Accedere alla terapia con psilocibina in Italia: il vademecum


Cosa fare, come farlo, da dove partire


Guida pratica per pazienti e medici per l’uso compassionevole nominale curata dall’avvocata Claudia Moretti e la Dottoressa Caterina Bartoli

Una premessa necessaria


In Italia, la psicoterapia assistita con psilocibina non è un trattamento standard, non è rimborsata dal SSN e non è disponibile in nessun ambulatorio come qualsiasi altro farmaco. Esistono però due percorsi legali per accedervi.

Questo documento spiega come funzionano entrambi, chi può usarli e cosa è realisticamente necessario per percorrerli. Non è un testo promozionale: i percorsi esistono ma sono complessi, richiedono tempo e non sempre vanno a buon fine.


A giugno 2026 la situazione italiana è questa: un unico studio clinico autorizzato da AIFA (avviato nel luglio 2025 dall’Istituto Superiore di Sanità su finanziamento PNRR, coordinato dal professor Giovanni Martinotti), attivo in tre centri clinici (Chieti, ASL Roma 5, Foggia), con 68 posti totali e durata prevista fino a luglio 2027. Al di fuori dello studio, l’unica via legale è il Decreto Ministeriale 7 settembre 2017 sull’uso compassionevole individuale. Non ci sono altre opzioni legali in questo momento.

La psilocibina è classificata come stupefacente in Tabella I del DPR 309/1990. Fuori dai percorsi descritti in questo documento, il suo utilizzo ha conseguenze penali sia per il paziente che per il medico.


Parte 1: Guida per il paziente

Chi potrebbe accedere


La terapia con psilocibina, nei percorsi attualmente disponibili in Italia, è studiata per due condizioni principali. Non è una cura di prima scelta: è pensata per chi ha già provato le terapie standard senza risultati sufficienti.

Criteri di inclusioneCriteri di esclusione assoluti
  • Depressione resistente al trattamento (TRD): hai provato almeno due antidepressivi diversi, per almeno 6-8 settimane ciascuno, senza risposta adeguata.
  • Distress psicologico in malattia oncologica grave (ansia, depressione, angoscia esistenziale nel contesto di una diagnosi infausta)
  • Diagnosi attuale o passata di schizofrenia o altri disturbi psicotici, disturbi di personalità
  • Disturbo bipolare di tipo I
  • Epilessia non controllata
  • Malattie cardiovascolari gravi non controllate
  • Gravidanza o allattamento
  • Meno di 18 anni
  • Incapacità di prestare consenso informato
Nota: il PTSD è oggetto di studi di fase 2 con psilocibina (dati preliminari, studi open-label non controllati), ma non rientra nelle indicazioni dello studio ISS né è un’indicazione consolidata. Può essere valutato caso per caso nell’ambito di una richiesta compassionevole individuale, con documentazione specifica della mancanza di alternative.
Le controindicazioni assolute non sono negoziabili


Ci sono anche situazioni intermedie che richiedono una valutazione caso per caso: storia familiare di psicosi, terapie in corso con litio o antidepressivi ad alto dosaggio, episodi recenti di autolesionismo grave. Queste non escludono automaticamente, ma richiedono una valutazione più attenta da parte del medico.

Uso compassionevole individuale


Quando non esiste un trial (come lo studio ISS) che possa arruolare il paziente (posti esauriti, diagnosi non allineata ai criteri del protocollo, impossibilità di raggiungere fisicamente i centri, o altre ragioni cliniche), esiste il percorso dell’uso compassionevole individuale previsto dal DM 7 settembre 2017. Questo percorso include un accompagnamento psicoterapeutico completo, che la letteratura scientifica internazionale considera parte essenziale del trattamento.

Il lavoro amministrativo lo fa il tuo medico, non tu.

Il percorso compassionevole richiede che il tuo medico specialista attivi la procedura presso il Comitato Etico della propria struttura. Il paziente non ha un ruolo attivo nella burocrazia. Il vero ostacolo pratico è trovare un medico formato e disposto a percorrere questa strada.


Da dove partire


Se sei un paziente che vuole esplorare questa possibilità, questi sono i passaggi realistici:

  1. Parla con il tuo psichiatra o medico curante. Mostragli questo documento: se non conosce questo percorso, il problema non è suo — è un territorio ancora nuovo per la maggior parte dei medici italiani.
  2. Verifica con lui le eventuali ipotesi di accedere alle sperimentazioni.
  3. Raccogli la tua documentazione clinica: lettere di dimissione, relazioni specialistiche, documentazione di tutti i farmaci e le terapie già provate (con durata, dosaggio e risposta).


Una cosa onesta da dire.


Questo non è un percorso semplice. I medici formati in Italia sono ancora pochissimi, la burocrazia è reale, e i posti nelle sperimentazioni sono limitati. Il percorso di uso compassionevole individuale con psichedelici, pur previsto dalla legge dal 2017, è nelle prime fasi di applicazione pratica in Italia per questo specifico ambito terapeutico.


Parte 2: Guida per il medico – Checklist operativa

Quadro normativo di riferimento


La psilocibina è classificata come stupefacente in Tabella I del DPR 309/1990. L’uso al di fuori degli strumenti descritti di seguito ha conseguenze penali. I due strumenti legali disponibili sono:

  • Via A — Studio clinico (in Italia al momento attivo quello autorizzato dall’ISS): arruolamento nei trial AIFA-autorizzati.
  • Via B — DM 7 settembre 2017: uso terapeutico individuale di medicinale sottoposto a sperimentazione clinica (“uso compassionevole”), GU n. 256 del 2.11.2017

Il DM 7/9/2017 prevede presupposti applicativi cumulativi: patologia grave o che pone il soggetto in pericolo di vita, assenza di valide alternative terapeutiche autorizzate, impossibilità di inclusione in sperimentazione clinica in corso, disponibilità di dati preliminari di sicurezza ed efficacia (fase III, II o persino I in casi specifici).

Responsabilità del medico richiedente

Ai sensi del DM 7/9/2017, il medico specialista richiedente assume la responsabilità clinica della selezione del paziente, della supervisione del trattamento e della segnalazione degli eventi avversi.

Criteri di inclusioneCriteri di esclusione assoluti
  • Età ≥ 18 anni
  • Esclusione dai trial in corso
  • Depressione resistente al trattamento (TRD): fallimento di almeno 2 linee antidepressive adeguate (≥6-8 settimane, classi diverse)
  • Distress psicologico in malattia oncologica grave
  • PTSD (indicazione emergente): valutabile sulla base dei dati preliminari di fase 2 (studi open-label, non RCT)
  • Consenso informato valido
  • Contesto di vita sufficientemente stabile
  • Disturbi psicotici (attuali o pregressi)
  • Disturbo bipolare tipo I
  • Disturbi di personalità
  • Epilessia non controllata
  • Ipertensione severa non controllata, aritmie gravi, cardiopatia ischemica instabile, scompenso cardiaco severo
  • Cirrosi epatica grave (Child-Pugh C)
  • Gravidanza o allattamento
  • Età < 18 anni
  • Incapacità di prestare consenso informato
Criteri di esclusione relativi (valutare caso per caso, possibilmente in collegialità)


  • Storia familiare di primo grado di disturbi dello spettro schizofrenico
  • Terapia in corso con litio (wash-out ≥5 gg, rischio convulsioni)
  • Terapia in corso con IMAO (wash-out ≥14 gg, OBBLIGO assoluto — rischio sindrome serotoninergica)
  • SSRI/SNRI ad alto dosaggio (valutare riduzione graduale — possibile riduzione dell’efficacia)
  • DBP grave con storia recente di autolesionismo grave
  • Tentativo di suicidio negli ultimi 6-12 mesi (risk assessment formale obbligatorio, C-SSRS)
  • Abuso attivo di sostanze (eccetto in protocolli specifici per dipendenze)


Screening diagnostico strutturato obbligatorio


  • Intervista diagnostica strutturata: M.I.N.I. o SCID-5-CV
  • Columbia Suicide Severity Rating Scale (C-SSRS)
  • Screening spettro bipolare: MDQ + HCL-32
  • Scale target: HDRS-17 o MADRS (depressione), PCL-5 (PTSD)
  • Screening disturbi di personalità (PDQ-4+ o IPDE)
  • ECG a 12 derivazioni (recente, max 3 mesi) — PA in più rilevazioni
  • Esami ematochimici: emocromo, funzionalità epatica (AST/ALT/GGT/bilirubina), renale (creatinina/GFR), elettroliti, TSH, glicemia
  • Beta-hCG in tutte le donne in età fertile
  • Revisione farmacologica completa con screening delle interazioni


Iter amministrativo


L’iter per l’uso compassionevole nominale su singolo paziente si compone di due fasi.

La prima consiste nell’autorizzazione da parte del Comitato Etico territorialmente competente.

Il CE adotta il proprio parere e lo trasmette ad AIFA entro 3 giorni tramite la casella dedicata, per attività di monitoraggio. Nella richiesta al CE, il medico dovrà indicare l’Azienda Farmaceutica che offrirà il farmaco sperimentale per uso compassionevole nominativo.

La seconda fase, ottenuta l’autorizzazione del CE, avviene tramite la Farmacia Ospedaliera di riferimento, e consiste nella richiesta di importazione del farmaco, secondo i canali previsti dalla normativa di settore. Sarà necessario coprire i costi per le relative certificazioni, per il tramite della Farmacia Ospedaliera di riferimento.

Puoi trovare i link istituzionali alla fine del documento.

Somministrazione


Requisiti del setting: struttura sanitaria autorizzata; possibilmente stanza silenziosa e confortevole; kit di emergenza disponibile.

Team minimo: almeno due operatori in presenza continua durante la sessione — un medico (psichiatra o medico con formazione specifica PAT) con funzione di supervisione medica + uno psicologo o psicoterapeuta con formazione PAT con funzione di guida terapeutica.


Riferimenti normativi


Il vademecum è stato redatto da:

Caterina Bartoli, Fondatrice del Progetto Studio Aegle, Coordinatrice scientifica della Campagna sulle terapie Psichedeliche dell’Associazione Luca Coscioni

Claudia Moretti, Avvocata, Coordinatrice della Campagna sulle Terapie Psichedeliche dell’Associazione Luca Coscioni

Documento redatto da Studio Aegle e dall’Associazione Luca Coscioni. Non costituisce parere legale o medico individuale, né sollecitazione ad accedere a uno specifico trattamento: descrive un quadro normativo e clinico generale. Le informazioni normative sono aggiornate a giugno 2026: verificare sempre la normativa vigente e consultare AIFA per aggiornamenti. Il medico richiedente è il solo responsabile della valutazione clinica del singolo paziente.

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Un anno fa moriva in Svizzera Martina Oppelli


Il suo ultimo videomessaggio alla politica: “Fate una legge che abbia un senso, una legge che tenga conto di ogni dolore possibile”

“Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, smentito dalla Consulta sull’incostituzionalità della legge regionale ‘Liberi Subito’ proposta da oltre 8.000 cittadini, ne riprenda subito la discussione. A livello nazionale, si approvi la legge “Eutanasia legale”


A un anno dalla morte di Martina Oppelli, 50enne triestina affetta da sclerosi multipla, avvenuta il 31 luglio 2025, l’Associazione rilancia il suo ultimo videomessaggio, registrato poco prima della sua morte tramite “suicidio assistito” in Svizzera, dove era stata accompagnata dai disobbedienti civili Claudio Stellari e Matteo D’Angelo. Entrambi, insieme a Marco Cappato che è il responsabile civile di Soccorso Civile, e Felicetta Maltese, che ha fornito supporto logistico ed economico per il viaggio, si sono poi autodenunciati.

Nel suo ultimo video messaggio, riportando la sua esperienza personale, segnata dai tre dinieghi ricevuti dalla sanità regionale e da oltre trent’anni di battaglia contro la malattia, Martina Oppelli rivolgeva un appello al Parlamento, chiedendo l’approvazione urgente di una legge “sensata” sul fine vita che garantisca a chiunque una fine dignitosa senza costringere le persone malate a estenuanti calvari burocratici o a dolorosi e costosi viaggi all’estero.

