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La Diplomazia Giuridica Italiana: Un Modello Globale Contro il Crimine Organizzato Transnazionale


Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”.
Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto


Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali.
Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale.
Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale


Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale


La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future


Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio


L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia

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📢 Nasce il nuovo canale Telegram di Fedilug!
👉 t.me/fedilug

Il progetto fedilug.it continua a crescere e amplia la propria presenza online con l’apertura ufficiale del nuovo canale Telegram, andando a completare l’ecosistema Fedilug già attivo su:

🌐 Mastodon @linux

💬 Diggita @linux@diggita.com

🔒 Matrix matrix.to/#/%23fedilug:fedimed…

📬 Newsletter fedilug.it

IL canale telegram aggregherà i messaggi rilanciati nei gruppi diggita:

@linux@diggita.com

@opensource

@computer

@sicurezza

@fediverso

in reply to fabriziob

@fabriziob diciamo che è un compromesso, è un IM di massa che non è di proprietà delle big tech e che viene già molto usato dal gruppi Linux.
Abbiamo anche matrix quindi le persone possono avere un'alternatva più libera e decentralizzata.
Telegram serve per raggiungere le persone che sono al di fuori dei soliti giri e che più di tutte hanno bisogno di aiuto per passare ad utilizzare servizi liberi:)
in reply to FediLUG Italia

No big tech lo capisco, ma un software che mente sulle sue caratteristiche di sicurezza, di proprietà di un miliardario russo, con centro operativo a Dubai e con comprovate ingerenze da parte del governo russo per esempio ora per le elezioni in Ungheria non mi sembra un gran salto in avanti.

Io per il mio gruppo ho scelto Signal.
Non ci si troverà il Corriere piratato, ma almeno è una fondazione e il codice tutto OpenSource.

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LibreOffice, ONLYOFFICE, Euro-Office: un terremoto tra cacciate, fork e la difficile sovranità digitale europea

miamammausalinux.org/2026/04/l…

Se siete tra quanti seguono sempre con attenzione le notizie inerenti all’evoluzione delle soluzioni office open-source avrete notato come, nelle ultime settimane, si sia abbattuto un vero e proprio terremoto che ha coinvolto tutti gli attori protagonisti.

Messaggio rilanciato nel gruppo Open Source seguibile qui: @opensource@diggita.com

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🔗🐀 La Nostra Link Page!

🌳Con il progredire dei servizi e sistemi abbiamo deciso di creare una link page dallo stile un po' retrò, con tutti i link utili.

👛Abbiamo aggiunto anche dei pulsanti dedicati alle donazioni per chi il progetto del software libero lo supporta con enormi sforzi.

🤲Troverete dunque, anche il link Liberapay per donare a Mastodon.uno e al gruppo Devol!

@devol @amministratore

nextred.it/web/link/

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È fantastico vedere nel fediverso tanta attività del mondo linux, @fuss, @ufficiozero e @nextredblog stanno portando avanti progetti linux nel fediverso per promuoverli e migliorarli sempre più:

fuss.bz.it/ è il progetto storico per le scuole,

ufficiozero.org/ è quello che più di tutti si è impegnato anche a promuovere i servizi @devol

nextred.it/ improntato alla sicurezza e al software libero indipendente mande in EU.

Seguiteli nel gruppo FediLUG: @linux@diggita.com

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Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni...


[h2]Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue [...][/h2]
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Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue


Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue


Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente", ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

"L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro", si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato "indizi di istigazione". morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

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Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni


[h2]Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni [...][/h2]
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Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni


Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia


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DOSSIER.


[h2]DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche [...][/h2]
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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

Leggi tutto qui:poliverso.org/display/0477a01e…


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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.[1, 2] Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.
Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale.[3, 4]
L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come "Schengen III", si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.[2, 4, 5]

Il meccanismo tecnico delle impronte biologiche: il DNA nel sistema Prüm



Il cuore pulsante del Trattato di Prüm risiede nell'automazione dell'accesso ai profili DNA. Le Parti contraenti si impegnano a istituire e gestire archivi nazionali di analisi del DNA per facilitare le indagini penali.[3, 5] La procedura si articola in due fasi distinte, progettate per bilanciare l'efficacia operativa con la protezione dei dati personali. Lo Step 1 consiste in una ricerca automatizzata basata sul protocollo "hit/no-hit".[5, 6]
Nello Step 1, le autorità competenti hanno accesso ai cosiddetti dati di riferimento, che comprendono esclusivamente il profilo DNA estratto dalla parte non codificante del genoma e un numero di riferimento univoco.[3, 5, 7] La parte non codificante, definita come le regioni cromosomiche che non hanno proprietà funzionali note per l'organismo, viene utilizzata specificamente per evitare che lo scambio di dati riveli informazioni sensibili sulla salute o sui tratti fisici ereditari del soggetto.[5, 8] Un profilo DNA in questo contesto è rappresentato da un codice alfanumerico che riflette le caratteristiche identificative analizzate.[5, 8]
Quando un punto di contatto nazionale (NCP) interroga i database degli altri Stati membri, il sistema confronta i profili. Se esiste una corrispondenza (un "hit"), l'autorità richiedente riceve solo la conferma del riscontro e il numero di riferimento associato, senza alcuna informazione sull'identità del soggetto.[5, 8, 9] Questa architettura garantisce che le ricerche siano mirate a casi individuali e condotte in accordo con la legge nazionale del paese richiedente.[3, 5]
Lo Step 2 interviene solo dopo la conferma del riscontro positivo. In questa fase, lo scambio di dati personali completi (nomi, date di nascita, dettagli del caso) avviene tramite le procedure tradizionali di assistenza giudiziaria o di polizia.[6] La separazione tra i due step è fondamentale: mentre lo Step 1 è quasi istantaneo — fornendo risultati in pochi minuti — lo Step 2 è soggetto alle normative nazionali e può richiedere tempi significativamente più lunghi a causa della necessità di autorizzazioni giudiziarie.[10, 11]

La ricerca evidenzia come lo Step 1 sia tecnicamente maturo e ampiamente apprezzato dai professionisti della polizia giudiziaria.[6] Tuttavia, lo Step 2 rappresenta un collo di bottiglia critico. Uno studio condotto nei Paesi Bassi ha rivelato che su oltre duemila hit generati nello Step 1, solo l'1,8% ha portato effettivamente a una condanna o è stato utilizzato come prova determinante in tribunale.[6] Questo "tasso di abbandono" è spesso dovuto alla difficoltà di integrare prove ottenute all'estero nel sistema processuale nazionale, evidenziando una divergenza tra l'efficienza tecnologica e l'armonizzazione giuridica.

Impronte papillari e sistemi AFIS: l'identificazione dattiloscopica transfrontaliera


Parallelamente al DNA, il Trattato di Prüm disciplina lo scambio automatizzato di dati dattiloscopici, che includono impronte digitali, impronte palmari e le rispettive tracce latenti.[3, 5, 8] Le immagini delle impronte e i modelli (template) derivati sono gestiti attraverso sistemi AFIS (Automated Fingerprint Identification System) nazionali.[5, 8] Come per il DNA, l'accesso è concesso ai punti di contatto nazionali per la prevenzione e l'investigazione dei reati, limitando le ricerche ai dati di riferimento che non consentono l'identificazione diretta.
[3]L'efficacia del sistema dattiloscopico risiede nella sua capacità di collegare tracce "aperte" (non identificate) trovate sulla scena del crimine con i profili di sospettati o condannati registrati in altri Stati.[3] Ai sensi dell'articolo 9 delle Decisioni Prüm, gli Stati membri devono garantire la disponibilità dei loro sistemi AFIS per le consultazioni automatizzate.[7, 9] La procedura prevede che ogni Stato designi un NCP incaricato di gestire le richieste e le risposte, operando sotto la giurisdizione della propria legge nazionale.[3, 7]

Un aspetto critico della gestione delle impronte papillari riguarda la qualità delle immagini. Per garantire riscontri affidabili, il sistema richiede l'uso di standard tecnici condivisi. L'integrità del dato e la crittografia sono requisiti essenziali per prevenire manipolazioni o accessi non autorizzati durante il transito dei dati tra i NCP.[12] Nonostante l'elevata automazione, il Regolamento Prüm II ha recentemente introdotto l'obbligo di una revisione umana per confermare i match biometici, riconoscendo che gli algoritmi, per quanto avanzati, possono produrre errori che impattano sui diritti fondamentali.[12, 13]

