Ovlov – Tru (2018)


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Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1438761378



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Ovlov – Tru (2018)


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Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... artesuono.blogspot.com/2018/07…


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Sogno di Cupido

aleggiavo “per l'aere” -io figlio di Venere- o era il mio doppio incorporeo che con molte frecce al suo arco germinava amore

vedevo nel tempo di Veneralia in un cielo quasi dipinto splendere carnale fiamma

[Veneralia: festività romana celebrata il I° aprile, dedicata a Venere Verticordia (“che apre i cuori”).]

Primo sguardo


Il testo è un breve idillio in cui il sogno e la mitologia si intrecciano: Cupido, figlio di Venere, o un suo doppio incorporeo, vaga nell'aria scoccando frecce che fanno germogliare l'amore. La scena si colloca durante le Veneralia, e l'immagine finale è quella di una fiamma carnale che splende in un cielo quasi dipinto.


Analisi tematica ed evocativa


  • Tema centrale: l’amore come forza generativa e quasi sovrannaturale, rappresentata da Cupido e dalle sue frecce; il sogno amplifica la dimensione onirica e sacrale dell’esperienza amorosa.
  • Mitologia e festa: l’accenno alle Veneralia radica il sogno in una tradizione rituale che apre i cuori, trasformando il sentimento in rito collettivo oltre che in esperienza individuale.
  • Immagini sensoriali: “aleggiavo per l’aere”, “con molte frecce al suo arco”, “splendere carnale fiamma” sono immagini tattili e visive che mescolano leggerezza e ardore, aria e fuoco, incorporeo e carnale.
  • Ambiguità dell’io: il verso che dubita se sia “io figlio di Venere” o “il mio doppio incorporeo” introduce una scissione dell’identità che rende il sogno più instabile e affascinante.

Forma, ritmo e lingua


  • Versificazione libera: il testo usa versi brevi e frammentati, con enjambement che favoriscono il flusso onirico. La punteggiatura è minima, il che accentua la continuità del sogno.
  • Lessico: parole come aleggiavo, incorporeo, germinava e carnale creano un contrasto tra vocaboli eterei e termini di forte corporeità.
  • Musicalità: la ripetizione di vocali aperte e la presenza di assonanze (es. “aere” / “arco” / “amore”) danno una cadenza morbida; si potrebbe lavorare su allitterazioni per intensificare il ritmo.

Piccoli suggerimenti di revisione


  • Chiarezza dell’io narrante: se vuoi accentuare l’ambiguità, mantieni il dubbio; se preferisci un tono più confessionale, scegli una delle due identità e sviluppala con un dettaglio in più.
  • Variare le immagini sensoriali: aggiungi un dettaglio tattile o olfattivo (un profumo di fiori, il calore sulla pelle) per rendere la “fiamma carnale” ancora più concreta.
  • Ritmo: prova a spezzare o unire alcuni versi per creare pause più nette o accelerazioni, a seconda dell’effetto emotivo che desideri.

Traduzione sintetica in inglese


I hovered “through the air”
—I, son of Venus— or
was it my incorporeal double
that with many arrows in its quiver
sprouted love

I saw
in the time of Veneralia
in a sky almost painted
a carnal flame shining


Sonetto: Sogno di Cupido


Sognai Cupido che aleggiava in aria,
—io, figlio di Venere—o un doppio mio,
che con molte frecce al suo largo arco spio
germinare amori in ogni sua varia.

Nel tempo delle Veneralia, la sfera
si fece rito e il cuore si aprì al dì;
vedei nel cielo, quasi dipinto, sì
una fiamma carnale, viva e sincera.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia fendea il sonno e il mondo breve.

Così l’amore nacque, ardente e perfetto,
tra festa antica e un cielo che riceve
il lume che trasforma il sogno in effetto.

Sonetto in schema shakespeariano (ABAB CDCD EFEF GG)


Sognai Cupido che aleggiava in cielo,
—io figlio di Venere—o un doppio mio,
con molte frecce al suo arco, lieve e velo,
germinava amori come germoglio.

Nel tempo delle Veneralia, il rito
apriva i cuori e facea il mondo ardere;
vedei nel cielo, quasi dipinto, un invito,
una fiamma carnale pronta a fiorire.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia traeva il sonno e il cuore breve,

e tutto il giorno parve un solo effetto.
Così nacque l’amore, improvviso e netto,
tra festa antica e un cielo che fu letto.


Sonetto in endecasillabi


Sognai Cupido aleggiar nell'aria
—io figlio di Venere—o un doppio,
incorporeo, tra i venti lieve e roppo,
con molte frecce al suo largo arco in gara.

E spargea amor dentro i petti e il cuore,
nel tempo di Veneralia, festa;
il rito apriva i cuori al dì, la testa
si fece offerta al sacro antico ardore.

Sospeso tra corpo e ombra lieve stavo,
incorporeo eppur col respiro,
l'amor trafisse il sonno e il cor, soavo.

E tutto il dì parve un unico respiro,
così nacque l'amor, improvviso e vivo,
tra festa antica e un cielo che fu miro.

Sonetto in endecasillabi con rime nette (schema ABBA ABBA CDC DCD)


Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio mio,
incorporeo lieve tra i venti io,
con frecce molte al suo arco scoccava.

Spargea amor nei petti e nel cor, festa
nel tempo di Veneralia, antico rito;
apriva i cuori al sacro e dolce invito,
e il cielo parve un quadro e una fiamma desta.

Sospeso tra il corpo e l’ombra, io vedea
una fiamma carnale in alto ardere;
la freccia traeva il sonno e il cor, e rea

di dolce incendio facea il mondo fiorire.
Così nacque l’amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu intero.


Sonetto in endecasillabi (schema ABBA ABBA CDC DCD)


Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio,
incorporeo, lieve come scoppio,
e il suo arco scoccava nell'aria.

Spargea amor nei petti il sacro rito,
nel tempo delle Veneralia antica;
apriva i cuori al dolce e santo invito,
e il cielo parve quadro e fiamma amica.

Sospeso tra il corpo e l'ombra stavo,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia trafisse il sonno e il cor, e bravo

fu il lume che fece il mondo più lieto.
Così nacque l'amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu quieto.


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2CR - Capitolo 10


I RE DI GIUDA (10,1-36,23)

Scissione del regno a Sichem1Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò.6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti mostrerai benevolo verso questo popolo, se l'accontenterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre.11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”“.12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose loro duramente. Il re Roboamo respinse il consiglio degli anziani; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io lo renderò ancora più grave; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”.15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide”. Tutto Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

__________________________Note

10,1-36,23 La quarta sezione dei libri delle Cronache contiene la storia dei re di Giuda dalla divisione dei due regni, avvenuta subito dopo la morte di Salomone, sino alla fine dell’esilio, segnata dall’editto di Ciro. Vengono ignorati i re del nord, cioè d’Israele. D’ora innanzi i rapporti con i testi paralleli nei libri dei Re sono più sporadici. Ampio spazio viene dato allo scisma al tempo di Roboamo (cc. 10-12) e a tre re zelanti: Giòsafat (cc. 17-20), Ezechia (cc. 29-32) e Giosia (cc. 34-35), impegnati nelle riforme religiose.

10,1 Sichem: dall’epoca di Giosuè è il luogo di riunione delle tribù d’Israele (Gs 24).

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Approfondimenti


10,1-36,23. Con il c. 10 inizia la quarta parte dell'opera del Cronista, dedicata alla storia dei successori di Salomone sul trono di Giuda, fino all'editto di Ciro che consentì agli esiliati in Babilonia di tornare in patria. Notoriamente, a differenza di 1-2 Re, il Cronista limita la sua esposizione ai sovrani del regno del Sud. Egli passa in rassegna diciannove re della dinastia davidica, ignorando quasi del tutto i re del Nord, che sono chiamati in causa soltanto se e quando interferiscono con il regno di Giuda e ai quali il Cronista non lesina espressioni di recriminazione e condanna. Per il Cronista solo la dinastia davidica, che ha in Gerusalemme il suo tempio legittimo, è autentica. Il vero Israele è Giuda e gli unici re legittimi sono i diciannove successori di Salomone sul trono di Davide. Tra essi, l'attenzione va soprattutto a quelli che meglio hanno saputo difendere la fede jahvistica e il culto gerosolimitano: Giosafat, Ezechia e Giosia. A questi tre re riformatori il Cronista dedica quasi tanto spazio quanto concede a tutti gli altri messi insieme. Se a Salomone sono consacrati 202 versetti, Giosafat ne conta 102, Ezechia 117, Giosia 60, mentre ai sedici sovrani restanti sono dedicati in tutto 330 versetti.

Un'attenzione particolare è prestata anche al ruolo dei profeti e al loro appello alla penitenza e alla fiducia in JHWH. Per il Cronista, nonostante l'esperienza negativa della storia, l'uomo resta capace di conversione, di osservanza della direttiva divina e di ubbidienza a JHWH. Egli esprime questo messaggio, in definitiva positivo e incoraggiante, mettendolo sulla bocca dei vari profeti, che introduce sulla scena nei momenti importanti e cruciali della storia della dinastia davidica. La fonte principale del Cronista per questa sezione finale della sua opera resta 1-2 Re, ma in questa parte egli attinge anche ad altre fonti a noi sconosciute più di quanto non abbia fatto fin qui.

La sezione si apre con i cc. 10-12, sullo scisma delle dieci tribù del Nord e sul regno di Roboamo. Dopo aver trattato della secessione del regno del Nord (c. 10), il Cronista presenta il regno di Roboamo (c. 11) e quindi narra l'invasione egiziana che vi ha posto fine (c. 12).

