhi celesti mulatta e adolescenziale, Elena dalle bianche braccia e dal collo di cigno nera nubiana e tarchiatella, e il biondo Menelao pelato e con la barba nera,
  • posso considerare con bonomia Agamennone vestito da Batman per tutto il film
  • posso contestualizzare un Ulisse frignone manco Troia fosse il Vietnam, anche se alla battuta "la nostra età del Bronzo sta finendo" sono scoppiato a ridere, e non era la prima volta
  • posso sorvolare sull'assenza dei Lotofagi, dei Feaci, di Nausicaa e dell'inganno al Ciclope
  • posso momentaneamente sospendere il giudizio sull'assenza degli dèi, salvo poi concludere che tutto diventa una favoletta di Disney
  • posso considerare una scelta stilistica il fatto che, nonostante i costumi, personaggi e dialoghi sono più adatti a un dramma borghese del periodo in cui Woody Allen pensava di essere Ingmar Bergman, che a un mito tragico del primo millennio avanti Cristo;
  • posso stringere i denti per un Telemaco che chiama Ulisse "papà", manco quell'altro fosse Mario Merola e dovesse rispondere "figghio, figghio mio"
  • posso mordermi la lingua per i Greci che vogano con elmo e corazza per tutto il film per far vedere che loro sono guerrieri, sennò poi Pete Hegseth dice che quella è Gay Love Boat, non l'Odissea;
  • salvo soltanto la ninfa perimenopausale, e non perché Charlize Theron anche a ottant'anni sarà la cosa più spaventosamente sexy che giri sul pianeta, ma perché è l'unica sullo schermo che recita e ha una presenza scenica.

Ma quello che non posso assolutamente accettare è prendere la più grande storia mai raccontata e farne un film che non solo è noioso, ma è completamente privo di qualsiasi pathos.

Ma voi vedetelo, e fatevi un'idea. Ah sì, scenografie e fotografia bellissime. Peccato che se ti metti a notare quelle vuol dire che il film non c'è.

E adesso passiamo alle cose serie.

pausa

Nello scorso episodio elencavo come tradimento l'estensione di poteri eccezionali di indagine e controllo, incluso il riconoscimento facciale, a Frontex, l'agenzia europea che si occupa dei controlli alle frontiere esterne.

Per quel che riguarda le frontiere interne, invece, che il trattato di Schengen avrebbe dovuto abbattere, troppi Stati membri continuano a invocare condizioni emergenziali per farsi i beati casi loro. Come per esempio la Germania, che da quando Schengen esiste ha richiesto dispense semestrali per motivi di sicurezza a ciclo pressoché continuo. Che fesseria siano queste esigenze di sicurezza è subito detto: viaggi dall'Italia alla Germania attraverso l'Austria? Controllo di frontiera appena entri in Germania. Viaggi dall'Austria alla Germania? Nessun controllo.

E la Germania non è nemmeno la sola, anche se è l'esempio che tocco con mano ogni volta. Una Commissione che si rispetti avrebbe già preso provvedimenti da anni, perché Schengen è una delle conquiste più alte della costruzione europea, e ce la stiamo giocando per dare il contentino a quattro pezzenti razzisti e peraltro incompetenti.

E questo per quanto riguarda le frontiere. Ma non dobbiamo dimenticarci che anche Europol mette in fila un'eccezione dopo l'altra pur di praticare sorveglianza di massa sui cittadini europei, e non contenta delle eccezioni ha costruito un sistema-ombra di archivi, per farsi beffe dei limiti alla ritenzione e al trattamento fissati dal GDPR e ribaditi di continuo dal Garante Europeo. Anche in questo caso, una Commissione degna di questo nome darebbe al Garante Europeo il supporto politico e economico per fare visita a Europol munito di un nodoso bastone, ma non sia mai che la von der Leyen e la sua commis sione di servi faccia qualcosa per far valere le leggi europee in Europa.

pausa

Sempre per quel che riguarda i rapporti frontalieri, c'è quello, sempre più surreale, con gli Stati Uniti. La prima pietra dello scandalo è la richiesta all'Europa di condividere i database biometrici dei propri cittadini con gli Stati Uniti, affinché i cittadini dell'Unione possano continuare a godere dell'alto onore di recarsi in quel Paese di barbari senza visto.

