L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, IL DIPLOMATICO SINGAPORIANO KISHORE MAHBUBANI, HA CRITICATO L’EUROPA PER LA SUA MANCANZA DI COMPRENSIONE DEI PRINCIPI BASILARI DELLA GEOPOLITICA:
🗣«Credo che tutti siano sorpresi dalla durata della guerra in Ucraina. Purtroppo, i partner europei hanno spinto gli ucraini a impegnarsi in uno scontro inutile con la Russia.
🗣Posso affermare con certezza che gli europei temono profondamente la prospettiva che il Presidente Trump raggiunga un accordo con il Presidente Putin — ed è per questo che, fin dall’inizio, hanno fatto di tutto per ostacolarlo. Questo è un ulteriore segno di mancanza di saggezza.
🗣Quando, nel 2025, il Presidente Trump ha deciso di incontrare il Presidente Putin in Alaska, gli europei non avrebbero dovuto bloccare quell’incontro, ma al contrario accoglierlo con favore. E se avessero avuto una visione più lungimirante dal punto di vista geopolitico, avrebbero dovuto salire tutti su un aereo e dire: “Presidente Putin, veniamo con Lei!”.
🗣Prima o poi, gli europei dovranno riconoscere una verità semplice: dovranno convivere con la Russia non solo per i prossimi cento anni, ma per i prossimi mille. L’idea che si possa umiliare la Russia e costringerla ad accettare condizioni che minano i suoi interessi nazionali fondamentali è semplicemente irrealistica».
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Francesco Capaldini likes this.
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Non so se sentite anche voi l'indaffararsi delle classi dirigenti occidentali - che per decenni hanno dato lezioni (armate) di diritti umani a tutto il mondo - per ottenere pieno accesso agli Epstein files.
Non so se notate il fervore con cui le magistrature occidentali tutte stanno avviando richieste di accesso ai documenti, indagini e approfondimenti.
Non so se vedete l'intensità con cui i giornali indagano e riflettono e sollecitano l'opinione pubblica a indignarsi.
Non so se notate come le mille lobby progressiste, che fanno mostra di vivere per la tutela dei diritti umani e dei diritti delle donne, stiano tempestando i parlamenti e le redazioni di giornali per approfondire le implicazioni dei legami di potere emergenti negli Epstein files.
Se anche voi non notate niente, fatemelo sapere, perché io non vedo nessuna eco che travalichi la "marginale vicenda di costume".
Andrea Zhok
I soliti idioti a capo della UE.
In 4 anni l'Europa ha sostituto la dipendenza dal gas russo con quella dal GNL statunitense - L'INDIPENDENTE
lindipendente.online/2026/01/3…
Docenti schedati, grande preoccupazione dell’Istituto Parri
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/docenti…
L’Istituto nazionale Ferruccio Parri in un documento “esprime grande preoccupazione per la richiesta di schedatura di insegnanti di sinistra – siamo alle liste di proscrizione? – da parte di Azione
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Il Parlamento europeo ha respinto la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen con 165 voti a favore, 390 contrari e 10 astenuti. La mozione, che chiedeva le dimissioni della Commissione Ue, e della presidente stessa, in seguito alla firma dell'accordo Ue-Mercosur, era stata presentata dal gruppo dei Patrioti per l'Europa, formazione europea che raccoglie la Lega, il partito di Viktor Orbán Fidesz e il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen.
E chi dubitava che, ancora una volta, sarebbe stata salvata dai compari...
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Radio28Tv
Non ci voleva molto a capirlo, basta far funzionare il cervello e analizzare gli eventi.
La scarsa prospettiva dei politici occidentali è disarmante • Imola Oggi
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Davos svela l’ipocrisia Usa e Ue sulle “regole”
di Francesco Sylos Labini
La differenza tra il diritto internazionale delle Nazioni Unite e il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” (rules-based international order, Rbio) non è soltanto concettuale: è sostanziale e politicamente decisiva. Il diritto internazionale costituisce un corpus di norme giuridiche vincolanti che regolano i rapporti tra Stati sovrani. Le sue fondamenta risiedono nella Carta dell’Onu del 1945, nei trattati multilaterali, nelle decisioni di organi quali la Corte Internazionale di Giustizia ecc. I suoi principi cardine sono la sovranità e l’eguaglianza giuridica degli Stati, la non ingerenza negli affari interni, la risoluzione pacifica delle controversie e, soprattutto, il divieto dell’uso della forza, salvo i casi di legittima difesa o di esplicita autorizzazione del Consiglio di Sicurezza Onu. Un diritto codificato, multilaterale, universalmente riconosciuto e formalmente vincolante.
