The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Von der Leyen über alles

La riconfermata presidente della Commissione UE punta a costruire un’Europa ancor più filo-atlantica e visceralmente anti-russa, sotto lo sguardo compiaciuto di Washington.

Malgrado il declino economico a cui sta andando incontro l’Unione Europea, e due conflitti alle porte che ne rendono ancor più precaria la situazione geopolitica, Ursula von der Leyen (al suo secondo mandato alla guida della Commissione UE) sta vivendo il suo momento di gloria.

Con Francia e Germania, i due paesi leader dell’Unione, indeboliti dalle rispettive crisi interne, von der Leyen può usufruire di un ulteriore margine di manovra. Se il Parlamento europeo approverà la nuova Commissione presentata la scorsa settimana, ben pochi potranno farle ombra.

Come ha osservato il politologo Alberto Alemanno, professore di Diritto europeo a Parigi, la riconfermata presidente sarà circondata da “yes men”, mentre le principali figure del suo primo mandato – l’olandese Frans Timmerman (Commissario per il clima), la danese Margrethe Vestager (Commissario per la concorrenza) – si apprestano a uscire di scena.

Anche il francese Thierry Breton, Commissario per il mercato interno e uno dei principali avversari della von der Leyen, ha dovuto gettare la spugna, sostituito dall’ex ministro degli esteri, e fedelissimo di Macron, Stéphane Séjourné.

Nominata “la donna più potente del mondo” da Forbes nel 2022, von der Leyen ha organizzato la nuova Commissione in un modo che, secondo molti osservatori, è una lezione di “accentramento del potere”.

Secondo Sophia Russack, ricercatrice presso il Centre for European Policy Studies di Bruxelles, la leader tedesca ha utilizzato l’approccio del divide et impera, proponendo la creazione di sei vicepresidenti esecutivi, ognuno dei quali sarà responsabile di un gruppo di commissari, con una catena di comando che rimane tuttavia vaga e confusa.

Le posizioni chiave (economia e produttività, commercio e sicurezza economica) sono andate a due suoi fedeli alleati del precedente mandato, il lettone Valdis Dombrovskis e lo slovacco Maroš Šefčovič, che riferiranno direttamente a lei.

L’olandese Wopke Hoekstra, un altro fedelissimo, conserverà la poltrona di Commissario per il clima acquisita alla fine del 2023 subentrando a Timmerman.

“La nuova struttura della Commissione europea, confondendo i portafogli tra i membri e declassando lo status di vicepresidente a posizioni esecutive, lascia intendere una trasformazione da organo collegiale in ufficio presidenziale”, ha sostenuto Alemanno.

L’accentramento di poteri compiuto dalla von der Leyen è in realtà frutto di un processo in atto da anni. La presidente della Commissione “sta completando un processo di ‘presidenzializzazione’ che era iniziato con Barroso ed era proseguito con Juncker”, ha aggiunto lo stesso Alemanno.

Come ha spiegato ottimamente il giornalista Thomas Fazi nel suo recente report “The silent coup: the European Commission’s power grab”, fin dalla sua nascita la Commissione fu creata come un’istituzione sovranazionale scarsamente soggetta al controllo democratico.

Il problema si è accentuato allorché essa si è trasformata da mero organismo tecnico in attore pienamente politico che gioca un ruolo chiave all’interno dell’Unione.

Negli ultimi anni la Commissione ha sfruttato una serie di “emergenze” (la crisi dell’euro, la Brexit, il Covid-19, la guerra in Ucraina) per accrescere in maniera incontrollata la propria autorità attraverso l’adozione di “misure straordinarie”.

I maggiori sconfitti nel suo processo di trasformazione in organismo verticistico e non democratico, chiarisce Fazi, sono i popoli europei.

In particolare, von der Leyen ha utilizzato la crisi ucraina per espandere i poteri esecutivi della Commissione, sottolinea ancora Fazi, arrivando a definire una politica estera sovranazionale dell’Unione – anche in tema di difesa e sicurezza, materie sulle quali l’organismo da lei presieduto non ha formalmente giurisdizione.

