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QEMU 11.0 taglia il supporto agli host a 32 bit


Con QEMU 11.0 arriva la rimozione definitiva del supporto agli host a 32 bit, deprecato dalla versione 10.0. Novità anche per KVM, un nuovo acceleratore per AWS Nitro Enclaves e miglioramenti su ARM, virtio-gpu e TCG.
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Con la versione 11.0, QEMU chiude un capitolo rimasto aperto troppo a lungo: il supporto ai sistemi host a 32 bit viene rimosso del tutto. Il taglio definitivo libera il progetto da un onere di manutenzione che i suoi sviluppatori avevano descritto come insostenibile.

Una precisazione necessaria: la rimozione riguarda gli host, cioè i sistemi su cui QEMU viene eseguito. Emulare sistemi guest a 32 bit su un host a 64 bit resta invece supportato.

Cosa c’è di nuovo


Tra le aggiunte più significative c’è un nuovo acceleratore chiamato “nitro”, pensato per eseguire in modo nativo le AWS Nitro Enclaves direttamente sotto QEMU. Serve a chi vuole replicare in locale ambienti compatibili con AWS o gestire carichi isolati senza cloud. Migliorano anche gli acceleratori MSHV e WHPX, rilevanti per chi usa QEMU su Windows o con Hyper-V.

Quanto a KVM, questa versione introduce la virtualizzazione di CET (Control-flow Enforcement Technology) e aggiunge il reset per le macchine virtuali riservate basate su SEV-SNP e TDX, tecnologie usate per isolare i workload in ambienti confidenziali.

virtio-gpu ottiene il supporto per i driver di contesto nativi e la possibilità di assegnare una risoluzione distinta a ogni uscita video. TCG, il traduttore di codice interno di QEMU, accoglie ora il supporto in-tree per plugin scritti in C++, utile per chi sviluppa strumenti di analisi o debug. Il driver NFS aggiunge compatibilità con libnfs v6; i driver curl e FUSE ricevono vari miglioramenti, tra cui la gestione asincrona delle richieste per FUSE.

Notevoli anche le novità per ARM: emulazione delle estensioni FEAT_ASID2 e FEAT_E2H0, emulazione TCG di SME (Scalable Matrix Extension) e accelerazione HVF di SME2 su macOS. Per x86 arriva il modello CPU Diamond Rapids.

SOURCE:// qemu.org
SOURCE:// linuxiac.com

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Via degli Acquedotti, Lucca


Seguendo il percorso dell'Acquedotto Nottolini

Un bel sabato mattina di primavera è stata l'occasione di percorrere questo affascinante cammino tra architettura, storia e bellezza naturale.

Un percorso facile, pressoché pianeggiante salvo la breve e modesta salita finale fino alle Parole d'Oro.

Il percorso fiancheggia l'Acquedotto Nottolini, che prende il nome dall'ingegnere Nottolini che l'ha costruito su incarico della Duchessa Maria Luisa di Borbone, per l'approvvigionamento idrico della città di Lucca.

Ovviamente, vista anche la facilità del percorso, è stata l'occasione di scattare alcune foto lungo il percorso utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W.




Le foto


Ho scelto di pubblicare le foto .jpg sviluppate direttamente in macchina con la simulazione pellicola FRGMT B&W che Fujifilm ha introdotto per l’edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone.

La macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION è stata personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Su Fuji X Weekly sono disponibili le impostazioni della simulazione pellicola FRGMT B&W, la prima ricetta ufficiale di Fujifilm e Hiroshi Fujiwara.

Il tracciato


Di seguito puoi trovare il tracciato del percorso che ho pubblicato sul mio profilo Wikiloc, dove sono disponibili anche altri percorsi.
it.wikiloc.com/wikiloc/embedv2…
Powered by Wikiloc

La traccia registrata della Via degli Acquedotti parte dal tempietto nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Lucca, punto di arrivo dell'acquedotto, per raggiungere il secondo tempietto, ai piedi della collina e punto di partenza dell'acquedotto, per proseguire fino alle Parole d'Oro, punto di raccolta delle acque sorgive.

La traccia del percorso ad anello prosegue, ritornando sui nostri passi, fino al tempietto di partenza.

Se ti trovi nelle vicinanze di Lucca non ti perdere questo percorso tra architettura, storia e bellezza naturale.


👋 A presto,
Giovanni


Tags: Trekking | Primavera | Lucca | FRGMT B&W | Fujifilm

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Firefox sperimenta un componente di Brave per il blocco dei tracker


Firefox 149 include un componente open source di Brave per migliorare la protezione dai tracker. Per ora è un esperimento disabilitato, ma si può attivare a mano.
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Mozilla sta testando qualcosa di insolito da Firefox 149: adblock-rust, il motore open source di blocco degli annunci sviluppato da Brave e scritto in Rust. La novità non è comparsa nelle note di rilascio e non c’è nessuna interfaccia utente, nessuna lista filtri inclusa. A pubblicarne i dettagli è stato Shivan Kaul Sahib, VP Privacy & Security di Brave, sul suo blog personale, dopo aver trovato il bug Bugzilla 2013888 tramite un link nell’issue tracker di Waterfox, che sta a sua volta adottando adblock-rust costruendo sull’implementazione di Firefox.

Il bug è intitolato sobriamente “Add a prototype rich content blocking engine”. Tutto ancora grezzo: disabilitato per impostazione predefinita, senza filtri, senza UI. Ma funzionante.

Come attivarlo


Per chi vuole provarlo su Firefox 149 o superiore, basta aprire about:config e impostare:

privacy.trackingprotection.content.protection.enabled = true

Poi aggiungere manualmente le liste filtri. Per EasyList ed EasyPrivacy:
privacy.trackingprotection.content.protection.test_list_urls = https://easylist.to/easylist/easylist.txt|https://easylist.to/easylist/easyprivacy.txt

Il motore supporta due modalità: blocco vero e proprio delle richieste di rete, oppure semplice annotazione, che etichetta i contenuti senza bloccarli, utile per telemetria o per lo sviluppo dell’interfaccia.

Un dettaglio non trascurabile


adblock-rust è compatibile con la sintassi dei filtri di uBlock Origin e gestisce sia il blocco delle richieste sia il filtraggio cosmetico. Mozilla ha precisato su Reddit che non si tratta di integrare il sistema di blocco annunci di Brave nel suo insieme, ma di testare questo componente Rust per affinare come Firefox elabora le liste di tracker, nell’ambito dell’Enhanced Tracking Protection esistente. Il supporto alle estensioni MV2, incluso uBlock Origin, resta invariato e senza piani di abbandono.

SOURCE:// shivankaul.com
SOURCE:// itsfoss.com
SOURCE:// bugzilla.mozilla.org
SOURCE:// reddit.com

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Il convegno conclusivo del progetto di ricerca Clinical trial data between privatization of knowledge and Open Science, patrocinato da AISA, si svolgerà l’8 maggio a Lecce.

Programma e locandina della conferenza sono visibili qui. Tutti i testi riconducibili al progetto sono disponibili su Zenodo.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/privatizzazio…

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Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLi…


Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/04/il-notiziario-mii-che-ripropone-la.html
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Il Notiziario Mii che ripropone la notizia di Tomodachi Life per 3DS, su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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Scaricare auto da internet. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLife #NintendoSwitch #clip


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Scaricare auto da internet. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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I Mii che sognano Atmosphère CFW. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno #TomodachiLife #NintendoSwitch #clip


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I Mii che sognano Atmosphère CFW. Su Tomodachi Life: Una vita da sogno

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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Midori 11.7 integra un VPN a pagamento nel browser


Midori Browser 11.7 aggiunge MidoriVPN, un servizio VPN basato su WireGuard gestito da Astian con piani da $0,99 al mese. Migliorati anche il blocco tracker, la gestione delle schede e i tasti di scelta rapida.
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Con la versione 11.7, Midori Browser integra un VPN direttamente nel browser. Il progetto, open source e basato su Firefox, è sviluppato da Astian, e la novità principale di questo rilascio è MidoriVPN, il servizio VPN dell’azienda.

Il client usa il protocollo WireGuard e il codice sorgente è pubblico su GitHub. I server, però, sono gestiti da Astian e il servizio è a pagamento: il piano Base costa $0,99 al mese e funziona su due dispositivi con cinque località disponibili; il piano Pro sale a $2,99 con dispositivi illimitati e accesso a tutti i server; l’Ultimate arriva a $4,99 con IP dedicato e server ottimizzati per streaming e gaming. L’infrastruttura, stando al sito, conta oltre 150 server in più di 45 paesi.

È un’azienda piccola, e sul sito non sembra esserci una documentazione approfondita sulle politiche di gestione dei log. Chi valuta un VPN come strumento serio per la privacy farebbe bene a tenerlo presente.

Le altre novità


La 11.7 introduce anche la traduzione in tempo reale delle pagine, accessibile tramite about:translations, e su Linux è ora disponibile il selettore emoji di GTK. Il lettore PDF integrato ha ricevuto ulteriori miglioramenti non meglio specificati.

Il blocco dei tracker, già presente nelle versioni precedenti sotto il nome Midori Privacy Protect, ora offre livelli di protezione configurabili, con una modalità rigorosa per chi vuole il massimo del filtraggio. Il motore di ricerca interno AstianGO, senza tracciatori né pubblicità, aggiunge l’autocompletamento e nuove opzioni nella pagina Nuova scheda.

Per la gestione delle schede, è ora possibile selezionarne più d’una, fare clic con il tasto destro e copiare tutti i link in una sola operazione, inclusi i titoli delle pagine. Completano il quadro oltre quattordici scorciatoie da tastiera personalizzabili, gestibili dal pannello delle impostazioni.

Midori è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale; MidoriVPN è un servizio separato con prova gratuita all’attivazione.

SOURCE:// astian.org
SOURCE:// astian.org

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Il nome della cosa: l’inglese padronale che fa piazza pulita dell’italiano


Di Antonio Zoppetti

Puttanopoli è un neologismo (registrato da tempo persino dalla Treccani) che designa gli innumerevoli scandali legati alla prostituzione – di solito milanese – che di tanto in tanto accendono le cronache dei giornali. È un’espressione giornalistica che – come tante altre – ricalca la fortunata coniazione di “tangentopoli” all’epoca di mani pulite, per indicare la città delle tangenti. Successivamente il suffisso -poli si è staccato dal suo etimo greco (polis = città) per diventare il sinonimo di “scandalo” in neoconiazioni come calciopoli, vallettopoli, affittopoli, mazzettopoli e chi più ne ha più ne metta. Un simile slittamento di significato ha riguardato anche le neoconiazioni basate sull’inglese, visto che dopo il Watergate degli anni Settanta – ma il Watergate era solo un complesso edilizio – per analogia si è cominciato a parlare per esempio di Irangate o, in Italia, di Rubygate, per ritornare alla prostituzione (la minorenne Ruby Rubacuori spacciata per nipote di Mubarak). Ma sui giornali “prostituta” cede il posto a escort, un concetto ben più di lusso e ben più nobile.

Le puttane sono quelle che si trovano per strada, che vanno bene per i plebei o i camonisti, le escort hanno altre tariffe e prestazioni superiori. “Sì, sono puttana” – diceva Vassilissa nel film Mediterraneo – per qualificare senza vergogna la sua antica professione. Ma oggi una parola antica come “puttana” – che nella Divina Commedia compare per ben tre volte, insieme a puttaneggiar – è solo un insulto che è arrivato fino in Russia, mentre escort è una professione, anche se ai limiti della legalità, e per sdoganare questo aspetto oramai si parla di sex worker. Il nome della cosa, se è in inglese, contiene un’edulcorazione che conferisce una ben diversa dignità.

Fatturage, Rolexage, Chiavage… la morfologia inglese divenuta un modello

L’ultimo scandalo milanese – visto che Milano è la capitale dell’itanglese – ha fatto discutere anche per il lessico impiegato dagli organizzatori coinvolti nella vicenda. Come ha riassunto Massimo Gramellini (“Ma che Posrchage”, Corriere della Sera, 24/4/26): “Il pr milanese che si fa chiamare Fatturage ha sintetizzato la sua visione del mondo in un’addizione: Rolexage + Porschage = Chiavage”.

Ad andarci giù duro con questo lessico, il giorno dopo, è arrivato anche un editoriale di Marco Travaglio intitolato “Arrestation Week” (Il Fatto Quotidiano, 25/4/26) che scrive:

“Non sappiamo quanti reati celi l’ultima Puttanopoli alla milanese (…). Ma già sappiamo che il delitto più imperdonabile è il vocabolario: il signor ‘Fatturage’, il ‘superprivé’ per ‘clienti con business’ e l’ingresso ‘plebeo’ per sfigati, il ‘Rolexage più Porschage’ (da Porsche, non da porco), il ‘Chiavage’ del ‘pacchetto all inclusive’ per il dopo-‘tavolage’ in hotel, allietato da ragazze, euforizzato da palloncini di protossido di azoto (detto forse ‘gasage’) per chi ha in tasca almeno ‘6 kappage’ (6mila euro). La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma solo a Milano può accompagnarsi a un lessico simile. È la caricatura del bauscia e del ganassa 2.0, l’evoluzione del provincialotto meneghino che ha fatto i soldi ma non sa cos’è lo stile…”

E la conclusione è che questa gente andrebbe arrestata soprattutto per come parla: “In manettage.”

Puttanieri e giornalisti

Non so, tuttavia, se giornalisti come Travaglio si rendano conto di come scrivono – loro stessi e l’intera categoria –, forse anche loro dovrebbero essere fermati, se non arrestati. “Sono tutti in call – scrive Travaglio a proposito di Puttanopoli – : brainstormano, warmingano e brandizzano che è un piacere nelle rispettive location. Tutti ceo, founder, creator, stylist e merchandiser di nonsisaché.”

Eppure questa lingua non è un gergo che appartiene solo ai figli di Nando Mericoni (e dell’alberto-sordità di Un americano a Roma), è anche la lingua degli imprenditori, dei giornalisti e della nostra nuova intera classe dirigente. Se il Fatturage e il Rolexage ostentano l’ironia, insieme alla cafonaggine, la lingua dei giornali segue lo stesso schema ma in modo serio, per elevarsi sul popolino attraverso l’inglese con modalità del tutto identiche (e talvolta altrettanto ridicole e cafone). E così oggi, sul Corriere, il carburante diventa “fuel”, strillato a caratteri cubitali dai titoloni, ma la stessa scelta si ritrova sulle altre testate giornalistiche.

Il carburante è roba da plebei – come l’italiano –, i ceo delle compagnie aeree hanno a che fare con il fuel che un tempo si trovava solo nei videogiochi (o videogames per chi si vuole elevare sfoggiando la lingua dei padroni) ma adesso viene spacciata come una parola “comune” e normale, come se fosse più tecnica, moderna o internazionale… in attesa che qualche suprematista dell’inglese imbecille ci spieghi che il fuel – o il jet fuel – non è proprio come il nostro vecchio e generico “carburante”, ha quel qualcosa in più, quella sfumatura intraducibile che è poi la stessa che differenzia un’escort da una puttana.

