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Cinque persone, tra cui due bambini, uccise a Kobanê


Gruppi jihadisti hanno ucciso cinque membri della stessa famiglia e ne hanno feriti gravemente altri cinque nel villaggio di Xirab Hişkê (Kharab Ashk) a Kobanê (Kobani). Cinque membri della famiglia Bozan sono stati uccisi e altri cinque sono rimasti feriti in un bombardamento effettuato da HTS-ISIS e da gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia nel villaggio di Xirab Hişkê a Kobanê.

È stato riferito che i corpi dei cittadini assassinati erano rimasti sotto le macerie. I nomi delle persone uccise sono i seguenti: “Fatima Osman, Cemîle Ehmed Osman, Sulav Reşo Bozan Kedro, Cafer Mihemed Şêx Bozan (bambina) e la figlia di Mihemed Şêx Bozan (bambina).”

I nomi dei feriti sono i seguenti: “Sherihan Hec Mehmud, Fatima Hec Mehmud, Mesud Sheikh Bozan, Nesrin Mistefa e Mihemed Sheikh Bozan”.

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Il KNK chiede iniziative contro “l’eradicazione sistematica e le atrocità di massa” contro i curdi in Siria


Il Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) ha diffuso un comunicato in cui richiama l’attenzione sul peggioramento delle condizioni umanitarie nel nord della Siria e chiede un’azione internazionale in risposta ai continui attacchi dei mercenari sostenuti dalla Turchia e delle milizie HTS-ISIS affiliate al governo nella transizione siriana.

La dichiarazione del KNK di lunedì include quanto segue:

“Gli attacchi iniziati il ​​6 gennaio 2026 nei distretti curdi di Aleppo non rappresentano un’ondata isolata di violenza, ma la fase iniziale della campagna militare è una preparazione a lungo termine e mira a rafforzare l’esistenza dell’autogoverno curdo in Siria. Sebbene formalmente condotte sotto la bandiera del Governo di transizione siriano, queste operazioni sono condotte dalla milizia jihadista, il cui coordinamento strategico, supporto logistico e appoggio politico sono forniti in modo decisivo dalla Turchia. Il silenzio, l’esitazione o l’acquiescenza indiretta degli attori internazionali (inclusa la coalizione anti-ISIS) – in particolare quelli che un tempo designavano le Forze Democratiche Siriane (SDF) come partner strategico – hanno trasformato questo assalto da un conflitto regionale in una profonda accusa di fallimento morale e politico globale.

Nelle ultime settimane, le conseguenze umanitarie hanno raggiunto livelli catastrofici. Centinaia di migliaia di civili sono stati sfollati con la forza, centinaia sono stati uccisi e intere comunità sono state private ​​dell’accesso a cibo, acqua pulita, assistenza medica, carburante ed elettricità a causa delle rigide condizioni invernali. Le infrastrutture civili essenziali sono state sistematicamente prese di mira. La città di Kobanê, ora sottoposta a pesanti attacchi militari, con diversi civili uccisi e un assedio deliberato, si trova ad affrontare un disastro umanitario in atto e un rischio acuto di atrocità di massa. Queste azioni costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, mentre l’atteggiamento della comunità internazionale di limitarsi a “monitorare con preoccupazione” equivale, in pratica, a complicità attraverso l’inazione.

I gruppi armati jihadisti fedeli ad Ahmed al-Sharaa hanno ripetutamente violato le minacce annunciate attraverso attacchi mirati, provocazioni e azioni transfrontaliere, utilizzando i cessate il fuoco esclusivamente per consolidare il controllo territoriale e prepararsi a un’ulteriore escalation.

Invitiamo pertanto con urgenza la comunità internazionale ad adottare le seguenti misure:

1. Un cessate il fuoco immediato, credibile e monitorato a livello internazionale: una missione di monitoraggio internazionale deve essere dispiegata senza indugio per documentare le condizioni e le violazioni sul campo in tempo reale.

2. La fine degli assedi e istituzione di corridoi umanitari permanenti: devono essere istituiti corridoi umanitari sicuri e garantiti a livello internazionale per tutte le aree assediate, in particolare Kobanê.

3. Un processo politico che riconosca l’autodifesa e l’autogoverno curdo: Deve essere rilanciato un processo politico garantito a livello internazionale che riconosca formalmente il diritto del popolo curdo all’autodifesa e all’autogoverno democratico all’interno di una Siria decentralizzata.

La solidarietà dimostrata dall’opinione pubblica mondiale è stata una fonte vitale di speranza e merita un sincero riconoscimento. Oggi, sebbene la situazione non raggiunga ancora le soglie legali più elevate per i crimini internazionali, si tratta chiaramente di un massacro in corso con un rischio immediato e grave di ulteriori atrocità di massa. Questo pericolo è reale e urgente.

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Il Cantone dell’Eufrate rilascia una dichiarazione sugli attacchi contro Kobanê


L’Amministrazione Autonoma democratica del cantone dell’Eufrate ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui condanna gli attacchi e i massacri contro i civili. L’amministrazione cantonale ha affermato che lo Stato turco occupante e le milizie dell’ISIS-HTS hanno violato il cessate il fuoco attaccando i villaggi di Kobanê con armi pesanti e droni, e ha sottolineato che gli Stati garanti del cessate il fuoco devono adempiere ai propri doveri e responsabilità umanitarie e punire i responsabili.

La dichiarazione aggiunge: “Oggi (lunedì), le forze affiliate al governo di Damasco hanno compiuto un massacro contro una famiglia di civili nel villaggio di Xirab Hisk, affiliato al distretto di Çelebiyê, provocando 5 morti e 5 feriti. Nel villaggio di Qasimiyê, affiliato al distretto di Qenay, un bambino è stato ucciso e 3 bambini sono rimasti feriti. Si tratta di uno sviluppo molto pericoloso e di una chiara violazione del cessate il fuoco.

Questi due massacri costituiscono un’esplicita violazione di tutte le leggi e le convenzioni internazionali. Prendere di mira i civili è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale e deve essere punito. Pertanto, la comunità internazionale, le organizzazioni legali e umanitarie devono intervenire con urgenza, punire gli autori di questi massacri contro i civili e porre immediatamente fine agli attacchi.

La dichiarazione sottolinea che “nonostante il cessate il fuoco, le forze affiliate al governo di Damasco continuano i loro attacchi contro i villaggi circostanti la città di Kobanê. In questi attacchi vengono utilizzati droni, artiglieria, carri armati e ogni tipo di arma pesante. Questa situazione minaccia la sicurezza e la pace della popolazione e aumenta il rischio di nuovi massacri.

Chiediamo alla comunità internazionale, alle organizzazioni legali e umanitarie e agli Stati che garantiscono il cessate il fuoco di adempiere alle proprie responsabilità morali e umanitarie esercitando forti pressioni per porre fine alle continue violazioni da parte di queste forze”.

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Mazloum Abdi: le regioni curde sono le nostre linee rosse; nessuno può ottenere la vittoria qui


Mazloum Abdi, comandante generale delle Forze democratiche siriane (SDF), ha espresso importanti valutazioni in merito ai colloqui con l’amministrazione di Damasco e agli attacchi in corso in un’intervista a Ronahî TV.

Pur affermando che si stanno impegnando per raggiungere un accordo, Abdi ha avvertito che, in caso di un possibile attacco, nessuno ne uscirebbe vincitore nelle regioni curde.

Tre punti principali

Abdi ha evidenziato i seguenti punti nell’intervista: “Stiamo cercando di adottare determinate misure durante l’attuale periodo di cessate il fuoco. Ci sono tre punti principali.

Il primo riguarda le regioni curde. Vogliamo che le regioni curde proteggano le loro conquiste e che qui non ci sia guerra. Questo riguarda la preservazione della governance, nonché della cultura e della lingua. C’è consenso su queste questioni, ma ci sono ancora questioni che devono essere risolte.

Il secondo è la preservazione di Hesekê all’interno della Siria. Finora, l’Amministrazione Autonoma ha governato quest’area. L’Amministrazione Autonoma ha delle istituzioni, che devono essere preservate. Sono in corso discussioni su come queste istituzioni saranno integrate nella struttura statale.

Alcune questioni sono state chiarite. Tra queste, questioni come il mantenimento delle forze di sicurezza interna al loro posto e la continuazione delle loro funzioni in coordinamento con lo Stato. Sono in corso anche discussioni sull’integrazione delle SDF.

In generale, vogliamo attuare questo accordo e speriamo di chiarirlo nei prossimi giorni.

Accordo di cessate il fuoco

Durante l’attuale periodo di cessate il fuoco, i detenuti dell’ISIS che si trovano nelle aree sotto il nostro controllo saranno trasferiti. Allo stesso tempo, ci concentreremo sull’attuazione dell’accordo raggiunto con Damasco.

Il nostro obiettivo è portare a termine questo accordo. Secondo l’accordo, l’esercito siriano non deve entrare nei villaggi e nelle città curde.

Si sono tenuti numerosi incontri. Lo scopo di tutti questi incontri era mantenere il dialogo per garantire il cessate il fuoco e attuare l’accordo.

Attori internazionali

I nostri canali di comunicazione sono aperti. Siamo in grado di tenere colloqui quotidiani. Gli Stati Uniti sono coinvolti in questo processo. Anche il presidente francese Macron è fortemente coinvolto. Questo è un processo trasparente; tutti sanno cosa sta succedendo.

Abbiamo anche proposto nomi per le istituzioni a cui prenderemo parte, come posizioni come il governatorato di Hesekê e il viceministro della Difesa. Ci sono colloqui in corso, ma non possiamo dire che sia stato raggiunto un vero accordo.

Vogliamo essere trasparenti con il nostro popolo. Sì, ci sono colloqui in corso, ma non possiamo dire che sia stato raggiunto un accordo completo. Ci sono punti su cui abbiamo concordato, così come richieste. Ci sono anche questioni che il governo di Damasco non ha accettato. Il modo in cui verranno affrontate le nostre richieste dipende dal governo di Damasco. Quando parliamo di un accordo, diciamo di aver accettato l’accordo del 18 gennaio; tuttavia, questo non è ancora stato finalizzato. Se vengono imposte condizioni che non potete accettare, questo accordo potrebbe non avere successo.

Unità curda raggiunta

Siamo in un periodo positivo per quanto riguarda l’unità curda. Un’unità è stata raggiunta. Lo spirito di unità emerso durante la lotta contro l’ISIS nel 2014 è riemerso.

Anche in ambito politico, tutte le forze politiche curde sono al fianco del Rojava. Ho incontrato tutti i leader curdi; tutti hanno offerto un forte sostegno e stanno lavorando attivamente.

In questo periodo, rendiamo omaggio a tutti i curdi e ai nostri amici che sostengono il Rojava. La forte posizione mostrata ha avuto un impatto sulle potenze internazionali e sul governo di Damasco. Le reazioni e la resistenza del Kurdistan, dell’Europa e di diverse parti del mondo hanno contribuito positivamente al processo e ci hanno dato morale e forza. Finché la causa curda in Rojava non sarà assicurata, questa posizione onorevole del nostro popolo e dei nostri amici deve continuare e rafforzarsi ulteriormente.

Kobanê vincerà di nuovo

Così come Kobanê ruppe l’assedio contro l’ISIS nel 2014, crediamo che lo farà di nuovo oggi. Kobanê guiderà ancora una volta questo processo.

Abbiamo chiesto al governo di Damasco di non entrare a Kobanê e nei suoi villaggi; hanno accettato. Hanno riconosciuto questa sensibilità. Vogliamo che rimangano fedeli alle loro promesse per impedire che emerga una resistenza più ampia.

L’accordo deve includere Afrin e Serekaniye

Per noi, non c’è differenza tra Kobanê, Afrin e Qamishlo. In questo accordo, stiamo parlando della specificità curda. Ciò include Afrin, Serekaniye e Gire Spi (Tal Abyad), che sono sotto l’occupazione dello stato turco e dove le persone sfollate con la forza devono tornare. Qualsiasi accordo stipulato Perché Qamishlo e Kobanê devono includere anche Afrin e Serêkaniyê.

Sono accadute cose che il popolo curdo non avrebbe mai meritato. È stato dimostrato un grande sciovinismo, sono stati rivolti gravi insulti ai curdi e sono state attuate pratiche inaccettabili. Senza dubbio, questi saranno chiamati a risponderne.