Ci sono un certo numero di problemi:

  • il primo è che tu i miei dati biometrici li puoi trattare nel momento in cui ti dò il mio passaporto, non a prescindere;
  • il secondo è che una volta che i dati biometrici siano accessibili agli statunitensi, ciao còre alla limitazione del trattamento, ci faranno tutte le profilazioni del mondo e qualcuna in più, e poi ovviamente ci sarà l'inevitabile breach e andranno in mano a chiunque;
  • il terzo è che abbiamo già un accordo per poter viaggare negli USA senza visto, e l'America di Trump sta come sempre cambiando le carte in tavola.

Ora, io personalmente non metterò più piede negli USA fin che non gli è passata la botta di fascismo cominciata nel 2001. Il che significa che presumibilmente non ci tornerò più. Ma anche se volessi, non vedo perché compromettere dati fondamentali e buttare alle ortiche la protezione dei dati personali per risparmiare il costo di un paio di visite al consolato.

Ricordiamoci che gli USA sono anche quel Paese democratico dove per entrare devi dare alle Autorità l'accesso a tutti i tuoi account social, così che loro possano accertarsi che tu non abbia mai detto qualcosa di sgradito. Roba del genere fa rimpiangere il KGB dell'Unione Sovietica.

Sull'accesso ai dati biometrici, gli USA hanno messo come scadenza il 31 dicembre, una scadenza che è a tutti gli effetti un ultimatum, e le prospettive sono fosche, se uno ricorda il meraviglioso negoziato con cui la von der Leyen ha garantito dazi permanenti del 15% da parte di quello che dovrebbe essere un alleato. Ora il Parlamento Europeo è in ferie, ma appena riapre occorrerà che si faccia sentire sulla questione, e su tutte le altre che riguardano gli Stati Uniti.

Sempre parlando di Stati Uniti, c'è l'ormai surreale questione del libero transito dei dati fra Europa e Stati Uniti, quello che si chiama EU-US Data Protection Framework e che, a detta della Commissione Europea, garantisce la sostanziale adeguatezza degli USA ai livelli di protezione richiesti dal GDPR.

L'accordo per il libero traffico dei dati fra USA e Unione, con qualunque nome, è sempre stato una farsa. Lo era il Safe Harbor, stroncato dalla sentenza Schrems I della Corte Europea di Giustizia. Lo era il Privacy Shield, sostanzialmente la fotocopia del Safe Harbor messa in piedi in tutta fretta dalla Commissione von der Leyen (la prima) e stroncato dalla sentenza Schrems II.
E lo è l'attuale EU-US Data Protection Framework, che aspettiamo di vedere stroncato dal terzo ricorso di Max Schrems alla Corte Europea.

Le cose sono semplici: la legge USA consente alle agenzie di intelligence una discrezionalità praticamente assoluta nell'accesso ai dati personali, in particolare di persone che non siano cittadini USA. Questo accesso è solo nominalmente sottoposto al controllo giudiziario, come richiede la legge europea, perché le corti statunitensi di fatto si limitano a firmare quello che gli viene presentato, manco fossero in un serial poliziesco di Hollywood.

E non solo, ma poiché le richieste di accesso ai dati sono segrete, il diritto di rivalsa richiesto dalla legge europea è puramente teorico, nel senso che un cittadino europeo non ha nemmeno diritto a essere ascoltato o a un proprio avvocato, ma il verdetto, rigorosamente senza motivazione, gli viene comunicato ex post.

Come se non bastasse, la supposta corte indipendente che decide su questi temi (che in quanto supposta, come ci insegna Caparezza...) si compone al momento di un solo membro, repubblicano perché Trump ha licenziato tutti gli altri, ed è talmente indipendente da essere una emanazione del Dipartimento di Stato.

Secondo la von der Leyen questo patetico accrocchio garantisce che i dati personali degli Europei, una volta negli Stati Uniti, mantengano lo stesso livello di protezione che hanno in Europa sotto il GDPR. Io non so cosa si fumi la von der Leyen, ma è palesemente roba troppo forte per lei.

