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La crisi dei data center subprime

In "The Big Short", un manager di CDO diceva che il mercato per l'assicurazione dei titoli ipotecari era 20 volte più grande del mercato dei titoli ipotecari stessi
Il paragone tra un data center per l'IA e un CDO può sembrare un po' ridicolo, ma in realtà è incredibilmente simile. Ma ognuno di questi contratti ha delle strane clausole uniche che li rendono, beh, più pericolosi

wheresyoured.at/the-subprime-d…

@aitech pub.towardsai.net/what-if-your…

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Lutto per la scomparsa dello sviluppatore del kernel Dan Williams

La comunità del kernel ha perso uno sviluppatore di lunga data, Dan Williams, scomparso improvvisamente all'età di 54 anni.

Williams ha fondato il sottosistema libnvdimm, che gestisce le risorse di memoria persistente nel kernel, e ha contribuito in modo significativo all'integrazione della semantica DAX nei file system di Linux.

linuxnews.de/trauer-um-kernel-…

@gnulinuxitalia

in reply to Pirati.io

PS: È in corso un'iniziativa di sostegno per la famiglia di Dan, affinché possano affrontare questo lutto.

mealtrain.com/trains/mekrzl

@gnulinuxitalia

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In tempi di Chat Control, ho provato a dare un'occhiata alla nostra Costituzione, per vedere in che modo la fonte più importante del diritto italiano tutela la privacy dei cittadini. Ed ecco che salta fuori l'articolo 15:

"La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1] con le garanzie stabilite dalla legge."

(Fonte: senato.it/istituzione/la-costi…).

Sebbene la Costituzione abbia solo la funzione di spina dorsale dell'ordinamento giuridico, non posso fare a meno di pensare che un articolo come questo sia troppo vago e sintetico vista l'importanza della tematica affrontata (la segretezza delle comunicazioni, che rientrando nella privacy dovrebbe essere un diritto fondamentale dell'uomo).

La Costituzione risale al 1947, un tempo dove nessuno avrebbe mai immaginato una rete di telecomunicazioni sofisticata come quella di oggi; ormai non si tratta più di non leggere la posta altrui, ma di tutelare i cittadini da sorveglianza di massa e invasioni della privacy ingiustificate da parte delle forze dell'ordine.

Ho quindi provato a scrivere questa ipotetica "versione emendata" dell'articolo, per adeguarlo alle esigenze del 2026:

"La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria, esclusivamente a fini di indagine penale, con le garanzie stabilite dalla legge.

Strumenti e metodi di controllo generalizzato e indiscriminato delle comunicazioni sono inammissibili come metodo d'indagine e di prevenzione dei reati."

Che ne pensate? Mi piacerebbe sentire qualcuno del mestiere.

#chatcontrol #privacy #costituzione #democrazia #diritti

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#Thailand's Ministry of Finance Targeted With #Hermes #AI Agent Running Unattended, Hades Implant Staged
securityaffairs.com/195941/hac…
#securityaffairs #hacking
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FakeGit: 14 milioni di download, gli hacker avvelenano GitHub con falsi server MCP e skill AI

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/fakegit-1…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #cybersecurity #sviluppoSoftware #malware #repository #github #hacking #sviluppatori

Exploring Hidden JPEG Features


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The lossy compression algorithm used by JPEG was useful for those on the early Internet not only because it enabled pictures to be shared easier, but because it allows a low-resolution version of the image to load first. This meant that users could make out the gist of an image before it finished downloading. This was a great feature for those on slow connections, but it hides some other capabilities of this image format as well.

Rather than effectively splitting up the image into chunks, each with successive amounts of detail, [maurycyz]’s project shows that this can be exploited to load more than one picture. The first is loaded into this lower-resolution area, with a second unrelated picture showing up once the higher-resolution information is available. Essentially this makes a one-way .gif of sorts. Though this method is only capable of loading about nine frames, which is not enough for much animation. Further limiting things is that there’s no way to encode timing data, so on fast computers with fast connections the animation could load faster than a user could see.

Still, it’s an interesting quirk of this older image standard, one which still is in widespread use today. And it’s also true that it’s hard to say in what ways various technologies will be used in the future. JPEG images have also been the subject of some artistic projects that might not have been possible without the JPEG standard itself, and even as other formats have tried to supplant it, it still maintains its firm grip on the images on the Internet. More JPEG, please!


hackaday.com/2026/07/24/explor…

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Per sanzionare la diffamazione non occorrono sanzioni personali extragiudiziarie, alla maniera degli USA e dell'Unione Europea. Basta un giudice, a Milano: da @Nico_Piro@mastodon.uno

xcancel.com/_Nico_Piro_/status…

Compilare liste di eterodossi - come ha fatto il #corrieredellasera - per accusarli, senza prove, di intelligenza col nemico è da 1914.

in reply to informapirata ⁂

@informapirata @Nico_Piro@mastodon.uno Il problema della "disinformazione" è che non può avere una definizione legale (non ce l'ha neanche in Europa: bsw-ep.eu/wp-content/uploads/R…), perché travalica il limite di ciò che è perseguibile in uno stato di diritto (diffamazione, procurato allarme e simili). Per questo può emergere come tale - o no - solo in un libero dibattito, o può essere tale domani, ma non ieri. Per millenni il consiglio di evitare le paludi perché c'è l'aria cattiva che fa venire la febbre (mal'aria) è stato parte della scienza medica. E perfino il confronto con l'omeopatia, che ora è una pseudoscienza, ha aiutato a definire il protocollo della sperimentazione randomizzato in doppio cieco pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/…

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Maria Chiara Pievatolo

non proprio: la "disinformazione" può avere una definizione legale, ma, nell'attuale quadro democratico, sarebbe un problema più grave rispetto al problema che vorrebbe risolvere. Purtroppo il fatto che sussista una eccessiva credulità a favore della disinformazione da parte della popolazione oltre che una eccessiva tolleranza nei confronti di chi disinforma anche da parte di troppi intellettuali, non farà altro che favorire soluzioni autoritarie

@_Nico_Piro_

ACN: 2.171 eventi nei primi 6 mesi del 2026. Più notifiche con la NIS2, ma calano DDoS e ransomware


@Informatica (Italy e non Italy)
Il primo semestre 2026 segna una fase di consolidamento del sistema nazionale di cybersicurezza. È quanto emerge dall’Operational Summary dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che evidenzia come l’entrata a

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We are planning to release new Mastodon security updates for versions 4.4, 4.5, 4.6 and nightly this Monday, Jul 27, at around 14:00 UTC.

It solves two major security issues.

We encourage server administrators to plan for an update in the hours following the release to ensure their instance is protected. These versions will not require database migrations.

#mastoadmin

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UAC-0099 Is Now Hiding #Malware Inside a Fake #Notepad++ Plugin to Target Ukrainian Organizations
securityaffairs.com/195923/cyb…
#securityaffairs #hacking #Russia
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LibreOffice 26.2.5 is available for download

Berlin, 23 July 2026 – The Document Foundation today announced the release of LibreOffice 26.2.5, the fifth maintenance update to the LibreOffice 26.2 branch. Building on the major feature release published on February 4, 2026, this update delivers targeted bug fixes and stability improvements contributed by a global community of developers and QA engineers.

blog.documentfoundation.org/bl…

#libreoffice #tdforg

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LibreOffice 26.2.5 è disponibile per il download.

La Document Foundation ha annunciato oggi il rilascio di LibreOffice 26.2.5, il quinto aggiornamento di manutenzione per la versione 26.2 di LibreOffice.