L'attuazione nel contesto italiano: Banca Dati Nazionale del DNA e AFIS



L'Italia ha recepito le direttive del Trattato di Prüm attraverso la Legge 30 giugno 2009, n. 85, che ha istituito la Banca Dati Nazionale del DNA (BDN-DNA) e il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA.[14, 15, 16] Il sistema italiano è caratterizzato da una distinzione di competenze tra il Ministero dell'Interno, che gestisce la banca dati presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e il Ministero della Giustizia, incaricato del Laboratorio Centrale gestito dal Corpo di Polizia Penitenziaria (DAP).[15, 16, 17]
La BDN-DNA italiana non è solo uno strumento di repressione criminale, ma assolve anche a importanti funzioni umanitarie, come l'identificazione di persone scomparse e di resti cadaverici non identificati.[15, 17] I profili genetici sono inseriti nel database a seguito di tipizzazione effettuata dal Laboratorio Centrale su campioni biologici prelevati da soggetti in stato di detenzione, custodia cautelare o arresto in flagranza per delitti non colposi.[14, 18]

Il funzionamento del sistema italiano si appoggia sul Codice Univoco Identificativo (CUI), che permette di collegare il profilo DNA ai dati segnaletici già presenti nel sistema AFIS.[14, 17] Questo collegamento avviene solo in caso di concordanza positiva tra un profilo ignoto (scena del crimine) e un profilo noto, garantendo che i dati anagrafici rimangano protetti fino al momento del reale riscontro investigativo.[15] La legge italiana è particolarmente rigorosa sulla distruzione dei campioni biologici: il DNA estratto deve essere distrutto dopo la tipizzazione, mentre i campioni residui possono essere conservati per un periodo limitato di otto anni.
[14]

Prüm II: Verso una nuova architettura della sicurezza europea


L'evoluzione tecnologica e l'emergere di nuove minacce hanno reso necessario un aggiornamento del quadro del 2008. Il Regolamento (UE) 2024/982, approvato nel marzo 2024 e applicabile dal 25 aprile dello stesso anno, introduce il cosiddetto sistema Prüm II.[12, 13, 20] Questa riforma non si limita a potenziare i canali esistenti, ma introduce cambiamenti strutturali profondi sia nelle categorie di dati scambiati che nell'infrastruttura tecnica.
Le principali innovazioni di Prüm II includono l'estensione dello scambio automatizzato alle immagini facciali e ai registri di polizia (police records).[12, 13, 21] Mentre Prüm I si concentrava su dati puramente biometrici (DNA, impronte) e tecnici (targhe), Prüm II mira a creare un ecosistema informativo più completo, includendo potenzialmente anche i dati delle patenti di guida, una proposta che ha suscitato accesi dibattiti in termini di proporzionalità e privacy.[13, 22]

L'introduzione delle immagini facciali rappresenta la sfida tecnologica più significativa. Il sistema permetterà di confrontare foto segnaletiche esistenti con immagini catturate, ad esempio, da telecamere di sorveglianza durante la commissione di un reato.[13, 22] Per evitare abusi e falsi positivi, la Commissione Europea è incaricata di stabilire standard minimi di qualità per i dati facciali, con l'obbligo di revisione in caso di alto rischio di errori.[12] Inoltre, Prüm II prevede che lo scambio dei "core data" (nome, data di nascita, numero del caso) debba avvenire entro 48 ore dalla conferma del match biometico, a meno che non sia necessaria un'autorizzazione giudiziaria che richieda tempi più lunghi.[12, 13, 23]

L'architettura tecnica di eu-LISA e l'interoperabilità dei sistemi


Un cambiamento paradigmatico introdotto da Prüm II riguarda il passaggio da un modello di connessione bilaterale a un modello centralizzato basato su router gestiti dall'agenzia eu-LISA.[11, 12, 13] Nel sistema originale, ogni Stato doveva stabilire e mantenere connessioni individuali con tutti gli altri 26 partner, creando una ragnatela di relazioni tecniche complessa da gestire e vulnerabile.[11, 24]
La nuova infrastruttura prevede il "Prüm II Router", un broker di messaggi centralizzato che inoltra le query e le risposte tra i sistemi nazionali e Europol, senza però memorizzare alcun dato a livello centrale.[11, 12] Questo router sarà collegato all'European Search Portal (ESP), consentendo alle autorità di interrogare più sistemi UE simultaneamente.[12] Parallelamente, verrà istituito l'EPRIS (European Police Records Index System) per la gestione dei registri di polizia, la cui gestione tecnica è affidata a Europol.[12, 13]

L'integrazione di Europol nel framework Prüm è un altro pilastro della riforma. Europol potrà ora interrogare le banche dati nazionali degli Stati membri utilizzando dati ricevuti da paesi terzi, agendo come un vero e proprio hub informativo criminale.[11, 12, 13] Allo stesso tempo, gli Stati membri potranno accedere ai dati biometici forniti da partner extracomunitari e memorizzati da Europol, aumentando la capacità di identificare criminali che operano su scala globale.[12, 24]

Sfide giuridiche e criticità sui diritti fondamentali


L'espansione massiccia dello scambio dati sotto Prüm II ha sollevato forti perplessità riguardo alla protezione della vita privata e al rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta dell'UE.[27, 28] Il network European Digital Rights (EDRi) ha descritto il sistema come una potenziale infrastruttura per la sorveglianza biometrica di massa.[21, 27] Una delle critiche più aspre riguarda il concetto di "perpetual line-up" (confronto perpetuo): includendo le immagini facciali e potenzialmente i dati delle patenti di guida, gran parte della popolazione civile — non solo i criminali condannati — potrebbe trovarsi inserita in una rete di riconoscimento facciale consultabile dalle polizie di tutta Europa.[22, 27]
Le sfide giuridiche identificate includono:
· Presunzione di innocenza: L'inclusione di sospettati nei registri di polizia scambiabili potrebbe pregiudicare il trattamento dell'individuo prima ancora di una condanna definitiva.[21, 27]
· Standardizzazione e Qualità dei Dati: La diversità delle legislazioni nazionali e degli standard tecnici può portare a match errati. Il rischio è particolarmente elevato per il riconoscimento facciale, dove i bias algoritmici possono penalizzare determinate etnie o gruppi sociali.[21, 29]
· Mancanza di Controllo Giudiziario: Sebbene Prüm II preveda la revisione umana, critici sostengono che l'automazione spinta riduca lo spazio per una valutazione di necessità e proporzionalità caso per caso, trasformando la cooperazione in un automatismo burocratico.[6, 27]

Per rispondere a queste critiche, il legislatore europeo ha inserito nel Regolamento Prüm II una "clausola di due diligence" e l'obbligo di condurre verifiche di proporzionalità sugli scambi.[13, 20] Inoltre, è stato stabilito che lo scambio di immagini facciali e registri di polizia sia limitato alle indagini per reati che prevedono una pena detentiva di almeno un anno.
[23]

Admissibilità della prova e mutuo riconoscimento


Un'altra frontiera critica riguarda l'uso processuale dei dati ottenuti tramite Prüm. Se lo scambio di informazioni a fini di intelligence è ormai consolidato, la loro trasformazione in prove legali utilizzabili in dibattimento rimane complessa.[6, 30] Il principio della "lex loci regit actum" stabilisce che la prova debba essere raccolta secondo le leggi del paese in cui l'operazione ha luogo, ma il tribunale del paese in cui si svolge il processo deve verificarne la compatibilità con i propri principi costituzionali.[30, 31]
Recenti casi giudiziari, come il caso "Encrochat", hanno sollevato interrogativi sulla legittimità del trasferimento di prove ottenute tramite infiltrazioni tecnologiche in paesi terzi senza una chiara causa probabile (probable cause).[31] L'European Law Institute ha proposto un quadro per l'ammissibilità mutua delle prove che cerchi di bilanciare i diritti della difesa con l'esigenza di una persecuzione penale efficace dei crimini transfrontalieri.[30, 31] Senza tale armonizzazione, il rischio è che il sistema Prüm produca migliaia di indizi che però svaniscono nel nulla al momento del confronto processuale, vanificando l'investimento tecnologico e operativo.