È inutile che ci mettiamo a sproloquiare di sovranità digitale se prima non riconosciamo che i dati personali europei in mano a compagnie USA hanno meno protezioni effettive che se fossero in mano a compagnie cinesi.

E infine, c'è la questione di Israele, e in generale del ruolo dell'Unione in politica estera. Specificamente, vorrei sapere se l'Unione ha una politica estera o se semplicemente facciamo quello che ordinano a Washington.

Perché se siamo tutti d'accordo che Putin è brutto e cattivo perché ha invaso l'Ucraina (ignorando spensieratamente perché lo abbia fatto e chi abbia messo il budget per arrivare a quella situazione) allora dove sono le sanzioni contro Israele per il genocidio in Palestina, e contro Israele e gli Stati Uniti per l'aggressione all'Iran?

No, perché o ci diciamo chiaramente che condanne e sanzioni si fanno o non si fanno a seconda del momento e di chi è coinvolto, e allora mi va bene. Anche Andreotti diceva che le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici. Ma se a Settembre ancora sento la litania dei valori allora mi riservo il diritto di pernacchia.

Nello specifico, vorrei che l'Unione facesse almeno un piccolo passo e revocasse l'accordo di collaborazione commerciale con Israele, a fronte del genocidio conclamato in Palestina. Sarebbe poco, ma sarebbe un gesto, visto che la Commissione si fa vanto di difendere i valori assoluti dei diritti umani e dell'autodeterminazione dei popoli quando si tratta dei bianchi ucraini ma poi misteriosamente adotta una stretta realpolitik quando si tratta delle cinquanta sfumature di marrone in Palestina e tutto il Medio Oriente e lungo le rotte dei profughi delle guerre statunitensi.

Ecco qui. Direi che se iniziamo a spuntare la lista il primo di settembre, per l'otto quando parte la stagione undici, siamo belli caldi e non rischiamo strappi e contratture.

E no, non vi saluto ancora. Qui si chiude a 42 episodi, e dal 25 Luglio all'8 Settembre, perché in Italia, fra quelle due date, non succede niente nemmeno se c'è una guerra.

Quindi a fra pochissimi giorni.

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Treasons


A few pending issues will be there waiting for the European Parliament, and for our outrage, when we come back.
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Before the season ends, we need to at least start covering a topic that, I believe, will dominate the next one: the Commission led by Ursula von der Leyen’s betrayal of the Union.

You’ve surely heard how the Commission "requested an emergency vote from Parliament on the chatControl issue and managed to push it through."

This is a way of talking about the issue without actually saying anything: a tactic that guarantees you a job in the media, the editor’s favor, and token appearances on so-called “in-depth” talk shows.

An asteroid could never strike them soon enough, so let’s try to cover this in a more informative way.

The Commission has twice submitted a measure to the European Parliament (the infamous “chatControl”) that is theoretically intended to protect minors and combat child pornography, but which:

  • does not protect minors (and never will)
  • does not combat child pornography (and never will)
  • institutionalizes mass surveillance (and always will)

No one asked for this measure except for Big Tech lobbyists, who want to cloak their despicable surveillance economy in legality, and their lackeys in the Commission.

The Commission’s first proposal was rejected by Parliament, then resubmitted in a form that was, if possible, even worse, and rejected again.

At that point, the Commission called for an urgency procedure for a matter that posed no urgency whatsoever, on the last day of Parliament’s session before the summer recess, for the sole purpose of counting the votes of absentees and abstainees as “in favor” (something the urgency procedure allows) thereby managing to have a measure deemed approved even though the majority of MEPs present had voted against it for the third time.

The net result of this measure is that, until 2028, Big Tech can preemptively monitor all content entrusted to it—text messages, audio, video, and images—under the theoretical pretext of combating child pornography, with two practical consequences:

  1. allowing Big Tech to profile the entire continent for its own interests—something it has, in fact, always been doing amid the Commission’s glacial indifference—and
  2. outsourcing state prerogatives to private actors outside the Union, whose interests are not even veiled.

