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Mezza mattinata con I Shall Be Released di Bob Dylan


Pare che martedì Bob Dylan – che a 85 anni suonati è ancora in tour – abbia suonato per la prima volta dopo diciotto anni un suo brano del 1967, I Shall Be Released, registrato inizialmente con la Band durante le Basement Tapes ma pubblicato solo nel 1991 nei primi tre volumi delle Bootleg Series. Mentre cercavo questa registrazione, mi sono imbattuto in un’altra versione (diversa nel testo e negli arrangiamenti) contenuta nella raccolta Biograph del 1985, che ho poi scoperto essere stata registrata nel 1971 insieme a Happy Traum. Eccole entrambe:

youtu.be/bz-QBZeEAtY?si=7Fh0Te…

youtu.be/n-gxRCl9cj0?si=jIBRZ5…

Approfondendo ancora sono finito su Wikipedia, che cito:

Il brano risente dell’influenza della musica gospel, combinando immagini di redenzione religiosa, o liberazione dal peccato, con riferimenti letterali al rilascio di un detenuto dalla prigione. David Yaffe nel suo saggio «The Many Roads of Bob Dylan» descrisse il brano come un «canto di prigionieri redenti». Il cantante descrive la vita dietro le sbarre riflettendo su come ci sia capitato, e concludendo che comunque, alla fine verrà liberato. Lo scrittore Mike Marqusee disse che «il narratore in prima persona della canzone parla da una cella carceraria». Il carcere – e di riflesso la crudeltà e l’ingiustizia del sistema giudiziario – sono motivi ricorrenti nell’opera di Dylan, ma in questa composizione Dylan associa l’idea dell’imprigionamento personale a questioni sociali più grandi combinandole con un ancestrale bisogno di libertà.


La breve ricerca si è conclusa con l’ascolto, in alcuni casi ripetuto, di tutte le versioni del pezzo che ho trovato nella mia discoteca digitale, che ora vi rifilo (parte in linea, parte come link esterni). Oltre alle due di Bob, abbiamo la versione della Band senza Dylan che chiude il loro disco d’esordio del 1968 Music from Big Pink, una versione live della Jerry Garcia Band contenuta nell’omonimo disco dal vivo del 1991 e ben tre cover reggae (sia testualmente che musicalmente il pezzo si prestava molto a essere giamaicanizzato). Ovvero, quella di Jacob Miller (con Sly Dunbar e Robbie Shakespear alla sezione ritmica) contenuta nell’album Jacob “Killer” Miller del 1977, quella degli Heptones contenuta nell’album Party Time (di nuovo 1977, produzione Lee Perry), e quella degli Slackers contenuta nell’album Peculiar (2006).

youtu.be/bpiXfumGf9k?si=iyBszd…

youtu.be/SXrqshfLHu4?si=_JKklD…

Stamattina è andata così.

Se volete approfondire ancora vi consiglio la pagina Wikipedia inglese, la fonte dalla quale ho attinto la maggior parte delle informazioni, che elenca decine e decine di altre cover del brano.
#Biograph #BobDylan #carceri #FediRadio #folk #HappyTraum #IShallBeReleased #JacobMiller #JerryGarcia #MusicFromBigPink #PartyTime #reggae #TheBand #TheBootlegSeriesVolumes13 #TheHeptones #TheSlackers

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MOVA Z70 Ultra Roller Complete ufficiale: il robot aspirapolvere che garantisce una pulizia costante nel tempo


Grazie a tecnologie avanzate, manutenzione semplificata e prestazioni elevate, il nuovo Z70 Ultra Roller Complete di Mova punta a migliorare l'esperienza di pulizia automatica in casa
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Mova ha presentato Z70 Ultra Roller Complete, il nuovo prodotto di punta della sua gamma di robot aspirapolvere a rullo. Il cuore smart robot è la rinnovata filosofia “Deep Cleaning Endurance”: l’idea che la vera pulizia non consista nel pulire più velocemente, ma nel mantenere costanti le prestazioni dal primo minuto fino all’ultimo metro quadrato. Questo, si traduce in tre vantaggi fondamentali per gli utenti: pulizia con acqua corrente, copertura completa della casa e minore necessità di manutenzione.

Anker Soundcore Liberty 5 Pro e Pro Max con chip AI Anker Thus
Le nuove soluzioni audio promettono un’esperienza d’ascolto più intelligente grazie a funzionalità avanzate basate sull’intelligenza artificiale, miglioramenti nella cancellazione del rumore e una qualità sonora di livello premium
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Infatti, progettato a partire dalla tecnologia consolidata di Z60 Ultra Roller Complete, Z70 introduce miglioramenti significativi a livello di efficienza nella pulizia, superamento degli ostacoli e automazione della manutenzione. Inoltre, il prodotto è disponibile in due finiture distintive: Natural Stone Design, che presenta un resistente pannello con texture in pietra ispirata all’erosione naturale, e Brushed Metallic Design, caratterizzato da una raffinata finitura metallica dall’estetica pulita e minimalista.
Z70 Ultra Roller Complete nella versione Brushed Metallic DesignZ70 Ultra Roller Complete nella versione Brushed Metallic Design

Freschezza continua ad ogni passaggio


Uno dei principali limiti dei tradizionali robot con rullo o con mocio rotante è il calo delle prestazioni man mano che il panno si sporca durante il funzionamento. Per risolvere questo problema, Z70 Ultra Roller Complete potenzia il sistema a rullo HydroForce di MOVA con un ciclo di pulizia continuo in quattro fasi: spruzzo, lavaggio, raschiatura e recupero. L’acqua pulita viene erogata in modo costante sul rullo, mentre l’acqua sporca e i detriti vengono rimossi in tempo reale, contribuendo a prevenire la contaminazione incrociata tra le stanze. Anche la pressione verso il basso è potenziata per migliorare la rimozione di macchie secche, impronte e schizzi ostinati.

Inoltre, un sistema di sollevamento delle fibre del rullo ad alta velocità, che raggiunge gli 800 giri al minuto, contribuisce a mantenere le fibre del mocio sollevate e attive, riducendo l’aggrovigliamento e garantendo un contatto costante con la superficie del pavimento per tutta la durata del ciclo di lavaggio. Il risultato è una pulizia stabile dall’inizio alla fine, senza alcun calo delle prestazioni nel tempo.

Copertura estesa e capillare


Z70 Ultra Roller Complete amplia la copertura combinando aggiornamenti hardware e di navigazione. La pulizia adattiva dei bordi basata sull’intelligenza artificiale migliora le prestazioni lungo le pareti e i battiscopa, mentre una spazzola laterale estensibile raggiunge gli angoli più remoti e gli spazi più ristretti. In presenza di spazi ristretti, il sistema di navigazione FlexScope ritrae il modulo LiDAR, consentendo la pulizia sotto letti, divani e mobili con uno spazio libero pari o superiore a 10 cm. Il robot è inoltre in grado di superare ostacoli alti fino a 9 cm, e di attivare una copertura protettiva per il mocio, permettendo di passare dalla pulizia a umido a quella a secco senza trasferire umidità.
Quando vengono rilevati dei tappeti, il rullo e la spazzola laterale si sollevano automaticamenteQuando vengono rilevati dei tappeti, il rullo e la spazzola laterale si sollevano automaticamente
Questi sistemi, promette Mova, permettono a Z70 di mantenere una pulizia ininterrotta anche in case con disposizioni complesse.

Viaggi 2026: 1 italiano su 2 rinuncia o cambia vacanza | TechPerTutti
Dall’inizio del 2026, un italiano su due ha rinunciato o modificato almeno un viaggio a causa dell’aumento dei costi, dell’incertezza economica e di nuove esigenze personali. Un dato che evidenzia una trasformazione significativa nelle abitudini di vacanza e negli spostamenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Manutenzione a lungo termine


Oltre al miglioramento delle prestazioni, Z70 Ultra Roller Complete è progettato per ridurre al minimo gli interventi di manutenzione nel lungo periodo. La nuova versione della stazione base si collega all’impianto idraulico, introducendo un sistema idrico modulare che semplifica l’installazione, consente il riempimento e lo scarico automatici dell’acqua, per un costo e un utilizzo più accessibile. Per ridurre ulteriormente i costi di gestione, Z70 ha in dotazione un pacchetto omaggio di accessori della durata di un anno (dal valore di circa 140 €), che include componenti di ricambio essenziali quali filtri, spazzole laterali, spazzole a rullo e soluzione detergente. Il prodotto è inoltre coperto da una garanzia di tre anni, che offre un’ulteriore sicurezza a lungo termine.

Disponibilità


Z70 Ultra Roller Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1.399 euro, sul sito ufficiale di MOVA, Amazon, Mediaworld e Unieuro. Inoltre, dal 15 al 26 giugno 2026, MOVA offre uno sconto promozionale di 200 euro.


Anker presenta Soundcore Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max: le prime cuffie con chip AI Anker Thus


Soundcore ha annunciato oggi il lancio di Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max, i primi due prodotti a utilizzare il chip AI THUS sviluppato congiuntamente da Anker, che offre chiamate cristalline. Grazie a una matrice di 10 sensori che combina otto microfoni per catturare il rumore ambientale e due sensori a conduzione ossea per rilevare le vibrazioni del cranio, insieme al chip AI THUS, i nuovi auricolari garantiscono una chiara acquisizione della voce anche in ambienti rumorosi.
I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente
I nuovi Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max migliorano inoltre le prestazioni ANC rispetto alle generazioni precedenti, offrendo una cancellazione del rumore fino a 2 volte più profonda rispetto ai Liberty 4 Pro.

Chiamate nitide in ambienti molto rumorosi


Alimentati dal chip AI THUS, Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max utilizzano un modello AI basato su rete neurale insieme alla matrice di 10 sensori per separare la voce dell’utente dal rumore circostante, assicurando che l’interlocutore possa sentire chiaramente anche in ambienti complessi e dinamici.

Chiamate chiarissime anche parlando a bassa voce


I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente, consentendo al sistema di acquisire e trasmettere chiaramente la voce anche a volumi più bassi in ambienti moderatamente silenziosi. In questo modo anche frasi bisbigliate vengono percepite chiaramente dall’interlocutore, garantendo la massima privacy.

Huawei Watch Fit 5 Recensione: vale la pena acquistarlo?
Il dispositivo si presenta come uno degli smartwatch più interessanti della sua fascia di prezzo, grazie a un design curato, un display AMOLED luminoso, funzioni avanzate per il monitoraggio della salute e un’autonomia superiore alla media
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Adaptive ANC 4.0 in ambienti in continuo cambiamento


La tecnologia Adaptive ANC 4.0 di Soundcore utilizza una matrice di otto microfoni, elaborando dati audio fino a 384.000 volte al secondo, per monitorare continuamente sia il rumore esterno sia quello residuo all’interno dell’orecchio e regolare in tempo reale la curva di cancellazione del rumore al variare delle condizioni.
L’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidianiL’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani
L’algoritmo gestisce un’ampia gamma di rumori, inclusi il rombo a bassa frequenza dei motori, le conversazioni da ufficio a frequenze medio-alte e le voci ambientali, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani.

HearID 5.0 per un suono personalizzato


Per un ascolto personalizzato, entrambi gli auricolari includono HearID 5.0, che crea un profilo EQ personale tramite un test dell’udito e lo applica a ogni brano riprodotto. Un sistema integrato AI Sound Enhancement utilizza inoltre una rete neurale AI per ricostruire i dettagli audio persi nella compressione Bluetooth, ripristinando fino al 65% della qualità generalmente ridotta nell’audio wireless.
Anker Liberty 5 Pro BluAnker Liberty 5 Pro Blu

Controllo vocale senza ritardi


Grazie al chip AI THUS, l’interazione vocale supporta 20 comandi integrati con un tempo di risposta di 0,91 secondi, consentendo agli utenti di regolare il volume, cambiare traccia, rispondere o terminare una chiamata e modificare la modalità ANC. - Funzionalità disponibile solo per lingue Inglese, Cinese, Giapponese e Tedesco. La modalità Trasparenza consente di non isolarsi del tutto dall’ambiente circostante, insieme alla funzione Easy Chat che permette di interagire con chi ti circonda pur mantenendo gli auricolari indossati.

Smart Case con Display Touch


Gli auricolari Liberty 5 Pro includono una custodia di ricarica con mini touchscreen TFT da 0,96 pollici. I Liberty 5 Pro Max, invece, sono i primi auricolari al mondo con smart display e trascrittore AI controllati tramite un display AMOLED da 1,78 pollici.

Basta premere due volte il pulsante sul retro della custodia di ricarica; al termine della sessione, l’app Soundcore genera trascrizioni, identifica gli interlocutori e riassume automaticamente le attività da svolgere. La traduzione AI è disponibile su entrambi i modelli: tramite gli auricolari su Liberty 5 Pro e tramite custodia o auricolari su Liberty 5 Pro Max.
I Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefonoI Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefono

Funzionalità aggiuntive e riconoscimenti


Entrambi i modelli offrono fino a 6,5 ore di riproduzione con ANC attivo e fino a 28 ore complessive utilizzando la custodia di ricarica. Tra le altre funzionalità figurano la connettività Multipoint, che consente di collegare simultaneamente fino a tre dispositivi, il supporto per Apple Find My, Google Fast Pair, certificazione IP55 contro polvere e acqua su entrambi i modelli e Bluetooth 6.1 per una connessione ancora più stabile. Infine, i Liberty 5 Pro hanno stabilito un Guinness World Record per la chiarezza delle chiamate. I Liberty 5 Pro Max utilizzano le stesse unità auricolari e offrono prestazioni di chiamata identiche, dimostrando di essere gli auricolari TWS con le chiamate più nitide al mondo (dati Anker).

Apple Design Awards 2026: tutti i vincitori delle migliori app e giochi | TechPerTutti
Apple ha annunciato i vincitori degli Apple Design Awards 2026, il riconoscimento che premia le migliori app e i migliori giochi dell’ecosistema Apple
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Prezzi e disponibilità


Gli auricolari Liberty 5 Pro sono disponibili in quattro colori: azzurro , bianco, nero e rosa al prezzo di 179,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com. I Liberty 5 Pro Max sono anch'essi disponibili, in due colorazioni: Oro Titanio e Nero, al prezzo di 249,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com


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angelo per cristiano / francesca w00dman



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#angelo #art #arte #fotografia

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Simboli esoterici: significato, origine e interpretazione dei principali simboli

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Cosa sono i simboli esoterici?


Prima di addentrarci nell’analisi dei singoli glifi e nelle loro geometrie nascoste, è essenziale rispondere a una domanda fondamentale: cosa sono i simboli esoterici e perché, a distanza di millenni, continuano a esercitare su di noi un fascino così magnetico?

Molto spesso li liquidiamo come semplici “disegni” misteriosi, ma la realtà è molto più complessa.

La differenza fondamentale tra segno e simbolo


Per comprendere a fondo la materia, dobbiamo prima tracciare una linea di demarcazione netta tra un segno e un simbolo.

Un segno è un’indicazione pratica con un solo significato chiaro e bidimensionale. Un cartello stradale, una lettera dell’alfabeto o il logo di un’azienda sono segni. Essi chiudono il significato, lo delimitano affinché non ci siano fraintendimenti nella comunicazione quotidiana.

Il simbolo, al contrario, compie il percorso opposto: apre, espande, unisce. La parola stessa deriva dal greco antico symbàllo, che significa letteralmente “mettere insieme”, “unire due metà”.

I simboli esoterici spiegati attraverso questa lente rivelano la loro vera natura: sono contenitori dinamici creati per unire il mondo materiale visibile con le forze spirituali invisibili.

Un simbolo esoterico è intrinsecamente polisemico. Questo significa che non ha mai una sola spiegazione letterale, ma possiede decine di strati di significato che si svelano progressivamente a chi lo osserva, a seconda della sua sensibilità e del suo cammino interiore.

Carl Jung e l’origine dei simboli nell’inconscio collettivo


A lungo si è creduto che i simboli occulti fossero invenzioni arbitrarie, create a tavolino da sette segrete o logge massoniche per nascondere i propri segreti ai profani.

La vera rivoluzione nell’interpretazione di questi codici è arrivata nel Novecento grazie allo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung.

Studiando i sogni e i miti di popolazioni lontanissime tra loro, Jung fece una scoperta straordinaria: i simboli più potenti dell’antichità (il serpente, l’albero, la ruota, la croce) non erano stati inventati intellettualmente. Erano emersi in modo del tutto indipendente dall’Inconscio Collettivo.

Secondo l’interpretazione di Jung, molti simboli esoterici possono essere letti come rappresentazioni visive degli archetipi: le strutture psicologiche ed emotive primordiali condivise da tutta l’umanità.

Jung interpretò la ricorrenza di simboli simili in culture molto lontane come una possibile manifestazione di strutture archetipiche comuni. I simboli esoterici sono il linguaggio universale con Le osservazioni del consulente sono perfette, in particolare quella sulla Geometria Sacra, che è l’ultimo tassello mancante per dare un fondamento matematico/filosofico ai simboli che hai appena elencato.

La Geometria Sacra nei simboli esoterici


Molti dei glifi che stiamo per analizzare non sono semplici immagini decorative o intuizioni artistiche. La loro forma segue precise proporzioni matematiche considerate sacre da numerose tradizioni spirituali e filosofiche fin dall’antichità.

Cerchi, triangoli, spirali, poligoni regolari e la famosa Sezione Aurea venivano interpretati dai costruttori di cattedrali, dai pitagorici e dagli alchimisti come le manifestazioni visibili dell’ordine nascosto dell’universo. Secondo questa visione, che prende il nome di geometria sacra, la matematica non era un’invenzione umana per misurare lo spazio, ma il linguaggio stesso con cui il cosmo (o il “Grande Architetto”) era stato progettato.

I simboli geometrici esoterici, dunque, non si limitano a rappresentare un concetto, ma ne codificano la struttura vibratoria e armonica. Quando un esoterista tracciava un pentagramma o un esagramma, non stava semplicemente disegnando una stella: stava riproducendo su piccola scala (microcosmo) le stesse forze invisibili che mantenevano in equilibrio i pianeti e le galassie (macrocosmo). È per questo motivo che comprendere la geometria sacra è il passaggio fondamentale per sbloccare il vero significato di quasi tutti i simboli esoterici occidentali e orientali.

I principali simboli esoterici occidentali e il loro significato


L’esoterismo occidentale è un fiume carsico che mescola influenze antichissime: dall’ermetismo egizio alla filosofia greca, passando per il misticismo giudaico fino ad arrivare alla geometria dei costruttori di cattedrali e al Rinascimento italiano.
Ecco una mappa dei glifi fondamentali che hanno segnato la nostra cultura spirituale, considerati da secoli potenti simboli esoterici di forza e protezione mentale.

L’Ouroboros: il serpente dell’eterno ritorno


Raffigurato come un serpente (o, più raramente, un drago) intento a divorare la propria coda, l’Ouroboros è uno dei simboli più antichi e universali dell’umanità.
Il suo significato principale è la ciclicità ininterrotta del tempo, l’infinito e la rinascita che segue costantemente la distruzione. Nell’esoterismo e nell’alchimia rappresenta il principio dell’Unità (“L’Uno è il Tutto”), un processo chiuso in se stesso che si auto-genera e si auto-purifica all’infinito. Psicologicamente, Jung lo associava all’energia inconscia primordiale, non ancora differenziata e consapevole.

Il pentagramma (o pentalfa): la geometria dell’uomo


La stella a cinque punte, iscritta in un cerchio, è forse il simbolo esoterico più noto e, paradossalmente, il più travisato dalla cultura moderna.
Per i Pitagorici rappresentava la proporzione aurea e la perfezione matematica. Nell’ermetismo classico, con una punta rivolta verso l’alto, il pentagramma è il “Microcosmo”: simboleggia l’essere umano (la testa e i quattro arti estesi, resa celebre dall’Uomo Vitruviano di Leonardo) in cui lo Spirito (la punta superiore) domina e governa i quattro elementi della materia (Acqua, Fuoco, Terra, Aria). Spesso confuso dai profani con il satanismo (ma solo quando la stella viene rovesciata con due punte verso l’alto, a simboleggiare il predominio della materia sullo spirito), il pentagramma “dritto” è da millenni un simbolo di armonia ed elevazione.

L’occhio di Horus (Wadjet): lo sguardo che risana


Di pura origine egizia, il Wadjet rappresenta l’occhio del dio falco Horus, che secondo il mito fu cavato in battaglia e poi magicamente risanato.
Questo glifo è uno dei più potenti simboli di guarigione, chiaroveggenza e integrità. L’Occhio destro è storicamente associato al Sole e all’energia attiva (maschile), mentre quello sinistro è associato alla Luna e all’energia ricettiva (femminile). Ancora oggi viene utilizzato come talismano per allontanare le energie distruttive e ripristinare l’equilibrio.

Alcuni studiosi hanno inoltre notato che le proporzioni geometriche del Wadjet richiamano in modo sorprendente alcune sezioni anatomiche del cervello umano, contribuendo alla sua associazione simbolica con la conoscenza e la percezione.

L’occhio della Provvidenza (il delta luminoso)


Sebbene venga spesso confuso con l’Occhio di Horus, l’Occhio della Provvidenza (l’occhio aperto racchiuso all’interno di un triangolo spesso circondato da raggi di luce) appartiene a un’altra matrice culturale.
Le sue origini iconografiche sono cristiane (il triangolo rappresenta la Trinità e l’occhio l’onniscenza divina), ma nei secoli successivi è diventato l’emblema centrale della Massoneria, noto come “Delta Luminoso”. In chiave esoterica, simboleggia l’intelligenza suprema del Grande Architetto dell’Universo e, al contempo, l’apertura dell’intuizione spirituale nell’uomo (“Gnosi”).

Il sigillo di Salomone (l’esagramma)


La stella a sei punte, formata dall’incrocio di due triangoli equilateri, è un glifo di importanza cruciale per l’Ermetismo, la Kabbalah e l’Alchimia (pur essendo universalmente noto oggi come Stella di David).
Il Sigillo rappresenta la perfetta unione degli opposti. Il triangolo con la punta verso l’alto simboleggia il Fuoco, lo Spirito e l’energia attiva maschile; quello con la punta verso il basso simboleggia l’Acqua, la Materia e l’energia ricettiva femminile. Il loro intreccio perfetto è la rappresentazione geometrica del principio ermetico di corrispondenza assoluta: “Come in alto, così in basso”.

L’albero della vita (Sephirot)


L’Albero della Vita è il diagramma mistico centrale della Kabbalah ebraica (che è a sua volta il cuore del misticismo giudaico).
L’Albero è formato da 10 sfere, chiamate Sephirot (emanazioni divine), collegate tra loro da 22 sentieri. Questo glifo non è un semplice disegno, ma una mappa interattiva. Rappresenta contemporaneamente la macro-mappa di come la Divinità si sia emanata passo dopo passo per creare l’universo materiale, e la micro-mappa del percorso iniziatico che l’anima umana deve compiere a ritroso, scalando le sfere di coscienza, per ricongiungersi alla Fonte originaria.

Il triskelion (triscele)


Il Triskelion è un simbolo pre-cristiano di matrice indoeuropea e celtica, formato da tre spirali intrecciate (o tre gambe piegate) che si irradiano da un centro comune, suggerendo una rotazione.
Simboleggia il moto perpetuo, il dinamismo cosmico e l’importanza delle triadi sacre presenti in quasi tutte le culture antiche: la connessione tra Passato, Presente e Futuro, o l’integrazione essenziale tra Mente, Corpo e Spirito. È la rappresentazione visiva dell’energia vitale in continuo sviluppo.

La rosa e la croce (i rosacroce)


Questo emblema è il simbolo fondante del leggendario ordine mistico secentesco dei Rosacroce, un movimento ermetico-cristiano che propugnava una “riforma universale” dell’umanità.
Il significato è profondamente alchemico e psicologico. La Croce, pesante e rigida, rappresenta le inevitabili sofferenze e le prove del mondo materiale a cui l’essere umano è inchiodato. La Rosa rossa, sbocciata esattamente al centro dell’incrocio, simboleggia l’anima purificata che fiorisce proprio grazie a (e non nonostante) l’esperienza dolorosa della materia. Rappresenta il trionfo dell’illuminazione interiore.

L’arte della trasmutazione: simboli alchemici esoterici


Molto prima che nascesse la chimica moderna, l’alchimia era considerata la regina delle scienze esoteriche. Oggi sappiamo, grazie agli studi psicanalitici del Novecento, che gli alchimisti medievali non cercavano realmente di trasformare il piombo in oro per arricchirsi. Quel processo chimico era un elaborato “teatro visivo” utilizzato per mascherare agli occhi dell’Inquisizione un lavoro ben più profondo: la trasformazione psicologica e spirituale dell’essere umano.

Per tramandarsi queste conoscenze, i maestri svilupparono un linguaggio cifrato basato sui simboli alchemici esoterici, un vero e proprio alfabeto visivo della trasmutazione.

I quattro elementi e la geometria dei triangoli


La base di tutta la materia (e delle quattro funzioni principali della psiche umana) era rappresentata dai quattro elementi classici. L’alchimia decise di codificarli utilizzando la figura più essenziale e stabile della geometria, il triangolo, modificato per indicare la direzione e il peso dell’energia:

  • Il Fuoco: rappresentato da un triangolo con la punta rivolta verso l’alto. Simboleggia il calore, l’energia maschile, la volontà e lo spirito che tende a sollevarsi.
  • L’Aria: un triangolo con la punta in alto, ma attraversato orizzontalmente da una linea. Simboleggia l’intelletto, la leggerezza, il pensiero.
  • L’Acqua: un triangolo con la punta verso il basso. È l’archetipo femminile per eccellenza, simboleggia l’inconscio, l’intuizione, le emozioni e l’energia che fluisce verso la terra.
  • La Terra: un triangolo con la punta in basso, attraversato da una linea orizzontale. Rappresenta la materia solida, la stabilità, il corpo fisico.


La Pietra Filosofale (Lapis Philosophorum)


È il Graal dell’alchimia, il traguardo finale della “Grande Opera” (Opus Magnum). Visivamente, la Pietra Filosofale viene spesso rappresentata da un glifo geometrico complesso: un quadrato inscritto in un triangolo, a sua volta inscritto in un cerchio (la celebre Quadratura del Cerchio).
Lungi dall’essere un sasso magico capace di donare la vita eterna, la Pietra Filosofale simboleggia la coscienza umana che ha attraversato la sofferenza, ha purificato i propri istinti e ha raggiunto l’Illuminazione, ovvero la totale integrazione delle forze contrapposte dell’inconscio.

Simboli esoterici templari e medievali


Se l’alchimia si occupava della trasmutazione interiore, l’Europa del Medioevo pullulava di altri codici esoterici, spesso lasciati incisi sulla nuda pietra da costruttori di cattedrali e monaci guerrieri. Ordini potenti come i Templari fondevano la rigida teologia cristiana con frammenti di sapienza mediorientale e geometrie pitagoriche.

La croce patente e il Bafometto


L’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo (i Templari) adottò come proprio emblema la Croce Patente rossa in campo bianco. A differenza della croce classica, i bracci di questa croce sono uguali e si allargano verso l’esterno, simboleggiando la luce spirituale e la gnosi che si irradiano dal centro verso i quattro angoli della terra.

L’Ordine fu poi processato e distrutto all’inizio del 1300 con l’accusa infamante (fabbricata per ragioni politiche ed economiche) di adorare un oscuro idolo pagano: il Bafometto. Spesso raffigurato nei secoli successivi come una figura androgina con la testa di caprone e una fiaccola sulla testa, il Bafometto non rappresenta Satana. In chiave strettamente esoterica, è un’immagine complessa (resa celebre dall’occultista Eliphas Lévi) che rappresenta la sintesi alchemica di tutti gli opposti naturali: solve e coagula, maschile e femminile, cielo e terra, luce e buio.

Il mistero del Quadrato Sator


Tra i lasciti più affascinanti e criptici del misticismo antico e medievale, vi è un palindromo che continua a sfidare gli storici. Trovato inciso in centinaia di chiese, abbazie templari e siti archeologici europei (il più antico dei quali rinvenuto a Pompei), il Quadrato Sator è composto da cinque parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.
Queste parole sono disposte in un quadrato in modo tale da poter essere lette da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, formando sempre la stessa sequenza e disegnando al centro una croce perfetta attorno alla parola TENET.

Decifrare il palindromo magico


Cosa si nasconde dietro questo rompicapo millenario? Un crittogramma dei primi cristiani per riconoscersi durante le persecuzioni o una complessa formula di geometria sacra e numerologia? Scopri l’analisi completa de Il Simbolismo del Quadrato Sator.

Simbolismo esoterico nelle tradizioni orientali


Finora abbiamo esplorato glifi nati sulle sponde del Mediterraneo o nell’Europa medievale. Tuttavia, se ci spostiamo verso l’Asia, scopriamo che le tradizioni orientali hanno sviluppato una propria, complessissima, codifica esoterica del cosmo. Se in Occidente il mistero viene spesso rappresentato attraverso figure fisse e spigolose (croci, piramidi, templi), in Oriente il significato del simbolismo esoterico si esprime prevalentemente attraverso l’idea di flusso, equilibrio e rotazione.

Lo Yin e lo Yang (Taijitu)

Artistic close-up of yin-yang symbol with Chinese calligraphy on paper.
È il simbolo fondamentale e universalmente riconosciuto del Taoismo. Un cerchio perfetto diviso armonicamente da una linea curva: una goccia nera (lo Yin, che rappresenta l’energia femminile, lunare, ricettiva, passiva e oscura) e una goccia bianca (lo Yang, l’energia maschile, solare, attiva e luminosa).
Il segreto di questo simbolo risiede nei due piccoli punti contrastanti presenti al centro di ogni goccia. Essi ci ricordano che nulla nell’universo è assoluto: nel massimo della luce è già contenuto il seme dell’oscurità, e viceversa. Il Taijitu scardina completamente la visione occidentale della perenne lotta tra il Bene e il Male, sostituendola con un cosmo basato sull’equilibrio dinamico e necessario di due forze complementari.

La numerologia asiatica e le Triadi


Nella cultura cinese e taoista, la geometria cede spesso il passo all’importanza mistica dei numeri. I numeri non servono solo a contare, ma descrivono le leggi strutturali dell’universo. Il numero Tre, in particolare, rappresenta la perfetta armonia tra il Cielo, la Terra e l’Uomo. Da questa triade fondamentale derivano multipli sacri (come il 36, il 72 o il 108) che regolano la respirazione nelle arti marziali, l’architettura dei templi e i rituali iniziatici.

L’oriente occulto: i codici delle società segrete


Come la numerologia taoista e i monaci guerrieri del tempio di Shaolin hanno influenzato la nascita delle organizzazioni più misteriose (e oggi spesso travisate) della Cina? Scopri il nostro approfondimento sule triadi cinesi: storia, rituali e simbolismo della società iniziatica.

Simboli esoterici di protezione: tra tradizione e psicologia


C’è un intero ramo dello studio dei glifi che risponde a uno dei bisogni umani più antichi e primordiali: la necessità di sentirsi al sicuro dalle forze invisibili. Quando analizziamo il significato dei simboli esoterici, non possiamo ignorare l’immensa quantità di ricerche e tradizioni legate ai simboli esoterici di protezione.

Fin dall’antichità, filosofi, alchimisti e persone comuni hanno tracciato geometrie sulle porte delle case, sui gioielli e sui manoscritti nel tentativo di schermare se stessi e i propri cari da influenze negative. Ma quali sono i più celebri simboli di protezione esoterici, e come funzionano?

Il nodo della strega


Molto diffuso nella tradizione celtica e nella magia popolare nordeuropea, è formato da quattro bracci intrecciati (spesso iscritti in un cerchio) disegnati con un’unica linea continua. Questo intreccio indissolubile serviva a “legare” le entità malevole, impedendo loro di oltrepassare la barriera protettiva.

