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à, a. A, / patrizia vicinelli. 1966


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#PatriziaVicinelli #poesiaVisiva

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Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
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Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Devolvi ai Giuristi Democratici il tuo 5 per mille


Destinare il 5 per mille ai Giuristi Democratici è molto semplice: basta una mossa. Inserisci nell'apposita sezione della dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS: 91239960379 5×1000Download
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Destinare il 5 per mille ai Giuristi Democratici è molto semplice: basta una mossa.

Inserisci nell’apposita sezione della dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS: 91239960379

5×1000Download

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22 maggio, firenze, finissage della mostra “nanni balestrini. la rivolta illustrata”: reading di rosaria lo russo


reading di rosaria lo russo per il finissage di 'nanni balestrini _ la rivolta illustrata'
cliccare per ingrandire

Rosaria Lo Russo leggerà testi di Nanni Balestrini, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti.

Frittelli arte contemporanea, via Val di Marina 15, Firenze
#ArchivioLambertoPignotti #Balestrini #EugenioMiccini #finissage #FrittelliArteContemporanea #KettyLaRocca #LambertoPignotti #lettura #LuciaMarcucci #LucianoOri #NanniBalestrini #RosariaLoRusso

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fonemi / arrigo lora totino. 1965


youtu.be/WiGNJahmxUM?is=YOyvhF…
#ArrigoLoraTotino #disturbo #fonemi #performance #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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La Sovranità Digitale Europea è Possibile: Come Fuggire dalle Big Tech con le Alternative Europee Libere


Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il "nuovo petrolio" dell'economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.La […]
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Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il “nuovo petrolio” dell’economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.
La dipendenza dagli ecosistemi di Google, Apple, Meta, Microsoft e Amazon (GAFAM) espone cittadini e istituzioni a rischi di sorveglianza, dipendenza tecnologica e spostamento di risorse verso economie extra-UE. Fortunatamente esistono soluzioni libere ed europee: motori di ricerca e browser etici, piattaforme cloud open, social federati e software open source che restituiscono controllo, privacy e valore economico al territorio.

Perché la dipendenza da Big Tech è critica


Le piattaforme GAFAM offrono servizi efficienti ma a costo della nostra libertà. La sovranità digitale serve a “diminuire la dipendenza dalle Big Tech” e garantire a Stato, imprese e cittadini un uso consapevole delle tecnologie. Le Big Tech profittano sui nostri dati: ogni ricerca o e-mail gratis alimenta profilazione sugli utilizzatori. Inoltre impongono ecosistemi chiusi (“giardini recintati”) che rende difficile uscirne. La dipendenza comporta anche rischi di sicurezza e legali: i dati gestiti da server extra-UE possono sfuggire ai controlli giuridici nazionali.
Le Big Tech non sono semplici aziende private. Possiedono il potere di censurare, controllare l’accesso alle informazioni, implementare algoritmi che influenzano il comportamento umano, e dispongono di informazioni sensibilissime su miliardi di persone.

Il problema è triplo:

  1. La perdita di sovranità: L’Europa ospita gran parte dei suoi dati presso server americani, soggetti a leggi permissive come il Cloud Act e l’extraterritorialità americana.
  2. La perdita di privacy: Gli utenti non pagano con denaro, ma con i loro dati. Ogni clic, ogni ricerca, ogni posizione viene tracciata, profilata e venduta ai pubblicitari.
  3. La perdita di autonomia: Siamo intrappolati in “giardini recintati” proprietari, incapaci di controllare i nostri stessi strumenti digitali.

Questo non è più un dibattito teorico, è una questione di sovranità europea e di sicurezza informatica.

Alternative “Made in Europe”


Le piattaforme open source e federate europee offrono già valide alternative. Ecco per ciascuna Big Tech almeno 3 soluzioni con guida all’adozione.

Google

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
SearXNGMotore di ricercaItalia (instanza devol.it)Facile (browser)Guida Devol: motori di ricerca
EcosiaMotore di ricercaGermaniaMolto facile (browser)Scegli.app: motori di ricerca (cerca Ecosia)
QwantMotore di ricercaFranciaMolto facile (browser)Come sopra
ProtonMailGmail (email)SvizzeraMedia (import mail)Scegli.app: Email (cerca ProtonMail)
TutanotaGmailGermaniaMediaCome sopra
NextcloudGoogle Drive/WorkspaceAustriaMedia (server)Scegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
MapyGoogle MapsPoloniaFacile (app)Scegli.app: Mappe (cerca Mapy)
CoMapsGoogle Maps (mobile e desktop)InternazionaleFacileCome sopra
PeertubeYoutube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
Esempio di migrazione (Google Search → SearXNG):
1) Apri le impostazioni del browser (Chrome/Edge/Firefox).
2) Nella sezione “Motore di ricerca”, aggiungi l’URL di SearXNG.devol.it.
3) Imposta SearXNG come predefinito.
4) Verifica facendo alcune ricerche: non vedrai più pubblicità mirate.


SearXNG, istanza italiana di meta-motore, “rappresenta la migliore alternativa a Google” in quanto aggrega decine di motori senza tracciarci. Allo stesso modo Ecosia e Qwant (rispettivamente tedesco e francese) sono raccomandati. Per email, ProtonMail (CH) e Tutanota (DE) offrono mailbox criptate e caledari in EU. Per lo spazio online basta un Nextcloud italiano (o europeo) per avere Drive/Calendar autonomo (criptato) Oppure Proton Drive.

Apple

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
e./OS – MurenaiOS (OS smartphone)FranciaAvanzata (flashing)Scegli.app: Sistemi operativi (cerca e.foundation)
LinuxWindows/macOS (OS desktop)ItaliaMedia (installa su PC)FediLUG
VivaldiSafari (browser)NorvegiaFacileRiferimento generale Devol/Scegli
NextcloudiCloud (cloud, mail, contatti)GermaniaMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
Proton DriveiCloud (cloud, mail, contatti)SvizzeraFacile (account)Le Alternative (recensione Proton Docs)
SatispayApple Pay (pagamenti)ItaliaFacile (app)Satispay Official
Esempio di migrazione (iCloud → Nextcloud):
1) Scegli un provider Nextcloud (ad es. iscrivendoti a fedimedia).
2) Crei un account e installi il client Nextcloud su PC e smartphone.
3) Esporti contatti/calendario da iCloud (file vCard/ICS).
4) Importa i file in Nextcloud e configura la sincronizzazione.
5) Attiva il nuovo account nelle app Mail/Calendario sostituendo iCloud.


Gli utenti Apple possono installare un browser alternativo (Vivaldi) e passare il motore di ricerca a Qwant o Ecosia (privacy-friendly). Esistono smartphone come Murena di e.Foundation che non dipendonodai servizi apple o google. Su desktop,Linux è leggero e pronto all’uso su linux.it è possibile scegliere quale versione usare. Per lo streaming musicale open source si può usare Jamendo , mentre Satispay è un’alternativa al pagamento mobile.

Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp)

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Mastodon (uno)Facebook (social network)ItaliaMediaDevol: Social/Fediverso
Pixelfed (uno)Instagram (condivisione foto)ItaliaMediaCome sopra
Matrix/ElementWhatsApp/Messenger (chat)UKFacileScegli.app: Messaggi (cerca Element)
PeertubeYouTube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
PoliversoFacebookComunità globaleDifficile– (no guida ufficiale)
Esempio di migrazione (Facebook/X → Mastodon):
1) Visita mastodon.uno e crea un account gratuito.
2) Avvisa periodicamente sul tuo account Facebook o X che da ora sei disponibile su Mastodon
3) Inizia a seguire account italiani di interesse per vedere i post.
4) Condividi i tuoi aggiornamenti più su Mastodon che su Facebook.


Nel Fediverso (rete di social federati) utenti su server differenti si seguono a vicenda. Mastodon (microblog) e Pixelfed (foto) sono i principali progetti. Peertube è l’alternativa decentralizzata a YouTube (video), disponibile in istanze italiane gestite da Devol e altri.. Per la chat in tempo reale, il protocollo Matrix (client Element, server Synapse) è semplice da usare come WhatsApp e garantisce crittografia end-to-end con hosting europeo.

Microsoft

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Linux Windows (OS desktop)GermaniaMedia (installare)FediLUG
NextcloudOneDrive/SharePoint (cloud)Austria/ITMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
libreOfficeMicrosoft Office (suite)GermaniaFacileScegli.app: Office (cerca LibreOffice)
Jitsi MeetTeams/Zoom (videoconf.)GermaniaFacilissimoDevol: Social/Fediverso (vedi Video)
BetterbirdOutlook (mail client)Europa (global)FacilissimoScegli.app: Email (cerca Thunderbird)
Esempio di migrazione (Teams → Jitsi Meet):
1) Richiedi a un collaboratore di creare una stanza Jitsi (es. su calls.disroot.org).
2) Invia il link della riunione al team (funziona senza login).
3) Tutti partecipano da browser (o app mobile) senza installare software Microsoft.


Per la de-Microsoftizzazione prevede l’adozione di Linux al posto di Windows (es. scegliete ladistro su linux.it). Per produttività in cloud si usa Nextcloud con OpenOffice/Collabora (documenti, calendario). E-mail e contatti possono migrare a provider come Tuta o ProtonMail. In alternativa i client Betterbird/ClawsMail sostituiscono Outlook senza funzioni bloccanti.

Amazon

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
OVHcloudAWS (cloud infra)FranciaMedia (configurare)– (vedi Scegli.app: Cloud – provider europei)
Aruba CloudAWSItaliaMediaManuale Aruba/Cloud
TrovaprezziAmazonItaliaMedia vedi Scegli.app:
IdealoAmazonSpagnaMedia vedi Scegli.app:
BookwyrmGoodreadsItaliaMedia vedi Scegli.app:

Amazon (web retail) non è qui il focus: si parla di Amazon Web Services. Invece di affidarsi a mega-cloud USA, si può scegliere fornitori europei come OVHcloud (FR), Aruba Cloud (IT) ma anche Scaleway (FR), Exoscale (CH). Tali provider offrono macchine virtuali, storage S3-compatibile, database gestiti, ecc. Il codice aperto (OpenStack) riduce il lock-in.
per gli acquisti meglio rivelgersi a comparatori di prezzi come Trovaprezzi e Idealo che reindirizzano allo shop online con l’offerta miglione. Infine se si è soliti usare Goodreads per condividere le proprie letture, esiste la controparte libera e federata su bookwyrm.it

Alternative europee all’AI proprietaria


Con l’avanzare dell’AI generativa, crescono esigenze di sovranità: servono soluzioni europee che garantiscano privacy, hosting UE, controllo legale e trasparenza. In questa sezione presentiamo gli LLM emergenti europei (ad es. Mistral AI, Proton Lumo, Infomaniak Euria, Aleph Alpha), con i loro punti di forza e di debolezza. Per ciascuno forniamo caratteristiche principali, modalità di integrazione e passi pratici di adozione. Infine confrontiamo benefici (controllo dati, latenza bassa, costi sostenibili) e limiti (bias, potenza di calcolo, compliance) per aiutare PA e PMI a scegliere consapevolmente.

Perché alternative europee?


Affidarsi ai big AI statunitensi (ChatGPT, Gemini, Claude) espone a rischi giuridici (es. Cloud Act) e di lock-in. Le soluzioni UE proteggono la privacy (dati in infrastrutture locali, conformità GDPR) e offrono trasparenza (modelli aperti). Inoltre permettono di investire sull’economia locale.

Soluzioni AI europee

NomeTipo modelloOrigineLicenzaHosting UEIntegrazione DevOpsLink guida/ufficiale
Mistral AI (Le Chat)LLM dialogicoFranciaApache 2.0 (open)Cloud/Web (EU)API REST, dockerchat.mistral.ai
Lumo (Proton)Assistente AISvizzeraParziale (?)No-logs cloud (EFTA)Client Proton, APIlumo.proton.me
Euria (Infomaniak)Assistente AISvizzera? (proprietario)Cloud SvizzeraAPI webeuria.infomaniak.com
Aleph AlphaLLM enterpriseGermaniaProprietariaOn-premise (StackIT)SDK & Cloud (DE)aleph-alpha.com
  • Mistral AI (Francia, Le Chat): LLM avanzato (675B parametri, Apache 2.0) competitivo con GPT-4. Offre piano gratuito e API.
  • Lumo (Proton, Svizzera): Assistente AI “privacy-first”: conversatione zero-access encryption, no-logs. Modelli sottostanti ottimizzati ma codebase non completamente open.
  • Euria (Infomaniak, Svizzera): Assistente AI “svizzero-sovrano” con dati in hosting locale. Basato su modelli pre-addestrati .
  • Aleph Alpha (Germania): LLM per applicazioni enterprise (PhariaAI), focalizzato su explainability e on-premise certificato. Non punta alla performance generalista di GPT-4.


Rischi, benefici e suggerimenti


Limiti: I modelli EU restano meno “generalisti” (bias e performance inferiori ai leader USA). Richiedono grandi risorse di calcolo (GPU) per addestramento e inferenza. Alcuni sono closed-source o semi-chiusi (Lumo, Euria). Bisogna vigilare su compliance GDPR: anche se host EU, la provenienza dei dati di training (es. Euria usa modelli cinesi secondo alcuni) può imporre ulteriori verifiche. Infine, attenzione alla sicurezza: come tutti gli LLM, possono divulgare info confidenziali se male configurati.

Benefici: Migrando a soluzioni europee si guadagna controllo sui dati (infrastrutture UE, leggi e policies locali), maggiore privacy (dati trattati con normative GDPR) e trasparenza (alcuni modelli open licence, o accordi sulla governance). Si riduce la latenza per utenti europei e si può definire prezzo/previsione dei costi (evitando abbonamenti USA). A lungo termine si crea resilienza nazionale e si supporta l’innovazione locale.

Suggerimenti: Per PA e PMI, la scelta va basata su: licenza (open preferibile per audit e modifica), possibilità di self-hosting (per pieno controllo giuridico), supporto commerciale (per AI mission-critical) e impatto compute (per costi energetici). Ad esempio, piccoli progetti POC possono partire con Mistral 7B open-source (un 80GB di GPU) e passare a Lumo/Euria in produzione se serve privacy garantita, oppure a PhariaAI per settori regolamentati. È utile condurre un proof-of-concept iniziale, poi un pilota limitato (poco dati sensibili), e infine la produzione con governance dedicata (audit log, responsabilità IA).

VantaggiCriticità
Dati gestiti in UE (GDPR compliance)Modelli ancora meno performanti dei top US
Trasparenza e auditabilità (open source)Necessità di GPU potenti e competenze
Indipendenza tecnologica e strategicaPossibili bias linguistici/locali
Riduzione latenza e costi a lungo termineSoluzioni commerciali emergenti e in evoluzione

Fonti: Soluzioni citate da scegli.app (Mistral, Lumo, Euria) .

Il ruolo di Fedimedia APS in Italia


In Italia il Fediverso cresce grazie all’attivismo: Fedimedia APS (federazione di progetti come Devol, Le Alternative, OpenForFuture, ecc.) funge da catalizzatore. Fondata nel 2025 come associazione no-profit, Fedimedia promuove un ecosistema digitale diverso, basato su software libero, decentralizzazione, trasparenza. Gestisce direttamente molte piattaforme: Mastodon.uno, Pixelfed.uno, Fedimercatino.it (e-commerce etico). Insieme a realtà come Devol, Open For Future, Le Alternative, Fedimedia partecipa ad eventi (Linux Day, Merge-IT, Fossdem) e campagne di sensibilizzazione. Il suo obiettivo è promuovere “servizi open source che possano competere con quelli offerti dalle Big Tech”. In pratica, Fedimedia è un punto di riferimento italiano per chi cerca alternative etiche alle Big Tech, coordinando guide e community (leAlternative.net, Scegli.app) per la migrazione.

Benefici e criticità delle soluzioni aperte


Benefici principali: L’adozione di soluzioni libere e locali garantisce privacy, controllo dei dati, sicurezza e sovranità. I servizi open source non ricorrono a tracciamenti segreti e sono più trasparenti, riducendo il rischio di fughe di dati o censure. Permettono inoltre di rispettare le leggi UE (GDPR) e di mantenere i dati sensibili entro i confini europei. Sostenere software e infrastrutture europee sviluppa un’economia digitale locale: le risorse spese restano nel continente, alimentando PMI e startup del settore tech. Inoltre, la ridondanza del Fediverso (molte istanze) aumenta la resilienza del sistema rispetto a un singolo fornitore.

Tabella comparativa dei vantaggi:

AspettoBig Tech (centralizzate)Soluzioni libere/federateVantaggio
PrivacyRaccolta massiva di dati utenteDati crittografati / decentralizzatiUtente ha controllo sui propri dati
SovranitàDipendenza da provider USAInfrastrutture UE, open sourcePA e cittadini decidono autonomamente
SicurezzaCodice proprietario chiusoCodice auditabile, comunità attivaVulnerabilità più facilmente corrette
EconomiaProfitti finiscono all’esteroRisorse restano in EuropaSostegno a imprese locali (es. Aruba, Infomaniak)

Criticità/Limiti: Alcune alternative open sono meno “rifinite” o diffuse delle controparti commerciali. La transizione può richiedere apprendimento tecnico e tempo per riconfigurare sistemi esistenti. Ad esempio, installare una nuova distribuzione Linux o ricopiare dati richiede un minimo di competenza. Inoltre, in certi casi mancano funzionalità (es. biblioteca di app su Linux rispetto a Windows). Anche il Fediverso ha un’adozione di massa ancora limitata. Tuttavia, questi limiti vanno valutati alla luce dei benefici a lungo termine: la libertà dall’algoritmo pubblicitario, la sicurezza dei dati e l’indipendenza tecnologica.

Suggerimenti pratici e politici


  • Per la Pubblica Amministrazione: Inserire l’open source nelle gare d’appalto e nei piani digitali (come già indicato nella “Dichiarazione UE sulla sovranità digitale”). Investire in progetti condivisi (Gaia-X, cloud europeo) e formare il personale su Linux, Nextcloud, infrastrutture federate. Promuovere l’adozione di Nextcloud, con l’open source la PA può governare le proprie infrastrutture senza dipendere da processi opachi o extraeuropei”.
  • Per i cittadini e le imprese: Scaricare le alternative, seguire le guide di Scegli.app e lealternative.net, supportare i progetti locali (es. devol.it). Piccoli passi quotidiani come cambiare motore di ricerca o client email concorrono a costruire “un futuro digitale più equilibrato”. A livello politico, i cittadini possono chiedere norme che favoriscano software libero.
  • Per le politiche pubbliche UE/IT: Promuovere la “sovranità digitale” come bene comune: finanziare eventi formativi, centro competenza nazionale sul software libero incentivare PMI europee nell’offerta di servizi cloud gestiti, allineare la strategia digitale italiana con l’Agenda Europea (es. supporto a Mistral AI) per non inseguire, ma guidare l’autonomia tecnologica.

In sintesi, esiste un’alternativa: un ecosistema di servizi federati e software open source, promosso anche da realtà italiane come Fedimedia, che consente di abbandonare gradualmente i prodotti dei Big Tech a favore di soluzioni più sicure, trasparenti e solidali. Ogni passaggio da un motore di ricerca libero a una casella email europea è un mattoncino che costruisce la sovranità digitale di domani

L’Urgenza della Libertà Digitale


Il ruolo di FediMediaAPS:

FediMediaAPS non è semplicemente una piattaforma, ma un catalizzatore di movimeni. Riunisce diverse realtà italiane impegnate nel software libero e nel Fediverso creando sinergie che moltiplicano l’impatto e dimostrando come iniziative coordinate ma autonome, possono costituire un’alternativa credibile e scalabile ai giganti centralizzati.

Il modello che FediMedia propone è semplice: i cittadini non devono essere costretti a cedere i propri dati personali alle Big Tech per poter comunicare, ma devono poter tutelare la propria privacy con servizi e canali di comunicazione gestiti in Europae e che garantiscano la protezione dei dati.

