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DK10x37 - Intanto, in Germania...


LLM contro giornalismo, il caso di uno scandalo tedesco.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Qualche giorno fa mi ha divertito leggere di quello che qui in Germania è uno scandalo: si è scoperto che l'ex editore e caporedattore e ora opinionista del Tagesspiel di Berlino, tale Carl-Andreas Casdorff, ha usato l'"Intelligenza Artificiale" per scrivere i suoi pezzi d'opinione.

Non ridete, qui in Germania non hanno quelli del Foglio, e la professione giornalistica ha ancora una certa dignità , almeno per ora. (A proposito, come va il Foglio AI? Hanno già decuplicato le copie e decimato i costi?)

Ad ogni modo, scoperta la cosa la direzione del Tagesspiel ha rimosso dal sito l'articolo incriminato e altri sospetti mentre indagano, sospendendo temporaneamente l'opinionista che ha fatto il doveroso mea culpa:

«Ho commesso un errore madornale, danneggiando la reputazione della testata e la mia. Per questo porgo le mie più sincere scuse. Nei testi ho utilizzato l’"Intelligenza Artificiale". Avrei dovuto chiarirlo e, di conseguenza, non avrei dovuto consentirne la pubblicazione».
dw.com, 21 giugno 2026


Casdorff evidentemente incarna lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, perché negli stessi giorni un'altra testata, la Frankfürter Allgemeine Zeitung (FAZ) di Francoforte, ha rimosso dal sito il corsivo rilasciato da premier della Turingia, anche quello scritto con la cosiddetta "Intelligenza Artificiale", cioè con un modello linguistico.

E siccome in Italia siamo cialtroni mentre in Germania sì che sono gente seria, sulla questione è sceso in campo nientemeno che Mathias Döpfner, il CEO di Axel Springer.

Il quale buontempone, per stigmatizzare la decisione della FAZ, non ha trovato di meglio che chiedere anche lui a un modello linguistico un commento polemico che accusava la FAZ di rifiutare le tecnologie moderne, e paragonava la loro decisione a "un tentativo disperato della lobby delle carrozze per proibire le automobili".

Sono sicuro che Herr Döpfner pensa di essere molto furbo e intelligente, e infatti fa il CEO. Io però penso che si tratti solo di un sussiegoso imbecille, e che nello specifico, la sua profondità di analisi sulla questione tecnologica è inferiore a quella reperibile in un ragazzo del liceo.

Il cosiddetto "rifiuto delle nuove tecnologie" è l'argomento del padronato dall'invenzione del telaio a vapore, e dopo secoli come argomento è ancora una cagata pazzesca.

Il punto è che nessuno "rifiuta" (si sentono le virgolette?) le nuove tecnologie, per il semplice fatto che l'accettazione di una tecnologia è una scelta sociale, senza nessuna inevitabilità. La storia è piena di tecnologie che come società abbiamo semplicemente scelto di scartare.

La schiavitù, il lavoro minorile, la servitù debitoria come quelli di Downton Abbey, l'amianto, le armi chimiche, le mine antiuomo, la sorveglianza indiscriminata, certi farmaci, penso al talidomide, certi diserbanti, certe modifiche genetiche negli alimenti, negli animali e nell'uomo…

La questione della inevitabilità di certe tecnologie, il "questo è il futuro, adeguatevi o estinguetevi" nasce dall'incontro fra il libertarismo degli anni '60 statunitensi, e il libertarismo capitalista, quella che è stata battezzata "ideologia californiana".

Per una dimostrazione rapida di quello che sto dicendo, potete semplicemente ricordare che gli stessi argomenti (e spesso le stesse persone) che oggi sostengono l'inevitabilità dei modelli linguistici spacciati per "Intelligenza Artificiale" soltanto ieri venivano usati paro paro per dire che era inevitabile il Metaverso. E l'altro ieri venivano usati per la blockchain.

O, se volete fare gli sciccosi, potete rispolverare un Keynes d'annata (1930) e la sua previsione che la settimana lavorativa nel 2030 sarebbe stata di 15 ore.

Chi la mena con "il futuro sarà così e cosà", vuole soltanto vendere qualcosa, non foss'altro che se stesso come "futurologo". Che poi è solo un astrologo meno fantasioso, ma è pur sempre meglio che lavorare.

A questo punto entra in gioco anche una ricercatrice, Vera Katzenberger dell'università di Lipsia, che dice che il caso di Casdorff è importante perché fa vacillaree la fiducia nel giornalismo; il pubblico legge i giornali per l'esperienza o le prospettive di certi autori, e se i corsivi sono generati dall'"Intelligenza Artificiale", c'è un'interferenza nel modo in cui si forma la pubblica opinione; il pubblico potrebbe sentirsi ingannato.

E fin qui non ho niente da dire, ma poi la Katzenberger specifica:

Questo è un problema perché l'"Intelligenza Artificiale" non ha valori, non ha posizioni politiche, e non ha senso di responsabilità.
(ibid.)


Eh no. Uno su tre, da una ricercatrice ci aspettiamo di più.

Come sempre, il problema è il linguaggio con cui parliamo della cosidetta "Intelligenza Artificiale". Intanto è sbagliato e controproducente chiamarla così, noi stiamo parlando di modelli linguistici, cioè di motori statistici per la generazione di testi plausibili.

O, se vogliamo usare la mia nomenclatura preferita, stiamo parlando di generatori di stronzate. Che i testi siano plausibili non toglie niente al fatto che sono testi generati tirando dei dadi.

E poi ci si ostina a usare un linguaggio antropomorfico, a parlare dei modelli linguistici come se stessimo parlando di persone.

Un modello linguistico, che è un programma, non "ha" caratteristiche nel senso in cui le ha un essere umano, o un qualunque essere vivente, che possa è solo il delirio di quelli che fanno della tecnologia una religione; e dei pubblicitari, che ti dicono che il frigorifero, il deodorante o la berlina che devono vendere ha un "carattere".

Un modello linguistico al massimo può esibire dei bias nel modo in cui avviene la generazione del contenuto, se il bias è presente nei dati di addestramento o è fornito esplicitamente come istruzione (i cosiddetti"guardrail" non sono altro che indirizzamenti preferenziali dei risultati del motore).

Una piccola spiegazione tecnica. I modelli linguistici sono una applicazione delle tecniche chiamate di "machine learning": a un programma vengono forniti dei dati e il programma "apprende" (si sentono le virgolette?) cioè individua relazioni ricorrenti fra quei dati. Fornite dieci milioni di foto di gatti al machine learning, e il programma riesce a individuare se c'è un gatto in una nuova.

Il programma ha capito cosa sia un gatto? Certo che no. Sa soltanto come sono distribuiti i colori e le forme nelle foto di gatti che ha visto. Fornite una nuova foto, e il programma dirà se la foto contiene un gatto. A volte la risposta sarà corretta.

Fornite qualche al programma qualche miliardo di pagine scritte, e il programma ricostruisce dagli esempi che riceve le regole che governano la costruzione di frasi di senso compiuto.

Il programma ha imparato a parlare e a rispondere? No. Ma ha analizzato abbastanza domande e risposte da poter costruire una frase di risposta quando gli date una frase di domanda. A volte, la frase di risposta è di senso compiuto, e a volte è addirittura giusta.

Il programma esegue le stesse istruzioni, sia per fornire una risposta che noi riconosciamo come giusta, sia per una risposta che noi riconosciamo come sbagliata. Nel programma non c'è alcuna conoscenza, o modello del mondo, o vincolo di realtà. Il programma genera frasi, è l'utente che le valuta rispetto alla realtà.

Quindi sì, ovvio che il programma non ha alcun senso di responsabilità, il programma vede solo le correlazioni fra le parole della lingua che parliamo, e il senso di responsabilità non è lì più di quanto sia in una moneta lanciata o in una pallina della roulette, che pure, se prendiamo per buoni i ragionamenti dei techbro, anche loro decidono cose.

Un altro piccolo intermezzo tecnico.

Il Machine Learning funziona. Ma la qualità del suo funzionamento si basa sulla qualità dei dati di input. Il vecchio adagio "Garbage In, Garbage Out" vale per i modelli linguistici di oggi come per i programmi FORTRAN o COBOL di sessant'anni fa.

Prima di creare DataKnightmare, per un breve periodo ho pensato di poter fare Data Science. E quindi avevo creato la mia metodologia che avevo chiamato Ottuplice Via alla Data Science, sulla falsariga dell'ottuplice via per la virtù nel Buddismo.

I primi tre passi erano:

  1. corretta scelta delle fonti, cioè da dove raccogliamo i dati
  2. corretta raccolta dei dati, cioè quali dati prendiamo fra quelli disponibili
  3. corretta validazione dei dati raccolti, cioè controllare che i dati siano nel formato richiesto e abbiano i valori che ci aspettiamo. Per dire, una data è una data, ma giorno-mese-anno o mese-giorno-anno o anno-mese-giorno?

Ora, il punto era semplice. Non basta prendere dei dati. Occorre sapere che dati sono, come sono stati raccolti, occorre controllare eventuali errori o parzialità nella raccolta.

Questo è il motivo per cui ho mollato la Data Science: io parlavo di una disciplina, i dirigenti dicevano "boh, abbiamo questi dati, cerchiamo di farci qualcosa, e già che ci siamo facciamo in modo che questo qualcosa ci dica quello che vogliamo sentire".

Perché è facile dire che l'azienda è data driven, ma se il dirigente dice una cosa e la statistica dice l'opposto, che figura ci fa il dirigente?

Io vedevo i dati come strumento di indagine della realtà e guida nelle decisioni. I dirigenti vedevano qualcosa con cui giustificare le proprie decisioni ammantandole di una oggettività che non avevano.

Detta come va detta: la quasi totalità degli archivi aziendali non vale assolutamente nulla ma può essere usato per giustificare una cosa o il suo opposto, per il fatto che non c'è alcun controllo sulla qualità dei dati raccolti.

A questo punto cosa possiamo dire dei modelli linguistici come applicazione del Machine Learning? Il loro input è indiscriminatamente tutto il testo, di qualsiasi tipo, reperibile su Internet. E su Internet sappiamo che c'è tutto e il contrario di tutto. Ma non in parti uguali.

Ci sono materiali dettagliati, precisi, rigorosi, per produrre i quali qualcuno ha studiato e lavorato per anni.

E ci sono stupidate, cose volutamente finte, teorie della cospirazione, deliri, forum di sciroccati e neonazisti, cose che mi ha detto mio cuggino che lui ne capisce, eccetera eccetera.

Queste ultime sono enormemente più diffuse rispetto ai primi, ma il modello linguistico ingurgita tutto senza distinguere, e poi fa la media. Anche senza essere esperti di qualità dei dati, che livello di qualità avrà il risultato?

Quando dico che i modelli linguistici sono l'applicazione più stupida e bruta del machine learning, intendo questo.

Quello a cui vi rivolgete cercando risposte per la vostra vita, per la vostra salute, per il vostro lavoro e che chiamate "Intelligenza Artificiale" perché di quello vi hanno detto che si tratta, non è altro che la media pesata di tutto quello, fiori e merda, che si trova su internet, frullata, dolcificata, colorata del vostro colore, e impiattata, e voi ve la mangiate come se fosse una prelibatezza.

Non sto dicendo che siete stupidi, sto dicendo che vi hanno preso per il culo e vogliono continuare a farlo ma a pagamento.
Potete anche smettere di dargli retta.

OK, scusate la digressione ma le cose vanno capite, ora torniamo a bomba. La ricercatrice di Lipsia ci dice che il problema è che:

...l'"Intelligenza Artificiale" non ha valori, non ha posizioni politiche, e non ha senso di responsabilità.
(ibid.)


Abbiamo capito che "Intelligenza Artificiale" è un nome fuorviante, ma comunque la sola traccia di "senso di responsabilità" in un modello linguistico possono essere al massimo (dico al massimo perché poi esiste Grok) le cosiddette "guardrails", quelle istruzioni a posteriori che dovrebbero (il condizionale ipotetico è d'obbligo) impedire che il modello linguistico vi spieghi come produrre un'arma chimica o si metta a fare discorsi neonazisti.

Sappiamo benissimo che i guardrail funzionano solo nella mente di chi deve venderli, perché vanno contro al fatto ineludibile che un motore statistico funzionerà come un motore statistico anche se gli diciamo di non farlo. I "guardrail" sono come scrivere "non uscire" su cinque facce di un dado e sperare che grazie a questo esca sempre la sesta. Davvero, è questo che vi stanno vendendo.

E i valori, e le posizioni politiche? Quelli rifletteranno i dati di input, e quindi saranno fortemente a favore dei valori e delle posizioni numericamente più ripetute, giuste o sbagliate che siano. Aprite instagram o qualsiasi social e fatevi iun'idea.

Come ciliegina sulla torta, poi, c'è sempre la possibilità che il padrone del modello linguistico metta degli altri "guardrail" a difesa dei valori e delle posizioni politiche che preferisce, o che gli fanno comodo. E naturalmente non è tenuto a farne parola con chicchessia.

Ecco. Per come la vedo io, il problema non è che il modello linguistico non ha valori o posizioni politiche. Il modello linguistico riflette come minimo i valori e le posizioni più presenti in rete, e già quello è un problema. E magari ha anche qualche ulteriore aiutino. Considerare uno strumento del genere come politicamente neutro è pura follia.

E non basta. Perché c'è già uno studio che mostra come anche solo usandolo per una stesura iniziale, il modello linguistico influenza il linguaggio che comparirà nella versione finale, sia dal punto di vista stilistico, che di vocabolario, che di contenuti.

Un corsivista che si lascia imboccare dal modello linguistico foss'anche solo per fare brainstorming o per usarlo come userebbe un ascoltatore umano, sta accettando di essere condotto, lentamente ma inesorabilmente, nel migliore dei casi verso valori e posizioni medi accettabili, e nel peggiore, verso valori e posizioni preferiti dal padrone del modello linguistico.
Gaslighting as a Service, ma che bella idea.

Il modello linguistico non si stanca mai, parla e risponde come una persona, e noi ci siamo evoluti per ascoltare le persone, non per trattarle come oggetti. Quindi quando il modello ti mette di fronte a un argomento che magari non avresti mai usato, tu non rifiuti a priori, lo giri e lo rigiri, cambi un po' lo stile e magari te lo fai andare bene. In altre parole hai deciso cosa pensi con un lancio di dadi, magari pure truccati.

Non mi piace dire cose ovvie, ma c'è questa bella citazione da Dune, di Frank Herbert:

Un tempo, gli uomini affidarono alle macchine il compito di pensare per loro nella speranza che ciò li rendesse liberi. Ma ciò permise solo ad altri uomini che possedevano le macchine di ridurli in schiavitù.


Compite un atto rivoluzionario: pensateci.

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La fonte di informazione americana più affidabile è il canale del meteo


Un sondaggio di YouGov conferma che la fiducia nei media è bassa, in calo e divisa per appartenenza politica. The Weather Channel resta in testa, Fox News e Breitbart in fondo
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Negli Stati Uniti la fonte di informazione di cui gli americani si fidano di più non è un grande giornale né una rete televisiva, ma il canale del meteo. Lo dice un sondaggio dell'istituto demoscopico YouGov, che ogni anno misura la fiducia degli americani in decine di testate e che nel 2026 conferma un quadro già visto: la fiducia nei media è bassa, in calo per quasi tutte le fonti e profondamente segnata dalla politica.

Per misurare la fiducia, YouGov ha chiesto a un campione di adulti se considerino ogni testata affidabile o inaffidabile e poi ha calcolato un punteggio netto, cioè la differenza tra la quota di chi la giudica affidabile e quella di chi la giudica inaffidabile. Con questo metodo The Weather Channel, il canale televisivo dedicato alle previsioni meteorologiche, resta in cima: gli americani sono 50 punti percentuali più propensi a definirlo affidabile che inaffidabile. Lo seguono PBS, la rete televisiva pubblica (+26), e il Wall Street Journal (+22). The Weather Channel è la fonte più affidabile in tutte le rilevazioni dal 2022 a oggi.

In fondo alla classifica ci sono Breitbart News (-12), il sito di destra fondato dall'ex stratega di Trump Steve Bannon, One America News (-10) e Fox News (-10), le due reti vicine al mondo conservatore.

Sondaggio · Stati Uniti
Il canale del meteo è la fonte di notizie più affidabile per gli americani
25-26 maggio 2026 · 2.102 adulti (±3%) · YouGov
Focus America

Più sfiducia
Più fiducia

The Weather Channel

+50

PBS

+26

Wall Street Journal

+22

BBC

+20

Associated Press

+20

ESPN

+19

Reuters

+19

Forbes

+18

NPR

+15

TIME

+15

Financial Times

+14

ABC

+12

C-SPAN

+12

NBC

+12

USA Today

+12

New York Times

+11

The Economist

+11

Bloomberg

+10

The Guardian

+8

Newsweek

+7

Business Insider

+7

Yahoo News

+4

Politico

+4

CBS

+4

CNBC

+3

Washington Post

+3

CNN

+3

The New Yorker

+3

The Atlantic

+2

The Hill

+1

New York Post

+1

Axios

+0

Los Angeles Times

+0

ProPublica

−1

National Review

−2

Fox Business Channel

−3

Newsmax

−4

HuffPost

−4

Washington Examiner

−5

People

−5

The Daily Beast

−5

MS NOW

−6

The Daily Caller

−8

Al Jazeera

−8

Comedy Central

−9

Fox News

−10

One America News (OAN)

−10

Breitbart News

−12

Elaborazione di Focus America su dati di YouGov. Fiducia netta: differenza in punti percentuali tra chi giudica la fonte affidabile o molto affidabile e chi la giudica inaffidabile o molto inaffidabile. La linea tratteggiata indica lo zero.

La fiducia media nelle testate è scesa quest'anno a +6, dal +9 del 2025. Il calo più forte tocca CBS, che perde 12 punti, una caduta trainata soprattutto dagli elettori democratici, la cui fiducia nella rete è crollata di 32 punti. Anche MS NOW, il nuovo nome di MSNBC, perde 12 punti: il cambio di nome ha confuso il pubblico, visto che il 34% degli intervistati dice di non sapere quanto sia affidabile, il doppio rispetto al 17% di chi diceva lo stesso di MSNBC un anno fa. Cali importanti riguardano anche Fox News, OAN, la BBC britannica e il Daily Caller.

La fiducia nei media è soprattutto una questione di appartenenza politica. Gli elettori democratici si fidano molto più dei repubblicani sia dell'informazione in generale sia delle singole testate: per 42 delle 48 considerate, tra i democratici prevale la fiducia sulla diffidenza. Tra i repubblicani questo accade solo per 15 testate.

I due schieramenti si fidano di mezzi diversi. I democratici danno più credito a PBS, alla rete NBC e al New York Times, i repubblicani a Fox News, al canale economico Fox Business e a Newsmax, un'altra rete conservatrice. C'è poca sovrapposizione: solo 10 testate su 48, il 21%, raccolgono più fiducia che sfiducia tra gli elettori di entrambi i partiti. Molte di queste si occupano di economia e finanza, come Forbes, il Wall Street Journal, il Financial Times, Business Insider e l'Economist. L'unica testata che entrambi gli schieramenti giudicano più inaffidabile che affidabile è il Daily Caller, sito di destra.

Le due fonti più divisive sono CNN e Fox News. La fiducia nella CNN è di 85 punti più alta tra i democratici che tra i repubblicani, mentre quella in Fox News è di 85 punti più alta tra i repubblicani. I democratici si fidano molto più dei repubblicani anche di PBS, del New York Times, di NBC e della radio pubblica NPR. I repubblicani, oltre a Fox News, danno molto più credito a Fox Business, Newsmax e OAN.

Il calo della fiducia ha toccato entrambi gli schieramenti. Tra i democratici la fiducia media è scesa a +25 dal +31 dell'anno prima, con i crolli maggiori per CBS e MS NOW. Tra i repubblicani è passata a -6 da -1, con le cadute più nette per CNN, il Los Angeles Times, la BBC e Comedy Central.

La diffidenza è ancora più marcata verso i social network. Pur essendo molto usati per informarsi, quasi tutti sono giudicati più inaffidabili che affidabili. YouTube è l'unico a salvarsi, con un punteggio leggermente positivo (+7). I peggiori sono TikTok (-32), Snapchat (-27), Truth Social, la piattaforma fondata da Trump (-24), Facebook (-24) e X (-21). Truth Social e X sono le più divisive: tra i repubblicani Truth Social è il social più affidabile (+12), tra i democratici è il più inaffidabile in assoluto (-46).

Quando si tratta di capire dove gli americani si informano davvero, in testa ci sono i social network (60%) e la televisione (56%), con una netta divisione per età: gli under 45 usano soprattutto i social, gli adulti più anziani la tv. Il 45% dice di aver saputo di una notizia da un amico o un familiare nell'ultimo mese. Seguono i siti di informazione (39%), i motori di ricerca (29%), la radio (28%) e le app di notizie (26%). I giornali di carta si fermano al 14% e i settimanali al 10%.

Cresce intanto la presenza dei contenuti creati con l'intelligenza artificiale. Il 46% degli americani dice di vedere ogni giorno informazioni generate dall'IA, dieci punti in più rispetto al 36% dell'anno scorso. E solo l'11% si dice molto sicuro di saper distinguere una notizia scritta da una persona da una prodotta da una macchina.

Tra le 48 testate, le più usate per informarsi nell'ultimo mese sono Fox News (36%) e CNN (32%), seguite da ABC (29%), NBC (28%) e CBS (26%). Il New York Times è la fonte con un'edizione cartacea più letta, con il 23%. Il pubblico repubblicano è molto più concentrato: il 58% usa Fox News, mentre nessun'altra testata supera il 25%. I democratici si distribuiscono su più fonti, con la CNN al 47% e quote oltre un terzo per ABC, NBC, il New York Times e CBS.

Più degli stessi giornali pesano i social: il 40% degli americani si è informato su Facebook e il 39% su YouTube, mentre il 21% ha usato X, il 23% Instagram e il 17% TikTok. Tra gli aggregatori di notizie spicca Google News, usato dal 32%, davanti ad Apple News (14%) e MSN (11%).

Iniziano a comparire anche i programmi di intelligenza artificiale. Il 10% degli americani dice di essersi informato con ChatGPT nell'ultimo mese, quota che sale al 16% tra gli under 45. Il 7% ha usato Gemini di Google e il 2% Claude di Anthropic.

Il sondaggio ha infine misurato come gli americani percepiscono l'orientamento politico delle testate. Molte più fonti vengono classificate come più di sinistra che di destra rispetto al contrario. Quelle considerate più progressiste sono CNN, MS NOW e il New York Times, mentre Fox News e Breitbart sono giudicate le più conservatrici. Il sondaggio è stato condotto il 25 e 26 maggio 2026 su 2.102 adulti, con un margine di errore di circa 3 punti.

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Le primarie in Michigan si vincono online


Tre candidati millennial si contendono il seggio al Senato puntando sull'attenzione del web. In testa c'è Abdul El-Sayed, dopo le dirette con lo streamer Hasan Piker
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La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


A New York i tre candidati di Mamdani vincono le primarie democratiche


Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha vinto la sua scommessa. Nelle primarie democratiche di martedì 23 giugno i tre candidati al Congresso che aveva sostenuto hanno conquistato la nomination, due di loro battendo deputati uscenti dati per favoriti. A sei mesi dal suo insediamento, il primo cittadino diventa l'uomo più influente della politica newyorkese.

Le primarie servono a scegliere chi rappresenterà un partito alle elezioni vere e proprie, in programma il 3 novembre. Nei distretti dove i democratici dominano da decenni, come quelli della città di New York, vincere la primaria equivale quasi sempre a conquistare il seggio. Per questo le tre vittorie di martedì pesano già come elezioni decise.

Brad Lander, 56 anni, ex revisore dei conti della città di New York, ha travolto con 30 punti di margine il deputato uscente Dan Goldman nel decimo distretto, che copre Lower Manhattan e parte di Brooklyn. Darializa Avila Chevalier, 32 anni, attivista e studentessa di dottorato alla prima campagna elettorale, ha battuto Adriano Espaillat, 71 anni, presidente del gruppo dei deputati ispanici alla Camera, nel tredicesimo distretto tra Upper Manhattan e il Bronx. Claire Valdez, 36 anni, deputata statale poco conosciuta, ha conquistato un seggio lasciato libero tra Brooklyn e Queens, il settimo distretto, superando Antonio Reynoso, presidente del distretto di Brooklyn.

Avila Chevalier e Valdez appartengono ai Socialisti Democratici d'America, l'organizzazione della sinistra radicale a cui aderisce lo stesso Mamdani. Con la loro elezione, quasi certa a novembre in distretti così blu, i socialisti alla Camera raddoppieranno, passando da due a quattro.

Primarie democratiche · New York
Le quattro primarie democratiche per la Camera più seguite a New York
Camera degli Stati Uniti — 23 giugno 2026
Focus America

7° distrettoValdez 10° distrettoLander 12° distrettoLasher 13° distrettoAvila Chevalier

Brooklyn e Queens

CandidatoVoti%

Claire Valdez
Deputata all'Assemblea statale

37.531
56,1%

Antonio Reynoso
Presidente del distretto di Brooklyn

23.960
35,8%

Julie Won
Consigliera comunale

4.231
6,3%

66.953voti
92% scrutinato

Lower Manhattan e Brooklyn

CandidatoVoti%

Brad Lander
Ex revisore dei conti di New York

55.060
65,8%

Dan Goldman
Deputato uscente

28.445
34,0%

83.661voti
90% scrutinato

Manhattan centrale

CandidatoVoti%

Micah Lasher
Deputato all'Assemblea statale

40.106
39,1%

Alex Bores
Deputato all'Assemblea statale

35.822
35,0%

Jack Schlossberg
Nipote di John F. Kennedy

11.036
10,8%

102.463voti
87% scrutinato

Upper Manhattan e Bronx

CandidatoVoti%

Darializa Avila Chevalier
Attivista

32.790
49,4%

Adriano Espaillat
Deputato uscente

30.464
45,9%

Oscar J. Romero Jr.

2.340
3,5%

66.379voti
88% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press. Risultati non definitivi.

Mamdani si è speso come nessun sindaco prima di lui. Ha reclutato i candidati ancora prima di vincere le proprie elezioni, ha organizzato raccolte fondi, è apparso negli spot e ha girato i comizi fino a notte fonda. Per sostenere i suoi ha rotto con la governatrice Kathy Hochul, con i sindacati, con il Working Families Party, un piccolo partito di sinistra che lo aveva appoggiato, e soprattutto con Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera e in corsa per diventarne speaker, cioè presidente, se il partito riconquistasse la maggioranza a novembre. Le sue vittorie non dimostrano però che il consenso del sindaco si sia allargato: in tutti quei distretti aveva già vinto nettamente l'anno scorso e resta molto popolare.

"La vecchia politica che ci ha portato in questa crisi non è la politica che ci tirerà fuori", ha detto Mamdani alla festa per la vittoria di Valdez, davanti a una folla che scandiva "DSA". "Un anno fa non era la fine di un movimento politico. Era l'inizio."

La vittoria di Avila Chevalier è la più clamorosa. Espaillat, cinque mandati alle spalle e primo dominicano-americano eletto al Congresso, è stato superato da una candidata all'esordio, in un'impresa che molti hanno paragonato a quella di Alexandria Ocasio-Cortez contro Joe Crowley nel 2018. Mamdani aveva inizialmente promesso di appoggiare Espaillat, che lo aveva sostenuto nella corsa a sindaco, ma a fine maggio ha cambiato idea e si è schierato con la sfidante, irritando il vecchio establishment democratico e i leader latini. La candidata ha vinto nonostante una raffica di vecchi post sui social media, poi cancellati, in cui aveva usato un linguaggio volgare contro Kamala Harris, definito Joe Biden uno "stupratore" e criticato le relazioni interrazziali.

