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“TikToker Arrested for Peeing on Grocery Store Food” — “TikToker Arrestata per Aver Pisciato sul Cibo in Supermercato”


Oggi scopro una nuova storia schifosa dall’Internette, che però, mamma mia, fa riderissimo, fa spaccare… non a caso, oserei dire che fa proprio pisciare. Di momento pipì infatti si parla, perché il soggetto della magagna è una certa tizia “Kelli Tedford” che, si è scoperto di recente, per tipo 4 fottuti anni ha pisciato sulle verdure in un negozio dove lavorava, in New Hampshire (stranamente, non si tratta di una “Florida woman” in questo caso… e forse è anche per questo che la notizia non è stata derubricata come avvenimento ordinario). 🤯

youtube.com/watch?v=_W2YgqCIxz…

La chiamano la “bandita del piscio“, accusata di “pisciamento criminale (“criminal pischief“)… e direi che ulteriori spiegazioni sarebbero superflue. A quanto pare, visto che sfortunatamente i video incriminati non si trovano (fidatevi, ho cercato, anche sui siti pirata) — come puntualmente si vede con tutte le persone che non sono semplicemente mentalmente malate e per cui si può dire “povere a loro”, bensì attivamente maligne e dall’anima corrotta — questa avrebbe fatto questa merdata (anzi, pisciata) per soldi… i video in questione pare li vendesse su OnlyFans, infatti. 💀

Boh, è assurdo, è incredibile nel senso letterale del termine! E questo post forse avrei pure evitato di farlo, perché penso che chi spende la propria vita con l’intento di rovinare attivamente quella degli altri non meriti nemmeno di essere riconosciuto come essere esistente nell’universo, però purtroppo stavolta la faccenda mi fa comunque troppo ridere. Vero è che io sono strana al punto che se avessi guardato il reportage durante il pranzo avrei avuto l’appetito addirittura migliorato, anziché rovinato, però pure l’intero contesto fa scompisciare. Pensare che questa cosa è arrivata alla giustizia da qualcuno che ha visto i video malefici e ha fatto una segnalazione anonima alle autorità… casualmente, il giorno di San Valentino! 💣 (Insomma, non l’hanno nemmeno beccata sul fatto; si è fatta beccare con le sue mani, avendo pubblicando online i crimini.)

Non solo, però. Con l’occasione del suo processo in tribunale, Atozy è andato lì nella città pisciata, e ha fatto un video di approfondimento con gli ultimissimi sviluppi della vicenda, tra cui la scoperta che ha pisciato pure sulle robe della stanza di hotel dove è stata (non si sa se ancora per soldi, o puramente per gusto della marachella), e gira voce che negli anni ha fatto pure consegne per DoorDash, pisciando anche su quelle… e quindi probabilmente ci sarà anche l’aggiunta di ulteriori accuse. Potrebbe arrivare a dover spendere 12 anni in carcere! 😻

youtube.com/watch?v=7PJwtE1ZY9…

Il suo profilo OnlyFans (@kinki.kelli.01) sembra essere sparito, mentre il profilo TikTok (@kellitedford) è ben conosciuto e ancora al suo posto. Ho trovato anche il profilo Instagram (@just.another.badbitch.xoxo), ma su cui non c’è nulla di degno di nota, se non i commenti ai post, dove un sacco di gente fa riferimenti al pisciamento… e quella che pare la sua lista dei desideri Amazon, dove, a parte qualche articolo legato alla produzione digitale di video, ci sono diversi vestiti ambigui e anche numerosi sex toy… con una descrizione “Get me something off this list and get free special customized content! 😍🖤😘 Spoil me to get spoiled baby!“. (Cringe.)
Post di just.another.badbitch.xoxohttps://www.instagram.com/p/CVvO562LiGq/I got to dress up for Halloween at work. Rocked the steam punk look and my new friend is adorable. 💓💓 we had lots of fun and were the only ones who participated on 3rd shift, it was awesome. #halloweeniguess #spooky #factory #keeney #workgrind #istillhavefuntoo #dressup #qts182 w> Steam punk: Powered with piss steam!4 w> Surprised you didn't pee on it6 w> $100 half those boxes are soaked🚽😆😝9 w
Anche guardando questi post che non centrano niente con le malefatte, comunque, il contesto delle stesse non fa altro che migliorare. In una foto si vede che, sul suo luogo di lavoro, un collega si vestì da furry (“peloso”) per Halloween, e lei da non so cosa… quindi probabilmente lì non si lavorava poi troppo duramente… il che rende solo più grave il fatto che lei pisciasse sul cibo, anziché prendersi il tempo di farlo nel cesso (e sottolineo nel, per favore; non sopra e non sotto, dentro, ti prego!). Invece, su TikTok, ci sono un sacco di video — tutti di 6 anni fa, quindi prima che iniziasse ad essere stronza — dove fa lipsyncing di canzoni con testi del tipo “I am aware that I’m an asshole, I really don’t care” e “I just did a bad thing“… aiuto!

Questo individuo non sembrerebbe poter essere reale… eppure, visto che ora sta sotto processo, purtroppo lo è fin troppo. Qualcuno sicuramente spererà che coloro che le faranno compagnia in carcere possano darle una lezione, pisciandole sul cuscino oppure magari sui piedi, non lo so… ma io ho come il presentimento che a lei sotto sotto non dispiacerebbe, quindi ops. Al contrario, gli altri dovranno abituarsi alla sua necessità di marcare il territorio, che, ne sono sicura, a maggior ragione spunterà fuori nello stress del carcere. 🤷‍♀️

#criminal #criminale #KelliTedford #mischief #OnlyFans #onlyfanser #pipì #pischief #pisciamento #pisciare #piss #pissing #TikTok #tiktoker

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visualizzare il cambiamento climatico


condiviso da Overwhelmed:
mastodon.uno/@Overwhelmed/1126…

visualizzazione dei cambiamenti di temperatura in Italia dal 1850 a (quasi) oggi

cfr. showyourstripes.info/l/europe/…

#cambiamentiClimatici #cambiamentoClimatico #clima #emergenzaClimatica


🇮🇹 Cambiamento delle temperature in Italia dal 1850
🇬🇧 Temperature change in Italy since 1850

showyourstripes.info/l/europe/…
#showyourstripesday


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Frecce tricolori a Catania, grandi interrogativi per un discutibile show


Una manifestazione “ad alto impatto visivo e tecnico”, culminante con l’esibizione delle Frecce Tricolori, ieri impegnate nelle prove generali, oggi in procinto di disegnare nell’aria la bandiera tricolore “di cui siamo orgogliosi”, come ha annunciato il sindaco Trantino.

Uno spettacolo che ha certamente il suo fascino, ma che suscita diversi interrogativi.

Tralasciamo il buon […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/05/04/frec…

#ComuneDiCatania #EnricoTrantino #frecceTricolori

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“QUESITINI REFERENDINI”

t.me/c/1376264140/13766t.me/bestimeline/32843@il.calamaro.pazzo@tiktok.com
Ave, creature mortali che, idealmente, esercitano il proprio cazzo di potere democratico — il quale, come ci ricorda giustamente la nonna o la maestra, “i nostri avi hanno combattuto per regalarci”… stavolta NON vengo in pace. Perché i messaggi importanti è bene che passino, e con le buone maniere puntualmente non passano mai, quindi bisogna usare le armi pesanti, quelle quasi bandite dalle nazioni unite: il #brainrot italiano usato per spiegare concetti necessari. 💩

Come questo video giustamente ricorda a tutti noi maggiorenni di cittadinanza italiana, l’8 e il 9 giugno — precisamente tra 5 settimane, quindi non troppo tempo quanto parrebbe detto altrimenti — si voterà per 5 fottuti quesiti referendari (con Sì se si è d’accordo, No altrimenti); in breve, uno per ridurre i tempi di ottenimento della stracazzo di cittadinanza italiana per gli stranieri, da 10 a 5 anni, e gli altri quattro per garantire maggiori diritti agli strafottuti lavoratori. Trattandosi di un referendum abrogativo, perché i quesiti passino è necessario il raggiungimento del fottuto quorum; ossia, il 50%+1 degli aventi diritto al voto… 👹

Per cui, detto che già è molto grave se state scoprendo dell’esistenza di questo #referendum in programma da un fottuto #meme brainrot, come purtroppo sembra sia il caso per diversa gente (mentre io lo sapevo da tempo, perché il fatto che si voti l’8 vuol dire che la scuola finisce qualche giorno prima, per chi la ha come sede elettorale… il che è in realtà molto strano, visto che io a scuola non ci vado più da 2 anni)… Beh, informatevi, e dunque andate a mettere il vostro cazzo di voto sul foglio, se non avete impedimenti, perché chi mai troppa non rattrippa! 😾

#brainrot #meme #referendum

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fritturanza di mosca o zanzara, non si può dire ma si può mangiare


Oggi pomeriggio ho appena imparato una piccola, microscopica lezione casalinga… talmente banale che un po’ mi sembra strano averla dovuta realizzare solo ora, ma come sempre meglio tardi che troppo tardi. Friggere le zanzamosche con l’alta tensione può essere godurioso, ma meglio non farsi prendere troppo la mano dall’allegria sanguinolenta scaturita dalla morale incontestabile per cui casa mia è casa mia e le invasioni sono punite sempre e comunque necessariamente con la morte… 😬

Boh, io a parte gli scherzi odio gli intrusi, e infatti prendo sempre le dovute precauzioni per evitarne a monte l’ingresso, perché giustamente mi scoccio anche di cacciarli poi; anche se non fa ancora talmente caldo da dover usare le zanzariere, evito sempre di lasciare infissi troppo aperti, e tutto quanto… Ma, in qualche modo, complice forse in minima parte il fatto che i miei genitori non sono altrettanto precisi, le bestie trovano sempre il modo di entrare. E si è stati tanto bene l’inverno senza, ma adesso cominciano a tornare, quelle disgraziate fonte di disgrazia… 😩

Ho visto volare in camera mia un essere che, appunto, non capivo se fosse una zanzara o una mosca; aveva il corpo un po’ tipo allungato, o forse era un’illusione ottica, boh… Fatto sta che, praticamente in automatico, senza pensarci minimamente — anche se, ripensandoci a posteriori, effettivamente non era necessario, perché essendo primo pomeriggio c’era probabilmente tutto il tempo di sperare che questo se ne uscisse dalla mia stanza e se ne tornasse almeno in quella da dove era venuto — ho preso la racchetta elettrica (che sta in un’altra stanza), ho aspettato che il coso riuscisse fuori (quindi non parliamo neanche di un raptus, ma di un insetticidio ben lucido), e l’ho definitivamente fritto. 🍤

E, di nuovo boh, nulla di particolarmente interessante a questo punto, seppur come al solito estremamente godurioso: lo sfrigolamento kilovoltiaco c’è stato subito, e i cieli della mia sacra stanzetta sono tornati ad essere calmi, senza traffico illecito tra le scatole. O almeno… ho goduto finché non ho visto che il corpo ucciso dell’insetto non voleva disincastrarsi dalla rete… e allora ho dovuto insistere con il tenere premuto il grilletto per spaccarlo un altro pochino. Unico minuscolo problema: facendo così è stato letteralmente cucinato. 😾

L’ho visto emanare una sottile linea di fumo in camera mia, ma non mi sono spaventata subito… l’ho fatto 10 secondi dopo, quando stavo già andando in bagno per cercare di finire bene l’opera senza sporcare in giro, e ho odorato una puzza, ma una puzza, che maremma maiala che schifo! Per carità, non è la cosa peggiore che io abbia mai sentito — tant’è che dopo qualche ora ho praticamente già dimenticato come fosse (mentre mi ricordo perfettamente il sapore orrido delle schedine di Nintendo Switch, che assaggiai 7 anni fa) — però, comunque, bleah. Si è sparsa in modo inspiegabile nella camera, finendo fino all’angolo opposto a quello del delitto, ma quantomeno si è dissolta nel giro di 2 minuti. 🧨


I resti dell'insetto nel lavandino. C'è una parte principale e qualche pezzetto sparso attorno.

Poi, ecco, in bagno mi sono per 20 miseri secondi divertita a finire di friggere questo insetto che, dopo questo punto, era diventato persino irriconoscibile. Uno spacc vero e proprio; non dalla padella alla brace, bensì dalla racchetta al lavandino, ma comunque molto gustoso… se non fosse per l’odore di cui sopra, che giustamente ho fatto formare pure in bagno, continuando così la mia malefatta. Vabbè, oh: godetevi prima l’ASMR di frittura, poi la foto di impiattamento… e per ultimo la copypasta sull’argomento: ⚡️ How a Fly, an Electric Racket, and a Cloud of Smoke Taught Me About Business ⚡️ (ormai il mio livello è questo, ahivoi).

#bruciare #insetto #mosca #uccidere

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Ben venga maggio…


...e, a parte il gonfalon selvaggio, finalmente posso ripartire, dopo alcuni mesi dedicati alla manutenzione straordinaria. E allora finalmente un po' di concerti, e altro che finalmente prende il via. L'Occhio del Cor, il bellissimo programma di musiche
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…e, a parte il gonfalon selvaggio, finalmente posso ripartire, dopo alcuni mesi dedicati alla manutenzione straordinaria.

E allora finalmente un po’ di concerti, e altro che finalmente prende il via.

L’Occhio del Cor, il bellissimo programma di musiche di Francesco Landini con LaReverdie, trova nuove piazze a Milano, il 7 maggio, e in Svezia, a Trollhättans, l’11 maggio.

Con Teatro del Vento riprendiamo l’Arboreto Salvatico, lettura da Mario Rigoni Stern, il 16 maggio a Melzo, MI.

Il fine settimana del 17/18 maggio apriamo, ed era ora, le porte alla nostra bella sala prove: Elena Bertuzzi ed io saremo contenti di accogliere chi volesse venire a visitare il luogo dove insegniamo, in via Salisburgo a Verona, con due giorni openday di piccoli laboratori dedicati ai diversi aspetti della voce, per tutto il giorno di sabato e domenica, assolutamente gratuiti – compileremo un calendario apposito, arriveranno aggiornamenti.

A fine mese altri due appuntamenti a cui tengo molto: ritorno in scena il 27 maggio, sempre con Chiara Zocca che pazientemente mi accompagna al pianoforte, con le canzonette veneziane di Antonio Buzzolla: è una rassegna laterale degli Amici della Musica di Verona, che si svolge al Monastero di Sezano – anche per questo evento aggiorno nei prossimi giorni.

E finalmente, molto finalmente, il 31 maggio debutta integralmente il programma Gothique di Ottetto Instabile, alla chiesa parrocchiale di Arbizzano (VR). Per questo evento arriveranno biplani con striscioni e lanci di volantini, più avanti spammerò senza pietà, con tutto lo studio che ha richiesto questa musica meravigliosa e terribile.


No, in realtà non avevo finito, perché dimenticavo di segnalare, ma anche di questo si parla più avanti perché è ancora una cosa diversa, che il 23 maggio canteranno tutte le mie allieve della Scuola Civica di Verona, e fatico a chiamarlo saggio perché in realtà sarà un concerto di musiche settecentesche, accompagnate al clavicembalo da Emanuela Perlini, canzoni da battello veneziane quasi del tutto inedite e arie napoletane dello stesso periodo sicuramente inedite, e penso che sarà una bella serata.

Basta, per ora ho finito 🙂 ci vediamo in uno di questi appuntamenti?

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Arboreto salvatico


L’ “Arboreto Salvatico” è l’opera in cui Mario Rigoni Stern ci racconta gli alberi, creature di terra e di cielo da sempre accanto all’uomo, alla sua storia personale e collettiva. "Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogn
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L’ “Arboreto Salvatico” è l’opera in cui Mario Rigoni Stern ci racconta gli alberi, creature di terra e di cielo da sempre accanto all’uomo, alla sua storia personale e collettiva.

“Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogni mattino e con loro seguo le stagioni; i loro rami quando il vento li muove, come ora, accarezzano il tetto.”


Una lettura con musica, a cura di Teatro del Vento

in scena Chiara Magri, narrazione

e Matteo Zenatti, canto e arpe


Ingresso gratuito

Prenotazioni tel. 02 95738856 o biblioteca.melzo@cubinrete.it

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L’occhio del cor


Com'è noto, Francesco Landini (1325 o 1335 -1397), il più famoso compositore fiorentino e suonatore di organo portativo perdette la vista all'età di 7 anni, ma nonostante la sua tragica invalidità egli eccelse nello studio della musica e di tutte le art
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Com’è noto, Francesco Landini (1325 o 1335 -1397), il più famoso compositore fiorentino e suonatore di organo portativo perdette la vista all’età di 7 anni, ma nonostante la sua tragica invalidità egli eccelse nello studio della musica e di tutte le arti liberali.