↓ IL VIDEO MESSAGGIO DI MARTINA OPPELLI↓


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“Martina Oppelli ha chiesto per mesi che venissero verificate le sue condizioni secondo quanto previsto dalla Corte costituzionale. Di fronte a dinieghi e ritardi, è stata costretta ad andare in Svizzera. Questa attesa e questa incertezza non possono diventare la normalità per altre persone”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale o Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

“A distanza di un anno, il confronto in Parlamento sul fine vita resta aperto. La politica nazionale deve approvare la legge di iniziativa popolare “Eutanasia legale”, che parte dal giudicato costituzionale, e che è capace di tutelare realmente le persone che vivono condizioni di sofferenza intollerabile, senza cancellare o comprimere diritti già esistenti.

Nel frattempo, le Regioni hanno il dovere di organizzare procedure capaci di rendere concretamente esercitabili i diritti già riconosciuti. Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, smentito dalla Consulta sull’incostituzionalità della legge regionale ‘Liberi Subito’ proposta da oltre 8.000 cittadini, ne riprenda subito la discussione”.

Sul piano regionale, in Friuli-Venezia Giulia manca ancora una legge che disciplini le procedure per la verifica delle condizioni di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria e i tempi, nel rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Ad agosto 2023, con oltre 8.200 firme raccolte a fronte delle 5.000 richieste, in Regione è stata presentata la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, per definire tempi senza ingiustificati ritardi e procedure chiare e certe per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.

Il percorso legislativo, però, è stato bloccato: il 10 aprile 2024 la terza commissione regionale ha respinto il testo e il 20 giugno il Consiglio regionale ne ha impedito la discussione attraverso una votazione pregiudiziale. Alla luce anche della sentenza 204/2025 della Corte costituzionale, che ha chiarito la possibilità per le Regioni di intervenire sull’organizzazione del Servizio sanitario per rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta, l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto al Consiglio regionale di riprendere l’esame della proposta di legge.

L’assenza di una disciplina regionale continua infatti a produrre incertezza, disuguaglianze e mancanza di garanzie per le persone malate, per le famiglie e per gli operatori sanitari.

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Il Tribunale di Napoli: le ASL devono garantire l’ausilio più adatto alla persona, non solo quello previsto dal tariffario


La sentenza riconosce un importante principio che l’Associazione Luca Coscioni, che ha supportato il ricorso, afferma da anni: la personalizzazione dell’ausilio è un principio dei LEA

Per scegliere una carrozzina bisogna considerare condizioni cliniche, capacità residue, ambiente di vita e autonomia della persona


Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto il diritto di Christian Durso, persona con grave disabilità affetta da atrofia muscolare spinale (SMA), a ottenere integralmente la carrozzina elettronica verticalizzante prescritta dagli specialisti, condannando la ASL Napoli 1 Centro a farsi carico dell’intero costo del presidio e delle spese di giudizio.

La sentenza afferma un principio che va oltre il caso individuale: nella scelta di un ausilio per una persona con disabilità occorre verificare che sia realmente adeguato alle condizioni cliniche, alle capacità residue, all’ambiente di vita e al livello di autonomia che deve garantire. Non è sufficiente individuare un dispositivo appartenente alla categoria prevista dal Servizio sanitario: la personalizzazione del presidio costituisce un principio fondamentale nel sistema dei LEA.

La vicenda nasce, con il supporto dell’Associazione Luca Coscioni, dalla necessità di sostituire la carrozzina che Christian utilizzava da anni, che gli aveva consentito di mantenere un livello di autonomia e integrazione sociale soddisfacente, ma che era ormai fuori produzione e irreparabile per l’esaurimento dei pezzi di ricambio. Il 10 marzo 2025 la ASL Napoli 1 Centro aveva autorizzato solo parzialmente la nuova fornitura, riconoscendo 13.381,68 euro a fronte di un costo complessivo di 23.215 euro più IVA per la carrozzina prescritta dagli specialisti. Secondo la ASL, l’autorizzazione della carrozzina nei limiti e secondo le modalità previste dal nomenclatore tariffario era sufficiente ad adempiere ai propri obblighi.

Christian, assistito dall’avvocato Alessandro Bardini, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni, ha invece sostenuto che il presidio autorizzato non fosse in grado di garantire le funzioni necessarie alla sua autonomia. La documentazione prodotta ha evidenziato la necessità di caratteristiche specifiche, tra cui basculamento elettronico, reclinazione fino a 180°, elevazione e verticalizzazione in tre fasi, altezza minima da terra per l’accesso ai veicoli e sistemi antiribaltamento elettronici.

Il Tribunale ha rilevato che la ASL non aveva dimostrato che il presidio da essa messo a disposizione fosse concretamente idoneo a garantire lo stesso livello di autonomia, sicurezza, mobilità e partecipazione alla vita sociale assicurato dalla carrozzina prescritta. Non risultava inoltre alcuna analisi comparativa tra i due ausili né una motivazione tecnica in grado di spiegare perché le caratteristiche richieste dagli specialisti dovessero essere considerate superflue.

Nel dispositivo della sentenza il giudice accerta che la Karma Evo Altus è «indispensabile per l’inserimento sociale» di Christian e «l’unico modello in commercio che permette all’istante di avere l’indipendenza funzionale», riconoscendo il suo diritto alla fornitura completa del presidio a totale carico della ASL Napoli 1 Centro.

L’avvocato Alessandro Bardini, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni e difensore di Christian Durso, dichiara:

Questa rappresenta un’altra importante decisione sul riconoscimento del diritto delle persone con disabilità ad ottenere il presidio realmente appropriato alle proprie esigenze.

Gli ausili non possono essere scelti sulla base del loro costo o di valutazioni meramente amministrative, ma devono essere individuati esclusivamente in funzione delle esigenze cliniche, funzionali e dell’ambiente di vita della persona.

Sono battaglie che non dovrebbero essere combattute e che nessuna persona con disabilità dovrebbe essere costretta ad affrontare per ottenere ciò che le spetta di diritto. Un ausilio appropriato significa maggiore autonomia, minori complicanze, meno ricoveri, minori costi sanitari e soprattutto una migliore qualità della vita.


Per Christian Durso: “Dopo oltre un anno e mezzo di ritardi e innumerevoli difficoltà, ho ottenuto il rinnovo della sedia a rotelle. Oggi non è un giorno importante solo per me, che avrò finalmente la sedia a rotelle, ma perché è stato riconosciuto dal Tribunale, anche con il nuovo nomenclatore, il diritto ad avere una sedia a rotelle in extra LEA e quindi non rientrante nel listino stabilito dal Ministero e applicato dall’ASL. L’ASL avrebbe potuto autorizzare l’extra LEA in presidio senza farmi ricorrere al Tribunale, perché la legge lo prevede ancora, anche con il nuovo nomenclatore, ma ha preferito, con motivazioni inesistenti, ritenere che non ne avessi diritto e che il nomenclatore standard fosse già sufficiente”.

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La gallery di Luglio


Nonostante il caldo, continua incessante l’attività delle nostre Cellule sul territorio. Ecco alcune foto dai banchetti organizzati in giro per l’Italia su PMA per Tutte e quelli di Liberi Subito in Lombardia, Lazio, Piemonte e Calabria. Clicca sull’icona della macchina fotografica per scorrere le foto!

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Filomena Gallo e Marco Cappato rispondono al Presidente La Russa sul fine vita


“Disparità tra Regioni prodotta da inerzia Parlamento. Il Presidente faccia rispettare il Regolamento del Senato e avvii la discussione della proposta di legge popolare Eutanasia Legale

Dichiarazione congiunta di Filomena Gallo e Marco Cappato


“Il Presidente La Russa denuncia una legislazione “a macchia di leopardo”, ma quella disparità è stata prodotta dall’inerzia del Parlamento. Le leggi regionali Liberi Subito, approvate in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, non solo non frammentano i diritti, ma hanno ridotto l’incertezza in quelle Regioni, perché garantiscono tempi, procedure e responsabilità uniformi alle aziende sanitarie, mentre lo Stato continua a non intervenire. Auspichiamo che siano approvate in tutte le Regioni, perché il diritto delle persone malate non può dipendere dal luogo in cui vivono.

Se il Presidente del Senato considera davvero essenziale una legge nazionale, non deve rivolgere generici appelli alla maggioranza e all’opposizione per l’esame di un disegno di legge che già ora com’è al Senato è incostituzionale. Deve invece far rispettare il Regolamento del Senato, che per i disegni di legge di iniziativa popolare impone l’avvio dell’esame entro un mese, la sua conclusione entro tre mesi e, decorso tale termine, l’iscrizione d’ufficio nel calendario dell’Assemblea.

La proposta di legge popolare “Eutanasia legale” promossa dall’Associazione Luca Coscioni, è stata assegnata alle Commissioni il 29 luglio 2025. È trascorso un anno e non è ancora arrivata in Aula. Abbiamo già formalmente diffidato il presidente La Russa a rispettare il Regolamento e l’articolo 71 della Costituzione. Non si tratta di una concessione politica: è un obbligo istituzionale. La Russa ha oggi l’occasione di passare dalle parole ai fatti: faccia iscrivere immediatamente la proposta popolare nel calendario dell’Assemblea. Ogni ulteriore ritardo è una violazione della Costituzione e continua a lasciare senza risposta persone gravemente malate che non possono più aspettare”.

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I domiciliari ai tossicodipendenti sono un percorso ad ostacoli per pochi posti, che non cambierà le cose


Qualsiasi norma che eviti il carcere è sicuramente meglio di nuovi reati o indurimenti di pena, ma prevedere i domiciliari per “tossicodipendenti” o “alcoldipendenti” che aderiscono a programmi di “recupero” vuol dire non affrontare il problema alla radice e, allo stesso tempo, creare una serie di ostacoli burocratici e sovrapposizioni o coordinamenti di istituzioni slegate tra loro.

Questa legge mette sullo stesso piano la criminogenicità di sostanze psicoattive legali e illegali, gli alcolici si comprano tranquillamente dovunque, le sostanze stupefacenti pure, ma solo in contesti al di fuori della legge, se l’uso personale è sostanzialmente depenalizzato, salvo la reiterazione della condotta, costi, rischi e danni non sono sotto controllo perché si parla di sostanze proibite.

Non solo, l’Italia si distingue anche per scarsa attenzione, per non dire boicottaggio, alla riduzione del danno, politiche che prevedono sì terapie sostitutive, o in alcuni casi uso sotto controllo medico della stessa sostanza che si usa problematicamente, ma non necessariamente, o esclusivamente, a scalare fino all’astinenza totale.

Quanto potranno essere efficaci programmi basati su un approccio ideologico e non sulla pragmaticità del rapporto medico paziente? Infine, visto che la certificazione di “tossicodipendenza” è, spesso, antecedente all’ingresso nel circuito penale ed è in capo ai servizi territoriali per le dipendenze, che ne sarà di chi non è cittadino italiano che non conosce la lingua né la possibilità di poter usufruire dell’assistenza socio-sanitaria che esiste?

Nella stragrande maggioranza dei casi i “tossicodipendenti” che delinquono lo fanno o per garantirsi approvvigionamenti, o perché facenti parte di giri criminali o perché dopo anni di condotte fuorilegge non riescono a reinserirsi attivamente nella società. Scontare la pena ai domiciliari, sempre che abbiano un domicilio, come li potrà mai “recuperare”?

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

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È venuto a trovarmi Francesco Cancellato, direttore di Fanpage. Siamo partiti dal caso Paragon, lo spionaggio che lui ha subito tramite lo spyware Graphite, una vicenda che (pur avendo una gravità accertata diversa), mi ha ricordato quella che ho vissuto io quando mi è arrivata notizia di essere spiato dai servizi segreti italiani.

