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L’origine degli zuccheri

@scienza

ilblogdellasci.wordpress.com/2…

Diego Tesauro Fra le molecole base per la vita, così come la conosciamo sulla Terra, oltre gli amminoacidi che costituiscono le proteine, le nucleobasi che formano le “lettere” del DNA e dell’RNA, ci sono i carboidrati. Una questione centrale, nella … Continua a leggere →

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Ormai davvero senza vergogna, tutte le fesserie dette e urlate per arrivare con un anno e mezzo di ritardo a ciò che era evidente e DOVUTO.

Povera Italia, evviva elettonti.

open.online/2026/07/30/caso-al…

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Podman: l’alternativa a Docker che ogni sysadmin Linux dovrebbe conoscere
#tech
spcnet.it/podman-lalternativa-…
@informatica


Podman: l’alternativa a Docker che ogni sysadmin Linux dovrebbe conoscere


Per anni Docker è stato il default indiscusso quando si parlava di container su Linux. Ma l’architettura basata su un daemon centrale che gira come root ha sempre lasciato sul tavolo un problema di superficie d’attacco: se qualcuno compromette dockerd, ha di fatto accesso root all’intero host. Podman nasce proprio per chiudere questo gap, offrendo un motore container daemonless, compatibile con le immagini OCI e con la CLI Docker, che si integra in modo molto più nativo con systemd e con il modello di permessi di Linux.

Vediamo come installarlo, come si differenzia realmente da Docker oltre gli slogan, e come portarlo in produzione con systemd e le Quadlet, che sono probabilmente la ragione migliore per prenderlo sul serio.

Cos’è Podman, in pratica


Podman (da Pod Manager) è un motore container open source senza demone centrale. Ogni container gira come processo figlio dell’utente che lo ha avviato, non come figlio di un servizio di sistema con privilegi elevati. Questo significa che è possibile eseguire container completamente rootless, senza mai invocare sudo, riducendo drasticamente cosa un container compromesso può effettivamente toccare sull’host.

Sotto il cofano Podman usa gli stessi runtime OCI di Docker e parla lo stesso formato immagine, quindi la stragrande maggioranza dei comandi Docker funziona invariata sostituendo semplicemente il nome del binario (o creando un alias docker=podman, oppure installando il pacchetto podman-docker che fa da shim trasparente).

Un concetto che Docker non ha nativamente è quello di pod: gruppi di uno o più container che condividono rete e storage, concettualmente vicini ai pod di Kubernetes. Comodo quando si vogliono far girare insieme più container che devono comunicare come se fossero sulla stessa macchina.

Installazione

# Debian/Ubuntu (Debian 11+, Ubuntu 20.10+)
sudo apt-get update
sudo apt-get -y install podman

# Fedora/CentOS/RHEL 8+
sudo dnf -y install podman

# openSUSE
sudo zypper install podman

# Arch/Manjaro
sudo pacman -S podman

Verifica dell’installazione:
podman --version
podman info
podman run hello-world

Se l’ultimo comando restituisce il messaggio di benvenuto di Podman, l’installazione è a posto.

Uso quotidiano: i comandi non cambiano quasi nulla


Shell interattiva dentro un container Ubuntu:

podman run -it ubuntu bash

Servizio in background, con Nginx esposto sulla porta 8080 dell’host:
podman run -d --name web -p 8080:80 nginx
podman ps

Il resto della CLI ricalca Docker praticamente 1:1: podman pull, podman images, podman stop/start, podman rm/rmi. Dietro le quinte, podman build è in realtà un wrapper attorno a Buildah, mentre lo spostamento di immagini tra registry passa per Skopeo: strumenti separati che Podman orchestra per te, senza che serva conoscerli nel dettaglio per l’uso base.

Dove Docker e Podman divergono davvero


La compatibilità è alta ma non totale, e i problemi emergono quasi sempre dal modello rootless. Il caso più comune sono i bind mount: poiché i container rootless usano user namespace e mapping subuid/subgid, una directory montata dall’host non sempre ha la proprietà che il container si aspetta. Su sistemi con SELinux attivo serve anche il suffisso :z o :Z per far ri-etichettare correttamente i file:

podman run -v /host/path:/container/path:Z myimage

:z minuscolo condivide il volume tra più container, :Z maiuscolo lo rende privato per un singolo container. Se serve far coincidere esattamente la proprietà con quella dell’host, l’opzione --uidmap permette un controllo fine, oppure si può far girare il container in modalità rootful per replicare il comportamento di Docker.

Altri attriti da conoscere prima di migrare: l’accesso GPU da container rootless è limitato (NVIDIA richiede nvidia-container-toolkit e setup CDI, con i container da ricreare a ogni aggiornamento driver), e i Docker secrets insieme ad alcune configurazioni di rete non hanno una corrispondenza 1:1. Niente di bloccante, ma va testato prima di assumere che la migrazione sia un semplice “find and replace”.

Container come servizi systemd: le Quadlet


Questo è probabilmente il motivo migliore per scegliere Podman in un contesto server. Invece di lasciare un demone in background a gestire lo stato dei container, si delega tutto a systemd, che diventa responsabile di avvio, riavvio e supervisione, esattamente come per qualsiasi altro servizio di sistema.

Il meccanismo si chiama Quadlet: un file dichiarativo con estensione .container che Podman traduce automaticamente in una unit systemd. Per un servizio utente rootless, il file va in ~/.config/containers/systemd/. Esempio minimo per Nginx:

[Container]
ContainerName=web
Image=docker.io/library/nginx:latest
PublishPort=8080:80

[Install]
WantedBy=default.target

Attivazione:
systemctl --user daemon-reload
systemctl --user start web

Da questo momento il container è gestito da systemd come un servizio qualsiasi: si riavvia in caso di crash, si integra con i log di journald, si può abilitare al boot. Aggiungendo l’etichetta AutoUpdate=registry a un container, inoltre, podman auto-update può controllare periodicamente nuove versioni dell’immagine e riavviare il servizio in automatico, senza bisogno di Watchtower o strumenti equivalenti.

