Ma voi lo avete sentito Mattarella? Sono passati due giorni da una violazione palese del diritto internazionale , lui che attacca sempre Putin per questo ! Lo avete sentito attaccare Trump ? Muto co me un pesce ! E mica è scemo da buon siciliano "non parru non sentu non viu non c'eru e si nceru dormivu e campu cent'anni".. .( Certamente a uno così non lo andranno mai a prendere in camera da letto ,obbediente servetto ..)
Paola Boschin
Dopo la puntata a Caracas, i cui sviluppi sono ancora enigmatici, Trump si sta muovendo con decisione e rapidità.
Possiamo ironizzare sulle sue sparate in mille direzioni: Groenlandia, Iran, Messico, Canada, Colombia, Cuba, ecc. ma sarebbe un'ironia malposta.
Lo stile di governo di Trump è la quintessenza della politica internazionale americana da sempre, ma con un minor gusto per le insalate verbali sul diritto e le ragioni umanitarie (roba in cui sono specializzati i Dem).
Questo stile di governo implica due sole opzioni per i paesi cui si rivolge: la sottomissione volontaria, con concessione di trattati asimmetrici e condizioni di sfruttamento a proprio favore, oppure l'esercizio della forza, nel caso in cui la sottomissione tiri per le lunghe.
A sua volta l'esercizio della forza consta di una combinazione di strangolamento economico del paese bersaglio, corruzione della sua dissidenza interna e intervento militare diretto (con una varietà di opzioni, dai missili proverbialmente intelligenti, ai "boots on the ground").
Come, avevamo osservato più volte negli scorsi anni, siamo alla fase della resa dei conti per la superpotenza americana. Una volta perso il monopolio mondiale del potere (unipolarismo), gli USA devono riconfigurare il proprio potere in crisi sia interna che esterna, sia economica che di egemonia internazionale. E per farlo devono giocare le migliori carte che hanno, cioè principalmente la rimanente supremazia militare e una valuta ancora internazionalmente desiderata.
Essendo l'impero americano, come il suo predecessore britannico, un impero talassocratico, tende a non privilegiare l'invasione stanziale dei territori altrui, preferendo la loro sottomissione volontaria o in alternativa l'insediamento di un proprio plenipotenziario locale (come i "vicerè" e "governatori" del passato).
Se puoi ottenere che il paese vassallo ti dia ciò che vuoi con il sorriso, non c'è ragione di alzare la voce, così come i padroni dei giornali non hanno bisogno di alzare la cornetta per dettare gli articoli quando i loro giornali sono infarciti di servi volontari, di autocensori e di "tengo famiglia".
Per il cretinismo mediatico internazionale questo atteggiamento americano, in cui si preferisce ottenere il pizzo senza dar fuoco a troppi negozi, è stato venerato per decenni come "pax americana".
Trump rappresenta una boccata di aria fresca dal punto di vista comunicativo perché ha ridotto al minimo i balletti formali, la ricerca di scuse plausibili. Ogni tanto ne tira fuori qualcuna, ma non ce la fa a dissimulare a lungo. Tre frasi dopo averti detto che ti sta facendo dimagrire per il tuo bene, gli sfugge che però, se cerchi di trattenere la pagnotta, ti potrebbe arrivare un Tomahawk tra capo e collo.
Aver liberato il terreno dalle cortine fumogene della "plausible deniability" e degli "interventi umanitari" permette di vedere in faccia la fase storica.
Gli USA stanno usando tutti i mezzi a loro disposizione per estendere le proprie aree di estrazione di risorse al massimo consentito, il che significa le Americhe in toto (Groenlandia inclusa), l'Europa, il Commonwealth, il Medio Oriente.
Non potendo affrontare direttamente gli altri pesi massimi (Russia e Cina) gli USA cercano di condizionare l'accesso alle risorse di cui quelli hanno bisogno (la Cina soprattutto) e di fomentare turbolenze ai loro confini (Ucraina, Georgia, Taiwan) in modo da ostacolare una politica di più ampio respiro in altre parti del globo (ad esempio in Africa).
Questa manovra ha due principali esiti possibili.