Davanti all’anglicizzazione selvaggia che arriva dai ceti dominanti – poco importa che siano i nuovi puttanieri o i nuovi giornalisti 2.0 – colpiscono anche le riflessioni di Mattia Feltri, che davanti alle parole italiane che diventano desuete, e davanti alle nuove parole in inglese come feedback e spoiler, o di derivazione inglese come “brandizzare” e “bypassare” (poverino, Mattia, non capisce la differenza tra una parola italianizzata come “brandizzare” e una parola ibrida come “bypassare” che non si legge né scrive all’italiana) è rimasto ai tempi del “purismo”.

E come in un temino delle medie – peccato che sia un editoriale de La Stampa (“Imperocché” 14/4/26, che mi ha segnalato Marco Zomer) – conclude citando (a sproposito) Leopardi che scriveva ancora “imperoché” con la scoperta (dell’acqua calda) per cui le lingue cambiano da sempre. Grande intellettuale Mattia, chissà se un giorno arriverà a capire – o perlomeno a chiedersi – come la lingua italiana sta cambiando, e a rendersi conto che se una lingua si evolve importando esclusivamente dall’inglese è destinata a esserne schiacciata e a morire. Un conto è abbandonare imperocché in nome di un’altra parola italiana come poiché, un conto è abbandonare “puttana” o “carburante” per passare a un’altra lingua. Lo capisce persino un bambino. E basterebbe leggere Leopardi per sapere come la pensava in proposito, invece di scrivere pensierini a vanvera.

La newlingua dei padroni

Naturalmente ci sono anche giornalisti di altro stampo che comprendono perfettamente le ripercussioni dello scrivere sostituendo il nome della cosa italiana con l’inglese. Per esempio Gian Carlo Bussetti, che mi ha segnalato il pezzo di Travaglio ma anche una pagina di un libro delizioso che riflette proprio sulla nuova lingua padronale di Elkann.

Si intitola L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica (Einaudi, 2026) e l’autore è un giornalista della Stampa, Niccolò Zancan, che riflette sulla dignità e la nostalgia dei quattromila operai di Mirafiori in cassa d’integrazione da vent’anni. È a loro che si rivolge in itanglese Elkann, presidente di Stellantis. “Perfetto esempio di una lingua eticamente sciolta da ogni dovere di comprensibilità – commenta Bussetti –, familiare solo alla cerchia superiore e padronale, con morfologia, lessico, grammatica e (temo) anche pronuncia di un nuovo italiano, una nuova lingua prestigiosa, parlata dagli esperti, che esclude e discrimina la massa del popolo, che dovrà accontentarsi di comunicare ed esprimersi in un nuovo ‘dialetto’, quello che un tempo chiamavamo ‘italiano'”.

Riporto il passo di Zancan:

“Devi sapere questo.
Quello che una volta chiamavamo il caposquadra adesso è il supervisor.
Mentre il nostro vecchio capoturno da qualche anno deve essere chiamato lo shift manager. Persino gli operai non sono mica più gli operai, noi siamo addetti di linea.
E quando un addetto di linea ha un problema, deve parlarne alle HR.
Human Resources. Questo è il nome del vecchio ufficio personale.
Per i motivi che ho appena elencato, l’altro giorno, quando ci è arrivato il video sull’Hub di Stellantis, nessuno ha avuto chissà quale turbamento, ne riceviamo tanti di questi video promozionali in inglese. Sono video registrati, nei quali l’ingegner Elkann parla ai dipendenti di tutto il mondo. (…) Poi ha detto: ‘Vogliamo migliorare i decision making e l’execution. Vogliamo migliorare il rapporto di fiducia con i nostri stakeholder.” (par. “Le parole, le cose”, p. 63).

Magari l’itanglese fosse un gergo ridicolo dei puttanieri della movida milanese, caro Travaglio.

Magari le parole italiane desuete fossero sostituite da parole italiane nuove, invece che da parole inglesi, caro Mattia Feltri.

La verità è che la lingua anglicizzata del Duemila è anche la vostra lingua, che imponete a tutti in modo ben più grave e consistente del semplice ironico e gergale fatturage.

PS
Per chi vuole riflettere sulla nostra anglicizzazione da un punto di vista storico, per chi vuole sapere cosa pensava Leopardi sulla questione dei forestierismi che “imbarbariscono” la lingua se non sono italianizzati (alla faccia di Feltri), e per chi vuole pesare l’attuale interferenza dell’inglese in un confronto con quella storica del francese, e prima ancora dello spagnolo o del latino… segnalo che il libro K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare 2026), è finalmente uscito anche nella versione digitale che costa ancora meno.

E per chi vuole leggere qualcosa senza spendere neanche un soldo, segnalo che il lavoro è stato indicizzato anche da Google Libri, che permette la consultazione gratuita di molte pagine.

#americanizzazione #anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #LoTsunamiDegliAnglicismi #neologismi #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


L’italiano, lingua dei villani, e l’inglese, lingua dei potenti e dei “No Kings”


Di Antonio Zoppetti

Ho visto un King
Sa l’ha vist cus’e’?
Ho visto un King, un re!
Ah beh, sì beh…
Ah beh, si beh…

Era il 1968 quando è uscita la canzone “Ho visto un re” che metteva alla berlina i ricchi e i potenti in favore del popolo e dei poveri anche dal punto di vista linguistico. Il testo era di Dario Fo (di cui in questi giorni si è festeggiato il centenario dalla nascita) e mescolava il dialetto milanese con l’italiano e le sue corrispondenze (un “sciur” = un ricco). A quei tempi, il fatto che l’italiano fosse la lingua di tutti era una novità, visto che sino a un paio di generazioni prima era ancora un fenomeno sociale ristretto alle classi colte, mentre le masse si esprimevano soprattutto nel proprio dialetto, come aveva per la prima volta da poco sottolineato Pier Paolo Pasolini.

Fo, che prima della sua incoronazione con il premio Nobel per la letteratura del 1997 era considerato un guitto e un sovversivo, attraverso il suo “grammelot” aveva recuperato con un’operazione colta le parlate regionali e antiche da sempre emarginate dall’italiano alto, dando spazio alla lingua del popolo in tutte le sue sfaccettature, benché fosse un espediente teatrale che metteva in scena una lingua inventata trainata dalla mimica.
Ho visto un re doveva essere cantata a Canzonissima da Jannacci – che a quell’epoca scriveva ancora canzoni in dialetto meneghino, anche se con il tempo il suo vernacolo si sarebbe sempre più italianizzato – ma fu respinta e bocciata a causa del testo “eversivo” troppo irriverente nei confronti del potere, di cui mamma Rai era la voce.

Fo era già stato censurato nel 1962 e in seguito il suo Mistero buffo fu giudicato dal Vaticano un testo “blasfemo”, per cui fu buttato fuori dai circuiti televisivi; la Rai arrivò a chiedergli dei risarcimenti di centinaia di milioni delle vecchie lire che non avrebbe mai potuto pagare, per toglierselo di torno. Anche negli Usa fu censurato e, poiché era un pericoloso “sovversivo”, fino al 1984 gli negarono ogni visto per entrare nella “patria della libertà”.

Da allora tutto è cambiato. Il dialetto milanese è oggi scomparso dalla città, fagocitato dall’italiano nazionale (anche se per fortuna altrove i dialetti resistono, seppur come codici sempre più marginali). Finita l’era del dialetto come lingua del popolo e dei poveri, oggi la nuova voce del padrone si esprime in itanglese e direttamente in inglese per i contesti alti (dalla ricerca all‘anglificazione dell’università). Ed è chi critica questo cambiamento di paradigma a passare come “eversivo”. Nella nuova egemonia culturale tutto si anglicizza, e l’italiano regredisce alla lingua del popolo, dei poveri, e dei “villani”.

Si tratta di un fenomeno sociale, prima che linguistico. E per comprenderlo ha sempre meno senso ragionare sui presunti “prestiti” come fanno certi studiosi, magari etichettandoli in modo strampalato come di lusso o di necessità. La causa dell’anglicizzazione sta nelle teste di una nuova classe dirigente composta da “suprematisti dell’inglese”: sono gli imprenditori, i comunicatori, i giornalisti, i pubblicitari, gli scienziati, gli “influencer”… coloro che hanno in mano il destino dell’italiano, perché il loro ruolo e la loro visibilità propaga anche le loro parole e la loro lingua, che diventano dei modelli seguiti dalla massa nazional popolare, come aveva ben capito Gramsci, che in questo modo si affermano nella lingua comune. Questa èlite è convinta che “siamo tutti americani” e che essere internazionali significa esprimersi nella lingua dei padroni, ripetuta in modo compulsivo a scapito di un italiano di cui ci si vergogna. E allafine, persino una parola antica come “re” diventa “king”, per fare un esempio tra migliaia.

Il movimento dei “No Kings”: l’ennesimo esempio della nostra mentalità coloniale

Nei giorni scorsi sono comparsi infiniti titoli di giornale sulle manifestazioni dei “No Kings”, esplose negli Stati Uniti per protestare contro le politiche di Trump, ma emulate anche in Europa.

“La bandiera «No Kings» – si legge sul Corriere – è un contenitore di varie cause che vanno dal combattere la presunta piega autoritaria presa dagli Usa alle proteste contro l’Ice, passando per quelle contro la guerra in Iran. La giornata del 28 marzo è stata definita ‘National Day of Nonviolent Action'”: dunque si trattava di una giornata “nazionale” e di un movimento tutto interno agli Usa, anche se è stata ripresa altrove. In questo modo a Roma si è svolto un corteo tutto nostrano ma denominato all’americana, senza traduzioni, come se fosse un’espressione che ci appartiene. Dietro queste scelte lessicali c’è una precisa visione neocoloniale di che cosa significhi essere “internazionali”: adottare il globish, la lingua naturale dei popoli dominanti e delle multinazionali. Questa visione socio-politica non è l’unica soluzione possibile, naturalmente. Per comunicare e comprendersi, in un sistema equo, democratico e rispettoso del plurilinguismo sarebbe opportuno rilanciare il sano principio di una lingua neutra che metta tutti sullo stesso piano, per esempio l’esperanto (lingua artificiale e semplicissima proprio perché non è la lingua naturale di nessuno) o l’interlingua, un latino semplificato teorizzato già da Peano e riproposto (con scarso successo) almeno sino agli anni Sessanta del secolo scorso come lingua dellacomunicazione scientifica. L’alternativa a queste proposte, che sono state schiacciate perché entravano in conflitto con l’esportazione del globish dominante, è quella di considerare il plurilinguismo un valore, invece di un ostacolo alla diffusione dell’angloamericano. Per esempio gridando “No Kings” in tutte le lingue del mondo. Questa espressione che da noi è riproposta come fosse un internazionalismo o un tecnicismo intoccabile, altrove ha assunto denominazioni diverse e locali un po’ ovunque, a partire dagli stessi Paesi anglofoni. Nel Regno Unito, per esempio, si parla di “No Tyrants” (= tiranni), visto che da loro c’è il re, la stessa soluzione adottata in molti Paesi – tra cui il Canada, la Danimarca e il Belgio – proprio per evitare confusioni con le istanze degli antimonarchici che non hanno niente a che vedere con l’anti-trumpismo. Alle Hawaii, invece, si parla dei “No Dictators”, e per essere veramente internazionali bisognerebbe smetterla di guardare solo alle “news” che provengono dagli Usa e sfogliare per esempio qualche giornale francese o spagnolo, dove si parla dei “No Kings” in riferimento al movimento nazionale statunitense, che viene invece tradotto quando è ripreso sul piano interno; dunque l’espressione inglese tra virgolette è quasi sempre affiancata alla traduzione (pas de roi, in Francia e No a los reyes in Spagna).

Se in questi Paesi si può scegliere come parlare, da noi, al contrario, regna l’alberto-sordità di Un americano a Roma: non sappiamo far altro che ripetere la lingua dei padroni che viene sovrapposta alla lingua del popolo con un lavaggio del cervello che finisce con il trasformare i cosiddetti “prestiti di lusso” in una “necessità”, visto che c’è solo l’inglese.

Passando dalla lingua al pensiero, colpisce soprattutto la cancellazione della storia, in una riconcettualizzazione all’americana che fa tabula rasa di decenni e decenni di dibattiti sull’imperialismo americano e le sue storiche nefandezze. Fino agli anni Novanta, i dibattiti tra americanisti e antiamericanisti erano spesso ideologizzati, ma esprimevano una visione esterna rispetto a quella degli Usa, che permetteva di essere critici, e di accettare ciò che arrivava di positivo prendendo le distanze dagli aspetti negativi: dal Vietnam all’appoggio alle dittature sudamericane, dal maccartismo alle ingerenze politiche in mezzo mondo, Italia compresa.

Questo atteggiamento, sanamente critico e distante dal “siamo tutti americani” con cui si è aperto il nuovo millennio, era trasversale alle ideologie politiche. Non erano solo i comunisti italiani a tacciare gli Usa di imperialismo e noecolonialismo e a puntare il dito sulla faccia triste dell’America (per citare nuovamente Jannacci). La condanna della società americana capitalista e immorale circolava negli ambienti cattolici, e passando alla Democrazia Cristiana lo stesso De Gasperi era preoccupato per le ingerenze della Casa Bianca nella nostra politica, anche se aveva dovuto allearsi con la Casa Bianca in funzione anticomunista. Anche a destra il sostegno al nostro aderire al patto atlantico conviveva con la denuncia di un’americanizzazione che stravolgeva i nostri valori storici, mentre a sinistra c’era chi denunciava le contraddizioni del condannare il capitalismo ma di accettare le merci e i valori a stelle e strisce che facevano presa sulle masse e sulla sinistra intera.
La verità è che queste “contraddizioni” sono tali solo per chi ha una visione rigida basata sul bianco o nero, sul tutto o niente, e riprendere ciò che di buono arriva dagli Usa per respingere le tantissime (e spesso sottaciute) porcherie è un modo di porsi sano.

Oggi, invece, non abbiamo più alcun pensiero nostro, e chi si aggancia ai movimenti “no Kings” sembra ignorare questi storici e vivacissimi dibattiti, perché persino la critica agli Usa si riduce a ripetere ciò che arriva dalla società civile americana.

Dovremmo però tenere presente che la svolta di Trump è il sintomo della crisi di un sistema democratico che non funziona più nei suoi contrappesi di potere. Prendersela con un presidente che si comporta come se fosse un re significa personalizzare una questione che è ben più profonda. In gioco non c’è la sostituzione di Trump con un nuovo “re buono” che rinuncia a prendersela con l’Iran, il Venezuela, Gaza, e in futuro – chissà – Cuba, la Groenlandia o il canada. Al centro delle proteste – ameno le nostre – dovrebbe esserci un pensiero in grado di ridisegnare le regole della democrazia nel nuovo millennio davanti al turbocapitalismo globale di cui Trump è la massima espressione. Ma la mobilitazione della società civile anche italiana contro l’autoritarismo, l’imperialismo e il neocolonialismo trumpiano – per chiamare le cose in italiano – si appiattisce con uno slogan in inglese che esprime le proteste nate negli Usa che non ne mettono affatto in discussione l’impianto. Ogni visione alternativa è venuta a mancare. Dopo il crollo del comunismo e la svolta di Veltroni, anche la sinistra italiana è diventata un clone di quella americana, con tanto di Partito Democratico che si avvale delle primarie. In questo quadro non dobbiamo stupirci dei jobs act, del welfare, della privacy o dei premier e dei “governatori” sovrapposti alla nostra terminologia istituzionale in cui ci sono solo i presidenti del consiglio o delle regioni. L’anglicizzazione della nostra lingua è il risultato di questo nuovo pensiero-clone, come se l’Italia fosse una provincia a stelle strisce dove il re diventa king. Quando persino la nostra società civile insegue questi modelli senza saper sviluppare un pensiero proprio, distaccato e critico, inevitabilmente anche la nostra lingua si adegua, e nel suo anglicizzarsi si avvia a diventare un dialetto di un mondo che pensa e parla seguendo gli Usa. Poco importa che il re sia “buono” e si chiami Biden o Obama o che sia cattivo come Trump (che in fin dei conti ha solo gettato la maschera). Mentre i movimenti per la pace si trasformano in quelli per la de-escalation invocata da tutti come se fosse un valore, dal punto di vista linguistico il nostro destino sembra segnato:

…e sempre in english dobbiam parlare
il plurilinguismo fa male al King
fa male al globish, fa male ai Vip
diventan tristi se non lo speak.