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Defend Rojava. Manifestazione regionale a Firenze


Da oltre un decennio, nel Nord della Siria, resiste un modello unico al mondo. Un progetto di autogoverno basato sulla cooperazione, sull’ecologia e sulla libertà femminile, che ha saputo costruire un’alternativa concreta alle vecchie logiche statali ed economiche.

Oggi, dopo oltre 10 anni di processo rivoluzionario, questa esperienza democratica è sotto attacco diretto e armato da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani e delle bande di miliziani jihadisti che lo sostengono, con il via libera di Turchia, Usa, Israele, UE e petromonarchie del Golfo.

Non si tratta solo di difendere un territorio, ma di scegliere da che parte stare in un confronto tra due visioni del mondo. Difendere il Rojava significa difendere la possibilità stessa di un futuro diverso, in grado di rappresentare un’alternativa concreta alla guerra globale che sempre più si delinea in Medio Oriente.

Scendiamo in piazza a Firenze per dare voce a chi resiste.

Venerdi 30 gennaio 2026 | Firenze, concentramento in Piazza Santa Maria Novella | Ore 17:00

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Difendiamo il Rojava- Arci Firenze


Un incontro pubblico di condivisione, approfondimento e testimonianza sulla situazione attuale nel Nord-Est della Siria, sulla storia della regione e sul progetto politico e sociale nato dalla rivoluzione del Rojava.Parleremo del contesto politico e militare e delle popolazioni che abitano la Siria, ma soprattutto del ruolo centrale delle donne e del modello di società costruito dal basso: partecipazione, femminismi dal basso, co-leadership, comuni, pratiche concrete di giustizia sociale e liberazione femminile.

Un’occasione per capire cosa sta accadendo oggi e perché il Rojava riguarda anche noi! Interverranno cooperant* e attivist* con esperienza in quelle terre.Con la partecipazione di Alessandro Orsetti (Militante di Rete Kurdistan Italia e padre di Lorenzo Orso Tekoser) 𝐷𝑖𝑓𝑓𝑜𝑛𝑑𝑖, 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎, 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑖.

Casa del Popolo San Niccolò, Firenze

A partire dalle ore 18.30

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Attacco armato alla protesta per il Rojava a Mersin: ucciso un giovane di Kobanê


A seguito di una manifestazione a sostegno del Rojava tenutasi nel distretto di Tarsus, a Mersin, un gruppo di giovani che si stava disperdendo è stato vittima di un attacco armato. Nell’attacco, un giovane di Kobanê, Baran Abdi, che si trovava sul suo balcone, è stato colpito alla testa e ucciso.

Ali Bozan, membro del Parlamento del Partito per l’uguaglianza dei popoli e la democrazia (Partito DEM), ha dichiarato che dopo la manifestazione di sostegno al Rojava tenutasi nel quartiere Gazipaşa del distretto di Tarsus una persona ha aperto il fuoco sui giovani che si stavano disperdendo e che, a seguito della sparatoria, Baran Abdi (24) di Kobanê, che si trovava sul balcone di casa sua, è stato colpito alla testa e ucciso.

Ali Bozan ha condiviso la seguente dichiarazione sul suo account sui social media:

“Al diavolo la tua animosità!”

Sono senza parole.

“In seguito alla nostra protesta nel Rojava, nel quartiere Gazipaşa di Tarso, uno dei criminali che ha aperto il fuoco sui nostri giovani in fuga ha sparato e ucciso Baran Abdi, 24 anni, di Kobanê, sparandogli alla testa mentre era sul suo balcone.”

L’aggressore è stato arrestato

L’Agenzia Mesopotamia (MA) ha annunciato che l’aggressore era Hüseyin Kanlıbıçak, membro del Partito del movimento nazionale (MHP) registrato a Siverek. È stato riferito che, dopo l’attacco, l’aggressore ha aperto il fuoco in modo casuale sui giovani che si erano dispersi nelle strade laterali. A seguito degli spari, Baran Abdi, ospite a casa di sua zia, è stato colpito alla testa e gravemente ferito. Baran Abdi è morto in ospedale e l’aggressore armato è stato arrestato.

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Ilham Ehmed: Centinaia di combattenti e civili catturati sono stati uccisi


Ilham Ehmed, co-presidente del Dipartimento per le relazioni estere dell’Amministrazione autonoma, ha dichiarato che centinaia di combattenti e civili catturati da HTS, ISIS e gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia sono stati massacrati.

Ilham Ahmed, co-presidente del Dipartimento per le relazioni estere dell’amministrazione autonoma del Rojava, ha parlato con Rûdaw degli attacchi di HTS, ISIS e gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia. Ilham ha dichiarato che centinaia di combattenti e civili sono stati uccisi dai gruppi aggressori durante gli scontri.

Osservando che queste esecuzioni hanno avuto luogo a Tabqa, Raqqa e Deir ez-Zor, Ilham ha aggiunto: “La maggior parte delle immagini proviene da Raqqa e Tabqa, ma alcune sono state scattate anche a Sheikh Maqsoud”.

Condividendo l’informazione che centinaia di combattenti e civili sono stati giustiziati tramite plotone di esecuzione, Ihlam Ehmed ha dichiarato che non sono ancora riusciti a conoscere il numero esatto delle persone uccise.

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Centinaia di persone arrestate in Turchia dopo le proteste contro la guerra nel Rojava


All’ombra degli attacchi al Rojava, lo Stato turco sta reprimendo duramente attivisti, politici e civili curdi. Mentre le aree autonome curde del Rojava sono sotto attacco, la repressione contro i curdi, le loro attività e le loro voci critiche si sta intensificando anche in Turchia. Da giorni, si verificano detenzioni di massa in numerose province in relazione alle proteste contro la guerra nel nord-est della Siria o a causa di post sui social media.

Secondo l’Associazione degli Avvocati per la Libertà (ÖHD), solo sabato a Istanbul, durante una manifestazione contro l’assedio di Kobanê, sono state arrestate 95 persone, tra cui il co-presidente provinciale del Partito DEM Çınar Altan. In tutti i casi, le autorità hanno invocato la restrittiva legge n. 2911 sull’Assemblea Turca o accusato le persone coinvolte di “propaganda terroristica”. Il deputato del Partito DEM Celal Fırat è stato vittima di violenza mirata da parte della polizia ed è stato portato in ospedale dopo essere stato preso a calci e pugni.

L’ondata di repressione è rivolta in particolare contro i membri del Partito DEM (Partito per l’Uguaglianza dei Popoli e la Democrazia) e del Partito delle Regioni Democratiche (DBP), nonché contro le organizzazioni della società civile. Ad Ağrı, almeno 20 persone sono state arrestate oggi durante una manifestazione per il Rojava, tra cui il co-presidente provinciale del Partito DEM, Serhat Yılmaz Köroğlu. Ad Adana, cinque persone, tra cui l’avvocato dell’ÖHD Musa Bendaş, sono state arrestate ieri sera per aver partecipato a manifestazioni per il Rojava. Ad Amed (Diyarbakır), Dersim e Batman, 37 persone sono state arrestate il giorno prima. Dieci di loro sono ora in custodia cautelare.

A Van, il co-presidente dell’ONG MEBYA-DER, Yusuf Dündar, è stato arrestato per presunta resistenza alle forze dell’ordine. Yusuf ha denunciato gravi torture subite nel veicolo della polizia durante il trasporto in ospedale. Secondo Dündar, un medico di turno si è rifiutato di visitarlo e, nonostante le ferite visibili, ha redatto un rapporto in cui si affermava: “Nessuna prova di abuso”. L’avvocato di Dündar ha sporto denuncia contro gli agenti di polizia coinvolti e il medico.

Nel distretto di Viranşehir a Urfa, Sevgi Talay, madre di un neonato di due mesi e mezzo, è stata posta agli arresti domiciliari venerdì, dopo il suo arresto di due giorni prima. Yakup Kayrup, che, come Talay, è stato fermato a margine di una manifestazione nel distretto, è stato incarcerato per “aver partecipato a una manifestazione non autorizzata”. A Iğdır, il co-presidente dell’associazione provinciale del Partito DEM, Deniz Kaynar, è stato arrestato giovedì dopo le proteste contro la guerra in Rojava. Una persona è stata posta agli arresti domiciliari.

L’attuale ondata di arresti è strettamente legata all’offensiva islamista del cosiddetto governo di transizione siriano, sostenuto militarmente e politicamente dalla Turchia. L’obiettivo è distruggere l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES) e le sue strutture difensive. Nelle settimane precedenti, sono stati effettuati numerosi arresti a seguito delle proteste durante l’attacco siriano ai quartieri curdi di Aleppo, in particolare nelle province curde di Şırnak, Mardin, Hakkari e Amed.

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A Kobanê un bambino è stato ucciso e tre sono rimasti feriti


Le SDF hanno annunciato che un bambino è stato ucciso e tre bambini sono rimasti feriti a seguito del bombardamento di artiglieria in corso da parte di gruppi a Damasco che hanno preso di mira il villaggio di Qasimiyê, a ovest di Kobanê.

Le Forze democratiche siriane (SDF) hanno rilasciato una dichiarazione in merito agli attacchi a Kobanê da parte di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), ISIS e gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia. Le SDF hanno annunciato che un bambino è stato ucciso e tre bambini sono rimasti feriti a seguito dei continui bombardamenti di artiglieria da parte di gruppi legati a Damasco che hanno preso di mira il villaggio di Qasimiyê, a ovest di Kobanê.

Le SDF hanno dichiarato: “Si tratta di una chiara violazione dell’accordo di estensione del cessate il fuoco. Fin dalle prime ore del mattino, gruppi legati a Damasco hanno lanciato attacchi contro i villaggi di Zarik e Qasimiyeh a ovest di Kobani e contro il villaggio di Jalabiya a sud-est della città, in una pericolosa escalation poche ore dopo il raggiungimento di un accordo sull’estensione del cessate il fuoco”.

Secondo i giornalisti, un bambino è stato ucciso e due bambini e una donna sono rimasti feriti.

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DAANES: La minaccia militare continua nonostante il cessate il fuoco


L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) ha rilasciato una dichiarazione in merito all’ultima situazione sul campo dopo il cessate il fuoco raggiunto tra le Forze democratiche siriane (SDF) e il governo ad interim di Damasco.

Nella dichiarazione si sottolinea che il cessate il fuoco è stato esteso; tuttavia, il governo provvisorio di Damasco ha affermato che questa misura è stata presa con il pretesto di trasferire i membri dell’ISIS.

“Queste affermazioni del governo dimostrano chiaramente che l’opzione militare e ulteriori attacchi alla regione restano sul tavolo e che le minacce contro la popolazione e la regione continuano”, si legge nella dichiarazione, che invita il pubblico a mantenere il massimo livello di allerta e ad adottare le necessarie precauzioni di sicurezza.

La dichiarazione prosegue invitando il popolo curdo e i suoi alleati in tutte e quattro le regioni del Kurdistan e all’estero a proseguire le loro azioni. Afferma che Kobanê rimane sotto assedio e che il popolo continua a resistere alla guerra genocida scatenata contro di loro.

DAANES ha sottolineato che l’unità del popolo e lo spirito di resistenza costituiscono il fondamento della loro capacità di affrontare qualsiasi sfida. L’Amministrazione Autonoma ha osservato di aver informato sia l’opinione pubblica che la comunità internazionale della propria disponibilità alla pace e al dialogo, ricordando che il popolo siriano ha dovuto affrontare immense difficoltà a causa di lunghe e ardue guerre.

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HRANA: 5.137 persone hanno perso la vita in Iran


HRANA, nel suo rapporto sulle proteste anti-regime in corso in Iran, ha rilevato che finora hanno perso la vita 5.137 persone, tra cui 54 bambini e 4.834 civili.

L’agenzia stampa degli attivisti per i diritti umani (HRANA) ha pubblicato il suo rapporto sulle violazioni dei diritti umani durante le proteste anti-regime in Iran, non ancora al 28° giorno di proteste. Secondo il rapporto, che raccoglie gli eventi nell’arco di 27 giorni, il bilancio delle vittime confermate ammonta a 5.137. È stato rilevato che 12.904 casi sono ancora in fase di indagine. È stato registrato che almeno 7.402 persone sono rimaste gravemente ferite durante le proteste, mentre un totale di 27.797 persone, tra cui 175 bambini, sono state arrestate.