Può la condizione di cecità aver condizionato la produzione poetica di Landini?

LaReverdie indaga a fondo su questa ipotesi, con un nuovo originale progetto che presenta sia capolavori ben noti che brani mai registrati fino ad ora, alla ricerca dei segni che potrebbero essere stati impressi nei versi e nella musica di Landini dalla perdita della vista.

Il riferimento agli occhi come tramite privilegiato per l’esperienza amorosa, da topos letterario diventa in molti testi di Landini un doloroso e malinconico espediente poetico per esprimere la lontananza, l’assenza o la perdita della donna amata, che solo l”occhio del cuore” è in grado di immaginare.

ensemble laReverdie

Claudia Caffagni – voce, liuto

Livia Caffagni – voce, viella, flauti

Elisabetta de Mircovich – voce, vielle, ribeca

Teodora Tommasi – voce, arpa, flauti

Matteo Zenatti – voce , arpa, tamburello

in reply to Matteo Zenatti

re: Com'è noto, Francesco Landini (1325 o 1335 -1397), il più famoso compositore fiorentino e suonatore di organo portativo perdette la vista all'età di 7 anni, ma nonostante la sua tragica invalidità egli eccelse nello studio della musica e di tutte le
altra modalità, meglio, ma non legge dell'evento dove si situi, va ben, lo dico qui, siamo in Isvezia, a Trollhättans (mentre la foto del post precedente dal blog si riferiva a un Occhio del Cor a Milano)

Oblomov reshared this.

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dunque dal 2023 il genocidio e la distruzione completa si chiamano autodifesa?


video.wordpress.com/embed/NkuU…

video da MED facebook.com/100075239962413/v…

slowforward.net/2025/04/26/sel…

#Gaza #genocide
#genocidio #Palestine #Palestina
#warcrimes #sionismo #zionism
#starvingpeople #starvingcivilians
#iof #idf #colonialism #sionisti
#izrahell #israelterroriststate
#invasion #israelcriminalstate
#israelestatocriminale
_

#audiovideo #bambini #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MED #ostaggi #Palestina #Palestine #prigionieri #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #video #warcrimes #WestBank #zionism


“self-defense” un par di ⚾️🥎


“self-defense” un par di ⚾️🥎

facebook.com/share/v/1BxSvf33G…

+ 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)
+ oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati,
+ oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report
+ oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)
+ estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)
+ 18mila #bambini cancellati, molti bruciati vivi o fatti a pezzi (calcolo per difetto)
+ blocco di qsiasi #rifornimento (assassinio per #fame e impossibilità di #cure mediche)
+ eccetera eccetera eccetera

MOLTIPLICATO
per oltre un anno e mezzo di bombardamenti di entità maggiore alla devastazione di Hiroshima e Nagasaki sommate

si chiama #genocidio e mira a completare un progetto #sionista di #puliziaetnica che conta circa un secolo di #strategie e prassi appoggiate dal peggio dell’ #occidente #coloniale.


***
(p.s.: c’è chi dice che le #vittime andrebbero moltiplicate per dieci: instagram.com/p/DH-QZ8pNJdQ/)

ah, sto parlando solo di #Gaza. poi ci sono #Cisgiordania e #GerusalemmeEst ovviamente

#armi #bambini #Cisgiordania #coloniale #corruzione #cure #fame #Gaza #genocidio #GerusalemmeEst #giornalisti #massmedia #occidente #Onu #ospedali #Palestina #puliziaetnica #rifornimento #risoluzioni #sanitari #sionista #strategie #vittime


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Le trasformazioni del mondo del lavoro: dal caporalato digitale dei riders alla Direttiva Europea sul lavoro di piattaforma


Convegno 8 maggio 2025 ore dalle 14.30 alle 17. 30 presso FONDAZIONE DELL’AVVOCATURA TORINESE “FULVIO CROCE” – Via Santa Maria n. 1 – Torino
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Segnaliamo un’ interessante iniziativa proposta da Giuristi Democratici Torino

8 maggio 2025 ore dalle 14.30 alle 17. 30

Convegno per approfondire le tematiche sui mutamenti del mondo del lavoro e delle tutele

presso FONDAZIONE DELL’AVVOCATURA TORINESE “FULVIO CROCE” – Via Santa Maria n. 1 – Torino

Cosa ne è stato della vicenda də riders? Nel 2026 saranno passati 10 anni dalle prime proteste də riders in Europa iniziate nelle città di Torino e Londra.

La storia dei ciclo-fattorinə ha suscitato profonda indignazione. Il food delivery, tra paghe a cottimo e caporalato digitale, sembrava aver riportato il mondo del lavoro indietro di un secolo.

Dopo un primo periodo di incertezza (2016-2018), diverse corti europee, dal 2019 ad oggi, si sono pronunciate in modo coerente sulla natura non autonoma del rapporto di lavoro tra ə fattorinə e le società di delivery che organizzano l’attività tramite algoritmi.

Una della prime corti in Europa è stata proprio la Corte di Cassazione con sentenza n. 1663/2020 che ha esteso la disciplina del lavoro subordinato ai/alle riders etero-organizzatə.

In Italia è intervenuto anche il legislatore nel 2019 con la cd Legge riders e nel 2022 con il d.lgs n. 104/2022 per tentare di regolare il settore in tema di adeguatezza del salario, trasparenza dell’algoritmo, discriminazione e sicurezza.

Nello stesso periodo la Procura di Milano in concerto con INL, INPS e INAIL sanzionava le società di food delivery per il mancato pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi e il mancato rispetto della normativa sulla sicurezza.

Eppure, al di là dell’eco mediatica delle proteste e le vittorie nei Tribunali, la condizione di questə lavoratorə non è migliorata.

La maggior parte delle piattaforme del food delivery infatti inquadra i/le riders come lavoratorə autonomə occasionalə e li paga a cottimo.

Anche in materia di sicurezza si è fatto ancora troppo poco: paradigmatico il caso del rider di Bologna che nell’ottobre 2024 svolgeva attività nonostante l’allerta rossa.

Specularmente anche nelle aule di giustizia sono ancora molti i terreni di scontro: dall’erosione del concetto di orario di lavoro, a quello di inderogabilità dei minimi tabellari dei CCNL, alla messa in discussione dell’obbligo di redazione della busta paga o della retribuibilità di alcuni istituti contrattuali (permessi, ferie, etc), fino ad arrivare a licenziamenti “di fatto” tramite il blocco dell’account, a chiusure aziendali e delocalizzazione con generici preavvisi via email.

Peraltro l’avanzamento tecnologico ha creato ulteriori problematiche che occorre portare a dibattito: meccanismi di selezione e graduatorie per l’accesso al lavoro, controllo della movimentazione tramite geolocalizzazione, ma soprattutto l’isolamento dellə lavoratorə, senza alcun contatto con colleghə e superiorə ma solo, a tu per tu con la struttura digitale datoriale e gli obiettivi di rendimento che gli vengono imposti.

Vi è poi da considerare un altro aspetto sicuramente meno noto: il proliferare di “contratti collettivi di lavoro autonomo” in deroga all’art. 2 d.lgs 81/2015 diretti ad escludere l’applicazione della disciplina della subordinazione.

Così è stato, ad esempio, per il “celebre” CCNL Riders sottoscritto dal sindacato UGL a margine del tavolo di trattativa nazionale nel 2020 e dichiarato illegittimo dal Tribunale di Firenze, di Bologna e dalla Corte di Appello di Torino.

Tuttavia non è il solo, nello stesso senso purtroppo troviamo anche il CCNL shopper (i rider che portano la spesa) sottoscritto da NIDIL-CGIL, FELSA-CISL, UILTEMP-UIL e molteplici contratti in deroga per Aziende di call centre e telemarketing.

Il comparto della logistica e la questione dei e delle riders è solo un piccolo frammento della trasformazione del mondo del lavoro già in corso.

Sono sempre più diffusi i settori in cui l’organizzazione del ciclo produttivo e la gestione della forza lavoro viene effettuata da un algoritmo. Ad esempio shopper, corrierə che si occupano della raccolta e trasporto della spesa, o anche dispatchers, personale che controlla il traffico di consegne da remoto.

Ma non solo. Le piattaforme si espandono anche in settori più ”tradizionali” come nel settore dei call centre che svolgono attività di recupero crediti o i servizi di sicurezza e vigilanza.

Nell’UE si contavano nel 2024 oltre 28 milioni di persone che lavorano mediante una (o più) piattaforme di lavoro digitali e si prevede che nel 2025 questa cifra raggiungerà i 43 milioni.

In tal senso, il 23 ottobre 2024 è stata pubblicata la Direttiva Europa n. 2831/2024 relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali che dovrà essere recepita entro il 2 dicembre 2026.

Benché in una formulazione attenuata rispetto al testo originario la direttiva, la direttiva apre nuove prospettive di dibattito sulle tutele non solo in tema di inquadramento e diritti sindacali ma anche di trasparenza algoritmica.

La questione del lavoro di piattaforma sta profondamente modificando non solo le modalità di gestione della forza lavoro ma il modo di pensare il lavoro.

Prioritario in questa fase considerare il progresso come avanzamento combinato di tecnologia e diritti e non lasciar spazio a chi, strumentalizzando la tecnologia, cerca una scappatoia per speculare sul costo del lavoro e sfruttare lavoratori e lavoratrici.

Per queste ragioni, emerge la necessità di ragionare e discutere su questi temi e, in tale ottica, abbiamo ritenuto utile organizzare un:

Convegno per approfondire le tematiche sui mutamenti del mondo del lavoro e delle tutele

8 maggio 2025 ore dalle 14.30 alle 17. 30

presso FONDAZIONE DELL’AVVOCATURA TORINESE “FULVIO CROCE” – Via Santa Maria n. 1 – Torino

Giuristi Democratici Torino

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Apollo (Citaredo) femboy avvistato a Napoli (MANN)!!!


In questo fine settimana, nella città eterna (non Roma, l’altra), si sta tenendo il Comicon… manifestazione che sarebbe sempre simpatico visitare, almeno una volta all’anno, ma a ‘sto giro purtroppo l’occasione mi è zompata (…e non è la prima volta, a dire il vero). Non ho comprato i biglietti con un anticipo decente (buono mai in ogni caso!) come qualche altro anno, perché non sapevo se sarei potuta andare o avrei avuto altri impegni inderogabili tra le scatole (sigh)… e nel fine settimana scorso ci avrei fatto un pensierino, ma poi sono andati sold-out. Pazienza. 😭

Tuttavia, questo è uno dei casi in cui — configurandosi come una rara eccezione alla legge di Murphy — non tutto il male viene per nuocere. Infatti, anche se non ho potuto vedere i femboy al Comicon, ho comunque visto i femboy a Napoli… ossia, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli!!! E si, dico davvero, non sto scherzando; tra le varie cose che c’erano da vedere, tutte di epoca romana, devo riconoscere che una statua in particolare è decisamente intrigante. (…È un femboy, appunto; e non dovrebbe stupire, visto che qui ho già parlato altre volte di femboy nell’antica roma.)
Statua fotografata da davanti-sinistra, foto lievemente filtrata per far risaltare il bianco e il nero.Statua fotografata da davanti-destra.Parte della Collezione Farnese, si chiama “Apollo Citaredo“, in riferimento allo strumento che tiene in mano; appunto, una “cetra”… aggeggio mai sentito, ma questo è. Sulla targhetta, che purtroppo non ho pensato di fotografare (e da cui non riesco ad estrarre il testo dando questa foto alle IA, data la poca risoluzione), viene specificato “figura maschile”… precisazione probabilmente doverosa, perché a guardarla, soprattutto a confronto degli altri soggetti maschili nella mostra, questa tutto parrebbe tranne che maschile! E in ogni caso è molto bella, con il corpo in marmo bianco e l’abito in porfido rosso. ❤️‍🔥
Ho trovato una scheda di approfondimento in PDF sul sito del museo, che spiega dettagli sia interessanti che noiosi a proposito della storia della statua, tra cui alcuni riguardo questa bellissima promiscuità… che ancora una volta ci ricorda che zoomer e millennial non hanno inventato assolutamente una mazza in termini di espressione personale e reinterpretazione della bellezza, e i veri tempi basati erano in realtà quelli dell’impero romano (argomento a cui, da femcel quale sono, penso almeno 9 volte al giorno), a cui davvero si dovrebbe aspirare a tornare, mandando al diavolo sia conservatorismi che progressismi. 🥺

Praticamente, quando questa opera sublime fu scoperta, il tizio lì pensò inizialmente fosse una generica statua femminile… Solo dopo aver analizzato la forma dei capelli (lunghezza particolare a parte) e gli oggetti tenuti in mano, allora collegarono i puntini, e decretarono che è proprio dedicata al dio Apollo… sicuramente provando un po’ di incredulità sotto sotto, visto come lui viene di solito rappresentato in buona parte delle statue — persino in altre dello stesso genere, come si vede su Wikipedia. Però dai… detto francamente, dal dio della musica, della scienza e dell’intelletto, ci aspettavamo davvero qualcosa di diverso? 😹

Ci aspettavamo che fosse un culturista nel senso di palestrato coi pettorali, anziché nel senso di uomo di cultura? Ci aspettavamo che non avesse un seno ben evidente, seppur compatto e armonioso, sotto quella sua veste — che, come molti abiti stilosi di quell’epoca, oggi sarebbe considerata tutto fuorché maschile? Ci aspettavamo che non portasse dei capelli si ben ordinati, ma comunque lunghi e setosi? Assolutamente NO. Chi si aspettava che la verità fosse la storiella incompleta che puntualmente raccontano a scuola, è soltanto un povero illuso; la vera Roma fu questa. 👏

Per concludere, evitando di parlare troppo di cosa Apollo qui raffigurato tiene nella mano destra (quella opposta alla cetra) — che le fonti ufficiali dicono essere un plettro, ma io francamente non ho mai visto plettri per strumenti a corde avere una forma così cilindrica vagamente compatta e un principio di rigonfiamento con una linea in mezzo sulla parte frontale… Ancora una volta: grazie, grazie, eternamente grazie Roma per essere esistita; la tua caduta, la quale ha dolorosamente decretato la morte del culto del bello assoluto e incondizionato, sarà davvero pianta in eterno. 🦩

#antica #Apollo #ApolloCitaredo #dio #femboy #MANN #museo #Napoli #Roma #romana #statua

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Rampage Jackson torna al BJJ con il kimono dopo 20 anni — è ancora cintura blu


Quinton “Rampage” Jackson, ex campione UFC, è tornato ad allenarsi in Brazilian Jiu-Jitsu con il gi dopo oltre 20 anni di pausa. È stato avvistato al dojo di Paulo Gazze Jr a Huntington Beach, in California, dove ha ripreso a indossare il kimono — senza p
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Quinton “Rampage” Jackson, ex campione UFC, è tornato ad allenarsi in Brazilian Jiu-Jitsu con il gi dopo oltre 20 anni di pausa. È stato avvistato al dojo di Paulo Gazze Jr a Huntington Beach, in California, dove ha ripreso a indossare il kimono — senza però avanzare di grado: è ancora cintura blu.

Jackson ha raccontato la sua esperienza durante un episodio del Jaxxon Podcast con Bear Degidio, spiegando il legame affettivo con quella palestra:

“È la prima dove mi sono allenato dopo essermi trasferito dalla mia città, Memphis. Era la vecchia palestra di Fabiano Ihas, poi è arrivato Tito Ortiz con il Team Punishment. Lì è iniziato tutto.”


Dopo oltre due decenni lontano dal gi, Jackson voleva testare le sue abilità:

“Mi sono allenato con un’altra cintura blu e ho fatto bene. Poi ho provato con una cintura marrone e me la sono cavata.”


Ha ammesso che rimettere il gi è stato strano, ma piacevole:

“È stato strano. Ma mi è piaciuto. Sono abituato al no-gi, e comunque non mettevo il gi da più di cinque anni.”


Durante il podcast è stato mostrato anche un video in cui Jackson usa una tecnica insolita: fa girare un compagno per le caviglie. Alcuni avevano ipotizzato fosse un bambino, ma Rampage ha chiarito:

“Era un uomo fatto e finito. Lo faccio da anni.”


Il ritorno di Jackson al gi ha suscitato entusiasmo sui social tra i fan, felici di vederlo riconnettersi con le radici del suo percorso nelle arti marziali.

Resta da capire se questo sarà l’inizio di un ritorno costante al BJJ tradizionale, ma intanto Rampage sembra divertirsi a ritrovare il suo vecchio percorso in kimono

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1485 KHZ (SE OTTO ORE) di Michele Pastrello: quando l’orrore incontra la realtà

Indice dei contenuti

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Se ieri il sudore dei campi cantava Se Otto Ore, oggi, nel disarmonico mondo contemporaneo,
riecheggia lo stesso desiderio di riscatto.

