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Spaghetti del Naufrago


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foto sopra: spaghetti alla chitarra al bbq con cozze affumicate

Lo sentite il profumo dell’estate? Con questa ricetta ci proiettiamo alla grande verso l’imminente stagione estiva: è un piatto abbastanza semplice e rustico che sa al contempo di falò in spiaggia e di cucina d’avanguardia. Cucinerete gli spaghetti sul fuoco con il bbq, con una tecnica a me molto cara, attraverso una ricetta che utilizzo per stupire i miei ospiti a tavola, ottenendo una texture di sapori straordinaria. Allacciate i grembiuli!

In cambusa (x 4 persone): un chilo abbondante di cozze; g 320 di spaghetti alla chitarra; un mazzetto di prezzemolo; olio Evo; 2 spicchi di aglio, 1 limone; legnetti per affumicare

PREPARAZIONI

Pulite le cozze: lavate più volte sotto l’acqua corrente i bivalvi (che devono essere freschissimi. Eliminate il bisso e grattate via gli eventuali cirripedi, utilizzando un coltellino o una paglietta, togliete tutte le incrostazioni dai gusci, che devono risultare puliti e lucidi.

Preparate il fuoco: chi segue la rubrica sa che utilizzo spesso e volentieri il bbq americano (quello con il coperchio) dove è possibile cuocere di tutto, dolci compresi. Per questa ricetta lo utilizzeremo per cuocere la pasta: per farlo è necessaria una pentola idonea al contatto col fuoco, come un pesante wok in ghisa smaltata. Accendete la brace e fate riscaldare il wok. Il tempo di riscaldamento di un wok in ghisa è generalmente più lungo rispetto ad altri materiali, considerate che ci vogliono tra i 10 e i 15 minuti per raggiungere una temperatura uniforme e adeguata su tutto il corpo della pentola. Prendete dei legnetti per affumicare: con le cozze trovo sublime l’essenza sprigionata dal legno di faggio. Lasciateli in ammollo in acqua per almeno 30 minuti.

Limone: lavate un limone e tagliatelo in due, eliminando eventuali semi. Tenete da parte.

PROCEDIMENTO

Una volta che il wok è giunto a temperatura, cospargete un giro abbondante di olio Evo e aggiungete due spicchi di aglio in camicia, facendo insaporire per qualche minuto. Sui carboni accesi è giunto il momento di cospargere i legnetti per l’affumicatura, che inizieranno a sprigionare il fumo aromatico, che sarà per noi un vero e proprio ingrediente. Prelevate l’aglio con una pinza e introducete le cozze pulite in precedenza. Chiudete immediatamente il coperchio del BBQ.

Nel giro di qualche minuto le cozze inizieranno ad aprirsi, rilasciando la loro acqua. Rimestate di tanto in tanto, fino alla completa apertura di tutti i mitili. Una volta che tutte le cozze si sono aperte, prelevatele con un ragno o una schiumarola, lasciando la loro acqua nel wok: questa la userete per cuocervi gli spaghetti. Se notate che l’acqua rilasciata non è sufficiente (dipende fondamentalmente dalla grandezza dei molluschi), potete aggiungere dell’acqua bollente salata che avete avuto l’accortezza di tenere sul fuoco. Riportate a ebollizione e durante la cottura della pasta sgusciate quasi tutti i frutti di mare in una ciotola capiente, tenendo qualche guscio da parte per decorare il piatto. Scolate la pasta al dente e unitela alle cozze nella ciotola, mescolando bene e aggiungendo qualche spruzzata di succo di limone e il prezzemolo tritato.

IMPIATTAMENTO

Per impiattare gli spaghetti potete utilizzare un mestolo e una pinza in modo da formare un nido. Spremete qualche goccia di limone e decorate con qualche guscio. Servite caldo.

Con un bicchiere di... Saldenya

Si tratta di un vermentino prodotto nel nord ovest della Sardegna nel Podere Guardia Grande. Il suo colore è paglierino, con riflessi verdolini. Al naso è fruttato con dei ricordi di camomilla, al palato si completa con note minerali e saline. Adatto a ogni occasione, anche da aperitivo, perfetto con tutti i piatti di mare.

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Trump alza ancora la pressione su Cuba


Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato l'ex presidente cubano per l'abbattimento di due aerei di esuli nel 1996. Strategia simile a quella usata contro Maduro.

Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato il 20 maggio Raúl Castro, 94 anni, storico leader del partito comunista cubano e fratello del defunto Fidel. L'accusa è di avere ordinato nel 1996 l'abbattimento di due aerei pilotati da membri di Brothers to the Rescue, gruppo di esuli con base a Miami, costato la vita a quattro persone. All'epoca Castro era ministro della Difesa. Divenne poi presidente e primo segretario del partito comunista, ritirandosi formalmente nel 2021. Resta tuttavia il leader di fatto dell'isola e nessuna decisione importante può essere presa senza il suo via libera.

L'incriminazione si inserisce in una strategia più ampia che ricalca quella adottata contro il regime venezuelano. Pochi mesi fa il presidente Donald Trump è riuscito a catturare Nicolás Maduro, ora detenuto in una cella di Brooklyn. Pochi ritenevano possibile arrivare allo stesso esito anche per Castro, ma l'apertura del fascicolo giudiziario a Miami rende lo scenario meno remoto. L'amministrazione americana aveva definito il blitz contro Maduro una operazione di applicazione della legge; ora sostiene che Cuba, a soli 145 chilometri dalla Florida, rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale per la sua condizione di Stato fallito, il sostegno a Cina e Russia e il flusso di migranti verso gli Stati Uniti.

I voli di ricognizione americani sull'isola sono aumentati e i pianificatori militari stanno valutando diverse opzioni, da attacchi mirati a interventi più ampi. L'escalation segue mesi di pressione coercitiva. Dopo aver rimosso Maduro, Washington ha bloccato le forniture di carburante a Cuba e ha spinto i paesi della regione a interrompere i flussi di valuta forte verso l'Avana. Il governo cubano ha risposto con concessioni limitate, autorizzando le imprese private a importare carburante e promettendo di permettere ai cubani residenti all'estero di investire sull'isola.

Il 7 maggio l'Office of Foreign Assets Control del Tesoro americano ha imposto sanzioni a Gaesa, il conglomerato controllato dai militari che gestisce gran parte dell'economia cubana ed è considerato l'azienda di famiglia dei Castro. Il segretario di Stato Marco Rubio, cubano-americano, lo ha definito "il cuore del sistema cleptocratico comunista cubano". Una settimana più tardi il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, è volato all'Avana per incontrare Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl. Ratcliffe ha avvertito che il tempo per "cambiamenti fondamentali" sta finendo e ha proposto un pacchetto di aiuti da 100 milioni di dollari, da distribuire in coordinamento con la chiesa cattolica.

L'incontro è andato male. Il 18 maggio l'OFAC ha colpito con nuove sanzioni una larga parte dell'apparato politico e securitario cubano, inclusi i servizi segreti. Gli obiettivi dichiarati dell'amministrazione americana sono riforme economiche, rilascio dei prigionieri politici e compensazione per le proprietà espropriate. Anche se non lo dichiarano pubblicamente, Trump e Rubio puntano probabilmente a obiettivi più radicali: lo smantellamento di Gaesa e una transizione democratica. Il 14 maggio Rubio ha indurito i toni: "Non credo che potremo cambiare la traiettoria di Cuba finché queste persone sono al comando del regime".

Una operazione su modello venezuelano potrebbe apparire eccessiva. L'immagine di un uomo di 94 anni in manette difficilmente avrebbe lo stesso impatto sull'opinione pubblica americana che ha avuto quella di Maduro. Manca inoltre una persona disponibile a prendere il posto di Castro e a cooperare con gli americani, come c'era nel caso venezuelano. Il nipote di Castro è un custode del sistema, non un successore naturale.

I cubani non escludono la possibilità del primo intervento militare americano sull'isola dopo sessant'anni. Il regime sembra alimentare il timore: i civili ricevono addestramento militare e le forze armate distribuiscono volantini con istruzioni su come prepararsi alla guerra. Il 18 maggio il presidente Miguel Díaz-Canel ha avvertito che un attacco produrrebbe "un bagno di sangue di proporzioni incalcolabili".

La data dell'incriminazione di Castro è simbolica: il 20 maggio è l'anniversario dell'indipendenza cubana, celebrato dalla comunità di esuli a Miami che da tempo chiede a Trump una linea più dura. L'amministrazione potrebbe usare il fascicolo giudiziario anche come leva nei negoziati. Ric Herrero del Cuba Study Group di Washington, che da sempre favorisce il dialogo con l'Avana, ha dichiarato all'Economist che "il governo è del tutto incapace di cambiare rotta o di attuare riforme per uscire dal buco in cui si trova".

