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Sync-in 2.1: interfaccia rinnovata e supporto all’olandese per la piattaforma open source


Sync-in 2.1 aggiorna l'interfaccia web con una nuova barra laterale, migliora la leggibilità su tutti i dispositivi e aggiunge il nederlandese tra le lingue supportate. Compatibilità estesa con OnlyOffice 9.3.
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Sync-in, la piattaforma open source per la sincronizzazione di file e la collaborazione in squadra, aggiorna alla versione 2.1 con un restyling visivo dell’interfaccia web.

Il cambiamento più evidente è la nuova barra di navigazione laterale, che riorganizza gli spazi e migliora l’adattamento a schermi di dimensioni diverse. Tema chiaro e tema scuro sono stati armonizzati, la tipografia rivista, e le proporzioni generali dell’interfaccia ritoccate per una maggiore leggibilità. La revisione ha toccato navigazione, finestre di dialogo e pannelli laterali, con attenzione anche a elementi minori come badge, avatar e indicatori di permessi.

Un’altra novità è il supporto alla lingua olandese, disponibile sia nell’interfaccia web che nel client desktop. Confermata anche la compatibilità con OnlyOffice DocumentServer 9.3, con aggiornamento della relativa immagine Docker.

Per chi gestisce installazioni più complesse, questa versione aggiunge due opzioni di configurazione utili: il parametro security.supportPKCE per la gestione del meccanismo PKCE nell’autenticazione OIDC, e la variabile d’ambiente FORCE_PERMISSIONS per forzare l’applicazione ricorsiva dei permessi nei container Docker.

Tra le correzioni: le connessioni MySQL ora usano sistematicamente il fuso orario UTC, l’indicizzazione dei PDF evita una copia superflua del buffer, e le directory non leggibili su percorsi esterni non bloccano più il calcolo delle dimensioni degli spazi.

Il client desktop 2.1 riceve anch’esso il supporto alla lingua olandese e alcune correzioni di stabilità, tra cui un problema di avvio su Ubuntu 23.10 e distribuzioni con ambienti sandbox restrittivi.

Chi vuole provare senza installare nulla può passare dalla demo ufficiale. Per chi invece pensa a un’installazione propria, Sync-in gira bene su un VPS entry-level: Hetzner offre macchine a prezzi competitivi, con datacenter in Germania e Finlandia.


FONTE sync-in.com


FONTE alternativeto.net

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Ed eccoci con la funzione nuova di Nintendo Switch 2, ovvero Potenziamento modalità portatile! Dell’aggiornamento 22.0.0…


Ed eccoci con la funzione nuova di Nintendo Switch 2, ovvero Potenziamento modalità portatile! Dell'aggiornamento 22.0.0✅ L'opzione verrà applicata in tempo reale sul software già aperto. Nel mentre che stavo provando i vari software, a quanto pare era già stato fatto un cambiamento su Animal Crossing: New Horizons, ovvero è stata aumentata la risoluzione anche in modalità portatile a 1080p, senza attivare tale opzione e senza avere il pacchetto upgrade. Scoperto quando ho fatto degli […]
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Ed eccoci con la funzione nuova di Nintendo Switch 2, ovvero Potenziamento modalità portatile! Dell’aggiornamento 22.0.0

L’opzione verrà applicata in tempo reale sul software già aperto.

Nel mentre che stavo provando i vari software, a quanto pare era già stato fatto un cambiamento su Animal Crossing: New Horizons, ovvero è stata aumentata la risoluzione anche in modalità portatile a 1080p, senza attivare tale opzione e senza avere il pacchetto upgrade. Scoperto quando ho fatto degli screenshot, che risultano in 1080p per quel gioco.

Invece per altri giochi, come esempio Super Mario Party: Jamboree, risulteranno in 720p (con e senza l’opzione attiva)

#NintendoSwitch2

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news.creeperiano99.it/2026/03/…

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Nexi cancella il contratto con la FSFE: si era rifiutata di cedere dati privati dei sostenitori


Nexi ha rescisso il contratto con la Free Software Foundation Europe dopo che la fondazione si è rifiutata di fornire dati privati dei suoi sostenitori. Oltre 450 donatori con pagamenti ricorrenti sono rimasti bloccati.
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La Free Software Foundation Europe ha perso il suo fornitore di pagamenti dopo essersi rifiutata di consegnare dati privati dei propri sostenitori. Nexi, con cui la FSFE collaborava da 15 anni, ha cancellato il contratto il 7 marzo senza preavviso, comunicandolo formalmente solo il 10 marzo e adducendo il mancato rispetto di una scadenza che, secondo la fondazione, non era mai stata comunicata.

Nei mesi precedenti Nexi aveva richiesto, nell’ambito di quello che descriveva come un controllo di sicurezza, accesso ai dati privati dei sostenitori della FSFE. La fondazione ha cercato in più occasioni di capire la natura e la base legale della richiesta, ricevendo ogni volta spiegazioni giudicate vaghe, riferite genericamente a esigenze di analisi del rischio. Nel frattempo aveva già fornito a Nexi un’ampia documentazione finanziaria, incluse informazioni personali dei propri dirigenti. Sulla privacy dei sostenitori, però, ha detto no.

Le conseguenze sono immediate: oltre 450 sostenitori con donazioni ricorrenti tramite carta di credito o addebito diretto si sono trovati con i pagamenti bloccati. La FSFE li ha già contattati tutti via email, ma sa per esperienza che qualcuno potrebbe non leggerla, con il rischio concreto di perdere quei finanziamenti.

Le pagine di donazione sul sito della FSFE sono già state aggiornate con un nuovo provider. Se hai una donazione ricorrente attiva tramite carta impostata prima del 18 novembre 2025, o tramite addebito diretto, controlla di aver ricevuto l’email dalla FSFE o contattali direttamente.

La fondazione porta avanti da anni battaglie concrete per la libertà del software. Tenere la linea sulla privacy dei propri sostenitori le è costato un danno economico reale. Vale la pena sostenerla.


FONTE fsfe.org

#hot

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Ente Photos si aggiorna: galleria offline, ricerca più veloce e feed famiglia


Su Ente Photos arriva la galleria offline senza account, il motore di riconoscimento migliora con un database vettoriale e debutta un feed per gli album condivisi in famiglia.
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Alcune di queste funzioni erano già comparse nei commit su GitHub nelle scorse settimane, ma ora Ente Photos le raccoglie in un aggiornamento ufficiale con qualche dettaglio in più.

La novità più rilevante è la galleria offline: è ora possibile usare l’app senza creare un account, con accesso alla ricerca semantica, al riconoscimento dei volti e ai ricordi generati automaticamente. Una modalità pensata per chi vuole provare l’applicazione o semplicemente non ha bisogno del backup in cloud.

Il riconoscimento dei volti guadagna in precisione grazie all’integrazione di un database vettoriale, e la ricerca diventa più rapida. In parallelo, il team sta migrando verso un nucleo condiviso in Rust su tutte le piattaforme, con ricadute positive su velocità e stabilità complessive.

Altre novità: un feed per seguire gli album condivisi da familiari e contatti, con possibilità di mettere like e lasciare commenti; un layout a mosaico per i link pubblici agli album; la gestione dei file nascosti migliorata su mobile, con la possibilità di eliminarli direttamente dal rullino. Aggiunto anche il supporto al catalano.

Ente Photos è open source e disponibile su GitHub.


FONTE ente.io

#hot
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Treno Intercity 505 con E401.015 – Arrivo & Partenza – Pisa Centrale – 06/10/2025


👍 Se il video ti è piaciuto lascia un bel mi piace!➕ Iscriviti per seguirmi e ricevere notizie sugli ultimi video!Grazie mille! 😄✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ https://treni.creeperiano99.it/u/telegram----------------------------------------------------------------------------👥 Il gruppo telegram discussione del canale telegram con possibilità di parlare di ferrovia in generale, nel rispetto […]
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youtube.com/embed/JkYhWwMKdR0?…

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✅ Unisciti al canale telegram, in cui si potranno trovare foto e piccoli extra che non sono sul canale youtube! ➡️ treni.creeperiano99.it/u/teleg…
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musique differencielle, 1-2 [excerpts] / tsuchitori-sakamoto. 1976


TSUCHITORI-SAKAMOTO – “a / Φ (musique differencielle 1°)” from DISAPPOINTMENT HATERUMA

info: youtu.be/mPFLvai9IMI

§

TSUCHITORI-SAKAMOTO – “∫ / 𝔷 (musique differencielle 2°)” from DISAPPOINTMENT HATERUMA

info: youtu.be/6nboF1zwhSk
#post2026 #ryuichiSakamoto #toshiyukiTsuchitori

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Realme 16 Pro+: recensione completa dello smartphone con batteria da 7.000 mAh e camera da 200MP


Il Realme 16 Pro+ punta forte su due elementi chiave: una fotocamera da 200MP e una batteria da 7.000 mAh. In questa recensione analizziamo design, display, prestazioni e qualità fotografica per capire se è davvero uno dei migliori smartphone della fascia medio-premium

Con il lancio della nuova serie, Realme ripropone la variante Pro+ nel suo portfolio: si tratta questa volta del Realme 16 Pro+, il modello più ambizioso della lineup, con un chiaro focus sul comparto fotografico, grazie a un sensore principale da 200MP e alla presenza di un teleobiettivo. Tuttavia, al netto di queste novità, gran parte della scheda tecnica resta molto vicina a quella del predecessore. In questa recensione Techpertutti analizza nel dettaglio design, le prestazioni, l'autonomia e soprattutto la fotocamera del 16 Pro+, per capire quando vale l'upgrade di Realme rispetto alle versioni precedenti. Con l'evento ufficiale di questa mattina, il brand ha anche comunicato i prezzi: la versione in prova (16 Pro+) nella configurazione 12/512GB è disponibile da oggi e fino al 31 marzo al prezzo di 599,99 euro con 70 euro di cashback presso le principali catene di elettronica di consumo, nella colorazioni gold e grigio. La versione 8/256Gb disponibile invece a 479,99 euro (anzichè 529,99 euro), su Amazon, con caricabatteria da 80W incluso e una coppia di auricolari Buds Clip. Per completezza, riportiamo anche i prezzi del modello 16 Pro: la configurazione 8/256GB viene offerta fino al 31 marzo a 399,99 euro (anzichè 429,99 euro) con incluso caricabatterie da 45W su Amazon e nei negozi di elettronica di consumo. La configurazione 8/512 a 429,99 (anzichè 429,99 euro) su Amazon con caricabatterie da 45W incluso e in negozio a 479,99 euro con cashback di 50 euro.
Il design del modulo fotocamera, realizzato con una lavorazione di precisione, unisce una finitura a specchio e dettagli ispirati alla naturaIl design del modulo fotocamera, realizzato con una lavorazione di precisione, unisce una finitura a specchio e dettagli ispirati alla natura

Design: la collaborazione con Naoto Fukusawa


Frutto della lunga collaborazione tra Realme ed il maestro di design Naoto Fukusawa, il pannello posteriore del 16 Pro+ è disponibile in due colorazioni con la medesima finitura: Master Gold e Master Grey entrambi in ecopelle. Per questa recensione ho utilizzato la prima in configurazione 12/512GB. La texture soft-touch offre un’ottima sensazione al tatto e migliora il grip, oltre a ridurre sensibilmente la visibilità di impronte e aloni. La scritta “Realme” riprende invece la finitura lucida a specchio del modulo fotocamera, creando un interessante contrasto visivo con il resto della scocca.
A sinistra: la back cover è realizzata con materiali vegetali rinnovabili tramite un processo completamente sostenibile. A destra: il display HyperGlow garantisce colori vividi e un’ottima resa visiva, mantenendo al tempo stesso un look più sottile ed eleganteA sinistra: la back cover è realizzata con materiali vegetali rinnovabili tramite un processo completamente sostenibile. A destra: il display HyperGlow garantisce colori vividi e un’ottima resa visiva, mantenendo al tempo stesso un look più sottile ed elegante
La cover curva su tutti i lati verso il frame in lega di alluminio, crea una transizione fluida tra le due sezioni e i due differenti materiali. Il telaio presenta bordi smussati e angoli arrotondati, contribuendo a migliorare ergonomia e comfort durante l’utilizzo prolungato. L'isola che racchiude i sensori fotografici presenta un rivestimento di alta precisione, tipico dell’alta orologeria, che conferisce una finitura lucida e specchiata, creando un impatto visivo di grande eleganza.
Nelle foto sopra alcuni dettagli del frame in alluminioNelle foto sopra alcuni dettagli del frame in alluminio
Sul lato destro, con finitura lucida, trovano posto il bilanciere del volume e il tasto di accensione. Nella parte inferiore sono collocati il carrellino SIM, il microfono principale, la porta USB-C e lo speaker primario. In alto, invece, troviamo il secondo altoparlante, il sensore a infrarossi (IR blaster) e il microfono dedicato alla cancellazione del rumore. Lo smartphone è certificato IP68/IP69K, per resistenza a polvere e acqua, può sopportare getti d’acqua ad alta pressione ed è in grado di resistere a immersioni fino a 2 metri di profondità per un massimo di 30 minuti.
Il display Amoled curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz del Realme 16 Pro+ con tecnologia HyperGlow 4D Curve+Il display Amoled curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz del Realme 16 Pro+ con tecnologia HyperGlow 4D Curve+

Display: luminoso, fluido ed ergonomico


Il Realme 16 Pro+ sfoggia un ampio display AMOLED curvo da 6,8 pollici con frequenza di aggiornamento a 144Hz, che garantisce immagini fluide e reattive in ogni situazione. La tecnologia HyperGlow 4D Curve+ offre colori vividi e comfort visivo, mentre il design sottile ed elegante, di 8,49mm, contribuisce all’estetica premium del dispositivo. La struttura Deep 4-Curve combina, come accennato in precedenza, la curvatura laterale con un miglioramento della presa, donando una sensazione di continuità naturale durante l’utilizzo. Lo scanner ottico per le impronte digitali integrato nel display è rapido e preciso; un pò meno preciso lo sblocco che utilizzo la biometria.
Gli screenshot nella foto sopra indicano alcune delle caratteristiche del display del Realme 16 Pro+Gli screenshot nella foto sopra indicano alcune delle caratteristiche del display del Realme 16 Pro+
In termini di luminosità, il pannello raggiunge un picco di 6.500 nit teorici; in pieno sole, ho testato la modalità automatica di gestione della luminosità ed essa garantisce un ottimo grado di leggibilità anche all’aperto. La combinazione tra l'alta frequenza di aggiornamento, la reattività al tocco e la gestione avanzata della luminosità rendono il display uno dei punti di forza del Realme 16 Pro+, ideale per un ampio spettro di utilizzi, che vanno dal gaming, al multimedia, all'uso quotidiano.
La modalità Campionato ottimizza ulteriormente le risorse che il device dedica al gaming, migliorando l'esperienza di entertainmentLa modalità Campionato ottimizza ulteriormente le risorse che il device dedica al gaming, migliorando l'esperienza di entertainment
Più in particolare, durante il periodo di test lo smartphone si è comportato egregiamente nello streaming su YouTube, mostrando dettagli nitidi, colori ricchi e un contrasto pronunciato che rende l’esperienza visiva immersiva. Anche nel gaming il 16 Pro+ si è comportato sorprendentemente bene: titoli impegnativi graficamente girano a frame rate stabili senza surriscaldamento eccessivo, grazie al display a 144Hz e al touch response rapido e preciso. La resa dei dettagli e della luminosità rende i giochi visivamente coinvolgenti, mentre l’audio è affidato a un sistema stereo, abbastanza potente, sebbene i bassi possano risultare meno incisivi di quanto ci si aspetti. Nel complesso, il Realme 16 Pro+ si conferma eccellente sia per intrattenimento multimediale sia per uso quotidiano, unendo prestazioni visive di alto livello a un’esperienza utente fluida e confortevole.