Quando l’orrore incontra la realtà…


Oggi vi parlo del nuovo lavoro di Michele Pastrello che mi ha dato la possibilità di vedere in anteprima il suo horror tra finzione e realtà e di portarvi questa breve, seppur intensa, recensione.
Iniziamo brevemente con la presentazione del film e dell’autore per poi passare alla mia recensione e delle sensazioni che mi ha lasciato la visione.

1485 KHZ (SE OTTO ORE) di Michele Pastrello: sinossi


Italia settentrionale. Friuli Venezia Giulia. Una donna addetta alle pulizie, minacciata dal licenziamento, si ritrova vincolata – dal bisogno di lavorare – ad accettare un incarico insolito: ripulire una casa proletaria in un luogo sperduto tra le montagne. Prima di lei era stata mandata una collega extracomunitaria, di cui si sono perse le tracce. Giunta sul posto, si trova immersa in un silenzio irreale. Le tapparelle sigillate avvolgono l’interno in un’oscurità quasi totale, e l’aria è pervasa da un senso di sospensione. Frugando tra gli oggetti impolverati, s’imbatte in un vecchio volume sulla metafonia scritto da un fisico teutonico. Più il tempo passa, più l’ambiente si rivela non solo isolato, ma profondamente sinistro. Eppure, la necessità di portare a casa lo stipendio la spinge a ignorare ogni segnale d’allarme, rimanendo intrappolata in un luogo che sembra respirare un’eco di presenze invisibili.

youtu.be/yNsoq7OX2D0

Il sito ufficiale: www.1485khz-seottoore-film.com

Informazioni tecniche:


CON LORENA TREVISAN, EMILIANO GRISOSTOLO, MARCO MARCHESE

SCRITTO E DIRETTO DA MICHELE PASTRELLO
MUSICA DI TYPOS E BEAT MEKANIK
DRONE X. OREGGI E R. ONDTISOV
ITALIA 2024 | 2K | DURATA 21’

La Storia dimostra che il potere – qualunque esso sia – non si limita a reprimere, ma freme affinché la tua voce, le tue parole, la tua volontà siano quelle che esso reclama.
Michele Pastrello

youtu.be/yNsoq7OX2D0



Michele Pastrello: il regista dell’horror diventato realtà


Michele Pastrello lavora tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, dei suoi cortometraggi e video artistici ne hanno scritto importanti magazine, da Wired a GQ, da Il Fatto Quotidiano a Linkiesta, da Famiglia Cristiana, Il Manifesto a GreenMe, dal Corriere della Sera a GiornaleOFF e a Il Gazzettino. Ha vinto al PHFFest, al ToHorror, il premio giuria al Tucsia Fest, il primo premio all’Open Festival 2023, menzione speciale al MeetFilmFestival, premio miglior interpretazione al MonzaFilmFest, retrospettive all’AntiPop Festival e a Extramondi 2024.

Ha partecipato tra gli altri al Pifan (SouthKorea), NoirFest, FutureFilmFestival, ArcipelagoFest, IschiaFilmFestival, Monsters – Fantastic Film Festival, LagoFest, FantaFestival, OpenFestival, Taranto Film Festival, WhoLikeShortShorts (USA), NiHilist (USA), Scinema (AU), OffCourts (France), Serbian Fantastic Fest (RS), TiranaFilmFest (Albania) ed altri ancora.

Hanno scritto di lui anche su Indie-eye, QCodeMag, Il Giornale, Rumore, Cinematographe, Coming Soon, Moviestruckers, Birdmen, IlGIornalePop, Rockol, RollingStone, Segno Cinema, Eticamente, Sentieri Selvaggi, MucchioSelvaggio, Dylan Dog, Corriere del Veneto, IlGazzettino, Film4Life, LaTribuna, Quinlan, PointBlank e molti altri.
Il suo mediometraggio, intitolato Inmusclâ (2023), un dramma onirico girato in valcellina e parlato in clautano, è stato distribuito in sala cinematografica a nordest ed è disponibile su piattaforma, su Chili (distribuito da Emerafilm).


L’opera si fa metafora di un meccanismo radicato: la Falsa Coscienza, teorizzata da Marx-Engels e approfondita da Lukács, attraverso cui il sistema inculca negli individui una visione distorta della realtà, facendoli mutare contro i propri stessi interessi.
Michele Pastrello


La mia opinione…


Innanzitutto vorrei ringraziare il regista per la disponibilità e il suo interesse nei confronti dei miei articoli e della mia persona.
Ho avuto modo di guardare il film in anteprima e ne sono rimasta davvero soddisfatta ma allo stesso tempo molto perplessa. Ho studiato in passato cinema e devo dire che è presente uno studio davvero interessante per quanto riguarda la struttura e le scelte registiche.
Il film ha una durata di circa 20 minuti ma racchiude al suo interno dinamiche molto diversificate. Possiamo osservare: la visione della protagonista, l’angoscia del luogo e della donna, il significato intrinseco metaforico del lavoro e dello sfruttamento che fa da sfondo.

Una cosa che mi ha colpito un maniera particolare è l’uso della fotografia e della scenografia. La sceneggiatura è molto lineare, le immagini parlano da sè ed è una cosa che apprezzo particolarmente nel cinema indipendente e di nicchia.

Michele Pastrello è riuscito con la sua semplicità nei chiaroscuri e nell’uso della luce a rappresentare al meglio il contrasto tra l’essere e il dover essere. Il buio interiore della protagonista paragonato con il rosso, metafora del sangue versato e del sacrificio di ognuno di noi.

L’ultima parte del film permette di comprendere al meglio che cosa succede alla protagonista e svelare il mistero dietro quella casa lasciandoci intendere un parallelismo tra lo sfruttamento del lavoro precario e cosa avveniva anni fa alle mondine, da cui il rimando storico nel titolo.

Penso che tutti dovrebbero guardare questo film perchè lascia letteralmente a bocca aperta nella sua originalità, come dico sempre “less is more” e questo è espresso chiaramente dal regista e dalla sua critica verso la struttura politica e non dello sfruttamento.
Mi verrebbe da riassumere la metafora del film con la frase “Lavorare per vivere o vivere per lavorare?” perchè penso che rappresenti il significato di quest’opera.

La mia perplessità iniziale riguardava l’interpretazione del finale scelto dal regista ma poi ho compreso, grazie alle parole del regista, che cosa andava a rappresentare. La mia opinione complessiva resta molto positiva!


Se ieri il sudore dei campi cantava Se Otto Ore, oggi, nel disarmonico mondo contemporaneo, riecheggia lo stesso desiderio di riscatto. Ma il potere incide e reincide costantemente la voce della speranza, manipolandola, perché non si trasformi in una reale possibilità di cambiamento.
Sono mutati i contesti, ma lo spettro della repressione non ha mai cessato di infestare il
presente.

Michele Pastrello


Spero come sempre che questa recensione un po’ particolare vi sia piaciuta, aspetto da voi i commenti o eventuali osservazioni!
Non resta che augurarvi un buon Primo Maggio e una buona visione!

Margherita

#Arte #cinema #film #Horror #recensioneFilm #regista

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oggi, 2 maggio, a roma, allo studio campo boario: serata tino franco (proiezioni dalle h. 17)


proiezioni di materiali video di Tino Franco
cliccare per ingrandire

oggi, 2 maggio 2025, allo Studio Campo Boario (viale Campo Boario 4a)
SERATA TINO FRANCO
proiezioni a partire dalle ore 17
introduzione di Daniela Giombini e Francesco Ramon Franco

nel contesto di piramide channel special edition, a cura di
Francesco Ramon Franco, Alberto D’Amico, Raffaele Brunetti,
Bruno Lo Turco, Massimo Martella

#AlbertoDAmico #archivi #art #arte #audiovideo #BrunoLoTurco #cinema #DanielaGiombini #film #FrancescoRamonFranco #ItalianiNelloSpazio #MassimoMartella #omaggioATinoFranco #PercepireLInvisibile #PiramideChannel #piramideChannelSpecialEdition #proiezione #proiezioni #RaffaeleBrunetti #StudioCampoBoario #TinoFranco #video

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San Berillo: abbandonato dal Comune, curato dalle Associazioni


San Berillo è oggi un quartiere con strade sconvolte e impraticabili, tombini aperti, residenti che hanno difficoltà a raggiungere le proprie abitazioni. La “rigenerazione urbana” prevista dal Piano Urbano Integrato, si è rivelata – fino ad oggi – un disastro, nonostante il sindaco l’avesse descritta come un’occasione per rendere finalmente il quartiere più vivibile e per […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/05/02/san-…

#ComuneDiCatania #OsservatorioUrbanoELaboratorioPolitico #SanBerillo #TrameDiQuartiere

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grazie a tutti i sostenitori di slowforward/differx !


grazie a tutti i sostenitori di slowforward/differx, che attraverso ko-fi e paypal in questi giorni hanno offerto e stanno offrendo contributi fondamentali per la continuazione di un lavoro quotidiano che compie nel 2025 ventidue anni.

il progetto è quello di non smettere mai di informare, e condividere materiali, testi, prose, postpoesia, file video e audio di incontri, link, aggiornamenti, notizie, podcast, pdf, immagini, ricostruzioni storiche, articoli e saggi negli ambiti consueti delle scritture di ricerca, dell’arte e musica contemporanea, della scrittura asemica, della ‘web weirdness’, dell’anarchismo e del Movimento, dei movimenti, del sostegno alla causa palestinese, oltre che di tutte quelle zone meno esplorate della rete, estranee al mainstream e contrarie a quei fascismi e razzismi reali e metaforici che questo tratto di storia sembra moltiplicare.
differx è un demoltiplicatore, slowforward accumula vie di fuga, battaglia e contrattacco.
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“il regno unito valuta con la francia se riconoscere lo stato di palestina a giugno” (‘the globalist’, 30 apr. 2025)


globalist.it/world/2025/04/30/…

UK e il riconoscimento dello Stato di Palestina

globalist.it/world/2025/04/30/…

(“ormai 160 Stati hanno riconosciuto la Palestina”)

#160StatiRiconosconoLaPalestina #Cisgiordania #Gaza #GerusalemmeEst #GranBretagna #Irlanda #Norvegia #Spagna #StatoDiPalestina #UK

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Bürgergeld grande ispirazio per il nonlavorico

instagram.com/reel/DC6zdUCO2_M…
Ogni tanto, dalla vastità dell’Unione Europea si scoprono realtà allucinanti che davvero fanno godere di vivere in questa ridente democrazzia occidentale… ma in realtà non pienamente, perché anche in questo caso il bello sta fuori dall’Italia, e sia io che chi sta leggendo questo post è dunque probabilmente nata/o nel paese sbagliato. Stavolta, il bello viene dalla Germania, dove da circa 2 anni esiste il Bürgergeld; è quello che io chiamerei “Reddito di Disoccupazione“… quindi, mai miglior pretesto ci sarà per condividere questa scoperta se non oggi, subito dopo aver onorato la Festa dei Disoccupati. 🔥

Il nome in tedesco significa letteralmente soldi dei cittadini“… non nel senso che sono soldi che vanno ai cittadini, ma che sono soldi pagati dai cittadini per far vivere gli immigrati (stando a cosa leggo, una parte non piccola proveniente da altri paesi EU, quindi insomma non gente davvero disastrata) senza fare un cazzo! Ti pagano una quota standard per affitto, bollette (entro un limite), ti includono l’assicurazione sanitaria, e ti danno ~550 euro liquidi per il resto (da usare per le vivande, insomma… o Mario Kart World + zuppa di ghiaccio). 🤑

Tralasciando il fatto che già faccia ridere come, a quanto pare, ci sono casi in cui davvero arrendersi a prendere questo bonus ti permetta di vivere meglio di come finiresti a stare lavorando — non solo avendo gli stessi soldi senza però fare nulla, ma in certi casi finendo per avere da parte più soldi — la cosa davvero incredibile è che non ci vedo lati negativi. Stavo per dire che eeeh, vabbè, si, è allettante l’idea di poter vivere per sempre nel rotting, supportati totalmente dallo Stato, fregandosene del dovere morale… però bisogna imparare il tedesco, quindi la spesa emotiva è altissima… 😰

E invece no!!! Lo danno a tutti ‘sto coso, e quando ti chiamano ai centri per l’impiego per le varie pratiche ricorrenti puoi chiedere che ti venga gratuitamente fornito un interprete, a quanto pare! Bisogna aver lavorato per un pochino nella nazione se non si ha la cittadinanza (…quindi, qualche parola di tedesco la si deve sapere, ma non ne servono molte per fare, per esempio, il netturbino o il fattorino); ma, sostanzialmente, passato un piccolo periodo così, si può fare richiesta per il Bürgergeld, e penso vederla senza problemi approvata, se si rispettano i requisiti. 📈

E… il video, che inizialmente mi sembrava troppo bello per essere vero, dopo aver fatto questa piccola ricerca mi sembra probabilmente accurato. Ho qualche dubbio sul fatto che si possano semplicemente rifiutare all’infinito i lavori “strani” (mi chiedo cosa intenda l’attore con questo, ma lasciamo stare) offerti dai centri per l’impiego… ma all’atto pratico credo si possa rimandare all’infinito l’ottenere un’occupazione stabile permanente, perché con questo programma vengono pagati anche corsi di formazione per praticamente tutto; e comunque il sussidio ti spetta anche solo se non riesci ad arrivare a fine mese dignitosamente, quindi se loro ti danno un part-time e tu accetti continui a stare lì. 🤯

Boh, boh… la tentazione di mollare tutto, e passare dall’essere disoccupata per passione a disoccupata professionista (disoccupata per soldi offerti gentilmente da tutti quei cittadini che invece lavorano e pagano le tasse), è davvero alle stelle, dopo aver scoperto questa cosa… Peccato solo che credo io non riuscirei mai davvero a separarmi dalla mia terra per sempre, se in cambio devo andare in quella dove boh, il cielo è grigio perché ancora usano il carbone e la gente parla senza spazi tra le parole. Se qualcun altro si sente un tedesco nato nel paese sbagliato, però, questo Bürgergeld pare proprio la soluzione definitiva. 🤗

#Bürgergeld #Burgergeld #disoccupazione #Germania #Germany #lavoro #reddito


festa lavorante onorata in disoccupazio!


Oggi, nonostante i versi di rabbia dei turbocapitalisti da tutto il mondo, è la Giornata Internazionale dei Lavoratori! …Quindi in teoria io, dal basso del mio culo disoccupato e quindi ben accasciato (e forse persino incollato) sul mio caldo lettino, forse non avrei diritto alcuno a festeggiare… ma all’università hanno pur sempre dovuto dare le ferie a professori e bidelli, dunque anche chi studia (o fa finta di farlo) oggi chiaramente non fatica. (Oggi non fatico.) 😳

Sarebbe bello e rivoluzionario tuttavia, a parte gli scherzi, considerare questa giornata anche come la Festa Internazionale dei Disoccupati… Senza sovrascrivere il significato originale — da ricondursi alle battaglie dei lavoratori per la riduzione della durata della giornata lavorativa, che 2 secoli fa era spesso da suicidio — che penso rimarrà presente e forte, ma giusto perché si, perché no? E, in questa chiave di doppia visione, festeggiano dunque sia i disoccupati, che tutti i lavoratori come gli spetta (per quanto, come ogni anno, pure se questa è sempre occasione per straparlare dei loro diritti, non cambia mai un cazzo; gli stipendi sono sempre da fame mentre i CEO hanno gli yatch, e decine di colletti blu muoiono ogni settimana per via di lavori non in regola, ma la politica da 30 anni dorme). 🎉

Allora, dai, buona Festa dei Disoccupati, che tutto sommato stiamo meglio noi che viviamo come sanguisughe, piuttosto che le persone che in un modo o nell’altro si impegnano tutti gli altri giorni per portare il pane a casa! (So che ce ne sono svariati qui a leggere questo post, di unemployed asses, quindi suvvia, godiamo tutti insieme!) E ad ogni modo, devo dire che come data, il primo di maggio (a numeri 1/5; osservate e godetene) è proprio un giorno perfetto, e a dir poco ispirante, per questo tipo di mood… con questa aria di primavera che ormai è venuta davvero (anche se di vento della rivoluzione non c’è purtroppo nemmeno più il fischio), ma che allo stesso tempo fa tanto venire voglia di marcire… 🥴

E boh, la giornata non è manco finita, ma io credo di aver già adeguatamente girlmarcito oggi, e proprio così concludo (il post, purtroppo, non la giornata). Ancora mi devo lavare, da stamattina che mi sono alzata dal letto alle ore 11 buone, perché mi dovrei fare la doccia oggi, quindi in questo istante sono proprio marcia per bene, tra i capelli oliati e le ascelle fritte… e la mia anima non è da meno, visto che tra le tante cose belle che avrei potuto fare (incluso ulteriore bedrotting…) ho solo programmato. (Quindi… in realtà ho passato la giornata a “lavorare” come sempre, altro che ponte; ma ormai il danno è fatto.) 💔

…Però, attenzione, perché nonostante tutto ho comunque trovato qualche minuto per mettere un post su LinkedIn proprio per onorare la festività… 🎉 How I Celebrated by Unionizing My Houseplants and Outsourcing My To-Do List to a Pack of Sentient Hamsters 🎉 (finito bene).

