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Marco Cappato e Stefano Massoli a Roma per la proiezione di “Confine. La scelta di Laura Santi”

📍 Parco Schuster, Roma
📅 Venerdì 17 luglio
🕗 Ore 20:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, e Stefano Massoli membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni parteciperanno a Roma all’incontro “Liberi fino alla fine”, organizzato dalla Cellula Coscioni Roma nell’ambito dello Schuster Summer Fest.

Al centro della serata ci sarà la proiezione del documentario “Confine. La scelta di Laura Santi”, dedicato alla storia e alla scelta di Laura Santi, giornalista e attivista dell’Associazione Luca Coscioni.

Al termine della proiezione si terrà un dibattito con Marco Cappato e Stefano Massoli, marito di Laura Santi, per approfondire il tema del fine vita, della libertà di scelta e del diritto all’autodeterminazione nelle decisioni sanitarie.
Durante la serata sarà possibile firmare a sostegno della legge regionale Liberi Subito

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Marco Perduca introduce a Roma la proiezione de “La Grazia” di Paolo Sorrentino

📍 Villa Lazzaroni, Roma
📅 Domenica 12 luglio
🕗 Dalle ore 20:00


Marco Perduca responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, introdurrà la proiezione del film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, in programma alle ore 21:15 nell’ambito di Cinevillage a Villa Lazzaroni.

Prima della proiezione, dalle ore 20:00, sarà presente un tavolo di raccolta firme a sostegno della proposta di legge popolare “Liberi Subito”, per garantire procedure chiare per l’accesso alla morte medicalmente assistita nel Lazio.

L’iniziativa si svolge con la partecipazione di AGIS Lazio, Cellula Coscioni Roma e Cinevillage.

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Massimo Rossi a Cantù per il dibattito pubblico “Riflessioni sul fine vita”

📍 Parco del Bersagliere, Via per Como, Cantù
📅 Giovedì 16 luglio
🕘 Ore 21:00


Massimo Rossi, avvocato e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito pubblico “Riflessioni sul fine vita”, in programma nell’ambito della Festa dell’Unità di Cantù.

L’incontro sarà un’occasione di confronto sul fine vita, sull’autodeterminazione nelle scelte sanitarie e sulle prospettive legislative necessarie per garantire diritti, dignità e libertà di scelta.

Introduce Angelo Orsenigo, consigliere regionale PD Lombardia. Oltre a Massimo Rossi interverrà Alfredo Bazoli – senatore PD. Modera Camilla Dotti, giornalista.

L’iniziativa si inserisce nel programma della Festa dell’Unità, in corso dal 3 al 19 luglio 2026 al Parco del Bersagliere di Cantù.

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La Cellula Coscioni di Milano organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Vicolo Calusca 10 (angolo Corso di Porta Ticinese 106) – Milano
🗓 Mercoledì 15 luglio 2026
🕡 Dalle 18:30 alle 20:30


La Cellula Coscioni di Milano, in collaborazione con il Municipio 1 del Comune di Milano, organizza un nuovo appuntamento dello sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Servizio su prenotazione scrivendo a: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍Ospedale “Ceccarini” di Riccione, Viale Frosinone, Riccione (RN)
📅 Giovedì 9 luglio 2026
🕠 Dalle ore 08:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

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Marilisa D’Amico e Mario Riccio a Milano per “Fine vita. La libertà di scegliere”

📍 Sala Pirelli, Palazzo Pirelli, Via Fabio Filzi 22, Milano
📅 Lunedì 6 luglio
🕓 Ore 16:00


Marilisa D’Amico, costituzionalista e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, e Mario Riccio, medico anestesista-rianimatore e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, interverranno all’incontro “Fine vita. La libertà di scegliere”. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sul quadro giuridico e sanitario del fine vita, sulle libertà già riconosciute e sulle riforme necessarie.

Interverranno inoltre Alfredo Bazoli – senatore della Repubblica, Francesca Floriani – esponente del Partito Democratico Lombardia. Introducono Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Lombardia e Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale del Partito Democratico Lombardia. Partecipa Franco Mirabelli, senatore della Repubblica. Coordina Carlo Borghetti, consigliere regionale della Lombardia.

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PMA per tutte: a che punto siamo e cosa succede dopo le 50.000 firme?

📍Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara, 19 – Roma
📅 Mercoledì 8 luglio
🕕dalle ore 18:00


Filomena Gallo Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni Alessia Ciccatelli membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni Francesca Re, Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, Alice Spaccini , membro di Giunta e Chiara Lalli, membro di Giunta parteciperanno all’evento” PMA per tutte: a che punto siamo e cosa succede dopo le 50.000 firme?” Un momento pubblico di confronto e approfondimento sulla campagna “PMA per tutte, più diritti più mamme”, promossa per garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche a persone single e coppie di donne.

L’obiettivo dell’incontro sarà fare il punto sul percorso avviato, discutere le ragioni giuridiche, mediche e politiche della riforma, e condividere con giuristi, medici, associazioni, parlamentari e realtà della società civile le prossime tappe dopo la raccolta delle 50.000 firme.

Durante l’evento sarà attivo un tavolo per la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”

Qui è possibile consultare il programma completoRegistrazione obbligatoria a questo link

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Francesca Re a Catania per “Non restiamo senza diritti riproduttivi”

📍 Aula A1, Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, Catania
📅 Venerdì 10 luglio 2026
🕔 Dalle ore 17:00


Francesca Re, avvocata e Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al panel “Non restiamo senza diritti riproduttivi” dedicato a Non Restiamo Senza e PMA per tutte, due campagne diverse, con storie diverse ma unite da un fatto: i diritti non pesano allo stesso modo ovunque.

L’evento vedrà i saluti istituzionali della prof.ssa Stefania Rimini, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università di Catania e Francesco Mannino, Presidente di Officine Culturali e l’introduzione di Zägara. Interverranno oltre a Francesca Re, Giulia Cutello, Forum Disuguaglianze Diversità e Federica Pollari, Patto per Restare. Nel corso della giornata saranno presenti tavoli informativi e di raccolta firme per la proposta di legge “PMA per tutte” e per “Patto per Restare”

L’evento è promosso da Zägara, Associazione Luca Coscioni e Patto per Restare, con la collaborazione di Università di Catania, Trame di Quartiere, Officine Culturali e Cambia.
La partecipazione è libera e gratuita.

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Filomena Gallo interviene al Congresso AIFe “Ri-Nascita. Una storia da scrivere insieme”

📍 Aula dei Gruppi Parlamentari, Camera dei deputati, Via di Campo Marzio 74/78, Roma
📅 Mercoledì 15 luglio 2026
🕙 Ore 11:40


Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà al primo Congresso dell’Associazione Italiana Fertilità (AIFe), dal titolo “Ri-Nascita. Una storia da scrivere insieme”.

Il suo intervento si terrà nella seconda sessione, “Diritti senza confini: verso una nuova stagione della fertilità”, dedicata all’evoluzione della legge 40/2004, alle sfide demografiche e alla necessità di superare gli ostacoli legislativi all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Filomena Gallo approfondirà il percorso di trasformazione della legge 40 e le prospettive di riforma per garantire diritti riproduttivi più ampi, inclusivi e coerenti con le esigenze delle persone e delle famiglie.

Qui è consultabile il programma completo
L’ingresso è gratuito con prenotazione al seguente link.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 8 luglio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Giovedì 9 luglio 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Angela Paola Stringa a Torino per un tavolo di confronto sulla GPA

📍 Portineria di Comunità di Borgo San Paolo, Via Osasco, 19/A, Torino
📅 Lunedì 6 luglio
🕡 Ore 18:30


Angela Paola Stringa, avvocata, Giurista per le Libertà e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al tavolo di confronto dedicato alla gestazione per altri, nell’ambito dell’incontro “Ne parliamo di persona?” promosso dal podcast di bioetica Contro natura, in collaborazione con l’Università di Torino, Frida e Hello Tomorrow.

L’appuntamento proporrà un confronto aperto sui temi bioetici più discussi, con quattro tavoli tematici dedicati a alimentazione, gestazione per altri, diritti delle persone trans e sperimentazione animale.

L’incontro è gratuito, con prenotazione obbligatoria a questo link

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Marco Perduca introduce a Roma la proiezione de “La Grazia” di Paolo Sorrentino

📍 Piazza Vittorio, Roma
📅 Giovedì 2 luglio
🕗 Dalle ore 20:00


Marco Perduca, responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni, introdurrà la proiezione del film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, in programma alle ore 21:00 nell’ambito dell’iniziativa “Notti di cinema a Piazza Vittorio”.

Prima della proiezione, dalle ore 20:00, sarà presente un tavolo di raccolta firme a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, per chiedere procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito nel Lazio.

L’iniziativa è realizzata con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema – Sezione regionale del Lazio, della Cellula Coscioni Roma e di Cinevillage.

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La Cellula Coscioni Cagliari partecipa all’incontro “Sovvertire il futuro: visioni dissidenti tra vita e morte”

📍 Scuola di tango El Abrazo, Via Semelia, Cagliari
📅 Sabato 4 luglio
🕒 Dalle ore 15:00 alle 18:00


La Cellula Coscioni Cagliari parteciperà all’incontro “Sovvertire il futuro: visioni dissidenti tra vita e morte”, promosso nell’ambito del Cerchio Queer.

L’appuntamento sarà uno spazio di confronto e riflessione sulle esperienze, i desideri e le prospettive legate alla vita, alla morte e all’autodeterminazione, con l’obiettivo di costruire un dialogo aperto e condiviso.

Per maggiori informazioni: frafadda@proton.me.

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Memoria dell’audizione tenutasi in Regione Liguria il 29 giugno 2026


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I gliomi di alto grado sono tumori primitivi del sistema nervoso centrale che portano quasi invariabilmente alla fine anticipata della vita. Essi originano dalle cellule gliali, cellule di sostegno e nutrimento per i neuroni. Sono caratterizzati da una crescita infiltrante nei tessuti cerebrali sani, che rende impossibile una completa rimozione chirurgica. La classificazione dei gliomi si basa su caratteristiche istologiche e alterazioni molecolari, distinguendosi in forme di basso grado (gradi 1,2 Organizzazione Mondiale Sanità (OMS) – a sopravvivenza più lunga) o alto grado (gradi 3,4 a sopravvivenza più breve).

Il glioblastoma è il glioma di alto grado (4) più aggressivo e letale con una sopravvivenza mediana dei pazienti di 16-21 mesi [1] [2]. Esso purtroppo è anche quello più frequente. Oltre due decenni dopo l’ultimo progresso terapeutico significativo (introduzione del farmaco temozolomide nel 2005) il protocollo di trattamento standard per i pazienti affetti da glioblastoma non è sostanzialmente cambiato, terminando quasi invariabilmente con la palliazione e la morte [3]. Poco è migliorato negli ultimi vent’anni per quanto riguarda la condizione devastante causata da quella diagnosi [4].

I sintomi del glioblastoma coinvolgono sia la sfera neurologica (crisi epilettiche, cefalee, incontinenza) che quella non neurologica (infezioni, embolie). Tra quelli neurologici, di particolare rilevanza sono l’affaticamento, l’astenia, il declino cognitivo e la depressione. Sebbene non vi sia consenso su quando inizi la fase terminale del paziente [5], è chiaro che durante questo periodo aumenta la necessità di cure anticipate e palliative.

