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Alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiunsero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti


Fu così che il tipografo fu trasferito definitivamente in montagna il 16 marzo ’45. Di questo fatto dà testimonianza un documento presente nell’ASREV <282 che segnala l’avvenuto trasferimento del tipografo prima nominato dalla propria abitazione di Costa di Vittorio Veneto alla stamperia.
L’attività era svolta esclusivamente di notte fino alle prime ore del mattino a ritmi serrati. Durante il giorno i partigiani addetti alla stampa si spostavano di circa 300 metri nei pressi di una fornace di calce. Vicino a questa era stato predisposto un rifugio ricavato direttamente nella parete della montagna. Questo veniva regolarmente ricoperto di foglie e arbusti per essere meglio mimetizzato e nascosto da sguardi indiscreti. L’opera necessitava però di un continuo via vai di persone, sia per la continua entrata ed uscita di materiale e di volantini, quanto per la frequente necessità di riparazioni delle quali abbisognavano le macchine intensivamente utilizzate.
Da diverse informative conservate presso l’AIVSREC apprendiamo che per garantire tale flusso di materiale e informazioni tra Treviso e Vittorio Veneto fu attivato un ‘contatto’ presso Conegliano. Da uno di questi documenti si legge: “Preghiamo […] il compagno Orel di organizzare un rapido servizio di collegamento con Treviso in quanto questo Comando conta molto che i manifestini giungano fino a Treviso con rapidità e tempestività.” <283
Il 12 marzo Antonio Rustìa (Orel) risponde che “Il collegamento con Treviso funziona da circa 2 mesi ed è rapidissimo, la posta appena arriva viene smistata dal sottoscritto ed in giornata arriva a Treviso”. <284 Orel però non si occupò soltanto del servizio di smistamento delle informazioni e della stampa tra Vittorio Veneto e Treviso, ma garantì che la stamperia di Montaner [Frazione del comune di Sarmede (TV)] fosse rifornita della carta e dell’inchiostro necessari. A fronte della stessa informativa del 7 marzo della Divisione “Nannetti”, in cui si specifica anche di procurare carta, inchiostro e tutti i materiali utili alla stampa, Orel aveva risposto già l’11 marzo che “In merito al rifornimento della carta e materiale per stampa, preciso che nella zona si trovano oltre 300 qli di carta occultata e a disposizione della divisione. La carta si trova presso famiglie contadine fuori Conegliano e può essere prelevata in qualsiasi momento. […] Potete contare largamente sulle giacenze qui esistenti”. <285 Oltre a queste informazioni, Antonio Rustìa ne fornisce altre sullo stato delle aziende tipografiche della zona che “non lavorano da parecchio tempo [e i cui] macchinari sono stati smontati e in parte messi al sicuro”. <286 Successivamente, il 12 marzo, Orel comunicava alla stamperia che al “solito posto” si trovavano “una piccola tranciatrice per carta e due vasi di inchiostro che [cancellato: mi] procurai direttamente a Treviso”. <287 I riferimenti lasciati da Orel chiariscono come tra Treviso e Conegliano ci si servisse di un servizio molto rapido, in grado di trasportare oggetti pesanti e voluminosi. In un post scriptum della stessa comunicazione vi è poi una notizia molto interessante: attraverso il compagno Buosi verranno inviati in montagna 3 quintali di carta già tagliata grazie al “solito camionista”.
Quindi per i trasporti del materiale, troppo gravosi per le staffette, l’organizzazione aveva a disposizione un camioncino. Un altro riferimento ad un camion lo si trova nelle carte di Bruna Fregonese, la quale racconta che “Bepi e la Teresa, quando andavano con la cariola al mercato della frutta per fare gli acquisti, quando ancora la città dormiva, portavano a volte fra le casse vuote qualcuna che vuota non era, ma piena di armi e materiale bellico in genere, “procurato” dai nostri GAP, e lo passavano a quelli che, fra la verdura, con il camioncino, lo portavano verso le nostre montagne.” <288
Con ogni probabilità “quello” che teneva i collegamenti con l’autocarro era il padre di Attilio Tonon. <289 Nella testimonianza lasciata da Attilio a Ives Bizzi apprendiamo che: “Hanno anche raccolto delle armi che venivano portate a Vittorio Veneto in vari modi ma particolarmente, come ricordava Pietro dal Pozzo, mascherandole sotto le cassette di frutta e verdura di mio padre che veniva a rifornirsi con il camioncino a Treviso”. <290 Quindi, probabilmente, il “camioncino” del padre di Tonon faceva da spola tra Treviso e le “montagne” trasportando carta e inchiostro oltre alle armi.
Questi elementi testimonierebbero che per il materiale, al di là dei lanci ricevuti, il Vittoriese dipendesse da Treviso, città nella quale erano di fondamentale importanza i contatti con Carrer e la tipografia Zoppelli. Questa necessità nacque probabilmente dopo il disimpegno delle tipografie della pedemontana e gli arresti patiti dal CLN vittoriese.
Oltre a carta e inchiostro, la tipografia partigiana aveva però altre necessità. L’intensità con la quale fu utilizzato il ciclostile portarono lo stesso a guastarsi almeno due volte. A proposito di questi problemi, si fa riferimento a due documenti di comunicazione interna. In questi si fanno presenti le necessità della sezione di propaganda. Nel primo, <291 datato all’11 marzo 1945, si chiede che si procurino dei telai, già richiesti e non ancora ricevuti. La seconda richiesta, <292 datata al 16 aprile 1945, riguarda invece la riparazione di due rulli presso la tipografia Bellavitis di Sacile. I messaggi sono perentori riguardo alla celerità che si debba tenere nel fornire i pezzi. Infatti la mancanza di una sola delle componenti necessarie alla stampa obbligava i resistenti a sospendere l’intera attività. Ma il via vai di persone, materiale e pezzi di ricambio presso la tipografia di Montaner non passò inosservato. Accadde che, verso la fine di marzo, alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiungessero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti. La precisione con la quale i soldati raggiunsero la zona dove era situato il nascondiglio fa pensare ad una delazione di qualche spia. La metodicità con la quale veniva occultato il rifugio, unitamente alla scrupolosa attenzione nel condurre il lavoro esclusivamente di notte, permise agli addetti stampa di non essere scoperti dai nemici. Nella perlustrazione, i tedeschi passarono molto vicino al nascondiglio tanto che è lo stesso Domenico Favero a ricordare: “ne udimmo il tramestio e le indecifrabili parole, ma non fummo scoperti”. <293
Come già ricordato, la necessità di stampare in montagna era strettamente vincolata all’impossibilità di condurre le stesse operazioni in pianura. La stamperia di montagna infatti continuò a svolgere i propri incarichi fino alla Liberazione, quando ci si poté servire della tipografia Armellini di Vittorio Veneto.

[NOTE]282 ASREV, busta 10, fasc. d: GNR Vittorio Veneto – 6ˆSq. … ai Comandi superiori. Segnalazione di prelevamento da parte partigiana del tipografo Giacomini Giuseppe 22 marzo 1945.
283 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-1. oggetto: servizio collegamento, 7 marzo 1945.
284 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
285 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: materiale per stampa, 11 marzo 1945.
286 Ibidem.
287 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
288 B. Fregonese, Le carte di Bruna, op. cit., p. 70. Di questa attività si trova notizia anche in Silvio Fabion, Storie d’eroi semplici, S.l., Cieffegi Litografia, 2006, p. 40.
289 Attilio Tonon era commissario politico del Gruppo Brigate “Vittorio Veneto”.
290 ACSP, Achivio Ives Bizzi, intervista ad Attilio Tonon.
291 ASREV, busta 10, fasc.d: Dal Comm. Div N.N. e dall’addetto stampa a Buosi (c/o CLN VV) Richiesta di vario materiale necessario al servizio di stampa del 11 marzo 1945.
292 ASREV, busta 10, fasc. d: Dall’addetto stampa al CLN di Sacile. Invio rulli da riparare del 16 aprile 1945.
293 Testimonianza di Domenico Favero a Pier Paolo Brescacin del 20 aprile 2000.
Giuliano Casagrande, Le parole della Resistenza. La propaganda partigiana nel Trevigiano, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2012-2013

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La qualità delle relazioni costituisce da sempre un elemento determinante per l’attività criminale


Le organizzazioni criminali a scopo economico e/o ideologico costituiscono da sempre un sottogruppo delle organizzazioni segrete. In quanto tali, esse pervengono agli studiosi come entità di difficile comprensione e studio per via dell’interazione fra la caratteristica del segreto e quella dell’illegalità <327.
La gestione congiunta di questa miscellanea di elementi ripercuote i propri effetti sulla natura organizzativa dei soggetti attivi imponendo agli stessi dinamiche mutagene e la proliferazione di trade-offs fra risorse in campo. Così, un problema comune alle due esperienze qui in oggetto investe, de facto, la configurazione organizzativa delle stesse e quel ventaglio di cointeressenze e legami instauratisi al loro interno. Gli interrogativi che si offrono al cospetto di uno studio dilettato dalle meccaniche che possono aver abitato simili processi interrelazioni rimangono molteplici. Come si organizzano i gruppi clandestini dell’Italia del tempo? Esistono somiglianze fra l’assetto mafioso e quello terroristico? La rete dell’una o dell’altra evolve e si ibrida a seguito di processi alterativi propri o risente di dinamiche esogene? Per ovviare a questi interrogativi la teoria dell’organizzazione nel corso degli anni ha dato grande rilevanza ad un’indagine sulle prospettive recondite delle reti (legami) e sugli schemi comparativi delle costruzioni strategiche in cui essi operano (strutture). Sulla falsa riga di ciò può, pertanto, rivelarsi complementare al dialogo fra scienza storica, sociologia e diritto la riflessione avviata dal sociologo Mark Granovetter sul delicato tema delle risorse sociali e del capitale sociale. Nell’opera “La forza dei legami deboli e altri saggi” <328 il padre della nuova sociologia economica intuì la possibilità di collegare il job matching analizzato nei suoi studi sulla disoccupazione -e gli andamenti di mercato- alle problematiche inficianti l’analisi dei networks. La tesi muoveva dall’idea secondo cui la scomposizione dei processi intercorrenti nei reticoli di relazioni interpersonali potesse fornire un fruttuoso ponte di collegamento fra il livello micro e quello macro-sociologico, mostrando l’esistenza di un diretta proporzionalità tra l’interazione su scala ridotta e le conseguenze su un piano sociale più esteso. La riproposizione del modello granvettiano al crime network nexus impone prioritariamente un ragionamento in termini di legami e non di scelte. Tale lettura non implica la predominanza di un’interpretazione (sui motivi dell’avvicinamento fra crimine e terrorismi) dettata dalla sola interscambiabilità di legami e relazioni bensì ci spinge, alla luce degli antecedenti cronistorici fino ad ora accennati, a diversificare il pulviscolo di rapporti oscillando da una prospettiva individuale ad una di comunità. Il punto diventa ancora più complesso se rapportato anche alle diversità congenite espresse dalle due generazioni del neofascismo eversivo e dagli stessi approcci metodologici posti in campo. Tenuto conto di tutte le criticità del caso diviene allora indispensabile procedere nella dissertazione con sistematicità e affrontare la dicotomia “legame-struttura” di cui si è accennato in apertura.
I Legami
La qualità delle relazioni costituisce da sempre un elemento determinante per l’attività criminale <329. Nell’ultimo ventennio gli studi sulla criminalità organizzata hanno catalizzato molte risorse nell’approccio alla materia (Patacchini-Zenou, Sciarrone, Storti) oltre ad aver dimostrato l’incisività di certi tipi di legame nell’incremento della produttività illecita. La distinzione fra legami forti e deboli, elaborata nel 1973 dal sociologo Granovetter <330, diviene la cartina di tornasole entro cui valutare la transitorietà dei flussi informativi e relazionali del network. I legami forti si contraddistinguono per intensità ed elevata frequenza nelle interazioni pur essendo, nella maggior parte dei casi, portatori sani di una ridondanza informativa o strategica provocata dall’elevata interdipendenza fra attori. Viceversa, essendo i weak ties rivelatori di una trascurabile intensità essi appaiono idonei a fornire nuovi canali, garantendo alla rete maggiore resilienza e connettività fra attori distanti, oltre ad un accesso alle risorse informative rimaste intrappolate fra i soli legami forti. Inevitabile segnalare come la mancanza di ridondanza favorisca il successo criminale del network tutto <331, in linea con la trasversalità di un’adiacenza tra mafie e terrorismo imperniata sulla tutela degli standard di segretezza e sulla proliferazione di legami ponte. Poiché per queste organizzazioni la gestione del segreto implica innanzitutto coordinare le informazioni, sia contenendo la diffusione di quanto si sa, sia nella ricerca di nuove informazioni (spionaggio), il trading richiederà una ragnatela di legami laschi, durevoli anche nell’extrema ratio della rimozione di uno di essi. Ove non esita una triade di rapporti fra soggetto A, B e C, nessuno strong tie potrà mai costituire un ponte, salvo gli sporadici casi in cui nessuna delle parti in causa abbia altri legami forti <332. Deduttivamente, allora, è intuibile la corrispondenza di ruolo fra ponte e legame lasco, ambedue impiegati per creare collegamenti più celeri all’interno delle reti e, in virtù di ciò, assunti ad unica alternativa praticabile per gli individui. Sicché, i soggetti meglio posizionati in una rete sono potenzialmente coloro i quali abusano di legami deboli e costituiscono ponti (c.d. trait d’union), l’analisi granovettiana troverebbe terreno fertile nel ricostruire, in una dimensione micro-individuale, la facilità celata dietro i cambi di casacca di numerosi interpreti della prima stagione eversiva dopo i decreti di scioglimento di ON e AN (Bellini, Dominici, Rampulla). E ancora: esegesi storica e indagine sulla forza dei legami trovano un’ulteriore punto di convergenza laddove la rimozione di un legame mediamente debole arrechi danni maggiori alle probabilità di trasmissione rispetto ad un vincolo forte. Il caso trova una sua simmetria storica all’indomani della diaspora dei militanti delle sigle sciolte (con decreto ministeriale) per tentata ricostruzione del dissolto partito fascista. La recisione di un vincolo forte per ordinovisti e avanguardisti non sortì gli effetti sperati dalle autorità inquirenti, le quali restarono focalizzate unicamente sull’abbattimento del contenitore associativo senza realizzare un inasprimento delle pene edittali per i singoli imputati. L’errore, comune nelle inchieste sul terrorismo, se da un lato esemplifica il grado di resilienza dei legami ponte celati dietro alle figure apicali della galassia eversiva, parimenti racconta la nascita di un’aura di eterna impunità che, nel corso del trentennio successivo, parificherà grandi boss della malavita organizzata e precursori del terrorismo stragista ❤❤❤. Entrambe le figure resteranno accomunate da uno spiccato senso di adattamento al mutamento sociale, acuito da una gestione del patrimonio informativo correlata al bagaglio di legami laschi in loro possesso <334.
Esistono poi ripercussioni che i reticoli sociali possono ingenerare sui comportamenti dei singoli consociati. Il differente grado di densità assunta in zone del perimetro <335 circoscrive due porzioni di network: una dominata da rapporti amicali diretti e rinominata “a maglia chiusa”; ed un’altra estesa lungo tratti conoscitivi ignoti e battezzata “a maglia aperta”. In questa seconda circoscrizione Granovetter identifica l’esistenza di legami elastici propensi non solo a condizionare la possibilità dell’individuo di manipolare il reticolo ma, addirittura, idonei a veicolare idee, influenze o informazioni socialmente distanti dal baricentro del singolo attore. In un’impostazione all’interno della quale la centralità del legame debole impersonifica il ruolo di risorsa per la mobilità volontaria e di catalizzatore di coesione sociale <336, non meraviglia il fatto che militanti neofascisti, transitati fra le fila delle consorterie mafiose, abbiano potuto spostare non soltanto il reticolo di legami da un campo all’altro, bensì istituire un vero punto di snodo <337.
Infine, l’esame del fascio di relazioni rasenti una comunità può disvelare i motivi per cui certe strutture, in vista di obiettivi comuni, riescano ad organizzarsi celermente senza incappare in avversità logistiche. Una prima risposta andrebbe ricercata nella vocazione interclassista del terrorismo eversivo italiano. Mentre Granovetter per comprovare la relazione intercorrente fra una collettività molto attiva nel tessuto sociale e la densità di legami ponte utilizzò, quale canone di paragone, il confronto fra la reazione della comunità di Charlestown e quella di Boston ad una proposta di rinnovamento urbano, nel nostro studio è possibile sviluppare un ragionamento affine. Il network nero attinse, sin dalla sua nascita, potenzialità da mondi e sottosistemi sociali diversi <338, costruendo le condizioni esistenziali affinché potessero fiorire connessioni ponte. Mentre fino al biennio ’75-77 la galassia fascista ha esteso il suo ventaglio di relazioni coltivando rapporti trasversali con apparati dell’intelligence interno (SID e UAAR), mondo dell’imprenditoria, l’internazionale nera, il mondo istituzionale (MSI), fino ai grandi movimenti generazionali del ’68, nella sua seconda vita essa ha valorizzato in misura ridotta la genuinità dei suoi “bridge ties”, assumendo una posizione spontaneista che ne ha inevitabilmente modificato anche gli assetti strutturali. E così, applicando al nostro caso di studio lo schema teorico di comunità avanzato dal sociologo statunitense, pare calzante la lettura in base alla quale quanti più ponti locali esitano in una comunità, e quanto maggior sia il loro grado, tanto più la comunità sarà coesa e in grado di agire in modo concertato e impermeabile <339.

[NOTE]327 M. CATINO, L’organizzazione del segreto nelle associazioni mafiose, Rassegna italiana di sociologia, gennaio 2014, pag. 262.
328 M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli ed altri saggi, Editore Liguori, Napoli, 1998.
329 F. CALDERONI, Le reti delle mafie, Vita e pensiero, Milano 2018, pag.62.
330 M. GRANOVETTER, The Strenght of Weak Ties, American Journal of Sociology, 78 n.6, pp. 1360.1380.
331 C. MORSELLI, P. TREMBLEY, Criminal Achievment, Offender Networks and the Benefits of low self-control, Criminology, 42, n.3, pag.782.
332 M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli ed altri saggi, Editore Liguori, Napoli, 1998, pp.123-124.
333 Si pensi alla figura di Massimo Carminati, leader di una delle due associazioni a delinquere coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale e uomo accreditatosi ai cartelli criminali per via del suo curriculum penale da eterno impunito. Il punto è trattato in: Tribunale di Roma, Ufficio VI, ordinanza n. 30546/10 R.G. Mod. 21, Gip Flavia Costantini, Roma, 28 novembre 2014, pag.42.
334 Per Granovetter “i soggetti meglio piazzati per diffondere innovazioni difficili nella rete, sono quelli che hanno molti legami deboli, in quanto alcuni di questi legami costituiscono dei ponti locali. Un’innovazione inizialmente impopolare, diffusa da soggetti con pochi legami deboli, avrà più probabilità di restare confinata in pochi circoli ristretti, quindi di morire sul nascere…”. M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli ed altri saggi, Editore Liguori, Napoli, 1998, p.127.
335 Definito da Granovetter quale “reticolato egocentrico”.
336 M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli ed altri saggi, Editore Liguori, Napoli, 1998, pp. 135-137.
337 Ivi cit., p.137.
338 Il punto sarà trattato nel sottoparagrafo successivo.
340 M. CATINO, Mafia organizations. The visible hand of criminal enterprise, Cambridge University Press, Cambridge 2019, pag.152.
Giuliano Benincasa, Criminalità Organizzata. Sviluppo, metamorfosi e contaminazione dei rapporti fra criminalità organizzata ed eversione neofascista: ibridazione del metodo del metodo mafioso o semplice convergenza oggettiva?, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2020-2021

#AN #criminalità #destra #FrancescoCalderoni #GiulianoBenincasa #illegalità #legami #mafie #MarkGranovetter #neofascisti #ON #organizzata #organizzazioni #qualità #relazioni #segrete #sociologo #stragi #terrorismo

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[r] _ trent’anni fuori orario / cb / notte senza fine


youtu.be/CNnQh1WhGck?si=jQ_053…

#CarmeloBene #cb #EnricoGhezzi #FuoriOrario #fuoriorario #notteSenzaFine

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La pupilla di Van Gogh


Mary Rood “la pupilla di Van Gogh”


La pupilla di Van Gogh è un romance dallo sfondo storico e romanzato che immerge il lettore nel passato e nell’amore.

