SCUOLA SOTTO ASSEDIO - LA RISCRITTURA DEL SAPERE TRA STORIA E IDEOLOGIA


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Le nuove linee guida del Ministero dell'Istruzione e del Merito per l’insegnamento della storia e della filosofia non sono un semplice aggiornamento didattico: sono un’operazione culturale. Dietro il richiamo alla “centralità della tradizione occidentale” si intravede un restringimento del campo critico e pluralista. La storia rischia di essere ricondotta a una narrazione lineare, nazionale e depoliticizzata, che oscura i conflitti sociali. Si riduce lo spazio per interpretazioni alternative e per l’analisi delle dinamiche materiali che muovono i processi storici.
In filosofia, l’impostazione privilegia un approccio selettivo che marginalizza le correnti più radicali e critiche. Autori fondamentali come Karl Marx rischiano di essere trattati come opzionali, nonostante il loro peso storico. Si afferma così una visione che tende a neutralizzare il pensiero critico trasformandolo in sapere innocuo. La scuola viene progressivamente orientata verso una funzione di integrazione ideologica, più che di emancipazione. Si parla di competenze, ma si evita il nodo dei rapporti di potere e delle disuguaglianze. Si invoca il pluralismo, ma si delimita il perimetro del dicibile.
In questo quadro, la formazione degli studenti rischia di diventare più povera e meno autonoma. Una scuola democratica dovrebbe invece favorire il confronto tra visioni diverse e anche conflittuali. Ridurre la complessità della storia e della filosofia significa indebolire gli strumenti di comprensione del presente. Per questo è necessario aprire un dibattito pubblico serio su queste scelte. La formazione non può essere piegata a esigenze politiche contingenti, ma deve restare terreno di libertà e pensiero critico.
Liberiamo la scuola pubblica e l'istruzione dei nostri ragazzi dalle grinfie del totalitarismo "liberale"!
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