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USA e Israele colpiscono l'Iran: la morale del fallimento.


(209)

(IR1)

Gli #USA e #Israele hanno colpito l’ #Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, inaugurando una nuova e pericolosa escalation nel Medio Oriente che non intacca le fondamenta del regime teocratico di #Teheran, ma semina caos e illusioni.

Alle prime ore del mattino italiano, intorno alle 7, Washington e Tel Aviv hanno lanciato l’operazione “Ruggito del Leone”: raid aerei coordinati su siti missilistici, nucleari e comandi di leadership politico-militare, con gli Usa mirati a infrastrutture strategiche chiave come complessi di arricchimento uranio e depositi di droni, e Israele che ha esteso i bersagli a quartier generali dei Pasdaran e figure di vertice, colpendo anche nel cuore di Teheran.

L' Iran ha reagito con una raffica di missili balistici su Israele, intercettati in gran parte dalla “Iron Dome”, e su basi americane in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, causando decine di morti tra i civili iraniani, inclusi studenti in una scuola bombardata a Minab nel sud del Paese, e la chiusura immediata dello spazio aereo nazionale.

#Trump e #Netanyahu presentano l’attacco come “preventivo” per fermare il programma atomico iraniano, con messaggi diretti al popolo di Teheran: “Rivolgetevi contro il regime oppressore”, mentre l’ #Onu ha convocato un vertice d’urgenza bollato come “ricetta per il disastro”, #Ue, #Russia e #Cina chiedono il cessate il fuoco, con Mosca e Pechino che accusano Washington di destabilizzazione calcolata per ridisegnare gli equilibri regionali.

(IR2)

I mercati hanno reagito con un balzo del petrolio del 10-25%, spinto dal premio rischio, e scenari catastrofici se lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, venisse bloccato, con l’Opec che discute aumenti di produzione per arginare i picchi, ma l’instabilità cronica si traduce in inflazione galoppante, squilibri energetici e pressione sui bilanci pubblici delle economie fragili del Golfo e oltre.

I raid alimentano la propaganda del regime come “vittima dell’imperialismo occidentale”, legittimando ondate di repressione contro un dissenso interno già vivo: donne che sfidano l’hijab obbligatorio, studenti in rivolta contro la corruzione, operai esausti da austerity e inflazione.

Un intervento esterno non smantellerà un sistema radicato su apparati di sicurezza feroci, clero onnipotente e controllo sociale capillare: al contrario, prolungherà l’agonia, incentivando ricatti nucleari, “proxy wars” in #Yemen, #Siria e #Libano, e un circolo vizioso di vendette, con solo il popolo iraniano, e la sua resilienza silenziosa accumulata in decenni di proteste pagate a caro prezzo, che potrà forgiare il proprio destino.Non lo faranno di certo droni lontani o tweet dalla Casa Bianca.

Questa ennesima esplosione di violenza rivela lo stato tragico del nostro mondo: un’umanità perennemente inchiodata a conflitti asimmetrici, dove superpotenze scaricano bombe su nazioni esauste, fingendo di seminare democrazia mentre coltivano solo macerie e petrolio. Il Medio Oriente non è un’eccezione, ma un laboratorio crudele: qui, come in #Ucraina o #Gaza, i civili, iracheni ieri, iraniani oggi, pagano il prezzo di egemonie che si rinnovano solo nei nomi, in un ciclo infinito di vendette intergenerazionali dove la pace resta un optional sacrificato su altari di gasdotti e testate.

Finché l’umanità non imparerà a spegnere le fabbriche di droni e a sedersi, invece a tavoli di reale diplomazia, quella della pace e non di parole vuote e retoriche, il 2026 resterà anno di un fallimento globale.

#Blog #USA #Israele #Iran #Medioriente #Geopolitica #World #Opinioni


noblogo.org/transit/usa-e-isra…


USA e Israele colpiscono l'Iran: la morale del fallimento.


