I mentecatti dilettanti di Bruxelles, non si smentiscono mai 👎🏼👎🏼👎🏼.
L'Ue, mentre in Iran prosegue lo stallo sulla tregua, sta valutando un congelamento temporaneo del tetto massimo sul prezzo del petrolio russo prima dell'eventuale rialzo previsto in estate. Lo scrive Bloomberg. Il consigliere del Cremlino Dmitriev: 'L'Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere'.
ansa.it/sito/notizie/mondo/202…

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🔴 ULTIM’ORA — PUTIN RISPONDE ALLE ACCUSE DELL’OCCIDENTE SUL DRONE CADUTO IN ROMANIA

Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto le accuse occidentali sul drone caduto in Romania nelle ultime ore, chiedendo “prove concrete” prima di attribuire ufficialmente la responsabilità a Mosca.

Secondo quanto riportato da Reuters, Putin avrebbe dichiarato che “è troppo presto” per stabilire con certezza l’origine del drone e che servirebbero verifiche approfondite, dati radar, tracciamenti e analisi tecniche sui rottami prima di arrivare a conclusioni definitive.

Nel frattempo, la Romania sostiene che il drone sarebbe di fabbricazione russa, mentre la NATO ha definito l’episodio “grave” e “pericoloso”, convocando anche consultazioni diplomatiche.

Mosca, invece, sostiene che in scenari di guerra complessi come quello ucraino possano verificarsi interferenze elettroniche, problemi di navigazione, jamming o deviazioni di traiettoria, e che attribuire immediatamente la responsabilità senza un’indagine tecnica completa rischi di aumentare ulteriormente la tensione internazionale.

Anche questa mattina noi di JQ News avevamo pubblicato un video dove facevamo notare una differenza nel modo in cui la notizia veniva riportata.

Diversi giornali internazionali parlavano infatti di “drone attribuito alla Russia dal governo rumeno”, mentre numerosi quotidiani italiani parlavano già direttamente di “drone russo”.

Su temi così delicati, che coinvolgono Paesi NATO, Russia e possibili escalation internazionali, riteniamo che servano indagini approfondite prima di stabilire responsabilità definitive.

Questo non significa difendere Putin o la Russia.

Significa semplicemente ricordare che, in contesti militari moderni, esistono sistemi di guerra elettronica, jamming, depistaggi, perdita di segnale e molte altre variabili tecniche che richiedono verifiche serie attraverso satelliti, radar, tracciamenti e analisi dei frammenti.

Il tutto avviene mentre in Europa continua il dibattito sull’aumento delle spese militari e sul fondo SAFE dell’Unione Europea, da cui anche l’Italia potrebbe attingere miliardi per rafforzare la difesa comune.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva recentemente dichiarato che spiegare agli italiani l’aumento delle spese militari, in un momento di difficoltà economica per famiglie e imprese, sarebbe stato politicamente molto complicato.

– JQ

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🔴 ULTIMA ORA — IL GOVERNO RIDUCE LE SPESE MILITARI?

Ascoltando esponenti della maggioranza, indiscrezioni giornalistiche e voci provenienti da Palazzo Chigi, si fanno sempre più insistenti le ipotesi secondo cui il governo italiano avrebbe deciso di ridurre drasticamente l’utilizzo del fondo europeo SAFE per gli acquisti militari.

Secondo quanto starebbe emergendo in queste ore, l’Italia potrebbe passare dai circa 14,9 miliardi di euro teoricamente disponibili attraverso il programma SAFE a una cifra molto più bassa, vicina ai 5 miliardi, cioè circa un terzo dell’importo inizialmente ipotizzato.

Ma facciamo un passo indietro.

Il SAFE — Security Action for Europe — è il nuovo strumento europeo da circa 150 miliardi di euro creato dall’Unione Europea per finanziare investimenti nella difesa attraverso prestiti a lungo termine garantiti dal bilancio UE.

Il meccanismo prevede condizioni considerate molto vantaggiose:

  • nessun rimborso del capitale nei primi 10 anni;
  • restituzione spalmata fino a 45 anni;
  • tassi teoricamente più bassi rispetto ai normali BTP;
  • acquisti spesso collegati a programmi comuni europei.

Secondo fonti europee e Reuters, il governo italiano avrebbe dovuto prendere una decisione entro la fine di maggio, perché entro il 31 maggio devono essere definiti e firmati i contratti legati al SAFE.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nelle scorse settimane, aveva definito il fondo “essenziale” per sostenere il comparto difesa italiano e raggiungere gli obiettivi NATO.

Allo stesso tempo, però, il governo Meloni si è trovato davanti a un enorme problema politico ed economico.

Da una parte ci sono gli impegni NATO e la pressione internazionale per aumentare rapidamente la spesa militare.

Dall’altra parte ci sono:

  • crisi energetica,
  • famiglie in difficoltà,
  • imprese sotto pressione,
  • margini di bilancio sempre più stretti,
  • e i continui “no” arrivati dall’Unione Europea sulla possibilità di avere maggiore flessibilità per sostenere i costi energetici.

