Guide (per il 25 Aprile.)


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(219)

(G1)

Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @piedea.bsky.social, è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate.Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

(G2)

Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi.A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide. Viva Machjarino!

#Blog #25Aprile #FestaDellaLiberazione #Antifascismo #Italia #Repubblica #Racconti


noblogo.org/transit/guide-per-…


Guide (per il 25 Aprile.)


(219)

(G1)

Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @[url=did:plc:l3vm6ay6u3rpcvzld3ilsag4]Piede Amaro[/url], è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate.Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

(G2)

Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi.A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide.

A guerra finita, dopo lo sminamento, Machjarino saltò su una mina perduta, ma sopravvisse.Viva Machjarino!

#Blog #25Aprile #FestaDellaLiberazione #Antifascismo #Italia #Repubblica #Racconti

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


cosa faccio per campare.

chi (online o di persona a Roma e specialmente a Monteverde/Trastevere) avesse bisogno di editing, revisioni, lezioni & much more, sappia che (non ora ma da maggio) può contare su queste cose: slowforward.net/servizi/

contatti esclusivamente attraverso il modulo slowforward.net/contact/

#laboratori #scrittura #lettura #riscontro #valutazione #lezioni #asemic #asemicwriting #scritturacontemporanea #letteraturaitaliana


noblogo.org/differx/cosa-facci…

giocoforza bisogna essere / diventare agenzie stampa in proprio e trovare e diffondere le notizie VERE dal disastro. non bastano, non sono mai bastati i canali sedicenti ufficiali. (come il disgustoso Corriere della sera che, davanti all'assassinio da parte dello stato genocida della giornalista Amal Khalil, scrive semplicemente che è “morta”, non che è stata minacciata, le è stata data la caccia, ed è infine stata uccisa).

la controinformazione sta a noi. va fatta con tutti i mezzi necessari. qui su noblogo come su Wordpress, BlueSky e altri spazi, anche Substack (gratis), ma soprattutto, possibilmente, su Mastodon, Friendica, e grazie a noblogs.org. (questo post comparirà su vari spazi miei).

adesso vedo la notizia degli ottomila licenziamenti di Meta, e bisogna parlarne per forza. almeno a partire da un link: marcogiovenale.wordpress.com/2… che rimanda al lancio di Adn Kronos.

#agenziestampa #indipendenza #controinformazione #informazioneindipendente #AmalKhalil #genocidio #Libano #CorseraVergognoso #Meta #licenziamenti #AdnKronos #noblogo #noblogs #noblogsorg #BlueSky #Substack #Wordpress


noblogo.org/differx/giocoforza…

In questo riflesso dell'eterno .

credimi vorrei dirti che quanto

avviene anche là avviene

oltre le galassie oltre

lo specchio dei tuoi occhi amore

anzi certamente è presente

da sempre in mente dèi

imbrigliati noi siamo in un giorno

rallentato

noi spugne del tempo

assediati da passioni sanguigne

credi mia cara che quanto

avviene semplicemente

lo rappresentiamo

sulla scacchiera del mondo

noi essenze incarnate

in questo riflesso dell'eterno

dove l'anima si specchia

mentre ci appare infinito

mistero la vita – miracolo

tutta questa luce che

ci attraversa

Testo rifinito


In questo riflesso dell'eterno
credimi: vorrei dirti che quanto avviene
anche là avviene — oltre le galassie, oltre
lo specchio dei tuoi occhi, amore.
Anzi, certamente è presente
da sempre in mente dèi imbrigliati.
Noi siamo in un giorno rallentato,
noi spugne del tempo, assediati
da passioni sanguigne.
Credi, mia cara, che quanto avviene
semplicemente lo rappresentiamo
sulla scacchiera del mondo —
noi essenze incarnate
in questo riflesso dell'eterno,
dove l'anima si specchia
mentre ci appare infinito mistero: la vita, miracolo,
tutta questa luce che ci attraversa.


Note sul linguaggio e sulle immagini


  • Il testo lavora su immagini forti e sovrapposte: riflesso/eterno, galassie/specchio, scacchiera/gioco, spugne del tempo/passioni sanguigne. Queste metafore creano uno spazio poetico onirico e rituale.
  • L'alternanza tra il cosmico (galassie, dèi) e il personale (occhi, amore, mia cara) funziona bene: la scala si allarga e si restringe continuamente, dando senso di stupore.
  • La ripetizione di formule chiave («in questo riflesso dell'eterno», «quanto avviene») dà coesione; piccoli ritocchi di punteggiatura aiutano il ritmo e la chiarezza senza snaturare la voce.

Suggerimenti di revisione


  • Valuta di modulare la punteggiatura per giocare sul respiro: versi più lunghi con poche pause per senso di flusso cosmico; versi spezzati per enfatizzare immagini.
  • Se vuoi aumentare musicalità, prova allitterazioni o assonanze ricorrenti (es. /r/ per «riflesso», «rallentato», «rappresentiamo»).
  • Per accentuare il contrasto tra sacro e quotidiano, inserisci un’immagine concreta e concreta (un gesto, un oggetto) come ancora emotiva.

Traduzione sintetica in inglese


In this reflection of the eternal
believe me: I would tell you that what happens
there also happens — beyond the galaxies, beyond
the mirror of your eyes, my love.
Indeed it has always been present
in the minds of harnessed gods.
We are in a slowed day,
sponges of time, besieged
by sanguine passions.
Believe, my dear, that what happens
we simply portray
on the world's chessboard —
we incarnate essences
in this reflection of the eternal,
where the soul mirrors itself
as life appears an infinite mystery, a miracle,
all this light crossing us.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Pere Ubu — The Tenement Year (1988)


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immagine

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years — e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali — fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura... silvanobottaro.it/archives/408…


Ascolta: album.link/i/1442488228



noblogo.org/available/pere-ubu…


Pere Ubu — The Tenement Year (1988)


immagine

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years — e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali — fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura... silvanobottaro.it/archives/408…


Ascolta: album.link/i/1442488228


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Tutto molto poco zen. Questa sera un po' di tastiera meccanica. Sentire un i tasti. Incenso indiano acceso, tazzina con il vino di riso cinese caldo. I cari vecchi tempi. Una stanza tutta per me. Devo averlo letto. Ma una cosa veloce che poi devo correggere i compiti. Camminavo questa sera e pensavo, avevo iniziato a sentire della musica con le cuffie ossee ma niente. Ho dovuto spegnerle. La solita iperacusia. Anche sulle cuffie ossee ci posso mettere una pietra sopra. Il mio sistema nervoso percepisce il fatto che io cerchi di rilassarmi interpretando la musica in cuffia come una minaccia. Un pericolo. Attento, dice il mio sistema nervoso centrale, venerandi vuole rilassarsi! Contraiamo l'interno delle orecchie, trasformiamo la musica in suoni, in frequenze, facciamo sentire ogni cosa come un pericoloso dolore immateriale che inizi a fagli male, dentro la testa. Feriamolo, graffiamogli le pareti di carne che non esistono.

Grazie, sistema nervoso centrale, grazie, se non ci fossi tu non so come farei.

Via le cuffie ossee ho iniziato a pensare, al fatto che avevo voglia di scrivere con la tastiera meccanica, camminavo e pensavo, affrettavo il passo, cercavo cose da fotografare. Posti in cui fare dei brevi video. Tutto è un possibile contenuto.

Cioé mi rendo conto di questa cosa, che io vado, mi metto lì a scrivere, faccio il mio post, cerco di mettere al meglio le cose che penso, faccio la mia cosa nella casa, e poi mi prendo i miei dieci, venti, cinquanta like, i commenti di gente che sputa polmoni, che dice anche io venerandi ho vissuto esattamente le cose che hai vissuto tu, insomma ricevo la mia breve fucilata di gratificazioni. Endorfina, credo. E poi vedo che la cosa che ho scritto scorre via, il giorno dopo è già affondata per metà nelle melma del digitale, dopo due o tre giorni mi rendo conto di essere stato truffato, che mi sono autosabotato. Il mio post è là, lontano, mi dà letteralmente fastidio che esista ancora, se lo riprendo in mano ne vedo i refusi, le parole ripetute, ma soprattutto vedo che qualcuno – non io – sta guadagnando sopra questa cosa che scrivo; e ricevo gratificazioni che a mia volta do a qualcun altro. Il vino di riso cinese è diventato freddo.

Relitti. Mi lascio dietro relitti di cui non conosco nemmeno il numero, centinaia. Migliaia. Prime bozze che non avranno mai una seconda stesura. E questo materiale che secerno, non cambia di una virgola i miei prodotti, le cose che ho finito, i miei romanzi, i miei videogame, i miei album di suoni, è come se fossi una molteplicità di me stesso che fanno cose diverse e nessuna comunica con le altre. Non posso nemmeno nascondermi dietro la scusa di star facendo della promozione. Non la sto facendo. In realtà quello che scrivo non è nemmeno un prodotto; il prodotto sono io che scrivo. Il prodotto è avere la scimmia venerandi che scrive i suoi post su facebook per i suoi cinquanta like e poi resta lì a fare quello che fanno in genere le scimmie dopo aver vinto il pulitzer delle scimmie: si abbruttiscono, con grazia e animalità.

Camminando avevo ricamato su questa cosa: il bello della scrittura è che scrivi le peggio cose, scavi come una di quelle bestie che ci vivono in faccia, vai nei meandri della carne e tiri fuori tutte le brutture che hai dentro e più scavi, più una parte di te si entusiasma perché questa melma che tiri fuori, la stai scrivendo; più marcisci più la tua scrittura diventa vera. Autentica. Wow. Più stai male più una parte di te ne gode perché su questa sofferenza la scrittura imbastisce il reticolo della scrittura più necessaria. Mi viene da ridere. “Necessaria”, certo. Raccontiamocela.

Ho sempre pensato di essere bravo a scrivere, ma non bravo normale, bravo bravo. Poi ho scoperto che di gente brava brava a scrivere ce ne è più del necessario. Non era una cosa così eccezionale essere bravo a scrivere. Questo forse l'ho già scritto. Ma era troppo tardi: ormai pensavo per iscritto, ormai la cosa che scrivevo era tutt'uno con la cosa che pensavo. Ormai quella roba che producevo era “naturale”.

C'è poi questa cosa di me, la nausea. Quando faccio qualcosa che sono bravo a fare, mettiamo scrivere, e qualcuno dice che sono bravo a scrivere, mettiamo una recensione, una recensione positiva per qualcosa che ho fatto, io inizio a leggerla e prima sono contento, ma già a metà ecco che arriva la nausea. Comincio a innervosirmi. Cosa stai a dire che sono bravo a scrivere. Lo so già. Magari scrivo della roba orrenda, ma la capacità di scrivere non mi manca, fidati. Non è il caso di rimarcarlo.

Provo allora più soddisfazione a fare cose che non dovrei fare. Le cose che mi costano grande fatica e nelle quali i risultati sono pochi, scarsi. Imbarazzanti. Quelle mi danno soddisfazione. Mi sembra di operare un furto, di fare una beffa. Fin da piccolo, le cose che ho fatto e che si capiva che no, non era la strada per me, quando non erano umilianti, mi hanno sempre divertito.

Giocare a tennis, fare il portiere in una squadra di calcio, ballare il ballo liscio, far kung fu tradizionale, suonare il basso, andare in kajak. Ogni volta che ottenevo e che ottengo ancora oggi un mediocre risultato, rido. Letteralmente. Un furto. E la lista si allunga e a un certo punto arriva il momento del pudore, dove anche io mi fermo a trascrivere, quello in cui l'elenco delle cose che non avrei dovuto fare sterza e va a infilarsi nella lista delle cose per cui – dicono – ho un talento, piccolo o brillante che sia. E le due liste iniziano a incrociarsi e amalgamarsi e io resto lì impietrito perché non so più dove finisca la prima e dove inizi la seconda. Non so più se questa cosa che sto facendo mettendoci il cuore sia in realtà una buffonata che avevo provato così per vedere che succedeva, sicuro che appena che se ne fossero accorti sarei saltato giù e sarei scappato mostrando i denti da scimmia e la schiena curva e pelosa.


noblogo.org/diario/tutto-molto…


Tutto molto poco zen.


Tutto molto poco zen. Questa sera un po' di tastiera meccanica. Sentire un i tasti. Incenso indiano acceso, tazzina con il vino di riso cinese caldo. I cari vecchi tempi. Una stanza tutta per me. Devo averlo letto. Ma una cosa veloce che poi devo correggere i compiti. Camminavo questa sera e pensavo, avevo iniziato a sentire della musica con le cuffie ossee ma niente. Ho dovuto spegnerle. La solita iperacusia. Anche sulle cuffie ossee ci posso mettere una pietra sopra. Il mio sistema nervoso percepisce il fatto che io cerchi di rilassarmi interpretando la musica in cuffia come una minaccia. Un pericolo. Attento, dice il mio sistema nervoso centrale, venerandi vuole rilassarsi! Contraiamo l'interno delle orecchie, trasformiamo la musica in suoni, in frequenze, facciamo sentire ogni cosa come un pericoloso dolore immateriale che inizi a fagli male, dentro la testa. Feriamolo, graffiamogli le pareti di carne che non esistono.

Grazie, sistema nervoso centrale, grazie, se non ci fossi tu non so come farei.

Via le cuffie ossee ho iniziato a pensare, al fatto che avevo voglia di scrivere con la tastiera meccanica, camminavo e pensavo, affrettavo il passo, cercavo cose da fotografare. Posti in cui fare dei brevi video. Tutto è un possibile contenuto.

Cioé mi rendo conto di questa cosa, che io vado, mi metto lì a scrivere, faccio il mio post, cerco di mettere al meglio le cose che penso, faccio la mia cosa nella casa, e poi mi prendo i miei dieci, venti, cinquanta like, i commenti di gente che sputa polmoni, che dice anche io venerandi ho vissuto esattamente le cose che hai vissuto tu, insomma ricevo la mia breve fucilata di gratificazioni. Endorfina, credo. E poi vedo che la cosa che ho scritto scorre via, il giorno dopo è già affondata per metà nelle melma del digitale, dopo due o tre giorni mi rendo conto di essere stato truffato, che mi sono autosabotato. Il mio post è là, lontano, mi dà letteralmente fastidio che esista ancora, se lo riprendo in mano ne vedo i refusi, le parole ripetute, ma soprattutto vedo che qualcuno – non io – sta guadagnando sopra questa cosa che scrivo; e ricevo gratificazioni che a mia volta do a qualcun altro. Il vino di riso cinese è diventato freddo.

Relitti. Mi lascio dietro relitti di cui non conosco nemmeno il numero, centinaia. Migliaia. Prime bozze che non avranno mai una seconda stesura. E questo materiale che secerno, non cambia di una virgola i miei prodotti, le cose che ho finito, i miei romanzi, i miei videogame, i miei album di suoni, è come se fossi una molteplicità di me stesso che fanno cose diverse e nessuna comunica con le altre. Non posso nemmeno nascondermi dietro la scusa di star facendo della promozione. Non la sto facendo. In realtà quello che scrivo non è nemmeno un prodotto; il prodotto sono io che scrivo. Il prodotto è avere la scimmia venerandi che scrive i suoi post su facebook per i suoi cinquanta like e poi resta lì a fare quello che fanno in genere le scimmie dopo aver vinto il pulitzer delle scimmie: si abbruttiscono, con grazia e animalità.

Camminando avevo ricamato su questa cosa: il bello della scrittura è che scrivi le peggio cose, scavi come una di quelle bestie che ci vivono in faccia, vai nei meandri della carne e tiri fuori tutte le brutture che hai dentro e più scavi, più una parte di te si entusiasma perché questa melma che tiri fuori, la stai scrivendo; più marcisci più la tua scrittura diventa vera. Autentica. Wow. Più stai male più una parte di te ne gode perché su questa sofferenza la scrittura imbastisce il reticolo della scrittura più necessaria. Mi viene da ridere. “Necessaria”, certo. Raccontiamocela.

