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Amministrative 2026: YouTrend, centrosinistra primo ma cala, crescono i civici


Analisi sui 118 comuni maggiori: progressisti a quota 50 (-9) e centrodestra stabile a 40 (-2). Boom di liste autonome, ora a 28 guide

Il quadro emerso dalle elezioni amministrative 2026 nei comuni con oltre 15 mila abitanti evidenzia una sostanziale continuità negli equilibri politici locali, con alcune variazioni nella distribuzione delle amministrazioni rispetto alla situazione precedente. È quanto emerge dalle elaborazioni realizzate da YouTrend sui risultati dei 118 comuni chiamati alle urne.

Secondo l'analisi, nei comuni considerati il centrosinistra ha conquistato la guida di 50 amministrazioni, sommando i sindaci eletti sia al primo turno sia al ballottaggio. Il centrodestra si è invece affermato in 40 comuni, mentre in 28 casi la vittoria è andata a candidati civici o espressione di forze politiche non riconducibili ai due principali schieramenti nazionali.

Il confronto con la situazione precedente mostra che, prima del voto, i sindaci in carica erano 59 espressione del centrosinistra, 42 del centrodestra e 17 appartenenti ad aree civiche o ad altri partiti. I dati elaborati da YouTrend indicano dunque una diminuzione del numero di amministrazioni guidate dal centrosinistra e, parallelamente, una crescita del peso delle realtà civiche e delle liste non allineate ai due poli tradizionali.

Nel dettaglio, il centrosinistra passa da 59 a 50 amministrazioni, registrando una flessione di nove comuni. Il centrodestra scende invece da 42 a 40 sindaci, con una perdita più contenuta. In controtendenza il dato relativo ai candidati civici e alle altre forze politiche, che aumentano da 17 a 28 amministrazioni, facendo segnare un incremento di undici comuni.

L'elaborazione suggerisce come una parte significativa dei cambiamenti intervenuti in questa tornata elettorale sia riconducibile alla crescita delle candidature civiche, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nelle competizioni amministrative locali. Il dato appare particolarmente significativo considerando che i comuni analizzati rappresentano il segmento più popoloso tra quelli interessati dal voto e costituiscono pertanto un osservatorio privilegiato delle dinamiche politiche territoriali.

Pur mantenendo il primato numerico tra le amministrazioni conquistate, il centrosinistra vede ridursi il proprio peso rispetto agli uscenti. Il centrodestra conserva una presenza sostanzialmente stabile, mentre il rafforzamento dell'area civica contribuisce a rendere più frammentato il panorama delle amministrazioni locali.

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In Alabama un ex Navy SEAL insidia il candidato di Trump per il Senato


Barry Moore ha l'appoggio del presidente ed è arrivato primo alle primarie, ma Jared Hudson lo tallona. I sondaggi sono contraddittori e il ballottaggio del 16 giugno è apertissimo.

Il 19 maggio Barry Moore, deputato repubblicano dell'Alabama al terzo mandato, è arrivato primo nelle primarie per il seggio al Senato lasciato libero da Tommy Tuberville, che si candida a governatore. Con il 39,2% dei voti, Moore ha staccato nettamente il resto del campo. Ma il dato più significativo è un altro: il 61% degli elettori repubblicani ha votato contro di lui. Al ballottaggio del 16 giugno lo sfiderà Jared Hudson, ex Navy SEAL senza alcuna esperienza politica, che con il 25,6% ha superato per un soffio il procuratore generale dello Stato Steve Marshall.

Moore ha tutto ciò che serve per vincere una primaria repubblicana in Alabama. Ha l'endorsement del presidente Trump, del vicepresidente JD Vance e del leader della maggioranza al Senato John Thune. È stato tra i primi politici in assoluto ad appoggiare Trump nel 2015. Siede nel Freedom Caucus, il gruppo dei deputati più conservatori del Congresso. La sua campagna è ben finanziata e ha ricevuto il sostegno di super PAC come il Fairshake, legato al settore delle criptovalute, e Club for Growth.

Ex cecchino dei Navy SEAL, Jared Hudson dopo il servizio militare è diventato vicesceriffo, vigile del fuoco e imprenditore locale. Oggi dirige una nonprofit, la Covenant Rescue Group, che addestra le forze dell'ordine locali a stanare i trafficanti di esseri umani. Si presenta come un cristiano conservatore e come un fedelissimo di Trump. "Sono il candidato al ballottaggio per il Senato più improbabile probabilmente nella storia delle elezioni per il Senato", ha detto a Politico.

I sondaggi sul ballottaggio sono pochi e contraddittori. Un sondaggio commissionato da Club for Growth, fatto pochi giorni prima delle primarie, dava Moore in vantaggio di 17 punti, secondo quanto riportato da 1819 News. Un altro pubblicato ieri lo dà avanti di 8. Ma i sondaggi pagati dal super PAC che sostiene Hudson, Alabama Conservatives PAC, mostrano un testa a testa: l'ultimo, condotto da Remington Research Group su 722 probabili elettori del ballottaggio, vede Hudson al 41% e Moore al 40%, con un margine d'errore di 4 punti, come ha scritto l'Alabama Reporter.

Alabama · Ballottaggio Senato GOP · 16 giugno 2026

Quanto è avanti Barry Moore? Dipende da chi paga il sondaggio


Margine di vantaggio nelle tre rilevazioni note sul ballottaggio repubblicano tra Barry Moore e Jared Hudson.

◀ Vantaggio MOORE testa a testa Vantaggio HUDSON ▶

Il dato chiave: i sondaggi finanziati dai super PAC vicini a Moore (Club for Growth) lo danno avanti di 8–17 punti; l'unica rilevazione pagata dal PAC pro-Hudson registra invece un sostanziale pareggio. Il committente, più del numero, racconta la corsa.
Fonti: 1819 News, Alabama Reporter (Remington Research Group), AL.com. Il sondaggio Remington è stato condotto su 722 probabili elettori del ballottaggio, margine d'errore ±4 punti. Il sondaggio che dà Moore +8 non riporta committente né istituto. FocusAmerica

Moore e Hudson vogliono entrambi approvare il SAVE America Act, la legge che renderebbe più restrittive le regole per le elezioni e il voto. Ma sono divisi su come farlo: Moore vuole eliminare del tutto il filibuster, la regola procedurale del Senato che permette di bloccare una legge se non si raggiungono 60 voti. Hudson propone invece di tornare al "talking filibuster", cioè l'obbligo per i senatori di parlare fisicamente in Aula per ostruire un voto, eliminando la possibilità di bloccare una legge in silenzio. "Eliminate il filibuster e vi garantisco che i democratici daranno lo status di Stato a Washington D.C. e aumenteranno i giudici della Corte Suprema appena torneranno al potere", ha detto Hudson in un video pubblicato su X, secondo quanto riportato da AL.com.

Hudson ha costruito la sua campagna sul territorio. È stato il primo candidato repubblicano a entrare in corsa dopo l'annuncio di Tuberville, e ha investito molto nella presenza fisica. Regina Wagner, docente di scienze politiche all'Università dell'Alabama, ha detto a Politico che la campagna di Hudson "è stata decisamente più visibile. Ho visto spot, cartelloni e manifesti". Secondo i dati della campagna, al giorno delle primarie Hudson era conosciuto solo dal 55% degli elettori, un margine di crescita che potrebbe aiutarlo nel testa a testa contro Moore, che invece è un volto noto.

Moore è in vantaggio tra gli uomini e tra gli elettori che si definiscono "molto conservatori". Hudson è davanti tra le donne conservatrici (43% a 37%), tra i repubblicani "moderatamente conservatori" e tra i moderati, dove arriva al 55% contro il 26% di Moore. Geograficamente, Hudson domina il mercato mediatico di Birmingham, il più grande dello Stato, mentre Moore è più forte nelle aree di Mobile, Huntsville e Montgomery.

La campagna di Moore punta tutto sull'endorsement di Trump. Un sondaggio di Club for Growth mostrava che solo il 31% degli elettori repubblicani sapeva dell'endorsement, come riportato dall'Alabama Daily News, e il super PAC scommette che man mano che questa informazione si diffonderà, il vantaggio di Moore crescerà. Ma l'ultimo sondaggio di Remington mette in dubbio questa tesi: l'84% degli intervistati ha un'opinione favorevole di Trump, ma questo non si traduce automaticamente in un voto per Moore. Giovedì sera il presidente è intervenuto di nuovo, ribadendo il suo endorsement su Truth Social: "Non c'è onore più grande", ha risposto Moore.

Il ballottaggio del 16 giugno sarà preceduto da un dibattito televisivo lunedì sera e potrebbe essere influenzato dall'eventuale endorsement di figure come Tuberville o la senatrice Katie Britt, che per ora non si sono schierati. La corsa dell'Alabama è un test per misurare quanto pesa ancora l'appoggio di Trump in una primaria repubblicana quando lo sfidante ha una biografia personale abbastanza potente da competere.

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Xi Jinping da Kim Jong-un: “L'amicizia tra Cina e Corea del Nord è invincibile”


Prima visita del presidente cinese in Corea del Nord dal 2019. L'asse Pechino-Pyongyang si rilancia mentre Kim stringe i rapporti con Mosca

Tappeti rossi, parata militare e migliaia di persone lungo le strade con fiori e palloncini colorati. Pyongyang ha accolto oggi il presidente cinese Xi Jinping con tutti gli onori per una visita di Stato di due giorni, la prima nella capitale nordcoreana dal 2019, secondo RaiNews e i media statali nordcoreani. Ad attendere Xi all'aeroporto c'erano il leader Kim Jong-un e la moglie Ri Sol-ju. Il presidente cinese è giunto accompagnato dalla first lady Peng Liyuan, dal ministro degli Esteri Wang Yi e da altri alti funzionari del Partito comunista cinese.

In un messaggio pubblicato dal Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori nordcoreano, Xi ha definito "invincibile" l'amicizia tra i due Paesi: "Indipendentemente da come cambieranno i tempi o da come si evolverà la situazione internazionale, la tradizionale amicizia tra Cina e Corea del Nord rimarrà invincibile".

Perché la visita arriva ora


Il vertice arriva in un momento delicato. Negli ultimi anni Kim Jong-un ha rafforzato i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, fornendo sostegno militare a Mosca nella guerra in Ucraina e ottenendo in cambio assistenza economica e tecnologica. Un avvicinamento che ha alimentato interrogativi sul ruolo della Cina, storicamente principale alleato e partner economico di Pyongyang.

Secondo diversi analisti, Xi punta a riaffermare l'influenza cinese sulla penisola coreana e a consolidare la propria leadership nell'Asia nord-orientale in un contesto segnato dalla competizione strategica con gli Stati Uniti. Pechino resta il principale sostegno economico di Pyongyang e il partner indispensabile per la sopravvivenza del regime nordcoreano.

Il contesto internazionale


Il momento del viaggio si inserisce in un quadro internazionale complesso. Arriva poche settimane dopo gli incontri di Xi con il presidente americano Donald Trump e con Vladimir Putin a Pechino, e precede un nuovo appuntamento del leader cinese negli Stati Uniti previsto per settembre. Mantenere una forte influenza su Pyongyang rappresenta per Pechino un'importante leva diplomatica nei confronti di Washington.

Non è stata resa nota un'agenda ufficiale, ma gli osservatori ritengono che tra i temi centrali ci saranno la cooperazione economica, gli aiuti cinesi, la sicurezza regionale e il programma nucleare nordcoreano. Sul fronte nucleare, Kim continua a respingere le richieste di denuclearizzazione avanzate dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Nei giorni scorsi ha inaugurato un nuovo impianto per la produzione di materiali nucleari, ribadendo l'obiettivo di rafforzare ulteriormente le capacità strategiche del Paese.

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Migrante vince 500mila euro, ma l'incasso si blocca per l'assenza del permesso di soggiorno


Il 36enne aveva centrato il premio da mezzo milione, ma la mancanza di documenti ne ha complicato la riscossione

Ha vinto 500mila euro con un biglietto del Gratta e Vinci acquistato utilizzando denaro ricevuto in elemosina, ma non ha potuto riscuotere immediatamente la somma perché privo di un permesso di soggiorno valido. È la vicenda di Imagbe Ehizomwengie, cittadino nigeriano di 36 anni residente nelle Marche, raccontata da Adnkronos sulla base di quanto riportato dal quotidiano Il Resto del Carlino.

Secondo la ricostruzione della vicenda, l'uomo avrebbe scoperto di essere il fortunato vincitore di un premio da mezzo milione di euro mentre si trovava in una situazione amministrativa irregolare. L'assenza di documenti validi necessari per l'identificazione e per le procedure di riscossione del premio gli avrebbe infatti impedito di incassare direttamente la vincita.

Per superare l'ostacolo, Ehizomwengie si sarebbe rivolto a un conoscente, chiedendogli di occuparsi delle pratiche necessarie per il ritiro del denaro. La soluzione, tuttavia, avrebbe successivamente generato ulteriori difficoltà. Stando a quanto riferito dal 36enne, l'amico avrebbe infatti rivendicato un ruolo di gestione della somma, dando origine a una controversia che avrebbe richiesto la mediazione di altri membri della comunità nigeriana locale.

La situazione sarebbe stata successivamente ricomposta attraverso un accordo tra le parti. Una quota pari a circa 250mila euro sarebbe stata trasferita sul conto corrente di un familiare dell'uomo, con l'obiettivo di mantenere la disponibilità della somma all'interno del nucleo familiare. Con tali risorse sarebbe stata inoltre avviata un'attività commerciale a Falconara Marittima, denominata "Mama African", nella quale il vincitore avrebbe dovuto lavorare una volta regolarizzata la propria posizione sul territorio italiano.

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Le aziende straniere abbandonano Cuba mentre l'economia crolla


Mastercard e Visa sospendono le transazioni, le catene alberghiere spagnole lasciano gli hotel e il colosso minerario Sherritt si ritira. L'amministrazione Trump intensifica la pressione sull'Avana.

Mastercard e Visa hanno spseso da sabato le transazioni con carte di credito dei visitatori stranieri a Cuba. Iberostar e Meliá, le due principali catene alberghiere spagnole, hanno rinunciato a gestire rispettivamente 12 e 15 hotel sull'isola. Sherritt International, la società mineraria canadese che per oltre trent'anni è stata uno dei più importanti investitori esteri a Cuba, ha annunciato la sospensione delle attività e il rimpatrio del personale. Diverse compagnie aeree hanno già cancellato i voli per l'isola a causa della carenza di carburante.

"Questo è un punto di svolta. È un colpo importante per un'economia già indebolita", ha dichiarato Ricardo Torres, economista cubano dell'American University di Washington, al Wall Street Journal. Per decenni le imprese straniere avevano accettato i rischi di operare a Cuba, cercando un punto d'appoggio nel turismo e nell'estrazione mineraria nonostante l'embargo americano in vigore da oltre sessant'anni. Erano tra gli ultimi baluardi dell'investimento estero in un'economia dominata dallo Stato comunista e fornivano all'isola valuta forte e competenze imprenditoriali. Ora molte hanno concluso che i rischi superano i benefici, strette tra un collasso economico sempre più profondo e un'amministrazione Trump determinata ad aumentare la pressione sull'Avana.

La partenza di Sherritt è particolarmente significativa. Per oltre tre decenni la società ha estratto decine di migliaia di tonnellate di nichel e cobalto all'anno dalla miniera di Moa, nella parte orientale di Cuba, sostenendo una delle industrie di esportazione più importanti dell'isola. Mark Entwistle, ambasciatore canadese a Cuba negli anni Novanta quando Sherritt si stava affermando sull'isola, ha ricordato al Wall Street Journal che la società ha fatto molto più che gestire una miniera: "Ha di fatto formato un'intera serie di dirigenti cubani su come funzionano le aziende moderne", contribuendo a creare "una classe imprenditoriale embrionale che era molto, molto rivoluzionaria per Cuba all'epoca".

Solo pochi mesi fa Sherritt discuteva progetti di espansione per migliorare la produzione, calata a causa della carenza di carburante e dell'uragano Melissa. "Navigare nell'incertezza non è una novità per Sherritt", aveva dichiarato l'amministratore delegato ad interim Peter Hancock durante una conference call sui risultati di febbraio. Ora la società dice che l'incertezza è diventata insostenibile. Pur non essendo stata formalmente designata come obiettivo dell'ordine esecutivo firmato dal presidente Trump contro l'economia controllata dai militari cubani, Sherritt ha spiegato che la "sola emanazione" di quell'ordine ha creato condizioni che hanno alterato in modo sostanziale la sua capacità di operare. Il direttore finanziario, il revisore esterno e diversi membri del consiglio si sono dimessi. La società ha annunciato lo scioglimento delle joint venture a Cuba, poi ha fatto marcia indietro comunicando di aver firmato un accordo preliminare non vincolante per cedere una quota di controllo a Gillon Capital, un family office legato a Ray Washburne, finanziere repubblicano che ha servito nella prima amministrazione Trump. Le azioni Sherritt hanno perso oltre il 50 per cento.

La ritirata delle aziende arriva mentre Washington intensifica la pressione sul governo comunista cubano. A maggio il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che prende di mira GAESA, il conglomerato controllato dai militari cubani che il segretario di Stato Marco Rubio ha definito "il cuore del sistema comunista cleptocratico di Cuba". Secondo gli Stati Uniti, GAESA controlla almeno il 40 per cento dell'economia cubana, inclusi molti hotel gestiti attraverso partnership con società straniere, proprio come le catene che ora se ne stanno andando o riducono la loro presenza sull'isola.

Anche Moa Nickel, la joint venture tra Sherritt e la società statale cubana del nichel, è stata colpita dalle sanzioni. Washington sostiene che il progetto aiuti a sostenere un governo repressivo. L'ordine esecutivo costringe di fatto gli investitori stranieri a scegliere se continuare a fare affari con entità legate all'esercito cubano o rischiare sanzioni secondarie, cioè sanzioni che colpiscono anche chi fa affari con i soggetti sanzionati. "L'amministrazione Trump è concentrata come un laser sui servizi militari, di intelligence e di sicurezza dello Stato e su qualsiasi rapporto abbiano con aziende straniere. È lì che sta il potere", ha spiegato Ricardo Herrero, direttore esecutivo del Cuba Study Group.

Le misure fanno parte di una campagna più ampia di Washington per ottenere concessioni politiche ed economiche dall'Avana. Il mese scorso i procuratori americani hanno incriminato Raúl Castro, l'anziano ex presidente cubano, per l'abbattimento di aerei civili da parte dell'esercito negli anni Novanta. Giovedì Washington ha imposto sanzioni al presidente in carica Miguel Díaz-Canel, a membri della sua famiglia, al figlio e al nipote di Castro e a diverse entità cubane.

L'economia cubana ha cominciato a disfarsi dopo anni di cattiva gestione, corruzione e un insieme ampio di sanzioni americane. La situazione è peggiorata dopo che l'Amministrazione Trump ha imposto un blocco petrolifero in seguito alla cattura, a gennaio, del presidente venezuelano Nicolás Maduro, il cui governo aveva a lungo fornito petrolio a prezzi sussidiati all'Avana. Senza quell'ancora di salvezza, il trasporto pubblico è stato ridotto, gli agricoltori faticano a portare i prodotti al mercato e i residenti sopportano blackout di ore. Il peso cubano è crollato a circa 620 per dollaro sul mercato informale, secondo El Toque, un sito indipendente cubano che monitora il mercato valutario. I cubani hanno protestato battendo pentole e bruciando rifiuti. Centinaia di migliaia di persone hanno lasciato l'isola.

Ora anche molte delle aziende straniere rimaste se ne vanno, creando un vuoto che pochi investitori sembrano disposti a riempire. "Si può parlare di un doppio colpo. È stata una stretta graduale ma costante da parte dell'amministrazione Trump", ha detto Ted Henken, esperto di Cuba al Baruch College.

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Sanità: Giulio Notturni nuovo direttore dei rapporti istituzionali del Policlinico Campus Bio-Medico


Il manager romano, già consulente ministeriale e coordinatore della comunicazione Covid nel Lazio, assume il ruolo nella direzione Public Affairs della Fondazione

La Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ente che gestisce una delle principali strutture ospedaliere universitarie della Capitale e punto di riferimento nazionale per assistenza, ricerca e formazione medica, rafforza la propria area delle relazioni istituzionali. Dal 1° giugno, infatti, Giulio Notturni ha assunto l'incarico di Direttore dei Rapporti Istituzionali e Public Affairs della Fondazione.

Ad annunciarne la nomina è stato lo stesso Notturni attraverso un post su Linkedin, nel quale ha espresso soddisfazione per il nuovo incarico e ha ringraziato il presidente della Fondazione, Carlo Tosti, e il direttore generale e amministratore delegato, Paolo Sormani, per la fiducia accordata.

Nel post, il neo direttore ha definito il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma un'eccellenza nel panorama sanitario nazionale, sottolineandone il ruolo nella cura delle persone, nella formazione e nella ricerca scientifica. Notturni ha inoltre evidenziato l'importanza del dialogo con le istituzioni e l'obiettivo di contribuire allo sviluppo della Fondazione attraverso il nuovo incarico.

Nato a Roma nel 1987, laureato in Giurisprudenza e titolare di cinque master, Notturni ha maturato una lunga esperienza nei settori della comunicazione istituzionale, della sanità e delle relazioni pubbliche.

A 28 anni è stato consulente per la comunicazione del Ministero della Salute durante i governi Renzi e Gentiloni, per poi ricoprire lo stesso ruolo presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel Governo Conte I. Successivamente ha assunto l'incarico di responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne dell'Assessorato alla Sanità della Regione Lazio.

Nel corso della sua carriera ha inoltre ricoperto il ruolo di Associate Director Policy & Government Relations di MSD Italia, filiale italiana della multinazionale farmaceutica statunitense MSD

È il fondatore di Salute Lazio, tra i principali canali di informazione sanitaria istituzionale del Paese, durante l'emergenza Covid-19 è stato membro dell'Unità di crisi della Regione Lazio, coordinando le attività di comunicazione e svolgendo il ruolo di responsabile del fundraising dell'Irccs Istituto Nazionale per le Malattie Infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma.

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Trump chiede a Israele e Iran di fermare gli attacchi dopo la ripresa della guerra


Il presidente americano è intervenuto su Truth Social dopo che Netanyahu ha ignorato la richiesta di non rispondere ai missili iraniani. Teheran ha annunciato la sospensione delle operazioni, ma avvertito di essere pronta a riprendere se Israele continuerà ad attaccare il Libano.

Il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto oggi a Israele e Iran di fermare immediatamente gli attacchi, con un messaggio pubblicato su Truth Social. L'appello è arrivato dopo la ripresa della guerra tra i due Paesi, nella più grave escalation dal cessate il fuoco dell'8 aprile. Il conflitto si è riacceso ieri, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ignorato la richiesta di Trump di non reagire ai missili iraniani lanciati contro Israele. Gli attacchi incrociati tra ieri notte e questa mattina rischiano ora di far saltare i negoziati tra l'Amministrazione americana e l'Iran e di trascinare di nuovo gli Stati Uniti nel conflitto.

Il raid in Libano e la risposta iraniana


La nuova crisi è iniziata a seguito di un raid israeliano in Libano, contro il gruppo militante Hezbollah alleato dell'Iran, nei pressi di Beirut, dove si trova il suo quartier generale. Teheran ha interpretato questo raid come una violazione del cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele e ieri notte ha risposto con ondate di missili balistici contro Israele.

In risposta, questa mattina le forze aeree israeliane hanno colpito alcuni sistemi di difesa aerea che l'Iran aveva ricostruito durante la tregua. In seguito hanno attaccato un grande complesso petrolchimico che, secondo l'IDF, produceva materie prime usate per fabbricare armi. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno risposto subito minacciando di colpire infrastrutture energetiche in Israele e nei Paesi del Golfo, se gli attacchi dovessero continuare. Anche i ribelli Houthi dello Yemen sono poi entrati nel conflitto, lanciando due missili contro Israele e minacciando di attaccare le navi israeliane nel Mar Rosso.

Medio Oriente · La nuova escalation Israele-Iran

La guerra che Trump non riesce a fermare


Un raid israeliano in Libano ha riacceso il conflitto tra Israele e Iran, creando la più grave escalation tra i due Paesi dalla tregua dell'8 aprile. Trump ha chiesto due volte a Netanyahu di fermarsi, ma il premier israeliano ha ordinato nuovi raid su Teheran.