#americanizzazione #anglicismiNellItaliano #anglomania #globalese #globalizzazione #globalizzazioneLinguistica #globish #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #rassegnaStampa


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Zed introduce gli agenti paralleli: più AI al lavoro, tutto in una finestra


Con la versione 0.233.5, l'editor open source Zed permette di eseguire più agenti AI in parallelo, ciascuno con il proprio contesto e accesso ai file controllato da una nuova barra laterale.
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Zed, l’editor di codice open source nato con l’obiettivo di essere veloce senza compromessi, aggiunge con la versione 0.233.5 il supporto agli agenti paralleli: è ora possibile avviare più sessioni AI contemporaneamente nella stessa finestra, ognuna indipendente dall’altra per contesto e cronologia.

Più agenti, nessun caos


La novità centrale è la barra laterale dei thread, che raccoglie tutte le sessioni attive raggruppate per progetto. Da lì si può assegnare un agente diverso a ogni thread, decidere a quali cartelle o repository ciascuno può accedere, e monitorare l’avanzamento in tempo reale. I controlli per avviare, interrompere o archiviare una sessione sono tutti in un unico posto.

Un dettaglio utile: su thread diversi si possono usare modelli diversi, combinando per esempio Claude su uno e un altro modello sull’altro, in base al compito. È anche possibile isolare i worktree per ogni thread, così da tenere separato il lavoro di un agente da quello degli altri, ma non è obbligatorio: si decide volta per volta, a seconda delle esigenze.

Il layout cambia


Con questa versione cambia anche la disposizione predefinita dei pannelli. Il pannello agenti e la barra laterale dei thread si spostano a sinistra, mentre il pannello del progetto e quello di Git passano a destra. Per chi già usa Zed è un cambiamento visibile al primo avvio, ma tutto resta riconfigurabile con un clic destro sulle icone nella barra inferiore. Per i nuovi utenti è il layout di default; per chi viene dalla versione precedente è opt-in.

SOURCE:// zed.dev
SOURCE:// zed.dev

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dal 30 aprile: “voci / voices” – xiii edizione di “giovane fotografia italiana” / premio luigi ghirri


Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia ospita Voci / Voices, mostra collettiva della XIII edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, parte di Fotografia Europea. L’iniziativa, promossa dal Comune e curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, seleziona sette giovani fotografi under 35 tra oltre 300 candidati, offrendo uno sguardo sulla fotografia emergente italiana.

La mostra esplora il tema delle “voci” come strumento per dare forma a ciò che è invisibile o inascoltato, attraverso progetti che affrontano temi contemporanei come ambiente, migrazioni, memoria e identità. Le opere propongono una narrazione polifonica che unisce dimensioni personali e collettive.

Oltre al Premio Luigi Ghirri sono previste altre opportunità internazionali, tra cui residenze e partecipazioni a festival. Il 3 maggio si terranno visita guidata e cerimonia di premiazione.

Info: gfi.comune.re.it/2026-voci-voi…
#DanieleDeLuigi #fotografia #GiovaneFotografiaItaliana #IlariaCampioli #PalazzoDeiMuseiDiReggioEmilia #PremioLuigiGhirri #VociVoices

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DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging e video di nuova generazione


DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
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DJI ha annunciato Osmo Pocket 4, con capacità di imaging migliorate rispetto alla versione precedente. Ora il dispositivo può registrare video in 4K/240fps e produrre scatti più nitidi in condizioni di scarsa illuminazione, offrendo al contempo una eccellente profondità cinematografica. Inoltre, con le nuove funzioni di tracciamento intelligente di Osmo Pocket 4, i creator possono mantenere i soggetti a fuoco e nell’inquadratura mentre si spostano.
Osmo Pocket 4 montato su un mini treppiedeOsmo Pocket 4 montato su un mini treppiede

Scatti nitidi e dettagli più definiti


Il sensore CMOS da 1 pollice e l’apertura f/2,0 di Osmo Pocket 4 garantiscono ritratti naturali e nitidi anche in condizioni di scarsa illuminazione, assicura DJI. I 14 stop di gamma dinamica e il profilo colore D-Log a 10 bit mettono in risalto toni ricchi e colori realistici, sia al crepuscolo sia in ambienti scarsamente illuminati, con ritratti restituiscono un incarnato dall’aspetto più sano e più curato. Con un pulsante Zoom dedicato, i creator possono passare con un solo tocco dallo zoom senza perdita 1x a quello 2x, ed è possibile registrare filmati Ultra HD in slow motion in 4K/240fps.

ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: robot con FocusJet
ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Smart Capture


Osmo Pocket 4 offre stabilizzazione su tre assi per vlog e livestream sempre fluidi, anche in movimento. Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese, mentre ActiveTrack 7.0 consente di seguire i soggetti anche con zoom 4x. Le funzioni avanzate come Segui persona, Inquadratura dinamica e il blocco del soggetto rendono le riprese cinematografiche semplici anche con una sola mano. La messa a fuoco automatica intelligente mantiene sempre i soggetti nitidi, con possibilità di cambiare target al volo o dare priorità a un soggetto specifico. Completa il tutto il controllo gestuale, che permette di avviare tracking e registrazione con semplici movimenti della mano.
Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese

Immediata e facile da usare


Osmo Pocket 4 migliora l’esperienza utente con diverse nuove funzionalità intuitive: per iniziare a registrare, i creator possono semplicemente ruotare lo schermo. Sotto lo schermo due pulsanti permettono di passare da cambiare zoom velocemente, mentre l’altro è un pulsante personalizzabile che può essere configurato con le impostazioni preferite del creator. Con 107 GB di archiviazione integrata, i creator possono girare più filmati e trasferire facilmente fino a 800 MB/s di contenuti senza scheda di memoria.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Osmo Pocket 4 amplia le possibilità creative con funzioni avanzate pensate per ogni tipo di contenuto. Il video con otturatore lento permette di ottenere suggestivi effetti motion blur, mentre i toni pellicola offrono stili visivi professionali pronti all’uso. L’abbellimento in-camera migliora l’aspetto dei soggetti in modo naturale, affiancato da una luce di riempimento regolabile ideale per scene in scarsa illuminazione. Completano il tutto un’autonomia estesa e la ricarica rapida, che garantiscono lunghe sessioni di ripresa senza interruzioni.
La messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidiLa messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidi
Osmo Pocket 4 può catturare voci chiare e registrare i suoni ambientali grazie all'array di microfoni integrato. Supporta anche la connessione diretta ai trasmettitori DJI Mic, consentendo la registrazione audio a quattro canali. I trasmettitori DJI Mic supportati includono Mic 2, Mic 3 e Mic Mini (ciascuno venduto separatamente o incluso in alcuni combo selezionati).

Prezzo e disponibilità


Osmo Pocket 4 è disponibile in diverse configurazioni, accompagnato da obiettivo grandangolare e microfono, a partire da 499 euro.


ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: il robot aspirapolvere con tecnologia FocusJet


ECOVACS ROBOTICS ha annunciato DEEBOT X12 OmniCyclone e DEEBOT X12 PRO OMNI, i nuovi modelli di punta della serie premium X. Progettati per rendere più agevole la pulizia quotidiana anche in presenza di sporco secco e residui difficili, i DEEBOT X12 combinano una nuova fase di pre-trattamento delle macchie combinata con il lavaggio a rullo e una gestione della stazione sempre più automatizzata. Il sistema PowerBoost Charging Plus, già presente nel modello X11, presentato a IFA 2025, è stato ora aggiornato e garantisce una ricarica ultraveloce del 13% in soli 3 minuti, consentendo un funzionamento continuo per una pulizia senza interruzioni.
La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio La tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato, interviene prima del lavaggio

FocusJet: il “pre-trattamento” automatico delle macchie


Progettato per affrontare le macchie più ostinate, il DEEBOT X12 introduce per la prima volta la tecnologia FocusJet, una tecnologia unica sul mercato che interviene prima del lavaggio ammorbidendo e sciogliendo lo sporco ostinato: in presenza di macchie secche o residui incrostati, una volta aspirati i detriti, il robot interviene automaticamente erogando getti d’acqua incrociati a forma di arco con pressione fino a 46.000 Pa per pre-ammorbidire le macchie; quindi il rullo OZMO ROLLER 3.0 aggiornato completa la pulizia con un passaggio ad alta velocità e movimento “a griglia”, pensato proprio per sollevare e rimuovere anche le macchie più ostinate.

E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Lavaggio potenziato e gestione avanzata dei tappeti


Per aumentare l’efficacia e la copertura di lavaggio, DEEBOT X12 adotta un rullo da 27 cm, più lungo del 50% rispetto ai predecessori, che copre una porzione più ampia di pavimento a ogni passaggio. Il sistema di autolavaggio pressurizzato con flusso d’acqua a 32 vie risciacqua continuamente il rullo, con l’obiettivo di ridurre striature, accumuli di sporco e contaminazioni durante l’uso. In presenza di tappeti, invece, il robot solleva automaticamente il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica che separa fisicamente il rullo dalle fibre, evitando di bagnarle. La pulizia lungo le pareti e in prossimità dei mobili è supportata da TruEdge 3.0 Extreme, che utilizza un rullo su cuscino d’aria (2,58 cm) per adattarsi al bordo in tempo reale. Il sensore TruEdge 3D 2.0 migliora, inoltre, la gestione di bordi irregolari e ostacoli, aiutando il robot a lavorare in modo più preciso anche in spazi stretti e negli angoli a 90°.
Il sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenzaIl sistema BLAST consente di raggiungere fino a 22.000 Pa di potenza
Sul fronte dell’aspirazione, il sistema BLAST consente a DEEBOT X12 di raggiungere fino a 22 L/s di portata d’aria e 22.000 Pa di potenza, per una rimozione più profonda della polvere, una migliore raccolta dei capelli sui tappeti e una gestione efficace delle particelle più grandi. A supporto interviene ZeroTangle 4.0 Airflow-directed Anti-tangle Technology, che combina una spazzola principale progettata per guidare i capelli nel percorso di aspirazione, una ventola a flusso d’aria laterale e una struttura a doppio cuscinetto ad ampio raggio, che riducono la formazione di grovigli e la necessità di interventi di manutenzione. Per sessioni di pulizia prolungate, DEEBOT X12 integra PowerBoost Charging Plus, un sistema di ricarica intelligente e ultraveloce che ripristina il 13% della batteria in 3 minuti.

Stazione all-in-one automatizzata


La gestione quotidiana di ECOVACS DEEBOT X12 è affidata alla nuova stazione OMNI all-in-one, progettata per ridurre al minimo gli interventi manuali. Nella versione OmniCyclone, il robot integra la tecnologia PureCyclone 2.0 Auto-empty, che mantiene elevata la potenza di aspirazione durante lo svuotamento e introduce un sistema senza sacchetto, con un risparmio stimato fino a 25 sacchetti in cinque anni. Per la pulizia del rullo entra in gioco il sistema Fresh-flow Power Washing, che utilizza acqua pulita riscaldata e pressione potenziata per rimuovere lo sporco più ostinato, limitando allo stesso tempo la contaminazione dell’acqua sporca. La struttura di autopulizia interna con rotazione fino a 5.000 giri/min contribuisce inoltre a ridurre residui e manutenzione. DEEBOT X12 supporta infine due soluzioni detergenti dedicate: una per la pulizia quotidiana e una ad alta efficacia per le zone più sporche, come cucina e sala da pranzo, migliorando lavaggio e igiene complessiva della casa.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Navigazione intelligente


Grazie al sistema di superamento ostacoli TruePass Adaptive a trazione integrale completamente meccanico, il robot supera senza sforzo soglie singole fino a 2,4 cm e naviga su doppi gradini continui fino a 4 cm, garantendo una mobilità continua anche in case con diversi dislivelli.
Il robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappetoIl robot solleva il rullo di 15 mm e dispiega una copertura in plastica evitando di bagnare le fibre del tappeto
Per quanto riguarda la navigazione, DEEBOT X12 si basa sulle capacità di AIVI 3D 4.0 Omni-approach e su un modello semantico avanzato che valuta la necessità e la sicurezza dell’avvicinamento ai diversi tipi di “confine”. In questo modo il robot può avvicinarsi di più a strutture ben definite per massimizzare la copertura, mantenendo invece un comportamento più prudente vicino a ostacoli potenzialmente rischiosi. L’esperienza smart è completata da AGENT YIKO 2.0 che accompagna nella prima configurazione, offre supporto online e funzioni di gestione autonome.

Disponibilità e prezzi


ECOVACS DEEBOT X12 OmniCyclone è disponibile a partire dal 16 aprile al prezzo di 1.399 euro sullo store Amazon di ECOVACS e presso i rivenditori autorizzati MediaWorld. X12 PRO OMNI è invece disponibile al prezzo di 1.199 euro sullo store Amazon di ECOVACS e prossimamente presso Unieuro. Fino al 29 aprile è possibile acquistare X12 OmniCyclone con uno sconto di 150 euro, sia sullo store Amazon sia presso i rivenditori.


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raylib 6.0: la libreria grafica open source che ora funziona anche senza GPU


raylib 6.0 è uscita con un renderer software CPU-only, fullscreen ridisegnato e un nuovo sistema di animazione 3D. Funziona anche sui microcontrollori.
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raylib è una libreria open source per la programmazione grafica e di giochi, apprezzata soprattutto per la sua semplicità: niente dipendenze pesanti, niente configurazioni elaborate, codice che funziona uguale su Windows, Linux, macOS e web. Conta oltre 32.000 stelle su GitHub e una community attiva da più di dodici anni.

La versione 6.0, rilasciata nelle ultime ore, porta una novità che cambia il perimetro di utilizzo della libreria: è ora possibile usarla su dispositivi privi di GPU. Il rendering avviene interamente via CPU, senza modifiche al codice esistente. Le prestazioni sono ovviamente inferiori rispetto all’accelerazione hardware, ma bastano per applicazioni di base. Il caso concreto già documentato è un porting su ESP32, il microcontrollore di Espressif usato in ambito industriale e maker. L’obiettivo dichiarato è coprire anche i dispositivi RISC-V, sempre più presenti sul mercato ma spesso sprovvisti di GPU dedicata.

Le altre novità


Il supporto al fullscreen e alla scalatura su schermi ad alta risoluzione è stato riscritto da zero, con rilevamento automatico della configurazione del monitor e test su configurazioni multi-schermo fino al 4K. Il sistema di animazione per i modelli 3D è stato ridisegnato per supportare transizioni fluide tra animazioni diverse.

