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Union Types in C# 15: insiemi chiusi di tipi con pattern matching esaustivo
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Union Types in C# 15: insiemi chiusi di tipi con pattern matching esaustivo


Le union types sono finalmente arrivate in C#. Disponibili in anteprima a partire da .NET 11 Preview 2, C# 15 introduce la parola chiave union che consente di dichiarare un tipo che può contenere esattamente uno tra un insieme fisso di tipi, con conversioni implicite e pattern matching esaustivo garantito dal compilatore.

È una delle funzionalità più richieste dalla community da anni, e capire come funziona — e soprattutto perché è stata progettata in questo modo — fa la differenza tra usarla correttamente o incappare negli stessi antipattern che esistevano prima.

Il problema che le union types risolvono


Prima di C# 15, quando un metodo doveva restituire uno tra diversi tipi possibili, le opzioni disponibili erano tutte imperfette:

  • object: nessun vincolo sui tipi effettivamente memorizzati; il chiamante doveva gestire logica difensiva per valori inattesi.
  • Interfacce marcatore o classi base astratte: più sicure, ma non “chiuse” — chiunque poteva implementare l’interfaccia o derivare dalla classe base, quindi il compilatore non poteva mai considerare l’insieme completo dei tipi possibili.
  • Librerie di terze parti come OneOf: funzionali, ma senza supporto diretto del compilatore per l’esaustività.

Un caso tipico è il risultato di un’operazione che può restituire un valore di successo oppure un errore: si potrebbe usare object, un’eccezione, oppure un tipo result wrapper. Nessuna di queste opzioni è soddisfacente perché manca la garanzia statale che tutti i casi siano gestiti.

Le union types risolvono questi problemi dichiarando un insieme chiuso di “case types”: non devono essere correlati tra loro, nessun altro tipo può essere aggiunto, e il compilatore garantisce che le espressioni switch che gestiscono la union siano esaustive — senza aver bisogno di un ramo _ o default.

Sintassi di base


La dichiarazione è minimalista:

public record class Cat(string Name);
public record class Dog(string Name);
public record class Bird(string Name);

public union Pet(Cat, Dog, Bird);

Una sola riga dichiara Pet come un nuovo tipo le cui variabili possono contenere un Cat, un Dog o un Bird. Il compilatore fornisce conversioni implicite da ciascun case type:
Pet pet = new Dog("Rex");
Console.WriteLine(pet.Value); // Dog { Name = Rex }

Pet pet2 = new Cat("Whiskers");
Console.WriteLine(pet2.Value); // Cat { Name = Whiskers }

Il compilatore emette un errore se si cerca di assegnare un tipo che non fa parte dei case types. Questa è la garanzia fondamentale: l’insieme è veramente chiuso a livello di compilazione.

Pattern matching esaustivo


Quando si usa un’istanza di un tipo union non nulla, il compilatore conosce l’insieme completo dei case types, quindi un’espressione switch che li copre tutti è esaustiva — senza bisogno del _ finale:

string name = pet switch
{
    Dog d => d.Name,
    Cat c => c.Name,
    Bird b => b.Name,
};

Questo è il vantaggio principale: se in futuro si aggiunge un quarto case type a Pet, ogni espressione switch che non lo gestisce produce un avviso del compilatore. I casi mancanti vengono rilevati in fase di compilazione, non a runtime.

I pattern si applicano alla proprietà Value della union, non alla union struct stessa. Questo “unwrapping” è automatico — si scrive Dog d e il compilatore verifica Value internamente. Le eccezioni sono var e _, che si applicano al valore della union stessa.

Per gestire il valore di default (null):

Pet pet = default;

var description = pet switch
{
    Dog d => d.Name,
    Cat c => c.Name,
    Bird b => b.Name,
    null => "nessun animale",
};
// description è "nessun animale"

Union con corpo e metodi helper


È possibile aggiungere membri helper alla union tramite un corpo, proprio come per qualsiasi altra dichiarazione di tipo. Un esempio pratico è OneOrMore<T>, utile per API che accettano sia un singolo elemento che una collezione:

public union OneOrMore<T>(T, IEnumerable<T>)
{
    public IEnumerable<T> AsEnumerable() => Value switch
    {
        T single => [single],
        IEnumerable<T> multiple => multiple,
        null => []
    };
}

I chiamanti passano la forma che preferiscono, e AsEnumerable() normalizza il risultato:
OneOrMore<string> tags = "dotnet";
OneOrMore<string> moreTags = new[] { "csharp", "unions", "preview" };

foreach (var tag in tags.AsEnumerable())
    Console.Write($"[{tag}] ");
// [dotnet]

foreach (var tag in moreTags.AsEnumerable())
    Console.Write($"[{tag}] ");
// [csharp] [unions] [preview]

Si noti che AsEnumerable gestisce esplicitamente il caso null: lo stato null predefinito della proprietà Value è maybe-null, quindi il compilatore richiede la gestione di questo caso per garantire la correttezza.

Compatibilità con librerie esistenti e scenari avanzati


Per le librerie che già forniscono tipi union-like con proprie strategie di storage (come quelle basate su OneOf), C# 15 prevede un meccanismo di compatibilità: qualsiasi classe o struct con l’attributo [System.Runtime.CompilerServices.Union] viene riconosciuta come tipo union dal compilatore, purché segua il pattern base — costruttori pubblici a parametro singolo e proprietà Value pubblica.

Per scenari ad alte prestazioni dove i case types includono tipi valore, le librerie possono implementare il pattern di accesso non-boxing aggiungendo una proprietà HasValue e metodi TryGetValue. Il tipo union generato dal compilatore usa object? internamente e quindi fa boxing dei tipi valore — per hot path critici conviene valutare i custom union types.

Come provare le union types oggi


Le union types sono disponibili a partire da .NET 11 Preview 2. I passaggi per iniziare sono:

  1. Installare il .NET 11 Preview SDK
  2. Creare o aggiornare un progetto che punta a net11.0
  3. Impostare <LangVersion>preview</LangVersion> nel file di progetto

Poiché UnionAttribute e IUnion non sono ancora inclusi nel runtime nel Preview 2, vanno dichiarati manualmente nel progetto:

namespace System.Runtime.CompilerServices
{
    [AttributeUsage(AttributeTargets.Class | AttributeTargets.Struct,
        AllowMultiple = false)]
    public sealed class UnionAttribute : Attribute;

    public interface IUnion
    {
        object? Value { get; }
    }
}

Una volta aggiunti questi tipi, si possono dichiarare e usare normalmente le union types. Il supporto IDE in Visual Studio sarà disponibile nella prossima build Insiders; il C# DevKit Insiders lo include già.

Il quadro più ampio: la roadmap dell’esaustività


Le union types fanno parte di una strategia più ampia del team C# per portare la verifica dell’esaustività direttamente nel compilatore. Le proposte correlate attualmente in discussione sono:

  • Closed hierarchies: il modificatore closed su una classe impedisce la dichiarazione di classi derivate al di fuori dell’assembly di definizione, consentendo al compilatore di considerare esaustive le espressioni switch sulla gerarchia.
  • Closed enums: un closed enum impedisce la creazione di valori diversi dai membri dichiarati, risolvendo il problema dei valori enum “numerici” inattesi.

Insieme, questi tre meccanismi danno a C# un percorso completo verso la verifica statica dell’esaustività: union types per insiemi chiusi di tipi, closed hierarchies per gerarchie sigillate, closed enums per insiemi fissi di valori.

Conclusione


Le union types in C# 15 non sono un semplice porting delle discriminated union di F#: sono state progettate come aggiunta nativa all’ecosistema C#, composte da tipi esistenti, integrate con il sistema di pattern matching già consolidato, e compatibili con le librerie union-like già diffuse. La garanzia di esaustività del compilatore è il beneficio più concreto: i casi mancanti diventano avvisi a tempo di compilazione, non bug a runtime.

La feature è in preview e il team accetta feedback attivamente su GitHub. Vale la pena esplorarla ora per contribuire alla forma definitiva della feature, prevista per la release di novembre 2026 con .NET 11.

Fonte: Explore union types in C# 15 – .NET Blog


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✨ OP-512: il nuovo cluster cinese di cyberspionaggio che sfida il rilevamento con web shell crittograficamente uniche
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OP-512: il nuovo cluster cinese di cyberspionaggio che sfida il rilevamento con web shell crittograficamente uniche


Si parla di:
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Un server IIS abbandonato con .NET Framework obsoleto da un decennio, settantacinque giorni di paziente ricognizione e poi un’offensiva fulminea: questo è il modus operandi di OP-512, un nuovo cluster di cyberspionaggio di presunta origine cinese scoperto da ReliaQuest grazie alla propria piattaforma di AI agentiva. La scoperta aggiunge un quarto attore al già affollato panorama degli APT cinesi che prendono di mira i server IIS aziendali, ma con un livello di sofisticazione che supera significativamente i gruppi precedentemente documentati.

La scoperta: quando l’AI vede ciò che l’analista non riesce a collegare


Il 5 giugno 2026, ReliaQuest ha pubblicato un’analisi dettagliata di un’intrusione rilevata nell’ambiente di un cliente. L’elemento distintivo non è stato solo l’attacco in sé, ma il modo in cui è stato scoperto: la piattaforma GreyMatter Agentic AI ha correlato automaticamente decine di eventi apparentemente scollegati — creazione di web shell, query DNS anomale, caricamento riflessivo di assembly .NET, esecuzione di comandi da processi del web server — ricostruendo in pochi minuti l’intera catena d’attacco che un analista umano avrebbe impiegato ore o giorni a ricostituire manualmente.

Il cluster, denominato “OP-512”, è stato attribuito con moderata-alta confidenza alla Cina, sulla base di indicatori tattici, tecnici e procedurali (TTP) che si sovrappongono parzialmente ad altri gruppi noti come CL-STA-0048, GhostRedirector e DragonRank. Tuttavia, OP-512 presenta caratteristiche uniche che ne fanno un’entità distinta: un framework di web shell costruito su misura, con crittografia per-deployment, che rende inefficace qualsiasi rilevamento basato su firme.

Il bersaglio: infrastruttura legacy come porta d’ingresso


Il server compromesso eseguiva Windows Server 2016 con .NET Framework 4.0, una versione priva di aggiornamenti di sicurezza dal 2016. I server IIS in zona demilitarizzata (DMZ) rappresentano un bersaglio prediletto per gli operatori di cyberspionaggio: si trovano al confine tra la rete esposta a Internet e la rete interna, ricevono meno monitoraggio rispetto all’infrastruttura core e fungono da pivot point ideale per muoversi lateralmente.

La telemetria EDR mostrava attività sospetta sullo stesso host già 75 giorni prima dell’attacco principale, con query DNS verso il dominio ashx.lhlsjcb[.]com. Questa prima fase — probabilmente ricognizione e test delle capacità di accesso — è tipica degli cluster di spionaggio state-sponsored, che non hanno fretta e possono permettersi di aspettare il momento più opportuno.

La fase offensiva: pochi minuti per stabilire il controllo


Quando OP-512 ha deciso di agire, ha operato con velocità e metodo. In un arco temporale di pochi minuti, il processo worker di IIS (w3wp.exe) ha scritto nella directory di upload dell’applicazione tre web shell, ciascuna con una funzione specifica:

  • File manager .aspx con canale C2 self-reporting: alla prima visita, la shell codifica il proprio URL in esadecimale e lo trasmette come query DNS verso il dominio controllato dagli attaccanti (hcgos[.]com, con pattern a.<hex>.c.hcgos[.]com). Se la query DNS fallisce, attiva un canale di fallback HTTP verso un server C2 separato. Il server di fallback è stato collegato da ricercatori indipendenti a infrastrutture Meterpreter.
  • Due command handler .ashx con autenticazione crittografica: ciascuno gated da autenticazione RSA+RC4 con chiavi diverse tra i due handler. Il processo di esecuzione segue quattro fasi sequenziali: decodifica Base64 del corpo della richiesta HTTP, decifratura RC4 del payload, verifica della firma RSA contro la chiave pubblica embedded, esecuzione del comando solo se la verifica ha successo.