➡ Epidemiologia nell’Area Metropolitana di Genova


Il Registro Tumori della Liguria (LCR) è di proprietà dell’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria e ha sede presso l’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM) Liguria – plesso Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Il LCR è attivo dal 1986 e copre l’intera popolazione dell’Area Metropolitana di Genova che attualmente include 67 Comuni e 853.937 abitanti. Il 68,7% di questi ultimi (586.655 abitanti) risiede nell’area urbana di Genova e il 28% di essi ha più di 65 anni. Il LCR è affiliato all’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM), che definisce le regole standard per la raccolta e la classificazione dei dati sui tumori, in conformità alle raccomandazioni e alle linee guida dell’OMS e dell’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

Come spesso viene osservato, anche a Genova il numero di casi di tutti i tumori cerebrali maligni, incluso il glioblastoma, è risultato più elevato nei maschi rispetto alle femmine in ciascun triennio e nell’intero quarto di secolo 1993-2017 [6]. Durante quest’ultimo periodo, la variazione percentuale media triennale dei tassi di incidenza annuali per la totalità dei tumori cerebrali maligni è stata minima [0,6 (95% C.I. = -1,0/2,1) %], mentre per il glioblastoma si è registrata una variazione del 5,3 (95% C.I. = -0,4/11,3) %. Il declino parzialmente concomitante dei tassi di incidenza dei tumori cerebrali maligni diversi dal glioblastoma o non altrimenti specificati suggerisce che l’aumento osservato nel tasso di incidenza del glioblastoma durante il periodo 1993-2017 potrebbe essere stato almeno parzialmente collegato al miglioramento, nello stesso periodo, della sensibilità e specificità della diagnosi di glioblastoma, con conseguente riduzione dei serbatoi di altri tumori cerebrali maligni o non specificati. A Genova, è ancora necessario approfondire la ricerca sui possibili fattori di rischio ambientali (ad esempio, l’esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti) per il glioblastoma.

In sintesi, nel quarto di secolo che va dal 1993 al 2017 compresi, l’incidenza dei tumori cerebrali maligni totali a Genova ha mostrato un aumento limitato [0,6 (95% CI = -1,0/2,1) % ogni tre anni] mentre l’incidenza del glioblastoma, il tumore cerebrale maligno più comune e letale, ha mostrato un significativo aumento del 5,3 (95% CI = -0,4/11,3) % ogni tre anni. I dati suggeriscono che una parte rilevante, sebbene ancora da determinare, di tale aumento del glioblastoma potrebbe essere legata ai progressi nella sensibilità e specificità delle diagnosi di glioblastoma a Genova nel periodo 1993-2017. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche su una possibile maggiore esposizione della popolazione genovese a fattori di rischio ambientali per il glioblastoma (ad esempio, esposizione a radiazioni ionizzanti per motivi di diagnostica e/o terapia medica).

➡ La sofferenza psichica


È stato riferito che un quarto dei pazienti di glioblastoma non muore con dignità, il che può essere dovuto a molteplici fattori tra cui la formazione inadeguata del personale sanitario, ambienti sanitari inadatti e/o l’incapacità del paziente di comunicare in modo efficace [7] [8] Questa situazione devastante colpisce spesso anche i familiari i cui sintomi di ansia e depressione possono, in alcune fasi del decorso della malattia, essere perfino più gravi di quelli del paziente stesso [8] [9]. Come nella gestione della diagnosi, della prognosi e del trattamento della malattia [10], anche nell’affrontare quelle ultime fasi della vita, la natura multidisciplinare dell’équipe sanitaria è essenziale per garantire al paziente affetto da glioblastoma il miglior supporto e la minor sofferenza legata al deterioramento neurologico, alle complicanze cliniche e ai problemi psico-sociali. L’assistenza domiciliare invece dell’assistenza ospedaliera può fornire un valore aggiunto [11].

Il disagio psicologico nei pazienti affetti da glioblastoma può essere grave [12]. Il rischio di suicidio è generalmente maggiore nei pazienti affetti da cancro cerebrale con un rischio suicidario di base più elevato e questi soggetti dovrebbero essere identificati e aiutati precocemente con un adeguato supporto psichiatrico [13]. Combinata con la psicoterapia, la psilocibina è un nuovo farmaco che potrebbe essere utile in alcuni casi, poiché ha dimostrato di essere efficace nel calmare i sintomi psichiatrici più gravi che spesso insorgono nei pazienti affetti da cancro, come ansia, depressione, sensibilità interpersonale alterata, ostilità, ossessione-compulsione e somatizzazione dei sintomi, senza indurre fobie, paranoie o psicosi durature [14]. I risultati promettenti degli studi condotti finora con la psilocibina sono stati coerenti in questo senso, ma ulteriori studi, quanto più randomizzati possibile, sono più necessari che mai per approfondire la nostra comprensione dell’attività di questo farmaco e dei suoi possibili effetti collaterali, oltre che della sua capacità di alleviare il formidabile carico di salute mentale che grava su molti pazienti terminali di cancro, compresi quelli con glioblastoma.

➡ Le cure palliative


Gli standard e le norme delle cure palliative a livello continentale sono stati forniti dall’Associazione Europea per le Cure Palliative [15]. Queste ultime, possono essere definite come cure che migliorano la qualità ma non la durata della vita del paziente. Come tali, dovrebbero e potrebbero essere iniziate ben prima della fase terminale della vita del paziente, ma questo non sempre avviene per ragioni che non è opportuno discutere in questa sede. Una parte importante di questi trattamenti viene ancora somministrata in ambito ospedaliero piuttosto che a domicilio, sebbene gli studi sull’argomento siano limitati, così come le risorse stanziate nella maggior parte dei paesi europei [1].

Come ci ha ricordato pochi giorni orsono la Società Italiana di Cure Palliative (SICP), suicidio medicalmente assistito e cure palliative sono cose diverse che rispondono a domande diverse dei pazienti:

Richiesta di cure palliative:

  • “Aiutatemi a vivere la vita fino alla fine in modo per me dignitoso, con sofferenze sostenibili e un rinnovato senso della vita nella malattia”

Richiesta di suicidio medicalmente assistito:

  • “Aiutatemi a porre fine alla mia vita in modo per me dignitoso perché la mia sofferenza è diventata insopportabile e priva di senso”

Queste due richieste esprimono differenti concezioni di dignità che, in una società pluralista, meritano entrambe rispetto e richiedono risposte adeguate e diverse. Su ciò dovrebbe interrogarsi chi pensi che le cure palliative possano accompagnare ogni paziente ad una morte serena. Purtroppo, in molti casi non è così.

Una obiezione spesso presentata dai sostenitori delle cure palliative come unica possibilità di trattamento nel fine vita, è che tra esse trova posto la sedazione continua e profonda. La sedazione palliativa continua e profonda è un trattamento sanitario al quale si può ricorrere per consentire a un paziente terminale di non provare più dolore e sofferenza una volta che tutte le altre possibili terapie si siano rivelate inefficaci. Essa è palliativa, in quanto finalizzata a ridurre il dolore e/o la sofferenza; profonda, in quanto finalizzata ad annullare del tutto la coscienza del paziente; continua, in quanto finalizzata a proseguire fino al sopraggiungere della morte. Tale procedura può essere richiesta se un paziente si trova in fase terminale, presenta sintomi refrattari ad altri trattamenti e ha espresso al medico un consenso informato valido.

Tuttavia, alcuni di questi pazienti terminali rifiutano gli interventi palliativi come la sedazione profonda che ha l’effetto di sopprimere totalmente e permanentemente la coscienza e la volontà fino al momento della morte; non lo considerano un modo accettabile di continuare a vivere e chiedono la libertà di decidere in autonomia e con consapevolezza se e quando fermare quello che considerano un inutile calvario. In sintesi, nonostante gli sforzi per alleviare la loro sofferenza tramite le cure palliative ed un ambiente che li renda consapevoli di essere amati, non sono rari i malati terminali di cancro in condizioni di sofferenza insopportabile che vorrebbero poter dire basta, con autonomia e dignità. In Italia emerge pertanto da parte di alcuni di loro la richiesta di sottoporsi al suicidio medicalmente assistito (autosomministrazione di un farmaco letale sotto controllo medico) o all’eutanasia attiva (somministrazione di un farmaco letale direttamente da parte del medico) [16] .

➡ Poter scegliere


Fin dal caso di Eluana Englaro che a causa di un incidente stradale avvenuto nel 1992, per i successivi 17 anni visse in stato vegetativo a causa dei traumi riportati e poté trovare pace solo grazie ad una prolungata battaglia giudiziaria al termine della quale fu consentita l’interruzione della nutrizione artificiale [morte (m.) avvenuta nel 2009], non di frequente i pazienti che grazie al loro coraggio e spirito civico hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della normativa di fine vita, sono stati affetti da cancro. Piergiorgio Welby (m. 2006) era affetto da distrofia fascioscapolomerale; Fabiano Antoniani (DJ Fabo; m. 2017) e Federico Carboni (“Mario”, m. 2022) erano anch’essi, come Eluana, in condizioni irreversibili a causa di incidenti stradali; Davide Trentini (m. 2017) e “Massimiliano” (m. 2022) erano affetti da sclerosi multipla. Fabio Ridolfi (m. 2022) da tetraparesi da rottura dell’arteria basilare. “Romano” (m. 2022) e “Paola” (m. 2023) da morbo di Parkinson. Tra di essi, solo Elena (m. 2022) era affetta da un tumore polmonare irreversibile. Ma questo non deve fuorviare.

I pazienti oncologici che con riservatezza si rivolgono alla associazione “Dignitas” di Schwerzenbach (CH) per accedere ad una fine di vita meno “infernale” di quella che nelle loro stesse parole li aspetta, sono molti, forse la maggioranza. Quando lo fanno, non hanno certo la forza di andarci da soli. Devono essere accompagnati da qualcuno che dovrà rispondere, secondo l’attuale normativa italiana, diaiuto al suicidio che è un reato previsto dal codice penale all’articolo 580.

➡ Come si muore per glioma di alto grado


Con sentenza n. 242/2019 (cosiddetta Cappato/Antoniani), la Corte Costituzionale ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi …….omissis……. agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

Di queste condizioni in cui deve trovarsi la persona affinché il suo proposito di suicidio possa essere legittimamente agevolato come previsto dalla Corte Costituzionale, quella che ha lasciato maggiori margini di interpretazione (e quindi di difficoltà applicativa) è quella di “essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale”. Non a caso, tale condizione non è richiesta dalle legislazioni dei Paesi in cui il suicidio medicalmente assistito è permesso. In particolare, il malato oncologico spesso manca del requisito di essere “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale”. Ora, per poter trattare questo importante punto, mi scuso in anticipo per l’argomento non lieve. Ma credo si debba sapere, se qualcuno ha la fortuna di non avere mai avuto una persona cara malata terminale di cancro, di cosa si tratta. Continuerò a fare riferimento al campo dei gliomi di alto grado (gradi tre e quattro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

La morte per glioma di alto grado avviene solitamente per l’aumento della pressione intracranica. Con l’espansione del tumore e dell’edema cerebrale da esso causato, si verifica un progressivo deterioramento neurologico, che porta a una fase di incoscienza sempre più profonda. Il decesso sopraggiunge per la graduale cessazione delle funzioni vitali, come il respiro e il battito cardiaco. Il decesso è la conseguenza diretta della crescita della massa tumorale all’interno di una scatola rigida e inespandibile come il cranio. Le fasi finali avvengono secondo questo processo:

  • Edema e aumento della pressione: La crescita del tumore e il gonfiore circostante (edema) comprimono le strutture cerebrali sane. Questo provoca un aumento della pressione all’interno della testa.
  • Perdita delle funzioni neurologiche: A seconda della zona colpita, si assiste a una progressiva perdita di autonomia (difficoltà motorie, disturbi del linguaggio, paralisi), declino cognitivo, sonnolenza e, frequentemente, crisi epilettiche.
  • Fase terminale: Il paziente entra in uno stato di incoscienza o coma. Il corpo rallenta le sue funzioni vitali, non c’è più stimolo a nutrirsi o idratarsi, e infine il respiro diviene irregolare e cessa.

Purtroppo, questo processo non è rapido: nei casi più “fortunati”, il tumore cresce come una massa relativamente definita e quindi il suo “effetto massa” aumenta la pressione endocranica più rapidamente portando a morte il paziente nel giro di alcune settimane/mesi. In casi meno fortunati (purtroppo spesso pediatrici), il tumore cresce finemente disperso in gran parte del cervello, aumentando la pressione endocranica più lentamente e portando a morte il paziente nel giro di mesi/anni. Sostenere la funzione respiratoria o cardiaca con “trattamenti di sostegno vitale” non ha senso in questi casi: servirebbe solo a prolungare una già fin troppo lunga agonia. Non è raro che questi pazienti desiderino ad un certo stadio di progressione poter scegliere se porre fine alle proprie sofferenze o meno, ma non essendo collegati ad una macchina che ne supporti le funzioni vitali, non possono avere in Italia quella possibilità. Quel requisito di “essere tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale” quindi limita la libertà di scelta ad una vasta platea di malati che certamente non patiscono meno di quelli che sono collegati ad una apparecchiatura.