Di natura completamente diversa è invece il cosiddetto Rbio. Questo concetto non ha fondamento giuridico, ma geopolitico. È una costruzione ideologica promossa principalmente dai paesi occidentali che rimanda a un insieme di norme, prassi e valori che non coincidono necessariamente con il diritto internazionale codificato, ma che tali Stati considerano legittimi in base alla propria visione del mondo. Il Rbio include infatti meccanismi decisionali ed esecutivi collocati al di fuori del perimetro Onu. Questo “ordine” viene frequentemente invocato per giustificare interventi unilaterali o multilaterali non autorizzati dal Consiglio di Sicurezza, in nome della tutela dei diritti umani, della democrazia liberale o della sicurezza globale.
Il Rbio non poggia quindi su un impianto giuridico universalmente condiviso ma è una visione normativa selettiva, costruita e imposta da un blocco di potere che controlla le principali istituzioni economiche, militari e mediatiche globali. In sostanza, mentre il diritto internazionale è diritto, il Rbio è politica.
Questa ipocrisia è stata recentemente ammessa in modo sorprendentemente esplicito da Mark Carney, primo ministro canadese ed ex governatore della Banca d’Inghilterra, nel corso di un intervento al Forum di Davos. Carney ha riconosciuto apertamente che i leader occidentali sapevano da tempo che la narrazione del Rbio era una finzione utile: “Sapevamo che la narrazione del Rbio era in parte falsa: i più forti si sarebbero esentati da quelle regole quando fosse stato loro comodo, e le regole del commercio sarebbero state applicate in modo asimmetrico. Sapevamo che il diritto internazionale sarebbe stato applicato con rigore variabile, a seconda dell’identità dell’imputato o della vittima. Questa finzione era utile… così abbiamo messo il cartello in vetrina, partecipato ai rituali ed evitato di sottolineare il divario tra retorica e realtà. Ma questo patto non funziona più. Siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.”
Carney ha inoltre riconosciuto che l’egemonia americana aveva fornito beni pubblici globali – sicurezza, rotte marittime, stabilità finanziaria – ma che oggi le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come un’arma: dai dazi alle catene del valore, fino alle sanzioni. Perché una dichiarazione tanto dirompente proprio ora? Perché per la prima volta la prepotenza non è rivolta verso “gli altri”, ma verso l’Europa stessa. La dichiarata volontà di Donald Trump di annettere, in un modo o nell’altro, la Groenlandia – territorio di un paese europeo – segna un punto di svolta simbolico. La differenza fondamentale tra Trump e i precedenti presidenti statunitensi è che Trump tratta l’Europa esattamente come gli Stati Uniti hanno sempre trattato il resto del mondo.
Questa inversione di prospettiva è resa possibile dal progressivo declino economico e strategico del continente europeo: privo di risorse naturali strategiche, prigioniero di una dipendenza energetica strutturale e sempre più marginale sul fronte dell’innovazione tecnologica. In questo contesto, lo svuotamento del diritto internazionale e la sua sostituzione con un insieme di pseudo-norme arbitrarie – quelle del Rbio – rivelano oggi tutta la loro ipocrisia. Perché, per la prima volta, la prepotenza sistemica non si abbatte su Paesi lontani, ma si dirige contro l’Europa stessa.
E questa volta, non verrà nessuno a salvarci. Abbiamo creduto che il pericolo venisse dalla Russia, immaginando un’invasione dell’Europa. Ma abbiamo sbagliato alleato. Ora che la minaccia arriva direttamente dagli Usa, l’illusione si dissolve e con essa viene messa definitivamente a nudo l’incapacità strategica delle élite europee: prive di visione, dipendenti dall’esterno e incapaci di difendere l’interesse del continente che pretendono di rappresentare.
Questi sono pericolosissimi, perché o ci mentono spudoratamente oppure non sanno che la Gestapo statunitense, nonché l'ICE che ammazza a sangue freddo cittadini innocenti in giro per le strade, sarà in Italia per le Olimpiadi Milano-Cortina.