(209)

(IR1)

Gli #USA e #Israele hanno colpito l’ #Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, inaugurando una nuova e pericolosa escalation nel Medio Oriente che non intacca le fondamenta del regime teocratico di #Teheran, ma semina caos e illusioni.

Alle prime ore del mattino italiano, intorno alle 7, Washington e Tel Aviv hanno lanciato l’operazione “Ruggito del Leone”: raid aerei coordinati su siti missilistici, nucleari e comandi di leadership politico-militare, con gli Usa mirati a infrastrutture strategiche chiave come complessi di arricchimento uranio e depositi di droni, e Israele che ha esteso i bersagli a quartier generali dei Pasdaran e figure di vertice, colpendo anche nel cuore di Teheran.

L' Iran ha reagito con una raffica di missili balistici su Israele, intercettati in gran parte dalla “Iron Dome”, e su basi americane in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, causando decine di morti tra i civili iraniani, inclusi studenti in una scuola bombardata a Minab nel sud del Paese, e la chiusura immediata dello spazio aereo nazionale.

#Trump e #Netanyahu presentano l’attacco come “preventivo” per fermare il programma atomico iraniano, con messaggi diretti al popolo di Teheran: “Rivolgetevi contro il regime oppressore”, mentre l’ #Onu ha convocato un vertice d’urgenza bollato come “ricetta per il disastro”, #Ue, #Russia e #Cina chiedono il cessate il fuoco, con Mosca e Pechino che accusano Washington di destabilizzazione calcolata per ridisegnare gli equilibri regionali.

(IR2)

I mercati hanno reagito con un balzo del petrolio del 10-25%, spinto dal premio rischio, e scenari catastrofici se lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, venisse bloccato, con l’Opec che discute aumenti di produzione per arginare i picchi, ma l’instabilità cronica si traduce in inflazione galoppante, squilibri energetici e pressione sui bilanci pubblici delle economie fragili del Golfo e oltre.

I raid alimentano la propaganda del regime come “vittima dell’imperialismo occidentale”, legittimando ondate di repressione contro un dissenso interno già vivo: donne che sfidano l’hijab obbligatorio, studenti in rivolta contro la corruzione, operai esausti da austerity e inflazione.

Un intervento esterno non smantellerà un sistema radicato su apparati di sicurezza feroci, clero onnipotente e controllo sociale capillare: al contrario, prolungherà l’agonia, incentivando ricatti nucleari, “proxy wars” in #Yemen, #Siria e #Libano, e un circolo vizioso di vendette, con solo il popolo iraniano, e la sua resilienza silenziosa accumulata in decenni di proteste pagate a caro prezzo, che potrà forgiare il proprio destino.Non lo faranno di certo droni lontani o tweet dalla Casa Bianca.

Questa ennesima esplosione di violenza rivela lo stato tragico del nostro mondo: un’umanità perennemente inchiodata a conflitti asimmetrici, dove superpotenze scaricano bombe su nazioni esauste, fingendo di seminare democrazia mentre coltivano solo macerie e petrolio. Il Medio Oriente non è un’eccezione, ma un laboratorio crudele: qui, come in #Ucraina o #Gaza, i civili, iracheni ieri, iraniani oggi, pagano il prezzo di egemonie che si rinnovano solo nei nomi, in un ciclo infinito di vendette intergenerazionali dove la pace resta un optional sacrificato su altari di gasdotti e testate.

Finché l’umanità non imparerà a spegnere le fabbriche di droni e a sedersi, invece a tavoli di reale diplomazia, quella della pace e non di parole vuote e retoriche, il 2026 resterà anno di un fallimento globale.

#Blog #USA #Israele #Iran #Medioriente #Geopolitica #World #Opinioni

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Il trattato delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica


youtube.com/watch?v=L7nhYwbkIC…

Con oltre il 60% della popolazione mondiale connessa a Internet, la sfera digitale si sta espandendo rapidamente. Questa connettività senza precedenti offre immense opportunità, ma aumenta anche i rischi per la sicurezza informatica, poiché le minacce si evolvono parallelamente ai progressi tecnologici. Il crescente costo della criminalità informatica, stimato in migliaia di miliardi di dollari all'anno, sottolinea l'urgente necessità di sforzi internazionali coordinati come la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica.