La protagonista di questo libro si fingerà un uomo per poter raggiungere i suoi sogni: diventare una pittrice.

La vita per le donne dell’Ottocento non era semplice, siamo nella metà del secolo e iniziano le prime silenziose rivendicazioni femminili che dovranno come sappiamo bene attendere un altro secolo perché prendano fuoco e si accendano in tutta Europa e America.

Eppure, Marie la nostra piccola ma sagace e forte protagonista lotta contro il destino dell’essere donna! Sotta una fascia strettissima nasconde il suo seno, mette calzoni, maglietta da uomo e un cappello sotto cui nasconde i suoi splendidi capelli.

Un affascinante storia alla scoperta di un mondo fatto di sogni e colori perché Marie riuscirà ad entrare nella cerchia di pittori vicino a Vincent Van Gogh e, quando lui scoprirà chi è, ne rimarrà soddisfatto e affascinato.

Sarà l’amore a completare la vita di Marie un amore mai preso in considerazione.

La meraviglia


Marie cresciuta senza padre perché morto, aveva imparato a fare i conti senza la sua presenza, ma uno strano incontro e una rivelazione inseguito la porteranno a dubitare sulla vera morte del padre. Forse egli è ancora vivo?

Un romance che non parla solo d’amore ma anche al cuore del lettore una scrittura piacevole, pulita e ben definita quella di Mary Rood che conquista tutti coloro che la leggono.

Una storia che sa far piangere ed emozionare.

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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“Quando il mondo dorme”. Francesca Albanese coinvolge Catania


Cosa possiamo fare per fermare il genocidio in Palestina? Su questo si sono interrogati i duemila catanesi che venerdì sera hanno riempito piazza Federico di Svevia per incontrare Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Venuta a Catania per presentare il suo libro “Quando il mondo dorme”, è stata intervistata dalla […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/08/09/quan…

#dirittoInternazionale #Gaza #Israele #ONU #Palestina

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esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario


Esiste la ricerca: comunicato stampa per il 5-6-7 settembre 2025
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)

R.S.V.P.: slowforward.net/contact/

§

Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14

a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata Piramide

ESISTE LA RICERCA


quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioni

logo dello Studio Campo BoarioEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.

Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).

Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?

ELR - Esiste la ricerca || intestazione

Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.

Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.

R.S.V.P.
slowforward.net/contact

PDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunità

Evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/cd4c6dab-6…


Evento fb:
facebook.com/events/1527943968…

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un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

#chiaraSerani #corradoCosta #danielePoletti #esisteLaRicerca #fondazioneMudima #gianLucaPicconi #ginoDiMaggio #intermedialita #kritik #laFinestraDiAntonioSyxty #laScuolaDelleCose #langpo #languagePoetry #letteralita #libreriaTomo #luigiBallerini #luigiMagno #lyceum #massimilianoManganelli #micheleZaffarano #mudima #poesiaDiRicercaFrancese #prosaInProsa #radiotreSuite #renataMorresi #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive #scrittureNonConvenzionali #scrittureProcedurali #scuolaDelleCose #segnaliEAzioni #studioCampoBoario #traduzione #traduzioni #zinesAuthorsETaggatoComeChiaraPortesine


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nuovo testo nel comparto “post-poetica” del sito ‘ahida’: una pagina da “i taglienti”, di daniele poletti (anterem, 2024)


un testo di Daniele Poletti per ahida
cliccare per accedere

ahidaonline.com/post/post-poet…

qui di séguito un’annotazione dell’autore sul testo, in forma più ampia rispetto a quella comparsa sul sito:

I taglienti, di Daniele PolettiDopo una canzone in stile cinquecentesco destrutturata e installata sulla pagina a mo’ di testo verbo-visivo e un’antiporta che con essa dialoga nel vero e proprio incipit de I taglienti, si avvia la breve sequenza delle FORME, articolata in quattro punti. La prima “forma, di valore semplice o accidentale” può considerarsi come la sinossi delle tematiche che percorrono il libro, con tutte le permutazioni, gli allontanamenti e le specificazioni che poi si produrranno durante il cammino. In questo breve testo, attraverso la metafora economica e psicologica, si dispiega la matrice di tutto il lavoro, che poggia sul concetto di “riconoscimento” e dunque di identità, una forma di morbosa tenaglia del potere che esclude qualsiasi alterità. In senso metaletterario c’è anche una precisa volontà di critica verso gli epigonismi artistici e letterari, frequentati solo per un presunto misero profitto, spesso in battagliette ingaggiate tra poveri. La figura del padre viene evocata e subito tradita nel corrispettivo del pastore, per attivare il focus sul potere e sul dominio fallico dell’altro, che ha come effetto una omologazione universale. Contro questa agnizione, nel discorso diretto del pastore, abominevole atto di falsa misericordia, viene inserita la criccatura dello pseudo suffisso “-non”. Si tratta del paragone per negazione in uso nel linguaggio vedico, che praticamente elimina il “come” sostituendolo con la negazione (ad es. «saldo come una montagna» diventa «montagna-non saldo»). Questo procedimento oltre a fessurare il discorso del potere, dell’autorità, innesca un meccanismo analogico di alterazione del senso che percorrerà tutto I taglienti.

o, in differente sintesi:

I taglienti. Trusioni e sfalci dall’Ordet gemma dall’omonimo film di C.T. Dreyer (1955) e muove, come in quel caso, da un’indagine sul potere della parola per arrivare a contestare ferocemente, attraverso un ampliamento dell’orizzonte storico e culturale di riferimento, la parola del potere. Nel carotaggio enciclopedico del testo rientrano anche le riflessioni di Freud e Marx su economia politica, Simbolico e alienazione, da cui la prima sezione dell’opera, Forme, prende avvio per una lamentazione sul rapporto impari tra individuo e società, individuo e lavoro.

#ahida #ahidaOnline #ahidaonline #Anterem #AnteremEdizioni #cambioDiParadigma #DanielePoletti #EdizioniAnterem #ITaglienti #postPoesia #postPoetica #postpoesia #postpoetica #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive

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tango / zbigniew rybczyński. 1981


youtube.com/embed/z27z7oLQb3o?…

Tango is a 1981 Polish animated short film written and directed by Zbigniew Rybczyński. It won the Academy Award for Best Animated Short Film at the 55th Academy Awards.

#animatedShortFilm #animation #art #arte #ZbigniewRybczyński

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Irys, una nuova app per fotografi


Da quando Instagram non è più la piattaforma ideale per i fotografi stanno nascendo nuove applicazioni dedicate alla condivisione di foto
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Che Instagram non sia più un social per fotografi, nel senso di applicazione ideale per condividere le foto, penso sia ormai palese a tutti.

Tra il maggior peso dei contenuti video, algoritmi che ti propongono (impongono) quali contenuti vedere, per non parlare delle continue modifiche d'uso, non è certo l’app migliore per condividere le proprie foto.

E in ultimo c’è il rischio di ritrovarsi con il profilo bloccato, senza spiegazioni chiare, in cui sono incappato anche io, con la conseguenza di trovarti, da un momento all’altro, con il profilo chiuso!

Grazie Meta!

La nascita di nuove app per la fotografia


A seguito della situazione di Instagram sono nate diverse iniziative con lo scopo di realizzare nuove app che vadano incontro alle esigenze dei fotografi, ma anche di utenti che vogliono semplicemente vedere foto interessanti.

Tra i vari progetti oggi mi sono imbattuto in Irys, una nuova app che si rivolge al fotografo professionista, all’hobbista, all’amante della fotografia o semplicemente a chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Irys è attualmente in fase di sviluppo con la possibilità di iscriversi alla lista di attesa per testarla in anteprima.
Irys, una nuova app per fotografi. Estratto dal sito ufficiale dell'applicazioneImmagine tratta dal sito ufficiale dell’app Irys
Questo nuovo progetto nasce dall’iniziativa del fotografo Alan Schaller che ha riunito un team di professionisti per costruire una nuova casa per la fotografia.

Alan Schaller | Photography
Alan Schaller was born in 1988 in London, where he still lives today. He took up photography in 2015 as a past time, only to find his work published only one year later in magazines and newspapers in the UK. Since then his portfolio and profile have gone from strength to strength, and today he is regarded as one of the most renowned photographers of his generation. Described by Leica as “an icon of contemporary black
Alan Schaller


Alan Schaller, che sicuramente già conosci, è anche co-fondatore di Street Photography International progettato e curato da fotografi, per i fotografi.

Alan Schaller è molto attivo sui social quali Instagram e YouTube.


Perché Irys è diverso?


Nella pagina Our Features del progetto sono elencati tutti i punti che rendono Irys diverso dalle altre applicazioni che cercano di sostituire Instagram.

Tra i vari punti elencati nella pagina del progetto ho particolarmente apprezzato:

  • Nessun numero di follower visibile, per riportare l'attenzione sulla qualità e non sui numeri;
  • Pubblica quando vuoi, se vuoi, l’app non premia la frequenza di pubblicazione;
  • Nessuna pressione per le prestazioni, i numeri di coinvolgimento non sono visibili agli altri;
  • Immagini ad alta risoluzione non scaricabili e supporto a tutti i rapporti d'aspetto senza ritaglio;
  • Visualizza i metadati della telecamera (dati EXIF);
  • Immagini organizzate in raccolte per una migliore presentazione

Ma l’aspetto che più mi ha convinto ad iscrivermi alla lista di attesa di Irys è senza dubbio la comunità con la possibilità di:

  • Creare e gestire Gruppi o partecipare a gruppi creati da altri utenti;
  • Entrare in contatto con altri utenti che condividono interessi creativi simili;
  • Partecipa a sfide e concorsi per rimanere coinvolto;


Irys è gratis?


L’applicazione prevede due tipologie di piani:

  • un piano completamente gratis, con delle limitazioni sulla quantità di foto pubblicate giornalmente, numero limitato di collezioni e numero di gruppi a cui potersi iscrivere;
  • un piano a pagamento in cui non si ha limitazioni e con alcune funzioni in più come la possibilità di creare propri gruppi.

Per essere un’app completamente libera da algoritmi, pubblicità e quant’altro deve per forza prevedere un piano a pagamento, così da finanziare il continuo sviluppo e i costi di gestione.

Altrimenti siamo noi, con i nostri dati, la moneta di pagamento per finanziare tutto ciò!

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Ho dato fiducia a Irys


Si, mi sono iscritto alla lista di attesa di Irys e non mi rimane che aspettare di ricevere l’email che mi abilita al download dell’applicazione.

Devo dire che sono fiducioso nelle possibilità di questa nuova app, ma ne riparlerò sicuramente dopo averla testata.

✒️
Se anche tu senti la necessità di un nuovo spazio per condividere le foto, fammi sapere nei commenti se ti iscriverai a Irys e cosa ne pensi!

Tags: Irys | Instagram | Social Media

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Catania si candida a Capitale della cultura ma chiude le biblioteche


Catania vuole candidarsi a Capitale della cultura 2028? Pare proprio di sì, tanto che il Comune sta preparando un dossier con tutte le credenziali cittadine.

Noi vorremmo contribuire a questa raccolta di informazioni sui meriti culturali della nostra città e soprattutto sull’impegno delle nostre istituzioni locali per far crescere la conoscenza diffusa e prendersi cura delle strutture a […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/08/08/cata…

#bibliotecaVincenzoBellini

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)

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pitonanza impossibile con i moduli di serpente


Certo che è incredibile che più passa il tempo e più mi accorgo di quanto infinitamente Python sia pestilenziale, sempre più di quanto avrei finito per pensare in un momento precedente… E ok, non che gli altri linguaggi non siano comunque terrificanti, per carità, ma Python è una roba grave. Purtroppo, ahinoi, l’ecosistema è comodo, i pacchetti che stanno a giro facilitano il vibe coding (in senso classico eh, senza parlare di IA), e quindi cosa mai si potrà fare per rimediare? Assolutamente niente, perché noi ragazze magiche (…io in special modo) esistiamo per soffrire, e quindi la sofferenza continuerà fin quando non esploderò definitivamente. 💔

Giustamente — progetto segreto pretendemi serve usare la API di Misskey nel programma che sto cercando di mettere su, e quindi dal web ho preso una bella libreria ormai abbandonata (e con la documentazione perlopiù in giapponese senza controparte inglese; un fatto che attorno a Misskey è una costante, ma ops), che però fortunatamente ancora funziona: Misskey.py. Il problema è che non è completa, e mancano (a parte certi metodi di convenienza, immagino) diverse funzioni necessarie… prima tra tutte, una per aggiornare i metadati del profilo utente, cosa che mi serve. E quindi le rogne sono ufficialmente certificate infinite da questo momento. 🥴

Non volendo fare un fork della libreria, che poi diventa un casino, ho provato a risolvere il problema nel modo corretto, ossia estendendo la classe, come il modello OOP prevede… ma, purtroppo, Python è per l’appunto pestilenziale, e tra moduli nelle classi permette di fare delle schifezze allucinanti; e quindi, in questo caso, per come la libreria è strutturata internamente, da nuovi metodi che aggiungo alla classe estesa non riesco a chiamare il metodo interno _api_request (e ricrearlo io sarebbe una porcheria, quindi evito). Avrei allora provato semplicemente a ridefinire io la classe principale (che è semplicemente una composita dei vari pezzi divisi in moduli interni della libreria, mamma mia che roba!), ma Python è pestilenziale, e nel percorso della mia app non vuole saperne di importare quegli specifici moduli, che palesemente sono scritti per essere solo interni… ma, appunto, non voglio ricopiarmi l’intera libreria, quindi bella rogna. 🤮

Vabbè: dopo fin troppi minuti di lavoro effettivo, il risultato è insomma che alla fine ho reimplementato io una versione molto base della libreria da zero, con la stessa interfaccia… una classe di meno di una ventina di righe e appena 5 metodi, cioè quelli che al volo mi sono serviti ora, più cosa aggiungerò strada facendo (poca roba, credo). Ovviamente senza tipi stretti, o controllo di errori, o chissà che altro, ma purtroppo sono stata costretta a fare così dalla corrente pestilenza… e a funzionare funziona, quindi mi sa che me ne sbatterò il pitone, perché qui sennò vado davvero ai matti, fa tutto schifo. 🕳️

…Tra l’altro, qualcuno qui dirà sicuramente “skill issue“, ma io i miei metodi li ho provati, su Internet ho cercato, alle IA ho chiesto… e niente, nessun modo pulito, corretto, piacevole, per sistemare questa merdata. Boh… se non mi piacesse Flask, mi sa che lo butterei via Python, in casi come questo, in cui mi serve giusto qualcosa che interagisca con delle API e mostri un pannello admin… uffa. (Diventerò “pestilenzioctt” a brevissimo, se nessuno inventerà octolang per salvarmi, mannaggia!!!) 😩

#crap #Mannaggia #pestilenziale #Python #rant


misschiavanza senza chiavina = trasformazione squalotica (nuova mia istanza Sharkey!!!)


Visto che ormai si sa che ho il piacere di fare tanta e spessa roba inutile, mi è venuta in mente la possibilità per un nuovo progetto semi-segreto assurdo — “distopico”, se lo chiedete ai pallosi — che per ora chiamerò con il nome in codice di D.I.T... Della serie che, se il mio Regno del Terrore Octoso non si è mai adeguatamente concretizzato ai tempi dei miei primi social federati hostati su quella merdaccia di Raspino, e né tantomeno lo ha fatto allo stato recente con la Spacc BBS, con una cosa del genere non ci sarà praticamente scampo alcuno per l’umanità sfortunata abbastanza da entrarci in contatto!!! 😇😈

Senza entrare già troppo nel merito, allora, avevo chiesto al mio compare Claudio Antropico (che lui è bravo a programmare intere cose tutto da solo) di farmi una app al volo per istituire e gestire il terrore e, almeno per iniziare a vedere un po’ il tutto nella pratica teorica, gli ho detto di usare NodeBB… ma non sembra funzionare, banalmente, ci sono rogne (la parte admin della app funziona, ma il punto principale no). E allora, visto che comunque probabilmente per questa cosa sarebbe meglio una struttura social a microblog, nonché un flusso in ingresso di dati non indifferente da una rete di informazione globale perlopiù informale, quindi la Spacc BBS sarebbe comunque un ripiego imperfetto… se devo fare la fatica di sistemare io il programma, allora tanto vale che metto su ‘sto Misskey. 🔑

Ed ecco che mi sembra già di riassaporare quei tempi col Raspino… molto agrodolci, perché la speranza era reale, ma l’hardware era da buttare… e invece oggi siamo più in una situazione opposta, ops. Vabbé, in sostanza è stato un vero bordello, contemporaneamente sia peggio che meglio di come mi ricordavo… perché in questo caso potevo usare Docker, ma il Dockerfile di Misskey a quanto pare è rotto (e te pareva). Ma vabbé… ho evitato di perdermi d’animo e ho provato invece Sharkey, che è un fork… e quello si è installato, ma la federazione non pareva funzionare (e te pareva). Ovviamente a causa di ciò ho perso tempo a vuoto, ho perso mezz’ora di sonno per niente, e stamattina per disperazione ho provato un altro fork invano, IceShrimp… per poi accorgermi che il problema era lo stesso che avevo avuto con NodeBB tempo fa, e cioè che avevo mancato una (1) riga di configurazione in nginx. Mannaggia!!! 🥴
Schermata di shark.octt.eu.org/@spaccoctt, con i primi post
Comunque ecco qui, ora c’è shark.octt.eu.org — che fortunatamente non è andata giù dopo aver aggiunto soli due (2) relay, a differenza dei tempi bui di miss.octt.eu.org (rest in miss, you will NOT be pissed…) — e per ora io sarò lì a parlare probabilmente da sola… quindi, se mi gira, dopo imposto l’inoltro verso Telegram. Ma ancora non so in realtà se userò normalmente il profilo appena creato, se ne creerò uno aggiuntivo in italiano (visto che questo ormai è ufficialmente viziato dall’inglese), o aspetterò di avere i miei spiriti virtuali pronti sotto il mio controllo ad essere scatenati malamente… l’infrastruttura di base è già pronta, e non ho dovuto chiedere un singolo centesimo di tasse ai miei sudditi per realizzarla, a differenza dei regnanti del nostro paese. 💥

#fediverse #Fediverso #instance #istanza #Misskey #octospacc #Sharkey


Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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[libro] Tutti i racconti 1955-1963


Autore: Philip K. Dick
Titolo: Tutti i racconti 1955-1963
Editore: Fanucci
Altro: ISBN 9788834731314; titolo originale: Short Stories Collection vol. 3; genere: fantascienza; p. 592; ed. it. 2009; ed. orig. 1987; traduttori: Vittorio Curtoni, Maurizio Nati, Sandro Pergameno, Delio Zinoni; Introduzione di Carlo Pagetti

voto: 7/10

In questa raccolta troviamo Rapporto di minoranza, da cui è poi stato tratto il film di Spilberg e altre chicche come Saltare il fosso e Yancy.