Abbiamo anche parlato di molto altro. Qui il video: video.marcocappato.it/w/8B6LXN…


Chi controlla l'informazione in Italia? Spionaggio e potere con Francesco Cancellato


Ho incontrato Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e insieme abbiamo parlato della trasformazione del sistema dei media, del suo impatto sulla libertà di informazione e sulla tenuta delle istituzioni democratiche.

Siamo partiti dal caso Paragon, lo spionaggio che Cancellato ha subito tramite lo spyware Graphite, una vicenda che – pur avendo una gravità accertata diversa – mi ha ricordato quella che ho vissuto io, quando mi è arrivata notizia di essere spiato dai servizi segreti italiani (youtu.be/KpPrKNUExeE).

Da lì abbiamo parlato della vulnerabilità dei cittadini e dei giornalisti di fronte all'uso incontrollato di strumenti di sorveglianza militare, toccando poi altri argomenti: il ruolo degli editori indipendenti all'interno di un mercato dominato dalle piattaforme Big Tech, i rischi legati alla disinformazione generata dall'intelligenza artificiale e le trasformazioni della partecipazione politica di fronte alle grandi crisi globali, prima fra tutte la lotta al cambiamento climatico.

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È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

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01:15 - Il caso dello spyware Paragon
07:17 - Sorveglianza digitale e tutela della privacy
13:37 - Indipendenza editoriale, grandi piattaforme e qualità dell'informazione
18:58 - L'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui media e sulla democrazia
23:47 - Il ruolo della regolamentazione e il valore dei dati pubblici
30:28 - La crisi della democrazia rappresentativa
39:01 - Crisi globali e politica nazionale
46:51 - Economia, beni comuni e costo sociale delle emissioni
53:58 - È la fine del populismo?
1:02:24 - Domanda trappola


in reply to Marco Cappato

nei 65 minuti di conversazione con Cancellato è stata menzionata la
"impotenza strutturale per la cooperazione internazionale"

si dovrebbe invece ragionare in termini di "inadeguatezza di assetto organizzativo"
dell'ambiente informatico nel quale viviamo
.... per dirne di più .... forse ci dovrebbe aiutare con quanto cerco di dire - in inglese - nella risposta a @nonzerosumjames
mastodon.uno/@casarayuela/1170…

sul suo
nonzerosum.games/alignmentgene…

#Humanistic_Intent #GoalAlignment

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Marco Cappato a Marina di Pietrasanta per “La libertà ha un prezzo?”

📍Spazio Caffè della Versiliana – Viale Morin n. 16 Marina di Pietrasanta, Lucca
📅 Mercoledì 29 luglio
🕡 Ore 18:30


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, parteciperà all’incontro “La libertà ha un prezzo?”, insieme a Valentina Petrini, giornalista d’inchiesta e autrice del libro Il prezzo della libertà.

L’appuntamento, condotto da Paolo Del Debbio, si terrà nell’ambito degli Incontri al Caffè del 47° Festival La Versiliana 2026.

L’incontro sarà un’occasione di confronto sul valore della libertà, della disobbedienza civile e dell’autodeterminazione.
Ingresso libero.

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La Corte costituzionale conferma la legittimità delle leggi regionali in materia di aiuto medico alla morte volontaria


La Consulta si è pronunciata sulla legge regionale approvata dalla Sardegna

Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Il Governo è stato nuovamente battuto. È un via libera che vale per tutte le Regioni e il Parlamento non può ignorare le sentenze della Corte”


Con la sentenza numero 148/2026, depositata oggi, la Corte costituzionale ha respinto le censure statali proposte dal Governo sull’intera legge della Regione Sardegna numero 26 del 2025, in tema di organizzazione delle procedure di aiuto al suicidio, confermando, come già aveva fatto con la sentenza n. 204 del 2025 sulla legge della Regione Toscana, la legittimità dell’intervento legislativo regionale volto a disciplinare l’organizzazione delle procedure sanitarie per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.

La Corte ha respinto le censure del Governo sull’impianto complessivo della legge, riaffermando che la disciplina organizzativa delle attività delle aziende sanitarie regionali rientra nella materia della tutela della salute e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale solo di alcune specifiche disposizioni della legge sarda, relative principalmente alla definizione legislativa dei requisiti di accesso e ad alcuni termini procedimentali ritenuti eccessivamente rigidi.

La sentenza conferma inoltre la legittimità delle disposizioni che prevedono termini certi per la convocazione della Commissione multidisciplinare e per la comunicazione dell’esito delle verifiche, riconoscendo che tali previsioni sono finalizzate ad assicurare la tempestiva presa in carico delle richieste e una rapida comunicazione delle decisioni alle persone interessate.

Nelle motivazioni, inoltre, la Corte conferma in più passaggi il ruolo del Servizio sanitario nazionale e delle aziende sanitarie. Richiama la legge n. 219 del 2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento, la legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative, le funzioni delle aziende sanitarie, la Commissione multidisciplinare e il principio dell’alleanza terapeutica.

La procedura viene così ricondotta all’attività delle strutture sanitarie pubbliche, chiamate ad assicurare la presa in carico della persona, gli accertamenti clinici, la verifica della volontà libera e consapevole e tutte le necessarie garanzie sanitarie.

Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


Questa sentenza produce due effetti politici molto chiari. Questa sentenza produce un duplice effetto.

Da un lato conferma che le Regioni possono organizzare il proprio Servizio sanitario per dare attuazione alle sentenze della Corte costituzionale, smentendo chi, come la Lombardiae il Piemonte, ha rifiutato persino di discutere la proposta di legge popolare ‘Liberi Subito’.

Dall’altro lancia un messaggio chiaro al Parlamento: mentre il testo in discussione al Senato esclude il Servizio sanitario nazionale dalla procedura, la Corte ne richiama più volte il ruolo centrale, insieme a quello delle aziende sanitarie, della Commissione multidisciplinare e dell’alleanza terapeutica.

La nostra proposta di legge di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 74.000 cittadine e cittadini e depositata in Senato, va nella direzione indicata dalla Corte: mantiene il Servizio sanitario nazionale al centro della procedura e garantisce tutte le tutele previste dalla giurisprudenza costituzionale.

Lo stesso principio ispira la proposta regionale ‘Liberi Subito’, ripresentata quest’anno in tutte le Regioni, che disciplina esclusivamente l’organizzazione del Servizio sanitario regionale per assicurare procedure uniformi e tempi certi, senza modificare i diritti già riconosciuti dalla Corte.

Dopo due sentenze consecutive della Corte costituzionale, gli alibi sono finiti: per le Regioni, che devono garantire procedure efficaci e non discriminatorie senza ritardi, e per il Parlamento, che deve approvare una legge conforme alla Costituzione e rispettosa della libertà di scelta delle persone.


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Caso di Paola, la Corte costituzionale ha emesso la sentenza


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Rimane il criterio della dipendenza dai trattamenti di sostegno vitale, ma ora nulla impedisce al Parlamento di ampliare l’accesso al suicidio medicalmente assistito

Filomena Gallo commenta: “Il requisito del sostegno vitale resta una discriminazione, ma la Corte lascia aperti nuovi percorsi giuridici”. Marco Cappato aggiunge: “Il Parlamento non ha alibi, discuta la legge Eutanasia legale“.


Con la sentenza n. 152 del 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sollevate dal GIP di Bologna sull’articolo 580 del codice penale, nella parte in cui la non punibilità dell’aiuto al suicidio è subordinata alla condizione che la persona sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata nel procedimento penale a carico di Marco Cappato, Virginia Fiume e Felicetta Maltese, indagati per l’aiuto fornito a Paola, affetta da una grave patologia neurodegenerativa irreversibile, nel raggiungere una struttura in Svizzera, dove ha potuto porre fine alle proprie sofferenze attraverso l’autosomministrazione del farmaco.

Paola era pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli ed era totalmente dipendente dall’assistenza continua di altre persone per le attività essenziali della vita quotidiana. Non dipendeva, tuttavia, da una “macchina”.

➡ Dichiarazione di Filomena Gallo


Dichiara Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, avvocata di Marco Cappato, Virginia Fiume e Felicetta Maltese e coordinatrice del collegio di difesa composto anche dagli avvocati Franco Di Paola, Marilisa D’Amico, Francesca Re, Alessia Cicatelli, Benedetta Liberali, Irene Pellizzone e Niccolò Panigada:

Come collegio di difesa avevamo chiesto l’accoglimento della questione, perché continuiamo a ritenere irragionevole e discriminatorio che l’accesso al suicidio medicalmente assistito dipenda dal tipo di trattamento necessario alla sopravvivenza e non dalla condizione concreta della persona: irreversibilità della patologia, sofferenze intollerabili, capacità di autodeterminarsi e libertà della decisione.

La Corte conferma il requisito del sostegno vitale, distinguendo tra chi può già lasciarsi morire rifiutando un trattamento necessario alla sopravvivenza e chi, pur trovandosi in una condizione altrettanto grave e irreversibile, non dispone di questa possibilità.

Tale distinzione determina una disparità di trattamento fondata su una circostanza clinica che non è idonea a misurare né la libertà e consapevolezza della scelta, né l’irreversibilità della patologia, né la gravità delle sofferenze.

La motivazione contiene tuttavia indicazioni giuridiche importanti. La Corte ribadisce che nessuna persona può essere costretta ad accettare un trattamento di sostegno vitale per poi chiederne l’interruzione: quando il trattamento è medicalmente necessario alla sopravvivenza e ne è stata indicata l’attivazione, il paziente può rifiutarlo fin dall’inizio e il requisito deve ritenersi soddisfatto.

Al punto 17.2 del Considerato in diritto, la Corte chiarisce inoltre che non è costituzionalmente preclusa al legislatore una disciplina che consenta l’accesso anche alle persone non dipendenti da trattamenti di sostegno vitale, purché siano previste adeguate garanzie.

La sentenza precisa, infine, che nuove questioni di legittimità costituzionale potranno essere sollevate. Il procedimento torna ora davanti al GIP di Bologna. Spetta al Parlamento superare le discriminazioni che ancora impediscono a persone in condizioni sostanzialmente comparabili di esercitare le medesime libertà.


➡ Dichiarazione di Marco Cappato


Sulla sentenza interviene anche il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato:

Con Virginia e Felicetta siamo indagati per avere aiutato Paola a realizzare una scelta personale, libera e consapevole, dopo che la malattia l’aveva privata di ogni autonomia e sottoposta a sofferenze per lei intollerabili.

La Corte ha scritto con chiarezza che il Parlamento può approvare una legge più ampia, capace di riconoscere l’aiuto medico alla morte volontaria anche alle persone che non dipendono da un macchinario o da uno specifico trattamento sanitario.

Il Parlamento non ha dunque alibi: una legge sul fine vita dovrà rispettare il dettato costituzionale e con i poteri propri del legislatore eliminare le attuali discriminazioni, come previsto dalla nostra legge di iniziativa popolare ‘Eutanasia legale’.

Continueremo con le iniziative politiche, giudiziarie e di disobbedienza civile affinché la libertà di scelta sia riconosciuta senza discriminazioni e accompagnata da controlli rigorosi e garanzie effettive.


L'articolo Caso di Paola, la Corte costituzionale ha emesso la sentenza proviene da Associazione Luca Coscioni.

L’Emilia-Romagna è la terza Regione ad approvare le norme da noi proposte sul fine vita


L’iter è avviato, invece, in 17 tra Regioni e Province autonome: in alcune è in corso la raccolta firme, in altre vi è un testo depositato

Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Ora tutte le Regioni garantiscano procedure certe per l’aiuto medico alla morte volontaria”


Con l’approvazione della legge regionale sul fine vita da parte dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, diventano tre le Regioni che hanno adottato norme che ricalcano la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni.

La legge non modifica i diritti stabiliti dalla Corte costituzionale, ma disciplina l’organizzazione del Servizio sanitario regionale, definendo procedure senza ingiustificati ritardi, per la verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale.