Migrare da Docker Compose


Chi ha un’infrastruttura basata su Compose ha due strade percorribili. La prima è continuare a usare Compose così com’è: il binario standalone docker compose può puntare al socket di Podman senza toccare i file docker-compose.yml esistenti:

systemctl --user enable --now podman.socket

La seconda è convertire i file Compose in Quadlet, così che sia systemd a gestire tutto nativamente. Scrivere le unit a mano è tedioso, quindi conviene usare podlet, un tool che legge un docker-compose.yml e genera i file Quadlet corrispondenti. C’è una curva di apprendimento, ma è comunque più veloce che partire da zero.

Docker resta rilevante


Nonostante i vantaggi di Podman, Docker non sta scomparendo. L’ecosistema attorno a Docker (Compose, Swarm, e tutta la tooling che si integra con esso, inclusi molti sistemi CI/CD già configurati per il socket Docker) resta enorme, e non tutte le piattaforme gestiscono bene le peculiarità rootless di Podman. Se un team è già standardizzato su Docker, spesso ha più senso restare sull’esistente piuttosto che affrontare una migrazione per un guadagno marginale.

Dove Podman convince davvero è quando si parte da zero: setup più sicuro per default, nessun demone da tenere sotto controllo, integrazione diretta con systemd per la gestione del ciclo di vita dei servizi.

Conclusione


Podman è un motore container completo, compatibile con Docker, che funziona senza demone e senza bisogno di privilegi root. Per l’uso quotidiano è quasi un drop-in replacement: si installa dal repository della distribuzione, si usano gli stessi comandi (o si crea l’alias docker=podman), e si ottengono benefici di sicurezza concreti senza dover reimparare nulla. I limiti di compatibilità, soprattutto su bind mount, GPU e secrets, vanno conosciuti e testati prima di una migrazione in produzione, ma per chi sta impostando nuovi ambienti containerizzati su Linux, specialmente se pensa di gestirli con systemd e Quadlet, vale decisamente la pena valutarlo.

Fonte originale: Hayden James, “Docker Alternative: Podman on Linux”, LinuxBlog.io.


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Sanae Takaichi si muove per mantenere la promessa elettorale: imposte sulle vendite di alimentari da 8% a 1% per due anni, più sovvenzioni legate al reddito. Nulla di più definitivo di misure provvisorie di questo tipo. Costo: 31 miliardi di dollari annui. Coperture? leggete voi stessi: un rito voodoo

Japan’s Sanae Takaichi sticks to plan to cut food sales tax ft.com/content/28a1c0fa-3ed4-4…

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Eh bè ci credo se l'intero sistema è un bug gigantesco! Si scherza eh! 🤣
tomshw.it/hardware/lai-di-anth…
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ARRIVA IL “CASTIGO” PER CHI USA COPILOT PER SCRIVERE CON WORD…

@news
Chi si è abituato a farsi aiutare dall’intelligenza artificiale si prepari a sgradevoli sorprese.
L'articolo ARRIVA IL “CASTIGO” PER CHI USA COPILOT PER SCRIVERE CON WORD… proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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eBay concorda un accordo da 56 milioni di dollari con i blogger per un caso di molestie


Un gruppo di ex dirigenti dell'azienda si è infine dichiarato colpevole di aver inviato a David e Ina Steiner (una coppia che gestiva il blog e la newsletter EcommerceBytes, che a volte criticava eBay) una maschera ricoperta di sangue di maiale, un libro sulla sopravvivenza alla morte del coniuge e altre minacce.

bbc.com/news/articles/cj039p23…

@eticadigitale

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L’OMBRA DELLE SCOMMESSE NON DÀ REFRIGERIO

@news
*Un Paese disperato si aggrappa a tutto. La speranza che la buona sorte possa regalarci un domani diverso e migliore induce – disgraziati e non – a ritenere il gioco d’azzardo la panacea per i propri malesseri finanziari e ad inoltrarsi nella pericolosa savana in cui le tentazioni assumono le più diverse forme.
L'articolo L’OMBRA DELLE SCOMMESSE NON DÀ

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Lago di Garda. Dal Lavagnone al Lucone, il sapore della preistoria rivive in tavola. PalaFitFood dimostra che l’archeologia può essere raccontata anche attraverso una pentola. La pizza non pizza. La Nutella non Nutella

@culture

Ci sono libri di archeologia che spiegano gli oggetti. Altri che illustrano le tecniche di scavo. PalaFitFood. Il sapore della cucina delle palafitte sceglie invece

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ho visto passare anche qua sul fediverso la panzana degli incendi e le code dei gatti. Ma vergognarsi almeno un pochettino? Chiedere scusa all'universo mondo per essere cascati in una panzana estiva immortale? Gattini, incendi e vecchie conoscenze butac.it/gatti-incendi-aidaa/
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Wikimedia non riconoscerà volontariamente il sindacato che la stragrande maggioranza dei suoi lavoratori vuole


La Wikimedia Foundation ha atteso fino a subito dopo la sua più grande conferenza annuale per annunciare che non avrebbe riconosciuto volontariamente il sindacato dei suoi dipendenti.

404media.co/wikimedia-waits-un…

@eticadigitale


Wikimedia Waits Until After Its Massive Conference to Say It Won’t Voluntarily Recognize Union


The Wikimedia Foundation waited until the days following its largest worldwide conference to issue a statement saying it would not voluntarily recognize a union of its workers.

