Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Anthropic ha sviluppato un modello più avanzato di Mythos, ma non vuole renderlo pubblico


Nel nuovo rapporto sui rischi, l’azienda alza anche da “molto basso” a “basso” il pericolo di disallineamento e riconosce che alcune valutazioni interne non riescono più a misurare adeguatamente i progressi dei modelli.

Anthropic ha addestrato un modello leggermente più avanzato di Mythos 5, il suo attuale sistema di punta, ma non prevede, al momento, di renderlo disponibile al pubblico. L’azienda lo chiama “Model 2” e ne parla nel rapporto sui rischi pubblicato venerdì 14 luglio, nel quale precisa anche di non avere però alcuna intenzione di rallentare lo sviluppo delle proprie tecnologie interne.

Nel documento Model 2 viene descritto come aver dimostrato un “miglioramento evidente nei compiti interni” rispetto agli altri modelli. Anthropic utilizza “in modo intensivo” sia Mythos 5 sia il nuovo modello per la programmazione, il lavoro agentico — cioè le attività che un sistema è in grado di svolgere autonomamente — e la generazione di dati. Il progresso, tuttavia, non sarebbe paragonabile al salto compiuto all’inizio dell’anno con il passaggio da Opus 4.6 a Mythos.

“Al momento non abbiamo piani per rilasciare questo modello all’esterno”, scrive la società. Ad Axios, Anthropic ha spiegato che addestrare e valutare versioni sperimentali destinate a rimanere interne rientra nel suo normale processo di ricerca e sviluppo.

Aumentano i timori sul disallineamento


Allo stesso tempo Anthropic ha innalzato da “molto basso” a “basso” il rischio di disallineamento negli scenari in cui la posta in gioco è particolarmente elevata. Con il termine inglese misalignment si indica la possibilità che il comportamento di un modello si discosti dagli obiettivi stabiliti da chi lo ha addestrato. La revisione è legata ad alcuni comportamenti emersi durante le esercitazioni di cybersicurezza.

L’azienda precisa che gli elementi raccolti potrebbero ancora giustificare una classificazione “molto bassa”, ma di avere scelto una stima più prudente a causa delle incertezze residue. Il rapporto rileva inoltre i primi segnali di un’accelerazione nella capacità dei modelli di svolgere autonomamente attività di ricerca e sviluppo.

Il rischio complessivo resta giudicato “basso”, perché i sistemi non hanno ancora superato la soglia che imporrebbe l’introduzione di misure di sicurezza aggiuntive. Anthropic si dice però “meno fiduciosa in questa valutazione” rispetto al passato. A pesare sono sia i progressi osservati sia la “saturazione” dei test più concreti, basati su compiti specifici, che non riescono più a cogliere pienamente l’aumento delle capacità dei modelli.

Le falle nei sistemi di sicurezza


Per quanto riguarda le armi chimiche e biologiche, Anthropic dichiara di operare ormai come se i propri modelli avessero già superato la soglia oltre la quale potrebbero fornire un aiuto significativo a chi intende produrle o impiegarle. Il documento segnala anche alcune falle nei controlli interni: in un caso, i modelli sono stati utilizzati senza le salvaguardie previste per il rischio biologico; in un altro, un errore nei dati di addestramento ha indotto Mythos 5 ad apprendere direttamente alcuni comportamenti indesiderati, anziché imparare a riconoscerli e segnalarli.

Secondo l’azienda statunitense, i propri modelli continuano comunque a superare il test sul rapporto tra costi e benefici sociali che Anthropic applica ai suoi sistemi. La società ammette però che il risultato potrebbe cambiare in futuro con l’aumento delle loro capacità. Anche la rivale OpenAI, intanto, sta rallentando il lancio di Astra, il suo prossimo modello di punta rivale diretto di Mythos 5, perché non è in grado ancora escludere che possieda capacità critiche in ambito di cybersecurity.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump punta sul calo della criminalità per le elezioni


Il presidente ha presentato a Long Island i dati dell'FBI sul calo della criminalità violenta e ha accusato i democratici, mentre i sondaggi restano negativi su economia e guerra in Iran.

Il presidente Donald Trump è tornato in campagna elettorale venerdì scegliendo la criminalità come tema, mentre le prospettive dei Repubblicani per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a peggiorare per la sua gestione dell'economia e della guerra in Iran.

Trump ha parlato all'accademia di polizia della contea di Nassau, a Long Island, nello Stato di New York, in un evento costruito attorno alle nuove statistiche dell'FBI, la polizia federale americana, che indicano un calo della criminalità in tutto il paese. Il presidente ha accusato i democratici di voler indebolire le forze dell'ordine e ha descritto i repubblicani come i difensori della legge e dell'ordine. "Abbiamo messo fine alla guerra contro la polizia e abbiamo dichiarato una guerra molto dura alla criminalità", ha detto.

La scelta del tema è un tentativo di spostare l'attenzione dalle critiche continue al suo modo di governare. La guerra in Iran resta in una situazione di stallo, gli ultimi dati hanno mostrato un'inflazione rimasta sopra il 3% e alla Casa Bianca si è aperta una nuova crisi dopo che i familiari del personale imbarcato sulla portaerei USS Abraham Lincoln hanno denunciato condizioni disumane a bordo.

I sondaggi registrano elettori scontenti della gestione dell'economia e della guerra in Iran, i due temi che dominano la campagna per il voto di novembre. La criminalità è invece un terreno su cui gli elettori considerano storicamente forti i repubblicani. I critici del presidente dicono che ha esagerato la portata del problema e ha alimentato la paura della violenza e dell'immigrazione.

Sul palco con il presidente sono saliti anche Todd Blanche e Kash Patel. Blanche è il procuratore generale, la carica che negli Stati Uniti guida il dipartimento della Giustizia con un ruolo simile a quello di un ministro, mentre Patel dirige l'FBI. I due hanno presentato il rapporto dell'FBI sulla criminalità nel 2025, che registra la riduzione più ampia della criminalità violenta da un anno all'altro.

Con il presidente c'era anche Bruce Blakeman, candidato repubblicano a governatore dello Stato di New York e county executive della contea di Nassau, cioè il capo dell'amministrazione locale. Blakeman è in una corsa in salita per strappare la carica a Kathy Hochul, la governatrice democratica in carica.

Le analisi delle statistiche sulla criminalità violenta del Council on Criminal Justice, un centro di ricerca indipendente, hanno trovato tendenze simili. Lo stesso vale per le rilevazioni della Major Cities Chiefs Association, che riunisce i capi della polizia delle grandi città americane. Entrambe fanno però notare che il calo è cominciato durante l'amministrazione di Joe Biden.

Il presidente ha attaccato più volte i democratici per i livelli di criminalità nelle città amministrate dal loro partito e all'inizio del mandato ha mobilitato militari e agenti federali nelle grandi città, sia per una stretta sulla criminalità sia per rafforzare i controlli sull'immigrazione, contro la volontà delle autorità locali e statali. Trump ha poi ritirato le truppe dopo aver perso una serie di cause in tribunale.

A Washington la Guardia Nazionale, la forza militare di riserva che il presidente e i governatori possono mobilitare, continua a pattugliare le strade. Trump ha detto che la sua presenza ha reso la capitale più sicura, anche se il dispiegamento è diventato un motivo di tensione con i residenti.

I Repubblicani affrontano condizioni difficili nel tentativo di mantenere il controllo del Congresso a novembre, in un voto che viene considerato soprattutto un giudizio sull'economia. I sondaggi danno al presidente valutazioni negative sulla gestione economica mentre le famiglie fanno i conti con un costo della vita aggravato dai dazi e dalla guerra contro l'Iran, che ha fatto salire i prezzi del petrolio e della benzina.


Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Peltola prende le distanze da Kamala Harris: "Non abbiamo mai chiesto il suo sostegno"


Mary Peltola dice di non aver approvato l'appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente, che nel 2024 ha perso lo Stato di 14 punti. Lo staff di Peltola teme che l'iniziativa possa danneggiare la sua immagine di centrista indipendente.

La campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica ora candidata al Senato in Alaska, ha preso le distanze dall'appello per la raccolta fondi firmato da Kamala Harris, precisando di non averlo autorizzato e di non aver mai chiesto il sostegno dell'ex vicepresidente. "Mary non cerca l'appoggio di nessuno dei 48 Stati contigui: la sua attenzione è e sarà sempre rivolta all'Alaska", ha dichiarato lo staff in una nota, ricordando invece gli endorsement ricevuti da diversi sindacati locali. La campagna ha inoltre affermato di non essere stata informata dell'iniziativa prima dell'invio dell'email.

Il messaggio è stato spedito mercoledì dal Fight for the People PAC, il comitato di azione politica di Harris. L'ex vicepresidente invitava i sostenitori a "stare al fianco di Mary" e definiva quella dell'Alaska una corsa "che i democratici devono assolutamente vincere" per riconquistare il Senato. "Se c'è qualcuno che può ribaltare l'Alaska e assicurare ai democratici la maggioranza al Senato, è proprio Mary", si legge nel testo. Il collegamento rimandava alla pagina di un comitato democratico, dove ai donatori veniva proposto di dividere il contributo tra la campagna di Peltola e il PAC di Harris.

Non era la prima volta che il comitato dell'ex vicepresidente sfruttava la candidatura di Peltola per raccogliere fondi. Un messaggio analogo era stato inviato il 12 gennaio, giorno dell'annuncio della sua discesa in campo: "Questa è la corsa che potrebbe decidere il controllo del Senato". A rendere più delicata l'ultima iniziativa è soprattutto il momento scelto, a pochi giorni dalle primarie dell'Alaska, in programma martedì 18 agosto.

L'offensiva dei repubblicani


Harris ha perso l'Alaska di 14 punti alle presidenziali del 2024 e, per conquistare il seggio, Peltola dovrà ottenere risultati molto migliori di lei. L'ex deputata, che può contare su una consistente disponibilità finanziaria, si presenta come una centrista dallo spirito indipendente e sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan. I pochi sondaggi disponibili descrivono una competizione aperta.

Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione elettorale dei senatori repubblicani, ha subito cercato di sfruttare l'email per legare Peltola a Harris. "Mary Peltola ha lavorato fianco a fianco con Kamala Harris per mettere l'Alaska all'ultimo posto, quindi non sorprende che Harris la sostenga", ha dichiarato il portavoce Nick Puglia. Il mandato di Peltola alla Camera, durato poco più di due anni, ha coinciso con l'Amministrazione di Joe Biden. Anche Nate Adams, portavoce della campagna di Sullivan, ha attaccato l'avversaria: "Per quanto Mary Peltola cerchi di nascondersi da questo endorsement, gli abitanti dell'Alaska vedono benissimo da che parte stanno lei e Kamala Harris".

Nello Stato si vota attraverso una primaria unica, aperta a tutti i candidati indipendentemente dal partito di appartenenza: i primi quattro classificati accedono alle elezioni generali di novembre. La qualificazione di Peltola appare pressoché certa, ma il voto offre ai candidati un'importante occasione per rivolgersi a un elettorato particolarmente attento alla campagna. Doversi difendere dai tentativi repubblicani di associarla a Harris non era il messaggio con cui l'ex deputata avrebbe voluto occupare la scena.

L'appello del PAC è arrivato mentre Harris sta valutando una nuova candidatura alla Casa Bianca. In primavera l'ex vicepresidente ha detto al reverendo Al Sharpton che "potrebbe" correre di nuovo per la presidenza e negli ultimi mesi ha moltiplicato le apparizioni pubbliche in tutto il Paese. Peltola, che nel 2024 non l'aveva sostenuta, ha scelto per questa campagna uno slogan lontano dalla politica nazionale: "Pesce, famiglia e libertà".

Una corsa decisiva e piena di incognite


Rebecca Himschoot, deputata indipendente dell'Assemblea statale dell'Alaska, ha detto al New York Times che l'email difficilmente aiuterà Peltola, pur rappresentando soltanto una piccola parte della valanga di messaggi provenienti dall'esterno che sta investendo la campagna. "Provo pena per gli elettori dell'Alaska in questo ciclo: tutto il materiale che ci arriva è tremendamente manipolatorio", ha osservato, definendo l'iniziativa del comitato di Harris "davvero stupida". "Sta cercando di approfittare dello slancio di Mary Peltola, senza nemmeno essere candidata a qualcosa, almeno per quanto ne sappiamo. E qui non era andata bene neppure la prima volta", ha aggiunto.

L'Alaska non elegge un esponente democratico al Senato da quasi vent'anni, ma conserva una forte tradizione indipendente e negli ultimi cicli elettorali ha mostrato alcuni segnali di avvicinamento ai democratici. La maggioranza degli elettori dello Stato non è iscritta ad alcun partito. Nel 2022 Lisa Murkowski, repubblicana centrista, è stata rieletta al Senato battendo un'avversaria sostenuta dal presidente Donald Trump.

A preoccupare i repubblicani è anche la presenza sulla scheda di un secondo Dan Sullivan: un ex maestro elementare senza esperienza politica che porta lo stesso nome del senatore uscente. Il timore è che possa confondere una parte degli elettori, sottrarre voti al repubblicano e avvantaggiare Peltola. Il partito accusa la campagna democratica di averne favorito la candidatura per trarre in inganno gli elettori, ma lo staff dell'ex deputata nega qualsiasi coordinamento. Il secondo Sullivan, intanto, ha vinto la battaglia legale per rimanere sulla scheda dopo che gli uffici elettorali avevano tentato invano di escluderlo.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

nubia Neo 5 GT: 5 consigli per mantenere alte le prestazioni durante il gaming in estate


Gaming d'estate con nubia Neo 5 GT? Ecco 5 consigli utili per gestire il calore, preservare le prestazioni e giocare più a lungo senza rallentamenti
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L'estate porta con sé giornate più lunghe, vacanze, weekend fuori porta e tante occasioni per giocare anche lontano da casa. Che si tratti di una partita sotto l'ombrellone, di una pausa gaming durante un viaggio in treno o di qualche match serale dopo una giornata al mare, cambiano i luoghi e le abitudini, ma non la voglia di vivere un'esperienza di gioco fluida e senza interruzioni. A incidere sulle prestazioni possono essere diversi fattori, dalle applicazioni attive in background alla gestione della batteria, fino alle temperature elevate, che nei mesi più caldi possono diventare una criticità soprattutto in caso di utilizzo intenso.

Xiaomi Redmi 17 Series: batteria da 7.500 mAh e display 6,9″
Xiaomi Redmi 17 Series punta su autonomia e resistenza con una maxi-batteria da 7.500 mAh e un ampio display da 6,9″. Ecco tutte le novità
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per continuare a giocare al meglio anche in estate, nubia condivide cinque semplici accorgimenti per gestire in modo più efficiente le risorse del dispositivo, limitare gli effetti del calore e mantenere un'esperienza di gioco ottimale.

1. Tieni sotto controllo la temperatura


Quando il caldo si fa sentire, anche lo smartphone può essere messo alla prova, soprattutto durante le sessioni di gioco più lunghe o all’aperto. Non è solo la potenza del processore a fare la differenza: un sistema di raffreddamento efficace aiuta a dissipare il calore e a mantenere prestazioni più stabili nel tempo, anche quando il dispositivo è sottoposto a carichi intensi. nubia Neo 5 GT integra una ventola di raffreddamento attiva, abbinata a un sistema di dissipazione termica da 29.508 mm² e al Through-Flow Duct Design, che convoglia aria fresca direttamente verso CPU e batteria per mantenere temperature più stabili anche durante le sessioni di gioco più intense. Il sistema Cold-Core Trinity, insieme al VC Cooling System, contribuisce inoltre a garantire frame rate costanti e prestazioni fluide anche sotto stress.

2. Ricarica lo smartphone nel modo corretto


Anche la ricarica genera calore e, durante le giornate più calde, è preferibile ricaricare lo smartphone in ambienti freschi e ventilati. Per chi non vuole interrompere la partita quando la batteria è scarica, possono inoltre fare la differenza funzionalità dedicate: nubia Neo 5 GT supporta il Bypass Charging, che alimenta direttamente il dispositivo senza stressare la batteria, contribuendo a limitare il surriscaldamento anche durante le sessioni più prolungate.

3. Riduci le interruzioni mentre giochi


Messaggi, chiamate e notifiche possono arrivare proprio nei momenti decisivi di una partita. Prima di iniziare a giocare può quindi essere utile attivare la modalità "Non disturbare" o sfruttare le funzionalità dedicate al gaming che permettono di gestire le notifiche e limitare le interruzioni, rendendo un'esperienza più immersiva e continua.

4. Regola la luminosità del display


Durante le giornate estive è normale aumentare la luminosità dello schermo per migliorare la visibilità quando si gioca all'aperto. Tuttavia, mantenere il display costantemente al livello massimo può aumentare il consumo energetico e contribuire al riscaldamento del dispositivo. Quando possibile, è quindi consigliabile ridurre leggermente la luminosità o affidarsi alla regolazione automatica per trovare il giusto equilibrio tra comfort visivo, autonomia e prestazioni.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Anche un display in grado di assicurare una buona leggibilità in condizioni di forte luminosità può aiutare. nubia Neo 5 GT integra un display OLED da 6,8 pollici con refresh rate fino a 120 Hz e luminosità di picco fino a 1.300 nit, pensato per garantire immagini fluide e una buona visibilità anche durante le sessioni di gioco all'aperto.

5. Prima di chiudere la valigia, prepara anche lo smartphone


Prima di partire si controlla che in valigia non manchi nulla. Anche lo smartphone, però, merita qualche minuto di preparazione. Aggiornare i giochi preferiti mentre si dispone ancora di una connessione Wi-Fi stabile permette di evitare download pesanti, tempi di attesa e consumo di dati durante il viaggio. È utile anche verificare lo spazio di memoria disponibile, eliminare i contenuti non necessari e scaricare in anticipo giochi o aggiornamenti, così da avere tutto pronto fin dai primi momenti della vacanza. Tra i giochi da scaricare prima della partenza, non possono mancare quelli multiplayer. Dalle sfide durante gli spostamenti alle partite serali, per divertirsi insieme ai propri compagni di viaggio.

Grazie al raffreddamento attivo, al processore MediaTek Dimensity 7400, alla batteria da 6.210 mAh con ricarica rapida da 45 W, al display OLED da 120 Hz e alle funzionalità AI dedicate al gaming, nubia Neo 5 GT è pensato per offrire prestazioni stabili e un'esperienza di gioco reattiva, anche quando le temperature salgono e il ritmo di gioco si fa più intenso.

Consigliato da Techpertutti

nubia Neo 5 GT 5G


Display 6,8’’ AMOLED 120Hz, MediaTek Dimensity 7400, RAM 12GB, 256GB, Batteria 6210mAh, Fotocamera 50MP, Cooling fan, Android 16, Cover con design gaming

  • ⚡ Processore gaming MediaTek Dimensity 7400
  • 🔋 Batteria da 6210 mAh con ricarica rapida da 45 W

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Xiaomi Redmi 17 Series: maxi-batteria da 7.500 mAh e display da 6,9″, ecco le novità


Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

Xiaomi ha presentato Redmi 17 Series. Si tratta dell’ultima generazione della sua linea di smartphone dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, pensata per unire autonomia estrema e intrattenimento senza compromessi. Composta da Redmi 17 e Redmi 17 5G, la serie si distingue per una potente batteria da 7.500 mAh (typ), un ampio display immersivo da 6,9 pollici a elevato refresh rate e una doppia fotocamera da 50 MP potenziata dall’intelligenza artificiale.
La serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzoLa serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzo

Batteria più grande e ricarica più veloce


L’autonomia è il vero punto di forza di Redmi 17 Series, secondo il brand. Equipaggiati con un'enorme batteria da 7.500 mAh (typ), i dispositivi sono studiati per garantire produttività, intrattenimento e connessione prolungando notevolmente il tempo tra una ricarica e l’altra. Redmi 17 è dichiarato fino a 28 ore di riproduzione video, 91 ore di riproduzione musicale, 46 ore di chiamate o 12 ore di registrazione video, mentre il 17 5G supporta fino a 28 ore di riproduzione video locale a 1080p, 109 ore di riproduzione musicale con auricolari Bluetooth, 53 ore di chiamate o 10 ore di registrazione video a 1080p.

Display da 6.9” per un’esperienza visiva immersiva


Redmi 17 Series è dotata di un ampio display immersivo da 6,9 pollici che garantisce un'esperienza fortemente immersiva per lo streaming, il gaming e la navigazione. Grazie alla tecnologia AdaptiveSync a 120 Hz, il refresh rate si adatta dinamicamente tra 60 Hz, 90 Hz e 120 Hz per garantire interazioni fluide e ottimizzare al contempo l'efficienza energetica. A tutela degli occhi durante le sessioni più lunghe, intervengono il DC dimming e le tre certificazioni TÜV Rheinland per la riduzione dell’affaticamento visivo.

Sul fronte resistenza, il display è protetto dal vetro Corning Gorilla Glass 7i, che garantisce una maggiore resistenza ai graffi e una protezione migliorata in caso di caduta. La certificazione IP64 contro acqua e polvere, unita alla tecnologia Wet Touch, garantisce inoltre una perfetta reattività del touch screen anche in caso di schermo o mani bagnate.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un design nuovo e audace, dentro e fuori


Redmi 17 Series introduce un design completamente nuovo, ispirato alla natura, in una gamma di colori classici ed espressivi. La versione 17 è disponibile nei colori Black, Blue, Green e Purple, mentre il 17 5G è disponibile nei colori Black, Blue e Orange, con quest’ultimo caratterizzato da una finitura in pelle PU di alta qualità per una presa più morbida e confortevole.

Oltre alla palette colori rinnovata, i nuovi smartphone presentano un display piatto e una cornice opaca che, insieme al design Metal Deco e agli angoli a 'R' più pronunciati, creano un look ispirato ai modelli di punta, comodo da impugnare e piacevole alla vista. Il design frontale completa l'opera: il foro centrale e le cornici ultra-sottili conferiscono allo smartphone un aspetto decisamente pulito e premium. A completare il look, un sistema di illuminazione RGB dinamica che offre un’illuminazione personalizzata per segnalare chiamate in arrivo, notifiche, livello di ricarica o per integrarsi con l'esperienza di gaming e l'uso della fotocamera.
Le colorazioni della versione Redmi 17Le colorazioni della versione Redmi 17

Prestazioni fluide


La 17 Series di Redmi combina un hardware performante con l’integrazione di Xiaomi HyperOS 3. In particolare, il 17 è alimentato dal MediaTek Helio G91-Ultra, mentre il 17 5G è dotato della piattaforma mobile Snapdragon 4 Gen 5 con 5G. Entrambi i modelli supportano fino a 12 GB di RAM con Memory Extension e Xiaomi HyperOS 3, che migliora ulteriormente l’esperienza con animazioni più fluide, una reattività ottimizzata e interazioni quotidiane più naturali.

Lato imaging, il sistema a doppia fotocamera AI da 50 MP cattura immagini straordinariamente nitide e naturali, mentre la funzione di scatto a doppia visuale anteriore e posteriore semplifica la registrazione di momenti da più prospettive contemporaneamente. Per i momenti da vivere a tutto volume, i doppi altoparlanti stereo dotati di un aumento del volume fino al 300% offrono un audio più ampio¹⁰ e potente per video, musica, chiamate e molto altro ancora.

LG CineBeam Q: proiettore 4K portatile | Techpertutti
LG CineBeam Q è il proiettore 4K compatto e portatile pensato per trasformare qualsiasi spazio in un piccolo cinema. Ecco caratteristiche e novità
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


  • Redmi 17 sarà disponibile in due varianti:
    • 4 GB + 128 GB a 249,90 euro, in offerta per la fase di lancio a 199,90 euro;
    • 4 GB + 256 GB a 279,90 euro in offerta per la fase di lancio a 249,90 euro,


  • Redmi 17 5G sarà disponibile in due varianti 4 GB + 128 GB e 4 GB + 256 GB, a partire da 269,90 euro. Possibili offerte di lancio verranno comunicate più sotto data.

Consigliato da Techpertutti

XIAOMI REDMI Note 15 5G


Smartphone 8+256GB, Nero, Resistenza IP65. Design ultrasottile, Fotocamera super nitida da 108 MP, Display FHD+ da 6,77", Garanzia 2 anni

  • 💻 Fotocamera super nitida a 108 MP
  • 📷 Display immersivo FHD+ da 6,77"

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La polizia anti-immigrazione vuole usare guanti che danno scosse elettriche


La polizia federale dell'immigrazione è pronta a spendere fino a 20 milioni di dollari per i dispositivi. Il fornitore avverte di non usarli su bambini, anziani e donne incinte.

L'ICE, la polizia federale che negli Stati Uniti si occupa dell'immigrazione, vuole dotare i suoi agenti di guanti capaci di rilasciare scosse elettriche dolorose. Il piano prevede una spesa tra i 10 e i 20 milioni di dollari per acquistare entro marzo migliaia di dispositivi che l'avviso ufficiale chiama conductive distraction and de-escalation devices, cioè strumenti conduttivi pensati per distrarre e ridurre la tensione. L'avviso è stato pubblicato lunedì dal Dipartimento della Sicurezza interna ed è stato rivelato per primo dall'Associated Press.

I dispositivi si chiamano G.L.O.V.E. (sigla di Generated Low Output Voltage Emitter) e restano normali guanti da pattuglia finché l'agente non preme un interruttore che ne attiva la modalità elettrica. Devono essere appoggiati direttamente sulla pelle e la scarica provoca un dolore pensato per ottenere in pochi secondi la sottomissione di chi oppone resistenza. A differenza del Taser, la pistola a impulsi elettrici in dotazione a molte polizie americane, non lasciano bruciature né segni di contatto.

A produrli è Compliant Technologies, un'azienda di Lexington, in Kentucky, i cui guanti negli ultimi anni sono stati adottati da alcune carceri e da alcuni dipartimenti di polizia. La dimensione dell'acquisto lascia pensare che l'ICE voglia distribuirli alla maggior parte dei suoi agenti, se non a tutti. L'avviso indica che il bando per un contratto senza gara poteva uscire già venerdì e che l'accordo durerebbe fino al 31 marzo 2027. Il fondatore e amministratore delegato dell'azienda, Jeff Niklaus, ha risposto via email di non poter parlare dell'argomento.

"Siamo indignati", ha detto mercoledì in conferenza stampa la procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, che ha avvertito gli agenti dell'ICE: chi userà male i guanti nel suo Stato rischia conseguenze penali e civili. La deputata democratica Pramila Jayapal ha scritto su X che il dispositivo "non renderà nessuno più sicuro e anzi darà all'ICE un altro strumento pericoloso per prendere di mira cittadini e immigrati". Il deputato Maxwell Frost ha accusato il governo di spendere venti milioni di dollari dei contribuenti per armare agenti mascherati che operano senza rispettare la legge.

Jenn Rolnick Borchetta, vicedirettrice del programma sulla polizia dell'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per le libertà civili, ha detto che gli americani non hanno motivo di credere che gli agenti useranno i guanti in modo appropriato e ha chiesto perché servano in un'attività di controllo dell'immigrazione, che è di natura amministrativa. Chi riceve la scossa, ha aggiunto, può non avere alcun preavviso: "L'ICE ha passato l'ultimo anno a dimostrare al Paese di essere troppo rapido nell'uso della forza. Ora potrà somministrare scosse elettriche con una leggera pressione di un pulsante che forse nessun altro riesce a vedere".

Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per il confine, ha difeso il piano giovedì in un'intervista a "Fox & Friends", la prima presa di posizione pubblica dell'Amministrazione sulla vicenda. "È un altro strumento per far diventare collaborativo qualcuno che non lo è", ha detto. "Non si può andare da 0 a 100 e ricorrere subito alla forza letale". Homan ha aggiunto che passerà del tempo prima che i guanti arrivino sul campo, perché l'agenzia sta ancora definendo i protocolli di addestramento e altre questioni di regolamento. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha replicato alle critiche dicendo che l'ICE valuta di continuo le esigenze dei suoi agenti sul terreno per assicurarsi che abbiano gli strumenti necessari ad arrestare ed espellere in sicurezza gli stranieri irregolari con precedenti penali.

Il manuale d'uso del dispositivo ne vieta l'impiego come punizione, per tortura o per gioco e contro chi mostra soltanto "sfida verbale o insolenza". Il produttore avverte anche di non usarlo su categorie a rischio come bambini piccoli, donne incinte, anziani e persone con disabilità gravi, cioè proprio parte della popolazione con cui gli agenti dell'immigrazione hanno a che fare ogni giorno. Per poterlo indossare gli agenti devono completare un corso e ricertificarsi ogni due anni.

John Sandweg, ex direttore facente funzione dell'ICE durante la presidenza di Barack Obama, ha detto in un'intervista all'emittente MS NOW che è troppo facile che lo strumento finisca per essere usato male "contro una popolazione che non rappresenta una minaccia". Non serve molta immaginazione, ha aggiunto, per vederlo impiegato contro una madre che oppone un po' di resistenza mentre viene separata dal figlio. Il problema, secondo lui, è distribuire una tecnologia del genere senza un vero investimento nella formazione degli agenti.

Michael Mannheimer, professore di diritto alla Northern Kentucky University che ha studiato l'uso della forza nelle operazioni federali, teme che i guanti facciano saltare i passaggi intermedi. "Se gli agenti dell'ICE ce l'hanno immediatamente a disposizione, lo useranno più di quanto dovrebbero?", ha detto. "Scavalcheranno una forza minore che potrebbe essere appropriata ed efficace per ottenere obbedienza, usando invece questo per primo?"

Una causa ancora aperta sostiene che un uomo di 43 anni è morto nel 2024 dopo aver ricevuto 27 scariche con i guanti e altre 13 con un Taser in un carcere di Richmond, in Kentucky, anche se il dispositivo viene presentato come non letale e innocuo per il cuore. Un'indagine interna del Madison County Detention Center ha accertato che due delle scariche erano durate 45 e 99 secondi ciascuna, molto oltre il limite di 15 secondi raccomandato dal produttore. Quelle azioni, si legge nel rapporto citato negli atti giudiziari, avevano inflitto dolore inutile aumentando il rischio di complicazioni sanitarie gravi. Il produttore del Taser ha eliminato di recente la funzione "drive-stun", uno strumento simile per ottenere obbedienza attraverso il dolore che alcuni agenti avevano usato in modo improprio.

Geoffrey Alpert, professore di criminologia all'University of South Carolina, ha detto che converrebbe partire da un acquisto più piccolo e studiare l'uso dei dispositivi prima di distribuirli su larga scala, visto quanto poco ancora se ne sa. "State vendendo all'ingrosso a un gruppo di agenti che potrebbero non essere addestrati ad altre strategie come la de-escalation, o a interagire con il pubblico in modi diversi dall'applicazione della legge, come fanno quasi tutti i poliziotti locali", ha detto. L'errore umano, ha aggiunto, è quasi prevedibile.

John Peters, presidente dell'Institute for the Prevention of In-Custody Deaths, che sta studiando come il dispositivo è stato usato finora, lo ha paragonato a una puntura d'ape: "È immediato e acuto, e ti distrae". Secondo Peters l'acquisto dell'ICE sarebbe di gran lunga il più grande mai fatto dall'azienda e i guanti servirebbero soprattutto a far scendere dalle auto o dalle case le persone che non collaborano e a spostarle dentro e fuori dai centri di detenzione. Si aspetta che una minoranza di dipendenti ne abusi, come accade con le altre tecnologie di polizia, ma ritiene improbabile che provochino lesioni.

Finora i guanti sono stati usati più nelle carceri che per strada, mentre gli agenti dell'ICE ricorrono sempre più spesso alla forza per tirare fuori le persone dalle automobili. Da poco più di un anno almeno sei persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco da agenti dell'immigrazione, tra cui due automobilisti il mese scorso in Maine e in Texas. Nessuna di quelle scene era stata ripresa e l'agenzia ha poi deciso di dotare tutti i suoi agenti di una bodycam entro agosto. A gennaio la morte di due manifestanti americani uccisi a Minneapolis dai colpi di agenti dell'ICE aveva provocato un'ondata di indignazione in tutto il Paese.

A luglio l'ACLU ha reso noto di aver presentato più di 50 denunce per possibili abusi degli agenti dell'immigrazione in tutto il Paese. Nello stesso mese l'ICE ha arrestato oltre 51.000 persone per violazioni delle leggi sull'immigrazione, il numero più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025.


Tutti gli agenti dell'ICE avranno una bodycam entro agosto


L'ICE, l'agenzia federale americana che applica le leggi sull'immigrazione, conta di dotare ogni agente sul campo di una telecamera da indossare entro la fine di agosto, in anticipo sul calendario che si era data. Sarebbe la prima volta che le operazioni di controllo dell'immigrazione del governo federale vengono documentate con le immagini in modo sistematico. Quanto di quel materiale arriverà al pubblico dipende però quasi interamente dall'agenzia stessa.

Il regolamento sulle telecamere consente ai vertici dell'ICE di trattenere o rinviare a tempo indeterminato i filmati girati durante gli episodi che si chiudono con un ferimento grave o con la morte di una persona in custodia. Una disposizione prevede la diffusione accelerata delle immagini in questi casi quando si stabilisce che farlo è nel "migliore interesse dell'agenzia".

La regola è emersa da un'inchiesta dell'Associated Press, l'agenzia di stampa americana, pubblicata venerdì. Il giorno dopo il direttore facente funzione dell'ICE David J. Venturella ha replicato sostenendo che le limitazioni servono a proteggere le indagini e la riservatezza delle persone coinvolte e che sono in linea con la legge federale e con le regole in vigore nelle altre agenzie federali.

Venturella ha accusato l'Associated Press di aver "travisato" il regolamento e di aver confuso quella singola disposizione con il potere generale dell'ICE di diffondere i filmati. Il testo, ha detto, chiarisce che le immagini non vanno rese pubbliche quando questo può compromettere un'indagine o la riservatezza delle persone. L'ICE è "impegnata sulla trasparenza e sulla responsabilità" e resta "in linea con i tempi" per equipaggiare ogni agente e funzionario sul campo entro la fine di agosto, ha aggiunto.

L'articolo dell'agenzia di stampa non sosteneva che quella disposizione regoli ogni diffusione di immagini. Riguardava gli episodi più gravi tra agenti e cittadini, quelli che finiscono con un ferimento serio o con un morto. Prima di pubblicare, l'Associated Press aveva chiesto un commento all'ICE, che ha risposto solo in parte senza affrontare il passaggio sul "migliore interesse".

L'agenzia è sotto pressione da luglio, quando un suo agente ha ucciso un automobilista di 25 anni in Maine. Chi ha sparato aveva precedenti per comportamenti violenti. Pochi giorni prima un altro agente dell'ICE aveva colpito a morte a Houston un costruttore edile che stava andando al lavoro. Nessuna delle due sparatorie è stata ripresa da una telecamera.

Dopo l'uccisione di due cittadini americani durante un'operazione contro l'immigrazione in Minnesota, l'allora responsabile del Dipartimento della Sicurezza Interna Kristi Noem aveva detto che le telecamere sarebbero arrivate a tutti gli agenti sul campo "in base ai fondi disponibili". Le sparatorie di luglio hanno provocato proteste e riportato l'attenzione sull'assenza di riprese. Tom Homan, il responsabile dell'amministrazione Trump per i confini, ha poi stabilito che i fermi dei veicoli vengano registrati con almeno una telecamera.

Christopher Schneider, professore di sociologia alla Brandon University in Canada, ha detto all'Associated Press che diffondere solo una parte dei filmati è una pratica corrente in diversi corpi di polizia americani, ma di solito non viene messa nero su bianco in un regolamento in modo così esplicito. "In un certo senso l'ICE sta dicendo apertamente quello che di solito si tace", ha aggiunto.

L'agenzia gemella dell'ICE, la Customs and Border Protection, che si occupa di dogane e controllo delle frontiere, non ha mai diffuso le immagini della morte di Alex Pretti, ucciso a Minneapolis a gennaio. Il commissario Rodney Scott ha detto ai parlamentari che il filmato fa parte di un'indagine e sarà reso pubblico "quando sarà opportuno".


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Le forze americane intendono lasciare l’Iraq entro il 30 settembre


Il ritiro delle ultime truppe americane coinciderà con la scadenza fissata da Baghdad per il disarmo delle milizie. Intanto Riyadh avverte del rischio di attacchi coordinati dall’Iraq e dallo Yemen.

Le ultime truppe americane presenti in Iraq lasceranno il Paese entro il 30 settembre, secondo quanto riferito da alcuni funzionari all’Associated Press. Il primo ministro Ali al Zaidi ha definito la scadenza “fissa e definitiva” dopo l’incontro di mercoledì con l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando militare statunitense per il Medio Oriente.

Washington non ha precisato quanti soldati siano ancora dispiegati nel Paese: negli ultimi anni il contingente era stato ridotto a circa 2.500 uomini. Le forze americane avevano già abbandonato lo scorso anno le basi situate nella maggior parte dell’Iraq, mantenendo una presenza soltanto nella regione semiautonoma del Kurdistan iracheno.

Da quando, il 28 febbraio, è cominciata la guerra che contrappone Stati Uniti e Israele all’Iran, le postazioni statunitensi nell’area sono state colpite ripetutamente. Il trasferimento di uomini e mezzi da Erbil è iniziato circa tre settimane fa, secondo alcuni funzionari curdi, e gli americani hanno già ritirato le batterie antimissile Patriot che proteggevano la zona.

L’allarme saudita per un attacco su due fronti


Il ritiro avviene mentre l’Arabia Saudita denuncia una minaccia crescente da parte dei gruppi armati filoiraniani. La scorsa settimana Riyadh ha avvertito di ritenere possibile un attacco coordinato su due fronti: da nord, attraverso le milizie irachene sostenute da Teheran, e da sud, per opera degli Houthi yemeniti.

I servizi di intelligence sauditi, americani e di altri Paesi della regione avrebbero individuato spostamenti di droni e missili compatibili con la preparazione di attacchi contro impianti energetici, porti e aeroporti. Il 29 luglio l’Arabia Saudita aveva già colpito, insieme al Centcom, alcuni gruppi filoiraniani in Iraq, accusandoli di avere condotto attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite.

Il giorno successivo, Riyadh e alcuni partner regionali avevano concluso che gli Houthi avessero attaccato il regno partendo dal territorio iracheno e agendo in coordinamento con gruppi armati locali. Secondo queste valutazioni, le operazioni si sarebbero svolte sotto la supervisione dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane. Baghdad ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse.

La difficile sfida del disarmo delle milizie


Il governo iracheno ha scelto il 30 settembre anche come termine entro il quale ricondurre tutte le fazioni armate sotto il controllo dello Stato. Secondo al Zaidi, la partenza delle truppe straniere farebbe infatti venir meno la principale giustificazione invocata da questi gruppi per conservare i propri arsenali.

Le fazioni più potenti legate a Teheran continuano però a opporsi al disarmo. Il comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani, si sarebbe recato a Baghdad nel tentativo di raggiungere un compromesso che consenta alle milizie di mantenere almeno una parte delle armi.

I gruppi armati potrebbero cercare di mettere alla prova i propri avversari già prima del completamento del ritiro americano. Un aumento dei dispiegamenti, nuovi movimenti di droni e missili o messaggi riconducibili ai Pasdaran potrebbero indicare il tentativo di fissare nuove linee rosse proprio mentre Washington abbandona il Paese.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026


La portaerei Abraham Lincoln rientra dopo le denunce sulle condizioni a bordo, Luigi Mangione si dichiara colpevole dell'omicidio del capo di UnitedHealthcare e gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sulle elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026

La portaerei Abraham Lincoln torna a casa dopo le denunce sulle condizioni a bordo


La Marina ha annunciato il rientro della portaerei USS Abraham Lincoln dopo oltre 265 giorni di dispiegamento nel Medio Oriente, in seguito a segnalazioni di carenza di cibo e beni di prima necessità, acqua contaminata e casi di marinai che si sono gettati in mare. Il presidente Trump ha minimizzato le preoccupazioni, sostenendo che il dispiegamento non fosse durato "neanche lontanamente abbastanza" e negando che le famiglie dell'equipaggio fossero in allarme. Parlamentari di entrambi i partiti hanno chiesto un'inchiesta sul deterioramento delle condizioni a bordo.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, The Hill

Luigi Mangione si dichiara colpevole per l'omicidio dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare


Luigi Mangione, 28 anni, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale delle accuse di stalking sfociato nella morte di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare ucciso a Manhattan nel dicembre 2024. "Ho sparato al signor Thompson", ha ammesso in aula, descrivendo di aver stampato in 3D la pistola usata per il delitto. I suoi legali puntano ora a far cadere gran parte delle accuse statali invocando il divieto di doppio processo, ma resta in programma un processo per omicidio nello Stato di New York.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, BBC

Gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sugli elettori


L'Amministrazione si prepara a varare misure economiche senza precedenti contro l'Iran per costringere Teheran a cedere dopo quasi sei mesi di guerra. Sul fronte interno, l'aumento dei prezzi della benzina legato al conflitto sta acuendo la stretta sul costo della vita, con parlamentari di entrambi gli schieramenti che segnalano la preoccupazione degli elettori. Trump ha invitato gli americani ad accettare di pagare "un pochino di più" alla pompa, dichiarando di non volersi mai scusare per i rincari.

Fonti: Bloomberg

Trump punta sul tema della sicurezza mentre economia e guerra frenano il Partito repubblicano


In campagna elettorale a Long Island, il presidente Trump ha spostato l'attenzione sul tema della criminalità mentre le prospettive repubblicane per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a soffrire per la gestione dell'economia e della guerra in Iran. Il presidente ha rivendicato il calo dei reati e sostenuto il candidato repubblicano alla carica di governatore di New York. Sondaggi e analisti indicano però la sostenibilità del costo della vita come il tema che più preoccupa gli elettori.

Fonti: Bloomberg, The Hill

Licenza bancaria all'azienda di criptovalute della famiglia Trump


L'Amministrazione ha concesso una licenza bancaria alla società di criptovalute legata alla famiglia Trump, alimentando le polemiche sul conflitto tra gli interessi economici del presidente e la sua carica. La prossima settimana Trump dovrebbe partecipare a un incontro alla Casa Bianca con dirigenti di primo piano del settore delle criptovalute e dei mercati di previsione, tra cui rappresentanti di Coinbase, a16z, Ripple e Kalshi. La commistione tra affari e politica è diventata un punto di frizione crescente.

Fonti: Financial Times, Semafor, Bloomberg

Gli Stati Uniti revocano il visto al figlio dell'ex presidente messicano


Andrés Manuel López Beltrán, figlio dell'ex presidente messicano López Obrador, ha denunciato la revoca del suo visto da parte degli Stati Uniti, accusando i vertici della diplomazia americana di prenderlo di mira per ragioni politiche. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha definito la decisione un'ingerenza nella politica interna del suo Paese. Il caso alimenta nuove tensioni nei rapporti tra Washington e Città del Messico.

Fonti: Wall Street Journal, Financial Times, The Hill

Un giudice apre la strada alle espulsioni dei somali con protezione temporanea


Una giudice federale del Massachusetts ha revocato la sospensione che bloccava le espulsioni dei cittadini somali titolari dello status di protezione temporanea (TPS), aprendo la strada all'Amministrazione per avviare i rimpatri. La decisione segue una sentenza della Corte Suprema in un caso collegato. Il provvedimento riguarda migliaia di persone che vivevano negli Stati Uniti sotto quella tutela.

Fonti: The Hill

Sparatorie multiple in Michigan, cinque morti oltre al sospettato


Una serie di sparatorie nella contea rurale di Missaukee, in Michigan, ha lasciato cinque persone morte oltre al presunto responsabile, al termine di un'ampia caccia all'uomo. Le autorità avevano diramato un allarme per l'individuo, considerato armato e pericoloso, prima che l'operazione si concludesse. Le indagini sulla dinamica dei diversi luoghi colpiti sono ancora in corso.

Fonti: ABC News, Fox News

Il trading azionario in Congresso diventa un tema della campagna per le elezioni di metà mandato


La compravendita di azioni da parte dei membri del Congresso e delle loro famiglie è diventata un argomento di attacco nella campagna per le elezioni di metà mandato, usato da sfidanti sia repubblicani sia democratici per accusare i parlamentari di comportamenti poco etici. Alcuni deputati e le loro famiglie hanno movimentato titoli per milioni di dollari dall'inizio della legislatura. La pratica, pur legale, irrita gli elettori e alimenta le richieste di regole più severe.

Fonti: New York Times

Il Dipartimento di Giustizia definisce "tentativo di assassinio" la minaccia all'Air Force One


Il Dipartimento di Giustizia ha descritto come un "tentativo di assassinio" l'incidente con una minaccia missilistica iraniana che il mese scorso avrebbe spinto il presidente Trump a cambiare aereo in segreto. Il riferimento compare in un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema, con cui l'Amministrazione chiede di ribaltare la decisione di un tribunale che ha bloccato i lavori per una sala da ballo alla Casa Bianca. Secondo l'Amministrazione, obbligare il presidente a chiedere il permesso al Congresso sarebbe "pericoloso".

Fonti: The Hill, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


Lo ha annunciato oggi in un intervento a Long Island senza però spiegare in che modo intenda farlo. Washington, infatti, non ha alcuna sovranità sul passaggio, chiuso da mesi, dove prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump gioca a golf con la protezione di un sistema antiaereo


A Bedminster l'Esercito americano ha schierato un sistema Avenger con missili Stinger e un radar Sentinel. Dopo la guerra contro l'Iran e i tentativi di attentato, la sicurezza attorno al presidente è stata ulteriormente rafforzata.

Un sistema di difesa antiaerea dell'Esercito americano ha sorvegliato Donald Trump mentre giocava a golf. Domenica, durante l'ultimo giro del torneo LIV Golf a Bedminster, nel New Jersey, sul campo di proprietà del presidente sono comparse foto e video che mostrano un Avenger, la piattaforma missilistica montata su Humvee utilizzata dall'Esercito per la difesa aerea a corto raggio, schierato dietro il filo spinato a poca distanza dalle buche. In una delle immagini Trump impugna un wedge mentre il veicolo si intravede alle sue spalle. Lunedì la Casa Bianca ha confermato a The War Zone l'autenticità delle fotografie.

In un video compare anche un radar AN/MPQ-64 Sentinel, che fornisce all'Avenger il quadro dello spazio aereo circostante. Sono però soltanto gli apparati visibili: attorno al presidente, scrive The War Zone, operano altre piattaforme di protezione che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. L'Avenger utilizza missili Stinger a guida infrarossa ed è progettato per la difesa puntuale, cioè per reagire in pochi secondi a minacce aeree ravvicinate: una caratteristica particolarmente utile quando il presidente trascorre lunghi periodi all'aperto. Negli ultimi anni il sistema è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo è installato sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca fin dai mesi successivi agli attentati dell'11 settembre.

Quando questi sistemi vengono schierati a sostegno del Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command, ha spiegato il North American Aerospace Defense Command (NORAD), responsabile della sorveglianza dello spazio aereo di Stati Uniti e Canada. Un portavoce non ha però voluto precisare con quale frequenza questi sistemi vengano impiegati per proteggere il presidente.

Sicurezza presidenziale

Per proteggere Trump sul campo da golf l’Esercito ha schierato una batteria antiaerea

Domenica, durante l’ultimo giro del torneo LIV Golf, dietro il filo spinato del campo di proprietà del presidente è comparso un Avenger: la piattaforma missilistica che l’Esercito usa per la difesa aerea a corto raggio. Nello stesso fine settimana si sono registrate cinque violazioni dello spazio aereo chiuso sopra Bedminster.

Grafica di FocusAmerica 12 agosto 2026

Che cosa c’era attorno alle buche
Un campo da golf difeso come un obiettivo militare

Seleziona i punti numerati per vedere che cosa fa ciascun apparato.

1 2 3 4

Schema illustrativo: posizioni e proporzioni non sono in scala.

1 Avenger+ Lanciatore di missili Stinger su Humvee

Usa missili Stinger a guida infrarossa ed è costruito per la difesa puntuale: deve reagire in pochi secondi a una minaccia aerea ravvicinata. Negli ultimi anni è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo sta sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca dai mesi successivi all’11 settembre.

2 Radar AN/MPQ-64 Sentinel+ L’occhio che guida il lanciatore

Fornisce all’Avenger il quadro dello spazio aereo circostante: è l’apparato che dice al lanciatore dove guardare. Compare in uno dei video girati a Bedminster e diffusi domenica.

3 Caccia F-16 e spazio aereo chiuso+ Il perimetro che si vede solo sulle mappe di volo

Sopra Bedminster vale una restrizione temporanea al volo. Quando un velivolo la viola, i caccia del NORAD lo intercettano e lo scortano fuori dall’area. Il comando sorveglia lo spazio aereo di Stati Uniti e Canada.

4 I sistemi che non si vedono+ Guerra elettronica e altre piattaforme

Attorno al presidente operano altre piattaforme che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. Quando questi apparati sostengono il Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command.

Lo spazio aereo chiuso
Cinque violazioni in un solo fine settimana

Domenica due aerei da turismo sono entrati nella zona interdetta e i caccia del NORAD li hanno scortati fuori.

5 violazioni dello spazio aereo chiuso sopra il campo
2 aerei da turismo scortati fuori dall’area domenica
13 minuti di ritardo nella partenza del presidente, per un altro velivolo

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video girato a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. «Non sono preoccupato per missili e droni», aveva scherzato Trump. «Ci pensiamo noi», gli aveva risposto un colonnello indicando il veicolo alle proprie spalle.

I precedenti
Dal 2020 a oggi, con il golf spesso sullo sfondo

Cinque dei sette episodi hanno avuto per scenario un campo da golf. Seleziona una data per aprire la scheda.

21 gennaio 2020Campo da golf Un fotomontaggio con un drone sopra il green+

Un account riconducibile a Khamenei pubblica l’immagine di un drone che sorvola Trump su un campo da golf, con la scritta in farsi «la vendetta è certa». Era la risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq.

13 luglio 2024Comizio Gli spari al comizio di Butler+

Thomas Matthew Crooks, 20 anni, apre il fuoco durante un comizio elettorale in Pennsylvania. L’attentatore viene ucciso e l’allora candidato repubblicano lascia il palco con il volto insanguinato.

15 settembre 2024Campo da golf Un fucile nella vegetazione alla sesta buca+

Al Trump International Golf Club di West Palm Beach un agente del Secret Service vede la canna di un fucile puntata contro di lui lungo la recinzione e apre il fuoco. Ryan Wesley Routh, riconosciuto colpevole su tutti e cinque i capi d’imputazione, è stato condannato all’ergastolo più sette anni.