L’approvazione dell’Emilia-Romagna segna una nuova fase della campagna “Liberi Subito”. Dopo la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna, la proposta è infatti oggi in discussione, già depositata o oggetto di raccolta firme in altre 17 tra Regioni e Province autonome, con l’obiettivo di garantire in tutta Italia procedure chiare, uniformi e trasparenti, evitando che l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale possa subire ostruzionismi e sabotaggi.

L’iter nelle Regioni e nelle Province autonome (QUI l’approfondimento a cura di Matteo Mainardi)


  • Sono attualmente in corso le raccolte firme della PDL “Liberi Subito” in quattro Regioni: Calabria, Lazio, Lombardia e Piemonte. In Calabria e Lazio si tratta della prima volta che si procede alla raccolta firme, mentre in Lombardia e Piemonte è stato necessario ripartire con una nuova raccolta, dopo che i rispettivi consigli regionali avevano respinto il primo testo.
  • In due Regioni – Umbria e Veneto – e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano, la proposta di legge è al vaglio delle rispettive assemblee. In particolare:
    • il Veneto è stata la prima Regione a discutere il testo, ma vi era stato un rinvio a causa della fine della legislatura, occorso nell’autunno del 2025. Oggi, una nuova proposta adeguata a quanto detto dalla sentenza 204/2025 della Corte costituzionale, è al vaglio del Consiglio regionale.
    • in Umbria, la proposta è stata depositata grazie alla raccolta firme promossa da Laura Santi e dall’Associazione Luca Coscioni ed è oggi all’esame della Terza commissione. A settembre proseguirà l’iter con gli emendamenti che recepiscono i rilievi della Corte costituzionale.
    • nella Provincia autonoma di Trento, dopo il deposito della proposta sostenuta da oltre 7.800 firme, è iniziato il percorso istituzionale previsto dallo Statuto di autonomia.
    • nella Provincia autonoma di Bolzano, la Commissione legislativa ha dato un primo via libera a una norma che istituisce una commissione multidisciplinare permanente per le richieste di suicidio medicalmente assistito. L’Associazione Luca Coscioni chiede di integrare il testo prevedendo garanzie di procedure chiare e celeri.


  • In sei Regioni, la proposta è stata depositata e si è in attesa dell’avvio dell’iter. In particolare:
    • in Campania, una proposta di legge che recepisce il testo di “Liberi Subito” è stata depositata in Consiglio regionale. L’obiettivo è disciplinare in modo uniforme il percorso sanitario e garantire tempi certi per le verifiche previste dalla Corte costituzionale.
    • in Liguria, il testo è stato ripresentato nella nuova legislatura dopo l’interruzione dell’iter causato dalle elezioni anticipate, nell’ottobre 2024. L’Associazione Luca Coscioni è stata audita a giugno 2026 in Commissione Salute. I recenti casi di suicidio medicalmente assistito avvenuti nella Regione hanno reso ancora più evidente la necessità di una disciplina regionale.
    • nelle Marche, la proposta di legge è stata depositata ma il suo iter si è fermato dopo le prime discussioni in Commissione. L’Associazione Luca Coscioni chiede che il Consiglio regionale riprenda l’esame del provvedimento.
    • in Molise, è all’esame del Consiglio regionale una proposta bipartisan che disciplina l’organizzazione delle procedure nell’ambito del Servizio sanitario regionale, senza introdurre nuovi diritti.
    • in Puglia, è in vigore una delibera di Giunta che rappresenta un primo passo nell’organizzazione delle procedure, ma non garantisce le stesse tutele di una legge regionale in termini di stabilità, uniformità e ruoli certi.
    • in Sicilia, una proposta di legge è stata depositata nel 2024 ma non è ancora stata calendarizzata per la discussione all’Assemblea regionale


  • Infine, sono tre le Regioni – Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta – in cui la proposta di legge è stata respinta prima che la sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale chiarisse definitivamente che le Regioni possono disciplinare gli aspetti organizzativi necessari a rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta.


Con la legge approvata oggi, le 8 Aziende sanitarie locali dell’Emilia-Romagna si aggiungono alle 11 ASL di Toscana e Sardegna: sono così 19 le ASL italiane che garantiscono procedure organizzative chiare per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale sul suicidio medicalmente assistito.


Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato


“L’approvazione della legge in Emilia-Romagna conferma che ‘Liberi Subito’ è una proposta costituzionalmente fondata e necessaria per dare concreta attuazione a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale.

Mentre il Parlamento continua a non intervenire, sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti.

Per questo proseguiremo la nostra iniziativa in tutto il Paese, attraverso proposte di legge, raccolte firme e confronto con i Consigli regionali, finché il diritto all’autodeterminazione nel fine vita non dipenderà più dal luogo di residenza.

Continueremo inoltre a informare cittadini e cittadine attraverso il Numero Bianco (06 99313409), il servizio dell’Associazione Luca Coscioni dedicato ai diritti nel fine vita, alle cure palliative e alle Disposizioni anticipate di trattamento”.

L'articolo L’Emilia-Romagna è la terza Regione ad approvare le norme da noi proposte sul fine vita proviene da Associazione Luca Coscioni.

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Nella mia newsletter di oggi racconto perché ho deciso di aprire il mio canale Peertube, a partire sia da un'analisi dei problemi degli altri social come Instagram, Facebook, X e sia dalla chiacchierata con @kenobit

Qui il link per riceverla: substack.com/@marcocappato

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C'è un'alternativa ai social network gestiti dai giganti del web? Ne ho parlato con Fabio Bortolotti, in arte @kenobit , autore del libro "Assalto alle piattaforme".

Abbiamo analizzato come Meta, Google, X e così via, usino i nostri dati e condizionino la visibilità per creare dipendenza. Abbiamo parlato anche di soluzione, a partire dal Fediverso.

Ed è proprio per questo che ho deciso di sperimentare aprendo Peertube, qui il video: video.marcocappato.it/w/by7gFQ…


Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.

Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


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CAPPATO TUBE, i miei video sul Fediverso: video.marcocappato.it
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🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
30:37 Perché dobbiamo parlare di sovranità tecnologica
37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
44:22 Parliamo di intelligenza artificiale
49:06 Democrazia partecipata e identità digitale
57:42 Dovremmo le piattaforme agli adolescenti?
01:05:09 Domanda trappola


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Di recente ho chiacchierato con @marcocappato di piattaforme commerciali, dei loro problemi e delle soluzioni che sperimentiamo qui sul Fediverso.

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Sono molto felice del confronto, e anche che Marco abbia deciso di aprire la sua istanza PeerTube. Il cambiamento passa anche da dettagli come questo.

Viva la decentralizzazione!


Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

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Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
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37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
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Buona notizia: anche l'Emilia-Romagna ha appena approvato una legge che definisce tempi e procedure con cui le aziende sanitarie devono rispondere a chi chiede l'aiuto medico a morire.

Noi andiamo avanti. La nostra legge è infatti all'esame dei Consigli regionali di Umbria, Trentino e Veneto, mentre in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria continuiamo a raccogliere le firme.

Ci batteremo finché la nostra proposta di legge popolare "Eutanasia legale" non sarà votata dal Parlamento.

Caso Fakir, Fabrizio Starace: “Servono formazione congiunta e protocolli chiari tra sanità e Forze dell’Ordine


Il Presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP) e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni chiede un protocollo tra Ministero dell’Interno e Ministero della Salute


Il caso di Bologna evidenzia ancora una volta la necessità di rafforzare il coordinamento tra servizi sanitari e forze dell’ordine nella gestione delle persone in condizioni di grave agitazione comportamentale.

Per questo l’Associazione Luca Coscioni insieme al Prof. Fabrizio Starace, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP), chiede l’adozione di protocolli nazionali condivisi, formazione congiunta e procedure uniformi che garantiscano la tutela della salute, della sicurezza e dei diritti delle persone coinvolte.

Dichiarazione di Fabrizio Starace


È sotto gli occhi di tutti: gli episodi di microcriminalità e di discontrollo comportamentale stanno divenendo sempre più diffusi.

A fronte di questa crescita, dobbiamo evitare quello che si sta già verificando, il rimpallo di responsabilità e competenze tra chi vede il fenomeno come un problema di ordine pubblico e chi come un problema di assistenza psichiatrica.

Da un lato c’è chi vuole criminalizzare tutto, dall’altro chi vuole psichiatrizzare tutto.

Si tratta però di una situazione complessa, difficile da decodificare: una persona non ha scritto in fronte ‘Sono un delinquente’, oppure ‘io sono una persona con un disturbo’.


Secondo Starace, la risposta non può essere affidata all’improvvisazione né alla contrapposizione tra competenze istituzionali.

“Serve un protocollo di intesa tra Ministero dell’Interno e Ministero della Salute, che definisca criteri di attivazione, tempi di risposta e competenze reciproche tra il personale sanitario e quello che interviene per la sicurezza.

Bisogna attivare a livello regionale e territoriale attività periodiche di formazione e revisione dei casi che si sono presentati, in maniera congiunta tra forze dell’ordine, operatori sanitari, magistratura e giudice tutelare, per uniformare e condividere le procedure.

Questo non significa che gli operatori sanitari vogliano sottrarsi al loro mandato di cura e di terapia, ma per curare le persone bisogna che ci siano gli elementi minimi di sicurezza.

Tutte le istituzioni dovrebbero concorrere a determinare un clima di collaborazione, più che mai necessaria.

Starace ricorda inoltre che esperienze di formazione congiunta tra Dipartimenti di salute mentale, Polizia di Stato, Polizia locale e Carabinieri sono già state realizzate in diversi territori italiani, dimostrando che un approccio condiviso è possibile e rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire situazioni critiche.

Sul caso di Bologna, il consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni invita a evitare giudizi affrettati e ricostruzioni semplificate.

“Quando si invoca la necessità che il medico intervenga con un trattamento farmacologico sedativo, evidentemente sfugge che non tutti gli interventi del 118 prevedono la presenza di un medico che può somministrare medicinali o dare un farmaco senza conoscere le condizioni di base della persona, bisogna conoscere le condizioni cardiocircolatorie del soggetto”.

L’Associazione Luca Coscioni ricorda inoltre che, insieme alla SIEP, alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), alla Società Italiana di Psicopatologia e al Collegio nazionale dei Dipartimenti di Salute mentale, ha presentato al Ministero dell’Interno un’istanza di riesame in autotutela della circolare della Direzione centrale anticrimine del 6 novembre 2019, chiedendo una più chiara definizione delle competenze e un migliore coordinamento tra personale sanitario e forze dell’ordine nella gestione delle situazioni di emergenza.

“Questa circolare rischia di determinare confusione e mancata definizione dei compiti reciproci, che possono causare problemi pesanti in situazioni delicate, che invece potrebbero essere gestiti meglio, avendo la piena consapevolezza dei ruoli e avendo un coordinamento delle azioni e degli uni e degli altri.

Non si tratta di immaginare che i luoghi della sanità pubblica vengano militarizzati, ma di fissare un principio secondo il quale questi luoghi, che sono un elemento fondamentale per il buon funzionamento della vita pubblica e della comunità, non siano considerati zone franche dove non vige il diritto”.

L'articolo Caso Fakir, Fabrizio Starace: “Servono formazione congiunta e protocolli chiari tra sanità e Forze dell’Ordine proviene da Associazione Luca Coscioni.

Fine vita, in Emilia-Romagna domani approda il testo in aula


L’Associazione Luca Coscioni, che ha promosso il testo su cui si basa il disegno di legge, sarà in aula, con Filomena Gallo e Matteo Mainardi, rispettivamente Segretaria nazionale e coordinatore della campagna Liberi Subito


Andrà in aula domani, 23 luglio, in Consiglio Regionale il testo sul fine vita dell’Emilia-Romagna, che potrebbe così diventare la terza Regione, dopo Toscana e Sardegna, ad approvare una legge che definisce tempi e procedure per l’aiuto medico alla morte volontaria, per un totale di 19 ASL su 107 a dotarsi di regole chiare a tutela di pazienti e operatori sanitari.