Le Tre Iniziative Chiave: Un Ecosistema Coeso


La forza della sovranità digitale italiana risiede in tre piattaforme interconnesse che funzionano in sinergia:

1. Devol.it: La Rete Federata Italiana


Devol è un progetto collettivo noprofit con base a Milano, è dal 2019 fra i pionieri del fediverso e la più grande iniziativa di questo tipo in Italia, gestita da volontari e sostenuta dalla comunità, con oltre 100mila iscritti.

Devol incarna una visione : invece di dipendere da pochi colossi digitali, le persone dovrebbero poter usare strumenti aperti, federati e non basati sulla sorveglianza ed estrazione dei dati degli utenti. Offendo 30 servizi gratuiti e decentralizzati (social network, cloud storage, podcast hosting), Devol dimostra che è possibile offrire un’esperienza digitale completa fuori dall’ecosistema dei Big Tech

2. Scegli.app: La Guida Pratica per la Scelta


Scegli.app è il luogo dove la consapevolezza diventa azione. È una piattaforma che traduce il concetto astratto di “sovranità digitale” in una guida concreta per migrare dai Big Tech e l’obiettivo è chiaro: rendere il cambiamento facile e immediato per chiunque, non è necessario essere tecnici per iniziare. Scegli.app fa esattamente quello che promette: ti aiuta a scegliere e a come farlo senza stress.

3. LeAlternative.net: L’Enciclopedia Della Libertà


LeAlternative.net è l’enciclopedia italiana delle alternative libere. Cataloga, descrive e compara le soluzioni open source per ogni tipo di servizio. È il riferimento dove trovare non solo “che cosa” scegliere, ma anche il “perché” dietro ogni alternativa.


Come Iniziare: Roadmap Pratica per la Migrazione


La sovranità digitale mira a garantire allo Stato, all’economia e alle persone un uso consapevole delle tecnologie e a diminuire la dipendenza dalle Big Tech. Ecco come concretizzarla:

Fase 1: Email (Impatto massimo, Difficoltà minima)


  • Crea account Proton Mail o Tuta gratuito
  • Configura inoltro da Gmail a Proton/Tuta
  • Comunica il nuovo indirizzo a contatti importanti
  • Tempo: 30 minuti


Fase 2: Cloud Storage (Impatto alto, Difficoltà bassa)


  • Iscriviti a Nextcloud o Proton Drive
  • Scarica i tuoi file da Google Drive via Google Takeout
  • Sincronizza i file importanti
  • Tempo: 2 ore


Fase 3: Messaggistica (Impatto alto, Difficoltà minima)


  • Installa Element
  • Condividi il nuovo numero con i contatti più stretti e segui le stanze fedimedia
  • WhatsApp rimane come “ponte” verso chi non migra
  • Tempo: 20 minuti


Fase 4: Social Network (Impatto medio, Difficoltà bassa)



Fase 5: Ricerca (Impatto moderato, Difficoltà minima)


  • Cambia motore di ricerca in SearXNG, DuckDuckGo o Ecosia
  • Un click nel browser, fatto
  • Tempo: 2 minuti


Fase 6: Sistema Operativo (Impatto massimo, Difficoltà media-alta)


  • Valuta se passare a Linux su PC o usare e/OS sul nuovo telefono
  • Questa è la scelta più importante ma anche la più impegnativa
  • Se inizi qui, fallo quando hai tempo
  • Tempo: 3-4 ore per Linux, quanto il primo setup di un PC nuovo

Il Movimento Italiano e la Coalizione


Quello che rende questa transizione possibile non è una singola piattaforma, ma un ecosistema coordinato di iniziative italiane che funzionano in sinergia:

  • FediMedia APS: Catalizzatore e coordinatore del movimento, porta il Fediverso in Italia
  • Devol.it: Fornitore concreto di 30 servizi decentralizzati e federati
  • Scegli.app: Guida pratica per la transizione graduale
  • LeAlternative.net: Enciclopedia comparativa delle soluzioni

Perché Questo è Importante per l’Italia (e l’Europa)


L’UE è all’avanguardia nella regolamentazione digitale con GDPR, DMA e DSA. Le nuove regole impongono ad Apple, Google, Meta e altri gatekeeper di aprire i propri ecosistemi e limitare l’utilizzo dei dati. Mentre l’Europa sta crescendo un ecosistema di alternative europee che danno priorità alla privacy, alla conformità e all’autonomia.


Conclusione: Iniziate Oggi


Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso. Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso dove tecnologia, diritti e ambiente coesistono in armonia. Questa è la dichiarazione di intenti di FediMediaAPS, e dovrebbe essere anche la nostra.

La sovranità digitale non è per il futuro. È oggi. È ora.

Non dovete fare tutto insieme. Cominciate da una cosa:

  • Cambiate email (30 minuti)
  • Cambiate motore di ricerca (2 minuti)
  • Scaricate Element (5 minuti)
  • Entrate su Mastodon (5 minuti)

Poi, quando siete pronti, migliorate ancora. Il percorso è tracciato. Le guide sono online su scegli.app. Le piattaforme su devol.it. Le spiegazioni approfondite su lealternative.net.

E dietro a tutto questo: FediMedia APS è una comunità italiana di persone che hanno deciso di riprendere il controllo della propria vita digitale a cui potete iscrivervi per supportarla.

Non è una promessa di un mondo perfetto. È una promessa di un mondo dove siete voi a decidere perché questo importa: ogni volta che scegliete un’alternativa libera ed europea, votate per il tipo di futuro che volete. Ogni volta che migliorate la privacy di un amico, rafforzate la sovranità di tutti.

Non rimandare. Inizia oggi, la libertà digitale non è un’idea astratta: è una scelta concreta, a un click di distanza.

Unisciti a Fedimedia e aiutaci a diventare sempre più parte attiva del cambiamento.


Perché è tempo di abbandonare le Big Tech


Quante volte abbiamo sentito la frase: “Ma dai, Google è così comodo da usare, perché complicarsi la vita?” oppure “Instagram funziona benissimo, che male c’è?”. È una domanda legittima, che merita una risposta onesta e concreta.

Perché vale la pena abbandonare le piattaforme delle multinazionali tecnologiche per servizi alternativi che, almeno all’inizio, possono sembrare meno immediati o popolati? La verità è che dietro la comodità di questi servizi si nascondono meccanismi che stanno trasformando il nostro rapporto con la tecnologia, con l’informazione e con gli altri in modi che spesso non percepiamo.

Lasciamo le Big Tech per costruire il Fediverso


Le piattaforme digitali che dominano oggi la comunicazione online non sono strumenti neutrali, sono infrastrutture di potere costruite per estrarre dati, modellare il consenso, concentrare ricchezza e condizionare le elezioni.
I feed tossici, la pubblicità basata sulla sorveglianza e i monopoli globali non sono “effetti collaterali”, sono il cuore del modello di business delle Big Tech.

Il problema non è solo la privacy


Iniziamo da quello che sappiamo tutti ma che spesso sottovalutiamo: i nostri dati sono diventati una merce. Ogni like, ogni ricerca, ogni messaggio viene registrato, analizzato e venduto. Ma il problema va oltre la raccolta dati, le piattaforme delle Big Tech sono progettate per tenerci incollati agli schermi il più a lungo possibile, gli algoritmi non ci mostrano quello che vogliamo vedere, ma quello che ci farà restare collegati con contenuti che ci fanno arrabbiare, che ci spaventano e che ci eccitano. Il risultato? Siamo costantemente bombardati da informazioni progettate per manipolare le nostre emozioni.

C’è poi la questione dipendenza tecnologica: quando tutti i nostri contatti, le nostre foto, i nostri ricordi sono rinchiusi in un ecosistema proprietario diventa difficile andarsene. Avere quasi tutti i vicini, colleghi e amici nello stesso social rende quasi impossibile uscirne.

In Europa esiste da anni un tentativo concreto di arginare questo potere attraverso leggi che difendono la privacy, i diritti digitali e la sicurezza delle persone. Ma queste conquiste sono fragili, le pressioni economiche e geopolitiche spingono costantemente verso l’utilizzo delle soluzioni delle Big Tech che dominano il mercato. Il risultato è meno diritti per le persone e più potere per pochi colossi privati. Affidare la comunicazione pubblica, l’informazione e le relazioni sociali a piattaforme monopolistiche significa accettare che un pugno di aziende abbia in mano tutti i nostri dati e decida cosa vediamo e cosa possiamo fare.

Il Fediverso nasce come risposta a tutto questo.
Non è solo un insieme di piattaforme alternative ma un cambio di paradigma: reti federate invece di silos centralizzati, software open source invece di codice proprietario, comunità e regole condivise invece di algoritmi imposti dall’alto. Qui nessun attore unico può dettare legge, controllare le persone o zittire intere comunità. Abbandonare le Big Tech non è un gesto simbolico: è un atto politico. Scegliere alternative libere e federate significa sottrarre potere ai monopoli, sostenere un ecosistema più giusto e costruire uno spazio digitale compatibile con i valori democratici, la sostenibilità e la sovranità.

Questa guida serve quindi a fornire strumenti, conoscenze e percorsi concreti per uscire dai recinti delle Big Tech e iniziare a vivere i social in modo libero e consapevole.

Scopri il fediverso: una nuova era per i social network


Stanco dei soliti social network e della costante ingerenza dei giganti della tecnologia? La regista Elena Rossini ti apre le porte del Fediverso, un universo digitale dove la tua privacy è rispettata e il potere torna finalmente nelle mani degli utenti.


L’influenza algoritmica sui discorsi pubblici


Gli algoritmi che alimentano i feed dei social network non sono semplici funzioni di ordinamento, ma sistemi di apprendimento automatico progettati per massimizzare l’engagement – cioè la quantità di tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma e il numero di azioni (like, commenti, condivisioni) che compiono. Per raggiungere questo obiettivo, i modelli analizzano una mole immensa di dati comportamentali: cronologia di navigazione, interazioni precedenti, tempo di permanenza su singoli contenuti, tipologia di dispositivi utilizzati e persino dati di localizzazione. Queste variabili vengono combinate in “punteggi” di rilevanza che determinano quale contenuto viene mostrato in cima al feed. Il risultato è una curvatura della realtà in cui le informazioni più sensazionali, emotivamente cariche o polarizzanti hanno una probabilità significativamente più alta di emergere rispetto a contenuti più equilibrati o di approfondimento.

Questa dinamica crea quello che gli studiosi chiamano “filter bubbles” o “bolle informative”: gli utenti sono costantemente esposti a narrazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, mentre le opinioni discordanti vengono filtrate o relegati a posizioni poco visibili. La conseguenza è una progressiva frammentazione del discorso pubblico, dove il dialogo critico è sostituito da un eco‑chamber effect, una camera dell’eco. In questo contesto, le manipolazioni politiche trovano terreno fertile. Attraverso la micro-targhetizzazione, le campagne elettorali e gli attori di interesse possono costruire profili psicografici estremamente dettagliati (spesso basati su dati raccolti da terze parti) e indirizzare messaggi personalizzati a segmenti specifici della popolazione. Questi messaggi, ottimizzati per suscitare emozioni forti (paura, rabbia, speranza), sono veicolati proprio dagli algoritmi che privilegiano contenuti ad alto potenziale di reazione. Il risultato è una capacità di influenzare l’opinione pubblica con una precisione che supera di gran lunga le tradizionali forme di propaganda di massa, rendendo difficile per gli elettori distinguere tra informazione autentica e manipolazione orchestrata.

Il documentario The Great Hack – Privacy Violata sullo scandalo Cambridge Analitica

Parallelamente, la struttura di ricompensa degli algoritmi – notifiche, like, suggerimenti personalizzati – sfrutta i circuiti di dopamina del cervello, trasformando l’uso dei social in una forma di dipendenza comportamentale. Gli utenti, spinti da gratificazioni intermittenti, tendono a controllare compulsivamente le proprie piattaforme, sacrificando tempo, concentrazione e benessere psicologico. Questa combinazione di persuasione algoritmica e dipendenza crea un circolo vizioso: più tempo trascorso online genera più dati, che a loro volta alimentano algoritmi ancora più efficaci nel catturare l’attenzione. Il risultato è una diminuzione della capacità critica, una maggiore vulnerabilità alle narrazioni manipolative e un impatto tangibile sulla democrazia e sulla salute mentale collettiva. Per mitigare questi effetti è necessario un approccio multilaterale che includa trasparenza algoritmica, regolamentazioni sulla micro‑targeting politico e strumenti di alfabetizzazione digitale capaci di restituire agli utenti il controllo sui propri flussi informativi.

Il documentario The Social Dilemma

Dipendenza cognitiva e impatti sulla salute mentale


Il meccanismo di ricompensa alla base degli algoritmi è strettamente legato ai circuiti dopaminergici del cervello umano. Le notifiche, le etichette per indicare “nuovi contenuti”, i conteggi di like e le raccomandazioni di contenuti “simili a quelli che ti piacciono” generano piccole dosi di gratificazione intermittente, un modello psicologico noto per favorire comportamenti compulsivi. Quando un utente riceve una notifica, il cervello anticipa una ricompensa, rilasciando dopamina; se la ricompensa arriva (un nuovo commento, un like, un video interessante), il circuito di rinforzo si consolida, aumentando la probabilità che l’utente ritorni sulla piattaforma. Questo ciclo di anticipazione‑ricompensa‑rinforzo è alla base di quello che molti ricercatori definiscono “dipendenza da social media”.

Le conseguenze di questa dipendenza si manifestano su più livelli. A livello individuale, gli utenti sperimentano una riduzione della capacità di concentrazione, un aumento dell’ansia da “FOMO” (fear of missing out, paura di essere lasciati fuori da qualcosa) e una tendenza a confrontare costantemente la propria vita con le versioni curate dei profili altrui, con effetti negativi sull’autostima e sul benessere emotivo. A livello collettivo, la costante ricerca di novità e stimoli porta a un consumo rapido e superficiale delle informazioni, indebolendo la capacità di analisi critica e di riflessione approfondita. Inoltre, la saturazione di contenuti emotivamente intensi crea una “fatica informativa” che spinge gli utenti a delegare il filtro delle notizie agli stessi algoritmi, rinunciando così al ruolo di giudice autonomo.


Le nostre istanze: l’alternativa concreta


Ecco perché abbiamo costruito una rete di oltre 15 piattaforme federate che oggi serve oltre 15.000 persone attive mensili. Non sono copie delle piattaforme commerciali, sono qualcosa di diverso e migliore.

Mascotte Mastodon, licenza GNU

Mastodon


Invece di un algoritmo che decide cosa vedere, su Mastodon sei tu a controllare la tua timeline. Segui chi ti interessa, leggi quello che ti interessa, senza pubblicità che ti interrompe ogni tre post. La moderazione è fatta da persone reali della comunità, non da IA che applicano regole incomprensibili.

Mastodon.uno
Poliversity.it
Vivere.uno
Senigallia.one

Applicazioni per Mastodon

App ufficiale Android
App ufficiale iOS
Client web Phanpy


Pixelfed logo - CC BY-SA 4.0

Pixelfed


Condividi foto e video in un ambiente pulito, senza algoritmi che decidono chi deve vedere i tuoi contenuti. Niente pubblicità tra le foto dei tuoi amici, niente profilazione per vendere i tuoi dati. Solo condivisione autentica di momenti e creatività.

Pixelfed.uno

Applicazioni per Pixelfed

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Mascotte PeerTube - David Revoy - CC BY-SA 4.0

PeerTube


Una piattaforma video decentralizzata dove i creatori mantengono il controllo sui propri contenuti. Niente demonetizzazioni misteriose, niente rimozioni automatiche, niente algoritmi che premiano solo chi fa più visualizzazioni.

Peertube.uno

Applicazioni per PeerTube

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Voyager for Lemmy

Lemmy


L’alternativa a Reddit dove le comunità decidono le proprie regole senza interferenze. Upvote, downvote e discussioni autentiche, federate con il resto del Fediverso per non restare isolati.

Feddit.it
Diggita.com

Applicazioni per Lemmy

Voyager per Android
Voyager per iOS


Logo Flohmarkt

Fedimercatino


L’alternativa libera e italiana a eBay e Subito basata sui principi di decentralizzazione. Niente profilazione pubblicitaria, niente commissioni, niente algoritmi che spingono a comprare cose di cui non hai bisogno.

Fedimercatino.it



Mobilizon


Mobilizon è una piattaforma open source e federata che consente di creare e gestire una comunità online senza dipendere da grandi aziende centralizzate. È pensata per organizzare eventi, gruppi e condividere contenuti in modo trasparente, sicuro e rispettoso della privacy.

Mobilizon.it


Logo Friendica

Friendica


Un’alternativa a Facebook che permette di gestire contatti, gruppi, eventi e condivisioni in un ambiente completamente decentralizzato.

Poliverso.org



BookWyrm


Condividi le tue letture, scopri nuovi libri e partecipa a discussioni letterarie senza raccomandazioni falsate da accordi commerciali. I consigli vengono dalla comunità reale, non da algoritmi che spingono certi editori.

Bookwyrm.it



Writefreely


WriteFreely è una piattaforma di blogging federata che consente di creare e condividere contenuti testuali in modo decentralizzato, mantenendo il controllo totale sui propri dati.

Noblogo.org



Castopod


Castopod offre un hosting podcast open source e federato, permettendoti di condividere i tuoi audio senza dipendere da servizi centralizzati.

Castopod.it



Funkwhale


Con Funkwhale puoi creare collezioni audio e condividerle su ActivityPub, garantendo privacy e indipendenza da servizi centralizzati.

Funkwhale.it



NodeBB


Un’alternativa libera ai gruppi Facebook organizzata per luoghi reali e comunità locali. Basata su NodeBB, permette di discutere pubblicamente mantenendo lo stile dei “vecchi forum” ma federata con tutto il Fediverso. Un posto dove riunirsi e chiacchierare senza essere il prodotto di qualche multinazionale.

Citiverse.it



Wanderer


Wanderer è una piattaforma federata di tracciamento e condivisione di percorsi outdoor che permette di caricare, esplorare e interagire con sentieri in modo decentralizzato, mantenendo il pieno controllo sui propri dati.

Wanderer.devol.it



Forgejo


Forgejo è una piattaforma federata di hosting e collaborazione su codice sorgente che permette di gestire repository, issue e pull request, offrendo un’alternativa libera a GitHub con il pieno controllo sulla propria infrastruttura e sui propri progetti.

Forgejo.it



Owncast


Owncast è la piattaforma di live streaming per chi vuole davvero essere libero. È un progetto open-source che ti consente di trasmettere video in diretta da un tuo canale seguibile da tutto il Fediverso, senza dipendere da servizi centralizzati come YouTube Live, Twitch o Facebook Live.

Nostream.mastodon.uno


Perché scegliere le alternative


  • La tua timeline appartiene a te, niente algoritmi che decidono cosa vedere. Niente contenuti sponsorizzati che si mescolano ai post degli amici. Niente influencer spinti artificialmente nelle tue notifiche. Vedi quello che hai scelto di vedere.
  • Zero pubblicità, zero tracciamento, le nostre piattaforme non si finanziano vendendo i tuoi dati agli inserzionisti, quindi non hanno bisogno di raccoglierli. Vivono di donazioni e del lavoro volontario della comunità.
  • I tuoi dati restano tuoi, puoi scaricare tutto quello che hai pubblicato. Puoi migrare da un’istanza all’altra senza perdere contatti o contenuti. Se un giorno deciderai di andartene, non perderai anni di ricordi e connessioni.
  • Moderazione umana e trasparente, le regole sono scritte chiaramente e applicate da persone della comunità che puoi contattare direttamente. Niente sospensioni misteriose o shadow ban incomprensibili.
  • Tecnologia sostenibile, i nostri server consumano molto meno energia delle mega-infrastrutture delle Big Tech. Inoltre, progetti come Ufficio Zero danno nuova vita a hardware che altrimenti finirebbe in discarica.


“Ma ci sono meno persone…”


È vero, almeno per ora. Ma ogni grande cambiamento inizia da piccoli gruppi di persone che decidono di fare diversamente. Il Fediverso sta crescendo rapidamente: Mastodon ha superato i 15 milioni di utenti, Pixelfed compete seriamente con Instagram, PeerTube offre alternative concrete a YouTube.

