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“israel could solve its p.r. problem by simply ceasing to be evil”, a must-read by caitlin johnstone


Caitlin Johnstone

Israel’s +972 Magazine reports that the Israeli military establishment has launched a training program designed to “influence public consciousness” around the world, with courses aimed at training hundreds of operatives per year in strategies for “actively disrupting or manipulating the beliefs, attitudes, and behaviors of target audiences.” …

[em][mark]read the full article here: [/mark][/em]
caitlinjohnst.one/p/israel-cou…
#972Magazine #AI #bot #bots #chatGPT #genocide #hasbara #Israel #Palestine #propaganda #troll #trolls

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oggi, 6 giugno, a roma: presentazione di “patrizia vicinelli. poesia arte azione”, di jonida prifti


6 giugno_ presentazione 'patrizia vicinelli', di jonida prifti
cliccare per ingrandire

Patrizia Vicinelli. Poesia arte azione, di Jonida Prifti
Sabato 6 giugno, h. 17:00 / 18:00

Jonida Prifti in dialogo con Giuliana Benassi
Bar VOLO (Via Francesco Laparelli, 65 – Roma)

Presentazione del nuovo libro di Jonida Prifti edito da
Metilene Edizioni

Il volume ripercorre il lavoro e la vita di una figura poliedrica e forse unica nel quadro della letteratura e dell’arte italiana del secondo Novecento. Poeta, performer e artista visiva, Patrizia Vicinelli ha fatto della presenza viva e della voce il centro della propria ricerca, muovendosi tra pagina e scena in una poesia insieme sonora, grafica e corporea.

metilene-edizioni.it/prodotto/…
dalle 18:00 alle 21:00 a seguire
dj set di Cupa cupa + Jonida Prifti
#arte #azione #BarVolo #CupaCupa #JonidaPrifti #MetileneEdizioni #PatriziaVicinelli #poesia #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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Kagi Translate non è più gratuito per i non abbonati


Kagi ha disattivato l'accesso libero al suo servizio di traduzione: ora funziona solo per gli abbonati a pagamento. Nessuna data per il ripristino.
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Kagi Translate, il servizio di traduzione privato e senza pubblicità lanciato a fine 2024 con accesso libero per tutti, è ora riservato agli abbonati paganti. Chi prova ad usarlo senza un account attivo trova il servizio offline o non disponibile.

La spiegazione arriva direttamente dal blog di Kagi: il servizio si è rivelato molto più popolare del previsto, e i costi di gestione sono diventati insostenibili per una piccola azienda che lo offriva gratuitamente. Piuttosto che degradare la qualità per tutti, hanno preferito sospendere l’accesso aperto e mantenere il servizio funzionante per chi paga.

In sé, la logica è comprensibile. Meno comprensibile è che al lancio Kagi avesse presentato la gratuità come un tratto distintivo del servizio, quasi una scelta filosofica, in linea con la sua visione di un web privato e accessibile. Poi i conti non hanno quadrato, e quella scelta è stata ritirata senza un preavviso né una tempistica chiara per il ripristino.

Cosa cambia e per chi


Gli abbonati ai piani Kagi non notano differenze: il servizio continua a funzionare normalmente su translate.kagi.com e nelle app mobile. Per tutti gli altri, l’unica opzione al momento è sottoscrivere un abbonamento oppure aspettare.

Kagi non ha fornito una data per il ritorno dell’accesso libero. Nel post si parla genericamente di possibili soluzioni future: limiti per l’uso gratuito, accesso basato su account, modifiche ai piani o un modello di prezzo diverso. Non si escludono neppure aggiustamenti ai limiti per gli utenti paganti.

Una cosa che Kagi tiene a precisare: le garanzie sulla privacy restano invariate. Le traduzioni non vengono usate per pubblicità e non vengono costruiti profili sugli utenti. Su questo, assicurano, non cambierà niente.

Chi vuole essere avvisato quando l’accesso libero dovesse riaprire può iscriversi a una lista di notifica tramite il modulo indicato nel post ufficiale.

SOURCE:// blog.kagi.com

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Le avvocate e gli avvocati dei GD aderiscono all’astensione dalle udienze proclamata dall’UCPI per i giorni da lunedì 8 a venerdì 12 giugno


Gli attacchi al diritto costituzionale alla difesa e più in generale allo stato di diritto in Italia meritano la risposta più incisiva possibile. Qui il comunicato di adesione.
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Gli episodi di captazione dei colloqui di numerosi difensori con i propri assistiti reclusi presso la Casa Circondariale “Capanne” di Perugia, in assenza del benché minimo titolo autorizzativo, costituiscono una macroscopica violazione del segreto professionale che non può passare inosservata, ma merita anzi la risposta più incisiva possibile.

Segnali come questo, così come quello che viene da Napoli, con un difensore fotografato, osservato, o per meglio dire spiato in tutti i suoi atteggiamenti (finanche mentre si trovava con i familiari, con tanto ‒ a quanto consta a Colleghe e Colleghi di quel foro ‒ di commenti irridenti) perché sospettato di aver contribuito all’instaurarsi di un clima di “inquinamento probatorio”, ci parlano di una intollerabile menomazione di fatto del diritto costituzionale alla difesa e più in generale della scarsa salute di cui gode lo stato di diritto in Italia.

Nella nostra storia siamo più volte intervenuti, come osservatori internazionali, a sostegno di quei difensori perseguitati in quanto assimilati ai propri assistiti ovunque ve ne fosse necessità, da Israele alla Turchia ai Paesi esteuropei. Da ultimo, abbiamo dovuto ribadire l’intangibilità della funzione difensiva a fronte di attacchi diretti al nostro Fausto Gianelli, sovente partecipante proprio alle missioni di osservazione. Attacchi ignobili, subiti solo per aver svolto con rettitudine e la consueta professionalità il proprio ministero di difensore, provenienti guarda caso da quella stampa reazionaria ‒ e solo fintamente garantista ‒ che tanto si è battuta per la riforma costituzionale della magistratura, sonoramente bocciata dal popolo italiano.

Le avvocate e gli avvocati dei Giuristi Democratici aderiscono pertanto convintamente all’astensione dalle udienze proclamata dall’Unione delle Camere Penali per i giorni da lunedì 8 a venerdì 12 giugno 2026.

5 giugno 2026

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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gillo dorfles e l’ipertrofia di segni significanti / luigi di cicco. 2026


Verso la fine degli anni Settanta, Gillo Dorfles in più di un’occasione parla dell’esigenza di porre un arresto all’ipertrofia di segni significanti, della necessità di una pausa, di stabilire un intervallo al flusso ininterrotto di sollecitazioni sensoriali. In un articolo sul Corriere della Sera, nel giugno del 1977, scrive: “La nostalgia del vuoto […] ci incalza: se in tempi remoti l’orrore del vuoto spinse l’uomo a colmare di segni (di impronte) le pareti delle caverne, le superfici delle anfore, oggi l’orrore del pieno lo dovrebbe spingere a cercare delle ‘aree di parcheggio’ dove sostare nel vuoto, nell’assenza di segni, nell’asemanticità più assoluta”.

Gabriel Hibert > pour - rien - c’est - dire (2026)
Gabriel Hibert, “pour – rien – c’est – dire” (2026)

E ancora: “Ricreare l’intervallo: la pausa, il momento vuoto in un mondo troppo pieno, troppo gremito, troppo affollato, dove l’eccesso di pienezza preclude la vista e la conoscenza dei singoli momenti, oggetti, eventi […] Malauguratamente solo pochissimi intendono questa necessità ‘fisiologica’ del vuoto e della pausa. La maggior parte degli uomini […] è ancora profondamente ancorata all’errore del pieno e non all’orrore dello stesso”.
Sempre nel 1977, in dicembre, dopo aver assistito all’esecuzione di Empty words di John Cage, Roberto Calasso sulle pagine di Panorama commenta: “una delle malattie più gravi di cui soffriamo è quella del Pieno: la malattia di chi vive in un continuo mentale occupato da un vorticare di parole smozzicate, di immagini stolidamente ricorrenti, di inutili e infondate certezze, di timori formulati in sentenze prima che emozioni. Tutto questo produce molti disastri – ma soprattutto uno, da cui discendono gli altri: la mancanza, l’incapacità di attenzione”.
Negli stessi mesi Dorfles parlava di “nostalgia del vuoto”, Calasso di “piacere del vuoto”.
Dorfles suggeriva due soluzioni, due vie di fuga: la pagina bianca, vuota, o la nascita di nuovi segni, “segni vergini”, del tutto privi di codice.
#asemanticità #asemia #asemic #asemicWriting #CorriereDellaSera #EmptyWords #GilloDorfles #intervallo #JohnCage #lIntervalloPerduto #LuigiDiCicco #Panorama #RobertoCalasso #scritturaAsemantica #scritturaAsemica

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Treno Regionale con ALe642.047 + ALe642.026* in arrivo a Campiglia Marittima – 2017


*Il numero unità potrebbe non essere al 100% accurato----------------------------------------------------------------------------👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ […]
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*Il numero unità potrebbe non essere al 100% accurato
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👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!
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Grazie mille! 😄
✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ treni.creeperiano99.it/u/teleg…
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✅ Empoli Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/empol…
✅ Campiglia Marittima Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/campi…
✅ Livorno Centrale Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/livor…
✅ Firenze Santa Maria Novella Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/firen…
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@ghost espande i social da collegare alla propria pubblicazione #Ghost #socialmedia #blog
ghost.org/changelog/expanding-…
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Penpot introduce il rendering WebGL in beta per i file più complessi


Con la 2.16 Penpot rende più fluida l'area di lavoro sui file pesanti grazie a un nuovo sistema di rendering, e semplifica l'uso dei design token nel pannello principale.
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Il canvas di Penpot ora può contare su un secondo motore di rendering, più veloce sui file pesanti. È la novità di punta della versione 2.16 “Alegria Geral”, che accanto a questo affina la gestione dei design token e raccoglie una lunga serie di rifiniture nate in buona parte dalla community.

Un nuovo motore di rendering in beta


Finora Penpot disegnava il contenuto dell’area di lavoro appoggiandosi all’SVG del browser, una scelta che regge bene sui progetti ordinari ma che si impantana quando il file si riempie di pagine, componenti ed effetti. La 2.16 affianca a quel sistema un motore basato su WebGL, pensato proprio per i casi più gravosi: design system corposi, documenti multi-pagina, board affollate. Il risultato che promette è un’interazione più scorrevole e un editing che resta stabile anche quando il progetto diventa ingombrante.

Il nuovo motore resta disattivato di default e si attiva dalle impostazioni dell’account o direttamente dall’area di lavoro. Gli sviluppatori lo rilasciano dichiaratamente come beta e lo descrivono come la base su cui costruiranno i prossimi miglioramenti del canvas, invitando chi lo prova a segnalare eventuali comportamenti anomali con la funzione di feedback integrata. Il consiglio è di metterlo alla prova sul file più pesante che si ha sottomano.

I design token nel pannello Design


L’altra novità di peso riguarda chi lavora con i design token, i valori condivisi che tengono insieme un sistema di design: colori, spaziature, tipografia e simili. Penpot li aveva introdotti con la 2.6, ma per applicarli o controllarli bisognava spostarsi ogni volta nel pannello dedicato. Con la 2.16 i campi numerici della barra laterale Design li accettano in modo diretto: dimensioni e posizione, raggio degli angoli, rotazione, spaziature e padding dei layout flex, interlinea e spaziatura tra lettere, spessore del tratto, parametri delle ombre. Si possono applicare, ispezionare e usare anche nelle operazioni matematiche senza saltare da una scheda all’altra.

È un tassello atteso da tempo, perché il lavoro sui token smette di essere un’isola a parte e si integra con i controlli che si toccano tutto il giorno. Tra le aggiunte collegate ci sono l’importazione dei set di token da una libreria già collegata, la possibilità di rinominare e duplicare i gruppi di token e di copiarne il nome dal menu contestuale.

Un ciclo trainato dalla community


Il resto della release è fatto di interventi minori ma numerosi, con un apporto della community insolitamente ampio in questo ciclo: una cinquantina di miglioramenti e una settantina di correzioni. Tra le cose che si notano subito nell’uso quotidiano: una funzione di cerca e sostituisci per i contenuti testuali e i nomi dei livelli, il trascinamento per modificare i valori nei campi numerici senza digitarli, una barra di ricerca nella palette dei colori, i link cliccabili nei commenti, il supporto WOFF2 per i font caricati dagli utenti e la scorciatoia “incolla per sostituire” sugli oggetti selezionati.

Come riporta l’annuncio ufficiale, il nucleo del team resta concentrato su architettura, prestazioni e fondamenta più delicate, mentre i contributi esterni intervengono soprattutto sugli attriti di tutti i giorni. L’elenco completo, voce per voce, è nelle dev diaries del progetto.

Più che una release di sole funzioni, la 2.16 è anche un’operazione di consolidamento: le due novità di punta cambiano il modo in cui si muove il canvas e in cui i token si incastrano nel flusso di lavoro, mentre la lunga coda di correzioni toglie di mezzo attriti di cui ci si accorge solo quando spariscono.

SOURCE:// community.penpot.app

SOURCE:// penpot.app

SOURCE:// community.penpot.app

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Huawei Watch Fit 5 recensione: tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo


Il dispositivo si presenta come uno degli smartwatch più interessanti della sua fascia di prezzo, grazie a un design curato, un display AMOLED luminoso, funzioni avanzate per il monitoraggio della salute e un'autonomia superiore alla media
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Con la serie HUAWEI WATCH FIT 5, Huawei alza l'asticella nel segmento degli smartwatch di fascia media e lo fa su due fronti che raramente viaggiano insieme: tecnologia avanzata e leggerezza estrema. Il risultato è quello di due wearable che al polso quasi non si sentono, ma che sotto la scocca nascondono molto più di quanto il profilo sottile lasci immaginare. Il Fit 5 in particolare, oggetto di questa review, si presenta con un display AMOLED da 1,82 pollici, un'interfaccia ricca di personalizzazioni e un sistema di posizionamento che promette una precisione GPS superiore nella localizzazione. Il suo peso quasi impercettibile di soli 27g, abbinato a un profilo di 9,5 mm che scompare sotto il polsino di una camicia senza lasciare traccia fanno la differenza tra un dispositivo che si dimentica di indossare e uno che si nota ad ogni movimento. Nella review che segue cercheremo di esplorare più in dettaglio le caratteristiche del nuovo, sorprendente, smartwatch di Huawei che il brand propone a 199 euro (con coupon di sconto pari a 40 euro fino al 30 giugno) e la garanzia Care Protezione Schermo per 12 Mesi gratuita.

Configurazione e utilizzo


Sul piano software, il Watch Fit 5 gira su HarmonyOS 6.1 — il sistema operativo proprietario di Huawei — e si connette allo smartphone tramite Bluetooth 6.0. Il primo passo per l'attivazione è l'installazione dell'app Huawei Health, hub centrale per la gestione del dispositivo e l'analisi di tutti i dati raccolti. L'App, per i noti motivi dell'embargo non è disponibile sul Google Play Store, e gli utenti Android dovranno scaricarla tramite il codice QR incluso nella confezione oppure ricorrere a store alternativi come Huawei AppGallery, Galaxy Store di Samsung o App Mall di Xiaomi. Chi è nel mondo Apple non ha questo problema: Huawei Health è regolarmente disponibile sull'App Store.



Screenshot dell'App Huawei (versione Android). Molte funzioni sono gestibili direttamente dallo smartphone attraverso questa interfaccia

Una volta configurato, l'orologio si abbina rapidamente tramite l'app o mediante il codice QR sul quadrante. L'esperienza, però, non è identica su tutte le piattaforme. Su iOS le limitazioni si fanno sentire: le notifiche sono meno personalizzabili, rispondere ai messaggi dal polso non è possibile e l'app di navigazione Petal Maps — non installabile su iPhone per l'assenza dell'AppGallery — rende di fatto inutilizzabile la navigazione turn-by-turn sull'orologio. Gli utenti Android non hanno questi problemi, ma anche qui vale una considerazione onesta: l'ecosistema AppGallery resta contenuto rispetto a Google Play, e questo si traduce in un'esperienza app complessivamente meno ricca rispetto ai principali concorrenti con Wear OS o WatchOS. Tuttavia, come vedremo in seguito, questo wearable Huawei ha tutto ciò che serve ad uno smartwatch moderno per configurarsi come un ottimo alleato per il monitoraggio delle attività quotidiane e come supporto al rilevamento dei alcuni parametri fondamentali per la nostra salute.



I profili del Watch Fit 5 sono realizzato con cura maniacale. La corona (a destra) può essere premuta o ruotata e consente di accedere ad una serie di funzioni

Design e Display


Lo spessore davvero limitato del Watch Fit 5 è la prima cosa che si nota mettendo lo smartwatch al polso. Infatti, con i suoi 9,5 mm di spessore (esclusa l'area del sensore) e 27 grammi circa (senza cinturino) il Watch Fit 5 stabilisce un nuovo punto di riferimento per la categoria, soprattutto in considerazione delle sue funzionalità da sportwatch evoluto. La costruzione, solida e sorprendentemente premium, vanta una scocca in lega di alluminio e retro in composito di fibra polimerica. Al centro c'è il display OLED da 1,82 pollici, quasi privo di cornici, con risoluzione 480×408 pixel, che da solo vale buona parte dell'upgrade rispetto alla generazione precedente. La luminosità di picco dichiarata dal brand rimane sui 2.500 nit: questo valore rende generalmente efficace la lettura di dati sportivi o notifiche anche sotto il sole diretto. Ciononostante, quando le info visualizzate includono solo testo la difficoltà di visione aumenta; per leggere i contenuti più facilmente, è bastato ruotare leggermente il polso e cambiare angolazione dello schermo rispetto ai raggi solari. Un ruolo fondamentale in questo contesto è rappresentato dal favorevole rapporto schermo-corpo del 79%, il quale si traduce in bordi spessi da 1,8 mm a 2 mm che vanno a migliorare la visibilità e l'efficienza del display. La protezione dello schermo è affidata alla resistenza della vetroceramica e l'assemblaggio con la scocca crea un unico corpo solido, sapientemente smussato.



Lo schermo è assemblato alla cassa senza soluzione di continuità, una soluzione stilistica pratica ed elegante

L'interazione fisica con il dispositivo avviene principalmente tramite il touchscreen capacitivo, reattivo e preciso. Sul lato della cassa è presente una corona rotante che risponde anche alla pressione per la navigazione nei menu — un elemento che aggiunge fisicità all'esperienza d'uso e risulta particolarmente utile durante l'attività sportiva, quando le mani sudate rendono il touch meno affidabile.