At this point, we must ask: which side is the European Commission on? Because this is treason. In simpler times, princes and kings were thrown out the window or sent to the gallows for far less than this.

Let’s list a few of the misdeeds of this Commission of scoundrels (and this is not an exhaustive list; I’m just going off the top of my head) let’s see:

  • this latest decision, extorted from Parliament, regarding ChatControl;
  • the expansion of facial recognition by border police (FrontEx) under the pretext of the migrant crisis;
  • the sacrifice of European interests on the altar of U.S. interests regarding Trump’s tariffs, Ukraine, Russia, Palestine, and Iran—all crises provoked by the United States and which, curiously enough, harm the Union;
  • the refusal to acknowledge that NATO is now exclusively a tool of U.S. imperial policy that runs counter to European interests;
  • the unconditional acceptance of the idea that Europe must view increased military spending as a priority (obviously to the almost exclusive benefit of U.S. manufacturers) in the absence of any strategic vision, that is, regarding what we should be spending more on and against whom;

and so on.

There you have it. I’d like to start hearing from someone outside the Pirate Party who takes these issues to heart and puts on the agenda (for the second time, surprise!) a motion of no confidence against von der Leyen and her entire Commission of Russophobes and US lackeys.

It’s time for the European Parliament to wake up and start firmly rejecting the infiltration of Russophobic right-wing agendas and U.S. lackeys into the heart of European politics. I couldn’t care less if Merz has to prove that he’s not Merkel.

There are first-rate minds in the European Parliament, but still too many who are deluded into thinking the situation is somehow still normal. It isn’t.

The only thing the United States, Russia, and China agree on is that the European Union is an obstacle to their oligarchy. Europe’s response cannot be more military spending; that is not the arena where we can exert any influence. Our strength lies in our laws, which economic oligarchs hate just as much as they hate any rule.

Europe’s response must be to strengthen (no ifs, ands, or buts) the enforcement for the rules the continent has chosen to adopt: the GDPR, the DSA, the DMA, the AI Act, and the entire Digital Compact.

Only then can we begin to talk about the much-vaunted digital sovereignty.

I’m sick of reading the daily whining of subsidized oligopolists who pass themselves off as brilliant entrepreneurs.

I want a Europe that wakes up and states, quite simply, that in Europe, we choose our own rules; and that those rules, in Europe, apply to everyone.

So I wish the Parliament a relaxing and restoring summer. Because, come September, there’s work to be done.

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DK10x40 - Tradimenti


Per non ripartire a freddo a Settembre, è meglio annotarci qualche motivo per farsi trovare già col dente avvelenato contro la Commissione von der Leyen.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Prima che la stagione finisca, dobbiamo almeno iniziare a coprire un argomento che, io credo, la farà da padrone nella prossima: il tradimento dell'Unione da parte della Commissione di Ursula von der Leyen.

Sigla.

Avrete sicuramente sentito come la Commissione abbia richiesto al Parlamento una votazione d'urgenza sulla questione chatControl, riuscendo a farla passare.

Questo è un modo di raccontare la cosa senza dire in effetti niente, che ti garantisce un lavoro nei media, la benevolenza dell'editore e inviti a gettone nelle trasmissioni del cosiddetto "approfondimento".

Sul quale e sulle quali un asteroide non cadrà mai troppo presto, quindi vediamo di raccontare la cosa in un modo più informativo.

La Commissione ha sottoposto per due volte al Parlamento un provvedimento (l'infame "chatControl") teoricamente a tutela dei minori e contro la pedopornografia, che:

  • non protegge i minori
  • non combatte la pedopornografia
  • istituzionalizza la sorveglianza di massa

Questo provvedimento non è stato chiesto da nessuno, se non dai lobbisti di BigTech, che vogliono ammantare di legalità la loro ignobile economia della sorveglianza, e i loro servi nella Commissione.

La proposta della Commissione è stata bocciata dal Parlamento, poi ripresentata in una forma se possibile peggiore, e bocciata di nuovo.

