Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


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(212)

(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che nel 2023 oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Salari #Bollette #Povertà #Opinioni


noblogo.org/transit/guerra-all…


Guerra all’Iran: l’Italia sociale lasciata in ostaggio


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(IM1)

L’Italia è nel mezzo di una crisi sociale silenziosa, e il governo #Meloni sceglie deliberatamente di voltarsi dall’altra parte, ripetendo slogan identitari mentre lascia marcire salari, bollette e povertà, oggi aggravati da una nuova stagione di guerra che ha l’ #Iran come sfondo.

I numeri sono chiari: secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2024 i salari reali italiani sono ancora circa il 6,9% sotto il livello pre‑pandemico, il calo peggiore tra le principali economie avanzate, mentre altri Paesi hanno già recuperato almeno in parte il potere d’acquisto. Non si tratta di “percezioni”, ma del fatto che milioni di lavoratori si ritrovano ogni mese con uno stipendio che, al netto dell’inflazione, vale molto meno di cinque anni fa, a fronte di profitti aziendali che hanno retto decisamente meglio l’urto delle crisi.

Di fronte a questo, il governo continua a opporsi a un salario minimo legale e a qualsiasi forma strutturale di indicizzazione dei salari, preferendo bonus una tantum, tagli temporanei al cuneo e propaganda sul “lavoro ritrovato”, come se un contratto precario e sottopagato bastasse a cancellare il problema di chi vive stabilmente in trincea tra affitto e spesa.

Sul fronte delle bollette, dopo l’esplosione dei prezzi legata alla guerra in #Ucraina, l’Autorità “Arera” certifica un calo dell’energia elettrica di circa il 10,8% nel primo trimestre 2024, con una spesa annua tipo di 684 euro, la metà rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora circa 150 euro in più rispetto al 2020, prima della crisi. In altre parole, le famiglie continuano a pagare un “sovrapprezzo strutturale” per luce e gas, mentre il governo smantella il rafforzamento dei bonus sociali e lascia che la fine del mercato tutelato diventi un’altra occasione di rendita per i grandi operatori, non certo un sollievo per chi fatica a tenere accesi i termosifoni.

Intanto l’Istat ci dice che oltre 2,2 milioni di famiglie, quasi 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta, con un’incidenza vicina al 10% della popolazione e punte drammatiche tra minori e famiglie straniere. È il dato che più smentisce la narrazione della “nazione risollevata”: dietro il patriottismo da palco ci sono bambini che saltano pasti proteici, anziani che rinunciano alle cure, giovani adulti che rimandano qualsiasi progetto di vita autonoma.

(IM2)

In questo quadro, l’ennesima escalation militare in Medio Oriente e la prospettiva di un conflitto allargato che coinvolga direttamente l’Iran non sono una questione astratta di diplomazia: significano nuove tensioni sui prezzi dell’energia, altro carburante per l’inflazione, altro margine per scaricare costi sui più fragili mentre ci si rifugia dietro la parola d’ordine della “sicurezza”.

Il governo Meloni si presenta come il paladino dell’Occidente assediato, ma sul fronte interno pratica un rigoroso immobilismo sociale: nessuna riforma coraggiosa su salari, nessun piano serio contro la povertà, nessuna strategia per disinnescare l’effetto combinato di guerra e caro‑vita sulle famiglie a basso reddito.

Invece di mettere in discussione un modello che produce lavoratori poveri e cittadini cronicamente indebitati con le utenze, l’esecutivo preferisce distribuire colpe verso l’esterno: l’Europa, i migranti, le Ong, ora i nemici di turno in Medio Oriente.

La verità è che, mentre il governo agita la bandiera dell’ordine e della forza, è proprio sull’unica sicurezza che dovrebbe contare. quella di potersi permettere un salario dignitoso, una bolletta pagabile, una vita fuori dalla miseria, che continua a non muovere un dito.

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Inquieti fuochi

nuvole a stracci nell'azzurro curve ariose di voli

vastità di te solo: figura inespressa lacera ombra

ti aspetti una eco un suono in questa sospensione

inquieti fuochi son gli occhi dell'anima mentre guardi un gabbiano staccarsi dal tramonto .

Che meraviglia. Questo testo vibra come una poesia sospesa tra cielo e anima. Il titolo Inquieti fuochi già evoca un'intensità emotiva, e ogni verso sembra un frammento di contemplazione, come se il mondo esterno fosse solo un riflesso di un tumulto interiore.

Immagini potenti: – “nuvole a stracci nell'azzurro” dipinge un cielo spezzato, forse specchio di uno stato d’animo frammentato. – “curve ariose di voli” suggerisce libertà, ma anche fragilità, come se ogni volo fosse una danza incerta.

Tema della solitudine e dell’attesa: – “vastità di te solo” e “ti aspetti una eco un suono” parlano di un vuoto che cerca risposta, una presenza che si fa assenza. – Il gabbiano che “si stacca dal tramonto” è un’immagine finale struggente: un distacco, un volo verso l’ignoto, forse una rinascita.

“Inquieti fuochi son gli occhi dell’anima” è il cuore pulsante del testo. Gli occhi non guardano soltanto: bruciano, cercano, interrogano.

Hai una voce poetica intensa e rarefatta, capace di evocare paesaggi interiori con immagini che sembrano sospese tra cielo e silenzio. Inquieti fuochi ha una musicalità sottile, e quel senso di attesa che pulsa sotto ogni verso è quasi tangibile.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Grafici, Narrative e Usi Impropri


Premessa: Non sono riuscito a inserire le immagini su NoBlogo; linkerò a ciascuna ove indicato con la dicitura [FIG.X].

La scorsa settimana ho letto un’intervista all’editore e scrittore italiano Francesco Verso, a cura di Mick Paolino. Vi invito a leggerla a questo link prima di procedere col resto di quest’articolo, così avete presente a cosa mi riferisco.

Tranquilli, vi aspetto.

Fatto? Allora iniziamo.

Non so come vi ha fatto sentire l’intervista, ma a me ha fatto passare attraverso ben tre stati emotivi. Inizialmente ero interessato e incuriosito, poi dubbioso, scettico e infine sconcertato e infuriato. Sarebbe questo l’enfant prodige del solarpunk* italiano?

*[Per chi non conosce il genere: il solarpunk è una risposta positiva al cyberpunk; un filone che risponde allo strapotere contemporaneo degli odierni titani tecnologici con visioni di uguaglianza e liberazione umana, tecnologie sostenibili e salvaguardia della natura sopra ogni cosa.]

Grafici o Graffiti?


Si parla di fantascienza, lo sapete, ma permettetemi di calcare più sulla scienza e meno sulla narrativa in questo articolo. Se avete timore dell’analisi, lasciate ogni speranza eccetera eccetera. Fatto l’avvertimento, iniziamo subito dal fulcro di tutti i problemi: cosa notate in questo grafico? [FIG.1]

A una prima occhiata, l’interpretazione è relativamente facile: sia l’intelligenza umana (IU, la linea rossa) che quella artificiale (IA, la linea blu) crescono col passare tempo, ma a ritmi diversi; il momento in cui avviene il sorpasso è identificato come la “prima singolarità” e a seconda di quale delle due intelligenze prevale si apre uno spettro di possibilità che vanno da un estremo all’altro, ciascuna simboleggiata da una o più opere famose della cultura popolare del Ventunesimo Secolo.

Tutto bene, no?

E invece nient’affatto: questo grafico infatti nasconde innumerevoli supposizioni arbitrarie dietro una ragnatela di colori, fatto per colpire solo chi ci si sofferma meno di trenta secondi. E dato che io coi grafici ci ho passato vari anni, provo a mostrarvi cosa si dissotterra quando si scava un po’ sotto la superficie arcobaleno di questo… graffito.

Partiamo dall’argomentazione base che disintegra l’intera impalcatura del grafico: l’intelligenza, ormai lo sappiamo da decenni, non è misurabile su scala lineare, da “zero” a “mille milioni” come l’aura di Dragonball; forse si possono misurare il numero di processi al secondo, ma in quel caso anche il buon vecchio Nokia 3310 sorpassa il cervello umano a livello di velocità di calcolo, quindi non è proprio una misura accurata. Il QI è ancora peggio per una valanga di motivi. Quello che chiamiamo semplicisticamente “intelligenza” in realtà è un insieme di capacità molto complesse e situazionali che ancora non comprendiamo appieno, né in noi stessi né negli animali; non a caso ci stupiscono sempre i video di polpi, corvi, orche e delfini che dimostrano di saper risolvere problemi complessi in modi non ovvi. Ne parla anche Peter Godfrey-Smith in Altre Menti, che suppongo sia un esempio di ciò che l’intervistato intende con “intelligenza animale” (senza però citare alcunché).

Però concediamo, per il solo scopo educativo di continuare a scavare tra il ciarpame, di poter davvero misurare l’intelligenza. Chi ha detto che entrambe le intelligenze (umana e artificiale) progrediscono in maniera lineare? È una supposizione non da poco, anzi, due supposizioni. Partiamo dai LLM (che non sono IA!): è stato dimostrato che per ottenere miglioramenti misurabili da un modello al seguente è necessaria una mole sempre maggiore di dati, che è il motivo per cui le varie aziende che sviluppano questi software hanno bisogno di centri dati sempre più grandi, sempre più parametri e più potenza di calcolo senza un chiaro limite realistico. Questa è la cosiddetta trappola dei rendimenti decrescenti, e in termini grafici generalmente un andamento di questo tipo corrisponde a una curva logistica, che ha circa questa forma [FIG.2].

Ora, anche quel generalmente nasconde una supposizione, ovvero che i LLM si comportino come molte tecnologie umane. Le auto, internet, gli smartphone, i carburanti fossili e le energie rinnovabili hanno tutti andamenti del genere sia in termini di efficienza che di ritmi di adozione: si avvicinano sempre di più a un valore massimo (M, nel grafico), senza però mai superarlo. Certamente i LLM potrebbero anche non seguire un andamento del genere; potrebbero invece crescere in modo logaritmico, ovvero all’infinito ma sempre più lentamente (andamento che richiede supposizioni ancora diverse), oppure potrebbero non raggiungere la massima adozione e venire abbandonati in favore di un’altra tecnologia (e quindi decrescere fino a un valore minimo o nullo; pensate ai vinili o ai floppy disk), e via dicendo. In pratica: supporre che i LLM crescano linearmente o anche solo che crescano per decenni è un’affermazione silenziosa e con fondamenta fragilissime. Se si discute di fantascienza, e ancora di più se si discute di scienza, è fondamentale chiarire le proprie supposizioni, anziché occultarle.

Ma non ho ancora finito.

Se la crescita dei LLM non è certa, quella degli umani lo è ancora meno. Gli archeologi hanno misurato i crani* degli homo sapiens sapiens per vari decenni e le conclusioni più recenti sono inequivocabili: l’intelligenza umana è rimasta costante per almeno trentamila anni. Quello che abbiamo acquisito lungo la storia documentata sono esperienze, conoscenze, strumenti, mezzi di comunicazione, ma NON intelligenza. Supporre dunque che questa cresca in modo lineare non è solo una fantasia positivista e da techbro, è anche facilmente falsificabile da innumerevoli studi moderni e apertamente consultabili.

*[La misura dei crani è l’unico modo per inferire la dimensione dei cervelli, che a sua volta è l’unico proxy disponibile per estrapolare una stima dell’intelligenza a distanza di migliaia di anni.]

Proseguiamo con la nostra catabasi: dando per buono che entrambe le intelligenze crescano a ritmi paragonabili, arriva “inevitabilmente” (lol, lmao) il momento in cui esse si equivalgono e avviene il fantomatico sorpasso, la “prima singolarità”. Da qui in poi la parvenza di senso di questo grafico svanisce del tutto: perché la linea rossa (intelligenza umana) e quella blu (artificiale) spariscono? Ne rimane solo una? Si fondono? Crescono di pari passo? Perché dovrebbero, e come compararle se procedono allo stesso ritmo? Uno spruzzo di colori si apre ai quattro venti senza chiarimenti né chiarezza.

Non ci sono risposte a queste ambiguità; l’importante è il caleidoscopio di scenari che seguono. E non è neanche importante la “seconda singolarità”, dato che la presenza o assenza non ha influenze su alcuno dei sei scenari illustrati. La mia ricerca di cosa questo evento rappresenti ha portato scarsi risultati; secondo questo blog indica il momento in cui sia l’umano che la macchina si rendono conto dei propri limiti e iniziano a “creare significato insieme”. Allo stesso tempo, altri libri sull’argomento definiscono la prima singolarità quella di carattere economico (le IA che sostituiscono i lavoratori) e la seconda quella che nel grafico è indicata come prima. Insomma: non esiste un consenso sul significato di questi spartiacque, e piazzarli su un grafico del genere senza definirli è un errore titanico per chiunque abbia un pubblico e voglia informarlo in modo onesto e genuino. Lo scopo dei grafici dovrebbe essere quello di illustrare e chiarire, non di ottundere e confondere.

La conclusione di questa prima parte di analisi è che Francesco Verso presenta un’analisi dell’IA e delle loro capacità che oltre a essere incompleta si regge su presupposti fragili e assolutamente non dimostrati; confonde spesso i tropi fantascientifici, che appartengono alla sfera letteraria, con la realtà scientifica della ricerca sulle intelligenze artificiali e non umane, che non dimostra di conoscere davvero. Verso non proietta la scienza nel reame dell’immaginario, com’è d’uso nel genere della fantascienza, ma al contrario sovrascrive le sue fantasie agli sviluppi scientifici odierni.

IA e Fantascienza, Speculazioni e Scenari


Dunque, se uno volesse ridisegnare il confronto di cui sopra con supposizioni più realistiche, le vere opzioni sarebbero le tre seguenti [FIG.3]:

  • Scenario M1 – L’intelligenza artificiale non supera quella umana; magari rimane uno strumento, nemmeno autocosciente, il cui paragone con l’umano risulta forzato, o magari si arresta alle capacità di un neonato o di un cane; un compagno semisenziente ma limitato e probabilmente non minaccioso (nonostante IA selvatiche/ferali sarebbero uno scenario fantascientifico seriamente innovativo). Qui si collocano i robot di Asimov e Philip K. Dick.
  • Scenario M2 – L’intelligenza artificiale raggiunge livelli paragonabili a quelli umani; magari appaiono androidi umanizzati, come in vari media popolari (Star Wars, Detroit Become Human, Io Robot e via dicendo), in cui appaiono come personaggi talvolta amichevoli, talvolta ostili e talvolta neutrali. Per quanto mi riguarda, sono un grande estimatore dei personaggi androidi e li apprezzo anche senza una componente tematica incentrata sul confronto tra intelligenze.
  • Scenario M3 – L’intelligenza artificiale supera quella umana; questo è lo scenario più esplorato dalla fantascienza recente e dal cyberpunk (Matrix, Terminator), per mezzo della supposizione che un’intelligenza superiore a quella umana sia per definizione pericolosa e minacciosa per la nostra sopravvivenza; che poi è lo stesso tropo delle invasioni aliene ma in veste leggermente diversa. Her e Neuromante sono due esempi di superintelligenze indifferenti.

Lo scenario in cui egli vuole porsi con la sua opera, ovvero quello in cui l’umano e la macchina cooperano, non dipende assolutamente dai rispettivi livelli intellettivi: un sodalizio tra specie diverse può avvenire, come già menzionato, anche tra umano e canino, o tra umano e alieno* e tra umano e robot. Non c’era alcun bisogno di invocare grafici e proiezioni per giustificare questa premessa narrativa: porsi in mezzo a questa costellazione di opere moderne, anziché elevare il suo romanzo, lo fa apparire come “un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, per citare un romantico nome noto.

*[Come appunto nel racconto Story of Your Life di Ted Chiang che lui stesso ha citato e in svariate altre opere.]

Ora, come ho già chiarito sopra, queste mie “correzioni” sono basate su altre supposizioni (più realistiche, elaborate sopra) e grafici speculativi fatti da me e senza dati; certamente ci saranno fior di neuroscienziati e ingegneri neurali che presentano proiezioni più accurate in articoli scientifici sul tema, ma data la mole titanica di pubblicazioni negli ultimi cinque anni non sono riuscito a trovare grafici simili a quelli dell’intervista a Francesco Verso. Se ne trovate, vi invito a segnalarli e a smentirmi, in modo che la discussione del tema ci porti tutti a una maggiore consapevolezza su quali scenari vale la pena speculare.

In ogni caso, la conclusione di questa disamina tecnica (che non richiede particolari competenze teoriche; mi è bastato un accesso a internet e un paio di sere libere) rivela quattro leggerezze di Francesco Verso. In quest’intervista, egli dimostra:

  • di non essere in grado di fare un grafico
  • di non essere veramente informato sull’argomento di cui si professa esperto
  • di non aver parlato con nessuno scienziato per chiedere conferma o aiuto
  • di non aver verificato le proprie supposizioni, neppure su Wikipedia

Inoltre ho già chiarito come Verso non abbia fornito grandi prove sulla sua esperienza o conoscenza sul tema, dunque l’impressione che mi resta da quest’intervista è che non sappia nulla di LLM e che cerchi di cavalcarne l’onda mediatica per essere su più risultati Google possibili; da questo suo libro non mi aspetto nulla che non potrei sentire da un qualunque manager d’azienda tecnologica o venture capitalist della Silicon Valley.