➡ Che cos’è un trattamento di sostegno vitale?


Con il progredire della Scienza Medica, i trattamenti che aiutano a mantenere in vita un paziente cambiano, si perfezionano, si integrano continuamente, come continua è la Ricerca nel campo. Non può quindi bastare una casistica di “trattamenti di sostegno vitali” farmacologici, meccanici, professionali (se un paziente non può mangiare e bere da solo, l’imboccarlo non è un trattamento di sostegno vitale?) o di altro tipo che sarebbe necessariamente incompleta e soggetta a rapida obsolescenza. Parrebbe quindi ragionevole, definire un trattamento di sostegno vitale, “qualunque trattamento la cui interruzione causi la morte del paziente”. Ma tale definizione non può prescindere dal rispondere a questa domanda: “in quanto tempo?”. A seconda della malattia, l’interruzione dei trattamenti può causare la morte del paziente in tempi molto diversi. Per esempio, l’interruzione dei trattamenti ad un/una paziente con sclerosi multipla (malattia altamente invalidante ma scarsamente letale), può causarne la morte anche dopo anni. L’interruzione dei trattamenti ad un/una paziente con glioblastoma (tumore maligno cerebrale altamente invalidante e letale) può causarne la morte dopo alcune settimane/mesi. L’interruzione dei trattamenti ad un/una paziente con incapacità respiratoria severa può causarne la morte dopo alcuni minuti. Vi è tutto uno spettro di efficacia temporale dei trattamenti standard nel sostegno al mantenimento in vita. Non può essere quindi che una questione politica, determinare un valore soglia di tali decorsi temporali.

Ancora una volta la Corte costituzionale con la sentenza 135/2024 è intervenuta, parzialmente chiarendo cosa debba intendersi per “trattamento di sostegno vitale” (punto 8): “il paziente ha il diritto fondamentale di rifiutare ogni trattamento sanitario praticato sul proprio corpo, indipendentemente dal suo grado di complessità tecnica e di invasività. Incluse, dunque, quelle procedure che sono normalmente compiute da personale sanitario, e la cui esecuzione richiede certo particolari competenze oggetto di specifica formazione professionale, ma che potrebbero essere apprese da familiari o “caregivers” che si facciano carico dell’assistenza del paziente.» Ed ancora: «Nella misura in cui tali procedure – quali, per riprendere alcuni degli esempi di cui si è discusso durante l’udienza pubblica, l’evacuazione manuale dell’intestino del paziente, l’inserimento di cateteri urinari o l’aspirazione del muco dalle vie bronchiali – si rivelino in concreto necessarie ad assicurare l’espletamento di funzioni vitali del paziente, al punto che la loro omissione o interruzione determinerebbe prevedibilmente la morte del paziente in un breve lasso di tempo, esse dovranno certamente essere considerate quali trattamenti di sostegno vitale, ai fini dell’applicazione dei principi statuiti dalla sentenza n. 242 del 2019”. Questo è coerente con il dettato della precedente pronunzia della Consulta 242/2019, ove si parlava di trattamenti di sostegno vitale, non certo di macchinari di sostegno vitale. In sintesi, con la sentenza 135/2024 i giudici costituzionali hanno chiarito che la nozione di “trattamenti di sostegno vitale” va interpretata in senso lato, comprendendo qualsiasi trattamento (anche farmacologico) senza il quale il paziente andrebbe incontro a un decesso in tempi brevi. Ma non è stato sufficiente: purtroppo, pochi giorni fa a Viareggio, un paziente in gravissime condizioni per un’atrofia multisistemica che era sottoposto anche a trattamenti salvavita quali infusioni di insulina, catetere vescicale ed altro, ha visto respinta la sua richiesta di accesso a suicidio medicalmente assistito, ancora una volta per l’asserita mancanza di trattamento di sostegno vitale.

Il 23 giugno 2026 la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi per l’ottava volta sul punto. In tale occasione, sono intervenuti 11 malati in gravi condizioni tra cui 8 fermamente contrari alla rimozione del requisito del trattamento di sostegno vitale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Questi ultimi hanno depositato memorie esprimendo il forte timore che l’eliminazione di quel paletto possa portare a una deriva verso il “suicidio facile”. La loro preoccupazione è che i malati gravi possano sentirsi spinti a morire per non essere un peso economico o emotivo per le famiglie e la società. Dimenticando che ogni malato, prima di aggravarsi, ha la possibilità di esprimere liberamente ed in piena consapevolezza la propria contrarietà al suicidio medicalmente assistito nelle proprie Disposizioni Anticipate di Trattamento come previsto dalla Legge 219 del 2017.

➡ Il tempo


Nonostante la sentenza parzialmente chiarificatrice 135/2024 della Corte Costituzionale, il problema del tempo alla fine della vita torna inesorabile. Non solo, come si accennava più sopra, l’interruzione di trattamenti di sostegno vitale può portare a morte il paziente nei tempi più disparati. I tempi di attuazione delle procedure di suicidio assistito effettuate nei 20 diversi Servizi Sanitari Regionali italiani sono enormemente variabili.

Ciò rende spesso inutile l’avvio dell’iter burocratico per accedere al suicidio assistito a causa della morte prematura del paziente dopo un calvario che sarebbe stato evitabile. Sono in corso azioni politiche e giuridiche per uniformare in tutta Italia i tempi di attuazione del suicidio assistito come richiesto dalla sentenza 242/2019 della Consulta. L’11 febbraio 2025, la Toscana è stata la prima delle 20 regioni italiane ad approvare una legge regionale per garantire tempi garantiti per l’attuazione del suicidio assistito ai pazienti in possesso di tutti e quattro i requisiti indicati dalla Corte Costituzionale italiana.

Con un’ulteriore sentenza (204/2025) la Corte Costituzionale italiana ha confermato che non è illegittima l’intera legge toscana sul fine vita, sebbene varie sue disposizioni violino competenze statali. Per lungo tempo tuttavia, il Parlamento Italiano non è sembrato intenzionato a legiferare in materia, nonostante molteplici sondaggi indicassero che le percentuali di italiani favorevoli all’eutanasia (66,7%) e/o al suicidio assistito (47,8%) fossero significative.

Solo recentemente è entrato in discussione un disegno di legge in materia presentato dalla maggioranza parlamentare di centro destra che, se fosse stato approvato nell’attuale versione, avrebbe limitato molte delle possibilità di autodeterminazione dei pazienti già dichiarate legittime dalla Corte Costituzionale. Questo tempo, che a noi può sembrare opportunamente speso in dibattiti pubblici o procedure amministrative, per una persona che soffre è un peso spesso insostenibile. Col rischio non remoto di un suo possibile ricorso a modi più rapidi, ma inaccettabili per una società civile, di porvi termine. Una legge regionale che definisca per i pazienti terminali liguri che cosa sia il tempo per loro, è possibile e opportuna.

1Le opinioni qui espresse lo sono a titolo personale e non riflettono necessariamente quelle dell’IRCCS AOM Liguria – Plesso Ospedale Policlinico San Martino – Genova


— Riferimenti bibliografici —


[1] Wu, A.; Ruiz Colón, G.; Aslakson, R.; Pollom, E.; Patel, C.B. Palliative Care Service Utilization and Advance Care Planning for Adult Glioblastoma Patients: A Systematic Review. Cancers (Basel) 2021, 13, 2867. doi: 10.3390/cancers13122867.

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[3] Stupp, R.; Mason, W.P.; van den Bent, M.J.; Weller, M.; Fisher, B.; Taphoorn, M.J.; Belanger, K.; Brandes, A.A.; Marosi, C.; Bogdahn, U. et al. Radiotherapy Plus Concomitant and Adjuvant Temozolomide for Glioblastoma. N. Engl. J. Med. 2005, 352, 987–996.

[4] Frosina, G. Radiotherapy of High-Grade Gliomas: Dealing with a Stalemate. Crit. Rev. Oncol. Hematol. 2023, 190, 104110.

[5] Coronatto, L.H.; Formentin, C. Palliative Care in Glioblastoma Patients: A Systematic Review. Rev. Assoc. Med. Bras. (1992) 2024, 70, e2024S122.

[6] Frosina, G.; Casella, C.; Puppo, A.; Marani, E.; Campanella, D.; Boni, L.; Fontana, V. Epidemiology of Malignant Brain Tumors in Genova, Italy. 1993-2017. Sci. Rep. 2024, 14, 27300–z.

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[14] Petridis, P.D.,  Grinband, J.,  Agin-Liebes, G.; Kinslow, ,Connor J.,  Zeifman. Richard J., B., Michael P.  Griffiths, &.; Roland R. &  Ross.Stephen. Psilocybin-Assisted Psychotherapy Improves Psychiatric Symptoms Across Multiple Dimensions in Patients with Cancer. Nature Mental Health 2024, 2, 1408–1414.

[15] Payne, S.; Harding, A.; Williams, T.; Ling, J.; Ostgathe, C. Revised Recommendations on Standards and Norms for Palliative Care in Europe from the European Association for Palliative Care (EAPC): A Delphi Study. Palliat. Med. 2022, 36, 680–697.

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L'articolo Memoria dell’audizione tenutasi in Regione Liguria il 29 giugno 2026 proviene da Associazione Luca Coscioni.


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Diego Silvestri a Vicenza per l’incontro “Fine vita. Le scelte che attendono il Veneto”

📍 Villa Lattes, Vicenza
📅 Martedì 30 giugno
🕣 Ore 20:30


Diego Silvestri, medico e coordinatore Cellula Coscioni Vicenza Padova, parteciperà all’incontro pubblico “Fine vita. Le scelte che attendono il Veneto”, insieme a Valentina Montan, medico oncologo e responsabile del Gruppo Sanità ORA! – Veneto

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sulle scelte di fine vita, sui diritti delle persone e sulle prospettive aperte anche in Veneto dalla necessità di garantire procedure chiare, tempi celeri e rispetto dell’autodeterminazione.

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La Cellula Coscioni Trieste-Gorizia organizza un incontro sugli psichedelici

📍 Knulp, Via della Madonna del Mare 7a, Trieste
📅 Martedì 30 giugno 2026
🕡 Ore 18:30


La Cellula Coscioni Trieste-Gorizia organizza l’incontro “Psichedelici. Storia, neurobiologia e potenziale terapeutico”, per approfondire senza pregiudizi il tema delle sostanze psichedeliche e le loro possibili applicazioni terapeutiche.

L’incontro sarà curato da Marco Marino, studente magistrale in Chimica all’Università di Trieste, e Giovanni Avelli, studente magistrale in Neuroscienze all’Università di Trento. La presentazione sarà affidata a Gabriele Isola Guidugli, coordinatore della Cellula Coscioni Trieste-Gorizia.

L’iniziativa sarà un’occasione per conoscere la storia, i meccanismi neurobiologici e le prospettive di ricerca legate agli psichedelici, promuovendo un confronto informato sul loro potenziale terapeutico.

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Pubblicata la versione aggiornata di “Mai dati” sull’aborto


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L’indagine, che diffonde i dati al 2024 e, in alcuni casi, al 2025, vede il farmacologico che supera il 50% in 15 Regioni su 17

Ottenuti tramite accessi civici effettuati da Chiara Lalli e Sonia Montegiove, i dati fotografano la situazione al 2024 e, in alcuni casi, al 2025, superando quelli dell’ultima relazione pubblicata dal Ministero, che erano fermi al 2023


Le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove: “Dieci anni dopo il FOIA, molte pubbliche amministrazioni non rispondono agli accessi civici nei tempi previsti (30 giorni) e spesso inviano formati diversi, dati incompleti e non di qualità. Inoltre quei dati presentano un altro problema: appena inviati sono già vecchi. Servirebbe proprio un altro modo di pubblicare quei dati, cioè in tempo reale”.