Last week, Wiki Workers United, which is organized through the Communication Workers Union and represents U.S. workers at the nonprofit Wikimedia Foundation, requested voluntary recognition of their union. Wiki Workers United said that it had secured a “supermajority of union-eligible workers who have signed union authorization cards.” A group of more than 1,100 Wikipedia editors have also signed a letter of support for the union.

On Monday, just days after the massive Wikimania Conference concluded in Paris, the Wikimedia Foundation announced it would not voluntarily recognize the union and said the union would have to conduct a vote as overseen by the National Labor Relations Board.

“The Foundation’s responsibility is to ensure that they can make their own choice freely,” the foundation wrote in the statement. “So that every eligible employee has an equal voice, we believe a secret-ballot election conducted by the National Labor Relations Board is the appropriate path forward.”

“We have heard a range of views from staff, including concerns from those who have felt pressured to support union efforts and those who are confused by the unionization process,” the foundation added in a frequently asked questions section. “We have also seen a misunderstanding around what the union can do for global staff and Wikimedia movement communities.”

The Wikimedia Foundation’s statement and its frequently asked questions section is full of very carefully-worded language that is common among companies and organizations that have fought against unionization. For example, the FAQ includes a long section about the benefits that Wikimedia Foundation already offers its staff, and the statement suggests that there is a “wide range of views on unionization” among employees.

Wikipedians immediately took issue with the timing of the statement and the language of it. On a talk page discussing the statement, the Wikimedia Foundation is getting hammered for the timing of the statement and the statement itself.

“What a shameful decision to tie the process to the willingness of Trump-controlled NLRB. Everyone involved in denying the voluntary recognition should resign in disgrace or be driven out,” one editor wrote.

“The fact that this response came exactly 1 day after Wikimania shows that you are afraid of being confronted,” another wrote.

“This is an extremely disappointing statement. It says that ‘Foundation leadership respects the right of staff to unionize, if they choose to do so. That decision rests with them.’ But that decision has been made - by a supermajority of US-based staff. The only thing standing between the US WWU and recognition is WMF executive leadership, who could recognize the union today if they cared to,” a third wrote.

“As a U.S. trained labor lawyer and past organizer with WWU, this statement, alongside the WMF’s public facing community post reek of union-busting disinformation. What’s critical for the community to know is that a supermajority of the workers already did vote by signing a card. This ‘extra step’ is just a delay tactic that employers are advised to do when they don’t want a union,” a fourth wrote. “These WMF workers have already been extremely brave by expressly affirming their commitment to a union. Years of efforts to get this accomplished. This is not some rash decision by them. Moreover, the community supports their union too! It literally makes no sense as to why WMF thought this was the right decision here in this critical moment.”

At Wikimania in Paris, the Wikimedia Foundation’s Chief Executive Officer Bernadette Meehan was asked about voluntarily recognizing the union. Meehan said “our focus is on executing and helping the core organizing team execute a great event. We will respond to that particular request when we have a chance to review it.”

“We are supportive and we support employees’ right to unionize. The context is complicated because we operate in multiple different places,” she added. “We respect the right if it is the majority will of eligible staffers to unionize.”

The Wikimedia Foundation did not immediately respond to a request for comment.


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#roma
Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

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Etna, svelato come si propagano le intrusioni magmatiche

@scienza

Studio Ingv sull'eruzione del 2028

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Il vero rischio dell'IA si annida all'interno dei laboratori. Un nuovo e interessante post di Salvatore Sanfilippo aka @antirez


Credo che non dovremmo considerare l'IA sicura.
Un evento critico che potrebbe portare all'estinzione dell'Homo sapiens è possibile, ma il pericolo non risiede nei modelli aperti o nel fatto che la Cina stia facendo progressi più rapidi degli Stati Uniti. Il pericolo è che alcuni CEO (in tutto il mondo), privi delle competenze e della legittimità necessarie, si trovino nella posizione di dover prendere decisioni difficili per l'intera umanità. Non sono stati scelti per farlo; è stata solo la casualità degli eventi a creare questa situazione. Non possono parlare a nome di tutti, viste le poste in gioco, solo perché dispongono di GPU e denaro. Questo è il primo problema da risolvere.


antirez.com/news/172

@aitech

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«Che siccità terribile! Ho perduto l'intero raccolto!»

«Destina metà del tuo campo a bacino irriguo.»

«Eh belin, ma così ci rimetto metà raccolto!>

🤔

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Citiverse aggiornato alla versione v4.14.2

Da ieri sera Citiverse è aggiornato alla versione 4.14.2.

Siamo passati dalla 4.14.0 alla 4.14.2 quindi per il changelog bisogna guardare anche quello della 4.14.1. Ve li lascio entrambi:

v4.14.1
v4.14.2

Ne approfitto anche per segnalare che dovremmo finalmente aver risolto un problema che ci portavamo dietro da qualche settimana e che non permetteva la federazione corretta con Feddit e con altri server del Fediverso! 🔥

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
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Condannato per i commenti dei suoi follower. Il caso del giornalista Fabio Butera ci riguarda tutti

La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello e ha condannato il giornalista Fabio Butera a pagare 23mila euro (più spese e interessi legali) al giornalista Valentino Gonzato, per non avere rimosso tempestivamente, dalla propria pagina Facebook, i commenti diffamatori scritti da altri contro quest’ultimo.

Nell’agosto 2018, il Giornale di Vicenza aveva pubblicato un articolo a firma Gonzato secondo cui alcuni richiedenti asilo avrebbero protestato perché nel centro che li ospitava non potevano vedere Sky. La vicenda, rilanciata da Matteo Salvini, era rapidamente diventata un caso politico. Butera, giornalista freelance, dopo avere svolto alcuni accertamenti presso la Questura e la Prefettura, nonché contattato l’autore dell’articolo, aveva pubblicato su Facebook un post nel quale ne metteva in dubbio la fondatezza. Sotto il suo post erano comparsi numerosi commenti offensivi contro Gonzato. Il Tribunale di Verona aveva escluso che il post fosse diffamatorio – riguardava una questione di interesse pubblico ed era sorretto dalle verifiche compiute – ma aveva condannato Butera a pagare 23mila euro per non avere cancellato i commenti offensivi di altri utenti.

