Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.
noblogo.org/transit/le-classi-…
Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.
(217)
In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.
Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.
Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.
La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.
Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.
Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.
#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società
Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli
Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)
Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com
Giu likes this.