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Linux potrebbe dire addio a una vecchia scorciatoia tecnica.
Linux potrebbe prepararsi a chiudere una parentesi tecnica iniziata nel 2012. La proposta riguarda la x32 ABI, una modalità ibrida pensata per far girare programmi su CPU a 64 bit usando puntatori a 32 bit. Se non arriveranno obiezioni decisive, la rimozione dal kernel potrebbe concretizzarsi entro il 2027.

@linux #gnulinuxitalia #gnulinux

#linuxitalia #linux #UnoLinux

tomshw.it/hardware/linux-x32-a…

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salve a tutti
pubblico a questi indirizzi

youtu.be/KaWNB7z2js0

peertube.uno/w/qwrTUfLjEHoT8v4…

la versione video della puntata di Radiolinux 30 maggio andata in onda su Radiostart.it

parliamo due ottime distribuzioni
italiane, quali Fuss, dedicata al mondo della scuola ma non solo, e la nuova
versione Anya della ormai nota Ufficio Zero.

@linux


Radiolinux 30 maggio


Torna Radiolinux proponendo recensioni di due ottime distribuzioni
italiane, quali Fuss, dedicata al mondo della scuola ma non solo, e la nuova
versione Anya della ormai nota Ufficio Zero.
Molto sono le notizie che provengono dalla rete come quelle su microchip e USA
Wall Street e Gpu, Sistemi A.I., amd e supporto a schede video, il ritorno
di Deepseek e conseguenze


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Trova e rimuovi file duplicati, immagini simili e altro con Czkawka.
Disponibile per Linux, macOS e Microsoft Windows.

guidetti-informatica.net/2021/…

#UnoLinux
@linux

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Come Resuscitare un Vecchio PC: Guida Definitiva a Linux Leggero 🚀💻

Hai un vecchio computer che prende polvere e pensi di buttarlo? 🤔 Non farlo! In questo video, vedremo come resuscitare un PC datato e renderlo di nuovo utile e reattivo grazie a Linux leggero! 🚀💻🚫💰

youtu.be/-BhA7C6pL-A

@linux

#opensourceitalia #unolinux #gnulinux #distro #ita #opensource #Linux #LinuxLeggero #VecchioPC #ResuscitarePC #Lubuntu #MXLinux #Antix #Q4OS #Informatica #TechItalia #GuidaTech #SoftwareLibero

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Quest’estate si celebrano i 10 anni di Nextcloud 🎉

Un cloud libero, europeo, senza lock-in e con app per desktop e smartphone.

Anche la comunità di mastodon.uno mette a disposizione una propria istanza Nextcloud aperta a tutti gli utenti attivi!

📦 Puoi richiedere gratuitamente 20GB di spazio cloud qui:
cloud.mastodon.uno/apps/forms/…

boost benvenuti, aiutaci a diffondere strumenti europei, federati e rispettosi della privacy! ✊

Messaggio rilanciato anche nel gruppo Open Source:
@opensource

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L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC


La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello.
I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: globalinitiative.net/wp-conten…

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio.
Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali.
Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali.
In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC

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L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali.


[h2]L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC [...][/h2]
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L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC


La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: globalinitiative.net/wp-conten…

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC


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Tutela dei territori amazzonici.


[h2]Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia [...][/h2]
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Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia


Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.

Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.


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Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia


Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.


Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.

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Scopri come eseguire AnythingLLM in self-hosting, una delle alternative locali a strumenti come Perplexity e inizia a costruire un ambiente AI locale più controllabile e pratico (RAG, ricerche web, recupero pagine web con qualsiasi LLM in locale, agenti AI).

🔗 risposteinformatiche.it/anythi…

@linux @opensource

#AnythingLLM #LLM #SelfHosted #Linux #Docker #OpenSource #Perplexity #UnoLinux #UnoOpenSource #Ollama #LMStudio #Gratis #Free

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in reply to Dragone2

@emmecola github.com/Andyyyy64/whichllm questo, sostanzialmente, basandosi sul tuo HW ti consiglia quali LLM sono compatibili / a che velocità e quali sarebbero consigliati, basandosi su benchmark fatti da altri utenti con configurazioni HW simili alla tua.
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Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia.


[h2]Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione [...][/h2]
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Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione


È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e “Ura” (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.


L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.


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Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione


È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate "Shefi", "Kulmi", "Shpirti" e "Ura" (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.


L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.

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PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci


Nei mesi scorsi, nell'ambito della XVIII edizione di PANGEA, l'operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti

L'iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull'ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.

Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.

In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l'elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS ( #CarabinieriTutelaSalute ), personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l' #AIFA.

Grazie all'intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.

L'attività ha evidenziato un incremento dell'importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest'ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l'importazione di sostanze dopanti e prodotti "lifestyle", come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).

I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.

Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l'oscuramento al Ministero della Salute.

I controlli della Guardia di Finanza, basati sull'analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all'oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.

L'operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.

@Salute: Alimentazione, Fitness, Psiche, Medicina e Sessualità.

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PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico...


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PANGEA, l'operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci


Nei mesi scorsi, nell'ambito della XVIII edizione di PANGEA, l'operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti

L'iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull'ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.

Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.

In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l'elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS (#CarabinieriTutelaSalute), personale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l' #AIFA.

Grazie all'intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.

L'attività ha evidenziato un incremento dell'importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest'ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l'importazione di sostanze dopanti e prodotti “lifestyle”, come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).

I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.

Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l'oscuramento al Ministero della Salute.

I controlli della Guardia di Finanza, basati sull'analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all'oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.

L'operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.


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Sovranità digitale europea significa una cosa molto concreta: smettere di dipendere dalle piattaforme delle Big Tech statunitensi per ogni aspetto della nostra vita digitale✊

Per questo i gruppi su open source, sicureza e linux di dliggita hanno superato ognuno i 1200 follower nel Fediverso 🚀

Se ancora non li seguite, questo è il momento giusto per farlo:

🗨️ @linux

🗨️ @opensource

🗨️ @sicurezza

Ogni follow, ogni condivisione, ogni migrazione è un piccolo passo fuori dai recinti delle Big Tech

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Appena formattato un PC? Ecco dei software gratuiti che devi assolutamente installare… nextred.it/web/2026/05/26/appe…

@opensource

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Salve a tutti! Ho appena pubblicato un video su Yt in cui mostro tutto quello che faccio ogni volta che voglio personalizzare il terminale ... Fatemi sapere che ne pensate...e ovviamente sono curioso di sapere quali sono i vostri "trucchetti" per rendere il terminale più accattivante 😁
@linux #linuxitalia

youtu.be/6OSeCm0P1nI

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)
fabrizio ha ricondiviso questo.

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Linux e RAM
Perché vedere il 99% di memoria usata non è sempre un problema

blog.marvinpascale.it/posts/20…

#opensource #linux #unolinux @linux

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📢 Il sito gitea.it è stato dismesso e ora reindirizza al nuovo progetto forgejo.it

Chiunque voglia trasferire i propri repository o progetti verso Forgejo può contattarci sul nostro canale Telegram per ricevere supporto:

t.me/+bJOYNC7G8S44Zjdk

Grazie a tutte le persone che hanno supportato il progetto gitea in questi anni ora si riparte con un progetto più aperto e comunitario, a cui tutti possono partecipare alla governace ❤️

Rilanciato nel gruppo @opensource

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Fedimedia APS sottoscrive la lettera di SUSE: il momento della sovranità digitale europea è adesso


Un impegno concreto verso l'indipendenza dell'Europa dalle Big Tech Fedimedia APS, l'associazione italiana di attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa del software libero e della sovranità digitale, sottoscrive oggi ufficialmente la lettera aperta di SUSE Linux indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e ai governi dell'Unione per il riconoscimento del principio "Open Source First" in tutti i processi di procurement pubblico. La lettera, promossa da SUSE e […]
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Un impegno concreto verso l’indipendenza dell’Europa dalle Big Tech

Fedimedia APS, l’associazione italiana di attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa del software libero e della sovranità digitale, sottoscrive oggi ufficialmente la lettera aperta di SUSE Linux indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e ai governi dell’Unione per il riconoscimento del principio Open Source First in tutti i processi di procurement pubblico. La lettera, promossa da SUSE e sottoscritta da decine di aziende e organizzazioni del settore open source europeo, rappresenta un momento cruciale per l’affermazione di un’Europa digitalmente sovrana, libera da dipendenze tecnologiche e capace di controllarsi veramente.

Perché Fedimedia sottoscrive: il nostro impegno per la sovranità digitale


Per Fedimedia questo non è un gesto simbolico, ma la naturale evoluzione di anni di lavoro concreto dei suoi attivisti per affermare il diritto dei cittadini e delle istituzioni europee di controllare pienamente i propri strumenti digitali. La sovranità digitale europea rappresenta l’opportunità più significativa di una generazione per ancorare l’infrastruttura digitale europea su fondazioni che l’Europa possa genuinamente controllare. Non si tratta di chiudere i mercati o di vietare il software proprietario: si tratta di introdurre un principio fondamentale di trasparenza e scelta.

Il principio “Open Source First” proposto dalla lettera è concreto e praticabile: le amministrazioni pubbliche devono valutare se una soluzione open source qualificata esiste prima di optare per alternative proprietarie. Questa semplice regola potrebbe cambiare radicalmente il panorama tecnologico europeo, spezzando il ciclo del vendor lock-in che per decenni ha incatenato le istituzioni pubbliche a fornitori stranieri.

Il software libero è infrastruttura critica


Linux e l’Intelligenza Artificiale Sovrana devono essere trattati come infrastrutture critiche, garantendo che le fondazioni della nostra economia rimangono aperte e resilienti contro dipendenze esterne. Fedimedia da anni sostiene che il software libero non è una scelta marginale o alternativa: è l’unico modello che garantisce veramente trasparenza, sicurezza e indipendenza. Quando il codice sorgente è pubblico, audibile, modificabile, le amministrazioni e i cittadini sanno esattamente cosa sta accadendo nei loro sistemi. Non c’è spazio per backdoor, sorveglianza nascosta o controlli remoti.

Oggi, più che mai, questa non è più una visione ideale: è una necessità strategica per la sicurezza nazionale e la competitività economica europea.

