A Kiel, in Germania, i manifestanti hanno cercato di bloccare il lavoro dell’industria delle armi.

La polizia ha iniziato a disperdere la protesta. Almeno due sono stati portati in ospedale.

I manifestanti scandiscono:
“I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono il futuro”,

“Cento miliardi per l’istruzione e la sanità”,

“Soldi per il popolo, non per l’Ucraina ”.

Radio28tv

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

ANCHE IN FRANCIA IL SISTEMA UTILIZZA LO “SCHEMA MELONI”.
LA DESTRA ADDOMESTICATA.

Alla fine è andata come molti di noi si aspettavano. Il presidente Macron ha affidato alla destra il compito di formare il governo.

L’incarico è stato dato a Michel Barnier, uomo d’altro profilo conosciuto come il “negoziatore della Brexit”.

È stato anche più volte commissario europeo e ha alle spalle una lunga carriera come parlamentare e senatore. Non è un uomo brillantissimo, ma non è nemmeno uno qualsiasi.

La sua nomina è stata preceduta da una serie di consultazioni con Sarkozy, segno che la mediazione è stata lunga e laboriosa.

Per il momento da questa nomina possiamo ricavare tre significati.

In primo luogo è una chiamata nel segno dell’europeismo. Barnier è un uomo di fiducia di Bruxelles, ne conosce i meccanismi e ha tutte le entrature per avere un dialogo diretto e decisivo con la commissione Von del Leyen.

La Francia si avvia del resto verso una fase di più stringente dipendenza dall’UE, e questo sia per questioni strutturali (la Francia si sta impoverendo) e sia perché l’establishment vuole servirsi della sponda europea per smantellare quel che ancora sopravvive dello stato francese.

L’UE del resto serve proprio a diffondere l’ideologia del neoliberismo.

In secondo luogo, è una nomina che offre garanzie ai centri economici del paese.

La mediazione di Sarkozy, di cui Barnier è stato primo ministro, è servita a quello. D’altra parte, va detto, nell’ottica macronista era necessario trovare un accordo per sbarrare la strada a un governo del cambiamento di sinistra.

In terzo luogo, è un governo che dovrà aiutare il RN di Marine Le Pen a entrare nell’area di governo e a rendersi presentabile all’estero.

Barnier non ha infatti una maggioranza parlamentare. Il suo sarà un esecutivo di minoranza che per sopravvivere dovrà entrare in dialogo con i lepenisti, i quali come contropartita verranno sdoganati con il loro sostegno indiretto.

La grande attenzione dei potentati economici francesi verso il RN doveva però già far intendere che il vento è cambiato e che la figurina di Macron si sarebbe riposizionata su nuovi equilibri in cui la destra lepenista, una volta normalizzata, può far valere il suo peso politico.

In questo quadro Barnier in quanto figura europeista può aiutare i lepenisti nell’opera di “adeguamento” politico (leggi addomesticamento).

Lo schema è simile a quello impiegato in Italia con il partito di Giorgia Meloni, inizialmente anti-establisment e antieuropeista e poi tramutatosi in una pedina importante del sistema UE.

Due considerazioni rapide: i liberali sono sempre gli stessi. Sono quelli che pur di stare in sella e impedire qualsiasi riforma che ridistribuisce la ricchezza verso il basso si alleerebbero col diavolo.

Per la sinistra può forse aprirsi uno spiraglio: il colpo di mano di Macron non sarà privo di conseguenze e seppure dall’opposizione i partiti del Front Populaire potrebbero capitalizzare altro consenso.

Bisogna solo sperare che i governisti del Psf non si facciano attrarre dalle sirene delle larghe intese come dei piddini qualsiasi.

Paolo Desogus

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

SPEZZARE LE CATENE DELLA NATO | L'Italia verso la neutralità e sovranità
Lorenzo Chiesa

L'Italia si trova avviluppata in una spirale di spesa militare sempre più gravosa, un fenomeno che solleva interrogativi sulla sua reale necessità e sulla sua sostenibilità. La crescente allocazione di risorse verso il settore della difesa, superando ormai i 26 miliardi di euro annui, non è giustificata da autentiche esigenze di sicurezza nazionale, ma piuttosto dalla nostra adesione alla NATO, un'alleanza che si è trasformata da presunto scudo difensivo in una catena che limita la nostra sovranità.