Secondo Reuters, Giorgia Meloni avrebbe anche collegato politicamente il tema SAFE alla richiesta italiana di maggiore flessibilità europea sull’energia, sostenendo che sarebbe difficile spiegare agli italiani un forte aumento delle spese militari senza contemporaneamente aiutare famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica.

Ed è probabilmente qui che nasce la scelta politica che starebbe maturando.

Non una rinuncia totale al SAFE — anche perché esistono impegni europei, industriali e NATO già avviati — ma una forte riduzione dell’esposizione italiana sul piano del riarmo europeo.

Una sorta di via di mezzo:
non rompere gli equilibri internazionali e gli impegni NATO, ma allo stesso tempo evitare di presentare agli italiani un piano da quasi 15 miliardi di euro per armamenti in un momento economicamente molto delicato.

Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, i programmi che resterebbero prioritari riguarderebbero:

  • Eurofighter,
  • carri armati,
  • sistemi satellitari militari,
  • e altri programmi strategici condivisi con partner europei.

Resta però un punto fondamentale.

Al momento non esiste ancora una conferma ufficiale definitiva sulla cifra finale che verrà realmente utilizzata dall’Italia.

E soprattutto:
resta da capire se anche una cifra ridotta, attorno ai 5 miliardi, sarà realmente sostenibile nei prossimi anni per i conti pubblici italiani.

Perché il nodo politico vero, oggi, sembra essere proprio questo:
come conciliare gli impegni NATO, la pressione europea e la realtà economica che stanno vivendo famiglie e imprese italiane.

— JQ

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Giorgia Meloni e non solo, anche dall'opposizione ci sono valangate di doppi standard, soprattutto dalle parti di Elly Schlein, si sono svegliati per condannare la risposta Russa di stanotte contro l'Ucraina.

Gli stessi che non hanno speso una sola parola per il bombardamento del college in Lugansk, mentre 86 ragazzini minorenni stavano dormendo e 21 di loro sono stati uccisi.

Indignazione e condanne a convenienza. Un'ipocrisia che diventa sempre più insopportabile. Aprono bocca solo per continuare a difendere quella cerchia di corrotti guidata da Zelensky. Altrimenti muti.

Quel Zelensky che spilla centinaia di miliardi grazie alla guerra e che senza la guerra la sua carriera politica sarebbe finita. Stanno continuando a difendere, finanziare e armare due personaggi che si tengono in piedi grazie alla guerra a oltranza: uno è Zelensky, l'altro è Netanyahu.

Benvenuti in occidente. Benvenuti in Unione Europea. Benvenuti all'inferno!

T.me/GiuseppeSalamone

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Eccoli qua, subito a frignare.

Stanotte la Russia ha colpito pesantemente Kiev, usando missili Oreshnik, praticamente impossibili da intercettare e che possono trasportare testate nucleari.

Lo ha fatto in risposta al criminale attacco terroristico al College in Lugansk, dove al momento sono morti oltre 20 ragazzini di età tra i 14 e i 18 anni.

La propaganda ha iniziato a scaldare i motori e ora a breve avremo racconti a reti unificate e Zelensky che verrà a piangere, chiedendo altri soldi e altre armi.

Sono 4 anni che ripetono lo stesso copione. Anzi, più di 4 anni. Ed è sempre lo stesso: vanno a provocare la Russia, appena la Russia risponde, si mettono a frignare.

Il tutto mentre continuano a sabotare ogni tavolo negoziale.

T.me/GiuseppeSalamone

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Negoziati Russia-Ucraina del 2022: confermato il sabotaggio Nato
"Persino Victoria Nuland, ex sottosegretaria di Stato americana per gli affari politici e referente per l'Ucraina nell'amministrazione Obama, ha affermato che i negoziati di Istanbul sono falliti quando delle 'persone al di fuori dell'Ucraina' hanno messo in discussione l'accordo".

“Oleksandr Chalyi, ex viceministro degli Esteri e membro del team negoziale, afferma che le delegazioni ‘hanno redatto il cosiddetto Comunicato di Istanbul. Eravamo molto vicini, tra metà e fine aprile, a far finire la guerra con una soluzione pacifica’. Aggiunge che Putin ‘ha dimostrato un sincero impegno per trovare un compromesso realistico e raggiungere la pace’. Putin, afferma, ‘ha fatto tutto il possibile per raggiungere un’intesa con l’Ucraina’ e ‘voleva veramente trovare una soluzione pacifica’. Chalyi afferma che i due team negoziali ‘erano riusciti a trovare un compromesso molto concreto’ e che Putin aveva ‘deciso personalmente di accettare il testo di quel comunicato'”.

Quanti hanno rivelato tale denegata realtà concordano sul fatto che a mandare in fumo l’accordo fu il premier britannico Boris Johnson, inviato a Kiev dalla Nato a tale scopo.

