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E-commerce fragranze per la casa: il mercato italiano cresce tra design e benessere


Il mercato italiano delle fragranze per la casa accelera online grazie a e-commerce, design di prodotto, branding emozionale e nuove abitudini digitali

In Italia la crescita del comparto home fragrance si inserisce in una trasformazione strutturale dei consumi legati alla casa. I nostri connazionali, infatti, sono sempre più legati all’esperienza, al comfort e alla qualità percepita degli spazi, piuttosto che orientati esclusivamente alla funzionalità. Secondo i dati dell’Accademia del Profumo, il mercato delle fragranze per la casa cresce a un ritmo del +7,8% annuo, trend che trova ulteriore conferma nell’analisi dei comportamenti digitali degli utenti.

Maggior propensione e ampliamento della base


L’elaborazione dei dati di Trovaprezzi.it, mostra che nel 2025 le ricerche nella categoria Profumatori e Candele sono cresciute del 18% rispetto all’anno precedente. Un incremento che suggerisce non solo una maggiore propensione all’acquisto, ma anche un ampliamento del pubblico interessato e una maggiore frequenza di esplorazione e comparazione dei prodotti, segnale tipico dei mercati in fase espansiva.
lighted candlesPhoto by Rebecca Peterson-Hall / Unsplash

Un design integrato con l'arredamento


Dal punto di vista della distribuzione dell’interesse delle varie tipologie di prodotti, i diffusori per ambienti sono ancora oggi la categoria più esplorata, con il 32,5% delle ricerche. Questo dato riflette la preferenza delle persone verso soluzioni continue, durature e a bassa manutenzione, spesso caratterizzate da un design integrato con l’arredamento. Seguono i profumatori per ambienti, con il 17,8%, e le candele profumate, con il 15,5%, che continuano a occupare un ruolo centrale nel mercato grazie al loro valore simbolico e all’impatto esperienziale. Gli oli essenziali, con il 10,1% delle ricerche, indicano invece un interesse crescente per prodotti associati a pratiche di aromaterapia e benessere, finalizzate al rilassamento.

Estetica ed efficacia


Anche l’analisi dei prodotti più desiderati evidenzia una progressiva convergenza tra funzione e valore estetico. I diffusori in porcellana decorata di THUN, così come le soluzioni firmate Ambi Pur e Glade, intercettano esigenze diverse ma complementari: da un lato, la volontà di integrare il profumatore nell’estetica degli ambienti domestici; dall’altro, la ricerca di efficacia e continuità nella profumazione. A questi si affiancano proposte più tradizionali ma ancora rilevanti, come i foglietti profumati Orphea per cassetti e armadi, che dimostrano come l’attenzione per il profumo non si limiti agli spazi visibili ma si estenda all’intero ecosistema domestico. Nel segmento delle candele profumate, il brand più scelto continua a essere Yankee Candle, che mantiene una posizione di leadership nella percezione degli utenti. Le fragranze maggiormente cercate – tra cui Vanilla Frosting, Warm Cashmere, Clean Cotton, Wedding Day e Pink Sands – delineano una preferenza verso note rassicuranti, pulite e avvolgenti.
Candle smoke escapes from under a glass dome.Photo by Pelicular Studio / Unsplash

Il comparto preferito da un'ampia fascia di popolazione attiva


L’analisi sociodemografica conferma un interesse trasversale, con una prevalenza femminile che rappresenta il 79% delle ricerche in categoria. Le fasce d’età maggiormente coinvolte sono quelle comprese tra i 25 e i 54 anni, con un picco nei 45-54enni (23%), seguita da utenti 25-34enni (22%) e dalla fascia 35-44 anni (19%). Questo dato evidenzia come il comparto non sia circoscritto a target estremamente giovani o di nicchia, ma intercetti una fascia ampia di popolazione attiva, spesso impegnata nella gestione dello spazio domestico e sensibile alla qualità della vita quotidiana.

Dove si acquista di più


Dal punto di vista geografico, la Lombardia si posiziona al primo posto con il 34% dell’interesse, seguita ben distanziata dal Lazio (11%) e da Campania, Emilia-Romagna e Veneto (8%). Tuttavia, l’interesse distribuito su quasi tutto il territorio nazionale indica una tendenza ormai diffusa e non limitata a singole aree geografiche.

“La crescita delle fragranze per ambienti racconta molto dell’evoluzione del rapporto tra persone e casa. Oggi non ci si accontenta più di una dimensione funzionale: l’abitazione è vissuta come spazio identitario, di benessere e di espressione personale. In questo scenario, le fragranze diventano uno strumento per personalizzare e qualificare l’esperienza quotidiana, unendo gusto estetico, cura di sé e attenzione alle tendenze sociali. Lo vediamo chiaramente nelle scelte dei consumatori, che confrontano non solo in base al costo, ma anche per profumo, intensità, durata e design, segno di una sensibilità sempre più raffinata verso la qualità della vita domestica.” ha sottolineato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.

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GrapheneOS: widget sulla lockscreen e geolocalizzazione migliorata per Play services


GrapheneOS si aggiorna con widget sulla lockscreen, geolocalizzazione migliorata per Google Play in sandbox e patch di sicurezza anticipate fino a giugno 2026.

Il sistema operativo focalizzato su privacy e sicurezza ha rilasciato un nuovo aggiornamento per tutti i Pixel supportati, dalla serie 6 fino ai nuovissimi Pixel 10.

Tra le novità più rilevanti c’è l’attivazione dei widget sulla schermata di blocco e un miglioramento significativo per chi usa i servizi Google in modalità sandbox: il sistema di geolocalizzazione di GrapheneOS ora funziona anche per le funzioni interne di Play services, come la condivisione della posizione in Google Maps. Prima questa integrazione era limitata alle app di terze parti.

GrapheneOS riceve da Google le patch di sicurezza Android in anticipo rispetto alla pubblicazione ufficiale. Chi attiva le “security preview release” nelle impostazioni ottiene subito queste correzioni: in questo caso, quelle previste per i bollettini mensili da gennaio a giugno 2026. Il sistema mostra comunque “dicembre 2025” come livello di patch perché Google non consente di dichiarare livelli futuri.

Aggiornati anche i kernel per tutte le generazioni di dispositivi supportati, con la disattivazione del modulo TLS per ridurre la superficie di attacco.

Per i Pixel 10 è stata aggiunta la configurazione per il sensore di temperatura corporea integrato nel dispositivo.


FONTE grapheneos.org


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Trust Wallet: rubati 7 milioni di dollari tramite codice malevolo nell’estensione Chrome


L'estensione Chrome di Trust Wallet conteneva codice malevolo: rubati 7 milioni di dollari in criptovalute. Aggiornare subito alla versione 2.69.

Trust Wallet ha confermato che la versione 2.68 della sua estensione per Chrome conteneva codice malevolo capace di sottrarre le frasi di recupero dei portafogli. Il danno stimato è di circa 7 milioni di dollari in criptovalute, con centinaia di utenti coinvolti.

Cosa è successo


Secondo l’analisi di SlowMist, il codice inserito nella versione compromessa scansionava tutti i portafogli salvati nell’estensione e ne estraeva le frasi mnemoniche durante lo sblocco. Queste venivano poi inviate a un server controllato dagli attaccanti, registrato l’8 dicembre scorso.

I fondi rubati includono circa 3 milioni in Bitcoin, oltre 3 milioni in Ethereum e una quota minore in Solana. Parte del bottino è già stata riciclata attraverso exchange centralizzati come ChangeNOW, FixedFloat e KuCoin.

L’aspetto più preoccupante è che non si tratta di una dipendenza esterna compromessa (come spesso accade in questi casi), ma di una modifica diretta al codice sorgente di Trust Wallet. SlowMist ipotizza il coinvolgimento di un attore interno o comunque di qualcuno con accesso ai sistemi di sviluppo. Anche Changpeng Zhao, co-fondatore di Binance (proprietaria di Trust Wallet), ha parlato di un probabile “insider”.

Cosa fare


Chi usa l’estensione Chrome di Trust Wallet deve aggiornarla immediatamente alla versione 2.69. Le versioni mobile e le altre estensioni browser non sono interessate dal problema. Trust Wallet ha annunciato che rimborserà gli utenti colpiti.


FONTE thehackernews.com


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Dalla competizione alla cooperazione. Si parte da Librino


Controfuturi, Commonspoly, parole enigmatiche e incomprensibili, ma cariche di significato per chi ce le propone oggi intrecciate tra loro.

Commonspoly è un gioco cooperativo, in cui si vince non contro gli altri ma insieme a loro, come ormai avviene per altri giochi tavolo. E’ nato in Spagna nel 2015 per ribaltare la logica del Monopoli e dimostrare che si può vincere cooperando per il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/29/dall…

#ASP #ComitatoLibrinoAttivo #Controfuturi #IACP #Librino #Retablo #TuriZinna

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Treno Merci “Il Biancone” con E652.157 MIR + G2000.02 in transito a Bolgheri – 15/07/2024


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Jiāngxià Huángshì – 江夏黃氏


In un precedente articolo abbiamo constatato come il clan familiare Zǐyún Huáng – 紫雲黃氏 sia stato uno dei primi ad insediarsi a Kinmen. Abbiamo anche letto il motivo per il quale esso viene nominato in quel modo, e chi era il capostipite del clan, Huáng Sh

In un precedente articolo abbiamo constatato come il clan familiare Zǐyún Huáng – 紫雲黃氏 sia stato uno dei primi ad insediarsi a Kinmen. Abbiamo anche letto il motivo per il quale esso viene nominato in quel modo, e chi era il capostipite del clan, Huáng Shǒugōng – 黃守恭, vissuto durante la dinastia Tang a Quánzhōu – 泉州, in Cina. Ma da dove arrivava la famiglia Huáng? Quali le origini? Come è arrivata a Kinmen?

Hòupǔtóu Huang family settlement - 后浦頭黃宅
Hòupǔtóu Huang family settlement – 后浦頭黃宅

Il cognome (o xìng – 姓), Huáng ha origini molto antiche. Secondo la teoria maggiormente accreditata la sua origine risale circa al VII sec. a.C., ed è dovuta al nome di un antico regno Huáng (黃國), governato da discendenti del clan Ying (嬴姓) del leggendario Bo (ovvero conte) Yi, scritto come 伯益, 伯夷, 伯翳, e 柏翳. Tale clan diede poi origine al popolo dei Qin. Il succitato regno si trovava nell’area dell’odierna Henan, zona di 潢川 / 光州 / 定城. Nel 648 a.C., durante il periodo delle Primavere e Autunni, il regno di Huáng fu distrutto dallo stato di Chu; i suoi abitanti, per ricordare la loro origine, presero il nome dello stato come cognome, divenendo così il popolo Huáng 黃. Va da sé che essi non erano tutti imparentati fra loro. Almeno non strettamente, visto che comunque anticamente i legami fra consanguinei erano abbastanza frequenti e non cisi mescolava spesso coi vicini, a meno che non si venisse forzati. Da qui in poi, i discendenti di Huáng iniziano a diffondersi in varie regioni della Cina, ma un punto chiave sarà la zona chiamata più tardi Jiāngxià jùn (contea) – 江夏郡. Va comunque puntualizzato che il cognome Huang non ha una sola ed unica origine, ve ne sono altre oltre a questa.

Da Huáng國 a 江夏: nascita del ceppo 江夏黃氏


Dopo la distruzione del regno di Huáng, l’area originariamente occupata dal suo popolo viene inglobata nella contea / guarnigione di 江夏郡, sotto gli Han e le dinastie successive. Quel territorio comprendeva parti dell’attuale Henan sud-orientale e Hubei settentrionale. Col trascorrere del tempo, il popolo Huáng divenne sempre più numeroso nell’area, sino a divenire una grande casata – 望族 (wàngzú). Per questo, “江夏” diventa la principale jùnwàng – 郡望 (casa ancestrale) degli Huáng. Il luogo d’origine principale di tutti i rami successivi della casata Huáng.