Cos'è la criminalità informatica?

La criminalità informatica comprende un'ampia gamma di reati che rientrano in due grandi categorie: criminalità informatica e criminalità informatica-dipendente. I reati informatici includono le attività criminali tradizionali condotte online, come il traffico di esseri umani, la frode e l'incitamento alla violenza e all'odio. I reati informatici-dipendenti sono quelli commessi tramite dispositivi ICT (Information and Communication Technology), tra cui phishing, furto di identità e distribuzione di malware e ransomware. Gli autori spaziano da singoli criminali a reti organizzate, tutti sfruttando l'anonimato e l'accessibilità del mondo digitale.

Questi reati trascendono i confini geografici, prendendo di mira sistemi, reti e individui con una velocità ed efficienza senza precedenti. Spaziano da violazioni della sicurezza nazionale su larga scala, come lo spionaggio e gli attacchi Distributed Denial-of-Service (DDoS), a molestie mirate ai danni di gruppi emarginati. Le popolazioni vulnerabili, tra cui donne e ragazze, bambini, comunità LGBTQI+ e minoranze etniche e religiose, sono colpite in modo sproporzionato dalle minacce online, tra cui incitamento all'odio, violazioni della privacy e campagne di disinformazione.

Ad esempio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze ha riferito che il 70% o più dei crimini d'odio sui social media prende di mira le minoranze, una cifra in continua crescita. Il rapporto rileva inoltre che i membri di questi gruppi hanno maggiori probabilità di subire restrizioni o rimozioni di contenuti da parte dei sistemi di moderazione dei social media.

I paesi in via di sviluppo, spesso privi di solide infrastrutture di sicurezza informatica, rimangono particolarmente vulnerabili. La scarsa consapevolezza dei rischi informatici e le risorse insufficienti rendono gli individui in queste regioni facili bersagli per crimini come il phishing, il furto di identità e la disinformazione.

Nel frattempo, tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e i deepfake pongono nuove sfide, consentendo sofisticate campagne di disinformazione e sollevando interrogativi sulla privacy. L'ascesa dell'intelligenza artificiale generativa ha anche introdotto complesse questioni relative alle leggi sul copyright, poiché i contenuti generati dall'intelligenza artificiale sfidano le nozioni tradizionali di paternità e proprietà intellettuale.

Cos'è la sicurezza informatica?

La sicurezza informatica si riferisce alle strategie, alle politiche, alle procedure, alle pratiche e alle misure progettate per identificare minacce e vulnerabilità, impedire che le minacce sfruttino le vulnerabilità, mitigare i danni causati da minacce materializzate e salvaguardare persone, proprietà e informazioni.

In parole povere, la sicurezza informatica funge da fortezza digitale, proteggendo individui e organizzazioni dagli attacchi che mirano a sfruttare la loro presenza online.

Le misure di sicurezza informatica mirano a salvaguardare i dati sia individuali che aziendali prevenendo le violazioni, rilevando le minacce, rispondendo efficacemente e ripristinando gli incidenti informatici. In un mondo sempre più connesso, una solida strategia di sicurezza informatica è essenziale per preservare la privacy, la fiducia e la sicurezza.

Cos'è la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica?

La Convenzione sulla criminalità informatica, recentemente adottata, ufficialmente denominata Convenzione sulla criminalità informatica: rafforzamento della cooperazione internazionale per combattere i crimini commessi tramite sistemi ICT, è il primo trattato internazionale di giustizia penale ad essere negoziato in oltre 20 anni.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, fino ad ora non esisteva una convenzione sulla criminalità informatica negoziata e adottata a livello globale. Con la nuova Convenzione sulla criminalità informatica, si prevede che le risposte alla criminalità informatica saranno più rapide, meglio coordinate ed efficaci, rendendo più sicuri sia il nostro mondo digitale che quello fisico.