Sawka ricorda come Ukrainska Pravda abbia “riportato che il 9 aprile 2022 Johnson si recò a Kiev per dire a Zelensky che con Putin ‘era necessario continuare a fare pressione, non negoziare’ e che, sebbene l’Ucraina fosse pronta a firmare un’intesa con la Russia, ‘l’Occidente non era altrettanto pronto’. Arakhamia ha confermato la notizia, affermando: ‘Al nostro ritorno da Istanbul, Boris Johnson giunse a Kiev e disse che non avremmo firmato assolutamente niente e che dovevamo semplicemente combattere'”.

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🟥 Al peggio non c'è mai fine.

Giornalismo e politica sono completamente distaccati dalla realtà del paese e dai problemi di cittadini aziende.

Non c'è altra spiegazione.

Preoccuparsi di farsi rieleggere o tentare di vincere le elezioni cambiando le regole durante questo periodo storico è da irresponsabili.

  • JQ

La questione dei droni nel Baltico sta assumendo risvolti sempre più paradossali. Stamattina la Lituania è stata paralizzata da un allarme aereo dovuto a un drone non identificato. Il traffico aereo, stradale e ferroviario è stato fermato, le scuole evacuate, l'intero governo è stato frettolosamente portato in un bunker, la gente si è ammassata nei parcheggi sotterranei (foto), i jet NATO si sono alzati in volo ma del drone nessuna traccia. L'allarme è rientrato senza conseguenze, ma è la spia di un nervosismo molto diffuso che stavolta, e per questo ho scritto che la cosa è paradossale, non ha per oggetto la Russia. Che i droni in questione siano ucraini ormai non c'è alcun dubbio: certo non lo si dice immediatamente ma nemmeno si parte più dal presupposto automatico che siano russi, come succedeva, vi ricorderete, mesi fa. E invece ucraini sono i droni che si sono schiantati in Lettonia, stranamente accanendosi su un deposito di carburante, e a causa dei quali prima il ministro della difesa e poi l'intero governo si è dimesso e ucraino era il drone abbattuto ieri da un caccia NATO in Estonia (caccia romeno perché l'Estonia, come i suoi vicini, non ha aviazione e devono pensarci gli alleati a pattugliarne i cieli. Cosa che dovrebbe consigliare un minimo di cautela nelle espressioni e negli atteggiamenti, ma pazienza).

Russe, invece, sono le accuse. Stando a un comunicato dell'SVR, l'intelligence estera russa, non solo l'Ucraina utilizza regolarmente corridoi aerei messi a disposizione dagli stati baltici per attaccare le regioni settentrionali della Russia con i droni, ma sarebbe pronta a farli partire dal loro territorio, specialmente dalla Lettonia. Il comunicato elenca le cinque basi nelle quali sarebbe già presente personale delle FFAA ucraine con relativo equipaggiamento (Ādaži, Sēlija, Lielvārde, Daugavpils e Jēkabpils), ricorda che "i moderni strumenti di intelligence" sono in grado di determinare con esattezza il punto di decollo, e soprattutto avverte che "le coordinate dei centri decisionali sul territorio lettone sono ben note e che l'appartenenza del Paese alla NATO non proteggerà i complici del terrorismo da una giusta punizione".

Ovviamente le autorità locali, ucraine ed europee si sono affrettate a smentire e ad incolpare comunque la Russia della situazione. Hanno twittato Edgars Rinkēvičs ed Evika Siliņa (rispettivamente Presidente e Primo Ministro della Lettonia, pro tempore perché si è dimessa), scrivendo che non è vero che la Lettonia concede l'uso del suo spazio aereo e del suo territorio. Ha twittato due volte il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino Heorhii Tykhyi, la prima per ribadire che non ci sono accordi con la Lettonia e la seconda per scusarsi con l'Estonia dopo l'abbattimento del drone, accusando la Russia di essere stata lei a "ridirigerlo" con contromisure elettroniche, e di farlo regolarmente (cosa che, a pensarci bene, sarebbe gravissima perché vorrebbe dire che i sistemi russi non solo intercettano i droni ma sono in grado di prenderne il controllo). Il Primo Ministro estone Kristen Michal non se l'è affatto presa per la faccenda del drone, anzi ha twittato entusiasta per l'abbattimento presentandolo come un gran successo della difesa coordinata NATO, anche se a sopire un po' l'entusiasmo ci ha pensato il tweet del Ministero della Difesa che ha ammesso che il drone "era probabilmente di origine ucraina". Ha twittato anche Ursula von der Leyen, che ha definito "inaccettabili" le "minacce" russe agli stati baltici, ha ribadito quanto incrollabile sia l'unità degli alleati e ha concluso che alla fine la colpa di tutto è della Russia, e trovandosi pure della Bielorussia; e alla fine è arrivata anche Kaja Kallas, che visto il ruolo che ha avrebbe dovuto essere la prima, dicendo che è tutto un piano russo per intimidire l'Europa e che quindi bisogna invece aumentare il sostegno. I tweet degli Adenauer de noartri ovviamente non li allego, se ci tenete leggeteli.