Caratteristiche e principali funzioni


Sotto la scocca sottile del Watch Fit 5 si celano una serie di novità tecnologiche utili da sapere, soprattutto per chi valuta il passaggio dalla precedente serie 4. In primis il sistema TruSense, rivisitato rispetto alla generazione precedente, è la piattaforma su cui poggia l'intera esperienza di monitoraggio. Nella fattispecie, oltre ad accelerometro, giroscopio, barometro, magnetometro e sensore di luminosità ambientale, troviamo il sensore di temperatura cutanea e un modulo cardiaco potenziato con 6 LED e 6 fotodetettori. Quest'ultimo dettaglio non è secondario, perchè la maggiore densità ottica si traduce in letture di frequenza cardiaca e saturazione dell'ossigeno (SpO₂) più stabili e affidabili, sia a riposo sia sotto sforzo. Durante i miei test i valori sono risultati coerenti e plausibili, senza impennate anomale, un fenomeno che ho visto affliggere alcuni modelli concorrenti.



Da sinistra verso destra: al termine della sessione di allenamento, Watch Fit 5 propone un breve periodo di recupero ed esercizi di stretching

Peccato che manchi l'ECG, una funzione che Huawei ha riservato alla variante Pro della serie. Nel Fit 5 è invece presente l'analisi delle aritmie tramite onda di polso certificata, attivabile in modalità continua o al presentarsi della necessità, una caratteristica che fino a poco tempo fa era appannaggio di dispositivi medici dedicati.



I dati forniti durante l'allenamento sono ben leggibili l'intensità è caratterizzata da specifici colori

Sul fronte sportivo, i numeri parlano chiaro: oltre 100 modalità supportate, con un livello di dettaglio che va ben oltre il semplice conteggio dei passi. Oltre al rilevamento automatico dell'attività, molto veloce nel mio caso, per il trail running il dispositivo dispone anche di navigazione attiva con mappa zoomabile, profilo altimetrico e velocità corretta per la pendenza. Per il ciclismo, altra novità, il sistema calcola potenza virtuale, cadenza virtuale e inclinazione in tempo reale, ed offre la piena compatibilità con i dispositivi di altre marche. In particolare:

  • pendenza in tempo reale: il dispositivo non si limita a mostrare l'inclinazione istantanea del tratto che si sta percorrendo, ma calcola anche la pendenza media e il range complessivo del percorso. Il dato più interessante è però la velocità e distanza 3D, ottenuta incrociando i dati di pendenza con quelli di movimento: un calcolo che restituisce valori molto più accurati rispetto alla semplice misurazione orizzontale;
  • potenza virtuale è forse la funzione più sofisticata del pacchetto ciclismo: in assenza di un misuratore di potenza fisico — accessorio che sui pedali o sulla pedivella può costare diverse centinaia di euro — il Fit 5 stima la potenza erogata in tempo reale combinando un numero sorprendente di variabili: dati antropometrici dell'utente, parametri della bicicletta, frequenza cardiaca, velocità, variazioni di quota e persino condizioni ambientali come temperatura e velocità del vento. Il risultato offre un riferimento concreto e continuo per chi vuole allenarsi con criterio senza investire in hardware aggiuntivo;
  • cadenza virtuale: attraverso l'analisi dei micro-movimenti del polso durante la pedalata, il sistema ricostruisce algoritmicamente il ritmo di pedalata in tempo reale. Anche in questo caso, si tratta di una stima, ma nella pratica fornisce un dato sufficientemente affidabile per mantenere la cadenza ottimale durante gli allenamenti, senza sensori aggiuntivi da montare sulla bici.


I mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un pandaI mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un panda
Un capitolo a parte merita la funzione mini-allenamento: 30 esercizi brevi guidati da un simpatico panda animato. Potrebbe sembrare un vezzo, ma nella pratica quotidiana la funzione si rivela uno strumento genuinamente utile, consequenze di stretching e mobilizzazione per spalle, collo, polsi e caviglie eseguibili ovunque, ed uno schermo che reagisce anche ai periodi di inattività prolungata. Nella periodo durante il quale ho sottoporto il Watch Fit 5 al test i mini-allenamenti sono stati quelli che hanno fatto la differenza nei momenti meno prevedibili come durante un lungo viaggio in treno, una pausa tra due riunioni, un pomeriggio seduti alla scrivania. L'animazione è simpatica, forse troppo giocosa per certi contesti, ma la funzione ha un suo perchè che condivido pienamente.



Screenshot del monitoraggio del sonno: l'App fornisce un report completo e chiaro da interpretare

Il monitoraggio del sonno aggiunge un livello di dettaglio in più rispetto al già ottimo FIT 4 Pro. Le fasi classiche — leggero, profondo, REM — vengono rilevate con continuità, integrate da frequenza cardiaca, SpO₂ e frequenza respiratoria. La novità più utile, per periodi di sonno inferiori a 3 ore, è il rilevamento autonomo dei sonnellini diurni: i riposi brevi vengono registrati e analizzati separatamente, con un riepilogo dedicato. Per chi pratica il pisolino pomeridiano con regolarità, è un'aggiunta genuinamente pratica. La funzione di Rilevamento di respiro nel sonno, attiva in background, monitora i pattern respiratori notturni segnalando possibili episodi di apnea. I risultati non sostituiscono una diagnosi medica, ma rappresentano un primo indicatore utile da portare, se necessario, ad un professionista.



Tanti i parametri per il monitoraggio della salute contrassegnati da gadget che rendono immediata la lettura

Il monitoraggio della salute


Se c'è un ambito in cui Huawei ha costruito nel tempo un vantaggio competitivo reale, è il monitoraggio della salute. Non si tratta di una singola funzione di punta, ma di un ecosistema di rilevazioni che nel Fit 5 raggiunge una maturità difficile da trovare in questa fascia di prezzo. Tra queste: il monitoraggio continuo dello stress, il tracciamento del sonno avanzato, il conteggio dei passi, la stima delle calorie ed il rilevamento automatico dell'umore. Quest'ultima funzione, insieme alla funzione che rileva il sonnellino, rappresenta uno dei segnali più chiari di come Huawei stia spostando l'attenzione dal semplice dato fisico verso una lettura più olistica del benessere quotidiano. Chiude il quadro il monitoraggio dell'attività quotidiana: passi, distanza, minuti di attività e stima delle calorie bruciate vengono registrati in modo continuo e visualizzati in modo chiaro nell'app Huawei Health. Funzioni ormai standard, certo, ma eseguite con la cura e la coerenza che ormai contraddistinguono l'intera piattaforma salute di Huawei.
La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5

Batteria


L'autonomia è spesso il tallone d'Achille degli smartwatch più evoluti. Il Watch Fit 5 prova a cambiare questa narrativa e nelle mie due settimane di test, con monitoraggio continuo della frequenza cardiaca attivato, utilizzo del GPS durante gli allenamenti, AOD sempre attivo e display alla massima luminosità, lo smartwatch ha raggiunto egregiamente i sette giorni di autonomia, in linea con le dichiarazioni ufficiali per l'utilizzo tipico. Un'autonomia mostra un valore solido difficile da trovare in questa fascia di prezzo, e permette di partire senza l'ansia del caricabatterie nello zaino. La ricarica avviene tramite aggancio magnetico wireless — nessun connettore da infilare, nessuna orientamento da indovinare. Il sistema funziona con la semplicità pragmatica che caratterizza l'ecosistema Huawei: circa 60 minuti per una carica completa, sufficienti a ricaricare completamente il dispositivo.
Watch Fit 5 dispone dell'App Curve Pay, che consente i pagamenti contactless direttamente dal polso
Sul fronte dei pagamenti, il modulo NFC è finalmente operativo anche sulla serie Fit 5, una novità attesa da molti utenti. Il servizio utilizzato è Curve, che funziona in modo affidabile nella maggior parte delle transazioni quotidiane, anche se i tempi di elaborazione sono leggermente più lunghi rispetto a quanto si registra su Google Pay o Apple Pay. Il tasto inferiore apre di default il menu degli allenamenti, ma è completamente personalizzabile: supporta pressione singola e doppia, permettendo — ad esempio — di avviare un pagamento con Curve con un solo gesto, senza toccare lo schermo.

Conclusioni


Con la nuova serie Watch Fit5, Huawei è partita da una base già molto solida — quella del Watch Fit 4 Pro, che aveva già convinto su autonomia, GPS e monitoraggio della salute. I nuovi wearable, tuttavia, sono stati oggetti di interventi mirati tra i quali un display più luminoso e quasi privo di bordi, una ricarica più rapida, sensori potenziati, metriche sportive più dettagliate e, finalmente, i pagamenti NFC tramite Curve. Il risultato è uno smartwatch più maturo, più completo e più piacevole da usare ogni giorno. Detto questo, è giusto evidenziare che la Watch Fit 5 rappresenta un'efficace evoluzione della release precedente, e non di una vera a propria trasformazione. Chi viene dai Watch Fit 4 troverà miglioramenti reali, ma difficilmente si sentirà costretto a cambiare orologio nell'immediato, a meno che tra i e le novità non ci siano elementi che si aspettava da tempo. Per chi invece si avvicina alla serie Fit per la prima volta, il discorso cambia radicalmente. In questo caso, infatti, il watch Fit 5 si candida con convinzione tra i migliori smartwatch fitness compatti attualmente disponibili sul mercato; la qualità costruttiva è eccellente e l'autonomia supera tranquillamente quella della maggior parte dei concorrenti diretti. L'ecosistema salute di Huawei continua a distinguersi per la profondità delle analisi offerte: dati e insight che reggono il confronto con dispositivi venduti a prezzi significativamente più alti. Ed è così che a 199 euro, questo smartwatch rappresenta uno dei rapporti qualità-prezzo più convincenti della categoria. Non è perfetto: l'ecosistema app rimane il punto debole strutturale, e le limitazioni su iOS sono un limite reale per una fetta di utenti — ma su quasi tutti gli altri fronti Huawei dimostra ancora una volta di saper costruire smartwatch belli da indossare, affidabili nell'uso sportivo e nel monitoraggio della salute.

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Houston International Film Festival, documentario sul restauro della Villa Dong Yunyao conquista l’oro.


Il documentario dedicato al restauro architettonico Dove fare ritorno? – Cronaca del recupero della Villa Dong Yunyao, diretto dal regista Luo Xiaowen, ha conquistato recentemente la Medaglia d’Oro nella categoria “Storia e Archeologia” della sezione documentari della 59ª edizione dell’Houston International Film Festival. Il riconoscimento porta nuovamente all’attenzione internazionale il patrimonio culturale locale di Taiwan e le tematiche legate alla conservazione degli edifici […]
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Il documentario dedicato al restauro architettonico Dove fare ritorno? – Cronaca del recupero della Villa Dong Yunyao, diretto dal regista Luo Xiaowen, ha conquistato recentemente la Medaglia d’Oro nella categoria “Storia e Archeologia” della sezione documentari della 59ª edizione dell’Houston International Film Festival. Il riconoscimento porta nuovamente all’attenzione internazionale il patrimonio culturale locale di Taiwan e le tematiche legate alla conservazione degli edifici storici.

L’opera racconta il complesso percorso di restauro della storica villa occidentale della famiglia Dong, situata nell’arcipelago di Kinmen. Attraverso una raffinata narrazione visiva, il documentario restituisce non solo la rinascita dell’edificio, ma anche le memorie familiari, la storia dell’emigrazione oltremare e il profondo legame con il territorio che esso custodisce.

Da anni impegnato nell’esplorazione dei temi legati alla memoria collettiva, alle comunità locali e all’identità culturale, Luo Xiaowen si distingue per uno stile documentaristico realistico e al tempo stesso profondamente umano. Dopo essere stato finalista alla 58ª edizione del festival di Houston con Cronaca del restauro dell’antica dimora Cangxing, il regista ottiene ora il massimo riconoscimento con Dove fare ritorno?, confermando il suo costante impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale.

tipica borsa degli emigranti
tipica borsa degli emigranti

Al centro del documentario vi è la Villa Dong Yunyao, edificio costruito nel 1933 e simbolo della storia della diaspora cinese di Kinmen. Il film segue il percorso che ha trasformato una dimora segnata dal tempo in un bene culturale restituito alla collettività. Attraverso il racconto delle tecniche di restauro e delle vicende della famiglia Dong, emerge il quadro storico degli emigranti che lasciarono la propria terra per cercare fortuna nel Sud-est asiatico.

Più di un secolo fa, Dong Yunyao abbandonò la sua città natale per inseguire i propri sogni nelle regioni del Nanyang, l’antica denominazione cinese del Sud-est asiatico. Dopo aver raggiunto il successo economico, tornò a Kinmen nel 1921 e si dedicò allo sviluppo della comunità locale, sostenendo l’istruzione e contribuendo alla fondazione di una scuola insieme ad altri notabili del luogo.

La villa che porta il suo nome non fu mai soltanto una residenza privata. Nel corso dei decenni divenne un importante spazio condiviso dalla comunità. A distanza di cento anni, i discendenti di Dong hanno mantenuto vivo lo stesso spirito di servizio verso la propria terra, donando l’edificio al Governo della Contea di Kinmen. Dopo un lungo intervento di recupero, completato nel 2025, la storica dimora è tornata al suo antico splendore.

Grazie a un lavoro di riprese durato anni, Luo Xiaowen documenta con grande attenzione le tecniche degli artigiani restauratori, i dettagli dell’intervento conservativo e il forte legame emotivo che unisce gli abitanti al proprio patrimonio culturale. La vicenda della famiglia Dong diventa così il riflesso di una storia più ampia, che coinvolge Kinmen e l’intera cultura delle comunità emigranti del Fujian, segnata da partenze, sacrifici e dal desiderio di fare ritorno alle proprie radici.

Il documentario mostra come l’architettura possa diventare uno strumento privilegiato per comprendere l’evoluzione della cultura del Minnan e delle comunità d’oltremare. L’interazione tra spazio costruito e memoria collettiva evidenzia il ruolo fondamentale del cinema documentario nella tutela e nella trasmissione del patrimonio culturale.

Il premio ottenuto a Houston rappresenta non solo un importante riconoscimento internazionale per il regista, ma anche una conferma della crescente attenzione verso il lavoro svolto a Taiwan nel campo della conservazione dei beni culturali e della valorizzazione delle storie locali.

La formazione di Luo Xiaowen, laureato presso la National Tainan University of the Arts e la Chung Yuan Christian University, unisce competenze narrative e sensibilità per l’estetica dello spazio. Le sue opere si caratterizzano per una forte attenzione al territorio e alle persone che lo abitano. Tra i suoi lavori più noti figura anche Tessere Jianshi, premiato con la Medaglia d’Argento nella categoria “Etnie e Culture” alla 58ª edizione dell’Houston International Film Festival.

Negli ultimi anni molti documentaristi taiwanesi hanno rivolto il proprio sguardo alle trasformazioni sociali, ai paesaggi culturali e all’architettura storica. Luo Xiaowen, tuttavia, propone una riflessione ulteriore, interpretando il restauro non soltanto come recupero materiale di un edificio, ma come strumento di conservazione della memoria collettiva. «L’architettura non è soltanto uno spazio fisico: custodisce emozioni, ricordi e storia. Ogni restauro è un dialogo con il tempo e un modo per ristabilire il rapporto con la propria terra», afferma il regista.

La vittoria di Dove fare ritorno? – Cronaca del recupero della Villa Dong Yunyao consente così a un pubblico internazionale di scoprire la ricchezza culturale di Kinmen e il valore del patrimonio storico taiwanese. Grazie al linguaggio del documentario, una dimora centenaria cessa di essere un semplice monumento del passato e diventa un ponte tra generazioni, capace di collegare memoria e futuro, riaffermando ancora una volta il ruolo di Kinmen sulla scena culturale internazionale.

Fonte: Kinmen Daily

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oggi, 5 giugno, a roma, da tic: letture dalla collana ‘isola’


5 giugno, letture a roma, da tic, della collana di poesie isola, a cura di mariagiorgia ulbar
cliccare per ingrandire

Tic è in piazza San Cosimato 39.
l’incontro inizia alle 18:30
#collanaIsola #letture #MariagiorgiaUlbar #poesia #poesie #reading #Tic

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Brave Origin è ora disponibile per tutti: si paga una volta per un browser senza bloatware e su Linux è gratis


Brave Origin esce dai canali di test e diventa scaricabile da chiunque. È la versione ridotta all'essenziale del browser, con acquisto unico da 59,99 dollari valido su tutti i dispositivi e gratuita per chi usa Linux.
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Brave Origin smette di essere una curiosità riservata a chi seguiva i canali Nightly e Beta. Da qualche ora la versione essenziale del browser è approdata sul canale stabile, scaricabile senza giri strani su Windows, macOS, Linux e Android, con l’arrivo su iPhone e iPad previsto entro un paio di settimane insieme alla versione 1.91.

L’idea, descritta dalla stessa azienda nel post di annuncio, è quella di un browser che fa meno cose, non di più. Spariscono Leo AI, Rewards, il portafoglio crypto con i domini Web3, la VPN, le News, Talk, Tor, Speedreader, le statistiche di telemetria e diverse altre funzioni. Resta il nucleo che ha dato fama a Brave: il blocco di pubblicità e tracker tramite Shields, la velocità di navigazione e gli aggiornamenti di sicurezza ereditati da Chromium.

Due modi per installarlo


Origin si può ottenere in due forme. La prima è un’applicazione separata, disponibile solo su desktop, in cui le funzioni rimosse vengono escluse alla radice dal programma: l’eseguibile risulta più leggero perché quel codice non viene proprio incluso. La seconda è un aggiornamento del Brave già installato, valido anche su mobile, che aggiunge un pannello nelle impostazioni dove le funzioni compaiono spente per impostazione predefinita. In quest’ultimo caso le voci restano presenti nel programma, solo disattivate.

Va detto, per onestà, che molte di queste funzioni si possono già nascondere o disattivare gratuitamente nel Brave normale. La differenza concreta dell’app autonoma è la pulizia reale del codice, non una capacità esclusiva che si sblocca pagando.

Quanto costa e perché su Linux non si paga


Il prezzo è di 59,99 dollari con acquisto unico. Non è un abbonamento: si paga una volta e si riceve un identificativo d’acquisto attivabile su tutti i propri dispositivi, con un limite mensile sul numero di attivazioni che si può comunque ampliare dal pannello dell’account. Per chi cambia idea, Brave prevede il rimborso completo entro 30 giorni.