Ad oggi, si sono svolte 640 manifestazioni di protesta (escluse le manifestazioni ripetute) in 194 città e 31 province. Il rapporto afferma: “Questi dati sono stati registrati durante la terza settimana di interruzioni e disservizi Internet a livello nazionale. La pubblicazione di nuovi rapporti sugli arresti mirati, il rilascio di confessioni forzate e l’estensione del mandato delle autorità per i diritti umani delle Nazioni Unite (ONU) sono stati tra gli altri sviluppi significativi di oggi, a dimostrazione degli sforzi del governo per controllare la narrazione e mantenere la pressione sui procuratori”.

Il rapporto ha rilevato che non vi è stato alcun segno di attenuazione dei conflitti a livello nazionale; al contrario, ha sottolineato che le manifestazioni sono continuate e che il regime ha risposto con divieti di accesso a Internet e un aumento degli arresti.

Secondo il rapporto pubblicato, almeno 22 persone sono state arrestate nelle città di Lumar, nelle province di Kerman, Teheran, Semnan e Ilam. Contemporaneamente, è stato diffuso un video contenente “confessioni estorte” a cinque persone. Oltre alle statistiche e agli arresti sparsi, si sono verificati anche arresti individuali da parte delle forze di sicurezza. Il rapporto afferma: “Il cittadino baha’i e fotoreporter Artin Ghazanfari è stato arrestato nella sua residenza privata a Teheran il 19 gennaio e portato in una località sconosciuta”.

MA

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Farmacista di Kobanê lancia un appello urgente per chiedere aiuto


Aram Eli, un farmacista che lavora a Kobanê, ha lanciato un appello urgente, affermando che a causa del grave assedio è diventato estremamente difficile reperire medicinali.

La città di Kobanê sta affrontando una grave carenza di medicinali a causa del continuo assedio da parte di Damasco e delle forze legate alla Turchia. Parlando all’agenzia di stampa Hawar, il farmacista Aram Eli ha affermato che gli ospedali, che in precedenza curavano circa 800 pazienti al giorno, ora sono in grado di gestire solo casi di emergenza a causa della guerra.

Sottolineando che Kobanê è circondata su tutti e quattro i lati, Aram Eli ha affermato che a causa dell’assedio, molti medicinali, soprattutto quelli pediatrici, non sono più disponibili.

Ha osservato che i farmaci per patologie come ipertensione, cancro e diabete sono diventati estremamente scarsi e che l’unità di dialisi ha completamente cessato di funzionare.

Aram Eli ha spiegato che i gruppi armati hanno assediato Kobanê, negando il passaggio di beni di prima necessità e medicinali.

Sottolineando che se questa situazione dovesse continuare, Kobanê potrebbe trovarsi ad affrontare gravi crisi umanitarie, Aram Eli ha dichiarato: “La guerra è in corso. Ci sono molti feriti, non abbiamo capacità chirurgiche. Abbiamo una quantità molto limitata di medicinali. Alcuni feriti sono morti per mancanza di farmaci”.

Aram Eli ha chiesto che l’assedio venga revocato il prima possibile.

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Mesopotamia Water Forum: Negare l’accesso all’acqua è un crimine di guerra


ISTANBUL – Il Mesopotamia Water Forum ha dichiarato che le interruzioni di acqua, elettricità e internet a Kobanê costituiscono gravi crimini di guerra e ha chiesto la fine della guerra. Il Mesopotamia Water Forum ha rilasciato un comunicato stampa intitolato “Stiamo ampliando la lotta contro gli attacchi ecocidi in Rojava”, condannando gli attacchi al Rojava da parte di HTS e delle forze paramilitari sostenute dalla Turchia. Il comunicato sottolinea che la guerra in corso in Rojava non può essere vista semplicemente come un conflitto armato in una specifica area geografica, ma piuttosto come un processo organizzato di distruzione ecologica che prende di mira il territorio e la vita stessa.

La distruzione minaccia la vita delle generazioni future

La dichiarazione, richiamando l’attenzione sugli attacchi lanciati contro il popolo curdo nei quartieri Sheikh Maksoud e Ashrafiyeh di Aleppo con l’approvazione delle forze internazionali, afferma:

“Come componenti del Mesopotamia Water Forum, condanniamo questi attacchi disumani e ne chiediamo l’immediata cessazione. Questa mossa contro la rivoluzione del Rojava costituisce un attacco globale che minaccia il futuro dei popoli della regione. La guerra opera come una strategia politica dell’imperialismo e del capitalismo sulla vita. Nel Rojava, la popolazione sta incontrando gravi difficoltà nel soddisfare i propri bisogni primari di cibo, energia, acqua e alloggio.

I conflitti mirano a stabilire l’egemonia sulle risorse naturali e a impadronirsi di risorse come il petrolio; le infrastrutture sono prese di mira direttamente, le linee idriche ed energetiche sono disattivate e i terreni agricoli sono resi improduttivi. Centinaia di migliaia di civili sono rimasti senza casa e costretti a lottare per la sopravvivenza in condizioni di sete e carestia. La situazione che ne deriva mostra chiaramente la grave violazione dei diritti umani fondamentali e l’entità della distruzione ecologica causata dalla guerra. Questa distruzione minaccia la vita delle generazioni future ed elimina la diritto del popolo di Kobanê a esistere in un ambiente abitabile.”

I tagli di acqua, elettricità e internet sono considerati crimini di guerra

La dichiarazione, che ha richiamato l’attenzione sul fatto che le recenti interruzioni di acqua, elettricità e internet a Kobanê costituiscono gravi crimini di guerra contro i diritti umani fondamentali, afferma: “Con i recenti attacchi, le condutture idriche di Kobanê sono state interrotte, le sue infrastrutture energetiche prese di mira e i suoi sistemi di comunicazione resi inutilizzabili. Queste pratiche costituiscono una politica sistematica di oppressione contro la popolazione di Kobanê e il diritto di un popolo all’accesso all’acqua viene usurpato. Bloccare l’accesso all’acqua e all’energia minaccia direttamente la salute pubblica. La mancanza di accesso all’acqua in Rojava non può essere considerata una situazione casuale o temporanea. Queste interruzioni sono attuate nell’ambito di una politica di guerra consapevole e sistematica. Dighe, stazioni idriche e condutture di acqua potabile sono direttamente prese di mira, lasciando la popolazione senza acqua in molti insediamenti, in particolare a Kobanê. Sebbene l’acqua sia la condizione più elementare per il sostentamento della vita, oggi in Rojava è stata trasformata in uno strumento di oppressione, sottomissione e punizione. Queste pratiche minacciano gravemente la salute pubblica e aggravano il rischio di epidemie e carestia. Bloccare l’accesso all’acqua è un chiaro crimine contro l’umanità e un crimine di guerra.”

La guerra deve essere fermata immediatamente

La dichiarazione sottolinea che la vita libera, democratica ed ecologica costruita sotto la guida delle donne in Rojava è diventata il bersaglio diretto di attacchi fisici, aggiungendo: “Questa idea di vita, che potrebbe fermare le guerre nella regione, viene deliberatamente assediata. La lotta contro questa guerra continua come una lotta per difendere la vita e il futuro comune dei curdi e dei popoli della regione. L’ecologia politica che sosteniamo come Forum dell’Acqua della Mesopotamia è la difesa del lavoro, dei beni comuni, della vita, della democrazia e dei principi ecologici. L’uguaglianza di genere, l’agricoltura in armonia con la natura, l’equo accesso all’acqua e la governance locale sono necessità vitali in questa geografia. La crescita dell’ecologia politica in Medio Oriente e in Kurdistan è una condizione fondamentale per costruire il futuro di una società democratica. Pertanto, il nostro appello è chiaro: la guerra deve cessare immediatamente. Le infrastrutture idriche, energetiche e di comunicazione devono essere ricostruite con urgenza a Kobanê e in tutto il Rojava. L’uso dell’acqua come arma deve cessare”.

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Heyva Sor a Kurd: aprire un corridoio umanitario verso Kobanê


Hediye Ebdullah, co-presidente di Heyva Sor a Kurdistan (Mezzaluna Rossa curda), ha dichiarato: “Un corridoio umanitario urgente deve essere aperto a Kobanê”.

Parlando dell’assedio di Kobanê da parte di HTS, ISIS e di gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia, Hediye Ebdullah, co-presidente della Mezzaluna Rossa curda, ha chiesto l’apertura urgente di un corridoio umanitario. Sottolineando che l’assedio di Kobanê ha causato molti problemi, Hediye ha affermato: “Ha portato a una carenza di cibo, medicine e carburante. Infine, il freddo e le nevicate hanno ulteriormente aggravato la tragedia umanitaria. Hanno anche causato la diffusione di malattie”.

Non vogliono che ciò che accade venga saputo dal mondo

Hediye Abdullah ha dichiarato di essere in contatto con numerose istituzioni competenti e di essere al lavoro per aprire un corridoio umanitario, aggiungendo: “È assolutamente necessario aprire un corridoio umanitario in un luogo dove vivono così tanti civili. Elettricità, acqua e internet sono stati tagliati. Non vogliono che il mondo sappia cosa sta succedendo lì. Secondo le ultime informazioni provenienti dal nostro centro sanitario, quattro bambini, uno di 2 mesi, un altro di 3 mesi, un altro di 2 anni e un altro di 4 anni, sono morti a causa del freddo la scorsa notte. Un corridoio umanitario deve essere aperto il prima possibile. La situazione sta diventando critica. Siamo pronti ad intervenire rapidamente se verrà aperto un corridoio umanitario”.

MA

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Appello urgente: prevenire un’ulteriore crisi umanitaria a Kobani


Alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al Consiglio d’Europa, ai Parlamenti nazionali, ai Capi di Governo e alle Organizzazioni internazionali per i diritti umani;

Stiamo lanciando questo appello disperato per fermare le morti a Kobani. I resoconti dei giornalisti sul campo, ora corroborati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), indicano che la situazione è passata da una crisi a una catastrofe mortale. Fonti locali riferiscono che le condizioni sono ora più pericolose persino dei giorni più bui dell’era dell’ISIS.

La tragedia in corso:

Strazianti perdite di vite umane: la mancanza di carburante e riscaldamento ha iniziato a mietere vittime. Fonti locali hanno confermato che il 24 gennaio quattro bambini sono morti congelati a causa del freddo estremo e della mancanza di un riparo. Questa tragedia è una conseguenza diretta del blocco che impedisce l’ingresso di carburante e aiuti.

Assedio e crollo delle infrastrutture: circa 500.000 civili sono intrappolati. C’è un blackout totale; acqua ed elettricità sono tagliate. L’accesso all’elettricità è limitato a 1-2 ore tramite generatori per i pochi che riescono a trovare carburante. Aumento degli sfollati interni: come confermato dall’SOHR, gli intensificati attacchi hanno innescato un’ondata crescente di sfollati interni, costringendo le famiglie a condizioni ancora più precarie. Malnutrizione e crisi sanitaria: le farmacie sono vuote e c’è una grave carenza di farina, cibo e medicine. L’SOHR evidenzia un grave rischio di malnutrizione, in particolare tra neonati e bambini. Vulnerabilità di donne e bambini: il crollo dei meccanismi di supporto ha esacerbato le pressioni psicologiche. L’SOHR avverte specificamente dell’aumento dei rischi di protezione per donne e ragazze in questo ambiente caotico.

Valutazione dell’OSHR: l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha ufficialmente avvertito che Kobani si trova ad affrontare una “crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche”, che mette a rischio imminente migliaia di vite. Ha invitato tutte le parti ad aderire al diritto internazionale umanitario.

Il nostro urgente appello all’azione:

Per impedire che altri bambini muoiano di freddo o di fame, invitiamo la comunità internazionale, i parlamenti e i leader mondiali a:

Istituire un corridoio umanitario immediato: il blocco deve essere revocato ORA per consentire l’ingresso di combustibile per il riscaldamento, indumenti caldi, farina, latte in polvere e acqua p

Lanciare lanci aerei di emergenza: se un corridoio di terra continua a essere bloccato, è necessario fornire aiuti umanitari urgenti tramite lanci aerei. La comunità internazionale deve organizzare un ponte aereo per rifornire immediatamente la popolazione assediata.