La situazione economica cubana è insostenibile. I ricavi di Gaesa valgono oltre tre volte il bilancio statale e il conglomerato controlla fino a 20 miliardi di dollari in attività illecite. Le aziende straniere hanno tempo fino al 5 giugno per chiudere i rapporti con Gaesa o con qualsiasi società da essa controllata. Hapag-Lloyd, tedesca, e CMA CGM, francese, le due grandi compagnie di navigazione occidentali che operavano con Cuba, hanno smesso di accettare ordini legati all'isola in attesa di valutare i rischi.

In un paese che importa circa il 70% del cibo le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il ministro dell'Energia cubano ha già ammesso che l'isola ha esaurito le scorte di gasolio e olio combustibile per le centrali elettriche. I blackout all'Avana durano fino a 22 ore al giorno e i servizi pubblici sono al collasso. Il 13 maggio la polizia ha disperso manifestanti scesi in piazza all'Avana contro l'assenza di elettricità. L'organizzazione Prisoners Defenders, con sede a Madrid, conta un numero record di 1.260 prigionieri politici. Pedro Monreal, economista cubano residente a Madrid, stima che l'economia possa contrarsi del 15% quest'anno.

Il regime sostiene di stare valutando l'offerta di aiuti americani. Accettarla significherebbe ammettere il proprio fallimento; rifiutarla rischia di alimentare ulteriori proteste man mano che caldo, fame e blackout peggiorano. In entrambi i casi il governo cubano si trova senza margini per dire no a Washington.

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L'Alberta voterà a ottobre per iniziare il percorso verso l'indipendenza dal Canada


La premier Danielle Smith ha annunciato l'aggiunta di una decima domanda al voto del 19 ottobre. Il quesito non chiederà subito l'indipendenza, ma l'avvio dell'iter legale per un secondo voto vincolante. Lei ha fatto sapere che voterà contro.

L'Alberta voterà il 19 ottobre su un quesito che, se approvato, spianerebbe la strada verso un secondo referendum, questa volta vincolante, sulla separazione dal Canada. Lo ha annunciato giovedì sera la premier Danielle Smith in un discorso televisivo trasmesso in prima serata.

Nessuna provincia canadese, al di fuori del Quebec, aveva mai portato la questione dell'indipendenza al voto popolare. La nuova domanda sarà la decima sulla scheda elettorale di ottobre, accanto ai quesiti già annunciati a febbraio su immigrazione e modifiche costituzionali. Agli elettori verrà chiesto se l'Alberta debba restare parte del Canada oppure se il governo provinciale debba avviare il percorso giuridico previsto dalla Costituzione per organizzare un referendum vincolante sulla secessione.

Smith ha già detto che voterà per restare nel Canada. "Nonostante il mio personale sostegno alla permanenza nel Canada, sono profondamente turbata da una decisione giudiziaria errata che interferisce con i diritti democratici di centinaia di migliaia di cittadini dell'Alberta", ha dichiarato. È una posizione politicamente calibrata: la premier si dice contraria all'indipendenza nel merito, ma rivendica il diritto degli elettori a esprimersi.

La sentenza, i separatisti e il nodo dei trattati indigeni


La mossa del governo provinciale arriva dopo una sentenza della scorsa settimana. La giudice Shaina Leonard, della Court of King's Bench dell'Alberta, ha bloccato la raccolta firme promossa dal gruppo separatista Stay Free Alberta, che aveva ottenuto oltre 300mila adesioni per chiedere agli elettori se la provincia dovesse "cessare di essere parte del Canada per diventare uno Stato indipendente". Due giudici della stessa Corte hanno stabilito che la separazione violerebbe i diritti garantiti dai trattati con le popolazioni indigene.

Smith ha annunciato ricorso e ha detto che il governo provinciale è pronto ad arrivare fino alla Corte Suprema canadese. Ha però ammesso che il contenzioso potrebbe richiedere mesi, se non anni. Da qui la decisione di inserire nel voto di ottobre un quesito indiretto: non una domanda secca sull'indipendenza, ma un mandato politico ad avviare l'iter per arrivare a un referendum vincolante.

La scelta ha però irritato i separatisti, che si aspettavano una consultazione diretta sulla sovranità. Jeff Rath, avvocato di Stay Free Alberta, l'ha definita un insulto a chi chiede l'indipendenza. Cam Davies, leader del Republican Party of Alberta, ha bollato il quesito come "senza spina dorsale".

La frattura con Ottawa e la reazione delle First Nations


Anche le comunità indigene si sono opposte con forza. La Confederacy of Treaty No. 6 First Nations ha condannato l'aggiunta della domanda al voto di ottobre, sostenendo che la decisione "conferma che i cittadini dell'Alberta vivono sotto un regime separatista". Per la confederazione indigena, qualsiasi tentativo di secessione violerebbe il rapporto stabilito dal Trattato n. 6 e tutelato dalla Costituzione canadese. L'organizzazione ha quindi chiesto al governo federale di intervenire per proteggere i diritti derivanti dai trattati.

L'Alberta, principale provincia produttrice di petrolio del Canada, vive da anni una tensione crescente con il governo federale liberale. Le frizioni si sono acuite dopo le elezioni dell'aprile 2025, che hanno riportato al potere il partito guidato dal premier Mark Carney. Secondo un sondaggio CBC News, il 67% dei cittadini dell'Alberta vuole che i leader dei partiti dichiarino apertamente come voterebbero in un eventuale referendum sull'indipendenza.

Il voto di ottobre non deciderà quindi direttamente la separazione dell'Alberta dal Canada, ma potrebbe lo stesso trasformare una rivendicazione finora politica e identitaria in un passaggio istituzionale. Per Smith si ttratta di un equilibrio delicato: confermare la volontà di restare nel Canada e, allo stesso tempo, costringere Ottawa e le Corti a confrontarsi direttamente con la spinta separatista della sua provincia.

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Le primarie del Michigan diventano un test sul futuro del Partito democratico


Tre candidati per il seggio al Senato lasciato da Gary Peters dividono i democratici tra sinistra radicale, riformismo moderato ed establishment di partito

Le primarie democratiche per il seggio al Senato del Michigan si stanno trasformando in una delle competizioni più contese del Paese e in un banco di prova sulla direzione futura del partito. Il senatore uscente Gary Peters non si ricandida e tre candidati con profili molto diversi puntano alla nomination: la senatrice statale Mallory McMorrow, l'ex direttore della sanità della contea di Wayne Abdul El-Sayed e la deputata di Detroit Haley Stevens. Ciascuno rappresenta una corrente diversa del partito e l'esito del voto rivelerà come la base democratica intende presentarsi alle elezioni di metà mandato.

Secondo il modello previsionale dell'Economist i democratici hanno buone possibilità di conquistare la maggioranza al Senato, ma per farlo dovranno vincere in Maine e in due Stati a guida repubblicana dove il presidente Donald Trump ha vinto comodamente nel 2024. Perdere il Michigan, che nel 2024 ha scelto Trump per appena l'1,4%, comprometterebbe l'intera operazione. Il modello indica un margine atteso di circa sette punti per i democratici, ma la scelta del candidato può ribaltare questa proiezione.

Haley Stevens è la candidata dell'establishment. Già a Washington come deputata di un distretto a nord di Detroit, ha come principale sostenitore Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e la sua macchina politica. Dietro Schumer c'è AIPAC, il gruppo di pressione filoisraeliano. La lista di endorsement che ha raccolto è lunghissima, ma la sua campagna è silenziosa: pochissimi eventi pubblici e fischi al congresso statale del partito il mese scorso.

Mallory McMorrow ha invece scelto un profilo più visibile. È diventata nota a livello nazionale nel 2022 con un discorso di risposta a un collega repubblicano che l'aveva definita "groomer" per il suo sostegno ai diritti delle persone gay e trans. Oggi si presenta come una tecnocrate per le politiche pubbliche, distante dalla guerra di trincea fra schieramenti. Sostiene che se i "repubblicani MAGA" verranno sconfitti riemergeranno i repubblicani più moderati e tradizionali. La sua base è composta dai democratici che si considerano progressisti pragmatici. Tra i suoi sostenitori c'è la senatrice Elizabeth Warren.