Subito dopo averne assunto la presidenza nel 2019, von der Leyen stabilì velleitariamente che l’UE sarebbe dovuta diventare un “attore geopolitico” che avrebbe contribuito a plasmare l’ordine mondiale. A tal fine, l’Unione avrebbe dovuto imparare a “parlare il linguaggio del potere”.

Ancora una volta, si trattava di un processo di centralizzazione che sottraeva autorità ai governi nazionali, in assenza di qualunque controllo democratico da parte delle popolazioni teoricamente rappresentate da tali governi.

Kubilius e la “squadra baltica”
Espandendo il mandato della Commissione alle politiche di sicurezza e difesa grazie al conflitto ucraino, von der Leyen ha in realtà assicurato un allineamento ancor più stretto dell’Unione alle politiche degli USA e della NATO.

La novità del suo secondo mandato è la creazione di un Commissario per la difesa, la cui poltrona andrà ad Andrius Kubilius, ex primo ministro della Lituania. Kubilius non avrà delle forze armate a propria disposizione, ma si occuperà dell’industria della difesa europea cercando di spingere verso una maggiore integrazione della produzione.

Egli si dedicherà anche alla costruzione di corridoi per facilitare il trasporto di materiale bellico sul territorio europeo, e si impegnerà ad aggregare la domanda di equipaggiamento militare fra i diversi paesi membri.

Lo scorso giugno, von der Leyen ha stimato che il settore europeo della difesa avrà un fabbisogno di 500 miliardi di euro nel prossimo decennio, anche se non è chiaro da dove proverrà una simile quantità di denaro.

Kubilius farà parte di un’ampia “squadra baltica”, visceralmente russofoba, all’interno della nuova Commissione. Fra i suoi ranghi figurano Kaja Kallas, ex premier estone, che sarà responsabile della politica estera e di sicurezza europea oltre che vicepresidente esecutivo (VPE) della Commissione, la finlandese Henna Virkkunen, a sua volta VPE e Commissario per la tecnologia, il polacco Piotr Serafin, Commissario al bilancio, e il già citato Dombrovskis.

Della nascita di questa squadra si è compiaciuto l’Atlantic Council, uno dei think tank più influenti negli USA, e fra i più attivi a sostegno dell’Ucraina in chiave anti-russa.

Diversi articoli da esso pubblicati sostengono che la creazione di questa “squadra” segnala il fatto che l’UE considera la Russia come la sua “principale minaccia”. Tali articoli affermano che appoggiare Kiev è per l’Unione un investimento essenziale nella propria sicurezza.

L’auspicio americano è che Kubilius raccolga un sostanziale appoggio militare e finanziario a favore dell’Ucraina, in quanto la “resilienza” di quest’ultima sarebbe parte integrante di una più ampia architettura di sicurezza per l’Europa.

Una UE al servizio degli USA

L’Atlantic Council sottolinea però anche che la nomina di Kubilius non segna la nascita di una nuova alleanza militare: l’UE non deve invadere il campo della NATO, né la sua leadership militare né la sua esclusiva competenza nel definire i piani di difesa.

Il compito dell’Unione deve essere invece quello di creare una struttura complementare alla NATO, in particolare stilando norme giuridiche, incentivando i paesi membri a rafforzare le proprie capacità militari, e consolidandone il coordinamento.

Un altro articolo dello stesso think tank afferma che l’UE dovrà trovare la volontà politica per “riallocare risorse” sottraendole ai settori tradizionali, come l'agricoltura e i fondi regionali, a vantaggio dell’industria della difesa, delle tecnologie emergenti, e dell'innovazione.

Gli autori del pezzo osservano che personaggi come Kaja Kallas, Andrius Kubilius e Piotr Serafin sono

irriducibili atlantisti che apprezzano l'impegno di Washington in Europa e sono convintamente concordi nel sostenere l'Ucraina. Essi provengono da stati membri storicamente orientati verso Washington, e probabilmente continueranno a promuovere questa filosofia nei loro nuovi incarichi a Bruxelles.

L’articolo auspica inoltre che

con atlantisti in ruoli rilevanti di politica estera ed economia, Washington possa vedere una UE desiderosa di promuovere un più ambizioso programma di sicurezza e difesa, che includa – e non escluda – gli Stati Uniti in tale sforzo, soprattutto nel finanziamento di progetti industriali di difesa.