A giugno scorso la Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa ha avviato l’esame del testo, scegliendo come base la proposta della maggioranza e abbinandola alla legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” dell’Associazione Luca Coscioni. L’abbinamento ha consentito di valorizzare anche il lavoro e le richieste delle cittadine e cittadini che avevano sottoscritto il testo popolare nel 2023.

In Emilia-Romagna, infatti, “Liberi Subito” era stata depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nonostante il parere favorevole della Commissione Statuto, nella precedente legislatura non era poi stata discussa in Consiglio regionale: la Regione aveva invece scelto di intervenire con atti amministrativi per regolamentare l’accesso alla procedura attraverso le aziende sanitarie, poi finiti al centro di ricorsi.

Dopo la sentenza 204/2025 della Corte costituzionale sull’analoga legge toscana, il Presidente Michele De Pascale aveva ribadito la necessità di una legge nazionale sul fine vita, ma ha anche riconosciuto che le Regioni possono intervenire sul piano organizzativo per rendere concretamente esigibili i diritti già riconosciuti dalla Consulta. A giugno 2026 i gruppi di maggioranza hanno quindi depositato una proposta di legge.

Nel corso delle recenti audizioni sul testo attuale, l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto di rafforzare la legge prevedendo che non vi fossero ingiustificati ritardi non solo per la verifica dei requisiti, ma anche per la fase conclusiva della procedura, compreso il reperimento dei farmaci e dei dispositivi necessari e l’assistenza all’autosomministrazione. L’obiettivo è evitare che ritardi amministrativi continuino a trasformarsi in ulteriore sofferenza per le persone malate e le loro famiglie, garantendo trasparenza, responsabilità e tempi compatibili con le condizioni cliniche di chi presenta la richiesta.

L’Emilia-Romagna può diventare la terza Regione, dopo Toscana e Sardegna, a garantire procedure uniformi per l’applicazione della sentenza Cappato, evitando che i diritti delle persone malate dipendano dal territorio in cui vivono o dalle scelte delle singole aziende sanitarie.

È importante che il Consiglio regionale abbia tenuto conto della proposta di legge popolare “Liberi Subito”, sottoscritta da 7.300 cittadine e cittadini: così la partecipazione popolare entra realmente nel processo legislativo e contribuisce alla costruzione di una legge più forte, efficace e rispettosa dei diritti2, dichiarano Filomena Gallo, e Matteo Mainardi rispettivamente Segretaria nazionale e Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni.

L'articolo Fine vita, in Emilia-Romagna domani approda il testo in aula proviene da Associazione Luca Coscioni.

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Matteo D’Angelo e Matteo Orlando a Treviso per l’incontro “Le tensioni ideali e giuridiche nel tema del fine vita”

📍 Sala Guadagnin – Palazzo Rinaldi – P.za Rinaldi, 1,Treviso
📅 Giovedì 23 luglio
🕒 Ore 15:00 – 17:00


Avv. Matteo D’Angelo e il Dott. Matteo Orlando, attivisti dell’Associazione Luca Coscioni, interverranno a Treviso all’incontro “Le tensioni ideali e giuridiche nel tema del fine vita: approdi giurisprudenziali e normativi”, nell’ambito del ciclo di incontri di politica forense e deontologia promosso da AIGA Treviso.

L’iniziativa sarà un’occasione di approfondimento sul fine vita dal punto di vista giuridico, deontologico e civile, con attenzione agli sviluppi normativi e giurisprudenziali e al ruolo dell’attivismo per il riconoscimento dell’autodeterminazione nelle scelte di fine vita.

Dopo i saluti istituzionali di Marco Mancini, Direttivo AIGA Treviso, e Diego Cascato, Presidente del COA Treviso, l’incontro sarà moderato da Giorgia Cenedese, Direttivo AIGA Treviso, e introdotto dall’Avv. Lorenzo Zanella, Foro di Treviso.

L’evento è organizzato da AIGA Treviso, con il patrocinio della Città di Treviso e dell’Ordine degli Avvocati di Treviso.

Saranno riconosciuti crediti formativi. Maggiori informazioni sono disponibili nella locandina al questo link.

L'articolo Matteo D’Angelo e Matteo Orlando a Treviso per l’incontro “Le tensioni ideali e giuridiche nel tema del fine vita” proviene da Associazione Luca Coscioni.

Liste d’attesa, Marcello Crivellini: “Positivo il miglioramento dei tempi, ma va chiarito il nodo delle prescrizioni non erogate”


Sui nuovi dati Agenas sulle liste di attesa assistiamo ad un coro di soddisfazione e rallegramenti perché rispetto al primo semestre 2025 quest’anno si è registrato un leggero miglioramento. Anche noi siamo contenti ma essendo molto più vicini ai cittadini che effettuano fisicamente le prenotazioni siamo costretti a ricordare quello che non va e che non viene esplicitato su questi dati.

Dispiace rovinare la festa ma la stessa Agenas il 29 maggio 2026 aveva correttamente ammesso che c’era una criticità da approfondire: confrontando, infatti, il numero delle ricette effettuate (dati ricavabili dalla Tessera Sanitaria) con il numero delle prestazioni effettivamente erogate dal SSN emerge che la metà è sparita. Emerge che un consistente volume di prescrizioni sfugge alla misura e non si traduce in prestazioni del SSN.

Si tratta dell’insieme di quelle “prestazioni scomparse” (quasi il 50%) tra il momento della prescrizione e quello della effettiva erogazione su cui si fanno solo ipotesi. In sostanza quasi la metà delle prescrizioni (sia per Visite che per Diagnostica) sembra scomparire dai radar del sistema, per perdersi presumibilmente nel mare delle rinunce o approdare nei porti privati delle prestazioni a pagamento.

È un fenomeno rilevante che rischia di alterare non solo i valori di rispetto dei tempi ma anche i festeggiamenti ministeriali per i miglioramento dei primi mesi del 2026. In sostanza la percentuale di rispetto dei tempi è una frazione: al numeratore c’è il numero delle prestazioni effettuate nei tempi mentre al denominatore il numero delle prescrizioni detenute dai pazienti. Se quest’ultimo numero diventa la metà (cioè non tiene conto delle prestazioni scomparse perché il paziente ha rinunciato o si è rivolto al privato a pagamento) la percentuale di rispetto “magicamente” raddoppia.

Siamo dunque contenti del miglioramento ma abbiamo molti dubbi (in base ai dati forniti da Agenas) sul vero significato del suo valore numerico. Anche perché con il Numero Bianco siamo a contatto con i problemi dei cittadini e conosciamo anche il lavoro dei tanti Centri e Sportelli sul territorio che ogni giorno registrano tempi di attesa di anni e si battono, caso per caso, per il rispetto dei tempi e a volte solo per avere una risposta certa.

L'articolo Liste d’attesa, Marcello Crivellini: “Positivo il miglioramento dei tempi, ma va chiarito il nodo delle prescrizioni non erogate” proviene da Associazione Luca Coscioni.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 Mercato coperto di via Catania 70 – Roma
🗓 Martedì 28 luglio 2026
🕡 Dalle 09:00 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO II di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico proviene da Associazione Luca Coscioni.

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La Cellula Coscioni di Rimini organizza uno sportello sulle DAT


📍 Ospedale Infermi – Via Publio Ovidio Nasone, Rimini
📅 Giovedì 30 luglio 2026
🕠 Dalle ore 08:00 alle 12:00


La Cellula Coscioni di Rimini grazie alla collaborazione con AUSL Romagna organizza uno sportello informativo dedicato alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), per approfondire i propri diritti sul fine vita e sul testamento biologico. Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017 e quali strumenti sono disponibili per l’autodeterminazione nelle scelte di cura. Un’occasione aperta a tutte e tutti per conoscere, capire e fare scelte consapevoli.

Per maggiori info cellularimini@associazionelucacoscioni.it

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Un anno fa moriva Laura Santi


Il suo ultimo videomessaggio contribuì a fermare il DDL nazionale sul fine vita che avrebbe limitato i diritti dei malati

L’Associazione Luca Coscioni diffonde il suo ultimo appello ai parlamentari. Sul fronte legge regionale intanto domani in Umbria riparte riparte dopo due anni di stallo l’iter della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito


A un anno dalla morte di Laura Santi, giornalista, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni e simbolo della battaglia per la libertà di scelta nel fine vita, l’Associazione diffonde il suo ultimo videomessaggio, registrato poco prima della sua morte e affidato al marito Stefano Massoli.

Il video rappresenta il suo ultimo intervento pubblico e il suo testamento civile. Laura si rivolgeva ai parlamentari impegnati nella discussione sul disegno di legge nazionale sul fine vita, chiedendo loro di non approvare un testo che avrebbe determinato un arretramento rispetto ai diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale. La sua denuncia riguardava il rischio concreto che una legge presentata come intervento di regolamentazione del fine vita introducesse, al contrario, nuovi ostacoli all’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, restringendo le condizioni individuate dalla Consulta ed escludendo numerose persone malate che oggi possono far valere un diritto affermato in forza di Carta costituzionale.

Il suo ultimo videomessaggio contribuì a rendere evidenti le criticità del testo di legge a fermarne il percorso parlamentare. Dopo il suo appello, il testo perse slancio e l’iter si interruppe.

↓ L’APPELLO DI LAURA SANTI AI PARLAMENTARI↓


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A distanza di un anno, il confronto in Parlamento sul fine vita resta aperto. Per l’Associazione Luca Coscioni il Parlamento deve approvare una legge che parta dal giudicato costituzionale, che sia capace di tutelare realmente le persone che vivono condizioni di sofferenza intollerabile, senza cancellare o comprimere diritti già esistenti.

“State andando a dibattere di un disegno di legge che non va emendato, va proprio bocciato perché non vuole regolare il fine vita, lo vuole proprio cancellare alla radice. Primo punto, perché è stato escluso il Servizio sanitario nazionale lasciando poi a iniziative privatistiche? Altro punto, la dipendenza da macchinari.

Volete introdurre la presenza di trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, ma questo esclude grandissima parte dei malati. Io stessa non avrei avuto questo diritto. Io non voglio lasciare un paese che ignori e si prenda gioco delle sofferenze dei malati più gravi”, affermava Laura nel suo ultimo video messaggio.


“Il tempo, quando si vive una sofferenza irreversibile, non è un elemento burocratico: è parte della sofferenza stessa. Laura ha atteso per oltre due anni una risposta che avrebbe dovuto ricevere in tempi certi. Quell’attesa non può diventare la normalità per altre persone.

La politica nazionale deve smettere di cercare scorciatoie che restringano il perimetro tracciato dalla Corte costituzionale, mentre le Regioni hanno il dovere di organizzare procedure capaci di rendere concretamente esercitabili i diritti già riconosciuti.

L’eredità di Laura ci impone una responsabilità precisa: trasformare il suo coraggio in regole chiare, risposte tempestive e istituzioni capaci di non voltarsi dall’altra parte. In Umbria approvare “Liberi Subito” significa fare esattamente questo”, dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

L’Associazione rilancia quindi la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale, sottoscritta da oltre 70.000 cittadini e depositata in Parlamento, chiedendo che il confronto riparta da un testo capace di dare piena attuazione alle pronunce della Corte costituzionale e di rafforzare, anziché limitare, le garanzie per le persone malate nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione terapeutica.

La proposta prevede anche la possibilità della somministrazione del farmaco letale da parte del medico e l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria per persone che, pur non essendo dipendenti da trattamenti sanitari, abbiano una prognosi infausta. L’obiettivo è evitare che il legislatore nazionale introduca condizioni più restrittive rispetto al quadro costituzionale già delineato, rendendo ancora più difficile l’esercizio di un diritto per persone che vivono situazioni di sofferenza intollerabile.

Nella regione di Laura, una legge regionale ancora non c’è: il 22 luglio riparte l’iter di Liberi Subito


Sul piano regionale, in Umbria manca ancora una legge che disciplini le procedure per la verifica delle condizioni di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria e i tempi, nel rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Il 22 luglio riprenderà l’iter della proposta di legge regionale “Liberi Subito”, sottoscritta da quasi 5.000 cittadini umbri.