FocusAmerica Fonti: Axios, New York Times

La richiesta di Washington

La risposta di Gerusalemme

STOP
vs
RAID

Trump ha chiesto due volte a Netanyahu di fermare gli attacchi

Netanyahu ha ordinato nuovi bombardamenti su obiettivi a Teheran

Tra i due alleati si è aperto uno strappo che rischia di trascinare di nuovo gli Stati Uniti in guerra.

Esplora la crisi
1 Gli eventi 2 Gli attori 3 Lo strappo 4 Gli scenari

Azione e reazione

Come un raid in Libano ha riacceso la guerra


Ogni attacco ne ha innescato un altro. La cronaca di un'escalation a catena, dal primo raid in Libano all'ingresso di nuovi attori nel conflitto.

1

Israele
Lancia un raid in Libano contro Hezbollah, vicino a Beirut, dove il gruppo ha il suo quartier generale.

2

Iran
Considera il raid israliano in Libano una violazione della tregua e risponde con ondate di missili balistici contro Israele.

3

Israele
Colpisce le difese aeree che l'Iran aveva ricostruito durante la tregua e un grande complesso petrolchimico.

4

Iran
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano in risposta di colpire le infrastrutture energetiche di Israele e dei Paesi del Golfo se gli attacchi proseguono.

5

Houthi · Yemen
Entrano nel conflitto: due missili contro Israele e la minaccia di attaccare le navi israeliane nel Mar Rosso.

6

Iran
Dopo i raid israeliani su Teheran, lancia una nuova ondata di missili, questa volta anche su Tel Aviv.

Israele
Iran
Alleati dell'Iran

Attori in campo

Cinque attori per un fronte che si allarga


Le posizioni delle parti coinvolte, dagli Stati Uniti ai gruppi alleati dell'Iran entrati nel conflitto. Tocca ogni voce per leggere la sua posizione.

Stati Uniti — Trump
Cerca di mediare

Cerca da settimane un'intesa con Teheran e chiede a Israele di fermarsi, per non far saltare i negoziati in corso ed evitare di essere trascinato di nuovo in guerra. La linea di Washington: «questo ciclo deve finire».

Israele — Netanyahu
Belligerante

Riprende i raid contro Iran e Hezbollah, contro la volontà di Trump. Si dice pronto a fermarsi solo se l'Iran non risponderà, ma continua a colpire obiettivi di Hezbollah in Libano.

Iran
Belligerante

Risponde ai raid in Libano con ondate di missili contro Israele e minaccia le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo. Poi annuncia una sospensione delle operazioni, ma promette «misure più severe e schiaccianti di prima» se Israele continuerà le sue operazioni in Libano.

Hezbollah — Libano
Alleato dell'Iran

È il bersaglio del raid israeliano vicino a Beirut che ha innescato la nuova crisi. Il suo disarmo resta la posta in gioco principale per Netanyahu, che teme di vedersi legate le mani da un'intesa tra Trump e l'Iran.

Houthi — Yemen
Alleato dell'Iran

Entrano nel conflitto lanciando due missili contro Israele e minacciano di attaccare le navi israeliane nel Mar Rosso, allargando potenzialmente lo scontro a una nuova area.

L'alleato che non obbedisce

Perché Netanyahu sfida la Casa Bianca

Un fottuto pazzo.
Così Trump aveva definito Netanyahu in una telefonata carica di insulti la settimana scorsa, come lo stesso presidente ha poi confermato. Il segnale di una frattura che la nuova escalation ha portato allo scoperto.
Il calcolo di Netanyahu

Sondaggi
È indietro alla vigilia di una campagna elettorale che deciderà il suo destino politico.

La base
Vuole mostrare ai suoi elettori di saper tenere testa a Trump, che lo aveva rimproverato.

Il timore
Teme che l'intesa cercata da Trump con l'Iran gli leghi le mani contro Hezbollah.

La posizione di Trump

A Netanyahu è stato detto esplicitamente che questo ciclo deve finire. Gli Stati Uniti non hanno approvato né sostenuto questi raid.
— Un funzionario statunitense, al New York Times

Le prossime mosse

Davanti a Trump ci sono ora due strade, nessuna senza rischi


Per gli analisti, la scelta di Washington sul margine da concedere a Israele apre due scenari opposti — entrambi pericolosi.

Il bivio
La scelta di Trump

Scenario ASe concede spazio a Israele
L'Iran allarga la rappresaglia, coinvolgendo le milizie sciite in Iraq e colpendo le basi americane e i Paesi del Golfo.

Scenario BSe impone lo stop
Rafforza il legame che Teheran cerca da tempo di costruire tra il fronte iraniano e quello libanese.

Le due letture degli analisti

Sembrano forti, ma questo non significa che lo siano: la spavalderia iraniana nasconde i gravi danni subiti.

Eyal Hulata — ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliana, Foundation for Defense of Democracies

Non ci sono buone scelte da fare.

Danny Citrinowicz — ex ufficiale dell'intelligence militare israeliana, esperto di Iran

Fonte Ricostruzione FocusAmerica su dichiarazioni e ricostruzioni di Axios e New York Times. Le citazioni sono attribuite alle fonti originali.

Trump prende le distanze da Netanyahu


Subito dopo l'attacco iraniano, Trump ha detto ad Axios che avrebbe chiesto a Netanyahu di non rispondere, per evitare proprio di "far saltare" l'intesa che Washington sta negoziando da settimane con Teheran. Poco dopo ha telefonato al premier israeliano per trasmettergli lo stesso messaggio. Alcune ore più tardi, però, Netanyahu ha ordinato raid aerei contro diversi obiettivi militari in Iran, compresa Teheran. L'Iran ha replicato lanciando altri missili, anche verso Tel Aviv.

Questa mattina Trump ha chiamato nuovamente Netanyahu per chiedergli di fermare i raid aerei, secondo una fonte israeliana. Il premier avrebbe risposto di essere pronto a fermarsi, ma solo se l'Iran non avesse risposto ancora. Una seconda fonte ha però precisato che Israele avrebbe continuato a colpire obiettivi di Hezbollah situati in Libano. Nelle stesse ore, le Forze Armate iraniane hanno annunciato la sospensione delle proprie operazioni, minacciando però "misure più severe e schiaccianti di prima" in caso di nuova "aggressione", compreso in caso di nuove operazioni militari israeliane nel Libano meridionale.

Un funzionario statunitense ha definito "cordiale" la telefonata di ieri tra Trump e Netanyahu, pur ammettendo le resistenze del premier israeliano. "A Netanyahu è stato detto esplicitamente che questo ciclo deve finire. Gli Stati Uniti non hanno approvato né sostenuto questi raid", ha riferito la fonte. Due funzionari americani hanno quindi negato un coinvolgimento militare statunitense negli attacchi in Iran, mentre un funzionario israeliano sostiene che gli Stati Uniti abbiano aiutato quantomeno a intercettare i missili diretti verso Israele.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha tuttavia accusato gli Stati Uniti di essere direttamente responsabili delle azioni israeliane e ha avvertito che gli sviluppi "non faranno che peggiorare la già caotica situazione del processo diplomatico". Da parte sua, Trump ha sostenuto che, nonostante i nuovi scontri, i negoziati dovrebbero procedere "rapidamente", a meno che non prevalgano "ignoranza o stupidità" da entrambe le parti.

Il calcolo politico di Netanyahu e il rischio per i negoziati


Per Netanyahu, riprendere a combattere può convenire almeno nell'immediato. Il premier intende così mostrare alla sua base elettorale di essere disposto a tenere testa a Trump, che ieri lo aveva rimproverato per i bombardamenti alla periferia di Beirut. Netanyahu si trova indietro nei sondaggi alla vigilia di una campagna elettorale difficile che deciderà il suo destino politico e solo una settimana fa Trump lo aveva umiliato in una telefonata carica di insulti, definendolo "un fottuto pazzo", come lo stesso presidente ha poi confermato.

Il premier teme inoltre che l'intesa cercata in tutti i modi da Trump con l'Iran possa rivelarsi disastrosa per Israele e legargli le mani contro Hezbollah. Tra gli analisti, però, le opinioni divergono. Eyal Hulata, ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliana oggi alla Foundation for Defense of Democracies, ritiene che molto dipenderà dalle prossime mosse di Teheran. A suo giudizio, la spavalderia iraniana nasconde i gravi danni subiti. "Sembrano forti, ma questo non significa che lo siano", ha dichiarato al New York Times.

Più pessimista Danny Citrinowicz, ex ufficiale dell'intelligence militare israeliana ed esperto di Iran, secondo cui "non ci sono buone scelte da fare". Se Trump lascerà a Israele margine per intensificare gli attacchi, l'Iran allargherà la rappresaglia coinvolgendo anche le milizie sciite in Iraq ed attaccando le basi militari americane ed i Paesi del Golfo. Se invece imporrà lo stop, finirà per rafforzare il legame che Teheran cerca da tempo di costruire tra il fronte iraniano e quello libanese.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

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Traffico di migranti tra Tunisia e Italia: 10 arresti a Genova


Per uno degli indagati anche trasferimenti di denaro tramite sistema "hawala"

La Polizia di Stato ha eseguito 10 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati di nazionalità tunisina nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, secondo quanto riportato da TGcom24. Sei sono finiti in carcere, quattro sono stati sottoposti all'obbligo di dimora con permanenza domiciliare notturna.

Agli indagati è contestata l'ipotesi di associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sulla rotta Tunisia-Pantelleria. Per uno dei soggetti coinvolti l'accusa si estende anche a servizi di raccolta, cambio e trasferimento di valuta, sia all'estero sia in Italia, attraverso il sistema informale noto come "hawala", un metodo di trasferimento di denaro non tracciabile diffuso in alcune aree del Medio Oriente e del Nord Africa.

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"A rischio la patata", Coldiretti Calabria lancia l'allarme: cinghiali fuori controllo in Sila


Campi devastati e raccolti a rischio. Gli agricoltori chiedono la piena attuazione del Piano di contenimento

La proliferazione incontrollata dei cinghiali negli areali della Patata della Sila IGP sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza strutturale. A lanciare l'allarme è Coldiretti Calabria, che chiede alle istituzioni un intervento rapido e coordinato per evitare pesanti ripercussioni su una delle filiere agricole più rappresentative del territorio calabrese.

A sollevare la questione è il presidente regionale di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, che ha inviato una lettera all'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo e al Commissario Straordinario del Parco Nazionale della Sila Liborio Bloise, evidenziando una situazione che rischia di compromettere produzioni, redditi e prospettive di sviluppo delle aree interne.

Con la campagna di semina ormai conclusa e gli investimenti già effettuati dalle aziende agricole, i danni provocati dalla fauna selvatica stanno diventando sempre più evidenti. Secondo Coldiretti, nei territori della Sila la presenza dei cinghiali ha raggiunto livelli particolarmente elevati e i campi coltivati risultano estremamente vulnerabili soprattutto nelle prime fasi di crescita delle colture.

La preoccupazione principale riguarda la Patata della Sila IGP, eccellenza riconosciuta dell'agricoltura calabrese. Il breve ciclo produttivo della coltura non consente infatti recuperi in caso di danni significativi, con il rischio concreto di perdite economiche rilevanti per le imprese agricole e conseguenze sull'occupazione e sull'intero indotto territoriale.

Coldiretti sottolinea come gli strumenti per affrontare il problema esistano già. A fine 2024 è stato infatti approvato il Piano Straordinario di contenimento del cinghiale, che prevede una serie di misure operative per il controllo della popolazione degli ungulati. Tuttavia, secondo l'organizzazione agricola, molte delle azioni previste non sarebbero ancora state pienamente attuate.

Tra le principali criticità segnalate figurano il mancato coinvolgimento diretto degli agricoltori previsto dal Piano, l'assenza di procedure operative tempestive sui territori e i ritardi nell'applicazione concreta delle misure di contenimento.

Per questo Coldiretti Calabria chiede la piena e immediata attuazione del Piano, il rafforzamento delle squadre di selecontrollo, l'attivazione del ruolo degli agricoltori-cacciatori, una maggiore diffusione delle gabbie di cattura accompagnata da adeguati sostegni economici e un coordinamento costante tra Regione Calabria, Parco Nazionale della Sila e Ambiti Territoriali di Caccia.

L'organizzazione propone inoltre l'istituzione di un monitoraggio continuo delle aree maggiormente colpite e la convocazione urgente di un tavolo operativo permanente capace di affrontare la questione con un approccio strutturale e non più emergenziale.

"Non si tratta più di una criticità occasionale", evidenzia Coldiretti, ma di una situazione che rischia di mettere in discussione la sopravvivenza stessa di molte aziende agricole operanti nelle zone interne della regione.

L'appello rivolto alle istituzioni è chiaro: accelerare l'attuazione delle misure già previste e garantire interventi immediati, coordinati e continuativi. Per Coldiretti ogni ulteriore ritardo rischia di tradursi in produzioni compromesse, redditi ridotti e maggiore fragilità per territori che trovano nell'agricoltura uno dei principali presìdi economici e sociali.

In gioco, conclude l'organizzazione, non c'è soltanto l'esito della campagna produttiva in corso, ma la tenuta di una filiera strategica e identitaria per l'intera Calabria.

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Kosovo al voto per la terza volta in 18 mesi: per la prima volta dal 2013 nessuna missione Ue


Bruxelles non ha inviato osservatori per "preavviso insufficiente". Presenti 16mila osservatori OSCE. Il Paese resta bloccato in una crisi istituzionale prolungata

Il Kosovo è tornato alle urne domenica 7 giugno per le elezioni parlamentari, le terze in appena 18 mesi, in una fase di instabilità istituzionale, secondo quanto riportato da RaiNews. Con una novità rilevante: per la prima volta dal 2013 l'Unione europea non ha dispiegato una missione speciale di osservazione elettorale, motivando la scelta con un preavviso insufficiente per l'organizzazione.

Bruxelles seguirà comunque il voto attraverso il proprio ufficio a Pristina, con 44 osservatori accreditati. L'assenza della missione ufficiale viene letta da alcuni analisti come un segnale di crescente frustrazione nei confronti della classe politica kosovara, incapace di garantire stabilità istituzionale duratura. A rafforzare questa lettura, secondo alcuni commentatori, anche la breve durata degli incontri tra il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader locali durante la visita del 3 giugno.

Nel complesso, gli osservatori presenti sul territorio sono circa 16mila, tra rappresentanti di organizzazioni internazionali, ONG, media e delegazioni diplomatiche, tra cui quella italiana a Mitrovica. La presenza principale è quella dell'OSCE.

Terzo voto in 18 mesi


Le elezioni sono state indette dopo il mancato accordo tra i principali partiti sulla guida istituzionale del Paese. Le precedenti tornate elettorali, nel febbraio e nel dicembre 2025, non erano riuscite a risolvere l'impasse, lasciando il Kosovo senza un governo pienamente operativo per lunghi periodi. A oggi il Paese è ancora privo di un presidente eletto e il premier Kurti resta in carica in regime di prorogatio.

La crisi ha avuto ripercussioni anche economiche, rallentando l'accesso ai fondi europei e internazionali e aggravando le fragilità strutturali di uno degli Stati più giovani e poveri d'Europa.

Le forze in campo


Il Movimento Vetevendosje del premier ad interim Albin Kurti mantiene una posizione di forza in Parlamento, ma la formazione di un nuovo esecutivo richiede una maggioranza più ampia e compromessi politici. L'elezione del presidente necessita infatti di almeno 80 voti su 120 seggi, rendendo indispensabili accordi trasversali.

L'opposizione, composta dal Partito Democratico del Kosovo e dalla Lega Democratica del Kosovo, accusa Kurti di voler concentrare il potere politico. L'ex presidente Vjosa Osmani, oggi candidata con la LDK, ha espresso ottimismo sul fatto che il voto possa aprire una fase di uscita dalla crisi. Gli analisti non prevedono scossoni significativi rispetto all'ultima tornata. In tutto sono 21 i partiti in corsa e 902 i candidati.

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Le minacce di Trump contro l'Oman hanno messo in allarme gli alleati del Golfo


Il presidente americano ha accusato il sultanato dell'Oman, storico mediatore tra Washington e Teheran, di sostenere il piano iraniano per imporre pedaggi sui passaggi nello Stretto di Hormuz. Cresce l'inquietudine tra gli alleati regionali degli Stati Uniti.

Nelle scorse settimane Donald Trump ha minacciato l'Oman, storico alleato degli Stati Uniti e tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, accusandolo di sostenere il piano iraniano per imporre pedaggi alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. La dichiarazione ha allarmato gli alleati del Golfo e riacceso i timori sull'imprevedibilità della politica estera americana.

In un primo momento, a Muscat alcuni hanno pensato che il presidente avesse commesso un errore e volesse in realtà riferirsi all'Iran. Poi il Dipartimento di Stato americano ha diffuso un video in cui Trump avvertiva l'Oman di "comportarsi come tutti gli altri o saremo costretti a farli saltare in aria". La minaccia è arrivata appena due anni dopo l'annuncio, da parte dell'azienda di famiglia di Trump, della costruzione di un hotel di lusso e di un resort di golf da 500 milioni di dollari nel Paese, presentato come un progetto destinato a rafforzare lo "status dell'Oman come destinazione globale di primo piano".

La crisi nello Stretto di Hormuz


Secondo gli analisti, la minaccia del presidente statunitense nasce dalla frustrazione di Trump per il fallimento dei tentativi americani di costringere l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz. La chiusura della via d'acqua, da cui transitava prima della guerra circa un quinto del petrolio e del gas mondiale, ha provocato una crisi energetica globale. Non ottenendo risultati mediante su Teheran, il presidente avrebbe rivolto la sua pressione sugli alleati della regione.

"Nella sua ricerca di un qualsiasi guadagno strategico dalla guerra con l'Iran, Trump ora ha deciso di fare pressione sui Paesi che secondo lui gli devono qualcosa, come l'Arabia Saudita, o che complicano i suoi sforzi, come l'Oman", ha dichiarato al Financial Times Emile Hokayem dell'International Institute for Strategic Studies.

Trump ha anche sostenuto che dovrebbe essere "obbligatorio" per i Paesi arabi e musulmani, tra cui Arabia Saudita, Pakistan e Qatar, normalizzare i rapporti con Israele come parte di un accordo con l'Iran. Molti di questi Stati, però, attribuiscono a Israele la responsabilità della guerra e legano la normalizzazione alla nascita di uno Stato palestinese.

La neutralità di Muscat e la diffidenza del Golfo


L'Oman si è costruito nel tempo una reputazione di partner affidabile, al quale Washington si è rivolta più volte per aprire canali di dialogo con l'Iran. Muscat stava ancora svolgendo quel ruolo fino al giorno prima dell'ingresso degli Stati Uniti nella guerra al fianco di Israele. Dall'inizio del conflitto, il sultanato dell'Oman ha cercato di restare neutrale, ma ha irritato Washington criticando apertamente la guerra e definendola illegale.

Il Ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha scritto su X che la neutralità del Paese è "la pietra angolare della nostra sicurezza nazionale". Albusaidi, che aveva guidato la mediazione tra Stati Uniti e Iran prima del conflitto, ha poi spiegato che l'Oman stava lavorando con Teheran per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto.

Una persona informata sui colloqui ha precisato che Muscat non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di pedaggi, ma sta valutando "tariffe legali per servizi resi in futuro", legate alla tutela ambientale e alla sicurezza della navigazione. Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha però subito minacciato sanzioni contro l'Oman, o contro chiunque faciliti l'introduzione di pedaggi nello Stretto. In seguito ha riferito che l'ambasciatore omanita lo aveva rassicurato: Muscat non aveva "alcun piano" in tal senso.

L'Oman ha resistito anche alle pressioni americane per aderire agli Accordi di Abramo ed è l'unico Stato del Golfo a non aver sottoscritto il cosiddetto Board of Peace, l'organismo al centro del piano voluto da Trump per la ricostruzione di Gaza.

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Naturale in Verticale


Nelle acque interne l’espressione “Naturale in verticale” è abbastanza comune, ma in mare è nota soltanto ad alcuni veterani che hanno unito la pesca a scarroccio con un’esca naturale ad alcune esche da vertical combinando l’attrazione del metallo a un cefalopode, con risultati incredibili.
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foto in alto: Alfredo Cascone con una cernia appena pescata.

La pesca col vivo o con esca naturale morta s’identifica con la traina lenta che fu la prima a nascere e rappresenta la massima espressione d’insidia da calare in profondità. Nata negli anni sessanta questa tecnica è tutt’oggi una tra le più praticate e amate dai pescatori sportivi. Fu messa a punto principalmente per insidiare le grandi ricciole, è stata poi adattata alla pesca del dentice e altri predatori di fondo. Negli anni si è evoluta soprattutto per quanto riguarda i materiali, alleggerendo attrezzature e piombi e rallentando sempre di più la velocità per riuscire a pescare quanto più radente possibile al fondo. Col tempo si è scoperto che in alcune situazioni pescando a scarroccio in una sorta di bolentino col vivo, rendeva ancora di più rispetto alla traina con la marcia inserita, proprio per la bassissima velocità della barca in deriva. Poi arrivò l’era del vertical jigging e tutti noi imparammo a pescare con la barca in deriva sulle marcature dei pesci. Il passo successivo fu breve, alcuni pionieri unirono alcune tipologie di esche da vertical con l’esca naturale.

Misto artificiale - Questa tecnica esisteva già usando piombi a pera e a palla con terminali cortissimi ed esca naturale, si chiamava pesca col “pallino” e l’avvento delle vistose esche da vertical è stata la sua evoluzione. Il concetto è quello di manovrare un’esca morta mediante una zavorra che nel caso delle esche da vertical serve come richiamo grazie alla vistosità delle livree. L’artificiale più usato per questa tecnica è l’inchiku, ma si possono usare anche jig da slow pitch, kabura, tai kabura e tante altre esche metalliche. Lo scopo è quello di avere un artificiale pesante che porti l’esca naturale sul fondo e la faccia animare grazie a recuperi più o meno lenti. All’artificiale bisogna collegare un terminale realizzato con dacron da 150 libbre o trecciato da 200-250 libbre, sul quale andranno legati due o tre ami, considerando che l’amo più vicino all’esca servirà come trainante, mentre i retrostanti per ferrare il pesce. L’esca più usata è il calamaro morto, ma anche la seppia può essere molto catturante a patto che entrambi conservino inalterata la livrea. Si possono usare cefalopodi surgelati, ma mentre di calamari se ne trovano integri di origine oceanica, le seppie in genere bisogna congelarsele da soli. Per i calamari si possono acquistare quelli provenienti dall’oceano Indiano congelati a bordo uno per uno, che in genere mantengono integro il mantello e i colori.
L'autore con una bella preda appena pescata.
Le attrezzature - Per chi si avvicina a questa tecnica, canne e mulinelli per la traina col vivo possono andare benissimo, ma se si vuole avere un’attrezzatura che animi l’esca in maniera accattivante bisogna orientarsi su canne da jigging e mulinelli rotanti con manovella sinistra o destra a seconda della preferenza. Come canne si possono usare sia quella da jigging classico (200-300 grammi) che quella da slow pitch, ma che siano abbastanza rigide in quanto ci si potrebbe trovare a confrontarsi con prede di tutto rispetto. Si possono usare an-che canne con mulinello a bobina fissa, più gestibile per chi non ha dimestichezza con il rotante. S’imbobina trecciato da 50 libbre e come terminale si collegano 10 metri di fluorcarbon non inferiore allo 0,60. Alla parte finale del fluorcarbon si collega un solid ring e uno split ring che servirà da collegamento con l’occhiello dell’esca metallica.
Dentice e palluccella.Le prede più usuali in questa tecnica sono cernie e dentici, con un sapiente uso dell’ecoscandaglio è possibile calargli l’esca esattamente sulla verticale.
La pesca - Si tratta di una tecnica a spot, ovvero che prevede la calata dell’esca in punti ben precisi. Alla base dell’azione di pesca c’è una perfetta conoscenza dei fondali e un sapiente uso dell’ecoscandaglio. Si procede recandosi nell’area di pesca e innescando i calamari o le seppie. Con gli inneschi pronti si procede a zig zag nelle aree in cui ci potrebbero essere i predatori cercando con l’eco i segnali dei pesci o della mangianza. Fermata la barca si cala e si raggiunge il fondo. L’esca va animata con recuperi lenti alternati a piccoli scatti, ma senza mai scuoterla violentemente altrimenti potrebbe ruotare o danneggiarsi, perdendo il suo potere catturante. Molto spesso accade che non ci siano marcature evidenti e si giri a vuoto, ma non sempre l’ecoscandaglio riesce a centrare i bersagli e, come ha ampiamente dimostrato il jigging, anche calando in un apparente vuoto il pesce può comparire dal niente. È importante saper eseguire correttamente il collegamento trecciato-fluorcarbon e il nodo sul solid ring, perché si deve necessariamente pescare con la frizione abbastanza serrata (kg 5-6) e spesso bloccare la prima fuga del pesce fermando il tamburo con le mani. Alcune prede insidiabili in questa pesca come le cernie e i dentici tendono a intanarsi e se non arrestati durante la prima fuga potrebbero rompere immediatamente il terminale. Dopo la prima sfuriata, in genere la preda si lascia salpare senza tanti problemi.
Oggi, meglio conosciuta come “palluccella”, questa tecnica ha origini ben più antiche, da prima praticata con semplici piombi a palla o pera, poi con inchiku ed esche metalliche da vertical.
Il momento magico - Come in tante altre tecniche di pesca dalla barca i momenti di sole basso (alba e tramonto) risultano essere i migliori. In questi brevi, ma intensi segmenti temporali, molti predatori approfittano della poca luce per mettersi in attività e concederci moltissime opportunità. Durante l’arco della giornata, con il sole alto, capita spesso di calare sulle marcature e non avere nessun risultato. I motivi sono abbastanza ovvi: i predatori cacciano quando hanno fame e in precisi momenti della giornata e quando non sono in attività non c’è verso di indurli all’attacco, a meno che non si riesca a stimolare la loro aggressività territoriale.