Abdul El-Sayed è il candidato più radicale. Figlio di immigrati egiziani, ha studiato medicina all'Università del Michigan ma è passato alla sanità pubblica senza completare il tirocinio clinico, pur continuando a definirsi "medico". Propone l'assistenza sanitaria universale, la fine degli aiuti militari a Israele e il divieto dei finanziamenti politici da parte delle aziende. Il principale problema della politica americana, sostiene, è il sistema che permette a grandi imprese, miliardari e lobby di comprare i politici. Il suo sponsor più importante è il senatore Bernie Sanders.

Storicamente l'elettorato delle primarie democratiche in Michigan è stato più anziano, più bianco e più femminile della media e ha respinto i candidati radicali. Nel 2018 lo stesso El-Sayed si era candidato a governatore ed era stato battuto di ventidue punti percentuali da Gretchen Whitmer, una democratica più tradizionale. A 41 anni El-Sayed ha trascorso quasi tutta la carriera in incarichi politici senza mai aver vinto un'elezione.

L'elettorato però potrebbe essere cambiato. Gli eventi di El-Sayed, tra cui un comizio con Sanders il 3 maggio, raccolgono folle numerose. I suoi sostenitori ritengono che il partito sia ostaggio dei grandi donatori, fuori contatto con la base e non meritevole del potere. McMorrow e Stevens contano invece sui democratici meno arrabbiati con la propria parte politica.

L'incognita della corsa è AIPAC. McMorrow ed El-Sayed si aspettano un'ondata di spot negativi pagata dal gruppo. La preferenza naturale di AIPAC dovrebbe andare a Stevens. McMorrow, sposata con un uomo ebreo, ha definito «un abominio» ciò che Israele ha fatto a Gaza e in Libano, ma ha anche detto di temere che parte dell'elettorato non sia «anti-Netanyahu, ma anti-ebraica». El-Sayed ha invece partecipato a iniziative pubbliche con Hasan Piker, streamer di Twitch che ha elogiato Hamas, pur prendendo le distanze da molte delle sue posizioni.

L'influenza di AIPAC non è però scontata. In una primaria per un'elezione speciale in New Jersey, all'inizio di quest'anno, Analilia Mejia, un'altra populista di sinistra appoggiata da Sanders, ha battuto un critico moderato di Israele attaccato proprio dal gruppo. Quel seggio alla Camera, però, era considerato sicuro per i democratici. In Michigan la posta è diversa: il timore dell'establishment democratico è che gli elettori delle primarie scelgano un candidato di sinistra radicale considerato non eleggibile, mettendo a rischio l'intera campagna per la maggioranza al Senato.

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Cuba diventa il centro dello spionaggio di Cina e Russia contro gli Stati Uniti


Pechino e Mosca hanno triplicato dal 2023 il personale di intelligence sull'isola, dove gestiscono cinque basi di ascolto puntate sui comandi militari americani in Florida

Cina e Russia hanno triplicato dal 2023 il personale di intelligence dispiegato a Cuba e hanno potenziato le basi di ascolto elettronico usate per spiare i siti militari americani in Florida. Lo scrive il Wall Street Journal, che cita funzionari a conoscenza delle valutazioni dell'intelligence statunitense.

Delle 18 strutture di signals intelligence presenti sull'isola, tre sono gestite attivamente dalla Cina e due dalla Russia, mentre le restanti appartengono a Cuba. Alcune delle basi cinesi e russe sono operate congiuntamente con i servizi cubani. Secondo un alto funzionario americano sentito dal Wall Street Journal, Pechino e Mosca considerano gli impianti cubani fra i più importanti centri di ascolto all'estero, e il numero di strutture e di personale di intelligence straniero è destinato ad aumentare.

I principali obiettivi delle intercettazioni sono lo U.S. Central Command di Tampa, che coordina le operazioni militari americane in Medio Oriente, e lo U.S. Southern Command appena fuori Miami, responsabile per l'America Latina. Le apparecchiature installate intercettano prevalentemente comunicazioni non classificate. Gli Stati Uniti dispongono comunque di strumenti per ostacolare l'attività delle due potenze rivali, che monitorano anche le strutture di lancio spaziale e il traffico marittimo nella regione. In Florida si trovano diverse proprietà del presidente Donald Trump, fra cui il club di Mar-a-Lago. L'Avana, dal canto suo, concentra la propria attività di spionaggio sulla base americana di Guantanamo, all'estremità sud-orientale dell'isola.

L'amministrazione americana sta usando queste valutazioni per rafforzare la campagna di pressione contro l'Avana. A gennaio il presidente ha firmato un ordine esecutivo che definisce Cuba "una minaccia inusuale e straordinaria" per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il documento sostiene che l'isola ospita la più grande struttura russa di signals intelligence all'estero e che ha approfondito la cooperazione militare con la Cina.

"Altri presidenti hanno guardato a questa situazione per 50 o 60 anni senza fare nulla", ha dichiarato Trump giovedì parlando della minaccia rappresentata da Cuba. "Sembra che sarò io a occuparmene". Lo stesso giorno il Segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di "una presenza di intelligence russa e cinese" a circa 90 miglia dalle coste americane.

Negli ultimi mesi Washington ha elevato Cuba a obiettivo prioritario per l'intelligence, in seguito a un ordine firmato dalla direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard. Gli Stati Uniti conducono voli quasi quotidiani di droni di sorveglianza attorno all'isola e hanno riposizionato satelliti spia per seguire più da vicino gli sviluppi. L'ufficio di Gabbard ha rifiutato di commentare.

Alcuni ex funzionari mettono in dubbio la portata effettiva della minaccia. Ricardo Zúñiga, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato che si è occupato di politica cubana, ha dichiarato al Wall Street Journal che "i tempi sembrano più che convenienti", dato che la presenza russa e cinese sull'isola è nota da anni. Juan Gonzalez, ex responsabile della politica per l'America Latina alla Casa Bianca sotto Joe Biden, ha sostenuto che la cooperazione fra l'Avana e i suoi alleati era aumentata durante il primo mandato di Trump per poi rallentare con Biden, quando Cuba aveva percepito uno spiraglio diplomatico. Secondo Gonzalez, l'attuale strategia dimostra "il fallimento totale dell'approccio della linea dura" e la fine della cooperazione di intelligence dovrebbe essere negoziata, non perseguita attraverso il cambio di regime.

Il governo cubano respinge le accuse. Il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez ha accusato l'amministrazione americana di costruire un "caso fraudolento" per giustificare nuove sanzioni economiche e una possibile azione militare. Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha sostenuto che gli Stati Uniti diffondono narrazioni false su Cuba. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha condannato giovedì le pressioni americane e ha promesso un "sostegno attivo" all'isola.

L'amministrazione Trump dice di concentrarsi sulla sicurezza dell'emisfero occidentale, pur essendo già impegnata in due guerre contro l'Iran. Dopo un'operazione condotta a gennaio per catturare l'allora presidente venezuelano Nicolás Maduro, il presidente ha spostato l'attenzione su Cuba. Mercoledì il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto un'incriminazione contro Raúl Castro, anziano patriarca dell'isola ed ex presidente, accusandolo di omicidio, cospirazione per uccidere cittadini americani e distruzione di aeromobili. L'attuale leader cubano ha definito il provvedimento "privo di qualsiasi fondamento giuridico".

La scorsa settimana il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe ha incontrato all'Avana il nipote di Castro e alti funzionari dell'intelligence cubana. Secondo un funzionario della CIA, Ratcliffe ha comunicato ai cubani che il paese non può più ospitare gli avversari di Washington e deve interrompere ogni rapporto con loro. Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, ha dichiarato a Fox News che Cuba è stata "una piattaforma per gli avversari americani per decenni" e rappresenta "l'ultimo avamposto del comunismo, l'ultimo avamposto della Guerra fredda".

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Amazon presenta i nuovi Kindle Scribe: arriva anche il primo modello a colori


Amazon espande la gamma Kindle Scribe con nuovi dispositivi e presenta il primo modello a colori. Tra lettura digitale, scrittura e produttività, la linea Kindle evolve con nuove funzionalità e display più avanzati
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Amazon ha annunciato le ultime novità della sua famiglia di e-readers. La gamma comprende Kindle Scribe di nuova generazione, con e senza luce frontale, e Colorsoft, il primo Kindle Scribe a colori. Riprogettata per offrire una migliore ergonomia, maggiore reattività e un'esperienza di scrittura e lettura ancora più confortevole, l'intera gamma Kindle Scribe è disponibile in preordine da subito e le spedizioni inizieranno il 10 giugno.