Su Linux, invece, Origin è gratuito. Basta scaricarlo dalla pagina dedicata e, alla prima apertura, premere il pulsante che consente di proseguire senza pagare. Chi vuole può comunque acquistarlo per sostenere il progetto, ma non è richiesto.

Sul versante della riservatezza, Brave spiega di usare un sistema basato su Privacy Pass che scollega il pagamento dall’uso: il browser dimostra di possedere un acquisto valido senza che questo riveli chi sei.

Un modello che ha senso


Al netto dei dettagli, l’aspetto più interessante è il modello in sé. Brave, finora associata a pubblicità “rispettose” e funzioni crypto, prova a farsi pagare in modo diretto per un prodotto ripulito da tutto questo. È un esperimento che vale la pena osservare, anche perché chiede agli utenti di accettare un’idea spesso impopolare, cioè che un software curato, aggiornato e funzionante abbia un costo e che valga la pena sostenerlo.

SOURCE:// brave.com

SOURCE:// support.brave.app

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Tra Realtà e Multiverso: Perché “Polvere d’argento. Il potere di Zerak” è un Fantasy che Cattura

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Polvere D’argento La copertina

Titolo: Polvere d’Argento

Primo della trilogia

Autore: Alessandra dell’Amico

Genere: Portal Fantasy-Epic

Editore: Passione Libri

Data di uscita: 30.10.2025

Pagine: 391

Età: 11-18

Un portale verso un altro mondo. Un tiranno immortale. Un ragazzo comune chiamato a diventare eroe. Suo malgrado.
Andrea ha quasi diciott’anni quando una notte la sua vita ordinaria viene stravolta: nella sua camera si apre un varco e viene trascinato in una dimensione lontana nel tempo e nello spazio. Qui, Zerak opprime il popolo con poteri terribili, capaci di piegare le menti e spegnere la vita.
Insieme a Laiot, un giovane contadino in fuga, e a Wietil, una coraggiosa ragazza mutaforma, Andrea intraprende un viaggio alla ricerca di un oggetto misterioso in grado di fermare il tiranno.
Polvere d’argento – Il potere di Zerak è un fantasy d’avventura che intreccia azione, amicizia e crescita personale. Una storia che parla ai lettori di tutte le età, con momenti di tensione e altri di ironia e che incoraggia a compiere le scelte giuste, anche quando c’è un prezzo da pagare.
Perfetto per chi ama Narnia, La storia infinita, La bussola d’oro o Artemis Fowl e per chi non ha mai smesso di credere che anche i ragazzi comuni possono diventare eroi.
Primo volume di una trilogiaautoconclusivo, illustrato e adatto a tutte le età.

Il libro è acquistabile https://www.amazon.it/dp/B0FXSHX5F1

Polvere d’argento. Il potere di Zerak: l’epic fantasy italiano che conquista tra multiversi, avventura e crescita personale

Un epic fantasy coinvolgente che vi lascerà senza fiato


Polvere d’argento. Il potere di Zerak, romanzo fantasy di Alessandra Dell’Amico, è una lettura capace di sorprendere fin dalle prime pagine. Quello che inizialmente sembra un racconto ancorato alla quotidianità si trasforma rapidamente in un’avventura epica ambientata in un universo parallelo oscuro, affascinante e costruito con grande attenzione ai dettagli.

Fin da subito, la trama riesce a catturare l’attenzione grazie a una combinazione efficace di mistero, tensione narrativa e personaggi credibili. Inoltre, il worldbuilding risulta particolarmente curato e contribuisce a rendere l’esperienza di lettura ancora più immersiva. Per questo motivo, il romanzo si rivela una proposta interessante per gli appassionati di fantasy contemporaneo.

Un multiverso fantasy che conquista pagina dopo pagina


Fin dall’inizio, la narrazione alimenta curiosità e suspense, spingendo il lettore a proseguire capitolo dopo capitolo. In un primo momento, il passaggio tra il mondo reale e quello fantasy può risultare spiazzante. Tuttavia, proprio questo elemento diventa uno dei principali punti di forza del romanzo.

Man mano che la storia procede, ogni tassello trova la propria collocazione e la struttura narrativa acquista maggiore solidità. Di conseguenza, anche i collegamenti tra gli eventi diventano sempre più chiari e convincenti.

L’utilizzo del portal fantasy, sottogenere in cui i protagonisti viaggiano tra realtà differenti, viene sviluppato con intelligenza e originalità. Inoltre, l’idea di un multiverso contemporaneo minacciato dall’espansione del potere di Zerak conferisce alla vicenda un respiro più ampio e moderno.

Non si tratta soltanto di una classica lotta tra bene e male. Al contrario, il romanzo costruisce un intreccio complesso e dinamico che mantiene viva la curiosità fino alle ultime pagine.

Potete trovare la video recensione su instagram instagram.com/reel/DZITEmyi4D9…

Personaggi autentici: la paura diventa una forza


Uno degli aspetti più riusciti di Polvere d’argento. Il potere di Zerak è senza dubbio la caratterizzazione dei protagonisti. Alessandra Dell’Amico evita infatti gli stereotipi tipici dell’eroe invincibile e propone personaggi profondamente umani.

I protagonisti vivono dubbi, fragilità e paure realistiche. Di conseguenza, il lettore riesce a immedesimarsi facilmente nelle loro emozioni e nei loro conflitti interiori.

Inoltre, la componente psicologica non rimane sullo sfondo, ma accompagna costantemente lo sviluppo della trama. Questo equilibrio tra azione e introspezione rappresenta uno degli elementi più apprezzabili dell’opera.

Laiot: un eroe imperfetto e credibile


Tra i protagonisti spicca Laiot, giovane segnato dalla perdita del fratello minore e dal rapimento della madre, costretta a servire nel palazzo del tiranno. A causa di questi eventi, il ragazzo si trova costretto a intraprendere un viaggio che cambierà radicalmente la sua vita.

Guidato dal nonno, Laiot parte alla ricerca dell’unica persona in grado di sconfiggere Zerak e restituire la libertà al suo popolo. Tuttavia, non è un guerriero esperto né un eroe predestinato.

Al contrario, è un ragazzo comune che deve imparare a convivere con il dolore, la paura e il peso delle responsabilità. Proprio per questo motivo risulta un personaggio autentico e particolarmente vicino al lettore.

youtube.com/shorts/bwOHKSJEYqM…

L’incontro tra mondi diversi e il valore della crescita personale


La storia acquista ulteriore profondità quando il destino di Laiot si intreccia con quello di Andrea, un ragazzo proveniente dal nostro mondo. In apparenza, i due sembrano appartenere a realtà completamente incompatibili.

Eppure, è proprio questo contrasto a rendere il loro rapporto così interessante. Gradualmente, infatti, le differenze culturali e personali lasciano spazio a una collaborazione sempre più solida.

Inoltre, la presenza di figure affascinanti come la mutaforma Wietil contribuisce ad arricchire ulteriormente la narrazione e ad ampliare la complessità dell’universo creato dall’autrice.

Il viaggio dei protagonisti non rappresenta soltanto uno spostamento geografico. Al contrario, diventa un autentico percorso di crescita personale. Mentre affrontano minacce sempre più pericolose, i personaggi imparano infatti a conoscere se stessi e a superare i propri limiti.

Di conseguenza, la lotta contro Zerack assume anche un valore simbolico, trasformandosi nella metafora delle sfide che ciascuno deve affrontare durante il proprio percorso di maturazione.

Recensione: perché leggere Polvere d’argento. Il potere di Zerak


Nel panorama del fantasy italiano indipendente, Polvere d’argento. Il potere di Zerak riesce a distinguersi grazie a una combinazione equilibrata di avventura, emozione e introspezione.

Da un lato, il romanzo offre combattimenti, misteri e colpi di scena capaci di coinvolgere il lettore. Dall’altro, approfondisce con sensibilità temi universali come il coraggio, il dolore, la famiglia e la ricerca della propria identità.

Inoltre, la scrittura mantiene un buon ritmo narrativo e accompagna il lettore lungo una storia ricca di sfumature emotive. Per questo motivo, il libro riesce a soddisfare sia chi cerca evasione sia chi desidera trovare significati più profondi all’interno della narrazione.

A chi è consigliato


Questo romanzo è particolarmente indicato per chi ama:

  • gli epic fantasy ricchi di avventura e mistero;
  • le storie basate su multiversi e mondi paralleli;
  • i protagonisti complessi e realistici;
  • i romanzi di formazione con una forte componente emotiva;
  • il fantasy italiano contemporaneo.

In conclusione, Polvere d’argento. Il potere di Zerak è una lettura coinvolgente che riesce a coniugare intrattenimento e riflessione. Inoltre, dimostra come il fantasy possa raccontare con efficacia temi profondamente umani, come il valore dei legami affettivi, la resilienza e la capacità di trovare il coraggio anche nei momenti più difficili.

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oggi, 5 giugno, roma: presentazione di “finestre”, di francesco deotto


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#FrancescoDeotto #GuidoMazzoni #IndustriaLetteratura #MariaTeresaCarbone #poesia #Tomo

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Apple premia le migliori app del 2026: tutti i vincitori degli Apple Design Awards


Apple ha annunciato i vincitori degli Apple Design Awards 2026, il riconoscimento che premia le migliori app e i migliori giochi dell'ecosistema Apple
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Lo scorso 2 giugno Apple ha annunciato i nomi dei vincitori dell'Apple Design Awards 2026. Si tratta di sviluppatori e sviluppatrici provenienti da tutto il mondo che si sono distinti nella progettazione di app e giochi in termini di innovazione, valore artistico e risultati tecnici raggiunti. Sei le categorie premiate, tra cui Divertimento, Inclusione, Innovazione, Interazione, Impatto Sociale e Immagini, e Grafica, e una rosa di ben 36 finalisti, da cui sono stati tratti i vincitori.

“Le app e i giochi che hanno vinto gli Apple Design Awards di quest’anno sono una testimonianza esemplare di come gli sviluppatori stiano creando esperienze eccezionali - ha detto Susan Prescott di Apple - siamo incredibilmente orgogliosi di celebrare il lavoro di questi team per il loro impegno nell'arricchire la vita delle persone in tutto il mondo.”


Di seguito una breve panoramica di alcune delle app e dei giochi che si sono distinti nelle sei categorie premiate quest’anno:

  • Moonlit: posizione della luna (Interazione) - un'app di monitoraggio lunare e calendario sviluppata da Flipping Hues Srls (Italia) che aiuta appassionati di astronomia, fotografi e amanti dell'outdoor a seguire i cicli lunari, comprendere il posizionamento della luna e pianificare le proprie attività con precisione. Facilissima da usare, l’app integra il design con Liquid Glass e aiuta l’utente a tenere d’occhio il cielo in modo semplice e intuitivo.


Fonte Apple: Moonlit: posizione della luna

  • Pine Hearts (Inclusività) - un gioco emozionante per giocatori e giocatrici di ogni livello che invita a rivivere i ricordi del padre scomparso del protagonista, creando uno spazio di riflessione sul dolore, sulla guarigione e sui momenti preziosi trascorsi con i propri cari.


Fonte Apple: Pine Hearts

  • Blue Prince (Innovazione) - un’avventura che sfida ogni classificazione di genere, un rompicapo in continua evoluzione ambientato in una misteriosa villa, dove chi gioca costruisce e rimodella strategicamente ciò che ha intorno alla ricerca dei segreti più profondi.


Fonte Apple: Blue Prince

  • Is This Seat Taken? (Divertimento) - un modo divertente per cimentarsi in rompicapi complicati e risolverli. Grazie ad uno stile grafico da cartone animato e a situazioni ricche di umorismo, il gioco accompagna le persone tra le piccole stranezze dei viaggi sui mezzi pubblici. Gli elementi interattivi e giocosi aggiungono fascino all’esperienza e invitano a godersi il viaggio senza fretta, un posto alla volta.



  • Guitar Wiz (Inclusione) - un compagno tuttofare per chi ama il mondo della chitarra, pensato per tutti e tutte, da chi è alle prime armi fino a chi fa musica a livello professionale; l'app offre una guida alle performance in tempo reale, strumenti per accordare o per scoprire gli accordi insieme a funzionalità di apprendimento interattivo.



Con gli Apple Design Awards 2026, Apple continua a mettere in evidenza il ruolo centrale che design, accessibilità e innovazione ricoprono nello sviluppo delle applicazioni moderne. I progetti premiati quest'anno offrono uno spaccato delle tendenze che stanno plasmando il futuro del software, dall'intelligenza artificiale alle esperienze immersive, passando per inclusività e sostenibilità digitale. Un riconoscimento che non celebra soltanto l'eccellenza tecnica, ma che rappresenta anche un indicatore delle direzioni verso cui si sta evolvendo l'intero ecosistema delle app, sempre più orientato a creare esperienze intuitive, coinvolgenti e capaci di generare un impatto concreto nella vita quotidiana degli utenti.

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Il Parlamento europeo sostituisce Google con Qwant come motore predefinito


I computer del Parlamento europeo passano al motore di ricerca francese Qwant al posto di Google. Una scelta di sovranità digitale più simbolica che concreta.
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Sui dispositivi del Parlamento europeo, le ricerche digitate nella barra degli indirizzi di Firefox ed Edge non passano più da Google. Dal 4 giugno il motore predefinito è Qwant, l’alternativa francese che si presenta come attenta alla privacy. Il cambio scatta in automatico ma resta reversibile: chi vuole può tornare a Google o scegliere un altro motore dalle impostazioni.

La decisione riguarda 720 eurodeputati e migliaia tra assistenti e personale amministrativo. Nella comunicazione interna, ripresa per prima da Euractiv e poi confermata da un portavoce a Reuters, il Parlamento parla di impegno verso la sovranità digitale e la protezione dei dati personali degli utenti.

Una mossa che vale soprattutto come segnale


Il passaggio si inserisce in un disegno più ampio. Nelle stesse ore la Commissione europea ha presentato il suo pacchetto sulla sovranità tecnologica, con misure su chip, servizi cloud e intelligenza artificiale e la spinta a comprare e usare prodotti europei. Cambiare il motore di ricerca predefinito è il tassello più visibile e immediato di questa strategia.

Visibile, ma anche piccolo. Google gestisce circa nove ricerche su dieci in Europa, e modificare l’impostazione di default su qualche migliaio di computer non sposta quel rapporto di forze. Soprattutto, le istituzioni europee restano profondamente legate al software statunitense. La stessa Commissione europea è stata richiamata dal Garante europeo della protezione dei dati per l’uso di Microsoft 365, ritenuto non conforme alle norme UE sulla privacy.

Resta da vedere se la scelta del Parlamento verrà seguita da passi più concreti sulle dipendenze che contano davvero, oppure se si fermerà al gesto simbolico di un motore di ricerca diverso nella barra degli indirizzi.

Cos’è oggi Qwant


Qwant nasce nel 2011 e viene lanciato pubblicamente nel 2013, con la promessa di non tracciare gli utenti, non costruire profili pubblicitari e non rivendere i dati personali. Per anni è stato raccontato come il “Google francese”, tra alterne fortune e diverse critiche sul reale funzionamento del suo indice.

Dal 2023 non è più l’azienda indipendente delle origini. È stato acquisito da Synfonium, la struttura creata da Octave Klaba, fondatore di OVHcloud, e partecipata al 25% dalla Caisse des Dépôts, la cassa depositi pubblica francese. L’obiettivo di Klaba è raccogliere sotto un’unica insegna diversi servizi europei, dal motore di ricerca al cloud, per costruire un’alternativa ai grandi gruppi statunitensi. Scegliere Qwant, quindi, significa anche dare visibilità a quel progetto di campione europeo del digitale.

Quali dati raccoglie davvero Qwant


Vale la pena guardare cosa succede a chi usa Qwant senza account e rifiuta i cookie, perché è lì che la promessa sulla privacy si misura. In quel caso il motore non installa cookie pubblicitari, non costruisce profili e non usa pixel o tecniche di rilevamento del dispositivo durante la navigazione. Le parole cercate restano legate a un identificatore pseudonimo per un mese, poi vengono conservate in forma aggregata per dodici. Raccoglie comunque alcuni dati tecnici, come tipo di dispositivo, sistema operativo, lingua, data e ora, paese, più un hash dell’indirizzo IP reso anonimo da una chiave che cambia almeno ogni tre mesi.

C’è un aspetto che ridimensiona l’idea di motore pienamente indipendente. Per restituire i risultati Qwant si appoggia a Microsoft, e alla rete di Bing invia i dati della ricerca: parole chiave, informazioni sul browser, i primi tre byte dell’indirizzo IP (l’indirizzo completo per chi ha un account), l’area geografica approssimativa e alcuni identificatori pseudonimi. Per individuare frodi e clic automatici può inoltre trasferire a Microsoft l’IP completo. Sono dati pseudonimizzati, ma escono ogni volta verso un fornitore statunitense.

L’indice europeo costruito con Ecosia


Proprio quella dipendenza da Bing è ciò che Qwant sta provando a superare. Da novembre 2024 collabora con la tedesca Ecosia in una società comune al 50%, European Search Perspective, con sede a Parigi, per costruire un indice di ricerca europeo e autonomo chiamato Staan. L’obiettivo è non appoggiarsi più agli indici di Google e Microsoft e disporre di una base dati propria, aperta anche ad altri motori e a chi sviluppa intelligenza artificiale. Il primo passo concreto è arrivato nell’agosto 2025: gli utenti di Ecosia in Francia hanno iniziato a ricevere una parte dei risultati direttamente da questo indice, con l’obiettivo di coprire circa un terzo delle ricerche francesi entro fine anno. È un progetto ancora ai primi passi, ma è la parte più sostanziale della vicenda: un motore predefinito conta poco se i risultati arrivano comunque da oltreoceano, mentre un indice europeo proprio cambierebbe davvero le carte.

SOURCE:// politico.eu

SOURCE:// cybernews.com

SOURCE:// notebookcheck.net

SOURCE:// about.qwant.com

SOURCE:// tech.eu

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5 giugno, roma, tic: letture dalla collana ‘isola’


5 giugno, letture a roma, da tic, della collana di poesie isola, a cura di mariagiorgia ulbar
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CryptPad rinnova Diagram e ora si apre come lavagna a tela infinita


La Spring Release di CryptPad cambia il comportamento predefinito dell'app Diagram, che ora parte come lavagna per disegno libero e mappe.
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L’app Diagram di CryptPad si apre ora su una lavagna a tela infinita invece che sull’editor carico di strumenti di prima. È la novità più visibile della Spring Release 2026.5.0, l’aggiornamento di primavera della suite collaborativa cifrata end-to-end sviluppata da XWiki.