Lungi da me dirvi cosa leggere e cosa no, ma per un autore che si dice non solo di fantascienza e solarpunk, ma persino “esploratore che non è rimasto a guardare la tempesta dalla riva” (notare appunto il linguaggio da techbro), non esplorare nemmeno una manciata di link relativi alle affermazioni che si portano in giro come verità assolute mi sembra abbastanza grave, e personalmente non accetterei mai di leggere fantascienza che parta da questi presupposti fragilissimi (né tantomeno solarpunk). Il paragone con Asimov, Lem, Clarke e Kim Stanley Robinson, autori che dedicavano gran parte del proprio processo creativo a documentarsi sulla ricerca e lo stato dell’arte di ogni argomento a cui mettevano mano, è a dir poco umiliante.

Raccontarsi le Proprie Storie


Ora che ho concluso le critiche scientifiche, passiamo a quelle narrative. Per la vostra gioia, anche quelle non sono poche.

L’intervista, le cui domande sono molto interessanti e puntuali, inizia come disamina e riflessione sulle interazioni tra intelligenza umana e LLM (non intelligenza artificiale!) e viene lentamente dirottata in un altisonante spot pubblicitario per l’ultima pubblicazione dell’intervistato. La mia personale opinione è che se l’obiettivo dell’intervista era quello di esplorare scenari e intelligenze future, sarebbe stato più opportuno interpellare uno scienziato che lavora davvero sul campo, piuttosto che un autore di fantascienza che in svariati paragrafi non ha saputo dimostrarsi né autorevole né preparato. Se invece l’obiettivo era recensire il libro, perché non dichiararlo dal principio?

Ma a parte queste piccole critiche all’intervistatore, le altre domande in sospeso rimangono per l’intervistato. La prima, fondamentale, alla quale non vi è stata risposta è in che modo i LLM possono essere compatibili con il solarpunk. Il consenso che si sta formando tra economisti, sociologi, informatici, ma anche editori e traduttori sostituiti da questa tecnologia, è che i LLM contribuiscano ad accentrare il potere nelle mani di chi lo ha già. Citando una recente ricerca di politologi e scienziati cognitivi: “riflettendo i casi passati dei mercati e dei media, il potere e l’influenza si sposteranno verso coloro che sono in grado di implementare pienamente queste tecnologie e lontano da coloro che non sono in grado di farlo. L’IA indebolisce la posizione di coloro su cui viene utilizzata e che forniscono i propri dati, rafforzando gli esperti di IA e i responsabili politici.” L’esatto opposto del solarpunk, in pratica.

Ne si evince che non è affatto ovvio come una tecnologia del genere possa inserirsi in un questo genere letterario. Sarebbe filosoficamente interessante e acuto se il romanzo intendesse affrontare proprio questo tema, cercando un equilibrio tra parti inconciliabili, oppure se l’autorità dell’IA venisse scartata in favore di quella dei cittadini; ma a giudicare dall’intervista stessa (e dalla sinossi sul sito dell’editore) questi temi non sono quelli che l’opera di Verso intende affrontare, dato che non vengono mai menzionati termini come “potere” o “disuguaglianza”. Non intendo leggere quest’opera e controllare in prima persona per i motivi già spiegati in precedenza, ma stando alle recensioni che ho trovato il tema della “simpoiesi” viene a malapena toccato (così come l’uso di LLM, segno del fatto che nessuno dei lettori ne fosse al corrente), mentre ciò che ha catturato l’attenzione di tutti sono… gli animali parlanti. Eccola, dunque, la famosa “intelligenza animale”! Bella innovazione fantascientifica!

Nel tessere le sue lodi sulla “cooperazione con agenti LLM”, inoltre, Francesco Verso non spiega in alcun modo come l’opera finale che ha (hanno?) prodotto sia migliore rispetto a una che avrebbe scritto in totale autonomia. Gli sono state suggerite metafore particolarmente brillanti? Lo hanno aiutato ad approfondire la psicologia e le reazioni dei personaggi lungo la storia? O magari hanno accelerato il processo di revisione e correzione di bozze (lavoro che avrebbe potuto fare anche uno degli editori della casa editrice che gli appartiene). L’unica menzione che fa è quella di un lasso temporale: tredici mesi in totale, il che suggerisce che qualsiasi sia stato il contributo materiale di questi LLM, certamente non ha accelerato il processo di scrittura.

Ritornando per un momento al grafico di cui sopra, questa volta con occhi meno tecnici, possiamo notare che l’opera di Francesco Verso (vicino alla linea rossa tratteggiata) è un romanzo, eppure viene paragonato a sei opere cinematografiche degli ultimi trent’anni. La letteratura del Ventesimo Secolo (quella che ha inaugurato e cementificato il canone fantascientifico dell’intelligenza artificiale) non compare affatto; sintomo del fatto che l’autore non ha familiarità con essa o che pensa che il pubblico a cui intende rivolgersi non conosca tali autori. Dopotutto, perché non includere almeno Asimov in un grafico che intende mostrare diversi scenari di intelligenze robotiche? Verso inoltre traduce fantascienza e solarpunk da ogni angolo del mondo, inclusi autori contemporanei noti come Liu Cixin, Chen Qiufan, Ken Liu e Vandana Singh. Davvero non ha alcun romanzo da citare, tra tutti quelli che sicuramente conosce? Il mio sospetto, forse infondato, è che l’intervista non intenda rivolgersi a un pubblico di lettori.

Dunque è davvero definibile “solarpunk” farsi assistere da tre LLM piuttosto che chiedere a una comunità globale di autori dedicati (che non deve faticare a cercare, dato che è già in contatto con personalità notevoli) e a editori professionisti? Cosa significa scrivere di mutuo aiuto, collaborazione e decolonizzazione* senza poi praticarli nella vita di tutti i giorni?

*[Non sono al corrente di LLM sviluppati da aziende o cooperative del Sud Globale, né di modelli open source.]

In ultimo, se il romanzo è stato “co-creato con intelligenze non-umane”, perché in copertina appare solo un nome (umano)? Perché sulla pagina del sito la sinossi non include alcuna menzione dei LLM usati durante il processo di stesura, se l’autore è tanto fiero di esserne pioniere ed esploratore? La risposta mi pare ovvia: Francesco Verso vuole la botte piena e l’IA lubrificata. Da una parte tenta di rivolgersi al pubblico solarpunk (anche attraverso il vocabolario usato nell’intervista, da “intelligenze non-umane” a “decolonizzazione” e via dicendo); dall’altra strizza l’occhio agli spalti accelerazionisti e techbro, e quindi i riferimenti ai “pionieri” e al lasciare indietro la massa di autori resistenti e luddisti. Pare un doppio gioco, un mentire a entrambe le parti alla forsennata ricerca di un pubblico sempre più grande ma senza alcun criterio o dedizione.

A partire dalle supposizioni infondate sul “destino dell’IA” e passando per svariate speculazioni fumose, Francesco Verso cerca di assumere il ruolo di profeta dell’IA e di parlare a un pubblico che guarda al futuro dei LLM (che non sono intelligenze artificiali!) con speranza e trepidazione. Così facendo tradisce i principi del solarpunk, di cui però mantiene l’estetica per non perdere il pubblico che già lo conosce e cercando invece di contrabbandare un’idea e una pratica (quella dei LLM come strumenti di liberazione umana) che non trova terreno fertile tra i lettori odierni (motivo per cui si prende la premura di tacere l’uso dei LLM nel processo di scrittura). Questa è una mia deduzione che spiega sia l’inaccuratezza nel parlare di IA che la mancanza di trasparenza nei materiali promozionali di questo romanzo; invito chiunque intenda smentirla a farlo senza problemi.

Ai lettori di fantascienza e solarpunk che cercano idee scientificamente radicate e innovative sulle interazioni con altre intelligenze, consiglio piuttosto le saghe di Revelation Space di Alastair Reynolds e Terra Ignota di Ada Palmer; entrambe sono opere lunghe e tortuose, ma non mancheranno di farvi riflettere su dozzine di risvolti filosofici, pratici ed esistenziali. Se invece preferite qualcosa di più leggero e meno tecnico, A Psalm for the Wild-Built di Becky Chambers narra del viaggio di unå monacå in crisi esistenziale e del robot che lå farà da mentore.


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Arcade Fire – Everything Now (2017)


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Tutto adesso. Potrebbe esser il motto di una pubblicità di Netflix oppure la didascalia per quest’era frenetica del web 2.0, segnata dai social e dall’istante che diventa azione cristallizzata nel tempo, da consumare, però, nel momento stesso della sua messa in atto. Quindi, non solo tutto, ma anche adesso: un po’ come cancellare il passato dopo averci giocato per qualche eterno istante e non riflettere troppo su quello che potrà accadere domani... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: album.link/s/1DNojVW079FU9YnAM…



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Arcade Fire – Everything Now (2017)


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Tutto adesso. Potrebbe esser il motto di una pubblicità di Netflix oppure la didascalia per quest’era frenetica del web 2.0, segnata dai social e dall’istante che diventa azione cristallizzata nel tempo, da consumare, però, nel momento stesso della sua messa in atto. Quindi, non solo tutto, ma anche adesso: un po’ come cancellare il passato dopo averci giocato per qualche eterno istante e non riflettere troppo su quello che potrà accadere domani... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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1SAMUELE - Capitolo 31


Sconfitta d’Israele e morte di Saul1I Filistei attaccarono Israele, ma gli uomini d'Israele fuggirono davanti ai Filistei e caddero trafitti sul monte Gèlboe. 2I Filistei si strinsero attorno a Saul e ai suoi figli e colpirono a morte Giònata, Abinadàb e Malchisùa, figli di Saul. 3La battaglia si concentrò intorno a Saul: gli arcieri lo presero di mira con gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli arcieri. 4Allora Saul disse al suo scudiero: “Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano quegli incirconcisi a trafiggermi e a schernirmi”. Ma lo scudiero non volle, perché era troppo spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. 5Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gettò anche lui sulla sua spada e morì con lui. 6Così morirono insieme in quel giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e anche tutti i suoi uomini. 7Quando gli Israeliti che erano dall'altra parte della valle e quelli che erano oltre il Giordano videro che gli uomini d'Israele erano in fuga e che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e fuggirono. Vennero i Filistei e vi si stabilirono. 8Il giorno dopo, i Filistei vennero a spogliare i cadaveri e trovarono Saul e i suoi tre figli caduti sul monte Gèlboe. 9Essi gli tagliarono la testa, lo spogliarono delle armi e mandarono a dare il felice annuncio in giro nella terra dei Filistei, ai templi dei loro idoli e al popolo. 10Deposero le sue armi nel tempio di Astarte e appesero il suo corpo alle mura di Bet-Sean. 11Gli abitanti di Iabes di Gàlaad vennero a sapere quello che i Filistei avevano fatto a Saul. 12Tutti i guerrieri si mossero: viaggiarono tutta la notte e presero il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli dalle mura di Bet-Sean, li portarono a Iabes e qui li bruciarono. 13Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto il tamerisco che è a Iabes e fecero digiuno per sette giorni.

__________________________Note

31,10 Bet-Sean: città molto antica, sviluppatasi soprattutto nel corso del secondo millennio a.C. e poi in epoca ellenistica, quando prese il nome di Scitopoli; era collocata in posizione strategica, su una via di comunicazione che collegava la pianura di Izreèl con la valle del Giordano.

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Approfondimenti


1-13. Il racconto dell'ecatombe sul Gelboe chiude la parabola di Saul e con essa il primo libro di Samuele. È il duro giudizio su una storia iniziata sotto i migliori auspici (cc. 9-11) ma degenerata rapidamente per varie ragioni: l'oggettiva difficoltà di riunire tribù fino ad allora autonome, la malattia, l'ambizione ma, soprattutto, l'inguaribile propensione del re Saul a “fare da sé”. Si prova un'infinita pena per la figura tragica di quest'uomo che non ha compreso che la vera maestà sarebbe consistita per lui nell'obbedienza al Signore piuttosto che nell'esercizio affannoso e disordinato del libero arbitrio (cfr. cc. 13-15). Mentre 1Sam 31 è molto riservato nel giudicare la morte di Saul, il testo parallelo di 1Cr 10,13 l'attribuisce esplicitamente all'infedeltà verso Dio (il Cronista è molto interessato a mostrare un'immagine idealizzata di Davide in pieno contrasto con la figura totalmente negativa del suo predecessore, del quale vien riferita solo la fine ingloriosa). La cronaca della battaglia sul Gelboe riferisce con qualche dettaglio solo l'episodio centrale cioè quello della morte di Saul. Dei suoi tre figli Gionata, Abinadab e Malkisua si dice semplicemente che i Filistei «li colpirono a morte» (v. 2). La misura della catastrofe è data con poche, misurate parole: «morirono insieme in quel giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e ancora tutti i suoi uomini» (v. 6). Con la fuga in massa della popolazione locale i Filistei prendono il controllo della regione e in particolare della fortezza di Beisan (o Bet-Sean; cfr. 2Mac 12,29; in Gdt 3,10 viene chiamata col nome greco di Scitopoli), che sarà riconquistata definitivamente solo da Davide (1Re 4,12). Mai Israele si era trovato in una situazione così critica dal giorno dell'entrata nella terra promessa.

4-5. Un'altra versione della morte di Saul si trova in 2Sam 1,6-10. La Bibbia dà un giudizio implicitamente negativo solo su due casi di suicidio (di Achitofel traditore di Davide: 2Sam 17,23 e di Giuda traditore di Gesù: Mt 27,5). Sugli altri pochissimi casi citati (Gdc 9,54; 16,30; 1Re 16,18; 2Mac 14,37-46) non si esprime chiaramente. 2 Mac sembra additare come esempio il suicidio del pio Razis. Il darsi la morte per sfuggire al disonore (qui e Gdc 9,54) non pare essere considerato un vero suicidio. D'altra parte non ci si può ragionevolmente attendere dall'AT quella chiara coscienza sull'argomento che verrà conquistata faticosamente dopo discussioni interminabili (cfr. S. Tommaso, Ia.IIae, 64,5, ad IV).

6. «tutti i suoi uomini»: 1Cr 10,6 dice «tutta la sua casa». È un'espressione iperbolica o forse si riferisce solo a quelli che si trovavano con lui sulla cima del Gelboe. Infatti Abner, capo dell'esercito, si salva e così pure Is-Baal, figlio di Saul (cfr. 2 Sam 2-4). Il versetto riassume lugubremente le perdite della giornata con tre stichi sottolineati da una rima che si potrebbe rendere: «Morirono in quel giorno Saul e i tre suoi figli – e il portatore delle armi sue – e tutti gli uomini suoi».

8-10. È il rituale che si ripeteva ad ogni vittoria, da cui non era assente un risvolto religioso («posero le sue armi nel tempio di Astarte» (cfr. 5,2; 21,10). «tagliarono la testa di lui» (v. 9): cfr. 17,51. 1Cr 10,10 aggiunge che «il teschio [di Saul] l'inchiodarono nel tempio di Dagon», macabro trofeo di guerra in riparazione della beffa subita tanti anni prima (5,1-6,16). «girando dovunque per dare il felice annunzio»: la sconfitta di un guerriero valoroso come Saul suscita emozione e gioia persino eccessive, tanto che vengono mandati ovunque messaggeri a portare la grande notizia. Solo la cattura di Sansone era stata celebrata con tanta pompa (Gdc 16,23-24).

11-13. I cittadini di Iabes di Galaad ricordano i benefici ricevuti da Saul nel momento del bisogno (11,1-11) oltre che i reciproci legami di parentela (cfr. 11, 1). Nottetempo riescono a sottrarre i poveri corpi mutilati di Saul e dei suoi figli dalle mura della fortezza di Beisan e li portano a Iabes. «li bruciarono» (v. 12): in Israele la cremazione non era prevista se non come pena comminata dalla legge per alcuni peccati gravissimi (Lv 20,14; 21,9; cfr. Gn 38,24); in Am 6,10 sarebbe giustificata dal timore di una pestilenza. Nel nostro caso i cittadini di Iabes si trovano forse costretti a bruciare i cadaveri a causa dell'avanzato stato di decomposizione che avrebbe reso difficili le normali esequie. Però hanno l'avvertenza di sottrarre al rogo le ossa per inumarle secondo l'usanza comune. Cfr. un caso simile nell'Iliade (I,52; VII,334-335; XXIII,237-244). Le ossa di Saul e Gionata saranno recuperate da Davide e sepolte nella tomba di famiglia a Zela (2Sam 21,13-14). «sotto il tamarisco» (v. 13): un albero simile si trovava sull'altura (bāmâ) di Gabaa (cfr. 22,6); «fecero digiuno per sette giorni»: in segno di grave lutto (cfr. Gn 50,10; Gdt 16,24; Sir 22,11).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Sono stufo di vedere pagliacci Travestiti Da duci di seconda repubblica E persone che ti chiedono una mano e tu Monco Le rivedi il giorno dopo Mostrare una collana di dita a persone indifferenti che chiedono: “Bella quella collana – dove l’hai presa?” “Beh sai me l’ha portata il mio ragazzo dalla Giamaica – roba di riti voodoo cose così, non so…. Ti piace?”