Dopo circa due anni di percorso e una lunga fase di stallo, la III Commissione consiliare permanente è stata convocata per proseguire l’esame del testo. L’auspicio dell’Associazione Luca Coscioni è che la Commissione concluda i propri lavori in tempi rapidi, e che il Consiglio regionale approvi una legge capace di garantire procedure chiare, tempi certi e un’applicazione uniforme delle pronunce della Corte costituzionale.

Una disciplina regionale non introdurrebbe un nuovo diritto, ma renderebbe effettivamente esigibili, attraverso procedure definite e tempi verificabili, diritti già riconosciuti nell’ordinamento costituzionale, evitando che le persone malate siano costrette ad affrontare ulteriori ritardi, incertezze e sofferenze. È necessario intervenire affinché altre persone non siano costrette, come Laura, ad attendere per oltre due anni nella sofferenza, affrontando ritardi, incertezze e ostacoli nell’esercizio dei propri diritti.

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La Cellula Coscioni Trieste-Gorizia organizza a Turriaco la proiezione di “Lasciatemi morire ridendo”

📍 Piazzale Faidutti, Turriaco
📅 Giovedì 30 luglio
🕘 Ore 21:00


La Cellula Coscioni Trieste-Gorizia, insieme al Comune di Turriaco, organizza la proiezione del docufilm “Lasciatemi morire ridendo” di Massimiliano Fumagalli, dedicato alla storia di Stefano Gheller, seconda persona in Italia – e prima in Veneto – ad aver visto riconosciuto il diritto alla morte medicalmente assistita senza dover lasciare il suo paese.

Al termine della proiezione si terrà una tavola rotonda con:
Nicola Pieri – Sindaco di Turriaco
Enrico Bullian – Consigliere regionale FVG
Gabriele Isola Guidugli – Cellula Coscioni Trieste-Gorizia
Diego Silvestri – medico psichiatra e membro del Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni
Cristina Gheller – sorella di Stefano, in collegamento da remoto

In caso di maltempo, l’evento si terrà presso la Sala consiliare Nilde Iotti, in Piazza Libertà. Ingresso libero.

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Maria Teresa Prestianicola a Gioia Tauro per l’incontro “Liberi Subito. Fine vita: dignità e libertà fino alla fine”.


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Maria Teresa Prestianicola a Gioia Tauro per l’incontro “Liberi Subito. Fine vita: dignità e libertà fino alla fine”

📍 Sala Le Cisterne, Via Roma, Gioia Tauro
📅 Giovedì 30 luglio 2026
🕕 Ore 18:00


Maria Teresa Prestianicola, referente dell’Associazione Luca Coscioni per la campagna “Liberi Subito”, interverrà a Gioia Tauro all’incontro “Liberi Subito. Fine vita: dignità e libertà fino alla fine”. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto pubblico sulla proposta di legge regionale per garantire procedure chiare e tempi celeri alle persone che richiedono l’accesso alla morte medicalmente assistita.

Coordina Antonio Barilari, referente campagna programmatica PD – Fucine Resistenti. Sono previsti i saluti di Andrea Macino – Segretario Partito Democratico di Gioia Tauro, Giuseppe Ranuccio – Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Panetta – Segretario provinciale PD Reggio Calabria. Oltre a Maria Teresa Prestianicola interverranno Alfredo Bazoli – Senatore della Repubblica, Nicola Irto – Senatore della Repubblica e Segretario regionale del Partito Democratico Calabria

L’incontro è promosso da Fucine Resistenti, Partito Democratico Calabria, Circolo PD Gioia Tauro e Associazione Luca Coscioni. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

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È il tempo di big pharma per gli psichedelici?


Testo preparato con Peppe Brescia


Il 16 luglio, la Eli Lilly – la più grande azienda farmaceutica al mondo per capitalizzazione di mercato, ha annunciato l’acquisizione della società di biotech AtaiBeckley, nata dalla fusione tra Atai Life Sciences e Beckley Psytech, con un’operazione dal valore complessivo di circa 3,8 miliardi di dollari. Si tratta della più grande acquisizione mai realizzata nel settore della medicina psichedelica e di una delle operazioni più significative nella storia recente delle neuroscienze.

Negli ultimi anni Eli Lilly ha costruito una posizione dominante grazie al successo commerciale dei farmaci contro diabete e obesità. I ricavi generati da queste terapie hanno permesso all’azienda di investire con decisione in nuovi settori strategici, tra cui le neuroscienze, considerate uno degli ambiti più complessi e allo stesso tempo più promettenti della ricerca farmaceutica.

Al di là delle cifre, il valore dell’operazione risiede nell’implicito messaggio per l’intero settore: la ricerca sugli psichedelici viene sempre più considerata un asset terapeutico destinato a entrare stabilmente nella medicina del futuro. In linea con gli studi finora condotti, la depressione resistente ai trattamenti costituirà una delle principali sfide cliniche – anche in considerazione dell’alto numero di pazienti alla ricerca di percorsi terapeutici alternativi.

AtaiBeckley ha sviluppato una pipeline di cosiddetti neuroplastogens, molecole progettate per favorire la plasticità neuronale e ripristinare le connessioni cerebrali compromesse nei disturbi psichiatrici. L’idea di fondo è diversa da quella degli antidepressivi tradizionali: invece di modulare esclusivamente la disponibilità di neurotrasmettitori come serotonina o noradrenalina, queste sostanze mirano a intervenire sui meccanismi biologici alla base della perdita di plasticità sinaptica, fenomeno oggi considerato uno degli elementi chiave della depressione resistente.

L’asset più prezioso dell’accordo è rappresentato dal cosiddetto BPL-003, una formulazione intranasale di mebufotenina benzoato che si propone come una versione sintetica della 5-MeO-DMT.

A rendere particolarmente interessante la formulazione sono soprattutto i risultati degli studi clinici di fase IIb al momento maturati: secondo i dati diffusi dall’azienda, una singola somministrazione è stata associata a una riduzione rapida dei sintomi depressivi, con benefici mantenuti per diversi mesi in una quota significativa di pazienti. Inoltre, il tempo medio di permanenza nella struttura sanitaria dopo il trattamento è risultato di circa cento minuti – una durata decisamente più contenuta rispetto ad altri protocolli oggi disponibili.

Sulla base di questi risultati, la Food and Drug Administration statunitense ha già attribuito a BPL-003 la designazione di Breakthrough Therapy, riservata ai trattamenti che mostrano un potenziale rilevante nel rispondere a bisogni clinici ancora insoddisfatti. Parallelamente sono già state avviate le attività preparatorie per gli studi registrativi di fase III, ultimo passaggio prima di un’eventuale richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio. I primi risultati sono attesi per il 2029.

All’interno del portafoglio di AtaiBeckley figurano inoltre altri due prodotti di rilevanza: la VLS-01 – una formulazione di DMT attualmente in fase II di sperimentazione per la depressione resistente, ed EMP-01, basata su MDMA per il trattamento del disturbo d’ansia sociale. A questi si aggiunge una piattaforma di ricerca dedicata allo sviluppo di nuovi composti neuroplastogeni, inclusi candidati privi di effetti allucinogeni.

L’operazione dà l’impressione di costituire un passaggio in grado di modificare profondamente la percezione delle terapie psichedeliche da parte dell’intera industria farmaceutica: un investimento di quasi quattro miliardi di dollari difficilmente, più che una scommessa finanziaria, assume così le fattezze di un impegno concreto, tanto sotto il profilo industriale che in merito a quello scientifico.

L’investimento di Eli Lilly potrebbe allora contribuire anche a modificare lo scenario europeo, che appare più frammentato. Restano comunque numerose incognite. Gli studi di fase III dovranno confermare efficacia e sicurezza su un numero molto più ampio di pazienti. Sarà necessario definire modelli organizzativi sostenibili, formare personale sanitario qualificato e affrontare questioni regolatorie ancora aperte, dall’accessibilità economica dei trattamenti fino alla loro integrazione nei servizi di salute mentale. Al di là dell’esito dei singoli programmi clinici, l’acquisizione di AtaiBeckley segna già un punto di svolta.

Per oltre 40 anni la ricerca sugli psichedelici ha vissuto ai margini della medicina, ostacolata da proibizionismo, stigma e scarsità di finanziamenti. Oggi la situazione appare radicalmente diversa. Le pubblicazioni scientifiche aumentano, gli studi clinici si moltiplicano e le principali autorità regolatorie seguono con crescente attenzione gli sviluppi del settore.

L’investimento di Eli Lilly non certifica soltanto il valore economico di una biotech specializzata nelle neuroscienze, ma contribuisce in maniera decisiva alla legittimazione della medicina psichedelica tra le aree considerate strategiche dall’industria farmaceutica globale. Un segnale che difficilmente può essere ignorato.

“Sono convinto che questa transazione rappresenti la migliore strada da percorrere sia per i pazienti che per gli azionisti”, ha affermato Angermeyer, fondatore di Atai e attuale presidente del consiglio di amministrazione e maggiore azionista della società risultante dalla fusione.

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La Cellula Coscioni di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico

📍 MUNICIPIO III di Roma, Via Umberto Fracchia 45 – Roma
🗓 Mercoledì 22 luglio 2026
🕡 Dalle 08:30 alle 13:00


La Cellula Coscioni di Roma, in collaborazione con il MUNICIPIO III di Roma organizza uno sportello informativo sul Testamento Biologico, dedicato a tutte le persone che desiderano saperne di più sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Durante l’incontro sarà possibile ricevere informazioni chiare e aggiornate su quali sono i diritti sanciti dalla legge 219/2017

Accesso libero, per maggiori informazioni cellularoma@associazionelucacoscioni.it

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In Francia è stata approvata la legge sul diritto all’aiuto a morire, mentre in Italia il Parlamento ignora la Consulta e l’iniziativa popolare


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Dichiarazione di Marco Cappato e Filomena Gallo

La Francia diventa così l’ottavo Paese europeo ad aver approvato una normativa che riconosce forme di aiuto medico alla morte volontaria


Con l’approvazione della legge sul diritto all’aiuto a morire, la Francia compie un passo importante sul terreno dell’autodeterminazione e delle libertà individuali.

Il testo riconosce alle persone con sofferenza insopportabile e irreversibile il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria. È il risultato di un lungo percorso di confronto pubblico e istituzionale, avviato nel 2022 e aperto anche alla partecipazione di cittadini estratti a sorte, esperti, operatori e associazioni, tra cui l’Associazione Luca Coscioni.

In Italia, invece, il Parlamento non decide: da anni ignora i moniti della Corte costituzionale e le iniziative popolari sul fine vita. A quasi sette anni dalla sentenza n. 242 del 2019, manca ancora una legge nazionale che disciplini in modo chiaro l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Le istituzioni francesi hanno dimostrato di saper ascoltare la società e di assumersi la responsabilità di decidere.

Ora il testo sarà sottoposto al Conseil constitutionnel per il vaglio di legittimità su alcuni specifici profili. Se supererà questo passaggio, la Francia avrà una disciplina nazionale chiara e dettagliata, mentre in Italia continueranno a essere le persone malate a pagare il prezzo dell’inerzia del Parlamento.

Inoltre la Francia ha scelto di seguire la linea delle altre leggi straniere in materia e non ha indicato il requisito dell’essere mantenuti in vita da trattamento di sostegno vitale come necessario per accedere alla procedura. Solamente in Italia, invece, per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, bisogna essere tenuti in vita da questo tipo di trattamenti

Approfondimento: mappa delle legislazioni sul suicidio medicalmente assistito nel Mondo


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Francesca Re alla Camera dei deputati per “Crioconservazione ovocitaria e fertilità femminile”

📍 Sala Stampa della Camera dei deputati, Via della Missione 4, Roma
📅 Martedì 28 luglio
🕦 Dalle ore 11:30


Francesca Re, avvocata, coordinatrice della campagna “PMA per tutte” e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà all’incontro “Crioconservazione ovocitaria e fertilità femminile: un impegno comune”, dedicato al tema della fertilità femminile, dell’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e della libertà di scelta riproduttiva.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sulle politiche necessarie per garantire maggiore informazione, consapevolezza e accesso ai percorsi di tutela della fertilità, anche alla luce delle discriminazioni che ancora oggi limitano l’accesso alla PMA in Italia.