A questo punto la Commissione ha invocato una procedura d'urgenza per una materia che non ne aveva nessuna, nell'ultimo giorno di seduta del Parlamento prima della pausa estiva, al solo scopo di contabilizzare come "favorevoli" anche i voti degli assenti e degli astenuti, cosa che la procedura d'urgenza consente, riuscendo a far considerare approvato un provvedimento al quale la maggioranza dei parlamentari presenti ha votato contro per la terza volta.

Il risultato netto di questo provvedimento è che fino al 2028 Big Tech può controllare preventivamente tutti i contenuti che le vengono affidati, messaggi di testo, audio, video e immagini, con la scusa teorica del contrasto alla pedopornografia, e con due risultati pratici:

  1. permettere a BigTech di profilare l'intero continente per i propri interessi, cosa che peraltro sta facendo da sempre nella glaciale indifferenza della Commissione, e
  2. esternalizzare prerogative dello Stato ad attori privati, esterni all'Unione, perdipiù con interessi nemmeno velati.

A questo punto è doveroso chiedersi: in che squadra gioca la Commissione Europea? Perché questo è tradimento. In tempi più semplici, Principi e Re sono volati fuori dalla finestra o finiti al patibolo per meno di così.

Mettiamo assieme un po' di misfatti di questa Commissione di cialtroni, e non è un elenco esaustivo, sto solo andando a memoria, vediamo:

  • quest'ultima decisione estorta al Parlamento su ChatControl;
  • l'espansione del riconoscimento facciale da parte della polizia di frontiera con la scusa del problema dei migranti;
  • il sacrificio degli interessi europei sull'altare di quelli statunitensi per quanto riguarda i dazi di Trump, l'Ucraina, la Russia, la Palestina e l'Iran, tutte crisi provocate dagli Stati Uniti e che danneggiano l'Unione;
  • il rifiuto di riconoscere che la NATO è ormai esclusivamente lo strumento di una politica estera statunitense antitetica agli interessi europei;
  • l'accettazione incondizionata dell'idea che l'Europa debba vedere l'incremento delle spese in armamenti come una priorità, ovviamente a tutto vantaggio dei produttori statunitensi, in assenza di una qualsiasi visione strategica, cioè per cosa e contro chi occorra spendere di più in armi;

e così via.

Ecco. Io vorrei cominciare a sentire qualcuno al difuori del Partito Pirata che queste questioni le prende a cuore, e mette all'ordine del giorno, guarda caso per la seconda volta, una mozione di sfiducia contro la von der Leyen e tutta la sua Commissione di russofobi e servi degli americani.

È ora che il Parlamento Europeo si dia una svegliata, e cominci a respingere a scarpate le infiltrazioni dei temi delle destre russofobe e dei servi degli USA nel cuore della politica europea. Non me ne frega niente se Merz deve far vedere che lui non è la Merkel.

Nel Parlamento Europeo ci sono menti di prima categoria, ma ancora troppi illusi che la situazione sia in un qualche modo ancora normale. Non lo è. La sola cosa si cui Statio Uniti, Russia e Cina sono d'accordo è che l'Unione Europea è un ostacolo alla loro oligarchia.

La risposta europea non può essere più spese militari, non è quello il terreno su cui possiamo avere un qualche peso. Il nostro peso è nelle nostre leggi, che gli oligarchi economici odiano come odiano ogni regola.

La risposta dell'Europa deve essere l'incremento, senza se e senza ma, delle capacità e delle azioni di enforcement delle regole che il Continente ha scelto di darsi, il GDPR, il DSA, il DMA, l'AI Act, e tutto il digital compact.
Su questo, poi, si può cominciare a parlare della tanto decantata sovranità digitale.

Sono stufo di leggere ogni giorno i piagnistei di oligopolisti sovvenzionati che passano per imprenditori geniali.

Voglio un'Europa che si svegli e dica con assoluta semplicità che, in Europa, le regole ce le scegliamo da soli.

E che quelle regole, in Europa, valgono per tutti.

Quindi auguro al Parlamento un'estate ritemprante. Perché a Settembre c'è da lavorare.

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LINKioni 16 luglio 2026
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