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Dal 13 dicembre 2025 al 31 gennaio 2026, la Black Liquid Art Gallery di Roma aprirà le porte alla mostra collettiva “New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano”, un evento che promette di essere una celebrazione audace e innovativa dell’arte contemporanea africana. Questa esposizione, curata con passione da Antonella Pisilli, si propone di riscrivere i codici della tradizione artistica occidentale, ponendo al centro una narrazione che non è più subordinata, ma egualitaria.
In un’epoca in cui l’arte africana emerge finalmente dal confine degli stereotipi e delle curiosità esotiche, questa mostra rappresenta un momento cruciale per la rivalutazione del dialogo tra culture. Gli artisti coinvolti non guardano ai “grandi maestri” europei come modelli da emulare, bensì come interlocutori con cui interagire, confrontarsi e ridefinire il significato stesso di arte e creazione. È un atto di ribellione e creatività che testimonia il potere e la vitalità di una scena artistica in continua evoluzione.
Caratteristiche del “Neomanierismo Africano”
Il “Neomanierismo Africano” è una corrente dell’arte contemporanea africana la quale, come accennato, rielabora i codici della tradizione occidentale, in particolare quelli dei grandi maestri del Rinascimento e del Manierismo (chiamati old masters come Michelangelo, Raffaello, ecc.), plasmandoli in chiave nuova e autonoma. Non si tratta di imitazione, ma di un dialogo critico e creativo con il passato.
Attraverso tale dialogo con i vecchi maestri, gli artisti africani riscrivono radicalmente i linguaggi della citazione, della memoria e della forma, talvolta ironicamente, talvolta liricamente, ma non in maniera meramente ossequiosa, bensì mettendoli in discussione ad un livello che potremmo dire essere paritario, almeno nelle intenzioni. In tal senso, l’arte africana non riveste più il ruolo di sorella minore della grande tradizione europea, bensì quello di un nucleo creativo autonomo, pur con le proprie tradizioni ed influenze, come ad esempio l’eredità postcoloniale.
Molti sono gli artisti provenienti da diverse zone dell’Africa che si rifanno a tali concetti; tra di essi Chéri Samba, Aboudia, John Madu, Cristiano Mangovo, Amani Bodo, i quali pur condividendo la medesima visione, utilizzano linguaggi diversi per esprimersi. Attraverso il seguente specchietto si può meglio comprendere la relazione fra il Manierismo europeo ed il Neomanierismo degli artisti africani:
| | Manierismo (XVI sec.) | Neomanierismo Africano (XXI sec.) |
|---|
| Origine | Italia, dopo il Rinascimento | Africa contemporanea, in dialogo con Europa |
| Intento | Raffinatezza formale, complessità, tensione spirituale | Rielaborazione critica, ironica e autonoma dei codici occidentali |
| Rapporto con i maestri | Imitazione e superamento dei modelli rinascimentali | Trasformazione e contraddizione dei “grandi maestri” |
| Contesto | Arte di corte e religiosa | Arte globale, postcoloniale, rivendicazione di centralità africana |
New Vision from Old Master, oltre la citazione, verso un linguaggio nuovo
Il titolo della mostra, “New Vision from Old Master”, racchiude in sé una potente riflessione sull’arte: come affermava Picasso, “è un grande artista colui che ruba e trasforma”. In questo contesto, gli artisti africani non solo dialogano con la tradizione europea, ma la reinterpretano, la smontano e ne creano una nuova essenza, capace di sorprendere e far riflettere. La figura del “vecchio maestro” non rappresenta più un’autorità indiscutibile, bensì un interlocutore con cui è possibile discutere e creare secondo nuove modalità. In questa interazione sorgono non solo nuove genealogie artistiche, ma anche nuovi modi di osservare ed apprezzare un’arte che non intende più chiedere il permesso di esistere.
Il termine Neomanierismo Africano come scritto, presenta caratteristiche di radicalità espressiva. La dicotomia tra chi crea “in Africa” e chi “nella diaspora” si dissolve, dando vita a una nuova visione che celebra la fluidità e l’erranza creativa, dove ogni artista può trovare il proprio spazio nel vasto panorama globale.
Le opere esposte nella mostra romana non sono solo oggetti da osservare, ma ponti che collegano passato e presente. Attraverso stili eterogenei, gli artisti come Chéri Samba, Aboudia e Cristiano Mangovo sfidano le convenzioni, rielaborando miti e segni storici in un contesto nuovo, a testimonianza di una memoria viva e dinamica. La loro arte diventa un dialogo creativo, una tela di relazioni che attraversa le epoche e ricompone le narrative tradizionali.
Per comodità del lettore ecco una rappresentazione schematica degli artisti presenti e della loro forma d’espressione.
Chéri Samba (Repubblica Democratica del Congo) – noto per i suoi dipinti narrativi che mescolano testo e immagini, affrontando temi sociali e politici.