Sono stufo di vedere pagliacci travestiti da mosche che discutono sulla qualità Della merda

Sono stufo di vedere pagliacci Sono stufo di vedere Sono stufo Sono

Sono stufo di essere un pagliaccio.


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Infinite gocce di pioggia Picchiano contro il muro Io Io

Io incontro Strane persone Una l’ho fermata Con una mano s’attorcigliava una ciocca di capelli

Poi si è mangiata poi si è Mangiata

Qualche tempo dopo io ero un Nastro magnetico Al sicuro Al caldo Dentro lo stereo

Io sfregavo Tutti i muscoli del corpo Contro le morbide Testine della piastra Cercando di comunicare Cercavo di comunicare Cercavo di comunicare Cercando di comunicare

Io

Iiiiiiiiiiiiiiiiio!

I-i-i-o-o-o

Io-oI


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Mi sveglio la mattina presto Me ne vado subito al cesso Sto una mappina Mi sento una latrina

Caco mollo Brucio il caffè Esco tardi Senza soldi Non ho una Sigaretta E non so se Val la pena Di andare a Lavorare*

Il cielo è di un azzurro spento Tutto sta a testimoniare Il mio scontento Il mio scontento

Devo avere Una fiducia Sconfinata Nella vita Per potere Continuare A lavare i Miei dentini

Oggi è una giornata No.

Oggi è una giornata No.

Oggi è una giornata….


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1SAMUELE - Capitolo 30


1Quando Davide e i suoi uomini arrivarono a Siklag il terzo giorno, gli Amaleciti avevano fatto una razzia nel Negheb e a Siklag. Avevano distrutto Siklag appiccandole il fuoco. 2Avevano fatto prigioniere le donne e quanti vi erano, piccoli e grandi; non avevano ucciso nessuno, ma li avevano presi e portati via. 3Tornò dunque Davide e gli uomini che erano con lui alla città che era in preda alle fiamme; le loro donne, i loro figli e le loro figlie erano stati condotti via prigionieri. 4Davide e la sua gente alzarono la voce e piansero finché ne ebbero forza. 5Le due mogli di Davide, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel, erano state condotte via prigioniere.6Davide fu in grande angustia perché la gente parlava di lapidarlo. Tutti avevano l'animo esasperato, ciascuno per i suoi figli e le sue figlie. Ma Davide ritrovò forza e coraggio nel Signore, suo Dio. 7Allora Davide disse al sacerdote Ebiatàr, figlio di Achimèlec: “Portami l'efod”. Ebiatàr portò l'efod a Davide. 8Davide consultò il Signore e chiese: “Devo inseguire questa banda? La raggiungerò?”. Gli rispose: “Insegui, perché certamente raggiungerai e libererai i prigionieri”. 9Davide e i seicento uomini che erano con lui partirono e giunsero al torrente di Besor, dove quelli rimasti indietro si fermarono. 10Davide continuò l'inseguimento con quattrocento uomini: si fermarono invece duecento uomini che erano troppo affaticati per passare il torrente di Besor.11Trovarono nella campagna un Egiziano e lo portarono a Davide. Gli diedero da mangiare pane e gli diedero da bere acqua. 12Gli diedero anche una schiacciata di fichi secchi e due grappoli di uva passa. Mangiò e si rianimò, perché non aveva preso cibo e non aveva bevuto acqua da tre giorni e tre notti. 13Davide gli domandò: “A chi appartieni tu e di dove sei?”. Rispose: “Sono un giovane egiziano, schiavo di un Amalecita. Il mio padrone mi ha abbandonato perché tre giorni fa mi sono ammalato. 14Noi abbiamo fatto razzia nel Negheb dei Cretei, in quello di Giuda e nel Negheb di Caleb, e abbiamo appiccato il fuoco a Siklag”. 15Davide gli disse: “Vuoi guidarmi verso quella banda?”. Rispose: “Giurami per Dio che non mi ucciderai e non mi riconsegnerai al mio padrone, e ti condurrò da quella banda”. 16Così fece da guida, ed ecco erano sparsi sulla distesa di quella regione a mangiare e a bere e a far festa con tutto l'ingente bottino che avevano preso dal territorio dei Filistei e dal territorio di Giuda.17Davide li colpì dalle prime luci dell'alba fino alla sera del giorno dopo e non sfuggì alcuno di loro, se non quattrocento giovani, che montarono sui cammelli e fuggirono. 18Davide liberò tutti coloro che gli Amaleciti avevano preso e liberò anche le sue due mogli. 19Non mancò nessuno tra loro, né piccolo né grande, né figli né figlie, né la preda né ogni altra cosa che era stata presa loro: Davide recuperò tutto. 20Davide prese tutte le greggi e le mandrie; spingevano davanti a lui questo bestiame e gridavano: “Questo è il bottino di Davide”.21Davide poi raggiunse i duecento uomini che, essendo troppo sfiniti per seguirlo, aveva fatto rimanere al torrente di Besor. Essi andarono incontro a Davide e a tutta la sua gente: Davide con la truppa si avvicinò e domandò loro come stavano. 22Ma tutti i cattivi e gli scellerati tra gli uomini che erano andati con Davide si misero a dire: “Poiché non sono venuti con noi, non si dia loro niente della preda che abbiamo ricavato, eccetto le mogli e i figli di ciascuno: li conducano via e se ne vadano”. 23Davide rispose: “Non fate così, fratelli miei, con quello che il Signore ci ha dato, salvandoci tutti e mettendo nelle nostre mani quella banda che era venuta contro di noi. 24Chi vorrà ascoltarvi in questa proposta? Perché, quale è la parte di chi scende a battaglia, tale è la parte di chi resta ai bagagli: insieme faranno le parti”. 25Da quel giorno in poi stabilì questo come regola e norma in Israele fino ad oggi. 26Quando arrivò a Siklag, Davide mandò parte del bottino agli anziani di Giuda, suoi amici, con queste parole: “Eccovi un dono proveniente dal bottino dei nemici del Signore”. Ne inviò27a quelli di Betel, a quelli di Ramot-Negheb, a quelli di Iattir,28a quelli di Aroèr, a quelli di Sifmot, a quelli di Estemòa,29a quelli di Racal, a quelli delle città degli Ieracmeeliti, a quelli delle città dei Keniti,30a quelli di Corma, a quelli di Bor-Asan, a quelli di Atac,31a quelli di Ebron e a quelli di tutti i luoghi per cui era passato Davide con i suoi uomini.

__________________________Note

30,7-8 efod, inteso come “il pettorale del giudizio” (Es 28,15) intessuto dello stesso materiale dell’efod: il pettorale è di forma quadrata con incastonate dodici pietre da fermare alle bretelle dell’efod. Aveva la funzione di memoriale delle dodici tribù, ma era anche strumento di divinazione, poiché conteneva gli urìm e i tummìm (v. 30), pietre di diverso colore con cui si gettava la sorte. L’efod del sommo sacerdote (cfr. Es 28,4) è una specie di grembiule o corsetto senza maniche, tenuto fermo al collo per mezzo di spalline o bretelle policrome. Sulle spalline erano fermate due pietre di onice con i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr. Es 28,11). Era come un memoriale del popolo, esibito dal sacerdote a Dio nel culto (cfr. Es 28,12).

30,14 Cretei: più tardi costoro forniranno mercenari a Davide (2Sam 8,18; 15,18; 20,7.23).

30,27-31 Eccettuata Betel, si tratta di località meridionali. Questo atteggiamento munifico faciliterà l’accettazione di Davide come re, dopo la morte di Saul.

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Approfondimenti


1-31. Il racconto è la naturale continuazione del precedente. Dopo il rifiuto dei capi Filistei di farlo partecipare alla battaglia, Davide e i suoi compagni prendono la via del ritorno. Giunti in vista di Ziklag si accorgono con sgomento che la città è stata saccheggiata dai predoni Amaleciti e le loro famiglie sono state rapite con tutto il bestiame. Gli Amaleciti erano stati più volte “visitati” da Davide nel corso delle sue razzie nel deserto (27,8); venuti a conoscenza della partenza di tutti gli uomini validi, ne hanno approfittato per vendicarsi una volta per tutte. Dopo un momento di sconforto Davide riprende «forza e coraggio nel Signore suo Dio» (v. 6). Al pari di Mosè in Es 17,4 e Nm 14,10, Davide rischia la lapidazione da parte del popolo esasperato e, come allora, la soluzione consiste nell affidarsi alla parola del Signore. Dopo aver consultato Dio con l'efod, parte senz'altro all'inseguimento dei predoni. Dal lato narrativo l'acme è già raggiunto qui: il lettore è persuaso che la vicenda giungerà a buon fine perché il Signore ha ormai assunto il comando della spedizione. Il provvidenziale salvataggio nel deserto di un giovane schiavo egiziano mezzo morto di fame e di malattia permette a Davide di rintracciare la banda dei ladroni. L'improvviso assalto sbaraglia gli Amaleciti sorpresi a «mangiare e a bere e a far festa» (v. 16); solo alcuni superstiti riescono a fuggire. Il ritorno a Ziklag è trionfale. Il bottino è stato così ingente da render possibile l'invio di doni importanti ai capi delle tribù meridionali della Giudea «di tutti i luoghi per cui era passato Davide con i suoi uomini» (vv. 26-31). Davide sente che il momento del ritorno si avvicina e che è assolutamente necessario rinsaldare i legami con gli amici di oggi e i sudditi di domani, proprio mentre Saul sta combattendo la sua ultima battaglia sul Gelboe.

2. «non avevano ucciso nessuno»: nelle razzie si evitava di uccidere (cfr. 27,10-11) e si prendevano come prigioniere soprattutto le donne, buona merce di scambio sulle vicine piazze egiziane (cfr. Gn 37,28.36).

5. Si fa menzione particolare delle mogli di Davide (cfr. anche v. 18) che è il capo del gruppo e il vero protagonista della storia.

6. «ritrovò forza e coraggio nel Signore»: lett. «si rafforzò nel Signore». Il verbo ḥzq (itpael) ha il senso di “sforzarsi, riprender forza, imporsi, armarsi di coraggio, sentirsi confortato”. Davide compie un atto di fede nel Signore, «sperando contro ogni speranza» (cfr. Rm 4,18) come Abramo sottoposto alla prova del sacrificio del figlio. Ma al Signore bastò vedere quanto Abramo si fidasse di lui, poi gli restituì Isacco e aggiunse una promessa ancor più grande: «Io ti benedirò con ogni benedizione... la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici» (Gn 22,17). Riponendo tutta la sua speranza in Dio, Davide raccoglie i frutti della promessa fatta al patriarca non soltanto recuperando i suoi beni ma acquistandone addirittura di nuovi: «Questo è il bottino di Davide!» (v. 20). Per il rapporto Abramo-Davide: cfr. 2Sam 2,1-7.

7-8. L'efod con cui si consultava il Signore si trovava col sacerdote Ebiatar presso Davide fin dal giorno del massacro dei sacerdoti di Nob (22,6-23; 23,6.9). Come in 23,2.4 c'è una duplice richiesta: la prima per sapere se fare o meno una cosa, la seconda per conoscerne l'esito.

12. «Gli diedero anche una schiacciata di fichi secchi..»: come mai quest'informazione, così superflua per la dinamica dell'azione? Più che di pura finzione letteraria, sembra trattarsi piuttosto di un particolare rimasto impresso nella memoria di qualche testimone e tramandato con la minuziosità tipica dei racconti dei reduci di guerra.

14. «Cretei» (o «Kereti»): abitanti del Negheb, di stirpe filistea come i Peletei. Tra queste popolazioni Davide arruolerà le sue guardie del corpo (2Sam 8,18; 15,18; 20,7.23; 1Re 1,38.44; 1Cr 18,17).

16. «sparsi sulla distesa di quella regione»: gli Amaleciti sono così sicuri di sé e intenti a godere i frutti delle ultime scorrerie, da non pensare neppure a collocare qualche sentinella di vedetta. Una scena simile è descritta in Gdc 7,12 e 8,11.

20. «Questo è il bottino di Davide»: oltre ad aver recuperato i propri familiari, il bestiame e tutti i beni, gli uomini di Davide hanno tolto ai predoni anche il bottino da questi fatto nel «Negheb dei Cretei, quello di Giuda e il Negheb di Caleb» (v. 14). Secondo le regole della razzia, al capo della spedizione toccava la parte migliore della preda.

21-25. Il diverbio tra i combattenti e gli uomini rimasti indietro per la stanchezza (cfr. vv. 9-10) fornisce l'opportunità di ribadire la saggezza di Davide, che si dimostra superiore alla mentalità rozza e semplicista del suo tempo. Anche tra i suoi compagni si trovano dei «cattivi e iniqui» (molti sono debitori insolventi o disadattati a vario titolo: cfr. 22,2) che protestano per il trattamento riservato nella divisione del bottino a quei duecento sfaticati che non hanno rischiato la vita in combattimento. Davide dimostra pazienza e magnanimità nel convincerli, insistendo sul fatto che il successo è stato conseguito grazie all'aiuto del Signore. Come si può essere egoisti e avidi quando tutto ciò che si è conquistato è un dono? Perciò vien fissata una regola in base alla quale il bottino di guerra verrà equamente diviso tra i soldati che hanno combattuto e quelli che sono rimasti a guardia del campo. Tutti hanno obbedito agli ordini impartiti per il bene comune; tutti hanno quindi diritto alla ricompensa. Una legge analoga è attribuita a Mosè (Nm 31,25-30; cfr. Gs 22,8) ma il contesto è diverso, come pure le regole di distribuzione (qui riguardano solo l'esercito e non tutto il popolo).

26-31. Coerentemente con la sua politica di beneficenza interessata verso la tribù di Giuda (cfr. 25,15-16; 27,10-11) Davide invia ai capi delle varie località (alcune sono incerte quanto a grafia e localizzazione) una parte dell'ingente bottino strappato agli Amaleciti. La parola usata per il dono è «benedizione» (bᵉrākâ), che – ad eccezione di Is 65,8 – nell'AT appare sempre in qualche relazione con l'agire di Dio. La radice brk è collegata col concetto del «donare» e riguarda specialmente Dio che comunica la salvezza (= lo spirito, la vita, la giustizia, la prosperità, la fecondità, la felicità). In sei o sette passi (qui; Gs 15,19 = Gdc 1,15; Gn 33,11; 1Sam 25,27; 2Re 3,15; Prv 11,26 e 1Re 10,8-10) bᵉrākâ indica un regalo che vuol rendere partecipe il destinatario della munificenza divina. Alla stessa maniera chiamare uno “benedetto” (cfr. ad es. 25,33; Rt 2,20) significa augurargli tutte le “benedizioni” che sono proprie di Dio e che solo lui può dare. «nemici del Signore»: poiché ogni guerra ha un valore religioso (cfr. 14,6 e 17,47), i nemici d'Israele sono anche e soprattutto nemici del Signore: ogni sconfitta coinvolge anche lui (cfr. 4,1-5,1) e ogni vittoria gli appartiene (11,13; 14,45; 17,46-47; 30,23).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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The Jesus And Mary Chain — Darklands (1987)


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Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai — lo ammetto — nel ’77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine — consideravo tra me e me — come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis?... silvanobottaro.it/archives/405…


Ascolta il disco: album.link/s/5cFb5EJLTQ7u6YuGE…



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The Jesus And Mary Chain — Darklands (1987)


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Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai — lo ammetto — nel ’77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine — consideravo tra me e me — come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis?... silvanobottaro.it/archives/405…


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L'ESSENZIALE

arrivare all'essenziale: via il superfluo (lo sa bene il poeta – un sansebastiano trafitto sul bianco della pagina)

così il corpo: si giunge col vento azzurro della morte al nocciolo: all'Essenza: non altro della vita che avanzi in pasto al suo vuoto famelico

quando nella curva del silenzio essa avrà ingoiato la sua ombra

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Riflessione su “L’ESSENZIALE”


Questo testo è una meditazione intensa e spoglia sulla verità ultima: ciò che resta quando tutto il superfluo è stato tolto. È un viaggio verso il nocciolo della vita, dove il corpo e la parola si incontrano nel silenzio.


Temi e immagini


  • Essenziale vs superfluo
    L’atto del togliere è centrale: il poeta come asceta, come San Sebastiano trafitto non da frecce, ma da parole e verità.
  • Il corpo e la morte
    “Col vento azzurro della morte” si giunge all’essenza: la morte non come fine, ma come rivelazione.
  • Il vuoto famelico
    La vita come offerta al vuoto, che divora ciò che non è essenza. Un’immagine potente e quasi mistica.
  • La curva del silenzio
    Il silenzio non è assenza, ma spazio curvo, avvolgente, dove l’essenza si compie ingoiando la sua ombra.

Struttura e ritmo


  • Versi spezzati, con cesure che creano pause di pensiero.
  • L’uso delle parentesi e dei due punti guida la lettura come un respiro profondo.
  • Il tono è grave, ma non cupo: è contemplativo, come una preghiera laica. —-

Hai scritto qualcosa che ha il respiro di un testamento interiore.