#1maggio #disoccupato #festa #FestaDeiLavoratori #FestaInternazionaleDeiLavoratori #giornata #GiornataDeiLavoratori #GiornataInternazionaleDeiLavoratori #girlrotting #lavoratori #lavoro #May1st #PrimoMaggio #rotting


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cinque sì al referendum dell’8 e 9 giugno


cittadinanza, diritti, lavoro

referendum 8-9 giugno 2025

#89Giugno #cittadinanza #diritti #lavoro #referendum

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in reply to slowforward.net

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Per la prima volta ad un #referendum l' #8/9giugno 5 milioni di #fuorisede per motivi di studio, lavoro o cura che sono il 10% del corpo elettorale possono votare nel comune di domicilio, ma devo i fare domanda entro #4maggio. Fondamentale per il #quorum 50% #referendum2025

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domani, 2 maggio, a roma, allo studio campo boario: serata tino franco


proiezioni di materiali video di Tino Franco
cliccare per ingrandire

venerdì 2 maggio 2025, allo Studio Campo Boario (viale Campo Boario 4a)
SERATA TINO FRANCO
proiezioni a partire dalle ore 17
introduzione di Daniela Giombini e Francesco Ramon Franco

nel contesto di piramide channel special edition, a cura di
Francesco Ramon Franco, Alberto D’Amico, Raffaele Brunetti,
Bruno Lo Turco, Massimo Martella

#AlbertoDAmico #archivi #art #arte #audiovideo #BrunoLoTurco #cinema #DanielaGiombini #film #FrancescoRamonFranco #ItalianiNelloSpazio #MassimoMartella #omaggioATinoFranco #PercepireLInvisibile #PiramideChannel #piramideChannelSpecialEdition #proiezione #proiezioni #RaffaeleBrunetti #StudioCampoBoario #TinoFranco #video

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festa lavorante onorata in disoccupazio!


Oggi, nonostante i versi di rabbia dei turbocapitalisti da tutto il mondo, è la Giornata Internazionale dei Lavoratori! …Quindi in teoria io, dal basso del mio culo disoccupato e quindi ben accasciato (e forse persino incollato) sul mio caldo lettino, forse non avrei diritto alcuno a festeggiare… ma all’università hanno pur sempre dovuto dare le ferie a professori e bidelli, dunque anche chi studia (o fa finta di farlo) oggi chiaramente non fatica. (Oggi non fatico.) 😳

Sarebbe bello e rivoluzionario tuttavia, a parte gli scherzi, considerare questa giornata anche come la Festa Internazionale dei Disoccupati… Senza sovrascrivere il significato originale — da ricondursi alle battaglie dei lavoratori per la riduzione della durata della giornata lavorativa, che 2 secoli fa era spesso da suicidio — che penso rimarrà presente e forte, ma giusto perché si, perché no? E, in questa chiave di doppia visione, festeggiano dunque sia i disoccupati, che tutti i lavoratori come gli spetta (per quanto, come ogni anno, pure se questa è sempre occasione per straparlare dei loro diritti, non cambia mai un cazzo; gli stipendi sono sempre da fame mentre i CEO hanno gli yatch, e decine di colletti blu muoiono ogni settimana per via di lavori non in regola, ma la politica da 30 anni dorme). 🎉

Allora, dai, buona Festa dei Disoccupati, che tutto sommato stiamo meglio noi che viviamo come sanguisughe, piuttosto che le persone che in un modo o nell’altro si impegnano tutti gli altri giorni per portare il pane a casa! (So che ce ne sono svariati qui a leggere questo post, di unemployed asses, quindi suvvia, godiamo tutti insieme!) E ad ogni modo, devo dire che come data, il primo di maggio (a numeri 1/5; osservate e godetene) è proprio un giorno perfetto, e a dir poco ispirante, per questo tipo di mood… con questa aria di primavera che ormai è venuta davvero (anche se di vento della rivoluzione non c’è purtroppo nemmeno più il fischio), ma che allo stesso tempo fa tanto venire voglia di marcire… 🥴

E boh, la giornata non è manco finita, ma io credo di aver già adeguatamente girlmarcito oggi, e proprio così concludo (il post, purtroppo, non la giornata). Ancora mi devo lavare, da stamattina che mi sono alzata dal letto alle ore 11 buone, perché mi dovrei fare la doccia oggi, quindi in questo istante sono proprio marcia per bene, tra i capelli oliati e le ascelle fritte… e la mia anima non è da meno, visto che tra le tante cose belle che avrei potuto fare (incluso ulteriore bedrotting…) ho solo programmato. (Quindi… in realtà ho passato la giornata a “lavorare” come sempre, altro che ponte; ma ormai il danno è fatto.) 💔

…Però, attenzione, perché nonostante tutto ho comunque trovato qualche minuto per mettere un post su LinkedIn proprio per onorare la festività… 🎉 How I Celebrated by Unionizing My Houseplants and Outsourcing My To-Do List to a Pack of Sentient Hamsters 🎉 (finito bene).

#1maggio #disoccupato #festa #FestaDeiLavoratori #FestaInternazionaleDeiLavoratori #giornata #GiornataDeiLavoratori #GiornataInternazionaleDeiLavoratori #girlrotting #lavoratori #lavoro #May1st #PrimoMaggio #rotting

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la gente che conte


Specchio Mondadori. c’è bisogno di spiegazioni?

bastano i chiodi in copertina.

un callido estratto:

Oh vita, te ne prego
abbi con me la mano
leggera.
Non accanirti contro chi ti ha amato
tanto e senza ragione,
come sempre chi ama amare deve.
D’ora in avanti scendi neve
sui miei capelli già bianchi
e come il vento l’erba
accarezza i miei fianchi.
Lascia che si rimarginino
tutte quelle ferite
che tu mi hai procurato
e non aprirne di nuove.
Poiché fa presto sera,
tu leggera, leggera
abbi con me la mano.
Vedi in che stato sono.
Eppure ti amo ancora.
Eppure ti perdono


Specchio, vedi un po’ tu in che stato sei

#2025 #Conte #GiuseppeConte #poesia #poesiaSiFaPerDire #SpecchioMondadori

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luciana castellina sul ‘manifesto’, 28 apr. 2025: bergoglio etc.


In questo momento di grande tristezza per tanti nel mondo, una moltitudine di cui faccio parte anche io, di una cosa almeno sono contenta, anzi fiera: che sia stato il nostro manifesto nel 2016 a pubblicare e a distribuire insieme al quotidiano un libro che contiene uno dei più belli, e più significativi, discorsi di Bergoglio.
E questo in un tempo in cui ancora era possibile che altra pur paludata stampa uscisse con titoli come questi: «Papa Francesco benedice i centri sociali»; «Bergoglio incontra il Leoncavallo»; «Zapatisti, marxisti, Indignados, tutti dal papa». (In seguito capirono che era troppo impopolare ricorrere a questo tono di ironico sprezzo quasi che Papa Francesco fosse un secondario personaggio qualsiasi, sicché si corressero un poco).

Il libro di cui il nostro giornale si fece editore uscì in occasione dell’Incontro mondiale dei movimenti popolari (Emmp) a Roma, presenti fra gli altri un singolare e fino a poco prima presidente dell’Uruguay e prima guerrigliero Tupamaros, Pepe Mujica, la ben nota Vandana Shiva, assente invece l’invitato Bernie Sanders perché impegnato nella campagna elettorale americana.
Più 99 organizzazioni di 68 paesi, una lista più o meno coincidente con quella dei movimenti che hanno partecipato ai nostri Forum Mondiali dei tempi di Porto Alegre, fra questi non a caso i Sem Terra brasiliani e il loro leader Stedile, analoghi i temi in discussione: ecologia, beni comuni, salario universale.
All’appuntamento dell’anno precedente tenuto in Bolivia l’allora presidente Evo Morales aveva regalato al Pontefice venuto fino a laggiù per presiedere l’incontro una croce composta da una falce e un martello, e si potrebbe dire che quella singolare composizione lignea già a Roma sembrava tacitamente diventata il distintivo degli Emmp.
Ho scritto «si potrebbe dire» perché so che bisogna fare attenzione. E però non si può non prendere atto che il pontificato di Francesco ha impresso alla politica vaticana una svolta di sostanza molto forte e chiara. Bergoglio non è stato infatti solo un papa più caritatevole, impegnato a esaltare generosità e sacrificio.
Il messaggio del suo pontificato è stato direttamente politico, innanzitutto perché ha avuto il coraggio (che ahimè spesso manca a parte della stessa sinistra laica) di indicare con chiarezza il nemico, il colpevole dell’ingiustizia – «quella struttura ingiusta», dominata dal «primato del danaro che collega tutte le esclusioni», «rende schiavi, ruba la libertà», «mitizza il progresso infinito e l’efficienza incondizionata». Il capitalismo, insomma.
La novità principale non sta solo nel vigore della denuncia dello stato delle cose presente, ma nell’identificazione di un nemico storicamente esistente, e, dunque alle contraddizioni che spaccano inevitabilmente la società e che impongono il dovere della lotta se si vogliono superare. Non si possono ignorare (potrebbe non essere la nostra vecchia lotta di classe, ma non si può pensare che il conflitto sia scomparso).
È anche per questo che mi pare così importante l’insistenza di papa Francesco sulla necessità di quanto in questi ultimi decenni si è indebolito: la soggettività, la costruzione di un protagonismo del necessario agente del cambiamento, oggi addomesticato, anestetizzato. La soggettività, insomma.
Agli sfruttati, alle vittime del sistema, il papa adesso si rivolge per invitarli a non restare «a braccia conserte», a «passare – come dice il documento conclusivo dell’incontro di Roma – dalla fase della resistenza a quella dell’appropriazione del potere politico, dalla lotta sociale alla lotta elettorale».
Detta in due parole: capire che la solidarietà è autentica solo se si accompagna alla lotta. E perciò è indispensabile passare dalla carità alla politica, che quelle contraddizioni deve saper superare ma non ignorare.
La frase più esplicita e polemica del papa è proprio questa: «Non serve una politica per i poveri, ma una politica dei poveri». O, come ha ancor più esplicitamente dichiarato parlando ai giovani: «Ragazzi, la carità è una bella cosa, ma serve la politica». Quanto stava a cuore anche a Carlo Marx e dovrebbe stare molto più di quanto non sia all’attenzione della sinistra, oggi.

#Bergoglio #ilManifesto #LucianaCastellina #papa

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La caccia


Questo racconto è stato scritto per la challenge primaverile 2025 di Raynor’s Hall il cui tema era Mele e papere.


Sorge l’alba di un nuovo giorno. O per lo meno dovrebbe essere l’alba. Nulla è più certo da due mesi, quando gli umani hanno fatto iniziare un tremendo inverno nucleare sulla Terra.
Per un giovane corvo è stata difficile, ma fortunatamente era già in grado di volare, a differenza dei suoi fratelli che, in mancanza di mamma e papà, sono morti di stenti. Ma così è la natura: sopravvive il più adatto.
E potendo volare, era facile trovare del cibo, anche a grande distanza dal nido. Nido che cambiava di giorno in giorno, fino a che non ha trovato una zona in cui c’era ancora una grande quantità di cibo. La periferia di una piccola cittadina di provincia era il luogo ideale: gli umani erano fuggiti in fretta, scappavano chissà dove per salvarsi. Qualcuno forse ce l’aveva fatta, ma la maggior parte era morta di stenti, come i suoi fratelli.
Dai rami ormai spogli degli alberi sbirciava attraverso le finestre dei palazzi se ci fossero avanzi di cibo. Quando credeva di aver intravisto qualcosa, volava guardingo su un davanzale: la scarsità di cibo aveva riportato gli umani allo stato di cacciatori e ogni apertura poteva nascondere una trappola.
Molte volte aveva dovuto rinunciare a un pasto dopo aver visto un bagliore vicino al legno delle finestre: tempo prima, un altro corvo era stato decapitato davanti ai suoi occhi non appena aveva aveva varcato una finestra e il fetido umano che aveva preparato la trappola se l’era mangiato.
Osservò guardingo attraverso i vetri rotti della finestra e vide qualcosa che luccicava poco oltre il davanzale. Forse un filo, forse una lama. Non gli interessava saperlo, sapeva che non sarebbe passato da lì. Rinunciare a un probabile pasto, però, era troppo difficile. Doveva trovare un altro modo per uscire.
Anni di esperienza in quella città gli avevano insegnato che gli umani avevano molti modi per entrare negli edifici. La porta d’ingresso era la più ovvia, ma volare vicino alla strada era pericoloso: oltre ai pochi gatti rimasti — estremamente affamati — anche gli umani avrebbero potuto catturarlo.
Poteva cercare un passaggio da un’altra finestra, ma erano troppe, ci avrebbe messo troppo. L’opzione migliore era tentare di cercare un ingresso dal tetto, solo due piani più su.
Volò in alto, tre, quattro metri più in alto dell’edificio per avere una visione d’insieme, quando sentì uno sparo e qualcosa passargli accanto con un fischio. Un colpo di fucile! A quanto pare qualche umano aveva tenuto bene i suoi proiettili.
Iniziò a volare a zig zag, nella speranza di confondere l’umano, che sparò ancora una volta mancandolo, sebbene di poco. Planò rapidamente sul tetto del palazzo, una scelta rischiosa ma necessaria.
Zampettò sulla ghiaia mista a cenere, cercando di fare meno rumore possibile. Sembrava non esserci nessun pericolo. L’unica porta era chiusa, quindi ispezionò i motori esterni dell’impianto di areazione. Ne trovò uno senza pale e planò nel lungo tubo argentato. Non sapeva per quanto fosse sceso, forse solo un piano, forse tre, ma cercò un tubo che fosse posto in orizzontale. Ne trovò uno che sembrava fare al caso suo e planò dentro. Fu difficile atterrare tra tutte le piccola ossa di topi e provò un senso di tristezza a pensare a tutto quel cibo andato perduto. Percorse il tubo, sempre attento a non fare troppo rumore e guardandosi le spalle: tante ossa di topi voleva dire che quella era una via di passaggio dei roditori e non poteva escludere che fosse ancora utilizzata. Quando trovò una piccola apertura, sbirciò fuori.
La stanza era immersa nella polvere, che fluttuava creando strani giochi di luce con i raggi del sole. Nessuno in vista. Diede un colpo alla bocchetta e attese.
Il rumore non aveva allertato nessuno e la colpì più forte fino a farla cadere. Di nuovo, attese, nascosto nel tubo. Quando fu certo che non ci fosse pericolo uscì dal tubo e si avvicinò a una finestra.
Non era al piano giusto; calcolò di essere al piano inferiore rispetto a quello dove si trovava l’obiettivo della sua incursione.
Svolazzò per l’intero piano, cercando un modo per salire. Trovò le scale piuttosto facilmente, anche grazie a qualche umano che si era preso la briga di togliere le porta (quelle più pesanti le avevano tolte per usarle al posto delle porte di ingresso in molti edifici, altri le avevano messe sui loro veicoli per renderli più resistenti) e salì di un piano. Raggiunse la stanza dove aveva intravisto del cibo e si fermò su un lungo tavolo in legno. Sul pavimento erano sparsi diversi cocci di ceramica e vetro, ma di cibo non c’era traccia. In fondo al tavolo, su un vassoio d’argento trovò quel che rimaneva di una mela, su cui stavano pasteggiando dei vermi, gialli e grassi. Si avvicinò, abbassando la guardia.
Vide un bagliore partire dalla finestra da cui aveva sbirciato qualche minuto prima e improvvisamente venne bloccato sul tavolo. Si dimenò, cercando di liberarsi, ma ad ogni movimento il filo si stringeva.
La mano di un giovane umano dai capelli rossi lo afferrò. Gli occhi dell’umano lo scrutavano, mentre il sangue che usciva dalle sue ali lacerate dal filo trasparente colava lungo il braccio pieno di lentiggini del ragazzo.
«Sei un po’ piccolo! Non sei certo un’anatra, ma per oggi almeno mangerò carne!»