Hòupǔtóu Huang family settlement - 后浦頭黃宅
Hòupǔtóu Huang family settlement – 后浦頭黃宅

Il momento chiave nella storia del clan: come si giunse all’affermazione della casata di Jiāngxià – 江夏, grazie alla figura di Huáng Xiāng – 香.


Nel corso della dinastia degli Han orientale, emerge fra il popolo Huáng una figura cardine; si tratta di Huáng Xiāng – 黃香, divenuto celebre per la sua pietà filiale, annoverato fra uno dei ventiquattro esempi di pietà (二十四孝). Egli, col suo lignaggio, la sua origine, ovvero JiāngxiàĀnlù 江夏安陸 (oggi zona di Yunmeng/Hubei), diventano un modello morale e genealogico; in molte tradizioni genealogiche, Huáng Xiāng è considerato “antenato comune morale” dei 江夏黃氏. Infatti la fama di Huáng Xiāng e dei suoi discendenti fa sì che molti clan Huáng, anche lontani geograficamente, rivendichino la discendenza dal ramo 江夏, adottando per il loro tempio ancestrale il nome “江夏堂” come segno identitario. Ricordiamoci che nella cultura cinese una genealogia prestigiosa apre molte, se non tutte, le porte della società, allora come in parte ancora oggi nei settori più esclusivi.

Da quel momento, nasce la casata JiāngxiàHuángshì – 江夏黃氏 e Jiāngxià diventa a tutti gli effetti lo yǎnpài – 衍派 (yǎnpài significa “che viene da”) del ramo principale della famiglia Huáng.

Entrance - entrata - 入口, Hòupǔtóu Huang family settlement - 后浦頭黃宅
Entrance – entrata – 入口, Hòupǔtóu Huang family settlement – 后浦頭黃宅

Dal centro della Cina al Fujian: ingresso di 江夏黃氏 nel sud-est


Come abbiamo appena visto, il ramo JiāngxiàHuángshì – 江夏黃氏 si origina nel nord della Cina. Come giunge dunque nella provincia meridionale del Fujian, e da lì a Kinmen?

Prima ondata: epoca Jin e “八姓入閩”


Una tradizione molto citata in genealogie del Fujian ricorda gli “otto cognomi illustri che entrarono nel Fujian – 八姓衣冠入閩” in epoca Jin (III–IV secolo); tra questi compare anche il ramo Huáng, in particolare con figure come Huáng Yànfēng – 黃彥豐.

Le genealogie del Fujian raccontano che questi Huáng, legati al ceppo 江夏, si stabilirono presso Fuzhou 侯官 (250 Km a nord di Xiamen), aprendo la via alla presenza del cognome Huáng nella regione. Va tuttavia ricordato che alcuni rami della casata Jiāngxià – 江夏黃氏, o che da essa ritengono di essere derivati, secondo le genealogie dei clan di Fuzhou e di Putian, giunsero da quelle parti già prima! Per quanto riguarda Fuzhou, a partire dalla dinastia Han orientale (I–II sec. d.C.), si stabilirono i rami 福州黃氏, 閩侯黃氏, 長樂黃氏. A Putian invece se ne ha traccia a partire dalla dinastia Jin occidentale (III–IV sec.)e fra i rami più noti annoveriamo 莆田黃氏 e 仙遊黃氏. Tutto ciò per capire chi per primo arrivò e si stabilì permanentemente nel Fujian, al di là di leggende e tradizioni.

Seconda ondata: epoca Tang – consolidamento a Fuzhou e Putian


Huáng Àn - 黃岸
Huáng Àn – 黃岸

In epoca Tang, compare un altro antenato famoso: Huáng Àn – 黃岸 (674-756), funzionario di alto rango (Segretario presso il Segretariato Imperiale / 秘書監, Prefetto del Guizhou / 桂州刺史), da Fuzhou venne trasferito a Jiāngxià – 江夏 e poi nuovamente a 侯官 (Fuzhou); infine venne mandato a Putian 莆陽, dove i suoi discendenti si fecero strada sino a divenire delle casate più prestigiose ed influenti del Fujian. Infatti la lista dei suoi discendenti annovera numerosi funzionari, letterati e persino più di dieci zhuàngyuán – 状元, ovvero primi agli esami imperiali, durante le dinastie Tang, Song, Ming e Qing. Abbiamo dunque dei discendenti della casata di Jiāngxià – 江夏 che si stabiliscono permanentemente nel Fujian, dando origine poi ad altri rami.

Dunque è nel corso di queste due ondate che si afferma una nuova stirpe, quella degli Huáng del Fujian, discendenti della casata Jiāngxià – 江夏, da cui deriveranno i rami presenti a Kinmen ed anche Taiwan (almeno in parte).

Estensione verso il sud del Fujian


Il prossimo passo si manifesta con una nuova migrazione di parte del clan: dal nucleo Fuzhou/Putian, alcuni si diffondono verso il sud del Fujian, in particolar modo presso Quánzhōu – 泉州, Jinjiang, Tong’an, Zhangzhou, ecc. Queste aree diventeranno la matrice diretta dei futuri migranti verso Taiwan e Kinmen, e da lì successivamente in tutto il Sud Est del continente asiatico. In questa regione, 江夏黃氏 diventa il ceppo predominante: quando in Fujian meridionale si dice “Huáng di Jiāngxià”, si intende spesso semplicemente “Huáng del ceppo storico principale”.

Ricapitolando:


江夏黃氏 come grande casata della famiglia Huáng – ha origine nell area di Jiāngxià nel nord della Cina; da lì si dipanano vari rami verso il sud est della Cina, arrivando nel Fujian, Guangxi, Jiangxi Guangdong, Zhejiang (nella dinastia Ming, presso 浙江省青田縣 – Qingtian, ramo 文質公派 – Wénzhì gōngpài, originato da Huáng Chéngzǔ – 黃成祖), ecc. Sono queste le diramazioni regionali della casata. Da esse originarono dei rami locali: nel Fujian ad esempio si sono creati i rami di Putian 某房 e Quanzhou 某房, fra gli altri. Da questi ultimi sono nati dei sottorami come quello di Zǐyún – 紫雲. In lingua cinese i rami, sottorami, linee genealogiche derivate dalla principale, si chiamano pàixì – 派系. Dunque sarebbe 江夏黃氏泉州紫雲派 (o anche 江夏黃氏泉州紫雲支系後裔) o per un’iscrizione su di un tempio ancestrale 江夏黃氏紫雲派.

È così che si originano nella Cina antica i vari yǎnpài – 衍派 del clan Huáng – . Mano a mano che si consolida la presenza di un ramo in un’area, diviene solitamente più importante il culto di quel nucleo originario, di quel certo antenato, che in quel luogo si stabilì per primo per dare origine ad un nuovo sottoramo nel quale ci si riconosce come discendenti; ecco dunque il proliferare di templi ancestrali dove, pur riconoscendo la discendenza dall’antica casata proveniente dal nord della Cina, i discendenti si riconoscono principalmente in un ramo temporalmente più vicino, forse anche più “familiare” nel senso di riconoscibile. Poiché col passare degli anni e delle generazioni inevitabilmente l’albero genealogico diventa sempre più intricato, ecco che la memoria familiare tende a distaccarsi dai ceppi più vecchi sia anagraficamente che geograficamente: non dimentichiamoci che nei secoli passati la tradizione era molto spesso tramandata oralmente, e chi si allontanava spesso perdeva tali cognizioni, così come anche chi sapeva leggere e scrivere ma non aveva a disposizione gli annali familiari che rimanevano nelle case ancestrali originarie.

黃氏家廟 - Tempio del clan Huáng, Hòupǔtóu Huang family settlement - 后浦頭黃宅
黃氏家廟 – Tempio del clan Huáng, Hòupǔtóu Huang family settlement – 后浦頭黃宅

Dal Fujian meridionale a Kinmen: la migrazione di 江夏黃氏


Con tutte quelle ramificazioni presenti nel Fujian, era logico attendersi che qualcuno del clan Huáng – , come d’altro canto accadde per gli altri clan familiari della zona, migrasse a Kinmen e Taiwan. Ora, noi sappiamo che la maggior parte dei clan di Kinmen (Chen, Huáng, Cai, ecc.) proviene da migrazioni avvenute durante le dinastie Song, Yuan, Ming e in parte Qing, da villaggi del sud Fujian verso quest’isola di frontiera. Per la famiglia Huáng – , ciò significa che la casata 江夏黃氏 già radicata nel Fujian meridionale fu quella da cui derivarono i rami di Kinmen.

Linea temporale tipica della migrazione dei 江夏黃氏 verso Kinmen ed oltre.


Secondo le fonti storiche, il clan giunse a Kinmen durante il periodo Song (960–1279), per poi consolidarsi durante le successive dinastie Ming e Qing. Tra , alcuni Huáng di Kinmen, come molti altri, iniziano una nuova fase, migrando verso il Sud-est asiatico (soprattutto Indonesia, Singapore, Malesia): la diaspora. A Kinmen quasi tutti i rami Huáng sono Jiāngxiàpài – 江夏派, secondo quanto riportano le genealogie pubblicate degli Huáng dei comuni di Jinhu, Jinsha, Lieyu e Jincheng (金湖, 金沙, 烈嶼, 金城); è estremamente raro trovare rami Yǐngchuān o guǎnghàn (潁川 o 廣漢) a Kinmen. A rafforzare tale tesi vi sono i riconosciuti legami storici fra i villaggi di Kinmen e quelli di provenienza nel Fujian. Ad esempio molti Huáng di Shuǐtóu – 水頭 provenivano originariamente da Tong’an (Fujian appunto), impiegavano artigiani di Tong’an per le costruzioni (come nel caso della Jinshui School) e mantenevano rapporti genealogici e commerciali con Tong’an e Quanzhou; infine il ramo Huáng di Tong’an è quasi interamente Jiāngxiàpài – 江夏派. Sappiamo anche che il sottoramo Zǐyún – 紫雲, presente a Kinmen in villaggi come Shuǐtóu – 水頭, è attestato in genealogie Huáng di Tong’an e Quanzhou.

Huáng Shǒugōng – 黃守恭
Huáng Shǒugōng – 黃守恭

Tirando le fila…


Siamo giunti alla fine. Come scritto in un precedente articolo il sottoramo Zǐyún – 紫雲 ebbe origine a Quánzhōu – 泉州 da Huáng Shǒugōng – 黃守恭 (629-712) durante la dinastia Tang, che precede la Song. Alcuni discendenti migrarono a Kinmen e si stabilirono in una manciata di villaggi, fra cui quello di Shuǐtóu – 水頭, dando origine a nuovi rami, ma mantennero il comune denominatore dello stesso yǎnpài – 衍派. Alcuni migrarono nel sud est asiatico, e grazie alle loro rimesse possiamo oggi osservare gli splendidi edifici in stile occidentale che fecero costruire, come anche quelli in stile tradizionale del Minnan, che proprio in Kinmen rappresentano, per quantità e qualità, l’ultimo baluardo di una tradizione storico architettonica che in altre aree del Fujian è quasi del tutto scomparsa.


Fonti: kmdn.gov.tw/1117/1271/1274/311…, 搜狐 百度百科, 百科知識網, jiapu.tv/x/91/huangf24/, Wikipedia

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PieFed 1.4: l’alternativa a Reddit si aggiorna con filtri per contenuti IA e reazioni emoji


PieFed 1.4 introduce il filtro per contenuti generati dall'IA, reazioni emoji e nuove funzioni per le comunità. L'alternativa a Reddit nel fediverso continua a crescere.

Chi cerca alternative nel fediverso sa che le opzioni non mancano, e PieFed sta cercando di ritagliarsi il suo spazio. La versione 1.4 porta con sé diverse novità interessanti, soprattutto per chi vuole avere più controllo su cosa vedere (e cosa no) nella propria bacheca.