Se la manovra di sottomissione, volontaria o involontaria, funziona, se il Venezuela rientra obbediente nella sfera di sfruttamento americano, se l'Iran viene destabilizzato, se Taiwan proclama l'indipendenza, se l'Ucraina continua a tenere occupata la Russia, se Israele diviene l'incontrastato dominus del Medio Oriente, se la Groenlandia diviene una base militare a completa disposizione, se l'Europa continua ad essere troppo concentrata nel suo ventennale suicidio economico e culturale per svegliarsi, la partita per gli USA è vinta.
Cina e Russia rimarranno potenze regionali, mentre gli USA saranno nelle condizioni di instaurare il loro Reich millenario.
L'alternativa è che Russia e Cina, ma soprattutto quest'ultima, non essendo al momento impegnata in un conflitto, agiscano subito con decisione attraverso patti militari e sostegno economico e militare diretto in aree strategiche. Ovviamente gli USA reagiranno ed altrettanto ovviamente si potrebbe arrivare a scontri armati diretti.
Se contingenti militari cinesi si trovassero, per dire, in America Latina a sostegno del Venezuela o di Cuba, è certo che uno scontro sarebbe dietro l'angolo.
E tuttavia è anche chiaro che l'unica cosa, assolutamente l'unica, che farà recedere gli USA dalla loro politica di dominio senza freni sarebbe un opposto e deciso uso della forza. Gli USA (come Israele) sono stati trasimachei, nazioni che riconoscono fondamentalmente soltanto le ragioni della forza e disprezzano tutto il resto.
Finora gli USA si sono mossi con serenità nonostante gli enormi problemi interni, perché le loro aggressioni non gli sono costate nulla. Non un fante americano, non un aereo, non una portaerei. Anzi, da scenari come l'Ucraina hanno trovato il modo di ricavare un profitto netto, lasciando gli oneri agli autolesionisti europei.
Tra questi due scenari estremi, nel medio periodo non vedo molte possibilità intermedie.
Gli USA (insieme ai loro gemelli diversi in Israele) hanno dichiarato sostanzialmente una guerra di saccheggio e sottomissione a livello globale.
Se vengono lasciati fare andranno fino in fondo in questo processo di asservimento.
Se non vengono lasciati fare, scorrerà il sangue.
di Andrea Zhok
Ogni volta che accade qualcosa, la propaganda di regime si mobilita per mettere in atto disinformazione e propaganda. In base a chi fa cosa, la terminologia cambia.
E lo fanno per cambiare la percezione dell'opinione pubblica su un fatto specifico. Basta vedere cosa hanno combinato con israele.
Due cose, importantissime: spesso i peggiori propagandisti sono quelli che prendono soldi pubblici. Soldi nostri. Soldi dalle nostre tasse. In sostanza li paghiamo per mentirci.
La seconda, una società sottposta a disinformazione e propaganda è una società incatenata. Una società la cui libertà viene sottratta giorno dopo giorno.
La misura è colma!
Giuseppe Salamone
Secondo voi, se la stessa cosa l'avesse fatta la Russia con Zelensky, Sergio Mattarella sarebbe rimasto in silenzio? Si sarebbe rifugiato nello stesso silenzio nel quale si sta rifugiando adesso? Io credo proprio di no!
Sono passate quasi 48 ore dall'aggressione USA al Venezuela e Sergio Mattarella non ha sentito il bisogno di condannare questa violazione del diritto internazionale, che crea un precedente inquietante.
Eppure ci ha sempre dato dimostrazione che, quando vuole, riesce a essere netto, inequivocabile e perfino tempestivo.
Basta vedere, per esempio, con quale nettezza avanzò paragoni tra il Terzo Reich e la Russia e la lestezza che ebbe nell'esprimere solidarietà a Molinari o alle comunità ebraiche.
Delle volte il silenzio fa più rumore delle parole. Questo è uno di quei casi perché sembra di capire che "chi tace acconsente". Presidente Mattarella, non in mio nome!
Giuseppe Salamone
Secondo quanto detto dalla nostra fantomatica premier, allora è legittimo anche l'intervento della Russia in Ucraina. Aspetto le sanzioni agli Usa, il mandato di arresto del CPI per Trump, la condanna dell'ONU, e il divieto agli atleti statunitensi a partecipare alle gare sportive internazionali.
Le cancellerie del mondo si dividono sull’azione militare degli Usa in Venezuela, che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro, subito trasferito negli Stati Uniti per essere processato con l’accusa di narco-terrorismo. Quanto al governo italiano, è uscita nel pomeriggio una nota di Palazzo Chigi per dire che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi “fin dalle loro primissime evoluzioni”. E chiarire che “l’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto”.