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Stadio della Roma, Gualtieri accelera: “Cantiere entro un anno, sarà uno dei più belli al mondo”


Via alla fase decisiva per l’impianto di Pietralata: conferenza dei servizi in arrivo, maxi aree verdi e riqualificazione urbana al centro del progetto.

Lo stadio della Roma entra nella fase che potrebbe risultare decisiva. Dopo anni di iter complessi, rinvii e passaggi amministrativi, il progetto di Pietralata compie un nuovo passo avanti. Ad annunciarlo è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che fissa un obiettivo preciso: apertura del cantiere entro un anno.

Il primo cittadino, intervenendo ad Adn Talks, ha spiegato che è stata approvata la convenzione tra tutti gli enti coinvolti, passaggio necessario per accompagnare il percorso autorizzativo fino alla realizzazione dell’impianto. Il commissario incaricato ha inoltre firmato l’ordinanza che consentirà l’avvio della conferenza dei servizi decisoria, fase centrale per ottenere il via libera definitivo.

L’obiettivo resta duplice: rispettare le tempistiche richieste dall’UEFA per la candidatura italiana agli Europei e accelerare sulla costruzione dell’impianto giallorosso, considerato strategico anche per la trasformazione urbana dell’area.

Gualtieri punta molto non soltanto sull’impatto sportivo del progetto, ma soprattutto sulla rigenerazione del quadrante di Pietralata. “Non sarà solo uno stadio”, sottolinea il sindaco, descrivendo un intervento che comprenderà ampie aree verdi, nuovi spazi pubblici e parchi urbani di grandi dimensioni.

Tra gli elementi più evidenziati dal Campidoglio c’è proprio il tema ambientale: uno dei parchi previsti dal progetto, secondo quanto spiegato dal sindaco, avrà dimensioni superiori a quelle di Villa Celimontana, diventando uno dei principali polmoni verdi del quadrante.

Il progetto continua a dividere opinione pubblica e territorio, ma l’amministrazione capitolina mostra fiducia sulla tabella di marcia. Se le procedure andranno avanti senza nuovi rallentamenti, il prossimo anno potrebbe davvero rappresentare il momento dell’avvio dei lavori per quello che il sindaco definisce “uno degli stadi più belli al mondo”.

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DK 10x34 - Abbiamo escluso la stupidità?


La stupidità non è una scusante, è una spiegazione del fatto di vivere nella linea temporale più stupida del multiverso.

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Il teatrino del digitale sembra ogni giorno di più la Nave dei Folli, al punto che a volte dubito perfino che le mie pur sovrumane capacità di trovare un filo conduttore possano bastare.

Per fortuna, quando rischio di essere travolto dal dubbio, mi ricordo un altro dei miei capisaldi culturali, le vignette dei Peanuts, in particolare quella in cui Lucy nei panni della psicologa, dovendo spiegare le ragioni di non ricordo cosa dice:

"abbiamo escluso la stupidità?"


Ecco, questa è una chiave di lettura in cui si allineano armoniosamente un sacco di pezzi sparsi:

  • ...aziende che non hanno mai generato un profitto, con perdite per miliardi, che esistono da anni solo grazie al continuo sussidio di capitali di ventura
  • ...l'intera economia americana sono sette aziende che si passano l'un l'altra un "pagherò" da cento miliardi di dollari
  • ...Microsoft confessa che l'Intelligenza Artificiale le costa più che pagare le persone
  • ...un'azienda si sveglia una mattina e scopre di avere speso 500 milioni su Claude in un mese
  • ...i giganti del digitale sono in mano a gente a cui non affideresti l'imbiancatura del salotto.

Ecco, siamo sicuri di avere escluso la stupidità?

Perché se dobbiamo credere, e ci crediamo per esperienza, al principio di Peter secondo cui ciascuno viene promosso fino al livello della propria incompetenzza, allora la stupidità non è una scusa, è una spiegazione di quello che stiamo vedendo.

Ed è anche l'enorme consolazione di sapere che non siamo noi ad esserci bevuti il cervello, siamo solo in mano a un branco di imbecilli.

Come altro spiegare una delle manovre di marketing più fantasmagoriche della storia, quella di Anthropic?

  • Anthropic il giorno 1 lascia i propri codici sorgente a disposizione del primo che passa,
  • il giorno 2 tutti si accorgono che il codice di Claude è una montagna di sterco glassato, non credete a me, andate pure a leggervi le analisi
  • il giorno Anthropic 3 annuncia un nuovo modello, Mythos, "troppo pericoloso per il rilascio al pubblico" accompagnato dalle solite statistiche inventate
  • e il giorno 4 tutti parlano esclusivamente di Mythos come se facesse qualcosa che non era possibile anche prima, anche con altri modelli linguistici, e anche senza modelli linguistici.

Davvero, leggete qualsiasi analisi e a meno di essere sotto ketamina ne concluderete che il sorgente di Claude è pura programmazione a martellate intervallata da inviti al modello linguistico a non fare cazzate, per favore.

Se a questo aggiungete il fatto che per generare profitti Anthropic, ma anche openAI, ma anche Google, dovrà a un certo punto aumentare i prezzi della cosiddetta intelligenza artificiale di quasi venti volte, capite da soli che l'inevitabilità dell'Intelligenza Artificiale è una proposizione di marketing, e nient'altro.

Prima ancora di qualsiasi discussione su cosa veramente possano fare o non fare i modelli linguistici, facciamoci una domanda molto capitalista: sono un modello di business in grado di funzionare oppure no?

Perché messa in questi termini la domanda, la risposta è: "no".

Perché a un certo punto gli investitori si stuferanno di veder bruciare i loro soldi a sussidio dei prezzi di vendita.

Perché a un certo punto smetteranno di costruire i datacenter a debito nell'attesa della meravigliosa età dell'oro.

Perché a un certo punto la sbobba prodotta dai modelli linguistici avrà un peso tale nei dati di training che i modelli cominceranno a collassare. Tutti, e tutti assieme.

L'ho già detto: questa mania dell'intelligenza artificiale fallirà miseramente, e il solo problema è che fallirà economicamente prima di poter essere demolita culturalmente, il che significa che fra trent'anni o giù di lì, tornerà ad infestarci.

Possiamo solo fare quello che dobbiamo fare adesso, e sperare che i nostri figli siano preparati.

pausa

Nel frattempo, per non farci mancare niente, spuntano come funghi titoli come "la rivolta contro l'intelligenza artificiale", visto sull'ultimo Internazionale.

Questi media fanno tenerezza, e poi si lamentano che nessuno li legge.

Nel caso di Internazionale, l'articolo di copertina non parla di una rivolta, ma di una manifestazione di protesta, e non contro l'intelligenza artificiale, qualunque cosa sia, ma contro la costruzione di datacenter.

Detto in parole povere: gente che non vuole un datacenter vicino a casa propria per quattro motivi: inquina, consuma tutta l'acqua potabile, deprime il valore degli immobili, e fa aumentare le bollette perché le aziende di energia non scaricano i costi di espansione dell'offerta sulle aziende di AI che consumano come intere città, ma sulle utenze domestiche. Perché? Perché le utenze domestiche non possono minacciare di costruirseli da soli, i datacenter, mentre i techbro, sì.

"Viviamo nella linea temporale più stupida del multiverso" l'abbiamo già detto?

Se aveste ancora qualche dubbio, l'ultima tendenza delle agenzie di intelligence è giustificare la propria esistenza con una nuova minaccia inventata: l'estremismo anti-tech.

Visto che ormai anche mia nonna ha capito che il terrorismo transnazionale è quello che fa Israele a Gaza e in Libano, la Russia in Ucraina, e gli USA in Iran, le agenzie hanno trovato una nuova minaccia low-cost che gli permette di usare tutti i loro costosissimi giocattoli senza avere a che fare con gente capace davvero di sparargli addosso: nientepopodimeno che "l'estremismo anti-tech" [1][2], ossia tutti quei pericolosi figuri che prendono un pennarello e un cartello e scendono in piazza a dire che non è carino licenziare la gente e bruciare il pianeta per far arricchire Musk, Amodei e Altman.

Considerato che le squadre di polizia antisommossa sono specializzate nel randellare studenti e pensionati, non fa una piega.

Scherzi a parte, questa è una cosa su cui ragionare: le tecnologie hanno una propria politica[3], lo sappiamo da quasi cinquant'anni, anche se puoi laurearti in ingegneria o in informatica senza che nessuno te lo spieghi.

Dopo l'11 settembre, gli Stati Uniti, completamente incapaci di capire cosa fosse successo e perché, hanno ampliato a dismisura i propri apparati di sorveglianza, e li hanno sguinzagliat contro palestre, organizzazioni sindacali, gruppi pacifisti, chiunque non applaudisse ciecamente la linea governativa che vedeva gli USA come povera vittima innocente, colpita perché incarnava i sacri valori di Mercato e Libertà, rigorosamente in quest'ordine.

Venticinque anni dopo vediamo benissimo che quella fu una involuzione fascista, di cui oggi si vedono i risultati interni ed esterni.

Il problema è che l'Europa, come sempre, è andata al seguito, e oggi anche da noi la deriva fascistoide comincia a essere percepibile:

  • nella retorica contro i migranti (che se si smettesse di bombardarli non migrerebbero),
  • nella russofobia d'accatto in una questione ucraina ingegnerizzata e finanziata dagli Stati Uniti,
  • e nella retorica militarista di una Europa che dovrebbe investire in armamenti per "avere maggior peso internazionale", naturalmente senza dire quando, come e contro chi questi armamenti dovrebbero essere usati, e soprattutto chi nome e cognome dovrebbe andare eventualmente al fronte.

Possiamo anche vivere nella linea temporale più stupida del multiverso, ma stupido non significa innocuo. Apriamo un po' gli occhi.

pausa

Veniamo a questioni pratiche, il libro di Weizenbaum: l'editore mi ha fatto il simpatico scherzetto di scoprire dopo sette mesi che non ha più un contratto con il traduttore.

Ho già debitamente invocato numerose divinità colpevolmente dimenticate dalla storia, ma a questo punto mi sono stufato di perdere tempo. Il traduttore dell'edizione è un certo Federico Tibone, che purtroppo non conosco.

Ma si dà il caso che abbia prodotto quasi una ventina di libri con Zanichelli, che non è un cattivo nome nell'editoria.

Quindi ho già scritto a Zanichelli, ho spiegato la situazione, e ho chiesto che mi mettano in contatto con Tibone per fare, a questo punto, una ristampa del Weizenbaum con Zanichelli.

Non ho illusioni sui tempi aziendali di un gigante del genere. Ma, per una volta, non credo di essere solo. Se conoscete Tibone, o se conoscete un dirigente in Zanichelli che sappia prendere una decisione in meno di un'era geologica, metteteli in contatto con me.

Se non conoscete nessuno, spendete due minuti e scrivete a Zanichelli chiedendo quando pubblicheranno "Il potere del computer e la ragione umana" di Joseph Weizenbaum.

Fatevi sentire, rompete le palle. Perché giuro, a costo di ritradurlo io quest'estate e fare un'autoproduzione, a Pordenone il Weizenbaum per il di ELIZA ce lo porto.

A questo punto, è una questione di principio.


  1. Feds Targeting Anti-Tech Extremism As AI Backlash Spreads↩︎, The New American
  2. US Law Enforcement Warns Of Anti-Tech Extremism, Wired.com↩︎
  3. Do Artifacts Have Politics?, Langdon Winner, 1980↩︎
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Xi Jinping in Corea del Nord per la prima volta in sette anni


La visita arriva dopo i summit con Trump e Putin, mentre Pyongyang espande l'arsenale atomico e l'alleanza con Mosca. Pechino evita sempre più spesso di parlare di denuclearizzazione.

Il presidente cinese Xi Jinping è atterrato lunedì mattina a Pyongyang per una visita di due giorni, la prima in Corea del Nord in quasi sette anni. Con lui ci sono la moglie Peng Liyuan, il ministro degli Esteri Wang Yi e Cai Qi, il capo della segreteria del Partito comunista. Come spiega Bloomberg, il viaggio serve a Pechino per riaffermare la propria influenza su Kim Jong-un, alleato sempre più autonomo grazie all'arsenale nucleare in espansione e alla crescente partnership militare con la Russia di Vladimir Putin.

La visita arriva a poche settimane dai summit che Xi ha ospitato a Pechino con il presidente americano Donald Trump e con lo stesso Putin, in rapida successione. È anche la prima trasferta all'estero dell'anno per il leader cinese, che negli ultimi mesi ha ricevuto una sfilza di capi di Stato a Pechino ma viaggia molto meno di quanto facesse prima della pandemia.

Il giorno prima dell'arrivo di Xi, Kim Yo-jong, la sorella di Kim Jong-un con un ruolo di primo piano nel regime, ha dichiarato che il programma nucleare nordcoreano è "assolutamente non negoziabile" e che "i funzionari degli Stati Uniti non sono riusciti a svegliarsi dai loro sogni anacronistici". Ha anche definito "false" le affermazioni americane su un'intesa tra Xi e Trump per la denuclearizzazione della penisola, emerse dopo il loro summit di maggio.

Il messaggio è coerente con i fatti. Kim ha appena inaugurato un nuovo impianto di arricchimento dell'uranio e ha annunciato di aver raddoppiato la capacità produttiva di materiale nucleare. Ha anche assistito alle prove in mare di un nuovo cacciatorpediniere e ha chiesto di accelerare la costruzione di una marina a propulsione nucleare. Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha detto lunedì che la Corea del Nord produce ogni anno abbastanza materiale fissile per una decina o una ventina di bombe atomiche e che è vicina a perfezionare la tecnologia dei missili balistici intercontinentali.

La posizione della Cina sulla denuclearizzazione si è fatta sempre più ambigua. Quando Kim ha incontrato Xi a Pechino lo scorso settembre, in occasione di una parata militare a cui partecipò anche Putin, i comunicati ufficiali non hanno fatto alcun riferimento alla denuclearizzazione, una novità rispetto a tutti i vertici precedenti. L'ultimo libro bianco cinese sulla non proliferazione ha omesso l'obiettivo della denuclearizzazione della penisola. Dopo il summit Trump-Xi di maggio, la Casa Bianca ha detto che i due leader "hanno confermato l'obiettivo comune di denuclearizzare la Corea del Nord", ma Pechino non ha confermato questa versione.

Secondo Tong Zhao, senior fellow del Nuclear Policy Program al Carnegie Endowment for International Peace, per Xi "dare priorità al miglioramento delle relazioni con Pyongyang per preservare ed espandere l'influenza cinese sulla Corea del Nord" è oggi più importante che insistere sulla questione nucleare. Leif-Eric Easley, professore alla Ewha Womans University di Seoul, ha detto all'Associated Press che "un leader cinese non va in Corea del Nord solo perché è il momento di farlo. Il viaggio di Xi avrà implicazioni reali per le relazioni tra Cina e Corea del Nord".

Gran parte della partita si gioca sul rapporto tra Pyongyang e Mosca. Nel 2024, Corea del Nord e Russia hanno firmato un patto di difesa reciproca che include l'impegno all'assistenza militare in caso di guerra. Kim ha inviato più di diecimila soldati a combattere per la Russia in Ucraina e, secondo un'inchiesta della BBC, circa 2.300 soldati nordcoreani sono morti nel conflitto. Un recente studio citato da Bloomberg stima che la fornitura di armi e personale alla Russia abbia fruttato a Kim fino a 14 miliardi di dollari.

La partnership con Mosca ha dato a Kim una leva diplomatica che prima non aveva. Per decenni Pechino è stata il partner economico più stretto e l'unico alleato formale di Pyongyang, con cui ha l'unico trattato di difesa in vigore. Ma la Cina non può accettare che la Russia diventi l'influenza dominante a Pyongyang: un Kim più sicuro di sé e meno dipendente da Pechino significherebbe una minore influenza cinese sulla penisola.

John Delury, senior fellow dell'Asia Society, ha descritto al Guardian la differenza tra i due rapporti: "La propaganda nordcoreana è piena di lodi sperticate per la vicinanza con la Russia, forgiata combattendo fianco a fianco in guerra. Con la Cina c'è una sorta di nostalgia".

La Cina ha reagito cercando di ricucire. L'anno scorso le esportazioni cinesi verso la Corea del Nord hanno raggiunto i 2,3 miliardi di dollari, il livello più alto in sei anni. All'inizio del 2026 sono ripresi i collegamenti ferroviari e aerei tra le due capitali, dopo una pausa di sei anni. Secondo diversi analisti citati dalla BBC, si tratta di uno sforzo calcolato di Pechino per riportare Pyongyang nella propria orbita.

La Corea del Nord non può però permettersi di dipendere solo dalla Russia. Se la guerra in Ucraina dovesse finire, il bisogno di Mosca del sostegno nordcoreano potrebbe ridursi e Kim ha bisogno dell'appoggio cinese per ottenere riconoscimento internazionale come potenza nucleare e l'allentamento delle sanzioni dell'Onu. "La Corea del Nord non può contare solo sulla Russia. Deve allinearsi con la Cina", ha detto all'Associated Press Kwak Gil Sup, direttore dell'One Korea Center.

Ankit Panda, specialista di politica nucleare al Carnegie Endowment for International Peace, ha spiegato alla BBC che "la Cina vuole assicurarsi che i suoi interessi verso la Corea del Nord siano protetti in un momento di rapida convergenza tra Mosca e Pyongyang". William Yang, analista senior del Crisis Group, ha aggiunto che "alla luce delle recenti ondate di test missilistici, incluso l'annuncio di aver testato con successo missili a guida IA, Xi probabilmente sente il bisogno di presentarsi a Pyongyang di persona per evitare che la tensione sulla penisola coreana aumenti".

Il viaggio ha anche una dimensione americana. C'è chi ipotizza che Trump possa aver chiesto a Xi di portare un messaggio a Kim: il presidente americano ha ripetutamente detto che vorrebbe incontrare di nuovo il leader nordcoreano, dopo i tre vertici del 2018-2019 che però non hanno prodotto un accordo sulla denuclearizzazione. Restaurando la propria influenza su Pyongyang, Xi otterrebbe anche una leva negoziale nei rapporti con Washington.

Nell'editoriale pubblicato lunedì sul Rodong Sinmun, il principale quotidiano nordcoreano, Xi ha scritto che Cina e Corea del Nord devono rafforzare la cooperazione strategica e opporsi insieme a "egemonismo e politica di potenza", lavorando per un mondo multipolare ordinato. La visita segna anche i 65 anni dalla firma del trattato di amicizia e mutua assistenza tra i due paesi, l'unico patto di difesa che la Cina abbia mai firmato.

I leader della regione osserveranno con attenzione se Xi farà passi espliciti verso il riconoscimento della Corea del Nord come potenza nucleare di fatto, cosa che rappresenterebbe una svolta storica rispetto alla posizione cinese degli ultimi decenni. Per ora Pechino evita di dichiararlo apertamente, ma smette sempre più spesso di ribadire il contrario.

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Samsung Bespoke AI: arrivano i nuovi frigoriferi e freezer monoporta intelligenti


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Samsung amplia la sua gamma per la cucina con i nuovi frigoriferi e freezer monoporta Bespoke AI, una proposta pensata per chi cerca più spazio, un design curato e una gestione più intelligente della conservazione degli alimenti. La nuova linea punta su tre elementi molto chiari: capacità elevata, raffreddamento preciso e integrazione con l’ecosistema SmartThings.

L’idea alla base è semplice: offrire una soluzione più flessibile rispetto al classico frigorifero combinato o al Side-by-Side tradizionale, lasciando all’utente la possibilità di installare frigorifero e freezer separatamente oppure uno accanto all’altro. In questo modo si può creare una configurazione “a libro”, elegante e molto capiente, adatta soprattutto alle cucine moderne e agli ambienti in cui lo spazio deve essere sfruttato bene.

Design premium e finiture Inox o Black


I nuovi Samsung Bespoke AI monoporta mantengono lo stile minimal e raffinato della linea Bespoke. Le porte piatte, il display LED e la maniglia attiva aiutano a dare un aspetto pulito e contemporaneo, mentre le due finiture disponibili, Inox e Black, permettono di adattare il frigorifero allo stile della cucina.

Un dettaglio interessante è la presenza delle porte reversibili, che rendono l’installazione più flessibile. Questo significa che frigorifero e freezer possono essere posizionati in base alla disposizione della cucina, senza essere vincolati da un’apertura fissa. È una soluzione pratica, soprattutto per chi sta progettando una nuova cucina o vuole sostituire vecchi elettrodomestici senza stravolgere tutto l’ambiente.

All’interno troviamo anche la tecnologia Metal Cooling, affiancata da un pannello in acciaio integrato nella porta. Non si tratta solo di una scelta estetica, perché questo elemento contribuisce a trattenere meglio il freddo e a mantenere una temperatura più stabile. In più, la superficie interna risulta anche più semplice da pulire, un aspetto da non sottovalutare nell’uso quotidiano.

L’intelligenza artificiale entra nella conservazione degli alimenti


Il cuore della nuova gamma è l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, gestibile tramite l’app SmartThings. Samsung punta soprattutto su due funzioni: AI Energy Mode e AI Precision Cooling.

La modalità AI Energy Mode è pensata per ottimizzare i consumi energetici. Secondo i dati indicati da Samsung, può ridurre i consumi fino al 7,9% nel frigorifero e fino al 10% nel freezer, anche se i risultati possono variare in base all’utilizzo e alle condizioni reali. È una funzione interessante perché lavora in modo intelligente sui consumi, senza richiedere continue regolazioni manuali da parte dell’utente.

La seconda funzione, AI Precision Cooling, serve invece a mantenere più stabile la temperatura interna. Samsung parla di fluttuazioni contenute entro un intervallo di ±0,5°C, un valore utile per conservare meglio gli alimenti più delicati e ridurre gli sbalzi termici. Nella pratica, questo può fare la differenza quando il frigorifero viene aperto spesso o quando si inseriscono molti prodotti dopo la spesa.

Grazie alla connettività Wi-Fi, frigorifero e freezer possono essere monitorati anche da remoto tramite SmartThings, con una gestione più semplice e immediata. È una funzione ormai sempre più richiesta negli elettrodomestici smart, soprattutto da chi vuole controllare i dispositivi di casa direttamente dallo smartphone.

Più capacità rispetto a un Side-by-Side tradizionale


Uno dei punti più forti della nuova gamma è la capacità. I frigoriferi monoporta Samsung Bespoke AI offrono 387 litri e sono in classe energetica C, mentre i freezer arrivano a 323 litri e sono in classe D. Se installati affiancati, si raggiunge una capacità complessiva di 710 litri.

Si tratta di un dato importante, perché Samsung evidenzia una capacità superiore di quasi 100 litri rispetto a un Side-by-Side tradizionale. In altre parole, questa configurazione può essere molto interessante per famiglie numerose, per chi fa spesso grandi scorte oppure per chi vuole separare in modo più ordinato alimenti freschi e surgelati.