Contenuti generati dall’IA? Ora si possono filtrare


La funzione più rilevante di questo aggiornamento è la possibilità di etichettare post e comunità come “generati dall’intelligenza artificiale”. Il meccanismo funziona esattamente come per i contenuti NSFW: chi non vuole vederli può semplicemente nasconderli. Una scelta che risponde a una richiesta sempre più diffusa tra gli utenti delle piattaforme federate.

Le altre novità


Tra le aggiunte più pratiche troviamo le reazioni emoji a post e commenti, la possibilità di nascondere singoli contenuti senza bloccare l’autore, e un sistema per marcare i commenti come “risposta”, utile per chi gestisce comunità di supporto tecnico.

PieFed ora è disponibile anche nello store di Yunohost, semplificando l’installazione per chi gestisce un proprio server. Migliorata inoltre l’integrazione con Mastodon grazie a un nuovo pulsante di condivisione, mentre l’integrazione con lemmy-federate.com promette maggiore visibilità alle comunità ospitate sulla piattaforma.

Sul fronte tecnico sono stati corretti diversi bug, migliorata la cache HTTP e aggiunta la traduzione in polacco. Le API sono state estese con supporto per sondaggi, eventi, hashtag e le nuove reazioni emoji.

L’aggiornamento richiede una migrazione del database che può durare diversi minuti, a seconda delle dimensioni dell’istanza. Il progetto resta open source e si finanzia esclusivamente tramite donazioni.


FONTE codeberg.org


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Il cielo del 2026: storie di luce, ombre e pianeti per un nuovo annoedu.inaf.it/rubriche/altro-cie…
Per questo mese, Cose dell’altro cielo guarda avanti. Il 2026 sarà un anno fatto di piccoli e grandi spettacoli celesti: eclissi parziali, allineamenti planetari e superlune.

Non un calendario tecnico, ma un invito a vivere il cielo come una serie di storie da osservare, aspettare e condividere.
#buonAnno #eclissi #Luna #osservareIlCielo #stelle@astronomia @astronomia


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Palermo fa schifo


Io sono Italiano (purtroppo), sono Siciliano e sopratutto sono Palermitano e di questa cosa me sono orgoglioso, perché credo di vivere in una delle città più belle del mondo. E da Palermitano vi posso assicurare che questa città ha molto da raccontare, ta

Palermo fa schifo

namirblog.altervista.org/paler…

in reply to Peppe Namir

Purtroppo non l'ho mai visitata. Ti dirò: in molte sezioni del tuo post, soprattutto nella seconda parte, puoi sostituire 'Palermo' con il nome di una qualsiasi città italiana e il concetto non cambia.
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photoshopping. microcapsula per allibratori / luca zanini. 2025


solidi superiori [calcolitico ma continuano] usate le gore superdrops una] rete di tubicoli in grado] è da rilevare [economia di sostegno scena di guerriglia rettificata le] specie a rischio le poste in riserva cherokee clima ricco] di pesci la] medicina cinese online preparano] per cena sostanze pesantissime il deserto¹ si getta nell’oceano lo] documentano ha l’impalcatura con decreto salva gneiss -in armeno գնեյս il] conflitto è cenere allumina oppure alimentazione] forzata deserto² mentre il pantone pour en faire des domaines techniques [lo cercano da quattro] generazioni l’orribile com’era verde il] pesce invenduto agli inseguitori a [ parte questo, fuori non c’era nulla

#cambioDiParadigma #LucaZanini #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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Inoltre è stato aggiunto il contatore degli utenti presenti nelle varie zone del software! Visibile sulla pagina princi…

Inoltre è stato aggiunto il contatore degli utenti presenti nelle varie zone del software!

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Le statistiche si aggiorneranno ogni due ore

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Con HomePass 2.0 è ora possibile ottenere via codici QR i Mii Speciali degli sviluppatori che venivano distribuiti trami…


Con HomePass 2.0 è ora possibile ottenere via codici QR i Mii Speciali degli sviluppatori che venivano distribuiti tramite le Nintendo Zone!✅ Utilizzando il software HomePass che permette di scambiare Streetpass tramite internet, si potranno scansionare s

Con HomePass 2.0 è ora possibile ottenere via codici QR i Mii Speciali degli sviluppatori che venivano distribuiti tramite le Nintendo Zone!

Utilizzando il software HomePass che permette di scambiare Streetpass tramite internet, si potranno scansionare specifici codici QR con l’apposita funzionalità per ottenere Mii Speciali degli sviluppatori, ricreati sulla base delle informazioni salvate sulla mia console (Incontrati ben 8-9 anni fa…!).

ℹ️ Non potranno essere fedeli al 100% perché lo scambio avveniva tramite SpotPass, ma avranno comunque il Mii base speciale, il software utilizzato come l’originale, le preferenze/sogni ecc… Anche la provenienza è impostata “Nintendo”.
Il saluto è inventato perché purtroppo non li ho sottomano. Vedrò sul web

Al momento del post è presente il Mii Ohmori. In seguito verranno pubblicati gli altri.

🔗 Link ai codici QR[/b]

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kurzwellen / karlheinz stockhausen. 1968


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Kurzwellen (Short Waves), for six players with shortwave radio receivers and live electronics, is a composition by Karlheinz Stockhausen, written in 1968. It is Number 25 in the catalog of the composer’s works.

Aloys Kontarsky, piano; Harald Bojé, electronium; Alfred Alings and Rolf Gehlhaar, tamtam with microphone; Johannes Fritsch, viola; Karlheinz Stockhausen, sound direction.

Conception
Kurzwellen is one of a series of works dating from the 1960s which Stockhausen designated as “process” compositions. These works in effect separate the “form” from the “content” by presenting the performers with a series of transformation signs which are to be applied to material that may vary considerably from one performance to the next. In Kurzwellen and three subsequent works (Spiral for a soloist, Pole for two, and Expo for three), this material is to be drawn spontaneously during the performance from short-wave radio broadcasts (Kohl 1981, 192–93). While this separate treatment of the genetic rules for development had existed in Stockhausen’s earlier compositions, the emphasis on the process of transformation and less specificity of what is to be transformed is taken further than ever before in Kurzwellen (Stockhausen 1989, 114). The overall formal process is therefore fixed, whereas the sound materials are extremely variable (Frisius 2008, 224). The processes, indicated primarily by plus, minus, and equal signs, constitute the composition and, despite the unpredictability of the materials, these processes can be heard from one performance to another as being “the same” (Kohl 2010, 137). While the use of radios in concert works dates back at least to 1942 with John Cage’s Credo in Us, and Stockhausen may well have gotten the idea of using radios from Cage, their approaches could not have been more different. For Cage, the type of radio is a matter of indifference, since their purpose is merely to fill in prescribed time units with any sort of sound at all. Stockhausen, on the other hand, prescribed short-wave receivers because of their capability of bringing in broadcasts from far away, and for the rich variety of available sounds. These sounds are also not used indiscriminately: the performers are to search for and select only materials suitable for improvisational transformations (Kohl 2010, 135–37).

Performance practice
The composer explained that in pieces like this, “the first step is always that of imitating something and the next step is that of transforming what you’re able to imitate” (Cott 1973, 33). Each performer plays a series of events separated by pauses. An event may be played either with the radio or with an instrument, and it is also possible for a player to accompany an event on an instrument with the radio or vice versa, or to blend both together. Each event has a distinct duration defined by its subdivision into segments with a characteristic rhythm (Rigoni 1998, 235).

Each plus, minus, or equal sign indicates that, upon repetition of an event, the performer is to increase, decrease, or maintain the same level in one of four musical dimensions (or “parameters”): overall duration of the event, number of internal subdivisions, dynamic level, or pitch register/range. It is up to the performer to decide which of these dimensions is to be affected, except that vertically stacked signs must be applied to different parameters. Despite this, a large number of plus signs (for example) will result in successive events becoming longer, more finely subdivided, louder, and either higher or wider in range; a large number of minus signs will produce the reverse effect (Kohl 2010, 137).

Video created with Audacity, Sonic Visualizer, vokoscreen and OpenShot on a Debian 10 Buster KDE Linux System.

#AlfredAlings #AloysKontarsky #audio #audiovideo #HaraldBojé #JohannesFritsch #KarlheinzStockhausen #Kurzwellen #musica #musicaContemporanea #musicaSperimentale #processComposition #RolfGehlhaar #video

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Windscribe introduce gli account anonimi: niente email, solo un codice segreto


Windscribe lancia gli account anonimi con accesso tramite codice hash: niente email né password, solo un codice di 32 caratteri. Massima privacy, ma senza possibilità di recupero.

Chi usa una VPN di solito lo fa per proteggere la propria privacy online. Ma c’è un paradosso: per attivare il servizio bisogna spesso registrarsi con email e password, lasciando quindi un qualche tipo di traccia. Ci sono alcune VPN, come ad esempio Mullvad, che non richiedono niente ma che generano un codice univoco. Da qualche giorno anche Windscribe permette di creare account completamente anonimi.

Niente email, niente nome utente, niente password tradizionale. Al posto di tutto questo, un unico codice di 32 caratteri che diventa la vostra chiave d’accesso su qualsiasi dispositivo.

Come funziona


Durante la registrazione potete scegliere l’opzione “Hashed” e ottenere il vostro codice in due modi: generato casualmente da Windscribe oppure derivato da un file a vostra scelta (un’immagine, per esempio). Nel secondo caso, attenzione: il file deve essere unico e privato. Niente foto profilo, meme famosi o sfondi scaricati da internet. Se qualcun altro possiede lo stesso file e sa cosa state facendo, potrebbe generare lo stesso codice.

Il sistema è pensato per chi vuole ridurre al minimo i dati personali associati al proprio account VPN, eliminando anche il rischio di riutilizzare password già compromesse altrove.

Il rovescio della medaglia


C’è però un aspetto fondamentale da considerare: se perdete quel codice, perdete l’account. Fine. L’assistenza non può recuperarlo, non può cercarlo nei propri sistemi, non esiste un link “ho dimenticato la password”. Dovete conservare quel codice come se fosse la chiave di casa, in un gestore di password o in un posto sicuro.

Come spiega Windscribe nel proprio blog, questa opzione non è automaticamente “migliore” del login tradizionale. Per la maggior parte degli utenti, un account normale con password robusta e autenticazione a due fattori offre già un’ottima protezione, con il vantaggio di poter recuperare l’accesso in caso di problemi.

L’account anonimo è pensato per chi preferisce avere il minimo indispensabile di informazioni archiviate e si sente sicuro di poter gestire un singolo segreto senza perderlo.


FONTE windscribe.com


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annotazione per alferi


l’incipit di questa pagina di Luca Sossella

mi porta al pensiero della scomparsa del figlio di Jacques Derrida, Pierre Alferi – di cui l’italia sommersa e diafana (t.ly/H4vrG) niente sapeva e niente continuerà a voler sapere.
lemonde.fr/disparitions/articl…

(le eccezioni sono ovviamente gammm, Nazione indiana, slowforward e pochissimi altri spazi)

#Derrida #disparition #gammm #ItaliaSommersa #JacquesDerrida #morte #NazioneIndiana #PierreAlferi #scomparsa

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istituzione e differenza, intervista a tullio de mauro: ferdinand de saussure


youtube.com/embed/2UhWKooq3H8?…

Insegnare Saussure, studiare Saussure“. A cent’anni dalla scomparsa del grande linguista ginevrino, emerge in primo piano l’esigenza di riflettere sugli avanzamenti o le battute di arresto delle scuole e degli studi dedicati all’autore del Cours. Nel convegno di Cosenza si confrontano studiosi giovani e meno giovani che si sono dedicati, con impegno duraturo e appassionato, all’insegnamento di Saussure e alla ricerca sui temi a lui più cari. Non si tratta semplicemente di mappare le università o i dipartimenti dove Saussure viene insegnato e studiato, quanto di presentare linee di ricerca inedite e nuovi motivi di insegnamento. Anziché limitarsi a censire quanto è stato fatto fino ad oggi, queste giornate si concentrano su quanto rimane ancora da fare, nella convinzione che Saussure sia un riferimento indiscusso per le scienze umane che mettono al centro della loro ricerca il segno linguistico, la lingua come sistema e la facoltà di linguaggio.