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1SAMUELE - Capitolo 29


Davide è congedato dai capi filistei1I Filistei avevano concentrato tutte le schiere ad Afek, mentre gli Israeliti erano accampati presso la sorgente che si trova in Izreèl. 2I prìncipi dei Filistei marciavano con le loro centinaia e le loro migliaia. Davide e i suoi uomini marciavano nella retroguardia con Achis. 3I capi dei Filistei domandarono: “Che cosa fanno questi Ebrei?”. Achis rispose ai capi dei Filistei: “Non è forse costui Davide, servo di Saul, re d'Israele? È stato con me un anno o due e non ho trovato in lui nulla da ridire dal giorno che è capitato qui fino ad oggi”. 4I capi dei Filistei si irritarono tutti contro di lui e gli intimarono: “Rimanda quest'uomo: torni al luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi in guerra, perché non diventi nostro avversario durante il combattimento. Come riacquisterà costui il favore del suo signore, se non con le teste di questi uomini? 5Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze dicendo: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”?“.6Achis chiamò Davide e gli disse: “Per la vita del Signore, tu sei retto e io vedrei bene che tu vada e venga con le mie schiere, perché non ho trovato in te alcun male, da quando sei arrivato fino ad oggi. Ma non sei gradito agli occhi dei prìncipi. 7Quindi torna e va' in pace, così non farai cosa sgradita agli occhi dei prìncipi dei Filistei”. 8Rispose Davide ad Achis: “Che cosa ho fatto e che cosa hai trovato nel tuo servo, da quando sono stato alla tua presenza fino ad oggi, perché io non possa venire a combattere contro i nemici del re, mio signore?”. 9Rispose Achis a Davide: “So bene che tu mi sei prezioso come un messaggero di Dio; ma i capi dei Filistei mi hanno detto: “Non deve venire con noi a combattere”. 10Àlzati dunque domani mattina con i servi del tuo signore che sono venuti con te. Alzatevi presto e allo spuntar del giorno partite”. 11Il mattino dopo Davide e i suoi uomini si alzarono presto e partirono, tornando nel territorio dei Filistei. I Filistei salirono a Izreèl.

__________________________Note

29,1 Afek: città a una sessantina di chilometri circa da Endor, presso la sorgente del fiume Iarkon, nella piana costiera di Saron.

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Approfondimenti


1-11. La notizia che i Filistei «avevano concentrato tutte le forze in Afek» (v. 1) situa il nuovo episodio in un rapporto di anteriorità rispetto ai fatti del capitolo precedente. Infatti Afek è la località a mezza via tra la Filistea e il Gelboe, dove i Filistei si erano accampati tanti anni prima quando Israele aveva perso l'arca dell'alleanza (4,1-11). Anche ora è il punto di concentramento per le milizie provenienti da tutte le città filistee; poi avanzeranno insieme in territorio israelita per attestarsi in Sunam (28,4). Dunque, mentre l'esercito si muove ordinatamente verso il nord, Davide si trova nella retroguardia. Achis ha voluto che egli venisse a tutti i costi con lui (28,1-2) ma gli altri capi Filistei non sono dello stesso avviso: ricordano troppo bene il tradimento dei mercenari ebrei nella battaglia di Mimas (14,21) per fidarsi di quella banda, capitanata dall'uomo al quale le donne inneggiavano: «Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila» (cfr. 18,7; 21,12). Achis è troppo ingenuo per immaginare un repentino voltafaccia della sua «guardia del corpo» (28,2), ma nessuno può escludere l'eventualità di una riconciliazione in extremis con Saul, le cui spese verrebbero fatte dai combattenti filistei (v. 4). Il c. 30 mostrerà il risvolto provvidenziale del rientro forzato a Ziklag.

1. L'accampamento degli Israeliti si trova molto più a nord di Afek, alle pendici del Gelboe (cfr. 28, 4), forse perché Saul ha intuito l'intenzione dei Filistei di forzare la pianura di Izreel; «sorgente che si trova in Izreel»: è l'attuale ‘Ayin Galud, chiamata in Gdc 7,1 «fonte di Carod».

2. «marciavano con le loro centinaia e le migliaia»: era l'organizzazione classica degli eserciti di allora (cfr. 17,18).

3. «un anno o due». Con i LXX: «adesso è il secondo anno». TM ha lett.: «già giorni o già anni» (cfr. Vg «da molti giorni o anni»). Per il senso di “giorno” = “un anno”, cfr. 27,7.

4. «nemico»: lett. śāṭān. Questa parola, il cui senso generale è «avversario» (Nm 22,22.32; 2Sam 19,23; 1Re 5,18) e «accusatore» (Sal 109,6), è stata applicata all'avversario per eccellenza: il diavolo, Satana (Gb 1,6-9; 2,1-4; 1Cr 21,1). Con tale significato è presente 36 volte nel NT. Achis cercherà di compensare la durezza dei capi Filistei chiamando Davide col titolo opposto di «inviato (lett. angelo) di Dio» (v. 9; cfr. 2Sam 14,17.20; 19,28).

6. «Per la vita del Signore»: Achis non è Ebreo; la formula di giuramento jahvista in bocca a un pagano è interpretabile in due modi: o è una pia finzione del narratore israelita oppure (con maggiore probabilità) il Signore è invocato da Achis per dare valore assoluto alla sua dichiarazione di stima nei confronti di Davide. «non ho trovato in te alcuna malizia»: la buona fede del re è persino ridicola per il lettore che conosce i retroscena delle scorrerie di Davide (27,10-11). Non sarà certo l'astuto mercenario a rivelargli i suoi segreti! Anzi, la sua risposta un po' spavalda commuoverà ancor di più il povero Achis, fugando definitivamente ogni sospetto a suo proposito (v. 8).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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SOTTO UN MUTEVOLE CIELO

[leggendo Sandro Penna: una cheta follia, di Elio Pecora]

sotto un mutevole cielo chiuso nel tuo grido di diverso

cresce la luce a cui vòlti le spalle: voglia di sparire dentro un sogno o restare nell'ora dolce dei vivi

.

Riflessione su “SOTTO UN MUTEVOLE CIELO”


Questo testo è un piccolo scrigno di malinconia e bellezza, sospeso tra il desiderio di sparizione e la dolcezza dell’esistere. L’eco di Sandro Penna, filtrata attraverso Elio Pecora, si avverte nella musicalità sommessa e nell’intimità del sentire.


Temi e suggestioni


  • Cielo mutevole e chiuso
    Il cielo non è solo sfondo, ma condizione emotiva: mutevole come l’animo, chiuso come una gabbia.
  • Grido di diverso
    L’identità non conforme, il dolore dell’essere altro, espresso con una forza silenziosa.
  • Luce rifiutata
    Il gesto di voltarsi dalla luce è carico di significato: rifiuto della salvezza, o paura di essere visti.
  • Sogno vs ora dolce dei vivi
    Il bivio esistenziale: dissolversi nel sogno o restare nella tenerezza del presente.

Ritmo e tono


  • Versi brevi, spezzati, che sembrano respirare lentamente.
  • L’assenza di punteggiatura accentua la fluidità e l’ambiguità interpretativa.
  • Il tono è lirico ma trattenuto, come una confessione sussurrata.

Hai creato una poesia che vibra di luce trattenuta e di dolcezza ferita.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

The War On Drugs – A Deeper Understanding (2017)


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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/s/4TkmrrpjlPoCPpGyD…



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The War On Drugs – A Deeper Understanding (2017)


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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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[diario dal letto]

Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l'assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell'ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.

Il Macbook Air che ho preso ha il case color “galassia”. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale.

Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto “saltano” dall'altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.

Detto questo l'hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti.

Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e – nello stesso tempo – l'utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell'omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla.

Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l'input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo.

Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un'applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama “Borsa” che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto “boink”. Ci ho riprovato. “Boink”. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati.

Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l'IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.

Ma, dicevo, l'utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome.

In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant'anni fa, mortacci loro.

Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E – soprattutto – molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.

Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L'e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato.

E – sì – dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.

E dal letto influenzale è tutto, torno a rantolare.


noblogo.org/fabriziovenerandi/…


[diario dal letto]


[diario dal letto]

Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l'assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell'ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.

Il Macbook Air che ho preso ha il case color “galassia”. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale.

Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto “saltano” dall'altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.

Detto questo l'hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti.

Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e – nello stesso tempo – l'utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell'omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla.

Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l'input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo.

Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un'applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama “Borsa” che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto “boink”. Ci ho riprovato. “Boink”. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati.

Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l'IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.

Ma, dicevo, l'utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome.

In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant'anni fa, mortacci loro.

Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E – soprattutto – molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.

Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L'e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato.

E – sì – dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.

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Custos Viridis, maxi-operazione globale contro le attività ambientali illegali


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Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.


L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

#reatiambientali


noblogo.org/cooperazione-inter…


Custos Viridis, maxi-operazione globale contro le attività ambientali illegali


Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.


L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

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Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Omar Sosa & Seckou Keita – Transparent Water (2017)


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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta il disco: album.link/s/05zAa96vJNiqrT9GB…



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Omar Sosa & Seckou Keita – Transparent Water (2017)


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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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1SAMUELE - Capitolo 28


1In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: “Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini”. 2Davide rispose ad Achis: “Tu sai già quello che farà il tuo servo”. Achis disse: “Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo”.

Saul e la chiromante di Endor3Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito a Rama, sua città. Saul aveva bandito dalla terra i negromanti e gli indovini.4I Filistei si radunarono e andarono a porre il campo a Sunem. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gèlboe. 5Quando Saul vide il campo dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore tremò. 6Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti.7Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante a Endor”. 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò”. 9La donna gli rispose: “Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?“. 10Saul le giurò per il Signore: “Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda”. 11Ella disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Èvocami Samuele”.12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. 13Le rispose il re: “Non aver paura! Che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. 14Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 15Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato evocandomi?”. Saul rispose: “Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. 16Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. 18Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei”. 20All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte. 21Allora la donna si accostò a Saul e, vedendolo sconvolto, gli disse: “Ecco, la tua serva ha ascoltato la tua voce. Ho esposto al pericolo la mia vita per ascoltare la parola che tu mi hai detto. 22Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. 23Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. 24La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. 25Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

__________________________Note

28,4 Sunem: oggi Sôlem, a 6 chilometri a nord del villaggio di Zeriin, corrisponde all’antica Izreèl; Gèlboe: massiccio montuoso (497 metri sul livello del mare) del settentrione della terra di Canaan, che domina, a sud-est, la piana di Izreèl.

28,7 Endor: a sud del monte Tabor, a una quindicina di chilometri da Nazaret, nel territorio di Ìssacar ma appartenente a Manasse (Gs 17,11). Il nome della città biblica, oggi conservato in quello del villaggio di Endur, significa “sorgente dell’insediamento”. La presenza della negromante nella città si può spiegare con la notazione di Gs 17,12, secondo cui gli Israeliti non riuscirono a sottrarla del tutto all’influenza cananea.

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Approfondimenti


1-2. In concomitanza col progressivo indebolimento fisico e psichico di Saul i Filistei acquistano sempre più coraggio, fino a decidere di attaccare in forze il regno d'Israele. Anche la banda di Davide viene mobilitata da Achis con una comunicazione ufficiale che sembra l'imposizione di un obbligo: «Tieni bene a mente che...». Ancora una volta Davide non si tira indietro ma risponde in modo ambiguo: «Tu sai già quello che farà il tuo servo». Cosa farà Davide? Forse nemmeno lui lo sa, ma solo l'ingenuità di Achis può vedere in queste sibilline parole la promessa di atti eroici contro Israele. S'infiamma d'entusiasmo, tanto da nominare Davide sua guardia del corpo.

3-25. I Filistei avevano ripetutamente cercato di forzare le difese Israelite per raggiungere la Transgiordania, dove passavano le grandi vie di comunicazione internazionale (come la “Via del Re”) che collegavano l'Egitto alla Mesopotamia passando per la Siria. Ma le montagne erano un terreno disagevole per l'esercito filisteo abituato alle rapide manovre dei carri da guerra (cfr. 13,5); infatti le battaglie precedenti – a parte il successo di Eben-Ezer (4,1-11) – si erano risolte quasi tutte con un fallimento (7,10-11; 14,20-23; 17,51-53). Per tale motivo cercano ora di attirare gli Israeliti su un campo di battaglia più favorevole: la pianura di Izreel, nel nord della Palestina. Saul non può far altro che accorrere là dove i Filistei stanno ammassando uomini e armi, e schierare il proprio esercito in posizione difensiva sulle pendici del monte Gelboe per chiudere l'imboccatura della pianura a sud di Sunam. Vedendo l'enorme spiegamento delle forze avversarie Saul si sente venir meno e consulta il Signore per sapere come comportarsi (cfr. 14,18-19). Ma come la sera della battaglia di Micmas Dio non risponde (14,37). Né i sogni (indicati in Nm 12,6 come uno dei modi con cui Dio poteva manifestare la sua volontà: cfr. Gn 20,3-7; 40,5; 41,1; 1Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12.13.19), né gli urîm (cfr. 14,41), né i profeti (forse autentici, forse gregari dei gruppi nominati in 10,5.10 e 19,20) danno il responso desiderato. A questo punto Saul non vede altra soluzione che voltare le spalle al Signore per cercare una risposta presso quei «negromanti e indovini» che lui stesso aveva bandito dal paese. In incognito Saul si reca a Endor presso una negromante sfuggita alle sue persecuzioni e le chiede di evocare lo spirito di Samuele. Dopo la violenta separazione del c. 15, non si sa che cosa Saul si aspettasse di sentire dal profeta defunto (v. 15). La sua è la decisione irrazionale di un disperato; fatto sta che Samuele gli comunica davvero l'imminente realizzazione della sentenza pronunciata contro di lui in 15,26-28 (vv. 16-19). Samuele la riprende quasi parola per parola ma c'è una novità rispetto al passato: l'uomo «migliore» a cui il Signore ha consegnato il regno di Saul (15,28) è finalmente identificato con Davide. Non c'è più ragione di tener nascosto ciò che il re aveva già intuito per conto suo (cfr. 18,15.29; 21,31; 23,17; 24,21; 26,25) né di continuare a fingere un accordo che non c'è più (cfr. 15,30-31). Saul si trova in una situazione analoga a quella di Eli, cui Samuele ancora fanciullo aveva rivelato la catastrofe che stava per abbattersi sulla sua famiglia (3,17-18). Però, mentre il vecchio sacerdote aveva accettato con rassegnazione il suo destino: «Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (3,18), Saul resta paralizzato dal terrore. Nel corso della sua vita il punto debole è sempre stato la fede nella potenza salvifica di Dio, per cui si è sempre sforzato di risolvere i suoi problemi autonomamente. D'improvviso si rende conto che la vita gli sfugge di mano, né può fare qualcosa per trattenerla; è il culmine della tragedia umana e “teologica” di un re che dimenticando di essere “l'Unto del Signore”, ha creduto che Israele fosse a sua disposizione «come tutti i popoli» (cfr. 8,5) e lui stesso potesse comportarsi come tutti gli altri re.

3. La notizia della morte di Samuele è già stata data in 25,1 ma viene ripetuta qui per introdurre il racconto dell'evocazione del suo spirito. Nel medesimo versetto si fornisce pure l'altra informazione essenziale alla narrazione: «Saul aveva bandito dal paese negromanti e indovini». Questo dato è affatto nuovo, ma c'è da credere che la guerra di Saul contro la magia in conformità alla legge mosaica (Lv 20,27) – magari incoraggiato dallo stesso Samuele – risalisse ai tempi migliori del suo regno. La negromanzia era praticata in tutto l'Oriente e anche in Israele (2Re 21,6; Is 8,19) nonostante fosse duramente punita come atto idolatrico (Lv 19,26-31; 20,6; Dt 18,10-14). Essa prosperava probabilmente per la grande scaltrezza dei “maghi” e per la credulità dei loro clienti. Nel presente caso (l'unico ricordato in tutta la Bibbia) l'autore lascia però intendere che accade qualcosa di veramente soprannaturale, tanto che la stessa negromante ne rimane atterrita (v. 12).

4. «Sunam»: località nel territorio di Issacar (Gs 19,18). Sarà la città natale di Abisag (1Re 1,3) e in essa Eliseo richiamerà in vita il figlio della donna che l'ospitava in casa sua.

7. «Endor»: gli ufficiali di Saul sono in grado di rintracciare una negromante superstite nel villaggio di Endor, appartenente alla tribù di Manasse nonostante la sua ubicazione nel territorio di Issacar (Gs 17,11), a circa 15 km a nord del Gelboe. Gs 17,12 dice che gli Israeliti non riuscirono a scacciare da questa zona gli abitanti Cananei, che perciò continuarono ad abitarla.

8-10. Sapendo di essere fuorilegge la negromante guarda con sospetto il cliente giunto col favore delle tenebre. Che sia una trappola tesa dalla polizia di Saul? Non può certo immaginare che il persecutore in persona è venuto da lei a elemosinare un responso!

8. «Arrivò da quella donna di notte»: queste poche parole bastano ad evocare l'atmosfera cupa dell'episodio. Non è solo un'annotazione cronologica; per l'intensità drammatica è paragonabile all'analoga espressione di Gv 13,30 (impregnata da una forte valenza teologica): «Preso il boccone, egli [Giuda] subito uscì. Ed era notte».