Prestazioni e Software


Il Realme 16 Pro+ è alimentato dal chipset Snapdragon 7 Gen 4, un processore di fascia medio-alta che offre un buon equilibrio tra potenza ed efficienza energetica. Sebbene non sia il più veloce nella sua categoria, esso gestisce senza problemi tutte le attività quotidiane: navigazione web, social media, streaming video e multitasking, in maniera piuttosto fluida. Tuttavia, devo sottolineare come ho in più di un'occasione notato alcune brevi incertezze nel passaggio da un'app all'altra o per un veloce cambio di schermata. Il problema l'ho risolto, quasi completamente, selezionando la modalità GT, che funziona molto bene, ma assorbe più batteria; un dato che non deve impensierire considerando l'unità da ben 7000mAh a disposizione.
Nella foto i risultati fatti registrare dal realme 16 Pro+ nei test di bechmarkNella foto i risultati fatti registrare dal realme 16 Pro+ nei test di bechmark
Durante i test di benchmark, il Realme 16 Pro+ ha registrato valori coerenti con la fascia di prezzo, dimostrando che il compromesso sul processore, fatto per contenere il prezzo, non si traduce in un’esperienza negativa: l’uso quotidiano resta fluido, con bilanciamento convincente tra potenza e autonomia. Alla luce di questi dati, ne deduco che il Realme 16 Pro+ non punta a battere i top di gamma in termini assoluti, ma riesce a offrire una performance stabile, veloce e coerente, adatta a gaming occasionale, al multitasking e un utilizzo multimediale avanzato, confermandosi un’ottima scelta nella sua fascia di prezzo.
La Realme UI 7.0 offre una buona esperienza d'uso, arricchita da tools basati su AILa Realme UI 7.0 offre una buona esperienza d'uso, arricchita da tools basati su AI
L’esperienza software è uno dei punti più convincenti del dispositivo. Il Realme 16 Pro+ arriva con Android 16 preinstallato, un vantaggio non trascurabile rispetto ad altri modelli lanciati recentemente con versioni precedenti del sistema operativo. L’interfaccia Realme UI offre un’esperienza molto simile a quella dei dispositivi OnePlus e Oppo: ambiente pulito, animazioni fluide, buona ottimizzazione generale e assenza di elementi invasivi. L’impronta software è quindi familiare e piacevole e riesce a valorizzare l’esperienza complessiva, mantenendo il sistema reattivo, ordinato e moderno.

Comparto fotografico: svetta il sensore da 200MP


Il Realme 16 Pro+ vanta un sensore principale da 200MP targato Samsung, da 1/1,56” con apertura f/1.8 e stabilizzazione ottica OIS. Parliamo di un sensore ad alta risoluzione che sfrutta la tecnologia di pixel binning (tipicamente 16-in-1), che migliora luminosità e gestione del rumore.

Il sensore principale da 200MP si comporta splendidamente in condizioni di luce naturale all’aperto. Le immagini risultano ricche di dettagli e con colori profondi e intensi. Il contrasto è equilibrato, senza esagerazioni, e anche la gamma dinamica è gestita in maniera molto naturale. Particolarmente apprezzabile è il modo in cui il sensore espone il cielo negli scatti all’aperto, preservando i toni e i dettagli senza bruciare le alte luci.
La modalità Night Mode illumina la scena e riduce efficacemente il rumoreLa modalità Night Mode illumina la scena e riduce efficacemente il rumore
In condizioni di luce più limitata, la modalità Night Mode svolge un buon lavoro: illumina la scena senza introdurre eccessivo rumore e mantiene i dettagli, offrendo immagini leggibili e piacevoli anche in ambienti scarsamente illuminati.
Il livello di dettaglio con zoom 3.5x è molto elevato e la tonalità riprodotta ampiaIl livello di dettaglio con zoom 3.5x (primi due scatti da sinistra) è molto elevato e la tonalità riprodotta ampia
Come si può vedere da questi esempi sopra, il Realme 16 Pro+ riesce a catturare foto davvero convincenti. Il livello di dettaglio è elevato e i colori risultano piacevoli e ben bilanciati. Il sistema offre due modalità di resa cromatica: Natural e Vivid. La modalità Natural privilegia toni più realistici e fedeli alla scena, mentre la modalità Vivid enfatizza colori e contrasto. Se si desiderano immagini più incisive e vivaci — come nel caso di scatti a fiori o foglie — la modalità Vivid funziona particolarmente bene, rendendo le foto più brillanti e accattivanti.
L’effetto sfocato sullo sfondo appare naturale e contribuisce a dare maggiore risalto al soggetto principale. I soggetti ravvicinati sono molto ben dettagliati
Un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato di questa fotocamera da 200MP è la ridotta profondità di campo negli scatti ravvicinati, dove le immagini in close-up risultano molto convincenti, con una bella separazione tra soggetto e sfondo. Il nuovo teleobiettivo da 50MP offre uno zoom ottico 3,5x, garantendo immagini di qualità molto simile a quelle scattate con il sensore principale. I colori rimangono vividi e non si nota perdita significativa di dettaglio, anche quando si ingrandisce il soggetto. Durante il periodo di test, mi sono ritrovato a utilizzare frequentemente questa lente: essa permette di catturare facilmente soggetti distanti, senza doversi avvicinare fisicamente, offrendo maggiore flessibilità negli scatti e un’esperienza fotografica più versatile. L’ultra-grandangolare da 8MP realizza scatti discreti, ma rispetto al sensore principale le immagini risultano meno dettagliate.
Scatti a 60x e 120x: la ricostruzione dell'immagine a cura dell'AI è di qualità mediocre
Nel complesso, il comparto fotografico del Realme 16 Pro+ riesce a combinare potenza, versatilità e facilità d’uso, offrendo risultati di alto livello in quasi tutte le condizioni e posizionandosi come uno dei migliori della sua fascia di prezzo.
L'AI modifica lo sfondo delle immagini in modo molto precisoL'AI modifica lo sfondo delle immagini in modo molto preciso

Batteria e autonomia: un vero punto di forza


Una delle caratteristiche principali del Realme 16 Pro+ è senza dubbio la sua batteria da 7.000 mAh. Questa capacità, che si colloca ben sopra la media nella fascia media-premium degli smartphone, si traduce in un’autonomia che assicura il funzionamento dello smartphone fino a sera ed oltre. Infatti, la combinazione di una batteria così generosa con un display a 144 Hz e un chipset relativamente efficiente significa che il telefono può arrivare comodamente a due giorni di autonomia con uso moderato, oppure offrire una giornata piena anche sotto carico elevato.
Poco più di 60 minuti per raggiungere la ricarica completa con caricabatterie da 65WPoco più di 60 minuti per raggiungere la ricarica completa con caricabatterie da 65W
Inoltre, la batteria è supportata da ricarica rapida a 80 W Ultra Charge, che riduce significativamente i tempi di rifornimento energetico. Durante il test, sono riuscito a raggiungere 12 ore circa di riproduzione, un dato rilevante se confrontato con la concorrenza. È importante, comunque, tener presente che l'autonomia può variare in base alle abitudini d’uso: attività molto impegnative come gaming prolungato con 5G attivo o sessioni estese di video in streaming a luminosità massima possono ridurre le ore totali dello schermo attivo. Ciononostante, il comparto batteria rimane uno dei punti di forza di questo smartphone, anche in considerazione che Realme ne garantisce il naturale degradamento di solo il 20 % in cinque anni. Infine, il 16 Pro+ gode della funzione ByPass, molto utile in quanto consente, quando il dispositivo è in corrente, di bypassare la batteria preservandone l'integrità.

Conclusioni: un nuovo benchmark della fascia media


Il Realme 16 Pro+ si conferma uno smartphone di riferimento nella fascia di prezzo intorno ai 500 euro. Nei test eseguiti durante queste due settimane di utilizzo, il dispositivo ha dimostrato un comportamento solido e coerente con la capacità del brand di coniugare potenza e versatilità. Il design ricercato ed il colore del Realme 16 Pro+ sono una ventata di freschezza nel segmento midrange; a questo va aggiunto l'impiego di materiali premium, che rendono l'approccio estetico distintivo rispetto alla concorrenza. Sotto la scocca, il chipset Snapdragon 7 Gen 4 gestisce ogni attività quotidiana con facilità, mentre il touch reattivo e la fluidità del display a 144Hz garantiscono un’esperienza di gioco coinvolgente. Il comparto fotografico è senza dubbio uno dei punti di forza su cui Realme ha investito, tra i più completi nella sua fascia di prezzo. Non meno importante è l’autonomia: la batteria da 7.000 mAh permette di coprire fino a due giorni di utilizzo con attività quotidiane e moderata multimedialità. Anche con un uso intenso, lo smartphone offre tranquillamente una giornata piena senza bisogno di ricariche frequenti, un vantaggio significativo rispetto alla concorrenza. In conclusione, il Realme 16 Pro+ è uno smartphone che non solo soddisfa le esigenze quotidiane, ma ritengo possa essere la scelta ideale per chi cerca prestazioni, stile e affidabilità senza dover spendere cifre molto elevate.

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Anche uomini di una missione Oss fucilati dai nazisti al Cibeno


La famiglia di Emanuele Carioni, originaria di Misano di Gera d’Adda in provincia di Bergamo, proprio a due passi da Caravaggio, abitava al “grande” mulino. Il padre di Emanuele e prima di lui il nonno e lo zio lo gestivano e ne curavano l’attività. Emanuele era il primogenito; dopo di lui c’erano due sorelle, Ersilia e Anna Caterina.
[…] Frequenta il Corso Allievi Ufficiali di complemento d’Artiglieria a Nocera Inferiore e con i gradi di Tenente viene inviato al Colle di Tenda e successivamente in Albania. Il suo temperamento gioviale, cordiale, fraterno con i suoi soldati non è molto ben accettato dai superiori, motivo che lo induce a chiedere di frequentare il corso di paracadutista. Segue il corso a Tarquinia, lo supera e presso la base di Decimomannu in Sardegna ottiene il suo primo incarico, interrotto dalla notizia dell’armistizio dell’8 settembre, il giorno della scelta.
[…] Un sacerdote riesce a procurare un aereo ad Emanuele e ai suoi amici, col quale riescono ad atterrare in Sicilia: da qui, non senza difficoltà, raggiungono Brindisi e poi su, verso il Nord. Il 28 dicembre dello stesso anno aderisce all’organizzazione americana OSS (Office of Strategic Service): qui conosce un pari grado americano, Louis Biagioni, che gli si lega di fraterna amicizia, che proseguirà anche dopo la morte di Emanuele, attraverso lettere e testimonianze alla sua famiglia. Nella primavera del ’44 gli viene affidata la missione “Emanuele”: è paracadutato sulle montagne orobiche, sopra San Giovanni Bianco, con l’ordine di raggiungere la zona di Barzio per collaborare con i partigiani. È
il prologo della tragedia che si sta per compiere. Il lancio va male, la radio è persa e gli uomini costretti a nascondersi. Sono in tre: Emanuele Carioni, Piero Briacca e l’italo americano Louis Biagioni. Due sorelle, Rina e Luciana Villa, li ospitano nella loro casa; escono solo per andare in montagna dai partigiani e per le riunioni a cui partecipano, fra gli altri, Antonio Colombo, Franco Minonzio e Luigi Frigerio, che condivideranno il destino di Emanuele, fucilati anch’essi il 12 luglio. Una sera, con altri partigiani, chiedono rifugio a casa Villa due russi che, con credenziali persuasive sulla loro identità, si spacciano per prigionieri di guerra evasi; solo in seguito si scoprirà essere spie delle SS. Una mattina uno dei due accompagna Emanuele a Milano per conferire con l’organizzazione, ma lo conduce nelle mani dei tedeschi, che lo arrestano e lo portano a San Vittore. A Lecco sono arrestati anche gli altri.
Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Uomini, nomi, memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Edizioni APM, Carpi, 2004

Sempre il 19 maggio 1944 <694 sarebbero stati presi anche Franco Minonzio e Luigi Frigerio. Minonzio, il giorno precedente, mentre era diretto all’Ospedale Militare di Lecco per visitare un conoscente, aveva incontrato per strada Sandro Turba, suo “vecchio amico”, il quale lo aveva pregato di aiutare lui, e di riflesso le Villa, ad accompagnare gli sbandati ospitati in casa loro “fino a Passata oppure a Vedezeta Morterone (Como) presso un certo Bellingardi” <695. Franco, per anni a capo delle guide alpinistiche della zona, aveva accondisceso ad offrire soccorso ma, giunto al fondo valle del monte Resegone, si era dovuto fermare perché “ammalato ad una gamba” <696. Aveva così chiesto al fratello Giuseppe, di ventitré anni, di procedere oltre ed era tornato a casa. Il giorno successivo, mentre si trovava sul posto di lavoro, “alle 18” <697 era stato catturato. Tra i capi d’accusa quello di un “movimento di somme constatate attraverso appunti e libretti” che egli, sotto interrogatorio, avrebbe giustificato come frutto dell’“amministrazione del Dopolavoro Antonio Badoni” <698 e come ricavato della vendita della sua quota di comproprietario della ditta Insubbia <699.
Anche Antonio Fugazza era stato attirato nella rete. L’uomo, frequentando l’ufficio del genero Giovanni Zampieron, ubicato nella casa milanese della signora Maria Prestini, cugina delle Villa, aveva lì conosciuto i due paracadutisti Carioni e Biagioni. Alla richiesta di questi di un luogo sicuro dove occultare le armi, Fugazza aveva suggerito di sotterrarle nel giardino annesso alla sua casa di via Filippo Carcano (n.10). Presso tale abitazione, ai primi di maggio, si era così recato, come da accordi, Piero Briacca, il terzo membro della missione, per depositare nel terreno la valigia contenente “cinque rivoltelle con le munizioni per le stesse, due fucili vecchi smontati, senza munizioni e quattro
baionette arrugginite” <700. Fugazza era stato poi scoperto a ospitare a casa sua una famiglia di ebrei. Sequestrati dagli agenti i documenti, anche gli armamenti erano stati rinvenuti nel giardino e l’uomo, di conseguenza, portato in carcere. Scriveva Luca Ostèria: “18 maggio 1944. Le SS di Bergamo (ten. Lang Fritz) procedettero a numerosi arresti nella zona di Lecco e di Milano, contro patrioti e persone appartenenti al Cln. Tale operazione fu aperta da due confidenti di nome Mirko e Boris. Tutto l’incartamento venne da me chiesto al capitano Saevecke. Fu possibile circoscrivere l’operazione evitando l’arresto di altre numerose persone tra le quali il noto Giulio Alonzi, Boeri Enzo e il col. Faila del centro mutilati di Milano. Delle 23 persone arrestate dalle SS di Bergamo ne vennero liberate 14″. <701.
Immatricolati a San Vittore, gli amici Emanuele Carioni e Louis Biagioni erano stati assegnati a due celle di isolamento vicine, il primo alla n.88, il secondo alla n.95. Ciascuno cercava di scorgere dalle feritoie l’altro nel momento in cui veniva chiamato per gli interrogatori. Aperte un giorno le porte dei locali antistanti, Emanuele, visto Louis, gli aveva fatto scherzosamente il segno “che si andava a finire alla fucilazione” <702 e così i due amici si erano abbandonati a una lunga, liberatoria risata. Corrotta una guardia per mezzo di soldi, Carioni aveva poi trovato, nei successivi giorni, modo di ospitare, per qualche minuto, l’amico nella sua cella. Al momento dell’incontro Emanuele e Louis si erano abbracciati e avevano pianto “come bambini”, cercando, nel poco tempo a disposizione, di concordare una linea difensiva. Emanuele aveva messo Louis al corrente del fatto che, interrogato dal “dott. Ugo”, egli aveva ricevuto da questi rassicurazioni e lo stesso Louis, durante gli interrogatori, aveva avanzato con coraggio a Ostèria la richiesta di uscire dall’isolamento per essere messo in cella con l’amico, richiesta che dopo poco era stata soddisfatta: “Il tempo passava molto più presto per me e per lui. Io gli insegnavo canzoni americane e lui mi insegnava quelle italiane. Si trovava sempre qualche cosa da leggere e quando non si leggeva si raccontavano storie. Io gli parlavo della vita in America e lui dell’Italia. Gli chiedevo tante volte se sarebbe venuto in America e lui mi diceva che c’era troppo da fare in Italia. Tante volte mentre si mangiava a mezzogiorno si scoppiava a ridere e non [ci] si fermava fino a che le parti ci facevano male dal ridere. Emanuele l’avevano messo a lavorare come scopino e io a un altro mestiere che non ricordo. Ogni tanto il dott. Ugo ci chiamava dicendoci come andavano le cose e offrendoci sigarette. Un giorno mi chiamò e poi fece venire anche Emanuele quando gli dissi che non ci credevo a quel che mi aveva detto ci disse che per noi non c’era più molto pericolo e che non saremmo stati fucilati. Avevamo poca fiducia nelle sue parole quando ci fece sapere che faceva di tutto per farci restare in carcere e di non farci andare in un campo di concentramento. Sapevamo che in campo di concentramento saremmo stati i primi a essere fucilati per rappresaglia”. <703.
Annibale Carioni, padre di Emanuele, si era recato di corsa a Milano in prigione per visitare il figlio e ci era riuscito “alcune volte” <704. “Stai tranquillo”, gli aveva detto Emanuele “con bontà e con convinzione”; “mamma non lasciarla venire, si spaventerebbe; ti prego di non tentare nulla: io sono calmo e non verrò mai meno al mio dovere” <705. Il ragazzo aveva manifestato solo il dispiacere per la presenza in quel luogo di tanti suoi compagni di sventura e il desiderio di poter riprendere, quanto prima, la lotta interrotta. A San Vittore era riuscito a mettersi in contatto anche con le sorelle Villa a cui avrebbe scritto una lettera, andata purtroppo perduta: “Seguo gli avvenimenti di fuori su una carta disegnata su un muro con un pezzo di legno; sono bene informato di tutto. Però il più delle volte penso. Mi preoccupo soprattutto che voi vi diate troppo pensiero e siate in ansia riguardo alla mia situazione presente. Sono sicuro che tutto finirà bene e presto. Sono convinto di aver agito per un ideale giusto, quale di combattere il male: per impedire che l’Italia fosse trascinata nel baratro della rovina completa da pochi disonesti. Questa mia fede vi sia di conforto <706. Anche Biagioni sarebbe riuscito a mandare alle sorelle Villa dalla cella un biglietto: “Passo il tempo pitturando la mia stanza da letto con qualcosa che portano al mattino e che chiamano caffè… Mi dovete scusare se io sono stato una delle cause perché vi trovate qui. Non mi scorderò mai del bene che avete fatto e del vostro sacrificio. Se il destino permetterà che ritorni in America, non mi stancherò di parlare di voi e di tanta altra buona gente che ho trovato in Italia”. <707. Emanuele sarebbe rimasto fedele al suo giuramento di non tradire mai sé stesso. Dopo aver subito torture, finito a Fossoli come Biagioni, sarebbe per sempre stato diviso dall’amico Louis. Quest’ultimo, liberato dopo una lunga esperienza di detenzione nei campi tedeschi, avrebbe fatto fortunosamente ritorno in America. A Emanuele, Antonio Colombo, Franco Minonzio, Luigi Frigerio, Lino Ciceri e Antonio Fugazza il ritorno sarebbe per sempre stato negato. Come Napoleone Tirale, Antonio Gambacorti Passerini, Giovanni Barbera, Arturo Martinelli, Galileo Vercesi, Brenno Cavallari, Luigi Ferrighi, Ubaldo Panceri, Jerzi Sas Kulczycki, Ernesto Celada, Armando Di Pietro, Renato Mancini, Carlo Bianchi, i sei partigiani del gruppo di Lecco, vicini alle sorelle Villa, sarebbero morti nella strage di Cibeno compiuta dai nazifascisti – poco dopo l’omicidio di Poldo Gasparotto – il 12 luglio 1944 a pochi chilometri dal campo di Fossoli.