#Cours #deSaussure #differenza #FerdinandDeSaussure #filosofiaDelLinguaggio #InsegnareSaussureStudiareSaussure #istituzione #Saussure #TullioDeMauro

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Lua 5.5: il linguaggio di scripting diventa più snello e moderno


Lua 5.5 è disponibile con array più compatti, garbage collection incrementale e nuove funzionalità per gli sviluppatori. Ecco cosa cambia nel linguaggio di scripting.

Lua si aggiorna alla versione 5.5 con una serie di miglioramenti che puntano soprattutto sull’efficienza. Il linguaggio di scripting nato in Brasile, apprezzato per la sua leggerezza e usato in contesti che vanno dai videogiochi ai sistemi embedded, introduce novità interessanti per chi lavora con grandi quantità di dati.

La modifica più significativa riguarda la gestione della memoria: i grandi array ora occupano circa il 60% in meno rispetto a prima. Non è un numero da poco per chi integra Lua in applicazioni dove le risorse sono limitate o dove si manipolano strutture dati corposi. Il garbage collector, inoltre, ora esegue le operazioni di pulizia in modo incrementale, evitando quei fastidiosi momenti di “freeze” che potevano verificarsi durante le raccolte complete.

Le altre novità


Tra i cambiamenti più tecnici troviamo le dichiarazioni esplicite per le variabili globali e le variabili dei cicli for che diventano di sola lettura, una scelta che aiuta a prevenire errori comuni. Arriva anche table.create per creare tabelle in modo più diretto, e il supporto per stringhe esterne che utilizzano memoria gestita al di fuori di Lua.

Per chi compila da sorgente, l’interprete ora carica la libreria readline dinamicamente, semplificando la compilazione su sistemi dove questa non è disponibile.

Lua resta distribuito con licenza MIT, quindi liberamente utilizzabile anche in progetti commerciali.


FONTE lua.org

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Samsung presenta i nuovi Odyssey: debutta il primo monitor gaming 3D 6K al mondo


Samsung amplia la gamma Odyssey con monitor gaming di nuova generazione: debutta il primo display 3D 6K al mondo e pannelli ad altissima risoluzione

Samsung ha presentato la gamma di monitor gaming Odyssey, la più avanzata di sempre, con cinque nuovi modelli. La line-up 2026, guidata dal primo Odyssey 3D 6K, introduce tecnologie di visualizzazione all’avanguardia per gamer e creator, con il debutto dell’innovativo Odyssey G6 e tre nuovi modelli Odyssey G8.

Il primo monitor gaming 3D 6K glasses-free al mondo


Odyssey 3D da 32 pollici (modello G90XH) introduce il primo display 6K al mondo con tecnologia 3D glasses-free, inaugurando una nuova dimensione dell’esperienza di gioco su monitor. Grazie al tracciamento oculare in tempo reale, il sistema regola profondità e prospettiva in base alla posizione dell’osservatore, creando una percezione tridimensionale naturale stratificata per un gameplay fluido e continuo, senza la necessità di visori o headset. Con risoluzione 6K, frequenza di aggiornamento di 165Hz potenziabile fino a 330Hz tramite Dual Mode e tempo di risposta di 1 ms GtG, anche le scene d’azioni più rapide risultano nitide e fluide. Giochi come The First Berserker: Khazan, Lies of P: Overture e Stellar Blade offrono una maggiore profondità visiva, migliorando la percezione di distanze, superfici e separazione degli oggetti rispetto al gameplay 2D tradizionale.
Odyssey 3D: il primo monitor gaming 3D 6K glasses-free al mondoOdyssey 3D: il primo monitor gaming 3D 6K glasses-free al mondo

Il primo monitor al mondo con refresh rate da 1.040Hz per il gaming ad alta velocità


Il monitor gaming Odyssey G6 da 27 pollici (modello G60H) porta il gaming competitivo a un nuovo livello grazie alla frequenza di aggiornamento da 1.040Hz tramite il supporto Dual Mode e QHD nativo fino a 600Hz. Il risultato è una nitidezza dei movimenti ai livelli degli eSport che consente ai gamer di seguire i bersagli e cogliere i minimi dettagli anche nelle azioni più frenetiche. Quando necessario, l’Odyssey G6 può incrementare istantaneamente le prestazioni, alimentando l’adrenalina del gaming competitivo. Grazie al supporto di AMD FreeSync Premium e di NVIDIA G-Sync Compatible, l’Odyssey G6 assicura un’esperienza visiva e reattiva, con colori vibranti.
Odyssey G6: il primo monitor al mondo con refresh rate da 1.040Hz per il gaming ad alta velocitàOdyssey G6: il primo monitor al mondo con refresh rate da 1.040Hz per il gaming ad alta velocità

Alta risoluzione in versioni 6K, 5K e OLED


Nel 2026, la serie Odyssey G8 si arricchisce con tre modelli distinti, ciascuno progettato per offrire un equilibrio ottimale tra risoluzione e velocità.
Odyssey G8 da 32 pollici (modello G80HS), il primo monitor gaming 6K del settoreOdyssey G8 da 32 pollici (modello G80HS), il primo monitor gaming 6K del settore
Al vertice della gamma si trova Odyssey G8 da 32 pollici (modello G80HS), il primo monitor gaming 6K del settore, con refresh rate di 165Hz e Dual Mode che supporta fino a 330Hz in modalità 3K.

Odyssey G8 da 27 pollici (G80HF) propone un’opzione 5K ancora più definita, con supporto nativo fino a 180Hz e Dual Mode che raggiunge i 360Hz in QHD per una maggiore fluidità. Per chi cerca contrasti più profondi, Odyssey OLED G8 da 32 pollici (modello G80SH) combina un pannello QD-OLED 4K con refresh rate di 240Hz, tecnologia Glare Free, luminosità di 300 nit e certificazione VESA DisplayHDR True Black 500. La connettività DisplayPort 2.1 (UHBR20) garantisce una larghezza di banda fino a 80Gbps per una riproduzione HDR e VRR fluida. Tutti e tre i modelli supportano AMD FreeSync Premium Pro e NVIDIA G-Sync Compatible, garantendo prestazioni stabili e prive di tearing. La serie G8 offre così a gamer e creator la massima flessibilità, sia per la creazione di contenuti, sia per esperienze di gioco immersive e una resa visiva di qualità cinematografica. L’intera lineup Odyssey 2026 sarà presentata al CES 2026, in programma dal 6 al 9 gennaio a Las Vegas.


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Peergos chiude un 2025 da record: app native, crittografia post-quantistica e zero investitori


Peergos chiude il 2025 con la versione 1.0, app native per desktop e Android, crittografia post-quantistica e prestazioni migliorate. Il cloud privato open source cresce senza venture capital.

Per chi non lo conoscesse, Peergos è una piattaforma di archiviazione cloud open source costruita su tecnologia peer-to-peer con crittografia end-to-end. Un’alternativa a Google Drive e compagnia, ma con un approccio radicalmente diverso alla privacy: nemmeno chi gestisce il servizio può vedere i vostri file.

Il progetto ha appena pubblicato il bilancio del 2025, e i numeri sono sicuramente interessanti: 20 rilasci in un anno (contro gli 8 del 2024), clienti paganti triplicati e, soprattutto, il raggiungimento della versione 1.0.

Niente venture capital, solo utenti


Un dettaglio che vale la pena sottolineare: Peergos non ha investitori alle spalle. Il progetto si finanzia esclusivamente con abbonamenti e donazioni degli utenti. Una scelta che, come spiegano gli sviluppatori, permette di concentrarsi su ciò che serve davvero a chi usa il servizio, senza dover inseguire metriche di crescita o ritorni per gli azionisti.

Le novità principali


Il 2025 ha portato diverse funzionalità significative. Ora esistono app native per Windows, macOS e Linux che non richiedono Java e offrono un livello di sicurezza maggiore rispetto all’interfaccia web: un server compromesso non può distribuire un client malevolo, cosa invece possibile con le webapp tradizionali.

L’app Android, disponibile su Google Play o tramite installazione manuale, supporta la sincronizzazione bidirezionale completa. Nel 2026 promettono l’integrazione con il filesystem nativo di Android per spostare file direttamente tra Peergos e altre applicazioni.

Il motore di sincronizzazione è forse l’aggiunta più corposa: permette di tenere allineata una cartella locale con una remota su più dispositivi, con la possibilità di scegliere se propagare o meno le cancellazioni (trasformando così la sincronizzazione in un backup).

Sicurezza a prova di computer quantistici


La condivisione dei file ora utilizza un sistema ibrido basato su Curve25519 e MLKEM-1024. In parole povere, anche se qualcuno intercettasse oggi i vostri dati crittografati e li conservasse in attesa di un futuro computer quantistico abbastanza potente da decifrarli, non ci riuscirebbe comunque.

Prestazioni migliorate


Il caricamento delle cartelle è diventato drasticamente più veloce: una cartella con 25.000 elementi ora si apre in meno di 30 secondi.

È stata anche semplificata la migrazione: con pochi clic potete spostare tutti i vostri dati, la vostra identità e i vostri contatti su un altro server Peergos, mantenendo funzionanti tutti i link condivisi in precedenza.

Per il 2026 il team promette una versione iOS e un’integrazione ancora più profonda con i sistemi operativi, continuando a puntare su privacy, portabilità e controllo da parte dell’utente.


FONTE peergos.org



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Conoscere la guerra per costruire un immaginario di pace. Indicazioni didattico-educative


Dopo una prima parte dedicata alla ricostruzione storica dei più rilevanti eventi bellici successivi alla seconda guerra mondiale, il convegno promosso dal Cesp, di cui abbiamo già parlato, ha lasciato spazio alla rielaborazione didattico-educativa del tema “conflitto”.

Su L’antropologia della guerra, noi e i nemici è intervenuta Gabriella Falcicchio (docente di Pedagogia, Università […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/28/cono…

#CESP #didatticaDellaStoria #educazioneAllaPace #industriaBellica #LiceoBoggioLera #militarizzazione #violenza


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impara/comprendi tutta la scrittura di ricerca in 1′ 29” (metodo infallibile) / differx. 2025


per capire tutta la scrittura di ricerca in poco meno di un minuto e mezzo basta vedere questo:

youtube.com/shorts/lsuGuf6SCjY

e tutto rifulgerà di immediata chiarezza

#comprendi #didassi #didattica #ilVideoDefinitivoSullaScritturaDiRicerca #impara #messaggiAiPoeti #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #stepOne #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #utiliSussidi #vediamoSeRiescoASpiegarmi

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Sempre meno fighter russi nel futuro dell’UFC?


La miccia è stata accesa da Andy Hicker dal suo profilo Twitter, ripresa poi dal sito yardbarker. L’articolo sostiene che la UFC, guidata da Dana White, stia progressivamente riducendo la presenza di combattenti russi per ragioni economiche più che sporti

La miccia è stata accesa da Andy Hicker dal suo profilo Twitter, ripresa poi dal sito yardbarker.

L’articolo sostiene che la UFC, guidata da Dana White, stia progressivamente riducendo la presenza di combattenti russi per ragioni economiche più che sportive. Il caso simbolo è il taglio di Muhammad Mokaev e la mancata estensione del contratto a Rinat Rakhretdinov (che era 6-0-1), nonostante risultati recenti di alto livello.

Secondo diversi esperti MMA, i fighter russi, pur tecnicamente dominanti e spesso ai vertici delle classifiche, non generano sufficiente interesse commerciale nel pubblico occidentale.

Lo stile prevalentemente basato sul wrestling, la scarsa capacità di comunicare in inglese e la difficoltà di costruire personaggi mediatici limitano il loro appeal.