Mentre l’ultima relazione del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 194 ha i dati del 2023 (cioè di 3 anni fa!), le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove rendono disponibili, per l’Associazione Luca Coscioni e in collaborazione con l’Associazione OnData, dati più recenti ottenuti tramite accessi civici alle Regioni nell’ambito della campagna “Mai dati”.

I dati sono scaricabili dal repository GitHub di Liberiamoli tutti!, un progetto a cura di ActionAID Italia, info.nodes, OnData e Traspareny International Italia, all’indirizzo github.com/ondata/liberiamoli-… e sono del 2024 e, in parte, del 2025 riguardo al numero degli aborti chirurgici e farmacologici.

Nel 2024 il ricorso all’aborto farmacologico è ormai prevalente: in 15 delle 17 Regioni che hanno risposto all’accesso civico con dati completi supera il 50% delle IVG totali. In cinque Regioni – Molise, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria – supera il 70%, con un picco nel 2024 dell’88,7% in Molise, mentre valori più bassi si registrano in Friuli-Venezia Giulia (40,2%) e Marche (41,5%).

La crescita di IVG farmacologica tra il 2023 e il 2024 è significativa ma disomogenea: la Sardegna registra un aumento di +16,5 punti percentuali, il Veneto +8,7% e la Sicilia +8,2%, mentre l’Umbria (-4,2%) mostra una lieve flessione.

➡ Dati incompleti, non disaggregati e difficili da riutilizzare


I dati presentati nelle relazioni ministeriali non sono solo vecchi ma sono aggregati per media regionale e quindi poco utili.

Per quanto riguarda invece i dati inviati in seguito alla richiesta di accesso civico, come già detto, in molti casi non sono rilasciati in formato aperto e riusabile e spesso in formati diversi, che rende la trascrizione e il controllo più difficili: restano tabelle parziali, documenti non standardizzati o informazioni che non consentono elaborazioni indipendenti e confronti omogenei nel tempo. Solo a partire dal 2022 il Ministero della Salute ha iniziato a pubblicare alcune tabelle in formato .xls, ma sempre su aggregate per media regionale e quindi non per singola struttura, che sarebbe l’unico modo utile di averli

Il risultato è che, a dieci anni dall’introduzione del FOIA, l’accesso ai dati sui diritti fondamentali continua a passare da richieste alle singole amministrazioni, invece che da una pubblicazione sistematica, aggiornata in tempo reale, aperta e realmente confrontabile.

➡ Disomogeneità nella disponibilità dei dati tra Regioni


Emergono inoltre forti disomogeneità nella disponibilità dei dati: il Piemonte non fornisce dati validati per il triennio 2023–2025; la Calabria non trasmette dati numerici, la Provincia autonoma di Trento rimanda alle singole strutture. Il Friuli-Venezia Giulia e la Liguria restituiscono dati che potrebbero essere parziali rispetto all’attività reale, mentre: la Toscana, l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Abruzzo non hanno inviato ancora dei dati completi del 2025.

Il FOIA (Freedom of Information Act), introdotto in Italia con il decreto legislativo 97/2016 ed entrato in vigore il 23 giugno 2016, è la legge che consente a chiunque di chiedere e ottenere documenti, dati e informazioni dalla pubblica amministrazione senza dover dimostrare un interesse personale

A dieci anni dalla sua introduzione, tuttavia, il FOIA continua a essere utilizzato per ottenere dati che dovrebbero essere già pubblici, aggiornati e facilmente accessibili. Non solo sull’aborto, ma anche in altri ambiti di monitoraggio civico: dalla campagna “Mai dati” all’Osservatorio PEBA sui piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, dall’Osservatorio DAT sul testamento biologico fino agli accessi agli atti sulla salute in carcere e sulle richieste di suicidio medicalmente assistito.

In molti casi i dati non sono disponibili, non sono aggiornati o sono dispersi in formati non uniformi e non confrontabili. In altri casi sono formalmente pubblici ma difficili da reperire tra siti istituzionali diversi.

“Non è pensabile che non ci sia ancora l’accesso alle informazioni su un servizio come l’interruzione volontaria della gravidanza o sugli altri diritti fondamentali e servizi pubblici”, continuano Chiara Lalli e Sonia Montegiove. “Il FOIA resta uno strumento importante, ma non può sostituire una politica dei dati aperti, aggiornati e realmente accessibili. Oggi chiediamo un passo ulteriore: pubblicazione sistematica, standardizzata e disaggregata dei dati, senza costringere ogni volta a mandare centinaia di richieste per ottenerli“.

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Abbiamo lanciato la mappa sullo stato di regolamentazione degli psichedelici nel Mondo


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Secondo il nostro studio, in 43 Paesi è sono consentite ricerca o applicazioni terapeutiche sugli psichedelici


In occasione della Giornata mondiale per la lotta al narcotraffico e le dipendenze del 26 giugno, l’Associazione Luca Coscioni lancia un sito che mappa quanto nel mondo è in atto sugli psichedelici in termini di ricerca e applicazioni terapeutiche, nell’ambito della campagna “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”.

➡ La mappa


La mappa presenta cosa avviene dove, passando in rassegna la situazione di 43 tra Stati membri dell’Onu e territori segnalando modelli normativi differenti e sovrapposti.


La mappa è stata curata da Peppe Brescia e Alessandro De Luca ed è parte delle attività dell’Associazione Luca Coscioni e della campagna “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”. Se hai problemi di visualizzazione CLICCA QUI


In 15 Paesi sono attivi trial clinici o programmi di ricerca sperimentale, in 11 esistono forme di utilizzo medico e in 26, tra Stati e territori, sono presenti altre modalità di accesso o riconoscimento – dall’uso rituale alla depenalizzazione, dai programmi di uso compassionevole ai percorsi terapeutici privati. Negli altri casi lo status risulta non definito.

➡ Dichiarazione di Claudia Moretti e Marco Perduca, coordinatori della campagna “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”


“Nella giornata in cui nel mondo si ripetono le solite formule di “contrasto” al narcotraffico e le dipendenze, pubblichiamo una mappa che mostra come, anche là dove il proibizionismo resta purtroppo il modello nazionale, si investe nell’uso medico-scientifico delle sostanze sotto controllo internazionale, uso non solo previsto ma incoraggiato dalle tre Convenzioni delle Nazioni unite in materia di sostanze psicoattive.

Ferma restando la necessità di una riforma della legge italiana sulle droghe (309/90), occorre investire, o non ostacolare, il progresso scientifico che sta producendo risultati incoraggianti in termini di uso psicoterapeutico, in particolare, degli psichedelici, che in alcuni casi hanno dimostrato la loro efficacia anche nella cura delle dipendenze. Come abbiamo chiarito più volte e in più sedi, la normativa italiana non proibisce tali applicazione, occorre che le istituzioni competenti facciano tesoro di questa opportunità per portare l’Italia al livello di altri partner europei e non. Il primo trial dell’ASL abruzzese coordinato dal Prof. Martinotti è un esempio di ciò che può, e noi diciamo deve, esser fatto. Nelle prossime settimane pubblicheremo altri documenti che possono concorrere allo sblocco della situazione italiana”.

La mappa evidenzia una pluralità di approcci: dall’utilizzo medico ai trial clinici, dai percorsi terapeutici alla ricerca sperimentale, fino agli usi rituali e tradizionali. Le molecole coinvolte sono: psilocibina, MDMA, LSD, ketamina, DMT, ayahuasca, ibogaina e peyote, mentre le condizioni per cui le si impiegano vanno dalla depressione resistente allo stress post-traumatico, dalle dipendenze di sostanze o comportamentali ad altre malattie rare come la SLA.

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Francesca Re a Orvieto per l’incontro “PMA (e GPA) per tutte”

📍 Rosarja Ceramiche, Via Beato Angelico 4, Orvieto
📅 Venerdì 3 luglio
🕕 Ore 18:00


Francesca Re, avvocata e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “PMA (e GPA) per tutte”, dedicato ai diritti riproduttivi, alla procreazione medicalmente assistita e alla gestazione per altri. Insieme a Francesca Re interverranno Marilena Grassadonia, ufficio Diritti LGBT+ del Comune di Roma, e l’attivista Francesco Rellini.

L’appuntamento si inserisce nella cornice di Umbria Pride a Orvieto ed è promosso con la partecipazione della Cellula Coscioni Orvieto, di Omphalos, di Umbria Pride, del Centro contro le discriminazioni e di Visit Orvieto.
Per il programma completo delle iniziative di Umbria Pride a Orvieto, consultare la locandina.

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La Cellula Coscioni Bologna organizza a San Lazzaro di Savena uno sportello informativo sulle DAT

📍 Sportello per il Cittadino, Piazza Bracci 1, San Lazzaro di Savena
📅 Mercoledì 1 luglio 2026
🕙 Dalle ore 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Bologna, in collaborazione con il Comune di San Lazzaro di Savena, promuove uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), previste dalla legge n. 219 del 2017.

Lo sportello è uno spazio di informazione per chi desidera comprendere come redigere e depositare le proprie DAT, comunemente conosciute come testamento biologico.

Per maggiori informazioni: cellulabologna@associazionelucacoscioni.it

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È stato pubblicato il XVII Libro Bianco sulle Droghe dal titolo “E non sono pazzi”


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Riportando i dati del 2025, il Libro Bianco fa da contraltare alla Relazione del Governo. QUI è possibile scaricarlo

La presentazione è avvenuta il 24 giugno alla presenza del Sottosegretario Mantovano


La prima parte della XVII edizione del Libro Bianco sulle droghe traccia un bilancio delle politiche sulle sostanze del Governo Meloni e analizza il pensiero e l’azione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano. Dopo la Conferenza nazionale governativa e la Controconferenza promossa dalla rete per la riforma delle politiche sulle droghe nel novembre 2025, il Libro Bianco riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sostanze, servizi, marginalità e carcere.

Particolare attenzione è dedicata ai provvedimenti più recenti, dal secondo decreto sicurezza alla proposta delle cosiddette comunità-prigione: misure che rafforzano il ricorso alla sanzione penale e rischiano di aggravare ulteriormente l’impatto della repressione sulle persone più vulnerabili.

— Il contesto internazionale —


La seconda parte del Libro Bianco, come consuetudine, approfondisce lo scenario internazionale delle politiche sulle droghe. Nel caos globale, la war on drugs conferma il proprio ruolo di strumento di guerra, controllo, neocolonialismo e violazione dei diritti umani.

Il volume analizza inoltre i dati europei più recenti diffusi dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, EUDA, mostrando come mercati e sostanze cambino più rapidamente delle politiche chiamate a governarli. Completano questa sezione le riflessioni sul rapporto tra proibizionismo, crisi climatica ed ecocidio, sull’accesso alle terapie psichedeliche e sulla mancata riclassificazione internazionale della foglia di coca.

— Droghe e repressione: i dati in pillole —


A diciassette anni dalla prima edizione del Libro Bianco, i dati confermano la centralità della legislazione antidroga nel funzionamento del sistema penale e penitenziario italiano. L’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti continua a rappresentare uno dei principali canali di ingresso in carcere.

Gli effetti della legge Jervolino-Vassalli non possono più essere considerati conseguenze impreviste o collaterali: dopo trentacinque anni di applicazione, sono un elemento strutturale del modello proibizionista italiano. La decarcerizzazione passa necessariamente attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze. Al contrario, le politiche di tolleranza zero e controllo sociale continuano a fondarsi sulla loro criminalizzazione.

Le simulazioni contenute nel Libro Bianco mostrano che, senza i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso avverrebbe escludendo dal calcolo le persone detenute certificate come tossicodipendenti. Si tratta di simulazioni indicative, che rendono però evidente il peso decisivo della legislazione antidroga e della mancata presa in carico territoriale delle dipendenze.

➡ Un ingresso in carcere su 4 è legato all’articolo 73


Dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in carcere del 3,4%. Calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico: sono 10.784 su 42.005, pari al 25,7% del totale.

La riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia minima: l’anno precedente erano il 25,8%. In altre parole, ancora oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe.

➡ A fine del 2025, quasi 64mila persone erano detenute


Al 31 dicembre 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 63.499, contro le 61.861 dell’anno precedente.