Il rapporto con Israele è stato il tema centrale di diverse primarie, in una città che ospita la più grande comunità ebraica del paese. Lander, ebreo come Goldman, ha definito un "genocidio" la guerra a Gaza e ha attaccato l'avversario per i suoi legami con AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Goldman, pur critico verso il governo di Benjamin Netanyahu, difende il sostegno militare americano a Israele e rifiuta la parola "genocidio". Anche Avila Chevalier ha usato questo argomento contro Espaillat, accusandolo di aver incassato per anni donazioni legate ad AIPAC.

Nel dodicesimo distretto, che attraversa Manhattan, il deputato statale Micah Lasher ha vinto la primaria per succedere a Jerrold Nadler, ritiratosi dopo oltre trent'anni. Mamdani non si è schierato. Lasher, sostenuto da Nadler, ha battuto il collega Alex Bores e Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy, arrivato terzo nonostante il cognome celebre. È stata una delle gare più costose nella storia del Congresso: gruppi legati alle aziende di intelligenza artificiale OpenAI e Anthropic hanno speso più di 25 milioni di dollari a favore e contro Bores, autore di una legge statale per regolare l'intelligenza artificiale, mentre l'ex sindaco Michael Bloomberg ne ha messi 10 a sostegno di Lasher.

Nei sobborghi a nord della città i democratici hanno scelto Cait Conley, esperta di sicurezza nazionale e veterana di guerra, per sfidare a novembre il deputato repubblicano Mike Lawler, uno dei più vulnerabili. Il diciassettesimo distretto è uno dei pochi davvero contesi del paese e potrebbe decidere il controllo della Camera.

Più a nord, nel ventunesimo distretto, ha vinto la primaria repubblicana Anthony Constantino, magnate degli adesivi che aveva fatto installare un cartello alto quasi quattro metri con scritto "Vote for Trump" sopra la sede della sua azienda. Sostenuto dal presidente Donald Trump, ha battuto Robert Smullen, il candidato appoggiato dai vertici del partito, per il seggio lasciato da Elise Stefanik, anche lei alleata del presidente.

Anche in Maryland i democratici hanno scelto i loro candidati in due primarie costosissime. Nel quinto distretto Adrian Boafo, ex collaboratore del deputato Steny Hoyer che si ritira dopo 44 anni, ha vinto la nomination democratica grazie anche a circa 11 milioni di dollari spesi dai super PAC legati ad AIPAC e all'industria delle criptovalute. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere denaro senza limiti per sostenere un candidato. Nel sesto distretto la deputata April McClain Delaney ha respinto il ritorno del suo predecessore David Trone, che aveva prestato 25 milioni di dollari di tasca propria alla campagna. Per la carica di governatore i repubblicani hanno scelto Dan Cox, esponente della destra dura e già sconfitto dal governatore democratico Wes Moore con 32 punti di scarto nel 2022.

In Utah un ridisegno dei collegi elettorali ordinato dai tribunali ha creato un distretto nettamente democratico attorno a Salt Lake City. L'ex deputato moderato Ben McAdams ha vinto la primaria democratica e parte da favorito: lo Utah potrebbe così eleggere un democratico al Congresso per la prima volta dal 2018.

In South Carolina si è votato in un ballottaggio, il secondo turno previsto quando al primo nessun candidato raggiunge la maggioranza. Alan Wilson, procuratore generale dello stato, ha vinto la primaria repubblicana per governatore contro la vicegovernatrice Pamela Evette. Il presidente aveva fatto una mossa inusuale, sostenendo entrambi i candidati. Nel primo distretto i democratici hanno scelto Nancy Lacore, ammiraglio della Marina licenziato lo scorso anno dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, per provare a strappare ai repubblicani il seggio lasciato da Nancy Mace, candidatasi senza successo a governatore.

Le vittorie consolidano Mamdani come punto di riferimento della sinistra americana e creano un problema per i moderati. Valdez e Avila Chevalier non si sono impegnate a votare Jeffries come speaker, e i democratici a lui vicini temono che i repubblicani useranno le posizioni più radicali del partito contro i candidati nei distretti in bilico. "I repubblicani cercheranno molto presto di mettere in mostra, come fanno sempre, le voci più radicali del Partito Democratico", ha detto al New York Times Howard Wolfson, ex responsabile del braccio elettorale dei democratici alla Camera. "E dopo stasera avranno più democratici radicali tra cui scegliere."


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Giugno 2026


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Open Duo Fium'Orbu Castellu Oriente


di Francesco Gavino Fois

Una tre giorni ricca di entrecôte e jambon fromage, alla scoperta delle spiagge corse di Ghisonaccia, dove si è svolta una stupenda gara internazionale. Un resoconto completo di chi ha partecipato al contest e di sicuro vorrà tornarci.

La chiamano “Ile de beauté”, in italiano “isola della bellezza”, ma la Corsica è molto di più. Per noi sardi è la nostra cugina e tanti conterranei negli anni si sono trasferiti oltre le Bocche di Bonifacio.

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Diavoli in Costiera


di Maksimilian Capone

I grossi totani della Costiera Amalfitana da sempre pescati di notte, vicino alla costa, anche con piccoli barchini, adesso sono ricercati a tutte le ore e con grande successo.

La pesca al totano notturna con la classsica lenza a mano è una delle tecniche più praticate da sempre in Costiera Amalfitana a causa della particolare batimetria, tipica delle coste a picco con profondità fino a m 700 a meno di un miglio dalla costa. E ancora oggi, come nel dopoguerra, si possono trovare molti barchini a remi, con o senza richiami luminosi, che dopo il tramonto si cimentano in questa pesca, con una semplice totanara d’acciaio ricoperta di alici salate legate o di lardo di maiale.

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Naturale in Verticale


di Riccardo Fanelli

Nelle acque interne l’espressione “Naturale in verticale” è abbastanza comune, ma in mare è nota soltanto ad alcuni veterani che hanno unito la pesca a scarroccio con un’esca naturale ad alcune esche da vertical combinando l’attrazione del metallo a un cefalopode, con risultati incredibili.

La pesca col vivo o con esca naturale morta s’identifica con la traina lenta che fu la prima a nascere e rappresenta la massima espressione d’insidia da calare in profondità. Nata negli anni sessanta questa tecnica è tutt’oggi una tra le più praticate e amate dai pescatori sportivi.

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Il Tuna Tube


di Manuel Carillo

Esca grossa pesce grosso! Questo lo sappiamo da sempre senza che venissero da oltreoceano a insegnarcelo. Però loro, gli americani, ci mostrano come tenerle vive in barca, le esche, anche se sono pesci di tre o quattro chili.

Ricordo che quando, a fine anni 80, iniziai a praticare la traina col vivo a ricciole con mio padre e Alberto, fortissimo pescatore e grandissimo amico, con il mitico gommone BAT Nordic 66, non si utilizzava ancora la vasca col vivo. Per tenere arzille le esche, prettamente aguglie di generose dimensioni, a quei tempi veniva utilizzata “l’agugliera”, un sistema formato da un semplice trave di dacron di circa 10 metri, affondato con un piombo guardiano di un chilo fissato all’estremità.

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Merluzzi nei Fiordi


Di Marco Casu

Anche se alla ricerca dell’aurora boreale di fine inverno, il nostro autore non può rinunciare a un lancio o una calata nel freddo mare norvegese, nella speranza di catturare almeno un merluzzo, quello vero!

Viaggiare è il modo migliore per venire a contatto con nuove culture, usanze, tradizioni di popolazioni più o meno vicine alle nostre mediterranee, e nelle mie trasferte, cerco sempre di inserire nuovi tasselli di conoscenza sui luoghi che visito, soprattutto per quello che riguarda pesca, pescatori e pesci. A marzo ho avuto l’occasione di passare qualche giorno a Tromsø, Norvegia, a circa 400 chilometri a nord del Circolo Polare Artico.

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Checco Conti


di Alberto Belfiori

Non è difficile per un toscano e un livornese in particolare, stringere un rapporto profondo col mare, col suo mare. Forse, è per questo, per essere libero di immergersi e godersi le emozioni più semplici del mondo di sotto che Francesco ha rinunciato, senza nessun pentimento, a una promettente carriera agonistica.

Toscana terra di subacquei, di pescatori in apnea, di campioni. È stata forse l’ultima regione italiana, dal Lazio in su, ad abbandonare l’attività agonista di più alto livello e lasciare campo libero alle isole e più in generale al sud. Nonostante questo handicap, nel fulcro territoriale della civiltà etrusca, la popolarità dello sport è ancora notevole e non sempre legato alle competizioni. Francesco Conti, ad esempio, classe 1991…

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Fare Carena


di Hill Janson

Sarà una scocciatura, ma i vantaggi di una protezione efficace della barca e della prevenzione dell'incrostazione dello scafo sono incommensurabili.

È un'operazione che richiede tute e altri dispositivi di protezione, strumenti adeguati, nonché una preparazione e una applicazione meticolose. Uno scafo liscio e pulito, che riduce al minimo l'adesione di organismi incrostanti, non solo aumenta il valore dell'imbarcazione e ne prolunga la durata, ma aumenta anche l'efficienza del carburante riducendo la resistenza, migliorando quindi le prestazioni dell'imbarcazione e riducendo le emissioni nocive. Inoltre, i moderni progressi nella protezione antivegetativa contribuiscono alla salute del nostro ambiente marino limitando il trasferimento di specie invasive.

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Ami da Carpfishing


di Alessio Marongiu

Ogni pescatore ha un suo amo preferito, quello che gli ha regalato il pesce più bello o che non lo delude mai. In questo articolo vediamo come scegliere l’amo in base allo spot o al tipo di paratura.

L’amo è l'anello di congiunzione tra noi e il pesce che stiamo cercando di catturare. Per prima cosa assicuriamoci che la sua punta sia sempre in ottime condizioni. Sembra banale e superfluo ricordarlo ma è meglio controllare la punta ogni volta che questa esce dall'acqua.

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Gin Tonnic


di Francesco Dessì

Il segreto per far funzionare questo piatto apparentemente eccentrico è giocare sulle consistenze e sulle note botaniche del gin senza coprire la delicatezza del tonno. Qua propongo una versione cruda in forma di tartare, fresca e in grado di esaltare le note effervescenti del cocktail. Il Gin Tonic è il re dei contrasti: fresco, frizzante e apparentemente semplice. Ma è proprio quel retrogusto amaro il tratto distintivo che trasforma una banale mistura dissetante in un capolavoro di equilibrio. Quel finale secco e pungente non è un errore di percorso: è l'anima stessa del drink. Ecco perché quel sapore è così affascinante, ed è quello che andremo a cercare, con moderazione. Allacciate i grembiuli!

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Diavoli in Costiera


foto sopra: l'imbarco del totano è una fase cruciale, se di grandi dimensioni portarlo a bordo senza l'uso di un guadino o del raffio, potrebbe causare la rottura di un braccio e un altro tipo di rottura per noi.

La pesca al totano notturna con la classsica lenza a mano è una delle tecniche più praticate da sempre in Costiera Amalfitana a causa della particolare batimetria, tipica delle coste a picco con profondità fino a m 700 a meno di un miglio dalla costa. E ancora oggi, come nel dopoguerra, si possono trovare molti barchini a remi, con o senza richiami luminosi, che dopo il tramonto si cimentano in questa pesca, con una semplice totanara d’acciaio ricoperta di alici salate legate o di lardo di maiale.

Di notte - È un tipo pesca che nello scenario incantevole e irripetibile della Costiera illuminata, ho praticato saltuariamente in qualche notte d’estate, su un fondale di m 300-400, ma a una quota massima di 100 metri dalla superficie, con la speranza di pescare totani che però non superavano mai il chilo, e a dire il vero, nonostante le difficoltà di gestire in notturna una scivolosa lenza a mano di nylon, con l’ansia di perdere sempre “una bracciata” (e molto spesso il totano) e l’enigmatica inquietudine del mare di notte, ha sempre avuto il suo fascino.
L’autore con un super totano che finirà la sua esistenza prima in freezer e poi a tavola.
Di giorno - Poi un giorno, circa vent’anni fa, tramite passaparola, scoprii che si poteva provare di giorno su un fondale di 700 metri… E così, senza tanta convinzione, utilizzando i mulinelli elettrici che da tanti anni usavamo per il bolentino di profondità, provammo a calare un paio di totanare di quelle che si usavano nella pesca notturna tradizionale a mano, aggiungendo peso alla zavorra in modo da arrivare a un chilogrammo. Nonostante l’artigianalità del terminale pescante, le catture si susseguirono anche a coppie, anzi più volte ci capitò di subire dei grossi attacchi e non potemmo fare altro che recuperare qualche braccio di totano o la sua testa. La taglia media era 3-4 chili, praticamente un altro tipo di pesca!

La tecnica - Poi con il tempo abbiamo affinato la tecnica, utilizzando enormi totanare a 2-3 corone fino a cm 10 di diametro e fino a 1,5 chili, montante su un trave con un altro paio di totanare classiche non piombate, riuscendo così a catturare anche i mostri che prima si limitavano a strappare i loro consanguinei (eh sì, sono cannibali) dalla totanara. Abbiamo imparato a recuperare a 60-70 metri al minuto prima di constatare l’attacco e accelerare dopo in modo da ridurre tempi e rischi di slamata. Non è sicuramente una pesca molto tecnica, e manca un po’ il fattore sorpresa, anche se, a parte il gigantesco calamaro diamante (Thysanoteuthis rhombus) che raggiunge i 15 chili, può capitare anche di intercettare altre specie. A me è capitato di prendere un pesce sciabola che ha letteralmente ingoiato la totanara, e di aver avuto un attacco da uno spada che ha causato un taglio di netto del terminale. Alla luce di ciò per aumentare la probabilità, la possibilità, anzi… la speranza, consiglio sempre di aggiungere al terminale pescante un paio di generosi ami innescati, non dimenticando che ci sono altre specie batipelagiche apprezzate come i pesci castagna per esempio, che potremo insediare in questo modo.


Per gli esemplari di grossa taglia sono fondamentali le doppie o triple corone sulla totanara. L'epidermide del totano è formata da migliaia di cromatofori che ne modificano in tempo reale la colorazione, dal bianco al marrone scuro.

Bolentino - Viceversa, se stiamo pescando a bolentino di profondità su fondali poco accidentati e oltre i 400 metri possiamo fare l’opposto, cioè sostituire il nostro classico piombo con una totanara. È un opzione che consiglio quando provia-mo a calare in zone poco conosciute, quando siamo alla ricerca di nuovi spot. In questo modo potremo in caso di tentativo a vuoto, rendere meno noiosa la lunga risalita. Mi è capitato in questo modo di sentire l’attacco con la totanara poggiata sul fondo e con il totano che “pompava” in una direzione come se fosse un pesce di fondo. Infine un ultimo consiglio: attenti alla discesa! Infatti, il totano, specialmente se di grosse dimensioni, è in grado di fermare la totanara all’improvviso nella sua corsa verso il fondo; questo è il momento di ferrare e iniziare il recupero con regolarità e una certa dose di rapidità.
Spesso gli esemplari presenti in uno spot hanno taglie molto diverse.


Qualche informazione in più…

Negli oceani ci sono numerosissime specie di totano, tra le quali segnaliamo il (Dosidicus gigas) che raggiunge i 50 chili, ma nel Mediterraneo la nicchia ecologica è occupata dal Todarodes sagittatus, detto anche totano rosso o totano viola, specie che in particolar modo nel Tirreno centrale e meridionale può arrivare ai massimi assoluti, ossia cm 75 del mantello (braccia e testa escluse) e fino a kg 10. È un famelico predatore con tassi di accrescimento rapidissimi, infatti non vive più di 2-3 anni. Nella maggior parte dei casi gli esemplari extra large vengono pescati a profondità superiori ai 600 metri o anche su rilievi sommersi che si elevano da profondità abissali. È una specie a sessi separati e le femmine possiedono braccia proporzionalmente più lunghe dei maschi e sono in media più grandi. La riproduzione da noi avviene in autunno; inoltre, al pari di altre specie pelagiche, il totano ha l’abitudine di muoversi lungo la colonna d’acqua tra il giorno e la notte sia per predare che per difendersi. Si differenzia con facilità dal calamaro (Loligo vulgaris) per forma e dimensione delle pinne che, nel caso di quest’ultimo occupano buona parte del corpo, mentre nel caso del totano solo la parte apicale del mantello a formare una sorta di freccia (sagitta). Inoltre, la colorazione del calamaro va dal trasparente al rossiccio, mentre quella del totano dal rosso ruggine al viola scuro.


Fresco è buono, congelato è meglio!

Leggo spesso sui social che i totani di grosse dimensioni siano immangiabili, che sappiano di urina, e che siano durissimi e che sia un grosso danno ecologico la loro uccisione. Pur avendo notato negli anni nella mia zona abituale di pesca un certo calo di catture, devo sfatare alcuni luoghi comuni: un esemplare di 10 chili è alla fine del suo ciclo di vita, non c’è alcuna differenza di odore in base alle dimensioni, e anche gli esemplari più grandi, se frollati un paio di settimane nel congelatore domestico e trattati a dovere, sono assolutamente buoni.


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La Corte Suprema dà più potere a Trump, ma salva Fed e voto postale


In tre decisioni arrivate nella stessa giornata, i giudici della Corte ampliano il controllo del presidente sulle agenzie indipendenti, proteggono per ora l'autonomia della Federal Reserve e confermano la possibilità di conteggiare le schede per il voto arrivate l'Election Day.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema degli Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno ridisegnano il potere esecutivo
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma lo ha fermato sul controllo del Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti con esiti divergenti

3

Sentenze nello stesso giorno
L'equilibrio tra Casa Bianca, Congresso e apparato governativo federale rimesso in gioco in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte gli concede potere sulle agenzie indipendenti cancellando un precedente di quasi 90 anni fa, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può ora rimuovere liberamente i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche con il presidente in carica. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta ancora protetta, almeno per ora
La Corte ha impedito la rimozione della governatrice Lisa Cook licenziata da Trump: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, mai dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, su cui Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari della Fed e del Dipartimento del Tesoro, avrebbe rischiato di causare turbolenze sui mercati e erodere la credibilità della Banca Centrale come istituto indipendente.

La sentenza odierna non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: la decisione sul merito sull'indipendenza della Fed verrà presa in seguito.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto via posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a 5 giorni lavorativi dopo. La norma resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal.

5giorni
Tempo utile in termini di giorni lavorativi per conteggiare le schede spedite entro l'Election Day

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza mai presentare prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Leggi statali e di territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Includono collegi chiave per la maggioranza alla Camera nel novembre 2026 come in Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura a maggioranza repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga il potere di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti sull'indipendenza della Federal Reserve e le regole del voto via posta.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti, ricostruzione FocusAmerica.

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.

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In questa recensione vengono analizzate prestazioni, navigazione, lavaggio, autonomia e rapporto qualità-prezzo per capire se è davvero un acquisto consigliato
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Il Roborock Qrevo S Pro è un robot aspirapolvere e lavapavimenti progettato per automatizzare completamente la pulizia domestica. Grazie al sistema di navigazione laser LiDAR, esso è in grado di mappare con precisione gli ambienti della casa e pianificare percorsi di pulizia efficienti ottimizzando i tempi di lavoro. La potenza di aspirazione raggiunge i 18.500 Pa, e colloca il dispositivo tra i modelli più performanti della sua categoria. Il sistema di lavaggio si affida a due mop rotanti che vengono sollevati per lavare i tappeti. Dal punto di vista costruttivo il Qrevo S Pro presenta un profilo di appena 9,65 cm, una batteria con un'ottima autonomia, ed è supportato da stazione multifunzione completamente automatizzata, una soluzione che riduce al minimo gli interventi di manutenzione manuali e rende l'esperienza d'uso particolarmente comoda nella quotidianità. Roborock propone il Qrevo S Pro a 590 euro sul sito ufficiale e su altri siti di e-commerce.

Design e funzionalità: una dotazione da fascia premium


Fin dal primo unboxing, il Roborock Qrevo S Pro trasmette l'impressione di un prodotto più ambizioso rispetto a molti robot aspirapolvere della fascia media. Il merito va agli ottimi materiali, che restituiscono un touch and feel molto rassicurante, e alla ricca dotazione tecnologica del dispositivo nel suo complesso.
La stazione multifunzione automatizza gran parte delle operazioni di manutenzione quotidianaLa stazione multifunzione automatizza gran parte delle operazioni di manutenzione quotidiana
Con dimensioni generose pari a 519 x 487 x 340 mm, la stazione integra due serbatoi da 4 litri dedicati rispettivamente all'acqua pulita e all'acqua sporca. Il primo viene utilizzato per rifornire automaticamente il robot durante il lavaggio dei pavimenti e per la pulizia dei mop, mentre il secondo raccoglie l'acqua di risulta dopo ogni ciclo di lavaggio.
A sinistra: i due contenitori per l'acqua pulita e sporca contrassegnati da una goccia. A destra: frontalmente il vano che alloggia il sacchetto della polvere e in basso l'alloggiamento del robotA sinistra: i due contenitori per l'acqua pulita e sporca contrassegnati da una goccia. A destra: frontalmente il vano che alloggia il sacchetto della polvere e in basso l'alloggiamento del robot
La stazione ospita inoltre un sacchetto per la raccolta della polvere da 2,7 litri, sufficientemente capiente da garantire fino a sette settimane di utilizzo senza interventi manuali. Il robot dispone comunque di un contenitore interno che, pur venendo svuotato automaticamente, richiede una pulizia periodica del filtro per mantenere prestazioni ottimali.
Il robot ha un suo contenitore della polvere, che svuota ogni volta che rientra alla base di ricaricaIl robot ha un suo contenitore della polvere, che svuota ogni volta che rientra alla base di ricarica
Dal punto di vista estetico, il Roborock Qrevo S Pro mantiene il classico design circolare che caratterizza gran parte della gamma Roborock. Le dimensioni di 350 x 353 x 96,5 mm gli consentono di muoversi agilmente nella maggior parte degli ambienti domestici, mentre l'altezza contenuta (9,65cm) rappresenta un vantaggio concreto per raggiungere le aree sotto divani, letti e mobili bassi.
Nella foto sopra il cerchio rosso evidenzia i due pulsanti fisici situati sul lato superiore del robotNella foto sopra il cerchio rosso evidenzia i due pulsanti fisici situati sul lato superiore del robot
La parte superiore ospita due pulsanti fisici: uno per avviare rapidamente la pulizia e uno per il ritorno automatico alla base. Una scelta minimalista che lascia all'applicazione Roborock il compito di gestire tutte le funzioni avanzate. Sotto la scocca troviamo una configurazione ormai consolidata ma efficace: una spazzola laterale per la raccolta dello sporco lungo i bordi, una spazzola centrale in gomma progettata per ridurre l'accumulo di capelli e peli e due mop rotanti in microfibra dedicati al lavaggio dei pavimenti.
Nella foto sopra: in evidenza i due panni rotanti e la spazzola in gomma centraleNella foto sopra: in evidenza i due panni rotanti e la spazzola in gomma centrale

La potenza da sola non basta


Uno degli aspetti più interessanti del Roborock Qrevo S Pro è la potenza di aspirazione. Il produttore dichiara una forza pari a 18.500 Pa, un valore che colloca il Qrevo S Pro tra i robot aspirapolvere più potenti nella sua fascia di mercato. Tuttavia, il dato da solo non basta a descrivere qualitativamente il device: le prestazioni reali, infatti, dipendono anche da numerosi altri fattori, tra cui il design delle spazzole, il flusso d'aria, la capacità del robot di mantenere un corretto assetto con il pavimento e l'efficacia del sistema di navigazione. In questo contesto, il Qrevo S Pro riesce a fornire risultati concreti: durante l'utilizzo quotidiano, su superfici dure come gres, il robot si dimostra particolarmente efficace nella raccolta di polvere fine, briciole, sporco leggero e peli di animali domestici. La pulizia risulta uniforme e il sistema di navigazione permette di coprire le stanze in modo metodico, riducendo al minimo le zone trascurate.
A sinistra: un particolare di una delle due ruote che consentono il sollevamento del robot. A destra la rimozione della spazzola in gomma antigroviglioA sinistra: un particolare di una delle due ruote che consentono il sollevamento del robot. A destra la rimozione della spazzola in gomma antigroviglio
Un contributo importante arriva dalla spazzola principale interamente in gomma, una soluzione che è dimostrata particolarmente efficace contro i peli e i capelli lunghi ed in aggiunta, il suo particolare design riduce al minimo gli interventi di manutenzione necessari per rimuovere i grovigli accumulati. Anche la spazzola laterale beneficia di un design studiato per limitare l'aggrovigliamento dei capelli, i quali vengono convogliati verso il canale di aspirazione contribuendo a mantenere alto il livello di pulizia.
Il robot naviga con molta "disinvoltura" tra le superfici dure e i tappetiIl robot naviga con molta "disinvoltura" tra le superfici dure e i tappeti
Sui tappeti a pelo corto il comportamento è convincente. Il robot è in grado di aumentare automaticamente la potenza di aspirazione quando rileva una superficie tessile, i mop vengono sollevati fino a 10 mm per evitare di bagnare la superficie sottostante e la raccolta dello sporco annidato tra le fibre comincia. Da sottolineare, durante i test su superfici miste gres/tappeto, l'efficacia del sistema di navigazione del robot che gli permette di salire e scendere dai tappeti con molta disinvoltura e, una volta salito sul tappeto, il meccanismo di sollevamento dei mop evita che questi vengano a contatto con i peli. Dove emergono i limiti, come accade per la maggior parte dei robot aspirapolvere, è sulle superfici particolarmente impegnative come tappetini d'ingresso e zerbini con fibre spesse, che tendono a trattenere peli e sporco più ostinati. In questi casi, un aspirapolvere tradizionale o una scopa elettrica dotata di spazzola motorizzata sono più a loro agio.
Screenshot dell'app Roborock: in questa scheda una serie di impostazioni specifiche per la pulizia dei tappetiScreenshot dell'app Roborock: in questa scheda una serie di impostazioni specifiche per la pulizia dei tappeti
L'esperienza d'uso è ulteriormente valorizzata dall'app Roborock, una delle più complete del settore: dopo una rapida mappatura iniziale, effettuata tramite il sistema di navigazione LiDAR e il sistema Reactive Obstacle Avoidance, che sfrutta i sensori frontali per riconoscere ed evitare ostacoli comuni come scarpe, cavi o piccoli oggetti lasciati sul pavimento, il robot crea una prima planimetria dell'abitazione che, ai successivi passaggi, perfezionerà gradualmente. Dall'app, tuttavia, è possibile apportare manualmente le personalizzazioni necessarie, modificando le stanze, le zone vietate, introducendo aree senza lavaggio e perfino elementi d'arredo come tavoli, divani e letti. Questa funzione si rivela particolarmente pratica nella vita quotidiana. Ad esempio, è possibile selezionare direttamente il tavolo da pranzo come area di pulizia dopo i pasti oppure programmare interventi mirati in specifiche zone della casa senza dover avviare una pulizia completa. Attraverso l'app è inoltre possibile regolare diversi livelli di aspirazione, adattando il comportamento del robot alle esigenze della singola stanza o alla presenza di animali domestici.
Altro screeshot dell'App: a sinistra l'impostazione del lavaggio di una zona specifica. Al centro l'ordine di pulizia delle stanze. A destra: i flussi di lavaggio a disposizioneAltro screeshot dell'App: a sinistra l'impostazione del lavaggio di una zona specifica. Al centro l'ordine di pulizia delle stanze. A destra: i flussi di lavaggio a disposizione
Le opzioni di personalizzazione sono numerose: è possibile scegliere tra aspirazione, lavaggio o modalità combinata, regolare la potenza di aspirazione, l'intensità del lavaggio e persino impostare uno o due passaggi per ottenere una pulizia più approfondita. Non mancano inoltre le routine automatiche, che consentono di creare scenari personalizzati da richiamare con un solo tocco. Al termine delle operazioni, il Roborock Qrevo S Pro torna autonomamente alla stazione dove svuota il contenitore della polvere, lava i mop con acqua pulita e li asciuga con aria calda, riducendo sensibilmente il rischio di cattivi odori e garantendo che il robot sia sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo. Nel complesso, il Roborock Qrevo S Pro offre prestazioni di aspirazione solide e affidabili. La potenza dichiarata di 18.500 Pa non rappresenta soltanto un dato di marketing, ma si traduce in una pulizia efficace nella maggior parte degli scenari domestici.