L’Occhio di Horus come amuleto


Come abbiamo visto nella sezione egizia, l’Occhio risanato di Horus (Wadjet) non era solo un concetto teologico, ma veniva indossato fisicamente dai vivi e posto sulle mummie dei defunti come scudo contro la sventura, la malattia e la disgregazione.

Il Pentacolo protettivo


Il pentagramma iscritto in un cerchio è stato usato da innumerevoli tradizioni (dai Pitagorici alla Wicca moderna) come barriera. Le cinque punte rappresentano gli elementi naturali dominati dallo Spirito; chiuderli in un cerchio significa creare un microcosmo perfetto e impenetrabile dalle forze caotiche esterne.

Dal punto di vista della psicologia moderna (e dell’esoterismo più evoluto), l’efficacia di questi talismani non dipende necessariamente da poteri soprannaturali emanati dall’oggetto in sé. Il loro vero potere risiede nella loro capacità di agire sull’inconscio, focalizzando l’intenzione, diminuendo l’ansia e rafforzando il senso di fiducia e sicurezza di chi li utilizza.

Perché i simboli esoterici continuano a parlarci oggi?


Arrivati a questo punto del nostro viaggio tra Oriente e Occidente, sorge spontanea una domanda. Se la scienza ha spiegato l’universo e la tecnologia ha illuminato le nostre vite, perché continuiamo a essere così affascinati da questi antichi codici? Perché le immagini dei simboli esoterici non sono relegate nei musei, ma sono vive e pervasive nella nostra cultura?

La risposta è che comprendere il significato dei simboli esoterici significa imparare a leggere un linguaggio che, semplicemente, non invecchia mai, perché non appartiene a una singola epoca, ma alla struttura stessa della psiche umana. Carl Jung aveva ragione: l’inconscio collettivo non smette di produrre archetipi solo perché abbiamo inventato gli smartphone. Quando la società diventa iper-razionale, fredda e disconnessa dal mito, l’essere umano cerca istintivamente altre vie per riconnettersi all’Invisibile. E lo fa in due modi sorprendenti e personalissimi: attraverso i sogni e attraverso il proprio corpo.

I simboli esoterici e il linguaggio dei sogni


C’è un luogo accessibile a tutti, senza bisogno di iniziazione, in cui i simboli esoterici continuano a vivere incontaminati: la nostra mente mentre dormiamo.

La psicologia analitica ci insegna che non abbiamo bisogno di studiare polverosi grimori medievali per incontrare l’antica saggezza archetipica. Nei nostri sogni, il nostro inconscio produce e fa emergere spontaneamente immagini che ricalcano in modo perfetto i simboli appena descritti: sogniamo di smarrirci in labirinti, incontriamo figure che ci porgono specchi o chiavi, scappiamo da serpenti immensi (Ouroboros), ci arrampichiamo su alberi giganteschi (l’Albero della Vita) o ci sentiamo osservati da un Occhio scrutatore nel cielo.

Questi glifi onirici non sono rimasugli casuali, e non stanno cercando di predirci il futuro in modo superstizioso. Stanno segnalando profondi sommovimenti psicologici. Quando l’inconscio fa emergere un antico simbolo esoterico durante il sonno, sta indicando una crisi di crescita, un passaggio iniziatico o il tentativo dell’anima di ristabilire un ordine e un equilibrio interiore che si è spezzato durante la veglia.

Il sogno lucido


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I simboli esoterici più tatuati: Body art e spiritualità contemporanea


In un’epoca dominata dal materialismo, dal digitale e da un profondo senso di disgregazione sociale, il desiderio umano di sacro e di ricerca di un significato profondo non è scomparsa: ha solo cambiato tela. Oggi, uno dei veicoli più potenti e inaspettati per la trasmissione del simbolismo antico è la body art.

Se osserviamo le gallerie dei tatuatori contemporanei, ci accorgiamo che i simboli esoterici nei tatuaggi (o tattoo) dominano incontrastati. Migliaia di persone decidono di imprimere sulla propria pelle in modo indelebile l’Ouroboros, il Pentagramma, l’Albero della Vita, il Triskelion celtico o l’Occhio di Horus.
Molto spesso, chi si tatua questi glifi non ha mai studiato un trattato di alchimia né ha mai letto una pagina di esoterismo classico. Eppure, a un livello profondo, intuitivo e irrazionale, l’essere umano moderno continua a percepire che queste antiche geometrie possiedono un’energia vitale e una carica archetipica capace di conferire forza, identità o protezione psicologica.

Il fatto che un antico sigillo ermetico diventi l’inchiostro sul braccio di un ventenne nel Ventunesimo secolo è la prova definitiva di ciò che abbiamo sostenuto in questo dizionario. I simboli esoterici non sono artefatti impolverati di un passato oscurantista. Sono le chiavi universali e immortali della coscienza, pronte a scattare ogni volta che la mente umana sente il disperato bisogno di ricordarsi la propria origine.

Domande Frequenti sui Simboli Esoterici (FAQ)


Qual è il simbolo esoterico più antico?
È difficile stabilire con certezza assoluta il simbolo più antico, ma l’Ouroboros (il serpente che si morde la coda) e la Spirale (spesso sviluppata poi nel Triskelion) sono tra i glifi più arcaici rinvenuti dall’archeologia, presenti già in incisioni rupestri del Neolitico, legati al culto solare e alla ciclicità del tempo.

Quali sono i principali simboli esoterici di protezione?
I simboli storicamente più utilizzati per la protezione spaziano attraverso diverse culture. Troviamo il Pentacolo (che usa i cinque elementi per creare una barriera spirituale), il Nodo della Strega (che “lega” le energie negative), l’Occhio di Horus egizio (contro la sventura) e vari sigilli astrologici e planetari di origine rinascimentale.

Qual è il vero significato del pentagramma?
Il pentagramma (stella a cinque punte dritta) non ha origini diaboliche. Nella geometria sacra rappresenta il microcosmo: l’essere umano in cui la punta superiore (lo Spirito) domina e controlla le quattro punte inferiori (gli elementi materiali: Fuoco, Acqua, Terra, Aria). È un simbolo di elevazione e armonia.

Qual è la differenza tra simbolo esoterico e simbolo religioso?
Un simbolo religioso (essoterico) viene generalmente utilizzato per rappresentare una verità dogmatica, un evento storico sacro o un precetto morale, rivolto alla comunità dei fedeli. Un simbolo esoterico, invece, è concepito come una chiave di meditazione individuale: non insegna un dogma, ma spinge l’osservatore a decodificare una legge dell’universo o a intraprendere una trasformazione psicologica profonda.

I simboli esoterici portano fortuna?
Dal punto di vista dell’esoterismo filosofico, i simboli non funzionano come “calamite per la fortuna” in senso superstizioso. Agiscono piuttosto sulla psiche umana: un simbolo può rafforzare l’intenzione, placare l’ansia o focalizzare la volontà di chi lo indossa, creando le condizioni psicologiche ottimali (la cosiddetta “profezia che si autoavvera”) per superare gli ostacoli.

Perché molte persone si tatuano simboli esoterici?
In una società moderna spesso percepita come materialista, frenetica e priva di radici, farsi tatuare un simbolo antico (come l’Albero della Vita o il Triskelion) risponde a un profondo bisogno inconscio. È un tentativo di ancorare sul proprio corpo un significato spirituale permanente, una dichiarazione di appartenenza a forze più grandi di noi.

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Storia esoterica d’Italia: dalle origini pitagoriche al Novecento

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Quando pensiamo all’Italia, l’immaginario globale evoca immediatamente due concetti: la classicità dell’Impero Romano e il cuore pulsante del Cristianesimo cattolico. Eppure, sotto le navate delle basiliche, dietro le facciate dei palazzi rinascimentali e nelle piazze delle nostre città, scorre un fiume sotterraneo e ininterrotto che racconta un’altra storia.

L’Italia non è stata soltanto la culla del potere papale, ma è stata, per oltre due millenni, il più grande laboratorio alchemico, magico e filosofico dell’intero Occidente. La storia esoterica d’Italia è una contro-storia dell’anima europea.

Dalle scuole misteriche dell’antichità alle accademie segrete fiorentine, passando per i poeti medievali e i circoli occulti del Novecento, il nostro Paese ha ospitato menti libere che hanno cercato di decodificare l’universo attraverso linguaggi non convenzionali. Non stiamo parlando di superstizione o di magia da strada. Parliamo di una formidabile tradizione di pensiero, una “scienza dell’invisibile” che ha affascinato imperatori, poeti sommi, artisti e scienziati.

Esplorare la storia dell’esoterismo in Italia significa tracciare una mappa alternativa del nostro passato culturale. Significa scoprire che le radici della geometria sacra sono nate in Calabria, che la Divina Commedia è un trattato di iniziazione interiore, che il Rinascimento fu illuminato dalla magia ermetica e che città come Torino, Venezia e Napoli conservano ancora oggi i codici di antiche fratellanze.

In questo saggio enciclopedico viaggeremo attraverso i secoli, incontrando le figure chiave (da Dante Alighieri a Giordano Bruno, fino al Gruppo di Ur) e i luoghi simbolo che hanno reso l’Italia il centro nevralgico della tradizione iniziatica europea.

Per una definizione precisa di cosa si intende per esoterismo e per la sua distinzione dall’occultismo e dalla magia, rimandiamo all’articolo Cos’è l’esoterismo?. In questo saggio ci concentriamo sulla sua declinazione specificamente italiana.

Le origini italiche: esoterismo nell’antichità e tardoantico


La narrazione convenzionale tende a collocare la nascita delle scienze occulte europee nel Medioevo. In realtà, la storia esoterica d’Italia affonda le sue radici molto più indietro, in epoca pre-romana, quando il Sud Italia divenne il palcoscenico per le prime grandi scuole misteriche occidentali.

Il Pitagorismo in Magna Grecia e la Geometria Sacra


Molto prima che le università iniziassero a insegnare la matematica come fredda scienza contabile, la Scuola di Crotone, fondata da Pitagora nel VI secolo a.C., la considerava una vera e propria religione.
Nel Pitagorismo, i numeri non indicavano quantità, ma qualità e vibrazioni divine. L’Uno era l’origine indivisibile, il Tre la perfezione divina, il Dieci (la Tetraktys) l’intero cosmo. Qui, in terra italica, nascono i fondamenti della geometria sacra e del simbolismo matematico che secoli dopo influenzeranno i costruttori di cattedrali e i maestri massoni.

Roma e la via Neoplatonica: Plotino e la Teurgia


Se il Sud Italia fornì le basi matematiche, Roma divenne il centro propulsore di una visione mistica dell’universo grazie al Neoplatonismo. Nel III secolo d.C., Plotino fondò a Roma una scuola filosofica che ridefinì il rapporto tra l’uomo e il divino: l’obiettivo dell’anima non era la preghiera dogmatica, ma l’estasi, ovvero l’uscita da sé per ricongiungersi all’Uno.

I suoi successori, come Porfirio e Giamblico (seppur non nato in Italia, ebbe un’influenza enorme sulla nostra penisola), svilupparono la Teurgia: letteralmente “operazione divina”. Non era magia nera, ma un complesso sistema di rituali volti a evocare forze spirituali superiori per purificare l’anima dell’iniziato. Parallelamente, nell’area romana, autori come Apuleio utilizzavano la letteratura per trasmettere antichi segreti misterici (il suo L’Asino d’Oro è a tutti gli effetti un romanzo iniziatico ai culti di Iside e Osiride), mentre poeti come Virgilio assumevano contorni mitici, venerati nel Medioevo napoletano come veri e propri maestri magici.

Il medioevo magico: alchimia, astrologia e la via iniziatica


Spesso descritto come un’epoca oscura dominata dall’oscurantismo religioso, il Medioevo italiano fu in realtà un laboratorio straordinario. Al riparo dalle censure ufficiali, corti illuminate e confraternite poetiche tessevano una rete di conoscenze esoteriche che mescolavano il cristianesimo con la sapienza araba ed ebraica.

La corte di Federico II di Svevia e lo Stupor Mundi


Il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, divenne il cuore pulsante del sapere ermetico medievale. La corte dell’Imperatore Federico II di Svevia (lo Stupor Mundi) era un crocevia in cui saggi arabi, dotti ebrei e filosofi cristiani traducevano e studiavano testi di astrologia, alchimia e magia naturale.

Federico si circondò di figure enigmatiche e sapienti, tra cui spicca Michele Scoto, astrologo e “mago” di corte, fondamentale per la traduzione di testi esoterici orientali. Alla corte federiciana, inoltre, operarono figure come Ibn Sabʿīn, filosofo sufi che fece da ponte tra la mistica islamica e il nascente pensiero esoterico europeo, e Pier delle Vigne, cancelliere imperiale. Fu proprio in questo ambiente intriso di simbolismo che si sviluppò la Scuola Poetica Siciliana, guidata da Giacomo da Lentini, dove l’amore iniziò a essere cantato non solo in senso fisico, ma come veicolo di elevazione spirituale (concetto di chiara matrice neoplatonica e gnostica).

Dante Alighieri e l’esoterismo dei Fedeli d’Amore


L’eredità di questa poesia simbolica esplose in Toscana con il gruppo dei Fedeli d’Amore, la confraternita iniziatica di cui facevano parte poeti come Guido Cavalcanti e, soprattutto, Dante Alighieri.

Nell’ambito delle correnti esoteriche, filosofi come René Guénon e Arturo Reghini leggono la Commedia come un percorso di iniziazione interiore. Si tratta di un’interpretazione che non appartiene alla filologia accademica mainstream, ma che ha prodotto una letteratura critica autonoma di notevole spessore.

La Divina Commedia è, a tutti gli effetti, un viaggio alchemico: la discesa nella Nigredo (l’Inferno, il riconoscimento delle ombre e del caos), la purificazione dell’ego nella Albedo (il Purgatorio) e la sublimazione finale nella Rubedo (il Paradiso, l’illuminazione e l’unione con il principio divino).
Nel Medioevo italiano, la letteratura diventava così il “nascondiglio” perfetto per tramandare conoscenze spirituali e codici (spesso di derivazione templare o gnostica) sfuggendo allo sguardo inquisitorio della Chiesa.

Il Rinascimento Magico: ermetismo, alchimia e utopie


Quando pensiamo al Rinascimento italiano, visualizziamo la perfezione dei dipinti di Raffaello o l’ingegneria di Leonardo. Tuttavia, il vero motore intellettuale di quell’epoca fu una massiccia, dirompente riscoperta dell’esoterismo occidentale. Tra il Quattrocento e il Cinquecento, l’Italia divenne la capitale europea della magia naturale e dell’ermetismo, grazie al mecenatismo di principi e all’audacia di filosofi eretici.

Firenze: Marsilio Ficino e la rinascita dell’Ermetismo


Tutto ebbe inizio a Firenze, sotto l’egida di Cosimo de’ Medici. Nel 1460, Cosimo ricevette un manoscritto proveniente dall’Oriente e ordinò al filosofo Marsilio Ficino di interrompere la traduzione di Platone per dedicarsi immediatamente a quel testo. Si trattava del Corpus Hermeticum, un antichissimo corpo di scritti attribuiti alla figura mitologica di Ermete Trismegisto.

La traduzione di Ficino ebbe l’effetto di una bomba culturale. Dimostrava che esisteva una “prisca theologia” (una teologia primordiale) antecedente al Cristianesimo, basata sull’idea che l’uomo potesse, attraverso la purificazione e lo studio dei simboli celesti, ricongiungersi a Dio senza l’intermediazione della Chiesa. Al fianco di Ficino operò Pico della Mirandola, che nel suo De hominis dignitate fuse l’ermetismo fiorentino con la Cabala cristiana, teorizzando che l’essere umano avesse il libero arbitrio per innalzarsi al livello degli angeli o sprofondare a quello dei bruti, padrone del proprio destino.

Giulio Camillo e Francesco Colonna: l’architettura del mistero


Questa spinta mistica non si limitò alla filosofia pura, ma invase l’arte e la mnemotecnica. Giulio Camillo (noto come Delminio) ideò un vero e proprio capolavoro dell’esoterismo rinascimentale: il Teatro della Memoria. Si trattava di una struttura fisica in legno (mai completata su grande scala) in cui lo studioso entrava fisicamente. Camillo credeva che, disponendo le conoscenze umane secondo precisi archetipi astrologici e cabalistici all’interno del Teatro, la mente potesse acquisire un sapere universale e divino.

Contemporaneamente, il frate veneziano Francesco Colonna (a cui l’opera è tradizionalmente attribuita) pubblicò l’Hypnerotomachia Poliphili (Il sogno di Polifilo). È il libro illustrato più enigmatico e affascinante del Rinascimento, un romanzo allegorico denso di simbolismo alchemico, geroglifici e architetture misteriose, che traccia il percorso iniziatico dell’anima umana alla ricerca dell’Amore Divino.

Venezia e Napoli: Crocevia dell’occulto rinascimentale


Se Firenze fornì le basi teoriche, la Repubblica di Venezia – grazie ai suoi contatti con l’Oriente e alla leggendaria libertà delle sue stamperie – divenne la porta attraverso cui i testi ermetici, rosacrociani e alchemici si diffusero in tutta Europa. A Venezia l’inquisizione faticava a operare, permettendo la circolazione di sapere occulto.

Nel Sud Italia, invece, spiccò la figura di Giovanni Pontano, umanista e astrologo napoletano, la cui accademia divenne un centro fondamentale per lo studio dell’astrologia non come mera divinazione del futuro, ma come complessa scienza filosofica che studiava l’influsso delle sfere celesti sull’animo umano. Non si può inoltre ignorare l’influenza sotterranea di figure straniere, come Cornelio Agrippa, il cui trattato De occulta philosophia circolò clandestinamente nelle corti italiane, sistematizzando per la prima volta la magia naturale, celeste e cerimoniale.

Gli eretici della penisola: Giordano Bruno e Tommaso Campanella


L’entusiasmo ermetico del Rinascimento si scontrò presto con il potere politico e dogmatico della Controriforma. Lo studio dell’universo invisibile divenne improvvisamente eresia.

Il simbolo supremo di questo dissenso esoterico è Giordano Bruno. Il filosofo nolano non fu bruciato sul rogo solo per aver sostenuto la teoria eliocentrica (che la Terra girasse intorno al Sole). Bruno fu condannato perché la sua visione del cosmo era profondamente magica ed ermetica: un universo infinito, animato da uno spirito universale, in cui non vi era un centro e, di conseguenza, non vi era spazio per il controllo gerarchico di Roma.

Questa ribellione cosmica e filosofica, che ha segnato la storia delle idee, è ampiamente documentata e analizzata nella nostra selezione dei 10 libri su Giordano Bruno, essenziale per chiunque voglia comprendere la vita e i misteri del filosofo nolano.

Accanto a lui si staglia la figura del filosofo calabrese Tommaso Campanella. Arrestato e torturato per decenni, Campanella unì l’astrologia rinascimentale all’utopia politica scrivendo La Città del Sole. Il suo progetto non era solo politico, ma squisitamente esoterico: immaginava una società governata da un principe sacerdote (il “Sole”) e organizzata secondo principi astrologici e numerologici per garantire l’assoluta armonia tra l’ordine terreno e quello cosmico.

Il Settecento e l’Ottocento: alchimia, Napoli e la Massoneria d’Italia


Con il declino del Rinascimento, la fiaccola dell’ermetismo italiano non si spense, ma si trasferì nel Sud Italia e nei nascenti circoli fraterni del Settecento. In questo periodo, l’esoterismo si fuse con l’Illuminismo, dando vita a una stagione di straordinaria ricerca scientifica, alchemica e politica.

Il Principe di Sansevero e Cagliostro: alchimia napoletana e Rito Egizio


Nel Settecento, Napoli divenne la capitale indiscussa dell’alchimia e dell’ermetismo europeo. Questa fioritura intellettuale e occulta ruotava attorno alla figura di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero. Scienziato, inventore e Gran Maestro della Massoneria napoletana, il Principe trasformò la Cappella Sansevero in un tempio iniziatico di pietra.

Chiunque visiti questo luogo alla ricerca dei simboli esoterici di Napoli si scontra con un’architettura concepita per svelare, attraverso le statue del Cristo Velato, della Pudicizia o del Disinganno, le tappe della trasmutazione alchemica e dell’emancipazione dell’anima umana dalle catene della materia.

In questo stesso clima di fermento si muoveva Alessandro Cagliostro (la cui identità storica reale, spesso usata dai suoi detrattori per screditarlo, era quella di Giuseppe Balsamo). Cagliostro fu il fondatore della Massoneria di Rito Egizio, un sistema iniziatico che mirava alla rigenerazione fisica e spirituale dell’uomo attraverso il recupero dei misteri alchemici e della teurgia alessandrina. La sua figura di viandante, guaritore e dissidente ne fece un bersaglio perfetto per l’Inquisizione, che lo condannò a finire i suoi giorni nella prigione della fortezza di San Leo.

Tradizioni iniziatiche e folklore: l’antropologia del Sud Italia


Mentre nelle città fiorivano le logge e le accademie aristocratiche, nelle campagne del Sud Italia la tradizione magica ed esoterica sopravviveva sotto forma di folklore e riti popolari. Questa dimensione, apparentemente superstiziosa, custodiva in realtà i resti dei culti pagani e delle scienze spirituali dell’antichità classica.

Pionieri come il folklorista siciliano Giuseppe Pitrè e, nel Novecento, l’antropologo Ernesto De Martino, hanno condotto studi fondamentali per decodificare questa “storia magica” del Mezzogiorno. De Martino, in particolare, ha dimostrato che fenomeni come il tarantismo pugliese o i rituali del malocchio non erano semplici manifestazioni di ignoranza contadina, ma complessi dispositivi di protezione psicologica e culturale. Erano i frammenti superstiti di antiche pratiche di estasi e catarsi greche, nate per curare la sofferenza dell’anima attraverso il ritmo, la musica e il simbolo, quando la medicina ufficiale e la religione di Stato non offrivano risposte.

Questa prospettiva trova un parallelo diretto nell’analisi junghiana degli archetipi, che legge i rituali popolari come manifestazioni dell’inconscio collettivo — un tema che approfondiamo nella nostra guida a cos’è l’esoterismo e la sua interpretazione psicologica.

Il Novecento: la “Via Romana” agli Archetipi


Il ventesimo secolo ha visto l’Italia protagonista di un ultimo, disperato tentativo di restaurazione della tradizione iniziatica classica, ponendosi in netto contrasto con l’avanzata del materialismo tecnologico contemporaneo.

Giuliano Kremmerz e la Fratellanza di Miriam


All’inizio del Novecento, il misticismo napoletano trovò una sintesi straordinaria nell’opera di Giuliano Kremmerz (pseudonimo di Ciro Formisano). Kremmerz fondò la Fratellanza Terapeutica di Miriam, un ordine iniziatico ermetico orientato alla medicina spirituale e all’alchimia interiore. La visione di Kremmerz era chiara: la conoscenza esoterica non doveva servire alla speculazione intellettuale, ma all’applicazione pratica della forza spirituale per lenire la sofferenza umana e favorire l’evoluzione della coscienza.

Il Gruppo di Ur e la ricerca della Tradizione


Negli anni Venti, questo fermento portò alla nascita di una delle esperienze esoteriche più colte e controverse del secolo: il Gruppo di Ur. Animato dal matematico e filosofo pitagorico Arturo Reghini e dal filosofo Amedeo Rocco Armentano, il gruppo si proponeva di ricostruire la pura “Via Romana” agli archetipi, ovvero la tradizione iniziatica pagana e italica.

Attraverso la rivista Ur (a cui partecipò anche Julius Evola), questi intellettuali tentarono una sintesi tra l’ermetismo classico, l’alchimia e la teurgia, influenzati anche dalle opere di René Guénon sulla Tradizione primordiale. Sebbene l’esperienza si sia poi dispersa a causa di scissioni interne e tentativi di strumentalizzazione politica, il Gruppo di Ur rimane un punto di riferimento fondamentale per lo studio della filosofia esoterica del Novecento, capace di lambire anche l’estetica e la poetica del gesto di intellettuali come Gabriele D’Annunzio.

Le geografie dell’invisibile: Torino, Venezia e Napoli


Una mappa della storia esoterica d’Italia non sarebbe completa se non si traducessero i concetti filosofici in vera e propria geografia urbana. Alcune città italiane non hanno semplicemente “ospitato” l’esoterismo, ma ne sono state plasmate nella loro stessa architettura, divenendo veri e propri templi a cielo aperto.

Il triangolo magico: Torino esoterica e i suoi simboli


Tra tutte le città italiane, Torino detiene un primato mondiale unico nel campo dell’occultismo. Secondo le correnti esoteriche, il capoluogo sabaudo si trova all’esatto crocevia di due “triangoli magici” di potere globale. È il vertice del triangolo della Magia Bianca (condiviso con Lione e Praga) e, contemporaneamente, il vertice del triangolo della Magia Nera (insieme a Londra e San Francisco).

Questa dualità energetica non è solo una leggenda moderna. Nasce dall’urbanistica stessa della città: fondata alla confluenza di due fiumi (il Po, che rappresenta il principio maschile e solare, e la Dora, principio femminile e lunare), Torino sorge esattamente sul 45° parallelo. Chi cerca i simboli esoterici a Torino si trova di fronte a una narrazione di pietra: dai misteri legati alla reliquia della Sacra Sindone, fino ai significati nascosti di Piazza Statuto (ritenuta il cuore oscuro della città) e della Chiesa della Gran Madre di Dio, la cui struttura riecheggia la forma del Pantheon e che, secondo la tradizione ermetica, custodirebbe la chiave per ritrovare il Santo Graal.

Venezia alchemica e i portali d’Oriente


Se Torino è la dualità e Napoli è l’alchimia solare del Sud, Venezia è la porta tra due mondi. La Repubblica Serenissima, grazie al suo immenso potere marittimo e commerciale, non commerciava solo spezie con l’Oriente, ma anche idee, tradizioni e antichi manoscritti bizantini.
Sfruttando una storica e tenace indipendenza dall’Inquisizione romana, Venezia divenne la capitale europea della stampa libera. Fu proprio dalle stamperie veneziane che i trattati alchemici, le edizioni rinascimentali del Corpus Hermeticum e i primi manifesti dei Rosacroce si diffusero in tutta Europa. Camminare oggi per Venezia significa perdersi in un dedalo di ponti e campielli che nascondono simboli massonici, architetture templari e antiche farmacie alchemiche.

Esiste davvero una tradizione esoterica italiana?


Arrivati alla fine di questo viaggio attraverso i secoli e i territori, la domanda sorge spontanea. Quando parliamo di esoterismo, tendiamo sempre a guardare all’estero: ai maghi inglesi, alle confraternite francesi o ai mistici tedeschi. Ma esiste davvero una linea continua e coerente che possiamo definire “Tradizione esoterica italiana”?

La risposta, leggendo la mappa culturale che abbiamo tracciato, è affermativa.
Dall’aritmetica sacra della Magna Grecia al Rinascimento di Firenze, dall’ermetismo papale di Roma all’alchimia seicentesca di Napoli, fino al risveglio iniziatico del Novecento a Torino, l’Italia non ha mai semplicemente “importato” l’esoterismo. Lo ha codificato e lo ha esportato nel resto del mondo.

I grandi movimenti filosofici, le allegorie templari e l’interpretazione dei simboli esoterici sono il fiume sotterraneo e ininterrotto della nostra evoluzione artistica. Comprendere la storia dell’esoterismo in Italia non significa assecondare superstizioni o complottismi, ma significa riappropriarsi della metà nascosta, e forse più geniale, della nostra eredità culturale.

Domande Frequenti sulla storia esoterica d’Italia (FAQ)


Chi è considerato il padre dell’esoterismo italiano moderno?
Nell’età moderna, Marsilio Ficino (con la sua traduzione del Corpus Hermeticum nel Rinascimento) è universalmente considerato l’intellettuale che ha riportato in Occidente la filosofia ermetica.

Dante Alighieri era un iniziato?
La Vita Nova è considerata da Guénon il testo preparatorio, il ‘grado di apprendista’ rispetto alla Commedia.

Perché Torino è la città italiana più famosa per l’esoterismo?
Torino vanta un’incredibile concentrazione di simbolismi occulti. Secondo le tradizioni, sorge all’incrocio tra il triangolo della magia bianca (con Praga e Lione) e quello della magia nera (con Londra e San Francisco).

Qual è la differenza tra la storia esoterica di Napoli e quella di Torino?
Torino è storicamente legata a correnti misteriche, massoniche e a una dualità netta tra luce e ombra. Napoli, invece, ha una tradizione esoterica molto più antica, solare, legata all’alchimia operativa, alle radici egizie e greche, e alla magia popolare.

Cos’era il Gruppo di Ur?
La rivista Ur pubblicò tra il 1927 e il 1929 una serie di pratiche e testi esoterici raccolti poi nel volume Introduzione alla Magia, ancora oggi testo di riferimento.

#esoterismo #GiordanoBruno #simbolismo #storia


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[Photo] La ex fermata di Bibbona – Casale nel 2026


La ex fermata di Bibbona - Casale nel 2026Mentre qui era nel 2020 Foto scattate dal treno in movimento il 06/04/2026 Post originale: https://treni.creeperiano99.it/tg/1632 Se non riesci a visualizzare le foto clicca qui https://treni.creeperiano99.it/2026/06/photo-la-ex-fermata-di-bibbona-casale.html
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La ex fermata di Bibbona – Casale nel 2026
Mentre qui era nel 2020

Foto scattate dal treno in movimento il 06/04/2026

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1632

Se non riesci a visualizzare le foto clicca qui

treni.creeperiano99.it/2026/06…

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degooglizzarsi


#avvisiainaviganti

finalmente il mio indirizzo #gmail è da oggi in via di #dismissione : #degooglizzarsi / #degooglizzarmi adesso per me è fondamentale. alé: via via staccare la spina a tutti i servizi con sede negli #USA , alle app e ai derivati di società coinvolte più o meno (in)direttamente nel #genocidio , e/o irrispettose della #privacy , le big tech companies accentratrici, censorie & spione & puzzone.

questo significherà chiudere pian piano vari canali, per esempio quelli youtube, anche se il trasferimento dei materiali sarà un’impresa non da poco. pace.

probabilmente l’unico legame con l’universo della “grande” G sarà per me quello necessario per la gestione dei pochi spazi blogspot che curo o co-curo.

il discorso, a proposito di fb e di altri social (X, instagram, …), non cambia molto, anche se la migrazione potrà essere più lenta. infatti è vero che i social generalisti in qualche caso possono esser mantenuti come moltiplicatori puri e semplici, ossia utili idioti dove è ancora proficuo postare semplicemente dei titoli+link che conducono i lettori altrove.

#degooglizzarsi #bigtech


ieri, sul tema dell’abbandono di social e piattaforme generaliste, postavo questi due link:
effimera.org/il-fediverso-per-…
e differx.noblogs.org/2026/06/08…
#avvisiAiNaviganti #bigTech #blogger #blogspot #compostxt #degooglizzarsi #facebook #FB #google #Instagram #link #migrazione #RobertoCavallera #social #socialGeneralisti #USA #X

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Cos’è l’esoterismo? Significato, storia e interpretazione psicologica

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Cos’è l’esoterismo?


Ogni volta che pronunciamo la parola “esoterismo”, l’immaginario collettivo corre immediatamente verso scenari oscuri: rituali segreti in castelli abbandonati, complotti globali o pratiche di magia superstiziosa. Eppure, se ci fermiamo ad analizzare la storia delle idee, il significato dell’esoterismo è qualcosa di molto più profondo, luminoso e intimamente legato alla natura umana.