L’API per la gestione dei file è stata riorganizzata e consolidata, e un nuovo strumento a riga di comando semplifica la gestione degli esempi inclusi nella libreria, che arrivano a oltre 215 con questa release.

raylib è distribuita con licenza zlib. Il codice sorgente è disponibile su GitHub.

SOURCE:// github.com

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dal 29 aprile a roma, sic12 art studio: “scrivere la notte. cartografie notturne tra art brut e arte contemporanea”


scrivere la notte_ sic12 artstudio_ dal 29 apr 2026
cliccare per visualizzare le informazioni sul sito di Sic12

Scrivere la notte(vernissage 29 aprile, h. 18) esplora il segno come forma di scrittura, capace di costruire paesaggi interiori tra memoria, sogno e immaginazione. Un viaggio visionario dove l’immagine diventa pensiero e la notte una condizione da attraversare.

attività collaterali

5 maggio 2026 ore 19:00
Libreria Stendhal Piazza San Luigi de Francesi 23, Roma
Il sociologo e antropologo francese David Le Breton dialoga con il regista e curatore d’arte Gustavo Giacosa. Una conversazione dedicata alla rappresentazione del corpo nell’Art Brut, inteso come spazio di esperienza, percezione e costruzione dell’identità.

14 maggio 2026 ore 21:00
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
PAESAGGI NOTTURNI
Un concerto per piano solo in cui Fausto Ferraiuolo attraversa, trasforma ed evoca il repertorio delle ninna nanne provenienti da diverse tradizioni del mondo.
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

27 maggio 2026
Sic 12 Art Studio Via Francesco Negri 65, Roma
CARTOGRAFIE INTIME
Laboratorio di libri d’artista. Massimo Nota conduce due atelier dedicati alla creazione di piccoli libri di artista intesi come spazi di sperimentazione tra immagini e parola. Due sessioni: 10>13 / 15>18
Posti limitati. Prenotazione consigliata: sic12artstudioroma@gmail.com

sic12.org/so/28PsLTVWq
SIC12 Artstudio, via Francesco Negri 65, Roma
#art #artBrut #arte #arteContemporanea #ÉcoleSupérieureDArtFelixCiccolini #ÉcoleSupérieureDArtFelixCiccoliniDAixEnProvence #CollezioneGiacosaFerraiuolo #DavidLeBreton #FaustoFerraiuolo #GustavoGiacosa #ilSegnoComeFormaDiScrittura #LibreriaStendhal #LucienSimart #MassimoNota #MunicipioRomaVIII #ScrivereLaNotte #SergeCantero #Sic12 #UlisesCanalesSáenz

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gesti sul piano / giuseppe chiari. 1962


[youtube=youtube.com/watch?v=Gk1i8gGfhn…]

Al pianoforte: Chiara Saccone
Reggio Emilia 20 dicembre 2019
Chiostri di S. Pietro
Direzione artistica Paolo Aralla
video editing Fausto Pizzocchero

DIALOGHI SUL COMPORRE #6
Concerti, workshop, seminari, conversazioni lungo le vie della nuova musica
Reggio Emilia 19 . 20 . 21 dicembre 2019
#ChiaraSaccone #ChiostriDiSPietro #concerti #conversazioni #experimentalMusic #FaustoPizzocchero #IstitutoMusicalePeri #music #musica #musicaDiRicerca #musicaSperimentale #PaoloAralla #seminari #TeatroAriosto #workshop

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Brave per Android introduce Shred: via i dati di un sito senza uscire dagli altri


Con la versione 1.89, Brave per Android aggiunge il pulsante Shred per cancellare in un tocco cookie e dati memorizzati da un singolo sito, senza disconnettersi dagli altri.
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Cancellare i dati di navigazione di solito vuol dire slogarsi da tutto. Brave tenta di risolvere questo compromesso con Shred, una funzione già disponibile su iOS dalla versione 1.71 e ora in arrivo su Android a partire dalla versione 1.89.

Invece di svuotare la cache dell’intero browser, Shred elimina cookie, storage locale e cache di rete riferiti a un singolo sito web. La sessione su quel sito viene chiusa, ma si resta collegati ovunque altro. Non servono eccezioni manuali né configurazioni per singolo dominio.

Come funziona


Il pulsante Shred è raggiungibile in tre modi: dal menu di gestione schede, dal menu contestuale del browser e dalla sezione Shields di Brave. Con un tocco, tutte le schede aperte su quel sito vengono chiuse e i suoi dati locali vengono rimossi.

Per chi preferisce non doverci pensare, c’è Auto Shred: cancellazione automatica quando si chiude l’ultima scheda di un sito oppure all’uscita dal browser. Non è una novità assoluta, la vecchia funzione “dimentica quando chiudo questo sito” faceva qualcosa di simile, ma Shred aggiunge la possibilità di intervenire manualmente al volo, senza aspettare di chiudere nulla. Auto Shred ne eredita la logica e la sostituisce del tutto, con migrazione automatica delle preferenze già impostate.

A differenza di iOS, su Android Brave ha un controllo più diretto sullo storage associato a ciascun sito, il che rende la pulizia più completa. Tra i dati rimossi ci sono cookie, storage locale e varie forme di cache di rete. La cronologia locale di navigazione non è inclusa, almeno per ora.

A cosa serve


Il tracciamento di prima parte, quello esercitato direttamente dai siti che si visitano, è spesso sottovalutato rispetto al tracciamento tramite terze parti. È però questo meccanismo che permette ai siti di ricordare quanti articoli hai letto nel mese corrente, o di trasferire i tuoi dati a partner pubblicitari attraverso canali server-side, difficili da intercettare con i normali strumenti.

Shred non risolve tutto, ma aggiunge un controllo granulare che gli altri browser orientati alla privacy raramente offrono in modo così diretto.

SOURCE:// brave.com

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Porto Rossi: soldi pubblici, affari privati


Non è stato il ciclone Harry a distruggere il Porto Rossi. Ne ha solo accelerato la fine, già scritta nel suo destino di struttura portuale collocata là dove non doveva nascere. Per un certo verso Harry potrebbe persino essersi rivelato un amico, avendo offerto a Rossi l’opportunità di rinnovare lo stabilimento e disinquinare l’ambiente con i soldi di noi contribuenti.

Siamo sulla […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/27/port…

#PortoRossi #RegioneSiciliana #scoglieraDArmisi

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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il “dossier italia” su ‘ahida’: un primo indice


link qui:
differx.noblogs.org/2026/04/26…

#ahida #ahidaOnline #dossierItalia #SettantaMilieu

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pod al popolo, #091: audio completo dell’intervento di giuseppe garrera su carla lonzi (spoleto, palazzo collicola, 7 marzo 2026, in occasione della mostra “vita minore”)


Nel contesto degli incontri e conferenze di Giuseppe Garrera in parallelo alla mostra (curata da lui e dal fratello Gianni) Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea, si propone l’audio integrale dell’intervento su Carla Lonzi e “Rivolta femminile”: ora in Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
oggi, 7 marzo 2026, a palazzo collicola_#audio #CarlaLonzi #femminismo #GiuseppeGarrera #laSantitàNellArteContemporanea #PalazzoCollicola #PAP #pap091Pap091 #podcast #RivoltaFemminile #VitaMinore

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Proton aggiorna le roadmap: Drive più veloce, cartelle in Pass e Calendar riscritto


Tutte le novità in arrivo per Proton Mail, Drive, Pass, VPN, Calendar e Lumo nella prima metà del 2026.
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Nelle ultime ore Proton ha reso pubbliche le roadmap per la prima metà del 2026, con aggiornamenti previsti per tutti i prodotti dell’ecosistema.

Cosa arriva prodotto per prodotto


Proton Drive è forse quello con i progressi più concreti già visibili. I download di file condivisi sono già sensibilmente più rapidi rispetto a inizio anno grazie al nuovo SDK, e nei prossimi mesi arriveranno la sincronizzazione di documenti e cartelle su macOS, l’app Linux e il Drive condiviso per famiglie e account business proton, pensato per sostituire Google Drive in contesti collaborativi con cifratura end-to-end.

Proton Pass riceve un autofill più intelligente: il supporto per gli iframe permetterà di riconoscere i campi di accesso in siti con layout non standard, come portali bancari o strumenti aziendali. Arrivano anche le cartelle per organizzare credenziali, alias e note, oltre a un agente SSH integrato che sincronizza automaticamente le chiavi tra dispositivi, con sblocco biometrico dal terminale.

Proton Mail avrà la vista per categorie (Principale, Social, Promozioni, Newsletter, Transazioni), attiva di default ma disattivabile. In arrivo anche la ricerca nel corpo completo delle email su mobile, con le query che restano locali sul dispositivo. Per chi si sta spostando da Gmail, sarà possibile rispondere e inviare dall’indirizzo Gmail direttamente dall’interfaccia di Proton Mail, senza tornare al vecchio account.

Proton Calendar viene riscritto da zero per introdurre la modalità offline e un’architettura più moderna. Il lavoro durerà tutto il 2026.

Proton VPN lavora su un nuovo codice base WireGuard con meno disconnessioni e migliori capacità anti-censura, disponibile in beta nei prossimi mesi su tutte le piattaforme. L’app Linux riceverà un’interfaccia rinnovata e il supporto al protocollo Stealth, che rende il traffico VPN più difficile da rilevare.

Lumo, l’assistente AI di Proton, si prepara ad arrivare su desktop e a esporre un’API per le integrazioni di terze parti.

Le promesse che ritornano


Vale la pena notare che alcune delle funzioni elencate erano già presenti nella roadmap autunnale 2025, pubblicata a ottobre. La vista per categorie di Mail, le cartelle per Pass e il Drive condiviso erano tutti annunciati per quell’arco temporale, e compaiono ora, invariati nella sostanza, nell’elenco delle cose in arrivo.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// proton.me
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Perché Thunderbird per Android fatica con le notifiche: la spiegazione del team


Nel report di aprile il team di Thunderbird riconosce i problemi con le notifiche push su Android e spiega quali difficoltà tecniche deve affrontare un client di posta elettronica nel gestirle.
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Le notifiche push sono diventate il principale punto dolente per chi usa Thunderbird su Android. Lo riconosce apertamente il team in un report di avanzamento pubblicato in questi giorni, dove il responsabile delle app mobili, Herbal7ea, dedica un’intera sezione a spiegare perché la situazione non sia semplice da sistemare e come intendano affrontarla.

Perché la posta elettronica è un caso particolare


Il punto di partenza è che un client di posta non assomiglia a quasi nessun’altra app. La maggior parte dei servizi che inviano notifiche, dalle app bancarie a quelle di messaggistica, possiede una propria infrastruttura server: quando succede qualcosa, quei server inoltrano la notifica tramite i sistemi di Google o Apple, che a loro volta la recapitano al dispositivo. Thunderbird, invece, non possiede nessun backend: dipende dai provider scelti dall’utente, siano essi Gmail, Outlook, Yahoo, Proton o Hotmail, ognuno con la propria implementazione di SMTP e IMAP e senza uno standard comune per le notifiche push.

Per aggirare il problema l’app adotta un meccanismo di polling: a intervalli regolari interroga i server dei provider chiedendo se ci sono nuovi messaggi, e quando la risposta è affermativa genera una notifica locale sul dispositivo. È una soluzione funzionale, ma molto meno efficiente e reattiva di una vera notifica push, e ha inevitabili ripercussioni sui consumi di batteria.

Cosa è cambiato dal lato Google


Il nodo recente riguarda proprio il meccanismo di polling. Per eseguire controlli periodici in background servono permessi specifici concessi dal sistema operativo, e secondo Herbal7ea Google ha modificato di recente le regole che disciplinano questo tipo di processi. Da lì nascono i disservizi osservati dagli utenti negli ultimi mesi, con notifiche che arrivano in ritardo o non arrivano affatto. Il team dichiara di essere al lavoro per trovare una soluzione e promette aggiornamenti concreti nel prossimo report.

C’è anche una prospettiva più incoraggiante sul lungo periodo. Il protocollo JMAP, pensato come evoluzione moderna di IMAP, offre meccanismi di notifica nativi e più vicini a quelli delle app tradizionali. Il problema è che resta molto meno diffuso rispetto a IMAP, ancora dominante tra i provider di posta.

Il resto della roadmap


Sistemare le notifiche è diventata la priorità principale, ma non l’unica voce in agenda. La roadmap Android per il 2026 prevede anche una rifattorizzazione sostanziosa del codice, con l’obiettivo di ammodernare un’architettura ormai datata e di ridurre la complessità che rallenta lo sviluppo, insieme a miglioramenti della schermata con la lista dei messaggi e di quella di lettura. Per iOS il lavoro procede sulle parti fondamentali (gestione degli account, implementazione di IMAP, SMTP, MIME, OAuth e cifratura) e l’obiettivo dichiarato resta il rilascio entro fine anno, anche se il team sta cercando un ingegnere senior per accelerare.

SOURCE:// blog.thunderbird.net

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a – arte invernizzi, milano, fino al 6 maggio: “fragilità. visioni di una forza formativa”, opere di dadamaino, morellet, sassolino, umberg, varisco



Foto Bruno Bani, Milano

FRAGILITÀ
VISIONI DI UNA FORZA FORMATIVA

[strong]DADAMAINO MORELLET SASSOLINO UMBERG VARISCO
[/strong]


A CURA DI DAVIDE MOGETTA
CATALOGO CON SAGGIO DI DAVIDE MOGETTA
12 MARZO – 6 MAGGIO 2026

CATALOGO DELLA MOSTRA

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato giovedì 12 marzo 2026 la mostra Fragilità. Visioni di una forza formativa, a cura di Davide Mogetta. L’esposizione intende indagare la tensione formativa della fragilità in alcune opere di Dadamaino, François Morellet, Arcangelo Sassolino, Günter Umberg e Grazia Varisco. Il progetto nasce da un dialogo fra Günter Umberg e Davide Mogetta a proposito della persistenza nella sua arte, a partire dagli anni Settanta, di un motivo insieme strettamente individuale e universale: l’incontro con la vulnerabilità.

Negli ultimi anni il tema della fragilità ha attraversato in vari modi le riflessioni sull’arte ed è soprattutto tornata in primo piano l’esperienza della fragilità del vivente, e più in particolare dell’umano: non solo come conseguenza di grandi crisi naturali, ma anche a seguito degli sconvolgimenti politici e sociali che ci circondano. Della fragilità ci si vuole certo prendere cura per salvaguardare ciò che è fragile; ma si vuole anche, talvolta, cambiarla di segno per trarne nuove energie. In un caso come nell’altro, sembra però che fragilità e resistenza debbano in fondo restare separate. Salvaguardare il fragile, insomma, o trasformarlo in forte. Eppure almeno in alcune ricerche artistiche sembra possibile riconoscere un altro percorso. È il tentativo di cogliere la fragilità all’interno della stessa tensione formativa. Non affinché quella forza la salvi, o la faccia reagire e la trasformi, ma perché la fragilità possa farsi forma di opere in sé potenti: tanto più potenti quanto più manifesta è la loro fragilità. Questa non diventa allora una forza formativa, lo è; e intesse concretamente le opere formandole. Lo fa a partire dal loro materiale, attraverso il modo in cui esso viene manipolato, e fino al modo in cui esse possono essere esposte e osservate.