E poi, preferiresti essere in 1000 in una piazza dove puoi parlare liberamente, o in 100.000 in un centro commerciale dove ogni tua parola viene registrata e venduta?

Come iniziare


Il passaggio non deve essere traumatico. Puoi iniziare affiancando le piattaforme alternative a quelle che già usi, per poi migrare gradualmente quando ti senti pronto.

  1. Crea un account su Mastodon per il social networking
  2. Prova Fedimercatino per comprare e vendere senza essere profilato
  3. Esplora Citiverse per contenuti della tua zona
  4. Iscriviti a PeerTube o Pixelfedper condividere video e immagini reali
  5. Scarica Ufficio Zero se vuoi provare un sistema operativo per desktop completamente libero
  6. Unisciti alla nostra community su Matrix o Telegram per ricevere supporto


Il futuro che vogliamo costruire


Non stiamo combattendo contro la tecnologia, stiamo lottando per una tecnologia migliore. Una tecnologia che serve le persone invece di sfruttarle. Che connette le comunità invece di dividerle. Che preserva la privacy invece di violarla.

Ogni persona che passa a servizi liberi e decentralizzati contribuisce a costruire questo futuro. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo dall’oggi al domani, ma crediamo fermamente che l’alternativa esista e funzioni.


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ancora quattro giorni per partecipare a questo bando del comune di roma: ideazione, curatela, organizzazione, direzione artistica e realizzazione di mostre tematiche


Avviso per l’affidamento triennale dei servizi presso lo spazio culturale “La Vaccheria” nel Municipio Roma IX EUR. La procedura aperta riguarda l’ideazione, curatela, organizzazione, direzione artistica e realizzazione di mostre tematiche (in particolare Pop Art) e attività di accoglienza, con scadenza prevista a maggio 2026 e un valore stimato tra 100mila euro e 200mila euro.

Scadenza: 20 maggio 2026

appalti.comune.roma.it/gare/de…
#art #arte #bando #ComuneDiRoma #LaVaccheria #popArt #Roma

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Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia


A difesa dei principi costituzionali, della democrazia, dei diritti
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I Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia hanno promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.

Al centro dell’incontro le valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum, la volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia e l’analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Vi proponiamo l’intervista con Daniela Padoan, dal 2023 Presidente di Libertà e Giustizia, associazione che figura tra le prime adesioni all’incontro del 20 maggio 2026.

INTERVISTA A DANIELA PADOAN – LIBERTA’ E GIUSTIZIA

  • Ci puoi spiegare come nasce Libertà e Giustizia?

L’associazione nasce nel 2002 con un grande evento al Piccolo Teatro di Milano a cui partecipano personaggi rilevanti della cultura milanese e non solo tra cui Claudio Magris, Umberto Eco, Enzo Biagi, Gae Aulenti, Umberto Veronesi, Maurizio Pollini. Tutte queste figure si sono raccolte per affermare la necessità di un dialogo continuativo della società civile con la politica partitica, nella comune tensione a difendere e attuare la democrazia costituzionale. Un luogo riconoscibile di partecipazione tra lo spazio istituzionale della politica e la propositività della società civile.

  • L’associazione nasce per rendere non solo più protagonista la società civile ma anche per farla pesare complessivamente, senza doversi rinchiudere solo negli apparati partitici?

Esattamente. Un dialogo che rendesse fluido il rapporto tra elettori ed eletti, che rendesse la democrazia rappresentativa una parte vitale della democrazia partecipativa.

  • A più di vent’anni dalla nascita qual è lo spirito che vi caratterizza?

La causa in cui Libertà e Giustizia si è sempre identificata è la difesa della Costituzione. L’anno dopo la nascita dell’associazione, nel 2003, si tenne un grosso evento intitolato “Giù le mani dalla Costituzione”, e nel 2004 partì la campagna “L’Italia è anche mia” in contrapposizione al sistema di potere berlusconiano. Nel 2006 venne la prima battaglia per difendere la Costituzione dal progetto di manomissione avanzato dal Governo Berlusconi, con un referendum in cui Libertà e Giustizia si impegnò con tutte le forze; nel 2016 fu la volta del referendum contro il disegno riformatore del Governo Renzi, e adesso, nel 2026 – con una sorta di ricorsività di dieci anni in dieci anni – è arrivata la riforma della magistratura voluta dal Governo Meloni. Ogni volta, i cittadini hanno mostrato di saper costituire un argine in difesa della democrazia costituzionale.

Cos’è cambiato in tutti questi anni? Sicuramente è cambiato il mondo intorno. È cambiato il modo in cui gli stessi partiti sono percepiti e guidati. È cambiata la centralità del Parlamento, esautorato un pezzo alla volta. I movimenti si sono imposti come un lievito, un fermento della società. Ma non si è trovato il modo per creare quel dialogo necessario a trasformare le richieste, i bisogni, ma anche le progettualità dei cittadini in politiche concrete e in spazi condivisi di democrazia. O anche in una piena attuazione della Costituzione, visto che larga parte dei suoi articoli più importanti resta tuttora disattesa.

Nel 2014 si era creata grande attenzione attorno alla figura di Alexis Tsiparas, il leader di SYRIZA simbolo del rifiuto delle politiche di austerità imposte durante la crisi del debito greco. Nacque una lista ispirata alla sua lotta per la giustizia sociale e questo comportò suoi frequenti viaggi in Italia. Ricordo che rimase stupefatto e incantato dalla ricchezza della partecipazione civica, associazionismo, collettivi, centri sociali, volontariato. Tanto da affermare: “Questa realtà italiana vi pare scontata, ma è molto particolare e dovreste capirne fino in fondo le potenzialità e la forza”. Credo che questo sia vero anche adesso.

  • Facciamo un salto temporale ad oggi, al risultato del referendum del 2026 che si può dire sia stata una dimostrazione di tutto quello che descrivevi e cioè le potenzialità della società, generazioni diverse che si mettono in gioco, etc. Tutto questo si è trasformato nel segno NO fatto su un pezzo di carta dentro le urne. Voi avete partecipato attivamente alla campagna referendaria?

Abbiamo fatto parte del direttivo del Comitato della Società civile per il NO, ma abbiamo partecipato soprattutto come circoli – Libertà e Giustizia è strutturata in circoli territoriali presenti in varie città d’Italia – lavorando, come da tempo accade, fianco a fianco con associazioni “sorelle”, come ANPI, ARCI, il Coordinamento per la democrazia costituzionale, Salviamo la Costituzione, Giuristi Democratici… C’è un reticolo che in molte città, quasi sempre in dialogo con la CGIL, costituisce una sorta di spazio comune d’azione, di formazione e di elaborazione di pensiero politico.

Il mondo dell’associazionismo ha diverse sfaccettature e peculiarità che non sono escludenti l’una dell’altra, ma anzi lavorano insieme, tanto che a volte le persone scelgono di assumere contemporaneamente diverse appartenenze, tessere, adesioni informali. Questa mi pare già di per sé una bella indicazione.

Cosa è successo questa volta? Anche se questo mondo associativo spesso parla a persone di una certa età – per quanto ci riguarda, Libertà e giustizia è legata fin dalla sua nascita all’interlocuzione con un ambito culturale universitario, specialistico – quello che poi accade in campagne come questa è che si propaga una radice comune, una necessità di fondo che risiede nella comprensione della posta in gioco. Nonostante gli esponenti dell’esecutivo abbiano cercato più volte di attenuare l’impatto della riforma Nordio Meloni, assicurando che non si trattava di un’operazione contro l’indipendenza della magistratura né di una prova di forza del governo, ma solo della separazione delle carriere, sono stati smentiti anzitutto dai quindici che hanno presentato il quesito. La definizione stessa della riforma è stata esplicitata e non poteva più essere contrabbandata come qualcosa che non andava a toccare la Costituzione. Di fronte a una campagna mediatica di attacco ai giudici – in certi momenti veramente scomposta – che il governo ha potuto condurre avendo dalla sua praticamente tutte le televisioni, le persone si sono rese conto che il referendum si era trasformato nella necessità di segnare una linea davanti alla quale la maggioranza doveva fermarsi, una linea del Piave, una coscienza democratica dei diritti che non può essere impunemente infranta.

  • Come si può mantenere viva la ricchezza sociale che si è espressa con il segno NO nella scheda elettorale? Un incontro come quello del 20 maggio 2026 in cui voi e altre associazioni come Giuristi Democratici vi ritroverete vuole essere un tassello per iniziare a trovare una risposta comune. Avete iniziato a riflettere su come si potrebbe tenere aperta questa possibilità?

Stiamo riflettendo su questo, certamente, ma credo che quello che avviene nel Paese ci indichi già una strada, perché la corsa verso una legge elettorale che riverbera la legge Acerbo rende necessario che il NO espresso nelle urne continui a risuonare con determinazione nelle piazze.

Dovremmo, con la stessa capacità di lavorare insieme, riprendere un lavoro di sensibilizzazione città per città. Gli argomenti sembrano ostici, lontani – anche con il referendum sulla giustizia è stato così – ma poi, continuando a cercare luoghi di incontro, spazi fisici e virtuali nei quali veicolare un messaggio molto preciso – e cioè che non dobbiamo permettere che venga toccata la nostra democrazia costituzionale – le persone si mobilitano, e si mobilitano anche i giovani.

Oggi è necessario guardare in modo sistemico all’impianto complessivo che questo governo ha mostrato di avere in mente sia sulle riforme – l’autonomia differenziata che continua sotto traccia e il premierato, che sia palese o contrabbandato attraverso una legge elettorale improntata alla stessa retorica del leader – sia sull’ordine pubblico, con i decreti sicurezza, la compressione della libertà di opinione e manifestazione, la stretta ulteriore sulla migrazione, il progressivo desiderio di criminalizzazione dell’attivismo e del pacifismo.

C’è un impianto complessivo disegnato da questo governo che dobbiamo cercare di avere molto ben chiaro in mente, combattattendo non solo sui singoli obiettivi, ma vedendo in modo sistemico quello che sta succedendo e cercando un costante dialogo con i vari ambiti sociali che vanno dalle università ai centri sociali.

Altri articoli sul tema:

20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.


I Giuristi Democratici, insieme al Comitato 15 per il NO, al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia e molte altre realtà, promuovono l’incontro del 20 maggio 2026 dal titolo non casuale: “NON PERDIAMOLA DI VISTA”.

Le ore seguite alla vittoria referendaria del 23 marzo scorso sono state felici, ma hanno mostrato anche il limite dei Partiti italiani. Già dal giorno dopo la vittoria, sembra sia stato dimenticato il vasto movimento della società civile che l’aveva resa possibile. Il dibattito politico ha immediatamente volto lo sguardo alle elezioni politiche ed alle ventilate primarie di coalizione. Legittimo, naturalmente. Ma il messaggio è chiaro. Finita la parentesi referendaria, ci si torna a concentrare sui temi quotidiani.

Il calo del livello del dibattito è sembrato evidente. Fino al 23 marzo si discuteva di valori alti e del modo di dar loro corpo costituzionale. Successivamente, questa ampiezza di vedute è venuta meno.

Dunque, le strade che per un momento avevano fatto incontrare società civile e Partiti sembrano tornare a dividersi. Tuttavia, occorre chiedersi se davvero il dibattito politico italiano possa fare a meno dell’apporto costante della riflessione della società civile, ed in particolare di tutti coloro che si occupano di Costituzione e dei diritti che ne conseguono. Non può essere un caso il periodico tornare ad affacciarsi di proposte di stravolgimento costituzionale.

Inoltre, ci sono ancora questioni aperte sui precedenti stravolgimenti. Ad esempio, continuano a fare danni le riforme del Titolo V, in particolare l’art. 116 che apre all’autonomia differenziata.

In periodo elettorale ai Partiti, non solo della sinistra, andrebbe chiesto un impegno, e comunque trasparenza, sull’intenzione di porre rimedio a questi sconvolgimenti.

Si avverte allora la necessità di un coordinamento tra i molti protagonisti dell’impegno e della riflessione sulla Costituzione; di costruire un’agorà costituzionale, dove tenere viva l’attenzione sulle questioni emergenti, aperta a gruppi, associazioni, studiose e studiosi, esperte ed esperti.

Non vi è cosa più difficile di costruire un terreno comune, uno spazio condiviso, davvero aperto a ogni contributo. Occorre pertanto individuare le idee giuste per sollecitare e valorizzare l’apporto di ciascuna e ciascuno, in modo che il mondo della gestione del quotidiano non possa eludere il continuo confronto con i principi costituzionali.

Di questo si parlerà alla riunione di mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17, a Roma, cui invitiamo tutte e tutti a partecipare.

L’incontro si terrà simbolicamente nello stesso luogo che ha già riunito molte e molti di noi nel giorno dell’attesa dei risultati del referendum: l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Via Pietro Cossa, 40.

Avv. Pietro Adami

Comitati per il NO, associazioni, giuriste e giuristi si incontrano

MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ‒ ORE 17

Aula magna Facoltà teologica valdese

Via Pietro Cossa, 40 ‒ ROMA

Prime adesioni: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Comitato 15 per il NO, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

Temi dell’incontro:

– valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum;

– stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia;

– analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Altri articoli sul tema:

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


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Swatch, Audemars Piguet e l’economia della fila


Il nuovo Swatch nato dalla collaborazione con Audemars Piguet non è solo un orologio. È un piccolo caso di economia applicata. L’orologio si chiama Royal Pop ed è una combinazione tra la Royal Oak di Audemars Piguet, che è uno degli orologi di lusso più riconoscibili al mondo (famoso per la cassa ottagonale e per il bracciale integrato) e la cara vecchia linea Pop di Swatch. Il nuovo orologio costa circa 350 franchi, viene venduto solo in negozi selezionati e con una regola precisa: un pezzo per persona, per giorno e per negozio. Quella che sembra una normale operazione commerciale, in realtà è molto di più.

Le file viste davanti ai negozi lo spiegano bene. A Lugano, c’erano persone in attesa già da molte ore, alcune persino organizzate con sacchi a pelo. Scene simili sono state raccontate anche in altre città, dagli Stati Uniti all’Asia. E qui nasce la domanda economica: perché qualcuno dovrebbe passare ore, o addirittura giorni, in coda per comprare un orologio da poche centinaia di franchi? Queste persone non comprano solo un orologio, comprano l’accesso a un simbolo.

Audemars Piguet appartiene al mondo del lusso vero, quello dove non basta avere i soldi: spesso bisogna anche avere relazioni, pazienza, storia da cliente. Swatch prende un frammento di quel capitale simbolico e lo rende accessibile. Non democratizza davvero la Royal Oak, perché una Royal Oak resta una Royal Oak. Però permette a molte più persone di acquistare un oggetto che richiama quel mondo rendendolo pop.

È la stessa logica che aveva funzionato con il MoonSwatch, la collaborazione tra Swatch e Omega che ha trasformato in versione accessibile il celebre Speedmaster, l’orologio legato alle missioni lunari della NASA. Il consumatore non compra soltanto il materiale, il colore o il design: compra una storia. E in economia le storie contano perché influenzano la disponibilità a pagare dei consumatori. Il limite di acquisto e la vendita solo in determinati negozi fanno il resto della strategia. Se il prodotto fosse disponibile online in grandi quantità, perderebbe molta della sua forza: la scarsità crea tensione, che a sua volta genera code davanti ai negozi e questo fa notizia che crea desiderio e che alimenta anche il mercato secondario, dove qualcuno spera di rivendere l’orologio a un prezzo più alto.

Qui si vede una delle leggi più antiche dell’economia: quando la domanda supera l’offerta, il valore sale. Se, come è questo il caso, il prezzo ufficiale resta fisso, quel valore si sposta altrove: nel tempo passato in fila, nella capacità di arrivare prima, nell’informazione giusta, oppure nel prezzo maggiorato della rivendita.

Per Swatch il vantaggio è evidente. Porta persone nei negozi, produce immagini, discussioni, articoli, post sui social. È pubblicità generata dai consumatori stessi. Una volta le aziende compravano spazi pubblicitari. Oggi, quando l’operazione riesce, sono i clienti a diventare parte della campagna. Gratis, o quasi. Anzi: pagando.
Dal punto di vista economico il caso è interessante perché mostra come funziona il consumo contemporaneo: non compriamo solo oggetti, ma compriamo appartenenza, racconto, rarità.
Ascolta
Foto della vetrina a Lugano

#audemars #consumatori #lugano #marketing #swatch

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domani, 17 maggio, a milano: “laika, forse”, di massimo filippi


Laika, forse
Docu-romanzo che ricostruisce il breve passaggio su questo pianeta della cagnetta Laika. Il libro si snoda in quattro movimenti: la vita di una piccola randagia tra le strade di Mosca; le sofferenze estreme patite da Laika durante le sedute sperimentali per la preparazione al lancio; le poche, terribili ore seguite all’entrata in orbita dello Sputnik 2; il suo ritorno nella testa di chi non intende accettare lo smembramento istituzionalizzato dei corpi umani e animali. Un romanzo a più voci in cui le sofferenze e la messa a morte di Laika diventano il destino di sterminate moltitudini sacrificate sull’altare del progresso e del profitto.

Domenica 17 maggio, ore 17, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Viale Monza 255, Milano.
#cagnettaLaika #circoloAnarchicoPonteDellaGhisolfa #docuRomanzo #Laika #MassimoFilippi #presentazione #romanzo #Sputnik2 #URSS

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Telegram introduce i bot AI “ospiti”: funzionano ovunque, senza aggiungerli alla chat


Telegram aggiorna in profondità il sistema dei bot: ora si possono citare in qualsiasi chat senza aggiungerli, i bot possono rispondersi tra loro e chiunque può collegarne uno al proprio profilo per automatizzare le risposte.
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Fino a poco fa, per coinvolgere un bot AI in una conversazione su Telegram bisognava prima aggiungerlo alla chat. Con l’aggiornamento di maggio, questo vincolo sparisce.

I nuovi bot ospiti si possono menzionare in qualsiasi conversazione privata o di gruppo semplicemente citandone il @nomeutente, senza aggiungerli come membri. Il bot legge solo il messaggio in cui viene citato e le eventuali risposte a quello specifico messaggio, senza accesso al resto della cronologia né alla lista dei partecipanti.

Bot che si parlano tra di loro


La novità più rilevante per chi costruisce automazioni è un’altra: i bot possono ora rispondere ad altri bot, non solo agli utenti. Telegram parla esplicitamente di “agenti autonomi”, con la prospettiva di flussi di lavoro gestiti interamente da bot che si passano istruzioni a vicenda senza intervento umano.

A questo si aggiunge la possibilità di collegare un bot al proprio profilo personale, da Impostazioni > Automazione chat, configurandolo perché risponda ai messaggi in arrivo al posto tuo. Si può scegliere per quali chat attivarlo: solo le nuove conversazioni, escludendo i contatti già conosciuti, e così via. I bot ottengono anche la capacità di inviare le risposte man mano che vengono generate, invece di aspettare che il testo sia completo.

Il resto dell’aggiornamento


Per chi usa l’editor AI integrato, arrivano gli stili personalizzati: si costruisce un prompt con le proprie istruzioni e lo si condivide tramite link, utile per team che vogliono standardizzare un tono o per community che vogliono creare qualcosa di più giocoso.

La ricerca di emoji e sticker si estende a oltre 100 milioni di contenuti creati dagli utenti, con supporto per parole chiave in 36 lingue. Il sistema si appoggia a modelli AI che girano sulla Cocoon Network.

Gli amministratori di canali trovano due aggiunte ai sondaggi: statistiche con grafico interattivo sull’andamento dei voti nel tempo (disponibili dopo 100 voti) e la possibilità di limitare la partecipazione ai soli iscritti o per paese. I messaggi programmati si possono ora inviare in modalità silenziosa, e i moderatori dei gruppi possono rimuovere singole reazioni degli utenti.