Andy Hickey e il giornalista Luke Thomas sottolineano che la UFC opera come un’azienda: il merito sportivo conta meno della redditività. Il calo dei ricavi nel 2025, con PPV e live gate inferiori rispetto al 2024, rafforza questa logica. Eventi headlined da campioni russi hanno registrato introiti inferiori, mentre il mercato russo soffre per l’assenza di un vero accordo televisivo e per la diffusione dello streaming illegale, riducendo ulteriormente il valore economico dei fighter russi.

Anche se non c’è nulla di certo, la pulce nell’orecchio è stata messa.

Questa voce è stata modificata (6 giorni fa)

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istituzione e differenza, intervista a paolo virno: ferdinand de saussure (2013)


youtube.com/embed/s432m2p6mJA?…

Insegnare Saussure, studiare Saussure“. A cent’anni dalla scomparsa del grande linguista ginevrino, emerge in primo piano l’esigenza di riflettere sugli avanzamenti o le battute di arresto delle scuole e degli studi dedicati all’autore del Cours. Nel convegno di Cosenza si confrontano studiosi giovani e meno giovani che si sono dedicati, con impegno duraturo e appassionato, all’insegnamento di Saussure e alla ricerca sui temi a lui più cari. Non si tratta semplicemente di mappare le università o i dipartimenti dove Saussure viene insegnato e studiato, quanto di presentare linee di ricerca inedite e nuovi motivi di insegnamento. Anziché limitarsi a censire quanto è stato fatto fino ad oggi, queste giornate si concentrano su quanto rimane ancora da fare, nella convinzione che Saussure sia un riferimento indiscusso per le scienze umane che mettono al centro della loro ricerca il segno linguistico, la lingua come sistema e la facoltà di linguaggio.

#Cours #deSaussure #differenza #FerdinandDeSaussure #filosofiaDelLinguaggio #InsegnareSaussureStudiareSaussure #istituzione #PaoloVirno #Saussure

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Treno Intercity 657 con E401.025 – Arrivo & Partenza – Pisa Centrale – 06/10/2025


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notilla + inciso “narciso”


un’annotazione, e poi un inciso “narciso” (energumeno più prolisso dell’annotazione):

“di cosa parliamo quando parliamo di installazioni testuali o di testi installativi? […] per inciso, mi va di far notare e rammentare – alla compagine della critica ma soprattutto alla banda della poesia italiana – che […]” -> noblogo.org/differx/di-cosa-pa…

#111 #Bortolotti #Broggi #cambioDiParadigma #CarloBordini #CorradoCosta #critica #criticaLetteraria #differx #differxdiario #gammm #gammmOrg #inciso #installazioni #lessico #lessicoDellaCritica #lessicoDellaCriticaLetteraria #letterarismo #looseWriting #Narciso #noblogo #notilla #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #testiInstallativi #Zaffarano

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Ente Photos 1.2.31: arrivano i “Rituali” per tracciare le abitudini con le foto


Ente Photos 1.2.31 introduce i Rituali per tracciare abitudini con foto, link pubblici per tutti gli utenti e il tagging manuale delle persone. Ecco tutte le novità.

Ente Photos, l’alternativa open source e crittografata a Google Foto, si aggiorna con una funzionalità piuttosto originale pensata per chi sta già pianificando i buoni propositi del 2026.

Rituali: le abitudini diventano visive


La novità principale si chiama Rituals e permette di impostare promemoria ricorrenti e tracciare i propri progressi scattando foto. L’idea è semplice: volete allenarvi ogni giorno? Mangiare meglio? Passare più tempo con qualcuno? Create un rituale e documentatelo con un’immagine. Nel tempo avrete una cronologia visiva delle vostre abitudini, il tutto protetto dalla crittografia end-to-end che caratterizza il servizio.

Link pubblici anche per gli account gratuiti


Altra novità interessante: ora anche chi usa Ente Photos con il piano gratuito può creare link pubblici per condividere foto e album con chiunque. Per evitare abusi, questi link avranno dei limiti sul numero di visualizzazioni consentite.

Se volete provare questo servizio potete usare il codice qui sotto per ottenere 10GB gratuiti dopo aver sottoscritto un piano a pagamento:

Tagging manuale delle persone


Il riconoscimento facciale integrato nell’app funziona direttamente sul dispositivo, senza passare dai server. Ma non sempre riesce a identificare tutti: volti parzialmente nascosti, angolazioni particolari o semplicemente i vostri animali domestici. Con questo aggiornamento potete taggare manualmente chiunque, anche quando l’intelligenza artificiale non rileva un volto. Utile anche per quelle foto in cui qualcuno non compare fisicamente ma volete comunque associarlo al ricordo.

Tra le altre migliorie: ora si possono fissare in alto gli album condivisi, i collaboratori vedono direttamente i link degli album per facilitare la condivisione, e su iOS sono stati corretti alcuni problemi con lo scorrimento.


FONTE github.com



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[libro] I figli dell’odio


Autrice: Cecilia Sala
Titolo: I figli dell’odio – La radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina, l’umiliazione dell’Iran
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804778721; 150 p.; 18,50€; I ed. 2025; genere: saggistica, giornalismo

Voto: 10/10

Cecilia Sala è una giornalista in gamba e chi segue il suo podcast Stories lo sa. Lavora dove il mestiere di giornalista è più difficile: dove ci sono rivolte, guerre, situazioni complesse. In questo libro siamo nel Medio Oriente: Israele, passando per ii Libano, la Cisgiordania e la Siria per arrivare in Iran. Qui la situazione è un mosaico di posizioni, tensioni internazionali, conflitti armati, guerre civili. In questo scenario Sala cerca di darci delle informazioni per capire quello che sta succedendo, facendoci un riassunto della storia recente e recentissima, intervistando colleghi giornalisti che vivono in prima persona questi drammi, pacifisti (o forse sono solo persone che cercano di uscire da una violenza senza fine), ex combattenti e combattenti giovanissimi.

Ii figli dell’odio si divide in tre parti.

Nella prima si racconta la radicalizzazione di Israele. Come uno stato laico e democratico si stia trasformando in uno stato più simile a una teocrazia che a una democrazia occidentale. Israele è oggi diviso in due: una parte radicalizzata, messianica, che vuole tutta la Palestina per gli ebrei in quanto terra promessa, e una parte che ancora crede in uno stato di diritto, democratico. I primi saranno ancora per poco una minoranza, anche se consistente. Le premesse per la loro rapida crescita ci sono tutte. La radicalizzazione di Israele è nata alla fine degli anni 60, ma una serie di scelte politiche errate e la mancata evoluzione del processo di pace avviato negli anni 90, ha fatto sì che l’idea di far fuori tutti i Palestinesi e l’uso della forza militare sia sempre più un programma politico accettabile.

Nella seconda parte ci spostiamo in Cisgiordania, nel territorio occupato militarmente da Israele. Qui tocchiamo con mano la radicalizzazione palestinese, frutto anche questa di scelte politiche disastrose e continue ingiustizie e soprusi da parte dell’esercito israeliano, dei coloni e della stessa ANP.

In questo contesto Sala intervista anche chi a questa barbarie si sta opponendo, ognuno con gli strumenti che ritiene opportuni. Ci sono quelli che denunciano i soprusi (e di solito vengono ammazzati), chi tenta di tenere aperta una libreria, un centro per bambini disabili, chi punta al dialogo fra le parti e così via. Questa gente è ormai stremata, perseguitata e ostacolata, uccisa quando va male, detenuta illegalmente, per il solo fatto di sognare un mondo diverso, meno violento. Spesso vengono additati come ingenui, che i loro metodi non funzioneranno mai. Ma Sala ci pone una domanda interessante: ma i metodi violenti stanno funzionando? La riposta è ovviamente no, perché la popolazione del Medio Oriente non accetta facilmente le ingiustizie, i soprusi e soprattutto alcuni di loro hanno la stessa visione messianica dei radicali israeliani. Solo che lato palestinese questo si traduce in “gli ebrei fuori dalla Palestina”. Non può certo andare a finire bene.

L’ultimo capitolo è dedicato all’Iran e al progetto del generale Suleimani di tenere in scacco l’odiato Israele attraverso l’appoggio e il finanziamento di vari gruppi estremisti in Libano (Hezbollah) e in Yemen (Huthi), utilizzando la dittatura siriana di Assad per il traffico di armi e per bloccare eventuali ritorsioni aeree da parte di Israele. Quel progetto è fallito a fine 2024 e a giugno 2025 per la prima volta Israele ha bombardato Teheran. Ma oltre a raccontarci quel progetto, Sala si immerge nella società iraniana, fra i giovani e le donne. Anche qui scopriamo un Iran diviso in due: da un lato una popolazione stanca di soprusi, ingiustizie e mancanza di libertà, e dall’altro i sostenitori dell’attuale potere teocratico. Ma la sezione dedicata all’Iran si interrompe bruscamente. Sala, infatti, viene rapita e portata nel carcere di Evin il 19/12/2024. Nell’ultimo capitolo ci racconta brevemente questa detenzione, per fortuna di tutti terminata con la sua liberazione l’08/01/2025.

Lo stile di Sala è asciutto essenziale, preciso e allo stesso tempo avvincente. È, in un qualche modo, un libro complementare a quello di Momigliano. Entrambi consigliati a chi vuole capire il conflitto attuale fuori da improprie semplificazioni.

Come nota a sfavore, segnalo che una cartina e un indice dei nomi avrebbe fatto comodo, ma mi rendo conto che un lavoro giornalistico sull’attualità non ha i tempi per queste finezze.

Buona lettura!

#ceciliaSala #iFigliDellOdio #libro #recensione


[libro] Fondato sulla sabbia


Autrice: Anna Momigliano
Titolo: Fondato sulla sabbia – Un viaggio sul futuro di Israele
Editore: Garzanti
Altro: ISBN 9788811014058; p. 176; I ed. 2025; 18,00 €

Voto: 9/10

Sono venuto a conoscenza di questo libro grazie al podcast Globo di Eugenio Cau del 7 maggio 2025 (podcast riservato agli abbonati de ilpost.it).

Se i miei 21 lettori sono come me, che le informazioni che ho su Israele provengono da servizi giornalistici e scarne indicazioni di qualche libro di storia della scuola superiore, è molto probabile che di Israele non sappiano praticamente nulla.

In nove capitoli Momigliano ci fa un riassunto agile e veloce di quello che è successo da quelle parti dalla fine del 1800 ai giorni nostri, mettendo in luce le numerose peculiarità di Israele, le sue tendenze politiche, culturali e sociologiche, il tutto per consentirci di capire gli ultimi due anni di conflitto israeliano palestinese.

Ne viene fuori un paese estremamente complesso e variegato, con tante anime, con una infinità di contraddizioni e cose decisamente singolari. A titolo di esempio: i matrimoni sono gestiti dalle istituzioni religiose; non esiste il matrimonio civile. Esistono però le unioni civili e sono riservati agli omosessuali. Ne consegue che i matrimoni fra sposi di religioni diverse non sono vietati, ma sono di fatto impossibili, perché ogni religione mette dei paletti insormontabili per questo tipo di unioni. Anche chi non aderisce a una religione canonica (ebraica, cristiana o musulmana) non si sposa, almeno non legalmente, almeno fino a quando rimane in Israele. Per risolvere il problema, infatti, basta andare all’estero, di solito a Cipro. Dal 2006, tornati a casa, i novelli sposi si vedranno automaticamente riconosciuti il matrimonio estero, anche se omosessuale, anche se in una coppia con religioni diverse. Se pensate che in questa situazione gli omosessuali non possano adottare bambini, siete sulla strada sbagliata. Israele è l’unico Stato al mondo che non ha il matrimonio omosessuale, ma dove le coppie omosessuali possono adottare figli. Come si è arrivati a questo strano sistema, ve lo lascio scoprire.

