Un drone russo ha colpito una nave cargo al largo di Odesa alla fine di luglio, in pieno giorno, mentre sul lungomare della città passeggiavano famiglie e residenti. L'attacco, al quale ha assistito un cronista del New York Times, fa parte di una campagna contro le navi mercantili che ha praticamente paralizzato il traffico in entrata e in uscita dal principale collegamento dell'Ucraina con l'economia mondiale.
Tra giugno e luglio le forze russe hanno attaccato almeno 50 navi cargo, uccidendo più di 30 civili, secondo le autorità ucraine. "La Russia dà la caccia a queste navi", ha detto al New York Times Dmytro Barinov, presidente dell'Associazione dei Porti ucraini. "È una caccia professionale a navi civili". Dal 23 luglio Kyiv considera di fatto congelato il traffico marittimo dai tre porti ancora sotto il suo controllo e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali, perché i premi assicurativi sono diventati insostenibili.
Mar Nero · Guerra al commercio
Nel Mar Nero la guerra è diventata una caccia alle navi civili
Dal 23 luglio i tre porti ancora sotto il controllo di Kyiv sono di fatto fermi e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali. L’Ucraina colpisce i porti russi, ma su richiesta di Washington ha smesso di attaccare le petroliere che caricano greggio kazako.
Grafica di FocusAmerica13 agosto 2026
La mappa
Una rotta si è svuotata, l’altra continua a funzionare
Corridoio ucraino, fermo dal 23 luglio Petroliere con greggio kazako, non colpite dal 31 luglio Navi mercantili colpite
Le coste sono tracciate su dati Natural Earth. Le rotte sono schematiche: in rosso il corridoio commerciale che Kyiv tiene aperto dal 2023, in blu il percorso delle petroliere che caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium.
Navi colpite
50
Mercantili attaccati tra giugno e luglio, secondo le autorità ucraine. È una stima minima.
Armatori fermi
90%
Compagnie che hanno smesso di scalare i porti ucraini dopo il congelamento del traffico.
Export bloccato
2,1 mld $
Valore mensile delle esportazioni che passa dai tre porti ora fermi: il 60% del totale ucraino.
Il blocco arriva mentre comincia il raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo: rischia di lasciare a terra milioni di tonnellate di cereali.
01La caccia50 navi colpite 02Il conto2,1 mld $ al mese 03Il freno americanola telefonata di Vance
Non è un blocco navale, è una caccia
Nel 2022 Mosca chiuse i porti con le navi da guerra. Oggi non le ha più: usa droni e missili per rendere la rotta troppo pericolosa e troppo costosa da assicurare, finché sono gli armatori stessi ad andarsene.
Ogni sagoma è una nave mercantile colpita · giugno-luglio
In rosso la Golden Leo, l’unica affondata
Civili uccisi a bordo, negli stessi due mesipiù di 30
19 luglio · Golden Leo
Aveva cambiato porto per non farsi trovare
Era appena salpata da Chornomorsk, scelto dall’equipaggio per evitare lo scalo principale di Odesa. I missili russi l’hanno raggiunta comunque. Tra i morti c’è il pilota Volodymyr Mykhailov, salito a bordo solo per guidarla fuori dal porto.
4miglia dalla costa
10morti a bordo
7giorni dopo affonda
«La Russia dà la caccia a queste navi. È una caccia professionale a navi civili»
Dmytro Barinov, presidente dell’Associazione dei Porti ucraini, al New York Times.
Due miliardi di dollari al mese fermi in banchina
Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi valgono da soli circa il 60% dei ricavi che l’Ucraina ottiene ogni mese dalle esportazioni. Dal 23 luglio non ricevono più navi, e il raccolto resta a terra.
0
Navi transitate nel corridoio il 22 luglio
In piena stagione del raccolto nessuna nave è entrata o uscita dai porti ucraini. Il giorno dopo Kyiv ha dichiarato il traffico di fatto congelato.
Ricavi mensili dalle esportazioni: 3,5 mld $
I tre porti fermi2,1 mld $ · 60%
Altre vie1,4 mld $ · 40%
La quota di Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi è oggi congelata. Le alternative via terra e sul Danubio coprono solo una parte dei volumi.
Che cosa è successo ai numeri · dopo il 23 luglio
Grano esportato dall’Ucraina, 1-15 agosto
▼−76%
Rispetto allo stesso periodo del 2025. Fonte: ministero delle Politiche agrarie ucraino.
Noli e assicurazioni sulla rotta del Mar Nero
▲+100%
I premi sono raddoppiati: è il motivo per cui gli armatori hanno smesso di scalare i porti ucraini.
Futures del grano a Chicago, 12 agosto
▲+3%
Con punte del 4%: il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane, dopo l’attacco ucraino a Novorossiysk.
70mln
Il precedente del 2022. Le persone spinte verso l’insicurezza alimentare acuta dal primo blocco dei porti, secondo le stime. L’accordo sul grano mediato da Nazioni Unite e Turchia resse un anno, poi saltò.