Applicare il diritto umanitario internazionale: esercitare pressioni diplomatiche per garantire che tutte le parti rispettino il cessate il fuoco e proteggano i civili.

Fornire energia per strutture vitali: è necessario fornire urgentemente carburante per far funzionare ospedali, panetterie e stazioni idriche.

Aprire il valico di frontiera di Suruç: per facilitare gli aiuti logistici e le evacuazioni mediche.

Esortiamo il mondo a guardare a Kobane e ad agire prima che il bilancio delle vittime aumenti ulteriormente. Il silenzio è complicità.

Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM)

24 gennaio 2026

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Quattro bambini sono morti congelati a Kobanê


Hediye Abdullah, copresidente della Mezzaluna Rossa curda, ha dichiarato oggi: “A causa del pesante assedio di Kobani, quattro bambini della città sono morti di freddo”. Abdullah, copresidente della Mezzaluna Rossa Curda, ha chiesto l’apertura urgente di un corridoio umanitario.Sottolineando che l’assedio di Kobane ha causato numerosi problemi, Abdullah ha affermato: “Ha portato a carenze di cibo, medicine e carburante. Infine, il freddo e le nevicate hanno ulteriormente aggravato la crisi umanitaria. Hanno anche causato la diffusione di malattie”. Abdullah ha dichiarato di aver incontrato numerose istituzioni competenti e di essere al lavoro per aprire un corridoio umanitario, aggiungendo quanto segue:

“In un luogo dove vivono così tanti civili, è assolutamente necessario aprire un corridoio umanitario. Elettricità, acqua e internet sono stati tagliati. Non vogliono che il mondo sappia cosa sta succedendo lì. Secondo le ultime informazioni dal nostro centro sanitario, quattro bambini, uno di 2 mesi, un altro di 3 mesi, un altro di 2 anni e un terzo di 4 anni, sono morti di freddo la scorsa notte. Un corridoio umanitario deve essere aperto il prima possibile. La situazione lì sta andando verso un punto critico. Siamo pronti ad intervenire rapidamente se un corridoio umanitario verrà aperto.”

L’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) ha inoltre riferito che il sistema sanitario di Kobani è sull’orlo del collasso e che la crisi umanitaria colpisce in particolare i bambini. Secondo l’SOHR, i rapporti dalla città rivelano che l’assedio e le privazioni stanno ora causando la perdita di vite umane. Un medico dell’Hope Hospital di Kobani, parlando con l’SOHR, ha dichiarato che quattro bambini sono morti a causa della disidratazione causata dalla malnutrizione e dalle temperature gelide. La stessa fonte ha anche osservato che alcuni neonati sono morti durante il parto a causa delle frequenti interruzioni di corrente e della mancanza di ossigeno in ospedale.

Artigercek

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Messaggio da Kobane: Qaedisti e turchi aggrediscono Rojava


Sono riusciti a costruire i loro campus universitari durante la guerra e non hanno mai smesso di sperimentare esperienze di autogoverno per aprire spazi di vita non orientati dal capitalismo e dal patriarcato. Oggi, le università del Rojava/Siria settentrionale sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere, mentre la regione subisce gli attacchi dalle forze dell’Esercito Arabo Siriano, un pezzo di al-Qaeda trasformato in autorità statale, e dei mercenari sostenuti da potenze internazionali. “È in corso un femminicidio e un genocidio… – scrivono docenti, studenti e personale delle Università del Rojava – La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è sotto assedio… Da diversi giorni non c’è elettricità, acqua e nessun accesso affidabile ai beni di prima necessità… Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità…”

“Noi, docenti, studenti e personale delle Università del Rojava/Siria settentrionale e orientale, vi inviamo questo messaggio mentre usciamo dalle nostre aule per contribuire a difendere le nostre università, le nostre città e la nostra rivoluzione insieme alle forze di autodifesa. Prima dell’amministrazione autonoma, Raqqa (Sharq) e Kobanê non avevano università. I ​​nostri campus, costruiti nel mezzo della guerra, hanno rivendicato l’istruzione a lungo negata ai giovani, fondando l’apprendimento sulla liberazione delle donne, sull’ecologia e su una vita democratica e comunitaria per il popolo.

Negli ultimi quindici anni nel Rojava/Siria settentrionale e orientale, sotto costante pressione e ripetuti attacchi da parte delle potenze imperiali, sub-imperiali e coloniali, il nostro popolo ha costruito una vita condivisa attraverso la capacità collettiva. Contro il capitalismo e il patriarcato, abbiamo lavorato per promuovere una società radicata nella liberazione delle donne, nella vita ecologica e nell’autogoverno democratico. Nelle condizioni di guerra che caratterizzavano l’intera regione, e contro la violenza e le imposizioni degli stati regionali e dei loro mercenari, abbiamo fatto affidamento sulla nostra autodifesa e sulla nostra diplomazia per ritagliarci uno spazio, e all’interno di quello spazio abbiamo lottato per costruire una vita che un tempo sembrava impossibile.

Oggi, quella vita è sotto attacco. Ciò che abbiamo costruito, questa fonte di speranza per i popoli oppressi nella regione e in tutto il mondo, è presa di mira da ogni parte dalle forze fasciste dell’Esercito Arabo Siriano, un pezzo di al-Qaeda trasformato in autorità statale e in giacca e cravatta, e da mercenari, sostenuti da potenze imperialiste regionali e globali.

È in corso un femminicidio e un genocidio. La situazione sul campo è urgente e peggiora di giorno in giorno. I nostri edifici universitari sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere all’inverno senza coperte o vestiti di ricambio. Droni turchi hanno preso di mira diversi luoghi vicino all’Università del Rojava a Qamishlo negli ultimi giorni. Gli studenti nei dormitori di Qamishlo sono isolati dalle loro famiglie a Kobanê, senza sapere se i loro cari sono al sicuro e impossibilitati a contattarli.

La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è attualmente sotto assedio, circondata dalle forze dell’esercito siriano da un lato e dall’esercito turco dall’altro. Da sette giorni non c’è elettricità, acqua e nessun accesso affidabile ai beni di prima necessità. In queste condizioni, l’apprendimento, la sicurezza e la sopravvivenza sono presi di mira nell’ambito di un assedio coordinato.

Lo diciamo chiaramente ai nostri amici, colleghi e compagni: ci difenderemo con tutto ciò che abbiamo. Difenderemo il nostro popolo, le nostre università e la possibilità di vivere la vita che abbiamo lottato per costruire.

Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità. Usate le vostre posizioni, per quanto limitate possano sembrare, per spingere all’azione, per chiedere conto e per rifiutare il silenzio. Rafforzate le reti di solidarietà che rendono possibile la resistenza. Sostenete gli obiettivi rivoluzionari di libertà, liberazione delle donne, vita ecologica e vita comunitaria democratica. La vostra solidarietà è parte della nostra autodifesa e può contribuire a spostare l’equilibrio e a prevenire un altro genocidio nella regione”.

Universities in Rojava/Northern and Eastern Syria
University of Rojava,
Kobani University,a
University of Al-Sharq Students,a
Faculty and Staff

Tradotto e diffuso da Franco Berardi Bifo. Sulla sua newsletter archiviata su Substack.com è possibile leggere anche il testo in spagnolo e in inglese di un suo intervento realizzato a Barcellona in dicembre dal titolo War, insubmission, art.

Comune.info

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Selim Sadak è morto


Il politico curdo Selim Sadak è morto a Heilbronn, in Germania, dove era in cura. Selim Sadak, ex deputato del DEP ed ex sindaco del comune di Sêrt (Siirt), 71 anni, che da tempo lottava contro il cancro a Heilbronn in Germania, è mancato presso la clinica SLK Klinikum dove era in cura.

Chi è Selim Sadak

Nato nel 1954 nel villaggio di Bafê, distretto di Hezex (İdil) di Şirnex, Selim Sadak ha completato gli studi primari e secondari a Hezex. Ha poi studiato matematica presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Diyarbakır. Alle elezioni generali del 1991, si è candidato per il Partito popolare del lavoro (HEP) nella lista del Partito popolare socialdemocratico (SHP) ed è diventato il deputato di Şirnex( Sirnak) per la 19a legislatura.

La sua immunità parlamentare è stata revocata il 3 marzo 1994 ed è stato arrestato il 17 marzo 1994, insieme ad altri parlamentari tra cui Leyla Zana, Hatip Dicle e Orhan Doğan. Dopo aver trascorso circa 10 anni in carcere, Selim è stato assolto dalla Corte Suprema nel giugno 2004.

La sua immunità parlamentare è stata revocata il 3 marzo 1994 ed è stato arrestato il 17 marzo 1994, insieme ad altri parlamentari tra cui Leyla Zana, Hatip Dicle e Orhan Doğan. Dopo aver trascorso circa 10 anni in carcere, è stato assolto dalla Corte Suprema nel giugno 2004.

Dopo il suo rilascio dal carcere, Selim Sadak ha continuato la sua lotta politica, partecipando alla fondazione del Partito della società democratica (DTP) e ricoprendo il ruolo di membro del suo consiglio esecutivo. Nel 2009, è stato eletto sindaco di Sêrt dal DTP. Nello stesso anno, Selim Sadak è stato arrestato nell’ambito delle operazioni note operative come “Caso Principale KCK” e condannato a 6 anni di carcere con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione”. Costretto a lasciare la Turchia a causa di procedimenti giudiziari in corso, Sadak viveva a Heilbronn dal 2021.

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YPJ: Non ci piegheremo mai alla mentalità jihadista dell’ISIS e non ci arrenderemo mai


Dal 6 gennaio 2026, gruppi armati affiliati ad Hay’at Tahrir al-Sham e allo Stato occupante turco hanno lanciato attacchi contro la rivoluzione delle donne nella Siria settentrionale e orientale. Dopo i massacri commessi nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo, queste fazioni hanno compiuto ulteriori massacri in città come Raqqa, Tabqa, al-Shaddadi, Ain Issa e nelle campagne di Kobane.

Questi attacchi hanno preso di mira le donne, in particolare quelle della Siria settentrionale e orientale che lottano da decenni per una vita democratica e comunitaria. I crimini più orribili sono stati commessi contro le combattenti all’interno delle fila della lotta.

Nel tentativo di far rivivere l’ISIS nella regione, hanno cercato di distorcere l’immagine delle donne, in particolare delle combattenti, e di seminare divisione tra i popoli.

Hanno persino tagliato la treccia di una combattente curda, sostenendo che avrebbe diffuso paura e ansia nella lotta per la libertà delle donne. Ma non sono riusciti a capire che le donne in tutto il Kurdistan sono più forti che mai di fronte a tali atrocità. Stanno combattendo queste bande spietate in prima linea in difesa della dignità e dell’onore umani, proprio come un tempo combattevano contro le brutali bande dell’ISIS in nome della libertà.

La nostra rabbia e il nostro profondo disprezzo per la mentalità che nega l’esistenza stessa delle donne continuano a crescere. Pertanto, come Unità di Protezione delle Donne, ci schieriamo su tutti i fronti della resistenza. Stiamo lottando per proteggere la nostra esistenza e rispondendo con forza a queste bande barbariche.

La rivoluzione delle donne nel Kurdistan del Rojava incarna il fondamento di una vita democratica per tutti i popoli. È stata costruita con il sangue di 15.000 donne martiri e migliaia di donne cadute hanno guidato questa lotta.

Oggi, con la stessa determinazione a proteggere il loro onore e la loro dignità, le donne sotto la bandiera delle Unità di Protezione delle Donne stanno aprendo la strada alla difesa dei valori della vita comunitaria che vengono distrutti intorno alle donne, unendosi al movimento delle donne provenienti da tutta la regione.

Rinnoviamo il nostro impegno alla lotta e alla resistenza, e lo diciamo chiaramente: che amici e nemici sappiano che questa rivoluzione, guidata dalle donne e rafforzata dall’eroismo dei giovani che lottano per la libertà delle donne, solleverà l’appello alla libertà su questa terra con maggiore determinazione, volontà e lotta che mai. Proprio come ha sconfitto l’ideologia genocida di Daesh (ISIS) a Kobanê, pianterà ancora una volta i semi della vita comunitaria in questa terra.