In qualità di membro della NATO, l'Italia è vincolata a partecipare a operazioni militari dettate da interessi estranei al suo territorio, spesso riconducibili alle strategie egemoniche statunitensi. Queste missioni, che ci coinvolgono in conflitti lontani ed illegittimi, rappresentano non solo un dispendio economico ingiustificato, ma anche una pericolosa erosione della nostra autonomia decisionale. La partecipazione italiana a tali operazioni non protegge la nostra sicurezza, ma ci espone a rischi e a scelte che non rispecchiano gli interessi del Paese.

È ormai improrogabile un ripensamento radicale del ruolo dell’Italia sulla scena internazionale. Uscire dalla NATO e adottare una politica di neutralità attiva non è solo un’opzione strategica, ma una necessità per preservare la nostra sovranità e per riorientare le risorse verso il vero benessere della nazione. La neutralità, lungi dall’essere un gesto di isolamento, rappresenterebbe una scelta coraggiosa e lungimirante, capace di restituire all’Italia la sua indipendenza e il suo ruolo naturale di costruttore di pace.

In questo quadro di riflessione critica, non posso fare a meno di richiamare alla memoria le profetiche parole di Sandro Pertini, che già nel lontanto 1949 aveva intuito le implicazioni future dell’adesione dell’Italia alla NATO. Pertini avvertiva che l'Alleanza Atlantica, concepita come strumento di difesa collettiva, avrebbe potuto mutare radicalmente la propria natura se mai l'Unione Sovietica avesse dovuto crollare - cosa a quei tempi del tutto impensabile. Egli vedeva con chiarezza che, nella remota eventualità della scomparsa dell'URSS, la NATO sarebbe stata tentata di cercare nuovi nemici e nuovi fronti d’intervento, trasformandosi da baluardo difensivo a strumento di morte. E fu per questo motivo che egli votò contro.
Giulietto Chiesa

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Non vedo l'ora di liberarci da questi esseri immondi.

Mentre Bloomberg ci comunica che la Russia sbanca con le entrate derivanti dalla vendita di gas e petrolio e piazza un +21% rispetto all'anno scorso, l'Unione Europea commissiona al discepolo Mario Draghi un "rapporto sulla competitività".

Lui si presenta con un piano di guerra che sembra scritto al Pentagono: intanto dice che bisogna semplificare la vita all’industria delle armi, poi chiede che vengano rimossi i divieti per le aziende per spalancare le porte dei finanziamenti UE compresi quelli della banca centrale europea e infine mette nero su bianco che le politiche green tutto sommato vanno bene, però per le armi bisogna chiudere non solo un occhio, bensì tutti e due.

Stiamo parlando di quel personaggio che è stato l'ideatore delle sanzioni che hanno affossato l'Europa e fatto il solletico alla Russia. Nonostante tutto ce lo ritroviamo di nuovo che gironzola per le stanze di Bruxelles ovviamente senza aver mai preso mezzo voto per presentare piani di sviluppo economici. O forse istanze di fallimento dell'UE visto che tutto ciò che tocca alla fine diventa un dramma per i cittadini.

Uno come lui, e non mi stancherò mai di dirlo, dovrebbe essere preso a pesci in faccia e accusato di alto tradimento. Altro che piani e cazzate varie! A proposito, ve lo ricordate il famoso Price Cap? Ci hanno rotto le balle per oltre un anno con questa super idea del discepolo. Adesso che la Russia, grazie a una grande economista, tale Elvira Nabiullina che vale mille mila Draghi è riuscita a vanificare sanzioni e Price Cap, miracolosamente non se ne parla più.

Però in compenso abbiamo abbiamo l'argomento del mese che ha trasformato il dibattito pubblico in un programma di Barbara D'Urso.

T.me/GiuseppeSalamone

La posizione dell’Unione Europea e del gruppo di paesi asserviti all’imperialismo yankee era prevedibile. In 25 anni di lotta, abbiamo dimostrato che esiste un altro modo di fare politica, basato sul consenso, e sulla ricerca di una maggiore equità e giustizia sociale. Per questi governi colonialisti, ciò sarà sempre una spina nel fianco, un ostacolo agli interessi di dominio globale. Le loro posizioni fanno parte della stessa agenda diretta da Washington contro la rivoluzione bolivariana.
lantidiplomatico.it/dettnews-v…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Inizia la censura...

La UE investigará a Telegram

La Unión Europea anunció que abrirá una investigación contra la aplicación de mensajería instantánea por posible violación de las reglas digitales, al no haber facilitado las cifras exactas sobre la cantidad de usuarios.