Il termine deriva dal greco esoterikos, che letteralmente significa “interno” o “riservato a chi è dentro”. Nell’antichità, filosofi come Pitagora o Platone dividevano i propri insegnamenti in due categorie: l’insegnamento essoterico (rivolto alla massa, comprensibile e pubblico) e quello esoterico (riservato a una cerchia ristretta di allievi che avevano intrapreso un percorso di studio e purificazione).
L’esoterismo, dunque, non è mai stato il tentativo di nascondere la verità per dominare il mondo. È stato il primo, arcaico linguaggio usato dall’essere umano per mappare realtà interiori troppo complesse per essere spiegate con le parole di tutti i giorni.

Oggi, per capire cos’è l’esoterismo e cosa significa realmente, dobbiamo smettere di guardarlo come a un manuale di occultismo. Dobbiamo iniziare a leggerlo come una sterminata enciclopedia di simboli, archetipi e allegorie attraverso cui diverse culture hanno cercato di rappresentare le trasformazioni psicologiche, i misteri dell’universo e gli interrogativi filosofici più alti dell’umanità.

Esoterismo ed essoterismo: la differenza


Per comprendere a fondo la materia, è fondamentale partire dalla radice etimologica, che ci svela la differenza tra esoterismo ed essoterismo (con due “s”).
Il termine essoterico (dal greco exoterikos, “esterno”) si riferisce a quegli insegnamenti, dottrine o rituali religiosi che sono accessibili a tutti. È la religione delle masse, basata sul dogma letterale, sulla morale e sulla preghiera pubblica.
L’esoterismo (esoterikos, “interno”), al contrario, è la dottrina riservata agli iniziati. Non si oppone alla religione ufficiale, ma ne rappresenta il nucleo nascosto. Mentre l’essoterismo ti dice cosa credere, l’esoterismo ti fornisce le chiavi simboliche per sperimentare come la divinità o l’universo operino dentro di te.

Quali sono i principi fondamentali dell’esoterismo?


Nonostante le infinite correnti filosofiche e le tradizioni geograficamente distanti, l’esoterismo occidentale si fonda su alcuni pilastri concettuali condivisi, identificati in gran parte dallo storico delle religioni Antoine Faivre:

  • Corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo: é il principio secondo cui “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto” (come recita la Tavola di Smeraldo). Esiste un legame invisibile ma tangibile tra l’essere umano e l’universo.
  • La natura vivente (unità del reale): l’universo non è visto come un meccanismo inerte da sfruttare, ma come un organismo vivo, permeato da un’energia spirituale o divina in ogni sua parte.
  • L’uso del simbolismo e delle mediazioni: l’invisibile non può essere spiegato con la logica lineare. Serve il ruolo dei simboli, dei miti e dei rituali visti come “ponti” o mediatori tra il mondo materiale e quello spirituale.
  • La conoscenza iniziatica e la trasformazione interiore: la conoscenza esoterica non è un semplice accumulo di nozioni. Il fine ultimo è l’alchimia spirituale, ovvero una trasformazione interiore radicale (l’illuminazione o iniziazione).


Esoterismo e occultismo: sono la stessa cosa?


Un’altra confusione comune riguarda il rapporto tra esoterismo e occultismo. Spesso usati come sinonimi, indicano in realtà due approcci diversi. L’esoterismo è la filosofia, la teoria generale, la mappa del cosmo e dell’anima umana. L’occultismo (dal latino occultus, nascosto) è invece la pratica, l’applicazione concreta di quelle leggi invisibili attraverso discipline come l’alchimia, l’astrologia o la divinazione.
Se l’esoterismo è la scienza teorica dell’invisibile, l’occultismo ne è il laboratorio sperimentale. Tuttavia, quando l’occultismo perde la sua bussola spirituale e si piega alla ricerca del potere personale, si allontana dal puro esoterismo per sconfinare in ambiti manipolatori o superstiziosi.

Esoterismo e magia: distinguere la conoscenza dalla superstizione


Il primo passo per approcciarsi in modo maturo a questa materia è fare chiarezza su due concetti che spesso vengono sovrapposti, generando una profonda confusione culturale: esoterismo e magia.

La magia – intesa nel suo senso più popolare e operativo – è solitamente guidata da un intento pratico e materiale. Chi pratica ritualistiche magiche o superstiziose cerca, il più delle volte, di piegare le forze della natura al proprio volere per ottenere un vantaggio personale (che sia esso amore, ricchezza o potere). È un’azione rivolta verso l’esterno, mossa dall’ego.

La via iniziatica esoterica, al contrario, si muove nella direzione opposta. L’obiettivo dell’iniziato non è cambiare il mondo esterno per soddisfare i propri desideri, ma trasformare radicalmente se stesso. Dalle pratiche dell’alchimia (che usavano la trasformazione dei metalli come pura allegoria per la trasformazione dell’anima) fino alle vie mistiche orientali, l’esoterismo è sempre stato un cammino di conoscenza interiore. È il tentativo di liberarsi dall’ignoranza e dalle illusioni della materia per ricongiungersi a un principio di verità superiore.

Purtroppo, questa distinzione si è persa nei secoli. Una parte della narrativa religiosa e culturale ha spesso approfittato di questa confusione per gettare discredito su qualsiasi forma di ricerca spirituale indipendente, finendo per associare lo studio dei simboli esoterici all’adorazione del male.

Oltre i pregiudizi: l’ombra e il male


Confondere la ricerca filosofica dell’ignoto con l’occultismo di bassa lega è un errore storico profondo. Per capire come e perché le scienze spirituali siano state demonizzate, e per tracciare una linea di demarcazione netta tra la ricerca della luce e l’oscurantismo, leggi il nostro saggio su Esoterismo e satanismo: differenze, storia e interpretazione culturale.

Se l’esoterismo non è magia, ma una complessa filosofia della mente, è impossibile comprenderne l’evoluzione senza guardare al luogo in cui molte di queste idee hanno trovato la loro forma più alta: l’Italia.

Breve storia dell’esoterismo in Italia: dal Rinascimento al Novecento


Quando si parla di tradizioni iniziatiche, il pensiero corre spesso all’antico Egitto o ai misteri orientali. In realtà, la storia esoterica d’Italia è una delle più ricche, complesse e influenti d’Europa. Il nostro Paese non è stato solo il centro della cristianità, ma anche un crocevia straordinario dove filosofie pagane, ermetismo e scienza si sono incontrati, scontrati e fusi.

Le radici affondano nella Magna Grecia, dove la Scuola Pitagorica introdusse l’idea che l’universo fosse governato dalla matematica e dalla geometria sacra (concetto che secoli dopo influenzerà i costruttori delle cattedrali). Ma è nel Rinascimento fiorentino che l’esoterismo italiano vive la sua età dell’oro.
Sotto il mecenatismo di Cosimo de’ Medici, pensatori come Marsilio Ficino tradussero il Corpus Hermeticum, reintroducendo in Occidente gli insegnamenti attribuiti al mitico Ermete Trismegisto. Era la nascita del Neoplatonismo rinascimentale: un’epoca in cui intellettuali, artisti e persino religiosi studiavano l’astrologia e l’alchimia non come superstizione, ma come scienze per comprendere le leggi occulte dell’universo.

È in questo clima incandescente che si muove la figura di Giordano Bruno, forse il più grande intellettuale eretico della nostra storia. La sua visione di un universo infinito e animato gli costò il rogo, ma le sue opere rimangono un pilastro per chiunque studi la filosofia esoterica.

L’eretico e il cosmo: Giordano Bruno


La ricerca esoterica ha spesso pagato a caro prezzo il suo dissenso verso le verità ufficiali. Per comprendere il pensiero di uno dei padri dell’ermetismo italiano, scopri la nostra selezione di 10 Libri su Giordano Bruno: vita, opere e misteri dell’eretico.

Nei secoli successivi, la storia dell’esoterismo in Italia si intreccia con l’illuminismo e i moti risorgimentali. Nel Settecento e nell’Ottocento, l’influenza della Massoneria gioca un ruolo cruciale, mescolando rituali iniziatici a ideali di fratellanza e libertà politica.
Infine, nel Novecento, assistiamo a un fiorire di cenacoli esoterici e scuole iniziatiche, soprattutto a Napoli e Roma, che tentano di recuperare la tradizione ermetica classica, dimostrando come il bisogno umano di una connessione profonda con l’invisibile non sia mai stato del tutto sopito dal trionfo del razionalismo industriale.

Carl Jung e l’esoterismo: La psicologia del profondo


Se l’esoterismo storico è stato spesso costretto alla clandestinità per sfuggire all’inquisizione o al ridicolo del positivismo scientifico, nel Ventesimo secolo accade qualcosa di rivoluzionario. L’antica sapienza misterica entra, dalla porta principale, negli studi medici. E lo fa grazie al fondatore della psicologia analitica.

Gli archetipi e l’inconscio collettivo


L’incontro tra Carl Jung e l’esoterismo segna un punto di svolta definitivo nella storia della cultura occidentale.
Studiando i sogni dei suoi pazienti e i miti di popolazioni antiche e lontanissime tra loro, Jung si rese conto che esistevano immagini, simboli e schemi ricorrenti che non potevano essere spiegati solo con l’esperienza personale. Esisteva un substrato comune a tutta l’umanità, un “inconscio collettivo” popolato da forme primordiali che lui chiamò archetipi.

L’alchimia come linguaggio della psiche


Cercando risposte a questo fenomeno, Jung iniziò a studiare l’esoterismo, l’astrologia e, in particolare, l’Alchimia.
Fino a quel momento, la scienza ufficiale aveva liquidato gli alchimisti medievali come dei proto-chimici falliti che tentavano inutilmente di trasformare il piombo in oro. Jung intuì che le elaborate incisioni e i testi oscuri dell’alchimia (i draghi, il fuoco, le nozze chimiche) non parlavano di metalli. Parlavano della psiche umana.

Il piombo era l’Ego grezzo, caotico e immerso nell’oscurità (la Nigredo). Il fuoco alchemico era la sofferenza psicologica necessaria per bruciare le illusioni. L’oro finale (il Lapis Philosophorum, la Pietra Filosofale) non era altro che il Sé pienamente realizzato e integrato.
Gli alchimisti, senza saperlo, stavano tracciando la mappa di quello che Jung chiamerà il “Processo di Individuazione”.

Grazie a lui, la psicologia esoterica cessa di essere un ossimoro. I simboli esoterici vengono definitivamente riabilitati: non sono più residui di epoche ignoranti, ma i linguaggi cifrati e vitali dell’anima. Comprendere l’esoterismo, oggi, significa disporre di una chiave d’accesso privilegiata per esplorare le architetture nascoste della nostra stessa mente

I simboli dell’esoterismo


Il linguaggio universale attraverso cui l’esoterismo comunica non è fatto di parole letterali, ma di simboli. Dalle cattedrali medievali ai testi alchemici, l’uso di codici visivi serve a trasmettere concetti filosofici complessi bypassando la logica razionale per parlare direttamente all’inconscio. Tra i principali simboli esoterici troviamo:

  • L’Ouroboros: Il serpente che si morde la coda, simbolo dell’eterno ritorno, della ciclicità del tempo e dell’unità primordiale.
  • L’Albero della Vita: Il glifo centrale della Kabbalah ebraica, una vera e propria “mappa” della discesa del divino nella materia e della via di risalita dell’anima umana.
  • Il Pentagramma: La stella a cinque punte, usata dai Pitagorici per indicare la proporzione aurea e il microcosmo umano (lo spirito che domina sui quattro elementi materiali).
  • Il Caduceo: Il bastone di Ermes con due serpenti intrecciati, simbolo del bilanciamento delle forze opposte e della guarigione esoterica.
  • La Pietra Filosofale: Il traguardo finale dell’Opus alchemica, simbolo dell’illuminazione, dell’immortalità spirituale e del Sé integrato.


Esoterismo, mitologia e religione


Se l’alchimia e l’ermetismo rappresentano le correnti più note e indipendenti, è fondamentale capire che l’insegnamento esoterico non è mai stato completamente separato dalle grandi religioni ufficiali. Al contrario, quasi ogni fede monoteista nasconde al proprio interno un “cuore” mistico e iniziatico.
Esiste la Cabala per l’Ebraismo, il Sufismo per l’Islam e l’Esicasmo o le correnti gnostiche per il Cristianesimo primordiale.

Le religioni exoteriche (quelle per le masse) si concentrano sul dogma, sulla morale e sulla lettera dei testi sacri. L’esoterismo religioso, invece, cerca di penetrare oltre la superficie della parola scritta per cogliere il significato spirituale profondo. Per l’iniziato, i miti, i miracoli e le festività del calendario liturgico non sono soltanto rievocazioni storiche, ma potenti allegorie del percorso di risveglio interiore dell’essere umano.

Esoterismo e cristianesimo: il velo del tempio


Il rapporto tra esoterismo e cristianesimo è sempre stato complesso e, a tratti, conflittuale. Sebbene la Chiesa ufficiale abbia spesso condannato le pratiche misteriche, il cristianesimo primitivo era intriso di dottrine gnostiche ed esoteriche. L’idea stessa che l’uomo debba “morire a se stesso” per rinascere nello spirito è un archetipo puramente iniziatico.

Esoterismo e cattolicesimo: i misteri liturgici


Nonostante l’Inquisizione, il legame tra esoterismo e cattolicesimo è sopravvissuto nei secoli, nascosto nell’architettura delle cattedrali gotiche, nel simbolismo della messa e nel calendario liturgico. Per l’esoterista, la liturgia cattolica non è solo adorazione, ma la messa in scena di un dramma cosmico e alchemico che avviene all’interno dell’anima umana.

Pensiamo, ad esempio, alla più grande festività del mondo giudaico-cristiano. Per il fedele comune, è la celebrazione storica della liberazione dall’Egitto o della resurrezione carnale di Cristo. Ma per chi sa leggere oltre il velo della storia, il significato esoterico della Pasqua rappresenta il momento in cui l’uomo compie il passaggio (transizione) dalla propria natura materiale a quella divina. È la metafora assoluta dell’alchimia interiore: la “morte” del vecchio ego (la croce) e la rinascita di una nuova consapevolezza illuminata.

I misteri del calendario: il risveglio primaverile

Come si trasforma una ricorrenza religiosa in un rito iniziatico di purificazione e rinascita?

Questo processo di “purificazione” e risveglio non riguarda solo lo studio o la preghiera, ma coinvolge l’individuo nella sua totalità, partendo dal corpo fisico. In moltissime scuole misteriche antiche (e nelle filosofie orientali), l’accesso a stati superiori di coscienza e la padronanza delle proprie energie richiedevano un rigoroso ascetismo.
In questo contesto, persino la dieta assumeva una valenza spirituale. La scelta di non nutrirsi di carne non rispondeva solo a motivazioni etiche moderne, ma a una precisa scienza delle vibrazioni e del Karma, volta a non appesantire il sistema nervoso e facilitare l’apertura dei centri psichici.

L’alimentazione dell’iniziato: corpo e spirito


Perché molte antiche vie misteriche ed esoteriche richiedevano l’abbandono della carne? Scopri le connessioni tra akasha, vibrazioni e scelte alimentari nella nostra analisi su Vegetarianesimo e tradizione esoterica: la purificazione spirituale (La Grande Sintesi).

Il codice nascosto: l’esoterismo nella cultura pop


Oggi, le logge segrete e i maestri iniziatici sembrano essere scomparsi, sbiaditi di fronte all’avanzata della tecnologia e della scienza materialista. Ma l’esoterismo è davvero morto?

La psicologia di Jung ci ha insegnato che gli archetipi non spariscono mai: cambiano semplicemente forma, adattandosi ai tempi. Se un tempo i messaggi esoterici venivano codificati nelle cattedrali gotiche, nei dipinti rinascimentali o nei trattati di alchimia, oggi il linguaggio dell’invisibile si è trasferito nei nuovi grandi contenitori di miti: il cinema, la letteratura contemporanea e le serie TV.

I registi e i romanzieri di oggi sono i nuovi custodi inconsapevoli (o a volte fin troppo consapevoli) del mistero. Utilizzano simboli esoterici, geometrie sacre e strutture narrative iniziatiche (il famoso “Viaggio dell’Eroe”) per parlare direttamente al nostro inconscio collettivo, bypassando la razionalità.
È proprio per questo motivo che opere intrise di gnosticismo, misteri rosacrociani e leggende templari riescono a scatenare un fascino globale e irresistibile sulle masse. Il pubblico, pur non conoscendo la dottrina segreta, percepisce istintivamente che dietro l’intrattenimento si nasconde una ricerca di verità superiori.

Svelare l’occulto a Hollywood: il caso Da Vinci

Da Leonardo Da Vinci ai Templari, dalla sequenza di Fibonacci alla ricerca del Graal: scopri come uno dei più grandi successi editoriali e cinematografici degli ultimi decenni abbia tradotto l’ermetismo per il grande pubblico attraverso ilsimbolismo esoterico nel Codice Da Vinci.

Concludere che l’esoterismo sia solo un reperto da museo significa non averne compreso l’essenza. Capire cos’è l’esoterismo significa acquisire un nuovo paio di occhiali con cui guardare il mondo. Significa comprendere che dietro l’apparenza delle religioni, dietro l’evoluzione della psicologia moderna e persino dietro il successo di un blockbuster, si nasconde la stessa, immutabile, disperata ricerca umana: decifrare il significato nascosto del nostro esistere.

Domande Frequenti sull’Esoterismo (FAQ)


Cosa significa esoterismo?
L’esoterismo (dal greco esoterikos, interno) è lo studio di dottrine filosofiche e spirituali riservate a una cerchia ristretta di iniziati. Non si tratta di magia, ma di un sistema di conoscenza volto a comprendere i misteri dell’universo e il potenziale divino nascosto nell’uomo, attraverso l’interpretazione di simboli e allegorie.

[strong]Cosa studia l’esoterismo?[/strong]
L’esoterismo studia le leggi invisibili che governano il microcosmo (l’essere umano) e il macrocosmo (l’universo). Comprende lo studio delle corrispondenze universali, l’alchimia spirituale, la geometria sacra, l’astrologia psicologica e la decodifica dei simboli religiosi e mitologici.

[strong]Cosa comprende l’esoterismo contemporaneo?[/strong]
Oggi, l’esoterismo contemporaneo non è più confinato in logge segrete. Comprende lo studio della psicologia del profondo (soprattutto di matrice junghiana), l’analisi dei miti pop (cinema e letteratura), la ricerca olistica e le pratiche di consapevolezza (come la meditazione) volte al “risveglio” della coscienza individuale fuori dai dogmi imposti.

Come avvicinarsi all’esoterismo e come studiarlo?
Per chi si chiede come studiare esoterismo, il primo passo è liberarsi dai pregiudizi superstiziosi. Avvicinarsi all’esoterismo oggi significa intraprendere un rigoroso percorso di letture filosofiche e psicologiche. Si consiglia di iniziare dallo studio dei grandi archetipi, della filosofia ermetica rinascimentale e delle opere di Carl Gustav Jung sull’alchimia e l’inconscio collettivo. L’esoterismo non richiede riti magici, ma una profonda introspezione e uno studio costante della storia delle idee.

Chi sono stati i più importanti esoteristi della storia?
La storia annovera grandi pensatori che hanno contribuito alla filosofia esoterica, anche se spesso perseguitati dalle autorità religiose o derisi dalla scienza ufficiale. Tra i più celebri in Occidente ricordiamo Pitagora, Marsilio Ficino, Paracelso, Giordano Bruno, Eliphas Lévi, Rudolf Steiner, Papus, Helena Blavatsky e René Guénon, senza dimenticare l’immenso lavoro di traduzione psicologica operato da Carl Gustav Jung.

Quando nasce l’esoterismo?
Non esiste una data precisa in cui nasce l’esoterismo, poiché accompagna l’umanità dai suoi albori. Le sue radici storiche in Occidente si rintracciano nelle scuole misteriche dell’antica Grecia (Orfismo, Pitagorismo), nei culti egizi e, successivamente, nell’ermetismo tardo-antico di Alessandria d’Egitto, che fondeva filosofia greca, misticismo ebraico e religione egiziana.

[strong]L’esoterismo è una religione?[/strong]
No, l’esoterismo non è una religione. Non ha un dogma imposto, né un clero istituzionalizzato che richiede obbedienza cieca. Spesso l’esoterismo si affianca alle religioni tradizionali cercando di spiegarne il nucleo filosofico e simbolico nascosto, promuovendo la ricerca individuale (Gnosi) piuttosto che la fede esteriore.

[strong]Qual è la differenza tra esoterismo e spiritualità?[/strong]
La spiritualità è un termine molto ampio che indica il bisogno umano di connettersi con qualcosa di superiore o interiore. Può essere praticata in modo semplice e intuitivo. L’esoterismo è una via spirituale specifica, molto più strutturata e rigorosa, che richiede lo studio di un linguaggio preciso (simboli, alchimia, filosofia ermetica) e un processo iniziatico guidato.

L’esoterismo è pericoloso?
L’esoterismo filosofico e psicologico non è pericoloso. Tuttavia, le derive dell’esoterismo, quando si mescolano a ignoranza, occultismo di bassa lega, sette manipolatorie o santoni improvvisati, possono causare gravi danni psicologici ed economici. Il vero esoterismo punta all’emancipazione e alla libertà dell’individuo, non alla sua sottomissione.

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10 Libri su Giordano Bruno: vita, opere e misteri dell’eretico

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Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare


Definire chi fosse davvero il “Nolano” non è semplice: per alcuni fu un martire della libertà di pensiero, per altri un mago ermetico o un filosofo ribelle che scosse le fondamenta del XVI secolo. Nato all’ombra del Vesuvio e cresciuto nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, Giordano Bruno trascorse gran parte della sua vita in fuga attraverso l’Europa — tra Francia, Inghilterra e Germania — inseguito dalle accuse di eresia per le sue idee rivoluzionarie sull’universo infinito. Nonostante sia spesso ricordato per la sua tragica fine sul rogo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, la sua figura è ben più complessa di un semplice simbolo laico; era un intellettuale poliedrico che univa mnemotecnica, poesia e una metafisica audace.

Nato a Nola nel 1548, il filosofo iniziò il suo percorso nell’ordine domenicano prima di intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Europa. Se ti stai chiedendo cosa leggere per iniziare, è fondamentale partire dalle biografie che documentano la sua fuga iniziata nel 1576 e il fatidico arresto a Venezia nel 1592, l’anno che segnò l’inizio del suo lungo scontro con l’Inquisizione.

Spesso il pensiero di Giordano Bruno viene spiegato in modo semplice nelle scuole come il momento di rottura definitiva con il Medioevo. Per gli studenti che cercano un riassunto di Giordano Bruno, i libri che seguono non sono solo biografie, ma chiavi per decifrare il passaggio verso la modernità.

​Per chi desidera approfondire la sua vicenda umana e intellettuale, due testi sono assolutamente imprescindibili:

  • Il sapiente furore. Vita di Giordano Bruno di Michele Ciliberto: Considerata una delle opere più complete e documentate, questa biografia analizza il legame inscindibile tra la vita errabonda del filosofo e lo sviluppo del suo pensiero, evitando facili mitizzazioni.
  • Un fuoco sulla terra. Vita di Giordano Bruno di Ingrid D. Rowland: Un volume di grande accessibilità che restituisce il ritratto di un uomo “moderno”, capace di anticipare concetti scientifici e filosofici che avrebbero influenzato i secoli a venire.


L’universo infinito e il panteismo: libri per capire la teoria di Giordano Bruno


​Per rispondere alla domanda che molti si pongono — ovvero qual è la teoria di Giordano Bruno? — bisogna partire dal concetto di rottura dei confini. Bruno fu tra i primi a ipotizzare che l’universo non avesse un centro né un limite, superando la visione aristotelica di un cosmo chiuso. Egli sosteneva l’esistenza di infiniti mondi simili al nostro, popolati da esseri viventi, una visione che all’epoca scardinava totalmente la centralità dell’uomo e della Terra.

​A questo si lega strettamente il concetto teologico: che cos’è il panteismo di Giordano Bruno? Per il Nolano, Dio non è un’entità separata dalla creazione che osserva dall’alto, ma è “l’anima del mondo”, una forza vitale immanente che permea ogni singola fibra della materia. La natura stessa è divina perché in essa abita il principio creatore.

​Se vuoi approfondire questi temi complessi, ecco i testi che offrono la chiave di lettura più chiara:

  • La soglia dell’ombra di Nuccio Ordine: Un saggio fondamentale che spiega come la filosofia bruniana non sia solo speculazione astratta, ma un modo per abitare il mondo con “eroico furore”. Ordine è stato uno dei massimi esperti mondiali del filosofo e in questo libro chiarisce magistralmente il legame tra letteratura e filosofia.
  • Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento di Hilary Gatti: Questo libro è perfetto per chi vuole capire il lato più “scientifico” di Bruno. L’autrice analizza come le sue intuizioni sull’infinito abbiano influenzato la nascita della scienza moderna, pur restando radicate in una visione magica del reale.


Da dove iniziare a leggere Giordano Bruno?


Se ti avvicini per la prima volta al Nolano, l’errore più comune è partire subito dai suoi testi originali, spesso densi di simbologie cinquecentesche. Il percorso di lettura consigliato per principianti segue tre step logici:
Una biografia moderna (come quella di Ciliberto o Rowland) per inquadrare l’uomo e l’epoca.
Un saggio interpretativo (Nuccio Ordine è l’ideale) per decodificare il suo pensiero.
Il suo capolavoro filosofico, De l’infinito, universo e mondi, solo dopo aver acquisito le basi precedenti.

​Giordano Bruno era davvero un mago? L’occultismo e i testi di Frances Yates


​Oltre alla filosofia e all’astronomia, un tema che affascina e divide i lettori è quello del Giordano Bruno mago. Era davvero un praticante di arti oscure? La risposta non è un semplice sì o no, ma risiede nella complessa cultura del Rinascimento. Per approfondire questo aspetto, il testo fondamentale è senza dubbio:

  • “Giordano Bruno e la tradizione ermetica” di Frances Yates: Questo libro ha rivoluzionato gli studi su Bruno, dimostrando che il filosofo non era un “martire della scienza” in senso moderno, ma un esponente della magia rinascimentale e dell’occultismo.

​Secondo la Yates, Bruno utilizzava l’arte della memoria (una tecnica per ricordare enormi quantità di dati tramite immagini mentali) non solo come esercizio intellettuale, ma come strumento magico per riflettere l’universo nella propria mente e acquisire poteri divini. Egli sognava una riforma del mondo basata sull’antica sapienza egizia di Ermete Trismegisto. Leggere la Yates è essenziale per capire come, per il Nolano, la scienza, la memoria e la magia fossero in realtà un’unica, grande disciplina per comprendere l’infinito.

Perché Giordano Bruno fu accusato di eresia? Il difficile rapporto con la Chiesa e con Gesù


​La condanna di Bruno non fu dovuta a un singolo errore, ma a un’intera impalcatura di pensiero giudicata incompatibile con il dogma cattolico. Molti lettori si chiedono spesso: cosa pensava Giordano Bruno di Gesù? Per il Nolano, la figura del Cristo non era quella del Figlio di Dio incarnato nel senso ortodosso, ma piuttosto quella di un “divino mago” o di un sapiente capace di manipolare le forze della natura.

​Le accuse di eresia furono molteplici e pesantissime: negava il dogma della Trinità (che considerava una metafora filosofica), dubitava della verginità di Maria e, soprattutto, sosteneva che la materia fosse divina in sé, eliminando la distinzione tra Creatore e Creatura. Inoltre, la sua teoria degli infiniti mondi poneva un problema teologico enorme: se esistono altri mondi, Cristo è morto anche per loro?

​Per approfondire i dettagli tecnici e teologici delle accuse, questi sono i testi di riferimento:

  • Il processo di Giordano Bruno di Luigi Firpo: È l’opera monumentale per eccellenza. Firpo ha ricostruito con rigore filologico gli atti del processo, permettendo di leggere i capi d’accusa e le risposte del filosofo. Un libro denso, ma essenziale per capire la macchina burocratica dell’Inquisizione.
  • Giordano Bruno. Il filosofo di fronte all’Inquisizione di autori vari (a cura di M. Ciliberto): Un’analisi più agile che mette a confronto le tesi di Bruno con il pensiero dei suoi inquisitori, tra cui il cardinale Bellarmino, l’uomo che anni dopo avrebbe processato anche Galileo Galilei.


​”Forse tremate più voi”: il processo dell’Inquisizione e il rifiuto di abiurare


​Il processo a Giordano Bruno durò ben otto anni, trascorsi nelle carceri di Venezia prima e di Roma poi. Non fu un dibattito filosofico, ma un estenuante braccio di ferro psicologico. Alla domanda cruciale — Giordano Bruno ha abiurato? — la storia risponde con un secco no. Nonostante i tentativi dei padri domenicani di fargli ritrattare le sue “proposizioni eretiche”, Bruno scelse la fedeltà assoluta alla propria verità.

​Il momento culminante avvenne l’8 febbraio 1600, quando gli fu letta la sentenza di morte. In quell’istante, il filosofo pronunciò la sua frase più celebre: “Maiori forsan cum timore in me sententiam dicitis quam ego accipiam” (Forse tremate più voi nel pronunciar la sentenza che io nel riceverla). Era la sfida finale di un uomo che considerava la morte fisica solo un passaggio verso l’infinito.

​I libri consigliati per questa fase:

  • L’ultimo inquisitore di Michael White: Un testo che si legge quasi come un romanzo, ma basato su solide ricerche storiche, che esplora la psicologia dei protagonisti e il clima di terrore della Roma controriformista.
  • Giordano Bruno: l’eretico che scosse il mondo di Anacleto Verrecchia: Un saggio appassionato che ripercorre l’ostinazione di Bruno e la sua incapacità di piegarsi al dogma, rendendolo l’icona del libero pensiero che conosciamo oggi.


​Giordano Bruno e Galileo Galilei: perché il destino fu diverso?​


Qual è la differenza tra Giordano Bruno e Galileo Galilei? Sebbene entrambi siano stati perseguitati dall’Inquisizione, il loro approccio fu opposto. Galileo scelse la via della scienza sperimentale e, alla fine, accettò di abiurare per salvare la vita e continuare i suoi studi in privato. Bruno, al contrario, non era un osservatore del cielo con il cannocchiale, ma un filosofo della mente. Per lui, rinnegare le proprie idee significava distruggere la propria identità. Ecco perché Galileo non fu bruciato e Bruno sì: il primo trattava di leggi fisiche, il secondo di una verità filosofica e teologica che non ammetteva compromessi.

La morte per rogo a Campo de’ Fiori: cosa disse il filosofo prima di morire


La data che ha cambiato la storia del libero pensiero è l’8 febbraio 1600, giorno in cui fu letta la sentenza definitiva di condanna. Pochi giorni dopo, il 17 febbraio 1600, si consumò il tragico rogo a Campo de’ Fiori. Questi eventi non segnarono solo la fine fisica del filosofo, ma la nascita di un simbolo immortale, celebrato nel 1889 con l’inaugurazione del monumento che ancora oggi domina la piazza romana.

​Il 17 febbraio 1600, Giordano Bruno fu condotto a Campo de’ Fiori a Roma per l’esecuzione della sentenza. Molti si chiedono cos’è la morte per rogo in quel contesto: era un rituale di purificazione estrema, pensato per cancellare non solo il corpo ma anche la “peste” dell’eresia. Bruno affrontò il supplizio con una sfida finale: gli fu applicata la “lingua in giova” (una morsa di legno sulla lingua) per impedirgli di parlare alla folla e continuare a diffondere le sue idee.

​Nonostante il silenzio forzato, i testimoni dell’epoca riportarono che il filosofo distolse lo sguardo con sdegno quando gli fu presentato il crocifisso prima che le fiamme divampassero. Morì senza un grido, confermando la sua immagine di uomo d’acciaio davanti alle proprie convinzioni.