Dopo la pronuncia della Suprema corte sul caso di Fabio Butera, la libertà di espressione online sembra più limitata: il giornalista è stato condannato per i commenti diffamatori lasciati da altri sotto il suo post e non rimossi tempestivamente. Il rischio è che il timore di rispondere delle parole altrui trasformi ogni utente in un moderatore permanente delle proprie pagine, fino a far scomparire le opinioni scomode e il confronto pubblico.

valigiablu.it/butera-responsab…

@giornalismo

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📸 **A Story Told In Profiles.**
👤 Photographer: nobody@flickr.com (Alex Lawrence Photography)
📝 Alex Lawrence Photography has added a photo to the pool:

Street art in Monza, Italy....
🔗 [View on Flickr](flickr.com/photos/alexmoonligh…)

#graffiti #streetart

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NIS2 e supply chain: le nuove FAQ ACN cambiano la gestione del rischio fornitori


@Informatica (Italy e non Italy)
ACN aggiorna le FAQ sulla supply chain dei soggetti NIS: le quattro fasi della gestione del rischio fornitori, i criteri minimi di valutazione e la proporzionalità dei requisiti nei contratti misti. Una guida operativa per il percorso di conformità

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in reply to Cybersecurity & cyberwarfare

> @cybersecurity@poliverso.org ha detto in NIS2 e supply chain: le nuove FAQ ACN cambiano la gestione del rischio fornitori:
>
> i soggetti NIS

"I soggetti NIS" sembrano delle persone con un disturbo patologico...


NIS2 e supply chain: le nuove FAQ ACN cambiano la gestione del rischio fornitori


@Informatica (Italy e non Italy)
ACN aggiorna le FAQ sulla supply chain dei soggetti NIS: le quattro fasi della gestione del rischio fornitori, i criteri minimi di valutazione e la proporzionalità dei requisiti nei contratti misti. Una guida operativa per il percorso di conformità


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I bibliotecari stanno organizzando workshop virali per far ‘evitare l'intelligenza artificiale’ alle persone stanche delle Big Tech


“Tutti sono al telefono al mio programma!” scherza Charlie Bailey, un bibliotecario del sud di Filadelfia. Ha appena chiesto al suo pubblico di tirare fuori i loro telefoni in modo da poterli guidare attraverso i passaggi per disabilitare Apple Intelligence e Gemini.


techcrunch.com/2026/07/25/libr…

@informatica

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Navigando un po su #Nostr ho notato un mio post ripubblicato da un utente.

Solo che la pubblicazione originale non l'ho mai fatta su Nostr, ma solo su Mastodon.

Il repost era di un utente che esiste anche su mastodon.uno; questo mi ha fatto pensare che esiste un bridge Mastodon-Nostr implementato su mastodon.uno

@filippodb @informapirata Ci ho visto giusto?

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in reply to luigi

Sì, su Mastodon.uno, poliversity e tutte le istanze di @fedimedia non blocchiamo Nostr o mostr. Del resto, è la stessa scelta fatta da quasi tutte le istanze italiane perchè finora non sono stati registrati abusi o segnalazioni tali da giustificare un blocco.

Prima di procedere con il blocco di un'istanza si va con i piedi di piombo, ci deve essere un numero alto di segnalazioni e avvisi sia interni che da altre istanze.

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« Ho studiato Filosofia a Cambridge, la mia prima start up fattura 2 milioni di euro l'anno »


Manovalanza ai robot e gestione alle IA ? 🤔
Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
in reply to Dario Zanette

Il problema è che i peggiori vincono le elezioni anche se si vota!

Ricordiamoci che è la legge elettorale attuale che ha permesso ad una coalizione che NON ha raccolto la maggioranza dei voti di costituire un #governoDiMinoranza nel paese, ma con una solida maggioranza drogata nelle camere.

Io per il #GevernoDel45perCento che ci troviamo sul groppone ringrazio chi ha scritto e votato quella legge: PD, Forza Italia, Lega…

Io ero nel 65% il cui voto è stato quasi ignorato.
@vic462

in reply to Fabrizio

Hai come fonte una seria analisi scientifica che possa ipotizzare quale avrebbe potuto essere l'esito elettorale con meno astensionismo?

A me queste lamentele sull'astensionismo sembrano sempre un modo di sviare le responsabilità su qualcosa che tanto non può essere verificato.

So di aver votato e che il mio voto è stato praticamente cestinato; questa non è un'ipotesi.

Dipendesse dagli astenuti, io che ho votato sarei sovra-rappresentato, invece sono sotto…
@DarioZanette @vic462

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
in reply to Pare 🚲 🌞

@Pare @vic462 ok, hai bisogno di analisi scientifiche per stabilire che se le persone non vanno a votare i politici continuano a fare ciò che gli pare? Ok hai ragione, ma nel frattempo che facciamo? Ringraziamo chi non va a votare?

"Grazie astensionisti per aver reso più rappresentanti balneari, caporali e omofobi, perché voi credete che il voto non serve a nulla."

in reply to Fabrizio

Le analisi servono per dire che con "meno astensionismo il premio di maggioranza non l'avrebbero preso" quelli che l'han preso.
Non è auto-evidente.

La mia opinione è che le troppe persone che si limitano al voto ogni tot anni, ma quasi null'altro fanno per tenere sotto controllo chi governa, lascino mano libera al potere anche più di chi si astiene ma si organizza, manifesta, fa pressione.

