Abdullah Öcalan: Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto


Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, che ha incontrato la delegazione di Imrali, ha avvertito che “il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto”, sottolineando che “basiamo il nostro approccio su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia”.

La delegazione di Imrali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) ha rilasciato una dichiarazione in merito all’incontro con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, avvenuto il 27 marzo. La dichiarazione contiene messaggi importanti.

La dichiarazione recita:

Il 27 marzo 2026, nell’ambito dei nostri colloqui in corso con il signor Abdullah Öcalan, abbiamo tenuto un incontro sull’isola di Imralı. Nel corso delle discussioni è emerso chiaramente che il processo ha raggiunto una soglia importante. A questo punto, è stato sottolineato che il percorso verso una soluzione è una questione complessa che deve essere valutata insieme alle sue dimensioni di negoziazione, volontà democratica e responsabilità storica.

È stato sottolineato il dovere e la responsabilità storici assunti dalla Grande assemblea nazionale turca in questo processo; è stato affermato che a seguito della relazione della commissione, il lavoro da svolgere dovrebbe essere dotato di un quadro giuridico inclusivo e completo, senza essere dilazionato nel tempo, aspetto di vitale importanza.

Dalle nostre valutazioni come delegazione è emersa una visione comune secondo cui mantenere aperti i canali di dialogo e rafforzare la politica democratica sono necessari per non perdere le opportunità storiche e affinché si concretizzi una reale volontà di soluzione.

È stato ribadito ancora una volta che una società democratica è la garanzia del futuro per tutti i popoli e le fedi che vivono in Turchia. Crediamo che chiunque comprenda correttamente questo processo e lo affronti con responsabilità ne trarrà beneficio non solo nel presente, ma anche per il nostro futuro comune.

La valutazione del signor Öcalan durante l’incontro può essere riassunta come segue:

“Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto. Ci sono profondi piani egemonici per il Medio Oriente. Se da un lato si sono verificati alcuni sviluppi positivi, dall’altro, accanto alla dolorosa situazione in Siria, dall’altro ora anche la guerra con l’Iran è all’ordine del giorno.

Nella guerra con l’Iran sono emerse tre linee: la prima è quella tra Stati Uniti e Israele; la seconda è quella guidata dal Regno Unito e da alcune forze internazionali e regionali volta a preservare lo status quo; e la terza è quella della democrazia e della coesistenza, che difendiamo attraverso il Processo di pace e società democratica che abbiamo sviluppato.

Gli sviluppi in Iran hanno dimostrato ancora una volta la legittimità e l’importanza del processo in corso in Turchia. Il nostro approccio si basa su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia. Il rapporto tra Anatolia e Mesopotamia ha profonde radici storiche.

Il primo grande trattato di pace della storia è stato il Trattato di Kadesh tra Ittiti ed Egizi. Quattromila anni di storia politica in Medio Oriente hanno dimostrato che la sicurezza dell’Anatolia passa attraverso il Medio Oriente e la Mesopotamia. L’integrazione democratica esprime la partecipazione della cultura mesopotamica come entità democratica.

Non abbiamo problemi con la Repubblica. Il vero problema è che la Repubblica non è democratica. La democrazia è l’unica soluzione che rafforzerà la Repubblica.

Denunciare gli errori, gli eccessi e le pratiche antidemocratiche di società e paesi durante i loro periodi storici non dovrebbe essere visto come qualcosa di strano, come se si toccasse qualcosa di sacro. Bisogna dire che difendere i metodi di assimilazione con una visione positivista è come costringere un paese in un vicolo cieco. Come ho affermato nella mia telefonata del 27 febbraio, il periodo della lotta armata è terminato. Non c’è più alcuna possibilità di tornare indietro. Il processo che stiamo vivendo è una transizione verso la pace con la Repubblica Democratica.

Quando il processo auspicato avrà successo, la Repubblica sarà due volte più forte. Quella che chiamiamo società democratica si basa in gran parte su una soluzione di questo tipo. Dobbiamo sviluppare una comprensione del comunitarismo e della cittadinanza che regoli in modo positivo il rapporto tra i curdi e lo Stato. Anche lo Stato deve accertarsi che non vi siano attività distruttive o minacce alla sicurezza.

La partecipazione alla Repubblica deve avvenire nel rispetto dell’identità, della libertà di espressione e di pensiero, della libertà di associazione e della libertà delle donne. Questi sono ambiti di libertà validi non solo per i curdi, ma per tutti.

A questo punto, ritengo importante raggiungere l’intero pubblico attraverso i canali appropriati, affinché le mie idee in merito al processo siano comprese correttamente.

La soluzione per l’integrazione democratica si basa su un approccio centrato sulla società. Una soluzione incentrata sulla società richiede la democratizzazione olistica e collettiva delle strutture sociali.

Delegazione Imrali del Partito DEM

31 marzo 2026

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ÖHD: Almeno 7 ragazzini che hanno partecipato alle celebrazioni di Newroz sono stati arrestati e sottoposti a torture


La Commissione per i diritti dei ragazzi e la memoria della sezione di Istanbul dell’Associazione Avvocati per la Libertà (ÖHD) ha annunciato che almeno 7 ragazzini sono stati arrestati per aver partecipato alle celebrazioni del Newroz e che alcuni sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti. La sezione di Istanbul dell’Associazione avvocati per la libertà (ÖHD), attraverso la Commissione per i diritti dei ragazzini e la memoria, ha tenuto una conferenza stampa in merito alla detenzione e all’incarcerazione di minori a seguito delle celebrazioni del Newroz di quest’anno.

L’esponente della commissione Meryem Ağar, che ha rilasciato la dichiarazione, ha sottolineato che il Newroz è un importante strumento di espressione pacifica e di partecipazione democratica, ma ha criticato l’attuale approccio incentrato sulla sicurezza. Secondo le informazioni fornite da Meryem Ağar, 15 bambini sono stati fermati per aver partecipato alle celebrazioni del Newroz a Yenikapı, Istanbul. Di questi, 4 sono stati incarcerati, 2 sono stati posti agli arresti domiciliari e 7 sono stati sottoposti a controllo giudiziario con l’obbligo di firmare regolarmente un registro. Inoltre, 1 bambino è stato arrestato a Izmir, 1 a Batman (per aver cantato in curdo) e 1 ad Amed (per aver partecipato al Newroz). Pertanto, almeno 7 bambini sono attualmente detenuti e 2 agli arresti domiciliari esclusivamente per aver partecipato al Newroz.

Affermando che le accuse e le pratiche dirette contro i bambini costituiscono violazioni dei loro diritti, Meryem Ağar ha dichiarato che alcuni bambini sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti. Ricordando le convenzioni internazionali di cui la Turchia è parte, ha sottolineato che i bambini hanno diritto alla libertà di espressione e di riunione pacifica.

Meryem Ağar ha dichiarato che l’ÖHD ha presentato istanze legali per indagare sulle accuse di tortura e maltrattamenti, e ha chiesto il rilascio dei minori detenuti, un’indagine efficace sulle denunce di tortura e la fine dell’impunità per i funzionari pubblici responsabili. Meryem Ağar ha concluso: “La libertà e la dignità dei bambini sono tra gli indicatori più fondamentali di una società democratica. Punire i bambini per aver partecipato a un evento sociale pacifico non è solo una violazione individuale, ma anche un colpo alla memoria collettiva e al futuro”.

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CPT: In un mese sono stati perpetrati 474 attacchi contro la Regione del Kurdistan


Il CPT ha annunciato che 14 persone hanno perso la vita e 93 sono rimaste ferite in 474 attacchi perpetrati dall’Iran e da gruppi affiliati nella regione del Kurdistan iracheno nell’ultimo mese.

Community Peacemaker Teams (CPT) ha diffuso dati sugli attacchi perpetrati dall’Iran e dai gruppi ad esso affiliati contro la regione del Kurdistan iracheno nell’ultimo mese. Secondo la dichiarazione, nella regione sono stati effettuati complessivamente 474 attacchi con missili e droni.

Secondo i dati del team Kurdistan-Iraq del CPT, 307 degli attacchi hanno preso di mira Hewlêr (Erbil), 90 Sulaymaniyah (Silêmanî), 11 Duhok (Dihok) e 3 Halabja (Halpaça). Per quanto riguarda le vittime il comunicato afferma: “14 persone hanno perso la vita e 93 sono rimaste ferite a seguito degli attacchi. Tra i deceduti figurano membri delle forze Peshmerga, civili e sfollati dal Rojhilat Kurdistan (Kurdistan orientale)”.

Il CPT ha riferito che 46 edifici civili e 32 veicoli appartenenti a residenti locali sono stati danneggiati a seguito degli attacchi. È stato inoltre affermato che alcune scuole sono state chiuse per motivi di sicurezza. Il comunicato ha sottolineato la necessità di proteggere i civili e di risarcirli per i danni subiti, e ha invitato il governo iracheno a garantire la sicurezza del Kurdistan meridionale attraverso i canali diplomatici.

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Derya Arslan: L’0pinione pubblica adesso si aspetta passi concreti, non promesse


Derya Arslan esponente del comitato esecutivo centrale del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM), ha affermato che la più grande aspettativa della popolazione delle aree del Newroz è la fine dell’incertezza e l’adozione di misure concrete. Ha sottolineato che, affinché il processo proceda in modo sano, ad Abdullah Öcalan devono essere garantite condizioni di lavoro dignitose e che questa situazione deve essere legalizzata, evidenziando la necessità di “garanzie legali” anziché di “possibilità di fatto”.

Derya Arslan ha affermato che la pace non può essere mantenuta unilateralmente e ha aggiunto che è di vitale importanza che il governo condivida con il pubblico una tabella di marcia con una tempistica chiara, in termini di fiducia sociale e di futuro del processo.

Affermate che le raccomandazioni contenute nella relazione della commissione debbano ora essere messe in pratica. A questo punto, in qualità di Partito DEM, quali passi concreti e di natura legale vi aspettate che lo Stato intraprenda?

Il rapporto redatto dalla commissione non si compone di astratti desideri, ma di concrete misure legali e amministrative. Mettere in pratica queste misure darà slancio al processo. Sono stata nelle zone del Newroz per giorni. I giovani chiedono, le madri chiedono, le persone che hanno pagato un prezzo per questa causa per anni chiedono: “Dove ci porterà questo processo e quando verranno intraprese azioni concrete?”. Non è più possibile dare al pubblico risposte vaghe. Il pubblico ora non si aspetta più parole e desideri, ma azioni. E chi deve intraprendere queste azioni è il governo.

Abdullah Öcalan e il movimento di liberazione curdo hanno dimostrato una grande e storica volontà di far tacere le armi e di costruire un clima di non conflitto. Adesso affinché la seconda fase possa iniziare, questa volontà deve trovare una risposta. Non esiste al mondo alcun esempio di pace mantenuta unilateralmente. Il rapporto della commissione non è un documento che risolverà la questione curda nella sua interezza. Tuttavia rappresenta un ponte che porterà questa questione sul piano politico e giuridico. A tal fine il primo passo essenziale è che al signor Öcalan, capo negoziatore del processo, siano garantite condizioni di lavoro e di comunicazione libere.

Il punto cruciale è questo: le normative riguardanti il ​​signor Öcalan devono acquisire uno status ufficiale e giuridico, non essere di fatto. Un quadro normativo in cui un’opportunità concessa oggi può essere revocata domani non è una garanzia, ma incertezza. Inoltre, è necessario emanare un quadro giuridico che garantisca ai membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) il diritto di partecipare alla vita politica democratica e che offra loro protezione da qualsiasi procedimento giudiziario. Per quanto riguarda l’attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e della Corte costituzionale, non è nemmeno necessario un nuovo regolamento; è sufficiente che il governo prenda una posizione chiara e che tali sentenze vengano attuate tempestivamente. È inoltre fondamentale eliminare definitivamente la figura dei fiduciari dall’agenda politica del Paese.

Spesso lei pone l’accento sulla “regolamentazione legale”. In questo contesto, in quali aree specifiche richiede cambiamenti urgenti?

Innanzitutto, un quadro giuridico. Senza “se” né “ma”. Altre normative emanate senza garantire l’integrazione democratica non sono diverse da un terreno paludoso su cui si tenta di costruire qualcosa: per quanto solida possa sembrare, non reggerà il peso. Subito dopo la legge speciale, è necessario mettere in agenda le leggi di democratizzazione. Il quadro tripartito che il signor Öcalan ha espresso per anni è la bussola da seguire: politica libera, consenso democratico e diritto universale. Non tutte queste misure potrebbero realizzarsi contemporaneamente. Tuttavia affinché vengano attuate, è necessaria una forte volontà politica e una chiara direzione. Se lo Stato e il governo dimostreranno questa volontà con il sostegno della principale opposizione, alcune di queste normative potrebbero essere attuate in poche settimane, non in mesi. Voglio inoltre precisare che oggi la Turchia si trova in una congiuntura storica senza precedenti. La fragile situazione in Siria, l’intensificarsi della guerra in Iran, la crescente instabilità in Iraq e l’incertezza e la preoccupazione che pervadono ogni capitale del Medio Oriente. Questa immagine è al tempo stesso un monito e un’opportunità. L’avvertimento è questo: affrontare quest’ondata con la questione curda irrisolta potrebbe avere ripercussioni negative sulla Turchia sotto ogni aspetto. Ogni nuovo focolaio di instabilità nella regione amplifica le questioni irrisolte interne e le rende vulnerabili alle provocazioni. L’opportunità, tuttavia, è questa: con una questione curda risolta, la Turchia può resistere a qualsiasi ondata di violenza. Uno Stato turco a cui i curdi di tutte e quattro le regioni possano guardare con fiducia può diventare un attore decisivo nella trasformazione del Medio Oriente. Se lo Stato turco riuscirà a trasformare la geopolitica curda, in costante rafforzamento, da minaccia in terreno fertile per un’alleanza, potrà diventare la stella splendente della regione. Una Turchia che ha rimandato la pace, d’altro canto, potrebbe essere costretta a limitarsi ad assistere allo svolgersi di questa congiuntura storica.

Al di là della commissione, lo Stato non ha ancora intrapreso alcuna azione concreta. Prevedete una tempistica o una tabella di marcia per questo processo?

Le esperienze di risoluzione dei conflitti in tutto il mondo offrono una lezione molto chiara: senza una tabella di marcia e una forte volontà politica, i processi di pace non giungono a compimento; si logorano e alla fine falliscono. Anche la Turchia può trarre questa lezione dalle proprie esperienze di risoluzione dei conflitti. L’importanza di una tempistica non è solo tecnica, ma anche psicologica e sociale. Un processo prevedibile alimenta la fiducia pubblica. Una società che si fida è più resiliente alle provocazioni e ai tentativi di sabotaggio. L’imprevedibilità, d’altro canto, alimenta l’incertezza, e l’incertezza è il maggiore ostacolo ai processi di pace. Per questo motivo, ci aspettiamo che il governo condivida con la popolazione una tabella di marcia concreta, legata a una chiara tempistica.

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Newroz Uysal Aslan: La pace richiede giustizia, non promesse


Newroz Uysal Aslan ha affermato che il processo deve essere dimostrato attraverso azioni legali come la fine del regime di amministrazione fiduciaria, il rilascio dei detenuti malati e la garanzia della libertà di Abdullah Öcalan.

La deputata del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM) per Şırnak (Şirnex) Newroz Uysal Aslan ha affermato che l’ondata di fermi e arresti successiva alle celebrazioni del Newroz ricorda quelle avvenute durante le proteste del Rojava, e ha aggiunto che il linguaggio della pace non dovrebbe essere cercato nelle promesse, ma nell’applicazione delle leggi esistenti e delle convenzioni internazionali.

Newroz ha sottolineato che le misure concrete che possono essere adottate senza attendere modifiche alla legge antiterrorismo o alle leggi sulla pena di morte costituiscono una “prova di democrazia”. Ha evidenziato che la mancata risoluzione di questioni fondamentali come i detenuti malati, le politiche di nomina dei commissari e lo status giuridico di Abdullah Öcalan acuisce la sfiducia sociale. Ha inoltre invitato il governo a presentare un calendario trasparente e una chiara volontà politica per eliminare l’incertezza.

Ha inoltre affermato che il rapporto della commissione in seno al parlamento dovrebbe fungere da tabella di marcia e ha richiamato l’attenzione sulla contraddizione tra il discorso positivo del governo e le pratiche sul campo.

La politicizzazione del sistema giudiziario deve cessare immediatamente

Newroz Uysal Aslan ha ricordato che la relazione della commissione in seno al parlamento ha segnato una soglia critica e ha sottolineato che il quadro attuale relativo alle discussioni sul processo di risoluzione non riflette ancora alcun miglioramento concreto. Ha dichiarato: “In realtà, abbiamo vissuto una situazione simile in queste recenti operazioni del Newroz anche in passato, nel Rojava. La pubblicazione del rapporto della commissione il 18 febbraio è stata una tappa fondamentale. Dopo questa fase sono state sollevate diverse questioni nella dichiarazione rilasciata dal signor Öcalan in occasione dell’anniversario del 27 febbraio, alla quale hanno partecipato anche i nostri co-presidenti. È stato sottolineato che il rapporto della commissione dovrebbe fungere da tabella di marcia e che, al contrario, il processo deve essere ulteriormente accelerato. Le richieste contenute nella relazione, come il ritorno allo stato di diritto, l’istituzione di una magistratura imparziale e indipendente, l’annullamento delle decisioni dei fiduciari e la fine della politicizzazione della magistratura, sono punti che sia l’opposizione che noi consideriamo giustificati. Questo problema è al tempo stesso causa e conseguenza della questione. Purtroppo tali richieste non sono state soddisfatte in alcun modo concreto. Da parte del governo, il ministro della giustizia e il presidente Recep Tayyip Erdoğan hanno dichiarato che, parallelamente all’iter legislativo in corso, verranno adottati provvedimenti senza indugio. Devlet Bahçeli, nel suo discorso più recente, ha accolto con favore il processo e ha delineato un quadro per una soluzione duratura, ma ha anche lasciato intendere che il processo potrebbe essere prolungato con il pretesto di provocazioni o dibattiti inutili. Tuttavia, la politicizzazione della magistratura deve cessare immediatamente.

Le operazioni prendono di mira coloro che chiedono la libertà di Öcalan

Newroz Uysal Aslan ha affermato che gli arresti effettuati dopo il Newroz sono incompatibili con lo spirito del processo e ha sostenuto che lo Stato sta prendendo di mira la superiorità morale del popolo curdo nella sfera della politica democratica attraverso politiche orientate alla sicurezza. Ha dichiarato: “Purtroppo abbiamo perso Mehmet Edip Taşar, uno dei nostri detenuti malati, e questo rappresenta una delle nostre questioni fondamentali. A gennaio, durante le proteste per il Rojava, centinaia di persone, tra cui bambini, sono state detenute sotto tortura e arrestate. Ci siamo occupati a stretto contatto anche dei bambini a Şırnak, ma gli arresti avvenuti dopo Newroz vanno considerati separatamente dagli altri. Queste operazioni contengono al loro interno numerose contraddizioni. Le perquisizioni durante Newroz, l’atteggiamento nei confronti del nostro co-presidente a Van (Wan) e le dichiarazioni rilasciate a Şırnak sono pratiche inaccettabili messe in atto dallo Stato in nome della “sicurezza”.

Sebbene Bahçeli utilizzi l’espressione “leader fondatore” per riferirsi al signor Öcalan, la contraddizione con la dichiarazione di Erdoğan secondo cui “stiamo facendo il necessario contro quegli individui disonorevoli che stanno giocando con i nervi della nostra nazione a Diyarbakır (Amed) e Istanbul” solleva il dubbio se ciò rifletta uno scontro politico o una divergenza di posizioni. È inoltre discutibile se queste operazioni rappresentino dei messaggi tra i partiti.

Newroz ha affermato che lo Stato sta tentando di minare la legittimità della politica democratica curda al fine di mantenere il processo sotto il proprio controllo e ha criticato le motivazioni dei recenti arresti. Ha inoltre dichiarato: “Lo Stato ricorre a operazioni politiche in ambiti come il Rojava o il Newroz, dove il movimento curdo e il popolo possono raggiungere una superiorità psicologica e morale, per spezzare questa forza. Si stanno prendendo provvedimenti che toccano le corde più sensibili del popolo curdo.” Oggi, tra i motivi dell’arresto dei giovani figurano l’aver esposto manifesti del signor Öcalan, aver intonato slogan in suo nome, aver mostrato striscioni che simboleggiano l’unità del popolo curdo o essere in possesso di Ala Rengin (la bandiera curda), la bandiera ufficiale del Governo Regionale del Kurdistan. Questa situazione dimostra chiaramente l’atteggiamento dello Stato sia nei confronti del signor Öcalan a livello personale, sia nei confronti dello spirito di unità e della motivazione del popolo. Tuttavia, in tutti gli spazi pubblici si chiede a gran voce la liberazione del signor Öcalan. Mettendo in dubbio la sincerità del processo, ha sottolineato come le dichiarazioni contraddittorie del governo si riflettano sul campo. Aslan ha affermato: “Lo Stato cerca sempre di mantenere questo processo entro i propri limiti. Adotta misure che minano la legittimità per impedire che la politica democratica curda acquisisca importanza e forza. Queste operazioni, condotte contro la volontà di coloro che scendono in piazza per chiedere la libertà del signor Öcalan, devono essere comprese come parte di un approccio più ampio dello Stato nei confronti dell’unità regionale, dello spirito e della motivazione del popolo curdo”.

La vera prova sta nelle misure legali che non richiedono modifiche

Newroz Uysal Aslan ha definito lo stato attuale del processo “insufficiente” e ha affermato che è necessario intraprendere urgentemente azioni legali e politiche per stabilire un quadro duraturo. Ha affermato : “L’esistenza del processo e lo sviluppo di un dialogo costruttivo sono indubbiamente importanti; tuttavia, la fase attuale rimane insufficiente. Affinché questo processo raggiunga un livello veramente adeguato e si fondi su basi permanenti, è necessario instaurare lo stato di diritto.”