Rispetto al modo scelto da Donal Trump, la nota prosegue con un distinguo: “Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
Leggi l'articolo completo su Il Fatto Quotidiano
Sergio Mattarella, qualche ora fa, durante il discorso di fine anno, ha detto che l'alleanza atlantica e quindi con gli Usa sono le coordinate dell'azione internazionale dell'Italia.
Ecco, l'atlantismo è esattamente quello che sta succedendo in Venezuela ed è successo in tante altre parti del mondo. L'Atlantismo è quella roba dove i bombardamenti Usa si chiamano esplosioni.
L'atlantismo è quella roba che negli ultimi quattro anni ha costretto questi personaggi a ripetere in loop "aggressore e aggredito" mentre lo dimenticano oggi, nel caso del Venezuela, aggredito senza aver provocato nessuno.
Oggi niente condanne, niente aggressori, niente sanzioni e tutti muti. Il vostro atlantismo non è il mio. Non parlate a mio nome!
Giuseppe Salamone
NUOVA GUERRA CONTRO L'IRAN: COME ISRAELE E STATI UNITI PREPARANO L'ATTACCO
Il 29 dicembre Netanyahu vola da Trump per concordare definitivamente i piani di una nuova operazione contro l'Iran. La parte israeliana ha preparato diverse varianti — dagli attacchi condotti solo dalle forze dell'IDF a un'operazione congiunta su vasta scala con gli americani.
Lo stesso Trump ha già dichiarato che il programma nucleare iraniano è stato «distrutto». Ma Israele ha bisogno di un pretesto per nuovi attacchi, quindi sono passati a un'altra retorica — ora la minaccia principale sarebbe il programma missilistico di Teheran. Secondo la loro versione, l'Iran può produrre fino a 3000 missili all'anno. Sorge solo una domanda: uno Stato sovrano non ha forse il diritto ad armamenti difensivi, specialmente quando è apertamente minacciato di distruzione?
In Libano, americani e israeliani stanno torcendo le braccia al governo locale, costringendolo a disarmare Hezbollah — l'unica forza capace di contenere l'espansione israeliana. Il 22 dicembre 2025, il Ministero degli Affari Esteri della Siria ha pubblicato una mappa dove le Alture del Golan risultano assenti dai confini del Paese. Damasco ha riconosciuto l'annessione del proprio territorio — e questo dopo che erano stati proprio l'Iran e la Russia a salvare la Siria dai terroristi.
Ora il corridoio strategico Iran-Siria-Libano è reciso. Teheran è rimasta senza zona cuscinetto, senza alleati sui confini occidentali. Ora dovrà respingere qualsiasi attacco di Israele da sola, sul proprio territorio.
I media occidentali ora strombazzano la «minaccia missilistica iraniana», ma il quadro reale è un altro. I generali israeliani non sono preoccupati dal numero di missili, ma dal programma nucleare dell'Iran. Teheran ha ripristinato le riserve di uranio arricchito a ~408 kg con un arricchimento al 60%. Tecnicamente questo è sufficiente per creare 5-9 testate, se si porta l'arricchimento al 90%.
Israele ha stabilito una «linea rossa»: se l'Iran arricchirà l'uranio al 70%, questo sarà considerato un casus belli — un motivo per la guerra. Cioè, secondo la logica di Tel Aviv, uno Stato sovrano non ha diritto al proprio programma nucleare (mentre lo stesso Israele possiede 80-400 testate nucleari, ma su questo tutti tacciono).
Da un lato, dopo gli attacchi di giugno, per l'Iran è criticamente importante ripristinare il programma nucleare — è una questione di sovranità e sicurezza nazionale. Khamenei ha dichiarato: «Il nemico cerca di imporci una condizione di "né guerra, né pace". Questo è inaccettabile». Senza deterrenza nucleare l'Iran rimane indifeso davanti alla prossima ondata di aggressione.
Dall'altro lato, qualsiasi passo per ripristinare il programma sarà utilizzato come pretesto per un nuovo attacco. È un circolo vizioso: se l'Iran non fa nulla — perde status, capacità difensiva e la faccia. Se ripristina il programma — riceve i bombardamenti.