Motorola Razr 70 Ultra, Plus e Razr 70 ufficiali: novità, AI e prezzi
I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design effetto carta stampata, ancora più sottile, leggero e veloce


Il nuovo Kindle Scribe misura 5,4 mm di spessore con un peso di 400 g. Il dispositivo offre una velocità superiore del 40% nella scrittura e nel cambio di pagina, rispetto al modello precedente, oltre a uno schermo antiriflesso più ampio da 11 pollici di diagonale.
Lo schermo antiriflesso del nuovo Kindle Scribe misura 11 polliciLo schermo antiriflesso del nuovo Kindle Scribe misura 11 pollici
La gamma presenta il doppio dei LED per un’illuminazione uniforme, uno schermo con superficie ruvida che offre una sensazione naturale durante la scrittura, una parallasse ridotta al minimo e un nuovo chip quad-core con tecnologia di visualizzazione Oxide.

Scrittura immersiva grazie a colori piacevoli per gli occhi


Kindle Scribe Colorsoft offre un’esperienza di scrittura a colori ancora più fluida e naturale grazie alla tecnologia di visualizzazione Colorsoft personalizzata e a un nuovo motore di rendering. I colori sono piacevoli per gli occhi e la durata della batteria garantisce un’autonomia di diverse settimane (dati Amazon).

Tutte le nuove funzionalità


I nuovi dispositivi della gamma integrano un taccuino evoluto con strumenti basati sull’intelligenza artificiale pensati per migliorare produttività, organizzazione e creatività. Tra le novità spicca una homepage completamente rinnovata con la funzione “Quick Notes”, che consente di annotare rapidamente idee e appunti ovunque ci si trovi. Non manca il supporto a Google Drive e OneDrive per importare documenti, creare note ed esportarle facilmente in formato PDF, mentre la ricerca AI all’interno dei taccuini permette di trovare contenuti, generare riassunti e ottenere domande di approfondimento in pochi secondi. La piattaforma introduce anche l’integrazione con OneNote per esportare note come testo o immagini, oltre a nuovi strumenti creativi con 10 colori per la penna, 5 colori per l’evidenziatore e una funzione di sfumatura dedicata agli artisti. Completa il tutto una nuova area di lavoro progettata per organizzare documenti, taccuini e libri in un unico spazio digitale.

HONOR D1 batte il record umano alla mezza maratona 2026 | TechPerTutti
HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Tutti i dispositivi, dotati di penna premium – pronta all’uso senza necessità di configurarla o caricarla – sono disponibili in preordine su Amazon.it, e le spedizioni inizieranno il 10 giugno. Kindle Scribe con 32 GB di memoria parte da 519,99 euro, la versione Colosoft, sempre con 32 GB di memoria, parte da 649,99 euro e lo Scribe senza luce frontale è disponibile al prezzo di 449,99 euro.


Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


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Trump rinvia all'ultimo l'ordine esecutivo sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale


Cerimonia annullata poche ore prima della firma dopo le pressioni del consigliere David Sacks e di alcuni dirigenti del settore tecnologico contrari a nuove regole sui modelli di IA

Il presidente Donald Trump ha rinviato all'ultimo momento la firma di un ordine esecutivo molto atteso sull'intelligenza artificiale e la sicurezza informatica, dopo le obiezioni del suo consigliere per l'IA David Sacks e di alcuni dirigenti del settore tecnologico. La cerimonia era prevista per giovedì pomeriggio alla Casa Bianca con la presenza dei vertici delle principali aziende di intelligenza artificiale.

"Non mi piacevano certi aspetti, l'ho rinviato", ha dichiarato il presidente ai giornalisti nello Studio Ovale. Ha aggiunto che il provvedimento avrebbe potuto rappresentare "un ostacolo" alla leadership tecnologica statunitense: "Stiamo battendo la Cina, stiamo battendo tutti, e non voglio fare nulla che possa intralciare questo vantaggio".

L'ordine avrebbe istituito un quadro volontario per la condivisione dei modelli più avanzati con il governo statunitense prima del lancio pubblico. Una bozza prevedeva un periodo di valutazione fino a 90 giorni, mentre alcune imprese avrebbero preferito tempi più brevi, intorno ai 14 giorni. L'obiettivo era permettere al governo di individuare vulnerabilità di sicurezza nei nuovi sistemi e correggere i problemi nelle infrastrutture critiche come banche, utility e altri settori sensibili prima che potessero essere sfruttate.

Secondo quanto riportato per primo da Axios, prima della firma il presidente si era confrontato con Sacks e con esponenti dell'industria. Una fonte sentita dal sito ha spiegato che Trump "semplicemente odia le regole" e che Sacks ha condiviso la stessa avversione, definendo l'intero provvedimento "inutile" e "qualcosa che volevano solo i catastrofisti". Tra mercoledì sera e giovedì mattina hanno parlato con il presidente anche Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk di xAI.

Il testo era diviso in due sezioni. La prima riguardava i cosiddetti "modelli di frontiera coperti", cioè i sistemi più potenti che sarebbero stati sottoposti alla revisione preventiva del governo. La seconda istituiva una sorta di sportello unico sulla sicurezza informatica, gestito dal dipartimento del Tesoro insieme ad altre agenzie e alle aziende di IA, per identificare e correggere le vulnerabilità nei modelli non ancora rilasciati. Era previsto anche un rafforzamento della US Tech Force, il corpo di ingegneri reclutato per modernizzare i sistemi informatici federali.

Una fonte del settore ha contestato ad Axios il ruolo guida assegnato al Tesoro, ricordando che le revisioni di sicurezza informatica sono tradizionalmente di competenza della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e del National Institute of Standards and Technology. "Non è chiaro, obiettivamente, perché il Tesoro sia coinvolto e quale sia la sua competenza specifica in questo ambito", ha detto la fonte.

L'iniziativa era nata dopo la presentazione di Mythos, il nuovo modello dell'azienda Anthropic capace di individuare vulnerabilità nei software a una velocità senza precedenti. L'azienda non ha rilasciato pubblicamente il sistema e lo sta fornendo a un gruppo ristretto di imprese attraverso il programma Project Glasswing. Anche OpenAI ha annunciato l'accesso anticipato ai propri modelli più recenti per aiutare aziende e governi a rafforzare le difese informatiche. La preoccupazione dell'amministrazione è che sistemi futuri possano trovare falle sfruttabili da paesi nemici.

Sul provvedimento si sono scontrate due anime della base trumpiana. Da un lato gli attivisti del movimento MAGA, tra cui l'ex consigliere Steve Bannon e l'organizzatrice politica Amy Kremer, che chiedevano alla Casa Bianca di rendere obbligatoria la sottoposizione dei modelli più potenti ai test di sicurezza governativi. Dall'altro i sostenitori dell'industria tecnologica, come il venture capitalist Marc Andreessen e lo stesso Sacks, contrari a qualsiasi requisito vincolante. Sacks, principale funzionario di Trump per l'IA fino a marzo, oggi co-presiede il comitato consultivo presidenziale sulla tecnologia.

L'ordine era stato preparato nell'ultimo mese dal capo di gabinetto Susie Wiles, dal consigliere per la scienza e la tecnologia Michael Kratsios, dal suo vice Walker Barrett e dal direttore nazionale per la cibersicurezza Sean Cairncross, con il contributo delle aziende di IA. Le imprese più grandi, tra cui OpenAI e Anthropic, hanno seguito direttamente le discussioni con la Casa Bianca.

Secondo il New York Times, la cancellazione ha colto di sorpresa anche i dirigenti delle aziende di IA, alcuni dei quali erano in volo verso Washington quando è arrivata la decisione. La Casa Bianca aveva invitato i vertici di OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Microsoft soltanto ventiquattro ore prima dell'evento. Diverse imprese, di fronte all'indisponibilità degli amministratori delegati, avevano deciso di mandare altri dirigenti, una scelta che avrebbe contrariato il presidente.

Test volontari dei modelli di IA da parte del governo federale esistono già da alcuni anni: aziende come OpenAI e Anthropic sottopongono i propri prodotti al Center for AI Standards and Innovation del dipartimento del Commercio. A maggio il dipartimento aveva annunciato accordi simili con Google, xAI e Microsoft, ma i dettagli sono successivamente scomparsi dal sito istituzionale senza una spiegazione ufficiale.

Resta da capire se e quando l'ordine verrà firmato e se nel frattempo subirà modifiche. Per ora ha prevalso la linea di chi nell'amministrazione spinge per un approccio liberista all'intelligenza artificiale, mentre l'Ufficio del direttore nazionale per la cibersicurezza, secondo fonti sentite da Axios, starebbe lavorando ad altre iniziative sulla sicurezza dei modelli avanzati.