Interverranno:

On. Carmen Di Lauro – Movimento 5 Stelle
Francesca Re – avvocata, coordinatrice della campagna “PMA per tutte”, Associazione Luca Coscioni
Marta Maria Nicolazzi – sociologa e co-fondatrice di Stiamo Fresche
On. Ilenia Malavasi – Partito Democratico
On. Giulia Pastorella – Azione

Modera Chiara Piotto, giornalista e voce di The Essential su Will.

L’evento potrà essere seguito anche in diretta streaming sui canali della Camera dei deputati.
Per accreditarsi scrivere a dilauro_c@camera.it.
Per i signori è richiesta giacca e cravatta.

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Giulia Crivellini a Nova Milanese per il dibattito “Liberi Subito”

📍 Giardino Centro Sociale Togliatti, Via Togliatti 6, Nova Milanese
📅 Venerdì 17 luglio
🕘 Ore 21:00


Giulia Crivellini, avvocata e membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito sul fine vita “Liberi Subito”, in programma nell’ambito della Festa di Nova Milanese. L’incontro sarà un’occasione di confronto sulla libertà di scelta nelle decisioni di fine vita e sulla proposta di legge regionale “Liberi Subito”, promossa per garantire procedure chiare alle persone che richiedono l’accesso alla morte medicalmente assistita.

Interverrà anche Riccardo Tomaiuoli, responsabile Salute dei Giovani Democratici Lombardia.Introducono Matilde Pagnin, consigliera comunale a Nova Milanese e componente della segreteria GD Monza e Brianza, ed Erica Resnati, segretaria provinciale GD Monza e Brianza. L’iniziativa si svolge nell’ambito della Festa dell’Unità di Nova Milanese, promossa dal Partito Democratico e dai Giovani Democratici Monza e Brianza.

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Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

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“Smantelleremo la Corte Penale Internazionale, mattone dopo mattone”: questa la dichiarazione di Marco Rubio, il Segretario di Stato USA.
Sarebbe da irresponsabili non prenderlo sul serio. Ne parlo nella mia newsletter che uscirà venerdì.

Per leggerla: substack.com/@marcocappato

Lista Referendum e Democrazia ha ricondiviso questo.

La Francia ha finalmente una buona legge sul fine vita perché ha ascoltato i cittadini.

L'ha fatto partendo dalla proposta di un'assemblea di cittadini estratti a sorte. Il Governo Meloni invece ha calato dall'alto una proposta incostituzionale, che cancellerebbe i diritti strappati con le disobbedienze civili, e che resta bloccata in Parlamento.

PMA per Tutte supera le 33mila firme in meno di un mese


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Sono 40 le associazioni aderenti e 800 i volontari attivi in tutta Italia

Lanciata ufficialmente lo scorso 11 giugno, la proposta di legge di iniziativa popolare chiede di garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) a donne single e coppie dello stesso sesso. Obiettivo: almeno 50.000 firme per il deposito in Parlamento


A meno di un mese dal lancio ufficiale dell’11 giugno scorso, la campagna “PMA per tutte” promossa dall’Associazione Luca Coscioni ha già superato le 33.000 firme raccolte su almeno 50.000, la soglia necessaria per il deposito in Parlamento. La proposta di legge modifica l’articolo 5 della legge 40/2004 sulla PMA, consentendo l’accesso alle tecniche anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dalla normativa italiana, che permette l’accesso solo alle coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi.

La campagna fino a ora ha avuto il supporto di decine di giuristi, medici, parlamentari e realtà della società civile. Sono oltre 40 le associazioni che al momento sostengono la campagna e 800 i volontari impegnati quotidianamente nell’organizzazione dei tavoli di raccolta firme e nell’informazione sul tema.

“Oltre 33.000 firme in meno di un mese sono un segnale politico forte che non può essere ignorato. Migliaia di persone chiedono di porre fine a una discriminazione fondata sullo stato civile e sull’orientamento sessuale”, dichiarano Filomena Gallo e Francesca Re, rispettivamente Segretaria nazionale associazione Luca Coscioni e Coordinatrice della campagna PMA per Tutte.

“La legge 40 non può continuare a escludere donne single e coppie di donne dall’accesso alla PMA. È una questione di uguaglianza, di autodeterminazione e di rispetto dei diritti fondamentali. Il legislatore deve prevedere norme che rispettino la libertà di scelta delle persone e garantiscano pari dignità e pari diritti, senza discriminazioni legate alla condizione personale, familiare o all’orientamento sessuale” concludono Filomena Gallo e Francesca Re.

La raccolta firme prosegue sia online (tramite SPID o carta d’identità elettronica sul sito ufficiale) sia presso i tavoli fisici organizzati in tutta Italia.

Il volto della campagna


Il volto della campagna “PMA per tutte” è Alia Guagni, ex calciatrice della Nazionale italiana e mamma single grazie a un percorso di PMA realizzato in Spagna. Con un video, ha raccontato la sua storia, invitando a “scendere in campo” per sostenere la campagna.

↓ “SCENTI IN CAMPO ANCHE TU PER LA PMA PER TUTTE”: LA VIDEO TESTIMONIANZA DI ALIA GUAGNI↓


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Se hai problemi di visualizzazione del video, CLICCA QUI

La mappa


L’Associazione Luca Coscioni ha reso nota una mappa aggiornata sull’accesso alla PMA nei vari Paesi europei (ricerca e studio curati dall’avvocata Alessia Cicatelli e visivamente elaborata da Alessandro De Luca, membri di giunta dell’Associazione Luca Coscioni).

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Se hai problemi di visualizzazione della mappa, CLICCA QUI

In 13 Paesi, tra cui l’Italia, l’accesso alla PMA è vietato alle donne single e resta limitato alle sole coppie, in alcuni casi solo dello stesso sesso, in altri anche di sesso diverso.

Oltre all’Italia: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Lituania, Polonia, Principato di Monaco, Repubblica Ceca e Slovacchia prevedono l’accesso alle sole coppie eterosessuali. Mentre l’Austria e la Svizzera lo prevedono per tutte le tipologie di coppia, senza alcuna distinzione in base all’orientamento sessuale.

In 32 Paesi europei la PMA è legalmente accessibile anche alle donne single.

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Filomena Gallo e Marco Cappato a Pietrasanta per il Premio Cecchi Pandolfini 2026

📍 Via Garibaldi 41, Pietrasanta
📅 Mercoledì 22 luglio
🕕 Ore 18:00


Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, parteciperanno alla seconda edizione del Premio Cecchi Pandolfini 2026, nato con l’obiettivo di rendere omaggio a donne, uomini e realtà associative che, attraverso il proprio impegno civile, culturale e sociale, contribuiscono ad alimentare il dibattito pubblico, promuovere i diritti e stimolare una riflessione libera, consapevole e responsabile sui temi fondamentali del nostro tempo.

Nel corso dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Culturale Rolando Cecchi Pandolfini, il premio sarà conferito all’Associazione Luca Coscioni per il suo impegno nella difesa della libertà di scelta, dell’autodeterminazione e dei diritti nel fine vita.

L’incontro sarà condotto dalla giornalista Chiara Bernardini.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Salute mentale, il Viminale riveda subito la Circolare sull’intervento delle Forze dell’Ordine nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura


In seguito agli incidenti avvenuti all’Ospedale Martini dell’A.S.L. Città di Torino, presentata un’istanza di riesame in autotutela per ritirare o aggiornare la direttiva della Direzione Centrale Anticrimine che definisce “assolutamente eccezionale” l’intervento delle Forze dell’ordine nei reparti psichiatrici.

Medici e associazioni denunciano: “Confondere il TSO con la gestione di un’aggressione in atto paralizza gli agenti e lascia soli gli operatori sanitari e pazienti”


Stop all’ambiguità normativa che rischia di lasciare sguarniti i presidi di salute mentale di fronte all’escalation di violenze ai danni del personale sanitario. Con un’istanza formale indirizzata al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP) e l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – con l’adesione di SIP (Società Italiana di Psichiatria), SoPSI (Società Italiana di Psicopatologia) e del Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale – hanno chiesto il formale riesame, il ritiro o l’aggiornamento della circolare della Direzione Centrale anticrimine prot. n. 0019018 del 6 novembre 2019.

L’iniziativa nasce a seguito di ripetuti e gravi episodi di cronaca, tra cui l’ultimo, avvenuto nel giugno 2026 presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Martini dell’A.S.L. Città di Torino, costato a un infermiere la frattura del bacino a causa dell’aggressione da parte di un degente. In quell’occasione, secondo le denunce sindacali, le Forze dell’ordine hanno inizialmente limitato o ritardato l’accesso al reparto, un comportamento indotto proprio dalle incertezze applicative della direttiva ministeriale del 2019.

La circolare del 2019, indirizzata ai Questori, definisce “assolutamente eccezionale” l’intervento della forza pubblica nei reparti di psichiatria, individuando nel Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) lo strumento idoneo a gestire tali contesti.

“Si tratta di un errore concettuale e operativo drammatico”, dichiara Fabrizio Starace, Presidente della SIEP. “Il TSO è una procedura clinica e di garanzia complessa, che richiede ore se non giorni per essere perfezionata. Qualificarlo come strumento per bloccare un’aggressione fisica in atto significa confondere la prevenzione con l’emergenza. Questa formula ambigua induce gli agenti in un errore scusabile, portandoli a ritardare l’intervento per il timore di commettere un abuso, e lascia il personale sanitario esposto al pericolo, costretto a improvvisarsi custode dell’ordine pubblico a danno del proprio mandato di cura”.

“A peggiorare la situazione vi è il contrasto con il quadro normativo sopravvenuto”, dichiarano Filomena Gallo, Marco Cappato e Claudia Moretti dell’Associazione Luca Coscioni. “Le leggi a tutela del personale sanitario del 2020 e del 2024 hanno inasprito le pene per le lesioni in corsia, rendendole reati perseguibili d’ufficio. L’inerzia operativa generata dalla vecchia circolare rischia di vanificare l’efficacia di queste riforme strutturali. Inoltre, lasciando gli operatori sanitari soli ad affrontare le emergenze che impongono loro una difesa, li si invita di fatto ad utilizzare il TSO e gli strumenti di contenzione, normalizzando la logica custodiale che da anni rappresenta una criticità denunciata dalle corti internazionali e nazionali”.

Le richieste al Viminale


I firmatari dell’istanza precisano che non si richiede in alcun modo una militarizzazione degli ospedali, né l’uso della forza pubblica per finalità terapeutiche. Si chiede, al contrario, di ripristinare un corretto e sicuro riparto di competenze:

  • Riformulare il testo ministeriale, eliminando la dicitura di “assoluta eccezionalità” laddove si configurino reati in corso o pericoli attuali per l’incolumità.
  • Chiarire la neutralità del contesto psichiatrico: la presenza di una patologia mentale o il ricovero in SPDC non possono costituire una scriminante o un motivo per differire gli interventi dovuti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria.
  • Adottare un Protocollo Operativo Nazionale d’intesa tra Ministero dell’Interno, Ministero della Salute e Ministero della Giustizia per tracciare una linea netta tra emergenze puramente cliniche, esecuzione dei TSO e situazioni di rilievo penale o di ordine pubblico.
  • Attivare tavoli territoriali per la formazione congiunta e la definizione di procedure rapide e sintetiche destinate agli operatori delle centrali d’emergenza (112) e delle pattuglie sul territorio.

Le organizzazioni istanti hanno manifestato la piena disponibilità a partecipare a un tavolo tecnico interistituzionale, fermo restando il ricorso a ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento per garantire il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e dei pazienti assistiti.