​Una frase famosa per un’eredità immortale: il simbolo del libero pensiero


​Oggi Bruno è considerato un’icona laica. La sua frase “Forse tremate più voi…” è incisa metaforicamente nella base del monumento che oggi domina Campo de’ Fiori, eretto nel 1889 nonostante le proteste del Vaticano. Bruno è diventato il simbolo di chi non rinuncia alla propria verità, anche a costo della vita, rendendo la sua eredità attuale in ogni dibattito sulla libertà di espressione e sulla ricerca scientifica libera da dogmi.

​Giordano Bruno tra le pagine: i romanzi storici e i thriller più avvincenti


​Se la saggistica ti sembra troppo impegnativa, esistono splendidi modi per scoprire il Nolano attraverso la finzione letteraria, che ricostruisce il fascino e il mistero del personaggio.

  • La serie di S.J. Parris (Stephanie Merritt): Cominciando con Eretico, questa serie di thriller storici vede Giordano Bruno nel ruolo di una sorta di “detective” filosofico alla corte di Elisabetta I in Inghilterra. È un modo eccellente per immergersi nelle atmosfere cupe e affascinanti del Cinquecento.
  • L’eretico di Carlo A. Martigli: Un romanzo che intreccia fatti storici e finzione, esplorando il lato più umano e tormentato di Bruno, perfetto per chi cerca una narrazione incalzante.


Le opere principali di Giordano Bruno: cosa leggere del “Nolano”


​Oltre ai saggi che parlano di lui, è fondamentale leggere i libri scritti da Giordano Bruno per sentire la sua voce originale, potente e spesso satirica. Ecco le sue opere principali da avere in libreria:

  • La cena de le Ceneri: Un dialogo filosofico ambientato a Londra dove Bruno difende la teoria copernicana e attacca l’ignoranza dei dotti del suo tempo.
  • De l’infinito, universo e mondi: Il testo chiave dove espone la sua visione di un cosmo senza confini e popolato da infiniti astri.
  • Lo spaccio de la bestia trionfante: Un’opera allegorica e graffiante in cui Bruno critica duramente la morale cristiana e le religioni rivelate, proponendo una riforma dei valori umani.

Qual è l’opera più importante di Giordano Bruno? Senza dubbio il suo capolavoro filosofico è il De l’infinito, universo e mondi, pubblicato nel 1584. Questo testo è il pilastro del pensiero del Nolano: qui la visione di un cosmo chiuso viene distrutta a favore di una realtà infinita. Un altro capolavoro imperdibile, sempre del 1584, è lo Spaccio de la bestia trionfante, un’opera audace in cui Bruno critica apertamente la corruzione morale e religiosa del suo tempo.

Qual è l’opera più importante di Giordano Bruno?
Il capolavoro indiscusso è il De l’infinito, universo e mondi (1584). È il libro che meglio rappresenta la sua rottura con il passato e la nascita dell’universo moderno.

Quali libri di Giordano Bruno leggere per primi?
Per chi cerca libri di Giordano Bruno facili o approcciabili, il consiglio è di partire dalle opere scritte in volgare italiano (come i Dialoghi Italiani) piuttosto che da quelle in latino, preferendo sempre edizioni moderne commentate che spiegano il contesto di ogni paragrafo.

I libri di Giordano Bruno sono difficili da leggere?


Diciamolo chiaramente: leggere Giordano Bruno può essere difficile se ci si affida a testi scolastici privi di apparato critico. Bruno scriveva con uno stile satirico, filosofico e spesso oscuro. Per questo oggi è fondamentale scegliere edizioni moderne e traduzioni aggiornate: un buon commento a margine trasforma una lettura complessa in un’esperienza illuminante, rendendo accessibili concetti che altrimenti resterebbero riservati agli specialisti.

Il miglior libro su Giordano Bruno: quale scegliere?


Non esiste un “libro migliore” in assoluto, ma esiste quello più adatto a te:
Per chi cerca la storia: La biografia di Michele Ciliberto è la più completa e documentata.
Per chi cerca la magia: Il testo di Frances Yates è il riferimento mondiale per il Bruno occultista.
Per chi cerca il pensiero in breve: I saggi di Nuccio Ordine offrono una sintesi magistrale e appassionata.
Per chi vuole il testo originale: Le edizioni Adelphi o Bompiani offrono le migliori traduzioni moderne e i commenti più autorevoli oggi sul mercato.

​Quale libro leggere per approfondire oggi il pensiero del Nolano?


​Siamo arrivati alla fine della nostra lista dei 10 libri su Giordano Bruno. Ma da dove iniziare?

  • ​Se cerchi la verità storica assoluta, punta su Luigi Firpo o Michele Ciliberto.
  • ​Se ti affascina il lato magico e misterioso, il classico della Yates è il tuo punto di partenza.
  • ​Se invece vuoi vivere un’avventura tra le strade della storia, i romanzi di S.J. Parris ti conquisteranno.

Se vuoi sapere cosa leggere oggi per avere una visione d’insieme, ti consiglio di alternare lo studio del suo capolavoro originale con le biografie moderne. Leggere le opere più importanti direttamente dalla penna di Bruno permette di capire perché il suo pensiero fosse considerato così pericoloso nel XVI secolo.

​Indipendentemente dalla scelta, leggere Bruno oggi significa riscoprire la meraviglia per un universo senza confini e il coraggio di pensare fuori dagli schemi.

#chiesa #controinformazione #filosofia #GiordanoBruno #intellettualidissidenti #libertà #Religione #storia


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Estate 2026: il vademecum Roborock per accogliere ospiti all’ultimo minuto con una casa sempre perfetta


L’estate è sinonimo di visite improvvise e momenti da condividere. Con il vademecum Roborock scopri come mantenere la casa sempre pulita e accogliente grazie alle più moderne tecnologie per la pulizia domestica
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Con l'arrivo della bella stagione, quando le giornate si allungano e le temperature diventano gradevoli, si riscopre il piacere della convivialità che si traduce in inviti last-minute agli amici. Un aperitivo improvvisato dopo il lavoro, una cena sul terrazzo organizzata all'ultimo minuto o un caffè con i vicini che si prolunga fino a sera: ogni occasione, seppur piacevole, porta con sé anche la necessità di una casa sempre pulita. Per non rinunciare alla bellezza di questi momenti, Roborock ha raccolto una serie di suggerimenti per organizzare l'accoglienza in modo semplice e rilassato, affidando parte della gestione della casa alla tecnologia.

Anker Soundcore Liberty 5 Pro e Pro Max con chip AI Anker Thus
Le nuove soluzioni audio promettono un’esperienza d’ascolto più intelligente grazie a funzionalità avanzate basate sull’intelligenza artificiale, miglioramenti nella cancellazione del rumore e una qualità sonora di livello premium
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il vademecum di Roborock per l’arte dell’accoglienza estiva


1. Piedi scalzi e atmosfera rilassata: il segreto di un’accoglienza informale: in estate l’ospitalità è spesso sinonimo di semplicità. Una playlist di sottofondo, qualche punto luce soffuso e ambienti ordinati contribuiscono a mettere gli ospiti a proprio agio fin dal loro arrivo. Anche la libertà di togliersi le scarpe e camminare a piedi scalzi può contribuire a creare un’atmosfera più informale e accogliente, facendo sentire tutti immediatamente a casa. Per arrivare a casa trovando già i pavimenti in ordine, può essere utile programmare in anticipo le attività di pulizia.
Roborock QR598: tramite app è possibile avviare una sessione di pulizia anche da remotoRoborock QR598: tramite app è possibile avviare una sessione di pulizia anche da remoto
In questo contesto, il robot aspirapolvere QR598 può intervenire in autonomia durante l’assenza dei proprietari, evitando gli ostacoli presenti sul percorso e completando le operazioni di pulizia prima dell’arrivo degli ospiti. Tramite app, infatti, è possibile avviare una sessione di pulizia anche da remoto o personalizzare temporaneamente le aree da trattare in base alle esigenze del momento; in questo modo, mentre ci si dedica agli ultimi preparativi o semplicemente al rientro a casa, i pavimenti possono essere già pronti ad accogliere amici e familiari, lasciando più spazio al piacere della convivialità.

2. Cibo da condividere e zero stress: la ricetta della convivialità: addio ai menù elaborati che costringono a trascorrere ore ai fornelli. L'estate celebra la semplicità e invita a privilegiare preparazioni fresche, facili da condividere e capaci di favorire la convivialità. Tra i protagonisti delle serate estive non possono mancare bevande rinfrescanti e cocktail da servire in bicchieri colorati, piatti leggeri a base di frutta e verdura di stagione e taglieri da portare al centro della tavola, pensati per essere gustati insieme, in un'atmosfera informale e rilassata. Anche la disposizione degli spazi può contribuire al successo della serata: organizzare cibo e bevande in modalità buffet incoraggia il movimento, facilita gli incontri tra gli ospiti e rende la conversazione più spontanea. Una soluzione pratica che permette ai padroni di casa di vivere il momento con maggiore leggerezza, dedicando meno tempo alla gestione della tavola e più tempo alla compagnia.

3. Gestire gli imprevisti senza interrompere la serata: durante un aperitivo o una cena in piedi, l'imprevisto è parte del divertimento: un brindisi troppo caloroso che fa cadere un goccio di vino, qualche patatina che scivola sotto il divano o le impronte bagnate di chi fa avanti e indietro dal terrazzo o dal giardino. Il segreto dell'ospite perfetto? Non scomporsi e non interrompere la conversazione. Avere a disposizione uno strumento rapido da utilizzare può aiutare a risolvere il problema in pochi istanti:
Lavapavimenti wet&dry F25 RT GEN 2: il design reclinabile gli raggiunge gli spazi anche sotto i mobili bassiLavapavimenti wet&dry F25 RT GEN 2: il design reclinabile gli raggiunge gli spazi anche sotto i mobili bassi
la lavapavimenti wet&dry F25 RT GEN 2 di Roborock aspira e lava contemporaneamente sporco secco e liquidi, consentendo di intervenire rapidamente sulle piccole emergenze domestiche. Grazie al design reclinabile, raggiunge gli spazi anche sotto i mobili bassi risolvendo tutto in pochi secondi e senza spezzare il ritmo della serata. Una volta collocato nella stazione di ricarica, grazie all'asciugatura rapida del rullo, tutto torna in ordine in pochi secondi e i padroni di casa non si preoccupano nemmeno della manutenzione del dispositivo.

4. Rimandare il riordino al giorno dopo: quando la serata termina, non sempre si ha voglia di dedicarsi immediatamente alle pulizie. L’estate invita a godersi il momento fino all’ultimo, senza la necessità di riordinare tutto prima di andare a dormire. Per questo può essere utile programmare una nuova sessione di pulizia automatica una volta concluso l’evento.
Roborock QR598 consente di programmare le sessioni di puliziaRoborock QR598 consente di programmare le sessioni di pulizia
Roborock QR598 può occuparsi dei pavimenti e dei tappeti in autonomia, mentre la stazione multifunzione gestisce operazioni come svuotamento della polvere, lavaggio e asciugatura dei mop, contribuendo a mantenere il sistema pronto per gli utilizzi successivi.

Ricerche online: l’AI cambia le abitudini degli italiani
Sempre più utenti utilizzano chatbot e assistenti AI per trovare negozi, ristoranti e servizi attraverso domande naturali e conversazioni, segnando il passaggio dalle tradizionali keyword a un’esperienza di ricerca più intuitiva e personalizzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con qualche accorgimento organizzativo e il supporto della tecnologia, preparare la casa per un invito improvvisato può diventare più semplice, lasciando più spazio al relax e alla convivialità che caratterizzano la stagione estiva.


Anker presenta Soundcore Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max: le prime cuffie con chip AI Anker Thus


Soundcore ha annunciato oggi il lancio di Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max, i primi due prodotti a utilizzare il chip AI THUS sviluppato congiuntamente da Anker, che offre chiamate cristalline. Grazie a una matrice di 10 sensori che combina otto microfoni per catturare il rumore ambientale e due sensori a conduzione ossea per rilevare le vibrazioni del cranio, insieme al chip AI THUS, i nuovi auricolari garantiscono una chiara acquisizione della voce anche in ambienti rumorosi.
I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente
I nuovi Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max migliorano inoltre le prestazioni ANC rispetto alle generazioni precedenti, offrendo una cancellazione del rumore fino a 2 volte più profonda rispetto ai Liberty 4 Pro.

Chiamate nitide in ambienti molto rumorosi


Alimentati dal chip AI THUS, Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max utilizzano un modello AI basato su rete neurale insieme alla matrice di 10 sensori per separare la voce dell’utente dal rumore circostante, assicurando che l’interlocutore possa sentire chiaramente anche in ambienti complessi e dinamici.

Chiamate chiarissime anche parlando a bassa voce


I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente, consentendo al sistema di acquisire e trasmettere chiaramente la voce anche a volumi più bassi in ambienti moderatamente silenziosi. In questo modo anche frasi bisbigliate vengono percepite chiaramente dall’interlocutore, garantendo la massima privacy.

Huawei Watch Fit 5 Recensione: vale la pena acquistarlo?
Il dispositivo si presenta come uno degli smartwatch più interessanti della sua fascia di prezzo, grazie a un design curato, un display AMOLED luminoso, funzioni avanzate per il monitoraggio della salute e un’autonomia superiore alla media
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Adaptive ANC 4.0 in ambienti in continuo cambiamento


La tecnologia Adaptive ANC 4.0 di Soundcore utilizza una matrice di otto microfoni, elaborando dati audio fino a 384.000 volte al secondo, per monitorare continuamente sia il rumore esterno sia quello residuo all’interno dell’orecchio e regolare in tempo reale la curva di cancellazione del rumore al variare delle condizioni.
L’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidianiL’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani
L’algoritmo gestisce un’ampia gamma di rumori, inclusi il rombo a bassa frequenza dei motori, le conversazioni da ufficio a frequenze medio-alte e le voci ambientali, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani.

HearID 5.0 per un suono personalizzato


Per un ascolto personalizzato, entrambi gli auricolari includono HearID 5.0, che crea un profilo EQ personale tramite un test dell’udito e lo applica a ogni brano riprodotto. Un sistema integrato AI Sound Enhancement utilizza inoltre una rete neurale AI per ricostruire i dettagli audio persi nella compressione Bluetooth, ripristinando fino al 65% della qualità generalmente ridotta nell’audio wireless.
Anker Liberty 5 Pro BluAnker Liberty 5 Pro Blu

Controllo vocale senza ritardi


Grazie al chip AI THUS, l’interazione vocale supporta 20 comandi integrati con un tempo di risposta di 0,91 secondi, consentendo agli utenti di regolare il volume, cambiare traccia, rispondere o terminare una chiamata e modificare la modalità ANC. - Funzionalità disponibile solo per lingue Inglese, Cinese, Giapponese e Tedesco. La modalità Trasparenza consente di non isolarsi del tutto dall’ambiente circostante, insieme alla funzione Easy Chat che permette di interagire con chi ti circonda pur mantenendo gli auricolari indossati.

Smart Case con Display Touch


Gli auricolari Liberty 5 Pro includono una custodia di ricarica con mini touchscreen TFT da 0,96 pollici. I Liberty 5 Pro Max, invece, sono i primi auricolari al mondo con smart display e trascrittore AI controllati tramite un display AMOLED da 1,78 pollici.

Basta premere due volte il pulsante sul retro della custodia di ricarica; al termine della sessione, l’app Soundcore genera trascrizioni, identifica gli interlocutori e riassume automaticamente le attività da svolgere. La traduzione AI è disponibile su entrambi i modelli: tramite gli auricolari su Liberty 5 Pro e tramite custodia o auricolari su Liberty 5 Pro Max.
I Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefonoI Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefono

Funzionalità aggiuntive e riconoscimenti


Entrambi i modelli offrono fino a 6,5 ore di riproduzione con ANC attivo e fino a 28 ore complessive utilizzando la custodia di ricarica. Tra le altre funzionalità figurano la connettività Multipoint, che consente di collegare simultaneamente fino a tre dispositivi, il supporto per Apple Find My, Google Fast Pair, certificazione IP55 contro polvere e acqua su entrambi i modelli e Bluetooth 6.1 per una connessione ancora più stabile. Infine, i Liberty 5 Pro hanno stabilito un Guinness World Record per la chiarezza delle chiamate. I Liberty 5 Pro Max utilizzano le stesse unità auricolari e offrono prestazioni di chiamata identiche, dimostrando di essere gli auricolari TWS con le chiamate più nitide al mondo (dati Anker).

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Apple ha annunciato i vincitori degli Apple Design Awards 2026, il riconoscimento che premia le migliori app e i migliori giochi dell’ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Gli auricolari Liberty 5 Pro sono disponibili in quattro colori: azzurro , bianco, nero e rosa al prezzo di 179,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com. I Liberty 5 Pro Max sono anch'essi disponibili, in due colorazioni: Oro Titanio e Nero, al prezzo di 249,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com


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Su Brave Browser per Android ora si possono aggiungere motori di ricerca personalizzati


Con la versione 1.91, Brave per Android permette finalmente di aggiungere motori di ricerca personalizzati. Si configurano in Impostazioni → Motori di ricerca e compaiono come scorciatoie nella barra degli indirizzi.
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Con la versione 1.91, arrivata agli utenti Android nei giorni scorsi, Brave risolve una mancanza segnalata da anni: la possibilità di aggiungere motori di ricerca personalizzati direttamente dal browser mobile.

La funzione si trova in Impostazioni → Motori di ricerca. Da lì è possibile inserire qualsiasi motore, inclusi quelli autogestiti come SearXNG, ma anche servizi come Kagi o Startpage. Una volta configurati, compaiono come opzioni rapide nella barra degli indirizzi quando si inizia a digitare una ricerca, esattamente come avviene già da tempo sulla versione desktop.
Fonte: x.com/brave/status/20651250644…

Una funzione attesa da tempo


Su Android, Brave fino a ora gestiva i motori di ricerca come tutti i browser basati su Chromium: li riconosceva in automatico quando si visitava un sito con funzione di ricerca, ma non c’era modo di inserirne uno manualmente. Chi voleva usare un’istanza privata di SearXNG o un servizio di nicchia non riconosciuto automaticamente restava a piedi. La funzione era stata richiesta esplicitamente dalla comunità e ora, con la 1.91, è finalmente disponibile.

Cos’altro c’è nell’aggiornamento


La 1.91 è la stessa versione da cui è partita la disponibilità stabile di Brave Origin, il piano a pagamento per chi vuole il browser senza le funzionalità extra. Sul resto dell’update: il gestore delle password ora mostra le icone dei siti web, il rendering della pagina delle impostazioni è stato corretto su dispositivi pieghevoli e in caso di rotazione, e Chromium è stato aggiornato alla versione 149.0.7827.

Per chi usa Brave come browser principale su Android e teneva a cuore questo aspetto, l’aggiornamento è già disponibile tramite il Play Store o tramite Obtainium.

SOURCE:// x.com

SOURCE:// thetechoutlook.com

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Come ottenere un lavaggio perfetto in lavastoviglie: la guida Miele per risparmiare energia


Ottenere stoviglie brillanti e allo stesso tempo ridurre i consumi è possibile. Miele condivide una serie di consigli pratici per utilizzare al meglio la lavastoviglie, ottimizzare energia e acqua e migliorare l’efficacia del lavaggio senza sprechi
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Il momento in cui si apre la lavastoviglie è un test decisivo: ci si aspetta calici brillanti e piatti impeccabili, ma, a volte, il risultato delude le aspettative. La ragione spesso non è legata all'elettrodomestico, ma a piccoli errori o a falsi miti da sfatare per superare abitudini e modalità d’uso sbagliate. Per aiutare le persone a utilizzare al meglio la propria lavastoviglie, Miele ha presentato la guida essenziale al lavaggio perfetto: cinque regole d'oro per garantire la massima efficienza dell'apparecchio e smentire false credenze.

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Dall’inizio del 2026, un italiano su due ha rinunciato o modificato almeno un viaggio a causa dell’aumento dei costi, dell’incertezza economica e di nuove esigenze personali. Un dato che evidenzia una trasformazione significativa nelle abitudini di vacanza e negli spostamenti
TechpertuttiGuglielmo Sbano


1. Falso mito numero 1: Più detersivo = più pulito. Molti credono che quando i piatti sono molto sporchi sia meglio abbondare con il detergente. La regola d’oro di Miele: l'eccesso di detersivo non solo non pulisce meglio, ma può lasciare residui opachi sui bicchieri e inquinare inutilmente. La soluzione è il dosaggio intelligente: la tecnologia AutoDos brevettata dal brand garantisce il dosaggio automatico del detersivo, in base al programma selezionato e allo sporco effettivo.

2. Falso mito numero 2: il lavaggio eco dura troppo e consuma di più. Chi crede che i programmi che durano oltre tre ore consumino più elettricità di quelli rapidi, si sbaglia. La verità di Miele: come un'auto che consuma meno andando a velocità costante, il programma eco lava più lentamente, riscaldando l'acqua a temperature inferiori (solitamente 50°C) e sfruttando l'ammollo prolungato, riducendo così i consumi. Le lavastoviglie di Classe A Miele, tramite il programma ECO, riducono l’utilizzo d'acqua a 8,9 litri, mentre la tecnologia EcoFeedback permette di tenere sotto controllo i consumi idrici ed elettrici, scegliendo la modalità più ecologica e congeniale. 

3. Falso mito numero 3: più spazio si occupa, meglio è. Quante volte si realizzano composizioni creative pur di far rientrare tutte le stoviglie in un unico carico, convinti di risparmiare? In realtà, il sovraffollamento è il nemico numero uno delle performance di lavaggio. La regola d'oro di Miele: porre tazze e ciotole a testa in giù e piatti piani al centro, inclinati verso l’esterno così da permettere ai bracci irroratori di funzionare regolarmente. Un piccolo consiglio per il vassoio portaposate: creare sezioni separate per coltelli, forchette e cucchiai così da risparmiare tempo quando si svuota la lavastoviglie.

4. A ogni piano la sua logica: per un lavaggio ottimale, basta rispettare la “gerarchia” dei cestelli”. Miele ricorda che: il cestello superiore è il regno delle stoviglie piccole, leggere e delicate, mentre oggetti lunghi come mestoli e cucchiai vanno disposti orizzontalmente nella parte anteriore. Attenzione ai calici alti: Miele raccomanda di non porli mai negli angoli, ma sempre al centro dei cestelli, dove vengono raggiunti più facilmente dai getti d'acqua. Per facilitare il lavaggio dei calici e di pentole ingombranti, le lavastoviglie Miele sono dotate di cestelli regolabili in altezza, anche su un singolo lato, garantendo maggiore capienza. Inoltre, il ripiano FlexCarediventa utile per tazzine e piccole stoviglie così come supporto per bicchieri. Infine programmi specifici, come il Delicato, sono ideali per il lavaggio di bicchieri fragili: regolando la durezza dell'acqua, la lavastoviglie diventa più sicura del lavaggio a mano, riducendo il rischio di rotture accidentali.

5. Il brillantante è opzionale? La risposta è no. Miele ricorda quanto il brillantante sia fondamentale per la fase di asciugatura. Abbassando la tensione superficiale dell’acqua, fa sì che questa scivoli via dalle stoviglie invece di evaporare lasciando macchie di calcare. Inoltre, accelera l'asciugatura stessa.

Polaroid Go Generation 3 ufficiale: la fotocamera istantanea per la Gen Z | TechPerTutti
Pensata per una Generazione Z che riscopre il valore dei momenti autentici, la Polaroid Go Generation 3 combina design portatile, semplicità d’uso e il fascino senza tempo della fotografia analogica
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L'utilizzo corretto delle lavastoviglie: una scelta intelligente per consumi e prestazioni


La tecnologia Miele aiuta a gestire il lavaggio in lavastoviglie anche da remoto, in modo connesso: tramite l’app Miele, infatti, è possibile far partire la lavastoviglie e pianificare i lavaggi, anche quando si è fuori casa. Non solo, ma la modalità AutoOpen, prevede che lo sportello si apra automaticamente al termine del programma, permettendo all’aria calda e umida di fuoriuscire e favorendo l’asciugatura. In un periodo in cui il risparmio energetico è sempre più importante, utilizzare correttamente la lavastoviglie rappresenta una scelta intelligente per ottimizzare consumi e prestazioni. Dalla disposizione delle stoviglie alla selezione del programma più adatto, ogni dettaglio può contribuire a migliorare l'efficacia del lavaggio e a ridurre gli sprechi. Le indicazioni degli esperti Miele offrono una guida pratica per sfruttare al meglio uno degli elettrodomestici più utilizzati nelle case degli italiani, con benefici concreti per il portafoglio e per l'ambiente.


Viaggi 2026, 1 italiano su 2 ha rinunciato o cambiato almeno una vacanza: costi e incertezze frenano la mobilità


Il settore travel si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione: inflazione, aumento dei costi e instabilità internazionale stanno ridisegnando le abitudini di viaggio degli italiani, che si muovono con crescente prudenza nella pianificazione delle proprie vacanze. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, piattaforma indipendente di feedback che restituisce una fotografia aggiornata dei comportamenti e delle aspettative dei consumatori nel settore viaggi e trasporti.

Meno budget, più prudenza


Il quadro che emerge dalla ricerca è quello di un consumatore più selettivo e cauto. Infatti 7 italiani su 10 stanno modificando il proprio approccio ai viaggi: il 46% dichiara di preferire mete italiane, il 26% ha ridotto il budget disponibile e il 23% considera destinazioni estere più vicine. Una prudenza che si traduce anche in scelte già operate: la metà degli italiani ha rinunciato o modificato almeno un viaggio dall'inizio del 2026 a causa dell'aumento dei costi o dell'incertezza, e il 49% prevede di ridurre di almeno il 10% il budget destinato ai viaggi nel corso dell'anno.

Intelligenza artificiale: quasi metà degli italiani non usa ancora l’AI
Un’analisi che evidenzia il gap tra disponibilità della tecnologia, percezione pubblica e integrazione concreta nella vita quotidiana
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Cresce anche l’interesse per le alternative al volo, più di 1 italiano su 2 sta valutando vacanze raggiungibili senza aereo, tra chi ne fa la scelta principale (35%) e chi la considera come opzione alternativa (29%), a conferma della crescita del turismo di prossimità e delle alternative al volo.

I fondamentali del processo di prenotazione


Sul fronte delle prenotazioni, le piattaforme digitali si confermano il canale privilegiato con il 35% degli italiani si affida a comparatori e piattaforme online e il 20% ai siti ufficiali di strutture e compagnie di viaggio. In questo ecosistema digitale, le recensioni online svolgono un ruolo centrale: infatti, il 67% degli italiani le consulta sempre o spesso prima di prenotare un viaggio e per 1 su 2, esse influenzano in modo significativo la scelta finale del fornitore con il 16% che le considera determinanti.

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra gli aspetti più ricercati nelle recensioni, il rapporto qualità/prezzo si afferma come priorità assoluta per il 28% degli intervistati, seguito dai dettagli concreti sull’esperienza vissuta (19%), dalle valutazioni su affidabilità e puntualità (14%) e dalla qualità del servizio clienti (13%). Significativa anche l’attenzione ai racconti su gestione di problemi, cancellazioni e rimborsi (12%), che testimonia quanto la gestione dell’imprevisto conti, in un momento in cui la flessibilità è diventata una variabile determinante nella scelta di viaggio.

"I dati della ricerca restituiscono l'immagine di un viaggiatore italiano più consapevole e selettivo, che affronta le proprie scelte con maggiore attenzione al rischio - ha commentato Nicoletta Besi di Trustpilot - la pressione sui costi e l'instabilità internazionale stanno ridisegnando le priorità degli italiani in vacanza, spingendoli verso destinazioni più vicine e scelte più ponderate. In questo scenario, le recensioni online diventano uno strumento essenziale per ridurre il rischio prima della partenza, e i numeri lo confermano”.



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oggi, 12 giugno, a pisa, presentazione di “exit poetry”: lello voce, con autrici e autori, in dialogo con francesco brancati


presentazione di 'exit poetry' a pisa, 12 giu 2026
cliccare per ingrandire

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#AntonioFrancescoPerozzi #ChiaraSerani #ExitPoetry #FrancescoBrancati #LaNaveDiTeseo #LauraGiuliberti #LelloVoce #libreriaTraLeRighe #MarkoMiladinovic #poesia #presentazione #reading

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Lemmy 0.19.19 corregge sei falle di sicurezza


Lemmy 0.19.19 risolve sei vulnerabilità, tra cui un bypass dei rate limit via header HTTP contraffatto e una falla che permette di enumerare gli account registrati. feddit.it è già aggiornato.
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Rilasciata ieri, la versione 0.19.19 di Lemmy è un aggiornamento interamente dedicato alla sicurezza. Sei vulnerabilità corrette in un colpo solo, alcune delle quali richiedono attenzione anche da parte degli amministratori di istanza, non solo un aggiornamento del software.

La più critica, classificata con severità media e un punteggio CVSS di 6.5, riguarda la configurazione predefinita di nginx. La direttiva proxy_add_x_forwarded_for usata nel file di configurazione distribuito con Lemmy aggiunge l’IP del client all’intestazione HTTP omonima invece di sostituirla. Questo consente a chiunque di falsificare l’indirizzo IP percepito dal server, aggirando completamente i limiti di frequenza sulle chiamate alle API: registrazione di nuovi account, login, pubblicazione di post e commenti, caricamento di immagini, ricerche. In pratica, un malintenzionato può continuare a operare anche dopo aver esaurito il proprio limite, semplicemente cambiando l’IP spoofato a ogni richiesta. La correzione va applicata manualmente: chi usa Ansible la riceve in automatico durante l’aggiornamento, tutti gli altri devono modificare nginx sostituendo $proxy_add_x_forwarded_for con $remote_addr.

Le altre vulnerabilità


Un secondo problema, anch’esso di severità media, riguarda l’endpoint di login: restituiva codici di risposta HTTP differenti a seconda che il nome utente esistesse o meno. Un attaccante poteva così verificare sistematicamente quali account sono registrati su un’istanza, aprendo la strada ad attacchi mirati.

Le restanti quattro vulnerabilità sono corrette direttamente nel codice di Lemmy e non richiedono interventi manuali:

  • gli utenti bloccati potevano modificare messaggi privati inviati prima del blocco;
  • un moderatore federato con grado inferiore poteva rimuovere moderatori di grado superiore tramite la federazione;
  • la funzione di messa in evidenza dei post via federazione non validava la comunità di appartenenza né registrava l’azione nel log di moderazione;
  • un XSS persistente nel testo alternativo delle immagini in markdown, sfruttabile tramite il componente html5-embed di lemmy-ui.


feddit.it è già aggiornato


feddit.it, l’istanza italiana di Lemmy gestita da me e da Informapirata, è già stata portata alla versione 0.19.19. Chi usa altre istanze può verificare la versione in uso sul proprio server e sollecitare l’aggiornamento agli amministratori di riferimento. Non ci sono modifiche che rompono la compatibilità con le versioni precedenti.

SOURCE:// join-lemmy.org

SOURCE:// github.com

SOURCE:// github.com

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oggi, 12 giugno, a roma: elisa montessori @ monitor (con interventi di giuseppe garrera)


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digiKam 9.1.0: database più robusto, Motion Photo di Pixel e decine di fix


digiKam 9.1.0 risolve problemi seri con MariaDB, aggiunge il supporto alle Motion Photo di Google Pixel e migliora il riconoscimento facciale. Disponibile per Linux, Windows e macOS.
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Tre mesi dopo la 9.0.0, il gestore fotografico open source digiKam torna con una release di manutenzione. La 9.1.0, uscita il 7 giugno, porta correzioni importanti su alcuni dei punti più critici segnalati dalla comunità, insieme a qualche novità di sostanza.