La soluzione monoporta permette anche una migliore organizzazione interna, perché frigorifero e freezer hanno spazi dedicati e più ampi. Questo rende più facile distribuire gli alimenti sui ripiani, separare le categorie e trovare subito ciò che serve.

Total No Frost, All Around Cooling e funzioni rapide


Sul fronte del raffreddamento, Samsung integra diverse tecnologie già note e apprezzate nei suoi elettrodomestici. La più importante è Total No Frost, che ottimizza la circolazione dell’aria sia nel frigorifero sia nel freezer, aiutando a mantenere una temperatura costante e a evitare la formazione di ghiaccio e brina.

Nel frigorifero troviamo anche All Around Cooling, tecnologia che distribuisce l’aria fredda su tutti i ripiani per una conservazione più uniforme. Questo è utile perché riduce le differenze di temperatura tra le varie zone interne, un problema che può incidere sulla durata degli alimenti.

Non mancano poi Power Cool e Power Freeze, due funzioni rapide pensate per raffreddare o congelare velocemente alimenti e bevande. Sono particolarmente comode dopo la spesa, quando si inseriscono nel frigorifero prodotti deperibili che devono raggiungere rapidamente la temperatura corretta.

A chi sono pensati i nuovi Samsung Bespoke AI monoporta


I nuovi frigoriferi e freezer Samsung Bespoke AI sono pensati per chi vuole un elettrodomestico più evoluto rispetto alle soluzioni tradizionali. Non puntano solo sulla capacità, ma anche su un’esperienza d’uso più moderna, fatta di controllo da app, gestione intelligente dei consumi e maggiore precisione nella conservazione.

Sono una scelta interessante per chi sta arredando una cucina nuova, per chi vuole una configurazione più scenografica e per chi ha bisogno di molto spazio per conservare alimenti freschi e surgelati. La possibilità di scegliere tra finitura Inox e Black, insieme all’installazione affiancata, li rende anche adatti a cucine dal look più ricercato.

Naturalmente, il vantaggio principale emerge soprattutto nella configurazione completa con frigorifero e freezer affiancati. In questo caso si ottiene una capacità molto elevata, un design coordinato e un sistema di raffreddamento pensato per lavorare in modo più preciso e intelligente.

Samsung punta su AI, efficienza e design per la cucina smart


Con i nuovi Bespoke AI monoporta, Samsung rafforza la propria presenza nel settore degli elettrodomestici intelligenti. La direzione è chiara: portare l’AI anche nella gestione quotidiana della cucina, non solo come funzione “smart”, ma come strumento concreto per ottimizzare consumi, temperatura e conservazione.

Il risultato è una gamma che unisce design premium, grande capacità e tecnologie di raffreddamento avanzate. Per chi cerca un frigorifero elegante, connesso e molto spazioso, i nuovi Samsung Bespoke AI rappresentano una proposta da tenere d’occhio.

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Papa Leone XIV al Parlamento spagnolo: “Il riarmo non è una risposta inevitabile. La pace nasce dalla giustizia”


Prima volta nella storia che un Pontefice parla alle Cortes. Sul tavolo migranti, intelligenza artificiale, vita e famiglia

Dieci minuti ininterrotti di applausi, tutti in piedi, con grida di “Viva il Papa!”. Papa Leone XIV ha tenuto oggi il primo discorso di un Pontefice al Parlamento spagnolo, le Cortes, nel terzo giorno del suo viaggio apostolico in Spagna. Un discorso denso, che ha toccato guerra e riarmo, migranti, intelligenza artificiale, vita umana e famiglia, intrecciando storia, filosofia del diritto e attualità geopolitica. Lo riportano RaiNews e AgenSir.

In mattinata il Papa aveva incontrato il premier Pedro Sanchez alla Nunziatura Apostolica in un colloquio privato durato circa 20 minuti. Sanchez gli ha donato un bonsai di olivo spagnolo di 13 anni, “simbolo universale di pace, dialogo e comprensione”, come spiegato dalla presidenza del governo.

“Il riarmo non è una risposta inevitabile”


Il passaggio più atteso e commentato del discorso riguarda la guerra e il riarmo. “Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare”, ha detto Leone XIV. “Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”. E ha aggiunto: “È preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale”.

Il Pontefice ha chiesto alla comunità internazionale di “riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi”. Solo da questo “rientro in campo della diplomazia e del diritto”, ha aggiunto, “nascono la fiducia e la speranza per l'intera umanità”.

Migranti: “Nessuna nazione può essere lasciata sola”


Sul tema dei migranti Leone XIV ha chiesto di andare “oltre la semplice gestione di flussi”, indicando “una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un'accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra”. Ha citato le rotte sempre più pericolose, come quella atlantica, chiedendo di rafforzare “il salvataggio e l'assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale”, perché “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”.

Intelligenza artificiale e dignità umana


Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale in ambito militare “richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”, ha avvertito il Papa. E ha ribadito il principio fondante del suo discorso: “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento”.

“Difesa della vita: una meta di civiltà”


Leone XIV ha poi rivolto ai legislatori una “parola serena e decisa” sulla vita umana. “Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?”, ha chiesto. “La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev'essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”. Ha sottolineato anche il ruolo della famiglia, “prima scuola di umanità dove si impara la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell'altro, perdonare, servire e appartenere”.

L'eredità della Scuola di Salamanca


Il discorso si è aperto con un omaggio alla grande tradizione intellettuale spagnola: Cervantes, Santa Teresa d'Avila, Unamuno. E soprattutto la Scuola di Salamanca e frate Francisco de Vitoria, teologo domenicano del Cinquecento considerato uno dei padri del diritto internazionale moderno. “Dalla Spagna, la riflessione della Scuola di Salamanca ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l'autorità comporta sempre una responsabilità”, ha detto il Papa, indicando come quell'eredità “continua a chiedersi come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull'imposizione della forza”.

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Una causa tenta di bloccare l'evento UFC alla Casa Bianca


L'azione legale sostiene che la serata del 14 giugno, giorno dell'80esimo compleanno del presidente, sia un uso improprio di spazi federali a beneficio economico di Trump e dei suoi alleati.

Una causa federale depositata sabato chiede di bloccare l'evento di arti marziali miste che il presidente Trump ha organizzato alla Casa Bianca per il 14 giugno, giorno del suo ottantesimo compleanno. L'azione legale, promossa da un attivista politico e da un veterano del Vietnam rappresentati dall'organizzazione anticorruzione Public Integrity Project, sostiene che la serata sia un uso senza precedenti di spazi federali a beneficio economico del presidente e dei suoi alleati.

L'evento è organizzato dalla Ultimate Fighting Championship, la principale promozione di arti marziali miste al mondo. Nelle ultime settimane il South Lawn della Casa Bianca è stato trasformato in un'arena: un arco d'acciaio da 600 tonnellate è stato eretto sul prato sud, mentre il Lincoln Memorial dovrà ospitare le cerimonie di pesatura dei lottatori. Secondo la causa, è previsto anche che gli atleti facciano le loro passerelle di ingresso partendo dallo Studio Ovale.

La Casa Bianca, in una email al New York Times, ha definito la causa "ostruzionista" e priva di merito, aggiungendo che l'evento "non è diverso" da altri già ospitati in passato. L'Ufc non ha risposto a una richiesta di commento.

ONE WEEK AWAY. 🔥🥊@UFC X WHITE HOUSE.

Buckle up. It’s about to go DOWN. pic.twitter.com/AECSMggzd9
— The White House (@WhiteHouse) June 8, 2026


La causa si concentra molto sui possibili vantaggi economici illegittimi. L'Ufc sta vendendo biglietti premium a cifre superiori al milione di dollari, e Paramount Skydance, l'azienda mediatica di Larry e David Ellison, due dirigenti con legami con il presidente, incasserà le tariffe per la trasmissione in streaming della serata. Inoltre, sempre secondo il New York Times, Trump ha acquistato a marzo una partecipazione tra i 15.000 e i 50.000 dollari in TKO Holding Group, la società madre dell'Ufc, mentre stava promuovendo l'evento.

"Il presidente sta dando a White e alla sua azienda ciò che nessuno ha mai avuto prima: accesso illimitato alla Casa Bianca e al Lincoln Memorial per organizzare un evento sportivo privato a scopo di lucro, con tutte le opportunità promozionali e di branding che questo comporta", si legge nella causa.

Sebbene Dana White, amministratore delegato dell'Ufc e sostenitore di lunga data di Trump, abbia presentato l'evento come parte delle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell'indipendenza americana, la serata cade quasi tre settimane prima del Giorno dell'Indipendenza e coincide esattamente con il compleanno del presidente. "L'evento non è 'per la celebrazione del 250esimo anniversario dell'indipendenza americana' né, aspetto cruciale, viene 'pianificato, organizzato ed eseguito' dal governo federale", afferma la causa.

Non è la prima volta che un evento di portata nazionale coincide con il compleanno di Trump. L'anno scorso il presidente organizzò una parata militare a Washington per celebrare il 250esimo anniversario dell'Esercito, che cadde anch'essa il 14 giugno. Trump sta anche portando avanti il progetto di costruire un arco trionfale alto 76 metri vicino al Cimitero Nazionale di Arlington, contestato con azioni legali per il cosiddetto "danno estetico" che provocherebbe agli spazi monumentali della capitale.

Anche in questo nuovo caso la causa solleva la questione del "danno estetico", sostenendo che l'evento rovini l'aspetto dei monumenti nazionali e degli spazi pubblici frequentati dai querelanti. Il caso è stato assegnato domenica al giudice Amit P. Mehta, nominato da Obama presso la Corte Distrettuale Federale di Washington. La prima questione che Mehta dovrà affrontare è se i due cittadini subiscano un danno diretto tale da legittimarli a fare causa, un requisito processuale noto come "standing" che in casi simili si è spesso rivelato un ostacolo.

Nelle more della decisione del tribunale, la costruzione dell'arco d'acciaio sul South Lawn prosegue. L'esito del caso potrebbe stabilire un precedente importante sull'uso privato degli spazi più simbolici del governo americano.

@UFC
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“Sulla stessa frequenza”, un laboratorio radiofonico per un racconto collettivo dell’ansia contemporanea ad Hackmeeting 2026
Dal 12 al 14 giugno al Next Emerson di Firenze ci sarà l’appuntamento 2026 di Hackmeeting, raduno delle controculture digitali italiane, una tre giorni di “seminari, giochi, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente”. Il programma è già ricchissimo di laboratori, discussioni e presentazioni che vanno dal muovere i primi passi con linux alle analisi di cybersecurity, dagli approcci critici e di autodifesa dall’IA fino alle corporeità cyborg. Altri eventi si stanno aggiungendo in questi ultimissimi giorni e il programma continua a riempirsi.

Morloi e io – collegandoci al tema di quest’anno, l’ansia – abbiamo proposto il progetto Sulla stessa frequenza, un laboratorio teorico-pratico per la creazione di un podcast/audiodocumentario collettivo sull’ansia, sugli esaurimenti e sulle stanchezze che viviamo quotidianamente, per resistere all’imperativo performativo del video, ridurre l’uso di banda – connettiva ed emotiva – e stare lontani da big tech. Purtroppo, per questioni personali, Morloi alla fine non potrà essere a Firenze, ma l’idea di creare un percorso di narrazione collettiva, ovviamente, rimane.

È parecchio tempo che ragiono su questi temi: l’album che ho pubblicato a inizio 2025, la matière même du temps, parla proprio di stanchezze, ansie, depressioni, del sentimento di fallimento a cui la società in cui viviamo ci spinge, perché non prende mai in causa le ragioni strutturali, sistemiche del nostro sentire, riducendo il tutto alla sfera individuale. Come sosteneva Mark Fisher, trasformare queste depressioni, queste ansie in rabbia capace di agire collettivamente è un’azione politica necessaria. Dal precedente progetto radiofonico 20 Hertz, nato al tempo dei primi confinamenti per la pandemia di Covid-19, ho recuperato l’idea di una narrazione a più voci: è importante capire che non siamo soli nel nostro sentire e che, anzi, condividerlo ci aiuta a spezzare l’individualismo che caratterizza il nostro tempo e a costruire narrazioni collettive. Serve non solo a farci sentire parte di una comunità più ampia, ma è utile anche per interrompere gli automatismi di pensiero e quelli digitali, e guardare a un orizzonte più ampio, condiviso.

Alle 11 di mattina di sabato 13 faremo una prima chiacchierata collettiva, dopodiché creeremo una postazione con microfono e computer in modo che chiunque voglia, possa raccontare il suo vissuto di ansia, di stanchezza, di fatica. Poi si passerà alla fase di montaggio (compatibilmente con la quantità di voci raccolte e il tempo disponibile per lavorarci su) per costruire un audiodocumentario corale, da diffondere su radio e piattaforme indipendenti.

Ci vediamo ad Hackmeeting!
#Firenze #Hackmeeting #MarkFisher #radio #SullaStessaFrequenza #ẓavajêrwp.me/pa8vBQ-w5

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Papa Leone XIV a Madrid: “Nessuno può inginocchiarsi davanti a Dio e disprezzare il fratello”


Oltre un milione di fedeli a Plaza de Cibeles per la Messa del Corpus Domini. Papa Leone: “La fede non sia un museo del passato”

Plaza de Cibeles, luogo simbolo di Madrid, ha accolto oggi un protagonista diverso: Papa Leone XIV, che ha presieduto la Santa Messa nella solennità del Corpus Domini. Secondo Vatican News, sarebbero oltre un milione e 200mila i fedeli che si sono stretti attorno al Pontefice nella piazza e nelle strade circostanti. È il secondo giorno del viaggio apostolico in Spagna.

Ad accoglierlo i reali di Spagna, Felipe VI e la regina Letizia, al Palacio de Cibeles. Il sindaco della città ha consegnato al Papa la Chiave d'Oro prima dell'inizio della celebrazione.

"Non folklore, ma fede e conversione"


Nel cuore dell'omelia, Leone XIV ha consegnato alla Spagna un messaggio preciso: la religiosità che da secoli anima il Paese non sia "un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi". Il Corpus Domini, ha spiegato il Pontefice, non è una manifestazione esteriore né una sopravvivenza folkloristica. È la fede nella presenza del Risorto che attraversa le strade, consola i deboli, porta pace a chi soffre.

La fede non può restare privata e comoda. "Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio", ha detto Leone XIV, "quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall'egoismo, dall'indifferenza, da una fede comoda e privata".

"Nessuno può inginocchiarsi davanti al Signore e disprezzare il fratello."

Il corteo eucaristico per le strade di Madrid


Al termine della Messa, il Papa ha guidato il corteo eucaristico lungo Calle de Alcalá, il Paseo de Recoletos e il Paseo del Prado, con l'ostensorio tra le mani sotto al baldacchino dorato. I fedeli in ginocchio hanno lanciato petali di fiori mentre le campane suonavano a festa. La benedizione finale ha chiuso una celebrazione che fin dalle 7 del mattino aveva già riempito la piazza e le strade del centro: pellegrini, famiglie e gruppi religiosi arrivati da tutta la Spagna e da diversi Paesi d'Europa, stretti insieme in una Madrid insolita e silenziosa, almeno per qualche ora.

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Viaggi 2026, 1 italiano su 2 ha rinunciato o cambiato almeno una vacanza: costi e incertezze frenano la mobilità


Dall'inizio del 2026, un italiano su due ha rinunciato o modificato almeno un viaggio a causa dell'aumento dei costi, dell'incertezza economica e di nuove esigenze personali. Un dato che evidenzia una trasformazione significativa nelle abitudini di vacanza e negli spostamenti
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Il settore travel si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione: inflazione, aumento dei costi e instabilità internazionale stanno ridisegnando le abitudini di viaggio degli italiani, che si muovono con crescente prudenza nella pianificazione delle proprie vacanze. È quanto emerge dalla nuova ricerca condotta da Trustpilot, piattaforma indipendente di feedback che restituisce una fotografia aggiornata dei comportamenti e delle aspettative dei consumatori nel settore viaggi e trasporti.

Meno budget, più prudenza


Il quadro che emerge dalla ricerca è quello di un consumatore più selettivo e cauto. Infatti 7 italiani su 10 stanno modificando il proprio approccio ai viaggi: il 46% dichiara di preferire mete italiane, il 26% ha ridotto il budget disponibile e il 23% considera destinazioni estere più vicine. Una prudenza che si traduce anche in scelte già operate: la metà degli italiani ha rinunciato o modificato almeno un viaggio dall'inizio del 2026 a causa dell'aumento dei costi o dell'incertezza, e il 49% prevede di ridurre di almeno il 10% il budget destinato ai viaggi nel corso dell'anno.

Intelligenza artificiale: quasi metà degli italiani non usa ancora l’AI
Un’analisi che evidenzia il gap tra disponibilità della tecnologia, percezione pubblica e integrazione concreta nella vita quotidiana
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Cresce anche l’interesse per le alternative al volo, più di 1 italiano su 2 sta valutando vacanze raggiungibili senza aereo, tra chi ne fa la scelta principale (35%) e chi la considera come opzione alternativa (29%), a conferma della crescita del turismo di prossimità e delle alternative al volo.

I fondamentali del processo di prenotazione


Sul fronte delle prenotazioni, le piattaforme digitali si confermano il canale privilegiato con il 35% degli italiani si affida a comparatori e piattaforme online e il 20% ai siti ufficiali di strutture e compagnie di viaggio. In questo ecosistema digitale, le recensioni online svolgono un ruolo centrale: infatti, il 67% degli italiani le consulta sempre o spesso prima di prenotare un viaggio e per 1 su 2, esse influenzano in modo significativo la scelta finale del fornitore con il 16% che le considera determinanti.

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra gli aspetti più ricercati nelle recensioni, il rapporto qualità/prezzo si afferma come priorità assoluta per il 28% degli intervistati, seguito dai dettagli concreti sull’esperienza vissuta (19%), dalle valutazioni su affidabilità e puntualità (14%) e dalla qualità del servizio clienti (13%). Significativa anche l’attenzione ai racconti su gestione di problemi, cancellazioni e rimborsi (12%), che testimonia quanto la gestione dell’imprevisto conti, in un momento in cui la flessibilità è diventata una variabile determinante nella scelta di viaggio.

"I dati della ricerca restituiscono l'immagine di un viaggiatore italiano più consapevole e selettivo, che affronta le proprie scelte con maggiore attenzione al rischio - ha commentato Nicoletta Besi di Trustpilot - la pressione sui costi e l'instabilità internazionale stanno ridisegnando le priorità degli italiani in vacanza, spingendoli verso destinazioni più vicine e scelte più ponderate. In questo scenario, le recensioni online diventano uno strumento essenziale per ridurre il rischio prima della partenza, e i numeri lo confermano”.



L’intelligenza artificiale conquista il web, ma quasi metà degli italiani non la usa ancora


L’intelligenza artificiale è ormai parte della nostra vita ma non sempre pienamente riconosciuta nelle nostre abitudini. Secondo il nuovo Samsung Trend Radar 2026, realizzato in collaborazione con Toluna, se da un lato l’AI è largamente conosciuta dagli italiani, dall’altro il suo utilizzo concreto nella vita di tutti i giorni resta ancora limitato. Il 58% degli italiani dichiara, infatti, di avere solo una conoscenza superficiale dell’intelligenza artificiale, mentre il 65% ammette di non riuscire a coglierne appieno la presenza nei dispositivi che utilizza quotidianamente. Allo stesso tempo, emerge una forte apertura: il 71% riconosce nell’AI uno strumento utile per risparmiare tempo e migliorare la vita di tutti i giorni, e la stessa percentuale esprime il desiderio di comprenderne meglio il funzionamento.

TP-Link Archer 8 ufficiale: arriva il primo router Wi-Fi 8
TP-Link debutta nel mondo Wi-Fi 8 con Archer 8, un router pensato per garantire connessioni più veloci, stabili e ottimizzate per gaming, streaming e smart home
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il 42% degli italiani dichiara infatti di utilizzare poco o per nulla strumenti di intelligenza artificiale (il 23% degli intervistati non li utilizza e il 19% li usa raramente), mentre solo il 35% li integra con frequenza nella propria routine. Un dato che evidenzia un gap strutturale tra awareness e adozione reale, tipico di una tecnologia ancora in fase di diffusione.

Una visione limitata del potenziale dell'AI


Quando si parla di intelligenza artificiale, oltre metà degli italiani (56%) pensa immediatamente a chatbot che rispondono alle domande, seguiti da assistenti vocali (47%) e strumenti di traduzione (44%). Un’immagine che fotografa una percezione ancora fortemente semplificata: l’AI viene associata a funzioni immediate e puntuali, più che a un sistema integrato capace di trasformare l’esperienza tecnologica nel suo insieme. Solo circa un terzo degli italiani collega infatti l’intelligenza artificiale alla casa connessa (34%) o agli elettrodomestici intelligenti (33%), segno di una disconnessione tra AI e dispositivi d’uso quotidiano.

Un ecosistema poco compreso


L’Italia si conferma un Paese altamente digitalizzato dal punto di vista dell’accesso: il 93% possiede uno smartphone, l’82% un PC o laptop e l’80% una Smart TV. Eppure, la diffusione dei dispositivi non si traduce ancora in una piena percezione del valore dell’intelligenza artificiale come sistema integrato. Solo il 15% degli italiani riconosce infatti l’integrazione tra dispositivi come un reale vantaggio dell’AI: un dato che evidenzia come il potenziale dell’ecosistema connesso sia ancora poco compreso. Anche nell’ambito della casa connessa emerge un gap significativo: solo il 22% di chi possiede elettrodomestici intelligenti dichiara di affidarsi completamente alle funzionalità AI adattive, evidenziando come il valore di queste tecnologie non sia ancora pienamente sfruttato. Il risultato è una fotografia chiara: la tecnologia è diffusa, ma il valore dell’intelligenza che la connette non è ancora pienamente riconosciuto.

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Tra utilità e timore: un immaginario ancora polarizzato


L’analisi delle associazioni spontanee mostra un immaginario frammentato:
da un lato l’AI è percepita come strumento utile e immediato, dall’altro resta legata a concetti come futuro, robot e innovazione. In questo contesto, si è creata una crescente polarizzazione che riflette una tensione crescente: AI come supporto concreto nel presente vs tecnologia percepita come ancora distante e potenzialmente complessa.

“I risultati del Trend Radar 2026 evidenziano un aspetto cruciale sul quale vogliamo fare luce: l’intelligenza artificiale è già presente nella vita quotidiana degli italiani, ma non sempre viene riconosciuta e utilizzata pienamente nel suo potenziale. Per Samsung, l’AI non è una funzione isolata, ma un elemento integrato che semplifica e migliora l’esperienza d’uso in modo fluido e intuitivo. L’obiettivo è rendere questa tecnologia sempre più accessibile, concreta e rilevante nella quotidianità delle persone”, ha dichiarato Emanuele De Longhi, di Samsung Electronics Italia.


Proprio in questo scenario, Samsung continua a sviluppare soluzioni che integrano l’intelligenza artificiale in modo sempre più naturale all’interno dell’ecosistema tecnologico, con l’obiettivo di trasformare una tecnologia spesso percepita come complessa in un alleato concreto e invisibile nella vita di tutti i giorni.

I prodotti intelligenti di Samsung


Nel mondo Audio Video, le nuove TV presentate da Samsung, dalle nuove soluzioni Micro RGB alla gamma Neo QLED 4K fino ai modelli OLED e alla famiglia Mini LED, integrano funzionalità AI evolute in grado di analizzare e ottimizzare automaticamente immagini e suono in tempo reale. Grazie a tecnologie come il Vision AI Companion e le modalità di personalizzazione automatica dei contenuti, questi dispositivi trasformano l’esperienza di visione in un’interazione sempre più intuitiva, capace di adattarsi al contesto, al contenuto e alle preferenze dell’utente.
Il Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenutiIl Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenuti
Nel segmento Home Appliances, dopo i frigoriferi, i forni, le lavatrici e le asciugatrici, Samsung ha integrato l’intelligenza artificiale anche nelle lavastoviglie. Attraverso la funzione AI Wash, la nuova Bespoke AI Serie 90 rileva automaticamente il livello di sporco delle stoviglie, adattando il consumo di acqua, la temperatura e la durata del ciclo; mentre, attivando la funzione AI Energy Mode si ottimizza e si riduce il consumo di energia. Un’esperienza di utilizzo assolutamente intuitiva, orientata alla performance e all’efficienza.
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Trump interrompe un'intervista dopo la richiesta di prove dei presunti brogli elettorali


Ha difeso il fondo da 1,8 miliardi per i rivoltosi del 6 gennaio, negato la promessa di non fare guerre e ripetuto accuse di brogli senza prove prima di abbandonare il set.

