Merkel: l'Ucraina non può decidere di fare la pace con la Russia...
Con i nuovi finanziamenti Usa e altri contractors l'Occidente sta tentando di prolungare la guerra, nonostante il fatto che gli americani hanno votato Trump perché finisca.
“I negoziati [con la Russia] non dovrebbero aver luogo senza la partecipazione dell’Ucraina. Allo stesso tempo, credo che molti paesi che sostengono l’Ucraina debbano unirsi per decidere quando sarebbe opportuno discutere una risoluzione diplomatica con la Russia. Kiev non può prendere questa decisione da sola“. Così Angela Merkel in un’intervista “dimenticabile” rilasciata al Corriere della Sera (1).
Kiev non può decidere?
La frase che abbiamo evidenziato il neretto risulta alquanto agghiacciante, dal momento che nega a Kiev quella sovranità per difendere la quale l’Occidente afferma di essere sceso in campo al suo fianco. Non è per difendere la nazione ucraina, il suo territorio e la sua gente, dall’asserita aggressione russa che si è fatto tutto quel che si è fatto finora? E se si nega a Kiev la facoltà di decidere in via autonoma se e quando porre fine a una guerra che la sta devastando, non è l’esatto opposto di quanto si è predicato finora?
Non solo, non avendo Kiev alcuna forza contrattuale nei confronti dei suoi sponsor, tale decisione sarebbe totalmente nelle mani di questi ultimi, rendendo di fatto la prima parte delle affermazioni dell’ex cancelliera, cioè “nulla senza l’Ucraina”, una vuota retorica.
Ma alla Merkel va comunque riconosciuto il merito di aver reso manifesto ciò che viene negato contro ogni evidenza, cioè che per l’Occidente l’Ucraina non conta nulla, né contano i suoi cittadini, mandati a morire in questa guerra per procura contro la Russia per la maggior gloria degli Stati Uniti e delle élite europee consegnate ai suoi interessi.
Quanto all’escalation in corso, il mondo sta vivendo in un momento di sospensione dopo la reazione russa ai missili a lungo raggio lanciati contro il suo territorio che ha visto l’entrata in scena dell’Oreshnik, il missile ipersonico a medio raggio potenzialmente nucleare che Putin ha tirato fuori come un coniglio dal cilindro, e l’avvertimento conseguente all’Europa e agli Stati Uniti che Mosca è pronta a colpire fuori dall’Ucraina se provocata ulteriormente.
I Paesi Nato stanno decidendo il da farsi, ma la visita del Segretario dell’Alleanza, Mark Rutte, alla residenza di Trump a Mar-e-Lago, avvenuta subito dopo il lancio dell’Oreshnik russo, sembra segnalare che l’avvertimento ha trovato orecchie attente.
Detto questo, il partito della guerra non si rassegna, anzi, è probabile che vedremo altre provocazioni mentre, in parallelo, si sta cercando un modo per far proseguire la guerra anche dopo l’insediamento di Trump.
Gli Stati Uniti stanno prendendo provvedimenti in modo che l’Ucraina sia rifornita di armi per i prossimi mesi, inviando altri finanziamenti – 9 miliardi di dollari, 2 dei quali destinati alle imprese di armi statunitensi, recita il New York Times – che darebbero modo a Kiev di reggere fino a marzo (almeno a stare alle previsioni di quegli analisti che finora le hanno sbagliate tutte).
Difendere la democrazia prolungando la guerra
In parallelo, si è formata l’alleanza dei Paesi del Nord Europa (Stati baltici, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Gran Bretagna, Germania, Polonia e Paesi Bassi) che hanno giurato di sostenere Kiev anche dopo l’avvento di Trump.
Inoltre, i fautori della guerra a oltranza stanno cercando un modo per sostenere il fronte con nuove leve, dal momento che Kiev non riesce a mobilitare soldati a sufficienza e quelli che mobilita sanno a malapena tenere in mano un fucile.
Se per ora è escluso l’invio di eserciti nazionali europei, si sta studiando come inviare contractors, mentre la Francia si dice pronta a mandare istruttori. Lo rivela Le Monde, con notizia rilanciata da Strana, senza però aggiungere che di contractors al soldo di Stati Uniti ed Europa è già piena l’Ucraina, sopra e sottoterra, né accennare al fatto che tale sviluppo non sembra sufficiente a tenere un fronte che necessiterebbe di centinaia di migliaia di uomini, numeri che difficilmente si raggiungono tramite compagnie private (peraltro, un conto era trovare mercenari disposti a fare la guerra in Iraq, altra cosa è trovare gente disposata a ingaggiarsi in una guerra dove la probabilità di morire è alta).
Insomma, tanta agitazione, ma non sembra che ci sia all’orizzonte nessuna possibilità di invertire la tendenza della guerra, che vede Mosca avviata verso la vittoria. E, però, resta la spinta a prolungare il conflitto, persistendo la convinzione insana e inesatta che in tal modo si riuscirà a logorare la Russia, mentre quanto avvenuto finora dice l’esatto contrario.
Da notare, infine, la grande ipocrisia che sottende tutti questi sforzi: si dice che aiutare l’Ucraina sia necessario per difendere la democrazia occidentale. In realtà, le elezioni americane hanno dato un verdetto inequivocabile. Trump ha vinto promettendo di chiudere la guerra ucraina. Ma la volontà degli elettori, fondamento della democrazia, viene ignorata, anzi violentata in modo sfacciato. Tant’è.