Chi devo ringraziare per aver reso meno rappresentativo il mio voto?
@DarioZanette @vic462

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
in reply to Pare 🚲 🌞

@Pare @vic462 chi non vota magari dovrebbe cominciare a candidarsi per farsi votare e cambiare il sistema.

Perché è troppo facile lamentarsi, dire che bisogna fare qualcosa. Però non vedo manifestazioni, non vedo azioni concrete, e quelli che si candidano fanno pena.

Allora significa che, o gli astenuti sono coglioni o gli va bene qualsiasi cosa si voti.

in reply to Fabrizio

@betelgeuse93 @Pare @vic462 ho sempre pensato che se "non ti va bene nessuna delle alternative", allora vai a votare e
-rifiuti il voto
-fai scheda nulla
-disegni un dito medio sulla scheda
-etc

ALLORA sì, un milione, due milioni di schede nulle iniziano a rappresentare qualcosa. Vale qualcosa.

Il voto non espresso ha valore pari a zero. Al momento di conteggiare, l'astenutə è irrilevante.
Astensione = "mi va bene tutto".

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Decentralized Social Media: What Creators Need To Know About Web3 Platforms

Most people don’t think about where their social media actually lives.
And if that doesn’t sit right with you, you’re not alone. That’s a little too much power for a small group of people to wield.

Here’s the good news: A different kind of social media is starting to grow in the background. One built on openness, transparency, and user control instead of central control.

bloggingwizard.com/decentraliz…

@fediverse

in reply to macfranc

As someone who's crypto-neutral, I don't want to be too negative...

But this article talks about Bluesky and Mastodon. Bluesky is not decentralized and neither application uses any web3 technology.

Is there any actual web3 social media? It doesn't seem like the best use of web3 (versus stuff like financial automation, etc.)

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)

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Divieto di protestare. Un saggio imperdibile di Annalisa Camilli

@Politica interna, europea e internazionale

Come sono cambiati i movimenti di protesta? Cosa produce la criminalizzazione del dissenso? L’approccio penale preventivo trasforma coloro che esercitano diritti garantiti dalla Costituzione (diritto di sciopero, libertà di pensiero e parola…) in persone da sanzionare, criminalizzare, intimidire e manganellare.

Il saggio di Annalisa Camilli “Divieto di protestare” contiene un’analisi articolata e documentata della deriva autoritaria in corso non solo in Italia, ma in vari paesi importanti dell’Occidente. Germania, Gran Bretagna, Italia e USA presentano fenomeni analoghi di repressione securitaria, con differenze normative che non cambiano la sostanza.

pressenza.com/it/2026/07/divie…

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La BCE lancia una consultazione per il design futuro delle prossime banconote in euro


"Le nostre banconote in euro si rifanno il look! Designer di tutta Europa hanno ripensato al loro aspetto."


Vorresti dire la tua sui tuoi modelli preferiti? Fallo pure, tanto non gliene fregherà niente a nessuno!

SPOILER: 5 progetti presentano diverse specie di paduli volanti 🐦‍⬛ ... E no, non è uno scherzo


ecb.europa.eu/euro/banknotes/f…

in reply to Emanuele Cariati

@emanuelecariati diciamo che la UE della VonDerLeyen non è quella dei miei sogni ma a noi in famiglia è piaciuto commentare e votare per le varie proposte. Anche perché la banconota da 100 ogni tanto la vediamo quando la nonna fa la bustina a Natale, ma quella da 200 credo la vedremo solo riprodotta sul sito, per cui è qualcosa che proprio sapendo quanto poco impatterà su di noi, è stato un semplice passatempo.
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La polizia ha depennato diversi studiosi di spicco dalla lista degli invitati della riunione dell'ADA. I ricercatori rispondono


Gli organizzatori dell'incontro dell'American Diabetes Association hanno fatto depennato dall'evento un gruppo di ricercatori per aver condiviso un editoriale sugli impatti negativi dei cambiamenti politici sui finanziamenti alla ricerca.

the-scientist.com/police-remov…

@scienza

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Analisi della galassia ospite di uno dei quasar più lontani

@astronomia @astronomia@feddit.it @astronomia@diggita.com

Euclid dell'ESA ha aperto un nuovo capitolo nello studio delle galassie primordiali. Una nuova ricerca ha approfondito una delle scoperte di Euclid, rivelando proprietà fondamentali della galassia che ospita uno dei più antichi buchi neri supermassicci conosciuti nell'Universo.

umbertogaetani.substack.com/p/…

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☕ CYBERBRIEFING — Venerdì 24 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Scattered thoughts on social geolocation

shkspr.mobi/blog/2026/07/scatt…
I want to be able to share my location with my friends on social media. Twitter (RIP) had a way to attach an optional location to a post. Facebook still lets me check in to venues. But neither ActivityPub (Mastodon) nor AT Protocol (BlueSky) allow me to do that.

I've been banging on about this for a while so was delighted to be invited to chat with the GeoSocial Task Force on their monthly call.

But, before I start, please remember that these proposals are not mandatory. If you don't want to share your location, then please don't share your location. This is an optional feature which shouldn't be used by people with a strong need for privacy.

We were primarily discussing the nascent Geographical Microsyntax proposals.

Firstly, I love the idea of being able to share my location. I want my friends to know I'm in town for a gig. I want people to think I'm cool because I'm seeing some experimental theatre. I want to virtue signal that I'm giving blood.

Similarly, I want to be able to find social media posts by location. What's happening right now in Paris? Did anyone else hear that sonic boom in London? Which cool people are also at this gig with me?

But, I do think these proposals have some issues which need to be addressed.

User Research


The primary thing missing from the proposal is any form of understanding what users want to do with a geotagged post.