La sfida: abbiamo bisogno di più imprese europee


La vera sfida per l’Europa non è solo il codice, ma la scalabilità dell’ecosistema: non abbiamo bisogno di una o due aziende di successo, ma di un’espansione massiccia di imprese open source europee che operino in scala. Questo è uno dei punti che Fedimedia sostiene con maggiore convinzione. Non basta avere poche eccellenze: serve un ecosistema robusto, diffuso, fatto di PMI, startup, cooperative e realtà no-profit che costruiscano soluzioni open source competitive e scalabili. Per questo Fedimedia lavora per creare le condizioni affinché il software libero non sia solo una pratica virtuosa, ma un’economia sostenibile in cui talento europeo, capitale e innovazione si uniscono per costruire soluzioni davvero sovrane.

Il momento è adesso: il Tech Sovereignty Package europeo


L’Unione Europea ha lanciato il suo Tech Sovereignty Package, incentrato sul Cloud and AI Development Act, con l’obiettivo di rafforzare la capacità europea in cloud computing, intelligenza artificiale, semiconduttori, cybersecurity e infrastruttura digitale.

Questo è il momento decisivo. Le politiche che l’Europa adotterà nei prossimi mesi definiranno il prossimo decennio di tecnologia e potere digitale. Se l’UE abbraccerà il principio “Open Source First” nel procurement pubblico, creerà una domanda strutturale di soluzioni sovrane, catalizzando investimenti e talenti verso l’ecosistema open source europeo.Se invece continuerà la strada della dipendenza da fornitori stranieri, perpetuerà una subordinazione digitale che mina l’autonomia strategica dell’Europa.

Cosa chiede Fedimedia a cittadini, istituzioni e imprese


Unitevi a noi. Fedimedia APS è l’associazione dove attivisti, esperti, insegnanti, professionisti IT e cittadini consapevoli si uniscono per difendere il diritto all’autodeterminazione digitale. Non siamo una lobby di aziende: siamo una comunità che mette al centro il bene pubblico e i diritti fondamentali.

Iscriviti a Fedimedia APS adesso

La tua adesione è un voto di fiducia per continuare il lavoro di advocacy presso le istituzioni, di formazione nelle scuole, di supporto alle amministrazioni locali che vogliono migrare verso soluzioni sovrane. Il momento di scegliere è adesso, potete già oggi adottare il principio “Open Source First” nei vostri processi di scelta, diventando apripista di una nuova Europa digitale. Fedimedia vi offre consulenza e supporto tecnico.

Un impegno di lungo termine


La sottoscrizione della lettera di SUSE è un punto di svolta, non un punto di arrivo. Fedimedia continuerà a:

  • Monitorare l’implementazione del Tech Sovereignty Package europeo e gli impegni assunti dai governi
  • Consulenza alle amministrazioni pubbliche sulla migrazione verso soluzioni open source
  • Formazione per cittadini, insegnanti, professionisti su software libero e sovranità digitale
  • Advocacy presso le istituzioni per politiche che favoriscono l’indipendenza tecnologica
  • Community building tra attivisti, imprese, ricercatori, amministratori per un ecosistema sovrano sempre più coeso


La sovranità digitale è libertà


Chiudiamo con una consapevolezza fondamentale: quando un governo o un’amministrazione non controlla i propri strumenti digitali, non controlla nemmeno i dati dei cittadini, le comunicazioni sensibili, le decisioni critiche, questo è un problema di democrazia, non solo di tecnologia. Un’Europa digitalmente sovrana è un’Europa libera di scegliere, di innovare, di proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini senza dipendere dalle decisioni di Big Tech americane, cinesi o di chiunque altro. Questo è quello per cui Fedimedia lavora ogni giorno.

Oggi sottoscriviamo la lettera di SUSE perché crediamo che è possibile. Vi invitiamo ad unirvi a noi perché è necessario.


📌 Sostieni Fedimedia APS e la sovranità digitale europea

Iscriviti adesso →

Per informazioni: info@fedimedia.it
Scopri di più: fedimedia.it


Fedimedia APS è lassociazione italiana di attivisti, organizzazioni e professionisti impegnati nella difesa del software libero, della sovranità digitale e dei diritti fondamentali in ambito tecnologico.


Dalla retorica alla realtà: firmiamo la lettera di SUSE per la sfida della Sovranità Digitale Europea


Da anni l’Europa parla di Sovranità Digitale, è diventata una delle parole chiave più ricorrenti nei documenti strategici, nei convegni istituzionali e nei piani di innovazione. Tuttavia, quando si osserva il livello operativo delle scelte tecnologiche nella Pubblica Amministrazione, nelle scuole, nelle università e nelle infrastrutture digitali critiche, emerge una distanza evidente tra dichiarazioni e realtà.

Gran parte dei sistemi su cui si basano i servizi pubblici europei continua a dipendere da pochi grandi attori tecnologici extra-UE con Cloud, suite di produttività, piattaforme di collaborazione, sistemi operativi e infrastrutture di comunicazione sono spesso integrati in ecosistemi proprietari difficili da sostituire e questo modello non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma una forma di dipendenza strutturale che si accumula nel tempo e diventa sempre più difficile da invertire.

Il problema non è soltanto economico. È una questione di controllo, di resilienza e di capacità decisionale perchè quando un’infrastruttura digitale diventa centrale per l’erogazione dei servizi pubblici la sua gestione non può essere delegata a sistemi opachi o completamente esterni al perimetro politico e giuridico europeo. In questo senso la Sovranità Digitale riguarda la capacità di mantenere autonomia reale sulle infrastrutture critiche.

Il nodo delle infrastrutture e il rischio del lock-in


Uno dei punti più critici è il lock-in tecnologico, molte amministrazioni adottano soluzioni proprietarie che nel breve periodo risultano comode e immediatamente operative, ma che nel lungo periodo generano dipendenza. La migrazione diventa costosa, complessa o tecnicamente limitata dalle scelte del fornitore.

Questo approccio ha effetti sistemici: riduce la concorrenza e limita l’innovazione per consolidare un ecosistema in cui poche aziende globali dettano standard, modelli e condizioni economiche. In parallelo le alternative basate su software libero e standard aperti faticano a emergere come opzioni strutturali nelle gare pubbliche o nelle strategie industriali.

Il 27 maggio e il Tech Sovereignty Package


Il 27 maggio la Commissione Europea presenterà il Tech Sovereignty Package, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. Non si tratta solo di una nuova strategia, ma di un banco di prova per capire se l’Europa intende trasformare la sovranità digitale in una politica industriale concreta oppure mantenerla a livello dichiarativo.

Le scelte che verranno fatte in questo contesto influenzeranno direttamente il futuro delle infrastrutture pubbliche europee: il rapporto con il cloud, le politiche di procurement, la gestione dei dati, la diffusione del software libero e la capacità di costruire ecosistemi interoperabili e sostenibili.

Software libero, interoperabilità e controllo delle infrastrutture


Nel dibattito sulla sovranità digitale il software libero e gli standard aperti non sono elementi accessori, ma componenti fondamentali e la possibilità di accedere al codice sorgente, di verificarlo, modificarlo e riutilizzarlo rappresenta una garanzia concreta di autonomia tecnologica. Allo stesso modo l’interoperabilità riduce la dipendenza da singoli fornitori e consente la coesistenza di ecosistemi diversi. Senza questi elementi qualsiasi strategia di sovranità rischia di rimanere incompleta perché si limita a spostare la dipendenza da un attore a un altro senza modificarne la struttura.

Il ruolo delle comunità: Fedimedia, Devol e il Fediverso


In questo scenario le comunità che lavorano su software libero, Fediverso e infrastrutture aperte hanno un ruolo sempre più rilevante, non si tratta di iniziative marginali, ma di ecosistemi che dimostrano concretamente la fattibilità di modelli alternativi.

Realtà come Fedimedia hanno inserito esplicitamente la sovranità digitale tra i propri obiettivi strategici, collegandola alla necessità di ridurre la dipendenza dalle Big Tech attraverso soluzioni decentralizzate basate su software open source e architetture federate. Nel loro lavoro, la sovranità digitale viene interpretata come un equilibrio tra diritti, infrastrutture pubbliche e sostenibilità tecnologica.

Allo stesso modo, il progetto Devol analizza il tema della sovranità digitale in una prospettiva più ampia, che include infrastrutture pubbliche, modelli di governance e ruolo dell’associazionismo. In questa visione, la transizione verso un ecosistema digitale europeo più autonomo non è soltanto una questione tecnologica ma anche culturale e politica,che richiede partecipazione diffusa e consapevolezza collettiva.

Queste realtà evidenziano un punto comune: la sovranità digitale non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o al mercato ma deve coinvolgere anche le comunità che costruiscono e mantengono le infrastrutture digitali alternative.

FediLUG firma la lettera europea sulla Tech Sovereignty


In questo contesto, FediLUG aderisce e sostiene la lettera aperta promossa da SUSE sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche digitali dell’Unione. L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel software libero, politiche pubbliche orientate agli standard aperti, e una strategia industriale che valorizzi l’ecosistema europeo invece di consolidare dipendenze esterne.

👉 La lettera è disponibile qui:
EU Tech Sovereignty Letter

La Sovranità Digitale non è uno slogan, ma una scelta di lungo periodo che riguarda infrastrutture, governance e modelli economici, l’Europa ha ancora la possibilità di costruire un ecosistema digitale più equilibrato e resiliente ma questo richiede coerenza tra dichiarazioni politiche e scelte operative.

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in reply to SenzaTroppeParole

in Italia ci sono circa 50 milioni di smartphone, la quota di mercato di Apple è il 35%, ergo 17.500.000 di iPhone, ma facciamo 15 milioni. Siamo gentili, e diciamo che sono stati pagati la metà, diciamo 500€ ciascuno. In Italia in questo momento girano in contemporanea smartphone Apple per un valore arrotondato per difetto di 7 miliardi.. sappi che in Occidente non c’è una cosa che fai che non sia un insulto a chi ha fame per colpa del nostro colonialismo..
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🔥 Aprire le comunicazioni seriali su Linux
Come risolvere gli errori di permesso negato con il gruppo dialout e il comando usermod Quando si collegano dispositivi esterni a un computer con Linux [...]...

👉 selectallfromdual.com/blog/178…

:speech_balloon: @linux

#debian #linux #porteseriali #ubuntu #UnoLinux

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PureOS 11: la distribuzione GNU/Linux libera e orientata alla privacy
#pureos è una distribuzione #gnulinux basata su Debian, sviluppata da Purism, azienda nota per la produzione di dispositivi progettati per garantire la massima tutela della privacy. Tra questi rientrano lo smartphone Liberty Phone, il Librem 5 e i computer portatili della serie Librem.