Cooperazione operativa e sfide di sovranità


Oltre allo scambio di dati, il Trattato di Prüm disciplina forme di cooperazione operativa diretta che incidono profondamente sulla sovranità nazionale. Gli articoli dal 17 al 25 del trattato originale prevedono l'impiego di guardie armate a bordo di aeromobili (sky marshals), la costituzione di pattuglie miste e l'assistenza in occasione di grandi eventi o catastrofi.[3, 4, 7]
L'aspetto più audace è rappresentato dall'intervento in caso di pericolo immediato (hot pursuit), che consente agli agenti di uno Stato membro di entrare nel territorio di un altro Stato senza autorizzazione preventiva per prevenire una minaccia imminente alla vita.[4, 7] In queste situazioni, gli agenti stranieri hanno il diritto di portare armi d'ordinanza e possono utilizzarle in caso di legittima difesa, pur rimanendo soggetti alle leggi e alla responsabilità civile e penale dello Stato ospitante.[7] Questa integrazione operativa richiede un livello di fiducia inter-istituzionale senza precedenti, che si riflette anche nella protezione e assistenza che ogni Stato è obbligato a prestare ai funzionari stranieri operanti sul proprio territorio.
[7]

Conclusioni: Verso una biometria europea integrata e responsabile


Il Trattato di Prüm e la sua imminente evoluzione in Prüm II segnano il definitivo superamento della cooperazione di polizia intesa come mera cortesia diplomatica tra Stati. Il sistema si è trasformato in un'infrastruttura tecnologica e giuridica pervasiva, capace di processare milioni di dati biometrici per garantire la sicurezza interna dell'Unione Europea. Il successo del modello è testimoniato dalla partecipazione di paesi extra-UE come la Svizzera, la Norvegia e l'Islanda, che hanno riconosciuto nel framework di Prüm l'unico strumento efficace per non restare isolati nella lotta al crimine organizzato e al terrorismo.[10, 32, 33]

Tuttavia, l'analisi evidenzia che l'efficienza tecnologica deve essere accompagnata da un'evoluzione parallela delle garanzie giuridiche. Il rischio che la biometria diventi uno strumento di sorveglianza indiscriminata è reale, specialmente con l'introduzione del riconoscimento facciale e l'integrazione dei registri di polizia. Il legislatore italiano ed europeo si trova dunque di fronte alla sfida di dover garantire che la Banca Dati Nazionale del DNA e i sistemi AFIS rimangano strumenti di precisione, finalizzati a indagini specifiche e non a una schedatura di massa dei cittadini.

In ultima analisi, il futuro della cooperazione Prüm dipenderà dalla capacità dell'Unione Europea di risolvere il paradosso tra lo Step 1 e lo Step 2: la tecnologia può fornire l'indizio in pochi minuti, ma solo un quadro giuridico armonizzato sull'ammissibilità della prova potrà trasformare quell'indizio in giustizia. La centralizzazione tramite eu-LISA e il potenziamento di Europol sono passi necessari verso la modernizzazione, ma la revisione umana obbligatoria e il rispetto rigoroso della protezione dei dati rimangono le uniche barriere per evitare che lo spazio di sicurezza diventi uno spazio di eccessiva intrusione nella libertà individuale. La sfida per i prossimi anni sarà dunque quella di rendere l'interoperabilità dei sistemi non solo una realtà tecnica, ma una garanzia di efficienza democratica.


  1. Cooperazione di polizia, europarl.europa.eu/RegData/etu…
  2. Police cooperation | Fact Sheets on the European Union, europarl.europa.eu/factsheets/…
  3. 1 TRATTATO DI PRÜM O SCHENGEN II (Paola BALBO) Schengen II - Antonio Casella, antoniocasella.eu/nume/balbo_p…
  4. Prüm Convention - Wikipedia, en.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%BC…
  5. Potenziamento della cooperazione transfrontaliera — decisione di ..., eur-lex.europa.eu/IT/legal-con…
  6. Cross-Border Exchange and Comparison of Forensic DNA Data in ..., europarl.europa.eu/RegData/etu…
  7. Trattato di Prüm, www1.interno.gov.it/mininterno…
  8. Stepping up cross-border cooperation – the Prüm decision - EUR-Lex - European Union, eur-lex.europa.eu/EN/legal-con…
  9. Criminal Justice (Forensic Evidence and DNA Database System) Act 2014, Schedule 2, irishstatutebook.ie/eli/2014/a…
  10. Fingerprints and DNA profiles: Obtaining faster information from ..., fedpol.admin.ch/en/fingerprint…
  11. DOC - IPEX.eu, secure.ipex.eu/IPEXL-WEB/downl…
  12. Police cooperation: automated search and exchange of data - EUR-Lex, eur-lex.europa.eu/EN/legal-con…
  13. Regulation on automated data exchange for police cooperation (Prüm II) | Legislative Train Schedule - European Parliament, europarl.europa.eu/legislative…
  14. La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo - Questione Giustizia, questionegiustizia.it/articolo…
  15. Banca dati nazionale del Dna - Polizia Moderna, poliziamoderna.poliziadistato.…
  16. Un'arma in più nascita e scopi della BDN-Dna Il disco verde è arrivato all'inizio dell'estate 2015, quando il Consiglio - Polizia, poliziadistato.it/statics/14/i…
  17. Banca Dati DNA e Laboratorio Centrale - CNBBSV, cnbbsv.palazzochigi.it/it/bios…
  18. La Banca Dati Nazionale del DNA | IUS PENALE, ius.lefebvregiuffre.it/dettagl…
  19. RELAZIONE SULLA PERFORMANCE ANNO 2024 - Ministero dell'Interno, interno.gov.it/sites/default/f…
  20. Prüm II Regulation Enters Into Force - eucrim, eucrim.eu/news/prum-ii-regulat…
  21. Dancing in the Dark: Policy Transformations Through Obfuscating Contestations in the Case of Prüm II | European Papers, europeanpapers.eu/e-journal/da…
  22. EU: Got a driving licence? You're going in a police line-up - Statewatch |, statewatch.org/news/2022/febru…
  23. Police co-operation: MEPs adopt law on more efficient data exchanges, ieu-monitoring.com/editorial/p…
  24. EXPLANATORY MEMORANDUM ON EUROPEAN UNION LEGISLATION PE-CONS 75/23 Regulation of the European Parliament and of the Council on t - GOV.UK, assets.publishing.service.gov.…
  25. Interoperability Roadmap 2027–2028 Endorsed - eu-LISA - European Union, eulisa.europa.eu/news-and-even…
  26. Core Activities | eu-LISA, eulisa.europa.eu/activities
  27. Civil Rights Organisations Criticise Prüm II Proposal - eucrim, eucrim.eu/news/civil-rights-or…
  28. PRUM II: assenza di proporzionalità e rischio sorveglianza - Privacy Network, privacy-network.it/news/artico…
  29. Guidelines on facial recognition (2021) - Conseil de l'Europe, edoc.coe.int/en/artificial-int…
  30. Mutual Admissibility of Evidence and Electronic Evidence in the EU | eucrim, eucrim.eu/articles/mutual-admi…
  31. ELI Publishes a Legislative Proposal on Mutual Admissibility of Evidence and Electronic Evidence in Criminal Proceedings in the EU - European Law Institute, europeanlawinstitute.eu/news-e…
  32. Prüm Convention - fedpol, fedpol.admin.ch/en/prum-conven…
  33. Police cooperation (Prüm decisions) - Admin, europa.eda.admin.ch/en/police-…


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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.[1, 2] Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.
Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale.[3, 4]
L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come "Schengen III", si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.[2, 4, 5]

Il meccanismo tecnico delle impronte biologiche: il DNA nel sistema Prüm



Il cuore pulsante del Trattato di Prüm risiede nell'automazione dell'accesso ai profili DNA. Le Parti contraenti si impegnano a istituire e gestire archivi nazionali di analisi del DNA per facilitare le indagini penali.[3, 5] La procedura si articola in due fasi distinte, progettate per bilanciare l'efficacia operativa con la protezione dei dati personali. Lo Step 1 consiste in una ricerca automatizzata basata sul protocollo "hit/no-hit".[5, 6]
Nello Step 1, le autorità competenti hanno accesso ai cosiddetti dati di riferimento, che comprendono esclusivamente il profilo DNA estratto dalla parte non codificante del genoma e un numero di riferimento univoco.[3, 5, 7] La parte non codificante, definita come le regioni cromosomiche che non hanno proprietà funzionali note per l'organismo, viene utilizzata specificamente per evitare che lo scambio di dati riveli informazioni sensibili sulla salute o sui tratti fisici ereditari del soggetto.[5, 8] Un profilo DNA in questo contesto è rappresentato da un codice alfanumerico che riflette le caratteristiche identificative analizzate.[5, 8]
Quando un punto di contatto nazionale (NCP) interroga i database degli altri Stati membri, il sistema confronta i profili. Se esiste una corrispondenza (un "hit"), l'autorità richiedente riceve solo la conferma del riscontro e il numero di riferimento associato, senza alcuna informazione sull'identità del soggetto.[5, 8, 9] Questa architettura garantisce che le ricerche siano mirate a casi individuali e condotte in accordo con la legge nazionale del paese richiedente.[3, 5]
Lo Step 2 interviene solo dopo la conferma del riscontro positivo. In questa fase, lo scambio di dati personali completi (nomi, date di nascita, dettagli del caso) avviene tramite le procedure tradizionali di assistenza giudiziaria o di polizia.[6] La separazione tra i due step è fondamentale: mentre lo Step 1 è quasi istantaneo — fornendo risultati in pochi minuti — lo Step 2 è soggetto alle normative nazionali e può richiedere tempi significativamente più lunghi a causa della necessità di autorizzazioni giudiziarie.[10, 11]