Pertanto, affermiamo che i nostri capelli intrecciati sono diventati fonte di paura nei cuori dei nostri nemici, perché la vittoria apparterrà inevitabilmente alle donne e ai popoli amanti della libertà. Da questo punto di vista, invitiamo le donne curde, tutte le donne del Medio Oriente e le donne di tutto il mondo che lottano per la libertà a partecipare con maggiore forza alla mobilitazione ispirata alla filosofia del leader Abdullah Öcalan: “Donna, Vita, Libertà”.

Ogni donna il cui cuore batte per la libertà deve sapere che la Rivoluzione del Rojava è una garanzia per la libertà di tutte le donne.

Oggi, non solo il Rojava Kurdistan e tutte le sue componenti, ma anche i popoli di tutte e quattro le parti del Kurdistan, stanno affrontando un orribile genocidio. Invitiamo tutte le donne a unirsi alla mobilitazione nello spirito di Kobanê e a difendere la propria dignità basandosi sul principio dell’esistenza delle donne e dei popoli.

Facciamo sapere al nostro popolo che non ci piegheremo mai alla mentalità jihadista dell’ISIS e non ci arrenderemo mai. Per noi, donne combattenti di questo popolo, nulla è più importante che proteggere l’esistenza del popolo curdo e di tutte le sue componenti.

Le nostre speranze sono forti quanto il numero delle nostre trecce. Nessuno può cancellarci tagliando una treccia, e le nostre speranze non svaniranno sotto gli attacchi dei colonialisti e delle forze genocide. Per questo motivo, nessuno degli atti disumani commessi contro le nostre combattenti rimarrà impunito.

Comando generale delle unità di protezione delle donne (YPJ)
22/01/2026

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Diyar Koç, che è stato torturato, è stato arrestato


Cinque persone, tra cui Diyar Koç, torturato e detenuto a Nisêbîn e poi dimesso dall’ospedale prima di completare le cure e deferito all’ufficio del procuratore, sono state arrestate.

Diyar Koç, torturato e trattenuto sulla linea di confine dopo una marcia contro gli attacchi in Rojava il 20 gennaio nel distretto di Nisêbîn (Nusaybin) di Mardin e ricoverato in ospedale per gravi ferite, è stato dimesso dall’ospedale prima del completamento delle cure e indirizzato all’ufficio del procuratore. Diyar trasferito dall’ospedale di formazione e ricerca di Mardin al tribunale di Nusaybin, dopo aver rilasciato la sua dichiarazione al procuratore è stato indirizzato al tribunale dei magistrati con una richiesta di arresto con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione”, “propaganda organizzativa” e “violazione della sicurezza di frontiera”

Diyar Koç e altre cinque persone, che erano state deferite al tribunale, sono state arrestate per gli stessi motivi e mandate in prigione.

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Il Rojava è sotto attacco: voci delle donne che resistono. 


Il Governo di transazione siriano, con la complicità di Turchia, USA, Israele e UE, sta attaccando militarmente i territori della Siria settentrionale e orientale. Diversi media portano avanti una narrazione parziale o addirittura falsa di ciò che sta succedendo.

Per contribuire alla diffusione di informazioni, vi invitiamo al panel online:

IL ROJAVA È SOTTO ATTACCO: VOCI DELLE DONNE CHE RESISTONO.

Con la partecipazione del comitato diplomazia e relazioni democratiche Kongra Star e dell’Istituto Andrea Wolf di Jineoloji in Rojava. Verranno portati aggiornamenti sull’attuale situazione geopolitica e testimonianze di ciò che le donne stanno vivendo in questo stato di offensiva militare.

L’incontro sarà misto.

DOMENICA 25 GENNAIO
H 18:30

LINK ZOOM: us02web.zoom.us/j/86996468115?…

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Il Rojava è sotto attacco


Domani sabato 24 gennaio alle 16 scendiamo in piazza Vittorio a Roma e in tantissime altre città per gridare. Gridare di rabbia perché dopo quasi 15 anni di processo rivoluzionario e diversi conflitti bellici la bandiera dell’ISIS sta sventolando su Raqqa grazie alle bande di miliziani jihadisti che sostengono il governo di transizione siriano.

Gridare di indignazione per la complicità con cui i governi occidentali partecipano all’ennesima operzione di annientamento di un popolo, solo per rivarne risorse e profitto. Gridare di speranza per i fratelli e le sorelle che stanno resistendo per difendere l’esperienza del Rojava circondatx da super potenze che ne vogliono lo spegnimento.

Rete Kurdistan Roma


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KNK: Kobanê sotto assedio, le forze di al Sharaa violano continuamente il cessate il fuoco, commettendo atrocità


Il KNK ha affermato che “in tutto il Rojava si sta verificando una situazione grave, poiché un gran numero di sfollati interni (IDP) è costretto ad abbandonare le proprie case per sfuggire alla violenza in corso”.

Il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una nuova dichiarazione per condannare l’assedio di Kobane.

La dichiarazione afferma:

“Kobanê rimane sotto assedio, con forniture essenziali interrotte e una crisi umanitaria sempre più grave. I civili sfollati dai villaggi circostanti a causa degli attacchi dei gruppi armati islamisti hanno cercato rifugio nel centro della città, mettendo ulteriormente a dura prova le già limitate risorse”.

La dichiarazione ha ricordato che in un’intervista del 22 gennaio, la comandante delle YPJ Nesrin Abdullah, parlando da Kobanê in una conferenza stampa, ha descritto la situazione in prima linea: “La situazione al fronte è questa: stanno attaccando senza sosta con armi pesanti, utilizzando ogni tipo di armamento turco e supporto tecnico. Migliaia di membri di bande armate sono stati portati qui. Questi gruppi, che hanno operato a fianco dell’ISIS nei suoi primi giorni, ora stanno riapparendo con bandiere e simboli dell’ISIS e ci attaccano”.

Il comandante Abdullah ha anche sottolineato la determinazione degli abitanti di Kobanê: “È stato dichiarato un cessate il fuoco, ma queste bande non lo rispettano. Kobanê è ancora sotto pesante attacco. Non ci arrenderemo. Il nostro popolo non si arrenderà e ha deciso di resistere. Dai 7 ai 70 anni, il nostro popolo è determinato a difendersi”.

Il KNK ha dichiarato: “In tutto il Rojava si sta verificando una situazione grave, con un gran numero di sfollati interni costretti ad abbandonare le proprie case, spesso ripetutamente, per sfuggire alla violenza in corso. Nel cuore dell’inverno, centinaia di migliaia di civili si trovano ora ad affrontare gravi carenze di beni di prima necessità, tra cui cibo, elettricità e un accesso affidabile a internet.

Nel distretto di Suruç a Riha (Urfa), migliaia di persone, unite a rappresentanti del Partito DEM e a numerose organizzazioni della società civile, hanno marciato verso il confine con Kobanê. Nonostante la violenta repressione della polizia e l’uso di gas lacrimogeni, i manifestanti hanno continuato a resistere, tentando di raggiungere il confine attraverso strade secondarie.

Il KNK ha aggiunto: “Le forze di al-Sharaa e i gruppi jihadisti loro alleati continuano a violare il cessate il fuoco, compiendo attacchi, commettendo atrocità e tentando di avanzare e occupare le aree curde. Nel frattempo, il governo di transizione siriano e i suoi sostenitori stanno deliberatamente diffondendo disinformazione a livello internazionale nel tentativo di oscurare questi crimini”.

In Kurdistan e in tutto il mondo, milioni di curdi e i loro alleati sono scesi in piazza per denunciare il silenzio dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, del Regno Unito e delle Nazioni Unite e per condannare i loro doppi standard in materia di diritti umani, democrazia e autodeterminazione. Queste proteste riflettono una crescente unità tra il popolo curdo e una crescente solidarietà internazionale sia con la lotta curda che con la Rivoluzione del Rojava come progetto politico.

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Rise Up For Rojava – Mobilitazione a Bari


Da oltre un decennio, nel Nord della Siria, resiste un modello unico al mondo. Un progetto di autogoverno basato sulla cooperazione, sull’ecologia e sulla libertà femminile, che ha saputo costruire un’alternativa concreta alle vecchie logiche statali ed economiche.

Oggi, questa esperienza democratica affronta una minaccia esistenziale.
Attacchi coordinati e ingerenze esterne stanno mettendo a rischio la stabilità della regione, con l’obiettivo di smantellare le conquiste ottenute dalla popolazione locale. Non si tratta solo di difendere un territorio, ma di scegliere da che parte stare in un confronto tra due visioni del mondo:

▪ Da una parte l’autoritarismo e il fondamentalismo.
▪ Dall’altra una confederazione egalitaria, femminista e multiculturale.

Difendere il Rojava significa difendere la possibilità stessa di un futuro diverso, dove le comunità possano autodeterminarsi liberamente.
Per questo, la Rete Kurdistan Puglia chiama alla mobilitazione. Scendiamo in strada per dare voce a chi resiste.

Sabato 24 Gennaio 2026 | Bari, concentramento in Piazza Eroi del Mare | Ore: 16:00

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Amministrazione autonoma: gli attacchi a Kobanê e al cantone di Cizir costituiscono genocidio e crimine di guerra


L’Amministrazione autonoma ha dichiarato che gli attacchi a Kobanê e al cantone di Cizir sono una campagna genocida pianificata e sistematica e ha chiesto un intervento urgente contro i crimini commessi contro i civili.

L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di attacchi in corso contro Kobanê e il cantone di Cizir e ha invitato la comunità internazionale, compresa la Coalizione internazionale contro l’ISIS, a porre immediatamente fine agli attacchi e ai crimini commessi contro i civili.

La dichiarazione di DAANES di giovedì recita quanto segue:

“Confermiamo il nostro pieno impegno a rispettare il dichiarato cessate il fuoco e a impedire lo spargimento di sangue del nostro popolo, nonché a proteggere la sicurezza e la stabilità della nostra regione. Tuttavia, gruppi armati affiliati al governo di Damasco stanno deliberatamente e sistematicamente violando il cessate il fuoco e attaccando spietatamente i civili e le nostre aree residenziali, in particolare la città di Kobanê e il cantone di Cizir.

Gli attacchi a Kobanê non sono un’operazione militare di routine, ma un crimine di guerra. Kobanê rappresenta un punto di svolta nella storia e il luogo che ha decretato la fine dell’organizzazione terroristica ISIS, che ha rappresentato una grave minaccia per l’intera umanità. Kobanê è presa di mira perché è il simbolo della resistenza e ha protetto il mondo. Oggi, Kobanê è privata di acqua, elettricità e servizi di base a causa dei continui attacchi alle sue infrastrutture. Più di recente, la sua connessione internet è stata interrotta, interrompendo il suo collegamento con il resto del mondo.

Gli eventi nel cantone di Kobanê e Cizir costituiscono una sistematica campagna di genocidio condotta contro il popolo curdo, volta a spezzare la volontà del nostro popolo e a cancellare le sue conquiste. Il mondo intero ha assistito alle violazioni e ai crimini commessi contro i curdi e i combattenti a Raqqa e in altre regioni. Oggi, questi crimini si ripetono senza alcuna risposta.

Condanniamo fermamente i brutali attacchi contro il nostro popolo. Riteniamo le parti aggressori responsabili delle conseguenze di questa pericolosa escalation. Invitiamo la comunità internazionale, inclusa la Coalizione Internazionale contro l’ISIS, a cessare immediatamente gli attacchi e a porre fine ai crimini commessi contro i civili.

Facciamo appello anche al nostro popolo determinato, agli amici del popolo curdo in tutto il Kurdistan e nel mondo, affinché rafforzino il livello di lotta e resistenza e proteggano le conquiste ottenute attraverso la resistenza dei nostri martiri e combattenti e la volontà del nostro popolo libero.

Oggi è il giorno dell’unità nazionale. Oggi, i curdi di ogni angolo del Kurdistan si uniscono contro i crimini di genocidio. La storia registrerà questa resistenza a lettere d’oro. Il nostro popolo manterrà il suo impegno e la sua determinazione per la libertà, l’onore e il diritto alla vita.

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Kobane calling: rise up 4 rojava! Brescia


L’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est e il popolo curdo sono sotto attacco su tutti i fronti. Nel silenzio complice della comunità internazionale le milizie salafite dell’attuale regime siriano (comandato dalla Turchia e sostenuto dagli USA, Ue e Israele) assediano Kobane – città-simbolo della resistenza contro Daesh – liberano miliziani jihadisti dalle prigioni, uccidono e torturano i civili, rapiscono le donne per ridurle in schiavitù.