Da oltre un anno e mezzo si discute molto delle ragioni politiche alla base di questa questione, nonché delle sue implicazioni regionali e globali. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che questo processo non può essere considerato separatamente dai passi verso la democratizzazione, la libertà di organizzazione e di espressione. Abbiamo ripetutamente espresso le nostre richieste, tra cui la fine delle nomine di commissari, la risoluzione della situazione dei detenuti malati e l’attuazione delle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e della Corte costituzionale. Inoltre molti di questi provvedimenti non richiedono nemmeno nuove normative; si tratta di obblighi già sanciti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali.

Ha sottolineato che il governo deve dimostrare la propria volontà politica attraverso azioni concrete e ha affermato che l’attuale incertezza ha portato a una crescente sfiducia sociale. Newroz ha dichiarato: “Gli accordi legali sono indispensabili per la prosecuzione di questo processo. Tuttavia la vera prova sta nei passi che la volontà politica può compiere, applicando la legge vigente senza attendere modifiche alla legge antiterrorismo o alle leggi sull’esecuzione. Purtroppo il fatto che queste questioni siano rimaste limitate a dichiarazioni generiche sparse nel tempo ha creato un senso di sfiducia sociale. Al momento, non esiste un calendario chiaro in parlamento riguardo ai passi da intraprendere e l’incertezza continua a prevalere. Il governo deve far uscire questo processo dall’incertezza e dimostrare la propria volontà attraverso un calendario chiaro e passi concreti.”

La pace si dimostra attraverso la giustizia, non attraverso le promesse

Newroz Uysal Aslan ha richiamato l’attenzione sul legame tra l’attuale posizione politica e gli equilibri regionali e internazionali, affermando che l’assenza di passi concreti sta aumentando i dubbi sia nella società che negli ambienti politici. Ha detto: “Credo che la mancata adozione di misure che non richiedono modifiche legislative sia il risultato dell’attuale mentalità operativa e sia legata agli sforzi per chiarire il ruolo della Turchia negli equilibri di potere regionali e globali. La questione non riguarda solo una questione di tempistiche o di contraddizioni che generano sfiducia; è direttamente collegata all’approccio dello Stato al processo. Oggi molte delle richieste che esprimiamo sono condivise anche dai rappresentanti del Partito repubblicano del popolo (CHP), del Partito della democrazia e del progresso (DEVA) e del Partito Futuro. Non si tratta più di questioni sconosciute o inascoltate. Tuttavia la mancanza di passi concreti in merito accresce i dubbi sul processo non solo tra noi, ma anche nella società e tra gli altri attori politici.

Newroz ha sottolineato che garantire una soluzione democratica duratura è di vitale importanza e ha affermato che lo status giuridico di Abdullah Öcalan deve essere chiarito. Ha affermato: “Il linguaggio della pace, del negoziato e del dialogo non si esprime in promesse retoriche, ma nel rispetto delle norme di legge. È fondamentale che i passi da compiere verso una soluzione democratica non siano manovre temporanee o mosse congiunturali, ma siano garantiti da una chiara base giuridica. Questa non è solo la nostra opinione, ma anche una realtà che osserviamo negli esempi internazionali. Uno degli elementi fondamentali di questo quadro giuridico è la libertà del signor Öcalan, le sue condizioni di vita e la chiarificazione del suo status giuridico. Se le parti sono determinate a proseguire il processo di negoziazione e dialogo, queste questioni devono essere affrontate come parte integrante del processo.

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Nel 2025 nel Kurdistan settentrionale sono state registrate almeno 2.671 violazioni dei diritti umani


Secondo il rapporto sulle violazioni dei diritti umani del 2025, pubblicato dalla sezione di Amed di IHD, nel Kurdistan settentrionale sono state registrate almeno 2.671 violazioni. Il rapporto afferma che le violazioni sono diventate sistematiche e chiede una soluzione duratura.La sezione di Amed (Diyarbakır) dell’Associazione per i diritti umani (IHD) ha condiviso con il pubblico il suo rapporto sulle “Violazioni dei diritti umani nella regione dell’Anatolia orientale e sudorientale nel 2025”. Il rapporto ha rivelato che nella regione si sono verificate almeno 2.671 violazioni nel corso dell’anno. Ercan Yılmaz, co-presidente della sezione di Amed dell’IHD, ha affermato che una delle cause principali di queste violazioni è l’incapacità di raggiungere una soluzione democratica alla questione curda.

Le violazioni sono diventate sistematiche

Il rapporto ha sottolineato che le violazioni registrate nel corso del 2025 non sono stati episodi isolati, ma hanno acquisito continuità e carattere sistematico concentrandosi in aree specifiche. Secondo l’IHD, le politiche orientate alla sicurezza, la retorica discriminatoria e le pratiche repressive hanno aggravato le violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti della popolazione locale.

Il rapporto ha evidenziato violazioni del diritto alla vita, tra cui accuse di esecuzioni extragiudiziali, decessi in carcere, morti sospette, incidenti sul lavoro e decessi dovuti a negligenza da parte delle autorità. D’altro canto, gravi violazioni come torture, maltrattamenti, minacce e coercizione per indurre gli altri a diventare informatori continuano nei centri di detenzione, nelle carceri e al di fuori della custodia cautelare.

Almeno 588 persone fermate, 81 incarcerate

Secondo il rapporto, nel 2025 nella regione sono state fermate almeno 588 persone, di cui 81 incarcerate. Tra i fermati figuravano anche dei minori. L’IHD ha riferito che sono state effettuate numerose perquisizioni domiciliari e che sono state avviate indagini e procedimenti giudiziari per attività rientranti nell’ambito della libertà di espressione.

Violazioni nei confronti di detenuti, donne e bambini

Per quanto riguarda le violazioni all’interno del carcere, il rapporto afferma che persistono pratiche quali trasferimenti forzati, problemi di accesso all’assistenza sanitaria, restrizioni alla comunicazione, divieti di attività sociali, sanzioni disciplinari e isolamento. Nel 2025, la violenza contro le donne e i femminicidi sono persistiti, mentre la violenza, gli abusi sessuali e le violazioni dei diritti dei minori hanno occupato un posto di rilievo nel rapporto.

Processo di pace e società democratica

IHD ha sottolineato che una parte significativa delle violazioni dei diritti umani nella regione è legata al fallimento della risoluzione della questione curda attraverso mezzi democratici e pacifici. Il rapporto afferma che il processo di pace e di creazione di una società democratica in corso rappresenta un’importante opportunità per porre fine al periodo di conflitto, ma non ha ancora raggiunto un livello tale da poter costruire fiducia nella società.

Una pace duratura richiede anche garanzie legali

Il rapporto ha inoltre richiamato l’attenzione sul dibattito relativo al “diritto alla speranza”, criticando la mancata attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e la mancanza di allineamento con gli standard internazionali in materia di ergastolo aggravato. IHD ha sottolineato che il raggiungimento di una pace duratura richiede non solo la fine del conflitto, ma anche garanzie legali, il contrasto alle violazioni dei diritti umani del passato e l’inclusione di tutti i segmenti della società nel processo.

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Abdullah Öcalan: È nelle nostre mani trasformare quest’anno in un anno di vera libertà per tutti i popoli


In occasione del Newroz, il capodanno curdo, il leader curdo Abdullah Öcalan ha inviato un messaggio ai festeggiamenti ad Amed (Diyarbakır). Il messaggio, letto da Veysi Aktaş, ex prigioniero politico sull’isola di İmralı, recita quanto segue:

“L’epopea del Newroz è stata celebrata per millenni dai popoli del Medio Oriente come festa di resurrezione, resistenza e primavera. Il Newroz ha ravvivato lo spirito di resistenza e ispirato la rinascita dei nostri popoli.”

I simboli e le figure del Newroz riflettono lo spirito di questa regione. Dehaq è il simbolo di un sistema statale. I serpenti sulle sue spalle, che divorano il cervello di due giovani ogni giorno, incarnano la brutalità dello stato assiro, mentre Kawa il fabbro rappresenta la resistenza contro l’oppressione.

Le guerre religiose, settarie e culturali che da mille anni infuriano in Medio Oriente rappresentano il colpo più duro inferto alla cultura della convivenza tra i suoi popoli. Ogni identità e ogni credo, nel tentativo di affermarsi, si chiude in se stessa e demonizza le altre, non fa che approfondire la frattura tra i nostri popoli. I nostri valori e la nostra cultura condivisi vengono ignorati e le nostre differenze trasformate in pretesto di guerra.

L’odierna insistenza nel perpetuare politiche obsolete nella regione ha portato al disastro. Le divisioni create da politiche di repressione, negazione e ostilità, soprattutto in Medio Oriente, vengono utilizzate come pretesti per interventi imperialisti. Mentre in Europa tre secoli di guerre religiose e settarie si sono conclusi con la Pace di Vestfalia del 1648, in Medio Oriente il protrarsi di questi conflitti ha causato profonde tragedie per i nostri popoli.

Ma possiamo permettere che culture e credenze coesistano di nuovo. È in nostro potere trasformare la guerra e il caos che si stanno creando in Medio Oriente in una fonte di libertà per i popoli. Possiamo invertire la rotta delle tragedie che ci stanno colpendo e creare un clima di libertà. Oggi, le pagine nascoste della storia vengono alla luce e cresce la possibilità di pace tra i popoli e di costruzione di nazioni democratiche. Superando le tradizioni statali sunnite e sciite, nonché quelle nazionaliste, la libera convivenza tra i popoli diventa realtà.

Oggi si apre un nuovo capitolo. Si è spalancata la strada affinché i popoli di questa regione possano convivere liberamente. Il processo che abbiamo avviato il 27 febbraio 2025 mira a ravvivare i fondamenti dell’unità nel rispetto dello spirito di Newroz.

Affinché ciò accada, dobbiamo credere che culture e credenze possano coesistere, che possiamo trascendere le ristrette ideologie nazionaliste e unirci sulla base dell’integrazione democratica, e che possiamo esistere insieme. Come nella nostra storia, dobbiamo comprendere che, oggi, possiamo superare ogni forma di guerra, povertà e barbarie. Il Newroz 2026 rappresenta l’aggiornamento di questa storia in tutto il suo splendore. La storia si dispiega nel presente, offrendo l’opportunità di raggiungere una consapevolezza basata su una vera identità culturale. Il significato e la forza del Newroz stanno emergendo come una forza determinante del momento presente. Le celebrazioni del Newroz di quest’anno, e quelle degli anni a venire, rivestono un’importanza storica.

Il Newroz del 2026 rinasce dalle proprie radici. Si afferma nel presente e compie un passo decisivo verso l’integrazione democratica: diventa il Newroz stesso. Come già accaduto in passato, il Newroz sta vivendo una rinascita affermando la propria influenza nel cuore del Medio Oriente. Torna a svolgere un ruolo di simbolo di integrazione democratica in tutta la regione. Questo processo di rinascita è già in atto e continuerà a svilupparsi.

Finora il Newroz è stato celebrato con valori simbolici. Oggi il Newroz non rappresenta un sogno o un’utopia, ma una vita comunitaria reale e in via di sviluppo. Newroz è il giorno in cui realizziamo noi stessi, sia mentalmente che fisicamente. Al Newroz, purifichiamoci dalle relazioni e dai significati inadeguati che ci affliggono costantemente e abbracciamo la vita attraverso relazioni autentiche, una profonda consapevolezza, una nuova etica della libertà e una nuova estetica della comprensione.

Mettiamo in pratica la filosofia di “Jin, Jîyan, Azadî” in tutte le nostre relazioni e raggiungiamo una vita libera. Comprendiamo che Newroz non è più semplicemente un momento di speranze, sogni o teorie, ma un momento di realizzazione. Rispondiamo a questo momento di realizzazione con piena comprensione e profonda consapevolezza.

In occasione del Newroz, è nelle nostre mani trasformare quest’anno in un anno di vera libertà per tutti i popoli del Medio Oriente e consolidare la tradizione di amicizia e solidarietà tra i popoli. Ciò si può realizzare ponendo fine alle divisioni etniche e religiose e ai conflitti fratricidi, e garantendo l’unità di tutte le culture e credenze religiose sulla base della libertà e della fratellanza.

In risposta al massiccio collasso sociale ed ecologico creato dalla modernità capitalista, abbiamo sviluppato la soluzione della modernità democratica, basata sulla politica democratica, sui principi ecologici e sulla liberazione delle donne, il tutto radicato nello spirito della libertà del Newroz.

Non permettiamo che il Medio Oriente, culla di diverse culture, si trasformi in un campo di battaglia per mano di potenze egemoniche. Oggi, come in passato, possiamo superare insieme gli ostacoli che impediscono a questa grande cultura di esprimersi liberamente e di integrarsi sulla base della sua vera identità. Non c’è ostacolo che non possiamo superare se ci lasciamo alle spalle le malattie del nazionalismo e del settarismo e abbracciamo invece la millenaria cultura di solidarietà tra i nostri popoli.

Con un tale spirito di unità, è possibile realizzare una politica democratica. Se vogliamo coronare la millenaria lotta degli oppressi, il luogo in cui farlo non è l’ambiente capitalista dell’Oriente o dell’Occidente, ma l’ambiente autenticamente libero del Medio Oriente. In queste terre, possiamo rinnovare l’integrazione democratica attraverso un autentico incontro e sulle fondamenta di una nuova umanità, fratellanza, solidarietà e amicizia.

Porgo i miei migliori auguri al nostro popolo per l’Eid al-Fitr, e spero che sia un’occasione di pace e fratellanza.Il Newroz del 2026 viene celebrato, per la prima volta, dai nostri popoli con lo spirito di un processo continuo di integrazione democratica, nonché di pace e fratellanza. Abbraccio con tutto il cuore questo spirito e la volontà che esso racchiude. Spero che il Newroz, che quest’anno è diventato veramente degno di essere celebrato come un “Nuovo Giorno”, apra la strada a una marcia gloriosa negli anni a venire. Auguro la pace a tutti i nostri popoli. Vi saluto tutti con amore.

Abdullah ÖCALAN carcere di Imrali 21 marzo 2026

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Riempiamo le piazze per celebrare il Newroz e rivendicare la libertà di Rêber Apo!


Celebriamo il Newroz 2026 nel mezzo di un processo in cui gli attuali Dehak hanno trasformato il Medio Oriente in un mare di sangue. Come nella storia, ci troviamo di fronte al compito di combattere contro gli attuali Dehak con lo spirito del Newroz e l’alleanza dei popoli. Il Newroz è un appello a lottare insieme contro questi Dehak attraverso l’alleanza dei popoli. È tempo che i popoli si uniscano nello spirito del Newroz. Sollevarsi nel giorno del Newroz – un giorno di lotta contro ogni forma di male – avvicinerà la fine dei Dehak e condurrà il Medio Oriente verso una civiltà democratica.

Rêber Apo, nel suo “Appello per la pace e la società democratica” del 27 febbraio, in vista deò Newroz 2025 si è posto l’obiettivo di porre fine alle forze e alle guerre di stampo dehak in Medio Oriente. Rêber Apo auspica l’instaurazione di una politica che fermi le potenze autoritarie egemoniche internazionali e regionali, le cui politiche sono diventate un peso per la popolazione. Queste potenze, infatti, non solo non riescono a risolvere i problemi con le loro politiche, ma li aggravano ulteriormente.

Le potenze dominanti in Medio Oriente si sono allontanate dalla società. Di conseguenza, si stanno indebolendo e diventando vulnerabili agli interventi esterni. L’incapacità di risolvere i problemi in Medio Oriente viene usata come pretesto per interventi esterni. Con il suo “Appello per la pace e la società democratica”, Rêber Apo cerca di porre fine a questa situazione che persiste da oltre un secolo. Il suo appello si rivolge a tutti i paesi del Medio Oriente, in particolare agli stati che cercano di mantenere i curdi sotto il loro dominio. Perché la questione curda irrisolta ha di fatto tenuto in ostaggio l’intero Medio Oriente attraverso questi paesi.

Rêber Apo auspica la democratizzazione di questi paesi attraverso l’integrazione democratica basata sulla libertà curda, affinché i paesi del Medio Oriente possano essere liberati da questa catena che li opprime. L'”Appello alla pace e alla società democratica” indica la via verso la soluzione corretta per tutti i paesi. Questa è la strada che porrà fine al progetto delle potenze internazionali in Medio Oriente e renderà il Medio Oriente libero e democratico. Questa è la terza via che renderà i popoli del Medio Oriente liberi e democratici. Questa è anche la chiamata dello spirito di Newroz ai popoli.

L’8 marzo, le donne, consapevoli di ciò, hanno espresso la loro richiesta di liberazione di Rêber Apo, l’artefice dell'”Appello per la pace e una società democratica”. Le donne sanno che la liberazione di Rêber Apo trasformerà l’intero Medio Oriente in una terra di sole. Perché Rêber Apo pone la libertà delle donne alla base di tutte le libertà e della democratizzazione.

L’8 marzo, tutto il nostro popolo ha raccolto lo stendardo portato dalle donne e sta esprimendo ovunque la richiesta di liberazione di Rêber Apo. Sanno che Rêber Apo, che ha trasformato il popolo curdo in un popolo Newroz, trasformerà tutti i popoli del Medio Oriente in un popolo Newroz. Così come Newroz ha unito il popolo curdo, possiede uno spirito di libertà e fratellanza che unirà i popoli del Medio Oriente.

Il nostro popolo celebra quest’anno il Newroz ovunque come il “Newroz della libertà per Rêber Apo e per l’unità democratica curda”. Il popolo curdo, che ha rafforzato la propria unità sociale attraverso azioni di solidarietà per il Rojava, consoliderà ulteriormente l’unità democratica curda in questo Newroz, avvicinando la vita libera e democratica in tutte e quattro le parti del Kurdistan.

Così come il popolo curdo ha dimostrato grande solidarietà con il Kurdistan del Rojava, allo stesso modo sosterrà il nostro popolo nel Rojhilat, direttamente colpito dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’intero popolo curdo dimostrerà la necessaria sensibilità e responsabilità per garantire che la popolazione del Rojhilat non subisca il peso maggiore di questa guerra. Il popolo curdo lotta anche per un Iran democratico in cui possa raggiungere la libertà nel Rojhilat.

È chiaro che la libertà e la democrazia si conquistano solo attraverso la lotta, ovunque. In quest’ottica, anche la libertà di Rêber Apo e la realizzazione di una società democratica dipendono dalla lotta. Newroz è sempre stato il giorno in cui la lotta raggiunge il suo apice e acquista slancio per il successo della lotta di quell’anno. In quest’ottica, riempiamo le piazze di Newroz ovunque per liberare fisicamente Rêber Apo, portare al successo il progetto di una società democratica e rafforzare l’unità curda democratica! Apriamo le porte di Imrali esprimendo chiaramente la nostra richiesta di libertà per Rêber Apo.

Crediamo che questo Newroz, guidato dai giovani e dalle donne, rappresenterà l’apice di tutte le celebrazioni del Newroz e auspichiamo che il 2026 si trasformi nell’anno del nostro leader libero, del Kurdistan libero e del Medio Oriente democratico, attraverso una società comunitaria democratica. Celebriamo ancora una volta il Newroz del nostro popolo e di tutti i popoli.

Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK

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Newroz 2026. Festa di libertà, rinascita e resistenza


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Come sapete il mese di marzo per il popolo curdo è un mese di rinascita e di resistenza, che con i festeggiamenti del Newroz raggiunge il suo apice. Anche in Sardegna festeggeremo il Newroz con una serie di incontri ed eventi che daranno spazio a momenti di informazione, condivisione e festeggiamento a cui siamo tutte e tutti invitate/i a partecipare e, ovviamente, divulgare quanto più possibile.

Questi i prossimi appuntamenti:

Venerdì 20 e sabato 21 marzo: prime tappe della Sesta marcia di primavera e solidarietà, attraversando la Sardegna centrale. Qui tutti i dettagli

Venerdì 20 marzo, ore 17, aula 2, Edificio A Palazzo Baffi, Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche: “La resistenza di Tishreen
– proiezione e dibattito.

Sabato 21 marzo, pomeriggio, Primavera autogestita Burranca, Chiesa Bizantina di San Basilio km.24 ss.125 Orientale Sarda: “Incontro informale sulla situazione in
Kurdistan e festeggiamenti del Newroz a Cagliari”. Qui il programma completo

Giovedì 26 marzo, ore 18, Associazione Antonio Gramsci, via Carlo Baudi di Vesme 67, Cagliari: “Fuoco sull’Iran – La guerra continua degli Stati Uniti“.

Sabato 28 marzo, ore 17, sede A.S.C.E., ss 387, km 8, Selargius e domenica 29, ore 14, Baracca Rossa, via Principe Amedeo 33, Cagliari: “Newroz 2026. Festa di libertà, rinascita e resistenza“.

Incontro 20marzo2026_UniversitaCagliari

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Campagna internazionale per porre fine all’isolamento e per l’attuazione del “diritto alla speranza”


Il Comitato Internazionale per gli Incontri con Abdullah Öcalan e la difesa del “Diritto alla Speranza” ha lanciato una petizione internazionale per chiedere la revoca dell’isolamento di Imrali e l’attuazione del “diritto alla speranza”.

La campagna, che coinvolge politici, accademici, intellettuali e artisti di diversi paesi, ha raccolto rapidamente oltre 500 firme. Grazie a questo forte sostegno, il comitato ha portato le sue richieste all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali.

La dichiarazione sottolinea che rimanere in silenzio in un momento in cui il mondo è segnato da guerre, oppressione e incertezza significa rendersi complici dell’ingiustizia.

Il comunicato aggiunge: “In un’epoca in cui il mondo è sempre più avvolto da guerre, repressioni e un restringimento degli orizzonti, noi, come voce della coscienza umana risvegliata, ci rifiutiamo di rimanere in silenzio. Assistere in silenzio a un’ingiustizia significa esserne complici.”