Il post di @italovignoli

blog.documentfoundation.org/bl…

@informatica

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Analisi della galassia ospite di uno dei quasar più lontani

@astronomia @astronomia@feddit.it @astronomia@diggita.com

Euclid dell'ESA ha aperto un nuovo capitolo nello studio delle galassie primordiali. Una nuova ricerca ha approfondito una delle scoperte di Euclid, rivelando proprietà fondamentali della galassia che ospita uno dei più antichi buchi neri supermassicci conosciuti nell'Universo.

umbertogaetani.substack.com/p/…

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HIGHLY ISOLATED WITH GUARDRAILS
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America has fallen cdc.gov/vaccine-safety/about/a…
Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)

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#US Agencies Warn of #Laundry #Bear Campaign Targeting Unpatched #Zimbra Servers
securityaffairs.com/195901/apt…
#securityaffairs #hacking
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☕ CYBERBRIEFING — Venerdì 24 luglio 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

A New Blood Hack For An Old Game


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Even before 3D graphics and advanced shaders became common in the gaming world, there were concerns that virtual violence looked too realistic. Fighting games in the 1990s were routinely toned-down by having gratuitous displays of blood removed, which was often seen as disappointing by dedicated fans. [Raphaël Boichot] has been working to right this wrong in one obscure case, by rectifying the lack of blood in Sengoku 2.

Sengoku 2 was a title released in 1993 for the Neo Geo AES/MVS and the Neo Geo CD. It hit the market with relatively tame graphics that didn’t reflect the realistic amount of blood that should be released when an enemy was chopped in half with a sword. Noting that there was no simple DIP switch configuration or bit to flip to enable a more adult version of the game, [Raphaël] decided to create a custom blood hack the hard way. What ensued was a heavy-duty reverse engineering effort, swapping out palettes, and carefully editing tilesets in order to turn the censored graphics into something more lurid. A lot of artistic decisions had to be made to manipulate things just so in order to create a pleasing effect that didn’t mess up other aspects of the graphics at the same time.

If you’re a big Sengoku 2 fan, or you just want to learn more about reverse engineering and hacking on an obscure platform, dive into the project and enjoy the learnings. Otherwise, dive into the entirely different sorts of blood-related hacks we’ve featured over the years.

youtube.com/embed/bVQaettOxyM?…


hackaday.com/2026/07/24/a-new-…

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-Western cyber agencies warn of Russian hacks of Zimbra servers
-US accuses Moonshot AI of distillation attacks
-Iran is targeting more PLC vendors
-Google adds selfie video login
-Thailand's Ministry of Finance hacked with an AI agent
-Stadler Rail held for ransom for $12m
-Breaches at Origin Energy, UpBound, Chick-fil-A
-Wanchain hacked for $10m
-AFX Trade hacked for $24m
-Verus hacked for $7.5m, second time this year

P: risky.biz/RBNEWS591/
N: news.risky.biz/risky-bulletin-…

in reply to Catalin Cimpanu

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-LG to suspend proxy apps from TVs
-EU fines Google $1b
-PyPI adds upload restriction
-Firefox 153 is out
-70% of US cyber report rules are overlapping
-US to impose visa restrictions on scammers
-CISA 2015 extension passes House
-Snapchat hacker sentenced to jail
-Major fraudster detained in India
-China extradites Silver Fox member from Vietnam
-New XEntry Team group
-TAG-195 gets new malware
-Clop targets PTC Windchill and FlexPLM servers
-New AfterCall adware
-New Dolphin X Stealer, msaRAT

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in reply to Catalin Cimpanu

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-OpSec leak exposes JadeProx operations
-UAC-0099 distributes malicious Notepad++ plugins
-DPRK job interviews adopt ClickFix
-Lots of Kimsuky ops
-Review of the Iran cyber war landscape
-GitHub announces VIP bug bounty program
-Github pays $100k for RCE bug
-Oracle has its own bugpocalypse with 1,400 bugs
-Check Point patches zero-day
-Windmill bug enters active exploitation
-New RefluXFS and HermeticReader vulnerability
-Wansview cameras ship with 24yo vuln
-New Meta CISO
-PETS 2025 videos

MaryMarasKittenBakery reshared this.

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OpenAI lancia ChatGPT Health per utenti adulti! I dati medici integrati saranno una svolta?

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/openai-la…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #datisanitari #cartellecliniche #salute #dati

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Apollo 13 e la lezione di cybersecurity: continuare a funzionare nonostante gli imprevisti

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/apollo-13…

A cura di Simona Piacenti

#redhotcyber #news #missioneapollo #cybersecurity #esplorazionespaziale #nasa #apolloresearch

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Gli sviluppatori Linux hanno pubblicato 432 CVE in due giorni

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/gli-svilu…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #vulnerabilitàlinux #sistemadiemergenza #linuxkernel #vulnerabilitàinformatiche

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380 – COME HACKERANO LE AI camisanicalzolari.it/380-come-…

New Method Accelerates Color 3D Printing


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An owl printed with detailed color patterns

Multi-color 3D printing is notorious for being difficult to get right. Even with modern printers, you often end up much using more filament (and tool changes) than you would for a single-color print. [YKG3D] shows us a new method of color printing that needs far fewer tool changes.

Based on 2018 research, the new slicer rotates through its palette of colors each layer. Then, either by adjusting the amount of filament dispensed or by displacing the edges, the prominence of each color is adjusted. The result is smoother gradients and better color blending — and it prints faster too!

Of course, nothing is perfect: the more base colors you add, the thicker your apparent layer lines will be. For example, a 3-color print with 0.2 mm layer height will appear as having 0.6 mm layer height. A different issue happens when the walls get too steep; the color blending illusion starts to break down.

youtube.com/embed/B5cvfSPWjlU?…


hackaday.com/2026/07/23/new-me…

Targeting Allele-Specific Faulty mRNA in SCNA2 Mutation Patients


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When an individual is born with genetic defects, there are a few ways to deal with the impact of the faulty genes. The most extreme solution is direct DNA editing to repair the mutation, while the treatment of symptoms with medication is the least invasive, though this comes with its own set of disadvantages. Antisense therapy keeps a middle ground here, by targeting the messenger RNA (mRNA) that forms the bridge between DNA and the translation into a functional protein by the ribosome.

In a recent study by [Olivia Kim-McManus] et al. antisense therapy with an allele-specific feature was demonstrated in two individuals with SCN2A mutations. These mutations had resulted in severe epilepsy and developmental disorders, due to how instrumental this gene is for normal functioning of the human central nervous system (CNS) where it regulates the initiation of action potentials.

Although SCN2A mutations are rarely inherited, for the approximately 1 in 80,000 affected the consequences can be quite dramatic. The two major types of mutations are classified as gain-of-function (GoF) and loss-of-function (LoF) with respectively hyper- and hyposensitivity of the resulting NAv1.2 sodium channels.

This translates especially in the case of GoF mutations into various symptoms, ranging from mild to severe (daily) epileptic attacks starting as an infant, stalled neurodevelopment and various types of autism (ASD). Often sodium channel blockers are prescribed for the GoF cases to limit epileptic attacks.