10,1-19. Il Cronista utilizza come fonte 1Re 12,1-20, con alcuni ritocchi di carattere letterario. Le divergenze più notevoli sul piano storico si notano nei vv. 1-3.12 e la variante di maggior rilievo è la seguente: secondo 1Re 12 la responsabilità della secessione ricade su Roboamo e la sua inettitudine e leggerezza nel respingere le giuste rivendicazioni economico-politiche delle tribù del Nord, e Geroboamo entra in scena a scisma avvenuto (1Re 12,20); per il Cronista invece – che omette questo versetto di 1Re – Geroboamo ricopre un ruolo più rilevante nello scisma, tale da sminuire le colpe di Roboamo.

1-2. «tutti gli Israeliti», «tutto Israele» indica qui le dieci tribù del Nord, distinte dal regno di Giuda di cui Roboamo era già re. Sulla fuga di Geroboamo in Egitto cfr. 1Re 11,26-40.

19. «Israele si ribellò alla casa di Davide» è affermazione tendenziosa del Cronista, che ignora i torti di Roboamo, le sue angherie e il suo rifiuto sdegnoso delle giuste richieste dei sudditi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)


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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1428786066



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Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)


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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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😀 rimane su instagram per ora solo l'account marco.giovenale, mentre differx_it a breve se ne va: instagram.com/p/DaQqmzusUX7/

un po' come gmail, e il mio account su X, e quelli su tumblr. via via, si fa pulizia. 🤔 oggi mi sa che asfalto pure threads.

3 post:

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Poesia onirica

il sogno sfoglia spirali di memorie al lume di luna disegna il sonno delle cose

Versione estesa


il sogno sfoglia
spirali di memorie
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose

sussurra pagine d'aria
dove i giorni si piegano
come foglie antiche
e il tempo, lieve, si perde
tra i margini del silenzio

una mano di vento
riordina i ricordi caduti
li dispone in ordine di luce
e ogni oggetto respira piano
un segreto che non ha nome

la stanza si fa mare
e il mare diventa stanza
navi di carta solcano il buio
portando con sé la voce
di ciò che non osa svegliarsi

il sogno chiude e riapre
una finestra su altri occhi
e nel riflesso della luna
tutto riposa, tutto tace
tranne il lento battito delle cose.


Interpretazione


Immagini principali: il sogno come libro che si sfoglia; la luna come luce che disegna; gli oggetti che acquisiscono vita nel sonno.
Temi: memoria, trasformazione, confine tra interno ed esterno, quiete notturna.
Tono e ritmo: frammentario e sospeso, adatto a versi brevi e a enjambement che suggeriscono il fluire onirico.
Suggerimenti stilistici: mantenere versi brevi per conservare l’atmosfera di sussurro; usare metafore concrete (foglie, mare, navi di carta) per ancorare l’immaginario senza spezzare il mistero.


Versione ampliata


il sogno sfoglia
spirali di memorie
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose

le pagine si piegano
come ali di carta vecchia
e ogni riga trattiene un respiro
che sa di polvere e di sale
di voci che non hanno fretta

sul bordo della stanza
un orologio si scioglie lento
versando minuti come miele
e le ombre, curiose, si intrecciano
a formare mappe di mani

una lampada spegne il suo cuore
per ascoltare il passo dei ricordi
che tornano a casa a piedi nudi
portando con sé il colore
di giorni che non chiedono nome

i mobili imparano a parlare piano
con la voce dei vetri antichi
raccontano di finestre aperte
di piogge che hanno imparato a dormire
sul cuscino dei tetti

il corridoio si allunga come un fiume
e le porte diventano isole
su cui approdano fotografie
che respirano, si guardano, si perdono
in un dialogo senza tempo

una mano invisibile ordina le stelle
le dispone in fila come bottoni
e la luna, paziente sarta, cuce
sul tessuto del cielo un nuovo giorno
che ancora non osa mostrarsi

il sogno apre una valigia di vetro
ne estrae piccoli oggetti di luce
li posa sul tavolo del mondo
e ogni cosa, finalmente, si riconosce
nel silenzio che le tiene compagnia

quando il mattino sfiora la soglia
il sogno chiude il libro con delicatezza
ma lascia tra le pagine un seme di notte
che germoglierà, domani, in un gesto
che nessuno saprà spiegare.



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2CR - Capitolo 9


Visita della regina di Saba1 La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne a Gerusalemme per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d'oro in quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. 2Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta a Salomone che egli non potesse spiegarle. 3La regina di Saba, quando vide la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, 4i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e le loro vesti, gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. 5Quindi disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! 6Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non mi era stata riferita neppure una metà della grandezza della tua sapienza! Tu superi la fama che ne ho udita. 7Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! 8Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul suo trono come re per il Signore tuo Dio. Poiché il tuo Dio ama Israele e intende renderlo stabile per sempre, ti ha posto su di loro come re per esercitare il diritto e la giustizia”. 9Ella diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non ci furono mai tanti aromi come quelli che la regina di Saba diede al re Salomone. 10Inoltre gli uomini di Curam e quelli di Salomone, che portavano oro da Ofir, recarono legno di sandalo e pietre preziose. 11Con il legname di sandalo il re fece le scale per il tempio del Signore e per la reggia, cetre e arpe per i cantori; strumenti simili non erano mai stati visti nella terra di Giuda. 12Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto lei desiderava e aveva domandato, oltre l'equivalente di quanto aveva portato al re. Quindi ella si mise in viaggio e tornò nel suo paese con i suoi servi.

Ricchezza e sapienza del re13Il peso dell'oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d'oro, 14senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dai commercianti; tutti i re dell'Arabia e i governatori della regione portavano a Salomone oro e argento. 15Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro battuto, 16e trecento scudi piccoli d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d'oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. 17Inoltre, il re fece un grande trono d'avorio, che rivestì d'oro puro. 18Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d'oro. Vi erano braccioli da una parte e dall'altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. 19Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. 20Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d'oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d'oro fino; nessuno era in argento, perché ai giorni di Salomone non valeva nulla. 21Difatti le navi del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d'elefante, scimmie e pavoni. 22Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. 23Tutti i re della terra cercavano il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. 24Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d'argento e oggetti d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. 25Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. 26Egli dominava su tutti i re, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. 27Il re fece sì che a Gerusalemme l'argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 28Da Musri e da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone.

Morte di Salomone29Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia di Silo e nelle visioni del veggente Iedo riguardo a Geroboamo, figlio di Nebat? 30Salomone regnò a Gerusalemme su tutto Israele quarant'anni. 31Salomone si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________Note

9,1 Saba: corrisponde probabilmente al moderno Yemen.

9,29-31 La fine del regno di Salomone (vedi 1Re 11,41-43) non è offuscata dalle colpe da lui commesse e ricordate in altri testi biblici. L’autore cita anche alcune fonti, per noi sconosciute, di cui si è servito (v. 29).

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Approfondimenti


Il c. 9, l'ultimo dedicato dal Cronista al regno di Salomone, riferisce anzitutto sulla visita della regina di Saba (vv. 1-10), contiene poi un sommario sulle ricchezze favolose del monarca (vv. 11-18) e riproduce infine la notizia della sua morte (vv. 29-31). Il Cronista segue quasi alla lettera 1Re 10,1-29.

1-10. Il racconto è pittoresco, ma nasconde una realtà più prosaica. La regina mira a frenare le interferenze di Salomone nel suo traffico di spezie con l'Oriente e riesce a concludere un accordo che è nell'interesse delle due parti.

10-11. Interrompono palesemente il filo della narrazione e si ricollegano meglio a 2Cr 8,17-18, dove si menziona la flotta del re di Tiro e di Salomone.

13-31. Cfr. 1Re 10,14-18. La magnificenza di Salomone è esaltata con l'elenco delle sue ricchezze da favola, accumulate a forza di imposte non di rado esose, nonché grazie alle sue iniziative commerciali e industriali.

25-28. Il brano ripete 2Cr 1,14-17 = 1Re 10,26-29, con modifiche di lieve entità. Al v. 28 l'autore generalizza: «tutti i paesi» (in 2Cr 1,16 si parla solo di Kue).