La convenzione crea un quadro e una piattaforma globali senza precedenti per la collaborazione nella lotta alla criminalità informatica, tutelando al contempo i diritti umani e garantendo che gli spazi digitali globali siano protetti, inclusivi e adattabili alle minacce emergenti.

Oltre alla sua dimensione giuridica, la convenzione dà priorità all'inclusività e all'equità, offrendo un supporto fondamentale per lo sviluppo delle capacità ai paesi con risorse limitate. Riconosce che la sicurezza informatica non è solo una questione tecnica, ma un imperativo per i diritti umani, garantendo protezione alle comunità emarginate.

La Convenzione è stata aperta alla firma il 10 ottobre 2025 a Hanoi, in Vietnam, dove 65 paesi hanno firmato il trattato. La firma rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2026. Essa si distingue dalla Convenzione di Budapest, sviluppata dal Consiglio d’Europa, per la sua natura globale e inclusiva, essendo stata negoziata con la partecipazione di 155 paesi, tra cui numerosi Stati del “Sud globale” che non avevano partecipato ai negoziati precedenti.

Quando i paesi firmano la Convenzione sulla criminalità informatica, stanno segnalando la loro intenzione di aderirvi. La ratifica è un passo cruciale in cui i paesi “fanno quello che promettono”, ottenendo l'approvazione interna e garantendo che le leggi nazionali siano allineate ai requisiti della convenzione. Questa particolare convenzione richiede la ratifica di almeno 40 Stati membri delle Nazioni Unite prima di diventare diritto internazionale. Una volta che il 40° paese avrà ratificato, ci vorranno altri 90 giorni prima che la convenzione diventi giuridicamente vincolante per tutti coloro che vi hanno aderito.

#criminalitàinformatica #ONU #NazioniUnite


noblogo.org/cooperazione-inter…


Il trattato delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica


Il trattato delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica


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Con oltre il 60% della popolazione mondiale connessa a Internet, la sfera digitale si sta espandendo rapidamente. Questa connettività senza precedenti offre immense opportunità, ma aumenta anche i rischi per la sicurezza informatica, poiché le minacce si evolvono parallelamente ai progressi tecnologici. Il crescente costo della criminalità informatica, stimato in migliaia di miliardi di dollari all'anno, sottolinea l'urgente necessità di sforzi internazionali coordinati come la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica.

Cos'è la criminalità informatica?

La criminalità informatica comprende un'ampia gamma di reati che rientrano in due grandi categorie: criminalità informatica e criminalità informatica-dipendente. I reati informatici includono le attività criminali tradizionali condotte online, come il traffico di esseri umani, la frode e l'incitamento alla violenza e all'odio. I reati informatici-dipendenti sono quelli commessi tramite dispositivi ICT (Information and Communication Technology), tra cui phishing, furto di identità e distribuzione di malware e ransomware. Gli autori spaziano da singoli criminali a reti organizzate, tutti sfruttando l'anonimato e l'accessibilità del mondo digitale.

Questi reati trascendono i confini geografici, prendendo di mira sistemi, reti e individui con una velocità ed efficienza senza precedenti. Spaziano da violazioni della sicurezza nazionale su larga scala, come lo spionaggio e gli attacchi Distributed Denial-of-Service (DDoS), a molestie mirate ai danni di gruppi emarginati. Le popolazioni vulnerabili, tra cui donne e ragazze, bambini, comunità LGBTQI+ e minoranze etniche e religiose, sono colpite in modo sproporzionato dalle minacce online, tra cui incitamento all'odio, violazioni della privacy e campagne di disinformazione.

Ad esempio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze ha riferito che il 70% o più dei crimini d'odio sui social media prende di mira le minoranze, una cifra in continua crescita. Il rapporto rileva inoltre che i membri di questi gruppi hanno maggiori probabilità di subire restrizioni o rimozioni di contenuti da parte dei sistemi di moderazione dei social media.