Usually with the responsible mutations only a single copy of the gene is affected, so while regular antisense therapy could be used, this would risk also modifying the healthy SCN2A mRNA copy. To get around this, an individualized treatment was developed, targeting the allele with the mutated gene for the two patients in the study: 9- and 14-year old boys with severe developmental and epileptic encephalopathies (DEE) that had left them with daily seizures and despite sodium-channel blockers and other typical medications.
Study outcome of the 14-year old boy with DEE after ASO therapy. (Credit: Kim-McManus et al., Nature Medicine, 2026)Study outcome of the 14-year old boy with DEE after ASO therapy. (Credit: Kim-McManus et al., Nature Medicine, 2026)
During the trial, the 9-year old boy received 12 doses over 24 months of antisense oligonucleotides (ASOs) adapted to his affected allele, allowing for the cessation of the anti-seizure medication phenytoin, with an overall reduction in seizures. In the case of the 14-year old boy 8 doses were administered over 16 months, resulting in an average of two seizures a day being reduced to zero.

Although the focus of the study was on treating these seizures, by addressing the underlying cause of faulty mRNA transcriptions, changes in the neurodevelopmental state could also be observed. In particular language and motor skills improved, with erratic and irritable behavior reducing. The by then 15-year year old boy was able to walk unassisted, showing clear progression from the previous infantile state.

The advantage of ASOs over typical anti-seizure medication is of course that it directly addresses the faulty mRNA and thus the resulting faulty sodium channels. Since ASOs tend to hang around in a cell for a considerable amount of time, they could be quite a viable alternative treatment even for less severe cases. Whether early application of individualized ASOs in affected infants could lead to a more or less normal neurodevelopment would also be an interesting study question.

Naturally, directly addressing the faulty gene or upregulating the healthy gene would be the ideal and permanent solution, with research here also underway in mice models with the use of CRISPR-based tools.


hackaday.com/2026/07/23/target…

BASICally, Its Retro Machine Language


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We enjoyed [Beej’s] trip down memory lane looking at a BASIC game, The Wizard’s Castle, written for the Exidy Sorcerer. It appeared in a 1980 magazine that included the title graphic above. It reminded us how, back in those days, we did things with BASIC that you shouldn’t be able to do and it often looks, today, rather cryptic.

In particular, even if you know modern BASIC, these few lines might give you a pause:
10 REM"_(C2SLFF4
40 POKE 260,218: POKE 261,1: T = USR(0): T = PEEK(-2049)
80 Q = RND(-(2*T+1))
Line 10 is a comment, but a strange one. Certainly that doesn’t matter, right? Actually, it is a key part of the action. On line 40, you can see some pokes to write directly to memory and a peek to read some memory value back. The USR function calls some machine language program. You may realize the whole thing is to get some value T to seed the random number generator in line 80.

This leads to a few obvious questions. First, how does USR know what to call? Second, where is the machine language program? The details varied by system, of course, but in this case, the program knows that location 259 has a jump instruction that USR called. So poking an address into 260 and 261 was telling USR where it should go.

But what’s at that address? Keep in mind that an old computer like the Sorcerer didn’t have megabytes of memory being swapped about by an operating system. That means that things tended to be in known places and that BASIC had to be judicious about storing source code.

As was common at the time, a line like “10 PRINT 1+1” would get tokenized. In this case, each line would get a pointer to the next line, a two-byte line number, a single-byte token for “PRINT” and then more bytes to represent the rest of the line. In the case of text in a string or a remark, the bytes were just the text with a zero to terminate the string.

The first line entered would always be at address 469. So? If you consider the format of the REM statement, there will be a pointer at 469 and 470, the line number at 471 and 472, and the REM token at 473. That means the other bytes just get poured into address 474 and beyond.

That might seem like an odd number until you look at the pokes in line 40. Keep in mind that POKE works on bytes, not words. So poking 1 into 261 gives you an address of 256 + whatever is in the low byte, in this case 218. Add 256 and 218, and you get… 474! So USR is going to call that odd string in line 10!

There is more to the detective story, but if you want to know exactly what the REM did, you can read the original post.


hackaday.com/2026/07/23/basica…

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Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


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Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.

Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


marcocappato.it
CAPPATO TUBE, i miei video sul Fediverso: video.marcocappato.it
MASTODON: mastodon.uno/@marcocappato
INSTAGRAM: instagram.com/marcocappato/
LINKEDIN: linkedin.com/in/marco-cappato/
X: https://x.com/marcocappato
🔬Associazione Luca Coscioni: associazionelucacoscioni.it/
🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
30:37 Perché dobbiamo parlare di sovranità tecnologica
37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
44:22 Parliamo di intelligenza artificiale
49:06 Democrazia partecipata e identità digitale
57:42 Dovremmo le piattaforme agli adolescenti?
01:05:09 Domanda trappola

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Diamo il benvenuto a Marco Cappato che ha aperto un canale video sul Fediverso, usando PeerTube

Questa è una notizia davvero importante: quella che oggi in Italia rappresenta la figura più rilevante dell'attivismo politico partecipativo ha lanciato un messaggio che non potrà essere ignorato dagli altri suoi colleghi

Scrive Cappato:

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Una menzione particolare a @Kenobit con cui Marco ha dialogato parlando anche di fediverso e che ha aperto la programmazione di questo nuovo canale #Peertube

video.marcocappato.it/w/by7gFQ…

@Che succede nel Fediverso?


Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.

Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info

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È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


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🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

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00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
30:37 Perché dobbiamo parlare di sovranità tecnologica
37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
44:22 Parliamo di intelligenza artificiale
49:06 Democrazia partecipata e identità digitale
57:42 Dovremmo le piattaforme agli adolescenti?
01:05:09 Domanda trappola


in reply to Poliverso - notizie dal Fediverso ⁂

@marco

spero solo che il fediverso non diventi uno spazio di attivismo politico, o prevalentemente quello. scoprire di essere chiuso dentro un centro sociale occupato, onestamente, mi darebbe ai nervi.

--
Uriel Fanelli

My Projects: keinpfusch.net/software
XMPP: uriel@keinpfusch.net
MATRIX: @uriel:chat.keinpfusch.net
old blog: blog.keinpfusch.net
new blog: keinpfusch.net


Software


Ecco alcuni software opensource cui sto lavorando di recente.

RepositoryDescrizione
blogfreiPiattaforma di pubblicazione self-hosted derivata da WriteFreely, ma sviluppata in una direzione autonoma. Integra editor Markdown WYSIWYG, gestione locale delle immagini, temi compatibili con Hugo, newsletter, statistiche rispettose della privacy, federazione ActivityPub ed esportazione/importazione portabile dei contenuti.
TribesSistema di discussione decentralizzato nello stile di Usenet: espone localmente un’interfaccia NNTP per i normali client e collega i nodi tra loro mediante IPFS/libp2p, senza richiedere un server centrale. Per la GenX che e' in voi.
tensorUna fork di conduit, il server matrix, che supporta Postgres come database, e ripulisce i contenuti, in modo da essere compliant con i regolamenti EU.
Aktor-2Server ActivityPub personale derivato da GoToSocial, con modifiche orientate all’autonomia dell’istanza, distribuzione decentralizzata dei media tramite IPFS, filtri Lua e funzionalità aggiuntive rispetto al progetto originario, come gruppi e RSS.
zangtumbServer di posta minimale per uso personale, orientato alla ricezione SMTP catch-all e alla consultazione tramite IMAP, senza la complessità di una piattaforma mail completa. Fa anche da calendario iCal, per singolo utente.
zoreideDemone di alta disponibilità per condividere e trasferire un indirizzo IP tra diversi nodi, gestendo elezione e failover tra N nodi.
zumbaServizio che estrae da acme.json di Traefik certificati, chiavi e catene in formato PEM, così da renderli disponibili ad applicazioni esterne.
U-podServer minimale per ospitare file audio e pubblicare feed RSS destinati alla distribuzione di podcast.