Il motore sotto Diagram passa a Drawio 29.6.7, ma il cambiamento che noterà subito chi la usa è un altro: il tema predefinito si chiama “sketch” ed è una superficie minimale, pensata per mappe mentali, schemi rapidi e disegno a mano libera. L’idea è far emergere Diagram come strumento da lavagna, riducendo l’interfaccia a poche cose essenziali come forme, frecce e tratto libero. Chi invece ha bisogno dell’arsenale completo, comprese le numerose librerie di forme, non lo perde: un nuovo selettore permette di scegliere tra tre temi con diversi livelli di complessità.

Cosa cambia oltre Diagram


La release aggiunge le notifiche per i messaggi privati e migliora l’accessibilità dei Form, oltre a vari ritocchi alla pagina dei contatti. Pochi giorni dopo è arrivata anche una correzione, la 2026.5.1, che sistema alcuni problemi sui documenti office e sull’autenticazione tramite SSO. Chi gestisce un’istanza propria e si appoggia al plugin SSO deve aggiornarlo alla versione 0.5.0 insieme al resto.

Esperimenti post-quantum e riscrittura del server


Più interessante è quello che il team anticipa per i prossimi mesi. Il 1° luglio, alla conferenza Pass the Salt di Lille, Fabrice Mouhartem presenterà alcuni esperimenti su crittografia post-quantum applicata a CryptPad. È un terreno in cui diversi progetti che maneggiano dati cifrati a lungo termine stanno iniziando a muoversi, e vederlo affrontato da una suite collaborativa open source è un segnale da seguire.

La prossima release estiva sarà dedicata soprattutto a piccole correzioni, perché il team sta chiudendo la riscrittura del server scalabile: un lavoro che riguarda da vicino chi self-hosta CryptPad e che dovrebbe sbloccare istanze più grandi. La data di uscita non è ancora fissata.

SOURCE:// blog.cryptpad.org

SOURCE:// github.com

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Sony Xperia 1 VIII ufficiale: arriva la nuova IA che migliora automaticamente foto e video


Sony Xperia 1 VIII debutta con una nuova generazione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale pensate per migliorare automaticamente foto e video
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Sony ha recentemente annunciato il lancio del suo ultimo smartphone di punta, Xperia 1 VIII. Il device sfrutta la tecnologia AI per migliorare la fotografia suggerendo utili impostazioni della fotocamera come tonalità di colore, selezione della modalità di scatto ed effetti bokeh ottimizzati in base alla scena e al soggetto.

Esperienza fotografica migliorata


Il nuovo Assistente fotografico AI basato su Xperia Intelligence è progettato per rendere la fotografia un’esperienza ancora più piacevole. Basta puntare la fotocamera sul soggetto e l'assistente riconoscerà automaticamente la scena combinando vari fattori, come il soggetto stesso e le condizioni meteorologiche, per suggerire diverse opzioni per l'immagine, tra cui tonalità di colore, effetti ottici ed effetti bokeh.

La fotocamera con teleobiettivo è dotata di un sensore di immagine da 1/1,56 pollici, circa quattro volte più grande rispetto a quello del modello precedente, in grado di garantire immagini nitide e dettagliate anche in condizioni di scarsa illuminazione. Inoltre, l'elaborazione RAW multi-frame è applicata a tutti gli obiettivi, ampliando contemporaneamente la gamma dinamica (HDR) ed eseguendo la riduzione del rumore in condizioni di scarsa illuminazione. Questo metodo limita efficacemente la perdita di dettaglio nelle alte luci e nelle ombre, migliorando la precisione della riproduzione dei colori nelle scene ad alto contrasto.

Riprogettato e realizzato per ispirare


Il nuovo design ORE si ispira ai materiali naturali, con i colori delle quattro nuove opzioni che traggono ispirazione dalle pietre preziose grezze: Graphite Black, Iolite Silver, Garnet Red e Native Gold. Incorporando un design della fotocamera che sfrutta il nuovo teleobiettivo, insieme a una lavorazione di nuova concezione applicata ai materiali utilizzati sui lati, sul retro e su tutto il corpo, è stato ottenuto un design uniforme e coerente. Le sottili texture della superficie offrono una sensazione confortevole al tatto e una presa migliorata. Xperia 1 VIII mantiene il tradizionale pulsante dedicato per lo scatto, che offre un'esperienza fotografica simile a quella di una vera fotocamera, inoltre il jack audio da 3,5 mm continua a supportare l'audio di alta qualità tramite cuffie cablate, offrendo una spettacolare qualità del suono ereditata dal DNA del WALKMAN.

Gli altoparlanti stereo Full-Stage


Xperia 1 VIII è dotato di unità altoparlanti di nuova concezione, identiche a sinistra e a destra, per offrire ulteriori miglioramenti nelle prestazioni stereo. Questi altoparlanti producono bassi più profondi e frequenze alte più estese, creando al contempo un palcoscenico sonoro più ampio e profondo. Le voci e gli strumenti vengono riprodotti con maggiore chiarezza e pienezza sonora, come se le esibizioni musicali e le scene dei film si svolgessero proprio davanti a te, per un'esperienza audio coinvolgente e immersiva.

DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta per creator e videomaker
DJI Osmo Pocket 4P debutta come nuova soluzione compatta per creator e videomaker, puntando su qualità video premium, stabilizzazione avanzata e design tascabile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni elevate unite ad una grande autonomia


Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm, Xperia 1 VIII ha una maggiore velocità di elaborazione e prestazioni aumentate del 20%. Dal rapido avvio delle app al multitasking senza interruzioni, fino a un gameplay accattivante e alla creazione di contenuti immediata, questa potente piattaforma offre velocità, prestazioni ed efficienza di nuova generazione. Secondo i dati Sony, la lunga durata della batteria copre fino a due giorni e 4 anni di utilizzo. In questo contesto, oltre alle attività quotidiane come la navigazione sui social media e sui siti web, l'ottimizzazione dell'elaborazione è stata recentemente applicata anche all'utilizzo di app di mappe ad alto consumo energetico, ottenendo ulteriori riduzioni nel consumo di batteria complessivo.

Una custodia progettata


Xperia 1 VIII può essere protetto con la custodia opzionale, realizzata in materiale traslucido studiato per esaltare il design del dispositivo ispirato all'arte ORE. È inoltre dotata di un pratico supporto integrato, che consente il posizionamento sia verticale che orizzontale, garantendo una visione confortevole dei video. Inoltre, il materiale è resistente all'ingiallimento, per mantenere un aspetto ottimale nel tempo.


DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta pensata per content creator e videomaker


DJI ha presentato alla recente edizione di Cannes Osmo Pocket 4P, un dispositivo che segna una tappa fondamentale nell’evoluzione delle soluzioni cinematografiche portatili del brand. Da quando ha introdotto la categoria delle fotocamere con gimbal nel 2015 e lanciato una delle prime fotocamere tascabili con stabilizzatore al mondo nel 2018, DJI ha continuato a ridefinire il modo in cui i creator catturano il movimento e raccontano storie. Oggi, con Osmo Pocket 4P, l'azienda inaugura una nuova era di eccellenza nei sistemi gimbal portatili, dove capacità di filmmaking di livello professionale incontrano una reale portabilità tascabile.

Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita
Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Presentando la Osmo Pocket 4P su uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale, DJI segna un’evoluzione audace della serie Pocket, trasformandola da semplice strumento per creator a vero dispositivo di imaging cinematografico capace di storytelling di livello professionale.

Tecnologia e portabilità


La Osmo Pocket 4P rappresenta la convergenza tra tecnologia cinematografica di fascia alta e portabilità estrema. Dotata di un sistema di imaging di nuova generazione, la DJI Osmo Pocket 4P offre una gamma dinamica di livello cinematografico per una ricca profondità tonale, insieme a prestazioni colore 10-bit D-Log2 che consentono workflow professionali di color grading. Combinata con l’avanzata esperienza dell'azienda nella stabilizzazione, il dispositivo porta capacità cinematografiche professionali in un formato realmente tascabile.

La sua forma compatta, unita alle prestazioni di imaging cinematografico, rende la Osmo Pocket 4P una compagna ideale per i filmmaker indipendenti e un potente strumento narrativo per il documentario. Il debutto a Cannes rafforza l’idea che lo storytelling cinematografico non sia più confinato a grandi attrezzature, ma possa ora vivere in un dispositivo abbastanza piccolo da essere portato ovunque.

Fine della wellness obsession: bed rot, burnout e batteria sociale tra Gen Z
Dal fenomeno del bed rot alla “batteria sociale”, cresce tra Gen Z e Millennials il rifiuto della produttività tossica e della wellness obsession. Un cambiamento culturale che sta ridefinendo benessere, socialità e rapporto con la performance
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Risponde alle esigenze dei creator


La DJI Osmo Pocket 4P introduce importanti innovazioni progettate per rispondere alle reali esigenze dei creator. Le capacità portrait migliorate offrono tonalità della pelle naturali e profondità cinematografica, consentendo uno storytelling più coinvolgente in interviste, vlog e contenuti narrativi. Le funzionalità zoom avanzate ampliano le possibilità creative, permettendo di catturare soggetti distanti mantenendo l’integrità dell’immagine. In condizioni di scarsa illuminazione, la tecnologia avanzata del sensore e gli algoritmi di imaging ottimizzati garantiscono riprese nitide e dettagliate, rendendo possibile filmare con sicurezza in situazioni difficili, dai paesaggi urbani notturni alle scene indoor. Queste innovazioni posizionano la Osmo Pocket 4P come un vero dispositivo di imaging professionale consumer, colmando il divario tra accessibilità e qualità cinematografica.
La Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condiviseLa Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condivise
Il debutto a Cannes della Osmo Pocket 4P evidenzia il suo potenziale di influenzare il futuro del cinematic vlogging, ispirare una nuova generazione di filmmaker mobile-first e guidare le tendenze globali dello storytelling visivo orientato al portrait. La DJI Osmo Pocket 4P sarà disponibile attraverso i canali ufficiali dell'azienda e presso i retail autorizzati. Maggiori dettagli arriveranno con l'ufficializzazione della data di lancio.


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oggi, 4 giugno, a roma, galleria bianco contemporaneo: “nz” di antonio syxty e “asemics” di marco giovenale


A Roma, oggi, giovedì 4 giugno 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre
presentazione dei due libri
NZ, di Antonio Syxty

NZ, di Antonio Syxty
ikonaLíber, 2025

NZ, o Nuova Zelanda, lavora sull’immaginazione del lettore come una mappa che invece di orientarlo debba felicemente e sensatamente indurlo a perdersi nei frammenti. Del resto già l’incipit del libro dichiara che siamo di fronte a «una collezione (anche catalogo) di frammenti di scrittura (con immagini, illustrazioni, disegni)», dei quali ha fatto nel tempo raccolta “Antonio Syxty”. Le virgolette qui usate sottolineano la natura di azione/esperimento artistico della stessa identità in gioco: parte di una ongoing performance avviata molti anni fa, che prevede che l’autore e artista si presenti cosí pur non essendo quello il suo vero nome.

Ma perché poi “Nuova Zelanda”? Perché rappresenta, rispetto all’Italia, un luogo perfettamente agli antipodi; e, letterariamente, un antidoto forte al mainstream.it contemporaneo.
e
ASEMICS. Senso senza significato, di Marco Giovenale (testo sulla scrittura asemica)

Asemics. Senso senza significato, di Marco Giovenale
ikonaLíber, 2023

Questa sequenza di note e ricostruzioni storiche, fuori da ogni ipotesi di esaustività, propone un possibile itinerario attraverso la vicenda delle espressioni “scrittura asemica” (o “asemantica” o “desemantizzata”) e “asemic writing”; e offre inoltre alcuni elementi di teoria che configurano l’identità di questa pratica artistica come «macchina di disorganizzazione e disintegrazione del significato a opera del senso stesso».

§


I due artisti che espongono presso Bianco contemporaneo, Lamberto Pignotti e Hogre, operano entrambi su un fronte che va a sfocare/disseminare e mettere in crisi il concetto stesso di identità, di possibile connessione solida & adamantina tra Moi lacaniano (il famoso “Io”) e linguaggio / opera / mondo. Su piani non diversi lavora il libro NZ, di Antonio Syxty, con il dislocarsi del panorama italiano in una remotissima Nuova Zelanda (NZ appunto) e conseguente evaporazione dell’identità autoriale. Si può dire che analoghi obiettivi muovano poi Asemics, di Marco Giovenale, libro che ha proprio a che fare con scritture che non sono sé stesse, ossia non sono propriamente scritture, in quanto la decodificabilità dei loro glifi e corsivi è del tutto in dubbio anzi revocata.
Gli autori si confronteranno in un dialogo su questi paradossi e linguaggi (se tali sono): della e nella contemporaneità.

*

l’incontro su mobilizon:
mobilizon.it/events/29ada9e0-4…

evento facebook:
facebook.com/events/2095941497…
ikonaLíber:
ikona.net/category/edizioni-ik…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

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Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale
#AntonioSyxty #art #arte #asemic #asemicWriting #asemics #ASEMICSSensoSenzaSignificato #BiancoContemporaneo #Cambiaunavirgola #ClaudiaDamiani #collanaSyn #conversazione #dialogo #EdizioniIkonaLíber #FabrizioMRossi #FabrizioRossi #frammenti #frammento #galleriaBiancoContemporaneo #Hogre #identità #IkonaLíber #ikonaLíberSynScrittureDiRicerca #IkonaLíberEdizioni #LambertoPignotti #LeFormeDelLinguaggio #lettura #MarcoGiovenale #materialiVerbovisivi #NuovaZelanda #NZ #Pignotti #reading #scritturaAsemantica #scritturaAsemica #scritturaDesemantizzata #SYN #SynScrittureDiRicerca #SYNScrittureDiRicerca #vispo


9 maggio, roma: “identikit” = lamberto pignotti e hogre @ bianco contemporaneo

IDENTIKIT = Pignotti+Hogre_ mostra presso Bianco Contemporaneo, Roma, mag-giu 2026
La galleria Bianco Contemporaneo
presenta la mostra

I D E N T I K I T
di
Pignotti e Hogre

Testo critico di Marco Giovenale

vernissage 9 maggio 2026, ore 17:30

Via Reno 18/a, Roma
||| La mostra prosegue fino al 6 giugno dal martedì al sabato 16:30 -19:30 |||

evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/21eb5948-d…

evento fb:
facebook.com/events/1307674164…

Lamberto Pignotti, tra i fondatori del Gruppo 70, e Hogre, street artist anonimo e tra i massimi esponenti internazionali del subvertising, saranno i protagonisti della mostra “IDENTIKIT”, che si terrà presso la galleria Bianco Contemporaneo, Roma. . L’idea della mostra nasce dal dialogo tra i due artisti sul concetto di identità. Se Hogre ha sempre operato nell’anonimato, Pignotti (oggi centenario) ha risposto mostrandogli un archivio conservato per oltre cinquant’anni che, al contrario, rivela le sue molteplici identità. Si tratta di un corpus di buste indirizzate a lui con titoli più disparati — architetto, artista, scrittore, poeta, professore, pittore — e altrettante lettere in cui il suo nome viene cambiato in Alberto, Lorenzo, nonché in Mario e Giuseppe. Da questo archivio, suddiviso meticolosamente per “errori” e “qualifiche”, emerge il punto di contatto tra i due: la frammentazione dell’identità di Pignotti si specchia nell’assenza di identità di Hogre. Hogre interviene nello spazio pubblico, spesso senza autorizzazione, sovvertendo cartelloni e loghi pubblicitari per trasformarli in messaggi satirici e provocatori contro il consumismo. Questa pratica di subvertising è strettamente affine a quella del Gruppo 70, che già decenni fa utilizzava ritagli di giornale, rotocalchi e locandine per decostruire la comunicazione di massa. Entrambi gli artisti utilizzano gli strumenti del potere per svelarne i meccanismi, attraverso atti sovversivi e analisi spregiudicate che mirano a smascherare gli stereotipi diffusi dai media. Nonostante la distanza anagrafica, le due generazioni si ritrovano unite in una visione dell’arte intesa come strumento critico capace di svelare la vera natura della realtà e del potere.

La mostra sarà corredata da un cofanetto/cartella d’artista in edizione limitata di 50 copie con tutte le foto delle opere in mostra, il testo critico e le biografie degli artisti.

biancocontemporaneo.it/

Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale.
#attiSovversivi #BiancoContemporaneo #collage #errori #glitch #Gruppo70 #hacking #Hogre #Identikit #identità #LambertoPignotti #locandine #materialiVerbovisivi #media #mostra #Pignotti #qualifiche #ritagliDiGiornale #RossellaAlessandrucci #rotocalchi #socialMedia #stereotipi #streetArt #subvertising #vernissage


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AliasVault 0.29 importa archivi da 1Password, Bitwarden e Proton Pass


AliasVault 0.29 consente di importare archivi completi da 1Password, Bitwarden e Proton Pass, allegati e campi personalizzati inclusi. Migliorato anche il riempimento automatico.
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AliasVault è un gestore di password open source con cifratura end-to-end che fa anche da generatore di alias email: oltre a custodire le credenziali, crea identità e indirizzi usa e getta diversi per ogni servizio, così da non disseminare in giro la propria email reale. Il progetto è indipendente e sviluppato da una sola persona, Leendert de Borst.

Tutto il vault viene cifrato sul dispositivo prima di finire sul server, e la master password non lascia mai il dispositivo. Esiste una versione cloud ufficiale, ma chi preferisce tenersi tutto in casa può installarlo sul proprio server via Docker.

Migrare da un altro gestore costa meno fatica


La novità principale della 0.29 riguarda l’importazione. Fino a poco tempo fa si potevano recuperare solo file CSV. Ora AliasVault accetta gli archivi completi esportati da 1Password (.1pux), Bitwarden (.zip) e Proton Pass (.zip), e con essi anche allegati e campi personalizzati.

Riempimento automatico più affidabile


Sul mobile, quando l’app non trova una corrispondenza per il sito o l’applicazione in uso, ora propone di collegare manualmente l’indirizzo a una credenziale già salvata. L’estensione per browser migliora invece il riconoscimento dei campi nei moduli, riduce i falsi positivi e gestisce meglio l’autenticazione a due fattori, mostrando il codice TOTP dell’account effettivamente usato per accedere.