[NOTE]694 La data dell’arresto di Franco Minonzio è confermata anche da don Giovanni Ticozzi, suo amico. Si veda don G. Ticozzi, frammenti di vita, Ettore Bertolozzi, Lecco 1959, p. 44.
695 Insmli, Verbale di interrogatorio di Franco Minonzio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
696 ibidem.
697 Insmli, Verbale di interrogatorio di Franco Minonzio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
698 ibidem.
699 ibidem.
700 Insmli, Verbale di interrogatorio di Fugazza Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
701 Insmli, fondo Osteria, b. 1.
02 Lettera di Louis Biagioni a Ersilia Carioni, 25 febbraio 1946. Archivio privato famiglia Carioni.
703 ibidem.
704 All’Eccel. Ministero della guerra, Misano d’Adda, 30-5-49, Archivio privato famiglia Carioni. Egli avrebbe subìto, a causa dell’operato del figlio, “una forma di persecuzione” da parte del podestà del suo paese.
705 ibidem.
706 S. Puccio, Una resistenza, cit., p. 81.
707 ibidem.
Francesca Baldini, “La va a pochi!” Resistenza e resistenti in Lombardia 1943-1944. La vita di Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Tesi di dottorato, La Sapienza – Università di Roma, Anno Accademico 2022-2023

All’alba del 12 luglio 1944, 69 internati nel campo di concentramento per politici di Fossoli sono portati in tre gruppi al Poligono di tiro di Cibeno e lì 67 saranno fucilati mentre due riusciranno a fuggire. La barbara azione è fatta per rappresaglia verso l’uccisione a Genova di 7 militari tedeschi, così si dice nella sentenza letta poco prima dell’uccisione. Una motivazione che mostra però troppe incongruenze rispetto l’ usuale strategia messa in campo dai nazifascisti in circostanze simili: di tempo, perché l’attentato ai militari tedeschi avviene molti giorni prima; di luogo, perché gli episodi coinvolgono due comunità molto distanti tra loro; di scopo, perché si fa di tutto per occultare la strage, la violenza e i corpi dei giustiziati non sono esibiti, ma caparbiamente occultati.
Marzia Luppi, Dieci anni dopo, Prefazione a Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Op. cit.

E proprio durante una permanenza negli Stati Uniti Gustavo Gnecchi andò a cercare e ritrovare, nell’immensa metropoli di New York, il parà italo americano Louis Biagioni, lanciato in missione segreta nel 1944 lungo la cresta montana tra il lecchese e le Orobie. Biagioni aveva trovato rifugio nella casa al Garabuso di Acquate delle quattro sorelle “garibaldine” Villa, Venne poi catturato dai tedeschi e finì in campo di prigionia, rientrando in USA a guerra finita. Biagioni non era più stato in Italia, pur mantenendo corrispondenza con le sorelle Villa che ricordava con grande riconoscenza come coraggiose protagoniste della lotta per la libertà […]
A.B., Lecco: Gustavo Gnecchi incontrò a New York il parà Biagioni, “nascosto” dalle sorelle Villa, Leccoonline, 21 aprile 2017

[…] la fonte è Luca Osteria, alias «dottor Ugo Modesti», il personaggio cui si è già accennato e che, insieme a uno degli agenti ai suoi ordini, rientrerà indirettamente nella nostra storia per essere stato il più prezioso, e per diversi mesi produttivo, collaboratore italiano di Saevecke dal settembre 1943 al febbraio 1945. Ex marinaio, per diciassette anni al servizio dell’Ovra, Osteria rivela un vero talento per la provocazione riuscendo nel ventennio a mandare in galera parecchi antifascisti e, in tempo di guerra, a gabbare l’intelligence inglese facendole credere di essere entrata in contatto con un’organizzazione antifascista che in realtà, sotto la sua direzione, le passa solo informazioni inconsistenti e fa invece cadere in trappola diversi agenti britannici. Da qui il credito iniziale presso i tedeschi cosicché, quando il citato commissario Panoli lo segnala a Saevecke come l’esperto dell’Ovra che fa per lui, gli si spalancano le porte del Regina e da quel momento comincia una strettissima cooperazione. Nel corso del 1944 avrà un attacco di resipiscenza e inizierà il doppio gioco in favore della Resistenza, o più probabilmente di sé stesso, riuscendo a convincere della onestà dei suoi moventi anche Parri, ma non completamente i servizi inglesi né Leo Valiani né Enzo Boeri, responsabile della sezione controspionaggio del Comando generale Corpo volontari della Libertà. Personaggio sicuramente sfaccettato e difficile da decifrare, indubitabilmente scaltro e rotto ad ogni astuzia del bieco mestiere esercitato per anni, nel dopoguerra si darà arie da poliziotto infallibile attribuendosi anche il merito di aver salvato centinaia di resistenti, la maggior parte dei quali nomi che contano e di cui conserverà un meticoloso elenco. Nel febbraio 1945, quando sente il cerchio stringerglisi sempre più dappresso, si reca a Berna dal responsabile dei servizi britannici, McCaffery, ma, nonostante la sua offerta a collaborare, viene narcotizzato e trasportato nell’Italia meridionale dove rimane «in condizione di semiprigioniero» fino alla conclusione del conflitto. All’epoca dell’inchiesta dell’Aned vive a Genova, la sua città natale, ma, benché certamente depositario di molti retroscena, non gli verrà richiesta nessuna testimonianza: il passato di provocatore fascista e la tardiva e troppo sospetta conversione al fronte antifascista fanno di lui un elemento del quale diffidare, in più corre voce sia anche in contatto con l’Oas, l’organizzazione terrorista dell’estrema destra francese che si è opposta con ogni mezzo all’indipendenza algerina.
Luigi Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo, DATANEWS Editrice, 1998
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Antifascisti cattolici arrestati tra Milano e Lecco a primavera 1944


Mentre sull’orizzonte politico si stavano profilando tali importanti cambiamenti, la lotta, in Lombardia, nella primavera del 1944, era nel pieno del suo “suo corso” <655 e si stava ulteriormente inasprendo.
Il 26 aprile venivano arrestati Carlo Bianchi e Teresio Olivelli, due antifascisti cattolici collegati al Cln di Milano e ispiratori del foglio clandestino «Il Ribelle». La loro cattura era stata dovuta alla delazione di un conoscente, il medico Giuseppe Jannello che, frequentatore come Bianchi della Fuci, era stato fermato dalla polizia lo stesso giorno. Durante un interrogatorio in carcere, il dottore aveva ceduto a seguito di quello che avrebbe più tardi definito un “atto di viltà”, del quale avrebbe chiesto venia <656. Sottoposto alle pressioni degli inquirenti, che minacciavano ritorsioni contro la madre malata, si era piegato a confessare i nomi dei responsabili del giornale di ispirazione cattolica. I fatti sono stati minutamente ricostruiti dalla figlia di Carlo Bianchi, Carla Bianchi Iacono, la quale, in “Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla repubblica Sociale Italiana”, ha scritto che Giuseppe Jannello, nel tardo pomeriggio del 26 aprile, sotto costrizione, aveva telefonato all’abitazione di Via Villoresi (n.24), di proprietà dell’ingegner Bianchi, chiedendogli un appuntamento urgente in Piazza San Babila per la mattina successiva alle 12.30. Contestualmente, Jannello lo aveva invitato a condurre con sé anche Teresio Olivelli, suo ospite – come prima di lui Jerzi Sas Kulczycki – nonché fondatore con Luigi Masini e Carlo Basile delle Fiamme Verdi. I due amici, recatisi all’incontro, erano stati arrestati dai militi dell’Ufficio Politico Investigativo, comandati dal “dottor Ugo”, ed erano stati ristretti nel VI° raggio del carcere di San Vittore, rispettivamente nella cella n.19 e n.142, con l’accusa di propaganda a mezzo de «Il Ribelle». A una settimana dall’arresto, due funzionari dell’Ufficio speciale di polizia – dipendenti di quello stesso Luca Ostèria – avevano bussato alla porta dell’abitazione di Bianchi per procedere a una perquisizione: gli inquirenti speravano di trovare in casa sua ulteriori prove d’accusa, ma erano riusciti a sequestrare solo volantini della Fuci. Bianchi e Olivelli, tenuti rigorosamente separati l’uno dall’altro per più di venti giorni, avevano scovato ugualmente un modo per comunicare. A dimostrazione dei contatti intercorsi tra i due amici, c’era il primo messaggio, fatto recapitare da Bianchi alla propria famiglia, che portava sul retro uno scritto di Olivelli. Non solo: Bianchi era riuscito addirittura a incontrare “[Agostino] Gracchi” in una situazione del tutto eccezionale: “Ho potuto perfino fare una scappatina nella cella di Gracchi [Olivelli] (è stato arrestato insieme a me) e abbiamo fatto una chiacchierata molto utile: vi saluta tanto anche lui, dice che i suoi non sanno ancora niente, di non avvertirli però per evitar loro il dolore, se mai venissero a cercarlo da voi preparate suo padre
con bei modi e ditegli tutto. La sua posizione non è grave per ora, e spero se la cavi con poco” <657. Il 9 giugno i due prigionieri sarebbero stati condotti nel campo di Fossoli, da dove Bianchi non avrebbe mai più fatto ritorno e Olivelli sarebbe stato deportato prima a Bolzano, poi a Hersbruck, per morire in quel campo di concentramento tedesco il 17 gennaio del 1945.
Anche il gruppo del Cln di Lecco e quello della missione americana dell’Oss sarebbero caduti nel mese di maggio nella rete dei nazifascisti e portati il 9 giugno a Fossoli, insieme ad alcuni membri dell’organizzazione Reseaux Rex e ai militari del Vai detenuti a San Vittore.
Una “domenica mattina” <658, a Maggianico, nell’abitazione di Giulio Alonzi, si era presentato da solo Antonio Colombo, uno dei suoi collaboratori lecchesi (insieme a Franco Minonzio, impiegato presso la ditta Badoni, e Luigi Frigerio, detto “Signur” <659, meglio conosciuto come il “Cristo” <660). Colombo aveva avvertito Alonzi che due russi, ex prigionieri, lo aspettavano in casa di gente amica, al Garabuso, sopra Acquate. Inforcate le biciclette, Colombo e Alonzi erano giunti a villa Ongania, di proprietà delle sorelle Villa (Caterina, detta “Rina”, Angela, Erminia e Carlotta), dove avevano trovato, “in compagnia del Frigerio” <661, i due russi. Erano così venuti a sapere da questi della
disponibilità, manifestata da una cinquantina di loro connazionali impiegati alla Todt a Milano, a far parte di una formazione partigiana e a “trasportare a Lecco un certo quantitativo di esplosivo e di bombe a mano” <662. Si erano infine congedati dai russi in attesa di prendere una decisione a riguardo. A loro parere, gli ex prigionieri in questione avrebbero dovuto raggiungere la città auspicabilmente “a scaglioni di sei per volta per ragioni di opportunità” <663. Pensando che il capo naturale della costituenda formazione non potesse che essere Voislav Zaric <664, un sottufficiale serbo, ex-prigioniero delle truppe italiane, a capo di un piccolo raggruppamento di dieci uomini, prevalentemente serbi e croati, attivo nell’alta Valle Brembana e in Val Taleggio, Alonzi si era fatto combinare con lui un appuntamento da Mario Colombo, il sarto antifascista di Zogno, che faceva per quella zona “da trait d’union del Comitato” <665. Zaric era rimasto entusiasta all’idea di poter ingrossare le fila della sua formazione onde “fare qualche azione nella valle” <666. Di qui la programmazione di una riunione da tenersi in casa Villa per il successivo 12 maggio, allo scopo di “concretare le modalità per mettere in salvo gli ex prigionieri” <667. All’incontro sarebbero stati presenti anche i tre paracadutisti della missione radio clandestina americana, lanciati dall’Oss in Val Brembana alcune settimane prima: Emanuele Carioni, Piero Briacca, e l’italo-americano Louis Biagioni. Questi ultimi, però, assistettero “casualmente alla riunione perché erano solo ospiti dalle Villa, tanto che non avrebbero preso parte “alle […] trattative e agli accordi” <668. Louis Biagioni, newyorkese di nascita, era stato formato in America, “a Sioux Falls S. Dakota” <669, come radiotelegrafista. Spinto dal “desiderio di curiosità e dell’avventura”, aveva accettato sin dal 1942 di entrare nell’Oss, “senza sapere precisamente quali scopi e lavori” ne sarebbero derivati “per una tale appartenenza” <670. Sbarcato a Palermo, dopo due settimane di addestramento alla radio trasmittente e ricevente, era stato trasferito a Brindisi, dove era rimasto per quattro mesi, fino alla partenza per l’Italia del Nord, avvenuta ai primi di aprile 1944. Emanuele Carioni, suo compagno di missione, era un ragazzo di soli ventidue anni, alto e biondo, nativo di Misano di Gera d’Adda. Egli aveva frequentato il corso allievi ufficiali di complemento a Nocera e ne era uscito con il grado di sottotenente. Chiamato alle armi, il 27 febbraio 1941 aveva prestato servizio presso il 24° Reggimento artiglieria Piacenza. Inviato poi in forza del 184° Reggimento di artiglieria “Nembo” in Albania, aveva avuto modo di verificare lì la politica sconsiderata del fascismo. Era stato proprio in Francia, in Jugoslavia, in Grecia, in Russia che, a fronte delle efferatezze perpetrate dal regime nazifascista, molti soldati italiani avevano conosciuto la guerra partigiana. Già nel giugno 1942, scrivendo una lettera alla sorella Ersilia dal fronte jugoslavo, Emanuele si esprimeva in questo modo: “da un momento all’altro noi potremo dover guardare a questa bandiera che sventola come al simbolo di un nemico. Tutto ciò non mi sgomenta e con calma penso alla casa, alla Patria lontana. Ti dico questo non per drammatizzare le cose, ma perché tu sappia quale sarà la mia linea di condotta nel caso che tali eventi dovessero succedere” <671.
[…] I guai per i protagonisti della vicenda erano ormai “maturati”. I russi si sarebbero in breve rivelati spie, con il conseguente collasso dell’intera rete clandestina che aveva avuto base a villa Ongania. Il 17 maggio sera erano a casa delle Villa, oltre a Emanuele e Louis, “undici partigiani” che poi sarebbero risultati nazifascisti. “Tra questi c’erano spie della SS tedesca”, avrebbe ricordato Caterina Villa in una memoria depositata oggi presso l’archivio dell’Anpi di Lecco: “Mirko e Boris e Resmini, quest’ultimo spia italiana al servizio dei tedeschi al comando SS di Bergamo” <688. E così, mentre il giovedì 18 mattina Mirko aveva accompagnato Emanuele Carioni per Milano e lì lo aveva fatto arrestare con Maria Prestini, contestualmente Sandro Turba, presentatosi in casa di Colombo, lo aveva avvertito che presso le donne erano sopraggiunti “alcuni individui da convogliare verso la montagna […] accompagnati dal Boris” <689. Giunto sul posto, Antonio non aveva però trovato la persona indicata, ma un triestino del tutto sconosciuto. Non sapendo come regolarsi, era tornato indietro, pregando le sorelle di ricontattarlo all’arrivo del russo. Di sera, ricevuta la telefonata, era così tornato in casa delle Villa dove il Boris <690, in compagnia di Mirko, gli aveva comunicato l’arrivo a Lecco di un camion con armi e munizioni diretto in Val Taleggio. I due russi, mentre si accingevano, insieme a Colombo, a recarsi in città, si erano qualificati di fronte all’uomo come agenti della polizia tedesca e lo avevano fatto arrestare. All’alba del 19 tedeschi delle SS, guidati dai due russi, dopo aver iniziato una sparatoria, avevano poi preso nella rete l’americano Louis, e le sorelle Rina, Erminia e Carlotta. Si erano salvati Angela, che era a Barzio, e Pietro Briacca, mentre era rimasta piantonata ad Acquate l’anziana madre delle Villa la quale, malata,
era stata costretta a lasciare l’abitazione <691. Ha raccontato Alonzi poi circa la conseguente cattura di Voislav Zaric e di Candida Offredi: “Avvenne che una sera Antonio fu chiamato al Garabuso e arrivato al Caleotto, lo arrestarono. Poi i tedeschi arrestarono le tre sorelle Villa Ongania e si insediarono nella loro casa. Arrivò Zaric e la partigiana di collegamento, Candida [Offredi]. Presi anche loro. Antonio riuscì a farmi sapere che dovevo filare subito. […] Tutti finirono a Fossoli. Zaric e le donne furono poi mandati in un lager. Zaric passò per il Cellulare e in una cella del Quinto raggio aveva graffito il suo nome sui muri, più e più volte. In quella cella finii anch’io più tardi e i graffiti mi ricordarono tante cose” <692. Boris e Mirko, che avevano condotto le SS tedesche al Garabuso, si erano insediati in casa delle donne in attesa dell’arrivo di Zaric e della Offredi, sua accompagnatrice; solo Alonzi si sarebbe salvato, avvertito all’ultimo momento da Colombo. Emanuele Carioni, entrando il 19 maggio nel portone della Casa circondariale, con sua grande sorpresa, si era trovato così davanti l’amico Louis, ivi tradotto dalle guardie. Emanuele “era un po’ pallido come eravamo tutti noi presi in quella retata” – avrebbe ricordato Biagioni -, a causa del pensiero “della sorte che ci aspettava. Ci demmo uno sguardo di incoraggiamento, ma non si poté parlare” <693.