Se Israele è lo stato per gli ebrei, c’è il problema di come considerarsi ebrei. Se pensate che basti dichiararsi tali o seguire qualche pratica religiosa, o, al contrario, per non esserlo più, basti dichiararsi di altra religione o atei, pensate male. Se ogni religione fa di tutto per tenere dentro la sua comunità un (ex) credente (in alcuni paesi musulmani l’apostasia si paga cara, in Italia per non essere più considerati cattolici bisogna darsi alla burocrazia, ma tanto se avete un ripensamento dell’ultimo minuto tutti i sacramenti fatti sono ancora validi), per la religione ebraica ci sono due cose in più: la prima è che spesso l’essere ebrei si accompagna a una serie di pregiudizi e persecuzioni. Quindi Einstein, che non praticava la religione ebraica dall’età di 13 anni, quando è stato ora di perseguitarlo i nazisti non si sono lasciati distrarre da simili inezie. Né Israele si pose il problema della non ebraicità di fatto di Einstein quando lo invitarono a diventare presidente del paese. (Carica che Einstein rifiutò.) Idem per Lise Meitner, convertita al protestantesimo: fu costretta a emigrare in Svezia durante il nazismo. La seconda è che per chiedere la cittadinanza israeliana provenendo da un altro paese basta essere ebrei. Ma non è l’individuo a decidere se è ebreo o una autorità centrale, come nel caso della Chiesa Cattolica. È il Grand Rabbinato di Israele, che ha parametri molto stringenti e tutti suoi, tanto che un neo convertito ebreo di New York potrebbe fare molta fatica ad ottenere la cittadinanza israeliana, solo perché i rabbini di NY hanno parametri più laschi per accettare nuovi credenti.

Se avete sentito che alcuni militari, anche di alto grado, sono molto critici, se non contrari, alla folle guerra contro Gaza voluta da Netanyahu è perché esiste una parte dell’esercito che crede nello stato di diritto e nella democrazia, nel diritto internazionale e soprattutto è estremamente pragmatico. Sa perfettamente che la vendetta senza freni è illegale e, nel lungo periodo, devastante dal punto di vista politico e sociale. Ma sono di solito i militari più anziani a portare questa voce. Le nuove leve, prese dalle frange più estremiste della società israeliana, sono insensibili ai problemi del diritto internazionale e a mantenere uno stato democratico. (Quando scoprirete chi e perché è obbligato a fare la leva militare, come si è arrivati a questo punto vi sarà più chiaro. Sì, anche in questo caso c’entra il gruppo etnico e la religione.)

L’ultimo capitolo è dedicato alla guerra in corso e ai movimenti pacifisti, israeliani e israeliani-palestinesi. E qui, sinceramente, lo stomaco mi si è chiuso. Avrei voluto chiudermi in camera, al buio, e piangere tantissimo. I movimenti pacifisti ci sono, di vari colori e natura, ma oggi hanno un potere mediatico e una presa sulla popolazione molto esiguo. Prevale, almeno in Israele, ma a questo punto è lecito pensarlo anche lato palestinese, la paura, l’umiliazione e la vendetta. Tutti sentimenti umanissimi, ma quando diventano sistemici e finanziati per acquistare armi, la guerra diventa l’unica realtà. Il futuro, almeno nel breve periodo, è alquanto cupo.

Su come si finanzia questa guerra, Momigliano non ne parla. Sarebbe stato utile un decimo capitolo.

Segnalo un paio di refusi.

Buona lettura!

#annMomigliano #fondatoSullaSabbia #gaza #guerra #israele #libro #recensione


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OnePlus 15R è il nuovo flagship killer? Specifiche top e prezzo competitivo


OnePlus 15R punta a diventare il nuovo flagship killer del 2025: hardware top, autonomia record e prezzo competitivo. Ecco tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo

Durante il recente Lunch Event, OnePlus ha lanciato oltre al nuovo modello 15 anche la variante dal miglior rapporto qualità-prezzo, il 15R. Il dispositivo è il primo smartphone a livello globale a includere la nuova piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, co-definita da OnePlus a partire da 729 euro.

Velocità, una grande batteria e raffreddamento innovativo


Le prestazioni del OnePlus 15R iniziano con il suo chipset, la piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, co-definita e co-ottimizzata per 24 mesi da Qualcomm e OnePlus. La velocità della CPU aumenta del 36% rispetto al chipset della generazione precedente; non sono da meno GPU e Ai, rispettivamente migliori dell’11% e 46%. Insieme al nuovo chipset, il OnePlus 15R include anche RAM LPDDR5X Ultra e memoria UFS 4.1, per velocità fulminee durante la creazione, copia o spostamento dei dati.
La batteria del OnePlus 15R è progettata per mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anniLa batteria del OnePlus 15R è progettata per mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anni
La batteria da 7.400 mAh è la più grande mai installata in un dispositivo flagship OnePlus. Essa è dotata della tecnologia di ricarica rapida da 80W SUPERVOOC, è progettata per funzionare negli ambienti più difficili e mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anni. È inoltre realizzata con la tecnologia Silicon Nanostack, con un contenuto di silicio del 15% nell’anodo, che garantisce un’eccellente densità energetica.

Per gestire tutta questa potenza, il 15R è dotato del sistema di raffreddamento Cryo Velocity a 360 gradi, che copre ogni area del telefono dalla parte anteriore a quella posteriore. Si inizia con il Cryo Velocity Screen Cooler, posizionato appena sotto il display, che utilizza l’aerogel - il solido più leggero al mondo - per proteggere il display dal calore generato all’interno del telefono. Segue la Cryo Velocity 3D Vapor Chamber, per raffreddare i processori di fascia alta, con una superficie di 5.704 mm. Questa utilizza una gamma di materiali, incluso l’acciaio facilmente strappabile a mano, una novità nel settore, per dissipare grandi quantità di calore. Infine, il Cryo Velocity Back Cover presenta uno strato di grafite sulla metà inferiore del telefono per fornire un ulteriore raffreddamento lungo il chassis.
Il design che circonda il display è stato sviluppato tenendo conto della riduzione dell'affaticamento quando si tiene il dispositivo in mano a lungoIl design che circonda il display è stato sviluppato tenendo conto della riduzione dell'affaticamento quando si tiene il dispositivo in mano a lungo

Schermo, design e resistenza super


Sulla parte frontale, il 15R presenta il più alto refresh rate disponibile su un display LTPS 1,5K AMOLED da 165Hz. Misurando 6,83 pollici e con 450 pixel per pollice, esso può raggiungere fino a 1800 nit di luminosità (dati OnePlus) e scendere fino a 1 nit con l’attivazione della funzionalità Reduce White Point. Sul 15R troviamo inoltre un sensore ultrasonico per le impronte digitali, abbinato ad un chip dedicato Touch Response per garantire che il display a refresh rate elevato sia anche il più sensibile, con un touch istantaneo di 3200Hz per uno scorrimento super fluido. Il design che circonda il display include angoli più arrotondati, una transizione fluida verso il telaio centrale e un bump della fotocamera ridisegnato per ridurre l’affaticamento quando si tiene il dispositivo a lungo. Il OnePlus 15R è disponibile in diverse colorazioni: Charcoal Black e Mint Breeze. Entrambe le versioni presentano la tecnologia Velvet Glass per garantire una sensazione piacevole in mano. Qualunque sia la colorazione scelta, lo smartphone è coperto da quattro certificazioni IP separate: IP66, IP68, IP69 e IP69K, per una protezione completa dagli agenti esterni.
La fotografia del OnePlus 15R garantisce risultati eccellenti in ogni situazione, dal giorno alla notte, fino alle scene in movimentoLa fotografia del OnePlus 15R garantisce risultati eccellenti in ogni situazione, dal giorno alla notte, fino alle scene in movimento

Fotografia


Si parte dalla fotocamera frontale da 32 megapixel con autofocus, fino alla fotocamera principale da 50 megapixel con sensore IMX906 (lo stesso di OnePlus 15) e un sensore ultra-wide da 8 megapixel con campo visivo di 112 gradi. Questa componentistica hardware è affiancata da un software potente per risultati eccellenti. Il OnePlus 15R può inoltre registrare video in 4K fino a 120 fotogrammi al secondo e modificarli direttamente sul dispositivo, rendendo la cattura di video d’azione più semplice che mai.

Prezzi e disponibilità


I preordini del OnePlus 15R sono iniziati e le vendite partiranno dal 15 gennaio 2026; il dispositivo sarà disponibile su oneplus.com e tramite i partner locali.

  • 12+256GB disponibili in Charcoal Black e Mint Breeze a 729 euro;
  • 12+512GB disponibili solo in Charcoal Black a 829 euro.

Fino al 21 gennaio è disponibile uno sconto immediato di 100 euro sul 15R 12+512GB acquistato su OnePlus.com. In omaggio, fino a esaurimento scorte, 2 regali: un kit adattatore 120W (69,99 euro) e un secondo regalo a scelta, tra OnePlus Buds 4 Black (edizione limitata) o una cover magnetica OnePlus 15R Sandstone (24,99 euro).


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GitLab 18.7 arriva con controlli automatici sui segreti e AI contro i falsi allarmi


GitLab 18.7 introduce controlli automatici sui segreti per Google Cloud, AWS e Postman, più rilevamento AI dei falsi positivi nelle scansioni di sicurezza del codice.

GitLab ha rilasciato la versione 18.7 della sua piattaforma DevOps, introducendo alcune novità interessanti per chi gestisce codice e pipeline. L’aggiornamento punta soprattutto sulla sicurezza e sull’uso dell’intelligenza artificiale per semplificare il lavoro di sviluppo.

La novità principale riguarda i controlli di validità sui segreti: quando GitLab trova credenziali o token nei repository, ora verifica automaticamente se sono ancora attivi. Il sistema si integra con servizi come Google Cloud, AWS e Postman, oltre ai token GitLab stessi. Questo permette per esempio di capire subito quali fughe di dati sono davvero pericolose e quali invece riguardano chiavi già disattivate.

AI per ridurre i falsi positivi


L’altra aggiunta importante è il rilevamento automatico dei falsi positivi nelle scansioni di sicurezza del codice. L’intelligenza artificiale analizza le vulnerabilità critiche e ad alta priorità per capire quali sono effettivamente pericolose e quali invece sono solo avvisi inutili. La funzione è in beta gratuita per chi ha un piano Ultimate.

Sul fronte statistiche, la dashboard di GitLab Duo migliora con analisi su sei mesi che mostrano come vengono usate le funzioni AI, quanto codice viene generato automaticamente e le prestazioni delle pipeline. C’è anche un nuovo endpoint per estrarre tutti i dati sull’uso dell’AI a livello di istanza.


FONTE about.gitlab.com


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” alp”, for guitar and paetzold recorder / maurizio pisati. 1995


youtube.com/embed/tVQ4dDjB1vc?…

Maurizio Pisati: “Alp” (1995)
Elena Casoli – guitar
Antonio Politano – Paetzold recorder
(live recording of the first world performing)

#Alp #AntonioPolitano #audio #audiovideo #ElenaCasoli #MaurizioPisati #musica #musicaContemporanea #PaetzoldRecorder #video

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Conoscere la guerra per costruire un immaginario di pace. Il quadro generale


“Bruciare la biblioteca di una scuola è un attacco al diritto allo studio, ancora più grave se avviene, come nel caso dell’IO Pestalozzi di Catania, in un istituto che rappresenta lo stato in un territorio complesso, in cui le altre istituzioni sono spesso assenti ”.