L’elemento più sofisticato è la generazione crittograficamente unica per ogni deployment: un builder automatizzato produce istanze dal medesimo template, randomizzando i nomi di variabili e metodi e iniettando variabili morte e commenti spazzatura. Il risultato sono file che eseguono la stessa operazione ma producono hash completamente diversi, rendendo inutile il rilevamento basato su firme.

Privilege Escalation: la suite “Potato” caricata direttamente in memoria


Con le web shell operative, OP-512 ha caricato direttamente nella memoria del processo w3wp.exe quattro toolkit di post-exploitation, senza scrivere nulla su disco:

  • BadPotato, SweetPotato, EfsPotato: la “Potato Suite”, una raccolta documentata di exploit Windows che abusano di servizi integrati per elevare i privilegi da un account di servizio limitato a SYSTEM. La presenza di questi strumenti in OP-512 aggiunge un dato di attribuzione, poiché compaiono anche in CL-STA-0048 e GhostRedirector.
  • GhostKit: un toolkit non documentato pubblicamente, probabilmente un’etichetta vendor-specifica della telemetria EDR piuttosto che un tool consolidato.

I comandi di verifica post-escalation (whoami e whoami /priv) sono stati eseguiti come stringhe base64-encoded — una codifica identica carattere per carattere a quella documentata nel compromesso ArcGIS di Flax Typhoon, suggerendo tooling o playbook condivisi nell’ecosistema degli APT cinesi.

Il problema del loop: quando la prevenzione non basta


Un aspetto particolarmente istruttivo dell’incidente è ciò che è accaduto dopo l’intervento dell’endpoint protection: il sistema ha terminato il processo malevolo, ma IIS riavvia automaticamente i worker process dopo un crash o una terminazione forzata. Il risultato è stato un loop in cui la protezione si attivava ripetutamente mentre l’attività malevola continuava. Bloccare un processo senza isolare l’host crea esattamente questa finestra di vulnerabilità che gli attaccanti sfruttano intenzionalmente.

Un ulteriore problema per i responder è la persistenza delle DLL compilate da ASP.NET: quando le web shell vengono eseguite per la prima volta, il runtime .NET le compila in librerie DLL e le salva in una directory temporanea. Queste DLL sopravvivono alla cancellazione dei file originali e possono essere riattivate. La risposta all’incidente deve quindi includere la pulizia delle directory di compilazione temporanea di ASP.NET.

Timestomping: nascondersi nel passato


OP-512 implementa una tecnica di timestomping automatizzato particolarmente raffinata: le web shell analizzano ogni file e sottodirectory circostante, calcolano il timestamp mediano di ultima modifica e sovrascrivono i propri timestamp di creazione e modifica per allinearsi. Una web shell scritta nel 2026 tra file del 2022 sembrerebbe vecchia di anni. La funzione accetta anche un timestamp esplicito come input, permettendo all’operatore di retrodatare un file a uno specifico evento o finestra di patch.

OP-512 nel panorama degli APT cinesi su IIS


ReliaQuest posiziona OP-512 come quarto cluster cinese documentato nell’ultimo anno a colpire server IIS, ma con caratteristiche che lo distinguono dagli altri tre:

  • CL-STA-0048 (l’overlap più significativo): usa query DNS con subdomain esadecimali per esfiltrare dati — OP-512 usa lo stesso encoding ma per segnalare la propria posizione, non per esfiltrare. Dipende da tool commodity come PlugX e Cobalt Strike, diversamente dal framework custom di OP-512.
  • GhostRedirector e DragonRank: motivati da frodi SEO, non da spionaggio. Usano alcune delle stesse tecniche di privilege escalation ma con obiettivi completamente diversi.


IOC e Indicatori comportamentali


ReliaQuest enfatizza che gli IOC specifici di questa intrusione non saranno necessariamente presenti nelle future operazioni OP-512, data la natura generata proceduralmente del framework. I rilevamenti comportamentali sono la strada maestra:

# IOC specifici dell'intrusione
Dominio C2 primario:     ashx.lhlsjcb[.]com (attività precedente, ~75 giorni prima)
Dominio C2 secondario:   hcgos[.]com
Pattern DNS:             a.<hex>.c.hcgos[.]com
Server Meterpreter C2:   43.160.202[.]246:8053
Connessione outbound:    140.206.161[.]227:443
Source IP interazione:   124.156.129[.]151 (User-Agent: python-requests/2.33.0)

# Pattern comportamentali da monitorare
- w3wp.exe che genera query DNS con subdomain esadecimali lunghi
- Caricamento riflessivo di componenti crittografici in w3wp.exe
- Creazione di DLL in directory temporanee ASP.NET fuori dai cicli di deployment
- Risposte HTTP cifrate da endpoint .ashx che dovrebbero restituire contenuto standard

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti con server IIS legacy, le priorità immediate sono: ritirare o isolare i server con .NET Framework end-of-life esposti a Internet; disabilitare l’esecuzione di script nelle directory di upload via handler IIS per estensioni .aspx, .ashx, .asp e .asmx; monitorare le directory di compilazione temporanea ASP.NET per creazione di DLL fuori dai cicli di deployment normali; e — fondamentalmente — non chiudere un incidente senza aver identificato e rimediato la vulnerabilità di accesso iniziale. OP-512 dimostra che gli operatori di spionaggio contano esattamente su questa superficialità per tornare dopo che l’allerta è rientrata.


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✨ Supply chain attack su npm: 11 pacchetti malevoli con C2 blockchain colpiscono 2,7 milioni di download crypto
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Supply chain attack su npm: 11 pacchetti malevoli con C2 blockchain colpiscono 2,7 milioni di download crypto


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Undici pacchetti npm malevoli, un singolo package con oltre 2,7 milioni di download, un’infrastruttura di comando e controllo ancorata alla blockchain Ethereum: questa è la mappa di una campagna di supply chain attack che i ricercatori di Cyfirma hanno identificato e documentato nel dettaglio, prendendo di mira sviluppatori blockchain, progetti Web3 e operatori di wallet crypto.

La trappola nel registro npm


Il registro npm — il più grande ecosistema di pacchetti JavaScript con oltre due milioni di moduli disponibili — si conferma ancora una volta un bersaglio privilegiato per gli attori malevoli. Questa campagna ha sfruttato una combinazione di tecniche consolidate e innovazioni notevoli, a partire dal typosquatting: i pacchetti malevoli mimicavano fedelmente nomi di librerie legittime e ampiamente utilizzate nell’ecosistema blockchain, come ethers.js, le SDK di Moralis, le utility Coinbase e i tool di sviluppo Stellar.

Il pacchetto più distribuito, moralis-sdk, ha raggiunto la cifra di 2,7 milioni di download prima della rimozione — un numero che rende l’entità potenziale della compromissione difficile da quantificare con precisione. Gli altri dieci pacchetti identificati includono ethers-jss, coinbase-wallet-utils, Ganach (typosquatting di Ganache), Solidty (typosquatting di Solidity), Stelar-sdk, oltre a hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat ed ethereum-dev-utils.

Meccanismo di esecuzione: lifecycle hooks come vettore d’attacco


Il vettore di infezione primario si basa sull’abuso degli script di ciclo di vita npm (postinstall e preinstall). Quando uno sviluppatore esegue npm install, il codice malevolo viene attivato automaticamente, senza alcuna interazione ulteriore. Questo approccio è particolarmente insidioso perché sfrutta funzionalità native del gestore di pacchetti, difficili da bloccare senza compromettere la funzionalità legittima.

Il pacchetto moralis-sdk fungeva da downloader multi-stadio: recuperava payload aggiuntivi da servizi di hosting remoto come Pastefy e GitHub, realizzando un’architettura di distribuzione del malware altamente resiliente. I pacchetti coinbase-wallet-utils e ethers-jss erano invece dedicati principalmente alle fasi di ricognizione ed esfiltrazione, con focus specifico sul furto di wallet crypto.

Blockchain come infrastruttura C2: l’innovazione più significativa


L’elemento tecnico più rilevante della campagna è l’utilizzo della blockchain Ethereum come meccanismo di command and control. Gli attori malevoli hanno impiegato smart contract Ethereum e transazioni on-chain sia per il recupero della configurazione dell’infrastruttura sia per l’esfiltrazione di credenziali. Questo approccio rende il C2 estremamente difficile da bloccare: non esistono domini da eliminare, non esistono IP da inserire in blacklist, e le transazioni on-chain sono immutabili e pseudoanonime.

Gli indirizzi Ethereum identificati nella campagna come target per la configurazione e l’esfiltrazione includono 0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b, 0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84 e 0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f.

Tipologia di dati rubati


L’obiettivo principale era la raccolta di segreti ad alto valore economico e operativo dagli ambienti di sviluppo compromessi. Il malware prendeva di mira: chiavi private di wallet crypto e frasi mnemoniche (seed phrase), chiavi SSH, credenziali cloud (AWS, Azure, GCP), token di autenticazione API (NPM_TOKEN, GITHUB_TOKEN), chiavi di servizi blockchain come Infura e Alchemy, oltre a file di configurazione di ambienti di sviluppo specifici come secrets.json, hardhat.config.js e foundry.toml.

Mappatura MITRE ATT&CK


La campagna copre un ampio spettro di tecniche MITRE, tra cui T1195.002 (Supply Chain Compromise), T1204.002 (Malicious File Execution), T1036.005 (Masquerading), T1552 (Unsecured Credentials), T1528 (Steal Application Access Token) e T1583.006 (Acquire Infrastructure via Web Services).

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Pacchetti npm malevoli
moralis-sdk, ethers-jss, coinbase-wallet-utils
Ganach, Solidty, Stelar-sdk
hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat, ethereum-dev-utils

# Hash SHA256
d94a2444268b339dfda2615f7800322fb318e0a484414bb17016cfcd5eb07c44
6585ca0d3e26c20ced638f46f4a89eea924d411b8753d3fcf434663593c7cf0b
17bad5ae5b2ac262f5f18854853869840245c344105aa38c7f550ef51d2e5f26

# Hash SHA1
53b91117db931d3acbbfd15aa8400bb6691e023d
63154cd9c79f9d14eb9be6c4efc2a778d31646ec
74d3d5ab6d0fa4c6a5860598231728a6a893ecf7

# URL infrastruttura
pastefy.app/RhPBKGli/raw
http://193.233.201.21:3001

# Indirizzi Ethereum (C2 on-chain)
0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b
0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84
0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f

Due righe per i difensori


Questa campagna evidenzia come i supply chain attack sul registro npm stiano diventando sempre più sofisticati. I difensori e i team di sicurezza DevOps dovrebbero implementare: verifica sistematica dell’integrità dei pacchetti prima dell’installazione; utilizzo di strumenti come npm audit e analizzatori comportamentali di pacchetti (Socket.dev, Snyk, Phylum); monitoraggio delle connessioni di rete generate durante npm install in ambienti di build CI/CD isolati; blocco preventivo dei lifecycle hook di terze parti nelle pipeline di produzione; audit periodico delle dipendenze con specifico focus su pacchetti con nomi simili a librerie popolari. L’uso della blockchain come infrastruttura C2 rappresenta una frontiera che richiede approcci di difesa diversi dal tradizionale blocco DNS/IP: è necessario monitorare le chiamate RPC verso nodi Ethereum non autorizzati nelle reti aziendali.

La ricerca completa di Cyfirma è disponibile su: cyfirma.com


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✨ Il worm Miasma disabilita 73 repository Microsoft su GitHub in 105 secondi: supply chain attack prende di mira gli AI coding agent
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Il worm Miasma disabilita 73 repository Microsoft su GitHub in 105 secondi: supply chain attack prende di mira gli AI coding agent


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Il 5 giugno 2026, il worm Miasma — variante della famiglia Shai-Hulud attribuita al gruppo TeamPCP — ha raggiunto le organizzazioni GitHub di Microsoft. In 105 secondi, il sistema automatico di enforcement di GitHub ha disabilitato 73 repository tra Azure, Azure-Samples, microsoft e MicrosoftDocs. L’attacco introduce un cambio di paradigma nei supply chain attack: il trigger non è più l’installazione di un pacchetto, ma l’apertura di una cartella nel proprio editor o AI coding agent.