Here are a few OSS software I am working at:

RepositoryDescription
blogfreiA self-hosted publishing platform derived from WriteFreely but developed in a distinct direction. It includes a WYSIWYG Markdown editor, local image management, Hugo-compatible themes, newsletters, privacy-friendly analytics, ActivityPub federation, and portable content export.
TribesA decentralised discussion system inspired by Usenet. It exposes a local NNTP interface for standard clients and connects nodes through IPFS/libp2p, without relying on a central server.
tensorA fork of Conduit, the Matrix server, that supports PostgreSQL as its database and automatically cleans up content to comply with EU regulations.
Aktor-2A personal ActivityPub server derived from GoToSocial, with modifications focused on instance autonomy, decentralised media distribution through IPFS, Lua filters, and additional features beyond the original project.
zangtumbA minimal personal mail server designed for catch-all SMTP reception and IMAP access, without the complexity of a full mail platform.
zoreideA high-availability daemon for sharing and transferring an IP address between multiple nodes, handling leader election and failover.
zumbaA service that extracts certificates, private keys, and certificate chains from Traefik’s acme.json file and makes them available to other applications in PEM format.
U-podA minimal server for hosting audio files and publishing RSS feeds for podcast distribution.


in reply to Uriel Fanelli (on Aktor)

@Uriel Fanelli (on Aktor) qual è il problema?
Non ti sei mai fatto scrupoli di bloccare singoli utenti o intere istanze per non vedere quello che ti dà fastidio... 🤣

Il problema (per me un problema non-problema) più che altro è che nella maggior parte delle istanze del Fediverso molte delle "opinioni" della attuale shit-right globale non sono compatibili con i regolamenti che le stesse istanze si sono dati; il che porta a un oggettivo rischio di frammentazione del dibattito, con conversazioni groviera e risposte orfane.

Ma questo è appunto un non-problema

@Kenobit @Marco Cappato

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

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Di recente ho chiacchierato con @marcocappato di piattaforme commerciali, dei loro problemi e delle soluzioni che sperimentiamo qui sul Fediverso.

video.marcocappato.it/w/by7gFQ…

Sono molto felice del confronto, e anche che Marco abbia deciso di aprire la sua istanza PeerTube. Il cambiamento passa anche da dettagli come questo.

Viva la decentralizzazione!


Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)


Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".

Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.

Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.

Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?

ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it

È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.

Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info

✍️ Iscriviti alla mia newsletter: marcocappato.substack.com/subs…
È il canale in cui cercherò di stare dietro alle notizie e commentare quello che succede.

Se vuoi inviarmi domande o riflessioni, scrivimi a marcocappato@substack.com


marcocappato.it
CAPPATO TUBE, i miei video sul Fediverso: video.marcocappato.it
MASTODON: mastodon.uno/@marcocappato
INSTAGRAM: instagram.com/marcocappato/
LINKEDIN: linkedin.com/in/marco-cappato/
X: https://x.com/marcocappato
🔬Associazione Luca Coscioni: associazionelucacoscioni.it/
🇪🇺 Eumans: eumans.eu/

Con il supporto dell'Associazione Luca Coscioni
🐐 Powered by Biquette: instagram.com/biquette.it/

00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
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01:05:09 Domanda trappola


A Train Departure Board For The Home


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Trains are a great way to get around. You just have to make sure you’re across the schedule if you intend to get where you’re going in a timely manner. Train departure boards exist for that very purpose. As a train fan, [Jon] always wanted such a thing, so decided to build one for himself.

The build started, as so many do, with a Raspberry Pi 4, with [Jon] deciding on the 1GB model. Hooked up to either an Adafruit RGB Matrix Bonnet, or an Electrodragon 3-port RGB Matrix board, it’s then possible to get the Pi running three to four HUB75E LED matrixes. Each matrix consists of 128 x 64 pixels, so stacking up a bunch of them can make a nicely-sized departure board that’s easily readable. [Jon] was sure to hook up a nice, juicy 5-amp 5-volt power supply to ensure there wouldn’t be any surprise brownouts under normal usage conditions. From there, it’s simply a matter of having the Pi query the Rail Data Marketplace in order to get the relevant schedule data to display on the board.

If you want to get information on your local rail services at a glance, or just want to impress your fellow foamers at your next railfan gathering, a build like this is a great way to go. We’ve seen similar builds before, too. Video after the break.

youtube.com/embed/mcWKgRviTSI?…


hackaday.com/2026/07/23/a-trai…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

U.S. #CISA adds #Microsoft #SharePoint and Check Point #SmartConsole flaws to its Known Exploited Vulnerabilities catalog
securityaffairs.com/195889/sec…
#securityaffairs #hacking
Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

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CVE-2026-8933: come una race condition in snap-confine dà root su Ubuntu Desktop
#tech
spcnet.it/cve-2026-8933-come-u…
@informatica


CVE-2026-8933: come una race condition in snap-confine dà root su Ubuntu Desktop


Una race condition nascosta nel cuore del sandboxing di Snap


Il 21 luglio 2026 il Threat Research Unit di Qualys ha reso pubblica CVE-2026-8933, una vulnerabilità di local privilege escalation (LPE) che colpisce snap-confine, il componente che costruisce l’ambiente sandbox per le applicazioni Snap su Ubuntu. Il difetto, classificato come “High” severity, permette a un utente locale non privilegiato di ottenere accesso root completo sulle installazioni di default di Ubuntu Desktop 24.04, 25.10 e 26.04.

La cosa interessante, dal punto di vista di chi amministra sistemi Linux, non è tanto la gravità in sé (le LPE locali sono un classico), quanto come ci si è arrivati: una modifica pensata per aumentare la sicurezza ha introdotto, per effetto collaterale, una finestra di race condition sfruttabile.

Perché snap-confine è cambiato


snap-confine è il binario che Canonical usa per costruire l’ambiente isolato in cui gira ogni applicazione Snap: monta i namespace, applica i profili AppArmor/seccomp e prepara le directory temporanee di lavoro. Storicamente era un binario set-uid-root: partiva già con i privilegi di root e li abbandonava progressivamente.

Per ridurre la superficie d’attacco, Canonical ha migrato snap-confine a un modello basato su set-capabilities: il processo ora gira con l’UID effettivo dell’utente chiamante, ma mantiene comunque delle capability quasi-root (tra cui CAP_SYS_ADMIN e simili) necessarie per completare il setup del sandbox. È un cambiamento in linea con il principio del least privilege, ma ha spostato il problema: durante l’inizializzazione, le directory temporanee sotto /tmp vengono create con proprietario l’utente non privilegiato, e solo in un secondo momento la ownership passa a root. In quella finestra, per quanto stretta, l’attaccante ha ancora pieno controllo sui file.

La catena di exploit


Il team Qualys ha ricostruito un attacco che combina due race condition concorrenti:

  • Bypass del mount namespace via FUSE: l’attaccante monta un filesystem FUSE sopra la directory temporanea di scratch appena creata, prima che snap-confine applichi l’isolamento tramite mount namespace. In questo modo la directory resta accessibile anche dall’esterno del sandbox.
  • Symlink race su fchown(): l’attaccante sostituisce un file atteso con un symlink verso un target arbitrario. Quando snap-confine tenta di creare un file nel sandbox, la open() segue il symlink e scrive sul target reale. Una seconda race condition permette poi di allargare i permessi a 0666 prima che venga invocata fchown() per trasferire la ownership a root.
  • Escalation via udev: per aggirare la confinazione AppArmor, l’exploit punta al percorso /run/udev/, che consente accesso in lettura/scrittura. Depositando un file .rules malevolo in /run/udev/rules.d/ e innescando un ciclo di mount/unmount FUSE, l’attaccante costringe il demone systemd-udevd a eseguire comandi arbitrari come root.