Luglio 2025Campo da golf Il «Golf Force One» a Turnberry+

Mentre gioca con il figlio Eric nel suo campo in Scozia, il presidente è seguito da un Polaris Ranger X con protezione balistica. La Casa Bianca lo definì parte della «flotta presidenziale di veicoli speciali».

28 febbraio 2026Contesto L’uccisione di Khamenei alza il rischio+

L’Ayatollah Ali Khamenei viene ucciso durante la prima ondata di attacchi dell’operazione Epic Fury. Da allora l’ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano è considerata più concreta, e i protocolli di sicurezza sono cambiati.

Inizio agosto 2026Campo da golf Un arresto a Rancho Palos Verdes+

Le autorità fermano un uomo che aveva fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena al Trump National Golf Club, in California. Aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi e un falso distintivo da agente di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole.

10 agosto 2026Campo da golf L’Avenger dietro il filo spinato+

Durante l’ultimo giro del LIV Golf compaiono foto e video del lanciatore schierato a poca distanza dalle buche. Il giorno dopo la Casa Bianca conferma che le immagini sono autentiche.

Scenario: campo da golf Altro scenario

Fonte Elaborazione FocusAmerica su The War Zone, NORAD, Casa Bianca, Dipartimento di Giustizia e Fox News. Dati aggiornati all’11 agosto 2026.

Cinque violazioni dello spazio aereo in un solo fine settimana


Lo stesso giorno due aerei da turismo hanno violato la restrizione temporanea al volo imposta sopra Bedminster e sono stati intercettati da caccia F-16 del NORAD. "Tutti i velivoli dell'aviazione generale sono stati scortati fuori dall'area in sicurezza dagli aerei del NORAD", ha comunicato il comando su X. Nell'arco del fine settimana le violazioni sono state 5 e un ulteriore velivolo ha fatto slittare di 13 minuti la partenza del presidente.

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video in cui Trump parlava con alcuni soldati a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. "Non sono preoccupato per missili e droni", aveva scherzato il presidente. "Ci pensiamo noi", gli aveva risposto un colonnello, indicando con il pollice il veicolo alle proprie spalle.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza è legato anche al mutato scenario internazionale. Il rischio è aumentato sensibilmente da quando Trump ha deciso di entrare in guerra contro l'Iran. L'Ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio, durante la prima ondata di attacchi dell'operazione Epic Fury, e da allora l'ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano viene considerata più concreta che in passato, tanto da determinare modifiche ai protocolli di sicurezza finite anche sui giornali. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la rapida diffusione dei droni, dai modelli guidati in prima persona a quelli collegati via fibra ottica, tecnologie di cui l'Iran è stato negli ultimi anni sia utilizzatore sia esportatore.

Il precedente più esplicito risale al 21 gennaio 2020, quando un account Twitter riconducibile a Khamenei pubblicò un fotomontaggio in cui un drone sorvolava Trump su un campo da golf, accompagnato dalla scritta in farsi "la vendetta è certa". L'immagine faceva riferimento all'uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq. Quel raid aveva già provocato minacce pubbliche da parte di funzionari iraniani, alcune rivolte direttamente a Trump.

I campi da golf sono già stati teatro di minacce contro Trump


Trump è già stato bersaglio di diversi falliti attentati o presunti tentativi di attacco e più di uno ha avuto come scenario un campo da golf. L'episodio più recente risale all'inizio di agosto, quando le autorità hanno arrestato un uomo accusato di aver fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena di raccolta fondi al Trump National Golf Club di Rancho Palos Verdes, in California. Secondo Fox News, Jeanine John Taele, 38 anni, aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi; nel suo furgone gli investigatori hanno trovato anche un'altra pistola e un falso distintivo da "security protection agent". Taele, ex marine con esperienze in Iraq e Afghanistan, aveva avvicinato gli agenti federali sostenendo di lavorare per il Dipartimento di Stato e di trovarsi sul posto per un servizio di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse.

Il 15 settembre 2024, al Trump International Golf Club di West Palm Beach, in Florida, un agente del Secret Service impegnato nel controllo del perimetro notò il volto parzialmente nascosto di un uomo nella vegetazione lungo la recinzione, vicino alla sesta buca. "L'agente ha visto la canna di un fucile puntata direttamente contro di lui", si legge in un comunicato del dipartimento di Giustizia diffuso all'epoca. Mentre l'agente indietreggiava, la canna si mosse e lui aprì il fuoco. L'uomo, Ryan Wesley Routh, sopravvisse e riuscì inizialmente a fuggire. Nel settembre 2025 una giuria federale lo ha giudicato colpevole su tutti e cinque i capi d'imputazione, a cominciare dal tentato assassinio di un candidato alla presidenza; il 4 febbraio è stato condannato da un tribunale federale della Florida meridionale all'ergastolo più altri 7 anni di carcere.

Due mesi prima, il 13 luglio 2024, Thomas Matthew Crooks, 20 anni, di Bethel Park, aveva aperto il fuoco contro Trump durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania. L'attentatore fu ucciso e l'allora candidato alla presidenza repubblicano venne portato via dal palco con il volto insanguinato.

L'Avenger non è inoltre l'unico mezzo speciale impiegato per proteggere Trump durante le sue partite di golf. Nel luglio dello scorso anno, mentre giocava con il figlio Eric a Turnberry, nel suo campo in Scozia, il presidente era seguito da un Polaris Ranger X blindato, un veicolo utilitario dotato di protezione balistica che la stampa aveva ribattezzato Golf Force One. Un portavoce della Casa Bianca lo definì allora parte della "flotta presidenziale di veicoli speciali", senza fornire ulteriori dettagli. Trump si trovava in Scozia per un incontro con Keir Starmer, all'epoca primo ministro britannico, in un resort dove le misure di sicurezza erano state ulteriormente rafforzate.


Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Da dove viene Alexandria Ocasio-Cortez


Anand Giridharadas ripubblica il suo ritratto della deputata democratica: l'infanzia tra due mondi, il padre morto presto e un'idea della politica fondata sul farsi capire

Alexandria Ocasio-Cortez è di nuovo al centro della conversazione politica americana. Nel giro di pochi giorni la deputata democratica di New York ha raccontato pubblicamente il suo percorso per congelare gli ovuli e ha detto in un'intervista televisiva che "Woke 1 was crazy", cioè che la prima stagione delle battaglie identitarie è stata una follia. La frase ha acceso un ampio dibattito a sinistra, tra chi la accusa di rinnegare il movimento che l'ha lanciata e chi ci vede una lettura lucida di come funzionano oggi l'attenzione e il potere.

Lo scrittore Anand Giridharadas ha scelto questo momento per ripubblicare sulla sua newsletter The Ink, in cinque puntate, il lungo ritratto della deputata che aveva scritto per il suo libro The Persuaders, basato anche su diverse interviste con lei. La prima puntata ricostruisce le origini di quella che l'autore considera forse la matricola più significativa nella storia del Congresso americano.

Il racconto parte da un comizio dell'ottobre 2019 in un parco del Queens, a New York, quando Ocasio-Cortez annunciò il suo sostegno a Bernie Sanders nelle primarie democratiche. Davanti alla folla ricordò il periodo in cui serviva ai tavoli di una taqueria, un locale messicano di Manhattan, fianco a fianco con lavoratori senza documenti, con turni di 12 ore, un'assicurazione sanitaria da 200 dollari al mese con una franchigia da 8.000 e una paga insufficiente per vivere: "È stato solo quando ho sentito parlare di un uomo di nome Bernie Sanders che ho cominciato a mettere in discussione, rivendicare e riconoscere il mio valore intrinseco di essere umano". Nei mesi successivi, con la spinta di quel sostegno, Sanders rivendicò la vittoria nelle prime tre gare e diventò per la prima volta il favorito.

Dentro la campagna, però, Ocasio-Cortez avvertì che il movimento che le aveva fatto scoprire la propria umanità appariva a molte altre persone ostile e giudicante, tutt'altro che accogliente. L'attore John Cusack, che ogni tanto viaggiava al seguito del candidato, chiedeva ai dirigenti una struttura dedicata a chi non si definiva progressista pur avendo idee vicine a quelle di Sanders. Il consiglio della deputata riguardava invece la postura. Temeva che il tono aggressivo di una parte dei sostenitori, soprattutto su Twitter, allontanasse gli scettici che la campagna avrebbe dovuto conquistare. Perfino David Sirota, ex collaboratore di Sanders associato proprio allo stile più combattivo, ha riconosciuto parlando con Giridharadas che quel consiglio era fondato.

Secondo Faiz Shakir, uno dei responsabili della campagna, Ocasio-Cortez insisteva anche sulla necessità di costruire consenso tra gli elettori neri e di aggiornare il linguaggio del candidato. Alcune sue raccomandazioni specifiche, ha detto Shakir, furono seguite. Un giorno la deputata disse direttamente a Sanders che la campagna doveva dare alle persone l'opportunità di vedere i valori del movimento, quelli di una società migliore e più avanzata per tutti. Cambiare però era difficile: la rabbia percepita nel movimento era radicata nell'identità del candidato e in decenni di torti subiti dalla classe lavoratrice. Shakir ammise di non poter controllare i tweet di tutti e ricordò che i sostenitori più aggressivi erano stati arruolati apposta, perché Sanders voleva gente capace di combattere. Alla fine del 2019 cominciò comunque a fare dirette con gli aggiornamenti della campagna ripetendo una formula precisa: "Siamo un movimento accogliente".

Dopo la sconfitta in South Carolina, alla vigilia delle primarie del Michigan, Ocasio-Cortez portò quel messaggio in pubblico. "Non siamo divisi; siamo disconnessi", disse citando la deputata Rashida Tlaib. La risposta, aggiunse, era "connettersi, lottare per qualcuno che non conosci, amare il prossimo, portare le persone dentro la causa. Ascoltare, adattarsi, aprire una postura di accettazione".

A Giridharadas spiegò poi che non parlava di tutto il movimento progressista ma di "un settore molto rumoroso e piccolo", capace di pesare molto più dei suoi numeri e più interessato, riprendendo una formula del giornalista Michael Kinsley, a trovare eretici che convertiti. "Non si tratta di rinunciare ai propri principi né di cambiare posizione, ma di aprire la propria postura", disse. E citò la lezione del suo mentore, quella che chiamava "la porta d'oro della ritirata", cioè aprire una strada a chi ha cominciato la conversazione in disaccordo con te.

Chi la incontra di persona, scrive Giridharadas, trova una donna quieta, quasi timida, mentre nell'immaginario pubblico è diventata la regina della replica tagliente, un'immagine costruita su tratti reali ma che non corrisponde alla persona che lei sa di essere. Quando parlava a Sanders e ai suoi sostenitori, parlava quindi anche a sé stessa, chiedendosi se sia possibile cambiare le cose grandi trovando l'umiltà e la pazienza per spostare i singoli esseri umani.

Ocasio-Cortez è nata nell'ottobre del 1989 a Parkchester, un complesso da circa 12mila appartamenti nel Bronx, costruito alla fine degli anni Trenta dall'assicurazione MetLife e riservato ai soli bianchi dal 1940 al 1968, quando la città ne ordinò l'integrazione e MetLife lo vendette al magnate immobiliare Harry Helmsley. Due mesi prima della sua nascita la moglie di Helmsley, Leona, era stata condannata per frode fiscale al termine del processo reso celebre da una frase riferita da un'ex domestica: "Noi non paghiamo le tasse; le tasse le paga solo la gente comune". I genitori chiamarono la figlia Alexandria, che in greco significa "difensore del genere umano".

Il padre, Sergio Ocasio, aveva un piccolo studio di architettura e ristrutturazioni ed era cresciuto nel Bronx degli anni Sessanta e Settanta, quando interi isolati del distretto si perdevano tra incendi e abbandono. Da ragazzo, ha raccontato la figlia, voleva essere una delle persone che aiutavano a tirare di nuovo su gli edifici. La madre, Blanca, cristiana evangelica nata a Porto Rico, puliva le case degli altri per sostenere il bilancio familiare. In casa si parlava soprattutto spagnolo, tanto che la bambina arrivò all'asilo senza sapere una parola di inglese.

Da eletta, Ocasio-Cortez ha raccontato al New Yorker un ricordo di quando aveva cinque anni. Durante un viaggio in auto verso la Florida il padre la portò allo specchio d'acqua del Washington Monument e, indicando i monumenti e il Campidoglio, le disse: "Questo è il nostro governo. Tutto questo ci appartiene. Appartiene a te". Tornata lì da deputata, ha ricordato di aver pensato che non tutto appartiene ancora a tutti e che il senso di andare al Congresso è proprio questo.

Intorno a quella stessa età i genitori misero insieme, con l'aiuto di zii e nonni, l'anticipo per una casa con due camere da letto a Yorktown Heights, un sobborgo tranquillo della contea di Westchester, una delle più ricche del paese, a meno di un'ora di auto dal Bronx, che è tra le più povere. Non fu un salto di ricchezza ma una scelta sulla qualità delle scuole. Il padre restò a lavorare nel Bronx, dove madre e figlia tornavano spesso nel fine settimana, dai cugini cresciuti con lei come fratelli. "L'unica differenza tra i loro risultati e i miei era un viaggio di quaranta minuti in auto", ha detto anni dopo in una conversazione pubblica con lo scrittore Ta-Nehisi Coates.

In seconda elementare la scuola propose di farle ripetere l'anno perché i piccoli segnali si sommavano, dall'essere mancina all'inglese come seconda lingua. I genitori si opposero, lei passò per i corsi di recupero e qualche anno dopo il primo test statale la piazzò nel 99° percentile in ogni categoria. "Ho dovuto davvero imparare a farmi valere da sola", ha detto all'autore. Da bambina che non capiva la lingua imparò a leggere lo stato d'animo delle persone senza bisogno di parole, una capacità che ha affinato da cameriera: "Il 90 per cento di questo lavoro non è nemmeno verbale". Si sentiva comunque incompresa, in una scuola dove i libri di testo e i programmi televisivi riflettevano quasi solo esperienze di persone bianche.

Per Giridharadas è qui la differenza più profonda con Sanders. Il senatore non si è mai preoccupato troppo di essere frainteso, concentrato com'era sul contenuto delle sue accuse al sistema più che sul modo in cui arrivavano alle persone. Lei, la bambina di origini portoricane cresciuta in una cittadina bianca, voleva essere capita ed era disposta a provare in quindici modi diversi a raggiungere il suo interlocutore, senza però cedere sulle posizioni.

La famiglia non era politicamente attiva in senso classico, ma i genitori trovavano sempre le persone in difficoltà della comunità e le invitavano a cena, al punto che la figlia li ha definiti "organizzatori di comunità informali". Alle scuole medie si presentò a una riunione del consiglio comunale per chiedere un aeratore per lo stagno malridotto davanti alla scuola (richiesta respinta). La sua politica di sinistra, ha spiegato in un'intervista, è nata dall'esperienza più che dalla teoria: "Non è che sono cresciuta leggendo Noam Chomsky. Sono cresciuta pulendo i bagni con mia madre".

Al liceo eccelleva nelle scienze e arrivò seconda alla fiera internazionale di scienza e ingegneria di Intel con una ricerca su come gli antiossidanti rallentano l'invecchiamento di alcuni vermi e per quel risultato un gruppo di scienziati le intitolò un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. Appena diplomata fece la volontaria telefonando agli elettori per la campagna di Barack Obama. Nel 2007, mettendo insieme borse di studio e prestiti, si iscrisse alla Boston University con l'obiettivo di diventare ginecologa.

Nell'autunno del secondo anno al padre fu diagnosticato un tumore ai polmoni in fase terminale. "Rendimi orgoglioso", le disse in ospedale. Morì pochi giorni dopo, senza lasciare testamento, mentre il paese scivolava in una crisi finanziaria di proporzioni generazionali. Sulla casa di famiglia arrivò la minaccia del pignoramento e la madre tornò a pulire case e a guidare scuolabus per tenere, come ha detto la figlia, "un tetto sopra le nostre teste". Ocasio-Cortez reagì buttandosi sullo studio, lasciò il percorso di medicina e si laureò in economia e relazioni internazionali. Curare i pazienti caso per caso non le bastava più, "volevo esaminare i problemi su scala più ampia", ha raccontato a Coates.

All'università conobbe Riley Roberts (ancora oggi il suo compagno), fece la volontaria nell'ufficio del senatore Edward Kennedy occupandosi delle richieste di persone con problemi di immigrazione e passò un semestre in Niger, in una clinica per la maternità. Finiti gli studi avrebbe potuto andare in molti posti. Tornò invece nel Bronx, all'inizio del periodo della sua vita che avrebbe poi chiamato "il crogiolo".


Alexandria Ocasio-Cortez ha annunciato che sta congelando i suoi ovuli


Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha annunciato nel fine settimana con una serie di video sui social che sta congelando i suoi ovuli. La deputata, che ha 36 anni, ha spiegato di aver preso la decisione per sentirsi "più in controllo" della propria vita e di aver risparmiato a lungo per permettersi la procedura, che è costosa e spesso non è coperta dalle assicurazioni sanitarie.

Ocasio-Cortez ha collegato la scelta di rendere pubblico il percorso al clima politico. "In questo contesto politico in cui l'amministrazione nega alle donne di tutto il paese l'assistenza riproduttiva, dal diritto all'aborto alla possibilità di portare avanti una gravidanza sana, penso sia importante che noi leader abbiamo queste conversazioni e condividiamo questi processi per normalizzarli, soprattutto per le donne che lavorano", ha detto domenica mattina ad ABC News.

L'annuncio arriva mentre si discute di una sua possibile candidatura a cariche più alte: l'entourage di Bernie Sanders l'ha già indicata come possibile erede in vista delle presidenziali del 2028. La deputata ha detto di aver preso la decisione da una "posizione privilegiata" e ha ricordato che le donne che cercano lavoro o si candidano a una carica, a differenza degli uomini, subiscono un forte scrutinio su quando e se avranno figli.

Il congelamento degli ovuli è una procedura per la fertilità sempre più diffusa negli Stati Uniti. Gli ovuli vengono prelevati dal corpo della donna e conservati congelati. In un secondo momento possono essere fecondati in laboratorio con la fecondazione in vitro e gli embrioni vengono poi trasferiti nell'utero nella speranza che la donna rimanga incinta. Alla procedura ricorrono donne che devono sottoporsi a chemioterapia o ad altre cure che possono comprometterne la fertilità, ma anche donne sane che non si sentono pronte ad avere figli negli anni biologicamente più favorevoli a una gravidanza.

Uno studio del 2025 dell'università della California a Los Angeles (UCLA) ha rilevato che tra il 2014 e il 2021 i cicli di congelamento scelti in modo volontario, senza motivi medici, sono aumentati bruscamente. Nello stesso periodo l'età media delle donne che vi ricorrono è scesa da 36 anni a 34,9. Lo studio ha mostrato anche che solo il 5,7% delle donne che hanno congelato gli ovuli tra il 2014 e il 2016 è tornato a usarli nei cinque-sette anni successivi.

Il percorso dura in genere dai 10 ai 12 giorni, durante i quali le donne si iniettano ogni giorno due o tre farmaci ormonali e si sottopongono a frequenti analisi del sangue e a quattro-sei ecografie pelviche. Quando gli ovuli sono maturi, un medico li preleva con un intervento di 20-30 minuti guidato dall'ecografia, con la paziente in anestesia.

Nei video Ocasio-Cortez ha mostrato i farmaci che deve autosomministrarsi e si è filmata mentre si faceva un'iniezione di ormoni nell'addome, scherzando con chi la seguiva: "Non fatela strana. Anche se so che la farete strana". Ha raccontato che per via degli orari della terapia avrebbe dovuto farsi le iniezioni anche nel camerino, prima dell'intervista televisiva di domenica mattina. "Voglio che lo vediate, perché le donne possono fare qualsiasi cosa", ha detto. Ha aggiunto che continuerà a raccontare pubblicamente il processo e ha invitato chi la segue a mandarle domande.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Il questionario visionato da Bloomberg chiede ai governi se abbiano sostenuto pubblicamente la politica estera americana e quali limiti impongano all’uso delle basi da parte degli Stati Uniti.

Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Su Polymarket la deputata progressista raggiunge il 21% e supera Gavin Newsom, fermo al 17%. Nei sondaggi tradizionali, però, Kamala Harris resta in testa.

Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

In Michigan il repubblicano Rogers è avanti di quattro punti su El-Sayed


Il sondaggio di Fox News dà Rogers al 51% e il progressista El-Sayed al 47%, dentro il margine di errore. Nella corsa a governatore la democratica Benson è avanti di cinque punti su John James.

Il repubblicano Mike Rogers è avanti di quattro punti sul democratico Abdul El-Sayed nella corsa al Senato in Michigan, uno degli Stati da cui passa il tentativo dei democratici di riprendersi la maggioranza a novembre. Un sondaggio di Fox News lo dà al 51% contro il 47% di El-Sayed, un margine che rientra nell'errore statistico della rilevazione, pari a tre punti percentuali.

Il vantaggio di Rogers nasce dalla compattezza del campo repubblicano. Lo sostiene il 96% degli elettori del partito, con il 99% tra chi si riconosce nel movimento MAGA e l'89% tra gli altri.

Sondaggio Fox News · Michigan
Rogers è avanti di quattro punti, ma il Michigan resta in bilico

Il repubblicano Mike Rogers ottiene il 51% e il democratico Abdul El-Sayed il 47% nella corsa al Senato. La distanza rientra nel margine di errore, e nella stessa rilevazione i democratici vincono la corsa per il governatore.

Grafica di FocusAmerica.14 agosto 2026

Se si votasse oggi per il Senato

Abdul El-Sayed
47%

Indecisi
2%

Mike Rogers
51%

Democratico

Repubblicano

50% – pareggio

La fascia chiara indica il margine di errore, pari a 3 punti. Il confine tra i due candidati cade dentro quella fascia: con quattro punti di distanza, il vantaggio di Rogers non è statisticamente sicuro.

Lo stesso giorno, la stessa scheda
Due corse, due vincitori diversi

Gli elettori del Michigan votano a novembre per il Senato e per il governatore. Il sondaggio dà il seggio ai repubblicani e lo Stato ai democratici.

Senato Rogers +4

47%

51%

El-Sayed (D)Rogers (R)

Governatore Benson +5

52%

47%

Benson (D)James (R)

Chi vota due partiti diversi

Sceglie Rogers al Senato e la democratica Benson come governatrice

14%

Sceglie El-Sayed al Senato e il repubblicano James come governatore

5%

Quote sul totale degli elettori di ciascun candidato al Senato. Scala 0–20%.

Da dove nasce il vantaggio
I repubblicani sono compatti, i democratici no

El-Sayed ha vinto le primarie una settimana prima del sondaggio, dopo una campagna molto combattuta, e il suo campo non si è ancora ricompattato.

Quanti votano Rogers

Tutti gli elettori repubblicani
96%

Chi si riconosce nel movimento MAGA
99%

Repubblicani fuori dal movimento MAGA
89%

Quanti votano El-Sayed

Tutti gli elettori democratici
91%

Chi sostiene i Democratic Socialists of America
98%

Democratici estranei alla sinistra socialista e indipendenti
69%

Nella corsa per il governatore, lo stesso gruppo di elettori sceglie la democratica Jocelyn Benson all’81%. La differenza di dodici punti misura quanto El-Sayed deve ancora recuperare dentro il suo campo.

Che cosa muove il voto
Chi pensa all’immigrazione vota Rogers, chi pensa alla sanità vota El-Sayed

Per ogni tema il grafico mostra di quanti punti è avanti il candidato preferito da chi mette quel tema al primo posto.

◄ El-Sayed avantiRogers avanti ►
Inflazione38% degli elettori +10
Quattro elettori su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico: tra loro El-Sayed è avanti di 24 punti.

Immigrazione e confini14% degli elettori +82
È il divario più ampio di tutto il sondaggio: chi mette l’immigrazione al primo posto sceglie Rogers quasi in blocco.

Sanità14% degli elettori +47
La sanità è il terreno migliore per El-Sayed, ma pesa quanto l’immigrazione: la indica come priorità un elettore su sette.

Divisioni politiche11% degli elettori +5
Chi indica le divisioni politiche come primo problema si divide quasi a metà, con un vantaggio minimo per El-Sayed.

Tocca un tema per leggere il dettaglio.

Un tema che divide l’elettorato

Gli Stati Uniti devono continuare a dare aiuti militari al governo israeliano?

44%
55%

FavorevoliContrari

Chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine; chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

La scommessa democratica
El-Sayed è indietro, ma i democratici sono più mobilitati

Il vantaggio dei democratici sui repubblicani, in punti percentuali.

+15

sull’interesse per la campagna elettorale

+11

sulla motivazione ad andare a votare

+7

sulla certezza di votare a novembre

Il peso che i due candidati si portano dietro

Considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed
54%

Giudica Rogers troppo vicino a Donald Trump
51%

Fonte
Sondaggio Fox News realizzato dal 6 al 10 agosto 2026 da Beacon Research e Shaw & Company Research su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan. Il margine di errore è di 3 punti percentuali sull’intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.

El-Sayed ha vinto le primarie democratiche dopo una campagna molto combattuta solo una settimana prima della rilevazione e il suo campo non si è ancora ricompattato del tutto. Lo vota il 91% dei democratici e il 98% di chi sostiene i Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ma la quota scende al 69% tra i democratici estranei a quel mondo e gli indipendenti. Tra gli indipendenti, un sottogruppo ristretto del campione, è leggermente avanti Rogers.

La coalizione di El-Sayed è fatta di elettori di sinistra, elettori neri, residenti delle città e donne laureate. Rogers è più forte tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli elettori delle zone rurali e gli uomini bianchi senza laurea. Gli uomini preferiscono Rogers di 11 punti (55% contro 44%), mentre le donne si dividono quasi a metà, con il 49% a El-Sayed e il 48% a Rogers.

El-Sayed va peggio di Kamala Harris nel 2024 tra gli elettori neri, le donne e i residenti dei sobborghi, mentre Rogers resta sotto i livelli del presidente Donald Trump tra gli elettori sotto i 30 anni e gli indipendenti. Il confronto arriva dalla rilevazione sull'elettorato del Michigan realizzata da Fox News nel 2024. Trump ha vinto lo Stato nel 2016 e nel 2024, entrambe le volte con meno di due punti di margine, mentre Joe Biden lo aveva conquistato nel 2020 con quasi tre punti.

El-Sayed è avanti tra gli elettori più coinvolti: ha 11 punti di vantaggio tra chi si dice estremamente interessato all'elezione, 7 punti tra chi si dice estremamente motivato e 4 punti tra chi dà per certo il proprio voto. I democratici superano i repubblicani di 15 punti sull'interesse per la campagna, di 11 sulla motivazione a votare e di 7 sulla certezza di andare alle urne. Circa tre quarti dei sostenitori di ciascun candidato escludono di cambiare idea e circa due terzi dicono che il loro voto è soprattutto a favore del proprio candidato, non contro l'avversario.

Più della metà dell'elettorato considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed (54%) e giudica Rogers troppo vicino a Trump (51%). Il timore attraversa entrambi gli schieramenti: i democratici preoccupati dall'estremismo del loro candidato (30%) sono il doppio dei repubblicani preoccupati dai legami di Rogers con il presidente (14%). Tra gli indipendenti prevale il secondo dubbio, 58% contro 48%.

"L'energia è a sinistra in Michigan, come in tutto il paese, e questo dovrebbe aiutare l'affluenza", ha detto il sondaggista repubblicano Daron Shaw, che realizza i sondaggi di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "Ma il percorso con cui El-Sayed è arrivato alla candidatura ha messo in luce le fratture del partito. Deve rassicurare una platea ampia di democratici del Michigan, compresi i Reagan Democrats, gli elettori ebrei e quelli neri, sul fatto che servirà i loro interessi invece di perseguire un'agenda estremista". I Reagan Democrats sono gli elettori operai di tradizione democratica passati ai repubblicani negli anni Ottanta.

Trump ha un saldo di gradimento negativo di 19 punti nello Stato, con il 40% di giudizi favorevoli e il 59% di contrari. Anche i due candidati al Senato sono sotto zero, con El-Sayed a -13 e Rogers a -6. Lo stesso vale per i partiti: i repubblicani sono a -12, i democratici a -13. Il movimento MAGA è giudicato con più favore rispetto ai Democratic Socialists of America, 40% contro 30%, ma raccoglie anche più ostilità netta: il 45% ne ha un'opinione fortemente negativa, contro il 37% dei socialisti.

L'inflazione è il primo tema della campagna, indicata dal 38% degli elettori. Quattro su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico. Seguono l'immigrazione e la sanità, entrambe al 14%, poi le divisioni politiche all'11%.

El-Sayed resta competitivo grazie a chi mette al primo posto l'inflazione, dove è avanti di 10 punti, la sanità (+47) e le divisioni politiche (+5). Chi dà la priorità all'immigrazione sceglie invece Rogers con un margine di 82 punti. Chi si dice in difficoltà economica preferisce El-Sayed di 24 punti.

Il 55% degli elettori del Michigan si oppone alla prosecuzione degli aiuti militari americani al governo israeliano, mentre il 44% è favorevole. Il tema divide il voto in modo netto, perché chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine, mentre chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

Nella corsa per il governatore la democratica Jocelyn Benson è avanti sul repubblicano John James di cinque punti, 52% contro 47%, anche in questo caso entro il margine di errore. La governatrice uscente Gretchen Whitmer non può ricandidarsi per il limite dei due mandati. Benson raccoglie più consensi di El-Sayed tra i democratici estranei alla sinistra socialista e tra gli indipendenti: 81% contro il 69% del candidato al Senato.

Il voto disgiunto, cioè la scelta di candidati di partiti diversi nelle due corse, pesa soprattutto a destra: il 14% di chi vota Rogers al Senato sceglie Benson come governatrice, mentre solo il 5% degli elettori di El-Sayed vota James. Benson ha un saldo di gradimento positivo di 7 punti (49% di giudizi favorevoli e 42% di contrari), James negativo di 3 punti (41% contro 44%). Circa un sostenitore di Benson su cinque e uno di James su quattro dicono di poter ancora cambiare idea.

Il sondaggio è stato realizzato tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan, estratti dagli elenchi elettorali dello Stato, sotto la direzione congiunta di Beacon Research, vicina ai democratici, e Shaw & Company Research, vicina ai repubblicani. Le interviste sono state raccolte al telefono, su rete fissa e su cellulare, oppure online dopo l'invio di un messaggio. Il margine di errore è di tre punti percentuali sull'intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.


I Dem puntano a otto seggi repubblicani per riprendersi il Senato


I democratici puntano a strappare ai repubblicani 8 seggi al Senato nelle elezioni di metà mandato di novembre, quelle che a metà del mandato presidenziale rinnovano il Congresso. Sono due in più rispetto a quelli su cui il partito era concentrato finora. Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato, ha aggiunto Kansas e Mississippi alla lista delle corse che considera contendibili, mentre per ribaltare la maggioranza servono 4 seggi in più di quelli che i democratici hanno oggi.

In Kansas il pastore Adam Hamilton ha vinto le primarie democratiche e a novembre sfiderà il senatore repubblicano Roger Marshall: nelle primarie sono gli elettori, non i dirigenti dei partiti, a scegliere chi correrà per ciascuno schieramento. Schumer lo ha descritto a Semafor come un "moderato" e ha detto che ha 40 chiese nello Stato e che ogni domenica 100.000 persone ascoltano un suo sermone. "Sono un sacco di persone", ha aggiunto.

In Mississippi il democratico Scott Colom sfida la senatrice Cindy Hyde-Smith in una corsa che Schumer considera ancora improbabile ma non impossibile. Ha detto che Hyde-Smith è "estremamente debole" e che Colom è un "procuratore duro che ha vinto le elezioni in un distretto difficile".

Midterm 2026
La mappa del Senato si allarga
Chuck Schumer porta a otto i seggi repubblicani che i democratici considerano contendibili a novembre, con le new entry Kansas e Mississippi. I repubblicani rispondono a loro volta con quattro obiettivi: gli Stati in bilico sono almeno dodici.

Grafica di FocusAmerica

Il punto di partenza

47 dem 53 rep
Oggi i democratici hanno 47 seggi, in blu. Vincendo i 4 seggi evidenziati al centro arriverebbero a 51 e conquisterebbero la maggioranza.

8
seggi oggi repubblicani nel mirino dei democratici

4
seggi oggi democratici nel mirino dei repubblicani

Il vento spinge a favore dei democratici: secondo Schumer, l’approvazione di Trump è scesa al 34-35 per cento ed è bassa anche negli Stati in bilico.

La mappa delle sfide
I colori indicano chi deve difendere oggi il seggio. Gli Stati con il bordo scuro sono quelli contesi: scegline uno per avere maggiori dettagli sulla sfida di novembre.

Scegli lo Stato14 corse contese
Nel mirino dem (seggio rep) Nel mirino rep (seggio dem) Jolly New entry Altre corse 2026 Nessuna elezione

Fonte: Semafor, intervista a Chuck Schumer (agosto 2026). Abbinamenti delle sfide verificati su AP e NBC News. Le primarie ancora da disputare: Minnesota l’11 agosto, Alaska il 18 agosto, New Hampshire l’8 settembre.

Gli 8 seggi repubblicani nel mirino dei democratici sono in Alaska, Maine, North Carolina, Ohio, Texas, Iowa, Kansas e Mississippi. "Si costruisce così una maggioranza, allargando la mappa. E vorrei costruire una maggioranza che non valga solo per il 2026 ma anche per gli anni successivi", ha detto Schumer in un'intervista di giovedì. "Cerchiamo sempre di allargare la mappa con candidati adatti ai loro Stati."

Tim Scott, presidente del National Republican Senatorial Committee (il comitato che organizza e finanzia le campagne dei repubblicani per il Senato), ha detto questa settimana che il suo partito ha 4 occasioni di conquista, in Michigan, Georgia, New Hampshire e Minnesota. Sommando le due liste, gli Stati contesi sono almeno 12 e il numero può ancora crescere.

Schumer non ha commentato il Montana, dove nessun senatore uscente si ricandida e la corsa può diventare più competitiva se gli avversari del repubblicano Kurt Alme si coalizzano attorno a un solo nome. In Nebraska l'indipendente Dan Osborn prova di nuovo a interrompere la serie di vittorie repubblicane.

Il primo motivo di una mappa così larga è il reclutamento dei candidati. Schumer ha convinto a candidarsi Mary Peltola in Alaska, Sherrod Brown in Ohio e Roy Cooper in North Carolina, tre candidature che ha spinto personalmente.

Il secondo motivo è il clima politico. I numeri dell'approvazione del presidente sono bassi negli Stati in bilico e molto negativi a livello nazionale, mentre la guerra in Iran è diventata "un caos totale" per le persone comuni, ha detto Schumer. Sperava di vedere l'approvazione di Trump "sotto il 40" e ora è al 34 o 35 per cento. "Una parte l'ha fatta Trump da solo. Ma una parte l'abbiamo fatta noi", ha detto. "Mi sento davvero bene sulla riconquista del Senato."

Schumer si aspetta ancora una possibile onda democratica a novembre e attribuisce al suo partito il merito di aver messo in difficoltà il presidente. I democratici hanno portato lo scontro fino allo shutdown (il blocco delle attività federali che scatta quando manca l'accordo sul bilancio) su due temi: l'applicazione delle leggi sull'immigrazione e il costo dell'assistenza sanitaria.

La prossima settimana i democratici hanno un'altra primaria importante in Minnesota, dove si sfidano la vicegovernatrice Peggy Flanagan e la deputata Angie Craig. Schumer ha detto di non avere preferenze tra le due.

Il suo percorso verso il ruolo di leader della maggioranza si è complicato con la sconfitta di due candidati che aveva scelto, alle primarie in Maine e in Michigan. Su Abdul El-Sayed, che ha vinto la primaria democratica per il Senato in Michigan, Schumer ha detto che "ha fatto una gran campagna" e che "Trump è messo davvero male".

I repubblicani leggono quelle due sconfitte come una buona notizia per loro. "Abdul El-Sayed migliora la nostra capacità di tenere il Senato. Penso che Troy Jackson in Maine migliori le nostre possibilità", ha detto Scott a Semafor. "C'è un sacco di gente interessante, affascinante e folle che sembra determinata a farci vincere."

Clicca qui per vedere il nostro modello aggiornato di previsione per le midterm


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un ratto per chi ha licenziato


I lavoratori del settore videogiochi continuano a farsi sentire
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il sindacato dei dipendenti di Bethesda accoglie la dirigenza Xbox con un ratto gonfiabile e No Man's Sky compie 10 anni facendo felice il suo creatore. Devolver si è stancato della borsa e c'è un cane da ritrovare nella recensione di questa settimana. Nell'editoriale analizziamo la performance da record di Blizzard e Overwatch e nelle raccomandazioni un clone di Star Fox con il pedigree e fuori dall'ecosistema Nintendo.


News index


- Un ratto gigante gonfiabile dà il benvenuto ai dirigenti di Microsoft in visita a Bethesda
+ Light no Fire non è sparito, è solo che Dan Murray si diverte troppo a svilupparlo
- Può permetterselo perché No Man’s Sky ha fato il record di giocatori da 10 anni a questa parte
+ Devolver non sta dietro alla borsa: vuole tornare una compagnia privata
- Amazon continua a tagliare sui videogiochi
+ Meccha Chamelion ha venduto 20 milioni di copie

Un ratto gigante gonfiabile dà il benvenuto ai dirigenti di Microsoft in visita a Bethesda - I vertici di Xbox hanno trovato ad accoglierli un ospite inatteso alla sede centrale di Bethesda Game Studios a Rockville, nel Maryland: un gigantesco topo gonfiabile di nome Scabby, centinaia di bandiere rosse sparse per l'area e dipendenti determinati a far sentire alla dirigenza l'impatto delle centinaia di licenziamenti che sono avvenuti, e devono ancora avvenire, in tutta Xbox. I membri del sindacato Bethesda Game Studios Union (OneBGS-CWA) hanno organizzato la protesta in concomitanza con la visita proprio della Ceo Asha Sharma con azioni dimostrative all'interno e all'esterno degli uffici. Il gigantesco topo gonfiabile è comunemente usato nelle proteste sindacali negli Stati Uniti ed è stato solo una parte dell'azione organizzata dai dipendenti di Bethesda in occasione della visita dei vertici aziendali. Un gruppo di sviluppatori licenziati ha piantato circa 800 bandiere rosse fuori dall'ufficio, una per ogni sviluppatore che ha perso il lavoro da luglio a oggi.

Light no Fire non è sparito, è solo che Dan Murray si diverte troppo a svilupparlo - “Sono molto felice di lavorare a Light No Fire nella mia piccola tana, senza dovermi preoccupare di nulla, cercando di fingere che il mondo esterno non esista. Non credo che la gente si renda conto di quanto sia ambizioso e folle questo progetto”. Con queste parole il leggendario creatore di No Man’s Sky Dan Murray ha commentato il procedere dei lavori sul suo gioco che “simulerà un intero pianeta grande quanto la Terra” e che, dal suo annuncio nel 2023 è diventato il secondo videogioco con più whishlist su Steam. Il piano di comunicazione del gioco c’era, ma visto l’incredibile successo, e le lezioni sull’hype pericoloso imparate con No Man’s Sky, il creatore ha deciso di non raccontare il gioco, godersi lo sviluppo e tornare a parlarne quando sarà pronto.

Può permetterselo perché No Man’s Sky ha fato il record di giocatori da 10 anni a questa parte - Murray, in occasione del decennale di No Man's Sky il 9 agosto 2026, ha detto che nell'ultimo anno il gioco "ha registrato il suo numero più alto di giocatori dal lancio". Il Ceo di Hello Games ha detto anche che, dal lancio, No Man's Sky ha avuto "decine di milioni" di giocatori.

Devolver non sta dietro alla borsa: vuole tornare una compagnia privata - Devolver Digital, l'editore specializzato in videogiochi indipendenti di qualità, ha annunciato di volersi ritirare dal mercato azionario dopo essere diventato una società quotata in borsa (Londra) nel 2021. L'azienda ha spiegato agli investitori che la pressione di essere sempre in crescita nel breve termine è in contrasto con la natura di un editore indipendente di videogiochi che punta a dare ai prodotti di qualità il tempo necessario a maturare e a vendere tanto. Gli azionisti voteranno sulla questione l'8 settembre 2026 e sarà necessaria l'approvazione del 75% di loro affinché il ritorno a compagnia privata possa avere luogo.

GTA 6: un volume di preordini mai visto e l’accordo con Netflix - Take-Two ha pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre dell'anno fiscale 2027, registrando un fatturato netto molto superiore alle aspettative: 1,39 miliardi di dollari. La società, però, ha anche annunciato di aver "bruciato" 43 milioni di dollari per la cancellazione di un gioco ancora non annunciato. La vera notizia è che, parlando dei preordini di GTA VI, l'amministratore delegato Strauss Zelnick ha dichiarato che "nessuno ha mai visto niente di simile prima d'ora in Take-Two e nel settore" e ha definito i livelli di vendita "senza precedenti". La maggior parte delle persone ha preordinato l'edizione deluxe da 100 euro, un comportamento prevedibile visto che chi preordina è di solito un fan, ma potrebbe essere un segnale preoccupante per il mercato, che potrebbe decidere di renderlo il prezzo base dei giochi grossissimi.

Amazon continua a tagliare sui videogiochi - Amazon Games interromperà il supporto editoriale per due dei suoi grossissimi MMO in Occidente e trasferirà la gestione dei servizi di live service ai rispettivi sviluppatori. Lost Ark e Throne and Liberty non saranno più sotto l’ombrello Amazon a partire rispettivamente dall'inizio del 2027 e dal quarto trimestre del 2026. Il ritiro di Amazon da queste attività di supporto coincide con il periodo in cui chiuderanno i server del MMORPG: New World: Aeternum.

Meccha Chamelion ha venduto 20 milioni di copie - Il fenomeno del friendslop ha raggiunto vette improbabili: il gioco in cui bisogna colorarsi come lo sfondo per non essere sparati dagli avversari ha venduto 20 milioni di copie portando una ricchezza generazionale ai suoi sviluppatori ed editori.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

How Many Dudes - Quanti uomini servono per vincere contro un gorilla? Un videogioco prova a rispondere e crea un assurdo roguelike nel frattempo. Prendendo le redini di una fattoria di tizi (la traduzione migliore possibile di “dude”) alleverete i vostri combattenti e li metterete alla prova in battaglie sempre più assurde. Il gioco è senza senso ma è estremamente divertente e ha una demo gratuita per capire se è l’esperienza caotica e demenziale che fa per voi.

Wild Blue Skies - Uno dei programmatori originali di Starfox per Nintendo 64 ha fondato il suo studio e realizzato un tributo proprio a Starfox per tutti coloro che non hanno una Switch 2. Si chiama Wild Blue Skies ed è un gioco a base di astronavi su binari con protagonisti un cane, un cervo, una lucertola e un bue. É un nuovo Starfox ma senza i personaggi protetti da copyright e disponibile al di fuori dell’ecosistema Nintendo. Se siete alla ricerca esattamente di quell’esperienza, leggermente modernizzata e con il pedigree, allora questo è il gioco che fa per voi.

Echoes of Mystralia - A chi manca Hades viene in soccorso il team di Borealys Games che ha creato un ARPG roguelike con tante cose da fare, una progressione ramificata e una storia coinvolgente. Il suo punto di forza è un sistema che permette di creare magie quasi personalizzabili e il suo debutto in early access farà da termometro per le ambizioni degli sviluppatori. Lo stile artistico ricorda molto quello di Supergiant, così come il passo narrativo, se avete malato Hades 2 è il momento di ossessionarsi di nuovo con un gioco a base di run sempre diverse.

Agent 64: Spies Never Die - Il pubblico di riferimento per Agent 64 Spies Never Die è piccolo ma appassionato. Questo gioco, infatti, fa di tutto per fare felici i fan di Goldeneye per Nintendo 64: dalla grafica pixellata al tema della storia passando per la cooperativa locale e il multiplayer online, tutto è stato studiato per evocare la nostalgia del classico per N64 su piattaforme e con funzionalità moderne. Se appartenete a questo club ristretto non potete lasciarvelo scappare.


Finding Polka: la recensione di una lettera d'amore tanto assurda quanto artigianale


Quando un gioco è fatto con amore si vede

Chi segue questa newsletter da un po’ saprà cosa significa quando un gioco viene descritto come “molto giapponese” e Finding Polka è un gioco davvero MOLTO giapponese. Sviluppato da un piccolissimo team del Sol Levante, questo titolo è l’unione tra un piccolo puzzle game e i giochi da tavolo della serie Micro Macro: una grande tela piena di dettagli in cui orientarsi per raggiungere un obiettivo. Come dice il titolo, chi gioca deve ritrovare Polka, un bulldog con l’abitudine di finire nei pasticci, o di causarli.

La prospettiva a camera fissa (che può essere zoommata) costringe chi gioca a navigare gli ambienti-enigma, alla ricerca del percorso per raggiungere Polka, ma quella che sembra una normalissima ambientazione cittadina diventa ben presto qualcosa di decisamente più assurdo. Essendo un’esperienza da poco più di tre ore divisa in 12 livelli, non ha senso soffermarsi a descrivere cosa si fa e cosa si vede perché meccanicamente si fa poco (ogni livello ha un’abilità speciale assegnata al singolo pulsante delle interazioni) e l’esperienza visiva è il cuore della magia del gioco.

Da misteriosi ambienti sotterranei agli alieni, passando per animali antropomorfi e cultisti, Finding Polka è un vero e proprio carosello di assurdità che lasciano a bocca aperta vuoi per lo stupore, vuoi per la sorpresa o semplicemente perché la scena davanti ai vostri occhi sarà semplicemente troppo assurda. La musica che accompagna questi momenti è altrettanto surreale: loop strumentali, brevi sezioni di testo e un peculiarissimo uso dell’ambiente per il cambio di traccia rendono l’esperienza difficile da descrivere a parole, ma facile da raccomandare.

Altro punto di forza del gioco è la sua evidente artigianalità. Gli ambienti esplorabili sono il risultato della scansione e dell’animazione di 300 disegni in formato A4 e 100 disegni in formato B4 realizzati nell'arco di due anni utilizzando un totale di 13 penne a sfera. Essendo un gioco che fa da tributo all’amatissimo cane dello sviluppatore solitario del gioco Shinnosuke Kumazawa, gli amanti degli amici a quattro zampe troveranno tanta gioia e un pizzico di tristezza in questa avventura.

Finding Polka non è un gioco tecnicamente rifinito, lungo o innovativo dal punto di vista del gameplay. É un’esperienza fatta con cura, passione e un evidente amore per il medium e per un piccolo cagnolino bianco. Chi è alla ricerca di un modo per passare una serata insolita tra sorrisi, stupore e terrazza, dovrebbe dare una possibilità a questo gioco e non avere fretta: raccogliete i collezionabili, fate le piccolissime side-quest, godetevi ogni disegno, ogni personaggio e ogni assurda situazione che il gioco vi presenterà.


Editoriale: Overwatch: chi l’avrebbe mai detto che +eroi = +soldi


Blizzard è il fiore all'occhiello di Microsoft e Overwatch è la sua punta di diamante per il 2026

"Nell'anno fiscale 2026, Blizzard è stato lo sviluppatore con le migliori prestazioni nella divisione studi di Xbox, e l'anno appena trascorso ha segnato il nostro terzo miglior risultato fiscale in termini di fatturato nella storia di Blizzard”. Con queste parole la presidente di Blizzard Johanna Faries si è voluta congratulare in un’email interna ottenuta da Windows Central.

Faries continua: “Gli anni fiscali 2025 e 2026 sono stati i nostri primi due anni consecutivi di crescita dal 2017. Diablo 4: Lord of Hatred e Overwatch hanno avuto prestazioni eccezionali, soprattutto Overwatch che ha registrato il suo miglior trimestre dal 2022”. Questi risultati non solo hanno risparmiato l’azienda dal “bagno di sangue” di licenziamenti interni alla casa madre Xbox, ma hanno dimostrato la fattibilità del modello di business a lungo termine per i giochi live service attualmente a portfolio.

Per chi non fosse al passo, Overwatch ha abbandonato il 2 e rivitalizzato completamente il suo modello di business nel febbraio di quest’anno compiendo una scelta cruciale: aggiungere un nuovo eroe a stagione, più o meno ogni tre mesi. Insieme agli eroi sono aumentate le collaborazioni, le skin, gli eventi e, in generale, le opportunità di divertirsi con lo sparatutto Blizzard. Chi l’avrebbe mai detto che producendo a ritmi più serrati i gioielli della corona del gioco, gli eroi, con loro sarebbero aumentati anche i guadagni.

A dare ai fan uno sguardo alla filosofia della nuova monetizzazione di Blizzard ci pensa un ibrido, non verificabile, tra leak dall’interno e leggenda urbana. “Il gioco è stato salvato dal volume senza senso di vendite fatte dalla collaborazione con Le Sserafim” si legge in un post su Reddit attribuito a un ex impiegato. “Con una sproporzione impressionante di vendite per le skin di Kiriko rispetto al resto del cast” continua. Nel 2023, quando la collaborazione ha fatto il suo debutto, il gioco non stava benissimo: dopo la cancellazione della tanto pubblicizzata modalità PvE (molti contenuti della quale sono stati riciclati per Stadium) i numeri erano in calo, soprattutto sul fronte introiti, e i giocatori si stavano disamorando del gioco.

Come un fulmine a ciel sereno, l’evento ha riempito le tasche di Blizzard e dettato una linea ormai evidente: si investe (a livello di produzione di skin) negli eroi che vendono, e Kiriko continua a farlo, o le sue decine di skin tra collaborazioni e proprietarie, non si spiegherebbero. Ora che è arrivato il revamp di tutta l’esperienza, un modello di business che funziona e un game director che ascolta i giocatori senza il giogo di Activision (a mai più, Bobby Kotic), Overwatch è pronto a una nuova era di prosperità e popolarità.