Il comitato Internazionale a seguito di uno sforzo globale coordinato e sostenuto da oltre 500 firme di eminenti personalità politiche, accademiche, culturali e artistiche di diverse nazionalità, presenta al pubblico e alle istituzioni internazionali la sua richiesta fondamentale: la cessazione immediata dell’isolamento di Abdullah Öcalan e la realizzazione globale del “Diritto alla speranza”.

Il comunicato prosegue: “Abdullah Öcalan, pensatore e ideatore del paradigma della “Civiltà Democratica”, è detenuto nel carcere di massima sicurezza dell’isola di Imrali dal 15 febbraio 1999. Per oltre 27 anni, ha subito una condizione che trascende la semplice detenzione fisica; si tratta di una privazione sistematica di “speranza”, “dialogo” e “possibilità di trasformazione”.

Il suo prolungato isolamento non è solo una sofferenza individuale. Riflette una politica sistemica più ampia, concepita per mettere a tacere le voci dissenzienti e sopprimere gli orizzonti emancipatori. Oggi, Imrali non è più solo il nome di una prigione, è il simbolo dell’imprigionamento del concetto stesso di speranza.

Il comitato ha annunciato che l’appello, rafforzato dalla campagna di raccolta firme, sarà presentato alle istituzioni internazionali competenti, in particolare all’Unione europea e alle Nazioni Unite.

La petizione è disponibile qui.

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Prigioniero politico nel carcere di Urmia in sciopero della fame


Il prigioniero curdo Cemşîd Îsmaîlî ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le violazioni dei diritti umani nella prigione centrale di Urmia. La Rete per i diritti umani del Kurdistan ha annunciato che Cemşîd Îsmaîlî, un prigioniero politico curdo registrato a Urmia, è in sciopero della fame dal 12 marzo.

Si è appreso che lo sciopero della fame di Cemshid Ismaili è iniziato perché non gli sono stati riconosciuti i diritti di uscita e di rilascio condizionato. Secondo quanto riportato, Cemshid Ismaili è stato trasferito al carcere centrale di Urmia otto mesi fa per scontare una condanna a tre anni di reclusione.

Secondo quanto riportato, all’inizio degli attacchi contro l’Iran, la sua famiglia avrebbe presentato una richiesta di rilascio condizionato all’agenzia di sicurezza, ma il giudice del carcere non ha ancora risposto alla richiesta di liberazione di Jamshid Ismaili.

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Domani – Il viaggio di Maysoon Majidi


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Maysoon Majidi è una giovane donna curda in fuga dal regime di Teheran, attivista per i diritti civili e politici, impegnata nella lotta per il riconoscimento del Kurdistan e dei diritti fondamentali negati in Iran.
Arriva in Italia, per mezzo di una piccola imbarcazione insieme ad altri 77 passeggeri, poiché deve scappare in quanto ormai invisa al governo degli Ayatollah.

Approdata, alla vigilia di Capodanno 2023, a Crotone, in Calabria, due passeggeri la accusano di essere l’assistente del capitano che guidava la barca. Viene trattenuta dalla Polizia, intervenuta subito dopo lo sbarco, e quindi arrestata sulla base delle testimonianze di due uomini che, successivamente allo sbarco, si rendono irreperibili, prendendo la via del nord Europa.

Trascorre così dieci mesi in carcere, di cui i primi due senza possibilità di contatti con un interprete, un avvocato, la sua famiglia. Inizia uno sciopero della fame per denunciare l’ingiustizia e gli abusi subiti, arrivando a perdere 17 kg. A ottobre del 2024 viene scarcerata, restando in attesa della sentenza che deciderà il suo destino.

Per organizzare presentazioni


A cura di OPENDDB

PRESSBOOK_DOMANI - IL VIAGGIO DI MAYSOON MAJIDI (1)


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Eren Keskin: Le sentenze della Corte costituzionale e della CEDU avrebbero dovuto essere attuate il giorno stesso in cui è stato annunciato il rapporto


L’attivista per i diritti umani Eren Keskin ha criticato il rapporto della commissione parlamentare pubblicato il 20 febbraio, affermando che le decisioni della Corte costituzionale turca e della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) avrebbero dovuto essere attuate immediatamente dopo la pubblicazione del rapporto.

Eren Keskin ha affermato che era importante che il Parlamento avesse affrontato la questione, ma ha sostenuto che il rapporto non soddisfa le aspettative dell’opinione pubblica democratica. “Questo rapporto non valuta le violazioni dei diritti umani o i crimini commessi dallo Stato stesso. Al contrario è costruito interamente su accuse dirette al movimento curdo”, ha dichiarato.

Il rapporto non tratta delle violazioni dello Stato

Eren Keskin ha sottolineato che le preoccupazioni politiche nel rapporto erano eccessivamente predominanti. “Anni fa, persino i membri del governo riconoscevano le politiche irrisolte dello Stato riguardo alla questione curda. Quando l’attuale governo è salito al potere, ha affermato che l’era dei veicoli ‘ beyaz Toros ‘ era finita e che tali pratiche non sarebbero continuate. Questo di per sé dimostrava l’esistenza di una questione curda. Eppure questo rapporto non esamina le violazioni commesse dallo Stato stesso e si concentra invece sull’accusare il movimento curdo”, ha affermato.

Nonostante queste lacune, Eren Keskin ha osservato che la redazione di un rapporto di questo tipo riveste comunque un significato e ha aggiunto: “In un contesto geografico in cui nazionalismo e razzismo sono stati così profondamente interiorizzati, il fatto stesso che un rapporto del genere sia stato prodotto è importante”.

I sindacati sono stati inadeguati nel processo di pace

Erem Keskin ha criticato le organizzazioni sindacali per non aver assunto una posizione più decisa a favore della pace: «Nonostante i lavoratori e gli operai soffrano maggiormente le politiche belliche, i sindacati non hanno rilasciato dichiarazioni o proposto nulla di rilevante in merito al processo di pace». Ha sottolineato che, nonostante decenni di conflitto, la classe operaia in Turchia non ha mai indetto uno sciopero generale per la pace. «Queste sono gravi lacune. Anche i sindacati si sono dimostrati molto inadeguati in questo processo», ha affermato.

La Turchia viola il diritto internazionale

Erem Keskin ha sottolineato che le sentenze sia della Corte Costituzionale che della CEDU sono vincolanti ma continuano a essere ignorate. «È ironico che lo Stato dica che la legge deve essere applicata, come se qualcun altro lo impedisse. Il problema è proprio che queste decisioni non vengono attuate», ha concluso.

Riferendosi a figure politiche incarcerate come Selahattin Demirtaş, Figen Yüksekdağ e Osman Kavala, Eren Keskin si è chiesta perché rimangano in prigione nonostante le sentenze dei tribunali. “A mio avviso un’ora dopo la pubblicazione del rapporto parlamentare, tutte le sentenze della Corte Costituzionale e della CEDU avrebbero dovuto essere attuate immediatamente. Non c’è alcun ostacolo che lo impedisca. Al contrario, lo Stato ha l’obbligo di farle rispettare”, ha affermato.

Il diritto alla speranza è un obbligo legale

Eren ha anche criticato il modo in cui il “diritto alla speranza” viene dibattuto come se fosse una concessione piuttosto che un obbligo legale. Riferendosi al caso di Abdullah Öcalan, ha osservato che la Turchia è già stata condannata dalla CEDU. “La CEDU stabilisce che se una persona ha scontato più di 25 anni di carcere, deve esserci un accordo legale che garantisca il diritto alla speranza. Questo non è facoltativo, è un obbligo per la Turchia”, ha dichiarato.

Non è chiaro chi gestisce il carcere di Imrali

Ha commentato le condizioni del carcere di İmralı, ricordando la sua esperienza come una delle prime avvocate di Öcalan. «Quando Öcalan fu portato per la prima volta sull’isola di İmralı, l’isolamento era già in atto. Già allora non era chiaro chi controllasse effettivamente il carcere. Quando chiedemmo al procuratore chi fosse responsabile della sua amministrazione ci rispose: “Non lo so neanche io”. Questo dimostra il livello di irregolarità legale», ha affermato.

Servono provvedimenti per convincere l’opposizione democratica

Eren Keskin ha messo in dubbio la reale volontà dello Stato turco di risolvere la questione e ha sottolineato la necessità di passi concreti per costruire la fiducia tra i gruppi di opposizione democratica, in particolare la popolazione curda. Ha elencato diverse misure da adottare, tra cui il rilascio dei prigionieri politici, l’abolizione della legislazione antiterrorismo, la riforma delle leggi sulle esecuzioni capitali e politiche in linea con le convenzioni internazionali sui diritti umani. Eren Keskin ha concluso: “Se si vuole raggiungere una pace reale, le disposizioni antidemocratiche delle leggi devono essere modificate e tutti gli ostacoli alla libertà di espressione e di organizzazione devono essere rimossi”.

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Il CPT riporta 307 attacchi iraniani contro la regione del Kurdistan iracheno dall’inizio della guerra


Almeno otto persone sono state uccise e altre 51 ferite negli attacchi iraniani contro la regione del Kurdistan iracheno (KRI) dalla fine di febbraio. Il CPT chiede la cessazione immediata degli attacchi indiscriminati.

Secondo un rapporto dei Community Peacemaker Teams (CPT) – Kurdistan iracheno, le Guardie Rivoluzionarie iraniane e i gruppi affiliati hanno effettuato 307 attacchi nella Regione del Kurdistan iracheno (KRI) dal 28 febbraio, causando 8 morti e 51 feriti.

Nel corso dell’ultima settimana, il numero di attacchi nella regione del Kurdistan iracheno è diminuito, mentre il numero delle vittime è aumentato.

Tra il 7 e il 15 marzo, le guardie rivoluzionarie e i gruppi ad esse affiliati hanno condotto 111 attacchi con droni e bombardamenti contro la regione del Kurdistan iracheno. Questi attacchi hanno provocato 36 vittime: 4 morti e 32 feriti.

Rispetto alla prima settimana di conflitto, durante la quale le guardie rivoluzionarie e i gruppi affiliati hanno condotto 196 attacchi contro la Regione del Kurdistan, il numero di attacchi è diminuito del 43,5%. Tuttavia, il numero di vittime è aumentato significativamente con un incremento del 56,5% rispetto alle 23 vittime registrate durante la prima settimana.

Complessivamente, dall’inizio del conflitto, sono stati perpetrati 307 attacchi contro la Regione del Kurdistan che,secondo il CPT. hanno provocato un totale di 59 vittime. Nel corso dell’ultima settimana, le Guardie Rivoluzionarie e i gruppi affiliati in Iraq hanno condotto 81 attacchi entro i confini del governatorato di Erbil, portando il numero totale di attacchi contro tale governatorato dall’inizio della guerra a 243. Nel governatorato di Sulaymaniyah sono stati registrati 30 attacchi, portando il totale a 56. Nessun attacco è stato registrato entro i confini dei governatorati di Duhok e Halabja durante la scorsa settimana. Dall’inizio della guerra, tuttavia, si sono verificati 5 attacchi a Duhok e 3 ad Halabja.

Dei 111 attacchi registrati la scorsa settimana, 64 sono stati perpetrati dalle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC), mentre 47 sono stati effettuati da gruppi armati affiliati in Iraq. La maggior parte degli attacchi – 76 – ha coinvolto l’uso di droni kamikaze, 24 attacchi hanno coinvolto missili, 10 hanno comportato colpi di artiglieria e 1 ha comportato sparatorie.

Nel corso dell’ultima settimana, consolati, basi militari e strutture collegate al governo statunitense nella regione del Kurdistan sono stati presi di mira 39 volte, portando il numero totale di tali attacchi a 97 dall’inizio del conflitto. I campi profughi curdi iraniani e i quartier generali militari delle fazioni curde iraniane nella regione del Kurdistan sono stati presi di mira 43 volte, portando il totale a 86. Altri obiettivi includevano i quartier generali del Ministero dei Peshmerga, aree residenziali civili, il consolato degli Emirati Arabi Uniti, giacimenti petroliferi, basi militari di forze non meglio identificate della coalizione e luoghi pubblici. Queste località sono state colpite 29 volte nell’ultima settimana, portando il numero totale di tali attacchi a 124 dall’inizio della guerra.

Il bilancio totale delle vittime degli attacchi della scorsa settimana nella regione del Kurdistan è di 36 persone: 4 morti e 32 feriti. Di queste, 11 vittime – 3 morti e 8 feriti – erano militanti o membri di partiti armati curdi iraniani. Altre 12 vittime – 1 morto e 11 feriti – erano guardie, membri dei Peshmerga o combattenti stranieri non partecipanti. Le restanti 13 vittime erano civili, tutti feriti. Ciò porta il numero totale delle vittime nella Regione del Kurdistan dall’inizio della guerra a 59 – 8 morti e 51 feriti. Oltre alla perdita di vite umane, gli attacchi perpetrati dalle Guardie Rivoluzionarie e dai gruppi ad esse affiliati hanno causato danni ad abitazioni civili, giacimenti petroliferi, infrastrutture di telecomunicazione, hotel, spazi pubblici e istituzioni governative e civili. Solo nell’ultima settimana, 21 abitazioni civili sono state colpite da frammenti di droni suicidi e da residui di ordigni esplosivi.

Il Community Peacemaker Teams (CPT) del Kurdistan iracheno esprime profonda preoccupazione per la continua escalation di questa guerra e condanna gli attacchi contro civili e istituzioni civili da parte di tutte le parti coinvolte.

Il CPT ha sottolineato che il bombardamento indiscriminato di aree residenziali civili, edifici e spazi pubblici costituisce un crimine di guerra e deve cessare immediatamente.

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Dalla “Repubblica del Kurdistan” all’“Alleanza dei Partiti Politici del Kurdistan Iraniano” Il Kurdistan, orientale, noto nella letteratura e lingua kurda come Rojhelat (“Est” in Kurdo), è il secondo cantone del Kurdistan per popolazione ed estensione.

Iranian Kurdistan ITA


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Il paradigma di Rêber Apo è sempre stato il suo principio guida


L’illustre rivoluzionario democratico Salih Muslim è diventato un martire a causa di una grave malattia. Esprimiamo le nostre condoglianze alla sua famiglia e a tutto il popolo del Kurdistan, e ribadiamo il nostro impegno a realizzare le loro aspirazioni.

Per oltre 40 anni, da quando ha conosciuto il PKK, si è impegnato nella lotta per la libertà e la democrazia. Dopo aver incontrato il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, Salih Muslim ha assunto un ruolo attivo nella lotta in Rojava e in Siria, contribuendo in modo significativo al suo sviluppo. È sempre stato sensibile alla lotta per la libertà in tutte e quattro le regioni del Kurdistan e si è prodigato in ogni modo.

Il nostro compagno Abu Welat (Salih Muslim) ha partecipato alle attività del movimento di liberazione in Arabia Saudita dopo essersi trasferito lì a seguito alla laurea. Dopo aver conosciuto il movimento in quel paese, ha dedicato tutta la sua vita alla lotta per la libertà.

Non solo lui, ma tutta la sua famiglia è stata coinvolta nella lotta per la libertà. La sua posizione e il suo operato sono esemplari per tutti i patrioti. Anche sua moglie e i suoi figli sono attivi e militanti in questa lotta. Suo figlio, il compagno Şervan, ha dato la vita nella liberazione di Girê Spî nel 2013.

Parallelamente alla sua lotta politica, Ebu Welat si dedicò anche al movimento di liberazione nel campo della stampa e dell’editoria. Conoscendo più di tre lingue oltre al curdo, Ebu Welat tradusse in arabo gli scritti e le analisi del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, redatti in prigione, contribuendo così alla diffusione delle idee del movimento tra i popoli arabi.

Mantenendo uno stretto rapporto con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e incarnando lo spirito di fratellanza, Ebu Welat ha basato la sua lotta sul paradigma ideologico e teorico di Abdullah Öcalan. Ciò che ha reso efficaci la sua lotta politica e i suoi sforzi organizzativi è stata la comprensione di questo paradigma e il costante perfezionamento in tal senso. Seguì da vicino il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il movimento, e svolse il suo lavoro in questa direzione.

Salih Muslim ha dato un contributo fondamentale alla Rivoluzione del Rojava. È diventato uno dei simboli morali della resistenza di Kobanê. Quando si parla della Rivoluzione del Rojava, il nostro compagno Salih Muslim verrà sempre ricordato.

Dopo essere stato torturato dal regime baathista negli anni ’90, l’obiettivo di Salih Musli è sempre rimasto quello di democratizzare la Siria. Ha sempre considerato la Rivoluzione del Rojava intrinsecamente legata alla democratizzazione della Siria e, di conseguenza, si è impegnato a fondo anche per la democratizzazione del Medio Oriente, ispirandosi al concetto di nazione democratica. Ha lavorato duramente per mettere in pratica il modello del leader curdo Abdullah Öcalan.

Abu Welat non permise mai che la sua malattia ostacolasse il suo lavoro. Ciò che contava per lui era il progresso della lotta e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Credendo fermamente che la lotta avrebbe sicuramente avuto successo, in linea con la visione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, mantenne alto il morale, forte della sua lealtà verso di lui, fino all’ultimo respiro.Consapevole che questo successo sarebbe stato anche il successo dei suoi sforzi, visse ogni giorno con entusiasmo rivoluzionario. Questa posizione è plasmata dal significato della filosofia di vita e di lotta del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Ebu Welat sarà sempre ricordato come un modesto, un democratico rivoluzionario, fedele al popolo e alla guida del popolo curdo Abdullah Öcalan. Il suo ricordo vivrà nella rivoluzione del Kurdistan del Rojava e nella lotta nelle quattro regioni del Kurdistan, e continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenere alto il livello di patriottismo. Nel porgere le nostre condoglianze per la scomparsa di Salih Muslim, invitiamo tutti i nostri concittadini a partecipare alla cerimonia funebre.

Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK

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Sezai Temelli: la politica estera della Turchia intrappolata nella posizione anti-curda


Sezai Temelli ha affermato che la politica estera della Turchia si basa sull’ostilità verso i curdi piuttosto che su vere e proprie politiche a beneficio dei popoli. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il ministero della difesa nazionale hanno recentemente rilasciato dichiarazioni sui curdi iraniani, riportando all’ordine del giorno il dibattito sulla politica curda della Turchia.

Mentre Fidan ha affermato che Ankara sta seguendo da vicino gli sviluppi relativi all'”Alleanza delle forze politiche del Kurdistan iraniano”, annunciata da cinque partiti curdi in Iran, il Ministero della Difesa nazionale ha affermato che il Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK) rappresenta una minaccia.

Sezai Temelli, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM) presso la grande Assemblea nazionale turca (TBMM), ha criticato questo approccio, affermando che la Turchia ha a lungo limitato la sua politica estera all’ostilità verso i curdi e non è riuscita a produrre politiche autentiche e sincere a favore dei popoli.

Ha affermato che è necessario stare al fianco dei curdi presi di mira dal regime iraniano, sottolineando che i popoli non devono essere costretti a scegliere tra due opzioni negative e che una terza via rappresenta l’unica via verso la pace.

Non siamo costretti a scegliere tra due mali

Sezai Temelli ha affermato che la guerra in corso in Iran non è un conflitto locale, ma un processo che riguarda tutti i paesi della regione e gli attori internazionali. Sezai ha dichiarato: “Innanzitutto, la guerra attualmente in corso in Iran tra Stati Uniti, Israele e Iran non è una guerra locale. È una guerra di portata tale da riguardare tutti i paesi della regione e persino tutte le strutture internazionali. La possibilità che la guerra si espanda e si estenda è estremamente alta. Per questo motivo, stiamo osservando tutti questi sviluppi con grande preoccupazione”.

Ha sottolineato che una delle ragioni alla base della guerra è la politica oppressiva del regime iraniano nei confronti dei popoli, ricordando al contempo che le potenze imperialiste sono state costantemente coinvolte in lotte per il dominio nella regione. Ha sottolineato che sono i popoli a rimanere intrappolati tra questi due dilemmi e la spirale di violenza.

Ha affermato che queste realtà rendono necessario per i popoli difendere una terza via e ha continuato: “Tutte queste realtà sono chiare, e quindi affermiamo che dobbiamo schierarci dalla parte degli sviluppi che andranno a beneficio dei popoli. Assumere una posizione che sostenga regimi autoritari o questa guerra non è una nostra scelta. Insistiamo sul fatto che la terza via è un cammino di liberazione per i popoli, i lavoratori e le donne, e che questo è il punto di riferimento del nostro paradigma. Naturalmente questa lotta si basa sulla costruzione di una società organizzata, di una resistenza organizzata e sulla costruzione del futuro con una comprensione della società democratica. È proprio per questo che lottiamo con tanta determinazione.

I popoli, i popoli organizzati o le resistenze non sono necessariamente costretti a fare affidamento su uno dei due mali. Non sono obbligati a scegliere tra due mali. Devono continuare la loro lotta sulla via della liberazione che ritengono giusta.

La Turchia non riesce a leggere gli sviluppi a favore dei popoli

Sezai Temelli ha affermato che la Turchia da tempo non riesce a interpretare correttamente gli sviluppi in Medio Oriente e non è stata in grado di elaborare politiche che vadano a vantaggio dei popoli della regione.

Ha dichiarato: “Purtroppo, la Turchia non è stata in grado di sviluppare politiche che andassero a beneficio di turchi, curdi e delle popolazioni che vivono nella regione, e ha costantemente oscillato da una posizione all’altra. Questa mancanza di una politica estera coerente ha avuto ripercussioni dirette sia sulla politica interna che su molte delle questioni interne della Turchia. La Turchia è da tempo un Paese in crisi e ha sempre cercato scuse per questo al di fuori dei suoi confini. Eppure, la vera ragione è stata la mancanza di una politica estera e, più in generale, di una politica.