L’Amministrazione autonoma del Rojava rappresenta un’alternativa allo sfruttamento imposto dal capitalismo, allo stato-nazione, ai nazionalismi e alle divisioni settarie che devastano e opprimono il Medio oriente e il mondo.

DIFENDIAMOLA! Lottiamo insieme contro le guerre e i genocidi del capitalismo, per l’autodeterminazione dei popoli e la resistenza degli oppressi/e dalla Siria e dal Kurdistan alla Palestina, dall’Iran all’Europa, in tutto il mondo.

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Manifestazione a Torino a sostegno dei curdi del Rojava


Sabato 24 gennaio manifestazione a Torino a sostegno dei kurdi del Rojava: ore 15.00 piazza Vittorio Veneto. Gli islamisti eredi dell’isis stanno compiendo massacri e pulizia etnica in Rojava con la complicita’ dell’occidente. Fermiamoli, prima che sia troppo tardi.

Verso il Kurdistan

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L’Associazione per i diritti umani (IHD) e gli ordini degli avvocati del Kurdistan lanciano un appello urgente all’ONU


L’Associazione per i diritti umani (IHD) e l’Ordine degli avvocati del Kurdistan hanno lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite, chiedendo un’indagine sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità commessi negli attacchi al Rojava e il perseguimento dei responsabili.

L’Associazione per i diritti umani (IHD) e gli ordini degli avvocati del Kurdistan hanno rivolto un appello urgente al Segretario generale delle Nazioni Unite, chiedendo un’indagine sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità commessi da HTS, ISIS e gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia nei loro attacchi contro il Rojava e Aleppo, e chiedendo che i responsabili siano assicurati alla giustizia.

L’appello, firmato dagli ordini degli avvocati di Elih, Amed, Colemêrg, Îdir, Mardin, Mus, Sêrt, Riha, Şirnex e Van, ha richiamato l’attenzione sul fatto che, nonostante il PKK abbia adottato una serie di misure nell’ambito del processo di pace e società democratica, tra cui il suo scioglimento, il Parlamento in risposta non ha adottato alcuna iniziativa.

Mentre proseguono i colloqui tra le parti, la dichiarazione ha osservato che gli sviluppi in Siria rischiano di interrompere il processo di pace, affermando: “Mentre proseguono i colloqui in Siria tra le Forze democratiche siriane (SDF) e il Governo siriano ad interim sotto la supervisione e il controllo della Coalizione Internazionale, gruppi armati affiliati al Governo siriano ad interim hanno attaccato i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh ad Aleppo.

Sono state avanzate accuse diffuse e credibili secondo cui in questi quartieri, abitati da curdi, alawiti, siriaci e armeni, si sono verificati atti contrari alle Convenzioni di Ginevra, tra cui omicidi, detenzioni, torture e maltrattamenti di civili, nonché bombardamenti di insediamenti e infrastrutture civili. Immagini orribili di questi atti sono state pubblicate su vari media e social media. A seguito dell’escalation degli attacchi, i gruppi armati affiliati alle SDF si sono ritirati da questi quartieri. Dopo che le forze armate hanno lasciato questi insediamenti, sono emerse segnalazioni secondo cui la popolazione civile che vi viveva è stata sottoposta a gravi violenze umane. violazioni dei diritti umani. Poiché non è stato stabilito alcun contatto con questi insediamenti, non è possibile confermare queste informazioni. Pertanto, la popolazione civile lì presente…” “Siamo preoccupati per i diritti e le libertà fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla sicurezza personale e alla libertà, nonché per la protezione contro la tortura e i maltrattamenti”, si legge nella dichiarazione.

Tortura ed esecuzioni

La dichiarazione prosegue: “Successivamente, gruppi armati affiliati al governo siriano ad interim hanno condotto attacchi contro numerosi insediamenti sotto il controllo delle SDF. I resoconti dei media mostrano civili presi di mira, alcuni militanti delle SDF catturati sottoposti a torture e maltrattamenti e giustiziati illegalmente. Si sostiene inoltre che migliaia di civili siano stati sfollati e lasciati senza sicurezza a seguito di questi attacchi. Siamo profondamente preoccupati che questi attacchi sempre più diffusi possano sfociare in una ‘pulizia etnica'”.

Deve essere provato secondo gli standard internazionali

In conclusione, chiediamo ai meccanismi delle Nazioni Unite di adottare quanto prima le misure necessarie per garantire la sicurezza delle vite e delle proprietà dei civili e di porre immediatamente fine alle operazioni condotte in tutta la Siria da gruppi armati affiliati al governo siriano ad interim. Chiediamo inoltre con urgenza che vengano avviate indagini sui presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto in Siria sotto l’egida delle Nazioni Unite e che vengano identificati e perseguiti gli individui e i gruppi coinvolti in tali crimini, in conformità con gli standard internazionali.

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Rifondazione Comunista a fianco del Rojava!


Ci giungono notizie terribili dalla Siria. Il Rojava è ancora una volta sotto attacco. Le aree dell’Amministrazione Democratica Autonoma del Nord ed Est della Siria stanno vivendo un nuovo assedio. Kobane è sotto assedio. Più di 100.000 persone sono bloccate. Migliaia in fuga.

Quella resistenza contro il Califfato che è diventata famosa è oggi sotto attacco da parte di quegli stessi soggetti che sono stati liberati dalle prigioni in cui si trovavano dopo essere stati sconfitti. Questo attacco rischia di distruggere le speranze di democrazia per la Siria.

Qui sotto il comunicato del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) e l’appello alla comunità internazionale, ai movimenti e ai popoli democratici. Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi.

COMUNICATO KNK:

La coalizione internazionale tace mentre le forze di Al Sharaa liberano migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Al Shadadi e attaccano Kobane.Nelle ultime ore, le forze del governo di transizione siriano e le milizie jihadiste alleate hanno attaccato la prigione di Al Shadadi, liberando tutti i prigionieri dell’ISIS che vi erano detenuti. La coalizione internazionale non ha fatto nulla per proteggere la prigione, lasciando le forze dell’SDF da sole a impedire la fuga di migliaia di combattenti dell’ISIS. Le forze dell’SDF hanno resistito a questi attacchi, ma sono state attaccate da tutti i lati e alla fine non sono riuscite da sole a impedire la conquista della prigione.

Molti combattenti dell’SDF sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti. A causa dell’inerzia della Coalizione Internazionale, migliaia di combattenti dell’ISIS sono ora fuggiti, per continuare a commettere atrocità contro i popoli della regione.

Kobane assediata e sotto pesanti minacce

Allo stesso tempo, le forze del Governo di Transizione Siriano di al Sharaa, insieme ad Al Qaeda, altre milizie jihadiste e gruppi sostenuti dalla Turchia, hanno lanciato un assalto a Kobane. Kobane, teatro di una resistenza storica che ha contribuito a salvare il mondo dalla brutalità e dalle stragi di massa dell’ISIS nel 2015, è nuovamente sotto attacco da parte delle stesse forze, che ora operano sotto bandiere diverse.

Chiediamo alla comunità internazionale, ai movimenti e ai popoli democratici del mondo di non rimanere in silenzio e di agire per denunciare questi attacchi genocidi.

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Il Rojava, in Siria, è sotto attacco. Difendiamo la Rivoluzione del Confederalismo Democratico


Con una offensiva militare ad ampio raggio il governo jihadista di Damasco, congiuntamente alle milizie islamiste sostenute dalla Turchia e da formazioni paramilitari tribali, sta attaccando il Rojava governato
dall’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES).
COBAS - Comunicato stampa sul Rojava


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Napoli per il Rojava: Difendiamo il Confederalismo Democratico!


Dal 6 gennaio l’esercito nazionale siriano del governo di Al Sharaa ha iniziato un’offensiva durissima – prima assediando i quartieri di Aleppo, Sheikh Maqsoud e Ashrafiye, e successivamente rivolgendosi a est – contro l’amministrazione autonoma della siria del nord est.
L’esercito siriano, che agisce con milizie affiliate al governo turco infarcite di ex combattenti isis, ha costretto alla fuga oltre 120mila persone, ammazzandone e ferendone centinaia, prendendo di mira infrastrutture civili, ospedali.
L’aggressione militare e i crimini di guerra hanno un obiettivo semplice: distruggere il confederalismo democratico, le sue istituzioni, le sue organizzazioni sociali e politiche, le sue forze di autodifesa.

Nel farlo, l’autoproclamato presidente siriano gode dell’appoggio delle più rilevanti potenze economiche e militari di area Nato: Turchia, Usa, Israele (con cui ha recentemente siglato un accordo storico per la cooperazione d’intelligence militare) e i governi dell’UE, compreso quello italiano.

Da ieri, dopo l’ennesima violazione del cessate il fuoco da parte dell’esercito siriano, la situazione è precipitata, con le forze del governo che minacciano direttamente Kobane, città simbolo della resistenza popolare.
Tutte le popolazioni del Rojava sono in mobilitazione e chiedono alla comunità internazionale, ai solidali, agli internazionalisti di prendere parola per difendere la rivoluzione confederale.
In un modo devastato dalla guerra imperialista, dallo sfruttamento di esseri umani ed ecosistemi, da patriarcato e razzismo, l’esperienza del Rojava è un esempio concreto di autogoverno popolare che mette al centro la democrazia, la cooperazione, la rivoluzione delle donne e dei giovani, la tutela della natura. Difendiamo questo modello politico e sociale radicalmente alternativo, che proprio per questo è sotto attacco!

A Napoli ci vediamo venerdì 23 gennaio, dalle 17.30 a largo Berlinguer (metro Toledo)

Biji Rojava!

Rete Kurdistan di Napoli

Cooperazione Rebelde Napoli

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La fiducia del popolo curdo è difficile da ricostruire


L’uccisione di una rivoluzionaria ad Aleppo ha infranto le aspettative curde nei confronti di Devlet Bahçeli. L’attacco genocida compiuto ad Aleppo è avvenuto in seguito agli incontri tenutisi a Parigi tra gli Stati Uniti, Israele, l’amministrazione di Damasco e Hakan Fidan. Secondo il resoconto, è stato raggiunto un accordo tra le amministrazioni israeliana e di Damasco, in base al quale la Siria meridionale sarebbe rimasta sotto il controllo israeliano. In cambio, si prevedeva l’allontanamento dei curdi da Aleppo e il trasferimento del controllo della città allo Stato turco. In realtà, l’ambizione dello Stato turco di impadronirsi e amministrare Aleppo era già stata evidente l’anno scorso, l’8 dicembre, quando era crollato il regime di Assad.

All’epoca, si racconta che siano stati fatti tentativi di issare la bandiera turca in città. Ora, contemporaneamente al controllo israeliano del sud di Damasco, sono stati lanciati attacchi contro i quartieri Sheikh Maqsoud (Şêxmeqsûd) e Ashrafieh (Eşrefiyê) di Aleppo.

Ciò che era stato pianificato ad Aleppo è stato descritto come un atto di “pulizia etnica”, pari a un genocidio. Si sostiene che questa richiesta provenga dallo Stato turco, di cui Hakan Fidan è il portavoce.

Come noto, la scadenza fissata per l’attuazione dell’Accordo del 10 marzo era stata raggiunta. I funzionari dell’alleanza tra il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) e il Partito del movimento nazionalista (MHP) lanciavano minacce quotidiane contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES). È stato notato che nemmeno l’amministrazione provvisoria di Damasco stava diffondendo minacce di questo livello.

Per questo motivo, Abdullah Öcalan è intervenuto da Imralı, invitando l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale a procedere con l’attuazione dell’accordo del 10 marzo e a garantire che non diventi motivo di conflitto.

Öcalan ha inoltre chiesto che vengano adottate misure per risolvere le questioni in sospeso con il governo di Damasco e ha delineato diverse proposte concrete su come tali misure potrebbero essere perseguite. Si affermava che il movimento di liberazione curdo aveva risposto positivamente all’approccio di Öcalan e aveva cercato di assumersi le proprie responsabilità svolgendo il proprio ruolo nel tradurre in pratica questa prospettiva.

In seguito al messaggio trasmesso in tono amichevole da Abdullah Öcalan all’AANES, una delegazione delle Forze democratiche siriane (SDF) si è recata a colloqui con il governo ad interim di Damasco. Secondo le informazioni condivise su Ronahî TV da Sîpan Hemo, uno dei comandanti delle SDF che ha preso parte alla delegazione, i colloqui stavano procedendo in modo molto positivo da entrambe le parti.