[NOTE]655 Una lotta nel suo corso: così Ragghianti aveva suggerito di intitolare la raccolta di saggi pubblicati da Neri Pozza Editore nel 1954.
656 “Il dottor Jannello sarebbe poi liberato il 10 giugno, giorno successivo all’invio del gruppo de «Il Ribelle» al campo di Fossoli. Il suo tradimento era stato premiato con la libertà. La lettera scritta da Jannello il 28 maggio con la confessione del suo atto di viltà non è reperibile. Il suo contenuto però trova conferma nell’intervista rilasciata dalla prof. Nina Kaucisvili il 25 gennaio 1995: “[…]. Secondo la Kaucisvili, Jannello appena uscito dal carcere, verso la fine di giugno, si recò a una riunione della Fuci, raccontò tutto chiedendo perdono e giustificandosi dicendo che non si era reso conto della gravità di ciò che aveva fatto. Don Ghetti in seguito invitò tutti a evitarlo perché lo riteneva un elemento pericoloso per l’organizzazione”. C. Bianchi, Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla repubblica Sociale Italiana, Milano, Morcelliana 1998, pp. 125-6.
657 C. Bianchi, Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla repubblica Sociale Italiana, cit., p. 130.
658 G. Alonzi, Paolo diventa carriola, «Historia» (2) 1962, fasc. 60, p. 78.
659 ibidem.
660 Insmli, Verbale di Interrogatorio di Louis Biagioni e di Colombo Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
661 Insmli, Verbale di interrogatorio di Colombo Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2. Si veda anche G. Alonzi, Paolo diventa carriola, «Historia» (2) 1962, fasc. 60, p. 78.
662 Insmli, Verbale di interrogatorio di Colombo Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
663 ibidem.
664 Voilsav Zaric era stato catturato a Lubiana nel 1941 dalle truppe italiane, inviato a Gorizia, in Sardegna e poi nel campo per prigionieri di guerra della Grumellina (n.62) a Bergamo da dove era evaso il 10 settembre con altri slavi sulle montagne vicine.
665 Rapporto del Fiduciario Tausch messo insieme nella cella di Zaric Voislav, in copia. Archivio privato famiglia Carioni.
666 Insmli, Verbale di interrogatorio di Carioni Emanuele, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
667 Insmli, Verbale di interrogatorio di Colombo Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
668 Verbale di interrogatorio di Zaric Voislav. Archivio privato famiglia Carioni.
669 Insmli, Verbale di Interrogatorio di Louis Biagioni, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
670 ibidem.
671 Lettera di Emanuele a Ersilia, 7 giugno 1942. Archivio privato famiglia Carioni.
688 Archivio Anpi Lecco, Memoria di Caterina Villa.
689 Insmli, Verbale di interrogatorio di Carioni Emanuele, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
690 Era Boris un ragazzo di 24 anni, “piccolo, naso dritto, capelli bruni, occhi chiari”, mentre il suo compagno, Mirco, di 30, detto “il biondino”, “piccolo, biondo, occhi chiari, naso normale”. Rapporto del Fiduciario Tausch messo insieme nella cella di Zaric Voislav, Archivio privato famiglia Carioni.
91 Archivio Anpi Lecco, Memoria di Caterina Villa.
692 G. Alonzi, Paolo diventa carriola, «Historia» (2) 1962, fasc. 60, pp. 79.
693 Lettera di Emanuele a Ersilia, 7 giugno 1942, Archivio privato famiglia Carioni.
Francesca Baldini, “La va a pochi!” Resistenza e resistenti in Lombardia 1943-1944. La vita di Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, Anno Accademico 2022-2023

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Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

moz-art à la haydn / alfred schnittke


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DELIRIUM MUSICUM plays Schnittke Moz-Art à la Haydn @ Wende Museum, Los Angeles, December 2018 – deliriummusicum.com
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Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Clip Studio Paint 5.0: 400 novità per illustratori e animatori digitali


Clip Studio Paint 5.0 è disponibile su tutte le piattaforme con circa 400 novità: Smart Shape, modelli 3D di mani, dinamica della velocità per i pennelli e prestazioni generali migliorate.
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Celsys ha rilasciato l’11 marzo Clip Studio Paint 5.0, aggiornamento major del software di disegno digitale usato da oltre 60 milioni di persone tra illustratori, autori di fumetti e animatori. La versione è disponibile su Windows, macOS, iPad, iPhone e Android, con circa 400 novità rispetto alla 4.0.

La funzione più interessante si chiama Smart Shape: tenendo premuto il pennello al termine di un tratto, il programma corregge automaticamente la linea trasformandola in una curva pulita o in una forma geometrica, senza dover cambiare strumento. Funziona su tutti i tipi di pennello e su qualsiasi dispositivo, inclusi gli smartphone con il dito. Una comodità concreta per chi disegna sfondi, prop o vuole mantenere un tratto a mano libera senza rinunciare alla precisione.

Le prestazioni dei pennelli con bordo acquerello spesso sono state accelerate, la qualità dello sfumato migliorata e aggiunta un’anteprima del tratto per ridurre il ritardo con stabilizzazione elevata.

Modelli 3D e dinamiche avanzate


La versione 5.0 introduce modelli 3D ad alta qualità delle mani umane, personalizzabili nelle proporzioni, da usare come riferimento per il disegno. Vengono aggiunte anche texture metalliche e lucide per gli altri modelli, la possibilità di dipingere direttamente su superfici 3D e una funzione per raggruppare più modelli e spostarli insieme durante la costruzione delle scene.

Altra aggiunta di rilievo è la dinamica della velocità nei pennelli: dimensione e opacità ora possono rispondere alla rapidità del tratto, con una curva di risposta personalizzabile nelle impostazioni di pressione e inclinazione.

Completano il quadro interventi all’interfaccia, miglioramenti ai flussi di lavoro multipagina e per la stampa, e nuove funzioni nella modalità semplificata, inclusa l’animazione.

Gli abbonati con piano mensile o annuale trovano la 5.0 già disponibile senza costi aggiuntivi. Chi possiede una licenza perpetua della 4.0 può acquistare un aggiornamento scontato o sottoscrivere l’Update Pass annuale.


FONTE clipstudio.net


FONTE celsys.com


FONTE clipstudio.net

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26×18 Generazione Z e Lavoro La Fine del Postocentrismo


L’articolo analizza la crescente tensione nel mondo del lavoro tra la Generazione Z e i colleghi più anziani, evidenziando una profonda divergenza di valori e priorità. I lavoratori più giovani tendono a rifiutare la cultura del sacrificio estremo, privilegiando la salute mentale e la flessibilità rispetto alla carriera tradizionale. Questa visione viene spesso fraintesa dai manager esperti, che la interpretano erroneamente come pigrizia invece di riconoscerla come una reazione consapevole a contesti professionali ritenuti tossici. Fattori come la digitalizzazione precoce e l’instabilità economica hanno ulteriormente influenzato questo approccio, rendendo la comunicazione intergenerazionale sempre più complessa. Le aziende si trovano ora costrette a riconsiderare i propri modelli operativi per integrare dipendenti che non considerano più l’impiego come il centro esclusivo della propria vita.

ref: ilpost.it/2026/03/10/approccio…

Salt-N-Pepa

Salt-N-Pepa
26x18 Generazione Z e Lavoro La Fine del Postocentrismo

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Lucrezia: purificatrice del male o dea della vendetta?

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L’oscuro fascino del thriller di Marco Abbagnara


A New York, uomini accusati di violenza sulle proprie compagne scompaiono nel nulla. Non faranno mai ritorno.
Chi li ha sequestrati? Che fine hanno fatto?
Il detective Carlos Diabo è chiamato a risolvere il mistero.
Nel frattempo, la contessa Lucrezia Montecadì, potente imprenditrice e mecenate, guida la Radesa, un impero farmaceutico da oltre 200 miliardi di dollari di fatturato. Parallelamente, dirige una ONLUS impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne, con l’obiettivo di renderle indipendenti, valorizzate e autorevoli.
“Purificare i loro cuori
per la gravità delle loro azioni impure,
divorare i loro peccati
affinché la loro anima
ritrovi la pace eterna.”

— Contessa Lucrezia Montecadì

Il libro è acquistabile su amazon al seguente link amazon.it/Lucrezia-Purificatri… o sul sito della casa editrice pathosedizioni.it/catalogo/luc…

Ombre e bellezza.


Il romanzo di Marco Abbagnara ci introduce in un universo denso di ombre, dove la bellezza si scontra con l’orrore. Al centro della narrazione troviamo Lucrezia Montecadì, contessa di origini napoletane che incarna potere ed eccellenza: amante dell’arte, mecenate e imprenditrice di successo alla guida della casa farmaceutica Radesa.

Dietro questa facciata impeccabile si cela però un impegno civile che assume i contorni di una vera e propria crociata personale. Lucrezia ha infatti fondato una ONLUS dedicata alle donne vittime di violenza, con l’obiettivo di renderle economicamente indipendenti e restituire loro la dignità perduta.


Un’anima divisa tra luce e oscurità


Lucrezia non è un personaggio lineare, ma una figura complessa che vive in un perenne chiaroscuro. Se da una parte appare come una salvatrice, dall’altra custodisce un passato che “sa d’inferno”.

Il suo cuore, segnato da profonde ferite, non rinuncia però alla ricerca di un legame autentico, trovando rifugio in Adama, donna intensa e autentica. Tuttavia, l’ombra di Alejandro e il mistero della sua scomparsa continuano a gravare sulla contessa, alimentando la domanda centrale del romanzo:

Chi è davvero Lucrezia Montecadì?
Una spietata vendicatrice che anestetizza il dolore attraverso la violenza, o una reale purificatrice del male?


Analisi psicologica: il trauma come motore del destino


L’aspetto più profondo dell’opera emerge attraverso i flashback che interrompono la narrazione. L’autore scava nel passato della protagonista, rivelando una ferita originaria: il trauma subito per mano del padre durante l’infanzia.

Questo evento rappresenta la genesi della sua trasformazione psicologica. Rabbia e repulsione non nascono da un impulso superficiale, ma da un meccanismo di difesa che ha convertito la vittima in carnefice dei carnefici.

A livello simbolico, Lucrezia incarna una doppia identità:

  • La Donna di Luce: colei che costruisce, sostiene le donne e crede nell’amore.
  • La Dea Vendicatrice: figura moderna e mitologica, pronta a macchiarsi di sangue per ristabilire un equilibrio morale che la giustizia tradizionale non riesce a garantire.

Tra New York e Napoli: un noir senza confini


Ambientato tra l’energia frenetica di New York e le radici viscerali di Napoli, il romanzo si sviluppa come un noir internazionale che esplora il confine sottilissimo tra bene e male.

La scrittura di Abbagnara è immersiva e carica di pathos, capace di trascinare il lettore nei meandri di una mente complessa.

La missione “elevata” di Lucrezia si scontra inevitabilmente con una domanda morale:

È possibile fare del bene utilizzando il male come strumento?

Il paradosso della contessa risiede proprio qui: nel tentativo di purificare il mondo, finisce per sporcarsi le mani dello stesso sangue che vorrebbe lavare via.


La dualità geografica: il sangue di Napoli e il cemento di New York


Il viaggio tra Napoli e New York non è solo fisico, ma rappresenta una proiezione del conflitto interiore della protagonista.

Napoli: il ventre del trauma


Napoli è la città delle radici e del dolore. È il luogo in cui tutto ha avuto origine: una dimensione fatta di visceralità, memoria e ferite mai rimarginate. Qui Lucrezia è la Contessa, legata a una vendetta arcaica, dove “il sangue lava il sangue”.

New York: l’armatura di cristallo


New York rappresenta invece il potere, il controllo e il futuro. Tra grattacieli e laboratori, Lucrezia indossa la maschera dell’imprenditrice impeccabile. Se Napoli è il luogo del sentire, New York è quello dell’azione strategica.

Questo continuo passaggio tra le due città rafforza la sua natura di “anima a metà”: una tensione costante tra redenzione e vendetta.

Come afferma la stessa protagonista, Napoli resta una necessità vitale:
“Ho bisogno di un vulcano sotto i piedi per ricaricare le energie.”


Conclusione


Lucrezia Montecadì è un personaggio che non lascia spazio alla neutralità. Interroga il lettore sulla natura della giustizia, sul peso del trauma e sui confini della moralità.

Condannarla o santificarla è una scelta che spetta esclusivamente a chi si addentrerà tra le pagine di questo intenso thriller psicologico firmato Marco Abbagnara.

Biografia dell’autore


Marco Abbagnara nasce a Catania. Steward di volo, pittore e curatore d’arte.

Nel 2023 pubblica Lucrezia, purificatrice del male (Pathos Edizioni), primo capitolo di una trilogia dedicata alla misteriosa giustiziera. Il secondo volume, Il trionfo della morte, prosegue il percorso narrativo. La trilogia si concluderà nel 2026.

Recensioni libri

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NodeBB 4.9.2: piccolo aggiornamento, con un occhio al fediverso


NodeBB aggiorna alla versione 4.9.2 con correzioni varie e una novità interessante: la condivisione nativa dei post su Mastodon.
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È uscita la versione 4.9.2 di NodeBB, il software open source per forum di discussione. Si tratta di una patch di manutenzione, con una lista di correzioni abbastanza lunga e qualche miglioramento sotto il cofano, ma c’è almeno una novità che vale la pena segnalare: è stata aggiunta la condivisione nativa dei post su Mastodon. Niente di rivoluzionario, ma un segnale che il progetto tiene d’occhio l’ecosistema del fediverso, dove NodeBB è già presente con il supporto ActivityPub.

Tra le altre cose sistemate in questa versione: il comportamento del contatore dei messaggi non letti, alcuni problemi con le immagini GIF nei profili, la gestione delle anteprime nelle categorie figlie e qualche fix all’interfaccia mobile. Nulla che cambi l’esperienza d’uso in modo visibile, ma il tipo di lavoro che tiene in piedi un software nel tempo.