Ho sempre pensato di essere bravo a scrivere, ma non bravo normale, bravo bravo. Poi ho scoperto che di gente brava brava a scrivere ce ne è più del necessario. Non era una cosa così eccezionale essere bravo a scrivere. Questo forse l'ho già scritto. Ma era troppo tardi: ormai pensavo per iscritto, ormai la cosa che scrivevo era tutt'uno con la cosa che pensavo. Ormai quella roba che producevo era “naturale”.

C'è poi questa cosa di me, la nausea. Quando faccio qualcosa che sono bravo a fare, mettiamo scrivere, e qualcuno dice che sono bravo a scrivere, mettiamo una recensione, una recensione positiva per qualcosa che ho fatto, io inizio a leggerla e prima sono contento, ma già a metà ecco che arriva la nausea. Comincio a innervosirmi. Cosa stai a dire che sono bravo a scrivere. Lo so già. Magari scrivo della roba orrenda, ma la capacità di scrivere non mi manca, fidati. Non è il caso di rimarcarlo.

Provo allora più soddisfazione a fare cose che non dovrei fare. Le cose che mi costano grande fatica e nelle quali i risultati sono pochi, scarsi. Imbarazzanti. Quelle mi danno soddisfazione. Mi sembra di operare un furto, di fare una beffa. Fin da piccolo, le cose che ho fatto e che si capiva che no, non era la strada per me, quando non erano umilianti, mi hanno sempre divertito.

Giocare a tennis, fare il portiere in una squadra di calcio, ballare il ballo liscio, far kung fu tradizionale, suonare il basso, andare in kajak. Ogni volta che ottenevo e che ottengo ancora oggi un mediocre risultato, rido. Letteralmente. Un furto. E la lista si allunga e a un certo punto arriva il momento del pudore, dove anche io mi fermo a trascrivere, quello in cui l'elenco delle cose che non avrei dovuto fare sterza e va a infilarsi nella lista delle cose per cui – dicono – ho un talento, piccolo o brillante che sia. E le due liste iniziano a incrociarsi e amalgamarsi e io resto lì impietrito perché non so più dove finisca la prima e dove inizi la seconda. Non so più se questa cosa che sto facendo mettendoci il cuore sia in realtà una buffonata che avevo provato così per vedere che succedeva, sicuro che appena che se ne fossero accorti sarei saltato giù e sarei scappato mostrando i denti da scimmia e la schiena curva e pelosa.


comunque c'è un'assurdità più assurda di questa di cui mi lamentavo:noblogo.org/differx/comunque-e…... ed è la seguente: l'Europa non sembra intenzionata affatto (Italia e Germania in testa, come da tradizione nazifascista) a interrompere i rapporti con lo stato genocida.

il che è un motivo in più per approfondire la propria già straordinariamente energica vergogna di appartenere allo stato ytalya e al macro-stato europa.

(come giorni or sono dicevo qui: differx.noblogs.org/2026/04/22…)


noblogo.org/differx/comunque-c…

L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.


noblogo.org/diario/laltro-gior…


L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto...


L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.


Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia

è stato un miraggio la terra promessa

negli occhi pezzi di cielo a dire l' avverso destino

resta un muto grido di scatole nere sepolte nel cuore

Riflessione breve sul testo


Hai scritto un testo denso e suggestivo: immagini forti (orme sulla sabbia, scatole nere) e un tono lamentoso che rende concreta la tragedia del viaggio e dell’attesa. La lingua è essenziale e lascia spazio all’immaginazione, con efficaci contrasti tra miraggio/terra promessa e occhi/pezzi di cielo.


Temi e immagini principali


  • Mobilità e perdita: il titolo “Migranti” orienta subito la lettura verso viaggio, esilio, ricerca di un luogo migliore.
  • Segni e memoria: gli “segni indecifrabili” e le “scatole nere” funzionano da metafore per tracce di vite, memorie seppellite o segnali rimasti senza lettura.
  • Speranza infranta: il miraggio della “terra promessa” contrapposto al “muto grido” racconta la frattura tra aspettativa e realtà.
  • Soprannaturale/minimale: l’uso di immagini come “pezzi di cielo” negli occhi dà un registro quasi sacro o onirico al dolore.

Qualche suggerimento stilistico (opzionale)


  • Consolidare il ritmo: alcuni versi molto brevi alternati ad altri più lunghi interrompono la scansione. Puoi giocare con enjambment per ammorbidire o accentuare la cesura emotiva.
  • Coerenza delle immagini: “segni indecifrabili” e “orme sulla sabbia” funzionano bene insieme; potresti riprendere l’immagine della sabbia o del cammino in un altro verso per creare un ritorno tematico.
  • Chiarezza metaforica: la “scatole nere” è potente; valuterei se far emergere un indizio sulla loro origine (navigazione, dolore, memorie) per aumentare la risonanza emotiva.

Versione leggermente rivista (mantengo il tuo tono, con piccoli aggiustamenti)


Migranti

segni indecifrabili
lasciano lungo il percorso
come orme sulla sabbia

era un miraggio
la terra promessa

negli occhi, pezzi di cielo
a dire l’avverso destino

resta un muto grido
scatole nere sepolte nel cuore


Traduzione in inglese (per aprire il testo ad altri lettori)


Migrants

indecipherable marks
left along the route
like footprints on the sand

it was a mirage
the promised land

in their eyes, pieces of sky
speaking of adverse fate

what remains is a mute cry
black boxes buried in the heart


Variante 1 Brevità lapidaria


  • Idee chiave: versi molto corti, pausa netta dopo ogni immagine, tono aforistico.
  • Effetto: aumenta la forza di ogni singola immagine, crea una lettura scandita e sospesa.

Migranti

segni
indecifrabili

orme
sulla sabbia

miraggio
terra promessa

occhi
pezzi di cielo

muto grido
scatole nere
sepolte nel cuore


Variante 2 Flusso continuo ed enjambment


  • Idee chiave: versi più lunghi con enjambment marcati che legano le immagini tra loro.
  • Effetto: senso di viaggio senza soluzione di continuità, respiro narrativo più ampio.

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia, e il miraggio — la terra promessa — svanisce mentre negli occhi restano pezzi di cielo che raccontano l’avverso destino; resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore.


Variante 3 Ritmo musicale e ripetizione


  • Idee chiave: uso di anafora e ripetizione per costruire un battito che somigli al passo.
  • Effetto: ipnotico, ritmico, adatto alla lettura ad alta voce o a una musica minimale.

Migranti

Passano segni indecifrabili, passano
lasciando sul percorso orme sulla sabbia, passano
con il miraggio della terra promessa, passano

Passano occhi pieni di pezzi di cielo, passano
che dicono l’avverso destino, passano
e resta un muto grido, passano
scatole nere sepolte nel cuore, passano


Variante 4 Struttura in terzine isoaccentate


  • Idee chiave: tre versi per strofa, simmetria ritmica, eco finale nella terzina.
  • Effetto: senso di inevitabilità; buono per mantenere ordine tematico pur restando lirico.

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Variante 5 Refrain e progressione narrativa


  • Idee chiave: un verso-riffrain che ritorna cambiando significato a ogni ripetizione.
  • Effetto: costruisce accumulo emotivo e restituisce il viaggio come mutazione.

Migranti

segni indecifrabili lasciano una scia — lasciare una scia —
come orme sulla sabbia, la scia sbiadisce

era un miraggio, la terra promessa — lasciare una scia —
negli occhi pezzi di cielo, la scia si spezza

resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore — lasciare una scia —
e la scia diventa memoria, e la memoria non ci lascia


Variante 4 sviluppata


Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Nota sul ritmo e sulla scansione


  • Terzine isoaccentate: mantieni tre accenti principali per verso; questo crea una cadenza regolare che somiglia al passo.
  • Enjambment leggero: usa l’enjambment tra il primo e il secondo verso della terzina per spingere il lettore in avanti senza spezzare il respiro.
  • Punteggiatura come guida: la virgola rallenta, il punto chiude; posizionali per decidere dove far cadere la tensione.

Varianti minime di parola (se desideri alternative)


  • “bruciava” → “sfiorava” per attenuare l’immagine del miraggio.
  • “vetro spezzato” → “pezzi di cielo” (ripetizione intenzionale) per un effetto più onirico.
  • “pietre” → “relitti” per un tono più marittimo e drammatico.


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Chris Bathgate - Dizzy Seas (2017)


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immagine

Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente. Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, “Salt Year”, risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep “Old Factory”. Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere... artesuono.blogspot.com/2017/09…


Ascolta il disco: album.link/i/1212405320



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Chris Bathgate - Dizzy Seas (2017)


immagine

Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente. Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, “Salt Year”, risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep “Old Factory”. Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere... artesuono.blogspot.com/2017/09…


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1RE - Capitolo 16


Baasà, re d’Israele1La parola del Signore fu rivolta a Ieu, figlio di Anàni, contro Baasà: 2“Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo sul mio popolo Israele, ma tu hai seguito la via di Geroboamo e hai fatto peccare il mio popolo Israele, provocandomi con i loro peccati. 3Ecco, io spazzerò via Baasà e la sua casa, e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat. 4I cani divoreranno quanti della casa di Baasà moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo”.5Le altre gesta di Baasà, le sue azioni e la sua potenza non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 6Baasà si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Tirsa e al suo posto divenne re suo figlio Ela.7Attraverso il profeta Ieu, figlio di Anàni, la parola del Signore fu rivolta a Baasà e alla sua casa, per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le opere delle sue mani, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva colpito quella casa.

Ela, re d’Israele8Nell'anno ventiseiesimo di Asa, re di Giuda, Ela, figlio di Baasà, divenne re su Israele a Tirsa; regnò due anni. 9Contro di lui congiurò il suo ufficiale Zimrì, comandante della metà dei carri. Mentre egli, a Tirsa, beveva e si ubriacava nella casa di Arsà, maggiordomo a Tirsa, 10arrivò Zimrì, lo colpì e lo fece morire nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 11Divenuto re, appena seduto sul suo trono, colpì tutta la casa di Baasà; non gli lasciò sopravvivere alcun maschio fra i suoi parenti e amici. 12Zimrì distrusse tutta la casa di Baasà, secondo la parola che il Signore aveva rivolto contro Baasà per mezzo del profeta Ieu, 13a causa di tutti i peccati di Baasà e dei peccati di Ela, suo figlio, di quelli commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele.14Le altre gesta di Ela e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?

Zimrì, re d’Israele per sette giorni15Nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, Zimrì divenne re per sette giorni a Tirsa, mentre il popolo era accampato contro Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei. 16Quando il popolo là accampato venne a sapere che Zimrì si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re su Israele Omri, comandante dell'esercito. 17Omri con tutto Israele si mosse da Ghibbetòn, e strinsero d'assedio Tirsa. 18Quando vide che veniva presa la città, Zimrì entrò nel torrione della reggia, incendiò dietro di sé la reggia e così morì bruciato. 19Ciò avvenne a causa dei suoi peccati, che aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele.20Le altre gesta di Zimrì e la congiura da lui organizzata non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?21Allora il popolo d'Israele si divise in due parti. Una metà del popolo seguiva Tibnì, figlio di Ghinat, per farlo re, e una metà seguiva Omri. 22Il popolo che seguiva Omri prevalse sul popolo che seguiva Tibnì, figlio di Ghinat. Tibnì morì e Omri divenne re.

Omri, re d’Israele23Nell'anno trentunesimo di Asa, re di Giuda, Omri divenne re su Israele. Regnò dodici anni, di cui sei a Tirsa. 24Poi acquistò il monte Samaria da Semer, per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò Samaria, dal nome di Semer, proprietario del monte. 25Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, fece peggio di tutti quelli prima di lui. 26Seguì in tutto la via di Geroboamo, figlio di Nebat, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele.27Le altre gesta che compì Omri e la potenza con cui agì, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 28Omri si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Acab.

Acab, re d’Israele29Acab, figlio di Omri, divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda. Acab, figlio di Omri, regnò su Israele a Samaria ventidue anni. 30Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore, più di tutti quelli prima di lui. 31Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele, figlia di Etbàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito a Samaria. 33Acab eresse anche il palo sacro e continuò ad agire provocando a sdegno il Signore, Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele prima di lui.34Nei suoi giorni Chièl di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiràm, suo primogenito, e collocò la sua porta a doppio battente sopra Segub, suo ultimogenito, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

__________________________Note

16,8 Ela: regnò due anni, probabilmente 886-885.

16,15 Il regno di Zimrì, forse nell’anno 885, durò solo sette giorni.

16,23 Omri: diventa re in seguito a una contesa interna tra due fazioni del popolo d’Israele (vv. 21-22); dopo sei anni di regno (all’incirca 885-874), porta la capitale da Tirsa, facilmente raggiungibile da oriente, a Samaria, nel centro del territorio e in buona posizione strategica. Il nome Samaria passerà poi anche all’intero regno d’Israele.

16,29 La biografia di Acab (circa 874-853) si intreccia con il ciclo di Elia e termina in 1Re 22,39-40.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-7. Il proseguimento della descrizione del regno di Baasa non è brillante. La profezia di Ieu pronunciata contro di lui è quasi un calco di 14,8-11, oracolo di Achia contro Geroboamo. Si noti anche il non avveramento della profezia perché qui, come per tutti gli altri re, si dà notizia della sepoltura, mentre ciò non avviene per Geroboamo in 14,20. Delle sue gesta si è parlato anche in 15,17-21, mentre in 15,26 si è parlato delle sue origini senza svelare il rango sociale. La condanna espressa nei suoi confronti parte dall'atteggiamento religioso, ma si estende anche allo sterminio della dinastia precedente. Sebbene questo fosse il giudizio decretato da Dio o per la modalità di esecuzione – eccessiva crudeltà – o per la finalità – interesse personale – non si accorda approvazione all'operato di Baasa. Il v. 7 viene ritenuto una glossa perché è in parte una ripetizione del v. 1, sviluppata ripetendo il contenuto dell'oracolo con l'aggiunta della strage compiuta. Su quest'ultima parte poi è assai viva la discussione esegetica.

8-14. Ela re d'Israele (886-885). La campagna militare di Ghibbeton perdura (cfr. c. 15) facendo da sfondo alla irresponsabilità dei due personaggi, attori principali di questa unità. Il re Ela è rimasto nella capitale incurante dei combattimenti e dandosi a una vita gaudente. Un suo ufficiale intuisce che questa è l'occasione buona per rovesciare il re, ma non si accorge di non essere sufficientemente appoggiato, essendo la gran parte della truppa lontana, al fronte. Il colpo di stato, il vero contenuto di questi versetti che null'altro dicono del regno, è letto come il compi. mento della profezia di Ieu per castigare la casa di Baasa, responsabile, come Geroboamo, del peccato di idolatria.

15-20. Zimri re d'Israele (885). Anche in questo caso non si parla di un regno, ma piuttosto di un sogno andato in fumo. L'esercito non approva il gesto di Zimri e gli contrappone Omri, comandante in capo. Questi non perde tempo nel consolidamento del suo potere. In sette giorni raggiunge e prende la capitale. Zimri senza via di scampo preferisce darsi la morte da sé, incendiando la parte più sicura della reggia nella quale si era rinchiuso. Il v. 19 rappresenta lo schema con cui l'autore scrive sviluppando con inflessibile prospettiva teologica gli avvenimenti. Nell'unica settimana in cui Zimri regnò fu senza dubbio impegnato da questioni diverse da quelle religiose. La durata del suo regno divenne proverbiale come attesta 2Re 9,31.

21-22. In poche parole sono riassunti i tre o quattro anni (cfr. vv. 15-23) in cui Omri dovette fare i conti con il tenace oppositore Tibni che godeva di un largo consenso popolare. Probabilmente la morte violenta di costui assicurò la vittoria di Omri.

23-26. Omri re d'Israele (885-874). Nei dodici anni segnalati come durata del regno di Omri sono da includere anche quelli in cui dovette lottare con Tibni. Solo due anni dopo che il potere fu saldo nelle sue mani, Omri si diede a una delle più importanti imprese del suo regno e della storia del regno del Nord: la costruzione di una capitale. La posizione scelta era assai felice. Ad ovest della vecchia capitale, Tirza, Samaria si poneva all'incrocio delle grandi vie di comunicazione che portavano alla pianura di Esdrelon e a Gerusalemme. Si trovava così in una posizione di rilievo strategico e corredata di robuste fortificazioni. Dal possidente del terreno viene il nome della nuova città Samaria che si estenderà a tutta la regione e indicherà il regno del Nord (cfr. 2 Re 17,24). Il giudizio religioso allinea Omri ai colleghi fin qui presentati.