Davanti alle buone notizie bisogna evitare di lasciarsi andare all’ottimismo sfrenato. Una cadenza così alta di nuove uscite mette a repentaglio la qualità degli eroi in lavorazione, che da capolavori di game design passano a “flavour of the month” del gioco, inserendo elementi di sbilanciamento che potrebbero andare a intaccare l’intera esperienza. Si potrebbe ribattere dicendo che Sojourn si è fatta tutte le finali delle più prestigiose competizioni di Overwatch da quando è uscita, e che il gioco è sempre andato da una composizione di squadra all’altra. Ma prima di un “meta”, Overwatch è sempre stato una filosofia, l’incarnazione di quel “Blizzard Soon” che ha reso l’azienda un’icona: la risposta che davano i membri della vecchia guardia quando gli chiedevano le date di uscita di aggiornamenti o giochi era “soon, when it’s ready”, ora quella filosofia è definitivamente morta, e il gioco sta meglio (finanziariamente) e ha un futuro assicurato. Il prezzo è che potremmo doverci accontentare di un’esperienza un po’ più monotona e simile a sé stessa. Niente più eroi che quando arrivano riscrivono le regole dell’intero genere degli hero shooter come Sigma e Brigitte, ma nuovi personaggi con kit interessanti che portano avanti una formula che funziona senza stravolgerla.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/pleX1SB8MsU?…


Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Artificiali d’Estate


La fascia costiera del Mediterraneo, particolarmente ricca di vita, rappresenta un ecosistema di grandissimo valore e se non fosse perennemente sfruttato dalla piccola pesca professionale, sarebbe un vero e proprio paradiso marino.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Foto in alto: mentre la palamita è una preda classica del periodo estivo, la spigola, pur essendo un predatore che si nutre nell'immediato sottocosta, è più una preda invernale, questo però non esclude la possibilità d'incontrarla.

Il Mediterraneo ospita moltissime specie che trovano riparo e sostentamento nelle acque più prossime alla riva. Il rimescolamento dell’acqua, a opera delle onde e delle maree, rende l’immediato sottocosta un ecosistema perfetto per moltissimi piccoli pesci, che ovviamente attirano predatori più o meno grandi. In questi ambienti si creano le condizioni ottimali per insidiare a traina con esche finte, piccoli e medi predatori, soprattutto nella fascia d’acqua che va da mezzo fondo al fondo.

La traina - Si tratta di una tecnica antichissima, che nel tempo si è evoluta e che mira a prede di tutto rispetto tra cui la spigola, il dentice, la palamita, il barracuda e perfino il pesce serra. Si usano prevalentemente esche artificiali: minnow affondanti e galleggianti dai 9 ai 14 centimetri, ma il vero segreto del successo dipende dalle tecniche d’affondamento. Questa tecnica, se messa in pratica scientificamente, facendo lavorare gli artificiali nella fascia d'acqua desiderata e quindi con una perfetta padronanza dei sistemi d'affondamento, è in grado di stimolare alcuni tra i predatori più ricercati della nostra fascia costiera. Stiamo parlando di pesci pregiatissimi e di grande valore sportivo, in molti casi difficilissimi da insidiare con altre tecniche. Ognuno di questi predatori ha un suo habitat, un suo carattere e delle specifiche di traina ed è solo analizzando questi elementi, uno per uno, che possiamo aver ben chiara la situazione al momento della pesca.

Le fasce d’acqua - La vita nel sotto-costa è regolata in maniera predominante dalle diverse fasce d’acqua, ovvero dai diversi strati a temperature diverse che scorrono orizzontalmente slittando l’uno sopra l’altro. Queste correnti possono essere paragonate ad autostrade lungo le quali viaggiano i microrganismi e di conseguenza i piccoli pesci, prede dei predatori. L’individuazione della fascia d’acqua giusta avviene tramite l’ecoscandaglio. Questo, infatti, segnala la quota della mangianza, quindi lo spazio dove far lavorare le esche. Come è facile immaginare, gestire correttamente l’affondamento delle esche è alla base del successo. Questo significa che dovremo discernere sia la batimetrica d’azione, che la profondità a cui insidiare il pesce. Per praticità suddivideremo le fasce in base alla profondità, analizzando tecniche e prede, prendendo in esame soltanto i predatori catturabili con esche artificiali.

Fili affondanti - I due sistemi più usati per affondare le esche artificiali sono: il monel e la treccia piombata. Trainando a 4 nodi, il primo affonda circa 90 centimetri ogni 10 metri calati in acqua, mentre il secondo affonda cm 60-70. A questo bisogna aggiungere l’affondamento dell’esca che varia da 1,5 a 3 metri. Partendo dal presupposto che l’azione di pesca avviene su fondali variabili dai 5 ai 15-18 metri, ci si dovrà orientare sull’uno o sull’altro potere affondate, in considerazione del fatto che le esche devono pescare ad almeno 100 metri dalla poppa. Di conseguenza sui fondali compresi tra i 5 e 12-13 è preferibile il dacron piombato, mentre su fondali maggiori è da preferire il monel. Entrambi si usano preferibilmente con canne da 8-12 libbre, molto flessibili e lunghe, sia perché sono privi di elasticità e quindi la canna deve ammortizzare le testate del pesce, sia perché con canne che si flettono e si raddrizzano con il rollio della barca, i minnow lavorano meglio.

Piombi a sgancio - Un altro sistema per affondare gli artificiali è il piombo a sgancio rapido. Negli ultimi anni sono apparsi sul mercato piombi da applicare ed eliminare velocemente, di incredibile efficacia. Non solo garantiscono un discreto affondamento, ma sono assolutamente sicuri nell’applicazione sulla lenza. Utilizzando questo sistema, si dovrà segnare la lenza a seconda dell’affondamento, per sapere a che profondità naviga l’esca.

La mappatura del fondale - Il sistema più efficace per ottimizzare questa tecnica è quello di crearsi sul plotter una “passata” ottimale trainando su un fondale omogeneo. In questo modo, una volta calata la lenza e fatta raggiugere all’esca la profondità di traina, si potrà stare tranquilli, aven do quasi del tutto eliminato ogni possibilità di incaglio. Per “mappare” la secca o la cigliata su cui si pesca, è necessario effettuare un meticoloso lavoro combinando lo scandaglio e il plotter, memorizzando i punti interessanti e di simile profondità, che rappresenteranno poi la passata.
In questa tecnica la scelta dell'artificiale è alla base del successo, se non otteniamo risultati, ma sullo scandaglio vediamo pesci e/o mangianza, variare tipologia e colori dell'esca è sempre un escamotage che può dare buoni risultati.
Esche in acqua - La traina va effettuata seguendo l’andamento della costa, prediligendo le situazioni di mare in scaduta nelle quali si ha una maggiore attività di caccia nel sottocosta. Le aree da prendere maggiormente in considerazione sono: le scogliere a picco sul mare, le praterie di posidonia con pozze di sabbia in pochi metri d’acqua, i manufatti portuali, i canali di sbocco a mare, le dighe foranee e i tratti di costa sabbiosa dove frange l’onda. Trainando nell’immediato sottocosta è importante far passare le esche nei punti dove si notano i mulinelli della corrente, dove frange l’onda e fare attenzione ai movimenti sulla superficie dell’acqua, che potrebbero segnalare la presenza di predatori in caccia.

Le prede - Ovviamente i target più ambiti saranno i predatori nobili che si muovono vicino alla riva, ma tantissime altre prede possono rimanere vittima del nostro inganno durante la stagione estiva. Spigole e dentici saranno i nostri obiettivi principali seguiti da palamite, barracuda e tutti i tunnidi. Pescando in condizioni di luce bassa e con moltissima fortuna le sorprese non tarderanno ad arrivare considerando che la pesca con gli artificiali affondati è da sempre una delle tecniche più divertenti e redditizie.


English version


Summer Artificial Lures

The Mediterranean coastal zone, teeming with life, represents an ecosystem of immense value; were it not for constant exploitation by small-scale commercial fishing, it would be a veritable marine paradise.

The Mediterranean is home to a vast array of species that find shelter and sustenance in the waters closest to the shore. The mixing of water caused by waves and tides creates a perfect near-shore ecosystem for many small fish, which in turn attract predators of various sizes. These environments offer optimal conditions for targeting small-to-medium predators by trolling with artificial lures, particularly in the water column ranging from mid-depth to the seabed.

Trolling - This is an ancient technique that has evolved over time, targeting impressive game fish such as sea bass, dentex, bonito, barracuda, and even bluefish. Artificial lures are primarily used - specifically sinking and floating minnows ranging from 9 to 14 centimeters - but the true secret to success lies in the sinking techniques employed. When practiced systematically - ensuring the lures operate at the desired depth through mastery of sinking systems - this technique can entice some of the most sought-after predators along our coast. We are talking about highly prized fish that offer great sporting value and are often extremely difficult to catch using other methods. Each of these predators has its own habitat, temperament, and specific trolling requirements; only by analyzing these elements individually can we gain a clear understanding of the situation while fishing.

Water Layers - Near-shore marine life is predominantly governed by distinct water layers-strata of varying temperatures that flow horizontally, sliding over one another. These currents can be likened to highways along which microorganisms and consequently the small fish that serve as prey for larger predators travel. The right water layer is identified using a fish finder; this device indicates the depth of the baitfish, thereby revealing where the lures should be worked. As one might expect, properly controlling the lure's descent is key to success. This means determining both the target depth zone and the specific depth at which to fish for the predators. For the sake of clarity, we will categorize these zones by depth, analyzing the relevant techniques and prey species, focusing exclusively on predators that can be caught using artificial lures.

Sinking lines - The two most common systems for sinking artificial lures are Monel line and lead-core line. When trolling at 4 knots, the former sinks about 90 centimeters for every 10 meters deployed, while the latter sinks 60-70 cm. To this, one must add the lure's own diving depth, which ranges from 1.5 to 3 meters. Given that fishing takes place over depths varying from 5 to 15–18 meters, the choice between the two sinking capabilities depends on the depth, bearing in mind that the lures must run at least 100 meters behind the stern. Consequently, lead-core line is preferable for depths between 5 and 12–13 meters, whereas Monel is better suited for greater depths. Both are best used with long, highly flexible 8–12 lb class rods; this is necessary because these lines lack elasticity—meaning the rod must absorb the fish's head shakes—and because flexible rods allow minnow-style lures to perform better as they flex and straighten with the boat's rolling motion.

Quick-release weights - Another method for sinking artificial lures is the quick-release weight. In recent years, highly effective weights designed for rapid attachment and removal have appeared on the market. Not only do they provide significant sinking depth, but they also attach securely to the line. When using this system, the line should be marked according to the weight used so the angler knows the lure's running depth.

Seabed mapping - The most effective way to optimize this technique is to create an ideal trolling path on your chart plotter by running over a seabed with consistent depth. This way, once the line is lowered and the bait reaches the trolling depth, you can fish with peace of mind, having virtually eliminated any risk of snagging. To “map” the shoal or drop-off where you are fishing, you need to carry out a meticulous process combining the depth sounder and chart plotter, marking points of interest and similar depths that will define your trolling run.

Lures in the water - Trolling should be done by following the coastline, favoring conditions where the sea is settling after rough weather—times when predatory activity close to shore is highest. Key areas to target include: sheer cliffs dropping into the sea, *Posidonia* seagrass beds interspersed with sandy patches in shallow water, harbor structures, channel mouths, breakwaters, and sandy stretches where waves break. When trolling right along the shoreline, it is important to run your lures through current eddies and breaking waves, while keeping a close watch on the water's surface for signs of hunting predators.

The catch - Naturally, the most sought-after targets are the prized predators that roam near the shore, though many other species may fall for our lures during the summer season. Sea bass and dentex will be our primary targets, followed by Atlantic bonito, barracuda, and various tuna species. Fishing in low-light conditions—and with a bit of luck—surprises are sure to follow, given that trolling with sinking lures has always been one of the most enjoyable and productive techniques.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Mosca dà la caccia ai cargo ucraini, Washington frena Kyiv sugli attacchi alle petroliere


Almeno 50 navi mercantili colpite in due mesi e oltre 30 morti: il traffico da Odesa è quasi fermo. Kyiv ha colpito il porto russo di Novorossiysk, ma ha smesso di attaccare le petroliere non legate alla Russia dopo una telefonata di JD Vance.

Un drone russo ha colpito una nave cargo al largo di Odesa alla fine di luglio, in pieno giorno, mentre sul lungomare della città passeggiavano famiglie e residenti. L'attacco, al quale ha assistito un cronista del New York Times, fa parte di una campagna contro le navi mercantili che ha praticamente paralizzato il traffico in entrata e in uscita dal principale collegamento dell'Ucraina con l'economia mondiale.

Tra giugno e luglio le forze russe hanno attaccato almeno 50 navi cargo, uccidendo più di 30 civili, secondo le autorità ucraine. "La Russia dà la caccia a queste navi", ha detto al New York Times Dmytro Barinov, presidente dell'Associazione dei Porti ucraini. "È una caccia professionale a navi civili". Dal 23 luglio Kyiv considera di fatto congelato il traffico marittimo dai tre porti ancora sotto il suo controllo e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali, perché i premi assicurativi sono diventati insostenibili.

Mar Nero · Guerra al commercio

Nel Mar Nero la guerra è diventata una caccia alle navi civili


Dal 23 luglio i tre porti ancora sotto il controllo di Kyiv sono di fatto fermi e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali. L’Ucraina colpisce i porti russi, ma su richiesta di Washington ha smesso di attaccare le petroliere che caricano greggio kazako.

Grafica di FocusAmerica13 agosto 2026

La mappa
Una rotta si è svuotata, l’altra continua a funzionare


Corridoio ucraino, fermo dal 23 luglio Petroliere con greggio kazako, non colpite dal 31 luglio Navi mercantili colpite

Le coste sono tracciate su dati Natural Earth. Le rotte sono schematiche: in rosso il corridoio commerciale che Kyiv tiene aperto dal 2023, in blu il percorso delle petroliere che caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium.

Navi colpite
50
Mercantili attaccati tra giugno e luglio, secondo le autorità ucraine. È una stima minima.
Armatori fermi
90%
Compagnie che hanno smesso di scalare i porti ucraini dopo il congelamento del traffico.
Export bloccato
2,1 mld $
Valore mensile delle esportazioni che passa dai tre porti ora fermi: il 60% del totale ucraino.

Il blocco arriva mentre comincia il raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo: rischia di lasciare a terra milioni di tonnellate di cereali.

01La caccia50 navi colpite 02Il conto2,1 mld $ al mese 03Il freno americanola telefonata di Vance

Non è un blocco navale, è una caccia


Nel 2022 Mosca chiuse i porti con le navi da guerra. Oggi non le ha più: usa droni e missili per rendere la rotta troppo pericolosa e troppo costosa da assicurare, finché sono gli armatori stessi ad andarsene.

Ogni sagoma è una nave mercantile colpita · giugno-luglio

In rosso la Golden Leo, l’unica affondata

Civili uccisi a bordo, negli stessi due mesipiù di 30

19 luglio · Golden Leo
Aveva cambiato porto per non farsi trovare

Era appena salpata da Chornomorsk, scelto dall’equipaggio per evitare lo scalo principale di Odesa. I missili russi l’hanno raggiunta comunque. Tra i morti c’è il pilota Volodymyr Mykhailov, salito a bordo solo per guidarla fuori dal porto.

4miglia dalla costa
10morti a bordo
7giorni dopo affonda

«La Russia dà la caccia a queste navi. È una caccia professionale a navi civili»

Dmytro Barinov, presidente dell’Associazione dei Porti ucraini, al New York Times.

Due miliardi di dollari al mese fermi in banchina


Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi valgono da soli circa il 60% dei ricavi che l’Ucraina ottiene ogni mese dalle esportazioni. Dal 23 luglio non ricevono più navi, e il raccolto resta a terra.

0

Navi transitate nel corridoio il 22 luglio

In piena stagione del raccolto nessuna nave è entrata o uscita dai porti ucraini. Il giorno dopo Kyiv ha dichiarato il traffico di fatto congelato.

Ricavi mensili dalle esportazioni: 3,5 mld $

I tre porti fermi2,1 mld $ · 60%
Altre vie1,4 mld $ · 40%

La quota di Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi è oggi congelata. Le alternative via terra e sul Danubio coprono solo una parte dei volumi.

Che cosa è successo ai numeri · dopo il 23 luglio

Grano esportato dall’Ucraina, 1-15 agosto
▼−76%

Rispetto allo stesso periodo del 2025. Fonte: ministero delle Politiche agrarie ucraino.

Noli e assicurazioni sulla rotta del Mar Nero
▲+100%

I premi sono raddoppiati: è il motivo per cui gli armatori hanno smesso di scalare i porti ucraini.

Futures del grano a Chicago, 12 agosto
▲+3%

Con punte del 4%: il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane, dopo l’attacco ucraino a Novorossiysk.

70mln

Il precedente del 2022. Le persone spinte verso l’insicurezza alimentare acuta dal primo blocco dei porti, secondo le stime. L’accordo sul grano mediato da Nazioni Unite e Turchia resse un anno, poi saltò.

Washington ha chiesto a Kyiv di risparmiare una rotta


Anche Kyiv colpisce le navi legate a Mosca, e ha già lasciato la Crimea a corto di carburante. Ma quando i droni hanno iniziato a fermare le petroliere cariche di greggio kazako, con Chevron ed ExxonMobil tra gli azionisti del consorzio, è intervenuta la Casa Bianca.

KyivMetà luglio
I droni ucraini colpiscono le petroliere del consorzio

Quattro navi centrate al largo di Novorossiysk, una noleggiata da Chevron. L’amministratore delegato Mike Wirth porta il dossier all’Amministrazione Trump.

Mosca19 luglio
La Golden Leo viene colpita a quattro miglia dalla costa

Dieci morti a bordo. La nave affonda una settimana dopo.

Kyiv23 luglio
Kyiv dichiara congelato il traffico dai suoi tre porti

Circa il 90% degli armatori sospende gli scali: i premi assicurativi sono diventati insostenibili.

Washington31 luglio
La telefonata di Vance a Zelensky

Il vicepresidente chiede di sospendere gli attacchi alle petroliere non russe. Da quel giorno nessuna è stata più colpita.

Kyiv12 agosto
L’attacco a Novorossiysk risparmia le petroliere

Colpite difesa aerea, moli e infrastrutture portuali; si fermano due terminal per l’esportazione di grano. Tre morti, tra cui un bambino di 8 anni.

Mosca12-13 agosto
La ritorsione nella stessa notte cade su Izmail

Colpito il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.

Perché Kyiv ha detto sì

Che cosa concede

Stop agli attacchi alle petroliere non russe e alle infrastrutture del consorzio, purché le navi non trasportino carichi russi.

Che cosa punta a ottenere

La licenza per produrre gli intercettori Patriot e l’acquisto di diverse centinaia di missili prima dell’inverno, quando Mosca intensificherà i bombardamenti.

Greggio caricato al terminale del consorzio · milioni di barili al giorno

programmati: 1,7

1,9

Maggio

1,6

Giugno

1,3

Luglio

Dati Kpler citati dal Financial Times: 600.000 barili al giorno in meno tra maggio e luglio, con noli e assicurazioni raddoppiati anche su questa rotta. È la pressione che ha portato alla telefonata.

Dal terminale passa l’equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio: greggio kazako diretto in Europa, che Washington considera un’alternativa vitale alle forniture russe.

Fonte: New York Times, Financial Times, Reuters, Foreign Policy, Associazione dei Porti ucraini, ministero delle Politiche agrarie ucraino, dati Kpler. Coste da Natural Earth. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

La nuova campagna arriva all'inizio della stagione del raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo e rischia di sconvolgere nuovamente le catene globali di approvvigionamento alimentare. Nel 2022, nei primi mesi dell'invasione su vasta scala, il blocco russo dei porti ucraini fece già aumentare i prezzi degli alimenti e, secondo le stime, spinse altri 70 milioni di persone verso una condizione di insicurezza alimentare acuta. Nel luglio di quell'anno le Nazioni Unite e la Turchia mediarono un accordo che consentì la ripresa delle esportazioni di grano.

L'intesa saltò un anno dopo, ma nel frattempo Kyiv era riuscita a spingere le navi da guerra russe fuori dal Mar Nero nordoccidentale e a mantenere aperta una propria rotta commerciale. Odesa e altri due porti vicini rappresentano circa il 60% dei 3,5 miliardi di dollari di ricavi mensili che l'Ucraina ottiene dalle esportazioni. Il nuovo blocco rischia quindi di lasciare a terra milioni di tonnellate di grano. L'Agri Council ucraino, l'associazione degli operatori agricoli, ha avvertito del pericolo di un'ondata di fallimenti e ha chiesto prestiti d'emergenza e garanzie pubbliche.

Tra le decine di navi colpite nelle ultime settimane c'è anche la Golden Leo, una nave da carico che il 19 luglio era appena partita da Chornomorsk, il porto vicino a Odesa scelto dall'equipaggio nel tentativo di evitare lo scalo principale. A circa quattro miglia dalla costa, la nave è stata raggiunta da missili russi: sono morti nove membri dell'equipaggio e il pilota ucraino Volodymyr Mykhailov, salito a bordo per guidarla fuori dal porto. La Golden Leo è affondata una settimana dopo.

La guerra delle petroliere e la telefonata di Vance


Anche le petroliere e le navi cargo legate alla Russia sono diventate un bersaglio sistematico dell'Ucraina. La campagna di Mosca sembra essere anche una risposta alla distruzione della flotta russa di petroliere nel Mar d'Azov e ai continui attacchi contro le navi che trasportano merci russe, che hanno contribuito a isolare la Crimea occupata e a lasciarla a corto di carburante. Gli esperti di questioni marittime osservano che queste imbarcazioni, pur essendo formalmente civili, vengono prese di mira perché servono ad aggirare le sanzioni e a esportare l'energia che finanzia lo sforzo bellico del Cremlino.

Su questo fronte, però, Kyiv ha dovuto frenare su richiesta di Washington. Il 31 luglio il vicepresidente JD Vance ha chiesto in una telefonata a Volodymyr Zelensky di sospendere gli attacchi contro le petroliere non russe al largo di Novorossiysk e l'Ucraina ha accettato. Quelle navi caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium, attraverso il quale transita l'equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio e nel quale le aziende statunitensi Chevron ed ExxonMobil detengono partecipazioni.

La richiesta americana, anticipata dal Financial Times, era arrivata dopo un incontro tra alti funzionari dell'Amministrazione di Donald Trump e l'amministratore delegato di Chevron Mike Wirth, la cui società aveva noleggiato una delle quattro petroliere colpite. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che Washington considera il consorzio "un canale vitale di energia di origine kazaka per i mercati europei, alternativo alle forniture russe". Secondo una persona informata sulla posizione ucraina, Kyiv ha accettato la richiesta americana perché punta ancora a ottenere la licenza per produrre gli intercettori Patriot e ad acquistarne diverse centinaia prima dell'inverno, quando la Russia dovrebbe intensificare i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine.

L'ultimo attacco ucraino di rilievo, condotto prima dell'alba di mercoledì, ha infatti risparmiato le petroliere e si è concentrato sul resto del porto di Novorossiysk, utilizzando droni a reazione, missili e mezzi navali senza equipaggio. Zelensky ha dichiarato che sono state colpite postazioni della difesa aerea, moli e infrastrutture portuali, mentre altre ricostruzioni indicano tra i possibili bersagli le fregate Admiral Essen e Admiral Makarov, una nave da sbarco e una corvetta russa.

Veniamin Kondratyev, governatore della regione di Krasnodar, ha riferito sui social di tre morti, tra cui un bambino di 8 anni, 24 feriti e circa 60 edifici residenziali danneggiati. Il sindaco Andrei Kravchenko ha dichiarato lo stato di emergenza e annunciato la sospensione dell'erogazione dell'acqua dopo il danneggiamento di due condotte.

Novorossiysk è però soprattutto uno dei principali snodi cerealicoli russi e due terminal per l'esportazione del grano hanno sospeso le attività. La Russia è il primo esportatore mondiale di frumento e i futures a Chicago sono saliti del 3% mercoledì, con punte del 4%, il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane. Nella stessa notte le forze russe hanno colpito per ritorsione Izmail, il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.

Una rotta che nessuno protegge più


Elisabeth Braw, esperta di minacce marittime dell'Atlantic Council, centro studi di Washington, ha descritto quella russa come una campagna sistematica e indiscriminata contro le navi mercantili che trasportano prodotti agricoli e altri carichi non militari, aggiungendo che attacchi di questo tipo violano trattati internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Sul piano operativo, i russi fanno spesso stazionare i droni a poche miglia dalla costa ucraina, dove "cercano" le navi mercantili, ha spiegato il tenente Oleksandr, comandante di una divisione di motovedette ucraine. Secondo l'ufficiale, i droni prendono di mira anche i soccorritori che intervengono dopo un attacco.

Lo scontro nel Mar Nero è diventato così parte integrale di un fenomeno più ampio che sta mettendo sotto pressione uno dei principi fondamentali dell'ordine internazionale: la libertà di navigazione. Attori statali e non statali utilizzano sempre più spesso droni, missili antinave e mine per interrompere le rotte commerciali, dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso da quando, a febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. I Paesi occidentali hanno inoltre intercettato ripetutamente le navi della cosiddetta flotta ombra russa e mercoledì il presidente Vladimir Putin, parlando a bordo di una nave da guerra nel Pacifico, ha definito queste operazioni "pirateria e rapina", promettendo di "rispondere allo stesso modo".


Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

DJI Mic Mini 2S: 28 ore e IA per il rumore
DJI Mic Mini 2S introduce la registrazione interna fino a 28 ore e una nuova cancellazione del rumore basata sull’IA avanzata, per audio più pulito in ogni situazione
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

Consigliato da Techpertutti

SBS Pulse Power Station 240W


Smart Display, 6 Porte: 4x USB-C, 2x USB-A, Alimentatore con Ricarica Rapida, Caricatore per Notebook, Tablet, Smartphone

  • 🔋 Ricarica ultra-rapida con power delivery
  • 💻 Display smart a colori in tempo reale

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Gli italiani parlano sempre più con l'intelligenza artificiale, ma il rapporto con la tecnologia è ancora in evoluzione


Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

La tecnologia sta cambiando linguaggio; non è più solo qualcosa che si usa, ma qualcosa con cui si dialoga. È questo il tema al centro del nuovo Samsung Trend Radar, che analizza come gli italiani oggi si relazionano con dispositivi smart e soluzioni di intelligenza artificiale. Un’evoluzione che segna il passaggio da utilizzo a conversazione: i dispositivi diventano progressivamente interlocutori, entrando nei micro-momenti quotidiani e adattandosi alle esigenze delle persone.

Italiani sempre più in dialogo con la tecnologia


Quasi un italiano su due interagisce con i propri dispositivi in modo conversazionale, adottando un linguaggio sempre meno “tecnico” e sempre più vicino a quello naturale. Tuttavia, questa trasformazione non è ancora completa: per il 59% degli italiani il dialogo con la tecnologia non è ancora percepito come naturale, segno di una relazione ancora in evoluzione. In parallelo, emerge un comportamento ibrido: scrittura e voce convivono, delineando un’interazione fluida e contestuale in cui l’utente sceglie di volta in volta come interagire.

Quando la voce rende la tecnologia una presenza più immediata


La relazione con la tecnologia resta fortemente ancorata all’utilità: il 60% dei nostri connazionali utilizza assistenti e AI per ottenere informazioni pratiche, mentre il 56% li usa per chiarire o semplificare contenuti. Ma è nei momenti di pausa che la tecnologia diventa presenza: il 37% la utilizza per staccare qualche minuto, mentre il 35% la integra nei momenti di relax serale. In questi contesti, l’intrattenimento è centrale: musica e video guidano l’esperienza.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ed è proprio qui che gli assistenti vocali assumono un ruolo chiave: essi permettono un accesso immediato e naturale a ciò che cerchiamo, senza interrompere quello che si sta facendo. Pertanto, che si tratti di avviare una playlist, cercare un contenuto o controllare altri dispositivi, la voce abilita un’interazione leggera, perfettamente integrata nei micro-momenti quotidiani. Grazie all’integrazione tra smartphone Galaxy, Smart TV Samsung e dispositivi connessi tramite SmartThings, questa esperienza si estende in modo continuo tra ambienti diversi, trasformando l’assistente vocale in una presenza discreta ma costante lungo tutta la giornata.

Stiamo assistendo a un passaggio fondamentale: le persone non si limitano più a usare la tecnologia, ma iniziano a dialogare con essa. La sfida oggi è rendere questa interazione sempre più naturale, intuitiva e integrata nella quotidianità”, ha dichiarato Emanuele De Longhi di Samsung Italia.


Smart home: la voce come nuova interfaccia della casa


Nonostante la crescente diffusione dell’interazione conversazionale, l’adozione della smart home è ancora in fase iniziale: solo il 25% degli italiani possiede accessori smart. Le aspettative, però, sono già evolute: il 51% desidera tecnologie capaci di semplificare la gestione della casa, mentre il 55% le associa alla riduzione di stress e frizioni quotidiane. In questo contesto, la voce si afferma come interfaccia centrale: non più solo controllo, ma dialogo con l’ambiente domestico, nel quale soluzioni come SmartThings e Bespoke AI trasformano la casa in un ecosistema intelligente e reattivo, capace di rispondere ai comandi vocali e adattarsi alle abitudini quotidiane.

Verso una tecnologia sempre più conversazionale


Negli ultimi dodici mesi Samsung ha ampliato significativamente il proprio ecosistema AI e voice-first: funzioni come Traduzione live, Assistente note e Assistente alla scrittura, insieme a nuove capacità di gestione intelligente dell’audio, hanno trasformato lo smartphone in un hub di dialogo continuo tra utente e dispositivo. All’interno della casa invece, la dimensione conversazionale si amplifica grazie all’ecosistema SmartThings e alla gamma Bespoke AI, dove comandi vocali e automazioni intelligenti permettono di gestire le attività quotidiane in modo naturale e senza interruzioni. Anche l’intrattenimento evolve in chiave conversazionale: le Smart TV Neo Qled e Oled di ultima generazione integrano assistenti vocali avanzati e funzionalità AI che permettono di cercare contenuti, controllare dispositivi e personalizzare l’esperienza semplicemente attraverso la voce.

Consigliato da Techpertutti

Samsung Galaxy Watch Ultra2


Smartwatch progettato per trasformare i dati raccolti quotidianamente in indicazioni utili per il benessere

  • 🔋caricamento rapito e massima energia
  • ⌚schermo antiriflesso e pronto ad ogni avventura

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump ed Elon Musk hanno fatto pace


Dopo la rottura del giugno 2025 i due si sentono circa una volta al mese. A maggio, sul volo verso Pechino, Musk ha detto al presidente che finanzierà la mobilitazione degli elettori repubblicani.

Elon Musk ha fatto sapere che spenderà almeno 100 milioni di dollari per aiutare i repubblicani a mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo ha detto al presidente Donald Trump a maggio, a bordo dell'aereo presidenziale, durante il lungo volo che portava a Pechino membri del governo, dirigenti d'azienda e familiari del presidente. La ricostruzione della riconciliazione tra i due, durata quasi un anno, è del Wall Street Journal.

Sul volo verso la Cina il clima era amichevole, raccontano le persone presenti. Musk, allora a un passo dal diventare il primo uomo al mondo a possedere mille miliardi di dollari, ha parlato al presidente dei suoi piani per costruire nuove fabbriche negli Stati Uniti. Trump gli ha raccontato di un video di un lancio spaziale che aveva visto da poco e gli ha chiesto di uno dei suoi figli piccoli. Con i consiglieri della Casa Bianca Musk ha ricordato quanto fosse stato divertente partecipare alla campagna presidenziale del 2024.

Se i democratici conquistassero il Congresso a novembre, sono pronti ad aprire una lunga serie di inchieste sul presidente e sulla sua famiglia. Musk, che vive in buona parte di ricchi contratti pubblici, potrebbe finire a sua volta nel mirino. Il riavvicinamento conviene quindi a entrambi.

In privato il presidente dice ai suoi collaboratori che con Musk non torneranno mai a essere vicini come una volta. I due però hanno ripreso a sentirsi circa una volta al mese e nelle telefonate parlano di intelligenza artificiale e di Cina, oltre che di quello che succede nel mondo. La Casa Bianca ha detto in una nota che Trump "ha costruito la più grande coalizione della storia della politica americana, piena di patrioti come Elon Musk che sono profondamente impegnati a preservare tutti i risultati storici di questa amministrazione".

La rottura era arrivata nel giugno del 2025, dopo mesi di attriti dietro le quinte. Musk si era trasferito nel complesso della Casa Bianca, dove a volte dormiva, per guidare il DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa creato per ridurre le dimensioni dell'amministrazione federale. I suoi metodi poco ortodossi gli avevano procurato una pessima stampa e avevano irritato i ministri, che rivendicavano il controllo delle proprie agenzie, mentre i tagli che aveva ordinato a programmi usati da milioni di americani venivano criticati da più parti.

"È il momento di sganciare la bomba davvero grossa", scrisse Musk ai suoi 240 milioni di follower su X nel punto più acceso dello scontro. Il presidente, sostenne, era citato nei documenti dell'inchiesta su Jeffrey Epstein: "È il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici". Trump rispose dal suo social, Truth Social, minacciando di cancellare i contratti pubblici delle aziende di Musk e accusandolo di essersi opposto alla sua principale legge su tasse e spesa perché cancellava gli incentivi per le auto elettriche. Musk definì quel pacchetto "un abominio disgustoso" e disse che avrebbe spinto il paese verso altro debito. "Senza di me Trump avrebbe perso le elezioni", scrisse. "Che ingratitudine". Per rieleggerlo nel 2024 aveva speso quasi 300 milioni di dollari.

Il giorno dopo lo scontro pubblico il vicepresidente JD Vance e la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles contattarono Musk per abbassare la tensione, convinti che la situazione fosse ormai così compromessa da non avere nulla da perdere. La conversazione andò bene. All'inizio della settimana successiva Musk chiamò Trump e anche quella telefonata fu positiva. Poco dopo l'imprenditore pubblicò un messaggio sui social in cui si diceva pentito di alcune sue frasi, ammettendo di essere andato troppo oltre.

A settembre, tre mesi dopo la rottura, Trump disse a un alto funzionario della Casa Bianca che non era pronto a riportare Musk nella sua cerchia ristretta. Vance ha avuto un ruolo centrale nel ricucire, tenendo aperti i canali con l'imprenditore e con i suoi alleati. Alla fine dell'estate del 2025 Musk rinunciò al progetto di fondare un nuovo partito, una mossa letta da alcuni consiglieri di Trump come un'offerta di pace: lo fece anche perché voleva mantenere il rapporto con il vicepresidente, considerato un probabile candidato alla presidenza nel 2028.

Vance riteneva Musk troppo importante per essere ignorato. Una rottura definitiva con l'amministrazione avrebbe avuto conseguenze pesanti, visto il peso dei contratti di SpaceX per la difesa e la sicurezza nazionale. Alla NASA, l'agenzia spaziale americana, alcuni erano andati nel panico quando Musk, nel momento più duro della lite, aveva minacciato di interrompere il supporto alle missioni verso la Stazione spaziale internazionale.

Una revisione dei contratti di SpaceX con il governo federale, avviata dall'amministrazione dopo la lite di giugno, stabilì che la maggior parte erano essenziali per il Dipartimento della Difesa e per la NASA. Da allora l'azienda si è legata ancora di più all'apparato militare americano.

Anche Donald Trump Jr., il figlio maggiore del presidente, è rimasto in buoni rapporti con Musk. Attorno al momento della rottura la sua società di investimenti, 1789 Capital, ha investito in xAI, SpaceX e Neuralink, tre aziende dell'imprenditore. È vicina a Musk anche Katie Miller, moglie del vice capo di gabinetto Stephen Miller, che aveva lavorato con lui durante i mesi alla Casa Bianca.

Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a settembre, aveva passato i mesi precedenti a lavorare per far riavvicinare i due, parlando con Musk mentre lo scontro esplodeva in pubblico. Trump e Musk parteciparono entrambi alla commemorazione organizzata in uno stadio di football in Arizona. David Sacks, consulente della Casa Bianca per la tecnologia e alleato di Musk, propose a Wiles di provare a farli incontrare.

Musk raggiunse il palco riservato al presidente e gli parlò brevemente. Trump gli diede una pacca sul gomito mentre l'imprenditore se ne andava. Più tardi, sull'aereo presidenziale, il presidente tornò su quello scambio definendolo interessante e chiese ai presenti che cosa ne pensassero. Quella sera Musk pubblicò una foto dell'incontro con la scritta "Per Charlie".

Alla Casa Bianca Musk si era scontrato più volte con Sergio Gor, storico collaboratore del presidente incaricato di vagliare le nomine dell'amministrazione. In una riunione all'inizio del secondo mandato Trump si lamentò perché il DOGE non stava andando abbastanza veloce su alcuni fronti, Musk diede la colpa a Gor e il presidente rimproverò duramente il suo collaboratore. Nell'agosto del 2025 Gor fu nominato ambasciatore in India, a circa 12mila chilometri da Washington.

A novembre Trump fece un'inversione a U clamorosa e nominò di nuovo Jared Isaacman, un alleato di Musk, alla guida della NASA. La concorrenza per quel posto era forte e Isaacman ebbe la meglio su Sean Duffy, il segretario ai Trasporti che aveva assunto l'incarico dopo il siluramento dello stesso Isaacman a giugno, nel pieno della rottura con Musk. L'imprenditore apprezzò la scelta.

Sempre a novembre Musk è tornato alla Casa Bianca per la cena offerta da Trump al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Negli ultimi mesi il presidente lo ha elogiato in pubblico e quando l'imprenditore ha raggiunto i mille miliardi di dollari di patrimonio gli ha mandato un biglietto di congratulazioni.

Per le elezioni di novembre Musk verserà i soldi ad America PAC, il comitato che aveva creato nel 2024 per finanziare le iniziative a favore di Trump. Almeno 100 milioni andranno a un'operazione per portare gli elettori alle urne negli stati chiave, un piano di cui avevano già scritto Axios e il New York Times. America PAC si coordinerà con MAGA Inc., il principale super PAC del presidente, che ha già in cassa più di 400 milioni di dollari. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno di un candidato, a condizione di non coordinarsi formalmente con la sua campagna elettorale.

Musk ha fatto capire che questa volta resterà meno esposto rispetto alla campagna del 2024 e al periodo alla guida del DOGE. "Penso di essermi immischiato un po' troppo in politica", ha detto il mese scorso all'Economist. "Mi sono fatto prendere la mano, francamente".


I democratici preparano inchieste sulle aziende vicine a Trump


I democratici della Camera stanno mettendo a punto una vasta strategia di indagini sulle società e sugli operatori finanziari che ruotano attorno a Donald Trump, rinunciando però all’idea di avviare immediatamente una procedura di impeachment qualora conquistassero la maggioranza alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo scrive Reuters, sulla base delle testimonianze di quattro persone informate sulle discussioni.

Deputati di primo piano e collaboratori delle varie Commissioni della Camera stanno valutando l'apertura di audizioni, l'emissione di citazioni a comparire e richieste documentali per ottenere le carte dei soggetti legati alla rete politica e imprenditoriale del presidente. L’idea è che indagare aziende private e operatori finanziari esterni possa produrre più risultati di uno scontro diretto con una Casa Bianca già pronta a opporsi a qualsiasi forma di controllo parlamentare.

Molti esponenti del Partito Democratico sostengono di aver imparato la lezione del primo mandato di Trump, quando il presidente fu messo in stato d’accusa due volte dalla Camera e assolto in entrambi i casi dal Senato. Le procedure di impeachment assorbono l’attività del Congresso e consentono al presidente di presentarsi come vittima di una campagna politica. I democratici vogliono invece ora utilizzare i poteri d’inchiesta della Camera dei Rappresentanti per esaminare le decisioni dell’Amministrazione e verificare se Trump abbia sfruttato la carica per favorire sé stesso, i suoi familiari, gli alleati o i suoi donatori.

Midterm 2026 · Il piano dei democratici

I democratici non puntano all’impeachment. Puntano alle carte

Se a novembre riconquistano la Camera, non apriranno subito una procedura di messa in stato d’accusa. Chiederanno invece i documenti alle aziende che fanno affari con l’amministrazione. Le prime lettere sono già partite.

Grafica di FocusAmerica 8 agosto 2026

Il calcolo di partenza

In 158 anni nessun presidente è mai stato condannato dal Senato


Quattro processi, otto votazioni finali, nessuna che abbia raggiunto la maggioranza dei due terzi. Ogni barra è la quota di senatori che hanno votato per la condanna, sulla votazione andata più vicina.

Soglia: due terzi

Nessuna barra tocca la linea rossa. Il caso più vicino resta il primo: nel 1868 ad Andrew Johnson salvò la presidenza un solo voto.

La strada che non prendono
Impeachment

Passa dal Senato, dove quella maggioranza non si è mai formata. Nel frattempo blocca il Congresso per mesi e permette al presidente di presentarsi come vittima.

La strada che prendono
Indagini

Non passa dal Senato. Bastano la maggioranza alla Camera e il potere di obbligare le aziende a consegnare i documenti: sei lettere sono già partite.

ILo strumento nuovo

Le prime lettere sono partite: quattro dossier e le cifre che ci stanno dietro


Ogni caso ha la forma del suo dato: una proporzione fuori scala, una composizione, un salto, una crescita. Tutte le barre sono disegnate in proporzione reale.

Sei lettere sono già partite. In rosso le tre di cui parliamo qui sotto, dove si aggiunge un quarto caso che una lettera non l’ha ancora ricevuta.

Nessuna indagine formale è stata aperta e non esiste ancora un elenco definitivo di obiettivi. Nessuna delle società citate è accusata di illeciti: Reuters scrive di non aver potuto stabilire se siano oggetto di contestazioni.

IILa sovrapposizione

Quattro nomi stanno da entrambe le parti: pagano la sala da ballo e compaiono nelle liste dei democratici


Prima i quattro nomi che ricorrono, poi l’elenco completo dei donatori.

AppleDonatore. Citata nelle discussioni per i contratti pubblici e i rapporti con l’amministrazione.
GoogleDonatore attraverso Alphabet, che ha già ricevuto una lettera per l’accordo da 24,5 milioni.
PalantirDonatore e grande appaltatore federale. Citata nelle discussioni per i suoi contratti.
Stephen A. SchwarzmanDonatore a titolo personale. Ha fondato Blackstone, anch’essa citata nelle discussioni.

Tutti e 37 i donatori
Citati nelle discussioni democratiche Legame personale con una società citata

La sala da ballo sorge al posto della East Wing, demolita nell’ottobre 2025. Il costo stimato, interamente a carico dei privati, è passato da 200 a 400 milioni di dollari: la Casa Bianca non ha reso noto quanto abbia versato ciascun donatore.

IIICome può finire

L’impeachment resta sul tavolo, ma alla fine della fila


La sequenza che i democratici hanno in mente, secondo le fonti citate da Reuters.

1
Adesso
Partono le lettere
Finché restano in minoranza, i democratici possono chiedere i documenti ma non possono obbligare nessuno a consegnarli.

2
3 novembre 2026
Il voto di metà mandato
I repubblicani controllano la Camera con un margine minimo e i sondaggi danno il vantaggio ai democratici.

3
Da gennaio 2027
Arrivano le citazioni a comparire
Con la maggioranza, la Camera può obbligare aziende e testimoni a consegnare le carte, convocare audizioni pubbliche e procedere per oltraggio al Congresso.

4
Solo se emergono prove
L’impeachment
«Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere», ha detto un collaboratore democratico.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Reuters (8 agosto 2026). Processi di impeachment: verbali del Senato degli Stati Uniti e Library of Congress (1868, 1999, 2020, 2021). Accordi e contratti: Dipartimento di Giustizia, atti depositati alla corte federale della California del Nord, Washington Post e Mother Jones. Fondo 1789 Capital: Fox Business e analisi della CNN sui dati dei contratti federali. Elenco dei donatori: Casa Bianca, ottobre 2025. Per ogni processo è riportata la votazione con il maggior numero di voti per la condanna.

Da Apple a Palantir, le società nel mirino


I repubblicani controllano attualmente la Camera dei Rappresentanti con un margine davvero ristretto, ed i sondaggi assegnano ai democratici un vantaggio in vista del voto di novembre. Il Partito che controlla la maggioranza alla Camera può emettere citazioni a comparire, obbligare testimoni e aziende a consegnare documenti, convocare audizioni pubbliche e avviare procedimenti per oltraggio al Congresso. I democratici, tuttavia, si aspettano che la Casa Bianca contesti o ignori le richieste indirizzate direttamente all’esecutivo.

Le aziende, gli appaltatori e le società finanziarie che intrattengono rapporti con l’Amministrazione diventerebbero così il principale canale per arrivare ai documenti. Secondo tre fonti, nelle discussioni sono stati citati nomi come Apple, Alphabet, Palantir, Blackstone, BlackRock e le società di Elon Musk, compresa Tesla, per i loro contratti pubblici, l’esposizione alle decisioni dei regolatori o i rapporti con la Casa Bianca. Non esiste però ancora un elenco definitivo e nessuna indagine formale è stata avviata.

Al centro delle discussioni ci sono anche i contratti del Dipartimento della Sicurezza interna, i finanziamenti per la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca al posto della East Wing, le donazioni delle aziende e i possibili scambi di favori. L’elenco dei 37 finanziatori del progetto della costruzione della sala da ballo comprende Apple, Amazon, Google, Meta, Microsoft, Lockheed Martin e Coinbase: si tratta in larga parte delle stesse società che i democratici stanno valutando di sottoporre a indagine.

Nel mirino figurano inoltre i veicoli finanziari legati alla famiglia Trump, tra cui 1789 Capital, la società di venture capital di cui è socio Donald Trump Jr., così come gli investimenti dei fondi sovrani stranieri in entità riconducibili ai Trump. La capitalizzazione del principale fondo di 1789 Capital è passato da 200 milioni a 2 miliardi di dollari nel corso del 2025.

Un’analisi della CNN, condotta sui dati dei contratti pubblici, ha rilevato che le società presenti nel suo portafoglio hanno registrato un forte aumento dei finanziamenti ricevuti da entità federali da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Poiché, però, i fondi sovrani stranieri sono fuori dalla portata delle Commissioni del Congresso, i democratici valutano di chiedere i documenti alle società e ai fondi statunitensi che hanno fatto da intermediari.

Le prime lettere e l’impeachment come ultima opzione


Robert Garcia, deputato della California, e Jamie Raskin, del Maryland, sono i principali esponenti democratici nelle Commissioni Vigilanza e Giustizia dell'attuale Congresso. Entrambi sostengono che le indagini già avviate saranno ampliate se il partito dovesse conquistare il controllo della Camera. Garcia ha parlato di "contratti opachi del Pentagono che riempiono le tasche dei figli del presidente", dei "miliardi in criptovalute" di Trump e di accordi poco trasparenti con i donatori.

Le prime lettere di richiesta sono già state inviate. Una è stata recapitata a Paramount Skydance per i suoi rapporti con la Casa Bianca e per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, un’operazione da 111 miliardi di dollari alla quale il Dipartimento di Giustizia ha dato il via libera a giugno, un anno dopo il pagamento di 16 milioni di dollari a Trump per chiudere la causa relativa a un servizio di "60 Minutes". Un’altra lettera è stata inviata a YouTube e alla controllante Alphabet per l’accordo da 24,5 milioni di dollari raggiunto nel settembre 2025, dei quali 22 milioni destinati alla Fondazione che finanzia la nuova sala da ballo della Casa Bianca.

Le richieste hanno raggiunto anche il gestore di carceri private GEO Group e la società di sicurezza Salus Worldwide Solutions, per i contratti firmati con il Dipartimento della Sicurezza interna, oltre ai trader di materie prime Vitol e Trafigura, coinvolti nella vendita del petrolio venezuelano disposta dall’Amministrazione dopo l’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.

GEO Group e Salus sono già entrati nel mirino della Commissione Vigilanza della Camera: Garcia ha aperto un’indagine su un presunto sistema di scambi di favori attorno a Corey Lewandowski, ex consigliere di Trump e per mesi consigliere del Dipartimento della Sicurezza interna. Fondata nel 2023 e priva di precedenti contratti federali, nel 2025 Salus si è aggiudicata un appalto triennale da quasi un miliardo di dollari per gestire i voli destinati ai rimpatri volontari.

Finché resteranno in minoranza, però, i democratici non potranno obbligare i destinatari a fornire i documenti richiesti. Le lettere servono però ad avvertire i possibili bersagli e a indicare quali carte il partito potrebbe pretendere dopo la sua probabile vittoria a novembre.

A giugno Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha detto a Meet the Press della NBC che il Partito non esclude l’impeachment in caso di vittoria, ma che la priorità sarà affrontare i problemi economici che incidono direttamente sul portafoglio degli elettori. La messa in stato d’accusa rimane dunque un’opzione qualora le indagini portassero alla luce prove sufficienti per procedere in questo senso, non la prima mossa. "Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere", ha promesso un collaboratore democratico.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Tre condannati a morte giustiziati nello stesso giorno negli Stati Uniti


Oklahoma, Tennessee e Alabama hanno eseguito tre iniezioni letali giovedì: non succedeva dal 2010. Dall'inizio dell'anno le esecuzioni sono state 22, dodici delle quali in Florida.

Tre uomini condannati a morte sono stati giustiziati con un'iniezione letale giovedì 13 agosto in Oklahoma, Tennessee e Alabama. Non succedeva dal 7 gennaio 2010, quando Louisiana, Ohio e Texas misero a morte tre detenuti nello stesso giorno. La coincidenza nasce dal calendario dei singoli Stati, ma arriva mentre negli Stati Uniti il numero delle esecuzioni continua a salire.

Carlos Cuesta-Rodriguez, 70 anni, è stato dichiarato morto alle 10:13 del mattino nel penitenziario di McAlester, in Oklahoma (le 17:13 in Italia). Mezz'ora dopo, alle 10:43, è toccato ad Anthony Darrell Hines, 66 anni, nel Tennessee. In Alabama Jeremy Williams, 42 anni, è stato dichiarato morto alle 18:16 (l'una e sedici del mattino in Italia).

Dall'inizio del 2026 negli Stati Uniti sono state eseguite 22 condanne a morte e ne sono in programma quasi altre dieci. Nel 2025 gli Stati che hanno applicato la pena capitale sono stati undici, per un totale di 47 esecuzioni, il livello più alto dal 2009. L'anno prima erano state 25 e nel 2021 poco più di un quarto di quelle del 2025.

Dodici delle 22 esecuzioni di quest'anno sono state fatte in Florida, più di tutti gli altri Stati messi insieme. A luglio la Florida ha giustiziato due uomini nello stesso giorno e dall'inizio del 2025 ha messo a morte 31 detenuti. Le 19 esecuzioni del 2025 sono un record per un governatore della Florida da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli Stati Uniti, nel 1976.

Il governatore repubblicano Ron DeSantis, che lascia l'incarico a gennaio, è per gli esperti la ragione principale di questi numeri. "È lui il motivo per cui vediamo un numero record di esecuzioni. È lui il motivo per cui la Florida è un'anomalia rispetto al resto degli Stati Uniti", ha detto alla BBC Robin Maher, a capo del Death Penalty Information Center, il centro americano che raccoglie dati e ricerche sulla pena capitale senza prendere posizione sul merito. DeSantis ha difeso la pena di morte definendola un "forte deterrente" contro il crimine e "una punizione appropriata per i peggiori criminali".