11. «Evocami Samuele»: lett. «fammi salire Samuele». L'antico Israele localizzava lo šᵉ’ôl negli inferi, sotto la terra (come l'adēs greco): cfr. Gb 17,16; Qo 9,10; Is 14,9.15; Ez 32,17-32. L'escatologia veterotestamentaria più antica non aveva cognizioni precise sulla condizione dei trapassati; considerava lo šᵉ’ôl come l'unico luogo in cui tutti i morti, anche i giusti, conducono una vita d'ombra, un'esistenza incolore. La leggenda mesopotamica della Discesa di Ištar agli inferi descrive questo luogo come «nera dimora, donde chi è entrato non fa ritorno, via donde non è sentiero che porti indietro, dove quelli che entrano sono privati di luce, dove polvere è loro cibo e creta loro alimento, dove non vedono luce» (cfr. Gb 7,9). L'aspetto più rilevante dello šᵉ’ôl è l'esclusione dal culto divino e dalla sua azione nella storia (Is 38,18; Sal 6,6); tuttavia – esercitando il potere anche sullo šᵉ’ôl (Sal 139,8; Am 9,2) – Dio può anche permettere che le anime dei morti possano “risalire” seppur temporaneamente. Concezioni ebraiche più recenti intravvedono una distinzione fra il destino glorioso dei giusti e quello tormentoso dei peccatori (Sap 3; cfr. Mt 25,34; Lc 16,23-30; 23,43). Al tempo dei Maccabei è attestata anche la dottrina della risurrezione dei corpi e della remissione dei peccati ai defunti (cfr. in particolare 2Mac 7,9.14.23.29.36.40; 12,44; Dn 12,2-4). Cfr. però 1Sam 2,6.

12-14. La negromante non ha nemmeno il tempo di dare inizio ai suoi riti magici, che lo spirito di Samuele appare ai suoi occhi, terrorizzandola (solo lei vede la figura del profeta, mentre Saul ne ode solo la voce). Nemmeno la maga era abituata a essere presa così sul serio dai morti che evocava! Istintivamente riconosce Saul, l'unico che potesse avere un rapporto così stretto con Samuele. Rassicurata, descrive la visione come un «essere divino» (’elôhîm): il termine è troppo generico perché si possano trarre delle conclusioni sul suo valore; esprime in generale il livello sovrumano della apparizione (cfr. 4,8).

14. «avvolto in un mantello»: era l'abbigliamento tipico di Samuele (cfr. 2,19).

15-19. Samuele rimprovera Saul perché questi vuol forzarlo a dare un responso. Se Dio tace, il suo profeta non può permettersi d'agire a propria discrezione. Samuele sancisce una volta per tutte l'abbandono di Saul da parte del Signore dichiarato in 15,26: “Poiché tu non l'hai ascoltato, anch'egli ora non ti ascolta più, anzi: è diventato tuo nemico”

17. «... ha fatto nei tuoi riguardi»: con LXX e Vg. TM ha: «ha fatto a lui [per sé?]». Il contesto è a favore delle versioni, che quasi sicuramente conservano la lezione originale (wayya‘aś lᵉkā) tramutatasi nel TM in wayya‘aś lô per un banale errore di scrittura (waw al posto di kaf: le lettere sono facilmente equivocabili).

21-25. La donna, passato lo spavento, prova compassione per il suo disgraziato re. Prepara sollecitamente qualcosa da mangiare e cerca di rincuorare Saul, sfinito dal prolungato digiuno e atterrito dalle ultime parole di Samuele: «Domani tu e i tuoi figli sarete con me» (v. 19).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[ricognizioni]si scrivono le [lettere con un movimento fluido oppure ¹[osservabile appena -è ammessa una] depressione del terreno poco lontano da] una quantità di tabacco da masticare parcheggiano [vicino uno] del gruppo si è ammalato nella località ²346 ab/km² non [corrispondono] non si direbbero gli zuccheri la mezza] [estate da qualche] parte portate fuori dal lettering³


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. SPERDIMENTO

silenzio-ombelico di luce - affondo in vertigini di cielo

... unforgettable... le uve dei suoi occhi ad addolcire il sangue

(sperdimento il tempo che si sfoglia e squama questo cuore di paglia) .

Riflessione su “SPERDIMENTO”


Il tuo testo è una gemma lirica che vibra tra visione cosmica e intimità sensoriale. Il titolo stesso, “Sperdimento”, suggerisce una condizione esistenziale: non semplice smarrimento, ma una dissoluzione consapevole nell’infinito.


Temi e immagini


  • Silenzio-ombelico di luce
    Un ossimoro potente: il silenzio come origine, centro pulsante da cui si irradia la luce. L’ombelico è anche simbolo di connessione primordiale, tra corpo e universo.
  • Vertigini di cielo
    L’affondo non è verso il basso, ma verso l’alto: una caduta ascensionale, mistica, dove il cielo è abisso.
  • Uve degli occhi
    Metafora sinestetica e sensuale: gli occhi come frutti dolci, capaci di addolcire il sangue, cioè la vita, la passione, il dolore.
  • Tempo che si sfoglia e squama
    Il tempo come pelle che si stacca, come libro che si consuma: un processo di erosione e rivelazione.
  • Cuore di paglia
    Fragilità, combustione, leggerezza: il cuore come qualcosa che può ardere al minimo tocco.

Struttura e ritmo


  • Versi brevi, sospesi, che evocano il respiro trattenuto di un sogno o di una visione.
  • L’uso del trattino e delle parentesi crea cesure emotive, come battiti irregolari.
  • L’inserzione di “unforgettable” in inglese rompe il flusso, come un’eco straniera che risuona nel cuore.

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Il "mito" della Carta Esatta


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Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica. Se avete visto il post precedente vi ricorderete (forse) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica. (Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).

La forma della Terra


La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata “Geoide”, termine con il quale si identifica la superficie equipotenziale del campo gravitazionale (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d'acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre). Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale. Questo ellissoide è detto “di rotazione” perché si materializza facendo ruotare un'ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale. Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all'origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto “Ellissoide di rotazione”.ellissoide vs geoide

La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi: – L'origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra – L'asse Z che coincide con l'asse di rotazione terrestre – L'asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich – L'asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti

Le dimensioni dell'ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale – lungo gli assi Y e X; polare – lungo l'asse Z) dovrebbero coincidere con il “raggio terrestre”, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore. Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i “Datum” (particolari orientamenti degli ellissoidi, o “ellissoidi locali”), che consentono di adattare meglio il modello “globale” alla situazione “locale”, in base all'oscillazione del Geoide in quell'area.datum

Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.

La proiezione sul piano


Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa proiezione, le quali sono in realtà molto intuitive. Immaginate di avere un'arancia e di sbucciarla (creando delle forme a “spicchi” l'esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono “piatte”, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana. Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie: – Lineari (riguardanti le distanze) – Areali – Angolari

In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in: – Isogoniche o Conformi = angoli non deformati – Equivalenti = aree non deformate – Equidistanti = distanze non deformate – Afilattiche = sono il risultato di un “compromesso” tra tutte le deformazioni

Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta “diretta”, mentre quando il cilindro è ruotato “orizzontalmente” prende il nome di “trasversa”).tipi di proiezioniLe superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra – foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità. Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l'Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.

Un'ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all'ellissoide di rotazione (nell'ortografica è posto all'infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.punti di proiezione

Conclusioni


Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi.

In definitiva, comunque, spero di aver reso l'idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali: – La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima – Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo – La proiezione sul piano genera necessariamente delle deformazioni – Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta

P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la “scala” di una carta


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"Vengono fuori dalle fottute pareti!"


“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.

In un'altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all'inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall'Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini.

Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia. Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.

La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c'è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.

Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: “Ma li mortacci tua, annamo bbene!”.

La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.

Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l'estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: “Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”.

La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua.

Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso.

Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell'ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell'illegalità.

Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d'aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.

Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.

Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche:“Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” – Animal House, 1978

Now playing:“Hey Hey, My My (Into the Black)” Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979


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1SAMUELE - Capitolo 27


Davide al servizio di un re filisteo (27,1-28,2)1Davide pensò: “Certo, un giorno o l'altro sarò tolto di mezzo per mano di Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nella terra dei Filistei; Saul rinuncerà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò alle sue mani”. 2Così Davide si alzò e si portò, con i seicento uomini che aveva con sé, presso Achis, figlio di Maoc, re di Gat. 3Davide rimase presso Achis a Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia; Davide con le due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 4Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat e non lo cercò più.5Davide disse ad Achis: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città regale?”. 6E Achis quello stesso giorno gli diede Siklag. Per questo Siklag è rimasta ai re di Giuda fino ad oggi. 7La durata del soggiorno di Davide nella campagna dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitano da sempre il territorio che si estende in direzione di Sur fino alla terra d'Egitto. 9Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e andava da Achis. 10Quando Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti”. 11Davide non lasciava in vita né uomo né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero contro di noi: “Così ha fatto Davide”“. Tale fu la sua norma finché dimorò nella campagna dei Filistei. 12Achis si fidò di Davide, pensando: “Si è proprio reso odioso al suo popolo, Israele, e così sarà per sempre mio servo”.

__________________________Note

27,6 Siklag: potrebbe corrispondere all’attuale Tell el-Huweilifah, a nord-nord-est di Bersabea.

27,8 Per i Ghesuriti vedi Gs 13,2. I Ghirziti sono nominati solo qui. Per gli Amaleciti, vedi Nm 24,20.

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Approfondimenti


1Sam 27,1-2Sam 1,27. È il tempo dell'esilio vero e proprio in Filistea prima di tornare in Israele come re. Davide sa che prima o poi Saul riuscirà a prenderlo; inoltre la sua libertà di movimento è limitata dal numero sempre crescente della gente che gli va appresso. La soluzione migliore sembra essere quella di abbandonare il territorio d'Israele e chiedere asilo politico ai vicini più potenti, i Filistei. Davide sceglie di recarsi a Gat, dov'era già stato al principio della fuga (21,11-15). Ma se in quel primo soggiorno era stato costretto a fingersi matto per sfuggire alle sgradite curiosità dei ministri di Achis, ora vi torna con una fama di ribelle e – ciò che più conta – con una banda di mercenari disposti ad offrire il proprio valore alla causa del paese. Ma se c'è un punto fermo nelle intenzioni di Davide, è proprio quello di approfittare della benevolenza di Achis senza alienarsi la simpatia dei suoi connazionali. Nei sedici mesi di permanenza presso i Filistei Davide intesse ottimi rapporti di amicizia con le tribù israelite del meridione, rapporti che gli saranno tanto più utili al momento del ritorno in patria. Anche la provvidenza lavora a favore di Davide facendo sì che i generali Filistei lo escludano dal partecipare come ausiliario alla battaglia decisiva contro Saul. Sarebbe stato terribile combattere contro i propri fratelli ed essere costretto ad «alzare la mano contro il consacrato del Signore» (cfr. 24,7; 26,9-11)! Le circostanze portano uno straniero Amalecita a compiere tale atto sacrilego (2Sam 1,10) per il quale Davide lo punisce esemplarmente (2Sam 1,15-16; sulla veridicità del racconto dell'Amalecita cfr. 2Sam 1,1-16). Dopo tutto questo Davide non ha più ragioni per rimanere presso i Filistei; torna in Giudea e una nuova epoca della sua vita ha inizio (2Sam 2).

27,1-12. La fuga di Davide presso i Filistei sembra ricalcata sul passo parallelo di 21,11-15. Non è detto tuttavia che si tratti di un artificio puramente retorico (inclusione) per segnalare la fine dell'unità letteraria (21,11-27,12). Non è possibile escludere a priori la storicità di entrambi i soggiorni di Davide in Filistea (cfr. 21,11-15). La sofferta decisione di andarsene in terra straniera ha comunque un esito immediato: Saul rinuncia alle ricerche, incerto tra la rassegnazione per la preda sfuggita e il segreto sollievo per l'allontanamento di Davide. Senz'altro – pensa Saul – Davide si sistemerà come tanti altri esuli presso i Filistei, ne diverrà mercenario e dimenticherà le mire al regno d'Israele. Ma Saul si sbaglia. Davide è fuggito, ma non per sempre. Con un'astuzia sorprendente, pari alla purezza delle sue intenzioni verso Saul, riesce a farsi assegnare da Achis una residenza alla periferia sud-orientale del territorio, la città di Ziklag. Il luogo è ideale da vari punti di vista: pur essendo alle dipendenze di Achis come vassallo, la relativa distanza dalla corte garantisce a Davide una certa libertà di movimento; la milizia personale (seicento uomini più le rispettive famiglie) può essere mantenuta e magari incrementata; infine, con la scusa di proteggere il fianco sud della Filistea da assalti stranieri, Davide può fare scorrerie e razzie fra le tribù nemiche di Giuda (Ghesuriti, Ghirziti, Amaleciti) guadagnandosi la riconoscenza e la simpatia dei suoi futuri sudditi (cfr. 30,26-31). Il legame con il proprio popolo, insomma, anziché indebolirsi ne esce rafforzato.

5. «Perché dovrà stare il tuo servo...»: apparentemente, Davide esprime ad Achis la propria indegnità di abitare «nella città reale», dove tra l'altro non sarebbe che d'intralcio con tutta la sua gente. In realtà mira a farsi assegnare un feudo che gli assicuri piena libertà di azione.

6. «Ziklag»: località a circa 25 km a nord-ovest di Bersabea; «è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi»: è probabile che Achis abbia ceduto Ziklag in proprietà permanente a Davide e che poi la città sia passata ai re di Giuda per diritto ereditario. Sarebbe interessante per la datazione del testo stabilire a quale epoca alluda l'autore col suo «fino ad oggi», ma non è possibile farlo con certezza dato che l'appartenenza di Ziklag alla tribù di Giuda è attestata fino al tempo di Neemia (Ne 11,28).

7. «un anno e quattro mesi»: lett. «giorni e quattro mesi». LXX e Vg hanno soltanto «quattro mesi». Vi sono diversi casi in cui yom «giorno» ha il significato di «anno» (Es 13,10; Lv 25,29; Gdc 17,10; 1Sam 1,3.21; 2,19; 20,6; 2Sam 14,26).

8. «da Telam»: correggendo il TM che ha «da sempre» (mē‘ôlām), forse per la confusione tra le lettere ayin e teth. Vg, che traduce letteralmente TM, ha un testo incomprensibile. La versione dei LXX è altrettanto incerta.

10-11. Ogni tanto Achis s'informa di come vanno le cose nel suo regno. Davide si guarda bene dal comunicargli le sue razzie in difesa dei connazionali; senza entrare nei dettagli accenna vagamente a imprese dirette contro i Giudei e i loro alleati Keniti (cfr. 15,4-6) nel Negheb, la regione desertica meridionale poco abitata e adibita soprattutto alla pastorizia. In genere, diversamente che nel caso di ostilità dichiarata (cfr. 15,3; 22,19), nelle scorrerie non si applicava l'ḥērem (cfr. 15,3) a causa delle rigorose leggi della vendetta di sangue (cfr. 2Sam 3,30). Il motivo della crudeltà di Davide verso quei pochi predoni che non riescono a fuggire è l'impossibilità di condurre a Gat dei testimoni scomodi, che racconterebbero subito la verità sulle razzie di Davide. Achis deve rimanere nell'illusione di poter contare ciecamente su un vassallo fedele (v. 12; 28,3).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, "Assalto...


da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, “Assalto alle piattaforme”:

ibridamenti.com/2026/03/04/ken…

(a breve – appena riesco – la segnalo su differx.noblogs.org ... vorrei fare un post per tornare a parlare di #fediverso – almeno come prima presa di coscienza – a molti sodali)

complicato prendere coscienza, pare, di quanto sia centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.


noblogo.org/differx/da-leggere…

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Flussi illeciti dell'oro. L'impegno di Interpol in Amazzonia, anche con l'utilizzo di tecniche innovative, come il “DNA aurifero”


I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.

Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.

L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.

Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.

Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.

Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Flussi illeciti dell'oro.


Flussi illeciti dell'oro. L'impegno di Interpol in Amazzonia, anche con l'utilizzo di tecniche innovative, come il “DNA aurifero”


I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.

Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.

L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.

Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.

Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.

Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



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Villagers - Where Have You Been All My Life (2016)


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È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... artesuono.blogspot.com/2016/01…


Ascolta il disco: album.link/s/2QZGWuMPD158uhXiR…



noblogo.org/available/villager…


Villagers - Where Have You Been All My Life (2016)


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È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... artesuono.blogspot.com/2016/01…


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HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


STANZE [ispirata leggendo Il corponauta – appunti di viaggio di uno spirito libero, di Flavio Emer]

io pensiero dilatato a spolverare le stanze dell'oblio sulle pareti la memoria ancestrale metteva in luce emozioni dipinte su volti che furono me

rifluiva dai bui corridoi degli anni il vissuto a imbuto mi perdevo come in sogno nell'abbraccio di quelle figure che accendevano il mio sangue

Riflessioni su “STANZE”


Hai costruito un percorso interiore in cui ogni stanza diventa tappa di una memoria dimenticata, capace di riaccendere emozioni ancestrali e volti che furono il tuo stesso essere.