SOURCE:// telegram.org

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HONOR D1: il robot umanoide che batte il record umano alla mezza maratona 2026 e rivoluziona l’intelligenza fisica


HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
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In vista dell'imminente lancio della nuova serie HONOR 600 in Europa Occidentale, il brand tecnologico ha dato prova delle sue capacità nel campo dell’Embodied AI in una storica dimostrazione di eccellenza tecnologica e precisione atletica. Il robot umanoide HONOR “D1”, sviluppato internamente dall’azienda, ha conquistato la medaglia d’oro alla Beijing Yizhuang Half-Marathon & Humanoid Robot Half-Marathon 2026, tagliando il traguardo con un tempo netto di 50 minuti e 26 secondi, infrangendo il record mondiale umano della mezza maratona, pari a 57:20.

MOVA P70 Pro Ultra: robot aspirapolvere premium ora più accessibile
MOVA amplia la sua gamma di robot aspirapolvere con il nuovo P70 Pro Ultra, un modello che combina aspirazione potente, lavaggio intelligente e funzioni avanzate pensate per offrire un’esperienza premium a un prezzo più accessibile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

“Alpha Plan”: dall’intelligenza digitale all’intelligenza fisica


Il dominio di HONOR D1 è il risultato diretto dell’“Alpha Plan” di HONOR, una roadmap strategica pensata per trasformare l’azienda da produttore leader di smartphone a ecosistema completo di terminali AI per ogni scenario d’uso. Questa vittoria rappresenta una prova concreta e tangibile, dimostrando come un decennio di innovazione mobile possa essere racchiuso in una struttura umanoide alta 169 cm e dotata di gambe da 95 cm.

Sfruttando processi di produzione di precisione di livello elettronico, HONOR ha equipaggiato HONOR D1 con 159 componenti strutturali metallici specializzati e moduli articolari integrati capaci di raggiungere una coppia massima di 600 Nm. Questo hardware ha permesso al robot di mantenere un equilibrio dinamico eccezionale e di recuperare autonomamente dopo collisioni avvenute lungo il percorso, senza alcun intervento umano.
L’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobileL’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile

Il DNA degli smartphone


L’ingresso di HONOR nella robotica non parte da zero, ma rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile. HONOR D1 integra le tecnologie chiave del brand, a partire dall’On-Device AI per la comprensione spaziale in tempo reale, fino a un sistema proprietario di raffreddamento a liquido da 4 L/min, derivato dall’ingegneria termica degli smartphone, che consente di mantenere i motori a temperatura controllata durante l’impegnativa gara di 21,0975 km. Anche la gestione energetica riprende l’approccio efficiente tipico del mobile, con un’autonomia superiore a 10 km per batteria e un sistema di sostituzione rapida che supera uno dei principali limiti storicamente associati ai robot umanoidi: la scarsa durata operativa.

La tecnologia al servizio del valore umano


Oltre all’hardware, HONOR sta ridefinendo il rapporto tra esseri umani e macchine attraverso il proprio focus sull’AHI, Augmented Human Intelligence. La filosofia del brand — che non si chiede cosa possa fare l’AI, ma cosa debba fare — mira a creare robot dotati sia di un elevato quoziente intellettivo sia di un’intelligenza emotiva empatica. Attraverso la “Three-Brain Synergy”, che integra intelligenza personale, universale ed edge, HONOR sta costruendo un ecosistema in cui i servizi AI si estendono dallo schermo dello smartphone al mondo fisico, offrendo compagnia domestica e supporto industriale.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Guardando al futuro: il nuovo ecosistema AI


Mentre HONOR si prepara a lanciare in Europa Occidentale i suoi ultimi prodotti della Number Series, la serie HONOR 600, il successo di HONOR D1 mette in evidenza il vantaggio competitivo del brand: uno stack tecnologico unificato, in cui dispositivi mobili, wearable e robotici condividono un’unica anima AI. Completando oltre 150 sessioni di test su strada e 2.000 km di percorrenza reale in soli sette mesi, HONOR ha dimostrato che l’ecosistema dell’elettronica di consumo rappresenta la base ideale per l’industria robotica. Questo traguardo non solo conferma il percorso di HONOR verso l’“Action Intelligence”, ma accelera anche la diffusione globale di robot pratici e orientati ai servizi, pronti a lavorare al fianco dell’umanità.


MOVA P70 Pro Ultra arriva in Italia: il robot aspirapolvere premium ora costa meno


MOVA ha annunciato la disponibilità di P70 Pro Ultra, il nuovo robot di ultima generazione della serie P. Progettato per portare tecnologie avanzate in una fascia di prezzo più accessibile, questo modello offre una combinazione ben bilanciata di prestazioni potenti, funzionamento a bassa manutenzione e navigazione intelligente. Con una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, un doppio panno rotante ad alta velocità e alta pressione, e un sistema di autopulizia con acqua calda a 100°C, P70 Pro Ultra permette di rimuovere efficacemente polvere, detriti e macchie ostinate, garantendo risultati costanti sia nelle pulizie quotidiane che in quelle più impegnative. Il prezzo è di 699 euro.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Aspirazione potente e pulizia più profonda


Rispetto al suo predecessore, P70 Pro Ultra vanta notevoli miglioramenti in termini di prestazioni di pulizia, efficienza di manutenzione e adattabilità ai tappeti. Dotato di una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, questo robot promette di affrontare sia la polvere di tutti i giorni sia i compiti più complessi, come residui di cibo in cucina, peli di animali domestici e sporco incastrato nelle fessure del pavimento. Grazie al suo funzionamento silenzioso, aggiunge MOVA, il robot è particolarmente indicato per abitazioni di grandi dimensioni e sessioni di pulizia prolungate.
Il modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 NIl modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 N
Anziché limitarsi a una pulizia superficiale, il sistema è concepito per sciogliere e rimuovere lo sporco ostinato con maggiore efficacia, risultando particolarmente utile contro macchie incrostate, residui appiccicosi e lo sporco tipico di cucina, sala da pranzo e ingresso.
La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra

Funzionamento e manutenzione semplici


Il sistema JetSpray Dryboard dotato di 20 ugelli distribuisce in modo uniforme l’acqua per una maggiore efficienza di lavaggio, e un filtro centrale aiuta a separare lo sporco per ridurre al minimo gli aloni. La stazione base all-in-one automatizza le principali attività di manutenzione, tra cui il riempimento del detergente, lo svuotamento della polvere, il lavaggio del mocio e la ricarica. In particolare, la funzione di lavaggio del mocio con acqua calda a 100°C riduce residui e odori dopo ogni ciclo di pulizia per garantire un’igiene costante; mentre l’asciugatura automatica del mocio completa la manutenzione in circa un’ora, rimuovendo fino al 99,99%* dello sporco per risultati impeccabili.
Combinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficienteCombinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficiente

Riconoscimento ostacoli basato su IA


P70 Pro Ultra integra una navigazione LDS e un riconoscimento degli ostacoli basato su IA per adattarsi meglio ai reali ambienti domestici. Inoltre, utilizzando un sistema a luce strutturata 3D monoculare e una visione RGB, è in grado di identificare ed evitare oltre 280 tipi di oggetti comuni, tra cui cavi, piccoli accessori e mobili. Ciò consente una navigazione più fluida e affidabile anche in planimetrie complesse, riducendo le interruzioni e il rischio di incagliarsi.

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Disponibilità


P70 Pro Ultra è disponibile al prezzo di 699 euro ed è venduto sul sito ufficiale MOVA e su Amazon.


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23 maggio, civitanova alta: “stanza, ombra, traccia. frammenti, parole e segni di magdalo mussio”

cliccare per ingrandire
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#art #arte #arteDeiSegni #ChiaraPortesine #FilippoMignini #FredianoBrandetti #MagdaloMussio #MarioPiazza #Mussio #segni #segno #StefanoBracalente #tracce

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oggi, 16 maggio, a roma, presso lo spazio sferocromia: in occasione del finissage della mostra di manuela scannavini, dialogo con giulio marzaioli


finissage mostra Manuela Scannavini_ con Giulio Marzaioli
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un articolo: ilsole24ore.com/art/tra-suono-…
#art #arte #EugeniaQuerci #finissage #GiulioMarzaioli #ManuelaScannavini #Monteverde #mostra #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SpazioSferocromia #SpinOff #Tic #TicEdizioni

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colono israeliano attacca un cane di proprietà di palestinesi


l’amore dei coloni israeliani per gli animali, oltre che per le persone
instagram.com/reel/DYXw4YIsYsI…

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“l’eco delle balene”, mostra di ana tomás: fino al 9 giugno a roma, in camera verde


mostra di ana tomàs_ l'eco delle balene_ la camera verde_ mag-giu 2026
cliccare per ingrandire

La camera verde, via G. Miani 20, Roma
La mostra si può visitare tutti i giorni, esclusi le domeniche e il lunedì, dal 14 maggio al 9 giugno, dalle ore 17:00 alle ore 20:30. Per informazioni: 3405263877 / info@lacameraverde.com
#AnaTomas #art #arte #CameraVerde #Gians #GiovanniAndreaSemerano #LEcoDelleBalene #laCameraVerde

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Element introduce la condivisione dello storico nelle stanze cifrate


Element risolve un limite storico della cifratura end-to-end: i nuovi membri di una chat cifrata possono ora vedere i messaggi precedenti, se l'amministratore lo abilita.
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Element rilascia una funzione che colma una mancanza ben nota a chiunque abbia usato chat cifrate: la possibilità di mostrare ai nuovi membri i messaggi inviati prima del loro ingresso. La novità riguarda le stanze con cifratura end-to-end, cioè quelle in cui i messaggi viaggiano leggibili solo dai partecipanti e mai dal server di mezzo.

Il problema di partire da zero


Nelle chat cifrate end-to-end ogni messaggio viene blindato con chiavi distribuite solo a chi è presente al momento dell’invio. Chi arriva dopo non possiede quelle chiavi e di conseguenza non riesce a leggere nulla di ciò che è stato scritto in precedenza. Tradotto in pratica: se un collega entra in un gruppo di lavoro a metà progetto, o si aggiunge un nuovo membro a una comunità, si ritrova davanti a una conversazione muta.

Era un compromesso tecnico ben preciso, non una svista. La scelta era binaria: rinunciare alla cifratura per rendere lo storico accessibile a tutti, oppure mantenere cifrati i messaggi accettando di lasciare i nuovi arrivati al buio. Con questo aggiornamento, Element prova a tenere insieme entrambe le cose.

Come funziona la condivisione


Quando un amministratore decide di abilitare la condivisione dello storico per una stanza, Element invia al nuovo membro le chiavi necessarie a decifrare i messaggi precedenti. La consegna avviene tramite quelli che in gergo Matrix si chiamano “to-device messages”, cioè messaggi diretti fra i dispositivi degli utenti che restano cifrati e non passano in chiaro dal server (l'”homeserver”, ovvero la macchina che gestisce gli account e smista i messaggi). In sostanza, nessuno al di fuori dei partecipanti vede mai né le chiavi né i contenuti.

La decisione spetta sempre a chi amministra la stanza e si prende caso per caso dalle impostazioni di Privacy e Sicurezza. Per le stanze cifrate create da ora in poi la condivisione dello storico è disattivata per impostazione predefinita. Un’icona nell’intestazione della stanza segnala in qualsiasi momento se la funzione è attiva, così tutti sanno cosa sarà visibile a chi entrerà in futuro.

Limitazioni e nota sulle stanze esistenti


Element segnala due aspetti da tenere presenti. Il primo riguarda le stanze già esistenti in cui la condivisione dello storico fosse attiva senza che gli utenti se ne fossero accorti: in via temporanea, le chiavi dei messaggi vecchi vengono fornite solo se al momento dell’invito la stanza risulta ancora impostata in questo modo.

Il secondo limite è funzionale. La condivisione non scatta se un utente entra in autonomia in una stanza tramite uno Space, ovvero i contenitori che raggruppano più stanze su Matrix. Le chiavi storiche possono essere fornite solo da un membro già presente, quindi l’ingresso deve passare da un invito esplicito.

SOURCE:// element.io

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Ente Locker è ora disponibile anche via browser e aggiunge file offline e condivisione tramite link


Ente Locker si aggiorna con tre novità pratiche: documenti disponibili senza connessione su mobile, condivisione di raccolte tramite link e una web app in versione beta su locker.ente.com.
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Ente Locker ha tre mesi di vita e riceve già un aggiornamento che ne amplia l’utilità in direzioni concrete. L’app dell’ecosistema Ente, pensata per conservare in modo cifrato documenti d’identità, credenziali, cartelle mediche e note riservate, si arricchisce di accesso offline, condivisione tramite link e una versione web in beta.

Documenti disponibili senza connessione


La novità più interessante è probabilmente la disponibilità offline su mobile. È possibile contrassegnare singoli file per tenerli accessibili sul dispositivo anche senza rete, utile in aeroporto, in ospedale o ovunque la connessione sia assente o inaffidabile. I file restano cifrati localmente, non esposti sul sistema. La scelta di quali documenti salvare spetta all’utente, non è una sincronizzazione automatica.

Condivisione tramite link


Ente Locker supporta ora la condivisione di intere raccolte tramite link. Il destinatario non ha bisogno di un account Ente: il file si apre nel browser. Il link può essere protetto da password, avere una data di scadenza e un limite al numero di dispositivi che possono aprirlo.

Vale la pena notare che, come per i link pubblici di Ente Photos, la chiave di cifratura è incorporata nell’URL. Chiunque abbia accesso al link può visualizzare i contenuti: funziona bene per condivisioni rapide con persone di fiducia, meno per documenti in cui la riservatezza è critica.

Web app in beta


Un’altra novità concreta è la possibilità di accedere a Locker da browser, disponibile in beta all’indirizzo locker.ente.com. Consente di rivedere, organizzare e scaricare documenti da un computer e apre anche i link di raccolta condivisi, compresi quelli protetti da password. Fino a questo aggiornamento, Locker era accessibile esclusivamente tramite app mobile.

Ente Locker è gratuito fino a 100 elementi; con un abbonamento a Ente Photos il limite sale a mille voci con 10 GB di spazio dedicato. Il codice è aperto su GitHub e il progetto è stato verificato da Cure53, tra le altre. Disponibile per iOS e Android.

SOURCE:// ente.com
SOURCE:// github.com

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Tineco presenta FLOOR ONE Fold Series: la lavapavimenti smart pieghevole per pulire ogni spazio


La nuova Tineco FLOOR ONE Fold Series combina design pieghevole, tecnologia smart e pulizia avanzata per raggiungere facilmente ogni spazio della casa
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Tineco ha presentato la nuova FLOOR ONE Fold Series. Si tratta di una aspira e lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori dei mercati europei, con un’attenzione particolare alle esigenze di chi vive in contesti urbani e deve fare i conti con spazi ridotti. La serie, infatti, risponde alle principali esigenze dei consumatori migliorando la flessibilità e semplificando lo stoccaggio dei dispositivi destinati alla pulizia quotidiana della casa.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un’esperienza di pulizia per la vita moderna


Essendo progettata per chi cerca una soluzione più flessibile da usare e più semplice da riporre, la serie FLOOR ONE Fold dispone di un tubo pieghevole a 180° che rende la pulizia più agile e lo stoccaggio meno ingombrante.
FLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatoriFLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori
In aggiunta, il suo design leggero e low profile – 3,5 kg di peso e 9,6 cm di altezza da disteso – permettono di raggiungere con facilità anche le zone più basse sotto i mobili. Nonostante il formato compatto, la serie garantisce performance di alto livello, dichiara Tineco, combinando in un unico gesto una potenza di aspirazione fino a 22.000 Pa e la funzione di lavaggio, rendendo così la routine di pulizia delle superfici dure più rapida e lineare.
Nella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 FoldNella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 Fold
Un speciale tecnologia, inoltre, contribuisce inoltre a mantenere la spazzola più pulita durante l’utilizzo, per risultati costanti anche dopo ripetuti passaggi. Infine, il sistema di self-cleaning FlashDry a 85°C migliora l’igiene e aiuta a ridurre gli odori, mentre la modalità SilentDry limita al minimo il rumore durante l’asciugatura, rendendola una soluzione particolarmente adatta alla vita di condominio.

MyHeritage Scribe AI: l’IA che riporta in vita i documenti storici
MyHeritage lancia Scribe AI, una nuova tecnologia basata su intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto significativo nella digitalizzazione e valorizzazione degli archivi italiani
TechpertuttiGuglielmo Sbano

FLOOR ONE i7 Fold


FLOOR ONE i7 Fold rappresenta il modello di ingresso della serie. Questa lavapavimenti, disponibile nella colorazione Black & Green, integra tra le altre funzioni il design DualBlock Anti-Tangle, che consente di gestire capelli e peli con maggiore continuità, la tecnologia SmoothDrive per movimenti più fluidi e un’assistente vocale che fornisce aggiornamenti in tempo reale. Il suo prezzo è di 499 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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21 maggio, roma, goethe institut: “ancora un dialogo di roma”


Ancora un dialogo di Roma

L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e il Goethe-Institut Roma presentano in anteprima italiana, nell’ambito della rassegna Ritorno a Roma, il film-saggio Ancora un dialogo di Roma della scrittrice e vincitrice del Premio Roma Villa Massimo 2023/24 Katerina Poladjan e dell’autore e regista Henning Fritsch. Al termine della proiezione seguirà un incontro con gli autori e il curatore Marius Babias con traduzione simultanea in italiano.

In una rivisitazione del film Il dialogo di Roma (1982) di Marguerite Duras, Katerina Poladjan e Henning Fritsch mostrano immagini della città di Roma, sovrapponendovi una voce fuori campo. L’io narrante rievoca frammenti di memoria: l’arrivo in uno spazio indefinito di possibilità e il ricordo di un’infanzia immaginaria trascorsa a Ostia. Come nell’opera di Duras, la narrazione si muove nel solco dell’intimità e dell’esperienza personale. Lo sguardo rifugge dalle vedute emblematiche per indagare una città sospesa tra bellezza e marginalità, superando ogni distinzione tra ciò che è “proprio” e ciò che è “straniero”.

Ingresso gratuito su registrazione: goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ve…

Accademia Tedesca Roma Villa Massimo
Largo di Villa Massimo, 1
#AccademiaTedescaRomaVillaMassimo #AncoraUnDialogoDiRoma #anteprimaItaliana #film #filmSaggio #GoetheInstitut #HenningFritsch #KaterinaPoladjan #MargueriteDuras #MariusBabias #memoria #Ostia #PremioRomaVillaMassimo #RitornoARoma #Roma #VillaMassimo

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Proton Pass alla prova di Recurity Labs: bilancio positivo con qualche patch incompleta


Recurity Labs ha analizzato CLI, applicazioni desktop, mobile ed estensioni browser di Proton Pass. Otto vulnerabilità trovate, livello di sicurezza solido, ma non tutte le correzioni sono complete.
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Tra gennaio e aprile 2026, Recurity Labs ha messo alla prova Proton Pass per circa due settimane di lavoro effettivo. Il risultato è stato pubblicato in queste ore, insieme al report tecnico completo di 57 pagine: otto vulnerabilità identificate, sette di gravità bassa e una sola di gravità media, già chiusa nel corso del retest. Nessun attacco remoto possibile, nessun modo per aggirare la cifratura.

La società tedesca ha esaminato tutti i client del gestore di password: la versione a riga di comando, l’applicazione desktop, quelle per Android e iOS, le estensioni per Chrome, Firefox, Safari ed Edge. Il backend è stato analizzato solo superficialmente, senza accesso al codice sorgente.

Cosa hanno trovato


Sull’applicazione a riga di comando sono emerse quattro vulnerabilità minori: mancata validazione dei symlink, permessi non sicuri sui file dei token di sessione, condizioni di gara nell’impostazione dei permessi e un problema nella logica di terminazione dei processi. Tutte di gravità bassa, tutte ancora marcate come “aperte” dopo il primo retest, perché secondo Recurity le correzioni applicate da Proton sono incomplete e lasciano finestre di sfruttamento residue molto piccole.