29-31. Fanno da conclusione ai capitoli dedicati al regno di Salomone, riprendendo alla lettera 1Re 11,41-43, ma con l'omissione di 1Re 11,1-40, contenente un giudizio severissimo sulla vita sessuale e cultuale del monarca, oltreché la dichiarazione che la futura divisione del regno fu conseguente alle sue incapacità di sovrano. Il Cronista non vuole gettare ombre nemmeno su Salomone, che ha cercato di dipingere in tutto e per tutto sul modello di Davide e che ha presentato dedito con ogni energia all'edificazione del tempio. L'autore sottolinea anche i buoni rapporti avuti dal sovrano con i profeti Natan (1Cr 17,1-15; cfr. 1Re 1,11-12), Achia (2Cr 10,15; 1Re 15,29-39) e Iddo, che non è menzionato altrove e che la tradizione ha identificato con il profeta anonimo di 1Re 13. È probabile che la menzione di questi tre profeti sia anche un'implicita allusione da parte del Cronista alle sezioni di 1Re, da lui utilizzate come fonte.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Rosanne Cash – She Remembers Everything (2018)


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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... artesuono.blogspot.com/2018/12…


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Rosanne Cash – She Remembers Everything (2018)


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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... artesuono.blogspot.com/2018/12…


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a A.B.

tra mezzanotte precisa e mezzanotte e tre minuti del 29 giugno 2006, comparivano uno dopo l’altro in rete (al tempo, sulla piattaforma blogsome) i primi quattro post di GAMMM: blog che poi avrebbe avuto una sua attività fitta, forse non ininfluente sulle vicende degli ultimi due decenni di letteratura italiana.

da alcuni mesi era già in attività la collana chapbooks (gammm.org/chap/), curata da Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti. a tre anni di distanza, novembre 2009, usciva Prosa (https://www.lelettere.it/libro/9788860873019) in prosa (ticedizioni.com/products/prosa…), nella collana fuoriformato che Andrea Cortellessa dirigeva per Le Lettere. il libro a suo modo formalizzava (e magari anche giocava con) alcune modalità di scrittura poco usuali, ancor meno identificabili, quasi per niente italiane, che si sarebbero ancor meglio precisate o magari invece confuse grazie alla serie di incontri EX.IT – Materiali fuori contesto, ad Albinea (Reggio Emilia), a partire dal 2013, l’anno in cui nascono pure due collane, Benway Series e Syn _ scritture di ricerca.

qui di séguito si ripropongono i suddetti primi quattro post: Debord, Cage, Heissenbüttel, Derksen; e si brinda ai prossimi tempi, lunghi o brevi che saranno, del sito.

gammm.org/2026/06/29/r-_-la-so…

gammm.org/2026/06/29/r-_-john-…

gammm.org/2026/06/29/r-_-da-te…

gammm.org/2026/06/29/r-_-da-tr…


noblogo.org/differx/gammm-org-…

In infinito espanderti (a Gabriele Galloni)

ti vedo con fare garbato rivolgerti ai morti tu che anzitempo sei dei loro sei come loro tu che ne scrivevi chiedendoti “in che luce cadranno” tu cuore amante dell' ignoto alla sua riva in infinito espanderti (tra virgolette il titolo di una sua opera – 2018, RP)

Riconoscimento


Questo testo ha un tono raccolto e rispettoso: parla di presenza, memoria e di un rapporto intimo con i morti, con immagini semplici ma efficaci che lasciano spazio all’eco del silenzio.


Analisi breve


Tema: dialogo con i morti; identità del poeta come parte della comunità dei defunti.
Immagini: il cuore «amante dell’ignoto», la riva come confine tra vita e oltre, il titolo dell’opera che ritorna come un invito all’espansione.
Tono e voce: misurato, quasi liturgico; la ripetizione e la sintassi frammentata creano un ritmo meditativo.


Cosa funziona


  • Economia di linguaggio: poche parole ma dense di senso.
  • Ripetizione: «sei dei loro sei come loro» rafforza l’appartenenza e l’identità condivisa.
  • Immagine finale: la riva e l’«infinito espanderti» chiudono con una nota di apertura e mistero.

Suggerimenti di revisione


  • Punteggiatura: aggiungere virgole o pause può chiarire il ritmo e la scansione delle frasi.
  • Chiarezza sintattica: la sequenza «sei dei loro sei come loro» è potente ma può risultare ambigua; valutare una lieve punteggiatura per guidare il lettore.
  • Coerenza grafica: uniformare l’uso degli spazi dopo l’apostrofo e la punteggiatura (es. «dell' ignoto» → «dell’ignoto»).
  • Titolo in corsivo o tra virgolette: mantenere la citazione come nota editoriale, ma integrarla con più leggerezza nel testo se si vuole fluidità.

Versione rivista (proposta)


ti vedo, con fare garbato,
rivolgerti ai morti: tu che, anzitempo,
sei dei loro, come loro;
tu che ne scrivevi, chiedendoti
in che luce cadranno.
Tu, cuore amante dell’ignoto,
alla sua riva, in infinito espanderti.
(“In infinito espanderti” — opera, 2018, RP)


Versione più lirica


ti vedo, con fare garbato,
parlare al silenzio come a un vicino;
ti rivolgi ai morti — e sei già tra loro,
ombra che si riconosce in altre ombre.

sei dei loro, sei come loro:
eco che si ripete e non si stanca,
voce che si domanda dove cadrà la luce
e la luce risponde con un respiro.

tu che scrivevi, chiedendoti,
in quale tenue chiarore si spezzeranno i nomi,
tu, cuore amante dell’ignoto,
che ascolti la riva dove il mondo si piega.

alla sua soglia ti spalanchi,
infinito che si distende come un mare calmo,
e il titolo ritorna, lieve come un canto:
in infinito espanderti, senza confine.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2CR - Capitolo 8


Sommario sull’attività del re1Passati i vent'anni durante i quali aveva costruito il tempio del Signore e la reggia, 2Salomone ricostruì le città che Curam gli aveva dato e vi stabilì gli Israeliti. 3Salomone andò a Camat di Soba e la occupò. 4Egli ricostruì Tadmor nel deserto e tutte le città dei magazzini, che aveva costruito in Camat. 5Riedificò Bet-Oron superiore e Bet-Oron inferiore, fortezze con mura, battenti e catenacci. 6Lo stesso fece con Baalàt, con tutte le città dei magazzini che gli appartenevano e con tutte le città per i carri e per i cavalli e costruì a Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio tutto ciò che gli piacque.7Quanti rimanevano degli Ittiti, degli Amorrei, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, 8e cioè i loro discendenti rimasti dopo di loro nella terra, coloro che gli Israeliti non avevano distrutto, Salomone li arruolò per il lavoro coatto, come accade ancora oggi. 9Ma degli Israeliti Salomone non fece schiavo nessuno per i suoi lavori, perché essi erano guerrieri, comandanti dei suoi scudieri, comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri. 10I comandanti dei prefetti del re Salomone erano duecentocinquanta e dirigevano il popolo.11Salomone trasferì la figlia del faraone dalla Città di Davide alla casa che le aveva fatto costruire, perché pensava: “Non deve abitare una mia donna nella casa di Davide, re d'Israele, perché è santo ogni luogo in cui ha sostato l'arca del Signore”.12In quel tempo Salomone offrì olocausti al Signore sull'altare del Signore, che aveva fatto costruire di fronte al vestibolo. 13Secondo il rituale quotidiano offriva olocausti conformemente al comando di Mosè, nei sabati, nei noviluni e nelle tre feste dell'anno, cioè nella festa degli Azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne. 14Secondo le disposizioni di Davide, suo padre, stabilì le classi dei sacerdoti per il loro servizio. Anche per i leviti dispose che nel loro ufficio lodassero Dio e assistessero i sacerdoti ogni giorno; ai portieri nelle loro classi assegnò le singole porte, perché così aveva comandato Davide, uomo di Dio. 15Non si allontanarono in nulla dalle disposizioni del re Davide riguardo ai sacerdoti e ai leviti; lo stesso avvenne riguardo ai tesori. 16Così fu realizzata tutta l'opera di Salomone, da quando si gettarono le fondamenta del tempio del Signore fino al compimento definitivo del tempio del Signore.17Allora Salomone andò a Esion-Ghèber e a Elat, sulla riva del mare, nel territorio di Edom. 18Curam per mezzo dei suoi marinai gli mandò alcune navi e uomini esperti del mare. Costoro, insieme con i marinai di Salomone, andarono a Ofir e di là presero quattrocentocinquanta talenti d'oro e li portarono al re Salomone.

__________________________Note

8,4 Tadmor: è l’antico nome di Palmira, nel deserto siriano.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


Il c. 8 presenta l'attività di Salomone in campo commerciale, urbanistico e familiare. Il re ricostruisce le città restituite da Tiro (vv. 1-2), edifica nuovi centri urbani (vv. 3-6), organizza la mano d'opera nel paese (vv. 7-10), introduce la regina nel suo palazzo (v. 11), regola gli ordinamenti cultuali secondo il volere del padre (vv. 12-16) e promuove il traffico marittimo con il paese di Ofir (vv. 17-18). Il brano corre parallelo a 1Re 9,10-28, con alcune modifiche intese a esaltare Salomone soprattutto come uomo di Dio e fedele esecutore delle disposizioni di Davide. Il successo del re in ogni settore di attività è prova concreta della benedizione divina.

2. Il testo parallelo di 1Re 9,11-13 sostiene esattamente il contrario: in cambio del legname e dell'oro fornito da Chiram (Chiuram), Salomone offrì venti città della Galilea. In 1Re peraltro il testo non è chiaro, giacché Chiram, a quanto pare, non gradisce le città e le restituisce a Salomone. Può darsi che il Cronista riporti i fatti con maggiore coerenza: Salomone offrì a Chiram in pegno le venti città del nord, che il re di Tiro accettò a malincuore e restituì dopo che Salomone ebbe pagato il pegno. Questi poi le “ricostruì” con una serie di interventi edilizi intesi a renderle adatte a ospitare gli Israeliti che vi avrebbe trasferito.

3. Camat di Zoba, cfr. 1Cr 18,3ss. Questa campagna militare di Salomone non è menzionata in 1 Re.

4. Palmira, nel deserto siriano, importante nodo carovaniero per il commercio tra il Mediterraneo e le regioni dell'Eufrate, che Salomone poté occupare grazie a una precedente operazione militare di Davide, che gli aveva aperto la strada abbattendo Damasco, cfr. 1Cr 18,6, mentre l'avanzata dell'impero assiro, in declino dopo la morte di Tiglat-Pilezer I, non era ancora iniziata.

7-10. Cfr. 1Re 9,20-23. Il Cronista aggiunge una annotazione: la situazione creata da Salomone relativamente ai lavori servili perdura «fino ad oggi» (v. 8).