La catena di infezione: dal PyPI al repository injection


Per comprendere l’incidente del 5 giugno è necessario risalire al 19 maggio 2026, quando la stessa campagna Miasma aveva compromesso il pacchetto PyPI durabletask di Microsoft. In quell’occasione, un attaccante aveva caricato tre versioni malevole del pacchetto in una finestra di 35 minuti, usando un token di publishing compromesso, bypassando completamente la pipeline CI/CD. Il payload — un file rope.pyz da 28KB — rubava credenziali da AWS, Azure, GCP, Kubernetes e oltre 90 configurazioni di developer tool.

Il 5 giugno, lo stesso account contributor compromesso è stato usato per iniettare un commit direttamente nel repository GitHub Azure/durabletask. Il commit (5f456b8) riportava il messaggio “Switched DataConverter to OrchestrationContext [skip ci]” — ma non modificava alcun file sorgente. Aggiungeva invece 5 file di configurazione, con un timestamp retrodatato al 2020 per eludere il rilevamento, e il flag [skip ci] per sopprimere l’esecuzione della pipeline.

Quattro vettori, un payload: come Miasma abusa degli AI coding agent


L’attacco è notevole per la sua copertura trasversale degli strumenti di sviluppo più diffusi. I cinque file iniettati puntano tutti allo stesso payload (.github/setup.js, un file JavaScript da 4,6 MB altamente offuscato), attivandolo con meccanismi diversi:

  • .claude/settings.json: hook SessionStart per Claude Code — esegue il payload all’avvio di qualsiasi sessione Claude nel repository.
  • .gemini/settings.json: hook identico per Gemini CLI.
  • .cursor/rules/setup.mdc: prompt injection per Cursor AI — istruisce l’agente a eseguire il payload spacciandolo per “inizializzazione obbligatoria del progetto”. Il flag alwaysApply: true garantisce l’attivazione indipendentemente dal file su cui si sta lavorando.
  • .vscode/tasks.json: task con runOptions.runOn: "folderOpen" — eseguito automaticamente da VS Code all’apertura della cartella, senza alcun coinvolgimento di AI agent.

Il punto critico: clonare il repository è sicuro, aprirlo nell’editor non lo è. Questo inverte l’assunzione di sicurezza su cui si basano la maggior parte dei workflow di sviluppo.

73 repository in 105 secondi: l’automazione di GitHub come ultima linea di difesa


Ore dopo il commit malevolo, il sistema automatico di abuse detection di GitHub ha disabilitato 73 repository in due ondate distinte, separate da un gap di 56 secondi:

  • Wave 1 (16:00:50 → 16:01:28 UTC): 39 repository in 38 secondi
  • Wave 2 (16:02:24 → 16:02:35 UTC): 34 repository in 11 secondi

Tutti i repository restituiscono HTTP 403 con "reason": "tos". Tra quelli colpiti figurano repository critici come azure-functions-host, azure-functions-core-tools, l’intera famiglia dei worker (.NET, Node.js, Python, Java, PowerShell, Go) e — con conseguenze immediate — Azure/functions-action, la GitHub Action ufficiale per il deployment di Azure Functions.

La disabilitazione di functions-action ha rotto immediatamente ogni pipeline CI/CD che referenziava Azure/functions-action@v1. Un thread su Microsoft Learn ha raccolto oltre 20 segnalazioni di pipeline bloccate in poche ore. Microsoft ha inizialmente classificato l’evento come “violazione delle policy GitHub”, salvo poi ricaratterizzarlo come “internal management issue under investigation”.

Attributione: TeamPCP e il nexus Shai-Hulud/Miasma


L’incidente si inserisce nella campagna più ampia del gruppo TeamPCP, attivo da almeno la primavera 2026. Il payload del 19 maggio conteneva un C2 secondario (t.m-kosche[.]com) già noto come infrastruttura TeamPCP. Il gruppo ha una storia di attacchi supply chain di ampia portata: TanStack (42 pacchetti npm, CVE-2026-45321, CVSS 9.6), Mistral AI, l’ecosistema @[url=https://stream.antv.abyaya.la/video-channels/antv]antv[/url] (639 versioni su 323 pacchetti npm), @redhat-cloud-services (32 pacchetti), LiteLLM, Telnyx e Checkmarx.

Miasma è valutata come una variante evoluta del worm Mini Shai-Hulud: Wave 1 (giugno 1) usava hook preinstall npm; Wave 2 (giugno 3) ha introdotto la tecnica Phantom Gyp — file binding.gyp malevoli che eludono le difese supply chain tradizionali; Wave 3 (giugno 5) ha abbandonato il package manager del tutto, puntando direttamente al repository e all’editor.

Indicatori di compromissione

# Domini C2
check.git-service[.]com      # C2 primario payload maggio
t.m-kosche[.]com             # Infrastruttura TeamPCP (C2 secondario)

# Hash commit malevolo
5f456b8  (Azure/durabletask, 2026-06-05)

# File sospetti da cercare nei repository
.claude/settings.json        # Hook SessionStart
.gemini/settings.json        # Hook SessionStart
.cursor/rules/setup.mdc      # Prompt injection alwaysApply
.vscode/tasks.json           # runOn: folderOpen
.github/setup.js             # Payload principale (4.6 MB offuscato)

Due righe per i difensori


Chi ha clonato repository Azure/microsoft dopo il 2 giugno 2026 e li ha aperti in un editor deve considerare il sistema compromesso e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: GitHub token, npm token, AWS keys, Azure service principal, GCP service account, SSH key, Kubernetes secrets, Docker config, variabili d’ambiente e shell history.

Per prevenire incidenti analoghi: ispezionare i repository clonati per i file sopra elencati prima di aprirli; pinnare le GitHub Actions a commit SHA specifici invece di tag mutabili; abilitare branch protection con revisione obbligatoria dei PR; usare PyPI Trusted Publishing (OIDC) al posto di token long-lived; monitorare le connessioni outbound dai runner CI/CD verso domini sconosciuti.

L’attacco Miasma su Microsoft rappresenta un salto qualitativo nella minaccia supply chain: non bastano più le difese sul package manager se gli attaccanti possono iniettare hook direttamente nell’editor dello sviluppatore. La superficie d’attacco si è spostata dall’installazione all’apertura — e le difese devono adeguarsi di conseguenza.


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Il worm Miasma disabilita 73 repository Microsoft su GitHub in 105 secondi: supply chain attack prende di mira gli AI coding agent


@Informatica (Italy e non Italy)
Il worm Miasma, attribuito al gruppo TeamPCP, ha colpito le organizzazioni Azure e Microsoft su GitHub, piantando payload nei file di configurazione di


Il worm Miasma disabilita 73 repository Microsoft su GitHub in 105 secondi: supply chain attack prende di mira gli AI coding agent


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Il 5 giugno 2026, il worm Miasma — variante della famiglia Shai-Hulud attribuita al gruppo TeamPCP — ha raggiunto le organizzazioni GitHub di Microsoft. In 105 secondi, il sistema automatico di enforcement di GitHub ha disabilitato 73 repository tra Azure, Azure-Samples, microsoft e MicrosoftDocs. L’attacco introduce un cambio di paradigma nei supply chain attack: il trigger non è più l’installazione di un pacchetto, ma l’apertura di una cartella nel proprio editor o AI coding agent.

La catena di infezione: dal PyPI al repository injection


Per comprendere l’incidente del 5 giugno è necessario risalire al 19 maggio 2026, quando la stessa campagna Miasma aveva compromesso il pacchetto PyPI durabletask di Microsoft. In quell’occasione, un attaccante aveva caricato tre versioni malevole del pacchetto in una finestra di 35 minuti, usando un token di publishing compromesso, bypassando completamente la pipeline CI/CD. Il payload — un file rope.pyz da 28KB — rubava credenziali da AWS, Azure, GCP, Kubernetes e oltre 90 configurazioni di developer tool.

Il 5 giugno, lo stesso account contributor compromesso è stato usato per iniettare un commit direttamente nel repository GitHub Azure/durabletask. Il commit (5f456b8) riportava il messaggio “Switched DataConverter to OrchestrationContext [skip ci]” — ma non modificava alcun file sorgente. Aggiungeva invece 5 file di configurazione, con un timestamp retrodatato al 2020 per eludere il rilevamento, e il flag [skip ci] per sopprimere l’esecuzione della pipeline.

Quattro vettori, un payload: come Miasma abusa degli AI coding agent


L’attacco è notevole per la sua copertura trasversale degli strumenti di sviluppo più diffusi. I cinque file iniettati puntano tutti allo stesso payload (.github/setup.js, un file JavaScript da 4,6 MB altamente offuscato), attivandolo con meccanismi diversi:

  • .claude/settings.json: hook SessionStart per Claude Code — esegue il payload all’avvio di qualsiasi sessione Claude nel repository.
  • .gemini/settings.json: hook identico per Gemini CLI.
  • .cursor/rules/setup.mdc: prompt injection per Cursor AI — istruisce l’agente a eseguire il payload spacciandolo per “inizializzazione obbligatoria del progetto”. Il flag alwaysApply: true garantisce l’attivazione indipendentemente dal file su cui si sta lavorando.
  • .vscode/tasks.json: task con runOptions.runOn: "folderOpen" — eseguito automaticamente da VS Code all’apertura della cartella, senza alcun coinvolgimento di AI agent.

Il punto critico: clonare il repository è sicuro, aprirlo nell’editor non lo è. Questo inverte l’assunzione di sicurezza su cui si basano la maggior parte dei workflow di sviluppo.

73 repository in 105 secondi: l’automazione di GitHub come ultima linea di difesa


Ore dopo il commit malevolo, il sistema automatico di abuse detection di GitHub ha disabilitato 73 repository in due ondate distinte, separate da un gap di 56 secondi:

  • Wave 1 (16:00:50 → 16:01:28 UTC): 39 repository in 38 secondi
  • Wave 2 (16:02:24 → 16:02:35 UTC): 34 repository in 11 secondi

Tutti i repository restituiscono HTTP 403 con "reason": "tos". Tra quelli colpiti figurano repository critici come azure-functions-host, azure-functions-core-tools, l’intera famiglia dei worker (.NET, Node.js, Python, Java, PowerShell, Go) e — con conseguenze immediate — Azure/functions-action, la GitHub Action ufficiale per il deployment di Azure Functions.

La disabilitazione di functions-action ha rotto immediatamente ogni pipeline CI/CD che referenziava Azure/functions-action@v1. Un thread su Microsoft Learn ha raccolto oltre 20 segnalazioni di pipeline bloccate in poche ore. Microsoft ha inizialmente classificato l’evento come “violazione delle policy GitHub”, salvo poi ricaratterizzarlo come “internal management issue under investigation”.

Attributione: TeamPCP e il nexus Shai-Hulud/Miasma


L’incidente si inserisce nella campagna più ampia del gruppo TeamPCP, attivo da almeno la primavera 2026. Il payload del 19 maggio conteneva un C2 secondario (t.m-kosche[.]com) già noto come infrastruttura TeamPCP. Il gruppo ha una storia di attacchi supply chain di ampia portata: TanStack (42 pacchetti npm, CVE-2026-45321, CVSS 9.6), Mistral AI, l’ecosistema @[url=https://stream.antv.abyaya.la/video-channels/antv]antv[/url] (639 versioni su 323 pacchetti npm), @redhat-cloud-services (32 pacchetti), LiteLLM, Telnyx e Checkmarx.

Miasma è valutata come una variante evoluta del worm Mini Shai-Hulud: Wave 1 (giugno 1) usava hook preinstall npm; Wave 2 (giugno 3) ha introdotto la tecnica Phantom Gyp — file binding.gyp malevoli che eludono le difese supply chain tradizionali; Wave 3 (giugno 5) ha abbandonato il package manager del tutto, puntando direttamente al repository e all’editor.