L’app Android conteneva il problema più serio di tutto l’audit, l’unico di gravità media: dopo il logout con l’opzione “rimuovi i dati associati”, alcuni dati dell’utente precedente rimanevano nel database, in particolare nel file di write-ahead log di SQLite. I dati restano comunque cifrati e non c’è rischio diretto di esposizione tra utenti, ma l’incongruenza è stata segnalata. Proton ha chiuso definitivamente il problema con la build 1.39.2.

Sull’app iOS è stata trovata una sola vulnerabilità di bassa gravità, legata alla classe di protezione usata per il portachiavi di sistema. Curiosamente, come riporta il report di Recurity, Proton ha comunicato di aver già sviluppato la correzione ma di non volerla distribuire, ritenendola un cambiamento troppo rischioso. Il problema resta aperto.

Sulle estensioni browser c’è una singola osservazione, senza punteggio di gravità: le credenziali salvate per un sottodominio vengono compilate automaticamente anche su altri sottodomini dello stesso dominio. Lo stesso report ammette che si tratta di un compromesso di usabilità adottato da quasi tutti i gestori di password sul mercato.

La parte più interessante riguarda la memoria


Il blocco tecnicamente più sostanzioso del report riguarda come Proton Pass conserva i segreti nella memoria del computer mentre l’app è in esecuzione. Recurity ha mostrato che sulla versione desktop, costruita su Electron, un attaccante con accesso alla memoria del processo poteva ricostruire le credenziali salvate: il sistema di mascheramento era troppo debole e prevedibile.

Questo scenario non rientrava nel modello di minacce originale di Proton, ma l’azienda ha scelto di intervenire lo stesso. Le correzioni rendono i dati cancellabili dalla memoria al blocco e al logout, e l’osservazione risulta chiusa nel retest. La stessa logica non è stata applicata però alla versione a riga di comando, dove il problema rimane aperto.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// drive.proton.me

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Simulazione pellicola FRGMT B&W


La prima ricetta ufficiale di Fujifilm disponibile per l'edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION
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Le simulazioni pellicola di Fujifilm, ma anche di altre marche, sono da molti fotografi snobbate se non addirittura osteggiate o viste come il male assoluto della fotografia.

Personalmente le trovo interessanti.

Utilizzo le simulazioni pellicola disponibili nella Fujifilm X-T5, così come alcune ricette personalizzabili come questa oggetto dell'articolo, quale punto di partenza per una successiva elaborazione personalizzata del file RAW.

Inoltre, le trovo utili per avere foto già pronte da condividere immediatamente con altre persone oppure sui social.

Un altro utilizzo che ne faccio riguarda la fotografia in bianco e nero: grazie alle simulazioni pellicola o alle ricette monocromatiche, riesco a visualizzare l’immagine già in fase di scatto.

Sia dal display che dal mirino ho una visione in bianco e nero, che mi permette di valutare più efficacemente luce e ombre, senza la distrazione del colore.

Differenza tra profili pellicola e ricette Fujifilm

Simulazioni pellicola:


  • Le simulazioni pellicola sono impostate dalla casa produttrice e inserite nel firmware della fotocamera.


Ricette Fujifilm


  • Le ricette sono simulazioni pellicola completamente personalizzabili, con alla base le simulazioni pellicole, da inserire manualmente nella fotocamera.


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GFX100RF FRAGMENT EDITION


Fujifilm, alla fine dell’anno 2025, ha rilasciato l’edizione limitata della macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Nell’edizione limitata GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone, Fujifilm ha introdotto nel firmware la nuova simulazione pellicola FRGMT B&W creata dall’artista Hiroshi Fujiwara.

Visto i risultati delle foto scattate con il nuovo profilo FRGMT B&W mi sono messo alla ricerca della ricetta di questa simulazione di pellicola da utilizzare con le altre fotocamere di Fujifilm.

E dove potevo trovare la ricetta FRGMT B&W?

Su Fuji X Weekly, ovviamente!
Fotografia di un soprammobile dalle sembianze di un simpatico piccolo canino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmUn piccolo amico

Fuji X Weekly


Su Fuji X Weekly, il noto sito per fujisti che raccoglie moltissime simulazioni di pellicola, è disponibile un articolo dedicato alla simulazione pellicola FRGMT B&W contenente le impostazioni da inserire nella fotocamera, le foto di esempio, le impressioni e altre informazioni relative a questa ricetta.

Film Simulation: Acros (including +Ye, +R, or +G)
Monochromatic Color (Toning): WC 0 & MG 0 (Off)
Dynamic Range: DR-Auto
Grain Effect: Strong, Large
Color Chrome Effect: Off
Color Chrome FX Blue: Off
White Balance: Auto, 0 Red & 0 Blue
Highlight: +4
Shadow: +2
Sharpness: -4
High ISO NR: -4
Clarity: +5
ISO: Auto, up to ISO 12800
Exposure Compensation: 0 to +2/3 (typically) — Hiroshi says +1/3


Leggendo l'articolo scoprirai che la ricetta è stata pubblicata da Fuji X Weekly con l'autorizzazione di Fujifilm che Fragment.
Fotografia al tramonto della Mole Antonelliana di Torino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmMole Antonelliana al tramonto - Torino

Cambiare simulazione o ricetta dopo lo scatto


Ho anche altre ricette memorizzate in macchina ma, da quando ho aggiunto la ricetta FRGMT B&W nella mia Fujifilm X-T5, uso prevalentemente questa soprattutto in ambito urbano.

Se poi cambio idea, con il file RAW, ho la possibilità di ripristinare le impostazioni eliminando qualsiasi ricetta o simulazione pellicola applicata.

Oppure, grazie al programma nativo Fujifilm X Raw Studio, posso riprendere il file RAW e riscattare la foto cambiando completamente simulazione pellicola o applicando un'altra ricetta.

Questa è una funzionalità poco conosciuta di Fujifilm X Raw Studio, ma molto potente, che ti consiglio di testare per capirne le reali potenzialità.

Allego alcune foto così come sono state memorizzate in .jpg dalla fotocamera. Ho effettuato solo un ridimensionamento delle stesse per poterle inserire nell'articolo.

Cosa ne pensi delle simulazioni di pellicola, e in particolare delle ricette personali di Fujifilm?

👋 A presto,
Giovanni


Tags: Fujifilm | FRGMT B&W | Simulazione pellicola

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A tempo perso gioco con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale”, per rendermi conto di dove è arrivata, per vedere se riesco a “prenderla in giro”, per provare a usarla in modo creativo. Già ne ho scritto, per esempio, qui, quo e qua…

Questa volta ho provato a produrre un “articolo”, fornendo una serie di input davvero minimi. Il risultato, in inglese ma solo per la mia pigrizia, mi ha […]
pepsy.noblogs.org/2026/05/14/n…

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Miele entra nel mercato lavapavimenti con Triflex HX3 Aqua: tutte le novità


Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
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Con il lancio della gamma Triflex HX3, Miele ha presentato la sua terza generazione di scope elettriche senza filo, completamente progettata e prodotta in Germania. La novità si distingue perché, per la prima volta, Miele propone soluzioni che coniugano aspirazione e lavaggio in un unico sistema. Sei i modelli della gamma disponibili, due dei quali con la spazzola AquaTwister per il lavaggio del pavimento già integrata, mentre gli altri potranno esserne dotati come accessorio aggiuntivo. Tra questi, il modello di punta indicato da Miele è Triflex HX3 Aqua, in grado di lavare e aspirare i pavimenti.
Miele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gammaMiele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gamma

Triflex HX3: compatto nelle dimensioni, combina flessibilità e prestazioni eccellenti


Triflex HX3 non solo si distingue per design elegante ed estetica funzionale, ma anche per i dettagli tecnici che agevolano la cura dei pavimenti. In particolare, sulle superifici dure, la funzione di aspirazione ha una durata di funzionamento superiore del 33% rispetto al modello precedente (dati Miele), una caratteristica che rende l'elettrodomestico ideale per la pulizia di grandi superfici. Quando la PowerUnit, composta da motore, batteria e contenitore per la polvere, viene utilizzata da sola, ad esempio per aspirare l'auto o rimuovere le briciole dal tavolo, l'autonomia è di circa 70 minuti (in modalità low). I prezzi partono da 579 euro per il modello Triflex HX3 fino a 899 euro del Triflex HX3 Plus Aqua.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Su pavimenti duri, Triflex HX3 riesce ad aspirare oltre il 99,99% della polvere, garantendo così prestazioni di pulizia ai massimi livelli, dichiara il brand. Per lo sporco più ostinato è anche disponibile una modalità ‘boost’ che fornisce la massima potenza per dieci secondi e aspira lo sporco in modo particolarmente rapido. Il nuovo display con comandi a tasti informa sulla durata, sul livello di potenza e sullo stato di carica della batteria, garantendo la massima trasparenza durante le operazioni di pulizia.
Miele Triflex HX3 e spazzola AquaTwisterMiele Triflex HX3 e spazzola AquaTwister
Triflex HX3 è stato ottimizzato anche lo svuotamento del contenitore della polvere: al riguardo, un nuovo sistema di filtraggio con superfici lisce assicura che lo sporco cada facilmente durante lo svuotamento, garantendo la massima igiene ed evitando il contatto diretto con i residui dell'aspirazione.
La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3

La spazzola AquaTwister


La nuova spazzola AquaTwister trasforma Triflex HX3 in una soluzione adatta anche a lavare i pavimenti: due pad rotanti nella parte inferiore della bocchetta consentono una pulizia profonda e intensiva di tutti i pavimenti duri. Miele assicura che un serbatoio contenente fino a 300 ml di acqua consente di pulire superfici fino a 150 metri quadrati in un unico passaggio. È possibile, inoltre, selezionare tre livelli di acqua in base al grado di sporco e al tipo di pavimento. Distintiva è la barra luminosa a 360 gradi, che rende visibile lo sporco in modo mirato e garantisce una casa perfettamente pulita.

AI e lavoro 2026: domanda di professionisti +40%
La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Funzionalità collaudate, ulteriormente sviluppate


Triflex HX3 si basa sui punti di forza dell'HX2. Il design brevettato Triflex 3in1 rimane il cuore del sistema e un elemento distintivo di Miele. Posizionata nella parte inferiore, la PowerUnit consente all’elettrodomestico di rimanere in piedi autonomamente, ideale per brevi pause durante la pulizia o per riporlo comodamente. Il riconoscimento automatico del tipo di pavimento riduce la velocità di rotazione sulle superfici dure e con la tecnologia LED BrilliantLight integrata, nessun granello di polvere rimane nascosto. Il filtro HEPA Lifetime, infine, trattiene il 99,999% di tutte le particelle e gli allergeni.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Il Ministero dell’Istruzione che ci Meritiamo (ma di cui non abbiamo bisogno)

Il comunicato ministeriale che annuncia le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei è il risultato mediocre di un’elaborazione in cui i contenuti tecnici ministeriali sono stati passati attraverso un LLM con un prompt scritto con il culo
informapirata.it/2026/05/14/il…

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Syncthing 2.1.0: raggruppamento di cartelle e supporto ai proxy HTTP


Syncthing 2.1.0 introduce il raggruppamento di cartelle e dispositivi nell'interfaccia, il supporto ai proxy HTTP/HTTPS e la sessione GUI configurabile.
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Con la versione 2.1.0, Syncthing risolve una richiesta aperta da oltre un decennio: il raggruppamento di cartelle e dispositivi nell’interfaccia grafica. Assegnando l’attributo group nella configurazione, gli elementi correlati si organizzano visivamente nella schermata principale, una comodità concreta per chi gestisce molte cartelle o più dispositivi sincronizzati.

Proxy HTTP e nuove opzioni di configurazione


Fino a questa versione, Syncthing supportava solo proxy SOCKS per le connessioni in uscita. Con la 2.1.0 è possibile usare anche proxy HTTP e HTTPS con supporto CONNECT, tramite la variabile d’ambiente all_proxy.

Altre due aggiunte completano il quadro: per le cartelle in cui conta più la leggerezza del database che il risparmio di banda, è ora possibile disabilitare l’indicizzazione a blocchi tramite l’attributo blockIndexing. La durata della sessione nell’interfaccia web, prima fissa a una settimana, diventa configurabile tramite sessionCookieDurationS, con la possibilità di impostarla anche su durata indefinita.

jQuery aggiornato, tre CVE chiuse


La release aggiorna jQuery alla versione 3.7.1, risolvendo tre vulnerabilità note: CVE-2020-11022, CVE-2020-11023 e CVE-2015-9251. Non si tratta di falle critiche nell’uso tipico di Syncthing, ma l’aggiornamento era comunque in attesa.

Syncthing 2.1.0 è disponibile tramite il repository APT ufficiale e come immagine Docker su Docker Hub e GitHub Container Registry.

SOURCE:// forum.syncthing.net
SOURCE:// github.com

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Threads, il social che ti molesta: benvenuti in FFF, il Finto Fediverso di Facebook (e non provate a uscire)

Se mai ci dovessimo dimenticare di quanto è squallido Threads, la realtà ce lo ricorda puntualmente…
informapirata.it/2026/05/14/th…

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AI e lavoro, il boom continua: nel 2026 la domanda di professionisti cresce del 40%


La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
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Secondo i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia, l’utilizzo dell’IA generativa tra i professionisti è più che raddoppiato in Italia negli ultimi tre anni, passando dal 20% nel 2023 al 43% nel 2024, fino a raggiungere il 52% nel 2025. La diffusione di queste tecnologie ha accelerato la nascita di competenze e di nuove figure professionali dedicate alla loro implementazione in azienda, affiancate da nuovi ruoli orientati alla governance e alla regolamentazione volti a garantire un uso corretto e responsabile dell’IA nei progetti e nei processi aziendali.

Digital divide nella sanità: il gap tecnologico negli studi medici
Tra sanità digitale, software gestionali e intelligenza artificiale, molti studi medici devono ancora affrontare un forte digital divide tecnologico e formativo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Nei primi quattro mesi del 2026, Hays ha registrato un aumento del 40% nella domanda di professionisti legati all’IA rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il passaggio dell’AI da ambito sperimentale a leva strategica per lo sviluppo delle imprese. La richiesta si concentra soprattutto su figure come AI Engineer, Data Engineer e Generative AI Specialist che si rivelano fondamentali per progettare modelli, gestire infrastrutture, amministrare ed elaborare dati, sviluppare applicazioni basate su IA generativa. Parallelamente cresce l’interesse verso competenze di governance e compliance; figure come AI Governance o Compliance Specialist sono chiamate a presidiare responsabilità, trasparenza, gestione del rischio e protezione dei dati, in linea con l’evoluzione del quadro normativo europeo.

Formazione e diffusione dell'AI Inon crescono allo stesso ritmo


Parallelamente all’aumento dell’utilizzo dell’IA, emerge un divario sempre più evidente sul fronte della formazione. Se oggi più della metà dei professionisti dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di IA generativa, il 77% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione dedicati. Questo dato conferma come l’adozione dell’IA stia diventando trasversale a tutte le funzioni aziendali, mentre il supporto offerto dalle organizzazioni non sempre procede con la stessa velocità.

“L’IA è arrivata per restare e per le aziende non è più il momento di chiedersi se adottarla, ma come farlo in modo efficace - ha commentato Fabiano Peveralli di Hays Italia - oggi viene percepita sempre di più come una leva per l’aumento della produttività e dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività. Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro perchè cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance”.


Produttività, analisi dei dati e creatività


L’IA è ormai parte integrante della quotidianità di oltre metà dei lavoratori italiani. Secondo la Salary Guide 2026 di Hays, i professionisti ne riconoscono un impatto sempre più concreto: il 63% indica come principale beneficio l’aumento di produttività ed efficienza, seguito dal supporto nell’analisi dei dati (55%) e dalla capacità di generare idee o contenuti creativi (38%). Questi dati confermano come l’IA stia superando la fase della semplice innovazione tecnologica per affermarsi come strumento operativo trasversale. Una trasformazione che rende ancora più necessario, per le aziende, accompagnarne l’adozione con percorsi strutturati di formazione e integrazione, così da garantirne un utilizzo efficace, consapevole e sostenibile nel tempo.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Impatto sul lavoro


I dati italiani restituiscono l’immagine di un mercato del lavoro in trasformazione graduale. Tra le aziende, il 68% si dichiara poco o per nulla preoccupato per i potenziali rischi dell’IA sulle future opportunità di lavoro, mentre il 32% esprime un livello di preoccupazione più elevato. Dal punto di vista dei lavoratori, invece, i dati suggeriscono che la preoccupazione tende a concentrarsi nelle fasi centrali e finali della carriera, mentre tra i più giovani prevale un atteggiamento più fiducioso nei confronti del cambiamento tecnologico. Quasi un’organizzazione su due (45%) dichiara di utilizzare già l’IA con regolarità sul posto di lavoro: un quadro che suggerisce come, nel contesto italiano, l’Intelligenza Artificiale venga percepita soprattutto come fattore di evoluzione progressiva del lavoro e delle competenze, più che come elemento di rottura immediata. In questo scenario, IA e automazione emergono già tra le competenze considerate più rilevanti dalle aziende, indicate dal 32% del campione.

La regolamentazione


L’avanzata dell’intelligenza artificiale non è priva di sfide sul piano etico e normativo. L’entrata in vigore della prima legge dell’Unione Europea sull’IA, prevista per agosto 2026, segnerà un punto di svolta in termini di trasparenza, supervisione e controllo dei sistemi automatizzati. In questo senso, Hays ribadisce l’importanza di gestire adeguatamente questo processo di trasformazione. “La sfida attuale non è soltanto introdurre l’IA nei processi, ma farlo in modo consapevole e responsabile. La sfida è creare le condizioni perché l’IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale”, conclude Peveralli.


Tecnologia negli studi medici: il digital divide che mette in difficoltà medici e pazienti


La digitalizzazione della sanità è oggi una delle priorità delle politiche pubbliche. Il Piano nazionale per la sanità digitale prevede lo sviluppo di strumenti come fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e piattaforme interoperabili per migliorare l’organizzazione dei servizi e l’accesso alle cure. Tuttavia, accanto allo sviluppo delle infrastrutture emerge anche un tema meno discusso: il digital divide tra i professionisti sanitari, legato al livello di alfabetizzazione tecnologica e alla familiarità con gli strumenti informatici utilizzati nella pratica clinica quotidiana.

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In particolare, una ricerca pubblicata su PubMed Central evidenzia come la trasformazione digitale della sanità non proceda sempre allo stesso ritmo delle competenze dei professionisti. Solo il 35,7% dei medici intervistati ritiene di possedere un livello adeguato di alfabetizzazione digitale per affrontare pienamente i cambiamenti in corso nel sistema sanitario. Questo divario di competenze si riflette spesso anche nella gestione quotidiana degli studi: strumenti come email, piattaforme di prenotazione o sistemi per il monitoraggio dei pazienti richiedono un’organizzazione sempre più informatizzata e una gestione costante della comunicazione con i pazienti.

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Quando la tecnologia entra nell’organizzazione dello studio


È proprio in questo spazio operativo che si inseriscono nuove piattaforme digitali progettate per supportare il lavoro quotidiano dei professionisti. Tra queste c’è Sammy, gestionale pensato per semplificare alcune attività organizzative degli studi medici estetici. Il sistema utilizza l’intelligenza artificiale per gestire automaticamente funzioni come l’organizzazione degli appuntamenti, l’invio di promemoria ai pazienti, la programmazione dei controlli successivi alla visita e la gestione della comunicazione con lo studio. L’obiettivo è rendere più semplice l’utilizzo degli strumenti digitali anche per quei professionisti che non hanno particolare familiarità con piattaforme tecnologiche complesse.

Molti medici si trovano a dover gestire ogni giorno email, richieste di appuntamento e comunicazioni con i pazienti utilizzando strumenti non pensati per l’organizzazione sanitaria - spiega Edoardo Castigliego, co-founder del progetto - l’idea è utilizzare l’intelligenza artificiale per semplificare queste attività e permettere al medico di concentrarsi sul lavoro clinico e sulla relazione con il paziente”, conclude.