#Racconti

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Il cielo del mese: maggio, il cielo come opera d’arte

edu.inaf.it/rubriche/il-cielo-…

[caption id="attachment_12048" align="aligncenter" width="700"] Notte stellata sul Rodano di Vincent van Gogh – via commons[/caption]

Così come il “senso dell’arte” si sposta dall’oggetto alla mente dell’artista, il “senso del cielo”, ovvero il contemplare il cielo stellato, si sposta dall’oggetto celeste alla mente dell’osservatore. Non esistono più metodi o pratiche definite: si può fare arte con qualsiasi linguaggio, si può disegnare e “leggere il cielo” con qualsiasi occhio.

Il recinto celeste è talmente vasto da sembrare praticamente impossibile definirne i confini. Come l’arte, il cielo è letteralmente ovunque e solo la validità dell’idea può rappresentare un appiglio a cui ci si può agganciare per riconoscerne il senso. Come un colpo di pennello netto al centro della tela, rompe l’ovvio, introduce un’intuizione e si inizia ad esplorare uno spazio sconosciuto, in cui nemmeno l’artista – cioè l’osservatore – sa cosa potremmo incontrare.

La volta celeste, come un’artista, suscita curiosità per mondi e idee inaspettate, ci apre porte impreviste, ci invita ad affrontare il futuro senza sapere come sarà, ma con lo sguardo rivolto oltre. Come le opere d’arte contemporanea più valide, il cielo ci pone domande, interrogativi più o meno profondi, prendendo la realtà che viviamo e rimescolandola con elementi imprevedibili fino a lasciarci interdetti. Per questo spesso è difficile comprendere il senso e per questo ci troviamo spaesati di fronte alla sua […]

#costellazioni #giornataInternazionaleDellaLuce #ilCieloDelMese #luce #Luna #maggio #VincentVanGogh

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Questo lavoro non è vita

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Questo lavoro non è vita. La lotta di lasse nel XXI secolo. Il caso GKN

Dario Salvetti e Gea Scancarello

Libro intervista

Fuoriscenalibri

15 novembre 2024

Brossura con alette

192

Il 9 luglio 2021, i 422 dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio (Firenze), fabbrica che produce semiassi per l’industria automobilistica, ricevono una email con la quale viene comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Lavoratrici e lavoratori non restano immobili nella rassegnazione, reagiscono immediatamente, raggiungono i cancelli dell’azienda, presidiati da guardie private, e riescono a entrare. Non lo fanno per rabbia, ma per difendere un diritto e per proteggere il proprio territorio dalla delocalizzazione e dall’impoverimento.
Comincia così la lotta operaia più lunga e più strutturata degli ultimi decenni. Una lotta allo stesso tempo potente e fragilissima, che va conosciuta e sostenuta perché ci riguarda tutti. La mobilitazione, da un lato, vuole opporsi a un abuso e, dall’altro, avvia un corpo a corpo con il capitale di straordinaria forza e intensità. Un corpo a corpo non isolato ma in convergenza con movimenti e lotte che attraversano tutto il Paese, seppur spesso sottotraccia.
Mentre questo libro va in stampa, lavoratrici e lavoratori sono ancora lì, hanno costituito un Collettivo di fabbrica, hanno allestito un loro piano industriale credibile e hanno avviato la procedura di azionariato popolare per sostenerlo, che si è chiusa con oltre un milione di euro di sottoscrizioni.
In questi ultimi anni sono stati pubblicati molti libri che hanno raccontato la crisi e le falle del modello capitalistico di produzione e sviluppo, mancava però ancora un libro sul lavoro, che raccontasse la lotta di classe nel XXI secolo.
Questo libro non è solo la storia di una singola battaglia, ma un manifesto che parla a ciascuno di noi, trasversalmente al proprio mestiere. Perché il lavoro è vita. Ma questo lavoro, sfruttato, sottopagato, che ammala il corpo e la mente, in cui puoi essere licenziato in tronco con una email, non lo è più. È necessario gridarlo con consapevolezza, e farlo collettivamente. (dalla pagina del libro)

Il collettivo di fabbrica GKN


Questo libro è frutto delle lotte del collettivo di fabbrica GKN. Una sottolineatura fondamentale per cercare di entrare dentro questo modo di pensare un mondo nuovo. Un mondo sbocciato come un fiore ribelle nato dal letame di un capitalismo sempre più arido e avido. Un fiore seminato dalla coscienza di classe e che sta convergendo, con altri semi, nel vento di una nuova umanità sempre più necessaria. Recensendo su questo blog pensatori come Graeber e Chomsky, capita spesso di leggere i loro inviti a immaginare forme alternative di lotta. La storia, il presente e mi auguro il futuro della ex GKN (ora GFF) ci offre spunti pratici in questo senso.

Come scrivo qualche riga sopra, questo è un libro collettivo. Anche se sulla copertina risulta il nome di Dario Salvetti, accompagnato nel dialogo e nelle riflessioni da Gea Scancarello, faremmo un torto e probabilmente un dispiacere a Salvetti stesso cercando in una persona (o peggio in un personaggio) il leader o l’uomo da seguire. Svuoteremmo, abbruttiremmo e impoveriremmo l’essenza stessa, la specificità e la bellezza collettiva di questa lotta. Lotta che ha saputo andare oltre GKN. Grazie anche alla sua convergenza con la fase storica che viviamo ormai da troppo tempo.

Narrazioni nuove, nemici vecchi


Il libro fornisce al lettore, soprattutto a chi meno conosce la vicenda, nuovi punti di vista e inversioni di paradigma. Riappropriarsi della narrazione è tanto più necessario quanto più il capitale, come sta facendo con forza da decenni, svilisce e svuota quelli che sono i concetti chiave della lotta di classe. Un pensiero che abbraccia ogni aspetto della vita quotidiana. Sono interessanti alcuni passaggi in cui si prende coscienza della trasposizione dell’importanza della lotta nella realtà giornaliera.

Come se il potere conducesse costantemente una lotta contro ogni singola persona, trattandola come una microazienda da sottomettere al suo volere. In questo modo vince sempre, poiché già essere costretti a giocare al gioco di chi fa le regole è una sconfitta. Il potere alimenta il potere in un continuo parossismo perchè “se la terra è tonda e se il mare è blu, da che mondo e mondo il forte vince e non sei tu (Cangaceiro – Litfiba)”.

[…]È ovvio che hanno dalla loro parte alcuni strumenti importanti, tra cui il fatto di essere lo status quo: a volte possono semplicemente ritirarsi e aspettare che le cose facciano il loro corso. Hanno dalla loro parte anche e innanzitutto il tempo. Ma soprattutto hanno dalla loro parte una verità: per il lavoratore la lotta è qualcosa che va oltre la “normale” vita quotidiana, è un’eccezione, un momento di grosso sacrificio che si fa sperando che qualcuno a un certo punto lo raccolga. Per loro, invece, la lotta contro il lavoratore è la vita quotidiana.[…]

dal libro



Inoltre, in questa fase storica, ci stanno anche convincendo che se perdi, la colpa è tua. Fateci caso:

“La lotta impedisce la ripartenza della fabbrica.”

“Eh! Ma se usciva vestita in quel modo? Cosa pretende?”

“I giovani non vogliono fare sacrifici.”

“Nessuna crisi climatica! La colpa è di chi non pulisce i letti dei fiumi.”

“I vegani inquinano perché mangiano la soia e fanno fallire i piccoli allevatori che amano i loro animali.” (Anche se, mi si permetta la mia personale postilla, li sgozzano, stuprano e vendono per soldi).


La lotta crea, la lotta insegna


[…] Dobbiamo essere bravi a inventare ogni volta qualcosa di nuovo. A continuare in questa eterna azione pedagogica che è la lotta.[…]dal libro

Mi sono ritrovato molto in questa frase. Ho sempre pensato, riflettendo sulle vicissitudini del lavoro in Italia, che uno dei mali principali è stato proprio quello di abbandonare la pedagogia della lotta. Qualcosa che se ci pensiamo è collegata anche all’antifascismo. Ci dicono che sono concetti vecchi, che c’è bisogno di “pacificazione”, che il fascismo è morto 80 anni fa e intanto continuano a reclutare servi, impedire manifestazioni antifasciste e scioperi e proteggere commemorazioni di assassini. Il potere può farlo perchè senza pedagogia della lotta manca la coesione sociale.

Riprendere la pedagogia della lotta è fondamentale per offrire ragionamenti, cause e risposte ai problemi reali delle persone. La lotta crea e insegna che nessuno si salva da solo e che attaccare chi sta peggio porterà solo ad avere due persone che stanno peggio di prima mentre chi li ha messi contro ci guadagna. Inventare e reinventare la lotta di classe, internazionalizzarla nell’intersezionalità allontana le persone in difficoltà dal pensare che il fascismo possa essere una risposta. La lotta addensa la società liquida e disgregata, funzionale al capitale, e crea mutuo aiuto e libertà. Lottare insieme attorno agli stessi bisogni reali, comuni per tutti gli sfruttati, è anche l’unico modo possibile di fare vera integrazione.

“Puzziamo di incontrollabilità”


Per questo motivo la ex GKN, e soprattutto il suo esempio, ha molti nemici. In quattro anni ha mantenuto una coerenza encomiabile non permettendo a nessuna istituzione di mettere il cappello per vincere un’elezione o crescere nei sondaggi. Ha realizzato tre edizioni del festival di letteratura working class. Ha predisposto un piano di reindustrializzazione dal basso credibile e dettagliato e continua a creare valore in tanti modi. Partendo dal presidio ancora attivo a Campi Bisenzio e in giro per l’Europa. Soprattutto sta diffondendo un’idea pericolosissima per sottrarsi e sottrarci alle regole del potere: “immaginare il tempo altro per uscire dal qualunquismo consumista del salario”. Mi auguro che questa lotta rimanga il più orizzontale possibile resistendo alla tentazione di cercare la risposta in una classe dirigente verticale o qualcosa di simile. Solo imparando dalla storia si può scrivere una nuova storia.

La libertà non è un lusso


Per questo paragrafo finale metto a confronto due citazioni che stimolano una riflessione.

La libertà inizia quando riusciamo a liberarci dal regno delle necessità.

Dario Salvetti tratta dal libro

“Il lusso è la necessità che inizia quando la necessità finisce.”


attribuita a Gabrielle Coco Chanel

Notiamo certamente un punto in comune; la necessità. Ma considerando che la seconda frase è spesso utilizzata (forse superficialmente) per giustificare la tendenza verso bisogni indotti e per loro natura effimeri, potremmo riflettere su cosa davvero è importante. La pienezza e la ricerca dell’evoluzione individuale che può darci il tempo liberato dalle necessità o la creazione di necessità che tali non sono e che ci mantengono prigionieri?

#autogestione #collettivoDiFabbrica #gkn #lottaDiClasse


Noam Chomsky: la forza della ragione contro il potere

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La ragione contro il potere

Noam Chomsky e Jean Bricmont

saggio

Ponte alle grazie

2019

137

Noam Chomsky, in dialogo con Jean Bricmont, analizza il rapporto tra ragione e potere in un mondo dominato da ingiustizie e controllo. Attraverso due interviste illuminanti, l’intellettuale americano riflette su temi cruciali come politica, scienza, religione e giustizia sociale, invitando il lettore a resistere alla passività e a riscoprire la forza della ragione come leva per il cambiamento e la speranza per un futuro migliore.

Noam Chomsky


Noam Chomsky, nato a Filadelfia il 7 dicembre 1928, da una famiglia ebraica, è un linguista, teorico della comunicazione, cognitivista – il suo pensiero in contrapposizione con quello comportamentista, nell’approccio alla psicologia, afferma che l’acquisizione del linguaggio negli esseri umani è una predisposizione innata di ognuno – attivista politico statunitense, è uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale mondiale.

Jean Bricmont


È un filosofo e fisico belga. Professore all’Università Cattolica di Lovanio (UCLouvain). Dal 2004 è membro della Divisione delle Scienze dell’Accademia Reale del Belgio. Bricmont è un attivista razionalista. Ha criticato le visioni postmoderniste della scienza insieme ad Alan Sokal, con il quale ha scritto Fashionable Nonsense (1997). Ha anche criticato l’imperialismo e difeso la libertà di espressione, adottando una posizione sulla questione simile a quella di Noam Chomsky (Fonte wikipedia).

Che cos’è la ragione?


In questo testo, Chomsky espone in maniera lucida e brillante il suo punto di vista riguardo argomenti dibattuti da sempre: cosa può la ragione contro il potere?
La ragione è etica, è guardare analiticamente, con acume e intelletto, con pensiero razionale fatti e azioni mantenendo la capacità di un giudizio onesto, indipendente dal grado di coinvolgimento o di profitto. La ragione è la forza della mente che prevale sulla forza violenta.

Che cos’è il potere?


Il potere è avere l’autorità e la possibilità oggettiva di agire. Tuttavia il suo significato è molto esteso, con una accezione spesso negativa. Che cosa può la ragione contro il potere? Albert Einstein ci ha detto che: “L’amore del potere non vale niente, il potere senza amore è l’energia spesa invano”.

Pascal


È stato un matematico, fisico, filosofo e teologo francese. Pascal mostra l’impressionante potere di tradurre gli eventi del cosmo in formule matematico-geometriche.
La ragione rivela all’uomo la sua condizione compassionevole: sommità di tutto il creato ma incapace di dare un senso ultimo alla sua vita. Così all’interno dello stesso regno della ragione nasce l’esigenza della ricerca del trascendente. Razionalismo e Scetticismo sono i due poli opposti che tentano di risolvere umanamente il problema del trascendente. Ma entrambi falliscono davanti all’enigma dell’esistenza umana. Il primo è incapace di convincere definitivamente uno spirito realmente critico, il secondo chiude l’uomo nella spirale auto-distruttiva dell’insensato divertissement. Perciò l’unico vero atteggiamento ragionevole per l’uomo è la ricerca, il rimanere in ascolto, l’apertura del cuore anelante. (Fonte: disf.org/pascal-non-solo-scomm… )

Perché citare Pascal?


Perché citare Pascal? Nella prefazione Bricmont spiega la “presenza” di Pascal:
Chomsky fa spesso riferimento a quella che definisce una versione modificata della scommessa di Pascal, la quale serve a rispondere alla domanda: «Perché agire a livello politico o sociale? Abbiamo la certezza che sia utile?» Nella prima intervista la sua risposta è questa: «Se rinunciamo alla speranza e ci rassegniamo alla passività, faremo in modo che accada il peggio; se invece conserviamo la speranza e ci diamo da fare perché le sue promesse divengano realtà, allora le cose potranno migliorare».

Chomsky espone i suoi pensieri sul potere sempre e comunque: “Palestina e Israele: che fare?” raccoglie una serie di conversazioni tra Chomsky e Pappé, curate da Frank Barat; anche quando gli argomenti sono scomodi: 2 Minuti all’apocalisse – Guerra nucleare e catastrofe ambientale.

Trama del testo “La ragione contro il potere”


Il testo è composto da due interviste a Chomsky realizzate da Bricmont. Chomsky formula ed espone il suo punto di vista come sempre con estremo acume e intelletto il forte legame tra ragione e potere: che cosa può l’umanità senza la ragione? La ragione, l’ultimo barlume, l’ultima speranza contro un potere corrotto, marcio e usato per uno scopo bieco e malvagio, adoperato solo come tornaconto personale. Tuttavia Chomsky utilizza l’ottimismo per infondere la speranza: ognuno può migliorare, il potere può essere cambiato, in fondo “volere è potere”, il potere della ragione sulla forza.

Chomsky e gli argomenti trattati nella prima intervista

Il programma alimentare


Il Programma alimentare mondiale (PAM) dell’ONU ha fatto sapere che dovrà ridurre gli aiuti alimentari del 20-25% perché i contributi dei paesi donatori sono diminuiti bruscamente a causa della situazione nei paesi ricchi, dove il salvataggio delle banche è una priorità ben più importante che non aiutare oltre un miliardo di persone minacciate dalla fame, una cifra che secondo il PAM è aumentata di oltre cento milioni lo scorso anno. Quanta importanza questo tipo di crisi abbia per l’Occidente si evince dalla copertura mediatica sui suoi mezzi d’informazione: alle dichiarazioni del PAM il New York Times ha dedicato quindici parole, a pagina dieci, nella sezione «Brevi dal mondo».Antonio Gramsci sulla necessità di conciliare il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà, potremmo pensare, in base al pessimismo della ragione, che la crisi finanziaria sarà risolta in un modo o nell’altro e la struttura istituzionale fondamentale rimarrà pressoché intatta. Probabilmente è corretta la previsione del presidente del prestigioso studio legale Sullivan & Cromwell: «Dopo aver ricevuto miliardi di dollari dei contribuenti, Wall Street uscirà dalla crisi in uno stato molto simile a quello in cui si trovava prima del crollo dei mercati».