En el caso de que la app haya declarado menos internautas de los que tiene, y si los usuarios superan el umbral de los 45 millones mensuales, Bruselas podría imponer a Telegram una nueva normativa de control que aprobó este año.

La plataforma declaró en febrero que tenía 41 millones de usuarios al mes, pero en agosto se le pidió una actualización y la respuesta fue ambigua, pues no dio ninguna cifra y se limitó a decir que tenía "un número significativamente inferior a 45 millones de receptores activos mensuales de promedio".

El Reglamento de Servicios Digitales de la UE obliga a las grandes plataformas a moderar los contenidos, recibir auditorías de terceros y facilitar datos a la Comisión Europea, entre otras reglas.

La pesquisa de la Comisión Europea coincide con la del Gobierno francés sobre presuntas ilegalidades cometidas en Telegram, lo que condujo a la detención de su CEO, Pável Dúrov, y a la orden de búsqueda del otro cofundador de la plataforma, su hermano mayor Nikolái.

En Facebook e Instagram se cometieron los mismos delitos por los que se acusa a Telegram, pero la Justicia francesa no ha emitido una orden de búsqueda y captura contra Mark Zuckerberg.

Fuente: Financial Times

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Maria Zakharova sull'arresto di Pavel Durov:
“Mi sono appena ricordata che nel 2018 un gruppo di 26 ONG, tra cui Human Rights Watch, Amnesty International, Freedom House, Reporter Senza Frontiere, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti e altri, hanno condannato la decisione di un tribunale russo di bloccare Telegram. L’Occidente ha fatto altre dichiarazioni simili.
Hanno detto tutto questo perché dal 1 luglio 2018 in Russia è entrata in vigore la legge Yarovaya che impone agli operatori di telecomunicazioni di conservare per sei mesi i registri dei messaggi telefonici e del traffico Internet dei loro clienti, nonché le chiavi per decrittografare la corrispondenza degli utenti e fornire su richiesta, trasmetterli all'FSB russo.
Su questa base ci sono state quindi per Telegram questioni legislative che anche molti altri paesi hanno dovuto affrontare in relazione ai parametri tecnici del suo sistema di crittografia. Tutte queste ONG occidentali hanno chiesto al governo russo di smettere di mettere in discussione il lavoro di Telegram. Hanno fatto appello all'ONU, al Consiglio d'Europa, all'OSCE, all'Unione Europea, agli Stati Uniti e ad altri governi chiedendo di resistere alle azioni della Russia e di proteggere i diritti fondamentali della libertà di espressione e della privacy. Inoltre, hanno invitato le società Internet a resistere alle richieste infondate e illegali che violano i diritti dei loro utenti. Hanno chiesto al governo russo di garantire il diritto degli utenti di Internet di pubblicare e visualizzare in modo anonimo le informazioni sui siti Web, sottolineando che qualsiasi restrizione deve essere sanzionata dai tribunali e rispettare pienamente le disposizioni della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
Durov è rimasto libero per tutto questo tempo continuando a sviluppare Telegram (in Russia).
Pubblico uno screenshot di tutte le organizzazioni professionali occidentali che si sono espresse allora, compreso il loro appello collettivo. Pensi che questa volta si appelleranno a Parigi e chiederanno il rilascio di Durov, o invece si ingoieranno la lingua?"

L'Antieuropeista

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

ATTENZIONE! Francia: Golpe di Macron!

In democrazia il popolo vota e sceglie chi deve governare.
Il 7 luglio il Nuovo Fronte Popolare ha vinto le elezioni e ha indicato Lucie Castets per la carica di Prima Ministra.

Macron si rifiuta di nominarla e si rifiuta di permettere la formazione di un qualsiasi governo di sinistra (in Francia esiste una sinistra di rottura, non certo stile PD o "campo largo").

Ecco la democrazia che piace a Macron e ai liberali di casa nostra: un regime che puzza sempre più di monarchia autoritaria. Ma la storia insegna che le monarchie cadono e rotolano via...

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Una delle cose da cui si nota di più l'americanizzazione dell'Unione Europea è il fatto che la sua classe dirigente sia l'unica al mondo a non pensare ed agire in modo in geopolitico, ma mischiando politica estera e interna, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti.

La classe dirigente di Bruxelles non vede Washington come una capitale straniera di una superpotenza, ma come la propria capitale, da cui si governano le province europee. Infatti, fa (credo con effetto minimo o nullo) campagna elettorale apertamente nelle elezioni americane - al momento a favore dei democratici - e se vincono quelli "sbagliati" sviluppa un rapporto di opposizione simile a quello di una giunta regionale di colore politico opposto rispetto al governo centrale: bisticci, scontri sulle risorse economiche e politiche; ma non si parla mai di "secedere" perché l'autorità superiore rimane comunque fuori discussione.