Il Ministro degli Interni, Piantedosi, ha prima smentito la loro presenza e poi ha dichiarato che, se venissero, non ci sarebbe nulla di male. Meloni invece non ha ancora aperto bocca. Una vergogna assoluta che in un Paese mezzo decente "salterebbe" immediatamente (politicamente parlando) quale testa: primo perché evidentemente abbiamo un governo che non sa badare alla sicurezza; secondo perché questi criminali dell'ICE non dovrebbero mettere piede in Italia.
In ogni caso, Stefania Maurizi, una delle più grandi giornaliste italiane, già collaboratrice di WikiLeaks e Assange, ha scritto direttamente al dipartimento dell'ICE ottenendo questa risposta pubblicata dal Fatto Quotidiano:
"L'unità ICE Homeland Security Investigations supporterà il Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per tutta la durata dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026 a Milano".
Ripeto: o ci mentono spudoratamente oppure non sanno cosa accade in Italia. Mi raccomando, chiamateli ancora "patrioti e sovranisti".
Giuseppe Salamone
kulturjam.it/politica-e-attual…
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STRAGE DI USTICA: LE PROVE CHE INCHIODANO GLI USA
45 anni dopo, la strage di Ustica rimane una ferita aperta nella storia italiana non solo per la sua drammaticità, ma per il muro di omertà e depistaggi per nascondere la verità. Il racconto emerso dall’inchiesta dell’Espresso e dall’intervista al giornalista Paolo Biondani delinea uno scenario agghiacciante: il DC9 dell’Itavia non fu vittima di un cedimento strutturale, né di una bomba.
Fu abbattuto in un “scenario di guerra nei cieli”, dove aerei militari NATO – in particolare statunitensi – erano coinvolti in un’operazione segreta. E mentre le famiglie delle 81 vittime continuano a chiedere giustizia, le prove che potrebbero identificare i colpevoli sono state sistematicamente occultate.
Quali sono queste prove?
👉 Tra i resti del DC9 recuperati dal fondale marino è emerso un serbatoio di carburante appartenente a un caccia militare americano Corsair. Questo serbatoio era montato solo su quel tipo di velivolo, e proveniva quasi certamente dalla portaerei USA Saratoga, ancorata quella notte nel Golfo di Napoli. Il serbatoio non era stato sganciato volontariamente, ma tranciato in seguito a un danneggiamento, probabilmente durante una collisione. Questa prova fisica, schiacciante, è però sparita dai depositi giudiziari mentre era sotto sequestro. Restano solo le foto.
👉 Le deformazioni e le striature sull’ala destra del DC9: Mentre l’ala sinistra del relitto è quasi intatta, la punta dell’ala destra presenta schiacciamenti, graffi e striature orientati verso la prua – direzione incompatibile con un impatto in mare (avvenuto di punta). Il prof. Donato Firrao, già nel 1993, segnalò che queste deformazioni erano tipiche di un impatto meccanico violentissimo, come una collisione. Inoltre, sui danni è stata rilevata una strisciata di vernice bianca di tonalità diversa da quella del DC9, ma corrispondente a quella utilizzata sui Corsair americani. Anche qui, una perizia sul pigmento sarebbe stata decisiva, ma il serbatoio – necessario per il confronto – è sparito.
👉 Il danneggiamento “a martellata” del carrello destro: Un pezzo del carrello di atterraggio destro si staccò con una violenza tale da essere scagliato dentro la fusoliera, conficcandosi nel polpaccio di una passeggera. Ciò dimostra che il danneggiamento avvenne in volo, prima dell’impatto in mare, ed è coerente con l’urto contro un altro velivolo.
👉 Il casco del pilota USA e il salvagente della Saratoga: Pochi giorni dopo la strage, su una spiaggia siciliana vennero rinvenuti un casco da pilota con scritto “John Drake” e un salvagente della portaerei Saratoga. Ma le autorità USA negarono la presenza di un pilota con quel nome nel Mediterraneo. Anche questi reperti, sebbene sotto sequestro, sono misteriosamente spariti.