Il presidente Donald Trump ha interrotto bruscamente un'intervista registrata con NBC dopo che la conduttrice Kristen Welker lo ha incalzato con domande sulle sue accuse di brogli elettorali, mai provate, e sul controverso fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire persone condannate per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

"Le vostre elezioni sono truccate, voi siete corrotti e Meet the Press è corrotto. Così come ABC, CBS e CNN. Siete network faziosi e corrotti. Chiudiamola qui, ne ho avuto abbastanza. Grazie, cara", ha detto Trump prima di alzarsi e calpestare il microfono mentre lasciava il set. L'intervista era stata registrata venerdì in un fienile del Wisconsin, durante una visita del presidente a un'azienda agricola.

WOW -- Trump crashes out and cuts his interview with Welker short as she presses him on his lack of evidence for claiming elections are rigged

"You're either crooked or you're stupid. Let's call it quits. Because I've had enough. Thank you darling," he tells her."

"I traveled… pic.twitter.com/qQaNIDnX4y
— Aaron Rupar (@atrupar) June 7, 2026


Welker aveva chiesto al presidente di fornire prove a sostegno delle sue affermazioni secondo cui le recenti primarie in California sarebbero state truccate. In California ogni elettore registrato riceve una scheda per posta e le schede spedite entro il giorno delle elezioni vengono accettate fino a una settimana dopo. Questo sistema allunga i tempi dello scrutinio e fa sì che i voti per i candidati democratici spesso aumentino nel conteggio finale, cosa che i repubblicani denunciano da anni. Il presidente non ha prodotto alcuna prova di irregolarità.

Prima dello scontro finale, Welker aveva interrogato Trump sul fondo da 1,776 miliardi di dollari, nato da un accordo extragiudiziale con l'Internal Revenue Service. Il presidente aveva ritirato una causa da 10 miliardi contro l'agenzia fiscale per la fuga di notizie sulle sue dichiarazioni dei redditi, ottenendo in cambio l'istituzione di questo fondo destinato a risarcire persone che si ritengono vittime di azioni legali politicamente motivate. L'accordo prevede anche che Trump, i suoi familiari e le sue società siano permanentemente protetti da verifiche fiscali legate alle dichiarazioni presentate prima dell'intesa.

"Se dipendesse da me, li pagherei il denaro che meritano", ha detto Trump riferendosi ai potenziali beneficiari del fondo. "Persone sono state distrutte. Vite sono state distrutte. Molti suicidi, pensateci". Ha avanzato queste affermazioni senza fornire elementi. Ha anche sostenuto, senza prove, che i rivoltosi del 6 gennaio sarebbero stati fatti entrare nel Campidoglio dall'FBI, tesi smentita dai video che mostrano gli assalitori colpire gli agenti della Capitol Police.

Il fondo ha incontrato resistenze bipartisan al Congresso, è stato bloccato da un tribunale il mese scorso e il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha dichiarato che l'iniziativa non andrà avanti. È stato escluso dal testo del pacchetto di riconciliazione approvato dal Senato la settimana scorsa, anche se i senatori non hanno approvato un emendamento che ne avrebbe impedito la riesumazione. Trump ha comunque difeso il progetto: "Personalmente, penso che il fondo sia un'ottima idea e lo pensano anche molti altri repubblicani. Se lo approvano, bene; se non lo approvano, sarò deluso".

Trump, che in campagna elettorale nel 2024 aveva ripetutamente promesso di non coinvolgere gli Stati Uniti in nuove guerre, ha negato di aver mai fatto quella promessa. "Non ho garantito nessuna guerra", ha detto. "Perché avrei costruito l'esercito più forte del mondo?". Come ricorda il New York Times, la notte della vittoria elettorale Trump aveva invece dichiarato: "Non inizierò una guerra. Metterò fine alle guerre".

Oggi gli Stati Uniti sono impegnati da oltre tre mesi in un conflitto con l'Iran, con circa 50.000 soldati dispiegati in Medio Oriente e un costo che a maggio ha raggiunto circa 29 miliardi di dollari. "Questa non è una guerra senza fine. Lo stiamo facendo da tre mesi", ha detto il presidente, sostenendo che mantenere le truppe nella regione "ci costa molto poco" e che sarebbe "avventato" ritirarle prima di aver completato l'operazione.

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Australia, sequestrati oltre 100mila scarafaggi esotici: è il più grande blitz di sempre


Maxi-operazione a Bathurst contro il traffico di invertebrati vietati. Autorità dispongono l'abbattimento per tutelare la biodiversità

Secondo quanto dichiarato da Anadolu Agency, le autorità australiane hanno confiscato oltre 100.000 scarafaggi esotici vivi da un allevatore commerciale a Bathurst, nel Nuovo Galles del Sud, nel più grande sequestro di invertebrati esotici mai registrato nel Paese, secondo quanto riportato dal Dipartimento per il cambiamento climatico, l’energia, l’ambiente e l’acqua.

Il sequestro comprendeva blatte Dubia e blatte sibilanti del Madagascar, il cui valore di mercato è stimato fino a 200.000 dollari australiani. La legge australiana vieta l’importazione, la detenzione, l’allevamento e la vendita di queste specie, considerate una potenziale minaccia per la fauna selvatica, l’agricoltura e la biosicurezza, poiché non sono state sottoposte a valutazioni del rischio ambientale.

Il Dipartimento delle Industrie Primarie e dello Sviluppo Regionale del Nuovo Galles del Sud, sezione Biosicurezza, sta supervisionando l’eutanasia e lo smaltimento degli insetti sequestrati. Solo le specie incluse nell’elenco ufficiale delle specie vive autorizzate possono essere importate legalmente in Australia.

Le autorità hanno esortato il pubblico a segnalare qualsiasi attività illegale relativa alla fauna selvatica attraverso il sito web del dipartimento o la linea telefonica dedicata. I proprietari di rettili che utilizzano le blatte Dubia come insetti da pasto sono stati invitati a passare ad alternative legali, come grilli e blatte del legno.

Un portavoce del Dipartimento ha dichiarato: “Prendiamo molto seriamente la protezione della biodiversità unica dell’Australia e le violazioni della legislazione ambientale nazionale. Stiamo monitorando attentamente l’allevamento e il commercio illegale di scarafaggi esotici e invitiamo le aziende e i cittadini a rispettare le norme vigenti.”

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Israele e Iran tornano a colpirsi a vicenda, la fragile tregua a rischio


Israele colpisce Beirut sud, l'Iran risponde con missili. Israele attacca obiettivi in Iran, altra pioggia di missili iraniani. Trump frena Netanyahu. Petrolio in rialzo.

Israele e Iran si sono scambiati attacchi missilistici tra ieri sera e questa mattina. Si tratta dei primi scontri diretti tra i due Paesi dal cessate il fuoco di aprile che aveva sospeso la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. La sequenza è partita da un bombardamento israeliano sulla periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, a cui l'Iran ha risposto con missili balistici sul nord di Israele. Poche ore dopo Israele ha colpito obiettivi militari in Iran e una seconda salva di missili iraniani è stata lanciata verso lo Stato ebraico.

Domenica sera l'aviazione israeliana ha bombardato il quartiere di Dahiya, sobborgo meridionale di Beirut dominato da Hezbollah, colpendo almeno due palazzi residenziali e uccidendo due persone. Un portavoce militare israeliano ha detto che le forze armate avevano attaccato un "centro di comando di Hezbollah". Israele non ha emesso avvisi di evacuazione preventivi, come a volte fa per consentire ai civili di allontanarsi.

L'attacco è arrivato dopo che le sirene antiaeree erano suonate in due comunità del nord di Israele per il lancio di razzi. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto di aver ordinato personalmente il raid su Dahiya. Da settimane i vertici israeliani avevano avvertito che un nuovo attacco di Hezbollah contro il territorio israeliano sarebbe stato seguito da bombardamenti su Beirut.

Nel giro di poche ore, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato il lancio di missili balistici contro il nord di Israele. L'esercito israeliano ha detto di aver intercettato tutti i missili della prima salva e non sono stati segnalati feriti diretti, anche se i servizi di soccorso israeliani hanno curato alcune persone rimaste contuse mentre cercavano riparo. I Guardiani della Rivoluzione hanno definito l'attacco "un avvertimento" e hanno aggiunto che "se le aggressioni si ripeteranno, le risposte saranno più ampie". In un comunicato, hanno ricordato che la loro accettazione del cessate il fuoco "era condizionata a un cessate il fuoco su tutti i fronti", accusando Stati Uniti e Israele di aver violato ripetutamente gli impegni presi.

Lunedì mattina presto, l'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito a sua volta obiettivi militari nell'ovest e nel centro dell'Iran. L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha precisato in un post su X che i bersagli includevano "siti di lancio di missili superficie-superficie" e "infrastrutture non legate al settore energetico". La televisione di Stato iraniana ha riferito di esplosioni a Teheran, Tabriz e Isfahan. Secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana Fars e da Le Monde, Israele ha colpito anche l'impianto petrolchimico Karoon a Mahshahr, nel sud-ovest dell'Iran, danneggiando parte delle strutture. L'esercito israeliano ha poi confermato di aver preso di mira l'impianto.

Poco dopo l'attacco israeliano, l'esercito ha individuato una nuova salva di missili lanciati dall'Iran in direzione del territorio israeliano. I sistemi di difesa aerea sono stati nuovamente attivati per intercettarli. Sempre lunedì mattina, l'esercito ha segnalato anche il lancio di un missile dallo Yemen verso Israele, attribuito ai ribelli Houthi sostenuti dall'Iran, che non aveva causato vittime né impatti al suolo.

Medio Oriente · L'escalation

Israele e Iran tornano a colpirsi: lo scontro più grave dall'inizio della tregua


Per la prima volta dal cessate il fuoco dell'8 aprile, i due Paesi si sono attaccati direttamente. La sequenza, partita da un raid israeliano su Beirut, ha riacceso i timori di una nuova guerra regionale. Il prezzo del petrolio è subito risalito, mentre Trump cerca di fermare la spirale.

FocusAmerica Aggiornato all'8 giugno 2026

Il costo umano del conflitto, finora

Vittime in Libano
3.600+

e

Sfollati
1 mln

Morti nei tre mesi di guerra in Libano

Libanesi costretti a lasciare le proprie case

Sono 30 i soldati israeliani uccisi negli scontri con Hezbollah. È proprio su questo fronte che la tregua ha ricominciato a sgretolarsi.

Esplora la nuova crisi
1 Sequenza 2 Attori 3 Conseguenze 4 In bilico

Le ultime 24 ore

Come si è arrivati al primo scontro diretto tra i due Paesi dall'inizio della tregua


Un raid israeliano a Beirut ha innescato una catena di attacchi e contrattacchi tra Iran e Israele in poche ore. Tocca ogni tappa per leggere i dettagli.

Israele→Libano

Raid su Dahiya, alla periferia di Beirut

L'aviazione israeliana colpisce due palazzi nella roccaforte di Hezbollah: 2 morti.

Nessun avviso di evacuazione preventivo. Israele parla di un «centro di comando» di Hezbollah colpito; Netanyahu rivendica di aver ordinato personalmente il raid, dopo il lancio di razzi da parte di Hebzollah sul nord di Israele.

Iran→Israele

La prima salva di missili balistici

I Guardiani della Rivoluzione iraniani lanciano missili sul nord di Israele: tutti intercettati, nessun ferito.

Teheran lo definisce «un avvertimento»: se le aggressioni si ripeteranno, avvertono i Guardiani, «le risposte saranno più ampie».

Israele→Iran

Colpiti l'ovest e il centro dell'Iran

Nel mirino i siti di lancio dei missili e l'impianto petrolchimico di Karoon. Esplosioni a Teheran, Tabriz e Isfahan.

L'Ambasciatore israeliano negli Stati Uniti precisa che gli obiettivi erano militari e «infrastrutture non legate al settore energetico».

Iran→Israele

La seconda salva di missili

Poco dopo, una nuova ondata di missili iraniani verso Israele. Le difese aeree vengono riattivate.

È la prima volta dal cessate il fuoco dell'8 aprile che Iran e Israele si colpiscono direttamente, e per giunta più volte nel giro di poche ore.

Yemen→Israele

Un missile anche dallo Yemen

Gli Houthi, alleati dell'Iran, lanciano un missile verso Israele. Nessuna vittima.

Il fronte si allarga di nuovo: il conflitto torna a coinvolgere più teatri contemporaneamente.

Gli attori in campo

Cinque attori, con obiettivi totalmente diversi da loro


Dietro lo scambio di colpi ci sono strategie diverse: chi punta a indebolire Hezbollah, chi a mostrare i muscoli, chi a fermare tutto. Tocca un attore per vedere la sua posizione.

Israele
Campagna contro Hezbollah fino al disarmo

Netanyahu ha ordinato personalmente il raid contro Hezbollah a Beirut. Da settimane i vertici israeliani avvertivano: a un nuovo attacco di Hezbollah sarebbero seguiti i bombardamenti sulla capitale libanese.

Iran
I missili come «avvertimento»

I Guardiani della Rivoluzione hanno ricordato ieri sera che la loro adesione al cessate il fuoco di inizio aprile era «condizionata a una tregua su tutti i fronti» e ora accusano Stati Uniti e Israele di averla violata ripetutamente.

Hezbollah
Rifiuta l'intesa: «è una resa»

Ha respinto il nuovo piano per il cessate il fuoco negoziato a Washington, che gli avrebbe imposto di interrompere gli attacchi contro Israele senza ottenere concessioni immediate. Secondo gli analisti, esce dal conflitto rafforzato anche grazie all'impiego di droni a fibra ottica, difficili per Israele da intercettare.

Stati Uniti
Trump prova a fermare l'escalation

«Ognuno ha avuto il suo: ora basta». Il presidente ha chiamato Netanyahu al telefono per cercare di fermarlo — «Decido tutto io, non lui» — e poi ha lanciato un messaggio a Teheran: «Tornate al tavolo dei negoziati e fate un accordo».

Houthi (Yemen)
Riaprono il fronte yemenita

Alleati dell'Iran, lanciano un missile verso Israele senza causare vittime, poi minacciano la chiusura del Mar Rosso alle navi israeliane: un segnale che il conflitto resta acceso su più fronti.

I mercati e la situazione sul campo

Il petrolio risale, la regione torna a blindarsi


La reazione alla nuova ondata di scontri è stata immediata: i due prezzi del greggio di riferimento sono saliti di circa 3 punti, mentre in Israele e a Gaza scattano le chiusure di sicurezza.

Brent · riferimento internazionale del greggio
96,15 $▲ +3%

WTI · riferimento americano del greggio
93,48 $▲ +3,25%

Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso dall'Iran fin dall'inizio del conflitto, a fine febbraio: i mercati energetici sono ormai sotto pressione da mesi.

Effetti immediati

Scuole chiuse
In tutto Israele per lunedì, su ordine del Ministero dell'Istruzione.

Ambasciata USA
Chiuse le sezioni consolari di Gerusalemme e Tel Aviv; personale al riparo.

Valichi con Gaza
Chiuso Kerem Shalom, unico ingresso per le merci nell'enclave palestinese.

Due mesi di crepe

Come si è logorata la tregua dell'8 aprile


Il cessate il fuoco non è mai stato davvero solido: ecco i passaggi che, settimana dopo settimana, lo hanno sempre di più indebolito. Tocca una data per leggere i dettagli.

Fine febbraio

Inizia la guerra

Bombardamenti americani e israeliani sull'Iran aprono il conflitto che dura ormai da 100 giorni. L'Iran chiude di fatto lo Stretto di Hormuz.

8 aprile

Entra in vigore il cessate il fuoco

Sospende la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Teheran lo accetta a condizione che le ostilità cessino su tutti i fronti.

13 aprile

Blocco navale americano

Dopo il fallimento dei primi colloqui in Pakistan, gli Stati Uniti avviano un blocco dei porti iraniani.

16 aprile

Una tregua anche tra Israele e Libano

Trump annuncia un cessate il fuoco di dieci giorni, poi esteso di tre settimane.

24 aprile

Salta la diplomazia

Trump cancella una missione diplomatica in Pakistan: gli Stati Uniti, dice, hanno «tutte le carte in mano».

6 giugno

Scontri nel Golfo Persico

Forze americane e iraniane si scambiano attacchi nel Golfo: ennesimo segnale di indebolimento della tregua.

Oggi

Primo scontro diretto Iran-Israele

Lo scontro più grave dall'inizio della tregua: i due Paesi si attaccano direttamente, per la prima volta dall'8 aprile.

Il peso della guerra in Libano

3.600+
Morti in tre mesi

1 mln
Sfollati libanesi

30
Soldati israeliani

Israele non ha mai interrotto la campagna contro Hezbollah in Libano. Ed è proprio da lì, scrivono gli analisti, che la tregua si è incrinata: il gruppo armato filo iraniano sembra uscito dal conflitto più forte di prima.

Fonti New York Times, BBC, Axios, Financial Times, Le Monde, NBC News · Aggiornato all'8 giugno 2026.

Il presidente Donald Trump è intervenuto per frenare l'escalation. In un'intervista con Axios, riportata dalla NBC News, Trump ha detto che intendeva chiamare Netanyahu per dirgli di non reagire: "Ognuno ha avuto il suo divertimento. Israele ha fatto il suo attacco, e l'Iran ha fatto il suo. Non ce n'è bisogno di un altro". Al Financial Times Trump ha aggiunto: "Comando io. Comando io tutto. Non comanda lui", riferendosi a Netanyahu. Parlando con Fox News, il presidente ha detto che il suo messaggio all'Iran era: "Avete sparato i vostri missili, basta così. Tornate al tavolo e fate un accordo".

Sul terreno, la prima salva di missili iraniani non ha causato vittime. Il ministro dell'Istruzione israeliano, Yoav Kisch, ha annunciato la chiusura delle scuole in tutto il paese per lunedì. L'ambasciata americana a Gerusalemme ha ordinato ai dipendenti governativi statunitensi e alle loro famiglie di ripararsi in luoghi protetti e ha chiuso le sezioni consolari di Gerusalemme e Tel Aviv. L'agenzia israeliana COGAT ha inoltre annunciato la chiusura dei valichi verso la Striscia di Gaza, compreso Kerem Shalom, l'unico punto d'ingresso per le merci nell'enclave palestinese.

L'escalation ha conseguenze economiche immediate. Il prezzo del petrolio Brent, riferimento internazionale, è salito di circa il 3 per cento a 96,15 dollari al barile. Dall'inizio del conflitto a febbraio, la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran ha già messo sotto pressione i mercati energetici globali. Il corrispondente americano West Texas Intermediate è salito del 3,25 per cento a 93,48 dollari.

Lo scambio di attacchi è il cedimento più grave del cessate il fuoco entrato in vigore l'8 aprile, che aveva sospeso la guerra iniziata con i bombardamenti americani e israeliani sull'Iran di fine febbraio. In questi due mesi la tregua era già stata messa alla prova più volte. L'Iran aveva accettato il cessate il fuoco a condizione che le ostilità cessassero su tutti i fronti, ma Israele ha continuato la sua campagna contro Hezbollah in Libano. La scorsa settimana i governi di Israele e Libano avevano raggiunto un nuovo accordo di tregua dopo colloqui a Washington, ma Hezbollah lo ha respinto come equivalente a una resa, perché avrebbe dovuto smettere di attaccare Israele senza ottenere concessioni immediate.

La BBC ha ricostruito la cronologia degli eventi che hanno progressivamente eroso la tregua: il 13 aprile gli Stati Uniti hanno iniziato un blocco navale dei porti iraniani dopo il fallimento dei colloqui in Pakistan; il 16 aprile Trump ha annunciato un cessate il fuoco tra Israele e Libano di dieci giorni, poi esteso di tre settimane; il 24 aprile il presidente ha cancellato una missione diplomatica in Pakistan dicendo che gli Stati Uniti avevano "tutte le carte"; il 6 giugno forze americane e iraniane si sono scambiate attacchi nel Golfo Persico.

La guerra in Libano, iniziata tre mesi fa dopo che Hezbollah aveva colpito Israele per ritorsione ai bombardamenti su Iran e Libano, ha ucciso più di 3.600 persone e ha costretto un milione di libanesi a lasciare le proprie case. Trenta soldati israeliani sono morti negli scontri con Hezbollah. I vertici israeliani hanno promesso di continuare la campagna finché Hezbollah non sarà disarmato, ma il gruppo armato sostenuto dall'Iran è uscito dal conflitto apparentemente più temibile di prima, usando droni a cavo difficili da intercettare contro i soldati israeliani allo scoperto.

Secondo quanto riportato dal New York Times, gli analisti militari ritengono improbabile che il bombardamento di domenica su Dahiya riesca a dissuadere Hezbollah o a costringerlo a compromessi. La guerra sembra aver rafforzato il gruppo, che ha usato gli attacchi israeliani per sostenere che solo i suoi combattenti armati possono proteggere il Libano.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)

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Uganda scelta come sede dei Giochi Africani del 2031: prima volta nella storia del Paese


La candidatura ugandese ha superato quella della Nigeria, puntando su nuovi impianti e investimenti sportivi

L'Uganda ospiterà i Giochi Africani del 2031, la principale manifestazione multisportiva del continente, per la prima volta nella sua storia. L'assegnazione ufficiale è stata annunciata durante una sessione straordinaria del Comitato Tecnico Specializzato dell'Unione Africana per la Gioventù, la Cultura e lo Sport, svoltasi in modalità virtuale.

Secondo quanto riportato dall'agenziaXinhua News Agencyla decisione rappresenta un importante traguardo per il Paese dell'Africa orientale, che ha superato la candidatura della Nigeria nel processo di selezione. Con questa assegnazione, l'Uganda diventa il secondo Paese dell'Africa orientale ad aver ottenuto il diritto di organizzare i Giochi Africani, dopo il Kenya.

L'annuncio è stato accolto con soddisfazione dalle autorità sportive ugandesi. Bernard Patrick Ogwel, segretario generale del National Council of Sports (NCS), ha sottolineato come l'evento offrirà all'Uganda l'opportunità di dimostrare le proprie capacità organizzative a livello internazionale.

La candidatura ugandese è stata guidata dal Ministro di Stato per lo Sport, Peter Ogwang, e si è basata principalmente sulle infrastrutture sportive recentemente sviluppate, tra cui il nuovo Hoima City Stadium e il Mandela National Stadium di Kampala. Secondo Ogwang, il successo della candidatura è stato reso possibile anche dal sostegno garantito dal governo e dal presidente Yoweri Kaguta Museveni.

L'assegnazione dei Giochi Africani si inserisce in una fase di forte sviluppo dell'impiantistica sportiva del Paese. L'Uganda è infatti impegnata, insieme a Kenya e Tanzania, nei preparativi per l'organizzazione della Coppa d'Africa delle Nazioni (AFCON) del 2027, che sarà ospitata congiuntamente dai tre Paesi dell'Africa orientale.

I Giochi Africani, in passato noti come All-Africa Games, si svolgono con cadenza quadriennale e sono organizzati dall'Unione Africana in collaborazione con l'Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali Africani e l'Associazione delle Confederazioni Sportive Africane. L'edizione del 2031, la quindicesima nella storia della competizione, dovrebbe riunire migliaia di atleti provenienti da tutto il continente in numerose discipline sportive.

L'evento è considerato uno dei più importanti appuntamenti sportivi africani e rappresenta una significativa opportunità per il Paese ospitante in termini di visibilità internazionale, sviluppo infrastrutturale e promozione economica e turistica.