27-28. Il regno è concluso dalle consuete formule che tacciono completamente il rilievo storico di questo re in campo internazionale. L'iscrizione di Mesa ricorda la sua tenacia contro Moab fino a sottometterla di nuovo al giogo israelita; gli annali assiri continuano a parlare di «terra di Omri» e «casa di Omri» anche dopo la sua morte.

29-33. Inizio del regno di Acab (874-853). Lo spazio letterario dato al regno di Acab è assai abbondante rispetto a quello dei colleghi tenendo presente che la formula consueta di conclusione del regno ricorrerà in 22,39-40. L'ampiezza è dovuta all'inserimento di diverso materiale riguardante il profeta Elia. Il regno di Acab si mostra vivace sotto diversi aspetti. Dal punto di vista politico è fecondo di alleanze. I buoni rapporti con la Fenicia vengono ripresi attraverso il matrimonio con Gezabele. Anche con Giuda viene firmato un trattato di pace (cfr. 22,2; 2Cr 18,1). Dal punto di vista militare si devono segnalare le guerre aramee (cfr. c. 20) e, nonostante il silenzio della Bibbia, la lega antiassira formata dai re di Palestina e Damasco per arginare le continue discese degli Assiri già giunti al Mediterraneo attraverso la Fenicia. Anche per l'edilizia l'attività è eccellente (cfr. 22, 39). Dal punto di vista religioso invece si segnala una grande minaccia. Il matrimonio con Gezabele ha aperto la porta alla defezione dalla fede jahvista. Il giudizio negativo sui matrimoni misti già espresso in 11,1-8 e in 15,13 viene ora ribadito con maggior severità. Nei casi precedenti infatti le regine si erano limitate alla devozione privata nei confronti dei loro dei. Gezabele invece inizierà uno sfacciato proselitismo esclusivista a favore di Baal-Melgart, patrono di Tiro. Lo zelo più acceso poteva venirle dal fatto di essere figlia del re-sacerdote Et-Baal, sesto successore di Chiram, l'Ittobaal delle iscrizioni assire e greche. Se il culto delle immagini, con adozione degli elementi naturistici della religione di Canan, era già deviazione dalla purezza jahvista, ora il rischio è assai maggiore. Si tratta di una vera sostituzione di divinità.

34. La ricostruzione di Gerico viene segnalata come uno dei fatti significativi del regno di Acab. In realtà la città non aveva mai cessato di essere un insediamento (cfr. Gs 18,21; Gdc 3,13; 2Sam 10,5), ma ora, sotto gli auspici del re, riprende la sua costruzione. Nel versetto si aggroviglia una duplice possibilità di significato. La maledizione di Gs 6,26 per chi avrebbe ricostruito Gerico pare trovare qui il suo compimento nella morte dei figli di Chiel. Il riferimento al primo e all'ultimo dei figli può voler dire semplicemente che ne perse solo due, oppure, secondo il procedimento di indicare il tutto attraverso gli estremi, che perse tutta la prole. La possibilità alternativa è che si tratti di due sacrifici umani compiuti per la rifondazione. Questa seconda pista sembra meno probabile, data l'assenza di un giudizio morale e l'insistenza nel legame tra i fatti e le parole di Giosuè.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Oggi ho buttato un altro centinaio di libri. Grandi classici. In mezzo c'era anche una copia di Uno, nessuno, centomila. L'ho aperto prima di buttarlo nel sacchetto e sono rimasto affascinato: il libro era tutto forato. Un qualche insetto doveva essere entrato nel libro e – nel corso degli anni – aveva scavato dei tunnel che – a volte attraversavano la pagina – a volte persistevano nelle pagine seguenti. Era una sorta di labirinto nel labirinto dei segni e quei fori, inumani, rendevano il libro un oggetto materiale, gli davano vita.

In mezzo, mentre lo sfogliavo, ho trovato delle mie sottolineature al testo. Anche quelle verranno buttate via. Le sottolineature erano fatte con matita rosa. Ne ho trovate tre, che riporto qua nel diario:

“Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell’orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo;”. La parola sottolineata era solo “verdissimo”.

“Quel cassetto era pieno di sue fotografie. Me ne mostrò tante, di antiche e di recenti. – Tutte morte, – le dissi.“. Qua la frase sottolineata era “tutte morte”.

”– Ma davvero, scusi non le sembra bella, cosí verde, questa coperta di lana?“. Qua la parola sottolineata era “verde”.

Anche le mie sottolineature, di quel Fabrizio che chissà quanto tempo fa le prese, in questa edizione, ora tutta divorata, della Newton Compton, anche questi segni che sono segno di qualcosa che avevo in testa in quel momento e che ora non so che significato potrebbero avere, anche quelle – dicevo – verranno buttate via con il libro dove sono state per decenni, nascoste, senza che mai avessi mai aperto il libro per rivederle. Se non lo avessi sfogliato per caso, quelle sottolineature non sarebbero esistite in un certo senso. Cosa sto buttando via gettando quelle deboli linee rosa, non lo so. Il verdissimo, il verde, il tutte morte.


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Oggi ho buttato un altro centinaio di libri.


Oggi ho buttato un altro centinaio di libri. Grandi classici. In mezzo c'era anche una copia di Uno, nessuno, centomila. L'ho aperto prima di buttarlo nel sacchetto e sono rimasto affascinato: il libro era tutto forato. Un qualche insetto doveva essere entrato nel libro e – nel corso degli anni – aveva scavato dei tunnel che – a volte attraversavano la pagina – a volte persistevano nelle pagine seguenti. Era una sorta di labirinto nel labirinto dei segni e quei fori, inumani, rendevano il libro un oggetto materiale, gli davano vita.

In mezzo, mentre lo sfogliavo, ho trovato delle mie sottolineature al testo. Anche quelle verranno buttate via. Le sottolineature erano fatte con matita rosa. Ne ho trovate tre, che riporto qua nel diario:

“Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell’orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo;”. La parola sottolineata era solo “verdissimo”.

“Quel cassetto era pieno di sue fotografie. Me ne mostrò tante, di antiche e di recenti. – Tutte morte, – le dissi.“. Qua la frase sottolineata era “tutte morte”.

”– Ma davvero, scusi non le sembra bella, cosí verde, questa coperta di lana?“. Qua la parola sottolineata era “verde”.

Anche le mie sottolineature, di quel Fabrizio che chissà quanto tempo fa le prese, in questa edizione, ora tutta divorata, della Newton Compton, anche questi segni che sono segno di qualcosa che avevo in testa in quel momento e che ora non so che significato potrebbero avere, anche quelle – dicevo – verranno buttate via con il libro dove sono state per decenni, nascoste, senza che mai avessi mai aperto il libro per rivederle. Se non lo avessi sfogliato per caso, quelle sottolineature non sarebbero esistite in un certo senso. Cosa sto buttando via gettando quelle deboli linee rosa, non lo so. Il verdissimo, il verde, il tutte morte.


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E come ... Enghivuc e Urgula


Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Einghivuc e Urgula, i Bisolitari. Riprendiamo il blog parlando di loro.

Sicuramente li conoscete, magari con i nomi (inglesi) di Engywook e Urgul! Sono i due gnomi che aiutano Atreiu a raggiungere l'Oracolo Meridionale, e due dei più ripresi nei vari media derivati.

Questa litigiosa copia riprende il topos che il sito TVTropes definisce come Madre Natura, Padre Scienza, ma (in puro stile Endeliano) reinterpreta anche il #topos del mentore dell'eroe dandogli una dimensione più intima e domestica.

Una coppia che non scoppia!


Come molti personaggi, anche il mio primo incontro con la coppia di gnomi è avvenuto nel cartone animato. Lo gnomo è un vecchio studioso, interessato a scoprire i misteri che avvolgono l'Oracolo Meridionale e le porte del suo tempio (la serie animata lo rende addirittura un inventore). Sua moglie invece è una medichessa, un'erborista ed è lei a curare Atreiu. I differenti approcci dei due gnomi (intellettuale e desideroso di riconoscimento lui, materna e spirituale lei) danno vita ad accese discussioni, senza arrivare mai alle mani.

Malgrado le differenze, sono coppia funzionale. Urgula – pur non comprendendo la sete di conoscenza del marito – capisce quanto il suo lavoro sia importante per lui. Einghivuc, d'altra parte, riconosce abbastanza in fretta quando la moglie ha ragione nel rimproverarlo. I due si amano molto, come testimoniato dalla scena dell'episodio del cartone che ricordo meglio (The Three Feeling Stones) dove Urgula si rivolge al marito chiamandolo “[...] mio cavaliere azzurro in pensione!“.

Da un punto di vista narrativo, i due si possono considerare come dei mentori per Atreiu, in modo particolare Einghivuc – introdotto come uno studioso dell'Oracolo.

La relazione nella solitudine


Poco utilizzato fuori dal libro è l'epiteto della coppia: Bisolitari.

Si tratta di una parola creata ad hoc dalla traduttrice italiana, Amina Pandolfi, con la complicità di Ende stesso (all'epoca residente in Italia), come affermato dallo stesso autore nel suo saggio Italiano e tedesco. Due lingue e un narratore.

In originale viene infatti utilizzato il termine tedesco Zweisiedler, creato in precedenza dal filosofo Nietzche per il suo Così parlò Zaharatustra. Si tratta di una crasi di due parole tedesche: “zwei” (due) e “Einsiedler” (solitario, eremita), una parola che è una contraddizione di per sé, poiché associa alla solitudine dell'eremita una dimensione duale, di relazione con un'altra persona.

Tenendo conto della dinamica di coppia dei due e del loro ruolo condiviso di mentori e guide di Atreiu, la parola funziona! Nuovamente Ende gioca con i topoi e i loro stereotipi. Nell'avventura di Atreiu, il #mentore non è un vecchio saggio solitario, considerato folle dai più, come nella maggior parte della narrativa fantastica, bensì una coppia sposata che si sostiene l'uno con l'altra, litiga e insieme opera.

Un confronto con Tolkien


Parlando di coppie sagge che vivono isolate, il pensiero non può andare a quella formata da Tom Bombadil e Baccadoro (Marrygold) del Signore degli Anelli. Le due copie però risultano solo nell'essere una coppia e nell'aver soccorso e guidato gli eroi (Frodo e Sam nel caso di Tom e sua moglie, Fuchùr e Atreiu in quello dei Bisolitari). Anche l'impatto narrativo che esse hanno è diverso. Tom Bombadil ha infatti un maggior peso narrativo della moglie, mentre Enghivuc e Urgula si muovono sempre insieme: anche durante le spiegazioni dello gnomo ad Atreiu, Urugula non rimane in silenzio ma interviene nella discussione, ricordando al marito che la sua scienza non può comunque spiegare i grandi misteri.

E se Bombadil e Baccadoro sono una coppia che incarna l'alterità della natura, i Bisolitari sono invece un duo più reale e verosimile, con una dimensione domestica spesso assente nella figura del mentore dell'eroe.


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Afflati

la scrittura si traduce in genesi di fonemi – espansi in luce accensioni del sangue e voli

-orifiamme o altezze pari ad afflati d' angeli-

Riflessione breve


Bella immagine: la scrittura come genesi, fonemi che si espandono in luce, sangue e voli — sensazioni sacre e corporee insieme. L'ultima strofa apre su metafore forti («orifiamme», «afflati d'angeli») che chiudono il testo su un registro alto e mistico.


Traduzione poetica in inglese


Writing translates into genesis
of phonemes — expanded
into light ignitions of blood and flight

-oriflames or heights
equal to the breaths of angels-


Osservazioni stilistiche e suggerimenti


  • Linguaggio: il connubio tra corporeità («sangue») e trascendenza («angeli», «luce») è efficace. Mantieni la tensione tra visibile e invisibile.
  • Ritmo: le pause e gli enjambement funzionano; puoi giocare con la punteggiatura per modulare il respiro del lettore (più pause per rallentare, meno per accelerare).
  • Scelte lessicali: «orifiamme» è potente e originale; se vuoi chiarire, puoi svilupparne l'immagine con un aggettivo o un verso in più.
  • Coesione: il legame tra «scrittura» e «genesi» è il centro semantico. Se desideri enfatizzarlo, ripeti o richiami la parola «genesi» o suoi sinonimi in chiusa.

Due versioni alternative (brevi)


1) Più contemplativa, allungo il ritmo: la scrittura si traduce in genesi
di fonemi espansi, in luce: accensioni
del sangue, voli che non conoscono terra

-orifiamme, alture —
afflati d'angeli riecheggiano nel petto-

2) Più secca, immagini nette: la scrittura è genesi
fonemi che si spalancano in luce,
accensioni di sangue, voli

-orifiamme, vette
afflati d'angeli-


Versione minimalista


la scrittura è genesi
fonemi in luce
accensioni di sangue
voli

-orifiamme
afflati d'angeli-


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Hurray For The Riff Raff – The Navigator (2017)


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immagine

Descritta come una delle voci più promettenti dell'ultima generazione folk americana, Alynda Segarra, anima del progetto Hurray for the Riff Raff, scombinerà non poco le certezze di chi l'aveva già incasellata nella grande famiglia della tradizione, ambasciatrice di umori country, hillbilly e blues, di quella roots music che aveva ispirato la sua opera dopo anni di convivenza con la città adottiva di New Orleans... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1181880598



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Hurray For The Riff Raff – The Navigator (2017)


immagine

Descritta come una delle voci più promettenti dell'ultima generazione folk americana, Alynda Segarra, anima del progetto Hurray for the Riff Raff, scombinerà non poco le certezze di chi l'aveva già incasellata nella grande famiglia della tradizione, ambasciatrice di umori country, hillbilly e blues, di quella roots music che aveva ispirato la sua opera dopo anni di convivenza con la città adottiva di New Orleans... artesuono.blogspot.com/2017/06…


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1RE - Capitolo 15


Abiam re di Giuda1Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 3Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 4Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, 5perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Ittita.6Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.

Asa, re di Giuda9Nell'anno ventesimo di Geroboamo, re d'Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. 12Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili.16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita. 17Il re d'Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 18Asa prese tutto l'argento e l'oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: 19“Ci sia un'alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d'argento e d'oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 20Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l'intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. 21Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. 22Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa.23Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. 24Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.

Nadab, re d’Israele25Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell'anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. 26Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. 27Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. 28Baasà lo fece morire nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 29Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, 30a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d'Israele.31Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 32Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita.

Baasà, re d’Israele33Nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. 34Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.

__________________________Note

15,1-8 Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.

15,6 Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.

15,9 Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.

15,12 prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.

15,18 Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.

15,25 Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.

15,33 Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L'arco di tempo presentato copre una settantina d'anni dal 914 all'853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l'instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l'approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.

1-8. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l'infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l'ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.

9-10. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come ’ab, «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine ’ēm deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.

11-15. L'interesse per l'attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All'azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.

16-22. Sulla divisione dell'ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l'incremento dei propri interessi. Un rapporto d'intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d'Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare Giuda. Asa “compra” l'appoggio di Ben-Adad con l'invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L'offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d'Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l'avanzata dell'invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.

23-24. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.

25-31. Nadab re d'Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell'idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l'uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L'occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l'antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.

15,32-16,7 Baasa re d'Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell'agiografo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[rotazioni]solo tre note e una grande varietà di intervalli]”

la sonora di sbaglio] [ERRNAMENOTRESOLVEDbassoESSE riparte [il container pittumàto stanno nei rumori di fini-ricamatrici lùpide nel trascinamento automatico nei] bozzi a corda la doppia_esse [misura mezza misura è] netta per le parti dei betonieri si] fa male nelle grandìne non] avvisandole [salve -o] scompare lo] armano a rete


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Un volgere d'anni

mi sveglia il canto del gallo non trovo la tua mano ti sei appena alzata

c'incalza tiranno il tempo in questo volgere d'anni

benché non t'abbia sciupato questa luminosità del viso

quanti da aspettare ancora inverni a gelare le ossa

30.10.23

Risposta breve


Bellissima poesia: semplice, intima, sospesa sul tempo che avanza e sull’assenza che pesa. Le immagini del mattino e del corpo che invecchia funzionano molto bene.