Non per nulla, Mike Waltz , che Trump ha scelto come suo Consigliere per la sicurezza nazionale, ha affermato: “Il presidente eletto è estremamente preoccupato per l’escalation e per dove ci sta portando […]. Dobbiamo porre fine a tutto ciò in modo responsabile. Dobbiamo ripristinare la deterrenza, la pace e agire prevenendo l’escalation anziché reagire”.
Un barlume di luce in fondo al tunnel. Solo che questo tunnel è ancora lungo: finirà, forse, il 20 gennaio, con l’insediamento di Trump. Nel frattempo, i costruttori di guerra faranno di tutto per complicare il cammino verso la pace e aprire nuove possibilità all’Armageddon.
Note:
1) corriere.it/esteri/24_novembre…
di Davide Malacaria
[Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/merkel-ucraina-non-puo-decidere-la-pace]
La UE come dittatura
Con la sventurata adesione dell’Italia al Trattato di Maastricht (1992), ci si chiede se i governi che si sono succeduti in quegli anni avessero o meno la consapevolezza del baratro in cui il Paese stava precipitando.
Ma basta riprendere le dichiarazioni e le interviste dell’epoca per rendersi conto che, nonostante avessero le idee chiare in proposito, non hanno fatto alcuna opposizione, se non a parole, a questa sciagurata transizione. Discorso a parte per quei politici evidentemente corrotti che invece hanno spinto all’adesione.
👉 Guido Carli, Governatore di banca d’Italia:
“È stupefacente constatare l’indifferenza con la quale in Italia è stata accolta la ratifica del Trattato di Maastricht (…) L’Unione europea implica la concezione dello “Stato minimo”, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione della modalità di composizione della spesa, una redistribuzione della responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi, l’autonomia impositiva degli enti locali, il ripudio del principio di gratuità diffusa (con la conseguente riforma della sanità e del sistema previdenziale), l’abolizione della “scala mobile”, la drastica riduzione delle aree di privilegio, la mobilità dei fattori produttivi, la riduzione della presenza dello Stato nel sistema del credito e nell’industria, l’abbandono di comportamenti inflazionisti non soltanto da parte dei lavoratori, ma anche da parte dei produttori di servizi, l’abolizione delle normative che stabiliscono prezzi amministrati e tariffe”.
👉 Giuliano Amato, Presidente del Consiglio 1992-93:
“Abbiamo addirittura stabilito dei vincoli nei nostri trattati che impedissero di aiutare chi era in difficoltà. (…) Insomma moneta unica, ma ciascuno dev’essere in grado di provvedere a sé stesso. Era davvero difficile che funzionasse e ne abbiamo visti tutti i problemi”.
👉 Bettino Craxi, Presidente del Consiglio 1983-87:
“Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre. Per noi, nella migliore delle ipotesi, sarà un limbo e, nella peggiore delle ipotesi, l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quella di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Italia – la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”.
🛑 E oggi, dopo più di 30 anni, ancora si finge di non vedere la realtà. Anzi, da parte di alcuni, di volerci rimanere e marcire in quel baratro in cui siamo stati precipitati con l'inganno.
Vox Italia
Ieri l'unica democrazia del Medio Oriente ha fatto uno sgambetto ai suoi amici che ora sono nel panico più totale. Alla fine è finita come quando provi a dire "NO" deciso al tuo gatto che ti guarda con disprezzo, si gira e ti piscia comunque sulle piante.
OttolinaTV ottolinatv.it/2024/10/11/israe…
In questi giorni, il gestore del fondo più grande al mondo (10.500 miliardi di dollari) è andato a trovare quella femmina che voleva il blocco navale, la fine delle accise sul carburante, la fine della sanzioni alla Russia.
Cosa si saranno detti? Nessuno lo sa con certezza ma, penso, il primo sia andato dalla seconda per capire quali altri pezzi di stato italiano intenda vendere e se questa intenda far uso del Golden Power su eventuali acquisti/incrementi di quote da parte del primo.
Tuttavia, sebbene sia stato lui ad andare da lei, la rappresentazione dei giornali non mi sembra corretta: è il politico che viene ricevuto dal capitale, non il contrario. Il capitale governa il politico, non il contrario. E' il capitale che dice al politico quello che possa o non possa fare, non il contrario. E' il politico che ratifica le scelte del capitale, non il contrario.
Il tuo voto, però, conta.
Per evitare di vivere come allucinati in realtà non esistenti, dobbiamo cestinare totalmente quanto appreso nei corsi universitari di diritto pubblico, costituzionale ed amministrativo.
Al di sopra delle nostre vite non c'è nè lo stato né la costituzione né il bene comune né i diritti inviolabili dell' uomo.
Al di sopra di noi c'è la Classe Capitalistica Internazionale (Elite Globale), un network non governativo di persone di indentica estrazione socioculturale, avente come obiettivo la difesa della concentrazione della ricchezza globale nonché la crescita di questa.
Per perseguire lo scopo, l' Elite Globale utilizza strutture formalmente governative quali il FMI, la NATO, il G7, il G20, la WTO, alle quali fornisce il framework dell' operatività a tutela dei propri interessi.
E' necessario intraprendere un nuovo percorso di consapevolezza su ciò che siamo altrimenti non riusciremo mai ad essere ciò che vorremmo.
Eric Packer