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Spiagge in Calabria, diffidati alcuni Comuni costieri del Vibonese: un gruppo di famiglie chiede mare accessibile per i propri figli


Un gruppo di genitori di bambini e bambine con disabilità residenti nel territorio della provincia di Vibo Valentia, supportati dall’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica, ha inviato una diffida formale ai Comuni di Vibo Valentia, Briatico, Joppolo, Nicotera, Parghelia, Pizzo Calabro, Ricadi, Tropea e Zambrone, chiedendo interventi urgenti per garantire l’effettiva accessibilità e fruibilità delle spiagge comunali.

L’atto, redatto dagli avvocati Maria Teresa Prestanicola e Alessandro Gerardi dell’Associazione Luca Coscioni, è stato inviato lo scorso 9 luglio, per conoscenza, anche al Presidente della Regione Calabria, On. Roberto Occhiuto, e all’Assessore al Welfare, dott.ssa Pasqualina Straface.

La situazione denunciata


Secondo quanto rilevato, le spiagge comunali del territorio risultano prive dei requisiti minimi di accessibilità. Mancano in particolare rampe e passerelle idonee per l’accesso alla battigia, un congruo numero di sedie JOB, servizi igienici adeguati, una opportuna segnaletica sui percorsi e informazioni sui servizi disponibili.

Questa carenza impedisce, di fatto, alle persone con disabilità motoria e alle loro famiglie, di accedere al mare in condizioni di sicurezza e autonomia, in violazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, oltre che della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18) e del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503.

Nella diffida si richiama anche un precedente giurisprudenziale rilevante: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 14 giugno 2023, n. 4279, che ha riconosciuto la natura discriminatoria della mancata eliminazione delle barriere architettoniche sul litorale di Sabaudia, qualificandola come discriminazione indiretta ai danni delle persone con disabilità.

Le richieste


I promotori dell’iniziativa chiedono ai Comuni destinatari di adottare entro 15 giorni dal ricevimento della diffida, tutti gli interventi necessari a garantire l’accessibilità delle aree demaniali destinate alla balneazione e a comunicare per iscritto, entro 10 giorni, le determinazioni assunte, gli interventi già adottati o programmati e i relativi cronoprogrammi di attuazione.

In caso contrario, i firmatari hanno annunciato che agiranno nelle sedi competenti per ottenere la cessazione della condotta discriminatoria.

L’iniziativa nasce dalla volontà di garantire a tutti i cittadini, senza distinzioni, il diritto di accedere al mare e di partecipare pienamente alla vita sociale e ricreativa del territorio, in condizioni di pari opportunità e nel rispetto della dignità della persona.

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La ricerca sul Parkinson con cellule staminali derivate da embrioni avanza, ma in Italia è bloccata dalla legge 40


Dopo i nuovi dati sulla sicurezza dei trapianti di neuroni ottenuti da cellule staminali embrionali, Filomena Gallo e Alessia Cicatelli: “La scienza avanza, l’Italia superi un divieto che dura da oltre vent’anni. Liberare la ricerca è una responsabilità verso le persone malate”


Nuovi dati rafforzano le prospettive della ricerca sulle cellule staminali embrionali per il trattamento del Parkinson. Lo studio clinico STEM-PD, pubblicato il 9 luglio su Nature Medicine, ci dà una speranza. Si sono valutati, a dodici mesi di distanza, i dati sul trapianto di precursori di neuroni dopaminergici ottenuti da cellule staminali embrionali umane, testato su otto pazienti con Parkinson moderato: nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare e non sono emersi segnali di formazione tumorale, confermando un profilo di sicurezza favorevole e la fattibilità della procedura in questa prima fase della sperimentazione. Lo studio, coordinato dall’Università di Lund e dallo Skåne University Hospital, proseguirà fino a 36 mesi di follow-up.

Lo scorso 19 febbraio 2026, Malin Parmar era intervenuta al convegno dell’Associazione Luca Coscioni, “Luca Coscioni e la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e sulle malattie rare”, tenutosi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica e ospitato dalla vice presidente Castellone. In quell’occasione, la scienziata aveva illustrato gli sviluppi della ricerca e della sperimentazione clinica sul Parkinson presso l’università di Lund.

↓ L’INTERVENTO DI MALIN PARMAR↓


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“Questi risultati non sono ancora una cura, ma rappresentano un passo concreto: cellule derivate da staminali embrionali sono state trapiantate nel cervello di persone con Parkinson e, a dodici mesi, nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare. È così che la scienza avanza, attraverso studi rigorosi e verifiche progressive”, dichiarano Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Alessia Cicatelli, coordinatrice della campagna per il superamento del divieto di ricerca sugli embrioni in Italia.

“Eppure, mentre la ricerca internazionale procede, in Italia la legge 40 da oltre vent’anni vieta di destinare alla ricerca scientifica le blastocisti non idonee a una gravidanza. Per la violazione del divieto sono previste pene da due a sei anni di reclusione e multe da 50 mila a 150 mila euro. Il paradosso è evidente: mentre la scienza mostra le possibilità aperte dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, il nostro Paese continua a vietarla. La Corte costituzionale, con la sentenza 84 del 2016, ha affidato al legislatore il compito di bilanciare la tutela dell’embrione e l’interesse alla ricerca scientifica. Sono passati dieci anni e il Parlamento non è intervenuto. È una responsabilità politica che deve una risposta alle persone malate e alle loro famiglie. Perché all’estero esiste una speranza di cura e nel nostro Paese no? Chiediamo di consentire finalmente la donazione alla ricerca delle blastocisti non idonee a una gravidanza perché difendere il diritto alla scienza significa difendere le persone, la loro salute e la possibilità di nuove cure”, concludono Gallo e Cicatelli.

L’Associazione Luca Coscioni ha promosso la petizione al Parlamento “Difendiamo i divieti o difendiamo le persone? Liberiamo la ricerca per trovare nuove cure”, chiedendo la cancellazione del divieto di donare alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei a una gravidanza, superando le attuali limitazioni della legge 40/2004, e prevedendo garanzie e controlli rigorosi, per favorire lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e di nuove strategie terapeutiche nel rispetto della libertà di ricerca e del diritto alla salute.

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Marco Cappato e Stefano Massoli a Roma per la proiezione di “Confine. La scelta di Laura Santi”

📍 Parco Schuster, Roma
📅 Venerdì 17 luglio
🕗 Ore 20:00


Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, e Stefano Massoli membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni parteciperanno a Roma all’incontro “Liberi fino alla fine”, organizzato dalla Cellula Coscioni Roma nell’ambito dello Schuster Summer Fest.

Al centro della serata ci sarà la proiezione del documentario “Confine. La scelta di Laura Santi”, dedicato alla storia e alla scelta di Laura Santi, giornalista e attivista dell’Associazione Luca Coscioni.

Al termine della proiezione si terrà un dibattito con Marco Cappato e Stefano Massoli, marito di Laura Santi, per approfondire il tema del fine vita, della libertà di scelta e del diritto all’autodeterminazione nelle decisioni sanitarie.
Durante la serata sarà possibile firmare a sostegno della legge regionale Liberi Subito

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Marco Perduca introduce a Roma la proiezione de “La Grazia” di Paolo Sorrentino

📍 Villa Lazzaroni, Roma
📅 Domenica 12 luglio
🕗 Dalle ore 20:00


Marco Perduca responsabile delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica APS, introdurrà la proiezione del film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, in programma alle ore 21:15 nell’ambito di Cinevillage a Villa Lazzaroni.

Prima della proiezione, dalle ore 20:00, sarà presente un tavolo di raccolta firme a sostegno della proposta di legge popolare “Liberi Subito”, per garantire procedure chiare per l’accesso alla morte medicalmente assistita nel Lazio.

L’iniziativa si svolge con la partecipazione di AGIS Lazio, Cellula Coscioni Roma e Cinevillage.

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CNR, il consigliere scientifico Mocella accusa Lenzi di “ostruzionismo”. L’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del Presidente


Le dichiarazioni rese dal presidente del CNR Andrea Lenzi durante l’audizione al Senato sul disegno di legge in materia di fine vita continuano a suscitare forti reazioni all’interno della comunità scientifica. A intervenire, ospite del Maratoneta dell’Associazione Luca Coscioni su Radio Radicale, è stato Vito Mocella, consigliere scientifico del CNR e tra gli estensori della lettera sottoscritta da 16 consiglieri scientifici dell’ente che contestano quanto affermato dal presidente.

Secondo Mocella, il caso di “Libera” dimostra che il CNR ha già realizzato una soluzione tecnicamente funzionante per consentire l’autosomministrazione del farmaco da parte di una persona completamente immobilizzata. “Affermare che un dispositivo come quello elaborato dal CNR per il caso di Libera risulta inattuabile rappresenta una follia dal punto di vista tecnico. Ritengo quindi che l’atteggiamento di Lenzi sia stato puramente strumentale”, ha dichiarato.

Mocella ha inoltre ricordato che la successiva audizione del direttore del Dipartimento di Ingegneria del CNR ha chiarito la posizione tecnica dell’ente e, a titolo personale, ha affermato di non vedere “alternative dignitose alle dimissioni”, pur auspicando che il presidente possa fornire chiarimenti pubblici.

Anche l’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del presidente del CNR.

“Risulta difficile poter avere fiducia in qualcuno che davanti al legislatore afferma cose non vere relativamente all’operato dell’istituzione che presiede. Se tale comportamento è grave in generale, assume ulteriore serietà nel momento in cui il ruolo del CNR viene ritenuto fondamentale per garantire il rispetto di una sentenza della Corte costituzionale che riconosce la possibilità di autodeterminazione nel fine della vita per persone che hanno i requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019. Per questo uniamo la nostra richiesta a quella già avanzata invitando chi, nel mondo della scienza e della ricerca pubblica e privata, a unirsi all’invito alle dimissioni come riparazione a quanto affermato in Senato nei giorni scorsi.”

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CNR, il consigliere scientifico Moccella accusa Lenzi di “ostruzionismo”. L’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del Presidente


Le dichiarazioni rese dal presidente del CNR Andrea Lenzi durante l’audizione al Senato sul disegno di legge in materia di fine vita continuano a suscitare forti reazioni all’interno della comunità scientifica. A intervenire, ospite del Maratoneta dell’Associazione Luca Coscioni su Radio Radicale, è stato Vito Mocella, consigliere scientifico del CNR e tra gli estensori della lettera sottoscritta da 16 consiglieri scientifici dell’ente che contestano quanto affermato dal presidente.

Secondo Mocella, il caso di “Libera” dimostra che il CNR ha già realizzato una soluzione tecnicamente funzionante per consentire l’autosomministrazione del farmaco da parte di una persona completamente immobilizzata. “Affermare che un dispositivo come quello elaborato dal CNR per il caso di Libera risulta inattuabile rappresenta una follia dal punto di vista tecnico. Ritengo quindi che l’atteggiamento di Lenzi sia stato puramente strumentale”, ha dichiarato.

Mocella ha inoltre ricordato che la successiva audizione del direttore del Dipartimento di Ingegneria del CNR ha chiarito la posizione tecnica dell’ente e, a titolo personale, ha affermato di non vedere “alternative dignitose alle dimissioni”, pur auspicando che il presidente possa fornire chiarimenti pubblici.

Anche l’Associazione Luca Coscioni chiede le dimissioni del presidente del CNR.

“Risulta difficile poter avere fiducia in qualcuno che davanti al legislatore afferma cose non vere relativamente all’operato dell’istituzione che presiede. Se tale comportamento è grave in generale, assume ulteriore serietà nel momento in cui il ruolo del CNR viene ritenuto fondamentale per garantire il rispetto di una sentenza della Corte costituzionale che riconosce la possibilità di autodeterminazione nel fine della vita per persone che hanno i requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019. Per questo uniamo la nostra richiesta a quella già avanzata invitando chi, nel mondo della scienza e della ricerca pubblica e privata, a unirsi all’invito alle dimissioni come riparazione a quanto affermato in Senato nei giorni scorsi.”

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