Questa ipotesi è esplorata attraverso i lavori di cinque protagonisti appartenenti a diverse generazioni dell’arte internazionale. Le loro opere sono state presentate insieme in alcune occasioni, ma gli accostamenti proposti in questo progetto sono inediti. Essi invitano a interrogare il senso assunto dalla fragilità nei loro percorsi creativi, per affinità o contrasto. Può essere un tratto dell’esperienza interiore, che possiamo cogliere; può essere l’esito di una riflessione, ora sulla condizione umana, ora sui limiti della ragione, che sempre deborda nel sentire e nel fare artistico. In tutti i casi la fragilità caratterizza, in modi singolari, la fattura stessa delle loro opere. Ma questo non coincide in nessuna delle loro ricerche con una presa di posizione debole o rinunciataria, né con il lasciarsi indietro la fragilità da cui muovono. Essa, piuttosto, fa corpo unico con la tensione immaginativa, generatrice di forme allo stesso tempo precarie e solide, stabili e inquiete. Ecco allora che l’esposizione propone cinque visioni di una forza formativa che non è altro che fragilità. Invita a osservarla nelle opere medesime, nella misura in cui il loro farsi forma rende possibile cogliere dei rimandi a dimensioni ulteriori dell’esperienza.

Apre la mostra l’opera di François Morellet Spécial rococo n° 2 (2004) in dialogo conπ piquant neonly n° 7 1=12° (2007) presentata nella sala al piano superiore. Le due opere declinano il rapporto fra rigore geometrico-sistematico e sorpresa del caso, attraverso l’utilizzo di un materiale fragile e di accesa luminosità quale i tubi al neon. Nello stesso spazio sono esposte opere recenti di Arcangelo Sassolino: due in cemento e acciaio e due in vetro, acciaio e poliestere, le quali tradiscono l’attesa solidità del materiale che le costituisce con il loro aspetto vulnerabile.
Nella sala attigua Günter Umberg presenta opere in cera e pigmento su carta, risalenti ai primi anni Settanta, momento germinale del suo fare. In questi lavori egli trasforma la propria esperienza personale, irripetibile, imprimendo una forma artistica che apre a nuove immagini inattese.

Al piano inferiore della galleria vi è l’installazione Reticenze di Grazia Varisco realizzata per l’occasione, in cui l’artista deforma e riforma delle strutture reticolari in metallo, sospendendo l’istante di un movimento, che dialoga con quattro opere di Dadamaino, dai cicli “Il movimento delle cose” e “Sein und Zeit”, realizzati negli anni Novanta, i cui tratti che s’inseguono su fogli di poliestere, sembrano rendere visibile il paradosso di un gesto che è tanto più compiuto quanto più accetta di non potersi compiere una volta per tutte.
Il percorso espositivo si conclude con la recente installazione di Günter Umberg, in cui la relazione ritmica tra i sette lavori singoli che la compongono genera una forza attrattiva, il desiderio di avvicinarsi quanto più possibile all’opera, persino di toccarla, e che deve però rimanere interdetto per non distruggerla. Forza di attrazione e distanza si trovano in un conflitto costruttivo.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Davide Mogetta, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato biografico degli artisti esposti.


#AArteInvernizzi #art #arte #Dadamaino #DavideMogetta #fragilità #Morellet #Sassolino #Umberg #Varisco

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00:12 017445.jpg [1/1] (12hr) / brad brace. 2026


brad brace_ 017445_jpg [1-1] (12hr)_ 2026
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#art #arte #BradBrace #fotografia #image #photo

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Ghost aggiunge pulsanti di condivisione integrati


Ghost introduce una funzione di condivisione nativa: i lettori possono copiare il link, mandarlo via email o postarlo sui social con un clic, direttamente dal sito o dalla newsletter.
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Fino a qualche giorno fa, aggiungere un pulsante “condividi” a un sito Ghost richiedeva di metter mano al tema a mano. Con l’aggiornamento rilasciato il 21 aprile, la piattaforma integra questa funzione direttamente, senza bisogno di codice aggiuntivo.

Tutti i temi ufficiali includono ora un pulsante di condivisione già configurato. Cliccandoci, i lettori vedono un pannello con tre opzioni: copiare il link del post, inviarlo via email a qualcuno, oppure condividerlo sui social, con titolo e URL già precompilati e pronti per la pubblicazione.

Per chi usa temi personalizzati, basta aggiungere un collegamento a #/share in qualsiasi punto della pagina: Ghost apre il pannello in automatico, senza ulteriori interventi.

Condivisione anche dalla newsletter


La stessa funzione è disponibile anche nelle email. Dalle impostazioni di stile della newsletter si può attivare un link in fondo a ogni messaggio che, una volta cliccato dall’iscritto, apre direttamente il pannello di condivisione del post corrispondente, senza uscire dal flusso di lettura.

Gli utenti Ghost (Pro) trovano la funzione già attiva. Chi ospita Ghost in proprio deve aggiornare all’ultima versione disponibile. Per i temi personalizzati, la documentazione ufficiale spiega come aggiungere il supporto, oppure si può contattare lo sviluppatore del tema.

SOURCE:// ghost.org

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the end / nico. 1978


youtu.be/OqrP7AHuGpg?is=I9acjL…
#Nico #TheEnd

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Trading ed evoluzione algoritmica: dove finisce il fattore umano ed entra l’IA


La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
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C'era un tempo in cui le sale operative delle grandi borse erano luoghi fisici, rumorosi, quasi teatrali. Trader che urlavano ordini, gesti codificati, decisioni prese in frazioni di secondo con il solo ausilio dei riflessi e dell'intuizione. Quell'epoca è finita da decenni; tuttavia, comprendere come — e quanto in fretta — sia cambiato tutto aiuta a dare il giusto peso a ciò che sta accadendo oggi. A Padova, dal 17 al 19 aprile scorsi, un evento ha riunito per la prima volta sullo stesso palco tre campioni mondiali del trading: l'italiano Andrea Unger, l'americano Kevin Davey e l'inglese Michael Cook. Non una competizione, non una fiera; piuttosto, una riflessione collettiva su dove stia andando una delle professioni più trasformate dalla rivoluzione digitale.
L'high frequency trading ha portato la velocità a livelli che escludono qualsiasi intervento umano nel loop decisionaleL'high frequency trading ha portato la velocità a livelli che escludono qualsiasi intervento umano nel loop decisionale

Dalle grida al codice: quarant'anni di trasformazione


Fino agli anni '70, il trading era un'attività interamente manuale. Nelle grandi borse tradizionali — Wall Street, Londra, Milano — domina l'open outcry, dove ogni transazione è il risultato di una trattativa diretta tra persone fisicamente presenti. Il fattore umano era, dunque, totale: non esistevano algoritmi, non esistevano modelli statistici operativi in tempo reale. Esistevano esperienza, relazioni, capacità di leggere il sentiment della sala. Con gli anni '80 arrivano i primi sistemi automatizzati, software che eseguivano pacchetti di ordini al verificarsi di condizioni predefinite. La logica era ancora interamente umana, ma l'esecuzione diventava automatica. Con gli anni 2000 esplode il quantitative trading. La novità è sostanziale: i sistemi non applicano più regole scritte dall'uomo, ma cercano autonomamente pattern nei dati storici. Il machine learning introduce una discontinuità ancora più profonda: la logica decisionale del modello non è più completamente comprensibile nemmeno ai suoi creatori. Il sistema impara — e le regole emergono dai dati, non dalla mente di un analista. Nel frattempo, l'high frequency trading porta la velocità a livelli che escludono strutturalmente qualsiasi intervento umano nel loop decisionale. I fondi HFT arrivano a posizionare fisicamente i propri server nei data center delle borse per guadagnare qualche centinaio di microsecondi sul concorrente.

"Il trading degli anni '80 aveva un fascino indiscutibile, ma oggi è tecnicamente irriproducibile. La disponibilità dei dati in tempo reale ha portato a un efficientamento estremo", ha dichiarato Andrea Unger.



Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Padova, aprile 2025: un confronto tra tre scuole


L'evento organizzato a Padova ha avuto il merito di mettere a confronto tre approcci geograficamente e culturalmente distinti al trading sistematico. Andrea Unger — unico trader al mondo ad aver vinto quattro titoli mondiali — rappresenta la scuola italiana, che ha trovato nella formalizzazione algoritmica una via per competere ad alto livello con risorse inizialmente molto più limitate rispetto ai grandi fondi internazionali. Kevin Davey, americano, e Michael Cook, britannico, portano sul palco due visioni maturate in ecosistemi finanziari tra i più competitivi al mondo. Eppure, nonostante le differenze di background, di mercati di riferimento e di stile operativo, il confronto ha evidenziato una convergenza sorprendente.

La convergenza verso il modello algoritmico


Al di là delle specificità di ciascun approccio, l'evento di Padova ha cristallizzato una direzione comune: il trading discrezionale — quello basato sull'istinto e sulla valutazione soggettiva momento per momento — è sempre meno sostenibile nei mercati attuali. I tre campioni hanno condiviso una filosofia di fondo: ridurre l'impatto dell'emotività umana attraverso sistemi automatizzati e basati su regole rigorose, misurabili, riproducibili. Non perché l'intuizione non abbia valore, ma perché in mercati dove la competizione avviene in microsecondi, l'elemento emotivo diventa sistematicamente un fattore di rischio.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Ricerca, sviluppo e nuovi strumenti


Uno degli aspetti che hanno caratterizzato l'evento, è stato l'apertura del reparto di ricerca e sviluppo della Unger Academy. Per la prima volta, i processi con cui vengono create, testate e validate le strategie di trading sono stati mostrati pubblicamente: dall'analisi dei dati storici alla verifica statistica, fino alla messa in produzione degli algoritmi. È stato inoltre presentato un software proprietario per il backtest di strategie in opzioni, sviluppato internamente con il contributo dell'intelligenza artificiale.

"Grazie all'AI si è riusciti a velocizzare uno sviluppo complesso e a costruire un back-tester evoluto che consente di analizzare il mercato in modo più rapido e approfondito", ha concluso Andrea Unger


Polaroid Hi-Print: la stampante fotografica che porta le foto digitali oltre lo schermo


Il 2026 viene già definito “l’anno dell’analogico”, con i giovani che cercano sempre più attivamente modi per disconnettersi e recuperare tempo lontano dagli schermi. Con due terzi degli utenti tra i 18 e i 34 anni che dichiarano di essersi orientati verso prodotti analogici per ridurre l’uso dei dispositivi, il ritorno al “reale” è ormai in pieno corso.
La stampante fotografica Hi-Print 3x3 di PolaroidLa stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili
In linea con questo ritorno al tangibile, la nuova stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid permette di portare le foto digitali nel mondo reale. La stampante trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili. Può essere utilizzata anche come cornice, così da inserire la propria stampa preferita e averla sempre in bella vista. Grazie a cornici, sticker e template, ogni stampa è completamente personalizzabile: perfetta per journaling, decorare, fare un regalo o condividere momenti con gli amici.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Le persone conservano sui loro telefoni tantissimi ricordi e momenti significativi: foto, screenshot, conversazioni, note… ma restano lì, chiusi dentro un dispositivo. Volevamo dare loro una nuova vita, renderli qualcosa che si può tenere in mano, esporre, vivere davvero. La Hi-Print 3x3 nasce proprio con questo obiettivo. È un design completamente nuovo per noi: una stampante che è anche una cornice, così i momenti più importanti possono stare sulla scrivania, essere condivisi con qualcuno che si ama o cambiare insieme al proprio umore. Non esiste nulla di simile sul mercato” ha commentato Stine Bauer Dahlberg di Polaroid.



La Hi-Print 3x3 è già disponibile sia su polaroid.nital.it sia presso i rivenditori selezionati al prezzo di 109,99 euro. Essa si aggiunge alla gamma Hi-Print, utilizza carta Polaroid Hi-Print 3x3 ed è compatibile con l’app Hi-Print per iOS e Android.

Polaroid Hi-Print 3x3 Photo Printer – 109,99 euro


La stampante e cornice per stampe quadrate che catturano l’attenzione.

I momenti più belli meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 3×3 Photo Printer, gli scatti preferiti diventano stampe quadrate di alta qualità, perfette per journaling, decorare i propri spazi o essere condivise con gli amici. La stampante funge anche da cornice, così da poter esporre facilmente l’ultima foto del cuore direttamente sul dispositivo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con template, sticker, meme e molto altro. Tutto il necessario per realizzare 10 stampe è incluso nella confezione, per iniziare subito. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 3×3 Paper.
La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampaLa creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa

Polaroid Hi-Print 2x3 Generation 2 Pocket Photo Printer – 99,99 euro


La stampante tascabile che rende i ricordi ancora più speciali.

I ricordi hanno tutto un altro valore quando si possono toccare con mano. Con Polaroid Hi-Print 2×3, trasformare le foto preferite dello smartphone in stampe vivide e di alta qualità è semplice e immediato. Questa stampante Bluetooth tascabile crea foto adesive pronte da condividere, esporre e portare sempre con sé. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con cornici, template, meme e molto altro, per rendere ogni scatto davvero unico. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 2×3 Paper.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Polaroid Hi-Print 4x6 Photo Printer – 149,99 euro


La stampante da scrivania per foto in formato cartolina

I ricordi meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 4×6 Photo Printer, i momenti più belli prendono vita in stampe nel classico formato cartolina — perfette per album, cornici o per trasformare una parete in uno spazio personale. Progettata per essere semplice da configurare e intuitiva da usare, rende la stampa immediata e senza sforzo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di arricchire le stampe con template, testi e sticker per un tocco ancora più personale. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 4×6 Paper.


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Fastmail aggiunge il supporto MCP nella casella email con qualsiasi AI


Fastmail ha lanciato il suo server MCP ufficiale: nessuna AI cucita nell'interfaccia, ma la possibilità di collegare l'assistente che preferisci tramite OAuth.
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Quasi tutte le aziende tech stanno integrando l’AI nei propri prodotti in questo periodo, di solito scegliendo loro quale modello usare senza chiederti molto. Fastmail ha deciso di farlo in modo diverso.

Il CTO Rob Mueller ha annunciato in questi giorni il lancio di un server MCP ufficiale, raggiungibile all’indirizzo https://api.fastmail.com/mcp. In breve: puoi collegare il tuo client AI preferito, che sia Claude o ChatGPT, alla tua casella Fastmail, e da quel momento puoi chiedergli cose come “cosa ho in calendario domani?” o “abbozza una risposta a quella mail di stamattina”. Il tutto funziona tramite OAuth, con tre livelli di permesso selezionabili: sola lettura, scrittura e invio.

Niente chatbot nell’inbox


La parte più interessante non è tanto la funzione in sé, quanto quello che Fastmail ha scelto di non fare. Nessun modello elabora le tue email in background, nessun pulsante “riassumi con AI” comparso nell’interfaccia. Il server MCP è un endpoint aggiuntivo, come IMAP o CalDAV: esiste se vuoi usarlo, non cambia nulla se non ti interessa.

Il cinismo è d’obbligo: non è una scelta del tutto disinteressata, perché gli standard aperti sono il territorio su cui Fastmail compete con i giganti. Detto questo, la coerenza c’è, da JMAP a CalDAV fino a questo. Se usi già Fastmail o ci stai pensando, il server MCP è disponibile.