Il risultato finale: da semplice accesso locale non privilegiato a controllo completo del sistema, senza bisogno di interazione da parte di altri utenti.

Versioni coinvolte e patch disponibili


Sono interessate le release che spediscono di default la variante set-capabilities di snap-confine:

  • Ubuntu Desktop 26.04
  • Ubuntu Desktop 25.10
  • Ubuntu Desktop 24.04 (con pacchetti snapd aggiornati)

Canonical ha rilasciato pacchetti snapd corretti, tra cui 2.76+ubuntu26.04.3 per Ubuntu 26.04, 2.76+ubuntu24.04.1 per Ubuntu 24.04 e 2.76+ubuntu22.04.1 per Ubuntu 22.04. La disclosure è stata coordinata con l’Ubuntu Security Team.

Come verificare se un sistema è vulnerabile


Per controllare la versione di snapd installata:

snap version
apt-cache policy snapd

Se la versione del pacchetto snapd è precedente a quelle corrette indicate sopra, il sistema va aggiornato immediatamente:
sudo apt update
sudo apt install --only-upgrade snapd
snap version

Per un controllo su larga scala, chi usa strumenti di vulnerability management (Qualys CSAM o equivalenti) può cercare asset con sistema operativo Ubuntu e pacchetto snapd installato, incrociando poi la versione con quella patchata.

Mitigazioni in attesa della patch


Se non è possibile applicare l’aggiornamento immediatamente, alcune contromisure temporanee riducono l’esposizione:

  • Limitare l’accesso a shell locale ai soli utenti fidati, specialmente su workstation condivise o ambienti multi-utente (lab, terminal server, VDI).
  • Monitorare la creazione di regole udev non autorizzate sotto /run/udev/rules.d/, ad esempio con auditd:
  • auditctl -w /run/udev/rules.d/ -p wa -k udev_rules_watch
  • Disabilitare il montaggio FUSE per utenti non privilegiati dove non strettamente necessario, tramite policy su /etc/fuse.conf o restrizioni AppArmor aggiuntive.

Nessuna di queste misure sostituisce la patch ufficiale: sono palliativi utili solo per il tempo strettamente necessario a pianificare l’aggiornamento.

Conclusione


CVE-2026-8933 è un promemoria utile per chi progetta meccanismi di sandboxing e privilege dropping: il passaggio da set-uid a set-capabilities è, sulla carta, una scelta più sicura, ma introduce una superficie temporale (la finestra tra creazione del file e trasferimento della ownership) che va gestita con la stessa attenzione riservata alle race condition classiche nei binari set-uid. Per chi amministra flotte Ubuntu Desktop, la priorità pratica resta semplice: verificare le versioni di snapd installate, applicare la patch e, nel frattempo, restringere l’accesso shell locale dove possibile.

Fonte: Qualys Threat Research Unit – CVE-2026-8933: Local Privilege Escalation in Set-Capabilities snap-confine


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Azure Event Grid Namespaces: Autoscale automatico per i workload di messaggistica dinamici
#tech
spcnet.it/azure-event-grid-nam…
@informatica


Azure Event Grid Namespaces: Autoscale automatico per i workload di messaggistica dinamici


Il problema delle Throughput Unit statiche


Chi ha già lavorato con Azure Event Grid Namespaces conosce bene il concetto di Throughput Unit (TU): ogni TU definisce una capacità fissa di ingress/egress per gli eventi, di publish MQTT e di connessioni client MQTT. Fino ad oggi, il numero di TU andava impostato in fase di creazione del namespace e poi regolato manualmente ogni volta che il pattern di traffico cambiava — tipicamente sovradimensionando “per sicurezza” durante i picchi, con conseguente spreco di capacità (e di budget) nei periodi di bassa attività.

Microsoft ha da poco introdotto in public preview la funzionalità Autoscale per Event Grid Namespaces (tier Standard), che elimina questa gestione manuale: il servizio monitora il carico e regola automaticamente le TU tra un minimo e un massimo configurati dall’amministratore.

Come funziona Autoscale


Il funzionamento è deliberatamente semplice, in linea con la filosofia “meno configurazione, più automazione” che Azure sta applicando a diversi servizi PaaS. Event Grid valuta continuamente l’utilizzo su quattro categorie:

  • Event ingress: tasso di eventi in ingresso sui namespace topic HTTP.
  • Event egress: tasso di eventi in uscita verso i sottoscrittori.
  • MQTT publish rate (inbound/outbound): frequenza dei messaggi pubblicati e ricevuti sul broker MQTT.
  • MQTT client count: numero di client MQTT registrati e connessi.

Quando una qualunque di queste metriche supera la soglia di scale-up, il servizio aggiunge automaticamente Throughput Unit. Quando tutte le categorie scendono sotto la soglia di scale-down, le TU in eccesso vengono rilasciate. L’amministratore non definisce policy o soglie personalizzate: si limita a impostare i limiti minimo e massimo di TU, e Event Grid gestisce internamente le decisioni di scaling.

Un richiamo ai concetti di namespace


Per chi non ha ancora familiarità con il modello a namespace di Event Grid (distinto dai topic “classici” di Event Grid Basic), vale la pena ricordare la struttura:

  • Un namespace è un contenitore di gestione che espone un FQDN unico e due endpoint: uno HTTP per i namespace topic, uno MQTT per scenari IoT.
  • I namespace topic supportano sia la pull delivery (il consumer si collega ed estrae i messaggi con semantica queue-like) sia la push delivery (attualmente verso Event Hubs come destinazione).
  • Gli eventi pubblicati devono rispettare lo standard CloudEvents 1.0 del CNCF, con binding HTTP e formato JSON.

Autoscale agisce a livello di namespace, quindi tutte le risorse contenute (topic, topic space MQTT, client, client group) beneficiano della stessa capacità elastica senza bisogno di scaling indipendente per ciascuna.

Abilitare Autoscale: portale, ARM e REST API


La funzionalità, essendo in preview, va abilitata esplicitamente. Dal portale Azure basta aprire il namespace Event Grid, andare nella sezione di configurazione della capacità e attivare l’opzione Autoscale specificando TU minime e massime.

Per chi gestisce l’infrastruttura as code, lo stesso risultato si ottiene via ARM template (o Bicep) impostando le proprietà di scaling sulla risorsa del namespace:

{
  "type": "Microsoft.EventGrid/namespaces",
  "apiVersion": "2025-04-01-preview",
  "name": "ns-iot-produzione",
  "location": "westeurope",
  "sku": {
    "name": "Standard",
    "capacity": 4
  },
  "properties": {
    "isZoneRedundant": true,
    "topicsConfiguration": {},
    "publicNetworkAccess": "Enabled",
    "topicSpacesConfiguration": {
      "state": "Enabled"
    }
  }
}

Nota: al momento della stesura la configurazione fine di Autoscale (min/max TU) va completata tramite portale o REST API dedicata, poiché lo schema ARM per questa preview è ancora in evoluzione — vale la pena controllare la pagina di supporto ufficiale prima di automatizzare il deployment in pipeline CI/CD.