La Turchia ha una mentalità strategica? Questo è discutibile. E se ce l’ha, questa mentalità emerge solo quando emergono sviluppi che implicano ostilità nei confronti dei curdi. In un momento in cui la regione è sull’orlo di una guerra così grave, mentre questa guerra si sta svolgendo a est della Turchia, le dichiarazioni dei ministri degli esteri e della difesa turchi riflettono ancora la stessa rigida mentalità che persiste da decenni. In altre parole, ovunque ci sia un curdo, la tua unica politica è quella di opporti a lui.

Sezai ha anche fatto riferimento agli esempi di Siria e Iraq, affermando che la politica estera della Turchia non è andata oltre una presa di posizione contro i curdi che vivono al di fuori dei suoi confini e che le politiche anti-curde hanno persino portato Ankara a schierarsi al fianco di Israele.

Ha aggiunto: “Invece di interpretare gli sviluppi nel Kurdistan orientale (Rojhilat) e in Iran dalla giusta prospettiva, la Turchia concentra ancora una volta tutta la sua attenzione e le sue energie nel posizionarsi contro il Kurdistan e i curdi in Iran.

Lo sappiamo già dalla Siria, e ancor prima dall’Iraq. Sappiamo quale ruolo ha svolto la Turchia durante i processi di costruzione nel Kurdistan meridionale (Başur) e come si sono sviluppate le relazioni in seguito.

In Siria, abbiamo visto le relazioni instaurate con Assad, e dopo Assad con Sharaa, e persino come, a causa delle politiche anti-curde in Siria, la Turchia si sia ritrovata a schierarsi al fianco di Israele. Oggi vediamo la stessa cosa riguardo all’Iran. Purtroppo la politica estera della Turchia non è mai andata oltre una posizione contro i curdi che vivono al di fuori dei suoi confini. E non l’ha ancora fatto.

Una politica sincera è essenziale per una pace duratura con i curdi

Sezai Temelli ha affermato che in Turchia si stanno verificando sviluppi volti a costruire una pace duratura tra turchi e curdi, ma ha sottolineato che una politica sincera è necessaria per una pace duratura.

Ha inoltre affermato: “In Turchia si stanno verificando sviluppi per costruire una pace duratura tra turchi e curdi all’interno dei confini turchi. Tuttavia questa questione non può essere confinata all’interno dei confini. Per questo motivo è necessario prendere in considerazione anche i curdi al di fuori dei confini e adottare politiche realistiche, genuine e sincere al riguardo. Se interpretiamo correttamente le dichiarazioni rilasciate dal signor Öcalan il 27 febbraio 2025 e il 27 febbraio 2026, esse evidenziano la necessità di passare da un discorso di fratellanza a un quadro giuridico e di stabilire le basi di tale base giuridica. Ciò che chiamiamo diritto è anche il luogo in cui vengono determinate le vostre politiche”.

Sezai ha aggiunto che in questo contesto, la Turchia deve abbandonare i suoi passati approcci ostili e ha affermato: “Se siete sinceramente intenzionati a creare una pace duratura, non potete più guardare i curdi al di fuori dei vostri confini attraverso la stessa lente. Pertanto, invece del concetto di “terrore” e degli approcci ostili del passato, dovete riconoscere che il quadro giuridico che state cercando di stabilire in questo Paese dovrebbe costituire anche la base della vostra politica estera e interna. Purtroppo, non lo vediamo. E poiché non lo vediamo, questo approccio aumenterà i rischi sia nella regione che in Turchia. Oggi, i curdi sono il bersaglio del regime iraniano.

È necessario schierarsi al fianco dei curdi presi di mira dal regime iraniano e difendere il Kurdistan orientale. Se non lo farete, metterete a rischio la vita di tutti i popoli della regione, in particolare del popolo curdo. Questa è la nostra aspettativa dalla Turchia. La Turchia deve ora trarre le necessarie lezioni dal passato e non deve ripetere gli stessi errori ancora una volta.

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Öcalan invia una lettera al movimento delle donne curde: il soggetto fondatore della società è la donna


In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo, il leader curdo incarcerato Abdullah Öcalan ha rivolto un messaggio dettagliato al movimento femminile curdo. Nella dichiarazione, pubblicata dal coordinamento del Partito delle donne libere del Kurdistan (Partiya Azadiya Jinên Kurdistanê, PAJK), ha sottolineato il ruolo storico delle donne come soggetto fondante della società e ha chiesto una più forte organizzazione politica all’interno del movimento femminile.

La lettera di Öcalan recita quanto segue:

Ognuno ha una visione soggettiva delle donne, una passione, una maledizione. O una cecità. Se dobbiamo parlare di qualcosa di divino in questo mondo, mi sembra più corretto, persino necessario, che sia di origine femminile. Ciò che mi stupisce è che l’uomo abbia sconsideratamente utilizzato il suo intero monopolio di conoscenza e potere per schiavizzare le donne.

Il fatto che egli abbia consumato le donne spiritualmente e fisicamente a tal punto senza riconoscere alcuna regola etica o politica mi impone la necessità di comprenderlo come la questione filosofica più fondamentale. C’è una necessità più grande di quanto si creda di una filosofia, di una filosofia scientifica, e persino di un approfondimento dello studio della religione e della mitologia per far luce su questo tema. E con ciò, diventa necessario rivelare la vera etica ed estetica umana, la costruzione della sfera politica e quindi l’istituzionalizzazione della società democratica, rendendola l’oggetto fondamentale della sociologia e quindi della gineologia. Vorrei rispondere alla nota affermazione di Karl Marx: “Nulla di ciò che è umano mi è estraneo”, con le parole: “L’essere umano in quanto donna mi interessa ancora di più”.

Il fatto che il cosiddetto socialismo reale scientifico guardasse alle donne con tale cecità non è stata solo una delle ragioni più importanti del suo crollo, ma anche la prova di quanto profondamente si fosse radicato il concetto di schiavitù dell’uomo.

Mentre cercavamo modi per superare il socialismo reale, un criterio fondamentale divenne per me decisivo: essere socialisti può nascere solo dall’instaurazione di un autentico rapporto di libertà con le donne. Inoltre, diventare veramente umani e staccarsi dalla mera naturalità del regno animale è possibile solo sulla base di un rapporto con le donne fondato su uguaglianza, libertà e principi etici ed estetici.

Sistema di omicidio sociale basato sulle caste

Nel mio ultimo manifesto volevo esprimere che all’origine di quello che chiamo il sistema di omicidio sociale basato sulle caste c’è la distruzione dell’anima delle donne, mentre la modernità capitalista ha ridotto i loro corpi a una condizione peggiore di quella di un cadavere.

Sapete bene che le donne dicono spesso: “Mi avete portato via l’anima e il corpo”. Questa espressione ha un profondo significato storico ed è da tempo parte di un’espressione collettiva dell’esperienza. Un’altra conclusione centrale del mio manifesto riguarda la necessità di ridefinire la sociologia. A mio avviso, la sociologia non può essere definita una scienza della società in senso stretto. Questo perché la società, in quanto seconda natura, possiede una dimensione di significato derivante dalla sua infinita relazionalità che non può essere colta come oggetto di indagine scientifica.

Certi aspetti possono essere effettivamente esaminati scientificamente, come la base economica sottolineata da Karl Marx e Friedrich Engels, la struttura sociale nel senso descritto da Max Weber, o le strutture identitarie e normative analizzate da Émile Durkheim. Tuttavia l’ampio “mondo di significato” della natura sociale non può essere catturato appieno in questo modo. Anche se lo si affronta analiticamente, il risultato può piuttosto essere inteso come una pratica etico-estetica, come un’arte della convivenza politica e sociale. Con questo non mi riferisco certo alla presunta “arte” e gli anni a venire saranno densi di significato e vi condurranno a salpare verso l’amore e l’affetto. Con rispettosi saluti, prodotta dalla modernità capitalista all’interno della sua industria culturale, che in realtà assomiglia più a un mattatoio culturale.

Dal sistema sociale materno al patriarcato

In base alla tesi marxista secondo cui “la storia è una storia di lotte di classe”, sono giunto a un’altra definizione: tutta la storia, compreso il periodo precedente alla scrittura, può essere intesa come una tensione tra comune e stato emersa dalla divisione delle strutture originarie dei clan.

Il fenomeno della comunalizzazione, il cui esame e spiegazione approfonditi richiederebbero un’analisi approfondita, si sviluppò essenzialmente come una forma di società matriarcale. I reperti archeologici indicano che – favorito principalmente da fattori geografici e da una flora e una fauna adatte – si sviluppò lungo l’asse Zagros-Taurus e risale a circa 50.000-30.000 anni fa. Anche le scoperte di quel periodo, che includono numerose statuette femminili ma nessuna statua maschile, indicano questa realtà.

Fino al Neolitico, questa società materna accumulò un notevole sviluppo culturale e sociale, in particolare nei campi della lingua e delle culture vegetali e animali. Fino alle soglie della società sedentaria, l’ordine culturale dominante rimase chiaramente incentrato sulle donne. Un’indicazione di ciò si può trovare, ad esempio, nell’elemento femminile della radice di molte lingue e nella cultura Ma.

In una fase successiva, tuttavia, la “banda” maschile, che aveva acquisito sempre maggiore esperienza e potere nell’uccisione degli animali, ottenne l’accesso a questa ricchezza sociale.

Dalla caccia agli animali, alla fine si rivoltò contro il mondo femminile stesso. In primo luogo, uccise i parenti maschi – soprattutto zii e adolescenti maschi – che erano sotto la protezione delle donne, appropriandosi delle loro risorse sociali. In seguito, soggiogò e rese schiave le donne. In sostanza, ciò significò la distruzione dell’anima femminile.

In questo modo emerse il “dio maschile”. La religione originaria della dea naturale lasciò il posto alla religione celeste del dio maschile. Gli sviluppi successivi possono essere facilmente rintracciati nella mitologia sumera e nella storia successiva delle religioni monoteiste. Il conflitto mitologico tra Enki e Inanna, così come le narrazioni dell’Epopea di Gilgamesh, riflettono questa trasformazione. Da allora fino ai giorni nostri, letteratura, politica e sociologia hanno essenzialmente espresso questa forma mascolinizzata ed egemonica dell’uomo.

Il “progetto donna” e la sua attuazione pratica

Ciò che mi stupisce è il fatto che per tutta la storia della civiltà abbiamo mantenuto, e persino insistito, su una struttura di coscienza e sentimento così cieca di fronte a una verità che in realtà avrebbe dovuto essere relativamente facile da riconoscere e comprendere.

È quindi responsabilità dell’analisi sociale, in particolare della gineologia e della sociologia, ma anche di un nuovo socialismo (un socialismo dopo il socialismo reale) e dell’arte, rendere visibile questa realtà, concettualizzarla teoricamente e inserirla nei processi di rinnovata trasformazione sociale.

Care compagne, quando ho detto che il mio “progetto femminile” poteva considerarsi sostanzialmente concluso, intendevo proprio questa elaborazione concettuale. Ma ora mi attende un enorme compito pratico: l’attuazione e la realizzazione di questa prospettiva nella vita sociale. Il crescente interesse e le numerose domande da parte di compagne e amiche mi spingono chiaramente verso nuove ricerche e riflessioni. Allo stesso tempo, è chiaro che il mio posto e le mie attuali condizioni non sono sufficienti, in termini di comunicazione, per rispondere adeguatamente a tutte queste domande.

Storicamente il soggetto fondatore della società è la donna

Il processo che stiamo vivendo è un processo in cui le donne possono assumere un ruolo ancora più attivo. La ricostruzione dell’ordine sociale sarà plasmata sotto la guida delle donne. Anche storicamente, le donne sono il soggetto fondante della società.

La socializzazione si forma attorno alle donne e attraverso le loro azioni. Questa è una realtà sociologica. Le donne possiedono un potenziale – sia in termini di consapevolezza della libertà che di livello di organizzazione – che consente loro di assumere un ruolo di primo piano nel processo di ricostruzione sociale.

Pertanto gli sforzi volti ad approfondire, mobilitare e attivare concretamente questo potenziale, trasformandolo da semplice capacità in reale efficacia, dovrebbero diventare la preoccupazione centrale delle organizzazioni femminili. L’attuale processo offre condizioni favorevoli affinché le donne possano liberarsi, contribuendo al contempo alla liberazione della società.

Organizzazione politica ed etica delle relazioni

La forza fondamentale di questo processo sono le donne. Pertanto è necessario che le donne politicizzino ulteriormente la propria esistenza e si considerino come soggetti politici autonomi. Invece di approcci puramente emotivi, sta acquisendo importanza una forma di divenire-donna in cui la dimensione politica assume sempre più importanza. Senza realtà politica, non è nemmeno possibile respirare. Questo è di grande importanza e credo fermamente che sarete all’altezza di questo compito.

La nostra linea ideologica di liberazione femminile è ben nota. Le donne hanno già raggiunto un livello considerevole in termini di libertà e organizzazione. Tuttavia, ciò che ora è necessario è un salto di qualità: dall’ideologia della liberazione femminile a una pratica politica di liberazione femminile. In effetti, un tale sviluppo è già osservabile in molti luoghi. Sono convinta che tra voi emergeranno leader politici forti.

Sapete che non vi ho mai abbandonato. Sono convinto che proprio in questo risieda l’espressione più realistica di quello che chiamo amore platonico in senso sociale.

La comprensione dell’amore da parte di un socialista e il suo atteggiamento nei confronti delle relazioni tra donne e uomini ne rivelano la personalità. Deve essere chiaro che il sentimento commercializzato come “amore” dal sistema di sterminio sociale basato sulle caste è organizzato in modo tale da garantire la continuazione della schiavitù delle donne.

L’idealizzazione di ciò che non può essere realizzato

Anche il concetto di “amore platonico” che utilizzo non deve essere frainteso. L’amore platonico significa l’idealizzazione di ciò che non può essere realizzato nella pratica. L’idealismo dell’amore platonico è più prezioso del realismo dell’amore pratico. Potete dirigere la vostra attenzione verso questo. Non dovreste orientare la vostra mente e il vostro cuore verso la realizzazione dell’amore pratico. Dovremmo scegliere l’amore platonico, perché la realizzazione dell’amore pratico è piena di insidie.

Infine vorrei sottolineare che considero i vostri sviluppi significativi e li considero un’“epoca di eroismo femminile”. Mi congratulo con voi per questo. Il vostro stile di vita eroico è profondamente etico ed estetico; rappresenta la risposta più forte del nostro tempo al sistema di omicidio sociale basato sulle caste. La questione centrale riguarda come possa essere plasmata una nuova vita umana. Senza raggiungere i veri segreti della vita attraverso le donne, non sarà possibile comprendere il linguaggio dell’universo.

A tutti voi, in particolare a voi, ma anche a tutti gli amici che sollevano domande, auguro che l’anno prossimo e gli anni a venire siano ricchi di significato e vi conducano a salpare verso l’amore e l’affetto. Con i miei rispettosi saluti.

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KCK: Le donne sono diventate una forza sociale che agisce nella lotta per la libertà e la democrazia


Dall’inizio del XX secolo, l’8 marzo è celebrato in tutto il mondo come Giornata internazionale della donna lavoratrice. Oggi, 8 marzo, è il culmine dell’espressione di solidarietà e della lotta per la libertà di tutte le donne. Pertanto celebriamo l’8 marzo e rispettiamo e rendiamo omaggio con gratitudine a tutte le donne che hanno reso l’8 marzo una così grande giornata di libertà.

Tutti i sistemi di sfruttamento e oppressione hanno avuto origine con la trasformazione delle donne in schiave e colonie da parte di assassini basati sulla casta. Il dominio maschile sulle donne è stato l’inizio di ogni male. L’intensificazione dell’oppressione contro le donne ha aumentato lo sfruttamento e l’oppressione in tutta la società. La trasformazione delle donne in regine delle merci, operata dalla modernità capitalista, ha portato la società e l’umanità sull’orlo della distruzione.

Con la presa di coscienza di questa profonda schiavitù e di questa intensificata oppressione, le donne sono diventate una forza sociale che agisce nella lotta per la libertà e la democrazia.

La presa di coscienza della profonda schiavitù e dell’intensificarsi dell’oppressione ha scatenato una potente energia rivoluzionaria nelle donne. Con la loro richiesta di libertà e democrazia che si rafforza ogni 8 marzo, le donne sono diventate una forza rivoluzionaria globale che intensifica la propria lotta giorno dopo giorno. Oggi, il conflitto di genere è diventato il conflitto sociale più completo e profondo.

Con l’introduzione dell’ideologia della liberazione delle donne da parte del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan nel 1998, si è verificato un balzo in avanti nella lotta per la libertà delle donne. L’ascesa della lotta per la libertà, iniziata tra le donne curde, ha rapidamente acquisito slancio per lo sviluppo della lotta per la libertà delle donne in tutto il mondo. La lotta per la libertà delle donne, che ha acquisito un fondamento ideologico-teorico, è diventata una forza invincibile. Con questo livello ideologico e teorico, la lotta per la libertà delle donne continuerà a svilupparsi ogni giorno e porterà senza dubbio tutta l’umanità a una vita libera e democratica.

Oggi le forze di liberazione delle donne stanno portando avanti una lotta unitaria in tutto il mondo. Sono diventate la componente più forte della lotta comunista internazionale con la Confederazione Democratica Mondiale delle Donne. Con la loro energia rivoluzionaria, le donne svolgeranno anche un ruolo di primo piano nella realizzazione di una società socialista democratica.

In quest’epoca in cui la modernità capitalista ha creato pessimismo nell’umanità, le donne sono diventate la speranza di tutta l’umanità. La lotta per la libertà delle donne è una forza rivoluzionaria che brucerà il pessimismo e ogni forma di oscurità. In un processo in cui il sistema modernista capitalista dominato dagli uomini ha cercato di mettere a tacere e neutralizzare tutte le forze opposte, la lotta per la libertà delle donne è diventata l’avanguardia della lotta contro il sistema dominato dagli uomini.

L’efficacia della lotta per la libertà delle donne è stata dimostrata nelle rivolte di “Jin Jiyan Azadî” e nella ribellione mostrata dalle donne con le loro trecce. Queste lotte sono state rapidamente abbracciate dalle donne di tutto il mondo. In Cile, nel 2019, le proteste delle donne con la danza sono diventate rapidamente un atteggiamento adottato in tutto il mondo.

Il fatto che la violenza contro le donne sia aumentata in tutto il mondo è espressione della paura provata dal sistema maschilista di fronte alla lotta per la libertà delle donne. Gli attacchi individuali contro le donne sono espressione dell’atteggiamento del sistema maschilista nei confronti della lotta per la libertà delle donne, rappresentata da singoli individui. Pertanto, eliminare la pressione sulle donne richiede una lotta contro il sistema maschilista.

In questo momento è in corso la Terza Guerra Mondiale, incentrata sul Medio Oriente. Le guerre vengono legittimate e normalizzate con vari pretesti. Il sistema capitalista modernista sta distruggendo la natura e la società. La fonte di ogni violenza è il dominio sulle donne e la violenza perpetrata contro di loro. La radice e l’origine delle guerre è il dominio maschile sulle donne.

Tutte le forme di coercizione e violenza sono create dalla mentalità dominata dagli uomini. Le guerre non possono essere risolte senza eliminare il dominio e l’oppressione sulle donne. Pertanto, promuovere la lotta per la libertà delle donne sarà decisivo per porre fine alle guerre. Chi non vuole la guerra deve prendere parte alla lotta per la libertà delle donne.

Poiché la fonte delle guerre è il sistema dominato dagli uomini, le donne sono sempre state contrarie alla guerra e difensore della pace. Questa è anche una dimensione importante del programma di lotta per la libertà delle donne.

Allo stesso tempo, anche gli uomini sono schiavi del sistema maschilista. È il sistema maschilista che corrompe gli uomini e li rende moralmente ed eticamente problematici. A questo proposito, tutti gli uomini devono partecipare alla lotta delle donne per la libertà, creando un cambiamento nella propria mentalità per purificarsi dalla propria corruzione e liberarsi dalla schiavitù.

Non si può essere socialisti o democratici senza partecipare alla lotta per la libertà delle donne. Sviluppare la lotta per la libertà delle donne è decisivo per il successo della lotta per la libertà del popolo curdo. Perché la passione per la libertà e la consapevolezza della democrazia si approfondiscono con la linea per la libertà delle donne. Questo rafforza la lotta per la libertà e la democrazia in ogni modo e ne garantisce il successo.

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, che ha dato un contributo senza pari alla lotta per la libertà delle donne e ha compiuto grandi sforzi per sconfiggere il sistema dominato dagli uomini, ha avviato il “Processo di pace e società democratica”, che continuerà a dare grande potere alla lotta per la libertà delle donne. L’obiettivo è creare una vita libera e democratica in Kurdistan, Turchia e Medio Oriente attraverso la pace e una società democratica.

La lotta per “pace e società democratica” è di grande interesse per le donne. Quando questo processo procederà in linea con il suo scopo, il nostro popolo, tutti i popoli e le donne in particolare ne trarranno beneficio. Da questa prospettiva, le donne dovrebbero assumere un ruolo guida nella lotta per “pace e società democratica”, avviata dal più grande contributore alla lotta per la libertà delle donne.

Per lo sviluppo del processo di pace e società democratica, è fondamentale che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan sia libero nelle sue condizioni di vita e di lavoro. A questo proposito, le donne dovrebbero essere in prima linea nella lotta per la libertà fisica del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Un obiettivo importante della lotta dell’8 marzo di quest’anno dovrebbe quindi essere la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. La libertà del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan darà inizio a un periodo in cui la lotta per la libertà delle donne farà passi da gigante non solo in Medio Oriente, ma in tutto il mondo. Crediamo che questo 8 marzo ci avvicinerà alla libertà del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Celebriamo l’8 marzo, giornata internazionale della donna, con le donne di tutto il mondo, e rendiamo omaggio con entusiasmo alla lotta delle donne per la liberazione dell’umanità intera.