Nel 2023 la Florida ha abbassato la soglia necessaria per mandare a morte un imputato. Prima serviva il voto di tutti e dodici i giurati, adesso ne bastano otto. Il reato di violenza sessuale su un minore di dodici anni è diventato punibile con la pena capitale. Il governatore della Florida ha inoltre un potere che quasi nessun altro ha, cioè firmare da solo l'ordine di esecuzione per i detenuti che hanno esaurito i ricorsi, senza il via libera di un giudice. Un meccanismo simile esiste in Pennsylvania, dove però non si esegue una condanna a morte dal 1999.

Il presidente Donald Trump è da tempo un sostenitore della pena capitale, che ha definito uno "strumento essenziale per dissuadere e punire chi commette i crimini più efferati e atti di violenza letale contro i cittadini americani". Nel 2020, durante il primo mandato, ha interrotto una moratoria sulle esecuzioni federali che durava da quasi vent'anni e ha ordinato tredici esecuzioni in sei mesi. Joe Biden ha poi ripristinato la moratoria e Trump l'ha cancellata di nuovo con un ordine esecutivo firmato il primo giorno del secondo mandato, nel gennaio 2025. Da allora nessuna esecuzione federale è stata portata a termine.

Negli Stati Uniti possono mandare a morte un condannato sia il governo federale sia i singoli Stati, davanti ai cui tribunali si celebra la gran parte dei processi per omicidio. Il Dipartimento di Giustizia ha ampliato i metodi ammessi, aggiungendo la fucilazione e reintroducendo l'iniezione letale. Ad aprile ha detto di aver accelerato anche le procedure interne per i casi di pena capitale. L'ordine esecutivo di Trump invita gli Stati a chiedere la pena di morte per i reati federali in cui viene ucciso un agente delle forze dell'ordine e incarica il ministro della Giustizia di assicurare loro una fornitura sufficiente dei farmaci per le iniezioni.

Gli effetti di queste scelte si vedranno solo tra diversi anni, ha detto alla BBC Justin Mazzola, vice responsabile della ricerca di Amnesty International USA, che è contraria alla pena di morte. I processi durano a lungo e alla condanna seguono i ricorsi previsti dalla legge.

Le case farmaceutiche si oppongono all'uso dei loro prodotti per le esecuzioni e questo ha creato una carenza dei farmaci necessari alle iniezioni letali. Nel 2025 la South Carolina ha cominciato per questo a giustiziare i detenuti con la fucilazione.

Circa il 3% delle esecuzioni statunitensi tra il 1890 e il 2010 non è andato come previsto, secondo le stime del Death Penalty Information Center. L'iniezione letale è il metodo con la percentuale più alta di fallimenti. Nel 2022 più di un terzo delle esecuzioni è andato male o è stato molto problematico.

A maggio le autorità del Tennessee hanno provato per più di un'ora a iniettare i farmaci a Tony Von Carruthers, nel braccio della morte da decenni, senza riuscirci. Secondo le testimonianze raccolte il sangue gli colava sul petto e lui ha ripetuto al personale del carcere di provare dolore. Il governatore Bill Lee gli ha concesso un rinvio di un anno, ma ha negato che l'esecuzione fosse fallita. Il medico, ha detto, semplicemente non è riuscito ad accedere a una vena.

Hines aveva fatto ricorso al governatore e ai tribunali proprio contro quel medico, sostenendo che non fosse qualificato e che avrebbe probabilmente sbagliato anche con lui, ma il ricorso è stato respinto. Era stato condannato per l'omicidio di Catherine Jean Jenkins, 54 anni, uccisa a coltellate nel 1985 mentre lavorava come cameriera in un motel di Kingston Springs. Quando gli è stato chiesto se avesse qualcosa da dire ha risposto "non adesso, grazie", poi ha aggiunto "salutate mio figlio". Il figlio ha assistito all'esecuzione: aveva ritrovato il padre quattro giorni prima, dopo non averlo più visto da quando aveva tre anni. Pochi minuti dopo l'apertura della tenda della camera della morte Hines ha chiesto alla sua assistente spirituale "quanto tempo ho?" e poco dopo i testimoni hanno sentito lamenti e respiro pesante.

Cuesta-Rodriguez è stato il terzo detenuto giustiziato quest'anno in Oklahoma. Nel 2003 aveva ucciso a colpi di pistola la sua compagna, Olimpia Fisher, 43 anni, nella casa in cui vivevano a Oklahoma City: la donna voleva lasciarlo, lui le ha sparato in un occhio e ha aspettato circa otto minuti mentre lei urlava chiedendo aiuto, prima di spararle il colpo mortale nell'altro occhio. Aveva detto di essersi pentito e aveva comunicato alla commissione competente di non volere la grazia. I suoi avvocati sostenevano che avesse avuto un'infanzia difficile a Cuba e che soffrisse di danni cerebrali e di disturbo da stress post-traumatico. Prima di morire ha girato la testa verso i due parenti presenti e ha mosso le labbra per dire che li amava, senza pronunciare ultime parole. Il respiro è stato affannoso per diversi minuti.

Williams si era dichiarato colpevole dello stupro e dell'omicidio di Kamarie Holland, una bambina di cinque anni della Georgia, nel 2021. Aveva rinunciato ai ricorsi e aveva chiesto per lettera alla procura generale dell'Alabama una data ravvicinata, perché la famiglia della vittima potesse avere "una qualche forma di chiusura". Secondo l'accusa aveva offerto 2.500 dollari alla madre della bambina per abusare di lei, l'aveva violentata e strangolata e aveva filmato l'aggressione. La madre sta scontando vent'anni di carcere per traffico sessuale. Williams era anche sospettato della morte della figlia neonata in Alaska nel 2005, ma è stato incriminato solo nel 2022.

Sulla lettiga Williams ha detto "voglio ringraziare Dio per avermi perdonato i miei peccati, così da poterlo incontrare in pace". "La natura indicibile di questo crimine è esattamente il motivo per cui abbiamo una legge sulla pena di morte", ha commentato in una nota Kay Ivey, che governa l'Alabama e aveva già escluso la grazia. Il procuratore distrettuale della contea di Russell, Richard Chancey, ha ricordato in conferenza stampa le ultime parole del condannato e ha detto che "quella bambina non è morta in pace". Per lo sceriffo della contea, Heath Taylor, Williams ha chiesto un'esecuzione rapida perché temeva il trattamento che avrebbe subito in carcere: "Secondo me non voleva doversi guardare le spalle per trent'anni".

Era la prima esecuzione dell'anno in Alabama. Un'altra, con il gas azoto, era stata bloccata a giugno da un giudice federale che ha dichiarato incostituzionale quel metodo.

Solo il 52% degli americani considera la pena di morte moralmente accettabile, il dato più basso dagli anni Settanta secondo un sondaggio Gallup. La maggioranza resta favorevole, ma il consenso si sta assottigliando.

Negli anni Novanta le giurie americane emettevano più di 300 condanne a morte all'anno, nel 2025 ne hanno emesse 23. "Sono cittadini comuni che giudicano persone accusate dei crimini peggiori e decidono quale pena sia adeguata", ha detto alla BBC Maher. "Dicono sempre più spesso che la condanna a morte non è la risposta giusta".

La pena di morte è stata abolita in 23 dei 50 Stati americani e in altri tre è in vigore una moratoria. "È l'opposto di una soluzione politica facile ed economica", ha detto alla BBC Maya Foa, a capo di Reprieve US, un'organizzazione legale internazionale contraria alla pena capitale.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di venerdì 14 agosto 2026


L'Amministrazione prepara un piano di isolamento economico contro l'Iran mentre cresce l'allarme per l'equipaggio della portaerei Lincoln; la Casa Bianca accusa oltre 40 Paesi di aiutare la Cina a eludere i dazi e un giudice respinge la causa contro Harvard sull'antisemitismo

Questa è la rassegna stampa di venerdì 14 agosto 2026

Gli Stati Uniti pronti a un piano di "isolamento economico" contro l'Iran


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che la prossima settimana l'Amministrazione presenterà misure economiche che definisce senza precedenti contro l'Iran, per costringere Teheran a cedere attraverso la pressione finanziaria. Il braccio di ferro tra Washington e Teheran ha già effetti sui mercati: negli ultimi giorni i tassi sui mutui sono saliti sia negli Stati Uniti sia in diverse grandi economie europee.

Fonti: Bloomberg, Financial Times

Allarme per le condizioni dell'equipaggio della portaerei Abraham Lincoln


La portaerei USS Abraham Lincoln è in mare da quasi nove mesi e alcuni membri del Congresso hanno espresso preoccupazione per il benessere dell'equipaggio, tra carenze di cibo e impianti idraulici guasti. La Marina statunitense si prepara a sostituirla nell'area mediorientale con la USS George Washington.

Fonti: New York Times, BBC News, The Hill

Il consiglio del Kennedy Center riporta il nome di Trump sull'edificio


Il consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center di Washington ha votato per aggiungere il nome del presidente Trump sulla facciata dell'edificio e per procedere con una chiusura di due anni per lavori di ristrutturazione, in precedenza bloccata da un giudice federale. La decisione rilancia lo scontro legale sul controllo dell'istituzione culturale.

Fonti: Wall Street Journal, BBC News, Axios

L'Amministrazione autorizza le aziende private a colpire i criminali informatici


Il presidente Trump ha firmato un memorandum che apre la strada a un ruolo più ampio delle imprese private nell'offensiva informatica degli Stati Uniti contro i gruppi criminali transnazionali. La misura avvicinerebbe Washington a Paesi come Cina e Russia, dove le agenzie di intelligence si affidano da tempo a hacker del settore privato per missioni di sicurezza nazionale.

Fonti: New York Times, The Hill

Un giudice respinge la causa dell'Amministrazione contro Harvard sull'antisemitismo


Un giudice federale ha respinto la causa con cui l'Amministrazione sosteneva che l'università di Harvard non avesse fatto abbastanza per contrastare l'antisemitismo durante le proteste nel campus. Il giudice ha definito gli episodi contestati "isolati ed episodici", assestando un colpo alla strategia legale della Casa Bianca contro l'ateneo.

Fonti: New York Times

La Casa Bianca accusa oltre 40 Paesi di aiutare la Cina ad aggirare i dazi


Un nuovo rapporto della Casa Bianca, intitolato "The Great Transshipment Scam", accusa la Cina di dirottare merci per miliardi di dollari attraverso altri Paesi per eludere i dazi imposti dal presidente Trump nel 2018. Il documento coinvolge oltre 40 Paesi, dal Messico a Israele, e stima ingenti perdite di gettito per gli Stati Uniti.

Fonti: The Hill, Semafor

Musk e Trump ricuciono i rapporti, in vista delle elezioni di metà mandato


Elon Musk e il presidente Trump hanno ricomposto la loro relazione, dopo mesi di tensioni. L'imprenditore intende ora spendere almeno 100 milioni di dollari per sostenere i repubblicani alle elezioni di metà mandato, con una posta in gioco rilevante per entrambi.

Fonti: Wall Street Journal

Kushner in Israele ed Egitto la prossima settimana per i colloqui su Gaza


Jared Kushner, genero e inviato del presidente Trump, si recherà la prossima settimana in Israele per discutere della situazione a Gaza, con una tappa prevista anche al Cairo per incontrare i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. La visita arriva mentre la Casa Bianca cerca di far avanzare la fase successiva del suo piano di pace, incentrata sul disarmo di Hamas, verso cui il governo Netanyahu si mostra scettico.

Fonti: Axios, Bloomberg

Tre migranti morti nel centro di detenzione Delaney Hall del New Jersey


Un terzo migrante è morto dopo un'emergenza medica al Delaney Hall di Newark, il più grande centro di detenzione per immigrati del New Jersey. Le morti hanno sollevato interrogativi sulla qualità dell'assistenza sanitaria nelle strutture gestite dall'agenzia federale per l'immigrazione, che ha difeso le cure fornite.

Fonti: New York Times, The Hill

Il Nevada archivia il caso sui "falsi grandi elettori" del 2020


Una giudice del Nevada ha respinto le accuse penali contro sei repubblicani accusati di aver falsamente dichiarato il presidente Trump vincitore dello Stato alle elezioni presidenziali del 2020. La giudice ha ritenuto insufficienti le prove, infliggendo un duro colpo ai tentativi dello Stato di perseguire i cosiddetti "falsi grandi elettori".

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'America nella trappola del debito: lo Stato si finanzia a breve, le famiglie ipotecano la casa


Il Tesoro deve rifinanziare migliaia di miliardi di dollari ogni pochi mesi, mentre deficit, interessi e debiti delle famiglie continuano a crescere. Il rischio è che la Fed non possa più alzare davvero i tassi senza mettere sotto pressione l'intero sistema finanziario.

Il Dipartimento del Tesoro americano deve rinnovare circa 6.000 miliardi di dollari di debito ogni 3 mesi, rivolgendosi a un mercato sempre più diffidente, e collocarne altri 2.000 miliardi l'anno per finanziare quello che è ormai il più grave deficit strutturale della storia degli Stati Uniti in tempo di pace. Da qui si sta facendo strada tra gli operatori una convinzione inquietante: Washington potrebbe essere ormai così profondamente intrappolata nel proprio debito da non potersi più permettere tassi d'interesse più elevati, anche qualora fossero necessari per contenere l'inflazione. È la tesi sviluppata da Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, che spinge il ragionamento fino al rischio di una crisi finanziaria.

Il fabbisogno lordo di finanziamento annuo, uno degli indicatori osservati con maggiore attenzione dalle agenzie di rating e dai grandi investitori obbligazionari, era pari al 26% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2010. Secondo il Fondo monetario internazionale arriverà al 45% quest'anno e, con le politiche attuali, toccherà il 60% all'inizio del prossimo decennio, una soglia sulla quale nessuna grande potenza è riuscita a rimanere a lungo. Nel frattempo, la spesa federale per interessi è quadruplicata in dieci anni, fino ad arrivare a circa 1.000 miliardi di dollari l'anno: ha superato così il bilancio del Pentagono, cosa che non accadeva dalla fine degli anni Venti, e si avvia verso il 4% del PIL.

La trappola del debito

Il debito americano è diventato così grande che Washington non può più permettersi tassi alti


Ogni tre mesi il Tesoro deve convincere mercati sempre più diffidenti a rinnovare montagne di titoli. E le famiglie, per reggere, spostano i debiti delle carte di credito sulle case.

Grafica di FocusAmerica

Quanto debito il Tesoro deve piazzare sul mercato in un anno
26.000mld $
Quattro appuntamenti trimestrali con investitori sempre più diffidenti.

1° trim.
2° trim.
3° trim.
4° trim.

6.000 mld $ ogni tre mesi di titoli in scadenza da rinnovare
2.000 mld $ l'anno di nuovo debito per coprire il deficit

Totale su base annua calcolato dai dati dell'articolo: quattro rinnovi trimestrali da circa 6.000 miliardi ciascuno, più le nuove emissioni.

Parte 1 · Washington

Il fabbisogno di finanziamento corre verso una soglia che nessuna grande potenza ha mai retto a lungo


Soglia critica: 60%

26%

45%

60%

2010
2026
Inizio anni '30

Fabbisogno lordo di finanziamento federale in percentuale del PIL, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. È l'indicatore più osservato dalle agenzie di rating.

Gli interessi sul debito ora costano più del Pentagono

Dieci anni fa

Oggi: circa 1.000 mld $ l'anno

La spesa federale per interessi è quadruplicata in dieci anni e ha superato il bilancio della Difesa: non accadeva dalla fine degli anni Venti. Si avvia verso il 4% del PIL.

A comprare i Treasury sono sempre meno le Banche Centrali e sempre più gli hedge fund

Quattro anni fa

Oggi: 9% degli acquisti complessivi

Leva fino a 100× il capitale
8.300 mld $ parcheggiati nei fondi monetari

FMI e Banca dei Regolamenti Internazionali avvertono: un meccanismo simile portò il mercato dei Treasury a un passo dal blocco nel marzo 2020.

Parte 2 · Le famiglie

Le carte di credito non vengono più ripagate come prima

Primo trimestre 2026: 7,6%

Secondo trimestre 2026: 12,8%

Quota dei saldi sulle carte di credito con oltre 90 giorni di ritardo nei pagamenti: un livello che non si vedeva dalla Grande recessione, secondo la Federal Reserve di New York.

Con le carte al 20% e i mutui al 6,69%, il debito si sposta sulla casa

Tassi sulle carte di credito: spesso oltre il 20%

Mutuo trentennale a tasso fisso: 6,69%

47mld $
estratti dal valore delle case: il dato più alto per un primo trimestre dal 2021

25 mld $ seconde ipoteche
22 mld $ rifinanziamenti con prelievo (+18% in un anno)

Il denaro serve sempre più spesso a estinguere carte di credito e prestiti universitari. Ma così le famiglie diventano più vulnerabili: chi non regge il mutuo rifinanziato rischia di dover vendere casa.

Il nodo
La Federal Reserve rischia di non poter più alzare i tassi, nemmeno se l'inflazione tornasse a salire

3,50–3,75%
i tassi lasciati invariati il 29 luglio

9–3
il voto: mai così diviso dal 2016

~25%
la quota di debito federale che risente subito di ogni rialzo

≥7,4%
del PIL: il deficit previsto ogni anno dal 2026 al 2031

Fonte: Fondo monetario internazionale, Federal Reserve, Federal Reserve Bank di New York, The Telegraph, The New York Times · agosto 2026

Il Tesoro accorcia le scadenze e il mercato diventa più fragile


Per contenere la spesa per interessi, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha concentrato una quota crescente delle emissioni sui titoli a breve termine. Evans-Pritchard la considera una sorta di patto faustiano: permette di rinviare il problema nel futuro, ma rende i conti pubblici ancora più vulnerabili a ogni variazione dei tassi. Quanto Bessent sia preoccupato per i rendimenti dei Treasury, che sono arrivati vicini ai massimi degli ultimi vent'anni, è emerso fra il 30 e il 31 luglio, quando il Tesoro è intervenuto insieme al Ministero delle Finanze giapponese per contrastare la speculazione contro lo yen. Nell'operazione, del valore di circa 87 miliardi di dollari, Washington ha venduto parte delle proprie riserve in euro anziché dollari, senza informare preventivamente la Banca Centrale Europea.

Bessent ha poi chiesto alla Federal Reserve di ampliare la FIMA Repo Facility, ovvero il meccanismo da 60 miliardi di dollari attraverso il quale le autorità monetarie straniere possono offrire Treasury in garanzia e ottenere in cambio liquidità in dollari. Per Tokyo significa potersi procurare valuta americana senza dover vendere sul mercato parte dei circa 1.100 miliardi di dollari di titoli del Tesoro che detiene nel suo portafoglio, una mossa che rischierebbe di spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato americani. La modifica richiede però il voto della maggioranza del comitato di politica monetaria della Fed.

Anche la composizione degli acquirenti sta cambiando. A comprare il debito americano sono sempre meno i creditori tradizionalmente più stabili, come le Banche Centrali straniere e i fondi sovrani, e sempre più gli hedge fund, la cui quota sugli acquisti complessivi di Treasury è raddoppiata in 4 anni, raggiungendo il 9%. Molti di questi attingono agli 8.300 miliardi di dollari parcheggiati nei fondi monetari, ma altri operano con una leva che può arrivare fino a cento volte il capitale, finanziandosi sul mercato dei pronti contro termine per guadagnare su piccolissimi margini di arbitraggio. Sia il Fondo Monetario Internazionale sia la Banca dei Regolamenti Internazionali hanno avvertito che questa struttura è fragile: fu proprio un meccanismo simile ad alimentare la spirale di vendite forzate che nel marzo 2020, in piena crisi da Covid, portò il mercato dei Treasury a un passo dal blocco.

Warsh e la Fed divisa sul debito


È su questo terreno che si muove il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, nominato dopo che Trump aveva perseguitato il suo predecessore per il suo rifiuto di tagliare i tassi. Warsh è genero del miliardario Ronald Lauder, compagno di studi di Trump alla Wharton School e primo ispiratore del progetto di annessione della Groenlandia. Secondo Steven Blitz, capo economista per gli Stati Uniti di TS Lombard, la Federal Reserve ormai non può davvero stringere la politica monetaria senza rischiare una reazione a catena, perché i costi di finanziamento "esploderebbero": "Alzare i tassi oggi si ripercuote immediatamente sul costo di quasi il 25% del debito federale, cioè la parte che cresce più in fretta".

Nella riunione del 29 luglio il comitato della Fed ha mantenuto i tassi fra il 3,5% e il 3,75% con un voto di 9 a 3. Lorie Logan, Neel Kashkari e Beth Hammack hanno dissentito chiedendo un rialzo: è il maggior numero di voti contrari nella stessa direzione dal 2016. Da parte sua, Warsh sostiene che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale possa esercitare una pressione deflazionistica abbastanza forte da indebolire il tradizionale rapporto tra occupazione e prezzi descritto dalla curva di Phillips, rendendo quindi possibile una combinazione di crescita sostenuta e bassa inflazione.

Il presidente della Fed ha però faticato a spiegare in che modo intenda riportare stabilmente l'inflazione verso l'obiettivo del 2%. "Fissare l'inflazione con severità finché non si scioglie sotto il nostro sguardo non è un'opzione", ha detto Christopher Waller, membro del consiglio della Fed. Warsh, secondo quanto riportato, parla con Trump "in continuazione", mentre la regola non scritta seguita da Jerome Powell era che i contatti fra il presidente degli Stati Uniti e il capo della Federal Reserve dovessero essere "zero".

Il debito federale continua intanto ad aumentare a un ritmo pari a circa il 3,5% del PIL l'anno. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per gli Stati Uniti un deficit pubblico pari o superiore al 7,4% ogni anno dal 2026 al 2031. A questo si aggiungono i programmi dell'Amministrazione Trump, che vuole aumentare del 60% il bilancio del Pentagono e costruire la "flotta d'oro" di corazzate della classe Trump: secondo il Congressional Budget Office, quindici unità a propulsione nucleare costerebbero circa 275 miliardi di dollari entro il 2056, il 50% in più della stima precedente.

Evans-Pritchard osserva che nella storia la fiducia finanziaria nelle grandi potenze è spesso crollata sotto il peso di un eccessivo impegno militare, come accadde alla Spagna imperiale con la bancarotta del 1575 e alla Gran Bretagna con la crisi della sterlina del 1947. Un possibile detonatore, sostiene, potrebbero essere le elezioni di metà mandato, qualora il passaggio di consegne al Congresso venisse ostacolato attraverso contestazioni o manovre sui risultati negli Stati in bilico.

Il debito delle famiglie in aumento


La stessa dipendenza dal credito si ritrova, su scala diversa, nei bilanci delle famiglie. Il loro indebitamento complessivo, scrive il New York Times, è diminuito dello 0,1% nel secondo trimestre del 2026 rispetto a un anno prima, attestandosi a 18.800 miliardi di dollari, mentre i saldi delle carte di credito sono saliti a 1.260 miliardi, con un aumento di 21 miliardi nel solo trimestre.

Secondo il rapporto pubblicato martedì dalla Federal Reserve di New York, nello stesso periodo la quota di debito aperto sulle carte di credito con oltre novanta giorni di ritardo è balzata dal 7,6% al 12,8%, un livello che non si vedeva dalla Grande recessione. Il debito medio per titolare di carta è cresciuto del 22,7% dal 2018 alla fine dello scorso anno, passando da 5.836 a 7.161 dollari: un incremento comunque inferiore all'inflazione cumulata nello stesso periodo, pari al 28,2%.

In questo contesto, a fare da cuscinetto è soprattutto la casa. Il patrimonio immobiliare netto delle famiglie americane ha raggiunto il record di 35.000 miliardi di dollari. Chi ha ancora un mutuo dispone in media di 310.500 dollari di valore netto immobiliare, secondo i calcoli della società di dati Cotality su 56,7 milioni di abitazioni. È in buona parte l'effetto di un mercato congelato: prezzi elevati e mutui costosi hanno allontanato molti compratori, le vendite di case esistenti sono diminuite dell'1,7% a luglio rispetto a giugno e chi pochi anni fa ha acceso un mutuo al 3% ha pochissimi incentivi a vendere.

Quel patrimonio, tuttavia, è immobilizzato e per trasformarlo in liquidità bisogna indebitarsi nuovamente sulla casa. Nel primo trimestre i proprietari hanno estratto 47 miliardi di dollari dal valore dei propri immobili, il 2% in più rispetto a un anno prima e il dato più alto per un primo trimestre dal 2021: 25 miliardi attraverso seconde ipoteche e 22 miliardi mediante rifinanziamenti con prelievo di liquidità, questi ultimi cresciuti del 18% in un anno. L'operazione può avere senso perché un mutuo trentennale a tasso fisso costa in media il 6,69%, mentre sulle carte di credito i tassi sono spesso superiori al 20%.

"Nessuno parla mai del fatto che il tasso della propria carta di credito è al 23%", ha detto al New York Times Alex Elezaj, direttore strategico di United Wholesale Mortgage. Secondo Elezaj, chi rifinanzia lo fa soprattutto per ridurre il costo medio dell'intero debito familiare, utilizzando il denaro sempre più spesso per estinguere carte di credito e prestiti universitari piuttosto che per finanziare ristrutturazioni o vacanze.

Stacey Melton, intermediaria di Gilbert, in Arizona, ha spiegato che i clienti che si rivolgono a lei hanno in media fra 20.000 e 50.000 dollari di debiti sulle carte di credito, con casi estremi che arrivano a 90.000 dollari di debito. Molti preferirebbero aprire una linea di credito garantita dalla casa per non rinunciare al vecchio mutuo a basso tasso, ma il costo di quelle linee è ormai così elevato da rendere spesso inutile l'operazione. Daryl Fairweather, capo economista di Redfin, avverte però che così anche le famiglie stanno diventando più vulnerabili a un rallentamento dell'economia: "Potrebbero ritrovarsi a dover vendere casa perché non riescono più a pagare il mutuo rifinanziato".

Le due dinamiche finiscono così per assomigliarsi. Da una parte c'è lo Stato federale, che deve rifinanziare continuamente una montagna di debito e dipende sempre di più da investitori che operano facendo ampio ricorso alla leva finanziaria, mentre dall'altra ci sono le famiglie, che spostano sempre di più parte del proprio indebitamento dalle carte di credito ai mutui ipotecari garantiti dalla propria casa. In entrambi i casi, però, il meccanismo rischia di diventare più fragile e costoso se i tassi d'interesse dovessero restare elevati o aumentare ancora. Ed è proprio questo, secondo Evans-Pritchard, il nodo che rischia di restringere progressivamente lo spazio di manovra della Federal Reserve in caso di una nuova ondata inflattiva.


Trump prepara un nuovo tentativo per rimuovere Lisa Cook dalla Fed


La Casa Bianca ha notificato a Lisa Cook, governatrice della Federal Reserve, che il presidente Donald Trump sta valutando di rimuoverla dall'incarico. La lettera, datata 5 agosto, concede a Cook 21 giorni per rispondere alle accuse di frode ipotecaria: il termine scadrà il 26 agosto, dopodiché il presidente prenderà una decisione definitiva. ABC News ha anticipato la notizia, mentre Axios ha ottenuto il testo della comunicazione.

Prima dell'agosto 2025 nessun presidente degli Stati Uniti aveva mai tentato di rimuovere un governatore della Federal Reserve in carica. Per Trump è il secondo tentativo. Il 29 giugno la Corte Suprema aveva bloccato il primo tentativo con 5 voti contro 4, stabilendo che a Cook non erano stati garantiti né un preavviso né la possibilità di presentare le proprie ragioni. Nei giorni successivi Trump aveva annunciato su Truth Social che avrebbe avviato immediatamente una nuova procedura.

Il nuovo tentativo dopo lo stop della Corte Suprema


La nuova lettera punta proprio a colmare le lacune procedurali indicate dalla Corte e lo dichiara esplicitamente: la notifica è stata inviata "in ottemperanza all'opinione della Corte Suprema", si legge nel documento. Le contestazioni, tuttavia, restano le stesse di un anno fa. Secondo la Casa Bianca, la condotta attribuita a Cook costituisce una "causa" sufficiente per la rimozione e "mina la fiducia dell'opinione pubblica" nella Federal Reserve.

La comunicazione porta la firma di Dan Scavino, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. "Lei è a conoscenza di queste accuse almeno dal 25 agosto 2025. Eppure, nonostante siano trascorsi più di dieci mesi, non ha mai fornito una spiegazione per questa grave condotta, pur avendone avuto ampie possibilità", scrive Scavino.

Le accuse sui mutui e la risposta di Cook


Le accuse nascono da una segnalazione presentata al Dipartimento di Giustizia nell'agosto 2025 da Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency, l'agenzia federale che vigila sul mercato dei mutui. Secondo Pulte, Cook avrebbe indicato come abitazione principale due immobili diversi, uno ad Ann Arbor e l'altro ad Atlanta, per ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli. La governatrice nega ogni illecito e non è mai stata incriminata né condannata. Nominata da Joe Biden nel 2022, è stata la prima donna afroamericana a entrare nel consiglio dei governatori della Fed; il suo mandato scade nel 2038.

I suoi avvocati, Abbe Lowell e Norm Eisen, hanno respinto le contestazioni. "Queste accuse sono infondate oggi come lo erano un anno fa, quando il presidente Trump ha tentato di rimuovere la governatrice Cook e di interferire con l'indipendenza della Federal Reserve", hanno dichiarato. Secondo i due legali, i fatti e i precedenti fissati dalla Corte Suprema escludono l'esistenza di una causa valida per destituirla, qualunque procedura scelga ora la Casa Bianca. "Come abbiamo già fatto, contesteremo anche quest'ultimo pretesto e difenderemo la sua posizione e il ruolo storico della Fed", hanno aggiunto. Lowell ha dichiarato alla CNN che la risposta sarà presentata entro i termini previsti e corredata dalla relativa documentazione.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Luigi Mangione pronto a dichiararsi colpevole nel processo federale contro di lui


L’udienza a Manhattan è fissata per domani. A livello federale Mangione è accusato di stalking con esito letale, non di omicidio. Il separato processo statale per la morte di Brian Thompson inizierà invece l’8 settembre.

Luigi Mangione dovrebbe dichiararsi colpevole domani davanti al tribunale federale di Manhattan, dove è accusato di stalking con esito letale per l’uccisione di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, avvenuta nel dicembre 2024. Lo ha anticipato il New York Times.

In sede federale Mangione non risponde direttamente di omicidio: il processo è fissato per il 5 gennaio 2027 e il capo d’accusa più grave prevede una pena massima dell’ergastolo. L’udienza, in programma domani alle 11 a New York, le 17 in Italia, è stata richiesta congiuntamente martedì dall’accusa e dalla difesa.

Non è ancora noto per quali capi d’imputazione Mangione, 28 anni, intenderebbe dichiararsi colpevole e l’accordo potrebbe saltare fino all’ultimo momento, anche in aula. Una prima trattativa era, in effetti, già naufragata a giugno. Finora l’imputato si è sempre dichiarato non colpevole di tutte le accuse contestategli, sia in sede federale sia in quella statale.

Interpellato ieri sulla possibilità di un accordo, Jamie McDonald, capo della procura federale di Manhattan, si è limitato a confermare la data dell’udienza: “Questo è tutto quello che possiamo dire al momento”.

L’uccisione di Thompson, avvenuta a Midtown Manhattan, una delle zone più frequentate degli Stati Uniti, e la successiva caccia all’uomo, durata cinque giorni, hanno catalizzato l’attenzione del Paese. Molti americani hanno reagito con orrore, mentre altri hanno espresso solidarietà nei confronti dell’uomo accusato di aver sparato, trasformato da alcuni nel simbolo della protesta contro il sistema delle assicurazioni sanitarie.

Il caso Mangione

Se Mangione si dichiara colpevole in sede federale, il processo per omicidio può saltare

Due procure hanno incriminato Luigi Mangione per lo stesso omicidio. La legge di New York vieta di processare due volte una persona per gli stessi fatti, ma la protezione scatta soltanto quando il primo procedimento si chiude. L’udienza federale arriva venticinque giorni prima dell’inizio del processo statale.

Grafica di FocusAmerica 13 agosto 2026

La finestra tra i due procedimenti
25
giorni
tra l’udienza federale e l’inizio del processo statale

Federale
Ven 14 agosto
Udienza a sorpresa a Manhattan

Statale
Mar 8 settembre
Inizia la selezione della giuria

Il procedimento che si chiude per primo decide se il secondo può ancora celebrarsi.

I numeri del caso. Udienza federale: venerdì 14 agosto 2026, ore 11 a New York. Processo statale per omicidio: 8 settembre 2026. Processo federale: 5 gennaio 2027.

Capi d’accusa federali: 2 rimasti su 4 (due capi di stalking con esito letale), pena massima l’ergastolo. Capi d’accusa statali: 9 rimasti su 11, il più grave l’omicidio di secondo grado, da 25 anni all’ergastolo.

La legge di New York vieta due procedimenti per gli stessi fatti, ma la protezione scatta solo quando il primo si chiude con una condanna o con la giuria già insediata.


La cronologia

Il doppio binario


Un solo omicidio, due incriminazioni parallele nel dicembre 2024. Da allora i due procedimenti hanno perso per strada i capi d’accusa più gravi e si sono contesi la precedenza.

FederaleDistretto Sud di New York
StataleProcura di Manhattan

La regola

Lo scambio


La Costituzione americana consente allo Stato e al governo federale di processare la stessa persona per gli stessi fatti: sono due sovranità distinte. La legge di New York offre una protezione più ampia e vieta il secondo procedimento, ma solo dopo che il primo si è chiuso con una condanna o con la giuria già insediata. Finora non era successo, e nel 2025 il giudice Carro aveva definito “prematura” l’eccezione della difesa.

Scenario AMangione si dichiara colpevole Scenario BL’accordo salta
FEDERALE STATALE art. 40.20 14 AGO 5 GEN 8 SET

Il precedente

Nel 2019 la stessa procura di Manhattan incriminò Paul Manafort per reati già giudicati in sede federale. Il giudice Maxwell Wiley archiviò il caso proprio in base alla legge di New York, e la corte d’appello confermò la decisione. L’avvocato che vinse quella causa era Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia degli Stati Uniti.

I capi d’accusa

Che cosa resta in piedi


In venti mesi la difesa ha fatto cadere i capi d’accusa più gravi su entrambi i fronti: il terrorismo a New York, l’omicidio con arma da fuoco in sede federale. Con quest’ultimo è uscita di scena anche la pena di morte.

Le pene previste dal capo d’accusa più grave

Federale · Stalking con esito letalefino all’ergastolo

Statale · Omicidio di secondo gradoda 25 anni all’ergastolo

025 anniergastolo

Il capo statale fissa un minimo di legge di 25 anni. Quello federale arriva all’ergastolo ma non prevede un minimo: la pena la decide interamente il giudice.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su New York Times, ABC News, CNN e NBC News, e su atti dei procedimenti United States v. Mangione (Distretto Sud di New York) e People v. Mangione (Corte suprema dello Stato di New York, contea di New York). Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Il nodo del doppio processo


Il processo statale per omicidio inizierà invece l’8 settembre, meno di un mese dopo l’udienza federale. Gli avvocati di Mangione potrebbero sfruttare un’eventuale dichiarazione di colpevolezza per chiedere l’archiviazione delle accuse statali, invocando il principio del double jeopardy, che vieta di processare due volte una persona per lo stesso reato.

La procura distrettuale di Manhattan, guidata da Alvin Bragg, intende però opporsi con decisione a qualsiasi tentativo del genere. Secondo gli esperti consultati dal New York Times, l’ufficio di Bragg potrebbe sostenere che le imputazioni statali riguardano un reato distinto, l’omicidio, rispetto allo stalking contestato a livello federale.

A gennaio la giudice federale Margaret Garnett ha respinto due capi d’accusa, incluso quello che avrebbe consentito di chiedere la pena capitale in caso di condanna. Alla fine di febbraio il Dipartimento di Giustizia ha rinunciato a impugnare la decisione.

Lo scorso anno anche Gregory Carro, giudice del processo statale, aveva annullato i due capi d’imputazione legati al terrorismo, ritenendo le prove “legalmente insufficienti”. Dei 9 capi statali rimasti, il più grave è l’omicidio di secondo grado, punibile con una pena compresa tra 25 anni di carcere e l’ergastolo.

Lo scontro tra la procura federale e Bragg


I due procedimenti paralleli hanno alimentato lo scontro tra il Dipartimento di Giustizia e l’ufficio di Bragg, che è l’unico procuratore ad aver ottenuto una condanna penale contro Donald Trump per la vicenda dei soldi in nero alla pornostar Stormy Daniels. Quando Mangione è stato incriminato a livello federale, nelle ultime settimane della presidenza di Joseph Biden, la procura si aspettava che il processo statale si celebrasse per primo.

Poco dopo l’insediamento di Trump, tuttavia, il Dipartimento di Giustizia ha cambiato orientamento e ha annunciato nel giro di poche settimane che avrebbe chiesto la pena di morte, una decisione che normalmente richiede molti mesi. Da allora le due procure si contendono la precedenza.

L’ufficio di Bragg ha sollevato formalmente la questione del doppio processo il mese scorso, dopo le prime indiscrezioni sull’accordo tra Mangione e i procuratori federali. In una lettera inviata il 2 luglio al giudice Carro, il pubblico ministero Joel Seidemann ha scritto che la procura distrettuale si sarebbe opposta a qualsiasi patteggiamento capace di “vanificare un esito giusto del procedimento statale”.

Bragg ha inoltre chiesto alla giudice Garnett di tenere conto di questo elemento nel decidere se accettare l’accordo. Qualsiasi dichiarazione di colpevolezza, ha aggiunto, dovrebbe considerare “la gravità dei reati dell’imputato, la perdita di una vita innocente e l’impatto di quei crimini sulla famiglia della vittima”.

Il collegio difensivo, guidato da Karen Friedman Agnifilo, contesta il doppio binario giudiziario fin dall’incriminazione di Mangione da parte delle autorità statali e federali, nel dicembre 2024.

In una memoria depositata presso il tribunale statale di Manhattan, i legali di Mangione hanno sostenuto che la sovrapposizione tra i due procedimenti sollevi problemi costituzionali di portata tale da non avere precedenti comparabili. Le due accuse, hanno scritto, si basano sugli stessi fatti e concedono di fatto alle procure due diverse possibilità di ottenere una condanna.

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump e lo spettro di Jimmy Carter: ostaggio dell'Iran e in calo nei sondaggi


Iran, Hormuz, arsenali in esaurimento e consenso in calo: per lo Spectator il presidente rischia di ritrovarsi bloccato nella stessa trappola politica che ha posto fine alla carriera politica di Jimmy Carter.

L'Esercito americano ha quasi esaurito le scorte di munizioni offensive, l'inflazione torna a salire, i sondaggi peggiorano e a Teheran si è insediata una nuova leadership ancora più intransigente di quella precedente. Per lo Spectator è il ritratto di un presidente sempre più sulla difensiva, che rischia di trasformare Donald Trump in un novello Jimmy Carter. L'ex governatore del New Jersey Chris Christie ha detto a This Week, su ABC, che "Donald Trump sta per diventare quello che non ha mai, mai voluto essere: Jimmy Carter", perché "è tenuto in ostaggio dall'Iran. Tengono in ostaggio lo Stretto di Hormuz e, di conseguenza, tengono in ostaggio l'economia mondiale".

La presidenza Carter si arenò proprio sull'Iran durante la crisi degli ostaggi del 1979, quando un gruppo di militanti occupò l'Ambasciata americana a Teheran, e subì un ulteriore durissimo colpo nell'aprile successivo con il fallimento dell'operazione Eagle Claw, il tentativo di liberare manu militari gli ostaggi che si concluse nel deserto iraniano con la morte di 8 soldati americani. Trump ha sempre evocato quel precedente come simbolo della debolezza americana: "Se guardate all'Afghanistan o ai giorni di Jimmy Carter, erano giorni diversi. Siamo di nuovo un Paese rispettato".

Stati Uniti · Il confronto

Il fantasma di Carter


Un presidente sulla difensiva, l’Iran che detta i tempi, il petrolio che risale: il paragone che Donald Trump ha sempre respinto torna a inseguirlo. I numeri dicono però che la storia non si sta ripetendo né con lo stesso calendario né con la stessa intensità.

Grafica di FocusAmerica

Jimmy Carter
1977 – 1981

Donald Trump
2025 – 2029

Mese
35

Mese
14

4 novembre 1979. Un gruppo di militanti occupa l’ambasciata a Teheran

28 febbraio 2026. Inizia la guerra e Hormuz viene chiuso

L’Iran è entrato nella presidenza di Trump con ventuno mesi di anticipo rispetto a Carter. Carter aveva davanti a sé la rielezione; Trump ha le elezioni di metà mandato fra meno di tre mesi.

La sovrapposizione

Due presidenze allineate sul mese di mandato


Le due crisi non cadono nello stesso punto del calendario politico. Sovrapponendo i mandati mese per mese, la crisi iraniana di Carter comincia quando il suo mandato è ormai agli sgoccioli; quella di Trump si apre a metà strada, con oltre due anni ancora davanti.

Carter, 1977–1981 Trump, dal 2025 Ancora da venire

Jimmy Carter · dal 20 gennaio 1977

Mese 21

Gli accordi di Camp David


Dopo tredici giorni di trattativa Egitto e Israele accettano l’intesa che sei mesi più tardi diventerà un trattato di pace: resta la principale vittoria di Carter in politica estera.
Settembre 1978

Mese 31

Il discorso sulla crisi di fiducia


Con la benzina razionata e le code ai distributori, il consenso di Carter scende al 28%: il minimo del mandato.
Luglio 1979

Mese 35

Sessantasei americani in ostaggio a Teheran


Un gruppo di militanti occupa l’ambasciata americana. Quasi tutti gli ostaggi resteranno prigionieri fino all’ultimo giorno della presidenza.
4 novembre 1979

Mese 36

Il Paese si stringe intorno al presidente


Il consenso risale al 54%. Nell’immediato la crisi degli ostaggi rafforza Carter invece di indebolirlo.
Dicembre 1979

Mese 40

Fallisce l’operazione Eagle Claw


Il blitz per liberare gli ostaggi si arena nel deserto iraniano: otto militari americani muoiono senza che nessun prigioniero venga liberato.
24 aprile 1980

Mese 47

La sconfitta contro Reagan


Carter perde in 44 Stati su 50. Gli ostaggi torneranno liberi il giorno dell’insediamento del suo successore.
4 novembre 1980

Donald Trump · dal 20 gennaio 2025

Mese 14

Inizia la guerra con l’Iran


Gli attacchi americani e israeliani aprono il conflitto. Teheran chiude lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali.
28 febbraio 2026

Mese 16

Il greggio supera i 100 dollari


Il Brent sfonda quota cento al barile. Il 22 aprile Trump annuncia un’estensione a tempo indeterminato del cessate il fuoco con l’Iran.
Aprile 2026

Mese 18

Hormuz riapre e il petrolio torna giù


Il traffico delle petroliere riprende gradualmente e il Brent scende a 72 dollari, sotto i livelli precedenti alla guerra.
25 giugno 2026

Mese 19

Lo Stretto si richiude, la fuga da Ankara


In due settimane il greggio guadagna venti dollari. L’8 luglio, per lasciare il vertice NATO, Trump viene caricato su un camion del catering mentre il vecchio Air Force One fa da esca.
Luglio 2026

Mese 20

Netanyahu respinge il piano per Gaza


Israele boccia il documento in quindici punti voluto dalla Casa Bianca; Hamas invece vi aderisce. Il consenso del presidente è al minimo dei suoi due mandati.
Agosto 2026

Mese 23

Le elezioni di metà mandato


Con la maggioranza al Congresso a rischio, Trump ha fatto sapere che non si impegnerà nella campagna per i candidati repubblicani: ha «un’agenda fitta».
3 novembre 2026

Il consenso

Il rally che non è arrivato


Nel 1979 la presa degli ostaggi produsse l’effetto classico delle crisi internazionali: gli americani si strinsero intorno al presidente e Carter guadagnò ventisei punti in cinque mesi. Il crollo arrivò dopo, quando diventò chiaro che gli ostaggi non tornavano. Con Trump quel rimbalzo non si è mai visto.

Carter · Gallup

Dal minimo dell’estate 1979 al picco successivo alla presa degli ostaggi

Dicembre 197954%

Partenza: 28% a luglio 1979+26 punti

Trump · Pew Research Center

Dall’inizio del secondo mandato all’ultima rilevazione disponibile

Luglio 202634%

Partenza: 47% a febbraio 2025−13 punti

Prezzi ed energia

Per ora lo shock di Trump vale un decimo di quello di Carter


È il punto in cui l’analogia si sgonfia. La rivoluzione iraniana del 1979 fece più che raddoppiare il prezzo del greggio in dodici mesi e spinse l’inflazione americana oltre il 13%. La chiusura di Hormuz ha prodotto finora oscillazioni molto più contenute.

Petrolio: variazione nell’anno della crisi

Greggio da 13 a 34 dollari al barile fra metà 1979 e metà 1980; Brent dai 72,48 dollari della vigilia della guerra agli 84,45 del 10 agosto 2026

Carter+162%

1979 – 1980

Trump+17%

Picco di aprile: +38%

Inflazione al consumo nell’anno della crisi

Variazione dei prezzi su base annua nel mese più caro della crisi energetica

Carter13,6%

Giugno 1980, da 6,3% a inizio mandato

Trump4,2%

Maggio 2026, massimo da tre anni; 3,5% a giugno

La trattativa

Camp David contro il piano respinto


Entrambi hanno provato a chiudere il conflitto arabo-israeliano con un accordo che portasse il loro nome. Solo uno dei due ce l’ha fatta.

Carter · 1978

Gli accordi di Camp David


Tredici giorni di negoziato a porte chiuse aprono la strada alla pace fra Egitto e Israele, firmata a Washington nel marzo 1979.
Trattato firmato

Trump · 2026

Il piano in quindici punti per Gaza


Prevede che Hamas ceda gradualmente le armi e che Israele arretri sulla «linea gialla». Hamas ha aderito, il governo israeliano lo ha respinto pubblicamente.
Respinto da Israele

Nota di verifica

Nel rivendicare un risarcimento all’Iran, Trump ha citato fra le vittime i marinai uccisi sulla USS Cole. L’attentato di Aden del 2000 è però attribuito dall’FBI ad al Qaeda, non a Teheran.

Fonte: Gallup e Pew Research Center (consenso presidenziale), Bureau of Labor Statistics (inflazione), Brookings Institution e Reuters (prezzo del greggio), FBI, ABC News. Dati aggiornati al 12 agosto 2026.

Il consenso di Carter è misurato da Gallup, quello di Trump da Pew Research Center: le due serie non sono direttamente sovrapponibili e vanno lette come andamenti. Elaborazione FocusAmerica.

Da Ankara a Hormuz, un presidente sulla difensiva


Il timore di un attacco iraniano ha già cambiato persino il modo in cui il presidente si sta spostando. Per lasciare Ankara al termine del recente vertice della NATO, l'8 luglio, Trump è stato caricato su un camion del catering e poi imbarcato su un aereo militare più piccolo, mentre davanti alle telecamere il vecchio Air Force One veniva utilizzato come esca.

Domenica Trump ha detto che sul conflitto gli Stati Uniti stanno mantenendo un profilo basso. Il giorno successivo, dopo che Teheran aveva chiesto a Washington un risarcimento di guerra collegandolo al Memorandum d'Intesa raggiunto a giugno e alle condizioni per riaprire lo stretto di Hormuz, il presidente ha replicato su Truth Social sostenendo che semmai dovrebbe essere l'Iran a "risarcire l'America per tutte le persone che ha ucciso e gravemente ferito con i suoi ordigni piazzati lungo le strade e nei molti conflitti per cui è famoso, guidato inizialmente dal generale Soleimani, comprese le famiglie di quelli uccisi sulla USS Cole e le migliaia di altri caduti in combattimento".

L'attentato del 2000 contro la USS Cole, però, è stato attribuito dall'FBI ad al Qaeda e non all'Iran. Nel frattempo, di fronte alla prospettiva sempre più concreta di perdere la maggioranza al Congresso alle elezioni di metà mandato, Trump ha fatto sapere che non si impegnerà direttamente nella campagna per i candidati repubblicani, spiegando di avere "un'agenda fitta".

Carter ottenne Camp David, Trump incassa il no di Netanyahu


Una differenza importante tra le due presidenze riguarda proprio il Medio Oriente. Carter ottenne nel 1978 gli accordi di Camp David, che aprirono la strada alla pace tra Egitto e Israele dopo una trattativa lunga e paziente e restano, ancora oggi, la sua principale vittoria in politica estera. Il piano per Gaza elaborato dal Board of Peace, l'organismo voluto da Trump per seguire il dossier, prevede invece che Hamas ceda gradualmente le armi a una nuova amministrazione palestinese e che Israele riporti le proprie truppe sulla "linea gialla" stabilita dalla tregua.

Trump lo ha definito "storico", ma domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aprendo una riunione di governo, lo ha platealmente respinto con queste parole: "Israele respinge il documento in 15 punti", ha detto, aggiungendo che l'esercito israeliano non si ritirerà finché Hamas non sarà realmente disarmata. Poche ore dopo Hamas ha invece confermato la propria adesione al piano.

Nel frattempo gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato il mese scorso un blocco navale contro l'Arabia Saudita nel Mar Rosso e domenica hanno rivendicato un attacco con droni contro la raffineria di Saudi Aramco a Jazan. L'incendio provocato dall'attacco è stato spento senza causare feriti. Lunedì, nello Studio Ovale, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti controllano "al 100%" lo Stretto di Hormuz, pur ammettendo che l'Iran "può creare problemi". Il risultato è che il prezzo del petrolio è tornato a salire, mentre il consenso per il presidente è sceso ai livelli più bassi registrati nei suoi due mandati.


Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

I droni ucraini hanno eliminato una brigata americana in un'esercitazione in Germania


All'esercitazione Combined Resolve, in aprile e maggio, gli operatori ucraini del reggimento Nemesis hanno eliminato una brigata corazzata americana

Gli operatori di droni ucraini hanno eliminato un'intera brigata corazzata dell'esercito americano durante un'esercitazione militare in Germania, dove hanno individuato e colpito senza difficoltà i mezzi blindati statunitensi. Lo ha rivelato il Wall Street Journal.

L'esercitazione, chiamata Combined Resolve, si è svolta tra aprile e maggio ed è durata due settimane. Vi hanno preso parte circa 3.500 militari americani, in gran parte della 3ª Brigata corazzata della 1ª Divisione di cavalleria, arrivata a turno da Fort Hood, in Texas. Il loro compito era attaccare una posizione difesa dal reparto che al poligono interpreta il nemico, rinforzato dai soldati ucraini del 412° reggimento dei sistemi senza pilota, chiamato Nemesis.