Indicatori di compromissione

# Domini C2
check.git-service[.]com      # C2 primario payload maggio
t.m-kosche[.]com             # Infrastruttura TeamPCP (C2 secondario)

# Hash commit malevolo
5f456b8  (Azure/durabletask, 2026-06-05)

# File sospetti da cercare nei repository
.claude/settings.json        # Hook SessionStart
.gemini/settings.json        # Hook SessionStart
.cursor/rules/setup.mdc      # Prompt injection alwaysApply
.vscode/tasks.json           # runOn: folderOpen
.github/setup.js             # Payload principale (4.6 MB offuscato)

Due righe per i difensori


Chi ha clonato repository Azure/microsoft dopo il 2 giugno 2026 e li ha aperti in un editor deve considerare il sistema compromesso e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: GitHub token, npm token, AWS keys, Azure service principal, GCP service account, SSH key, Kubernetes secrets, Docker config, variabili d’ambiente e shell history.

Per prevenire incidenti analoghi: ispezionare i repository clonati per i file sopra elencati prima di aprirli; pinnare le GitHub Actions a commit SHA specifici invece di tag mutabili; abilitare branch protection con revisione obbligatoria dei PR; usare PyPI Trusted Publishing (OIDC) al posto di token long-lived; monitorare le connessioni outbound dai runner CI/CD verso domini sconosciuti.

L’attacco Miasma su Microsoft rappresenta un salto qualitativo nella minaccia supply chain: non bastano più le difese sul package manager se gli attaccanti possono iniettare hook direttamente nell’editor dello sviluppatore. La superficie d’attacco si è spostata dall’installazione all’apertura — e le difese devono adeguarsi di conseguenza.


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OP-512: il nuovo cluster cinese di cyberspionaggio che sfida il rilevamento con web shell crittograficamente uniche


@Informatica (Italy e non Italy)
ReliaQuest ha scoperto OP-512, un nuovo cluster di cyberspionaggio cinese che prende di mira server IIS legacy con un framework di web shell custom crittograficamente unico per ogni


OP-512: il nuovo cluster cinese di cyberspionaggio che sfida il rilevamento con web shell crittograficamente uniche


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Un server IIS abbandonato con .NET Framework obsoleto da un decennio, settantacinque giorni di paziente ricognizione e poi un’offensiva fulminea: questo è il modus operandi di OP-512, un nuovo cluster di cyberspionaggio di presunta origine cinese scoperto da ReliaQuest grazie alla propria piattaforma di AI agentiva. La scoperta aggiunge un quarto attore al già affollato panorama degli APT cinesi che prendono di mira i server IIS aziendali, ma con un livello di sofisticazione che supera significativamente i gruppi precedentemente documentati.

La scoperta: quando l’AI vede ciò che l’analista non riesce a collegare


Il 5 giugno 2026, ReliaQuest ha pubblicato un’analisi dettagliata di un’intrusione rilevata nell’ambiente di un cliente. L’elemento distintivo non è stato solo l’attacco in sé, ma il modo in cui è stato scoperto: la piattaforma GreyMatter Agentic AI ha correlato automaticamente decine di eventi apparentemente scollegati — creazione di web shell, query DNS anomale, caricamento riflessivo di assembly .NET, esecuzione di comandi da processi del web server — ricostruendo in pochi minuti l’intera catena d’attacco che un analista umano avrebbe impiegato ore o giorni a ricostituire manualmente.

Il cluster, denominato “OP-512”, è stato attribuito con moderata-alta confidenza alla Cina, sulla base di indicatori tattici, tecnici e procedurali (TTP) che si sovrappongono parzialmente ad altri gruppi noti come CL-STA-0048, GhostRedirector e DragonRank. Tuttavia, OP-512 presenta caratteristiche uniche che ne fanno un’entità distinta: un framework di web shell costruito su misura, con crittografia per-deployment, che rende inefficace qualsiasi rilevamento basato su firme.

Il bersaglio: infrastruttura legacy come porta d’ingresso


Il server compromesso eseguiva Windows Server 2016 con .NET Framework 4.0, una versione priva di aggiornamenti di sicurezza dal 2016. I server IIS in zona demilitarizzata (DMZ) rappresentano un bersaglio prediletto per gli operatori di cyberspionaggio: si trovano al confine tra la rete esposta a Internet e la rete interna, ricevono meno monitoraggio rispetto all’infrastruttura core e fungono da pivot point ideale per muoversi lateralmente.

La telemetria EDR mostrava attività sospetta sullo stesso host già 75 giorni prima dell’attacco principale, con query DNS verso il dominio ashx.lhlsjcb[.]com. Questa prima fase — probabilmente ricognizione e test delle capacità di accesso — è tipica degli cluster di spionaggio state-sponsored, che non hanno fretta e possono permettersi di aspettare il momento più opportuno.

La fase offensiva: pochi minuti per stabilire il controllo


Quando OP-512 ha deciso di agire, ha operato con velocità e metodo. In un arco temporale di pochi minuti, il processo worker di IIS (w3wp.exe) ha scritto nella directory di upload dell’applicazione tre web shell, ciascuna con una funzione specifica:

  • File manager .aspx con canale C2 self-reporting: alla prima visita, la shell codifica il proprio URL in esadecimale e lo trasmette come query DNS verso il dominio controllato dagli attaccanti (hcgos[.]com, con pattern a.<hex>.c.hcgos[.]com). Se la query DNS fallisce, attiva un canale di fallback HTTP verso un server C2 separato. Il server di fallback è stato collegato da ricercatori indipendenti a infrastrutture Meterpreter.
  • Due command handler .ashx con autenticazione crittografica: ciascuno gated da autenticazione RSA+RC4 con chiavi diverse tra i due handler. Il processo di esecuzione segue quattro fasi sequenziali: decodifica Base64 del corpo della richiesta HTTP, decifratura RC4 del payload, verifica della firma RSA contro la chiave pubblica embedded, esecuzione del comando solo se la verifica ha successo.

L’elemento più sofisticato è la generazione crittograficamente unica per ogni deployment: un builder automatizzato produce istanze dal medesimo template, randomizzando i nomi di variabili e metodi e iniettando variabili morte e commenti spazzatura. Il risultato sono file che eseguono la stessa operazione ma producono hash completamente diversi, rendendo inutile il rilevamento basato su firme.

Privilege Escalation: la suite “Potato” caricata direttamente in memoria


Con le web shell operative, OP-512 ha caricato direttamente nella memoria del processo w3wp.exe quattro toolkit di post-exploitation, senza scrivere nulla su disco:

  • BadPotato, SweetPotato, EfsPotato: la “Potato Suite”, una raccolta documentata di exploit Windows che abusano di servizi integrati per elevare i privilegi da un account di servizio limitato a SYSTEM. La presenza di questi strumenti in OP-512 aggiunge un dato di attribuzione, poiché compaiono anche in CL-STA-0048 e GhostRedirector.
  • GhostKit: un toolkit non documentato pubblicamente, probabilmente un’etichetta vendor-specifica della telemetria EDR piuttosto che un tool consolidato.

I comandi di verifica post-escalation (whoami e whoami /priv) sono stati eseguiti come stringhe base64-encoded — una codifica identica carattere per carattere a quella documentata nel compromesso ArcGIS di Flax Typhoon, suggerendo tooling o playbook condivisi nell’ecosistema degli APT cinesi.

Il problema del loop: quando la prevenzione non basta


Un aspetto particolarmente istruttivo dell’incidente è ciò che è accaduto dopo l’intervento dell’endpoint protection: il sistema ha terminato il processo malevolo, ma IIS riavvia automaticamente i worker process dopo un crash o una terminazione forzata. Il risultato è stato un loop in cui la protezione si attivava ripetutamente mentre l’attività malevola continuava. Bloccare un processo senza isolare l’host crea esattamente questa finestra di vulnerabilità che gli attaccanti sfruttano intenzionalmente.

Un ulteriore problema per i responder è la persistenza delle DLL compilate da ASP.NET: quando le web shell vengono eseguite per la prima volta, il runtime .NET le compila in librerie DLL e le salva in una directory temporanea. Queste DLL sopravvivono alla cancellazione dei file originali e possono essere riattivate. La risposta all’incidente deve quindi includere la pulizia delle directory di compilazione temporanea di ASP.NET.

Timestomping: nascondersi nel passato


OP-512 implementa una tecnica di timestomping automatizzato particolarmente raffinata: le web shell analizzano ogni file e sottodirectory circostante, calcolano il timestamp mediano di ultima modifica e sovrascrivono i propri timestamp di creazione e modifica per allinearsi. Una web shell scritta nel 2026 tra file del 2022 sembrerebbe vecchia di anni. La funzione accetta anche un timestamp esplicito come input, permettendo all’operatore di retrodatare un file a uno specifico evento o finestra di patch.

OP-512 nel panorama degli APT cinesi su IIS


ReliaQuest posiziona OP-512 come quarto cluster cinese documentato nell’ultimo anno a colpire server IIS, ma con caratteristiche che lo distinguono dagli altri tre:

  • CL-STA-0048 (l’overlap più significativo): usa query DNS con subdomain esadecimali per esfiltrare dati — OP-512 usa lo stesso encoding ma per segnalare la propria posizione, non per esfiltrare. Dipende da tool commodity come PlugX e Cobalt Strike, diversamente dal framework custom di OP-512.
  • GhostRedirector e DragonRank: motivati da frodi SEO, non da spionaggio. Usano alcune delle stesse tecniche di privilege escalation ma con obiettivi completamente diversi.


IOC e Indicatori comportamentali


ReliaQuest enfatizza che gli IOC specifici di questa intrusione non saranno necessariamente presenti nelle future operazioni OP-512, data la natura generata proceduralmente del framework. I rilevamenti comportamentali sono la strada maestra:

# IOC specifici dell'intrusione
Dominio C2 primario:     ashx.lhlsjcb[.]com (attività precedente, ~75 giorni prima)
Dominio C2 secondario:   hcgos[.]com
Pattern DNS:             a.<hex>.c.hcgos[.]com
Server Meterpreter C2:   43.160.202[.]246:8053
Connessione outbound:    140.206.161[.]227:443
Source IP interazione:   124.156.129[.]151 (User-Agent: python-requests/2.33.0)

# Pattern comportamentali da monitorare
- w3wp.exe che genera query DNS con subdomain esadecimali lunghi
- Caricamento riflessivo di componenti crittografici in w3wp.exe
- Creazione di DLL in directory temporanee ASP.NET fuori dai cicli di deployment
- Risposte HTTP cifrate da endpoint .ashx che dovrebbero restituire contenuto standard

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti con server IIS legacy, le priorità immediate sono: ritirare o isolare i server con .NET Framework end-of-life esposti a Internet; disabilitare l’esecuzione di script nelle directory di upload via handler IIS per estensioni .aspx, .ashx, .asp e .asmx; monitorare le directory di compilazione temporanea ASP.NET per creazione di DLL fuori dai cicli di deployment normali; e — fondamentalmente — non chiudere un incidente senza aver identificato e rimediato la vulnerabilità di accesso iniziale. OP-512 dimostra che gli operatori di spionaggio contano esattamente su questa superficialità per tornare dopo che l’allerta è rientrata.


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Supply chain attack su npm: 11 pacchetti malevoli con C2 blockchain colpiscono 2,7 milioni di download crypto


@Informatica (Italy e non Italy)
Cyfirma ha scoperto undici pacchetti npm malevoli che prendono di mira sviluppatori blockchain e Web3: il solo pacchetto moralis-sdk ha raggiunto 2,7 milioni di download. La campagna usa


Supply chain attack su npm: 11 pacchetti malevoli con C2 blockchain colpiscono 2,7 milioni di download crypto


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Undici pacchetti npm malevoli, un singolo package con oltre 2,7 milioni di download, un’infrastruttura di comando e controllo ancorata alla blockchain Ethereum: questa è la mappa di una campagna di supply chain attack che i ricercatori di Cyfirma hanno identificato e documentato nel dettaglio, prendendo di mira sviluppatori blockchain, progetti Web3 e operatori di wallet crypto.