In altre parole, l’Atlantic Council ritiene che la nuova Commissione possa favorire una militarizzazione dell’Unione (anche a scapito di altri settori economici), in stretta collaborazione con l’industria bellica statunitense.

Lo stesso articolo sostiene che la riconferma di “volti familiari” come Valdis Dombrovskis e Maroš Šefčovič nella nuova Commissione fa ben sperare in tema di coordinamento delle politiche commerciali ed industriali con Washington, in particolare per quanto riguarda le politiche di “de-risking”, ovvero di divorzio economico dalla Cina.

L’articolo prosegue affermando che la composizione e i programmi della nuova squadra lasciano presagire che von der Leyen sia seriamente intenzionata a realizzare la visione di una “Commissione geopolitica” le cui priorità saranno probabilmente gradite a Washington.

In conclusione, scrivono gli autori, “la crescente apprensione dell’Europa nei confronti della Cina, e l’attenzione rivolta a una maggiore competitività e innovazione, richiederanno probabilmente una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti”, e la nuova squadra della von der Leyen dovrebbe spingere Washington a considerare l’UE come un partner sempre più “collaborativo”.

In altre parole, gli USA vedono nell’Unione guidata dalla von der Leyen un docile partner, che asseconderà le politiche statunitensi di guerra commerciale contro Pechino e di dura opposizione militare contro Mosca.

-di Roberto Iannuzzi-

[Fonte: https://robertoiannuzzi.substack.com/p/von-del-leyen-uber-alles]

Anche in Austria non si terrà conto della scelta elettorale del popolo. Ormai è palese che, se il risultato delle elezioni non è quello che vuole la cosiddetta élite, allora viene ignorato.
Di seguito i punti principali di un articolo:

Bloomberg: L’estrema destra austriaca vince le elezioni, ma sarà l’establishment a governare

⭕️ Le forze politiche tradizionali austriache hanno promesso di non permettere al Partito della Libertà di estrema destra di formare un governo dopo le elezioni nazionali di domenica. È stato l’ultimo tentativo di arginare la crescente ondata di populismo in Europa.

▪️Il modo in cui riusciranno a raggiungere questo obiettivo, ripetendo la strategia di Germania e Francia, sarà oggetto di lunghi negoziati di coalizione che inizieranno nei prossimi giorni.

▪️Nonostante il Partito della Libertà abbia ottenuto per la prima volta il maggior numero di voti alle elezioni nazionali, è improbabile che il suo leader Herbert Kickl possa svolgere un ruolo nel prossimo governo austriaco.

▪️Tutti gli altri partiti che otterranno seggi in parlamento hanno promesso di non collaborare con lui, privando il suo gruppo del 50% necessario per formare un governo.

▪️Ciò lascia la porta aperta ai partiti al secondo e terzo posto - il Partito popolare conservatore del cancelliere Karl Nehammer e i socialdemocratici - per unire le forze per governare il paese al posto del partito di Kickl.

Mentre il Partito della Libertà potrebbe fare storie pubbliche per non aver ricevuto il mandato di formare un governo, Kickl probabilmente si accontenterà di ottenere il sostegno popolare per l’opposizione, afferma Marcus Howe, analista del rischio geopolitico presso VE Insight.

"Questo potrebbe andare a vantaggio di Kickl, poiché sosterrà che la coalizione è composta da perdenti... Scommetterà giustamente sulla sua disfunzione e impopolarità, sperando che ciò rafforzi il Partito della Libertà per le prossime elezioni",
ha detto Howe .

▪️L'unificazione dei due principali partiti tradizionali dell'Austria era lo schema standard per il governo del paese. Più della metà dei governi successivi alla seconda guerra mondiale sono stati formati in questo modo. Il Partito della Libertà si è occasionalmente unito a uno dei partiti – l’ultima volta nel 2017 nel gabinetto di Sebastian Kurz – ma non è mai stato il gruppo dominante.

▪️Aprire i colloqui con il Partito della Libertà su una potenziale coalizione sarebbe “sconsiderato”, ha detto Nehammer domenica. L'UDC “manterrà la parola data” e non formerà un governo con il movimento di estrema destra finché Kickl rimarrà il suo leader.