I paesi in via di sviluppo, spesso privi di solide infrastrutture di sicurezza informatica, rimangono particolarmente vulnerabili. La scarsa consapevolezza dei rischi informatici e le risorse insufficienti rendono gli individui in queste regioni facili bersagli per crimini come il phishing, il furto di identità e la disinformazione.

Nel frattempo, tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e i deepfake pongono nuove sfide, consentendo sofisticate campagne di disinformazione e sollevando interrogativi sulla privacy. L'ascesa dell'intelligenza artificiale generativa ha anche introdotto complesse questioni relative alle leggi sul copyright, poiché i contenuti generati dall'intelligenza artificiale sfidano le nozioni tradizionali di paternità e proprietà intellettuale.

Cos'è la sicurezza informatica?

La sicurezza informatica si riferisce alle strategie, alle politiche, alle procedure, alle pratiche e alle misure progettate per identificare minacce e vulnerabilità, impedire che le minacce sfruttino le vulnerabilità, mitigare i danni causati da minacce materializzate e salvaguardare persone, proprietà e informazioni.

In parole povere, la sicurezza informatica funge da fortezza digitale, proteggendo individui e organizzazioni dagli attacchi che mirano a sfruttare la loro presenza online.

Le misure di sicurezza informatica mirano a salvaguardare i dati sia individuali che aziendali prevenendo le violazioni, rilevando le minacce, rispondendo efficacemente e ripristinando gli incidenti informatici. In un mondo sempre più connesso, una solida strategia di sicurezza informatica è essenziale per preservare la privacy, la fiducia e la sicurezza.

Cos'è la Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità informatica?

La Convenzione sulla criminalità informatica, recentemente adottata, ufficialmente denominata Convenzione sulla criminalità informatica: rafforzamento della cooperazione internazionale per combattere i crimini commessi tramite sistemi ICT, è il primo trattato internazionale di giustizia penale ad essere negoziato in oltre 20 anni.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, fino ad ora non esisteva una convenzione sulla criminalità informatica negoziata e adottata a livello globale. Con la nuova Convenzione sulla criminalità informatica, si prevede che le risposte alla criminalità informatica saranno più rapide, meglio coordinate ed efficaci, rendendo più sicuri sia il nostro mondo digitale che quello fisico.

La convenzione crea un quadro e una piattaforma globali senza precedenti per la collaborazione nella lotta alla criminalità informatica, tutelando al contempo i diritti umani e garantendo che gli spazi digitali globali siano protetti, inclusivi e adattabili alle minacce emergenti.

Oltre alla sua dimensione giuridica, la convenzione dà priorità all'inclusività e all'equità, offrendo un supporto fondamentale per lo sviluppo delle capacità ai paesi con risorse limitate. Riconosce che la sicurezza informatica non è solo una questione tecnica, ma un imperativo per i diritti umani, garantendo protezione alle comunità emarginate.

La Convenzione è stata aperta alla firma il 10 ottobre 2025 a Hanoi, in Vietnam, dove 65 paesi hanno firmato il trattato. La firma rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2026. Essa si distingue dalla Convenzione di Budapest, sviluppata dal Consiglio d’Europa, per la sua natura globale e inclusiva, essendo stata negoziata con la partecipazione di 155 paesi, tra cui numerosi Stati del “Sud globale” che non avevano partecipato ai negoziati precedenti.

Quando i paesi firmano la Convenzione sulla criminalità informatica, stanno segnalando la loro intenzione di aderirvi. La ratifica è un passo cruciale in cui i paesi “fanno quello che promettono”, ottenendo l'approvazione interna e garantendo che le leggi nazionali siano allineate ai requisiti della convenzione. Questa particolare convenzione richiede la ratifica di almeno 40 Stati membri delle Nazioni Unite prima di diventare diritto internazionale. Una volta che il 40° paese avrà ratificato, ci vorranno altri 90 giorni prima che la convenzione diventi giuridicamente vincolante per tutti coloro che vi hanno aderito.

#criminalitàinformatica #ONU #NazioniUnite


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