Su iOS si può anche scegliere se le operazioni di copia debbano restare sul singolo dispositivo o sincronizzarsi con gli altri apparecchi Apple tramite gli Appunti universali.

Più controllo per chi auto-ospita


Buona parte degli interventi riguarda le installazioni self-hosted. Arrivano la possibilità di limitare l’accesso al pannello /admin in base all’indirizzo IP, un limite di frequenza sulle registrazioni degli account, il supporto agli header proxy personalizzati nelle app mobili e la configurazione dei proxy fidati per nginx. Chi vuole gestire tutto da sé può installare AliasVault via Docker su una macchina dedicata, anche su un VPS economico come quelli di Webdock.

Completano la versione diversi ritocchi all’interfaccia, dal filtraggio degli elementi alle icone fino alla visualizzazione delle carte di credito nell’app web.

SOURCE:// aliasvault.net

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Le “Miss Città del Mondo” promuoveranno Kinmen sulla scena internazionale


L’associazione internazionale Global City Miss Pageant rafforza la collaborazione con la contea di Kinmen per promuovere il territorio a livello globale attraverso la cultura, il turismo e gli scambi internazionali. Nella giornata del 3 giugno 2026. la presidente mondiale dell’organizzazione, Hsiao Mei-ping, ha guidato una delegazione composta da dirigenti dell’associazione, rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale e operatori economici locali in visita ufficiale presso il […]

L’associazione internazionale Global City Miss Pageant rafforza la collaborazione con la contea di Kinmen per promuovere il territorio a livello globale attraverso la cultura, il turismo e gli scambi internazionali. Nella giornata del 3 giugno 2026. la presidente mondiale dell’organizzazione, Hsiao Mei-ping, ha guidato una delegazione composta da dirigenti dell’associazione, rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale e operatori economici locali in visita ufficiale presso il Governo della Contea di Kinmen.

La delegazione è stata ricevuta dal vicegovernatore Li Wen-liang e dal direttore del Dipartimento del Turismo Hsu Chi-hsin. Durante l’incontro sono stati affrontati temi legati alla promozione turistica, al marketing territoriale, alla cooperazione economica e agli scambi culturali internazionali.

莒光樓 Jǔguānglóu
莒光樓 Jǔguānglóu

L’occasione è servita anche per annunciare un importante evento previsto per il prossimo agosto: dal 17 al 19 del mese, Kinmen ospiterà 16 ambasciatrici della bellezza e dell’immagine cittadina provenienti da diversi Paesi del mondo, con l’obiettivo di far conoscere a livello internazionale il patrimonio storico, culturale e paesaggistico dell’arcipelago.

Secondo il vicegovernatore Li Wen-liang, negli ultimi anni Kinmen ha investito con decisione nella trasformazione della propria offerta turistica, valorizzando non solo il patrimonio legato alla storia militare dell’isola, ma anche i tradizionali villaggi del Fujian meridionale, la ricchezza naturalistica e la cultura delle comunità emigranti. In questo contesto, iniziative come il concorso internazionale delle “Miss Città” rappresentano un’importante opportunità per aumentare la visibilità internazionale del territorio.

«L’evento non celebra soltanto l’eleganza e il talento femminile, ma promuove anche valori come la cultura, l’impegno sociale e la visione internazionale», ha sottolineato Li. «Attraverso il racconto delle diverse città rappresentate dalle concorrenti si favorisce il dialogo tra i popoli e si creano nuove occasioni di cooperazione».

L’amministrazione locale ricorda che già lo scorso anno quindici concorrenti internazionali avevano visitato Kinmen, contribuendo, grazie alla copertura mediatica e alle attività promozionali, a far conoscere il territorio a un pubblico più ampio. Il ritorno dell’iniziativa viene interpretato come una conferma del crescente interesse internazionale verso le potenzialità turistiche dell’isola.

Da parte sua, Hsiao Mei-ping ha evidenziato come il concorso, giunto alla sua ventunesima edizione, abbia sempre perseguito l’obiettivo di promuovere le culture urbane e favorire gli scambi tra Paesi diversi. Quest’anno prenderanno parte alla visita dodici rappresentanti straniere e quattro delegate taiwanesi, per un totale di sedici partecipanti.

Nel programma sono previste visite ai principali siti storici e culturali di Kinmen, oltre a una conferenza stampa internazionale in programma il 18 agosto. Attraverso la presenza di giornalisti, media internazionali e piattaforme social, gli organizzatori intendono presentare al mondo l’unicità del patrimonio dell’isola, caratterizzato da una peculiare combinazione di storia militare, architettura tradizionale del Fujian e paesaggi naturali.

Hsiao ha inoltre sottolineato che Kinmen possiede tutte le caratteristiche necessarie per affermarsi come destinazione turistica internazionale: una storia ricca e stratificata, villaggi storici ben conservati, scenari legati al passato militare e un ecosistema naturale di grande valore.

Guardando al futuro, il vicegovernatore Li ha illustrato la strategia della contea basata sul concetto di “turismo tematico”, orientato a offrire esperienze sempre più immersive e diversificate. L’obiettivo è integrare eventi culturali, competizioni sportive, attività congressuali e iniziative economiche locali per creare prodotti turistici distintivi e capaci di generare ricadute economiche diffuse.

Secondo l’amministrazione, l’aumento dei flussi turistici potrebbe favorire lo sviluppo di settori collegati come ospitalità, ristorazione, trasporti e produzione di souvenir, creando un circolo virtuoso per l’economia locale.

Durante la visita sono stati presentati anche nuovi progetti di sviluppo territoriale. Tra questi figura la prossima costituzione della Kinmen Ziqing International Chamber of Commerce, prevista per agosto e guidata dall’imprenditore Pan Chin-chang. L’organizzazione mira a creare una rete di collaborazione tra imprese e istituzioni per sostenere la crescita economica dell’isola.

Sono inoltre in fase di preparazione altre realtà associative, tra cui un sindacato professionale dedicato al settore della nail art e della cosmetica e una sezione locale dell’associazione Global City Miss, con l’obiettivo di promuovere la formazione professionale, il volontariato e la partecipazione sociale.

La delegazione ha infine visitato la National Quemoy University, dove è stata accolta dal direttore degli affari studenteschi Tung Shen. L’università incoraggia da tempo la partecipazione degli studenti a programmi di scambio internazionale e attività che favoriscano lo sviluppo di competenze globali. Due studentesse dell’ateneo hanno già presentato la propria candidatura all’edizione di quest’anno del concorso, raccogliendo il testimone da una partecipante della precedente edizione che collaborerà come mentor.

L’amministrazione della contea ha confermato l’intenzione di proseguire la collaborazione con associazioni civiche, università e organizzazioni internazionali per valorizzare il patrimonio culturale e turistico di Kinmen e rafforzarne il posizionamento sulla scena globale.

Fonte: Kinmen Daily

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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oggi, 4 giugno, a milano, fondazione mudima: presentazione di “asina pazza”, di angela passarello


presentazione di 'asina pazza', di angela passarello, alla fondaz mudima, 4 giu 2026
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#AngelaPassarello #AsinaPazza #BarbaraAnceschi #DanieleBarbieri #FondazioneMudima #presentazione #VincenzoGuarracino

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Xiaomi 17T Series: Leica Live Moment porta la fotografia mobile a un nuovo livello, ecco cosa cambia


Disponibili in due diverse dimensioni, i nuovi modelli promettono prestazioni avanzate, un comparto fotografico evoluto e un'esperienza d'uso pensata per soddisfare utenti con esigenze differenti
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Xiaomi ha presentato le ultime novità della sua gamma di smartphone Serie T: la nuovissima Xiaomi 17T Series, che include Xiaomi 17T e Xiaomi 17T Pro. Combinando una fotocamera teleobiettivo Leica 5x, un display progettato per il benessere degli occhi e una batteria ad altissima capacità, Xiaomi 17T Series si afferma come un flagship per l'imaging, il tutto racchiuso in un design raffinato.

Teleobiettivo Leica e Leica Live Moment


Unendo le ottiche Leica con la tecnologia di imaging all'avanguardia di Xiaomi, la 17T Series è dotata di un sistema a tripla fotocamera, capitanato da una fotocamera principale da 50MP progettata per catturare immagini cristalline. Al suo interno si trova un sensore ultra-large da 1/1,31" nello Xiaomi 17T Pro e un sensore da 1/1,55" nello Xiaomi 17T. L'ampia apertura su tutta la serie garantisce una gamma dinamica superiore e un'incredibile profondità di campo.
Per la prima volta, Xiaomi 17T Series introduce la fotocamera teleobiettivo Leica 5x su entrambi i modelli
Oltre alla fotografia, il sistema teleobiettivo migliora anche la videografia, in particolare su Xiaomi 17T Pro, che introduce la prima registrazione cinematografica 4K 60fps per gli smartphone della serie Xiaomi, offrendo un bokeh naturale dello sfondo per un'esperienza visiva più coinvolgente. Andando oltre la tradizionale fotografia statica, la Xiaomi 17T Series introduce Leica Live Moment, che cattura non solo l'istante decisivo, ma anche il movimento e l'emozione che lo precedono: il risultato è una narrazione più espressiva e sfumata che va oltre il singolo fotogramma, catturando emozione e racconto in ogni scatto. Leica Live Portrait estende questa capacità alla modalità Ritratto, aggiungendo un effetto bokeh naturale che migliora la separazione del soggetto mantenendo la fluidità del movimento. La Cinematografia Live, esclusiva di Xiaomi 17T Pro, offre ulteriori opzioni creative con Ultra-HD Live Moment in 4K, oltre a effetti di zoom fluidi tramite le modalità Cinematografia Live Freestyle o Ritratto.

DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta per creator e videomaker
DJI Osmo Pocket 4P debutta come nuova soluzione compatta per creator e videomaker, puntando su qualità video premium, stabilizzazione avanzata e design tascabile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Brillantezza e protezione intelligente degli occhi


Xiaomi 17T Series mette le esigenze degli utenti al primo posto, integrando nei suoi display la tecnologia avanzata per la cura degli occhi che debutta con il nome di Xiaomi Vision Care. Guidato dalla ricerca medica e da un'ingegneria di precisione, questo display si adatta automaticamente alle condizioni di luce ambientale e gestisce efficacemente la luce blu, lo sfarfallio e il motion blur per garantire il massimo comfort per tutto il giorno. Al centro di questa esperienza visiva c'è un display AMOLED da 1.5K con una luminosità di picco di 3500 nit (dati Xiaomi). La visione non è solo cristallina, ma anche estremamente fluida grazie a un'elevata frequenza di aggiornamento su tutta la serie, fino a 144Hz sulla variante Pro e 120Hz sulla versione base. Intorno allo schermo ci sono cornici ultra-sottili che creano un look immersivo, concentrando l'attenzione sul display. Il 17T Pro è disponibile in un sofisticato Deep Blue, un elegante Deep Violet o il classico colore Black. Il 17T è invece disponibile in quattro colori espressivi: un iridescente Opal White, un etereo Violet, un vivace Blue o il classico Black.

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Potenza e prestazioni senza compromessi


A supportare le avanzate esperienze fotografiche e visive di Xiaomi 17T Series ci sono prestazioni di altissimo livello. Entrambi i modelli introducono la tecnologia di nuova generazione delle batterie al silicio-carbonio, ottenendo una maggiore densità energetica pur mantenendo prestazioni a lungo termine. In particolare, la batteria da 7000mAh del 17T Pro è la più capiente mai vista su uno smartphone della serie Xiaomi per i mercati internazionali. Sono supportate anche la ricarica cablata HyperCharge da 100W e la ricarica wireless HyperCharge da 50W per una ricarica rapida quando necessario. Nonostante il design più compatto, Xiaomi 17T è dotato di una batteria da 6500mAh abbinata alla HyperCharge da 67W.

A massimizzare l'efficienza della batteria ci sono due chipset altamente ottimizzati, progettati per prestazioni durature. Xiaomi 17T Pro è alimentato dal MediaTek Dimensity 9500, costruito con processo a 3nm, mentre Xiaomi 17T monta il MediaTek Dimensity 8500-Ultra con architettura a 4nm. Entrambi offrono importanti miglioramenti in termini di prestazioni di CPU, GPU e AI, consentendo una reattività fluida in attività di multitasking impegnative e nei giochi di nuova generazione. Per mantenere questo picco di performance, il sistema Xiaomi 3D IceLoop fornisce una gestione termica avanzata attraverso un'efficiente separazione vapore-liquido.

Prezzi e disponibilità


Xiaomi 17T Pro sarà disponibile tre varianti di memoria a partire da 899,90 euro, mentre la versione 17T è disponibile in due varianti di memoria a partire da 749,90 euro.


DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta pensata per content creator e videomaker


DJI ha presentato alla recente edizione di Cannes Osmo Pocket 4P, un dispositivo che segna una tappa fondamentale nell’evoluzione delle soluzioni cinematografiche portatili del brand. Da quando ha introdotto la categoria delle fotocamere con gimbal nel 2015 e lanciato una delle prime fotocamere tascabili con stabilizzatore al mondo nel 2018, DJI ha continuato a ridefinire il modo in cui i creator catturano il movimento e raccontano storie. Oggi, con Osmo Pocket 4P, l'azienda inaugura una nuova era di eccellenza nei sistemi gimbal portatili, dove capacità di filmmaking di livello professionale incontrano una reale portabilità tascabile.

Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita
Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Presentando la Osmo Pocket 4P su uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale, DJI segna un’evoluzione audace della serie Pocket, trasformandola da semplice strumento per creator a vero dispositivo di imaging cinematografico capace di storytelling di livello professionale.

Tecnologia e portabilità


La Osmo Pocket 4P rappresenta la convergenza tra tecnologia cinematografica di fascia alta e portabilità estrema. Dotata di un sistema di imaging di nuova generazione, la DJI Osmo Pocket 4P offre una gamma dinamica di livello cinematografico per una ricca profondità tonale, insieme a prestazioni colore 10-bit D-Log2 che consentono workflow professionali di color grading. Combinata con l’avanzata esperienza dell'azienda nella stabilizzazione, il dispositivo porta capacità cinematografiche professionali in un formato realmente tascabile.

La sua forma compatta, unita alle prestazioni di imaging cinematografico, rende la Osmo Pocket 4P una compagna ideale per i filmmaker indipendenti e un potente strumento narrativo per il documentario. Il debutto a Cannes rafforza l’idea che lo storytelling cinematografico non sia più confinato a grandi attrezzature, ma possa ora vivere in un dispositivo abbastanza piccolo da essere portato ovunque.

Fine della wellness obsession: bed rot, burnout e batteria sociale tra Gen Z
Dal fenomeno del bed rot alla “batteria sociale”, cresce tra Gen Z e Millennials il rifiuto della produttività tossica e della wellness obsession. Un cambiamento culturale che sta ridefinendo benessere, socialità e rapporto con la performance
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Risponde alle esigenze dei creator


La DJI Osmo Pocket 4P introduce importanti innovazioni progettate per rispondere alle reali esigenze dei creator. Le capacità portrait migliorate offrono tonalità della pelle naturali e profondità cinematografica, consentendo uno storytelling più coinvolgente in interviste, vlog e contenuti narrativi. Le funzionalità zoom avanzate ampliano le possibilità creative, permettendo di catturare soggetti distanti mantenendo l’integrità dell’immagine. In condizioni di scarsa illuminazione, la tecnologia avanzata del sensore e gli algoritmi di imaging ottimizzati garantiscono riprese nitide e dettagliate, rendendo possibile filmare con sicurezza in situazioni difficili, dai paesaggi urbani notturni alle scene indoor. Queste innovazioni posizionano la Osmo Pocket 4P come un vero dispositivo di imaging professionale consumer, colmando il divario tra accessibilità e qualità cinematografica.
La Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condiviseLa Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condivise
Il debutto a Cannes della Osmo Pocket 4P evidenzia il suo potenziale di influenzare il futuro del cinematic vlogging, ispirare una nuova generazione di filmmaker mobile-first e guidare le tendenze globali dello storytelling visivo orientato al portrait. La DJI Osmo Pocket 4P sarà disponibile attraverso i canali ufficiali dell'azienda e presso i retail autorizzati. Maggiori dettagli arriveranno con l'ufficializzazione della data di lancio.


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Un viaggio nella divulgazione scientifica, sulle ali di Geopopedu.inaf.it/approfondimenti/sc…
Intervista ad Andrea Moccia, geologo, divulgatore scientifico, fondatore e direttore di Geopop
#AndreaMoccia #divulgazioneScientifica #documentario #Geopop #intervista #interviste #libri #socialMedia@astronomia @astronomia
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6 giugno, roma: presentazione di “patrizia vicinelli. poesia arte azione”, di jonida prifti


6 giugno_ presentazione 'patrizia vicinelli', di jonida prifti
cliccare per ingrandire

Patrizia Vicinelli. Poesia arte azione, di Jonida Prifti
Sabato 6 giugno, h. 17:00 / 18:00

Jonida Prifti in dialogo con Giuliana Benassi
Bar VOLO (Via Francesco Laparelli, 65 – Roma)

Presentazione del nuovo libro di Jonida Prifti edito da
Metilene Edizioni

Il volume ripercorre il lavoro e la vita di una figura poliedrica e forse unica nel quadro della letteratura e dell’arte italiana del secondo Novecento. Poeta, performer e artista visiva, Patrizia Vicinelli ha fatto della presenza viva e della voce il centro della propria ricerca, muovendosi tra pagina e scena in una poesia insieme sonora, grafica e corporea.

metilene-edizioni.it/prodotto/…
dalle 18:00 alle 21:00 a seguire
dj set di Cupa cupa + Jonida Prifti
#arte #azione #BarVolo #CupaCupa #JonidaPrifti #MetileneEdizioni #PatriziaVicinelli #poesia #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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before asking me what’s my opinion on a.i. please watch this video


youtu.be/DGjj7wDYaiI?is=G2_Nor…
#AI #dataCenters #facebook #IA #Instagram #Meta

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30 maggio 2026: 23 anni di slowforward.net

noblogo.org/differx/23-anni-di…


il 30 maggio 2026 è stato il compleanno di slowforward, blog e poi sito nato nel 2003 su piattaforma splinder e poi migrato nel 2006 su wordpress senza mai interrompere la pubblicazione di materiali.