Siamo nella Guerra Fredda e a breve distanza dalle bombe atomiche sul Giappone: è abbastanza ovvio trovarsi scenari post atomici, più o meno distopici. Ma i racconti più interessanti sono quelli “politici”, dove ci sono scenari di manipolazione del consenso, o meglio ancora un profetico presidente USA costituito da una macchina (ora diremmo Intelligenza Artificiale) poi sostituita da un uomo in carne e ossa che assomiglia molto all’attuale Arancione, creando, nel lettore di oggi, un certo corto circuito.

Ovviamente nei racconti di Dick nulla è mai come sembra (Veterani di guerra) e il mondo è più surreale del dovuto (I giorni di Perky Pat).

La qualità media dei racconti è alta, non dovreste annoiarvi.

Buona lettura!

#fanstascienza #libro #philipKDick #racconti #recensione

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introspection / the end. 1969


youtube.com/embed/ERX3xihy8OM?…

This is Introspection by The End, released in 1969 on Decca Records (SKL-R 5015). Original UK stereo pressing. A psychedelic gem produced by Bill Wyman of The Rolling Stones, featuring appearances by Nicky Hopkins and Charlie Watts.

#BillWyman #CharlieWatts #Introspection #NickyHopkins #psychedelicMusic #TheEnd #TheRollingStones

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)

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richard galliano: hommage to nino rota


youtube.com/embed/Qo0lf32SBVw?…

Richard Galliano, accordion
La Strada Quintet
Dave Douglas, trumpet
John Surman, saxophone
Boris Kozlov, double bass
Clarence Penn, drums

#BorisKozlov #ClarencePenn #DaveDouglas #JohnSurman #LaStradaQuintet #NinoRota #RichardGalliano

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-20% su tutti i video-corsi e i libri del centroscritture, fino al 31 agosto


-20% fino al 31 agosto per centroscritture.it

In attesa della nuova stagione 2025-26 del CentroScritture, in partenza a ottobre, tutti i video-corsi realizzati e le pubblicazioni ECS in sconto del 20% fino al 31 agosto 2025.

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Lezioni fruibili in ogni momento e senza alcun termine.

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#5Seminari #80Docenti #CentroScritture #centroscrittureIt #corsi #ECS #EdizioniDelCentroScritture #lezione #lezioni #libri #oreDiLezione #pubblicazioni #pubblicazioniECS #sconto #video #videocorsi #videolezioni

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AstroCampania con l’Osservatorio Astronomico Salvatore di Giacomo e il comune di Agerola organizzano:

La notte della Luna Rossa, Eclissi totale di Luna – 7 settembre 2025 , nell’ambito del Festival dell’Alta Costiera Amalfitana.

Una serata pubblica indimenticabile sotto il cielo stellato, per vivere insieme lo spettacolo dell’Eclissi Totale di Luna nel Piazzale del Parco della Colonia Montana ( nelle vicinanze dell’Osservatorio Astronomico Salvatore Di Giacomo ) a S.Lazzaro di Agerola (Na).

[…]

astrocampania.it/2025/08/18/la…

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Sole Nero: Un Ponte Culturale tra Napoli e il Continente Africano


Napoli come punto d’incontro fra la cultura mediterranea e quella africana
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Quella del 2025 sembra essere un’estate particolarmente ricca di eventi dedicati al continente africano. Fra musica, mostre, incontri e scambi culturali, la cultura africana sta in questi mesi aprendo una breccia nel panorama italiano degli eventi culturali. Solo pochi giorni or sono su questo sito era stato presentato il concerto di Bil Aka Kora e Italian Collective al Grand Hôtel Billia.
Sole nero_Maschio_AngioinoIl Sole nero sul Maschio Angioino. Generato da AI
In occasione della celebrazione di Napoli 2500, la città partenopea si prepara a ospitare un evento di rilevanza internazionale: Sole Nero. Questo progetto culturale, che si svolgerà dal 11 agosto al 24 settembre presso il Maschio Angioino, rappresenta il tentativo di indagare il legame tra Napoli e il continente africano: Napoli come crocevia di culture mediterranee e ponte naturale verso il Sud globale.

Sole Nero offre un’imponente esposizione dedicata alla fotografia africana, che abbraccia un arco temporale che va dal periodo delle indipendenze conquistate fino ai giorni nostri. Con oltre 250 opere di 44 artisti e studi fotografici provenienti da tutto il continente africano, essa permette di arricchire il panorama culturale napoletano attraverso l’incontro con le voci visive dell’Africa contemporanea.

La produzione è curata da Andrea Aragosa per BlackArt, con la direzione artistica di Simon Njami, affiancato da Carla Travierso e Alessandro Romanini. Questi esperti del settore hanno saputo amalgamare talenti emergenti e affermati, offrendo così un’ampia visione delle diverse narrazioni visive che caratterizzano il continente africano. L’evento si avvale del sostegno del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, così come del Comitato Neapolis 2500. Il Comune di Napoli e le Università Federico II e L’Orientale sono anch’essi partner fondamentali di questa iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Museo delle Civiltà di Roma.

Michele di Bari, prefetto di Napoli e presidente del Comitato nazionale Neapolis 2500, sottolinea l’importanza di questa iniziativa, affermando che “l’incontro con le voci visive dell’Africa contemporanea assume un valore simbolico. È testimonianza di una città capace di accogliere la complessità del presente e di proiettarsi verso il futuro”.

‘Il Sole Nero’ non si limita alla dimensione espositiva in loco, ma prevede anche una fase internazionale, attuata attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, focalizzandosi sulla dimensione immateriale, rituale e sonora del legame tra Napoli e l’Africa. In questo contesto, si inserisce la performance musicale del famoso Enzo Avitabile in Africa, concepita come “gesto di restituzione e attraversamento simbolico”, dove la musica diviene strumento di ricerca delle proprie radici e riconnessione con il continente africano, in opposizione agli strappi prodotti dalla modernità coloniale.

Un video che documenterà i contenuti della mostra sarà proiettato presso un Istituto italiano in Africa, evidenziando la portata globale del progetto. Inoltre, il 17 settembre è prevista una conferenza istituzionale, aperta al pubblico, con la partecipazione di Simon Njami ed Enzo Avitabile, destinata a stimolare un dialogo profondo su tematiche culturali e identitarie tra le due regioni.

Come sottolinea Njami, “È impossibile parlare dell’Africa nei termini convenzionali del mondo dell’arte o dell’Accademia. L’Africa è fantasia, un contenitore in cui ognuno deposita le proprie angosce, paure o desideri”. La chiamata a “disimparare l’Africa” suggerisce un processo di ricostruzione delle narrazioni contemporanee, utilizzando nuovi strumenti che possano rendere giustizia alla molteplicità e alla complessità del territorio africano, spesso avvolto dall’oscurità.

Sole Nero, pertanto, non si limita a essere una semplice esposizione artistica; rappresenta una vera e propria piattaforma culturale, un’opportunità unica per i napoletani e i visitatori di esplorare e comprendere l’interconnessione tra storie, culture e identità. Soprattutto in un’epoca in cui il dialogo interculturale è sempre più cruciale, in cui i nazionalismi riemergono prepotenti ed inquietanti in ogni parte del mondo, Italia compresa, questa mostra si configura come un passo significativo verso la promozione di una maggiore comprensione e integrazione tra il mondo mediterraneo e quello africano.

Fonti: caprievent.it, quotidiano.net



Concerto di Bil Aka Kora e Italian Collective al Grand Hôtel Billia.


In questo articolo viene ripresa con piacere una notizia relativa ad un evento musicale che si terrà il prossimo 10 agosto 2025 alle ore 21.15., con protagonista un famoso artista del Burkina Faso.
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Infatti nella prestigiosa Sala Gran Paradiso del Grand Hôtel Billia, a St-Vincent, si terrà un evento eccezionale: il concerto di Bil Aka Kora e del gruppo Italian Collective.

Italian Collective, un ensemble musicale innovativo, è composto da talentuosi musicisti: Alberto Marsico all’organo, Marco Tindiglia alla chitarra, Marco Volpe alla batteria e Marco Giovinazzo alle percussioni. La loro formazione avviene quasi per caso a Bobo-Dioulasso, la seconda città più grande del Burkina Faso, durante una vacanza-studio organizzata dall’associazione valdostana Tamtando, che da anni promuove la musica extra-europea attraverso attività culturali e viaggi esperienziali in Africa. Tali iniziative non sono destinate solo a chi desidera approfondire la musica, la danza o le arti visive, ma anche a coloro che vogliono immergersi nella ricchezza culturale e nelle tradizioni del continente africano.

Durante il soggiorno, i membri dell’Italian Collective incontrarono Bil Aka Kora, icona della world music e inventore dello stile Djongo. “Affittiamo una batteria e una tastiera – congas e chitarra erano già al centro culturale Aniké di Bobo – proviamo un paio d’ore e, nei giorni successivi, ci ritroviamo su un palco davanti a duemila persone che cantano le canzoni di Bil. Un debutto emozionante!” raccontano.
Playing position of a kora, showing how the strings are notched into both sides of the square bridgeKora, strumento a corde tradizionale dell’Africa Ovest. By © Jorge Royan / royan.com.ar, CC BY-SA 3.0
L’Africa è un luogo magico dove si intrecciano sfide e opportunità; questa esperienza ha dato vita a un nuovo ensemble, portando alla creazione di un progetto musicale che unisce il Djongo style al jazz. Grazie alla poliedricità dei musicisti, il gruppo può espandersi da un quartetto jazz a una band completa con sezione fiati e coriste, creando un sound unico con canzoni in lingua Kassena, ritmi afro e improvvisazioni.

Bil Aka Kora


Bil Aka Kora, nato nel 1971 a Pô, Burkina Faso, ha iniziato la sua carriera musicale durante il liceo, apprendendo a suonare la chitarra sotto la guida del ghanese Salah Ben. A causa di difficoltà economiche, Bil ha dovuto abbandonare gli studi universitari in matematica e fisica per dedicarsi completamente alla musica. La sua perseveranza lo ha portato a vincere nel 1997 il primo premio ai Grands Prix Nationaux de la Musique, segnando così l’inizio di un percorso artistico ricco di successi.

Bil Aka Kora ha registrato il suo primo album, “Douatou”, nel dicembre 1998 e ha partecipato attivamente a festival e manifestazioni internazionali, ottenendo riconoscimenti come il Kundé d’Or. Le sue tournée in Francia, Italia, Canada e in diversi paesi africani hanno favorito incontri con artisti di fama, contribuendo allo sviluppo della sua carriera musicale. Attualmente dirige Djongo Diffusion, uno studio di produzione dedicato alla promozione di giovani talenti africani.

Si tratta sicuramente di n evento da non perdere, che promette di incantare il pubblico con una fusione coinvolgente di suoni e cultura. Non sono molte le manifestazioni musicali in Italia dove è possibile assistere a performance di artisti del Burkina Faso; inoltre si tratta di un’occasione per chi ama quel tipo di musica che fonde ritmi africani e jazz, che in questi ultimi tempi va molto di moda in Europa e che meriterebbe sicuramente maggiore eco.

Infine, è doveroso segnalare che il concerto, della durata di circa 90 minuti, è gratuito! È possibile prenotare uno dei posti limitati in sala al seguente indirizzo: https://bil-aka-kora_italian-collective.eventbrite.it/

Disclaimer: la nostra associazione, come anche chi scrive questo articolo, non è in alcun modo coinvolta nell’evento, né ottiene un qualunque vantaggio dalla sua pubblicizzazione
Fonti: laprimalinea.it, billia.it


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Crollo dell’URSS e Guerra del Golfo


Fin dai primi anni ‘70 il sistema comunista dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche entra in una crisi che diverrà irreversibile <1. Tra le maggiori cause troviamo lo “shock petrolifero” del 1973, che comprometterà seriamente anche le economie dell’Est, producendo un grave deterioramento dell’aspettativa di vita, già di per sé modesta. Politici e commentatori occidentali confermarono che il sistema economico comunista si rivelò “disastrosamente inefficiente <2”: l’industria e l’agricoltura convivevano la stessa tragica situazione e si era costretti ad importare beni alimentari dall’estero, ma a prezzi crescenti dato l’effetto della “stagflazione” di quegli anni. I beni di prima necessità poi divennero un inglorioso trofeo dopo ore e ore di attesa in fila fuori dai negozi, per chi aveva la fortuna di trovarne ancora. Il disagio complessivo era accentuato dall’invasione militare sovietica dell’Afghanistan nel 1979 ❤, pianificata per appoggiare il partito comunista che l’anno precedente aveva preso il controllo del paese con un colpo di Stato ma che successivamente si ritrovò minacciato dai mujaheddin, i guerriglieri musulmani locali, largamente finanziati dagli USA. Presto la guerra si rivelò la “Vietnam dell’URSS <”4, in quanto i sovietici, nonostante la massiccia presenza armata palesemente superiore, non riusciranno ad imporsi sui guerriglieri islamici. Le truppe dell’Armata Rossa si ritirarono definitivamente nel 1989. Nel frattempo, la situazione interna stava precipitando: a Danzica, in Polonia, degli operai avevano creato un sindacato libero di ispirazione non comunista, il “Solidarność” (“Solidarietà”) <5, che ebbe presto il sostegno della Chiesa Cattolica polacca e poi una risonanza internazionale grazie a Papa Giovanni Paolo II, Karol Józef Wojtyła, ex Arcivescovo di Cracovia.
Il sistema sovietico venne “salvato” dalla crisi con la nomina, nel 1985, di Michail Gorbačëv come nuovo segretario del Partito Comunista (PCUS). Egli era convinto che solo una liberalizzazione economica e politica potesse scongiurare il crollo dell’URSS. Il leader divenne famoso, infatti, per le due “parole d’ordine” del suo programma politico: “Glasnost” e “Perestroika” <6. La prima, che significa “trasparenza”, era stata lanciata nel 1986 e alludeva ad una serie di misure rivolte a limitare la censura e rendere relativamente criticabili le decisioni politiche di governo. Ma l’anno sopra citato ricorda inevitabilmente il terribile incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, che provocò vittime e danni ambientali devastanti anche al di fuori dell’Unione Sovietica, con nubi tossiche in tutta l’Europa centrale, oltre che rendere noto a tutto il mondo le scarse misure di sicurezza e i già accennati obsoleti stabilimenti industriali del paese dei Soviet. Proprio per questo motivo entrò in scena la seconda parola, “Perestroika” (“ristrutturazione”), che è forse la più famosa dichiarata da Gorbačëv, puntando ad un radicale rinnovamento del sistema economico sovietico, con l’introduzione di innovazioni tecnologiche e attraverso il miglioramento della qualità degli impianti. Dopo l’approvazione, nel 1988, di una nuova Costituzione, nel marzo del 1990 Michail Gorbačëv viene eletto dal Congresso Presidente dell’Unione Sovietica <7, ma questo sarà solo l’inizio della fine, dato che la libertà di discussione aveva rilanciato il nazionalismo all’interno dell’URSS, soprattutto nelle repubbliche periferiche, che chiedevano l’autonomia se non addirittura l’indipendenza. Nel giugno del 1991 i riformisti di Boris Eltsin vinsero le elezioni della Repubblica russa, battendo i sostenitori di Gorbačëv <8. L’ala più conservatrice del governo tentò un colpo di Stato, che però fallì dopo la proclamazione di stato d’assedio e la deposizione di Gorbačëv. Boris Eltsin divenne il “nuovo paladino” contro il vecchio mondo comunista in rovina, facendo sciogliere il Partito Comunista (PCUS) e la famigerata polizia segreta del KGB. Nel frattempo, l’URSS si stava dissolvendo definitivamente: Russia, Ucraina e Bielorussia proclamarono la loro indipendenza, seguite da Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Moldavia, Polonia, Georgia e molti altri paesi. Il trionfo delle istituzioni democratiche post-Unione Sovietica, nate nella maggior parte dei casi in modo pacifico e incruento, segnarono l’inefficienza, l’ipocrisia e l’ingiustizia dell’intero sistema comunista, che implose insieme a tutto il blocco Est dopo aver minacciato l’Occidente per oltre 50 anni, facendo finire ufficialmente la Guerra Fredda <9.
Parallelamente, in Medio Oriente vi fu una svolta. L’Iran, che fino al febbraio del 1979 aveva un governo autoritario guidato dallo Shah (imperatore) Reza Pahlavi, subì e un radicale cambiamento con la cosiddetta “Rivoluzione islamica”, avvenuta in corrispondenza all’arrivo trionfale dello Ayatollah (una delle massime autorità religiose sciite) Ruhollah Khomeini, un leader carismatico che fece diventare l’Iran una Repubblica islamica, fondata sul predominio politico ed etico di una élite religiosa <10. La nascita di uno stato islamico non era tuttavia gradita dal mondo musulmano, dopo il lungo processo della decolonizzazione, che ha visto nascere nuovi stati guidati da politici e militari. In particolare, l’Iraq di Saddam Hussein <11 (paese in maggioranza sunnita) era particolarmente contrario alle politiche sciite di Khomeini, temendo che la minoranza irachena potesse ribellarsi vedendone l’esempio iraniano. Allora nel 1980 Hussein attacca militarmente l’Iran; nonostante il principale obiettivo di rafforzare la coesione del popolo iracheno, egli voleva anche impadronirsi dei pozzi petroliferi iraniani. Ma l’offensiva si trasformò in 8 lunghi anni di guerra, nei quali non ci furono vincitori o vinti, ritornando ai confini pre-conflitto. Saddam Hussein spostò la sua attenzione su un obiettivo geograficamente più modesto ma qualitativamente migliore: il Kuwait <12. Paese con 600 mila abitanti, piccolo ma ricchissimo grazie ai numerosi pozzi petroliferi nella zona. Il 2 agosto 1990 l’esercito iracheno invase il Kuwait <13, prospettandosi un’azione rapida e vittoriosa. Ma l’iniziativa suscitò invece una violentissima reazione internazionale, facendo credere che la minaccia potesse allargarsi all’intera Penisola araba. Le Nazioni Unite, con la Risoluzione 660, ordinarono l’immediato e incondizionato ritiro di tutte le forze irachene sulle posizioni che occupavano in Kuwait <14. Nel frattempo, l’8 agosto, gli Stati Uniti inviarono un loro corpo di spedizione in Arabia Saudita, pronto ad intervenire in Kuwait. Divenuta inutile la via diplomatica, l’ONU, con l’appoggio dell’URSS di Gorbačëv, autorizzò l’intervento militare di un corpo di spedizione multinazionale (truppe britanniche, francesi e in parte anche italiane), guidato dagli USA, per bloccare l’offensiva di Saddam Hussein <15. Iniziò ufficialmente la Guerra del Golfo, con pesanti bombardamenti aerei da parte delle Nazioni Unite e contrattacchi iracheni, che bombardarono anche l’Arabia Saudita ed Israele. Il 17 gennaio 1991 venne attuata, nella notte, l’imponente operazione “Desert Storm” da parte della spedizione multinazionale, che mandò in rotta le truppe di Saddam Hussein <16. Nel mese di febbraio l’Iraq fu ufficialmente sconfitto, ma l’Occidente, in particolare gli USA di George Bush Sr, si trattenne dall’invadere il territorio iracheno, dato che se il governo sunnita di Hussein fosse caduto, la minoranza sciita avrebbe potuto prendere il potere ed instaurare un altro stato islamico come l’Iran <17.
Rimaneva il fatto che gli Stati Uniti d’America, dopo la vittoria in Iraq e il definitivo crollo dell’Unione Sovietica -e in generale quello di tutto il blocco dell’Est-, si confermarono come superpotenza dominante sulla scena mondiale. La guerra tornerà però in Europa, con lo sgretolamento della Repubblica Federale Jugoslava tra il 1989 e il 1991 <18, dal quale nasceranno pacificamente la Slovenia, la Croazia e la Macedonia. Ma il conflitto inizierà quando, nel 1992, toccherà alla Bosnia, paese formato da più etnie e soprattutto fedi religiose diverse. Principalmente la controversia, che diverrà violenta, è tra bosniaci (musulmani), serbi (ortodossi) e croati (cattolici) per la scelta della religione dello stato nascente <19. Scoppierà una sanguinosissima guerra, che si concluderà solo nel 1995, con un accordo di pace che farà costituire lo Stato unitario di Bosnia-Erzegovina, articolato però in due unità statali tra loro distinte: la Federazione Croato-Musulmana e la Repubblica Serba. Quest’ultima avrà ulteriori problemi e conflitti in seguito, sulla questione del Kosovo <20.