SOURCE:// fastmail.com

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da oggi, 26 aprile, a recanati, rubber: “sex sport burocrazia” _ mostra + frammenti di libro di lamberto pignotti


galleria rubber, recanati_ mostra e libro di lamberto pignotti_ dal 26 apr 2026_
cliccare per ingrandire

galleria rubber, recanati_ mostra e libro di lamberto pignotti_ dal 26 apr 2026_
cliccare per ingrandire

instagram.com/wearerubbers/

#Amenitalia #AndreaBalietti #Argo #ArgoLibri #art #arte #AssociazioneNieWiem #FrancescaTorelli #GloriaFalasco #LaPuntaDellaLingua #LambertoPignotti #MariannaRogante #NieWiem #RobertoCapozucca #rubber #sexSportBurocrazia

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if you are in war with hamas, why are you shooting children in the head and chest?

only five more links about that:

instagram.com/reel/DXg5czcjE7W

instagram.com/reel/DXhazRrDICB…

instagram.com/reel/DXMa2cuiHcA…

instagram.com/p/DTKNrCGDc_V/

slowforward.net/2025/06/09/10-…



and: slowforward.net/2025/09/11/ele…
#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #Hamas #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israeliSnipers #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #snipedChildren #snipers #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism


elementi sparsi sull’uccisione deliberata di bambini palestinesi da parte di israele


In una discussione su fb non molto tempo fa, sono state messe in dubbio le numerosissime uccisioni di (e in particolare il cecchinaggio su) bambini palestinesi da parte dell’esercito genocida di israele. Qui di seguito la trascrizione di alcuni commenti in risposta:

Renata Morresi risponde a ***:

la fonte sono le interviste agli stessi (alcuni) soldati israeliani o gli americani impiegati nella GHF, i medici volontari europei, gli organi indipendenti che riescono a mantenere un piede a Gaza, le corrispondenze dei testimoni sul posto, le evidenze fotografiche di teste sfracellate, due anni di flusso sempre più indebolito ma mai davvero interrotto (esistono i telefoni), i testimoni, non solo palestinesi ma anche ebrei, che sanno bene poi cosa accade in Cisgiordania (dove non ci sono ostaggi), come si legge anche sui nostri quotidiani, basta anche solo leggere Il Sole 24 Ore, di certo non finanziato da Hamas. Mi dispiace che si confonda richiesta di giustizia con questo script su di una equidistanza che sul campo è inesistente, a fronte di una disparità di potere incomparabile: Gaza è un posto senza scampo e sotto assedio, neanche le acque internazionali davanti la striscia sono praticabili, i palestinesi non possono neanche entrare in acqua, le riprese satellitari ci dicono di una regione dove metà dell’abitato è distrutto, le infrastrutture civili danneggiate deliberatamente, la popolazione è forzata al continuo sfollamento, in un luogo dove sono state usate armi proibite e dall’impatto distruttivo (sugli umani e sull’ambiente) in una quantità senza precedenti, e per cui i ministri del governo di un criminale di guerra invocano la distruzione definitiva e la pulizia etnica. Gli ebrei della diaspora stanno scrivendo e protestando in tutto il mondo contro questo progetto furioso. Quello che più mi sconcerta è che in nome della paura dell’antisemitismo si propaga del vero antisemitismo, che non sta tanto nell’uso, a volte, certo, provocatorio, di un certo lessico, ma nel continuo screditare i testimoni, e la cultura della testimonianza tutta, su cui le conquiste più importanti (civili, umane) del secondo dopoguerra occidentale si sono poggiate. Non rendersi conto che definire “montatura” o “esagerazione” quel che accade sotto i nostri occhi in Palestina, persino ammantandosi di un presunta posizione razionale superiore, è un atto ideologico che avalla il paradigma negazionista. È stato detto da persone e studiosi molto più influenti e strutturate di me, e migliaia di ebrei della diaspora, ma anche a Tel Aviv, protestano e si fanno arrestare in nome della fine dello sterminio e del ritorno a processi di negoziazione della pace. Per me, francamente, i veri antisemiti sono quegli europei (vedi cancelliere tedesco) che ringraziano i criminali di guerra israeliani per il “lavoro sporco”. Dobbiamo vergognarci, e oramai per sempre.

MG risponde a ***:

se fai un salto su google maps e butti un occhio alla Palestina, ti resteranno pochi dubbi sulla sorte non dei soli bambini.
in ogni caso, da due anni raccolgo materiali. mi dispiace confermare non solo che la macelleria (e il cecchinaggio) intenzionale dei bambini ha fondamento (pensiamo solo al caso di Hind Rajab, più di 300 proiettili di mitragliatrice di tank sparati a una bambina di sei anni), ma che è abbondantemente comprovata degli ordini e dagli incitamenti dei quadri militari, dei politici, dei conduttori televisivi, degli influencer, delle personalità religiose e laiche israeliane (t.ly/uP23L). sostanzialmente stanno esortando attivamente, almeno dall’ottobre 2023, a cancellare l’intera popolazione palestinese, assolutamente inclusi i bambini e le donne.
non vedo come questo possa essere negato, se fa parte oltretutto di dossier e documentazioni di praticamente tutte le associazioni umanitarie, oltre che delle corti di giustizia. (consideriamo solo Amnesty, per brevità: slowforward.net/2025/02/06/gen…).
le prove ammontano ormai a qualche centinaia di migliaia di materiali. (purtroppo).

qualche link, veramente una briciola, qui di seguito, in ordine non cronologico.

British surgeon Nizam Mamode break down briefly while testifying to the UK Parliament about how Israeli “quadcopters” killing drones would systematically arrive at the scene of airstrikes in Gaza to “shoot” the injured, including children while they were laying on the floor. Respect to Sarah Champion
threads.net/@alhelou.y/post/DC…

shooting children in the head is wrong but israel seems not to understand that
slowforward.net/2025/01/25/sho…
(nel post qui sopra si cita il medico ebreo americano Mark Perlmutter: instagram.com/reel/DDu05pRycza…)

Unicef: più di 130 bambini uccisi in un solo giorno
slowforward.net/2025/03/19/uni…

amputazioni
instagram.com/p/DDOkzyHsDeQ/

giugno 2025 e i soli primi cinque giorni di luglio
slowforward.net/2025/07/05/gen…
e slowforward.net/2025/07/03/har…

netanyahu’s willing executioners
slowforward.net/2024/08/06/net…

injured children and the forced displacement of the indonesian hospital’s patients
mega.nz/file/6pExQYJS#0rwSqVTA…

video: little child trying to escape from the fire an israeli airstrike set on the school she and her family chose as a shelter
slowforward.net/2025/05/26/vid…

israeli army snipers shot 9-year-old Alaa Abu Aasi in the back as she played near her tent.
Let’s repeat: a 9-year-old girl was shot in the back.
x.com/Daline_Dee_99/status/182…
e mega.nz/file/f5dEGaIT#wz6HdaMy…

10 years old, shot in the head by an israeli quadcopter drone while she was playing in her tent
slowforward.net/2025/06/09/10-…

another headless child
x.com/RyanRozbiani/status/1811…
and other children
instagram.com/reel/C9ViElCtxAc… +
instagram.com/reel/C9XdtunpYIw…

israeli soldiers set an attack dog loose on a 3 years old child
instagram.com/reel/DCFmbGQRNNU…

child under the rubble (one of the many thousand)
x.com/vikingwarior20/status/18…

Middle East Monitor (video seen on Aug. 25, 2024): Hebron, israeli soldier throwing a stun grenade into a car with two children inside
instagram.com/reel/C_DYqDaI7LF…
= mega.nz/file/Pls0iSjR#FOq4kTdv…

a girl under the age of six, almost killed by an israeli airstrike
slowforward.net/2025/06/30/a-g…

aggiungo qualche altro link, a partire da questo: slowforward.net/2025/08/01/the…

e poi (sempre in ordine non cronologico):
slowforward.net/2025/06/04/isr…

slowforward.net/2025/03/31/ins…

slowforward.net/2024/02/14/lin…

slowforward.net/2025/06/30/aft…

slowforward.net/2025/05/20/vid…

il 7 ottobre è stato attivamente voluto dalla dirigenza fascista israeliana, per poter portare a termine il progetto genocida su cui israele di fatto si fonda.
è giustissimo quando si dice che “you can’t become a genocide overnight”: instagram.com/reel/DM0TpWKu_ax…

19 marzo 2025:
Un bambino di Gaza ha visto sua madre bruciare viva. Poi è morto anche lui.
Mentre la guerra genocida di Israele riprende a Gaza, intere famiglie vengono sterminate dai bombardamenti e le case familiari diventano tombe di famiglia. I sopravvissuti raccontano a Mondoweiss che la maggior parte dei morti sono donne e bambini.
Con profonda tristezza, Muhammad Hamidi racconta a Mondoweiss che nei suoi ultimi istanti di vita, il nipote di tre anni ha guardato la madre e il fratello bruciare. “Il bambino era indifeso”, ha detto.
Quando sua madre è stata bruciata viva mentre cullava il figlio di un anno, portava anche un feto nel grembo. Tutte e tre le vite sono state stroncate.
[…] continua qui:
slowforward.net/2025/03/21/la-…

Fonti: UN, OCHA, MSF, Al Jazeera, Mondoweiss, Haaretz, UNICEF, Amnesty Int., Reuters, Human Rights Watch, Palestinian Red Crescent Society, Croce Rossa Int., Euro-med Human Rights, Save the children, Unrwa, Defence for children

*

diciamo che la Direttiva Hannibal ci ha messo lo zampino, nel 7 ottobre? o per niente? diciamo che anche Gabor Matè nega recisamente che ci siano stati stupri il 7 ottobre? diciamo che da tempo netaneccetera era stato ben informato dai servizi segreti egiziani di quel che bolliva in pentola? lo diciamo che i finanziamenti ad Hamas sono stati una delle voci di spesa del bilancio sionista, non solo al fine di dividere le rappresentanze politiche palestinesi ma soprattutto per tagliare fuori qualsiasi ipotesi di esistenza di uno Stato palestinese?

hamas nasce dopo 40 anni di pulizia etnica effettiva. Questa storia che Hamas è il Male e Israele il bene grida vendetta da prima del 1948.
Senza contare le differenze tra lo statuto di Hamas prima e dopo il 2017.
Ma poi faccio un’altra osservazione: se uno Stato commette un genocidio, fa fuori oltre 60mila civili innocenti (altre stime, non di hamas, parlano di oltre 350mila morti su 2,2 milioni; e si escludono i dispersi, i feriti e i mutilati a vita), e se questo Stato distrugge più di 900 famiglie completamente, 36 ospedali, sedi Onu, oltre 220 giornalisti, e rade al suolo chiese, moschee, rifugi, … non continuo l’elenco, sarebbe di decine di altre ‘voci’; se uno stato, dicevo, fa questo, oltre a rubare terre a valanga in Cisgiordania, e milioni di metricubi di gas naturale al largo delle coste di Gaza, … insomma, se uno stato, quale che sia (islamista, sionista, cristiano, scientologico, induista, marziano), fa robe del genere, ***, glielo vogliamo mettere in dubbio il diritto di avere qualsiasi voce in capitolo a livello internazionale? vogliamo metterlo un punto interrogativo sulla sua esistenza, >>> nella forma che dimostra di attuare <<<, ossia SE PER ESISTERE *DEVE* DI FATTO ESSERE GENOCIDA?

*

children have become the main target of Israeli snipers
youtube.com/watch?v=uo4vRCNtbG…

a proposito della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, questa non è la notizia più recente (che ha, alla buon’ora, indignato i panzer al governo in italia), è di un anno fa:
Israeli sniper ‘shot in cold blood’ mother and daughter in Gaza church
youtube.com/watch?v=Otw-1JQsP2…

15 feb. 2024:
youtube.com/watch?v=OJr_bHcvIb…

theconversation.com/israels-wa…

theguardian.com/world/2024/apr…

corriere.it/esteri/25_maggio_1…

corriere.it/esteri/25_luglio_1…

questo articolo: truthout.org/articles/israeli-… rimanda a queste (atroci) immagini: x.com/MahaGaza/status/18814184…

“Ci vogliono oltre otto ore di lettura, senza pause, per scorrere con gli occhi l’interminabile lista di nomi dei 18.500 bambini palestinesi uccisi da Israele. Un’iniziativa editoriale senza precedenti li ha raccolti tutti, almeno quelli che conosciamo, in un articolo del Washington Post. Quasi un terzo delle oltre 60mila vittime delle bombe e dei proiettili di Tel Aviv erano minori. I nomi sono in ordine di età. Circa mille non avevano ancora compiuto un anno”.
ilfattoquotidiano.it/2025/07/3…

(18.500 è ovviamente una stima che purtroppo andrà a crescere enormemente, quando si accumuleranno ulteriori dati)

(per esempio: )
unicef.it/media/striscia-di-ga…
juancole.com/2024/07/shredding…

insisto sulla testimonianza di Mark Perlmutter (“No toddler gets shot twice by mistake”)
scnr.com/article/u-s-doctors-r…

*

la differenza che su questo pianeta si sta delineando, anzi che si è di fatto delineata marcatamente, soprattutto ma non esclusivamente negli ultimi due anni, è tra chi ha seguito le fasi del genocidio attraverso testimonianze, lettere, video, foto, dirette social, conversazioni, documentari, articoli, podcast, report sanitari, materiali giuridici e risultanze di indagini, e chi no.
questa differenza credo dica qualcosa sul tipo di bivio davanti a cui è messa la specie umana da quando il martirio della Palestina è iniziato (ovvero da ben prima del 2023).

in questo senso bisogna meditare attentamente su quello che Caitlin Johnstone scriveva poco tempo fa: slowforward.net/2025/07/25/e-u…

#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism


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[podcast] Una mattina


Segnalo la seconda stagione del podcast de ilPost dedicato alla Resistenza. L’anno scorso ci raccontava il 1943. Quest’anno ci racconta il 1944. Il prossimo anno il 1945.

Una mattina
#25Aprile #ilpost #podcast #resistenza #unaMattina

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Tails 7.7 avvisa gli utenti sui certificati Secure Boot in scadenza


Tails 7.7 introduce un avviso per i certificati Secure Boot obsoleti, corregge i permessi sulla cartella di sistema e aggiunge compatibilità con le chiavette exFAT.
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Tails 7.7 è disponibile con alcune novità concrete per chi usa questo sistema operativo live orientato alla privacy.

La più rilevante riguarda il Secure Boot. Da qualche anno Microsoft sta progressivamente sostituendo i certificati di avvio che aveva emesso nel 2011, e quelli vecchi scadranno a partire da giugno 2026. Su macchine che non sono state aggiornate, questo potrebbe impedire l’avvio di Tails. La versione 7.7 introduce un avviso visibile che segnala la situazione in anticipo, lasciando all’utente il tempo di aggiornare il firmware del proprio computer prima che diventi un problema reale.

Una correzione di sicurezza non banale


La versione 7.7 corregge anche un problema di permessi sulla cartella /root.

Tra le altre novità, Tails 7.7 aggiunge il supporto al formato exFAT, utile per chi usa chiavette USB o schede di memoria formattate con questo standard oggi molto diffuso. Vengono aggiornati anche Tor Browser alla versione 15.0.10 e Thunderbird alla 140.9.1.

Gli aggiornamenti automatici sono disponibili per chi usa Tails 7.0 o versioni successive.

SOURCE:// tails.net
SOURCE:// linuxiac.com

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AstroCampania organizza a fine Luglio 2026 lo Star Party del Cilento arrivato alla ventitreesima edizione.