You see a post like:

Hanging out with friends. I just checked in to Leicester Square.


What do you expect to happen when you click that link?

  • See who is at the location?
  • Read more information about the place being discussed?
  • Find all posts at that specific address?
  • Discover posts which are close to there?
  • Something else?

What other things do people want to do with geotagged posts?

  • Find all posts within 5Km of me?
  • Discover users who have posted near me?
  • Get emergency alerts for the city I'm in?
  • See what's trending in a specific country?

Without knowing what people might want to do with this information, it's rather hard to design a service which meets their needs.

To micro or not to micro?


Where I disagree with the proposals is the idea of using inline text as a form of microsyntax.

Proposals like "I am in /London/ eating ice-cream" or "Checked in to Leicester Square L:N123456" fail for a couple of reasons.

Things like #hashtags and @mentions developed organically on social networks before they were eventually adopted by the platforms themselves. It is rare that a top-down diktat can be used to tell people how they should be formatting their posts.

More importantly, people are crap at formatting things consistently! Every event I go to has people using #Event alongside #Event2026 or #Event26 or a hundred variations.

Even if users could format it consistently, names are ambiguous. Is 🌐:Paris the one in France or Texas?

I'm strongly of the opinion that text is for text, not syntax.

Openness 🆚 Centralisation


Saying that you're on a specific point on the globe doesn't always provide useful information. Even with altitude, it isn't always possible to work out if your in the Starbucks or the Costa next door. Do you want to say you're in a train station, or a distinct platform, or even a specific train journey?

There are various services which offer unique IDs per loosely-defined place.

Google Maps provides a Place ID for every thing that it knows about. There's a similar service from FourSquare. But both of those are closed and proprietary systems - they can only be updated by the company that creates them.

Wikipedia's Wikidata has IDs for lots of places, similarly OpenStreetMap has nodes with names which can be used to identify locations.

But all of these suffer from the same flaw; they are centralised.

If Google kills its service then all those Place IDs die.

This has happened before. Yahoo used to run the Where On Earth IDentifier service but discontinued it.

While OSM and Wikipedia are great projects, they're still centralised. If you're banned from OSM, you can't create a new node.

So, to my mind, the primary way of identifying a place has to use a fully open, globally agreed, and unrestricted standard.

Location Plus Plus


The obvious choice is latitude and longitude as defined by WGS 84. It allows for arbitrary precision anywhere on the planet.

No one can stop you issuing lat/long just because a country is under sanctions. The standards community can't revoke your access to it. The co-ordinates are well understood by almost all software.

There are some alternatives. Google's Plus.Codes build on top of lat/long to make something more human readable. But, crucially, human readability is not the issue here. This is metadata which should never be shown to a human. If a user interface wants to format a lat/long they can do so as a Plus.Code or any other format.

GeoJSON


There are dozens of competing ways to mark up a location.

It seems sensible to me that, given most major social media protocols use JSON, adding GeoJSON would be the simplest way to add geographic information to a post's metadata.

At its most basic, a single "Point" can be shared like so:
JSON{
"type": "Feature",
"geometry": {
"type": "Point",
"coordinates": [-0.13005,51.5103]
}}
It can have as much or as little precision as needed.

If the place being checked into has a name, it can also be added - this could be used for display purposes within the message
JSON{
"type": "Feature",
"geometry": {
"type": "Point",
"coordinates": [-0.13005,51.5103]
},
"properties": {
"name": "Leicester Square"
}}
The properties can be as complex as the sender wants. For example it could add Wikidata references, OpenStreetMap IDs, telephone numbers, or some cool new thing which hasn't been invented yet.

Here's a maximalist example of checking in to a park:
JSON{
"type": "Feature",
"geometry": {
"type": "Polygon",
"coordinates": [
[
[-0.1303791,51.5099976],
[-0.1295305,51.5100444],
[-0.1297077,51.510947 ],
[-0.1308786,51.5105859],
[-0.1308893,51.5105793],
[-0.1303791,51.5099976]
]
]
},
"properties": {
"name": "Leicester Square",
"WikiData": "Q848912",
"OSM": "4082589",
"GooglePlaceID": "ChIJPcTFENIEdkgR94E58rgB69o",
"PlusCode": "9C3XGV69+4X",
"Quinfrob": "🌐89451_𰻝",
"address": {
"road": "Leicester Square",
"neighbourhood": "St. James's",
"quarter": "East Marylebone",
"suburb": "Covent Garden",
"city": "City of Westminster",
"ISO3166-2-lvl8": "GB-WSM",
"state": "England",
"ISO3166-2-lvl4": "GB-ENG",
"postcode": "WC2H 7NA",
"country": "United Kingdom",
"country_code": "gb"
}
}}

What's Next


My personal opinion is that the following needs to happen:

  • Talk to some users - find out what they might use this for.
  • Work with privacy advocates to reduce possible harms (for example, being able to redact a location from a previously shared post).
  • Discuss with developers about how they'd work with this metadata.
  • Clients should start adding GeoJSON metadata to their posts, even if it can't be displayed yet.

You can read the minutes of the meeting and I'd encourage you to join the next call.
#ActivityPub #BlueSky #fediverse #FourSquare #geolocation #json #openStandards #OpenStreetMap

in reply to Terence Eden’s Blog

In my opinion, we need to think about two different and not necessarily related objectives at this time:

  1. Identify an Activitypub standard for geolocation. For example, some software already manages geolocation (Mobilizon, Friendica, Flohmarkt, etc.), but these software don't recognize each other's geolocation parameters. The problem, as you've already highlighted, is entirely tied to searching across different federated instances, because search only works on content that's already been captured by yours.
  2. Find a way to "localize" content. From this perspective, Activitypub groups can be used to manage "local groups" for cities, countries, regions, etc. In Italy, for example, I've created a federated forum (a #NodeBB instance) representing twenty regional categories and about a hundred city subcategories. Those connecting from the forum see the categories hierarchically, but those connecting from the Fediverse can see individual cities as a simple federated account: cities like @roma or @venezia, but also regions like @toscana, or cities like @ivrea. Those who live in the Fediverse can mention these groups, and the group account automatically shares posts mentioning them; those who follow these groups will see posts mentioning them reshared.
Franc Mac ha ricondiviso questo.