Di queste:

  • 13.735 erano ristrette per il solo articolo 73;
  • 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74;
  • 1.020 per il solo articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze.

Complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in carcere per violazione del DPR 309/1990. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%.

➡ Sempre più persone tossicodipendenti sono in carcere


Continua a crescere, sia in termini assoluti sia percentuali, il numero delle persone detenute definite e certificate come tossicodipendenti. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi.

➡ Oltre 200mila persone coinvolte in procedimenti per droghe


Pur in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, i dati dei tribunali mostrano l’enorme peso della normativa antidroga sul sistema giudiziario.

Al 31 dicembre 2025 risultavano coinvolte in procedimenti penali pendenti:

  • 156.179 persone per violazione dell’articolo 73;
  • 46.001 persone per violazione dell’articolo 74.

Nel complesso sono dunque oltre 202.000 le persone coinvolte in procedimenti pendenti per i due principali reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti. Il 77,2% è coinvolto in procedimenti per articolo 73. È un’ulteriore conferma di come la repressione si concentri soprattutto sui livelli più bassi della circolazione delle sostanze, più che sui vertici delle organizzazioni criminali.

➡ Quasi 100mila persone nell’area penale esterna


La crescita non riguarda soltanto il carcere. Continua ad ampliarsi anche l’area del controllo penale esterno. Al 31 dicembre 2025 erano 99.447 le persone in carico per misure alternative, pene e sanzioni sostitutive, misure e sanzioni di comunità, messa alla prova e misure di sicurezza.

Sono quasi 6.000 in più rispetto al 2024, con un aumento del 6,4%. Le misure alternative dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale per limitare il ricorso alla detenzione. Tuttavia, in un sistema che non riduce gli ingressi nell’area penale, rischiano semplicemente di affiancarsi al carcere invece di sostituirlo, ampliando ulteriormente il numero delle persone sottoposte a controllo. Sommando carcere e area penale esterna, il sistema a fine 2025 coinvolge oltre 160.000 persone.

➡ 39.188 segnalazioni per uso personale


I dati sulle segnalazioni amministrative si consolidano molto lentamente e devono quindi essere letti con cautela. Per il 2025 risultano al momento registrate 39.188 segnalazioni per detenzione di sostanze destinate all’uso personale. Di queste, 12.062, circa il 31%, si sono concluse con una sanzione amministrativa. Le conseguenze più frequenti sono la sospensione, o il divieto di conseguire, la patente e il passaporto. Tali sanzioni vengono applicate anche in assenza di uno specifico comportamento pericoloso da parte della persona segnalata.

➡ La repressione nel consumo colpisce soprattutto la cannabis


La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis.

Nel 2025:

  • il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis;
  • il 17% la cocaina;
  • il 2% l’eroina;
  • le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale.

Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato derivati della cannabis.

➡ 3.564 minori segnalati: il 97,1% è per cannabis


Nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minorenni. La quasi totalità, il 97,1%, è stata segnalata per cannabis. Migliaia di adolescenti entrano così in un percorso amministrativo e sanzionatorio che produce stigma e può avere conseguenze desocializzanti e controproducenti. La presunta funzione terapeutica della segnalazione al prefetto è ormai quasi scomparsa.

Solo 412 persone sono state invitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario, contro le 3.008 del 2007. Anche gli inviti a rivolgersi ai SerD continuano a diminuire e nel 2025 sono stati 3.268. Il sistema appare quindi sempre meno orientato alla salute e sempre più concentrato sulla sanzione.

➡ Le proposte di riforma


In appendice il Libro Bianco raccoglie le principali proposte legislative promosse dalla società civile per superare l’attuale modello proibizionista. Tra queste: la depenalizzazione del consumo, la riforma del Testo Unico sugli stupefacenti, il rafforzamento delle misure alternative e della riduzione del danno, la regolamentazione legale della cannabis e la depenalizzazione della coltivazione per uso personale e in forma associata.

Il Libro Bianco 2026 contiene contributi di: Stefano Anastasia, Franco Corleone, Maurizio Cianchella, Hassan Bassi, Leonardo Fiorentini, Stefano Vecchio, Caterina Pozzi, Denise Amerini, Susanna Ronconi, Peppe Brescia, Marco Cappato e Claudia Moretti, Paolo Nencini, Patrizio Gonnella.

L'articolo È stato pubblicato il XVII Libro Bianco sulle Droghe dal titolo “E non sono pazzi” proviene da Associazione Luca Coscioni.


RSA e rette: il contratto che hai firmato potrebbe non valere nulla. La giurisprudenza lo dice da anni, qualcuno finge di non saperlo


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I Tribunali di merito e di legittimità si pronunciano ormai con regolarità sullo spinoso tema delle rette di ricovero di disabili e anziani non autosufficienti nelle RSA, in particolare su quelle per i malati di Alzheimer e demenze gravi.

Un ambito in cui il diritto alla salute — sancito dall’articolo 32 della Costituzione, declinato nei LEA (artt. 29 e 30 Dpcm12 gennaio 2017), e nelle norme del nostro sistema sanitario (Dlgs 502/92 e DPCM 14 febbraio 2001) ribadito dalla Cassazione in decine di pronunce — si scontra ogni giorno con la realtà di famiglie che firmano contratti privati e pagano rette che non dovrebbero pagare, spesso per anni, spesso senza sapere di poter fare altrimenti.

Dopo la recente pronuncia del Tribunale di Firenze, l’ultima conferma arriva dal Tribunale di Castrovillari, sentenza n. 763/2026 del 29 maggio scorso. Una paziente con Alzheimer ricoverata nel maggio 2019, la famiglia che paga tutto in forza di un contratto firmato all’ingresso, la ASL che formalizza la presa in carico solo qualche mese dopo. Il Tribunale ha condannato la struttura a restituire 49.931 euro agli eredi, dichiarando nullo il contratto retroattivamente, fin dall’origine, anche per il periodo antecedente all’autorizzazione formale.

Una persona affetta da Alzheimer grave non ha bisogni assistenziali distinguibili da quelli sanitari: lavarsi, mangiare, muoversi non sono servizi alberghieri, sono atti terapeutici inseparabili dal percorso di cura. Le prestazioni che rientrano nei LEA non possono essere trasferite sulle famiglie tramite contratto privato, e il contratto che lo fa è nullo ab origine. Non lo dice solo Firenze o Castrovillari: lo dice la Cassazione da anni, e lo ha ribadito tra il 27 e il 28 maggio scorsi con cinque nuove ordinanze sullo stesso principio depositate in quarantotto ore.

Le strutture continuano a far firmare quei contratti e non soltanto per le quote sociali (quelle parti di retta che possono gravare, in base all’ISEE sociosanitario per residenze sul paziente, ma solo sul paziente e non anche sul familiare), ma anche per le quote sanitarie, di competenza del SSN.

Il divario tra il diritto formalmente riconosciuto e la sua effettiva accessibilità è esso stesso una violazione — strutturale, sistemica, che non nasce dall’assenza di norme ma dalla loro deliberata non applicazione da parte di soggetti che quelle norme le conoscono benissimo. Le RSA che propongono contratti privatistici alle famiglie di pazienti con demenza grave non operano in una zona grigia giuridica: operano ormai in piena luce, in senso contrario a un orientamento giurisprudenziale che non lascia spazio a interpretazioni.

Purtroppo lo fanno perché funziona: la maggior parte delle famiglie non impugna quei contratti. Paga, si indebita, talvolta vende casa, perché il carico assistenziale emotivo è già insostenibile e aggiungere una battaglia legale è spesso impossibile. Non è un problema di mercato che si autocorregge: è un problema di potere asimmetrico, anche informativo, che richiede presidio civile e politico.

➡ I numeri rendono l’urgenza evidente


Secondo il report The Prevalence of Dementia in Europe 2025 di Alzheimer Europe (QUI il PDF), pubblicato il 28 gennaio 2026, in Italia vivono oggi 1.436.859 persone con demenza — 491.187 uomini e 945.672 donne — con una prevalenza del 2,43% sulla popolazione, la più alta nell’intera UE. Entro il 2050, sommando le proiezioni di genere pubblicate dalla Federazione Alzheimer Italia, si arriva a oltre 2,2 milioni: un aumento del 54% in venticinque anni. Ogni persona con demenza è quasi sempre anche una famiglia che si troverà davanti a un contratto da firmare, in un paese che non ha ancora una legge organica sulla non autosufficienza nonostante se ne parli da decenni. Il problema non è destinato a ridursi: è destinato a moltiplicarsi.

➡ Cosa fare se ci si trova in questa situazione


Se state gestendo l’ingresso di un familiare in una RSA, leggete il contratto prima di firmarlo con attenzione alle clausole di impegno economico dei familiari, chiedete se la struttura è accreditata e/o convenzionata per le prestazioni sociosanitarie integrate e da quando decorre l’eventuale autorizzazione ASL. Se la patologia è neurodegenerativa grave, le probabilità che le prestazioni rientrino nella copertura pubblica sono molto alte. Se avete già firmato e state già pagando, non date per scontato che quei soldi siano perduti: la giurisprudenza consente di agire per il recupero delle somme versate anche retroattivamente e anche dopo la morte del paziente, come dimostra la sentenza di Firenze e oggi anche quella di Castrovillari.

➡ Quello che chiediamo


Come Associazione Luca Coscioni riteniamo che la tutela dei diritti non possa dipendere dalla capacità individuale di conoscerli e farli valere in giudizio. Finché la materia non sarà presa in carico nelle competenti sedi della politica e della programmazione sociosanitaria che affronti con competenza lungimiranza e principio di realtà l’enorme problema della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione, continueremo a fare quello che possiamo: informare. Perché il diritto che non si conosce non esiste.

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Il Fine vita è tornato per l’ottava volta in Corte costituzionale


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Il caso è quello di “Paola”, malata di Parkinson bolognese, accompagnata in Svizzera da Felicetta Maltese e Virginia Fiume, volontarie di Soccorso Civile, che si sono autodenunciate insieme a Marco Cappato: sono indagati per un reato punito con il carcere da 5 a 12 anni

Filomena Gallo in udienza: “Il problema non è più interpretare il requisito del trattamento di sostegno vitale, ma verificarne la ragionevolezza costituzionale”. Marco Cappato commenta: “Nell’inerzia del Parlamento, mi auguro che la Consulta ponga fine alla discriminazione di persone costrette ad andare in Svizzera per un diritto che hanno in Italia”


Nelle scorse ore si è svolta l’udienza pubblica presso la Corte costituzionale* sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal GIP di Bologna nel procedimento a carico di Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume per l’aiuto prestato a Paola Ruffi, cittadina bolognese affetta da Parkinson, accompagnata nel 2023 in Svizzera per accedere al suicidio assistito. La sesta udienza a seguito di questione di legittimità sollevata da un tribunale ed è l’ottava volta che che la Corte discute di fine vita includendo sia legge regionale della Toscana e l’ammissibilità del referendum sull’articolo 579 del codice penale.

Felicetta Maltese e Virginia Fiume, volontarie di Soccorso Civile, e Marco Cappato, in qualità di responsabile legale dell’Associazione, si sono autodenunciati per averla aiutata. Il reato contestato è quello di aiuto al suicidio, punito con una pena da 5 a 12 anni di reclusione.

La questione sottoposta alla Corte riguarda ancora una volta il requisito dei trattamenti di sostegno vitale previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Secondo quella decisione, una persona può accedere legalmente al suicidio assistito se è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Paola Ruffi possedeva tutti questi requisiti, a eccezione dell’ultimo. Non dipendeva infatti da macchinari o da trattamenti salvavita in senso tradizionale, ma da assistenza continuativa. Proprio per questo il GIP di Bologna ha chiesto alla Corte di verificare se il requisito del trattamento di sostegno vitale sia ancora costituzionalmente ragionevole quando tutti gli altri presupposti risultano presenti.