23 anni quest’anno, insomma, di lavoro ininterrotto su scritture di ricerca, arte contemporanea, glitch, asemic writing, politica e parecchie altre cose.

per avere aggiornamenti ci si può registrare (insieme ad altri 3200+ subscribers) seguendo queste indicazioni: archive.org/details/follow-slo…

altrimenti ci si può iscrivere ai canali:
telegram = t.me/slowforward (aggiornato prima di tutti)
instagram = tinyurl.com/slowforward-ig
whatsapp = tinyurl.com/slowchannel
yt = youtube.com/@slowforward/commu…

tutti i post compaiono come anteprime+link qui:
mastodon = mastodon.uno/@differx
friendica = poliverso.org/profile/differx
tumblr = marcogiovenale.tumblr.com/
bluesky = https://differx.bsky.social
twitter / x = x.com/marcogiovenale
threads = threads.com/@marco.giovenale
linkedin = linkedin.com/in/marco-giovenal…

infine, non amando io (pur stando su) facebook, segnalo che ogni post viene puntualmente linkato qui: facebook.com/differx/ e/o qui: facebook.com/slowforwarddiffer…
#23AnniDiSlowforward #Bluesky #compleanno #compleannoDiSlowforward #friendica #Mastodon #slowforward #slowforwardNet #Telegram

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L’intelligenza artificiale conquista il web, ma quasi metà degli italiani non la usa ancora


Un’analisi che evidenzia il gap tra disponibilità della tecnologia, percezione pubblica e integrazione concreta nella vita quotidiana
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L’intelligenza artificiale è ormai parte della nostra vita ma non sempre pienamente riconosciuta nelle nostre abitudini. Secondo il nuovo Samsung Trend Radar 2026, realizzato in collaborazione con Toluna, se da un lato l’AI è largamente conosciuta dagli italiani, dall’altro il suo utilizzo concreto nella vita di tutti i giorni resta ancora limitato. Il 58% degli italiani dichiara, infatti, di avere solo una conoscenza superficiale dell’intelligenza artificiale, mentre il 65% ammette di non riuscire a coglierne appieno la presenza nei dispositivi che utilizza quotidianamente. Allo stesso tempo, emerge una forte apertura: il 71% riconosce nell’AI uno strumento utile per risparmiare tempo e migliorare la vita di tutti i giorni, e la stessa percentuale esprime il desiderio di comprenderne meglio il funzionamento.

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Il 42% degli italiani dichiara infatti di utilizzare poco o per nulla strumenti di intelligenza artificiale (il 23% degli intervistati non li utilizza e il 19% li usa raramente), mentre solo il 35% li integra con frequenza nella propria routine. Un dato che evidenzia un gap strutturale tra awareness e adozione reale, tipico di una tecnologia ancora in fase di diffusione.

Una visione limitata del potenziale dell'AI


Quando si parla di intelligenza artificiale, oltre metà degli italiani (56%) pensa immediatamente a chatbot che rispondono alle domande, seguiti da assistenti vocali (47%) e strumenti di traduzione (44%). Un’immagine che fotografa una percezione ancora fortemente semplificata: l’AI viene associata a funzioni immediate e puntuali, più che a un sistema integrato capace di trasformare l’esperienza tecnologica nel suo insieme. Solo circa un terzo degli italiani collega infatti l’intelligenza artificiale alla casa connessa (34%) o agli elettrodomestici intelligenti (33%), segno di una disconnessione tra AI e dispositivi d’uso quotidiano.

Un ecosistema poco compreso


L’Italia si conferma un Paese altamente digitalizzato dal punto di vista dell’accesso: il 93% possiede uno smartphone, l’82% un PC o laptop e l’80% una Smart TV. Eppure, la diffusione dei dispositivi non si traduce ancora in una piena percezione del valore dell’intelligenza artificiale come sistema integrato. Solo il 15% degli italiani riconosce infatti l’integrazione tra dispositivi come un reale vantaggio dell’AI: un dato che evidenzia come il potenziale dell’ecosistema connesso sia ancora poco compreso. Anche nell’ambito della casa connessa emerge un gap significativo: solo il 22% di chi possiede elettrodomestici intelligenti dichiara di affidarsi completamente alle funzionalità AI adattive, evidenziando come il valore di queste tecnologie non sia ancora pienamente sfruttato. Il risultato è una fotografia chiara: la tecnologia è diffusa, ma il valore dell’intelligenza che la connette non è ancora pienamente riconosciuto.

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Tra utilità e timore: un immaginario ancora polarizzato


L’analisi delle associazioni spontanee mostra un immaginario frammentato:
da un lato l’AI è percepita come strumento utile e immediato, dall’altro resta legata a concetti come futuro, robot e innovazione. In questo contesto, si è creata una crescente polarizzazione che riflette una tensione crescente: AI come supporto concreto nel presente vs tecnologia percepita come ancora distante e potenzialmente complessa.

“I risultati del Trend Radar 2026 evidenziano un aspetto cruciale sul quale vogliamo fare luce: l’intelligenza artificiale è già presente nella vita quotidiana degli italiani, ma non sempre viene riconosciuta e utilizzata pienamente nel suo potenziale. Per Samsung, l’AI non è una funzione isolata, ma un elemento integrato che semplifica e migliora l’esperienza d’uso in modo fluido e intuitivo. L’obiettivo è rendere questa tecnologia sempre più accessibile, concreta e rilevante nella quotidianità delle persone”, ha dichiarato Emanuele De Longhi, di Samsung Electronics Italia.


Proprio in questo scenario, Samsung continua a sviluppare soluzioni che integrano l’intelligenza artificiale in modo sempre più naturale all’interno dell’ecosistema tecnologico, con l’obiettivo di trasformare una tecnologia spesso percepita come complessa in un alleato concreto e invisibile nella vita di tutti i giorni.

I prodotti intelligenti di Samsung


Nel mondo Audio Video, le nuove TV presentate da Samsung, dalle nuove soluzioni Micro RGB alla gamma Neo QLED 4K fino ai modelli OLED e alla famiglia Mini LED, integrano funzionalità AI evolute in grado di analizzare e ottimizzare automaticamente immagini e suono in tempo reale. Grazie a tecnologie come il Vision AI Companion e le modalità di personalizzazione automatica dei contenuti, questi dispositivi trasformano l’esperienza di visione in un’interazione sempre più intuitiva, capace di adattarsi al contesto, al contenuto e alle preferenze dell’utente.
Il Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenutiIl Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenuti
Nel segmento Home Appliances, dopo i frigoriferi, i forni, le lavatrici e le asciugatrici, Samsung ha integrato l’intelligenza artificiale anche nelle lavastoviglie. Attraverso la funzione AI Wash, la nuova Bespoke AI Serie 90 rileva automaticamente il livello di sporco delle stoviglie, adattando il consumo di acqua, la temperatura e la durata del ciclo; mentre, attivando la funzione AI Energy Mode si ottimizza e si riduce il consumo di energia. Un’esperienza di utilizzo assolutamente intuitiva, orientata alla performance e all’efficienza.
Samsung ha integrato l'AI anche nelle lavastoviglieSamsung ha integrato l'AI anche nelle lavastoviglie
Per quanto riguarda la categoria Mobile eXperience, la nuova serie Galaxy S26 integra funzionalità di Galaxy AI sempre più proattive, capaci di anticipare bisogni e automatizzare azioni complesse direttamente sul dispositivo. Grazie a funzioni come Now Nudge e Now Brief, lo smartphone offre suggerimenti personalizzati e supporto contestuale in tempo reale, aiutando a rimanere organizzati senza interruzioni.
L'ultima release della serie Galaxy S fa largo uso dell'AI per migliorare l'esperienza utente
In questo modo, Samsung contribuisce a trasformare l’AI da tecnologia percepita come complessa a presenza discreta ma costante, capace di migliorare l’esperienza quotidiana e ridurre il divario tra utilizzo e consapevolezza.


Nuovo TP-Link Archer 8: il router Wi-Fi 8 che punta a rivoluzionare la rete domestica


TP-Link ha annunciato Archer 8, primo router Wi-Fi 8 dell’azienda, sviluppato sulla base dell’emergente standard IEEE 802.11bn. Prossimo al debutto nel mese di ottobre 2026, Archer 8 rappresenta un nuovo passo nella strategia TP-Link orientata a garantire reti domestiche sempre più stabili, reattive e performanti, anche negli ambienti più complessi e densamente connessi.

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Per TP-Link conta la qualità dell'esperienza


Con l’aumento costante del numero di dispositivi presenti all’interno delle abitazioni, TP-Link ritiene che la nuova generazione Wi-Fi debba andare oltre la semplice velocità teorica di picco, concentrandosi sulla qualità dell’esperienza reale. Archer 8 nasce proprio per rispondere ad alcune delle problematiche più diffuse nelle reti domestiche moderne, come velocità instabili tra stanze diverse, congestione causata da numerosi dispositivi connessi, roaming mesh non ottimale e picchi di latenza durante attività ad alta intensità di traffico come gaming online, videochiamate e streaming.

I primi test in laboratorio confermano il potenziale del Wi-Fi 8


TP-Link ha condotto test interni controllati confrontando le prime implementazioni Wi-Fi 8 con soluzioni Wi-Fi 7 in scenari che simulano condizioni domestiche reali. Secondo l’azienda, i risultati preliminari evidenziano in modo concreto come il Wi-Fi 8 sia progettato per migliorare sensibilmente l’esperienza d’uso quotidiana, andando oltre i valori teorici di velocità. Le prime sperimentazioni hanno mostrato, infatti, miglioramenti a parità di distanza e condizioni di segnale, tra cui:

  • trasmissione dati più veloce, conun incremento fino al 33%, grazie a migliorie nella modulazione e codifica del segnale che consentono di mantenere velocità elevate e stabili anche a maggiore distanza;
  • fino al 24% di throughput aggiuntivo grazie a tecnologie di modulazione differenziata, sviluppate per migliorare la stabilità quando la qualità del segnale varia tra gli stream spaziali;
  • fino al 15% di incremento delle prestazioni tra access point multipli operanti in ambienti ad alta interferenza, grazie a sistemi evoluti di coordinamento dello spazio inutilizzato;
  • fino al 30% di miglioramento delle prestazioni del segnale in ambienti multi-piano con singolo dispositivo connesso, e tra il 10% e il 20% in scenari multi-device, grazie all’architettura avanzata delle antenne dell’azienda e all’ottimizzazione assistita dall’intelligenza artificiale;
  • incremento della sensibilità in ricezione compreso tra 1 e 3 dB sulle bande 5 GHz e 6 GHz, ottenuto tramite avanzate ottimizzazioni RF, per garantire una copertura più stabile e affidabile in tutta l’abitazione.

Insieme, questi miglioramenti sono progettati per ridurre i cali improvvisi di velocità, aumentare la stabilità nelle reti con molti dispositivi connessi, ottimizzare le performance delle infrastrutture mesh e mantenere una latenza ridotta anche nelle condizioni più difficili.
TP-Link Archer 8 introduce un nuovo approccio anche dal punto di vista progettuale, unendo design ricercato e soluzioni ingegneristiche avanzateTP-Link Archer 8 introduce un nuovo approccio anche dal punto di vista progettuale, unendo design ricercato e soluzioni ingegneristiche avanzate

Archer 8: design premium e tecnologia evoluta


La struttura minimalista ed elegante è pensata per coniugare estetica premium e funzionalità, con dettagli come le finiture micro-texturizzate, le linee scolpite con precisione e una luce frontale soffusa. Sotto il profilo tecnico, Archer 8 integra un sistema evoluto di gestione termica, un’architettura avanzata delle antenne, ottimizzazioni RF e funzionalità di intelligenza artificiale dedicate alla gestione della rete, con l’obiettivo di offrire connessioni più affidabili e prestazioni elevate anche negli ambienti domestici più esigenti.

HONOR Robot Phone a Cannes: il futuro dell’imaging mobile AI
HONOR ha portato il Robot Phone alla China Night del Festival di Cannes mostrando nuove evoluzioni per l’imaging mobile AI, tra fotografia smart, innovazione tecnologica e visione del futuro mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Una roadmap completa dedicata al Wi-Fi 8


Archer 8 rappresenta il primo tassello di una più ampia strategia aziendale dedicata al Wi-Fi 8, pensata per portare la nuova generazione di connettività in diversi scenari d’uso domestici: dai router di alta gamma ai sistemi mesh per tutta la casa, fino alle soluzioni travel e agli adattatori client, TP-Link anticipa una delle strategie Wi-Fi 8 più complete del mercato consumer, progettata per offrire connessioni più affidabili, minore latenza e prestazioni più stabili negli scenari d’uso reali. Il lancio ufficiale del nuovo router è previsto per il prossimo ottobre. Vi terremo informati.


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“pignotti e hogre, occhi e frecce”, di mg, oggi su ‘antinomie’


antinomie.it/index.php/2026/06…

*

la mostra: slowforward.net/2026/04/30/9-m…
#antinomie #attiSovversivi #BiancoContemporaneo #collage #errori #glitch #Gruppo70 #hacking #Hogre #Identikit #identità #LambertoPignotti #locandine #materialiVerbovisivi #media #mostra #Pignotti #qualifiche #ritagliDiGiornale #RossellaAlessandrucci #rotocalchi #socialMedia #stereotipi #streetArt #subvertising #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #testoCritico #vernissage


9 maggio, roma: “identikit” = lamberto pignotti e hogre @ bianco contemporaneo

IDENTIKIT = Pignotti+Hogre_ mostra presso Bianco Contemporaneo, Roma, mag-giu 2026
La galleria Bianco Contemporaneo
presenta la mostra

I D E N T I K I T
di
Pignotti e Hogre

Testo critico di Marco Giovenale

vernissage 9 maggio 2026, ore 17:30

Via Reno 18/a, Roma
||| La mostra prosegue fino al 6 giugno dal martedì al sabato 16:30 -19:30 |||

evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/21eb5948-d…

evento fb:
facebook.com/events/1307674164…

Lamberto Pignotti, tra i fondatori del Gruppo 70, e Hogre, street artist anonimo e tra i massimi esponenti internazionali del subvertising, saranno i protagonisti della mostra “IDENTIKIT”, che si terrà presso la galleria Bianco Contemporaneo, Roma. . L’idea della mostra nasce dal dialogo tra i due artisti sul concetto di identità. Se Hogre ha sempre operato nell’anonimato, Pignotti (oggi centenario) ha risposto mostrandogli un archivio conservato per oltre cinquant’anni che, al contrario, rivela le sue molteplici identità. Si tratta di un corpus di buste indirizzate a lui con titoli più disparati — architetto, artista, scrittore, poeta, professore, pittore — e altrettante lettere in cui il suo nome viene cambiato in Alberto, Lorenzo, nonché in Mario e Giuseppe. Da questo archivio, suddiviso meticolosamente per “errori” e “qualifiche”, emerge il punto di contatto tra i due: la frammentazione dell’identità di Pignotti si specchia nell’assenza di identità di Hogre. Hogre interviene nello spazio pubblico, spesso senza autorizzazione, sovvertendo cartelloni e loghi pubblicitari per trasformarli in messaggi satirici e provocatori contro il consumismo. Questa pratica di subvertising è strettamente affine a quella del Gruppo 70, che già decenni fa utilizzava ritagli di giornale, rotocalchi e locandine per decostruire la comunicazione di massa. Entrambi gli artisti utilizzano gli strumenti del potere per svelarne i meccanismi, attraverso atti sovversivi e analisi spregiudicate che mirano a smascherare gli stereotipi diffusi dai media. Nonostante la distanza anagrafica, le due generazioni si ritrovano unite in una visione dell’arte intesa come strumento critico capace di svelare la vera natura della realtà e del potere.

La mostra sarà corredata da un cofanetto/cartella d’artista in edizione limitata di 50 copie con tutte le foto delle opere in mostra, il testo critico e le biografie degli artisti.

biancocontemporaneo.it/

Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale.
#attiSovversivi #BiancoContemporaneo #collage #errori #glitch #Gruppo70 #hacking #Hogre #Identikit #identità #LambertoPignotti #locandine #materialiVerbovisivi #media #mostra #Pignotti #qualifiche #ritagliDiGiornale #RossellaAlessandrucci #rotocalchi #socialMedia #stereotipi #streetArt #subvertising #vernissage


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dream therapy in malaya / john hassell. 1981


youtu.be/_VBIZIb34Pk?is=7I0zE8…
#JohnHassell #music #musicA

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Un po’ di sano solfeggio


La Scuola Civica di Musica Bruno Maderna di Verona mi ha chiesto se intendessi proporre qualcosa per l'estate. Non ci ho messo molto: ho proposto cinque incontri, uno a settimana dalla seconda settimana di giugno, per un gruppo di studio sulla lettura della notazione musicale del Quattrocento, che secondo me è un ponte perfetto per capire quel che c'era prima e poi avventurarsi nella lettura della musica rinascimentale e oltre. E quindi aspetto chi voglia approfondire questo aspetto molto […]
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La Scuola Civica di Musica Bruno Maderna di Verona mi ha chiesto se intendessi proporre qualcosa per l’estate.

Non ci ho messo molto: ho proposto cinque incontri, uno a settimana dalla seconda settimana di giugno, per un gruppo di studio sulla lettura della notazione musicale del Quattrocento, che secondo me è un ponte perfetto per capire quel che c’era prima e poi avventurarsi nella lettura della musica rinascimentale e oltre.

E quindi aspetto chi voglia approfondire questo aspetto molto speciale della scrittura musicale, dove vi eserciteremo, scoprendone le regole, a leggere musiche di codici quattrocenteschi, soprattutto canzoni e ballate italiane, molte delle quali ignote e anonime. Non ho intenzione di lanciarmi nell’esecuzione di brani: lavoreremo su esempi trascritti o anche da originali, per capire come districarci nella scrittura e nelle forme utilizzate – e il gruppo è aperto a ogni musicista e cantante che voglia affrontare una pratica diversa di solfeggio, o scoprire un nuovo repertorio (normalmente sono brani a una voci con due o tre strumenti), a partire dalle fonti.

Tutta robetta inedita 🙂

Vi aspetto.


Tutte le info passano attraverso la Scuola Civica

+393533571806 (anche Whatsapp)

civicamaderna@gmail.com


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La connotazione dell’inglese e il controllo del linguaggio pubblico


Di Antonio Zoppetti

Per capire i meccanismi emotivi – sociali e psicologici – che portano alla preferenza delle espressioni in inglese che si affermano al posto di quelle in italiano (touch screen/schermo tattile, open day/giornata aperta, green/ecologico…) bisogna ragionare sulla loro connotazione.