Lavaggio dei pavimenti


Se l'aspirazione rappresenta uno dei punti di forza del Roborock Qrevo S Pro, anche il sistema di lavaggio si dimostra all'altezza delle aspettative. Per assolvere questo compito il robot utilizza due panni rotanti in microfibra, capaci di raggiungere una velocità fino a 200 giri al minuto, una caratteristicache permette di ottimizzare l'azione di lavaggio. A rendere il sistema ancora più versatile contribuisce la possibilità di selezionare 30 livelli di erogazione dell'acqua, che consentono di adattare il lavaggio alle diverse superfici e al grado di sporco presente. Inoltre, quando il robot rileva un tappeto, i mop vengono automaticamente sollevati fino a 10 mm, evitando nella maggior parte dei casi di bagnare moquette e tessuti durante la pulizia combinata di aspirazione e lavaggio.
A sinistra: il robot segue perfettamente le fughe del pavimento per una pulizia piu' accurata. Al centro e a destra: il sistema di navigazione consente di coprire molto bene anche gli angoliA sinistra: il robot segue perfettamente le fughe del pavimento per una pulizia piu' accurata. Al centro e a destra: il sistema di navigazione consente di coprire molto bene anche gli angoli
Nell'utilizzo quotidiano, il Qrevo S Pro offre prestazioni convincenti soprattutto sui pavimenti duri come gres; polvere sottile, impronte, leggere macchie e lo sporco che si accumula normalmente durante la giornata vengono rimossi con efficacia, lasciando la superficie visibilmente più pulita e uniforme. I risultati migliori si ottengono naturalmente sulle macchie fresche: tracce di bevande rovesciate, schizzi di cibo o sporco recente vengono gestiti con efficacia, soprattutto se il robot interviene poco dopo l'incidente. In questo specifico scenario la pulizia a zona, attivabile immediatamente tramite app, è la scelta migliore per sfruttare le potenzialità del dispositivo Roborock e si coniuga perfettamente con la filosofia di utilizzo di questa categoria di elettrodomestici smart.

Quando invece ci si trova di fronte a residui particolarmente ostinati o ormai asciutti da tempo, emergono alcuni limiti fisiologici della categoria. Macchie incrostate, residui appiccicosi o sporco stratificato possono richiedere più passaggi e, in alcuni casi, un intervento manuale. Va però sottolineato, come accennato in precedenza, che il vero obiettivo di un robot come il Qrevo S Pro non è sostituire completamente il tradizionale lavaggio manuale, bensì ridurre drasticamente la necessità di effettuarlo. In quest'ottica il robot svolge il proprio compito in modo eccellente, mantenendo i pavimenti costantemente puliti e prevenendo l'accumulo dello sporco nel corso dei giorni. Al riguardo, un contributo importante arriva dalla possibilità di programmare tramite app gli interventi di aspirazione e lavaggio, in modo che il robot, in completa autonomia, proceda anche con frequenza quotidiana alla pulizia della casa.
Il lavaggio dei panni avviene con acqua calda fino a 75 °C e l'asciugatuta con aria calda a 45 °CIl lavaggio dei panni avviene con acqua calda fino a 75 °C e l'asciugatura con aria calda a 45 °C
Al termine di ogni ciclo di pulizia, il Qrevo S Pro rientra e viene accolto dalla stazione multifunzione: qui inizia una nuova fase, completamente automatica, che lava automaticamente i panni con acqua calda fino a 75 °C e li asciuga con aria calda a 45 °C. Questo permette di utilizzare sempre panni puliti, migliorando l'igiene generale e mantenendo costanti le prestazioni di lavaggio nel tempo. Nel complesso il Roborock Qrevo S Pro si conferma un ottimo robot lavapavimenti per la manutenzione quotidiana della casa che non elimina del tutto la necessità di una pulizia manuale occasionale, ma offre un livello di automazione e risultati che hanno soddisfatto molto i test effettuati per questa recensione.

App, navigazione e riconoscimento degli ostacoli


Roborock è considerata un punto di riferimento per quanto riguarda il software di gestione dei robot aspirapolvere e il Qrevo S Pro conferma questa reputazione. L'app Roborock si presenta con un'interfaccia intuitiva, ben organizzata e adatta anche ai meno esperti. La schermata principale offre una visualizzazione chiara della mappa della casa e consente di accedere rapidamente alle funzioni più importanti: con pochi tocchi è possibile modificare la modalità di pulizia, regolare la quantità d'acqua utilizzata durante il lavaggio e definire impostazioni specifiche per ogni ciclo di pulizie. Una funzione particolarmente utile, soprattutto nelle abitazioni con superfici differenti, è la possibilità di salvare configurazioni personalizzate per ciascun ambiente. In questo modo il robot può, ad esempio, utilizzare una potenza di aspirazione elevata in soggiorno e una modalità più silenziosa nelle camere da letto senza richiedere interventi manuali.
Screenshot dell'app: in questa sezione la funzione Smart Plan 2.0 si occupa di lavare in totale autonomia secondo le nostre preferenzeScreenshot dell'app: in questa sezione la funzione Smart Plan 2.0 si occupa di lavare in totale autonomia secondo le nostre preferenze
In questo contesto, con il Qrevo S Pro troviamo anche il sistema SmartPlan 2.0, una funzione basata sull'intelligenza artificiale che analizza la disposizione degli ambienti, le tipologie di pavimento e le abitudini di utilizzo per ottimizzare automaticamente i parametri di pulizia. Il sistema è inoltre in grado di selezionare differenti strategie di lavaggio e permette di creare zone vietate, pareti virtuali e aree in cui evitare il lavaggio, tutte configurabili direttamente sulla mappa con semplicità. Non mancano poi le pianificazioni automatiche già accennate in precedenza. Nonostante l'elevato numero di impostazioni disponibili, comunque, l'interfaccia non risulta complessa; essa necessita solo di qualche ora per acquisire familiarità con le schermate.
A sinistra: l'app consente di avviare una sessione di pulizia dopo i pasti. Al centro: impostazione specifica per i tappeti. A destra: una funzione specifica di svuotamento dell'acqua prima del trasporto del robotA sinistra: l'app consente di avviare una sessione di pulizia dopo i pasti. Al centro: impostazione specifica per i tappeti. A destra: una funzione specifica di svuotamento dell'acqua prima del trasporto del robot
Sul fronte della smart home, il robot offre una compatibilità particolarmente ampia. Sono supportati Amazon Alexa, Google Home, Siri e Matter, i quali permettono non solo di avviare e gestire le pulizie tramite i comandi vocali ma di rendere il dispositivo perfettamente integrato negli ecosistemi domestici moderni.

Navigazione precisa


Per quanto riguarda la navigazione, il Roborock Qrevo S Pro si affida a un sistema LiDAR tradizionale montato sulla caratteristica torretta superiore. Sebbene questa soluzione comporti un'altezza complessiva di 9,65 cm e non consenta di raggiungere i livelli dei modelli ultra-sottili dotati di LiDAR retrattile, rappresenta ancora oggi una delle tecnologie più affidabili per la mappatura domestica.
Particolare del sistema di navigazione LidarParticolare del sistema di navigazione Lidar
Durante l'utilizzo, il robot si muove con sicurezza; la mappatura iniziale viene completata rapidamente e con una buona precisione, se si considera che al primo passaggio la superficie scansionata non è sempre quella più aderente alla situazione reale. La mappatura, infatti, migliora ad ogni successivo passaggio del robot in casa, il quale "impara" gradualmente a muoversi con padronanza tra gli spazi e le pareti. Il Qrevo S Pro, comunque, affronta con decisione tavoli, divani e mobili rialzati, riesce ad infilarsi in passaggi stretti, a pulire accuratamente lungo i bordi delle stanze e a raggiungere angoli complessi senza mostrare esitazioni, un risultato non così scontato in questa fascia di prezzo. In questo modo, il dispositivo sfrutta al massimo lo spazio disponibile massimizzando la copertura della pulizia.

Ostacoli e soglie: bene, ma non è un top di gamma assoluto


Il sistema di riconoscimento degli ostacoli sfrutta la tecnologia Reactive Tech basata su luce strutturata. Nella maggior parte degli scenari quotidiani il comportamento è più che soddisfacente: scarpe, ciotole, giocattoli e oggetti di dimensioni medio-grandi vengono identificati e aggirati con precisione, spesso mantenendo una distanza minima che permette di pulire efficacemente anche nelle aree circostanti.
La navigazione in corrispondenza di ostacoli è molto precisaLa navigazione in corrispondenza di ostacoli è molto precisa
I limiti emergono invece con gli ostacoli più piccoli e difficili da rilevare. Cavi sottili, lacci e oggetti molto bassi possono ancora rappresentare una criticità, ma questo tengo a precisare che vale anche per modelli ben più costosi. In queste situazioni è consigliabile utilizzare le zone vietate dell'app oppure mantenere il pavimento il più possibile libero prima di avviare una sessione di pulizia.
Il robot supera ostacoli fino a 2cm di altezzaIl robot supera ostacoli fino a 2cm di altezza
Pr quanto riguarda le soglie, il Qrevo S Pro è in grado di superare senza particolari difficoltà dislivelli fino a circa 2 cm, una caratteristica che gli consente di spostarsi agevolmente tra stanze separate da soglie tradizionali. Nel complesso, navigazione e software rappresentano senza dubbio un punto di forza del Roborock Qrevo S Pro. L'app è tra le più complete e mature del settore; esplorandone le schede, ho trovato funzioni, come quella dello svuotamento dell'acqua in caso di trasporto, molto utile che non ricordo di aver visto nemmeno nei dispositivi di segmento superiroe. Inoltre, il sistema LiDAR garantisce una precisione e un'affidabilità che, ancora oggi, costituiscono un riferimento nella fascia medio-alta del mercato.

Conclusioni: il Qrevo S Pro è uno dei migliori robot qualità-prezzo del momento?


Dopo diversi giorni di utilizzo, il Roborock Qrevo S Pro si è confermato come una delle proposte più interessanti nel panorama dei robot aspirapolvere e lavapavimenti di fascia medio-alta. Pur con una scheda tecnica di livello inferiore ai modelli premium, che però superano abbondantemente i mille euro, esso riesce a portare molte delle funzionalità più apprezzate a un prezzo decisamente più accessibile. Vorrei definirlo come un "downgrade" intelligente di Roborock, che grazie alla sua consolidata esperienza in questo settore ha saputo economizzare, assicurando un solido portfolio di caratteristiche a supporto di un'elevata esperienza d'uso. In particolare, troviamo una potenza di aspirazione elevata, un'efficace sistema di lavaggio con mop rotanti, una navigazione precisa tramite LiDAR e una stazione multifunzione completamente automatizzata, fattori che insieme costituiscono il valore aggiunto del Qrevo S Pro. Naturalmente, come accennato in precedenza, il lavaggio, pur essendo molto efficace nella manutenzione ordinaria, non può sostituire completamente una pulizia manuale approfondita in presenza di macchie particolarmente ostinate. In definitiva, questa recensione del Roborock Qrevo S Pro evidenzia un prodotto maturo e sicuramente uno dei più equilibrati per rapporto tra prestazioni, funzionalità e prezzo.

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In tre decisioni arrivate nella stessa giornata, i giudici della Corte ampliano il controllo del presidente sulle agenzie indipendenti, proteggono per ora l'autonomia della Federal Reserve e confermano la possibilità di conteggiare le schede per il voto arrivate l'Election Day.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi tre sentenze destinate a ridisegnare gli equilibri tra Casa Bianca, Congresso e apparato federale. Nella prima, i giudici hanno ampliato in modo significativo il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, consegnando a Donald Trump un controllo molto più diretto su una parte rilevante dell'Amministrazione finora fuori il suo diretto controllo. Nella seconda, però, hanno posto un limite all'intervento della Casa Bianca sulla Federal Reserve, impedendo per ora la rimozione della governatrice Lisa Cook. Con una terza sentenza, la Corte ha invece confermato la legge del Mississippi che consente di contare le schede postali timbrate entro l'Election Day ma arrivate nei giorni successivi.

Sul caso delle agenzie indipendenti, la decisione è arrivata con 6 voti contro 3, con i giudici liberal contrari. La sentenza sposta ulteriore potere dal Congresso al presidente e potrebbe modificare profondamente l'architettura del governo federale. Il caso nasceva dalla decisione di Trump di licenziare Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della Federal Trade Commission, rimossa perché non allineata all'agenda del presidente, nonostante la legge consentisse sinora al presidente la destituzione dei commissari solo per "inefficienza, negligenza nei doveri o cattiva condotta in carica".

Gli effetti di questa sentenza potrebbero ora farsi sentire in oltre una decina di agenzie federali precedentemente indipendenti, comprese quelle che vigilano su consumatori, lavoratori, ambiente, sicurezza nucleare e servizi postali. I vertici di enti come la Consumer Product Safety Commission, la Equal Employment Opportunity Commission, il National Labor Relations Board, la Nuclear Regulatory Commission e lo stesso servizio postale potranno ora essere licenziati con maggiore discrezionalità dalla Casa Bianca. I giudici hanno così cancellato quasi novant'anni di tutele legali, rovesciando il precedente del 1935, la sentenza Humphrey's Executor v. United States, che aveva limitato il potere del presidente di rimuovere direttori di agenzie indipendenti per semplici divergenze politiche.

Corte Suprema · Stati Uniti
Tre sentenze in un giorno: il potere presidenziale ridisegnato
In una sola giornata la Corte Suprema ha ampliato il controllo di Trump sulle agenzie federali, ma ha fermato la sua mano sulla Federal Reserve e sul voto per posta.

Grafica di FocusAmerica 3 verdetti · esiti divergenti

3

Pronunce nello stesso giorno
Casa Bianca, Congresso e apparato federale rimessi in equilibrio in poche ore.
Per Trump, una sola vittoria e due battute d'arresto: la Corte concede potere sulle agenzie indipendenti, ma alza un muro su Fed e schede postali.

1
A favore di Trump

2
Contro Trump

89
Anni di precedente rovesciati

I tre verdetti, uno per uno
6–3 Agenzie indipendentiAgenzie 5–4 Federal ReserveFed 5–4 Voto per postaVoto posta

Vittoria per Trump
Il presidente può rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti
Cade la tutela che dal 1935 proteggeva i direttori da licenziamenti per semplici divergenze politiche. Il caso nasce dalla rimozione di Rebecca Kelly Slaughter, commissaria democratica della FTC.

6Maggioranza
3Giudici liberal contrari

La sentenza rovescia il precedente Humphrey's Executor del 1935 e sposta potere dal Congresso al presidente.

10+
Agenzie federali esposte alla nuova discrezionalità

1935
Precedente cancellato dopo quasi 90 anni

Tra gli enti ora più esposti

CPSCSicurezza dei prodotti di consumo
EEOCPari opportunità nel lavoro
NLRBRelazioni sindacali
NRCSicurezza nucleare
FTCCommercio e tutela dei consumatori
USPSServizio postale federale

Battuta d'arresto per Trump
La Federal Reserve resta protetta, almeno per ora
La Corte impedisce la rimozione della governatrice Lisa Cook: non le era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate come pretesto per il licenziamento.

5Maggioranza
4Contrari

Margine sottile su un nodo delicato: l'indipendenza della Banca Centrale, che Trump preme da tempo per ottenere un taglio dei tassi.

Lisa Cook resta in carica
La rimozione, avvertivano ex funzionari di Fed e Tesoro, avrebbe rischiato turbolenze sui mercati e l'erosione della credibilità della banca centrale.

La pronuncia non stabilisce se il presidente possa rimuovere Cook per giusta causa: il merito sull'indipendenza della Fed resta rinviato.
Opinione concorrente del giudice Brett Kavanaugh

Sconfitta per Trump e i Repubblicani
Confermata la legge del Mississippi sul voto per posta
Gli uffici elettorali potranno contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. La regola resterà in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

5Maggioranza
4Contrari

Sentenza scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, sostenuta dal presidente John Roberts e dai tre giudici liberal.

5giorni
Tempo utile dopo l'Election Day per ricevere le schede già spedite

2020
L'anno dal quale Trump sostiene, senza prove, brogli legati al voto postale

L'effetto a catena

18+

Stati e territori con norme simili sul voto per posta restano in vigore.
Inclusi collegi chiave per il 2026 come Nevada e California. La legge del Mississippi, approvata in piena pandemia da una legislatura repubblicana, era stata poi contestata dallo stesso partito.

Il bilancio della giornata
La Corte allarga la presa di Trump sull'apparato federale, ma traccia due confini netti: la Federal Reserve e le regole del voto restano fuori dalla sua portata.

Fonte: sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti; ricostruzione FocusAmerica.
FocusAmerica

La Fed resta protetta, almeno per ora


Diverso è stato però l'esito sulla Federal Reserve. Con una decisione separata, adottata con 5 voti contro 4, la Corte Suprema ha invece impedito a Trump di rimuovere Lisa Cook, sostenendo che alla governatrice non era stata data la possibilità di rispondere alle accuse, non dimostrate, di frode sui mutui usate dal presidente come giustificazione per il licenziamento. La pronuncia, tuttavia, resta circoscritta. In un'opinione concorrente, il giudice Brett Kavanaugh ha chiarito che la sentenza attuale non stabilisce se il presidente possa rimuovere o meno Cook legittimamente per giusta causa.

Il caso resta quindi aperto, ma la Corte Suprema ha evitato per ora di decidere nel merito dell'indipendenza della Banca Centrale. Ex alti funzionari della Fed e del Tesoro, insieme ai legali di Cook, avevano avvertito che una sua rimozione durante il procedimento avrebbe potuto provocare turbolenze sui mercati e indebolire la credibilità storica della Federal Reserve come agenzia indipendente. La questione è particolarmente sensibile perché Trump preme da tempo sulla Banca Centrale per ottenere un taglio dei tassi d'interesse.

Il voto per posta è stato tutelato


Per quanto riguarda le regole elettorali, la Corte ha confermato con 5 voti contro 4 la legge approvata dal Mississippi sul voto per posta. La decisione, scritta dalla giudice Amy Coney Barrett, è stata sostenuta dal presidente John Roberts e dai 3 giudici liberal della Corte. La legge confermata dalla Corte consente agli uffici elettorali di contare le schede inviate entro l'Election Day e ricevute fino a cinque giorni lavorativi dopo. Tale limite resterà quindi in vigore almeno fino alle elezioni di midterm.

La sentenza, in questo caso, rappresenta una chiara sconfitta per Trump e per il Partito Repubblicano, che da anni cerca di restringere il voto per posta. La decisione lascia inoltre in piedi normative simili in almeno altri 18 Stati e territori, compresi in collegi chiave per il 2026 in Nevada e California. È anche una battuta d'arresto personale per il presidente, che continua a sostenere, senza prove, che il voto postale favorisca brogli e abbia contribuito alla sua sconfitta nel 2020.

La legge del Mississippi era stata approvata durante la pandemia da una legislatura statale a guida repubblicana, ma era poi stata contestata dal Comitato Nazionale Repubblicano e dal partito repubblicano locale, secondo cui la legge federale fissa l'Election Day come termine ultimo per considerare valide le schede inviate via posta.

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Pete Buttigieg gira l'America in vista di una possibile candidatura nel 2028


L'ex segretario ai Trasporti di Biden e candidato del 2020 visita Stati repubblicani e comunità afroamericane, cercando di riconquistare gli elettori che lo avevano ignorato.

Pete Buttigieg gira gli Stati Uniti da mesi, anche nelle zone più ostili ai democratici, mentre valuta una candidatura alla Casa Bianca nel 2028. L'ex segretario ai Trasporti dell'amministrazione di Joe Biden, oggi 44 anni, sta cercando di costruire un rapporto con gli elettori afroamericani e con chi si sente abbandonato dal Partito democratico, gli stessi che faticò a conquistare nella sua corsa del 2020.

La tappa più recente è stata a Little Rock, in Arkansas, uno Stato saldamente repubblicano. Buttigieg era lì per il Juneteenth, la festa del 19 giugno che ricorda la fine della schiavitù negli Stati Uniti, e ha partecipato a un comizio per Chris Jones, candidato democratico alla Camera contro French Hill, deputato repubblicano da sei mandati. Prima del comizio ha visitato un mercato di imprenditori afroamericani, fermandosi a mangiare ali di pollo allo stand di una venditrice.

Da quando è entrato nella politica nazionale, Buttigieg è cresciuto in fretta: da sconosciuto sindaco di South Bend, in Indiana, a vincitore dei caucus dell'Iowa, le assemblee di elettori che aprono le primarie democratiche. Adesso il suo percorso va oltre i primi Stati delle primarie e tocca luoghi dove i democratici difficilmente vinceranno alle elezioni di metà mandato di novembre. "Cerco posti dove è una grande scommessa, ma penso che si possa fare", ha detto a NBC News. "Cerco posti che non hanno sentito abbastanza i democratici, e cerco candidati con un forte senso del territorio."

Da gennaio Buttigieg ha visitato 15 Stati. Oltre al Michigan, dove a marzo è intervenuto in un'elezione speciale molto seguita per un seggio al Senato statale, è stato nei principali Stati in bilico per le presidenziali: Georgia, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. La prossima settimana toccherà all'Arizona. Ha raccolto fondi per Cyndi Munson, candidata democratica alla guida dell'Oklahoma, e per il Partito democratico del Kansas, e in Montana ha sostenuto un referendum per vietare i finanziamenti delle aziende alle elezioni statali.

I primi sondaggi collocano Buttigieg nel gruppo di testa dei possibili candidati democratici per il 2028, insieme all'ex vicepresidente Kamala Harris, al governatore della California Gavin Newsom e alla deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez. Buttigieg li ha battuti tutti in un sondaggio informale tra i delegati alla recente convention del Partito democratico dell'Arkansas, e ha vinto una votazione simile in Wisconsin.

L'aspetto più evidente del suo viaggio è il tentativo di legarsi alle comunità afroamericane, il punto debole della sua corsa del 2020. Almeno un sondaggio tra gli elettori della South Carolina, durante quella campagna, lo dava allo zero percento tra gli elettori afroamericani. "Chiunque lavori nella politica democratica sa quanto gli elettori e gli attivisti afroamericani siano importanti per il successo del nostro partito", ha detto Buttigieg. "Penso che questo sia un momento particolarmente importante per impegnarsi con le comunità afroamericane, per via dell'attacco in corso alla rappresentanza politica nera."

Diversi suoi viaggi di quest'anno lo hanno affiancato a giovani leader afroamericani, come i sindaci Justin Bibb di Cleveland e Randall Woodfin di Birmingham, in Alabama, e lo hanno portato davanti a un pubblico afroamericano numeroso. Ha parlato alla prima conferenza della Rainbow PUSH Coalition, l'organizzazione per i diritti civili dopo la morte del suo fondatore, il reverendo Jesse Jackson, e in aprile è intervenuto alla convention annuale della National Action Network del reverendo Al Sharpton.

Nella sua vita personale Buttigieg si descrive oggi come parte della "generazione sandwich", chi si prende cura insieme dei figli piccoli e di un genitore anziano. Con il marito Chasten si è trasferito nel 2022 a Traverse City, in Michigan, con i due gemelli che oggi hanno quattro anni. Nel suo nuovo Stato si erano aperte le corse per il governatore e per il Senato, ma vi ha rinunciato a entrambe, alimentando le voci di una nuova candidatura presidenziale.

Quando gli è stato chiesto in quali circostanze non si candiderebbe nel 2028, ha risposto con cautela. "Ogni volta che ho deciso di candidarmi o di non farlo, ho guardato a ciò di cui aveva bisogno la carica, e anche la lista, e a quello che portavo io, per vedere se le cose combaciavano davvero", ha detto. Ha aggiunto che con i figli ormai presenti pesa ogni cosa, e che per ora la sola cosa ovvia da fare è rendersi "utile" ai candidati e alle cause in cui crede.

Dopo la sconfitta netta nella South Carolina, il primo Stato delle primarie del 2020 con una presenza afroamericana consistente, Buttigieg si era ritirato e aveva appoggiato Biden, che poi lo aveva inserito nel suo governo. Oggi, quando elenca i problemi dei democratici, non nomina più Biden. In una trasmissione televisiva l'anno scorso aveva detto che Biden non avrebbe mai dovuto ricandidarsi e che i democratici "sarebbero potuti stare meglio" se avesse preso prima quella decisione. Il rovinoso dibattito tra Biden e il presidente Donald Trump cambiò la traiettoria del partito nel 2024, con l'uscita di scena di Biden e l'arrivo di Harris come candidata senza primarie.

Per raggiungere elettori che non lo ascolterebbero altrimenti, Buttigieg torna spesso su Fox News, l'emittente televisiva di orientamento conservatore, dove già nel 2020 parlava di convertire i "futuri ex repubblicani". È comparso anche in podcast della cosiddetta "manosphere", i programmi seguiti soprattutto dai giovani uomini su cui lo stesso Trump puntò nel 2024. "Molte persone che sarebbero ricettive al nostro messaggio semplicemente non lo sentono", ha detto, attribuendo parte della responsabilità agli algoritmi dei social media.

Al comizio nella Dreamland Ballroom di Little Rock, davanti a diverse centinaia di persone, Buttigieg ha raccontato di un incontro avuto quel giorno con Elizabeth Eckford, una delle Little Rock Nine, i nove studenti afroamericani che nel 1957 ruppero la barriera razziale iscrivendosi al liceo per soli bianchi della città. Ha chiuso parlando dell'apertura del museo presidenziale di Barack Obama a Chicago e del tema della speranza, lamentando che "la speranza è passata di moda". "Le parole più sagge che abbia mai sentito sulla speranza sono che la speranza è la conseguenza dell'azione più che la sua causa", ha detto.

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L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz


Teheran propone di far pagare alle navi servizi di sicurezza e tutela ambientale per attraversare lo stretto. Stati Uniti e Paesi del Golfo respingono l'idea dei pedaggi.

L'Iran vuole trasformare lo Stretto di Hormuz in una fonte stabile di entrate. Secondo funzionari a conoscenza del dossier citati dal Wall Street Journal, Teheran stima di poter incassare fino a 40 miliardi di dollari l'anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi verrebbero poi divisi tra gli Stati che aderiranno all'accordo.

Attraverso lo Stretto di Hormuz, prima dell'intervento americano, passava circa il 25% del traffico di petrolio mondiale. L'Iran aveva chiuso lo stretto all'inizio della guerra con gli Stati Uniti e ora, mentre il conflitto sembra avviarsi verso una conclusione, prova a mantenere sulla rotta un controllo che prima non aveva. "Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima", ha dichiarato senza mezzi termini martedì in Oman il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Per rendere più accettabile la proposta, Teheran la sta presentando ai Paesi del Medio Oriente e alla Cina come un meccanismo condiviso. L'obiettivo è quello di coinvolgere i vicini del Golfo Persico e offrire loro una quota dei ricavi. L'Iran ha già discusso il progetto con Cina ed Egitto e, in privato, si è detto disponibile a includere anche gli Stati Uniti nel sistema dei pagamenti: un'ipotesi che Donald Trump ha evocato più volte pubblicamente.