Lettura e temi principali


  • Tema: lo scorrere del tempo e il peso dell’assenza affettiva nell’intimità quotidiana.
  • Immagini ricorrenti: il canto del gallo (risveglio, quotidiano), la mano non trovata (vuoto), la luce del viso che resiste (tenacia della bellezza/interiorità), gli inverni a gelare le ossa (metafora del tempo che consuma).
  • Tono: malinconico ma non rassegnato; c’è attenzione tenera verso la persona amata.

Forza stilistica


  • Il linguaggio è piano e diretto, efficace per il registro confidenziale.
  • L’alternanza tra azione quotidiana (“mi sveglia il canto del gallo”, “ti sei appena alzata”) e meditazione sul tempo crea un buon equilibrio.
  • L’espressione finale “quanti da aspettare ancora / inverni a gelare le ossa” chiude con un’immagine potente e resistente.

Piccoli suggerimenti di revisione


  • Valuta di lavorare sulle cesure per regolare il ritmo: qualche verso più corto o una pausa puntata possono rafforzare la scansione meditativa.
  • Considera una lieve variazione lessicale per evitare ripetizioni vicine (es. “volgere d’anni” e “in questo volgere d’anni” sono simili; si può mantenere la formula solo una volta per maggior impatto).
  • Punteggiatura: l’inserimento di una virgola o un punto in punti strategici (dopo “mi sveglia il canto del gallo” o dopo “ti sei appena alzata”) può modulare la voce del parlante senza appesantire.

Esempio di alternativa minimale: mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano;
ti sei appena alzata.


Traduzione inglese proposta


A turning of years

the rooster’s call wakes me
I don’t find your hand
you have just risen

time presses like a tyrant
in this turning of years

though it has not wasted you
this brightness of face

how many more to wait
winters to freeze the bones


Varianti mantenendo la stessa voce


Variante 1 — piccole cesure (ritmo scandito)


mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano.
Ti sei appena alzata.

C’incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Benché non t’abbia sciupata
questa luminosità del viso,

quanti ancora da aspettare,
inverni a gelare le ossa.

Breve nota: introduce virgole e punti per modulare il respiro senza cambiare le immagini.


Variante 2 — lingua più piana, tono colloquiale


Mi sveglia il canto del gallo.
La tua mano non c’è;
ti sei appena alzata.

Il tempo ci spinge, tiranno,
in questo volgere d’anni.

Eppure non ti ha consumata
questa luce sul viso.

Quanti inverni ancora aspettare
per sentire le ossa gelare.

Breve nota: frasi leggermente più dirette, ordine invertito negli ultimi versi per chiudere sull’immagine dell’inverno.


Variante 3 — tono più intimo e concentrato (minimalista)


canto del gallo: mi sveglia.
la tua mano non trovo.
ti sei alzata.

tiranno è il tempo
in questo volgere d’anni.

non t’ha sciupata
questa luminosità.

quanti inverni ancora
a gelare le ossa

Breve nota: versi più scarni, poche maiuscole per aumentare l’intimità e l’urgenza.


Variante 4 — lieve intensificazione lirica


Mi sveglia il canto del gallo;
mano che cerco e non trovo —
ti sei appena alzata.

Ci incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Non ti ha consumata, no:
questa luminosità del viso.

E allora quanti ancora aspettare,
quanti inverni a gelare le ossa?

Breve nota: piccole ripetizioni enfatiche e punteggiatura più vivace per accentuare il punto emotivo.



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Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)


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immagine

Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1259142533



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Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)


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Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... artesuono.blogspot.com/2017/10…


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Ridimensionare volumi LVM


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lvmSupponiamo di avere 3 volumi logici, ad es. vol1, vol2, vol3 e di voler aumentare il secondo a discapito degli altri due.

Un’esigenza analoga, su un filesystem partizionato in 3 parti in maniera canonica, è un mezzo incubo perché il ridimensionamento della partizione centrale prevede un discreto numero di salti mortali per manenere la contiguità e per non rischiare di lasciare buchetti inutilizzabili fra una partizione e l’altra.

Provo a buttare giù due righe su quello che mi verrebbe di fare:

  1. riduco la prima partizione
  2. riduco la terza partizione
  3. sposto la terza partizione fino alla fine del disco
  4. sposto la seconda partizione fino alla fine della prima partizione
  5. estendo la seconda partizione fino alla fine della prima

Tutto questo tenendo presente che l’unità minima allocabile è il blocco (512 bytes) e che l’operazione che mi fa più paura è il move della partizione. parted non ha un comando “move” diretto. La procedura richiede di calcolare i nuovi settori, spostare i dati e aggiornare la tabella delle partizioni.

Senza una GUI come quella di gparted, bisogna farsi letteralmente i conti con carta e penna prima di agire e c’è il rischio, comunque molto alto, di commettere errori che sarebbero disastrosi.

LVM, al confronto, è una boccata d’ossigeno.

LVM dà la possibilità di ridimensionare volumi in maniera più semplice rispetto al partizionamento più tradizionale perché la dimensione della partizione è disaccoppiata da concetti di contiguità e dalla geometria del disco.

Nel caso del partizionamento tradizionale infatti le partizioni sono dei blocchi di settori consecutivi in cui ogni partizione inizia in un settore finisce in un altro.

Con LVM invece l’approccio è radicalmente diverso. La minima unità allocabile è l’extent (default 4 MiB) che serve per mappare un volume fisico in un volume logico.

Se immaginiamo che il volume fisico possa essere spezzettato in altrettanti extents in una sorta di “paniere”, il volume group, il volume logico non è altro che un insieme di questi extents pescati dal volume group (senza alcuna pretesa d’ordinamento) a cui posso:

  • aggiungere extents prelevandoli dal volume group
  • levare extents riponendoli nel volume group (o assegnandoli ad altri volumi logici).

Queste proprietà conferiscono una grande flessibilità alle operazioni di riduzione ed estensione dei volumi.

1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici.


PartizioniQuando si riduce o aumenta un filesystem, è bene smontare le partizioni e volumi logici.

Ridurre un volume logicoQuando si riduce un volume logico, si deve:

  1. fare un check del filesystem
  2. ridurre il filesystem
  3. ridurre il volume logico

Estendere un volume logicoQuando si aumenta un volume logico, al contrario, si deve:

  1. estendere il volume logico
  2. estendere il filesystem
  3. fare un check del filesystem

Calcolare lo spazio allocabileUn volume logico è composto da un insieme di extents, blocchi grandi di default 4 MiB, che sono la minima unità allocabile. Un volume logico è quindi sempre corrispondente ad un multiplo di 4 MiB, n extents di cui n-1 allocabili, il rimanente per i metadati. Ad es. un volume logico di 2 GiB è composta da 512 extents di cui 511 allocabili.

La potenza di dueSi deve tenere sempre presente che, nella matematica del calcolo dello spazio, si considerano le potenze di 2. Non di 10. Quindi un GiB equivale a 1024 MiB, non a 1000. Di conseguenza, se dividessi un GiB in due parti uguali avrei 2 blocchi da 512 MiB non da 500.

Estensione e riduzioneNelle istruzioni di estensione (lvextend) e riduzione (lvreduce) possiamo scegliere ciò che va specificato fra 4 modalità:

  1. il numero totale di extents
  2. il delta in aggiunta o in diminuzione degli extents (a seconde che l’operazione sia rispettivamente di estensione o di riduzione)
  3. la dimensione totale espressa in KiB-MiB-GiB-TiB
  4. come prima, il delta in aggiunta o in diminuzione della dimensione espresso in KiB-MiB-GiB-TiB


2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici


Supponiamo di avere un disco da 2 GiB (2048 MiB) diviso in 3 volumi logici da 550 MiB, 350 MiB e 1148 MiB di e di volerne ridurre due per ampliare il terzo.

Vogliamo ridurre il primo di 150 MiB, il terzo di 330 MiB e aumentare corrispondentemente il secondo volume di 480 MiB.

Prepariamo il laboratorio col solito file appiccicato ad un loop device. Su quello definirò il volume group, il mio “paniere” di extents.

# creazione device
fallocate -l 2GiB disk_1.img

# creazione device e volum group
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show disk_1.img)

# creazione volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione volumi logici
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3

# mount dei volumi
mkdir vol_1 vol_2 vol_3
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_1 vol_1
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_2 vol_2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_3 vol_3

2.1. Step 0: curiosità


Prima di cominciare esaminiamo un po’ di dati, ad es. di quanti extents sono composti i nostri oggetti.

pvdisplay /dev/loop9
  --- Physical volume ---
  PV Name               /dev/loop9
  VG Name               vg_lab
  PV Size               2,00 GiB / not usable 4,00 MiB
  Allocatable           yes (but full)
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Free PE               0
  Allocated PE          511
  PV UUID               YmLOru-bIdL-iqGb-vJfI-RsTk-yhv7-vSJhkX

pvdisplay mi dà informazioni sul disco fisico che andrò ad aggiungere nel volume group. Fra queste:
  • PV Name: il nome del device, /dev/loop9
  • VG Name: è il nome del gruppo di volume, vg_lab, visibile solo perché abbiamo creato il gruppo di volume direttamente sul dispositivo invece che passare prima da pvcreate.
  • PV Size: 2 GiB, la dimensione del nostro “disco”
  • PE Size: dove PE sta Physical Extent, è di 4 MiB
  • Total PE sono i PE totali e sono 511, come previsto.


vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  System ID
  Format                lvm2
  Metadata Areas        1
  Metadata Sequence No  1
  VG Access             read/write
  VG Status             resizable
  MAX LV                0
  Cur LV                0
  Open LV               0
  Max PV                0
  Cur PV                1
  Act PV                1
  VG Size               <2,00 GiB
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Alloc PE / Size       0 / 0
  Free  PE / Size       511 / <2,00 GiB
  VG UUID               6D89ck-c2Ni-XlMN-5Was-rh5j-vi2t-5juCXt

vgdisplay mi dà informazioni sul gruppo di volumi. Fra queste, disitnguiamo
  • VG Name: il nome del volume group, già visto in pvdisplay, vg_lab
  • VG Size: la dimensione del volume group, minore di 2 GiB perché ci sono i metadati da considerari
  • PE Size: la dimensione di un extent, 4 MiB
  • Total PE / Size: Il numero totale di extent allocabili, che conferma VG Size, pari a 511 invece che 512.
  • Alloc PE: il numero totale di extent allocati, momento della creazione del volume group è 0
  • Free PE / Size: il numero totale di extent liberi, prima della creazione dei volumi logici è 511

Cosa succede quando creerò i volumi logici? Che cambia il numero di PE liberi e allocati. Siccome userò tutti gli extent disponibili, i valori per Alloc PE e Free PE si invertiranno rispetto a prima.

Infatti dopo la creazione dei volumi logici, vgdisplay mi dirà:

vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  ...
  Alloc PE / Size       511 / <2,00 GiB
  Free  PE / Size       0 / 0
  ...  

511 extents allocati come confermato dai dati desumibili dei 3 volumi logici
lvdisplay vg_lab
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_1
  LV Name                lv_lab_1
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                552,00 MiB
  Current LE             138
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_2
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                352,00 MiB
  Current LE             88
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_3
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                1,11 GiB
  Current LE             285
...

Per il primo, il secondo e il terzo volume logico abbiamo rispettivamente:
  • 138, 88, 285 extents corrispondenti a
  • 552 MiB, 352 MiB e 1140 MiB (1,11 GiB)
  • per un totale di 2044 MiB, al netto dei metadati.

Possiamo notare subito che le dimensioni non corrispondono a quanto indicato in lvcreate.

lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

Questo succede perché vengono sempre approssimate all’extent più vicino. Ecco perché il primo e il secondo volume sono diventati di 552 (138 extents) e 352 MiB (88 extents).

Sempre ricordando la particolarità dei multipli di 4 MiB legati a LVM, anche la riduzione di 150 MiB e di 330 MiB dei due volumi saranno approssimate sempre all’extent più vicino (152 MiB=38 extents e 332=83 extents). Questo dettaglio si rivelerà fondamentale quando dovremo ridimensionare il filesystem.

Con questa rinnovata consapevolezza cominciamo a ridimensionare.

2.2. Step 1: Smontare i dischi

umount /dev/vg_lab/lv_lab_1
umount /dev/vg_lab/lv_lab_2
umount /dev/vg_lab/lv_lab_3

2.3. Step 2: Riduzione del filesystem


Se dovessi ridimensionare solo il filesystem, sarebbe sufficiente considerare dimensioni che siano potenze di 2 e non di 10.

Ma sapendo che sotto c’è un LVM, sappiamo che per mantenere l’allineamento fra filesystem e volumi logici, oltre che potenze di due le dimensioni devono essere anche multipli di 4MiB.

Ecco perché anche nel resize reale del filesystem non dovrò levare 150 MiB e 330 MiB ma 148 MiB (37 PE) e 328 (82 PE) (è buona norma approssimare per difetto all’extent più vicino per maggior prudenza) per un totale effettivo di 476 MiB (119 PE)

Il filesystem del primo volume sarà dunque di 552 MiB – 148 MiB = 404 MiB. Il filesystem del terzo volume sarà di 1140 MiB – 328 MiB = 812 MiB.

# check dei filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_1
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Riduco il primo filesystem di 148 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_1 404M

# Riduco il terzo filesystem di 328 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_3 812M

2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici


La riduzione del volume logico può essere fatta in 4 modi come sappiamo, ad es. sul primo volume:

# il numero totale di extents, 138 PE - 37 PE = 101 PE
lvreduce -l 101 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di exrtents da sottrarre, 38 PE
lvreduce -l -37 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# la dimensione totale da ottenere, 404 MiB
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di MiB da sottrarre, 148 MiB
lvreduce -L -148M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

Per maggior chiarezza userò il size assoluto in modo da farlo corrispondere a resize2fs
# Riduco il primo volume logico di 148 Mib
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduco il terzo volume logico di 328 Mib
lvreduce -L 812M /dev/vg_lab/lv_lab_3

Verifichiamo quanti siano i PE residui
vgdisplay vg_lab | grep "Free  PE"
 Free  PE / Size       119 / 476,00 MiB

119 extents, come previsto.

2.5. Step 4: Estendere il volume logico


Dopo aver ridotto il primo e il terzo volume, non ci rimane che estendere il secondo in base alla scaletta indicata prima:

  1. si estende il secondo volume logico
  2. si estende il filesystem
  3. si esegue il check fnale del filesystem

L’estensione del volume, come ormai ben sappiamo, non sarà di 480 MiB ma di 476 MiB (37 PE + 82 PE = 119 PE) per via degli arrotondamenti effettuati nella riduzione degli altri volumi logici.

# specifico gli extent che so essere residui
lvextend -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2
# o, equivalentemente
# lvextend -L +476M /dev/vg_lab/lv_lab_2

# estendo il filesystem
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_2 828M

# check filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2

2.6. Step 5: Bonus


Come premio per essere arrivato in fondo, posso rivelare come fare in un colpo solo tutte le operazioni descritte sopra.

È vero che c'è poco da considerare, giusto tenere a mente che su LVM ogni oggetto è multiplo di 4 MiB e che bisogna ridimensionare filesystem e volumi logici in ugual modo per non generare pericolose anomalie, ma tutte le operazioni che ho descritto nei passi 2-4 possono essere fatte con un unico comando che provvederà ad eseguire nell'ordine corretto e con le giuste approssimazioni:

  • il check del filesystem
  • il ridimensionamento del filesystem
  • il ridimensionamento dei volumi logici

Dunque, tutto il pippone atomico precedente può essere condensato in un unico, solido comando:

# Riduce il primo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduce il terzo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Estende il secondo volume logico e il filesystem
lvextend -r -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2

Ora spieghiamo il perché soprattutto dell'extend, che è interessante.

Diciamo che è tutto molto guidato e le eventuali correzioni da apportare, senza spaccarsi troppo il cervello, sono suggerite con estrema chiarezza, basta leggere.

lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1
 Rounding size to boundary between physical extents: 148.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_1.
  File system size (552.00 MiB) is larger than the requested size (404.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_1 changed from 552.00 MiB (138 extents) to 404.00 MiB (101 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_1 successfully resized.