La ricerca evidenzia come lo Step 1 sia tecnicamente maturo e ampiamente apprezzato dai professionisti della polizia giudiziaria.[6] Tuttavia, lo Step 2 rappresenta un collo di bottiglia critico. Uno studio condotto nei Paesi Bassi ha rivelato che su oltre duemila hit generati nello Step 1, solo l'1,8% ha portato effettivamente a una condanna o è stato utilizzato come prova determinante in tribunale.[6] Questo "tasso di abbandono" è spesso dovuto alla difficoltà di integrare prove ottenute all'estero nel sistema processuale nazionale, evidenziando una divergenza tra l'efficienza tecnologica e l'armonizzazione giuridica.

Impronte papillari e sistemi AFIS: l'identificazione dattiloscopica transfrontaliera


Parallelamente al DNA, il Trattato di Prüm disciplina lo scambio automatizzato di dati dattiloscopici, che includono impronte digitali, impronte palmari e le rispettive tracce latenti.[3, 5, 8] Le immagini delle impronte e i modelli (template) derivati sono gestiti attraverso sistemi AFIS (Automated Fingerprint Identification System) nazionali.[5, 8] Come per il DNA, l'accesso è concesso ai punti di contatto nazionali per la prevenzione e l'investigazione dei reati, limitando le ricerche ai dati di riferimento che non consentono l'identificazione diretta.
[3]L'efficacia del sistema dattiloscopico risiede nella sua capacità di collegare tracce "aperte" (non identificate) trovate sulla scena del crimine con i profili di sospettati o condannati registrati in altri Stati.[3] Ai sensi dell'articolo 9 delle Decisioni Prüm, gli Stati membri devono garantire la disponibilità dei loro sistemi AFIS per le consultazioni automatizzate.[7, 9] La procedura prevede che ogni Stato designi un NCP incaricato di gestire le richieste e le risposte, operando sotto la giurisdizione della propria legge nazionale.[3, 7]

Un aspetto critico della gestione delle impronte papillari riguarda la qualità delle immagini. Per garantire riscontri affidabili, il sistema richiede l'uso di standard tecnici condivisi. L'integrità del dato e la crittografia sono requisiti essenziali per prevenire manipolazioni o accessi non autorizzati durante il transito dei dati tra i NCP.[12] Nonostante l'elevata automazione, il Regolamento Prüm II ha recentemente introdotto l'obbligo di una revisione umana per confermare i match biometici, riconoscendo che gli algoritmi, per quanto avanzati, possono produrre errori che impattano sui diritti fondamentali.[12, 13]

L'attuazione nel contesto italiano: Banca Dati Nazionale del DNA e AFIS



L'Italia ha recepito le direttive del Trattato di Prüm attraverso la Legge 30 giugno 2009, n. 85, che ha istituito la Banca Dati Nazionale del DNA (BDN-DNA) e il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA.[14, 15, 16] Il sistema italiano è caratterizzato da una distinzione di competenze tra il Ministero dell'Interno, che gestisce la banca dati presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e il Ministero della Giustizia, incaricato del Laboratorio Centrale gestito dal Corpo di Polizia Penitenziaria (DAP).[15, 16, 17]
La BDN-DNA italiana non è solo uno strumento di repressione criminale, ma assolve anche a importanti funzioni umanitarie, come l'identificazione di persone scomparse e di resti cadaverici non identificati.[15, 17] I profili genetici sono inseriti nel database a seguito di tipizzazione effettuata dal Laboratorio Centrale su campioni biologici prelevati da soggetti in stato di detenzione, custodia cautelare o arresto in flagranza per delitti non colposi.[14, 18]

Il funzionamento del sistema italiano si appoggia sul Codice Univoco Identificativo (CUI), che permette di collegare il profilo DNA ai dati segnaletici già presenti nel sistema AFIS.[14, 17] Questo collegamento avviene solo in caso di concordanza positiva tra un profilo ignoto (scena del crimine) e un profilo noto, garantendo che i dati anagrafici rimangano protetti fino al momento del reale riscontro investigativo.[15] La legge italiana è particolarmente rigorosa sulla distruzione dei campioni biologici: il DNA estratto deve essere distrutto dopo la tipizzazione, mentre i campioni residui possono essere conservati per un periodo limitato di otto anni.
[14]

Prüm II: Verso una nuova architettura della sicurezza europea


L'evoluzione tecnologica e l'emergere di nuove minacce hanno reso necessario un aggiornamento del quadro del 2008. Il Regolamento (UE) 2024/982, approvato nel marzo 2024 e applicabile dal 25 aprile dello stesso anno, introduce il cosiddetto sistema Prüm II.[12, 13, 20] Questa riforma non si limita a potenziare i canali esistenti, ma introduce cambiamenti strutturali profondi sia nelle categorie di dati scambiati che nell'infrastruttura tecnica.
Le principali innovazioni di Prüm II includono l'estensione dello scambio automatizzato alle immagini facciali e ai registri di polizia (police records).[12, 13, 21] Mentre Prüm I si concentrava su dati puramente biometrici (DNA, impronte) e tecnici (targhe), Prüm II mira a creare un ecosistema informativo più completo, includendo potenzialmente anche i dati delle patenti di guida, una proposta che ha suscitato accesi dibattiti in termini di proporzionalità e privacy.[13, 22]

L'introduzione delle immagini facciali rappresenta la sfida tecnologica più significativa. Il sistema permetterà di confrontare foto segnaletiche esistenti con immagini catturate, ad esempio, da telecamere di sorveglianza durante la commissione di un reato.[13, 22] Per evitare abusi e falsi positivi, la Commissione Europea è incaricata di stabilire standard minimi di qualità per i dati facciali, con l'obbligo di revisione in caso di alto rischio di errori.[12] Inoltre, Prüm II prevede che lo scambio dei "core data" (nome, data di nascita, numero del caso) debba avvenire entro 48 ore dalla conferma del match biometico, a meno che non sia necessaria un'autorizzazione giudiziaria che richieda tempi più lunghi.[12, 13, 23]

L'architettura tecnica di eu-LISA e l'interoperabilità dei sistemi


Un cambiamento paradigmatico introdotto da Prüm II riguarda il passaggio da un modello di connessione bilaterale a un modello centralizzato basato su router gestiti dall'agenzia eu-LISA.[11, 12, 13] Nel sistema originale, ogni Stato doveva stabilire e mantenere connessioni individuali con tutti gli altri 26 partner, creando una ragnatela di relazioni tecniche complessa da gestire e vulnerabile.[11, 24]
La nuova infrastruttura prevede il "Prüm II Router", un broker di messaggi centralizzato che inoltra le query e le risposte tra i sistemi nazionali e Europol, senza però memorizzare alcun dato a livello centrale.[11, 12] Questo router sarà collegato all'European Search Portal (ESP), consentendo alle autorità di interrogare più sistemi UE simultaneamente.[12] Parallelamente, verrà istituito l'EPRIS (European Police Records Index System) per la gestione dei registri di polizia, la cui gestione tecnica è affidata a Europol.[12, 13]

L'integrazione di Europol nel framework Prüm è un altro pilastro della riforma. Europol potrà ora interrogare le banche dati nazionali degli Stati membri utilizzando dati ricevuti da paesi terzi, agendo come un vero e proprio hub informativo criminale.[11, 12, 13] Allo stesso tempo, gli Stati membri potranno accedere ai dati biometici forniti da partner extracomunitari e memorizzati da Europol, aumentando la capacità di identificare criminali che operano su scala globale.[12, 24]