Golfo Persico

Il pedaggio di Hormuz: l'Iran prova a monetizzare i passaggi nello Stretto

Teheran vuole far pagare alle navi il transito nello Stretto da cui prima della guerra passava un quarto del petrolio mondiale. Washington e i Paesi del Golfo si oppongono; il traffico riparte lentamente, ma i rischi restano.

L'obiettivo dichiarato di Teheran
$40mld / anno
È quanto l'Iran stima di poter incassare ogni anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi dei pedaggi verrebbero divisi tra gli Stati aderenti.

25%
del petrolio mondiale passava da Hormuz prima dell'intervento americano

130
le petroliere al giorno in transito prima del conflitto; ora il traffico è ancora dimezzato

60 gg
la durata dell'accordo che ferma i combattimenti: transito gratuito e bonifica delle mine

Il traffico marittimo
La rotta ha riaperto, ma il traffico resta la metà del normale
Mercoledì gli attraversamenti hanno toccato il livello più alto dall'inizio della guerra, ma siamo ancora lontani dalla media registrata prima del conflitto.

Prima della guerramedia giornaliera

130 petroliere

Mercoledìpicco post-guerra

~70

Giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa dell'Oman, riportando danni alla plancia, nessuna vittima.

Il precedente turco
Il modello a cui guarda l'Iran: lo Stretto dei Dardanelli
Nello Stretto controllato dalla Turchia vige una tassa di passaggio, il "franco oro", che copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare.

Tariffa Dardanelli · dal 1º luglio
$6,70 per tonnellata netta
Ma replicare lo schema a Hormuz sarebbe ben più complesso: secondo il giurista James Kraska (U.S. Naval War College), l'Iran ha sottoscritto accordi che gli impediscono di imporre pagamenti unilaterali. Il caso turco, aggiunge, è un'eccezione storica non trasferibile.

176
Qualsiasi tariffa richiederebbe il consenso di tutti i 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale: l'ostacolo legale principale.

Le posizioni in campo
Chi spinge per il pedaggio e chi lo respinge

A favore
Iran
"La gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima" (Ghalibaf)
Ha presentato il piano a Cina ed Egitto come meccanismo condiviso
Ha già imposto ssicurazione propria e rotte obbligate da seguire

Contrari
USA e Paesi del Golfo
Per Rubio i pedaggi si diffonderebbero "come un contagio"
Nessuno può far pagare le vie d'acqua internazionali
L'Oman ha aperto un corridoio sicuro e gratuito; gli Emirati frenano

Fonte Wall Street Journal, su dichiarazioni di funzionari a conoscenza del dossier; dichiarazioni di Mohammad Bagher Ghalibaf, Marco Rubio e Badr Albusaidi; analisi di James Kraska (U.S. Naval War College). Dati 2026.
Grafica di FocusAmerica

Il precedente turco e gli ostacoli legali


Il modello indicato da Teheran è quello dello Stretto dei Dardanelli, dove la Turchia incassa una tassa di passaggio nota come "franco oro". Il tributo, fissato a 6,70 dollari per tonnellata netta per l'anno che inizia il primo luglio, copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare. Tutte le navi che dal Mar Nero entrano nel Mediterraneo sono obbligate ad attraversare lo Stretto dei Dardanelli.

Applicare lo stesso schema a Hormuz, però, sarebbe molto più complicato. James Kraska, docente di diritto marittimo allo U.S. Naval War College, ha spiegato che l'Iran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che gli impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Il caso turco, ha aggiunto, è un'eccezione storica e non può essere trasferito automaticamente a un altro Paese. Qualsiasi tariffa decisa da Teheran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale.

Da parte loro, gli Stati Uniti respingono con forza l'idea. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto giovedì in Bahrein che i pedaggi creerebbero un precedente pericoloso, capace di diffondersi "come un contagio" e produrre caos nelle rotte globali. "Nessun Paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali, e questa non sarà mai una condizione accettabile in alcun accordo", ha affermato. Rubio ha aggiunto che anche i Paesi del Golfo Persico hanno già respinto la proposta. Trump, da parte sua, ha scritto sui social che l'Iran non sta chiedendo né ricevendo dazi, costi assicurativi o altri oneri sulle navi che attraversano lo Stretto.

Il traffico riparte, ma i rischi restano


L'accordo di 60 giorni per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto affida all'Iran la bonifica delle mine e prevede il transito gratuito per tutta la durata dell'intesa. Lo stesso documento, però, riconosce a Teheran un ruolo nella futura gestione. Intanto le autorità iraniane hanno già imposto alle navi in transito il ricorso a una propria compagnia assicurativa e giovedì hanno avvertito che attraversare lo Stretto fuori dalle rotte designate da Teheran è "pericoloso e proibito".

Da parte sua, l'Oman ha annunciato un corridoio temporaneo sicuro e gratuito lungo la propria costa, coordinato con l'Organizzazione marittima internazionale. Il Ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha assicurato a Rubio che qualsiasi futura intesa su Hormuz non includerà tariffe di transito. Le reazioni nella regione però restano contrastanti. Anwar Gargash, consigliere della presidenza degli Emirati Arabi Uniti, ha detto giovedì che le nuove realtà geopolitiche non possono essere imposte agli Stati arabi del Golfo. Alcuni grandi armatori, invece, considerano un eventuale pagamento il prezzo necessario per riaprire stabilmente la rotta.

Il traffico intanto riprende lentamente. Mercoledì gli attraversamenti sono saliti a circa 70, il livello più alto dall'inizio della guerra, ma ancora lontano dalla media di 130 petroliere al giorno registrata prima del conflitto. I rischi restano elevati: giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa omanita. La nave ha riportato danni alla plancia, ma non ci sono state vittime.

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Una nuova storia dell'umanità: riassunto di Rutger Bregman


Il cinismo sulla natura umana non è realismo: è un bias che produce istituzioni punitive. Bregman dimostra che la cooperazione è il nostro default biologico.

TL;DR

  • Bregman demolisce il mito dell'homo homini lupus con dati storici, esperimenti rivisti e una storia vera: sei ragazzi naufragati nel Pacifico che per mesi cooperano e si aiutano — l'opposto di Lord of the Flies.
  • Il cinismo sulla natura umana non è realismo: è un bias che guida il design di istituzioni punitive e relazioni diffidenti, producendo esattamente i comportamenti che vuole prevenire.
  • La speranza realistica di Bregman non è fiducia cieca: è costruire sistemi che amplificano i comportamenti cooperativi già presenti come default biologico.


Sei convinto che le persone, sotto pressione, diventino egoiste. Che senza controllo non lavorino. Che i conflitti siano la norma e la cooperazione sia l'eccezione. Forse non lo hai mai messo in parole così, ma quella premessa guida ogni regola che scrivi, ogni riunione che gestisci, ogni relazione difficile che affronta il peggio.

Rutger Bregman, storico olandese e autore di Utopia per realisti, ha passato anni a smontare quella premessa con prove. «Una nuova storia (non cinica) dell'umanità» (Feltrinelli, 2020) non è un libro sulla bontà dell'uomo — è un libro su come le storie che raccontiamo sulla natura umana diventano profezie autoavveranti.

Non ti chiede di ignorare la violenza o l'egoismo. Ti chiede di smettere di trattare la cooperazione, la cura e l'altruismo come eccezioni. Quel cambio di premessa cambia come progetti istituzioni, team e conversazioni difficili.

Il mito del lupo: quando la storia che raccontiamo è sbagliata


Hobbes, Darwin male citato, Lord of the Flies — l'idea che senza legge e controllo gli esseri umani si distruggano reciprocamente è diventata così pervasiva che la trattiamo come fatto biologico invece che come narrativa culturale.

Bregman ripercorre la storia di sei ragazzi tongani che nel 1965 naufragano su un'isola deserta del Pacifico per oltre un anno. Non si combattono. Si danno turni di guardia, condividono le risorse, si curano a vicenda dopo gli incidenti. La storia è documentata — è l'opposto del romanzo di Golding, che era pura finzione.

Il punto operativo: quando assumi che le persone tradiranno al primo stress, costruisci sistemi punitivi e micro-management. Quelle strutture producono il comportamento che poi citi come prova della natura umana. È una profezia che si autoavvera — non una descrizione biologica.

I contenuti completi — gli esperimenti smontati, il design istituzionale della fiducia e il piano pratico per cambiare le premesse — sono riservati ai membri del Protocollo.

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Il gioco interiore nel tennis: riassunto di Timothy Gallwey


Self 1 è il commentatore che ti blocca. Self 2 è la tua capacità naturale. Gallwey insegna come smettere di interferire con te stesso per eseguire al meglio.

TL;DR

  • L'ostacolo principale alla performance non è la tecnica: è Self 1, il commentatore interno che giudica ogni azione e aumenta la tensione muscolare invece di liberarla.
  • Il metodo si basa su attenzione non giudicante: osservare la palla, il suono del colpo, la sensazione nel corpo — non dare verdetti. Quando l'attenzione è piena su un canale sensoriale, Self 1 si zittisce da solo.
  • L'Inner Game vale ben oltre il tennis: vale per presentazioni, creatività, negoziazioni — ogni situazione dove il rumore mentale blocca le tue capacità naturali.


Hai presente quel momento in cui stai per parlare in pubblico, fare un colpo decisivo o consegnare un lavoro importante — e la tua testa comincia a commentare ogni dettaglio? «Troppo lento». «Adesso sbagli». «Perché fai sempre così?»

Timothy Gallwey ha scoperto questo problema su un campo da tennis nel 1974 e ha scritto un libro che Bill Gates ha definito tra i più influenti che abbia mai letto — non perché parla di tennis, ma perché descrive qualcosa di universale: il modo in cui interferisci con le tue stesse capacità.

Il gioco interiore nel tennis (Rizzoli BUR Superbur) è considerato uno dei testi fondativi del coaching moderno. Il suo principio centrale: la performance aumenta quando il dialogo interno si calma, non quando lo forzi a tacere.

Self 1 e Self 2: il conflitto che ti blocca


Gallwey distingue due «sé» che operano in ogni momento di performance:

Self 1 è il commentatore razionale — chi istruisce, corregge, critica, giudica in tempo reale. Crede di aiutarti a migliorare, ma in realtà aumenta la tensione muscolare, restringe il campo attentivo e interrompe i pattern motori automatici.

Self 2 è la capacità integrata di apprendimento ed esecuzione — quella parte che sa andare in bici senza pensarci, che trova la postura giusta senza calcolarla. Apprende per imitazione, sensazioni e ripetizioni — non per istruzione verbale e giudizi.

Il problema: Self 1 non si fida di Self 2. Lo interrompe continuamente, lo valuta, lo corregge. Più lo fa, peggio va. Non perché Self 2 sia incompetente — ma perché l'attenzione frammentata è incompatibile con la performance fluida.

La chiave non è lottare contro Self 1 — è ridurre il volume finché Self 2 può sentire il corpo.


Questo non è un concetto mistico. È coerente con ciò che la ricerca sull'attenzione documenta: il flusso (flow) — la condizione di performance ottimale descritta da Csikszentmihalyi — si verifica precisamente quando il monologo valutativo si azzera.

I contenuti completi — le tecniche specifiche, le applicazioni oltre il tennis, gli errori più comuni e il piano pratico settimanale — sono riservati ai membri del Protocollo.

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Concentrazione e deep work: la mappa del percorso


In breve

Riferimenti: APA e Digital Minimalism.

Il pillar Concentrazione collega sonno, ambiente e blocchi da 60–90 minuti con un solo output: difendi la fascia di picco, batch delle distrazioni digitali — focus è design, non forza di volontà sul telefono.

TL;DR

  1. Concentrazione = primi 15 minuti protetti, non maratone infinite.
  2. Deep work in blocchi da 60–90 min; shallow work in finestre.
  3. Time blocking e calendario operativo: percorso Tempo su /corsi/.
  4. Digital detox 72 giorni se il problema è lo scroll, non il desk.


Approfondisci nel blog: abitudini e sistemi · procrastinazione · concentrazione · identità e cambiamento · stoicismo pratico.

Il problema


Giornata piena, output scarso: di solito non manca il talento. Manca protezione dell'attenzione nei primi minuti del blocco.

Questa hub è il percorso Concentrazione & deep work su /corsi/. Per calendario, time blocking ed email: gestione del tempo e percorso Tempo. Mappa generale: hub produttività.

Tab, chat, «solo un secondo» sul telefono. Sensazione di aver lavorato senza misurare nulla. La colpa punta al carattere; spesso è ambiente e compito non definito.

Micro-azione oggi


Domani mattina: un blocco da 25 minuti, telefono in un'altra stanza, un tab, output scritto in una riga prima di partire.

Percorso in ordine


  1. Come migliorare la concentrazione
  2. Deep Work (riassunto operativo)
  3. Sistema operativo personale


Tempo protetto (percorso dedicato)


Non confondere focus con calendario:


Guide correlate



Protocollo


Protocollo, blocchi protetti, revisione settimanale, strumenti PDF sul percorso Tempo.


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Come allearsi con le parti cattive di sé: riassunto di Richard Schwartz


Non esistono parti cattive: perfezionismo, impulsività e autodistruzione sono strategie di protezione. Schwartz insegna a dialogare con le parti invece di combatterle.

TL;DR

  • Non esistono parti «cattive»: perfezionismo, impulsività e autodistruzione sono strategie di protezione nate da ferite passate — Schwartz chiede di ascoltarle, non combatterle.
  • Il modello IFS divide il sistema interno in tre ruoli (manager, fuochi, esiliati) e identifica un centro — il Self — con 8 qualità naturali: curiosità, calma, chiarezza, compassione, coraggio, creatività, connessione, sicurezza.
  • Il cambiamento non arriva dalla forza di volontà: arriva quando una parte si sente davvero vista dal Self. Senti la differenza tra «smettila di procrastinare» e «cosa stai proteggendo?»


C'è una parte di te che sabota il lavoro quando ci sei quasi. Un'altra che mangia di notte anche quando non hai fame. Una che perfeziona ogni dettaglio e non riesce a consegnare niente. Le chiami debolezze. Pigrizia. Mancanza di carattere.

Richard Schwartz, psicologo clinico e fondatore dell'Internal Family Systems (IFS), propone una lettura radicalmente diversa: quelle non sono difetti da correggere. Sono parti del sistema interno che cercano di proteggerti — nel modo in cui hanno imparato, nel momento in cui lo hanno imparato.

No Bad Parts (Sounds True, 2021) non è un libro di self-help motivazionale. È un'introduzione accessibile a un modello usato in psicoterapia da decenni che cambia la domanda fondamentale: non «come mi fermo?» ma «cosa sta cercando di fare questa parte per me?»

IFS in tre premesse: perché non hai parti cattive


Il modello Internal Family Systemsriconosciuto dalla ricerca clinica — si basa su tre premesse insolite rispetto alla psicologia tradizionale.

Prima premessa: la mente è multipla. Non sei «tu» e basta — sei un sistema di sotto-personalità, ciascuna con la propria prospettiva, le proprie paure, i propri obiettivi. Non è patologia: è architettura normale.

Seconda premessa: non esistono parti cattive. Anche i comportamenti più distruttivi sono strategie di protezione — mal adattate al presente, ma nate in risposta a qualcosa di reale. Il critico interno non è il tuo nemico: ha impedito che tu fallissi pubblicamente. Il binge non è debolezza: è un'anestesia temporanea di una parte ferita che porta dolore.

Terza premessa: esiste un centro naturale. Il Self — una qualità di presenza caratterizzata da 8 attributi (curiosità, calma, chiarezza, compassione, coraggio, creatività, connessione, sicurezza) — è già in te. Non è un'altra parte: è ciò che rimane quando le parti si calmano abbastanza da fare un passo indietro.

I contenuti completi — le tre categorie di parti con esempi, il processo di unburdening e il piano pratico di 7 giorni — sono riservati ai membri del Protocollo.

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Trump è passato da imprevedibile a caotico


Per i due autori dell'analisi il presidente "sta annaspando": i sondaggi crollano, i repubblicani temono una disfatta alle elezioni di metà mandato e alcuni senatori lo sfidano.

Donald Trump, che ha costruito la sua immagine sulla forza e sulla capacità di prosperare nel caos, oggi appare "ridimensionato" e "sta solo annaspando". Lo scrivono Jonathan Lemire e Russell Berman in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, secondo cui i sondaggi del presidente sono crollati, i repubblicani temono una disfatta alle elezioni di metà mandato di novembre, il voto che a metà del mandato presidenziale rinnova il Congresso, e parte del suo stesso partito comincia a sfidarlo.

Solo un anno fa, ricordano i due giornalisti, Trump aveva "travolto Washington": aveva tagliato le tasse, avviato guerre commerciali, irritato gli alleati storici, stretto i controlli alla frontiera e svuotato l'amministrazione federale, arrivando a ipotizzare apertamente di aggirare la Costituzione per candidarsi a un terzo mandato nel 2028. Il 4 luglio dell'anno scorso aveva firmato una legge di bilancio vasta e costosa, da lui battezzata One Big Beautiful Bill Act, in una cerimonia alla Casa Bianca con il sorvolo del bombardiere B-2 che aveva appena colpito i siti nucleari iraniani.

All'origine delle difficoltà attuali, secondo l'analisi, c'è una guerra con l'Iran che ha fatto salire i prezzi per gli americani e ha indebolito la posizione del paese nel mondo. Un memorandum d'intesa firmato la settimana scorsa ha prolungato una tregua fragile e ha aperto un primo giro di negoziati guidato dal vicepresidente JD Vance, ma restano aperti nodi come il futuro del programma di arricchimento dell'uranio iraniano e il controllo dello stretto di Hormuz, una trattativa che potrebbe durare molti mesi.

Trump ha cercato con affanno di presentare la guerra come una vittoria, scrivono gli autori, pur rinunciando ad alcuni degli obiettivi che si era posto e che in gran parte non sono stati raggiunti, mentre l'Iran potrebbe richiudere lo stretto in qualsiasi momento. Sul suo social network Truth Social il presidente ha difeso l'accordo e si è scagliato contro i paragoni con l'intesa raggiunta da Barack Obama oltre dieci anni fa, arrivando a minacciare la ripresa dei bombardamenti se Teheran non rispetterà i patti, una minaccia che in pochi prendono sul serio. I suoi tentativi di apparire imprevedibile, annotano i due giornalisti, sono stati "piuttosto prevedibili".

Nell'entourage del presidente molti ritengono che la guerra non avrà un peso politico duraturo e guardano soprattutto alle elezioni di metà mandato, nella speranza che lo stretto riapra e che il prezzo della benzina scenda. Alcuni collaboratori hanno indicato agli autori una serie di eventi, tra cui alcune sentenze della Corte suprema e perfino i Mondiali di calcio, capaci di far passare in secondo piano il conflitto. "Le elezioni sono lontane mesi", ha detto uno di loro. "Da qui ad allora avremo molti colpi di scena."

Le tensioni con i senatori repubblicani crescono da mesi. Trump aveva sostenuto uno sfidante alle primarie contro il senatore Bill Cassidy della Louisiana, che ha perso la corsa per un terzo mandato, e aveva poi scaricato il senatore John Cornyn del Texas a favore del suo sfidante Ken Paxton, procuratore generale dello Stato coinvolto in diversi scandali, segnando di fatto la sconfitta di Cornyn al ballottaggio delle primarie del mese scorso. Il leader della maggioranza al Senato John Thune aveva sostenuto con forza Cornyn.

Lo scontro è esploso quando Trump ha annullato all'improvviso la cerimonia per firmare un'importante legge sulla casa, un raro esempio di provvedimento bipartisan, chiedendo che i repubblicani approvassero prima il SAVE America Act, una legge che imporrebbe di esibire la prova della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare, riducendo in alcune versioni anche il voto per posta. Per farla passare Trump ha provato a spingere i repubblicani a eliminare o aggirare il filibuster, la regola del Senato che richiede 60 voti su 100 per approvare gran parte delle leggi, ma il partito non ha mai avuto una maggioranza disposta a cancellarlo. In una riunione al Campidoglio il presidente ha poi rimproverato i senatori per aver lasciato passare, tra defezioni e assenze, una risoluzione che mira a limitare il suo potere di fare guerra all'Iran.

I tentativi di Trump di spingere al ritiro alcuni esponenti del suo partito hanno prodotto un gruppo di senatori che, non dovendo più ricandidarsi, si sentono liberi di criticarlo. Tra questi Cassidy, Cornyn e Thom Tillis della North Carolina, che annunciò il ritiro subito dopo essersi opposto alla grande legge di bilancio dell'anno scorso. Tillis ha definito Bill Pulte, direttore facente funzione dell'intelligence nazionale, "un sicofante incompetente", mentre Cassidy ha bollato l'accordo con l'Iran come "il peggior errore di politica estera da decenni".

Durante la riunione Cassidy ha affrontato il presidente sull'intesa con Teheran e i due hanno avuto un acceso diverbio, nel quale Trump gli avrebbe detto di sedersi. "Non mi scuso per aver tenuto testa al presidente", ha detto poi Cassidy ai giornalisti. "Difendo gli americani, anche quando sto parlando con il presidente." Trump ha comunque proclamato il successo dell'incontro: "Abbiamo fatto una riunione davvero ottima", ha detto, circondato da tre fedelissimi, i senatori Rick Scott della Florida, John Barrasso del Wyoming e Mike Lee dello Utah, tutti con una cravatta rossa come la sua, mentre Thune restava in disparte con la cravatta blu. In serata la tensione si è in parte allentata: l'aula ha rivotato in modo simbolico la risoluzione sui poteri di guerra e l'ha respinta, con due repubblicani che hanno cambiato voto, tra cui lo stesso Cassidy.

Interpellata dagli autori, la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha risposto con un elenco dei risultati del presidente, aggiungendo: "Il presidente Trump è il leader del mondo libero, e grazie alla sua guida coraggiosa gli Stati Uniti non sono mai stati così forti." Lo stesso giorno, ricevendo il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha attaccato alcuni membri dell'alleanza per non aver aiutato nella guerra con l'Iran, riservando parole particolarmente dure all'Italia. La frizione è nata dopo che il presidente aveva sostenuto che la premier Giorgia Meloni lo avesse "implorato" per una foto al vertice del G7 della settimana scorsa, cosa che Meloni ha smentito, facendolo infuriare.

Il caso più emblematico, scrivono Lemire e Berman, è quello dello specchio d'acqua davanti al Lincoln Memorial, una "metafora perfetta" dello stato della sua presidenza. Il restauro era stato affidato con un appalto senza gara a un suo sostenitore, come ha rivelato il New York Times: i costi sono lievitati, i lavori sono falliti e la vasca è finita sotto la sorveglianza di truppe federali. Il rivestimento si è rotto, l'acqua è diventata di un verde brillante e ostinato, lontano dal "blu bandiera americana" che Trump voleva, e il presidente, anziché assumersi la responsabilità, ha imboccato la strada delle teorie del complotto.

Per i festeggiamenti del 4 luglio, quest'anno il 250° anniversario della nazione, il concerto previsto sul National Mall si è trasformato in un comizio a favore di Trump e gran parte degli artisti si è tirata indietro. Il presidente è andato avanti lo stesso, mettendo sé stesso al centro della serata, con un discorso breve e pieno di lamentele, pronunciato dietro un vetro antiproiettile davanti a un pubblico ridotto, da cui molti si sono allontanati mentre ancora parlava. Il giorno dopo ha scritto sui social di aver avuto una folla enorme e che "tutti sono rimasti fino alla fine del mio discorso". Non ha invece commentato l'attacco iraniano a una nave in transito nello stretto di Hormuz. Per quanto ci provi, concludono gli autori, Trump non riesce a cambiare argomento.

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Oracle taglia 21.000 posti di lavoro: la spinta dell'AI trasforma il colosso


L'azienda ha investito nell'infrastruttura cloud per l'intelligenza artificiale, riducendo la forza lavoro del 13% nell'ultimo anno fiscale.

Oracle ha annunciato una drastica riduzione del proprio personale, eliminando circa 21.000 posizioni lavorative nel corso dell'anno fiscale 2026, pari al 13% della sua forza lavoro globale, segnando un momento di profonda trasformazione per l'azienda.

Secondo i dati emersi dai documenti finanziari ufficiali, il numero totale dei dipendenti è sceso da 162.000 a 141.000 unità al 31 maggio scorso.
La società ha esplicitamente collegato questi tagli all'adozione interna di tecnologie basate sull'intelligenza artificiale e all'automazione dei processi, avvertendo che questa tendenza potrebbe continuare man mano che l'integrazione dell'AI diventerà più pervasiva.

Questa riorganizzazione non è stata priva di costi: Oracle ha infatti dichiarato di aver speso circa 1,84 miliardi di dollari in indennità di fine rapporto e oneri correlati, un importo quasi quattro volte superiore rispetto ai costi di ristrutturazione dell'anno precedente.

A differenza di rivali come Amazon e Microsoft, che finanziano lo sviluppo dell'AI attraverso flussi di cassa già consolidati, Oracle starebbe ricorrendo a nuove emissioni di debito per circa 40 miliardi di dollari per sostenere i propri piani e rimanere competitiva.
L'ambizione della compagnia è testimoniata anche da accordi colossali, come il contratto quinquennale da 300 miliardi di dollari siglato con OpenAI e la collaborazione con Meta per fornire potenza di calcolo dedicata.

Questa aggressiva espansione nell'infrastruttura cloud richiede investimenti senza precedenti, rendendo la riduzione del personale una necessità. Tuttavia, si tratta di una tendenza preoccupante per il settore tech statunitense, che quest'anno ha visto la perdita di oltre 100.000 posti di lavoro complessivi.
Molti analisti osservano con attenzione questo fenomeno, notando come anche Meta, Google e Microsoft stiano effettuando tagli simili per finanziare i propri progetti legati all'intelligenza artificiale

Fonte: Tom's Hardware

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GTA 6: niente disco fisico, arriva solo la versione con codice in scatola


Rockstar Games non produrrà dischi per Grand Theft Auto VI: la versione fisica conterrà un codice per il download digitale.
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Il debutto di Grand Theft Auto VI rappresenta senza dubbio uno degli eventi più attesi nella storia recente dell'industria videoludica, ma le ultime indiscrezioni suggeriscono un cambiamento epocale per i collezionisti e gli amanti dei supporti fisici tradizionali.
Secondo quanto riportato da una fonte di The Hollywood Reporter, Rockstar Games non avrebbe infatti intenzione di produrre dischi per il nuovo capitolo della saga: sebbene sia prevista una versione retail per i negozi, al suo interno non ci sarà un supporto fisico ma solo un codice per il riscatto del gioco in formato digitale.

La notizia nasce dalla necessità di chiarire alcune ambiguità emerse in seguito a una comunicazione ufficiale del supporto di Rockstar: un’email inviata a un utente menzionava infatti la disponibilità di una "copia fisica" nei mesi a venire, alimentando la speranza dei fan di poter inserire il disco nelle proprie console. Tuttavia, fonti vicine allo sviluppo hanno precisato che l'espressione si riferisce esclusivamente alla scatola contenente il codice e non a un supporto fisico reale.
Anche il riferimento temporale ai "mesi successivi" non riguarderebbe il periodo post-lancio, ma i mesi che seguono gli annunci ufficiali delle varie edizioni e dei prezzi avvenuti in questi giorni.

Il lancio di Grand Theft Auto VI è ufficialmente fissato per il 19 novembre 2026 sulle piattaforme PlayStation 5 e Xbox Series X|S, con le prenotazioni per le edizioni Standard e Ultimate già aperte.
Considerata la mole imponente dei dati necessari per un titolo di tale portata, Rockstar permetterà agli utenti di iniziare il pre-download già dal 12 novembre, esattamente una settimana prima del debutto ufficiale.
Per quanto riguarda il mondo PC, la notizia non desta particolare sorpresa, dato che Rockstar non ha ancora annunciato una versione desktop e un'eventuale distribuzione su DVD per un gioco di queste dimensioni risulterebbe comunque impraticabile.