Con queste parole della prof.ssa Linda Cavallaro (RSU Cobas dell’IO), e con il conseguente invito a sostenere anche […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/27/cono…

#CESP #guerraFredda #Israele #IstitutoComprensivoPestalozzi

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Natalanza octosa dove rinasco per fare il punto delle feste… (i regalini di questo Natale 2025 e la mia attuale lieve disperazione)


Mi dispiace riapparire solo così, anche oggi in modo tremendamente casuale ed assurdo, ma… Ahh, ohh, miao, che ci posso fare… Alla fine, sono finalmente arrivate anche per me queste fottutissime vacanze, che aspettavo forse anche troppo malamente, e… mentre qui pare che, purtroppo, non ci sia davvero niente da fare, e quindi niente da dire, a parte tutto ciò che mi assicuro di raccontare minuziosamente ogni giorno ormai tramite Sharkey, è inevitabilmente arrivato poi anche Natale… 🤯

E beh, mentre oggi è il 26 dicembre, quindi Natale è tecnicamente passato, e quindi gli auguri ora non si fanno più — beati coloro che li hanno beccati nei due giorni passati in mezzo al mio shitposting, perché saranno stati colpiti da quelle stesse vibe magiche positive che io produco ma non riesco tanto ad assorbire per me stessaè forse proprio questo il momento più perfetto per fare il punto dei presenti ricevuti… tutti squisitamente terreni, ovviamente, visto che qui ormai non si va più avanti a sola forza di spirito; serve la materia!!! 🥰
Foto del braccialetto al mio polso destroFoto della lima di vetro tra la sua custodietta di plastica e la mia scrivania; la grafica è un cuore viola sul nero con dei puntini bianchi attornoFoto di una busta rossa da cui ho fatto uscire le due banconote come descritte, e il biglietto sopra "BUON NATALE [...]"; timestamp del 25 dicembre
Quindi, beh, andrò in ordine di come ho disposto le foto, che casualmente è anche l’ordine in cui ho ricevuto la roba… e per carità, non si faccia caso al fatto che sto già qui cercando di allungare il brodo in ogni modo, perché i regali di quest’anno sono sì gustosi, ma tutto sommato piccoli, e quindi sui quali si può elaborare ben poco oltre quello che la sola apparenza (potenziata dai filtri che metto su queste mie fotine) racconta…

  • Dai miei genitori, ho ricevuto questo tale braccialetto verde acqua che sarà credo utile per potenziare il mio stile, visto che fa anche degli strani effettini con la luce nelle sue palline, e ha questi 3 dettaglietti che sembrano miniature del braccialetto stesso, di 3 colori diversi… non ho capito bene la cosa, ma mi piace. Molto casuale il fatto che venisse dallo stesso negozio da cui mia madre ha comprato anche un altro gioiello, tra l’altro, ma ehh, suppongo le coincidenze siano così a Natale… 💍
  • Sempre dai miei genitori, questo interessante utensile per le unghie, che non ricordo chi dei due ha sul momento definito “lima che non si consuma“… che ovviamente è impossibile, perché la realtà della fisica è inevitabile; e ok, magari non si consumerà nel corso della mia intera vita, ma quello è un altro discorso… mentre la confezione la chiama più correttamente “lima di vetro“, cosa che in effetti alla mano sembra. Vabbè, è intrigante, è una lima per le unghie fatta interamente di superficie limante, che dovrebbe durare parecchio, anziché la solita striscia di carta vetrata attaccata su della plastica usa e getta… e, ovviamente, ganza sia la grafica di decorazione, che l’effetto che fa in semitrasparenza dal bianco al nero. 🔪
  • Il giorno dopo, a pranzo da nonna, infine, sono arrivati pure dei fottuti soldini… da lei prima e dagli zii pochi minuti dopo… banconote in corrente valuta fiscale di rispettivamente 20 e 50 unità (“euro”)!!! Saranno utili per comprare una grande quantità di… non so cosa. A noi nipoti, la nonna dice che con i suoi soldini possiamo prendere “un caffè“… ma io non prenderei per principio il caffè da qualcuno che lo fa pagare 20 euro, che per fortuna da me neanche esiste, poi non so lei… meglio 20 caffè, no??? 😈

Eee… a questo punto finisce veramente tutto qui. Nei prossimi giorni vedremo di mettere in uso questi doni, suppongo… cioè, il braccialetto l’ho già usato ieri, la lima sarebbe decisamente il caso a breve visto che con le unghie lunghe faccio i danni… e i soldi in realtà sarebbe auspicabile NON spenderli subito, sapete com’è… E poi boh, nel caso vedere se dal cielo mi spetta per caso anche altro, chi lo sa… (Inteso, ovviamente, come graziosamente materiale… che di maledizioni e cattive fortune me ne cadono addosso già fin troppe; direi che sono a posto così su quel fronte.) 🙏

#feste #natale #regali


Comunque ok, no, basta scherzi: questa mattina è tipo un gigantesco disastro, ed entrerà di diritto nei registri delle peggiori dei miei ultimi tempi. 😭
Tra il fatto che ci ho messo quasi mezz'ora per alzarmi (...la barra è fottutamente sotto terra ormai), poi non so che minchia ho fatto, ho perso un sacco di tempo, ci ho messo mooolto più del solito a prepararmi e scendere di casa... e non ho dovuto neanche fare una corsa per prendere l'autobus... perché ormai, a quell'ora, ero matematicamente certa di averlo perso... ops. 🥰
E, infatti, ora mi trovo qui in piedi come la ritardata che sono, ad aspettare il bus di non so che ora, credo le 9, ma intanto almeno 1/3 della prima lezione lo avrò perso... che bello!!!
E ok, nulla di effettivo valore fu perduto, perché ho già ampiamente detto quali sono i feel di stare a queste lezioni, ma a questo punto sarebbe cosmicamente meglio non andare proprio a 'sta università, non svegliarmi con 3 ore di sonno, non soffrire più del necessario. 😮‍💨
Credo questa sia la prima volta che mi capita questa cosa in proprio questi così estremi termini a quest'ora, in ben 2 anni e mezzo di università... non ci giurerei, perché la mia memoria mi gioca bruttissimi scherzi, ma comunque.
Sono davvero una frana, un disastro; una girlfailure, come mi piace dire in maniera non solo più magica ma a mio parere più autoamorevole... però la situazione è oggettivamente un problemino. 😴
Non ce la faccio veramente più ormai... non vedo l'ora che arrivino le vacanze e io possa ricollegarmi per un paio di settimane scarse con quel mio mezzo perduto rotting più inglobante, che con grande goduria ricarica lo spirito, o almeno questa è la teoria... E mal che vada, pure se non fosse sufficiente a risollevare le mie sorti, almeno sarebbe un periodo di grazia in cui queste non peggiorerebbero ulteriormente. ☠️

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[Reply] Qua invece una classica composizione con semipilota UIC-X in testa, carrozze MD revamp e semi-revamp + E464 in coda, tutto XMPR


Treni del Creeperotto:

Video message

Qua invece una classica composizione con semipilota UIC-X in testa, carrozze MD revamp e semi-revamp + E464 in coda, tutto XMPR

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1555

treni.creeperiano99.it/2025/12…


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Altri videomessaggi vecchi (2016-2018) in cui si possono vedere le ormai demolite ALe642


Altri videomessaggi vecchi (2016-2018) in cui si possono vedere le ormai demolite ALe642

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1553

treni.creeperiano99.it/2025/12…


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– Si può presentare, per chi non la conosce?

– Sono Ibri Da Guerra.

– Come la devo chiamare?

– Mi chiami Ibri.

– Dove e quando è nata?

– Sono nata in uno squallido ufficio strategico. Ho l’età delle guerre.

– Conosce i suoi genitori?

– Quelli veri? No. Ma oggi tutti vorrebbero adottarmi. Non mi lasciano un attimo in pace, se mi perdona il gioco di parole.

– Immagino che conosca la […]
pepsy.noblogs.org/2025/12/26/i…


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Uno Per Cento (2025)


Benché quest’anno abbia scritto molto poco su codesto mio blog, l’annuale appuntamento con la distribuzione dell’1% del mio fatturato annuo ai progetti open souce che ho usato per svolgere il mio lavoro non può davvero mancare.

Anche il 2025, come il 2024, non è stato particolarmente ricco: come programmatore sono quasi decente, ma come imprenditore sono davvero scarso. Eppure qualche quattrino da elargire salta sempre fuori, e l’importante è elargirlo per davvero senza farsi attanagliare dalla retorica del “Tanto il mio contributo è irrisorio, dunque non vale la pena” o, peggio ancora, del “Deve pagare BigTech!!1!11!”: ogni dollaro incide, ogni euro impatta, ed ogni contributo ha un valore.

Come già successo nel 2024, ho diviso i destinatari delle mie sudate palanche in tre macro categorie. Qui di seguito mi soffermo su quelle che, per i miei report annuali, sono menzioni inedite; tutte le altre possono essere approfondite appunto nello storico.

10 euro/dollari per le applicazioni che uso pressoché ogni giorno, o che comunque hanno un ruolo determinante nella mia quotidianità digitale:

10 euro/dollari per le applicazioni ed i componenti software che direttamente e più frequentemente adopero per implementare le soluzioni che mi vengono commissionate dai miei clienti, o che comunque mi assistono e mi aiutano per integrazioni e manutenzione:

5 euro/dollari per le dipendenze indirette, ovvero per quei componenti software su cui sono costruiti gli strumenti che uso io.

Dovendo far tornare i magri conti, in questa occasione non ho potuto usare il mio stesso dataset apt-give per spartire qualche soldo anche al software installato – più o meno direttamente – sul mio PC e sui miei server, e veicolato già pacchettizzato dalla mia distribuzione di riferimento, Debian. Ma mi rincuora constatare che il sito web dell’iniziativa riceve visite con una certa frequenza, dunque confido che altri abbiano potuto fruirne.

Un aneddoto: per le donazioni effettuate tramite GitHub ho usato, anche a questa iterazione, lo strumento che permette di accorpare più donazioni in un’unica transazione, mentre su OpenCollective ho dovuto procedere con un versamento alla volta. Col risultato di far attivare i sistemi anti-frode della mia carta di debito, che è stata bloccata e per la quale ho dovuto chiamare il servizio clienti della banca. Sarebbe molto utile una funzione di aggregazione anche lì, ma a quanto pare viene offerta solo alle aziende che si appoggiano appunto a OpenCollective (che spero siano numerose…).

Immancabilmente colgo l’occasione per sottoporre il mio invito ai colleghi developers e sistemisti – siano essi freelance, dipendenti o, meglio ancora, titolari d’impresa – ad approfittare dei tempi lenti e pigri delle festività per mettersi al computer, passare in rassegna i progetti su cui si ha avuto modo di lavorare nel corso dell’anno, individuare gli strumenti ed i componenti open source adottati di caso in caso, e ridistribuire ad essi una piccola parte dei propri profitti (idealmente l’1%, come suggerito sull’omonima pagina web di Italian Linux Society). Perché io sono avido ed ingordo, voglio continuare a non spendere quattrini in licenze d’uso per applicazioni di cui non posso neppure consultare né tantomeno modificare i sorgenti, e voglio spremere ogni bit di valore dal software liberamente accessibile online in licenza open, ma per farlo devo convincere quante più persone possibile a contribuire in misura seppur minima e a sostenere il modello di sviluppo aperto, affinché collettivamente ne siano garantiti lo sviluppo e la manutenzione nel tempo.

Sii avido ed ingordo anche tu. Caccia i soldi.

#1 #donazioni


Uno Per Cento (2024)


Finisce l’anno, ed è ora di tirare le somme. Letteralmente, dovendo fare i conti con la classica distribuzione dell’1% del mio fatturato annuo ai progetti open source con cui, nel corso dell’anno stesso, ho lavorato (e grazie ai quali, per l’appunto, quel fatturato l’ho generato in qualità di sviluppatore software freelance).

Il 2024 non è stato particolarmente ricco, ed altrettanto poco ricchi sono stati pertanto i miei dividendi. Anche per questo motivo, pure per questa iterazione ho un poco modificato il mio personale “algoritmo” di selezione dei progetti da sostenere tagliando le quote da 25 euro – che ovviamente intaccano notevolmente il budget a disposizione, e ne limitano la portata – ed adottando un approccio più conservativo nei confronti delle dipendenze indirette. Spiace dover tagliare qualcosa, ma la disponibilità è quella che è.