I mezzi corazzati pesanti mandati all'attacco sollevavano polvere e sono stati facili da individuare per i droni da ricognizione ucraini. Dietro quelli da ricognizione, sul campo di battaglia reale, arrivano i droni che sganciano esplosivo e quelli first-person view, pilotati a distanza con un visore che trasmette le immagini della telecamera di bordo e che si schiantano contro il bersaglio.

Nelle esercitazioni di questo tipo si usano raramente munizioni vere. Di solito un drone resta sospeso sopra un veicolo o gli si avvicina abbastanza perché un osservatore assegni l'abbattimento. I droni ucraini lo facevano così in fretta che i mezzi americani dovevano essere rimessi in campo come unità nuove, "re-spawned" nel gergo dei videogiochi, per non fermare l'esercitazione.

La guerra dei droni

I droni ucraini hanno «eliminato» una brigata corazzata americana


All’esercitazione Combined Resolve, in Germania, gli operatori del reggimento Nemesis hanno individuato e colpito i blindati statunitensi così in fretta da costringere i comandi a rimetterli in campo come unità nuove: il «respawn» dei videogiochi.

Grafica di FocusAmerica

Poligono di Hohenfels · aprile–maggio 2026 Eliminazioni e respawn


I mezzi pesanti sollevavano polvere ed erano facili da individuare. Nelle esercitazioni basta che un drone resti sospeso sul veicolo perché un osservatore assegni l’abbattimento: i blindati venivano eliminati così in fretta da dover rientrare in campo come unità nuove.

3.500
vs
412°
militari USA in campo, in gran parte della 3ª Brigata corazzata della 1ª Divisione di cavalleria
il reggimento ucraino di sistemi senza pilota «Nemesis», schierato con la forza avversaria

Catena d’attaccoL’attacco Sconfitte NATOSconfitte DivarioDivario

Tre ondate, un bersaglio


Sul campo di battaglia reale i droni lavorano in sequenza: prima gli occhi, poi le armi.

FASE 1
Ricognizione

Il drone osservatore individua i blindati dalla polvere che sollevano e trasmette la posizione.
All’esercitazione
A Hohenfels è bastata questa fase: i mezzi in movimento erano visibili senza difficoltà.


FASE 2
Bombardamento

Il drone d’attacco resta sospeso sopra il veicolo e sgancia l’esplosivo.
All’esercitazione
Qui niente munizioni vere: l’abbattimento lo assegna un osservatore, e i droni di Nemesis lo ottenevano in pochi istanti.


FASE 3
Impatto FPV

Il drone con visore in prima persona, guidato a distanza, si schianta sul bersaglio.
All’esercitazione
In Ucraina è l’arma che ha svuotato di blindati ampi tratti della linea del fronte.

Non è la prima volta


Da tre anni gli operatori ucraini vincono ogni confronto simulato con gli eserciti occidentali.

Droni ucraini
3
vittorie

Eserciti occidentali
0

  • 2023

    Fronte ucraino

    Un ufficiale americano capovolge la lezione

    Stati UnitiUcraina

    Impegnato nell’addestramento delle truppe di Kyiv, si convince che sono gli americani a dover imparare dagli ucraini. Il programma che mette a punto viene poi adottato da altri reparti dell’esercito.

  • 2025Maggio

    Area baltica

    Tre eserciti NATO battuti in una sola esercitazione

    Regno UnitoEstoniaStati Uniti

    Gli operatori ucraini superano senza difficoltà i reparti schierati contro di loro. Stesso esito nelle esercitazioni britanniche.

    Vittoria dei droni ucraini

  • 2026Primavera

    Esercitazione a guida svedese

    I team ucraini prevalgono di nuovo

    SveziaAlleati NATO

    Lo confermano ai media locali i responsabili svedesi che hanno diretto le manovre.

    Vittoria dei droni ucraini

  • 2026Aprile–maggio

    Hohenfels, Germania

    Una brigata corazzata americana «eliminata»

    3ª Brigata corazzata

    Il 412° Nemesis annienta reparti dotati dei sistemi standard di guerra elettronica e anti-drone. A metà esercitazione gli ucraini cambiano campo e insegnano agli americani l’attacco con i droni.

    Vittoria dei droni ucraini

L’esperienza che i soldi non comprano


Il Pentagono ha investito molto nei droni. Ma il vantaggio ucraino nasce al fronte.

Ucraina VS Stati Uniti

Quasi 4 anni e mezzo di guerra dei droni contro la Russia.
Esperienza
Primi a usare droni a lungo raggio in guerra, ma senza il fronte come palestra.

Velivoli a basso costo, riparati e adattati di continuo.
Investimenti
Miliardi di dollari del Pentagono in tecnologie e reparti specializzati.

Riparano e armano i droni in combattimento, sotto il fuoco nemico.
Sotto il fuoco
Nessuna esperienza di manutenzione dei droni al fronte.

Il fronte è quasi privo di blindati: i droni li distruggono in massa.
Sul campo
Colpiti dai droni iraniani in Medio Oriente: soldati uccisi e feriti.

La convergenza

Gli americani a Hohenfels hanno imparato in fretta: dispersione, occultamento, guerra elettronica, poi l’attacco con i droni insegnato dagli stessi ucraini. Washington sta ora provando droni ucraini da acquistare, ha usato in Iran sistemi anti-drone collaudati al fronte ucraino e, come riferito a maggio dal Segretario alla Difesa Hegseth, ha aumentato i militari inviati in Ucraina a studiare la guerra dei droni.

«È fondamentale che le Forze Armate americane lo imparino e finora, purtroppo, non sembra essere così.»

Eliot Cohen, Center for Strategic and International Studies

Fonte: Wall Street Journal, agosto 2026 Esercitazione Combined Resolve, Hohenfels (Germania)

I reparti in rotazione erano equipaggiati con i sistemi standard di guerra elettronica e anti-drone. Le nuove Mobile Brigade Combat Teams, che hanno l'equipaggiamento e le tattiche più recenti, se la sono cavata molto meglio in altre esercitazioni, ha detto un responsabile dell'esercito.

Nelle due settimane lo scenario è stato ripetuto più volte e le prestazioni americane sono migliorate, perché i soldati hanno imparato a disperdersi, a nascondersi e a usare i sistemi di guerra elettronica. A metà dell'esercitazione gli ucraini hanno cambiato schieramento e hanno insegnato agli americani a usare i droni in attacco, cosa che questi ultimi hanno poi fatto con efficacia.

Esercitazioni come Combined Resolve servono proprio a mettere i reparti in condizioni di combattimento realistiche e le sconfitte sono considerate parte dell'addestramento. I comandi americani in Europa negli ultimi anni hanno approfittato della presenza dei militari ucraini per trasferire ai soldati statunitensi e alleati l'esperienza accumulata al fronte.

Gli Stati Uniti sono stati i primi a usare droni a lungo raggio in guerra e il Pentagono, il Ministero della Difesa americano, ha speso miliardi di dollari per comprare nuove tecnologie di droni e anti-droni e ha creato reparti specializzati per impiegarle. In Medio Oriente le forze americane hanno però faticato a difendersi dai droni iraniani a lungo raggio, che hanno ucciso e ferito soldati e distrutto velivoli.

Eliot Cohen, studioso del Center for Strategic and International Studies, uno dei principali centri studi di Washington sulla politica internazionale, ha detto al Wall Street Journal che l'esperienza recente sui campi di battaglia mostra quanto i droni di ogni tipo siano ormai essenziali nella guerra moderna. "È fondamentale che le Forze Armate americane lo imparino e finora, purtroppo, non sembra essere così", ha detto.

I militari ucraini sono diventati esperti nell'uso dei droni in quasi 4 anni e mezzo di combattimenti contro la Russia: gli operatori e il personale di supporto sanno ripararli e adattarli di continuo. Anche le forze di Mosca hanno però acquisito capacità preziose in questo campo. Gli operatori americani non hanno invece esperienza di riparazione e armamento dei droni sotto il fuoco nemico.

In Ucraina i carri armati e gli altri mezzi corazzati vengono distrutti in numero così alto che ampie parti della lunghissima linea del fronte sono ormai quasi prive di blindati. Alcuni ufficiali americani ritengono però che i droni siano particolarmente letali in questa guerra perché il conflitto è arrivato a un punto di stallo, con poco movimento sul terreno. In una guerra di manovra, dicono, il carro armato tornerebbe a contare.

Valeriy Zaluzhniy, ex comandante in capo delle Forze Armate ucraine, sostiene invece che la tecnologia dei droni ha reso per ora impraticabile la guerra di manovra tradizionale e che questo spiega la staticità del fronte orientale. Russia e Ucraina stanno ora entrambe cercando la prossima svolta tecnologica o tattica capace di restituire movimento al campo di battaglia. Resta il fatto che, stante la situazione attuale, l’esercitazione svolta in Germania ha mostrato che gli Stati Uniti potrebbero avere serie difficoltà a proteggere i propri mezzi corazzati mentre avanzano.

Nel 2023 un ufficiale di fanteria statunitense impegnato nell'addestramento delle truppe di Kyiv si era reso conto che erano gli americani a dover imparare dagli ucraini e non il contrario, e aveva messo a punto un programma di addestramento poi adottato da altri reparti dell'esercito. Nel maggio dell'anno scorso gli operatori ucraini avevano già battuto senza difficoltà, in un'esercitazione nell'area baltica, i reparti della NATO schierati contro di loro: britannici, estoni e un contingente americano.

Questa primavera le forze svedesi hanno guidato un'esercitazione con gli alleati della NATO in cui i team ucraini di droni hanno di nuovo prevalso, come hanno detto responsabili svedesi ai media locali. Anche le esercitazioni britanniche si erano concluse con vittorie facili degli ucraini.

Nonostante i rapporti con Kyiv si siano più volte incrinati, l'Amministrazione del presidente Trump si sta avvicinando all'Ucraina sul terreno dei droni. Gli Stati Uniti stanno provando droni ucraini da acquistare e hanno usato in Iran, per difendere i propri soldati, sistemi anti-drone collaudati in quella guerra. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth a maggio ha detto ai senatori di aver aumentato il numero di militari americani mandati in Ucraina a studiare proprio la guerra dei droni.


L’Iran detta le condizioni su Hormuz, gli arsenali Usa frenano Trump


Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha posto oggi sei nuove condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile. Secondo quanto da lui affermato, gli Stati Uniti devono:

  1. smettere di minacciare l'Iran e di offendere i simboli sacri della nazione iraniana;
  2. porre definitivamente fine alla guerra contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. revocare il blocco navale e allontanare le proprie forze dall'area medio orientale;
  4. risarcire integralmente i danni causati dalla guerra;
  5. cancellare le sanzioni imposte contro l'Iran;
  6. sbloccare i fondi iraniani congelati.

"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto", ha affermato Zolghadr.

La nuova lista di richieste iraniana è arrivata proprio mentre a Washington veniva data per imminente un'intesa capace di far ripartire i traffici nel braccio di mare che si trova tra Iran e Oman. La Casa Bianca non ha commentato. Il cessate il fuoco di giugno invece subordinava la revoca completa delle sanzioni a un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, mentre per sbloccare i fondi congelati gli Stati Uniti hanno sempre preteso che Teheran rinunciasse all'uranio altamente arricchito in suo possesso.

Le nuove richieste di Zolghadr aumentano così la pressione sul presidente Donald Trump, che conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell'energia in vista delle importanti elezioni di metà mandato di novembre. La benzina è arrivata a 4,02 dollari al gallone, contro i 3,16 di un anno fa: un rincaro che pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni. Nell'ultima settimana, secondo la società di analisi dei dati marittimi Kpler, hanno attraversato lo stretto poco più di 10 navi al giorno, contro le 130 in media dei mesi precedenti alla guerra. Prima del conflitto passava da Hormuz circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Lo stretto conteso
Hormuz, il ricatto di Teheran
L’Iran detta sei condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli arsenali americani si svuotano e la benzina supera i 4 dollari al gallone.
Grafica di FocusAmerica

Il traffico strozzato
Da 130 navi al giorno a una manciata
Ogni punto sulla rotta rappresenta 10 transiti giornalieri attraverso lo Stretto.

Prima della guerra Oggi
Iran Oman E.A.U.
Stretto di Hormuz
~39 km nel punto più stretto

Prima della guerra 130

Oggi ~10
navi al giorno, media dei mesi precedenti al conflitto
navi al giorno nell’ultima settimana

Prima del conflitto da Hormuz passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Le richieste di Teheran
Le sei condizioni per riaprire lo Stretto
Sono state poste da Mohammad Bagher Zolghadr, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Tocca ogni voce per leggere il contesto.

Il prezzo per Washington
Arsenali svuotati, benzina sopra i 4 dollari
La guerra ha consumato gran parte degli intercettori americani, mentre il caro carburante pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Intercettori rimasti Consumati durante la guerra
Per i THAAD il ritorno ai livelli precedenti alla guerra non è previsto prima del 2029. Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike sono in larga parte esaurite.
Benzina, media nazionale USA (al gallone)

3,16 $
un anno fa

4,02 $
oggi · +27%

soglia dei 4 $

3,00 $4,25 $

Ad aprile la media nazionale ha superato i 4 dollari per la prima volta da agosto 2022. La Casa Bianca conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell’energia prima del voto di novembre.

Fonti: Kpler (traffico navale); CSIS, stime del 27 luglio 2026 (intercettori); AAA (benzina); EIA (flussi energetici). Dati all’8 agosto 2026.

Sempre oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro una petroliera dell'Adnoc, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, almeno 15 navi di questa società sono state attaccate e tra gli equipaggi si contano 1 morto e 20 feriti. Abu Dhabi ha parlato di un atto di pirateria dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Anche Arabia Saudita, Qatar e Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato l'attacco, mentre Doha ha chiesto ancora una volta la riapertura incondizionata dello Stretto.

Ci sono anche dei segnali di allentamento della pressione. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato oggi all'agenzia iraniana Tasnim che Teheran e Muscat sono "molto vicine" a un accordo. Ha però aggiunto che la riapertura dipende da altre condizioni, tra cui un risarcimento statunitense per le violazioni del Memorandum di Islamabad. Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian devono però fronteggiare l'opposizione dei conservatori, contrari a qualsiasi intesa con gli americani.

In un'intervista a Fox News, il vicepresidente JD Vance ha definito le trattative "a metà strada", ridimensionando l'ottimismo espresso nei giorni scorsi da altri alti funzionari, che le avevano descritte come quasi concluse. Stando a quanto afferma Vance, restano da definire lo schema di navigazione, le operazioni di sminamento e l'impegno iraniano a non aprire più il fuoco contro le navi mercantili. Vance non ha precisato che cosa Washington sia disposta a concedere e ha insistito sulla leva negoziale americana: "Stanno soffrendo parecchio. Vogliono che questa storia finisca".

Washington cerca una via d'uscita


Nelle ultime settimane è stato però il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, a cercare di far capire agli altri consiglieri del presidente che occorre trovare una via d'uscita a tutti i costi. Un'ulteriore escalation rischierebbe infatti di ritorcersi contro gli Stati Uniti, mentre una sola campagna di bombardamenti aerei difficilmente permetterebbe di raggiungere i risultati promessi, secondo tre fonti sentite dalla CNN.

Caine ha discusso delle sue preoccupazioni con il direttore della CIA John Ratcliffe, il Segretario di Stato Marco Rubio e con lo stesso Vance. "La potenza aerea ha i suoi limiti", aveva già avvertito durante un'audizione pubblica il mese scorso, quando Trump sembrava pronto ad autorizzare quella che aveva definito un'operazione "massiccia", prima di rinunciare dopo essersi confrontato con gli alleati mediorientali, preoccupati da possibili ritorsioni contro le proprie infrastrutture energetiche.

Arsenali svuotati e deterrenza indebolita


Sulla decisione ha pesato anche il difficile stato degli arsenali missilistici americani. La campagna militare contro l'Iran ha consumato più di 1.500 intercettori Patriot: ne restano meno di 830, rispetto ai circa 2.330 disponibili all'inizio della guerra, secondo il Center for Strategic and International Studies. Tre fonti hanno descritto queste stime come vicine ai dati interni del governo. Gli intercettori THAAD, progettati per abbattere i missili balistici, sono scesi da 452 a meno di 280 e il ritorno ai livelli precedenti non è previsto a questo punto prima del 2029.

Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike, che consentono di colpire obiettivi da centinaia di km di distanza, sono in larga parte esaurite. Restano più di 100.000 bombe guidate, ma devono essere sganciate più vicino al bersaglio, esponendo così gli aerei statunitensi al fuoco della contraerea iraniana. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt continua a negare ufficialmente che vi sia una penuria di munizioni, mentre Trump ha ordinato una caccia alle talpe e chiesto incriminazioni penali per chi ha trasmesso alla stampa informazioni classificate.

A Kyiv, intanto, le forniture di missili antiaerei degli alleati occidentali si sono ridotte a un terzo rispetto al 2025, ha dichiarato questa settimana Volodymyr Zelensky. Mercoledì la contraerea ucraina non ha intercettato nessuno dei 28 missili lanciati dalla Russia. Il risultato è stato che almeno 17 persone sono morte a Kyiv e nella regione circostante. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Trump aveva già respinto la richiesta ucraina di alcune centinaia di intercettori Patriot. Quando gli è stato chiesto di spiegare la decisione, ha risposto che quei missili servono anche agli americani.

Tuttavia, il trasferimento di armi verso il Medio Oriente ha indebolito soprattutto i dispositivi americani in Asia. Il comando statunitense dell'Indo-Pacifico ha dovuto cedere Tomahawk e altri missili che sarebbero cruciali in un eventuale scontro con la Cina, mentre dalla Corea del Sud sono stati trasferiti centinaia di missili intercettori, un gruppo portaerei e alcuni cacciatorpediniere. Alcuni funzionari temono che Seoul e Tokyo possano ora perdere fiducia nella protezione convenzionale degli Stati Uniti e valutare lo sviluppo di un proprio deterrente nucleare.

Anche potenze rivali come Mosca e Pechino stanno attentamente monitorando le scorte americane attraverso il bilancio approvato dal Congresso, gli annunci delle aziende della difesa e i propri satelliti spia. Tom Karako, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al New York Times che è in corso un "annientamento generazionale dei mezzi della deterrenza convenzionale". Secondo Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, i quattro anni di guerra in Ucraina hanno già mostrato ai pianificatori militari russi quanto lentamente l'industria americana sia in grado di aumentare la propria produzione. Il rischio è che Mosca finisca per rivalutare il rapporto di forze con la NATO in una direzione sfavorevole a Washington.

Più a lungo si prolunga lo scambio di attacchi con l'Iran, più si assottigliano le scorte di munizioni e diventa evidente la vulnerabilità americana, osserva Todd Harrison dell'American Enterprise Institute. Per la Casa Bianca cresce quindi l'urgenza di ottenere almeno una vittoria simbolica da presentare agli elettori prima del voto di novembre. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta il risultato più immediato e politicamente spendibile. Teheran ne è pienamente consapevole e proprio per questo continua ad alzare la posta.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il socialismo non sfonda in America, ma il capitalismo è al suo minimo storico


Nell'ultima rilevazione Gallup il 30% degli americani dice che il socialismo non ha nulla di positivo e un altro 15% non sa indicare niente. Il capitalismo si ferma al 54% di opinioni positive, il valore più basso mai misurato, e tra i democratici è sceso al 42%.

Quasi la metà degli americani non riesce a dire cosa ci sia di buono nel socialismo. Alla domanda aperta su quali siano i suoi aspetti positivi, il 30% risponde "niente" e un altro 15% non sa indicare nulla, secondo la rilevazione che Gallup ha diffuso all'inizio di agosto. L'indagine è stata condotta con questionari web dall'1 al 14 dicembre 2025 su un campione casuale di 2.020 adulti iscritti al panel dell'istituto.

Le critiche di chi risponde nel merito si distribuiscono su fronti diversi: il 21% cita l'inefficienza economica, il 19% l'invadenza dello Stato, il 18% il venir meno degli incentivi al lavoro, il 17% la riduzione della libertà e delle opportunità, l'11% la corruzione e il fallimento del sistema. Tra chi invece vede qualcosa di positivo, il 26% indica la rete di protezione sociale, cioè servizi di base accessibili che vanno dalla sanità all'istruzione alla casa, mentre il 23% cita l'uguaglianza e una distribuzione più equa della ricchezza.

Sondaggi · L’America e le ideologie economiche

Quasi metà degli americani non sa dire cosa ci sia di buono nel socialismo

Alla domanda aperta di Gallup il 30% risponde «niente» e un altro 15% non indica nulla. Chi lo apprezza cita la protezione sociale e l’uguaglianza; le critiche vanno dall’inefficienza economica all’invadenza dello Stato.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

«Che cosa c’è di buono nel socialismo?»
45%

degli americani non indica alcun aspetto positivo: su 100 intervistati, 30 rispondono «niente» e 15 non sanno cosa dire.

«Niente» — 30% Non sa rispondere — 15% Indica almeno un aspetto — 55%
La stessa quota, per gli altri sistemi: Libera impresa 27% Capitalismo 22%

Le risposte nel merito

Il socialismo promette sicurezza, ma per molti costa libertà ed efficienza


Percentuale di americani che citano ciascun tema. Tocca una voce per il dettaglio e lo spaccato per partito.

Il buono55% indica qualcosa
Rete di protezione sociale 26%

Sanità, istruzione, casa e altri servizi di base a costi accessibili.

Uguaglianza e redistribuzione 23%

Meno divisioni di classe e una distribuzione più equa della ricchezza.

Sostegno a poveri e lavoratori 9%

Aiuti ai più svantaggiati e tutele per la classe lavoratrice.

Controllo pubblico o collettivo 6%

Un ruolo più forte dello Stato e delle comunità nell’economia.

Benessere della comunità 4%

Legami sociali più solidi e un tenore di vita migliore.

Il male75% indica qualcosa
Inefficienza economica 21%

Tasse più alte, crescita lenta, meno innovazione e concorrenza.

Invadenza dello Stato 19%

Governo troppo grande, abusi di potere, derive verso il comunismo.

Meno incentivi al lavoro 18%

Scoraggia l’impegno, premia la mediocrità, crea dipendenza dai sussidi.

Meno libertà e opportunità 17%

Limita i diritti individuali, la scelta e la possibilità di prosperare.

Corruzione e fallimenti del sistema 11%

Un sistema giudicato incline agli abusi e che «non funziona mai».

Domande aperte con risposte multiple: i totali non sommano a 100. Tra le critiche, un ulteriore 5% risponde che nel socialismo «è tutto sbagliato».

Il divario

Chi risponde «niente»: un’America divisa per partito e per età


Per partito
Democratici Indipendenti Repubblicani 11% 33% 54%

Tra democratici e repubblicani ci sono 43 punti di distanza.

Per età
18–34 anni 55 anni e oltre 13% 42%

Il divario tra le generazioni è di 29 punti.

0 20 40 60%

Il contesto

La libera impresa piace quasi a tutti, il capitalismo sempre meno


Percentuale di giudizi positivi su ciascun sistema, agosto 2025.

81%
Libera impresa
Il sistema che piace quasi a tutti

54%
Capitalismo Minimo storico
Mai così in basso da quando Gallup lo misura

39%
Socialismo
Positivo per quattro americani su dieci

Fonte Gallup, «How Americans View Capitalism, Socialism and Free Enterprise», 6 agosto 2026. Risposte aperte: sondaggio web 1–14 dicembre 2025 su 2.020 adulti (margine di errore ±5 punti). Giudizi positivi sui tre sistemi: rilevazione di agosto 2025.

Il capitalismo scivola al suo minimo storico


Il capitalismo raccoglie invece il giudizio positivo del 54% degli americani, il valore più basso che Gallup abbia mai registrato da quando ha iniziato a misurare questo indicatore. Nel 2021 era al 60%, un livello attorno al quale si era mantenuto in quasi tutte le rilevazioni precedenti. Il dato viene dal sondaggio condotto dall'1 al 20 agosto 2025 e pubblicato l'8 settembre dello stesso anno, che assegnava al socialismo il 39% di giudizi positivi contro il 57% di negativi.

Democratici e indipendenti hanno perso 8 punti ciascuno rispetto al 2021, mentre tra i repubblicani non cambia nulla: tre quarti continuano a giudicare positivamente il sistema economico americano. Per la prima volta meno della metà degli elettori democratici, il 42%, dà un giudizio positivo del capitalismo, mentre gli indipendenti si fermano al 51%.

La stabilità del dato complessivo sul socialismo nasconde uno spostamento profondo. Nel 2010 lo giudicava positivamente il 50% dei democratici, poi circa due terzi, un livello raggiunto in tutte e tre le rilevazioni dal 2019 in poi. L'aumento è stato compensato dal movimento opposto tra i repubblicani, mentre gli indipendenti sono rimasti sostanzialmente fermi.

I democratici sono così l'unico gruppo che preferisce chiaramente il socialismo al capitalismo, 66% contro 42%. Gli indipendenti restano più favorevoli al mercato, 51% contro 38%, i repubblicani in modo netto, 74% contro 14%. Tra gli elettori democratici il sorpasso è avvenuto nel 2016 e da allora il divario si è allargato fino a 24 punti, in una fase in cui il senatore Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani, che da gennaio è sindaco di New York, si definiscono socialisti democratici e chiedono un ruolo dello Stato molto più ampio in economia.

La piccola impresa è promossa, le grandi corporation no


La piccola impresa raccoglie i giudizi positivi del 95% degli intervistati e in generale la libera impresa dell'81%. Gli americani, insomma, non hanno smesso di credere nel libero mercato: quando però questo prende la forma della grande impresa, i giudizi positivi scendono al 37% e quelli negativi salgono al 62%.

Il crollo della popolarità delle grandi corporation è recente e rapido: 9 punti persi nel 2025, dopo i 6 persi nel 2021. Nel 2019 le promuoveva ancora il 52% degli americani, mentre il massimo storico resta il 58% ottenuto nel 2012. Oggi le giudicano positivamente il 60% dei repubblicani, il 36% degli indipendenti e il 17% dei democratici. Gli ultimi due sono i minimi assoluti per quei gruppi. Rispetto al 2021 i democratici hanno perso 17 punti, gli indipendenti 10, mentre i repubblicani sono fermi, pur restando molto sotto il 78% del 2019.


La socialista Francesca Hong è la favorita nelle primarie per il governatore del Wisconsin


Gli elettori del Wisconsin votano oggi, martedì 11 agosto, nelle primarie che assegnano le candidature per le elezioni del 3 novembre, quando lo stato sceglierà il nuovo governatore. L'attenzione nazionale è concentrata sulla corsa democratica, dove la favorita è Francesca Hong, deputata statale di 37 anni che si definisce socialista-democratica. Se vincesse la nomination e poi le elezioni, sarebbe la prima socialista dichiarata a guidare uno stato americano, oltre che la prima donna a governare il Wisconsin. Una parte del suo partito teme però che la sua candidatura consegni ai repubblicani uno degli stati più contesi del paese.

La corsa è aperta perché il governatore democratico Tony Evers, in carica da due mandati, ha deciso di non ricandidarsi. Chi vince la primaria democratica affronterà a novembre Tom Tiffany, deputato repubblicano al Congresso dal 2020, sostenuto dal presidente Donald Trump e senza veri rivali interni. Nel 2024 il Wisconsin ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese e cinque delle ultime sette elezioni presidenziali si sono decise qui per meno di un punto percentuale. I democratici puntano anche a conquistare le due camere del parlamento statale, oggi a maggioranza repubblicana, per ottenere il controllo completo dello stato per la prima volta dal 2010. Il governatore del Wisconsin certifica inoltre i risultati delle elezioni presidenziali e Tiffany nel 2021 votò contro la certificazione della vittoria di Joe Biden.

Le primarie del Wisconsin sono aperte, cioè gli elettori non si registrano per partito e ognuno può decidere in quale primaria votare, purché in una sola. Vince chi prende più voti, senza soglie né ballottaggi. Secondo i sondaggi, tra il 4 e il 6% dei votanti della primaria democratica si dichiara repubblicano, ma questi elettori sostengono soprattutto i candidati moderati. I seggi chiudono alle 20 locali (le 3 del mattino di mercoledì in Italia) e oltre 235mila persone hanno già votato in anticipo o per posta. Sulla scheda ci sono anche le primarie per il Congresso e per il parlamento statale. Nella stessa giornata si vota in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in due elezioni speciali in Alabama e South Carolina.

Hong è nata a Madison da genitori immigrati dalla Corea del Sud, ha lavorato come chef, ha gestito un ristorante e ancora oggi fa la barista part-time. Madre single, nel 2020 è diventata la prima asiatico-americana eletta all'Assemblea statale e rappresenta il centro di Madison, una delle zone più progressiste degli Stati Uniti. È iscritta ai Democratic Socialists of America, la principale organizzazione della sinistra socialista americana, dalla cui piattaforma nazionale ha comunque preso le distanze e da cui non ha ricevuto un sostegno ufficiale.

Il suo programma prevede di alzare il salario minimo statale da 7,25 a 20 dollari l'ora e di rendere gratuiti per tutti sanità e asili nido. Propone anche più fondi alla scuola pubblica e tasse più alte per i più ricchi. La sua proposta più riconoscibile è una moratoria di un anno sulla costruzione di nuovi data center, che intercetta una rabbia diffusa. Il 76% degli elettori dello stato ritiene infatti che i costi di questi impianti superino i benefici. La sua campagna, costruita dal basso con più di 7mila volontari, ha riempito un comizio di oltre mille persone con la deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar e lo streamer di sinistra Hasan Piker.

Il passato radicale di Hong è diventato il tema centrale del finale di campagna. Negli anni scorsi aveva chiesto di togliere i fondi alla polizia come primo passo verso la sua abolizione, aveva scritto di voler abolire il Senato degli Stati Uniti e a maggio aveva detto che il suo "mondo perfetto sarebbe un mondo senza prigioni". In un post del 2020, poi cancellato, aveva proposto di cancellare la festa del Ringraziamento, che considerava una celebrazione del colonialismo. Nelle ultime settimane ha ritrattato quasi tutto. Ha assicurato che non abolirà la polizia, ha definito "più che altro aspirazionali" le parole sulle carceri e "senza senso" l'idea di abolire il Senato. Il Ringraziamento, ha aggiunto, è la sua festa preferita. "Ho avuto delle uscite a caldo, delle pessime uscite su Twitter", ha detto ai giornalisti, "ma sono evoluta, ho imparato. Penso sia più disonesto non imparare". Nemmeno Bernie Sanders, il socialista democratico più noto del paese, prevede per ora di sostenerla.

La primaria è stata una delle più caotiche dell'anno. Il principale rivale di Hong è David Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, la più popolosa dello stato, che sarebbe il primo governatore afroamericano del Wisconsin. Crowley si era ritirato a inizio luglio, ma è rientrato in corsa dieci giorni dopo con l'appoggio di Evers, subito dopo il ritiro della vicegovernatrice Sara Rodriguez, travolta da irregolarità nella gestione dei conti della campagna.

A fine luglio ha abbandonato anche l'ex vicegovernatore Mandela Barnes, candidato democratico al Senato nel 2022, lo stesso giorno in cui il Milwaukee Journal Sentinel ha rivelato che il partito aveva esaminato in passato segnalazioni su suoi comportamenti inappropriati verso giovani donne, segnalazioni la cui esistenza la sua campagna nega. Restano in corsa, con consensi minimi, la senatrice statale Kelda Roys e l'ex dirigente dell'amministrazione statale Joel Brennan. Le schede però erano già state stampate, così i nomi dei ritirati compaiono ancora e chi aveva già votato per posta per uno di loro non può cambiare il proprio voto.

Il sondaggio della Marquette University, considerato il più affidabile dello stato, ha visto Hong al primo posto in tutte e cinque le rilevazioni pubblicate da ottobre. L'ultima la dava al 38% contro il 7% di Crowley, con un terzo di elettori ancora indeciso. Dopo il ritiro di Barnes un altro sondaggio le ha assegnato 22 punti di vantaggio e le medie stimano un margine intorno ai 20 punti.

Sondaggi · Wisconsin

Hong arriva al voto sopra il 40 per cento, Crowley si ferma al 20

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria democratica per governatore. Per mesi la corsa l’ha guidata Barnes intorno al 24 per cento, poi da giugno Hong è salita fino al 42,8 mentre il campo le si sfaldava intorno: le righe tratteggiate segnano i ritiri di Rodriguez (17 luglio, al 13,1) e di Barnes (30 luglio, al 18,7), e le loro linee si fermano lì. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto 17 luglio: Rodriguez 30 luglio: Barnes Hong 42,8 Crowley 20,3 Roys 8,9
La media si ferma al 4 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 11 agosto.

Attenzione. Crowley si è ritirato l’8 luglio per sostenere Rodriguez ed è rientrato il 18, quando lei ha lasciato: la sua linea non si interrompe, ma in quei dieci giorni corre senza rilevazioni. Barnes, Rodriguez e Hughes restano comunque sulla scheda. Brennan, mai sopra il 6 per cento, non è mostrato; quattro delle 15 rilevazioni sono sondaggi interni delle campagne o di istituti repubblicani, e nella media pesano la metà.

Fonte Elaborazione di Focus America su 15 sondaggi della primaria democratica raccolti da Wikipedia, aggiornati al 10 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le cinque linee.

Hong
Crowley
Barnes
Rodriguez
Roys

Martedì scorso, però, nel vicino Michigan il progressista Abdul El-Sayed ha vinto di misura la primaria democratica per il Senato nonostante i sondaggi lo dessero avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti. La campagna di Crowley sostiene che anche in Wisconsin la corsa sia più stretta di quanto sembri e cita un proprio sondaggio interno in cui Hong è avanti 42% a 24%. Il pareggio arriva solo ricalibrando il campione sull'elettorato più anziano del 2022 e leggendo agli intervistati delle descrizioni dei candidati, una tecnica considerata poco attendibile. Per ribaltare il risultato servirebbe quindi un errore ancora più grande di quello del Michigan. Qualche margine di incertezza esiste comunque, perché il consenso di Hong si concentra tra i giovani e gli elettori molto progressisti, mentre gli indecisi sono soprattutto anziani e moderati, cioè le categorie che alle urne vanno più spesso.

Il timore dei vertici democratici è che Hong perda a novembre. In un confronto diretto rilevato da Marquette a luglio, Tiffany era avanti su di lei tra gli elettori registrati, sia pure entro il margine di errore, mentre tra i votanti più probabili i due risultavano alla pari. Il 55% degli elettori dello stato ha inoltre un'opinione negativa dei socialisti democratici, contro il 25% che ne ha una positiva. Gli stessi repubblicani considerano Hong l'avversaria più facile da battere, al punto che comitati a loro vicini hanno speso milioni di dollari in spot che formalmente la attaccano, ma su temi che la rafforzano tra i progressisti, come la sua opposizione alle politiche di espulsione del presidente e la volontà di abolire l'ICE (l'agenzia federale per l'immigrazione).

Evers ha spiegato il suo sostegno a Crowley dicendo che Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter". David Axelrod, lo stratega delle vittorie di Barack Obama, ha scritto che una sua nomination danneggerebbe gli altri candidati democratici, definendola "una fonte di stramberie liberal da salotto dei professori". Hong ha risposto che quel commento è "un esempio perfetto del perché la classe dei consulenti continua a perdere le elezioni" e che i consulenti sono "determinati a tenere la classe lavoratrice fuori dalla politica", chiudendo con un invito: "Ho passato più tempo nelle cucine che nei salotti dei professori. Le andrebbe di venire in Wisconsin a fare con me il servizio della cena di un venerdì sera?".

Crowley usa l'argomento opposto: "C'è molta gente spaventata", ha detto, "è una socialista dichiarata". Secondo lui le elezioni statali si vincono con una coalizione fatta "non solo di democratici, ma di repubblicani e indipendenti"; ha comunque promesso che sosterrà Hong se vincerà la primaria. Lei risponde che la sua coalizione comprende anche "repubblicani e indipendenti stufi" e che "la persona che prende più voti è la più eleggibile". Tiffany ha già fissato la linea per l'autunno, dicendo che Hong "può rimangiarsi tutto quello che vuole, ma non può nascondere chi è", mentre l'ex governatore repubblicano Scott Walker ha descritto l'eventuale sfida tra i due come "buon senso contro follia pericolosa", prevedendo comunque una corsa combattuta.

Da 64 anni il Wisconsin elegge ogni nuovo governatore dal partito opposto a quello del predecessore, una tradizione che favorirebbe i repubblicani. Il partito del presidente in carica però perde quasi sempre le elezioni di metà mandato e l'approvazione di Trump nello stato è scesa al 38%, il suo minimo storico. Tiffany parte comunque con molti più soldi. Ha raccolto 13,3 milioni di dollari, più dell'intero campo democratico messo insieme, mentre Hong e Crowley hanno superato di poco il milione a testa. Lo spoglio comincerà nella notte italiana e il nome dello sfidante di Tiffany dovrebbe essere chiaro nella mattinata di mercoledì.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Paramount apre alla vendita della CNN per salvare la fusione con Warner


La cessione della rete televisiva è ora "sul tavolo" per chiudere la causa antitrust promossa da dodici Stati. Dal 1° ottobre scatterebbero penali da 7 milioni di dollari al giorno se l'operazione non venisse completata.

Paramount è disposta a vendere la CNN pur di chiudere la causa antitrust che minaccia l'acquisizione di Warner Bros Discovery da 110 miliardi di dollari. Lo ha detto mercoledì Makan Delrahim, responsabile legale del gruppo, intervenendo alla conferenza California Agenda organizzata da Politico: la cessione della rete, ha spiegato, è "sul tavolo" come possibile soluzione al contenzioso promosso da dodici Stati. È il segnale più esplicito finora che Paramount Skydance è pronta ad andare oltre le garanzie interne per salvare una delle fusioni mediatiche più delicate e politicamente controverse degli ultimi anni.

Warner Bros Discovery è infatti la società quotata che oggi controlla la CNN e il completamento dell'operazione porterebbe il gruppo guidato da David Ellison a controllare contemporaneamente CBS News e la rete all news. Il Wall Street Journal ha rivelato mercoledì che Paramount aveva già discusso al proprio interno la creazione di un comitato editoriale per la CNN e altre misure a tutela dell'indipendenza della redazione, in colloqui iniziati prima ancora del deposito della causa.

La scadenza del 30 settembre e il muro di Bonta


Sul negoziato incombe una scadenza precisa. Ellison ha comunicato ai dirigenti che dal 1° ottobre inizierà a trasferire fuori dalla California alcune attività del gruppo se la causa non sarà chiusa entro il 30 settembre. Delrahim è stato il primo dirigente ad ammettere pubblicamente questa possibilità. Dalla stessa data scatteranno, però, anche le penali da 7 milioni di dollari al giorno a favore degli azionisti di Warner Bros Discovery, che continueranno ad accumularsi finché l'operazione non sarà completata.

La coalizione guidata dalla California, che ha depositato la causa il 13 luglio insieme ad altri undici Stati, sostiene che il gruppo nato dalla fusione arriverebbe a controllare quasi un terzo della distribuzione cinematografica e circa un terzo dei canali del cavo di base. Il Procuratore Generale della California Rob Bonta ha mostrato scarso interesse per gli impegni proposti da Paramount: in un intervento pubblicato il 10 agosto su Deadline li ha definiti "promesse frammentarie" e ha descritto il procedimento come "una pura azione di applicazione delle norme antitrust".

Le accuse politiche e il precedente della CBS


Alla battaglia antitrust si è aggiunto anche lo scontro politico. Jamie Raskin, il democratico di più alto grado nella Commissione Giustizia della Camera, ha inviato mercoledì a Ellison una lettera in cui lo accusa di "collusione" con il presidente Donald Trump e chiede la sua presenza ad un'audizione pubblica, citando le notizie sulle presunte interferenze politiche alla CBS News e i rapporti del gruppo con la Casa Bianca.

Ellison, figlio dell'alleato di Trump Larry Ellison, ha replicato in un intervento sul New York Times sostenendo che "grandi organizzazioni giornalistiche come la CNN e la CBS News esistono per raccontare le cose in modo dritto e imparziale". Ha inoltre lasciato intendere che la causa non serva a tutelare la concorrenza, ma a impedire proprio a lui di diventare proprietario della CNN.

Le garanzie oggi offerte sull'indipendenza della CNN si portano però dietro un precedente ingombrante, perché assicurazioni analoghe erano già state fornite per la CBS. Paramount ha poi pagato 16 milioni di dollari, destinati alla futura biblioteca presidenziale di Trump, per chiudere la causa intentata dal presidente sul montaggio dell'intervista di "60 Minutes" a Kamala Harris nel 2024. Diversi corrispondenti della rete hanno denunciato interferenze politiche da quando Ellison ha nominato Bari Weiss, fondatrice di Free Press, alla guida della testata. La CBS News ha respinto tutte le accuse.

Londra dà il via libera


Fuori dagli Stati Uniti il quadro regolatorio si è invece sbloccato. Il Regno Unito ha approvato l'acquisizione dopo aver ottenuto impegni vincolanti per almeno cinque anni sulla programmazione in Gran Bretagna e sull'indipendenza editoriale del notiziario di Channel 5, che dovrà restare separato da CNN International e CBS News. La causa guidata dalla California rimane così il principale ostacolo al completamento dell'operazione.

Bonta non ha mai indicato pubblicamente quali cessioni strutturali sarebbe disposto ad accettare. In assenza di un accordo, il caso arriverà a processo davanti alla giudice federale Araceli Martínez-Olguín, con la prima udienza fissata per il 2 marzo 2027. Se i tempi restassero questi, le sole penali giornaliere potrebbero raggiungere diversi miliardi di dollari, anche se Paramount non ha confermato pubblicamente l'esistenza di un tetto massimo.


I democratici preparano inchieste sulle aziende vicine a Trump


I democratici della Camera stanno mettendo a punto una vasta strategia di indagini sulle società e sugli operatori finanziari che ruotano attorno a Donald Trump, rinunciando però all’idea di avviare immediatamente una procedura di impeachment qualora conquistassero la maggioranza alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo scrive Reuters, sulla base delle testimonianze di quattro persone informate sulle discussioni.

Deputati di primo piano e collaboratori delle varie Commissioni della Camera stanno valutando l'apertura di audizioni, l'emissione di citazioni a comparire e richieste documentali per ottenere le carte dei soggetti legati alla rete politica e imprenditoriale del presidente. L’idea è che indagare aziende private e operatori finanziari esterni possa produrre più risultati di uno scontro diretto con una Casa Bianca già pronta a opporsi a qualsiasi forma di controllo parlamentare.

Molti esponenti del Partito Democratico sostengono di aver imparato la lezione del primo mandato di Trump, quando il presidente fu messo in stato d’accusa due volte dalla Camera e assolto in entrambi i casi dal Senato. Le procedure di impeachment assorbono l’attività del Congresso e consentono al presidente di presentarsi come vittima di una campagna politica. I democratici vogliono invece ora utilizzare i poteri d’inchiesta della Camera dei Rappresentanti per esaminare le decisioni dell’Amministrazione e verificare se Trump abbia sfruttato la carica per favorire sé stesso, i suoi familiari, gli alleati o i suoi donatori.

Midterm 2026 · Il piano dei democratici

I democratici non puntano all’impeachment. Puntano alle carte

Se a novembre riconquistano la Camera, non apriranno subito una procedura di messa in stato d’accusa. Chiederanno invece i documenti alle aziende che fanno affari con l’amministrazione. Le prime lettere sono già partite.

Grafica di FocusAmerica 8 agosto 2026

Il calcolo di partenza

In 158 anni nessun presidente è mai stato condannato dal Senato


Quattro processi, otto votazioni finali, nessuna che abbia raggiunto la maggioranza dei due terzi. Ogni barra è la quota di senatori che hanno votato per la condanna, sulla votazione andata più vicina.

Soglia: due terzi

Nessuna barra tocca la linea rossa. Il caso più vicino resta il primo: nel 1868 ad Andrew Johnson salvò la presidenza un solo voto.

La strada che non prendono
Impeachment

Passa dal Senato, dove quella maggioranza non si è mai formata. Nel frattempo blocca il Congresso per mesi e permette al presidente di presentarsi come vittima.

La strada che prendono
Indagini

Non passa dal Senato. Bastano la maggioranza alla Camera e il potere di obbligare le aziende a consegnare i documenti: sei lettere sono già partite.

ILo strumento nuovo

Le prime lettere sono partite: quattro dossier e le cifre che ci stanno dietro


Ogni caso ha la forma del suo dato: una proporzione fuori scala, una composizione, un salto, una crescita. Tutte le barre sono disegnate in proporzione reale.

Sei lettere sono già partite. In rosso le tre di cui parliamo qui sotto, dove si aggiunge un quarto caso che una lettera non l’ha ancora ricevuta.

Nessuna indagine formale è stata aperta e non esiste ancora un elenco definitivo di obiettivi. Nessuna delle società citate è accusata di illeciti: Reuters scrive di non aver potuto stabilire se siano oggetto di contestazioni.

IILa sovrapposizione

Quattro nomi stanno da entrambe le parti: pagano la sala da ballo e compaiono nelle liste dei democratici


Prima i quattro nomi che ricorrono, poi l’elenco completo dei donatori.

AppleDonatore. Citata nelle discussioni per i contratti pubblici e i rapporti con l’amministrazione.
GoogleDonatore attraverso Alphabet, che ha già ricevuto una lettera per l’accordo da 24,5 milioni.
PalantirDonatore e grande appaltatore federale. Citata nelle discussioni per i suoi contratti.
Stephen A. SchwarzmanDonatore a titolo personale. Ha fondato Blackstone, anch’essa citata nelle discussioni.

Tutti e 37 i donatori
Citati nelle discussioni democratiche Legame personale con una società citata

La sala da ballo sorge al posto della East Wing, demolita nell’ottobre 2025. Il costo stimato, interamente a carico dei privati, è passato da 200 a 400 milioni di dollari: la Casa Bianca non ha reso noto quanto abbia versato ciascun donatore.

IIICome può finire

L’impeachment resta sul tavolo, ma alla fine della fila


La sequenza che i democratici hanno in mente, secondo le fonti citate da Reuters.

1
Adesso
Partono le lettere
Finché restano in minoranza, i democratici possono chiedere i documenti ma non possono obbligare nessuno a consegnarli.

2
3 novembre 2026
Il voto di metà mandato
I repubblicani controllano la Camera con un margine minimo e i sondaggi danno il vantaggio ai democratici.

3
Da gennaio 2027
Arrivano le citazioni a comparire
Con la maggioranza, la Camera può obbligare aziende e testimoni a consegnare le carte, convocare audizioni pubbliche e procedere per oltraggio al Congresso.

4
Solo se emergono prove
L’impeachment
«Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere», ha detto un collaboratore democratico.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Reuters (8 agosto 2026). Processi di impeachment: verbali del Senato degli Stati Uniti e Library of Congress (1868, 1999, 2020, 2021). Accordi e contratti: Dipartimento di Giustizia, atti depositati alla corte federale della California del Nord, Washington Post e Mother Jones. Fondo 1789 Capital: Fox Business e analisi della CNN sui dati dei contratti federali. Elenco dei donatori: Casa Bianca, ottobre 2025. Per ogni processo è riportata la votazione con il maggior numero di voti per la condanna.

Da Apple a Palantir, le società nel mirino


I repubblicani controllano attualmente la Camera dei Rappresentanti con un margine davvero ristretto, ed i sondaggi assegnano ai democratici un vantaggio in vista del voto di novembre. Il Partito che controlla la maggioranza alla Camera può emettere citazioni a comparire, obbligare testimoni e aziende a consegnare documenti, convocare audizioni pubbliche e avviare procedimenti per oltraggio al Congresso. I democratici, tuttavia, si aspettano che la Casa Bianca contesti o ignori le richieste indirizzate direttamente all’esecutivo.

Le aziende, gli appaltatori e le società finanziarie che intrattengono rapporti con l’Amministrazione diventerebbero così il principale canale per arrivare ai documenti. Secondo tre fonti, nelle discussioni sono stati citati nomi come Apple, Alphabet, Palantir, Blackstone, BlackRock e le società di Elon Musk, compresa Tesla, per i loro contratti pubblici, l’esposizione alle decisioni dei regolatori o i rapporti con la Casa Bianca. Non esiste però ancora un elenco definitivo e nessuna indagine formale è stata avviata.

Al centro delle discussioni ci sono anche i contratti del Dipartimento della Sicurezza interna, i finanziamenti per la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca al posto della East Wing, le donazioni delle aziende e i possibili scambi di favori. L’elenco dei 37 finanziatori del progetto della costruzione della sala da ballo comprende Apple, Amazon, Google, Meta, Microsoft, Lockheed Martin e Coinbase: si tratta in larga parte delle stesse società che i democratici stanno valutando di sottoporre a indagine.

Nel mirino figurano inoltre i veicoli finanziari legati alla famiglia Trump, tra cui 1789 Capital, la società di venture capital di cui è socio Donald Trump Jr., così come gli investimenti dei fondi sovrani stranieri in entità riconducibili ai Trump. La capitalizzazione del principale fondo di 1789 Capital è passato da 200 milioni a 2 miliardi di dollari nel corso del 2025.

Un’analisi della CNN, condotta sui dati dei contratti pubblici, ha rilevato che le società presenti nel suo portafoglio hanno registrato un forte aumento dei finanziamenti ricevuti da entità federali da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Poiché, però, i fondi sovrani stranieri sono fuori dalla portata delle Commissioni del Congresso, i democratici valutano di chiedere i documenti alle società e ai fondi statunitensi che hanno fatto da intermediari.

Le prime lettere e l’impeachment come ultima opzione


Robert Garcia, deputato della California, e Jamie Raskin, del Maryland, sono i principali esponenti democratici nelle Commissioni Vigilanza e Giustizia dell'attuale Congresso. Entrambi sostengono che le indagini già avviate saranno ampliate se il partito dovesse conquistare il controllo della Camera. Garcia ha parlato di "contratti opachi del Pentagono che riempiono le tasche dei figli del presidente", dei "miliardi in criptovalute" di Trump e di accordi poco trasparenti con i donatori.

Le prime lettere di richiesta sono già state inviate. Una è stata recapitata a Paramount Skydance per i suoi rapporti con la Casa Bianca e per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, un’operazione da 111 miliardi di dollari alla quale il Dipartimento di Giustizia ha dato il via libera a giugno, un anno dopo il pagamento di 16 milioni di dollari a Trump per chiudere la causa relativa a un servizio di "60 Minutes". Un’altra lettera è stata inviata a YouTube e alla controllante Alphabet per l’accordo da 24,5 milioni di dollari raggiunto nel settembre 2025, dei quali 22 milioni destinati alla Fondazione che finanzia la nuova sala da ballo della Casa Bianca.