Ora, io non ho modo di sapere se quanto afferma l'intelligence russa è vero o no. Il rasoio di Occam, che bisognerebbe tener sempre presente, ci dice che la cosa, ovvero che i paesi baltici "tollerino" che il loro spazio aereo sia attraversato dai droni ucraini, è quantomeno verosimile: anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai le prodigiose difese della NATO, che indefesse pattugliano il confine notte e dì, vengano regolarmente prese alla sprovvista ogni volta che qualcuno di questi droni casca a terra. Per cui è molto probabile, secondo me, che nelle dichiarazioni russe ci sia un bel po' di verità e che ora in parecchi, da quelle parti, siano piuttosto nervosi, e che qualcuno più a sud sarà costretto a rivedere alcune strategie. Il Ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz, difficilmente sospettabile di essere un asset del Cremlino, è stato piuttosto esplicito: "L'Ucraina deve senza dubbio [...] determinare i bersagli con molta più precisione in modo da non creare minacce alla sicurezza dei paesi dell'Alleanza", perché non solo la Russia può usare questi episodi per la sua propaganda ma ci sono rischi di escalation. Uomo avvisato eccetera.

Francesco Dall'Aglio

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L'attacco ucraino al sito dei servizi segreti russi lo hanno riportato a reti unificate. Questo invece è totalmente censurato!

Stanotte i terroristi ucraini guidati dal corrottissimo Zelensky hanno colpito un college a Starobelsk, nell'oblast di Lugansk.

Al momento dell’attacco, all’interno dell’edificio si trovavano 86 tra bambini e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, che dormivano.

Ci sono almeno 35 minori feriti, al momento 4 vittime e circa una ventina sotto le macerie.
Questo è terrorismo della peggiore specie.
Carlo Calenda, Pina Picierno e tutta la stampa di regime hanno qualcosa da dire davanti a tutto ciò?

Stanno finanziando, con i soldi delle nostre tasse, questo terrorismo. Addirittura Giorgia Meloni ha firmato qualche giorno fa anche una cooperazione militare sui droni. Quei droni che lanciano su un college pieno di minori mentre dormono.

Giuseppe Salamone

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Zakharova ha paragonato Kallas a Kermit la rana del Muppet Show.

MOSCA, 13 maggio

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, durante il suo programma su Radio Sputnik, ha paragonato la ministra degli Esteri dell'UE, Kaja Kallas, a Kermit la rana del Muppet Show.
Ha osservato che sempre più persone nell'Unione Europea si chiedono chi sia Kaja Kallas e per conto di chi, e per quale struttura, parli.

"Ricorda già il Muppet Show, dove i maialini, le rane e gli altri personaggi allegri, tra cui bambine e bambini , sembrano pronunciare parole, aprire la bocca, persino mostrare espressioni facciali ed emozioni, e tutti li ascoltano perché c'è l'audio. Ma dopo un po', tutti si rendono conto che non è l'allegro Kermit la Rana a parlare, bensì l'attore seduto lì, che ha creato quel personaggio, ha indossato un giocattolo, prima fatto in casa e poi prodotto industrialmente, e parla da dietro le quinte", ha detto il diplomatico.

Secondo Zakharova, la stessa cosa sta accadendo nella leadership europea. I funzionari europei, forti del loro mandato, aprono bocca e sparano sciocchezze che inducono la gente a credere che queste siano decisioni prese dall'Unione Europea, quando in realtà non lo sono.

Fonte nei commenti

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Buttafuoco, l'unico intellettuale degno del nome a destra, interviene nuovamente nell'assurda polemica scatenata da governo e opposizioni sulla Biennale e mette il dito nella vera piaga dell'ipocrisia che sullo scontro di civiltà Occidente - Russia accomuna e ricompatta il fronte liberale (con quello dei nazionalisti):

"L’etica dovrebbe essere una condizione che unisce i giudizi diversi e non li separa, che individua un comune terreno e non uno standard alternativo. La democrazia alterando la propria valutazione produce sostanze tossiche nel proprio organismo e il liberalismo, la mamma che ha dato al nostro continente il principio e il destino di ciascuno nell’uguaglianza del diritto per ciascuno, adesso invece indossa la benda del totalitarismo (...).
Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale. Poi, inutile che assegni la palma dell’ipocrisia a quei ceti politici, economici, anche culturali, che hanno goduto negli anni dell’ambito favore di Mosca e ora, con ribrezzo, ne sparlano".

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Il governo lettone è caduto dopo che una serie di droni ucraini carichi di esplosivi si sono schiantati nel Paese innescando l'esplosione di un deposito di petrolio, l’ultimo di una serie di incidenti simili nei Paesi baltici. Ironia della sorte, alcuni di questi droni potrebbero essere stati assemblati proprio nei Paesi più esposti al rischio di venire colpiti, come la Lettonia. Si tratta del primo governo occidentale a cadere a causa del suo sostegno incondizionato all’Ucraina, un sostegno che ha costi elevatissimi non solo per l’economia ma anche per la sicurezza stessa del Paese.