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Diamo il benvenuto a Marco Cappato che ha aperto un canale video sul Fediverso, usando PeerTube

Questa è una notizia davvero importante: quella che oggi in Italia rappresenta la figura più rilevante dell'attivismo politico partecipativo ha lanciato un messaggio che non potrà essere ignorato dagli altri suoi colleghi

Scrive Cappato:

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Una menzione particolare a @Kenobit con cui Marco ha dialogato parlando anche di fediverso e che ha aperto la programmazione di questo nuovo canale #Peertube

video.marcocappato.it/w/by7gFQ…

@Che succede nel Fediverso?


Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.

Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


marcocappato.it
CAPPATO TUBE, i miei video sul Fediverso: video.marcocappato.it
MASTODON: mastodon.uno/@marcocappato
INSTAGRAM: instagram.com/marcocappato/
LINKEDIN: linkedin.com/in/marco-cappato/
X: https://x.com/marcocappato
🔬Associazione Luca Coscioni: associazionelucacoscioni.it/
🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
30:37 Perché dobbiamo parlare di sovranità tecnologica
37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
44:22 Parliamo di intelligenza artificiale
49:06 Democrazia partecipata e identità digitale
57:42 Dovremmo le piattaforme agli adolescenti?
01:05:09 Domanda trappola


in reply to Poliverso - notizie dal Fediverso ⁂

@marco

spero solo che il fediverso non diventi uno spazio di attivismo politico, o prevalentemente quello. scoprire di essere chiuso dentro un centro sociale occupato, onestamente, mi darebbe ai nervi.

--
Uriel Fanelli

My Projects: keinpfusch.net/software
XMPP: uriel@keinpfusch.net
MATRIX: @uriel:chat.keinpfusch.net
old blog: blog.keinpfusch.net
new blog: keinpfusch.net


Software


Ecco alcuni software opensource cui sto lavorando di recente.

RepositoryDescrizione
blogfreiPiattaforma di pubblicazione self-hosted derivata da WriteFreely, ma sviluppata in una direzione autonoma. Integra editor Markdown WYSIWYG, gestione locale delle immagini, temi compatibili con Hugo, newsletter, statistiche rispettose della privacy, federazione ActivityPub ed esportazione/importazione portabile dei contenuti.
TribesSistema di discussione decentralizzato nello stile di Usenet: espone localmente un’interfaccia NNTP per i normali client e collega i nodi tra loro mediante IPFS/libp2p, senza richiedere un server centrale. Per la GenX che e' in voi.
tensorUna fork di conduit, il server matrix, che supporta Postgres come database, e ripulisce i contenuti, in modo da essere compliant con i regolamenti EU.
Aktor-2Server ActivityPub personale derivato da GoToSocial, con modifiche orientate all’autonomia dell’istanza, distribuzione decentralizzata dei media tramite IPFS, filtri Lua e funzionalità aggiuntive rispetto al progetto originario, come gruppi e RSS.
zangtumbServer di posta minimale per uso personale, orientato alla ricezione SMTP catch-all e alla consultazione tramite IMAP, senza la complessità di una piattaforma mail completa. Fa anche da calendario iCal, per singolo utente.
zoreideDemone di alta disponibilità per condividere e trasferire un indirizzo IP tra diversi nodi, gestendo elezione e failover tra N nodi.
zumbaServizio che estrae da acme.json di Traefik certificati, chiavi e catene in formato PEM, così da renderli disponibili ad applicazioni esterne.
U-podServer minimale per ospitare file audio e pubblicare feed RSS destinati alla distribuzione di podcast.

Here are a few OSS software I am working at:

RepositoryDescription
blogfreiA self-hosted publishing platform derived from WriteFreely but developed in a distinct direction. It includes a WYSIWYG Markdown editor, local image management, Hugo-compatible themes, newsletters, privacy-friendly analytics, ActivityPub federation, and portable content export.
TribesA decentralised discussion system inspired by Usenet. It exposes a local NNTP interface for standard clients and connects nodes through IPFS/libp2p, without relying on a central server.
tensorA fork of Conduit, the Matrix server, that supports PostgreSQL as its database and automatically cleans up content to comply with EU regulations.
Aktor-2A personal ActivityPub server derived from GoToSocial, with modifications focused on instance autonomy, decentralised media distribution through IPFS, Lua filters, and additional features beyond the original project.
zangtumbA minimal personal mail server designed for catch-all SMTP reception and IMAP access, without the complexity of a full mail platform.
zoreideA high-availability daemon for sharing and transferring an IP address between multiple nodes, handling leader election and failover.
zumbaA service that extracts certificates, private keys, and certificate chains from Traefik’s acme.json file and makes them available to other applications in PEM format.
U-podA minimal server for hosting audio files and publishing RSS feeds for podcast distribution.


in reply to Uriel Fanelli (on Aktor)

@Uriel Fanelli (on Aktor) qual è il problema?
Non ti sei mai fatto scrupoli di bloccare singoli utenti o intere istanze per non vedere quello che ti dà fastidio... 🤣

Il problema (per me un problema non-problema) più che altro è che nella maggior parte delle istanze del Fediverso molte delle "opinioni" della attuale shit-right globale non sono compatibili con i regolamenti che le stesse istanze si sono dati; il che porta a un oggettivo rischio di frammentazione del dibattito, con conversazioni groviera e risposte orfane.