L’ America latina


Chávez è stato demonizzato, con toni che hanno rasentato l’isteria; le critiche non poggiano su motivazioni legittime ma scaturiscono dal ruolo di primo piano che egli riveste nell’integrazione latinoamericana e nella redistribuzione delle ricchezze tra i poveri del Venezuela. Sono cose che spaventano le élite americane e il loro governo, che si vedono privati dei loro tradizionali mezzi di dominio sull’America latina: la violenza e lo strangolamento economico.
I due più efficaci sono l’invasione indiana del Pakistan orientale (l’attuale Bangladesh), che mise fine a orribili crimini, e l’invasione vietnamita della Cambogia con cui furono cacciati i khmer rossi […]

Pol Pot


La destituzione di Pol Pot da parte dei «prussiani d’Asia» (i vietnamiti) fu molto più dura: non soltanto gli americani li condannarono e sanzionarono, ma appoggiarono l’invasione cinese del Vietnam per punirli di aver messo fine ai crimini di Pol Pot, che in quel momento erano al culmine. Gli Stati Uniti e il Regno Unito diedero immediato sostegno militare e diplomatico al regime dei khmer rossi, divenuto da quel momento «Kampuchea democratica».

La fede religiosa


Talvolta invidio le persone che hanno una sincera fede religiosa. Mi rendo conto di quanto possa essere confortante e anche di come possa unire le persone in una comunità; un elemento che purtroppo manca nella nostra società alienata e atomizzata. Parlando della più grande democrazia del mondo, che oggi deve vedersela con il fondamentalismo indù e musulmano, Arundhati Roy ammette che gli estremisti religiosi… […].

La sinistra laica


La sinistra laica – continua – non si occupa più di questi bisogni e desideri come faceva un tempo, e anzi si è «ritirata in uno spazio intellettuale inaccessibile, nel quale temi antichi sono oggi dibattuti in un linguaggio arcaico che ben pochi comprendono», o secondo una variante postmoderna ancor meno comprensibile. Questa analisi può applicarsi anche al resto del mondo. Contrariamente alla nuova ondata di militanti atei, non riesco a immaginare come si possano impartire lezioni di epistemologia a una madre in lutto che spera di rivedere un giorno suo figlio, e spiegarle che le sue credenze si basano sul nulla. Nella misura in cui un credo religioso non danneggia gli altri, dovrebbe rimanere nella sfera del privato. È vero, può diventare pericoloso; ma lo stesso vale per il culto laico, eppure quasi religioso, dello Stato, che abbonda nelle classi intellettuali, anche tra coloro che si affrettano a negarlo.
Che fare? Non c’è la bacchetta magica o una ricetta speciale, solo i metodi consueti dell’educazione, della mobilitazione, dell’attivismo adattati alle circostanze specifiche.

Gli argomenti trattati nella seconda intervista


La seconda intervista si compone di due parti, la prima si focalizza sulla politica; la seconda sulla filosofia e la scienza. In ciascuna parte le domande sono numerate, e comprendono alcune sotto-domande.

#chomsky #controinformazione #ponteAlleGrazie #saggio


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collegaggio dentro per il lavoranto shitpostante (provo LinkedIn per meme)


Allora… non sono passati neanche 2 giorni dalla mia caduta dell’altra sera, ma ecco che già ora mi metto in condizione di scavare ben oltre il fondo. Dopo l’account Duolicious per scalare malamente le connessioni sociali, ho pensato che è il caso di crearne anche uno per maxxare quelle lavorative… o qualcosa del genere. Quindi, dopo averci pensato così così ieri sera, nel pomeriggio passato ho creato un account su LinkedIn; e ora purtroppo non si torna più indietro, ma anzi bisogna andare fino in fondo, soffrendo per tutto il resto della vita se necessario. 💀
💖💣, [29/04/2025 22:18]ora per il meme dopo Duolicious mi registro su LinkedIn[...], [29/04/2025 22:20]ti metti sul mercato dei rapporti personali e lavorativi nello stesso giorno? 😱 finirai per fare tutto prima di pallìt.me/c/1519410362/394116
Ehh, già. Per un’ennesima volta ho ceduto alla noia accumulatasi a partire da una mattina intera all’università, culminata in quest’ultima discutibile decisione social per mezzo del classico calo di zuccheri post-ritorno a casina, e, una volta accettato l’ennesimo contratto sulla privacy che non leggerò, sono stata immediatamente catapultata nel mondo del lavoro, quello vero. Eccetto che, in questo caso, l’atterraggio doloroso non è stato, perché la mia è francamente più un’infiltrazione che un’entrata genuina. 😄

In altre parole, no, non sono uscita anche di cervello oltre che di anima: ho creato questo account su LinkedIn praticamente solo per shitpostare; per vedere insomma se riesco a divertirmi alla mia solita maniera, ma con delle variabili lievemente diverse. Vorrei vedere quanto riesco a spingermi con lo scrivere giornalmente post ed articoli ficcando l’assurdo nel classico stile corporate, creando copypasta e non solo. (E, perché no, prendere eventuali cose buone che possono venire senza che io le cerchi attivamente; sia mai che a qualche azienda disperata salti in mente di assumermi come social media manager!) 😳
[...], [30/04/2025 22:03]immaginati essere social media manager per un'azienda che ti paga per dire stronzate vere e commentare da pirla ai commenti che ricevi....e sei pagato 😭💖💣, [30/04/2025 22:16]vuoi vedere che memando su LinkedIn mi costruisco for real un CV?[...], [30/04/2025 22:17]sarebbe funny 🤣[...], [30/04/2025 22:18]e trovi lavoro prima di qualcun altro💖💣, [30/04/2025 22:18]sarebbe godurioso...💖💣, [30/04/2025 22:19]"How I got a good job at a tech company thanks to Bombocat"t.me/c/1519410362/394776
Quindi, mentre certamente non so come e quando finirà questa avventura in quello che definirei il social network pirandelliano per eccellenza, dove tutto — e dico davvero tutto, il 100% dei contenuti — è naturalmente presentato da riciclatissime maschere anziché univoche entità genuine, penso che per me inizi già bene. Non in termini numerici eh, avendo ancora una miseria di impressioni e lo zero assoluto di interazioni, ma diciamo che se sto facendo questo è perché ho tempo da perdere, quindi sarò paziente a riguardo… 😤

Sfruttando l’eccessiva entropia generata dal mio cervello stasera, il che ha portato allo sviluppo di una piccola idea insensata, prontamente dunque raffinata e distillata sotto forma di testo strutturato grazie alla parziale mano di ChatGPT, ho fatto già il primo articolo! When Bombocat Crashes Your CI Pipeline 🐱💥 (Or: How a feline saboteur forced us to build the ultimate essential quarantine protocol — and the valuable lessons we learned along the way.)… (Lettura obbligata per i CI engineer!)

Cosa sarebbe “il bombocat”, immagino che potreste chiedervi? Ah non lo so io, lo ha inventato l’entropia della mia mente, che ha detto che è tipo un gatto bomba, però non è però stata molto chiara sui dettagli, né mi ha dato un’immagine visiva coerente… e non so quindi davvero dove io possa aver mai sentito questa parola; cercandola sul web esce, ma per cose che non c’entrano nulla. Poco male: stasera, su LinkedIn, il bombocat è uno strano pezzo della codebase che è finito nella monorepo aziendale e ha iniziato a causare bordello, facendo detonare gli artefatti della CI al posto di installare le dipendenze di build… e chissà le prossime.

#Bombocat #corporate #LinkedIn #meme #shitpost #shitpostare #shitposting #social #socialmedia

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Trump a capo del (suo) mondo


6 minuti

Megalomania e idiozia


Donald Trump continua a mostrare grande sfaccettature tipiche delle figure dittatoriali. Se questo non è evidente per tutti probabilmente c’è un grande problema di onestà intellettuale. Il 28 aprile The Atlantic ha rilasciato un’intervista fatta al presidente degli USA che, senza velare cenni megalomani, ha detto «I Run the Country and the World». Ovvero, “io governo il Paese e il Mondo”.

Al di là dell’idea di essere a capo del Mondo, cosa decisamente falsa che purtoppo è creduta da molti, c’è un altro aspetto più ricorrente ed interessante. Tipico soprattuto dei dispotismi. Ovvero l’accentramento e l’attezione pressante sulla propria figura. Tutte le strade portano a Donald Trump e tutto deve essere fatto a sua immagine e somiglianza. Infatti ha ripulito l’amministrazione sino a poter affermare che: «Non ci sono più persone che mi bloccano». Gli Stati Uniti d’America sono il suo giocattolo, sono i suoi Stati Uniti d’America e non il Paese che governa su concessione del voto degli statunitensi.

Il salvatore della Patria


Tutto si risolve e si deve risolvere la sua persona. Sì, in questo caso specifico, quello dispotico-dittatoriale, la politica è un affare personale. A venire criticata è la persona e soprattutto a venir adorata è la persona. L’immagine del salvatore che giungere a portare in salvo un popolo sconfitto e ferito. «Make America Great Again».

Per non parlare del discorso tenuto il 2 aprile rinominato Liberation Day in cui ha messo retoricamente in scena tutti gli espedienti tipici della figura del redentore e del salvatore:

«April 2, 2025 will forever be remembered as the day American industry was reborn, the day America’s destiny was reclaimed, and the day that we began to make America wealthy again».


L’idea della rinascita, del ritorno ai vecchi fasti, alla vendetta contro i sopprusi subiti negli anni, la liberazione dai cattivi oppressori, ecc… Tutto inventato di sana pianta ovviamente. Perché nei decenni precedenti sono sempre stati gli USA a commettere ingerenze nei confronti delle altre Nazioni nel mondo. I grandi importatori di pace e democrazia, con bombe, armi da fuoco e soprattutto guerre combattute fuori dal loro territorio. Perchè se ci devono essere morti per la pace e per la democrazia è bene e meglio che non siano statunitensi. Gli USA sono da sempre pro-guerra per la pace, però preferibilmente fuori casa loro. Lontano. Dove non possono subire danni o essere colpiti. Chiedete anche al premio Nobel per la pace Barack Obama.

Trump, ora, si è invece cimentato in una guerra di dazi, iniziata proprio col Liberation Day. Dazi usati come strumento politico-“religioso” per risanare i debiti e giustiziare comunità politiche come l’Europa che a detta di Trump: «EU is very bad to us». Inventandosi anche l’idea che l’Europa sia stata creata apposta per aggredire e danneggiare gli USA. Quando invece sono stati proprio gli USA, tramite il Piano Marshall, a ridare forma (in tutti i sensi) con aiuti e finanziamenti politico-economici all’Europa del dopoguerra.

Insomma, Trump usa come armi mediatiche principale l’accentramento dell’attenzione sulla propria persona e la creazione di mostri e di nemici che la stessa propria persona è stato chiamato a sconfiggere per salvare gli USA e il Mondo.

Non a caso Trump non ha perso l’occasione di definirsi, durante il discorso inaugurale, come il prescelto e affermando che fu salvato dall’attentato proprio da Dio per poter salvare l’America:

«I was saved by God to make America great again».


Idolatria fantasma


No, Trump non ha avuto tutto questo successo e seguito mediatico che sperava. O di cui tutt’ora è convinto.

Oltre 100 università hanno fatto causa a Trump per ingerenza politica, soprattutto dopo i tagli e le restrizioni contro gli atenei. Come le folli politiche di selezione, essenzialmente, razziale degli studenti e altre pazzie.

Anche i grandi magnanti della tecnologia come Bezos, Zuckerberg e lo stesso Musk dopo i dazi hanno preso un po’ le distanze. Soprattutto perché a causa dei dazi hanno subito un crollo economico non indifferente. Come riportato da Open:

«Per Meta di Mark Zuckerberg i dazi sono stati la causa principale di un crollo pari al -9%, quantificato con una contrazione della fortuna personale del newyorkese di 18 miliardi di dollari. Numeri simili anche per Amazon, -9% e 16 miliardi in meno di patrimonio rispetto a due giorni fa per Jeff Bezos. C’è poi il capitolo Elon Musk, che negli ultimi mesi ha visto con i suoi occhi il suo patrimonio picconato di 100 miliardi a causa della sua attività politica al fianco di Trump».


Per non parlare delle manifestazioni contro l’amministrazione Trump come: «Hands off»; quelle di New York, Chicago e Washington; «50501» ovvero “50 proteste in 50 Stati in un giorno”…

Tutti bugiardi, tranne me


Per il Washington Post e Cnn il gradimento di Trump tra la popolazione è il più basso della storia per i primi giorni di una presidenza (rispettivamente al 39% e al 41%).

Sky tg24


Ai sondaggi Trump ha prontamente risposto: «Non abbiamo più una ‘stampa’ libera e onesta in questo Paese. Abbiamo una stampa che scrive brutte storie e che imbroglia, alla grande, sui sondaggi. È compromessa e corrotta. Triste!».

Ovviamente, tutto ciò che non è a suo favore o che non lo elogia è frutto di distorsione della realtà. Il fatto è che sembra che le persone si stiano accorgendo che l’unica realtà distorta, la più distorta, è proprio quella della propagnda trumpiana.

Giusto per farvi capire. Nell’intervista rilasciata a The Atlantic a Trump è stato chiesto cosa potrebbe accadere se dovessero accadere degli errori riguardanti le deportazioni che stanno avvenendo. Ovvero, cosa accadrebbe se venisse deportata una persona sbagliata. La risposta è stat la seguente:

«Lasciatemi dire che niente sarà mai perfetto in questo mondo». (TGcom24)


Domani qualcuno arriva e bussa alla vostra porta. Voi aprite. Vi prendono e vi accompagnano fuori da casa vostra. Il giorno dopo siete deportati come clandestini in un altro Paese. Magari in una prigione di massima sicurezza con altri detenuti pericolosi. Tutto sommato al signor K de Il processo di Kafka non era anadata così male. Almeno non aveva Trump.

Ma prima di concludere facendo sembrare una mera lamentala, vorrei ricordare, come già fatto precedentemente, che queste amministrazioni e personaggi non arrivano dal nulla. Il silenzio, la propaganda, l’accettazione e la demagogia portano a queste conseguenze.

Deportazioni arbitrarie. Razzismo. Dazi. Guerre. Repressioni. Mistificazioni e complottismo.

Se voi siete a favore di tutto ciò allora mettevi pure in fila e aspettate col sorriso che l’amministrazione che avete votato venga a prendervi a casa vostra e a deportarvi perché a loro sta bene così senza che ci sia una valida giustificazione legale.


Riferimenti



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Chiesa e Stato, Fedeli e Cittadini


7 minuti

Questo articolo si proprone di riflettere sugli eventi e le polemiche avvenute in riferemento al 25 aprile e lo “scontro” tra i festeggiamenti e il lutto nazionale per la morte del Papa. Viene volontariamente pubblicato dopo i festeggiamenti per poter ragionare a mente fredda su quanto accaduto.

Stato laico


Cinque giorni di lutto nazionale per la morte di Papa Francesco non sono adeguati ad uno Stato che si dichiara e che è laico. Ogni fedele, credente, religioso è libero di ricordare e di onorare la perdita del Santo Padre. Questo però non deve in alcun modo il funzionamento e la vita dello Stato e dei cittadini italiani. Se un cittadino italiano cattolico vuole e dedice di onorare il Papa col silenzio in un lutto di cinque giorni è libero di farlo.

Il punto è che questo non è un lutto della Nazione, ma un lutto della Chiesa. Se la Chiesa dispone un lutto di giorni, allora ogni credente e fedele sarà chiamato a rispondere in quanto facente parte alla comunità che ha subito la perdita di una figura cardine. Ma l’Italia in quanto Nazione e Stato non ha subito alcun tipo di perdita. Non è venuto meno una figura come Mattarella, La Russa o Meloni. Poi che Chiesa e Italia abbiano un forte legame è un altro conto. Che vorrei ricordare è tutt’ora forte grazie alle convenienze politiche dovute alla stretta dei Patti Lateranensi tra Chiesa e il fascismo di Mussolini.

Comunque, è giusto ricordare perché è così importante festeggiare il 25 aprile. E perchè il 25 aprile è così importante per la nostra memoria nazionale e, oserei dire soprattutto, umanitaria.

Antifascismo


Il 25 aprile è antifascista. Essenzialmente è contro il fascismo, non solo quello italiano, ma qualsiasi forma di dittatura e di governo totalitario che si fonda e si giustifica tramite l’uso della violenza.