@linux #linux

laseroffice.it/blog/2026/05/23…

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Xubuntu 26.04 LTS: Quando il gatto non c'è il topolino balla! 🚀🛠

Xubuntu non è solo 'Ubuntu con XFCE'; è una filosofia di utilizzo che mette al centro l'utente e le prestazioni. Vedremo come questa versione LTS si comporta nel 2026, analizzando tecnicamente la gestione delle risorse e la fluidità del desktop environment più amato dai puristi.

youtu.be/wxwFiZkNv6E

@linux

#opensourceitalia #unolinux #gnulinux #distro #ita #opensource #Xubuntu #Xubuntu2404 #XFCE #LinuxLTS #StabilitàLinux

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Linux Mint: Nemo diventa più veloce e arriva una nuova app per gli screenshots
#linuxmint
Clement Lefebvre, patron di Linux Mint, nel suo consueto post mensile, ha annunciato alcune interessanti novità sullo sviluppo di Cinnamon e di Nemo, il file manager della distro.

marcosbox.com/2026/05/23/nemo-…

@linux

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Da Copy Fail , Dirty Frag...si continuano ad aggiungere correzioni

redhotcyber.com/post/vulnerabi…

@linux

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Winux 11: Il CLONE Definitivo di Windows 11 è Linux?! 🐧🕵️‍♂️

Windows 11 vi piace, ma il vostro PC non lo supporta? O forse volete passare a Linux ma l'interfaccia vi spaventa? Oggi analizziamo Winux (precedentemente noto come Wubuntu e LinuxFX), un sistema operativo che promette di essere un sosia perfetto di Windows 11, ma con un cuore Linux!

youtu.be/A-DDsj0VaRk

@linux

#opensourceitalia #unolinux #gnulinux #distro #ita #opensource #Winux #Windows11 #Linux #Wubuntu #LinuxFX #Clone #Sosia #OS

in reply to Open Titus

già una distro che cambia nome così a random non mi da alcuna fiducia.
se proprio mi serve interfaccia Windows like, cinnamon è perfetto (Mint? Lmde? Debian? Arch?). Se voglio qualcosa di più mi metto KDE.

Sul mio PC, per esempio, ho arch con KDE e su quello delle figlie (più Windows like) c'è Mint.

Sinceramente, ennesima distro di cui se ne farebbe benissimo a meno.

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in reply to Stefano

@stethewwolf esatto. Basterebbero giusto le distro principali, senza derivate varie e derivate di derivate.

Debian (la stabile), Arch (Rolling per smanettoni), Fedora (la sana via di mezzo), Gentoo (per I masochisti) e basta così 😁

Se uso Mint sul PC delle bimbe è giusto per fare veloce, ma per il resto una Debian con cinnamon ben configurato è praticamente tale e quale a Mint.

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Linux offre ai creator una vera cassetta degli attrezzi: tantissime applicazioni per editing fotografico, produzione video, conversione multimediale e streaming 😎👇

Trovi tutte le mie infografiche dedicate a Linux nel gruppo FediLUG seguibile qui: @linux@diggita.com

#linux #unolinux #gnulinux #multimedia #opensource #UnoOpen

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Giornata mondiale della Biodiversità.


[h2]Giornata mondiale della Biodiversità. Il ruolo dei carabinieri per la tutela della biodiversità [...][/h2]
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Giornata mondiale della Biodiversità. Il ruolo dei carabinieri per la tutela della biodiversità


Sentiamo spesso parlare della distruzione degli habitat e dei cambiamenti climatici come le maggiori minacce alla biodiversità. Ma c'è un altro fattore silenzioso che spinge le specie verso l'estinzione: il traffico di specie selvatiche. Ogni specie svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l'equilibrio degli ecosistemi. Quando perdiamo anche una sola specie chiave, gli effetti a catena possono indebolire interi ecosistemi.

Questo significa: – Minore resilienza agli shock climatici – Ridotta protezione da inondazioni e desertificazione – Accelerata perdita di biodiversità Gli ecosistemi sani, dalle foreste alle barriere coralline, sono la nostra migliore difesa contro i cambiamenti climatici. Ma il traffico di specie selvatiche sta distruggendo questo delicato equilibrio, rendendo più difficile per la natura (e per noi) adattarsi.

La biodiversità non è solo natura, è il fondamento del futuro sostenibile.

Oggi, 22 maggio, si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità. Una data scelta per ricordare l'adozione storica della Convenzione sul Vertice della Terra di Rio nel 1992.

Dall'agricoltura alla lotta contro il cambiamento climatico, proteggere la diversità biologica significa proteggere noi stessi e le generazioni a venire.

L'Italia si è dotata, attraverso l'Arma dei carabinieri, di specialisti nella biodiversità: Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità è l'unità operativa dei Carabinieri per la tutela ambientale, forestale e agroalimentare, che gestisce e coordina i 28 Reparti per la Biodiversità presenti su tutto il territorio nazionale.

L'unità centrale di comando (Comando Tutela Biodiversità e Parchi, ha sede a Roma in Via Giosuè Carducci, 5 ed è responsabile della gestione diretta di 130 Riserve Naturali. Il Raggruppamento svolge attività di vigilanza, recupero fauna selvatica ed educazione ambientale in collaborazione con enti di ricerca e università, nonché attività in ambito internazionale.

#Biodiversità #AzioneClimatica #TrafficoDiAnimaliSelvatici #SaluteDellEcosistema #GiustiziaPerLaNatura #Armadeicarabinieri


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Giornata mondiale della Biodiversità. Il ruolo dei carabinieri per la tutela della biodiversità


Sentiamo spesso parlare della distruzione degli habitat e dei cambiamenti climatici come le maggiori minacce alla biodiversità. Ma c'è un altro fattore silenzioso che spinge le specie verso l'estinzione: il traffico di specie selvatiche. Ogni specie svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l'equilibrio degli ecosistemi. Quando perdiamo anche una sola specie chiave, gli effetti a catena possono indebolire interi ecosistemi.

Questo significa:
- Minore resilienza agli shock climatici
- Ridotta protezione da inondazioni e desertificazione
- Accelerata perdita di biodiversità
Gli ecosistemi sani, dalle foreste alle barriere coralline, sono la nostra migliore difesa contro i cambiamenti climatici. Ma il traffico di specie selvatiche sta distruggendo questo delicato equilibrio, rendendo più difficile per la natura (e per noi) adattarsi.

La biodiversità non è solo natura, è il fondamento del futuro sostenibile.

Oggi, 22 maggio, si celebriamo la Giornata Mondiale della Biodiversità. Una data scelta per ricordare l'adozione storica della Convenzione sul Vertice della Terra di Rio nel 1992.

Dall'agricoltura alla lotta contro il cambiamento climatico, proteggere la diversità biologica significa proteggere noi stessi e le generazioni a venire.

L'Italia si è dotata, attraverso l'Arma dei carabinieri, di specialisti nella biodiversità: Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità è l'unità operativa dei Carabinieri per la tutela ambientale, forestale e agroalimentare, che gestisce e coordina i 28 Reparti per la Biodiversità presenti su tutto il territorio nazionale.

L'unità centrale di comando (Comando Tutela Biodiversità e Parchi), ha sede a Roma in Via Giosuè Carducci, 5 ed è responsabile della gestione diretta di 130 Riserve Naturali. Il Raggruppamento svolge attività di vigilanza, recupero fauna selvatica ed educazione ambientale in collaborazione con enti di ricerca e università, nonché attività in ambito internazionale.

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🏦 Addio Unicredit, benvenuta Banca Etica

ils.org/2026/5/passaggio-da-un…

(Condivisione @linux)

#banche #Unicredit #BancaEtica

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Sono 1500 i supporter che hanno aiutato a mantenere online tutti i servizi @devol a restare liberi, senza pubblicità, senza tracciamento, senza abbonamenti: servizi.devol.it

Tutto questo esiste grazie a 1500 persone che hanno deciso di fare un gesto semplice come offrire un caffè ai @devol per resistere in un mondo sempre più dominato dai giganti di @internet con un’alternativa libera e indipendente a cui tutti possono contribuire: ko-fi.com/devol, grazie! ❤️

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La relazione dei giudici italiani di Eurojust.


[h2]La relazione dei giudici italiani di Eurojust. L'Italia è al primo posto per le procedure attive [...][/h2]
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La relazione dei giudici italiani di Eurojust. L'Italia è al primo posto per le procedure attive


E' stata rilasciata la “Relazione del Membro Nazionale – Anno 2025” dall'Unità Operativa Italiana di #Eurojust (intitolata a “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”), che potete trovare nella sua completezza qui sistemapenale.it/pdf_contenuti… .


1. Il Quadro Normativo e Organizzativo (Capitolo I)


La Relazione si inserisce in un contesto di profondi cambiamenti normativi avviati dal Decreto Legislativo n. 182 del 2023 , che ha adeguato l'ordinamento italiano alle riforme del Regolamento UE di Eurojust (comprese le norme sulla conservazione delle prove dei crimini internazionali e lo scambio digitale sui casi di terrorismo).

  • Natura Giudiziaria: È stata definitivamente sancita la natura giudiziaria delle funzioni del Membro Nazionale italiano, equiparate a quelle del pubblico ministero.
  • Poteri: Nei casi d'urgenza, il Membro Nazionale può emettere ed eseguire atti di cooperazione giudiziaria (come l'Ordine Europeo di Indagine) direttamente, qualora non sia possibile contattare tempestivamente l'autorità giudiziaria nazionale procedente.
  • Assetto Organizzativo: L'ufficio è stato riorganizzato in modo analogo a una Procura della Repubblica, seguendo le linee guida del CSM del 2024. In attesa di un ampliamento dell'organico, sono stati creati gruppi di lavoro duali (un magistrato e un esperto nazionale distaccato) per garantire la tempestività delle procedure.