💢💢💢
https://t.me/radio28tv

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

‼️Under Jens Stoltenberg as Secretary General of NATO true peace was achieved‼️

“Peace has been preserved, freedom has been safe guarded, that makes NATO the most successful alliance in History.”

And the image's below proves NATO definition of Peace.

‼️Sotto Jens Stoltenberg come Segretario Generale della NATO è stata raggiunta la vera pace‼️

"La pace è stata preservata, la libertà è stata salvaguardata, questo rende la NATO l'alleanza di maggior successo nella storia".

E l'immagine qui sotto dimostra la definizione di Pace della NATO.

Medved dal suo canale Telegram:

L'evento che stavi aspettando

Il Presidente della Russia ha delineato gli approcci alla nuova edizione dei Fondamenti della politica statale nel campo della deterrenza nucleare. Le principali modifiche sono le seguenti.

  1. L’aggressione contro la Russia da parte di uno stato che non possiede armi nucleari, ma con il sostegno o la partecipazione di un paese dotato di armi nucleari, sarà considerata un attacco congiunto. Tutti capiscono di quali paesi stiamo parlando.
  2. Verrà stabilita una pari protezione nucleare per la Bielorussia come nostro più stretto alleato. Con “gioia” della Polonia e di numerosi pigmei della NATO.
  3. Un massiccio lancio e attraversamento del nostro confine con mezzi aerospaziali per distruggere il nemico, inclusi aerei, missili e UAV, in determinate condizioni, può diventare la base per l'uso di armi nucleari. Un motivo di riflessione non solo per il marcio regime neonazista, ma anche per tutti i nemici della Russia che stanno spingendo il mondo verso una catastrofe nucleare.

È chiaro che ogni situazione che dà motivo di ricorrere alla protezione nucleare deve essere valutata insieme ad altri fattori e la decisione sull'uso delle armi nucleari sarà presa dal Comandante in Capo Supremo. Tuttavia, lo stesso cambiamento nelle condizioni normative per l’uso della componente nucleare da parte del nostro Paese può raffreddare l’ardore di quegli oppositori che non hanno ancora perso il senso di autoconservazione. Ebbene, per gli ottusi, resterà solo la massima romana: caelo tonantem credidimus Jovem Regnare ...
®Gli atlantisti globalisti, che sono ora la minoranza rispetto ai BRICS e ai loro sostenitori, alzano sempre più il livello di provocazione nei confronti della Russia. I loro massmerdia affermano che la Russia non reagisce, che non una vera linea rossa... La loro presunzione e superbia li tradirà.
https://t.me/radio28tv

Bashar al-Assad parla in dettaglio del neoliberismo e delle sue manifestazioni:

Il neoliberismo si basa sulla promozione del degrado morale totale, sulla separazione degli individui da qualsiasi principio, valore, affiliazione [a una nazione e religione] e credenza.

Il neoliberismo ha promosso il matrimonio tra persone dello stesso sesso, è iniziato negli anni ’70 ed è ora legale [in Occidente]. Ora stanno già avendo figli. Un'altra domanda è: come fanno ad avere figli?

Il neoliberismo promuove che un bambino non abbia una propria religione, ma questo è contrario alla libertà di espressione del bambino, questo è contrario alla natura umana! C'era una volta, le persone creavano idoli e dei per se stessi. Ed è del tutto naturale e normale che un bambino professi istintivamente la religione dei suoi genitori.

Ora [il neoliberismo] promuove la stessa cosa, cioè che la marijuana e le droghe sono generalmente innocue, e oggi puoi persino acquistarle legalmente nei negozi alla stessa stregua del pane! Presto inventeranno qualcos'altro di dannoso da legalizzare... Questo è liberalismo!

Oggi il neoliberalismo dichiara che un bambino nasce senza genere e che col tempo deve scegliere il proprio genere. Questo è davvero molto strano. Cosa dovremmo capire di tutto questo?