Laura Ruggeri

dalla bacheca di Giorgio Bianchi

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Ci voleva un tribunale di Washington per sospendere le sanzioni illegali contro Francesca Albanese imposte da Trump.

Ci volevano la figlia e il marito per difendere Francesca Albanese. Perché, se fosse stato per le istituzioni italiane, poteva stare fresca.

Un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni con questa motivazione: "Tutelare la libertà di parola è sempre nell'interesse pubblico".

Sergio Mattarella non ha mai detto una parola a difesa di una cittadina italiana che ha solamente fatto il suo lavoro.

Il governo della donna, madre e cristiana, i presunti "patrioti e sovranisti", invece si sono schierati con quel criminale di Trump. La stampa di regime, pagata con soldi pubblici, anche in questo caso ha fatto il lavoro sporco per giustificare il potere.

Ecco, a mio avviso dovrebbero solamente vergognarsi e chiedere scusa. Tutti!

Giuseppe Salamone

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GLI ELEFANTI E LA DISSENTERIA
Provate ad immaginare una mandria di elefanti tutti affetti da gravi forme dissenteriche che la fanno tutti nello stesso posto.
Ecco, ci troviamo tutti al centro di quel posto: da un canto, la nazista Ursula Albrecht coniugata Pfizer dice che la UE annullerà le elezioni in quegli Stati che non obbediscono alla Commissione europea.
D'altro canto, c'è un pagliaccio ricattato da un criminale di guerra che scatena guerre a "minchia di cane da caccia" come diceva Francesco Boccaccio nel secondo capitolo del Decamerone. Guerre all'esito delle quali risulta palesemente sconfitto ma dichiara di averle vinte.
Mi riferisco alla guerra scatenata contro l'Iran da parte sua e da parte del noto criminale di guerra dal quale è ricattato. Praticamente un secondo Vietnam per i banditi a stelle e strisce.
La guerra è una cosa tragica ma il Trump Donald riesce a inserire un consistente profilo di comicità giustificando la sua aggressività affermando che deve riaprire lo stretto di Hormuz che però era pacificamente aperto prima che lui scatenasse la sua guerra demenziale.
Le caratteristiche comiche di Trump riconducono ad un terzo aspetto del luogo dove gli elefanti dissenterici fanno la cacca nella quale noi ci troviamo.
Questo ulteriore aspetto consiste in un evidente rapporto di colleganza con un suo collega altrettanto comico. Mi riferisco al verme tossico di Kiev il quale ha minacciato esplicitamente atti terroristici nel corso della sfilata militare sulla Piazza Rossa di Mosca celebrativa della fine e della vittoria della seconda guerra mondiale per la quale la Russia pagò il prezzo di 28 milioni di Caduti.
A seguito della minaccia del verme tossico il governo russo ha giustamente avvertito che atti terroristici nella detta occasione avrebbero comportato la totale distruzione di Kiev.
Pare che per fortuna non sia successo niente ma quello che è grave e che ancora ci fa capire quanto siamo nella cacca degli elefanti, è che, a parte la Spagna, la Repubblica Ceca e ungherese, nessuna voce di pur flebile critica si è levata dai governi dei rimanenti 24 Stati membri della UE, nei confronti dell'infame comico ucraino il quale non solo esige pagamenti per costruire cessi d'oro (non per gli elefanti) o per acquisto di residenze miliardarie all'estero, non solo esige armi per continuare la guerra a profitto suo e della sua cricca, osa pure fare minacce deliranti come quelle ora ricordate.
E Mattarella, la Meloni, Tajani, Crosetto e gli altri, che fanno? Tutti zitti, muti e allineati.

Augusto Sinagra

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Russia 🇷🇺🇩🇪
Zakharova ha risposto a Merz, che ha promesso a Fico un "discorso" per aver visitato Mosca per il Giorno della Vittoria invece del Giorno dell'Europa: Non ci sarebbe stata la Giornata dell'Europa senza la vittoria del popolo sovietico. Sarebbe stato un grande campo di concentramento con camere a gas.

Samu-News

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LA LINEA SÁNCHEZ NEL NUOVO DISORDINE GLOBALE

In una fase internazionale segnata da tensioni crescenti tra Stati Uniti, Medio Oriente e grandi potenze globali, la postura della Spagna guidata da Pedro Sánchez sta emergendo come uno degli approcci più osservati nel contesto europeo.

Tradizionalmente non considerata tra gli attori principali della geopolitica globale, Madrid ha mantenuto negli ultimi mesi una linea coerente: piena appartenenza all’alleanza occidentale, ma con una chiara attenzione a non superare determinati perimetri politici e militari.

Durante le recenti tensioni legate all’Iran, il governo spagnolo ha adottato una posizione prudente, evitando un coinvolgimento diretto e ribadendo il rispetto del diritto internazionale come criterio guida. In questo contesto, sono emerse aperture da parte iraniana nei confronti della Spagna, senza che ciò si sia tradotto in accordi operativi ufficiali.