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RecFishing, transizione fino al 31/12/2026


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Avevamo auspicato un RecFishing made in Italy, pare adesso che il problema sia europeo, infatti, su richiesta dell'Italia di una generale semplificazione, caldamente sollecitata dalla Fipsas, RecFishing torna a Bruxelles i cui uffici avrebbero tempo fino al 31/12/2026 per aggiustare la norma.

Di fatto non cambia nulla per i pescatori dalla riva, che sono in regola semplicemente ottemperando alla già "digerita" comunicazione richiesta dal Masaf, mentre per i pescasub e quelli dalla barca, oltre la già "digerita" comunicazione richiesta dal Masaf, resta l'obbligo di registrare e dichiarare la cattura delle 4 specie in osservazione (tonno rosso, spada, alalunga e lampuga).

A meno di nuovi interventi se ne riparlerà, speriamo in via definitiva, nel 2027.

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Rubio agli alleati europei: i soldati americani in Europa diminuiranno


Il segretario di Stato annuncia un ridimensionamento della presenza militare statunitense nel continente poche ore dopo che Trump aveva promesso 5.000 nuovi soldati in Polonia, creando confusione tra gli alleati Nato.

Gli Stati Uniti ridurranno progressivamente il numero dei propri soldati di stanza in Europa. L'annuncio è arrivato venerdì 22 maggio dal segretario di Stato americano Marco Rubio durante la riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia. La dichiarazione è giunta a poche ore di distanza dall'annuncio del presidente Donald Trump dell'invio di 5.000 militari aggiuntivi in Polonia, creando confusione tra gli alleati europei sulle reali intenzioni di Washington.

"C'è un ampio riconoscimento del fatto che ci saranno meno soldati americani in Europa rispetto al passato", ha dichiarato Rubio ai giornalisti. Il segretario di Stato ha aggiunto di comprendere che la decisione possa generare "una certa nervosità" tra gli alleati, ma ha insistito sul fatto che il ridimensionamento non rappresenta una novità: "Tutto questo non dovrebbe sorprendere nessuno". Rubio ha anche anticipato che un aggiustamento sarà annunciato "oggi o nei prossimi giorni" riguardo a quella che alcuni nella Nato chiamano "la cavalleria", ovvero le forze mobilitabili entro 180 giorni in caso di necessità.

La sequenza degli eventi delle ultime settimane ha disorientato le cancellerie europee. All'inizio di maggio il Pentagono aveva annunciato il ritiro di 5.000 militari americani dalla Germania, decisione arrivata dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva dichiarato che l'Iran stava "umiliando" gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati. La settimana scorsa il Dipartimento della Difesa ha poi cancellato il dispiegamento di 4.000 soldati in Polonia, alcuni dei quali erano già arrivati nel paese con il loro equipaggiamento. Martedì il vicepresidente JD Vance ha precisato che il dispiegamento era stato solo rinviato, non annullato. Giovedì sera è arrivato il colpo di scena finale: con un post su Truth Social, Trump ha annunciato l'invio di 5.000 soldati aggiuntivi in Polonia, giustificando la decisione con "l'elezione di successo" del presidente polacco Karol Nawrocki, un nazionalista conservatore che lui stesso aveva sostenuto nelle elezioni dell'anno scorso.

Il New York Times ha scritto che l'annuncio ha colto di sorpresa gli stessi funzionari del Pentagono. Restano senza risposta diverse domande: da dove arriveranno i 5.000 soldati destinati alla Polonia e se sarà necessario ridurre la presenza militare in altre aree per raggiungere l'obiettivo di Trump di alleggerire l'impegno americano in Europa, dove sono attualmente schierati circa 80.000 militari statunitensi. In totale in Polonia ci sono circa 10.000 soldati americani, la maggior parte in rotazione di alcuni mesi.

Le reazioni dei ministri europei riuniti a Helsingborg hanno oscillato tra il diplomatico e lo sconcerto. "È davvero confuso e non sempre facile orientarsi", ha ammesso il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard, padrona di casa della riunione. La ministra lettone Baiba Braze ha osservato che gli alleati sapevano che "la postura statunitense era in fase di riconsiderazione, ma per ora non c'è alcun cambio di postura". Il ministro polacco Radoslaw Sikorski ha ringraziato Trump, sottolineando che "la presenza delle truppe americane in Polonia sarà mantenuta più o meno ai livelli precedenti".

Più articolata la posizione del ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, che ha letto la situazione in chiave di politica interna americana: "Marco Rubio è stato estremamente cordiale e pacato. Penso che ci siano messaggi che trasmette, che a volte feriscono gli alleati europei, ma che sono destinati soprattutto alla sua politica interna".

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha cercato di proiettare unità, ribadendo che l'impegno degli alleati all'articolo 5 del trattato è "incrollabile" e che "la nostra determinazione e capacità di difendere ogni alleato è assoluta". Allo stesso tempo Rutte ha riconosciuto che l'evoluzione era prevedibile, parte di una più ampia transizione verso la fine della "eccessiva dipendenza" dagli Stati Uniti per la difesa dell'alleanza. Interrogato sulla capacità europea di difendersi da sola, ha risposto seccamente: "Sognatevelo".

Dietro la facciata diplomatica, Rubio ha lasciato trasparire l'irritazione di Trump verso gli alleati europei che non hanno appoggiato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. "Le posizioni del presidente riflettono in realtà una delusione nei confronti di alcuni nostri alleati nella Nato", ha dichiarato, aggiungendo che la questione dovrà essere "affrontata". Il prossimo vertice Nato di Ankara, previsto per luglio, è stato definito da Rubio come "uno dei più importanti vertici di leader nella storia della Nato".

Il segretario di Stato ha anche evocato la necessità di un "piano B" qualora l'Iran continuasse a impedire il transito nello stretto di Hormuz, dove in tempo di pace passa un quinto del petrolio consumato nel mondo. "Non so se sarebbe necessariamente una missione della Nato, ma certamente alcuni paesi della Nato dovranno contribuire", ha detto. Navi da guerra sono già state prepositionate nei pressi dello stretto nell'ambito di una coalizione internazionale guidata da Londra e Parigi.

Sul fronte ucraino, Rutte ha confermato l'invito al presidente Volodymyr Zelensky a partecipare al vertice di Ankara. Rubio ha definito i negoziati di pace finora "non fruttuosi", sostenendo però che la guerra non si concluderà con una vittoria militare di una delle due parti. Una proposta di Rutte di impegnare i paesi Nato, esclusi gli Stati Uniti, a destinare almeno lo 0,25% del proprio PIL al sostegno militare di Kiev è stata respinta.

Sullo sfondo della riunione si sono moltiplicati gli incidenti sul fianco orientale dell'alleanza. Martedì un caccia rumeno F-16 della Nato ha abbattuto un drone sopra l'Estonia, episodio che secondo le autorità baltiche rientra in una campagna russa di disturbo elettronico che devia droni ucraini a lungo raggio sul territorio dell'alleanza. Mercoledì gli abitanti di Vilnius, capitale della Lituania, sono stati invitati a mettersi al riparo dopo che allarmi aerei sono stati attivati per attività di droni vicino al confine con la Bielorussia. I ministri nordici e baltici hanno respinto in una dichiarazione congiunta quella che hanno definito la "palese campagna di disinformazione" russa, che accusa Lettonia e altri paesi baltici di voler lanciare droni militari contro la Russia.

Per rassicurare la Casa Bianca sul proprio impegno, gli europei si preparano ad annunciare al vertice di Ankara una serie di contratti per armamenti, diversi dei quali con gli Stati Uniti, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Bruxelles.

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SpaceX e la vita oltre la Terra


E oltre Marte?

"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore.

Prima di Andy non conoscevo l'esistenza del genere "hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building.

Infatti, in "Project Hail Mary" ci sono paginate e paginate di spiegazioni scientifiche ed è affascinante quanto, soprattutto nel primo romanzo "The Martian", Andy si sia fatto aiutare dalla sua community, che all'epoca contava qualcosa come 3mila lettori, per affinare al millimetro ogni dettaglio scientifico.

Un tempo non serviva: Asimov non si è nemmeno mai avvicinato al livello di dettaglio di Andy, tanto meno Philip K. Dick.

Dettaglio o non dettaglio, quegli anni sono passati, gli anni in cui l'autore utilizzava il mezzo della storia per raccontare anche una visione del futuro. È chiaro che la scienza non può sbilanciarsi troppo con le teorie speculative, non è il suo lavoro, ma è anche noto che tanti scienziati o volti importanti del mondo tech sono stati ispirati ed emozionati da queste grandi storie.