Un fenomeno totalmente diverso rispetto al rapporto con gli USA che hanno gli stati stranieri, che aldilà della retorica mantengono più o meno lo stesso approccio (amichevole o antagonista che sia) a prescindere dall'amministrazione, e se hanno preferenze per un settore o un altro dell'elite americana si guardano bene dall'esprimerle pubblicamente.
Tra l'altro un fenomeno che non è corrisposto a livello americano: la politica europea di Trump e quella di Biden sono state pressoché identiche sia sulla questione Ucraina, che nelle misure protezioniste e nell'attacco all'industria europea, che anche nel puntare sull"'intermarium" come perno dell'influenza americana nel continente.

La Commissione Europea è riuscita a partorire delle (misere) tariffe contro gli Stati Uniti solo durante l'amministrazione Trump, e minaccia di andarci giù pesante con i social - che sono da sempre una longa manus americana - solo quando controllati dall'americano sbagliato. Arrivato Biden il protezionismo USA è rapidamente aumentato, ma a Bruxelles nonostante i capricci non è stata presa nessuna misura in risposta all'Inflation Reduction Act.

di Pietro Pinter

Fonte: https://t.me/inimicizie

Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha rivelato di recente a Tucker Carlson che l'FBI ha contattato un ingegnere di Telegram, tentando di assumerlo segretamente per installare una backdoor che avrebbe consentito alle agenzie di intelligence statunitensi di spiare gli utenti.

L'FBI ha anche assunto agenti per infiltrarsi nei gruppi Telegram "anti-vaccini", con personale esterno dell'FBI che ha creato diverse false identità online per unirsi alle chat room gestite da gruppi che si oppongono all'obbligo vaccinale.

https://x.com/ShadowofEzra/status/1827467035229745463

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

L'Unione Europea è quel posto che se permetti di documentare i crimini dello stato terrorista di israele sulla tua piattaforma ti arresta con miliardi di accuse. Se invece li censuri e dai visibilità a ciò che conviene all'impero del male ti lascia a piede libero. Capito come funziona la libertà di espressione e la democrazia nel "giardino del mondo"? Questa vicenda è molto grave soprattutto per la libertà di espressione e informazione ormai sempre più ridotte ai minimi termini. Telegram è un posto dove ognuno può scegliere liberamente cosa leggere e questo evidentemente rappresenta un pericolo per i governanti, soprattutto per l'impero a stelle e strisce e per i vassalli naisti dell'Unione Europea. Perché parliamoci chiaro: in Unione Europea oggi i naisti sono al potere. O forse non se ne sono mai andati...

Le accuse a carico di Durov sono pesantissime: terrorismo, narcotici, complicità, frode, riciclaggio di denaro, ricettazione e contenuti criminali minorili. Qualora venissero confermate in tribunale rischierebbe di non uscire più dalle galere occidentali. È chiaro ed evidente l'attacco frontale a chiunque osi mettere i bastoni tra le ruote al regime occidentale. È chiaro che adesso faranno di tutto per costringere Durov affinché si adegui agli standard occidentali (fare quello che fa Zuckerberg per capirci). Aprite bene le orecchie: se Durov non collabora, che tradotto significa mettersi a 90 gradi davanti alla CIA e simili, rischia 20 anni di galera.

Qualora non dovesse collaborare allora si potrebbe prospettare un bando per Telegram, visto che la legge UE "Digital Services Act" approvata poco tempo fa sembra essere stata varata proprio su misura per questo caso. Alla fine basterebbe solamente costruire una narrazione per giustificare l'ennesimo atto na*ista, magari prendendo contenuti ad hoc circolati su Telegram ed enfatizzarli (la propaganda occidentale in questo è maestra) per fare in modo che arrivino facilmente alla pancia dell'opinione pubblica con lo scopo di smuovere indignazione. Vietare Telegram così di botto sarebbe stato troppo per chi si fregia di essere "democratico". Quindi si rende necessario trovare un pretesto esattamente come tutti quelli trovati ogni qualvolta c'è stato e ci sarà da muovere, per esempio, una guerra per "esportare democrazia".