Parallelamente, Sánchez ha mantenuto attivi i canali con la Cina, rafforzando i rapporti economici e diplomatici in una fase in cui molti Paesi occidentali stanno ridefinendo le proprie relazioni con Pechino.

All’interno della NATO, Madrid ha confermato il proprio ruolo di alleato, pur mantenendo una posizione autonoma su temi sensibili, inclusi i livelli di spesa militare e le modalità di partecipazione alle operazioni internazionali.

JQ News non è generalmente tenera con la classe politica, ma proprio per questo, quando emerge una linea riconoscibile, vale la pena fermarsi a osservarla.

Nel caso di Sánchez non si osserva una rottura con l’Occidente, ma una gestione calibrata delle relazioni internazionali. La Spagna resta pienamente dentro le alleanze, ma evita automatismi politici. Mantiene aperture diplomatiche senza sbilanciamenti eccessivi e rimane presente nello scenario internazionale senza cercare protagonismi forzati.

In un contesto globale sempre più polarizzato, questa postura appare fondata su un principio semplice ma solido: ridurre il rischio mantenendo margini di manovra.

È importante distinguere tra fatti e interpretazioni. La Spagna non è oggi una potenza dominante nello scenario globale, né guida le principali dinamiche strategiche europee. Tuttavia, la coerenza della sua linea nel tempo sta contribuendo a rafforzarne la credibilità diplomatica.

Alcuni segnali indicano una percezione crescente di affidabilità e prevedibilità anche al di fuori del perimetro occidentale, in un momento in cui molti equilibri internazionali stanno cambiando.

In una fase definita da instabilità e da scelte spesso impulsive da parte di diversi leader internazionali, l’approccio di Sánchez si distingue per continuità e pragmatismo.

Non è una leadership spettacolare, né dominante, ma nel contesto attuale potrebbe essere una delle più sostenibili.

JQ

L’invenzione del “popolo ebraico”

Il libro di Shlomo Sand è un lucido saggio storico e un atto di coraggio.

Shlomo Sand fu oggetto di una valanga di insulti in Israele quando pubblicò “L’invenzione del popolo ebraico”. Professore di Storia Contemporanea all’Università di Tel Aviv, nega che gli ebrei siano un popolo con un’origine comune e sostiene che lo strumento principale del fermento proto-nazionale fu una specifica cultura e non la discendenza da una comunità arcaica unita da legami di sangue.

A suo avviso, lo “Stato ebraico di Israele” lungi dall’essere la concretizzazione del sogno nazionale di una comunità etnica con più di 4.000 anni, fu invece reso possibile da una falsificazione della storia stimolata, nel XIX secolo, da intellettuali come Theodor Herzl. Mentre accademici israeliti insistono nel sostenere che gli ebrei sono un popolo con uno specifico DNA, Sand, fondandosi su una documentazione esaustiva, ridicolizza questa tesi senza fondamento scientifico. Non vi sono ponti biologici tra gli antichi abitanti dei regni di Giudea e di Israele e gli ebrei attuali.

L’immaginario delle persone si è nutrito del mito etnico, le cui radici affondano nella Bibbia e comincia con l’invenzione del “popolo eletto” al quale fu annunciata la terra promessa di Canaan.

Non ha fondamento storico l’interminabile viaggio di Mosè e del suo popolo verso la Terra Santa e la sua successiva conquista. E’ importante ricordare che l’attuale territorio di Palestina era allora parte integrante dell’Egitto dei faraoni. La mitologia degli esili successivi, diffusasi nei secoli, finì per diventare una verità storica. In realtà fu modellata a partire dalla Bibbia e ampliata dai pionieri del sionismo. Le espulsioni di massa di ebrei da parte degli Assiri sono un’invenzione. Non se ne trova traccia nelle fonti storiche credibili.

Il grande esilio di Babilonia è falso come quello delle grandi diaspore. Quando Nabucodonosor conquistò Gerusalemme distrusse il Tempio ed espulse dalla città una parte delle élite. Ma allora Babilonia era la città di residenza di una numerosa comunità ebraica costituita dal nucleo culturale dei rabbini che parlavano l’aramaico e introdussero importanti riforme nella religione di Mosè; soltanto una piccola minoranza di questa comunità andò in Giudea quando l’imperatore persiano Ciro conquistò Gerusalemme nel VI secolo a. C. Quando poi i centri della cultura ebraica di Babilonia si disgregarono gli ebrei emigrarono a Bagdad e non verso la “Terra Santa”.

Sand dedica un’attenzione speciale agli “Esili” come miti fondatori dell’identità etnica. Le due “espulsioni” degli ebrei nel periodo romano, la prima con Tito e la seconda con Adriano nel 132, che avrebbero costituito il motore della grande diaspora, sono oggetto di una profonda riflessione dello storico israeliano. I giovani imparano nelle scuole che “la nazione ebraica” fu esiliata dai Romani, ma basterebbe il testo di Flavio Giuseppe, che testimonia la rivolta degli Zeloti, per togliere credibilità alla versione ufficiale. A suo parere, i romani massacrarono circa 110.000 ebrei e ne arrestarono 97.000. Questo avvenne in un’epoca in cui la popolazione totale della Galilea era molto inferiore al mezzo milione.