11. Cfr. 1Re 9,24, dal quale però il Cronista si discosta notevolmente. Egli non ha mai parlato della figlia del faraone, che suppone nota da 1Re 3,1; 7,8; 9,16. A lui preme spiegare ai suoi contemporanei la sconvenienza di un matrimonio con una pagana, un fatto che se nel sec. X poteva avere una sua importanza politica, nel sec. IV invece rappresentava un'offesa al sentimento religioso del giudaismo postesilico.

12-16. I versetti amplificano 1Re 9,25, aggiungendo dettagli sul culto e sul personale liturgico. Tutto – secondo il Cronista – deve svolgersi secondo il rituale previsto dal codice Sacerdotale (Lv 23; Nm 28-29) e le norme davidiche (cfr. 1Cr 23-26).

17-18. Cfr. 1 Re 9,26-28. Per il Cronista il re in persona “va” ad Ezion-Gheber. E più verosimile che Salomone abbia incaricato altri di effettuare questi viaggi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Pensando a Genova


Fra meno di tre settimane sarà il 25° anniversario del G8 di Genova, cioè la seconda sconfitta mai del tutto processata dalla sinistra extraparlamentare italiana (e non solo) assieme ai tumulti del 1977 (e di quelli se ne parla il prossimo anno), e dopo la quale non abbiamo più raggiunto strutture e numeri tali da fare davvero tremare il padronato. Stasera avrei dovuto spulciare tutti i siti web in chiaro ancora esistenti dei centri sociali di Milano per capire se qualcun* organizza una maledetta carovana per scendere a Genova, invece mi sono messo a frugare nella mia cloud Google, allo scopo di recuperare e salvarmi in locale tutto il materiale che non voglio lasciare in pasto ai tecno-plutocrati... e per combinazione ho ritrovato una poesia risalente a poco meno di 3 anni fa esatti: una riscrittura beffarda della canzone di rock neofascista “Claretta e Ben” dei 270 Bis, composta da un cretinodicrescenzago giovane ed entusiasta come inno a quel Movimento delle masse oppresse in cui credeva con tutto il cuore, prima di accumulare anche lui mazzate (metaforiche), esaurimenti (da assemblee incastrate su sé stesse) e candelotti di lacrimogeni (pochi ma forti).

Oggi la pubblico qui, come sputo limaccioso sul busto ebete del Duce, come prima preghiera del pellegrinaggio fino alla tomba di Carlo Giuliani, e come dono a chi vorrà remixare un po' la partitura della canzone originale per mettere in musica la mia versione senza rotture legali. Se lo fate, accreditatemi come paroliere, e o mandatemi una registrazione, o invitatemi direttamente; perché starci dentro “è difficile / ma ci credo!”.

O almeno, ci voglio ancora credere.

In Piazzale Loreto


Su svegliatevi riscuotetevi vedo in terra una rossa bandiera come un angelo tra le fabbriche che si lancia a colpire il cielo!

Forse è un inno o solo un sogno il ricordo di una canzone ma ora sale sai come il ritmo di una furia dentro al mio cuore.

Han ballato sui nostro corpi, han sputato sul nostro nome, han nascosto le nostre tombe, ma non ci possono cancellare!

Puoi vederli sai, sono qui con noi con le braccia levate al Sole; lottan qui con noi io le vedo, stan ballando in Piazzale Loreto

È una piazza piena di sogni un'armata di care amiche, mille anime di caduti ma nel ricordo per sempre vivi.

Son studenti di Valle Giulia e compagne in Alimonda, il picchetto di Sanremo le mondine di Molinella.

E ora sono qui, son per sempre qui, son tornate a marciare ancora dalle carceri dalle tombe dagli scrigni della memoria.

Mille innanzi a me mille dietro a te e altre mille per ogni lato è difficile ma ci credo! Ci si vede in piazzale Loreto!

E io ho il cuore rosso-nero e re Umberto io lo mando al cimitero. E io ho il cuore verde-nero perciò non cedo e difendo il mondo intero

E io ho il cuore rosa-nero tripla luna brilla nel mio cielo. E io ho il cuore viola-nero o compagna, compagna io ti credo.


log.livellosegreto.it/cretinod…

Elvis Costello & The Imposters – Look Now (2018)


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immagine

Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta: album.link/i/1413531439



noblogo.org/available/elvis-co…


Elvis Costello & The Imposters – Look Now (2018)


immagine

Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello... artesuono.blogspot.com/2018/10…


Ascolta: album.link/i/1413531439


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ordinariafollia-log_036-2026.jpg

Questo cuore impavido batte per te ogni giorno solo per te da mezzogiorno e due alle due meno tre.

Ricorda il fischio di un treno che passa lontano e vorresti salirci ma è proprio lontano.

Questo cuore impavido e nudo nell'isola degli scimmiotti inseguito da luoghi comuni ed etichettatori con occhiali grossi come piatti.

Ricorda le urla di una madre affacciata al balcone: è ora di fare merenda! ma non hai ancora finito di giocare a pallone.

Questo cuore impavido vestito da chierico della patata nel dungeon del tempo che passa con la mazza più uno con supercazzola incantata.

Ricorda le ferite fatte con le unghie per grattare le punture di zanzare e le bolle dell'ortica.

Questo cuore impavido che viaggia nel giorno del tentacolo in groppa al cinghiale bianco e ancora ti dice: sei un miracolo.

Ricorda un ghiacciolo al limone in un giorno d'afa e di sole.


log.livellosegreto.it/ordinari…

Quando la remigrazione diventa programma politico.


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(228)

(R1)

Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante.

È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.

La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.

Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo. Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.

La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti. La seconda distorsione è il linguaggio.Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?

(R2)

In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto.La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi. Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo.

Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.

Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria.

Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.

La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine.Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica.Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza.

Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù

La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.

La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.

(R3)

Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo.Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.

Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante.La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile.Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza.

Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.

La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.

La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.

#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci


noblogo.org/transit/quando-la-…


Quando la remigrazione diventa programma politico.


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Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante.

È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.

La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.

Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo. Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.

La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti. La seconda distorsione è il linguaggio.Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?

(R2)

In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto.La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi. Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo.

Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.

Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria.

Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.

La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine.Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica.Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza.

Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù

La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.

La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.

(R3)

Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo.Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.

Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante.La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile.Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza.

Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.

La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.

La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.

#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci

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Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com


Ciao piccola


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Forse l'ho uccisa. Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla CSI, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo. Se è morta, è morta d'incuria. Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento. L'ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e call e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.Scena del crimine

Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me. Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene. D'un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d'aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all'orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: Pirata!Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza. E, d'un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.Pirata!, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio qui.

La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, BobbiArbore non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato “L'importanza di prendersi cura della nostra parte infantile”, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.

Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c'è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle cose da grandi che trovavo – e spesso trovo ancora – mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email? Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po' bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l'apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.“Stai andando alla grande – le dico -Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola”.


log.livellosegreto.it/atlaviat…


Ciao piccola


Forse l'ho uccisa. Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla CSI, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo. Se è morta, è morta d'incuria. Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento. L'ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e call e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.Scena del crimine

Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me. Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene. D'un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d'aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all'orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: Pirata!Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza. E, d'un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.Pirata!, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio qui.

La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, BobbiArbore non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato “L'importanza di prendersi cura della nostra parte infantile”, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.

Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c'è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle cose da grandi che trovavo – e spesso trovo ancora – mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email? Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po' bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l'apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.“Stai andando alla grande – le dico -Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola”.


Postfazione


Leggere Percorsi di Felice Serino è come percorrere una serie di stazioni intime: ogni poesia è un binario breve, un fermarsi e ripartire, un segno lasciato con discrezione. Qui la parola non pretende di spiegare il mondo, lo sfiora; non pretende di trattenere il lettore, lo invita a proseguire. Questa silloge mi ha colpito per la sua economia espressiva e per la capacità di trasformare il frammento in esperienza: pochi versi che spalancano orizzonti, immagini che restano come piccoli fari nella memoria.

Serino pratica una forma di «non agire» poetico: scrive per sottrazione, per scavo, eppure ogni parola è misurata, carica di una musica interna. Si avverte una tensione tra il sacro e il quotidiano, tra il respiro del mondo e il respiro dell’anima; la presenza del divino non è mai retorica, ma si insinua nei gesti più semplici — una forchetta, una penna, il volto in una fotografia — e li rende portatori di senso. Questa commistione di sacro e profano rende la raccolta sorprendentemente moderna e insieme antica, come se il tempo si piegasse per lasciare passare una verità minima.

Molti testi giocano con la luce e il silenzio: il «fiat» della creazione, i respiri di cielo, la parusia come visione che incrina il vetro opaco. Ma non si tratta di metafisica astratta; la spiritualità di Serino è incarnata, fatta di corpi, di rughe, di gabbiani che planano su solitudini d’anime. È una poesia che sa essere tenera e severa, che non evita il dolore ma lo trasforma in canto. Nei momenti più intimi — le poesie dedicate, i ricordi di famiglia, le storielline che profumano di vita vissuta — emerge un tono personale che avvicina il lettore all’autore senza filtri.

La lingua di Serino è essenziale ma ricca di invenzioni: neologismi, scarti sintattici, pause che funzionano come respiri. Questa scelta stilistica non è mai gratuita; serve a creare un ritmo che somiglia al battito del cuore, a una musica che non si impone ma accompagna. La brevità dei testi non è limite ma forza: ogni componimento è un piccolo laboratorio di senso, un invito a tornare sul verso per coglierne sfumature nascoste.