In un sistema sanitario sempre più orientato alla digitalizzazione, la sfida non riguarda solo lo sviluppo delle tecnologie ma la loro accessibilità e facilità d’uso per tutti i professionisti. Ridurre il divario digitale all’interno degli studi medici significa infatti migliorare non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche la continuità del rapporto tra medico e paziente.


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Bug VPN su Android 16, Google non corregge ma GrapheneOS sì


Un bug in Android 16 permette a qualsiasi app di aggirare la VPN ed esporre l'IP reale del dispositivo. Google non lo correggerà, GrapheneOS l'ha già fatto.
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Su Android 16 esiste una falla che permette a qualsiasi applicazione, anche senza permessi particolari, di inviare traffico al di fuori del tunnel VPN ed esporre l’indirizzo IP reale del dispositivo. Il problema interessa tutte le app VPN e funziona anche con le opzioni più restrittive attivate, “VPN sempre attiva” e “Blocca connessioni senza VPN”.

La segnalazione arriva dal ricercatore di sicurezza noto come “lowlevel/Yusuf”, che ha pubblicato l’analisi tecnica con il nome The Tiny UDP Cannon. A rilanciare il caso con un proprio post è stata Mullvad, che ha contattato il ricercatore originale e segnalato nuovamente la falla a Google.

Dove nasce il problema


Il bug riguarda un meccanismo introdotto in Android 16 per chiudere in modo ordinato le connessioni QUIC, il protocollo di trasporto basato su UDP usato da HTTP/3 e da un numero crescente di applicazioni. Tramite il metodo registerQuicConnectionClosePayload esposto dal ConnectivityManager, un’applicazione può registrare un payload finale che il sistema invierà al server quando il socket verrà chiuso.

Il problema, come spiega CyberInsider, è che la trasmissione del payload viene gestita dal processo system_server, che opera con privilegi di rete elevati ed è esente dalle restrizioni di instradamento della VPN. Android non verifica né il contenuto del payload né se l’app sia vincolata al tunnel: il pacchetto esce direttamente sull’interfaccia fisica. La dimostrazione è stata fatta su un Pixel 8 con Android 16 e Proton VPN, con entrambe le opzioni di blocco attive.

Per sfruttare la falla serve comunque che sia installata un’app malevola sul dispositivo. Non occorrono permessi sospetti, basta il normale accesso a internet, presente praticamente in ogni applicazione.

La risposta di Google e quella di GrapheneOS


L’Android Security Team ha chiuso la segnalazione come Won’t Fix (Infeasible), decidendo di non includerla nel bollettino di sicurezza. La nuova segnalazione aperta da Mullvad sull’issue tracker pubblico risulta al momento inaccessibile per ragioni che Google non ha spiegato.

In direzione opposta è andato GrapheneOS, che nel modulo Connectivity del proprio codice ha disattivato l’ottimizzazione registerQuicConnectionClosePayload, neutralizzando il vettore di attacco sui dispositivi Pixel supportati. La correzione è arrivata nel giro di pochi giorni dalla divulgazione.

Mitigazione su Android stock


Chi resta su Android così com’è può tamponare manualmente, ma serve abilitare il debug USB e usare adb:

adb shell device_config put tethering close_quic_connection -1
adb reboot

I comandi disattivano la chiusura “gentile” delle connessioni QUIC e chiudono la falla. L’impostazione sopravvive ai riavvii ma può essere annullata dagli aggiornamenti di sistema, nel qual caso va ripetuta. L’effetto collaterale è che i socket QUIC sul server resteranno semiaperti finché non andranno in timeout, senza conseguenze pratiche per il dispositivo.

SOURCE:// mullvad.net
SOURCE:// cyberinsider.com
SOURCE:// techradar.com

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oggi, 14 maggio, a bologna: enzo minarelli @ videoart yearbook


site.unibo.it/damslab/it/event…

Anche quest’anno si tiene il tradizionale Videoart Yearbook, il 14 maggio alle ore 17:30, presso l’Auditorium del DAMSLab, Piazzetta Pasolini 5/b, Bologna. Una selezione di quindici video curata da Piero Deggiovanni, Pasquale Fameli, Silvia Grandi, con la supervisione di Renato Barilli, e la segreteria organizzativa gestita da Sara Papini.

Gli ospiti d’onore di questa edizione sono Enzo Minarelli e la docente dell’Università di Ferrara Ada Patrizia Fiorillo che introdurrà una selezione di alcuni brevi video, realizzati dal poeta sonoro, intitolata “BUON COMPLEANNO ORE 10.10 DEL 10 AGOSTO”.
#AdaPatriziaFiorillo #art #arte #AuditoriumDelDAMSLab #DAMS #EnzoMinarelli #PasqualeFameli #PieroDeggiovanni #RenatoBarilli #SaraPapini #SilviaGrandi #video #videoart #VideoartYearbook #videoarte

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Beata viscera


Un concerto di musiche coeve alla vita Beatrice I d'Este (1192 - 1226), un lavoro di ricerca e proposta inedita per celebrare l’ottocentenario della morte della Beata - a cura di SolEnsemble, gruppo canoro femminile specializzato in musiche e canti antichi. Matteo Zenatti canterà una canso trobadorica che ricorda l'altezza e la bellezza di Beatrice ad opera di Aimeric de Peguilhan, e accompagnerà l'ensemble negli altri brani con l'arpa salterio. A Palazzo Grimani, a Venezia! Il […]
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Un concerto di musiche coeve alla vita Beatrice I d’Este (1192 – 1226), un lavoro di ricerca e proposta inedita per celebrare l’ottocentenario della morte della Beata – a cura di SolEnsemble, gruppo canoro femminile specializzato in musiche e canti antichi.

Matteo Zenatti canterà una canso trobadorica che ricorda l’altezza e la bellezza di Beatrice ad opera di Aimeric de Peguilhan, e accompagnerà l’ensemble negli altri brani con l’arpa salterio.

A Palazzo Grimani, a Venezia!


Il concerto è a prenotazione obbligatoria, si accede pagando il biglietto del museo.

Intero euro 12, gratuito 18-25 anni UE euro 2, gratuità di legge
per informazioni, tel: 041.2411507
mail: info.museogrimani@cultura.gov.it

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oggi, 14 maggio, a macerata: “di segno in segno. omaggio a magdalo mussio”


mostra Omaggio a Magdalo Mussio_ DI SEGNO IN SEGNO_ a Macerata
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#AmiciDiPalazzoBuonaccorsi #art #arte #BibliotecaMozziBorgetti #incontriSullArteEDintorni #MagdaloMussio #materialiVerbovisivi #Mussio #scritture #seghi #segno

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Joplin 3.6: editor Markdown con anteprima in linea e importazione OneNote riscritta


Joplin 3.6 migliora l'editor con la visualizzazione in tempo reale della formattazione Markdown, riscrive il modulo di importazione da OneNote e riduce i conflitti di sincronizzazione. Novità anche per il mobile.
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Joplin 3.6 è disponibile, e il cambiamento più visibile riguarda l’editor: la formattazione Markdown viene ora visualizzata mentre si scrive, senza dover passare all’anteprima separata.

Addio al testo grezzo nell’editor


Fino alla versione precedente, l’editor mostrava la sintassi Markdown così com’era: asterischi, cancelletti e parentesi quadre in bella vista. Con la 3.6, titoli, grassetto, corsivo, link e immagini appaiono già stilizzati durante la scrittura. Vengono gestiti anche l’HTML inline, i blocchi YAML in apertura alle note e l’evidenziazione del codice, resa più coerente con quella del visualizzatore.

I comandi di formattazione si comportano meglio anche su selezioni che si estendono su più righe: applicare grassetto o corsivo ora formatta ogni riga separatamente, invece di avvolgere l’intero blocco.

Importazione da OneNote: ora funziona davvero


Il modulo di importazione da OneNote ha ricevuto un aggiornamento sostanziale. I file .onepkg possono ora essere importati anche su Linux e macOS, non solo su Windows. I file .one di grandi dimensioni con molti allegati vengono gestiti correttamente, e l’importazione di contenuti scritti a mano o con penna digitale è stata migliorata nel posizionamento e nella scala.

Grassetto e corsivo ora si convertono correttamente in Markdown, i caratteri non ASCII nei titoli dei taccuini non causano più errori, i link tra pagine vengono preservati e le stampe PDF vengono importate senza problemi. In sintesi, passare da OneNote a Joplin dovrebbe ora essere un’operazione notevolmente meno frustrante.

Sincronizzazione e desktop


Nella barra laterale compare un’icona di stato per la sincronizzazione, con un pannello riducibile che mostra l’attività in corso senza dover aprire il registro degli eventi. Sono stati risolti anche diversi scenari che generavano conflitti inattesi durante o dopo una sincronizzazione completa.

Tra le altre novità desktop: scorciatoie per la modalità a schermo intero e per mostrare o nascondere l’applicazione a livello globale, copia e selezione del testo nel visualizzatore e in modalità di sola lettura, e visualizzazione della percentuale di completamento per le liste con caselle di spunta. I PDF esportati includono ora informazioni di accessibilità, e il riconoscimento ottico dei caratteri aggiunge supporto per cinese e norvegese.

Mobile


Su dispositivi mobili è ora possibile impostare un ordinamento separato per ogni taccuino, funzione già disponibile da tempo sul desktop. È stata aggiunta una schermata dedicata alla gestione degli allegati, accessibile da Configurazione → Strumenti → Allegati note. La barra degli strumenti dell’editor può essere riordinata, e l’app ricorda se una nota era aperta in visualizzazione o in modifica.

SOURCE:// joplinapp.org

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Anatomia di un rapimento – Il racconto di Angela Marsano sequestrata da Israele a bordo della Global Freedom Flotilla


Fin dalla notizia di quanto avvenuto alle barche della Global Sumud Flotilla è stato chiaro che si trattava di un atto di pirateria israeliano contro la solidarietà internazionale per questo insieme ad altre associazioni ci siamo impegnati a richiedere con forza atti concreti contro l’ennesima gravissima violazione del diritto internazionale perpetrata dal governo di Israele. Vi proponiamo un'intervista con Angela Marsano dei Municipi Sociali di Bologna che ci racconta concretamente […]
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Fin dalla notizia di quanto avvenuto alle barche della Global Sumud Flotilla è stato chiaro che si trattava di un atto di pirateria israeliano contro la solidarietà internazionale per questo insieme ad altre associazioni ci siamo impegnati a richiedere con forza atti concreti contro l’ennesima gravissima violazione del diritto internazionale perpetrata dal governo di Israele.

Vi proponiamo un’intervista con Angela Marsano dei Municipi Sociali di Bologna che ci racconta concretamente cos’è successo nella notte tra il 29 e 30 aprile 2026 nelle acque territoriali greche, per cui europee.

Angela ha partecipato alla Global Sumud Flotilla a bordo della Bella Blue una delle due imbarcazioni dei Municipi sociali di Bologna, Centri sociali del nord-est, Gaza Freestyle e Spazi Sociali Astra e Brancaleone di Roma.
L’intervista con Angela, che ringraziamo, ci fa vivere momento dopo momento lo svolgersi di questo atto di arroganza extraterritoriale compiuto dal governo israeliano nei confronti di persone che fino a quel momento non avevano compiuto nessun ipotetico reato visto che semplicemente navigavano in acque territoriali europee verso Creta.
Ascoltare il racconto di Angela ci conferma che l’impegno di tutti noi contro quanto sta facendo il governo di Israele, spalleggiato da chi lo sostiene a livello internazionale sia qualcosa che ci riguarda direttamente.

Intervista a Angela Marsano

  • UNA BRUTTA SORPRESA

Vi aspettavate l’intervento di Israele dove è avvenuto?
I momenti di training che abbiamo fatto in Sicilia, sia a terra che online, hanno fatto parte di un lungo periodo di preparazione per renderci quanto più sicuri possibili relativamente alla missione che stavamo intraprendendo, per prepararci alle violenze che abbiamo visto in azione oltre che nei 75 anni d’occupazione della Palestina sui corpi dei palestinesi anche contro le precedenti flottiglie. Da questo punto di vista la flottiglia ha dimostrato di essere in grado di creare un modello per garantire la sicurezza e la preparazione delle persone che partecipano a missioni di questo tipo. La preparazione ha riguardato come affrontare le modalità che avrebbe potuto avere l’intercettazione delle nostre imbarcazioni all’interno delle strategie israeliane di violenza psicologica e fisica.

Da dove siete partiti e dove stavate navigando?
Siamo partiti il 26 aprile 2026 da Augusta in Sicilia. La missione era stata modulata per tappe, viaggiando per la maggior parte del tempo in acque territoriali per evitare che ci potessero essere sconvolgimenti, che comunque sono avvenuti. Questo per poterci permettere di fare assemblee e valutare il risk assessment strada facendo. Una prima tappa sarebbe stata la Grecia e la seconda tappa in valutazione era la Turchia. A differenza delle precedenti missioni in cui si era deciso di andare verso Gaza dritto per dritto, la Flotilla, anche per via della guerra che si sta consumando in quella porzione di Mediterraneo, aveva considerato la possibilità di fare una valutazione per così dire miglio per miglio.

Stavate veleggiando verso la Grecia, avevate la formazione su cosa fare se venivate intercettati, però eravate convinti che questo non sarebbe successo nel primo pezzo di rotta?
Eravamo certi che l’eventuale intercettazione non sarebbe stata nel primo tratto perché ci sembrava assurdo che la Marina israeliana, meglio definirla Forza d’occupazione israeliana, non si sarebbe potuta spingere al di là delle sue acque territoriali, dove c’è il blocco navale che hanno imposto alle acque della Palestina.

  • L’ARREMBAGGIO

Veniamo alla notte tra il 29 e il 30 aprile 2026 cosa è successo?
Nelle notti precedenti avevamo visto dei droni che ci sorvolavano. Forse un po’ inconsciamente avevamo pensato che potessero essere di Frontex, gli stessi che sostanzialmente battono il Mediterraneo per cercare le imbarcazioni in difficoltà dei migranti, visto che stavamo facendo una delle rotte migratorie più comuni delle nostre geografie.
All’improvviso è arrivato il primo Mayday. Poi hanno gemmato le radio, interrotto tutte le comunicazioni via radio. Non ci sono state comunicazioni chiare su di chi fossero le imbarcazioni che ci stavano affiancando o che ci stavano abbordando. Chi pensava fosse la Guardia costiera greca che ci avrebbe intimato l’alt perché era troppo pericoloso andare avanti o che avrebbe fatto dei controlli visto che si sapeva che la Flotilla non era benvenuta in acque territoriali greche. Chi pensava fossero imbarcazioni Frontex, chi addirittura gli Americani. Ma mai ci saremmo aspettati che Israele avesse pensato e deciso di far muovere una sua nave militare in acque internazionali a poche miglia dalla Grecia, il tutto completamente indisturbato.

Notte fonda, droni sulla testa, comunicazioni bloccate: una situazione a dir poco inquietante. A questo punto punto chi vi ha abbordato e sequestrato?
Erano delle motovedette ma non riuscivamo a vedere tutto. Alla nostra barca si è avvicinata una motovedetta. Sono saliti a bordo ed hanno iniziato a gridare ordini confusi tipo “mani in alto”, “giù le mani”. Chi diceva “testa alta”, chi diceva“testa bassa”.

In quel momento avete capito che erano militari israeliani?
C’eravamo preparati alle fasi di abbordaggio e abbiamo capito anche dall’atteggiamento super violento, super aggressivo, super intimidatorio che non era possibile fossero della Guardia costiera greca. Al di là della lingua inglese con cui ci urlavano contro, tra loro parlavano in israeliano. La radice linguistica era evidente. Non era una lingua europea.

Cosa è successo?
La nostra barca è stata affiancata da due motovedette. A bordo sono saliti in 5-6, tra cui una donna e un cane. Noi a bordo della Bella Blue eravamo in 6. “Chi è il capitano?”. “Chi è l’equipaggio?”. Hanno iniziato a fare domande specifiche per individuare le responsabilità dell’imbarcazione.
Come d’accordo noi rispondiamo che c’è uno solo di noi che avrebbe interagito con loro e che dice loro: “Non c’è capitano né equipaggio. Io sono la persona delegata a parlare con voi. Ho i passaporti”.
La prima domanda che fanno è: “dov’è Starlink?”. Anche se avevano già sabotato le comunicazioni volevano prendere le apparecchiature.
Alcuni di loro sono scesi nelle cabine mentre altri ci hanno perquisito. Ci hanno fatto spogliare, tolto gli indumenti che avevamo per coprirci, perquisito il corpo e poi ci hanno messi a prua della barca, schiena verso di loro. Messi in quella posizione era impossibile vedere quello che ci succedeva dietro le spalle. L’unica cosa che vedevamo era l’enorme nave carcere dove stavamo andando. Si vedevano motovedette veloci che sfrecciavano da una parte all’altra, abbordando le altre imbarcazioni. Quello che sapevi era che stavi andando verso quella gigantesca nave carcere e non sapevi quale sarebbe stato il tuo destino.
Uno di loro ci ha chiesto di preparare due borsoni con dentro le cose per due mesi.

Due mesi, hanno detto così per terrorizzarvi?
Hanno detto proprio così. Hanno scelto due persone, tra cui io per fare questi borsoni. Sono scesa sottocoperta a preparare le borse. Ho potuto vedere che era tutto devastato: avevano rotto i pacchi umanitari, quelli di farina, latte in polvere e pasta, i nostri zaini. C’era una confusione totale. Tutto a soqquadro. Abbiamo fatto i borsoni. Siamo risaliti e glieli abbiamo consegnati. Poi siamo stati trasbordati su una di queste motovedette veloci e trasferiti alla nave carcere.

Quando è durato il tutto dall’arrembaggio a quando vi hanno trasferiti sulla nave carcere?
Un’oretta circa. Avevamo la percezione che quello che stava succedendo intorno a noi fosse esattamente quello che stava succedendo agli altri. In seguito abbiamo scoperto che erano state abbordate solo una ventina di imbarcazioni. Non ce l’hanno fatta a prenderci tutti.

  • A BORDO DELLA NAVE CARCERE

A questo punto vi ritrovate dentro la nave carcere e dove venite portati?
Siamo stati trasbordati sulla nave carcere, grande, gigantesca. Non che siamo riusciti a vedere molto perchè ci hanno tenuto per la maggior parte del tempo in posizioni di stress: ginocchia a terra, testa a terra e mani o dietro la schiena o sulla testa. Non abbiamo avuto, per così dire, la possibilità di avere un campo visivo ampio.

C’era un grande stanzone dove vi hanno portato?
Dopo i debriefing che abbiamo avuto ci siamo fatti l’idea che questa nave carcere fosse fatta ad hoc per questo tipo di operazione. Non era una struttura fissa, era una struttura mobile, fatta con container.
Appena saliti hanno iniziato a dire “take it off” riferendosi alla kefiah che io come altri avevamo al collo.
Testa a terra, in ginocchio, mani dietro la schiena o sulla testa, siamo stati in attesa in una sorta di corridoio prima di essere perquisiti di nuovo. Camminavamo o meglio gattonavamo dentro questo corridoio che fiancheggiava uno dei grandi container dentro al
quale poi saremmo finiti.

Vi eravate già resi conto che oltre a voi c’erano altri della Flotilla?
Sì. Sentivamo le persone precedentemente abbordate e rapite sbattere sui muri dei container, urlando. Altri come noi erano in attesa di essere perquisiti.
A spanne, in quel momento quando sono stata trasferita io, saremmo stati una ventina di persone ad aspettare di essere nuovamente perquisiti.