Le prove materiali sono solo una parte della storia. Quello che colpisce è la sistematica opera di occultamento attuata a più livelli:
👉 Sparizione delle registrazioni radar e dei documenti militari: Il giudice Rosario Priore, durante le indagini, chiese più volte le registrazioni radar della notte del 27 giugno 1980. La risposta fu che non esistevano. Allo stesso modo, i documenti di volo della base NATO di Decimomannu (Sardegna), da cui sarebbero decollati i caccia, risultarono “persi”. La NATO, però, confermò che quella notte i cieli erano pieni di aerei militari.
👉 Il fondale “arato” prima del recupero del DC9: Quando una società francese fu incaricata di recuperare il relitto da oltre 3500 metri di profondità, trovò il fondale già incavato da lunghi solchi, come se qualcuno avesse “trascinato via” qualcosa di voluminoso. È plausibile che si trattasse del caccia danneggiato, rimosso per eliminare le prove.
👉 Le menzogne ufficiali sull’operazione: La versione ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana e della NATO negò qualsiasi operazione in corso quella notte. In realtà, testimonianze (anche fotografiche) di militari italiani confermarono la presenza della portaerei Saratoga e di una portaerei francese, impegnate in esercitazioni con lancio di missili. Un militare italiano a bordo dell’incrociatore Vittorio Veneto scattò foto inequivocabili.
👉 Il silenzio degli alleati e il segreto di Stato: Belgio, Francia e USA si rifiutarono di collaborare con la magistratura italiana, invocando il segreto di Stato. Una scelta inaccettabile per un reato di strage, che di per sé costituisce un’ammissione di coinvolgimento.
Perché tanta ostinazione nel nascondere la verità? Il contesto storico spiega molto: eravamo in piena Guerra Fredda. Un aereo della NATO che, durante un’operazione segreta, abbatte per errore un volo civile italiano, provocando 81 morti, sarebbe stato uno scandalo politico di proporzioni internazionali. In Italia, la sinistra (all’epoca forte con il PCI di Berlinguer) contestava la presenza delle basi NATO. Ammettere la responsabilità alleata avrebbe scosso gli equilibri politici e militari. Meglio, quindi, insabbiare, negare, depistare.
Nel 2013 la Cassazione riconobbe che lo “scenario di guerra nei cieli” era “abbondantemente motivato”, aprendo ai risarcimenti. Ma i colpevoli materiali non sono mai stati identificati, e nel 2024 la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione. La speranza di verità giudiziaria è affidata a eventuali nuove testimonianze o a fughe di notizie da archivi stranieri (tramite leggi come il Freedom of Information Act americano).
Nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna, il relitto ricostruito del DC9 e l’installazione di Christian Boltanski (81 specchi neri, 81 lampadine perpetue) ci ricordano che la battaglia per la verità non è finita. Come dice Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime: “Se dei cittadini quali siamo stati noi hanno fatto sì che si tirasse fuori tutto, vuol dire che si può fare”. La lezione di Ustica è che la verità può essere nascosta, ma non cancellata. Sta a noi, soprattutto alle nuove generazioni, non dimenticare e continuare a chiedere conto a chi, ancora oggi, preferisce il silenzio alla giustizia.
Fonte: volare.space
labottegadelbarbieri.org/2026-… Redazione January 18, 2026 at 12:16PM
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Il Ministero degli Interni avvia un procedimento disciplinare contro quei Vigili del Fuoco che lo scorso 22 settembre avevano partecipato a uno sciopero a Pisa.
È una vergogna assoluta. Parlano di tutela delle Forze dell'ordine, ci fanno fiumi di propaganda sulle loro spalle e poi sanzionano quelle Forze dell'ordine che non stanno zitte davanti a un genocidio e alla complicità dell'Italia.
Questa vicenda oltre a essere schifosa, è pericolosissima. Però allo stesso momento ci vengono a parlare a reti unificate e ci fanno la manfrina sulle repressioni in Iran. Vergogna, vergogna e ancora vergogna!
Piena solidarietà a questi Vigili del Fuoco.
Eroi veri!
Giuseppe Salamone
Un’élite eversiva si è impadronita dei governi di quasi tutti i Paesi occidentali. I suoi emissari nei governi considerano i propri cittadini come nemici da estinguere mediante pandemie, guerre, carestie e criminalità. Sono decenni che i globalisti orgogliosamente rivendicano la paternità dei progetti di depopolamento, nel silenzio complice della stampa mainstream e di tutte le istituzioni civili e religiose. E se i crimini della farsa psicopandemica e le frodi dell’emergenza climatica sono ormai innegabili, appare ormai evidente che il comparto da eliminare è proprio quello dell’agroalimentare, oggi troppo parcellizzato e quindi poco controllabile a livello globale.