Il database non sparisce più


Il problema più fastidioso della serie 9.0.x riguardava MariaDB: in certi scenari, aggiornando da versioni precedenti su NAS, le foto sembravano scomparse dalla libreria pur restando fisicamente nel database. Un bug traumatico per chi tiene anni di scatti in un archivio in rete. La 9.1.0 risolve la migrazione da schema V16 a V17 per MySQL/MariaDB, aggiunge gli indici mancanti che causavano scansioni complete delle tabelle (con conseguente lentezza su pannelli come Tag e Persone), e corregge un tipo di colonna errato in ImageTagProperties. Chi usa digiKam con database esterno su NAS dovrebbe aggiornare senza aspettare.

Lo schema ora registra i fusi orari nei timestamp delle foto, una mancanza che creava incoerenze quando si lavorava su macchine in zone geografiche diverse.

Motion Photo e miglioramenti alla riproduzione


La 9.1.0 introduce il supporto alle Motion Photo dei telefoni Google Pixel, quei file ibridi che contengono un breve video incorporato nell’immagine. digiKam ora li riconosce e li gestisce correttamente nell’anteprima.

È migliorata la selezione del dispositivo audio in riproduzione, così chi collega cuffie Bluetooth dopo l’avvio dell’applicazione non è più costretto a riavviare tutto per farle riconoscere. Corretti anche i blocchi durante la riproduzione video e un crash del programma al momento della scansione degli album su kernel Linux 6.17.

Riconoscimento facciale e ricerca


Il motore di riconoscimento facciale riceveva vari errori: crash per overflow intero nella pipeline, fallimenti sulle immagini a bassa risoluzione (300×300 px), e un comportamento errato quando si selezionavano solo tag senza album. Tutti corretti.

Nella ricerca avanzata è stato aggiunto un pulsante per azzerare tutti i gruppi di filtri in una volta sola, piccola comodità per chi costruisce query elaborate.

Aggiornamenti di librerie e futuro Qt5


I bundle per Windows, AppImage e macOS passano a Qt 6.11.0 e KDE Frameworks 6.26.0. LibRaw è aggiornato alla versione del 23 maggio 2026, con supporto a nuovi modelli di fotocamere.

Vale la pena segnalare una decisione già annunciata ma ora confermata: i bundle ufficiali per Windows e Linux AppImage verranno distribuiti solo nella variante Qt6. Solo il pacchetto macOS Intel resterà disponibile in Qt5 per compatibilità con versioni precedenti di macOS.

Il prossimo aggiornamento di manutenzione è atteso per fine 2026, con lavori sull’integrazione di OpenCV 5 e nuovi strumenti basati su intelligenza artificiale per la gestione e il miglioramento delle immagini.

digiKam 9.1.0 è scaricabile dal sito ufficiale in formato AppImage per Linux, installer per Windows 10/11 e pacchetto per macOS Silicon e Intel.

SOURCE:// digikam.org

SOURCE:// 9to5linux.com

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Sono passati trent’anni da quando venne diffusa su Internet la “Declaration of the Independence of Cyberspace” (Davos, 8 febbraio 1996) e rileggendola oggi, soprattutto per chi conosce la storia della Rete, appaiono molto evidenti i pregi e i difetti di un testo che comunque ha avuto giustamente un’enorme importanza nel momento in cui la comunicazione elettronica iniziava a cambiare il […]
pepsy.noblogs.org/2026/06/11/l…
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Dynamic filters for members
Altra novità interessante per #ghost 😃
ghost.org/changelog/dynamic-fi…
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Un viaggio tra pagine e natura – Il mio SalTo26 un mese dopo


Buongiorno cari lettori, oggi vi porto con me nell’avventura che ha caratterizzato il mio mese di maggio. Grazie a Il Mago di Oz sono riuscita a partecipare al Salone del Libro di Torino come blogger e a portare il nostro amato blog tra gli stand e gli autori dell’edizione del 2026.
Ho registrato un vlog su YouTube, che trovate in fondo alla pagina, dove ho intervistato alcune case editrici ed autori emergenti con cui ho collaborato e con cui continuerò a farlo qua per voi!
Ho deciso di pubblicare ora l’articolo per poter iniziare a raccontarvi più concretamente dei libri che ho iniziato a leggere, delle mie valutazioni a mente più fredda dell’evento e delle prospettive future.

La mia esperienza e il mio viaggio: ne vale la pena?


Sono stata al Salone 2 giorni per motivi lavorativi ma, se devo essere onesta, ho preferito di gran lunga così perchè mi sono evitata i giorni più pieni dell’evento.
In particolar modo ho fatto un primo giro il venerdì mattina per iniziare a creare qualche contenuto, prendere i gadget che volevo avere prima che andassero sold out e per incontrare alcuni content creator.
I giorni settimanali sappiamo tutti che sono pieni di scolaresche ma quest’anno devo dire che si sono anche superati, le file però tutto sommato non sono state infinite anzi!
Questo primo momento mi ha permesso di fare un giro di prova e capire il posizionamento degli stand, sempre organizzato abbastanza bene come struttura ma in tutta sincerità c’è sempre più problema di spazio…

Il secondo giorno che sono riuscita a passare è stata la domenica… in questa occasione ho fatto effettivamente i miei danni librosi e le interviste che vedrete nel video!
Sono passata dalle CE con cui collaboro per chiedere a loro una breve intervista da poter condividere sui nostri profili.
La domanda comune che ho fatto è stata: “Che cosa trovi di rivoluzionario nella tua casa editrice e consigliaci un libro che ritieni rivoluzionario”
E’ stato un momento molto formativo per me perchè sono riuscita a conoscere ancora meglio le realtà che noi tutti sfogliamo, a parlare con chi ne fa parte e a raccontare di noi alle CE.

Ho sentito però da altri creator e da video che ho guardato io in primis che purtroppo non è stato molto apprezzato come Salone a livello organizzativo. Tante persone sono rimaste “bloccate” fuori dagli eventi perchè non era chiaro il metodo di prenotazione e penso che questo sia un grande peccato per gli organizzatori.
Speriamo tutti che il prossimo anno ci sia un miglioramento!

Una piccola perla in casa Aboca per voi 🙂


Sfogliando il catalogo di questa meravigliosa casa editrice, che come ogni anno porta al Salone il bosco degli scrittori, ho trovato un libro particolare: “Nel giardino di Jane Austen“.

Si tratta di un testo scritto da Molly Williams ed illustrato da Jessica Roux, tradotto impeccabilmente da Miriam Falconetti.
Diverse tipologie di alberi, arbusti e fiori che troviamo descritti o citati nei libri di Jane Austen. Ad esempio il ciliegio che viene nominato in “Emma”.

Durante tutto il corso del libro ogni singolo capitoletto è illustrato magistralmente e ricco di dettagli. Possiamo, noi amanti di natura e letteratura, trovare peculiarità di ogni singola specie descritta dall’origine alla diffusione in Inghilterra.

In aggiunta all’aspetto naturalistico l’autrice ci vuole far rivivere alcune tipologie di decorazioni particolarmente in voga nel periodo della Reggenza, periodo in cui sono ambientati i libri di Jane Austen. L’autrice ci invita a vivere come la nostra amata Jane.

Non ho apprezzato l’eccessivo anglocentrismo del testo anche se comprensibile, si poteva parlare della diffusione delle piante a livello globale.

Nel complesso è un libro in cui ho apprezzato più le illustrazioni rispetto alla narrazione. Mi sono piaciuti gli spunti di attività da poter ricreare a casa nostra e che sicuramente proverò a farne alcuni.
Il mio voto finale di questo titolo è: 3.5 stelline 🙂

E per concludere ecco il mio vlog


youtu.be/VxhauzlxU4c?si=KYEkK7…

Ringrazio tutti per essere arrivati fino a qua!
Ci sentiamo presto.
Meg

#aboca #JaneAusten #libro #natura #piante #saloneDelLibro #torino

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
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riparlare di coordinamento fra soggetti antagonisti


Ho fatto questo post oggi: differx.noblogs.org/2026/06/11… e qui vorrei legarlo alle osservazioni che trovo nel video peertube.uno/w/oZvEctNNJPSCirU…, in cui si parla del passaggio dall’economia dell’attenzione a quella dell’intenzione, che direi a sua volta strettamente connesso a quanto scrive Franco Oriolo nell’articolo uscito ieri su ahida: ahidaonline.com/post/selfie-da…) e all’allarme (relativo al ricatto imminente di google) di cui si parla qui: keepandroidopen.org/it/

Siamo immessi in (e contribuenti in gran parte involontari di) un’economia di guerra permanente, da anni ma – recentemente – con pazzeschi “scatti di crescita”. Fino al genocidio: di cui Palestina e Libano sono laboratorio. E questa faccenda mostruosa, generale e ampia, comprende come elemento di fondo, di base, il controllo d​igitale (e l’IA).

In un simile orizzonte, che in realtà non è un orizzonte ma una scatola in cui ci stanno chiudendo anzi siamo già sigillati, le ipotesi di alternative in rete non sono solo fantasia, esistono in concreto: effimera.org/il-fediverso-per-… (e cfr. anche differx.noblogs.org/2026/06/08…).

Fra tante cose centrali, nel contesto di emergenze che ci impacchetta ben bene, credo sia assolutamente indispensabile un coordinamento fra gruppi e soggetti antagonisti. Ne vogliamo (ri)parlare?
#ahida #AI #alternative #bigTech #controllo #controlloDigitale #coordinamento #differx #economiaDellAttenzione #economiaDellIntenzione #economiaDiGuerra #effimera #FEDIVERSO #FrancoOriolo #genocidio #google #guerraPermanente #IA #intelligenzaArtificiale #internetFederata #internetFederato #Libano #Palestina #peertube #rete #ricattoDiGoogle #societàDelControllo #soggettiAntagonisti


Perché ti danno l’AI gratis? La verità da 725 miliardi, l'economia dell'intenzione


Perché Google, Microsoft e OpenAI stanno bruciando 725 miliardi di dollari in infrastrutture AI per darti tutto “gratis”?

La risposta non è solo la tua attenzione. È qualcosa di più profondo: la tua intenzione.

Stiamo passando dall’economia dell’attenzione a quella dell’attaccamento.

Non si tratta più solo di prevedere cosa cliccherai, ma di anticipare cosa desidererai prima ancora che tu lo sappia. Un sistema che usa i tuoi dati comportamentali per modellare la realtà che vedi — e quella che vuoi.

Nel frattempo, mentre usi ChatGPT, Claude e altri strumenti “gratuiti”, le Big Tech stanno costruendo un filtro invisibile tra te e il mondo.

Dentro troviamo i numeri enormi degli investimenti, il “capitalismo della sorveglianza” di Shoshana Zuboff e una direzione chiara: l’AI non vuole solo il tuo tempo. Vuole il tuo legame.

Capire questo non è teoria: è il primo passo per non diventare solo un dato dentro il sistema.


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Amazfit presenta Balance Ultra e Balance 3: i nuovi smartwatch per l’allenamento ibrido


I dispositivi integrano strumenti avanzati per il monitoraggio di attività fisica, recupero e benessere, offrendo un’esperienza sempre più completa per sportivi e appassionati di fitness
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Amazfit ha lanciato la sua ultima serie di orologi sportivi premium: Balance Ultra e Balance 3 nelle versioni in titanio e acciaio inossidabile. La serie è pensata per chi pratica regolarmente sport ibridi, tra cui l'HYROX, che richiede preparazione sia dal punto di vista della resistenza che della forza.

Allenamento ibrido con tecnologia Amazfit


Gli ultimi orologi sportivi Amazfit offrono un avanzato sistema di allenamento ibrido. Grazie a questo sistema, gli atleti hanno accesso, tra le altre cose, a una libreria con numerosi allenamenti ibridi già pronti che li preparano, ad esempio, alle gare HYROX. I programmi possono essere visualizzati e modificati nell'app Zepp e inviati direttamente ai modelli Balance Ultra e Balance 3, insieme a un cronometro che conta alla rovescia il tempo per ogni esercizio.
Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp .Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp
Training Balance offre un ulteriore supporto. Questa soluzione permette di sapere in che misura il nostro ultimo allenamento si è concentrato sullo sviluppo della forza o sul miglioramento della resistenza. Una panoramica delle proporzioni tra i due tipi di esercizio su un arco temporale settimanale e più lungo consente di comprendere meglio la direzione in cui si sta orientando l'allenamento.
Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero

Monitoraggio completo del recupero


Balance Ultra e Balance 3 offrono inoltre un sistema avanzato per il monitoraggio dei processi di recupero. Il cuore del sistema è la tecnologia Hybrid Charge. Questa soluzione utilizza per l'analisi i dati relativi al carico di allenamento, ai livelli di energia Bio Charge (consumata da tutte le attività e ricostituita principalmente durante il sonno) e al Life Load, che tiene conto della valutazione soggettiva dell'atleta, come l'umore al risveglio, il benessere mentale, l'intensità del lavoro o il tipo di pasti consumati. I dati fisiologici quali la qualità e la durata del sonno, la frequenza cardiaca a riposo, il recupero della frequenza cardiaca, la variabilità della frequenza cardiaca, il consumo massimo di ossigeno o la soglia del lattato, combinati con le informazioni soggettive relative al proprio benessere, forniscono un quadro più completo, consentendo una valutazione più accurata dei livelli di affaticamento e di recupero.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Strategie HYROX e pacer virtuale


I nuovi modelli Amazfit ampliano ulteriormente le tre modalità HYROX (Allenamento, PFT, Gara) con la possibilità di creare strategie personalizzate per specifiche competizioni HYROX. Nell'app Zepp, gli atleti possono scegliere di gareggiare, ad esempio, a Berlino, Barcellona, Londra o Varsavia. Sulla base dei dati precaricati relativi alla mappa del percorso, che tengono conto della lunghezza effettiva della pista e delle dimensioni delle ROX Zone, nonché del tipo di gara e del tempo di arrivo previsto, gli sportwatch calcolano i tempi specifici per ogni tratto di corsa e ogni stazione di allenamento.
Gli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROXGli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROX
Il pacer virtuale disponibile sull'orologio non solo cronometra ogni fase della corsa e degli esercizi e tiene traccia del punteggio complessivo, ma consente anche di monitorare i progressi rispetto alla strategia prevista: l'atleta può vedere in tempo reale quanti secondi sta guadagnando o perdendo rispetto al piano.

Analisi avanzata della gara


Con gli ultimi orologi Amazfit l'atleta può verificare il tempo totale trascorso correndo, il tempo impiegato per gli esercizi e il tempo trascorso nella ROX Zone. Inoltre, egli può controllare il tempo impiegato per ogni chilometro percorso e per ogni stazione singolarmente, insieme alle informazioni sulla frequenza cardiaca media e massima e al tempo di arrivo complessivo.
Gli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeriGli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeri

Design su misura per gli sport ibridi


Il modello Balance Ultra, con una batteria che garantisce fino a 30 giorni di autonomia, pesa 57 g, mentre il Balance 3 nelle versioni in acciaio inossidabile e titanio pesa rispettivamente 62 g e 55 g. Il peso ridotto di entrambi i modelli garantisce un elevato comfort durante l'allenamento di corsa e gli esercizi con i pesi. Il display, protetto dai graffi grazie al vetro zaffiro, mantiene la piena funzionalità anche quando le mani sono sudate o l'atleta si allena indossando i guanti (pratica sempre più diffusa durante le gare HYROX). La batteria, dotata di GPS di precisione, ha un'autonomia di due giorni, il che elimina il rischio di interrompere l'allenamento e il monitoraggio del recupero.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il display AMOLED da 1,5 pollici, con una luminosità che raggiunge i 3000 nit, garantisce una comoda visualizzazione dei parametri anche in pieno sole. Chi invece preferisce correre di sera può avvalersi della torcia integrata. Il GPS dual-band, che supporta sei sistemi satellitari, assicura una misurazione accurata della distanza e del ritmo. Le mappe offline integrate offrono un ulteriore supporto. Il nuovo processore garantisce, tra le altre cose, una generazione 2,5 volte più veloce e un aggiornamento delle mappe 12 volte più veloce. La resistenza dell'intera struttura è confermata da certificati di livello militare.
L'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfonditaL'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfondita

Ecosistema ibrido


Balance Ultra e Balance 3 funzionano con l'ultima versione di Zepp OS 6 e in combinazione con l'app gratuita Zepp. L'ampia compatibilità offerta dagli ultimi modelli di orologi può essere facilmente ampliata all'interno dell'ecosistema aperto e ibrido di Amazfit, che offre accesso a centinaia di applicazioni, tra cui Jet Lag Manager, che aiuta l'organismo ad adattarsi alle gare HYROX in diversi fusi orari. L'ecosistema consente inoltre la sincronizzazione dei dati con le principali piattaforme di fitness: Strava, adidas Running, Komoot, TrainingPeaks, Relive, Apple Health, Google Health Connect o Intervals.icu. Balance Ultra e Balance 3 possono essere abbinati agli accessori Amazfit (ad es. Helio Ring, Helio Strap) e ai dispositivi di altre marche che offrono, tra l'altro, fasce cardio, misuratori di potenza e misuratori di cadenza. L'ultima serie Balance rimane inoltre compatibile con i dispositivi Stryd.

Disponibilità e prezzo


Balance Ultra e Balance 3 supportano oltre 180 modalità sportive e offrono anche la funzione di pagamento NFC. Entrambi i modelli sono disponibili per l'acquisto su amazfit.com e tramite i partner ufficiali. Amazfit Balance Ultra è disponibile esclusivamente nella versione in titanio e vanta una batteria a lunga durata fino a 30 giorni (dati Amazfit), con un prezzo di 599 euro. Il prezzo di Amazfit Balance 3 è di 449 euro per la versione in titanio e di 349 euro per quella in acciaio inossidabile. Entrambi i modelli sono dotati di una batteria che garantisce fino a tre settimane di autonomia con una singola ricarica.


Sony Xperia 1 VIII ufficiale: arriva la nuova IA che migliora automaticamente foto e video


Sony ha recentemente annunciato il lancio del suo ultimo smartphone di punta, Xperia 1 VIII. Il device sfrutta la tecnologia AI per migliorare la fotografia suggerendo utili impostazioni della fotocamera come tonalità di colore, selezione della modalità di scatto ed effetti bokeh ottimizzati in base alla scena e al soggetto.

Esperienza fotografica migliorata


Il nuovo Assistente fotografico AI basato su Xperia Intelligence è progettato per rendere la fotografia un’esperienza ancora più piacevole. Basta puntare la fotocamera sul soggetto e l'assistente riconoscerà automaticamente la scena combinando vari fattori, come il soggetto stesso e le condizioni meteorologiche, per suggerire diverse opzioni per l'immagine, tra cui tonalità di colore, effetti ottici ed effetti bokeh.

La fotocamera con teleobiettivo è dotata di un sensore di immagine da 1/1,56 pollici, circa quattro volte più grande rispetto a quello del modello precedente, in grado di garantire immagini nitide e dettagliate anche in condizioni di scarsa illuminazione. Inoltre, l'elaborazione RAW multi-frame è applicata a tutti gli obiettivi, ampliando contemporaneamente la gamma dinamica (HDR) ed eseguendo la riduzione del rumore in condizioni di scarsa illuminazione. Questo metodo limita efficacemente la perdita di dettaglio nelle alte luci e nelle ombre, migliorando la precisione della riproduzione dei colori nelle scene ad alto contrasto.

Riprogettato e realizzato per ispirare


Il nuovo design ORE si ispira ai materiali naturali, con i colori delle quattro nuove opzioni che traggono ispirazione dalle pietre preziose grezze: Graphite Black, Iolite Silver, Garnet Red e Native Gold. Incorporando un design della fotocamera che sfrutta il nuovo teleobiettivo, insieme a una lavorazione di nuova concezione applicata ai materiali utilizzati sui lati, sul retro e su tutto il corpo, è stato ottenuto un design uniforme e coerente. Le sottili texture della superficie offrono una sensazione confortevole al tatto e una presa migliorata. Xperia 1 VIII mantiene il tradizionale pulsante dedicato per lo scatto, che offre un'esperienza fotografica simile a quella di una vera fotocamera, inoltre il jack audio da 3,5 mm continua a supportare l'audio di alta qualità tramite cuffie cablate, offrendo una spettacolare qualità del suono ereditata dal DNA del WALKMAN.

Gli altoparlanti stereo Full-Stage


Xperia 1 VIII è dotato di unità altoparlanti di nuova concezione, identiche a sinistra e a destra, per offrire ulteriori miglioramenti nelle prestazioni stereo. Questi altoparlanti producono bassi più profondi e frequenze alte più estese, creando al contempo un palcoscenico sonoro più ampio e profondo. Le voci e gli strumenti vengono riprodotti con maggiore chiarezza e pienezza sonora, come se le esibizioni musicali e le scene dei film si svolgessero proprio davanti a te, per un'esperienza audio coinvolgente e immersiva.

DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta per creator e videomaker
DJI Osmo Pocket 4P debutta come nuova soluzione compatta per creator e videomaker, puntando su qualità video premium, stabilizzazione avanzata e design tascabile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni elevate unite ad una grande autonomia


Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm, Xperia 1 VIII ha una maggiore velocità di elaborazione e prestazioni aumentate del 20%. Dal rapido avvio delle app al multitasking senza interruzioni, fino a un gameplay accattivante e alla creazione di contenuti immediata, questa potente piattaforma offre velocità, prestazioni ed efficienza di nuova generazione. Secondo i dati Sony, la lunga durata della batteria copre fino a due giorni e 4 anni di utilizzo. In questo contesto, oltre alle attività quotidiane come la navigazione sui social media e sui siti web, l'ottimizzazione dell'elaborazione è stata recentemente applicata anche all'utilizzo di app di mappe ad alto consumo energetico, ottenendo ulteriori riduzioni nel consumo di batteria complessivo.

Una custodia progettata


Xperia 1 VIII può essere protetto con la custodia opzionale, realizzata in materiale traslucido studiato per esaltare il design del dispositivo ispirato all'arte ORE. È inoltre dotata di un pratico supporto integrato, che consente il posizionamento sia verticale che orizzontale, garantendo una visione confortevole dei video. Inoltre, il materiale è resistente all'ingiallimento, per mantenere un aspetto ottimale nel tempo.


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Nextcloud compie 10 anni e rilascia Hub 26 Spring: novità importanti, ma Euro-Office non convince tutti


Nextcloud festeggia dieci anni con Hub 26 Spring: nuove funzioni per la collaborazione, integrazione di Euro-Office e una diatriba aperta sulla sovranità digitale che coinvolge The Document Foundation.
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Dieci anni di Nextcloud si celebrano con una release tutt’altro che di facciata. Hub 26 Spring, disponibile nelle ultime ore, porta novità concrete su più fronti: gestione dei progetti, collaborazione, interfaccia e suite per documenti. Quest’ultimo punto è anche il più discusso.

Euro-Office è qui, ma non tutti applaudono


La novità più pubblicizzata è l’integrazione di Euro-Office come seconda opzione predefinita in Nextcloud Office, affiancando la suite basata su Collabora Online. Euro-Office è un fork di ONLYOFFICE nato a marzo da un consorzio europeo che include Nextcloud, IONOS, Proton e XWiki, con l’obiettivo dichiarato di costruire un’alternativa sovrana a Microsoft 365. Ne ho scritto ad aprile quando ONLYOFFICE aveva risposto al lancio rescindendo la partnership commerciale con Nextcloud e accusando il progetto di violare la licenza AGPLv3, contenzioso ancora aperto.

Ieri, il giorno prima della release stabile, si è aggiunta una critica di natura diversa. Italo Vignoli, cofondatore di The Document Foundation, l’ente che sviluppa LibreOffice, ha pubblicato una lettera aperta che contesta la coerenza del progetto sul piano dei principi: Euro-Office si vende come alternativa sovrana, ma usa OOXML come formato predefinito, lo stesso di Microsoft Office, il che lo rende secondo TDF un alleato di fatto della strategia di lock-in di Redmond. ODF, lo standard ISO sviluppato fuori dal controllo di qualsiasi singola azienda, non compare nei materiali di lancio. TDF aveva chiesto pubblicamente ad aprile quale formato nativo avrebbe adottato il progetto, senza ricevere risposta.

Sul piano tecnico Euro-Office copre documenti, fogli di calcolo, presentazioni e PDF, funziona anche dalle app mobili iOS e Android, e secondo Nextcloud garantisce prestazioni migliori nel browser riducendo il carico sul server rispetto a Collabora. La compatibilità completa con ODF è indicata come obiettivo dei prossimi rilasci.

Deck, deleghe e Talk


Al di là della suite per documenti, Hub 26 Spring porta novità concrete per chi usa Nextcloud come strumento di lavoro quotidiano.

Nextcloud Deck riceve le Gantt chart: partendo da una lavagna Kanban esistente si ottiene una vista temporale con dipendenze tra schede, date di inizio e di scadenza, trascinamento e codifica cromatica. Una funzione attesa da tempo da chi usa Deck per la gestione dei progetti.

Mail e Calendar introducono le deleghe: è possibile leggere e rispondere a messaggi per conto di un altro utente, creare eventi nel suo calendario e accettare inviti a suo nome. Utile in contesti aziendali con caselle condivise o coperture per assenze.

Nextcloud Talk riceve le Voice Room, stanze audio ad accesso immediato senza bisogno di avviare una chiamata formale, risposte private ai messaggi di gruppo e supporto a più account nel client desktop.

Assistente AI e interfaccia


L’assistente AI locale di Nextcloud può ora essere ridimensionato e spostato nell’interfaccia, accede alla ricerca unificata tramite l’estensione Context Agent ed è disponibile su mobile con integrazione nel menu contestuale di iOS e Android.

L’interfaccia generale riceve alcuni aggiustamenti: navigazione sinistra ridisegnata per ridurre il contrasto, accesso rapido alle applicazioni tramite un menu a griglia e ridisegno delle schede nella barra laterale.

Nextcloud sottolinea che il 96% delle modifiche riguarda manutenzione, correzioni di bug, prestazioni e sicurezza. Le funzionalità visibili sono la quota minore di un aggiornamento che punta prima di tutto all’affidabilità nel lungo periodo.

SOURCE:// nextcloud.com

SOURCE:// nextcloud.com

SOURCE:// blog.documentfoundation.org

SOURCE:// yoota.it


Nextcloud e IONOS creano un fork di ONLYOFFICE, che li denuncia per violazione di licenza


Il 27 marzo a Berlino, Nextcloud, IONOS e una dozzina di altri soggetti europei, tra cui Proton, XWiki e OpenProject, hanno annunciato Euro-Office: un componente open source per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo e presentazioni, pensato per integrarsi in piattaforme come Nextcloud Hub, Proton Docs o OpenProject. Non è una suite autonoma da installare sul desktop, ma un editor web da innestare in ambienti di lavoro esistenti. Il codice è già disponibile in anteprima su GitHub, con la prima versione stabile attesa per l’estate.

La base tecnica è quella di ONLYOFFICE, di cui Euro-Office è un fork diretto. Il consorzio ha scelto questo percorso invece di collaborare con il progetto originale per una serie di motivi documentati nel repository: pull request sistematicamente ignorate, istruzioni di compilazione obsolete, codice con parti offuscate o compilate senza sorgente, messaggi di commit che rimandano a tracker interni inaccessibili. Motivazioni tecniche concrete, non solo di principio.

La risposta di ONLYOFFICE


Tre giorni dopo l’annuncio, ONLYOFFICE ha risposto con un comunicato formale accusando Euro-Office di violare la licenza AGPLv3. Il nodo è nelle condizioni aggiuntive aggiunte da Ascensio System, la società dietro ONLYOFFICE, alla propria versione della licenza nel maggio 2021: la sezione 7 della AGPLv3 consente al titolare del copyright di imporre requisiti supplementari, e ONLYOFFICE ne ha inseriti due, ovvero l’obbligo di conservare il logo originale nei lavori derivati e il divieto di usare i marchi registrati.

Euro-Office ha rimosso entrambe queste clausole, ritenendole incompatibili tra loro, oltre che inapplicabili in quanto restrizioni di marchio non ammissibili come condizioni di licenza. Secondo Nextcloud, questa interpretazione è condivisa dalla Free Software Foundation e da Bradley M. Kuhn, tra gli autori della licenza AGPL stessa. ONLYOFFICE sostiene invece che la licenza sia un insieme indivisibile: o la si accetta per intero, condizioni aggiuntive incluse, o non si ha titolo per usare il codice.

In parallelo alla disputa legale, ONLYOFFICE ha sospeso la partnership commerciale con Nextcloud, in vigore da otto anni, che permetteva agli utenti di modificare documenti direttamente dall’interno di Nextcloud Hub.

Un formato nativo da definire


Sul progetto si è espressa anche The Document Foundation, l’ente che sviluppa LibreOffice. Il tono è benevolo verso l’iniziativa, ma la domanda che pone è scomoda: qual è il formato nativo di Euro-Office? Il comunicato di lancio non menziona ODF nemmeno una volta, e promette invece piena compatibilità con i formati Microsoft. Come scrive TDF sul proprio blog, compatibilità con OOXML e sovranità digitale non sono la stessa cosa: OOXML è uno standard progettato, controllato e gestito da Microsoft, e costruire un’alternativa europea con quel formato al centro significa spostare il server in Europa mantenendo il vincolo architetturale a Redmond.

TDF non chiede di abbandonare il supporto ai formati proprietari, cosa che LibreOffice stesso fa da sempre per ragioni pratiche. Chiede se ODF, standard ISO sviluppato fuori dal controllo di qualsiasi azienda e già obbligatorio in alcune giurisdizioni europee tra cui la Germania, sarà il formato in cui le pubbliche amministrazioni creeranno e scambieranno documenti. È una distinzione che Euro-Office dovrà affrontare prima che l’architettura sia consolidata.

La disputa legale è destinata a durare, e la questione al centro non è banale: stabilire se le condizioni aggiuntive che ONLYOFFICE ha inserito nella propria versione della AGPLv3 siano vincolanti per i fork è un tema che riguarda l’intero ecosistema open source, non solo questo progetto. Finché nessun tribunale si pronuncia, entrambe le parti hanno argomenti giuridici solidi. Nel frattempo, Euro-Office deve costruire una comunità di sviluppatori e convincere le pubbliche amministrazioni europee della propria affidabilità, con un contenzioso aperto fin dal primo giorno.

SOURCE:// nextcloud.com
SOURCE:// onlyoffice.com
SOURCE:// heise.de
SOURCE:// github.com
SOURCE:// blog.documentfoundation.org


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oggi, 11 giugno, personale di robert filliou alla fondazione mudima (milano)


11 maggio, robert filliou alla fondazione mudima, milano_
cliccare per ingrandire

comunicato stampa e informazioni complete:
Robert Filliou alla Fondazione Mudima, 11 giu 2026_ a cura di Gino Di Maggio
#art #arte #fluxus #FondazioneMudima #GinoDiMaggio #Mudima #robertFilliou #vispo

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17 giugno, roma: presentazione del libro “l’inquietudine dell’immaginario. etiche dello sguardo”, di pietro bianchi


pietro bianchi, l'inquietudine dell'immaginario (presentazione a roma, 17 giu 2026)
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sede SRP di via Francesco Sivori 6, Roma
#ArturoMazzarella #immaginario #Orthotes #PietroBianchi #presentazione #psicoanalisi #ValentinaGaleotti

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domani, 11 giugno, alberto d’amico e alessandra tantillo allo studio campo boario: mostra fino al 20 giugno


alberto d'amico e alessandra tantillo. mostra allo studio campo boario, dall'11 giu 2026
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Obladì obladà
Alberto D’Amico / Alessandra Tantillo

a cura di Matteo Di Castro

opening
giovedì 11 giugno, ore 18:00

Studio Campo Boario
Viale Campo Boario, 4A Roma

fino al 20 giugno 2026
su appuntamento

E: studiocampoboario@gmail.com
I: studio_campo_boario
M: +39 3473001393

Ob-La-Di, Ob-La-Da è il titolo originale della canzone scritta da Paul McCartney nel 1968 e inclusa nel White Album dei Beatles.
Obladidà obladà è invece il titolo scelto per la mostra che presenta i lavori di Alberto D’Amico e Alessandra Tantillo a Studio Campo Boario, dall’11 al 20 giugno.