2. Dati Statistici e Carico di Lavoro per il 2025 (Capitolo II)


I dati estratti dal Case Management System di Eurojust all'inizio del 2026 mostrano un trend operativo in costante crescita:

  • Coinvolgimento Italiano: Nel 2025 le autorità giudiziarie italiane sono state coinvolte in un totale di 1.157 casi (di cui 668 come parte richiedente e 489 come parte richiesta). Si registra un aumento rispetto ai 920 casi totali del 2021.
  • Primato in Europa: Su un totale di 5.582 nuovi casi registrati da Eurojust nel 2025 , l'Italia si posiziona al primo posto assoluto per numero di procedure attive iscritte come paese richiedente (668 casi).
  • Sequestri e Confische: L'Unità italiana mantiene la leadership europea nel settore del contrasto patrimoniale, fornendo assistenza in 113 casi di sequestro e confisca basati sul Regolamento UE 1805/2018 (sui 315 totali gestiti da Eurojust).
  • Antiterrorismo e Crimini Internazionali: L'Italia ha contribuito al Registro Giudiziario Europeo Antiterrorismo (CTR) con 43 entità nel 2025 e ha trasmesso una segnalazione alla banca data CICED (sui crimini internazionali fondamentali).
  • Focus sulla Criminalità Organizzata: La relazione evidenzia una flessione formale nei dati sui casi legati all'art. 416bis c.p. e ai traffici di droga nel 2025 (98 casi di criminalità organizzata contro i 115 del 2024). Tuttavia, il dato va interpretato con riserva (potenziali sfasature temporali di registrazione) ed è compensato dalla straordinaria ampiezza e gravità delle indagini effettivamente trattate.


3. Rassegna dei Casi Emblematici (Capitolo III)


Il documento riporta numerosi successi operativi transnazionali del 2025 coordinati tramite Eurojust e le Squadre Investigative Comuni (SIC):

  • Contrasto alla 'Ndrangheta: Viene citata la prima sentenza del maxi-processo di Reggio Calabria contro la 'Ndrangheta (derivante da un'operazione che ha coinvolto 10 Paesi), conclusasi con la condanna di 76 imputati a un totale di 1.098 anni di reclusione.
  • Traffico di Stupefacenti (Bari-Albania): Un'indagine della DDA di Bari e delle autorità albanesi ha smantellato una rete che trafficava cocaina ed eroina dal Sud America e dalla Turchia verso la Puglia, con il sequestro di oltre 1.800 kg di droga. Fondamentale è stata la decrittazione delle chat SkyECC ed EncroChat.
  • Frode Globale con Carte di Credito: Eurojust ha coordinato un'operazione internazionale contro una frode transnazionale del valore di 300 milioni di euro gestita tramite servizi di Crime-as-a-Service, portando a 18 arresti.
  • Riciclaggio in Oro (Italia-Francia): Smantellata una rete criminale che riciclava i proventi del narcotraffico (stimati in almeno 30 milioni di euro) utilizzando il sistema finanziario informale “Hawala” e l'acquisto di lingotti d'oro.
  • Sequestro di Beni della Malavita: Cooperazione d'eccellenza tra il Tribunale di Catania e le autorità rumene, che ha permesso il sequestro preventivo di beni per oltre 40 milioni di euro (tra cui 89 immobili e 20 aziende di scommesse/immobiliare) delocalizzati in Romania.


4. La Digitalizzazione della Giustizia (Capitolo IV)


Il 2025 ha segnato una svolta epocale per la digitalizzazione delle procedure transfrontaliere:

  • JUDEX ed e-CODEX: Dal 1° maggio 2025 è entrato in vigore l'obbligo di utilizzare il sistema decentralizzato e-CODEX per lo scambio sicuro e tracciato degli atti. In questo quadro si inserisce JUDEX, l'interfaccia operativa utilizzata per digitalizzare flussi e formulari delle procedure civili e di assunzione delle prove.
  • L'e-Evidence Package: Costituito dal Regolamento UE 2023/1543 e dalla Direttiva 2023/1544, questo pacchetto consente alle autorità giudiziarie di ordinare la produzione o la conservazione di prove elettroniche direttamente ai prestatori di servizi internet (ISP) stabiliti in un altro Stato membro. L'Italia ha recepito pienamente tale normativa con i Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 30 dicembre 2025 (pubblicati a gennaio 2026).


5. Esigenze di Rafforzamento dell'Unità Italiana (Capitolo V)


In conclusione, a fronte di un carico di lavoro imponente e in costante aumento, il Membro Nazionale rileva una forte carenza nell'organico del Desk italiano rispetto ad altri Paesi con operatività simile.

  • L'Unità operativa italiana conta attualmente solo 4 magistrati (il Membro Nazionale, l'Aggiunto e due Assistenti). Al contrario, la Francia ne schiera 5 e la Germania 6.
  • Il Membro Nazionale lancia un appello formale al Ministero della Giustizia e al CSM affinché si valuti l'ampliamento della pianta organica con la nomina di un terzo Assistente, come consentito dal D.Lgs. 182/2023, per preservare e migliorare la funzionalità strategica dell'Ufficio.

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La relazione dei giudici italiani di Eurojust. L'Italia è al primo posto per le procedure attive


E' stata rilasciata la "Relazione del Membro Nazionale – Anno 2025" dall'Unità Operativa Italiana di #Eurojust (intitolata a "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino"), che potete trovare nella sua completezza qui sistemapenale.it/pdf_contenuti… .


1. Il Quadro Normativo e Organizzativo (Capitolo I)


La Relazione si inserisce in un contesto di profondi cambiamenti normativi avviati dal Decreto Legislativo n. 182 del 2023 , che ha adeguato l'ordinamento italiano alle riforme del Regolamento UE di Eurojust (comprese le norme sulla conservazione delle prove dei crimini internazionali e lo scambio digitale sui casi di terrorismo).

  • Natura Giudiziaria: È stata definitivamente sancita la natura giudiziaria delle funzioni del Membro Nazionale italiano, equiparate a quelle del pubblico ministero.
  • Poteri: Nei casi d'urgenza, il Membro Nazionale può emettere ed eseguire atti di cooperazione giudiziaria (come l'Ordine Europeo di Indagine) direttamente, qualora non sia possibile contattare tempestivamente l'autorità giudiziaria nazionale procedente.
  • Assetto Organizzativo: L'ufficio è stato riorganizzato in modo analogo a una Procura della Repubblica, seguendo le linee guida del CSM del 2024. In attesa di un ampliamento dell'organico, sono stati creati gruppi di lavoro duali (un magistrato e un esperto nazionale distaccato) per garantire la tempestività delle procedure.


2. Dati Statistici e Carico di Lavoro per il 2025 (Capitolo II)


I dati estratti dal Case Management System di Eurojust all'inizio del 2026 mostrano un trend operativo in costante crescita:

  • Coinvolgimento Italiano: Nel 2025 le autorità giudiziarie italiane sono state coinvolte in un totale di 1.157 casi (di cui 668 come parte richiedente e 489 come parte richiesta). Si registra un aumento rispetto ai 920 casi totali del 2021.
  • Primato in Europa: Su un totale di 5.582 nuovi casi registrati da Eurojust nel 2025 , l'Italia si posiziona al primo posto assoluto per numero di procedure attive iscritte come paese richiedente (668 casi).
  • Sequestri e Confische: L'Unità italiana mantiene la leadership europea nel settore del contrasto patrimoniale, fornendo assistenza in 113 casi di sequestro e confisca basati sul Regolamento UE 1805/2018 (sui 315 totali gestiti da Eurojust).
  • Antiterrorismo e Crimini Internazionali: L'Italia ha contribuito al Registro Giudiziario Europeo Antiterrorismo (CTR) con 43 entità nel 2025 e ha trasmesso una segnalazione alla banca data CICED (sui crimini internazionali fondamentali).
  • Focus sulla Criminalità Organizzata: La relazione evidenzia una flessione formale nei dati sui casi legati all'art. 416bis c.p. e ai traffici di droga nel 2025 (98 casi di criminalità organizzata contro i 115 del 2024). Tuttavia, il dato va interpretato con riserva (potenziali sfasature temporali di registrazione) ed è compensato dalla straordinaria ampiezza e gravità delle indagini effettivamente trattate.


3. Rassegna dei Casi Emblematici (Capitolo III)


Il documento riporta numerosi successi operativi transnazionali del 2025 coordinati tramite Eurojust e le Squadre Investigative Comuni (SIC):

  • Contrasto alla 'Ndrangheta: Viene citata la prima sentenza del maxi-processo di Reggio Calabria contro la 'Ndrangheta (derivante da un'operazione che ha coinvolto 10 Paesi), conclusasi con la condanna di 76 imputati a un totale di 1.098 anni di reclusione.
  • Traffico di Stupefacenti (Bari-Albania): Un'indagine della DDA di Bari e delle autorità albanesi ha smantellato una rete che trafficava cocaina ed eroina dal Sud America e dalla Turchia verso la Puglia, con il sequestro di oltre 1.800 kg di droga. Fondamentale è stata la decrittazione delle chat SkyECC ed EncroChat.
  • Frode Globale con Carte di Credito: Eurojust ha coordinato un'operazione internazionale contro una frode transnazionale del valore di 300 milioni di euro gestita tramite servizi di Crime-as-a-Service, portando a 18 arresti.
  • Riciclaggio in Oro (Italia-Francia): Smantellata una rete criminale che riciclava i proventi del narcotraffico (stimati in almeno 30 milioni di euro) utilizzando il sistema finanziario informale "Hawala" e l'acquisto di lingotti d'oro.
  • Sequestro di Beni della Malavita: Cooperazione d'eccellenza tra il Tribunale di Catania e le autorità rumene, che ha permesso il sequestro preventivo di beni per oltre 40 milioni di euro (tra cui 89 immobili e 20 aziende di scommesse/immobiliare) delocalizzati in Romania.


4. La Digitalizzazione della Giustizia (Capitolo IV)


Il 2025 ha segnato una svolta epocale per la digitalizzazione delle procedure transfrontaliere:

  • JUDEX ed e-CODEX: Dal 1° maggio 2025 è entrato in vigore l'obbligo di utilizzare il sistema decentralizzato e-CODEX per lo scambio sicuro e tracciato degli atti. In questo quadro si inserisce JUDEX, l'interfaccia operativa utilizzata per digitalizzare flussi e formulari delle procedure civili e di assunzione delle prove.
  • L'e-Evidence Package: Costituito dal Regolamento UE 2023/1543 e dalla Direttiva 2023/1544, questo pacchetto consente alle autorità giudiziarie di ordinare la produzione o la conservazione di prove elettroniche direttamente ai prestatori di servizi internet (ISP) stabiliti in un altro Stato membro. L'Italia ha recepito pienamente tale normativa con i Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 30 dicembre 2025 (pubblicati a gennaio 2026).


5. Esigenze di Rafforzamento dell'Unità Italiana (Capitolo V)


In conclusione, a fronte di un carico di lavoro imponente e in costante aumento, il Membro Nazionale rileva una forte carenza nell'organico del Desk italiano rispetto ad altri Paesi con operatività simile.