Chi volesse provare NodeBB senza installare nulla può farlo su Citiverse.it, l’istanza italiana che gestiamo noi, già aggiornata alla 4.9.2.


FONTE github.com

#hot
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D’Istruzione Pubblica


Da 500 a 383 euro, così è stata ridotta la Carta Docente, presentata a suo tempo, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, come un bonus annuale destinato agli insegnanti per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale. Una riduzione determinata dalle tante cause vinte dai docenti precari, ai quali era stato negato questo bonus. Da qui la soluzione: la somma totale […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/17/dist…

#documentario #precariDellaScuola #riformaDellaScuola

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La luce e il perdono


L'antico confessionale

Un raggio di luce sfiora l’antico confessionale e,
nell’ombra della Badia di Camaiore,
sembra ancora di respirare il silenzio del perdono.


Tags: Scatti Fugaci | Camaiore

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E’ domenica mattina.
Tempo incerto e a tratti piove mentre il mare, ancora mosso, lentamente si sta calmando.
Poca gente in giro.
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Kagi Small Web: arrivano le categorie e le app mobile


Kagi aggiorna la sua iniziativa Small Web con categorie tematiche, estensioni per browser e app per iOS e Android per navigare siti personali e non commerciali.
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Il motore di ricerca a pagamento Kagi ha aggiornato la sua iniziativa Small Web, uno spazio dedicato a blog personali, video indipendenti, webcomic e altri siti creati senza scopi commerciali. L’obiettivo dichiarato è rendere più facile imbattersi in contenuti scritti da persone reali, lontani dalla logica degli algoritmi pubblicitari.

Le novità principali sono tre: un sistema di categorie tematiche (tecnologia, cultura, fotografia, videogiochi e altre), estensioni per i principali browser e app native per iOS e Android. Le app aggiungono alcune funzioni extra rispetto alla versione web: salvataggio dei contenuti preferiti, filtro per tipo (video, fumetti, repository di codice), modalità di lettura senza distrazioni e supporto per un font adatto a chi ha difficoltà di lettura.

L’indice comprende oltre 30.000 siti. Chiunque può proporre l’aggiunta di nuovi, seguendo le linee guida pubblicate su GitHub. È previsto anche un sistema di badge da mostrare sul proprio sito per segnalare l’appartenenza all’iniziativa.

Vale la pena ricordare che Kagi rimane un servizio proprietario e a pagamento, quindi l’accesso completo richiede un abbonamento. La parte Small Web è però accessibile anche senza account.

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MOVA S70 Roller: finalmente un robot con rullo da 90 mm che entra ovunque – la pulizia quotidiana non è mai stata così semplice


MOVA S70 Roller rivoluziona la pulizia domestica quotidiana con il suo rullo da 90 mm e un profilo ultra-sottile mai visto prima nel settore. Ecco tutto quello che devi sapere
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MOVA ha annunciato S70 Roller, progettato per offrire alle famiglie una pulizia domestica completa ad alte prestazioni e bassa manutenzione. In linea con la sua filosofia, “Fresh Water Clean, For Every Home” la serie S70 di Mova amplia la gamma di lavapavimenti del brand, portando la tecnologia a rullo verso una fascia di prezzo più accessibile. Sull’onda del debutto della serie all'edizione CES 2026, S70 Roller ripropone il concetto di rullo ultrasottile in una configurazione pratica perfetta per l’uso quotidiano.

Con soli 90 mm di altezza, S70 Roller è attualmente il robot aspirapolvere a rullo più sottile del settore, dichiara Mova, capace di raggiungere anche gli spazi più ristretti sotto divani, letti e armadi. Coperto da una garanzia di 3 anni, il dispositivo è pensato per garantire affidabilità a lungo termine e facilità d’uso; combinando una potenza di aspirazione di 28.000 Pa, un sistema di pulizia a rullo pressurizzato e una manutenzione senza mani, esso assicura una freschezza costante in tutta la casa con il minimo sforzo.
L'altezza di soli 90 mm, ottenuta grazie a un sensore LiDAR CovertSense integrato, consente di pulire sotto i mobili e di muoversi in spazi ristretti
In occasione del lancio primaverile di S70 Roller, MOVA offre uno sconto promozionale iniziale di 100 euro fino al 23 marzo

Pulizia profonda con rullo pressurizzato

Il cuore di S70 Roller è il sistema HydroForce Mopping, una versione migliorata della tecnologia già presente in Z60 Ultra Roller Complete che, grazie al rullo pressurizzato, deterge in profondità i pavimenti con acqua pulita; invece che limitarsi a lavarli superficialmente.
12 erogatori di precisione spruzzano continuamente acqua pulita sul rullo da 27 cm e la pressione verso il basso di 4.700 Pa imita il movimento manuale del mocio12 erogatori di precisione spruzzano continuamente acqua pulita sul rullo da 27 cm e la pressione verso il basso di 4.700 Pa imita il movimento manuale del mocio

Aspirazione potente


A livello di aspirazione, S70 Roller vanta una potenza di 28.000 Pa. La sua spazzola in gomma ad alta velocità è progettata per raccogliere e sollevare efficacemente i detriti da vari tipi di pavimenti, comprese le superfici ruvide. Per gestire capelli e peli di animali domestici, inoltre, è disponibile CleanChop, una spazzola accessoria che aiuta a ridurre i grovigli sul rullo.

MacBook Air M5 di Apple: leggero, potente e innovativo
Scopri il nuovo MacBook Air M5 di Apple: design sottile, prestazioni elevate e autonomia migliorata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design e profilo sottile


S70 Roller utilizza la tecnologia MaxiReach grazie alla quale il rullo largo 27 cm e la spazzola laterale possono estendersi di ben 4,4 cm quando si avvicinano a pareti e bordi. Questa estensione meccanica ha lo scopo di ampliare il raggio d’azione del robot. Un'altra caratteristica di design degna di nota è la sua altezza di 90 mm, ottenuta grazie a un sensore LiDAR CovertSense integrato, che consente di pulire sotto i mobili e di muoversi in spazi ristretti con un’altezza utile di 10 cm o più.
S70 Roller vanta una potenza di 28.000 PaS70 Roller vanta una potenza di 28.000 Pa
La stazione di ricarica di S70 Roller è dotata di un nuovo sistema integrato di serbatoi, composto da un serbatoio di acqua pulita da 5 L e un serbatoio di acqua sporca da 4,5 L, che supporta sessioni di pulizia di circa 1.200 m² per ciclo. Il robot inoltre presenta un serbatoio d’acqua integrato da 150 ml che estende l’autonomia di lavaggio tra un rifornimento e l’altro. La manutenzione è automatizzata attraverso la pulizia con acqua calda a 80°C, l’asciugatura con aria calda a 70°C, e un sacchetto per la raccolta della polvere da 3,2 litri che in condizioni d’uso standard va sostituito solo una volta ogni 100 giorni.

Disponibilità


MOVA S70 Roller è disponibile al prezzo di 699 euro ed è possibile acquistarlo sul sito ufficiale MOVA, Amazon, Mediaworld e Unieuro.


Apple presenta MacBook Air M5: il notebook leggero e potente


Apple ha annunciato il nuovo MacBook Air con chip M5, con prestazioni migliorate e ancora più funzioni AI. Dotato di CPU e GPU di nuova generazione, Neural Accelerator in ogni core e SSD fino a 4TB, garantisce velocità e spazio per ogni progetto creativo o task complesso. Il chip wireless N1 supporta Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre il design in alluminio, il display Liquid Retina, la videocamera 12MP Center Stage e l’audio spaziale offrono esperienza premium. Con macOS Tahoe e Apple Intelligence, è ideale per studenti e professionisti. Disponibile nei modelli 13" e 15", nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento, sarà preordinabile dal 4 marzo e in vendita dall’11 marzo.
Una videocamera Center Stage da 12MP fa apparire l’utente sempre al meglio

Chip M5 per prestazioni top, AI e molto altro


Il chip M5 offre prestazioni eccellenti per qualsiasi cosa si voglia fare, dalla produttività quotidiana ai flussi di lavoro creativi. Il chip vanta una CPU 10-core e una GPU fino a 10-core con un potente Neural Accelerator che fanno volare le prestazioni del nuovo MacBook Air fino a 4 volte più velocemente per le attività AI rispetto a MacBook Air con M4, e fino a 9,5 volte rispetto al modello con M1. Questo lo rende una piattaforma incredibilmente potente per l’AI, che si tratti di usare Apple Intelligence per esperienze in app e a livello di sistema in ambito domestico, o di eseguire grandi modelli linguistici on-device in azienda. Con core shader migliorati e un motore di ray tracing di terza generazione, M5 mette il turbo ad attività che spaziano dal gaming al rendering 3D. Il chip M5 ha anche una memoria unificata più veloce con 153 GBps di larghezza di banda, il 28% in più rispetto a M4, che rende il multitasking più fluido e permette alle app di aprirsi più velocemente.

Italiani sempre più nottambuli online: +32% di acquisti tra le 23 e le 7
Le notti degli italiani diventano sempre più digitali: le intenzioni di acquisto online aumentano del 32% tra le 23:00 e le 7:00, secondo i dati di Idealo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Spazio di archiviazione raddoppiato e SSD più veloce


MacBook Air con M5 ha di serie 512GB di spazio di archiviazione, il doppio rispetto alla generazione precedente, e per la prima volta può essere configurato scegliendo fino a 4TB. La nuova unità SSD offre inoltre prestazioni in scrittura e lettura 2 volte più veloci rispetto alla generazione precedente, accelerando notevolmente l’accesso ai file e velocizzando i flussi di lavoro.
Il brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di coloriIl brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di colori

Un grande valore aggiunto per chi fa l’upgrade


Per chi sta pensando ad un'upgrade passando da un MacBook Air con processore Intel o con un chip Apple di generazione precedente, oltre al chip M5, il nuovo MacBook Air offre un bellissimo display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" e un'autonomia fino a 18 ore (sei ore in più rispetto a MacBook Air con processore Intel) con funzione di ricarica rapida; inoltre, troviamo una videocamera, microfoni e altoparlanti evoluti, la connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 e due porte Thunderbolt 4.
MacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitaskingMacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitasking

La potenza di macOS Tahoe


Con macOS Tahoe e il suo design con Liquid Glass, è possibile personalizzare il proprio Mac in nuovi modi, con opzioni di colore per cartelle, icone delle app e widget. Apple Intelligence aggiunge potenti funzioni, che assicurano una tutela costante della privacy, tra cui “Traduzione in tempo reale” in Messaggi, per comunicare fra lingue diverse, aggiornamenti in Promemoria, che classificano in automatico le azioni più importanti, e ulteriori azioni dei Comandi Rapidi, che attingono direttamente ai modelli di Apple Intelligence per creare automazioni, come l’estrazione di informazioni da un PDF e l’aggiunta di dettagli chiave a un foglio di calcolo. Con Continuity, è possibile usare l’app Telefono sul Mac per inoltrare le chiamate da un iPhone nelle vicinanze.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Il nuovo MacBook Air con chip M5 può essere gi à preordinato e le consegne inizieranno mercoledì 11 marzo, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. MacBook Air 13" con M5 è disponibile a partire da 1.249 euro e da 1.139 per il settore Education; MacBook Air 15" con M5 è disponibile a partire da 1.549 euro e da 1.429 per il settore Education. Entrambi i modelli sono disponibili nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento.


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DuckDuckGo costruisce il suo indice web: meno Bing, più AI


DuckDuckGo sta costruendo un proprio indice del web per alimentare i suoi prodotti AI. Meno dipendenza da Bing, ma anche nuove domande sulla direzione del progetto.
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DuckDuckGo sta costruendo un proprio indice del web. Lo hanno annunciato il fondatore Gabriel Weinberg e il CTO Caine Tighe in un episodio del loro podcast interno, spiegando le ragioni tecniche e strategiche dietro una scelta che arriva quasi vent’anni dopo la nascita del motore di ricerca.

La storia è curiosa: DDG aveva già iniziato a indicizzare il web nei suoi primissimi anni, quando Weinberg lavorava da solo. Poi aveva abbandonato l’idea, preferendo appoggiarsi a indici di terze parti, Bing su tutti, e concentrarsi su quello che aggiungeva valore sopra: risposte istantanee, knowledge graph, ricerca locale. Una scelta pragmatica per una piccola realtà che non poteva permettersi l’infrastruttura di un grande motore di ricerca.

Oggi le cose sono cambiate, e la spinta principale viene dall’intelligenza artificiale. Search Assist, il sistema di risposte automatiche integrato nei risultati di ricerca, e Duck.ai, il chatbot dell’azienda, hanno bisogno di accedere a contenuti web freschi e controllati direttamente. Avere un indice proprio significa poter alimentare questi strumenti senza dipendere da dati di terzi, con un ciclo di feedback molto più stretto: i milioni di utenti che usano DDG ogni giorno diventano, in forma anonimizzata, un segnale continuo sulla qualità dei risultati.

Tighe descrive la pipeline tecnica in modo abbastanza dettagliato: c’è un crawler che rispetta le preferenze dei siti (chi vuole essere indicizzato e chi no), un sistema di rendering che esegue anche il JavaScript delle pagine per estrarne il contenuto reale, e un motore di ricerca semantica basato su embeddings (rappresentazioni matematiche del significato dei testi) che usa un database chiamato Vespa. L’indice è già attivo su una parte del traffico e, secondo quanto dichiarato, sta crescendo giorno per giorno.

Vale la pena notare che questa è comunicazione aziendale e le motivazioni dichiarate sono credibili, ma il fatto che l’AI sia il motore principale della decisione merita una lettura attenta: DDG si è sempre posizionata come alternativa rispettosa della privacy, e costruire un indice proprio per alimentare prodotti AI è una direzione che porta con sé domande legittime su come quei dati vengono usati internamente. Per ora non ci sono ragioni per dubitare della coerenza con la loro politica di non tracciamento, ma è un’evoluzione da seguire.

Chi usa un motore di ricerca che non vuole essere tracciato da Google o Bing, e magari abbina già una VPN come Proton VPN per proteggere il traffico di rete, ha interesse a capire come si muovono i player alternativi. DDG che riduce la dipendenza da Microsoft è, sulla carta, una buona notizia. Quanto questa indipendenza si traduca in qualcosa di concreto per gli utenti lo vedremo nei prossimi mesi e anni.


FONTE insideduckduckgo.substack.com

#hot
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OpenProject 17.2: gestione progetti open source con un occhio all’AI


OpenProject 17.2 introduce il server MCP per collegare AI e gestione progetti in modo controllato, più template per riunioni, widget finanziari e miglioramenti all'export PDF.
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OpenProject ha rilasciato la versione 17.2 del suo software di gestione progetti, libero e open source. La novità più rilevante è l’introduzione del server MCP, che implementa il Model Context Protocol (un protocollo aperto che permette a strumenti esterni, inclusi i modelli linguistici di grandi dimensioni, di interrogare dati strutturati in modo controllato) per collegare OpenProject a sistemi di intelligenza artificiale.

In pratica, un assistente AI compatibile con MCP può accedere ai dati di progetto, riassumere stati avanzamento, analizzare dipendenze tra attività o supportare la pianificazione. L’autenticazione passa per OAuth2, token API o provider OpenID Connect esterni, e la configurazione avviene direttamente dall’interfaccia di amministrazione. La funzionalità è stata sviluppata con il supporto di Mercedes-AMG, che la usa già in produzione.

Vale la pena notare che il server MCP è disponibile solo dal piano Professional in su, quindi non per chi usa la versione community gratuita.

Tra le altre novità, gli amministratori possono ora definire template riutilizzabili per le riunioni, così i team non devono ricostruire ogni volta la stessa struttura di agenda. La pagina di panoramica del progetto guadagna widget finanziari che mostrano budget pianificato, costi effettivi e budget residuo, con la possibilità di modificare descrizione e stato direttamente inline.

È stata aggiunta anche la possibilità di associare un campo commento agli attributi di progetto, utile per documentare il ragionamento dietro a una scelta senza dover ricorrere a note esterne. L’esportazione PDF migliora con il supporto alle colonne di relazione tra attività e alle immagini in formato WebP.

Infine una nuova opzione permette di richiedere il login prima di aprire link esterni, funzionalità riservata al piano Premium. Continua intanto la migrazione verso il design system Primer, con aggiornamenti al modulo Backlogs e alle interfacce di amministrazione.

Chi gestisce un’installazione propria può aggiornare seguendo la guida ufficiale per installazioni pacchettizzate o Docker.