Fonte: VideoCardz


GTA VI: i preordini aprono il 25 giugno, uscita confermata a novembre


Rockstar Games, attraverso la sua società controllante Take-Two, ha ufficialmente annunciato che i preordini per l’attesissimo GTA VI saranno attivi a partire dal prossimo 25 giugno. La mossa conferma la volontà del publisher di avviare la massiccia macchina del marketing del suo titolo di punta proprio durante il periodo estivo, mantenendo fede alle promesse fatte nei mesi scorsi. La porta con sé una rassicurazione sulla data di uscita ufficiale, attualmente fissata per il 19 novembre. Insieme all'annuncio dell'apertura delle prevendite, Rockstar ha sollevato il velo sulla cover art ufficiale del gioco, che potete vedere qui sotto.
La cover art ufficiale di GTA VI
L'estetica rimane fedele alla tradizione iconica del franchise, presentando una composizione di immagini stilizzate che offrono un primo sguardo profondo all'ecosistema di una rinnovata Vice City. Tra i vari riquadri che compongono la copertina, è possibile scorgere diversi personaggi, armi, veicoli e persino animali, suggerendo la varietà e la densità di contenuti che i giocatori troveranno in questa nuova iterazione della serie. Sebbene non sia stato ancora rilasciato un nuovo trailer, gli esperti del settore speculano sulla possibilità che un nuovo filmato promozionale possa accompagnare proprio il lancio dei preordini la prossima settimana. Un aspetto cruciale sottolineato da questo annuncio riguarda la solidità della finestra di lancio prevista per la fine dell'anno.

Storicamente, Rockstar Games ha comunicato eventuali rinvii circa sei mesi prima della data di uscita dei suoi titoli. Essendo ormai entrati in tale finestra temporale senza alcuna comunicazione di slittamenti, le probabilità che il gioco rispetti la scadenza di novembre sono estremamente elevate. Tutto punta dunque verso il debutto di GTA VI su PlayStation 5 e Xbox Series X/S tra soli cinque mesi, confermando l'impegno dello studio nel rispettare la tabella di marcia iniziale.

Fonte: www.engadget.com


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La Cina torna in vetta: LineShine è il supercomputer più veloce al mondo


Il nuovo sistema LineShine supera i 2 exaflop utilizzando solo CPU, battendo il record USA e segnando un primato per Pechino.

La Cina ha ufficialmente riconquistato il vertice della classifica mondiale dei supercomputer, segnando un traguardo storico che mancava dal 2017. Il protagonista di questa scalata tecnologica è LineShine, un sistema d’avanguardia ospitato presso il National Supercomputer Center, che ha raggiunto l'incredibile potenza di 2,198 Exaflop.

Questo risultato ha permesso a Pechino di superare il sistema statunitense El Capitan situato presso il Lawrence Livermore National Laboratory, che si ferma a 1,809 Exaflop.
LineShine non è solo il computer più veloce al mondo, ma rappresenta anche il primo sistema capace di superare la soglia dei due exaflop di prestazioni sostenute utilizzando esclusivamente processori centrali, rinunciando completamente al supporto di acceleratori grafici.

Ciò che rende LineShine straordinario, però, è la sua architettura: nonostante gli embarghi internazionali, i ricercatori cinesi hanno dovuto sviluppare una soluzione che non si affida alle GPU, a differenza della maggior parte dei modelli concorrenti. Il sistema si basa su un processore personalizzato da 304 core, con un totale di ben 13,79 milioni di core che operano a una frequenza di 1,55 GHz, collegati tra loro tramite una tecnologia di interconnessione proprietaria.
Oltre alla potenza bruta, il supercomputer dimostra un'efficienza energetica notevole, consumando circa 42,2 megawatt con un rendimento di 52,07 Gigaflop per watt, un dato che ha sorpreso gli esperti del settore per la sua capacità di innovare in modo indipendente.

LineShine rientra in un contesto globale che ora conta cinque sistemi capaci di superare la barriera dell'exascale. Oltre alla Cina, gli Stati Uniti mantengono una presenza dominante con tre macchine, tra cui Frontier e Aurora, rispettivamente al terzo e quarto posto, mentre la Germania occupa la quinta posizione con il sistema Jupiter Booster.
La classifica attuale evidenzia una marcata diversità architetturale, con l’utilizzo di tecnologie Intel, AMD e NVIDIA, dimostrando che non esiste un unico percorso verso i vertici di settore.

A causa delle restrizioni governative, la Cina mantiene segreti i propri progetti di supercalcolo, ma LineShine rappresenta un'eccezione: essendo stato sviluppato senza l'apporto di fondi pubblici diretti, i progettisti hanno avuto la libertà di sottoporre la macchina alle verifiche ufficiali di Top500. Sebbene non siano stati rivelati dettagli specifici sull'azienda produttrice delle CPU o sulla tecnologia dei chip, l'esistenza stessa di questo sistema conferma la capacità della nazione di guidare l'innovazione tecnologica in autonomia, definendo nuovi standard per il futuro del calcolo ad alte prestazioni.

Fonte: Engadget

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L'Europa orientale teme di restare sola davanti alla Russia


Diciotto mesi di presidenza Trump hanno trasformato l'iniziale accettazione delle richieste americane sull'aumento della spesa militare in un timore concreto sulla tenuta della difesa collettiva, proprio mentre l'Alleanza si prepara al vertice di Ankara. In gioco il futuro stesso della NATO.

Cosa accadrebbe se la Russia attaccasse un Paese della Nato e gli Stati Uniti decidessero di non intervenire? È la domanda che da mesi inquieta i governi dell'Europa orientale. Fino a pochi anni fa uno scenario simile sembrava impensabile; oggi viene discusso apertamente nelle cancellerie di Polonia e Stati baltici.

A metà maggio, durante un incontro a Tallinn, al sottosegretario di Stato americano Thomas DiNanno è stato chiesto se le truppe statunitensi combatterebbero in caso di invasione russa dei Paesi baltici. La risposta è stata lunga, tortuosa, ma senza mai arrivare a un "sì".

Il Guardian ha ricostruito questo clima parlando con decine di funzionari, leader nazionali, Ministri della Difesa e degli Esteri, capi dell'intelligence e diplomatici, molti dei quali hanno accettato di parlare solo in forma anonima. Il timore, oggi, non è più soltanto che Washington chieda agli europei di spendere di più, ma che possa non rispettare fino in fondo il principio su cui si fonda la NATO: un attacco contro uno è un attacco contro tutti.

Geopolitica · NATO ed Europa orientale
Il futuro della NATO in dubbio: gli Stati Uniti difenderebbero davvero l'Europa da un attacco russo?

Diciotto mesi di Amministrazione Trump hanno trasformato la richiesta di aumentare la spesa militare in un timore ben più profondo: che Washington non rispetti fino in fondo l'Articolo 5, il principio per cui un attacco contro un alleato è un attacco contro tutti.
Grafica di FocusAmerica Vertice di Ankara · 2026

Il patto fondativo
Un attacco
contro unoè un attacco contro tutti

Oggi, nelle cancellerie
?la certezza non è più data per scontata

Per la prima volta il timore non è che i Paesi membri spendano troppo poco, ma che gli Stati Uniti non intervengano più in difesa dei propri alleati

Esplora l'analisi
ILa fiducia
che si incrina III numeri
della frattura IIILa dipendenza
che resta

Diciotto mesi che hanno eroso una certezza
Tocca ogni tappa per leggere come, episodio dopo episodio, il dubbio è entrato nelle cancellerie dell'Europa orientale. Le date segnano i momenti in cui la fiducia si è incrinata.

La frattura misurata in cifre
I numeri che raccontano quanto in fretta la sicurezza europea sia diventata, agli occhi di Washington, un costo da rinegoziare.

5%
Spesa per la difesa richiesta agli alleati, in quota sul Pil
Obiettivo entro il 2035, fissato al vertice dell'Aia del giugno 2025

19
Droni russi entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte
«Diciannove errori in una notte? No, non ci credo», ha risposto il ministro Sikorski

4.000
Soldati americani la cui rotazione in Polonia è stata cancellata e poi ripristinata
A maggio 2025, con una decisione legata ai rapporti personali tra i due presidenti


Base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale
Una brigata della Germania in via di schieramento in Lituania

«Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi.» Radosław Sikorski · Ministro degli Esteri polacco

Ciò che l'Europa non può ancora rimpiazzare
Anche volendo fare da sola, l'Europa resta dipendente da Washington per le capacità decisive. La più critica è l'intelligence sulla Russia.

Intelligence raccolta sulla Russia

Stati Uniti, da solila maggior parte

Tutte le altre agenzie NATO messe insiememeno degli USA

Secondo un alto funzionario europeo, tutte le agenzie di intelligence della NATO messe assieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia meno di quanto siano in grado di produrre da soli gli americani.

Intelligence sulla Russia
La capacità più difficile da sostituire: nessun alleato europeo si avvicina alla mole di dati raccolta da Washington.

Difesa aerea avanzata
I sistemi di protezione dello spazio aereo restano in larga parte dipendenti dalle dotazioni americane.

Attacchi in profondità
La capacità di colpire lontano dietro le linee nemiche dipende ancora da sistemi che solo gli USA forniscono su larga scala.

Nel breve periodo la domanda decisiva è un'altra: le tensioni pubbliche hanno indebolito, agli occhi di Mosca, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta schiacciante? Più probabile resta la «zona grigia»: sabotaggi, droni, provocazioni calibrate per testare le linee rosse senza superarle.

Fonte Ricostruzione di The Guardian su colloqui con decine di funzionari, ministri, capi dell'intelligence e diplomatici dei Paesi NATO. Dichiarazioni di Hegseth, Sikorski e Trump come riportate dalla testata britannica.

La fiducia incrinata con Washington


I primi segnali erano arrivati già nel febbraio 2025, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, in visita al quartier generale della NATO a Bruxelles, aveva chiarito agli alleati che, con la Cina in ascesa, la sicurezza europea non sarebbe più stata una priorità per Washington. L'Europa, aveva spiegato, avrebbe dovuto pagarsi da sola la propria difesa.

"I valori sono importanti, ma non puoi sparare con i valori né con i discorsi forti. Non c'è sostituto per la forza", aveva dichiarato all'epoca. Due settimane dopo, lo scontro televisivo alla Casa Bianca tra Trump e Volodymyr Zelensky, seguito dalla sospensione per oltre una settimana della condivisione di intelligence con Kyiv, ha rafforzato la sensazione che le regole tradizionali della diplomazia fossero saltate.

Tuttavia, il vertice NATO dell'Aia, nel giugno 2025, si è chiuso senza rotture solo grazie al lavoro dietro le quinte del Segretario Generale Mark Rutte, che ha cercato di convincere Trump a non rompere l'intesa tra i Paesi dell'Alleanza. In questo modo, i Paesi membri della NATO si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del proprio Pil entro il 2035, un obiettivo già vicino per Polonia e Stati baltici, ma fino a poco tempo fa quasi impensabile per molti governi dell'Europa occidentale.

Il problema, però, resta l'imprevedibilità del presidente americano. Una promessa fatta oggi può essere smentita domani da un post su Truth Social. A settembre, una ventina di droni russi sono entrati nello spazio aereo polacco in una sola notte. Mentre l'attacco era in corso, Trump ha pubblicato sui social un entusiasta "Here we go!", salvo poi suggerire che "poteva trattarsi di un errore". Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski gli ha risposto pubblicamente: "Puoi credere che uno o due droni finiscano fuori rotta, ma 19 errori in una sola notte, no, non ci credo".

Nel gennaio 2026 la crisi più destabilizzante per l'Alleanza Atlantica è arrivata da Washington più che da Mosca. A provocarla è stato lo stesso Donald Trump, quando ha minacciato di annettere la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, a sua volta membro della NATO. Alcune cancellerie europee hanno chiesto ai propri uffici legali se, in uno scenario simile, Copenaghen avrebbe potuto invocare l'Articolo 5. Fino a quel momento, però, nessuno aveva davvero immaginato la Nato di fronte a una minaccia proveniente non da un avversario esterno, ma da un altro alleato: per di più dagli Stati Uniti, il Paese militarmente più potente dell'Alleanza e, fin dalla sua nascita, il perno politico e strategico dell'intero sistema atlantico.

Il rischio della "zona grigia"


A metà maggio, la Polonia ha poi scoperto con sorpresa che una rotazione di 4.000 soldati americani, già in parte arrivati, era stata cancellata. Trump ha revocato la decisione poco dopo con un post, spiegando di averlo fatto per mantenere i buoni rapporti con il nuovo presidente polacco Karol Nawrocki. Ma per Varsavia anche la retromarcia è stata una conferma inquietante: la presenza militare americana può dipendere non solo da valutazioni strategiche, ma anche dai rapporti personali del presidente con i leader europei.

L'irritazione cresce persino tra i Paesi alleati più vicini ideologicamente a Trump. La scorsa settimana la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha avuto un duro scontro con il presidente americano, accusandolo di aver "totalmente inventato" una storia in cui sosteneva che lei lo avesse implorato per una foto durante un vertice del G7. In Europa orientale, intanto, la Polonia è diventata la voce più critica. "Siamo stati e resteremo un alleato leale dell'America, ma non possiamo essere degli sciocchi", ha detto Sikorski in Parlamento.

Negli Stati baltici prevale invece ancora la cautela. I Ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania invitano alla calma, ma nel frattempo, vari Paesi europei hanno inviato truppe nei Baltici sotto l'ombrello NATO. La Germania sta schierando un'intera brigata in Lituania, la prima base militare permanente tedesca all'estero dalla Seconda guerra mondiale in poi, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto di estendere l'ombrello nucleare francese ad altri Paesi europei, Polonia compresa.

Restano però diverse capacità militari americane ancora molto difficili da sostituire: difesa aerea avanzata, capacità di attacchi in profondità e soprattutto intelligence. Un alto funzionario europeo ha spiegato che tutte le agenzie di intelligence NATO messe insieme, escluse quelle statunitensi, raccolgono sulla Russia "meno di quanto producano da soli gli americani".

Nel breve periodo, la questione decisiva è però un'altra: le tensioni pubbliche tra i Paesi dell'Alleanza hanno indebolito, agli occhi del Cremlino, la certezza che un'incursione in territorio NATO provocherebbe una risposta militare schiacciante? Finché l'esercito russo resta impegnato in Ucraina, spiegano i funzionari estoni, Mosca non ha i mezzi per un attacco convenzionale su larga scala contro l'Alleanza. Più probabile è il proseguimento di azioni ibride: sabotaggi, droni, operazioni nella "zona grigia", provocazioni calibrate per testare le linee rosse della NATO senza superarle apertamente.

Ma resta senza riposta la domanda chiave che oggi toglie il sonno ai responsabili della sicurezza dell'Europa orientale: come reagirebbe Washington se decine di droni kamikaze russi colpissero Varsavia o una capitale di uno Stato baltico?

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L’intelligenza artificiale è la nuova spinta all’inflazione negli Stati Uniti
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— Karoline Leavitt (@PressSec) January 24, 2025


Il post su X della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt

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Case vuote durante le vacanze: quasi 1 italiano su 2 è tornato indietro per un problema domestico


Una recente indagine evidenzia che quasi 1 persona su 2 è stata costretta a tornare a casa per un problema domestico reale o sospetto, confermando quanto sicurezza e monitoraggio dell'abitazione siano diventati aspetti centrali durante le assenze prolungate
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Inizia ufficialmente quel periodo dell’anno in cui, complici la fine delle scuole, le giornate di sole e le serate afose, le vacanze non sembrano più un sogno lontano. Lasciare la propria casa vuota durante i periodi di assenza o vacanza è un’abitudine molto diffusa in Italia (la scorsa estate le case vuote erano 18 milioni), ma non sempre senza pensieri. È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio sulla Serenità DomesticadiSector Alarm, condotto in collaborazione con AstraRicerche, che ha analizzato i comportamenti dei cittadini quando si allontanano dall'abitazione, tracciando un quadro chiaro sul legame tra bisogno di sicurezza domestica e reti di supporto informali.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Vacanze interrotte: un fenomeno più comune di quanto si pensi


Quasi due italiani su tre (il 62,7%) lasciano disabitata la propria casa per più giorni almeno una volta all'anno, tra escursioni fuori porta e soggiorni nelle seconde case, possedute dal 26% dei connazionali. Il 18,9% lo fa addirittura quattro o più volte l'anno. Tuttavia, l’allontanamento dalle mura domestiche porta con sé stress e timori, che talvolta si rivelano giustificati. Tra coloro che lasciano la casa incustodita, il 43,1% è dovuto rientrare in anticipo almeno una volta avendo la certezza che si fosse verificato un evento negativo in casa. Una percentuale quasi identica (42,3%) ha interrotto la vacanza per il forte timore che fosse successo qualcosa. Il rientro in anticipo avendo la certezza di una negatività avvenuta risulta più comune tra i residenti in Campania (54,5%), prima regione in Italia per i rientri anticipati, seguita dalla Puglia (53,3%) e il Piemonte (46,1%). Spicca, invece, la Toscana come la regione d’Italia in cui si verificano meno rientri anticipati con solo il 25% (-18,2% rispetto alla media nazionale).
Fonte: Sector Alarm in collaborazione con AstraRicercheFonte: Sector Alarm in collaborazione con AstraRicerche

A chi ci rivolgiamo per chiedere aiuto


Le vacanze non mettono in pausa la gestione della casa. Per questo, gli italiani che almeno una volta all’anno si allontanano per alcuni giorni attivano una vera e propria rete di supporto fatta di familiari, amici, vicini e persone di fiducia: più di tre intervistati su quattro (75,5%) chiedono, infatti, a qualcuno di controllare che tutto sia in ordine durante la loro assenza, a conferma di quanto il bisogno di sentirsi tranquilli continui ad accompagnare molte persone anche lontano da casa. In primo luogo, si chiede aiuto per verificare che non ci siano stati furti, perdite d'acqua o altri problemi domestici (35,7%). Seguono le richieste di supporto per innaffiare e curare le piante o curare gli spazi esterni (29,6%), per accudire gli animali domestici (24,1%), per verificare il corretto funzionamento di utenze ed elettrodomestici (23,8%) e per controllare la cassetta della posta ritirando la corrispondenza (sempre il 23,8%). Infine, il 17,8% degli intervistati chiede aiuto nella gestione dell'accesso alla casa da parte di tecnici, manutentori o imprese di servizio.

La cerchia di supporto è composta principalmente da familiari (61,2%) e amici o colleghi (22,3%): complessivamente si rivolge a questa cerchia più ‘vicina’ il 73% degli intervistati. Tuttavia, quasi un intervistato su due (47,5%) si affida a persone appartenenti a una cerchia meno intima: vicini di casa (30,2%), personale retribuito incaricato di controllare la casa, accudire gli animali o di svolgere le pulizie (11,8%) e i portinai del condominio (10,6%). Ci si affida alle proprie cerchie familiari e di amicizie per chiedere un supporto durante la propria assenza più frequentemente in Veneto (82,7%), che emerge come prima regione in Italia, seguita dalla Toscana (79,6%) e dall’Emilia Romagna (78,8%). Chiudono la classifica, invece, la Sicilia (69,3%), il Lazio (67,3%) e la Campania (65,5%). La Lombardia detiene il podio per distacco tra le regioni che scelgono di rivolgersi a vicini, portinai o personale retribuito (59,4%).

Il dilemma delle chiavi di casa


Per i nostri connazionali che almeno una volta all’anno lasciano la propria casa incustodita, affidarsi agli altri, però, non è sempre semplice. La ricerca mostra come consentire l'accesso alla propria abitazione continui a rappresentare un tema delicato: quasi 8 su 10 dichiarano infatti di avere qualche resistenza a lasciare le chiavi di casa, segno che il desiderio di ricevere supporto convive spesso con la difficoltà di delegare completamente il controllo del proprio spazio domestico. Tra questi, per il 54,6% la decisione dipende strettamente dalla persona scelta per aiutare. Inoltre, il 24,3% preferirebbe non darle a nessuno: i più restii a consegnare le chiavi risultano essere generalmente i proprietari dell'immobile (26% rispetto al 20% di chi vive in affitto).

Nuove truffe WhatsApp: bastano pochi messaggi per perdere 770 euro
Secondo una recente indagine, bastano pochi messaggi per indurre le vittime a condividere informazioni sensibili o effettuare pagamenti che possono causare perdite fino a 770 euro. Ecco come funziona il raggiro e quali segnali non devi ignorare.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

La tecnologia che fa stare più sereni


Di fronte a queste tensioni, la tecnologia può offrire un supporto concreto, eliminando la necessità di appoggiarsi alla rete informale per la funzione più critica: sapere che la casa è sotto controllo. I dati evidenziano una netta differenza nel livello di serenità tra chi dispone o meno di un sistema di sicurezza quando l'abitazione resta vuota: tra chi non possiede alcun sistema la percentuale di chi si dichiara sereno è di appena il 48%, mentre la quota sale notevolmente al 75% tra chi dispone di un sistema collegato a una centrale operativa. Non sorprende, pertanto, che quasi due intervistati su tre (64,9%) considerino davvero utile disporre di un sistema di protezione completa, con un interesse che sale al 68% tra i proprietari di immobili. In particolare, tra le funzionalità giudicate più utili spiccano il monitoraggio 24 ore su 24 della centrale operativa (79,5%) e la possibilità di ricevere notifiche immediate sullo stato del sistema (80,4%).

“I dati del nostro Osservatorio confermano qualcosa che sentiamo ogni giorno dai nostri clienti: il disagio di dover interrompere una vacanza a causa di un problema domestico, reale o anche solo temuto. Non è una preoccupazione astratta, ma un’esperienza concreta che ha già toccato milioni di italiani. Sector Alarm nasce esattamente per questo: non solo per proteggere la casa, ma per restituire alle persone tempo e spazio mentale per dedicarsi a ciò che conta davvero, senza pensieri legati alla sicurezza domestica. Una libertà che, con il monitoraggio 24/7 di una Centrale Operativa che risponde in soli 24 secondi a ogni emergenza, diventa reale e concreta." ha dichiarato Fabio Ansaloni di Sector Alarm Italy.



[1] Osservatorio Turismo Confcommercio in collaborazione con Swg (2025)

[2] Re/Max European Housing Trend Report 2024


Bastano pochi messaggi su WhatsApp per perdere 770 euro: l’allarme degli esperti sulle nuove truffe


Per la prima volta, un nuovo studio globale condotto da Kaspersky ha quantificato quanto le truffe via messaggio siano diventate rapide, costose ed emotivamente devastanti. Basandosi sulle testimonianze delle vittime di frodi in Italia, la ricerca dimostra come i truffatori sfruttino i messaggi quotidiani per sottrarre denaro e dati personali nel giro di pochi minuti, causando conseguenze finanziarie ed emotive di lunga durata.

Un singolo messaggio, dall’aspetto attendibile, può provocare una perdita media fino a 770 euro per vittima, con oltre la metà (56%) delle truffe in Italia che va a buon fine entro 30 minuti. In molti casi, le vittime cadono nella trappola ancora più rapidamente, consegnando denaro o dati personali prima ancora che sorga il minimo dubbio. Dietro questi messaggi apparentemente innocui si nasconde un’organizzazione criminale globale in rapida espansione, che opera su scala industriale e utilizza l’intelligenza artificiale per fingersi familiari, amici e brand affidabili. Questo fenomeno ha dato vita a un vero e proprio “mercato” del furto d’identità, alimentato da denaro e dati personali rubati, lasciando le vittime senza risparmi, sconvolte e con profonde ferite emotive.

WWDC 2026: Apple Intelligence, Siri AI e novità Apple
Apple annuncia al WWDC 2026 una Siri più intelligente, nuove funzioni di Apple Intelligence e aggiornamenti software per iPhone, iPad e Mac
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Truffati in pochi minuti


Dalle e-mail di lavoro alle chat con la famiglia, fino agli aggiornamenti sulle consegne, le app di messaggistica rappresentano oggi il cuore pulsante della vita quotidiana. Ma sono diventate anche il canale preferito dai truffatori. Queste truffe nascono spesso proprio sulle piattaforme che le persone utilizzano ogni giorno, con 3 canali in testa alla classifica italiana: WhatsApp (54%), SMS/iMessage (35%) e Instagram (20%). Sebbene questo dato non sorprenda, considerando l’enorme quantità di messaggi che le persone ricevono quotidianamente, ciò che colpisce davvero è la velocità con cui queste truffe riescono ad andare a segno. In Italia, più della metà delle vittime (56%) ha consegnato denaro o fornito informazioni personali entro 30 minuti, mentre il 23% lo ha fatto in meno di cinque minuti. Inoltre, per mantenere alta la pressione sulle vittime i truffatori raramente restano confinati su un’unica piattaforma. Il 43% delle truffe coinvolge infatti più canali, passando dagli SMS a WhatsApp o da WhatsApp a Telegram, imitando conversazioni e notifiche quotidiane per evitare di destare sospetti.

I truffatori utilizzano contesti riconoscibili, ambienti sociali familiari e norme linguistiche consolidate per far credere alle vittime che le loro decisioni siano razionali e ragionevoli in quel momento. In realtà, costruiscono false realtà che portano le persone a compiere azioni dannose senza rendersene conto”, ha spiegato Elisabeth Carter, linguista forense e criminologa presso la Kingston University di Londra.

Lavastoviglie: la guida Miele per risparmiare energia
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

L’impatto economico è immediato e pesa sulle famiglie


Anche le conseguenze economiche sono estremamente pesanti. Il 36% delle vittime ha subito una perdita finanziaria, rileva lo studio Kaspersky, mentre il 38% il furto di dati personali come numeri di telefono, indirizzi e-mail, informazioni sull’abitazione o credenziali di accesso. In media, ogni persona ha perso 770 euro per una singola truffa, una cifra che può incidere profondamente sulla vita quotidiana. In un periodo segnato dalla crisi del costo della vita, una perdita di questo tipo può equivalere a un mese di spesa alimentare, ai costi dei mezzi di trasporto, alle spese per l’assistenza all’infanzia o al pagamento delle bollette. Sebbene il 34% delle persone abbia subito perdite inferiori a 115 euro, il danno complessivo resta significativo. E per molti la situazione è ancora più grave: il 19% ha perso oltre 1.158 euro, un duro colpo finanziario per la maggior parte delle famiglie. Inoltre, le truffe raramente rappresentano un episodio isolato: oltre un quarto (29%) delle vittime dichiara di essere stato truffato tre o più volte negli ultimi sei mesi. Questo dimostra come i truffatori tendano a colpire ripetutamente le stesse persone una volta individuata una possibile vulnerabilità.

L’effetto IA: le truffe colpiscono tutte le generazioni


Gli autori delle truffe non prendono più di mira soltanto i meno esperti o gli anziani. I dati mostrano che le vittime appartengono a tutte le generazioni, dalla Generazione Z alla Generazione X, a conferma del fatto che esperienza e dimestichezza digitale offrono una protezione limitata. Questo cambiamento è guidato dall’intelligenza artificiale: imitando stile di scrittura, tono di voce e perfino relazioni personali, i truffatori riescono a rendere i messaggi falsi incredibilmente realistici, al punto da superare i dubbi istintivi delle persone, indipendentemente dal loro livello di competenza tecnologica. E il prezzo da pagare non si limita alla perdita economica e l’impatto emotivo può protrarsi a lungo nel tempo.