  • L'Unità operativa italiana conta attualmente solo 4 magistrati (il Membro Nazionale, l'Aggiunto e due Assistenti). Al contrario, la Francia ne schiera 5 e la Germania 6.
  • Il Membro Nazionale lancia un appello formale al Ministero della Giustizia e al CSM affinché si valuti l'ampliamento della pianta organica con la nomina di un terzo Assistente, come consentito dal D.Lgs. 182/2023, per preservare e migliorare la funzionalità strategica dell'Ufficio.

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Vi è mai capitato di voler inviare file ma senza registrazioni, app o pubblicità?

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in reply to filippodb ⁂

this is a true story

back in, iirc, the 1970s, IBM, then the king of computing, had a number of facilities scattered around Westchester county, just north of nyc

And of course, people had to move ENORMOUS amounts of data around the different sites - Mbys !!

and of course, he rocket scientist brains would , over coffee, discuss various then hi tech ways of moving Mby of data

and the best answer was always Fred, who on Fridays, drove his station wagon around to the loading

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Anche #FediLUG (fedilug.it) aderisce alla lettera aperta promossa da #SUSE (suse.com) sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio nelle politiche digitali dell’Unione.

fedilug.it/dalla-retorica-alla…

L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel #SoftwareLibero

Rilanciato nel gruppo @opensource@diggita.com


Dalla retorica alla realtà: firmiamo la lettera di SUSE per la sfida della Sovranità Digitale Europea


Da anni l’Europa parla di Sovranità Digitale, è diventata una delle parole chiave più ricorrenti nei documenti strategici, nei convegni istituzionali e nei piani di innovazione. Tuttavia, quando si osserva il livello operativo delle scelte tecnologiche nella Pubblica Amministrazione, nelle scuole, nelle università e nelle infrastrutture digitali critiche, emerge una distanza evidente tra dichiarazioni e realtà.

Gran parte dei sistemi su cui si basano i servizi pubblici europei continua a dipendere da pochi grandi attori tecnologici extra-UE con Cloud, suite di produttività, piattaforme di collaborazione, sistemi operativi e infrastrutture di comunicazione sono spesso integrati in ecosistemi proprietari difficili da sostituire e questo modello non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma una forma di dipendenza strutturale che si accumula nel tempo e diventa sempre più difficile da invertire.

Il problema non è soltanto economico. È una questione di controllo, di resilienza e di capacità decisionale perchè quando un’infrastruttura digitale diventa centrale per l’erogazione dei servizi pubblici la sua gestione non può essere delegata a sistemi opachi o completamente esterni al perimetro politico e giuridico europeo. In questo senso la Sovranità Digitale riguarda la capacità di mantenere autonomia reale sulle infrastrutture critiche.

Il nodo delle infrastrutture e il rischio del lock-in


Uno dei punti più critici è il lock-in tecnologico, molte amministrazioni adottano soluzioni proprietarie che nel breve periodo risultano comode e immediatamente operative, ma che nel lungo periodo generano dipendenza. La migrazione diventa costosa, complessa o tecnicamente limitata dalle scelte del fornitore.

Questo approccio ha effetti sistemici: riduce la concorrenza e limita l’innovazione per consolidare un ecosistema in cui poche aziende globali dettano standard, modelli e condizioni economiche. In parallelo le alternative basate su software libero e standard aperti faticano a emergere come opzioni strutturali nelle gare pubbliche o nelle strategie industriali.

Il 27 maggio e il Tech Sovereignty Package


Il 27 maggio la Commissione Europea presenterà il Tech Sovereignty Package, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. Non si tratta solo di una nuova strategia, ma di un banco di prova per capire se l’Europa intende trasformare la sovranità digitale in una politica industriale concreta oppure mantenerla a livello dichiarativo.

Le scelte che verranno fatte in questo contesto influenzeranno direttamente il futuro delle infrastrutture pubbliche europee: il rapporto con il cloud, le politiche di procurement, la gestione dei dati, la diffusione del software libero e la capacità di costruire ecosistemi interoperabili e sostenibili.

Software libero, interoperabilità e controllo delle infrastrutture


Nel dibattito sulla sovranità digitale il software libero e gli standard aperti non sono elementi accessori, ma componenti fondamentali e la possibilità di accedere al codice sorgente, di verificarlo, modificarlo e riutilizzarlo rappresenta una garanzia concreta di autonomia tecnologica. Allo stesso modo l’interoperabilità riduce la dipendenza da singoli fornitori e consente la coesistenza di ecosistemi diversi. Senza questi elementi qualsiasi strategia di sovranità rischia di rimanere incompleta perché si limita a spostare la dipendenza da un attore a un altro senza modificarne la struttura.

Il ruolo delle comunità: Fedimedia, Devol e il Fediverso


In questo scenario le comunità che lavorano su software libero, Fediverso e infrastrutture aperte hanno un ruolo sempre più rilevante, non si tratta di iniziative marginali, ma di ecosistemi che dimostrano concretamente la fattibilità di modelli alternativi.

Realtà come Fedimedia hanno inserito esplicitamente la sovranità digitale tra i propri obiettivi strategici, collegandola alla necessità di ridurre la dipendenza dalle Big Tech attraverso soluzioni decentralizzate basate su software open source e architetture federate. Nel loro lavoro, la sovranità digitale viene interpretata come un equilibrio tra diritti, infrastrutture pubbliche e sostenibilità tecnologica.

Allo stesso modo, il progetto Devol analizza il tema della sovranità digitale in una prospettiva più ampia, che include infrastrutture pubbliche, modelli di governance e ruolo dell’associazionismo. In questa visione, la transizione verso un ecosistema digitale europeo più autonomo non è soltanto una questione tecnologica ma anche culturale e politica,che richiede partecipazione diffusa e consapevolezza collettiva.

Queste realtà evidenziano un punto comune: la sovranità digitale non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o al mercato ma deve coinvolgere anche le comunità che costruiscono e mantengono le infrastrutture digitali alternative.

FediLUG firma la lettera europea sulla Tech Sovereignty


In questo contesto, FediLUG aderisce e sostiene la lettera aperta promossa da SUSE sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche digitali dell’Unione. L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel software libero, politiche pubbliche orientate agli standard aperti, e una strategia industriale che valorizzi l’ecosistema europeo invece di consolidare dipendenze esterne.

👉 La lettera è disponibile qui:
EU Tech Sovereignty Letter

La Sovranità Digitale non è uno slogan, ma una scelta di lungo periodo che riguarda infrastrutture, governance e modelli economici, l’Europa ha ancora la possibilità di costruire un ecosistema digitale più equilibrato e resiliente ma questo richiede coerenza tra dichiarazioni politiche e scelte operative.

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Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato...


[h2]Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa [...][/h2]
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Dalla diossina al barbecue: smantellata la “Filiera Nera” che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale “Carbone delle Alpi” ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata “alchimia cartolare”. L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria “filiera nera” per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano “lavate” attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene “nobilitato” sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come “biochar” o “naturale”, ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa “filiera nera” non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative “su misura” per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di “ripulire” la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione “Carbone delle Alpi” è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella “sensibilità green” del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in “biomassa” con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Dalla diossina al barbecue: smantellata la "Filiera Nera" che ha ingannato l'Europa

L’operazione a carattere internazionale "Carbone delle Alpi" ha rivelato come migliaia di consumatori siano stati ingannati da un sistema capace di spacciare scarti tossici per eccellenze ecologiche


Il cuore dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di #Trento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (#NOE) dei #Carabinieri, svela una sofisticata "alchimia cartolare". L'organizzazione criminale ha messo in piedi una vera e propria "filiera nera" per gestire il traffico illecito di ceneri da piro-gassificazione, residui carichi di inquinanti organici che, per legge, richiederebbero procedure di smaltimento estremamente costose.

Invece di essere trattate come rifiuti, queste ceneri venivano "lavate" attraverso certificazioni di sostenibilità contraffatte e immesse sul mercato sotto diverse forme:

  • Bricchette per barbecue (il classico carbone pronto all'uso);
  • Ammendanti per terreni agricoli;
  • Additivi per calcestruzzo;
  • Quote di CO₂ fittizie, vendute come crediti ambientali.

Non siamo di fronte a un semplice smaltimento abusivo. È un'operazione di #greenwashing sistematico dove il crimine ambientale si sposa con la frode economica. Il rifiuto non viene nascosto sotto terra, ma viene "nobilitato" sulla carta per essere venduto a caro prezzo come risorsa rigenerativa.

Le analisi chimiche effettuate dagli inquirenti hanno restituito un quadro allarmante. Nelle bricchette e nei fertilizzanti è stata isolata una presenza massiccia di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e diossine, con concentrazioni che superano ampiamente i limiti di sicurezza sanitaria.

Il dato più scioccante riguarda la distribuzione: secondo le indagini, ben 70.000 sacchi di carbonella tossica sono stati venduti sul solo mercato italiano. Si tratta di migliaia di famiglie che, inconsapevolmente, hanno cucinato i propri cibi su una brace saturata da inquinanti industriali. L'ironia tragica è che il consumatore, scegliendo un prodotto etichettato come "biochar" o "naturale", ha finito per contaminare il proprio cibo e il proprio terreno con sostanze cancerogene.

L'aspetto più inquietante di questa "filiera nera" non è solo l'ingegno dei trafficanti, ma la complicità dei controllori. L'inchiesta vede sotto la lente d'ingrandimento alcuni funzionari dell'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di Bolzano. Secondo l'ipotesi accusatoria, queste figure avrebbero tradito il proprio mandato istituzionale trasformandosi in veri e propri facilitatori del crimine.

Il loro contributo è stato tecnico e normativo, sfruttando le pieghe del regolamento REACh (la normativa europea sulle sostanze chimiche) per fornire una parvenza di legalità al traffico:

  • Redazione di note interpretative "su misura" per declassificare i rifiuti in sottoprodotti;
  • Ritardi strategici nell'emissione di sanzioni;
  • Suggerimenti operativi su come eludere i controlli nazionali ed europei.

Senza questo supporto amministrativo, il sistema sarebbe crollato ai primi controlli. È il fallimento del sistema di vigilanza: chi doveva proteggere la salute pubblica ha invece costruito lo scudo legale dietro cui il traffico ha prosperato per anni.

La rete non conosceva frontiere, estendendosi tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Per abbattere questo impero, è stato necessario un coordinamento massiccio: oltre 100 militari dell'#Arma, inclusi gli specialisti del #ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e il supporto del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, operando in sinergia con #Europol, #Eurojust e #OLAF.

L'inchiesta coinvolge attualmente 19 persone e 3 società, con 12 arresti già eseguiti. La dimensione transnazionale non è casuale: spostare i rifiuti attraverso diversi confini permetteva di sfruttare le asimmetrie normative e di "ripulire" la provenienza delle ceneri, rendendo il tracciamento quasi impossibile per i controllori ordinari.