Andy Weir arriva un po' come un unicorno in una giungla di prodotti commerciabili, pop, netflix-oriented, eppure è così in gamba a unire la leggerezza alla profondità che il primo romanzo lo ha interpretato Matt Damon e il secondo Ryan Gosling, entrando nei botteghini main stream.

Elon Musk, come milioni di persone, sogna lo spazio sin da quando è bambino. In un'intervista di una decina di anni fa lo si vede agitato, con la voce rotta, quando gli viene chiesto "Cosa ne pensi dei commenti negativi del comandante dell'Apollo 11 Neil Armstrong su SpaceX?" Fra tutti, Neil rappresentava il suo eroe numero uno.

Cosa ci facciamo là fuori? La spesa per le missioni spaziali è tra le più grandi al mondo (ancora dietro a quella sull'IA però), e per cosa?

Noi ci arriveremo su Marte — è chiaro che è una scommessa ma lo sono più i tempi che l'effettiva impronta di piede umano sul pianeta rosso. Musk parla del 2028, l'ESA del 2040 — facciamo a metà, il 2034? Ma poi?

Ci sono un paio di verità che riporterò in questo editoriale e starà a voi coglierne il lato amaro o quello dolce, con un invito a non smettere mai di sognare, soprattutto quando si tratta di stelle e universo.

Il primo è il paradosso di Fermi: se l'universo è così enorme, potenzialmente infinito, antico e pieno di stelle e pianeti, perché non abbiamo ancora trovato prove chiare dell'esistenza di civiltà extraterrestri? Come mai una così alta probabilità di vita intelligente si scontra con un silenzio così totale?

Le possibili risposte sono che la vita intelligente in realtà è rarissima ma che dura anche poco: se pensate alla storia dell'umanità davvero civilizzata, si parla di 10-12mila anni, e cosa sono rispetto all'età dell'Universo, stimata attorno ai 13.8 miliardi di anni? Vorrei dire un battito di ciglia ma nemmeno quello.

Un'altra risposta al paradosso di Fermi è che le possibili prime civiltà extraterrestri, oltre che essere degli "attimi" in termini di tempo, stanno almeno a centinaia o migliaia di anni luce da qui e qualsiasi tentativo di comunicazione tramite un segnale radio ad esempio, arriverebbe molto dopo. Per capirsi, se adesso un telescopio un miliardo di volte più potente di Hubble scovasse degli alieni in una periferia di qualche remota galassia, comunque vedremmo soltanto un'immagine del loro passato, sarebbe come vedere un ricordo praticamente. Il tempo che l'immagine arriva, si sono probabilmente già annientati.

La seconda verità si lega a quanto appena detto e ce l'ha confermata lo scienziato più famoso al mondo. Secondo la relatività, niente che abbia massa può viaggiare più veloce della luce nel vuoto, che procede a circa 300.000 km al secondo.

Questo significa che, per le conoscenze che abbiamo adesso, nessun umano potrà mai raggiungere un pianeta abitato. Se si pensa a Proxima Centauri b, il primo pianeta "interessante" a circa 4.2 anni luce da noi, e se si immagina di aver inventato un motore che raggiunge almeno il 10% della velocità della luce — che sarebbe già una tecnologia enormemente oltre le nostre capacità attuali — comunque ci metteremmo 40 anni ad arrivare, senza contare accelerazione, frenata, schermature, energia, guasti e sopravvivenza dell’equipaggio.

Kepler-186f, altro esempio, uno dei pianeti più simili alla Terra, è a circa 500 anni luce, questo significa un viaggio di 5000 anni se fatto con quel "super motore futuristico" che abbiamo ipotizzato prima. E se volessimo parlarci con dei segnali radio? Ci vorrebbero mille anni per un solo botta e risposta.

Io penso che l'esplorazione spaziale debba fare ancora tanto, tanto lavoro e onestamente sono contento che l'azienda con l'IPO più grande della (nostra) storia si occupi di quello. La sfida principale è che tutto è troppo lontano e la velocità della luce, che è la cosa più veloce che conosciamo, è troppo lenta.

Per adesso possiamo solo arrancare verso Marte e continuare a fare studi geologici su satelliti e pianeti "vicini". Siamo davvero soltanto all'inizio di un cammino che, se non si interrompe come ha fatto più di 50 anni fa, dopo quella bandiera americana sulla Luna, rincorre fisiologicamente le domande più grandi che abbiamo: se siamo soli e perché esistiamo.

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Altman contro Musk, SpaceX IPO, Google I/O, il meglio della settimana


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana ci sono tre notizie che prendono più spazio di altre: la vittoria in tribunale di Altman contro Musk, la domanda ufficiale di IPO di SpaceX e l'evento Google I/O 2026. L'editoriale invece è una mia riflessione su quanto lontano possiamo arrivare con l'esplorazione spaziale. Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
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SpaceX e la vita oltre la Terra


"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore. Prima di Andy non conoscevo il termine "Hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building. [...]

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

La giuria dà ragione a Sam Altman nel processo avviato da Musk


Legge
La giuria ha dato ragione a OpenAI, Sam Altman e Microsoft nel processo avviato da Elon Musk. Le accuse di Musk sono state respinte perché presentate oltre i termini previsti dalla legge per questo tipo di richieste. Musk sosteneva che OpenAI fosse nata come non profit per sviluppare AI a beneficio dell’umanità e fosse poi stata trasformata in una struttura orientata al profitto. Chiedeva risarcimenti, l’annullamento della riorganizzazione societaria e la rimozione di Altman dal consiglio. OpenAI ha risposto che Musk conosceva da anni questa evoluzione e l’aveva anche sostenuta, chiedendo un ruolo di controllo. Musk ha annunciato ricorso in appello.
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Fonte: The Wall Street Journal
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SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Finanza
SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.
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Fonte: BBC News
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SpaceX acquisterà la startup Cursor dopo l'IPO


Startup
SpaceX prevede di acquistare Cursor circa un mese dopo la quotazione in Borsa. Secondo Bloomberg, l’IPO potrebbe essere richiesta già mercoledì (oggi) e il debutto sul mercato arriverebbe il 12 giugno; in quel caso l’acquisizione si chiuderebbe a luglio. Cursor sviluppa strumenti AI per aiutare i programmatori a scrivere codice (vibe coding). L’accordo dà a SpaceX il diritto di comprarla per 60 miliardi di dollari entro l’anno; se l’operazione saltasse, SpaceX dovrebbe pagare 10 miliardi in contanti per il lavoro già fatto insieme. La collaborazione è già iniziata: il nuovo modello Composer 2.5 di Cursor è stato addestrato anche usando Colossus 2, un data center di xAI.
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Fonte: Bloomberg
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Fortnite torna sull'App Store in tutto il mondo


Legge
Fortnite è tornato sull’App Store di Apple in tutto il mondo, tranne in Australia, dopo anni di scontro tra Epic Games e Apple. La causa riguarda le commissioni sugli acquisti dentro le app e l’obbligo per gli sviluppatori di usare il sistema di pagamento di Apple. Fortnite era già rientrato negli Stati Uniti nel maggio 2025, dopo quasi cinque anni di assenza, grazie alla pressione del giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers. Ora Epic dice che anche altri Paesi stanno osservando il caso per decidere quanto Apple possa controllare pagamenti e distribuzione delle app. In Australia il gioco resta fuori perché Epic attende un ordine del tribunale che obblighi Apple a modificare le regole locali.
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Fonte: MacRumors
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Tutto ciò che è stato annunciato al Google I/O 2026


Big Tech
Al Google I/O 2026 Google ha messo Gemini al centro di quasi tutti i prodotti. Ha annunciato nuovi modelli: Gemini 3.5 Flash, più veloce ed economico, 3.5 Pro in test e Gemini Omni, per generare video anche tramite ragionamento L’app Gemini cambia interfaccia e diventa più operativa, con l'agente Gemini Spark che agisce dentro Gmail, Documenti e Workspace; e Daily Brief per creare riepiloghi personali da email e calendario. Anche Search passa a una modalità AI più conversazionale, con agenti che monitorano il web su temi scelti dall’utente. Arrivano funzioni AI in Gmail, Docs, Keep, YouTube e shopping, con "Universal Cart", un carrello potenziato dall'IA. Google amplia anche SynthID per riconoscere contenuti generati dall’AI e prepara occhiali intelligenti basati su Android XR.
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Fonte: 9to5Google
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Meta riassegna 7.000 lavoratori prima di un'ondata di licenziamenti