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L’importanza della protezione online


Poiché persone di tutte le età fanno sempre più fatica a distinguere i messaggi falsi da quelli autentici, la crescita delle truffe via messaggistica basate sull’intelligenza artificiale ha generato una vera e propria crisi di fiducia. Kaspersky consiglia quindi di adottare un approccio più prudente e di affiancare buone abitudini digitali a strumenti di protezione progettati per contrastare truffe che fanno leva su velocità e urgenza. Ecco alcuni consigli utili:

  • fermati un attimo prima di reagire: i messaggi che richiedono un’azione urgente, un pagamento o l’invio di dati personali rappresentano un chiaro segnale di allarme. Bastano pochi secondi di pausa per interrompere il meccanismo del truffatore;
  • verifica le identità in modo indipendente: utilizza metodi di verifica sicuri, controlla i profili attraverso canali differenti e richiedi ulteriori conferme in caso di dubbio;
  • proteggi i tuoi account con password complesse: utilizzare password uniche e gestirle tramite password manager aiuta ad adottare buone pratiche di sicurezza, evitando il riutilizzo della stessa password su più account. In questo modo, anche se un account viene compromesso, gli altri restano protetti;
  • presta attenzione ai link e alle notifiche sospette: molte truffe arrivano attraverso link presenti nelle app di messaggistica o nelle e-mail che sembrano autentici. Adeguati trumenti di sicurezza possono aiutare a monitorare l’attività del dispositivo, individuare comportamenti sospetti e segnalare link dannosi prima che causino danni.

“Questa nuova ondata di truffe via messaggio è progettata per risultare indistinguibile dalla comunicazione quotidiana - ha affermato Marc Riverodi Kaspersky - inoltre, l’intelligenza artificiale sta accelerando questa tendenza, aiutando i truffatori a imitare in modo convincente marchi, voci familiari e relazioni personali su larga scala”.


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Trump ha fatto pressioni segrete sull'ente che protegge i dipendenti pubblici


Un organo indipendente ha dato ragione a Trump sul potere di licenziare i dipendenti pubblici senza garanzie, ribaltando decenni di precedenti dopo le pressioni riservate della Casa Bianca.

Un organo indipendente che dovrebbe proteggere i dipendenti pubblici americani dai licenziamenti ingiusti ha finito per dare ragione al presidente Trump sul suo potere di rimuoverli quasi senza limiti. È successo al termine di una campagna di pressioni, pubbliche e riservate, della Casa Bianca.

Lo ha ricostruito il New York Times: la spinta riservata sull'organo è stata affidata a James Sherk, un collaboratore del presidente che da anni si batte per rendere più facili e rapidi i licenziamenti nel pubblico impiego. Un'azione, scrive il giornale, non troppo diversa dal telefonare a un giudice federale per dirgli come deve decidere.

L'organo si chiama Merit Systems Protection Board e fa da arbitro indipendente nelle controversie tra le agenzie del governo e i lavoratori licenziati. Dopo i licenziamenti di massa decisi da Trump nel 2025 era stato sommerso dai ricorsi di centinaia di dipendenti pubblici, che lo vedevano come ultima possibilità per difendere il posto.

A marzo l'organo ha pubblicato la sua decisione, che ribalta decenni di precedenti. Il caso riguardava due giudici dell'immigrazione, Megan Jackler e Brandon Jaroch, licenziati dall'amministrazione. La decisione ha accolto la tesi della Casa Bianca: l'Articolo II della Costituzione dà al presidente il potere di rimuovere i funzionari senza un giusto procedimento.

È la teoria del cosiddetto "esecutivo unitario", diffusa tra i conservatori: il presidente avrebbe un'autorità pressoché totale su tutto il ramo esecutivo e potrebbe dirigere l'operato dei suoi dipendenti, compresi i procuratori federali e i giudici dell'immigrazione che trattano questioni delicate di diritto. Portata alle estreme conseguenze, quella tesi permette di cancellare le tutele del pubblico impiego anche per i funzionari il cui lavoro li mette spesso in contrasto con gli obiettivi politici della presidenza.

L'amministrazione difende questa lettura apertamente. "Non possono esistere agenzie indipendenti del ramo esecutivo, perché l'indipendenza dal presidente significherebbe indipendenza dagli elettori che lo hanno scelto", ha dichiarato Allison Schuster, portavoce della Casa Bianca.

La decisione non tocca direttamente i casi che la Corte Suprema dovrebbe decidere in questi giorni, destinati a stabilire fin dove arriva il potere del presidente sul pubblico impiego. Ha però disinnescato lo strumento più efficace dei dipendenti federali per contestare i licenziamenti e, se confermata in appello, potrebbe indebolire le tutele di ampie fasce della pubblica amministrazione.

La pressione è passata anche per un incontro avvenuto il 21 novembre in un edificio degli uffici presidenziali, accanto alla Casa Bianca. Quattro giorni dopo Henry Kerner, presidente facente funzione dell'organo, riunì un piccolo gruppo di collaboratori: appariva scosso e incerto sul da farsi. All'incontro, oltre a Sherk, c'erano un alto funzionario del Dipartimento del Lavoro e una consulente dell'ufficio legale della Casa Bianca.

Per l'amministrazione lo scopo principale dell'incontro era valutare la candidatura di Kerner a presidente stabile dell'organo. L'idea di una pressione è "categoricamente falsa": ai presenti, raccontò poi Kerner, fu detto che non gli si stava indicando come decidere. Gli fecero però capire di ritenere l'organo tenuto a seguire il parere dell'Office of Legal Counsel, l'ufficio del Dipartimento di Giustizia che fornisce pareri legali al presidente, sui casi legati all'Articolo II.

Sherk, 45 anni e originario del Canada, aveva quell'organo nel mirino da tempo. Per anni ha lavorato alla Heritage Foundation, un centro studi conservatore, scrivendo documenti sugli sprechi nel pubblico impiego. Nel 2014, davanti ai parlamentari, disse che "la legge federale rende molto difficile licenziare i dipendenti pubblici" e indicò proprio quell'organo come un ostacolo, anche se nella grande maggioranza dei casi dà ragione alle agenzie del governo.

Nel primo mandato di Trump, Sherk entrò nell'ufficio per le politiche interne della Casa Bianca, ma non agì contro l'organo. Si concentrò su Schedule F, un'iniziativa che toglieva le tutele del pubblico impiego a un'ampia categoria di dipendenti federali, varata poco prima delle elezioni del 2020. Il presidente Joe Biden la annullò e restituì all'organo i due membri necessari per decidere, permettendogli di smaltire l'arretrato accumulato negli anni di Trump.

Tornato alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha colpito per prima la presidente democratica dell'organo, Cathy Harris, annunciando di volerla rimuovere. Harris ha fatto causa sostenendo di non poter essere licenziata senza una giusta causa, ma la Corte Suprema ha bloccato il suo reintegro mentre il processo prosegue. Restava Kerner, repubblicano, e nulla sembrava impedire a Trump di licenziare anche lui o James J. Woodruff II, il membro appena nominato.

Intanto in tutto il governo erano in corso licenziamenti senza precedenti. In alcuni casi, come quelli dei due giudici dell'immigrazione e di Maurene Comey, procuratrice federale a Manhattan e figlia dell'ex direttore dell'FBI, l'amministrazione si era limitata a invocare il potere previsto dall'Articolo II, senza altre spiegazioni.

Comey ha contestato il licenziamento in tribunale, sostenendo che l'organo non funziona come dovrebbe. In passato quell'organo aveva evitato di entrare nel merito di casi simili anche per una ragione paradossale: stabilire che il presidente può licenziare qualunque dipendente pubblico, nonostante le tutele del Civil Service Reform Act, la legge che lo ha creato, rischierebbe di renderlo a sua volta incostituzionale.

Poco dopo, l'Office of Legal Counsel emise un parere di segno opposto: l'organo doveva pronunciarsi sui casi legati all'Articolo II. Era lo stesso parere che a novembre, nell'incontro alla Casa Bianca, era stato indicato a Kerner come vincolante.

A marzo l'organo si è pronunciato. Non ha seguito alla lettera il parere del Dipartimento di Giustizia, precisando di non dover nemmeno stabilire se ne fosse vincolato, e ha affrontato il caso dei due giudici in modo da poter esaminare gli argomenti costituzionali senza decidere sugli altri casi analoghi. Il risultato è andato comunque nella direzione voluta dalla Casa Bianca: per la prima volta nella sua storia l'organo ha accolto un argomento che, portato alle logiche conseguenze, ne metterebbe in discussione l'esistenza stessa, schierandosi a favore del potere presidenziale.

Alcuni esperti di diritto del lavoro pubblico hanno paragonato la decisione al ribaltamento della sentenza Roe contro Wade, la storica pronuncia sul diritto all'aborto negli Stati Uniti. Questo mese la corte d'appello federale ha deciso di riesaminare il caso al completo, un passaggio raro che ne segnala l'importanza. "È stata una decisione enorme, che ribalta anni di giurisprudenza e stabilisce chi ha diritto o no alle tutele dell'organo", ha detto al New York Times Raymond Limon, un ex membro uscito lo scorso anno. "È sismica".

"Sapere che è stata presa con l'influenza della Casa Bianca significa che la decisione non si è basata sul diritto", ha dichiarato Nicholas Bednar, professore di diritto all'Università del Minnesota. La decisione, ha aggiunto, "riflette le stesse considerazioni ideologiche che alimentano lo smantellamento del pubblico impiego federale".

Sherk, intanto, è andato oltre. Questo mese era nello Studio Ovale quando il presidente ha firmato un ordine esecutivo che toglie le tutele del posto di lavoro a quasi 8.000 dipendenti con ruoli di indirizzo politico. "Di chi è stata l'idea?", ha chiesto Trump. Saputo che era di Sherk, lo ha chiamato alla scrivania per farsi spiegare. L'ordine, ha detto Sherk, tratta chi decide le politiche pubbliche come i lavoratori privati: "Se commettono errori, possono essere rimossi rapidamente".


Alla Corte Suprema crescono le spaccature tra giudici conservatori e progressisti


La Corte Suprema degli Stati Uniti ha già emesso quest'anno più sentenze divise sei a tre lungo le linee ideologiche di quante ne avesse pronunciate in tutto l'anno giudiziario precedente, e deve ancora decidere i suoi casi più delicati. Il dato arriva mentre i nove giudici corrono a chiudere le cause più divisive entro la fine del mese.

La Corte è composta da sei giudici di orientamento conservatore e tre progressisti, quindi una spaccatura ideologica si traduce quasi sempre in un voto sei a tre. Dall'inizio dell'anno questo è accaduto sette volte, una in più rispetto a tutto l'anno scorso, prima ancora che i giudici affrontino i casi più importanti sui poteri del presidente e sui diritti delle persone transgender.

Martedì quattro delle cinque sentenze depositate sono state sei a tre. Una ha impedito a un uomo di religione rastafariana di fare causa agli agenti penitenziari che, violando una legge federale, gli avevano tagliato i dreadlocks. Un'altra ha consentito alla Exxon di citare in giudizio per una proprietà confiscata dal governo cubano nel 1960.

La decisione sei a tre più importante dell'anno è la sentenza di aprile che ha svuotato il Voting Rights Act, la legge che dal 1965 tutela il diritto di voto delle minoranze, della sua capacità di incidere sulle dispute relative ai collegi elettorali. La pronuncia ha permesso ai repubblicani di ridisegnare rapidamente i confini dei collegi in Stati del Sud come Louisiana e Alabama a proprio vantaggio in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno.

I conteggi non comprendono le decisioni prese sul cosiddetto registro d'emergenza, la procedura d'urgenza con cui la Corte decide rapidamente senza un'udienza pubblica completa, dove i due schieramenti si sono divisi ancora più spesso.

David Cole, docente di diritto alla Georgetown University ed ex direttore legale dell'American Civil Liberties Union, la principale organizzazione americana per i diritti civili, ha definito la tendenza a decidere i casi importanti sei a tre lungo linee di partito un problema serio per la legittimità della Corte. "I giudici dovrebbero essere guidati dal diritto, non dalla politica", ha detto. Anche quando le divisioni riflettono visioni giuridiche diverse e non la politica, ha aggiunto, più i giudici si dividono lungo linee di partito meno credibilità ha la Corte come istituzione.

Alcuni dei casi più importanti hanno però visto conservatori e progressisti dalla stessa parte. A febbraio la Corte ha bocciato i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump con una maggioranza che comprendeva tre conservatori e tre progressisti. La settimana scorsa ha stabilito all'unanimità che il Secondo Emendamento, che tutela il diritto di portare armi, impediva al governo di disarmare un uomo del Texas solo perché fa uso abituale di marijuana.

I giudici tendono a minimizzare le sentenze sei a tre e ricordano l'ampia quota di casi decisi all'unanimità, che però riguardano di solito questioni più tecniche e di minore portata. "Mi infastidisce perché non è accurato", ha detto il mese scorso la giudice conservatrice Amy Coney Barrett, parlando al George W. Bush Presidential Center. La quota molto più alta di sentenze unanimi, ha aggiunto, "non è la narrazione che viene dipinta dai media".

Parlando alla Reagan Library, il giudice Neil Gorsuch ha fatto un ragionamento simile. "Nove persone anziane nominate da cinque presidenti diversi nell'arco di trent'anni, da tutto il paese, e siamo in grado di risolvere all'unanimità il 40% dei casi su cui i tribunali di grado inferiore non erano d'accordo", ha detto Gorsuch, primo giudice nominato da Trump alla Corte. "Credo che sia qualcosa".

Più della metà delle 46 sentenze depositate finora è stata decisa all'unanimità, una quota leggermente superiore a quella dello stesso periodo dell'anno scorso. Le decisioni più grandi e complesse, però, arrivano negli ultimi giorni dell'anno giudiziario e raramente sono unanimi. Con una decina di casi ancora in attesa di una pronuncia, la quota di decisioni unanimi è destinata a calare. Tra il 2020 e il 2024 quasi il 14% delle sentenze nel merito si è diviso lungo linee ideologiche, secondo i dati raccolti da SCOTUSblog.

I giudici si attaccano sempre più spesso, negli atti scritti e in pubblico, sul proprio ruolo nei casi sui collegi elettorali. "I tribunali sono apolitici", ha detto il mese scorso la giudice progressista Ketanji Brown Jackson, la più giovane della Corte. "Dobbiamo essere scrupolosi nell'attenerci ai principi e alle regole che applichiamo in ogni caso e non sembrare di fare qualcosa di diverso in questo tipo di contesto". Il giudice conservatore Samuel Alito ha replicato in una breve opinione definendo le sue osservazioni "banali nel migliore dei casi" e "infondate e offensive". "Quale principio ha violato la Corte?", ha scritto Alito.

Sempre martedì la Corte si è divisa sei a tre in una decisione che renderà più facile per il governo espellere i titolari di green card, il permesso di soggiorno permanente, condannati per alcuni reati. Si è divisa allo stesso modo in una sentenza che impedisce ai membri del movimento religioso Falun Gong di fare causa alla Cisco per aver venduto apparecchiature al governo cinese che, secondo loro, avrebbero favorito le torture contro il gruppo.

Nei prossimi giorni la Corte dovrebbe pronunciarsi sul tentativo del presidente di porre fine alla cittadinanza per nascita, cioè la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano, come è stata intesa per oltre un secolo. Deciderà anche sul tentativo di rimuovere Lisa Cook, una dei governatori della Federal Reserve, la banca centrale americana. Dalle discussioni in aula, queste due decisioni potrebbero vedere insieme conservatori e progressisti.

Restano in attesa anche i casi sul potere del presidente di rimuovere i vertici di altre agenzie indipendenti, come la Federal Trade Commission che vigila sulla concorrenza, di respingere i richiedenti asilo al confine e di cancellare le protezioni temporanee dall'espulsione per i cittadini haitiani e siriani. La Corte esamina poi un importante caso sul Secondo Emendamento relativo a una legge delle Hawaii che rende più difficile portare armi negli esercizi privati aperti al pubblico, come i negozi. Valuta infine due leggi di West Virginia e Idaho che vietano alle ragazze transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. Tutti questi casi possono dividere la Corte sei a tre.


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The Slight Edge: riassunto di Jeff Olson


Riassunto Olson: edge sottile — abitudini piccole, gap enorme nel tempo.

Leggi dieci pagine al giorno. Cammina trenta minuti. Metti da parte il 10% di quello che guadagni. Fallo ogni giorno per dieci anni.

Sembra banale. Ed e esattamente il punto.

Jeff Olson ha scritto The Slight Edge dopo aver osservato per anni la differenza tra le persone che raggiungono i risultati che vogliono e quelle che no. Non ha trovato segreti straordinari, metodi complicati, o talenti innati. Ha trovato una filosofia semplice applicata con costanza: le piccole azioni quotidiane, invisibili nel breve periodo, si compongono in risultati straordinari nel lungo periodo.

La stessa logica funziona al contrario. Le piccole omissioni quotidiane — saltare l'allenamento, non leggere, spendere quello che dovresti risparmiare — si compongono in risultati disastrosi, altrettanto invisibili fino a quando non e troppo tardi per ignorarli.

TL;DR

  1. Le azioni che costruiscono il successo sono facili da fare e facili da non fare. La differenza tra chi riesce e chi no e solo questa: chi le fa comunque.
  2. Ogni piccola azione si compone nel tempo — nel bene e nel male. Un giorno saltato non cambia nulla. Mille giorni saltati cambiano tutto.
  3. La curva del successo Slight Edge sale invisibilmente per mesi o anni, poi accelera. Chi abbandona prima lo fa perche non vede ancora la curva.
  4. La filosofia viene prima della tecnica: capire il principio di composizione cambia il modo in cui valuti ogni scelta quotidiana.
  5. Tre azioni fondamentali: leggere dieci pagine al giorno, muoverti trenta minuti, risparmiare il 10% di quello che guadagni. Semplici. Non facili da mantenere senza una filosofia.

Il principio che cambia tutto


Olson parte da un'osservazione che sembra ovvia ma che quasi nessuno applica davvero: i risultati nella vita non arrivano da azioni straordinarie. Arrivano dalla composizione di azioni ordinarie, ripetute nel tempo con costanza.

Il meccanismo e lo stesso dell'interesse composto in finanza. Se investi 100 euro al mese a un tasso del 7% annuo, dopo dieci anni hai circa 17.000 euro — non i 12.000 che ti aspetteresti sommando i contributi mensili. La differenza e il composto: i rendimenti generano rendimenti. Le azioni generano azioni.

Applicato alle abitudini: se leggi dieci pagine al giorno, dopo un anno hai letto circa 3.650 pagine — sedici o diciassette libri. Non solo hai acquisito le conoscenze di quei libri. Hai sviluppato il processo mentale di apprendimento continuo, la capacita di concentrazione, il gusto per la lettura. Quelle qualita a loro volta generano altre qualita.

Il problema e che questo processo e invisibile nel breve periodo. Dopo una settimana di lettura quotidiana, non sei misurabilmente piu intelligente o colto. Dopo un mese, difficilmente noti la differenza. Il cambiamento e reale, ma troppo piccolo per essere percepito giorno per giorno. Questa invisibilita e la ragione per cui la maggior parte delle persone abbandona.

Il meccanismo completo — come si costruisce il sistema di abitudini, come si gestisce il lungo periodo senza perdere motivazione, e il piano operativo — e nella sezione riservata ai membri del Protocollo. Qui sotto trovi tutto il framework di Olson.

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La trappola della felicità: riassunto di Russ Harris


Riassunto Harris ACT: felicità non è obiettivo — valori e azione sì.

Stai cercando di stare bene. Ci lavori sopra. Ti sforzi di pensare positivo, di non farti travolgere dall'ansia, di smettere di ruminare. E piu ci provi, piu sembra che quei pensieri tornino.

Russ Harris — medico e psicoterapeuta australiano, uno dei massimi divulgatori della ACT (Acceptance and Commitment Therapy) — ha un nome per questo fenomeno: la trappola della felicita. Il paradosso e che piu cerchi di eliminare i pensieri e le emozioni negative, piu dai loro potere.

Il libro The Happiness Trap non e motivazione positiva. Non ti dice di pensare positivo o di visualizzare il successo. Ti dice qualcosa di piu radicale: smetti di combattere la tua mente. Inizia a fare quello che conta, anche con lei contro.

TL;DR

  1. La trappola: cercare di eliminare i pensieri negativi li amplifica. Il problema non e il disagio — e la lotta contro il disagio.
  2. La defusione cognitiva non cambia il contenuto dei pensieri: cambia il tuo rapporto con loro. Da "sono ansioso" a "ho il pensiero che sono ansioso".
  3. L'accettazione non e rassegnazione: e smettere di sprecare energia a combattere cio che non puoi controllare, per usarla su cio che puoi fare.
  4. I valori, non gli obiettivi, sono la bussola: sono direzioni di vita che non si esauriscono mai, non traguardi con una data di scadenza.
  5. L'azione impegnata: agire secondo i propri valori anche in presenza di disagio, ansia, paura. Non dopo che sono spariti.

Il meccanismo della trappola


La societa occidentale ha una credenza profondamente radicata: la felicita e lo stato naturale dell'essere umano, i pensieri negativi sono un problema da risolvere, e se stai soffrendo e perche stai facendo qualcosa di sbagliato.

Harris smonta questa credenza con un dato di ricerca semplice: il cervello umano produce in media tra i 60.000 e i 70.000 pensieri al giorno. Di questi, la stragrande maggioranza e negativa. Non e un difetto — e un prodotto dell'evoluzione. Un cervello che anticipava i pericoli, ruminava sugli errori passati, e si preoccupava per il futuro aveva piu probabilita di sopravvivere. Il cervello ansioso e il cervello che ha vinto la lotta evolutiva.

Il problema non e avere pensieri negativi. Il problema e credere che averli sia sbagliato — e sprecare energie enormi per eliminarli. Ogni tentativo di sopprimere un pensiero richiede che tu ci pensi per verificare se e ancora li. E li. Sempre.

La trappola funziona cosi: hai un pensiero difficile. Ti fa stare male. Cerchi di eliminarlo. Il tentativo di eliminarlo lo amplifica. Ti senti ancora peggio. Concludi che hai un problema con i tuoi pensieri. Ci lavori ancora di piu. Il ciclo si chiude.

Harris propone un'uscita radicalmente diversa. Non eliminare il disagio — cambiare il rapporto che hai con esso. Nella sezione riservata ai membri del Protocollo trovi il piano pratico di 14 giorni con le tecniche operative. Qui sotto il meccanismo completo.

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Mindset: riassunto di Carol Dweck


Riassunto Dweck: growth mindset batte fixed — yet power e process praise.

Ti hanno sempre detto che sei intelligente. Quella frase ti ha fatto del male.

Non perché fosse falsa — ma perché ti ha insegnato che l'intelligenza è qualcosa che hai o non hai. Un'etichetta. Un dato di fatto. E quando hai iniziato a incontrare cose difficili, cose in cui non eri subito bravo, la tua prima reazione non è stata "come imparo?" ma "forse non sono abbastanza intelligente per questo."

Carol Dweck — psicologa a Stanford e autrice di Mindset — ha passato trent'anni a studiare questa dinamica. La sua scoperta è semplice quanto scomoda: la credenza più importante per il tuo sviluppo non è quanto sei intelligente. È cosa credi sull'intelligenza.

TL;DR

  1. La mentalità fissa crede che intelligenza e talento siano innati e fissi. La mentalità di crescita crede che si possano sviluppare con sforzo e apprendimento.
  2. Dire a un bambino "sei intelligente" invece di "hai lavorato bene" lo spinge verso la mentalità fissa: impara a proteggere l'immagine invece di affrontare le sfide.
  3. Chi ha mentalità fissa evita il fallimento perché lo vive come una definizione di sé. Chi ha mentalità di crescita lo usa come informazione.
  4. La neuroplasticità è il fondamento biologico: il cervello forma nuove connessioni con la pratica. Le abilità non sono scolpite nel marmo.
  5. Si può cambiare mindset: il primo passo è riconoscere la voce del fixed mindset quando si attiva, senza identificarsi con essa.

Una credenza che cambia tutto


Dweck parte da una domanda apparentemente banale: pensi che la tua intelligenza sia fissa, o che possa crescere?

Non è filosofia. È una credenza operativa che determina come ti comporti di fronte alle sfide, come reagisci al fallimento, se cerchi il feedback o lo eviti, se scegli compiti che ti mettono alla prova o compiti in cui sai già che andrai bene.

La mentalità fissa crede che le qualità fondamentali — intelligenza, talento, personalità — siano scolpite nel marmo. Sei intelligente o non lo sei. Sei portato per la matematica o non lo sei. Hai il talento per lo sport o non ce l'hai. In questo frame, ogni situazione è una valutazione: stai dimostrando quanto vali, o stai rivelando quanto sei limitato.

La mentalità di crescita crede che queste qualità siano il punto di partenza, non il punto di arrivo. L'intelligenza si coltiva. Il talento si sviluppa. Le abilità si costruiscono con lo sforzo e il feedback. In questo frame, ogni situazione è un'opportunità: stai imparando qualcosa, o stai scoprendo dove devi lavorare.

La differenza non è ottimismo vs pessimismo. È una visione fondamentalmente diversa di cosa significa essere umani — e di cosa è possibile per te.

Le implicazioni pratiche — come si forma il mindset, come il fallimento funziona diversamente nei due casi, come si cambia davvero e il piano di 21 giorni — sono nella sezione riservata ai membri del Protocollo. Qui sotto trovi il meccanismo completo.