Sfide giuridiche e criticità sui diritti fondamentali


L'espansione massiccia dello scambio dati sotto Prüm II ha sollevato forti perplessità riguardo alla protezione della vita privata e al rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta dell'UE.[27, 28] Il network European Digital Rights (EDRi) ha descritto il sistema come una potenziale infrastruttura per la sorveglianza biometrica di massa.[21, 27] Una delle critiche più aspre riguarda il concetto di "perpetual line-up" (confronto perpetuo): includendo le immagini facciali e potenzialmente i dati delle patenti di guida, gran parte della popolazione civile — non solo i criminali condannati — potrebbe trovarsi inserita in una rete di riconoscimento facciale consultabile dalle polizie di tutta Europa.[22, 27]
Le sfide giuridiche identificate includono:
· Presunzione di innocenza: L'inclusione di sospettati nei registri di polizia scambiabili potrebbe pregiudicare il trattamento dell'individuo prima ancora di una condanna definitiva.[21, 27]
· Standardizzazione e Qualità dei Dati: La diversità delle legislazioni nazionali e degli standard tecnici può portare a match errati. Il rischio è particolarmente elevato per il riconoscimento facciale, dove i bias algoritmici possono penalizzare determinate etnie o gruppi sociali.[21, 29]
· Mancanza di Controllo Giudiziario: Sebbene Prüm II preveda la revisione umana, critici sostengono che l'automazione spinta riduca lo spazio per una valutazione di necessità e proporzionalità caso per caso, trasformando la cooperazione in un automatismo burocratico.[6, 27]

Per rispondere a queste critiche, il legislatore europeo ha inserito nel Regolamento Prüm II una "clausola di due diligence" e l'obbligo di condurre verifiche di proporzionalità sugli scambi.[13, 20] Inoltre, è stato stabilito che lo scambio di immagini facciali e registri di polizia sia limitato alle indagini per reati che prevedono una pena detentiva di almeno un anno.
[23]

Admissibilità della prova e mutuo riconoscimento


Un'altra frontiera critica riguarda l'uso processuale dei dati ottenuti tramite Prüm. Se lo scambio di informazioni a fini di intelligence è ormai consolidato, la loro trasformazione in prove legali utilizzabili in dibattimento rimane complessa.[6, 30] Il principio della "lex loci regit actum" stabilisce che la prova debba essere raccolta secondo le leggi del paese in cui l'operazione ha luogo, ma il tribunale del paese in cui si svolge il processo deve verificarne la compatibilità con i propri principi costituzionali.[30, 31]
Recenti casi giudiziari, come il caso "Encrochat", hanno sollevato interrogativi sulla legittimità del trasferimento di prove ottenute tramite infiltrazioni tecnologiche in paesi terzi senza una chiara causa probabile (probable cause).[31] L'European Law Institute ha proposto un quadro per l'ammissibilità mutua delle prove che cerchi di bilanciare i diritti della difesa con l'esigenza di una persecuzione penale efficace dei crimini transfrontalieri.[30, 31] Senza tale armonizzazione, il rischio è che il sistema Prüm produca migliaia di indizi che però svaniscono nel nulla al momento del confronto processuale, vanificando l'investimento tecnologico e operativo.

Cooperazione operativa e sfide di sovranità


Oltre allo scambio di dati, il Trattato di Prüm disciplina forme di cooperazione operativa diretta che incidono profondamente sulla sovranità nazionale. Gli articoli dal 17 al 25 del trattato originale prevedono l'impiego di guardie armate a bordo di aeromobili (sky marshals), la costituzione di pattuglie miste e l'assistenza in occasione di grandi eventi o catastrofi.[3, 4, 7]
L'aspetto più audace è rappresentato dall'intervento in caso di pericolo immediato (hot pursuit), che consente agli agenti di uno Stato membro di entrare nel territorio di un altro Stato senza autorizzazione preventiva per prevenire una minaccia imminente alla vita.[4, 7] In queste situazioni, gli agenti stranieri hanno il diritto di portare armi d'ordinanza e possono utilizzarle in caso di legittima difesa, pur rimanendo soggetti alle leggi e alla responsabilità civile e penale dello Stato ospitante.[7] Questa integrazione operativa richiede un livello di fiducia inter-istituzionale senza precedenti, che si riflette anche nella protezione e assistenza che ogni Stato è obbligato a prestare ai funzionari stranieri operanti sul proprio territorio.
[7]

Conclusioni: Verso una biometria europea integrata e responsabile


Il Trattato di Prüm e la sua imminente evoluzione in Prüm II segnano il definitivo superamento della cooperazione di polizia intesa come mera cortesia diplomatica tra Stati. Il sistema si è trasformato in un'infrastruttura tecnologica e giuridica pervasiva, capace di processare milioni di dati biometrici per garantire la sicurezza interna dell'Unione Europea. Il successo del modello è testimoniato dalla partecipazione di paesi extra-UE come la Svizzera, la Norvegia e l'Islanda, che hanno riconosciuto nel framework di Prüm l'unico strumento efficace per non restare isolati nella lotta al crimine organizzato e al terrorismo.[10, 32, 33]

Tuttavia, l'analisi evidenzia che l'efficienza tecnologica deve essere accompagnata da un'evoluzione parallela delle garanzie giuridiche. Il rischio che la biometria diventi uno strumento di sorveglianza indiscriminata è reale, specialmente con l'introduzione del riconoscimento facciale e l'integrazione dei registri di polizia. Il legislatore italiano ed europeo si trova dunque di fronte alla sfida di dover garantire che la Banca Dati Nazionale del DNA e i sistemi AFIS rimangano strumenti di precisione, finalizzati a indagini specifiche e non a una schedatura di massa dei cittadini.

In ultima analisi, il futuro della cooperazione Prüm dipenderà dalla capacità dell'Unione Europea di risolvere il paradosso tra lo Step 1 e lo Step 2: la tecnologia può fornire l'indizio in pochi minuti, ma solo un quadro giuridico armonizzato sull'ammissibilità della prova potrà trasformare quell'indizio in giustizia. La centralizzazione tramite eu-LISA e il potenziamento di Europol sono passi necessari verso la modernizzazione, ma la revisione umana obbligatoria e il rispetto rigoroso della protezione dei dati rimangono le uniche barriere per evitare che lo spazio di sicurezza diventi uno spazio di eccessiva intrusione nella libertà individuale. La sfida per i prossimi anni sarà dunque quella di rendere l'interoperabilità dei sistemi non solo una realtà tecnica, ma una garanzia di efficienza democratica.


  1. Cooperazione di polizia, europarl.europa.eu/RegData/etu…
  2. Police cooperation | Fact Sheets on the European Union, europarl.europa.eu/factsheets/…
  3. 1 TRATTATO DI PRÜM O SCHENGEN II (Paola BALBO) Schengen II - Antonio Casella, antoniocasella.eu/nume/balbo_p…
  4. Prüm Convention - Wikipedia, en.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%BC…
  5. Potenziamento della cooperazione transfrontaliera — decisione di ..., eur-lex.europa.eu/IT/legal-con…
  6. Cross-Border Exchange and Comparison of Forensic DNA Data in ..., europarl.europa.eu/RegData/etu…
  7. Trattato di Prüm, www1.interno.gov.it/mininterno…
  8. Stepping up cross-border cooperation – the Prüm decision - EUR-Lex - European Union, eur-lex.europa.eu/EN/legal-con…
  9. Criminal Justice (Forensic Evidence and DNA Database System) Act 2014, Schedule 2, irishstatutebook.ie/eli/2014/a…
  10. Fingerprints and DNA profiles: Obtaining faster information from ..., fedpol.admin.ch/en/fingerprint…
  11. DOC - IPEX.eu, secure.ipex.eu/IPEXL-WEB/downl…
  12. Police cooperation: automated search and exchange of data - EUR-Lex, eur-lex.europa.eu/EN/legal-con…
  13. Regulation on automated data exchange for police cooperation (Prüm II) | Legislative Train Schedule - European Parliament, europarl.europa.eu/legislative…
  14. La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo - Questione Giustizia, questionegiustizia.it/articolo…
  15. Banca dati nazionale del Dna - Polizia Moderna, poliziamoderna.poliziadistato.…
  16. Un'arma in più nascita e scopi della BDN-Dna Il disco verde è arrivato all'inizio dell'estate 2015, quando il Consiglio - Polizia, poliziadistato.it/statics/14/i…
  17. Banca Dati DNA e Laboratorio Centrale - CNBBSV, cnbbsv.palazzochigi.it/it/bios…
  18. La Banca Dati Nazionale del DNA | IUS PENALE, ius.lefebvregiuffre.it/dettagl…
  19. RELAZIONE SULLA PERFORMANCE ANNO 2024 - Ministero dell'Interno, interno.gov.it/sites/default/f…
  20. Prüm II Regulation Enters Into Force - eucrim, eucrim.eu/news/prum-ii-regulat…
  21. Dancing in the Dark: Policy Transformations Through Obfuscating Contestations in the Case of Prüm II | European Papers, europeanpapers.eu/e-journal/da…
  22. EU: Got a driving licence? You're going in a police line-up - Statewatch |, statewatch.org/news/2022/febru…
  23. Police co-operation: MEPs adopt law on more efficient data exchanges, ieu-monitoring.com/editorial/p…
  24. EXPLANATORY MEMORANDUM ON EUROPEAN UNION LEGISLATION PE-CONS 75/23 Regulation of the European Parliament and of the Council on t - GOV.UK, assets.publishing.service.gov.…
  25. Interoperability Roadmap 2027–2028 Endorsed - eu-LISA - European Union, eulisa.europa.eu/news-and-even…
  26. Core Activities | eu-LISA, eulisa.europa.eu/activities
  27. Civil Rights Organisations Criticise Prüm II Proposal - eucrim, eucrim.eu/news/civil-rights-or…
  28. PRUM II: assenza di proporzionalità e rischio sorveglianza - Privacy Network, privacy-network.it/news/artico…
  29. Guidelines on facial recognition (2021) - Conseil de l'Europe, edoc.coe.int/en/artificial-int…
  30. Mutual Admissibility of Evidence and Electronic Evidence in the EU | eucrim, eucrim.eu/articles/mutual-admi…
  31. ELI Publishes a Legislative Proposal on Mutual Admissibility of Evidence and Electronic Evidence in Criminal Proceedings in the EU - European Law Institute, europeanlawinstitute.eu/news-e…
  32. Prüm Convention - fedpol, fedpol.admin.ch/en/prum-conven…
  33. Police cooperation (Prüm decisions) - Admin, europa.eda.admin.ch/en/police-…