Big Tech
Meta riassegnerà 7.000 dipendenti a quattro nuove strutture dedicate allo sviluppo di strumenti e applicazioni AI, con meno livelli manageriali. La mossa arriva pochi giorni prima di circa 8.000 licenziamenti, pari al 10% della forza lavoro, e della chiusura di 6.000 posizioni aperte. Meta aveva oltre 78.000 dipendenti a fine 2025. Adesso sta spostando le risorse verso data center e infrastrutture AI, con investimenti previsti tra 115 e 135 miliardi di dollari quest’anno. L’azienda chiede anche ai dipendenti di usare l’AI nel lavoro quotidiano e li valuta in base a quello.
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Fonte: The New York Times
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Samsung sta cercando di fermare uno sciopero di 47.000 lavoratori di 18 giorni


Cronaca
Samsung Electronics sta trattando con il sindacato per evitare uno sciopero di 18 giorni che potrebbe coinvolgere 47.000 lavoratori. Il nodo sono i bonus: il sindacato chiede premi pari al 15% dell’utile operativo e senza tetti massimi, mentre l’azienda offre il 10% e un pagamento straordinario una tantum. Il governo sudcoreano è intervenuto perché Samsung pesa il 22,8% delle esportazioni del Paese e il 26% della Borsa locale. Se non ci sarà accordo, Seul può sospendere lo sciopero per 30 giorni con una procedura d’emergenza. Secondo il governo, i danni diretti potrebbero arrivare a 577 milioni di euro; il sindacato stima per Samsung un costo fino a 17 miliardi di euro.
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Fonte: CNBC
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OpenAI lancia ChatGPT per la finanza personale


Intelligenza Artificiale
OpenAI ha lanciato negli Stati Uniti una prova di ChatGPT per la finanza personale, riservata agli abbonati Pro (da 200 dollari al mese). Gli utenti possono collegare conti bancari, carte e investimenti tramite Plaid, servizio usato per connettere app e istituti finanziari. ChatGPT mostra saldo, spese, abbonamenti, pagamenti in arrivo e andamento del portafoglio, poi può rispondere a domande basate sui dati reali, per esempio se le uscite sono aumentate o come pianificare l’acquisto di una casa; i dati sincronizzati vengono rimossi entro 30 giorni. La funzionalità arriva a un mese dall'acquisizione della startup di finanza personale Hiro.
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Fonte: TechCrunch
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Anthropic raccoglie oltre 30 miliardi di dollari e va verso i 900 miliardi di valutazione


Startup
Anthropic ha raccolto 30 miliardi di dollari in un round Serie G guidato da GIC e Coatue, con Goldman Sachs e JPMorgan tra i partecipanti. La nuova valutazione è 380 miliardi di dollari, contro i 18 miliardi di fine 2023. Secondo fonti citate nell’articolo, la società starebbe già trattando un’altra raccolta, fino a 50 miliardi, che potrebbe la valutazione oltre i 900 miliardi, prima di una possibile quotazione. Anthropic ha anche annunciato una partnership da 200 milioni di dollari con la Gates Foundation su AI, salute globale e istruzione.
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Fonte: Crypto Briefing
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Clawdmeter


Clawdmeter è un progetto open-source di Hermann Haraldsson, sviluppatore islandese che però conferma di non aver mai sviluppato applicazioni per hardware specifici e che Claude Code lo ha guidato dall'inizio alla fine. Il progetto è disponibile su GitHub e consiste in un'interfaccia che ti mostra il tuo utilizzo dei token di Claude, alternata da varie animazioni "pixelate". L'applicazione gira su qualsiasi schermo esterno da venti o trenta euro.

Link: techcrunch.com

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


SpaceX e la vita oltre la Terra


"The Martian" è la prima vera opera di Andy Weir — molti la conoscono per il film con protagonista Matt Damon, mentre da un mesetto a questa parte mi porto appresso "Project Hail Mary", ultimo romanzo dello stesso scrittore.

Prima di Andy non conoscevo l'esistenza del genere "hard science fiction," dove la speculazione scientifica si unisce a un tentativo di massimizzare l'aspetto realistico del world building.

Infatti, in "Project Hail Mary" ci sono paginate e paginate di spiegazioni scientifiche ed è affascinante quanto, soprattutto nel primo romanzo "The Martian", Andy si sia fatto aiutare dalla sua community, che all'epoca contava qualcosa come 3mila lettori, per affinare al millimetro ogni dettaglio scientifico.

Un tempo non serviva: Asimov non si è nemmeno mai avvicinato al livello di dettaglio di Andy, tanto meno Philip K. Dick.

Dettaglio o non dettaglio, quegli anni sono passati, gli anni in cui l'autore utilizzava il mezzo della storia per raccontare anche una visione del futuro. È chiaro che la scienza non può sbilanciarsi troppo con le teorie speculative, non è il suo lavoro, ma è anche noto che tanti scienziati o volti importanti del mondo tech sono stati ispirati ed emozionati da queste grandi storie.

Andy Weir arriva un po' come un unicorno in una giungla di prodotti commerciabili, pop, netflix-oriented, eppure è così in gamba a unire la leggerezza alla profondità che il primo romanzo lo ha interpretato Matt Damon e il secondo Ryan Gosling, entrando nei botteghini main stream.

Elon Musk, come milioni di persone, sogna lo spazio sin da quando è bambino. In un'intervista di una decina di anni fa lo si vede agitato, con la voce rotta, quando gli viene chiesto "Cosa ne pensi dei commenti negativi del comandante dell'Apollo 11 Neil Armstrong su SpaceX?" Fra tutti, Neil rappresentava il suo eroe numero uno.

Cosa ci facciamo là fuori? La spesa per le missioni spaziali è tra le più grandi al mondo (ancora dietro a quella sull'IA però), e per cosa?

Noi ci arriveremo su Marte — è chiaro che è una scommessa ma lo sono più i tempi che l'effettiva impronta di piede umano sul pianeta rosso. Musk parla del 2028, l'ESA del 2040 — facciamo a metà, il 2034? Ma poi?

Ci sono un paio di verità che riporterò in questo editoriale e starà a voi coglierne il lato amaro o quello dolce, con un invito a non smettere mai di sognare, soprattutto quando si tratta di stelle e universo.

Il primo è il paradosso di Fermi: se l'universo è così enorme, potenzialmente infinito, antico e pieno di stelle e pianeti, perché non abbiamo ancora trovato prove chiare dell'esistenza di civiltà extraterrestri? Come mai una così alta probabilità di vita intelligente si scontra con un silenzio così totale?

Le possibili risposte sono che la vita intelligente in realtà è rarissima ma che dura anche poco: se pensate alla storia dell'umanità davvero civilizzata, si parla di 10-12mila anni, e cosa sono rispetto all'età dell'Universo, stimata attorno ai 13.8 miliardi di anni? Vorrei dire un battito di ciglia ma nemmeno quello.

Un'altra risposta al paradosso di Fermi è che le possibili prime civiltà extraterrestri, oltre che essere degli "attimi" in termini di tempo, stanno almeno a centinaia o migliaia di anni luce da qui e qualsiasi tentativo di comunicazione tramite un segnale radio ad esempio, arriverebbe molto dopo. Per capirsi, se adesso un telescopio un miliardo di volte più potente di Hubble scovasse degli alieni in una periferia di qualche remota galassia, comunque vedremmo soltanto un'immagine del loro passato, sarebbe come vedere un ricordo praticamente. Il tempo che l'immagine arriva, si sono probabilmente già annientati.

La seconda verità si lega a quanto appena detto e ce l'ha confermata lo scienziato più famoso al mondo. Secondo la relatività, niente che abbia massa può viaggiare più veloce della luce nel vuoto, che procede a circa 300.000 km al secondo.

Questo significa che, per le conoscenze che abbiamo adesso, nessun umano potrà mai raggiungere un pianeta abitato. Se si pensa a Proxima Centauri b, il primo pianeta "interessante" a circa 4.2 anni luce da noi, e se si immagina di aver inventato un motore che raggiunge almeno il 10% della velocità della luce — che sarebbe già una tecnologia enormemente oltre le nostre capacità attuali — comunque ci metteremmo 40 anni ad arrivare, senza contare accelerazione, frenata, schermature, energia, guasti e sopravvivenza dell’equipaggio.

Kepler-186f, altro esempio, uno dei pianeti più simili alla Terra, è a circa 500 anni luce, questo significa un viaggio di 5000 anni se fatto con quel "super motore futuristico" che abbiamo ipotizzato prima. E se volessimo parlarci con dei segnali radio? Ci vorrebbero mille anni per un solo botta e risposta.

Io penso che l'esplorazione spaziale debba fare ancora tanto, tanto lavoro e onestamente sono contento che l'azienda con l'IPO più grande della (nostra) storia si occupi di quello. La sfida principale è che tutto è troppo lontano e la velocità della luce, che è la cosa più veloce che conosciamo, è troppo lenta.