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Buona la Prima per Tamponi


Fabio Tamponi, con una prova superlativa, ha vinto la prima selettiva Olbia-Tempio che si è svolta nella spiaggia di Coluccia.
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Dopo svariati mesi di attesa, si riaccendono i riflettori lungo le spiagge della provincia di Olbia-Tempio, con la prima prova provinciale di surfcasting. Teatro d’azione la storica spiaggia di Coluccia che quasi come ogni anno dà il via all’attività agonistica. Il campo gara ormai è conosciuto, poche sono le insidie che si devono affrontare. Lo spot è diviso in due parti: la sinistra con il classico “fondale” e i suoi pesci di fondo e la destra con una lunga distesa di sabbia che si spinge sino alla zona denominata “curvone”, più ricca di grufolatori. 71 sono gli iscritti ai nastri di partenza agli ordini di Giuseppe Farina, presidente del Maestrale di Luogosanto, società organizzatrice dell’evento. Il tempo di aprire i calamenti, posizionare le canne e dare un’ultima controllata all’esca e si parte. Come sempre capita al suono di tromba, le canne da pesca, come tante catapulte, iniziano il loro “fuoco”, scagliando in acqua piombi, esche e le ambizioni di conquistare l’ambito titolo di campione provinciale. Le catture non mancano già dai primi lanci, alla fine come pronosticato i pesci sono tanti rendendo la serata piacevole e scoppiettante. Al termine sono ben 701 le prede catturate, misurate e rimesse in liberta dai giudici di gara presenti per tutte le 4 ore di gara.
La spiaggia di Coluccia.
Il divertimento non è mancato, ma sicuramente nel settore numero uno c’è un atleta che, con una manche strepitosa al limite della perfezione, è riuscito a fare qualcosa di veramente spettacolare. Con ben 52 catture, sparlotte, sugarelli, boghe e pagelli, il portacolori dell’Ondalunga di Calangianus, Fabio Tamponi, stravince il proprio settore aggiudicandosi a mani basse l’assoluto di giornata. Per farvi capire l’entità della sua prestazione, posso semplicemente esporvi i numeri di gara: il calangianese chiude con 52 pesci e oltre 6.000 punti e il suo primo inseguitore Mirko Casu (Blue Fish Sassari), non uno qualunque nel palcoscenico agonistico, chiude con 22 prede e quasi 2.500 punti. Completa il podio il sempre ottimo Gabriele Cabizzosu, anche lui del Blue Fish. Nella speciale classifica di società, valevole per la conquista del campionato d’eccellenza, balza in testa il club sassarese (pt. 5), inseguito dal duo Terranoa di Olbia e Ondalunga di Calangianus (10 pt.), preannunciando la classica sfida a tre che ormai va avanti da diverse stagioni, senza però trascurare le possibili outsider. Prossimo appuntamento per il 13 giugno presso la spiaggia di Badesi, litorale molto tecnico e ricco di insidie, da tanti temuto ma da tanti apprezzato proprio per la sua difficoltà d’interpretazione, che vinca il migliore…
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Dreame SF25 - Recensione


Il tritarifiuti intelligente che cambia il modo di gestire l’umido in cucina
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La gestione dei rifiuti alimentari, con il caldo dell'estatate, può diventare un problema, infatti lasciare nel secchetto dell'umido bucce di frutta, avanzi di verdura, fondi di caffè o residui di cibo per qualche ora in più e il risultato è sempre lo stesso: cattivi odori, sacchetti umidi, liquidi sul fondo e, nei casi peggiori, anche quei fastidiosi moscerini che sembrano comparire dal nulla.

È proprio in questo periodo dell’anno che si capisce quanto possa essere scomodo gestire l’umido in casa, soprattutto se non si ha la possibilità di buttarlo ogni giorno o se il bidoncino resta in cucina, sul balcone o sotto il lavello. Per questo motivo ero molto curiosa di provare il Dreame SF25, un prodotto che non è un classico tritarifiuti da lavandino, ma un elettrodomestico pensato per essiccare, triturare e ridurre il volume degli scarti alimentari.

L’idea è semplice: invece di lasciare gli avanzi nel sacchetto dell’umido fino al momento di buttarli, il Dreame SF25 li tratta all’interno di un contenitore dedicato, li asciuga e li riduce in un residuo molto più compatto e meno fastidioso da gestire. Sulla carta promette una riduzione del volume fino al 90%, un funzionamento silenzioso e un sistema con filtro a carbone attivo per contenere gli odori.

Dopo averlo usato nella routine di tutti i giorni, posso dire che il Dreame SF25 va capito bene prima di giudicarlo. Non è un prodotto indispensabile per tutti e non è nemmeno una pattumiera magica dove buttare qualsiasi cosa senza pensarci. Però, se il problema dell’umido in cucina ti dà fastidio, soprattutto nei mesi caldi, può diventare uno di quegli elettrodomestici che all’inizio sembrano strani e poi inizi ad apprezzare davvero.

Dreame SF25 non è un tritarifiuti da lavandino


La prima cosa da chiarire è proprio questa: il Dreame SF25 non è un dissipatore tradizionale da installare sotto il lavello. Non prende gli scarti e li manda nello scarico. Lavora a secco, dentro un contenitore estraibile, e alla fine restituisce una sorta di materiale asciutto, compatto e molto meno ingombrante.

Questo approccio mi piace perché evita uno dei problemi tipici dei tritarifiuti collegati alle tubature: il rischio di mandare grassi, residui e particelle fini nello scarico. Dreame presenta infatti l’SF25 come una soluzione a decomposizione a secco, pensata per non scaricare acque reflue o grassi nel lavandino.

Nella pratica significa che lo si usa quasi come una piccola pattumiera tecnologica. Si apre il coperchio, si estrae il contenitore, si inseriscono gli scarti sotto la linea di riempimento, si richiude tutto e si avvia il ciclo. Da lì in poi fa da solo: trita, scalda, asciuga e poi passa alla fase di raffreddamento.
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Design e ingombro: compatto, ma non invisibile


Il design del Dreame SF25 è molto pulito. Il colore beige chiaro lo rende facile da inserire in una cucina moderna, senza quell’effetto “elettrodomestico industriale”. È un parallelepipedo abbastanza discreto, con linee morbide e un pannello touch superiore che si illumina solo quando serve.

Le dimensioni ufficiali sono 194 x 305 x 377 mm, con un peso di circa 8 kg. Non è enorme, ma nemmeno un accessorio da spostare ogni volta. Una volta trovato il suo posto, secondo me conviene lasciarlo lì.

Dal libretto delle istruzioni emerge un dettaglio importante: il prodotto va posizionato su una superficie stabile e piana, in un punto asciutto, lontano dalla luce solare diretta e con almeno 15 cm di distanza dalle pareti. Non è una raccomandazione banale, perché durante il ciclo il Dreame SF25 lavora con calore e ventilazione. Io eviterei quindi di chiuderlo dentro un mobile senza aria o di incastrarlo troppo vicino al muro.

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Dreame SF25 tritarifiuti intelligente

Installazione: semplice, ma il filtro va preparato bene


L’installazione è davvero alla portata di tutti. Nella confezione troviamo l’unità principale, il contenitore di essiccazione, il filtro a carbone attivo, il manuale e la garanzia. Il libretto mostra anche i componenti principali: finestra luminosa, display, coperchio del filtro, filtro a carbone attivo e contenitore interno.

La parte più importante, appena lo si prepara, è il filtro. Bisogna aprire il coperchio, estrarre il filtro a carboni attivi, rimuovere pellicole e adesivi, reinserirlo correttamente e poi collegare il cavo. Sembra un dettaglio insignificante, ma se il filtro non viene preparato bene rischia di compromettere proprio uno degli aspetti più interessanti del prodotto: il controllo degli odori.

Nel mio caso, dopo il primo montaggio, ho controllato anche che il contenitore fosse agganciato correttamente. Il manuale spiega di allineare i segni triangolari sul contenitore e sul corpo macchina, ruotando delicatamente fino al “click”. È una cosa che consiglio di fare con calma, perché se il contenitore non è seduto bene nella sua sede, il prodotto potrebbe non lavorare come previsto.

Come si usa nella vita quotidiana


L’uso quotidiano del Dreame SF25 è semplice, ma richiede un minimo di cambio di abitudine. Non è una pattumiera dove buttare tutto al volo senza pensarci. Prima di inserire gli scarti, conviene togliere l’umidità in eccesso, perché lo stesso manuale consiglia di rimuovere l’acqua dagli alimenti per migliorare l’efficienza dell’essiccazione e la durata del filtro. Questa indicazione è molto sensata: più liquido entra nel contenitore, più tempo ed energia servono per asciugare tutto.

Il ciclo parte dalla modalità Ready. Si preme il tasto di accensione, si apre il coperchio tramite il pulsante dedicato, si inseriscono gli scarti nel contenitore senza superare la linea di riempimento, si richiude e si preme Start. Il display mostra il tempo rimanente durante la lavorazione, mentre alla fine il prodotto passa automaticamente alla fase di raffreddamento, mostrando la temperatura interna.

Questa parte l’ho trovata ben studiata. Non devi stare lì a controllare continuamente. Lui lavora, poi si raffredda e solo quando è sicuro rimuovere il contenitore arriva la notifica vocale. È un dettaglio utile, perché dentro il processo coinvolge calore, triturazione e asciugatura.
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Risultato finale: meno volume, meno umido, meno fastidio


La cosa più interessante del Dreame SF25 è vedere cosa resta alla fine. Gli scarti non spariscono magicamente, ovviamente, ma cambiano completamente consistenza. Il materiale finale diventa molto più secco, più compatto e decisamente meno fastidioso rispetto al classico umido bagnato e maleodorante.

Qui il prodotto mantiene buona parte della promessa. Dreame parla di riduzione fino al 90% del volume con carico pieno da 2,5 litri e tempo massimo di circa 6 ore.

Non sempre il residuo è “perfetto” come nelle immagini promozionali. Alcuni pezzi possono restare riconoscibili, soprattutto se si inseriscono scarti più fibrosi o irregolari. Però il punto non è ottenere una polvere da laboratorio: il punto è ridurre volume, umidità e odore. E da questo punto di vista il Dreame SF25 fa davvero la differenza.

Odori: il filtro a carbone è uno dei suoi punti forti


Uno dei dubbi più grossi che avevo era proprio questo: se metto scarti di cibo dentro un elettrodomestico che li scalda per ore, non rischio di avere più odori di prima? In realtà, il filtro a carbone attivo lavora bene. Durante il ciclo si può percepire qualcosa solo avvicinandosi molto, ma non ho avuto quella classica puzza di umido che rimane nel secchiello, soprattutto con bucce, fondi di caffè o residui vegetali.

Il filtro però non è eterno. Dreame indica un ciclo di sostituzione di circa 6 mesi, con possibilità di prolungare la durata fino a circa 8 mesi se viene risciacquato, anche se la durata reale dipende da quanto lo si usa e da cosa si inserisce nel contenitore.

Rumore: molto silenzioso, ma non completamente muto


Il Dreame SF25 è silenzioso, soprattutto considerando quello che fa. La scheda tecnica dichiara un livello inferiore a 27 dB(A) alla potenza minima, risultando discreto e perfetto da utilizzare anche di sera o di notte.

Detto questo, non lo definirei totalmente impercettibile. Nella fase iniziale, quando le lame iniziano a muovere e rompere gli scarti più duri o voluminosi, qualche rumore si sente. Non è fastidioso, ma c’è. Dopo questa fase diventa molto più regolare e passa quasi in secondo piano.

Cosa si può inserire e cosa è meglio evitare


Qui arriva una parte importante, perché bisogna fare un po’ di attenzione. Dreame parla di frutta, verdura, carne, pesce, gusci d’uovo, frutta secca, cereali, piccole ossa e alimenti fibrosi. La pagina ufficiale indica infatti una compatibilità ampia con diversi tipi di rifiuti alimentari.

Il manuale però è più prudente. Tra gli alimenti non consentiti compaiono gusci duri di noci, arachidi e castagne, gusci di crostacei e molluschi, ossa di manzo, maiale e pollo, noccioli di pesca e albicocca, bucce dure come ananas e cocco, parti fibrose come gambi di mais, radici di cipolla verde, scorze di zenzero, residui di tè verde o erbe medicinali, alimenti a base di gelatina e scaglie di pesce.

Io l'ho utilizzato con scarti comuni da cucina: bucce morbide, verdure, piccoli avanzi di pasta o riso, fondi di caffè, residui di frutta non troppo fibrosi e cibo cotto non eccessivamente liquido.

Display e comandi: essenziale, ma completo


Il pannello superiore è uno degli aspetti più riusciti del Dreame SF25. I tasti sono pochi e chiari: accensione, avvio/pausa, display, pulizia e apertura del coperchio. Il display mostra ora, temperatura e tempo rimanente.

Mi è piaciuto il fatto che il prodotto non cerchi di complicare l’esperienza. Non ci sono mille programmi da scegliere. Si usa quasi sempre nello stesso modo: accendi, riempi, avvia. Il ciclo si regola in base al contenuto e il display ti dà le informazioni essenziali.

Dal manuale si scoprono anche alcune funzioni utili. Si può cambiare lingua tenendo premuti insieme Power e Start per 3 secondi, poi premendo brevemente Power per scorrere tra inglese, beep, tedesco, francese, italiano, spagnolo e portoghese. C’è anche la modalità silenziosa, che disattiva i suoni dei pulsanti e i messaggi vocali: si attiva tenendo premuti Start e Pulizia per 3 secondi quando il prodotto è in Ready. Per me è una funzione da attivare quasi subito, soprattutto se lo si usa la sera.

Molto utile anche il blocco bambini. Durante essiccazione o pulizia si può attivare tenendo premuti accensione e apertura per 3 secondi. Sul display compare una “L” e i pulsanti touch vengono disattivati. Il blocco si sblocca automaticamente quando il prodotto raggiunge una temperatura sicura al termine dell’operazione. È una funzione importante, perché il Dreame SF25 lavora con calore e parti interne in movimento.
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Pulizia: comoda, ma non completamente automatica


Il Dreame SF25 ha una modalità di pulizia automatica ad alta temperatura. Si riempie il contenitore circa a metà con acqua, si reinserisce, si chiude il coperchio e si preme il tasto Pulizia. Il ciclo di pulizia dura circa 1 ora e 30 minuti, poi parte il raffreddamento e alla fine si può rimuovere il contenitore e buttare via l'acqua sporca.

Funziona, ma non la userei sempre. È comoda quando il contenitore è più sporco o quando si sono trattati alimenti più problematici, però richiede tempo ed energia. Per la pulizia ordinaria preferisco rimuovere il contenitore e lavarlo delicatamente con una spugna morbida, detergente neutro e acqua calda, come indicato anche nel manuale.

Attenzione però a non usare strumenti abrasivi. Il libretto è chiaro: niente lame d’acciaio, spazzole aggressive o materiali che possano danneggiare il prodotto, la finestra in vetro o il rivestimento del contenitore. Anche la finestra superiore va pulita con un panno umido e pulito, senza esagerare.

Il filtro può essere lavato immergendolo in acqua per 3 minuti e poi sciacquandolo sotto acqua corrente per circa 90 secondi. Una volta asciutto, si rimonta. Dreame indica che una pulizia può aggiungere circa 2 mesi alla durata del filtro, ma resta comunque un componente da monitorare nel tempo.

Consumi e tempi: il vero compromesso


Il punto più delicato del Dreame SF25 non è il funzionamento, ma il tempo. Un ciclo completo può arrivare a 6 ore con il contenitore pieno e Dreame dichiara circa 0,56 kWh per utilizzo, mentre nelle specifiche viene indicato anche un consumo mensile di 33,6 kWh/mese calcolato su due cicli di asciugatura e triturazione al giorno per 30 giorni.

Per chi ha senso comprarlo


Secondo me il Dreame SF25 ha molto senso per chi vive in appartamento, cucina spesso e non ha un compost domestico o un accesso comodo all’umido. È utile anche per chi odia i sacchetti bagnati, i cattivi odori e i moscerini in cucina. In estate potrebbe diventare uno di quei prodotti che apprezzi molto più del previsto.

Lo vedo meno indicato per chi produce pochissimi scarti, per chi ha già un compost esterno comodo o per chi vuole un sistema super economico. Non è un elettrodomestico “necessario” per tutti, e il prezzo lo conferma. È più un prodotto da scegliere se il problema dell’umido in casa ti pesa davvero.

Per una persona sola o una coppia può essere molto comodo, perché il contenitore si riempie con calma e si può avviare ogni due o tre giorni. Per una famiglia da quattro persone, invece, la capacità da 2,5 litri può riempirsi in fretta. Questo non lo rende inutile, ma significa che potrebbe diventare un apparecchio da usare quasi ogni giorno.

Cosa mi è piaciuto di più


La cosa che mi ha convinto di più è la sensazione di ordine. Il Dreame SF25 non fa miracoli, ma toglie di mezzo quella parte fastidiosa dell’umido: sacchetti che colano, odori, contenitori da svuotare spesso, moscerini e residui bagnati. Il risultato finale è più asciutto, più gestibile e meno sgradevole.

Mi è piaciuta anche la silenziosità. Non è muto, ma è molto meno rumoroso di quanto immaginassi. Buona anche la costruzione: pesa, è solido e dà l’idea di un prodotto pensato per restare in cucina in modo stabile.

Il filtro a carbone è un altro punto forte. Se mantenuto bene, riesce davvero a controllare gli odori. E il fatto che sia lavabile è un vantaggio, anche se resta un consumabile da sostituire periodicamente.

Cosa non mi ha convinto del tutto


Il primo limite è il tempo. Sei ore non sono poche, anche se nella pratica basta avviarlo e dimenticarsene. Il secondo è il consumo, perché l’energia richiesta dipende molto da quanta umidità c’è negli scarti e da quanto spesso lo si usa.

Infine, non è un prodotto economico. È comodo, moderno e ben costruito, ma resta un elettrodomestico di nicchia. Non lo compri per risparmiare subito, lo compri per migliorare la gestione quotidiana dei rifiuti alimentari.

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Verdetto finale


Dopo averlo provato, considero il Dreame SF25 un prodotto riuscito, ma non universale. Fa bene quello che promette: riduce il volume degli scarti, asciuga l’umido, contiene gli odori e semplifica la gestione della pattumiera organica. È silenzioso, facile da usare e più pratico di quanto sembri all’inizio.

Non è però la soluzione perfetta per tutti. Richiede spazio, corrente, tempo e un minimo di attenzione nella scelta degli scarti da inserire. Se pensavi di buttare dentro qualsiasi cosa e ritrovarti sempre una polvere perfetta, potresti restare deluso. Se invece vuoi ridurre sacchetti maleodoranti, umido bagnato e fastidi quotidiani in cucina, allora il Dreame SF25 può davvero cambiare la routine.

Il mio giudizio finale è positivo: Dreame SF25 è uno di quei prodotti che sembrano superflui finché non inizi a usarli davvero. Non lo definirei indispensabile, ma per chi combatte ogni giorno con l’umido in cucina può diventare rapidamente uno degli elettrodomestici più comodi di casa.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

Dreame SF25
tritarifiuti intelligente • essiccazione • filtro a carbone • 2,5 L
Il voto premia la comodità nella gestione dell’umido, la buona riduzione degli odori, il funzionamento silenzioso e la qualità costruttiva. Pesano però i tempi lunghi dei cicli, i consumi da valutare e alcune limitazioni sugli scarti consentiti.

VOTO COMPLESSIVO
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Best Choice Smartpulse

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VOTO /10

smartpulse.it
Valutazione della redazione SmartPulse

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Mark Zuckerberg vuole che gli agenti AI di Meta gestiscano le aziende


WhatsApp è il centro strategico.

In breve:


Meta sta portando agenti AI dentro WhatsApp, Instagram e Messenger per farli usare alle aziende nelle chat con i clienti. Potranno rispondere a domande, fissare appuntamenti, gestire richieste e completare vendite. Oggi il servizio è gratuito e già usato da circa un milione di imprese, ma diventerà a pagamento con piani diversi in base alla dimensione dell’azienda. Per i clienti più grandi arriverà una piattaforma separata con prezzi proporzionati all’utilizzo. Il centro della strategia è WhatsApp perché oltre 200 milioni di piccole imprese lo usano già.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Mark Zuckerberg Wants Meta’s New AI Agents to Run Your Whole Business

Riassunto completo:


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Oggi inizia il WWDC di Apple, il prezzo delle azioni di SpaceX, Anthropic chiede una pausa dell'IA


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì,
da oggi inizierà l'attesissimo WWDC 2026 di Apple. Poi scopriremo il prezzo delle azioni dell'IPO più grande della storia, quella di SpaceX; parleremo di un nuovo allarme lanciato da Anthropic, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

Inizia il WWDC 2026: cosa aspettarsi


Big Tech
Apple apre la WWDC 2026 oggi lunedì 8 giugno con Siri come annuncio più atteso. L’assistente dovrebbe diventare più conversazionale, capire meglio il contesto e completare attività multi-step tra diverse app, appoggiandosi anche a Gemini di Google. Apple starebbe preparando anche un’app stand alone per Siri, simile a quelle di ChatGPT, Claude e Gemini. Attese novità sugli agenti AI nell’App Store, su Visual Intelligence nella Fotocamera, su strumenti AI per modificare foto e immagini generate, e su Wallet, con funzioni ad esempio per dividere la spesa a partire da uno scontrino e trasformare biglietti fisici in pass digitali.
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Fonte: TechCrunch
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SpaceX annuncia il prezzo delle azioni


Startup
SpaceX ha fissato a 135 dollari il prezzo delle azioni per l’IPO, con debutto previsto sul Nasdaq con simbolo SPCX. A quel prezzo la società varrebbe 1.770 miliardi di dollari, a fronte di una raccolta di 74,4 miliardi, più di tutte le IPO statunitensi degli ultimi due anni messe insieme. Musk controlla circa metà del capitale e oltre l’85% dei voti; la sua quota varrebbe più di 752 miliardi. Nel prospetto SpaceX mostra 18,7 miliardi di ricavi nel 2025, +33% rispetto all'anno precedente ma con una perdita superiore a 4,9 miliardi, legata soprattutto ai costi dell’IA. I fondi serviranno per data center AI in orbita, una fabbrica sulla Luna e future missioni verso Marte.
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Fonte: The New York Times
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Anthropic chiede una pausa globale dell'IA e avverte del rischio di perdere il controllo


Intelligenza Artificiale
Anthropic propone un accordo tra i principali laboratori AI per fermare o rallentare i modelli più potenti se iniziassero a migliorarsi da soli oltre una soglia gestibile. Il timore riguarda il “miglioramento ricorsivo”: sistemi capaci di scrivere codice e progettare versioni successive di se stessi con sempre meno controllo umano. Anthropic chiede una pausa coordinata e verificabile tra aziende, per evitare che qualcuno continui in segreto mentre gli altri rallentano. OpenAI spinge invece per regole decise dai governi democratici, non dalle imprese. Il tema arriva mentre strumenti AI accessibili pubblicamente sono già stati usati in test per creare malware capaci di diffondersi e adattarsi ricorsivamente durante l’attacco.
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Fonte: Al Jazeera
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Google sta acquistando in silenzio codice dagli sviluppatori di Play Store per addestrare l'IA


Intelligenza Artificiale
Google starebbe contattando in modo riservato alcuni sviluppatori Android per comprare il codice sorgente delle loro app pubblicate sul Play Store. L’obiettivo è usare codice reale, già impiegato in applicazioni esistenti, per addestrare modelli AI capaci di comprendere e generare software. Per Google sarebbe materiale più utile dei normali archivi pubblici online. Per gli sviluppatori significa vendere l’accesso a una parte centrale del proprio lavoro ma anche un nuovo modo per monetizzare.
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Fonte: 404 Media
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Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Link: lacoste.com

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In breve:


SpaceX ha fissato a 135 dollari il prezzo delle azioni per l’IPO, con debutto previsto sul Nasdaq con simbolo SPCX. A quel prezzo la società varrebbe 1.770 miliardi di dollari, a fronte di una raccolta di 74,4 miliardi, più di tutte le IPO statunitensi degli ultimi due anni messe insieme. Musk controlla circa metà del capitale e oltre l’85% dei voti; la sua quota varrebbe più di 752 miliardi. Nel prospetto SpaceX mostra 18,7 miliardi di ricavi nel 2025, +33% rispetto all'anno precedente ma con una perdita superiore a 4,9 miliardi, legata soprattutto ai costi dell’IA. I fondi serviranno per data center AI in orbita, una fabbrica sulla Luna e future missioni verso Marte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The New York Times - SpaceX Sets Price for the World’s Largest I.P.O.