Quest’anno si la struttura che ospiterà la manifestazione sarà l’azienda agrituristica La Rocca degli Ulivi a Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno.

Ulteriori informazioni al seguente link: XXIII Star Party del Cilento

Leggi tutto…

astrocampania.it/2026/04/25/xx…

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AstroCampania Associazione

presenta

23° Star Party del Cilento

i giorni 16-17-18-19 Luglio 2026 a Sant’Angelo a Fasanella (SA)

presso l’Agriturismo La Rocca Degli Ulivi […]

astrocampania.it/calendario-at…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Inflazione, crescita e incertezza: l’economia globale nel 2026


L’economia mondiale entra nella primavera del 2026 con un quadro meno uniforme di quanto sembri: la crescita regge, ma l’inflazione torna a dare segnali di riaccelerazione in diverse aree. Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), l’inflazione globale dovrebbe salire modestamente nel 2026 prima di riprendere a scendere nel 2027.

Nelle economie avanzate il rientro dei prezzi è stato più ordinato, ma non definitivo. Nell’area euro l’inflazione è risalita al 2,6% in marzo 2026, dal 1,9% di febbraio, soprattutto per effetto dell’energia. Dentro il blocco, il quadro resta eterogeneo: Germania al 2,8%, Spagna al 3,4%, Italia all’1,6%, Francia al 2,0%. La normalizzazione, dunque, non significa stabilità piena, ma una nuova fragilità legata ai prezzi energetici e alla domanda interna.

Negli Stati Uniti l’inflazione annua è salita al 3,3% in marzo, spinta dall’energia e dal rincaro dei carburanti. È un livello ancora lontano dai picchi del passato, ma sufficiente a complicare il percorso della Federal Reserve, perché la disinflazione non è più lineare come nei mesi precedenti. Nel Regno Unito, l’indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index, CPI) è salito al 3,3% in marzo e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Consumer Price Index including owner-occupiers’ housing costs, CPIH) al 3,4%, segnalando che i servizi restano un punto di pressione importante. In entrambe le economie, il tema non è più soltanto frenare l’inflazione, ma evitare che il costo della vita resti troppo elevato troppo a lungo.

In Asia il quadro è più sfumato. In Giappone l’inflazione si è raffredata: in febbraio era all’1,3%, sotto il target della banca centrale, con un’inflazione di fondo all’1,6%. In Cina, invece, i prezzi hanno mostrato un recupero moderato: l’inflazione annua è stata dell’1,0% a marzo, dopo un picco all’1,3% in febbraio. Qui il problema opposto è evidente: non tanto l’eccesso di inflazione, quanto la debolezza strutturale della domanda interna.

Il filo che unisce questi mercati è l’energia. L’aumento dei prezzi petroliferi e delle tensioni geopolitiche si trasmette rapidamente ai consumi, ai trasporti e ai servizi, rendendo più difficile il lavoro delle banche centrali. Per le economie avanzate, questo significa una politica monetaria ancora prudente; per quelle emergenti, un rischio più serio di erosione del potere d’acquisto e di instabilità macroeconomica.

La vera novità non è il ritorno dell’inflazione alta, ma il ritorno dell’incertezza. Dopo la fase più acuta dello shock post-pandemico, i prezzi non seguono più un’unica direzione: in alcune economie accelerano, in altre rallentano, in altre ancora restano troppo deboli. È questo disordine, più della cifra secca dell’inflazione, a definire oggi la situazione economica delle principali nazioni.
#commercio #disoccupazione #economia #inflazione #IPC #Italia #pil #prezzi #svizzera #UnioneEuropea #USA

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CoMaps 2026.04.23 separa la lingua dell’app da quella del sistema e migliora Android Auto


Nuova versione del fork comunitario di Organic Maps. Su Android è finalmente possibile scegliere la lingua dell'interfaccia direttamente dalle impostazioni dell'app, Android Auto mostra il limite di velocità durante la navigazione, migliora il calcolo del percorso a piedi e arrivano ritocchi a desktop, iOS e resa della mappa.
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CoMaps 2026.04.23-19 separa finalmente la lingua dell’app da quella del sistema operativo su Android. La nuova impostazione permette di avere il telefono in inglese e l’app in italiano (o qualsiasi altra combinazione tra le oltre cinquanta lingue supportate), una funzione richiesta da tempo dagli utenti e ormai presente in gran parte delle applicazioni moderne.

Per i lettori che si imbattono in CoMaps per la prima volta, si tratta del fork comunitario di Organic Maps, nato nel 2025 da una spaccatura tra gli azionisti del progetto originale e la comunità degli sviluppatori. L’app è completamente offline, basata sui dati di OpenStreetMap, senza tracciamento, senza pubblicità, non-profit e distribuita su Google Play, App Store, F-Droid, Flathub e direttamente dal repository Codeberg del progetto.

Miglioramenti per Android Auto


Su Android Auto si notano due cambiamenti concreti. Il primo è la comparsa del limite di velocità durante la navigazione, informazione che nelle versioni precedenti mancava e che ora appare a schermo come in qualsiasi altra app di navigazione moderna. Il secondo è l’adozione dei colori di sfondo standard del sistema al posto del verde personalizzato usato fino alla release precedente, un cambio estetico che mira a far convivere meglio CoMaps con il resto dell’interfaccia di Android Auto.

A questi si aggiunge un piccolo accorgimento che forza l’app a usare la modalità di navigazione per auto quando ci si collega al veicolo dopo aver utilizzato un’altra modalità (a piedi o in bicicletta) sul telefono.

Sempre su Android, gli orari di apertura dei luoghi sono ora espandibili per mostrare comodamente tutti i giorni della settimana, e il pannello di navigazione include un interruttore per alternare tra le informazioni sulla prossima tappa e quelle sulla destinazione finale. Risolti anche alcuni bug della navigazione vocale.

Altre novità


Su iOS è stato corretto un bug che impediva di vedere completamente l’ultimo segnalibro nella lista. La versione desktop basata su Qt mostra ora i risultati della ricerca limitati all’area della mappa visualizzata, ordina correttamente i download per dimensione e non va più in crash quando si visualizza un punto di interesse con informazioni sulle prese di ricarica.

Sulla mappa vera e propria, le etichette dell’acqua in modalità chiara hanno un contrasto maggiore, e nello stile Outdoor sono stati rimossi i bordi dei sentieri pedonali ai livelli di zoom più ampi, dove risultavano più confusi che utili. I riferimenti dei punti di interesse, come numeri di strade o codici identificativi, sono mostrati in più casi rispetto a prima.

Il calcolo del percorso a piedi è stato ritoccato per ridurre la tendenza a passare su strade private, una delle critiche ricorrenti all’algoritmo ereditato da Organic Maps. L’editor di OpenStreetMap integrato, infine, pulisce automaticamente il prefisso mailto: dai campi email, un piccolo accorgimento per mantenere i dati OSM più coerenti.

La versione 2026.04.23-19 è già scaricabile in formato APK da Codeberg, e nei prossimi giorni arriverà anche su Google Play, App Store, F-Droid e Flathub.

SOURCE:// codeberg.org

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Kdenlive, 11,5 milioni di download nel 2025 e donazioni in calo


Il resoconto annuale di Kdenlive, l'editor video libero sviluppato in KDE, racconta un 2025 di stabilizzazione e traccia la rotta del 2026 con colore a 10 bit, supporto OpenFX e approdo nel Microsoft Store.
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Oltre undici milioni e mezzo di download dal sito ufficiale nel solo 2025, 38 sviluppatori che hanno contribuito al codice, quasi la metà al primo contributo della propria carriera. Sono i numeri con cui Kdenlive, l’editor video libero sviluppato all’interno del progetto KDE, apre il suo resoconto annuale firmato da Farid Abdelnour, facendo il punto sull’anno appena passato e anticipando cosa aspettarsi nei prossimi mesi.

L’impressione è quella di un progetto che ha deciso di crescere in modo ordinato. Come riporta il team stesso, la priorità del 2025 è stata la stabilità piuttosto che l’accumulo di nuove funzioni, una scelta che gli utenti di vecchia data apprezzano particolarmente.

Un anno dedicato a rifinire


Le tre release pubblicate nel corso dell’anno raccontano proprio questa filosofia. La 25.04 uscita ad aprile ha introdotto la novità più vistosa: uno strumento di mascheratura automatica che sfrutta SAM2, un modello di riconoscimento degli oggetti sviluppato da Meta, per isolare un elemento da un filmato e rimuoverlo oppure trattarlo separatamente. Tutto viene elaborato in locale, senza inviare nulla a server esterni. Nella stessa versione è stato riscritto il supporto a OpenTimelineIO, un formato aperto che permette di trasferire progetti tra programmi di montaggio diversi, per esempio da Kdenlive a DaVinci Resolve o a Premiere e viceversa.

La versione 25.08 di agosto si è concentrata quasi interamente su correzioni di bug e sulla risistemazione del mixer audio, reso più leggibile e funzionante anche sugli schermi ad alta densità di pixel. La 25.12, uscita prima delle feste, ha rivisto invece l’interfaccia: una schermata di benvenuto per chi apre il programma per la prima volta, un sistema di pannelli che si possono riorganizzare con più facilità, un monitor di anteprima che ora mostra una minimappa per orientarsi nei progetti più lunghi.

Donazioni in calo, sostenibilità sotto pressione


Il capitolo più scomodo del resoconto riguarda i soldi. Nel 2025 le donazioni raccolte ammontano a 9.344,80 euro, contro gli 11.526,61 dell’anno precedente: un calo di circa il venti per cento. A fronte di oltre undici milioni di download la matematica è impietosa, e lo stesso team lo fa notare: se una persona su quattro tra chi lo ha scaricato versasse cinque euro, il progetto avrebbe risorse completamente diverse. Oggi queste donazioni permettono a Jean-Baptiste Mardelle, il manutentore principale, di dedicare a Kdenlive qualche giornata retribuita al mese in aggiunta al tempo che già ci mette come volontario.

Va ricordato che il venti per cento del budget viene girato a KDE e.V., l’associazione che gestisce l’infrastruttura del progetto KDE, per coprire server, spese amministrative, supporto legale e trasferte del team.

La roadmap 2026


Nei prossimi mesi dovrebbe arrivare il supporto al colore a 10 e 12 bit, una profondità cromatica che permette sfumature molto più fini rispetto agli 8 bit tradizionali e regge meglio le correzioni di colore in post-produzione. È una caratteristica fino a oggi quasi esclusiva delle suite commerciali come DaVinci Resolve. Kdenlive dovrebbe ottenere anche il supporto a OpenFX, uno standard aperto per i plugin di effetti video adottato da Resolve, Nuke e Fusion, che renderebbe riutilizzabili in Kdenlive effetti sviluppati per altri programmi.

Per la velocità è in arrivo la decodifica accelerata tramite scheda video, pensata per alleggerire il carico sul processore e rendere la riproduzione dei filmati più fluida durante il montaggio. Più avanti verrà introdotto il Dopesheet, un pannello dedicato alla gestione dei keyframe, ovvero i punti chiave che definiscono come evolve un effetto nel tempo, simile a quello già presente in Blender o in After Effects. Il lavoro è finanziato da una sovvenzione europea tramite il programma NGI Zero Commons di NLnet.

Un ultimo tassello riguarda la distribuzione su Windows. Il team sta lavorando per rendere il programma compatibile con il compilatore di Microsoft, passaggio obbligato per poterlo poi pubblicare direttamente nel Microsoft Store e raggiungere una fascia di utenti meno incline a cercare software fuori dai canali ufficiali.

La prossima versione, la 26.04, è già in fase di test e introdurrà il monitor mirroring e le anteprime animate delle transizioni.

SOURCE:// kdenlive.org
SOURCE:// kdenlive.org

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Nella Milano appena liberata il partigiano Vittorini fondava la rivista «Politecnico»


Fonte: gonnelli.it

All’alba del 26 aprile 1945, nel clima di ritrovata libertà che succede al crollo del regime, si assiste a una straordinaria fioritura di iniziative editoriali. La stampa reagisce alle coercizioni a cui è stata precedentemente sottoposta e manifesta in un’esplosione di testate giornalistiche la volontà di comprendere uno scenario molto più articolato di quanto l’informazione ufficiale non abbia lasciato intendere negli anni precedenti. In Italia si ricompongono le schegge di un percorso storico che ha lasciato dietro di sé distruzioni belliche e traumi collettivi, e in tale processo il giornalismo riveste un ruolo certamente non secondario. All’indomani della Liberazione, pur nella penuria di mezzi e di rifornimenti, soltanto a Milano, con la stessa produttività che si registra in altri centri urbani della penisola, escono «l’Unità», «Avanti!», «L’Italia libera», «Il Popolo», il «Giornale lombardo», nell’ambito di una rinascita dell’informazione alla quale concorrono diverse tipologie di periodici. Alla proliferazione dei quotidiani, infatti, per altro ancora legati ad un assetto grafico tradizionale, con lunghi testi ingabbiati in una rigida verticalità, si affianca la pubblicazione di settimanali, spesso simili nel formato e nei contenuti allo stile dei quotidiani ma promotori di un impiego originale delle immagini. Tra i rotocalchi illustrati, meritano senz’altro una menzione «L’Europeo» di Arrigo Benedetti, «Tempo nuovo» (poi «Tempo», nel recupero della denominazione che il giornale presentava prima della guerra), «Oggi». L’impiego della fotografia proposto da tali riviste mostra declinazioni differenti – «L’Europeo» delega i suoi tratti distintivi alle immagini isolate, crude, qualche volta violente; «Tempo» elabora i prodromi del fototesto giornalistico, affidando alle immagini il ‘racconto’ degli avvenimenti; «Oggi» prova a interpretare i gusti dei lettori facendo perno sulla fotografia intimista – ma tutte concorrono a una nuova definizione della cultura dell’immagine negli anni dell’immediato dopoguerra. <1
In questo contesto, la parabola breve ma ardente del «Politecnico», settimanale e poi mensile di cultura contemporanea, trova una peculiare possibilità di espressione. Pubblicata a Milano per Einaudi, diretta da Elio Vittorini tra il 1945 e il 1947, la rivista con i suoi trentanove fascicoli scardina i baluardi più stantii della comunicazione giornalistica e, con atteggiamento estremamente ricettivo, ritrae la realtà composita, caotica, contraddittoria di quello scorcio di secolo.
[…] All’indomani della Liberazione, che, come sappiamo, coglie un Vittorini reduce dalla reclusione nel carcere di San Vittore per aver organizzato un comizio il 25 luglio 1943, giorno della caduta di Mussolini, e dall’esperienza della fuga nel Sacro Monte di Varese, dove, identificato dalla polizia tedesca, si rifugia per nascondersi, lo scrittore porta avanti l’impiego presso «l’Unità» divenendone redattore capo. <25 Interessante, a tal proposito, appare il ricordo che di quel periodo ha lasciato Gian Carlo Pajetta: “«L’Unità» di Milano lo ebbe, dopo la Liberazione, primo redattore capo. Nessuno di noi sapeva ancora bene che cosa fosse e che cosa dovesse fare un redattore capo. Non certo Vittorini, a cui non venne in mente di poter dire di no […]. Ma erano tempo quelli – li ricordiamo con commozione, per lui e per noi – nei quali se avessimo detto a Vittorini che bisognava condurre un tram, la cosa gli sarebbe sembrata quasi naturale, comunque gli sarebbe parso impossibile non provarcisi, non farlo. Erano, del resto, i tempi nei quali il giovane critico letterario Mario Alicata faceva l’assessore alla Nettezza Urbana del comune di Roma, dimostrando di poter diventare quello che diventò poi, un dirigente politico”. <26
La rievocazione dell’esponente del PCI restituisce il ritratto dell’impetuoso candore con cui Vittorini vive e assume su di sé le impellenze del reale; si tratta di un’immediatezza e di una riorganizzazione in presa diretta degli intenti ideologici e culturali che lo stesso Vittorini riecheggerà in riferimento all’esperienza partigiana: “La notte stessa che i tedeschi entravano in città ero con dei compagni in una casa per metà crollata. Qualcuno mi passò un arnese dicendomi che era il mio fucile e che avrei dovuto trovare il modo di portarlo fuori città. Mi diede anche una borsa piena di caricatori. Io non avevo mai avuto un fucile tra le mani, non avevo fatto il servizio militare e ignoravo persino come si carica una rivoltella. Non risposi niente ad ogni modo. Avvolsi di carta il fucile […] e lo portai attraverso gli sbarramenti dei tedeschi che occupavano la città fino alla stazione ferroviaria di Milano-Certosa”. <27
Sotto i colpi della lotta resistenziale la robusta tempra dell’intellettuale Vittorini è già forgiata e, dopo il 25 aprile, pronta a convogliare gli interventi a carattere letterario, figurativo, politico, prima disseminati lungo un reticolo di sedi, in un un’unica rivista di sua creazione, «Il Politecnico. Settimanale di cultura contemporanea».