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Buona Pasqua a tutti! ☀️ 🐣 🐰

E godetevi le vacanze pasquali passando a:

Mastodon.it

@pixelfed

@peertube

searxng.devol.it

✅ Nextcloud (chiedi un account ad @amministratore)

@linux

Quali altri servizi liberi e open source consiglieresti ai tuoi amici? Seguici e Scrivilo nei gruppo @fediverso 👇

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Problema con Outlook per l'equipaggio di Artemis II durante il viaggio verso la Luna

Durante la missione Artemis II verso la Luna, il comandante Reid Wiseman ha segnalato un problema tecnico con Microsoft Outlook sul suo dispositivo di calcolo personale (PCD), un Microsoft Surface Pro.

Forse avrebbero fatto meglio ad usare Linux con Thunderbird 🤣

wired.it/article/outlook-guast…

@tecnologia

#Tecnologia

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CanonicalCanonical! In questo video analizziamo approfonditamente Ubuntu 26.04 LTS Resolute Racoon.

Questa versione LTS è cruciale per chi cerca stabilità nei prossimi anni, ma porta con sé anche aggiornamenti significativi. Esamineremo ogni aspetto tecnico, dalle prestazioni del kernel alle novità dell'interfaccia desktop. ⚙️🍊

youtu.be/TfX0I3qLibo

@linux

#opensourceitalia #unolinux #gnulinux #distro #ita #opensource #Ubuntu #Ubuntu2604LTS #ResoluteRacoon #Linux #OpenSource #TechITA

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In Linux non sei solo un consumatore, ma una parte attiva di una comunità.
In questi tempi di sistemi ermetici e di obsolescenza programmata, far parte di qualcosa di aperto e vivo è un atto di ribellione.

Post originale (in spagnolo) di @retrovulcano.

#Linuxmint @linux

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Nel mio Server Linux Domestico ho molti servizi SelfHosted che girano in background come Docker Containers.. Se anche voi avete questa "passione", quali sono i vostri servizi preferiti e più utilizzati?

🔴🎥Ecco il mio serverino..da allora ho aggiunto qualche servizio, ma sto pensando di ripartire da 0 , con Debian anziché Ubuntu
youtu.be/xuNWF4VCKyI

#linux #linuxitalia #homelab @linux

P.S. Se vi va di scambiare 4chiacchiere al riguardo..
t.me/enthusiast_newbie_channel

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Ubuntu 26.04 LTS alza l’asticella: nuovi requisiti minimi in un mercato RAM in crisi
#Ubuntu #linux #Ram #canonical #Unolinux
Il rilascio della prossima Ubuntu 26.04 LTS segna un punto di svolta per la celebre distribuzione Linux, ma non solo per le novità software. Canonical ha ufficializzato i nuovi requisiti minimi di sistema e la notizia ha sollevato un polverone tra gli utenti.

marcosbox.com/2026/04/03/ubunt…

@linux

in reply to Marco Giannini

Purtroppo l'aumento del prezzo RAM è molto oltre il 15-30%, ormai si parla almeno del doppio...
Comunque un requisito minimo di 6GB RAM per un desktop non è la fine del mondo, la maggior parte dei sistemi da anni partiva da 8GB (specie per PC con Windows)
Chi invece avesse sistemi più limitati ha solo l'imbarazzo della scelta tra le varie distribuzioni più leggere.
Speriamo che tutte le riscritture in Rust siano venute bene, piuttosto 😀
in reply to Marco Giannini

uso Ubuntu con soddisfazione da molti anni. Anche la 24.04 al lancio ha avuto molti problemi di gioventù. Aspetterò ancora qualche mese prima di passare alla 26.04. I requisiti di ram rimangono bassissimi. 16gb sono oramai lo standard da 10 anni. 6gbyte si trovano su macchine che ne hanno anche 15.
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La sicurezza di un sistema operativo vista da una prospettiva diversa, per chi non vuole davvero fidarsi di nulla.
estelinux.serviziliberi.it/qub…

#QubesOS #Whonix #Sicurezza #Privacy #SoftwareLibero #SistemiOperativiSicuri

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@linux
techpowerup.com/347961/steam-o…
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L’annuncio di ieri era un pesce d’aprile 🐟 e non è previsto alcun sistema operativo “linux.uno”.

Detto questo, esistono però diversi progetti davvero interessanti che vale la pena seguire 👇

👉 @nextredblog una distro italiana con respiro europeo orientata alla sicurezza e con software 100% europeo

👉 @ufficiozero distro italiana pensata per ridare vita ai PC e liberarli da sistemi proprietari

👉 @jolla_italia sistema operativo per smartphone

👉 @linux il gruppo FediLUG, per restare aggiornati.

in reply to Giuseppe Torrisi

@GiuseppeT@mastodon.uno @amministratore@mastodon.uno @nextredblog@mastodon.uno @linux@diggita.com

Per opinione mia (che non rispecchia quella generale della pagina) è il minore dei mali perché i sony sono comunque i dispositivi migliori che puoi comprare, te lo dice il mio dispositivo di quasi 7 anni

Ad ogni modo, esistono numerosi porting della community che puoi controllare sul forum, tipo per il oneplus 6/6t o per i fairphone (non essendo ufficiali comunque potrebbero mancare di supporto alle abp android)

Oppure per chi vuole zero sbattimenti nell'installazione esistono lo jolla c2 e lo jolla phone 2 venduti direttamente da jolla con sailfish a bordo (jolla 2 in produzione ora)

Diciamo che per chi vuole provare il sistema i metodi per farlo sono numerosi, alcuni anche molto semplici, seppur per installare sailfish su di un sony richiede circa 15 minuti, escluso il tempo di download dei vari pezzi

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🚀 NEXTRED OS annuncia GNAWBIT
Versione 2.01!

Un sistema sicuro, minimale, europeo e opensource.

Controllo totale, protezione evoluta, performance senza compromessi.

🗓️ Uscita a Gennaio 2027

🔐 Simple by Design - Secure by Default

Per aggiornamenti e anteprime seguici su Mastodon.uno!

Se nel frattempo vuoi contribuire con suggerimenti, idee o altro scrivici qui! 🐀⚫🔴

@linux

in reply to Clockwork

non per forza! Ma gestire tutto il progetto da solo può essere complesso. L'aiuto di AI non è criminale. Soprattutto se non si condividono dati sensibili o si mette a rischio la privacy di utenti e persone.
Cosa che per me è una delle basi fondamentali su cui baso il mio operato!
Le nuove tecnologie per me sono essenziali! Rifiutarle sarebbe da cavernicoli!
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Deforestazione e traffico illegale di legname.