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Inizia il WWDC 2026: cosa aspettarsi


Non c'è mai stata così tanta attesa come per il nuovo Siri.
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Apple apre la WWDC 2026 oggi lunedì 8 giugno con Siri come annuncio più atteso. L’assistente dovrebbe diventare più conversazionale, capire meglio il contesto e completare attività multi-step tra diverse app, appoggiandosi anche a Gemini di Google. Apple starebbe preparando anche un’app stand alone per Siri, simile a quelle di ChatGPT, Claude e Gemini. Attese novità sugli agenti AI nell’App Store, su Visual Intelligence nella Fotocamera, su strumenti AI per modificare foto e immagini generate, e su Wallet, con funzioni ad esempio per dividere la spesa a partire da uno scontrino e trasformare biglietti fisici in pass digitali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

What to expect from WWDC 2026: Siri’s highly anticipated revamp and Apple Intelligence updates | TechCrunch
Apple’s WWDC nears: Here’s what you can look forward to.
TechCrunchLauren Forristal

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Per l'IPO più grande al mondo.

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Anthropic chiede una pausa globale dell'IA e avverte del rischio di perdere il controllo


C'è un problema con il miglioramento ricorsivo.
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Anthropic propone un accordo tra i principali laboratori AI per fermare o rallentare i modelli più potenti se iniziassero a migliorarsi da soli oltre una soglia gestibile. Il timore riguarda il “miglioramento ricorsivo”: sistemi capaci di scrivere codice e progettare versioni successive di se stessi con sempre meno controllo umano. Anthropic chiede una pausa coordinata e verificabile tra aziende, per evitare che qualcuno continui in segreto mentre gli altri rallentano. OpenAI spinge invece per regole decise dai governi democratici, non dalle imprese. Il tema arriva mentre strumenti AI accessibili pubblicamente sono già stati usati in test per creare malware capaci di diffondersi e adattarsi ricorsivamente durante l’attacco.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic urges AI labs to pause, warns humans risk losing control
It warned that rapid advances in technology could soon allow AI systems to improve themselves faster than human control.
Al JazeeraAl Jazeera

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Google sta acquistando in silenzio codice dagli sviluppatori di Play Store per addestrare l'IA


È meglio degli archivi pubblici online.
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In breve:


Google starebbe contattando in modo riservato alcuni sviluppatori Android per comprare il codice sorgente delle loro app pubblicate sul Play Store. L’obiettivo è usare codice reale, già impiegato in applicazioni esistenti, per addestrare modelli AI capaci di comprendere e generare software. Per Google sarebbe materiale più utile dei normali archivi pubblici online. Per gli sviluppatori significa vendere l’accesso a una parte centrale del proprio lavoro ma anche un nuovo modo per monetizzare.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google Is Quietly Buying Code From Play Store Developers to Train AI
Google is trying to buy code from some Android developers as part of a “confidential” program.
404 MediaJason Koebler

Riassunto completo:


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Google Is Quietly Buying Code From Play Store Developers to Train AI


Google has quietly been offering to buy access to code written by developers who have released Android apps on the Play Store in order to help the company train its AI coding tools, 404 Media has learned.

Google has emailed some app developers with an offer to “join a confidential content offer pilot,” that will allow developers to “generate additional revenue from your apps,” according to an email sent to the developer of an Android app that has millions of downloads. Google’s email says that the company wants to buy access to developers’ codebases “to help improve Google’s developer tools and products.” 404 Media granted the developer anonymity because they feared retaliation from the company for sharing info about what was described as a “confidential” program.

“Get paid for sharing the code powering your apps, as well as your archived projects,” the email says. The email says that the developer would retain the intellectual property rights to their code, and that the license would be non-exclusive. “Whether it's the active production codebase powering your current app, or archives of prototypes and side projects no longer in use, that code could have untapped value. This is a unique occasion to help transform tools and products, support the developer ecosystem, and unlock new revenue.”

The email does not mention artificial intelligence, but a link in the email goes to a page about “partnerships to improve our AI products.”

That page explains that, beyond the publicly-available data it and other AI companies have scraped from the internet, the company is seeking to “pay for the delivery of non-public content in a range of media formats.”

“We're learning more about the value of different types of content and how we can continue to create mutually beneficial collaborations in the future,” it says. The page frames the training of AI tools as a mission-driven opportunity for “helping individuals, helping businesses, [and] helping society at large: AI presents a once-in-a-generation opportunity to help the world combat and manage natural disasters, help doctors detect diseases earlier.”

Google has fallen behind its competitors in creating AI that generates code. Anthropic has rode the success of Claude Code to a valuation higher than OpenAI, and Microsoft’s Copilot has also been widely adopted. The fact that Google is trying to buy code from developers suggests that the company hasn’t been able to create a good enough coding AI using content that it can scrape from the web, and highlights the fact that companies are likely running out of content to train on. Google famously paid Reddit $60 million for access to its site for AI training, the results of which have been a bit of a mixed bag.

The full email is reproduced below:

“We are reaching out on behalf of the Google Partnerships team with an invitation for a select group of Google Play app developers to join a confidential content offer pilot.

We'd like to offer a unique opportunity to generate additional revenue from your apps. You've put a lot of hard work into building your app and growing its user base. Whether it's the active production codebase powering your current app, or archives of prototypes and side projects no longer in use, that code could have untapped value. This is a unique occasion to help transform tools and products, support the developer ecosystem, and unlock new revenue.

The Opportunity: We are looking for high-quality, real-world codebases to help improve Google's developer tools and products. Here is what this program offers you:

• Additional revenue opportunities: Get paid for sharing the code powering your apps, as well as your archived projects.

• Be an early adopter: As a pilot partner, you will shape how Google partners with the developer community moving forward.

• Drive impact: We've found real- world code to be useful to our product and service development across a wide variety of use cases, from understanding complex logic to developing coding evals and benchmarks. Your production tested code can directly help.

• Retain control: This is non-exclusive. You keep 100% of your IP, your app remains entirely yours, and you retain the right to monetize your data anywhere else.

You can learn more about Google's approach to partnerships in our blog post.”


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L'oro supera i Treasury: le Banche Centrali cercano rifugio lontano dal dollaro


Per la prima volta l'oro pesa più dei titoli di Stato americani nelle riserve valutarie ufficiali delle Banche Centrali mondiali. A spingere il sorpasso sono il prezzo record dell'oro, la sfiducia verso le politiche di Trump e il timore che le riserve possano diventare un'arma politica.

L'oro ha superato i titoli di Stato americani ed è diventato una componente più rilevante dei Treasury nelle riserve delle Banche Centrali mondiali. Lo scorso anno l'oro è infatti salito al 27% delle riserve ufficiali in valuta estera, contro il 22% dei titoli del Tesoro statunitensi. Il dato emerge da un rapporto della Banca Centrale Europea.

A determinare il sorpasso è stato prima di tutto il prezzo dell'oro. Nel 2025 il suo valore è aumentato del 65% e ha chiuso l'anno vicino al massimo storico, a 4.322 dollari l'oncia.

Secondo la Banca Centrale Europea, però, il rialzo dei prezzi non basta a spiegare il fenomeno. Le banche centrali stanno infatti comprendo oro anche per proteggere i propri bilanci dai rischi geopolitici: una categoria che oggi comprende guerre, dazi, tensioni commerciali e minacce legate alla linea dell'Amministrazione Trump.

L'oro è diventato l'investimento preferito delle Banche Centrali


Composizione del totale delle riserve ufficiali in valuta estera

Fonte: report dei revisori di Tether, FMI, World Gold Council e calcoli dello staff della BCE. Quote sul totale delle riserve ufficiali in valuta estera, valutate ai prezzi di fine anno.

La geopolitica pesa sulle scelte delle Banche Centrali


In un sondaggio di fine 2025, le Banche Centrali hanno indicato la geopolitica come il terzo rischio più grave, dietro soltanto alla cybersicurezza. Tre quarti dei partecipanti avevano dichiarato che questo tipo di rischio era aumentato nell'ultimo anno.

Da allora la preoccupazione è cresciuta ancora. In un sondaggio di aprile, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, il 70% delle Banche Centrali ha indicato la geopolitica come il rischio principale per l'anno in corso. Un terzo l'ha definita il fattore destinato a pesare di più sulla gestione delle riserve valutarie nei prossimi cinque anni.

L'oro resta da sempre un bene rifugio nelle fasi di turbolenza, ma non è privo di costi. La stessa Banca Centrale Europea ne elenca i limiti nel suo rapporto: il prezzo è molto volatile, la custodia è onerosa e il mercato fisico reagisce lentamente ai cambiamenti della domanda. Anche per questo, per decenni, le Banche Centrali hanno preferito i titoli americani e altri strumenti denominati in dollari: più liquidi, più facili da vendere e legati alla valuta più usata al mondo.

Debito americano, sanzioni e nuove paure


La cautela verso i Treasury è però aumentata con l'imprevedibilità delle politiche di Trump e con la crescita senza fine del debito americano. Il debito pubblico degli Stati Uniti continua infatti ad aumentare più rapidamente della domanda per i suoi titoli e più rapidamente dell'economia. Il rapporto tra debito e PIL è passato da poco più del 100% negli anni 2010 a oltre il 120% oggi.

Questa tendenza è confermata anche da un altro indicatore: i Treasury custoditi presso la Federal Reserve di New York per conto di Banche Centrali e altre istituzioni ufficiali di Paesi esteri sono diminuiti di 82 miliardi di dollari a marzo, scendendo a 2.700 miliardi, il livello più basso dal 2012.

A pesare c'è anche il timore che le riserve possano diventare uno strumento di pressione politica. Il congelamento delle riserve in valuta estera della Russia depositate all'estero (in particolare in Unione Europea) ha modificato la percezione del rischio. Secondo un sondaggio UBS dello scorso anno, il 49% dei gestori di riserve temeva uno scenario simile, contro appena il 14% nel 2023.

Nel frattempo, gli acquisti fisici di oro da parte delle Banche Centrali sono scesi a 850 tonnellate, dopo aver superato quota 1.000 tonnellate in ciascuno dei tre anni precedenti. Negli ultimi anni, tra i maggiori acquirenti figurano Cina, Polonia, Turchia e India.

Non tutti, però, stanno accumulando oro. Ad esempio, la Banca Centrale turca ha venduto o prestato 130 tonnellate di oro quest'anno per sostenere la propria moneta, sotto pressione per l'aumento dei costi dell'energia importata dall'estero. Anche la Russia ha venduto oro, riferisce la Banca Centrale Europea, con ogni probabilità per finanziare la guerra contro l'Ucraina.

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La popolarità di Trump torna a crescere e supera quella di Biden (07 giugno)


Boccata d’ossigeno per Trump, che torna a risalire in maniera significativa dopo un periodo buio. Questo balzo in avanti fa sì che l’approvazione del presidente sia ora superiore rispetto a quella di Biden nel suo mandato, sebbene rimanga ancora a livelli bassi e lontani da una soglia rassicurante.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Dopo un periodo molto piatto da un punto di vista numerico, questa settimana si segnala il primo rimbalzo di rilievo per Trump da diverso tempo a questa parte, con un recupero significativo che risolleva leggermente la popolarità dai livelli minimi in cui era caduta.

Nonostante il recupero di qualche punto, la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma con una piccola soddisfazione: la popolarità è ora balzata avanti a quella di Joe Biden nello stesso periodo del mandato.

Il net rating si risolleva parzialmente dal picco record di -20 raggiunto di recente, con il tasso di approvazione che rimane comunque intorno al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione sempre non lontana dal 60%.

Sebbene il segno positivo possa incoraggiare Trump, questi numeri rimangono molto bassi e ben poco incoraggianti: sono vicini ai momenti peggiori del primo mandato e fino a otto-nove punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo per il tycoon sarà difficile rialzarsi da questa situazione: soprattutto qualora non si arrivasse a una pace duratura o dovessero perdurare il caos e la paralisi della situazione, i numeri potrebbero scivolare nuovamente verso il basso.

Il dato è ora leggermente migliore rispetto alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo sedici mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana tutte le medie registrano segni positivi, con Focus America che segnala unmiglioramento molto più marcato rispetto a RCP e Silver.

Come già accennato, dopo più di sedici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi sedici mesi del suo primo mandato ma non a quelli di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 502 giorni di presidenza (-16,9 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione di Joe Biden, che con il suo -18,2 attraversava già un periodo di grande sofferenza.

Risulta indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,1.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 40%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
7 rilevazioni di 7 istituti — 7 giugno 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 2 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 4 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39% (+0,5) - 57,5% (-0,4). In totale un net approval arrotondato di -18,5 (+0,9).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 40,3% (+0,3) - 56,9% (-0,9). In totale un rating di -16,6 (+1,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,6% (+1,2) - 56,6% (-1,1), con in totale un rating di -17 (+2,3). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

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Lo stile di scrittura che fa i like e uccide il pensiero


Come un brutto post su LinkedIn mi ha ricordato che essere fighi è un bisogno che puoi soddisfare solo se sei capace di riconoscerlo.

🆘
A inizio marzo il mio profilo Facebook ha ricevuto uno strike. La foto di un data center che ho usato per illustrare un mio post era marcata falsa da un fact checker del Burkina Faso. Quel data center non è nel paese africano. E anche se non l'ho mai dato neanche a intendere, il fatto di averla pubblicata è una violazione che la piattaforma ritiene abbastanza grave da ridurre la visibilità dei miei contenuti. Questa scelta ha un impatto su questo blog, perché Facebook è il social che uso per farlo conoscere. Da quel momento, infatti, ha smesso di crescere. Se ti va, puoi aiutarmi fino a che la violazione è attiva: se vedi un post del blog su Facebook commenta, condividi o lascia un like. Quando non vedrai più questo messaggio saprai che la situazione si è risolta. 🙏.

Tempo fa ho letto un post su LinkedIn. Per evitare che il mio ragionamento arrivi come un attacco personale ho modificato il testo, che diceva più o meno così.

La settimana scorsa ha ricevuto due richieste di preventivo. Il primo cliente mi chiedeva di risolvere un problema nell’interfaccia del suo sito web. Il secondo voleva avere un sito “figo come quello di Apple”.

Tra le due, ho accettato la prima richiesta, perché il cliente che mi chiedeva di risolvere un problema stava esprimendo un bisogno. La seconda, al contrario, non nasceva da una necessità e, per questo motivo, ho scelto di non accettarla.

L’ho fatto perché l’esperienza mi ha insegnato che sarà più semplice ed efficace gestire un cliente con un bisogno esplicito di uno che non ha le idee chiare su cosa vuole.


Mi ha fatto incazzare non solo per la quantità di interazioni e commenti giubilanti che ha generato, ma soprattutto perché non è affatto vero che il secondo cliente non stava esprimendo una necessità.

Al quarto posto della sua piramide dei bisogni, Abraham Maslow ne mette uno - umanissimo - e lo chiama bisogno di status.

È la necessità che ogni essere umano ha di essere riconosciuto per ciò che desidera mostrare di sé. Il desiderio di status è quello che muove l’industria della moda e quella del lusso, ma anche il desiderio che ci spinge a possedere più libri di quanti siamo in grado di leggere.

È un bisogno di status che sta cercando di soddisfare il cliente che vuole avere un sito “figo come quello di Apple”. L’azienda di Cupertino è riferimento imprescindibile per un certo tipo di coolness, che ti piaccia o meno.

Il desiderio di essere “fighi” è un bisogno. Potentissimo, tra l’altro.

Difficile da riconoscere? Certo.

Complicato da soddisfare? Senza ombra di dubbio.

Sia come sia, sempre di un bisogno stiamo parlando e sul piano della deontologia professionale non trovo corretto fare finta che non lo sia solo perché la sua dimensione altamente soggettiva lo rende scivoloso da gestire nell’ambito di una relazione tra cliente e fornitore.

Eppure non c’è stato nessuno - nemmeno io - che sia intervenuto nella discussione sotto a quel post per perorare la causa di un cliente la cui sola colpa è aver desiderato un sito “figo come quello di Apple”.

Una forma di omertà collettiva. E non è un caso: deriva esattamente dallo stile di scrittura che ha prodotto quel post: un modo di scrivere il cui obiettivo non è ragionare, ma raccogliere consenso in modo rapido e virale.

Per un periodo l’ho chiamato “stile assertivo da social”, ma oggi penso sia meglio definirlo “stile social apodittico”: un modo per far passare per verità indiscutibile un’opinione personale.

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LinkedIn e Twitter sono, a modo loro, due reami in cui questo stile domina incontrastato.

La cosa mi fa rabbia. Pure parecchia.

Perché la realtà è una cosa complessa, e questo modo di scrivere la riduce a una serie di formule magiche, che si pretende possano essere applicate in qualsiasi situazione.

Non è così.

La realtà è attraversata da sfumature che nessuna formula riesce a contenere.

Non esistono ricette che producono, per magia, effetti identici e ripetibili. Dovrebbe essere una considerazione banale, ma l’efficacia di questo stile di scrittura sembra dire proprio il contrario.

Su un piano empatico capisco perché lo sia.

Noi esseri umani siamo animali sensibili al cambiamento: abbiamo bisogno di stabilità, di raccontarci storie che diano un senso al caos che ci circonda.

Però dovremmo avere la capacità di riconoscere che “stabile” non significa per forza “prevedibile” o “generalizzabile”.

Lo stile social apodittico funziona. Macina interazioni, costruisce autorevolezza a buon mercato, fa sentire chi legge dalla parte giusta.

Il problema è che ingabbia anche chi lo pratica: quando un progetto scivola fuori dagli schemi - e prima o poi succede . non hai più gli strumenti per leggerlo.

Hai solo le formule.

E le formule, a quel punto, non ti servono a niente.

Fai difficoltà a comunicare chi sei, cosa fai e perché?


Io facilito il processo che trasforma persone e organizzazioni in brand che sanno raccontare il mondo. Se vuoi scoprire come lo faccio e perché può aiutarti a comunicare in modo più efficace quello che fai ⤵️
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Trump spinge il Congresso ad abolire il cambio dell'ora


Il presidente sta chiamando personalmente i parlamentari per mettere fine al rituale semestrale. Gli argomenti sono salute, economia e i ritmi del sonno dei bambini

Il presidente Trump sta chiamando personalmente i membri del Congresso per spingerli ad approvare una legge che metta fine al cambio semestrale dell'ora negli Stati Uniti. Lo rivela il Politico, secondo cui l'operazione di lobbying mette alla prova la fedeltà dei repubblicani su un tema che divide il partito.

L'obiettivo è inserire l'abolizione del passaggio tra ora solare e ora legale nel pacchetto quinquennale sui trasporti di superficie, una legge che deve essere approvata e che richiederà un voto bipartisan. Un alto funzionario della Casa Bianca ha dichiarato al Politico che l'amministrazione intende "continuare a lavorare sodo sulla legge".

Il senatore Tom Cotton dell'Arkansas, che in passato ha bloccato un provvedimento simile, ha rifiutato di commentare la nuova spinta di Trump. Non è il solo repubblicano scettico: la senatrice Shelley Moore Capito del West Virginia, che presiede la commissione Ambiente e Lavori Pubblici con competenza sulla parte autostradale della legge sui trasporti, ha dichiarato: "Ho già sentito persone qui dentro a cui non piace".

La deputata democratica Kathy Castor della Florida, che in commissione Energia e Commercio aveva votato a favore dell'emendamento sull'ora legale permanente, ora frena. I suoi elettori, ha detto al Politico, le parlano "del costo elevato della benzina, del costo elevato della spesa, del fatto che l'assistenza sanitaria gli è stata tolta", non certo del cambio dell'ora. L'emendamento, ha aggiunto, "probabilmente avrebbe dovuto essere discusso alla luce del sole".

Trump ha esposto il suo argomento economico in un post su Truth Social: "È ora che la gente smetta di preoccuparsi dell'orologio, per non parlare di tutto il lavoro e i soldi che vengono spesi in questa ridicola produzione semestrale". Mettere fine al cambio dell'ora, ha aggiunto, "regala una giornata più lunga e luminosa, e chi può essere contrario? È una cosa semplice!".

L'amministrazione punta molto sugli effetti sulla salute e sull'economia. L'alto funzionario della Casa Bianca ha descritto la questione come "un inferno assoluto" per i genitori che devono riadattare i ritmi del sonno dei figli piccoli. "L'idea generale della politica è semplicemente smettere di affrontare i problemi di salute e i vari pezzi di dislocazione economica che si verificano quando dobbiamo cambiare gli orologi", ha spiegato. "È una vittoria per il presidente, una vittoria per il popolo americano e una vittoria per chiunque debba passare attraverso questo processo davvero scomodo".

Porre fine al rituale del cambio dell'ora potrebbe diventare un elemento dell'eredità politica del presidente. Trump aveva già appoggiato pubblicamente l'idea di rendere permanente l'ora legale nel 2019, durante il suo primo mandato. La questione è anche una priorità per la Florida, lo Stato di residenza di Trump, e per l'industria del golf, un settore caro al presidente che è un appassionato giocatore. Interrogato sulla possibilità che golfisti professionisti, molti dei quali sono in rapporti amichevoli con Trump, possano contribuire all'attività di lobbying, il funzionario della Casa Bianca si è limitato a dire che c'è "una grande coalizione a sostegno della legge".

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Samsung conclude a Roma “Connessi ai sentimenti”: il progetto che ha coinvolto migliaia di studenti italiani


L’iniziativa ha coinvolto migliaia di giovani in tutta Italia, favorendo una maggiore consapevolezza nell’utilizzo della tecnologia e delle relazioni online.
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Lo scorso giovedì 4 giugno si è concluso, presso l'IC Alberto Manzi di Roma, il ciclo di incontri di "Connessi ai sentimenti". Si è trattato di un'iniziativa promossa da Samsung Electronics Italia per avvicinare le nuove generazioni ai temi dell'educazione emotiva e della consapevolezza digitale. L'ultimo appuntamento — rivolto a tre classi seconde della scuola secondaria di primo grado — ha costituito la tappa finale di un percorso itinerante che nelle settimane precedenti aveva già coinvolto gli studenti dell'ICS Giorgi di Milano e dell'IC Giuseppe Scelsa di Palermo.

Intelligenza artificiale: quasi metà degli italiani non usa ancora l’AI
Un’analisi che evidenzia il gap tra disponibilità della tecnologia, percezione pubblica e integrazione concreta nella vita quotidiana
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Gli incontri hanno visto la partecipazione di esperti e professionisti del mondo educativo e psicopedagogico, con il contributo del team editoriale di Focus Junior e di figure specializzate impegnate sui temi dell’ascolto e del benessere adolescenziale. Centinaia i ragazzi che hanno partecipato alle sessioni di confronto e dialogo, in un progetto che ha attraversato tre città per portare nelle aule scolastiche una riflessione sempre più urgente sul rapporto tra emozioni e mondo digitale.
Fonte Samsung: ICS Simona Giorgi di Milano, prima tappa del progettoFonte Samsung: ICS Simona Giorgi di Milano, prima tappa del progetto

Un kit digitale al cuore del progetto


Realizzato in collaborazione con Focus Junior, punto di riferimento nell'editoria educational per ragazzi, "Connessi ai sentimenti" è un progetto che si rivolge a studenti, docenti e famiglie con l'ambizione di costruire una cultura emotiva consapevole nell'era digitale. Fulcro dell'iniziativa è un kit digitale dedicato all’educazione ai sentimenti — accessibile da smartphone e computer — che raccoglie un mini-libro digitale, attività didattiche strutturate e un decalogo per un uso più responsabile della tecnologia. Attraverso storie e situazioni specchio della quotidianità adolescenziale, l'iniziativa porta in classe temi quanto mai attuali: l'ansia da prestazione, le dinamiche dell'amicizia online, il giudizio dei pari sui social, il rapporto compulsivo con lo scrolling e l'impatto emotivo che le interazioni mediate dagli schermi producono su ragazze e ragazzi.Fonte Samsdung
Fonte Samsung: Istituto Comprensivo Giuseppe Scelsa di Palermo, seconda tappaFonte Samsung: Istituto Comprensivo Giuseppe Scelsa di Palermo, seconda tappa

Le tappe del progetto


Il primo appuntamento, lo scorso 12 maggio presso l’ICS Simona Giorgi di Milano, ha coinvolto circa 80 studenti di quattro classi prime della scuola secondaria di primo grado. La tappa di Palermo invece, ha interessato circa 190 studenti di cinque classi prime della scuola secondaria di primo gradoedha visto la partecipazione di Provvidenza Pistritto della Onlus Jonas, un'associazione fondata oltre vent’anni fa da Massimo Recalcati cheopera nell’ambito della salute mentale e della psicoterapia ad accessibilità sociale.