Nel corso dell’udienza l’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e difensora delle parti, che ha coordinato il collegio legale (che, nella discussione pubblica, è stato formato anche dalle avvocate Benedetta Liberali, Irene Pellizzone e dall’avvocato Francesco Di Paola) ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alla Corte di porre fine a una discriminazione che oggi dipende non dalla sofferenza della persona o dalla gravità della malattia, ma dal modo in cui quella malattia si manifesta o viene trattata. La Costituzione non può chiedere a una persona di peggiorare, di attendere un ulteriore aggravamento o di dipendere da un macchinario per vedere riconosciuta una libertà che, sotto ogni altro profilo, le appartiene già. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di verificare la ragionevolezza costituzionale del requisito del trattamento di sostegno vitale”.

➡ Dichiarazione di Marco Cappato


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Anche dopo le sentenze della Corte costituzionale continuano a verificarsi situazioni in cui persone che avrebbero diritto all’aiuto medico a morire sono costrette a andare all’estero o ad attendere il peggioramento della propria condizione. Per questo continuiamo ad assumerci pubblicamente la responsabilità di aiutarle autodenunciandoci. Ci auguriamo che la Corte prenda una decisione in grado di superare le discriminazioni tra malati, anche considerando l’inerzia del Parlamento.


➡ L’intervento di Roberto


È intervenuto da remoto nel giudizio anche Roberto, paziente oncologico cui è stato negato l’accesso al suicidio assistito per la presunta mancanza del requisito del trattamento di sostegno vitale. Queste, le sue parole:

Nel 2018 il mio tumore è divenuto più attivo, avviando il mio peggioramento lento e senza sosta. Ora sono segnato dalle crisi epilettiche, dalla debolezza, dalla difficoltà a camminare, dai problemi di equilibrio, dagli innumerevoli effetti che il tumore genera per la sua forma diffusa che lo fa agire su aree diverse del sistema nervoso, sia centrale che periferico.

Non ho voluto un intervento chirurgico perché la forma stellare e la diffusione impediscono la rimozione del cancro, che verrebbe a malapena ridotto. L’intervento, inoltre, comporta rischi di paralisi degli arti, perdita della parola e, vista la vicinanza di una delle principali arterie cerebrali, anche di coma. Non conoscendo la tipologia, la chemioterapia sarebbe inefficace mentre la radioterapia è impossibile per la forma del tumore. Il mio status è sempre più difficile da sopportare, ormai fatico a tollerare la mia vita per la perdita di autonomia e dignità.

Cammino solo con deambulatore o bastone. In molti momenti della giornata sono assente e confuso, soprattutto sul finire del giorno, perciò non sono più in grado di avere una normale vita sociale. Inevitabile aspirare a porre fine alla mia vita e questo mi induce a considerare insoddisfacente e grave il fatto che chi desidera percorrere come ritiene adeguato la fase finale della sua vita veda i suoi diritti ignorati: è costretto ad affidarsi al tribunale sperando così di superare l’assenza di una legge, conseguenza dell’inerzia del legislatore, che si ostina a non deliberare così da soddisfare l’aspettativa di oltre il 70% della popolazione, favorevole al suicidio assistito e al suo inserimento nella legislazione nazionale.

Inserimento che deve avvenire in modo adeguato così che si apra un percorso chiaro e privo di incertezze, che consenta, a chi lo desidera, di concludere la sua esistenza senza doversi più confrontare con la rigidità di ASL che, nel vuoto di legge, affermano la propria posizione ideologica negativa sul suicidio assistito, lasciando così soffrire i pazienti. L’Italia ha bisogno di una legge chiara, che apra senza incertezze la strada per porre fine alla propria vita quando comporta insopportabile sofferenza e perdita di autonomia e dignità


➡ L’intervento di Carlo e Marco Gentili


Sono, quindi, intervenuti anche Carlo e Marco Gentili, persone affette da SLA che chiedono di non essere discriminate in futuro qualora decidessero di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.

↓ LA VIDEO DICHIARAZIONE DI CARLO E MARCO GENTILI↓

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La decisione della Corte riguarda direttamente il nostro futuro. Per questo motivo siamo intervenuti nel giudizio e abbiamo voluto essere presenti fisicamente in Corte. Conviviamo con la SLA dall’infanzia e dipendiamo in tutto dall’assistenza di nostra madre e delle persone che ci aiutano ogni giorno. Oggi non vogliamo morire. Ma riteniamo che il riconoscimento di una libertà fondamentale non debba dipendere dalla presenza di un macchinario o da uno specifico trattamento sanitario.

Chiediamo che, qualora un giorno decidessimo di intraprendere questo percorso, la nostra situazione sia valutata secondo criteri uguali e ragionevoli, senza discriminazioni legate alla tipologia della malattia o delle cure ricevute.

Per noi questa non è una questione teorica. È la possibilità di affrontare il futuro con la serenità di sapere che, se la nostra condizione dovesse diventare per noi insopportabile, non saremo esclusi da una scelta che la Costituzione già riconosce ad altri cittadini che si sono trovati nelle nostre stesse condizioni sostanziali.


Avevano inoltre chiesto di intervenire Stefano e Mariasole (entrambi nomi di fantasia). “Stefano”, dopo avere ricevuto due dinieghi da parte della propria ASL nonostante fosse sottoposto a ossigenoterapia, terapia insulinica e catetere permanente, è morto prima della decisione della Corte sull’ammissibilità dell’intervento.

Mariasole“, affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo, ha ottenuto il riconoscimento dei requisiti solo dopo mesi di attesa, una diffida, un ricorso d’urgenza e un aggravamento clinico che l’ha condotta al rifiuto della nutrizione artificiale. Anche lei è morta. La Corte, decidendo sull’ammissibilità degli interventi, ha chiarito che l’interesse a intervenire nel giudizio costituzionale è personalissimo e non può essere trasmesso agli eredi.

➡ Approfondimento: Il Fine vita in Corte costituzionale


Nota: Il collegio di difesa e studio è stato composto dagli avvocati Filomena Gallo, Marilisa D’Amico, Francesco Di Paola, Benedetta Liberali, Irene Pellizzone, Francesca Re, Alessia Cicatelli, Niccolò Panigada, Roberto D’Andrea.

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Emanuela Soresini e Simone Galimberti a Cologno Monzese per l’incontro “Barriere architettoniche e PEBA”

📍 Sala Fallaci, Piazza San Matteo 24, Cologno Monzese
📅 Sabato 21 giugno 2026
🕒 Ore 15:00


Emanuela Soresini, coordinatrice Cellula Coscioni Lodi e Simone Galimberti, coordinatore Cellula Coscioni Lecco parteciperanno, al terzo incontro del Disability Pride Milano 2026, dedicato al tema delle barriere architettoniche e dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA).

Nel loro intervento presenteranno l’indagine dell’Associazione Luca Coscioni “I PEBA nei capoluoghi italiani a 40 anni dalla legge istitutiva”, per fare il punto sulla diffusione e sull’attuazione di uno strumento essenziale per rendere città e spazi pubblici realmente accessibili.

L’incontro, moderato da Maurizio Attanasi del Comitato ColognoZeroBarriere, vedrà il confronto fra esperti, attivisti e istituzioni, con i saluti dell’Amministrazione comunale di Cologno Monzese.

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del Disability Pride Milano 2026, con il patrocinio della Città di Cologno Monzese.
QUI la locandina completa

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Per la Giornata mondiale degli psichedelici abbiamo realizzato una mappa internazionale sullo stato delle regolamentazioni


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In 43 paesi emergono modelli di accesso tra ricerca, uso medico e regolamentazione


In occasione della Giornata mondiale degli psichedelici del 20 giugno, l’Associazione Luca Coscioni pubblica una mappa internazionale sullo stato delle regolamentazioni relative alle sostanze psichedeliche e alle terapie psichedeliche assistite, nell’ambito della campagna L’Italia apra alle terapie psichedeliche.

La mappa censisce tutti i Paesi e territori del mondo evidenziando la presenza di modelli normativi differenti e sovrapposti. In 15 Paesi sono attivi trial clinici o programmi di ricerca sperimentale, in 11 Paesi esistono forme di utilizzo medico e in 26 Paesi e territori sono presenti altre modalità di accesso o riconoscimento, che vanno dall’uso rituale alla depenalizzazione, dai programmi di uso compassionevole ai percorsi terapeutici privati. Negli altri casi lo status risulta non definito.

map visualization

Se hai problemi di visualizzazione della mappa, CLICCA QUI


Il quadro evidenzia una crescente pluralità di approcci regolatori: dall’utilizzo medico ai trial clinici, dai percorsi terapeutici alla ricerca sperimentale, fino agli usi rituali e tradizionali. Le molecole coinvolte includono psilocibina, MDMA, LSD, ketamina, DMT, ayahuasca, ibogaina e peyote, oggi al centro di un crescente interesse scientifico per il trattamento di depressione resistente, stress post-traumatico, dipendenze e altre condizioni cliniche.

Negli ultimi anni il dibattito internazionale è profondamente cambiato, passando da una lettura esclusivamente proibizionista a un approccio sempre più orientato alla ricerca e alla sperimentazione clinica.

➡ Dichiarazione di Marco Perduca, coordinatore della campagna “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”


La mappa mostra che nel mondo non si discute più se studiare gli psichedelici, ma come farlo in modo sicuro, regolamentato e fondato sulle evidenze scientifiche, dall’utilizzo medico ai trial clinici, dai programmi di accesso terapeutico agli usi rituali e tradizionali. La pluralità dei modelli normativi conferma che queste sostanze non sono più considerate esclusivamente attraverso la lente del controllo penale e della proibizione, ma sono oggi oggetto di un crescente interesse scientifico e clinico per il trattamento di depressione resistente, stress post-traumatico, dipendenze e ansia associata a malattie terminali. La mappa rappresenta uno strumento informativo e comparativo per comprendere le tendenze globali e il progressivo sviluppo dei diversi modelli normativi nel mondo».

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Nella Giornata mondiale sulla SLA le voci di chi convive con la malattia e l’appello per una giusta assistenza


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In occasione del Global Day sulla SLA, che si celebra ogni anno il 21 giugno, il programma radiofonico dell’Associazione Luca Coscioni “Il Maratoneta” – in onda ogni sabato alle ore 14:30 su Radio Radicale – dedica la puntata di sabato 20 giugno all’approfondimento della condizione di chi convive con la Sclerosi Laterale Amiotrofica, dell’assistenza, della ricerca e di chi se ne prende cura.

➡ La testimonianza di Sabrina Di Giulio


Al centro della puntata la voce di Sabrina Di Giulio, Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, che da 31 anni convive con la SLA – una malattia la cui prognosi è solitamente infausta entro 3-5 anni – e che per questo si definisce “una sopravvissuta”.

Sabrina interviene attraverso un sintetizzatore vocale, ricostruendo il percorso che da insegnante di educazione fisica nella scuola elementare l’ha portata, dopo una perdita di forza al braccio sinistro e i successivi problemi di deglutizione, respirazione e linguaggio, a dover reinventare completamente la propria vita. Un esordio che definisce un autentico “tsunami”, capace di farla precipitare “dalla giovinezza alla vecchiaia nel giro di un anno”.

Dopo un primo periodo di disperazione, racconta di aver trovato la forza di reagire soprattutto per il figlio, che descrive come la sua più grande motivazione a combattere. Sabrina vive oggi una condizione di totale non autosufficienza, con bisogno di assistenza 24 ore su 24 per ogni aspetto della vita quotidiana: igiene personale, alimentazione tramite PEG, respirazione tramite NIV, mobilità e comunicazione.

La sua testimonianza pone anche una questione politica ed economica: nel Lazio risulta assistita dal servizio sanitario per 16 ore al giorno, “un aiuto già molto importante”, ma che lascia scoperto un vuoto di assistenza per il resto della giornata, coperto privatamente con l’assunzione di una badante e con costi considerevoli a carico della famiglia.

A questo si aggiunge la denuncia di Sabrina sui ritardi istituzionali: il Fondo per la disabilità gravissima della Regione Lazio è rimasto bloccato per 9 mesi, durante i quali ha dovuto provvedere da sola al pagamento dell’assistenza, con notevoli difficoltà.