10 euro/dollari li ho destinati a strumenti ed applicazioni che adopero pressoché ogni giorno, o che hanno comunque un impatto quotidiano sul mio operato:

10 euro/dollari sono stati riservati agli strumenti di sviluppo:

5 euro/dollari allocati alle dipendenze indirette (di cui qui spesso indico non il nome del progetto ma il nome dell’autore, magari coinvolto in molteplici componenti e pacchetti inclusi nella mia supply chain) estrapolate, come sempre, con i comandi “composer fund” e “npm fund“. Quest’anno, date le ristrettezze, ho dovuto escludere diverse tra le dipendenze minori che in passato sono ricadute in questa categoria.

Infine, nel 2024 ho fruito della mia stessa opera di mappatura delle donazioni per i pacchetti inclusi nei repository Debian per supportare anche il software che più o meno direttamente uso – consapevolmente o meno – sul mio PC. Contribuire a tutti sarebbe alquanto difficile, pertanto – in modo forse poco equo, ma tant’è… – ho estratto 10 progetti a caso tra quelli proposti dal comando apt-give e a ciascuno ho mandato 10 euro/dollari.

  • Gnome – gnome.org/donate/ – ammetto che quest’anno avrei voluto escludere il mio desktop environment di riferimento della selezione di progetti cui donare, per destinare altrove i miei limitati fondi, ma è stato comunque incluso dalla mia estrazione casuale. Meglio così
  • sudo – opencollective.com/sudo-projec… – uno dei più iconici comandi utilizzati in ambiente Linux; al momento la pagina OpenCollective riporta un totale di 600 dollari raccolti
  • Xiph Foundation – xiph.org/donate/ – coloro che si occupano dell’implementazione di Vorbis, Theora, FLAC e numerosi altri codec multimediali liberi
  • ImageMagick – github.com/sponsors/ImageMagic… – popolarissimo strumento command-line per la manipolazione delle immagini, oltre che libreria utilizzata per numerose attività in PHP (come ad esempio la generazione dei PDF)
  • TeX User Group – tug.org/ – il gruppo è responsabile di svariati pacchetti dedicati al formato TeX, che personalmente non adopero ma che risultano essere dipendenza per una moltitudine di altri componenti (solitamente per la gestione della documentazione)
  • libinih – github.com/sponsors/benhoyt – piccola libreria per leggere e scrivere i file di configurazione in formato .ini, e dipendenza per diverse applicazioni installate sul mio sistema
  • NTPSec – ntpsec.org – client NTP installato di default su Debian
  • Babel – opencollective.com/babel – uno dei tanti progetti installati insieme allo stack Node (nonché di molti altri progetti utilizzati in ambito web)
  • node-json-parse-better-errors – github.com/sponsors/zkat – un’altra dipendenza dello stack Node, benché assai meno conosciuta (e pertanto supportata)
  • NPM – github.com/sponsors/isaacs – Isaac Schlueter continua ad essere referente per una gran quantità di dipendenze per NPM, il package manager d’elezione per lo stack Javascript nonché strumento abbastanza essenziale – nel bene o nel male – per chiunque lavori con tecnologie web

Il buon proposito per il 2025 è certamente quello di fatturare di più, al fine di avere più fondi da poter distribuire, ma anche quello di completare la suddetta mappatura delle modalità di donazione per i pacchetti Debian: ho superato la metà del totale, ma garantisco che revisionare circa 60mila pagine web alla ricerca di riferimenti e links non è affatto semplice né veloce.

Inevitabilmente invito nuovamente tutti i miei colleghi operatori del settore IT – programmatori e sistemisti, freelance e dipendenti, tecnici e capitani d’impresa – a ripartire parte dei propri profitti ai progetti open source che più o meno consapevolmente, direttamente o esplicitamente usano per i propri prodotti, i propri servizi e le proprie infrastrutture. Non per generosità o misericordia, ma per poter continuare a lavorare con essi e trarre beneficio (economico, non meno che tecnico) da essi. Tantopiù alla luce dell’imminente entrata in vigore del tanto dibattuto Cyber Resilience Act, secondo cui tra tre anni tutti saremo diretti responsabili per la sicurezza del software che produciamo e vendiamo, inclusi i componenti open source che abbiamo incluso nel nostro stack; bella o brutta che sia la norma, confido che questa iniziativa porterà ad un poco più di consapevolezza nei confronti della sostenibilità del software da cui tutti traiamo vantaggio.

#1_ #donazioni



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Sicurezza informatica: i consigli di Cisco Talos per difendersi dai trucchi degli hacker


Gli hacker non “forzano” più i sistemi: entrano dalla porta principale, usando le nostre credenziali

Il 75% degli attacchi di phishing è partito da account di posta elettronica compromessi, mentre oltre il 40% degli incidenti ha riguardato problemi legati all’autenticazione a più fattori (MFA), dovuti a configurazioni errate o a tentativi di aggiramento. Secondoquanto evidenziato dal report relativo al secondo trimestre 2025 di Cisco Talos, l’obiettivo più ambito non sono più soltanto i dati sensibili, ma soprattutto le credenziali di accesso: username e password, una volta rubati, diventano il lasciapassare che consente ai criminali informatici di entrare indisturbati nei sistemi privati, di muoversi senza destare sospetti e raggiungere informazioni riservate o risorse preziose.
Le password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezzaLe password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezza

Un fenomeno in forte crescita


Secondo l’ultimo report annuale di Cisco Talos, gli attacchi basati sull’identità hanno rappresentato il 60% dei casi di Incident Response gestiti dal team, mentre in quasi tre quarti degli attacchi ransomware i criminali informatici hanno sfruttato account validi per ottenere l’accesso iniziale. Questo conferma come le password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezza.
Account con privilegi elevati possono arrivare a costare centinaia di dollariAccount con privilegi elevati possono arrivare a costare centinaia di dollari

Il mercato nero delle password


Una volta rubate, le credenziali finiscono spesso in vendita sul dark web, creando un vero e proprio mercato parallelo. Account “normali” hanno un prezzo contenuto, mentre quelli con privilegi elevati – come amministratori di rete o responsabili finanziari – possono arrivare a costare centinaia di dollari. Alcuni gruppi criminali si occupano esclusivamente della raccolta e della rivendita di questi dati, mentre altri li acquistano per condurre campagne ransomware mirate, attacchi di spionaggio o frodi economiche.
Gli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati per portare a segno i loro attacchiGli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati per portare a segno i loro attacchi

Perché è così semplice


Tre fattori spiegano la diffusione degli attacchi basati sulle credenziali:

  • attacchi dall’interno: con credenziali autentiche, i cybercriminali possono passare inosservati anche per lunghi periodi;
  • mercato in crescita: password e account rubati si scambiano facilmente online, riducendo costi e rischi per gli hacker;
  • nuove abitudini di lavoro: lo smart working, l’uso di dispositivi personali e dei servizi cloud moltiplicano i punti di accesso da proteggere.


Il phishing resta uno dei metodi più diffusi al mondo Il phishing resta uno dei metodi più diffusi al mondo

Le tecniche più comuni


Gli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati:

  • phishing: e-mail ingannevoli che imitano portali reali, come Office 365, con l’obiettivo di indurre l’utente a inserire le proprie credenziali;
  • keylogger: software che registrano tutto ciò che viene digitato sulla tastiera, rubando username e password;
  • QR code malevoli: un fenomeno in crescita che sfrutta la fiducia verso i codici QR; basta una semplice scansione per essere reindirizzati a siti truffa;
  • attacchi di forza bruta: tentativi automatizzati di indovinare password deboli o riutilizzate dagli utenti;
  • account dimenticati: ex dipendenti o collaboratori con accessi ancora attivi, che diventano potenziali porte d’ingresso per gli attaccanti;
  • infostealer: malware progettati per raccogliere informazioni sensibili, incluse le credenziali salvate nei browser.


Il ruolo degli utenti


Molti di questi attacchi sfruttano direttamente le persone. Il phishing, ad esempio, resta uno dei metodi più diffusi al mondo: spesso basta un semplice clic su un link malevolo per consegnare inconsapevolmente le proprie credenziali a un criminale. Inoltre, gli hacker fanno ricorso anche all’ingegneria sociale, contattando direttamente le vittime e convincendole, attraverso storie costruite ad arte, a compiere azioni pericolose: modificare impostazioni, condividere password o addirittura trasferire denaro.
Il 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMSIl 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMS

Come difendersi: i consigli degli esperti


  • attivare l’autenticazione a più fattori (MFA): anche se la password viene compromessa, serve un secondo livello di verifica;
  • non salvare le password nel browser: utilizzare un gestore di password sicuro per proteggerle;
  • aggiornare regolarmente sistemi e applicazioni: gli aggiornamenti correggono vulnerabilità sfruttabili dagli hacker;
  • eliminare gli account inutilizzati: ogni accesso dimenticato rappresenta una potenziale porta d’ingresso;
  • limitare i tentativi di accesso: bloccare ripetuti tentativi di password errata riduce il rischio di attacchi di forza bruta;
  • formazione: saper riconoscere una mail sospetta può fare la differenza nella prevenzione degli attacchi;
  • adottare un approccio “zero trust”: verificare ogni accesso, da qualsiasi dispositivo e in ogni momento.

Ogni mese, la piattaforma Cisco Duo gestisce oltre 1,5 miliardi di richieste di autenticazione multifattore (MFA). Nonostante ciò, il 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMS. Questa mancanza di protezione rappresenta una vera e propria autostrada d’accesso per i cybercriminali. Per difendersi efficacemente dagli attacchi, è necessario cambiare approccio: la sicurezza deve partire dall’identità e proteggere le credenziali di accesso.


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.


“anahit”, for violin & 18 instruments / giacinto scelsi. 1965


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Scelsi subtitled this splendid work “Lyrical Poem on the Name of Venus,” “Anahit” being the ancient Egyptian name for the goddess Venus. The piece is a major work of Scelsi’s and among the most important works of the 1960s. It is basically a chamber-sized violin concerto, although the relationship of the soloist to the ensemble is anything but the one expected in a concerto. Instead of a dialogue between orchestra and soloist, every instrument is washed into an ever-shifting, incandescent color field. Each instrumental part is extremely difficult, the violin part is only more so because it plays through more of the 13-minute duration of the piece than the rest. Making the soloist’s life still more difficult, the instrument is re-tuned to G-G-B-D to give it a more intense and ethereally plaintive sound. Scelsi also notated the violin part in a special tablature, string by string, treating each string as a separate sound-making entity. Conversely, the entire ensemble is treated like a single instrument that Scelsi plays upon like some heavenly synthesizer. Throughout the piece, he has the violin tensely slide about in microtones, moving along a gradually ascending path, and nothing more. This severe restriction of material means that tremendous concentration is required of he soloist and the terrific tension involved in just holding on to the part comes through in performance. Around this core of diamond-thread, Scelsi pours the tremendous oceanic noise of the rest of the ensemble. The “solo” violin is quite often submerged in the sound, disappearing with the rest of the instrumental voices into the slow, wide-angle shriek of changing sound. Frequent cadential effects, usually underlined with orchestrational changes like an outburst of brass or shrill statements from the flutes, provide a sense of ebb and flow and a tasteful degree of formal definition. At around the eight-minute mark, there is a cadenza for violin solo that slyly creeps in while the supporting instruments gradually evaporate, a process that is repeated less fully in the very last passage. Anahit develops itself with an ascetic’s patience and doesn’t ever arrive at any kind of explosive climax. Instead, it hovers on the tentative edge of crisis, like a photograph of something hateful endlessly developing, out of which no clear image ever emerges. The pseudoscientific word “liminal” comes to mind: of or relating to a sensory threshold, barely perceptible, on the cusp of response. The beautiful tension of Anahit is partly the tension of a half-formed premonition and similar to the tension of having a lost word “on the tip of the tongue,” that slightly panicked mental grasping for something sensed and present, but unreachable. Unlike almost all of Scelsi’s music, some of which was not performed publicly until 30 years after its creation, Anahit was performed with Devy Erlih on violin a year after it was composed.

Video created with Sound Converter, Sonic Visualizer, vokoscreen and OpenShot on a Debian 8 Jessie Linux System.

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