Apple Design Awards 2026: tutti i vincitori delle migliori app e giochi | TechPerTutti
Apple ha annunciato i vincitori degli Apple Design Awards 2026, il riconoscimento che premia le migliori app e i migliori giochi dell’ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Samsung e l'impegno per le nuove generazioni


Con "Connessi ai sentimenti", Samsung Electronics Italia conferma una vocazione consolidata verso le nuove generazioni, traducendo la propria responsabilità sociale in strumenti concreti e spazi di dialogo reali. Un impegno che non si esaurisce con la tecnologia, ma che ambisce a guidare i più giovani verso un rapporto più equilibrato e consapevole con il digitale, mettendo al centro le competenze emotive e relazionali come pilastri fondamentali per navigare le sfide di un mondo sempre più connesso.
Fonte Samsung: IC Alberto Manzi di Roma, terza ed ultima tappaFonte Samsung: IC Alberto Manzi di Roma, terza ed ultima tappa

Con ‘Connessi ai Sentimenti’ vogliamo offrire a ragazze e ragazzi un’occasione concreta per fermarsi, ascoltarsi e imparare a dare valore alle proprie emozioni. In un contesto sempre più digitale e veloce, crediamo sia fondamentale partire dalla persona: dalla consapevolezza di sé, dall’autostima e dalla capacità di relazionarsi con gli altri in modo sano e rispettoso. Per questo Samsung porta avanti da anni progetti dedicati alle nuove generazioni insieme a esperti e professionisti qualificati”, ha dichiarato Anastasia Buda di Samsung Electronics Italia.



L’intelligenza artificiale conquista il web, ma quasi metà degli italiani non la usa ancora


L’intelligenza artificiale è ormai parte della nostra vita ma non sempre pienamente riconosciuta nelle nostre abitudini. Secondo il nuovo Samsung Trend Radar 2026, realizzato in collaborazione con Toluna, se da un lato l’AI è largamente conosciuta dagli italiani, dall’altro il suo utilizzo concreto nella vita di tutti i giorni resta ancora limitato. Il 58% degli italiani dichiara, infatti, di avere solo una conoscenza superficiale dell’intelligenza artificiale, mentre il 65% ammette di non riuscire a coglierne appieno la presenza nei dispositivi che utilizza quotidianamente. Allo stesso tempo, emerge una forte apertura: il 71% riconosce nell’AI uno strumento utile per risparmiare tempo e migliorare la vita di tutti i giorni, e la stessa percentuale esprime il desiderio di comprenderne meglio il funzionamento.

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Il 42% degli italiani dichiara infatti di utilizzare poco o per nulla strumenti di intelligenza artificiale (il 23% degli intervistati non li utilizza e il 19% li usa raramente), mentre solo il 35% li integra con frequenza nella propria routine. Un dato che evidenzia un gap strutturale tra awareness e adozione reale, tipico di una tecnologia ancora in fase di diffusione.

Una visione limitata del potenziale dell'AI


Quando si parla di intelligenza artificiale, oltre metà degli italiani (56%) pensa immediatamente a chatbot che rispondono alle domande, seguiti da assistenti vocali (47%) e strumenti di traduzione (44%). Un’immagine che fotografa una percezione ancora fortemente semplificata: l’AI viene associata a funzioni immediate e puntuali, più che a un sistema integrato capace di trasformare l’esperienza tecnologica nel suo insieme. Solo circa un terzo degli italiani collega infatti l’intelligenza artificiale alla casa connessa (34%) o agli elettrodomestici intelligenti (33%), segno di una disconnessione tra AI e dispositivi d’uso quotidiano.

Un ecosistema poco compreso


L’Italia si conferma un Paese altamente digitalizzato dal punto di vista dell’accesso: il 93% possiede uno smartphone, l’82% un PC o laptop e l’80% una Smart TV. Eppure, la diffusione dei dispositivi non si traduce ancora in una piena percezione del valore dell’intelligenza artificiale come sistema integrato. Solo il 15% degli italiani riconosce infatti l’integrazione tra dispositivi come un reale vantaggio dell’AI: un dato che evidenzia come il potenziale dell’ecosistema connesso sia ancora poco compreso. Anche nell’ambito della casa connessa emerge un gap significativo: solo il 22% di chi possiede elettrodomestici intelligenti dichiara di affidarsi completamente alle funzionalità AI adattive, evidenziando come il valore di queste tecnologie non sia ancora pienamente sfruttato. Il risultato è una fotografia chiara: la tecnologia è diffusa, ma il valore dell’intelligenza che la connette non è ancora pienamente riconosciuto.

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Tra utilità e timore: un immaginario ancora polarizzato


L’analisi delle associazioni spontanee mostra un immaginario frammentato:
da un lato l’AI è percepita come strumento utile e immediato, dall’altro resta legata a concetti come futuro, robot e innovazione. In questo contesto, si è creata una crescente polarizzazione che riflette una tensione crescente: AI come supporto concreto nel presente vs tecnologia percepita come ancora distante e potenzialmente complessa.

“I risultati del Trend Radar 2026 evidenziano un aspetto cruciale sul quale vogliamo fare luce: l’intelligenza artificiale è già presente nella vita quotidiana degli italiani, ma non sempre viene riconosciuta e utilizzata pienamente nel suo potenziale. Per Samsung, l’AI non è una funzione isolata, ma un elemento integrato che semplifica e migliora l’esperienza d’uso in modo fluido e intuitivo. L’obiettivo è rendere questa tecnologia sempre più accessibile, concreta e rilevante nella quotidianità delle persone”, ha dichiarato Emanuele De Longhi, di Samsung Electronics Italia.


Proprio in questo scenario, Samsung continua a sviluppare soluzioni che integrano l’intelligenza artificiale in modo sempre più naturale all’interno dell’ecosistema tecnologico, con l’obiettivo di trasformare una tecnologia spesso percepita come complessa in un alleato concreto e invisibile nella vita di tutti i giorni.

I prodotti intelligenti di Samsung


Nel mondo Audio Video, le nuove TV presentate da Samsung, dalle nuove soluzioni Micro RGB alla gamma Neo QLED 4K fino ai modelli OLED e alla famiglia Mini LED, integrano funzionalità AI evolute in grado di analizzare e ottimizzare automaticamente immagini e suono in tempo reale. Grazie a tecnologie come il Vision AI Companion e le modalità di personalizzazione automatica dei contenuti, questi dispositivi trasformano l’esperienza di visione in un’interazione sempre più intuitiva, capace di adattarsi al contesto, al contenuto e alle preferenze dell’utente.
Il Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenutiIl Vision AI Companion di Samsung consente una personalizzazione automatica dei contenuti
Nel segmento Home Appliances, dopo i frigoriferi, i forni, le lavatrici e le asciugatrici, Samsung ha integrato l’intelligenza artificiale anche nelle lavastoviglie. Attraverso la funzione AI Wash, la nuova Bespoke AI Serie 90 rileva automaticamente il livello di sporco delle stoviglie, adattando il consumo di acqua, la temperatura e la durata del ciclo; mentre, attivando la funzione AI Energy Mode si ottimizza e si riduce il consumo di energia. Un’esperienza di utilizzo assolutamente intuitiva, orientata alla performance e all’efficienza.
Samsung ha integrato l'AI anche nelle lavastoviglieSamsung ha integrato l'AI anche nelle lavastoviglie
Per quanto riguarda la categoria Mobile eXperience, la nuova serie Galaxy S26 integra funzionalità di Galaxy AI sempre più proattive, capaci di anticipare bisogni e automatizzare azioni complesse direttamente sul dispositivo. Grazie a funzioni come Now Nudge e Now Brief, lo smartphone offre suggerimenti personalizzati e supporto contestuale in tempo reale, aiutando a rimanere organizzati senza interruzioni.
L'ultima release della serie Galaxy S fa largo uso dell'AI per migliorare l'esperienza utente
In questo modo, Samsung contribuisce a trasformare l’AI da tecnologia percepita come complessa a presenza discreta ma costante, capace di migliorare l’esperienza quotidiana e ridurre il divario tra utilizzo e consapevolezza.


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Il Texas potrebbe davvero diventare blu alle midterm di novembre


Secondo Nate Cohn del New York Times, la vittoria alla nomination repubblicana del controverso Ken Paxton e il ritorno degli elettori ispanici verso i democratici aprono uno scenario inedito da trent'anni: la possibile vittoria di un democratico in una elezione a livello statale.

Il Texas, lo stato che Donald Trump ha vinto a novembre 2024 con quasi 14 punti di vantaggio, potrebbe diventare una delle sorprese delle elezioni di midterm di novembre. A sostenerlo è Nate Cohn, capo analista politico del New York Times. Secondo lui, due fattori apparsi di recente offrono concretamente ai democratici una possibilità che il partito non vede da trent'anni: vincere una corsa a livello statale in Texas.

Il primo è la nomination repubblicana al Senato di Ken Paxton, procuratore generale del Texas e figura molto controversa. Il secondo è il possibile ritorno di una parte consistente dell'elettorato ispanico verso i democratici, dopo l'avanzata repubblicana registrata negli ultimi anni.

Paxton, il candidato vulnerabile che spaventa i repubblicani


Martedì 26 maggio Paxton ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn nel ballottaggio delle primarie repubblicane, conquistando così la candidatura per il seggio in palio. Secondo Cohn, però, Paxton presenta "vulnerabilità politiche precise": è stato oggetto di indagini, di un'incriminazione penale e di una procedura di impeachment, oltre ad aver attraversato un divorzio molto esposto mediaticamente.

Nel tentativo di salvare Cornyn, il senatore uscente e i suoi alleati hanno speso decine di milioni di dollari in spot negativi contro Paxton. Per i repubblicani preoccupati dalla sua candidatura, il risultato è stato doppiamente negativo: Paxton ha comunque conquistato la nomination, ma arriva alle elezioni generali più esposto e già indebolito. I sondaggi più recenti mostrano infatti che, in Texas, gli elettori che hanno un'opinione negativa di lui sono più numerosi di quelli che ne hanno una positiva.

Il suo rivale democratico sarà James Talarico, alla sua prima corsa per una carica statale. Cohn lo descrive come un profilo che ha sia punti di forza che fragilità. La sua campagna ha forti radici nella fede cristiana, un elemento potenzialmente utile in uno Stato conservatore, ma Talarico è stato anche attaccato per aver detto che Dio è non binario e che esistono sei sessi biologici. Rispetto ai candidati democratici in altri Stati repubblicani contendibili, come Ohio e Alaska, ha però un vantaggio importante: non dovrà affrontare un senatore uscente, perché Cornyn è stato eliminato nelle primarie del suo stesso partito.

Midterm 2026 · La sorpresa Texas

Il Texas torna contendibile: perché i democratici iniziano a crederci sul serio


A novembre 2024, Trump aveva vinto lo Stato con quasi 14 punti di vantaggio. Ora un candidato repubblicano indebolito e il ritorno del voto ispanico aprono ai democratici una porta ormai chiusa da trent'anni.

Analisi di Nate Cohn · New York Times Sondaggi: TPOR, Quantus, UT Austin, Texas Southern

Texas 2024
+13,7

vs

Texas oggi
+2,3

Margine di vantaggio finale di Trump alle presidenziali
Vantaggio medio di Talarico negli ultimi quattro sondaggi

I democratici non vincono un'elezione statale in Texas da trent'anni

Esplora l'analisi
1 Sondaggi 2 Paxton 3 Ispanici 4 Confronto

Cosa dicono i sondaggi

Talarico è avanti o alla pari in quasi tutte le rilevazioni da gennaio


Per mesi Paxton non è mai risultato in vantaggio nei sondaggi sulle elezioni generali. La prima rilevazione che lo dà avanti, di 2 punti ed entro il margine di errore, è arrivata solo a giugno.

Quantus Insights
3-4 giu · 800 elettori · ±3,5

Paxton

45%

Talarico

43%

Paxton +2

Texas Public Opinion Research
27-28 mag · 1.670 elettori · ±2,8

Talarico

47%

Paxton

44%

Talarico +3

Texas Southern University
22 apr - 6 mag · 1.223 elettori · ±2,8

Talarico

45%

Paxton

45%

Pareggio

Università del Texas / Texas Politics Project
10-20 apr · 1.200 elettori · ±2,8

Talarico

42%

Paxton

34%

Talarico +8

Talarico (Dem)
Paxton (Rep)

Nel 2018 Beto O'Rourke perse di misura contro Ted Cruz senza essere mai stato in testa in un sondaggio. Nel 2026 il quadro è rovesciato: Talarico è stato avanti o alla pari per tutta la primavera, e Paxton è apparso in vantaggio per la prima volta solo a giugno.

Il candidato vulnerabile

Paxton ha vinto la nomination repubblicana, ma arriva a novembre già indebolito


Tocca ogni voce per i dettagli. Il procuratore generale del Texas ha travolto il senatore uscente Cornyn al ballottaggio, ma porta nel suo passago un bagaglio di indagini a suo carico, un'incriminazione, un impeachment e milioni di dollari di spot negativi.

1

La vittoria al ballottaggio
Cornyn travolto il 26 maggio

63,8%
Per Paxton

Spinto dall'endorsement di Trump arrivato una settimana prima del voto, Paxton ha battuto il senatore uscente in carica da quattro mandati. Cornyn è il primo senatore texano a perdere la nomination per la sua ricandidatura dal 1970.

36,2%
Voti a Cornyn

4
Mandati al Senato

1970
Ultimo precedente

2

L'impopolarità
Più sfavorevoli che favorevoli tra gli elettori texani

−19
Gradimento netto

Secondo il sondaggio TPOR, il 57% degli elettori texani ha un'opinione negativa di Paxton e solo il 38% positiva. Indagini, un'incriminazione penale, un impeachment e un divorzio molto esposto sui media pesano sulla sua immagine. Talarico ha invece un gradimento netto positivo.

57%
Opinione negativa

38%
Opinione positiva

+7
Netto Talarico

3

La fuga degli elettori di Cornyn
Quasi un terzo pronto a votare per il democratico a novembre

30%
Verso Talarico

Tra chi ha votato Cornyn al ballottaggio repubblicano, solo il 44% dice che a novembre sceglierà Paxton. Il 30% intende votare Talarico e il 23% è indeciso o non andrà a votare. Più della metà di chi intende votare per il candidato democratico cita la storia giudiziaria di Paxton come motivo principale.

44%
Resta con Paxton

23%
Indecisi o astenuti

51%
Citano i guai legali

4

I soldi spesi contro di lui
Dal suo stesso partito, durante le primarie

60 mln $
Pro Cornyn

I gruppi alleati di Cornyn hanno speso circa 60 milioni di dollari, in gran parte per spot negativi contro Paxton. Il risultato per i repubblicani è doppiamente negativo: Paxton ha vinto comunque, ma arriva alle elezioni generali già logorato dal fuoco amico. Dopo la sua vittoria alle primarie, il Cook Political Report ha declassato il seggio da "probabile repubblicano" a "tendente repubblicano".

Il fattore strutturale

Gli elettori ispanici tornano verso i democratici, e in Texas pesano più che altrove


La lunga serie di vittorie repubblicane nello Stato dipende dal sostegno degli elettori ispanici conquistato da Trump. Secondo Cohn, quel sostegno sta crollando.

Intenzioni di voto degli elettori registrati ispanici negli Stati Uniti

54%
Voterebbe democratico

24%
Voterebbe repubblicano

Il calcolo controfattuale di Cohn — margine repubblicano in Texas

Risultato reale 2024Trump contro Harris
+13,7

Stesso margine, ma calcolato con i voti tra gli ispanici di Clinton 2016Simulazione sugli exit poll 2024
+1

Se Harris avesse ottenuto tra gli ispanici lo stesso risultato di Clinton nel 2016, il Texas sarebbe finito sostanzialmente in pareggio. E i guadagni di Trump del 2024 tra gli elettori non bianchi, oggi, sono stati cancellati.
Nate Cohn · New York Times, su dati NYT/Siena College

La nuova mappa del Senato

Con i numeri di oggi il Texas penderebbe verso i democratici, Ohio e Alaska no


Cohn applica le stime dell'ultimo sondaggio NYT/Siena College per gruppo etnico ai risultati delle ultime elezioni presidenziali. Il motivo di questo shift è puramente demografico: in Texas quasi un elettorale avente diritto su tre è ispanico, in Ohio e Alaska invece è una frazione minima. Il recupero democratico tra gli elettori ispanici sposta molti più voti in Texas.

+30
Il vantaggio democratico tra gli elettori ispanici registrati negli Stati Uniti — 54% contro 24% — rilevato dall'ultimo sondaggio NYT/Siena College. È il dato da cui parte tutto il ragionamento di Cohn.

Quota di elettori ispanici sugli aventi diritto al voto

Texas

~32%

Alaska

~5%

Ohio

~3%

Texas
Talarico esordiente contro Paxton indebolito, senza senatori uscenti da battere
Pende Dem

Ohio
Candidato democratico forte e collaudato: l'ex senatore Sherrod Brown
Resta Rep

Alaska
Candidata democratica già collaudata: l'ex deputata Mary Peltola
Resta Rep

Due elezioni texane a confronto

2018
O'Rourke contro Cruz
Il democratico perse di misura, ma non fu mai in testa in alcun sondaggio raccolto da RealClearPolitics.

2026
Talarico contro Paxton
Il democratico è stato avanti o alla pari per mesi; il repubblicano è apparso per la prima volta in testa solo a giugno, entro il margine di errore.

Fonti Analisi di Nate Cohn, New York Times. Sondaggi: NYT/Siena College (ispanici registrati, mag 2026), Texas Public Opinion Research, Quantus Insights, UT Austin/Texas Politics Project, Texas Southern University — campioni e margini di errore in punti percentuali indicati su ciascuna rilevazione. Risultati ballottaggio: AP, 26 maggio 2026. Quota ispanica degli aventi diritto: stime Census Bureau/Pew Research.

Il ritorno degli ispanici può cambiare la mappa del Texas


Il cambiamento più importante, però, è strutturale. Il Texas è uno degli Stati più etnicamente diversi degli Stati Uniti dal punto di vista etnico e, secondo Cohn, la lunga scia di vittorie repubblicane "dipende ormai da livelli elevati di sostegno tra gli elettori ispanici". Quel sostegno, scrive, sta ora crollando.

L'ultimo sondaggio New York Times/Siena College, indicato da Cohn come rappresentativo del clima politico attuale, mostra i democratici avanti di 30 punti tra gli elettori ispanici registrati negli Stati Uniti: 54% contro il 24% dei repubblicani. È un margine superiore a quello ottenuto da Joe Biden nel 2020 e vicino a quello di Hillary Clinton nel 2016. Il dato non emerge solo dai sondaggi: dal 2024 i democratici hanno ottenuto risultati migliori di Kamala Harris nelle elezioni speciali tenute in aree a forte presenza ispanica anche in Texas, oltre che nelle elezioni del 2025 in Virginia e New Jersey.

Per mostrare quanto il voto ispanico possa incidere, Cohn propone un calcolo controfattuale: se nel 2024 Harris avesse ottenuto tra gli elettori ispanici lo stesso risultato di Clinton nel 2016, "il Texas sarebbe stato sostanzialmente in pareggio". Applicando ai dati del 2024 la distribuzione del voto per etnia rilevata dagli exit poll del 2016, il vantaggio repubblicano nello Stato si sarebbe ridotto a un solo punto.

Guardando oltre il dato presidenziale, i democratici hanno fatto progressi anche tra gli elettori bianchi del Texas. Secondo Cohn, questi avanzamenti sono "sostanzialmente equivalenti" a quelli registrati tra gli elettori bianchi in Georgia, lo Stato che nello stesso periodo si è spostato verso sinistra fino a diventare contendibile. In Texas, finora, quei guadagni erano stati più che compensati dall'avanzata di Trump tra gli elettori non bianchi, in particolare gli ispanici. Ora, scrive Cohn, quei guadagni ottenuti da Trump nel 2024 "sono stati cancellati".

Perché il Texas può pesare più di Ohio e Alaska


Cohn propone anche un secondo esercizio: adattando i risultati delle ultime presidenziali alle stime dell'attuale sondaggio New York Times/Siena College per gruppo etnico, "ci si aspetterebbe che il Texas pendesse a favore dei democratici". Lo stesso calcolo, applicato ad altri Stati repubblicani su cui i democratici puntano per conquistare il Senato, come Ohio e Alaska, "li lascerebbe nelle mani dei repubblicani", anche se nel 2024 avevano votato più a sinistra del Texas.

La ragione è semplice: in uno Stato molto più diverso dal punto di vista etnico, il recupero democratico tra gli elettori non bianchi pesa di più che altrove. Tuttavia, va detto che in Ohio e Alaska i democratici hanno reclutato candidati forti e già collaudati, come l'ex senatore Sherrod Brown e l'ex deputata Mary Peltola. Talarico non ha lo stesso curriculum. La sua chance, secondo Cohn, non dipende tanto dal suo profilo personale quanto dalla trasformazione dello Stato: il Texas è oggi abbastanza etnicamente diverso da poter premiare anche un esordiente, se il clima nazionale resta favorevole ai democratici.

Infine, va detto anche che le condizioni del 2026 sembrano già diverse da quelle di altre elezioni texane poi finite in modo competitivo. Nel 2018 Beto O'Rourke perse di misura contro Ted Cruz, ma non fu mai in testa in alcun sondaggio raccolto da RealClearPolitics. Nel 2026, invece, è Paxton che è risultato mai avanti in un sondaggio sulle elezioni generali contro Talarico da gennaio a oggi, ad eccezione dell'ultimo sondaggio di Quantus Insight che risale ad inizio giugno, dove comunque il margine riportato di vantaggio di Paxton (+2) è all'interno del margine di errore del sondaggio (±3,5%).

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Lavoro, sicurezza e legalità: Di Matteo rilancia la vigilanza dopo la tragedia di Castrovillari


Dal contrasto al caporalato al rafforzamento degli ispettori: il consigliere INPS richiama l’urgenza di nuove tutele per agricoltura, edilizia e lavoro domestico

La tragedia di Castrovillari, costata la vita a quattro lavoratori, riporta al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza sul lavoro e della lotta allo sfruttamento. Da qui parte la riflessione di Antonio Di Matteo, consigliere di amministrazione dell’INPS, intervenuto all’Aquila durante l’incontro promosso dall’Associazione Lavoratori Stranieri del Movimento Cristiano Lavoratori, guidata da Paolo Ragusa, insieme all’assessore regionale alle Politiche sociali Roberto Santangelo.

Per Di Matteo il tema non riguarda soltanto l’emergenza del momento, ma chiama in causa un modello complessivo di tutela del lavoro, soprattutto nei comparti più fragili. Agricoltura, edilizia e filiere caratterizzate da forte presenza di manodopera straniera restano, secondo il consigliere, i settori in cui persistono le maggiori criticità.

“La morte di quattro lavoratori nella piana di Castrovillari riaccende i riflettori su questioni che non possono essere affrontate solo nell’immediatezza”, sottolinea Di Matteo, richiamando il fenomeno del caporalato, dello sfruttamento e delle carenze nella sicurezza. Un richiamo che si riferisce anche al precedente dell’Agro Pontino, dove tragedie analoghe avevano già obbligato una riflessione nazionale.

Al centro del ragionamento c’è il rafforzamento della vigilanza. In queste settimane sono infatti in corso nuove procedure concorsuali in INPS e INAIL per incrementare il numero degli ispettori, una scelta che per Di Matteo rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente. Da qui la disponibilità a rilanciare l’ipotesi di un tavolo permanente dedicato proprio alla vigilanza, proposta avanzata dal consigliere Fabio Vitale all’interno dell’Istituto.

Il ragionamento si allarga poi al tema della legalità. Regolarizzare il lavoro, favorire percorsi di formazione e stabilizzazione occupazionale significa, secondo Di Matteo, rafforzare non soltanto i diritti dei lavoratori ma l’intero sistema produttivo.

Particolare attenzione viene riservata anche a un settore spesso meno visibile: quello del lavoro domestico e dell’assistenza familiare. “Badanti, collaboratori domestici e operatori dell’assistenza rappresentano una componente fondamentale del welfare quotidiano italiano, ma continuano a essere tra i più esposti al sommerso e all’irregolarità”. Un comparto dove, aggiunge, l’INPS può svolgere un ruolo di prossimità ancora più forte.

Sul piano istituzionale, Di Matteo richiama, infine, la risposta messa in campo dal Governo dopo i fatti di Castrovillari, ricordando la presenza del ministro del Lavoro in Calabria e le iniziative parlamentari previste nelle prossime settimane. “È un momento delicato, ma anche un’occasione per trasformare l’emergenza in assunzione di responsabilità collettiva”.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)