Via REST API, la capacità del namespace si legge e modifica sulla stessa risorsa esposta dall’API di gestione di Event Grid:

GET https://management.azure.com/subscriptions/{subId}/resourceGroups/{rg}/providers/Microsoft.EventGrid/namespaces/{namespaceName}?api-version=2025-04-01-preview

Quando ha senso usarlo


Autoscale è pensato in particolare per due categorie di carico che chi lavora con architetture event-driven conosce bene:

  • Workload IoT con MQTT: il numero di dispositivi connessi e il fan-out delle sottoscrizioni possono variare rapidamente (pensiamo a una flotta di sensori che si riattiva tutta insieme dopo un’interruzione di rete). Dimensionare le TU staticamente per il picco significa pagare capacità inutilizzata per la maggior parte del tempo.
  • Event broker con traffico “a burst”: pipeline di ingestion che ricevono ondate di eventi correlate a batch job, deployment, o processi di business con picchi orari/giornalieri (fine mese, chiusura contabile, campagne marketing).

Per i .NET developer che costruiscono microservizi basati su eventi, questo significa poter progettare la sottoscrizione a namespace topic senza dover stimare a priori il traffico di picco con lo stesso margine di sicurezza richiesto finora — riducendo sia il rischio di throttling sotto carico sia i costi nei periodi di quiete.

Conclusione


Autoscale per Event Grid Namespaces arriva in un’area, il messaging event-driven, dove il dimensionamento manuale è da sempre un compromesso scomodo tra costo e resilienza. Essendo ancora in public preview, prima di adottarlo su workload di produzione critici vale la pena testarlo su un namespace non critico, verificando i tempi di reazione dello scaling automatico sotto carico reale e monitorando le metriche di throttling durante la fase di transizione tra un livello di TU e l’altro.

Fonte: Petri IT Knowledgebase – Azure Event Grid Namespaces Add Autoscale for Dynamic Messaging Workloads; concetti tecnici da Microsoft Learn – Concepts for Event Grid namespace topics


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Cruciferra: il crypter da 2.000 dollari al mese che uccide gli EDR e fa sparire il malware dal disco


@Informatica (Italy e non Italy)
Proofpoint svela Cruciferra, servizio di crypter venduto su forum underground che combina BYOVD, syscall indiretti e una variante di Process Ghosting per proteggere AsyncRAT, Agent Tesla, Remcos e altri RAT usati


Cruciferra: il crypter da 2.000 dollari al mese che uccide gli EDR e fa sparire il malware dal disco


Sui forum underground si vende come “il crypter più letale del sottosuolo”. Cruciferra, in vendita dall’autunno 2025 su Exploit[.]in a partire da 450 dollari al mese fino a 2.000 per la versione completa, non è l’ennesimo offuscatore di malware: secondo un’analisi pubblicata da Proofpoint il 20 luglio, il servizio combina disattivazione degli EDR via driver vulnerabili, syscall indiretti, un motore di cifratura polimorfico con oltre 90 combinazioni di algoritmi e una variante custom della tecnica di Process Ghosting. Il risultato è un payload che gira in memoria senza mai esistere in forma scansionabile su disco.

Un “umbrella service” per decine di gruppi criminali scollegati tra loro


Cruciferra non è legato a un singolo attore: Proofpoint lo descrive come un servizio “ombrello”, utilizzato in decine di campagne indipendenti per proteggere payload molto diversi tra loro, da AsyncRAT e Agent Tesla a Remcos, XWorm, zgRAT, Formbook/XLoader, DarkCloud Stealer, Phantom Stealer, Snake Keylogger e ValleyRAT. Scritto in Mono, il crypter viene sempre eseguito tramite DLL side-loading: la vittima scarica un archivio contenente un eseguibile legittimo in apparenza e una DLL malevola, che viene caricata automaticamente al lancio del programma principale.

Tra i clienti identificati da Proofpoint figura TA4922, gruppo cinese di cybercrime già noto per l’espansione delle proprie campagne a livello globale. Tra fine aprile e inizio giugno 2026, TA4922 ha condotto almeno quattro campagne da poche centinaia di email ciascuna, con esche a tema fiscale che impersonavano l’Income Tax Department indiano per convincere le vittime a scaricare archivi ZIP contenenti il loader di AsyncRAT. Altre campagne osservate hanno sfruttato notifiche fasulle della Social Security Administration statunitense per distribuire XWorm e AdaptixC2 tramite file VHD, mentre una campagna di fine giugno ha usato reclami di ospiti su presunte cimici da letto per colpire il settore alberghiero con zgRAT.

Come Cruciferra acceca gli EDR


Prima ancora di eseguire il payload finale, Cruciferra dedica gran parte del proprio codice a rendersi invisibile agli strumenti di analisi e difesa. Il DLL principale contiene spesso centinaia o migliaia di funzioni esportate fittizie che puntano a codice spazzatura: solo una manciata di export porta effettivamente al codice malevolo, rendendo più difficile per un analista o un sandbox individuare il punto di ingresso reale. Il malware nasconde poi le finestre di console che potrebbero tradire un’infezione, tramite un thread in background che scandisce ripetutamente l’albero dei processi cercando finestre di classe “ConsoleWindowClass” da occultare con ShowWindow e SetWindowPos.

Sul fronte della telemetria, Cruciferra applica un unhooking sistematico delle funzioni monitorate da EDR e antivirus, ripristinando una copia pulita delle DLL di sistema in memoria per rimuovere gli hook installati dai prodotti di sicurezza. Ricorre inoltre a syscall indiretti: legge una copia pulita di ntdll.dll dal disco e ne conserva gli stub in una struttura globale, così da invocare le API senza passare dagli hook inline che gli EDR installano solitamente su ntdll.dll. A completare il quadro, il malware ripara anche eventuali hook sulla Import Address Table (IAT), una tecnica più datata ma qui reintrodotta deliberatamente, e disabilita le notifiche di sistema modificando chiavi di registro come ToastEnabled e Balloon, per impedire che Windows Defender o il Security Center mostrino avvisi visibili all’utente.

BYOVD: un driver forense trasformato in killer di EDR


L’elemento più aggressivo del crypter è l’abuso di driver kernel legittimi ma vulnerabili, tecnica nota come Bring-Your-Own-Vulnerable-Driver (BYOVD). Cruciferra rilascia sul sistema un “helper driver” firmato digitalmente, spesso il driver GoFlyDrv.sys, e lo usa per inviare comandi IOCTL a basso livello che terminano i processi degli agenti EDR individuati scandendo la lista dei processi attivi. In alternativa, gli analisti hanno osservato anche altri driver impiegati con la stessa logica: Core64.sys, HwOs2Ec.sys, LnvMSRIO.sys, MemoryInformer.sys, NTIOLib_X64.sys, ProcessMonitorDriver.sys e selfprot.sys. Trattandosi di driver firmati da produttori legittimi (spesso strumenti diagnostici o di manutenzione hardware), Windows li carica senza obiezioni nonostante le vulnerabilità note che permettono di trasformarli in armi contro gli stessi prodotti di sicurezza che dovrebbero fermarli.

Per elevare i propri privilegi quando non gira già come amministratore, Cruciferra sfrutta inoltre il bypass dello User Account Control tramite COM Elevation Moniker, e garantisce la persistenza scrivendo una voce denominata “putty” nella chiave di registro Run, così da rieseguirsi automaticamente a ogni riavvio del sistema.