[NOTE]1 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 389.
2 Idem, p. 389.
3 Idem, p. 390.
4 Idem, p. 390.
5 Idem, p. 390.
6 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 391.
7 Idem, p. 391.
8 Idem, p. 392.
9 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 392.
10 Idem, p. 455.
11 Idem, p. 456.
12 Idem, p. 456.
13 Varsori Antonio, L’Italia e la fine della guerra fredda: la politica estera dei governi Andreotti (1989-1992), Bologna, il Mulino, 2013, p. 54.
14 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 23.
15 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 457.
16 Varsori Antonio, L’Italia e la fine della guerra fredda: la politica estera dei governi Andreotti (1989-1992), Bologna, il Mulino, 2013, p. 83.
17 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 457.
18 Varsori Antonio, L’Italia e la fine della guerra fredda: la politica estera dei governi Andreotti (1989-1992), Bologna, il Mulino, 2013, p. 130.
19 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 396.
20 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 397.
Daniele Pistolato, “Operazione Gladio”. L’esercito segreto della Nato e l’Estremismo Nero, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2023-2024

#1979 #1989 #1991 #1992 #1995 #Afghanistan #Balcani #Bosnia #crollo #DanielePistolato #est #Europa #fine #fredda #golfo #guerra #Iran #Iraq #Jugoslavia #musulmani #Polonia #sciiti #sunniti #URSS #USA

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Sassi alieni

edu.inaf.it/rubriche/risate-sp…

Cercatori di meteoriti

#asteroidi #Marte #meteoriti #perseidi

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Appello alla mobilitazione contro l’estradizione in Turchia di Mehmet Çakas


Evitiamo questa ingiustizia.
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Grave decisione del Tribunale Federale tedesco che ha stabilito l’estradizione in Turchia di Mehmet Cakas, militante curdo, esule e richiedente asilo in Italia nelle more dell’attesa di essere esaminato dalla Commissione.

In dicembre 2024 l’Italia lo ha consegnato in vincoli alla Germania, che ne ha richiesto l’estradizione per la Turchia, dove è ricercato perchè militante curdo e accusato di “terrorismo”.
L’estradizione avverrà il 28 agosto 2025.
Evitiamo questa ingiustizia.

Facciamo appello alla societa’ civile, agli operatori del diritto, impegnati nella difesa dei diritti civili e sociali, al fine di riconoscere a Mehmet Cakas, detenuto nel carcere di Uelzen il diritto alla Protezione Internazionale richiesta nel nostro paese per la quale non e’ stato ancora deciso l’esito.

  • Notizie sulla vicenda dalla Turchia.

Mehmet Çakas, estradato dall’Italia alla Germania nel dicembre 2022 e condannato a 2 anni e 10 mesi di carcere ai sensi dell’articolo 129b del codice penale tedesco dall’Alta Corte Regionale di Celle nell’aprile 2024 è ora ricercato per essere estradato in Turchia.

Mentre si prevedeva che l’attivista curdo Mehmet Çakas, detenuto nel carcere di Uelzen in Bassa Sassonia, venisse rilasciato nell’ottobre 2025, l’Ufficio tedesco per l’asilo si prepara con una decisione scandalosa a estradarlo in Turchia il 28 agosto 2025.

  • La parlamentare Cansu Özdemir, il rappresentante di AZADÎ e V. Arno-Jarmine Laffin e la famiglia Çakas hanno reagito con forza alla decisione dell’Ufficio federale tedesco per l’asilo (BAMF). Di seguito le loro prese di posizione.

ARNO-JARMINE LAFFIN: I CURDI E LA SOCIETÀ CIVILE DEVONO FARE PRESSIONE

Arno-Jarmine Laffin, rappresentante di AZADÎ e. V, che fornisce supporto legale ai prigionieri in Germania, ha invitato la comunità curda e le organizzazioni della società civile a fare pressione sulle autorità tedesche contro l’estradizione di Mehmet Çakas.

Laffin ha dichiarato alla nostra agenzia: “Mehmet Çakas è attualmente in tribunale per difendersi dall’espulsione. Le autorità competenti per l’immigrazione devono attendere l’esito di questo caso prima di prendere ulteriori decisioni”.

Ora il compito della società civile e della comunità curda è quello di fare pressione sull’ufficio stranieri, sul Ministero degli Interni della Bassa Sassonia e sui tribunali affinché prendano sul serio i pericoli che Mehmet Çakas corre in Turchia.

Mehmet Çakas è stato condannato per appartenenza al PKK da un tribunale tedesco ed è attualmente detenuto in Germania. Se la Germania lo deporterà in Turchia dopo la sua condanna, la pressione in Turchia continuerà e Çakas dovrà affrontare processi iniqui, detenzioni illegali e torture. Dobbiamo impedirlo.

CANSU ÖZDEMİR: LE PROCEDURE DI DEPORTAZIONE DEVONO ESSERE INTERROTTE IMMEDIATAMENTE

La deputata di Die Linke, Cansu Özdemir, ha reagito all’estradizione di Çakas nel Parlamento federale. Özdemir ha dichiarato: “Mehmet Çakas rischia l’arresto politico in Turchia. Il rimpatrio di persone perseguitate politicamente nel loro paese d’origine viola i diritti umani. L’espulsione deve essere immediatamente interrotta e deve essere avviata una procedura di asilo equa.

APPELLO ALL’AZIONE DELLA FAMIGLIA CAKAS

Consideriamo questa situazione una questione politica, non individuale. Il tentativo della Germania di estradare Çakas in Turchia aprirebbe la strada all’estradizione di altri prigionieri politici curdi e costituirebbe una violazione della legge tedesca.
Non accettiamo questa situazione. Poiché Mehmet è stato estradato dall’Italia alla Germania, la reazione del nostro popolo e dei nostri amici in Italia è cruciale. Se l’Italia si opponesse al processo di estradizione in Turchia, questo potrebbe essere bloccato.
Pertanto, invitiamo il nostro popolo, i nostri amici, le istituzioni, i movimenti giovanili e femminili in Italia e Germania a intraprendere azioni democratiche contro l’estradizione di Çakas.

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video completo della presentazione di “senza riparo”, di guido mazzoni, alla libreria panisperna


youtu.be/IpzifmoLT7I?si=Pt3MPk…

Roma, Libreria Panisperna, 10 luglio 2025. Incontro a cura di centroscritture.it

Con l’autore, Gilda Policastro, Antonio Francesco Perozzi, Emanuele Franceschetti. Coordina Valerio Massaroni.

Il libro: laterza.it/scheda-libro/?isbn=…

#AntonioFrancescoPerozzi #CentroScritture #EmanueleFranceschetti #GildaPolicastro #GuidoMazzoni #LibreriaPanisperna #SenzaRiparo #ValerioMassaroni

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misschiavanza senza chiavina = trasformazione squalotica (nuova mia istanza Sharkey!!!)


Visto che ormai si sa che ho il piacere di fare tanta e spessa roba inutile, mi è venuta in mente la possibilità per un nuovo progetto semi-segreto assurdo — “distopico”, se lo chiedete ai pallosi — che per ora chiamerò con il nome in codice di D.I.T... Della serie che, se il mio Regno del Terrore Octoso non si è mai adeguatamente concretizzato ai tempi dei miei primi social federati hostati su quella merdaccia di Raspino, e né tantomeno lo ha fatto allo stato recente con la Spacc BBS, con una cosa del genere non ci sarà praticamente scampo alcuno per l’umanità sfortunata abbastanza da entrarci in contatto!!! 😇😈

Senza entrare già troppo nel merito, allora, avevo chiesto al mio compare Claudio Antropico (che lui è bravo a programmare intere cose tutto da solo) di farmi una app al volo per istituire e gestire il terrore e, almeno per iniziare a vedere un po’ il tutto nella pratica teorica, gli ho detto di usare NodeBB… ma non sembra funzionare, banalmente, ci sono rogne (la parte admin della app funziona, ma il punto principale no). E allora, visto che comunque probabilmente per questa cosa sarebbe meglio una struttura social a microblog, nonché un flusso in ingresso di dati non indifferente da una rete di informazione globale perlopiù informale, quindi la Spacc BBS sarebbe comunque un ripiego imperfetto… se devo fare la fatica di sistemare io il programma, allora tanto vale che metto su ‘sto Misskey. 🔑

Ed ecco che mi sembra già di riassaporare quei tempi col Raspino… molto agrodolci, perché la speranza era reale, ma l’hardware era da buttare… e invece oggi siamo più in una situazione opposta, ops. Vabbé, in sostanza è stato un vero bordello, contemporaneamente sia peggio che meglio di come mi ricordavo… perché in questo caso potevo usare Docker, ma il Dockerfile di Misskey a quanto pare è rotto (e te pareva). Ma vabbé… ho evitato di perdermi d’animo e ho provato invece Sharkey, che è un fork… e quello si è installato, ma la federazione non pareva funzionare (e te pareva). Ovviamente a causa di ciò ho perso tempo a vuoto, ho perso mezz’ora di sonno per niente, e stamattina per disperazione ho provato un altro fork invano, IceShrimp… per poi accorgermi che il problema era lo stesso che avevo avuto con NodeBB tempo fa, e cioè che avevo mancato una (1) riga di configurazione in nginx. Mannaggia!!! 🥴
Schermata di shark.octt.eu.org/@spaccoctt, con i primi post
Comunque ecco qui, ora c’è shark.octt.eu.org — che fortunatamente non è andata giù dopo aver aggiunto soli due (2) relay, a differenza dei tempi bui di miss.octt.eu.org (rest in miss, you will NOT be pissed…) — e per ora io sarò lì a parlare probabilmente da sola… quindi, se mi gira, dopo imposto l’inoltro verso Telegram. Ma ancora non so in realtà se userò normalmente il profilo appena creato, se ne creerò uno aggiuntivo in italiano (visto che questo ormai è ufficialmente viziato dall’inglese), o aspetterò di avere i miei spiriti virtuali pronti sotto il mio controllo ad essere scatenati malamente… l’infrastruttura di base è già pronta, e non ho dovuto chiedere un singolo centesimo di tasse ai miei sudditi per realizzarla, a differenza dei regnanti del nostro paese. 💥

#fediverse #Fediverso #instance #istanza #Misskey #octospacc #Sharkey

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
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Nel marzo del 1974 la Franklin dà le prime avvisaglie di crisi


Nella primavera del 1975 però è la procura di Milano che comincia a lavorare sugli appoggi politici a Sindona, in particolare su un finanziamento di due miliardi fatto alla Dc (secondo alcuni in cambio della nomina di Mario Barone a consigliere di amministrazione del Banco di Roma, circostanza confermata anche da Aldo Moro nel “memoriale” scritto durante il sequestro operato dalle Br nel 1978), su cui i magistrati intendono sentire l’On. Micheli, responsabile amministrativo del partito, che però si dice disponibile solo dopo le elezioni amministrative di giugno. Successivamente però Micheli non chiarirà l’origine dei due miliardi che la Dc non può negare di aver ricevuto, mentre i magistrati milanesi inviano una comunicazione giudiziaria anche a Carli, governatore della Banca d’Italia, per l’autorizzazione data al salvataggio (rivelatosi poi inutile) della Banca Privata.
La procura di Milano fin dal gennaio 1975 aveva inviato la richiesta di estradizione di Sindona al ministero di Grazia e giustizia per l’inoltro negli Usa (dove il bancarottiere era stato intanto tratto in arresto per il fallimento della banca USA Frankin, acquistata da Sindona pochi anni prima) ma, nel meccanismi della burocrazia qualcosa si era inceppato e la domanda non aveva ottenuto esiti. Secondo la denuncia dei comunisti si era trattato di una mossa deliberata per aiutare Sindona; inoltre si era prospettata anche la possibilità che emissari della Dc avessero contattato il finanziere per indurlo a dichiarare di aver ricevuto la restituzione dei due miliardi <211. In seguito, nel febbraio 1976, Giovanni Guidi, amministratore del Banco di Roma, affermerà ai magistrati di Milano che erano stati Fanfani e Andreotti a propiziare il finanziamento di 100 milioni di dollari da parte del Banco di Roma a Sindona <212, imponendo Mario Barone come consigliere e amministratore delegato della banca. Guidi spiegherà anche che il prestito era stato deciso in autonomia dalla banca e che Carli era stato informato solo dopo, a luglio.
Nel seguire tutte le vicende l’Avanti non usa particolari cautele nei confronti dell’alleato di governo. Già nell’ottobre del 1974 aveva parlato, sebbene in termini generali, “delle compiacenze di cui ha goduto” Sindona <213; ma fra maggio e giugno del 75, con l’avvicinarsi delle amministrative, e quando il ruolo di esponenti della Dc appare pienamente documentato, un paio di articoli di Ugo Intini segnano un affondo del Psi <214. Afferma Intini che «La particolare caratteristica del crimine nel nostro Paese trova le sue radici […] nella corruzione del potere», inoltre il giornale attacca la politica di law & order promossa da Fanfani e dalla Dc, affermando che in realtà il pericolo per la legalità viene dal legame tra criminali e potere e cita ad esempio il caso Sindona. La Dc sui propri giornali quasi non si occupa della questione, in alcune delle poche circostanze in cui lo fa sostiene che l’operazione del Banco di Roma, tutto sommato è stata vantaggiosa e comunque era stata autorizzata dalla Banca d’Italia <215; molto simili nei loro contenuti le dichiarazioni del ministro del Tesoro Colombo su La Discussione <216.

[NOTE]211 “Sindona doveva asserire che la Dc gli aveva restituito i due miliardi” Unità del 13 settembre 1975
212 “Il banchiere Guidi chiama in causa la Dc e Fanfani per il crack Sindona”, Unità del 20 febbraio 1976.
213 “Nel sistema le radici del caso Sindona”, Avanti del 10 ottobre 1974.
214 “Crimine, mafia, banche e politica”, Avanti del 09 maggio 1975, e “Il volto inquietante del potere” Avanti del 12 giugno 1975.
215 “Piena luce sul caso Sindona”, Il Popolo del 12 ottobre 1974.
216 “Colombo sul caso Sindona”, La Discussione N. 1044 del 11 novembre 1974.
Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

Nel marzo del 1974 la Franklin dà le prime avvisaglie di crisi. Il banchiere corre ai ripari chiedendo al Tesoro un altro aumento di capitale questa volta per la Banca unione che vuole fondere con la Banca privata. La partita sembra volgersi a suo favore con la nomina di Barone (vicino alla corrente di Giulio Andreotti) ad amministratore delegato del Banco di Roma. Sindona chiede al Banco la concessione di un prestito di 100 milioni di dollari per la Generale Banking Corporation, garantendolo con il 51% delle azioni della Banca unione e da titoli della Generale immobiliare <387. L’operazione va in porto, Sindona convince i vertici del Banco, Ventriglia e Guidi, che il 20 giugno autorizzano il versamento della una prima tranche (rivelatasi illegittima per mancanza di autorizzazione e perché transitata attraverso il Banco di Roma Nassau). Voci sempre più insistenti denunciano perdite ingenti nelle società di Sindona a causa di irregolarità nelle procedure contabili, il Banco di Roma concede la seconda tranche del prestito, si scatena un dibattito politico che vede un’interrogazione parlamentare (D’Alema-Peggio, 5 luglio).
L’unica alternativa al fallimento secondo il governatore sarebbe un’acquisizione da parte del Banco di Roma d’altra parte già impegnato con il prestito. Nel luglio dello stesso anno uno stuolo di dirigenti del Banco di Roma si insediano nella Banca unione ma la Banca privata resta in mano a Sindona che ne ha fatto la parte operativa del suo sistema <388. L’intervento dei funzionari del Banco di Roma non consente di appurare con tempestività la situazione che viene documentata dai rapporti degli ispettori di Bankitalia. Quando i vertici del Banco di Roma comunicano a Carli la gravità della situazione e l’irreversibilità del danno chiedono nel contempo un indennizzo di 35-40 miliardi per il servizio reso alla stabilità del sistema. A seguito dell’autorizzazione ministeriale, la Banca d’Italia concede la fusione di Banca unione e di Banca privata che confluiscono nella Banca privata
italiana389. Sul finire di agosto le comunicazioni tra il Banco di Roma e il governatore si fanno più pressanti perché emerge in tutta la sua gravità la situazione in cui versa l’istituto. Il 28 agosto il Banco di Roma comunica che la Banca privata italiana ha debiti per 98 milioni di dollari, di cui 37 in depositi fiduciari di circa cinquecento intestatari i cui nomi sono registrati nel misterioso “tabulato dei 500”. Il governatore dispone che tali depositi siano restituiti per salvare la credibilità del sistema su cui incombe lo scandalo delle banche tedesche Herstt e Wolff di Sindona chiuse il 26 agosto per insolvenza. Il 3 settembre Ventriglia comunica a Carli che il disavanzo dell’istituto di Sindona ammonta a 168,4 miliardi di lire. I vertici di Bankitalia propongono a Sindona di vendere la Banca privata italiana al prezzo simbolico di una lira ottenendone un secco rifiuto. Carli progetta allora la creazione di un consorzio delle banche di interesse nazionale <390 che coinvolgerebbe il Banco di Roma, la Banca commerciale, il Credito italiano e l’Istituto mobiliare italiano per dare vita alla Banca d’Oltremare. Il progetto naufraga per l’opposizione del presidente dell’IRI Petrilli <391 che non vi intravede carattere di utilità in nome del paese. Continuano i prelievi massicci agli sportelli. Alla fine di settembre si rende necessaria la dichiarazione di fallimento dell’Istituto.
Il finanziere ripara all’estero per sfuggire al mandato di cattura per bancarotta fraudolenta e da lì inizia una campagna che vede schierati quanti in Italia hanno fruito illegalmente delle prebende del finanziere. Dagli Stati Uniti Sindona lancia minacce contro Ambrosoli e Cuccia che si concludono con l’assassinio di matrice mafiosa del commissario liquidatore Ambrosoli.