Le richieste hanno raggiunto anche il gestore di carceri private GEO Group e la società di sicurezza Salus Worldwide Solutions, per i contratti firmati con il Dipartimento della Sicurezza interna, oltre ai trader di materie prime Vitol e Trafigura, coinvolti nella vendita del petrolio venezuelano disposta dall’Amministrazione dopo l’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.

GEO Group e Salus sono già entrati nel mirino della Commissione Vigilanza della Camera: Garcia ha aperto un’indagine su un presunto sistema di scambi di favori attorno a Corey Lewandowski, ex consigliere di Trump e per mesi consigliere del Dipartimento della Sicurezza interna. Fondata nel 2023 e priva di precedenti contratti federali, nel 2025 Salus si è aggiudicata un appalto triennale da quasi un miliardo di dollari per gestire i voli destinati ai rimpatri volontari.

Finché resteranno in minoranza, però, i democratici non potranno obbligare i destinatari a fornire i documenti richiesti. Le lettere servono però ad avvertire i possibili bersagli e a indicare quali carte il partito potrebbe pretendere dopo la sua probabile vittoria a novembre.

A giugno Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha detto a Meet the Press della NBC che il Partito non esclude l’impeachment in caso di vittoria, ma che la priorità sarà affrontare i problemi economici che incidono direttamente sul portafoglio degli elettori. La messa in stato d’accusa rimane dunque un’opzione qualora le indagini portassero alla luce prove sufficienti per procedere in questo senso, non la prima mossa. "Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere", ha promesso un collaboratore democratico.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La corsa all'IA fa esplodere il prezzo delle memorie: è la "chipflation"


L'indice dei prezzi alla produzione per i componenti elettronici è salito del 27,6% a giugno, il massimo dal 1966. I grandi gruppi dell'intelligenza artificiale bloccano le fornitura con contratti pluriennali e i produttori di smartphone ne pagano le conseguenze.

I prezzi dei chip di memoria stanno aumentando a un ritmo mai visto prima e la domanda legata all'intelligenza artificiale non accenna a rallentare. Il sottoindice dei prezzi alla produzione relativo a componenti e accessori elettronici, che misura in sostanza quanto le aziende pagano per acquistare semiconduttori e altri componenti, è cresciuto del 27,6% a giugno rispetto a un anno prima. È l'aumento più forte da quando la serie statistica esiste, cioè dal 1966: supera sia l'impennata registrata nel 1980, agli albori del personal computer, sia quella provocata dalla crisi delle forniture durante la pandemia.

Non tutti gli indicatori sui semiconduttori mostrano però aumenti altrettanto marcati. La ragione è che misurano categorie differenti: alcuni comprendono molti tipi di chip, mentre l'indice che sta registrando il balzo maggiore include soprattutto componenti particolarmente esposti alla corsa alle memorie RAM, pur comprendendo anche prodotti di altro tipo.

Il fenomeno ha già un nome: "chipflation". Il termine è stato coniato in una nota di Morgan Stanley del 3 giugno e indica l'inflazione provocata dall'aumento del costo dei chip. I suoi effetti si vedono già nei prezzi di smartphone e computer portatili, nelle somme che le aziende spendono per archiviare dati e utilizzare servizi cloud e nella corsa in Borsa dei produttori di semiconduttori. L'impatto sull'inflazione complessiva dovrebbe comunque restare limitato, perché computer e dispositivi elettronici rappresentano soltanto una piccola parte della spesa totale delle famiglie. La dimensione dell'aumento dei prezzi dei chip resta però senza precedenti.

Chipflation · La corsa alle memorie

I componenti elettronici non erano mai rincarati così in fretta

A giugno il prezzo alla produzione di componenti e accessori elettronici è salito del 27,6% in un anno: è il record da quando la serie esiste, cioè dal 1966. La domanda di memorie per l’intelligenza artificiale ha rovesciato una tendenza che durava da decenni.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Prezzi alla produzione dei componenti elettronici, variazione sui dodici mesi

Record precedente
16,8%

Giugno 2026
27,6%

Giugno 1980, agli albori del personal computer
Il valore più alto dall’inizio della serie

Durante la crisi delle forniture della pandemia il rincaro si era fermato a +4,8%: poco più di un sesto di quello di oggi.

Sessant’anni in un grafico

Una linea che non era mai arrivata fin qui


Variazione sui dodici mesi dell’indice, mese per mese dal dicembre 1966 al giugno 2026.

Grafico interattivo non disponibile: a giugno 2026 la variazione sui dodici mesi è del 27,6%, contro il 16,8% del giugno 1980 e il 4,8% dell’ottobre 2022.

Tocca la curva, o passa il mouse, per leggere un singolo mese.

Lo strappo è concentrato: a febbraio 2026 l’indice è salito del 9,4% in un solo mese, il rialzo mensile più forte mai registrato.

Il livello dei prezzi

Diciannove anni di ribassi cancellati in undici mesi


Qui non c’è la variazione, ma il valore dell’indice. Dopo una discesa durata trent’anni, i componenti elettronici costano oggi quanto nel gennaio 2007.

Grafico interattivo non disponibile: l’indice vale 86,6 a giugno 2026, contro 89,0 nel gennaio 2007, il picco di 119,9 nell’ottobre 1989 e il minimo di 63,7 nell’ottobre 2020.

−46,9%
Discesa dal picco dell’ottobre 1989 al minimo dell’ottobre 2020

+36,0%
Risalita dal minimo del 2020 al giugno 2026

+9,4%
Aumento nel solo mese di febbraio 2026, record della serie

Per decenni il prezzo di un gigabyte di DRAM si è ridotto di circa dieci volte ogni cinque anni. Secondo Morgan Stanley, nell’economia dell’intelligenza artificiale quella regola non vale più.

La catena della scarsità

I data center comprano per primi, agli altri resta quello che avanza


Meta, Microsoft e Alphabet si assicurano le memorie con contratti pluriennali. I produttori hanno già riorganizzato le priorità: tocca ogni mossa per i dettagli.

SK Hynix La capacità del 2026 è già esaurita+

L’azienda ha dichiarato che i volumi previsti per quest’anno sono sostanzialmente tutti impegnati. Chi non ha già firmato resta fuori.

Micron Lascia le memorie per i consumatori+

Ha abbandonato il mercato delle memorie vendute direttamente al pubblico per concentrarsi sui clienti dei data center, molto più redditizi.

Samsung Chiede fino al 20% in più+

Gli aumenti riguardano i contratti del terzo trimestre, con rincari ancora maggiori su alcune memorie destinate agli smartphone.

Che cosa resta per i prodotti di consumo

Smartphone−12,9%

Personal computer−11,3%

Consegne previste nel 2026, variazione rispetto all’anno precedente.

Le imprese continuano a ordinare per paura di restare senza componenti. Morgan Stanley ha ribattezzato questo comportamento FOMP, fear of missing procurement: non la paura di perdere un’occasione, ma quella di non riuscire più ad assicurarsi le forniture. Alcune memorie costano oggi oltre sei volte più di dodici mesi fa.

Dove finirà il conto

Poco sull’inflazione generale, molto su computer e telefoni


Impatto stimato da Morgan Stanley per l’intero 2026. Le due barre sono nella stessa scala.

Inflazione complessiva negli Stati Uniti +0,1 punti

Categoria che comprende computer e smartphone fino a +15 punti

L’effetto sull’indice generale resta contenuto perché computer e dispositivi elettronici pesano poco sulla spesa delle famiglie. Su quei prodotti, però, il rincaro può arrivare a essere centocinquanta volte più visibile.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati U.S. Bureau of Labor Statistics, serie WPU1178 (prezzi alla produzione di componenti e accessori elettronici, dati non destagionalizzati, indice 1982 = 100), aggiornata al giugno 2026 e consultata su FRED. Stime su contratti, consegne e inflazione: Morgan Stanley.

I data center comprano per primi, gli altri ciò che avanza


Alla base del rincaro c'è soprattutto una corsa per accaparrarsi una capacità produttiva limitata. I grandi operatori dei data center, da Meta a Microsoft e Alphabet, stanno assicurandosi le forniture di banchi di memoria attraverso contratti pluriennali firmati oggi per gli anni a venire. Di conseguenza, ai produttori di computer e telefoni resta da contendersi una quantità più ridotta di chip. E quando l'offerta scarseggia rispetto alla domanda, i prezzi salgono: secondo Morgan Stanley, alcune memorie finiscono per costare oggi oltre 6 volte più di dodici mesi fa.

I produttori hanno già adeguato le proprie strategie. SK Hynix ha dichiarato che la capacità produttiva prevista per il 2026 è sostanzialmente già esaurita. Micron ha abbandonato il mercato delle memorie destinate direttamente ai consumatori per concentrarsi sui clienti dei data center, molto più redditizi. Samsung ha invece chiesto aumenti fino al 20% sui contratti del terzo trimestre, con rincari ancora maggiori per alcune memorie destinate agli smartphone. Secondo le proiezioni del settore, nel 2026 le consegne di smartphone potrebbero così diminuire di circa il 12,9% e quelle di personal computer dell'11,3%.

Per decenni il funzionamento del mercato era stato esattamente opposto. Il prezzo di un gigabyte di DRAM, la memoria ad alta velocità utilizzata temporaneamente da server, computer e smartphone mentre elaborano i dati, si è ridotto all'incirca di dieci volte ogni cinque anni tra il 1957 e il 2020. "Questa tendenza non vale più nell'economia dell'intelligenza artificiale", scrivono gli analisti della banca. In altre parole, un componente che per decenni era diventato progressivamente più economico ora sta improvvisamente diventando più costoso. E per la prima volta da molto tempo l'elettronica di consumo rischia quindi di spingere i prezzi verso l'alto anziché verso il basso.

Le aziende comprano per paura di restare senza chip


Le conseguenze per i clienti finali arrivano attraverso diversi canali. "I chip di memoria sono facili da ignorare, finché il portatile non rallenta, il telefono non costa di più o, se sei un'azienda, non ti si impenna la bolletta del cloud", ha spiegato in un podcast a giugno Shawn Kim, responsabile del settore tecnologico per Europa e Asia di Morgan Stanley. Il Wall Street Journal ha rivelato lunedì che Apple sta testando le memorie della cinese CXMT proprio per far fronte all'aumento dei costi. Un eventuale accordo richiederebbe però il via libera della Casa Bianca, perché le restrizioni statunitensi attualmente in vigore normalmente impediscono un'intesa di questo tipo.

All'inizio dell'estate diversi analisti si aspettavano che il rincaro dei chip inducesse le aziende a ridurre gli investimenti tecnologici. È accaduto il contrario. Le imprese continuano a ordinare, temendo che aspettare significhi ritrovarsi senza componenti disponibili. Gli analisti di Morgan Stanley hanno definito questo comportamento non FOMO, la tradizionale "fear of missing out", cioè la paura di perdere un'occasione, ma FOMP: "fear of missing procurement", la paura di non riuscire più ad assicurarsi le forniture necessarie.

Quanti di questi rincari finiranno effettivamente sui prezzi pagati dai consumatori comincerà a diventare più chiaro mercoledì, con la pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo di luglio. Per l'intero anno 2026 Morgan Stanley stima un impatto di appena un decimo di punto percentuale sull'inflazione generale, ma un aumento fino a 15 punti percentuali nella categoria che comprende computer e smartphone. In altre parole, l'effetto sull'inflazione complessiva sarà probabilmente modesto, ma potrebbe essere molto evidente proprio su alcuni dei prodotti tecnologici più costosi acquistati dalle famiglie.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SMS e chiamate vocali non sono più considerati da Microsoft metodi MFA sufficientemente sicuri?


Partiamo da una considerazione importante: per un attaccante è generalmente più complesso compromettere un'autenticazione MFA che utilizza come secondo fattore un SMS o una chiamata vocale rispetto a un'autenticazione basata esclusivamente su username e password...

Il limite di questi metodi, tuttavia, risiede nell'infrastruttura su cui si appoggiano. SMS e chiamate vocali utilizzano infatti la rete telefonica, che non è stata progettata come sistema di autenticazione crittografica. In particolare, il secondo fattore di autenticazione trasmesso all'utente può essere letto, comunicato a terzi, intercettato o trasferito.

Quali attacchi possono compromettere la MFA tramite SMS?


Sono diversi gli scenari di attacco ai quali può essere esposta un'autenticazione che utilizza gli SMS come secondo fattore:

  • SIM Swapping: quando l'attaccante prende il controllo del numero telefonico

    L'obiettivo dell'attaccante è quello di ottenere il controllo del numero telefonico della vittima.
    Per farlo può raccogliere preventivamente informazioni personali attraverso tecniche di phishing e social engineering, malware, social network o altre fonti. Questi dati vengono poi utilizzati per impersonare la vittima presso l'operatore telefonico e richiedere l'attivazione di una nuova SIM associata allo stesso numero, provocando contemporaneamente la disattivazione di quella originale.
    A quel punto, un eventuale codice MFA inviato tramite SMS viene ricevuto direttamente dall'attaccante.
    Il SIM swapping non rappresenta un rischio puramente teorico. Anche in Italia sono stati documentati numerosi casi di frode nei quali gli attaccanti sono riusciti a ottenere una nuova SIM associata al numero telefonico della vittima.
    Il fenomeno è stato oggetto di interventi della Banca d'Italia, dell'Arbitro Bancario Finanziario, del Garante Privacy e di diverse pronunce dei tribunali italiani.



  • Social Engineering: colpire direttamente la vittima

    Non è sempre necessario compromettere l'infrastruttura telefonica per aggirare un secondo fattore basato su SMS. In molti casi, può essere più semplice convincere direttamente l'utente a fornire il codice di autenticazione.

    Immaginiamo che l'attaccante sia già in possesso di username e password della vittima, ottenuti, ad esempio, attraverso una precedente violazione o reperiti nel dark web.
    Per completare l'accesso, l'attaccante contatta direttamente la vittima fingendosi un membro del supporto IT e segnala un presunto problema di sicurezza o di accesso all'account.
    La vittima riceve quindi un vero SMS di autenticazione da Microsoft. Convinta di parlare con il supporto IT legittimo, comunica il codice all'attaccante.

    Il problema, in questo caso, è che il secondo fattore di autenticazione è un'informazione che l'utente può leggere e comunicare a un'altra persona.



  • Adversary-in-the-Middle: il furto della sessione autenticata

    In questo scenario l'attaccante inserisce un'infrastruttura proxy tra l'utente e il servizio di autenticazione legittimo.
    La vittima è convinta di interagire con il normale processo di autenticazione di Microsoft. In realtà, l'attaccante attraverso il proxy inoltra in tempo reale le risposte al servizio di Microsoft Online: username, password, risposta MFA, compreso l'eventuale codice ricevuto tramite SMS.

    Una volta completata correttamente l'autenticazione, l'obiettivo dell'attaccante è sottrarre il token o cookie della sessione autenticata.
    Questo può consentirgli di accedere da un altro dispositivo utilizzando l'identità della vittima oppure, in determinati scenari, di registrare un nuovo dispositivo e mantenere così la possibilità di autenticarsi nuovamente anche nei giorni successivi.

    Microsoft Threat Intelligence ha documentato diverse campagne AiTM nelle quali gli attaccanti sono riusciti a sottrarre token e cookie di sessione, accedere successivamente alle mailbox delle vittime e utilizzare gli account compromessi anche per attività di Business Email Compromise (BEC).


E le chiamate vocali?


Anche le chiamate telefoniche si appoggiano alla Public Switched Telephone Network (PSTN) e dipendono dal controllo del numero telefonico dell'utente.

Di conseguenza, tecniche come SIM swapping, portabilità fraudolenta del numero, social engineering e compromissione dell'infrastruttura telefonica possono incidere anche sull'affidabilità di questo metodo di autenticazione.

Microsoft dice addio a SMS e chiamate vocali per l'MFA


Microsoft ha annunciato un cambiamento importante per Microsoft Entra ID: dal 1° febbraio 2027 Microsoft non fornirà più direttamente il servizio di autenticazione tramite SMS e chiamate vocali.
È importante però chiarire un punto: Microsoft non eliminerà SMS e chiamate vocali come metodi MFA in assoluto. Cesserà invece di offrirne direttamente il servizio di recapito all'interno di Microsoft Entra ID.

Vediamo quindi quali saranno le principali tappe di questa transizione dopo le vacanze estive:

  • Dal 1° settembre 2026
    • Le passkey diventeranno il metodo di autenticazione predefinito in Microsoft Entra ID.
    • L'impostazione di Registration Campaign per Passkey verrà automaticamente aggiornato a Microsoft Managed
    • Microsoft guiderà gli utenti verso la registrazione di una passkey attraverso una procedura dedicata, in particolare nei seguenti casi:
      • utenti che sono abilitati nei metodi di autenticazione in Entra per utilizzo di SMS o chiamate vocali;
      • utenti che hanno registrato solo SMS o chiamate vocali come metodo MFA;
      • utenti che hanno registrato SMS/chiamata vocale insieme ad altri metodi di autenticazione (esclusi Passkey ovviamente) quale per esempio Microsoft Authenticator.


    • In questa prima fase l'utente potrà comunque selezionare l'opzione “Skip for now” e rimandare la registrazione.


  • Dal 1° febbraio 2027
    • Microsoft ritirerà il proprio servizio di recapito SMS e chiamate vocali per MFA.
    • Le organizzazioni che vorranno continuare a utilizzare questi metodi dovranno affidarsi a un provider telefonico di terze parti, integrato tramite il Microsoft Security Store, sostenendone i relativi costi.
    • Gli utenti il ​​cui unico metodo MFA disponibile sarà SMS o chiamata vocale saranno obbligati a registrare una passkey, senza più la possibilità di saltare la procedura.



Cosa deve o può fare oggi un amministratore di Microsoft Entra?


  • Individuare gli utenti abilitati per SMS o chiamate vocali.
    Microsoft ha pubblicato su Github uno script PowerShell per individuare gli utenti abilitati a SMS/Voice.
    Lo script è disponibile qui:



GitHub - microsoft/entra-sms-voice-usage-analyzer: PowerShell script to check Entra ID SMS/Voice authentication method policy usage.
PowerShell script to check Entra ID SMS/Voice authentication method policy usage. - microsoft/entra-sms-voice-usage-analyzer
GitHubmicrosoft


  • Abilitare le passkey e pianificare una migrazione graduale
    È possibile abilitare le passkey nel proprio tenant e utilizzare una Registration Campaign per accompagnarne progressivamente l'adozione.
    In alternativa, è possibile iniziare a spostare gli utenti verso altri metodi più sicuri rispetto a SMS e chiamate vocali, come ad esempio Microsoft Authenticator.
    Qui sotto trovate tutte le info per abilitare la campagna:



Run a Registration Campaign to Set Up a Passkey or Microsoft Authenticator - Microsoft Entra ID
Learn how to run a registration campaign in Microsoft Entra ID to nudge users toward passkeys or Microsoft Authenticator for stronger sign-in security.
Microsoft LearnJustinha


  • Disattivare temporaneamente l'attivazione automatica della Passkey.
    Per disattivare questa opzione, è necessario aggiornare i criteri relativi ai metodi di autenticazione utilizzando Microsoft Graph e impostando la proprietà passkeyDynamicMigration su true.



  • Dopo il 1 Febbraio 2027 non sarà più possibile evitare la registrazione della Passkey per gli utenti coinvolti dalla migrazione.


Conclusioni


Microsoft ha annunciato questo cambiamento a Luglio 2026 in un contesto in cui gli attacchi alle identità stanno diventando sempre più frequenti e sofisticati e nel quale anche l'Intelligenza Artificiale sta offrendo agli attaccanti nuovi strumenti per rendere phishing e social engineering più credibili ed efficaci.

E' quindi necessario adottare metodi di autenticazione più sicuri e in questo momento le Passkey (device bound o synced) aiutano ad avere autenticazioni phishing resistant.

Come detto sopra la notizia è abbastanza recente ma il tempo per prepararsi alla transizione non è così ampio.
Microsoft deve inoltre ancora completare alcune informazioni operative, ad esempio relativamente alla scelta dei provider esterni a pagamento, e continua ad aggiornare la documentazione in vista delle prossime scadenze, a partire dal 1° settembre 2026.

Per questo motivo vi invito a consultare periodicamente questo link:

Passkeys by default and retirement of Microsoft-provided SMS and voice authentication - Microsoft Entra ID
Learn how to prepare for the retirement of Microsoft provided SMS and Voice authentication in Microsoft Entra ID and migrate users to passkeys.
Microsoft Learnmarinasanchezz1

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump è ora ossessionato dagli sport universitari


Il presidente ha passato la settimana a convincere i senatori a votare la legge bipartisan sullo sport universitario e ha chiesto a Nick Saban, ex allenatore dell'Alabama, di chiamare gli indecisi.

Il presidente Donald Trump ha passato l'ultima settimana a telefonare ai senatori per convincerli a votare la legge sullo sport universitario e ha chiesto a Nick Saban, ex allenatore della squadra di football dell'università dell'Alabama, di chiamare i parlamentari ancora indecisi. Lo ha rivelato Semafor.

La legge punta a creare una cornice di regole valida per tutto il paese sugli accordi economici che riguardano gli atleti universitari, dopo una serie di battaglie legali che ha gettato il sistema nel caos. Negli Stati Uniti i campionati fra atenei sono un'economia da miliardi di dollari, ma il testo evita di prendere una posizione netta sulla questione più grande, cioè se gli studenti-atleti debbano essere considerati lavoratori dipendenti delle università per cui giocano.

Il testo è nato da una trattativa guidata dal senatore repubblicano del Texas Ted Cruz, dal senatore repubblicano del Missouri Eric Schmitt e dalla senatrice democratica dello stato di Washington Maria Cantwell. A differenza della legge che imporrebbe di esibire un documento d'identità per votare, a cui il presidente ha dedicato gran parte di quest'anno, quella sullo sport universitario è bipartisan. Per Cruz, un tempo suo rivale, l'approvazione sarebbe un successo personale.

Nel suo secondo mandato Trump è andato al Super Bowl, alle finali degli US Open di tennis e alla finale dei Mondiali di calcio. L'impegno di queste settimane va però oltre l'attenzione per lo sport che nel 2024 lo aveva aiutato a farsi apprezzare dagli elettori più giovani: è un'operazione di eredità politica, che metterebbe la sua firma sull'economia dello sport universitario.

"Questa è una priorità per lui e non tutto quello che facciamo lassù è di importanza fondamentale", ha detto Schmitt a Semafor parlando del presidente. Il senatore ha aggiunto che alcuni politici fingono interesse per lo sport, mentre a Trump "importa davvero" e "conosce lo sport universitario".

Saban è stato in prima linea nell'aiutare il presidente a impostare il proprio intervento, ha detto un funzionario della Casa Bianca. Oltre all'ex allenatore, Trump ha chiesto aiuto ad altri nomi noti dello sport che avevano già lavorato con lui, come il presidente dei New York Yankees Randy Levine e i commissari delle conference universitarie, i raggruppamenti in cui sono organizzati i campionati fra atenei.

Il presidente non ha ottenuto tutto quello che voleva. Ha chiesto al Senato di restare in seduta nel fine settimana per approvare la legge, ma la camera alta è partita per la pausa estiva di agosto senza votare. Il testo tornerà in aula a metà settembre, quando sono attesi i primi voti.

Nel Congressional Black Caucus, il gruppo dei parlamentari afroamericani del Congresso, restano perplessità sulla legge e la stessa diffidenza attraversa i senatori dei due partiti. Se il testo passasse, sarebbe il più importante risultato bipartisan di questo Congresso e uno dei principali successi legislativi di Trump.

Il funzionario della Casa Bianca ha detto che il presidente considera la legge la risposta a un "obiettivo politico sostanziale", cioè migliorare le possibilità di successo dei giovani e "ridurre le pressioni economiche e competitive" sugli atleti universitari. Dietro le quinte le conference si muovono intanto per ottenere un vantaggio nella stesura finale del testo. Secondo lo stesso funzionario, Trump sta cercando di bilanciare quegli interessi e di spingere le parti in causa a guardare al quadro generale invece di concentrarsi soltanto sul proprio perimetro.

Per portare la maggior parte dei repubblicani sulla legge servirà comunque un grande sforzo personale del presidente. I democratici hanno la forza per strappare altre concessioni oppure per bloccare del tutto il testo, se decidessero di non regalare a Trump una vittoria legislativa prima delle elezioni di metà mandato.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Xiaomi Redmi 17 Series: maxi-batteria da 7.500 mAh e display da 6,9″, ecco le novità


Xiaomi Redmi 17 Series punta su autonomia e resistenza con una maxi-batteria da 7.500 mAh e un ampio display da 6,9″. Ecco tutte le novità
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

Xiaomi ha presentato Redmi 17 Series. Si tratta dell’ultima generazione della sua linea di smartphone dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, pensata per unire autonomia estrema e intrattenimento senza compromessi. Composta da Redmi 17 e Redmi 17 5G, la serie si distingue per una potente batteria da 7.500 mAh (typ), un ampio display immersivo da 6,9 pollici a elevato refresh rate e una doppia fotocamera da 50 MP potenziata dall’intelligenza artificiale.
La serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzoLa serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzo

Batteria più grande e ricarica più veloce


L’autonomia è il vero punto di forza di Redmi 17 Series, secondo il brand. Equipaggiati con un'enorme batteria da 7.500 mAh (typ), i dispositivi sono studiati per garantire produttività, intrattenimento e connessione prolungando notevolmente il tempo tra una ricarica e l’altra. Redmi 17 è dichiarato fino a 28 ore di riproduzione video, 91 ore di riproduzione musicale, 46 ore di chiamate o 12 ore di registrazione video, mentre il 17 5G supporta fino a 28 ore di riproduzione video locale a 1080p, 109 ore di riproduzione musicale con auricolari Bluetooth, 53 ore di chiamate o 10 ore di registrazione video a 1080p.

Display da 6.9” per un’esperienza visiva immersiva


Redmi 17 Series è dotata di un ampio display immersivo da 6,9 pollici che garantisce un'esperienza fortemente immersiva per lo streaming, il gaming e la navigazione. Grazie alla tecnologia AdaptiveSync a 120 Hz, il refresh rate si adatta dinamicamente tra 60 Hz, 90 Hz e 120 Hz per garantire interazioni fluide e ottimizzare al contempo l'efficienza energetica. A tutela degli occhi durante le sessioni più lunghe, intervengono il DC dimming e le tre certificazioni TÜV Rheinland per la riduzione dell’affaticamento visivo.

Sul fronte resistenza, il display è protetto dal vetro Corning Gorilla Glass 7i, che garantisce una maggiore resistenza ai graffi e una protezione migliorata in caso di caduta. La certificazione IP64 contro acqua e polvere, unita alla tecnologia Wet Touch, garantisce inoltre una perfetta reattività del touch screen anche in caso di schermo o mani bagnate.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un design nuovo e audace, dentro e fuori


Redmi 17 Series introduce un design completamente nuovo, ispirato alla natura, in una gamma di colori classici ed espressivi. La versione 17 è disponibile nei colori Black, Blue, Green e Purple, mentre il 17 5G è disponibile nei colori Black, Blue e Orange, con quest’ultimo caratterizzato da una finitura in pelle PU di alta qualità per una presa più morbida e confortevole.

Oltre alla palette colori rinnovata, i nuovi smartphone presentano un display piatto e una cornice opaca che, insieme al design Metal Deco e agli angoli a 'R' più pronunciati, creano un look ispirato ai modelli di punta, comodo da impugnare e piacevole alla vista. Il design frontale completa l'opera: il foro centrale e le cornici ultra-sottili conferiscono allo smartphone un aspetto decisamente pulito e premium. A completare il look, un sistema di illuminazione RGB dinamica che offre un’illuminazione personalizzata per segnalare chiamate in arrivo, notifiche, livello di ricarica o per integrarsi con l'esperienza di gaming e l'uso della fotocamera.
Le colorazioni della versione Redmi 17Le colorazioni della versione Redmi 17

Prestazioni fluide


La 17 Series di Redmi combina un hardware performante con l’integrazione di Xiaomi HyperOS 3. In particolare, il 17 è alimentato dal MediaTek Helio G91-Ultra, mentre il 17 5G è dotato della piattaforma mobile Snapdragon 4 Gen 5 con 5G. Entrambi i modelli supportano fino a 12 GB di RAM con Memory Extension e Xiaomi HyperOS 3, che migliora ulteriormente l’esperienza con animazioni più fluide, una reattività ottimizzata e interazioni quotidiane più naturali.

Lato imaging, il sistema a doppia fotocamera AI da 50 MP cattura immagini straordinariamente nitide e naturali, mentre la funzione di scatto a doppia visuale anteriore e posteriore semplifica la registrazione di momenti da più prospettive contemporaneamente. Per i momenti da vivere a tutto volume, i doppi altoparlanti stereo dotati di un aumento del volume fino al 300% offrono un audio più ampio¹⁰ e potente per video, musica, chiamate e molto altro ancora.

LG CineBeam Q: proiettore 4K portatile | Techpertutti
LG CineBeam Q è il proiettore 4K compatto e portatile pensato per trasformare qualsiasi spazio in un piccolo cinema. Ecco caratteristiche e novità
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


  • Redmi 17 sarà disponibile in due varianti:
    • 4 GB + 128 GB a 249,90 euro, in offerta per la fase di lancio a 199,90 euro;
    • 4 GB + 256 GB a 279,90 euro in offerta per la fase di lancio a 249,90 euro,


  • Redmi 17 5G sarà disponibile in due varianti 4 GB + 128 GB e 4 GB + 256 GB, a partire da 269,90 euro. Possibili offerte di lancio verranno comunicate più sotto data.

Consigliato da Techpertutti

XIAOMI REDMI Note 15 5G


Smartphone 8+256GB, Nero, Resistenza IP65. Design ultrasottile, Fotocamera super nitida da 108 MP, Display FHD+ da 6,77", Garanzia 2 anni

  • 💻 Fotocamera super nitida a 108 MP
  • 📷 Display immersivo FHD+ da 6,77"

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Gli italiani parlano sempre più con l'intelligenza artificiale, ma il rapporto con la tecnologia è ancora in evoluzione


Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

La tecnologia sta cambiando linguaggio; non è più solo qualcosa che si usa, ma qualcosa con cui si dialoga. È questo il tema al centro del nuovo Samsung Trend Radar, che analizza come gli italiani oggi si relazionano con dispositivi smart e soluzioni di intelligenza artificiale. Un’evoluzione che segna il passaggio da utilizzo a conversazione: i dispositivi diventano progressivamente interlocutori, entrando nei micro-momenti quotidiani e adattandosi alle esigenze delle persone.

Italiani sempre più in dialogo con la tecnologia


Quasi un italiano su due interagisce con i propri dispositivi in modo conversazionale, adottando un linguaggio sempre meno “tecnico” e sempre più vicino a quello naturale. Tuttavia, questa trasformazione non è ancora completa: per il 59% degli italiani il dialogo con la tecnologia non è ancora percepito come naturale, segno di una relazione ancora in evoluzione. In parallelo, emerge un comportamento ibrido: scrittura e voce convivono, delineando un’interazione fluida e contestuale in cui l’utente sceglie di volta in volta come interagire.

Quando la voce rende la tecnologia una presenza più immediata


La relazione con la tecnologia resta fortemente ancorata all’utilità: il 60% dei nostri connazionali utilizza assistenti e AI per ottenere informazioni pratiche, mentre il 56% li usa per chiarire o semplificare contenuti. Ma è nei momenti di pausa che la tecnologia diventa presenza: il 37% la utilizza per staccare qualche minuto, mentre il 35% la integra nei momenti di relax serale. In questi contesti, l’intrattenimento è centrale: musica e video guidano l’esperienza.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ed è proprio qui che gli assistenti vocali assumono un ruolo chiave: essi permettono un accesso immediato e naturale a ciò che cerchiamo, senza interrompere quello che si sta facendo. Pertanto, che si tratti di avviare una playlist, cercare un contenuto o controllare altri dispositivi, la voce abilita un’interazione leggera, perfettamente integrata nei micro-momenti quotidiani. Grazie all’integrazione tra smartphone Galaxy, Smart TV Samsung e dispositivi connessi tramite SmartThings, questa esperienza si estende in modo continuo tra ambienti diversi, trasformando l’assistente vocale in una presenza discreta ma costante lungo tutta la giornata.

Stiamo assistendo a un passaggio fondamentale: le persone non si limitano più a usare la tecnologia, ma iniziano a dialogare con essa. La sfida oggi è rendere questa interazione sempre più naturale, intuitiva e integrata nella quotidianità”, ha dichiarato Emanuele De Longhi di Samsung Italia.


Smart home: la voce come nuova interfaccia della casa


Nonostante la crescente diffusione dell’interazione conversazionale, l’adozione della smart home è ancora in fase iniziale: solo il 25% degli italiani possiede accessori smart. Le aspettative, però, sono già evolute: il 51% desidera tecnologie capaci di semplificare la gestione della casa, mentre il 55% le associa alla riduzione di stress e frizioni quotidiane. In questo contesto, la voce si afferma come interfaccia centrale: non più solo controllo, ma dialogo con l’ambiente domestico, nel quale soluzioni come SmartThings e Bespoke AI trasformano la casa in un ecosistema intelligente e reattivo, capace di rispondere ai comandi vocali e adattarsi alle abitudini quotidiane.

Verso una tecnologia sempre più conversazionale


Negli ultimi dodici mesi Samsung ha ampliato significativamente il proprio ecosistema AI e voice-first: funzioni come Traduzione live, Assistente note e Assistente alla scrittura, insieme a nuove capacità di gestione intelligente dell’audio, hanno trasformato lo smartphone in un hub di dialogo continuo tra utente e dispositivo. All’interno della casa invece, la dimensione conversazionale si amplifica grazie all’ecosistema SmartThings e alla gamma Bespoke AI, dove comandi vocali e automazioni intelligenti permettono di gestire le attività quotidiane in modo naturale e senza interruzioni. Anche l’intrattenimento evolve in chiave conversazionale: le Smart TV Neo Qled e Oled di ultima generazione integrano assistenti vocali avanzati e funzionalità AI che permettono di cercare contenuti, controllare dispositivi e personalizzare l’esperienza semplicemente attraverso la voce.

Consigliato da Techpertutti

Samsung Galaxy Watch Ultra2


Smartwatch progettato per trasformare i dati raccolti quotidianamente in indicazioni utili per il benessere

  • 🔋caricamento rapito e massima energia
  • ⌚schermo antiriflesso e pronto ad ogni avventura

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Hegseth arrola l'America Latina nella guerra alla droga: "Facciamo cose cattive a persone cattive"


Il segretario alla Difesa ha parlato a Panama davanti ai vertici militari di 18 paesi. La Colombia ha chiesto operazioni militari congiunte sul suo territorio contro il narcotraffico.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto ai vertici militari dell'America Latina di intensificare la lotta ai trafficanti di droga e di affiancare le forze armate statunitensi nelle operazioni contro i cartelli. Parlando mercoledì a Panama davanti ai responsabili civili della difesa e ai generali di 18 paesi, Hegseth ha detto che l'obiettivo comune è "degradare, smantellare e distruggere le reti narco-terroristiche" e che il motto della coalizione sarà "facciamo cose cattive a persone cattive".

La coalizione, chiamata Americas Counter-Cartel Coalition, è nata da un vertice di marzo tra il presidente Donald Trump e i paesi latinoamericani e fa parte dell'alleanza regionale Shield of the Americas. Ne fanno parte 18 paesi: Argentina, Bahamas, Belize, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Guyana, Honduras, Giamaica, Panama, Paraguay, Perù e Trinidad e Tobago. La riunione di mercoledì si è tenuta a margine di una grande esercitazione militare regionale guidata dagli Stati Uniti.

Il governo colombiano di Abelardo de la Espriella ha chiesto agli Stati Uniti di collaborare a operazioni militari congiunte in Colombia contro il "narco-terrorismo", ha annunciato Hegseth. "Attraverso il presidente appena insediato, come al nostro presidente piace chiamarlo, il presidente El Tigre, la Colombia ha già chiesto che il Dipartimento della Guerra si unisca alla Colombia nella sua lotta al narco-terrorismo, autorizzando operazioni militari congiunte per distruggere i terroristi e le reti del terrore", ha detto. La Colombia diventerà anche il diciannovesimo membro di Shield of the Americas.

De la Espriella, che ha giurato la settimana scorsa ed è conosciuto come "El Tigre", aveva già promesso di bombardare i narcotrafficanti con l'aiuto degli Stati Uniti. Il suo governo non ha commentato l'annuncio di Panama. Il suo predecessore Gustavo Petro, di sinistra, non era stato invitato al vertice di marzo: per quattro anni ha criticato pubblicamente gli attacchi americani alle imbarcazioni e le altre politiche di Trump nella regione mentre i rapporti tra i due paesi si deterioravano. La Colombia è il primo produttore mondiale di cocaina ed è stata per decenni un alleato fedele di Washington, che nei giorni scorsi ha annunciato di voler accelerare la cooperazione militare con Bogotà.

Anche l'Honduras ha accettato le operazioni congiunte. A marzo Ecuador e Stati Uniti avevano avviato operazioni militari comuni contro gruppi designati come terroristici e a maggio il Pentagono ha premuto sul Guatemala perché accettasse attacchi aerei americani e altre azioni militari sul proprio territorio contro i gruppi sospettati di traffico di droga.

La settimana scorsa il Comando Sud, la struttura militare statunitense che si occupa dell'America Latina, ha annunciato la Joint Task Force Western Hemisphere, l'infrastruttura con cui allargare la guerra alla droga insieme agli alleati regionali. Il capo del Comando Sud, il generale Francis Donovan, ha scritto il 3 agosto che la nuova task force "porterà il combattimento al nemico".

La nuova struttura si aggiunge alla campagna che il Pentagono conduce da un anno nei Caraibi e nel Pacifico orientale, dove i militari hanno condotto 66 attacchi contro imbarcazioni uccidendo almeno 221 persone che, secondo il governo, trasportavano droga. Nessuna prova è stata presentata a sostegno di questa versione. Esperti di diritto hanno avvertito che gli attacchi sono illegali, perché i militari non possono colpire deliberatamente civili che non partecipano direttamente alle ostilità, anche quando stanno violando la legge. Trafficare droga, dicono, non raggiunge la soglia delle ostilità.

Hegseth ha detto mercoledì che gli attacchi hanno più che dimezzato il numero di imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi e nel Pacifico orientale. Un'inchiesta del New York Times ha però rivelato che la cocaina, di gran lunga la droga più contrabbandata dal Sud America, si trova in gran parte degli Stati Uniti con la stessa facilità di prima che gli attacchi cominciassero.

L'ultimo attacco, che ha ucciso otto persone, risale al 21 giugno. Funzionari del Pentagono dicono che da allora c'è stata una pausa, in parte perché uomini e mezzi sono stati dirottati per portare aiuti umanitari alle vittime del recente terremoto in Venezuela. Ora l'amministrazione sembra spostare dalle acque internazionali alla terraferma le operazioni contro i gruppi armati in America Latina.

Nel suo secondo mandato il presidente ha trattato i trafficanti di droga non come criminali ma come combattenti nemici. Accusando cartelli e bande della crisi delle overdose e della violenza negli Stati Uniti, l'amministrazione ha aggiunto dal 2025 una ventina di gruppi alla lista delle organizzazioni terroristiche straniere, dai grandi cartelli messicani alle bande della droga ecuadoriane, autorizzando l'uso della forza letale contro di loro. L'anno scorso Trump aveva giustificato gli attacchi contro le piccole imbarcazioni sostenendo che gli Stati Uniti erano impegnati in un "conflitto armato" formale con i trafficanti designati come organizzazioni terroristiche e che i contrabbandieri di quei gruppi erano "combattenti illegali".

A Panama Hegseth ha invitato i quasi venti paesi presenti ad abbandonare la Corte penale internazionale e a respingere i suoi tentativi di togliere sovranità ai loro governi e ai loro tribunali. Ha sostenuto che le operazioni americane "sono del tutto legali secondo il diritto internazionale umanitario". Dalle sue parole non è chiaro quali misure abbia preso il tribunale internazionale per ostacolare le operazioni americane nella regione. L'amministrazione Trump sta portando avanti una campagna per smantellare la Corte come ritorsione per i mandati d'arresto emessi contro alti funzionari israeliani per la guerra a Gaza e per le indagini sul personale statunitense in Afghanistan.

Panama ha ospitato la riunione pur non avendo un esercito attivo. Hegseth aveva incontrato i funzionari panamensi durante una visita nell'aprile 2025 e aveva firmato un accordo bilaterale di sicurezza con il presidente José Raúl Mulino, un conservatore che ha cercato il negoziato con l'amministrazione Trump dopo le minacce sul canale di Panama.

Operazioni molto pubblicizzate hanno riguardato anche paesi senza accordi ufficiali con Washington. Trump ha applaudito un'operazione con il coinvolgimento della CIA, la Central Intelligence Agency, all'inizio di quest'anno in Messico che ha contribuito a uccidere Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come El Mencho, capo del cartello Jalisco Nueva Generación, una delle organizzazioni di narcotraffico più potenti al mondo. Ha celebrato anche un attacco in Venezuela che ha ucciso un capo del Tren de Aragua, il gruppo transnazionale che secondo lui ha invaso gli Stati Uniti.

Il Messico non fa parte dell'alleanza regionale e non era alla conferenza di Panama, pur essendo il paese dei cartelli che portano fentanyl e altre droghe negli Stati Uniti. Come il Brasile, anch'esso fuori dall'alleanza, il Messico è guidato da una presidente di sinistra, Claudia Sheinbaum, che teme la reazione dell'opinione pubblica in un paese con una lunga storia di interventi militari statunitensi e vuole proteggere la sovranità messicana. Il suo messaggio è sempre lo stesso: "Coordinamento ma non subordinazione".

Per decenni la politica statunitense in America Latina si è concentrata sull'antinarcotici, con miliardi di dollari spesi in assistenza militare e in eradicazione delle coltivazioni e con la richiesta di misure di sicurezza dure e di accordi di estradizione. Gli esperti dicono che la criminalità organizzata e il traffico si sono espansi nelle zone della regione dove lo Stato è assente e che le attività illecite sono cresciute dopo la pandemia. Avvertono però che le precedenti "guerre alla droga" guidate dagli Stati Uniti non hanno ridotto il traffico e ricordano che oggi gran parte della cocaina sudamericana è diretta in Europa e non negli Stati Uniti. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono a loro volta che militarizzare la lotta ai gruppi armati rischia di aumentare la violenza contro i civili.


Il nuovo presidente della Colombia promette di bombardare i narcotrafficanti con l'aiuto di Trump


Abelardo de la Espriella ha giurato venerdì da presidente della Colombia e ha promesso di bombardare gli accampamenti dei gruppi armati che vivono di cocaina, di abbattere gli aerei del narcotraffico e di affondare le imbarcazioni che partono dalle coste caraibica e pacifica. Poche ore dopo il discorso il dipartimento di Stato americano ha annunciato l'intenzione di stanziare, in accordo con il Congresso, un miliardo di dollari per un pacchetto sulla sicurezza a sostegno del nuovo governo.

Avvocato di 48 anni, mai eletto prima a nessuna carica, de la Espriella ha vinto il ballottaggio del 21 giugno con circa 250.000 voti di scarto sul senatore di sinistra Iván Cepeda, poco più di un punto percentuale e il margine più stretto nella storia del paese. Ha fondato un suo partito e ha condotto una campagna fatta di comizi spettacolari e di discorsi tenuti dietro un vetro blindato. Ha anche la doppia cittadinanza colombiana e statunitense. Il presidente Trump lo aveva sostenuto apertamente durante la campagna, promettendo rapporti tra Bogotá e Washington mai così stretti dopo gli anni di tensione con il governo uscente.

Il giuramento si è svolto nell'auditorium dell'Università Santiago de Cali e non nel palazzo del Congresso a Bogotá: è la prima volta nella storia recente colombiana. Cali è la terza città del paese, è stata colpita di recente da attentati rivendicati dalle guerriglie ed è vicina a territori controllati dai gruppi armati. Subito dopo aver ricevuto la fascia presidenziale de la Espriella si è spostato nella base militare del battaglione Pichincha, dove ha parlato per 75 minuti davanti ai soldati schierati. "È arrivato il momento di ripristinare l'ordine, l'autorità e la libertà", ha detto. Si fa chiamare El Tigre (la tigre) e ai militari ha detto che la tigre è arrivata e che imparerà quanto morde forte quando si tratta di difendere il popolo colombiano.

Sotto il predecessore Gustavo Petro, primo presidente di sinistra della storia colombiana ed ex guerrigliero, il governo aveva aperto trattative simultanee con una decina di organizzazioni del narcotraffico per convincerle a disarmarsi e ad abbandonare il contrabbando di droga. Nei quattro anni della cosiddetta Pace Totale i loro effettivi sono passati da 15.120 a 28.802, secondo un rapporto pubblicato questa settimana dalla Fondazione Ideas para la Paz, un centro studi di Bogotá. Il sindaco di Medellín Federico Gutiérrez, che ha sostenuto l'ascesa del nuovo presidente, ha detto che la Pace Totale ha consegnato il territorio ai criminali.

De la Espriella ha chiuso quei negoziati definendoli un "falso processo di pace" e ha detto che l'opzione del dialogo è "completamente esaurita". Ai membri delle bande criminali e dei gruppi narcoterroristi restano due strade, ha detto ai soldati: sottomettersi alla legge o affrontare la risposta decisa dello Stato colombiano e delle sue forze di sicurezza.

Le piantagioni di coca coprono oggi circa 253.000 ettari (626.000 acri, la cifra indicata dallo stesso Petro). I laboratori clandestini nella giungla producono più di 3.300 tonnellate di cocaina all'anno, quasi nove volte quanto stimato dai ricercatori delle Nazioni Unite per il 2012, quando Stati Uniti e Colombia avevano ridotto drasticamente le coltivazioni con le fumigazioni aeree. Nonostante i bombardamenti americani sulle imbarcazioni sospettate di trasportare droga, la cocaina continua ad arrivare in grandi quantità in Europa e negli Stati Uniti, dicono funzionari americani ed europei.

Le fumigazioni dei campi di coca ricominceranno già da domenica, con erbicidi che secondo il nuovo presidente non danneggiano la salute umana né l'ambiente. La Colombia aveva sospeso l'irrorazione aerea più di dieci anni fa proprio per ragioni ambientali. De la Espriella ha promesso anche di costruire carceri di grande capacità sul modello salvadoregno e di riprendere i bombardamenti sulle basi dei gruppi armati. "Darò l'ordine di bombardare gli accampamenti narcoterroristi, usando la tecnologia disponibile per evitare anche il minimo impatto sulla popolazione civile", ha detto a Caracol Radio. "Ma i bombardamenti riprendono".

Gli aerei che trasportano droga fuori dalla Colombia saranno abbattuti e le imbarcazioni che lasciano i Caraibi e il Pacifico affondate, una linea identica a quella americana. Droni e aerei militari statunitensi hanno distrutto decine di imbarcazioni sospette, uccidendo più di 220 persone a bordo. Tra i primi atti del nuovo governo ci sarà l'adesione allo Scudo delle Americhe, l'alleanza di paesi promossa dal presidente Trump contro il narcotraffico. De la Espriella dovrebbe anche accelerare le estradizioni dei capi ribelli ricercati negli Stati Uniti e ha già cominciato ad allineare la politica estera colombiana a Washington, rompendo le relazioni diplomatiche con Cuba e ripristinando quelle con Israele.

F. Cartwright Weiland, a capo dell'ufficio del dipartimento di Stato che si occupa di narcotici e applicazione della legge a livello internazionale, aveva detto ai parlamentari americani a giugno che l'agenda è pronta e ordinata per priorità fin dal primo giorno. L'impegno chiesto a Bogotá è un obiettivo aggressivo di riduzione delle coltivazioni di coca, da raggiungere anche con droni per l'eradicazione.

Nel 2024 un comandante del narcotraffico noto come Calarcá, all'anagrafe Alexander Díaz, venne fermato a un posto di blocco dell'esercito e rilasciato poco dopo perché il mandato di cattura era stato sospeso per permettergli di partecipare ai negoziati della Pace Totale. "Uccide persone, recluta bambini, traffica droga", ha detto al Wall Street Journal il generale in congedo Jorge Ricardo Hernández, che ricevette l'ordine di liberarlo. Il gruppo di Díaz ha poi abbattuto un elicottero Black Hawk uccidendo tredici agenti di polizia, l'anno scorso. Ora il presidente avverte Díaz e gli altri comandanti che è arrivato il momento di arrendersi: "A quei fuorilegge violenti mando un messaggio chiaro: il vostro tempo è finito", ha detto in un discorso recente. "Chiunque si rifiuti di arrendersi verrà ucciso. Non dite che non vi avevo avvertito".

Petro rivendica di aver sequestrato più cocaina di qualsiasi altro governo colombiano e di aver estradato 800 presunti criminali verso gli Stati Uniti e altri paesi. In un messaggio su X il mese scorso ha avvertito che se il governo americano imporrà di nuovo la violenza sull'eradicazione delle coltivazioni la violenza nel paese aumenterà, aggiungendo che la domanda mondiale di cocaina non è colpa del suo governo.

Petro non ha partecipato alla cerimonia e venerdì ha lasciato la residenza presidenziale. Nella sua ultima conferenza stampa ha ripetuto che il voto è stato viziato da brogli e ha avvertito che la Colombia rischia una nuova guerra civile. Non ha portato prove ritenute valide dalle autorità elettorali, che hanno certificato la vittoria di de la Espriella. Nemmeno gli osservatori internazionali hanno sostenuto le sue accuse. Cepeda ha guidato un corteo a Barranquilla, ha chiesto disobbedienza civile pacifica e ha detto di non considerare legittima la presidenza perché la doppia cittadinanza rende de la Espriella "un agente degli interessi statunitensi" e non di quelli dei colombiani.

Cali era blindata per la giornata dell'insediamento, con 11.000 militari, un sistema anti-droni e il divieto di circolazione per i veicoli privati. Pochi giorni prima le autorità avevano sventato vicino alla città un piano attentatorio attribuito ai dissidenti delle FARC, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. La settimana scorsa un'autobomba a Cúcuta aveva ferito dodici agenti di polizia e tre civili. All'insediamento hanno partecipato una decina di capi di Stato, tra cui l'argentino Javier Milei, l'ecuadoriano Daniel Noboa e il cileno José Antonio Kast, oltre al re di Spagna Felipe VI e al presidente della FIFA Gianni Infantino. Gli Stati Uniti hanno mandato una delegazione guidata dal procuratore generale facente funzioni Todd Blanche e da alti funzionari delle politiche antidroga.