Hemo ha affermato che il rappresentante del Paese garante dei colloqui avrebbe addirittura voluto che i risultati dell’accordo raggiunto fossero resi pubblici. Tuttavia, all’ultimo momento, l’incontro è stato interrotto e disturbato. Non è ancora chiaro da dove provenga questo intervento e chi ci sia dietro. Sebbene lo Stato turco sia il primo attore che viene in mente in questo contesto, la capacità della Turchia non sarebbe sufficiente per portare a termine un simile intervento contro la volontà del Paese garante.

Si suggerisce quindi che l’ordine provenga da una fonte molto più potente. Queste stesse forze, si nota, sono anche quelle che hanno approvato la concessione della tutela statale turca sull’amministrazione provvisoria di Damasco. Proprio nel momento in cui questi passi positivi, intesi dalla parte curda verso l’attuazione pratica dell’accordo del 10 marzo in Siria, stavano iniziando a prendere forma concreta, sono stati perpetrati attacchi genocidi contro i quartieri Sheikh Maqsoud e Ashrafieh di Aleppo. Ciò, a sua volta, ha messo a nudo il fatto che né l’amministrazione provvisoria di Damasco né lo Stato turco, che cerca di gestirla e dirigerla, desiderano veramente una soluzione democratica per la Siria.

Piuttosto che cercare un accordo, il loro obiettivo primario, si sostiene, è quello di smantellare l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale ed eliminare il sistema di società democratica che vi è stato instaurato, una realtà che ora è stata resa pubblica a tutti.

Il principale pianificatore degli attacchi genocidi e brutali perpetrati contro i quartieri curdi di Aleppo è identificato nel ministro degli esteri turco Hakan Fidan, mentre il ministro della difesa nazionale turca Yaşar Güler, è descritto come il secondo pianificatore chiave.

Infatti, le Madri della Pace, che hanno organizzato proteste democratiche ad Ankara contro questi attacchi genocidi, hanno chiesto ad Hakan Fidan di dimettersi, affermando di aver chiaramente riconosciuto questa realtà. Di conseguenza, si sostiene che lo Stato turco non si sia limitato a rendersi complice del genocidio curdo di Aleppo, ma lo abbia attivamente guidato. Le Madri della Pace, si dice, lo abbiano percepito con profonda saggezza. I curdi, sostiene il testo, ora comprendono molto bene la logica dello Stato turco.

Mentre erano in corso gli attacchi genocidi e quelle che vengono descritte come “operazioni di pulizia etnica” ad Aleppo, i funzionari statali turchi e i media a loro vicini hanno apertamente abbracciato l’operazione, comportandosi come se fossero loro stessi a eseguirla e sostenendo coloro che perpetravano la violenza sul campo. Per legittimare la brutalità, è stata condotta una vasta campagna di quella che viene definita “guerra speciale”. La realtà vissuta in quei due quartieri è stata sfacciatamente distorta e capovolta.

L’attacco genocida contro i curdi ad Aleppo, sostiene il testo, ha dimostrato ancora una volta che lo Stato turco non ha superato, e continua a perseguire, una politica di ostilità nei confronti dei curdi. Lo Stato turco ha perseguito una politica anti-curda attraverso la sua opposizione alle SDF.

Era presente sia attraverso la sua dottrina statale che attraverso i suoi carri armati e i suoi droni armati.

Si sostiene inoltre che alcuni ufficiali turchi fossero direttamente coinvolti nella guerra nei quartieri curdi, un’affermazione che sarebbe stata pubblicamente dichiarata dal Comando delle SDF. Di conseguenza, non c’era più bisogno di quello che il Ministro della Difesa Yaşar Güler ha descritto come un invito allo Stato turco attraverso i media per fornire un pretesto per l’intervento in Siria.

Dopo le atrocità commesse a Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, Devlet Bahçeli, leader dell’MHP, ha parlato ancora una volta di “fratellanza curdo-turca” durante la riunione del gruppo parlamentare del suo partito. L’espressione “fratellanza curdo-turca”, si sostiene, raramente è stata così disgiunta dal suo significato come lo è oggi.

Prendendo di mira il Rojava attraverso l’ostilità verso le Forze democratiche siriane prima del nuovo anno, Devlet Bahçeli ha di fatto aperto la strada a tale brutalità e a quella che viene descritta come una prova generale per un genocidio curdo. Eppure ha continuato a invocare la fratellanza curdo-turca dalla tribuna parlamentare. Questa situazione, sostiene il testo, ha inevitabilmente attirato sia la rabbia che la condanna dei curdi nei suoi confronti.

Si sostiene che la volontà politica dominante curda potrebbe tentare di tollerare lo Stato turco da questo momento in poi, ma ripristinare la fiducia del popolo curdo appare ora estremamente difficile.

Recep Tayyip Erdoğan aveva già esaurito la sua credibilità su questo tema. Per questo motivo, e per presentare una figura più convincente per l’avvio di quello che è stato descritto come un nuovo “Processo di pace e società democratica”, Devlet Bahçeli è stato portato in prima linea.

Fino all’attacco ad Aleppo, Bahçeli ha svolto questo ruolo in modo efficace. Tuttavia, in seguito alle sue minacciose dichiarazioni contro il Rojava, opponendosi alle Forze Democratiche Siriane, e al successivo attacco genocida ad Aleppo, ha perso sia la sua influenza che la sua credibilità agli occhi del popolo curdo.

I semi di fiducia e aspettativa che avevano iniziato, seppur cautamente, a crescere tra il popolo curdo nei confronti di Devlet Bahçeli sono stati spenti ad Aleppo per mano di mercenari sostenuti dallo Stato turco, incarnati nell’uccisione di una donna rivoluzionaria gettata dal terzo piano.

Mentre il popolo curdo seppelliva il corpo di Ziyad, seppelliva anche la poca fiducia e le poche aspettative che avevano iniziato a formarsi nei confronti di Devlet Bahçeli. Per questo motivo, adesso appare estremamente difficile che qualsiasi futura dichiarazione o discorso di Bahçeli possa ricostruire quel fragile senso di fiducia e convinzione. Commemoriamo con rispetto e gratitudine Ziyad, Guerilla Amara, Leyla Qasım, Malik e Brusk Muxarac, che resistettero fino alla fine durante l’attacco di Aleppo e caddero come martiri abnegati.

La loro sincera devozione al popolo, la loro incrollabile determinazione nel proteggere i civili, la forte volontà dimostrata e il loro eccezionale coraggio sono diventati una torcia che illumina il cammino di tutti i curdi nel nuovo anno. Ad Aleppo, la dignità umana ha prevalso. Ziyad, Guerilla Leyla, Malik e Brusk hanno rappresentato con incrollabile determinazione la difesa della dignità e dei valori umani.

Non si sono arresi all’oscurità. Attraverso la luce che hanno creato resistendo, hanno permesso ai curdi di unirsi attorno a quella chiarezza. Hanno rivelato la forza combinata della rabbia curda nel Kurdistan settentrionale (Bakur), nel Kurdistan meridionale (Başur), nel Kurdistan orientale (Rojhilat) e nel Rojava. Hanno anche dimostrato, ancora una volta, che oltre all’autodifesa, il popolo curdo non ha altra garanzia per la propria esistenza.

I curdi sono attualmente presenti ovunque e la loro rabbia è profonda e visibile. Nel Kurdistan settentrionale, un processo che aveva iniziato a prendere forma sta perdendo progressivamente credibilità, e i curdi lo mettono in discussione con profonda rabbia.

Stanno persino chiedendo conto ai loro stessi rappresentanti. Anche il popolo iraniano e i curdi del Kurdistan orientale sono in piedi. L’intera regione è in fiamme. Per mantenere il controllo, il regime compie massacri ogni giorno, arresta migliaia di persone e ne giustizia decine. Eppure il suo potere non è più sufficiente a ristabilire l’ordine. Anche il regime iraniano sta attraversando un duro shock.

Nel frattempo, il futuro dell’Iraq e del Kurdistan meridionale si sta muovendo verso l’incertezza. Il Kurdistan meridionale, soprattutto considerando quanto accaduto a Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, ha riconosciuto i pericoli che corre e ha quindi reagito. Il Rojava è già saldo, alimentato dalla sua rabbia. In questo senso, i curdi sono ora pienamente consapevoli di trovarsi ad affrontare sfide immense, mentre allo stesso tempo vivono uno dei loro momenti più dinamici. Pienamente vigili sotto ogni aspetto, stanno inviando messaggi potenti attraverso questa posizione unitaria. Chi persegue calcoli sbagliati deve leggere questi messaggi con chiarezza e rivalutare i propri piani di conseguenza.

Zilan Sterk

Fonte: Yeni Özgür Politika

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Iniziativa delle famiglie di Suruç: HTS sta liberando i membri dell’ISIS dalla prigione


Intervenendo a nome dell’Iniziativa delle famiglie di Suruc in occasione della commemorazione del massacro di Pirsûs, Burak Keleş ha reagito allo svuotamento delle prigioni che ospitavano i membri dell’ISIS, affermando: “Anche se i loro nomi cambiano, i volti assassini di queste bande rimangono gli stessi; continuano a demolire case e a uccidere persone”.

L’Iniziativa delle famiglie di Suruç ha continuato la sua protesta mensile di fronte al Centro Culturale Türkan Saylan ad Alsancak, Riha, per commemorare i 33 giovani che hanno perso la vita nell’attentato dell’ISIS del 20 luglio 2015, nel distretto di Pirsûs (Suruç) di Riha. Durante la protesta, dove è stato esposto uno striscione con la scritta “Nessun sogno rimarrà incompiuto”, sono state portate le fotografie delle 33 vittime. Molti cittadini hanno partecipato alla protesta, scandendo spesso slogan come “Giustizia per Suruç, giustizia per tutti”, “Rojava, torneremo da te”, “I colpevoli di Suruç saranno chiamati a rispondere delle loro azioni” e “Amed, Suruç, Ankara, esigete che si rendano conto delle loro azioni”. Il comunicato stampa è stato rilasciato da Burak Keleş a nome dell’Iniziativa delle Famiglie Suruç.

Burak Keleş, affermando che il massacro di Suruç non è stato un episodio isolato, ma un episodio prevenibile, ha affermato che tutti coloro che hanno spianato la strada al massacro dovrebbero essere assicurati alla giustizia. Keleş ha elencato le seguenti richieste di giustizia per il massacro di Suruç:

“* La scoperta di tutti i veri responsabili del massacro,

* Garantire che vengano condotte indagini efficaci e indipendenti sui funzionari pubblici negligenti e responsabili.

* L’arresto degli imputati fuggitivi e la loro consegna alla giustizia,

* Chiediamo che il massacro di Suruç sia considerato un crimine contro l’umanità e che non si applichi alcuna prescrizione.

Chiediamo un processo equo, trasparente ed efficace.

Keleş, sottolineando che HTS e i gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia hanno svuotato le prigioni in cui erano rinchiusi i membri dell’ISIS, ha dichiarato: “HTS si sta preparando a diventare un vicino di confine del nostro Paese. Sebbene il suo nome sia cambiato, il volto omicida di queste bande rimane lo stesso: continuano a demolire case e uccidere persone. Seguendo le orme dei nostri 33 compagni di viaggio partiti con il sogno di un mondo vivibile, diciamo ancora una volta no alla guerra e ai massacri”.

I nomi di coloro che persero la vita nel massacro vennero letti ad alta voce e ognuno ha risposto “Presente”. Dopo il sit-in, la protesta si è conclusa con degli slogan.

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Dichiarazione sul Rojava di 13 partiti e organizzazioni


Tredici partiti e organizzazioni politiche hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in merito agli attacchi al Rojava, affermando: “Il regime di Damasco mira a consolidare il suo regime autoritario attraverso il conflitto, la paura e la violenza”.

Il Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM), il Partito del lavoro (EMEP), il Partito delle regioni democratiche (DBP), il Partito rivoluzionario, il Partito del movimento dei lavoratori (EHP), il Partito socialista degli oppressi (ESP), le Case del popolo, la Federazione delle assemblee socialiste (SMF), la Piattaforma di solidarietà socialista (SODAP), il Partito della riorganizzazione socialista (SYKP), il Partito dei lavoratori turchi (TİP), il Partito della libertà sociale (TÖP) e il Partito della sinistra verde (YSP) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in merito agli attacchi da parte di gruppi affiliati a HTS nella Siria settentrionale e orientale.