Process Ghosting “potenziato”: nessun file da scansionare


Per l’esecuzione finale del payload, Cruciferra adotta una variante della tecnica di Process Ghosting: crea un file temporaneo, lo marca per l’eliminazione tramite NtSetInformationFile, vi scrive il payload malevolo, quindi crea una sezione immagine con NtCreateSection e SEC_IMAGE prima di chiudere l’handle. Il file viene cancellato dal disco dal sistema operativo, ma la sezione di memoria che lo rappresenta resta viva; un processo legittimo viene poi creato in stato sospeso, la sezione “fantasma” vi viene mappata tramite NtMapViewOfSection, e il contesto del thread viene reindirizzato al vero punto di ingresso del payload prima di riprendere l’esecuzione. Il risultato è un processo in esecuzione supportato da un’immagine PE che non è mai esistita su disco in una forma analizzabile.

Cruciferra aggiunge due ulteriori accorgimenti a questa tecnica, già di per sé insidiosa: applica una patch a ZwQueryVirtualMemory in modo che, quando un EDR interroga la regione di memoria “fantasma”, riceva una risposta manipolata che nasconde l’anomalia del file cancellato; e neutralizza NtManageHotPatch, funzione che il sistema operativo può usare per validare l’integrità delle sezioni immagine caricate rispetto al file su disco che le supporta, impedendo così qualunque verifica di coerenza da parte del kernel.

Crittografia su misura: oltre 90 algoritmi ricombinati


Il payload viene conservato nella sezione “.reloc” del binario, codificato in Base16 con un set di caratteri personalizzato, e protetto da uno delle oltre 90 varianti di algoritmi crittografici che Cruciferra può generare combinando componenti presi da cifrari e generatori di numeri pseudocasuali noti: Keccak (SHA-3), convoluzione ciclica, reti Feistel generalizzate, SPECK-128/256 in modalità CTR, PRNG multiply-accumulate, una versione modificata di Threefish-256, combinazioni Xorshift64/middle-square e diverse varianti ARX (Addition-Rotation-XOR). L’unico algoritmo standard rimasto intatto è DES-CBC-PKCS7. Questo approccio “bring your own crypto” rende ogni campione sostanzialmente unico dal punto di vista crittografico, complicando enormemente il rilevamento basato su firme statiche.

Un dettaglio utile ai difensori: i metadati “File Version Information” dei binari generati da Cruciferra contengono spesso stringhe casuali generate combinando due o quattro parole a caso (ad esempio “2026 Colpoplastric Semipreactical Group” nei campi Copyright, Product e Description), un pattern che, unito a firme YARA mirate, ha permesso a Proofpoint di tracciare su VirusTotal nuove build del crypter caricate a intervalli di pochi minuti, segno di un servizio in sviluppo attivo e continuo.

Due righe per i difensori


  • Bloccare il caricamento dei driver kernel noti come vulnerabili tramite la lista di blocco di Microsoft (HVCI/driver blocklist) e strumenti come LOLDrivers, includendo GoFlyDrv.sys e gli altri driver associati a Cruciferra.
  • Monitorare la creazione di sezioni immagine da file marcati per l’eliminazione (NtCreateSection su file con delete-pending) come indicatore di Process Ghosting, oltre a chiamate anomale a NtManageHotPatch.
  • Verificare la presenza della chiave di persistenza “putty” nel Run key del registro, un IOC comportamentale a basso costo di rilevamento.
  • Applicare filtri anti-phishing rafforzati sulle esche a tema fiscale e previdenziale, particolarmente ricorrenti nelle campagne osservate.
  • Dare priorità a soluzioni EDR con protezione kernel indipendente dal proprio agente in user-mode, per resistere a tecniche BYOVD che colpiscono direttamente il processo dell’agente.

Cruciferra conferma una tendenza ormai consolidata nel malware-as-a-service: la sofisticazione tecnica un tempo riservata agli APT state-sponsored è oggi acquistabile con un abbonamento mensile, e la vera barriera all’ingresso per il cybercrime commodity non è più scrivere codice evasivo, ma semplicemente pagare chi lo ha già scritto.

IoC

# Driver BYOVD abusati da Cruciferra (SHA-256)
Core64.sys               17aae57cf6255c7eb169bf62ea67376d9708976eb7831f8cdd0ea38bdcb37dc4
GoFlyDrv.sys              2fdfdd13a0c548bb68c9d5aa8599a9265d4659da3e237fe7a42ac6ac06b9a06a
HwOs2Ec.sys               c4e93449453cf67c5d5605bb8f425207a738a242fdb432d720acc32faa74926c
LnvMSRIO.sys              c5b1e9aafc8f2b4ab05effc00fd43f3114b9ef1d592a086c952793ac4e299809
MemoryInformer.sys        7887e919555fb5948c217556ba149392a72982b1bc427d3db779db9dcbf09ee8
NTIOLib_X64.sys           09bedbf7a41e0f8dabe4f41d331db58373ce15b2e9204540873a1884f38bdde1
ProcessMonitorDriver.sys  5b4f59236a9b950bcd5191b35d19125f60cfb9e1a1e1aa2e4f914b6745dde9df
selfprot.sys              c46e907886e2158cbc453e767183aecf07887b5ac8848f19684451883d69f5f0
# Campagna TA4922 / Cruciferra / AsyncRAT
hxxp://hsahyteiows[.]gu[.]cc
hxxp://yicoweytcbtw[.]gu[.]cc
hxxp://xkcifgieusr[.]gu[.]cc
hxxp://fuaytrwese[.]love
3c181f642e24c28602a87be7f195e2f3d1ffa30b37e20f5121d99f88b22ab80e  (Tax-Number52563.zip, SHA256)
66dbe675480dc229e5b3ab8ad74207f73486e64e57805074f784bb2e01bcb865  (Tax-Number809863.zip, SHA256)
# Campagna XWorm
gatuso[.]duckdns[.]org                                            (C2)
# Campagna zgRAT
digital-magicians[.]com/photo295825092412[.]zip                  (Payload URL)
0zbqnac1t4dv2t2wuodv1m[.]com                                      (C2)
89[.]34[.]90[.]99:56001                                           (C2)
# Persistenza
Registro: HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Run\putty

Mic Jammer Relies on Ultrasound


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Today’s phone microphones are perfectly adept at picking up sound in all sorts of conditions, and they’re backed by all kinds of processing techniques to filter out noise and capture clean audio. [mcore1976] has been working on a device to jam phone microphones that might be listening in, however, countering fancy processing techniques in turn.

The build uses a microcontroller brain to control an array of ultrasonic transducers. [mcore1976] has created many revisions of the project, each time improving its ability to jam microphones in modern hardware. The latest revision uses an RP2040 microcontroller and a MOSFET drive stage to control 20-80 ultrasonic transducers. They’re driven with a PWM signal generated from the RP2040 itself. The signal output is specifically modulated to try and confuse the automatic gain control systems used in many modern phones in order to make it difficult for them to record clear audio when the jammer is running. As [mcore1976] demonstrates with an iPhone 17, his voice is completely lost amidst unintelligible garbled noise while the jammer is switched on.