Il gruppo criminale operava secondo una logica di doppio profitto. Da un lato, l'evasione totale dei costi di smaltimento delle ceneri tossiche (un risparmio stimato in centinaia di migliaia di euro). Dall'altro, la vendita di quello stesso scarto come prodotto di lusso o credito di CO₂. Il volume d'affari illecito complessivo si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Questo meccanismo non uccide solo l'ambiente e la salute, ma anche il mercato. Le aziende oneste, che investono realmente in tecnologie pulite e rispettano i costi dello smaltimento legale, subiscono una concorrenza sleale devastante. Il greenwashing qui non è un peccato veniale di marketing, ma un crimine economico strutturato che premia la frode e punisce la trasparenza.

L'operazione "Carbone delle Alpi" è una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale moderno. Ci ricorda che la transizione ecologica non può basarsi solo su etichette accattivanti, ma richiede una vigilanza ferrea e un'impermeabilità totale alla corruzione istituzionale.

Il mercato dei prodotti sostenibili è oggi un terreno di caccia per organizzazioni criminali che vedono nella "sensibilità green" del consumatore un'opportunità di profitto facile. La trasparenza deve diventare un obbligo, non un'opzione commerciale.

In un mercato globale dove un rifiuto tossico può essere trasformato in "biomassa" con un semplice timbro corrotto, come possiamo essere davvero sicuri dell'origine dei prodotti che portiamo in tavola? La risposta non sta nell'etichetta, ma nella forza dei controlli che la sostengono.

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Dalla retorica alla realtà: firmiamo la lettera di SUSE per la sfida della Sovranità Digitale Europea


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Da anni l’Europa parla di Sovranità Digitale, è diventata una delle parole chiave più ricorrenti nei documenti strategici, nei convegni istituzionali e nei piani di innovazione. Tuttavia, quando si osserva il livello operativo delle scelte tecnologiche nella Pubblica Amministrazione, nelle scuole, nelle università e nelle infrastrutture digitali critiche, emerge una distanza evidente tra dichiarazioni e realtà.

Gran parte dei sistemi su cui si basano i servizi pubblici europei continua a dipendere da pochi grandi attori tecnologici extra-UE con Cloud, suite di produttività, piattaforme di collaborazione, sistemi operativi e infrastrutture di comunicazione sono spesso integrati in ecosistemi proprietari difficili da sostituire e questo modello non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma una forma di dipendenza strutturale che si accumula nel tempo e diventa sempre più difficile da invertire.

Il problema non è soltanto economico. È una questione di controllo, di resilienza e di capacità decisionale perchè quando un’infrastruttura digitale diventa centrale per l’erogazione dei servizi pubblici la sua gestione non può essere delegata a sistemi opachi o completamente esterni al perimetro politico e giuridico europeo. In questo senso la Sovranità Digitale riguarda la capacità di mantenere autonomia reale sulle infrastrutture critiche.

Il nodo delle infrastrutture e il rischio del lock-in


Uno dei punti più critici è il lock-in tecnologico, molte amministrazioni adottano soluzioni proprietarie che nel breve periodo risultano comode e immediatamente operative, ma che nel lungo periodo generano dipendenza. La migrazione diventa costosa, complessa o tecnicamente limitata dalle scelte del fornitore.

Questo approccio ha effetti sistemici: riduce la concorrenza e limita l’innovazione per consolidare un ecosistema in cui poche aziende globali dettano standard, modelli e condizioni economiche. In parallelo le alternative basate su software libero e standard aperti faticano a emergere come opzioni strutturali nelle gare pubbliche o nelle strategie industriali.

Il 27 maggio e il Tech Sovereignty Package


Il 27 maggio la Commissione Europea presenterà il Tech Sovereignty Package, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. Non si tratta solo di una nuova strategia, ma di un banco di prova per capire se l’Europa intende trasformare la sovranità digitale in una politica industriale concreta oppure mantenerla a livello dichiarativo.

Le scelte che verranno fatte in questo contesto influenzeranno direttamente il futuro delle infrastrutture pubbliche europee: il rapporto con il cloud, le politiche di procurement, la gestione dei dati, la diffusione del software libero e la capacità di costruire ecosistemi interoperabili e sostenibili.

Software libero, interoperabilità e controllo delle infrastrutture


Nel dibattito sulla sovranità digitale il software libero e gli standard aperti non sono elementi accessori, ma componenti fondamentali e la possibilità di accedere al codice sorgente, di verificarlo, modificarlo e riutilizzarlo rappresenta una garanzia concreta di autonomia tecnologica. Allo stesso modo l’interoperabilità riduce la dipendenza da singoli fornitori e consente la coesistenza di ecosistemi diversi. Senza questi elementi qualsiasi strategia di sovranità rischia di rimanere incompleta perché si limita a spostare la dipendenza da un attore a un altro senza modificarne la struttura.

Il ruolo delle comunità: Fedimedia, Devol e il Fediverso


In questo scenario le comunità che lavorano su software libero, Fediverso e infrastrutture aperte hanno un ruolo sempre più rilevante, non si tratta di iniziative marginali, ma di ecosistemi che dimostrano concretamente la fattibilità di modelli alternativi.

Realtà come Fedimedia hanno inserito esplicitamente la sovranità digitale tra i propri obiettivi strategici, collegandola alla necessità di ridurre la dipendenza dalle Big Tech attraverso soluzioni decentralizzate basate su software open source e architetture federate. Nel loro lavoro, la sovranità digitale viene interpretata come un equilibrio tra diritti, infrastrutture pubbliche e sostenibilità tecnologica.

Allo stesso modo, il progetto Devol analizza il tema della sovranità digitale in una prospettiva più ampia, che include infrastrutture pubbliche, modelli di governance e ruolo dell’associazionismo. In questa visione, la transizione verso un ecosistema digitale europeo più autonomo non è soltanto una questione tecnologica ma anche culturale e politica,che richiede partecipazione diffusa e consapevolezza collettiva.

Queste realtà evidenziano un punto comune: la sovranità digitale non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o al mercato ma deve coinvolgere anche le comunità che costruiscono e mantengono le infrastrutture digitali alternative.

FediLUG firma la lettera europea sulla Tech Sovereignty


In questo contesto, FediLUG aderisce e sostiene la lettera aperta promossa da SUSE sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche digitali dell’Unione. L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel software libero, politiche pubbliche orientate agli standard aperti, e una strategia industriale che valorizzi l’ecosistema europeo invece di consolidare dipendenze esterne.

👉 La lettera è disponibile qui:
EU Tech Sovereignty Letter

La Sovranità Digitale non è uno slogan, ma una scelta di lungo periodo che riguarda infrastrutture, governance e modelli economici, l’Europa ha ancora la possibilità di costruire un ecosistema digitale più equilibrato e resiliente ma questo richiede coerenza tra dichiarazioni politiche e scelte operative.

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La Sovranità Digitale Europea è Possibile: Come Fuggire dalle Big Tech con le Alternative Europee Libere


Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il “nuovo petrolio” dell’economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.
La dipendenza dagli ecosistemi di Google, Apple, Meta, Microsoft e Amazon (GAFAM) espone cittadini e istituzioni a rischi di sorveglianza, dipendenza tecnologica e spostamento di risorse verso economie extra-UE. Fortunatamente esistono soluzioni libere ed europee: motori di ricerca e browser etici, piattaforme cloud open, social federati e software open source che restituiscono controllo, privacy e valore economico al territorio.

Perché la dipendenza da Big Tech è critica


Le piattaforme GAFAM offrono servizi efficienti ma a costo della nostra libertà. La sovranità digitale serve a “diminuire la dipendenza dalle Big Tech” e garantire a Stato, imprese e cittadini un uso consapevole delle tecnologie. Le Big Tech profittano sui nostri dati: ogni ricerca o e-mail gratis alimenta profilazione sugli utilizzatori. Inoltre impongono ecosistemi chiusi (“giardini recintati”) che rende difficile uscirne. La dipendenza comporta anche rischi di sicurezza e legali: i dati gestiti da server extra-UE possono sfuggire ai controlli giuridici nazionali.
Le Big Tech non sono semplici aziende private. Possiedono il potere di censurare, controllare l’accesso alle informazioni, implementare algoritmi che influenzano il comportamento umano, e dispongono di informazioni sensibilissime su miliardi di persone.

Il problema è triplo:

  1. La perdita di sovranità: L’Europa ospita gran parte dei suoi dati presso server americani, soggetti a leggi permissive come il Cloud Act e l’extraterritorialità americana.
  2. La perdita di privacy: Gli utenti non pagano con denaro, ma con i loro dati. Ogni clic, ogni ricerca, ogni posizione viene tracciata, profilata e venduta ai pubblicitari.
  3. La perdita di autonomia: Siamo intrappolati in “giardini recintati” proprietari, incapaci di controllare i nostri stessi strumenti digitali.

Questo non è più un dibattito teorico, è una questione di sovranità europea e di sicurezza informatica.

Alternative “Made in Europe”


Le piattaforme open source e federate europee offrono già valide alternative. Ecco per ciascuna Big Tech almeno 3 soluzioni con guida all’adozione.

Google

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
SearXNGMotore di ricercaItalia (instanza devol.it)Facile (browser)Guida Devol: motori di ricerca
EcosiaMotore di ricercaGermaniaMolto facile (browser)Scegli.app: motori di ricerca (cerca Ecosia)
QwantMotore di ricercaFranciaMolto facile (browser)Come sopra
ProtonMailGmail (email)SvizzeraMedia (import mail)Scegli.app: Email (cerca ProtonMail)
TutanotaGmailGermaniaMediaCome sopra
NextcloudGoogle Drive/WorkspaceAustriaMedia (server)Scegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
MapyGoogle MapsPoloniaFacile (app)Scegli.app: Mappe (cerca Mapy)
CoMapsGoogle Maps (mobile e desktop)InternazionaleFacileCome sopra
PeertubeYoutube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
Esempio di migrazione (Google Search → SearXNG):
1) Apri le impostazioni del browser (Chrome/Edge/Firefox).
2) Nella sezione “Motore di ricerca”, aggiungi l’URL di SearXNG.devol.it.
3) Imposta SearXNG come predefinito.
4) Verifica facendo alcune ricerche: non vedrai più pubblicità mirate.