Washington ha chiesto a Kyiv di risparmiare una rotta
Anche Kyiv colpisce le navi legate a Mosca, e ha già lasciato la Crimea a corto di carburante. Ma quando i droni hanno iniziato a fermare le petroliere cariche di greggio kazako, con Chevron ed ExxonMobil tra gli azionisti del consorzio, è intervenuta la Casa Bianca.
KyivMetà luglio
I droni ucraini colpiscono le petroliere del consorzio
Quattro navi centrate al largo di Novorossiysk, una noleggiata da Chevron. L’amministratore delegato Mike Wirth porta il dossier all’Amministrazione Trump.
Mosca19 luglio
La Golden Leo viene colpita a quattro miglia dalla costa
Dieci morti a bordo. La nave affonda una settimana dopo.
Kyiv23 luglio
Kyiv dichiara congelato il traffico dai suoi tre porti
Circa il 90% degli armatori sospende gli scali: i premi assicurativi sono diventati insostenibili.
Washington31 luglio
La telefonata di Vance a Zelensky
Il vicepresidente chiede di sospendere gli attacchi alle petroliere non russe. Da quel giorno nessuna è stata più colpita.
Kyiv12 agosto
L’attacco a Novorossiysk risparmia le petroliere
Colpite difesa aerea, moli e infrastrutture portuali; si fermano due terminal per l’esportazione di grano. Tre morti, tra cui un bambino di 8 anni.
Mosca12-13 agosto
La ritorsione nella stessa notte cade su Izmail
Colpito il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.
Perché Kyiv ha detto sì
Che cosa concede
Stop agli attacchi alle petroliere non russe e alle infrastrutture del consorzio, purché le navi non trasportino carichi russi.
Che cosa punta a ottenere
La licenza per produrre gli intercettori Patriot e l’acquisto di diverse centinaia di missili prima dell’inverno, quando Mosca intensificherà i bombardamenti.
Greggio caricato al terminale del consorzio · milioni di barili al giorno
programmati: 1,7
1,9
Maggio
1,6
Giugno
1,3
Luglio
Dati Kpler citati dal Financial Times: 600.000 barili al giorno in meno tra maggio e luglio, con noli e assicurazioni raddoppiati anche su questa rotta. È la pressione che ha portato alla telefonata.
Dal terminale passa l’equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio: greggio kazako diretto in Europa, che Washington considera un’alternativa vitale alle forniture russe.
Fonte: New York Times, Financial Times, Reuters, Foreign Policy, Associazione dei Porti ucraini, ministero delle Politiche agrarie ucraino, dati Kpler. Coste da Natural Earth. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.
La nuova campagna arriva all'inizio della stagione del raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo e rischia di sconvolgere nuovamente le catene globali di approvvigionamento alimentare. Nel 2022, nei primi mesi dell'invasione su vasta scala, il blocco russo dei porti ucraini fece già aumentare i prezzi degli alimenti e, secondo le stime, spinse altri 70 milioni di persone verso una condizione di insicurezza alimentare acuta. Nel luglio di quell'anno le Nazioni Unite e la Turchia mediarono un accordo che consentì la ripresa delle esportazioni di grano.
L'intesa saltò un anno dopo, ma nel frattempo Kyiv era riuscita a spingere le navi da guerra russe fuori dal Mar Nero nordoccidentale e a mantenere aperta una propria rotta commerciale. Odesa e altri due porti vicini rappresentano circa il 60% dei 3,5 miliardi di dollari di ricavi mensili che l'Ucraina ottiene dalle esportazioni. Il nuovo blocco rischia quindi di lasciare a terra milioni di tonnellate di grano. L'Agri Council ucraino, l'associazione degli operatori agricoli, ha avvertito del pericolo di un'ondata di fallimenti e ha chiesto prestiti d'emergenza e garanzie pubbliche.
Tra le decine di navi colpite nelle ultime settimane c'è anche la Golden Leo, una nave da carico che il 19 luglio era appena partita da Chornomorsk, il porto vicino a Odesa scelto dall'equipaggio nel tentativo di evitare lo scalo principale. A circa quattro miglia dalla costa, la nave è stata raggiunta da missili russi: sono morti nove membri dell'equipaggio e il pilota ucraino Volodymyr Mykhailov, salito a bordo per guidarla fuori dal porto. La Golden Leo è affondata una settimana dopo.
La guerra delle petroliere e la telefonata di Vance
Anche le petroliere e le navi cargo legate alla Russia sono diventate un bersaglio sistematico dell'Ucraina. La campagna di Mosca sembra essere anche una risposta alla distruzione della flotta russa di petroliere nel Mar d'Azov e ai continui attacchi contro le navi che trasportano merci russe, che hanno contribuito a isolare la Crimea occupata e a lasciarla a corto di carburante. Gli esperti di questioni marittime osservano che queste imbarcazioni, pur essendo formalmente civili, vengono prese di mira perché servono ad aggirare le sanzioni e a esportare l'energia che finanzia lo sforzo bellico del Cremlino.