It’s a niche idea, and perhaps most interesting because it affects phone microphones while being largely inaudible to the human ear. We’ve featured other interesting jamming devices of late, too. Video after the break.

youtube.com/embed/84xKVirOIlM?…

youtube.com/embed/-bGY1aQV2Jw?…


hackaday.com/2026/07/23/mic-ja…

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Cl0p sfrutta una falla critica in PTC Windchill e FlexPLM: webshell ed estorsioni nella supply chain del manufacturing


@Informatica (Italy e non Italy)
La gang Cl0p, nota per gli attacchi di massa a MOVEit e GoAnywhere, sta ora sfruttando CVE-2026-12569 in PTC Windchill e FlexPLM per compromettere aziende manifatturiere,


Cl0p sfrutta una falla critica in PTC Windchill e FlexPLM: webshell ed estorsioni nella supply chain del manufacturing


Cl0p torna a colpire dove sa fare più male: non un endpoint qualsiasi, ma il software che tiene insieme la catena di progettazione e produzione di centinaia di aziende manifatturiere, automotive, aerospaziali e di abbigliamento. La gang, la stessa che ha reso celebri gli attacchi di massa contro MOVEit, GoAnywhere MFT e Accellion FTA, sta ora sfruttando una falla critica in PTC Windchill e FlexPLM per ottenere accesso non autenticato, installare webshell e avviare campagne di estorsione su scala industriale.

Un bersaglio scelto con cura: il PLM come infrastruttura critica invisibile


Windchill è la piattaforma di Product Lifecycle Management (PLM) di PTC usata da produttori e ingegneri per gestire distinte base, disegni CAD, cicli di revisione e conformità normativa. FlexPLM è la sua controparte pensata per retail, abbigliamento, calzature e beni di consumo. Sono, in sostanza, il “sistema nervoso” della progettazione di prodotto: chi compromette Windchill non ruba solo dati, ottiene la proprietà intellettuale che tiene in piedi intere linee produttive, spesso condivise con fornitori e terze parti a valle della catena. È esattamente il tipo di software “orizzontale ma invisibile” che Cl0p ha sempre preferito, sul modello già visto con MOVEit nel 2023: individuare una falla in un prodotto enterprise diffuso, sfruttarla in massa prima che le patch si diffondano, poi monetizzare i dati sottratti con estorsioni multiple.

La falla: CVE-2026-12569, CVSS 9.3


La vulnerabilità alla base della campagna è un caso di improper input validation legato alla deserializzazione di dati non attendibili in Windchill, che consente a un attaccante remoto e non autenticato di eseguire codice arbitrario con una singola richiesta malformata. Secondo l’advisory diffusa da ricercatori di threat intelligence (ecrime.ch) e ripresa dagli analisti, l’affiliato Cl0p osservato in queste settimane concatena due debolezze distinte: una falla di information disclosure nel WSDL di FlexPLM, che permette di mappare gli endpoint e raccogliere informazioni utili sull’istanza target, e una vulnerabilità nel servlet di login di Windchill, che consente di bypassare l’autenticazione e ottenere RCE. Il risultato è una catena di exploit pienamente “unauthenticated to RCE”, il tipo di primitiva che i gruppi ransomware più organizzati amano weaponizzare in pochi giorni.

PTC ha comunicato la vulnerabilità il 17 giugno 2026, rilasciando le prime patch il giorno successivo dopo aver confermato exploitation attiva in the wild. CISA ha inserito CVE-2026-12569 nel proprio Known Exploited Vulnerabilities (KEV) catalog il 25 giugno, imponendo alle agenzie federali statunitensi la remediation entro il 28 giugno: è la prima vulnerabilità di un prodotto PTC ad entrare nel KEV. In Germania, il BSI e la polizia federale (BKA) hanno avvisato direttamente le aziende esposte già dalla notte del 17 giugno, un déjà-vu rispetto a un’altra vulnerabilità RCE nelle stesse piattaforme (CVE-2026-4681) divulgata a marzo 2026.

Dalla falla alla webshell: la firma operativa dell’attacco


Una volta ottenuta l’esecuzione di codice, gli operatori osservati droppano webshell JSP persistenti seguendo uno schema di naming riconoscibile: file con nome esadecimale a 16 caratteri collocati sotto il percorso di login di Windchill. Da lì gestiscono comandi da remoto, effettuano attività di file-listing (lasciando spesso una traccia in un file temporaneo) ed esfiltrano dati prima di passare alla fase di estorsione, con email inviate direttamente alle organizzazioni colpite nei settori Manufacturing, Automotive, Aerospace e Retail/Apparel. Non risultano, al momento, evidenze pubbliche di deployment di ransomware “classico” con cifratura dei file: lo schema resta quello, tipico di Cl0p dal 2023 in poi, di furto massivo di dati seguito da doppia estorsione senza necessariamente criptare gli ambienti compromessi.

Due righe per i difensori: rischio supply chain, non solo perimetrale


Il vero elemento di rischio geopolitico e industriale qui non è la singola azienda compromessa, ma l’effetto a cascata: Windchill e FlexPLM sono spesso condivisi con OEM, fornitori Tier 1 e partner di co-design. Un accesso non autorizzato ai repository PLM significa potenziale esposizione di disegni tecnici, specifiche di materiali, cicli di produzione e roadmap di prodotto — informazioni che hanno valore sia per la criminalità organizzata in cerca di leva estorsiva, sia, in scenari più sensibili (difesa, aerospazio), per attori interessati allo spionaggio industriale. È lo stesso pattern di rischio già visto con gli attacchi a piattaforme di file transfer enterprise: la superficie non è l’endpoint dell’utente, ma il software B2B che nessuno vede ma su cui si regge la produzione.

  • Applicare immediatamente le patch PTC per Windchill e FlexPLM (rilasciate dal 18 giugno 2026) su tutte le versioni supportate.
  • Verificare la presenza di webshell nel percorso /Windchill/login/ con nomi esadecimali a 16 caratteri.
  • Analizzare i log HTTP per richieste POST anomale verso gli endpoint di login e per l’header X-windchill-req.
  • Bloccare al perimetro gli indirizzi IP noti come infrastruttura di comando e controllo.
  • Limitare l’esposizione diretta a Internet dell’endpoint di login Windchill dove operativamente possibile, instradando l’accesso tramite VPN o gateway con MFA.
  • Effettuare un controllo retrospettivo dei log di accesso per individuare eventuali esfiltrazioni avvenute prima della patch.


Indicatori di compromissione

# Indirizzi IP associati all'infrastruttura d'attacco
172.111.38.31
216.152.148.54
104.243.35.131
74.50.76.146
5.180.41.35   # C2 - bloccare immediatamente al perimetro
# Pattern webshell
/Windchill/login/[0-9a-f]{16}.jsp
# Hash file webshell (SHA-256)
55a1eb4c2d3da04376df39d7ba832569c6af1a37a0cf2b95f754ac898023a30c
# Marcatore di attivita di file-listing dell'attaccante
/tmp/flst.txt  (o nella working directory di Windchill)
# Header HTTP sospetto usato dagli operatori
X-windchill-req: *

Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti PLM esposti, il messaggio è chiaro: la finestra tra disclosure pubblica e weaponization da parte di gruppi come Cl0p si è ormai ridotta a giorni, non settimane. Chi non ha ancora patchato Windchill o FlexPLM dovrebbe considerare l’ambiente potenzialmente già compromesso e agire di conseguenza, con hunting retroattivo prima ancora del solo deployment della patch.

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

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Zero-day startup Paradigm Shift took down the blog post and corresponding Proof-of-Concept code for the iPhone flaw they dubbed Usbliter8.

Takedown comes following a judge order in the lawsuit filed by Magnet Forensics, which alleges a former employee now at the startup stole the flaw.

in reply to Lorenzo Franceschi-Bicchierai

Of course, you can still read the blog post on the Wayback Machine: web.archive.org/web/2026072214…

And here's our story on it: techcrunch.com/2026/06/22/a-ne…