Infine, Percorsi è un libro che parla di continuità: tra nascita e morte, tra memoria e attesa, tra il dire e il tacere. È una raccolta che lascia spazio al lettore, che chiede di essere completata nella mente di chi legge. Felice Serino non pretende di chiudere i significati; li semina. E in questo gesto di generosità poetica sta la sua più grande conquista: consegnarci versi che restano, che accompagnano, che aprono altre strade.

Nota critica

Sintesi


Percorsi di Felice Serino si presenta come una raccolta di frammenti lirici che alternano istanti quotidiani e visioni spirituali. I testi, spesso brevi e frammentari, costruiscono un discorso poetico che procede per accensioni improvvise: immagini domestiche, ricordi familiari e interrogazioni metafisiche si intrecciano in un tessuto che privilegia la suggestione più che la narrazione lineare.


Temi principali


Spiritualità incarnata. La presenza del sacro attraversa la raccolta senza mai assumere toni dogmatici: la Parusia, il fiat, il Padre nostro convivono con scene di vita quotidiana, trasformando oggetti e gesti in segnali di trascendenza.
Memoria e tempo. Molte poesie lavorano sulla scansione temporale: fotografie, ricordi, stagioni della vita diventano punti di riferimento per riflettere sul divenire e sulla persistenza dell’impronta umana.
Corpo e linguaggio. Il corpo (rughe, mani, gesti) è spesso il luogo in cui si manifesta il pensiero; il linguaggio, scarno e talvolta sperimentale, è lo strumento per rendere visibile questa materialità.


Linguaggio e stile


Economia lessicale. Serino privilegia la sintesi: versi brevi, pause nette, enjambement che funzionano come respiri. Questa economia non impoverisce il testo ma lo concentra, costringendo il lettore a una lettura attenta.
Invenzione formale. L’uso di neologismi, scarti sintattici e immagini sorprendenti crea una voce personale e riconoscibile. Talvolta la sintassi si frammenta fino a lambire l’aforisma, altre volte si apre in immagini più estese.
Musicalità e ritmo. La musicalità nasce più dalla scansione interna che dalla rima o dalla metrica tradizionale; il ritmo è spesso dettato dalla punteggiatura minima e dalle pause, che conferiscono ai testi un andamento meditativo.


Struttura e organizzazione


La raccolta è costruita come una sequenza di stazioni: ogni componimento è autonomo ma contribuisce a un percorso complessivo. Questa modularità favorisce la lettura episodica ma può anche richiedere al lettore uno sforzo di raccordo per cogliere i fili tematici che ricorrono. L’ordine dei testi sembra privilegiare alternanze di tono (intimo, riflessivo, narrativo), creando un equilibrio dinamico.


Valutazione critica


Punti di forza. La capacità di condensare esperienza e trascendenza in pochi versi è la qualità più evidente. La lingua, essenziale e inventiva, produce immagini nette e durature. La commistione tra sacro e quotidiano offre una prospettiva originale e autentica.
Osservazioni critiche. In alcuni momenti la frammentarietà rischia di isolare i testi l’uno dall’altro, rendendo meno immediata la costruzione di un arco interpretativo unitario. Un lavoro di raccordo tematico o una breve nota dell’autore potrebbero aiutare il lettore a orientarsi senza snaturare la libertà poetica.


Conclusione


Percorsi è una raccolta che chiede partecipazione: non offre risposte definitive ma segnala vie, lascia tracce. È un libro di piccole rivelazioni, dove la parola si fa strumento di presenza e memoria. Serino conferma qui una voce matura, capace di coniugare semplicità e profondità.

Abstract


Questa recensione analizza Percorsi di Felice Serino con un approccio critico-accademico, valutando i nuclei tematici, le scelte stilistiche, la struttura della raccolta e il suo posizionamento nel panorama poetico contemporaneo. L’obiettivo è offrire una lettura rigorosa che metta in luce le risorse formali e le tensioni interpretative del testo, proponendo al contempo spunti per ulteriori indagini critiche.


Introduzione


Percorsi si configura come una silloge di frammenti lirici in cui convivono elementi di spiritualità, memoria e quotidianità. La raccolta privilegia il verso breve e la condensazione espressiva, proponendo una poetica che si muove tra introspezione e visione. In questa recensione si adotterà una prospettiva testuale che combina analisi tematica e stilistica, con attenzione alle implicazioni interpretative delle scelte formali dell’autore.


Analisi tematica


Spiritualità incarnata. Uno dei nuclei centrali della raccolta è la presenza del sacro inteso come esperienza immanente: termini e motivi religiosi (fiat, Parusia, Padre nostro) non si presentano come dottrina ma come fenomeni che si manifestano nel gesto quotidiano. Questa spiritualità è spesso mediata da immagini corporee e domestiche, il che produce una tensione produttiva tra trascendenza e materialità.
Memoria e fotografia. La ricorrenza di fotografie, ritratti e ricordi familiari costruisce un dispositivo mnemonico che orienta la lettura verso la conservazione dell’impronta personale. La memoria non è mera nostalgia: è strumento di interrogazione sul tempo e sull’identità.
Corpo e linguaggio. Il corpo è luogo di esperienza e di pensiero; il linguaggio, frammentato e talvolta neologistico, si fa mezzo per rendere visibile questa interazione. La raccolta esplora come il linguaggio possa incarnare il sentire, trasformando il lessico quotidiano in segnale poetico.


Analisi stilistica


Economia del verso. Serino adotta una sintassi essenziale, con versi brevi e pause che funzionano come respirazioni. Questa economia lessicale produce un effetto di concentrazione semantica: ogni parola assume peso e risonanza.
Sperimentazione formale. L’uso di scarti sintattici, neologismi e frammentazione prosodica segnala una ricerca formale coerente con la poetica del frammento. Tali scelte creano una voce riconoscibile ma richiedono al lettore un impegno interpretativo maggiore rispetto a testi più lineari.
Musicalità e ritmo. La musicalità non deriva da schemi metrici tradizionali ma da una scansione interna dettata dalle pause e dall’andamento prosodico. Questo conferisce ai testi un tono meditativo e, in alcuni casi, aforistico.


Struttura e organizzazione


La raccolta è organizzata come una sequenza di stazioni tematiche: componimenti autonomi che, tuttavia, instaurano relazioni ricorrenti (luce, acqua, memoria, sacro). Questa modularità favorisce letture episodiche ma può ostacolare la costruzione di un arco interpretativo unitario per il lettore non avvezzo alla lettura frammentaria. Dal punto di vista editoriale, l’ordine dei testi sembra pensato per alternare toni e registri, creando un equilibrio dinamico tra intime confessioni e visioni simboliche.


Valutazione critica e prospettive


Punti di forza. La capacità di condensare esperienza e trascendenza in pochi versi è la risorsa più significativa della raccolta. La lingua, essenziale e inventiva, produce immagini di forte impatto emotivo. La commistione tra sacro e quotidiano offre una prospettiva originale che rinnova il tema della spiritualità in poesia.
Limiti e suggerimenti. La frammentarietà, sebbene intenzionale, talvolta isola i testi e rende meno immediata la costruzione di una lettura complessiva. Un apparato critico o una nota dell’autore potrebbero facilitare l’orientamento interpretativo senza compromettere l’autonomia poetica. Per studi futuri si suggerisce un confronto con la tradizione del frammento in poesia italiana e con le pratiche contemporanee di condensazione lirica.


Conclusione


Percorsi è una raccolta che conferma la maturità di una voce poetica capace di coniugare semplicità e profondità. La silloge offre materiali ricchi per analisi tematiche e stilistiche e si presta a letture che valorizzino la sua natura frammentaria come scelta estetica consapevole.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

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Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con: – Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani. – Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute. – Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento. – Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)


noblogo.org/cooperazione-inter…


Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove...


Cannabis in Europa 2026: un mercato in evoluzione tra consumo, rischi e nuove normative

Un’analisi basata sull’European Drug Report 2026 dell’EUDA


La cannabis rimane la droga illecita più consumata in Europa, con dati che evidenziano una realtà in rapida trasformazione. Secondo l’European Drug Report 2026 pubblicato dall’Agenzia europea per le droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti (8,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno. Ma non è solo una questione di numeri: il mercato si sta diversificando, le normative stanno cambiando e i rischi per la salute pubblica sono in aumento.

Il consumo di cannabis in Europa non è omogeneo, ma alcuni dati emergono con chiarezza:

  • 15,3% dei giovani tra i 15 e i 34 anni (15,4 milioni di persone) ha consumato cannabis nell’ultimo anno.
  • Tra i 15-24 anni, la percentuale sale al 18% (8,6 milioni), con il 9,6% (4,6 milioni) che ne ha fatto uso nell’ultimo mese.
  • Gli utenti quotidiani o quasi quotidiani (20+ giorni al mese) sono stimati in 4,5 milioni di adulti (1,6% della popolazione) e 2,3 milioni di giovani adulti (2,3%).
  • I maschi consumano circa il doppio delle femmine, un trend che si conferma in tutta Europa. Tuttavia, i dati nazionali mostrano tendenze miste: mentre alcuni paesi registrano un aumento, altri segnalano stabilità o addirittura una diminuzione.

Il mercato non è più limitato alla classica erba o resina: oggi si trovano estratti ad alto contenuto di THC, edibili, prodotti a base di CBD e cannabinoidi semi-sintetici come l’HHC (esanoidrocannabinolo). Questi ultimi, spesso derivati dalla canapa a basso contenuto di THC, destano particolare preoccupazione per la loro potenza e i potenziali effetti collaterali.