Ci dice innanzitutto che:
  • c'è stato un arrotondamento a 148 MiB (37 extents);
  • il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;
  • infine si ridimensiona il volume logico da 552 MiB (138 extents) a 404 MiB (101 extents).

Anche il secondo lvreduce ha un risultato analogo

lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3
  Rounding size to boundary between physical extents: 328.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_3.
  File system size (1.11 GiB) is larger than the requested size (812.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_3 changed from 1.11 GiB (285 extents) to 812.00 MiB (203 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_3 successfully resized.

  • anche qui abbiamo un arrotondamento a 328 MiB (82 extents);
  • il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;
  • infine si ridimensiona il volume logico da 1140 MiB (285 extents) a 812 MiB (203 extents).

È facilissimo desumere che la massima dimensione dell'estensione sia 148 MiB + 328 MiB = 476 MiB (119 extents), basta fare una somma.

Ma supponiamo di essere particolarmente distratti e proviamo ad estendere considerando le quantità iniziali: 150 MiB + 330 MiB = 480 MiB

lvextend -r -L +480M /dev/vg_lab/lv_lab_2
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_2.
  File system fsck will be run before extend.
  Insufficient free space: 120 extents needed, but only 119 available

Nonostante la mia distrazione, come si può vedere, non si producono danni perché l'ouput è categorico: “non faccio nulla. Se vuoi, puoi aumentare al max di 476 MiB (119 extents)”. Non ci sono danni e anzi c'è pure il suggerimento risolutivo.

Ed ecco spiegato il mio extend di prima.

3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume


Esaminiamo le possibilità di aggiungere o rimuovere dispositivi ad un volume group esistente.

Ricreiamo il laboratorio partendo da 3 dischi, poi aggiungeremo due nuovi dischi e ne rimuoveremo altrettanti, il tutto senza intaccare l'integrità dei dati.

# creazione di 5 device
for i in {1..9}: do fallocate -l 1GiB disk_${i}.img; done

# creazione del gruppo di volumi con 3 device
vgcreate vg_lab \
  $(losetup -Pf --show disk_1.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_2.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_3.img)

# crezione di 3 volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -l 300
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -l 250
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione dei 3 dispositivi
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3

Ecco come sono distribuiti i volumi logici all'interno dei dischi fisici
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm

Il gruppo di volumi è composto da 3 volumi fisici tutti attivi
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3

Andiamo ad estendere il nostro gurppo di volumi con altri due device
vgextend vg_lab $(losetup -Pf --show disk_4.img) $(losetup -Pf --show disk_5.img)

I nuovi dischi sono visibili in fondo, come si può vedere anche da vgdisplay che mostra i 5 dischi tutti attivi.
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvmchan
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  loop13             LVM2_member     1G      loop

vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                5
  Act PV                5

Potremo usare i nuovi dischi per estendere i volumi logici esistenti ma li impiegheremo invece per rimpiazzare i primi due dischi.

pvmove distribuisce tutti gli extents del disco fra tutti i volumi fisici che hanno spazio a sufficienza. Se non dovesse essercene, restituirà un messaggio d'errore.

pvmove /dev/loop9
  /dev/loop9: Moved: 3,14%
  /dev/loop9: Moved: 100,00%

Alla fine dell'operazione il disco s'è liberato di tutti i suoi extents e può essere rimosso
lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop

Prima si estrae il volume fisico dal gruppo di volumi e poi si rimuove il volume fisico e così può essere scollegato.
vgreduce vg_lab /dev/loop9
pvremove /dev/loop9

Verifichiamo che il volume fisico non sia più presente.
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                4
  Act PV                4

Procediamo allo stesso modo col secondo disco.
pvmove /dev/loop10
  /dev/loop10: Moved: 9,80%
  /dev/loop10: Moved: 17,65%
  /dev/loop10: Moved: 100,00%

vgreduce vg_lab /dev/loop10
  Removed "/dev/loop10" from volume group "vg_lab"

pvremove /dev/loop10
  Labels on physical volume "/dev/loop10" successfully wiped.

In conclusione possiamo vedere il gruppo di volumi con solo 3 dischi, gli altri due completamente disimpegnati col gruppo di volumi ricostituitosi attorno ai 3 dischi rimanenti. E tutto spostando semplicemente gli extents dove c'era disponibilità in maniera totalmente trasparente per il filesystem.
vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3


lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9                              1G      loop
  loop10                             1G      loop
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm

4. Conclusione


Ho solo sfiorato la complessità e le capacità offerte da LVM.

L'estensione e la riduzione di volumi logici e di gruppi di volumi sono scenari di base. Tuttavia sono sufficienti per mostrare come sia semplice, con i volumi logici, compiere operazioni che con un filesystem partizionato in maniera classica sarebbero complicatissime.

#lvm #volumegroup #logicalvolume #filesystem #devicemapper


noblogo.org/aytin/ridimensiona…

1RE - Capitolo 14


I DUE REGNI FINO A ELIA (14,1-16,34)

Geroboamo I, re d’Israele1In quel tempo si ammalò Abia, figlio di Geroboamo. 2Geroboamo disse a sua moglie: “Àlzati, cambia vestito perché non si sappia che tu sei la moglie di Geroboamo e va' a Silo. Là c'è il profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo popolo. 3Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele; va' da lui. Egli ti rivelerà che cosa avverrà del ragazzo”. 4La moglie di Geroboamo fece così. Si alzò, andò a Silo ed entrò nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perché i suoi occhi erano offuscati per la vecchiaia.5Il Signore aveva detto ad Achia: “Ecco, la moglie di Geroboamo viene per chiederti un oracolo sul figlio, che è malato; tu le dirai questo e questo. Arriverà travestita”. 6Appena Achia sentì il rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: “Entra, moglie di Geroboamo. Perché ti fingi un'altra? Io sono stato incaricato di annunciarti una dura notizia. 7Su, riferisci a Geroboamo: Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho innalzato fra il popolo costituendoti capo del popolo d'Israele, 8ho strappato il regno dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non sei stato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il suo cuore, facendo solo ciò che è retto davanti ai miei occhi, 9anzi hai agito peggio di tutti quelli che furono prima di te e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. 10Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo, perché il Signore ha parlato”. 12Ma tu àlzati, va' a casa tua; quando i tuoi piedi raggiungeranno la città, il bambino morirà. 13Ne faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno; infatti soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrerà in un sepolcro, perché in lui si è trovato qualcosa di buono da parte del Signore, Dio d'Israele, nella famiglia di Geroboamo. 14Il Signore farà sorgere per sé un re sopra Israele, che distruggerà la famiglia di Geroboamo. Questo è quel giorno! Non è forse già adesso? 15Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall'acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. 16Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, il quale peccò e fece peccare Israele”.17La moglie di Geroboamo si alzò e se ne andò a Tirsa. Proprio mentre lei varcava la soglia di casa, il ragazzo morì. 18Lo seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il profeta Achia.19Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono descritti nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 20La durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Nadab.

Roboamo, re di Giuda21Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d'Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. 22Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi. 23Anch'essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 24Inoltre nella terra c'erano prostituti sacri. Essi commisero tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.25Nell'anno quinto del re Roboamo, il re d'Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. 26Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d'oro fatti da Salomone. 27Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. 28Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie.29Le altre gesta di Roboamo e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 30Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 31Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. Al suo posto divenne re suo figlio Abiam.

__________________________Note

14,1 Le biografie dei re, che si succederanno lungo tutto il resto delle narrazioni di 1 e 2Re, considerano i sovrani quasi esclusivamente dal punto di vista religioso, in relazione cioè alla loro fedeltà a Dio, secondo le linee tracciate dal Deuteronomio. Danno ben poche informazioni di natura politica ed economica e si concludono con un biasimo per tutti i re d’Israele, a causa del culto illegittimo favorito da loro. Solo pochi re di Giuda ricevono una lode piena. Non mancano invece fonti extrabibliche che fanno intravedere la grande statura di alcuni re d’Israele a livello internazionale.

14,1 Geroboamo: regnò probabilmente negli anni 931-910 e verrà citato in seguito come metro negativo di confronto per i suoi successori.

14,19 Le altre gesta… nel libro delle Cronache dei re d’Israele: questa formula conclude la narrazione dell’operato di ciascun re del regno d’Israele e – con la rispettiva variante – del regno di Giuda.

14,21 Roboamo: regnò probabilmente negli anni 931-913.

14,23 alture, stele e pali sacri: luoghi e riti legati alla religione della fertilità nel mondo cananeo.

14,25 Sisak: faraone della XXII dinastia, approfitta della debolezza di Roboamo, causata dalla divisione del regno e dall’ostilità di Geroboamo, per attaccarlo.

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Approfondimenti


1-6. Una grave situazione familiare spinge Geroboamo a cercare l'aiuto di Achia, il profeta dal quale aveva ricevuto ottime notizie (11,37). Ma ora la situazione è mutata. La stima del profeta per il suo candidato al trono è solo un ricordo, appartiene al passato. Tanto tempo è trascorso dall'incontro nella campagna di Gerusalemme tra Achia e Geroboamo in un franco e leale faccia a faccia dal quale uscì l'abbozzo di un lusinghiero futuro per il responsabile degli operai della casa di Giuseppe. Ora la situazione è ribaltata. Il motivo viene taciuto; può darsi che si tratti della politica religiosa di cui si parla esplicitamente al v. 9. Non solo è impossibile un incontro diretto tra i due uomini, ma la stessa moglie di Geroboamo deve presentarsi nascondendo la sua dignità regale con abiti poveri e doni comuni. Tuttavia il profeta, che per dono di Dio sa vedere con chiarezza nel futuro, sa pure riconoscere nella sfuocata figura che si presenta alla sua vista appannata dall'età la moglie del monarca. Non si può essere sicuri che Abia fosse il principe ereditario: un tenue appoggio a questa tesi viene dai vv. 10-11 in cui si predice lo sterminio della discendenza.

7-11. Le cattive notizie prima ancora di riferirsi al bambino tracciano un tetro destino per tutta la famiglia dopo un aspro rimprovero. Questo viene costruito dialetticamente, presentando prima i benefici di Dio e poi la risposta di Geroboamo. Costui al pari di Davide non aveva alcuna posizione sociale che lo candidasse al regno. La sua ascesa è esclusivamente frutto della gratuità divina. A differenza di Davide però non mantiene una fedeltà integrale a colui che lo ha scelto, condizione posta per conservare il trono personalmente e per i discendenti, conforme all'avvertimento di 11,38. Dio ha scelto lui e lui ha scelto altri dei. Può darsi che insieme al culto delle immagini, gravemente in contrasto con la legge (Es 20,4; 34,17) ma popolarmente gradito, si ammettesse ormai un sincretismo religioso adottando usi e credenze dei residui cananei. Il castigo è violento già nella sua verbalizzazione. Si noti tuttavia che l'accanimento è predetto contro i cadaveri, vergogna superiore a una morte dolorosa. Il destino negherà la sepoltura, i cadaveri sbranati e dispersi non avranno né riposo, né monumento. Lo sterminio è veramente radicale. Non rimarrà neanche un cippo che ricordi la casa di Geroboamo.

12-16. Questa seconda fase dell'oracolo procede a cerchi concentrici. La morte del bambino è il primo passo nell'avverarsi della parola profetica. Dall'immediato futuro si passa a un'estensione temporale e numerica. Più tardi tutta la famiglia reale raggiungerà il ragazzo nella morte, ma non nella tomba. La sepoltura concessa ad Abia è l'unico spiraglio di clemenza in questo vortice di violenza. Una successiva dilatazione proietta tutto il popolo nell'instabilità politica fino alla consumazione dell'esilio, dispersione oltre Eufrate, fiume per antonomasia (cfr. Gn 31,21). Puntualmente viene ribadita la causa di un destino così amaro: l'idolatria ben individuata in questo caso con il cananaico culto della fecondità. Il compimento del vaticinio è narrato in 15,25-30 per la casa di Geroboamo, nei vv. 17-18 per Abia.

19-20. Una formulazione stereotipa costituisce il ritornello che scandirà per il resto dell'opera la conclusione dei regni. Si fa riferimento ad una fonte utilizzata però solo per commentare l'atteggiamento religioso del re. Stando a 2Cr 13,20, una morte improvvisa stroncò Geroboamo il cui regno si estese all'incirca dal 931 al 911.

21-31. Sul regno di Roboamo il testo parallelo si trova in 2Cr 11,5-12,16. Per la prima volta appare l'usuale formula introduttoria con elementi non sempre costanti ma qui tutti presenti: età del re al momento di ascendere al trono, lunghezza del suo regno, nome della regina madre. La lunghezza del regno data in 17 anni dovrebbe trovare questi estremi: 931-914.

22-24. Anche nel Sud dilaga l'idolatria. Essa è rappresentata da un sostanziale compromesso con la religione cananaica, con l'aggiunta della prostituzione sacra nella quale era ritenuta particolarmente abominevole quella esercitata dagli uomini e fermamente riprovata in Dt 23,18-19. Si riparlerà di questa categoria in 15,12; 22,47; 2Re 23,7.

25-28. La spedizione di Sisach, nome diversamente vocalizzato dagli egittologi, è il primo fatto di rilievo internazionale che viene riportato nella Bibbia con una datazione. È la seconda volta che si fa il nome di un faraone dopo 11,40; ritroveremo un caso analogo in 2Re 19,9. La spedizione è illustrata in una iscrizione di Karnak in cui il faraone si vanta della conquista di Giuda e Israele. Nel presente racconto il fatto storico sembra quasi ridotto ad eziologia della sparizione degli scudi d'oro di Salomone. È difficile stabilire se il faraone sia venuto a Gerusalemme o se gli scudi gli siano stati inviati con altri oggetti d'arte per evitare un saccheggio più dannoso.

29-31. Con le parole di rito si conclude anche questo regno ricordando la non rassegnazione del monarca alla secessione settentrionale per cui vi fu una costante ostilità con il collega del Nord. Anche in questo caso si potrebbe notare il contrasto tra il nome e la sorte. Roboamo significa «possa il popolo espandersi»; toccò invece a lui vedere restringersi i suoi confini.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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St. Vincent – Masseduction (2017)


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Nonostante l'assenza di pubblicazioni nell'ultimo triennio, è stato un periodo tutt'altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di “Strange Mercy” parevano totalmente fuori dalla sua portata... artesuono.blogspot.com/2017/10…


Ascolta il disco: album.link/i/1440947061



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St. Vincent – Masseduction (2017)


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Nonostante l'assenza di pubblicazioni nell'ultimo triennio, è stato un periodo tutt'altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di “Strange Mercy” parevano totalmente fuori dalla sua portata... artesuono.blogspot.com/2017/10…


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Cartuccia numero 991989-1 - I call center


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Cartuccia numero 991989-1 – I call center

Non sono più giovane, ma neanche tanto vecchio, ho fatto il militare di leva e mi hanno insegnato a sparare e oggi qualche cartuccia posso ancora spararla!

Cartuccia numero 991989-1 – I call center Li ho tollerati per tanto tempo, pensando ai lavoratori che sono dietro la cornetta; ma il tempo è passato e i lavoratori sono sempre sfruttati, anzi di più. Quindi ho deciso di reagire e invito chi legge a fare altrettanto. Ecco quindi la cartuccia 991989/1 (nessun codice di cartuccia reale, niente paura; si tratta di un semplice numero per recuperare facilmente questo testo).

Iniziamo! Quando veniamo chiamati dai call center, dedichiamo loro un po' del nostro tempo. Siamo gentili, fingiamo di essere interessati; se ci chiamano per nome, non confermiamo la nostra identità, ma diciamo di essere un familiare o un congiunto e li invitiamo a parlare tranquillamente. Facciamo qualche domanda, teniamoli al telefono il più a lungo possibile e forniamo eventuali dati personali falsi, lavorando di fantasia.