I Beatles non sono il contenuto esclusivo di questa doppia personale, ma lo spunto iniziale e la cornice condivisa con cui guardare alle creazioni più o meno recenti dei due artisti.

D’Amico interviene su Sgt Peppers (sulla copertina, ma soprattutto sui quattro ritratti fotografici che campeggiano nella doppia facciata interna dell’album) per comporre un variegato campionario di figure travestite, mascherate, truccate, ma soprattutto: acconciate, imparruccate.
Dal taglio ancora un po’ “alla paggetto”, che accomuna il look di John, Paul, Ringo e George, si passa alle capigliature e alle maschere più bizzarre o melodrammatiche di altri volti del mondo dello spettacolo: da Totò a Corrado Guzzanti, da Miguel Bosé a Roman Polanski, da Divine a Moira Orfei. “Perché, in fondo”, scrive l’artista stesso, “ogni identità assomiglia a una parrucca. Alcune sono semplicemente incollate meglio di altre”.

Meno lineare è il filo che lega le opere in mostra di Alessandra Tantillo. Anche lei muove dal legame affettivo e dalla suggestione visiva esercitata dagli album dei Beatles. La sua è non solo devozione, reiterata e rivisitata, alle quattro icone, ma messa fuoco, riquadratura, di quei loro prodotti-oggetti (i dischi) divenuti presto forme familiari del paesaggio domestico.
Possiamo dunque ripercorre la sua pittura partendo da queste forme isolate (vinili, audiocassette, libri) per poi inoltrarci negli interni, in cui le sagome e i colori degli arredi paiono mantenere un primato strutturale, identitario, rispetto alla figura umana.
Quest’ultima tuttavia si è conquistata a sua volta, da subito, nel lavoro di Alessandra Tantillo, un’autonomia rimarcata, proprio in qualità di impronta, sagoma, silhouette.
Anche se i nomi riconosciuti, i volti riconoscibili, sono meno presenti nelle sue opere in mostra, vale la pena citare quello di Patti Smith, protagonista di un acrilico del 2026 che prende il titolo da un’ affiche del 68 francese che compare all’angolo del quadro: La beauté est dans la rue.
La bellezza, si, è anche in strada, e non da oggi: nelle scritte sui muri, nei graffiti, nei cartelli pubblicitari, nei segnali stradali. E non da oggi tocca soprattutto agli artisti riconoscerla. Come quella, più metafisica che pop, che circonda l’insegna del Caffè Tevere.
#AlbertoDAmico #AlessandraTantillo #art #arte #Beatles #inaugurazione #MatteoDiCastro #mostra #oblaDìOblaDa #PattiSmith #StudioCampoBoario #TheBeatles #vernissage

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oggi, 10 giugno, presentazione di “quel che non puoi vedere / tentativi di visione”, a cura di federica luzzi e naoya takahara


presentazione del cofanetto editoriale 'quel che non puoi vedere', alla libreria panisperna, roma, 10 giu 2026Presentazione del cofanetto editoriale

Quel che non puoi vedere / Tentativi di visione

con
Giuseppe Garrera e i curatori Federica Luzzi e Naoya Takahara
(edizioni Cambiaunavirgola)

OGGI, mercoledì 10 giugno 2026
Ore 18:30
Libreria Panisperna
Via Panisperna 220, Roma

Il cofanetto è stato realizzato con il sostegno de Il Giardino del Tè.

Al termine dell’incontro, degustazione gratuita di tè verde Sencha accompagnato da senbei biologici, i tradizionali cracker di riso giapponesi.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.
#Cambiaunavirgola #EdizioniCambiaunavirgola #FedericaLuzzi #GiuseppeGarrera #IlGiardinoDelTè #LibreriaPanisperna #NaoyaTakahara #QuelCheNonPuoiVedere #QuelCheNonPuoiVedereTentativiDiVisione #senbei #tèVerdeSencha #TentativiDiVisione

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NewPipe 0.28.8 aggira l’ennesima stretta di YouTube sulla qualità video


NewPipe 0.28.8 risolve il blocco SABR di YouTube che costringeva l'app a riprodurre solo video a 360p senza tracce audio separate. Ecco cosa cambia.
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A marzo 2026, YouTube ha completato il passaggio forzato al proprio protocollo SABR (Server-side Adaptive Bitrate) anche per i client non ufficiali. Per NewPipe è stato un colpo duro: l’app si ritrovava a offrire solo il flusso MP4 a 360p con audio incorporato, senza risoluzione alternativa e senza tracce audio separate, rendendo inutilizzabili sia lo streaming in qualità decente che lo scaricamento dei video.

La versione 0.28.8, rilasciata ieri, corregge il problema con un aggiramento che sfrutta un client alternativo per aggirare l’imposizione SABR. Il lavoro è frutto di uno sforzo collettivo della comunità, come sottolineato dagli stessi sviluppatori nelle note di rilascio.

Cosa cambia, e cosa no


Con questo aggiornamento tornano disponibili le risoluzioni alte, le tracce audio separate e la possibilità di scegliere codec e qualità come prima della stretta. C’è però un limite esplicito: i video classificati come “per bambini” su YouTube restano al momento non risolti, perché il meccanismo di aggiramento si scontra con una limitazione tecnica specifica a quel tipo di contenuto. Gli sviluppatori ne sono consapevoli.

La release include anche NewPipe Extractor 0.26.3, che porta con sé alcune correzioni aggiuntive: l’estrazione degli elementi nelle playlist YouTube non funzionava correttamente, e la ricerca su Bandcamp restituiva risultati vuoti. Entrambi i problemi sono stati sistemati. L’estrattore riceve anche un miglioramento nella gestione dei metadati audio, con il rilevamento del tipo di traccia tramite i tag xTags dei formati.

La pressione di YouTube sulle app di terze parti


Il protocollo SABR, basato su un formato di risposta proprietario chiamato UMP, non è compatibile con i lettori video standard: a differenza di DASH o HLS, unisce audio e video in un unico flusso di rete e usa una logica di buffering gestita interamente dal lato server. Questo rende la vita molto difficile a qualunque client indipendente, da NewPipe a yt-dlp.

Non è la prima volta che NewPipe si trova a rincorrere YouTube. La stessa situazione si era presentata già nella primavera del 2025, risolta in modo temporaneo con la 0.27.7, ma il problema è riemerso con l’applicazione più capillare del protocollo. Gli sviluppatori segnalano che l’implementazione nativa di SABR resta un obiettivo a lungo termine, ma che richiede risorse e tempo, e invitano chi vuole contribuire a leggere la issue dedicata sul repository.

Nel frattempo, chi usa NewPipe troverà il file APK sul sito ufficiale o su F-Droid, dove l’aggiornamento dovrebbe comparire nelle prossime ore.

SOURCE:// github.com

SOURCE:// github.com

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Dalle parole chiave alle conversazioni con l’AI: così cambiano le ricerche online degli italiani


Sempre più utenti utilizzano chatbot e assistenti AI per trovare negozi, ristoranti e servizi attraverso domande naturali e conversazioni, segnando il passaggio dalle tradizionali keyword a un’esperienza di ricerca più intuitiva e personalizzata
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Quando scegliamo un ristorante, cerchiamo un professionista sanitario o un negozio in cui acquistare, raramente decidiamo da soli. Secondo un’indagine di Euroconsumers, il 65% dei consumatori consulta le recensioni online, e il 78% le considera determinanti nella scelta finale. A cambiare, però, è il modo in cui cerchiamo quelle informazioni: con la diffusione degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, la ricerca locale smette di essere una lista di parole chiave e diventa una conversazione.

Le ricerche sempre più dettagliate


Per anni la ricerca locale ha funzionato con formule essenziali: la sola espressione “vicino a me” genera ancora oggi oltre 7 milioni di ricerche al mese, secondo una rielaborazione di Local Strategy. Con i motori conversazionali come ChatGPT, Gemini o Perplexity, le ricerche diventano più lunghe e personali. Non si cerca più solo “ristorante vicino a me”, ma “viene a trovarmi il mio amico con la compagna, mi cerchi un posto tranquillo per quattro persone stasera?” o “dove portare qualcuno al primo appuntamento”. Sono richieste che racchiudono emozioni, aspettative e contesto, elementi che le tradizionali informazioni online faticano a interpretare.

Polaroid Go Generation 3 ufficiale: la fotocamera istantanea per la Gen Z | TechPerTutti
Pensata per una Generazione Z che riscopre il valore dei momenti autentici, la Polaroid Go Generation 3 combina design portatile, semplicità d’uso e il fascino senza tempo della fotografia analogica
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dove si trovano, dunque, i testi da cui le AI estrapolano le informazioni per restituirci una risposta accurata? A rispondere è Luca Bove di Local Strategy:

Le informazioni emotive non vivono negli elenchi ufficiali, perché pochi documenti dicono se un locale è adatto a una serata romantica o se l’atmosfera è elegante o informale. Quelle sfumature esistono principalmente nella voce degli utenti, che si esprime, ad esempio, attraverso le recensioni. Lì le persone non raccontano cosa hanno mangiato, ma come si sono sentite”.


L’ 83% delle recensioni rimane senza risposta


Il problema è che questa materia prima è tanto ricca quanto trascurata. Analizzando oltre 875.000 profili Google italiani, Local Strategy ha rilevato che l’82% ha almeno una recensione, con una media di 153 recensioni per scheda e un voto medio di 4,38. Ma su quasi 49 milioni di recensioni analizzate, solo il 17,4% ha ottenuto una risposta dall’attività. Su questo tema, Perplexity ha siglato un accordo con Tripadvisor per integrare recensioni e valutazioni nelle sue risposte, e da ottobre 2025 Tripadvisor ha portato gli stessi contenuti dentro ChatGPT.

Mondiali 2026, Kaspersky avverte: tifosi nel mirino delle truffe online
Tra falsi biglietti, offerte di viaggio fraudolente e tentativi di phishing, cresce il rischio di truffe online legate all’evento sportivo più atteso dell’anno.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


A complicare il quadro c’è la pulizia automatica delle piattaforme: solo nel 2025 Google ha rimosso oltre 292 milioni di recensioni ritenute fasulle o non conformi, secondo il report sulla trasparenza di Google Maps. La fonte da cui l’AI attinge per descrivere un’attività è preziosa, ma va presidiata con continuità.

L'AI "capisce" attraverso le recensioni


L’intelligenza artificiale non “capisce” un luogo come farebbe una persona, ma costruisce le risposte partendo dalle informazioni che trova online. Quando la domanda è semplice, usa dati pratici come indirizzi, orari e descrizioni. Quando invece la domanda è più personale, cerca segnali nelle parole delle persone. Per questo le recensioni diventano sempre più importanti: aiutano l’AI a capire atmosfera, esperienza e contesto. La ricerca locale non è sparita, è solo cambiata: l’intelligenza artificiale si aggiunge agli strumenti già esistenti e legge le recensioni al posto nostro, rendendole ancora più decisive.

Cosa fare concretamente secondo gli esperti di Local Strategy


Per chi gestisce un'attività la conseguenza è concreta: la cura delle recensioni non incide più solo sulla reputazione verso i clienti, ma su come quell'attività verrà compresa, descritta e consigliata dagli assistenti AI. L'esperto Luca Bove individua tre fasi necessarie per presidiare il canale:

1. raccogliere senza filtri: chiedere le recensioni a tutti i clienti, seguendo delle opportune best practice e una strategia che varia da settore a settore. Più la base è ampia, più il quadro che restituirà ai motori di ricerca e ai sistemi AI sarà rappresentativo dell'esperienza reale di chi quell'attività l'ha già vissuta;

  1. rispondere a tutte e leggere il sentiment: anche la risposta è comunicazione, perché dimostra attenzione al cliente e, secondo diversi studi, le attività che rispondono in modo sistematico registrano tassi di conversione superiori. Attraverso sistemi AI con lettura automatica del sentiment, si possono analizzare migliaia di testi monitorando l'andamento di parole chiave come "prezzo", "personale", "negozio" o "esperienza". Si capisce così se un voto positivo dipende dalla cortesia dello staff o dalla competitività dei listini, e se una valutazione negativa è riconducibile a criticità strutturali del punto vendita;
  2. difendere e contestare: è la fase meno visibile ma sempre più cruciale. Proteggersi dalle recensioni fasulle, monitorare i competitor localmente e segnalare comportamenti scorretti è fondamentale. Le piattaforme usano sistemi di AI per moderare i contributi e cancellano, come già anticipato, le recensioni che non sembrano autentiche. Il filtro automatico, però, non è infallibile, e a volte cancella recensioni vere ottenute con fatica. In questi casi è opportuno monitorare le recensioni cancellate tramite appositi tool e interagire direttamente con le piattaforme per chiedere il ripristino.


“Le recensioni stanno diventando un patrimonio informativo, non più solo uno strumento di reputazione. Le macchine le leggono per rispondere alle persone, ma dietro ogni risposta servono ancora occhi umani capaci di cogliere il contesto: il rischio, altrimenti, è che a parlare delle attività siano dati che nessuno ha davvero ascoltato”, conclude Luca Bove.



Polaroid Go Generation 3 ufficiale: la fotocamera istantanea pensata per la Gen Z


In vista dell’estate che si avvicina, Polaroid ha annunciato il lancio della nuova Polaroid Go Generation 3, la migliore Polaroid Go di sempre. Compatta e tascabile, la nuova instant camera utilizza le iconiche pellicole Polaroid Go, mantenendo intatta la celebre cornice bianca che ha fatto la storia del brand. Si tratta di una soluzione nata per catturare i momenti quotidiani in modo del tutto spontaneo, ovunque ci si trovi, trasformando l'istante in un ricordo tangibile.

Il lancio arriva in un momento in cui le nuove generazioni mostrano un crescente interesse verso esperienze più autentiche, intenzionali e tangibili. Dai concerti phone-free ai locali che invitano a disconnettersi, fino al ritorno delle estetiche low-fi e analogiche, sempre più giovani scelgono esperienze capaci di creare ricordi reali, personali e duraturi. Essendo la fotocamera instant analogica più piccola di Polaroid, Go Generation 3 è progettata per accompagnare viaggi, festival, fine settimana e momenti social spontanei. Facile da portare sempre con sé e intuitiva da utilizzare, integra uno specchio frontale per i selfie, funzione autoscatto per le foto di gruppo e ora anche la modalità a doppia esposizione per creare foto ancora più creative.

Con Polaroid Go Generation 3 volevamo progettare la fotocamera instant più piccola al mondo senza scendere a compromessi sulla qualità fotografica - commenta Stine Bauer Dahlberg di Polaroid - ci siamo concentrati sul perfezionamento del sistema ottico, sull’integrazione di un flash realmente potente e sull’ottimizzazione della fotocamera per selfie ravvicinati di alta qualità. Ogni scelta progettuale nasce dal modo in cui le persone utilizzano realmente una fotocamera così compatta, garantendo ottime prestazioni in diverse condizioni di luce.


La nuova Polaroid Go Generation 3 è disponibile in diverse colorazioni tra cui Nero, Viola, Verde acqua e Bianco su polaroid.nital.it e presso rivenditori selezionati dal prossimo 16 giugno.


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Un maggio difficile per Forgejo: RCE contestata, pacchetti privati esposti e una CVE scomoda


Il report di maggio di Forgejo fa i conti con due vicende di sicurezza: la "Carrot Disclosure" di aprile e la CVE-2026-27771 sui registri container. Cosa è successo davvero.
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Il report mensile di Forgejo per maggio 2026 dedica più spazio del solito alla sicurezza, e non per caso: nelle settimane precedenti il progetto si è trovato al centro di due polemiche distinte, entrambe legate a vulnerabilità reali o presunte.

La “Carrot Disclosure”


Il 28 aprile il ricercatore di sicurezza Julien Voisin ha pubblicato un articolo dal titolo “Carrot Disclosure: Forgejo” in cui descriveva di aver trovato, nel giro di una serata, una quantità considerevole di problemi nel codice, tra cui SSRF, errori crittografici, difetti nei meccanismi di autenticazione OAuth2 e vari vettori di denial of service, poi concatenati in un proof-of-concept di esecuzione di codice remoto. Anziché seguire la procedura di divulgazione responsabile prevista da Forgejo, ha pubblicato l’output redatto dello script, lasciando intendere l’esistenza della vulnerabilità senza rivelarne i dettagli, nella speranza di spingere il progetto a condurre un audit complessivo del codice.

La risposta iniziale del team di sicurezza è stata il silenzio: come volontari, hanno spiegato nel report, non sono in condizione di eseguire revisioni sistemiche su richiesta. Due giorni dopo, Voisin ha cambiato approccio e ha inviato i proof-of-concept al team, con una lettera di scuse allegata. Il team ha analizzato il materiale e ha concluso che nessuna delle vulnerabilità segnalate costituisce un’esecuzione di codice remoto nel senso stretto del termine: le più gravi richiedono che la registrazione aperta sia attiva e che alcune opzioni di configurazione non predefinite siano abilitate, e in ogni caso presuppongono l’accesso a credenziali interne o di amministrazione. Tutte le issue sono ora pubbliche sul tracker di Codeberg.

Vale la pena notare che il codice base di Forgejo è ereditato da Gitea e Gogs, una circostanza che Voisin stesso riconosce nel post originale come attenuante.

La CVE-2026-27771 e i registri container


La seconda vicenda riguarda una vulnerabilità più concreta. Il 27 maggio la società di sicurezza NoScope ha divulgato la CVE-2026-27771, individuata nel registro container integrato di Gitea: a causa di un difetto nel controllo degli accessi a livello di protocollo OCI, le immagini contrassegnate come private erano di fatto scaricabili da chiunque, senza autenticazione, tramite le API di registro usate da Docker e Kubernetes. Il problema era presente da circa quattro anni, dalla prima introduzione del registro container, e secondo le stime di NoScope riguarderebbe oltre 30.000 installazioni esposte su internet.

Gitea ha rilasciato la versione 1.26.2 con una correzione. Forgejo condivide con Gitea la stessa implementazione del registro container ed è affetta dalla stessa vulnerabilità. Entrambi i progetti hanno rilasciato patch che aggiungono avvisi nell’interfaccia per ridurre il rischio di configurazioni ambigue, ma l’architettura dei permessi sui pacchetti resta, per ammissione degli stessi maintainer, un cantiere aperto. Chi gestisce un’istanza Forgejo con il registro container attivo dovrebbe aggiornare appena disponibile la versione corretta, e nel frattempo può impostare REQUIRE_SIGNIN_VIEW=true come misura precauzionale.

A margine del report, Forgejo segnala anche che il supporto per le versioni v14 è terminato il 30 aprile, mentre quello per v11 scadrà il 16 luglio: chi non è ancora su v15 dovrebbe aggiornare.

SOURCE:// forgejo.org

SOURCE:// dustri.org

SOURCE:// noscope.com


Quanto ci è voluto per bucare Forgejo? Una serata


È bastata una serata di lavoro a Julien Voisin, noto come jvoisin, per pubblicare un quadro poco rassicurante sulla sicurezza di Forgejo. Nel post uscito il 28 aprile, il ricercatore afferma di aver individuato diverse vulnerabilità e di averne concatenate alcune fino a ottenere un’esecuzione di codice remoto.

La motivazione dell’analisi è stata pratica: Fedora ha avviato la transizione da Pagure a Fedora Forge, una nuova piattaforma basata su Forgejo. Il passaggio non è ancora concluso: il cutover finale è previsto per Flock 2026 e la dismissione delle restanti istanze Pagure è indicata nella roadmap verso Fedora 46. È comunque abbastanza per aver spinto Voisin a guardare più da vicino la postura di sicurezza del progetto.

Quello che dice di aver trovato non è confortante. La lista parte dalle SSRF, vulnerabilità che permettono a un attaccante di far eseguire richieste al server verso destinazioni scelte da lui, incluse potenzialmente risorse interne non esposte su Internet. A queste si aggiungono debolezze lato browser, come l’assenza di Content Security Policy e Trusted Types, difese pensate per limitare l’impatto di eventuali XSS.

Il ricercatore segnala anche un templating JavaScript fragile, pratiche crittografiche che giudica discutibili e problemi nei meccanismi di autenticazione: OAuth2, OTP, sessioni, gestione degli accessi e recupero dopo compromissione. In altre parole, non solo bug isolati, ma difetti in aree che dovrebbero proteggere identità, permessi e persistenza degli account.

Completano il quadro vari vettori di denial of service, perdite di informazioni e race condition di tipo TOCTOU: bug in cui il software controlla una condizione in un momento, ma usa quella risorsa più tardi, quando lo stato può essere cambiato. Su una piattaforma che gestisce codice, utenti, repository e autorizzazioni, è esattamente il genere di superficie che può trasformare una falla locale in una catena d’attacco più ampia.

Secondo Voisin, combinando alcune di queste vulnerabilità è possibile arrivare a un RCE completo, a leak di segreti, ad accesso persistente agli account e a privilege escalation via OAuth2. Un dettaglio importante per contestualizzare: la catena RCE descritta non viene presentata come sfruttabile su qualunque installazione Forgejo. Il ricercatore scrive che richiede registrazione aperta e almeno un’opzione di configurazione impostata a un valore non predefinito; aggiunge però di aver trovato entrambe le condizioni attive su alcune istanze pubbliche reali.

La carrot disclosure


Anziché optare per una disclosure coordinata, segnalazione privata al vendor, tempo per correggere e pubblicazione successiva, o per una full disclosure immediata, Voisin ha scelto un approccio che aveva già teorizzato nel 2024: la carrot disclosure.

L’idea è semplice e volutamente scomoda: pubblicare solo l’output, eventualmente redatto, di un exploit per una vulnerabilità critica, senza pubblicare il codice dell’exploit. In questo modo si dimostra che la vulnerabilità è sfruttabile, ma non si consegna subito una ricetta pronta all’uso.

Il vendor si trova così davanti a una scelta: fare un audit più ampio del software, nella speranza di correggere anche la catena mostrata, oppure convivere con il rischio reputazionale di un software indicato pubblicamente come vulnerabile. Nel post su Forgejo, Voisin pubblica anche l’hash SHA256 dello script usato per la dimostrazione, così da poter provare in futuro che l’exploit esisteva già al momento della disclosure.

La parte più delicata è proprio questa: il post non contiene i dettagli tecnici necessari per riprodurre la catena, ma mostra l’output dell’esecuzione di codice e una struttura di file che suggerisce l’esistenza di più exploit o script di supporto. Rimanda inoltre ad alcune pull request già aperte, ma sostiene che il problema non sia un singolo bug da correggere: a suo giudizio, la questione sarebbe più sistemica.

Per chi gestisce un’istanza


La catena RCE descritta da Voisin non va letta come automaticamente sfruttabile su ogni istanza Forgejo. I prerequisiti indicati nel post sono registrazione aperta e una configurazione non predefinita. Va però notato che, nella documentazione Forgejo, DISABLE_REGISTRATION è impostato di default a false: in altre parole, la registrazione aperta è il comportamento predefinito documentato, salvo diversa configurazione dell’amministratore.

L’output pubblicato cita un “server-side hook”. Questo rende sensato controllare con attenzione anche le impostazioni relative ai Git hook lato server: Forgejo documenta DISABLE_GIT_HOOKS: true come valore predefinito e avverte che abilitarli può permettere esecuzione arbitraria di codice sul sistema host. Il post di Voisin, però, non identifica esplicitamente quell’opzione come il prerequisito non-default della catena; quindi è meglio trattarla come un’area da verificare, non come una diagnosi certa.

In attesa di chiarimenti o aggiornamenti dal progetto, chi amministra un’istanza Forgejo dovrebbe quindi rivedere la configurazione, valutare se la registrazione pubblica sia davvero necessaria e controllare con particolare attenzione le funzionalità che possono introdurre esecuzione di codice lato server o superfici di attacco non indispensabili.

SOURCE:// dustri.org
SOURCE:// dustri.org
SOURCE:// forgejo.org
SOURCE:// communityblog.fedoraproject.org


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Call Limiter, gestisci i tempi di chiamata su Android


Call Limiter è un’applicazione open source per Android pensata per chi desidera tenere sotto controllo la durata delle proprie telefonate.
blog.lealternative.net/2026/06…

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oggi, 10 giugno, a l’aquila: ‘seminiamo arte’ vi edizione: adolescĕre | 122 artiste per l’aquila capitale della cultura | @ one gallery – l’aquila


L’Aquila Capitale della Cultura 2026
MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila

presentano

Seminiamo Arte VI edizione

adolescĕre


a cura di WinMill, in collaborazione con Women Visual Artists Database


Inaugurazione 10 giugno 2026 ore 18.00

One Gallery
Via Roma 67 – L’Aquila

Fino al 25 giugno 2026

Il giorno 10 giugno 2026 alle ore 18.00,il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila inaugura la manifestazione culturale inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila, Seminiamo Arte VI edizione, con il primo progetto: adolescĕre, a cura di WinMill e in collaborazione con Women Visual Artists Database.

adolescĕreprende ispirazione dal tema dell’adolescenza, un momento di grande cambiamento nella vita di ogni donna: le artiste del Women Visual Artists Database di tutto il mondo sono state invitate a riflettere su questo particolare periodo della propria vita, partendo dal loro vissuto, attingendo alle emozioni, ai ricordi, alle esperienze.

L’adolescenza per una bambina diventa un viaggio repentino nel mondo adulto, che la trasforma fisicamente e psicologicamente senza quasi avere il tempo di esserne consapevole. La grande trasformazione ed energia vitale che questo periodo comporta creano nella vita di una ragazza nuove esperienze, nuove opportunità, tutta una serie di prime volte positive e negative che rimarranno indelebili nella memoria. Le artiste invitate si confrontano con loro stesse, scegliendo dalla propria vita adolescente ma non solo, il tema e l’ispirazione per elaborare delle opere su carta accompagnate da un testo.

L’insieme delle opere propone una panoramica di emozioni e ricordi, di conflitti interiori, testimonianza del rapporto con il proprio corpo che cambia in quello di donna. Una grande toccante storia femminile fatta di immagini e testi, nel quale le persone potranno riconoscere un proprio vissuto e lasciarsi coinvolgere. Il progetto espositivo è concepito per “viaggiare” in diverse città e nazioni, stimolando, talk, performance e interazioni con il pubblico, in particolare con gli/le adolescenti. Al termine dell’esposizione le opere con i relativi testi diventeranno un libro d’artista che sarà donato ad un’istituzione pubblica. Il libro sarà edito anche in forma digitale scaricabile gratuitamente dal sito dell’Associazione Wind Mill no profit.

La Rassegna interdisciplinare Seminiamo Arte nasce nel 2021 in pieno Covid nel post-simico Villaggio di San Lorenzo dove tuttora risiedono – a distanza di ben 17 anni – gli abitanti “sfrattati” dal borgo medievale di Fossa e dove sorge il MuBAq. Affidata sempre alla direzione di Lea Contestabile e Antonio Gasbarrini – con il coinvolgimento di critici e storici dell’arte, istituzioni e associazioni culturali -, la rassegna mantiene, anche per la sua VI edizione, la scommessa vincente su un’arte contemporanea rigeneratrice d’una coscienza civica identitaria. Mediante l’attivazione di iniziative culturali che integrano innovazione, rigenerazione urbana e partecipazione comunitaria, il progetto tende a recuperare spazi ridisegnandoli come luoghi vitali per le comunità, contribuendo in tal modo a migliorare la qualità della vita. Infatti per L’Aquila Capitale della Cultura 2026 Seminiamo Arte si articola in diversi progetti e sezioni – Arte e Natura, Arte e Spiritualità, Arte Pubblica, Arte Relazionale, Residenze d’Artista, Workshop e laboratori, – all’interno di una molteplicità di sedi: dal Giardino rimesso a nuovo del rinascimentale Convento di S. Angelo d’Ocre al trecentesco Monastero di clausura di S. Basilio, all’Orto botanico a ridosso del Convento della Basilica di S. Maria di Collemaggio, da Palazzo Camponeschi e Palazzo Carlo Benedetti al Convento di Santa Caterina, a Palazzo Spaventa, dal Palazzetto dei Nobili e dall’area verde adiacente alla Fontana Luminosa alla One Gallery.

Artiste
Margherita Abbozzo, Debby Akam, Eileen Almares Noy, Antonello Ghezzi, Judith Appleton, Sevim Arslan, Stefania Balestri, Daniela Balsamo, Evelyne Baly, Roberta Barlati, Maddalena Barletta, Shweta Bist, Giusi Bonomo, Erica Briani, Marina Buening, Emanuela Camacci, Myriam Cappelletti, Nani Cardenas, Lucilla Catania, Maria Chiara Cecconi, Fabiola Cenci, Primarosa Cesarini Sforza, Caterina Ciuffetelli, Cinzia Colombo, Lea Contestabile, Karmen Corak, Cristina Corradi Mello, Elisa D’Arienzo, Sabrina Danielli, Guillermina De Gennaro, Petra de Goede, Kristien De Neve, Ysabel Dehais, Connie Dekker, Francesca di Ciaula, Anna Maria Di Terlizzi, Beatrice Donin, Ellen G., Stefania Fabrizi, Maura Falfan, Cristiana Fasano, Laura Fortin, Simona Frillici, Elisabeth Frolet, Haruka Fujita, Gabriella Furlani, Stella Gallas, Benedetta Galli, Antonella Gandini, Clara Garesio, Anita Guerra, Oriana Impei, Rosa Jijon, Lucy Jochamowitz, Fariba Karimi, Maria Korporal, Katerina Kovaleva, Hanako Kumazawa, Giusy Lauriola, Emanuela Lena, Gilda Leoni, Carolina Lombardi, Willy Looyen, Adele Lotito, Roberta Maola, Judith Margolis, Florencia Martinez, Laura Martinez, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Carolina Mazzolari, Camelia Mirescu, Flavia Mitolo, Patrizia Molinari, Daniela Monaci, Enza Monetti, Mahshid Mussavi, Stefanie Oberneder, O.Lala, Elly Nagaoka, Silvia Noferi, Paola Paganelli, Susan Harbage Page, Gianna Parisse, Claudia Peill, Daniela Perego, Marjo Postma, Stefania Puntaroli, Marina Quaranta, Claudia Quintieri, Francesca Ricci, Giulia Ripandelli, Paola Romoli Venturi,Virginia Ryan, Carla Sacco, Lizzy Sainsbury, Lorella Salvagni, Sandford&Gosti, Lucia Sapienza, Monica Sarandrea, Natalia Saurin, Roberta Savelli, Caterina Sbrana, Barbara Schaefer, Simoncini Tangi, Son Hyunsook, Silvia Stucky, Serena Tani, Olga Teksheva, Cinzia Tellarini, Antonia Trevisan, Cetti Tumminia, Daniela Tzvetkova, Ankie Van Dijk, Mara van Wees, Laura VdB Facchini, Margherita Verdi, Maria Irene Vairo, Luisa Valenzano, Ruchika Wason Singh, Tatyana Yang, Virginia Zanetti.