Forse, è importante ricordare ai nostalgici o ai simpatizzanti che a loro è possibile esprimere la loro opinione (molto criticabile) soltanto perché questo Stato non è fascista. Mussolini da buon retore e grande demagogo scriveva:

«E se la libertà dev’essere l’attributo dell’uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. È per la sola libertà che possa essere cosa seria, libertà dello Stato e dell’individuo nello Stato».

B. Mussolini, Scritti e discorsi, Feltrinelli, Milano, 2022, p. 481.


La libertà di cui parlava il dittatore italiano non consiste niente meno che nella servitù volontaria di cui abbiamo già trattato. Nel fascismo libertà e completa cieca obbedienza allo Stato coincidono. Per capirci: sei libero di obbedire agli ordini. L’alternativa all’obbedienza volontaria è l’obbedienza forzata dalla violenza. Oppure, la morte.

Riassumendo, in uno Stato fondato e giustificato sulla e dalla violenza, in uno Stato fascista, la libertà si declina progressivamente diminuinendo in queste modalità: obbedienza, tortura e morte.

Il 25 aprile si manifesta contro lo Stato violento, è il rifiuto della violenza come fondamento della vita di una comunità.


Liberazione e rispetto per i defunti


Il lutto c’è. La morte di un personaggio come Papa Francesco significa tanto. Sia per il mondo cattolico quanto per quello laico. Le riforme fatte dall’ex potefice sono molte e con un fortissimo significato di sfida, riforma e progessismo. Soprattutto rispetto ai suoi predecessori. Perchè, dobbiamo ricordare, senza che questo diventi un alibi, che Jorge Mario Bergoglio era comunque un uomo. E in quanto tale doveva rispettare e muoversi entro limiti politico relazionali. Tra questi vi era la condizione di essere successore di una certa linea politica cattolica. Il che semplicemente significa che non poteva distaccarsi troppo o troppo drasticamente dalle posizioni attuate e prese da Papa Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger).

Questo però non significa che per la perdita di una grande personalità si debba allonta silenziare il ricordo della riconquista della libertà dello stesso Stato che permette una libera professione di fede nonstante si dichiari laico. La morte di migliaia di persone che hanno perso la vita per difendere e riprendere la libertà dell’Italia.

Onore e rispetto per Papa Francesco. Onore e rispetto che però non devono essere assolutamente sfruttati come strumento per silenziare il ricordo di una rumorosa e sanguinosa pagina nera della storia italiana. Questo significherebbe mancare di rispetto ai partigiani, ai cittadini italiani e non italiani, tanto quanto allo stesso Bergoglio.

Non è accettabile alcun tipo di silenzio contro la violenza


Il fascismo è stato un erroe che non è nato dal niente. I venti, lunghi e infiniti, anni di regime si sono costruiti col silenzio. La passiva accettazione di repressioni, violenza, censura… Accettazione passiva soprattutto di movimenti politici e di alleanze politiche di convenienza. Nella serie TV M – Il figlio del secolo (ripresa dall’omonimo libro di Antonio Scurati) viene ben messo in mostra come il fascismo si sia insinuato pian piano nel governo per convenienze, pigrizie e soprattutto silenzi inopportuni.

Ora, questo articolo esce dopo il 25 aprile e non ha niente a che vedere con una critica agli onori e alle celebrazioni fatti a Papa Francesco. La critica è mossa verso alle modalità e agli intenti di portare silenzio, a dimenticare e ad alleviare cosa è stato il fascismo. E non possiamo dire altro se non che è stato un errore tragico e comune dovuto al silenzio di troppi (come la Secessione dell’Aventino) e alle convenienze di pochi.

Apologie e reati


Nell’art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione si condanna ogni forma di apologia al fascismo. L’apologia consiste nell’esaltare o nel difendere pubblicamente, un’azione riconosciuta reato dalla legge. Dunque, ogni forma pubblica di esaltazione o di difesa del fascismo è reato secondo la Legge italiana.

Eppure ogni anno vanno in scena pubblicamente apologie per le camice nere. Anche quest’anno sulle sponde del lago di Como a Dongo si è tenuta una manifestazione nostalgica. Poi nostaligia di cosa? Della violenza? Del dispotismo? Della pseudoscienza? Della demagogia? Dell’ignoranza? Delle false promesse? Delle torture?

Però il problema è un altro. Che l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sia intervenuta e abbia contro manifestato è un bene. Ma la domanda che sorge spontanea è un’altra. Dove sono le autorità dello Stato che devono sanzionare il reato? Così come accadde il 22 marzo 2019 al Cimitero Monumentale di Milano, nessuno intervenne. L’intervento venne successivamente con la rimozione della targa apologetica dopo la segnalazione della stessa Anpi.

Dove sono le autorità competenti, la polizia, i carabinieri… quando vanno in scena i cortei e le manifestazioni fasciste che sono reato?

Perchè bisogna dirlo e dobbiamo dirlo. Oggigiorno in questo stato che è per costituzione antifascista si caricano gli studenti ma si lasciano manifestare in tranquillità i neofascisti.

Non possiamo e non dobbiamo tacere. Perché tutto l’orrore del ventennio nero è nato dal silenzio e dalla accettazione della violenza. E noi non possiamo e non vogliamo accettare la violenza.

Condividete!


Riferimenti


Sui cinque giorni di lutto nazionale.

25 aprile festa della Liberazione d’Italia.

Patti Lateranensi.

M – Il figlio del secolo (miniserie televisiva).

Le riforme attuate da Papa Francesco.

Secessione dell’Aventino.

B. Mussolini, Scritti e discorsi, Feltrinelli, Milano, 2022.

E. De La Boétie, Discorso della servitù volontaria, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2024.

La foto in evidenza è stata recuperata dal sito del Ministero della Difesa.

Legge Scelba: Wikipedia, Gazzetta Ufficiale.

I fatti di Dongo: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Ansa.

L’apologia fascista al Cimitero Monumentale di Milano: Corriere della Sera.


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‘settanta/milieu’: il 30 aprile del 1998 ci lasciva primo moroni


Operaio, addestratore di cani, chef de rang, militante politico di base. Come ballerino campione europeo di charleston e finalista nel campionato mondiale di rock’n roll. Poi investigatore privato, addetto alle vendite delle case editrici Fabbri, Mondadori e Vallardi. Fondatore a Milano del circolo «Sì o Sì club» e della libreria Calusca. Editore, distributore librario, archivista, autore e ricercatore sociale. Questo e molto, molto altro, è stato Primo Moroni.
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#Anni70 #anniSettanta #anni70 #Balestrini #compagni #EdizioniMilieu #Milieu #MilieuEdizioni #Moroni #NanniBalestrini #PrimoMoroni #ricordo #SergioBianchi #Settanta #SettantaMilieu

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‘sonde poetiche’: le opere di antonio syxty, oggi online alle 18:30 e 21:30

Antonio Syxty @ Sonde poetiche, oggi _ locandina
cliccare per ingrandire

_

#AndreaInglese #AntonioSyxty #art #arte #audio #GianlucaCodeghini #installazione #performance #podcast #prosa #radio #RadioArte #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SondePoetiche #teatro #versi #webCast

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Primo Maggio: storia, diritti e lotte operaie dalle origini al Jobs Act

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Le radici internazionali del Primo Maggio


La Festa dei Lavoratori ha origini profonde e internazionali, legate alle storiche lotte operaie per la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere. L’idea di una giornata di mobilitazione globale affonda le sue radici nei movimenti socialisti e anarchici dell’Ottocento. Già nel Congresso di Rimini del 1872, la spaccatura tra marxisti e anarchici all’interno della Prima Internazionale segnava una divergenza profonda su strategie e obiettivi.

Pochi mesi dopo, nel Congresso di Saint-Imier, nasce l’Internazionale Anarchica, che rifiuta ogni forma di autoritarismo e propone un’azione diretta dei lavoratori. È in questo clima che prende forma una visione del lavoro come terreno di lotta, non solo economica, ma anche politica e sociale. Le rivendicazioni per condizioni di lavoro più umane iniziano a consolidarsi a livello internazionale.
Primo maggioUna timeline illustrata dei momenti chiave nella storia del Primo Maggio e dei diritti dei lavoratori, dalle origini anarchiche alle riforme recenti.

La nascita di una giornata globale di lotta


Il vero punto di svolta arriva con gli scioperi del Primo Maggio 1886 negli Stati Uniti. La richiesta delle otto ore lavorative porta in piazza centinaia di migliaia di lavoratori. A Chicago, il movimento culmina in una manifestazione ad Haymarket Square, dove l’esplosione di una bomba provoca morti tra poliziotti e manifestanti. La repressione che segue è brutale: alcuni anarchici vengono condannati e giustiziati senza prove concrete.Nel 1889, la Seconda Internazionale socialista, riunita a Parigi, proclama il 1° maggio come Giornata Internazionale dei Lavoratori, a partire dall’anno successivo. La scelta simbolica intende onorare i martiri di Chicago e unificare le lotte dei lavoratori sotto un’unica data. Il Primo Maggio diventa così una giornata di memoria, protesta e mobilitazione che si diffonde in tutta Europa e nel mondo.

Il Primo Maggio in Italia tra fascismo e democrazia


Anche in Italia la Festa dei Lavoratori assume da subito un significato politico e sociale importante. Il 1° maggio 1891 si celebrano le prime manifestazioni ufficiali, promosse da movimenti socialisti e anarchici. Tuttavia, nel 1923, con l’ascesa del regime fascista, la ricorrenza viene abolita e sostituita dalla “Festa del lavoro fascista” il 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma. Il fascismo tenta così di cancellare la memoria delle lotte operaie e di sottomettere il lavoro a una visione corporativa e autoritaria.

Solo nel 1945, con la Liberazione, il Primo Maggio viene ripristinato come festa nazionale del lavoro. Ma la gioia della riconquista dura poco: nel 1947, durante una manifestazione a Portella della Ginestra, in Sicilia, la banda criminale di Salvatore Giuliano apre il fuoco sulla folla. È una vera e propria strage del Primo Maggio: undici lavoratori vengono uccisi, decine restano feriti. Questo tragico evento segna profondamente la storia del lavoro in Italia, ricordandoci quanto il diritto di manifestare sia stato conquistato a caro prezzo.

Dallo Statuto dei lavoratori alle riforme neoliberiste


Nel 1970, l’Italia compie un passo storico con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300), che riconosce importanti diritti sul lavoro: libertà sindacale, tutela contro i licenziamenti illegittimi, centralità del contratto collettivo. È una conquista frutto di anni di mobilitazioni e un riferimento ancora oggi.

Tuttavia, dagli anni ’90 in poi, il mondo del lavoro italiano entra in una fase di profonda trasformazione. Il Pacchetto Treu del 1997 apre alla flessibilità occupazionale e introduce il lavoro interinale. Con la Legge Biagi del 2003, aumentano i contratti atipici e si diffondono forme di lavoro più instabili. La Riforma Fornero del 2012 limita le tutele contro i licenziamenti economici, segnando un ridimensionamento dell’articolo 18.

Infine, il Jobs Act del 2014 rivoluziona il diritto del lavoro introducendo il contratto a tutele crescenti: una forma contrattuale che riduce le garanzie iniziali per i nuovi assunti. Questo insieme di riforme, pur presentate come modernizzazioni, viene spesso criticato per aver prodotto precarietà e indebolito i diritti conquistati nel dopoguerra.

Il senso del Primo Maggio oggi


Oggi il Primo Maggio è spesso vissuto come una ricorrenza simbolica, ma la sua storia ci ricorda che i diritti sul lavoro non sono mai stati garantiti per sempre. Le conquiste ottenute – dalle otto ore allo Statuto dei lavoratori – sono frutto di lotte operaie, scioperi, repressioni e sacrifici. Al tempo stesso, le riforme più recenti mostrano che i diritti possono essere erosi nel nome della flessibilità e della competitività.

Per questo, il Primo Maggio resta una giornata fondamentale: non solo per celebrare, ma per riflettere sul presente del lavoro e sulle sfide future. In un’epoca di precarietà diffusa, gig economy e disuguaglianze crescenti, ricordare la memoria delle lotte passate può offrire strumenti per affrontare quelle che ancora ci attendono.

#anarchia #Anarchici #anarchismo #lavoratori #lavoro #PrimoMaggio

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Raggi di consapevolezza cosmica

edu.inaf.it/approfondimenti/cr…

Anna Wackermann, Carola Brambilla e Lucrezia Tonelli raccontano la propria esperienza di PCTO presso l’INAF-IASF di Milano.

#comunicazioneDellaScienza #didattica #elettronica #GeigerMüller #IASFMIlano #IlGruppoINDACO #laboratorio #muoni #PCTO #raggiCosmici #rivelatori

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dip 049: attualmente gli stati uniti


Gli USA sono sempre stati e sempre saranno un’entità criminale, colonialista e distruttiva, provvista oltretutto di eccezionale deficienza di capacità predittive. E se metti un arsenale nucleare in mano a criminali deficienti, i risultati sono per e da chiunque (tranne che per e dagli yankee) prevedibili. Attualmente gli USA e i suoi alleati sono la maggiore e non disinnescabile minaccia non a questo o a quel Paese, ma al pianeta.

Conferme superflue: facebook.com/share/166KpwUaSo/

#bombeAtomiche #colonialismo #criminalità #dip #dip049 #dip049 #minacceNucleari #StatiUniti #StatiUnitiDAmericaUSA #terrorismoInternazionale

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oggi, 30 aprile, al teatro basilica (roma): lettura collettiva di “strana categoria”, di carlo bordini


Lettura integrale di "Strana categoria", di Carlo Bordini, a Roma, al Teatro Basilica (zona San Giovanni), 30 aprile 2025, ore 18
cliccare per ingrandire

📎 Cinquant’anni fa, nel 1975, un poeta esordiente impugna una macchina ciclostile.
Si chiama 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗕𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶, ha 37 anni, ha appena disertato dieci anni di militanza trotzkista. Pubblica 𝑺𝒕𝒓𝒂𝒏𝒂 𝑪𝒂𝒕𝒆𝒈𝒐𝒓𝒊𝒂, di cui oggi sono pochi gli esemplari rimasti e pochissime le persone che hanno avuto il piacere di leggerlo.
📖 OGGI, 𝟯𝟬 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲, alle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟬𝟬, festeggiamo i cinquant’anni di ricorrenza con una lettura integrale, aperta a tutti, al TeatroBasilica (Roma, piazza di Porta San Giovanni 10).
Per chi ama le parole taglienti e scomode. Ti aspettiamo.
A cura di Riccardo Innocenti, Fabrizio Miliucci e Francesca Santucci.

il luogo:
https://www.instagram.com/teatrobasilica/
facebook.com/TeatroBasilica

Strana categoria, di Carlo Bordini (1975)
cliccare per leggere il testo

il libro:
slowforward.net/2025/04/24/car…

#Bordini #CarloBordini #FabrizioMiliucci #FrancescaSantucci #lettura #letturaIntegrale #poesia #reading #RiccardoInnocenti #StranaCategoria #TeatroBasilica #TeatroBasilica


in occasione dei 50 anni dalla prima uscita, il libro “strana categoria”, di carlo bordini, è ripubblicato da ‘diacritica’, come ebook liberamente scaricabile


Nella collana “Arianna – I libri ritrovati” delle edizioni DIACRITICA, esce ora – a 50 anni dalla sua prima pubblicazione in forma cartacea – l’ebook del libro

STRANA CATEGORIA

di Carlo Bordini


Strana categoria, di Carlo Bordini (Diacritica Edizioni, 2025)
cliccare per aprire il file

La raccolta poetica, autoprodotta, un ciclostilato a distribuzione casalinga, uscito nel 1975, è l’esordio di Bordini: un testo mai più ripubblicato, introvabile e divenuto meritatamente, come si avrà modo di verificare, leggendario. Dai movimenti politici, dalle illusioni rivoluzionarie, dai gruppi di impegno politico la scrittura poetica come insopprimibile e incomprensibile esigenza: un prodotto inusitato, che si presentava in mezzo al disastro e alla gloria di una generazione come una raccolta di allegrie e bilanci senza sconti.

L’ebook, con due brevi note introduttive di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, è il terzo titolo della collana – “Arianna – I libri ritrovati” – che Bordini stesso aveva voluto e di cui era stato promotore.

diacritica.it/wp-content/uploa…

Carlo Bordini, Strana categoria
collana “Arianna – I libri ritrovati”, 3
pp. 138
Con note critiche di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi
Opera diffusa in modalità open access
Diacritica Edizioni, Roma, 2025
ISBN 978-88-31913-23-2
Realizzazione editoriale a cura di Maria Panetta
diacriticaedizioni.it
diacriticaedizioni.com
diacritica.it

#AriannaILibriRitrovati #Bordini #CarloBordini #CollanaArianna #Diacritica #DiacriticaEdizioni #ebook #freePdf #freePdfs #freelyDownloadablePdf #GiuseppeGarrera #ItalianPoetry #libroDiPoesia #MariaPanetta #pdf #poesia #poesie #poetry #poetryBook #SebastianoTriulzi #StranaCategoria


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“THE YAPPER” vs. [???]