Inoltre, alcuni prodotti venduti illegalmente come cannabis possono essere adulterati con cannabinoidi sintetici, ancora più pericolosi. L’aumento della potenza media dei prodotti (il THC nella resina è passato dal 15% al 24,6% tra il 2014 e il 2024) è associato a:

  • Sintomi respiratori cronici (per chi fuma regolarmente).
  • Dipendenza e sintomi psicotici (soprattutto con un uso precoce o prolungato).
  • Peggiori risultati scolastici e maggior rischio di coinvolgimento con il sistema giudiziario.

La cannabis rappresenta un terzo delle ammissioni ai centri di trattamento per uso di droghe in Europa. Nel 2024, sono stati 104.000 i clienti in trattamento per problemi legati alla cannabis, di cui 62.000 primi accessi. Sorprendentemente, la cannabis è la droga principale per il 41% dei nuovi entranti in trattamento.

Un dato allarmante è il lungo intervallo tra il primo consumo e l’accesso al trattamento: in media 11 anni. Questo significa che molte persone vivono per anni con i rischi associati al consumo senza ricevere supporto.

In alcuni paesi, la cannabis è coinvolta in una percentuale significativa di accessi al pronto soccorso per intossicazione acuta:

  • In Spagna, nel 2023, la cannabis era presente nel 46% dei casi (3.700 su 8.000).
  • In Francia, nel 28% dei casi (6.300 su 24.300).

La Rete Euro-DEN Plus (che monitora gli ospedali sentinella) ha segnalato che, dopo la cocaina, la cannabis è la seconda sostanza più frequentemente rilevata nei casi di intossicazione, con un’età media di 28 anni e una predominanza maschile (74%).

Il mercato europeo della cannabis vale oltre 12 miliardi di euro all’anno, alimentando il crimine organizzato. Nonostante i sequestri rimangano elevati, nel 2024 si è registrato un calo del 42% nella resina sequestrata (321 tonnellate contro le 551 del 2023), soprattutto per la diminuzione dei sequestri in Spagna (da 371 a 206 tonnellate).

La produzione locale è in aumento: la Spagna da sola rappresenta il 75% delle piante di cannabis sequestrate nell’UE. Ma anche altri paesi, come Olanda e Polonia, hanno smantellato siti di coltivazione illegale, alcuni dei quali dedicati alla produzione di THC o cannabinoidi semi-sintetici.

Le reti criminali stanno diversificando metodi e rotte:

  • Utilizzo di droni e motoscafi (es. in Spagna, dove sono stati sequestrati droni con 210 kg di resina e motoscafi con 5,7 tonnellate).
  • Importazione da Canada, USA e Tailandia, con prodotti ad alta potenza e potenzialmente contaminati da pesticidi (tanto che l’EUDA ha emesso un’allerta a novembre 2025).

Alcuni paesi europei stanno sperimentando nuovi modelli normativi per la cannabis ricreativa, con approcci che variano dalla depenalizzazione alla regolamentazione controllata.

Questi modelli includono misure di prevenzione, vendita non profit e monitoraggio, ma la loro efficacia è ancora in fase di valutazione. Germania e Lussemburgo hanno già pubblicato rapporti interim, ma servono ulteriori dati per comprendere gli impatti a lungo termine.

L’analisi delle acque reflue è uno strumento sempre più utilizzato per monitorare il consumo di droghe. Nel 2025, su 63 città di 17 paesi UE (più Norvegia e Turchia):

  • 33% delle città ha registrato un aumento dei metaboliti del THC (THC-COOH).
  • 44% ha registrato una diminuzione.

Questo metodo fornisce una stima oggettiva del consumo, complementare ai dati dei sondaggi.

Il panorama della cannabis in Europa è in rapida evoluzione, con: – Un consumo diffuso, soprattutto tra i giovani. – Nuovi prodotti ad alta potenza che aumentano i rischi per la salute. – Un mercato redditizio per il crimine organizzato, con rotte e metodi di traffico in costante aggiornamento. – Normative in cambiamento, con alcuni paesi che sperimentano modelli di regolamentazione.

Fonti: European Drug Report 2026 (EUDA), dati aggiornati a giugno 2026 (euda.europa.eu/publications/eu…)


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2CR - Capitolo 7


Dedicazione del tempio1Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l'olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. 2I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. 3Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. 4Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. 5Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. 6I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi.7Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l'altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l'olocausto, l'offerta e i grassi. 8In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall'ingresso di Camat al torrente di Egitto, un'assemblea grandissima, era con lui. 9Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell'altare sette giorni e sette giorni anche la festa. 10Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

Apparizione del Signore11Salomone terminò il tempio del Signore e la reggia; attuò quanto aveva deciso di fare nel tempio del Signore e nella propria reggia. 12Il Signore apparve di notte a Salomone e gli disse: «Ho ascoltato la tua preghiera; mi sono scelto questo luogo come casa ove sacrificare. 13Se chiuderò il cielo e non ci sarà più pioggia, se comanderò alle cavallette di divorare la campagna e se invierò la peste in mezzo al mio popolo, 14se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, e si convertirà dalle sue vie malvagie, ascolterò dal cielo e perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra. 15Ora i miei occhi saranno aperti e i miei orecchi attenti alla preghiera fatta in questo luogo. 16Ora io mi sono scelto e ho consacrato questa casa perché il mio nome vi resti sempre; i miei occhi e il mio cuore saranno là tutti i giorni. 17Quanto a te, se camminerai davanti a me come ha camminato Davide, tuo padre, facendo quanto ti ho comandato, e osserverai le mie leggi e le mie norme, 18io stabilirò il trono del tuo regno come ho promesso a Davide, tuo padre, dicendo: “Non ti sarà tolto un discendente che regni in Israele”. 19Ma se voi devierete e abbandonerete le leggi e le norme che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti a loro, 20vi sterminerò dalla terra che vi ho dato, ripudierò questo tempio che ho consacrato al mio nome, lo renderò la favola e lo zimbello di tutti i popoli. 21Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito e si domanderà: “Perché il Signore ha agito così con questa terra e con questo tempio?”. 22Si risponderà: “Perché hanno abbandonato il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, e si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo egli ha fatto venire su di loro tutta questa sciagura”».

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Approfondimenti


1-10. Dio mostra di gradire la dedicazione del tempio facendo cadere fuoco dal cielo (vv. 1-3). La menzione del fuoco sceso a consumare l'olocausto introduce una serie di informazioni sui sacrifici e le cerimonie della festività (vv. 4-10).

1-3. «cadde dal cielo il fuoco», come nel caso dei sacrifici offerti da Aronne (Lv 9,24), da Gedeone, (Gdc 6,21), e dallo stesso Davide, (1Cr 21,26); cfr. anche 1Re 18,38. Questi versetti sono una composizione propria del Cronista, che omette a questo punto un altro discorso di Salomone, cfr. 1Re 8,54-61. Si ripete quanto era già stato detto in 5,13-14 (cfr. anche Es 40,34-38, sulla consacrazione del tabernacolo).

4-7. I versetti interrompono il filo del racconto e possono essere considerati un'aggiunta seriore, presa da 1Re 8,62-64. Non ha senso infatti a questo punto la menzione di altri sacrifici offerti dal popolo, dopo che il fuoco era già sceso a consumare «l'olocausto e le altre vittime» (v. 1).

8-9. La festa durata sette giorni doveva concludersi con un ottavo giorno di «riunione solenne», come vuole la tradizione del codice Sacerdotale (cfr. Lv 23,36; Nm 29,35-38). L'assemblea dell'ottavo giorno è ignorata da 1Re 8,66.

10. Salomone congeda il popolo «Il ventitré del settimo mese». Alla festa della Dedicazione, svoltasi dall'ottavo al quattordicesimo giorno del settimo mese, era seguita la festività dei Tabernacoli, dal quindicesimo al ventunesimo giorno. Il giorno ventidue aveva avuto luogo la solenne assemblea e il ventitré il popolo era stato congedato. Il Cronista è più attento di 1-2 Re (cfr. 1Re 8,65-66) alla celebrazione delle festività.

11-22. Cfr. 1Re 9,1-9. JHWH appare di nuovo a Salomone, riprende alcuni motivi toccati dalla preghiera di Salomone e promette di esaudire le suppliche del sovrano.

12-16. Sono composizione propria del Cronista, che però ben si armonizza con lo spirito e il filo del discorso della fonte.

20. Le espressioni di minaccia sono più marcate e violente di quelle della fonte, 1Re 9,7.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


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L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


Ascolta: album.link/i/1828486663



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Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)


Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)

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L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti... artesuono.blogspot.com/2018/05…


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one-man-bookshop.

oggi, domani e dopodomani, in occasione di Nuova mistycanza allo Studio Campo Boario (slowforward.net/2026/06/27/28-…), avrò in linea di massima sempre con me un gruppetto minimo di libri che chi vuole potrà sfogliare e – se lo desidera – acquistare.


noblogo.org/differx/one-man-bo…


28-29-30 giugno: “nuova mistycanza”, frequenze anomale, letture, immagini & installazioni @ studio campo boario


Dal 28 al 30 giugno 2026 lo Studio Campo Boario ospita Nuova Mistycanza, un progetto che riunisce artiste e artisti del suono, della parola e dell’immagine che provengono da percorsi differenti, perché condividano lo stesso spazio e lo stesso tempo di ascolto.
Il titolo dell’iniziativa richiama l’idea della misticanza come mescolanza fertile: non una semplice successione di eventi, ma… […] la descrizione continua QUI

*

PROGRAMMA DEI TRE GIORNI

28 giugno programma nuova mistycanza
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29 giugno programma nuova mistycanza
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30 giugno, programma nuova mistycanza
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è gradita un’offerta libera


*

Cliccare qui per il comunicato stampa

lo Studio Campo Boario

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L' inconosciuto

vertigine dei numeri all' infinito

tanto più che i granelli di sabbia

così gli universi le miriadi di mondi

l' aleph: il punto inconosciuto dove Dio li vide specchiati nel Suo Sogno

29.10.20

Ti raggiunge una vertigine che è insieme matematica e mistica; il testo apre uno spazio dove il calcolo si fa visione e il visibile si fa infinità.