Co-Presidenza

del Consiglio Esecutivo della KCK

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I 45 anni di lotta di Kewê Işık


Nonostante la repressione statale e le innumerevoli detenzioni subite nel corso della sua vita, la Madre della Pace Kewê Işık, che ha continuato la sua lotta per 45 anni, è diventata una delle figure simbolo della ricerca della pace e della giustizia in Kurdistan attraverso la sua lotta e le sue testimonianze.

Nata nel villaggio di Qaçet, distretto di Elkê (Beytüşşebap) di Şirnex, la vita di Kewe Işık è una lunga storia di resistenza che porta le cicatrici del conflitto nella regione curda. Dopo essersi sposata, Kewe Işık si è stabilita nel villaggio di Bilisava, distretto di Payîzava di Van, ma è stata costretta ad abbandonare la sua casa negli anni ’90 a causa della crescente pressione statale e dell’imposizione di compiti di guardia al villaggio. Dopo che il suo villaggio è stato svuotato, Kewe Işık e la sua famiglia si sono stabiliti nel capoluogo del distretto, per poi essere costretti a trasferirsi a Van.

Con l’adesione del figlio Hamit Işık al PKK, Kewê Işık si è trasformata da madre in attesa a partecipante attiva nella lotta per la pace. Membro del movimento delle Madri della Pace di Van, Kewê Işık è stata in prima linea in ogni azione ed evento per 45 anni. Durante questo periodo, è stata ripetutamente arrestata, sottoposta a violenze e ha affrontato numerose indagini. Nonostante tutto, non si arrende mai e crede che la pace sia possibile. Abbiamo parlato con Kewê Işık della sua lotta, delle celebrazioni del Newroz a cui ha assistito e della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo.

La lotta per l’esistenza e l’identità

Kewê Işık ha sottolineato di essere stata sottoposta per tutta la vita a politiche repressive da parte dello Stato, ma ha affermato che, nonostante tutte le pressioni, la sua lotta si è fatta più forte giorno dopo giorno. Kewê Işık, affermando che lo spirito di resistenza a cui ha assistito durante le celebrazioni del Newroz continua, ha detto: “Siamo stati costretti a migrare a Van perché non accettavamo il sistema delle guardie del villaggio. I nostri villaggi sono stati bruciati. Negli anni in cui siamo arrivati ​​a Van, la nostra lotta per l’esistenza e l’identità è diventata ancora più forte. Prima che il signor Öcalan fosse fatto prigioniero, eravamo soliti celebrare il Newroz nei quartieri. Bruciavamo pneumatici e danzavamo intorno al fuoco. Raccoglievamo stivali e scarpe di gomma nera nei villaggi per il fuoco del Newroz. Li conservavamo e li bruciavamo durante le celebrazioni del Newroz. Un giorno, i giovani del quartiere si sono riuniti, hanno preso le ginestre e gli stivali di gomma nera che avevamo raccolto e hanno acceso il fuoco del Newroz. C’era la casa di una guardia del villaggio proprio dove era stato acceso il fuoco. Ogni volta che accendevamo il fuoco, lo spegnevano. Non importava quanto cercassero di spegnerlo, continuavo a riaccenderlo e, infine, abbiamo impilato 12 pneumatici uno sopra l’altro e abbiamo alimentato le fiamme. Alla fine, non sono riusciti a sconfiggerci e a spegnere il fuoco che avevamo acceso. Migliaia di persone si sono radunate attorno al fuoco. Vedendo ciò, lo Stato ha inviato elicotteri, ha fatto irruzione nel quartiere e ha arrestato molte persone.”

“Era un altro giorno del Newroz e tutti si accalcarono nell’edificio della festa. L’edificio era così pieno che pensammo che sarebbe crollato. A quel tempo, i festeggiamenti per il Newroz erano vietati. Avevamo riempito tutti e tre i piani dell’edificio. Temendo che crollasse, uscimmo e continuammo i festeggiamenti. Lo Stato ci circondò e ci aggredì. Fecero irruzione nell’edificio della festa. C’era una sartoria di fronte all’edificio. Mi nascosi lì, mi avvolsi in un rotolo di stoffa, così non mi poterono trovare durante l’irruzione. Poi i giovani si radunarono di nuovo e continuarono i festeggiamenti per il Newroz nei quartieri. Bloccarono le strade del quartiere, non permettendoci di entrare. Riuscimmo a entrare nel quartiere attraverso i varchi e le colline. Non appena eravamo entrati, abbiamo riacceso il fuoco. La polizia fece irruzione nel quartiere e ci aggredì. Quel giorno, presero tutti i giovani del quartiere, li picchiarono e li torturarono”, ha affermato raccontando i vecchi tempi.

Riguardo l’8 marzo

Kewê Işık, affermando di essersi preparata per la Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo, con giorni di anticipo ha dichiarato: “A quei tempi, un giorno prima dell’8 marzo, preparavamo i dolci in casa. Stendevamo grandi impasti e li farcivamo di noci. Mettevamo anche una perlina blu all’interno di ogni dolce. Questi dolci venivano serviti sul tavolo della colazione l’8 marzo. Chiunque trovasse il dolce con la perlina avrebbe acquisito forza e saggezza. Indipendentemente dall’età, l’8 marzo salivamo sui tetti, accendevamo fuochi e danzavamo l’halay. Quel giorno, venivano stesi tappeti sui tetti e tutto il quartiere mangiava insieme. Dopo aver mangiato, danzavamo di nuovo l’halay. Quel giorno, tutte le donne indossavano abiti tradizionali e il velo. La polizia faceva irruzione nel quartiere e ci colpiva con acqua a pressione. Per 4-5 anni, abbiamo festeggiato nei quartieri in questo modo, temendo le incursioni della polizia”.

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PJAK: La libertà delle donne è essenziale per costruire una società democratica e giusta


Il PJAK ha rilasciato una dichiarazione in occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo.

Il Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK) ha rilasciato una dichiarazione in occasione della Giornata internazionale della donna. Nella dichiarazione, il PJAK si è congratulato con le donne, in particolare con le donne democratiche e che cercano la libertà, e ha sottolineato l’importante ruolo delle donne nel cambiamento sociale e politico in Iran e nel Rojhelat. Il partito ha evidenziato lo slogan “Donna, Vita, Libertà” e ha affermato che la libertà delle donne è essenziale per costruire una società democratica e giusta.

“Nel prossimo periodo, l’Iran e il Kurdistan orientale diventeranno senza dubbio terre di donne libere. Sebbene i movimenti femministi in tutto il mondo continuino a basarsi su consapevolezza ideologica e nuove prospettive, oggi un sistema dominante basato su principi anti-donna controlla la vita e il mondo. Questo sistema non riconosce le donne come esseri umani uguali e le tratta come un secondo genere. In un mondo del genere, il progresso tecnologico, artistico e scientifico, così come il potere politico e sociale, vengono spesso utilizzati dal sistema dominante per mantenere le donne oppresse. Pertanto, in tali condizioni, la lotta quotidiana è necessaria”.

“Nell’Iran odierno, uno dei sistemi più ostili alle donne della regione, il governo è stato plasmato da valori patriarcali. Per oltre quattro decenni, la società è andata verso la distruzione perché alle donne è stata negata la libertà. Quasi tutto è stato trasformato in uno strumento contro le donne.

Tuttavia, non c’è dubbio che la società in Iran e nel Rojhelat abbia ormai raggiunto un livello di consapevolezza sufficiente per una rivoluzione guidata dalle donne. Oggi, la rivoluzione dei popoli dell’Iran, in particolare la rivoluzione “Donna, Vita, Libertà”, ha raggiunto una fase importante. Nell’ultimo mese di gennaio, la società ha assistito ancora una volta a un’ondata di consapevolezza e protesta.

Ciò dimostra che la fine dell’oppressione contro la società e le donne sta diventando visibile. La Repubblica Islamica anti-femminista sta raggiungendo la sua fase finale. È diventato più chiaro che un nuovo Iran può realizzare un sistema che rispetti la sua diversità solo se costruito sul principio di “Donna, Vita, Libertà”.

Il PJAK sottolinea che “in questo momento storico, in cui l’Iran si trova di fronte a una grande trasformazione e si avvicina un cambio di regime, il destino delle donne e il loro diritto alla libertà sono una priorità assoluta per il nostro partito. Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele hanno accelerato il processo di cambiamento in Iran. Tuttavia, ciò che darà forma a una società veramente libera è la consapevolezza e il risveglio delle persone stesse.

In questo percorso, solo la democrazia e la fondazione di una civiltà democratica possono dare alle donne il loro giusto posto in Iran e nel Kurdistan orientale. Questo inizia con il riconoscimento del diritto delle donne a partecipare alla politica, alla gestione e all’amministrazione della società, perché le donne sono state una delle forze principali della nuova rivoluzione in Iran. Questo sarà anche un test importante per il futuro dell’Iran. In un nuovo Iran, il futuro della società, delle donne e dell’ambiente deve essere posto al centro di tutte le politiche e i programmi. Una società veramente libera dovrebbe essere misurata dalla libertà di questi tre pilastri, in particolare della libertà delle donne. Pertanto, una grande prova storica attende le società dell’Iran e del Kurdistan orientale.

Il PJAK ha affermato di “restare fedele a questi principi per garantire i diritti naturali delle donne e continuare a lottare per essi. Il cambiamento dovrebbe iniziare con il rilascio delle prigioniere politiche in Iran. Utilizzando i risultati del movimento di liberazione curdo, si può costruire un Medio Oriente più bello.

Oggi, le donne curde in Medio Oriente non solo hanno forti organizzazioni sociali, ma anche proprie forze rivoluzionarie e di guerriglia. Queste organizzazioni operano sulla base del paradigma di una società democratica ed ecologica incentrata sulla libertà delle donne.

Sono diventate fonte di ispirazione e sostegno per i popoli della regione e per le donne amanti della libertà in tutto il mondo. Il progresso delle donne curde va oltre le attuali condizioni di misoginia e arretratezza politica che dominano molti stati della regione. Questi risultati sono stati ottenuti attraverso decenni di lotta e duro lavoro e sono preziosi per i popoli della regione, in particolare per il popolo curdo.

Il Partito per la Vita Libera del Kurdistan “si congratula ancora una volta con tutte le donne, in particolare con quelle che lottano per la libertà e la democrazia, in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Invitiamo tutti i membri consapevoli della società a onorare e celebrare questa giornata. Una società misogina e arretrata è una società dominata dagli uomini, e una tale struttura non ha più senso per il popolo curdo.

La coincidenza della trasformazione storica dell’Iran con i giorni a ridosso dell’8 marzo è molto significativa. La libertà delle donne in un Iran cambiato è la condizione principale per tutte le altre libertà. La libertà del popolo curdo e la libertà delle donne sono strettamente connesse

La forza del nostro movimento deriva dalla lotta unita del nostro popolo, delle donne e dalla leadership di Abdullah Öcalan. D’ora in poi, attraverso la lotta, l’unità nazionale e democratica e l’organizzazione della società, è possibile raggiungere la piena libertà.”

La dichiarazione prosegue: “Nell’Iran odierno, uno dei sistemi più ostili alle donne della regione, il governo è stato plasmato da valori patriarcali. Per oltre quattro decenni, la società è andata verso la distruzione perché alle donne è stata negata la libertà. Quasi tutto è stato trasformato in uno strumento contro le donne.

Tuttavia, non c’è dubbio che la società in Iran e nel Rojhelat abbia ormai raggiunto un livello di consapevolezza sufficiente per una rivoluzione guidata dalle donne. Oggi la rivoluzione dei popoli dell’Iran, in particolare la rivoluzione “Donna, Vita, Libertà”, ha raggiunto una fase importante.

Nell’ultimo mese di gennaio, la società ha assistito ancora una volta a un’ondata di consapevolezza e protesta. Ciò dimostra che la fine dell’oppressione contro la società e le donne sta diventando visibile. La Repubblica Islamica anti-femminista sta raggiungendo la sua fase finale. È diventato più chiaro che un nuovo Iran può realizzare un sistema che rispetti la sua diversità solo se costruito sul principio di “Donna, Vita, Libertà”.

Il PJAK ha sottolineato che “in questo momento storico, in cui l’Iran si trova di fronte a una grande trasformazione e si avvicina un cambio di regime, il destino delle donne e il loro diritto alla libertà sono una priorità assoluta per il nostro partito. Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele hanno accelerato il processo di cambiamento in Iran.

Tuttavia, ciò che darà forma a una società veramente libera è la consapevolezza e il risveglio delle persone stesse. In questo percorso, solo la democrazia e le fondamenta di una civiltà democratica possono dare alle donne il loro giusto posto in Iran e nel Kurdistan orientale. Questo inizia con il riconoscimento del diritto delle donne a partecipare alla politica, alla gestione e all’amministrazione della società, perché le donne sono state una delle forze principali della nuova rivoluzione in Iran.

Questo sarà anche un test importante per il futuro dell’Iran. In un nuovo Iran, il futuro della società, delle donne e dell’ambiente deve essere posto al centro di tutte le politiche e i programmi. Una società veramente libera dovrebbe essere misurata dalla libertà di questi tre pilastri, in particolare della libertà delle donne. Pertanto, una grande prova storica attende le società dell’Iran e del Kurdistan orientale.

Il PJAK ha affermato di “restare fedele a questi principi per garantire i diritti naturali delle donne e continuare a lottare per essi. Il cambiamento dovrebbe iniziare con il rilascio delle prigioniere politiche in Iran. Utilizzando i risultati del movimento di liberazione curdo, si può costruire un Medio Oriente più bello. Oggi, le donne curde in Medio Oriente non solo hanno forti organizzazioni sociali, ma anche proprie forze rivoluzionarie e di guerriglia. Queste organizzazioni operano sulla base del paradigma di una società democratica ed ecologica incentrata sulla libertà delle donne.

Sono diventate fonte di ispirazione e sostegno per i popoli della regione e per le donne amanti della libertà in tutto il mondo. Il progresso delle donne curde va oltre le attuali condizioni di misoginia e arretratezza politica che dominano molti stati della regione. Questi risultati sono stati ottenuti attraverso decenni di lotta e duro lavoro e sono preziosi per i popoli della regione, in particolare per il popolo curdo.

Il Partito per la vita libera del Kurdistan “si congratula ancora una volta con tutte le donne, in particolare con le donne che lottano per la libertà e la democrazia, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Invitiamo tutti i membri consapevoli della società a onorare e celebrare questa giornata. Una società misogina e arretrata è una società dominata dagli uomini, e una tale struttura non ha più significato per il popolo curdo. La coincidenza della trasformazione storica dell’Iran con i giorni vicini all’8 marzo è molto significativa.

La libertà delle donne in un Iran cambiato è la condizione principale per tutte le altre libertà. La libertà del popolo curdo e la libertà delle donne sono strettamente connesse. La forza del nostro movimento deriva dalla lotta unita del nostro popolo, delle donne e dalla leadership di Abdullah Öcalan. D’ora in poi, attraverso la lotta, l’unità nazionale e democratica e l’organizzazione della società, è possibile raggiungere la piena libertà.

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Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione per l’8 marzo


Pervin Buldan, membro della delegazione di İmralı, ha annunciato che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione per la Giornata internazionale della donna, che verrà letta durante i raduni dell’8 marzo.

Pervin Buldan, deputata del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) e membro della delegazione di İmralı, parlando a JIN TV, ha annunciato che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan invierà un messaggio in occasione della Giornata internazionale della donna. Ha affermato che Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione e che questa verrà letta durante i raduni dell’8 marzo.

Pervin Buldan ha dichiarato: “Come delegazione abbiamo incontrato due nuovi ministri per discutere del processo. Con il ministro della giustizia, abbiamo discusso della legge che verrà introdotta; abbiamo appreso che loro e noi siamo in fase di preparazione. Abbiamo deciso di riunirci e consultarci sui preparativi prima che la proposta venga presentata alla commissione. Hanno affermato di aver valutato positivamente la proposta. Dopo le festività la legge passerà alla commissione che preparerà una relazione dando alla questione una forma più concreta. Ci aspettiamo che, una volta raggiunta la Commissione Giustizia, la presentazione all’Assemblea Generale sia prevista per la fine di aprile o l’inizio di maggio”.

Ha aggiunto: “Abbiamo discusso la questione dei fiduciari (Kayyum) con il ministro dell’interno. Abbiamo espresso le nostre aspettative riguardo al ritiro dei fiduciari nominati e alla volontà del popolo. Naturalmente, questa non è una decisione che può essere presa da un singolo ministro; poiché si tratta di una decisione che deve essere presa dalla volontà politica, abbiamo ricordato loro le loro responsabilità e i loro doveri. Abbiamo informato il pubblico degli incontri avuti con entrambi i ministri e abbiamo espresso loro le nostre aspettative e opinioni”.

Dichiarazione delle donne

Ha dichiarato: “Abbiamo incontrato Abdullah Öcalan l’ultima volta il 16 febbraio. Durante quell’incontro volevamo conoscere il suo punto di vista sull’8 marzo, ma lui ha detto che stava facendo preparativi più approfonditi e che stava preparando una dichiarazione – una dichiarazione delle donne, una sorta di roadmap. Ha detto che l’avrebbe consegnata prima dell’8 marzo. Ci aspettiamo che questa dichiarazione ci giunga in modo tale da poter essere letta alle manifestazioni tra due giorni”.

Pervin Buldan ha concluso: “Sappiamo che Abdullah Öcalan ha lavorato intensamente sulla questione femminile. Nei nostri incontri ha espresso opinioni e proposte sulla lotta delle donne per l’uguaglianza e la libertà, su come opporsi al dominio sulle donne e su come prendere posizione di fronte ai femminicidi. Ci aspettiamo che questa dichiarazione funga da tabella di marcia per l’8 marzo. Non appena ci perverrà, leggeremo questo messaggio alle manifestazioni e nelle piazze. Abdullah Öcalan ha anche celebrato l’8 marzo di tutte le donne del mondo. Con questa dichiarazione darà messaggi importanti”.

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Newroz 2026- Centro socio culturale Ararat


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Come da oltre un secolo, celebriamo il Newroz, all’ombra di pesanti sacrifici, sofferenze e violenza che in questi giorni tesi coinvolgono fortemente anche l’Iran. Ma come abbiamo imparato dal mitologico fuoco del Newroz, acceso da Kawa il Fabbro e dallo spirito di resistenza dei suoi seguaci contemporanei, questa festa non segna semplicemente l’arrivo della primavera e di un nuovo giro attorno al sole. Newroz è il nome della ribellione contro l’oppressione, della luce contro l’oscurità e della libertà contro la resa.

Accogliamo questo Newroz e vi aspettiamo numerosi.

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Quali sono i partiti curdi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) e quali sono i loro obiettivi?


Sei partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza congiunta per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Di quali partiti si tratta e quali sono i loro obiettivi?

Gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran continuano per il sesto giorno. Il 22 febbraio, cinque partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan iraniano) hanno deciso di combattere insieme sotto il nome di “Alleanza delle Forze Politiche del Kurdistan iraniano”.

I partiti politici curdi che operano nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza politica comune per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Partiti con posizioni politiche, slogan e una lunga storia di lotta diversi si sono uniti attorno a un obiettivo nazionale e hanno deciso di agire con una posizione politica comune.

Partiti che aderiscono all’alleanza

Partito della vita libera del Kurdistan (PJAK), Partito della libertà del Kurdistan (PAK), Partito democratico del Kurdistan iraniano, Organizzazione di lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat) e Komeleya Zehmetkêşan ya Kurdistanê (Comunità dei lavoratori del Kurdistan).

Ieri anche la Comunità rivoluzionaria dei lavoratori del Kurdistan iraniano ha annunciato la sua adesione all’alleanza. In una dichiarazione l’organizzazione ha affermato: “Abbiamo deciso di aderire all’alleanza per il bene del nostro popolo”. I membri dell’alleanza hanno anche annunciato di accogliere con favore questa decisione.

Tutto questo porta a sei il numero dei partiti nell’alleanza

*Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK): fondato nel 2004 il partito svolge le sue attività basandosi sulle idee del suo leader, Abdullah Öcalan. Il partito è governato da un sistema di co-presidenti. Attualmente i suoi co-presidenti sono Peyman Viyan ed Emîr Kerîmî. Il PJAK si concentra in particolare sulla liberazione delle donne e su un modello di autogoverno democratico.

*Partito democratico del Kurdistan Iraniano (HDKA): uno dei più antichi partiti politici del Rojhilatê Kurdistan. Venne fondato a Mahabad nel 1945 con lo slogan “Democrazia per l’Iran, autonomia per il Kurdistan”. Il segretario generale del partito è Mustafa Hijri.

*Partito democratico del Kurdistan Iraniano: fondato nel 1969, questo partito ha un orientamento socialdemocratico. Guidato da Abdullah Mohtadi, il partito privilegia la cooperazione con le forze di opposizione in Iran.

*Partito per la libertà del Kurdistan (PAK): Fondato nel 1991, il leader del partito è Huseyn Yezdan Pena. Lo slogan del partito è “Indipendenza del Kurdistan” e la separazione del Kurdistan Rojhilatê dall’Iran. In questo senso è considerato un partito con una linea più nazionalista e radicale rispetto ai partiti dell’alleanza.

*Comunità dei lavoratori del Kurdistan: fondata nel 2007 in seguito di una una scissione all’interno di un’altra comunità. Si concentra sui diritti dei lavoratori, sui poveri e sulla politica socialista. Il segretario generale del partito è Reza Kebî.

*Organizzazione per la lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat): fondata nel 1980, questa organizzazione è descritta come un movimento nazional-religioso. Pur sostenendo la separazione tra religione e Stato, sottolinea anche la preservazione dei valori religiosi della società curda. Il segretario generale dell’organizzazione è Babêşêx Huseynî. Si distingue come l’unica forza politica islamica all’interno dell’alleanza.