Gli scavi archeologici degli ultimi decenni a Gerusalemme e in Cisgiordania hanno sollevato problemi insuperabili agli accademici sionisti che “spiegano” la storia del popolo ebraico prendendo come riferimenti infallibili la Torah e la parola dei Patriarchi. E’ provato che Gerico era poco più di un villaggio, senza le poderose mura che la Bibbia cita. A Gerusalemme non sono state trovate tracce delle grandiose costruzioni che la trasformarono nel decimo secolo a.C. – epoca di Davide e Salomone – nella città monumentale del “popolo di Dio” che viene raccontata. Né palazzi, né mura, né ceramiche di qualità. L’utilizzo della tecnologia del carbonio 14 ha consentito di arrivare a una conclusione. I grandi edifici NON furono costruiti a quell’epoca.

“Non esiste in realtà nessuna traccia – scrive Shlomo Sand – relativa all’esistenza di questo re leggendario la cui ricchezza è descritta nella Bibbia in termini paragonabili solo ai poderosi regni di Babilonia e di Persia”. Se un’entità politica è esistita nella Giudea del X secolo a.C., sostiene lo storico, può solo essere stata un micro-regno tribale e Gerusalemme soltanto una piccola città fortificata. E’ altrettanto significativo che nessun documento egiziano faccia riferimento alla “conquista” da parte degli ebrei di Canaan, territorio che allora apparteneva al faraone.

La storiografia ufficiale israelita, nell’erigere a dogma la purezza della razza, attribuisce alle successive diaspore la formazione di comunità ebraiche in decine di paesi. La Dichiarazione di Indipendenza di Israele afferma che gli ebrei furono obbligati nel corso dei secoli a tentare di ritornare al paese dei loro antenati. Si tratta di una grossolana menzogna che falsifica la Storia. La grande diaspora è un’invenzione, come le altre.

Qual è dunque l’origine degli antenati dei 12 milioni di ebrei, oggi esistenti al di fuori di Israele? Rispondendo a questa domanda, il libro di Shlomo Sand ha distrutto anche il mito della purezza della razza, di etnia ebraica. Un’abbondante documentazione raccolta da storici di prestigio mondiale rivela che nei primi secoli della nostra era ci furono massicce conversioni al giudaismo in Europa, in Asia e in Africa.

Il Corano dice che Maometto incontrò a Medina grandi tribù giudaiche con le quali entrò in conflitto e finì per espellerle. Ma non chiarisce che nell’attuale Yemen, il regno di Hymar adottò il giudaismo come religione ufficiale. Nel settimo secolo, l’Islam si insediò nella regione ma, dopo tredici secoli, quando si formò lo Stato d’Israele, decine di migliaia di yemeniti parlavano arabo, continuando a professare la religione giudaica. La maggioranza emigrò in Israele dove, attualmente, è discriminata.

Fu soprattutto nell’estremità occidentale dell’Africa che si verificarono conversioni in massa alla religione rabbinica. Una parte considerevole delle popolazioni berbere aderì al giudaismo e lo introdusse in Andalusia. Furono questi magrebini coloro che difesero nella penisola iberica il giudaismo, i pionieri dei sefarditi che, dopo l’espulsione dalla Spagna e dal Portogallo, si esiliarono in diversi paesi europei, nell’Africa musulmana e in Turchia.

Molto importante per le sue conseguenze fu la conversione al giudaismo dei Khazari, un popolo nomade turcofono che proveniva dall’Altai e si stabilì, nel IV secolo, nelle steppe del basso Volga. I Khazari costruirono un potente stato giudaico, alleato di Bisanzio contro i Persiani Sassanidi. Questo impero medievale occupava un’area enorme, dal Volga alla Crimea e dal Don all’attuale Uzbekistan.

Scomparve dalla storia nel secolo XIII, quando i Mongoli invasero l’Europa. Migliaia di Khazari, fuggendo dalle Orde di Batu Khan, si dispersero per l’Europa Orientale. Grandi storici come Renan e Marc Bloch identificano nei khazari gli antenati degli askenaziti le cui comunità in Polonia, Ucraina, Russia e Romania hanno svolto un ruolo cruciale nella colonizzazione della Palestina.

Secondo Nathan Birbaum, l’intellettuale ebreo che inventò nel 1891 il concetto di sionismo, è la biologia che spiega la formazione delle nazioni. Per lui, la razza è tutto. E il popolo ebraico sarebbe stato quasi l’unico a preservare la purezza del sangue. Birbaum morì senza capire che questa tesi razzista, prevalendo, avrebbe cancellato il mito del popolo eletto da Dio.