FONTE openproject.org

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L’italiano a 90, per dirla con la Gabanelli


Di Antonio Zoppetti

Davanti all’aggressione unilaterale dell’Iran che ha finito per coinvolgere anche i Paesi alleati e il mondo intero, ha fatto discutere l’uscita colorita di Milena Gabanelli al Tg7 a proposito della nostra sudditanza nei confronti degli Usa:

Mi pare che quello che è successo 80 anni fa è stato ripagato. Li abbiamo ringraziati. Continuiamo a ringraziarli, continuiamo, dobbiamo continuare a farci i conti, (…) sono il nostro più forte alleato. Però non è che Dio ci ha ordinato di metterci a 90.

Queste parole sono state riprese in molti dibattiti televisivi, e qualche fanatico del politicamente corretto (perlopiù anglomane) ha deprecato questo linguaggio “patriarcale”. Per molti il problema è questo, evidentemente, e non il nostro servilismo nei confronti degli Usa, a cui siamo ormai assuefatti.

Ritengo Milena Gabanelli una dei migliori giornalisti italiani, e trovo la sua espressione efficace, anche perché è un simbolo di sottomissione che appartiene alla lingua del popolo, benché si voglia eradicare e ridurre a linguaggio clandestino. Tuttavia, mi piacerebbe tanto fare notare alla giornalista che il nostro atteggiamento prono non riguarda solo gli aspetti militari, politici o economici, ma coinvolge anche quelli sociali e linguistici, un risvolto ignorato e sottaciuto da tutti. Eppure la lingua è solo la spia della nostra attuale società. Non è un caso che mentre in Spagna – Paese a bassissimo tasso di anglicizzazione – Sánchez ha condannato l’illegalità dell’aggressione e ha vietato di utilizzare le proprie basi militari, noi – che siamo i più anglicizzati di tutti – ci ritroviamo un presidente ignavo e cerchiobottista, incapace di prendere posizioni nette e a schiena dritta (almeno fino a quando gli americani non ci diranno che posizione assumere e non ci faranno genuflettere come per loro è più conveniente).

Dovremmo riflettere maggiormente su questa relazione tra lingua e società, e credo che la Gabanelli dovrebbe prendere atto che dal punto di vista linguistico anche lei – davanti agli Usa – è posizionata a novanta, e che il suo linguaggio piuttosto anglicizzato (come quello della sua categoria) è l’espressione dello stesso servilismo che denuncia sul piano politico, a cominciare dai nomi delle sue più note trasmissioni: da “Report” – che ha sempre pronunciato all’americana, con spostamento dell’accento (repòrt) al posto della dizione storica italiana (rèport) – fino al nuovo “DataRoom”, presentato come rubrica di “data journalism“.

Mentre la nostra intera egemonia culturale – o l’attuale clima intellettuale, per chi non ama queste categorie gramsciane ultimamente fatte proprie anche dalla destra – è formata da anglomani che non si preoccupano affatto dell’invadenza degli anglicismi, qualunque cittadino di buon senso assiste al tracollo dell’italiano e al quotidiano stillicidio che opera attraverso la sostituzione della nostra lingua con l’inglese. Un fenomeno che ci sta travolgendo e che riguarda ormai ogni ambito.

L’italiano a 90 gradi

Un tempo circolava una massima politicamente scorretta ma significativa, tornando alle battute pecorecce: “Se il padrone ti incula, non dimenarti! Faresti solo il suo gioco!”. Forse è questa la strategia assunta dalla nostra intellighenzia di fronte alla lingua dei padroni, e forse c’è anche chi preferisce fare il loro gioco, invece di sottrarsene. La settimana scorsa, per esempio, a proposito della storia infinita del caso Garlasco sono spuntati dei titoli di giornale che annunciavano la “discovery”, una parola che temo tornerà presto in primo piano con una certa evidenza, nei prossimi mesi. Non è affatto un tecnicismo della nostra giurisprudenza, ma nel sistema anglosassone indica la “conoscenza degli atti” o “l’accesso alle prove”, ed è dunque un’espressione di chi vuol fare l’americano come Nando Mericoni. Per comprendere come certi giornalisti di cronaca giudiziaria siano costantemente a 90 davanti alla lingua d’oltreoceano basta leggere il “ranking” del Corriere a proposito di un “contest” per assegnare un bollino Top alle 200 “low firm” d’eccellenza dei nostri studi legali.

Passando ad altri settori dove l’attuale questione della lingua è piuttosto accesa, come il sessismo e il politicamente corretto, c’è da notare che mentre “il mettersi a 90” è tacciato da qualcuno di essere “patriarcale” e suscita polemiche, sul fronte dell’anglicizzazione tutto tace, e anzi, nel passaggio da una sinistra ex-comunista a quella progressista che si fonda sulla cultura dei democratici d’oltreoceano, si vuole proprio introdurre e privilegiare l’inglese attraverso la denuncia del body-shaming invece che della derisione fisica, del green invece dell’ecologico o del verde, del pink-washing invece del femminismo di facciata, e su questa strada va a finire che anche la vecchia questione dell’emancipazione femminile viene sostituita dal nuovo concetto di “empowerment” da parte delle “Women in Food”, mentre il divario salariale di genere diventa gender pay gap. Ma anche chi, a destra, prima di andare al governo presentava traballanti disegni di legge per frenare gli anglicismi poi si è presentato come underdog e ha introdotto il Ministero del Made in Italy invece di quello per il prodotto italiano, in un contesto dove la Santanché, per difendere l’italianità del nome “Cervinia” si appellava alla reputation del brand, e per difendere l’italianità nel mondo dava vita a un ossimoro denominato Open to Meraviglia.

Per i nuovi “suprematisti dell’inglese” di ogni schieramento, insomma, fare propria la lingua dei padroni è più importante del ricorso all’italiano. E questo vale in ogni ambito, da quello istituzionale (jobs act, cashback, caregiver, welfare….), a quello economico, da quello lavorativo a quello informatico, mentre la newlingua che proviene da ogni settore (sportivo, giornalistico, cinematografico, scientifico, pubblicitario…) finisce per rimescolarsi e transitare da un ambito all’altro. E così se nell’editoria (che si chiama ormai publishing) l’editing e gli editor hanno rimpiazzato le revisioni dei redattori, anche la manipolazione genetica in un primo tempo ha cominciato a essere indicata con “editing genetico”, ma adesso si parla direttamente di “Gene editing”, mentre dopo la Brexit un concetto antico come “piano di uscita” cede il posto all’exit strategy di Trump, di cui si riprendono le espressioni come nel caso del Board of piece, così criticato nella sostanza, ma fatto nostro nella sua denominazione inglese che in Francia e Spagna traducono in modo naturale con Consiglio o Giunta per la pace.

Questo è “l’italiano” in uso nel Duemila, anche se qualche linguista negazionista vorrebbe farci credere che è tutta un’illusione ottica, una moda passeggera o un fenomeno superficiale. Al contrario, la profondità del fenomeno è così radicata da coinvolgere appunto la stessa editoria, che un tempo era un asse portante della nostra lingua dalla storia letteraria.

L’itanglese alla conquista dell’editoria

Mentre la Hoepli, la più grande libreria di Milano, oltre che una prolifica casa editrice, dopo più di 150 anni di storia si avvia verso la liquidazione (un’exit strategy anche questa), vale la pena di riflettere sulle “news”di un’altra casa editrice, la Feltrinelli, un tempo un punto di riferimento culturale fondamentale per il nostro Paese. Un lettore (Gianluca Trolese) mi ha segnalato un’iniziativa dedicata al “romance” che appare come l’emblema dell’itanglese. e mostra una linea editoriale in prima linea nell’esprimere la nostra nuova cultura colonizzata.

La cosa più grave non è che i libri romantici, d’amore o la letteratura rosa siano ormai denominati “romance”, ma che si ridisegni l’intero settore dell’editoria con categorie in inglese a partire dai sottogeneri sino ai titoli dei libri che – come i film – non vengono nemmeno più tradotti. Una simile operazione culturale prevede di ricalcare, se non clonare, i concetti e le logiche commerciali d’oltreoceano nella loro stessa lingua: dopo un “Benvenutə nella casa del romance” che sfoggia lo scevà per riscrivere le regole dell’italiano, si procede con la sua anglicizzazione introducendo e spiegando il concetto di “trope” – cioè un tema ricorrente – suddiviso in otto categorie editoriali tutte espresse in inglese, e cioè Office Romance, Fake dating, Enemies to lovers, Second chance, High School Romance, Spicy Romance, Spicy Romance, Grumpy x Sunshine romance e Friends to lovers.

Scorrendo i titoli classificati e pubblicizzati in questa sconcertante mappatura editoriale, spicca il fatto che siano quasi tutti in inglese invece che tradotti. E infatti sono affiancati dallo strillo “edizione italiana” che fa capire che si tratta di libri in italiano, nonostante i titoli, e dunque serve per distinguerli dalle edizioni in lingua originale. Questa comunicazione è fatta con una logica ben ponderata e gerarchizzata: i titoli e le categorie sono in inglese (il vertice intoccabile della diglossia che si viene a creare), e all’italiano si ricorre per spiegare gli stessi concetti nella nostra lingua inferiore al popolino e per educarlo: “Small Town Romance – Segreti e amori impossibili da dimenticare: le storie più intense ambientate in piccole comunità dove il passato continua a bussare”. Oppure: “Uno dei trope più amati di sempre: lo Slow Burn. Nessun colpo di fulmine, nessuna dichiarazione a pagina 30. Qui l’amore richiede tempo.”

In questo modo, tra “Dark Romance e le sue sfumature” e “LGBTQ+ Romance” anche i romanzi rosa di età vittoriana – come si diceva fino a ieri – si trasformano nell’”Era del Regency Romance”, ambientato “nell’Inghilterra dell’Ottocento, tra salotti da tè, debutti in società e rigide convenzioni sociali”.

Il fatto che una delle più prestigiose case editrici italiane stia seguendo questo tipo di comunicazione che riduce il mercato dei libri a sottoprodotto di una cultura globale cannibale è un segnale preoccupante e allo stesso tempo eloquente. Questo disegno inseguito da sempre più realtà porta allo sfaldamento del nostro patrimonio linguistico storico, e altro non è che il riflesso di un popolo e una società finiti, più che semplicemente a 90 gradi. Ma mentre sul piano socio-politico e militare – anche se tanto non si può fare niente – il nostro servilismo nei confronti dello zio Sam è perlomeno criticato da qualche intellettuale come la Gabanelli, sul piano linguistico non si registra alcuna reattività. Tutto si anglicizza nel silenzio – e con la complicità – di una classe dirigente che sembra non rendersi nemmeno conto di ciò che sta avvenendo, a quanto pare.

Invece di ribellarci, in fin dei conti, preferiamo fare il gioco dei padroni (tanto c’è la vaselina, per cui poco male).
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I suprematisti dell’inglese


Di Antonio Zoppetti

La parola “suprematismo”, che all’inizio del secolo scorso indicava un preciso movimento artistico russo, da più di dieci anni ha acquisito una nuova accezione non più di settore, ma generale, registrata ormai tra i neologismi della Treccani (2014): “Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra.”

Nel suo significato storico, il termine era un adattamento del russo suprematizm (a sua volta derivato dal latino supremus), mentre la nuova accezione ci arriva dall’inglese supremacist, che indica chi rivendica la supremazia di qualcosa o qualcuno, e per esempio un male supremacist è un maschilista convinto della superiorità dei maschi, mentre i suprematisti bianchi teorizzano la superiorità della razza bianca o comunque il potere delle etnie bianche.

“Suprematismo” si può dunque considerare un “internazionalismo” concepito alla maniera di Leopardi, che aveva notato l’affermarsi ovunque di “europeismi” comuni a tutte le lingue (come dispotismo, analizzare, demagogo, fanatismo…) che avrebbe persino voluto raccogliere un dizionario. Anche se oggi si spacciano per “internazionalismi” le parole in inglese crudo, il poeta di Recanati aveva invece in mente le radici comuni a tutte le lingue che venivano adattate in ogni idioma. La distinzione è fondamentale, perché senza l’adattamento una lingua si sarebbe “corrotta”, ma visto che nel frattempo gli internazionalismi sono ormai quasi solo in inglese potremmo dire che la nostra lingua sia colonizzata, più che semplicemente corrotta.

Fatta questa premessa, l’interferenza dell’inglese arricchisce il nostro vocabolario, quando introduciamo il nuovo significato di “suprematismo” che non solo è adattato, ma è anche perfettamente amalgamato con il nostro sistema linguistico, al contrario per esempio di supremacism che mantiene la pronuncia e la grafia che appartengono alla lingua di provenienza.
E allora il nuovo concetto di suprematismo si può accogliere senza remore come un naturale sviluppo della nostra lingua che si evolve insieme alla storia, alla società e anche in relazione con le altre lingue. E, una volta accettata e fatta nostra la nuova accezione, potremmo usarla anche in altri modi rispetto a quelli in uso nell’anglosfera, dove il termine si impiega di solito per indicare (e criticare) l’ideologia basata sul suprematismo e il potere bianco (white power).

Cosa ci impedisce, dunque, di applicare il nuovo significato ai contesti linguistici?

Il suprematismo davanti alle lingue

Perché il suprematismo – ritornando alla definizione della Treccani – dovrebbe limitarsi a indicare solo la “superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra” e non anche la superiorità di una lingua sulle altre?

La Wikipedia, per esempio, definisce il suprematismo o potere bianco “un movimento ideologico basato sull’idea generale che i bianchi siano superiori agli altri gruppi etnici” e precisa che il “termine è talvolta utilizzato per descrivere l’influenza che hanno personalità bianche nella scena politica e sociale globale” e che il “movimento sposa ideologie come il razzismo, l’identitarismo, il razzialismo e l’etnocentrismo”.

Se sleghiamo questi nuovi significati dal loro ancorarsi a situazioni contingenti e passiamo dal particolare al generale, forse sarebbe arrivato il momento di parlare esplicitamente anche del suprematismo linguistico, che al contrario degli altri non viene affatto stigmatizzato. E seguendo la stessa impostazione non ci resta che constatare che i suprematisti dell’inglese sono l’espressione di un’ideologa basata sull’idea che l’inglese sia superiore – o comunque più prestigioso – rispetto alle altre lingue. Le conseguenze di questa prospettiva sono la causa della moltiplicazione degli anglicismi crudi (termini spaccati di volta in volta come più evocativi/moderni/internazionali/maggiormente tecnici…), ma allo stesso tempo i suprematisti dell’inglese sono coloro che ne teorizzano l’egemonia sulla scena globale, e dunque vogliono fare dell’inglese la lingua dell’Ue, dell’università, della scienza… e creare le nuove generazioni bilingui a base inglese nell’intero Occidente (a dire il vero, un luogo che non c’è).

La principale differenza con il suprematismo bianco è che il suprematismo dell’inglese mediamente non è teorizzato, ma dato per scontato e imposto ai cittadini in modo surrettizio. E invece di venir tacciato di essere discriminante, viene esaltato e perseguito attraverso (costosissime) politiche linguistiche internazionali tutte a discapito delle lingue locali. Questo aspetto era denunciato con fermezza per esempio dalla ricercatrice finlandese Tove Skutnabb-Kangas: come il razzismo e l’etnicismo discriminano sulla base delle differenze biologiche oppure etnico-culturali, il linguicismo discrimina in base alla lingua madre e determina giudizi sulla competenza o non competenza dei cittadini nelle lingue ufficiali o internazionali, mentre il monolinguismo a base inglese era per lei un “cancro” a cui andrebbe contrapposto il riconoscimento dei diritti linguistici e del pluralismo, se non vogliamo essere complici del genocidio linguistico e culturale nel mondo (“I diritti umani e le ingiustizie linguistiche. Un futuro per la diversità?”, 1999).

Chi sono i suprematisti dell’inglese e come operano

Il suprematismo dell’inglese nasce dalle politiche neo-coloniali dei Paesi dominanti e dell’anglosfera, che hanno tutta la convenienza a esportare la propria lingua naturale nel loro nuovo impero culturale globalizzato. E così a livello lessicale si diffonde la terminologia in inglese delle multinazionali, mentre la lingua inglese nella sua interezza diviene più o meno ufficialmente quella dell’aeronautica, dei militari, delle organizzazioni internazionali, della scienza, del lavoro…

A favorire e legittimare questa espansione che dà per scontato che tutto il mondo dovrebbe imparare la lingua nativa dei popoli dominati – che non studiano altre lingue e proferiscono che tutti gli altri parlino la loro – ci sono poi i “collaborazionisti” tutti interni che sposano questa visione, e ostentano l’uso dell’inglese con compiaciuto orgoglio in un’alienazione della propria lingua madre vissuta come inferiore. Per costoro non sapere l’inglese è inaccettabile, è una grave forma di “ignoranza”, come se un poliglotta che conosce per esempio il francese, lo spagnolo e il tedesco valesse meno di chi parla solo l’inglese. Ed ecco che quando un politico italiano si trova a dover esprimersi in inglese in qualche contesto, scatta il giudizio mediatico: viene messo alla berlina per il suo cattivo inglese ridicolo (come è accaduto a Renzi, Rutelli e tanti altri), mentre viene esaltato per la sua padronanza dell’inglese nel caso di Draghi o della Meloni. Come se i giudizi sulla qualità di inglese raggiunta avessero qualcosa a che fare con la capacità di essere dei buoni politici.