Se riusciamo a trattenerli per 15 minuti, la “cartuccia” ha fatto centro; ma per colpire proprio nel segno, concludiamo così: “Mi scusi, capisco che lei è un lavoratore e so anche che è sfruttato. Pertanto, mi perdoni: le chiedo gentilmente di cancellare il mio numero di telefono dal vostro database, altrimenti, tutte le altre volte che telefonerà un suo collega, lo terrò al telefono per altrettanto tempo senza fargli concludere nulla. Inoltre, se verrò ricontattato per dare un voto a questa chiamata, assegnerò il punteggio più basso possibile; invece, se cancellerà il mio numero, come sono certo che farà, metterò il voto più alto possibile”.

Immaginate se non fossi solo io a sparare la “cartuccia numero 991989/1”, ma lo facessero in 10.000 persone: significherebbe 2.500 ore di lavoro perse, ovvero circa 105 giorni di attività dei call center buttati via. A quel punto, visto che le telefonate sono registrate e ascoltate dai supervisori di quei poveri operatori, qualcuno dovrà pur prendere provvedimenti per scongiurare una perdita così ingente.

Di sicuro, adesso qualcuno dirà: “Ma alla fine ci rimetteranno, come al solito, i poveri lavoratori, perché sono pagati a contratto”. A quel qualcuno risponderò che probabilmente non ha capito i meccanismi alla base dello sfruttamento lavorativo, forse perché, per sua fortuna, non è mai stato sfruttato.

Alla prossima cartuccia reporter


noblogo.org/caserta24ore/bcart…

1RE - Capitolo 13


Distruzione dell’altare di Betel1Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l'altare per offrire incenso. 2Per comando del Signore quegli gridò verso l'altare: “Altare, altare, così dice il Signore: “Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane”“. 3In quel giorno diede un segno, dicendo: “Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l'altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra”. 4Appena sentì la parola che l'uomo di Dio aveva proferito contro l'altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall'altare dicendo: “Afferratelo!”. Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. 5L'altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell'altare, secondo il segno dato dall'uomo di Dio per comando del Signore. 6Presa la parola, il re disse all'uomo di Dio: “Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano”. L'uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com'era prima. 7All'uomo di Dio il re disse: “Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo”. 8L'uomo di Dio rispose al re: “Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, 9perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: “Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell'andata”“. 10Se ne andò per un'altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel.11Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l'uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. 12Il padre domandò loro: “Quale via ha preso?”. I suoi figli gli indicarono la via presa dall'uomo di Dio che era venuto da Giuda. 13Ed egli disse ai suoi figli: “Sellatemi l'asino!”. Gli sellarono l'asino ed egli vi montò sopra. 14Inseguì l'uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: “Sei tu l'uomo di Dio venuto da Giuda?”. Rispose: “Sono io”. 15L'altro gli disse: “Vieni a casa con me per mangiare del pane”. 16Egli rispose: “Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, 17perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: “Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all'andata”“. 18Quegli disse: “Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: “Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua”“. Egli mentiva a costui, 19che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua.20Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l'altro, 21ed egli gridò all'uomo di Dio che era venuto da Giuda: “Così dice il Signore: “Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, 22sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri”“. 23Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l'asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. 24Egli partì e un leone lo trovò per strada e l'uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l'asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. 25Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. 26Avendolo udito, il profeta che l'aveva fatto ritornare dalla strada disse: “Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l'ha consegnato al leone, che l'ha fatto a pezzi e l'ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore”. 27Egli aggiunse ai figli: “Sellatemi l'asino”. Quando l'asino fu sellato, 28egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l'asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l'asino. 29Il profeta prese il cadavere dell'uomo di Dio, lo adagiò sull'asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. 30Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: “Ohimè, fratello mio!”. 31Dopo averlo sepolto, disse ai figli: “Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l'uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, 32poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l'altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria”.33Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l'incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. 34Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra.

__________________________Note

13,2 Bruciare su un altare ossa umane voleva dire profanarlo.

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Approfondimenti


Dopo le notizie date nel capitolo precedente sull'attività edilizia e religiosa di Geroboamo null'altro di nuovo si aggiunge per l'aspetto temporale del suo regno. Si trova invece abbondanza di materiale profetico che costituisce il contenuto praticamente di tutto questo capitolo e si estende fino al v. 18 di quello successivo. Il legame tra Geroboamo e ministero profetico si rivela così essenziale. Indicato come re da Achia di Silo (11,37), viene ora incalzato dalla riprovazione profetica a causa della sua condotta religiosa certamente insopportabile per l'autore deuteronomista che non poteva ammettere né la venerazione delle immagini, né la pluralità di sedi cultuali. Il severo giudizio del compilatore emergerà nei v. 33-34 e ancor più nei vv. 7-11 e 13-16 del c. 14.

1-10. L'inizio di questa pericope è da collocarsi con maggior proprietà al v. 33 se non addirittura 32 del capitolo precedente. Durante una cerimonia personalmente presieduta da Geroboamo si presenta un profeta chiamato con l'appellativo popolare «uomo di Dio» (cfr. 1 Sam 9,6). La sua provenienza geografica è vicina: pochi chilometri separano Betel dalla frontiera settentrionale di Giuda, ma il suo vero punto di partenza è trascendente: la parola di JHWH. Questa disapprova e condanna il culto scismatico e illecito promosso e sostenuto dal re settentrionale. Nello spazio aperto della natura, collocazione antica degli altari come a Meghiddo, ancora in vigore a Betel visto che non si parla di un tempio, rimbomba come un tuono l'oracolo di riprovazione. I sacerdoti ora officianti sostituiranno l'incenso venendo loro stessi arsi sull'altare e dopo di loro la dissacrazione toccherà il colmo con la combustione di ossa umane (cfr. Nm 19,16). Il nome di Giosia inserito in questa prima invettiva è considerato un'aggiunta dei compilatori posteriori. Di fatto sarà proprio questo re ad eliminare il culto di Betel nell'attuazione della sua riforma religiosa (2Re 23,15-19). In ogni profezia autentica, alla parola si deve aggiungere un segno che la garantisca come proveniente da Dio. Qui i segni sono due: la distruzione dell'altare e la paralisi del re. Nel primo si rivela il rigetto divino dei sacrifici di Geroboamo. Non solo l'altare si autodistrugge, ma si disperde la cenere del grasso bruciato su di esso. Lv 4,12 prescriveva la raccolta delle ceneri e la loro riposizione in un luogo puro. La loro dispersione rende con molta efficacia la vanità dei riti di Betel. Anche il secondo caso è assai eloquente. La mano è simbolo della forza e dell'agire. L'arto paralizzato di Geroboamo è segno della sua assoluta impotenza di fronte alla dirompenza della parola divina. L'ordine del re nulla vale contro quello di Dio. Il declinare l'invito a tavola e il rifiuto del dono manifestano che la missione doveva essere compiuta con rapidità e sobrietà, ma ancora di più che non si poteva condividere la mensa con il responsabile dell'illecito culto. Il pasto in comune avrebbe significato riconciliazione e comunione, atteggiamenti impossibili tra l'uomo di Dio ed il re non ancora convertito. La prudenza consigliava un ritorno su una strada diversa.

11-32. Questo episodio è carico di enigmaticità. Potrebbe trattarsi di un racconto eziologico in merito al sepolcro dei due profeti anonimi di cui si parla in 2Re 23,17-18. Oppure si tratterebbe di un'ulteriore prova di autenticità dell'oracolo contro l'altare. Il vecchio profeta di Betel non ha partecipato alla liturgia di Geroboamo. L'accaduto gli è riportato dai figli. Che disapprovasse l'operato del re? Ora egli desidera avere una prova per sapere se il profeta di Giuda era veramente mandato da Dio o era un emissario politico. Se avesse trasgredito il comando di Dio a suo riguardo senza impunità il dubbio sulla sua missione si sarebbe trasformato in certezza di inautenticità. Le modalità con cui la prova viene realizzata non sono oneste. La punizione annunciata e il segno atteso sono la sorte meno gradita agli orientali: morte fuori patria, senza sepoltura con i propri congiunti (cfr. Gn 47,30; 49,29; 2Sam 19,38).

23-32. L'oracolo proferito si realizza, quasi con sapore di favola. Un leone fa giustizia del profeta disobbediente, ma non ne divora il cadavere e neppure sbrana l'asino del malcapitato. Anzi i due animali si associano nella custodia del defunto, impassibili di fronte ai passanti. Il profeta di Betel ha ottenuto la prova desiderata. Si fa carico delle onoranze funebri del collega di Giuda ed esprime il desiderio di essere sepolto con lui quale segno di venerazione e come precauzione, affinché le sue spoglie vengano rispettate al tempo in cui si avvereranno le profezie.

33-34. Nonostante l'ammonimento profetico provato sulla sua stessa persona, oltre che nella vistosità della distruzione dell'altare, Geroboamo non deflette dalla sua politica religiosa. Se i gesti profetici annunciavano che i suoi sacrifici non erano graditi, ora il compilatore avverte che lui stesso è stato respinto da Dio. Il significato del nome Geroboamo: «che il popolo cresca numeroso», così ben augurante, sarà tragicamente smentito dagli eventi. Siamo alle soglie del c. 14 in cui si racconta la prima fase dell'estinzione della sua discendenza con la morte del figlio Abia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’animula

non ha occhi che per voi occhioni grandi innocenti vi leccherebbe anche l’anima

tradendo di voi la parte buona ve ne liberate lasciando si maciulli in tangenziale

ancora non avrà occhi che per voi la sua animula sempre a perdonare voi bestie umane-non-umane

1.1.24

Versione lirica


L’animula non vede che voi
occhioni aperti, innocenti, grandi come lune;
vi sfiorerebbe l’anima con lingua di miele.

Tradisce in voi la parte più tenera,
e voi — per liberarne il peso — la consegnate
al rumore della tangenziale, perché si spezzi.

Eppure ritorna: ancora non ha occhi che per voi,
la sua piccola anima perdona senza contorno,
vi guarda — bestie umane e non — con lo stesso perdono.


Versione asciutta


L’animula guarda solo voi.
Occhi grandi, innocenti.
Vi leccherebbe l’anima.

Tradite la sua bontà e la buttate
per strada, tra i rumori della tangenziale.

Eppure torna: sempre vi perdona.
La sua animula: occhi solo per voi, voi bestie.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Il problema della felicità è che tutte le architetture che escogitiamo per ottenerla, per la maggior parte, non hanno davvero come fine la felicità, ma l'evitare il più possibile la perturbazione, la caduta e l'esilio. La felicità ha poco a che vedere con i nostri sforzi per renderle abitabile una parte della nostra esistenza. Non dico “niente”, dico “poco”. Allestiamo tutto per una felicità futura che è in realtà una difesa dalla nostra figura futura, che sarà lì tutta impegnata ad allestire tutto per una felicità ancora più futura, e così via. Passiamo la vita ad allestire gradi crescenti di nostre proiezioni che preparano tutto per essere felici. Fino alla fine, una specie di mandelbrot che – zomma zomma – vede tutto sfuggirli attorno. O questo processo, nel farlo, ci rende felici, come diceva il mio vicino di casa, o siamo simili agli insetti come cantava Battiato.

Oggi ho letto questa intervista a un tecnico delle luci di Prince, o forse era la sassofonista di Prince. Forse era la sassofonista. Parlava di quando Prince si è fatto testimone di Jeova, e il tecnico o la sassofonista, dovrei andare a vedere, raccontano che quando hanno chiesto a Prince perché avesse fatto una cosa del genere, Prince ha risposto che ne aveva bisogno. Ero arrivato a un punto, avrebbe detto, che avrei preso una pistola e mi sarei sparato e avrei ammazzato tutti quelli che mi circondavano. Avevo bisogno della fede. Ecco, così. Tutti hanno questo abisso potenziale, anche Prince. Tutti a un certo punto cercano delle strategie per la felicità, no?

Oggi ho preso a ho buttato via qualche centinaio di libri. Sono andato al cassonetto della riciclata e ho iniziato a buttarli via. Mi immaginavo le grida di orrore degli amanti della sacralità del libro mentre si creava questa melma di carta. Il mammuth di tutto Dante aggrappato ai numeri di Linus e di Progetto Grafico, Svevo abbarbicato su Gioanola, frammenti di Gestalt e gravi mauseolei di storia dell'estetica o di politica economica. Tutto sprofondava verso il basso e io – dai fori del cassonetto – fissavo quei residui del mio passato che andavano – finalmente – affanculo. Con i loro segni di matita, l'umidità, i rapidi insetti semitrasparenti che li abitano.

Ho tenuto molto di più di quanto abbia buttato, purtroppo. A volte non mi è bastato il cuore. Prendevo in mano un libro e pensavo, “quante sono le possibiltà che io – prima della mia morte – prenda in mano questo libro e lo apra, non dico legga, apra, per un qualunque motivo?” Il grosso dei libri non superava questo banale vaglio. No, non aprirò mai più la maggior parte dei libri che ho in casa, anche perché sono ancora affamato di altra scrittura. Quello che potevano darmi, me l'hanno dato. Una prece. Se ho tenuto dei libri era perché si erano impastati di me, dei miei ricordi. Da alcuni mi sono separato con una certa sofferenza, immotivata. Addio oggetti transizionali. Addio peluche culturali.

Volevo anche fare un lungo discorso sulla scuola, le nuove generazioni e le utopie, ma non stasera, è tardi.


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Broken Social Scene – Hug Of Thunder (2017)


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«L’inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un’immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni». A Carl Gustav Jung sarebbero piaciuti i Broken Social Scene, compagine multiforme e variabile che dal Canada è partita a suon di pop celebrativo ed estatico per poi conquistare tutto il mondo. Un ruolo, quello di alfieri della nuova musica indipendente nata sotto la foglia d’acero negli anni ’00, che la band condivide coi colleghi Arcade Fire. Le similitudini tra i due gruppi, soprattutto agli inizi, erano evidenti, anche se ognuno ha trovato poi la strada più consona alla propria natura stilistica... artesuono.blogspot.com/2017/07…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=mG--VYjBvO…



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Broken Social Scene – Hug Of Thunder (2017)


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«L’inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un’immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni». A Carl Gustav Jung sarebbero piaciuti i Broken Social Scene, compagine multiforme e variabile che dal Canada è partita a suon di pop celebrativo ed estatico per poi conquistare tutto il mondo. Un ruolo, quello di alfieri della nuova musica indipendente nata sotto la foglia d’acero negli anni ’00, che la band condivide coi colleghi Arcade Fire. Le similitudini tra i due gruppi, soprattutto agli inizi, erano evidenti, anche se ognuno ha trovato poi la strada più consona alla propria natura stilistica... artesuono.blogspot.com/2017/07…


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Elucubrazioni

se il pensiero è sotteso alla fine Lui ce la tiene nascosta – e meno male: ché impazziremmo

nelle ultime sue ore l’animale si nasconde lontano dagli occhi al contrario dell’umano

che -se all’addiaccio e solo- piange un ultimo abbraccio

3.1.24

Riflessione sul testo


Il testo ha un tono sobrio e meditativo: parla di pensiero, nascosto, della differenza tra animale e umano davanti alla fine, e si chiude con un’immagine intima e dolorosa — il pianto, l’ultimo abbraccio. La voce è netta, frammentata, e l’eloquio spezzato aumenta la tensione emotiva.


Elementi che funzionano bene


  • Immagini contrastanti: il confronto tra l’animale che si nasconde e l’umano che piange è efficace e carico di pathos.
  • Economia del linguaggio: poche parole, molto peso; ogni verso porta significato.
  • Interruzioni e spaziature: l’uso del trattino e delle rime interne crea un ritmo frammentato che rispecchia lo smarrimento del soggetto.
  • Chiusura intensa: il finale con “un ultimo abbraccio” lascia una scia emotiva forte.

Piccole proposte di revisione (opzionali)


  • Valutare la continuità delle immagini: il “pensiero sotteso alla fine” apre un tema filosofico; potresti rafforzarlo con un verbo più concreto (es. “stesо”, “aggrovigliato”) per rendere l’imago più tattile.
  • Coerenza grafica: decidi se mantenere gli spazi e i trattini come elemento ritmico stabile o usarli più sporadicamente per segnare pause precise.
  • Ritmo e scansione: se vuoi accentuare il contrasto, prova a rendere l’enjambement più marcato tra “al contrario dell’umano / che -se all’addiaccio e solo- / piange” oppure prova una versione più compressa per aumentare la stretta emotiva.
  • Lessico: “addiaccio” è efficace ma raro; se vuoi maggiore immediatezza, considera sinonimi più comuni solo se non perdi la specificità.