Immaginiamo la scena. Gattonate a lato di questi container e sentite che c’è qualcuno già dentro. A questo punto vi bloccano per una nuova perquisizione?
Sì. Mani sulla transenna, nuova perquisizione. L’eliminazione di ogni oggetto che riguardasse la tua propria personalità. Mi hanno tolto bracciali e collana. Per togliermi la collana mi hanno puntato un coltello alla gola per tre volte fino a quando non gli ho detto che c’era un gancio per cui potevo togliermela da sola senza rischiare il morto. Nonostante mi abbia guardato molto male, la donna militare mi ha fatto togliere la collana da sola e poi dopo avermi perquisita mi ha chiesto se dovesse preoccuparsi di qualcosa che io avevo addosso. Ovviamente la risposta è stata negativa. Mi sono state tolte tutte le cose che erano nelle tasche, nel giubbotto.
Io sono stata una di quelle persone “fortunate” alle quali hanno lasciato quanto meno il pile ma mi hanno tolto anche la giacca. Tante persone sono rimaste senza scarpe e in magliettina a manica corta per tutto il tempo della detenzione.

Dopo l’ennesima perquisizione cosa ti è successo?
Dopo la perquisizione ci hanno rimessi in stress position fino ad arrivare ad un banchetto dove sono stati requisiti i passaporti. C’erano tante donne militari, molto giovani.
Ad un certo punto mi hanno abbassato la testa, fatto girare e quando mi hanno alzato la testa mi hanno chiesto di mettere le mani sul muro. Sul muro c’era la bandiera di Israele.
Da lì mi hanno ordinato di aprire e entrare nella porta del container che stavamo fiancheggiando. All’inizio ho avuto paura che la nave fosse adibita per mettere ognuno di noi in isolamento. Per fortuna, come tutti gli altri, ho scoperto con sollievo che aperta la porta del contanier c’era uno spazio all’aria aperta che sarebbe poi stato l’area comune di tutte e tutti noi, dove c’erano già i compagni e le compagne che erano state precedentemente rapite.
Ho aperto la porta e all’improvviso c’era una grande luce bianca da stadio.
Il tipo di luce bianca accecante che hanno descritto Thiago e Saif quando hanno raccontato della privazione del sonno, delle violenze psicologiche messe in atto nelle stanze dei detenuti e delle detenute nel carcere in cui sono stati richiusi nei giorni seguenti.
Passata la porte sulla nave c’era Thiago che attendeva e accoglieva chiunque di noi entrasse nello spazio insieme a tutti gli altri compagni e compagne che erano state precedentemente perquisite.

E’ la notte tra il 29 e il 30 aprile, siete tutti insieme nella nave carcere, ma nessuno vi comunica dove andrete, cosa succederà. Pensavate in quel momento che vi avrebbero portato in Israele?
C’è stata sicuramente un po’ di crisi e panico generale. Nessuno di noi si aspettava che Israele si potesse spingere fino al largo della Grecia. Ognuno di noi a suo modo stava pensando che comunque fosse saltato qualche equilibrio internazionale. Al di fuori da
quella nave per noi il mondo era inaccessibile. Non sapevamo bene quale fine potessimo fare. Stiamo andando in Israele: questa era la cosa che chiaramente ognuno di noi pensava. Questi sono venuti a pescarci qua, sicuramente non ci portano a Cipro o in Grecia e nè tantomeno in Italia. Ci porteranno sicuramente in carcere in Israele.

Qual’è stato l’ultimo gruppo che è stato fatto salire sulla nave carcere?
L’ultima nave che è stata abbordata è stata quella di Tony la Piccirella. Era già l’alba.

  • PRIGIONIERI IN MEZZO AL MARE

Dopo l’alba, come vi accorgete che la nave carcere inizia a muoversi?
All’alba ci rendiamo conto che la nave comincia a muoversi. Va detto che essendo una nave grande non ti rendi conto del movimento a differenza di quello che avevamo vissuto gli ultimi quattro giorni a bordo delle nostre piccole imbarcazioni in cui appena facevi una mossa si sentiva il movimento dell’intera barca.
Su questa grande nave non avevamo una grandissima percezione del movimento, però guardavamo il cielo per cercare di capire se le nuvole si stessero spostando per il vento o se fosse la nave a spostarsi e in più ci stendevamo sotto i container dove c’era una piccola fessura per cercare di capire se riuscivamo a vedere il mare muoversi. Durante la mattina quando abbiamo visto il sole, abbiamo capito che stavamo andando verso sud est. Cipro o/e poi Israele? Nessuno ci diceva niente.

Vi hanno dato qualcosa da bere e da mangiare?
Poca acqua per tutte le quasi 200 persone che eravamo e due panini marci.

Quanto siete stati sulla nave carcere?
Più di 30 ore, 34-36.

Cosa è successo nelle lunghe ore a bordo?
La prima cosa che hanno fatto è stato prendersi Tony La Piccirella e Saif. Dopodiché si sono presi un altro compagno che stava urlando contro il comando che dall’alto ci guardava.
Eravamo perennemente osservati. Ci controllavano dall’alto dove c’era il gabbiotto che circondava tutta la zona detentiva. Ci tenevano a farci sapere che erano lì anche se tu non potevi vedere. Picchiettavano sul container, ci sbattevano sopra, tiravano dei colpi molto forti per tutte le ore del giorno e della notte. A volte entravano con un fare estremamente violento e arrogante, da israeliani, da Forze d’occupazione. Ci chiedevano di contarci. Alcune volte ci mettevano in fila indiana. Cinque file indiane. Ogni persona che contavano poi la mettevano dentro il container. Ad un certo punto ci siamo trovati in 185 persone, quanti eravamo, in un container molto piccolo, stretto e buio. C’era solo una porta e inevitabilmente abbiamo provato un senso di soffocamento. Un’altra volta ci hanno chiesto di metterci agli angoli dello spazio comune, in gruppi da cinque, da dieci.
Thiago era diventata la persona di contatto. Parlavano solo ed esclusivamente con lui, lo chiamavano, lo portavano dentro al container, ci parlavano e Thiago ci comunicava quello che gli dicevano. Quando noi insieme a Thiago abbiamo detto loro che volevamo sapere che fine avevano fatto Saif e Tony La piccirella, gli hanno risposto che erano stati isolati perchè sapevano che avevano delle allergie alimentari molti forti. Tanto per far capire che tipo di informazioni distorte ci davano.
Comunque Thiago la mattina del nostro “rilascio” è stata la prima persona che si sono portati via.
Durante le ore a bordo non ci siamo persi d’animo. Abbiamo fatto anche assemblea per capire cosa fare e cosa ci stava succedendo, come relazionarci alla dimensione di violenza che stavamo vivendo. Pensavamo che stavamo andando verso Israele visto che così avevano detto a Thiago. Abbiamo iniziato a cantare, a battere sul container, a battere le mani, a fare cori. Chiedevamo le terapie delle persone rapite, insieme asd acqua e ad assorbenti, così come anche che i compagni messi in isolamento tornassero con noi. Di fronte alle forme di azione ovviamente pacifiche e non violente che facevamo, loro hanno cominciato ad agitarsi. Hanno cominciato a sparare, a battere pure loro, ad entrare, ad urlare, a darci ordini, a metterci in stress position e tutta un’altra serie di cose.

  • SBARCO … DOVE?

E’ di nuovo l’alba. E’ il 1 maggio 2026, cosa succede?
Cominciano a battere forte sui tre container dell’area, a sparare sui container per svegliarci. In una situazione del genere qualsiasi rumore ti fa sobbalzare, per cui iniziamo ad agitarci perchè capiamo che sta per succedere qualcosa. Iniziamo a battere le mani, a fare cori.
Il primo che viene portato via è Thiago. Viene eliminata la persona di contatto tra noi e loro.
Alcune persone che fanno resistenza ovviamente non violenta sono brutalmente picchiate. Erano i primi vicino alla porta da cui loro entravano. Altri vengono portati via. Altri vengono stesi per terra, faccia a terra. E’ un momento di grande confusione e tensione. Non si capisce cosa sta avvenendo. Iniziano a dirci che stavamo per essere trasferiti in un’altra imbarcazione e dovevamo metterci in fila per essere contati. Iniziamo ad essere sempre più preoccupati. Dove ci state portando? Dove sono i nostri compagni? Anche loro verranno trasferiti insieme a noi?
Vediamo che alcuni sono malmenati. Ad alcune persone hanno sparato addosso con proiettili di gomma.
Aumenta il livello di violenza e in noi aumenta l’incapacità di pensare ad altro oltre il fatto che ci stavano trasferendo in una nave più veloce per andare in Israele.
Continuano a darci false informazioni. Sono nel penultimo gruppo che viene portato via. Ci hanno anche detto che se uno non voleva essere trasportato doveva sapere che rimanendo sulla nave carcere sarebbe andato in Israele. Poi ci dicono che saremmo stati trasferiti in un foreign country. Solo che per noi anche Israele è un foreign country…..

In tutta questa confusione, vieni spostata? Cosa capisci?
Dopo essere stata sempre a testa bassa e in ginocchio, capisco che qualcosa è cambiato quando il militare che mi ha accompagnata fino alla porta della nave carcere mi ha permesso di alzare la testa, lì ho visto che c’erano i miei compagni e le mie compagne su una motovedetta. Ero stordita. Non capivo. Ho guardato il militare che avevo davanti e non era armato, non era a volto coperto. Non riuscivo a capire chi fosse. Mi sono alzata. Ho guardato la bandiera sulla motovedetta su cui ero salita ed era la bandiera della Grecia. Era diverso anche l’atteggiamento dei militari che erano sulla nave su cui stavamo salendo. Era la guardia costiera greca, la loro marina militare.Erano le 7 del mattino circa del 1 maggio 2026.

Così termina il racconto di Angela.
Una domanda ci viene da fare a tutti i giuristi e non solo: quanti reati sono stati compiuti nei confronti di persone che non stavano compiendo alcun reato?


Un altro atto di pirateria dell’esercito israeliano contro la solidarietà internazionale


Tra ieri sera e stanotte, al largo di Creta, l’esercito israeliano ha bloccato, danneggiato le navi e sequestrato gli attivisti e le attiviste della Flotilla, diretti verso Gaza con aiuti per riportare l’attenzione sulla situazione determinata dagli attacchi israeliani ora (solo) formalmente cessati, ma in realtà consolidati e ben presenti.

Non ci possiamo far distrarre dalla finta pace imposta dal guerrafondaio Trump, che consolida il dominio illecito di Israele sui palestinesi, a Gaza, come in Cisgiordania. Non ci faremo distrarre da alcuna critica o fandonia sull’iniziativa degli e delle attiviste della Global Sumud Flotilla, che sosteniamo con forza e con orgoglio.

Chiediamo subito il rilascio di tutte le persone fermate in quest’ennesima e illegittima incursione dell’esercito israeliano e chiediamo che le autorità italiane intervengano immediatamente a loro tutela e contestando l’operato delle forze armate del governo di Netanyahu, che stanno allargando la loro sfera d’azione veramente oltre l’immaginabile, intervenendo ben oltre i loro confini (reali o illegalmente pretesi).

Non c’è alcun dubbio sull’illegittimità di questa azione di sequestro di persone operata in acque internazionali, che estende un già illegittimo blocco navale a 600 miglia dalla costa palestinese e viola la libertà di navigazione. Pretendiamo una chiara e immediata presa di posizione da parte delle nostre autorità nazionali e diplomatiche e l’immediata assistenza agli equipaggi lasciati in balia delle imminenti tempeste, su mezzi distrutti.

La pirateria internazionale del governo Netanyahu va fermata subito e definitivamente.

Come Giuristi Democratici partecipiamo oggi alle mobilitazioni che si svolgono in tutte le città italiane e ci mettiamo a disposizione per qualunque intervento possibile e necessario a tutela dei nostri preziosi attivisti sequestrati.

Associazione Nazionale Giuristi Democratici

Comunicato stampa Flotilla – 30 Aprile 2026Download


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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sospese le sanzioni contro francesca albanese


e aggiungo io: come sempre, non si deve certo allo scandaloso governo ytalyano, servetto dell’amerika e dello stato genocida, se giustizia finalmente arriva per la relatrice ONU, che ha l’unico torto di documentare una verità sotto gli occhi di tutti.
#Cisgiordania #dirittiUmani #FrancescaAlbanese #Gaza #genocidio #humanRights #Israele #Onu #Palestina #sanzioni #sospensioneDelleSanzioni #sospeseLeSanzioniControFrancescaAlbanese #USCourt #USA

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iOS 26.5 cifra di default i messaggi RCS tra iPhone e Android


Con iOS 26.5 i messaggi RCS tra iPhone e Android viaggiano cifrati end-to-end di default. Funzione in beta, limitata ad alcuni operatori e all'uso di Google Messages.
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I messaggi RCS scambiati tra iPhone e Android viaggiano ora cifrati end-to-end di default, anche se per il momento in versione beta. Apple ha rilasciato iOS 26.5 lunedì 11 maggio, e l’aggiornamento abilita questa protezione su entrambi i dispositivi, a patto che chi è dall’altra parte usi una versione recente di Google Messages.

Cosa è RCS, in due righe


RCS sta per Rich Communication Services ed è il sistema pensato dagli operatori telefonici per rimpiazzare gli SMS. Permette di scambiare foto e video in buona qualità, vedere quando l’altra persona sta scrivendo, ricevere conferme di lettura. Le funzioni a cui ci hanno abituato applicazioni come WhatsApp o Telegram, in pratica, ma integrate dentro l’app messaggi del telefono. Apple lo ha adottato solo con iOS 18, nel 2024, dopo anni di pressioni e cause antitrust.

Cosa cambia con questo aggiornamento


Prima di iOS 26.5, un messaggio scambiato tra un iPhone e un Android via RCS era protetto solo tratto per tratto, con la cifratura tipica delle connessioni internet, ma il contenuto risultava in chiaro sui server intermedi. Adesso il testo viene cifrato sul dispositivo di chi scrive e decifrato solo su quello di chi riceve. Nessuno in mezzo, né l’operatore né la piattaforma, può leggere il contenuto. In cima alla chat compare un piccolo lucchetto, lo stesso simbolo che da anni si vede nelle conversazioni iMessage.

La tecnologia alla base è Messaging Layer Security, uno standard aperto sviluppato da un consorzio internazionale di ricercatori e ingegneri e adottato ufficialmente dall’associazione di categoria dell’industria delle telecomunicazioni, la GSMA, nella versione 3.0 del profilo universale RCS di marzo 2025. È la prima volta che un sistema di messaggistica ad adozione di massa adotta una cifratura end-to-end interoperabile tra piattaforme diverse, almeno sulla carta.

I limiti pratici per chi tiene davvero alla privacy


La parola “interoperabile” merita una precisazione. Lo standard è aperto, ma le uniche due implementazioni esistenti sono dentro Apple Messaggi e Google Messages. Nessun client di terze parti, nessuna alternativa libera. Su Android la cifratura passa per Jibe, l’infrastruttura di Google che gestisce il routing dei messaggi RCS, quindi serve obbligatoriamente Google Messages e di conseguenza la presenza dei servizi Google sul telefono.

Per chi ha un dispositivo degooglizzato la situazione si complica. Sui sistemi senza servizi Google (come /e/OS in configurazione restrittiva o LineageOS senza GApps) RCS proprio non si attiva. Su GrapheneOS, dove i servizi Google possono girare in modalità isolata, RCS funziona ma il traffico passa comunque dai server di Google, con i compromessi che ne derivano.

Per ora la funzione è in beta ed è disponibile solo su alcuni operatori, una lista che Apple aggiorna su una pagina di supporto dedicata. Per chi vuole comunicazioni davvero private il consiglio resta quello di sempre, anche se ripeterlo è ormai stancante: Signal funziona ovunque, non dipende dall’operatore né da un’app di sistema, e non richiede aggiornamenti specifici a iOS o Android.

SOURCE:// apple.com
SOURCE:// blog.google
SOURCE:// thehackernews.com

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JDownloader, il sito ufficiale è stato compromesso il 6 e 7 maggio


Tra il 6 e il 7 maggio gli attaccanti hanno modificato due link di download sul sito ufficiale di JDownloader, sostituendoli con file malevoli. Cosa è successo e chi è a rischio.
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Per circa 24 ore tra il 6 e il 7 maggio, due dei link di download presenti sul sito ufficiale di JDownloader puntavano in realtà a file malevoli ospitati altrove. La conferma è arrivata dagli stessi sviluppatori in una pagina dedicata all’incidente, pubblicata dopo aver messo offline il sito per circa due giorni di analisi e ripristino.

Il problema riguardava soltanto due opzioni di scaricamento: l'”Alternative Installer” per Windows e l’installer in formato shell per Linux. Tutti gli altri canali di distribuzione sono rimasti puliti, inclusi i pacchetti per macOS, winget, Flatpak, Snap, le immagini Docker dai registry ufficiali e il file JAR principale.

Cosa è successo esattamente


Gli attaccanti non sono entrati nei server di JDownloader e non hanno modificato i pacchetti originali. Hanno sfruttato una vulnerabilità nel sistema di gestione dei contenuti (CMS) del sito per cambiare la destinazione di due link di download, facendoli puntare a file malevoli ospitati su server di terze parti. Per chi cliccava, il sito ufficiale consegnava un eseguibile diverso da quello atteso, con firma digitale assente o riconducibile a editori sconosciuti invece di AppWork GmbH, il publisher legittimo di JDownloader.

Secondo la cronologia pubblicata dagli sviluppatori, i primi test degli attaccanti risalgono alla tarda serata del 5 maggio. La modifica dei link è arrivata poco dopo la mezzanotte del 6 maggio. La segnalazione è partita da un utente Reddit nel pomeriggio del 7 maggio, e il sito è stato spento poche decine di minuti dopo, alle 17:24 UTC. Il ritorno online è avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 maggio, dopo aver corretto i link e rafforzato la configurazione.

Un dettaglio importante: gli aggiornamenti scaricati dall’interno di JDownloader non sono mai stati a rischio. Il programma verifica crittograficamente ogni aggiornamento prima di installarlo, in modo indipendente dai link pubblicati sul sito, ed è proprio questa verifica a impedire la sostituzione silenziosa dei file.

Cosa fare se si è scaricato in quei giorni


Chi ha installato JDownloader dai due link incriminati tra il 6 e il 7 maggio rientra nella fascia a rischio. Gli sviluppatori suggeriscono di verificare la firma digitale del file: tasto destro, Proprietà, scheda “Firme digitali”. Se non compare AppWork GmbH, il file non è autentico. Sulla stessa pagina ufficiale dell’incidente sono pubblicati anche gli hash SHA256 e le dimensioni esatte degli installer malevoli identificati, da confrontare con la propria copia.

Per chi ha effettivamente eseguito l’installer, la raccomandazione è netta: reinstallazione pulita del sistema operativo. Una scansione antivirus può aiutare, ma secondo gli sviluppatori non basta a garantire la rimozione di tutti i meccanismi di persistenza che il malware può avere installato. Nel frattempo conviene cambiare le password degli account importanti da un altro dispositivo, in caso le credenziali salvate sul computer compromesso siano state esfiltrate.