Oltre al significato (la denotazione di un oggetto o un concetto), le parole possiedono infatti una connotazione che ha a che fare con ciò che evocano. Parlare di culo, sedere, lato b, fondoschiena, glutei, natiche, chiappe, posteriore, deretano, didietro o popò (come si dice ai bambini) designa la medesima cosa, quello che cambia è il modo di farlo, che produce un diverso effetto psicologico e sociale.

Mentre la denotazione ha di solito una valenza neutra e oggettiva che serve semplicemente a trasmettere informazioni, la connotazione ha una valenza emotiva (sociale o soggettiva) in cui entrano in gioco le scelte stilistiche e anche i registri linguistici, il che riguarda la lingua, che è qualcosa di più complesso del semplice comunicare.

Quando Dante scriveva che il diavolo Barbariccia “avea del cul fatto trombetta” (Inf, XXI, 139) introduceva nel registro alto e poetico una parola di basso registro, che fino a pochi anni fa era annoverata dai dizionari come triviale (e per simili scelte il Sommo Poeta fu biasimato per secoli dai suoi tanti detrattori). E se oggi, durante una visita ospedaliera, un medico utilizzasse questa parola al posto per esempio di regione glutea, otterrebbe l’effetto di passare per incompetente (oltre che irrispettoso), perché non starebbe usando il registro scientifico più appropriato.

La connotazione superiore degli anglicismi

Gli anglicismi che stanno ormai colonizzando la maggior parte dei linguaggi settoriali penetrano di solito come tecnicismi monosignificato la cui connotazione è spesso presentata dagli addetti ai lavori come più tecnica e prestigiosa degli equivalenti italiani, nonostante il significato sia il medesimo (e va a finire che è percepita così anche da tutti gli altri). In questo modo, una parola come computer ha avuto la meglio e ha scalzato la parola calcolatore, che evoca qualcosa di preistorico rispetto alla connotazione di modernità dell’anglicismo. Questo fenomeno non è linguistico, ma sociolinguistico o semplicemente sociale, e infatti in inglese erano computer i primitivi e ingombranti mainframe degli anni Cinquanta come i più moderni dispositivi portatili ultraleggeri e lo stesso vale per gli ordinateurs dei francesi e i computadores o gli ordenadores spagnoli.

Visto che la lingua è metafora, dai linguaggi di settore la terminologia inglese finisce per penetrare nella lingua comune, divenendo parola. I termini rompono i loro argini e vengono usati in senso figurato e metaforico, dunque tecnicismi come benchmark (di ambito economico) o feedback (la retroazione ingegneristica) vengono ormai impiegati in senso lato come parole ombrello stereotipate per parlare di un qualsiasi punto di riferimento (pietra di paragone) o riscontro (aspetto il tuo “feedback”).

Il guaio, per la lingua italiana, sta proprio nel fatto che sempre più spesso la connotazione dell’inglese ha la meglio su quella dell’italiano, che non può che regredire. Anche divulgando le alternative italiane agli oltre 4.000 anglicismi registrati dai dizionari, il punto è che non sono percepite come altrettanto tecniche, prestigiose o moderne (ho chiamato questo processo “diglossia lessicale”). E questo avviene perché la percezione (emotiva e soggettiva) di chi controlla e ha in mano il linguaggio pubblico (addetti ai lavori, scienziati, tecnici, giornalisti, politici, istituzioni… e in fin dei conti la nostra intera classe dirigente) procede in questa direzione anglomane.

Dal punto di vista della denotazione, un’espressione in itanglese come:

“Chi si occupa dell’editing o del lettering di uno slogan per una campagna social deve operare tenendo presente il proprio target di riferimento e il sentiment del web

può benissimo essere tradotta in italiano con:

“Chi si occupa della revisione e dell’impatto grafico dei testi di una pubblicità in Rete deve operare tenendo presente il suo destinatario e anche il sentimento (gradimento, percezione, opinione prevalente, clima culturale, orientamento…) degli internauti.”

Ma nonostante l’equivalenza sul piano dei significati, la seconda scelta comunicativa in italiano non possiede la stessa valenza di quella in itanglese. Come nel caso del medico che usasse “culo” al posto di “regione glutea”, un esperto di comunicazione che rinunciasse al suo gergo anglicizzato sarebbe percepito come “incompetente” non solo tra gli addetti ai lavori, ma persino alle orecchie del committente, perché non sta usando il linguaggio che il settore richiede e allo stesso tempo impone.

Il problema dell’anglicizzazione dell’italiano dipende soprattutto da questo fenomeno.

Connotazione e uso

Sui mezzi di informazione, parole come governance, tecnicismi come stakeholder, espressioni come red carpet… ricorrono molto spesso, dunque ai vocabolaristi non resterebbe che prenderne atto e registrarle con spirito “descrittivo”. Ma nella retorica dell’uso invocata da molti studiosi, troppo spesso ci si dimentica (o forse si nasconde sotto al tappeto) di sottolineare un particolare fondamentale: l’uso di chi viene preso in considerazione?

I moderni vocabolari “dell’uso” che si affannano a registrare ogni anglicismo che di solito arriva dall’alto, sono molto meno propensi ad accogliere le parole che arrivano dal basso, che sono decisamente trascurate. Sul vocabolario della Treccani, per esempio, si trova whistleblowing (allertatore civico), una parola che ben pochi usano in modo attivo, e ancor meno sono in grado di comprendere e persino di pronunciare. Altre parole che hanno un grado di comprensibilità e diffusione ben maggiore, invece, non compaiono nemmeno tra i neologismi. Per esempio rettiliano (un tipo di alieno ormai noto anche ben al di fuori dei cultori della fantascienza, la cui frequenza su Google Libri è superiore a quella di whistleblowing), ma vale anche per espressioni gergali come provolone (uno che “ci prova” con tutte) o sbattone (voce milanese che però si sta estendendo ad altre parti d’Italia per “grande sbattimento”, cioè qualcosa di noioso e impegnativo). Queste ultime tre parole, mediamente comprensibili ai più, non sembrano avere lo status alto degli anglicismi, a quanto pare. Gli inni al signor Uso che detterebbe legge sono talvolta un po’ manipolatori e inducono a farci credere che l’anglicizzazione sarebbe un processo democratico, come se arrivasse dal basso, quando è vero l’esatto contrario: l’uomo della strada non parla né di stakeholder né di governance. La connotazione più prestigiosa degli anglicismi non arriva dal popolo ma da una classe dirigente (giornali, televisione, pubblicità, web, vocabolari…) che fa prevalere il suo tipo di lingua ed educa tutti all’itanglese. In questo modo si impone “la lingua dei padroni” – per lanciare una provocazione – e delle classi dominanti, che a loro volta riprendono pappagallescamente, e in modo servile, la lingua naturale dei popoli dominanti sul piano internazionale.

Le guerre per cambiare la connotazione

In questo radicale cambiamento linguistico che sta crescendo con velocità mai vista almeno dagli anni Novanta, ci sono vasti strati della popolazione che sono esclusi: non parlano affatto a questo modo e spesso non sono in grado di comprendere simili anglicismi. Eppure – proprio mentre ci si riempie la bocca di altisonanti concetti come inclusività – sembra che a nessuno importi di questa lingua anglicizzata “esclusiva” che crea fratture sociali e barriere generazionali. L’uso – delle classi egemoni – è imposto a tutti gli italiani attraverso fortissime pressioni sociali che talvolta – come osservava negli anni Novanta Natalia Ginzburg – finiscono per criminalizzare i cittadini che non si adeguano a cui non resta che conservare il proprio lessico familiare in modo “clandestino”. Dunque si deve dire “non vedente” invece di “cieco” o “nero” invece di “negro”, osservava la scrittrice denunciando l’ipocrisia con cui la nostra società, invece di intervenire concretamente per risolvere i problemi di disabilità e razzismo, preferiva cambiare le parole con un’operazione di marketing e di restyling lessicale, potremmo dire oggi in itanglese.

La vera battaglia per imporre un tipo di lingua da far prevalere avviene insomma sul piano della connotazione, come è avvenuto nel caso degli spazzini rimpiazzati dagli operatori ecologici, mentre “handicappato” (termine che inizialmente possedeva una connotazione positiva rispetto a “minorato” che si usava in passato) è stato poi sostituito da “disabile”, che poi è diventato “diversamente abile”. Visto che la discriminazione è nella nostra testa, più che nel lessico, finisce insomma che anche le nuove parole assumano presto l’analoga connotazione negativa che in un primo tempo volevano scalzare. E in questa corsa a cambiare le parole, che dagli anni Novanta insegue la filosofia del politicamente corretto – non a caso di matrice angloamericana – la novità è che sempre più spesso sono le parole in inglese a configurarsi come connotate positivamente. Ma se un anglicismo come “gay” diventa la parola più appropriata e “rispettosa” per designare chi è omosessuale, l’analogo italiano rischia di regredire o – peggio ancora – di essere proclamato prima o poi da qualcuno come “discriminante”.

Un cambio di paradigma per riappropriarci dell’italiano

Per evitare ogni fraintendimento, ribadisco che non ho alcuna intenzione né di difendere parole come “negro” che la storia ha ormai relegato nell’inferno lessicale, né di polemizzare per esempio sulla femminilizzazione delle cariche che nasce da esigenze sacrosante, quando è l’espressione di una reale esigenza che arriva dalle donne. Sto solo constatando, con spirito descrittivo, che da sempre le diatribe linguistiche hanno appunto a che fare con la connotazione, che è il risultato di pressioni storiche e sociali. Ma la connotazione è mutevole e soggettiva, e quando una parola storicamente neutra viene messa in discussione e caricata di una valenza negativa, non c’è solo la soluzione di cambiarla, si può anche lottare per conferirle una diversa connotazione positiva.

I poeti “decadenti”, per esempio, vennero in un primo tempo bollati con questa etichetta spregiativa dai loro avversari, ma la loro reazione fu quella di ostentare con orgoglio questa definizione e farla propria, riuscendo a cambiarne appunto la connotazione che ha acquisito un valore positivo e oggi “decadentismo” e “poeti decadenti” hanno assunto tutt’altra valenza (come i poeti “maledetti”). Nel caso della parola “negro” è avvenuto tutto il contrario, e se in un primo tempo l’orgoglio africano e il rivendicare una cultura alternativa a quella occidentale dominante aveva prodotto la parola “negritudine”, questa battaglia per la connotazione positiva di una parola che in certi ambienti era invece usata con disprezzo è stata persa, e oggi si parla solo di “neri”.

Davanti alla connotazione più prestigiosa degli anglicismi, la questione è la stessa: o ci riappropriamo con fierezza delle nostre parole, senza servili e provinciali complessi di inferiorità, e riusciamo a dare loro una connotazione “alta” nel linguaggio pubblico, oppure l’italiano è destinato a cedere il posto all’inglese e a trasformarsi in un ibrido. E se gli anglicismi non cominceranno a essere stigmatizzati così come si stigmatizza ciò che è discriminatorio e non inclusivo, non se ne esce. Purtroppo, le cose stanno andando diversamente, e il fortissimo revisionismo linguistico che muove chi controlla il dibattito pubblico (e ha nelle mani le sorti dell’italiano) sta cambiando i connotati del nostro idioma e ci sta portando verso il nostro suicidio linguistico e culturale.
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano


Alienazione linguistica e diglossia lessicale


Di Antonio Zoppetti

Provo a a riprendere e sviluppare qualche riflessione esposta in una lezione intitolata “L’italiano e i libri ieri e oggi: l’inglese tra le righe?” che ho tenuto la scorsa settimana presso l’Università di Heidelberg (Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda) nell’ambito della XXIV Settimana della lingua italiana nel mondo.

La diglossia storica: il toscano e gli altri volgari

Alla fine del Trecento, in una corrispondenza privata con il toscano Francesco di Marco Datini di Prato, il lombardo Giovanni da Pessano si scusava per non essere un “bon scritore” e per non essere “achostumato” alla scrittura colta [Lorenzo Tomasin, “Sulla percezione medievale dello spazio linguistico romanzo”, in Medioevo romanzo, Dalerno editrice, Roma 2015, XXXIX / 2, p. 280].
A quei tempi, il volgare toscano si stava imponendo in tutta la nostra penisola come lingua colta della scrittura, ed era considerato di maggior prestigio rispetto agli altri volgari, soprattutto quelli del nord che erano percepiti come rozzi. In uno scritto di Dante sui volgari (il De vulgari eloquentia), le parlate di genovesi, milanesi e bergamaschi erano addirittura oggetto di scherno, e anche Machiavelli (nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, 1524 circa) non poteva accomunare l’idioma di Dante alla lingua di “Milano, Vinegia e Romagna, e tutte le bestemmie di Lombardia.”

Nel Cinquecento, in Italia regnava la diglossia, cioè un bilinguismo squilibrato per cui le masse perlopiù si esprimevano nei propri idiomi locali, ma la lingua “superiore” dei libri era diventata il toscano delle tre corone del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) elevato a modello grammaticale, o al massimo il fiorentino che era comunque abbastanza vicino a quel canone. Questa frattura è stata sancita da Pietro Bembo, il teorico del purismo che considerava il toscano trecentesco la perfezione. I suoi precetti e la sua grammatica si erano imposti come il modello vincente, orientando anche la nascita dell’accademia della Crusca e del suo vocabolario che legittimava solo il lessico e le varianti ortografiche toscane respingendo invece tutte le voci degli altri volgari, considerate indegne e da purgare.

Da quel momento in poi tutti gli altri volgari regredirono allo stato di “dialetti”, varietà “impure” dell’italiano-toscano elevato a lingua perfetta. E nella nostra storica diglossia, questo toscano prendeva il posto ed era destinato a soppiantare l’altra lingua superiore del passato, il latino della cultura e dei libri, che nei secoli successivi avrebbe perso sempre più terreno nella scienza, nella scuola, nelle leggi e in ogni altro ambito.

Il purismo, pur tra le accesissime polemiche, si impose nell’egemonia culturale con una forza schiacciante. Basta ricordare che il massimo poeta del Cinquecento, Ludovico Ariosto, che non era toscano ma emiliano, per adeguarsi a questi principi riscrisse per ben tre volte il suo Orlando furioso per modificare la sua lingua “impura” e intrisa di settentrionalismi: el diventava il (e in lo/la si trasformava in nello/nella), mentre le x erano riscritte con le s, e le forme verbali venivano uniformate (mostrerò invece di mostrarò o trassero invece di tràrro). In questo modo Ariosto fu incluso nel vocabolario, al contrario di Torquato Tasso, che davanti alle stroncature della Crusca, invece di inchinarsi al canone del toscano e “purgarsi” da solo aveva osato difendere la sua lingua della Gerusalemme liberata e dunque fu il grande escluso che non venne inserito tra gli autori del dizionario. Chi non pubblicava in toscano e non seguiva i precetti dei puristi non solo era biasimato, ma addirittura non veniva pubblicato o considerato.

Su questo sfondo, chi non era toscafono di nascita – dunque in grado di mettere in pratica quei precetti in modo quasi naturale e istintivo – faticava enormemente a scrivere in “italiano”. E davanti alla nuova diglossia a base toscana, invece che latina, l’atteggiamento dei letterati oscillava tra il riconoscimento della superiorità del toscano e il rivendicare invece la dignità degli altri volgari.

Il primo atteggiamento è stato quello vincente.

Il toscano era un buon collante in grado di superare le incomprensioni dialettali delle varie regioni, sin dal Quattrocento ammirato e imitato anche a Milano: Ludovico il Moro apprezzava gli scrittori toscani e guardava alla lingua fiorentina come modello. Aleggiava insomma un certo senso di inferiorità delle altre parlate rispetto ai modelli toscani, e alla fine del Quattrocento, Gaspare Visconti, un poeta alla corte degli Sforza, nella premessa ai suoi componimenti si scusava del suo “non molto polito naturale idioma milanese”, ma il chiedere venia per la propria lingua non toscana è un motivo ricorrente che si trova spesso negli scritti di chi voleva ricorrere al toscano senza che fosse la sua lingua naturale.

L’alienazione del proprio idioma in favore di un altro

Per imparare la lingua superiore, successivamente tra gli scrittori prese piede la consuetudine dei soggiorni toscani, e il veneziano Carlo Goldoni, nel Settecento, considerava fortunatissimo chi era nato a Firenze, perché quella lingua gli risultava spontanea, e consigliava per “un Uomo di lettere, trattenersi per qualche tempo a Firenze ad imparar dalle Balie e dalle Fantesche ciò che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio o dalla Crusca medesima.”
Emblema di questa prassi, e di questa difficoltà di apprendere la lingua pura, è il celebre “volli, volli, fortissimamente volli” dell’Alfieri, piemontese di nascita ma che decise di “parlare, udire, pensare e sognare in toscano” e si trasferì a Firenze per meglio padroneggiare “quella doviziosissima ed elegante lingua; prima indispensabile base per bene scriverla” (Vita scritta da esso). Allo stesso tempo l’autore lamentava tutta la difficoltà, per chi non era toscano, di padroneggiare quell’idioma (“Lettera a Ranieri de’ Calzabugi”) scrisse le proverbiali parole:

“Da quel giorno in poi (che fu in giugno del 75) volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Ma dovendo io scrivere in pura lingua toscana, di cui era presso che all’abbiccì, fu d’uopo per primo contravveleno astenermi affatto dalla lettura d’ogni qualunque libro francese, per non iscrivere poi in lingua barbarica: un poco di latino, ed il rimanente d’italiano fu dunque la mia sola lettura d’allora in poi; stante che di greco non so, né d’inglese.”

Era la stessa difficoltà e la stessa soluzione che avrebbe intrapreso il milanese Alessandro Manzoni, che nella tormentata revisione dei Promessi Sposi, si accorse che i dizionari non gli bastavano per toscanizzare nel giusto modo la sua lingua, e alla fine abbandonò quella soluzione per sciacquare i panni in Arno. La lingua delle precedenti stesure del suo capolavoro gli risultava troppo artificiale e libresca, proprio perché si basava sui dizionari, e quelli che aveva utilizzato erano soprattutto il monumentale vocabolario milanese-italiano di Cherubini e quello della cosiddetta “Crusca veronese” di Cesari, il massimo rappresentante del purismo Ottocentesco che aveva dato vita a un dizionario di taglio cruscante benché fosse appunto di Verona.
Ma questo non deve stupire, perché a prevalere nel nostro Paese caratterizzato da un’eterna diglossia è stata la compiaciuta alienazione linguistica. In altre parole, a parte gli scrittori toscani che avevano fatto la storia, i massimi difensori dell’italiano basato sul tosco-fiorentino furono spesso i non toscafoni.