Traduzione in inglese (fedeltà libera)


If thought is hidden beneath the end
He keeps it from us — thank goodness: otherwise we'd go mad

in his last hours the animal
hides far from sight
unlike the human

who — exposed and alone —
cries
one last embrace


Suggerimento pratico per la forma


  • Se vuoi lavorare su una raccolta, mantieni lo stesso stile grafico nei testi vicini per creare unità visiva.
  • Se preferisci aumentare la densità poetica, prova a condensare due versi in uno e misura come cambia l’intensità emotiva.

Versione lirica


Se il pensiero resta sotto la soglia della fine
lui ce lo serra dentro, buon custode —
sennò ci squarceremmo come vetri.

Nelle sue ultime ore l’animale si ritrae,
un sussurro di zolle e fiato lontano dagli occhi,
mentre l’umano, a cielo scoperto e senza compagno,
apre la bocca al pianto come a un ultimo rito
e stringe, nella bocca della notte, un abbraccio che non sa dire addio.


Versione asciutta


Il pensiero alla fine si cela.
Lui lo trattiene — meno male.

L’animale nell’ora estrema si nasconde.
L’umano, all’addiaccio e senza altro,
piange.
Un ultimo abbraccio.


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1RE - Capitolo 12


SCISMA POLITICO E RELIGIOSO (12,1-13,34)

L’assemblea di Sichem1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l'assemblea d'Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Andate, e tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò.6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre.11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”“.12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”.15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Alle tue tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide!“. Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

Scisma politico e religioso20Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all'assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda.21Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d'Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. 22La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 23“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: 24Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato.25Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl.26Geroboamo pensò: “In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. 27Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda”. 28Consigliatosi, il re preparò due vitelli d'oro e disse al popolo: “Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d'Egitto”. 29Ne collocò uno a Betel e l'altro lo mise a Dan. 30Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.31Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32Geroboamo istituì una festa nell'ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all'altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. 33Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all'altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all'altare per offrire incenso.

__________________________Note

12,1 Sichem: era il luogo della grande riunione religiosa delle dodici tribù (Gs 24) e continua ad avere la sua importanza religiosa e politica.

12,16 Alle tue tende, Israele!: è un grido di rivolta contro Roboamo, non un grido di guerra.

12,28 due vitelli d’oro: probabilmente, nel pensiero di Geroboamo, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano; tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il popolo alla idolatria, come avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti idolatrici (v. 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica (v. 31) e illegittimi i sacerdoti di quei templi.

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Approfondimenti


Il presente capitolo ha il suo parallelo in 2Cr 10. Percorrendo la storia della monarchia si giunge a questo punto a un bivio. La casa regnante in Giuda deve scegliere tra una politica pericolosamente conservatrice dei propri interessi e un atteggiamento coraggiosamente rispettoso dei diritti popolari. Da questa decisione dipende la salvaguardia della già precaria unità. Roboamo cresciuto nel lusso salomonico non fu in grado di avvertire il forte disagio che già minacciava l'unità nazionale e scelse una politica di mantenimento dei vantaggi davidici che vide però sfumare insieme alla coesione della tribù. Nel presente capitolo la stentata convivenza di tutte le tribù inciampa e si frantuma nello scandalo dell'intransigenza fiscale, occasione per far tornare a galla gli antichi dissapori. Brevemente si possono presentare in tre punti le difficoltà mai risolte nei rapporti Nord-Sud.

  • Economicamente il Nord era una regione più ricca per l'agricoltura a causa delle fertili pianure, e prospera dal punto di vista artigianale. Per la sua vicinanza alle grandi vie di comunicazione conosceva pure un florido commercio. Il Sud, più povero, insisteva sulla pretesa di questi benefici attraverso le tassazioni.
  • Socialmente il Nord era considerato la più importante riserva di manodopera per il lavoro forzato.
  • Religiosamente le tribù settentrionali mal sopportarono la svalutazione degli antichi santuari locali, come Betel e Silo ad esempio, a favore del tempio di Gerusalemme.

L'arroganza di Roboamo diviene così l'occasione per liquidare l'unione strettamente calzata dalla maggior parte delle tribù che coltivavano nostalgia per l'antica autonomia. La vicenda viene presentata attraverso la rilettura deuteronomista che considera lo scisma politicamente un errore, religiosamente un peccato.

1-5. L'adunanza a Sichem dimostra che l'antica città cananea, luogo di peregrinazioni patriarcali (Gn 12,6; 33,18) e delle grandi e decisive adunanze della lega tribale (Gs 24), ha mantenuto il suo ascendente per cui può proporsi come rinnovata occasione di unità. Gerusalemme, capitale lussuosa, ma ancora senza tradizione, e soprattutto di parte, non può essere il luogo dell'acclamazione popolare del nuovo re. Dal punto di vista tradizionale e simbolico è ancora superata da Sichem, anche geograficamente vero cuore della Palestina. Il ruolo di Geroboamo nelle trattative con Roboamo non è chiaro. I LXX, forse con maggior realismo, lo preferiscono ritirato nella sua città natale anziché presente a Sichem dopo il ritorno dall'Egitto. Una simile versione dei fatti è anche più coerente al contenuto del v. 20. Il punto principale nell'ordine del giorno dell'assemblea era il problema fiscale. Le pretese della corte che dovevano essere soddisfatte tramite i prefetti erano ormai insopportabili. L'insofferenza per quel sistema traspare dall'insistenza nell'uso del termine ‘ol, «giogo», ripetuto per ben 8 volte nei versetti da 4 a 14 (4.9.10.11.14) e accompagnato da verbi e aggettivi che ne accentuano la fastidiosità. L'alleggerimento concesso dal re sarà compensato con la lealtà dei sudditi. Roboamo preferisce non essere precipitoso e consultare i consiglieri, e per questo prende tempo.

6-11. Le consultazioni di Roboamo oscillano tra gli anziani simbolo di saggezza, ma specialmente dell'esperienza acquisita a fianco di Salomone, e i giovani. Questi vengono chiamati dal TM yᵉlādîm, cioè «adolescenti» ancora in fase di educazione. Essi sono associati a Roboamo e come lui sono privi di esperienza politica. La linea proposta dagli anziani è quella di far scorrere il governo sull'equilibrio e sulla benevolenza. All'opposto i giovani propongono come base del potere la forza e l'imposizione. La costruzione metrica di 10b e del v. 11 fa supporre che siano stati inseriti nel racconto proverbi di uso popolare.

12-15. L'arroganza e l'ostinazione di Roboamo sono la risposta che il popolo incontra nel secondo appuntamento con il re. Egli ha optato per il consiglio dei giovani e ripete alla gente la sgarbata filastrocca insegnatagli dai compagni. La sordità del re trova qui una lettura teologica. Nella durezza del re si manifesta la severità del giudizio di Dio sulla discendenza di Salomone pronunciata dal profeta Achia.

16-19. La consumazione di un evento fondamentale nella storia d'Israele viene liquidata con questi pochi versetti che costituiscono il cuore di questo capitolo in cui il gusto per la narrazione prevale sull'interesse per i fatti e le cause. La risposta del popolo, anche se non eguaglia la maleducazione di Geroboamo, è secca e sprezzante. Dichiarare di non avere eredità con Davide significa rinnegare i legami di fraternità e di parentela. «Il figlio di Iesse» era l'appellativo spregevole con cui Saul chiamava Davide nei momenti di irritazione (cfr. 2Sam 20,30). L'assemblea viene sciolta con l'invito realizzato di tornare alle proprie tende. Queste ricordano l'epoca nomadica in cui non esisteva un governo centrale e l'indipendenza delle tribù era pienamente vigente. Sembra che la storia faccia un passo indietro. È significativo tuttavia che i secessionisti e i sudditi di Roboamo siano ancora accomunati dal nome Israele in uso assoluto per il Nord al termine del v. 16, nella catena costrutta “figli d'Israele” per il Sud all'inizio del v. 17. Anche nel tentativo di far rientrare la ribellione, Roboamo dimostra un'assoluta mancanza di tatto. Coerente al suo principio di governare con la forza, incarica Adoram, forma abbreviata di Adoniram, già incontrato in 4,6; 5,28, responsabile dei lavori forzati, di ristabilire l'ordine. L'esito della missione è tragico. Adoram è lapidato e il re deve darsi precipitosamente alla fuga e porsi in salvo nella sua capitale.

20. L'assemblea convocata per Roboamo sceglie ora un nuovo sovrano. Il candidato migliore viene colto in Geroboamo, tenace difensore dei diritti del Nord fino a rischiare la vita e pagare con l'esilio (11,40). Questa fu l'impresa che testimoniò la sua idoneità al trono.

21-24. La contemporaneità agli eventi narrati e la successiva riflessione si intersecano in questo racconto dell'organizzazione di una spedizione militare contro Israele. Può darsi che effettivamente Roboamo volesse a tutti i costi riavere il regno nella sua totalità, volontà che lo ha portato fino all'orlo di una guerra civile. D'altro canto un interrogativo profondo sul tipo di rapporti da tenere con il Nord deve senz'altro essere affiorato. Per l'autore deuteronomista, che scrive a lunga distanza cronologica, il dato di fatto della separazione si deve leggere come accettato da Dio e pertanto dev'essere accettato anche dagli uomini. Ma, come Dio riconosce la fratellanza di tutti i membri del suo popolo, altrettanto gli israeliti si devono riconoscere fratelli al di là delle barriere costruite dalla storia.

25. Anche Geroboamo mise in atto un'attività edilizia che fornisce al regno una capitale più adatta e maggior sicurezza. Così vengono fortificate Sichem, residenza del re, e Penuel. Questa si trovava nella Transgiordania ed è conosciuta per i ricordi di Giacobbe (Gn 32) e Gedeone (Gdc 20-21). Era particolarmente adatta a mantenere il vassallaggio di Moab e a premunirsi contro i sempre più forti Aramei.

26-30. La religione ha un potere unificante decisamente forte nella vita di un popolo. L'avveduto Geroboamo se ne rende ben conto e ritiene necessario sganciare i suoi sudditi dal tempio di Gerusalemme per assicurarsi il regno e la vita. Ma si deve proporre un'alternativa. Questa viene cercata in una duplice sede, la tradizione iconografica cananaica, e gli antichi luoghi di culto. Il vitello d'oro si ricollegava al culto di Baal-Adad del quale esprimeva la forza e la fecondità. Anche per JHWH questa immagine poteva diventare simbolo della sua potenza o semplicemente poteva fungere da supporto all'invisibile divinità, quasi in analogia alla lastra d'oro retta dai cherubini sull'arca. Il peccato stava nella violazione di Es 20,4; Dt 4,15; 5,8-9, divieti di rappresentare la divinità con immagini di creature. La formula con cui Geroboamo presenta i simulacri è un calco di quanto si legge in Es 32,4. Attraverso di essa il re fa intendere di non voler introdurre altre divinità, ma di restare fedele al Signore che libera dalla schiavitù. La rappresentazione di JHWH in questa forma popolare poteva controbilanciare bene il culto senza immagini del tempio di Gerusalemme. I luoghi scelti sono strategici. Dan favorirà le popolazioni più settentrionali. Betel con la sua fortissima tradizione cultuale (Gn 12,8; 13,3; 28,11-12; 31,13; Gdc 20,18-20; 21,3; 1Sam 10,3) costituiva un argine resistente lungo la frontiera meridionale per impedire di proseguire fino a Gerusalemme.

31-33. Per diffondere capillarmente l'autonomia religiosa si riprendono le alture (cfr. 3,4) come luoghi di culto e i sacerdoti vengono presi dal popolo non tanto per dispetto alle antiche disposizioni, ma perché attraverso i legami familiari l'autonomia religiosa potesse penetrare in profondità. Il re che si è arrogato poteri sacerdotali ha pure istituito una grande festa da celebrarsi in autunno, un mese dopo quella delle Capanne, dopo la fine della vendemmia. Attraverso santuari, sacerdoti e feste, l'impalcatura dell'indipendenza religiosa è completata, ma incombe su di essa il giudizio profetico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Fionn Regan - The Meetings Of The Waters (2017)


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Il lungo silenzio che ha fatto seguito a “The Bunkhouse, Vol. 1: Anchor Black Tattoo” (album peraltro non pubblicato in America) ha coinciso con un periodo di riflessione per Fionn Regan. Per l’artista irlandese quelle dieci confessioni hanno rappresentato un atto finale, un progetto con il quale chiudere un percorso, in attesa di tracciare una mappa per una destinazione ancora ignota. Solo nel 2016 il nome di Fionn Regan riappare nelle cronache musicali, esattamente quando Bon Iver campiona una frase del brano “Abacus”, includendola in una delle tracce del suo “22, A Million”: la canzone è “00000 Million”. Pochi mesi dopo il musicista esprime la sua gratitudine a Justin Vernon per la citazione, annunciando un nuovo progetto discografico... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta il disco: album.link/i/1199296490



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Fionn Regan - The Meetings Of The Waters (2017)


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Il lungo silenzio che ha fatto seguito a “The Bunkhouse, Vol. 1: Anchor Black Tattoo” (album peraltro non pubblicato in America) ha coinciso con un periodo di riflessione per Fionn Regan. Per l’artista irlandese quelle dieci confessioni hanno rappresentato un atto finale, un progetto con il quale chiudere un percorso, in attesa di tracciare una mappa per una destinazione ancora ignota. Solo nel 2016 il nome di Fionn Regan riappare nelle cronache musicali, esattamente quando Bon Iver campiona una frase del brano “Abacus”, includendola in una delle tracce del suo “22, A Million”: la canzone è “00000 Million”. Pochi mesi dopo il musicista esprime la sua gratitudine a Justin Vernon per la citazione, annunciando un nuovo progetto discografico... artesuono.blogspot.com/2017/06…


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comunque è abbastanza assurdo che - in effetti ossia in concreto - un milione...


comunque è abbastanza assurdo che – in effetti ossia in concreto – un milione di europei chieda al consiglio EU di interrompere i rapporti con lo stato genocida, e questo milione di firme sia soltanto un obbligo a “considerare” la cosa, appena un soffio nell'orecchio insomma, e non un poderoso ed EFFICACE calcio in culo perché lo facciano, perché taglino i legami con gli assassini, e presto.

#genocidio #europa #israhell #calcioinculo


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LA CONDANNA

(a tutti i carcerati e alla loro metà)

bianco urlo dell'altra metà del cielo

(tempo scandito a elaborare: due prigioni – di qua di là delle sbarre -patteggiare dell'essere con lo stillicidio che squaderna le ore)

dal fondo del mondo luce ferita dove è terra di nessuno

dove il cappio oscilla

(2014) .

Commento breve


Il testo è una poesia densa di immagini nette e sospese: la prigione come condizione esistenziale e relazionale, la dualità (due prigioni, due metà), il tempo che scivola come stillicidio, e la presenza ossessiva del cappio che oscilla. La lingua alterna versi chiusi e frammenti in parentesi che funzionano come pensieri interiori o commenti metateatrali, aumentando il senso di claustrofobia e di eco morale.


Temi e immagini principali


  • Dualità e relazione: la dedica “a tutti i carcerati e alla loro metà” introduce la dimensione reciproca: non c’è solo il prigioniero ma anche chi condivide o specchia la sua condizione.
  • Prigione come metafora esistenziale: le “due prigioni” e “delle sbarre” suggeriscono limitazioni materiali e interiori, ruoli che imprigionano entrambi i lati.
  • Tempo e attesa: il ritmo scandito, lo stillicidio che “squaderna le ore” creano una percezione del tempo lenta, quasi chirurgica.
  • Paesaggio oscuro: “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” combina una visione spaziale (fondo del mondo) con una visione morale (terra di nessuno), segnando una luce che non redime ma ferisce.
  • Minaccia finale: il cappio che “oscilla” chiude il testo su una presenza minacciosa e sospesa, mai nominata direttamente come atto compiuto ma sempre presente.