La dichiarazione ha sottolineato che i recenti eventi in Siria indicano un processo altamente pericoloso che sta trascinando la regione in una spirale di conflitto e guerra totali aggiungendo: “Mentre il Medio Oriente viene ridisegnato in linea con i piani imperialisti, guerra e massacri vengono imposti al popolo. Da quando l’amministrazione provvisoria di Damasco è salita al potere, i diversi popoli e fedi della Siria hanno subito attacchi. Prima si sono verificati massacri contro gli arabi alawiti a Latakia e nella fascia costiera, e poi i drusi a Suweida hanno dovuto affrontare una minaccia aperta di massacro. Dal momento in cui è salita al potere, l’amministrazione provvisoria di Damasco si è consapevolmente rifiutata di costruire un regime costituzionale-democratico basato sulla coesistenza paritaria e libera di popoli e fedi; mira a consolidare il suo potere monolitico attraverso il conflitto, la paura e la violenza”.

I risultati previsti sono l’obiettivo

La dichiarazione, che afferma che HTS e gruppi correlati hanno avviato un processo di attacco completo e pianificato contro il popolo curdo, sostiene: “Questi attacchi, diretti contro la pretesa dei popoli di vivere liberamente e in uguaglianza, prendono di mira l’esistenza del popolo curdo; mirano a soffocare il modello e l’aspirazione democratici, pluralisti e liberi della vita. Questi attacchi mirano a creare un grande massacro e caos regionale seminando semi di inimicizia tra i popoli curdo e arabo. Il popolo curdo ha condotto una lotta storica in difesa della dignità dell’umanità contro la negazione, la distruzione e la tirannia monolitica imposta ai popoli in Siria e in tutto il Medio Oriente; contro la barbarie dell’ISIS. Oggi, l’obiettivo non è solo il popolo curdo; sono queste conquiste storiche basate sulla liberazione delle donne, l’uguaglianza dei popoli e la coesistenza democratica. Durante la guerra civile in Siria, i curdi sono stati messi alla prova da assedi, embarghi e attacchi di bande, e ogni volta hanno resistito. La mentalità che cerca di sottomettere la volontà del popolo con la forza delle armi porterà, come in passato, solo distruzione, sofferenza e oscurità all’umanità.”

La politica di guerra non avrà risultato

La dichiarazione prosegue: “Oggi, il governo AKP-MHP sta chiaramente dimostrando l’essenza della sua politica in Siria, fornendo ogni tipo di supporto e schierandosi a fianco del governo provvisorio di Damasco. L’obiettivo è impedire ai curdi di ottenere status e conquiste democratiche in Siria. Siamo al fianco del popolo curdo, che è sotto l’aperta minaccia di massacro in Siria; non rimarremo in silenzio né faremo marcia indietro di fronte a questi attacchi! Difendere le conquiste democratiche non significa solo difendere il futuro del popolo curdo, ma anche il futuro libero, equo e dignitoso di tutti i popoli della regione. Invitiamo tutte le forze rivoluzionarie, democratiche e amanti della pace in Turchia a schierarsi fianco a fianco con il popolo curdo sulla base della fratellanza e della lotta comune dei popoli. Invitiamo i popoli del Medio Oriente e del mondo a mostrare solidarietà e a difendere la pace, l’uguaglianza e la libertà contro i tentativi di massacrare i popoli attraverso piani imperialisti. Nessun attacco, nessuna tirannia e nessuna politica di guerra avrà successo contro la volontà organizzata del popolo”.

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Mazloum Abdi: Le nostre forze si sono ritirate nelle aree prevalentemente curde, proteggerle è la nostra linea rossa


Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze Democratiche Siriane (SDF), ha dichiarato che le sue forze si sono ritirate nelle aree a predominanza curda per proteggerle, mentre continuano gli attacchi delle forze governative siriane contro queste regioni. Ha invitato la Coalizione Internazionale a intervenire e proteggere i centri di detenzione in cui sono detenuti i mercenari dell’ISIS e le loro famiglie, e ha ribadito il suo appello al dialogo.

Parlando all’agenzia ANHA con sede nel Rojava, Abdi ha affermato che le SDF stanno respingendo brutali attacchi contro i civili curdi in varie aree del Rojava, esprimendo il suo apprezzamento per la resistenza opposta dai residenti e dai combattenti locali nel contrastare questi attacchi.

Abdi ha notato una significativa escalation di attacchi contro i centri di detenzione che ospitano mercenari dell’ISIS e le loro famiglie nei campi di al-Shaddadi e al-Hol. Ha spiegato che il campo di al-Hol è stato oggetto, da ieri sera, di molteplici tentativi di assalto e presa del controllo, costringendo le guardie del campo a ritirarsi dopo violenti scontri con veicoli blindati e carri armati.

Ha aggiunto che le fazioni affiliate al governo siriano continuano i loro attacchi contro la città di Heseke e le sue campagne, così come contro Kobane, nonostante tutte le iniziative lanciate dalle forze democratiche siriane nelle ultime due settimane per stabilire un cessate il fuoco. Abdi ha sottolineato che le SDF si sono ritirate nelle aree a maggioranza curda, pur rimanendo impegnate a proteggere queste aree e i loro residenti come “linea rossa”.

Abdi ha inoltre affermato che il carcere di al-Aqtan nella città di Raqqa, ancora presidiato dalle SDF, è sotto pesante attacco con lanciarazzi e artiglieria, con ripetuti tentativi di irruzione nella struttura. Ha avvertito che ciò espone le guardie carcerarie a gravi rischi e minaccia la possibilità di evasioni dei prigionieri.

Il comandante in capo delle SDF ha invitato i partner della coalizione internazionale ad assumersi le proprie responsabilità nella protezione dei centri di detenzione dell’ISIS, sottolineando la necessità che il governo siriano interrompa i suoi attacchi e torni al tavolo delle trattative.

Abdi ha inoltre fatto appello al popolo curdo in tutto il mondo e agli amici della regione affinché si uniscano alla resistenza dei combattenti delle SDF per garantire la protezione dei civili e la continuazione degli sforzi difensivi.

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Defend Rojava: presidio a Catania sabato 24


L’Amministrazione Democratica e le Forze Siriane Democratiche stanno affrontando un’offensiva militare e una campagna di delegittimazione che puntano a cancellare anni di autogoverno, convivenza tra i popoli e
autonomia delle donne. Quello che sta accadendo è lo scontro tra due visioni opposte di società: da una parte chi difende potere, sfruttamento e patriarcato ; dall’altra chi ha costruito diritti, partecipazione dal basso e liberazione.

La rivoluzione confederale ha messo in discussione gerarchie sociali e di genere radicate da secoli. Per questo oggi viene colpita, militarmente e mediaticamente, da governi e forze che prosperano sull’oppressione.

Grazie all’esperienza del Confederalismo democratico in questi 14 anni il fuoco rivoluzionario è tornato a divampare in tutto il mondo, ed è per questo che da Catania ci uniamo alla mobilitazione di solidarietà
internazionalista alla rivoluzione sotto attacco.

BIJI ROJAVA! DONNA, VITA, LIBERTÀ!

Defend Rojava!

SABATO 24 Gennaio – H. 17:00 PRESIDIO in Piazza Stesicoro –

Catanesi solidali con il popolo curdo

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Defend Rojava- Assemblea pubblica- Roma


Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli.

Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase.

Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli.

Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione.

Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme.

UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

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Siria del Nord-Est: escalation militare, carceri dell’ISIS a rischio e popolazione civile sotto attacco. Appello urgente all’azione


L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia lancia un appello urgente alla comunità internazionale, alle istituzioni italiane ed europee e all’opinione pubblica di fronte alla grave escalation militare in corso nella Siria del Nord-Est, che minaccia direttamente la popolazione civile, la stabilità regionale e la sicurezza internazionale.

Forze affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), insieme a milizie sostenute dalla Turchia e a gruppi armati alleati, stanno portando avanti un’operazione militare coordinata contro i territori dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES). Dopo l’occupazione di Raqqa, Deir ez-Zor e Tabqa, gli attacchi proseguono su più fronti, in aperta violazione delle dichiarazioni di cessate il fuoco.

Particolarmente allarmante è la situazione attorno alle prigioni e ai campi che ospitano migliaia di detenuti dell’ISIS e i loro familiari. Secondo le Forze Democratiche Siriane (SDF), sono in corso violenti scontri nelle immediate vicinanze di queste strutture, con tentativi di avvicinamento e di presa di controllo da parte di milizie armate. Un collasso del sistema di detenzione dell’ISIS aprirebbe la strada a fughe di massa, alla riorganizzazione delle cellule jihadiste e a una nuova ondata di instabilità e terrorismo che non riguarderebbe solo la Siria, ma l’intera regione e l’Europa. Le SDF, che per anni hanno garantito la custodia di questi detenuti nell’interesse della sicurezza globale, avvertono che il livello di minaccia sta aumentando in modo significativo.

Parallelamente, l’offensiva militare sta colpendo direttamente i centri abitati e le infrastrutture civili. Nuove ondate di sfollati si stanno dirigendo verso Qamishlo e altre aree del Nord-Est. Sono stati segnalati saccheggi e distruzioni di strutture umanitarie e sanitarie, aggravando una situazione umanitaria già drammatica.

In questo contesto, anche Kobanê, città simbolo della sconfitta dell’ISIS, torna a essere sotto pressione militare, con scontri nei pressi di Ain Issa e lungo l’asse strategico della M4. Il tentativo di isolare il Cantone dell’Eufrate si inserisce in una strategia più ampia volta a smantellare l’esperienza di autogoverno democratico costruita negli ultimi dieci anni.

Di fronte a questa minaccia esistenziale, l’Amministrazione Autonoma ha proclamato la mobilitazione generale. Organizzazioni delle donne, movimenti civili e forze democratiche locali hanno espresso il loro sostegno alla difesa della regione e alla protezione delle conquiste ottenute nella lotta contro l’ISIS.

L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia rivolge un appello immediato all’azione:

· al Governo italiano e all’Unione europea, affinché intervengano politicamente per fermare l’escalation militare e imporre il rispetto del cessate il fuoco;

· alla comunità internazionale, perché assuma la propria responsabilità diretta nella messa in sicurezza delle carceri e dei campi dell’ISIS, evitando un disastro annunciato;

· ai media, perché rompano il silenzio e informino correttamente sull’estrema pericolosità della situazione;

· alla società civile, ai movimenti democratici, ai sindacati e alle organizzazioni solidali, affinché si mobilitino con iniziative pubbliche, prese di posizione e azioni di pressione.

Tacere oggi significa tradire il sacrificio di chi ha combattuto l’ISIS e voltare le spalle a chi da oltre un decennio dimostra che un Medio Oriente libero e democratico è possibile.

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

Roma, 19 gennaio 2026

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Attacco alla manifestazione per il Rojava: circa 100 persone arrestate


WAN – La polizia ha attaccato un corteo a Wan (Van) che protestava contro gli attacchi nella Siria settentrionale e orientale. Quasi 100 persone, tra cui i copresidenti del DBP, i co-sindaci della municipalità metropolitana di Van e il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Van, Sinan Özaraz, sono state arrestate.

Folle di persone sono scese in piazza nella provincia di Van per protestare contro gli attacchi di Hayat Tahrir Al-Sham (HTS) e di gruppi mercenari sostenuti dalla Turchia contro la Siria nord-orientale.
La manifestazione, organizzata dalla Piattaforma lavoro e democrazia a Van, è stata attaccata dalla polizia. Ancor prima che i manifestanti potessero raggiungere il punto di partenza del corteo di protesta, la polizia ha aggredito violentemente i partecipanti e diverse persone sono rimaste ferite.

Quasi 100 persone sono state arrestate durante la violenta repressione, tra cui i co-presidenti delle organizzazioni provinciali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM), del Partito delle regioni democratiche (DBP), i deposti co-sindaci della Municipalità metropolitana di Van, Neslihan Şedal e Abdullah Zeydan, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Van Sinan Özaraz e i copresidenti di numerose organizzazioni della società civile della città. Secondo quanto riferito, gli arrestati sarebbero stati torturati.

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