Pietro Bembo era veneziano, ma oltre a imporsi come teorico del purismo fu autore di una grammatica che avrebbe fatto scuola; fu uno stretto collaboratore del tipografo-editore Aldo Manuzio, il più grande stampatore del Cinquecento di tutta l’Europa. Benché Venezia impiegasse il proprio volgare orgogliosamente come lingua ufficiale delle leggi e della cancelleria, che si estendeva anche come lingua-tetto in tutta l’area veneta, i libri nati dal sodalizio Manuzio-Bembo si basarono sulla norma del toscano, dunque contribuirono a diffonderlo e in tutto il Paese e a renderlo il canone della scrittura.

E così è prevalsa l’alienazione linguistica e i più intransigenti difensori del toscano erano spesso non toscani, come Bembo, Cesari, Alfieri e soprattutto come Manzoni.

I sostenitori della dignità delle altre lingue italiche, invece, furono sconfitti. Esisteva una letteratura parallela che si esprimeva in altre parlate, e uno dei più noti e agguerriti sostenitori di queste posizioni fu per esempio il milanese Carlo Porta, che contro il classicista Pietro Giordani (storpiato in “Giavan”) scriveva:

“Dunque senza sapere la lingua toscana non ci può essere morale né civiltà? (…) E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietà quelle frattaglie tanto preziose, quelli così fatti che sono il gran merito dell’abate Giavano?”

Accanto a simili posizioni c’erano poi gli scrittori “indifferenti” alla questione della lingua, quelli che scrivevano in modo istintivo senza preoccuparsi della forma, e avevano in mente una lingua che doveva farsi intendere, invece che seguire il purismo. Costoro scrivevano spesso trattati pratici, articoli di giornale, romanzi come quelli di Garibaldi… Ma ancora una volta questi componimenti non erano considerati un modello virtuoso.

Dalla diglossia a base toscana a quella a base inglese

La diglossia per cui il toscano era la lingua della scrittura mentre le masse erano dialettofone si è ricomposta soltanto nella seconda metà del Novecento, quando sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree toscane e finalmente l’italiano è diventato una lingua unitaria. Parlare e scrivere hanno trovato la loro convergenza in un’osmosi in cui le differenze tra oralità e scrittura si sono sempre più attenuate in un italiano unitario dove erano confluiti anche altri elementi oltre a quelli tosco-fiorentini che costituivano lo zoccolo duro. Negli anni Sessanta Pasoliniaveva notato che questo nuovo italiano unitario era soprattutto tecnologico e arrivava prevalentemente dai centri industriali del nord, più che dal modello toscano letterario.
Se l’italiano standard nell’Ottocento indicava quello che si insegnava a scuola in opposizione alle varietà dialettofone, superata la diglossia lingua-dialetto il nuovo italiano unificato, nel diventare un nuovo standard inevitabilmente si livellava e alcuni vocaboli o costrutti un tempo considerati popolari e non ammessi nella lingua “alta” sono stati invece accettati non solo nel parlato, ma anche nella scrittura dei giornali, dei contesti istituzionali o universitari. Negli anni Ottanta questo italiano di tutti è stato definito dal linguista Gaetano Berruto come “neostandard” e da Francesco Sabatini come “italiano medio”.

Ma proprio quando sembrava che la diglossia fosse superata, ecco che nel nuovo millennio ne è emersa una nuova: la diglossia che fa dell’inglese la lingua superiore. E davanti alla quale l’italiano regredisce su tutti i fronti.

Se la lingua della scienza, sino al Seicento, era esclusivamente il latino, Galileo Galilei ha spezzato questa prassi fondando la prosa scientifica italiana, e costruendo un modello poi seguito da altri scienziati – da Redi a Vallisneri – che è sopravvissuta fino al Novecento, quando Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna hanno diffuso un internazionalismo come neutrino.
Se l’italiano-toscano, nei secoli, ha sottratto al latino sempre più ambiti, come la lingua dell’insegnamento e delle leggi, oggi assistiamo alla sua regressione nei confronti dell’inglese, e sempre più atenei stanno puntando all’inglese come la lingua della formazione, con buona pace del diritto allo studio nella propria lingua madre. Intanto, l’inglese prende piede come lingua dell’Ue, benché non esista alcuna carta che sancisca la legittimità di questa prassi. E mentre l’inglese planetario – definito un po’ spregiativamente anche globalese o globish – si allarga in tutto il mondo, stiamo andando verso una nuova diglossia neomedioevale – come l’ha chiamata il linguista tedesco Jürgen Trabant – per cui l’inglese diviene la lingua della cultura alta, e gli idiomi nazionali rischiano di diventare i dialetti di un mondo che pensa e parla in inglese.

Gli anglicismi che penetrano in ogni idioma locale – e l’italiano è una delle lingue più coinvolte dal fenomeno – sono gli effetti collaterali di questa nuova situazione. Il loro numero è tale che in molti ambiti – si pensi all’informatica, all’economia, alle tecno-scienze, al lavoro… – l’italiano è ormai incapace di esprimere certi domini con le proprie parole. E mentre la lingua dei giornali e anche delle istituzioni si riempie di espressioni inglese, l’italiano regredisce, si ibrida e fondamentalmente viene meno lo storico prestigio basato sui suoni dell’italiano-toscano.
Come ai tempi dello sfaldamento del latino nascevano parole costruite sul sonus del latino – per esempio caballus invece di equus – oggi sul modello dell’inglese nascono pseudoanglicismi come footing, smart working, beauty case o baby gang. E se un tempo i non toscafoni cercavano di “toscaneggiare” e di approssimarsi al modello della lingua superiore, oggi si introducono le espressioni inglesi in modo voluto e compiaciuto: il nuovo modello cerca e riproduce i suoni inglesi, poco importa siano ortodossi o reinventati in modo maccheronico. Questo è il nuovo modello linguistico inseguito dalla nuova egemonia culturale, e questo italiano “newstandard” – o itanglese – è caratterizzato dalla sua “diglossia lessicale”. Nell’ambiente di lavoro, per esempio, non si può più usare l’italiano per esprimere certe cose, perché la lingua di prestigio è l’inglese, dunque bisogna usare questa terminologia “alienante” che il settore richiede e allo stesso tempo impone. E così nel mio settore non è più possibile evitare l’alienazione linguistica e parlare per esempio di revisioni editoriali, perché c’è solo l’editing, e sono costretto a presentarmi ai clienti come editor, altrimenti mi guardano male, sono percepito come un non addetto ai lavori che non sta usando la lingua che identifica il settore da un punto di vista sociolinguistico.

E chi non adegua il suo linguaggio, come aveva fatto Ariosto, viene fatto fuori come è accaduto a Tasso.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #storiaDegliAnglicismi #storiaDellaLinguaItaliana


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DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta pensata per content creator e videomaker


DJI Osmo Pocket 4P debutta come nuova soluzione compatta per creator e videomaker, puntando su qualità video premium, stabilizzazione avanzata e design tascabile
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DJI ha presentato alla recente edizione di Cannes Osmo Pocket 4P, un dispositivo che segna una tappa fondamentale nell’evoluzione delle soluzioni cinematografiche portatili del brand. Da quando ha introdotto la categoria delle fotocamere con gimbal nel 2015 e lanciato una delle prime fotocamere tascabili con stabilizzatore al mondo nel 2018, DJI ha continuato a ridefinire il modo in cui i creator catturano il movimento e raccontano storie. Oggi, con Osmo Pocket 4P, l'azienda inaugura una nuova era di eccellenza nei sistemi gimbal portatili, dove capacità di filmmaking di livello professionale incontrano una reale portabilità tascabile.

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Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
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Presentando la Osmo Pocket 4P su uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale, DJI segna un’evoluzione audace della serie Pocket, trasformandola da semplice strumento per creator a vero dispositivo di imaging cinematografico capace di storytelling di livello professionale.

Tecnologia e portabilità


La Osmo Pocket 4P rappresenta la convergenza tra tecnologia cinematografica di fascia alta e portabilità estrema. Dotata di un sistema di imaging di nuova generazione, la DJI Osmo Pocket 4P offre una gamma dinamica di livello cinematografico per una ricca profondità tonale, insieme a prestazioni colore 10-bit D-Log2 che consentono workflow professionali di color grading. Combinata con l’avanzata esperienza dell'azienda nella stabilizzazione, il dispositivo porta capacità cinematografiche professionali in un formato realmente tascabile.

La sua forma compatta, unita alle prestazioni di imaging cinematografico, rende la Osmo Pocket 4P una compagna ideale per i filmmaker indipendenti e un potente strumento narrativo per il documentario. Il debutto a Cannes rafforza l’idea che lo storytelling cinematografico non sia più confinato a grandi attrezzature, ma possa ora vivere in un dispositivo abbastanza piccolo da essere portato ovunque.

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Risponde alle esigenze dei creator


La DJI Osmo Pocket 4P introduce importanti innovazioni progettate per rispondere alle reali esigenze dei creator. Le capacità portrait migliorate offrono tonalità della pelle naturali e profondità cinematografica, consentendo uno storytelling più coinvolgente in interviste, vlog e contenuti narrativi. Le funzionalità zoom avanzate ampliano le possibilità creative, permettendo di catturare soggetti distanti mantenendo l’integrità dell’immagine. In condizioni di scarsa illuminazione, la tecnologia avanzata del sensore e gli algoritmi di imaging ottimizzati garantiscono riprese nitide e dettagliate, rendendo possibile filmare con sicurezza in situazioni difficili, dai paesaggi urbani notturni alle scene indoor. Queste innovazioni posizionano la Osmo Pocket 4P come un vero dispositivo di imaging professionale consumer, colmando il divario tra accessibilità e qualità cinematografica.
La Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condiviseLa Osmo Pocket 4P si inserisce in un movimento crescente in cui le fotocamere compatte stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono create e condivise
Il debutto a Cannes della Osmo Pocket 4P evidenzia il suo potenziale di influenzare il futuro del cinematic vlogging, ispirare una nuova generazione di filmmaker mobile-first e guidare le tendenze globali dello storytelling visivo orientato al portrait. La DJI Osmo Pocket 4P sarà disponibile attraverso i canali ufficiali dell'azienda e presso i retail autorizzati. Maggiori dettagli arriveranno con l'ufficializzazione della data di lancio.


Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita


In un contesto segnato dal caro vita e dalla crescente pressione sulle spese quotidiane, il risparmio non è più soltanto una conseguenza dell’acquisto online, ma una vera e propria strategia di gestione economica personale. Oggi gli italiani pianificano di più, confrontano i prezzi con maggiore attenzione e monitorano nel tempo le variazioni di costo prima di decidere quando acquistare. È un cambiamento culturale che riflette un consumatore sempre più consapevole, informato e pragmatico.

Si acquista quando conviene


L’aumento dei costi fissi - dall’energia ai carburanti, passando per mutui, affitti e spese domestiche - ha inevitabilmente modificato il rapporto con i consumi. In questo scenario, il confronto dei prezzi è diventato uno strumento centrale nelle decisioni d’acquisto e gli alert di prezzo rappresentano sempre più una forma di pianificazione: non si acquista più solo quando emerge un bisogno, ma quando il prezzo è percepito come realmente conveniente.

La tecnologia la categoria più attenzionata


L’analisi degli alert impostati dagli utenti di Trovaprezzi.it nei primi mesi del 2026 evidenzia con nitidezza questa evoluzione. Le categorie più monitorate restano quelle legate alla tecnologia, a partire da smartphone ed elettronica di consumo. La sola categoria “Cellulari e Smartphone” ha registrato oltre 5.900 alert nel periodo analizzato del 2026, confermandosi tra le aree su cui gli utenti mostrano la maggiore sensibilità al prezzo.

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Tra i prodotti più monitorati compaiono alcuni degli smartphone di fascia alta più desiderati dagli utenti della piattaforma, come iPhone 17, iPhone 17 Pro, Samsung Galaxy S25, Samsung Galaxy S25 Ultra, Samsung Galaxy S26 Ultra, Google Pixel 10 Pro e Xiaomi 15T Pro. Si tratta di acquisti ad alto impegno economico, che spesso vengono monitorati per settimane o addirittura mesi in attesa del momento giusto. Questo comportamento rivela un consumatore che non rinuncia necessariamente alla tecnologia, ma che ha imparato a gestire l’acquisto in modo più razionale. L’alert di prezzo diventa così una sorta di “acquisto differito”: l’interesse per il prodotto nasce immediatamente, mentre la decisione finale viene rimandata fino a quando il prezzo scende sotto la soglia ritenuta accettabile.

Cresce l'interesse per salute, benessere e cura personale


Accanto alla tecnologia emerge però un secondo fenomeno particolarmente interessante: la crescente attenzione verso categorie legate alla salute, al benessere e alla cura personale. Nei primi mesi del 2026 i “Prodotti per il Viso” hanno raggiunto quasi i 2.000 alert, seguiti da “Profumi” e “Prodotti per il Corpo”. Anche categorie come integratori e farmaci da banco mostrano una crescita significativa dell’attenzione al prezzo. Questo è probabilmente uno dei segnali più rilevanti del cambiamento in atto. Negli ultimi anni il risparmio si è progressivamente esteso dalla logica del grande acquisto occasionale a una gestione continua delle spese ordinarie. Se in passato il confronto prezzi era associato soprattutto all’acquisto di grandi elettrodomestici o prodotti tecnologici costosi, oggi viene utilizzato anche per contenere i costi anche nelle categorie che rientrano nella routine quotidiana.

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Anche il confronto con gli anni precedenti conferma questa trasformazione. Nel 2024 e nel 2025 gli alert impostati nel medesimo periodo erano fortemente concentrati su grandi elettrodomestici, climatizzazione e prodotti legati alla casa. Nel 2025, ad esempio, la categoria “Cucine e Piani Cottura” aveva superato i 10.000 alert, segno di quanto il tema dei consumi energetici e delle spese domestiche fosse centrale nelle decisioni d’acquisto degli italiani. Nel 2026, pur restando centrale la tecnologia, si osserva invece un ampliamento dell’attenzione verso prodotti di uso più frequente, legati alla salute, alla cura della persona e al benessere quotidiano. È il segnale di un consumatore che cerca di recuperare margini di risparmio non solo sui grandi acquisti, ma anche sulle spese ricorrenti.

Un risparmio consapevole


In parallelo, l’evoluzione degli alert mostra come gli italiani abbiano sviluppato un rapporto via via più maturo con gli strumenti digitali. L’e-commerce non viene più vissuto esclusivamente come luogo dello sconto occasionale, ma come un ecosistema informativo che consente di osservare l’andamento dei prezzi, confrontare offerte e prendere decisioni più consapevoli. Il risparmio, in altre parole, non è più solo opportunistico: è guidato dai dati. In quest’ottica, gli alert di prezzo assumono quasi il ruolo di indicatori del clima economico percepito dai consumatori; essi raccontano un’Italia che continua a desiderare tecnologia, prodotti di qualità e beni premium, ma che allo stesso tempo cerca di difendere il proprio potere d’acquisto attraverso strumenti di monitoraggio, confronto e pianificazione. Il punto centrale non è tanto spendere meno, quanto acquistare meglio. E probabilmente è proprio questa la trasformazione più significativa del consumatore digitale contemporaneo: non più passivo davanti alle oscillazioni del mercato, ma attivo, strategico e sempre più determinato a decidere sulla base dei dati.


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28 May, 2008
Cloistered Shame in Israel
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How Jewish American pedophiles hide from justice in Israel
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19 Feb, 2020
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28 Feb, 2020
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“Tens of thousands of pedophiles operate in Israel every year, leading to about 100,000 victims annually, according to an Israeli pedophile monitoring association”

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24 Apr, 2023
A deeper look into the world of sex trafficking in Israel
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“The problem is that a kibbutz is standing in front of you and you have no name or face for it”: Child sexual abuse risk factors and disclosure in the collective kibbutz community
sciencedirect.com/science/arti…

27 Dec, 2023
“It’s a Phenomenon in Our Community, a Phenomenon That Is Silenced”: Child Sexual Abuse and the Circles of Silence in the Jewish National Religious Community in Israel
mdpi.com/2076-0760/13/1/26

22 Oct, 2024
Exposing pedophilia and legal failures in Israel
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4 Jun, 2025
‘Sadistic Rituals’ Survivors Testify to Knesset About Childhood Sexual Abuse Network in Israeli Religious Ceremonies
haaretz.com/israel-news/2025-0…

11 Jul, 2025
Sex abuse case rocks Israel’s ultra-Orthodox community
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16 Jul, 2025
Behind yeshiva walls: The hidden sexual abuse in haredi communities – opinion
jpost.com/israel-news/article-…

21 Aug, 2025
Human trafficking and sexual exploitation in Israeli society
middleeastmonitor.com/20250821…

25 Aug, 2025
Horrifying testimonies seek to lift shroud of silence around ritual sex abuse claims
timesofisrael.com/horrifying-t…

4 Dec, 2025
Israeli Lawmakers Hear Testimonies of Ritualistic Sexual Abuse, Allegations Against Former MK
haaretz.com/israel-news/2025-1…

3 Feb, 2026
Survivors expose alleged ritual sexual abuse networks in ‘Israel’
en.royanews.tv/news/69904/Pale…

15 Mar, 2026
Il caso della figlia della ministra israeliana trovata morta in casa. Nei mesi scorsi aveva denunciato “abusi rituali” dei genitori
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15 May, 2026
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29 May, 2026
Israeli Settler Council Issues Unprecedented Admission of Ritualistic Child Sexual Abuse After Broadcaster Exposes Cover-Up
La prima ammissione pubblica di abusi rituali su minori nel settore sionista religioso di Israele scatena un duro esame di coscienza a livello nazionale
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come israele si interessa all’infanzia (2)


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dove tutto / alberto d’amico. 2026


Dove tutto è proibito, è l’unica libertà. La forma delle cose: la tua lampada sul moggio, l’ideologo dell’estrema destra, un set cinematografico, il prezzo da pagare, un orzo da fiaba. Dalla follia dei perversi che parlano male di me, rimango ancora portano con sé una domanda fondamentale: gli dissi questo al barman e lui combatte per la custodia del figlio. Eravamo figli del vento. Un modello che funziona a Milano. Ho bisogno della tua protezione. Questo è l’uomo dietro il trucco, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
#albertoDAmico #post2026

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