I collaborazionisti del suprematismo dell’inglese, in Italia, sono i rappresentati dai ceti alti, dall’egemonia culturale di chi sta alla dirigenza, e visto che siamo un Paese satellite degli Usa (anche se ultimante il nostro amore sviscerato è sempre meno ricambiato) tutta la nostra cultura è una mera riproposizione di ciò che arriva d’oltreoceano.

Tra i fantastiliardi di esempi che si potrebbero fare della nuova lingua di classe a base inglese, ne riporto uno che mi ha segnalato Carlo Vurachi: si tratta di un articolo sull’Open innovation della direttrice dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano (che per la cronaca è l’università che ha lanciato il progetto pilota di insegnare solo in inglese e di estromettere l’italiano dalla formazione). Nel pezzo (definito un guest post) pubblicato sulla rivista StartupItalia, si parla di joint-Venture e del recente fenomeno del Corporate Venture Building, delle competenze interne per sviluppare l’outbound rispetto all’inbound, del coinvolgimento del Top Management, di orizzonti temporali a volte sganciati dal business as usual, del corporate venture capital (oggi al 25% come componente dell’equity) e via così. La lingua è l’itanglese, non l’italiano, e in questo tipo di comunicazione i concetti sono riproposti direttamente in inglese (Open innovation mica innovazione aperta) e l’italiano si riduce a una lingua secondaria in cui spiegare le cose che si chiamano direttamente nella lingua superiore. In questo modo si educano gli italiani a questa terminologia e a questo abbandono della nostra lingua, e tutto ciò mi pare non sia altro che colonizzazione linguistica (o perlomeno lessicale) per chiamare le cose con il loro nome.

I suprematisti e collaborazionisti dell’inglese che operano in questo e in tutti gli altri ambiti, sono poi supportati da chi viene educato e colonizzato a questa lingua, a partire dai giornalisti che, invece di ricorrere all’italiano riprendono il gergo anglicizzato tecnico e lo ripropongono senza filtri a tutti. In questo processo, come aveva compreso Gramsci, questo modello linguistico ostentato dalle classi egemoni finisce per diventare un modello che per forza di cose si estende ed è poi imitato anche dalle masse nazional popolari: se l’esperto e il giornalista parlano di Open innovation al posto di innovazione aperta finisce che anche l’uomo della strada ripeterà in inglese lo stesso concetto, visto che l’italiano viene estromesso e regredisce. Ma anche Orwell aveva perfettamente compreso che l’affermazione di una lingua non è affatto un processo democratico, ma avviene “grazie all’azione consapevole di una minoranza”. Nel suo 1984, immaginava proprio come il Grande Fratello cercasse di imporre la Novalingua sulla Veterolingua, perché la lingua è potere, e il suo controllo è strategico. Oggi questa newlingua è agevolata dai nuovi strumenti come la cosiddetta intelligenza artificiale, e infatti se interroghiamo lo strumento denominato da Google in inglese – AI Mode e non modalità IA – su cosa sia l’Open innovation ci spiega che si tratta di un modello strategico che prevede la collaborazione con partner come le startup, in un processo collaborativo di condivisione delle risorse interne (licenze, spin-off) rivolte ad altre aziende (modello inside-out), da cui si mutuano allo stesso tempo altre risorse (modello outside-in) anche sfruttando il crowdsourcing.

È così che le lingue, giorno dopo giorno, regrediscono e, incapaci di evolversi con le proprie risorse, finiscono per essere fagocitate dalla lingua superiore praticata dai suprematisti dell’inglese.

Dunque sui giornali gli animali domestici diventano pet (persino i gatti hanno nomi in inglese come Molly), il lavoro da casa è smart working, le anteprime sono trailer, i documentari sono ribattezzati docufilm, e le associazioni suprematiste si denominano in inglese, come l’Italian resuscitation council (il Gruppo “Italiano” per la Rianimazione Cardiopolmonare)

Sarebbe ora di riflettere sul fenomeno con maggiore consapevolezza, e anche di denunciare chiaramente che tutto ciò non significa essere moderni e internazionali, ma soggiogati da un cultura e da una lingua superiore. E che sul piano etico, oltre che pratico, i suprematisti dell’inglese non sono affatto qualcosa di diverso dai suprematisti bianchi, rappresentano un’analoga forma di sopraffazione.

Anche se ormai nella nostra società sempre più globalizzata negli shop (come si rinominano i negozi) si vendono biglietti con gli auguri di Natale in inglese (ma vale anche per gli happy birthday) e anche le icone e le gif animate da inserire nelle e-mail sono spesso direttamente in inglese, al punto che bisogna cercare bene per trovare qualcosa in italiano, in queste feste evitate di augurare Merry Christmas and a Happy New Year allo zio Pino. Evitate il suprematismo dell’inglese e siate orgogliosi del nostro italiano, almeno di quello che ne resta.

Auguri e buone feste a tutti.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #neologismi #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


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21 marzo, roma, studio campo boario: misticanza di scritture e arti varie (con mercatino di libri)


header_per_incontri_MISTICANZA_StudioCampoBoario_21-03-2026a Roma, sabato 21 marzo 2026, dalle 10 alle 22
(con una pausa dalle 13:30 alle 15:30)

MISTICANZA allo Studio Campo Boario
in viale del Campo Boario 3 e 4a

ovvero


→ Libridinemercatino del libro (tutto il giorno, tranne la pausa del pranzo)

→ Presentazione della collana “Micropoetiche”, h. 17:00, a cura di Roberta Melasecca

→ Laboratorio Bloomsbury Scrittura orizzontale, h. 17:30, (con il workshop “Vita Morte”,
a cura di Giovanna Mori e Alberto D’Amico)

→ Lettura di poete, h. 19:00, nello spazio cinema, a cura di Bruno Crucitti

→ MISTICANZAReading no stop (dalle 18 alle 22 e oltre, se necessario) con letture di
Domenico Adriano, Marcello Allotta, Massimo Arduini, artisti§innocenti, Mariano Bàino, Paolo Bielli, Marco Caporali, Maria Teresa Carbone, Barbara Carle, Benedetta Cascella, Laura Cingolani, Fabio Ciriachi, Fiammetta Cirilli, Davide Cortese, Mario Corticelli, Bruno Crucitti, Francesco Dalessandro, Alberto D’Amico, Elisa Davoglio, Carlotta Decrock, Luigi Di Cicco, Nina Eaton, Massimo Fedele, Edoardo Ferri, Giovanna Floris, Marco Giovenale, Rita Iacomino, Fabio Lapiana, Maite Wander Garden, Giulio Marzaioli, Donatella Mei, Roberta Melasecca, Francesco Paolo Memmo, Renata Morresi, Fabio Orecchini, Tommaso Ottonieri, Eda Özbakay, Gabriella Pace, Antonella Antonia Paolini, Fabrizio Pelli, Francesca Perinelli, Gilda Policastro, Luciana Preden, Gian Paolo Renello, Lidia Riviello, Franca Rovigatti, Roberto Varese, Caterina Varzi, Manuela Vigorita, Domenico Vuoto

in conclusione, dessert:
Poeti (o prosatori) per un giorno
– con ospiti vari –

evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/955a66de-f…

evento fb: facebook.com/share/17Aqet1WRS/

§


Misticanza” nasce dall’idea di mescolanza come pratica delle arti e postura culturale. Il nome rimanda a un insieme di erbe diverse – spontanee, amare, aromatiche – che convivono nello stesso piatto senza annullarsi. Allo stesso modo, le scritture contemporanee (come le pratiche artistiche) convivono in uno spazio plurale: attraversato da linguaggi, generazioni, forme e modalità espressive differenti.
Lo Studio Campo Boario, fedele alla propria vocazione interdisciplinare, propone per il 21 marzo una giornata che non celebra la scrittura come griglia chiusa di generi (poesia, romanzo, diario, …) ma come territorio poroso, oltretutto in dialogo con arti visive, filosofia, suono e pratica laboratoriale. La “misticanza” è metodo e metafora: accostare, contaminare, far coesistere approcci diversi alla scrittura senza gerarchie, favorendo un ascolto reciproco.
L’evento prende avvio da un gesto fondativo – la lettura di poete – che ha generato, per propagazione, tutte le altre iniziative della giornata. Da qui si sviluppa un programma che alterna editoria indipendente, laboratori, presentazioni e reading, fino a una maratona di scritture aperta e imprevedibile.

§


TRA GLI EDITORI E LE COLLANE PARTECIPANTI:
Benway Series, déclicEdizioni volatili, IFIX, Il Labirinto, La camera verde, Lyceum / “Scuola delle cose”, pièdimosca (collana ‘glossa’), Syn _ scritture di ricerca / ikonaLíber, TIC Edizioni

§


ULTERIORI INFORMAZIONI E DETTAGLI nel seguente pdf:
dettagli & spiegazioni per MISTICANZA_ 21 marzo 2026_ dalle 10 alle 22 allo Studio Campo Boario

COMUNICATO STAMPA IN FORMATO PDF:
pdf com. stampa di Misticanza allo Studio Campo Boario_ 21 marzo 2026

COMUNICATO STAMPA IN FORMATO JPG:
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comunicato jpg per Misticanza allo Studio Campo Boario_ 21 marzo 2026
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Kling 3.0: video fino a 15 secondi, audio nativo e immagini in 4K


Kling 3.0 introduce i video fino a 15 secondi, audio integrato nell'architettura e output immagini in 4K. Ecco cosa cambia davvero, e cosa resta irrisolto.
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Kuaishou ha rilasciato Kling 3.0, aggiornamento sostanziale della sua suite di generazione video e immagini basata su intelligenza artificiale. Le novità riguardano entrambi i rami del prodotto e non sono solo cosmetiche.

Per i video, la novità più rilevante è l’architettura multimodale unificata: un unico modello gestisce ora la generazione da testo, da immagine, da riferimento visivo, la modifica di contenuti esistenti e la trasformazione di clip già girate. I video possono arrivare fino a 15 secondi, e l’audio non è più un elemento aggiunto in post-produzione ma è integrato direttamente nel processo generativo. Migliorano anche la coerenza dei personaggi tra un’inquadratura e l’altra, il controllo delle espressioni facciali e la fedeltà al testo del prompt. I modelli precedenti VIDEO 2.6 e VIDEO O1 vengono rinominati rispettivamente VIDEO 3.0 e VIDEO 3.0 Omni.

Per le immagini, IMAGE 3.0 introduce l’output diretto in 2K e 4K Ultra HD, la modalità “Image Series” per sequenze narrative coerenti, il trasferimento di stile, il supporto a più immagini di riferimento senza limitazioni e la modifica locale di aree specifiche dell’immagine.

Kling è un prodotto proprietario di Kuaishou, azienda cinese quotata a Hong Kong, e come tutti i servizi di questo tipo raccoglie dati sulle generazioni degli utenti. Chi usa questi strumenti per lavoro creativo dovrebbe almeno leggere la privacy policy prima di caricare materiale sensibile. Per quel che riguarda le alternative open source il panorama esiste ma purtroppo è ancora lontano da questi livelli qualitativi: Wan è il nome più citato tra chi vuole girare in locale, ma il divario con i modelli proprietari rimane evidente.

Kling 3.0 è disponibile ora per gli abbonati Ultra; il rilascio agli altri piani è atteso a breve.


FONTE app.klingai.com

[font
url=”ir.kuaishou.com/news-releases/…;]


FONTE klingai.com

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invito al laboratorio online di scrittura poetica di centroscritture.it, tutti i lunedì sera da oggi, 16 marzo

centroscritture.it/service-pag…


*

Videopresentazione del Laboratorio in partenza oggi
[ma le iscrizioni sono aperte ancora per i prossimi giorni]

[youtube youtube.com/watch?v=cmavUHZKA5…]

Nuovo laboratorio online di scrittura poetica, quinta edizione, in partenza – con un primo incontro introduttivo – oggi, lunedì 16 marzo 2026. I materiali che ciascun partecipante di volta in volta realizzerà nelle prossime settimane – ossia nel corso del Laboratorio – saranno poi accolti in un volume antologico pubblicato da ECS – Edizioni del CentroScritture.
#CentroScritture #centroscrittureIt #iscrizioniAncoraAperte #iscrizioniAperte #laboratorioAperto #laboratorioDiScritturaPoetica #laboratorioOnlineDiScritturaPoetica #laboratorioOrizzontale #MarcoGiovenale #poesia #scritturaPoetica #ValerioMassaroni

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Signal 8.3 beta: le etichette nei gruppi tornano con permessi granulari


Signal 8.3 beta per Android reintroduce le etichette dei membri nei gruppi con un permesso dedicato: ora si può scegliere se modificarle solo gli admin o tutti.
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Le etichette personalizzate per i membri dei gruppi su Signal sono apparse poche settimane fa ma con un limite evidente: non c’era modo di controllare chi potesse modificarle. Con la beta 8.3 per Android quel limite sparisce. Adesso gli amministratori del gruppo possono scegliere se il permesso di cambiare le etichette spetta solo a loro oppure a tutti i partecipanti, esattamente come già funziona per altre impostazioni di gruppo.

È una piccola cosa, ma fa differenza in contesti dove i gruppi Signal vengono usati in modo strutturato, per esempio in team di lavoro o comunità organizzate.

Il resto della beta è fatto soprattutto di correzioni: i messaggi ora vengono marcati come letti anche nella modalità a doppio pannello, è stato risolto un crash per le chiamate in arrivo quando l’app gira negli spazi privati di Android, e le GIF tornano ad animarsi correttamente dopo essere usciti dal visualizzatore multimediale. C’è anche un avviso che compare quando si tenta di salvare contenuti in qualità ridotta, così l’utente sa cosa sta scaricando prima di farlo.

Chi usa Obtanium per gestire gli aggiornamenti di Signal al di fuori del Play Store deve abilitare i tag pre-release per ricevere la beta.


FONTE community.signalusers.org

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Ghostty 1.3.0: ricerca nel terminale, scrollbar native e un fix di sicurezza


In Ghostty 1.3.0 arriva la ricerca nel terminale, scrollbar native, notifiche di fine comando e un fix di sicurezza. Sei mesi di lavoro da 180 contributori open source.
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Ghostty, l’emulatore di terminale open source scritto in Zig, è arrivato alla versione 1.3.0 con sei mesi di lavoro alle spalle, 180 contributori e quasi tremila commit. Il risultato è una release che risolve alcune delle richieste più vecchie della community.

La novità più attesa è la ricerca nello scrollback (la cronologia del terminale): si attiva con cmd+f su macOS o ctrl+shift+f su GTK, evidenzia tutti i risultati nel viewport e permette di navigarli. La barra di ricerca si può spostare in qualsiasi angolo della finestra per non intralciare il lavoro. Arrivano anche le scrollbar native, stilizzate secondo le convenzioni di ciascuna piattaforma, e le notifiche di fine comando: se avvii una build lunga e passi ad altra finestra, Ghostty ti avvisa quando ha finito. Da segnalare anche il supporto migliorato a OSC 133 Semantic Prompts, che permette di spostare il cursore con il mouse all’interno del prompt della shell, funzionalità già disponibile nativamente in Fish 4.1+ e Nushell 0.111+.

C’è anche un fix di sicurezza da tenere a mente: la CVE-2026-26982 riguardava la possibilità di eseguire comandi arbitrari tramite caratteri di controllo nascosti nel testo incollato o trascinato nel terminale. Richiedeva interazione dell’utente, ma era un vettore reale. Aggiornare conviene.

Il resto della release include miglioramenti alle keybind con supporto a tabelle modali in stile tmux, controllo granulare sulla directory di lavoro ereditata da tab e pannelli, copia negli appunti con formattazione HTML preservata, e su macOS l’integrazione AppleScript e il riordino dei pannelli tramite drag and drop. Le performance sono migliorate sensibilmente grazie all’analisi di circa 4 GB di registrazioni reali di terminale fornite da asciinema.


FONTE ghostty.org

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I Sud del mondo. In Amazzonia una vittoria dei nativi per l’ambiente


“Hanno vinto il fiume, la foresta e la memoria dei nostri antenati”, hanno dichiarato i nativi dell’Amazzonia quando il governo brasiliano ha cancellato il piano che prevedeva di privatizzare uno dei corsi d’acqua più belli al mondo, per trasformarlo in un canale per il trasporto della soia.