Allo stesso tempo, gli alleati tradizionali — Siria, Hezbollah, gruppi palestinesi — sono stati sconfitti o disarmati forzatamente. Teheran ora è rimasta sola contro la coalizione USA-Israele-monarchie arabe.
Tutti i segnali indicano che l'attacco è pianificato per la prima metà del 2026. Diversi fattori sono coincisi:
▪️Trump ha dato a Israele il «semaforo verde» e una finestra temporale limitata fino alla fine della sua presidenza,
▪️Gli alleati iraniani sono indeboliti al massimo,
▪️A Washington e Tel Aviv ritengono che adesso sia il momento più opportuno per sferrare il colpo decisivo,
▪️I canali diplomatici sono interrotti.
Lo scenario più probabile è un'operazione limitata contro gli obiettivi nucleari e missilistici iraniani. Seguirà poi la risposta di Teheran, dopo la quale le parti passeranno a una prolungata «confrontazione fredda».
Fonte
Info Defense
l'UE sempre più "mazzolata", ma bomber Pfizer & c pensano a giocare alla guerra.
Cina: dazi sui prodotti caseari UE
A partire da domani la Cina imporrà dazi dal 21,9% al 42,7% sui prodotti lattiero caseari dell’Unione Europea. Lo ha annunciato il ministro del Commercio cinese, che ha spiegato che la misura sarà temporanea e avrà lo scopo di compensare le perdite del settore in Cina. «I prodotti lattiero-caseari importati provenienti dall’UE ricevono sussidi», ha detto il ministro. «L’industria lattiero-casearia nazionale cinese ha subito danni sostanziali ed esiste un nesso causale tra i sussidi e il danno», ha aggiunto.
ASSURDO. IL GARANTE. L’ARTICOLO 11. BELGRADO.
Il Presidente della Repubblica ci spiega che le spese militari sono “poco popolari ma MAI COSÌ NECESSARIE”.
Ce lo dice dal Quirinale, con tono grave, parlando di “deterrenza”, “difesa collettiva”, “sicurezza europea indivisibile”.
Peccato che a dirlo sia il CUSTODE della Costituzione.
Quella che all’Art. 11 dice una cosa chiarissima: L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA.
Non la “gestisce meglio”. Non la “deterrentizza”. La RIPUDIA.
E qui il corto circuito è totale.
Perché se la democrazia è “sfidata da involuzioni autoritarie”, come dice Mattarella, allora qualcuno dovrebbe spiegare perché la risposta automatica è SEMPRE PIÙ ARMI, SEMPRE PIÙ SPESA MILITARE, SEMPRE MENO POLITICA.
Belgrado, 1999.
Bombardata per 78 giorni senza mandato ONU.
Anche allora si parlava di “difesa dei valori”, “diritti”, “sicurezza”.
Anche allora la democrazia veniva “salvata” a colpi di missili.
Il punto non è la dialettica politica.
Il punto è che qui si sta NORMALIZZANDO l’idea che la guerra sia uno STRUMENTO ORDINARIO di governo del mondo.
E che chi lo dice non è un generale, ma il GARANTE della Carta che dovrebbe impedirlo.
Quando la Costituzione diventa un orpello retorico da citare solo il 2 giugno,
e l’Articolo 11 un fastidio da reinterpretare,
non è la democrazia a essere “sfidata”.
È GIÀ STATA PIEGATA.
Ma tranquilli.
È per il nostro bene.
E se non capiamo, è perché siamo “poco popolari”.
Don Chisciotte 😉
(putinista, ovviamente)
Adesione a Maastricht: mai messa a vaglio elettorale
Referendum sull'Euro: mai svolto
Rapporto deficit/PIL: mai messo a vaglio elettorale, non ha alcuna valenza scientifica, ci hanno ucciso la Grecia.
Banca Centrale Europea: è un'istituzione privata
Presidente della Repubblica Italiana: è il garante dei trattati internazionali, mai messo a vaglio elettorale
[Marzo 2018, maggioranza elettoralmente designata propone ministro economico vagamente euroscettico: Mattarella rifiuta la nomina]
Consiglio Europeo: no vaglio elettorale
Commissione Europea: no vaglio elettorale
Parlamento Europeo: eletto, non ha alcun potere legislativo
Partiti antieuropeisti altissimi nei sondaggi in Romania, in Bulgaria, in Moldova, in Germania: messi fuorilegge prima delle elezioni
cittadini europei: decidono st_c_zz_
Gabriele Busti
158 anni fa, in questo mese di dicembre, avvenne la più grande esecuzione di massa per impiccagione nella storia degli Stati Uniti, per mano del malvagio presidente Abraham Lincoln.