Ma questo è appunto un non-problema

@Kenobit @Marco Cappato

in reply to Elena Brescacin

@Elena Brescacin c'è anche l'opzione non razzista:
bloccare tutti quelli con nessun messaggio, nessun follower, tanti following, registrazione recente e senza bio 😀

(anche se ammetto che l'accoppiata “niente sul profilo, registrazione recente” potrebbe anche essere semplicemente qualcuno che si è appena iscritto e non ha ancora scoperto che qui sul fediverso ci si aspettano persone che interagiscono tra di loro e non influencers che scrivono ad un pubblico che legge e basta)

macfranc reshared this.

in reply to Elena ``of Valhalla''

@valhalla Io per esempio non ho alcuna intenzione di attivare le registrazioni nell'istanza legata al mio dominio web - a meno che proprio una persona fidatissima non ce la voglia. Il problema è che continuo a far baruffa con la federazione, nel senso che spesso e volentieri le altre istanze neanche le vedo.
in reply to Elena ``of Valhalla''

@valhalla diciamo che bisognerebbe essere un po' tolleranti con i lurker. Tuttavia è vero che soprattutto in quest'ultimo periodo i bot stanno aumentando in maniera esponenziale e quindi anche i lurker di razza dovrebbero cercare comprensivi nei confronti di chi non vuole essere seguito da Bot anonimi.

Io per esempio ho sempre sostenuto che il lurking, come l'anonimato, deve sempre essere gestito con responsabilità. Un account lurker non può mettersi a seguire centinaia di altri account e non può seguire solo account blue sky bridgiati, altrimenti diventa indistinguibile da un BOT e a quel punto deve essere bloccato, prima ancora che dal semplice utente, dal proprio amministratore di istanza

in reply to macfranc

@macfranc @valhalla Io sono "guardona" solo dove posso esserlo. Cioè, di fatto sei lurker/guardone ogni qual volta entri in un sito e non ci interagisci mai - quante volte vedo video interessanti o articoli interessanti ma non ci commento solo per non entrare nella bolgia. Per il fediverso la questione è differente: puoi essere un osservatore senza con questo dare disturbo mettendo un follow a uno con cui non interagiresti mai. Ti iscrivi al feed rss.
Ma guarda te se un orbo deve spiegare le tecniche del guardone 🧑‍🦯

macfranc reshared this.

in reply to Elena Brescacin

infatti il termine "inquietante" rende bene l'idea. Così come in un mondo perfetto qualcuno che ti segue incessantemente sarebbe soltanto qualcuno che ti segue, nel mondo reale qualcuno che ti segue è una presenza inquietante. Allo stesso modo, un luogo abbastanza virtuoso come il fediverso è un luogo in cui se qualcuno ti segue non è altro che un account interessato; ma sappiamo che la maggior parte delle volte non è così e che si tratta quasi sempre di botte con intenzioni più o meno malevolevole

@valhalla

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CHI VOLEVA LA GUERRA CIVILE SARÀ CONTENTO

@news
Se qualcuno sperava di spaccare l’Italia in due, può gioire di esserci riuscito.
L'articolo CHI VOLEVA LA GUERRA CIVILE SARÀ CONTENTO proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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Franc Mac ha ricondiviso questo.

🤖 Circa un terzo dei post lunghi sui social è generato con l’IA

Pangram è un’estensione per browser che analizza i contenuti visualizzati da chi sta navigando, per poi determinare se sono prodotti dall’IA o meno. Dopo aver analizzato un milione di post provenienti da vari social, è emerso che su Twitter X, circa 1/3 dei messaggi con più di 250 parole sono frutto di IA; su LinkedIn […]

eticadigitale.org/2026/07/22/c… #Comunicazione #IA

in reply to Etica Digitale

Quella cifra dice chiaro e tondo che siamo nella merda.
La piaga del capitalismo regna sovrano come se loro fossero i veri padri fondatori dell'Internet.

Il motivo per cui lo spam era dato per scontato è perché i big tech chiudevano un occhio. E ora ci ritroviamo la spazzatura degna della peste bubbonica grazie a quella gente che usa quel cancro che è Grok.

Simone Trentin reshared this.

Franc Mac ha ricondiviso questo.

FIRMA ANCHE TU! Stop Killing The Internet - Smettiamola di uccidere Internet: niente identità digitale e niente verifica dell'età. È partita oggi l'iniziativa dei cittadini europei!

@Etica Digitale (Feddit)

La Commissione Europea ha autorizzato un’iniziativa dei cittadini che chiede alla legge UE di mantenere l’ID digitale e la verifica dell’età su base volontaria, rispettosa della privacy e non discriminatoria per l’accesso ai servizi online.

L’iniziativa intitolata 'Stop Killing The Internet: No Digital ID & No Age Verification' ora necessita di 1 milione di firme in almeno 7 Stati membri entro 12 mesi. Una volta raggiunto l’obiettivo, Bruxelles dovrà rispondere formalmente, proprio mentre lancia il Portafoglio di Identità Digitale dell’UE e testa la sua app di verifica dell’età.

citizens-initiative.europa.eu/…

Franc Mac ha ricondiviso questo.

Feddit aggiornato a Lemmy 0.19.20

@main

Buonasera! Feddit è stato aggiornato alla versione 0.19.20 uscita da qualche giorno, uno dei maggiori miglioramenti di questa release è lato server e utilizzo RAM quindi non dovreste vedere grosse differenze se non al massimo una maggiore velocità in alcuni casi 😀

Come sempre se notate qualcosa di strano fatemi sapere.

Qui trovate il changelog sul sito ufficiale di Lemmy: join-lemmy.org/news/Lemmy_Rele…