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Il primo LLM italiano, Apple e Xbox aumentano i prezzi, Trump chiede a OpenAI di rallentare


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì,
è uscito il primo LLM italiano, si chiama Emma, ma il web lo ha già preso di mira a causa delle sue risposte incorrette. Poi vedremo i corposi aumenti di prezzo sui prodotti Apple e Xbox; parleremo del governo USA che continua a rallentare i modelli di frontiera; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 352 - Lunedì 29 giugno
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Il primo LLM italiano, Emma, diventa virale per le risposte sbagliate


Intelligenza Artificiale
Emma è il chatbot di Egomnia (quotata in Borsa a Milano) lanciato il 20 giugno, che è diventato un caso social in pochi giorni per risposte palesemente errate: ha indicato un chilo di pane come più pesante di un chilo di piume, ha affermato che un cane può volare, e ha risposto male a tanti altri esempi che l'hanno resa un caso virale. Il fondatore ha ammesso su X che Emma ha pochi GB di dataset e parametri, è un progetto sperimentale in fase di addestramento e che i miglioramenti arriveranno con Emma-6. Ha anche citato che hanno ricevuto 50.000 chat.
~
Fonte: tg24.sky.it

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Apple e Xbox aumentano i prezzi per la crisi dei chip di memoria


Big tech
Apple ha aumentato i prezzi di alcuni MacBook e iPad fino al 20%, attribuendo il rincaro alla pressione della domanda di chip per i data center AI sui costi di memoria e storage. Poco dopo, Xbox ha annunciato il suo secondo aumento in meno di un anno: la console base sale di 100 dollari a 499, il modello con più memoria di 150 dollari a 749, con effetto da agosto. Rispetto a ottobre scorso, le console Xbox costano tra il 30% e il 40% in più. L'azienda ha anche avvertito che i costi di memoria e storage, già raddoppiati, potrebbero raddoppiare di nuovo entro il 2027. Anche Valve ha lanciato la Steam Machine a prezzi più alti del previsto, per le stesse ragioni.
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Fonte: bbc.com
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Il governo Trump chiede a OpenAI di rilasciare GPT-5.6 in modo graduale


Politica
L'amministrazione Trump ha chiesto a OpenAI di non rilasciare subito GPT-5.6 al pubblico. Il governo vuole un'uscita scaglionata: inizialmente il modello sarà disponibile solo per 20 partner selezionati, con accesso tramite la piattaforma Amazon Bedrock. Altman ha detto ai dipendenti che il governo è sempre più preoccupato per le capacità dei modelli più avanzati e ha chiesto alla sua squadra di collaborare con Washington su sicurezza e restrizioni, anche in caso di disaccordo. Un ordine esecutivo firmato da Trump prevede che le aziende AI condividano i modelli frontier con il governo fino a 30 giorni prima del lancio.
~
Fonte: bloomberg.com
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI rinvia l'IPO al 2027 per colpa dei mercati


Business
OpenAI stava puntando a quotarsi in borsa già nel terzo o quarto trimestre del 2026, con l'obiettivo di raggiungere una valutazione da mille miliardi di dollari. Sam Altman aveva chiesto esplicitamente ai suoi advisor di trovare un modo per arrivarci, partendo dall'ultima valutazione privata di 730 miliardi. Ma i mercati non sono dalla sua parte: i titoli tech sono sotto pressione, gli investitori retail mostrano poca appetibilità per le nuove IPO, e la debacle post-quotazione di SpaceX — scesa da 202 a 153 dollari per azione in pochi giorni — ha reso gli advisor più cauti. A quel punto, i consulenti hanno offerto ad Altman due opzioni: aspettare il 2027 puntando ancora al trilione, oppure quotarsi prima abbassando la valutazione. Altman ha risposto che ridurre il target non è un'opzione, così il piano si sposta al prossimo anno.
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Fonte: nytimes.com
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Startup asiatiche hanno lanciato modelli all'altezza di Mythos


Intelligenza Artificiale
Due settimane dopo che l'amministrazione Trump ha vietato l'esportazione di Mythos e Fable 5 di Anthropic ai non americani, due startup asiatiche si sono mosse per riempire il vuoto. La cinese 360 ha presentato Tulongfeng, uno strumento per la scoperta automatica di vulnerabilità software, e Yitianzhen, per la difesa informatica automatizzata, entrambi posizionati come equivalenti di Mythos in ambito cybersecurity. Sakana AI, con sede a Tokyo, ha lanciato Fugu, un modello frontier progettato per orchestrare agenti AI attraverso le API di altri modelli e ottimizzato per il giapponese. Il sito dell'azienda lo pubblicizza come alternativa senza rischi da controlli all'esportazione. Sakana afferma che il lancio era pianificato da prima e che i modelli americani restano rilevanti in Asia, ma non nega di aver capitalizzato il momento.
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Fonte: TechCrunch
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In breve:


L'amministrazione Trump ha chiesto a OpenAI di non rilasciare subito GPT-5.6 al pubblico. Il governo vuole un'uscita scaglionata: inizialmente il modello sarà disponibile solo per 20 partner selezionati, con accesso tramite la piattaforma Amazon Bedrock. Altman ha detto ai dipendenti che il governo è sempre più preoccupato per le capacità dei modelli più avanzati e ha chiesto alla sua squadra di collaborare con Washington su sicurezza e restrizioni, anche in caso di disaccordo. Un ordine esecutivo firmato da Trump prevede che le aziende AI condividano i modelli frontier con il governo fino a 30 giorni prima del lancio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump Administration Asks OpenAI to Stagger AI Model Release
The Trump administration has asked OpenAI to stagger the release of an upcoming powerful artificial intelligence model, according to a person familiar with the matter, nearly two weeks after rival Anthropic PBC suspended its most capable offerings from the market under…
bloomberg.com


Alternativa in italiano:

GPT-5.6, la Casa Bianca frena OpenAI: rilascio scaglionato e accessi approvati uno a uno
L'amministrazione Trump ha chiesto a OpenAI di scaglionare il debutto di GPT-5.6 per ragioni di sicurezza: nella fase di anteprima sarà il governo federale ad approvare l'accesso cliente per cliente, prima di un'apertura più ampia
Hardware Upgrade

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Startup asiatiche hanno lanciato modelli all'altezza di Mythos


Mentre il modello di Anthropic rimane vietato.
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In breve:


Due settimane dopo che l'amministrazione Trump ha vietato l'esportazione di Mythos e Fable 5 di Anthropic ai non americani, due startup asiatiche si sono mosse per riempire il vuoto. La cinese 360 ha presentato Tulongfeng, uno strumento per la scoperta automatica di vulnerabilità software, e Yitianzhen, per la difesa informatica automatizzata, entrambi posizionati come equivalenti di Mythos in ambito cybersecurity. Sakana AI, con sede a Tokyo, ha lanciato Fugu, un modello frontier progettato per orchestrare agenti AI attraverso le API di altri modelli e ottimizzato per il giapponese. Il sito dell'azienda lo pubblicizza come alternativa senza rischi da controlli all'esportazione. Sakana afferma che il lancio era pianificato da prima e che i modelli americani restano rilevanti in Asia, ma non nega di aver capitalizzato il momento.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Asian AI startups launch Mythos-like models as Anthropic's export ban drags on | TechCrunch
New models are launching in Asia that promise Mythos-like capabilities without fear of an export ban. U.S. AI labs may never recover this enormous market.
TechCrunchKate Park


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Apple e Xbox aumentano i prezzi per la crisi dei chip di memoria


Il boom dell'AI ridisegna i prezzi al consumo.
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In breve:


Apple ha aumentato i prezzi di alcuni MacBook e iPad fino al 20%, attribuendo il rincaro alla pressione della domanda di chip per i data center AI sui costi di memoria e storage. Poco dopo, Xbox ha annunciato il suo secondo aumento in meno di un anno: la console base sale di 100 dollari a 499, il modello con più memoria di 150 dollari a 749, con effetto da agosto. Rispetto a ottobre scorso, le console Xbox costano tra il 30% e il 40% in più. L'azienda ha anche avvertito che i costi di memoria e storage, già raddoppiati, potrebbero raddoppiare di nuovo entro il 2027. Anche Valve ha lanciato la Steam Machine a prezzi più alti del previsto, per le stesse ragioni.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple hikes some prices by nearly 20% while Xbox raises console cost
Apple said it had "never seen a component price increase this much, this quickly".
bbc.com


Alternativa in italiano:

Apple non sarà l'unica ad aumentare i prezzi
Sta succedendo a console, computer e a tutta l'elettronica, e la colpa è dell'intelligenza artificiale
Il Post

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OpenAI rinvia l'IPO al 2027 per colpa dei mercati


La scelta è tra mille miliardi nel 2027 o meno valutazione adesso.
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In breve:


OpenAI stava puntando a quotarsi in borsa già nel terzo o quarto trimestre del 2026, con l'obiettivo di raggiungere una valutazione da mille miliardi di dollari. Sam Altman aveva chiesto esplicitamente ai suoi advisor di trovare un modo per arrivarci, partendo dall'ultima valutazione privata di 730 miliardi. Ma i mercati non sono dalla sua parte: i titoli tech sono sotto pressione, gli investitori retail mostrano poca appetibilità per le nuove IPO, e la debacle post-quotazione di SpaceX — scesa da 202 a 153 dollari per azione in pochi giorni — ha reso gli advisor più cauti. A quel punto, i consulenti hanno offerto ad Altman due opzioni: aspettare il 2027 puntando ancora al trilione, oppure quotarsi prima abbassando la valutazione. Altman ha risposto che ridurre il target non è un'opzione, così il piano si sposta al prossimo anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Leans Toward Waiting Until Next Year for I.P.O.
OpenAI is leaning toward holding off its initial public offering until next year, three people involved in the company’s deliberations said, a turnabout that punctuates the uncertain future for fast-rising artificial intelligence giants.
nytimes.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il primo LLM italiano, Emma, diventa virale per le risposte sbagliate


Lanciata il 20 giugno, già travolta dalle critiche.
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In breve:


Emma è il chatbot di Egomnia (quotata in Borsa a Milano) lanciato il 20 giugno, che è diventato un caso social in pochi giorni per risposte palesemente errate: ha indicato un chilo di pane come più pesante di un chilo di piume, ha affermato che un cane può volare, e ha risposto male a tanti altri esempi che l'hanno resa un caso virale. Il fondatore ha ammesso su X che Emma ha pochi GB di dataset e parametri, è un progetto sperimentale in fase di addestramento e che i miglioramenti arriveranno con Emma-6. Ha anche citato che hanno ricevuto 50.000 chat.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Emma, l'AI italiana di Egomnia diventa virale per le risposte sbagliate | Sky TG24
Leggi su Sky TG24 l'articolo Emma, l’AI italiana diventa virale per le risposte sbagliate o insensate
tg24.sky.itSky TG24


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Popolarità Trump, i negoziati con l’Iran non portano al momento benefici (28 giugno)


La tregua con l’Iran non produce al momento un riscontro positivo nell’approvazione di Trump, che resta stagnante ma con differenze significative tra i diversi istituti. La distanza di popolarità rispetto al primo mandato rimane importante.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Anche questa settimana si segnalano trend contrastanti, con le medie analizzate che rilevano trend opposti, rimanendo comunque nell'alveo dei numeri che hanno contraddistinto tutto il periodo dalla guerra in Iran in avanti: è evidente come la popolarità di Trump continui a galleggiare nei bassifondi e sia ben lontana dal risollevarsi dai livelli minimi in cui è caduta.

Non pare esserci stato un significativo effetto per l'accordo di pace temporaneo con l'Iran: la situazione per il tycoon continua ad essere negativa e tra le peggiori della storia.

Il net rating continua ad attestarsi nei dintorni del -20, con il tasso di approvazione che rimane stabilmente sotto al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.

Da segnalare, comunque, differenze non trascurabili a seconda degli istituti di ricerca: si passa dal -6 di J.L. Partners al -36 dell'American Research Group, passando per il -11 di Morning Consult e il -30 di Ipsos.

E' difficile riuscire ad estrapolare dati incoraggianti per il tycoon: questi numeri sono fino a otto-dieci punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran e non sembra essersi verificato un qualche tipo di rimbalzo a seguito del memorandum firmato a distanza l’altra settimana.

Sul lungo periodo, soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura nei prossimi 60 giorni di negoziazioni, i numeri potrebbero addirittura scivolare ulteriormente verso il basso al posto di migliorare.

Il dato è anche peggiore della già catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciassette mesi di presidenza. È di oltre dieci punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi, con Silver che segnala unnettomiglioramento, mentre RCP e soprattutto Focus America registrano un arretramento; la discrepanza tra le medie è ora di circa 2/3 punti.

Come già accennato, dopo diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 523 giorni di presidenza (-19,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo.

Risulta indietro, come detto, anche rispetto a Joe Biden, che con il suo -19,1 attraversava un periodo di grande sofferenza, e rispetto al suo primo mandato, in cui era il doppio più popolare, a -9,4.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 28 giugno 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,6% (+0,5) - 57,4% (-0,4). In totale un net approval arrotondato di -17,8 (+0,9).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,5% (+0,1) - 57,5% (+0,2). In totale un rating di -17 (-0,1).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 38,7% (-0,5) - 58,4% (-), con in totale un rating di -19,7 (-0,5). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

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Pulviscolo #6


Il futuro dell'Europa si decide attraverso i racconti. La mutazione operativa del linguaggio. Ancora content sui Fugazi.
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Questa è Pulviscolo, la mia rubrica di link curati. Una selezione di particelle di materia da leggere, guardare o ascoltare una volta al mese.

L'ho lanciata a inizio anno, questo vuol dire che sono passati sei mesi. E sei mesi è un buon lasso di tempo per iniziare a fare un primo bilancio.

Parto dicendo che avevo pensato Pulviscolo come a un modo per prendere fiato tra un post e l'altro, aiutandomi a rispettare la cadenza di pubblicazione che ho scelto: non è andata così.

Curare link è più difficile di quanto pensassi. Molto più difficile che scrivere un post. Quindi, alla fine della fiera, è andata a finire che questa rubrica è diventata il principale "ostacolo" di questo progetto editoriale.

Nutrirla passando in rassegna le letture tra un numero e l'altro non basta, perché facendolo mi sono accorto che leggo quasi sempre le stesse fonti, degli stessi argomenti e nei medesimi posti.

E non basta neppure passare in rassegna i vasti archivi di cose salvate e lette in passato, perché il tempo ha fatto il suo corso e molte hanno perso il valore che avevano rappresentato.

Dunque, leninianamente, che fare?

Ancora non lo so bene o di preciso. So che Pulviscolo resterà almeno fino alla fine dell'anno, ma probabilmente evolverà in qualcosa di più libero lasciandosi alle spalle certe rigidità.

Dentro la testa mi girano formule come jam session, freeform, freestyle. Se siano adeguate non lo so, ma se ti interessa scoprirlo insieme resta connesso oppure scrivimi e raccontami in che modo Pulviscolo potrebbe darti di più.

Alla prossima!
La plaza coperta di un centro commerciale con palme e una vasca d'acqua.Questo centro commerciale in provincia di Brescia è un tempio vaporwave precipitato nella pianura padana.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Europe 2031: una novella che ipotizza il futuro.


Qualche giorno fa ho letto Europe 2031, una novella scritta da un piccolo gruppo di ricercatori, think tankers e investitori che lavorano dove s'intersecano l'intelligenza artificiale di frontiera e le politiche europee. La descriverei come un grido d'allarme sul ritardo con cui le istituzioni comunitarie si stanno muovendo in questo settore. Se riesci a chiudere un occhio sulla qualità letteraria - che è scarsa, metto le mani avanti - confrontarsi con la visione del futuro che propone. Ancora più interessante è farlo leggendo anche qualcosa a proposito di EuroStack, l'iniziativa per la sovranità digitale europea, a cui Europe 2031 fa un dissing piuttosto esplicito. Su un piano più meta, è curioso vedere come una questione politica e industriale si giochi oggi anche sul piano delle narrazioni. Per questo qui sotto ti lascio un paper sulla cosiddetta useful fiction, ovvero il genere letterario che nasce come commistione di fiction e non fiction e ha come obiettivo quello di educare attraverso l'uso integrato di tecniche narrative e analisi di ricerca per creare scenari plausibili per il futuro sviluppo di eventi di vario genere. Un po' quello che ho provato a fare io nei miei esperimenti di worldbuilding.


Thinking The Unthinkable With Useful Fiction

Issue_2-Singer.pdf
383 KB

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Fugazi?! Ancora!!!


Lo so. Lo so. Sono monotematico. Un fissato. Ma come posso non segnalare questa intervista a un Brendan Caty cinquantenne pacioso che ti racconta cos'ha significato - e ancora significa - far parte di una delle band più importanti del rock alternativo di sempre?
youtube.com/embed/1WRVnR3wEWY?…

Il linguaggio è cambiato


Il Drop numero #50 di Reincantamento - ciao Alessandro! - è un estratto da Hackerare il Linguaggio di Martina Maccianti, pubblicato dai boys di krisis publishing. Parla di come le tecnologie digitali hanno trasformato il linguaggio in una funzione operativa, facendogli perdere la sua capacità di veicolare senso. Se le permesse sono queste il libro dovrebbe essere una 💣.

Drop #50. Hacking Language. Words, Bugs, and the Politics of the Sayable
What happens to language when words become functions? Martina Maccianti maps the transformation of language from a vehicle of meaning into an operational unit.
REINCANTAMENTO DropsREINCANTAMENTO and Martina Maccianti


ps. i regaz di krisis hanno una newsletter. Si chiama Troublers, studia le politiche della rappresentazione e sa fare alla grande quello che non so fare io: curare gli stramaledetti linkx.

Troublers | Krisis Publishing | Substack
Troublers è la newsletter di Krisis Publishing sulle politiche della rappresentazione, un miscuglio di teoria, fiction, AI e internet culture che vi invita a vedere il mondo come realmente non è. Click to read Troublers, by Krisis Publishing, a Substack publication with thousands of subscribers.
TroublersKrisis Publishing


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#50

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Israele teme di perdere il sostegno americano dopo le primarie democratiche a New York


La vittoria di tre candidati pro-palestinesi nelle primarie democratiche viene letta da molti analisti israeliani come un nuovo segnale di crisi nel rapporto con Washington, già incrinato dai negoziati di Trump con l’Iran.

Da settimane, in Israele, il rapporto con gli Stati Uniti viene osservato con crescente inquietudine. Per decenni l’alleanza con Washington è stata considerata una certezza strategica, quasi un pilastro intoccabile della sicurezza nazionale israeliana. Ma la spinta del presidente Donald Trump verso un accordo di pace con l’Iran, interpretata da molti israeliani come un tradimento, e le sue ripetute critiche al primo ministro Benjamin Netanyahu hanno incrinato una convinzione radicata: quella di avere alla Casa Bianca il più solido degli alleati.

Poi è arrivata un’altra doccia fredda: i risultati delle primarie democratiche di martedì a New York. Tre candidati filo-palestinesi sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani, tra i critici più duri di Israele, hanno sconfitto candidati moderati in primarie molto combattute. Nessuno, in Israele, propone ora davvero di cercare alternative strategiche in Cina o in Russia. Ma tra diplomatici, analisti ed ex funzionari governativi israeliani cresce la sensazione che il rapporto con gli Stati Uniti stia entrando in una fase molto più fragile che in passato.

Il voto di New York e il cambio di clima negli Stati Uniti


Gli esperti avvertono che Israele potrebbe non poter contare ancora a lungo sul sostegno automatico di Washington: dagli aiuti militari per miliardi di dollari l’anno ai veti americani contro le risoluzioni anti-israeliane alle Nazioni Unite, fino alle agevolazioni fiscali per le associazioni statunitensi che finanziano cause israeliane.

Tra i vincitori delle primarie ci sono Brad Lander e Claire Valdez, che accusano Israele di genocidio a Gaza, e Darializa Avila Chevalier, che ha messo in discussione lo stesso diritto di Israele a esistere. Valdez e Avila Chevalier definiscono inoltre Israele uno Stato che pratica l’apartheid. Le loro vittorie, secondo molti osservatori, non sono solo episodi locali: segnalano invece una crescente ostilità verso Israele dentro una parte sempre più visibile della politica americana.

Il calo di consenso verso Israele viene da lontano, ma si è aggravato soprattutto con la guerra a Gaza, iniziata dopo gli attacchi guidati da Hamas il 7 ottobre 2023, in cui furono uccise circa 1.200 persone e circa 250 vennero prese in ostaggio. Nella guerra successiva sono morti decine di migliaia di civili palestinesi, la carenza di cibo ha provocato una crisi umanitaria diffusa e gran parte dell’enclave è stata distrutta.

In questo contesto, per la prima volta In assoluto in un sondaggio New York Times/Siena College di settembre, la simpatia degli americani per i palestinesi ha superato quella per Israele. Un’indagine Pew Research di fine marzo ha quindi rilevato che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele, un numero in forte aumento rispetto al 2022.

Per i critici democratici, la frattura crescente nasce dall’idea che Stati Uniti e Israele non condividano più gli stessi valori sui diritti umani e sul trattamento dei palestinesi. Per i critici repubblicani, molti dei quali accusano Israele di trascinare Washington nelle proprie guerre, l’interrogativo è invece diverso: quanto davvero coincidono ancora gli interessi nazionali dei due Paesi?

Il timore più grande: restare senza copertura


Il problema per Israele è ora anche il fatto che più gli elettori americani associano la guerra con l’Iran all’aumento del prezzo della benzina, ha aggiunto, più i loro rappresentanti saranno spinti a chiedersi che cosa ottenga davvero l’America da questa alleanza con Israele.

Per ora, però, il sostegno americano -: Israele resta ancora solido. L’Amministrazione Trump ha infatti accelerato le vendite di armi e gli aiuti militari d’emergenza per miliardi di dollari, ha sostenuto Israele nei colloqui di pace con Hamas e ha agito per contenere le proteste filo-palestinesi nei campus universitari. Ma se l’alleanza dovesse logorarsi ulteriormente, Israele avrebbe molto da perdere.

Già oggi, proprio a causa dei negoziati in corso con l’Iran, Washington sta cercando di limitare le iniziative israeliane nella regione, soprattutto in Libano. E lo stesso Netanyahu ha di fatto riconosciuto quest’anno che la certezza degli aiuti americani non può più essere data per scontata, proponendo che Israele impari gradualmente a farne a meno.

La tensione è entrata anche nella campagna elettorale israeliana, in vista del voto d’autunno. Naftali Bennett, che nel 2021 detronizzò Netanyahu e oggi punta a ripetere l’impresa, ha definito l’alleanza con gli Stati Uniti ai minimi storici. “Per la prima volta dalla fondazione di Israele”, ha detto, “Israele ha una immagine negativa negli Stati Uniti. È un disastro.”

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I droni ucraini mettono la Crimea in crisi tra benzina razionata e blackout


Sebastopoli è al buio e senza carburante, la stagione turistica è saltata e Kyiv promette ora di isolare completamente la regione ucraina illegalmente annessa dai russi. Un reportage di Meduza racconta la vita quotidiana in una penisola sotto attacco.

Le autorità di occupazione nominate da Mosca hanno dichiarato venerdì lo stato di emergenza in Crimea. Si sono subito affrettate a presentarlo come una misura puramente economica, necessaria per sbloccare fondi e gestire i risarcimenti dei danni, precisando che non sono previsti né coprifuoco né limitazioni agli spostamenti. Ma la verità è che la decisione è arrivata in un clima sempre più teso. Poco prima, il Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov aveva infatti promesso che Kyiv avrebbe presto tagliato i collegamenti restanti tra la penisola illegalmente annessa e la Russia, trasformando la Crimea a tutti gli effetti in un'"isola". Non sono parole vuote: gli attacchi ucraini stanno colpendo in profondità e la benzina, sulla penisola, è quasi sparita.

Dietro la crisi c'è la campagna di droni con cui l'Ucraina sta martellando le retrovie russe. Kyiv è riuscita a incendiare diverse raffinerie e a portare la guerra in profondità nel territorio russo con un'intensità senza precedenti, ancora prima che il presidente Volodymyr Zelensky annunciasse un'operazione di pressione lunga 40 giorni per costringere Mosca a trattare. In questo quadro, la Crimea è diventata uno dei punti più vulnerabili del fronte russo. Annessa illegalmente nel marzo 2014 e trasformata dal Cremlino in una vetrina simbolica del proprio potere, la penisola occupata è oggi tra i luoghi in cui l'impatto della guerra si avverte con maggiore forza. Kyiv ha infatti colpito centrali elettriche, porti e infrastrutture di trasporto, prendendo di mira quasi tutti i collegamenti che tengono unita la Crimea alla terraferma russa.

Un corrispondente di Meduza, testata indipendente russa in esilio che considera la Crimea territorio ucraino illegalmente annesso, ha trascorso alcuni giorni sulla penisola. Il quadro che emerge dal suo reportage è quello di un territorio assediato, dove la vita quotidiana diventà sempre più difficile tra scarsità di carburante, blackout e allarmi aerei ogni notte.

Benzina introvabile, auto ferme e cavalli per strada


I problemi con il carburante sono cominciati in primavera, racconta Meduza. Già a maggio, a Sebastopoli, non si potevano acquistare più di 20 litri di benzina a persona. Le autorità avevano promesso di risolvere la crisi entro un mese, ma gli attacchi sono continuati e la situazione non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente. Prima la benzina è arrivata con il contagocce, distribuita attraverso talloncini e codici QR ottenibili solo tramite un'app di messaggistica legata al governo russo. Poi, dopo l'attacco su vasta scala avvenuto nella notte del 21 giugno, la vendita si è praticamente fermata: oggi possono rifornirsi di benzina solo i mezzi pubblici e i servizi cittadini.

Chi deve spostarsi è quindi costretto a rivolgersi agli intermediari: una sorta di bagarini del carburante, che riescono a procurare benzina sottobanco e la rivendono a prezzi molto più alti. Un autista della Crimea ha raccontato a Meduza che questi intermediari chiedono tra i 200 e i 300 rubli al litro, cioè 4 o 5 volte più di prima della crisi. Un'altra residente ha detto di essere riuscita a fare il pieno durante una pausa negli attacchi, ma di non usare più l'auto: preferisce tenere il serbatoio pieno per poter raggiungere il ponte di Crimea e passare sulla terraferma, nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare ancora.

Così le auto sono quasi del tutto sparite dalle strade. Sui social, gli abitanti pubblicano persino video di persone costrette a spostarsi a cavallo o scene come quella di seguito: davanti a un centro commerciale, 5 persone sono arrivate insieme per fare la spesa perché solo una di loro era riuscita a trovare carburante. Una immagine che da sola racconta, meglio di qualsiasi reportage, il crollo della normalità nella penisola illegalmente annessa dai russi.

Ciò nonostante in tutta Sebastopoli campeggiano ancora gli stessi cartelloni di prima: famiglie felici con bambini, pensionati sereni sulle panchine, operai sorridenti. Sotto, sempre la stessa scritta: "12 anni di sviluppo". Vicino al Bulevard Storico, una delle attrazioni della città, lo slogan appare accanto a un cantiere recintato e fermo da anni. Poco più in là, il Panorama della Difesa di Sebastopoli, museo storico della città, è stato quasi distrutto da un drone ucraino nella notte del 10 giugno, alla vigilia della Giornata della Russia, la festa nazionale del 12 giugno. Quel giorno, scrive Meduza, le strade erano semivuote e di tricolori se ne sono visti ben pochi. Un pensionato seduto su una panchina ha liquidato la ricorrenza con fastidio: ha detto di non riconoscersi in queste feste e di sentirsi prima di tutto un cittadino di Sebastopoli.

La stagione turistica è saltata


Gli operatori turistici della Crimea puntavano sull'arrivo dei visitatori a luglio, il mese che ogni anno garantisce una parte importante delle entrate locali. Ma la crisi in corso ha fatto saltare la stagione: molti turisti hanno cancellato le prenotazioni, mentre alcuni di quelli già arrivati non sono più riusciti a lasciare la penisola. Anche le attività per i minori sono state interrotte. L'accoglienza nei campi estivi è stata sospesa fino alla fine dell'estate e i bambini di Artek, il celebre centro per ragazzi fondato in epoca sovietica, sono stati evacuati.

Ormai ogni notte in Crimea risuona l'allarme aereo. La tensione è tale che, a metà giugno, le autorità hanno deciso di limitare la circolazione di motorini e motociclette: il loro rumore, infatti, può essere facilmente confuso con quello dei droni. La misura non è bastata a evitare nuovi attacchi. Nella notte del 21 giugno, le forze ucraine hanno colpito la traversata di Kerch e diversi porti della penisola. Ci sono stati morti e, subito dopo, sono iniziati i blackout. Sebastopoli è rimasta al buio e ai cittadini è stato chiesto di risparmiare perfino la batteria del telefono.

La vita quotidiana si è lentamente adattata all'emergenza. I negozi ora chiudono alle 20, i trasporti pubblici si fermano alle 21. In mezzo a tutto questo, però, la Crimea è stata colpita anche da un terremoto. "Cosa ci manca ora? Gli UFO? La peste?", ha commentato ironicamente a Meduza una residente che lavora nel settore vitivinicolo. Per provare a distrarsi dalla guerra, raccontano gli abitanti, c'è chi prende lezioni di chitarra e chi cerca di vedere più spesso gli amici. Ma la normalità è ormai solo una facciata fragile. Quasi nessuno, tra le persone che hanno parlato con Meduza, crede davvero che la penisola possa finire in un blocco totale, come minacciato dall'Ucraina. Eppure molti si preparano comunque, "per ogni evenienza": con il serbatoio pieno, i telefoni carichi e la sensazione che il peggio, questa volta, non sia più un'ipotesi lontana.

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L'intelligenza artificiale è la nuova spinta all'inflazione negli Stati Uniti


La corsa ai data center fa salire i prezzi di chip, elettronica ed elettricità. Gli economisti si dividono su quanto a lungo terrà alta l'inflazione americana.

Con le guerre commerciali del presidente Donald Trump che hanno perso forza e il prezzo della benzina finalmente in calo, l'inflazione americana ha trovato una nuova spinta nella corsa all'intelligenza artificiale. La costruzione di data center sta facendo salire i prezzi di una lunga lista di prodotti, dagli smartphone fino all'elettricità, e gli economisti si interrogano su quanto a lungo questa pressione terrà alta l'inflazione.

Le cifre in gioco non hanno precedenti. La spesa per investimenti dei cinque grandi gruppi che gestiscono le più importanti infrastrutture per l'intelligenza artificiale, ossia Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, è stimata in 741 miliardi di dollari quest'anno, in aumento di quasi il 75 per cento rispetto all'anno scorso, secondo dati raccolti dalla società di analisi finanziaria FactSet.