L’esecuzione fu approvata dal presidente Abraham Lincoln il giorno dopo Natale.
Alle 10:00 del mattino del 26 dicembre 1862, 38 nativi Dakota Sioux, prigionieri, furono condotti su un grande patibolo costruito appositamente per la loro esecuzione. Uno dei Dakota condannati all’impiccagione ottenne una sospensione all’ultimo momento. Si stima che 4.000 spettatori affollarono le strade di Mankato, Minnesota, e i terreni circostanti per assistere a questo evento orribile, glorificato dal governo degli Stati Uniti.
Ai popoli nativi erano state concesse riserve, che erano considerate terre e nazioni sovrane; gli Stati Uniti avevano stipulato accordi tramite trattati che permettevano ai nativi di utilizzare quelle terre come proprie. Dopo mesi dalla firma di questi trattati, gli USA permisero ai cacciatori di entrare nelle terre tribali, dove furono affrontati da nativi armati. Furono o allontanati dalle terre tribali oppure uccisi dai nativi per violazione di territorio, ed è per questo – secondo questa interpretazione – che Lincoln fece impiccare 38 Dakota: per dare l’esempio a chiunque avesse ucciso intrusi nelle proprie terre.
Quando eravamo giovani, alle scuole elementari ci insegnavano menzogne sul governo degli Stati Uniti e ancora più grandi menzogne sui loro leader, come il presidente Lincoln, presentato come il più grande presidente mai vissuto.
La verità è che il governo ha scritto la propria narrazione, che ha poi insegnato ai bambini, e non era altro che un insieme di bugie che continuano a essere insegnate ancora oggi.
No, Putin non ha minacciato nessuno: sono l’Unione Europea e la Nato a minacciare la Russia!
La stampa di regime e la politica stanno totalmente capovolgendo, ancora una volta, la situazione. Partiamo dal fatto che Putin, qualche giorno fa, ha lanciato un’apertura enorme verso i guerrafondai europei, ovvero sedersi attorno a un tavolo e mettere nero su bianco un accordo. Ma in quel caso venne inascoltato.
Ma andiamo a ciò che ha detto oggi, visto che la propaganda, pur di mettere paura all’opinione pubblica, continua a mentire o a usare dichiarazioni in modo del tutto strumentale:
“L’Europa si è esclusa da sola dal processo negoziale ucraino. Non ha un’agenda di pace e attualmente sta intralciando gli sforzi degli Stati Uniti per le trattative. L’Europa avanza proposte inaccettabili per la Russia nel piano di pace sull’Ucraina.
La Russia non intende fare la guerra all’Europa, l’ho detto cento volte. Se invece l’Europa decidesse di cominciare la sua guerra e la cominciasse davvero, allora la situazione cambierebbe molto rapidamente in una in cui a noi semplicemente non resterà più nessuno con cui negoziare. La Russia non ha intenzione di combattere con l’Europa, ma se inizierà, saremo subito pronti”.
Ecco, questo ha detto Putin e non mi pare abbia minacciato qualcuno. Ha solamente detto che, se la Russia dovesse essere attaccata – come auspicato qualche ora fa da Cavo Dragone – risponderebbe. Cosa dovrebbe dire? “No, per favore, combattiamo con le pale, smontiamo i chip dalle lavastoviglie, abbiamo un’economia totalmente fallita grazie alle vostre sanzioni, quindi lasciateci in pace”?
Ma io dico: ci rendiamo conto di quanto ridicoli e pericolosi siano quelli che ci governano e quelli che dovrebbero informarvi?
Giuseppe Salamone
NON SANNO PIÙ COSA INVENTARSI😂😂😂
"Incidente" in Moldavia. Un drone adagiato su un tetto di eternit con una Z scarabocchiata male sull'alettone.
L'avrà fatta Calenda con la bomboletta spray rubata a suo figlio.
Sinceramente come false flag mi aspettavo qualcosa di molto più serio. Invece se ne sono usciti con una pagliacciata ridicola per venire incontro al QI dei fan di Pina Picierno e Calenda.