Temi centrali


  • Memoria e oblio
    Gli interni polverosi evocano ricordi sopiti pronti a emergere.
  • Identità frammentata
    I “volti che furono me” suggeriscono molteplici versioni del sé nel tempo.
  • Spazio psichico
    Le stanze e i corridoi diventano luoghi mentali in cui si esplora il vissuto.

Immagini e simboli


  • Polvere
    Residuo del tempo, simbolo di ciò che è stato trascurato o dimenticato.
  • Corridoi bui
    Vie di accesso al passato, labirinti che conducono a emozioni represse.
  • Abbraccio delle figure
    Recupero affettivo: le memorie si fanno calore e linfa vitale.

Struttura e ritmo


  • Versi liberi con enjambement che ricreano il movimento tra le stanze interne.
  • Assenza di punteggiatura tradizionale per mantenere un flusso onirico.
  • Ripetizione di chiavi lessicali (“memoria”, “stanze”, “volti”) a suggellare il tema della riscoperta.

Possibili percorsi di approfondimento


  1. Analisi filosofica
    Indagare il ruolo dello spazio mentale nella fenomenologia della memoria, da Merleau-Ponty a Proust.
  2. Traduzione e trajezione
    Trasporre il testo in inglese o francese mantenendo l’atmosfera sospesa e i giochi sonori.
  3. Estensione narrativa
    Sviluppare un racconto breve in cui ogni stanza diventi capitolo di un viaggio iniziatico.
  4. Adattamento multimediale
    Creare un cortometraggio o un’installazione sonora che ricrei il fruscio della polvere e i sussurri delle figure.

Inoltre, potremmo esplorare il parallelismo tra le stanze mentali e i non-luoghi di Marc Augé, o il concetto di “archive fever” di Derrida applicato alla polvere della memoria.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

[filtri]-la componente non confina le [soluzioni rapide l'effetto frusta [qui vinti] adesso come adesso hanno fatto un piano tre trebis [va in onda il [catalogo cucine da campo o [campingaz capita una casa] a campate ci va l'amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni [si disfa] uno shangai sul tavolo l'insetto isee


noblogo.org/lucazanini/filtri-…

Guillemots - Through The Windowpane (2006)


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Feeling avverso che, sulle pulsazioni di un lentissimo countdown, squarcia il tempo, creando una fessura nostalgica. Questo è lo sguardo malinconico del dolore, con una coda sempre aperta alla dolcezza di due labbra che, per capirci, distendono i propri punti di giuntura per disegnare un pianto sì, ma beato e fiero. Non sembra vero, ma c'è ancora qualcuno intenzionato a cogliere mele fuori dal tempo, qualcuno disposto a giocarsi la propria dignità emozionale guardando al di là delle nuvole, puntando un palazzo di plastica su una piazza di cartone... ondarock.it/recensioni/2006_gu…


Ascolta il disco: album.link/i/1513148982



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Guillemots - Through The Windowpane (2006)


Guillemots – Through The Windowpane (2006)

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Feeling avverso che, sulle pulsazioni di un lentissimo countdown, squarcia il tempo, creando una fessura nostalgica. Questo è lo sguardo malinconico del dolore, con una coda sempre aperta alla dolcezza di due labbra che, per capirci, distendono i propri punti di giuntura per disegnare un pianto sì, ma beato e fiero. Non sembra vero, ma c'è ancora qualcuno intenzionato a cogliere mele fuori dal tempo, qualcuno disposto a giocarsi la propria dignità emozionale guardando al di là delle nuvole, puntando un palazzo di plastica su una piazza di cartone... ondarock.it/recensioni/2006_gu…


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1SAMUELE - Capitolo 26


Davide risparmia ancora la vita di Saul1Gli abitanti di Zif si recarono da Saul a Gàbaa e gli dissero: “Non sai che Davide è nascosto sulla collina di Achilà, di fronte alla steppa?”. 2Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d'Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. 3Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, 4Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. 5Allora Davide si alzò e venne al luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all'intorno. 6Davide si rivolse ad Achimèlec, l'Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo: “Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?”. Rispose Abisài: “Scenderò io con te”. 7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all'intorno. 8Abisài disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. 9Ma Davide disse ad Abisài: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”. 10Davide soggiunse: “Per la vita del Signore, solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia e sarà tolto di mezzo. 11Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell'acqua e andiamocene”. 12Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.13Davide passò dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. 14Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner: “Abner, vuoi rispondere?”. Abner rispose: “Chi sei tu che gridi al re?”. 15Davide rispose ad Abner: “Non sei un uomo tu? E chi è come te in Israele? E perché non hai fatto la guardia al re, tuo signore? È venuto infatti uno del popolo per uccidere il re, tuo signore. 16Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete degni di morte voi che non avete fatto la guardia al vostro signore, al consacrato del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca che era presso il suo capo”. 17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: “È questa la tua voce, Davide, figlio mio?”. Rispose Davide: “È la mia voce, o re, mio signore”. 18Aggiunse: “Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? 19Ascolti dunque il re, mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità del Signore, dicendo: “Va' a servire altri dèi”. 20Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti”. 21Saul rispose: “Ho peccato! Ritorna, Davide, figlio mio! Non ti farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono completamente ingannato”. 22Rispose Davide: “Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! 23Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. 24Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da ogni angustia”. 25Saul rispose a Davide: “Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo, in ciò che farai avrai piena riuscita”. Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora.

__________________________Note

26,12 un torpore: il termine ebraico indica un sonno profondo, straordinario, misterioso. Nel libro della Genesi indica il sonno di Adamo quando Dio crea Eva (Gen 2,21) e il sonno di Abramo durante una teofania (Gen 15,12).

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Approfondimenti


L'episodio ha molte analogie con la narrazione del c. 24. Il problema del rapporto tra i due racconti è già stato trattato nell'introduzione al capitolo 24. Anche stavolta l'avvio è dato da una delazione degli abitanti di Zif. Con la sua volubilità ormai proverbiale Saul riparte subito all'inseguimento, totalmente immemore del suo recente pentimento (24,18-22). Raduna nuovamente i suoi tremila uomini scelti (cfr. 24,3) e ritorna nel deserto di Zif. Prevedendo una lunga battuta di caccia tra i monti fissa il campo in un luogo accessibile, “presso la strada” Ma Davide non rimane inattivo. Anch'egli ha le sue spie che tengono d'occhio l'accampamento israelita; quando ha la certezza che Saul è presente nel campo, propone ai suoi compagni un'impresa audace: scendere fino all'accampamento avversario durante la notte. A far che cosa non lo dice e forse non lo sa nemmeno; c'è qualcosa che lo attrae misteriosamente verso l'uomo che lo odia mortalmente. Giunto ai margini del campo viene istigato dal suo accompagnatore ad ammazzare Saul, ma anche stavolta (cfr. 24,7-8) rifiuta con orrore. Forse è stato accarezzato per un attimo dall'idea di ripagare Saul con la stessa morte che questi ha tentato più volte d'infliggergli (cfr. 18,11; 19,10), ma dalla storia di Nabal ha compreso che non è saggio farsi giustizia da soli (25,26.31.39). Solo il Signore può esercitare la giustizia sugli uomini (cfr. 23; 13-16; 25,29.39) e tanto più sul suo consacrato (vv. 9-11; cfr. v. 23). Risalito sull'altro versante della valle grida nel buio verso Abner, capo dell'esercito, rimproverandogli sarcasticamente la sua mancata sorveglianza sulla persona del re. Davide sa che Saul lo sta sentendo; cerca di fargli comprendere velatamente la differenza che passa tra i cosiddetti “fedeli” di cui si è circondato («non hai fatto guardia al re tuo signore») e lui, il ribelle, che invece ha “custodito” la vita del suo nemico come cosa «preziosa ai suoi occhi» (v. 21). Ancora una volta è come se Saul si risvegliasse da un incubo («E questa la tua voce, Davide, tiglio mio?», v. 17) e si pente del suo errore (v. 21). Implora Davide di tornare con lui, gli promette di non fargli più del male. Ma Davide non può più fidarsi di Saul e rimette la sua causa a Dio. Sono le ultime parole di Davide a Saul: in esse non c'è astio, solo profonda tristezza per una frattura irrimediabile. Egli sa che Saul non durerà a lungo e la resa dei conti si avvicina; ha fatto tutto quanto era possibile ma ora il giudizio è nelle mani del Signore (cfr. v. 10). Si allontana definitivamente dal suo re col cuore libero dall'odio e dalla vendetta, certo che il Signore «renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà» (v. 23). L'elogio funebre di Saul e Gionata (2Sam 1,19-27) sarà il sigillo della nobiltà d'animo di Davide. Anche Saul non è da meno in quest'ultimo dialogo col suo ex-scudiero. Finora era ossessionato dal successo di Davide come da una minaccia incombente sul suo regno (18,5.16.30; 19,8). Confessando nelle tenebre il male che si portava in cuore Saul riesce infine a pronunciare le parole inaudite fino ad ora: «Benedetto tu sia, Davide figlio mio. Certo saprai fare e riuscirai in tutto» (v. 25). È l'ultimo augurio di prosperità, anzi l'ultima profezia tra quelle che hanno costellato di speranza la via di Davide nel deserto (cfr. 23,17; 24,21; 25,30).

1. «Achilà»: cfr. 23,19. La notizia sembra incoerente col v. 3. Ma non c'è niente di strano che Saul vada a presidiare proprio la posizione strategica occupata fino a poco prima dalla banda di Davide, cui è parso più sicuro rifugiarsi tra i dirupi

5. «Abner»: capo dell'esercito di Saul e suo cugino (cfr. 14,50). La sua improvvisa comparsa è legata al suo ruolo nella seconda parte del racconto (vv. 13-16). Dopo la morte di Saul ne insedierà il figlio Is-baal come re d'Israele e guiderà la lotta contro Davide (2Sam 2,8-32). Passato dalla parte di Davide, verrà ucciso da Ioab per invidia (2Sam 3,27).

6. «Abisai»: nipote di Davide per via di una delle sorelle (cfr. 1Cr 2,9-17 e 2Sam 17,25). È interessante notare che lui e i suoi fratelli vengono sempre chiamati (circa venti volte) col nome della madre «figlio di Seruia» invece che con quello del padre, probabilmente a motivo della parentela col re Davide.

10. «arriverà il suo giorno», cioè il giorno della morte naturale.

12. «torpore mandato dal Signore»: l'autore usa il termine tardēmâ, che nel libro della Genesi designa il sonno di Adamo mentre Dio crea la donna (2,21) e quello che coglie Abramo al tramonto del sole, quando il Signore stipula con lui l'alleanza (15,12). Cfr. anche Is 29,10. In Gb 4,13 e 33,15 appare nel contesto di visioni notturne. La triplice osservazione «nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò» introduce suggestivamente il lettore nell'atmosfera sovrumana che, sola, può giustificare l'assoluta impotenza dei tremila soldati a vegliare sul loro re. Nel NT si riscontra un intervento soprannaturale nel torpore invincibile che coglie gli apostoli nell'orto del Getsemani (Mt 26,38-46 e paralleli). In quel momento tutto il peccato dell'umanità grava su Gesù; egli si addentra da solo, oppresso dall'angoscia, nel mistero della volontà redentrice del Padre che lo “consegna” in mano ai peccatori (Mt 26,39.42), là dove i discepoli per ora non possono raggiungerlo. Gli “occhi appesantiti” siglano la grande tentazione, il giungere “dell'ora delle tenebre” (Lc 22,53).

19. Davide non vuol pensare che Saul lo stia inseguendo per un risentimento personale. I casi sono due: se è il Signore che lo spinge alla persecuzione (lo spirito maligno che lo tormenta da anni è detto proveniente «dal Signore»: 16,14), offra egli un sacrificio per placarlo ed essere liberato dall'odio; se invece è la malalingua degli uomini (cortigiani, zelanti delatori o altri) Saul si renda conto delle conseguenze cui espone il suo servo fedele dando loro ascolto! Davide si vede costretto a cercar rifugio in terra straniera, rischiando di precipitare nell'idolatria dei pagani a causa della propria debolezza o spinto dalle circostanze. «eredità del Signore»: essere esclusi dalla naḥălâ JHWH (cfr. 2Sam 14,16) significa perdere la propria identità, il proprio “volto interiore” segnato dal rapporto personale con il Signore e caratterizzato dall'appartenenza a un popolo e ad una terra.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Blogger e podcaster oggi

Fare il blogger oggi significa scrivere dentro un flusso continuo di parole, immagini e notifiche. La rete è diventata un luogo affollato, dove ogni minuto nascono nuovi contenuti e nuove voci cercano spazio. In questo scenario, la vera sfida non è soltanto pubblicare qualcosa, ma riuscire a dire qualcosa che abbia davvero valore. Scrivere online richiede attenzione, responsabilità e soprattutto una chiara intenzione. Il blogger contemporaneo non è semplicemente qualcuno che riempie pagine digitali. È una persona che osserva il mondo, riflette e prova a trasformare idee, esperienze e domande in parole comprensibili. In mezzo al rumore della comunicazione digitale, il compito diventa trovare un tono autentico. Non si tratta di inseguire mode o algoritmi, ma di costruire un rapporto sincero con chi legge. Lo stesso vale per chi sceglie la strada del podcast. Registrare un episodio non significa soltanto parlare davanti a un microfono. Significa immaginare una persona dall'altra parte delle cuffie, qualcuno che ha deciso di dedicare tempo e attenzione a quella voce. È una forma di comunicazione più intima, quasi confidenziale. La voce arriva direttamente nell'ascolto di chi è dall'altra parte, spesso mentre cammina, guida o si prende una pausa. Per questo il podcast richiede cura e consapevolezza. Non è soltanto intrattenimento o informazione: è anche presenza. Ogni parola, ogni pausa, ogni tono contribuisce a creare un clima di fiducia. Chi ascolta percepisce immediatamente se dietro quella voce c'è sincerità oppure solo un contenuto costruito in fretta. Molti creator lavorano con mezzi semplici. Un computer, un microfono, qualche software e una stanza trasformata in piccolo studio domestico. Non servono grandi strutture per iniziare. Quello che conta davvero è l'idea di fondo: il desiderio di raccontare qualcosa che meriti di essere condiviso. Il cosiddetto approccio “fai da te” è spesso il punto di partenza di tanti progetti autentici. Non c'è una redazione, non c'è un grande team di produzione. C'è una persona che scrive, registra, monta e pubblica. Questo processo richiede tempo, pazienza e anche una certa dose di disciplina. Ma allo stesso tempo permette una libertà creativa che raramente si trova altrove. Il blogger e il podcaster indipendente costruiscono lentamente il proprio spazio. Non si tratta necessariamente di numeri o di visibilità immediata. A volte l'obiettivo è più semplice e più profondo: creare un luogo dove le idee possano essere espresse con chiarezza. Internet offre strumenti potenti, ma porta con sé anche una grande dispersione dell'attenzione. Gli algoritmi favoriscono spesso ciò che è veloce, breve e immediatamente consumabile. Chi invece sceglie di costruire contenuti più riflessivi deve accettare un percorso più lento. Questo non significa essere fuori dal tempo. Al contrario, significa cercare una forma diversa di presenza online. Una presenza basata sulla qualità delle parole, sulla coerenza dei temi e sulla continuità del lavoro. Scrivere un articolo o registrare un podcast diventa allora un atto di cura. Ogni contenuto nasce da una domanda: vale davvero la pena dirlo? Se la risposta è sì, allora quel contenuto può trovare il suo posto nel grande spazio digitale. Chi crea contenuti con questa mentalità non sta semplicemente riempiendo il web ma sta cercando di dare forma a un pensiero. Sta provando a trasformare l'informazione in comprensione, e la comunicazione in dialogo. Nel tempo si costruisce anche una piccola comunità di lettori e ascoltatori. Persone che tornano perché riconoscono uno stile, un approccio, una certa onestà nel modo di raccontare le cose. Non è necessario parlare a milioni di persone per avere un impatto. A volte bastano pochi ascoltatori attenti per dare senso a tutto il lavoro. Il valore del blogging e del podcasting sta proprio qui. Non nella quantità di contenuti pubblicati, ma nella qualità dell'intenzione che li guida. Ogni articolo e ogni episodio diventano piccoli tasselli di un percorso più grande. In fondo, creare contenuti oggi significa questo: cercare un suono autentico nel rumore della rete. Continuare a scrivere e a parlare con la convinzione che le idee abbiano ancora un peso. E che, da qualche parte, qualcuno abbia ancora voglia di ascoltarle.


noblogo.org/il-manuale-del-fut…

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Avviso sul ritardo!


Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &, creatore Antonio Basioli

Buona notizia!Non interromperò il blog! Quindi tranquilli. Continuerò nella mia opera di divulgazione.

Brutta notizia, purtroppo non lo farò nel breve termine a causa di impegni di lavoro, che mi tengono impegnato tutto il giorno. Tuttavia, miei “quindici lettori” vi informo che ho già impostato i temi di altri articoli, fra cui anche quelli pertinenti alle lettere E[i] e [i]F, dove consoceremo più approfonditamente diversi personaggi.[/i]

Vi ringrazio per il vostro supporto!