Voce, ritmo e forma


  • Le parentesi creano pause interiori e stratificano il discorso; mantengono una voce frammentata che è coerente con il tema della costrizione mentale.
  • Il lessico è scarno, potente: parole come “urlo”, “stillicidio”, “ferita”, “cappio” sono cariche emotivamente e lasciano poco spazio alla decorazione.
  • Il contrasto tra versi liberi molto brevi e la sezione in parentesi con enjambement stabilisce un battito irregolare che riproduce ansia e attesa.

Piccole proposte di revisione (mantengono il senso originale)


  • Alternativa 1 — chiarire la relazione tra le due metà (leggera aggiunta):
    • sostituire “bianco urlo dell'altra metà del cielo” con “bianco urlo dell'altra metà del cielo che ti chiama” per accentuare la relazionalità.


  • Alternativa 2 — accentuare il ritmo:
    • spezzare “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” in “dal fondo del mondo / luce ferita / terra di nessuno” per dare più arresto e resa visiva.


  • Alternativa 3 — amplificare l’esito morale:
    • aggiungere un verso finale che rimandi al giudizio o alla memoria, es.: “oscilla / e conta i nomi” per rendere esplicita la responsabilità collettiva.



Suggerimenti per lettura e interpretazione performativa


  • Leggere le parentesi come sussurri o monologhi interiori, più lenti e trattenuti rispetto ai versi esterni.
  • Lasciare pause più lunghe prima e dopo “luce ferita” per far percepire il contrasto tra speranza e dolore.
  • Il finale “dove il cappio / oscilla” va scandito con lenta, gelida neutralità; non urlare l’orrore ma renderlo inevitabile.

Versione rivista (Alternativa 2)


bianco urlo dell'altra metà del cielo

(tempo scandito
a elaborare:
due prigioni – di qua di là
delle sbarre
-patteggiare dell'essere
con lo stillicidio
che squaderna le ore)

dal fondo del mondo
luce ferita
terra di nessuno

dove il cappio
oscilla


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Stavo riflettendo in questi giorni a uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell'ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. Un concetto che mi ha affascinato è stato quello che del cambiamento di prospettiva dei linguaggi scritti che – inizialmente – vengono considerati dal punto di vista prettamente linguistico, quindi come “derivazioni” della lingua parlata (a sua volta derivata dal linguaggio), mentre poi, da un punto di vista semiotico, il linguaggio scritto viva su uno livello equipollente a quello verbale e – soprattutto – come la scrittura sia un fenomeno con una propria autonomia rispetto allo stesso linguaggio.

La mia declinazione personale, leggendo l'articolo, è che la scrittura, il segno, ha autonomia rispetto al linguaggio ma anche rispetto al pensiero da cui il linguaggio parte e che – banalmente – la tecnica del segno, la scrittura, nella sua autonomia, influisce anche su come pensiamo. Scrivere non è una semplice trasposizione della lingua orale, ma scrivere è anche predisporre una architettura del pensiero che – in ultima istanza – cambia lo nostra visione del mondo e di come interagire con esso.

Come scrivevo qualche giorno fa, siamo anche quello che scriviamo, la cosiddetta virtualità della scrittura non è affatto virtuale.

Ecco, il tassello su cui sto riflettendo in questo giorni è che il digitale sta diventando un ennesimo punto aggiuntivo rispetto a questa dualità binaria orale-scritto del linguaggio. Il contenuto digitale, audio, video, testuale, interattivo è una nuova modalità espressiva del nostro linguaggio e – a cascata – del nostro modo di pensare. Anche questo non è virtuale, è qualcosa che andiamo a generare interagendo con il mondo e trasformandolo in un contenuto che possa diventare oggetto di comunicazione.

Quando vediamo milioni di persone saltellare, cantare, cadere, correre su Tiktok, i miliardi di streaming di gente che gioca ai videogiochi, i terabyte di terabyte di mash-up, crossover di bitmap e animazione digitale, la continua costruzione/distruzione di ingressi di Wikipedia, Reddit o Discord, la ramificazione dei thread su Facebook, ecco, tutta questa gente sta parlando nuovi linguaggi, e – questo è il punto che mi interessa – questi linguaggi cambiano anche il modo di pensare e di vedere il mondo che queste persone hanno. E queste persone siamo noi, per inciso.

Il che non è né un bene né un male, è un fatto. Il digitale e la connessione continua rende la nostra vita una performance linguistica perenne. Ogni cosa che pensiamo, ogni cosa che vediamo camminando (anche, per dire, un frigorifero rosso acceso lasciato sul bordo di un prato) può diventare immediatamente un contenuto digitale e un oggetto di interazione. Questa è una forma di libertà creativa senza precedenti. E nello stesso tempo un modo di pensare e di vedere il mondo che può diventare disturbante e creare disagio di fronte a contenuti che digitali non sono e che abbisognano di tempi e modalità di approccio del tutto differenti. Per dire, un libro. O creare una continua ansia creativa per nutrire piattaforme che si nutrono di questa produzione digitale.

C'è questo pezzo che avevo letto e che ora non trovo, forse nel Castoro di De Sica, in cui il neorealismo (mi pare fosse lì) si immagina un futuro dove il cinema sia qualcosa che si crea inserendo una telecamera in casa e riprendendo la vita di tutti i giorni. La realtà come presa diretta della vita di tutti i giorni. Ecco, la realizzazione tecnica di quella idea ci mostra che la presa diretta è comunque una finzione. Lo streaming, il selfie, la continua connessione digitale della propria vita non è affatto una ripresa del reale, ma l'ennesima messinscena comunicativa e sociale che andiamo a fare in pubblico. Creare contenuti digitali è un elemento linguistico, l'ennesimo, con il quale saliamo sul palco e cerchiamo, balbettando, di comunicare qualcosa.

Sono lì che scrivo. Cos'altro potrei fare. Scrivere. Il diario serale. Nella casa nuova mettersi lì a scrivere e pensare. Pensare e scrivere, anzi, dirò meglio: pensare in quanto sto scrivendo e – scrivendo – penso. Era quello che dicevo ieri ai ragazzi in classe: è il fatto di saper scrivere che cambia il nostro modo di pensare, il fatto di fare coincidere l'atto di pensare con quello della scrittura. Io scrivo e nell'atto di scrivere, penso. Potrei pensare senza scrivere? Certo, ma penserei cose diverse. E non ci sarebbe poi il log. Volevo scrivere una cosa diversa ma non la ricordo. Mi pare che la tastiera bluetooth sia pìù lenta di quella integrata, sad but true. Dovrei provare con il cavo usb. La percezione è un grosso problema per noi umani. Scrivere per il gusto di considerare la propria velocità e la propria dannazione, probabilmente, quando scrivo per scrivere rallento non sento, voglio dire l'esigenza di andare troppo veloce. Considerazioni fatte ad alta voce. Varrà la pensa aggiornare il firmware. Paura. Sono seduto adesso all'esterno vedo le cose così come sono, ho sempre pensato alla scrittura come un guanto – urticante guanto. Scrivere come viene, senza più stile. Scrivere bene, diciamocelo, è un po' sopravvalutato. Potrei fare una foto di questo panorama e chiedere a chatgpt di farne una descrizione testuale dettagliata. E poi confrontarla con la mia. Proviamo. Cosa vedo io. Una parte di un terrazzo, piante ondulate lungo il perimetro di una cancellata nera, piccoli faretti, l'ingresso di una scaletta che scende, sempre in metallo nero e dietro una vallata, il verde del lato di uno dei due versanti che degrada nel basso verso le costruzioni in cemento armato, silos, residui, strade a scorrimento veloce, il letto di un torrente – il greto, come linee partendo dall'alto l'azzurro del cielo che ora tende al grigio della sera, poi il verde, poi il grigio del cemento armato, il nero dell'asfalto, ancora il verde del greto del fiume, i ciottoli grigi, e quell'odore che non è né verde né azzurro né trasparente dell'acqua che scorre, e poi – certo — sulla sinistra con la sua irreale natura, il cavalcavia dell'autostrada che taglia tutte le linee perpendicolare, mostruoso, con le sue zampe immerse nel fango della vallata. Qualcosa del genere, cavi tesi. Il respiro ininterrotto del traffico a fondovalle. Vediamo che mi dice chatgpt: L’immagine sembra scattata da un terrazzo o un balcone piuttosto ampio, probabilmente al piano alto di un edificio. Il pavimento è piastrellato con mattonelle chiare, leggermente lucide, che riflettono la luce diffusa di un cielo coperto. In primo piano c’è una ringhiera in ferro verniciato scuro, con montanti verticali regolari e una linea superiore semplice. Su alcuni pilastrini della ringhiera sono montate delle lampade sferiche opaline, tipo globi, che non sono accese ma catturano la luce ambientale. Lungo tutta la base della ringhiera sono disposti diversi vasi di terracotta e plastica: contengono piante varie, alcune rampicanti, altre più basse e cespugliose. Alcune sembrano un po’ disordinate o cresciute in modo spontaneo, con rami che si intrecciano alla ringhiera. Al centro dell’immagine si nota una piccola apertura nella ringhiera con un cancelletto metallico, che dà accesso a una breve scala che scende verso un livello inferiore. Questo elemento introduce una profondità visiva, come se il terrazzo fosse collegato a un giardino o a un altro spazio sottostante. Superato il primo piano del terrazzo, si apre il paesaggio urbano: subito sotto si vedono tetti e cortili di edifici bassi, probabilmente magazzini o strutture industriali leggere. Poco più indietro c’è un edificio rettangolare di colore chiaro (tendente al beige o rosa pallido), con molte finestre regolari, che ricorda una scuola, un ufficio o un ospedale. A sinistra dell’immagine domina un grande viadotto sopraelevato in cemento, che attraversa la scena in diagonale. È alto rispetto agli edifici circostanti e poggia su piloni robusti. Il viadotto suggerisce la presenza di una strada importante o di un’autostrada che collega diverse zone. Sul lato destro e in parte al centro si intravedono altri edifici residenziali o industriali, di colori vari (giallo, grigio), senza particolare uniformità, tipici di una zona periferica o di fondovalle. Lo sfondo è occupato quasi interamente da una collina molto verde, coperta da una vegetazione fitta e continua, probabilmente bosco. La collina sale ripidamente e chiude l’orizzonte, dando una sensazione di spazio raccolto, come se il quartiere fosse incastonato tra rilievi naturali. Il cielo è grigio chiaro, uniforme, senza sole diretto visibile: sembra una giornata nuvolosa o nelle ore serali, con luce morbida e diffusa che smorza i contrasti. L’atmosfera complessiva è tranquilla, leggermente malinconica, con un mix interessante tra elementi domestici (le piante, il terrazzo), infrastrutture (il viadotto) e natura (la collina boscosa).

Ecco, mi sento come si doveva sentire un pittore davanti alle prime riproduzioni fotografiche. Cosa memo a fare. Perché perdere tempo a scrivere bene, a riprodurre il reale. Qua bisogna tagliare con l'accetta, per storto, con l'acciaio che rimbalza sul legno e ti viene contro, di rimbalzo.

E mi viene in mente che io ho avuto davvero un diario. Fisico, di carta, di quelli dove scrivi i tuoi segreti da ragazzino, ci fai i disegni, ci appiccichi le cose. A penna. Quelli dove inizi scrivendo “caro diario”, come fosse un qualcosa – quello sì – di virtuale, con cui intrattenere un discorso. Ecco, scrivendone uno oggi nel 2026, così, digitale, rivedo quell'esperienza di diario sotto una luce nuova: l'avevo sempre dato per scontato, come se fosse normale tenere un diario da ragazzino, mentre era probabilmente segno di una predisposizione.

Anche perché quel diario, anzi, quei diari, non li avevo tenuti per qualche mese, ma per almeno otto anni. Non ho le date precise, ma le prima pagine erano senz'altro scritte all'inizio delle scuole medie, o alla fine delle elementari (ho ricordo di un episodio che 'ferma' il tempo), mentre le ultime risalgono agli ultimi anni del liceo, gli inizi dell'università. L'episodio che 'ferma' il tempo sono alcune poesie e alcuni disegni che avevo scritto sul senso della morte e sulla vita oltre la decomposizione del corpo che erano costate un colloquio straordinario con i miei genitori per sapere se facessi parte di qualche setta. La verità è che avevo letto Edgar Allan Poe, preso pure dalla biblioteca scolastica del plesso.

Dall'altro lato l'invenzione di un codice segreto per scrivere cose che erano diventate troppo intime e imbarazzanti per essere messe in chiaro, senza qualche algoritmo che le difendesse.

Dentro quei diari, che rileggevo spessissimo, c'erano frasi estemporanee, poesie e disegni, figurine e ritagli dei telefilm e dei cartoni animati che guardavo all'epoca, confessioni dei miei problemi sessuali, le passioni sentimentali, schede accurate delle persone che frequentavo, profili storico biografici dei miei dannati/amati compagni di classe, insomma, tutto il tipico armamentario che uno ritrova in qualche romanzo di formazione o in qualche serie americana anni ottanta in streaming, c'era tutto.

L'unica differenza è che – in genere – nei telefilm e nella fiction questi diari sono sempre creativi e bellissimi, c'è in nuce la complessità della personalità di chi li compila, mentre – nel mondo reale – o almeno nel mio mondo reale, la maggior parte delle cose era cringe, puerile, grossolana e infantile e diventava sempre più infantile e imbarazzante man mano che crescevo, insomma: era un vero diario di un adolescente in trasformazione con tutta la spazzatura e i residui che la cosa si porta dietro. Questo per dire che a un certo punto, ho preso questi diari e li ho buttati nel cassonetto.

A posteriori posso dire che averli buttati sia stata una delle grandi idee sane della mia vita. Ho buttato via otto anni di poesie, sogni, disegni, codici, ma anche otto anni di paure, di ansie, di malessere e di spazzatura. Il materiale aveva superato la consistenza che trasforma un ricordo in una zavorra.


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1RE - Capitolo 11


Il peccato di Salomone1Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, 2provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi”. Salomone si legò a loro per amore. 3Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. 4Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.7Salomone costruì un'altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d'Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto”.

Ribellioni esterne14Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l'edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. 15Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell'esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom – 16Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom – 17Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. 18Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d'Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. 19Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. 20La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. 21Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell'esercito, disse al faraone: “Lasciami partire; voglio andare nella mia terra”. 22Il faraone gli rispose: “Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?”. Quegli soggiunse: “No, ma, ti prego, lasciami partire!”.23Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. 24Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. 25Fu avversario d'Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.

La rivolta di Geroboamo26Anche Geroboamo, figlio dell'efraimita Nebat, di Seredà – sua madre, una vedova, si chiamava Seruà –, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. 27Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. 28Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. 29In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. 30Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. 31Quindi disse a Geroboamo: “Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. 32A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele. 33Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. 34Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l'ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. 35Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. 36A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 37Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d'Israele. 38Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l'ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; 39umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre”“.40Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d'Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.41Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant'anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________Note

11,3 I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.

11,23-25 I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.

11,30 lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l'azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.

11,41 libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.

11,42 quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.

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Approfondimenti


1-43. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L'autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.

1-4. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell'impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell'infedeltà, l'ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l'harem cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l'integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all'idolatria aperta. L'autore cerca di presentare un'attenuante per il grave peccato di Salomone: l'età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.

5-8. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud. * Astarte, patrona di Sidone, godeva di venerazione in un'area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra. * Milcom è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l'antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice mlk, «regnare», con le vocali però di bōšet, «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14). * Camos era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L'altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).

Entrambi questi idoli vengono chiamati šiqquṣ termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata. Impressiona al v. 7 la radice bnh, «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L'antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l'ammonimento contro l'idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L'attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l'amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.

14-40. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone.

14-22. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest'unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all'impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz'altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.

23-25. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un'analogia in 1Sam 22-28. L'impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l'ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.

26-28. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.

29-30. L'incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall'oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l'oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).

31-36. La prima parte dell'oracolo si concentra su Salomone. L'esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant'è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l'unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell'oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall'ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.

37-39. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.

40. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch'egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il šešonq dei documenti egiziani.

41-43. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant'anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l'unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull'intero Israele.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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