Su questo fronte, però, Kyiv ha dovuto frenare su richiesta di Washington. Il 31 luglio il vicepresidente JD Vance ha chiesto in una telefonata a Volodymyr Zelensky di sospendere gli attacchi contro le petroliere non russe al largo di Novorossiysk e l'Ucraina ha accettato. Quelle navi caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium, attraverso il quale transita l'equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio e nel quale le aziende statunitensi Chevron ed ExxonMobil detengono partecipazioni.
La richiesta americana, anticipata dal Financial Times, era arrivata dopo un incontro tra alti funzionari dell'Amministrazione di Donald Trump e l'amministratore delegato di Chevron Mike Wirth, la cui società aveva noleggiato una delle quattro petroliere colpite. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che Washington considera il consorzio "un canale vitale di energia di origine kazaka per i mercati europei, alternativo alle forniture russe". Secondo una persona informata sulla posizione ucraina, Kyiv ha accettato la richiesta americana perché punta ancora a ottenere la licenza per produrre gli intercettori Patriot e ad acquistarne diverse centinaia prima dell'inverno, quando la Russia dovrebbe intensificare i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine.
L'ultimo attacco ucraino di rilievo, condotto prima dell'alba di mercoledì, ha infatti risparmiato le petroliere e si è concentrato sul resto del porto di Novorossiysk, utilizzando droni a reazione, missili e mezzi navali senza equipaggio. Zelensky ha dichiarato che sono state colpite postazioni della difesa aerea, moli e infrastrutture portuali, mentre altre ricostruzioni indicano tra i possibili bersagli le fregate Admiral Essen e Admiral Makarov, una nave da sbarco e una corvetta russa.
Veniamin Kondratyev, governatore della regione di Krasnodar, ha riferito sui social di tre morti, tra cui un bambino di 8 anni, 24 feriti e circa 60 edifici residenziali danneggiati. Il sindaco Andrei Kravchenko ha dichiarato lo stato di emergenza e annunciato la sospensione dell'erogazione dell'acqua dopo il danneggiamento di due condotte.
Novorossiysk è però soprattutto uno dei principali snodi cerealicoli russi e due terminal per l'esportazione del grano hanno sospeso le attività. La Russia è il primo esportatore mondiale di frumento e i futures a Chicago sono saliti del 3% mercoledì, con punte del 4%, il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane. Nella stessa notte le forze russe hanno colpito per ritorsione Izmail, il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.
Una rotta che nessuno protegge più
Elisabeth Braw, esperta di minacce marittime dell'Atlantic Council, centro studi di Washington, ha descritto quella russa come una campagna sistematica e indiscriminata contro le navi mercantili che trasportano prodotti agricoli e altri carichi non militari, aggiungendo che attacchi di questo tipo violano trattati internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Sul piano operativo, i russi fanno spesso stazionare i droni a poche miglia dalla costa ucraina, dove "cercano" le navi mercantili, ha spiegato il tenente Oleksandr, comandante di una divisione di motovedette ucraine. Secondo l'ufficiale, i droni prendono di mira anche i soccorritori che intervengono dopo un attacco.
Lo scontro nel Mar Nero è diventato così parte integrale di un fenomeno più ampio che sta mettendo sotto pressione uno dei principi fondamentali dell'ordine internazionale: la libertà di navigazione. Attori statali e non statali utilizzano sempre più spesso droni, missili antinave e mine per interrompere le rotte commerciali, dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso da quando, a febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. I Paesi occidentali hanno inoltre intercettato ripetutamente le navi della cosiddetta flotta ombra russa e mercoledì il presidente Vladimir Putin, parlando a bordo di una nave da guerra nel Pacifico, ha definito queste operazioni "pirateria e rapina", promettendo di "rispondere allo stesso modo".
Ukraine has launched a heavy drone assault on warships and major Russian grain export terminals in the Black Sea port city of Novorossiysk.
Sam Meredith (CNBC)
Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky
Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.
Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.
Guerra in Ucraina
Le carte perse di Zelensky
In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.
Grafica di FocusAmerica
La notte tra il 4 e il 5 agosto
Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato
La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.
28 su 28 a segno 0 intercettati
Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.
Droni abbattuti — 98 su 11585%
Missili abbattuti — 0 su 280%
17
44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite
Il motivo del rifiuto
Le scorte americane di Patriot si sono svuotate
La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.
Prima della guerra con l’Iran2.330
Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%
Oggi759–827−65%
Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.
La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.
Le quattro carte
Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti
A♠A♠Persa
I nuovi missili
PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio
I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.
A♥A♥Persa
La licenza di produzione
PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio
Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.
A♦A♦Persa
Starlink oltre confine
PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio
L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.
A♣A♣Persa
L’ambasciatrice a Washington
PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio
Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.
La cronologia
Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto
Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara
Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».
28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca
Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.
Primi di agosto
La retromarcia di Camp David
Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
3 agosto
Cade l’ambasciatrice
Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.
Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv
28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.
Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.
La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste
Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.
Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.
Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.
L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.
Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.
Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.
Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.
Le scorte americane e il timore di Mosca
La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.
Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.
Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.
Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.
Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.
Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.
Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.
All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.
“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.
Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo
La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.
La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.
A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.
Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.
Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.
The chorus of optimism has quieted on several fronts, including Zelensky’s struggle with corruption and his relations with Trump.
Missy Ryan (The Atlantic)