La battaglia era impari. Da una parte c’erano i difensori del fiume, mille attivisti dei […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/16/i-su…

#Amazzonia #AmericaLatina #inquinamento

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trying to / differx. 2024 [found]


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(found)
#differx #found #gif

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CORSO DI SCACCHI GRATUITO, OGNI MARTEDI dalle 18:00 alle 20:00


Corso di scacchi gratuito multilivello. Ogni martedì dalle 18:00 alle 20:00. Se ti piacciono le nostre iniziative puoi aiutarci col tuo 5x1000 codice fiscale 97768200582
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Corso di scacchi gratuito multilivello.
Ogni martedì dalle 18:00 alle 20:00.
Se ti piacciono le nostre iniziative puoi aiutarci col tuo 5×1000 codice fiscale 97768200582
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PRESENTAZIONE DI “I GIORNI PARI” con CATERINA PREZIOSO mercoledi’ 18 marzo ORE 17:30


Più che presentare un libro ci piace l'idea di invitare le autrici e gli autori a confrontarsi sui libri ascoltando i pareri le impressioni delle lettrici, dei lettori. Un corpo a corpo perché chi scrive e chi legge possano guardarsi negli occhi. Quando e cosa? 18 marzo con M.Caterina Prezioso e il suo "I giorni pari": le storie, che si rincorrono, di due donne negli anni più bui del fascismo, della Guerra, della lenta e faticosa rinascita di una Nazione. Tra Sperlonga e Roma, due vite e […]
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Più che presentare un libro ci piace l’idea di invitare le autrici e gli autori a confrontarsi sui libri ascoltando i pareri le impressioni delle lettrici, dei lettori. Un corpo a corpo perché chi scrive e chi legge possano guardarsi negli occhi.
Quando e cosa? 18 marzo con M.Caterina Prezioso e il suo “I giorni pari”: le storie, che si rincorrono, di due donne negli anni più bui del fascismo, della Guerra, della lenta e faticosa rinascita di una Nazione. Tra Sperlonga e Roma, due vite e un coro di umanità allo sbando impegnata a ritrovare un’identità.
Se ti piacciono le nostre iniziative puoi aiutarci col tuo 5×1000 codice fiscale 97768200582
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15-03-2026 – In tendenza su poliversity.it

Ecco le tendenze di oggi 15 marzo 2026 su Poliversity
informapirata.it/2026/03/15/15…

#1 #News #10 #18 #8 #5 #2 #4 #9 #3 #6 #7 #27 #12 #23 #13 #15 #16 #17 #19 #20 #14 #11 #24 #26 #poliversity

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MacsyZones 2.2 porta i layout a griglia su Mac


MacsyZones 2.2 introduce il Grid Layout, che permette di disegnare zone al volo sullo schermo per agganciare le finestre. L'alternativa open source a FancyZones per macOS.
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MacsyZones è un’app open source per macOS che fa una cosa sola ma la fa bene: permette di definire zone personalizzate sullo schermo e agganciarci le finestre con un tasto o trascinandole. È, in sostanza, la risposta a FancyZones di Microsoft, lo strumento incluso in PowerToys per Windows che da anni consente di organizzare le finestre in layout fissi. Su Mac questa funzionalità non esiste di serie, e MacsyZones colma il vuoto senza richiedere di passare per il Mac App Store: si scarica direttamente da GitHub, è gratuita e il codice è pubblico.

Con la versione 2.2 arriva il Grid Layout, un nuovo tipo di layout che si affianca a quello classico a zone. La differenza pratica è nel modo in cui si definiscono le aree: invece di lavorare con zone predisegnate nell’editor, con il Grid Layout si disegnano rettangoli al volo direttamente sullo schermo, usando il tasto di aggancio oppure il tasto destro del mouse. Le finestre si posizionano poi nelle aree così create. È un approccio più libero, utile per chi cambia spesso configurazione o lavora su schermi di dimensioni diverse.

Il progetto è sviluppato da Rohan Rhu e negli ultimi mesi ha visto un ritmo di aggiornamenti sostenuto: dalla 2.0 in poi sono arrivati il supporto migliorato per le app con gestione personalizzata delle finestre, un sistema di hotkey riscritto e un tutorial di onboarding per i nuovi utenti. Chi vuole provarlo trova tutto su GitHub; esiste anche una versione sul Mac App Store, a pagamento.


FONTE github.com


FONTE macsyzones.com

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Il DDL “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” approvato dal Senato il 4 marzo 2026, pur non introducendo un vero e proprio reato d’opinione, crea tuttavia “procedure che inducono conformità e prudenza comunicativa”. Federica Cappelluti, del nostro consiglio direttivo, spiega perché in un articolo uscite recentemente su Roars.
- The post’s content. aisa.sp.unipi.it/il-ddl-antise…
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WooCommerce 10.6: meno query, più ordine nell’interfaccia


WooCommerce 10.6 migliora le performance del database, aggiorna l'interfaccia dei blocchi carrello e checkout e introduce un filtro per le spedizioni IVA-inclusive.
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WooCommerce 10.6 è uscito il 10 marzo con 299 commit e 80 contributori. Niente rivoluzioni, ma diversi miglioramenti concreti che chi gestisce un negozio online noterà nel tempo.

La parte più sostanziosa riguarda le performance del database. Le pagine di checkout e di amministrazione eseguono ora meno query SQL grazie a una gestione più intelligente della cache. Il widget delle recensioni recenti, che in alcuni casi causava rallentamenti seri nel pannello di amministrazione, passa a un caricamento asincrono. Anche le pagine prodotto beneficiano di una cache consolidata per i prodotti correlati e gli upsell.

L’interfaccia dei blocchi carrello e checkout riceve qualche ritocco visivo: il pulsante per rimuovere un prodotto si sposta a destra del selettore quantità e diventa un’icona cestino al posto del testo, i badge dei prezzi scontati vengono ridisegnati, la tipografia si fa più compatta.

Per chi costruisce pagine con il blocco Product Collection, la selezione di prodotti, categorie, brand e tag parte ora direttamente dal picker corretto invece di richiedere passaggi intermedi. Piccola cosa, ma evita qualche click inutile.

C’è anche un aggiornamento utile per i merchant europei: un nuovo filtro permette di gestire prezzi di spedizione IVA-inclusa, necessario per rispettare le normative di Germania, Svizzera e altri paesi UE che richiedono prezzi fissi indipendenti dall’aliquota applicata.

Se gestisci un negozio WooCommerce su un VPS, vale la pena tenere d’occhio queste ottimizzazioni SQL soprattutto su installazioni con cataloghi grandi. Un’infrastruttura ben dimensionata aiuta, e su questo fronte Hetzner offre soluzioni flessibili a prezzi ragionevoli.

L’aggiornamento include una modifica al database e richiede attenzione per chi usa filtri personalizzati su breadcrumb o per_page nelle Store API. I dettagli per gli sviluppatori sono nella documentazione ufficiale.


FONTE developer.woocommerce.com

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quattro passi con barbara balzerani / donatella furino, emma campili. 2017


[youtube youtube.com/watch?v=HFXvcsKCyu…]

La letteratura come tempo d’attesa, come tempo rivoluzionario. Il prima e il dopo di qualcosa ricordato come Brigate Rosse.
Di Donatella Furino e Emma Campili, con Donatella Furino. Parole scelte dai 5 libri di Barbara Balzerani: Compagna Luna, Cronache di un’attesa, Perchè io perchè non tu, La sirena delle cinque, Lascia che il mare entri. Grazie per le riprese a Margherita Diurno e a Roberto Boccia per la post suono
#BarbaraBalzerani #BR #BrigateRosse #CompagnaLuna #CronacheDiUnAttesa #DonatellaFurino #EmmaCampili #LaSirenaDelleCinque #LasciaCheIlMareEntri #MargheritaDiurno #PerchèIoPerchèNonTu #RobertoBoccia

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nuovo post nel comparto “post poetica” di ‘ahida’: “desiste la ricerca”, di samuele maffei


samuele maffei_ su ahida_ con il testo 'desiste la ricerca'
cliccare per leggere

ahidaonline.com/post/post-poet…

#ahida #ahidaonline #ahidaonlineCom #postPoetica #postpoetica #SamueleMaffei #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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PeerTube 8.1: podcast migliorati, embed controllati e velocità 3x


PeerTube 8.1 è disponibile: miglior supporto podcast, gestione immagini riscritta, restrizione degli embed per dominio e riproduzione a velocità 3x.
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PeerTube ha rilasciato la versione 8.1, un aggiornamento minore ma con qualche novità concreta per chi gestisce una piattaforma o la usa ogni giorno.

Il lavoro più sostanzioso riguarda la gestione delle immagini, rimasta praticamente invariata dalle prime versioni del progetto. Il sistema è stato riscritto da zero: migliore qualità delle miniature video, supporto ai formati WebP e PNG, e una base tecnica che in futuro permetterà di spostare le immagini su object storage (sistemi di archiviazione remota scalabile, come quelli usati da molti servizi cloud). Chi amministra un’istanza può già rigenerare le miniature per beneficiare dei miglioramenti.

Supporto ai podcast


Anche il supporto ai podcast, introdotto nella v7.1, riceve attenzione: alcune app avevano problemi con i file HLS (il formato usato da PeerTube per lo streaming adattivo), e questa versione corregge i casi più segnalati, aggiungendo anche la possibilità per gli amministratori di forzare la creazione di un file audio ottimizzato.

Una novità interessante per chi pubblica contenuti istituzionali o giornalistici: i creatori possono ora limitare i domini su cui i propri video possono essere incorporati. Utile per redazioni, enti e organizzazioni che vogliono controllare dove finiscono i loro contenuti.

Sul fronte della riproduzione, arriva la velocità 3x. Il team di Framasoft non si trattiene dal far notare che certe piattaforme concorrenti riservano questa funzione agli abbonati paganti. Su PeerTube invece è per tutti!

Il nuovo player Lucide, già disponibile dalla v8, diventa ora quello predefinito per le nuove installazioni. Chi ha già un’istanza attiva può abilitarlo manualmente dalle impostazioni di personalizzazione.

Completano l’aggiornamento le notifiche raggruppate per data, miglioramenti alla gestione collaborativa dei canali, ottimizzazioni alla coda di transcodifica per pubblicazioni più rapide e una maggiore compatibilità con altri software del fediverso.

Se stai cercando un posto dove ospitare la tua istanza PeerTube, Hetzner offre VPS a prezzi competitivi con datacenter europei.


FONTE joinpeertube.org

#hot
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Il robot lavavetri più piccolo di sempre si rinnova: WINBOT mini 2 pulisce dove gli altri non arrivano


ECOVACS WINBOT mini 2 è il robot lavavetri più compatto di sempre: raggiunge bordi, angoli e superfici dove nessun altro arriva. Pulizia profonda, design ultra-slim
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ECOVACS continua a supportare il concetto di pulizia hands-free con Winbot mini 2. Il dispositivocombina una tecnologia avanzata con una maggiore potenza, garantendo risultati affidabili nella pulizia dei vetri. Compatto e potente, il Winbot mini 2 incarna la dedizione del brand nel massimizzare la precisione e l'efficienza nella pulizia. Il suo design ultrasottile da 55 mm gli permette di muoversi facilmente attraverso spazi stretti e difficili da raggiungere. Le spazzole a quattro angoli aggiornate offrono migliori prestazioni negli spazi lungo bordi, pulendo fino a 1 mm dal telaio, mentre il sistema Ultrasonic Atomization Spray (spruzzo atomizzato a ultrasuoni) garantisce una rimozione completa delle macchie.

Swappie amplia l’offerta: arrivano anche gli AirPods ricondizionati
Swappie amplia il proprio catalogo di dispositivi ricondizionati e introduce anche gli AirPods. Una novità che segna l’ingresso dell’azienda nel segmento degli accessori audio Apple, offrendo agli utenti un’alternativa più sostenibile ed economica rispetto al nuovo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Considerato dall'azienda il più slim di sempre, Winbot mini 2 ridefinisce i limiti delle dimensioni di un robot lavavetri: infatti, con soli 215 x 215 mm, appena metà di un foglio A4, e un corpo ultrasottile da 55 mm, Winbot Mini 2 può muoversi senza sforzo negli spazi più stretti, senza rimanere intrappolato. La sua superficie più ridotta offre la massima copertura di pulizia tra le ringhiere, le finestre di sicurezza, maniglie o telai complessi comunemente presenti nelle case moderne. Grazie al suo riconoscimento intelligente, al movimento flessibile e alle capacità di pulizia ad alta efficienza, il device supporta una gamma più ampia di tipi di finestre e vetrate, da finestre senza telaio e inclinabili fino a vetri alti da pavimento a soffitto, mantenendo al contempo la completa sicurezza durante tutto il funzionamento.
Le caratteristiche del robot gli consentono di coprire i bordi fino al 90%Le caratteristiche del robot gli consentono di coprire i bordi fino al 90%

Pulizia ottimizzata per eliminare gli aloni


Il Winbot mini 2 introduce un importante miglioramento nella pulizia di bordi e angoli, con spazzole migliorate su quattro angoli. Con una forma progettata ad-hoc, ali laterali da 1mm e setole di feltro ad alta densità, queste spazzole possono scivolare facilmente su telai e bordi, rimuovendo nel contempo lo sporco. Queste caratteristiche consentono al robot di coprire i bordi fino al 90%, eliminando quelle linee scure che spesso persistono lungo i lati delle finestre. Inoltre, la tecnologia Ultrasonic Atomization Spray applica uno strato nebulizzato ultra-fine che penetra nei micropori per ammorbidire le macchie accumulate. Lo spray a rapida evaporazione riduce le macchie d'acqua e accorcia i tempi di asciugatura, utilizzando meno acqua rispetto ai metodi tradizionali. Combinata con un serbatoio a grande capacità, è possibile pulire fino a 30 metri quadrati di superficie finestra in un'unica sessione, per una pulizia in soli tre minuti per metro quadrato.
Il mini 2 rileva autonomamente ostacoli con un'altezza di 1 mm o superiore Il mini 2 rileva autonomamente ostacoli con un'altezza di 1 mm o superiore

Navigazione intelligente


Alimentato dal Sistema Win-Slam 4.0 completamente aggiornato, il robot integra più sensori con algoritmi avanzati di pianificazione del percorso. Il suo sistema di automonitoraggio valuta costantemente posizione, pressione dell'aria e confini del telaio, regolandosi istantaneamente per evitare ostacoli, sfuggire a potenziali trappole o deviare quando necessario. Quando incontra i telai delle finestre, il mini 2 rileva autonomamente ostacoli con un'altezza di 1mm o superiore, garantendo una pulizia fluida e ininterrotta senza la necessità di intervento manuale. Win-Slam 4.0 adatta anche strategie di pulizia in base alla dimensione delle finestre: in particolare, esegue un percorso a Z per finestre più larghe, migliorando la stabilità e le prestazioni antiscivolo, e un percorso a N per finestre più strette, massimizzando la copertura della superficie e la velocità di esecusione. Con sei modalità di pulizia (Fast Clean, Deep Clean, Thorough Clean, Edge Clean, Spot Clean e Remote Control), il mini 2 offre un'esperienza personalizzata per ogni scenario.
Il Winbot mini 2 incorpora un sistema di sicurezza completo a dieci livelliIl Winbot mini 2 incorpora un sistema di sicurezza completo a dieci livelli

Protezione di sicurezza


Il Winbot mini 2 incorpora un sistema di sicurezza completo a dieci livelli, che combina hardware rinforzato, salvaguardie software intelligenti e una polizza assicurativa aggiuntiva, garantendo totale sicurezza e affidabilità su ogni finestra. Dal punto di vista hardware, il mini 2 è progettato con più strati di protezione, tra cui una forte aspirazione da 8.000 Pa per una presa sicura, un pad galleggiante imbottito per ridurre impatti esterni e attrito, e una protezione anti-spegnimento che mantiene il robot attaccato per oltre 30 minuti quando la batteria è scarica. Abbinato a una corda di sicurezza rinforzata e a un moschettone capace di resistere fino a 1.900 N di forza di trazione, il Mini 2 garantisce un funzionamento affidabile e sicuro sulle superfici verticali. Dal punto di vista software, il mini 2 offre una protezione intelligente tramite sensori in tempo reale e algoritmi di risposta rapida. I sensori gravitazionali e optoaccoppiatori mantengono la stabilità e rilevano istantaneamente i bordi, mentre una gestione intelligente degli ostacoli e il rilevamento delle perdite d'aria garantiscono un funzionamento sicuro durante tutto il processo di pulizia. Nel raro caso di un fallimento accidentale dell'adesione che comporti danni, la polizza assicurativa di Ecovacs offre una copertura completa per tutelare completamente i danni eventualmente ricevuti.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità


Ecovacs Winbot Mini 2 è disponibile al prezzo di 299 euro sullo store Amazon di Ecovacs.