[NOTE]1 Per una panoramica sulla stampa periodica italiana e sui giornali illustrati del dopoguerra cfr. F. Contorbia (a cura di), Giornalismo italiano 1939-1968, Milano, Mondadori (I Meridiani), 2009, v. III, pp. XI-LV; U. Lucas, T. Agliani, La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia, Torino, Einaudi, 2015, pp. 159-193; A. Russo, Storia culturale della fotografia italiana. Dal Neorealismo al Postmoderno, Torino, Einaudi, 2011, pp. 48-66.
25 Il 7 giugno 1945 Elio Vittorini informa il fratello Ugo: «I compagni mi hanno messo all’“Unità” come redattore capo» (AP, p. 3).
26 G.C. Pajetta, Anche un militante, «Il Ponte», XXIX, nn. 7-8, luglio-agosto 1973, p. 1076.
27 E. Vittorini, Della mia vita fino a oggi, cit., p. 513. Sulle testimonianze dell’autore circa la sua esperienza resistenziale cfr. anche la lettera a Ernest Hemingway del 8 marzo 1948, Milano, AP, pp. 226-227.
Corinne Pontillo, Il «Politecnico». Progetto e storia di una narrazione visiva, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Catania, Anno Accademico 2017-2018
#1945 #CorinnePontillo #ElioVittorini #fascisti #guerra #lUnità #Milano #partigiani #Politecnico #Resistenza #tedeschi

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Autostrade, treni, porti e aerei: la cybersicurezza dei trasporti italiani fa paura


Guerre di Rete ha provato a fare domande sulla sicurezza informatica alle grandi aziende dei trasporti italiani. Quasi nessuno ha risposto. E i motivi per preoccuparsi non mancano.
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Autostrade per l’Italia, Ferrovie dello Stato, Ita Airways, il porto di Genova, quello di Gioia Tauro. Antonio Piemontese di Guerre di Rete ha girato per mesi tra uffici stampa e centralini di alcune delle più grandi infrastrutture di trasporto del paese, cercando di capire come si tutelano dagli attacchi informatici. La risposta più comune è stata il silenzio.

Nel frattempo, i problemi concreti non mancano: a novembre 2025 un attacco informatico ha colpito Almaviva, fornitore tecnologico delle Ferrovie dello Stato, sottraendo 2,3 terabyte di dati che includerebbero informazioni personali di passeggeri e dipendenti. Sui porti, le telecamere di sorveglianza a basso costo di produzione cinese sollevano interrogativi seri. E i sistemi di riconoscimento targhe che regolano gli accessi ai varchi portuali potrebbero essere manipolati con relativa facilità.

È un’inchiesta lunga e ben documentata, che vale la pena leggere per intero.

Leggi l’articolo su Guerre di Rete

SOURCE:// guerredirete.it

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World Book Day: Rakuten Kobo rilancia il piacere della lettura serale


In occasione del World Book Day, Rakuten Kobo punta sulla lettura serale come nuovo rituale quotidiano. Tra ebook, relax e benessere digitale, leggere torna protagonista nelle ore serali
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In un’epoca in cui la sera rischia di scivolare via tra notifiche e scroll infinito, la lettura sta tornando a ritagliarsi uno spazio tutto suo nella routine pre-sonno. In occasione del World Book Day che è celebrato lo scorso 23 aprile, Rakuten Kobo ha chiesto ai membri della propria community di raccontare quando legge, per quanto tempo e se l’utilizzo di Kobo ha cambiato, anche solo un pò, le abitudini di lettura. Ne emerge una fotografia chiara: la lettura non è un’attività “extra” da incastrare nel calendario, ma un rituale serale sempre più consolidato. Un gesto semplice che, grazie a Kobo, diventa più naturale e più facile da mantenere nel tempo.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La luce integrata: il vero game changer della lettura notturna


Dai dati raccolti emerge che il momento dedicato alla lettura coincide sempre di più con quello del relax: il 62% dei rispondenti utilizza Kobo principalmente la sera prima di dormire, contro il 18% che legge solamente nelle brevi pause giornaliere. Dati che confermano come l’eReader si inserisca in un’abitudine già esistente, quella di leggere a letto, rendendola più naturale e continua. In questo contesto, la differenza la fanno i dettagli che semplificano il gesto. Il 46% dei lettori individua nella luce integrata la funzionalità chiave, perché consente di continuare a leggere anche al buio, evitando di disturbare chi dorme nella stessa stanza.

Essendo pensato espressamente per la lettura, lo schermo antiriflesso E Ink di Kobo non affatica la vista. In più, la ComfortLight PRO consente di regolare luminosità e temperatura del colore per ridurre l’esposizione alla luce blu, aiutando a restare concentrati sulla storia e a preservare l’atmosfera del momento.

Con Kobo si legge più spesso e più a lungo


Quando leggere diventa comodo, lo si fa più di frequente e per più tempo. Il 41% dei rispondenti dedica in media 20–40 minuti alla lettura, mentre un ulteriore 36% supera i 40 minuti. Solo il 19% si ferma tra i 10 e i 20 minuti e appena il 4% legge meno di 10 minuti. Un segnale che evidenzia una fruizione più immersiva e continuativa, tipica dei momenti dedicati a sé stessi. Inoltre, il 49% dei lettori afferma di leggere più spesso da quando utilizza Kobo, il 31% di leggere in più luoghi, e il 15% di acquistare libri più frequentemente, mostrando un evidente, e positivo, cambio di abitudini.

Nuovo consumatore italiano 2025: 670.000 recensioni Feedaty
Il nuovo consumatore italiano cambia abitudini, aspettative e fiducia verso l’e-commerce. Il Report Feedaty 2025, basato su oltre 670.000 recensioni, fotografa trend e comportamenti emergenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il paradosso: un device digitale che riduce le distrazioni


In un mondo iper-digitale come quello in cui viviamo oggi, un eReader Kobo è uno strumento che riporta l’attenzione su una cosa sola. A differenza degli schermi generalisti, Kobo nasce con un obiettivo preciso: leggere. Questo si traduce in un’esperienza priva di distrazioni, che favorisce concentrazione e continuità. Ciò ha un impatto concreto sulle abitudini quotidiane, poiché il suo utilizzo non comporta solo un passaggio di formato, ma un ritorno alla lettura come gesto ricorrente, capace di riconquistare il tempo “a fine giornata” spesso assorbito da smartphone e TV. In occasione del World Book Day, Kobo ha invitato tutti a riscoprire il piacere di un capitolo in più prima di dormire: perché, a volte, il modo migliore per spegnere il mondo è accendere una storia.


MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile disponibile da maggio


MOVA ha presentato la sua ultima linea di prodotti in occasione dell’evento di lancio europeo. Protagonista indiscusso è V70 Ultra Complete, il robot aspirapolvere di ultima generazione progettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia dei bordi difficili da raggiungere e degli angoli nascosti.

Stiamo costruendo l’Universo Intelligente di MOVA - ha dichiarato Kurt Wang di MOVA - il nostro focus si sta spostando dai singoli prodotti alla formazione di un ecosistema interconnesso, passando dalla competizione sulle specifiche tecniche alla realizzazione di una concreta esperienza d’uso”.


V70 Ultra Complete: il primo robot aspirapolvere con un’estensione del mocio di 16 cm


Potenziato dal sistema MaxiReachX, V70 Ultra Complete è progettato per pulire anche le zone più difficili da raggiungere per i robot aspirapolvere tradizionali. Il sistema integra l’innovativa tecnologia MaxiReachX, progettata per portare la pulizia smart anche nei punti più difficili da raggiungere. L’estensione del mocio da 16 cm, combinata con il profilo ultrasottile del robot, consente di spingersi molto più in profondità negli spazi ristretti, garantendo una pulizia dei bordi fino a tre volte superiore rispetto agli standard tradizionali. Il sistema adattivo multi-angolare assicura inoltre movimenti precisi attorno a mobili e oggetti delicati. A completare la dotazione c’è l’estensione automatica della spazzola laterale da 12 cm, che si attiva quando i sensori rilevano angoli stretti o aree difficili da raggiungere, rimuovendo efficacemente polvere e sporco da bordi, angoli e zone solitamente trascurate. Grazie a questa combinazione avanzata, il robot riesce a infilarsi in spazi ristretti fino a soli 3,8 cm, superando i limiti finora considerati impossibili dal settore.

Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Un’altra tecnologia di spicco è EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto che riduce allo stesso tempo gli sforzi di manutenzione e l’impatto ambientale del robot, eliminando la necessità di ricambi monouso e supportando fino a cento giorni di utilizzo senza bisogno di interventi manuali. A livello di prestazioni complessive, V70 coniuga una potenza di aspirazione di 40.000 Pa, una capacità di superamento degli ostacoli fino a 9 cm, un sensore di navigazione retrattile e un riconoscimento di oltre 300 oggetti per la pianificazione intelligente del percorso. Rispetto ai precedenti modelli con ricarica rapida, la sua batteria da 6400 mAh con funzione Smart Resume consente una ricarica più veloce del 30% (in confronto al modello V50), garantendo una pulizia senza interruzioni anche in abitazioni di grandi dimensioni.
Z70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandiZ70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi

Z70 Ultra Roller Complete: lavaggio a rullo con acqua fresca


Al fianco di V70, debutta Z70 Ultra Roller Complete, il robot pensato per rispondere a un altro problema comune dei robot lavapavimenti: l’utilizzo di acqua sempre più sporca durante le pulizie. Sulla scia del modello di generazione precedente Z60 Ultra Roller Complete, Z70 introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi e le esigenze di pulizia più complesse. Passando dal semplice utilizzo di acqua alla circolazione continua ad alta pressione di acqua fresca, il robot offre una copertura ancora più estesa di bordi e angoli. Esso, infatti, si avvale di una configurazione di pulizia ottimizzata e della tecnologia MaxiReach con doppia estensione di spazzola e mocio, studiata per migliorare l’efficacia lungo pareti e zone difficili da raggiungere. I sensori laterali assicurano un rilevamento preciso dei bordi, mentre la compressione adattiva del rullo da 52 mm garantisce maggiore aderenza e un contatto sicuro con le superfici. Anche la mobilità è stata perfezionata, permettendo al dispositivo di superare ostacoli fino a 9 cm di altezza e di muoversi con maggiore fluidità tra soglie e ambienti complessi. Sul fronte delle prestazioni, il sistema beneficia di un incremento complessivo con autonomia aumentata del 30%, potenza di aspirazione fino a 36.000 Pa e pressione verso il basso di 18 N, assicurando una pulizia più uniforme ed efficace anche su superfici ampie.
Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzioneIl robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione

Robot pulitore per piscine Rover X10


Il progetto di espansione di MOVA per il 2026 porta l’automazione intelligente oltre i confini degli ambienti interni. Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione in un’unica soluzione autonoma, includendo raccolta delle impurità in superficie, risalita delle pareti, aspirazione del fondo, spazzolatura della linea di galleggiamento, pulizia dei gradini, navigazione negli angoli e gestione delle pendenze. Con una capacità di trattamento di 38.000 litri all’ora e una mappatura AquaScan a 360°, esso trasforma la gestione della piscina da un impegno laborioso a un piacere senza sforzo. Il sistema di spazzolatura EdgeDrive si adatta ai contorni della piscina, mentre l’intelligenza adattiva PoolNav calcola i percorsi ottimali attraverso terreni subacquei complessi. Dalla linea di galleggiamento al fondo, dalla superficie agli angoli, Rover X10 agisce come un ecosistema di manutenzione completo capace di rendere semplice e piacevole la cura degli esterni.
L’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-playL’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-play

Impianto fotovoltaico LumeGret


L’impianto fotovoltaico LumeGret completa la visione per il 2026 di MOVA abbattendo la barriera finale che si frappone allo stile di vita sostenibile: l’accessibilità. La serie è plug-and-play e non richiede installazioni complesse da parte di elettricisti, consentendo così il risparmio di tempo e denaro. La compatibilità di LumeGret con molteplici scenari, inoltre, rende il suo utilizzo ancora più semplice: bastano un balcone e una presa elettrica standard per installarlo in soli trenta minuti. Disponibile in due modelli scalabili - A2000 (1,92–9,6 kWh) e A4000 (4–20 kWh) - LumeGret è dotato di un sistema per l’ottimizzazione IA che massimizza l’autoconsumo di energia solare; inoltre, la tecnologia FluxCharge, per la ricarica adattiva di veicoli elettrici con potenza fino a 2,5 kW. A4000, è studiata per durare nel tempo con un’aspettativa di funzionamento di 20 anni, 10.000 cicli di ricarica e 10 anni di garanzia, dichiara il brand.
MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1

Stampante 3D Palette 300


Una delle evoluzioni più significative di MOVA è Palette 300, una stampante 3D multimateriale 12-in-1 che segna una nuova fase per l’azienda. Grazie al sistema di sostituzione automatica degli ugelli OmniElement, una tecnologia di alimentazione a doppio canale e una precisione di livello industriale pari a circa 0,02 mm, Palette 300 raggiunge una velocità di stampa di 800 mm/s con una riduzione degli scarti del 90% rispetto ai sistemi multimateriale convenzionali. I 53 sensori intelligenti e le quattro telecamere basate sull’IA consentono il rilevamento degli errori in tempo reale e la calibrazione automatica, mentre l’apposito contenitore per filamenti RFD‑6 garantisce un’essiccazione ottimale durante l’intero processo di stampa. Il sistema dispone inoltre di una piattaforma software integrata che permette di configurare, sezionare, stampare e controllare i propri dispositivi, per una soluzione davvero all-in-one.

Disponibilità


V70 Ultra Complete sarà disponibile in Italia a partire da maggio 2026.
La disponibilità degli altri prodotti, quali Z70 Ultra Roller Complete, Rover X10, Palette 300 e LumeGret Solar Power System, è prevista per il secondo trimestre dell’anno.