Per Sabrina, la continuità dei finanziamenti è un problema cruciale, indispensabile per programmare un percorso di cura stabile. Anche per questo motivo un gruppo di persone con SLA e diverse associazioni hanno rivolto un appello al Ministro della Salute, sottoscritto da 44.000 firme, chiedendo uniformità dell’assistenza in tutta Italia, maggiori finanziamenti per la ricerca scientifica e un giusto riconoscimento per i caregiver.

➡ Il modello Viterbo: l’eccellenza possibile


Nella puntata “il Maratoneta” in onda sabato alle 14.30 su Radio Radicale interviene anche il Dott. Pietro Vecchiarelli, già primario al reparto di rianimazione dell’ospedale Belcolle di Viterbo, dalla cui iniziativa è nato un servizio di assistenza domiciliare integrata ad alta intensità (ADI-AI): un modello in cui il centro di rianimazione resta punto di riferimento costante per il paziente, garantendo un’ospedalizzazione domiciliare sicura.

È proprio in questa “isola felice”, come la definisce Sabrina Di Giulio, che lei stessa riceve il supporto quotidiano di operatori sociosanitari, infermieri, fisioterapista e logopedista. A Viterbo, 110 operatori socio-sanitari specializzati assistono circa 25 malati di SLA e altri pazienti in stato vegetativo o con gravi insufficienze respiratorie, riducendo le complicanze infettive tipiche delle degenze ospedaliere o in RSA.

➡ La voce dei caregiver


A raccontare l’altra faccia della malattia è Linda Parente, moglie dell’attore Massimo Lello, che descrive una quotidianità di isolamento, sentendosi “agli arresti domiciliari” in un costante stato di allerta che impedisce il sonno e il lavoro. Linda critica la gestione del welfare nella propria regione, le Marche, dove il bonus caregiver di circa 1000 euro mensili copre appena poche ore di assistenza professionale a settimana, lasciando il resto del carico su una sola persona. Una nota di speranza arriva dalla tecnologia: grazie al progetto NemoLab, Massimo Lello ha potuto ricostruire la propria voce con l’intelligenza artificiale, continuando a comunicare e a recitare nonostante la malattia.

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Fine vita, Napoli: “Irene”, 72enne malata di SLA, ha il via libera per il “suicidio assistito” ma attende da mesi il dispositivo già utilizzato nel caso di “Libera”


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QUI La storia completa di Irene

“Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. La libertà personale è un diritto umano inalienabile, chiedo soltanto che mi sia riconosciuto”


Dopo l’audizione al Senato del Presidente del CNR, Andrea Lenzi, che ha sollevato dubbi sulla disponibilità di strumenti per l’autosomministrazione del farmaco letale, l’Associazione Luca Coscioni rende nota la storia di “Irene” (nome di fantasia), 72 anni, residente in un comune vicino Napoli, malata di Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) dal 2020.

“Irene” è completamente paralizzata, non parla, respira attraverso ventilazione meccanica ed è alimentata artificialmente tramite la PEG. Il 29 aprile 2025 ha chiesto alla propria ASL la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito secondo quanto previsto dalla sentenza della Corte costituzionale “Cappato-Dj Fabo” (la 242 del 2019). A ottobre 2025 la commissione medica della ASL Napoli 3 Sud ha accertato il possesso di tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale.

Da allora, però, la procedura è ferma. L’ASL Napoli 3 Sud campana attende dall’AUSL Toscana Nord Ovest l’invio del programma e della strumentazione usata da Libera.


Essendo completamente paralizzata dal collo in giù, “Irene” non può autosomministrarsi il farmaco letale. L’unica modalità possibile è l’utilizzo del puntatore oculare che già usa per comunicare, collegato tramite un programma realizzato appositamente dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) – su ordine del tribunale di Firenze – e che consenta l’attivazione della pompa infusionale con cui si autosomministrerà il farmaco per il fine vita.

Si tratta dello stesso sistema già utilizzato nel marzo 2026 da “Libera”, la persona affetta da sclerosi multipla che in Toscana ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito dopo il provvedimento del tribunale di Firenze. L’ASL Napoli 3 Sud si è attivata da mesi per ottenere dall’AUSL Toscana Nord Ovest il trasferimento della strumentazione e del software già utilizzati nel caso di “Libera”. Tuttavia la procedura è tuttora bloccata.

Secondo quanto emerso nelle interlocuzioni tra le amministrazioni coinvolte con il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni che segue “Irene”, il ritardo sarebbe legato a ulteriori verifiche e adempimenti amministrativi poiché l’azienda toscana ritiene che debba essere effettuato un nuovo collaudo sul programma e la strumentazione per renderlo disponibile ad altre aziende sanitarie. Eppure la tecnologia è già stata sottoposta a prove di funzionalità, è stata ritenuta idonea nel procedimento davanti al tribunale di Firenze ed è stata concretamente utilizzata nel caso “Libera”. Anche l’Avvocatura dello Stato aveva chiarito che l’ulteriore collaudo indicato con parere dal Ministero della Salute aveva natura meramente raccomandatoria e non vincolante.

Nel frattempo, sono passati 14 mesi dalla richiesta iniziale di “Irene” e 8 mesi dalla conferma dei requisiti e la malattia sta avanzando.

➡ Le parole di “Irene”


Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. Riesco solo a vedere e ascoltare quello che mi accade intorno. Il resto la SLA se l’è preso. Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta.

Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione usata da ‘Libera’ che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l’uso del puntatore oculare. Ci sono ostacoli burocratici che non hanno senso. Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace.

Voglio andarmene serenamente, nella mia casa, nel mio letto, e guardare mio marito e mia figlia con l’amore di sempre, perché so che sarò finalmente libera. La libertà personale è un diritto umano inalienabile, chiedo soltanto che mi sia riconosciuto.


➡ La dichiarazione di Filomena Gallo


Dichiara Filomena Gallo, difensore di “Irene” con un ampio collegio legale (composto dall’avvocato Angelo Calandrini e dalle avvocate Francesca Re e Alessia Cicatelli) e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni:

“La tecnologia necessaria esiste, è stata sviluppata dal CNR, testata e già utilizzata nel caso di ‘Libera’. Per questo non ci siamo rivolti finora al tribunale: non occorre realizzare un nuovo dispositivo, ma semplicemente trasferire quello esistente e procedere alla taratura del puntatore oculare sulle condizioni cliniche di ‘Irene’.

Sono già disponibili a collaborare il medico che ha seguito ‘Libera’, gli ingegneri e i tecnici che hanno partecipato alle prove del sistema. Gli ultimi aggiornamenti fanno ritenere che il collaudo richiesto dall’azienda sanitaria toscana sia in fase di conclusione. Ce lo auguriamo, perché ‘Irene’ sta peggiorando rapidamente e rischia perfino di perdere la capacità di utilizzare il puntatore oculare. Se ci saranno ulteriori ritardi, saremo costretti a rivolgerci al tribunale per un ordine all’ASL toscana perché ‘Irene’, se perdesse la possibilità di usare il puntatore a causa del problema agli occhi, resterebbe prigioniera del suo corpo nella sofferenza estrema.

Il paradosso è che, mentre il Presidente del CNR sostiene che manchino strumenti disponibili, ma non è così, è stata realizzata Dipartimento di ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti (DIITET) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), una tecnologia già esistente e funzionante rischia di restare bloccata da ostacoli burocratici. ‘Irene’ chiede soltanto che venga resa effettiva una libertà che la Corte costituzionale le ha già riconosciuto”.

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Giulia Crivellini e Cristiana Zerosi a Zibido San Giacomo per l’incontro pubblico su “Liberi Subito”

📍 Sala Consiliare, Piazza Roma 1, Zibido San Giacomo
📅 Giovedì 25 giugno
🕘 Ore 21:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, e Cristiana Zerosi, coordinatrice della Cellula Coscioni Milano e membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno all’incontro pubblico “Scopri la legge regionale Liberi Subito”, dedicato al fine vita, ai diritti e alla libertà di scelta.

L’iniziativa, organizzata e promossa da Yuri Corisio, consigliere comunale e promotore della raccolta firme a Zibido San Giacomo, sarà una serata per informarsi, capire e confrontarsi su un tema fondamentale.

Durante l’incontro sarà approfondita la proposta di legge regionale “Liberi Subito”, che chiede procedure chiare e tempi celeri per le persone che richiedono l’accesso al morte medicalmente assistita.

Ingresso libero, cittadinanza invitata.

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La Cellula Coscioni Terni organizza un incontro informativo sul testamento biologico

📍 Centro Sociale Il Rivo APS, Via del Rivo 103, Terni
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Terni organizza un incontro informativo dedicato al testamento biologico o Dat (Disposizioni Anticipate di Trattamento) . L’iniziativa sarà un’occasione aperta alla cittadinanza per capire come si possono redigere e in che modo depositarle.

L’incontro si terrà presso il Centro Sociale Il Rivo APS e offrirà uno spazio di informazione e confronto sui diritti, sulla libertà di scelta e sulle possibilità previste dalla legge per esprimere le proprie volontà sui trattamenti sanitari.

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Marco Cappato a Roma per parlare di diritti in Europa

📍 Cardo, Viale del Pattinaggio 100, Roma – EUR
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕑 Ore 14:00


Marco Cappato tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni parteciperà all’iniziativa “L’Europa che vogliamo”, promossa dalla Delegazione PD al Parlamento Europeo per incontrare le forze sociali, produttive e culturali del Paese.

L’incontro sarà un’occasione di confronto sul futuro dell’Unione Europea, sulle sfide democratiche, sociali e culturali del processo di integrazione e sulla necessità di costruire un’Europa capace di difendere libertà, pace e democrazia.

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Marilisa D’Amico e Alessandro Gerardi a Milano per la presentazione del rapporto “Diritti ad ostacoli”

📍 Sala Consiglio, Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono 7, Milano
📅 Lunedì 22 giugno 2026
🕚 Ore 11:00 – 13:30


Alessandra Gerardi, avvocato e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e Marilisa D’Amico, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinatrice di Human Hall e ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano, parteciperanno alla presentazione di “Diritti ad ostacoli”, terzo rapporto annuale sui diritti delle persone con disabilità dell’Osservatorio giuridico permanente Human Hall.

L’iniziativa sarà occasione di confronto sul tema del caregiver familiare, coinvolgendo esperti e rappresentanti di realtà impegnate nella tutela dei diritti e dell’inclusione.

Modera Simone Fanti, giornalista RCS Mediagroup.

Per programma completo e modalità di iscrizione qui la locandina.

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Filomena Gallo e Valeria Imbrogno a Reggio Emilia per “Quando la vita finisce”

📍 Piazza Fontanesi, Reggio Emilia
📅 Mercoledì 24 giugno
🕡 Ore 18:30


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e Valeria Imbrogno coordinatrice del Numero Bianco, parteciperanno all’incontro “Quando la vita finisce”, insieme a Ludovica De Panfilis, nell’ambito della rassegna “Mercoledì da Leoni 2026 – L’anima della Piazza”. L’iniziativa condotta dalla giornalista Natascha Lusenti, sarà un’occasione di confronto pubblico sui temi del fine vita, dell’autodeterminazione e della libertà di scelta, a partire dalle storie, dalle battaglie civili e dalle questioni ancora aperte nel nostro Paese.

La rassegna, che si svolgerà dal 10 al 15 luglio tutti i mercoledì alle 18:30 in Piazza Fontanesi, è promossa dal Comune di Reggio Emilia, nell’ambito di Reggio Emilia città delle persone, con il coinvolgimento di NOI Centro Storico e del programma #Restate – Assolutamente in città.
Qui il programma completo

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Filomena Gallo a Civitavecchia per l’incontro “Fine vita. Diritti, dignità e libertà di scelta”

📍 Compagnia Portuale, Via della Cooperazione 1, Civitavecchia
📅 Venerdì 26 giugno
🕕 Ore 18:00


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Civitavecchia all’incontro “Fine vita. Diritti, dignità e libertà di scelta. Dalla sentenza della Corte costituzionale alle prospettive legislative”.L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico sul tema del fine vita, sull’autodeterminazione nelle scelte sanitarie e sulle prospettive legislative aperte a partire dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.