[h2]Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun [...][/h2]
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Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più:it.globalvoices.org/2026/04/re…

#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun.


La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più:
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#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina

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#WebinarPiF – Andrea Bonani e Paolo Dongilli – Il progetto FUSS: software libero nella scuola


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Webinar di Programma il Futuro – Il progetto FUSS: software libero nella scuola
Martedì 31 marzo 2026
Relatori: Andrea Bonani e Paolo Dongilli – Direzione Istruzione e Formazione italiana Provincia autonoma di Bolzano
programmailfuturo.it/notizie/w…

Musiche: Audionautix.com

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

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in reply to Programma il Futuro

@programma_il_futuro 😱 Ascoltate Bolzano! «spendevamo in licenze Microsoft circa 312mila € anno poi…»

(minuto 21:28)
«abbiamo dovuto pagare i costi di uscita… ma… a partire dal secondo anno le spese erano dimezzate … dal terzo anno, le spese erano di un'ordine di grandezza inferiori»

«in 16 anni di investimenti fatti in software libero, abbiamo speso meno di quanto spendevamo in 1 anno di licenze Microsoft» 🤯🏆

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Siamo felici di annunciare la nuova distro @linux dagli attivisti di Mastodon.uno e Devol: Linux.uno sarà una piattaforma sia per PC che smartphone con 2000GB di cloud incorporato e solo software libero al 100% europeo.

In questa fase i @devol creano la divisione devolsoft che sfiderà Microsoft e Apple e lancerà una linea di laptop e smartphone low cost con Linux.uno preinstallato a partire da 199€, l’annuncio ha già fatto crollare i titoli in borsa delle big tech 📉

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni...


[h2]Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce [...][/h2]
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Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera. L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione. Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga. Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate. Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito. Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro. Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €). Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le “Illicit Whites”, prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto. Le organizzazioni utilizzano la “parcellizzazione” dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità. In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo. Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale. Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio. I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità. Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia. Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli “spalloni” alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle “Illicit Whites” e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi – 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette “non domestiche” (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio. La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

#contrabbando contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle


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Il contrabbando di sigarette come fenomeno transnazionale: flussi, connessioni e minacce


Una recente operazione internazionale (condotta il 24 marzo 2026) e supportata tecnicamente da Europol, ha smantellato una vasta rete criminale dedita al contrabbando di sigarette contraffatte che operava dal Regno Unito verso l'Europa.

L'inchiesta è partita nel settembre 2024 a seguito del sequestro di 12 milioni di sigarette contraffatte nel porto di Genova. Le sigarette erano prodotte in Armenia e spedite via Georgia. L'operazione è stata guidata dall'Ufficio della Procura Europea (EPPO) di Torino e ha coinvolto autorità di cinque paesi: Italia, Polonia, Francia, Regno Unito e Svizzera.
L'organizzazione transnazionale aveva la sua base operativa nel Regno Unito, con ramificazioni in Europa, Africa e Asia. Per eludere i controlli doganali, i carichi venivano instradati attraverso rotte complesse che includevano Georgia, Kenya, Paesi Bassi e Turchia. ** Utilizzavano container con doppio fondo e presentavano dichiarazioni doganali fraudolente, dichiarando il carico come materiale da costruzione.
Sono stati arrestati lavoratori portuali sospettati di agevolare il passaggio dei carichi bypassando i controlli tramite l'uso di sigilli per container clonati.

Si trattava di un'organizzazione a conduzione familiare collegata a criminali turchi di alto livello coinvolti in altri reati gravi, come il traffico di droga.
Il gruppo si avvaleva di una società nell'area di Genova per le procedure doganali, magazzini in provincia di Alessandria per lo stoccaggio e un esperto informatico che creava siti web e indirizzi email falsi per nascondere l'identità dei destinatari. Usavano inoltre piattaforme di comunicazione criptate.
Cinque sospetti sono stati posti in custodia cautelare tra Italia, Polonia e Regno Unito.
Nel giorno dell'operazione sono stati sequestrati beni per circa 2,5 milioni di euro.
Le attività di contrasto precedenti avevano già portato al sequestro di oltre 40 tonnellate di tabacco illecito, con un valore di mercato stimato in 15 milioni di euro e una perdita fiscale sventata per l'UE di oltre 10 milioni di euro.

Il contrabbando di tabacchi lavorati rappresenta una sfida criminale complessa che impatta pesantemente sull'Erario, sulla salute pubblica e sulla sicurezza dell'Unione Europea. Nonostante l'incidenza del consumo illecito in Italia si attesti su livelli contenuti (5,8%) rispetto alla media europea, la perdita stimata di entrate fiscali per il Paese raggiunge il miliardo di euro annuo (10 miliardi a livello UE).

La principale leva del contrabbando è l'estrema variabilità dei prezzi tra i Paesi. Si passa dai 0,52 € dell'Ucraina agli oltre 12 € della Norvegia (l'Italia si attesta a 4,76 €).
Al fenomeno classicamente conosciuto, si aggiungono le "Illicit Whites", prodotte legalmente in territori extra-UE ma destinate esclusivamente al mercato illecito, che rappresentano oltre il 60% dei sequestri in Italia. Il marchio Regina è il più diffuso in questo segmento. Le Illicit Whites (o cheap whites) sono destinate principalmente a essere contrabbandate in altri mercati dove non hanno una distribuzione legale o dove la loro disponibilità è limitata. A differenza delle sigarette contraffatte, che sono prodotte illegalmente da soggetti diversi dal titolare del marchio, le Illicit Whites sono prodotti originali fabbricati da produttori legittimi
E' la Grecia a fungere da hub logistico fondamentale. I carichi provenienti dall'Est Europa e dall'Asia transitano per i porti ellenici (Patrasso, Pireo) per raggiungere l'Italia via mare attraverso Ancona, Bari e Taranto.
Le organizzazioni utilizzano la "parcellizzazione" dei carichi (mediana di circa 2 kg per sequestro) per minimizzare le perdite economiche in caso di intervento delle autorità.
In Italia, il fenomeno è radicato al Sud, con Napoli come epicentro (un pacchetto su quattro è illecito). Al Nord, Trieste emerge come punto critico a causa della vicinanza con la Slovenia.

Inquadramento e Dimensioni del Fenomeno

Il contrabbando di tabacchi è una frode fiscale articolata che sottrae risorse vitali al bilancio dello Stato. Oltre al danno erariale, il fenomeno comporta:

  • Rischi per la salute: Le sigarette illecite non rispettano gli standard di controllo e autorizzazione.
  • Sicurezza Nazionale: Esiste una correlazione documentata tra i proventi del contrabbando e il finanziamento di altre attività illecite, come il traffico di armi, droga e il terrorismo.
    Ciò si traduce in un danno per la sicurezza complessiva del Paese e dell'Unione Europea, poiché permette a organizzazioni mafiose (come la Camorra o la Sacra Corona Unita) di acquisire liquidità e potere. Si pensi al Montenegro, che ha rappresentato una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale italiana a cavallo del millennio, fungendo da base logistica per traffici su scala industriale gestiti dalla criminalità organizzata, una situazione che ha richiesto un intervento massiccio per impedire che il territorio diventasse una zona di totale impunità criminale.
    Tra il 1997 e il 2000, le coste pugliesi furono teatro di massicci sbarchi di carichi di sigarette provenienti proprio dal Montenegro e dall'Albania, traffici che avvenivano sotto la direzione della Sacra Corona Unita, che ne curava la distribuzione sul territorio.
    I contrabbandieri utilizzavano fuoristrada modificati con blindature in acciaio (mezzi corazzati) per speronare i veicoli delle forze dell'ordine, rappresentando una sfida diretta all'autorità dello Stato. Questa situazione di allarme portò all'avvio dell'Operazione Primavera nel 2000, con l'impiego di circa 1900 effettivi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia) per sradicare il fenomeno e ripristinare la legalità.
    Attualmente il Montenegro continua a comparire nei rapporti recenti come un punto di origine per sigarette destinate al mercato croato (grazie ai prezzi molto bassi, circa 1 € a pacchetto rispetto ai costi europei) e un porto di partenza (Antivari/Bar) per carichi sequestrati in Grecia.
    Nel 2023, si è registrato un calo significativo (-11,8%) nella quota di sigarette illecite consumate in Montenegro, segno di un possibile miglioramento dei controlli interni

Si possono distinguere due modalità principali di introduzione illecita:

  • Contrabbando Intraispettivo: Le merci entrano dai varchi doganali con documentazione falsa (es. dichiarando carichi a minore incidenza fiscale).
  • Contrabbando Extraispettivo: Le merci evitano i controlli doganali passando per rotte clandestine (storicamente gli "spalloni" alpini, oggi scafi veloci o rotte transfrontaliere).