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Le forze curde negano le notizie di una presunta offensiva terrestre contro l’Iran


I media internazionali hanno riportato la notizia di una presunta offensiva di terra da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale. I partiti curdi hanno negato queste affermazioni.

Le notizie diffuse dai media internazionali su una presunta offensiva terrestre da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale sono state smentite dalle organizzazioni curde. Rappresentanti di diverse forze curde hanno dichiarato che le notizie non corrispondono alla realtà. In precedenza, diversi media internazionali avevano affermato che i combattenti curdi avevano lanciato un’operazione militare contro il regime iraniano nel Kurdistan orientale.

L’emittente israeliana i24News ha riportato, citando un funzionario statunitense, la conferma di un attacco in territorio iraniano. Anche un giornalista dell’emittente statunitense Axios ha inizialmente dichiarato sui social media di aver ricevuto conferma da un alto funzionario statunitense, ma in seguito ha cancellato il suo post. Un giornalista di Fox News ha scritto sulla piattaforma X, citando una fonte statunitense, che “migliaia di curdi iracheni” avevano lanciato un’offensiva di terra in Iran.

Tuttavia, un rappresentante del Partito per la Vita Libera del Kurdistan (PJAK) ha dichiarato ad ANF che queste affermazioni non corrispondono alla realtà. Anche il Partito Democratico del Kurdistan-Iran (PDKI) e Komala hanno respinto le segnalazioni di tali attività militari durante le apparizioni televisive. Secondo il rappresentante del PJAK, non vi sono inoltre indicazioni di movimenti di forze provenienti dal Kurdistan meridionale (regione del Kurdistan iracheno) che potrebbero essere coinvolte in tale operazione.

Anche il governo della regione del Kurdistan ha smentito. Aziz Ahmed, vice capo dell’ufficio del primo ministro, ha dichiarato in risposta al servizio di Fox News: “Non un solo curdo iracheno ha attraversato il confine. Questa notizia è completamente infondata”.

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In Iran i prigionieri curdi vengono trasferiti senza informare le loro famiglie


Kurdistan Human Rights Network ha dichiarato che 18 prigionieri curdi sono stati trasferiti da Mahabad alla prigione di Miandoab contro la loro volontà e senza informare le loro famiglie.

Ha dichiarato che i prigionieri curdi di Mahabad sono stati trasferiti segretamente nel carcere di Miandoab, situato tra Urmia e Mahabad. Un comunicato sul sito web della rete afferma che almeno 18 prigionieri curdi sono stati trasferiti mercoledì dal carcere di Mahabad al carcere di Miandoab senza alcuna notifica né a loro né alle loro famiglie.

Protesta dei detenuti

La dichiarazione afferma che la misura era stata implementata a seguito del bombardamento di una base militare vicino alla prigione di Mahabad e che altri prigionieri, le cui celle erano chiuse, avevano protestato contro quella situazione. La protesta è stata poi repressa dalle forze speciali con l’uso di gas lacrimogeni. La dichiarazione prosegue: “A circa 100 prigionieri, insieme a diversi prigionieri politici che scontavano pene brevi, è stato concesso un permesso di 15 giorni o la libertà temporanea su cauzione o con licenze commerciali. La maggior parte dei 18 prigionieri politici trasferiti erano detenuti che scontavano pene superiori ai 10 anni. Mercoledì sono stati condotti nel cortile della prigione e, poche ore dopo, trasportati alla prigione di Miandoab con un convoglio delle forze speciali”.

Nella dichiarazione si sottolinea che, con l’aumento degli attacchi aerei negli ultimi cinque giorni, le misure di sicurezza in varie prigioni del Kurdistan sono state notevolmente rafforzate.

Tutte le attività sociali sono vietate

La dichiarazione sottolinea che il numero di guardie nei reparti è stato aumentato più volte, le porte dei reparti erano chiuse a chiave e l’accesso alla palestra e alla biblioteca era vietato. Aggiunge: “Inoltre, le forze del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (Sepah) sono state dispiegate nel carcere centrale di Urmia. Durante questo periodo, centinaia di persone, per lo più arrestate per ‘crimini’ generici, sono state rilasciate condizionalmente su cauzione o hanno ottenuto licenze commerciali, o un permesso di 15 giorni”.

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Sono stati commemorati Can e Kaya, membri dell’Associazione per i diritti umani (IHD), assassinati 33 anni fa


Metin Can, capo della sezione di Xarpêt dell’Associazione per i diritti umani (İHD), e Hasan Kaya, membro dell’İHD, rapiti e assassinati sono stati commemorati nel 33° anniversario della loro morte e sono state avanzate richieste affinché i responsabili vengano identificati e assicurati alla giustizia.

La sezione di Dêrsim dell’Associazione per i diritti umani (İHD) ha commemorato Metin Can, capo della sezione di Xarpêt dell’İHD, e Hasan Kaya, membro dell’İHD, rapiti, torturati e assassinati il ​​21 febbraio 1993 e i cui corpi sono stati ritrovati sotto il ponte Dinar a Dêrsim il 27 febbraio 1993, nel 33° anniversario della loro morte.

Intervenendo a una commemorazione tenutasi presso la sede dell’IHD di Dersim, Nurşat Yeşil, co-presidente della sede dell’IHD di Dersim, ha affermato che, nonostante l’esistenza di prove contro i responsabili, non è stata intrapresa alcuna azione legale nel tempo trascorso. Nurşat Yeşil ha affermato che lo Stato deve affrontare e avviare processi di riparazione per tutti i crimini contro l’umanità, compresi gli omicidi di Metin Can e Hasan Kaya, nonché per tutte le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate.

Nurşat Yeşil ha dichiarato che continuerà la sua lotta per smascherare i veri responsabili affermando: “Questa lotta è anche una lotta contro la politica e la pratica dell’impunità. Questa lotta è una lotta per la tutela e lo sviluppo dei diritti umani”.

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Sebahat Tuncel: L’appello è un appello allo Stato affinché “intraprenda azioni politiche e legali”


Sebahat Tuncel del TJA (Movimento delle donne), che ha affermato di aver visto un duplice appello nel messaggio diffuso da Abdullah Öcalan, ha dichiarato: “Lo interpreto come duplice: in primo luogo un appello allo Stato, ovvero, affinché intraprenda le necessarie azioni politiche e legali; e in secondo luogo un appello alla società affinché faccia ciò che è necessario per vivere insieme”.

Il Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM) e la Delegazione di Imrali hanno condiviso un nuovo messaggio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan in occasione di un evento tenutosi in occasione del primo anniversario del suo Appello per la pace e una società democratica il 27 febbraio 2025. Nel suo messaggio, Abdullah Öcalan ha descritto il periodo trascorso come una “fase negativa” e ha sostenuto che il processo dovrebbe ora passare a una “fase” di costruzione positiva”.

Sebahat Tuncel del Movimento delle donne libere (Tevgera Jinên Azad-TJA), commentando il messaggio di Abdullah Öcalan, ha affermato che un processo è in corso da un anno grazie agli sforzi e al lavoro di Abdullah Öcalan. Affermando che Abdullah Öcalan ha espresso chiaramente la situazione con la sua dichiarazione Sebahat Tuncel ha affermato: “C’è un processo di pace e società democratica in corso da un anno grazie ai suoi sforzi e al suo lavoro. In questo processo, il movimento politico curdo ha adempiuto ai suoi obblighi. In sostanza, il compito e la responsabilità ora ricade sullo Stato”.

Un nuovo linguaggio un nuovo metodo

Sebahat Tuncel ha sottolineato che la responsabilità di intraprendere azioni legali spetta allo Stato affermando: “Il messaggio del signor Öcalan include anche proposte di soluzione. La sua dichiarazione contiene un linguaggio nuovo, un metodo nuovo. Ancora una volta, l’incontro dei curdi con la repubblica… Quindi questa non è una situazione unilaterale; è un punto che nasce da uno stato di ribellione e di conflitto. Questa è la parte più importante della dichiarazione. Considerando la storicità del problema, la sua gravità e le crisi che produce, anche la soluzione si impone. E il signor Öcalan sottolinea la necessità di un approccio serio a questa questione. Credo che questo sia molto importante”.

Una nuova fase

Sebahat Tuncel ha affermato che la questione curda è nata dall’esclusione dei curdi da parte della Repubblica aggiungendo: “Pertanto la riconciliazione dello Stato con i curdi e la loro inclusione nel quadro giuridico rappresentano un passo importante. Ciò è correlato all’adozione delle necessarie misure legali e politiche. Il movimento politico curdo ha dimostrato la sua serietà su questo tema. Come afferma Öcalan “Ho dimostrato la mia forza e capacità nei negoziati”. Ancora una volta, Öcalan invita lo Stato a cessare di essere un ostacolo alla democrazia. Ciò significa riconoscere i diritti di lingua, cultura e identità – non come questioni che dividono e frammentano, ma come un requisito della Repubblica, un requisito dei diritti di cittadinanza – e garantire le libertà necessarie”.

Sebahat Tuncel ha affermato: “Considero questo messaggio essenzialmente un duplice appello. In primo luogo, un appello allo Stato, affinché adotti le misure politiche e legali necessarie; e in secondo luogo, un appello alla società affinché soddisfi i requisiti della convivenza”.

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Abdullah  Öcalan: Dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione


Pervin Buldan, membro della delegazione del partito DEM di Imrali, ha letto il messaggio inviato da Abdullah Öcalan per celebrare il primo anniversario dell’inizio del processo di “Pace e società democratica” in Turchia.

Pervin Buldan ha affermato: “Con la presente presentiamo il messaggio che il signor Abdullah Öcalan ha chiesto di condividere con l’opinione pubblica in occasione dell’anniversario del suo appello del 27 febbraio per la pace e la società democratica, trasmesso durante l’incontro tenutosi con la delegazione del partito DEM di İmralı sull’isola di İmralı il 16 febbraio 2026.”

Il messaggio di Abdullah Öcalan recita quanto segue:

“Il nostro appello del 27 febbraio 2025 è una dichiarazione secondo cui, laddove la politica democratica prende vita, le armi perdono il loro significato; è una proclamazione che la scelta è stata chiaramente fatta a favore della politica, rappresentando un’integrità di principi. Siamo sostanzialmente riusciti a superare il periodo negativo della ribellione attraverso la volontà e la pratica unilaterali. Il processo che ci siamo lasciati alle spalle ha dimostrato la nostra capacità negoziale e la nostra forza per garantire la transizione dalla politica della violenza e della polarizzazione alla politica democratica e all’integrazione.

I nostri appelli, conferenze e congressi erano orientati a questo obiettivo. Le decisioni dell’organizzazione di sciogliersi e porre fine alla strategia della lotta armata hanno dimostrato una purificazione dalla violenza e una preferenza per la politica non solo ufficialmente e praticamente, ma anche mentalmente. Questa è stata allo stesso tempo una dichiarazione di pace con la repubblica a livello di coscienza politica.

Nell’ultimo anno ho trovato estremamente preziosi la volontà del Sig. Recep Tayyip Erdoğan, l’appello del Sig. Devlet Bahçeli, il contributo del Sig. Özgür Özel e gli sforzi di tutti gli altri individui e istituzioni politiche, sociali e civili che hanno apportato un contributo positivo al processo in Turchia. E ancora una volta, con grande rispetto e nostalgia, ricordo il nostro amico Sırrı Süreyya Önder.

Non può esserci un turco senza un curdo, né un curdo senza un turco. La dialettica di questa relazione ha una sua unicità storica. I testi fondativi che hanno caratterizzato la fondazione della Repubblica esprimevano l’unità di turchi e curdi. Il nostro appello del 27 febbraio è un tentativo di ravvivare questo spirito di unità e una richiesta di una Repubblica Democratica.

Il nostro obiettivo era quello di spezzare il meccanismo che si alimenta di spargimenti di sangue e conflitti. Agire in base a interessi politici ristretti e di breve termine, anziché considerare la natura storica del problema, la sua gravità e i rischi che può comportare, ci indebolisce tutti.

Tentare di perpetuare la negazione e la ribellione è un tentativo di rendere la più grande irregolarità la regola. Stiamo rimuovendo gli ostacoli alla fratellanza che si è cercato di invertire negli ultimi duecento anni e stiamo adempiendo ai requisiti della legge della fratellanza. Vogliamo discutere su come riunirci e come vivere insieme.

Ora dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione. Si apre la porta a una nuova era politica e a una nuova strategia. Puntiamo a chiudere l’era della politica basata sulla violenza e ad aprire un processo basato su una società democratica e sullo stato di diritto, e invitiamo tutti i segmenti della società a creare opportunità e ad assumersi responsabilità in questa direzione.

La società democratica, il consenso democratico e l’integrazione sono i pilastri della mentalità di questa fase positiva. La fase positiva esclude metodi di lotta basati sulla forza e sulla violenza.

Nella costruzione positiva, l’obiettivo non è quello di appropriarsi di alcuna istituzione o struttura, ma che ogni individuo nella società acquisisca la responsabilità di partecipare alla costruzione sociale. L’obiettivo è costruire insieme alla società e all’interno della società. I ​​segmenti oppressi, i gruppi etnici, religiosi e culturali possono rivendicare le proprie creazioni attraverso una lotta democratica ininterrotta e organizzata. È importante che lo Stato sia sensibile alla trasformazione democratica durante questo processo.

L’integrazione democratica è almeno altrettanto importante quanto il fondamento della Repubblica. È una chiamata che contiene altrettanta esistenza e ricchezza in termini di significato, futuro e potere. Al suo centro c’è il modello di società democratica. È l’alternativa ai metodi polarizzanti o, al contrario, assimilazionisti. La transizione verso l’integrazione democratica necessita di leggi di pace. La soluzione della società democratica, d’altro canto, prevede l’istituzione di un’architettura e di un quadro giuridico nelle dimensioni politica, sociale, economica e culturale.

La causa di molti problemi e crisi che viviamo oggi è l’assenza di uno stato di diritto democratico. Basiamo il nostro approccio su una soluzione giuridica delineata da una politica democratica. Abbiamo bisogno di un approccio che lasci spazio a una società democratica, che lasci spazio alla democrazia e che stabilisca solide garanzie giuridiche a tal fine.

Il rapporto di cittadinanza non dovrebbe fondarsi sull’appartenenza a una nazione, ma sul legame con lo Stato. Sosteniamo una cittadinanza libera fondata sulla libertà di religione, nazionalità e pensiero. Proprio come la religione e la lingua non possono essere imposte, nemmeno la nazionalità dovrebbe esserlo. Un rapporto di cittadinanza costituzionale basato sui confini democratici e sull’integrità dello Stato comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi.

Oggi, nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia. Fluttuazioni, tensioni e crisi sono temporanee; la democrazia è ciò che alla fine sarà permanente. Il nostro appello mira a trovare una soluzione al problema della convivenza e allo stato di crisi che ne deriva, non solo in Turchia ma in Medio Oriente. Difendiamo il diritto di tutti coloro che hanno subito ingiustizie a esistere e a esprimersi liberamente.

Le donne sono in prima linea tra le forze sociali senza le quali nessuna società o stato può sostenersi. Oggi, la violenza domestica, i femminicidi e l’oppressione patriarcale sono tutte proiezioni moderne dell’attacco storico iniziato con la schiavitù delle donne. Per questo motivo, le donne sono la componente più libertaria e la forza trainante dell’integrazione democratica.

Il linguaggio dell’epoca non può essere dittatoriale e autoritario. Dobbiamo fondamentalmente permettere all’altra parte di esprimersi correttamente, ascoltarla con attenzione e darle l’opportunità di esprimere le proprie verità.

La realizzazione di tutti questi obiettivi richiede una saggezza collettiva avanzata, basata sul rispetto reciproco.

Con i miei saluti e i miei saluti,

Abdullah Öcalan

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Campagna delle Uova di Pasqua per la realizzazione dell’ospedale a Shengal (Nord Iraq) e per aiuti sanitari in Rojava


Da oggi parte la Campagna di prenotazioni delle Uova di Pasqua – al latte o fondenti -insieme agli altri prodotti del paniere (marmellate di arance, Gaza Cola e Birra AZADI’).

Questi i prodotti della Campagna in offerta minima:

– Uova di Pasqua, al latte o fondente: euro 19

– Marmellata di arance: euro 3,50 (gr.370)

– Lattina di GAZA Cola: euro 3,50 (ml 259)

– Birra AZADI’: euro 4.50 (Cl 33)

Le prenotazioni dovranno essere effettuate entro il 5 marzo.

La consegna avverrà presso la nostra sede di Alessandria, via Mazzini 118. Per quantitativi significativi, l’Associazione si rende disponibile al trasporto a domicilio. Le uova di Pasqua e tutto quanto il resto sarà disponibile entro la prima quindicina del mese di marzo.

L’IBAN per i bonifici della Campagna e per eventuali contributi straordinari per il Rojava, è il seguente: IT17 Q030 6909 6061 0000 0111 185 intestato all’Associazione Verso il Kurdistan Odv. Causale: Campagna Uova di Pasqua 2026 e Aiuti sanitari per il Rojava

FAI GIRARE E DIFFONDI QUESTA CAMPAGNA! LE VITTIME RICHIEDONO IMPEGNI PRECISI, QUI ED ORA!

Per info e prenotazioni: LUCIA (333 5627137) ANTONIO (335 7564743)

Associazione Verso il Kurdistan Odv Rete Kurdistan Italia

uova interno 2026


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Il KNK esprime il suo sostegno all’alleanza politica nel Kurdistan orientale


Il KNK ha espresso il suo sostegno all’alleanza politica annunciata dai cinque partiti curdi nel Rojhilat il 22 febbraio, definendo “questo passo in un momento così critico uno sviluppo storico e prezioso”.

Cinque partiti principali nel Kurdistan Rojhilatê (orientale): Partiya Demokratîk ya Kurdistanê-Îran-PDK-Î (Partito democratico del Kurdistan iraniano), Partiya Jiyana Azad ya Kurdistanê-PJAK (Partito della vita libera del Kurdistan), Sazumanî Xebata Kurdistanê-Îran (Organizzazione del lavoro del Kurdistan – Iran), Partiya Azadî ya Kurdistanê-PAK (Partito della libertà del Kurdistan) e Komeleya Zehmetkêşan ya Kurdistanê (Associazione dei lavoratori del Kurdistan) — hanno annunciato il 22 febbraio la creazione dell’Alleanza delle forze politiche del Kurdistan iraniano.

In una dichiarazione rilasciata giovedì, il Consiglio esecutivo del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha affermato che questa alleanza rappresenta un passo importante verso l’unità nazionale e ha invitato gli altri partiti del Kurdistan orientale ad aderire all’alleanza.

La dichiarazione del KNK recita quanto segue:

“In un momento in cui sono in corso rivolte popolari nel Kurdistan orientale e in tutto l’Iran, e in cui la pressione delle potenze mondiali sul regime iraniano è in aumento, raggiungere tale unità è un passo estremamente importante e prezioso. Come Congresso nazionale del Kurdistan, salutiamo calorosamente questa unità e ci congratuliamo con la leadership e le amministrazioni di questi cinque partiti.

Da due mesi, nel Kurdistan orientale e in tutto l’Iran è in corso una grande rivolta, continuazione della rivoluzione “Jin Jiyan Azadî” (Donna, Vita, Libertà). Nonostante i massacri e le decine di migliaia di feriti e detenuti, la rivolta continua. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno dispiegato una forza militare molto numerosa nella regione e minacciano di attaccare l’Iran. Sebbene vi siano dialoghi e trattative tra le parti, attacchi contro l’Iran potrebbero verificarsi nel prossimo futuro. L’Iran e il Medio Oriente si stanno avviando verso grandi trasformazioni. Questa situazione comporta dei rischi, ma crea anche opportunità.

In un momento così critico, l’unità tra i curdi è di vitale importanza. La creazione dell’Alleanza delle Forze Politiche del Kurdistan Iraniano è un passo positivo. Ci auguriamo che anche altri partiti del Kurdistan orientale prendano parte a questa alleanza. Il KNK considera importante ogni passo verso l’unità curda, lo accoglie con favore e lo sostiene.

Ci auguriamo che questo passo compiuto nel Kurdistan orientale diventi parte di una più ampia unità nazionale e contribuisca a una conferenza nazionale.

In questa occasione, ci congratuliamo ancora una volta con l’Alleanza delle Forze Politiche del Kurdistan Iraniano e auguriamo al popolo del Kurdistan Orientale libertà e successo.”

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Campagna “No ai martedì delle esecuzioni”: 350 persone giustiziate in Iran in un mese


La campagna “No ai martedì delle esecuzioni” ha annunciato che 350 prigionieri sono stati giustiziati in Iran e Rojhilat (Kurdistan orientale) dalla fine di gennaio e ha chiesto un’azione internazionale per salvare le vite dei prigionieri.

La campagna “No ai martedì delle esecuzioni” è stata lanciata il 9 gennaio 2023 per protestare contro le esecuzioni nel Kurdistan Rojhilat e in Iran. Nell’ambito della campagna, i prigionieri continuano a organizzare scioperi della fame ogni martedì per esprimere la loro opposizione alla pena di morte.

I membri della campagna, nella 109a settimana di protesta, hanno nuovamente intrapreso uno sciopero della fame in 56 diverse prigioni in tutto il Paese per dichiarare la loro ferma opposizione all’emissione e all’esecuzione delle condanne a morte.

Secondo la dichiarazione che celebra la 109a settimana, il regime iraniano ha giustiziato più di 350 persone nel mese di Bahman (21 gennaio – 20 febbraio), il che mostra un aumento di cinque volte nelle statistiche delle esecuzioni rispetto al Bahman dell’anno scorso.

Nell’esprimere solidarietà agli studenti universitari e alle famiglie delle vittime della rivolta, i prigionieri hanno denunciato un aumento quintuplicato delle statistiche sulle esecuzioni nell’ultimo mese e l’emissione di condanne a morte per i manifestanti detenuti.