[NOTE]387 Il prestito del Banco di Roma equivale ad un salvataggio della banca di Sindona che ha prodotto secondo le stime del commissario uno sbilancio tra attivo e passivo di 168 miliardi (che rivalutati superano ampiamente il miliardo di euro). Solo la procedura di liquidazione permette di contenere i costi. La gestione ordinaria si sarebbe trovata esposta a passività per 472 miliardi e mezzo con uno sbilancio di più di 191 miliardi. Alla stima di 168 miliardi Ambrosoli aggiunge il rischio di forti multe valutarie ma anche la presenza di ingenti masse di capitali depositati in banche estere che applicano tassi di interesse pari o superiori a quelli interbancari. Cfr. Relazione di minoranza, ibidem.
388 Relazione di minoranza, cit., p. 73.
389 Relazione di minoranza, cit. p., 34.
390 Le banche di interesse nazionale sono legate alla creazione dell’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri) nel ’33 come risposta alla grave crisi economica dei primi anni Trenta in Italia. Le banche di interesse nazionale erano i tre maggiori istituti di credito in Italia: Banca commerciale italiana (conosciuta come Comit), il Credito italiano e il Banco di Roma. I tre istituti avevano finanziato gli investimenti delle principali imprese coinvolte nello sforzo bellico, costruendo inoltre delle holdings finanziarie e acquistando le loro stesse azioni in borsa. Si veniva a creare – secondo la nota formula di Raffaele Mattioli – una «mostruosa fratellanza siamese», la cui debolezza sarebbe
emersa con la politica monetaria di Mussolini e la conseguente crisi di borsa del ’29. Avendo perdonato l’atteggiamento politico precedente di Beneduce, Mussolini gli affida la soluzione del problema che si era creato attorno al rapporto tra imprese e banche, risolto con la creazione dell’Iri. L’istituto ottenne dalla Banca d’Italia i capitali necessari all’acquisto dei tre istituti (che da questo momento vengono definiti «banche di interesse nazionale»), controllando nel contempo le imprese possedute da queste banche.
391 cfr., infra.
Ottavio D’Addea, Michele Sindona e l’economia italiana, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2016

#1974 #1975 #1976 #Banca #Banco #EdoardoMFracanzani #fallimento #Franklin #GuidoCarli #IRI #Italia #MicheleSindona #OttavioDAddea #roma

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Un paese rurale del Veneto durante la guerra


Meolo (VE). Foto: Luca Fascia. Fonte: Wikipedia

La Pato di Meolo, invece, costruiva baracche per l’esercito, i falegnami che vi lavoravano erano pochi e anziani perché i giovani erano tutti militari o sbandati <146, di conseguenza vennero assunte molte donne della zona. Vennero creati gli orti di guerra in cui si coltivavano principalmente fagioli e patate. <147
[…] Il giorno dopo l’armistizio, i tedeschi da amici e alleati diventarono nemici e invasori ed iniziarono le deportazioni. La guerra fratricida segna Meolo, sebbene fosse sempre stato tradizionalmente un paese di moderati. Gli uomini abili al servizio militare ricevono la cartolina del precetto per andare a combattere per la Repubblica di Salò e chi si rifiutava doveva nascondersi, diventando sbandato. Nell’ottobre 1943, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, nella piazza di Meolo cominciarono le scorribande delle Brigate Nere, considerate dagli abitanti del paese come peggiori dei tedeschi stessi. Si iniziò a parlare di Resistenza, di irredentisti e di renitenti alla leva, di collaborazione, di ribelli e di partigiani.
L’anno seguente i nazifasciti iniziarono i rastrellamenti, le deportazioni e le fucilazioni. <150 Nell’estate 1944 a Meolo la situazione iniziò a tranquillizzarsi, le persone erano libere di spostarsi e la guerra fratricida sembrava momentaneamente conclusa. Ripresero i lavori sul Piave e nei campi. Continuò ad esistere l’ammasso obbligatorio nelle regioni controllate dai nazifascisti [foto 14]. <151 Per trebbiare il grano era necessario presentarsi in comune per denunciare l’ora in cui si desiderava trebbiare, l’identità del trebbiatore, che tipo di macchina si voleva usare per ricevere il combustibile adeguato e, nonostante ciò, vi era un controllore che si assicurasse che le norme venissero rispettate. Quello che era di spettanza per il diritto di macinazione veniva lasciato, se si produceva più del quantitativo stabilito doveva essere consegnato all’ammasso obbligatorio. Lo stesso valeva per il bestiame e la sua macellazione.
A proposito delle tessere e dell’ammasso obbligatorio è interessante la ricerca sviluppata dal Centro di Documentazione Giuseppe Pavanello di Meolo, in collaborazione con il Comune, in cui si raccontano le memorie del tempo di guerra. Il documento prodotto è interessante ed emozionante, di una bellezza dolorosa. Una di queste testimonianze racconta della macinazione del frumento durante il fascismo e ricorda della paura di utilizzare il frumento donato dai partigiani. La macinazione avveniva naturalmente secondo il quantitativo indicato dalle tessere, di conseguenza se veniva prodotta più farina di quanto indicata, quella in più veniva consegnata al regime. Di conseguenza, i meolesi evitavano di andare al mulino da Cogo (a Meolo), presso cui si seguivano le regole fasciste, ma si dirigevano a Fossalta o a Vallio. Si partiva alle quattro della mattina per evitare di essere visti e si procedeva velocemente, di corsa e senza parlare. Si entrava nel mulino e il mugnaio aveva già pronta la farina per loro, in modo da velocizzare la pratica ed evitare il rumore della lavorazione. <152
La Resistenza nelle campagne non va sottovalutata. Si diffusero soprattutto atteggiamenti di solidarietà verso i prigionieri in fuga, dei giovani che si davano alla macchia per evitare la deportazione o di essere arruolati, che venivano chiamati sbandati; ma anche nei confronti della povera gente, rimasta sola a soffrire la fame. Nelle campagne locali, i contadini piccoli proprietari o conduttori cercavano semplicemente di sopravvivere. Le loro forme di organizzazione e solidarietà erano principalmente apolitiche, anche se orientate il più delle volte all’antifascismo <153. Per sopravvivere, si cercava di essere indifferenti, di non protestare troppo nei confronti dei fascisti per non avere problemi e non arrecare danno alla famiglia.
Nella primavera del 1945 inizia l’insurrezione e nel mese di marzo un drappello di Gamba Dura (un gruppo di destra di Roncade), sotto i portici, spara al maestro Luigino Benvenuti che muore dissanguato. Nell’aprile dello stesso anno gli Alleati sfondano la linea gotica e Radio Londra trasmette il segnale per avviare la ribellione. Nella piazza di Meolo i partigiani iniziarono a girare armati e i militari, costretti ad arruolarsi nella Repubblica di Salò che non vollero diventare sbandati, si tolsero la divisa e, legato un nastrino rosso alla propria arma, si unirono alla Resistenza.

[NOTE]146 C. Baldoli, I bombardamenti sull’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, cit., p. 47.
147 Ivi, pp. 8-9.
150 Intervista di Laura Rizzetto a Pietro Favero, Meolo, 15/03/2023.
151 Stefano Musso, Storia del lavoro in Italia dall’Unità a oggi, Marsilio Editori, Venezia, 2002, p. 181.
152 Centro di Documentazione Giuseppe Pavanello, Memorie del tempo di guerra: 1940-45 e le guerre del Novecento. La guerra vissuta in paese. Racconti di soldati, Meolo, pp. 41-42.
153 S. Musso, Storia del lavoro in Italia dall’Unità a oggi, cit., p. 182.
Laura Rizzetto, Ierimo tuti contadini. Storie di famiglie rurali nella “grande trasformazione”, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2022-2023

#1943 #1944 #1945 #alleati #campagne #contadini #farina #fascisti #frumento #LauraRizzetto #MeoloVE_ #Paese #partigiani #tedeschi

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La più recondita memoria degli uomini


Ricco di inventiva, ironico e profondo, La più recondita memoria degli uomini invita a riflettere su cosa debba essere davvero scrivere e sull’importanza vitale della letteratura nella vita dell’essere umano.
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Diégane è un giovane scrittore senegalese trapiantato a Parigi, dove cerca di farsi strada nell’ambiente letterario francese e frequenta un gruppo di giovani artisti africani in cui si beve, si fa l’amore e si discute di letteratura. La sua vita subisce una brusca svolta quando, nel 2018, si imbatte nel Labirinto del disumano, un romanzo del 1938 che all’epoca ha fatto scandalo, ma che secondo Diégane è un capolavoro. Sennonché dopo lo scandalo il libro è stato tolto dal commercio e le copie distrutte, inoltre si sono perse le tracce dell’autore, un certo T.C. Elimane, anch’egli senegalese. Diégane si mette allora alla sua ricerca, o meglio alla ricerca della sua storia, che ricostruisce tramite articoli di giornale, incontri con una scrittrice d’avanguardia che vive ad Amsterdam e racconti di quest’ultima che lo portano dalla Francia sotto l’occupazione nazista, al Senegal agli albori della colonizzazione, all’Argentina nella piena fioritura culturale degli anni Sessanta, mettendolo in contatto, diretto o interposto, con una girandola di personaggi, ciascuno in possesso di un frammento della storia di Elimane, che potrà concludersi, come Diégane capisce presto, solo nel Senegal odierno. È un giallo letterario, un romanzo poliziesco in cui non c’è un detective che trova cadaveri e cerca assassini, ma un giovane scrittore che indaga sul mistero di un capolavoro e del suo autore. Ricco di inventiva, ironico e profondo, La più recondita memoria degli uomini invita a riflettere su cosa debba essere davvero scrivere e sull’importanza vitale della letteratura nella vita dell’essere umano.

Il romanzo vinse il premio Goncourt nel 2021.

Dal libro

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Swans – Birthing [2025], una breve recensione


A più di cinque mesi dall’ascolto del primo estratto e a poco più di due dall’uscita dell’album ho trovato il fegato per mettermi ad ascoltare queste due ore di musica, e sono felice di poterlo confermare: discone, cioè, fico, nettamente superiore alle due precedenti prove in studio, siamo tornati ai gloriosi fasti di dieci anni fa, periodo The Glowing Man (di cui ricordo più che altro che era molto bello; dovrò tornarci), con qualche piacevole variazione dei toni a rendere più interessante l’ascolto. Quello che non posso confermare è che il disco sia meno cupo o che sia addirittura colorato e gioioso. Ci sono sì atmosfere più sognanti (soprattutto su I Am a Tower e (Rope) Away), ma è per lo più un incubo di quelli brutti, nella più pura tradizione Swans, con testi che sembrano insensati e che quando si capiscono ti spezzano le gambe. Avrebbe beneficiato di qualche taglio, il grande disco, di qualcuno che dicesse «qui stai sgravando amico», perché l’ispirazione non è più quella che ha partorito The Seer e due ore (un’ora e cinquantacinque minuti, ok) si fanno sentire, ma non starei troppo a sindacare, invecchiare a questo modo non è da tutti e ad avercene di geniacci sregolati di codesta pasta. Boh, 8 molto abbondante direi, col sorriso.

//bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/track=2714138020/album=824879593/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/artwork=small/

#Birthing #FediRadio #MichaelGira #Swans


Ed è in arrivo anche un nuovo degli Swans. «Birthing» s'intitola, esce il 30 maggio. È il solito disco GROSSO, triplo vinile o triplo CD + DVD, ma dice che questa è l'ultima volta che fanno le cose giganti, anche musicalmente parlando.

A giudicare dal primo estratto – 19 minuti di singolo eh – sembra una roba meno cupa, più colorata e sognante (questo lo dice anche Gira) rispetto alla musica del terrore cui ci hanno abituato nell'ultima decina d'anni. A me 'sto pezzo è piaciuto molto, ed è una novità perché gli ultimi due dischi invece no, non tanto.

I Am a Tower
youtube.com/watch?v=SYkjVGrO5U…

impattosonoro.it/2025/02/25/ne…

#FediRadio #NewMusic #Swans


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Caccia: tana libera tutti. Animalisti sul piede di guerra


Sono tanti i piccoli uccelli migratori che partono dal nord Europa per raggiungere i paesi a sud, Italia inclusa, dove trascorrere l’inverno e prepararsi alla nuova stagione nuziale.

Questi splendidi animali rischiano, arrivati in Italia, di essere catturati per divenire ‘richiami vivi’. Tenuti in gabbie piccolissime per tutta la vita, al buio, in modo che perdano il senso delle […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/08/06/cacc…

#associazioniAmbientaliste #caccia #Lipu

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un’intervista a ofer cassif


fonte: facebook.com/share/p/16BMLtiVj…

Leggete l’intervista a Ofer Cassif, comunista Israeliano membro dell’opposizione alla Knesset. L’intervista è pubblicata su il Fatto Quotidiano, altro che Grossman (Ludovica Candiani)

Ofer è un deputato comunista israeliano, l’unico di religione ebraica tra i cinque parlamentari della lista Hadash-Taal, nata dall’alleanza di due partiti arabi di sinistra. Cassif è stato appena sospeso dalla Knesset, il Parlamento israeliano, per la terza volta dal 7 ottobre 2023, perché denuncia regolarmente il genocidio in corso a Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania e l’apatia della società israeliana di fronte ai crimini commessi.

Clothilde Mraffko: “Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso di riconoscere lo Stato di Palestina durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre. Come valuta questo annuncio e come è stato accolto in Israele?”

Ofer Cassif: “Ovviamente, per quanto mi riguarda, lo apprezzo. Ma basta parole, è il momento di agire! Bisogna riconoscere lo Stato di Palestina ora, senza più rimandare! Il governo israeliano, e purtroppo gran parte dei leader dell’opposizione, contesta la decisione di Macron affermando che in questo modo Parigi premia il terrorismo. Ma non c’è da stupirsi, i criminali accusano gli altri di perseguitarli e di mentire… Per quanto riguarda l’opinione pubblica israeliana, non ci sono state reazioni particolari perché Macron ha già tenuto in passato dichiarazioni simili, che quindi non hanno più alcun effetto. Ora bisogna agire!”

CM: “Gli abitanti di Gaza non sono né morti né vivi, sono cadaveri ambulanti”, ha dichiarato Philippe Lazzarini, il commissario generale dell’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (UNRWA). Israele, che ha parzialmente levato il blocco all’ingresso degli aiuti a Gaza, imposto dal 2 marzo scorso, ha di fatto ridotto l’enclave palestinese alla fame. Come reagisce l’opinione pubblica israeliana?”

OC: “Purtroppo sembra che la maggioranza degli israeliani sia indifferente o neghi la realtà. Tanti sostengono che la crisi alimentare, se c’è, è una conseguenza della guerra e che quindi è colpa dei palestinesi o, più precisamente, di Hamas. Alcuni addirittura se ne rallegrano. E se altri si indignano, la maggioranza è semplicemente indifferente. A mio avviso, la responsabilità è dei politici. In primo luogo del governo, del primo ministro Benjamin Netanyahu e della sua coalizione, ma anche di una parte dell’opposizione che ha incitato all’odio contro i palestinesi e giustifica le atrocità commesse da Israele. Su 120 deputati, 52 sono all’opposizione, ma solo in cinque ci siamo opposti, e sin dall’inizio, sia ai massacri commessi da Hamas che a quelli perpetrati da Israele dal 7 ottobre. Finalmente il partito islamista Ra’am si è unito alla nostra condanna. Alcuni mesi fa, anche i laburisti hanno cominciato ad esprimersi su Gaza. Ma loro non parlano né di crimini di guerra né di genocidio. Parlano di “pregiudizi” causati a civili innocenti di Gaza. Il resto dell’opposizione, 38 deputati, chiede la liberazione degli ostaggi, ma in generale sostiene l’azione del governo. Quindi, in pratica, non c’è opposizione.”

CM: “Lei è stato sospeso più volte dal Parlamento per aver denunciato il genocidio a Gaza…”

OC: “La prima volta nell’ottobre 2023 per 45 giorni perché in un’intervista avevo affermato che il governo israeliano aveva utilizzato il massacro di Hamas come pretesto per giustificare l’attuazione del piano “decisivo” presentato nel 2017 da Bezalel Smotrich. Un piano genocida che si basa su tre principi: Israele deve annettere i territori palestinesi occupati senza accordare i diritti fondamentali ai palestinesi, instaurando, per definizione, un regime di apartheid; i palestinesi che si opporranno al piano saranno espulsi dalla loro terra natale; quelli che resisteranno al nuovo regime di apartheid saranno uccisi. All’inizio del 2024 hanno tentato di destituirmi, perché avevo firmato una petizione a sostegno della denuncia del Sudafrica dinanzi alla Corte internazionale di giustizia. Servivano 90 voti, ne sono stati raccolti 86. Sono stato poi sospeso per sei mesi dal comitato etico del Parlamento e ora sarò nuovamente sospeso per due mesi, da ottobre a dicembre, perché ho denunciato i crimini in una lettera alla Corte penale internazionale dell’Aia.”

CM: “Ogni settimana ci sono manifestazioni per chiedere il rilascio degli ostaggi, in particolare a Tel Aviv. Quale è la posizioni di questi oppositori?”

OC: “Loro dicono che è una “guerra”, dal mio punto di vista invece è un genocidio. Una guerra implica una sorta di simmetria, che in questo caso non c’è. La maggior parte dei manifestanti chiede la fine della guerra per portare in salvo gli ostaggi e evitare che muoiano altri soldati. La maggior parte non fa neanche riferimento ai palestinesi. Eppure qualche cambiamento c’è stato. Quelli che parlano delle sofferenze dei palestinesi sono sempre più numerosi. Non sono abbastanza ed in ogni caso è troppo tardi. Ma sempre più persone stanno cominciando a capire che non si può separare il destino degli ostaggi e dei soldati israeliani da quello dei palestinesi di Gaza. La situazione è così drammatica che non si può ignorare. I media sono in gran parte responsabili. A parte il quotidiano Haaretz, in pochi parlano di ciò che sta accadendo a Gaza e non si vedono immagini.
CM: “Alcuni sostengono che Israele sia “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Come descriverebbe il sistema politico del suo Paese?”

OC: “Dal mio punto di vista, Israele non è mai stata una democrazia. È una “etnocrazia”, perché costruita sulla supremazia etnica degli ebrei. Per decenni la supremazia è stata essenzialmente politica, ma negli ultimi anni, in particolare sotto Netanyahu, si è trasformata in supremazia razziale. D’altra parte, Israele non è mai stata neanche una vera dittatura. Ha un sistema non democratico con alcuni elementi democratici. E questi ultimi vengono progressivamente distrutti da questo governo. Dal 1967 Israele controlla, domina e governa milioni di palestinesi che non hanno alcun diritto politico, civile e sociale. Assomiglia più ad una tirannia che a una democrazia. È un’impostura, il classico esempio di colonialismo e dominio razziale.”