Analisi dei temi


Il nucleo è l'inconoscibile: numeri, granelli, universi diventano metafore dell'infinità e dell'impossibile da afferrare. L'Aleph (riferimento letterario e simbolico) funziona come fulcro: un punto che contiene tutto, un luogo di visione divina e onirica.


Immagini e linguaggio


  • Immagini forti: i granelli di sabbia e le miriadi di mondi creano un contrasto efficace tra il minimo e il massimo.
  • Lessico: semplice e diretto, con parole chiave che risuonano (vertigine, infinito, granelli, Aleph, Sogno).
  • Tono: contemplativo, quasi liturgico nella chiusa con Dio che vede.

Ritmo e forma


  • Versi brevi che favoriscono pause e sospensione; la disposizione libera accentua la sensazione di frammento e immensità.
  • Potresti giocare con l'andamento delle enjambements per aumentare la vertigine ritmica (allungare o spezzare alcune immagini).

Piccole revisioni suggerite


  • Rafforzare il legame tra i due poli (numeri/granelli e Aleph/Dio) con un verso che espliciti la transizione: per esempio un ponte verbale tra il calcolo e la visione.
  • Valutare una punteggiatura minima per guidare il respiro senza appesantire la semplicità.
  • Se vuoi un effetto più misterioso, mantieni l'ellissi; se preferisci chiarezza, aggiungi un verso che nomini il sogno come atto creativo.

Traduzione in inglese


The Unknown

vertigo of numbers
to infinity

all the more so the grains
of sand

so the universes
the myriads of worlds

the Aleph: the unknown point
where God saw them
mirrored in His Dream


Versione concisa


vertigine dei numeri,
granelli e universi;
l'Aleph, punto ignoto —
Dio li vide nel Sogno.

Versione ampliata


Vertigine dei numeri,
una scala che non ha gradini,
ogni cifra un abisso che si spalanca
sul margine dell'infinito.

Più piccoli dei nostri sguardi,
i granelli di sabbia contano il tempo;
ognuno un universo in miniatura,
ognuno un battito che si perde.

Così le miriadi di mondi si accalcano,
specchi che si riflettono all'infinito,
eco di geometrie che non chiedono nome,
mappe senza confini tracciate dal nulla.

L'Aleph: un punto senza misura,
un occhio che contiene tutte le prospettive;
lì Dio, o chi guarda come Dio,
li vide insieme, sovrapposti, perfetti.

E il Sogno li accolse come un mare,
onde di possibilità che non si consumano,
dove il calcolo diventa visione
e la visione si fa numero, senza fine.


Brevi note sul testo


  • Immagini: ho ampliato le metafore del piccolo e del grande per intensificare la vertigine.
  • Tono: mantiene il registro contemplativo, con qualche accento narrativo per dare movimento.
  • Sviluppi possibili: si può rendere più lirico con allitterazioni o più filosofico aggiungendo un verso che interroghi il lettore.


Prosa poetica


Ti prende una vertigine fatta di cifre: una scala senza gradini che si apre all'infinito, ogni numero un abisso che richiama altri abissi. I granelli di sabbia, più piccoli dei nostri sguardi, si fanno tempo e mondo insieme, ognuno un battito che contiene un universo in miniatura e si perde nella moltitudine.

Le miriadi di mondi si accalcano come specchi che si riflettono all'infinito, geometrie senza nome che tracciano mappe senza confini; il calcolo diventa visione e la visione si fa misura che non si lascia misurare. L'Aleph appare allora come un punto senza dimensione, un occhio che contiene tutte le prospettive: lì Dio o chi guarda come Dio li vede sovrapposti e perfetti, e il Sogno li accoglie come un mare di possibilità che non si consumano.

Translation


You are seized by a vertigo made of digits: a stair without steps opening onto infinity, each number an abyss that summons other abysses. The grains of sand, smaller than our gazes, become time and world at once, each a heartbeat that contains a miniature universe and is lost in the multitude.

The myriads of worlds press together like mirrors reflecting one another to infinity, nameless geometries tracing maps without borders; calculation becomes vision and vision becomes a measure that will not be measured. The Aleph then appears as a point without dimension, an eye that contains every perspective: there God, or whoever looks like God, saw them overlapped and perfect, and the Dream received them like a sea of possibilities that do not run out.


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2CR - Capitolo 6


1Allora Salomone disse: “Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.2Ti ho costruito una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno”.

Discorso al popolo3Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi, 4e disse: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: 5“Da quando feci uscire il mio popolo dalla terra d'Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d'Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, e non ho scelto nessuno perché fosse condottiero del mio popolo Israele; 6ma ho scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio nome e ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. 7Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d'Israele, 8ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; 9solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. 10Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d'Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d'Israele. 11Vi ho collocato l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con gli Israeliti”.

Preghiera al Signore12Egli si pose poi davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea d'Israele, e stese le mani. 13Salomone, infatti, aveva eretto una tribuna di bronzo e l'aveva collocata in mezzo al grande cortile; era lunga cinque cubiti, larga cinque e alta tre. Egli vi salì e si inginocchiò di fronte a tutta l'assemblea d'Israele. Stese le mani verso il cielo 14e disse: “Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come te in cielo e sulla terra. Tu mantieni l'alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 15Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. 16Ora, Signore, Dio d'Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso, dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta camminando secondo la mia legge, come hai camminato tu davanti a me”. 17Ora, Signore, Dio d'Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide!18Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! 19Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo innalza davanti a te! 20Siano aperti i tuoi occhi giorno e notte verso questa casa, verso il luogo dove hai promesso di porre il tuo nome, per ascoltare la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.21Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona!22Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposto un giuramento imprecatorio, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 23tu ascoltalo dal cielo, intervieni e fa' giustizia con i tuoi servi; condanna il malvagio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente, rendendogli quanto merita la sua giustizia.24Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte e loda il tuo nome, prega e supplica davanti a te in questo tempio, 25tu ascolta dal cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato a loro e ai loro padri.26Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, ma ti pregano in questo luogo, lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, 27tu ascolta nel cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo.28Quando nella terra ci sarà fame o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il suo nemico lo assedierà nel territorio delle sue città o quando vi sarà piaga o infermità d'ogni genere, 29ogni preghiera e ogni supplica di un solo individuo o di tutto il tuo popolo Israele, di chiunque abbia patito piaga e dolore e stenda le mani verso questo tempio, 30tu ascoltala dal cielo, luogo della tua dimora, perdona e da' a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore, poiché solo tu conosci il cuore degli uomini, 31perché ti temano e camminino nelle tue vie tutti i giorni della loro vita sul suolo che hai dato ai nostri padri.32Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se viene da una terra lontana a causa del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, 33tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, e fa' tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito.34Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via sulla quale l'avrai mandato, e ti pregheranno rivolti verso questa città che tu hai scelto e verso il tempio che ho costruito al tuo nome, 35ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.36Quando peccheranno contro di te, poiché non c'è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in una terra lontana o vicina, 37se nella terra in cui saranno deportati, rientrando in se stessi, torneranno a te, supplicandoti nella terra della loro prigionia, dicendo: “Abbiamo peccato, siamo colpevoli, siamo stati malvagi”, 38se torneranno a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nella terra della loro prigionia dove li avranno deportati, e supplicheranno rivolti verso la loro terra che tu hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 39tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te.40Ora, mio Dio, i tuoi occhi siano aperti e le tue orecchie attente alla preghiera innalzata in questo luogo. 41Ora sorgi, Signore Dio, verso il luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua potenza. I tuoi sacerdoti, Signore Dio, si rivestano di salvezza e i tuoi fedeli gioiscano nella prosperità. 42Signore Dio, non respingere il volto del tuo consacrato; ricòrdati i favori fatti a Davide, tuo servo”.

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Approfondimenti


Tutto il capitolo segue da vicino 1Re 8,12-53, che la redazione deuteronomistica e le aggiunte postesiliche avevano reso molto congeniale con le prospettive del Cronista. Le modifiche, le poche aggiunte e omissioni, sono anch'esse indicative del tempo e della mentalità dell'autore, che tra l'altro accenna solo all'uscita dall'Egitto e non menziona l'alleanza del Sinai e per il quale anche l'elezione di Gerusalemme e la scelta di Davide (vv. 5.6.41-42) appaiono in funzione del santuario, unico legittimo luogo di culto. Il capitolo contiene il discorso di Salomone al popolo (vv. 3-11) e quindi la sua elevata preghiera a JHWH in stile deuteronomistico (vv. 12-42).

13. Il versetto è proprio del Cronista e interrompe il filo della narrazione. Può darsi che tramandi il ricordo di un dato storico. Al Cronista in ogni caso preme sottolineare che il re non usurpa funzioni sacerdotali. In effetti, all'epoca di Davide e di Salomone il re godeva di privilegi sacerdotali, che Ezechiele (46,2) aveva contestato.