La trappola nel registro npm


Il registro npm — il più grande ecosistema di pacchetti JavaScript con oltre due milioni di moduli disponibili — si conferma ancora una volta un bersaglio privilegiato per gli attori malevoli. Questa campagna ha sfruttato una combinazione di tecniche consolidate e innovazioni notevoli, a partire dal typosquatting: i pacchetti malevoli mimicavano fedelmente nomi di librerie legittime e ampiamente utilizzate nell’ecosistema blockchain, come ethers.js, le SDK di Moralis, le utility Coinbase e i tool di sviluppo Stellar.

Il pacchetto più distribuito, moralis-sdk, ha raggiunto la cifra di 2,7 milioni di download prima della rimozione — un numero che rende l’entità potenziale della compromissione difficile da quantificare con precisione. Gli altri dieci pacchetti identificati includono ethers-jss, coinbase-wallet-utils, Ganach (typosquatting di Ganache), Solidty (typosquatting di Solidity), Stelar-sdk, oltre a hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat ed ethereum-dev-utils.

Meccanismo di esecuzione: lifecycle hooks come vettore d’attacco


Il vettore di infezione primario si basa sull’abuso degli script di ciclo di vita npm (postinstall e preinstall). Quando uno sviluppatore esegue npm install, il codice malevolo viene attivato automaticamente, senza alcuna interazione ulteriore. Questo approccio è particolarmente insidioso perché sfrutta funzionalità native del gestore di pacchetti, difficili da bloccare senza compromettere la funzionalità legittima.

Il pacchetto moralis-sdk fungeva da downloader multi-stadio: recuperava payload aggiuntivi da servizi di hosting remoto come Pastefy e GitHub, realizzando un’architettura di distribuzione del malware altamente resiliente. I pacchetti coinbase-wallet-utils e ethers-jss erano invece dedicati principalmente alle fasi di ricognizione ed esfiltrazione, con focus specifico sul furto di wallet crypto.

Blockchain come infrastruttura C2: l’innovazione più significativa


L’elemento tecnico più rilevante della campagna è l’utilizzo della blockchain Ethereum come meccanismo di command and control. Gli attori malevoli hanno impiegato smart contract Ethereum e transazioni on-chain sia per il recupero della configurazione dell’infrastruttura sia per l’esfiltrazione di credenziali. Questo approccio rende il C2 estremamente difficile da bloccare: non esistono domini da eliminare, non esistono IP da inserire in blacklist, e le transazioni on-chain sono immutabili e pseudoanonime.

Gli indirizzi Ethereum identificati nella campagna come target per la configurazione e l’esfiltrazione includono 0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b, 0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84 e 0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f.

Tipologia di dati rubati


L’obiettivo principale era la raccolta di segreti ad alto valore economico e operativo dagli ambienti di sviluppo compromessi. Il malware prendeva di mira: chiavi private di wallet crypto e frasi mnemoniche (seed phrase), chiavi SSH, credenziali cloud (AWS, Azure, GCP), token di autenticazione API (NPM_TOKEN, GITHUB_TOKEN), chiavi di servizi blockchain come Infura e Alchemy, oltre a file di configurazione di ambienti di sviluppo specifici come secrets.json, hardhat.config.js e foundry.toml.

Mappatura MITRE ATT&CK


La campagna copre un ampio spettro di tecniche MITRE, tra cui T1195.002 (Supply Chain Compromise), T1204.002 (Malicious File Execution), T1036.005 (Masquerading), T1552 (Unsecured Credentials), T1528 (Steal Application Access Token) e T1583.006 (Acquire Infrastructure via Web Services).

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Pacchetti npm malevoli
moralis-sdk, ethers-jss, coinbase-wallet-utils
Ganach, Solidty, Stelar-sdk
hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat, ethereum-dev-utils

# Hash SHA256
d94a2444268b339dfda2615f7800322fb318e0a484414bb17016cfcd5eb07c44
6585ca0d3e26c20ced638f46f4a89eea924d411b8753d3fcf434663593c7cf0b
17bad5ae5b2ac262f5f18854853869840245c344105aa38c7f550ef51d2e5f26

# Hash SHA1
53b91117db931d3acbbfd15aa8400bb6691e023d
63154cd9c79f9d14eb9be6c4efc2a778d31646ec
74d3d5ab6d0fa4c6a5860598231728a6a893ecf7

# URL infrastruttura
pastefy.app/RhPBKGli/raw
http://193.233.201.21:3001

# Indirizzi Ethereum (C2 on-chain)
0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b
0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84
0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f

Due righe per i difensori


Questa campagna evidenzia come i supply chain attack sul registro npm stiano diventando sempre più sofisticati. I difensori e i team di sicurezza DevOps dovrebbero implementare: verifica sistematica dell’integrità dei pacchetti prima dell’installazione; utilizzo di strumenti come npm audit e analizzatori comportamentali di pacchetti (Socket.dev, Snyk, Phylum); monitoraggio delle connessioni di rete generate durante npm install in ambienti di build CI/CD isolati; blocco preventivo dei lifecycle hook di terze parti nelle pipeline di produzione; audit periodico delle dipendenze con specifico focus su pacchetti con nomi simili a librerie popolari. L’uso della blockchain come infrastruttura C2 rappresenta una frontiera che richiede approcci di difesa diversi dal tradizionale blocco DNS/IP: è necessario monitorare le chiamate RPC verso nodi Ethereum non autorizzati nelle reti aziendali.

La ricerca completa di Cyfirma è disponibile su: cyfirma.com


in reply to Catalin Cimpanu

Assuming this goes to trial, I wonder if a judge is going to tell them to "put up or shut up", and order prosecutors to refrain from implying any connections to hostile foreign intelligence services in front of the jury if they can't/won't provide evidence.

The criminal complaint only lists a single statute, Title 18 Section 371, which I believe is a fairly generic "conspiracy to defraud the United States" statute. The statute seems to require having two or more persons in the conspiracy, but my quick skim of the criminal complaint doesn't reveal any co-conspirators, indicted or otherwise. I believe the statute also requires the conspiracy be to commit an offense against the US Government or one of its agencies, but no specific offense is listed in the criminal complaint, and all of the listed victims appear to be private companies.

I can't tell if this is sloppy work or if the criminal complaint is just a placeholder pending a future indictment with greater detail, but it surprises me that we don't see all the elements of the crime satisfied in the criminal complaint. Maybe they'll add further evidence and further charges later relating to espionage and/or CFAA, or maybe they'll stick with this single charge.

I'm kinda curious what @SteveBellovin thinks of this.

fingfx.thomsonreuters.com/gfx/…

Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

🇷🇺 🇺🇲 US Rep. Don Bacon, a frequent critic of Putin and Moscow’s war in Ukraine, says his Signal messaging account was recently hacked by Russians.

politico.com/live-updates/2026…

#usa #russia #cybersecurity

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Cybersecurity & cyberwarfare ha ricondiviso questo.

OP-512: il nuovo cluster cinese di cyberspionaggio che sfida il rilevamento con web shell crittograficamente uniche


ReliaQuest ha scoperto OP-512, un nuovo cluster di cyberspionaggio cinese che prende di mira server IIS legacy con un framework di web shell custom crittograficamente unico per ogni deployment. È il quarto gruppo cinese documentato nell'ultimo anno a colpire questa tecnologia, ma con un livello di sofisticazione che supera tutti i precedenti.
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Un server IIS abbandonato con .NET Framework obsoleto da un decennio, settantacinque giorni di paziente ricognizione e poi un’offensiva fulminea: questo è il modus operandi di OP-512, un nuovo cluster di cyberspionaggio di presunta origine cinese scoperto da ReliaQuest grazie alla propria piattaforma di AI agentiva. La scoperta aggiunge un quarto attore al già affollato panorama degli APT cinesi che prendono di mira i server IIS aziendali, ma con un livello di sofisticazione che supera significativamente i gruppi precedentemente documentati.

La scoperta: quando l’AI vede ciò che l’analista non riesce a collegare


Il 5 giugno 2026, ReliaQuest ha pubblicato un’analisi dettagliata di un’intrusione rilevata nell’ambiente di un cliente. L’elemento distintivo non è stato solo l’attacco in sé, ma il modo in cui è stato scoperto: la piattaforma GreyMatter Agentic AI ha correlato automaticamente decine di eventi apparentemente scollegati — creazione di web shell, query DNS anomale, caricamento riflessivo di assembly .NET, esecuzione di comandi da processi del web server — ricostruendo in pochi minuti l’intera catena d’attacco che un analista umano avrebbe impiegato ore o giorni a ricostituire manualmente.

Il cluster, denominato “OP-512”, è stato attribuito con moderata-alta confidenza alla Cina, sulla base di indicatori tattici, tecnici e procedurali (TTP) che si sovrappongono parzialmente ad altri gruppi noti come CL-STA-0048, GhostRedirector e DragonRank. Tuttavia, OP-512 presenta caratteristiche uniche che ne fanno un’entità distinta: un framework di web shell costruito su misura, con crittografia per-deployment, che rende inefficace qualsiasi rilevamento basato su firme.

Il bersaglio: infrastruttura legacy come porta d’ingresso


Il server compromesso eseguiva Windows Server 2016 con .NET Framework 4.0, una versione priva di aggiornamenti di sicurezza dal 2016. I server IIS in zona demilitarizzata (DMZ) rappresentano un bersaglio prediletto per gli operatori di cyberspionaggio: si trovano al confine tra la rete esposta a Internet e la rete interna, ricevono meno monitoraggio rispetto all’infrastruttura core e fungono da pivot point ideale per muoversi lateralmente.

La telemetria EDR mostrava attività sospetta sullo stesso host già 75 giorni prima dell’attacco principale, con query DNS verso il dominio ashx.lhlsjcb[.]com. Questa prima fase — probabilmente ricognizione e test delle capacità di accesso — è tipica degli cluster di spionaggio state-sponsored, che non hanno fretta e possono permettersi di aspettare il momento più opportuno.

La fase offensiva: pochi minuti per stabilire il controllo


Quando OP-512 ha deciso di agire, ha operato con velocità e metodo. In un arco temporale di pochi minuti, il processo worker di IIS (w3wp.exe) ha scritto nella directory di upload dell’applicazione tre web shell, ciascuna con una funzione specifica:

  • File manager .aspx con canale C2 self-reporting: alla prima visita, la shell codifica il proprio URL in esadecimale e lo trasmette come query DNS verso il dominio controllato dagli attaccanti (hcgos[.]com, con pattern a.<hex>.c.hcgos[.]com). Se la query DNS fallisce, attiva un canale di fallback HTTP verso un server C2 separato. Il server di fallback è stato collegato da ricercatori indipendenti a infrastrutture Meterpreter.
  • Due command handler .ashx con autenticazione crittografica: ciascuno gated da autenticazione RSA+RC4 con chiavi diverse tra i due handler. Il processo di esecuzione segue quattro fasi sequenziali: decodifica Base64 del corpo della richiesta HTTP, decifratura RC4 del payload, verifica della firma RSA contro la chiave pubblica embedded, esecuzione del comando solo se la verifica ha successo.

L’elemento più sofisticato è la generazione crittograficamente unica per ogni deployment: un builder automatizzato produce istanze dal medesimo template, randomizzando i nomi di variabili e metodi e iniettando variabili morte e commenti spazzatura. Il risultato sono file che eseguono la stessa operazione ma producono hash completamente diversi, rendendo inutile il rilevamento basato su firme.

Privilege Escalation: la suite “Potato” caricata direttamente in memoria


Con le web shell operative, OP-512 ha caricato direttamente nella memoria del processo w3wp.exe quattro toolkit di post-exploitation, senza scrivere nulla su disco:

  • BadPotato, SweetPotato, EfsPotato: la “Potato Suite”, una raccolta documentata di exploit Windows che abusano di servizi integrati per elevare i privilegi da un account di servizio limitato a SYSTEM. La presenza di questi strumenti in OP-512 aggiunge un dato di attribuzione, poiché compaiono anche in CL-STA-0048 e GhostRedirector.
  • GhostKit: un toolkit non documentato pubblicamente, probabilmente un’etichetta vendor-specifica della telemetria EDR piuttosto che un tool consolidato.