In tutto ciò c'è un personaggio che si chiama Netanyahu il quale ha ucciso oltre 40 mila persone tra cui oltre 16 mila bambini. Eppure gli stessi che arrestano Durov si oppongono a un mandato d'arresto per il criminale di guerra sopra menzionato. È letteralmente incredibile quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi, dove ogni presidio di libertà viene boicottato, smantellato, bloccato e censurato perché la narrazione deve avere una sola versione: quella del Grande Fratello di Orwelliana memoria. Com'è incredibile l'assuefazione e la forza pari a zero di reagire concretamente. Hollywood ha drogato centinaia di milioni di cervelli i quali oggi sono incapaci di intendere e di volere. Incapaci perfino di rendersi conto che un pezzo alla volta gli stanno sottraendo ogni diritto. È come se la nostra società fosse una società di zombie senza alcuna traccia di neuroni.

Concludo: Durov è stato inserito nella lista dei ricercati pochi minuti prima dell'atterraggio a Parigi e subito dopo è stato emesso un mandato di arresto secondo quanto riportato da BFMTV. Il 31 maggio 2024 Bloomberg titolava così: "Putin inonda l'UE di fake news su Telegram". Nello stesso articolo, Vera Jourova, membro della commissione UE diceva: "TELEGRAM È UN PROBLEMA".

Serve aggiungere altro?

T.me/GiuseppeSalamone

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

LA "DEMOCRAZIA" CHE STIAMO DIFENDENDO.

Il Parlamento ucraino mette al bando la Chiesa ortodossa russa e ordina al clero di aderire entro 9 mesi alla Chiesa ortodossa ucraina: quella che nel 1992 (dopo l’indipendenza dall’Urss) proclamò lo scisma dal Patriarcato di Mosca, cui sottostava dal Seicento. Zelensky esulta per “la nostra indipendenza spirituale”, fregandosene del fatto che, del 71% di ucraini ortodossi, un terzo segue il culto russo. Fatti loro? No, nostri: l’Ucraina è candidata a entrare nell’Ue a tempo di record ed è tenuta artificialmente in vita dai miliardi occidentali. Ma le autorità europee hanno perso la favella. Come sempre in questi casi.

Quando, nel 2014, fu rovesciato il legittimo presidente Janukovich, si rivotò e vinse l’oligarca Poroshenko, che nominò quattro ministri neonazisti e inglobò nella Guardia Nazionale il battaglione neonazista Azov, tutti zitti perché il neoeletto era amico nostro, quindi un sincero democratico.

Quando Poroshenko iniziò a bombardare i russofoni in Donbass (14.400 morti nella guerra civile 2014-‘22) e abolì il russo come seconda lingua ufficiale in un Paese dove un terzo è russofono e il russo lo sa chiunque, tutti zitti perché i russofoni sono difesi da Putin.

Quando le truppe di Kiev in Donbass trucidavano 40 giornalisti sgraditi, fra cui l’italiano Andrea Rocchelli, tutti zitti perché i cronisti li uccide solo Putin.

Quando, dopo l’invasione russa, Zelensky mise fuorilegge gli 11 partiti di opposizione, arrestò il capo del più votato e oscurò le tv che rifiutavano di confluire nella piattaforma unica governativa, tutti tacquero perché Kiev non è Mosca.

Quando un commando ucraino fece esplodere i gasdotti russo-tedeschi NordStream, tutti accusarono Mosca di esserseli bombardati da sola, così come quando gli 007 di Kiev uccisero a Mosca Darya Dugina, figlia di un filosofo putiniano, perché l’unico terrorista è Putin.

Quando Zelensky proibì per decreto di negoziare con Mosca, tutti zitti perché la Nato arma l’Ucraina per negoziare meglio con Mosca.

Quando Kiev arresta migliaia di giovani ucraini che fuggono dalla leva, tutti tacciono perché i giovani ucraini non vedono l’ora di morire in una guerra persa in partenza.

Quando Zelensky rinviò le elezioni restando al potere, tutti zitti perché l’Ucraina è una democrazia.

Quando gli ucraini invasero la regione russa del Kursk, tutti parlarono di “legittima difesa” e di “spinta ai negoziati”, poi si scoprì che avevano fatto saltare i nuovi negoziati a Doha e sguarnito le difese nel Donbass, dove i russi ora dilagano.

Ora che Zelensky abolisce pure la libertà di culto, tutti zitti perché l’unico che strumentalizza la Chiesa a fini politici è Putin.

Una trascurabile curiosità: ma questi famosi “valori della democrazia occidentale” che l’Ucraina difende con i nostri soldi e le nostre armi, esattamente quali sarebbero?

Nella foto, due marionette USA e getta.