Il neoliberismo distrugge l’umanità facendo tutto ciò che danneggia i valori e le religioni delle persone, perché i valori/le religioni servono l’umanità, quindi il neoliberismo cerca di separarli dalle persone!
Chiaro ed incisivo 👏
💢💢💢
https://t.me/radio28tv

AGGRESSORI E AGGREDITI
(testo di Carlo Rovelli)
Nel 1999, la NATO ha bombardato Belgrado per 78 giorni con l'obiettivo di smembrare la Serbia e dare vita a un Kosovo indipendente, oggi sede di una delle principali basi NATO nei Balcani.
Nel 2001, gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan, provocando 200.000 morti, un Paese devastato e nessun risultato politico.
Nel 2002, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dal Trattato sui missili anti-balistici, nonostante le strenue obiezioni della Russia, aumentando drasticamente il rischio nucleare.
Nel 2003, gli Stati Uniti e gli alleati della NATO hanno rinnegato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite entrando in guerra in Iraq con un pretesto. L'Iraq è ora devastato, non è stata raggiunta una vera pacificazione politica e il parlamento eletto ha una maggioranza pro-Iran.
Nel 2004, tradendo gli impegni presi, gli Stati Uniti hanno proseguito con l'allargamento della NATO, questa volta con l'ingresso degli Stati baltici, dei Paesi della regione del Mar Nero (Bulgaria e Romania) e dei Balcani.
Nel 2008, nonostante le pressanti e strenue obiezioni della Russia, gli Stati Uniti si sono impegnati ad allargare la NATO alla Georgia e all'Ucraina.
Nel 2011, gli Stati Uniti hanno incaricato la CIA di rovesciare il governo siriano di Bashar al-Assad, alleato della Russia. La Siria è devastata dalla guerra. Gli Stati Uniti non hanno ottenuto alcun vantaggio politico.
Nel 2011, la NATO ha bombardato la Libia per rovesciare Moammar Gheddafi. Il Paese, che era prospero, pacifico e stabile, è ora devastato, in una guerra civile ed in rovina.
Nel 2014, gli Stati Uniti hanno cospirato con le forze nazionaliste ucraine per rovesciare il presidente Viktor Yanukovych. Il Paese si trova ora in un'aspra guerra.
Nel 2015, gli Stati Uniti hanno iniziato a piazzare i missili anti-balistici Aegis in Europa orientale (Romania), a breve distanza dalla Russia.
Nel 2016-2020, gli Stati Uniti hanno sostenuto l'Ucraina nel minare l'accordo di Minsk II, nonostante il sostegno unanime da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Paese si trova ora in un'aspra guerra.
Nel 2021, la nuova amministrazione Biden ha rifiutato di negoziare con la Russia sulla questione dell'allargamento della NATO all'Ucraina, provocando l'invasione.
Nell'aprile 2022, gli Stati Uniti invitano l'Ucraina a ritirarsi dai negoziati di pace con la Russia. Il risultato è l'inutile prolungamento della guerra, con un aumento del territorio conquistato dalla Russia.
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno cercato e cercano tuttora, senza riuscirci e fallendo costantemente, un mondo unipolare guidato da un'egemonia statunitense, in cui Russia, Cina, Iran e altre grandi nazioni devono essere sottomesse.
In questo ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti (questa è l'espressione comunemente usata negli Usa), gli Stati Uniti e solo gli Stati Uniti hanno diritto di determinare l'utilizzo del sistema bancario basato sul dollaro, il posizionamento delle basi militari all'estero, l'estensione dell'adesione alla NATO e il dispiegamento dei sistemi missilistici statunitensi, senza alcun veto o voce in capitolo da parte di altri Paesi.
Questa politica estera arrogante ha portato a guerre continue, paesi devastati, milioni di morti, una crescente rottura delle relazioni tra il blocco di nazioni guidato dagli Stati Uniti - una piccola minoranza nel pianeta e ora nemmeno più economicamente dominante - e il resto del mondo, un'impennata globale delle spese militari e ci sta lentamente portando verso la terza guerra mondiale.
Il saggio e decennale sforzo europeo di coinvolgere Russia e Cina in una collaborazione strategica economica e politica, sostenuto con entusiasmo dalla leadership russa e cinese, è stato infranto dalla feroce opposizione degli Stati Uniti, preoccupati che ciò avrebbe potuto minare il dominio statunitense.
È questo il mondo che vogliamo?