Il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila nasce con l’obiettivo primario di valorizzare la creatività sin dalla più tenera età mediante la tenuta nella propria sede – ma anche in location esterne – di appositi workshop, la costituzione in progres di una prestigiosa collezione d’arte internazionale e di un Parco scultura e l’organizzazione di mostre.
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Napoli, 6 giugno 2026, incontro nazionale “Per una svolta garantista nella giustizia penale…. Mobilitiamoci!”. Ne parliamo con l’Avv. Margherita D’Andrea


Durante l'iniziativa si è svolto un ricordo dell'avvocato Angelo Cutolo mancato il 5 giugno 2026.
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Il 6 giugno 2026 si è svolto a Napoli l’incontro “Per una svolta garantista nella giustizia penale…. Mobilitiamoci!” , promosso da Volere la Luna in collaborazione con Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, associazione Studi Giuridici, Magistratura democratica.

Un momento particolarmente toccante dell’incontro è stato il ricordo dell’avvocato Angelo Cutolo, tra i fondatori dei Giuristi Democratici, mancato il 5 giugno 2026.

A Margherita D’Andrea dell’Esecutivo dei GD abbiamo chiesto di raccontarci l’iniziativa svolta a Napoli.

INTERVISTA ALL’AVVOCATA MARGHERITA D’ANDREA

* Quale è stato il focus generale degli interventi nell’incontro del 6 giugno “Per una svolta garantista nella giustizia penale”?

L’incontro ha visto il coinvolgimento e la partecipazione attiva di molte associazioni.

Sono stati trattati diversi temi, come il sovraffollamento carcerario, le politiche migratorie sempre più restrittive per i diritti fondamentali, l’aumento esponenziale delle norme penali, la repressione del dissenso nelle proteste di piazza e negli istituti detentivi, la necessità di depenalizzare le droghe leggere; tutti temi con un fil rouge comune: la prospettiva garantista deve essere non solo intesa come garanzia nel processo, ma applicata al diritto sostanziale. L’ involuzione culturale che legge le marginalità sociali come un problema solo di ordine pubblico, che di fronte alle povertà consente di insistere, anche con un certo fastidio classista, per il decoro urbano come priorità d’azione, è probabilmente il segno più evidente della distanza di questa politica di governo dall’idea del garantismo, una distanza che come giuriste, giuristi e soggettività democratiche ci spinge a riflettere a maggior ragione su come mettere in campo proposte e rivendicazioni radicalmente alternative, orientate al rispetto e all’attuazione della Costituzione. In questo senso il convegno nasce guardando alla grande partecipazione del referendum del 22 e 23 marzo, incominciando da Napoli un percorso comune ampio ed eterogeneo, per dare sostanza a quel richiamo alle garanzie e a una “giustizia giusta” che è stato il vero centro del dibattito.

* All’interno di questa cornice generale come si è sviluppata la discussione?

Abbiamo cercato di tenere insieme il punto di vista teorico con quello pratico, cioè delle prassi e delle esperienze maturate nei processi. Abbiamo ragionato ad esempio di disagio psichico e carcere, dei rischi di tenuta democratica di norme che anticipano la soglia di punibilità o che criminalizzano il dissenso attraverso una repressione che non si gioca più solo sul piano del diritto penale, ma anche su quello civilistico. Basti pensare alle multe di migliaia di euro che possono essere comminate ad attivisti che organizzano o anche solo rilanciano forme di protesta come quelle partecipatissime e ampie contro il genocidio in Palestina o contro la guerra e la crisi climatica. Questo intacca il diritto di manifestare liberamente il pensiero, garantito dall’articolo 21 della Costituzione, in modi inediti rispetto al passato. Quindi, c’è bisogno urgente di costruire una rete larga, che permetta di confrontarsi e intervenire tra tutte e tutti coloro che sono coinvolti, non solo come giuristi ma come operatori sociali, cittadini e attivisti.

* A proposito di contrasto alle ingiustizie sociali e di come dare sostanza ai diritti formali, il tuo intervento dal titolo “Modificare la disciplina dell’immigrazione” ha riguardato anche le nuove normative sulle migrazioni. Ce ne puoi parlare?

La nuova disciplina del Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo entra in vigore oramai tra pochissimo, il 12 giugno, e cambierà radicalmente il volto della protezione internazionale. Si tratta di una riforma che introduce nell’ordinamento ben nove regolamenti e una direttiva, senza contare il nuovo accordo sui rimpatri di prossima approvazione.

Quindi, proprio mentre noi rivendichiamo una regolazione delle migrazioni che realizzi il primo fondamento sul quale dovrebbe basarsi, cioè il regime dei diritti umani, l’Europa avvia il più importante tentativo di collaborazione tra Paesi nella gestione della mobilità delle persone. Solo che questo tentativo è costruito sulla regressione dei diritti e sulla volontà di rendere l’Europa ancora di più una fortezza.

Quello che ho provato a evidenziare nel mio intervento è come l’approccio regressivo non si traduca, però, in una esclusione dei migranti quanto piuttosto, citando Sandro Mezzadra e Brett Neilson, in una “inclusione differenziale”, in condizioni di inferiorità giuridica, sociale ed economica dei migranti. Parliamo cioè di persone incluse nei circuiti produttivi, nella cura, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella logistica, nel lavoro domestico, ma con status precari che le rendono ricattabili, ricacciandole spesso nei circuiti dello sfruttamento e del caporalato. In questi casi, il diritto cessa di essere certo, come è nella promessa della razionalità moderna, e diventa piuttosto una soglia incerta tra legalità e illegalità, in cui i migranti, senza alcuna garanzia, aspettano di sapere quale sarà la loro “sorte giuridica”. Una condizione che ho descritto altrove come di infralegalità.

Guardando inoltre alla disciplina sul lavoro e ai decreti flussi, anche questi ultimi, in oltre vent’anni, hanno contribuito a generare irregolarità: i lavoratori che arrivano con visto valido, infatti, molto spesso si vedono negare il permesso di soggiorno perché il datore di lavoro scompare. Per questo, è necessario consentire di entrare legalmente sul territorio senza dipendere immediatamente da un singolo datore di lavoro, magari indebitandosi con reti criminali o intermediari opachi.

Infine, dire che occorre fare rete non è retorica: tutto questo caos normativo, che riguarda sicuramente il diritto dell’immigrazione e il diritto penale, moltiplica la fatica e genera isolamento tra avvocate e avvocati, arrivando a incidere sull’effettivo diritto di difesa, perché saranno sempre meno quelli che avranno la forza e la volontà di tutelare i diritti delle persone più marginalizzate ed esposte.

* All’inizio dell’articolo dicevamo che nell’incontro si è voluto dedicare un momento particolare alla memoria dell’Avvocato Angelo Cutolo, scomparso il 5 giugno 2026 che tu hai ricordato a nome dei Giuristi Democratici.

Nel mio saluto ho voluto ricordare non solo il suo prezioso contributo alla nostra associazione fin dalla sua fondazione, ma il suo grande impegno culturale, politico e professionale come avvocato, che lo ha reso per decenni il punto di riferimento delle lotte bracciantili e sindacali dell’area del vesuviano. La direzione nella quale proviamo ad andare è quella di sempre, ed è quella giusta.


Per una svolta garantista nella giustizia penale…. mobilitiamoci! Incontro nazionale a Napoli 6 Giugno 2026


Volere la luna in collaborazione con Associazione Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Magistratura democratica promuovono l’incontro nazionale che si terrà sabato 6 giugno dalle ore 10.00-13.30 presso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici palazzo Serra di Cassano via Monte di Dio, 14-15 a Napoli.

PROGRAMMA

  • ore 10.00

Livio Pepino (Volere la Luna) – Le ragioni dell’iniziativa

Antonio Cavaliere (professore di diritto penale – Università Federico II Napoli) – La giustizia penale in sofferenza

  • ore 10.45

Emanuele De Franco (magistrato, Magistratura democratica) Contro la decretazione d’urgenza in materia penale

Franco Corleone (Società della Ragione) L’amnistia necessaria

Margherita D’Andrea (avvocata e ricercatrice, Giuristi democratici Modificare la disciplina dell’immigrazione

Maria Pia Scarciglia (avvocata – Antigone) Depenalizzare le droghe leggere

Nello Rossi (direttore di Questione giustizia) Oltre ogni ragionevole dubbio. Il sistema delle impugnazioni

  • ore 11.45

Che fare?

Interventi Antigone Associazione Giuristi democratici Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi Associazione Studi giuridici su immigrazione Camera penale Napoli Consiglio Ordine Avvocati Napoli Forum droghe Magistratura democratica Psichiatria democratica Rete Resistenza Legale Volere la Luna interventi liberi

  • ore 13.30

Chiusura dei lavori

II referendum 9 passato. I problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienli restano.

II 28 febbraio scorso i detenuti erano 63.801, più del doppio di quelli dei primi anni Novanta, quando in Italia è stato raggiunto il picco dei reati. Tra i presenti in carcere oltre 20.000 sono stranieri e altrettanti sono detenuti per violazioni della legge sugli stupefacenti, conseguenza perversa di un proibizionismo ottuso e controproducente. Lo scorso anno i suicidi in carcere sono stati — secondo i dati ufficiali del Dap — 76, a cui vanno aggiunti 50 decessi per cause da accertare e, nei primi tre mesi del 2026 già 14 detenuti si sono tolti la vita.

Negli ultimi 30 anni sono state ben 300 le leggi che hanno aumentato i reati o le pene. In questa legislatura c’è chi ha conteggiato oltre 60 nuovi reati o aumenti di pena.

E’ entrata nell’ambito della rilevanza penale, direttamente o per il tramite di reati come il blocco stradale commesso con la sola interposizione del corpo, persino la resistenza passiva, che nemmeno il fascismo si era spinto a considerare un illecito. Ed è diventata un’aggravante la commissione di alcuni reati nel corso di manifestazioni (circostanza che I’art. 62 n. 3 del codice Rocco considerava, a determinate condizioni, un’attenuante). II controllo giudiziario sulle limitazioni della libertà personale si attenua lasciando il campo a forme sempre più penetranti di controllo amministrativo, mentre è stato da ultimo inserito nel sistema addirittura il fermo preventivo in occasione di manifestazioni (retaggio dei sistemi ottocenteschi e del fascismo).

In questo quadro anche il processo assume curvature sempre meno garantiste: nelle contestazioni, nelle priorita, nei tempi.

Siamo consapevoli che la necessaria inversione di tendenza richiede tempi medi e una prospettiva politica di Iungo respiro. E non pensiamo certo che ciò possa avvenire in quest’ultimo scorcio di legislatura. Tuttavia, i prossimi mesi saranno decisivi per dare alcuni segnali di discontinuità rispetto al recente passato. E saranno decisivi anche per costituire un fronte ampio di giuristi che Io richiedano e si mobilitino per ottenerlo. Nel dibattito referendario il richiamo alle garanzie è stato abusato. È tempo di dimostrare che non era un richiamo solo strumentale.

Ci sono alcuni temi che possono/devono essere affrontati subito, prima della fine della legislatura, per il loro valore in sé e per il segnale che contengono. Non ignoriamo le difficolà politiche che si frappongono al loro esame ma riteniamo che da un’ampia discussione al riguardo non si possa prescindere.

Ci liberiamo, in particolare, ai seguenti temi:

1 – l’abbandono della logica dei “pacchetti sicurezza”, a cominciare da quello contenuto nel decreto Iegge 24 febbraio 2026 n. 23, di cui occorre evitare la conversione in Iegge (per i suoi molteplici aspetti repressivi di evidente incostituzionalità e per l’introduzione del già ricordato fermo preventivo in occasione di manifestazioni);

2 – un’amnistia e un indulto tesi a riportare a livello fisiologico le presenze in carcere, comprensivi anche di fattispecie legate al conflitto sociale, sulla falsariga di quelli adottati con la Legge n. 282 del 21 maggio 1970 e il dPR n. 283 del successivo 22 maggio;

3 – modifiche appropriate del testo unito sull’immigrazione che consentano percorsi di regolarizzazione di chi vive e lavora stabilmente in ltalia (eliminando così situazioni che alimentano criminalizzazione e sfruttamento) e che assicurino, anche nei casi di trattenimento ed espulsione, i diritti fondamentali di chi vi è sottoposto (a partire daII’importante monito della Corte Costituzionale nella sentenza n. 96 del 2025);

4 – la depenalizzazione delle droghe leggere;

5 – alcune modifiche del sistema processuale che diano centralità alle garanzie, anche rivedendo il sistema delle impugnazioni e la generale appellabilità delle sentenze assolutorie da parte del pubblico ministero.

In quesla situazione politica – Io ripetiamo – un approccio siffatto può apparire poco realistico, ma siamo convinti che occorra creare le condizioni culturali per il cambiamento e per un impegno corale dei giuristi democratici in taIe direzione.

Per questo — per meglio definire la piattaforma delle richieste e per iniziare a costruire una rete stabile di giuristi impegnati nel chiederne l’approvazione — ci vedremo in un primo incontro nazionale il 6 giugno 2026 a Napoli.

Manifesto-6 giugno 2026 NapoliDownload


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E si guarda il Nintendo Direct in compagnia su Discord! https://discord.gg/FHtnwgUr #NintendoDirect


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Astrocampania organizza un evento su Prenotazione in Osservatorio Astronomico ad Agerola il 19 giugno 2026 per celebrare il Solstizio d’estate e salutare l’inizio della bella stagione viaggiando tra le stelle e i pianeti nel cielo dell’alta costiera amalfitana.

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti delle stagioni sulla Terra, del Sole e delle stelle, emozionanti osservazioni della Luna, di Venere e degli ammassi stellari più distanti con l’ausilio di potenti telescopi da campo, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori dell’associazione.

[…]

astrocampania.it/2026/06/09/ev…

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26×16.1 Il valore economico del software libero e Linus Torvalds


L'articolo chiarisce come Linus Torvalds riceva un compenso economico nonostante il kernel Linux sia distribuito gratuitamente come software open source. Il suo reddito non deriva dalla vendita di licenze
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L’articolo chiarisce come Linus Torvalds riceva un compenso economico nonostante il kernel Linux sia distribuito gratuitamente come software open source. Il suo reddito non deriva dalla vendita di licenze, ma dal suo ruolo strategico come direttore tecnico e supervisore per conto della Linux Foundation. Grandi aziende tecnologiche finanziano questa organizzazione poiché la loro intera infrastruttura digitale dipende dalla stabilità e dalla sicurezza del codice che Torvalds gestisce. Questo modello economico dimostra che nel mondo del software libero il valore si sposta dal prodotto fisico alla manutenzione professionale e all’affidabilità garantita nel tempo. In sintesi, il lavoro di Torvalds è essenziale per proteggere gli investimenti globali basati sulla tecnologia Linux.

ref: laseroffice.it/blog/2026/03/04…

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Proton Drive si può usare dal terminale: arriva la CLI ufficiale


Proton pubblica una CLI ufficiale per Drive su Windows, macOS e Linux: caricamenti, download, condivisioni e automazioni direttamente dal terminale.
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Su Linux, finora, gestire Proton Drive voleva dire arrangiarsi: l’interfaccia web nel browser oppure soluzioni di terze parti come rclone, con tutte le fragilità del caso. Nelle ultime ore Proton ha pubblicato uno strumento ufficiale che cambia almeno in parte la situazione, una CLI per Proton Drive disponibile per Windows, macOS e Linux. Si tratta di un singolo binario da scaricare ed eseguire, costruito sullo stesso SDK che fa girare le app ufficiali del servizio, con cui è quindi pienamente interoperabile.

A chi serve davvero


Una CLI (command-line interface) è un programma che si lancia da una shell: gli si passa un comando con i suoi argomenti e fa il suo lavoro. Niente codice da scrivere, niente interfaccia grafica. La versione di Proton Drive copre per ora le operazioni essenziali: elencare cartelle, caricare e scaricare file, gestire il cestino, condividere contenuti e inviare inviti. I risultati arrivano in testo leggibile, ma con il parametro --json si ottiene un formato pensato per chi costruisce automazioni.

Ed è proprio l’automazione il punto. Lo strumento ha senso quando serve un’azione precisa in un momento preciso, più che una sincronizzazione continua delle cartelle: caricare i file al termine di una compilazione, fare il backup di una cartella a intervalli regolari con cron, pubblicare materiale dopo un rilascio, revocare un accesso quando qualcuno lascia il team. La CLI esegue, comunica se ha funzionato ed esce.

Il login non passa dalla riga di comando ma dal browser, quindi nessuna password digitata nel terminale, e le sessioni vengono conservate nel gestore di credenziali del sistema operativo (Windows Credential Manager, Keychain su macOS, libsecret su Linux). Tutto resta protetto dalla stessa crittografia end-to-end del resto di Proton Drive.

Non sostituisce l’app, e quella per Linux è in arrivo


Proton è chiara su un punto: la CLI affianca le applicazioni, non le rimpiazza. In particolare manca il motore di sincronizzazione in background, che resta esclusiva delle app desktop. Per chi vuole la cartella locale sempre allineata con il cloud, insomma, lo strumento giusto non è questo.

Nello stesso annuncio Proton conferma nuovamente che un client desktop per Linux completo, con tanto di sincronizzazione, è in fase di sviluppo. È la cosa che gli utenti Linux aspettano da tempo e che finora mancava all’ecosistema. Nel frattempo la CLI è open source: il codice è scritto in TypeScript, impacchettato con Bun e disponibile nel repository dell’SDK di Drive su GitHub, dove è anche possibile compilarla da sorgente.

I prossimi passi annunciati includono il supporto a foto e album, ai file condivisi tramite link pubblico e alla gestione multi-account per i team più grandi. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibile dal terminale tutto ciò che già si fa nell’app.

SOURCE:// proton.me

SOURCE:// devproblems.com

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Buon compleanno Sicurezza!


A un anno dalla sua entrata in vigore, l'Avv. Giuseppe Romano fa il punto sullo stato di salute della Legge "Sicurezza" del 2025
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In questi giorni festeggia un anno di vita il DDL poi DL, infine L. Sicurezza ’25.

Come ampiamente pronosticato in soli 12 mesi il neonato ha già trovato una pluralità di Giudici costretti ad inviare gli atti a Roma per molteplici lesioni dei nostri principi costituzionali (seppur nel silenzio generale). Allo stato risultano già trasmessi alla Corte costituzionale almeno 3 argomenti ritenuti non manifestamente infondati dai Giudici territoriali ed oggetto quindi di ordinanze pubblicate in gazzetta ufficiale in attesa di fissazione dell’udienza romana.

Il primo profilo attiene all’evidente mancanza dei requisiti di urgenza che portarono ad emanare il decreto legge e l’eterogeneità dello stesso. Già solo in attesa di questa prima decisione gli operatori del diritto dovrebbero bloccare i processi ove si contestino reati ricavati da quel pacchetto e chiederne il rinvio.

Il secondo profilo su cui dovrà esprimersi la Corte Costituzionale è relativo alla normativa sulle c.d. droghe leggere.

Il terzo profilo – già passato con ben tre ordinanze di sospetta incostituzionalità – è la previsione di anni due di galera come minimo pena per lesioni anche lievi (anche di un giorno) ad un agente di pubblico servizio. Questa norma ha la capacità di fondere il diritto penale del nemico (sotteso in tutto il pacchetto con l’uso dello strumento penale contro determinate figure ben individuabili) con il diritto penale dell’amico. Questa categoria ha portato l’esecutivo ad agire in nome di una iper-tutela della forza pubblica che partendo dall’inasprimento sproporzionato della pena arriva alle regalie tipo girare con armi senza licenza o l’avvocato pagato fino a 40 mila euro a processo.

Nella foga dell’innalzare sul piedistallo la categoria, il legislatore non si è nemmeno avveduto di aver prodotto anche un vero e proprio pasticcio tecnico non essendo dato intendere se la norma introdotta sia una circostanza aggravante del reato di lesioni oppure un nuovo reato autonomo. Sul punto troviamo decisioni diverse tra vari Giudici tanto che, infine, la Corte di Cassazione ha di recente dovuto bloccare i processi e rimettere la questione avanti alle Sezioni unite.

La cosa sorprendente del primo anno di vita della normativa è che si è mosso tutto più velocemente del previsto. Per poter sollevare una questione di costituzionalità gli avvocati devono, infatti, attendere che il processo a carico del proprio assistito sia in fase di possibile utilizzo della norma sospetta. Quindi c’è un enorme mole di cause pendenti che sono ancora in fase di indagine o preliminare (reati commessi dopo la data del DL) e che porteranno ad un prevedibile moltiplicazione delle questioni di rilevanza costituzionale. Prova ne sia che (forse per la prima volta) a Torino è stata la stessa procura della repubblica- ancora in fase preliminare- a chiedere al Giudice che sia sollevata questione sull’introduzione del neo-reato di blocco stradale col corpo quale evidente meccanismo di ostruzione alla fruizione di diritti protetti quali libertà di scioperare riunirsi, pensare.

A fronte di molte altre questioni (rivolta carceraria con mera resistenza passiva, aggravante se il reato è su un P.U. anziché un altro, fermi preventivi, non iscrizione nel registro indagati di particolari figure ecc…) per cui serviranno tempi idonei, viene da chiedersi se il legislatore abbia puntato proprio sulla lunghezza dei tempi di reazione all’introduzione di certe norme per costruire il proprio tessuto narrativo.

Se così fosse evidenziamo che il piano non ha svuotato le piazze e non ha intimorito i tecnici del diritto e quindi …. tanti auguri: buon compleanno Sicurezza!

Avv. Giuseppe Romano – Giuristi Democratici e Rete Resistenza Legale

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Anker presenta Soundcore Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max: le prime cuffie con chip AI Anker Thus


Le nuove soluzioni audio promettono un'esperienza d'ascolto più intelligente grazie a funzionalità avanzate basate sull'intelligenza artificiale, miglioramenti nella cancellazione del rumore e una qualità sonora di livello premium
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Soundcore ha annunciato oggi il lancio di Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max, i primi due prodotti a utilizzare il chip AI THUS sviluppato congiuntamente da Anker, che offre chiamate cristalline. Grazie a una matrice di 10 sensori che combina otto microfoni per catturare il rumore ambientale e due sensori a conduzione ossea per rilevare le vibrazioni del cranio, insieme al chip AI THUS, i nuovi auricolari garantiscono una chiara acquisizione della voce anche in ambienti rumorosi.
I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente
I nuovi Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max migliorano inoltre le prestazioni ANC rispetto alle generazioni precedenti, offrendo una cancellazione del rumore fino a 2 volte più profonda rispetto ai Liberty 4 Pro.

Chiamate nitide in ambienti molto rumorosi


Alimentati dal chip AI THUS, Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max utilizzano un modello AI basato su rete neurale insieme alla matrice di 10 sensori per separare la voce dell’utente dal rumore circostante, assicurando che l’interlocutore possa sentire chiaramente anche in ambienti complessi e dinamici.

Chiamate chiarissime anche parlando a bassa voce


I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente, consentendo al sistema di acquisire e trasmettere chiaramente la voce anche a volumi più bassi in ambienti moderatamente silenziosi. In questo modo anche frasi bisbigliate vengono percepite chiaramente dall’interlocutore, garantendo la massima privacy.

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Adaptive ANC 4.0 in ambienti in continuo cambiamento


La tecnologia Adaptive ANC 4.0 di Soundcore utilizza una matrice di otto microfoni, elaborando dati audio fino a 384.000 volte al secondo, per monitorare continuamente sia il rumore esterno sia quello residuo all’interno dell’orecchio e regolare in tempo reale la curva di cancellazione del rumore al variare delle condizioni.
L’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidianiL’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani
L’algoritmo gestisce un’ampia gamma di rumori, inclusi il rombo a bassa frequenza dei motori, le conversazioni da ufficio a frequenze medio-alte e le voci ambientali, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani.

HearID 5.0 per un suono personalizzato


Per un ascolto personalizzato, entrambi gli auricolari includono HearID 5.0, che crea un profilo EQ personale tramite un test dell’udito e lo applica a ogni brano riprodotto. Un sistema integrato AI Sound Enhancement utilizza inoltre una rete neurale AI per ricostruire i dettagli audio persi nella compressione Bluetooth, ripristinando fino al 65% della qualità generalmente ridotta nell’audio wireless.
Anker Liberty 5 Pro BluAnker Liberty 5 Pro Blu

Controllo vocale senza ritardi


Grazie al chip AI THUS, l’interazione vocale supporta 20 comandi integrati con un tempo di risposta di 0,91 secondi, consentendo agli utenti di regolare il volume, cambiare traccia, rispondere o terminare una chiamata e modificare la modalità ANC. - Funzionalità disponibile solo per lingue Inglese, Cinese, Giapponese e Tedesco. La modalità Trasparenza consente di non isolarsi del tutto dall’ambiente circostante, insieme alla funzione Easy Chat che permette di interagire con chi ti circonda pur mantenendo gli auricolari indossati.

Smart Case con Display Touch


Gli auricolari Liberty 5 Pro includono una custodia di ricarica con mini touchscreen TFT da 0,96 pollici. I Liberty 5 Pro Max, invece, sono i primi auricolari al mondo con smart display e trascrittore AI controllati tramite un display AMOLED da 1,78 pollici.

Basta premere due volte il pulsante sul retro della custodia di ricarica; al termine della sessione, l’app Soundcore genera trascrizioni, identifica gli interlocutori e riassume automaticamente le attività da svolgere. La traduzione AI è disponibile su entrambi i modelli: tramite gli auricolari su Liberty 5 Pro e tramite custodia o auricolari su Liberty 5 Pro Max.
I Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefonoI Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefono

Funzionalità aggiuntive e riconoscimenti


Entrambi i modelli offrono fino a 6,5 ore di riproduzione con ANC attivo e fino a 28 ore complessive utilizzando la custodia di ricarica. Tra le altre funzionalità figurano la connettività Multipoint, che consente di collegare simultaneamente fino a tre dispositivi, il supporto per Apple Find My, Google Fast Pair, certificazione IP55 contro polvere e acqua su entrambi i modelli e Bluetooth 6.1 per una connessione ancora più stabile. Infine, i Liberty 5 Pro hanno stabilito un Guinness World Record per la chiarezza delle chiamate. I Liberty 5 Pro Max utilizzano le stesse unità auricolari e offrono prestazioni di chiamata identiche, dimostrando di essere gli auricolari TWS con le chiamate più nitide al mondo (dati Anker).

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Prezzi e disponibilità


Gli auricolari Liberty 5 Pro sono disponibili in quattro colori: azzurro , bianco, nero e rosa al prezzo di 179,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com. I Liberty 5 Pro Max sono anch'essi disponibili, in due colorazioni: Oro Titanio e Nero, al prezzo di 249,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com


Huawei Watch Fit 5 recensione: tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo


Con la serie HUAWEI WATCH FIT 5, Huawei alza l'asticella nel segmento degli smartwatch di fascia media e lo fa su due fronti che raramente viaggiano insieme: tecnologia avanzata e leggerezza estrema. Il risultato è quello di due wearable che al polso quasi non si sentono, ma che sotto la scocca nascondono molto più di quanto il profilo sottile lasci immaginare. Il Fit 5 in particolare, oggetto di questa review, si presenta con un display AMOLED da 1,82 pollici, un'interfaccia ricca di personalizzazioni e un sistema di posizionamento che promette una precisione GPS superiore nella localizzazione. Il suo peso quasi impercettibile di soli 27g, abbinato a un profilo di 9,5 mm che scompare sotto il polsino di una camicia senza lasciare traccia fanno la differenza tra un dispositivo che si dimentica di indossare e uno che si nota ad ogni movimento. Nella review che segue cercheremo di esplorare più in dettaglio le caratteristiche del nuovo, sorprendente, smartwatch di Huawei che il brand propone a 199 euro (con coupon di sconto pari a 40 euro fino al 30 giugno) e la garanzia Care Protezione Schermo per 12 Mesi gratuita.

Configurazione e utilizzo


Sul piano software, il Watch Fit 5 gira su HarmonyOS 6.1 — il sistema operativo proprietario di Huawei — e si connette allo smartphone tramite Bluetooth 6.0. Il primo passo per l'attivazione è l'installazione dell'app Huawei Health, hub centrale per la gestione del dispositivo e l'analisi di tutti i dati raccolti. L'App, per i noti motivi dell'embargo non è disponibile sul Google Play Store, e gli utenti Android dovranno scaricarla tramite il codice QR incluso nella confezione oppure ricorrere a store alternativi come Huawei AppGallery, Galaxy Store di Samsung o App Mall di Xiaomi. Chi è nel mondo Apple non ha questo problema: Huawei Health è regolarmente disponibile sull'App Store.



Screenshot dell'App Huawei (versione Android). Molte funzioni sono gestibili direttamente dallo smartphone attraverso questa interfaccia

Una volta configurato, l'orologio si abbina rapidamente tramite l'app o mediante il codice QR sul quadrante. L'esperienza, però, non è identica su tutte le piattaforme. Su iOS le limitazioni si fanno sentire: le notifiche sono meno personalizzabili, rispondere ai messaggi dal polso non è possibile e l'app di navigazione Petal Maps — non installabile su iPhone per l'assenza dell'AppGallery — rende di fatto inutilizzabile la navigazione turn-by-turn sull'orologio. Gli utenti Android non hanno questi problemi, ma anche qui vale una considerazione onesta: l'ecosistema AppGallery resta contenuto rispetto a Google Play, e questo si traduce in un'esperienza app complessivamente meno ricca rispetto ai principali concorrenti con Wear OS o WatchOS. Tuttavia, come vedremo in seguito, questo wearable Huawei ha tutto ciò che serve ad uno smartwatch moderno per configurarsi come un ottimo alleato per il monitoraggio delle attività quotidiane e come supporto al rilevamento dei alcuni parametri fondamentali per la nostra salute.



I profili del Watch Fit 5 sono realizzato con cura maniacale. La corona (a destra) può essere premuta o ruotata e consente di accedere ad una serie di funzioni

Design e Display


Lo spessore davvero limitato del Watch Fit 5 è la prima cosa che si nota mettendo lo smartwatch al polso. Infatti, con i suoi 9,5 mm di spessore (esclusa l'area del sensore) e 27 grammi circa (senza cinturino) il Watch Fit 5 stabilisce un nuovo punto di riferimento per la categoria, soprattutto in considerazione delle sue funzionalità da sportwatch evoluto. La costruzione, solida e sorprendentemente premium, vanta una scocca in lega di alluminio e retro in composito di fibra polimerica. Al centro c'è il display OLED da 1,82 pollici, quasi privo di cornici, con risoluzione 480×408 pixel, che da solo vale buona parte dell'upgrade rispetto alla generazione precedente. La luminosità di picco dichiarata dal brand rimane sui 2.500 nit: questo valore rende generalmente efficace la lettura di dati sportivi o notifiche anche sotto il sole diretto. Ciononostante, quando le info visualizzate includono solo testo la difficoltà di visione aumenta; per leggere i contenuti più facilmente, è bastato ruotare leggermente il polso e cambiare angolazione dello schermo rispetto ai raggi solari. Un ruolo fondamentale in questo contesto è rappresentato dal favorevole rapporto schermo-corpo del 79%, il quale si traduce in bordi spessi da 1,8 mm a 2 mm che vanno a migliorare la visibilità e l'efficienza del display. La protezione dello schermo è affidata alla resistenza della vetroceramica e l'assemblaggio con la scocca crea un unico corpo solido, sapientemente smussato.



Lo schermo è assemblato alla cassa senza soluzione di continuità, una soluzione stilistica pratica ed elegante

L'interazione fisica con il dispositivo avviene principalmente tramite il touchscreen capacitivo, reattivo e preciso. Sul lato della cassa è presente una corona rotante che risponde anche alla pressione per la navigazione nei menu — un elemento che aggiunge fisicità all'esperienza d'uso e risulta particolarmente utile durante l'attività sportiva, quando le mani sudate rendono il touch meno affidabile.