Aboudia (Costa d’Avorio) – celebre per le sue tele vibranti, ispirate ai graffiti urbani e alla vita quotidiana di Abidjan.
John Madu (Nigeria) – lavora con collage e pittura, reinterpretando simboli della cultura pop e della storia dell’arte.
Cristiano Mangovo (Angola) – esplora la condizione umana con figure deformate e colori intensi.
Amani Bodo (Repubblica Democratica del Congo) – noto per i suoi ritratti potenti che fondono tradizione africana e linguaggi contemporanei.
Islimael Armarh, Olamilekan Abatan, Mfundo Mthiyane, Joseph Chiemerie, Henry James, Liby Lougue, Roberto Pare – ciascuno con stili diversi, ma accomunati dalla volontà di “attraversare e contraddire” i codici dei grandi maestri europei.
Les héritiers manquent, 2019
Un manifesto visivo: “Mancan gli eredi” di Amani Bodo
Dopo aver messo in luce alcuni dei temi centrali della mostra, è d’uopo soffermarsi su un’opera in particolare: “Mancan gli eredi” di Amani Bodo (il titolo è tradotto dall’originale francese). Si tratta di un acrilico su tela del 2019, il quale rappresenta a pieno titolo il manifesto visivo dell’esposizione, rivelando la consapevolezza e la forza dell’artista. La scena complessa, in cui figure emblematiche come Leonardo e Picasso si trovano fianco a fianco, racconta non solo dell’appropriazione culturale, ma anche dell’emergere di una voce africana che non si limita a imitare, ma rivendica un posto al tavolo del dialogo artistico globale.
Il volto stesso di Amani Bodo, che emerge dall’erba, sfida l’idea di un osservatore passivo. Egli proclama la presenza dell’artista africano come protagonista attivo, in un continuo gioco di specchi tra passato e presente, bellezza e provocazione. È l’artista africano che letteralmente si affaccia sulla grande scena della tradizione occidentale ed europea in particolare. Timidamente? Giocosamente? Ironicamente? Presuntuosamente? Questo lo lasciamo giudicare al visitatore.
Questa visione non è solo un’affermazione estetica, ma anche un atto politico che invita a riflettere sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Possiamo tranquillamente affermare per completezza, che la politica, passata ed attuale, riveste spesso un ruolo di primo piano nelle produzioni artistiche africane contemporanee.
Informazioni sulla mostra:
– Mostra: New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano
– Indirizzo: Black Liquid Art Gallery, Via Piemonte 69, 00187 Roma
– Data: Dal 13 dicembre 2025 al 31 gennaio 2026
– Orario: Da mercoledì a sabato, dalle ore 12:00 alle ore 19:00
– Inaugurazione: Sabato 13 dicembre 2025, ore 18:00
– Curatrice: Antonella Pisilli
Si tratta di un’occasione ghiottissima per gli amanti dell’arte africana e di quella contemporanea, almeno per chi ha la possibilità di recarvisi.
Infine, un doveroso cenno alla curatrice indipendente e critica d’arte italiana, Antonella Pisilli.
Il suo lavoro si concentra su progetti che mettono in relazione linguaggi artistici africani con la tradizione occidentale, creando ponti culturali e nuove prospettive critiche. Curatrice di mostre in Italia, soprattutto sull’asse Roma – Viterbo, opera spesso in collaborazione con la Black Liquid Art Gallery, una realtà che promuove artisti africani contemporanei. Attraverso eventi che intrecciano estetiche globali e locali, e che cercano di ridefinire il ruolo dell’Africa nel panorama artistico internazionale, mirando a spostare il baricentro dell’arte globale, e dunque riconoscendo l’Africa come un polo creativo di primo piano. Le sue mostre non si limitano a esporre opere, ma costruiscono “percorsi narrativi che stimolano riflessioni su identità, tradizione e modernità”.
Le mostre curate:
- “New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano” (Roma, dicembre 2025 – gennaio 2026)
- “ÀAÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà – Olamilekan Abatan e il Neobarocco africano” (Roma, aprile – giugno 2025): esposizione dedicata al giovane artista nigeriano Olamilekan Abatan, che reinterpreta i classici con un linguaggio iperrealista e barocco
- “Beyond the Surface: The Inner World of Portraits” (Viterbo, maggio – giugno 2024): mostra incentrata sulla ritrattistica femminile africana.
- “Bam! Zap! Pow! Dialoghi visivi tra Occidente e Africa nell’arte ispirata al fumetto” (Viterbo, febbraio – marzo 2024): progetto che mescola influenze occidentali e africane nell’arte contemporanea ispirata al fumetto.
- “Mimesis” (Viterbo, febbraio – aprile 2023): esposizione con cinque giovani artisti nigeriani
Fonti: romareport.it, ezrome.it, tusciaup.com, blackliquidart.com, artribune.com
Black Liquid Art Gallery is at the forefront of financial investments focusing on the best contemporary african artists
Black Liquid Art
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