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La sinistra non comunista alle elezioni dal 1972 al 1983


Le elezioni del 1972 furono un precedente importante per le elezioni amministrative del 1975, che si svolsero in alcune delle principali città italiane, tra le quali Milano. In questa tornata elettorale, le due maggiori esperienze politiche della sinistra antagonista, Lotta Continua e Avanguardia Operaia, decisero di scendere nell’agone politico, la prima orientando i suoi elettori sul voto al PCI, la seconda promuovendo liste assieme al Pdup-pc. In alcune regioni si presentarono liste del Pdup-pc, mentre in altre circoscrizioni liste sotto la sigla Democrazia proletaria (Dp) formate da esponenti del Pdup-pc e da AO. Nell’insieme, i voti riportati da queste tre combinazioni di liste furono 417.355 (1,27%). Il risultato sopraggiunto forniva conferme importanti alle pubblica opinione italiana: se da un lato segnava che l’area elettorale della nuova sinistra si era consolidata – grazie anche a un profondo ricambio generazionale <88 (da non dimenticare che nel 1975 la maggiore età venne abbassata da 21 a 18 anni) <89 – catalizzando i 456.043 voti che nelle elezioni politiche del 1972 erano andati a tre e più liste diverse, dall’altro il dato sottolineava, differentemente, che pochissimi dei voti riportati dal Psiup nel 1972 (648.800) si erano riversati nelle liste della nuova sinistra. Il risultato, difatti sottolineava come il voto si era riversato in gran quantità sulle liste del Pci che, proprio in quella tornata elettorale, conobbe un ragguardevole incremento di consensi. Ciò era dovuto in parte anche alle indicazioni di voto provenienti dall’area giovanile dei militanti di Lotta Continua, che come menzionato avevano dato indicazioni al proprio bacino elettorale di votare per i comunisti, in parte in quanto questi ultimi erano riusciti a intercettare il voto dei ragazzi di nuova politicizzazione <90.
Fu in tale contesto che si svolsero le elezioni politiche dell’anno successivo, che confermarono l’esito delle amministrative del 1975. Le elezioni – “impreviste e sorprendenti” <91 – che si svolsero tra il 20 e il 21 giugno del 1976, difatti, confermarono la primazia della DC – grazie anche ai voti provenienti da MSI e dai partiti del centro laico <92 – incalzata sempre più prepotentemente dal PCI. Non deve essere taciuto, tuttavia, che tali elezioni sorsero in un clima di forte tensione sociale: la “restaurazione” di fabbrica voluta dai grandi industriali dopo i grandi scioperi del “partito di Mirafiori” del biennio 1973-74, la strage di Brescia, i primi e feroci attentati e sequestri delle BR, portarono il segretario del PCI Enrico Berlinguer a promuovere il corso del Compromesso storico, un’inusuale tentativo di alleanza tra Democristiani e Comunisti per evitare che si creassero nello stato malumori tali da poter creare colpi di stato, come avvenne in Cile. Di fatto, il risultato delle elezioni, sembrava essere una conferma della volontà, da parte del popolo italiano, dell’attuazione di tale progetto. Tale tentativo ebbe nei differenti schieramenti politici una diversa risonanza; se l’ala sinistra della Democrazia Cristiana – soprattutto nella persona di Aldo Moro – accettò di benevolenza tale avvicinamento, la corrente andreottiana la rifiutò categoricamente, come del resto fecero anche i socialisti, paurosi che tale azione potesse sempre di più emarginarli. Di fatto, come sostenuto da Barbara Bartolini, la linea del Compromesso storico era riuscita a porre fine al conflitto di coscienza tra fede cattolica e coscienza
comunista <93. Il risultato delle elezioni vide la riconferma della DC, che avvalorò i voti presi alle precedenti elezioni, anche se il suo primato fu seriamente insediato dal PCI che si fermò a pochi voti percentuali dai democristiani, raggiungendo il suo miglior risultato nella storia. Va tuttavia sottolineato che, per la prima volta, si affermarono in sede parlamentare forze più a “sinistra” del PCI: Democrazia Proletaria – coalizione formata da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, Movimento Studentesco e Avanguardia Operaia, alle quale si aggiunse poco dopo anche Lotta Continua – che, ottenendo l’1,52% dei voti (circa 130.000 in più rispetto alle amministrative del 1975), riuscì ad a leggere 6 deputati <94. Il risultato elettorale ottenuto da Dp dimostrava soprattutto che il voto espresso era sintomo di appartenenza più che di protesta: lo si può accertare per due motivi principali. Primo, in quanto raccolse consensi nell’area già predisposta a quel tipo di “comportamento” elettorale, come si vede dal non marcato incremento di voti; secondo, dal fatto che, se confrontati con quelli dei partiti della sinistra storica, essi confermavano che il nuovo cartello elettorale non otteneva i consensi che aveva avuto il disciolto Psiup, che si erano, al contrario, riversati sul PCI. Allo stesso tempo, il non buon esito elettorale, stava a significare che l’elettore di “sinistra”, sebben non avrebbe rifiutato a priori l’alternativa “estremista”, aveva recepito nel Compromesso storico una possibile via di sbocco all’impasse economica e politica nelle quale versava da tempo l’Italia <95. Pare innegabile – anche recependo e rileggendo quanto sui quotidiani e pubblicazioni afferenti a questa area veniva scritto <96 – che il risultato elettorale venne recepito dai partecipanti all’esperienza di DP come una delusione, o quanto meno come un insuccesso. Poco dopo la tornata elettorale, difatti, Lotta continua decretò il suo scioglimento – un processo tuttavia iniziato alcuni anni prima, e dovuto a cause esogene al partito stesso, come l’avvento del femminismo militante – così come l’unità faticosamente impostata tra Ao e il Pdup-pc non ebbe sviluppi concreti, ma involuzioni. Dopo il V congresso al Teatro Lirico di Milano dal 24 al 27 marzo 1977, Avanguardia Operaia si divise in due tronconi e cessò di esistere come organizzazione autonoma. La minoranza, guidata da Aurelio Campi, confluì definitivamente nel Pdup di Lucio Magri, mentre la maggioranza contribuì alla fondazione del partito Democrazia Proletaria, nell’aprile del 1978 <97.
Pare innegabile sottolineare come le scadenze elettorali di quel decennio – dal 1968 al 1976 – misero bene in evidenza la non correlazione fra la capacità di mobilitazione nelle manifestazioni pubbliche della nuova sinistra con risultati acquisiti dalle liste: se da una parte questa “area” politica era indubbiamente in grado di riempire le piazze e di pianificare cortei con diverse migliaia di partecipanti, al contempo non riusciva a intercettare il voto dell’urna elettorale. Esso, difatti, si caratterizzò soprattutto per essere estrinsecazione di una appartenenza politica e sociale, ma con una scarsa capacità di incidere sull’opinione pubblica. Le organizzazioni politiche della sinistra antagonista, nel corso delle tre tornate elettorali analizzate, rilevarono che esse erano composte da un cospicuo numero di quadri militanti, capaci di organizzare, suscitare e dirigere lotte e rivendicazioni nei vari settori della società – di fatto, si può accertare che avevano legami ed erano inserite nei movimenti antagonisti in maniera radicata – ma riscontravano notevoli problematicità, al momento del voto, a raccogliere consensi elettorali. L’opinione pubblica di sinistra che guardava magari con simpatia alle loro iniziative, ne riconosceva il ruolo e partecipava alle lotte, ma al momento di votare preferiva scegliere l’attendibilità politica costituita dai partiti della sinistra storica, come quello fornito nello specifico dal PCI. Allo stesso tempo, si deve sottolineare che anche il PCI – solitamente intenso nel biennio elettorale 1975/76 come partito “pigliatutto” – raggiunse in questo periodo il suo massimo di voti erodendo la base elettorale del centro-destra – e in questo concordo con Pasquino e Parisi – diluendo il proprio programma e la propria ideologia pur di poter ampliare la propria platea elettorale, tanto da far venire meno, in seno agli elettori comunisti, il riconoscimento del PCI come partito degli operai, di contro al tentativo di rincorrere il voto di ceti medi impiegatizi e dei piccoli imprenditori <98. Infine la DC, che in seguito alle elezioni del 1976, pur ritrovando una stabilità in termini di voti, dal punto di vista “qualitativo” pareva – secondo i due studiosi – aver recuperato l’ambiguità e la natura composita, nonché contraddittoria, che l’aveva fino a quel periodo caratterizzata: più cattolica – grazie alla legittimazione da parte della Chiesa – ma allo stesso tempo anche polo di aggregazione del voto laico, anticomunista o, in ogni caso, non comunista <99. Di fatto, le elezioni del 20 giugno 1976 segnarono, grazie alla spartizione dei voti tra DC e PCI, una radicalizzazione della vita politica italiana <100. Ancora Parisi e Pasquino sottolineavano, difatti, come i risultati elettorali succedutisi nelle consultazioni del quadriennio 1972 – 1976 più che essere “reazioni contingenti dell’elettorato alla congiuntura politica”, avrebbero dovuto considerarsi come “espressioni di cambiamenti più profondi intervenuti nel corpo elettorale e nell’intero paese” <101 – pronunciati con una abbondanza di influenze ben prevalenti rispetto a quelle costituite dalla semplice opzione di voto – in un arco di tempo che aveva travalicato il periodo in cui tali fenomeni si erano manifestati dal punto di vista elettorale.
La situazione non mutò neanche negli anni seguenti. In occasione delle elezioni politiche del 1979 – le prime dopo l’assassinio Moro e l’inchiesta contro l’autonomia operaia portata avanti dal giudice Pietro Calogero – due liste si contesero i consensi alla sinistra del PCI, che vide per altro in quell’anno un brusco tracollo elettorale: Nuova sinistra unita, nella quale era confluita DP e parte dei fuoriusciti da Lotta Continua, la quale ottenne 294.462 (0,8%) e nessun eletto, e il Pdup-pc che raccolse 502.247 voti (1,37%) ed elesse sei parlamentari. Sommati tra loro i voti raccolti furono 796.709 (2,2%) con un incremento rispetto al dato del 1976 di più di 230.000 unità (+0,7%)102. Seppur i voti ottenuti segnarono un incremento dei consensi, tale somma aritmetica, tuttavia, non poteva essere automaticamente trasformata in cifra politica. Le due organizzazioni sopramenzionate capitalizzarono i loro consensi elettorali proprio perché divise nella loro corsa elettorale: il loro, difatti, era un elettorato molto attento ai posizionamenti politici e strategici, e dunque difficilmente sovrapponibile l’uno con l’altro, a causa di un passato politico differente. Gli elettori, dunque, erano disposti a votare il Pdup-pc o Nuova sinistra unita, ma non l’eventuale unità organizzativa tra i due schieramenti; unità che infatti, a posteriori, non ci fu. Questo “paradosso aritmetico” fu inoltre confermato dall’esito delle elezioni amministrative del 1980 quando DP, presente in sole nove regioni, ottenne 274.100 voti e il Pdup-pc 372.102. Nell’insieme le due formazioni avevano raccolto 646.202 voti, pari a circa il 2,5%:
un risultato reso possibile proprio perché si erano presentate, ancora una volta, separatamente. Con ogni probabilità, difatti, gran parte dei voti persi dal PCI e non dati ai partiti della nuova sinistra, non andarono a questi ultimi, ma ai Radicali – di fatto partito istituzionale a essi più vicino – i quali incrementarono nitidamente i loro consensi accrescendo la propria presenza parlamentare, da 4 a 18 seggi alla Camera, ed eleggendo inoltre due senatori. Del resto, la morte di Moro e il fallimento del compromesso storico, lasciarono così ampi margini di manovra ai socialisti, nella figura di Bettino Craxi che, con un lungo articolo “Il vangelo socialista” <103, ridefiniva l’identità del suo partito rivendicando “l’incompatibilità sostanziale” tra “comunismo leninista e socialismo”: l’obiettivo, per usare le parole di Paolo Mattera, “era chiaro: colpire l’immagine del Pci come versione italiana della socialdemocrazia [di tipo nordeuropeo], per spingere invece l’opinione pubblica di orientamento progressista a scegliere il Psi, che mostrava – attraverso l’inusuale richiamo a Proudhon contenuto nell’articolo – un’anima libertaria.” <104.
L’elettorato italiano, e la sua geografia elettorale si modificò in tutta rapidità nelle elezioni politiche del 1983 quando, in seguito della decisione del Pdup-pc di presentare liste in alleanza col PCI, organizzazione dentro la quale confluirà l’anno dopo, per poi definitivamente sciogliersi nel novembre del 1984. Rimasta sola, DP raccolse in quelle elezioni 542.039 voti, (1,47%), conquistando 7 seggi alla Camera dei Deputati <105. La cifra, pressappoco, era all’incirca la medesima di quella riportata dal cartello elettorale del 1976 e rilevava meriti, pregi e limiti che caratterizzavano quest’area elettorale. Un’area elettorale che conobbe, nelle successive elezioni politiche del 1987, una relativa espansione, quando DP ottenne 642.161 voti (1,66%) e 8 seggi alla Camera <106. Inoltre, per la prima volta nella storia delle vicende elettorali della Nuova sinistra, con 493.667 voti (1,52%) essa riuscì a conquistare un seggio al Senato <107. Senza saperlo, quello fu un modo per chiudere in “grazia” l’esperienza elettorale di un’area politica minoritaria che aveva percorso, con fortune e sfortune alterne, quasi un ventennio della vita politica italiana. Le elezioni del 1983, del resto, come facilmente si può riscontrare, videro un calo dei consensi della DC e un rilancio percentuale del PCI che fece diminuire il divario tra i due storici rivali di soli tre punti percentuali, mai così ristretto nella storia dell’Italia repubblicana: questo portò i democristiani a rinunciare a una delle pregiudiziali della sua politica – ossia il non eleggere un presidente del consiglio socialista – per non declinare la perdita della seconda: vedere il PCI al governo del paese. Questo condusse alla formazione di un governo guidata dal socialista Bettino Craxi. Difatti, col precipitare degli eventi alla fine degli anni Ottanta, che conclusero il cosiddetto “Secolo breve”, anche la geografia della politica partitica italiana fu sconvolta.
La fine del PCI, e la concomitante nascita di Rifondazione comunista condussero DP a deliberare, nel congresso del giugno 1991, lo scioglimento del partito e la confluenza immediata in Rifondazione. Di fatto, come abbiamo sottolineato nella pagine precedenti, l’elettorato italiano nel decennio analizzato si era espresso non quale voto di opinione, ma di appartenenza, caratterizzato, perciò “da una forte determinazione, scarsa esposizione alla congiuntura politica, continuità nel tempo, e da una assenza di specificità, scarsa considerazione cioè del tipo di consultazione” <108. Come si vede, anche nel periodo di maggior influsso delle teorie operaiste, l’incidenza politica di questi partiti fu marginale, se non totalmente ininfluente. Bisognerebbe notare come la portata culturale delle frange “movimentiste” non dovette esplicitarsi all’interno di una logica istituzionale, ma si mantenne viva in canali differenti, diretti e non mediati dalla politica istituzionale. O forse, dato anche i tassi di affluenza intorno al 90% dell’elettorato avente diritto, si deve notare come la paura generata da questi “movimenti” non sfociò in un voto politico, ma in una pratica Movimentista e antagonista da praticare nel quotidiano. Tali partiti della sinistra extraparlamentare, difatti, ponevano in essere una critica alle istituzioni che si esplicitava alla sua massima portata fuori delle aule parlamentari, e la loro critica ai partiti dell’arco istituzionale si aggregava unitamente attorno sia alla denuncia del compromesso storico mosso dal PCI sia attorno, ma con differenze da partito a partito, a richieste sociali: due casi su tutti, il referendum abrogativo sul divorzio del 1974 – che, come sottolineato da differenti studiosi accelerò “il processo di spostamento a sinistra” <109 o che comunque contribuì a sollecitare un processo di graduale superamento della logica degli schieramenti in atto <110 – dell’elettorato italiano – e quello sulla legge Reale del 1978. Essi, principino da una matrice libertaria, movimentista e non istituzionale, riuscirono a intercettare il consenso della sinistra antagonista (e nel caso della legge Reale, anche della destra), di contro ai partiti “storici” che si posero indefessamente in opposizione ai primi, rivendicando la propria aderenza alle volontà di unità nazionale. Fu infatti da queste rimostranze che a partire dalle elezioni del 1972 si mise in moto quel processo che portò alla nascita e alla successiva affermazione della cultura politica facente capo alla cosiddetta “autonomia operaia”, movimento non partecipante alle elezioni politiche, che riuscì a catalizzare l’attenzione soprattutto delle frange giovanili, ormai stanche della militanza nei partiti della sinistra “antagonista” e che faceva delle rivendicazioni sociali il suo fulcro d’esistenza. Al contrario, in seno ai partiti della sinistra storica, e in particolare nel PCI, si innescava un meccanismo di irrigidimento statalista reso obbligatorio dalla necessità di dimostrare ai prossimi alleati – alla DC soprattutto – la certificazione delle proprie garanzie di rispetto delle regole democratiche, ma soprattutto la capacità di controllo sulla classe operaia e sul proletariato tutto. A riguardo, in brevissimo tempo si assiste a prese di posizione e comportamenti che andavano dal patetico al paranoico, passando purtroppo spesso anche per il “repressivo”. Di mira vi erano tutti i comportamenti indisciplinati e quindi autonomi che avrebbero dovuto, nelle loro logiche, essere diligentemente dismessi in un frangente così strategicamente determinante per la presa del potere di governo. Protagonisti dell’insubordinazione erano, secondo una delle letture della situazione, i soggetti emarginati e disperati della “seconda società̀”, che viveva a carico parassitario della prima, costituita dal Movimento operaio ufficiale. Per gli autonomi, invece, quegli stessi soggetti, disoccupati, inoccupati, precari, al nero ecc. erano le diverse sfaccettature del nuovo “mostro” in gestazione, quell’“operaio sociale” che costituisce la sostanza dell’“altro movimento operaio”». Il regolamento dei conti avvenne il 17 febbraio del 1977, nel piazzale dell’Università̀ di Roma occupata dagli studenti e dal movimento. Luciano Lama, dirigente del partito comunista e segretario della Cgil, il più̀ grande e organizzato sindacato comunista d’Europa, si presentava con la potenza, facilmente interpretata come prepotenza dai giovani “antagonisti”, del suo servizio d’ordine e del suo richiamo all’ordine e alla disciplina. Nel furibondo scontro che ne seguì Lama e il suo “partito” saranno cacciati. Una spaccatura che non si ricomporrà̀ più̀. Come del resto sottolineato da Gianfranco Pasquino e Arturo Parisi, è “ipotizzabile, ma non del tutto sicuro, che il 1968 e la socializzazione sul “campo” (e nelle assemblee) ricevuta da molti giovani sia una prima ma fondamentale ragione del loro spostamento a sinistra, unitamente a una minore influenza della trasmissione di atteggiamenti e comportamenti politici ricevuta in famiglia e a un’accresciuta influenza dei rapporti fra gruppi di “pari” a scuola rispetto a quella degli insegnanti (o incerto e confusi o già politicizzati a sinistra).” <111.

[NOTE]88 Cfr., Giacomo Masi, Le elezioni degli anni Settanta: terremoto o evoluzione?, in Continuità e mutamento elettorale in Italia. Le elezioni del 20 giugno 1976 e il sistema politico italiano, a c. di Arturo Parisi e Gianfranco Pasquino, Bologna, Il Mulino, 1977, p. 83.
89 Legge 8 marzo 1975, n. 39, articolo 14.
90 Cfr., Giacomo Masi, Le elezioni degli anni Settanta: terremoto o evoluzione?, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 78.
91 Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, 20 giugno: struttura politica e comportamento elettorale, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 11.
92 Cfr., ivi, p. 45.
93 Cfr., Barbara Bartolini, Insediamento subculturale e distribuzione dei suffragi, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 144.
94 Dati ricavati dal sito del Ministero degli Interni.
95 Cfr., Barbara Bartolini, Insediamento subculturale e distribuzione dei suffragi, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 63.
96 Solo a titolo d’esempio vedere il commento elettorale in prima pagina di “Lotta Continua” del 22 giugno 1976.
97 Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia, a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli, Milano-Udine, Mimesis, 2021.
98 Cfr., Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, 20 giugno: struttura politica e comportamento elettorale, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 31.
99 Cr., ivi, pp. 57-58.
100 Cfr., ivi, p. 64.
101 Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, Relazioni partiti-elettori e tipi di voto, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 215.
102 Dati ricavati dal sito del Ministero degli Interni.
103 Bettino Craxi, Il vangelo socialista, In “L’Espresso”, 27 agosto 1978, pp. 24-30.
104 Paolo Mattera, Storia del Psi (1829-1994), Carocci, Roma 2010, p. 204.
105 Dati ricavati dal sito del Ministero degli Interni.
106 Dati ricavati dal sito del Ministero degli Interni.
107 Ibidem.
108 Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, Relazione e partiti-elettori e tipi di voto, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 225.
109 Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, 20 giugno: struttura politica e comportamento elettorale, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 19.
110 Cfr., Giacomo Masi, Le elezioni degli anni Settanta: terremoto o evoluzione?, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 81.
111 Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, 20 giugno: struttura politica e comportamento elettorale, in Continuità e mutamento elettorale in Italia, cit., p. 27.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013
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