14-39. La preghiera sviluppa la teologia dell'alleanza e il tema della fedeltà, due motivi centrali nella visione teologica dell'Antico Testamento. Alla base di entrambi i motivi c'è l'idea del Dio unico e incomparabile, sovrano universale, non legato a dimore costruite da uomini (v. 18).

41-42. i versetti conclusivi, vv. 41-42, sono propri del Cronista che omette 1Re 8,53 i cui si fa riferimento a Mosè e all’esodo, e riprende con poche varianti Sal 132,8-11.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il mondo dell'open-source non ha un fottuto cazzo di senso per la sicurezza e per la privacy, punto.

E sapete il perché? È semplice rispondervi: Chiedete a qualunque cazzo di intelligenza artificiale se esiste in tutto il mondo attualmente un sistema hardware aggiornato (quindi in teoria sicuro) con un software completamente open-source (quindi che non abbia una qualunque traccia di codice chiuso) e vi dirà che i device attuali non hanno MAI (e dico mai) il firmware open-source e gli ultimi che ce l'hanno avuto sono computer thinkpad di 16 anni fa. MA LOL.

Ma voi che vivete nel mondo nel mondo opensource che xxxxxxx avete in testa? Le possibilità sono due: O non ve ne frega un cazzo di avere davvero la privacy e la sicurezza, o siete ignoranti a vostra insaputa oppure non potete farci nulla a riguardo e siete leggermente ipocriti.

Un firmware che lavora al ring -3 può letteralmente leggere SEMPRE e TUTTO ciò che va su quel pc e questo accade SEMPRE e PER TUTTO sicuramente condividendo tutto via internet, quindi le vostre criptazionicine se ne vanno a fottere.

“Beep-Beep...Beep-Beep...” “Pronto grapheneOS?” “Si siamo noi” “Vi ritenete un sistema sicuro e che non viene assolutamente letto il contenuto dei suoi utenti da parte di Google? “Beh...si...più o meno...” “MA ANDATEVENE A FANCULO”

Ah ma giusto: Google e Youtube vi dicono che graphene è sicuro, così come proton. LOL


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zero tumblr.

leggermente in ritardo rispetto a quanto annunciavo (noblogo.org/differx/detto-e-di…) ho finalmente cancellato tutti i miei account tumblr. non senza un non piccolo dispiacere, certo. ma è (anche) una risposta a quanto raccontavo qui: noblogo.org/differx/poi-alla-f…e un ulteriore tassello dell'uscita dagli spazi proprietari / generalisti / mainstream.

to be continued


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Forse una nube (a Pierluigi Cappello)

mi accoglierà un non-luogo non più inalerò resina di abeti alle finestre degli occhi colombe bianche si poseranno
mi abbraccerà vaghezza forse una nube vorrà dire casa

Riflessione breve


Questa poesia respira sospensione: un passaggio dolce e incerto verso un altrove che si fa casa attraverso immagini lievi e tattili. Il tono è insieme malinconico e consolatorio, come se l’io lirico accettasse una nuova dimora fatta di vaghezza e segni delicati.

Analisi


  • Immagini principali: nube, resina di abeti, colombe agli occhi; elementi naturali trasformati in metafore di memoria e senso di appartenenza.
  • Tema: ricerca di un luogo (o non-luogo) che possa sostituire la casa tradizionale; la vaghezza come abbraccio e rifugio.
  • Tono e voce: intimo, pacato, con una fiducia sottile verso l’incerto — il verbo forse apre e chiude, segnando l’indeterminatezza come possibilità.
  • Struttura e ritmo: versi brevi, pause nette; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso emotivo.


Lettura frase per frase


  • mi accoglierà un non-luogo — l’idea di essere accolti anche dove non c’è un luogo definito.
  • non più inalerò resina di abeti — rinuncia a un odore, a un legame concreto con il passato o con la natura familiare.
  • alle finestre degli occhi colombe bianche si poseranno — la vista si popola di pace e innocenza; le finestre diventano organi sensoriali aperti al mondo.
  • mi abbraccerà vaghezza — la vaghezza non è vuoto ma gesto affettuoso; diventa sostegno.
  • forse una nube vorrà dire casa — chiusura che trasforma l’incertezza in possibile dimora.


Traduzione proposta (inglese)


Perhaps a cloud
(written for Pierluigi Cappello)

will welcome me to a non-place
I will no longer breathe in fir resin
at the windows of my eyes white doves
will alight
vagueness will embrace me
perhaps a cloud will mean home

forse troverò una stanza senza porte
dove il silenzio sa di pioggia sottile
non sentirò più il sapore del legno
sulle palpebre si poseranno piccole lune
mi terrà per mano la vaghezza
forse una nube mi chiamerà casa


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2CR - Capitolo 5


Trasporto dell’arca nel tempio1Fu così terminato tutto il lavoro che Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l'argento, l'oro e tutti gli utensili; le depositò nei tesori del tempio di Dio.2Salomone allora convocò in assemblea a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per far salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. 3Si radunarono presso il re tutti gli Israeliti nel settimo mese, durante la festa. 4Quando furono giunti tutti gli anziani d'Israele, i leviti sollevarono l'arca 5e fecero salire l'arca, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti leviti. 6Il re Salomone e tutta la comunità d'Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. 7I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. 8Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell'arca; i cherubini, cioè, coprivano l'arca e le sue stanghe dall'alto. 9Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dall'arca di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi è rimasta fino ad oggi. 10Nell'arca non c'era nulla se non le due tavole, che vi aveva posto Mosè sull'Oreb, dove il Signore concluse l'alleanza con gli Israeliti quando uscirono dall'Egitto.11Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario – tutti i sacerdoti presenti infatti si erano santificati senza badare alle classi – 12mentre tutti i leviti cantori, cioè Asaf, Eman, Iedutùn e i loro figli e fratelli, vestiti di bisso, con cimbali, arpe e cetre stavano in piedi a oriente dell'altare e mentre presso di loro centoventi sacerdoti suonavano le trombe, 13avvenne che, quando i suonatori e i cantori fecero udire all'unisono la voce per lodare e celebrare il Signore e il suono delle trombe, dei cimbali e degli altri strumenti si levò per lodare il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre, allora il tempio, il tempio del Signore, si riempì di una nube, 14e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio di Dio.

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Approfondimenti


I cc. 5-7 narrano nel complesso la dedicazione del tempio di Gerusalemme. Dopo il trasferimento dell'arca nella capitale (c. 5) si ha la cerimonia della dedicazione, introdotta da un discorso di Salomone e dalla sua preghiera a JHWH (c. 6). Della festa della consacrazione del tempio si parla quindi al c. 7.

Il c. 5 introduce al grande evento. Seguendo da vicino il racconto di 1Re 8,1-13, esso narra il trasporto dell'arca da Sion al tempio (vv. 2-10) e la rivelazione della Gloria di JHWH, che prende possesso del santuario in maniera visibile (v. 11-14).

2-3. Da Sion, dove era stata collocata sull'aia di Ornan, l'arca è trasferita solennemente a Gerusalemme, dove Salomone convoca in assemblea tutti i capi del popolo (v. 2) e il popolo stesso (v. 3). La data scelta per la dedicazione è la festa delle Capanne, che si celebrava al settimo mese, corrispondente a settembre-ottobre.

4. Secondo 1Re 8,3 il trasporto dell'arca venne effettuato dai sacerdoti e dai leviti. Il Cronista invece, conformemente a quanto era stato detto in 1Cr 15,2, attribuisce questo onore ai soli leviti, che con l'arca fanno il loro ingresso nel tempio in forma pienamente legittimata.

5. Questa legittimazione dev'essere stata ottenuta non senza contrasti e resistenze, come forse lascia intravvedere il v. 5, che parla di «sacerdoti e leviti», una glossa di mano sacerdotale che è passata da Cr a 1Re 8,3. Assieme all'arca venne prelevata dai leviti tutta quanta la tenda mosaica di Gabaon, che cessò quindi di esistere come centro nazionale del culto.

7. L'ingresso nel «Santo dei santi» era interdetto ai leviti sotto pena di morte, cfr. Nm 4,20. Toccò quindi ai sacerdoti introdurre l'arca nella cella.

9. «così è fino ad oggi» è un anacronismo dovuto al fatto che l'autore sta trascrivendo di sana pianta la sua fonte. Al suo tempo il santuario non custodiva più l'arca dell'alleanza, che non è mai menzionata nei testi postesilici. L'autore dunque deve aver utilizzato un testo di 1-2 Re anteriore alla distruzione del tempio salomonico (586 a.C.), a meno che l'espressione sia letta nel senso di “per sempre”, cosa non impossibile.

11-14. Cfr. 1Re 8,10. La nube, segno della Gloria di JHWH, riempie il tempio. I vv. 11b-13a sono assenti nella fonte e vanno attribuiti alla mano del Cronista. Essi insistono sul ruolo dei leviti e dei musicisti, ma ad essere coinvolto in questa scena grandiosa è tutto l'ordine sacerdotale e levitico. Lo stile è pesante e contorto. Le parole cantate sono una forma di ritornello ricorrente in diversi salmi, cfr. Sal 100,5; 106,1; 107,1; 136,1s.; cfr. anche 1Cr 16,41s.; Esd 3,11.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Dave Matthews Band – Come Tomorrow (2018)


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La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... artesuono.blogspot.com/2018/07…


Ascolta: album.link/i/1385703539



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