I comandi di verifica post-escalation (whoami e whoami /priv) sono stati eseguiti come stringhe base64-encoded — una codifica identica carattere per carattere a quella documentata nel compromesso ArcGIS di Flax Typhoon, suggerendo tooling o playbook condivisi nell’ecosistema degli APT cinesi.

Il problema del loop: quando la prevenzione non basta


Un aspetto particolarmente istruttivo dell’incidente è ciò che è accaduto dopo l’intervento dell’endpoint protection: il sistema ha terminato il processo malevolo, ma IIS riavvia automaticamente i worker process dopo un crash o una terminazione forzata. Il risultato è stato un loop in cui la protezione si attivava ripetutamente mentre l’attività malevola continuava. Bloccare un processo senza isolare l’host crea esattamente questa finestra di vulnerabilità che gli attaccanti sfruttano intenzionalmente.

Un ulteriore problema per i responder è la persistenza delle DLL compilate da ASP.NET: quando le web shell vengono eseguite per la prima volta, il runtime .NET le compila in librerie DLL e le salva in una directory temporanea. Queste DLL sopravvivono alla cancellazione dei file originali e possono essere riattivate. La risposta all’incidente deve quindi includere la pulizia delle directory di compilazione temporanea di ASP.NET.

Timestomping: nascondersi nel passato


OP-512 implementa una tecnica di timestomping automatizzato particolarmente raffinata: le web shell analizzano ogni file e sottodirectory circostante, calcolano il timestamp mediano di ultima modifica e sovrascrivono i propri timestamp di creazione e modifica per allinearsi. Una web shell scritta nel 2026 tra file del 2022 sembrerebbe vecchia di anni. La funzione accetta anche un timestamp esplicito come input, permettendo all’operatore di retrodatare un file a uno specifico evento o finestra di patch.

OP-512 nel panorama degli APT cinesi su IIS


ReliaQuest posiziona OP-512 come quarto cluster cinese documentato nell’ultimo anno a colpire server IIS, ma con caratteristiche che lo distinguono dagli altri tre:

  • CL-STA-0048 (l’overlap più significativo): usa query DNS con subdomain esadecimali per esfiltrare dati — OP-512 usa lo stesso encoding ma per segnalare la propria posizione, non per esfiltrare. Dipende da tool commodity come PlugX e Cobalt Strike, diversamente dal framework custom di OP-512.
  • GhostRedirector e DragonRank: motivati da frodi SEO, non da spionaggio. Usano alcune delle stesse tecniche di privilege escalation ma con obiettivi completamente diversi.


IOC e Indicatori comportamentali


ReliaQuest enfatizza che gli IOC specifici di questa intrusione non saranno necessariamente presenti nelle future operazioni OP-512, data la natura generata proceduralmente del framework. I rilevamenti comportamentali sono la strada maestra:

# IOC specifici dell'intrusione
Dominio C2 primario:     ashx.lhlsjcb[.]com (attività precedente, ~75 giorni prima)
Dominio C2 secondario:   hcgos[.]com
Pattern DNS:             a.<hex>.c.hcgos[.]com
Server Meterpreter C2:   43.160.202[.]246:8053
Connessione outbound:    140.206.161[.]227:443
Source IP interazione:   124.156.129[.]151 (User-Agent: python-requests/2.33.0)

# Pattern comportamentali da monitorare
- w3wp.exe che genera query DNS con subdomain esadecimali lunghi
- Caricamento riflessivo di componenti crittografici in w3wp.exe
- Creazione di DLL in directory temporanee ASP.NET fuori dai cicli di deployment
- Risposte HTTP cifrate da endpoint .ashx che dovrebbero restituire contenuto standard

Due righe per i difensori


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti con server IIS legacy, le priorità immediate sono: ritirare o isolare i server con .NET Framework end-of-life esposti a Internet; disabilitare l’esecuzione di script nelle directory di upload via handler IIS per estensioni .aspx, .ashx, .asp e .asmx; monitorare le directory di compilazione temporanea ASP.NET per creazione di DLL fuori dai cicli di deployment normali; e — fondamentalmente — non chiudere un incidente senza aver identificato e rimediato la vulnerabilità di accesso iniziale. OP-512 dimostra che gli operatori di spionaggio contano esattamente su questa superficialità per tornare dopo che l’allerta è rientrata.

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)

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Npm will block all auto-running installation scripts starting next month with the release of version 12.0.

The change is meant to counter the rising number of supply-chain attacks taking place on the platform

github.blog/changelog/2026-06-…

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Supply chain attack su npm: 11 pacchetti malevoli con C2 blockchain colpiscono 2,7 milioni di download crypto


Cyfirma ha scoperto undici pacchetti npm malevoli che prendono di mira sviluppatori blockchain e Web3: il solo pacchetto moralis-sdk ha raggiunto 2,7 milioni di download. La campagna usa typosquatting, lifecycle hooks npm, furto di wallet crypto e — novità significativa — smart contract Ethereum come infrastruttura di comando e controllo.
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Undici pacchetti npm malevoli, un singolo package con oltre 2,7 milioni di download, un’infrastruttura di comando e controllo ancorata alla blockchain Ethereum: questa è la mappa di una campagna di supply chain attack che i ricercatori di Cyfirma hanno identificato e documentato nel dettaglio, prendendo di mira sviluppatori blockchain, progetti Web3 e operatori di wallet crypto.

La trappola nel registro npm


Il registro npm — il più grande ecosistema di pacchetti JavaScript con oltre due milioni di moduli disponibili — si conferma ancora una volta un bersaglio privilegiato per gli attori malevoli. Questa campagna ha sfruttato una combinazione di tecniche consolidate e innovazioni notevoli, a partire dal typosquatting: i pacchetti malevoli mimicavano fedelmente nomi di librerie legittime e ampiamente utilizzate nell’ecosistema blockchain, come ethers.js, le SDK di Moralis, le utility Coinbase e i tool di sviluppo Stellar.

Il pacchetto più distribuito, moralis-sdk, ha raggiunto la cifra di 2,7 milioni di download prima della rimozione — un numero che rende l’entità potenziale della compromissione difficile da quantificare con precisione. Gli altri dieci pacchetti identificati includono ethers-jss, coinbase-wallet-utils, Ganach (typosquatting di Ganache), Solidty (typosquatting di Solidity), Stelar-sdk, oltre a hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat ed ethereum-dev-utils.

Meccanismo di esecuzione: lifecycle hooks come vettore d’attacco


Il vettore di infezione primario si basa sull’abuso degli script di ciclo di vita npm (postinstall e preinstall). Quando uno sviluppatore esegue npm install, il codice malevolo viene attivato automaticamente, senza alcuna interazione ulteriore. Questo approccio è particolarmente insidioso perché sfrutta funzionalità native del gestore di pacchetti, difficili da bloccare senza compromettere la funzionalità legittima.

Il pacchetto moralis-sdk fungeva da downloader multi-stadio: recuperava payload aggiuntivi da servizi di hosting remoto come Pastefy e GitHub, realizzando un’architettura di distribuzione del malware altamente resiliente. I pacchetti coinbase-wallet-utils e ethers-jss erano invece dedicati principalmente alle fasi di ricognizione ed esfiltrazione, con focus specifico sul furto di wallet crypto.

Blockchain come infrastruttura C2: l’innovazione più significativa


L’elemento tecnico più rilevante della campagna è l’utilizzo della blockchain Ethereum come meccanismo di command and control. Gli attori malevoli hanno impiegato smart contract Ethereum e transazioni on-chain sia per il recupero della configurazione dell’infrastruttura sia per l’esfiltrazione di credenziali. Questo approccio rende il C2 estremamente difficile da bloccare: non esistono domini da eliminare, non esistono IP da inserire in blacklist, e le transazioni on-chain sono immutabili e pseudoanonime.

Gli indirizzi Ethereum identificati nella campagna come target per la configurazione e l’esfiltrazione includono 0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b, 0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84 e 0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f.

Tipologia di dati rubati


L’obiettivo principale era la raccolta di segreti ad alto valore economico e operativo dagli ambienti di sviluppo compromessi. Il malware prendeva di mira: chiavi private di wallet crypto e frasi mnemoniche (seed phrase), chiavi SSH, credenziali cloud (AWS, Azure, GCP), token di autenticazione API (NPM_TOKEN, GITHUB_TOKEN), chiavi di servizi blockchain come Infura e Alchemy, oltre a file di configurazione di ambienti di sviluppo specifici come secrets.json, hardhat.config.js e foundry.toml.

Mappatura MITRE ATT&CK


La campagna copre un ampio spettro di tecniche MITRE, tra cui T1195.002 (Supply Chain Compromise), T1204.002 (Malicious File Execution), T1036.005 (Masquerading), T1552 (Unsecured Credentials), T1528 (Steal Application Access Token) e T1583.006 (Acquire Infrastructure via Web Services).

Indicatori di Compromissione (IoC)

# Pacchetti npm malevoli
moralis-sdk, ethers-jss, coinbase-wallet-utils
Ganach, Solidty, Stelar-sdk
hardhat-deploy-utils, web3-deploy-helper, defi-sdk-core, ethers-compat, ethereum-dev-utils

# Hash SHA256
d94a2444268b339dfda2615f7800322fb318e0a484414bb17016cfcd5eb07c44
6585ca0d3e26c20ced638f46f4a89eea924d411b8753d3fcf434663593c7cf0b
17bad5ae5b2ac262f5f18854853869840245c344105aa38c7f550ef51d2e5f26

# Hash SHA1
53b91117db931d3acbbfd15aa8400bb6691e023d
63154cd9c79f9d14eb9be6c4efc2a778d31646ec
74d3d5ab6d0fa4c6a5860598231728a6a893ecf7

# URL infrastruttura
pastefy.app/RhPBKGli/raw
http://193.233.201.21:3001

# Indirizzi Ethereum (C2 on-chain)
0xa1b40044EBc2794f207D45143Bd82a1B86156c6b
0x52221c293a21D8CA7AFD01Ac6bFAC7175D590A84
0xCBbecC5E5Eb88582e6305cF6ab688f03e02Ce16f

Due righe per i difensori


Questa campagna evidenzia come i supply chain attack sul registro npm stiano diventando sempre più sofisticati. I difensori e i team di sicurezza DevOps dovrebbero implementare: verifica sistematica dell’integrità dei pacchetti prima dell’installazione; utilizzo di strumenti come npm audit e analizzatori comportamentali di pacchetti (Socket.dev, Snyk, Phylum); monitoraggio delle connessioni di rete generate durante npm install in ambienti di build CI/CD isolati; blocco preventivo dei lifecycle hook di terze parti nelle pipeline di produzione; audit periodico delle dipendenze con specifico focus su pacchetti con nomi simili a librerie popolari. L’uso della blockchain come infrastruttura C2 rappresenta una frontiera che richiede approcci di difesa diversi dal tradizionale blocco DNS/IP: è necessario monitorare le chiamate RPC verso nodi Ethereum non autorizzati nelle reti aziendali.

La ricerca completa di Cyfirma è disponibile su: cyfirma.com

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Il worm Miasma disabilita 73 repository Microsoft su GitHub in 105 secondi: supply chain attack prende di mira gli AI coding agent


Il worm Miasma, attribuito al gruppo TeamPCP, ha colpito le organizzazioni Azure e Microsoft su GitHub, piantando payload nei file di configurazione di Claude Code, Gemini CLI, Cursor e VS Code. GitHub ha disabilitato 73 repository in due ondate automatizzate in soli 105 secondi.
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Il 5 giugno 2026, il worm Miasma — variante della famiglia Shai-Hulud attribuita al gruppo TeamPCP — ha raggiunto le organizzazioni GitHub di Microsoft. In 105 secondi, il sistema automatico di enforcement di GitHub ha disabilitato 73 repository tra Azure, Azure-Samples, microsoft e MicrosoftDocs. L’attacco introduce un cambio di paradigma nei supply chain attack: il trigger non è più l’installazione di un pacchetto, ma l’apertura di una cartella nel proprio editor o AI coding agent.