Gli ebrei sono il frutto di una catena di incroci. Chi attribuisce loro identità e cultura proprie, nonché fedeltà a una tradizione religiosa radicata, falsifica la Storia. Nei passaporti dello stato ebraico di Israele non è accettata la nazionalità di israeliano. I cittadini a pieno diritto scrivono “giudeo”. I palestinesi devono scrivere “arabo”, nazionalità inesistente.

Essere cristiano, buddista, mazdeista, musulmano deriva da una scelta religiosa, non è una nazionalità. Nemmeno il giudaismo è una nazionalità. In Israele non c’è matrimonio civile. Per gli ebrei è obbligatorio il matrimonio religioso, anche se si è atei. Questa aberrazione è inseparabile da molte altre in uno Stato confessionale, di etnocrazia liberale costruita su dei miti; uno Stato che ha sostituito l’yiddish, parlato dai pionieri del “ritorno in Terra Santa”, con l’ebraico sacro dei rabbini, sconosciuto al popolo di Giudea che si esprimeva in aramaico, la lingua nella quale fu redatta la Bibbia, a Babilonia e non a Gerusalemme.

Lo “Stato del popolo ebraico” si definisce democratico. Però in realtà nega la legge fondamentale approvata dalla Knesset. Non può essere democratico uno Stato che tratta come paria il 20% della popolazione del paese, uno Stato nato dal mostruoso genocidio in terra straniera…

Tramite: contropiano.org/news/cultura-n…

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Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov : "Se la UE vuole la guerra con Mosca a tutti i costi l'avrà. Non dite poi però che non vi avevamo avvertiti sulle conseguenze!".

La Russia, stando a un recente briefing del , sta prendendo sul serio le dichiarazioni dell'Europa e si sta preparando alla possibilità di una guerra su vasta scala. In un incontro annuale con i leader delle ONG russe a Mosca ieri 24 aprile 2026, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha fornito la sua valutazione più allarmante di sempre. ... L'era dell'"ibridazione per procura" è finita: le maschere sono cadute.

In risposta alle dichiarazioni europee secondo cui l'Europa deve essere pronta a combattere la Russia nei prossimi 3-5 anni, Lavrov ha affermato senza mezzi termini che l'UE si sta mobilitando per un confronto militare diretto con la Russia. In questa strategia, l'Ucraina viene utilizzata come "ariete" per dissanguare la Russia e dare all'Europa il tempo necessario per riarmare completamente la propria base industriale nei prossimi anni.

Il Ministro ha sottolineato che senza l'intelligence satellitare della NATO e la presenza di ufficiali occidentali sul territorio, Kiev sarebbe paralizzata. Non si tratta più di un conflitto "per procura", ma di una guerra aperta contro la Russia.

Lavrov ha detto:
«Ci è stata dichiarata guerra aperta. Il regime di Kiev è solo la "punta di diamante" usata per guadagnare tempo. Non potrebbero essere più sfacciati.»

In sintesi: il corpo diplomatico russo è passato da una posizione di "negoziazione" a una di "mobilitazione". Mosca sta segnalando che si sta preparando per una lunga e aspra battaglia contro un'Europa militarizzata. Non si tratta di un'estensione dell'operazione militare speciale... Si tratta di una preparazione alla guerra.

Nel frattempo, sul fronte iraniano, l'amministrazione Trump sta preparando il terreno per rinnovare l'attacco all'Iran. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato venerdì che "gli iraniani si sono fatti avanti " e hanno richiesto un " incontro di persona ", quindi il presidente Trump "ha inviato Steve Witkoff e Jared Kushner ad ascoltare cosa avevano da dire". Questa è una completa invenzione.

L'Iran non ha perso tempo a smentire tale affermazione. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ismael Baqaei, ha confermato in un post su X nella tarda serata del 24 che NON è previsto alcun incontro – ripeto, NESSUN incontro – con funzionari statunitensi. Il Ministro degli Esteri Abbas Araqchi si trova a Islamabad per incontrare alti funzionari pakistani al fine di consegnare loro un documento scritto contenente il punto di vista dell'Iran sugli ultimi sviluppi, che verrà poi recapitato a Witkoff e Kushner.

Credo che Trump stia cercando di creare una narrazione per giustificare la ripresa dell'attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Sta inviando i suoi emissari ebrei a Islamabad, apparentemente per incontrare i negoziatori iraniani, solo per scoprire che l'Iran si è tirato indietro. Trump sosterrà che si tratta di un atto di malafede e che punirà l'Iran di conseguenza.

Se i seguenti messaggi su Telegram sono veritieri, la guerra tornerà con tutta la sua furia entro domenica sera .

La Cina esorta i suoi cittadini a lasciare l'Iran il prima possibile – Ambasciata cinese a Teheran L'India esorta i suoi cittadini a lasciare l'Iran. Sembra inoltre che Trump abbia dato a Bibi il permesso di violare il cessate il fuoco con Hezbollah, stando a un altro recente post su Telegram. L'aviazione israeliana ha ripreso gli attacchi sul Libano meridionale, la cui moratoria faceva parte del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Potrebbe rivelarsi un fine settimana lungo e travagliato.

Larry C. Johnson