Sottolineando le condizioni critiche nelle carceri e la privazione degli imputati di un giusto processo, gli attivisti che hanno preso parte alla campagna hanno chiesto agli organismi internazionali di intervenire immediatamente per fermare le esecuzioni e salvare la vita dei prigionieri.

La dichiarazione afferma: “La campagna “No ai martedì delle esecuzioni” invita le comunità internazionali e per i diritti umani e le coscienze umane risvegliate a farsi portavoce dei prigionieri e del popolo iraniano e a non permettere che la vita dei bambini di questa terra venga strappata via da oppressori criminali. Invitiamo le famiglie dei detenuti a diffondere ampiamente informazioni sulle condizioni dei loro figli incarcerati. Alzate la voce; questo è l’unico modo per contrastare le pressioni di questa sovranità dittatoriale”.

I centri di detenzione in cui i detenuti partecipano alla campagna “No al martedì delle esecuzioni” sono i seguenti:

Prigione di Evin (reparti femminili e maschili), prigione di Qezelhesar (unità 2, 3 e 4), prigione centrale di Karaj, prigione di Fardis Karaj, prigione della Grande Teheran, prigione di Qarchak, prigione di Khorin Varamin, prigione di Chubin Dar Qazvin, prigione di Ahar, prigione di Arak, prigione di Langerud Qom, prigione di Khorramabad, prigione di Borujerd, Yasuj Prigione, Prigione di Asadabad Isfahan, Prigione di Dastgerd Isfahan, Prigione di Sheiban Ahvaz, Prigione di Sepidar Ahvaz (reparti femminili e maschili), Prigione di Nezam Shiraz, Prigione di Adelabad Shiraz (reparti femminili e maschili), Prigione di Firuzabad Fars, Prigione di Dehdasht, Prigione di Zahedan (reparti femminili e maschili), Prigione di Borazjan, Ramhormoz Prigione, Prigione di Behbahan, Prigione di Bam, Prigione di Yazd (reparti femminili e maschili), Prigione di Kahnuj, Prigione di Tabas, Prigione centrale di Birjand, Prigione di Vakilabad Mashhad, Prigione di Gorgan, Prigione di Sabzevar, Prigione di Gonbad-e Kavus, Prigione di Qaem Shahr, Prigione di Rasht (reparti maschili e femminili), Prigione di Rudsar, Haviq Talesh Prigione, Prigione di Azbaram Lahijan, Prigione di Dizelabad Kermanshah, Prigione di Ardabil, Prigione di Tabriz, Prigione di Urmia, Prigione di Salmas, Prigione di Khoy, Prigione di Naqadeh, Prigione di Miandoab, Prigione di Mahabad, Prigione di Bukan, Prigione di Saqqez, Prigione di Baneh, Prigione di Marivan, Prigione di Sanandaj, Prigione di Kamiaran e Prigione di Ilam.

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Dopo oltre 14 anni di procedimenti, 41 imputati assolti nel “Processo KCK” a Mardin


Nel caso contro 44 individui che avevano mediato in una faida tra famiglie a Mardin nel 2011, il tribunale ha assolto 41 imputati. Un imputato è stato condannato per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”.

Nel “processo alla Commissione Giustizia KCK”, in corso dal 2011, un tribunale penale turco nella provincia di Mardin ha emesso il suo verdetto. Tra i 44 imputati figurano politici curdi, studiosi religiosi e rappresentanti di varie comunità che, secondo la difesa, avevano mediato tra famiglie in lotta nel 2011 per porre fine a una faida di sangue di lunga data.

Tuttavia l’accusa ha definito questa attività come parte di una presunta struttura dell’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK) e ha chiesto condanne per “appartenenza a un’organizzazione armata”. Secondo l’atto d’accusa, l’imputato aveva svolto “attività quasi giudiziarie sotto il nome di una commissione di giustizia” e non si era limitato a risolvere i conflitti con mezzi tradizionali, ma aveva agito “sulla base di ordini e istruzioni”.

Gli avvocati della difesa hanno respinto le accuse, sostenendo che le attività costituivano un tentativo di mediazione sociale e di riconciliazione nel quadro delle usanze locali. L’obiettivo, hanno affermato, era quello di prevenire l’escalation dei conflitti tra famiglie.

41 assoluzioni, una condanna

Il tribunale ha assolto 41 imputati. I procedimenti contro due individui nel frattempo deceduti sono stati archiviati. Solo Şakir Acar è stato condannato a sei anni e tre mesi di carcere per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. La sentenza non è ancora giuridicamente vincolante.

Processi KCK in Turchia

L’ondata di repressione contro presunti membri del KCK – considerato una struttura del movimento di liberazione curdo – è iniziato il 14 aprile 2009, appena un giorno dopo che il KCK aveva esteso il cessate il fuoco dichiarato dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) fino al 1° luglio e aveva affermato in una dichiarazione che “per la prima volta, esiste la possibilità di risolvere la questione curda in un contesto di cessate il fuoco”. Due settimane prima, si erano tenute elezioni locali in Turchia, in cui il Partito della società democratica (DTP) aveva quasi raddoppiato il numero dei suoi sindaci. Più tardi, nello stesso anno, il DTP fu messo al bando dalla Corte Costituzionale su richiesta del Procuratore Capo a causa di presunti legami con il PKK.

La successiva “operazione KCK” iniziò con l’arresto di numerosi politici curdi e funzionari di organizzazioni della società civile. Nei mesi successivi, la repressione si estese a più ondate, coinvolgendo quasi tutti gli ambiti della vita pubblica: sindaci, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani e avvocati furono presi di mira dalle indagini.

Entro il 2011, secondo le organizzazioni per i diritti umani, quasi 10.000 persone erano state arrestate con l’accusa di appartenenza alla KCK. Molti imputati furono condannati a pene detentive pluriennali in lunghi processi. A tutt’oggi, il procedimento è considerato uno degli interventi più estesi nella politica municipale e nella società civile curda degli ultimi decenni. I critici lo considerano una criminalizzazione sistematica delle strutture di auto-organizzazione politica e un indebolimento a lungo termine delle capacità di governo municipale nelle province curde.

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Ad Amed (Diyarbakır) si terrà il “Forum sociale sulla pace e la libertà”


La municipalità metropolitana di Amed (Diyarbakir) organizzerà il “Forum sociale sulla pace e la libertà” dal 12 al 16 maggio. La Municipalità metropolitana di Diyarbakır, con il contributo di reti di solidarietà locali e internazionali, organizzerà il “Forum Sociale per la Pace e la Libertà” a Diyarbakır dal 12 al 16 maggio 2026. Il forum mira a riunire diversi segmenti della società per creare una discussione e una tabella di marcia comuni. Si prevede che il forum sarà organizzato con la partecipazione di accademici, organizzazioni della società civile, istituzioni e gruppi di attivisti e artisti provenienti dalla città, dalla regione e dalla scena internazionale.

Secondo una dichiarazione della Municipalità metropolitana in merito al forum, si discuterà di come la pace sociale e la libertà possano essere costruite in tutti gli ambiti della vita, dalle case ai quartieri, dagli enti locali alla società civile.

Il programma prevede l’organizzazione di sessioni e workshop su numerosi argomenti, tra cui istruzione e ricerca, diritti dei bambini, studi su giovani e donne, genere, supporto psicosociale, diritto, giustizia e diritti umani, migrazione forzata, sparizioni forzate, lingua e letteratura, cultura, arti e media, storia e studi sulla memoria, ecologia e agricoltura, lavoro ed economia, salute, sport, religione e credo.

La dichiarazione sottolinea che la pace sociale e la libertà possono essere raggiunte solo quando i diversi segmenti della società esprimono e comprendono reciprocamente i propri problemi, le prospettive su tali problemi e le soluzioni proposte.

Processo di partecipazione e candidatura

Il forum accetterà anche candidature per workshop e attività di volontariato. La scadenza per le candidature ai workshop è il 5 marzo, mentre per le candidature ai volontari è il 21 marzo. Candidature e informazioni dettagliate sono disponibili all’indirizzo (peaceandfreedomforum.com/).

Roadmap comune

La dichiarazione afferma che l’obiettivo del forum non era solo quello di discutere i problemi, ma anche di creare una tabella di marcia concreta per le amministrazioni locali e la società civile. La dichiarazione aggiungeva: “Possiamo costruire pace sociale e libertà solo condividendo e comprendendo i reciproci problemi, le nostre prospettive su questi problemi e le soluzioni che proponiamo”, e invitava alla partecipazione pubblica.

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Gli autori dell’omicidio di Cengiz Altun sono rimasti impuniti per 34 anni


A Êlih(Batman), gli assassini di Cengiz Altun, giornalista del quotidiano Yeni Ülke assassinato da Hezbollah nel 1992, sono rimasti impuniti per anni. Sua madre, Türkan Altun, ha dichiarato: “I suoi successori non hanno abbandonato la sua lotta. Con il suo assassinio sono nati centinaia di Cengiz”.

In Kurdistan, negli anni ’90 furono commessi migliaia di omicidi “irrisolti”. Uno di questi, in cui furono presi di mira anche giornalisti curdi, è stata l’uccisione del giornalista Cengiz Altun da parte di Hezbollah a Êlih, il 24 febbraio 1992. Il fascicolo del caso, in cui fu reso pubblico İsmail Emsen, l’autore dell’omicidio a cui fu trovata l’arma, a distanza di 34 anni rimane impolverato sugli scaffali per anni come molti altri casi irrisolti.

La ricerca di giustizia da parte di madre Türkan Altun (78) dura da 34 anni.

Potrei parlare per anni e non sarebbe abbastanza

Raccontando i suoi ricordi con il figlio, la madre Türkan Altun ha affermato: “Anche se dovessi raccontare quello che abbiamo visto per un anno, non sarebbe abbastanza. All’epoca non vivevamo in questa casa. Eravamo in un’altra. Verso sera la polizia ha fatto irruzione con armi pesanti. Avevo tanta paura che sparassero a Cengiz. Ero tra loro e Cengiz. Mi hanno chiesto: ‘Chi ha coinvolto vostro figlio in tutto questo, chi lo ha portato in questo stato?’. Cengiz ha risposto: ‘Nessuno mi ha coinvolta, volevo essere qui io stesso’. Ho chiesto: ‘Cosa ha fatto mio figlio a per cui fate irruzione in casa nostra ogni giorno?’. Quando la polizia ha detto: ‘Scegliete una strada per voi, lasciatevi tutte queste cose alle spalle così possiamo lasciarvi in ​​pace’ lui ha risposto: ‘Cosa dovremmo lasciare alle spalle? Siamo a casa nostra'”.

Era sempre in difficoltà

La madre di Cengiz, Türkan Altun, ha affermato che suo figlio amava moltissimo il suo lavoro, sottolineando che non si fermava mai ed era sempre in difficoltà aggiungendo: “Ho detto a mio figlio: ‘Fai come tutti gli altri, non renderti un bersaglio in modo che non ti accada nulla, così possiamo vivere in futuro’. Mi ha risposto: ‘Mamma non è sicuro, forse lo vedrò io e tu no, o forse lo vedrai tu e io no'”. Türkan Altun dice che suo figlio non le raccontava molte cose per non turbarla, e che un giorno Cengiz le ha mostrato la foto di una persona assassinata a Midyat e le ha detto: “Guarda mamma; hanno ucciso quest’uomo davanti a sua moglie e ai suoi figli. Non chiedermi cosa ho fatto per meritarsi questo, devo scrivere queste cose”. Türkan Altun ha detto: “Comunque non ho detto niente. Cosa potevo dire? Gli ho solo detto di stare attento. Facevano irruzione in casa nostra ogni giorno, venivano a controllare tutto quello che c’era”.

Quello era stato il mio ultimo incontro con lui

Türkan Altun raccontando il dialogo tra lei e Cengiz il giorno in cui fu assassinato ha dichiarato: “Quel giorno avevo lavato le scarpe di Cengiz, e suo padre indossava le sue scarpe eleganti. Quando si svegliò la mattina e stava per uscire di casa, chiese: ‘Mamma, cosa dovrei indossare?’. Gli dissi di indossare le scarpe di suo padre. Quel giorno indossava abiti molto belli, ma non lo vidi mai più. Perché quel giorno uccisero Cengiz. Vidi mio figlio su una barella in ospedale; aveva ferite sul corpo. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Dopo l’omicidio di Cengiz, nacquero centinaia di Cengiz. Quando vedo un giornalista picchiato o arrestato in televisione, il mio cuore sembra fermarsi. Mi viene in mente mio figlio”.

Chi era Cengiz Altun

Cengiz Altun è nato il 9 luglio 1968 nel distretto di Kercews (Gercüş) di Êlih. Li ha completato gli studi primari. Nel 1990 si è iscritto al Dipartimento motori della scuola professionale di Batman. Ancora studente, nel 1991, Altun ha iniziato la sua carriera distribuendo il settimanale Yeni Ülke. Il periodo in cui ha iniziato a fare giornalismo è stato segnato da intensi attacchi della controguerriglia. Di conseguenza, Altun è stato costantemente minacciato e, sebbene aveva presentato denuncia alla Procura di Batman, non ha ricevuto alcuna risposta. Tre mesi dopo la sua ultima denuncia, il 24 febbraio 1992, mentre camminava in via Mehtap per recarsi alla sede del giornale verso le 8:15 del mattino,è rimasto coinvolto in una sparatoria. Gli autori dell’attentato sono fuggiti e Altun è morto in ospedale, dove è stato trasportato per le ferite riportate. La famiglia di Altun continua a cercare giustizia.

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Intensificate le proteste studentesche in Iran: né Scià né Mullah!


Lo sciopero generale e l’ondata di proteste promosse dagli studenti universitari hanno acquisito slancio, con migliaia di persone che hanno riempito i campus e scandito lo slogan “Né Shah né Mullah”.

Le proteste iniziate in Iran e nel Rojhilat sono proseguite con scioperi guidati dagli studenti. Le prime manifestazioni sono scoppiate il 28 dicembre 2025 al Gran Bazar di Teheran per la crisi economica del Paese. I disordini si sono poi estesi a tutto l’Iran, in particolare al Rojhilat.

Dopo che le forze di sicurezza avrebbero usato proiettili veri contro le proteste in espansione, un gran numero di persone è stato ucciso. Le autorità hanno anche imposto la chiusura di Internet a livello nazionale, limitando gravemente le comunicazioni con il mondo esterno.

Dopo le sanguinose repressioni del 7 e 8 gennaio, il 17 e 18 febbraio si è celebrato il 40° giorno di commemorazione delle vittime. Negli ultimi quattro giorni le proteste sono riprese dopo che gli studenti hanno indetto un nuovo sciopero. Il 21 febbraio i gruppi universitari hanno annunciato l’indizione di uno sciopero per il 23 febbraio.

Per tutta la giornata, migliaia di studenti si sono radunati nei campus, scandendo slogan come “Morte al dittatore” e “Libertà”, trasformando i terreni dell’università in punti di ritrovo.

Università in cui sono state segnalate proteste:

Università Tarbiat Modares (Teheran): gli studenti si sono radunati nel campus scandendo slogan contro la Guida Suprema dell’Iran. Tra gli slogan: “Finché il clero non sarà nascosto, questa patria non diventerà una vera patria” e “Questo è il messaggio finale, l’obiettivo principale è il regime stesso”.

Università Sharif (Teheran): Secondo alcune segnalazioni, le forze di sicurezza in borghese hanno tentato di impedire agli studenti di unirsi alle proteste. In una dichiarazione gli studenti hanno descritto le autorità come “mercenari armati e assassini” e hanno invitato il pubblico a radunarsi fuori dalle università in segno di sostegno.

Università di Teheran: una grande folla si è radunata, scandendo slogan tra cui “Dopo tutti questi anni di crimini, morte a questo sistema di tutela”, “Morte al dittatore” e “Finché il mullah non sarà avvolto nel mistero, questa patria non diventerà una vera patria”.

Università di Alzahra (Teheran): gli studenti si sono uniti alle proteste portando con sé le fotografie dei loro compagni uccisi.

Università della Scienza e della Cultura (Teheran): centinaia di studenti hanno preso parte alle manifestazioni.

Università Amirkabir (Teheran): gli studenti si sono riuniti, ripetendo lo slogan “Né Scià né Mullah”.

Università di Tecnologia di Isfahan: gli studenti hanno scandito slogan antigovernativi, tra cui “Quest’anno è un anno di sangue, Seyyed Ali sarà rovesciato” e “Dopo anni di crimini, morte a questo sistema di tutela”.

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La questione curda deve essere risolta e la democratizzazione, deve essere perseguita attraverso l’organizzazione e la lotta!


La “Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia”, ​​istituita il 5 agosto 2025, ha presentato all’opinone pubblica il 19 febbraio 2026, il rapporto finale del suo lavoro durato mesi Questo rapporto è oggetto di ampia discussione. Poiché riguarda direttamente il nostro movimento, abbiamo ritenuto necessario presentare il nostro punto di vista sul rapporto al nostro popolo e all’opinione pubblica.

La ricerca di una soluzione alla questione curda e alla democratizzazione della Turchia da parte del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è iniziata nel 1993 e prosegue da 33 anni. Questo processo, avviato durante la presidenza di Turgut Özal, ha ora raggiunto una nuova fase. I 33 anni di discussioni sulla risoluzione del conflitto e i negoziati condotti hanno prodotto progressi significativi nella risoluzione della questione curda e nella democratizzazione. Sin dall’intervista del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan al defunto M. Ali Birand nel 1988, si è saputo che egli stava cercando una soluzione democratica alla questione curda. Ha chiesto una soluzione democratica in ogni occasione e ha ripetutamente garantito cessate il fuoco e non conflitti per spianare la strada a tale soluzione.

L’approccio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è ben noto al popolo, sia all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale. È chiaro che anche lo Stato e le forze politiche turche sono a conoscenza dell’approccio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Il 22 ottobre 2024, nel suo discorso al gruppo parlamentare, il presidente dell’MHP, Devlet Bahçeli ha rivolto un appello al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Si trattava di un appello che era stato indubbiamente rivolto con la consapevolezza del presidente Tayyip Erdoğan. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha risposto affermando che, se gli fosse stata data l’opportunità, avrebbe avuto il potere di portare la questione curda e l’attuale conflitto a un livello politico e legale.

Dopo gli incontri con la delegazione del partito DEM e i funzionari statali, il 27 febbraio il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha lanciato l'”Appello per la pace e la società democratica” sull’isola di Imralı alla presenza della delegazione del partito DEM.

Pervin Buldan e Ahmet Türk hanno letto l’appello del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan davanti a centinaia di giornalisti. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha dichiarato alla stimato democratico rivoluzionario Sırrı Süreyya Önder che quanto affermato in questo appello si sarebbe concretizzato solo se fossero stati soddisfatti i requisiti legali e politici, e lo ha sottolineato pubblicamente dopo la lettura dell’appello.

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha costantemente chiesto l’intervento del parlamento in tutti i periodi di non conflitto e di negoziazione con lo Stato. Dopo l'”Appello per la pace e la società democratica”, ha sottolineato che una commissione formata dal parlamento dovrebbe affrontare i problemi fondamentali della Turchia, come la questione curda.

Anche altri partiti politici, principalmente il Partito DEM e il CHP, hanno affermato che la questione avrebbe dovuto essere portata in Parlamento. Quando anche l’opinione pubblica democratica ha espresso questa richiesta, l’alleanza AKP-MHP ha deciso di istituire una commissione. L’istituzione di un’ampia commissione composta da 51 membri, comprendente la maggioranza dei partiti rappresentati in parlamento, ha rappresentato un passo importante nella storia turca.

Sebbene denominata “solidarietà nazionale, fratellanza e democrazia”, ​​è noto che questa commissione si occupa principalmente della questione curda e dei problemi che ha creato. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, il nostro movimento e il nostro popolo hanno attribuito grande importanza a questa commissione. È stato molto apprezzato anche dall’opinione pubblica turca. Di conseguenza, le aspettative nei confronti di questa commissione sono state elevate. Per questo motivo, è rimasto un argomento di discussione costante.

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha comunicato alla commissione che i fattori che hanno creato la questione curda, la storica fratellanza curdo-turca e l’alleanza dovrebbero essere presi come base per la soluzione di questo problema e che la soluzione potrebbe essere raggiunta attraverso l’integrazione democratica basata sul riconoscimento dei diritti democratici fondamentali del popolo curdo. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha costantemente sottolineato che la questione curda deve essere risolta attraverso l’integrazione democratica.

Ha affermato che questo obiettivo può essere raggiunto solo abbandonando completamente il negazionismo e garantendo al popolo curdo i suoi diritti democratici fondamentali e l’autogoverno basato sulla democrazia locale. Il popolo curdo ha inoltre costantemente affermato di sostenere il progetto risolutivo del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Per questo motivo, lo ha ripetutamente nominato capo negoziatore. E, come è noto, siamo pienamente impegnati nelle decisioni prese dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Il rapporto della commissione, pubblicato dopo mesi di lavoro, contiene carenze e omissioni fondamentali. Il contenuto del rapporto è viziato da queste carenze e omissioni fondamentali. Indubbiamente, l’incapacità di risolvere la questione curda è dovuta principalmente alla mancanza di democrazia. Si è continuato a evitare la democratizzazione proprio perché avrebbe giovato ai curdi, aprendo la strada a una soluzione del problema. Il rapporto non menziona la questione curda. È impossibile risolvere un problema senza nominarlo. l rapporto afferma che la soluzione del problema dipende dall’eliminazione delle cause profonde, ma queste cause profonde non vengono identificate. Questa è l’impasse centenaria della Turchia. Per 100 anni, l’attenzione si è concentrata sulle conseguenze, non sulle cause. La causa centenaria è la negazione dei curdi. Anche se si sostiene che la negazione sia stata abbandonata, legalmente e politicamente, questa negazione è destinata a continuare. Per questo motivo il rapporto non menziona la presenza curda e la questione curda. Pertanto, parlare di fratellanza curdo-turca non ha alcun valore sociale, culturale, politico o giuridico.