Buona parte di quel denaro si traduce in qualcosa di molto concreto, ha spiegato Stijn Van Nieuwerburgh, economista della Columbia University. I data center usati per l'intelligenza artificiale richiedono apparecchiature di calcolo sofisticate, sistemi di raffreddamento per evitare il surriscaldamento, cavi elettrici e in fibra ottica e generatori di emergenza per scongiurare le interruzioni di corrente. Sulla base dei progetti annunciati e pianificati, Van Nieuwerburgh stima che la spesa per questa infrastruttura fino al 2032 possa arrivare a circa 8 mila miliardi di dollari, quasi cinque volte il valore di mercato dell'intero patrimonio immobiliare della città di New York.

Molti dei materiali e dei componenti che servono per questa costruzione vengono usati anche per altri scopi e così i loro rincari si stanno trasferendo al resto dell'economia. I chip di memoria, per esempio, sono presenti in una vasta gamma di prodotti elettronici di consumo, dalle console per i videogiochi alle automobili. Nintendo, Microsoft e Sony hanno tutte aumentato i prezzi dei loro dispositivi. Rincari sono in arrivo anche sui prodotti Apple, secondo l'amministratore delegato Tim Cook, che ha dichiarato al Wall Street Journal che il balzo dei costi era qualcosa che non vedeva in nessun settore da oltre 40 anni.

I primi segnali sono già visibili nei dati. I prezzi al consumo di software e accessori per computer erano più alti di circa il 15 per cento a maggio rispetto a un anno prima, secondo il dipartimento del Lavoro. E altri rincari potrebbero essere in arrivo, perché la misura dei prezzi all'ingrosso dei componenti elettronici registrava a maggio un aumento del 27 per cento su base annua.

In un sondaggio della National Association for Business Economics, l'associazione degli economisti d'impresa americani, l'81 per cento degli intervistati ha detto che la costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale aggiungerà inflazione nel prossimo anno. "Nella prima fase di ogni grande rivoluzione tecnologica si tende ad avere una pressione sulle risorse limitate e questo spinge i prezzi verso l'alto", ha detto Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon e presidente dell'associazione.

L'effetto di questa spinta sui prezzi potrebbe essere diverso sia dai dazi introdotti negli ultimi due anni sia dal rincaro dei carburanti, secondo gli analisti di Evercore ISI. I dazi e il petrolio sono shock una tantum, che si scaricano sui prezzi in modo temporaneo. L'intelligenza artificiale è invece uno shock alla domanda che potrebbe durare anni.

Gran parte di quella domanda deve ancora arrivare. Lisa Cook, membro del consiglio della Federal Reserve, la banca centrale americana, ha ricordato in un discorso il mese scorso che solo una piccola parte della spesa annunciata per i data center è stata effettivamente realizzata. Il denaro che OpenAI e Anthropic contano di raccogliere con le loro prossime quotazioni in borsa potrebbe alimentare ulteriormente questa corsa. L'indice PHLX Semiconductor, che raggruppa i titoli dei produttori di chip, è salito di circa il 150 per cento nell'ultimo anno, nonostante un brusco ribasso nei giorni scorsi.

La costruzione dei data center fa salire anche i costi del lavoro. Le retribuzioni dei lavoratori più richiesti per questi cantieri stanno aumentando: la paga oraria media degli elettricisti e degli installatori di cablaggi era cresciuta del 6,5 per cento ad aprile rispetto a un anno prima, contro il 3,6 per cento dell'insieme dei lavoratori del settore privato.

Con i nuovi data center che entrano in funzione cresce poi la domanda di elettricità. All'inizio dell'anno gli economisti di Goldman Sachs hanno previsto che i data center peseranno per quasi la metà della crescita della domanda di energia negli Stati Uniti fino al 2030 e di conseguenza hanno stimato un aumento dei prezzi dell'elettricità per i consumatori di circa il 6 per cento all'anno quest'anno e il prossimo.

Se l'intelligenza artificiale sarà rivoluzionaria come molti economisti prevedono, alla lunga potrebbe anche raffreddare l'inflazione. È la lezione delle rivoluzioni tecnologiche del passato, che hanno aumentato la produttività dei lavoratori e reso più facile per le imprese soddisfare la domanda senza alzare i prezzi. Kevin Warsh, oggi presidente della Federal Reserve, ha sostenuto questa tesi a novembre, scrivendo che l'intelligenza artificiale sarà una significativa forza disinflazionistica, capace di aumentare la produttività e rafforzare la competitività americana. Anche con tempi accelerati, però, gli economisti di UBS calcolano che passerà almeno un paio di anni prima che l'intelligenza artificiale cominci ad abbassare l'inflazione.

Gli economisti non si aspettano che la corsa ai data center provochi un'impennata dei prezzi paragonabile a quella vissuta dagli Stati Uniti con la riapertura dell'economia dopo la pandemia. Prodotti come smartphone e videogiochi rappresentano solo una piccola parte della spesa annua delle famiglie e perfino l'elettricità pesa solo per circa il 2,5 per cento della spesa dei consumatori, secondo il dipartimento del Lavoro. Il rischio è piuttosto che l'inflazione resti complessivamente alta. Gli economisti prevedono che il dato di maggio della misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve mostrerà prezzi più alti del 4,1 per cento rispetto a un anno prima, lontano dall'obiettivo del 2 per cento che la banca centrale non raggiunge da oltre cinque anni.

"Più queste cose accadono, più è probabile che la gente pensi che si tratti di uno schema e che forse non bisogna aspettarsi che l'inflazione torni a scendere", ha detto Jón Steinsson, economista dell'Università della California a Berkeley.

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Julia Letlow vince le primarie repubblicane per il Senato in Louisiana


La deputata sostenuta da Trump ha battuto il tesoriere John Fleming con il 57% e ora è la favorita per il seggio del senatore Bill Cassidy, eliminato al primo turno.

La deputata repubblicana Julia Letlow ha vinto il ballottaggio delle primarie del suo partito per il Senato in Louisiana, battendo il tesoriere statale John Fleming e diventando la favorita per conquistare il seggio alle elezioni di novembre. Il voto di sabato è una vittoria per il presidente Donald Trump, che aveva sostenuto Letlow per sostituire il senatore repubblicano uscente Bill Cassidy.

Letlow ha vinto con il 57% dei voti contro il 43% di Fleming. Trump era intervenuto nella corsa per estromettere Cassidy, che nel 2021 era stato uno dei pochi repubblicani a votare per condannarlo nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Per un anno Cassidy aveva cercato di evitare la rappresaglia del presidente, senza riuscirci: alle primarie del 16 maggio è arrivato terzo con il 25% e non si è qualificato per il ballottaggio. Letlow aveva chiuso al primo posto con quasi il 45%, davanti a Fleming, fermo al 28%.

Il voto di sabato ha concluso il nuovo sistema di primarie chiuse introdotto nel 2024 dal governatore Jeff Landry e dal parlamento dello Stato. A differenza del tradizionale sistema aperto della Louisiana, che manda al ballottaggio i due candidati più votati indipendentemente dal partito, il nuovo meccanismo prevede una primaria di partito, un ballottaggio e infine l'elezione generale. L'affluenza si è fermata intorno al 15% degli elettori registrati, in calo rispetto al 28% del 16 maggio.

Il sostegno più importante per Letlow è arrivato da Landry, che ha messo a disposizione il proprio staff e ha spinto i donatori ad aprire i portafogli. Un super PAC vicino al governatore, cioè un comitato che raccoglie fondi in modo indipendente dal candidato, ha guidato tutte le spese con 4,1 milioni di dollari investiti nelle ultime sei settimane in spot televisivi, radiofonici, messaggi e volantini contro Fleming. Le due campagne avevano speso invece cifre simili in pubblicità, circa un milione di dollari ciascuna, dal 16 maggio. Nell'ultima settimana alcuni sondaggi indipendenti avevano mostrato Fleming in recupero, ma il distacco finale è stato netto.

Letlow, 45 anni, è arrivata al Congresso per una vicenda personale drammatica. Suo marito Luke aveva vinto un seggio alla Camera nel dicembre 2020, ma morì per le complicazioni del COVID cinque giorni prima di insediarsi. Lei si candidò al suo posto, vinse l'elezione speciale nel marzo 2021 e divenne la prima donna repubblicana a rappresentare la Louisiana alla Camera. Se eletta a novembre, sarebbe anche la prima senatrice repubblicana dello Stato. Oltre a Landry, ha avuto l'appoggio del capogruppo repubblicano alla Camera Steve Scalise e del deputato Clay Higgins.

Fleming è tra i fondatori dello House Freedom Caucus, il gruppo dei deputati più conservatori della Camera, e ha fatto parte della prima amministrazione Trump. Si è presentato come il vero fedelissimo del presidente pur senza averne l'endorsement. Ha attaccato Letlow per il suo passato sostegno alle politiche di diversità, equità e inclusione, le cosiddette DEI, che Trump ha cercato di smantellare. Letlow, ex dirigente universitaria, aveva difeso quelle politiche in un colloquio del 2020 per la presidenza dell'University of Louisiana-Monroe, salvo poi rinnegarle.

Fleming ha rilanciato sul social X un video creato con l'intelligenza artificiale in cui una falsa Letlow diceva di aver sostenuto le DEI perché non ne sapeva abbastanza, con un riferimento anche al marito morto. Letlow ha definito la diffusione del filmato "vergognosa e indifendibile", soprattutto per la menzione del marito. Fleming ha detto di non averlo creato, ma di averlo condiviso perché, a suo dire, circolava in Louisiana "per un motivo".

In una tele-assemblea con Trump nei giorni precedenti il voto, Letlow ha detto che al Senato non si sarebbe mai tirata indietro dal difendere la sua agenda America First. Ha anche sostenuto l'abolizione del filibuster, la regola che al Senato impone una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare gran parte dei provvedimenti, per far passare il Save America Act, la riforma delle leggi elettorali voluta dal presidente.

La vittoria di Letlow chiude la prima fase della strategia con cui Trump punta a sostituire i parlamentari repubblicani che lo hanno contrariato con candidati più fedeli. Il deputato del Kentucky Thomas Massie, il senatore del Texas John Cornyn e cinque senatori statali dell'Indiana hanno perso le primarie il mese scorso contro sfidanti appoggiati dal presidente. Trump ha però incassato due sconfitte nelle primarie per il governatore: il deputato Randy Feenstra il 2 giugno in Iowa, battuto dall'imprenditore Zach Lahn, e il vicegovernatore Burt Jones il 16 giugno in Georgia, sconfitto dal miliardario Rick Jackson. In entrambi i casi hanno vinto candidati esterni all'establishment del partito.

All'elezione generale del 3 novembre Letlow affronterà il democratico Jamie Davis, un agricoltore del nord-est della Louisiana che ha vinto nettamente il ballottaggio del suo partito con l'80% contro Gary Crockett. Davis ha promesso una campagna competitiva, ma Letlow parte largamente favorita: la Louisiana è uno Stato saldamente repubblicano, che Trump ha vinto di 22 punti nel 2024 e dove nessun democratico viene eletto al Senato dal 2008.

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Pensieri inestricabili


Un’immagine che rende visibile la tensione tra pensiero e corpo, trasformando un intreccio interiore in forma e movimento.

Un corpo tenta di sciogliere il groviglio che lo avvolge.

Il filo rende visibile la lotta interiore,
dove pensieri e sentimenti si intrecciano
fino a diventare materia.


In questa immagine il gesto diventa tensione visibile, il corpo si confronta con ciò che non riesce a sciogliere.

La foto in copertina è stata esposta alla 9a edizione ESF Esperienze Fotografiche - Protagonisti della Fotografia, ideata e organizzata dal Collettivo Talpa presso la magnifica Villa Annoni di Cuggiono (MI).

Alla mostra hanno partecipato sette gruppi fotografici provenienti da tutta Italia.
A ciascun gruppo è stato assegnato un colore come filo conduttore delle immagini esposte.

Al nostro gruppo EOS Immagine di Camaiore (LU) è stato assegnato il colore blu.

Un'esperienza significativa, perché il bello di partecipare a una mostra fotografica collettiva significa condividere la propria visione e la propria ricerca con altri fotografi, al di fuori dalla propria cerchia abituale.

Se vuoi approfondire questo lavoro, puoi trovare l'intera serie di immagini nel mio portfolio. Oppure lasciami un commento.

Portfolio | Pensieri inestricabili


Tags: Pensieri | Sentimenti | Mostra Fotografica

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Test nuove infografiche


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Pangolin


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Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
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Sondaggi Metodo

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Likely Voters · 10 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 5 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 7 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2026

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L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
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Amazfit Helio Strap Pro ufficiale: il nuovo fitness tracker per HYROX e allenamento ibrido


Amazfit amplia il proprio ecosistema fitness con Helio Strap Pro, un nuovo fitness tracker sviluppato per HYROX e allenamento ibrido. Il dispositivo offre monitoraggio avanzato delle prestazioni, recupero intelligente e analisi dettagliate per atleti e appassionati di fitness.
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Durante la recente edizione dei Campionati Mondiali HYROX a Stoccolma, Amazfit ha presentato Helio Strap Pro. Si tratta di un sistema di allenamento indossabile progettato per aiutare gli atleti HYROX e gli sportivi “ibridi” a comprendere meglio come il corpo performa sotto carico. Partendo dal modello Helio Strap senza schermo, Helio Strap Pro aggiunge un sensore di movimento da indossare in vita che rileva il movimento del core e la stabilità durante l’allenamento. In combinazione con il rilevamento della frequenza cardiaca sul braccio e gli smartwatch Amazfit compatibili, il sistema offre una visione più completa dello sforzo cardiaco, della qualità del movimento e del carico muscolare rispetto al solo tracciamento da polso.

Motorola moto g87 ufficiale: fotocamera da 200 MP e specifiche
Il dispositivo debutta con una fotocamera principale da 200 MP, un display OLED luminoso, una batteria capiente e nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


“La frequenza cardiaca dice agli atleti quanto stanno lavorando duramente, ma non spiega completamente come cambia il movimento quando subentra la fatica - ha dichiarato Scott Shepley di Amazfit - Helio Strap Pro introduce un nuovo approccio innovativo all’allenamento ibrido, collegando i dati cardiaci del braccio con il rilevamento del movimento in vita e i dati dello smartwatch. Rappresenta il prossimo passo del nostro sistema di allenamento ibrido, offrendo una comprensione più completa di come sforzo, movimento e performance cambiano durante un allenamento impegnativo”.


Progettato per HYROX e performance ibride


Helio Strap Pro funziona con le modalità HYROX Race e HYROX Simulation disponibili su Amazfit Balance 3 e Balance Ultra. Al lancio, è necessario uno di questi smartwatch per utilizzare il sistema completo. Durante gli allenamenti supportati, lo smartwatch e i due sensori Helio Strap Pro lavorano insieme:

  • Helio Core Motion HR si indossa sul braccio, vicino al cuore, riducendo le interferenze causate dal movimento del polso, dalla presa e dal contatto con attrezzi, fornendo una frequenza cardiaca più stabile durante allenamento funzionale e di forza;
  • Helio Core Motion Waist si indossa in vita per rilevare movimento del core, posizione e stabilità.


Balance 3 o Balance Ultra monitorano le performance e lo sforzo cardiaco dal polsoBalance 3 o Balance Ultra monitorano le performance e lo sforzo cardiaco dal polso
Dopo l’allenamento, l’app Zepp integra movimento, carico muscolare e sforzo cardiaco in una vista strutturata della performance, aiutando gli atleti a comprendere fatica, efficienza ed esecuzione. L’esperienza è focalizzata sugli otto movimenti della gara HYROX: skierg, sled push, sled pull, burpee broad jump, rowing, farmer’s carry, sandbag lunges e wall balls.
L'ecosistema Amazfit: i dati vengono condivisi via bluetooth

Un unico sistema per allenamento, recupero e vita quotidiana


Helio Strap Pro fa parte del più ampio sistema di allenamento ibrido Amazfit, che collega performance e recupero.

L’app Zepp unisce allenamento, recupero, abitudini quotidiane, nutrizione e trend di performance in un’unica visione continua dei progressi.

La tecnologia HybridCharge include BioCharge, Training Load e LifeLoad per aiutare a capire come allenamento, recupero e fattori esterni (stress, viaggi, fatica) influenzano la capacità nel tempo.

Poiché Helio Strap Pro può essere usato senza schermo, il tracciamento può continuare anche quando si toglie lo smartwatch.

Precisione, apertura e integrazione con l’ecosistema


Indossare il sensore cardiaco sul braccio riduce le interferenze tipiche del polso durante allenamenti di forza e funzionali. I dati in tempo reale possono essere condivisi via Bluetooth con smartwatch Amazfit, dispositivi di terze parti, computer da ciclismo e app fitness. I dati sanitari, inclusa la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), possono essere sincronizzati con Apple Health tramite l’app Zepp.
Amazfit Helio Strap Pro: la confezione

Altre caratteristiche:


  • oltre 60 modalità sportive;
  • monitoraggio continuo di HR, HRV, sonno e recupero;
  • resistenza all’acqua 5 ATM;
  • Bluetooth 5.2;
  • fino a 11 giorni di autonomia per il sensore HR;


Disponibilità


La confezione include Helio Core Motion HR, Helio Core Motion Waist, clip Helio Pro, cinturino, fascia braccio e base di ricarica magnetica. Il dispositivo sarà disponibile tra alcune settimane, ha fatto sapere Amazfit.


Motorola moto g87 ufficiale: sensore da 200 MP e la migliore fotocamera mai realizzata su uno smartphone Moto G


Motorola ha recentemente presentato il nuovo moto g87, definendo un nuovo standard all’interno della famiglia moto g. Secondo quanto dichiarato dal brand, il device introduce la migliore fotocamera moto g di sempre con un sensore da 200MP, insieme al display Extreme AMOLED 1.5K da 6,78 pollici più luminoso mai visto su un dispositivo moto g, un audio più potente rispetto alla generazione precedente e protezione subacquea IP66, IP68 e IP69. Portando queste funzionalità avanzate a un prezzo più accessibile, Motorola prosegue la sua missione di democratizzare la tecnologia e offrire più potenza, creatività e prestazioni nei momenti che contano di più.

Nuove truffe WhatsApp: bastano pochi messaggi per perdere 770 euro
Secondo una recente indagine, bastano pochi messaggi per indurre le vittime a condividere informazioni sensibili o effettuare pagamenti che possono causare perdite fino a 770 euro. Ecco come funziona il raggiro e quali segnali non devi ignorare.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un comparto fotografico più avanzato


Nel cuore del dispositivo si trova il miglior sistema fotografico moto g di motorola, dotato di un sensore principale ultra-risoluzione da 200MP con Stabilizzazione Ottica dell'Immagine (OIS). La tecnologia Ultra Pixel migliora la sensibilità alla luce per immagini più luminose e vivide, mentre lo zoom 2x senza perdite permette agli utenti di fissare l'azione senza sacrificare i dettagli. Il sistema fotografico del moto g87 si estende oltre il sensore principale con un obiettivo ultra-grandangolare da 8MP che aiuta a catturare più di ogni scena e una fotocamera selfie da 32MP che rende i ritratti nitidi e gradevoli. Funzionalità basate sull'IA rendono più facile che mai catturare immagini espressive e dall'aspetto professionale. Con diverse lunghezze focali, da una visuale completa (24mm) a una visuale ampia (35mm) o standard (50mm), è possibile esplorare diverse prospettive per raccontare storie visive più ricche.
Motorola moto G87 nella versione Overture

Il display moto g più luminoso di sempre


Una volta acquisiti, i contenuti prendono vita sull'ultra-luminoso display Extreme AMOLED 1.5K da 6,78 pollici. Moto g87 offre dettagli più nitidi, colori vividi e una chiarezza elevata, grazie alla modalità High Brightness e a una risoluzione del 17% superiore rispetto al Full HD standard, aumentando automaticamente la luminosità dello schermo fino a 5000 nits per un'eccellente visibilità anche alla luce diretta del sole, assicura Motorola. Una frequenza di aggiornamento di 120Hz consente uno scorrimento fluido sia durante il gioco sia durante il passaggio tra le app.

Una nuova dimensione di audio


A completare l'esperienza visiva, moto g87 introduce un significativo salto in avanti nella tecnologia audio, offrendo un suono fino al 280% più potente rispetto al suo predecessore, rendendo le voci più chiare e il suono più ricco in tutti i contenuti di intrattenimento. Inoltre, i doppi altoparlanti stereo con Dolby Atmos e certificazione Hi-Res Audio creano un'esperienza d'ascolto immersiva e cinematografica.
Motorola moto G87 nella versione Blue AtollMotorola moto G87 nella versione Blue Atoll

Standard di protezione avanzati


Moto g87 combina un design premium con una robusta durabilità. Disponibile in tre colori selezionati da Pantone, il dispositivo è protetto da Corning Gorilla Glass 7i per una resistenza a cadute e graffi 2 volte superiore, protezione subacquea IP66, IP68 e IP69, e durabilità MIL‑STD‑810H per resistere a cadute fino a 1,2 metri. Con un'ulteriore resistenza agli urti di livello militare, moto g87 è progettato per gestire urti, cadute e impatti quotidiani.

ASUS ROG: arriva il primo notebook gaming con doppio schermo OLED da 16 pollici
Una soluzione pensata per gamer, creator e professionisti che cercano prestazioni elevate, multitasking avanzato e un’esperienza visiva senza compromessi.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prestazioni fluide


Dotato della piattaforma MediaTek Dimensity 6400, moto g87 offre prestazioni 5G fluide. Con un massimo di 12 GB di RAM (espandibile a 24 GB con RAM Boost), è possibile fare multitasking senza sforzo tra app, giochi e intrattenimento. Con la sua batteria da 5200 mAh, moto g87 fornisce energia per tutto il giorno, mentre la ricarica TurboPower 30 offre ore di utilizzo in pochi minuti. Lo smartphone integra anche novità in termini di innovazioni software di motorola, tra cui Hello UX per la personalizzazione, Moto Secure per le funzionalità di protezione del dispositivo e Smart Connect per un utilizzo multi-dispositivo senza interruzioni. Inoltre, Android 16 aggiunge una personalizzazione più intelligente e una maggiore privacy, mentre funzionalità Google come Chat con Gemini e Cerchia per cercare forniscono assistenza rapida e accesso senza sforzo alle informazioni.

Prezzi e disponibilità


moto g87 è disponibile al prezzo di 449 euro.


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La Casa Bianca da il via libera a Mythos, il modello più potente di Anthropic


L'Amministrazione Trump ha revocato il blocco su Claude Mythos 5 e prepara anche il possibile ripristino di Fable 5, altro modello avanzato di IA offline ormai da due settimane per timori legati alla sicurezza nazionale.

Il governo degli Stati Uniti ha ripristinato l'accesso a Claude Mythos 5, il modello di intelligenza artificiale più potente sviluppato da Anthropic, autorizzandone l'uso da parte di oltre 100 aziende e agenzie federali americane. La decisione, comunicata all'azienda con una lettera arrivata nel pomeriggio di venerdì, segna una svolta nello scontro che da 4 mesi contrappone l'Amministrazione Trump a una delle società private di maggior valore al mondo.

A firmare la lettera è stato il Segretario al Commercio Howard Lutnick, che si è rivolto al chief compute officer di Anthropic, Tom Brown. "Ho stabilito che sono in atto adeguate misure di sicurezza per consentire ad alcuni partner fidati di accedere al modello Claude Mythos 5", scrive Lutnick. Il Segretario cita i progressi compiuti nei negoziati quotidiani tra governo e azienda dopo l'entrata in vigore del blocco. Anthropic, si legge nella lettera, si è impegnata a collaborare con Washington su protocolli, standard e modalità di rilascio dei propri modelli.

Due settimane fa il Dipartimento del Commercio aveva imposto controlli all'esportazione su Mythos, costringendo Anthropic a disattivare il modello insieme al suo gemello Fable 5. La stretta era arrivata dopo gli allarmi sollevati da Amazon e da altre aziende, secondo cui i due sistemi potevano essere manomessi e usati per scopi malevoli.

Il nodo Fable 5


La lettera ufficiale non dice nulla sul futuro di Fable 5, ma il ritorno anche del secondo modello sembra ormai vicino. Secondo una fonte sentita da Axios, le restrizioni a Fable 5 potrebbero essere revocate già la prossima settimana, mentre i colloqui proseguiranno nel fine settimana. Restano però due passaggi decisivi: il Pentagono e la National Security Agency devono ancora dare il via libera, e questo rende l'esito tutt'altro che scontato. Le altre agenzie federali, invece, avrebbero già concluso che Fable può tornare disponibile senza rischi significativi.

Fable 5 è la versione meno potente di Mythos, il modello che per un breve periodo è stato considerato il sistema di intelligenza artificiale più avanzato accessibile ai consumatori. Il suo spegnimento ha colpito soprattutto gli sviluppatori. Quando l'accesso è stato interrotto il 12 giugno, molti processi automatizzati si sono bloccati a metà e diverse aziende hanno iniziato a migrare in fretta verso sistemi concorrenti, compresi modelli cinesi meno costosi.

La forza di Fable 5 era diventata rapidamente un punto di riferimento nel settore. Stripe, per esempio, lo aveva usato per riscrivere in un solo giorno una base di codice da 50 milioni di righe: un lavoro che, secondo l'azienda, avrebbe richiesto ai suoi ingegneri più di due mesi. Resta anche da capire a quali condizioni il modello tornerà disponibile: gratis per gli abbonati Anthropic, come era stato promesso, oppure dietro pagamento aggiuntivo o verifica dell'identità.

Dietro la distensione c'è però anche un lavoro politico. Secondo Axios, il Segretario al Commercio Howard Lutnick e il Segretario al Tesoro Scott Bessent hanno contribuito entrambi a disinnescare lo scontro tra governo e azienda. Una fonte della Casa Bianca ha riconosciuto che Anthropic "ha collaborato in modo positivo con il governo": un cambio di tono netto rispetto alle settimane precedenti, quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito l'azienda un "rischio per la sicurezza nazionale nella catena di fornitura".

Un nuovo controllo sui modelli più avanzati


Secondo molti, il modo in cui è stato gestito il blocco di Mythos e Fable apre una nuova era in cui il governo statunitense eserciterà un controllo diretto sul rilascio dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati. Il quadro normativo resta però incompleto. Molti utenti, dai governi alle aziende fuori dagli Stati Uniti fino ai consumatori, non sanno ancora quando potranno accedere a Mythos e Fable. Funzionari europei e altri alleati di Washington hanno già espresso frustrazione per una dipendenza sempre più evidente dalle decisioni della Casa Bianca.

Secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, all'origine delle restrizioni iniziali ci sarebbero due fattori distinti: da un lato il timore che Mythos fosse stato condiviso con un partner ritenuto troppo vicino alla Cina, un operatore di telecomunicazioni sudcoreano; dall'altro la successiva segnalazione di Amazon su una possibile violazione delle limitazioni di Fable 5. La decisione di ripristinare l'accesso a Mythos è arrivata nello stesso giorno in cui anche OpenAI, principale concorrente di Anthropic, ha rilasciato il suo modello più recente, GPT-5.6, a una lista ristretta di partner approvati dal governo.

Anthropic e OpenAI chiedono ora alla Casa Bianca regole più stabili e prevedibili. Le due aziende vogliono un processo chiaro per la revisione dei nuovi modelli di intelligenza artificiale, come previsto dall'ordine esecutivo firmato da Trump il 2 giugno. Contestano invece l'attuale gestione caso per caso, giudicata troppo incerta per un settore che corre a velocità altissima e deve già fronteggiare la concorrenza sempre più aggressiva dei modelli open source cinesi.

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