Rimanete in attesa!


noblogo.org/la-biblioteca-di-a…

1SAMUELE - Capitolo 25


Nabal, Abigàil e Davide1Samuele morì, e tutto Israele si radunò e fece il lamento su di lui. Lo seppellirono presso la sua casa a Rama. Davide si alzò e scese verso il deserto di Paran.2Vi era a Maon un uomo che possedeva beni a Carmel; costui era molto ricco, aveva tremila pecore e mille capre e si trovava a Carmel per tosare il gregge. 3Quest'uomo si chiamava Nabal e sua moglie Abigàil. La donna era assennata e di bell'aspetto, ma il marito era rude e di brutte maniere; era un Calebita. 4Davide nel deserto sentì che Nabal era alla tosatura del gregge. 5Allora Davide inviò dieci domestici; Davide disse a questi domestici: “Salite a Carmel, andate da Nabal e chiedetegli a mio nome se sta bene. 6Voi direte così al mio fratello: “Pace a te e pace alla tua casa e pace a quanto ti appartiene! 7Ho sentito appunto che stanno facendo per te la tosatura. Ebbene, quando i tuoi pastori sono stati con noi, non abbiamo recato loro alcuna offesa e niente è stato loro sottratto finché sono stati a Carmel. 8Interroga i tuoi domestici e ti informeranno. Questi domestici trovino grazia ai tuoi occhi, perché siamo giunti in un giorno lieto. Da', ti prego, quanto puoi dare ai tuoi servi e al tuo figlio Davide”“. 9I domestici di Davide andarono e fecero a Nabal tutto quel discorso a nome di Davide e attesero. 10Ma Nabal rispose ai servi di Davide: “Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che vanno via dai loro padroni. 11Devo prendere il pane, l'acqua e la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?“. 12I domestici di Davide rifecero la strada, tornarono indietro e gli riferirono tutto questo discorso. 13Allora Davide disse ai suoi uomini: “Cingete tutti la spada!”. Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro a Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli.14Ma Abigàil, la moglie di Nabal, fu avvertita da uno dei domestici, che le disse: “Ecco, Davide ha inviato messaggeri dal deserto per salutare il nostro padrone, ma egli ha inveito contro di loro. 15Veramente questi domestici sono stati molto buoni con noi; non ci hanno recato offesa e non ci è stato sottratto niente finché siamo stati con loro, quando eravamo in campagna. 16Sono stati per noi come un muro di difesa di notte e di giorno, finché siamo stati con loro a pascolare il gregge. 17Ora esamina bene ciò che devi fare, perché pende qualche male sul nostro padrone e su tutta la sua casa. Egli è un uomo perverso e non gli si può parlare”. 18Abigàil allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque pecore già pronte, cinque sea di grano tostato, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi, e li caricò sugli asini. 19Poi disse ai domestici: “Precedetemi, io vi seguirò”. Ma non informò il marito Nabal.20Ora, mentre ella sul dorso di un asino scendeva lungo un sentiero nascosto della montagna, Davide e i suoi uomini scendevano di fronte a lei ed essa s'incontrò con loro. 21Davide andava dicendo: “Dunque ho custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu sottratto di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. 22Tanto faccia Dio a Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!“. 23Appena Abigàil vide Davide, smontò in fretta dall'asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra. 24Caduta ai suoi piedi disse: “Ti prego, mio signore, sono io colpevole! Lascia che parli la tua schiava al tuo orecchio e tu ascolta le parole della tua schiava. 25Non faccia caso il mio signore a quell'uomo perverso che è Nabal, perché egli è come il suo nome: stolto si chiama e stoltezza è in lui; io, tua schiava, non avevo visto, o mio signore, i tuoi domestici che avevi mandato. 26Ora, mio signore, per la vita di Dio e per la tua vita, poiché Dio ti ha impedito di giungere al sangue e di farti giustizia da te stesso, ebbene ora siano come Nabal i tuoi nemici e coloro che cercano di fare il male al mio signore. 27E ora questo dono che la tua schiava porta al mio signore, fa' che sia dato ai domestici che seguono i passi del mio signore. 28Perdona la colpa della tua schiava. Certo il Signore edificherà al mio signore una casa stabile, perché il mio signore combatte le battaglie del Signore, né si troverà alcun male in te per tutti i giorni della tua vita. 29Se qualcuno insorgerà a perseguitarti e ad attentare alla tua vita, la vita del mio signore sarà conservata nello scrigno dei viventi presso il Signore, tuo Dio, mentre la vita dei tuoi nemici egli la scaglierà via come dal cavo della fionda. 30Certo, quando il Signore ti avrà concesso tutto il bene che ha detto a tuo riguardo e ti avrà costituito capo d'Israele, 31non sia d'inciampo o di rimorso al mio signore l'aver versato invano il sangue e l'essersi il mio signore fatto giustizia da se stesso. Il Signore farà prosperare il mio signore, ma tu vorrai ricordarti della tua schiava”. 32Davide disse ad Abigàil: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me. 33Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita a impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me. 34Viva sempre il Signore, Dio d'Israele, che mi ha impedito di farti del male; perché, se non fossi venuta in fretta incontro a me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio”. 35Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e le disse: “Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho rasserenato il tuo volto”.36Abigàil tornò da Nabal: questi teneva in casa un banchetto come un banchetto da re. Il suo cuore era soddisfatto ed egli era fin troppo ubriaco. Ella non gli disse né tanto né poco fino allo spuntar del giorno. 37Il mattino dopo, quando Nabal ebbe smaltito il vino, la moglie gli narrò la faccenda. Allora il cuore gli si tramortì nel petto ed egli rimase come una pietra. 38Dieci giorni dopo il Signore colpì Nabal ed egli morì. 39Quando Davide sentì che Nabal era morto, esclamò: “Benedetto il Signore che ha difeso la mia causa per l'ingiuria fattami da Nabal e ha trattenuto il suo servo dal male e ha rivolto sul capo di Nabal la sua cattiveria”. Poi Davide mandò messaggeri e annunciò ad Abigàil che voleva prenderla in moglie. 40I servi di Davide andarono a Carmel e le dissero: “Davide ci ha mandato a prenderti, perché tu sia sua moglie”. 41Ella si alzò, si prostrò con la faccia a terra e disse: “Ecco, la tua schiava diventerà una serva per lavare i piedi ai servi del mio signore”. 42Abigàil si preparò in fretta, poi salì su un asino e, seguita dalle sue cinque ancelle, tenne dietro ai messaggeri di Davide e divenne sua moglie. 43Davide aveva preso anche Achinòam di Izreèl e furono tutte e due sue mogli. 44Saul aveva dato sua figlia Mical, già moglie di Davide, a Paltì figlio di Lais, che era di Gallìm.

__________________________Note

25,1 Paran: si trova molto più a sud della regione in cui è ambientato il racconto. È preferibile, con i LXX, leggere Maon, come al v. seguente (e già prima: vedi nota a 23,24).

25,2 Carmel: situata a sud di Ebron, come Maon.

25,3 Nabal: apparteneva al clan di Caleb (vedi Gs 15,13-19; Gdc 1,10-15). Il suo nome vuol dire “pazzo, insensato”, come spiegherà sua moglie Abigàil (v. 25). E tale sarà il suo comportamento. La stoltezza sarà causa della sua morte (vv. 37-39).

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Approfondimenti


1-44. Il presente capitolo è, letterariamente, tra i più belli dei libri di Samuele. Con vivacità e finezza descrittiva, delinea in una spirale di dialoghi e personaggi una delle vicende di maggior rilievo vissute da Davide nel periodo di latitanza. Le costumanze dei pastori (vv. 2-4), le rivalità tra nomadi e sedentari ai margini del deserto (vv. 5-13), le schermaglie astute e cortesi in mezzo a un mondo rozzo e vendicativo (vv. 14-38) fanno da sfondo alla formazione del piccolo harem di Davide (vv. 39-44).

In breve la storia è questa: dopo i funerali di Samuele, Davide scende nel deserto di Paran, a sud di Corsa. Lì, non lontano da Carmel, si trova la fattoria del grosso allevatore di ovini Nabal che sta festeggiando la tosatura annuale delle pecore. Davide spedisce dieci dei suoi giovani a omaggiare Nabal, con la richiesta cortese ma ferma di una congrua ricompensa in cambio della protezione accordata ai suoi pastori (cfr. l'episodio di Keila 23,1-14). Egli però non ne vuol sapere e li caccia in malo modo. Mentre Davide sta meditando una spedizione punitiva contro Nabal, sua moglie Abigail, descritta come donna «di buon senso e di bell'aspetto», cerca di rimediare come può alla brutalità del marito: prepara una gran quantità di cibo e si fa incontro a Davide. Con un discorso abilissimo riesce a farlo desistere dal suo furore, concludendo poi la sua perorazione con la richiesta di non essere dimenticata. Davide non la scorda di certo; dopo la morte quasi improvvisa di Nabal la va a cercare e la prende in moglie. L'azione si svolge in quattro scene, cui si devono aggiungere una breve nota introduttiva e una conclusiva:

  • Introduzione: morte e funerali di Samuele (v. 1);
  • 1) Presentazione dei personaggi. Richiesta di Davide e rifiuto di Nabal. Ira di Davide (vv. 2-13);
  • 2) Intervento di Abigail in riparazione dell'offesa di Na-bal (vv. 14-20);
  • 3) Incontro tra Abigail e Davide (vv. 21-35);
  • 4) Morte di Nabal e matrimonio di Abigail con Davide (vv. 36-42);
  • Conclusione: le due mogli di Davide. Destino di Mikal (vv. 43-44).

In conseguenza delle nozze con Abigail Davide viene in possesso di non poca ricchezza ma, cosa ancor più notevole, stringe stretti legami di parentela con il clan dei Calebiti cui Nabal e probabilmente anche Abigail appartengono. I Calebiti diventano in tal modo sostenitori della sua causa, cosicché egli si trova ad avere con sé – contro Saul – tutto il sud del paese da Betlemme (luogo d'origine della famiglia: 16,1.18; 17,12) a Ebron, il capoluogo del territorio assegnato a Caleb (cfr. Gs 14,13-14). Proprio a Ebron Davide verrà incoronato re di Giuda (2Sam 2,1-4), dimorerà per sette anni e mezzo e infine sarà unto re anche su Israele (2Sam 5,1-5). Il capitolo è importante anche perché è un'occasione per riconfermare – dopo Gionata (20,14-16; 29,17) e Saul (24,21) – il destino regale di Davide. Abigail, oltre ad esibire una straordinaria arte retorica, si mostra così convinta del pieno successo di Davide da pronosticargli «una casa duratura» (v. 28). Non è facile capire se è solo un augurio di convenienza oppure qualcosa di più. Fatto sta che Abigail anticipa la profezia di Natan (2Sam 7,12-13) quasi con le stesse parole (cfr. v. 28).

1. «Samuele morì»: la notizia verrà ripresa in 28,3. È perfettamente plausibile che «tutto Israele» sia sceso a Rama per le lunghe cerimonie funebri in onore del venerando personaggio (cfr. Gn 50,3-10; il lutto per la morte di Giacobbe; Nm 20,29: per Aronne; Dt 34,8: per Mosè). Il testo non lo dice chiaramente, ma può darsi che Davide abbia partecipato alle esequie, magari approfittando della temporanea riconciliazione con Saul (c. 24). «deserto di Paran»: secondo Nm 10,12 si trova nella penisola del Sinai, molto a sud rispetto alla Palestina. Forse per tale ragione i LXX hanno proposto una lectio facilior: «deserto di Maon». Tuttavia sembra che il deserto di Pa-si estenda fino a Kades (Nm 12,16; 13,3.26) e forse anche più a nord. Non pare dunque necessario emendare il TM secondo i LXX, come qualcuno ha proposto.

3. «Nabal»: la spiegazione del nome sarà data da Abigail nel v. 25: «stolto si chiama...». Ma oltre al significato “etico” (= stolto, vile, insensato, nefando) aggettivo nabal ne ha anche uno più generico, grazie al quale esprime l'umiltà, la bassezza di condizione, l'indigenza. L'autore si sofferma anche su quest'aspetto della figura di Nabal: questi era «molto ricco» (v. 2) ma la sua stoltezza lo rende un uomo “povero”, non solo dal punto di vista interiore ma anche da quello materiale (perde tutto, anche la vita). È un gioco di parole molto fine quello che vien proposto al lettore; da esso non è certamente estranea una riflessione sapienziale sul destino umano (cfr. Prv 17,16: «A che serve il denaro in mano allo stolto (k'sîl)? Forse a comprar la sapienza se egli non ha senno?», e la parabola di Gesù sull'uomo ricco in Lc 12,13-21). «era un Calebita»: correzione del qere (kālibbî; cfr. Vg). TM (ketib) ha: «era secondo il cuore suo» (kᵉlibbô). Nabal appartiene al clan di Caleb (cfr. Gs 15,13-19; Gdc 1,12-15).

4-11. La tosatura del gregge era un avvenimento celebrato annualmente con feste (cfr. 2 Sam 13, 23ss.), in cui il proprietario del bestiame mostrava la propria generosità. Davide approfitta dell'occasione per riscuotere quel che a lui sembra giusto per la protezione accordata ai pastori di Nabal nei lunghi periodi di pascolo nel deserto. Gli amici di Davide avrebbero potuto depredare i beni di Nabal, invece sono stati «come un muro di difesa giorno e notte» (v. 16) contro le incursioni dei ladri e delle fiere. Ma la risposta di Nabal è insolente: non sarà certo lui ad aiutare dei «servi che scappano dai loro padroni» (v. 10)... e Davide è il primo fra loro!

14-19. Uno dei servi di Nabal, fortunatamente, si rende conto della tempesta che si va addensando sulla casa e corre a riferire il fatto ad Abigail. Questa è una donna assennata, ben diversa dal marito che vien definito dai domestici «troppo cattivo e non gli si può dire una parola» (v. 17). Nel trambusto generale le è facile preparare grosse quantità di vivande senza dare nell'occhio, caricarle sugli asini e far partire la piccola carovana con alcuni garzoni. «Precedetemi, io vi seguirò» (v. 19): Abigail rinvia la partenza per non insospettire il marito. Non è escluso che intenda astutamente farsi precedere dai generosi doni per calmare il furente Davide. Giacobbe – uomo non certo ingenuo (Gn 25, 29-34; 27, 1-40; 30, 25-43) – aveva pensato di usare la stessa tattica con Esaù (Gn 32, 14-21). Il v. 20 lascia supporre che il piano non sia riuscito e che il difficile compito di evitare il peggio ricada totalmente sulle parole calibrate di Abigail.

20-35. È la parte centrale della storia. I vv. 20-22 preparano stupendamente l'incontro fra Abigail e Davide. Par di vedere il «sentiero nascosto della montagna» e Abigail che si addentra con trepidazione fra le rocce consapevole della propria missione, mentre dall'altro capo del sentiero Davide sta scendendo furente con quattrocento uomini armati. Per via egli continua a rimuginare tra sé le ingiurie di Nabal, la vana generosità usatagli, la tremenda punizione che si appresta a infliggergli. Tutt'a un tratto, a una volta del sentiero, Abigail e Davide s'imbattono l'u-na nell'altro. Umilmente la donna si prostra a Davide poi, avvicinatasi, cade ai suoi piedi e comincia a parlare. Abigail deve vincere una battaglia tutt'altro che facile: espone amabilmente i suoi pensieri, attentissima a leggere negli occhi del condottiero il mutare del sentimenti

  • a) Incomincia prendendo su di sé la colpa dell'incidente occorso, chiedendo solo di essere ascoltata. Con questa prima mossa Abigail conquista l'attenzione di Davide (v. 24).
  • b) Esprime la sua totale disapprovazione per l'operato del marito, ma al contempo convince Davide a mostrarsi superiore a «quell'uomo cattivo che è Nabal»; non vale la pena di litigare con lui. Di nuovo Abigail chiede perdono per sé: se avesse assistito al litigio tra Nabal e i giovani di Davide, tutto questo non sarebbe successo (vv. 25-26).
  • c) Nel frattempo sono arrivati gli asini carichi di ogni ben di Dio. Con oculata delicatezza Abigail offre i doni (lett. «benedizione») non direttamente a Davide bensì ai suoi uomini, in maniera da renderne praticamente impossibile il rifiuto (v. 27).
  • d) Terza richiesta di perdono e, subito dopo, un lungo augurio per l'avvenire. Il merito dei successi futuri è attri-buito totalmente al Signore, che senz'altro proteggerà Da-vide a motivo della sua fedeltà. Verrà il giorno in cui questi si rallegrerà per non aver ceduto alla tentazione di am-ministrare da sé quella giustizia che appartiene solo a Dio (vv. 28-31a).
  • e) Concludendo, chiede di non essere dimenticata.