La catena di infezione: dal PyPI al repository injection


Per comprendere l’incidente del 5 giugno è necessario risalire al 19 maggio 2026, quando la stessa campagna Miasma aveva compromesso il pacchetto PyPI durabletask di Microsoft. In quell’occasione, un attaccante aveva caricato tre versioni malevole del pacchetto in una finestra di 35 minuti, usando un token di publishing compromesso, bypassando completamente la pipeline CI/CD. Il payload — un file rope.pyz da 28KB — rubava credenziali da AWS, Azure, GCP, Kubernetes e oltre 90 configurazioni di developer tool.

Il 5 giugno, lo stesso account contributor compromesso è stato usato per iniettare un commit direttamente nel repository GitHub Azure/durabletask. Il commit (5f456b8) riportava il messaggio “Switched DataConverter to OrchestrationContext [skip ci]” — ma non modificava alcun file sorgente. Aggiungeva invece 5 file di configurazione, con un timestamp retrodatato al 2020 per eludere il rilevamento, e il flag [skip ci] per sopprimere l’esecuzione della pipeline.

Quattro vettori, un payload: come Miasma abusa degli AI coding agent


L’attacco è notevole per la sua copertura trasversale degli strumenti di sviluppo più diffusi. I cinque file iniettati puntano tutti allo stesso payload (.github/setup.js, un file JavaScript da 4,6 MB altamente offuscato), attivandolo con meccanismi diversi:

  • .claude/settings.json: hook SessionStart per Claude Code — esegue il payload all’avvio di qualsiasi sessione Claude nel repository.
  • .gemini/settings.json: hook identico per Gemini CLI.
  • .cursor/rules/setup.mdc: prompt injection per Cursor AI — istruisce l’agente a eseguire il payload spacciandolo per “inizializzazione obbligatoria del progetto”. Il flag alwaysApply: true garantisce l’attivazione indipendentemente dal file su cui si sta lavorando.
  • .vscode/tasks.json: task con runOptions.runOn: "folderOpen" — eseguito automaticamente da VS Code all’apertura della cartella, senza alcun coinvolgimento di AI agent.

Il punto critico: clonare il repository è sicuro, aprirlo nell’editor non lo è. Questo inverte l’assunzione di sicurezza su cui si basano la maggior parte dei workflow di sviluppo.

73 repository in 105 secondi: l’automazione di GitHub come ultima linea di difesa


Ore dopo il commit malevolo, il sistema automatico di abuse detection di GitHub ha disabilitato 73 repository in due ondate distinte, separate da un gap di 56 secondi:

  • Wave 1 (16:00:50 → 16:01:28 UTC): 39 repository in 38 secondi
  • Wave 2 (16:02:24 → 16:02:35 UTC): 34 repository in 11 secondi

Tutti i repository restituiscono HTTP 403 con "reason": "tos". Tra quelli colpiti figurano repository critici come azure-functions-host, azure-functions-core-tools, l’intera famiglia dei worker (.NET, Node.js, Python, Java, PowerShell, Go) e — con conseguenze immediate — Azure/functions-action, la GitHub Action ufficiale per il deployment di Azure Functions.

La disabilitazione di functions-action ha rotto immediatamente ogni pipeline CI/CD che referenziava Azure/functions-action@v1. Un thread su Microsoft Learn ha raccolto oltre 20 segnalazioni di pipeline bloccate in poche ore. Microsoft ha inizialmente classificato l’evento come “violazione delle policy GitHub”, salvo poi ricaratterizzarlo come “internal management issue under investigation”.

Attributione: TeamPCP e il nexus Shai-Hulud/Miasma


L’incidente si inserisce nella campagna più ampia del gruppo TeamPCP, attivo da almeno la primavera 2026. Il payload del 19 maggio conteneva un C2 secondario (t.m-kosche[.]com) già noto come infrastruttura TeamPCP. Il gruppo ha una storia di attacchi supply chain di ampia portata: TanStack (42 pacchetti npm, CVE-2026-45321, CVSS 9.6), Mistral AI, l’ecosistema @antv (639 versioni su 323 pacchetti npm), @redhat-cloud-services (32 pacchetti), LiteLLM, Telnyx e Checkmarx.

Miasma è valutata come una variante evoluta del worm Mini Shai-Hulud: Wave 1 (giugno 1) usava hook preinstall npm; Wave 2 (giugno 3) ha introdotto la tecnica Phantom Gyp — file binding.gyp malevoli che eludono le difese supply chain tradizionali; Wave 3 (giugno 5) ha abbandonato il package manager del tutto, puntando direttamente al repository e all’editor.

Indicatori di compromissione

# Domini C2
check.git-service[.]com      # C2 primario payload maggio
t.m-kosche[.]com             # Infrastruttura TeamPCP (C2 secondario)

# Hash commit malevolo
5f456b8  (Azure/durabletask, 2026-06-05)

# File sospetti da cercare nei repository
.claude/settings.json        # Hook SessionStart
.gemini/settings.json        # Hook SessionStart
.cursor/rules/setup.mdc      # Prompt injection alwaysApply
.vscode/tasks.json           # runOn: folderOpen
.github/setup.js             # Payload principale (4.6 MB offuscato)

Due righe per i difensori


Chi ha clonato repository Azure/microsoft dopo il 2 giugno 2026 e li ha aperti in un editor deve considerare il sistema compromesso e ruotare immediatamente tutte le credenziali accessibili: GitHub token, npm token, AWS keys, Azure service principal, GCP service account, SSH key, Kubernetes secrets, Docker config, variabili d’ambiente e shell history.

Per prevenire incidenti analoghi: ispezionare i repository clonati per i file sopra elencati prima di aprirli; pinnare le GitHub Actions a commit SHA specifici invece di tag mutabili; abilitare branch protection con revisione obbligatoria dei PR; usare PyPI Trusted Publishing (OIDC) al posto di token long-lived; monitorare le connessioni outbound dai runner CI/CD verso domini sconosciuti.

L’attacco Miasma su Microsoft rappresenta un salto qualitativo nella minaccia supply chain: non bastano più le difese sul package manager se gli attaccanti possono iniettare hook direttamente nell’editor dello sviluppatore. La superficie d’attacco si è spostata dall’installazione all’apertura — e le difese devono adeguarsi di conseguenza.

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Miasma è libero! Il codice sorgente del “parassita” è stato pubblicato su GitHub

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/miasma-e-…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #malware #cybersecurity #hacking #github #miasma #sicurezzainformatica

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A new cyber-espionage group is behind spear-phishing campaigns seeking to infect members of the Cambodian government.

Two separate campaigns have targeted the country's defense and public works sectors.

acronis.com/en/tru/posts/behin…

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Building a Desktop Catalytic Cracker


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A boiling flask is mounted in a heating manted, with a tube leading from it to a U-shaped tube. From here, the tube continues to a bottle of yellow fluid, from which another tube emerges. A flame is emitted from this last tube.

Although crude oil contains a vast diversity of hydrocarbons, a comparatively small number of these make up the bulk of demand for oil. Cracking solves this mismatch: most of the demand is for light, short-carbon-chain molecules, so a cracker breaks down long-chain hydrocarbons into lighter, more commercially-valuable chemicals. This is usually done in massive industrial plants, but as [Markus Bindhammer] showed, it’s possible even in a tabletop apparatus.

There are several methods of cracking, but [Markus] used catalytic fluid cracking: a feedstock high in alkanes (hydrocarbons containing fully saturated carbon-carbon bonds) is heated in the presence of a catalyst, whereupon its long alkane chains split to form alkenes (hydrocarbons with a carbon-carbon double bond) with the loss of a hydrogen molecule. In [Markus]’s setup, a heating mantle heated a boiling flask containing paraffin oil and an amorphous silica-alumina catalyst. Vapors from this flask passed through a condenser tube and a bottle of bromine water, then escaped through a flashback arrestor. Bromine reacts far more readily with alkenes than with alkanes, so the disappearance of its characteristic yellow color would visually indicate the production of alkenes.

To avoid unwanted oxidation, [Markus] purged the cracker with argon before using it. While running the cracker, a flammable mixture of light hydrocarbons and hydrogen escaped from the flask of bromine water. The yellow color of bromine disappeared, and two phases formed: one aqueous, and a lighter phase of hydrocarbons and brominated hydrocarbons. The hot side of the reactor did not survive well; the catalyst turned black with coke, and the heating mantel’s cover fused to the boiling flask. However, the reaction undoubtedly succeeded: while a pool of normal paraffin oil wouldn’t ignite, the cracked oil lit easily.

To go the other way, from small molecules to larger hydrocarbon chains, [Markus] has also used the Fischer-Tropsch process.

youtube.com/embed/AYMe_Ub4OTM?…


hackaday.com/2026/06/11/buildi…

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A new backdoor has been spotted in the wild. The malware has been used as an initial entry point from where threat actors could move laterally and expand access to a network.

The final payload in some intrusions was eventually ransomware

zscaler.com/blogs/security-res…

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Add NinjaOne to the list of Remote Monitoring and Management (RMM) agents that are being abused in the wild by cybercrime groups.

This one was abused in a campaign targeting Brazilian companies

catonetworks.com/blog/cato-ctr…

Wasn't there a public DB tracking all the abused RMM agents?

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La sfida dei data center spaziali


@Informatica (Italy e non Italy)
La Cina ha già lanciato i primi satelliti per elaborare dati in orbita. Gli Stati Uniti, tra Pentagono, Google e SpaceX, stanno facendo lo stesso. Sta nascendo una nuova infrastruttura digitale globale, che però non appartiene a nessuno Stato e che nessuna legge regola ancora
L'articolo La sfida dei data center spaziali proviene da Guerre di Rete.

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#Chaotic #Eclipse Strikes Again: New Zero-Day Unlocks BitLocker in Four Hours of Research
securityaffairs.com/193516/sec…
#securityaffairs #hacking #Windows #Microsoft
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Varonis put an OpenClaw agent through a phishing test and the silly clanker fell for all four, clicking links and entering personal data: varonis.com/blog/openclaw-phis…

On the other hand, Sophos gave OpenClaw a pen-test toolkit and let it hack a legacy AD network: youtube.com/watch?v=NEculTwSj8…

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#Fortinet patched a new critical FortiSandbox flaw
securityaffairs.com/193509/sec…
#securityaffairs #hacking
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📺 Srsly Risky Biz: Europe wants to wean itself off US tech

risky.biz/video/srsly-risky-bi…

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Hype durato 48 ore! Claude Fable 5 crackato a tempo record e si riapre il dibattito sul cloud

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/hype-dura…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #cloudsecurity #cybersecurity #sicurezzanazionale #blackbox #jailbreak

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Ti scrivono su Microsoft Teams? Potrebbe essere già troppo tardi

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/ti-scrivo…

A cura di Silvia Felici

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #ingegneriasociale #microsoftteams

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La fine di Internet aperto, ovvero come l'Europa ha perso la bussola sulla libertà di parola online

La "sovranità digitale" è arrivata a comprendere la regolamentazione della libertà di espressione, poiché i governi spingono le piattaforme dei social media a controllare le espressioni online vagamente classificate come disinformazione, manipolazione straniera, incitamento all'odio o sfruttamento minorile.

foreignaffairs.com/europe/end-…

@politica

AI The Truly Environmentally Friendly Way


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A common complaint about the rise of commercial AI services is that they are power-hungry and thus damage the environment. If this concerns you then [Squeezlabs] has the solution, in the form of an AI powered by a handcrank.

The guts of the system is a Raspberry Pi 5 running llama.cpp and appropriate speech conversions, but it and the Large Language Model (LLM) side are not the most interesting part of this system. The power comes from a hand crank charger of the type you’ll see for sale on the likes of AliExpress, designed for USB charging. That in itself is not enough to power the Pi though, as upticks in the processing can cause brownouts that crash the machine. Thus there’s a custom-made capacitor board to take up the strain, and even with that the handle resistance varies significantly depending on the computing load.