CM: “In che modo il genocidio e la politica del governo israeliano influenzano la società? Qual è il prezzo da pagare per chi, come lei, si oppone?”

OC: “Il 19 luglio io e il deputato Ayman Odeh, il nostro capolista, siamo stati quasi linciati durante una manifestazione. Oltre al genocidio a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania, esiste un vero e proprio fascismo violento all’interno dello stesso Stato di Israele, che include la legittimazione e la normalizzazione della violenza omicida contro i dissidenti, in particolare gli arabi. Ricevo minacce quotidianamente, soprattutto sui social. Sono stato aggredito mentre ero dal parrucchiere tre anni fa, e un’altra volta mentre facevo la spesa. Sono disposto a pagare questo prezzo perché la mia lotta è fondamentale. Al di là delle mie convinzioni socialiste, delle mie credenze umanistiche e del mio impegno per la democrazia, ho l’impressione che i miei antenati ebrei mi stiano chiamando dalle loro tombe chiedendomi di combattere contro il razzismo e il genocidio. Nella mia famiglia, in molti sono stati uccisi dai nazisti. Questo mi ha reso molto sensibile alle discriminazioni razziali e alle persecuzioni. Sul breve termine sono molto pessimista: anche quando questi crimini cesseranno – e un giorno cesseranno – ci saranno profonde ripercussioni sulla società israeliana. Il tasso di suicidi tra i soldati che hanno prestato servizio a Gaza per esempio è terribilmente alto. Devono essere puniti per i crimini che hanno commesso, ma il carnefice è a volte anche vittima. Alcuni soldati hanno visto cose atroci laggiù. Forse ne hanno anche fatte. Ne escono come minimo psicologicamente distrutti. Tra il 14 e il 21 luglio sono stati registrati quattro casi di suicidio. Sul lungo termine, invece, sono ottimista, perché credo che sempre più persone finiranno per ascoltarci. Le ferite della società cominceranno a cicatrizzare, ma ci vorrà molto tempo. La società israeliana ha bisogno di guarire. Ma per poter guarire l’occupazione deve finire e il popolo palestinese deve essere liberato. E questo accadrà, è inevitabile. Quando il genocidio a Gaza sarà finito, penso che anche la comunità internazionale e i governi che hanno sostenuto Israele dovranno fare i conti con la propria coscienza.”

*

Traduzione Luana De Micco

#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #IlFattoQuotidiano #intervista #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #KnessetHadashTaal #LuanaDeMicco #LudovicaCandiani #massacri #OferCassif #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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tre operazioni fascistissime del governo


1 e 2

In un solo giorno, il Governo Meloni ha impugnato due leggi regionali. Due leggi diverse, ma con lo stesso obiettivo: difendere i diritti. E per questo, inaccettabili agli occhi della destra.

La Toscana aveva approvato una norma che premia, nei bandi pubblici, le aziende che pagano almeno 9 euro lordi all’ora.

La Sicilia, una delle regioni dove è più difficile abortire (con l’81,5% di medici obiettori e intere strutture con il 100%), aveva deciso una cosa semplice: assumere nei concorsi pubblici medici non obiettori.

Ma il Governo le ha impugnate entrambe.

Perché in Italia puoi pagare un lavoratore 3 euro l’ora.

Puoi costringerlo a turni infiniti, appalti al massimo ribasso, contratti spezzettati.

Puoi costringere una donna ad attraversare tre province per abortire, a trovare ospedali senza medici non obiettori, a dover supplicare il permesso per un diritto.

Ma l’unica cosa che non puoi fare, secondo Giorgia Meloni, è provare a cambiare le cose.

Perché se una Regione decide di premiare le aziende che danno stipendi dignitosi, come ha fatto la Toscana, il Governo impugna la legge.

Perché se una Regione decide di garantire l’aborto assumendo solo medici non obiettori, come ha provato a fare la Sicilia, il Governo blocca tutto.

Non difendono la Costituzione. Difendono un’idea di società dove i diritti si elemosinano.

È una guerra contro la dignità, contro la libertà. E la stanno combattendo ogni santo giorno.

Non hanno limiti alla barbarie.

da facebook.com/share/19KMpgGUqF/

*

3

Alessandro Zan:

Con il disegno di legge sulla disforia di genere, il Governo Meloni si spinge oltre ogni limite: vuole schedare i minori che intraprendono un percorso di affermazione di genere consegnando dati ultrasensibili all’Agenzia Italiana del Farmaco.

E’ un atto gravissimo, un attacco politico e idoleologico contro le persone trans che alimenta stigma e discriminazione. Il diritto all’identità di genere è un diritto fondamentale riconosciuto dalla Corte Costituzionale dal 2015 e ribadito anche recentemente da due sentenze della Corte dei giustizia dell’Unione Europea.

Le persone trans non smetteranno di esistere solo perché il Governo renderà più difficile il loro percorso di transizione. Contrasteremo con tutte le nostre forze questa violenza istituzionale: questo disegno di legge va ritirato immediatamente.

da facebook.com/share/p/19rW51aAr…

#aborto #fascismo #governo #lavoro #LGBTQ #paga #pagaMinima #salario #salarioMinimo

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distruzione delle condizioni di vita: un’analisi sanitaria del genocidio di gaza


youtu.be/TLSIiIgoL6I?si=i7Debe…

Alberto Barbieri di Medici per i Diritti Umani, organizzazione umanitaria indipendente e senza fini di lucro, presenta il rapporto
DISTRUZIONE DELLE CONDIZIONI DI VITA: UN’ANALISI SANITARIA DEL GENOCIDIO DI GAZA
(destructions of conditions of life: a health analysis of the Gaza genocide)
di PHRI – Physicians for Human Rights Israel

tuttascena1.wordpress.com/2025… (intervista a cura di Federico Raponi)

IL RAPPORTO SI PUÒ SCARICARE (in italiano e in inglese) QUI: https://mediciperidirittiumani.org/unanalisi-sanitaria-del-genocidio-di-gaza/

#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra

#AlbertoBarbieri #bambini #children #colonialism #concentramento #deportazione #famearmadiguerra #FedericoRaponi #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MediciPerIDirittiUmani #Palestina #Palestine #PHRI #PHRIPhysiciansForHumanRightsIsrael #PhysiciansForHumanRightsIsrael #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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8 agosto, milano: no allo sfratto del leoncavallo


Venerdì 8 agosto ore 19
Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa
Viale Monza 255
Milano

#cinema #circoloAnarchicoPonteDellaGhisolfa #csLeoncavallo #film #Leoncavallo #proiezione

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schieratevi, poeti


poeti, schieratevi! voi siete MACULATI o INGINOCCHIATI? non fate gli gnorri.

aspè, c’è una terza categoria, giusto, la più importante: gli INFUOCATI.

fonte: Davide Brullo qui: facebook.com/share/p/1Gmfm56b4…

#PoesiaPoesiaPoesiaPoesia

#Crocetti #DavideBrullo #EternitàInPoesia #infuocati #inginocchiati #maculati #poesia #PoesiaEterna #poesiaPoesia #PoesiaPoesiaPoesiaPoesiaPoesia #PoesiaPoesiaPoesiaPoesia #video

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La Valle dell’Agno era stata per tutto il periodo dell’occupazione al centro delle attenzioni tedesche


Recoaro Terme (VI). Foto: Luca Menini. Fonte: Wikipedia

Dopo i terribili fatti di giugno-luglio 1944 si scatenò anche sulla Valle dell’Agno la sequela di grandi operazioni di rastrellamento di settembre, in particolare la zona che la separava dalla Valle del Chiampo subì l’Operazione “Timpano”. Durante la notte del 9 settembre i soldati tedeschi e italiani impiegati nell’operazione raggiunsero i punti di partenza, essa prevedeva un attacco dal basso delle zone di Piana di Valdagno e Selva di Trissino per creare una linea di sbarramento per le forze partigiane sui colli sovrastanti, tra le forze fasciste che parteciparono all’azione spicca il 63° Battaglione MM “Tagliamento” dislocato nel territorio di Recoaro Terme dall’agosto 1944 <247.
La manovra impiegò tre gruppi: il primo si recò a Piana e costrinse alla ritirata le forze della “Stella” da poco giunte in paese, causando durante l’azione diversi danni all’abitato del piccolo centro <248; il secondo gruppo raggiunse la zona di Quargnenta di Brogliano e di Selva di Trissino per distruggere il Comando della “Stella” che si trovava nell’area; il terzo gruppo risalì dal versante est della Valle del Chiampo per occupare i passaggi e le alture del Faldo, dove si scontrarono con una pattuglia partigiana della “Pasubio”. Durante queste operazioni i nazi-fascisti impiegarono una tecnica di rastrellamento nuova che prevedeva l’isolamento dell’area interessata, l’occupazione di punti strategici elevati, l’individuazione la segnalazione dei gruppi di ribelli tramite l’utilizzo dei razzi e l’attacco effettivo, prima tramite armi a lunga gittata e infine l’assalto <249. L’azione fu un successo per le forze nazi-fasciste e riuscì a disperdere le formazioni partigiane dell’area e ad incutere paura alla popolazione locale che, dopo quei fatti, tese a non dare aiuto ai ribelli dell’area. Complessivamente le vittime furono 58 e intere contrade tra Selva di Trissino e il Monte Falso furono incendiate completamente <250. Nell’arco del 1944 possiamo contare circa 60 danneggiamenti solo a Valdagno, dovuti alle azioni di rappresaglia, di beni mobili e immobili, in particolare le case date alle fiamme <251.
Con la fine del 1944 e l’avvicinarsi della primavera del 1945 la situazione per gli occupanti divenne sempre più precaria. Già durante l’anno precedente, quando i tedeschi decisero di spostare il Comando a Recoaro Terme, vi furono dissapori con i fascisti costretti a sgomberare il paese <252. Il 10 aprile 1945 i bombardamenti alleati fecero piovere 16 bombe da 500 libbre e tre razzi M8 da 127 millimetri sui lanifici di Valdagno <253. Le forze tedesche rimasero compatte fino al 25 e nell’ultimo mese di guerra vi erano circa 2200 soldati nella valle: 1500 a Recoaro, 500 a Valdagno e 200 tra Cornedo, Trissino e Castelgomberto <254. Mentre le forze anglo-americane avanzavano nella penisola l’idea di un bombardamento sul complesso di Recoaro Terme fu presa in seria considerazione già nell’autunno 1944 <255. La data prescelta per il bombardamento fu il 20 aprile 1945, a questa missione parteciparono 18 bombardieri Mitchell B25 con l’obiettivo di colpire il Quartier Generale tedesco, missione insolita per il tipo di velivolo tendenzialmente utilizzato per colpire le vie di comunicazione. La formazione effettuò tre passaggi successivi sull’obiettivo nel corso dei quali sganciarono 135 bombe tra 500 libbre ciascuna. Il bombardamento devastò l’area del centro termale e gli edifici annessi; il bilancio dei morti tra i tedeschi non è ben chiaro in quanto, spesso, contraddittorio ma si può parlare di almeno 30 vittime accertate. Il 22 aprile, mentre non vi erano più direttive da Berlino e da Hitler, si riunì a Recoaro Terme il Comando per discutere sulla situazione del fronte e sull’avanzata degli alleati nel nord del paese; tra i protagonisti di alto rango alla conferenza erano presenti <256: a. Heinrich von Vietinghoff-Scheel, Comandante del fronte sud-occidentale e del Gruppo di Armate C.; b. Hans Rottiger, Capo di Stato Maggiore del Gruppo di Armate C e generale delle truppe corazzate; c. Franz Hofer, Gauleiter della zona d’operazioni dell’Alpenvorland; d. Rudolph Rahn, Plenipotenziario del Reich presso la RSI; e. Karl Wolff, Capo supremo delle SS in Italia.
Durante l’incontro sia Wolff che Rahn sostennero l’inutilità della continuazione delle ostilità, Hofer dal canto suo rifiutava ogni ipotesi di resa e minacciò di far saltare l’incontro in caso contrario. Dopo una lunga discussione la posizione di Wolff e Rahn vinse gli indugi degli altri ufficiali tedeschi e venne presa la decisione di inviare una delegazione al quartier generale degli alleati a Caserta, nell’intento di negoziare un armistizio.
Con l’arrivo del 25 aprile e l’inizio dell’ultima fase della guerra in Italia, anche la Valle dell’Agno vide i propri centri insorgere per cacciare definitivamente gli occupanti. Il 26 il battaglione “Romeo” occupò Recoaro Terme senza colpo ferire; lo stesso giorno il CLN di Valdagno esautorò il Commissario Prefettizio locale e assunse il controllo della città; il 27 un distaccamento locale della “Rosselli” liberò Cornedo <257.
Come abbiamo già visto la fine della guerra non fu sempre la fine effettiva della violenza, la Valle dell’Agno era stata per tutto il periodo dell’occupazione al centro delle attenzioni tedesche, subendone le pesanti conseguenze. La popolazione civile venne duramente colpita in maniera quasi continuativa ma, quando il momento lo consentì, non si fece attendere e diede impulso alla liberazione della sua valle.

[NOTE]247 CLNP al Battaglione “Romeo” (15 gennaio 1946), ASVI, CAS, b. 14 fasc. 861.
248 Fascicolo della ditta danneggiata di Zarantonello Francesco, certificato emesso dal Comune di Valdagno (23 luglio 1945), ASVI, Danni di Guerra, b. 124 fasc. 7904.
249 Zonta, Il rastrellamento di Piana e Selva di Trissino, p. 19.
250 Zonta, Il rastrellamento di Piana e Selva di, p. 51; Faggion – Ghirardini, Figure della Resistenza vicentina, p. 100.
251 Fascicolo della ditta danneggiata di Antoniazzi Angelo, Municipio di Valdagno, liquidazione danni di guerra (20 dicembre 1949), ASVI, Danni di Guerra, b. 124 fasc. 7897.
252 Carano, Oltre la soglia, p. 95.
253 Dal Lago – Trivelli, 1945. La fine della guerra nella Valle dell’Agno, p. 10.
254 Ivi, p. 21.
255 Dal Lago – Trivelli, Recoaro 1945, p. 65.
256 Dal Lago – Trivelli, Recoaro 1945, pp. 123-127.
257 Dal Lago – Trivelli, 1945. La fine della guerra nella Valle dell’Agno, pp. 42-44.
Matteo Ridolfi, La guerra civile nel vicentino nord-occidentale. Stragi ed eccidi dalla Val Chiampo alla Val d’Astico (1943-1945), Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023

Con la guerra maturò in molti lo sconforto e crollò l’illusione fascista, soprattutto dopo il ritorno dei reduci dai vari fronti; la guerra eroica raccontata dal fascismo e quella di cui i soldati sono stati protagonisti erano molto diverse e l’idea antifascista cominciò ovunque ad annidarsi. I partigiani, composti soprattutto da vecchi antifascisti, renitenti alla leva della RSI e soldati sbandati rimpatriati iniziarono ad organizzarsi nelle zone montane e pedemontane, sull’Altopiano in particolare. Qui si formarono durante l’inverno 1943/1944 varie bande partigiane, che man mano si diedero nomi e comandanti, inizialmente scegliendo gli ex ufficiali del Regio Esercito, poi scegliendo tra le loro stesse fila. Nacquero così svariate formazioni, le più numerosi delle quali sono Battaglioni Garibaldini che confluiscono poi nella Brigata Ateo Garemi; ci sono poi il Battaglione Guastatori di “Nino” Bressan, operante in pianura, il Battaglione Sette Comuni al comando di Pietro Costa, la Brigata Mazzini di Chilesotti e la Brigata Giovane Italia (che poi diventerà la Divisione Vicenza) comandata da “Ermes” Farina. Le unità sulle quali si concentrerà maggiormente questo studio sono la Brigata Loris, comandata da Italo Mantiero “Albio” e la Divisione Alpina Monte Ortigara comandata da Giulio Vescovi “Leo”, Alfredo Rodeghiero “Giulio”, Giacomo Chilesotti “Nettuno” e Giovanni Carli “Ottaviano”.
Con l’attività partigiana, iniziarono i bandi, le minacce e i rastrellamenti nazifascisti oltre alle incarcerazioni, torture e fucilazioni sommarie, ma la Resistenza vicentina rispose positivamente alla prova del fuoco nella primavera del 1944, con svariate azioni in contemporanea di sabotaggio, cattura e disarmo. Con lo stabilizzarsi del fronte italiano, i nazifascisti poterono concentrare un maggior numero di truppe nelle attività antipartigiane di cui il rastrellamento del Bosco Nero di Granezza costituisce uno dei più tragici esempi. Grazie agli sforzi del Comitato di Liberazione Nazionale furono approntati collegamenti con gli Alleati, i quali contribuirono con aviolanci e paracadutando diverse missioni alleate sul territorio vicentino (dirette in tutto il Veneto e dintorni), capeggiate dal Maggiore Wilkinson “Freccia” che stabili il suo Quartier Generale nella “Sette Comuni”. Finalmente, con l’avanzare degli Alleati nell’aprile del ’45 le truppe tedesche si ritirarono verso il Trentino, incalzate dalle formazioni partigiane che nel frattempo si erano rafforzate in uomini e mezzi (Vescovi 1994).
Andrea Rizzato, I boschi dell’Alto Vicentino come rifugio durante la seconda guerra mondiale, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2021-2022

#1943 #1944 #1945 #Agno #AndreaRizzato #CornedoVicentinoVI_ #fascisti #guerra #MatteoRidolfi #partigiani #provincia #Recoaro #Resistenza #Selva #tedeschi #TrissinoVI_ #ValdagnoVI_ #valle #Vicenza

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Concerto di Bil Aka Kora e Italian Collective al Grand Hôtel Billia.


Commistione fra jazz e ritmi africani al concerto gratuito di Bil Aka Kora e Italian Collective.
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In questo articolo viene ripresa con piacere una notizia relativa ad un evento musicale che si terrà il prossimo 10 agosto 2025 alle ore 21.15., con protagonista un famoso artista del Burkina Faso.
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Infatti nella prestigiosa Sala Gran Paradiso del Grand Hôtel Billia, a St-Vincent, si terrà un evento eccezionale: il concerto di Bil Aka Kora e del gruppo Italian Collective.

Italian Collective, un ensemble musicale innovativo, è composto da talentuosi musicisti: Alberto Marsico all’organo, Marco Tindiglia alla chitarra, Marco Volpe alla batteria e Marco Giovinazzo alle percussioni. La loro formazione avviene quasi per caso a Bobo-Dioulasso, la seconda città più grande del Burkina Faso, durante una vacanza-studio organizzata dall’associazione valdostana Tamtando, che da anni promuove la musica extra-europea attraverso attività culturali e viaggi esperienziali in Africa. Tali iniziative non sono destinate solo a chi desidera approfondire la musica, la danza o le arti visive, ma anche a coloro che vogliono immergersi nella ricchezza culturale e nelle tradizioni del continente africano.