Per evitare di parlare di “questione curda”, si ricorre insistentemente al termine “questione terroristica”. Si afferma inoltre che la soluzione definitiva alla questione del terrorismo risiede nella democratizzazione. In effetti, il rapporto riconosce che i conflitti derivano dall’irrisolta questione curda. Rivela inoltre che finora la questione è stata affrontata da una prospettiva di sicurezza. Si afferma che il problema non può essere risolto con questo approccio. Pertanto, si ammette che gli aspetti sociali, culturali e politici della questione curda non sono stati considerati. Ciò significa che l’identità curda non viene accettata e i problemi non vengono risolti. Omettendo di menzionare l’identità e la questione curda nel rapporto, tutto viene compresso nella categoria del terrorismo e si continua con la vecchia concezione e politica.

Il rapporto menziona ripetutamente la democratizzazione. Pertanto, si accetta che la causa del problema sia la mancanza di democratizzazione, che garantirebbe il riconoscimento dell’esistenza e dei diritti fondamentali dei curdi.

Come può esserci democratizzazione senza affrontare l’esistenza e la questione curda? Ci sarà democratizzazione senza i curdi? La logica del rapporto implica questo. D’altro canto, la questione curda, che dura da 100 anni, e le obiezioni, la resistenza e la lotta del popolo curdo vengono attribuite a forze esterne. Il nostro movimento di liberazione lotta da 52 anni, contando sulla forza del nostro popolo e resistendo con sacrificio di fronte alle difficoltà.

Per decenni, lo Stato turco ha sfruttato la sua posizione geopolitica e l’appartenenza alla NATO per attaccare il nostro movimento con il supporto di forze esterne. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è stato consegnato alla Turchia attraverso una cospirazione guidata da Stati Uniti, Israele e Regno Unito.

Se non si fosse basata sul nostro popolo e sulle nostre forze, la nostra lotta per la libertà non sarebbe durata 52 anni. Di fatto, lo Stato turco, affidandosi a potenze esterne, allineandosi alle loro politiche e perseguendo una politica contraria alla millenaria alleanza turco-curda, ha esacerbato i problemi. Da questa prospettiva, l’affermazione che la nostra lotta per la libertà si basi su potenze esterne non ha alcun significato se non quello di una classica campagna diffamatoria e di una propaganda di guerra mirata.

Sebbene alcuni elementi tra le nostre fila abbiano commesso atti che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il nostro movimento non accettano, la nostra lotta ha preso posto nella storia come una delle lotte per la libertà più pure e onorevoli. Da questa prospettiva, non accettiamo che il nostro movimento venga etichettato come terrorismo. Decine di migliaia di omicidi sono stati commessi dall’esercito, dalla polizia o dalle milizie affiliate dello Stato. Indubbiamente, le parti in conflitto hanno subito migliaia di vittime a causa di decenni di guerra.

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha ripetutamente proposto l’istituzione di una commissione per la verità che indaghi sui crimini di guerra commessi durante il conflitto. In breve, non è corretto dipingere le vittime come unilaterali. Stiamo già dicendo che, sapendo che c’è una guerra e che le sue conseguenze sono gravi, i problemi non possono essere risolti attraverso il conflitto.

In sostanza, il concetto di terrorismo, spesso menzionato nel rapporto, ne mina lo spirito e crea una situazione che nasconde le cause profonde dei problemi. Denunciare la negatività creata dalla guerra è un altro discorso. Tuttavia, la questione su cui si concentra la commissione sono i problemi derivanti dal mancato riconoscimento dell’esistenza e dei diritti fondamentali dei curdi.

Il problema fondamentale della Turchia è la questione curda e la connessa questione della democratizzazione. Affrontando il problema in questo modo, diventa più facile trovare soluzioni. Da questa prospettiva, è importante concentrarsi sullo stile, sul metodo e sull’approccio che facilitano la risoluzione dei problemi.

Il concetto di democratizzazione è utilizzato decine di volte nel rapporto. Ancora una volta, si parla di diritti, diritto, diritti fondamentali, libertà di pensiero e di associazione. Questi riferimenti mostrano chiaramente che la fonte del problema non risiede in forze esterne o nel pretesto del terrorismo. Da questa prospettiva il riconoscimento dei diritti democratici fondamentali del popolo curdo, che costituiscono l’essenza del problema, e l’instaurazione della democrazia forniranno la soluzione ai problemi che hanno portato all’istituzione della commissione. Sarà quindi possibile affermare che la commissione ha svolto un ruolo nella risoluzione del problema.

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha dimostrato la sua determinazione a perseguire una politica democratica. Affermiamo che la nostra futura vita politica e la nostra strategia di lotta saranno basate sulla politica democratica. Da questa prospettiva, la deposizione delle armi è stata affrontata sulla base della libertà di perseguire una politica democratica. Anche il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha sottolineato di voler proseguire la sua vita politica perseguendo una politica democratica. Si tratta di una questione che non è stata discussa correttamente in Turchia e che non è stata presentata correttamente nella relazione della Commissione. Non siamo individui qualunque. I guerriglieri armati non sono individui che pensano di tornare a casa. Dire “deponete le armi e tornate a casa” è un approccio umiliante. Cosa si aspettano che accada dopo la deposizione delle armi? Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha proposto un paradigma, una concezione della politica democratica e dell’integrazione democratica, con il suo modello organizzativo e il suo stile di lavoro. È possibile condurre una lotta politica libera e democratica su questa base? O perché dovremmo andare in un contesto politico come quello attuale in Turchia, dove coloro che si impegnano in politica democratica e lottano democraticamente per la soluzione della questione curda sono considerati criminali e gettati in prigione?

Pertanto, sarà possibile deporre le armi e tornare in Turchia solo se sarà garantita una politica democratica senza ostacoli, basata sulla libertà di pensiero e di organizzazione, e se sarà chiaro che la soluzione della questione curda sarà raggiunta attraverso l’integrazione democratica.

Imporre un ambiente politico privo di libertà di azione democratica e mirante a eliminare completamente il nostro movimento per la libertà è una continuazione della vecchia mentalità. Da questa prospettiva, è importante intraprendere passi verso la democratizzazione che includano la risoluzione della questione curda attraverso l’integrazione democratica. Non ha senso dire “deponete le armi e venite” senza eliminare i fattori che hanno creato il problema. Se si chiede una politica democratica libera, è importante che le modifiche alle leggi menzionate nel rapporto della commissione vengano attuate senza indugio. Abbiamo sciolto il partito, deposto le armi e adempiuto ai nostri obblighi. Ora è necessario che lo Stato soddisfi i requisiti politici e legali per far avanzare questo processo.

Quando abbiamo tenuto il 12° Congresso e abbiamo deciso di sciogliere il partito, ponendo fine alla lotta armata, abbiamo sottolineato che quanto espresso nell'”Appello per la pace e la società democratica” poteva essere messo in pratica solo dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Se, nonostante sia trascorso un anno dall’appello del 27 febbraio, si sono registrati pochi progressi, è perché il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan non ha le condizioni per operare liberamente. Il principale destinatario della questione su cui la commissione parlamentare ha preparato la sua relazione è il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.

Lo Stato lo ha già riconosciuto attraverso le sue dichiarazioni. Da questa prospettiva, affinché tutto quanto affermato nell’appello del 27 febbraio venga pienamente e adeguatamente realizzato, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan deve essere libero.

A tal fine, lo Stato deve riconoscere ufficialmente l’interlocuzione che ha di fatto accettato e garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia la libertà di operare per svolgere il suo ruolo. In caso contrario, la credibilità e la serietà della politica di risoluzione dello Stato saranno messe in discussione.

Se la Turchia è seria e determinata a superare tutti i suoi problemi e a diventare una potenza emergente in Medio Oriente basata sulla fratellanza turco-curda e sulla democrazia, allora deve riconoscere apertamente il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan come controparte e garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia l’opportunità di incontrare e parlare con tutti.

Se non si desidera una stagnazione completa del processo di pace e di società democratica e si vogliono raggiungere i risultati positivi espressi, allora il compito urgente è garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia le condizioni per lavorare liberamente. La risoluzione della questione curda e la democratizzazione in Turchia riguardano il popolo curdo e tutti i popoli della Turchia. Il popolo curdo e i popoli della Turchia devono assumersi la responsabilità di questa questione con sensibilità.

Una questione così cruciale non dovrebbe essere lasciata esclusivamente alla discrezione dello Stato e agli sforzi del movimento per la libertà. Se gli sforzi del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan devono dare i loro frutti, il nostro popolo, i popoli e tutte le forze democratiche devono organizzarsi e lottare per la risoluzione della questione curda e per la democratizzazione.

Ovunque, la democratizzazione e la risoluzione di questioni fondamentali sono state raggiunte attraverso la lotta. Su questa base, nel secondo anno dopo l'”Appello per la pace e la società democratica” del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, tutti devono accogliere questo appello, intensificare la lotta e fare la propria parte.

La co-presidenza del

Consiglio Esecutivo della KCK

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Dichiarazione dell’8 marzo dell’Assemblea delle donne del Partito DEM


L’Assemblea delle Donne del Partito DEM ha annunciato la sua dichiarazione per l’8 marzo, giornata internazionale della donna, in una conferenza stampa tenutasi presso la sede del partito l

La versione turca della dichiarazione è stata letta dalla portavoce dell’assemblea delle donne, Halide Türkoğlu, mentre la versione curda è stata letta dalla parlamentare Sümeyye Boz. La dichiarazione fa riferimento alle radici storiche dell’8 marzo e sottolinea che la lotta delle donne per l’uguaglianza e la libertà continua ancora oggi.

Il testo invita alla resistenza contro la guerra, la povertà, lo sfruttamento e le politiche misogine, e trasmette il messaggio: “Con la nostra rivolta tessiamo la resistenza e con la resistenza tessiamo una vita libera e paritaria”. La dichiarazione richiama l’attenzione sugli attacchi contro le donne in tutto il mondo, in particolare in Medio Oriente. Fa riferimento agli attacchi di Israele contro la Palestina, alle lotte delle donne in Afghanistan e Iran, nonché agli sviluppi in Siria e Rojava. La dichiarazione esprime sostegno alla rivoluzione delle donne in Rojava e sottolineava che la solidarietà femminile è una lotta che trascende i confini.

Agenda della Turchia: Violenza, povertà e amministratori fiduciari

La dichiarazione critica l’aumento dei femminicidi, la politica di impunità e la crescente femminilizzazione della povertà in Turchia a causa della crisi economica. In risposta alla designazione del 2025 come “Anno della Famiglia”, la dichiarazione sottolinea che non ci sarebbe stato alcun passo indietro rispetto alla Convenzione di Istanbul. La dichiarazione critica anche la nomina di amministratori fiduciari che prendevano di mira il sistema della co-presidenza e le politiche rivolte alle giovani donne. Richiama l’attenzione sui casi di femminicidio e sparizioni forzate e chiede l’assunzione di responsabilità.

Pace e soluzione democratica

La dichiarazione faceva riferimento all’appello “Pace e società democratica” lanciato da Abdullah Öcalan il 27 febbraio, descrivendolo come un passo importante verso la fine della violenza e il raggiungimento di una soluzione democratica. Sottolinea il ruolo delle donne nella costruzione della pace. La dichiarazione afferma: “Per la costruzione della pace, la libertà fisica del signor Öcalan e la sua capacità di lavorare in condizioni che gli consentano di svolgere il suo ruolo sono la garanzia di una soluzione democratica alla questione curda.

Questo 8 marzo ci uniremo per la pace e la speranza”. La dichiarazione ha anche chiesto solidarietà contro le politiche d’odio contro le persone LGBTI+ e ha posto particolare enfasi sulle lotte delle donne con disabilità e delle lavoratrici. Ha affermato che gli scioperi delle donne saranno sostenuti e che le donne scenderanno in piazza l’8 marzo.

L’assemblea delle donne ha affermato che la soluzione risiede nella tenace resistenza delle donne e ha aggiunto:

* “Per un Paese in cui il prezzo per avere il pane non è la morte, ma una vita dignitosa,

* dove il nostro diritto alla vita non ci venga negato dall’odio e dove siamo reciprocamente garanti attraverso le nostre differenze,

* dove, invece di un ordine giudiziario che assolve i colpevoli, anche solo contemplare l’uccisione di donne è considerata una vergogna per l’umanità,

* dove il risultato della difesa della libertà non è la prigione, ma la possibilità di guardare liberamente il cielo,

* e per una repubblica democratica, un Paese di donne, saremo in piazza l’8 marzo”.

La dichiarazione si è conclusa con gli slogan “Donne, Vita, Libertà” (Jin, Jiyan, Azadî) e “Lunga vita alla solidarietà femminile”

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Inaugurato a Diyarbakır il parco “Gulistana Zimanan”: la lingua madre è un diritto, silenziarla è un’ingiustizia


Il giardino è composto da sezioni dedicate alle lingue a rischio di estinzione in Turchia. Sono state create aree separate e specializzate per il laz, l’hemsin, l’abkhazo, l’armeno, lo zaza e un numero simile di altre lingue. In vista della giornata mondiale della lingua madre, il 21 febbraio, la municipalità metropolitana di Diyarbakır ha inaugurato un giardino speciale nel distretto di Bağlar per difendere e sensibilizzare sul diritto alla lingua madre. Questa iniziativa, che richiama l’attenzione sulle lingue a rischio di estinzione in Turchia, mira sia a rafforzare la memoria culturale sia a rendere visibile la diversità linguistica.

Il giardino creato nel parco di Bağlar è stato chiamato “Gulistana Zimanan” in curdo , che in turco significa “Giardino delle rose delle lingue”.

Il giardino è composto da sezioni dedicate alle lingue a rischio di estinzione in Turchia. Sono state create aree separate e dedicate per il laz, l’hemsin , l’abkhazo, l’armeno, lo zaza e un numero simile di altre lingue. Ogni sezione presenta parole di quella lingua. Grazie ai codici QR posizionati all’ingresso di ogni sezione, i visitatori possono sia apprendere nozioni sulla lingua in questione sia accedere al significato delle parole presenti nel giardino.

Alla cerimonia di apertura hanno partecipato i deputati del Partito DEM Adalet Kaya e Ceylan Akça, nonché i co-sindaci della municipalità metropolitana di Diyarbakır, Serra Bucak e Doğan Hatun, i co-sindaci del comune distrettuale e numerosi cittadini. Hanno preso parte all’evento anche membri della Rete di monitoraggio, documentazione e egnalazione dei diritti linguistici (DHİBRA).

Il 21 febbraio, Giornata mondiale della lingua madre, è stato letto un comunicato stampa multilingue. Yasir Orak ha letto la versione curda del comunicato, mentre Yonca Sarsılmaz ha letto quella turca.

La spiegazione è la seguente:

“La lingua è vita!
La lingua madre è un diritto, silenziarla è un’ingiustizia.”

Il diritto alla propria lingua madre è un diritto umano fondamentale, inalienabile e non negoziabile. Tutelare questo diritto non è solo una questione culturale; è una necessità per la giustizia linguistica e la parità di cittadinanza.

Non si può parlare di giustizia se non si rimuovono gli ostacoli politici, economici e amministrativi al diritto alla propria lingua madre. La garanzia di vivere in pace è avere pari diritti in una società multilingue.

Finora, le politiche di assimilazione monolingue hanno visto e rappresentato il pluralismo linguistico come una “minaccia” da eliminare. Tuttavia, quando una lingua viene messa a tacere, non sono solo le parole a scomparire: svaniscono anche dolori, gioie, storie e tracce lasciate nel mondo.

Il linguaggio non è semplicemente un mezzo di comunicazione; è l’elemento costitutivo più fondamentale dell’identità, della memoria e delle relazioni sociali. Il linguaggio non è solo un veicolo di cultura; è anche lo spazio in cui esprimere identità storicamente negate, modi di essere repressi e voci messe a tacere.

La libera presenza delle nostre lingue madri in tutti gli ambiti pubblici, dall’istruzione ai media, dall’arte alla cultura, dalle strade alle istituzioni ufficiali, è una condizione indispensabile per una vita equa e dignitosa. Le politiche educative e culturali dovrebbero essere definite con una comprensione che accetti tutte le lingue come nostro valore comune. Costruire una struttura politica e sociale in cui i bambini possano pensare e sognare nella loro lingua madre e ricevere un’istruzione nella loro lingua madre a ogni livello, dalla scuola materna all’università, è una responsabilità che tutti noi abbiamo da tempo.

Preservare, sviluppare e rendere le nostre lingue uguali, accessibili e visibili nei servizi pubblici non è un favore da parte dello Stato e di tutte le istituzioni pubbliche, ma un obbligo storico. La rimozione delle riserve poste sugli articoli 17, 29 e 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e l’adempimento delle responsabilità derivanti dalla Convenzione sono requisiti chiari e fondamentali di tale obbligo.

In qualità di componenti della Rete di monitoraggio, documentazione e segnalazione dei diritti linguistici (DHİBRA), ribadiamo il nostro appello alla protezione, alla preservazione e alla rivitalizzazione di tutte le lingue madri.

Buona Giornata mondiale della lingua madre a tutti i popoli!

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Sondaggio SAMER: forte domanda di istruzione curda, calo dell’uso pubblico


Un’indagine SAMER condotta a livello nazionale ha rilevato una forte domanda di istruzione in lingua curda, mentre l’uso della lingua curda negli spazi pubblici è in calo.

Lo studio intitolato “Il livello di utilizzo delle lingue madri diverse dal turco in Turchia e la domanda e le tendenze sociali riguardanti le lingue madri”, pubblicato dalCentro studi sul campo (SAMER), ha rilevato che l’uso delle lingue madri si sta riducendo nella vita quotidiana, mentre la domanda sociale di istruzione nelle lingue madri rimane estremamente forte.

Sondaggio online con 1.540 partecipanti

Lo studio è stato condotto tramite un sondaggio online tra il 4 e il 10 febbraio 2026, con la partecipazione di 1.540 persone. La maggior parte degli intervistati vive nelle regioni dell'”Anatolia sud-orientale e orientale” (Kurdistan settentrionale). Dei partecipanti l’82,8% ha identificato il kurmanji come lingua madre, il 9,4% il kirmanckî/zazaki. Inoltre, il 3,3% ha dichiarato di parlare sia il kurmanji che il kirmanckî/zazaki, mentre il 2,2% ha dichiarato di parlare arabo, lo 0,9% il circasso, lo 0,7% il laz/georgiano e lo 0,5% altre lingue madri, tra cui pomak, osseto e siriaco.

La lingua madre è diffusa in patria, ma il turco è dominante negli spazi pubblici

Secondo l’indagine, la lingua madre è quella più utilizzata in famiglia. Circa il 41,5% degli intervistati ha dichiarato di parlare “sempre” la propria lingua madre a casa, mentre il 28,1% ha dichiarato di parlarla “spesso”.

La situazione si inverte negli spazi pubblici. Il 60,1% dei partecipanti ha dichiarato di parlare prevalentemente turco in strada e nella vita sociale. Il tasso di utilizzo del turco è più elevato, soprattutto tra le fasce d’età più giovani.

Forte calo delle capacità di lettura e scrittura

Gli intervistati hanno dichiarato di avere una competenza relativamente elevata nella comprensione e nell’espressione orale della propria lingua madre, ma è stato osservato un netto calo nelle capacità di lettura e scrittura. La quota di coloro che hanno dichiarato di “non saper scrivere affatto” nella propria lingua madre ha raggiunto il 36,6%.

Chi ha affermato di non conoscere sufficientemente la propria lingua madre ha indicato come motivo principale “la mancanza di scuole e risorse dove poterla imparare”. Seguono le risposte “perché è vietata” (19,8%) e “perché la mia famiglia non l’ha insegnata” (13,6%).

Rottura della comunicazione nella lingua madre con i bambini

Una percentuale significativa di famiglie con bambini ha dichiarato di non parlare ai propri figli nella loro lingua madre. La ragione più comune addotta è stata la predominanza del turco nell’ambiente in cui vivono. Ciononostante la maggior parte dei partecipanti ha affermato di impegnarsi a insegnare ai figli la propria lingua madre.

All’interno del nucleo familiare le persone con cui si parla più frequentemente la lingua madre sono state identificate come madri (75%), padri (73,5%) e membri di età pari o superiore a 65 anni (63,1%). La risposta “mai” è stata riportata con la frequenza più elevata per i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni (24,4%).

Lo studio avverte che l’indebolimento dell’uso della lingua madre, in particolare nella fascia di età 0-5 anni, rappresenta un rischio per la trasmissione intergenerazionale.

Sostegno quasi unanime all’istruzione nella lingua madre: 98,7%

Uno dei risultati più sorprendenti dello studio è stato il forte sostegno all’istruzione nella lingua madre. Il 98,7% dei partecipanti ha dichiarato di volere che i bambini ricevano un’istruzione nella propria lingua madre, mentre il 91,5% ha affermato che l’istruzione dovrebbe essere impartita nella lingua madre fin dalla scuola materna.

Circa l’82,1% dei partecipanti ha descritto l’attuale pratica delle “lingue vive” come “molto inadeguata”. L’assenza di un’istruzione nella lingua madre è stata citata dal 56,9% come la più grande minaccia alla sopravvivenza delle lingue madri

Discriminazione

I partecipanti hanno affermato di essere più frequentemente vittime di discriminazioni dovute alla loro lingua madre nelle istituzioni statali (60,4%) e sui social media (44,7%).

Valutazione generale

I risultati dimostrano che la lingua madre ha un forte significato per l’identità e la memoria culturale, ma permangono gravi limitazioni strutturali in termini di uso pubblico e politiche educative.

Tra le richieste più urgenti per la tutela delle lingue madri ci sono l’istruzione nella lingua madre, le garanzie legali e costituzionali e lo status ufficiale.

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