We can see that this is not the ideal way to experience an LLM, but maybe that’s not the point. It does however point towards a future in which the power demands of processing decrease and less effort is required. Meanwhile, this is by no means the first hand cranked project we’ve seen.


hackaday.com/2026/06/11/ai-the…

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"DISPOSIZIONI ATTUATIVE IN MATERIA DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE": il decreto per l'accoglimento del #AIAct

«La scelta di fondo è promuovere l’innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica: l’IA può sostenere decisioni, servizi, formazione e competitività, ma non sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali»

governo.it/it/articolo/comunic…

@aitech

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Nextcloud compie 10 anni e rilascia Hub 26 Spring: novità importanti, ma Euro-Office non convince tutti


Nextcloud festeggia dieci anni con Hub 26 Spring: nuove funzioni per la collaborazione, integrazione di Euro-Office e una diatriba aperta sulla sovranità digitale che coinvolge The Document Foundation.
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Dieci anni di Nextcloud si celebrano con una release tutt’altro che di facciata. Hub 26 Spring, disponibile nelle ultime ore, porta novità concrete su più fronti: gestione dei progetti, collaborazione, interfaccia e suite per documenti. Quest’ultimo punto è anche il più discusso.

Euro-Office è qui, ma non tutti applaudono


La novità più pubblicizzata è l’integrazione di Euro-Office come seconda opzione predefinita in Nextcloud Office, affiancando la suite basata su Collabora Online. Euro-Office è un fork di ONLYOFFICE nato a marzo da un consorzio europeo che include Nextcloud, IONOS, Proton e XWiki, con l’obiettivo dichiarato di costruire un’alternativa sovrana a Microsoft 365. Ne ho scritto ad aprile quando ONLYOFFICE aveva risposto al lancio rescindendo la partnership commerciale con Nextcloud e accusando il progetto di violare la licenza AGPLv3, contenzioso ancora aperto.

Ieri, il giorno prima della release stabile, si è aggiunta una critica di natura diversa. Italo Vignoli, cofondatore di The Document Foundation, l’ente che sviluppa LibreOffice, ha pubblicato una lettera aperta che contesta la coerenza del progetto sul piano dei principi: Euro-Office si vende come alternativa sovrana, ma usa OOXML come formato predefinito, lo stesso di Microsoft Office, il che lo rende secondo TDF un alleato di fatto della strategia di lock-in di Redmond. ODF, lo standard ISO sviluppato fuori dal controllo di qualsiasi singola azienda, non compare nei materiali di lancio. TDF aveva chiesto pubblicamente ad aprile quale formato nativo avrebbe adottato il progetto, senza ricevere risposta.

Sul piano tecnico Euro-Office copre documenti, fogli di calcolo, presentazioni e PDF, funziona anche dalle app mobili iOS e Android, e secondo Nextcloud garantisce prestazioni migliori nel browser riducendo il carico sul server rispetto a Collabora. La compatibilità completa con ODF è indicata come obiettivo dei prossimi rilasci.

Deck, deleghe e Talk


Al di là della suite per documenti, Hub 26 Spring porta novità concrete per chi usa Nextcloud come strumento di lavoro quotidiano.

Nextcloud Deck riceve le Gantt chart: partendo da una lavagna Kanban esistente si ottiene una vista temporale con dipendenze tra schede, date di inizio e di scadenza, trascinamento e codifica cromatica. Una funzione attesa da tempo da chi usa Deck per la gestione dei progetti.

Mail e Calendar introducono le deleghe: è possibile leggere e rispondere a messaggi per conto di un altro utente, creare eventi nel suo calendario e accettare inviti a suo nome. Utile in contesti aziendali con caselle condivise o coperture per assenze.

Nextcloud Talk riceve le Voice Room, stanze audio ad accesso immediato senza bisogno di avviare una chiamata formale, risposte private ai messaggi di gruppo e supporto a più account nel client desktop.

Assistente AI e interfaccia


L’assistente AI locale di Nextcloud può ora essere ridimensionato e spostato nell’interfaccia, accede alla ricerca unificata tramite l’estensione Context Agent ed è disponibile su mobile con integrazione nel menu contestuale di iOS e Android.

L’interfaccia generale riceve alcuni aggiustamenti: navigazione sinistra ridisegnata per ridurre il contrasto, accesso rapido alle applicazioni tramite un menu a griglia e ridisegno delle schede nella barra laterale.

Nextcloud sottolinea che il 96% delle modifiche riguarda manutenzione, correzioni di bug, prestazioni e sicurezza. Le funzionalità visibili sono la quota minore di un aggiornamento che punta prima di tutto all’affidabilità nel lungo periodo.

SOURCE:// nextcloud.com

SOURCE:// nextcloud.com

SOURCE:// blog.documentfoundation.org

SOURCE:// yoota.it


Nextcloud e IONOS creano un fork di ONLYOFFICE, che li denuncia per violazione di licenza


Il 27 marzo a Berlino, Nextcloud, IONOS e una dozzina di altri soggetti europei, tra cui Proton, XWiki e OpenProject, hanno annunciato Euro-Office: un componente open source per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo e presentazioni, pensato per integrarsi in piattaforme come Nextcloud Hub, Proton Docs o OpenProject. Non è una suite autonoma da installare sul desktop, ma un editor web da innestare in ambienti di lavoro esistenti. Il codice è già disponibile in anteprima su GitHub, con la prima versione stabile attesa per l’estate.

La base tecnica è quella di ONLYOFFICE, di cui Euro-Office è un fork diretto. Il consorzio ha scelto questo percorso invece di collaborare con il progetto originale per una serie di motivi documentati nel repository: pull request sistematicamente ignorate, istruzioni di compilazione obsolete, codice con parti offuscate o compilate senza sorgente, messaggi di commit che rimandano a tracker interni inaccessibili. Motivazioni tecniche concrete, non solo di principio.

La risposta di ONLYOFFICE


Tre giorni dopo l’annuncio, ONLYOFFICE ha risposto con un comunicato formale accusando Euro-Office di violare la licenza AGPLv3. Il nodo è nelle condizioni aggiuntive aggiunte da Ascensio System, la società dietro ONLYOFFICE, alla propria versione della licenza nel maggio 2021: la sezione 7 della AGPLv3 consente al titolare del copyright di imporre requisiti supplementari, e ONLYOFFICE ne ha inseriti due, ovvero l’obbligo di conservare il logo originale nei lavori derivati e il divieto di usare i marchi registrati.

Euro-Office ha rimosso entrambe queste clausole, ritenendole incompatibili tra loro, oltre che inapplicabili in quanto restrizioni di marchio non ammissibili come condizioni di licenza. Secondo Nextcloud, questa interpretazione è condivisa dalla Free Software Foundation e da Bradley M. Kuhn, tra gli autori della licenza AGPL stessa. ONLYOFFICE sostiene invece che la licenza sia un insieme indivisibile: o la si accetta per intero, condizioni aggiuntive incluse, o non si ha titolo per usare il codice.

In parallelo alla disputa legale, ONLYOFFICE ha sospeso la partnership commerciale con Nextcloud, in vigore da otto anni, che permetteva agli utenti di modificare documenti direttamente dall’interno di Nextcloud Hub.

Un formato nativo da definire


Sul progetto si è espressa anche The Document Foundation, l’ente che sviluppa LibreOffice. Il tono è benevolo verso l’iniziativa, ma la domanda che pone è scomoda: qual è il formato nativo di Euro-Office? Il comunicato di lancio non menziona ODF nemmeno una volta, e promette invece piena compatibilità con i formati Microsoft. Come scrive TDF sul proprio blog, compatibilità con OOXML e sovranità digitale non sono la stessa cosa: OOXML è uno standard progettato, controllato e gestito da Microsoft, e costruire un’alternativa europea con quel formato al centro significa spostare il server in Europa mantenendo il vincolo architetturale a Redmond.

TDF non chiede di abbandonare il supporto ai formati proprietari, cosa che LibreOffice stesso fa da sempre per ragioni pratiche. Chiede se ODF, standard ISO sviluppato fuori dal controllo di qualsiasi azienda e già obbligatorio in alcune giurisdizioni europee tra cui la Germania, sarà il formato in cui le pubbliche amministrazioni creeranno e scambieranno documenti. È una distinzione che Euro-Office dovrà affrontare prima che l’architettura sia consolidata.

La disputa legale è destinata a durare, e la questione al centro non è banale: stabilire se le condizioni aggiuntive che ONLYOFFICE ha inserito nella propria versione della AGPLv3 siano vincolanti per i fork è un tema che riguarda l’intero ecosistema open source, non solo questo progetto. Finché nessun tribunale si pronuncia, entrambe le parti hanno argomenti giuridici solidi. Nel frattempo, Euro-Office deve costruire una comunità di sviluppatori e convincere le pubbliche amministrazioni europee della propria affidabilità, con un contenzioso aperto fin dal primo giorno.

SOURCE:// nextcloud.com
SOURCE:// onlyoffice.com
SOURCE:// heise.de
SOURCE:// github.com
SOURCE:// blog.documentfoundation.org


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Davanti la sede Fifa di Zurigo arriva la ‘Coppa della morte’. Il murales di Laika contro Trump e Infantino: "È il Mondiale delle bombe"

A un giorno dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026, la ‘Death cup’ e una seconda opera sono comparse a Zurigo, in Svizzera: la prima davanti al quartier generale della Fifa in Fifa Strasse, la seconda nel centro città e intitolata ‘FIFA Crime Cup 2026’, raffigurante un tifoso messicano con la faccia al muro e le mani alzate, perquisito e arrestato da due agenti dell’Ice, la polizia statunitense per l’anti-immigrazione, al centro di polemiche e accuse di deportazioni, arresti arbitrari e violenze.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Fifa Gianni Infantino stringono, sorridenti, la ‘Death Cup’, “la coppa della morte”, ossia la coppa dei mondiali di calcio che la posto del pallone presenta un teschio: è l’ultima denuncia della street artist Laika1954, tra le più impegnate in materia di diritti umani e denunce sociali.


un tifoso messicano con la faccia al muro e le mani alzate, perquisito e arrestato da due agenti dell’Ice


dire.it/10-06-2026/1247053-dav…

@Politica interna, europea e internazionale

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337 – Un farmaco costava dieci anni e due miliardi. Ma l’AI sta cambiando i conti camisanicalzolari.it/337-un-fa…
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NEW: Cybercrime group ShinyHunters claimed to have hacked into more than 100 organizations' Oracle PeopleSoft servers, including several universities.

The hackers said they stole student data, including home addresses, phone numbers, emails, and dates of birth.

techcrunch.com/2026/06/10/cybe…

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RHC Conference 2026 - Panel: Il Futuro della Cybersecurity in Italia: Strategie per la Prossima Era Digitale

📍Guarda il video: youtube.com/watch?v=MnA3auxpKG…

#redhotcyber #rhcconference #conferenza #informationsecurity #ethicalhacking

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OpenAI lancia GPT-5.4-Cyber per la sicurezza delle informazioni. E’ la risposta a Mythos

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/openai-la…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #gpt5 #cybersicurezza #sicurezzainformatica #intelligenzaartificiale #llm

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Politica sull'intelligenza artificiale esponenziale. Il post di Dario Amodei


In una delle trame secondarie de Il Signore degli Anelli, due Hobbit tentano di risvegliare Barbalbero —un albero senziente saggio ma ponderoso— per difendere la sua foresta da un esercito che la sta abbattendo. Il problema è che Barbalbero opera a una velocità molto diversa rispetto agli Hobbit. Gli ci vuole un giorno intero semplicemente per salutare un altro albero, quindi convincere lui e i suoi coetanei ad agire abbastanza velocemente è quasi impossibile.
L'intersezione tra l'intelligenza artificiale e le nostre istituzioni politiche ricorda un po' gli Hobbit e Barbalbero...


darioamodei.com/post/policy-on…

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