Durante il soggiorno, i membri dell’Italian Collective incontrarono Bil Aka Kora, icona della world music e inventore dello stile Djongo. “Affittiamo una batteria e una tastiera – congas e chitarra erano già al centro culturale Aniké di Bobo – proviamo un paio d’ore e, nei giorni successivi, ci ritroviamo su un palco davanti a duemila persone che cantano le canzoni di Bil. Un debutto emozionante!” raccontano.
Playing position of a kora, showing how the strings are notched into both sides of the square bridgeKora, strumento a corde tradizionale dell’Africa Ovest. By © Jorge Royan / royan.com.ar, CC BY-SA 3.0
L’Africa è un luogo magico dove si intrecciano sfide e opportunità; questa esperienza ha dato vita a un nuovo ensemble, portando alla creazione di un progetto musicale che unisce il Djongo style al jazz. Grazie alla poliedricità dei musicisti, il gruppo può espandersi da un quartetto jazz a una band completa con sezione fiati e coriste, creando un sound unico con canzoni in lingua Kassena, ritmi afro e improvvisazioni.

Bil Aka Kora


Bil Aka Kora, nato nel 1971 a Pô, Burkina Faso, ha iniziato la sua carriera musicale durante il liceo, apprendendo a suonare la chitarra sotto la guida del ghanese Salah Ben. A causa di difficoltà economiche, Bil ha dovuto abbandonare gli studi universitari in matematica e fisica per dedicarsi completamente alla musica. La sua perseveranza lo ha portato a vincere nel 1997 il primo premio ai Grands Prix Nationaux de la Musique, segnando così l’inizio di un percorso artistico ricco di successi.

Bil Aka Kora ha registrato il suo primo album, “Douatou”, nel dicembre 1998 e ha partecipato attivamente a festival e manifestazioni internazionali, ottenendo riconoscimenti come il Kundé d’Or. Le sue tournée in Francia, Italia, Canada e in diversi paesi africani hanno favorito incontri con artisti di fama, contribuendo allo sviluppo della sua carriera musicale. Attualmente dirige Djongo Diffusion, uno studio di produzione dedicato alla promozione di giovani talenti africani.

Si tratta sicuramente di n evento da non perdere, che promette di incantare il pubblico con una fusione coinvolgente di suoni e cultura. Non sono molte le manifestazioni musicali in Italia dove è possibile assistere a performance di artisti del Burkina Faso; inoltre si tratta di un’occasione per chi ama quel tipo di musica che fonde ritmi africani e jazz, che in questi ultimi tempi va molto di moda in Europa e che meriterebbe sicuramente maggiore eco.

Infine, è doveroso segnalare che il concerto, della durata di circa 90 minuti, è gratuito! È possibile prenotare uno dei posti limitati in sala al seguente indirizzo: https://bil-aka-kora_italian-collective.eventbrite.it/

Disclaimer: la nostra associazione, come anche chi scrive questo articolo, non è in alcun modo coinvolta nell’evento, né ottiene un qualunque vantaggio dalla sua pubblicizzazione

Fonti: laprimalinea.it, billia.it
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Risultati UFC BJJ 2: Tackett vs. Canuto


UFC BJJ 2: Tackett vs. Canuto è il secondo evento organizzato dalla promozione UFC BJJ, tenutosi con un main event di alto livello tra Andrew Tackett e Renato Canuto. In palio anche il titolo pesi mediomassimi, con Mason Folwer opposto a David Garmo. Dopo
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UFC BJJ 2: Tackett vs. Canuto è il secondo evento organizzato dalla promozione UFC BJJ, tenutosi con un main event di alto livello tra Andrew Tackett e Renato Canuto. In palio anche il titolo pesi mediomassimi, con Mason Folwer opposto a David Garmo. Dopo un debutto molto apprezzato, l’organizzazione punta a confermare il proprio slancio con un’altra card ricca di finalizzazioni e match spettacolari.

youtube.com/watch?v=KGcIx5YzaG…

Risultati UFC BJJ 2


  • Andrew Tackett finalizza Renato Canuto per strangolamento d’arce — incontro pesi welter
  • Mason Folwer finalizza David Garmo per rear-naked choke — incontro pesi mediomassimi (titolo)
  • William Tackett finalizza Kyle Chambers per rear-naked choke — incontro pesi medi
  • Raquel Canuto finalizza Mo Black per kneebar — incontro pesi gallo femminili
  • Kennedy Maciel vince su Ademir Baretto per decisione dei giudici — incontro pesi leggeri
  • Aurelie Le Vern finalizza Maggie Grindatti-Lira per americana — incontro pesi medi femminili
  • Tammi Musumeci vince su Lelani Bernales per decisione dei giudici — incontro pesi paglia femminili
  • Jalen Foncier finalizza Everton Teixeira per heel hook — incontro pesi piuma


UFC BJJ 2 in numeri

Statistiche generali


  • L’evento ha visto il 75% dei match concludersi per finalizzazione.
  • Le strangolamenti sono stati il tipo di sottomissione più comune, seguiti da attacchi alle gambe e armlock.
  • Solo due incontri si sono conclusi per decisione dei giudici.


Match della serata


  • Andrew Tackett vs. Renato Canuto
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grave disegno di legge liberticida presentato al senato italiano


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aggiornamenti dal genocidio, 4 ago. 2025


dormono insieme per vivere o morire insieme
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Gustavo Petro, presidente della Colombia, sul piano distruttivo del nord super-ricco ai danni del sud, esemplato/testato su Gaza
threads.com/@bekimimeroski/pos…

Soumaila Diawara, in risposta a Liliana Segre
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Yuli Novak: il nostro paese sta commettendo un genocidio
slowforward.net/2025/08/03/yul…

Eliana Riva: israele scagiona sé stesso + aggiornamenti dal genocidio (il manifesto, 3 ago. 2025)
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yuli novak: il nostro paese sta commettendo un genocidio


Yuli Novak, 30 luglio 2025

Dirigo un importante gruppo israeliano per i diritti umani. La mia generazione è cresciuta chiedendosi come la gente comune potesse tollerare un’atrocità. In un grottesco colpo di scena, la domanda è tornata a noi.

La domanda continua a tormentarmi: è davvero così? Stiamo forse vivendo un Genocidio?
Fuori da Israele, milioni di persone conoscono già la risposta. Ma molti di noi qui non possono, o non vogliono, dirla ad alta voce. Forse perché la verità minaccia di distruggere tutto ciò in cui credevamo su chi siamo e chi volevamo essere. Nominarla significa ammettere che il futuro richiederà una resa dei conti, non solo con i nostri leader, ma anche con noi stessi. Ma il prezzo da pagare per rifiutarsi di vedere è ancora più alto.
Per gli israeliani della mia generazione, la parola “Genocidio” avrebbe dovuto rimanere un incubo proveniente da un altro pianeta. Una parola legata alle fotografie dei nostri nonni e ai fantasmi dei ghetti europei, non ai nostri quartieri. Eravamo noi a chiederci, da lontano, degli altri: come poteva la gente comune andare avanti con la propria vita mentre accadeva una cosa del genere? Come hanno potuto permettere che accadesse? Cosa avrei fatto io al loro posto?
In un grottesco colpo di scena della storia, quella domanda ora torna a noi.
Per quasi due anni, abbiamo sentito funzionari israeliani, politici e generali, dire ad alta voce cosa intendono fare: affamare, radere al suolo e Cancellare Gaza. “Li elimineremo”. “La renderemo inabitabile”. “Tagliamo cibo, acqua, elettricità”. Non erano solo parole altisonanti; erano il Piano. E poi, l’esercito israeliano lo ha messo in atto. Secondo la definizione dei manuali, questo è Genocidio: il deliberato attacco a una popolazione non per ciò che è come individuo, ma perché appartiene a un gruppo, un attacco progettato per distruggere il gruppo stesso.
Ci raccontavamo altre storie per sopravvivere all’orrore, storie che tenevano a bada il senso di colpa e il dolore. Ci convincevamo che ogni bambino a Gaza fosse Hamas, ogni appartamento un covo terroristico. Diventavamo, senza accorgercene, quelle “persone comuni” che continuano a vivere la loro vita mentre “tutto” accade.
Ricordo ancora la prima volta che la realtà si è spalancata davanti a me. Due mesi dopo quella che ancora chiamavo una “guerra”, tre dei miei colleghi di B’Tselem, attivisti palestinesi per i diritti umani con cui avevamo lavorato per anni, erano rimasti intrappolati a Gaza con le loro famiglie. Mi raccontavano di parenti sepolti sotto le macerie, di non essere in grado di proteggere i propri figli, della paura paralizzante.
Negli sforzi frenetici per tirarli fuori da Gaza, ho imparato qualcosa che mi è rimasto impresso nella mente: in quel momento, un palestinese vivo a Gaza poteva essere “riscattato” per circa 20.000 Shekel (5.000 euro). I bambini costavano meno. La vita valutata in contanti, pro capite. Non si trattava di statistiche astratte; si trattava di persone che conoscevo. Ed è stato allora che ho capito: le regole erano cambiate.
Da allora, il surreale è diventato normale. Città ridotte in cenere. Interi quartieri rasi al suolo. Famiglie sfollate, poi di nuovo sfollate. Decine di migliaia di persone uccise. Fame di Massa pianificata, con camion di aiuti respinti o bombardati. Genitori che danno da mangiare foraggio ai figli, alcuni dei quali muoiono aspettando la farina. Altri vengono fucilati, civili disarmati, uccisi a colpi d’arma da fuoco per essersi avvicinati ai convogli di cibo.
Il Genocidio non avviene senza la Partecipazione di Massa: una popolazione che lo sostiene, lo consente o distoglie lo sguardo. Questo fa parte della sua tragedia. Quasi nessuna nazione che ha commesso un Genocidio ha capito, in tempo reale, cosa stava facendo. La storia è sempre la stessa: autodifesa, inevitabilità, i bersagli se l’erano cercata da soli.
In Israele, la narrazione prevalente insiste sul fatto che tutto sia iniziato il 7 Ottobre, un trauma nazionale concentrato che ha suscitato, in molti israeliani, un profondo senso di minaccia esistenziale.
Ma il 7 Ottobre, pur essendo un catalizzatore, non è stato sufficiente da solo. Il Genocidio richiede condizioni: decenni di Apartheid e Occupazione, di separazione e Disumanizzazione, di politiche progettate per recidere la nostra capacità di empatia. Gaza, isolata dal mondo, è diventata l’apice di questa architettura. La sua gente è diventata astrazione, ostaggi perpetui nella nostra immaginazione, soggetti da bombardare ogni pochi anni, da uccidere a centinaia o migliaia, senza alcuna responsabilità. Sapevamo che più di 2 milioni di persone vivevano sotto assedio. Sapevamo di Hamas. Sapevamo dei tunnel. Col senno di poi, sapevamo tutto. Eppure, in qualche modo, eravamo incapaci di comprendere che alcuni di loro avrebbero potuto trovare un modo per evadere.
Quello che è successo il 7 Ottobre non è stato solo un fallimento militare. È stato un crollo del nostro immaginario sociale: l’illusione di poter racchiudere tutta la violenza e la disperazione dietro una recinzione e vivere in pace dalla nostra parte. Questa rottura è avvenuta sotto il governo di estrema destra più radicale della storia di Israele, una coalizione i cui ministri fantasticano apertamente sulla Cancellazione di Gaza. E così, nell’ottobre 2023, tutte le stelle del nostro incubo più oscuro si sono allineate.
Questa settimana, B’Tselem ha pubblicato un rapporto, “Il Nostro Genocidio”, redatto congiuntamente da ricercatori palestinesi ed ebrei-israeliani. È diviso in due parti. La prima documenta come viene perpetrato questo Genocidio: Uccisioni di Massa, distruzione delle condizioni di vita, collasso sociale e Fame orchestrata, il tutto alimentato dall’incitamento dei dirigenti israeliani e amplificato dai media. La seconda parte del rapporto ripercorre il percorso che ha portato a questo: decenni di disuguaglianza sistemica, governo militare e politiche di separazione che hanno normalizzato l’immobilismo palestinese.
Per affrontare il genocidio, dobbiamo prima comprenderlo. E per farlo, noi, ebrei-israeliani e palestinesi, abbiamo dovuto guardare la realtà insieme, attraverso la prospettiva degli esseri umani che vivono su questa terra. Il nostro obbligo morale e umano è quello di amplificare le voci delle vittime. La nostra responsabilità politica e storica è anche quella di rivolgere lo sguardo ai colpevoli e di testimoniare, in tempo reale, come una società si trasforma in una società capace di commettere un Genocidio.
Riconoscere questa verità non è facile. Anche per noi, persone che abbiamo trascorso anni a documentare la violenza di stato contro i palestinesi, la mente resiste. Rifiuta i fatti come veleno, cerca di sputarli fuori. Ma il veleno è qui. Inonda i corpi di coloro che vivono tra il fiume e il mare, palestinesi e israeliani allo stesso modo, di paura e di una perdita insondabile.
Lo Stato israeliano sta commettendo un Genocidio.
E una volta accettato questo, la domanda che ci siamo posti per tutta la vita si ripresenta con urgenza: cosa avrei fatto io, allora, su quell’altro pianeta?
Ma la risposta non è retorica. È ora. Siamo noi. E c’è una sola risposta giusta:
Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per fermarlo.


*
Yuli Novak dirige B’Tselem, il Centro d’Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati.

Traduzione e sintesi: La Zona Grigia, post all’indirizzo facebook.com/100066712961629/p…

Fonte:
theguardian.com/commentisfree/…

*
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generanza spaccanza in JavaScript e mancocaspt


Nel mentre che, in questo nuovo round dell’estate attuale (“mese di agosto – inizio”), praticamente tutte le persone sulla faccia della Terra di stato socioeconomico comparabile al mio si divertono, io rimango inevitabilmente in questo mio stato di sofferenza semi-indefinito… ma non sono da sola. Infatti, a farmi compagnia, sulla base della mia sempreverde necessità di sviluppare ancora nuovi progetti magici (top secret!!!) così come migliorare quelli esistenti, c’è da un lato il fottuto CSS… e dall’altro i generatori di siti per documentazione basati su JavaScript, che mi trovo a dover usare ma mi lasciano semplicemente esterrefatta. 😾

Il punto bello di questi affari è che sono molto più comodi dei generatori di siti statici più classici, per creare documentazione di roba frontend, incluso il testare tutto strada facendo… usando rendering sia client-side che server-side, la robetta che si scrive cambia in automatico nel browser, senza ricaricare la pagina, così come anche gli stili e la struttura effettiva della pagina: è goduria. Purtroppo, il brutto è che, chissà perché, sono (quasi) tutti fottutamente rotti!!! E non generatori mezzi sconosciuti e abbandonati (perché ovviamente quelli non escono proprio, cercando tra consigli o classifiche), o applicando temi di terze parti vecchi e marci (quelli danno problemi pure sui generatori della Madonna)… ma la roba più popolare. Ma non c’è nemmeno molto da dire a riguardo, perché il modo in cui è tutto fuori posto è semplicemente così anticlimatico… 💔

Per esempio, per una roba adesso (…cioè l’altra sera, abbiate pazienza) volevo tentare VuePress, perché sembrava abbastanza rapido modificare il layout a partire dal tema di base… e si, di per sé funziona, ma ho dovuto buttare via tutto appena ho visto che qualsiasi HTML indentato io inserissi in pagine di documentazione Markdown veniva renderizzato come blocchi di codice formattato. Lo specificare blocchi di codice con la sola indentazione, anziché con i caratteri di contenimento (```), è una funzione di Markdown, però non dovrebbe attivarsi per dell’HTML innestato prima in un contenitore HTML che non è indentato… e, dovrei poter disattivare la funzione completamente… Purtroppo, non solo nessuna IA ha saputo suggerirmi una via che funzionasse per farlo, ma la documentazione di VuePress passa dall’incompleto al rotto: le spiegazioni su queste cose più specifiche sono parziali e poco comprensibili, e la documentazione in sé è per qualche motivo copiata su più siti, alcuni più o meno aggiornati, da cui si hanno link a pagine interne non più esistenti… WTF??? ☠️

A seguire, come seconda idea, avrei provato VitePress — che è praticamente un mezzo clone di VuePress, usa le stesse tecnologie — ma quello invece attualmente è proprio rotto e basta: qualunque configurazione io scegliessi, con lo script di creazione rapida, il sito risultante dava errore 404 ad ogni cazzo di pagina, sia con la home che i miei file Markdown… vai a capire che minchia hanno rotto in upstream! E poi ne ho trovato un altro apparentemente simpatico, RsPress — che, come suggerisce il nome, è basato in parte su Rust, anche se non ho ben capito in che misura — che però da errore ad installarsi su Termux, perché vuole usare npm per tirarsi appresso dipendenze native (EW!), ma per la stringa della piattaforma (android-qualcosa-aarch64) non trova niente… (E menomale che per questo caso ero fuori casa, quindi da telefono e non da PC come per i due prima; sarebbe stato un problema se avessi scoperto che su Android non gira solo dopo averlo visto funzionare su desktop!) 🦧

Quindi, alla fine dei conti, tra tutti questi generatorini, quello su cui finisco sempre per ripiegare è Docusaurus che, grazie al cielo, funziona e basta. Non perché è scritto in React, ma perché è mantenuto da Meta, anziché da dei completi scappati di casa (e menomale che i prodotti open-source li fanno curati, a differenza di quelle lote fumanti di Facebook, Instagram e WhatsApp!). Tenderei a pensare sia meno personalizzabile, perché sembrano esserci pochi temi di terze parti in giro… eppure, pur col solo meccanismo interno dello swizzle, senza duplicare l’intero tema (che è sempre una cosa grossa in più da mantenere personalmente), ho fatto in un attimo quello che mi serviva — e poi ancora altre cose uscite strada facendo. Quindi boh, dai, bene così, che almeno una (1) cosa che funziona c’è a questo mondo… (oltre ad alcune librerie JavaScript per creare questi siti, che però di per sé non sono programmi già pronti, e io tempo da perdere non ne ho.) 🦖🦕🐊🐉!!!

#documentation #documentazione #issues #rogne #SSG

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Il mistero del Poni

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Il popolo tiranni più non vuole


In occasione del festival Perlanera 2025 ho finalmente avuto il piacere di
conoscere di persona Franco Schirone. Abbiamo avuto un’amabile conversazione,
spesso interrotta dalle giuste e rimostranze di altr* compagni* che, gentilmente,
mi facevano notare come stessi “monopolizzando” l’attenzione di Franco; attratto
dalle comuni passioni e dalla sua disponibilità nella condivisione delle conoscenze.

Il festival “I senza Stato” mi ha offerto anche l’opportunità di ottenere una copia
de “Il popolo tiranni più non vuole – Leggi eccezionali e domicilio coatto nell’Italia
di fine Ottocento”
, scritto dallo stesso Schirone e da Mauro De Agostini per Zero
in condotta
. Il libro è un prezioso strumento di lotta e apprendimento utile a
riconoscere le brutte intenzioni di cui è lastricata la strada verso uno stato sempre
più repressivo. In tal senso è inquietantemente attuale. Le similitudini tra i decreti
sicurezza
che si susseguono negli ultimi anni e le leggi speciali di oltre un secolo fa
sono troppo evidenti per essere ignorate.