Il Contesto Europeo

L'incidenza del consumo illecito varia drasticamente all'interno dell'UE. Mentre la Lettonia guida la classifica con oltre il 22% di sigarette illecite, l'Italia occupa il 19° posto (5,8%).

I flussi verso l'Italia originano principalmente da Ucraina, Bielorussia, Romania, Emirati Arabi e Tunisia. Di particolare rilievo è il ruolo del canale duty free, da cui proviene una quota crescente di prodotti poi immessi illegalmente sul mercato (43,8% dei pacchetti non domestici rilevati nel 2017).

Il Mercato delle "Illicit Whites" e dei Marchi Noti

Le illicit whites rappresentano la sfida più pressante per le autorità. In Italia, la loro incidenza è in forte aumento (+13,5% rispetto al 2015).

Il prezzo sul mercato illegale italiano oscilla generalmente tra 2,50 € e 4,00 €, rendendo l'acquisto estremamente vantaggioso rispetto al mercato legale.

  • Marchi Noti: Marlboro (leader nel mercato illecito), Winston, Rothmans, Chesterfield, L&M.
  • Illicit Whites: Regina (leader assoluto), Marble, Pine, Minsk, Mark1.

3.2 Provenienza delle sigarette illecite (Miliardi di pezzi - 2016)

  • Illicit Whites: 2,47 mld (in forte crescita).
  • Ucraina: 0,99 mld (aumento del 309% rispetto al 2015).
  • Canale Duty Free: 0,40 mld.
  • Contraffatte: 0,20 mld (in netto calo).

Analisi Territoriale e Operativa in Italia

Il consumo di sigarette "non domestiche" (lecite acquistate all'estero o illecite) segue logiche geografiche precise:

  • Napoli: Città con il radicamento più profondo (24,1% di pacchetti non domestici). La vendita avviene spesso alla luce del sole tramite bancarelle rimovibili.
  • Trieste: Seconda città per incidenza (14,3%). Il dato è trainato dal differenziale di prezzo con la vicina Slovenia (-1,25 € a pacchetto).
  • Sud Italia: In città come Palermo, le illicit whites rappresentano quasi il 70% del mercato non domestico.

Con riguardo all'attività di contrasto, nel 2017, la Campania ha registrato il maggior numero di operazioni (Napoli da sola copre il 48% dei sequestri nazionali). Tuttavia, le quantità maggiori sono state intercettate in luoghi di transito e stoccaggio:

  • Trieste: Sequestrate 70 tonnellate (un quarto del totale nazionale) in poche operazioni mirate.
  • Pavia: Sequestrate oltre 35 tonnellate in un'unica operazione che ha smantellato una fabbrica illegale interna ai confini nazionali.

I mezzi più utilizzati per il trasporto sono autovetture, tir e furgoni. I tir e le navi garantiscono i carichi più voluminosi, mentre l'auto rimane il mezzo preferito per la distribuzione capillare e parcellizzata.

Il Caso Greco: Hub e Mercato Interno

La Grecia riveste un ruolo duale: è sia un mercato di consumo ad alta incidenza illecita (18,8%), sia un punto di transito critico.

I carichi arrivano in Grecia spesso dopo aver transitato in zone di libero scambio come Jebel Ali (Emirati Arabi) o Port Klang (Malesia). Contrariamente all'Italia, il mercato illecito greco presenta un prezzo omogeneo di 1,50 € per pacchetto, indipendentemente dal marchio.
La riforma delle accise del 2012 ha causato un brusco aumento dei prezzi nel mercato lecito, spingendo i consumatori della fascia bassa verso l'illegalità.

Prospettive Future

Appare evidente la necessità di evolvere verso un approccio di Risk Analysis avanzato, basato sull'integrazione di dati pubblici e privati.

Raccomandazioni strategiche:

  1. Definizione Univoca: È necessario armonizzare la terminologia (es. distinzione tra illicit whites e cheap whites) a livello internazionale per coordinare meglio le indagini.
  2. Database Condivisi: Creazione di una mappatura transnazionale dei marchi di illicit whites per agevolare l'identificazione e il tracciamento da parte delle autorità (come la Guardia di Finanza e l'ADM).
  3. Cooperazione Internazionale: Rafforzare il coordinamento investigativo attraverso organismi come Eurojust, specialmente sulla rotta Italia-Grecia.
  4. Monitoraggio della Tracciabilità: Focus non solo sulle sanzioni, ma sul governo dell'intera filiera dei tabacchi per prevenire le fuoriuscite illecite.

#contrabbando #contrabbandodisigarette #contrabbandotle #tle

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🐀Nel form di supporto sul sito ufficiale NextRed, potete scriverci le criticità o i suggerimenti che volete segnalarci!
NextRedOS 2.01 - Gnawbit - verrà rilasciato a gennaio 2027, dunque abbiamo di fronte a noi nove mesi di migliorie!
🔴⚫Se però preferite, scriveteci qui su 🟪Mastodon! È più immediato, lo preferiamo anche noi e vi rispondiamo in brevissimo tempo!
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@linux
#linux #nextredos

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📰📣 Linux BREAKING: Ubuntu passa a RUST, Kernel 7.0 in arrivo e la rivoluzione AI di AMD e Intel!

Benvenuti a questo nuovo aggiornamento su Linux e l’Open Source!

youtube.com/watch?v=0XmEtjUB3q…

@linux

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L'account FediLUG su mastodon uno: @linux supera i 15mila followers, grazie a tutti!!

E non è il solo traguardo, anche il gruppo FediLUG su @linux@diggita.com supera i 1100 follower grazie a chi ci segue e ci supporta da sempre!

Sono entrambi dei progetti che contribuiscono a dar voce a divulgatori, sviluppatori e associazioni fin dal 2019 al fianco di linux nel fediverso e dal 2025 con la newsletter nel nostro sito: fedilug.it :fedilug: e dal 2026 la stanza matrix: matrix.to/#/#fedilug:fedimedia…

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Scopri come creare un sistema di monitoraggio self-hosted su Linux con Prometheus e Grafana!

In questo tutorial trovi una guida passo passo per configurare tutto e tenere sotto controllo server e risorse in modo semplice ed efficace:

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@linux

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Nextred sta puntando su Mastodon per crescere e creare le proprie cerchie di follower.
Il progetto è autofinanziato. Non abbiamo pubblicità. Mai le avremo. Non abbiamo nemmeno intenzione di cedere dati a terzi. Tutte le informazioni che condividete rimangono sul blog. E tranne che il vostro IP e la vostra email (che condividete solo se volete) non manteniamo alcun dato.

Stiamo creando una newsletter list! Se vi fa piacere potete iscrivervi qui:
nextred.it/web/newsletter/

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🤖 Resettare chiave SSH su Linux
Come rimuovere una chiave ssh privata per permettere il collegamento verso un un nuovo server o un server riconfigurato sullo stesso host...

👉 selectallfromdual.com/blog/172…

:speech_balloon: @linux

#linux #resetchiavessh #ssh #UnoLinux

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NextRedOS sceglie Mastodon.uno: la nostra casa nel Fediverso italiano nextred.it/web/2026/03/27/next…
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E voi? Da che parte state? Source: i.redd.it/xx96lypzgsrg1.png
#linux #meme @linux
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scuola.wiki: una istruzione libera grazie a strumenti open source

Da qualche tempo mi sono messo al lavoro per creare un elenco breve e ragionato dei programmi adatti all’istruzione. Oggi nasce quindi scuola.wiki una raccolta “essenziale” di software open source da cui le scuole possono partire per svincolarsi da sistemi operativi e programmi proprietari. 🎓

@opensource

#Scuola #ScuolaOpenSource #SoftwareLibero

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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


[h2]Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST [...][/h2]
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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga


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Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST


È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia.
```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga

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La Regione Veneto adotta soluzioni open source per garantire controllo, privacy e indipendenza tecnologica nei servizi pubblici. Un esempio concreto di come il software libero possa costruire un futuro digitale veramente sovrano.

nextcloud.com/it/blog/come-la-…

#Nextcloud #SovranitàDigitale #Veneto #SoftwareLibero #OpenSource #CloudSovrano

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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

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