SearXNG, istanza italiana di meta-motore, “rappresenta la migliore alternativa a Google” in quanto aggrega decine di motori senza tracciarci. Allo stesso modo Ecosia e Qwant (rispettivamente tedesco e francese) sono raccomandati. Per email, ProtonMail (CH) e Tutanota (DE) offrono mailbox criptate e caledari in EU. Per lo spazio online basta un Nextcloud italiano (o europeo) per avere Drive/Calendar autonomo (criptato) Oppure Proton Drive.

Apple

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
e./OS – MurenaiOS (OS smartphone)FranciaAvanzata (flashing)Scegli.app: Sistemi operativi (cerca e.foundation)
LinuxWindows/macOS (OS desktop)ItaliaMedia (installa su PC)FediLUG
VivaldiSafari (browser)NorvegiaFacileRiferimento generale Devol/Scegli
NextcloudiCloud (cloud, mail, contatti)GermaniaMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
Proton DriveiCloud (cloud, mail, contatti)SvizzeraFacile (account)Le Alternative (recensione Proton Docs)
SatispayApple Pay (pagamenti)ItaliaFacile (app)Satispay Official
Esempio di migrazione (iCloud → Nextcloud):
1) Scegli un provider Nextcloud (ad es. iscrivendoti a fedimedia).
2) Crei un account e installi il client Nextcloud su PC e smartphone.
3) Esporti contatti/calendario da iCloud (file vCard/ICS).
4) Importa i file in Nextcloud e configura la sincronizzazione.
5) Attiva il nuovo account nelle app Mail/Calendario sostituendo iCloud.


Gli utenti Apple possono installare un browser alternativo (Vivaldi) e passare il motore di ricerca a Qwant o Ecosia (privacy-friendly). Esistono smartphone come Murena di e.Foundation che non dipendonodai servizi apple o google. Su desktop,Linux è leggero e pronto all’uso su linux.it è possibile scegliere quale versione usare. Per lo streaming musicale open source si può usare Jamendo , mentre Satispay è un’alternativa al pagamento mobile.

Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp)

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Mastodon (uno)Facebook (social network)ItaliaMediaDevol: Social/Fediverso
Pixelfed (uno)Instagram (condivisione foto)ItaliaMediaCome sopra
Matrix/ElementWhatsApp/Messenger (chat)UKFacileScegli.app: Messaggi (cerca Element)
PeertubeYouTube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
PoliversoFacebookComunità globaleDifficile– (no guida ufficiale)
Esempio di migrazione (Facebook/X → Mastodon):
1) Visita mastodon.uno e crea un account gratuito.
2) Avvisa periodicamente sul tuo account Facebook o X che da ora sei disponibile su Mastodon
3) Inizia a seguire account italiani di interesse per vedere i post.
4) Condividi i tuoi aggiornamenti più su Mastodon che su Facebook.


Nel Fediverso (rete di social federati) utenti su server differenti si seguono a vicenda. Mastodon (microblog) e Pixelfed (foto) sono i principali progetti. Peertube è l’alternativa decentralizzata a YouTube (video), disponibile in istanze italiane gestite da Devol e altri.. Per la chat in tempo reale, il protocollo Matrix (client Element, server Synapse) è semplice da usare come WhatsApp e garantisce crittografia end-to-end con hosting europeo.

Microsoft

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Linux Windows (OS desktop)GermaniaMedia (installare)FediLUG
NextcloudOneDrive/SharePoint (cloud)Austria/ITMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
libreOfficeMicrosoft Office (suite)GermaniaFacileScegli.app: Office (cerca LibreOffice)
Jitsi MeetTeams/Zoom (videoconf.)GermaniaFacilissimoDevol: Social/Fediverso (vedi Video)
BetterbirdOutlook (mail client)Europa (global)FacilissimoScegli.app: Email (cerca Thunderbird)
Esempio di migrazione (Teams → Jitsi Meet):
1) Richiedi a un collaboratore di creare una stanza Jitsi (es. su calls.disroot.org).
2) Invia il link della riunione al team (funziona senza login).
3) Tutti partecipano da browser (o app mobile) senza installare software Microsoft.


Per la de-Microsoftizzazione prevede l’adozione di Linux al posto di Windows (es. scegliete ladistro su linux.it). Per produttività in cloud si usa Nextcloud con OpenOffice/Collabora (documenti, calendario). E-mail e contatti possono migrare a provider come Tuta o ProtonMail. In alternativa i client Betterbird/ClawsMail sostituiscono Outlook senza funzioni bloccanti.

Amazon

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
OVHcloudAWS (cloud infra)FranciaMedia (configurare)– (vedi Scegli.app: Cloud – provider europei)
Aruba CloudAWSItaliaMediaManuale Aruba/Cloud
TrovaprezziAmazonItaliaMedia vedi Scegli.app:
IdealoAmazonSpagnaMedia vedi Scegli.app:
BookwyrmGoodreadsItaliaMedia vedi Scegli.app:

Amazon (web retail) non è qui il focus: si parla di Amazon Web Services. Invece di affidarsi a mega-cloud USA, si può scegliere fornitori europei come OVHcloud (FR), Aruba Cloud (IT) ma anche Scaleway (FR), Exoscale (CH). Tali provider offrono macchine virtuali, storage S3-compatibile, database gestiti, ecc. Il codice aperto (OpenStack) riduce il lock-in.
per gli acquisti meglio rivelgersi a comparatori di prezzi come Trovaprezzi e Idealo che reindirizzano allo shop online con l’offerta miglione. Infine se si è soliti usare Goodreads per condividere le proprie letture, esiste la controparte libera e federata su bookwyrm.it

Alternative europee all’AI proprietaria


Con l’avanzare dell’AI generativa, crescono esigenze di sovranità: servono soluzioni europee che garantiscano privacy, hosting UE, controllo legale e trasparenza. In questa sezione presentiamo gli LLM emergenti europei (ad es. Mistral AI, Proton Lumo, Infomaniak Euria, Aleph Alpha), con i loro punti di forza e di debolezza. Per ciascuno forniamo caratteristiche principali, modalità di integrazione e passi pratici di adozione. Infine confrontiamo benefici (controllo dati, latenza bassa, costi sostenibili) e limiti (bias, potenza di calcolo, compliance) per aiutare PA e PMI a scegliere consapevolmente.

Perché alternative europee?


Affidarsi ai big AI statunitensi (ChatGPT, Gemini, Claude) espone a rischi giuridici (es. Cloud Act) e di lock-in. Le soluzioni UE proteggono la privacy (dati in infrastrutture locali, conformità GDPR) e offrono trasparenza (modelli aperti). Inoltre permettono di investire sull’economia locale.

Soluzioni AI europee

NomeTipo modelloOrigineLicenzaHosting UEIntegrazione DevOpsLink guida/ufficiale
Mistral AI (Le Chat)LLM dialogicoFranciaApache 2.0 (open)Cloud/Web (EU)API REST, dockerchat.mistral.ai
Lumo (Proton)Assistente AISvizzeraParziale (?)No-logs cloud (EFTA)Client Proton, APIlumo.proton.me
Euria (Infomaniak)Assistente AISvizzera? (proprietario)Cloud SvizzeraAPI webeuria.infomaniak.com
Aleph AlphaLLM enterpriseGermaniaProprietariaOn-premise (StackIT)SDK & Cloud (DE)aleph-alpha.com
  • Mistral AI (Francia, Le Chat): LLM avanzato (675B parametri, Apache 2.0) competitivo con GPT-4. Offre piano gratuito e API.
  • Lumo (Proton, Svizzera): Assistente AI “privacy-first”: conversatione zero-access encryption, no-logs. Modelli sottostanti ottimizzati ma codebase non completamente open.
  • Euria (Infomaniak, Svizzera): Assistente AI “svizzero-sovrano” con dati in hosting locale. Basato su modelli pre-addestrati .
  • Aleph Alpha (Germania): LLM per applicazioni enterprise (PhariaAI), focalizzato su explainability e on-premise certificato. Non punta alla performance generalista di GPT-4.


Rischi, benefici e suggerimenti


Limiti: I modelli EU restano meno “generalisti” (bias e performance inferiori ai leader USA). Richiedono grandi risorse di calcolo (GPU) per addestramento e inferenza. Alcuni sono closed-source o semi-chiusi (Lumo, Euria). Bisogna vigilare su compliance GDPR: anche se host EU, la provenienza dei dati di training (es. Euria usa modelli cinesi secondo alcuni) può imporre ulteriori verifiche. Infine, attenzione alla sicurezza: come tutti gli LLM, possono divulgare info confidenziali se male configurati.

Benefici: Migrando a soluzioni europee si guadagna controllo sui dati (infrastrutture UE, leggi e policies locali), maggiore privacy (dati trattati con normative GDPR) e trasparenza (alcuni modelli open licence, o accordi sulla governance). Si riduce la latenza per utenti europei e si può definire prezzo/previsione dei costi (evitando abbonamenti USA). A lungo termine si crea resilienza nazionale e si supporta l’innovazione locale.

Suggerimenti: Per PA e PMI, la scelta va basata su: licenza (open preferibile per audit e modifica), possibilità di self-hosting (per pieno controllo giuridico), supporto commerciale (per AI mission-critical) e impatto compute (per costi energetici). Ad esempio, piccoli progetti POC possono partire con Mistral 7B open-source (un 80GB di GPU) e passare a Lumo/Euria in produzione se serve privacy garantita, oppure a PhariaAI per settori regolamentati. È utile condurre un proof-of-concept iniziale, poi un pilota limitato (poco dati sensibili), e infine la produzione con governance dedicata (audit log, responsabilità IA).

VantaggiCriticità
Dati gestiti in UE (GDPR compliance)Modelli ancora meno performanti dei top US
Trasparenza e auditabilità (open source)Necessità di GPU potenti e competenze
Indipendenza tecnologica e strategicaPossibili bias linguistici/locali
Riduzione latenza e costi a lungo termineSoluzioni commerciali emergenti e in evoluzione

Fonti: Soluzioni citate da scegli.app (Mistral, Lumo, Euria) .

Il ruolo di Fedimedia APS in Italia


In Italia il Fediverso cresce grazie all’attivismo: Fedimedia APS (federazione di progetti come Devol, Le Alternative, OpenForFuture, ecc.) funge da catalizzatore. Fondata nel 2025 come associazione no-profit, Fedimedia promuove un ecosistema digitale diverso, basato su software libero, decentralizzazione, trasparenza. Gestisce direttamente molte piattaforme: Mastodon.uno, Pixelfed.uno, Fedimercatino.it (e-commerce etico). Insieme a realtà come Devol, Open For Future, Le Alternative, Fedimedia partecipa ad eventi (Linux Day, Merge-IT, Fossdem) e campagne di sensibilizzazione. Il suo obiettivo è promuovere “servizi open source che possano competere con quelli offerti dalle Big Tech”. In pratica, Fedimedia è un punto di riferimento italiano per chi cerca alternative etiche alle Big Tech, coordinando guide e community (leAlternative.net, Scegli.app) per la migrazione.