Chi legge vive cinquemila anni


Ma la storia che voglio raccontarvi oggi è diversa. Potremmo quasi dire che legge
tra le righe o meglio nell’immagine della copertina. È una storia che spiega bene
quella “immortalità all’indietro” caratteristica dei libri, di cui parlava Umberto
Eco
.
Appena preso il nuovo libro ho effettuato i soliti, abituali gesti. L’ho rigirato tra le
mani, attivando i meccanismi di piacere stimolati dal profumo e dal suono delle
pagine fino a soffermarmi sulla copertina.
Ed è stato proprio in quel momento che il viaggio ha avuto inizio.

La copertina è una foto dei relegati politici nell’isola di Lipari inviata all’«Avanti» in
data 28 gennaio 1899. Nell’osservarla sono stato attratto da una faccia diversa
dalle altre. Forse per la bombetta british o per l’espressione scanzonata.
Fortunatamente Schirone e De Agostini hanno provveduto a inserire tutti i nomi
dei relegati rappresentati. Vi lascio immaginare la sorpresa nello scoprire che il
volto che aveva attratto la mia attenzione corrispondeva a un conterraneo;
riportato nella trascrizione come “Poni di Pizzo Calabro”.

Chi era “Poni”


Ho subito voluto saperne di più e mi sono lanciato alla ricerca di chi fosse Poni.
Qual era la sua storia? Perché era stato relegato? Era socialista o anarchico? Qual
era stata la sua attività politica? Cosa aveva fatto prima e dopo del confino a
Lipari?
Molte domande ma pochissime risposte. Si, perché nonostante l’accuratezza del
libro, comprensivo di un’appendice con l’elenco dei relegati nelle varie isole, non
trovavo nessuna informazione aggiuntiva su Poni di Pizzo Calabro.

Una prima relazione, forse!!!


Nell’elenco in appendice di cui sopra trovai, oltre al Poni, un altro calabrese.
Anche lui relegato a Lipari e addirittura reggino, come me. Un anarchico su cui
invece risultano molte informazioni a disposizione; Giovanni Battista Olandese.
Era lui il Poni? Magari aveva dato delle generalità approssimative nel momento in
cui la foto era stata inviata all’«Avanti»? Se si per quale motivo? Perché dire Pizzo
se era di Reggio? Ma soprattutto chi era Olandese?

Giovanni Battista Olandese


Grazie al lavoro della Biblioteca Serantini vengo a conoscenza di alcuni importanti
elementi. Olandese era nato a Reggio Calabria nel 1868. Dal 1892 al 1914 fu
sempre attivo in azioni e agitazioni anarchiche per le quali subisce diverse
incarcerazioni. Il suo sostegno alla causa del deputato Giuseppe De Felice, vittima
della repressione di Crispi, gli costa financo il domicilio coatto a Lipari dal quale
verrà prosciolto nel 1900. Il suo nome risulta anche in un elenco stilato e
pubblicato da Errico Malatesta su «L’Agitatore».

Su Olandese devo aprire un’ulteriore e affascinante parentesi. Io e Schirone
siamo legati anche dalla recente pubblicazione di una mia raccolta poetica
“Fondamenti di Utopia” per la quale Franco Schirone ha curato la prefazione.
Questa raccolta mi ha permesso di conoscere – grazie all’interesse comune per
l’anarchico di Palizzi “Bruno Misefari” – il colto Domenico Principato, autore di due
tesi di laurea sulle società segrete e propagatore di cultura locale nell’area
grecanica. Domenico è una fonte inesauribile di informazioni e conoscenze
storiche che riguardano anarchici e socialisti calabresi del passato e gli ho chiesto
qualche aiuto nella ricerca.

Franca Olandese Versace


Domenico mi racconta una storia interessante che ancora una volta mi fa rendere
conto di quanto poco i reggini sappiano della propria città.
Giovanni Battista Olandese nel 1920 ebbe una figlia, Franca Olandese. A Reggio
Calabria, Franca è conosciuta semplicemente per essere stata “una sartina, madre
di Gianni Versace, da cui il figlio apprese le doti sartoriali.” Ma era molto più di
questo.

Franca Olandese Versace, era infatti, a cavallo degli anni 50’ del 1900 una
donna di grandissima cultura esoterica. Custode di segreti e di conoscenze a cui si
affidava l’alta borghesia reggina dell’epoca.
Domenico la definisce come paragonabile, per cultura, alla più famosa e
cronologicamente precedente Helena Blavatsky. Grande donna della seconda
metà dell’800 che affermò anche di essere stata ferita durante la battaglia di
Mentana
(3 novembre 1867) tra le file dei garibaldini. Conoscendo le passioni e la
vastità del sapere di Gianni Versace (che prese il nome dal nonno materno) è
probabile che oltre alle doti sartoriali, Franca avesse trasmesso al figlio anche le
conoscenze esoteriche a sua volta probabilmente apprese dal padre. Scoperte
affascinanti che dimostrano quante vite si possono vivere entrando nei dettagli di
un libro…ma da dove eravamo partiti?

Chi era Poni?


Olandese e Poni erano la stessa persona?
Quando una strada è troppo forzata per dare i risultati attesi forse è il momento
di provarne un’altra, partendo da zero. Ovvero dal libro.

Anarchici di Calabria


Nel flusso della ricerca e consumato dal piacevole tarlo del mistero da risolvere,
decido di cercare altre storie di anarchici e socialisti calabresi dell’epoca.
L’obiettivo era trovare compagn* attiv+ politicamente e impegnat* nelle
necessarie lotte per un mondo più giusto. Necessarie allora come oggi.
Da una ricerca generica mi imbatto in un anarchico di cui avevo letto nel libro
come narratore delle torture da lui subite durante il confino ma, stranamente, assente nel famoso elenco dei relegati di cui abbiamo già parlato. Il suo nome era
Francesco Perri.

Grazie al supporto dell’Istituto Calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia
contemporanea
entro in possesso delle seguenti informazioni sul Dottor
Francesco Perri:

  • Era di Pizzo Calabro;
  • era stato confinato a Lipari nel periodo della foto;⁠
  • usava firmare i suoi articoli sull’«Avanti» con dei pseudonimi.

Sembrava fatta. Mancava solo una conferma. Trovare un articolo di Perri sull’
«Avanti», sull’ «Avvenire Sociale» o magari su «La Gogna» nel quale si fosse
firmato con lo pseudonimo Poni. Niente di tutto ciò.
Resto comunque convinto della possibilità che Poni e Perri fossero la stessa
persona e decido di mettere a conoscenza della mia ricerca proprio Franco
Schirone.

Dopo qualche scambio ricevo finalmente il messaggio tanto atteso…

Risolto il problema: ho ingrandito a 400 la foto, NON È PONI MA PERRI

Sono ancora pervaso da un senso di autocompiacimento quando Franco mi
chiama spiegandomi che i nomi erano stati trascritti con un piccolo errore a causa
della scarsa leggibilità nella fotografia originale. Come si evince dalla copertina, i
nomi dei relegati sono scritti a mano proprio in calce alla foto e Perri – poco
visibile – era stato riportato come Poni.

Conclusione

Come scrivevo all’inizio, questa piccola e divertente ricerca ci insegna la bellezza e
la magia dei libri. Ogni pagina può contenere infinite storie. Nei libri anche un
“errore” può portarci a seguire il maestro dubbio sulla cattiva strada. La cattiva
strada della libertà e della conoscenza che può elevare la nostra condizione
umana solo se impariamo a goderne i passi, vedendone gli incroci come
prospettive per nuove illuminazioni.

#anarchia #libri #mistero #ricerca #Schirone


Poesia anarchica e impegno civile in Fondamenti di Utopia di Daniele Fiorenza

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poesia anarchica

Fondamenti di Utopia

Daniele Fiorenza

silloge poetica

Youcanprint

23 maggio 2025

60

store.youcanprint.it/fondament…

“Fondamenti di Utopia” di Daniele Fiorenza è una raccolta di poesia militante che non cerca compromessi, ma colpisce dritto al cuore dell’ingiustizia. Versi potenti che incitano alla disobbedienza e alla lotta, svelando le ipocrisie del potere e celebrando l’urgenza di un’utopia concreta. Un’opera che brucia di rabbia lucida e solidarietà, perfetta per chi cerca una voce autentica e ribelle nella poesia contemporanea.

Fondamenti di Utopia di Daniele Fiorenza

Una raccolta di poesia sociale, politica e ribelle


“Fondamenti di Utopia” di Daniele Fiorenza non è una semplice raccolta di versi; è un manifesto poetico, un grido di disobbedienza che non ammette compromessi. Lontano dal lirismo fine a sé stesso, ogni parola è un colpo diretto al cuore dell’ingiustizia, inserendosi con forza nel solco della poesia anarchica e militante. È una voce che incarna un’urgenza profonda, sia personale che collettiva: quella di rompere il silenzio, di reagire e di lottare.

Qui, la poesia sociale prende corpo, si fa rabbia visione audace. Le parole si trasformano in strumenti di liberazione, torce accese in una notte di indifferenza. Fiorenza non si limita a denunciare o a raccontare; egli immagina, ma soprattutto incita: a non cedere alla rassegnazione, a custodire la memoria, a rifiutare la delega, a riconquistare dignità, tempo e spazio. Come recita un verso emblematico della raccolta, “l’utopia non è un’illusione, è un orizzonte in fiamme da raggiungere con le mani sporche di vita e il cuore libero da catene.”

Daniele Fiorenza, figura attiva nell’ambito anarchico come membro del collettivo intersezionale ControCultura e collaboratore del blog Magozine.it, infonde nella sua opera una profonda consapevolezza sociale e politica.

Apre il volume l’introduzione di Franco Schirone, libero ricercatore la cui profonda conoscenza della storia dell’anarchismo e dell’anarcosindacalismo è testimoniata da opere come “La Resistenza sconosciuta” e “Per la Rivoluzione Sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano”.

Struttura del libro: due anime, un’unica voce di resistenza


La raccolta si articola in due sezioni distinte, eppure intrinsecamente connesse, che riflettono la duplice natura del progetto poetico: da un lato la rabbia collettiva, dall’altro la radice personale e territoriale. Entrambe le anime si fondono in un’unica, potente voce di resistenza.

  • Oltre lo steccato: Il Fronte Lirico Politico e Sociale Questa prima parte si presenta come un vero e proprio assalto lirico ai centri del potere. Le poesie di “Oltre lo steccato” denunciano con veemenza le violenze sistemiche, lo sfruttamento indiscriminato, il razzismo dilagante, il cinismo mediatico, la repressione statale e le inquietanti complicità tra poteri economici e religiosi. La scrittura è diretta, impellente, pensata per scuotere le coscienze. Qui la poesia politica diventa autentico linguaggio di lotta, la poesia libertaria uno strumento di disvelamento, e la poesia di denuncia sociale si erge a voce corale degli emarginati. I versi sono colpi precisi contro le gabbie ideologiche, inviti a insorgere, testimonianze di un’umanità ferita ma indomita.
  • Radici: Un Viaggio nell’Identità, Territorio e Coscienza Anarchica Nella seconda sezione, “Radici”, il tono muta, ma l’intensità non diminuisce. È un viaggio più intimo, che si immerge nel vissuto personale, nel legame profondo con la terra d’origine e nella memoria familiare e storica. Le poesie esplorano il significato complesso dell’essere anarchici nel mondo contemporaneo, frammentato e spesso disorientante, partendo da un’identità meridionale troppo spesso oggetto di marginalizzazione e stereotipi. È una poesia personale che non rinuncia alla lotta, ma la nutre di una consapevolezza radicata, di un senso di appartenenza e di un amore tenace per tutto ciò che resiste: luoghi, volti, storie. La radice, in questo contesto, non è un mero rifugio, ma uno slancio vitale verso un futuro da reinventare, libero da ogni forma di padronanza e confine.


Temi centrali: rabbia, insubordinazione e solidarietà


Le poesie di “Fondamenti di Utopia” sono animate da una rabbia lucida, da un’insubordinazione consapevole e da un profondo senso di solidarietà umana e politica. I temi affrontati attraversano i conflitti sociali del presente con un linguaggio tagliente e radicale, senza mai perdere l’empatia verso chi subisce l’oppressione.

L’opera è una denuncia frontale al potere in tutte le sue manifestazioni: economico, statale, religioso, patriarcale. La poesia anticapitalista di Fiorenza svela impietosamente le interconnessioni tra dominio e complicità mediatica, tra profitto e devastazione sociale. In testi come “Il titolista”, “Padrone bianco, lavoro nero” o “Insorgiamo”, la rabbia si trasforma in strumento di lotta, la parola in barricata. Le condizioni di sfruttamento dei lavoratori, il razzismo istituzionale, la criminalizzazione del dissenso vengono smascherati con versi duri e visionari, all’interno di un progetto poetico che è anche una lotta sociale dichiarata.

Fiorenza intesse con forza la memoria storica con le tragedie contemporanee: dalla strage di Cutro alla Palestina, dalla Resistenza antifascista alle lotte per i diritti dei migranti. La poesia diventa così un atto di attivismo culturale, capace di resistere al tempo e di decifrarlo. In componimenti come “Oltre lo steccato” (dedicata a Cutro), “Umani nel vento”, “Garibaldi, che hai fatto!”, l’autore rilegge la storia dal basso, con uno sguardo profondamente antifascista, decentrato e solidale. È un invito a ricordare, ma anche ad agire: la poesia, qui, è una voce collettiva che reclama giustizia e dignità per ogni essere umano.

Stile e linguaggio


Il tratto distintivo di “Fondamenti di Utopia” è senza dubbio il suo linguaggio diretto, popolare, viscerale, che si nutre di ironia pungente, sarcasmo dissacrante e una spiccata musicalità. Daniele Fiorenza non edulcora né abbellisce; la sua scrittura mira a ferire l’indifferenza, a strappare il lettore dalla comodità del giudizio passivo. La sua voce poetica è tagliente e militante, eppure profondamente umana, modulandosi con efficacia sulle diverse sfumature del vissuto.

Tra dialetto, ironia e forza musicale


L’inserimento del dialetto calabrese in alcuni componimenti, come “E ritorno alla lira” o “Oltre lo steccato”, non è una mera scelta linguistica, ma un vero e proprio atto politico, un richiamo viscerale alla terra, alla marginalità e alla dignità di chi è stato storicamente escluso. Il tono è spesso ironico, parodico, dissacrante, come emerge chiaramente in poesie quali “Il titolista” o “Armando Zecconia”, dove la comicità si tramuta in feroce denuncia.

La musicalità dei testi, evidente anche nelle “cover poetiche” ispirate a canzoni popolari come “La canzone del bambino nel vento” o “Il pescatore”, rafforza il legame con l’oralità e la tradizione popolare. Questo approccio rende la raccolta un contributo originale nel panorama della poesia contemporanea italiana, rifiutando l’accademismo e schierandosi apertamente dalla parte degli ultimi.

Poesie esemplari da non dimenticare

Versi che lasciano il segno


In Fondamenti di Utopia ci sono testi che si imprimono con forza nella memoria, veri e propri emblemi di una poesia sociale d’autore capace di restituire senso alla parola “impegno”. Alcune poesie si ergono come monoliti: documenti emotivi, storici e politici di un presente che brucia sotto i nostri occhi.

Oltre lo steccato: la poesia per Cutro


Tra le più toccanti, Oltre lo steccato è una poesia scritta in dialetto calabrese e dedicata alla strage di Cutro. Il testo mescola disperazione, denuncia e lirismo amaro. L’uso del dialetto non è solo stilistico: diventa carne e territorio, dolore e identità. È un lamento funebre e una rivolta, un’accusa contro le responsabilità istituzionali e l’indifferenza sociale. Non è solo poesia per ricordare, ma per non permettere che l’orrore venga normalizzato.

Per (Gino) Strada: il lutto che si fa lotta


Un altro testo memorabile è “Per (Gino) Strada”, omaggio a una delle figure più radicalmente umanitarie del nostro tempo. Fiorenza scrive con affetto, rabbia e gratitudine, evitando qualsiasi retorica. La poesia smaschera l’ipocrisia dei politicanti che disprezzano in vita ciò che celebrano ipocritamente dopo la morte. È un testo che commuove, ma anche scuote, ricordandoci che la coerenza ha un costo, e che la vera eredità di Strada risiede nelle mani di chi continua a disobbedire con amore.

Altri testi emblematici


La settimana santa, Insorgiamo, Il titolista o Alla fiera ammazzagenti sono altri esempi potenti di una poesia che non si accontenta di raccontare: grida, accusa, rifiuta. In ognuno di questi componimenti, Fiorenza mostra come la poesia possa ancora essere atto politico, strumento di memoria, voce collettiva.

Valore politico e culturale dell’opera

Poesia come strumento di trasformazione


Fondamenti di Utopia non è solo una raccolta poetica: è una dichiarazione di intenti, un terreno fertile dove la poesia e l’impegno civile si intrecciano in modo indissolubile. Daniele Fiorenza non scrive per abbellire il mondo, ma per trasformarlo. I suoi versi non cercano consenso, ma coscienza. Ogni poesia è una crepa aperta nel muro dell’indifferenza, un invito a riscoprire la forza del dissenso.

In questo senso, l’opera apre una prospettiva culturale rilevante nel panorama della poesia politica italiana contemporanea, fungendo anche da strumento pratico di riflessione e azione. Il richiamo all’autogestione e al rifiuto della delega è costante: la voce lirica incita a prendere parola, a organizzarsi, a resistere al potere che disgrega e divide. La poesia diventa così azione collettiva, gesto comunitario, possibilità concreta di costruire un’alternativa.

Verso un’utopia politica concreta


Quella che Fiorenza propone non è un’utopia astratta, ma un orizzonte di lotta da raggiungere con “le mani sporche di vita”. Le sue poesie richiamano la giustizia sociale, la dignità dei lavoratori, la solidarietà tra oppressi, ma anche la libertà come pratica quotidiana, l’antifascismo come dovere etico, la comunità come risposta al disfacimento individualista.

In un tempo in cui il linguaggio è spesso neutralizzato dal marketing o ridotto a slogan di propaganda, Fondamenti di Utopia restituisce alla parola la sua carica più sovversiva: quella di poter cambiare il mondo. Con dolore, sì, ma anche con ostinata speranza.

L’utopia come orizzonte possibile

La poesia come atto di insorgenza


Fondamenti di Utopia è un libro che non si limita a descrivere il mondo com’è, ma si ostina a immaginare come potrebbe essere. In un presente segnato da fratture, disuguaglianze e paure normalizzate, la poesia di Daniele Fiorenza si fa insorgenza consapevole: non urla nel vuoto, ma prende posizione, semina visioni, apre passaggi.

Qui la resistenza attraverso la poesia non è una metafora, ma una pratica concreta: ogni verso oppone il gesto creativo alla violenza sistemica, ogni parola cerca di strappare la realtà all’apatia. L’utopia politica evocata non è evasione, ma tensione concreta verso una trasformazione radicale, da costruire con lucidità e determinazione, giorno dopo giorno.

In un tempo in cui anche l’immaginazione sembra colonizzata, Fondamenti di Utopia difende il diritto di sognare con i piedi piantati nella terra. È un libro che non si legge soltanto: si attraversa, si ascolta, si porta con sé. E ci ricorda, senza retorica, che la poesia militante non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire. Basta che continui a dire la verità.

#anarchia #poesia #PoesiaContemporanea