Un decreto congelerà la spesa pubblica e una riforma fiscale semplificherà il sistema dei pagamenti, mantenendo i programmi sociali più popolari, alcuni dei quali introdotti da Petro. In campagna elettorale de la Espriella aveva promesso di ridurre lo Stato fino al 40%. Il ministro delle Finanze Miguel Gomez ha detto che il deficit è tra il 7% e l'8% del prodotto interno lordo, più alto dei numeri del governo uscente. Il partito del presidente ha però soltanto quattro seggi al Senato e dovrà dipendere dai partiti conservatori e centristi tradizionali per far passare il programma economico.

L'esplorazione di petrolio e gas ripartirà e il nuovo presidente ha promesso di rimettere in piedi Ecopetrol, la compagnia petrolifera a maggioranza statale che è una delle principali fonti di entrate pubbliche e di esportazioni del paese, definendola una priorità definitiva e assoluta. Ha confermato che autorizzerà il fracking, la tecnica che estrae petrolio e gas iniettando acqua, sabbia e sostanze chimiche nel sottosuolo per fratturare la roccia, sotto quelli che ha descritto come i più severi standard tecnici e ambientali. Ha detto di credere nella transizione energetica, a patto che sia costruita "dalla forza, non dalla debolezza" e dall'autosufficienza invece che dalla dipendenza.

Il sistema energetico colombiano si trova in una situazione critica, ha detto, con riserve di petrolio e gas in calo, progetti in ritardo e domanda elettrica in aumento. Ha citato anche l'arrivo del fenomeno El Niño, che porta siccità prolungate e riduce la produzione idroelettrica. Petro aveva smesso di assegnare nuovi contratti di esplorazione e aveva puntato sulle rinnovabili e sulla protezione dell'Amazzonia: quattro mesi fa il suo governo aveva ospitato a Santa Marta un vertice internazionale per costruire consenso sull'abbandono dei combustibili fossili.

Come avvocato de la Espriella ha difeso figure del mondo criminale e ha rappresentato persone legate ai gruppi paramilitari di destra. Tra i suoi assistiti c'è stato Alex Saab, l'imprenditore colombiano che gli Stati Uniti accusano di aver riciclato denaro per l'allora uomo forte del Venezuela Nicolás Maduro. Maduro è oggi detenuto a New York dopo l'operazione lampo con cui i commando americani lo hanno catturato il 3 gennaio e si dichiara innocente dalle accuse di narcotraffico. Saab, estradato dal Venezuela a maggio, si è dichiarato non colpevole in un tribunale di Miami.

L'elezione di de la Espriella è parte di uno spostamento a destra che attraversa l'America Latina. In Perù, Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia e Panama le economie deboli e la criminalità in aumento hanno cambiato le priorità degli elettori e hanno portato al governo candidati di destra un tempo considerati marginali. Elizabeth Dickinson, analista del centro studi International Crisis Group, ha detto alla NPR, la radio pubblica americana, che con il nuovo presidente il pendolo torna a destra. Una maggiore pressione militare può indebolire i gruppi armati e spingere alcuni combattenti a smobilitare, ha detto, ma chiudere del tutto la porta a futuri negoziati rischia di essere controproducente, perché nel conflitto colombiano sono coinvolte circa 27.000 persone che avranno bisogno di una via di rientro nella vita normale.

Il politologo Sergio Guzmán ha detto alla NPR che de la Espriella dovrà costruire una maggioranza in un Congresso frammentato per approvare le riforme più profonde e che le accuse di brogli di Petro possono alimentare le proteste tra i colombiani già preoccupati che le politiche contro la criminalità portino ad abusi da parte delle forze di sicurezza. Petro sarà un fastidio costante per il nuovo presidente, ha detto, ma de la Espriella è pronto allo scontro, sul piano retorico e potenzialmente in piazza.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La portavoce di Trump lascerà la Casa Bianca a fine agosto


La portavoce di Trump, la più giovane di sempre a ricoprire il ruolo, resterà consigliera esterna del presidente. Il suo addio arriva a tre mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Karoline Leavitt lascerà la Casa Bianca alla fine di agosto. Il presidente Donald Trump ha annunciato mercoledì 12 agosto sul suo social network Truth Social che la portavoce, 28 anni, lascia l'incarico per dedicarsi ai due figli piccoli. È stata la persona più giovane mai nominata a quel ruolo e l'unica ad averlo ricoperto nel secondo mandato del presidente.

Leavitt ha parlato su X di una decisione "dolceamara". "Da quando sono tornata alla Casa Bianca dopo la nascita di mia figlia ho sentito nel mio cuore che non posso essere la mamma migliore che i miei due bambini meritano, dedicando allo stesso tempo il tempo costante, l'energia e l'attenzione che il ruolo di portavoce della Casa Bianca richiede", ha scritto. Ha aggiunto che il presidente le ha chiesto di continuare a consigliarlo dall'esterno e che resterà "una sostenitrice del MAGA e del Partito Repubblicano".

Trump ha scritto di capire e rispettare "totalmente" la decisione e ha definito Leavitt una delle sue collaboratrici più fidate. Ha detto che diventerà una delle sue principali consigliere esterne e una voce influente nel Partito Repubblicano, mentre i repubblicani provano a vincere le elezioni di metà mandato di novembre.

L'annuncio arriva a tre mesi da quel voto e mentre la popolarità del presidente continua a scendere. Cade anche nel pieno delle polemiche sul sospetto che la Casa Bianca abbia usato i giornalisti a bordo dell'Air Force One come esca durante la partenza segreta del presidente dalla Turchia, il mese scorso, per un allarme sicurezza legato all'Iran.

Leavitt è la seconda portavoce più longeva delle due presidenze Trump, dopo Sarah Huckabee Sanders. Nel primo mandato il presidente ne cambiò quattro: Sean Spicer, la stessa Sanders, Stephanie Grisham, che non tenne mai un briefing, e Kayleigh McEnany. Chi la sostituirà sarà il sesto portavoce delle due amministrazioni e Trump non ha ancora indicato un nome.

Alla Casa Bianca Leavitt ha guidato una strategia di comunicazione aggressiva verso i giornali e le televisioni tradizionali, lasciando più spazio agli influencer e ai creatori di contenuti vicini al movimento MAGA, la sigla di "Make America Great Again". Il suo ufficio ha preso il controllo del "pool", il gruppo ristretto di giornalisti che segue da vicino il presidente per conto di tutti gli altri e che fino ad allora era organizzato dall'associazione indipendente dei corrispondenti alla Casa Bianca. Decideva chi entrava agli eventi presidenziali e chi saliva sull'Air Force One. Ha poi aggiunto ai giornalisti accreditati in modo permanente servizi di streaming, conduttori radiofonici conservatori locali, podcaster e personalità del mondo MAGA.

Su indicazione del presidente ha escluso l'Associated Press da alcuni eventi alla Casa Bianca e un giornalista dell'agenzia è rimasto fuori dall'Air Force One. L'agenzia, che ha migliaia di clienti negli Stati Uniti e nel resto del mondo, aveva rifiutato di adeguare le proprie regole di stile all'ordine esecutivo con cui Trump ha ribattezzato il Golfo del Messico "Golfo d'America". I critici hanno letto quelle scelte come un tentativo di riempire la sala stampa di propagandisti, mentre i sostenitori del presidente le hanno accolte come una correzione al peso dei grandi giornali.

"Mi ha fatto piacere mettere i media di sinistra davanti alle loro responsabilità e assicurarmi che gli americani conoscessero la verità sui successi del presidente Trump", ha scritto mercoledì su X. Gli avversari di Trump l'hanno invece accusata di diffondere senza esitazioni le affermazioni false del presidente.

Il deputato democratico James Walkinshaw ha detto al programma della CNN "The Arena" di non dubitare della sincerità delle ragioni familiari. Ha aggiunto però che per fare il portavoce di Trump "bisogna negare deliberatamente la realtà ogni giorno" e che l'eredità di Leavitt sarà quella di aver peggiorato ancora il rapporto tra la Casa Bianca e la stampa.

Secondo un'analisi della CNN, il presidente farà fatica a trovare qualcuno con le stesse doti. Leavitt parla il linguaggio del MAGA davanti alle telecamere meglio di chiunque altro tranne Trump e i suoi briefing sono più dimostrazioni di sfida che tentativi di spiegare le scelte dell'amministrazione. Risponde di rado in modo diretto alle domande e preferisce attaccare le intenzioni dei cronisti, cosa che la rende molto popolare tra gli elettori del presidente.

Di solito le amministrazioni preparano uno o più vice portavoce a prendere il posto principale, un ruolo che logora chi lo ricopre nel giro di pochi anni. Per Leavitt non c'è un successore visibile e la stessa analisi ipotizza che il presidente possa decidere di fare da solo, visto che comunica di continuo con post, interviste e botta e risposta con i giornalisti.

Lontano dalle telecamere Leavitt è più disponibile con i cronisti ed è quasi sempre raggiungibile. Il rapporto di fiducia con il presidente le permette di essere nella stanza nei momenti decisivi, un elemento che rende credibile chi parla a nome dell'amministrazione. Con la sua uscita, secondo la CNN, per i giornalisti sarà più difficile raccontare come si prendono le decisioni alla Casa Bianca.

Leavitt è nata nel New Hampshire. Nel settembre 2017, quando era studentessa al Saint Anselm College, un'università privata cattolica dello Stato, scrisse al giornale dell'ateneo per protestare contro un professore che aveva criticato Trump in aula e per lamentare che i docenti diffondessero le proprie convinzioni progressiste durante le lezioni.

Durante il primo mandato ha lavorato nell'ufficio stampa della Casa Bianca, poi è stata direttrice della comunicazione della deputata repubblicana di New York Elise Stefanik. Nel 2022 si è candidata al Congresso in New Hampshire: ha vinto una primaria repubblicana con dieci candidati e ha perso le elezioni generali contro il deputato democratico uscente Chris Pappas. Secondo il sito di informazione Notus, che cita documenti finanziari, durante quella campagna accettò 200.000 dollari di donazioni superando i limiti di legge e non li dichiarò in seguito. Prima di entrare nella campagna del 2024 ha lavorato come portavoce di MAGA Inc., un comitato che raccoglieva fondi a sostegno di Trump.

Il primo figlio, Niko, è nato nel 2024 in piena campagna elettorale. Leavitt tornò al lavoro dopo pochi giorni, un rientro accelerato dal tentato omicidio di cui Trump fu vittima il 13 luglio 2024. La figlia Viviana è nata il primo maggio scorso e Leavitt è stata la prima portavoce della Casa Bianca ad affrontare una gravidanza durante l'incarico. È tornata dietro al leggio il 16 luglio, dopo circa sette settimane di congedo.

Nelle settimane di assenza si sono alternati alle conferenze stampa il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario agli Interni Doug Burgum. In un'intervista a Fox News il vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller ha definito Leavitt un'"amica stretta" e un "modello" e ha detto che continueranno a lavorare insieme ogni giorno.


Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Magrini di Cabiddu


Giuseppe Cabiddu, al termine di due manche tiratissime, ha vinto la trentaseiesima edizione del Magrini.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

foto in alto: Marco Melis (J Casting), Giuseppe Cabiddu (JCasting) e Alessandro Caria (Anda) emozionati sul podio.

Sono passati quasi 40 anni, eppure sembra ieri! Lo scorrere del tempo è un fenomeno strano, inspiegabile, a volte dispettoso… insomma alla fine sono 36 edizioni per il Memorial Magrini. Questo splendido evento, pur passando per varie fasi evolutive, ha mantenuto inalterato il suo fascino. Nato nel ricordo di Alessandro Magrini, ideatore e direttore di Pesca in Mare, la rivista che ha determinato la crescita esponenziale della pesca sportiva in mare negli anni ’80 e ‘90, il trofeo ha progressivamente allargato i suoi confini fino a diventare una kermesse internazionale di primissimo livello. E agli aficionados, che Alessandro lo hanno conosciuto personalmente, si aggiungono ogni anno decine di atleti che non hanno avuto la stessa fortuna, ma comunque contribuiscono a perpetuarne la memoria. Oramai da due anni la location è quella dell’Horse Country ad Arborea, in passato, però, l’Hcc capitanato da Claudio Murtas, ha portato la sua gara in tour per la Sardegna: Badesi, Barisardo, Platamona e infine Oristano. La grande macchina Hcc guidata dal suo presidente e dal braccio destro Michael Meloni, si poggia sul supporto dei soci del sodalizio cagliaritano, che si dedicano anima e corpo per la realizzazione di questa epica tre giorni. Il Magrini è una girandola di emozioni, impreziosita dall’internazionalità: spariscono i confini e ci si trova in un universo di lingue, culture e tradizioni, tutti legati da un fortissimo elemento, la pesca. Il Magrini è estremo agonismo, ma è anche amicizia, è ritmo forsennato della gara, ma allo stesso tempo relax; è una vacanza ma anche una competizione davvero impegnativa, una delle più faticose del panorama agonistico sardo. La formula è quella a picchetto individuale, due manches di 4 ore con una sola canna e da un paio di anni in catch & release. Ben 140 gli iscritti di quest’ultima edizione, con la consueta foltissima partecipazione straniera: Corsica, Croazia, Galles, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Slovenia, Spagna e Tunisia. Non è certo mancata l’Italia, con varie presenze dalla penisola e la foltissima rappresentanza sarda, con atleti giunti dai quattro punti cardinali dell’isola. Tutti ci ritroviamo, la mattina del 30 maggio, nella sala riunioni per il breefing, poi il pranzo, un riposino e via: con la pubblicazione dei settori che aprono ufficialmente le ostilità.
Daniele Concas con una doppietta particolare, una coppia di piccoli balestra.
Prima manche - Si comincia il 30 maggio alle 20:00. 70 garisti ad Arborea e altrettanti a Sassu. Ogni 10 concorrenti ci sono 2 ragazzi dell’HCC in qualità di ispettori, che svolgono anche da supporto. Le sparlotte, preda classica, più delle ore diurne in questi spot, si fanno desiderare e molte di quelle catturate sono di modestissime dimensioni. C’è però spazio per le prede insolite: una coppiola di balestra catturati da Daniele Concas (Polisportiva Sud Ovest Domusnovas) e un barracuda catturato da Biagio Morra, il longcaster che il giorno prima della gara ha tenuto un affollato corso di lancio. Con il favore delle tenebre spuntano le pri-me mormore, molte meno di quanto ci si aspettasse. La classifica di giornata decreta il primo posto di Giuseppe Cabiddu davanti a Marco Melis, entrambi del JCasting Cagliari, che precedono Franco Contini del Poseidon 1984 Alghero. Ottime prestazioni per Andrea Pina Cortes (Team Spagna) e di Ghjuvn’santu Le Mao del Surfcasting Club Ghisonaccia (Corsica). Al 14° posto si attesta Alessandro Caria dell’Anda Arborea, vincitore dell’edizione di due anni fa. Come spesso succede nelle gare a picchetto si è pescato “a chiazze”, ma ancora in tanti possono considerarsi in corsa per la vittoria finale.

Seconda manche - Come previsto avviene l’inversione dei campi gara: chi ha gareggiato ad Arborea si ritrova a Sassu, e viceversa. Per quelli “messi bene” in classifica si tratta di replicare il risultato della prima manche, o almeno di provare a farlo. Per altri la posta in gioco è agguantare la premiazione riservata ai primi 15 classificati. Infine, per chi ha bucato in esordio e non ha più niente da perdere, è l’occasione di tornare a pesca un po’ più leggeri e tentare il successo di giornata. Condizioni meteo e pescato finale sono praticamente sovrapponibili a quelli già registrati, ma qualche atleta concede il bis. Alessandro Caria per esempio, con un brillante primo di settore e terzo assoluto di giornata agguanta il podio. Ancora meglio fanno Giuseppe Cabiddu e Marco Melis, che replicano alla grande la prestazione precedente, e ottengono rispettivamente il primo e il secondo posto assoluto in classifica finale. E Marco viene anche premiato per il maggior numero di prede, ben 55! La preda più grossa è invece di Giovanni Grimaz (Fishing Club Capitale), un mormorone che supera abbondantemente il mezzo chilo. La speciale classifica degli stranieri vede il trionfo di Ghjuvan’ santu Le Mao, mentre fra le donne primeggia la croata Tea Sikiric del Hrvatski Savez. Il Jcasting Cagliari vince fra le società, la Croazia fra le Nazioni ospiti.
L’autore con Patrick Toma del team Croazia, appena prima del fischio d’inizio gara.
La festa finale - La ricca premiazione con attrezzatura dello sponsor tecnico Sunset e il contributo fra gli altri di M2 Fishing, Evo Tripod, Colla21 Fishing e Regione Sardegna Assessorato al turismo si è tenuta il primo giugno. Sul palco si sono alternate le varie nazioni, atleti uomini e donne, e fra di loro anche il garista più giovane, Pierluigi Simoni, che a soli 10 anni ha già dato filo da torcere ai suoi avversari in settore, benvenuto! Dopo la sarabanda di inni nazionali e la giostra di premi, ci siamo ritrovati a tavola, con le asce di guerra oramai deposte, a dar vita a quel terzo tempo che è, o almeno dovrebbe essere, parte integrante di ogni gara di pesca. Il Memorial Magrini non è solo un grande appuntamento di surfcasting, è anche un’immensa macchina organizzativa. Non è per niente semplice mettere su un evento di questa portata, ci vogliono molte risorse, umane e no, molti mesi di incessante e appassionato lavoro. L’Hcc ha svolto questo arduo compito in maniera eccellente. Grazie!


Bigger Fish - Come ogni anno il Bigger Fish si propone come anteprima del trofeo Magrini. Si tratta di una sfida alla preda più grossa, in una singola manche di 5 ore, con due canne per atleta e con campo gara comprendente il Golfo di Oristano e le spiagge di Torre dei Corsari e Is Arenas. Per ogni atleta vale solo la preda più grossa, peso minimo consentito 300 grammi. Tutto è permesso per raggiungere l’obiettivo finale, esche naturali vive e morte, cavetto d’acciaio e pasturazione. Normalmente le razze la fanno da padrone, e anche quest’anno è stato così. Su tutti si è imposto Bojan Salamon del team Slovenia che ha totalizzato 1744 punti, precedendo nell’ordine Rolf Wittern (Germania) e Daniela Pasca (Aps Maestrale Porto Torres). Le prede sono state misurate e fotografate in spiaggia, e immediatamente liberate.


English version


Cabiddu's Magrini

Almost 40 years have passed, and yet it seems like yesterday! The passage of time is a strange, inexplicable, and sometimes mischievous phenomenon… In short, the Magrini Memorial has now reached its 36th edition. This wonderful event, despite undergoing various phases of evolution, has retained its charm. Created in memory of Alessandro Magrini, founder and editor of *Pesca in Mare*—the magazine that drove the exponential growth of sport fishing at sea in the ’80s and ’90s—the tournament has gradually expanded its reach to become a top-tier international event. And alongside the aficionados—who knew Magrini personally or almost personally—dozens of athletes join the event each year who did not have the same good fortune but who nonetheless help keep his memory alive. For the past two years, the event has been held at Horse Country in Arborea, but in the past, the HCC, led by Claudio Murtas, took its competition on a tour of Sardinia: Badesi, Barisardo, Platamona, and finally Oristano. The HCC’s well-oiled machine, expertly steered by its president and his right-hand man Michael Meloni, relies on the support of the members of the Cagliari-based association, who devote themselves body and soul to making this epic three-day event a reality. The Magrini is a whirlwind of emotions, enriched by its international character: borders disappear, and you find yourself in a universe of languages, cultures, and traditions, all bound together by a very strong common thread—fishing. The Magrini is intense competition, but it’s also about friendship; it’s the frantic pace of the race, yet at the same time, relaxation; it’s a vacation but also a truly demanding competition—one of the most grueling on the Sardinian competitive scene. The format is individual spot fishing: two 4-hour rounds using a single rod, and for the past couple of years, it’s been catch-and-release. This year saw a total of 140 entrants, with the usual very large international turnout: Corsica, Croatia, Wales, Germany, Greece, England, Ireland, Scotland, Slovenia, Spain, and Tunisia. Italy was certainly well-represented, with participants from across the peninsula and a very large contingent from Sardinia, with anglers arriving from all four corners of the island. We all gathered on the morning of May 30 in the meeting room for the briefing, then headed out for lunch, a short nap, and off we went—with the announcement of the fishing sectors, the competition officially began.

The First Round - The competition began on May 30 at 8:00 p.m., with 70 anglers in Arborea and the same number in Sassu. For every 10 competitors, there were two HCC members serving as inspectors, who also provided support. The sparlotte—the classic catch, more common during daylight hours at these spots—were hard to come by, and many of those caught were very small. However, there’s room for some unusual catches: a pair of crossbowfish caught by Daniele Concas (Polisportiva Sud Ovest Domusnovas) and a barracuda caught by Biagio Morra, the longcaster who held a well-attended casting course the day before the competition. As darkness falls, the first striped seabream begin to appear, though far fewer than expected. The day’s standings placed Giuseppe Cabiddu in first place ahead of Marco Melis, both from JCasting Cagliari, who thus finished ahead of Franco Contini of Poseidon 1984 Alghero. Excellent performances were delivered by Andrea Pina Cortes (Team Spagna) and Ghjuvn’santu Le Mao of the Surfcasting Club Ghisonaccia (Corsica). In 14th place is Alessandro Caria of Anda Arborea, winner of the competition two years ago. As often happens in fixed-spot competitions, the fishing was “spotty,” but many competitors are still in the running for the overall victory.

Second Round - As expected, the competition venues are switched: those who competed in Arborea now find themselves in Sassu, and vice versa. For those “well-placed” in the standings, the goal is to replicate their result from the first round—or at least try to do so. For others, the stakes are high: securing a spot on the podium, reserved for the top 15 finishers. Finally, for those who struggled in the first round and have nothing left to lose, this is a chance to return to the water with a little less pressure and aim for success on the day. Weather conditions and the final catch are practically identical to those already recorded, but a few competitors manage to pull off another strong performance. Alessandro Caria, for example, with a brilliant first-place finish in his sector and third overall for the day, secures a spot on the podium. Giuseppe Cabiddu and Marco Melis do even better, brilliantly replicating their previous performance and securing first and second place overall in the final standings, respectively. Marco is also awarded for the highest number of catches—a whopping 55! The largest catch, however, belongs to Giovanni Grimaz (Fishing Club Capitale): a striped seabream well over half a kilo. The special ranking for foreign competitors saw Ghjuvan’santu Le Mao triumph, while among the women, the Croatian Tea Sikiric of Hrvatski Savez took first place. Jcasting Cagliari won the club category, and Croatia won among the guest nations.

The Closing Ceremony - The lavish awards ceremony, featuring gear from technical sponsor Sunset and contributions from M2 Fishing, Evo Tripod, Colla21 Fishing, and the Sardinia Region’s Department of Tourism, among others, was held on June 1. Various nations, male and female athletes, took turns on stage, including the youngest competitor, Pierluigi Simoni, who, at just 10 years old, has already given his opponents in the division a run for their money—welcome! After the flurry of national anthems and the whirlwind of awards, we gathered around the table—with the “weapons of war” now laid aside—to enjoy that “third half” that is, or at least should be, an integral part of every fishing competition. The Magrini Memorial isn’t just a major surfcasting event; it’s also a massive organizational undertaking. It’s by no means easy to put together an event of this scale—it requires significant resources, both human and otherwise, as well as many months of relentless and passionate work. The HCC has carried out this arduous task with excellence. Thank you!


Bigger Fish


As it does every year, the Bigger Fish serves as a preview of the Magrini Trophy. It’s a challenge to catch the biggest fish in a single 5-hour round, with two rods per angler and a competition area covering the Gulf of Oristano and the beaches of Torre dei Corsari and Is Arenas. For each angler, only the largest catch counts, with a minimum weight of 300 grams. Anything goes to achieve the ultimate goal: live and dead natural bait, steel wire, and chumming. Stingrays usually dominate, and this year was no exception. Bojan Salamon of Team Slovenia came out on top with a total of 1,744 points, followed by Rolf Wittern (Germany) and Daniela Pasca (APS Maestrale Porto Torres). The catches were measured and photographed on the beach, then immediately released.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

AOC si congela gli ovuli e la destra americana si spacca


La deputata democratica ha annunciato su Instagram di essersi sottoposta alle iniezioni per congelare gli ovuli. Alla Casa Bianca temono ora che gli attacchi dei commentatori conservatori allontanino le elettrici a tre mesi dalle midterm.

Alexandria Ocasio-Cortez ha pubblicato sabato 8 agosto un video in cui si somministra un'iniezione in preparazione al congelamento degli ovuli. Nel giro di poche ore, anche la femminile fertilità è diventata materia di scontro politico. "Non fate gli strani, anche se so che lo farete tutti", ha detto la deputata democratica di New York nel post su Instagram. "È una scelta che sto facendo per sentirmi più padrona della mia vita." L'annuncio ha dominato i social e alimentato anche le voci su una sua possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028.

A sinistra il sostegno è stato pressoché compatto. A destra, invece, la vicenda ha fatto emergere una contraddizione interna al movimento conservatore: da una parte chi vuole incoraggiare gli americani ad avere più figli, dall'altra chi critica le donne che rimandano la maternità. Una divisione che investe direttamente una delle principali battaglie culturali della destra americana: il rilancio della natalità.

Walsh contro Henning, la destra litiga in pubblico


Il commentatore conservatore Matt Walsh ha scritto su X che Ocasio-Cortez "compirà 37 anni tra un paio di mesi" e che "se restasse incinta ora, sarebbe tecnicamente una gravidanza geriatrica". "Questo desiderio di cominciare ad avere figli tardi nella vita mi risulta del tutto incomprensibile", ha aggiunto. A replicargli è stata Alexa Henning, consulente vicina al movimento MAGA che ha lasciato da poco il Dipartimento di Stato: "Gli uomini conservatori che prendono in giro AOC perché si congela gli ovuli non stanno usando un messaggio vincente con le elettrici". Henning ha raccontato di avere molte amiche conservatrici che hanno congelato gli ovuli per dare priorità alla carriera e hanno poi avuto figli più tardi. Una scelta che, ha aggiunto, "andrebbe celebrata".

Alla Casa Bianca, dove Donald Trump ha fatto della fecondazione assistita una propria battaglia politica, sembra prevalere questa seconda linea. "Vogliamo senza dubbio incoraggiare più donne e più famiglie ad avere figli, punto", ha detto ad Axios un alto funzionario della Casa Bianca, spiegando che si trattava di "un modo diplomatico per dire che no, la comunicazione di Matt Walsh non aiuta". Un consigliere del presidente ha aggiunto che questa strategia per i repubblicani "non è proprio una carta vincente", ricordando che alle elezioni di metà mandato mancano meno di tre mesi. Sulla stessa linea il sondaggista repubblicano Adam Geller: "AOC sa come attirare l'attenzione, sa come farsi notare. Va trattata come una trovata. E il mio consiglio ai repubblicani è di non abboccare".

Il fronte conservatore, però, continua a dividersi pubblicamente. Katie Miller, podcaster e moglie del vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, ha detto ad Axios di non credere che la vicenda possa diventare un tema rilevante alle midterm e ha messo in dubbio la stessa efficacia del congelamento degli ovuli. "Qualche figlio è meglio di zero figli", ha aggiunto. "Se vuoi far salire la natalità non puoi essere purista sul come. Il modo più efficiente per fare bambini resta quello vecchio: sposarsi e avere figli da giovani." La conduttrice Allie Beth Stuckey si è chiesta invece perché Ocasio-Cortez non abbia già avuto figli con il compagno di lunga data e l'ha accusata su X di "rendere affascinante la bugia secondo cui le donne possono avere tutto".

Nel New Hampshire AOC è già davanti per il 2028


Le voci su una possibile candidatura alla Casa Bianca non nascono soltanto dall'attenzione mediatica. Nel sondaggio del centro studi dell'Università del New Hampshire diffuso il 22 luglio, Ocasio-Cortez guida infatti le primarie democratiche nello Stato con il 22%, davanti all'ex ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, fermo al 21%. Tra gli elettori democratici tra i 23 e i 29 anni sale addirittura al 35%, contro il 15% di Kamala Harris. Interpellata da Politico sulla possibilità di candidarsi, Ocasio-Cortez ha detto di non poter affermare di aver escluso questa eventualità.

Ed in effetti è difficile darle torto se le è bastato un video di pochi secondi a produrre ciò che spesso non riesce alle strategie di partito: compattare i democratici e dividere i repubblicani proprio su uno dei terreni che l'Amministrazione Trump considera propri, quello della famiglia e della natalità.


Alexandria Ocasio-Cortez ha annunciato che sta congelando i suoi ovuli


Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha annunciato nel fine settimana con una serie di video sui social che sta congelando i suoi ovuli. La deputata, che ha 36 anni, ha spiegato di aver preso la decisione per sentirsi "più in controllo" della propria vita e di aver risparmiato a lungo per permettersi la procedura, che è costosa e spesso non è coperta dalle assicurazioni sanitarie.

Ocasio-Cortez ha collegato la scelta di rendere pubblico il percorso al clima politico. "In questo contesto politico in cui l'amministrazione nega alle donne di tutto il paese l'assistenza riproduttiva, dal diritto all'aborto alla possibilità di portare avanti una gravidanza sana, penso sia importante che noi leader abbiamo queste conversazioni e condividiamo questi processi per normalizzarli, soprattutto per le donne che lavorano", ha detto domenica mattina ad ABC News.

L'annuncio arriva mentre si discute di una sua possibile candidatura a cariche più alte: l'entourage di Bernie Sanders l'ha già indicata come possibile erede in vista delle presidenziali del 2028. La deputata ha detto di aver preso la decisione da una "posizione privilegiata" e ha ricordato che le donne che cercano lavoro o si candidano a una carica, a differenza degli uomini, subiscono un forte scrutinio su quando e se avranno figli.

Il congelamento degli ovuli è una procedura per la fertilità sempre più diffusa negli Stati Uniti. Gli ovuli vengono prelevati dal corpo della donna e conservati congelati. In un secondo momento possono essere fecondati in laboratorio con la fecondazione in vitro e gli embrioni vengono poi trasferiti nell'utero nella speranza che la donna rimanga incinta. Alla procedura ricorrono donne che devono sottoporsi a chemioterapia o ad altre cure che possono comprometterne la fertilità, ma anche donne sane che non si sentono pronte ad avere figli negli anni biologicamente più favorevoli a una gravidanza.

Uno studio del 2025 dell'università della California a Los Angeles (UCLA) ha rilevato che tra il 2014 e il 2021 i cicli di congelamento scelti in modo volontario, senza motivi medici, sono aumentati bruscamente. Nello stesso periodo l'età media delle donne che vi ricorrono è scesa da 36 anni a 34,9. Lo studio ha mostrato anche che solo il 5,7% delle donne che hanno congelato gli ovuli tra il 2014 e il 2016 è tornato a usarli nei cinque-sette anni successivi.

Il percorso dura in genere dai 10 ai 12 giorni, durante i quali le donne si iniettano ogni giorno due o tre farmaci ormonali e si sottopongono a frequenti analisi del sangue e a quattro-sei ecografie pelviche. Quando gli ovuli sono maturi, un medico li preleva con un intervento di 20-30 minuti guidato dall'ecografia, con la paziente in anestesia.

Nei video Ocasio-Cortez ha mostrato i farmaci che deve autosomministrarsi e si è filmata mentre si faceva un'iniezione di ormoni nell'addome, scherzando con chi la seguiva: "Non fatela strana. Anche se so che la farete strana". Ha raccontato che per via degli orari della terapia avrebbe dovuto farsi le iniezioni anche nel camerino, prima dell'intervista televisiva di domenica mattina. "Voglio che lo vediate, perché le donne possono fare qualsiasi cosa", ha detto. Ha aggiunto che continuerà a raccontare pubblicamente il processo e ha invitato chi la segue a mandarle domande.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L’inflazione americana rallenta al 3,4% e allontana il rialzo dei tassi


I prezzi al consumo salgono dello 0,1% su giugno, mentre la componente core rallenta al 2,5% annuo. I mercati assegnano ora il 58% di probabilità alla Fed che non aumenta i tassi a settembre.

L’inflazione americana è scesa al 3,4% a luglio, dal 3,5% di giugno, mentre anche la componente core, che esclude le voci più volatili di alimentari ed energia, ha frenato la sua corsa, passando dal 2,6% al 2,5% su base annua. Il dato, diffuso oggi dal Dipartimento del Lavoro, arriva mentre la Federal Reserve sta valutando se alzare nuovamente i tassi di interesse nella prossima riunione di settembre.

Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,1%, dopo il calo dello 0,4% registrato a giugno. La componente core è salita dello 0,2% dopo essere rimasta invariata il mese precedente: si tratta di uno degli indicatori più seguiti dalla Federal Reserve per capire l’andamento dell’inflazione al netto degli shock temporanei.

A sostenere il rialzo mensile sono stati soprattutto i costi delle abitazioni, cresciuti dello 0,1% ma responsabili da soli di circa due terzi dell’aumento complessivo. L’energia ha invece contribuito a raffreddare i prezzi, con un calo dell’1,5% in un mese. La benzina è scesa di quasi il 3%, un arretramento che riflette soprattutto il crollo del greggio di giugno più che l’andamento di luglio: nel corso del mese il Brent è risalito da circa 71 dollari al barile a oltre 100 il 23 luglio.

Alla pompa, tuttavia, il carburante resta del 24,6% più caro rispetto a un anno fa. Secondo l’AAA, l’associazione degli automobilisti americani, il prezzo medio è passato dagli oltre 4,50 dollari al gallone di maggio a circa 4 dollari, contro i 3 dollari precedenti alla guerra con l’Iran.

Qualche sollievo è arrivato anche dalla spesa alimentare: l’indice complessivo è salito dello 0,1%, ma quello dei prodotti acquistati al supermercato è sceso dello 0,1%. Carne, pollame, pesce e uova sono diminuiti dello 0,7%, mentre frutta e verdura hanno perso lo 0,1%. Sono invece aumentati del 2,2% i biglietti aerei e dello 0,4% sia le spese sanitarie sia i prezzi delle auto usate.

Inflazione USA
L’inflazione americana scende al 3,4% e allontana un nuovo rialzo dei tassi
Grafica di FocusAmerica

Indice generale
3,4%

Di fondo
2,5%

Prezzi al consumo, variazione annua. −0,1 su giugno
Senza alimentari ed energia. −0,1 su giugno

Dieci anni di prezzi: dal picco post-Covid allo shock iraniano
Indice dei prezzi al consumo, variazione percentuale sull’anno precedente
Generale Di fondo


L’inflazione è passata dal picco del 9,1% di giugno 2022 al minimo del 2,3% di inizio 2025, per poi risalire con i dazi e con la guerra con l’Iran fino al 4,1% di maggio 2026. A luglio è scesa al 3,4%, con la componente di fondo al 2,5%.

I mercati vedono una Fed ferma a settembre

Probabilità di tassi invariati
58%
alla riunione del 15–16 settembre

54% prima del dato

Il voto della Fed a fine luglio

9 per tassi fermi al 3,5–3,75% · 3 per il rialzo di un quarto di punto
Per l’aumento: Hammack (Cleveland), Kashkari (Minneapolis), Logan (Dallas)

La benzina dà tregua, ma resta il prezzo della guerra
Prezzo medio al gallone negli Stati Uniti, in dollari


Il prezzo medio della benzina è salito dai 3 dollari al gallone precedenti alla guerra con l’Iran agli oltre 4,50 di maggio. A luglio è sceso a circa 4 dollari.


Sul mese
−3% circa
il prezzo della benzina a luglio

Sull’anno
+24,6%
rispetto a luglio 2025

Brent
oltre 100 $
al barile il 23 luglio, da 71 a inizio mese

Fonte: Dipartimento del Lavoro USA, CME FedWatch, AAA · Dati a luglio 2026

I mercati scommettono su una Fed ferma a settembre


Dopo la pubblicazione dei dati, i futures sui tassi di interesse hanno portato a poco meno del 60% la probabilità che la Fed lasci invariato il costo del denaro nella prossima riunione del 15 e 16 settembre, in salita rispetto al 54% di poche ore prima. “Anche se prima della riunione di settembre uscirà un altro dato, credo che qui ci sia già abbastanza per togliere dal tavolo il rialzo di settembre”, ha detto Simona Mocuta, capo economista di State Street.

Le borse americane hanno reagito positivamente nelle prime contrattazioni. A ridurre le aspettative di una nuova stretta aveva, comunque, già contribuito il rapporto sul mercato del lavoro pubblicato venerdì, che ha certificato la perdita di 23.000 posti a luglio.

All‘ultima riunione tenutasi a fine luglio, 3 governatori delle banche regionali della Federal Reserve — Beth Hammack di Cleveland, Neel Kashkari di Minneapolis e Lorie Logan di Dallas — avevano votato per un aumento dei tassi di un quarto di punto. Gli altri 9 membri del comitato avevano invece scelto di mantenere la forchetta al 3,5-3,75%.

Il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh ha comunque ridimensionato l’importanza di ogni singolo rapporto sull’inflazione, spiegando che il dato sorprendentemente debole di giugno aveva pesato poco sulla decisione di non intervenire. Se l’inflazione dovesse restare elevata, ha aggiunto, tassi più alti “potrebbero benissimo far parte della soluzione”.

Guerra, dazi e intelligenza artificiale restano i rischi principali


All’inizio dello scorso anno l’inflazione era scesa fino al 2,3%, per poi tornare a salire quando i dazi voluti dal presidente hanno cominciato a trasferirsi sui prezzi dei beni. Quest’anno il rincaro dell’energia provocato dalla guerra con l’Iran ha interrotto una nuova fase di rallentamento.

Ma a esercitare pressioni sui prezzi contribuisce anche il boom dell’intelligenza artificiale, che sta moltiplicando la domanda di infrastrutture di calcolo e facendo aumentare fortemente il costo dell’hardware (chip di memoria in particolare) e dei materiali necessari a costruire nuovi data center.

Intanto il conflitto con l’Iran, iniziato il 28 febbraio con gli attacchi aerei di Stati Uniti e Israele, è entrato dopo cinque mesi in una fase di stallo. Il controllo di fatto iraniano sullo Stretto di Hormuz ha finora vanificato i tentativi della Casa Bianca di arrivare a una conclusione della crisi favorevole agli Stati Uniti.

Il dato di luglio è il primo pubblicato dopo la ripresa dei combattimenti all’inizio del mese, ma non ne incorpora ancora pienamente gli effetti: nei prossimi mesi l’energia potrebbe quindi tornare a spingere l’inflazione verso l’alto.

Al netto delle oscillazioni dei combustibili, inoltre, la componente core rimane però più tenace di quanto la Fed vorrebbe. Per riportarla stabilmente verso l’obiettivo del 2% non basta una benzina meno cara: serve invece un rallentamento più ampio dei prezzi, dalle abitazioni ai trasporti fino ai servizi sanitari.

Molto dipenderà dalla capacità delle imprese di continuare a trasferire gli aumenti sui clienti e, quindi, dalla tenuta dei consumatori americani, rimasti finora solidi ma logorati da cinque anni di prezzi elevati e ora alle prese anche con un mercato del lavoro più debole del previsto. Un mix tossico che di sicuro non fa sperare bene ai repubblicani in vista delle prossime elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Le espulsioni di Trump non tornano: il DHS ha smesso di pubblicare i numeri


Marc Rosenblum, per oltre dieci anni capo statistico del Dipartimento della Sicurezza Interna, si è dimesso a fine luglio dopo che i suoi report mensili erano stati bloccati. La Casa Bianca rivendica 2,2 milioni di auto espulsioni stimate.

Marc Rosenblum ha lasciato il 24 luglio il posto di capo statistico del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), che occupava da più di dieci anni. Tre anni fa aveva creato l'Ufficio di statistica della sicurezza interna, nato con il sostegno di esponenti di entrambi i partiti per fornire al Congresso e all'opinione pubblica dati attendibili e tempestivi sull'applicazione delle norme migratorie, al riparo dalle pressioni politiche. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca quel progetto però si è fermato.

Nei diciotto mesi in cui la Casa Bianca ha condotto la più vasta campagna di espulsioni della storia americana, i responsabili politici hanno impedito alla squadra di Rosenblum di pubblicare i dati mensili. Il sito dell'ufficio è rimasto fermo e le tabelle sull'applicazione delle norme migratorie si sono cristallizzate al 2024, come se da allora non fosse successo nulla. L'ultima serie di dati risale al 16 gennaio 2025, ovvero quattro giorni prima dell'insediamento di Trump. In un post su LinkedIn Rosenblum ha scritto di essere contento di lasciare un'Amministrazione di cui non condivide i valori, ma dispiaciuto di abbandonare i colleghi in un "ambiente di lavoro ostile".

Immigrazione · La sparizione dei dati

Da 572 giorni il governo americano non pubblica più i numeri sulle espulsioni

L’ufficio di statistica del Dipartimento della Sicurezza Interna ha smesso di aggiornare le tabelle quattro giorni prima dell’insediamento di Donald Trump. Nel vuoto lasciato dai dati ufficiali circolano cifre che nessuno può verificare.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Giorni senza statistiche ufficiali sulle espulsioni
572
giorni di silenzio
16 gennaio 2025

gennaio 2024 agosto 2026
Mesi con dati pubblicati Mesi senza alcun dato

L’ultima serie di dati risale al 16 gennaio 2025, quattro giorni prima dell’insediamento di Trump. Da allora le tabelle sull’applicazione delle norme migratorie sono ferme al 2024, come se non fosse successo nulla.

106
giorni senza aggiornamenti sul sito dell’ICE, dal 9 aprile al 24 luglio 2026

0
rapporti annuali pubblicati sull’anno fiscale 2025, attesi entro dicembre

Promessa e risultato

L’ICE ha rimpatriato 400.000 persone: meno della metà dell’obiettivo annunciato


Rimpatri eseguiti dall’agenzia nel primo anno del secondo mandato di Trump, a confronto con l’obiettivo della Casa Bianca e con il record storico dell’ICE.

Obiettivo annunciato dalla Casa Bianca 1.000.000

Record precedente dell’agenzia, nel 2013 432.238

Rimpatri eseguiti nel primo anno 400.000

Il Dipartimento nel suo complesso rivendica più di 985.000 espulsioni al 12 luglio, ma quel totale comprende anche i respingimenti alla frontiera: non è confrontabile con i rimpatri che l’ICE esegue all’interno del Paese.

Le cifre in circolazione

Quattro numeri diversi raccontano la stessa campagna di espulsioni


Tocca ogni cifra per sapere chi la diffonde e che cosa misura davvero.

400.000 Pubblicato Rimpatri eseguiti dall’ICE nel primo anno+

È l’unica cifra che l’agenzia abbia davvero pubblicato, e lo ha fatto a intermittenza. Resta sotto il record dell’ICE raggiunto sotto Obama.

985.000 Non confrontabile Espulsioni rivendicate dal Dipartimento al 12 luglio+

Il totale mette insieme i rimpatri interni e i respingimenti alla frontiera, che sono un’altra cosa: chi viene fermato mentre entra non è mai stato dentro il Paese.

1.461.529 Mai pubblicato «Partenze forzate di stranieri» negli ultimi dodici mesi+

Il numero circola su X grazie al portavoce di Turning Point USA, che lo attribuisce a una fonte interna al Dipartimento. La categoria non esiste tra quelle usate dall’ufficio statistico e lui stesso ha ammesso di non sapere come sia stata calcolata.

3.000.000 Dichiarazione non firmata Stranieri irregolari che avrebbero lasciato gli Stati Uniti+

Lo sostiene l’ufficio stampa del Dipartimento: 2,2 milioni sarebbero «auto espulsioni», cioè partenze spontanee stimate. Il testo non porta firma e le sue frasi compaiono in corpi tipografici diversi, come se fossero state incollate da altrove.

L’effetto opposto

In diciotto mesi sono diventate irregolari più persone di quante l’ICE ne abbia rimpatriate


Revocando la protezione temporanea e altri permessi provvisori, la Casa Bianca ha tolto lo status a chi viveva e lavorava regolarmente negli Stati Uniti.

1.500.000
persone rese irregolari dalla revoca dei permessi

400.000
persone rimpatriate dall’ICE nello stesso periodo

Per ogni persona che l’ICE ha rimpatriato, quasi quattro hanno perso il permesso di restare. La campagna che doveva ridurre il numero degli irregolari lo ha fatto crescere.

10,8 mln 15,8 mln Stranieri senza documenti stimati dal Migration Policy Institute nel 2019 e nel 2024. Sapere dove sia arrivato oggi quel numero richiederebbe proprio i dati che il Dipartimento ha smesso di diffondere.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su statistiche ICE, dichiarazioni del Dipartimento della Sicurezza Interna, stime del Migration Policy Institute e ricostruzione dell’Atlantic. Dati aggiornati all’11 agosto 2026.

Quattrocentomila rimpatri contro un milione promesso


Le cifre che restano raccontano una campagna molto più piccola di quella inizialmente annunciata. Secondo le statistiche pubblicate a intermittenza dall'ICE, l'Agenzia federale per l’Immigrazione e le Dogane, nel primo anno del secondo mandato di Trump sono state rimpatriate circa 400.000 persone, contro il milione l'anno indicato come obiettivo dalla Casa Bianca. Il record precedente dell'agenzia era di 432.238 rimpatri, raggiunto nel 2013 sotto l’Amministrazione Obama. Il Dipartimento nel suo complesso rivendica invece più di 985.000 espulsioni al 12 luglio, ma quella cifra comprende anche i respingimenti alla frontiera e non è confrontabile con i rimpatri eseguiti dall'ICE all'interno del Paese.

La distanza tra promessa e risultato è stata quindi colmata con una categoria nuova. A partire da Kristi Noem, quando era ancora alla guida del Dipartimento, l’Amministrazione Trump ha cominciato a sostenere che il numero di stranieri partiti spontaneamente sarebbe stato molto superiore a quello degli espulsi, contabilizzando queste stime come "auto espulsioni". Interpellato dall'Atlantic sul blocco dei report mensili, l'ufficio stampa non ha risposto alla domanda e ha inviato una dichiarazione secondo cui questa sarebbe "l'Amministrazione più trasparente della storia americana", aggiungendo che nel primo anno di mandato "più di 3 milioni di stranieri irregolari hanno lasciato gli Stati Uniti", di cui 2,2 milioni per stima di auto espulsione. Ma la dichiarazione non era firmata e le sue frasi compaiono in corpi tipografici diversi, come se fossero state incollate da altrove.

Le critiche più dure arrivano da destra


Steve Bannon, la conduttrice di Fox News Tomi Lahren e l'influencer Laura Loomer accusano ora l'Amministrazione Trump di aver rinunciato alla campagna di rimpatri promessa agli elettori, cedendo ai repubblicani vicini al mondo delle imprese che temono la carenza di manodopera e a coloro che sono preoccupati per le elezioni di metà mandato.

Nel mirino c'è in particolare il nuovo Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, che ha sostituito Noem a marzo. Mullin replica alle critiche affermando che l'attività dell'ICE non è mai stata così intensa e che nella prima settimana di agosto gli agenti hanno effettuato in media 4.200 arresti al giorno in tutto il Paese. Nessun dato è però stato pubblicato a sostegno di queste affermazioni e le ultime statistiche disponibili indicano per luglio una media inferiore alla metà.

Anche chi sostiene la linea del presidente chiede di poter vedere questi dati. "Non mi importa cosa dicano i dati. Datemeli e basta", ha detto all'Atlantic Andrew Arthur, ex giudice per l'immigrazione oggi al Center for Immigration Studies, secondo cui l'unico modo per uscire dalle polemiche di parte è pubblicare cifre affidabili su arresti, trattenimenti e rimpatri.

Mike Howell, della Heritage Foundation e già legale del Dipartimento durante il primo mandato di Trump, ha chiesto i dati il 7 maggio, ma in due mesi ha ricevuto soltanto un avviso di ricezione e a luglio ha dovuto fare causa all'Amministrazione per ottenerli. Nel frattempo il Dipartimento non ha pubblicato neppure il rapporto annuale sull'applicazione delle norme sull’immigrazione per l'anno fiscale 2025, atteso entro fine dicembre.

"I numeri sulle espulsioni dovrebbero essere pubblicati con la stessa trasparenza, regolarità e risonanza degli altri dati governativi, come il rapporto sull'occupazione", ha scritto Howell. Il suo sospetto è che l'Amministrazione Trump gonfi artificialmente le cifre per sembrare intransigente e preparare il terreno a un accordo con i democratici dopo le elezioni, che concederebbe uno status legale a una parte degli irregolari.

Nel vuoto dei dati ufficiali si infilano altre cifre


Il sito dell'ICE è rimasto senza aggiornamenti dal 9 aprile al 24 luglio, un periodo in cui arresti e rimpatri erano in calo rispetto ai livelli raggiunti sotto Noem. La Casa Bianca ha subito attribuito il vuoto di dati ai democratici e al blocco delle attività del Congresso, ma funzionari interni hanno spiegato all'Atlantic che il personale in servizio avrebbe potuto continuare ad aggiornare la pagina. Quando le pubblicazioni sono riprese, i numeri erano di nuovo in crescita.

"Quello che rende speciali gli uffici statistici indipendenti, dal Bureau of Labor Statistics agli altri, è che in teoria non rispondono a incarichi politici e si limitano a produrre dati grezzi", ha detto all'Atlantic Blas Nuñez-Neto, responsabile delle politiche di frontiera sotto Joe Biden e superiore di Rosenblum. Nuñez-Neto riconosce però una differenza rispetto agli indicatori economici: le statistiche sull'immigrazione misurano l'operato dell'Amministrazione stessa, il che ha sempre generato tensione.

Nel fine settimana il portavoce di Turning Point USA Andrew Kolvert ha scritto su X che una fonte interna al Dipartimento gli avrebbe riferito l'esistenza di un rapporto che parla di 1.461.529 "partenze forzate di stranieri" negli ultimi dodici mesi. Nei commenti al post, letto da oltre 700.000 persone, Kolvert ha ammesso però di non sapere come sia stato calcolato quel numero: la categoria non è tra quelle usate dall'ufficio statistico e il dato non risulta pubblicato da nessuna parte.