Caratteristiche e principali funzioni


Sotto la scocca sottile del Watch Fit 5 si celano una serie di novità tecnologiche utili da sapere, soprattutto per chi valuta il passaggio dalla precedente serie 4. In primis il sistema TruSense, rivisitato rispetto alla generazione precedente, è la piattaforma su cui poggia l'intera esperienza di monitoraggio. Nella fattispecie, oltre ad accelerometro, giroscopio, barometro, magnetometro e sensore di luminosità ambientale, troviamo il sensore di temperatura cutanea e un modulo cardiaco potenziato con 6 LED e 6 fotodetettori. Quest'ultimo dettaglio non è secondario, perchè la maggiore densità ottica si traduce in letture di frequenza cardiaca e saturazione dell'ossigeno (SpO₂) più stabili e affidabili, sia a riposo sia sotto sforzo. Durante i miei test i valori sono risultati coerenti e plausibili, senza impennate anomale, un fenomeno che ho visto affliggere alcuni modelli concorrenti.



Da sinistra verso destra: al termine della sessione di allenamento, Watch Fit 5 propone un breve periodo di recupero ed esercizi di stretching

Peccato che manchi l'ECG, una funzione che Huawei ha riservato alla variante Pro della serie. Nel Fit 5 è invece presente l'analisi delle aritmie tramite onda di polso certificata, attivabile in modalità continua o al presentarsi della necessità, una caratteristica che fino a poco tempo fa era appannaggio di dispositivi medici dedicati.



I dati forniti durante l'allenamento sono ben leggibili l'intensità è caratterizzata da specifici colori

Sul fronte sportivo, i numeri parlano chiaro: oltre 100 modalità supportate, con un livello di dettaglio che va ben oltre il semplice conteggio dei passi. Oltre al rilevamento automatico dell'attività, molto veloce nel mio caso, per il trail running il dispositivo dispone anche di navigazione attiva con mappa zoomabile, profilo altimetrico e velocità corretta per la pendenza. Per il ciclismo, altra novità, il sistema calcola potenza virtuale, cadenza virtuale e inclinazione in tempo reale, ed offre la piena compatibilità con i dispositivi di altre marche. In particolare:

  • pendenza in tempo reale: il dispositivo non si limita a mostrare l'inclinazione istantanea del tratto che si sta percorrendo, ma calcola anche la pendenza media e il range complessivo del percorso. Il dato più interessante è però la velocità e distanza 3D, ottenuta incrociando i dati di pendenza con quelli di movimento: un calcolo che restituisce valori molto più accurati rispetto alla semplice misurazione orizzontale;
  • potenza virtuale è forse la funzione più sofisticata del pacchetto ciclismo: in assenza di un misuratore di potenza fisico — accessorio che sui pedali o sulla pedivella può costare diverse centinaia di euro — il Fit 5 stima la potenza erogata in tempo reale combinando un numero sorprendente di variabili: dati antropometrici dell'utente, parametri della bicicletta, frequenza cardiaca, velocità, variazioni di quota e persino condizioni ambientali come temperatura e velocità del vento. Il risultato offre un riferimento concreto e continuo per chi vuole allenarsi con criterio senza investire in hardware aggiuntivo;
  • cadenza virtuale: attraverso l'analisi dei micro-movimenti del polso durante la pedalata, il sistema ricostruisce algoritmicamente il ritmo di pedalata in tempo reale. Anche in questo caso, si tratta di una stima, ma nella pratica fornisce un dato sufficientemente affidabile per mantenere la cadenza ottimale durante gli allenamenti, senza sensori aggiuntivi da montare sulla bici.


I mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un pandaI mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un panda
Un capitolo a parte merita la funzione mini-allenamento: 30 esercizi brevi guidati da un simpatico panda animato. Potrebbe sembrare un vezzo, ma nella pratica quotidiana la funzione si rivela uno strumento genuinamente utile, consequenze di stretching e mobilizzazione per spalle, collo, polsi e caviglie eseguibili ovunque, ed uno schermo che reagisce anche ai periodi di inattività prolungata. Nella periodo durante il quale ho sottoporto il Watch Fit 5 al test i mini-allenamenti sono stati quelli che hanno fatto la differenza nei momenti meno prevedibili come durante un lungo viaggio in treno, una pausa tra due riunioni, un pomeriggio seduti alla scrivania. L'animazione è simpatica, forse troppo giocosa per certi contesti, ma la funzione ha un suo perchè che condivido pienamente.



Screenshot del monitoraggio del sonno: l'App fornisce un report completo e chiaro da interpretare

Il monitoraggio del sonno aggiunge un livello di dettaglio in più rispetto al già ottimo FIT 4 Pro. Le fasi classiche — leggero, profondo, REM — vengono rilevate con continuità, integrate da frequenza cardiaca, SpO₂ e frequenza respiratoria. La novità più utile, per periodi di sonno inferiori a 3 ore, è il rilevamento autonomo dei sonnellini diurni: i riposi brevi vengono registrati e analizzati separatamente, con un riepilogo dedicato. Per chi pratica il pisolino pomeridiano con regolarità, è un'aggiunta genuinamente pratica. La funzione di Rilevamento di respiro nel sonno, attiva in background, monitora i pattern respiratori notturni segnalando possibili episodi di apnea. I risultati non sostituiscono una diagnosi medica, ma rappresentano un primo indicatore utile da portare, se necessario, ad un professionista.



Tanti i parametri per il monitoraggio della salute contrassegnati da gadget che rendono immediata la lettura

Il monitoraggio della salute


Se c'è un ambito in cui Huawei ha costruito nel tempo un vantaggio competitivo reale, è il monitoraggio della salute. Non si tratta di una singola funzione di punta, ma di un ecosistema di rilevazioni che nel Fit 5 raggiunge una maturità difficile da trovare in questa fascia di prezzo. Tra queste: il monitoraggio continuo dello stress, il tracciamento del sonno avanzato, il conteggio dei passi, la stima delle calorie ed il rilevamento automatico dell'umore. Quest'ultima funzione, insieme alla funzione che rileva il sonnellino, rappresenta uno dei segnali più chiari di come Huawei stia spostando l'attenzione dal semplice dato fisico verso una lettura più olistica del benessere quotidiano. Chiude il quadro il monitoraggio dell'attività quotidiana: passi, distanza, minuti di attività e stima delle calorie bruciate vengono registrati in modo continuo e visualizzati in modo chiaro nell'app Huawei Health. Funzioni ormai standard, certo, ma eseguite con la cura e la coerenza che ormai contraddistinguono l'intera piattaforma salute di Huawei.
La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5

Batteria


L'autonomia è spesso il tallone d'Achille degli smartwatch più evoluti. Il Watch Fit 5 prova a cambiare questa narrativa e nelle mie due settimane di test, con monitoraggio continuo della frequenza cardiaca attivato, utilizzo del GPS durante gli allenamenti, AOD sempre attivo e display alla massima luminosità, lo smartwatch ha raggiunto egregiamente i sette giorni di autonomia, in linea con le dichiarazioni ufficiali per l'utilizzo tipico. Un'autonomia mostra un valore solido difficile da trovare in questa fascia di prezzo, e permette di partire senza l'ansia del caricabatterie nello zaino. La ricarica avviene tramite aggancio magnetico wireless — nessun connettore da infilare, nessuna orientamento da indovinare. Il sistema funziona con la semplicità pragmatica che caratterizza l'ecosistema Huawei: circa 60 minuti per una carica completa, sufficienti a ricaricare completamente il dispositivo.
Watch Fit 5 dispone dell'App Curve Pay, che consente i pagamenti contactless direttamente dal polso
Sul fronte dei pagamenti, il modulo NFC è finalmente operativo anche sulla serie Fit 5, una novità attesa da molti utenti. Il servizio utilizzato è Curve, che funziona in modo affidabile nella maggior parte delle transazioni quotidiane, anche se i tempi di elaborazione sono leggermente più lunghi rispetto a quanto si registra su Google Pay o Apple Pay. Il tasto inferiore apre di default il menu degli allenamenti, ma è completamente personalizzabile: supporta pressione singola e doppia, permettendo — ad esempio — di avviare un pagamento con Curve con un solo gesto, senza toccare lo schermo.

Conclusioni


Con la nuova serie Watch Fit5, Huawei è partita da una base già molto solida — quella del Watch Fit 4 Pro, che aveva già convinto su autonomia, GPS e monitoraggio della salute. I nuovi wearable, tuttavia, sono stati oggetti di interventi mirati tra i quali un display più luminoso e quasi privo di bordi, una ricarica più rapida, sensori potenziati, metriche sportive più dettagliate e, finalmente, i pagamenti NFC tramite Curve. Il risultato è uno smartwatch più maturo, più completo e più piacevole da usare ogni giorno. Detto questo, è giusto evidenziare che la Watch Fit 5 rappresenta un'efficace evoluzione della release precedente, e non di una vera a propria trasformazione. Chi viene dai Watch Fit 4 troverà miglioramenti reali, ma difficilmente si sentirà costretto a cambiare orologio nell'immediato, a meno che tra i e le novità non ci siano elementi che si aspettava da tempo. Per chi invece si avvicina alla serie Fit per la prima volta, il discorso cambia radicalmente. In questo caso, infatti, il watch Fit 5 si candida con convinzione tra i migliori smartwatch fitness compatti attualmente disponibili sul mercato; la qualità costruttiva è eccellente e l'autonomia supera tranquillamente quella della maggior parte dei concorrenti diretti. L'ecosistema salute di Huawei continua a distinguersi per la profondità delle analisi offerte: dati e insight che reggono il confronto con dispositivi venduti a prezzi significativamente più alti. Ed è così che a 199 euro, questo smartwatch rappresenta uno dei rapporti qualità-prezzo più convincenti della categoria. Non è perfetto: l'ecosistema app rimane il punto debole strutturale, e le limitazioni su iOS sono un limite reale per una fetta di utenti — ma su quasi tutti gli altri fronti Huawei dimostra ancora una volta di saper costruire smartwatch belli da indossare, affidabili nell'uso sportivo e nel monitoraggio della salute.


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Il grande Gatsby tra letteratura e cinema: il sogno americano e le sue ombre

Indice dei contenuti
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Title:
Il grande Gatsby

Author:
Francis Scott Fitzgerald

Genre:
romanzo storico e socia

Publisher:
Ippocampo edizioni

Release Date:
1925 prima edizione. 2025

Pages:
208

Source:
ippocampoedizioni.it/libro/979…

Con le illustrazioni di Benjamin Lacombe.

Anno di Pubblicazione della versione illustrata: novembre 2025
Prima uscita del romanzo: 1925

Pubblicato nel 1925, Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è uno dei romanzi più importanti della letteratura americana del Novecento. Il mondo raccontato nel romanzo si colloca negli anni Venti, un periodo di grande crescita economica negli Stati Uniti, segnato dall’espansione della ricchezza, dal consumo ostentato e dalla fiducia quasi illimitata nel progresso. È l’epoca che precede il crollo di Wall Street del 1929, evento che segnerà la fine di quell’illusione di prosperità continua e metterà in crisi l’idea stessa di sogno americano così come veniva vissuta in quegli anni. In questo senso, Il grande Gatsby anticipa simbolicamente un mondo destinato a entrare in crisi, mostrando già dall’interno le fragilità nascoste dietro l’apparente splendore della ricchezza e del successo.

L’edizione illustrata di Benjamin Lacombe


Tra le numerose edizioni de Il grande Gatsby, quella illustrata da Benjamin Lacombe merita una menzione speciale. Considerato uno dei più apprezzati illustratori contemporanei francesi, Lacombe ha reinterpretato il romanzo di Fitzgerald attraverso immagini eleganti e raffinate, capaci di dialogare con il testo senza mai sovrastarlo. Le sue tavole restituiscono il fascino malinconico della storia, accentuandone l’atmosfera sospesa tra lusso, desiderio e disillusione.
Particolarmente suggestivo è l’uso del colore oro, che richiama immediatamente lo sfarzo e l’ostentazione degli anni Venti, ma anche il carattere illusorio di un mondo costruito sull’apparenza. Le illustrazioni, ricche di dettagli e fortemente evocative, contribuiscono a dare nuova vita ai personaggi e agli ambienti del romanzo, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva.
Più che una semplice edizione illustrata, il volume appare come un vero oggetto da collezione, pensato per chi ama la letteratura ma anche l’arte del libro. Per eleganza grafica, qualità editoriale e forza delle immagini, è una di quelle edizioni che non si acquistano soltanto per leggere un classico, ma anche per conservarlo e sfogliarlo nel tempo. Una presenza necessaria nella libreria di un appassionato di libri illustrati.

Fitzgerald e la Jazz Age


Fitzgerald è uno degli autori simbolo della Jazz Age, il periodo degli anni Venti negli Stati Uniti, caratterizzato da crescita economica, nuove forme di consumo e una società in rapido cambiamento. In questo contesto si inserisce anche la sua vita personale, legata al successo letterario e alla figura della moglie Zelda Fitzgerald. Dopo la pubblicazione de Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald non riuscì più a eguagliare l’impatto e la forza del suo capolavoro. Continuò a scrivere, dando vita a opere importanti come Tenera è la notte, ma nessun lavoro successivo raggiunse la stessa intensità narrativa e la stessa centralità nella letteratura americana. Con il passare del tempo, Il grande Gatsby si è imposto come il punto più alto della sua carriera e come il romanzo che meglio rappresenta il suo immaginario e la sua epoca.

Ambientazione


La storia è ambientata nel 1922 tra New York e Long Island. È un ambiente dominato da ricchezza, feste e forte differenza tra classi sociali. L’accesso al mondo dell’alta società non dipende solo dal denaro, ma anche dall’origine sociale e dalle relazioni.

Nick Carraway


A raccontare la storia è Nick Carraway. Nick si trasferisce a New York per lavorare nel settore finanziario, in particolare nel mercato delle obbligazioni, e si stabilisce a West Egg, vicino a Gatsby. È anche cugino di Daisy Buchanan: questo legame familiare gli permette di entrare nel mondo della famiglia Buchanan e, indirettamente, nella vicenda centrale del romanzo.
Nick si trova in una posizione particolare, inizialmente si presenta come un osservatore esterno, partecipa alla vita sociale dell’alta società americana ma mantiene una certa distanza critica che gli consente di raccontare gli eventi senza esserne completamente assorbito. Tuttavia, nel corso della narrazione, questa distanza si riduce progressivamente. Nick rimane infatti sempre più colpito dalla figura di Jay Gatsby, dalla sua capacità di costruire se stesso e dalla forza del suo sogno, sviluppando nei suoi confronti una forma di ammirazione che lo distingue dagli altri personaggi.
Attraverso il suo sguardo, il romanzo non si limita a descrivere i fatti, ma li filtra attraverso una prospettiva personale, sospesa tra coinvolgimento e riflessione critica.

Jay Gatsby


Jay Gatsby è un uomo estremamente ricco che vive in una grande villa a Long Island. È conosciuto soprattutto per le sue feste, eventi enormi a cui partecipano centinaia di persone.
Nonostante la sua presenza sociale sia molto visibile, Gatsby è una figura difficile da conoscere davvero. Molti invitati alle sue feste non lo incontrano mai o non sanno nulla della sua vita personale. Questo lo rende una figura centrale ma allo stesso tempo misteriosa.
Gatsby ha costruito la propria ricchezza da solo e appartiene al gruppo dei cosiddetti “nuovi ricchi”, diversi dall’aristocrazia tradizionale americana.

Il nome come costruzione dell’identità


Jay non è solo un diminutivo, è una vera trasformazione identitaria simbolica l’importanza letteraria di un nome. Nel romanzo Il grande Gatsby, il protagonista nasce come James Gatz, figlio di una famiglia povera di contadini del Nord Dakota. Questo nome appartiene alla sua origine reale, a una condizione sociale umile che il personaggio rifiuta fin da giovane, perché incompatibile con l’immagine di sé che vuole costruire. Il cambiamento in “Jay Gatsby” non è quindi un semplice passaggio formale o un diminutivo, ma una vera e propria ricostruzione dell’identità.

Dal punto di vista letterario, il nome assume un valore centrale: non serve solo a identificare il personaggio, ma a definirne il destino narrativo. Fitzgerald costruisce infatti una frattura netta tra il nome originario e quello scelto, trasformando il cambio di identità in un gesto simbolico che segna il passaggio da una vita subita a una vita progettata. Il nome “Gatsby” diventa così parte integrante del mito del personaggio, una sorta di firma pubblica che sostituisce e oscura le origini reali.
La trasformazione avviene attraverso un processo di auto-creazione: James Gatz decide di reinventarsi completamente, costruendo una figura nuova che possa inserirsi in un mondo più alto dal punto di vista sociale ed economico. In questo percorso è fondamentale l’incontro con Dan Cody, un uomo ricco e influente per cui lavora da giovane, esperienza che gli permette di osservare da vicino il funzionamento dell’alta società e le dinamiche del successo. È anche da qui che nasce l’idea di poter “diventare altro” rispetto alle proprie origini.

La figura di Jay Gatsby rappresenta infatti una costruzione intenzionale, un’identità modellata per apparire elegante, misteriosa e perfettamente inserita nell’élite americana. Attraverso questo nuovo nome, il protagonista non solo si distacca dal passato, ma costruisce anche una narrazione di sé fatta di prestigio e possibilità, in parte reale e in parte inventata. Gatsby diventa così il simbolo di un’auto-mitizzazione personale, in cui la realtà viene progressivamente sostituita da un’immagine ideale.
Questa nuova identità non è separabile dal suo obiettivo principale, l’accesso al mondo di Daisy Buchanan. L’intera costruzione di Jay Gatsby si orienta verso questo desiderio, che diventa il punto centrale attorno a cui ruotano la sua vita, le sue scelte e la sua trasformazione sociale.

La sovrapposizione tra James Gatz e Jay Gatsby non è mai completamente risolta, però, il passato non scompare del tutto, ma rimane come una presenza nascosta che riemerge nei momenti di fragilità. Questa doppia identità è uno degli elementi fondamentali del romanzo, perché mostra come la costruzione di sé possa diventare al tempo stesso una possibilità di riscatto e una forma di distanza dalla propria realtà originaria.

Daisy Buchanan e il mondo dell’alta società


Daisy Buchanan appartiene all’alta società americana. È sposata con Tom Buchanan, uomo ricco e rappresentante del privilegio sociale consolidato.
Daisy vive in un ambiente in cui il lusso e l’immagine hanno un ruolo centrale. Il suo mondo è legato a ciò che appare più che a ciò che è. Gatsby, invece, rappresenta il percorso opposto, la ricchezza costruita partendo da zero.
Il rapporto tra Gatsby e Daisy è segnato da una forte differenza di condizioni sociali e di stile di vita. Gatsby è legato a lei da un sentimento costante, mentre Daisy appartiene stabilmente al suo contesto sociale.

L’amore come asimmetria


Nel romanzo Il grande Gatsby il rapporto tra Jay Gatsby e Daisy Buchanan si costruisce come un legame profondamente asimmetrico, in cui entrambi partecipano al sentimento, ma senza condividere lo stesso orizzonte di significato.
Gatsby vive un amore assoluto e totalizzante, che diventa il centro della sua identità e della sua storia personale. La sua relazione con Daisy non è solo desiderio affettivo, ma anche progetto esistenziale, tutto ciò che costruisce, dalla ricchezza al suo stile di vita, è orientato a renderlo degno di quell’incontro e di ciò che rappresenta.
Daisy, dal canto suo, vive questo legame in modo più complesso e sfumato. È attratta da Gatsby e affascinata dalla sua ricchezza e dalla sua capacità di incarnare un mondo elegante e seducente, ma rimane sempre consapevole della natura “costruita” di quel successo. Il suo sguardo non è ingenuo, percepisce che la posizione di Gatsby è frutto di un’ascesa personale e non di una tradizione consolidata, e questo elemento introduce una distanza implicita tra loro, legata al valore che lei attribuisce alle origini e allo status sociale.
Il risultato è un rapporto in cui il sentimento non si sviluppa su basi equivalenti, Gatsby investe tutto in un’idea di amore assoluto e di riscatto attraverso di esso, mentre Daisy si muove dentro un equilibrio fatto di attrazione, consapevolezza sociale e appartenenza al proprio mondo. Proprio questa differenza di prospettive rende il loro legame instabile e mai completamente condiviso, trasformandolo in una relazione in cui desiderio e realtà non coincidono mai davvero.

La rivalità tra Gatsby e Tom


Nel romanzo Il grande Gatsby, il rapporto tra Jay Gatsby e Tom Buchanan si costruisce anche attraverso una forte rivalità, che non è solo sentimentale ma soprattutto sociale e simbolica.
Tom rappresenta l’alta società tradizionale, una ricchezza già consolidata, legata alla nascita e a un senso di appartenenza esclusivo. Gatsby, invece, incarna la nuova ricchezza, costruita attraverso il lavoro e l’autoaffermazione. Per questo il loro confronto non riguarda soltanto Daisy Buchanan come oggetto del desiderio, ma due modi opposti di intendere il successo e il prestigio.
La presenza di Daisy rende questa opposizione ancora più evidente, da un lato Gatsby, che ha costruito tutta la propria identità attorno all’idea di poterla riconquistare e di meritare un posto nel suo mondo, dall’altro Tom, che quel mondo lo rappresenta già e lo difende come parte naturale della propria posizione sociale. La rivalità tra i due uomini diventa così lo scontro tra chi cerca di entrare in un sistema e chi invece lo incarna dall’interno.
In questo equilibrio instabile, il conflitto non è mai solo personale. Attraverso Gatsby e Tom, il romanzo mette in scena una contrapposizione più ampia tra aspirazione e privilegio, tra costruzione e appartenenza, che si riflette inevitabilmente anche nel loro rapporto con Daisy.

Gli altri personaggi


Jordan Baker è una figura dell’alta società newyorkese, indipendente e inserita nel mondo dello sport e della socialità moderna.
Myrtle Wilson rappresenta invece la classe lavoratrice e il desiderio di salire socialmente attraverso il denaro.

L’importanza del romanzo


Il grande Gatsby è diventato un classico perché riesce a condensare in una storia breve, l’immagine di un’intera epoca e delle sue contraddizioni. Attraverso il mondo descritto da Fitzgerald emerge una società in cui il successo economico non coincide automaticamente con il riconoscimento sociale, e in cui il denaro modifica i rapporti ma non elimina le distanze tra le persone.
La forza del romanzo sta anche nella figura di Jay Gatsby, che incarna l’idea di trasformazione personale tipica del sogno americano, ma allo stesso tempo ne mostra i limiti quando si scontra con le regole sociali già stabilite. Per questo il libro continua a essere letto, non racconta solo una storia ambientata negli anni Venti, ma un meccanismo sociale che resta riconoscibile anche oggi.

Il film


Nel 2013 il regista Baz Luhrmann ha realizzato The Great Gatsby, con Leonardo DiCaprio nel ruolo di Gatsby, Carey Mulligan nel ruolo di Daisy e Tobey Maguire nei panni di Nick.
Il film segue in modo abbastanza fedele la trama del romanzo, ma sceglie un linguaggio cinematografico molto più spettacolare rispetto a quello letterario. Luhrmann utilizza infatti una regia dinamica, una forte attenzione alla componente visiva e una colonna sonora che mescola musica dell’epoca e brani moderni, creando un contrasto evidente.
Rispetto al romanzo, la narrazione risulta più immediata e visivamente intensa, mentre il libro di Fitzgerald costruisce la storia in modo più misurato, attraverso lo sguardo di Nick e una descrizione più indiretta degli eventi.

Differenze tra libro e film


Il romanzo è costruito sulla narrazione e sull’osservazione dei dettagli, mentre il film punta su un impatto visivo immediato. Il libro lascia più spazio all’interpretazione, mentre il film rende l’esperienza più diretta e scenografica.

Premi Oscar


The Great Gatsby ha vinto due Premi Oscar:
Miglior scenografia
Migliori costumi

Un amore più forte del tempo


L’amore che Jay Gatsby prova per Daisy Buchanan è uno degli aspetti più affascinanti del romanzo. Si tratta di un sentimento raro per intensità e costanza, capace di attraversare gli anni senza perdere forza. Gatsby ama Daisy in modo assoluto, senza riserve e senza calcoli, trasformandola nel centro della propria esistenza. È proprio questa dedizione totale a rendere il personaggio così memorabile, al di là delle sue contraddizioni, incarna l’idea romantica di un amore che non si arrende al tempo e che continua a inseguire il proprio ideale, anche quando la realtà si dimostra più complessa dei sogni e più amara degli incubi.
Il grande Gatsby resta un’opera centrale della letteratura americana perché racconta una società in cui ricchezza, identità e appartenenza sociale sono profondamente intrecciate. È un romanzo che descrive un mondo affascinante ma rigidamente strutturato, dove il successo non dipende solo dalle possibilità economiche ma anche dalle origini e dal contesto sociale.

Una lettura psicologica e filosofica di Gatsby


Uno degli aspetti che rende Il grande Gatsby un’opera così moderna è la sua straordinaria profondità psicologica. Gatsby non è soltanto un uomo innamorato o un ambizioso che ha raggiunto il successo economico, è il ritratto di una personalità costruita intorno a un ideale. La sua intera esistenza è orientata verso un’immagine perfetta del futuro e verso la convinzione che la volontà umana possa superare qualsiasi limite imposto dalla realtà.

Dal punto di vista psicologico, Gatsby può essere interpretato come un individuo che ha trasformato un desiderio in un elemento centrale della propria identità. La sua vita non è organizzata attorno a ciò che possiede, ma attorno a ciò che immagina. In termini moderni potremmo parlare di idealizzazione, un processo attraverso il quale una persona attribuisce a un obiettivo, a un ricordo o a un individuo caratteristiche quasi perfette. Questo meccanismo psicologico non riguarda soltanto Gatsby, appartiene a tutti gli esseri umani quando tendono a immaginare che la felicità risieda in qualcosa che ancora non possiedono.
Fitzgerald mostra con grande lucidità come il desiderio possa diventare una forza creativa. Gatsby costruisce se stesso, cambia il proprio destino e plasma la propria immagine pubblica grazie alla forza della sua aspirazione. Tuttavia lo scrittore suggerisce anche che esiste una differenza tra vivere per un sogno e vivere all’interno di un sogno. Quando la realtà non coincide con l’immagine ideale che abbiamo costruito nella nostra mente, nasce inevitabilmente una tensione che può generare delusione, frustrazione e sofferenza.

Anche dal punto di vista filosofico il personaggio è estremamente interessante. Gatsby incarna una visione quasi prometeica dell’esistenza: crede che l’essere umano possa reinventarsi completamente e diventare artefice assoluto del proprio destino. In questo senso ricorda alcune figure della filosofia moderna che vedono nell’uomo un soggetto capace di costruire autonomamente il significato della propria vita.

Anche dal punto di vista filosofico il personaggio è estremamente interessante. Gatsby incarna una visione quasi prometeica dell’esistenza. Come Prometeo, non accetta passivamente i limiti imposti dalla realtà, ma cerca di affermare la forza della propria volontà contro ciò che appare già scritto. In lui è presente una fiducia straordinaria nella capacità umana di inseguire un ideale e di orientare la propria vita verso un obiettivo considerato irrinunciabile.
Ciò che rende Gatsby così affascinante non è soltanto l’ambizione, ma la sua incrollabile fede nel desiderio. Mentre molti personaggi del romanzo si adattano alle convenzioni sociali o alle opportunità del momento, Gatsby continua a guardare oltre il presente, verso qualcosa che per lui possiede un valore quasi assoluto. In questo senso diventa una figura profondamente moderna: un uomo che rifiuta il cinismo e continua a credere nella possibilità di dare forma ai propri ideali.
Fitzgerald sembra interrogarsi proprio sul rapporto tra l’essere umano e i propri sogni. È la forza del desiderio a dare significato all’esistenza oppure è necessario riconoscere i limiti imposti dalla realtà? Gatsby vive interamente dentro questa tensione, ed è forse per questo che continua a esercitare un fascino così duraturo sui lettori.
Fitzgerald sembra domandarsi se sia davvero possibile ricominciare da zero o se il passato continui sempre a esercitare la propria influenza sul presente. È una questione che attraversa gran parte della filosofia occidentale, siamo davvero liberi di reinventarci oppure restiamo inevitabilmente legati alla nostra storia personale?

Alcuni studiosi hanno inoltre osservato come Gatsby incarni una forma di esistenzialismo ante litteram. Pur vivendo in una società dominata dal denaro e dalle convenzioni sociali, cerca di attribuire alla propria vita un significato personale e autentico. Non accetta passivamente il mondo così com’è, ma tenta di modellarlo secondo la propria visione. La sua grandezza deriva proprio da questa capacità di credere in qualcosa con assoluta intensità.

Un altro tema centrale è il rapporto tra identità e apparenza. Molti personaggi del romanzo vivono dietro una maschera sociale. Le feste, il lusso, gli abiti eleganti e le residenze sfarzose diventano strumenti attraverso cui gli individui cercano di costruire una determinata immagine di sé. Fitzgerald anticipa così riflessioni molto attuali sulla società dell’apparenza e sul bisogno umano di essere riconosciuti dagli altri.

Nel caso di Jay Gatsby si può leggere una forte distanza tra ciò che è e ciò che aspira a diventare. Da una parte c’è la sua origine e la sua identità reale, dall’altra un’immagine ideale costruita attorno al successo, al riconoscimento sociale e a un mondo a cui vuole appartenere.
Questa distanza non è solo sociale, ma anche personale, Gatsby finisce per orientare tutta la sua vita verso l’idea di una versione di sé considerata “compiuta”, che però non coincide mai completamente con la realtà.
Una lettura di questo tipo richiama le riflessioni di Carl Rogers (1902-1987, è stato uno degli psicologi più influenti del Novecento e uno dei principali esponenti della psicologia umanistica, corrente che pone al centro la persona, la sua esperienza soggettiva e il suo potenziale di crescita) che ha descritto proprio la possibile tensione tra immagine ideale e realtà personale come uno dei punti centrali della costruzione dell’identità.

Per questo motivo Il grande Gatsby continua a parlare ai lettori del XXI secolo. Al di là dell’ambientazione negli anni Venti, il romanzo affronta domande universali: chi siamo realmente? Quanto conta il passato nella costruzione della nostra identità? La felicità è qualcosa di definitivo oppure una condizione che cambia continuamente con le circostanze della vita? Forse la felicità non è uno stato stabile da raggiungere una volta per tutte, ma un equilibrio temporaneo, diverso per ogni persona e legato al modo in cui si interpreta ciò che si vive, perché sulla felicità non esiste una risposta unica e certa. E soprattutto, quanto della nostra vita è guidato dalla realtà e quanto dai sogni che scegliamo di inseguire?

La grandezza di Fitzgerald consiste nell’aver trasformato queste questioni filosofiche e psicologiche in una narrazione coinvolgente, affidandole a un personaggio che ancora oggi rimane uno dei più complessi e affascinanti della letteratura mondiale.

Due citazioni tratte dal film The Great Gatsby


Jay Gatsby: “Non chiedo molto. Solo che tu sia qui, al centro di tutto il mio mondo.” È una delle espressioni più dirette del suo amore totalizzante, non è solo desiderio, è centralità assoluta dell’altro nella sua vita.
Nick Carraway: “La vita si guarda meglio da una distanza sicura.” Questa è molto significativa, sintetizza il suo ruolo nel film e la sua evoluzione come narratore, sempre diviso tra coinvolgimento e distanza.

Due citazioni tratte dal libro


Jay Gatsby: “Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza sosta nel passato.”
Nick Carraway: “Erano persone incuranti, Tom e Daisy: distruggevano cose e creature e poi si ritiravano nel loro denaro, nella loro enorme incoscienza…”

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