Dopo i saluti di Patrizio Scilipoti, presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia, oltre a Filomena Gallo interverranno Claudio Marotta – Consigliere regionale del Lazio, Marietta Tidei – Consigliera regionale del Lazio, Pietro Insolera – Associazione Libertà e Giustizia, Giosuè De Felici – Giovani Democratici, Provincia di Roma.

Qui la locandina completa

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Osservatorio DAT: crescono i depositi nei Comuni italiani, +18,2% rispetto a due anni fa


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“Cresce la consapevolezza sul diritto all’autodeterminazione, nonostante la disinformazione di Stato”

QUI la dashboard che riepiloga i dati raccolti


Sono 278 mila le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) raccolte e rendicontate nell’83,6% dei Comuni italiani che hanno risposto negli anni (includendo dunque anche i dati di quei Comuni che non hanno fornito un aggiornamento al 2025, ma avevano risposto alle precedenti indagini). Il dato complessivo resta sconosciuto.

Solo 4.822 Comuni hanno infatti risposto a entrambe le rilevazioni, quella di due anni fa e quella di quest’anno. Nessuna informazione da 3.072 Comuni, che continuano a ignorare gli obblighi di trasparenza e non rispondono agli accessi agli atti. Tra i capoluoghi: Torino, Catania, Salerno, Trieste, Cagliari, Reggio Emilia e Ancona.

Differenze significative tra Nord e Sud.

Attenzione: la dashboard è in continuo aggiornamento. I numeri forniti in questo comunicato stampa sono relativi ai dati pervenuti a lunedì 15 giugno 2026.


L’Associazione Luca Coscioni ha concluso una nuova indagine nazionale sul deposito del “testamento biologico” (DAT) – attraverso una campagna di accesso civico su 7.677 Comuni italiani, aggiornata a dicembre 2025. Prendendo in esame i 4.822 Comuni che hanno fornito i dati aggiornati sia per il 2023 che per il 2025, risultano depositati, dall’entrata in vigore della legge del gennaio 2018, 228.151 testamenti biologici. Limitatamente a questi Comuni, la crescita è del 18,2% rispetto al 2023.

QUI sono consultabili i dati riguardanti i comuni che hanno fornito l’aggiornamento dei dati al 31 dicembre 2025. Attenzione: la dashboard è in continuo aggiornamento. I numeri forniti in questo comunicato stampa sono relativi ai dati pervenuti a lunedì 15 giugno 2026.


Aggiungendo anche il numero di DAT depositate nei 1.780 Comuni che nel 2025 non hanno risposto , ma che avevano risposto negli anni precedenti, il numero di DAT certamente depositate su un totale di 6.602 Comuni è di 278.329 DAT. Questo è dunque un dato parziale, privo delle DAT non comunicate quest’anno, a cui vanno aggiunte le DAT depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esistono dati pubblici disponibili.

Tra i Comuni che non hanno fornito dati aggiornati, ci sono i seguenti capoluoghi: Torino, Catania, Salerno, Trieste, Cagliari, Reggio nell’Emilia, Ancona, Terni, Como, Lecce, Avellino, Cosenza, Trapani, Andria, Barletta, Brindisi, Caserta, Pesaro, Cremona, Catanzaro, Caltanissetta, Chieti, Ascoli Piceno, L’Aquila, Rieti, Oristano, Gorizia, Verbania.

Oggi nel nostro Paese si registra in media una DAT ogni 166 abitanti, contro una ogni 191 abitanti rilevata nel 2023. Per quel che riguarda la trasmissione in Banca dati ne risultano trasmesse 246.340. Si tratta dell’88,5% del totale, in lieve flessione rispetto a quanto rilevato nell’indagine precedente (90,4%).

➡ L’indagine in pillole


L’indagine evidenzia anche forti differenze territoriali. In valori assoluti la Lombardia guida la classifica con 54.679 DAT depositate, seguita da Emilia-Romagna (31.065) e Piemonte (26.556). Tra le Province, la Città metropolitana di Milano è medaglia d’oro (19.835), seguita da quelle di Torino (14.685) e di Roma Capitale (13.443). Tra i Comuni, Milano è la città con il maggior numero di DAT depositate (8.912), davanti a Roma (7.627), Torino (5.261), Genova (3.715) e Bologna (3.194).

Sul fronte della densità rispetto alla popolazione, il Trentino-Alto Adige è la Regione con la maggiore diffusione del testamento biologico, con una DAT ogni 93 abitanti, seguito da Abruzzo (117) ed Emilia-Romagna (120), Valle d’Aosta e Marche (128 entrambe) In fondo alla classifica Campania (1 ogni 276), Molise (273), Lazio (269), Sardegna (255) e Calabria (228). Tra le province, la capolista è Pescara (1 DAT ogni 74), seguita da Bolzano (1 ogni 75), Teramo (1 ogni 90), Pesaro e Urbino (1 ogni 91) e Forlì Cesena (1 ogni 97). Meno Dat in proporzione alla popolazione residente si registrano nella neoistituita provincia dell’Ogliastra (1 DAT ogni 432 abitanti), a Rieti (1 ogni 384), L’Aquila (1 ogni 365), Palermo (1 ogni 360) e Benevento (1 ogni 332)

Anche osservando la classifica dei Comuni capoluogo per densità di DAT depositate emerge con chiarezza il forte divario territoriale nell’accesso alle DAT. Tra i 115 capoluoghi italiani che hanno fornito dati, i livelli più alti di diffusione del testamento biologico si registrano soprattutto nel Nord Italia: Bolzano guida la classifica con una DAT depositata ogni 60 abitanti, seguita da Varese con una ogni 71, Cuneo con una ogni 83, Vicenza con una ogni 84 e Cesena con una ogni 86 abitanti.

All’estremo opposto si trovano invece diversi capoluoghi del Centro-Sud, dove il ricorso alle DAT resta molto più limitato. Napoli occupa il 110° posto con una DAT ogni 541 abitanti, seguita da Rieti con una ogni 545, Latina con una ogni 691, Benevento con una ogni 729 e Caserta ultima in classifica con appena una DAT ogni 749 abitanti.

Il report mette inoltre in luce profonde disuguaglianze territoriali e sociali nell’accesso allo strumento delle DAT. Le differenze tra Nord e Sud restano marcate: nel Nord-Est si registra una DAT ogni 133 abitanti, nel Nord-Ovest una ogni 142, mentre il rapporto scende a una ogni 217 abitanti nel Sud e a una ogni 194 nel Centro Italia. Anche la dimensione dei Comuni incide fortemente sulla diffusione del testamento biologico. Nei Comuni sotto i 5mila abitanti si registra una DAT ogni 195 residenti, contro una ogni 144 nei centri tra 250mila e 500mila abitanti.

In controtendenza è il dato delle grandi città, in cui si registra la densità più bassa di testamenti biologici in proporzione alla popolazione residente: qui se ne hanno 1 ogni 215 abitanti.Il dato, però, risente delle disparità territoriali, evidenziando la diffusione limitata dello strumento nei grandi centri urbani del Sud. Guardando, infatti, ai numeri assoluti, la prima grande città del Sud è Bari (al sesto posto in Italia), con Napoli che si posiziona al 12° posto, Catania al 17° e Palermo al 20°.

➡ Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


“Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta. Da sette anni il popolo italiano è tenuto all’oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita. Per quanto riguarda la conoscenza delle disposizioni anticipate di trattamento, la situazione sta finalmente migliorando, anche se troppo lentamente, grazie esclusivamente all’attività di organizzazioni, come l’associazione Luca Coscioni e poche altre, e singole persone che non si rassegnano all’ignoranza imposta dallo Stato italiano. I risultati ottenuti ci spingono a insistere con ancora più determinazione”.

Il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni (0699313409) continua a offrire supporto gratuito ai cittadini oltre agli altri temi relativi al fine vita che sulle modalità per predisporre e depositare le DAT. Grazie al Numero Bianco, l’Associazione Luca Coscioni continua a sopperire all’assenza di un’informazione istituzionale chiara, garantendo un accesso immediato a chi desidera conoscere e far valere i propri diritti sul fine vita.

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La Cellula Coscioni Milano organizza l’incontro “La legge regionale sul fine vita. Dal caso Toscana alle linee guida lombarde”

📍 Casa di Quartiere Calusca, Vicolo Calusca 10, angolo Corso di Porta Ticinese 106, Milano
📅 Mercoledì 17 giugno
🕖 Ore 19:00


La Cellula Coscioni Milano organizza l’incontro giuridico aperto al pubblico “La legge regionale sul fine vita. Dal caso Toscana alle linee guida lombarde”, dedicato al tema delle competenze regionali in materia di fine vita e alle prospettive aperte dalle esperienze territoriali.

L’iniziativa, realizzata con il Municipio 1 del Comune di Milano, sarà un’occasione di approfondimento sul percorso della legge regionale in Toscana, sulle linee guida lombarde e sulle iniziative per garantire procedure chiare e tempi celeri alle persone che richiedono l’accesso al morte medicalmente assistito.

Introduce Cristiana Zerosi, Coordinatrice ALC Lombardia.

Interverranno Avv. Massimo Rossi – Membro di Giunta ALC, Avv. Giulia Crivellini – Membro di Giunta ALC, Avv. Fabio Pellicani – Amministrativista.

Modera Avv. Simona D. Giannetti, Giurista per le libertà ALC.

Per informazioni: cellulamilano@associazionelucacoscioni.it.

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Marco Cappato a Bologna per parlare di democrazia nell’era dell’AI

📍 BolognaFiere – GovTech | MALL, Stage 25 – Piazza Costituzione 3, Bologna
📅 Mercoledì 24 giugno 2026
🕧 Ore 12:20 – 13:00


Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e presidente di Eumans, interverrà al WMF – We Make Future 2026 nel panel “Democrazia nell’era dell’AI: informazione, consenso e nuovi equilibri di potere”, dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme digitali sui processi democratici.

L’incontro affronterà il modo in cui dati, algoritmi e modelli predittivi stanno incidendo sulla produzione e distribuzione dell’informazione, sarà un’occasione per discutere rischi e opportunità di questa trasformazione, con particolare attenzione alla trasparenza e alla tutela dei diritti fondamentali nell’era digitale.

Oltre a lui interverranno Oreste Pollicino – Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università Bocconi e Riccardo Magi – Deputato, componente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati.
Modererà Antonello Barone, ideatore del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro.

Il WMF – We Make Future 2026 si terrà dal 24 al 26 giugno 2026 a BolognaFiere.

Per maggiori informazioni sul programma completo e per acquistare il biglietto a questo link

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La Cellula Coscioni Treviso organizza lo Sportello sul Testamento Biologico

📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16, Treviso
📅 Sabato 20 giugno 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni Treviso organizza a Treviso una nuova giornata dello Sportello Testamento Biologico, uno spazio dedicato a DAT (testamento biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, cure palliative, sedazione palliativa profonda e morte volontaria medicalmente assistita.

Lo sportello è coordinato da un volontario della Cellula esperto di biodiritto e si svolgerà in presenza del dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi.

Sono previsti 4 appuntamenti di circa 30 minuti ciascuno.
Per partecipare è necessario prenotarsi:
+39 328 69 66 553
CELLULATREVISO@ASSOCIAZIONELUCACOSCIONI.IT

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Giovedì 17 giugno 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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Francesco Di Paola partecipa a Salerno all’incontro “A che punto sono i nostri diritti?”

📍 Casa del Volontariato, Via Filippo Patella 2/6, Salerno
📅 Mercoledì 17 giugno 2026
🕡 Ore 19:00


Francesco Di Paola, avvocato e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà a Salerno all’incontro “A che punto sono i nostri diritti?”, promosso insieme agli attivisti del territorio.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico sullo stato dei diritti civili in Italia e sulle sfide ancora aperte per la loro tutela, a partire dalle campagne e dalle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni.

L’incontro segnerà anche l’avvio della Cellula Coscioni Salerno, con l’obiettivo di rafforzare la presenza territoriale dell’Associazione e offrire uno spazio aperto di partecipazione, confronto e mobilitazione per chi vuole contribuire alla difesa delle libertà fondamentali.

Per maggiori informazioni: sofiacampana68@gmail.com.

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