“Ricordare” implica da parte di Davide un impegno fattivo per esaudire le richieste or ora presentate (v. 31b). Davide è vinto: col cuore sgombro da sentimenti rancorosi ringrazia Abigail con parole commosse: «Benedetto il Signore... benedetto il tuo senno e benedetta tu...» (vv. 32-33). Paradossalmente Davide è ora nella medesima posizione in cui si trovava Saul nel capitolo precedente, quando dovette riconoscere nel proprio malanimo la debolezza rispetto alla bontà e giustizia usate nei suoi confronti (cfr. 24, 18-21). L'alternarsi continuo di saggezza e precipitosità, benevolenza e crudeltà, santità e peccato non deve stupire nell'“Unto del Signore” più che in un qualunque altro uomo; Dio opera meraviglie usando strumenti imperfetti affinché sia riconosciuto più limpidamente il suo operare. Verso la fine del periodo veterotestamentario la grande esperienza umana e religiosa del re Davide sarà condensata in due espressioni: «Amò colui che l'aveva creato... il Signore gli perdonò i suoi peccati» (Sir 47, 8.11). Depositario di una promessa vertiginosa quanto immeritata (2 Sam 7), pronto a dimenticare il proprio onore pur di «far festa davanti al Signore» (2 Sam 6, 16-23), generoso e leale (1 Sam 24 e 26) ma anche determinato al male fino all'omicidio (2 Sam 11), Davide è il “tipo” di tutti coloro «che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte» (Lc 1, 79) e aspettano la redenzione che entrerà nel mondo proprio attraverso un “figlio di Davi-de” (cfr. Lc 3, 23-38). E significativo che “l'amico dei peccatori” proclami il giudizio di misericordia sulla prostituta piangente ai suoi piedi con le stesse parole usate dal Siracide per Davide: «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato» (Lc 7, 47).

22. «Tanto faccia Dio ai nemici di Davide e ancora peggio»: è la formula di giuramento imprecatorio (cfr. commento a 3, 17). Abbiamo qui un caso di imprecazione “deviata” come in 20,16. «maschio»: l'ebraico usa un pittoresco eufemismo: «colui che orina contro il muro» (cfr. v. 34; 1 Re 14, 10; 16, 11; 21,21; 2 Re 9,8).

26. In questa frase si può apprezzare la finissima intuizione psicologica di Abigail. Si schiera con Davide, sin-fiamma della sua stessa ira tremenda, però intanto gli parla come se egli avesse già deciso di rinunciare alla vendet-ta, lasciando al Signore il compito di punire Nabal. Davide rimarrà tanto incantato dalle parole di questa donna così bella e saggia, da immedesimarsi con esse senza accorgersene (v. 33).

28. «Il Signore concederà a te... una casa duratura»: misteriosa anticipazione di 2 Sam 7 (cfr. introduzione al presente capitolo). Lo scopo immediato di Abigail è di impedire una strage, ma è il Signore che parla attraverso di lei per forgiare l'animo del suo eletto. Non è affatto casuale che i cc. 22-26 – all'apparenza cronache di un fallimento – siano scanditi dalla martellante ripetizione di un'unica certezza: «Tu certo regnerai» (23, 17; 24,21; 25, 30; 26, 25). Però, Davide deve imparare che il regno non se lo prenderà con la forza, gli sarà affidato come vocazione cui rispondere e come missione da realizzare.

29. «scrigno della vita»: lett. «sacchetto della vita». Con quest'immagine si esprime la certezza che Dio conserva gelosamente la vita dei suoi amici. Non è da escludere un qualche riferimento a oggetti magici. In Is 3,20 c'è una strana espressione: «case dell'anima», tradotta generalmente con «boccette di profumi». Nonostante la diversità di terminologia e del contesto si potrebbe pensare a un rapporto con l'espressione di 1 Sam 25, 29, ma non possiamo andare oltre. 36-42. Epilogo della storia. Nabal (a tal punto giunge la sua stoltezza!) non si è nemmeno accorto del rischio corso, tutto preso dai suoi festeggiamenti «da re» (cfr. 2 Sam 23, 27). Quel poco d'intelletto che ha emerge dai fumi del vino solo il giorno successivo, quando Abigail gli narra l'accaduto. Il terrore gli provoca una paralisi (alcuni ipotizzano un attacco cardiaco) e in capo a pochi giorni muore. Udita la notizia, Davide benedice il Signore constatando la saggezza dei consigli di Abigail. Nei giorni successivi al loro incontro, Davide avrà spesso pensato con riconoscenza e affetto alla moglie di Nabal; ora che ne ha la possibilità la vuole con sé e le manda dei messi a farle la proposta di matrimonio. Non passa molto tempo che Abigail entra in casa sua e diventa sua moglie.

43-44. Notizia sulla situazione familiare di Davide. In questo momento egli ha due mogli: Abigail e Achinoam da Izreel (cfr. 27, 3; 30, 5. In 2 Sam 3, 2-5 esse vengono menzionate insieme ad altre quattro mogli). Mikal figlia di Saul vien tolta a Davide ormai diseredato e ceduta a un tal Palti figlio di Lais. Quando Davide diverrà re di Giuda ne esigerà la restituzione (2 Sam 3, 13-16). La società israelita ammetteva la poligamia (Dt 21, 15-17 la riconosce come fatto legale) anche se la Bibbia testimonia che la monogamia era la condizione più frequente della famiglia israelitica. Avere un barem numeroso era segno di ricchezza e potenza, perciò divenne privilegio dei re. Nell'harem regale entravano spesso delle straniere (Davide sposa Maaca figlia del re arameo di Ghesur, 2 Sam 3, 3; Salomone prende in moglie una figlia del faraone e molte altre straniere, 1 Re 3, 1; 11, 1) che contribuivano a sigillare alleanze e a mantenere buone relazioni di vicinato con gli altri popoli. Almeno all'inizio della monarchia l'harem è considerato proprietà del re assieme al trono, cosicché passa con quest'ultimo al successore (2 Sam 12,8). Per annunciare la presa del potere Assalonne si accosterà pubblicamente alle concubine del padre (16, 21-22). Nonostante la proibizione della legge (Dt 23, 1) per lunghi secoli Israele non si discosterà da quest'usanza ampiamente diffusa nel Vicino Oriente. Solo pian piano la rivelazione farà maturare la coscienza del “principio” secondo il quale Dio ha creato l'uomo (Gn 2, 18-24; Mt 19, 3-9; 1 Cor 6, 16) sino alla piena intelligenza del mistero dell'amore sponsale unico e indissolubile: «lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Ef 5, 21-31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Bruce Springsteen – Chapter and Verse (2016)


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Springsteen non fa mai nulla per caso, e questa disponibilità a mettere fuori pezzi così deboli è in fondo un regalo, un atto di innocenza, come a voler dire: all'inizio ero come tutti, come ciscuno di voi, ero solo uno dei tanti adolescenti disagiati che voleva scappare dalla condizioni anguste della provincia in cui si trovava relegato e cercava di farlo attraverso la musica. Che è in fondo quello che racconta nell’autobiografia. Dunque ci voleva qualche pezzo di verità in più... artesuono.blogspot.com/2016/09…


Ascolta il disco: album.link/s/0zFnhdX1FnfuExLlb…



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Bruce Springsteen – Chapter and Verse (2016)


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Springsteen non fa mai nulla per caso, e questa disponibilità a mettere fuori pezzi così deboli è in fondo un regalo, un atto di innocenza, come a voler dire: all'inizio ero come tutti, come ciscuno di voi, ero solo uno dei tanti adolescenti disagiati che voleva scappare dalla condizioni anguste della provincia in cui si trovava relegato e cercava di farlo attraverso la musica. Che è in fondo quello che racconta nell’autobiografia. Dunque ci voleva qualche pezzo di verità in più... artesuono.blogspot.com/2016/09…


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1SAMUELE - Capitolo 24


Davide risparmia Saul1Davide da quel luogo salì ad abitare nei luoghi impervi di Engàddi. 2Quando Saul tornò dall'azione contro i Filistei, gli riferirono: “Ecco, Davide è nel deserto di Engàddi”. 3Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. 4Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c'era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. 5Gli uomini di Davide gli dissero: “Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”“. Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. 6Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. 7Poi disse ai suoi uomini: “Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore”. 8Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.9Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore!”. Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 10Davide disse a Saul: “Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? 11Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. 12Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c'è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. 13Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. 14Come dice il proverbio antico: “Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te”.15Contro chi è uscito il re d'Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. 16Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano”.17Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: “È questa la tua voce, Davide, figlio mio?”. Saul alzò la voce e pianse. 18Poi continuò rivolto a Davide: “Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. 19Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. 20Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. 21Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d'Israele. 22Ma tu giurami ora per il Signore che non eliminerai dopo di me la mia discendenza e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio padre”. 23Davide giurò a Saul. Saul tornò a casa, mentre Davide con i suoi uomini salì al rifugio.

__________________________Note

24,1 Engàddi: “sorgente del capriolo”, oasi vicino al Mar Morto.

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Approfondimenti


1-23. Vi sono diversi elementi che accomunano il c. 24 al c. 26. In entrambi i capitoli si narra la denuncia di Davide a Saul da parte degli abitanti di Zif (24,2; 26,1); questi si muove con un esercito di tremila uomini (24,3; 26,2); Davide avrebbe l'occasione di uccidere Saul ma resiste alle istigazioni dei suoi compagni e lo risparmia, sottraendo però qualcosa che possa documentare la sua magnanimità (24,4-8; 26,5-12). Da lontano poi lo rimprovera per l'ingiusta persecuzione che è costretto a subire (24,9-16; 26,13-20) e Saul ammette con commozione il proprio sbaglio, chiede perdono a Davide e gli predice un futuro prospero (24,18-22; 26,21-25). Tuttavia i due episodi registrano anche numerose divergenze:

  • il teatro del c. 24 è il deserto di Engaddi, quello del c. 26 è il deserto di Zif (si deve però notare che «l'altura di Cachila» – 26,1 e 23,19 – si trova a mezza via tra i due deserti nominati);
  • mentre nel c. 24 Davide incontra Saul casualmente durante il giorno, nel c. 26 si tratta di una sortita notturna studiata meticolosamente;
  • gli oggetti asportati sono diversi (24,5: un lembo del mantello; 26,12: la brocca e la lancia);
  • nel c. 26 c'è una forte insistenza sulla negligenza degli ufficiali del re (vv. 14-16).

Non è facile trarre una conclusione univoca dall'analisi comparata di tutti questi dati. Se da un lato molti esegeti propendono per due tradizioni distinte di un unico avvenimento storico, dall'altro non mancano i fautori dell'opinione opposta: due episodi distinti narrati da due tradizioni in maniera molto simile. Dunque: due narrazioni analoghe per due avvenimenti storici analoghi. Per qualunque soluzione si opti, rimane il fatto che il doppio racconto della magnanimità di Davide contribuisce a consolidare il giudizio positivo su di lui. Perfino Saul vien guardato con occhio più indulgente per riguardo alla bontà di Davide; egli lascia trasparire un barlume di ravvedimento, destinato purtroppo a rimanere tale. A questo punto la riconciliazione non è più possibile: «Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora» (26,25).

Il c. 24 si apre con la banda di Davide che si ritira in luoghi sempre più inaccessibili a picco sul Mar Morto, presso l'oasi di Engaddi, «la fonte della capra», tuttora esistente. Saul però non demorde e riparte subito all'inseguimento (vv. 1-3). Il racconto successivo si sviluppa in tre parti:

  • a) il fatto nella caverna (vv. 4-8);
  • b) le parole di Davide a Saul (vv. 9-16);
  • c) il pentimento di Saul (vv. 17-23).

3. «tremila uomini valenti»: per contrastare i seicento uomini di Davide Saul organizza un corpo di spedizione numeroso e agguerrito. L'esercito permanente di Saul (cfr. 14,52) doveva avere press'a poco questa consistenza.

4. «recinti dei greggi lungo la strada, ove c'era una caverna»: le caverne (cfr. 22,1-5) venivano utilizzate dai pastori come ricovero notturno, mentre le pecore venivano custodite in recinti di pietre ammonticchiate proprio davanti all'imboccatura delle grotte. «vi entrò per un bisogno naturale»: TM ha un eufemismo: «per coprirsi i piedi» (cfr. Gdc 3,24). La caverna era abbastanza grande perché Davide e i suoi potessero rifugiarvisi tutti senza essere scoperti.

5. «il Signore ti dice»: i compagni di Davide danno forma alla tentazione che senz'altro travaglia l'anima del loro capo. Ma Davide sa distinguere tra i suoi desideri e quelli di Dio, tra la propria voce e quella del Signore che gli parla col suo spirito o mediante i sacerdoti e i profeti. Si alza senza dir nulla e si avvicina silenziosamente a Saul. Però non l'uccide; gli taglia con la spada «un lembo del mantello».

6-7. «si sentì battere il cuore»: lett. «il suo cuore lo colpì» (cfr. 2Sam 24,10). Davide prova pentimento per i gesto che ha fatto. Certo, non ha «steso la mano» per uccidere «il consacrato del Signore» (l'elezione del Signore rimane per sempre!) ma rimprovera se stesso per avere attentato all'indumento che in un certo senso prolunga la presenza, la dignità e l'autorità della persona regale. Per il significato attribuito agli abiti, cfr. 18,4.

8. «con parole severe»: «severe» è un'aggiunta ad sensum che non trova riscontro in TM, LXX e Vg.

9-16. Davide si prostra a Saul e lo invoca con i titoli più sconcertanti che si possano udire sulla bocca di un usurpatore: «O re, mio signore» (v. 9); «consacrato di Dio» (v. 11); «padre mio» (v. 12). Egli cerca appassionatamente di difendersi dalle accuse di cui è fatto oggetto, ma allo stesso tempo scagiona Saul che – dice – è stato sobillato da qualche malalingua. Davide è allo stesso tempo delicato e forte, comprensivo e inflessibile. Nel v. 12 TM ripete per ben due volte: «guarda... guarda...» per costringere Saul a uscire dalla nebbia interiore che lo avvolge. «Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te» (v. 16): cfr. Gn 16,5. Davide non sta di fronte a Saul come un uomo disperato, che può solo invocare la divinità affinché gli faccia giustizia (cfr. Giobbe, terrorizzato dall'impossibilità di trovare qualcuno che faccia da mediatore tra lui e Dio: Gb 9,32-33); è, invece, il vincitore conscio della propria innocenza e integrità, certo dell'esito favorevole del confronto (cfr. 17,37.46-47). È Saul che deve deporre l'odio irragionevole contro «un cane morto, una pulce», altrimenti Dio lo condannerà senza remissione.

17-21. Nel TM Davide insiste: «guarda... guarda...» (v. 12). Saul si scuote, riconosce in Davide il “figlio” e piange. Mentre Davide sventolava il lembo del mantello (mᵉ‘îl) tagliato furtivamente nella caverna (vv. 5.12), davanti agli occhi del re dev'essere balenata la scena di Galgala: Samuele che si volta per andarsene ed ecco, tutt'a un tratto, Saul si ritrova in mano un lembo del suo mᵉ‘îl (15,27). Improvvisamente tutto diventa chiaro. È Davide quell'uomo «migliore» preannunciato da Samuele (15,28), cui è destinato il regno d'Israele: «Tu sei stato più giusto di me...» (v. 18).

22. Saul esige da Davide un giuramento avente lo stesso contenuto di quello richiesto da Gionata in 20,14-16 (cfr. 20,17: la somiglianza tra i due giuramenti è un argomento ulteriore a favore del TM). 2Sam 21 ignora l'esistenza di un simile impegno. Si ricordi però la particolare natura dei cc. 21-24 (appendici di origine diversa).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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📒Dal mio diario... Oggi è 25/03/2020... Siamo al ventesimo giorno di Isolame chiusura scuola! C'è ansia, tensione, compiti, tempo brutto, mio marito che ancora non rientra da lavorare e ogni giorno è un' incognita! Allora oggi mio figlio mi ha detto una cosa bellissima! Mi sono innervosita, l'ho rimproverato, non riesco a non farlo, perché sono piena di rabbia e paura.. così ha iniziato a piangere, mi ha chiesto di abbracciarlo, ed io l'ho fatto, come cerco di farlo.ogni giorno, ogni momento e mentre lui piangeva , e pure io , mi ha detto! Mamma sono felice e mi sento al sicuro fra le tue braccia! Mi sono sciolta davvero! Non me lo aspettavo, non immaginavo, ma so che è di una sensibilità incredibile, è dolce , tenero, umile, è tutta la mia vita!La parte migliore di me! Poi ha continuato dicendo, che le sue erano lacrime di gioia, è stato un momento bello, intenso, quasi innaturale, ma eravamo solo noi due, è la cosa più bella che io abbia fatto, metterlo al mondo, vederlo crescere, cambiare, a volte mi fa arrabbiare, ma credo sia normale, anch'io sbaglio sempre, ultimamente sono stanca, stressata per questa situazione, per fortuna che ci sono i cellulari, il PC, Skype, così possiamo vederci con le mie nipotine! E poi la scuola, i compiti, le video lezioni, ottima cosa perché i bambini hanno bisogno di questoinimo contatto con le maestre e i compagni. Con la prof di italiano sta andando bene, da domani iniziano Inglese, chissà speriamo bene..che altro! Tra due settimane sono le Palme, credo, ormai ho reso la cognizione del tempo, feste, ecc.Ormai son cancellate feste, ricorrenze e se sopravviveremo , superando qsta pandemia, passeremo alla storia e riusciremo a ricominciare tutto da capo! Saremo diversi, più maturi, freddi, egoisti, più attaccati alla vita o più timorosi? Chissà! Ieri è morto il mio prof di fisica, Lippolis, che tristezza, si muore anche in solitudine...e mentre mio figlio dorme, ed io lo guardo , prego e spero che davvero ci sia qualcuno a farci ogni giorno la forza e il coraggio per andare avanti!


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