THE YAPPER:I AM COMPLETELYNORMALI AM NOT INSANEHAVE NO DESIRE TOHARM ANYOME I AMNOT CARRYING AWEAPON:i am CLINICALLY INSANEand I WANT TO KILLthis threat is serious andyou can hold me legallyaccountable for it, I wantto KILL so BAD, you canuse this shirt as evidenceagainst me in court after ICOMMIT MURDER becauset.me/thewireeed/10564
Questa qui è aninoi (ahimè!!!) la rappresentazione perfetta del mio spettro di emozioni dal momento in cui mi sveglio a quando torno a dormire (non necessariamente in quest’ordine e non senza subire un avanti e indietro più volte; magari fosse così semplice e lineare, succederebbe che potrei quantomeno abituarmici). “Dentro di te ci sono due lupi, e uno ha le orecchie da gatto”, direbbe il detto, ma tutti i miei lupi saranno tipo una ventina… questi due sono solo o i più divertenti, o i più veritieri (sta a voi capirlo).

Insomma, giornalmente si passa dall’essere “lo yappatore”, che sorride per mezzo del suo cervello bacato (con la bocca ancora più spalancata di quanto la sua spilletta a faccia LOL sia), assicurando tutti di essere completamente normale e non essere insano e non avere alcun desiderio di fare del male a nessuno e di non avere appresso un’arma… all’essere il coso senza nome, ormai perennemente rassegnato all’idea di essere CLINICAMENTE MALATO e VOLER UCCIDERE, specificando che questa è una minaccia seria con peso legale perché vuole UCCIDERE TANTISSIMO, al punto di tenere tutto ciò scritto sulla maglietta per renderlo ben chiaro in anticipo. E a me sembra che quasi tutti, per vergogna o boh, non vogliono ammettere che il secondo merdino si applichi mai a loro… ma io lo dico: è reale. Però brucerò la maglietta affinché non possa essere usata come prova in tribunale (assieme al corpo OMICIDIATO).

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dall’11 maggio all’accademia di belle arti di urbino: “da morandi a pozzati – mario ramous e l’arte”

Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte
Accademia di Belle Arti di Urbino – Galleria Adele Cappelli
11 maggio – 25 luglio 2025


Concetto Pozzati, ritratto di Mario Ramous, tecnica mista, 1968, 50x70 cm
Concetto Pozzati, ritratto di Mario Ramous, tecnica mista, 1968, 50×70 cm

L’Accademia di Belle Arti di Urbino rende corale omaggio alla vocazione di Mario Ramous per la critica d’arte con una mostra di opere dalla collezione privata.

“Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte”, questo il titolo dell’esposizione, a cura di Luca Cesari, direttore dell’Istituzione urbinate, allestita nella galleria Adele Cappelli dell’Accademia, che sarà inaugurata domenica 11 maggio alle 10:30, nell’ambito di “Urbino e le città del libro Festival”, visitabile fino al 25 luglio.

Parte della carriera letteraria di Mario Ramous (1924-1999) poeta, traduttore, saggista e metricista, amato e ammirato professore di Estetica all’Accademia di Urbino per vent’anni esatti, dal 1974 al 1994, maestro per generazioni di allievi, è occupata dall’interesse e dalla convivenza con artisti suoi pari: per leva generazionale, per valore o per statura.

Mario Ramous si avvicina all’arte contemporanea nel 1947 coltivando, fino al 1950, un duplice interesse: lo sviluppo del neocubismo, inteso come reazione morale al classicismo novecentista, e la rivalutazione di un certo espressionismo, utile a ritrovare le radici primitiviste di molti pittori della sua generazione. All’attenzione per artisti come Duilio Barnabé, Giovanni Ciangottini e Sergio Romiti si affianca quella per maestri della generazione precedente come Giorgio Morandi, Marino Marini e Mario Sironi. La direzione della collana Documenti per la Cappelli di Bologna nei vent’anni successivi lo porta ad allargare i suoi interessi: lo dimostrano anche le numerose collaborazioni editoriali con artisti di varia estrazione quali Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Virgilio Guidi, Concetto Pozzati o Emilio Scanavino. La ripresa dell’attività critica, dalla fine degli anni Sessanta in poi, vede l’adozione di nuovi strumenti di analisi desunti dalle teorie linguistiche in voga, dallo strutturalismo alla semiologia. Strumenti più adatti a comprendere le ricerche di artisti quali Rodolfo Aricò (suo collega all’Accademia di Belle Arti di Urbino), Vincenzo Satta e Giuseppe Capogrossi, senza precludere l’attenzione per Morandi e Sironi già manifestata all’inizio del suo percorso.

“La stella polare di questa mostra urbinate in Accademia, non è la personalità di Ramous maestro, professore agli studenti di Urbino, ma la critica d’arte – spiega il curatore, nonché Direttore dell’Istituzione di Alta Formazione, Luca Cesari – o comunque il legame unitario e intercalante, entro la sua attività letteraria, con i pittori, soprattutto amici, sin dal primo libro di versi (La memoria, il messaggio, 1951) abbinato al filo segnico di Marino Marini. Ma a questo aspetto ineliminabile si deve aggiungere la quota specifica del critico figurativo quale egli è stato: non solo anzitempo rispetto al desiderio o all’esigenza di comporre versi in primis, ma in perenne conciliabolo con i pittori da Morandi a Pozzati per l’appunto. Passando per Marini Guidi Cassinari Romiti Cuniberti Scanavino – sodali e amici (come poterono esserlo altri compagni quali Bonfiglioli e Scalia, sempre a Bologna) – sino ad Aricò a D’Agostino a Pozzati, finalmente, a Concetto soprattutto. Ed è chiaro che la mostra privilegi in tale galleria di amici le opere di quest’ultimo innanzitutto -, essendo Pozzati il promotore dell’approdo di Ramous – allora cinquantenne – all’insegnamento di Estetica in Accademia. Gli artisti in mostra che abbiamo qui scelto guardano tutti in direzioni diverse ma si sfiorano anche; ed escono ognuno dalla collezione personale di Mario Ramous. Il titolo – conclude Cesari – lo lascia intravedere chiaro attraverso la descrizione di una traiettoria da-a. Una traiettoria che non illustra tanto un percorso dell’arte, della pittura, italiana (o forse anche quello), quanto un tragitto interno, un’iride circostante di personaggi cari al dedicatario”.

Nell’occasione sarà anche inaugurata la mostra “La nuda forma” dell’ex allievo Salvo Scafiti, a cura di Serena Riglietti, allestita nella Galleria “La Stanzetta”.


“Da Morandi a Pozzati – Mario Ramous e l’arte”
a cura di Luca Cesari
11 maggio – 25 luglio 2025
Galleria “A. Cappelli”, Accademia di Belle Arti di Urbino
via dei Maceri, 2 – Urbino (PU)
Orari di apertura dal lunedì al venerdì 9.00 -18.00
Sabato 9.00 – 13.00

Inaugurazione domenica 11 maggio ore 10.30
Aula magna, Accademia di Belle Arti di Urbino
Intervengono Luca Cesari, Michele Ramous Fabj, Pasquale Fameli, Alessio Torino, Salvatore Ritrovato, Serena Riglietti, Salvo Scafiti.

Contatti

Accademia di Belle Arti di Urbino
via dei Maceri 2, 61029 Urbino (PU)

accademiadiurbino.it
Funzionaria Comunicazione e Informazione Accademia di Belle Arti di Urbino
Federica Giovannini | Tel. 0722 320287 | comunicazione@accademiadiurbino.it

Ufficio stampa Accademia di Belle Arti di Urbino
Sara Zolla | press@sarazolla.com

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ASP Catania, quando pagare il ticket è una mission impossible


Avevamo una perla e la stiamo distruggendo. E’ la sanità pubblica. E’ il sistema sanitario nazionale, uno dei migliori al mondo, che tutti ci invidiavano. La sua crisi è sempre più grave, ma non dappertutto allo stesso modo, in alcune regioni, tra cui la Sicilia, lo è ancora di più.

E noi siciliani lo sappiamo bene perché incontriamo pesanti ostacoli ogni qual volta abbiamo bisogno […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/04/30/asp-…

#ASP #Asp3 #Catania #CentroUnicoDiPrenotazione #RegioneSiciliana #SSN

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chi sono esattamente i terroristi, dunque?


da facebook.com/share/15VTvC57AA/ (La zona grigia)

L’ATTACCO STATUNITENSE CONTRO UN CENTRO DI DETENZIONE PER MIGRANTI IN YEMEN EVIDENZIA I COSTI DELL’IMPUNITÀ

Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 29 aprile 2025

Ginevra – L’attacco dell’esercito statunitense contro un centro di detenzione per migranti in Yemen ha causato decine di morti e feriti. L’attacco rappresenta una pericolosa intensificazione dell’Operazione Rough Rider (Pilota Rude), costituisce una chiara violazione del Diritto Internazionale Umanitario e potrebbe costituire un Crimine di Guerra ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

L’Aviazione Militare statunitense ha lanciato un attacco lunedì mattina nel Governatorato di Saada, nello Yemen settentrionale, prendendo di mira direttamente un centro di detenzione che ospita migranti africani. Secondo fonti locali della Protezione Civile, almeno 68 migranti sono stati uccisi e circa altri 47 sono rimasti feriti.

I filmati esaminati relativi alle immediate conseguenze dell’attacco mostrano che l’edificio, costruito con muri di cemento e tetto in lamiera, ha subito una distruzione pressoché totale, a indicare che il centro di detenzione è stato preso di mira direttamente. Le squadre di emergenza e della Protezione Civile hanno recuperato i corpi dalle macerie, mentre decine di persone gravemente ferite sono state trasportate all’Ospedale Repubblicano di Saada.

Secondo il Ministero dell’Interno dell’amministrazione guidata dagli Houthi, il centro era supervisionato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Ciò suggerisce che il sito avrebbe dovuto beneficiare di protezione legale, dato che il suo utilizzo per scopi militari era proibito e che le coordinate del sito erano state comunicate alle forze statunitensi per impedirne l’attacco.

L’assenza di prove che dimostrino che le forze armate statunitensi abbiano adottato misure precauzionali per ridurre al minimo i danni ai civili, come è accaduto in altri recenti episodi di violenza statunitense contro i civili in Yemen, solleva serie preoccupazioni in merito al rispetto del Diritto Internazionale Umanitario. In particolare, è probabile che gli Stati Uniti non abbiano rispettato i principi di distinzione tra obiettivi militari e civili, di proporzionalità e dell’obbligo di adottare tutte le precauzioni possibili per evitare vittime civili.

Al momento della pubblicazione di questa dichiarazione, il Comando Centrale degli Stati Uniti non ha fornito alcuna spiegazione o giustificazione ufficiale per l’attacco. Ha rilasciato solo una dichiarazione generale poche ore prima dell’attacco, affermando: “Per preservare la sicurezza operativa, abbiamo intenzionalmente limitato la divulgazione dei dettagli delle nostre operazioni in corso o future . Non riveleremo dettagli specifici su ciò che abbiamo fatto o su ciò che faremo”.

L’approccio adottato dagli Stati Uniti nella gestione dell’Operazione Rough Rider va oltre la mera opacità, riflettendo un modello più ampio di trattamento del quadro normativo internazionale come un insieme opzionale di linee guida. Gli Stati Uniti si comportano come una potenza al di sopra del Diritto Internazionale, agendo al di fuori delle regole di responsabilità, e si considerano evidentemente esenti dal fornire giustificazioni o aderire a criteri di trasparenza che potrebbero portare alla responsabilità. Il perdurare di tale politica rivela i fondamenti parziali dell’ordine internazionale, indebolisce i meccanismi di protezione collettiva e consolida l’impunità su larga scala.

La semplice richiesta di trasparenza agli Stati Uniti non è sufficiente; le istituzioni internazionali devono avviare immediatamente indagini indipendenti e complete sull’ultimo attacco, indipendentemente dalla posizione dell’autore o dal rifiuto di divulgare informazioni.

Indagare sulle circostanze dell’attacco, identificare i responsabili e chiamarli a rispondere delle loro azioni ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario non è un’opzione volontaria, ma un obbligo legale e morale imposto dalle norme volte a proteggere i civili durante i conflitti armati. Qualsiasi mancata attivazione di tali indagini o di meccanismi di responsabilità costituisce una complicità di fatto nel perpetuare l’impunità e rivela ulteriormente la verità su chi è al servizio del sistema giudiziario internazionale guidato dall’Occidente.

Le vittime dell’attacco aereo statunitense sul centro di detenzione per migranti di Saada erano civili non coinvolti nelle ostilità e avevano diritto a piena protezione ai sensi del Diritto Internazionale, che proibisce severamente di prendere di mira i civili, sia deliberatamente, indiscriminatamente o attraverso l’uso eccessivo della forza. Inoltre, i migranti presi di mira dall’attacco godono dei diritti legali garantiti dal Diritto Internazionale alla protezione da parte di tutti gli Stati senza eccezioni, compresi gli Stati Uniti, e non solo dal Paese ospitante.

Gli obblighi internazionali di tutela del diritto alla vita e alla sicurezza dei civili si applicano a tutte le parti in conflitto, indipendentemente dalla nazionalità delle vittime o dal luogo della loro detenzione. Di conseguenza, l’attacco statunitense al centro di detenzione per migranti in Yemen costituisce una flagrante violazione del Diritto Internazionale Umanitario e delle convenzioni internazionali pertinenti.

La natura del sito preso di mira, insieme alle ingenti perdite civili causate dall’attacco, solleva seri sospetti di Crimine di Guerra ai sensi del Diritto Internazionale, tra cui le Convenzioni di Ginevra del 1949, il Primo Protocollo Addizionale del 1977, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale del 1998 e le norme consuetudinarie del Diritto Internazionale Umanitario. Questi strumenti impongono il divieto assoluto di colpire civili o obiettivi civili e richiedono che vengano prese tutte le precauzioni possibili per proteggere e risparmiare i civili dalle ostilità e ridurre al minimo i danni, anche quando in un’area sono presenti obiettivi militari legittimi.

Il gruppo Houthi ha chiaramente dichiarato che le sue operazioni militari nel Mar Rosso sono una risposta alla continua aggressione israeliana contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, ma gli Stati Uniti continuano a usare illegalmente la forza armata e a contribuire all’intensificazione della violenza in Medio Oriente. Questa situazione richiede un’azione diplomatica responsabile, ovvero l’attenuazione e l’affronto delle cause profonde della crisi. Eppure gli Stati Uniti hanno scelto l’intensificazione militare come unica linea d’azione, aumentando contemporaneamente il loro sostegno militare e politico a Israele e consentendogli di continuare a commettere atti di Genocidio nella Striscia con scarsa o nessuna responsabilità.

Questa condotta riflette chiaramente i doppi criteri degli Stati Uniti nella gestione dei conflitti. Per il governo statunitense, l’intervento militare può sempre essere giustificato con il pretesto di proteggere la “sicurezza regionale”, mentre in realtà la violenza statunitense nella Regione alimenta i conflitti, aggrava le catastrofi umanitarie e prolunga le sofferenze.

Gli organi competenti delle Nazioni Unite devono istituire una commissione d’inchiesta internazionale indipendente con pieni poteri e inviarla in Yemen per documentare le violazioni, condurre indagini sul campo e determinare le responsabilità legali individuali e collettive per l’attacco al centro di detenzione per migranti di Saada.

La natura e la gravità delle violazioni commesse richiedono l’attivazione di meccanismi di responsabilizzazione a tutti i livelli, compresi procedimenti giudiziari che tengano conto del principio di giurisdizione universale, per garantire che i colpevoli i siano ritenuti responsabili.

Gli Stati Uniti devono cessare immediatamente la loro illegittima Campagna Militare contro lo Yemen, astenersi dal colpire civili o infrastrutture vitali con qualsiasi pretesto e aderire pienamente al Diritto Internazionale Umanitario, in particolare ai principi di distinzione, proporzionalità e necessità.

Inoltre, gli Stati Uniti devono rispettare rigorosamente gli obblighi giuridici internazionali e cessare la loro comprovata complicità con Israele nella commissione di Crimini, incluso il Genocidio in corso nella Striscia di Gaza. Ogni forma di sostegno militare e politico che consenta a Israele di continuare a commettere questi Crimini deve essere interrotta.

Traduzione: La Zona Grigia

Fonte: euromedmonitor.org/en/article/…

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