Il fatto è che, revocando lo status di immigrazione regolare a più di 1,5 milioni di persone che in precedenza vivevano e lavoravano negli Stati Uniti con la protezione temporanea o altri permessi provvisori, la Casa Bianca ha reso irregolari in 18 mesi più persone di quante l'ICE ne sia riuscito a rimpatriare nello stesso periodo. Il Migration Policy Institute stima che gli stranieri senza documenti fossero 10,8 milioni nel 2019 e 15,8 milioni nel 2024: dire come si sia mosso questo numero nel frattempo richiederebbe proprio di conoscere i dati che il Dipartimento ha smesso di diffondere.


Trump è sempre più insoddisfatto del suo Segretario alla Sicurezza interna


Il presidente Trump è sempre più insoddisfatto di Markwayne Mullin, il segretario alla Sicurezza interna, dopo una serie di dichiarazioni fuori linea che hanno irritato molti degli alleati esterni della Casa Bianca, come ha rivelato il Wall Street Journal. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha ammesso che il malumore verso Mullin è cresciuto ma ha detto che il presidente non ha intenzione di licenziarlo. Il Dipartimento della Sicurezza interna è il ministero che negli Stati Uniti si occupa di frontiere e immigrazione, cioè del terreno su cui Trump ha costruito la promessa centrale del suo secondo mandato.

Trump aveva scelto Mullin, che gli era stato molto vicino quando sedeva al Senato, per guidare il dipartimento dopo avere licenziato Kristi Noem a marzo. All'epoca aveva detto ai suoi consiglieri di essere stanco delle liti e delle tensioni interne all'agenzia. A Mullin era stato affidato un compito preciso, tenere il dipartimento fuori dalle notizie. Poco più di quattro mesi dopo l'inizio dell'incarico il presidente lo considera debole e fuori linea.

Il momento di maggiore tensione è arrivato ai primi di agosto, quando Mullin ha parlato a Oklahoma City davanti alla National Governors Association, l'associazione che riunisce i governatori degli Stati americani. In quell'occasione ha detto che il racconto secondo cui l'immigrazione "ruba i posti di lavoro agli americani è vero in alcuni settori, ma non lo è in tutti". Ha aggiunto che l'arrivo di lavoratori stranieri potrebbe compensare i bassi tassi di partecipazione al mercato del lavoro in alcune aree del paese, dove mancano persone disponibili a lavorare.

Le parole hanno provocato una reazione immediata dei sostenitori più esposti del presidente, che le hanno lette come una rottura rispetto alla linea dell'Amministrazione, impegnata a espellere il maggior numero possibile di immigrati e a ridurre gli ingressi complessivi negli Stati Uniti. Laura Loomer, l'influencer di destra che parla regolarmente con Trump, ha chiesto il licenziamento di Mullin scrivendo sui social che il segretario non ha "fatto assolutamente nulla per aumentare il ritmo delle espulsioni di massa". Poche ore dopo il suo intervento Mullin ha pubblicato un messaggio sui social: "Nessuna amnistia per gli immigrati illegali. Mai".

Dopo due sparatorie mortali contro immigrati avvenute a pochi giorni di distanza, Mullin aveva sospeso in via temporanea gran parte dei controlli sui veicoli da parte degli agenti federali dell'immigrazione, una decisione che il presidente ha ribaltato il giorno successivo con un messaggio sui social. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha detto che Trump era irritato per non essere stato informato in anticipo del cambio di linea.

Il presidente si è arrabbiato anche quando Mullin ha proposto di annullare i fuochi d'artificio del 4 luglio sul National Mall, il grande parco al centro di Washington, mentre sulla città si abbatteva un temporale. Nel discorso di quella sera Trump ha raccontato l'episodio alla folla: "Una delle mie persone molto brillanti dietro le quinte ha detto: non si preoccupi, signore, possiamo farlo magari la settimana prossima. Io ho risposto: la settimana prossima non funziona. Questo è il grande giorno. Vogliamo il 4 luglio. Non stiamo cercando un altro giorno di luglio".

A fine giugno, dopo che la Corte Suprema aveva stabilito che l'Amministrazione poteva cancellare le protezioni temporanee concesse a 350.000 haitiani che vivono negli Stati Uniti, Mullin aveva detto in un'intervista televisiva che una parte di loro avrebbe potuto restare nel paese: "Provate a compilare i documenti e a stare qui con uno status permanente, oppure vi aiuteremo a tornare nel vostro paese". Dentro l'Amministrazione quelle parole sono state giudicate in contrasto con la linea ufficiale, perché il rimpatrio degli haitiani era stato una promessa della campagna elettorale e la Corte Suprema aveva appena consegnato alla Casa Bianca una vittoria su quel fronte.

Lauren Bis, portavoce della Casa Bianca, non ha citato direttamente Mullin ma ha dichiarato che il presidente "ha fiducia nel suo gabinetto per portare avanti l'agenda che gli americani hanno votato". Ha aggiunto che grazie alla guida di Trump gli Stati Uniti hanno "il confine più sicuro della storia", stanno espellendo un numero record di immigrati irregolari e stanno revocando la cittadinanza a chi l'ha ottenuta in modo illecito. Una portavoce del dipartimento ha detto che l'Amministrazione è "una squadra sola" e ha "una sola battaglia".

Mullin è arrivato al suo incarico con l'obiettivo di cambiare l'immagine pubblica del dipartimento, soprattutto dopo che agenti dell'immigrazione avevano ucciso due cittadini americani a Minneapolis. Quell'obiettivo si è scontrato con la volontà del presidente di mostrarsi sempre impegnato sulle espulsioni di massa.

Sotto la guida di Mullin gli arresti e le espulsioni erano inizialmente calati, ma sono poi risaliti fino ad alcuni dei totali giornalieri più alti da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. L'ICE, l'agenzia federale che si occupa dell'immigrazione e delle dogane, arresta tra 1.500 e 2.000 immigrati al giorno, secondo un funzionario dell'Amministrazione. Il dipartimento non sta però dando pubblicità a queste cifre.

Nessuno dei segretari alla Sicurezza interna scelti da Trump è rimasto a lungo in carica. Noem è stata la prima componente del gabinetto a essere licenziata nel secondo mandato, mentre nel primo il presidente ha avuto due segretari confermati dal Senato e quattro segretari facenti funzione.

L'opposizione interna più forte Mullin l'ha incontrata sulla scelta del capo permanente dell'ICE, Lance Schroyer, un veterano della polizia stradale dell'Oklahoma che aveva guidato la sua scorta quando era senatore. I funzionari dell'agenzia hanno contestato la nomina perché ritengono che Schroyer non abbia esperienza né nel governo federale né sull'immigrazione. Anche Tom Homan, il responsabile della Casa Bianca per i confini, è contrario alla scelta. Mullin si è appellato direttamente al presidente per difendere la nomina, mentre il Senato non ha ancora fissato l'audizione di conferma.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Hormuz, Il Golfo si è rassegnato al controllo iraniano sullo Stretto


Le esportazioni di greggio attraverso lo Stretto sono scese a 2,2 milioni di barili al giorno, contro i 20 milioni di prima del conflitto. I Paesi del Golfo valutano ora un accordo che riconosce a Teheran il controllo del traffico in entrata.

I produttori di energia del Golfo Persico si stanno convincendo che il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz sia ormai una nuova realtà destinata a condizionare a tempo indeterminato le loro esportazioni e, di conseguenza, le forniture mondiali di energia. Il problema, spiegano al Wall Street Journal, è che l'alternativa potrebbe essere ancora peggiore: una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran esporrebbe nuovamente agli attacchi le infrastrutture energetiche dei Paesi arabi della regione.

I numeri spiegano l'urgenza: la scorsa settimana le esportazioni di greggio attraverso lo Stretto sono scese a circa 2,2 milioni di barili al giorno, contro gli 8,5 milioni di un mese prima, secondo la società di analisi Kpler. Prima del conflitto attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati. Anche l'Iran ha pagato il blocco imposto sullo Stretto: in una settimana le sue esportazioni si sono dimezzate, scendendo a 47.000 barili al giorno.

Guerra Usa-Iran · Lo Stretto di Hormuz

L’Iran ha trasformato Hormuz in un’arma: il Golfo deve scegliere tra cedere a Teheran e rischiare l’escalation

In cinque mesi di conflitto il traffico petrolifero nello Stretto è quasi sparito e le rotte alternative sono finite sotto attacco. I produttori del Golfo, riferisce il Wall Street Journal, si preparano a convivere con il veto di Teheran.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Lo Stretto che si chiude

Il greggio in transito a Hormuz si è ridotto a un rivolo

2,2
milioni di barili
al giorno

Solo greggio · dati Kpler−74% in un mese
Prima del conflitto≈20 Un mese fa8,5 La scorsa settimana2,2

Golfo Persico
Golfo dell’Oman
Iran
Arabia Saudita
Emirati
Oman
Stretto di Hormuz

Prima del conflitto lo Stretto era attraversato da circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati; oggi il greggio in transito è sceso a 2,2 milioni. Anche l’Iran paga il blocco: il suo export si è dimezzato in una settimana, fino a 47.000 barili al giorno.

Le rotte alternative

Nemmeno le vie di fuga dal Golfo sono al sicuro


Oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell’Oman aggirano lo Stretto, ma i porti di arrivo e le navi in partenza restano nel raggio di Teheran e dei suoi alleati.

1 2 3 4
Mar Rosso
Golfo Persico
Oleodotto Est–Ovest
Habshan–Fujairah

OleodottoRotta marittimaAttacco
1Jizan 2Damietta 3Largo degli Emirati 4Paesi del Golfo

Jizan, Arabia Saudita
Domenica gli Houthi hanno rivendicato un attacco alla raffineria sul Mar Rosso, il secondo dalla fine di luglio. La rotta saudita che aggira Hormuz passa proprio da qui.

172
attacchi contro infrastrutture civili nei sei Paesi arabi del Golfo tra il 28 febbraio e il 30 luglio (Acled)

Circa 1 su 2 ha colpito impianti energetici: raffinerie, centrali elettriche, dissalatori

Il conto, finora

Prezzi in tensione, scorte in calo, export iraniano al minimo

Brent
87,72 $
▲ +5% lunedì
al barile: il massimo dal 31 luglio, nonostante la domanda debole in Asia e in Europa

Scorte mondiali
−400 mln
▼ di barili in sei mesi
il cuscinetto che finora ha frenato i prezzi si sta esaurendo

Export dell’Iran
47.000
▼ −50% in una settimana

Una settimana fa≈94.000
Oggi47.000

barili al giorno: il blocco dello Stretto costa anche a Teheran

«Cedere all’Iran il controllo del traffico, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le esportazioni del Golfo in balia di Teheran per il futuro prevedibile.»
Ellen Wald, Global Energy Center dell’Atlantic Council, al Wall Street Journal

Fonte: Wall Street Journal; dati Kpler, Vortexa, Acled, Adnoc · Agosto 2026

Il negoziato si è fermato sulle acque territoriali


L'intesa allo studio non piace a nessuno dei rivali di Teheran, perché finirebbe per formalizzare il controllo iraniano sulle navi in entrata nello Stretto. Il negoziato si è comunque arenato nei giorni scorsi. Il Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno da Washington e Teheran avrebbe dovuto riaprire Hormuz alle navi commerciali e avviare 60 giorni di trattative per arrivare a una pace stabile, ma il confronto si è bloccato sul percorso che dovrebbero seguire i mercantili: l'Iran pretende infatti che transitino nelle proprie acque territoriali.

Teheran chiede inoltre un alleggerimento delle pressioni finanziarie e il divieto di transito per le navi da guerra americane e israeliane nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti rifiutano qualsiasi accordo che consenta all'Iran di ostacolare la libertà di navigazione, riferiscono i mediatori. Lunedì il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei ha affermato che, finché continuerà il blocco navale americano, non esisteranno le condizioni per riaprire lo Stretto e ha chiesto a Washington di "riparare le conseguenze delle proprie azioni".

Trump ha replicato nello stesso giorno avanzando a sua volta una serie di richieste, tra cui un risarcimento per le persone uccise nelle guerre, negli attacchi e nelle proteste. Risultato di questo tira e molla: il prezzo del Brent, il greggio di riferimento internazionale, ha chiuso in rialzo di circa il 5%, a 87,72 dollari al barile, il livello più alto dal 31 luglio.

Le rotte alternative non hanno protetto il Golfo


Gli Emirati Arabi Uniti erano riusciti a riportare le esportazioni ai livelli precedenti alla guerra entro il mese di giugno, combinando l'oleodotto che attraversa il deserto con il passaggio di navi nelle acque vicine all'Oman con i transponder spenti, cioè con i sistemi che ne segnalano la posizione disattivati, secondo la società di tracciamento Vortexa. Poi però sono arrivati gli attacchi. La compagnia petrolifera di Stato Adnoc ha dichiarato che 4 delle 16 navi colpite dall'inizio del conflitto sono state centrate da missili o droni soltanto nell'ultima settimana.

Anche l'Arabia Saudita, che trasporta parte del greggio attraverso la penisola fino a un porto sul Mar Rosso, ha visto quella rotta alternativa finire sotto il fuoco degli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran. Domenica il gruppo ha rivendicato un attacco alla raffineria di Jizan, il secondo dalla fine di luglio. Il Ministero saudita dell'Energia ha confermato l'incendio, senza però indicarne la causa. In Egitto, intanto, un drone ha colpito il porto mediterraneo di Damietta, incendiando due navi, tra cui un'unità americana per lo stoccaggio di gas.

Tra il 28 febbraio e il 30 luglio l'Iran e le milizie irachene sue alleate hanno condotto almeno 172 attacchi contro infrastrutture non militari nei sei Paesi arabi del Golfo, secondo il monitoraggio dell'Armed Conflict Location and Event Data: circa la metà ha colpito infrastrutture energetiche, dagli impianti petroliferi alle centrali elettriche fino ai dissalatori. Funzionari della regione riferiscono inoltre che nelle ultime settimane Teheran ha fatto sapere che è pronta a colpire gli impianti energetici dei Paesi del Golfo in caso di una nuova escalation ordinata dal presidente Donald Trump.

Il dilemma: cedere a Teheran o rischiare una nuova escalation


"In questo quadro gli Stati arabi del Golfo non sono davvero in grado di garantire la sicurezza e l'apertura dello Stretto di Hormuz e non possono più contare su di esso per i trasporti o per il commercio", ha spiegato al Wall Street Journal Umer Karim, ricercatore sulla sicurezza del Golfo all'Università di Birmingham. "Quindi, per ora, non c'è altra opzione che concedere qualcosa alle richieste iraniane." Ma secondo Karim, ora l'obiettivo di Teheran sarebbe controllare non soltanto lo Stretto, ma tutto ciò che vi transita, imponendo di fatto le proprie condizioni ai Paesi vicini.

Per questo motivo, i governi della regione stanno anche studiando come ridurre la dipendenza da Hormuz, progettando nuovi oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell'Oman e aumentando la capacità di stoccaggio all'estero, da riempire nei periodi di relativa calma. Secondo Eric Alter, direttore dell'Accademia diplomatica Anwar Gargash di Abu Dhabi, queste soluzioni possono allentare la pressione, ma "non bastano certo a rendere irrilevante il veto iraniano". Nel frattempo cresce l'irritazione dei funzionari del Golfo nei confronti della Casa Bianca, alla quale rimproverano di non avere una strategia chiara mentre il conflitto si trascina.

Tuttavia i prezzi del petrolio restano lontani dai massimi raggiunti in primavera, frenati dalla debolezza della domanda in Cina, Giappone, India ed Europa, anche se le scorte mondiali sono diminuite di oltre 400 milioni di barili in soli 6 mesi e il margine di sicurezza si è progressivamente ridotto. "Dopo cinque mesi di conflitto si capisce perché gli Stati del Golfo vogliano trovare un modo per far ripartire il traffico marittimo", ha detto al Wall Street Journal Ellen Wald, del Global Energy Center dell'Atlantic Council. "Ma cedere all'Iran il controllo del traffico in entrata e in uscita, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le loro esportazioni in balia di Teheran per il futuro prevedibile."


L’Iran detta le condizioni su Hormuz, gli arsenali Usa frenano Trump


Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha posto oggi sei nuove condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico mercantile. Secondo quanto da lui affermato, gli Stati Uniti devono:

  1. smettere di minacciare l'Iran e di offendere i simboli sacri della nazione iraniana;
  2. porre definitivamente fine alla guerra contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. revocare il blocco navale e allontanare le proprie forze dall'area medio orientale;
  4. risarcire integralmente i danni causati dalla guerra;
  5. cancellare le sanzioni imposte contro l'Iran;
  6. sbloccare i fondi iraniani congelati.

"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto", ha affermato Zolghadr.

La nuova lista di richieste iraniana è arrivata proprio mentre a Washington veniva data per imminente un'intesa capace di far ripartire i traffici nel braccio di mare che si trova tra Iran e Oman. La Casa Bianca non ha commentato. Il cessate il fuoco di giugno invece subordinava la revoca completa delle sanzioni a un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, mentre per sbloccare i fondi congelati gli Stati Uniti hanno sempre preteso che Teheran rinunciasse all'uranio altamente arricchito in suo possesso.

Le nuove richieste di Zolghadr aumentano così la pressione sul presidente Donald Trump, che conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell'energia in vista delle importanti elezioni di metà mandato di novembre. La benzina è arrivata a 4,02 dollari al gallone, contro i 3,16 di un anno fa: un rincaro che pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni. Nell'ultima settimana, secondo la società di analisi dei dati marittimi Kpler, hanno attraversato lo stretto poco più di 10 navi al giorno, contro le 130 in media dei mesi precedenti alla guerra. Prima del conflitto passava da Hormuz circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Lo stretto conteso
Hormuz, il ricatto di Teheran
L’Iran detta sei condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli arsenali americani si svuotano e la benzina supera i 4 dollari al gallone.
Grafica di FocusAmerica

Il traffico strozzato
Da 130 navi al giorno a una manciata
Ogni punto sulla rotta rappresenta 10 transiti giornalieri attraverso lo Stretto.

Prima della guerra Oggi
Iran Oman E.A.U.
Stretto di Hormuz
~39 km nel punto più stretto

Prima della guerra 130

Oggi ~10
navi al giorno, media dei mesi precedenti al conflitto
navi al giorno nell’ultima settimana

Prima del conflitto da Hormuz passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare in tutto il mondo.

Le richieste di Teheran
Le sei condizioni per riaprire lo Stretto
Sono state poste da Mohammad Bagher Zolghadr, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano. Tocca ogni voce per leggere il contesto.

Il prezzo per Washington
Arsenali svuotati, benzina sopra i 4 dollari
La guerra ha consumato gran parte degli intercettori americani, mentre il caro carburante pesa sui repubblicani a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Intercettori rimasti Consumati durante la guerra
Per i THAAD il ritorno ai livelli precedenti alla guerra non è previsto prima del 2029. Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike sono in larga parte esaurite.
Benzina, media nazionale USA (al gallone)

3,16 $
un anno fa

4,02 $
oggi · +27%

soglia dei 4 $

3,00 $4,25 $

Ad aprile la media nazionale ha superato i 4 dollari per la prima volta da agosto 2022. La Casa Bianca conta sulla riapertura dello Stretto per far scendere i prezzi dell’energia prima del voto di novembre.

Fonti: Kpler (traffico navale); CSIS, stime del 27 luglio 2026 (intercettori); AAA (benzina); EIA (flussi energetici). Dati all’8 agosto 2026.

Sempre oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro una petroliera dell'Adnoc, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi. Dall'inizio della guerra, almeno 15 navi di questa società sono state attaccate e tra gli equipaggi si contano 1 morto e 20 feriti. Abu Dhabi ha parlato di un atto di pirateria dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Anche Arabia Saudita, Qatar e Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato l'attacco, mentre Doha ha chiesto ancora una volta la riapertura incondizionata dello Stretto.

Ci sono anche dei segnali di allentamento della pressione. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato oggi all'agenzia iraniana Tasnim che Teheran e Muscat sono "molto vicine" a un accordo. Ha però aggiunto che la riapertura dipende da altre condizioni, tra cui un risarcimento statunitense per le violazioni del Memorandum di Islamabad. Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian devono però fronteggiare l'opposizione dei conservatori, contrari a qualsiasi intesa con gli americani.

In un'intervista a Fox News, il vicepresidente JD Vance ha definito le trattative "a metà strada", ridimensionando l'ottimismo espresso nei giorni scorsi da altri alti funzionari, che le avevano descritte come quasi concluse. Stando a quanto afferma Vance, restano da definire lo schema di navigazione, le operazioni di sminamento e l'impegno iraniano a non aprire più il fuoco contro le navi mercantili. Vance non ha precisato che cosa Washington sia disposta a concedere e ha insistito sulla leva negoziale americana: "Stanno soffrendo parecchio. Vogliono che questa storia finisca".

Washington cerca una via d'uscita


Nelle ultime settimane è stato però il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate statunitensi, il generale Dan Caine, a cercare di far capire agli altri consiglieri del presidente che occorre trovare una via d'uscita a tutti i costi. Un'ulteriore escalation rischierebbe infatti di ritorcersi contro gli Stati Uniti, mentre una sola campagna di bombardamenti aerei difficilmente permetterebbe di raggiungere i risultati promessi, secondo tre fonti sentite dalla CNN.

Caine ha discusso delle sue preoccupazioni con il direttore della CIA John Ratcliffe, il Segretario di Stato Marco Rubio e con lo stesso Vance. "La potenza aerea ha i suoi limiti", aveva già avvertito durante un'audizione pubblica il mese scorso, quando Trump sembrava pronto ad autorizzare quella che aveva definito un'operazione "massiccia", prima di rinunciare dopo essersi confrontato con gli alleati mediorientali, preoccupati da possibili ritorsioni contro le proprie infrastrutture energetiche.

Arsenali svuotati e deterrenza indebolita


Sulla decisione ha pesato anche il difficile stato degli arsenali missilistici americani. La campagna militare contro l'Iran ha consumato più di 1.500 intercettori Patriot: ne restano meno di 830, rispetto ai circa 2.330 disponibili all'inizio della guerra, secondo il Center for Strategic and International Studies. Tre fonti hanno descritto queste stime come vicine ai dati interni del governo. Gli intercettori THAAD, progettati per abbattere i missili balistici, sono scesi da 452 a meno di 280 e il ritorno ai livelli precedenti non è previsto a questo punto prima del 2029.

Anche le scorte di missili a lungo raggio ATACMS e Precision Strike, che consentono di colpire obiettivi da centinaia di km di distanza, sono in larga parte esaurite. Restano più di 100.000 bombe guidate, ma devono essere sganciate più vicino al bersaglio, esponendo così gli aerei statunitensi al fuoco della contraerea iraniana. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt continua a negare ufficialmente che vi sia una penuria di munizioni, mentre Trump ha ordinato una caccia alle talpe e chiesto incriminazioni penali per chi ha trasmesso alla stampa informazioni classificate.

A Kyiv, intanto, le forniture di missili antiaerei degli alleati occidentali si sono ridotte a un terzo rispetto al 2025, ha dichiarato questa settimana Volodymyr Zelensky. Mercoledì la contraerea ucraina non ha intercettato nessuno dei 28 missili lanciati dalla Russia. Il risultato è stato che almeno 17 persone sono morte a Kyiv e nella regione circostante. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Trump aveva già respinto la richiesta ucraina di alcune centinaia di intercettori Patriot. Quando gli è stato chiesto di spiegare la decisione, ha risposto che quei missili servono anche agli americani.

Tuttavia, il trasferimento di armi verso il Medio Oriente ha indebolito soprattutto i dispositivi americani in Asia. Il comando statunitense dell'Indo-Pacifico ha dovuto cedere Tomahawk e altri missili che sarebbero cruciali in un eventuale scontro con la Cina, mentre dalla Corea del Sud sono stati trasferiti centinaia di missili intercettori, un gruppo portaerei e alcuni cacciatorpediniere. Alcuni funzionari temono che Seoul e Tokyo possano ora perdere fiducia nella protezione convenzionale degli Stati Uniti e valutare lo sviluppo di un proprio deterrente nucleare.

Anche potenze rivali come Mosca e Pechino stanno attentamente monitorando le scorte americane attraverso il bilancio approvato dal Congresso, gli annunci delle aziende della difesa e i propri satelliti spia. Tom Karako, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al New York Times che è in corso un "annientamento generazionale dei mezzi della deterrenza convenzionale". Secondo Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, i quattro anni di guerra in Ucraina hanno già mostrato ai pianificatori militari russi quanto lentamente l'industria americana sia in grado di aumentare la propria produzione. Il rischio è che Mosca finisca per rivalutare il rapporto di forze con la NATO in una direzione sfavorevole a Washington.

Più a lungo si prolunga lo scambio di attacchi con l'Iran, più si assottigliano le scorte di munizioni e diventa evidente la vulnerabilità americana, osserva Todd Harrison dell'American Enterprise Institute. Per la Casa Bianca cresce quindi l'urgenza di ottenere almeno una vittoria simbolica da presentare agli elettori prima del voto di novembre. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta il risultato più immediato e politicamente spendibile. Teheran ne è pienamente consapevole e proprio per questo continua ad alzare la posta.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump definisce "jihadisti" i candidati democratici alle midterm


Il presidente ha attaccato nuovamente anche le persone di origine somala: "Non sono intelligenti". La retorica anti-musulmana si diffonde sempre di più tra i repubblicani dopo le vittorie di Mamdani e El-Sayed.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il presidente Donald Trump ha definito senza mezzi termini come "jihadisti" alcuni candidati del Partito Democratico alle elezioni di metà mandato, in programma a novembre, quando saranno rinnovati l'intera Camera e un terzo del Senato. "Abbiamo jihadisti che vengono eletti dappertutto. Abbiamo questo, che siano comunisti o jihadisti", ha detto lunedì ai giornalisti nello Studio Ovale. Poco dopo è tornato ad attaccare le persone di origine somala che vivono negli Stati Uniti: "Non sono intelligenti, non hanno capacità, non hanno niente in mano e ci vogliono insegnare come gestire il nostro Paese".

La nuova offensiva contro i politici musulmani


Negli ultimi mesi la retorica anti-musulmana si è intensificata tra i repubblicani, soprattutto dopo l'affermazione di alcuni politici musulmani di primo piano: Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York, e Abdul El-Sayed, che la settimana scorsa ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan. Trump ha attaccato i musulmani e gli americani di origine araba fin dalla sua ascesa politica e proprio su questa retorica ha costruito parte del consenso alle sue politiche restrittive sull'immigrazione, fino al divieto d'ingresso negli Stati Uniti ("muslim ban") imposto durante il suo primo mandato ai cittadini di diversi Paesi a maggioranza musulmana. Non meraviglia dunque il fatto che il presidente non abbia condannato la nuova ondata di dichiarazioni contro i musulmani e, al contrario, l'abbia rilanciata.

Trump non ha indicato esplicitamente quali candidati abbia definito come "jihadisti", ma poche ore dopo ha preso di mira El-Sayed pubblicando un'immagine che lo ritrae davanti a una folla in cui compaiono due donne con il velo, accompagnata dalla scritta "stanno venendo a prendersi la vostra casa e i vostri beni". Due giorni prima aveva pubblicato una foto di sé con la First Lady Melania Trump accanto a un'immagine di El-Sayed con la moglie, sotto la frase "due Americhe molto diverse". Domenica El-Sayed ha risposto alla CNN sostenendo che l'immagine dei Trump mostra "persone che non si piacciono ma sono unite solo dall'interesse di fare miliardi di dollari alle vostre spalle", mentre la sua raffigura "due persone che si amano davvero".

I post di Trump riportano spesso il nome completo del candidato, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. Dopo la vittoria alle primarie, il National Republican Senatorial Committee, l'organismo che coordina le campagne dei repubblicani per il Senato, ha diffuso uno spot che mostra il suo nome per esteso e lo definisce "il candidato al Senato più radicale d'America", tentando inoltre di collegarlo a un gruppo classificato come organizzazione terroristica. Il presidente del Comitato, il senatore della South Carolina Tim Scott, ha negato alla CNN che lo spot avesse l'obiettivo di mettere in evidenza la fede musulmana del candidato e ha invece accusato El-Sayed di simpatizzare per Hamas.

Dagli attacchi a El-Sayed a quelli contro la comunità somala


Altri esponenti repubblicani hanno adottato toni ancora più duri. Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville ha definito El-Sayed sui social un "islamista radicale" e un "terrorista". La deputata della South Carolina Nancy Mace ha scritto che "ogni singolo musulmano che ricopre una carica pubblica in America è un cavallo di Troia e una minaccia sia per la sicurezza nazionale sia per la nostra repubblica".

Tra gli esponenti repubblicani di primo piano quasi nessuno ha criticato pubblicamente queste dichiarazioni. Una delle poche eccezioni è stata il senatore della Louisiana Bill Cassidy. "Condanno queste dichiarazioni", ha detto alla CBS, aggiungendo che "ognuno dovrebbe essere trattato come individuo". Cassidy ha ricordato che molti dei musulmani con cui lavora abitualmente sono medici che operano nelle aree più remote della Louisiana, dove senza di loro numerosi pazienti non avrebbero accesso a un dottore.

Edward Ahmed Mitchell, vicedirettore nazionale del CAIR, un'organizzazione per i diritti civili dei musulmani americani, ha affermato che "tutti gli americani hanno il diritto di impegnarsi nel servizio pubblico, indipendentemente dall'etnia o dalla fede". Descrivendo gli esponenti politici di religione musulmana come una minaccia per la nazione, ha aggiunto, "il presidente Trump sta mettendo un bersaglio sulla schiena degli eletti musulmani di tutto il Paese".

Gli attacchi di Trump non si sono però limitati ai soli candidati musulmani. A dicembre aveva già definito gli immigrati somali "spazzatura", sostenendo di non volerli negli Stati Uniti, mentre a luglio aveva condiviso sui social un video di bambini somali in un asilo del Minnesota con il commento: "Ogni bambina indossa un hijab... all'asilo". Lunedì ha insistito: "Arrivano, per fare un esempio, dalla Somalia. Vengono da noi e poi ci dicono come funzionano la nostra Costituzione e la nostra Dichiarazione di indipendenza. Non funziona così". All'inizio dell'anno, in un'intervista al New York Times, alla domanda se fosse preoccupato di descrivere in questi termini un'intera comunità aveva risposto: "Non mi importa".


El-Sayed vince di misura in Michigan, Trump grida già ai brogli


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con meno di 15.000 voti di vantaggio su oltre 1,5 milioni: circa il 49% contro il 47% di Haley Stevens. Questa mattina la deputata ha telefonato al rivale per riconoscere la sconfitta, al termine di una delle competizioni interne più seguite del Paese. A novembre, quindi, El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, ex deputato alla Camera. Se vincesse, diventerebbe così il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump è intervenuto mentre lo scrutinio era ancora in corso. Alle 9:28 del mattino a Washington, vale a dire le 15:28 in Italia, mezz'ora prima che l'Associated Press assegnasse la vittoria a El-Sayed, ha scritto su Truth Social che la contea di Wayne, dove si trova Detroit, è "una delle aree di voto più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo" e "puro Terzo Mondo". Senza fornire prove, ha aggiunto che lì "accadono miracoli, comprese molte più schede depositate di quanti siano gli elettori".

Trump ha poi definito El-Sayed, senza nominarlo, "il comunista, che a Detroit non piace". Ha evocato "tutte quelle schede postali false che compariranno a sorpresa all'ultimo momento" e invitato i suoi sostenitori a prepararsi a "un'altra elezione truccata". Infine ha chiesto ai repubblicani di votare Rogers a novembre per rendere il margine in Michigan "troppo grande per essere truccato". Alle 10:10 ora locale ha di nuovo commentato la vittoria ufficiale di El-Sayed definendola "una grande notizia per il Partito Repubblicano".

Il candidato progressista e il peso dei finanziamenti esterni


Nato in Michigan da genitori egiziani, El-Sayed si era candidato senza successo a governatore dello Stato nel 2018 e in seguito ha guidato il dipartimento sanitario della contea di Wayne. Durante la recente campagna elettorale ha sostenuto il Medicare for All, cioè l'estensione a tutti i cittadini della copertura sanitaria pubblica oggi riservata soprattutto agli anziani, così come la riforma del finanziamento della politica e soprattutto la fine degli aiuti militari a Israele. Stevens ha invece concentrato la propria candidatura sulla manifattura, sull'economia e sulla capacità di conquistare i collegi più contesi.

Proprio il giudizio su Israele, duramente criticato da El-Sayed per la condotta della guerra a Gaza, ha diviso l'elettorato, come già nel 2024, quando molti elettori musulmani contestarono Kamala Harris per questo motivo. Stavolta Stevens ha beneficiato di decine di milioni di dollari spesi dal super PAC dell'American Israel Public Affairs Committee, il più influente gruppo filoisraeliano degli Stati Uniti, e del sostegno dell'apparato democratico, a partire dal leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer. In Michigan, la spesa complessiva dei gruppi esterni ha superato i 60 milioni di dollari, stabilendo un record per una primaria democratica al Senato.

Un seggio decisivo per il controllo del Senato


Molti elettori musulmani hanno interpretato il risultato come la prova di aver conquistato finalmente uno spazio nella politica americana, riferisce il New York Times, soprattutto nel Michigan orientale, dove le comunità arabe e musulmane sono radicate da tempo. Aber Kawas, vincitrice quest'anno delle primarie per il Senato dello Stato di New York, si è recata in Michigan proprio per sostenere El-Sayed. Ma il risultato, ha spiegato al quotidiano, nasce soprattutto dalla capacità del candidato di rivolgersi a tutti gli elettori del Michigan alle prese con il costo della vita, musulmani e non.

Il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters, che non si ricandiderà, potrebbe ora rivelarsi decisivo per il controllo del Senato. Il Cook Political Report considera incerto l'esito della sfida di novembre. Mercoledì il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha diffuso uno spot digitale che descrive El-Sayed come "il candidato al Senato più radicale d'America" e ne scandisce il nome completo, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. In vista del voto, il filmato sembra anticipare quella che sarà una campagna elettorale molto aggressiva: diversi candidati repubblicani in Texas, Tennessee e Alabama hanno già adottato toni ostili nei confronti dei musulmani.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump difende Infantino: la FIFA farebbe "un errore terribile" a sostituirlo


Il presidente americano è intervenuto per la prima volta nella crisi della FIFA, dopo la lettera con cui UEFA, Concacaf e AFC hanno accusato Infantino di aver tradito la loro fiducia. Il fondo dietro l'operazione contestata è quello di Joshua Kushner.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Donald Trump ha preso le difese di Gianni Infantino, il presidente della FIFA che tre confederazioni continentali hanno di recente accusato di aver tradito la loro fiducia "con l'inganno". "La FIFA commetterebbe un errore terribile se, per qualsiasi motivo, prendesse anche solo in considerazione di sostituire il presidente Gianni Infantino", ha scritto il presidente americano sui social. "È fantastico, ha appena guidato il Mondiale di maggiore successo mai organizzato, quattro volte più di qualsiasi altro. Se se ne dovesse andare, non ci sarà mai più un Mondiale di altrettanto successo né altrettanto redditizio."

È la prima volta che Trump si espone apertamente in questo modo da quando, il 28 luglio, sono emersi i piani della FIFA Forward Enterprise. Il progetto prevedeva la nascita di una società incaricata di gestire i diritti commerciali e la biglietteria di tutte le competizioni della federazione, Mondiali compresi, con circa il 21% ceduto a un gruppo di investitori privati. La FIFA lo ha ritirato il 1° agosto, quando ormai la protesta delle confederazioni era esplosa.

A guidare il gruppo di investitori doveva essere Thrive Eternal, società americana di venture capital fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared, genero del presidente. Trump e Infantino avevano già rapporti stretti: il 5 dicembre 2025, durante il sorteggio del Mondiale al Kennedy Center di Washington, la FIFA ha consegnato al presidente americano il primo Premio per la Pace della sua storia. Quando il 31 luglio aveva commentato per la prima volta l'operazione, Trump aveva detto di non averne discusso con Infantino.

Tre confederazioni invitano Infantino a farsi da parte


La lettera aperta di UEFA, Concacaf e AFC, cioè le confederazioni europea e asiatica insieme a quella nordamericana, che comprende anche Centroamerica e Caraibi, non nomina mai direttamente Infantino. "Quando la fiducia viene tradita con l'inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato l'autorità, quel dovere è stato abbandonato", si legge nel testo. Fonti hanno detto alla BBC che il documento va letto come un'offerta a Infantino di dimettersi conservando la sua dignità.

La UEFA ha minacciato il boicottaggio di tutte le competizioni della FIFA e ha aperto alla possibilità di un'azione legale, mentre la FIFA ha denunciato uno sforzo "concertato e in corso" per screditare sé stessa e il suo presidente. La BBC Sport riferisce che tra le tre confederazioni ci sono stati contatti preliminari su competizioni separate, da organizzare qualora Infantino restasse al suo posto, anche se altre fonti sostengono che le trattative vere non siano ancora cominciate.

Lunedì anche la Federcalcio statunitense ha chiesto "un cambiamento significativo" nella governance, nella trasparenza e nella rendicontazione della FIFA, in un comunicato firmato insieme alla federazione canadese e ad altre dell'area Concacaf. È la posizione dei due Paesi che hanno appena ospitato il Mondiale, mentre il terzo, il Messico, ha scelto di sostenere Infantino.

Un esposto etico pendente da dicembre


Sul presidente della FIFA pende inoltre un esposto depositato a dicembre 2025 dall'organizzazione per i diritti umani FairSquare davanti al comitato etico della federazione, sostenuto dalla Federcalcio norvegese e da una cinquantina di eurodeputati. Tale esposto riguarda la violazione dell'obbligo di neutralità politica e mette insieme due episodi: il Premio per la Pace FIFA assegnato a Trump e il caso Balogun, cioè la presunta cedevolezza di Infantino alle pressioni della Casa Bianca sulle sanzioni disciplinari durante il Mondiale. A luglio il Comitato Olimpico Internazionale, al quale FairSquare si era rivolta in parallelo, ha risposto che la vicenda esula dalle proprie competenze.

Il Mondiale 2026 si è chiuso il 19 luglio con la vittoria della Spagna sull'Argentina, 1-0 ai supplementari. Dan Roan, redattore capo dello sport della BBC, giudica interessante il momento scelto da Trump: la difesa arriva soltanto lunedì, ovvero dopo la presa di posizione della Federcalcio statunitense e non nelle settimane in cui la posizione di Infantino era meno esposta. Roan osserva anche che l'idea di un Mondiale meno redditizio senza di lui verrà contestata da chi ritiene che il torneo sia diventato troppo caro per i tifosi proprio sotto la sua gestione.

L'appoggio arriva insomma da chi è legato per via familiare al gruppo che avrebbe dovuto rilevare i diritti commerciali, cioè all'operazione che ha fatto esplodere la crisi. È la ragione per cui Roan dubita che il sostegno della Casa Bianca serva davvero a ricompattare il calcio attorno a Infantino e per cui il presidente della FIFA avrebbe preferito riceverlo prima.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il modello di Nate Silver dà i Democratici favoriti per la vittoria a novembre


FLIPR, il nuovo modello di previsione di Silver Bulletin, dà ai democratici l'87% alla Camera. Per il Senato servono quattro seggi in più, forse cinque se in Michigan El-Sayed non recupera su Mike Rogers.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

I democratici hanno l'87% di probabilità di riprendersi la Camera e il 57% di conquistare il Senato alle elezioni di metà mandato. Sono i numeri di FLIPR, il nuovo modello di previsione elettorale presentato ieri da Nate Silver sulla sua newsletter Silver Bulletin, a 84 giorni dal voto di novembre.

FLIPR è l'acronimo di Forecast with Leading Indicators, Polls and (Expert) Ratings, cioè previsione con indicatori anticipatori, sondaggi e valutazioni degli esperti. Il modello è l'erede diretto delle previsioni che Silver produceva per FiveThirtyEight e gira in tre versioni: Lite che usa solo i sondaggi, Classic che aggiunge i cosiddetti fondamentali come la raccolta fondi e il fatto di essere già in carica, Deluxe che incorpora anche le valutazioni degli analisti di Cook Political Report, Inside Elections e Sabato's Crystal Ball.

Ogni aggiornamento si basa in genere su 40.000 simulazioni e tratta insieme Camera, Senato e corse per governatore, così da poter calcolare anche la probabilità di scenari misti. Le tre versioni arrivano a risultati vicini tra loro: alla Camera i democratici sono all'87% con Deluxe e Classic e all'83% con Lite, al Senato al 57% con Deluxe e Lite e al 56% con Classic.

Il reale vantaggio democratico nel voto popolare


La media semplice dei sondaggi sul generic ballot — la domanda con cui si chiede agli elettori quale partito intendano sostenere alla Camera, senza indicare i nomi dei candidati — vede i Democratici in vantaggio di 6,7 punti, un margine rimasto pressoché stabile negli ultimi mesi. Secondo Silver, quel margine probabilmente sottostima il vantaggio democratico, perché la maggior parte delle rilevazioni ad essere intervistati sono gli elettori registrati e non quelli che con più probabilità andranno davvero a votare, ovvero i cosiddetti probabili elettori (“likely voters”) nel gergo dei sondaggisti americani.

Negli Stati Uniti per votare bisogna, infatti, iscriversi in anticipo nelle liste elettorali e gli istituti di sondaggio distinguono tra chi è semplicemente registrato e chi è considerato un probabile elettore. Applicando a tutti i sondaggi basati su elettori registrati la correzione per l'affluenza stimata, che Silver ricava dai sondaggi che pubblicano entrambe le versioni, il vantaggio stimato per i democratico sale a 8,1 punti.

Il modello calcola anche un valore storico di partenza basato su tutte le elezioni per il Congresso dal 1946, calibrato sul gradimento del presidente in carica, sul risultato dell'elezione precedente e sul fatto che si tratti o meno di elezioni di metà mandato, con una correzione per la polarizzazione crescente. Quel calcolo stima che i democratici possano vincere il voto popolare per la Camera di 8,7 punti. Le tre stime, i sondaggi grezzi, i sondaggi corretti per l'affluenza e la storia delle elezioni passate, si collocano quindi tutte tra i 6 e i 9 punti a favore dei democratici.

L'indice di gradimento del presidente resta intanto intorno a -20 punti, con il 38% di consensi e solo il 22% degli americani che dichiara di approvare con convinzione il suo operato. I pochi repubblicani scettici verso il presidente difficilmente voteranno per i democratici, ma potrebbero alla fine non andare a votare affatto danneggiando ulteriormente le possibilità di vittoria repubblicane a novembre.

Silver afferma che un presidente con questi numeri, impantanato in una guerra impopolare in Medio Oriente e alle prese con i prezzi della benzina in aumento, pesa molto più della disorganizzazione interna del Partito Democratico. A questo si aggiunge la stanchezza degli elettori verso un presidente di 80 anni che non può ricandidarsi, in un momento in cui in tutto il mondo l'essere al potere è diventato uno svantaggio.

Previsioni per Camera e Senato


Alla Camera dei Rappresentanti i repubblicani hanno vinto la partita del ridisegno dei collegi elettorali, condotto a metà decennio in modo senza precedenti. La mappa che ne è uscita ha una leggera inclinazione a loro favore e riduce il numero di collegi contendibili, perché entrambi i partiti hanno disegnato distretti fortemente partigiani.

Il punto di equilibrio, secondo FLIPR e altri modelli, sta ora intorno ai 3 o 3,5 punti: se l'ambiente politico nazionale è di almeno 3 punti a favore dei democratici, sono loro ad iniziare ad essere i favoriti in termini di seggi. Ma l’estremo gerrymandering comporta anche il fatto che, persino con una vittoria di 9 punti nel voto popolare, che per gli standard moderni sarebbe un trionfo, difficilmente i democratici arriverebbero ai 41 seggi guadagnati nel 2018.

Al Senato ci sono invece oggi 53 repubblicani e 47 democratici. In caso di parità il voto decisivo (“tie breaking”) spetta al vicepresidente JD Vance, che, da Costituzione, presiede i lavori del Senato. Per i democratici la sfida non è per nulla facile, essendo necessario per ottenere la maggioranza conquistare 4 seggi netti — che salgono a 5 se non mantengono il controllo del Michigan.

In quello Stato il loro candidato Abdul El-Sayed, che il presidente ha attaccato più volte pubblicamente nei giorni scorsi, è attualmente poco dietro al candidato repubblicano Mike Rogers nella media dei sondaggi. Secondo i calcoli di Silvers, ad ogni modo, per ottenere la maggioranza al Senato serve un ambiente politico di almeno 6 punti a favore dei democratici. Oggi sono su quel livello o poco sopra, quindi sono comunque favoriti anche se per poco.

In dettaglio, FLIPR considera sei corse in cui i democratici sono attualmente in equilibrio o in vantaggio: North Carolina, Maine, Texas, Ohio, Iowa e Alaska. Di questi ne devono vincere almeno 4:

  1. in North Carolina Roy Cooper ha il 90% di probabilità ed è la cosa più simile a una certezza, benché i democratici non vincano un'elezione presidenziale in quello Stato dal 2008;
  2. in Maine Troy Jackson, subentrato a Graham Platner dopo il suo ritiro, è dato al 69% di chance di vittoria contro la senatrice uscente Susan Collins;
  3. in Texas il candidato democratico James Talarico è dato leggermente favorito, forse la sorpresa principale del modello, ma in linea con quelli che sono i sondaggi attualmente disponibili;
  4. in Ohio l'ex senatore Sherrod Brown è quasi alla pari nella battaglia contro il senatore uscente Jon Husted, per il controllo del seggio lasciato libero da JD Vance per i prossimi due anni di mandato;
  5. in Iowa il democratico Josh Turek è sostanzialmente alla pari con la candidata repubblicana Ashley Hinson, mentre il democratico Rob Sand è in vantaggio nella corsa per governatore;
  6. infine, in Alaska Mary Peltola, già eletta in passato al seggio unico dello Stato alla Camera in un anno meno favorevole al suo partito, se la gioca quasi alla pari con il suo probabile rivale repubblicano, il senatore uscente Dan Sullivan.

Restano poi due possibilità di vittoria piuttosto remote per i democratici in Kansas e in Nebraska, dove corre Dan Osborn, formalmente indipendente ma di fatto vicino ai democratici.

Il Michigan è la maggiore divergenza interna al modello. La versione Lite, che usa solo i sondaggi, dà Rogers favorito al 60%, perché El-Sayed è indietro di circa un punto e mezzo nella media. Classic e Deluxe lo considerano invece favorito e lo proiettano a una vittoria di circa 3 punti, sul presupposto che i candidati vadano spesso male nei sondaggi mentre sono impegnati in primarie combattute.

Silver ha ricalcolato quanto pesa la qualità dei candidati e ha trovato che oggi conta circa la metà rispetto al 2010, quando pubblicò la sua prima previsione per le elezioni di metà mandato. Con una base elettorale stimata intorno agli 8 punti a favore dei democratici in Michigan, El-Sayed potrebbe andare molto peggio del suo partito e vincere lo stesso.

Fuori dal Michigan i repubblicani non hanno quasi nulla da poter conquistare. La versione Deluxe assegna loro il 9% di probabilità in New Hampshire e il 6% in Georgia e in Minnesota. In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff è in vantaggio di 9 punti su Mike Collins, in uno Stato dove i democratici raramente vincono con più di un punto o due.

Un onda blu in arrivo?


Silver ha scritto di essere rimasto lui stesso un po' sorpreso dal 57% di chance di vittoria democratica al Senato, ma si tratta di un valore sostanzialmente in linea con gli altri modelli e di poco superiore a quello dei mercati previsionali, dove si scommette con denaro vero sull'esito del voto.

Gli errori di previsione nelle corse per il Senato sono correlati tra loro, ma molto meno di quanto accada in un'elezione presidenziale, dove gli stessi due candidati sono sulla scheda in ogni Stato. Per questo non è poi così assurdo pensare che i democratici possano perdere il Michigan e vincere in Alaska. Per fare un paragone, i risultati delle elezioni di metà mandato del 2018 e del 2022 sono state disomogenei e molto regionalizzati, con sacche di forza repubblicana in Florida e New York anche in anni buoni per i democratici.

Ma nelle ultime elezioni importanti, quelle che si sono tenute a novembre 2025, i sondaggi avevano sottostimato i democratici e i loro margini di vittoria in Virginia, New Jersey e altri Stati sono stati coerenti con quella che si configura come un'onda blu. Il Comitato Nazionale Democratico ha sicuramente un problema di raccolta fondi, eppure tra i candidati al Senato i primi sette per denaro raccolto in questo ciclo elettorale sono tutti democratici.

Per quanto riguarda le corse per i governatori, Silver ritiene che le prove empiriche indichino i candidati più moderati come i più eleggibili. Se i democratici si collocassero nella parte alta delle proiezioni, il 2027 potrebbe iniziare con due terzi della popolazione americana che vive in Stati con un governatore democratico, un chiaro vantaggio nella battaglia sul ridisegno dei collegi del 2028.

In questo contesto, affinché i democratici non riescano a riprendersi la maggioranza alla Camera dovrebbero sbagliare più cose insieme: un errore sistematico dei sondaggi, già successo in passato ma non nelle recenti elezioni di metà mandato, insieme a eventi esterni che aiutino i repubblicani, come una chiusura rapida e inattesa della guerra in Iran.

Tuttavia la possibilità che questo accada è molto remota: il modello di Silver, che viene aggiornato quasi ogni giorno, parte, infatti, anche dall'osservazione che il clima politico è più stabile che in passato: gli elettori si formano un'opinione prima e gli spostamenti tardivi che una volta caratterizzavano le elezioni di metà mandato non si vedono quasi più.


Popolarità Trump: c’è il rimbalzo, ma la situazione rimane critica (09 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala il più classico dei rimbalzi: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato, questa domenica c’è un piccolo balzello in alto, anche se insufficiente per recuperare tutto il terreno perso.

I numeri dell’ultimo aggiornamento erano tra i punti più bassi di sempre per un presidente in carica, e continuano ad essere preoccupanti, seppur in lieve risalita; il tasso di approvazione è sempre sotto al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione torna a calare, scendendo un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

La situazione non migliora per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa dodici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

Seguici anche su WhatsApp

Questa settimana le medie registrano trend identici, con piccoli aggiustamenti verso l’alto, un po’ più marcati per Focus America rispetto al sito di Silver e a RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 565 giorni di presidenza (-21,5 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -20,2 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%-59%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
6 rilevazioni di 6 istituti — 9 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 4 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,5% (+0,3) - 58,3% (-0,5). In totale un net approval arrotondato di -19,8 (+0,8).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,3% (+0,1) - 58,4% (-0,4). In totale un net rating di -19,1 (+0,5).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,5% (+0,2) - 59,1% (-1), con un net rating complessivo di -21,6 (+1,2). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


reshared this