Il Mercosur è un trattato di libero scambio con Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay a seguito del quale l’Europa sarà invasa da alimenti prodotti da coltivazioni o allevamenti non sottoposti alle nostre ferree regole sanitarie. La sua approvazione costituisce un attacco all’agricoltura, agli allevamenti, alla pesca e alla salute dei cittadini europei, che avrà come risultato la distruzione del tessuto socioeconomico di intere Nazioni e la dipendenza alimentare dalle multinazionali del settore, tutte riferibili ai fondi di investimento BlackRock, Vanguard e StateStreet che stanno saccheggiando le terre agricole.
L’asservimento dei governanti agli interessi dell’élite globalista è ancor più evidente dinanzi alla pianificazione della sostituzione etnica, perseguita allo scopo di cancellare l’identità religiosa, culturale, linguistica ed economica degli Stati e poter meglio controllare le masse. Da Starmer a Macron, da Rutte a Sanchez, dalla von der Leyen alla Meloni, la sorveglianza totale è ormai in fase di realizzazione e diventerà irreversibile con l’introduzione della valuta digitale e l’obbligo dell’ID univoco per l’accesso ai servizi essenziali.
Esprimo quindi il mio pieno sostegno alle manifestazioni di protesta degli agricoltori e degli allevatori europei e britannici, in queste settimane fatti oggetto di una vera e propria persecuzione spietata e ingiustificata. Auspico che i cittadini diano pieno appoggio a queste categorie particolarmente colpite, anzitutto acquistando direttamente da loro ciò che producono, perché è grazie alla loro presenza che possiamo mangiare in modo sano ed evitare alimenti ultraprocessati o geneticamente modificati. Invito a boicottare le aziende della grande distribuzione che sostengono il Mercosur e penalizzano la produzione interna.
L’Unione Europea è un’associazione eversiva criminale: essa non può essere “cambiata dal di dentro”, va semplicemente rasa al suolo.
Arcivescovo Carlo Maria Viganò
La maggioranza dei Paesi UE ha dato il prima via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur, che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Intanto, a Milano decine di trattori hanno bloccato il traffico in piazza Duca d’Aosta per protestare contro l’intesa. Agricoltori e allevatori da tutta Italia, con bandiere tricolori e cartelli come “Difendiamo il Made in Italy”, chiedono garanzie su prezzi, controlli e tutela del reddito agricolo, denunciando che l’accordo favorirebbe importazioni a basso costo e speculazione dannosa per produttori e consumatori. La mobilitazione è promossa da Riscatto Agricolo Lombardia, Coapi e altri sindacati di settore.
FIRENZE, CULLA DEL RINASCIMENTO. O DELL’AUTOCENSURA?
Succede anche questo, nell’Italia del 2026.
Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino decide di “sospendere momentaneamente” — formula elegante per dire CANCELLARE — gli spettacoli del 20 e 21 gennaio con due artisti di statura mondiale: Svetlana Zakharova e Vadim Repin.
Non per motivi artistici.
Non per problemi tecnici.
Ma — udite udite — su richiesta dell’Ambasciata ucraina a Roma.
L’arte che chiede il permesso.
La musica che deve esibire il passaporto giusto.
A rendere il quadro ancora più edificante, pare che il Teatro riceva fondi dalla Commissione Europea. E si sa: quando il RUBINETTO si apre o si chiude da Bruxelles, la “libertà culturale” diventa improvvisamente molto educata, molto prudente, molto allineata.
Così Firenze — la città di Michelangelo, di Dante, del pensiero libero — festeggia un nuovo “traguardo”:
la rinuncia preventiva, la sudditanza elegante, la CULTURA CONDIZIONATA.
Non è difesa dei valori.
È normalizzazione della russofobia.
È la prova che oggi non serve più censurare: basta FINANZIARE.
E mentre si parla di pace, dialogo e ponti tra i popoli, si continuano a segare le corde dei violini.
Con applausi istituzionali.
RUSSOFOBIA?
NO, GRAZIE.
Don Chisciotte
filobus
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