Benefici e criticità delle soluzioni aperte


Benefici principali: L’adozione di soluzioni libere e locali garantisce privacy, controllo dei dati, sicurezza e sovranità. I servizi open source non ricorrono a tracciamenti segreti e sono più trasparenti, riducendo il rischio di fughe di dati o censure. Permettono inoltre di rispettare le leggi UE (GDPR) e di mantenere i dati sensibili entro i confini europei. Sostenere software e infrastrutture europee sviluppa un’economia digitale locale: le risorse spese restano nel continente, alimentando PMI e startup del settore tech. Inoltre, la ridondanza del Fediverso (molte istanze) aumenta la resilienza del sistema rispetto a un singolo fornitore.

Tabella comparativa dei vantaggi:

AspettoBig Tech (centralizzate)Soluzioni libere/federateVantaggio
PrivacyRaccolta massiva di dati utenteDati crittografati / decentralizzatiUtente ha controllo sui propri dati
SovranitàDipendenza da provider USAInfrastrutture UE, open sourcePA e cittadini decidono autonomamente
SicurezzaCodice proprietario chiusoCodice auditabile, comunità attivaVulnerabilità più facilmente corrette
EconomiaProfitti finiscono all’esteroRisorse restano in EuropaSostegno a imprese locali (es. Aruba, Infomaniak)

Criticità/Limiti: Alcune alternative open sono meno “rifinite” o diffuse delle controparti commerciali. La transizione può richiedere apprendimento tecnico e tempo per riconfigurare sistemi esistenti. Ad esempio, installare una nuova distribuzione Linux o ricopiare dati richiede un minimo di competenza. Inoltre, in certi casi mancano funzionalità (es. biblioteca di app su Linux rispetto a Windows). Anche il Fediverso ha un’adozione di massa ancora limitata. Tuttavia, questi limiti vanno valutati alla luce dei benefici a lungo termine: la libertà dall’algoritmo pubblicitario, la sicurezza dei dati e l’indipendenza tecnologica.

Suggerimenti pratici e politici


  • Per la Pubblica Amministrazione: Inserire l’open source nelle gare d’appalto e nei piani digitali (come già indicato nella “Dichiarazione UE sulla sovranità digitale”). Investire in progetti condivisi (Gaia-X, cloud europeo) e formare il personale su Linux, Nextcloud, infrastrutture federate. Promuovere l’adozione di Nextcloud, con l’open source la PA può governare le proprie infrastrutture senza dipendere da processi opachi o extraeuropei”.
  • Per i cittadini e le imprese: Scaricare le alternative, seguire le guide di Scegli.app e lealternative.net, supportare i progetti locali (es. devol.it). Piccoli passi quotidiani come cambiare motore di ricerca o client email concorrono a costruire “un futuro digitale più equilibrato”. A livello politico, i cittadini possono chiedere norme che favoriscano software libero.
  • Per le politiche pubbliche UE/IT: Promuovere la “sovranità digitale” come bene comune: finanziare eventi formativi, centro competenza nazionale sul software libero incentivare PMI europee nell’offerta di servizi cloud gestiti, allineare la strategia digitale italiana con l’Agenda Europea (es. supporto a Mistral AI) per non inseguire, ma guidare l’autonomia tecnologica.

In sintesi, esiste un’alternativa: un ecosistema di servizi federati e software open source, promosso anche da realtà italiane come Fedimedia, che consente di abbandonare gradualmente i prodotti dei Big Tech a favore di soluzioni più sicure, trasparenti e solidali. Ogni passaggio da un motore di ricerca libero a una casella email europea è un mattoncino che costruisce la sovranità digitale di domani

L’Urgenza della Libertà Digitale


Il ruolo di FediMediaAPS:

FediMediaAPS non è semplicemente una piattaforma, ma un catalizzatore di movimeni. Riunisce diverse realtà italiane impegnate nel software libero e nel Fediverso creando sinergie che moltiplicano l’impatto e dimostrando come iniziative coordinate ma autonome, possono costituire un’alternativa credibile e scalabile ai giganti centralizzati.

Il modello che FediMedia propone è semplice: i cittadini non devono essere costretti a cedere i propri dati personali alle Big Tech per poter comunicare, ma devono poter tutelare la propria privacy con servizi e canali di comunicazione gestiti in Europae e che garantiscano la protezione dei dati.

Le Tre Iniziative Chiave: Un Ecosistema Coeso


La forza della sovranità digitale italiana risiede in tre piattaforme interconnesse che funzionano in sinergia:

1. Devol.it: La Rete Federata Italiana


Devol è un progetto collettivo noprofit con base a Milano, è dal 2019 fra i pionieri del fediverso e la più grande iniziativa di questo tipo in Italia, gestita da volontari e sostenuta dalla comunità, con oltre 100mila iscritti.

Devol incarna una visione : invece di dipendere da pochi colossi digitali, le persone dovrebbero poter usare strumenti aperti, federati e non basati sulla sorveglianza ed estrazione dei dati degli utenti. Offendo 30 servizi gratuiti e decentralizzati (social network, cloud storage, podcast hosting), Devol dimostra che è possibile offrire un’esperienza digitale completa fuori dall’ecosistema dei Big Tech

2. Scegli.app: La Guida Pratica per la Scelta


Scegli.app è il luogo dove la consapevolezza diventa azione. È una piattaforma che traduce il concetto astratto di “sovranità digitale” in una guida concreta per migrare dai Big Tech e l’obiettivo è chiaro: rendere il cambiamento facile e immediato per chiunque, non è necessario essere tecnici per iniziare. Scegli.app fa esattamente quello che promette: ti aiuta a scegliere e a come farlo senza stress.

3. LeAlternative.net: L’Enciclopedia Della Libertà


LeAlternative.net è l’enciclopedia italiana delle alternative libere. Cataloga, descrive e compara le soluzioni open source per ogni tipo di servizio. È il riferimento dove trovare non solo “che cosa” scegliere, ma anche il “perché” dietro ogni alternativa.


Come Iniziare: Roadmap Pratica per la Migrazione


La sovranità digitale mira a garantire allo Stato, all’economia e alle persone un uso consapevole delle tecnologie e a diminuire la dipendenza dalle Big Tech. Ecco come concretizzarla:

Fase 1: Email (Impatto massimo, Difficoltà minima)


  • Crea account Proton Mail o Tuta gratuito
  • Configura inoltro da Gmail a Proton/Tuta
  • Comunica il nuovo indirizzo a contatti importanti
  • Tempo: 30 minuti


Fase 2: Cloud Storage (Impatto alto, Difficoltà bassa)


  • Iscriviti a Nextcloud o Proton Drive
  • Scarica i tuoi file da Google Drive via Google Takeout
  • Sincronizza i file importanti
  • Tempo: 2 ore


Fase 3: Messaggistica (Impatto alto, Difficoltà minima)


  • Installa Element
  • Condividi il nuovo numero con i contatti più stretti e segui le stanze fedimedia
  • WhatsApp rimane come “ponte” verso chi non migra
  • Tempo: 20 minuti


Fase 4: Social Network (Impatto medio, Difficoltà bassa)



Fase 5: Ricerca (Impatto moderato, Difficoltà minima)


  • Cambia motore di ricerca in SearXNG, DuckDuckGo o Ecosia
  • Un click nel browser, fatto
  • Tempo: 2 minuti


Fase 6: Sistema Operativo (Impatto massimo, Difficoltà media-alta)


  • Valuta se passare a Linux su PC o usare e/OS sul nuovo telefono
  • Questa è la scelta più importante ma anche la più impegnativa
  • Se inizi qui, fallo quando hai tempo
  • Tempo: 3-4 ore per Linux, quanto il primo setup di un PC nuovo

Il Movimento Italiano e la Coalizione


Quello che rende questa transizione possibile non è una singola piattaforma, ma un ecosistema coordinato di iniziative italiane che funzionano in sinergia:

  • FediMedia APS: Catalizzatore e coordinatore del movimento, porta il Fediverso in Italia
  • Devol.it: Fornitore concreto di 30 servizi decentralizzati e federati
  • Scegli.app: Guida pratica per la transizione graduale
  • LeAlternative.net: Enciclopedia comparativa delle soluzioni

Perché Questo è Importante per l’Italia (e l’Europa)


L’UE è all’avanguardia nella regolamentazione digitale con GDPR, DMA e DSA. Le nuove regole impongono ad Apple, Google, Meta e altri gatekeeper di aprire i propri ecosistemi e limitare l’utilizzo dei dati. Mentre l’Europa sta crescendo un ecosistema di alternative europee che danno priorità alla privacy, alla conformità e all’autonomia.


Conclusione: Iniziate Oggi


Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso. Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso dove tecnologia, diritti e ambiente coesistono in armonia. Questa è la dichiarazione di intenti di FediMediaAPS, e dovrebbe essere anche la nostra.

La sovranità digitale non è per il futuro. È oggi. È ora.

Non dovete fare tutto insieme. Cominciate da una cosa:

  • Cambiate email (30 minuti)
  • Cambiate motore di ricerca (2 minuti)
  • Scaricate Element (5 minuti)
  • Entrate su Mastodon (5 minuti)

Poi, quando siete pronti, migliorate ancora. Il percorso è tracciato. Le guide sono online su scegli.app. Le piattaforme su devol.it. Le spiegazioni approfondite su lealternative.net.

E dietro a tutto questo: FediMedia APS è una comunità italiana di persone che hanno deciso di riprendere il controllo della propria vita digitale a cui potete iscrivervi per supportarla.

Non è una promessa di un mondo perfetto. È una promessa di un mondo dove siete voi a decidere perché questo importa: ogni volta che scegliete un’alternativa libera ed europea, votate per il tipo di futuro che volete. Ogni volta che migliorate la privacy di un amico, rafforzate la sovranità di tutti.

Non rimandare. Inizia oggi, la libertà digitale non è un’idea astratta: è una scelta concreta, a un click di distanza.

Unisciti a Fedimedia e aiutaci a diventare sempre più parte attiva del cambiamento.


Questa voce è stata modificata (6 giorni fa)
fabrizio ha ricondiviso questo.

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