Per adesso possiamo solo arrancare verso Marte e continuare a fare studi geologici su satelliti e pianeti "vicini". Siamo davvero soltanto all'inizio di un cammino che, se non si interrompe come ha fatto più di 50 anni fa, dopo quella bandiera americana sulla Luna, rincorre fisiologicamente le domande più grandi che abbiamo: se siamo soli e perché esistiamo.


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Italcanna GVTR


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Le canne da surfcasting telescopiche hanno l’indubbio vantaggio di un ingombro ridotto, rispetto alle “sorelle” a innesti in 3 e 2 pezzi. Sono attrezzi pensati per un utilizzo all round e quindi indicate se non si richiedono doti di lancio estreme. Nell’ampio catalogo Italcanna si trovano numerose ottime telescopiche da surfcasting e tra queste la Gvtr si fa apprezzare per tante caratteristiche importanti. Lunga 4,4 metri, con un ingombro di appena 1,69 metri, la Gvtr è, come la definiscono in casa Italcanna, una super telescopica, ideale per lanci in side. È realizzata in carbonio HR miscelato, da sfruttare con zavorre da 130 a 170 grammi, ma consente lanci in ground con piombi da 125 grammi. La cima è sensibile e l’azione progressiva. Le sezioni sono 4 e l’anellatura è Italcanna Sic.

italcanna.com
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Andrea Sempio, redpillato?


Il caso di Garlasco è diventato un’opportunità di parlare delle zone buie dell’esperienza della maschilità eterosessuale del nuovo millennio.

In questo mese di maggio si è scritto molto sui 3355 post che Andrea Sempio – oggi accusato dalla procura di Pavia per il delitto di Chiara Poggi del 2007 – ha pubblicato tra il 2009 e il 2016 sul forum Italian Seduction,sotto lo pseudonimo «Andreas». Si tratta di una comunità di seduzione, una delle tante che si trovavano online negli anni Duemila. Il luogo in cui i Pick-Up Artists (PUA), cioè i guru del rimorchio, dispensano agli adepti strategie d’approccio e tecniche di automiglioramento, per ottenere quella postura che ti fa entrare nella testa delle hot babes (come le chiamano loro). Ambienti che esistono ancora, peraltro, sotto forma di «Accademie della seduzione» e definizioni simili.

La mostrificazione mediatica di Sempio segue una logica lineare; frequentava strani ambienti maschilisti, sproloquiava di sesso: dunque è anormale, dunque colpevole. Nulla di nuovo per la stampa: lo stesso meccanismo veniva mobilitato ai tempi per persuadere della colpevolezza di Alberto Stasi attraverso la fantomatica e mai verificata pedopornografia trovata sul suo computer: è un perverso, dunque colpevole. Si preleva un elemento correlato alla sessualità del soggetto, lo si decontestualizza, lo si essenzializza fino a farne carattere significante di una amoralità totale, e lo si converte in indizio rivelatore di un agire criminoso.

Nel caso di Sempio, questo processo passa quasi interamente attraverso le scritture del suo alias nel forum. E stavolta l’identificazione con la devianza avviene per associazione ad ambienti digitali con cui l’opinione pubblica italiana ha scarsa familiarità, ma di cui intuisce le connotazioni periferiche negative. Resta, insomma, vero che non è legittimo dedurre il profilo criminologico di Andrea Sempio dal cherry-picking confezionato ad arte dai giornali sui post di Andreas. Però è anche vero che possiamo comunque inferire qualcosa: non la verità su Garlasco, ma sulle logiche della cultura.

Sarà colpa della serie Adolescence, sarà merito di una rinnovata sensibilità sul tema del femminicidio, sarà l’eco dello scandalo della scorsa estate che ha riguardato il sito Phica.net – l’ennesimo punto della trama che intreccia la violenza maschile sulle donne e l’esperienza digitale – ma negli ultimi mesi è montata una certa curiosità febbrile attorno alla cultura incel e, più genericamente, alla “manosphere”; per le sue astruserie, il suo lessico iniziatico, i suoi risvolti macabri. Parliamo del fenomeno degli involuntary celibate: giovani uomini eterosessuali, involontariamente celibi, che condividono nei forum di tutto il mondo un’esperienza di insoddisfazione sessuo-affettiva che marcisce frequentemente in misoginia esplicita e nichilismo.

Sono soprattutto Il Giornale e Repubblica a indicare la via. «Misogino, bugiardo e sessista. Quei post pubblicati su un forum che svelano un “altro” Sempio», titola Il Giornale il 3 maggio, rincarando nel sottotitolo: «Gli inquirenti e le frasi da “incel”: “Lo stupro è solo la dimostrazione della forza del maschio”». Il giorno successivo, Repubblica offre il glossario di servizio: «One-itis, cosa vuol dire il termine usato da Sempio sui forum per parlare del suo innamoramento» (anche qui, l’immancabile rimando alla sottocultura incel, che del termine si è impossessata).

«One-itis» è il modo in cui, a partire dai forum di seduzione anglofoni che Italian Seduction esporta per il pubblico italiano, si parla dell’ossessione monomaniacale per una sola ragazza: il grande amore non corrisposto inscritto nella biografia sentimentale di ogni utente. L’allusione, nemmeno troppo dissimulata, è che Sempio parlasse della sua one-itis riferendosi a Chiara Poggi. Anche fonti meno mainstream hanno fatto la loro parte: Mow Magazine è stato il primo sito a lanciare l’identificazione tra Sempio e l’utente Andreas, riconducendolo agli ambienti della manosphere. E poi c’è la pletora di blog che si sono affrettati a conferire a Sempio il titolo di incel.

Certo, questo accade per una ragione. Nella maggior parte dei casi, tutto questo ossessionarsi sull’altro sesso si traduce in isolamento sociale e autolesionismo; in qualche caso, esplode nella violenza terroristica. Tra il 2014 e il 2021 la comunità incel è stata ricondotta a oltre cinquanta uccisioni, prevalentemente in Nord America.

È anche vero, nonché evidente, che questa linea narrativa vende bene. Ha il fascino dell’esotico (qualcosa che viene da lontano) e dell’esoterico (qualcosa di non del tutto comprensibile, che neanche si sa cosa significhi — magari è una setta del dark web? Cosa succede ai nostri ragazzi?). Eppure, il discorso incel, e in particolare la cultura red pill, ha un che di familiare: rimanda a un senso comune misogino, il patrimonio implicito della nostra tradizione patriarcale.

Prendiamo il materiale delle intercettazioni effettuate nell’abitacolo dell’automobile di Andrea Sempio. La Rai ha mandato in onda un particolare soliloquio:

Noi siamo fatti per vivere in tribù. La nostra vita ideale sarebbero tribù da 50, 60, fino a 150 individui, più femmine che maschi, perché per ogni maschio ci sarebbe una proporzione di 4 femmine … gli uomini stanno fuori 3-4 giorni a cacciare, poi tornano indietro: si mangia, si sta a riposo qualche giorno, si tromba allegramente e poi si esce di nuovo. Gli uomini stanno lì un po’, poi tornano e hanno un ricambio di donne, quindi c’è sempre desiderio, c’è sempre voglia, non ci sono persone isteriche perché non si tromba o perché il marito non ti guarda più, o perché la moglie è diventata una cicciona di merda, tutte queste cose qui. Questo è il modello con cui sono cresciuti di sicuro i nostri bisnonni e probabilmente anche le nostre nonne e i nostri nonni se vivevano in cascina…


L’intercettato ne esce come uno squilibrato: invece di ascoltare Cruciani alla Zanzara mentre guida (e sentirebbe più o meno lo stesso discorso), si lancia in questo sproloquio maniacale senza pubblico. Ma il ritratto della gaia cascina dei suoi bisnonni, e dei bucolici baccanali che vi si sarebbero consumati, ci dice qualcosa di più. Si tratta di una fantasia primitivista – in cui la famiglia e la comunità estesa rendevano omaggio alla voluttà del desiderio maschile, garantendogli un’abbondanza sessuale controllata – del tutto coerente con l’immaginario nostalgico e retro-utopico dell’ideologia red pill. Questa sostiene che la rivoluzione sessuale, liberando il desiderio femminile e restituendo alla donna un principio di sovranità sul proprio corpo e sulla propria vita sessuo-affettiva, avrebbe condannato gli esemplari maschi meno appetibili (una grande maggioranza) all’inedia relazionale e al celibato forzato.

I guru del rimorchio cercano ancora ottimisticamente di contrastare la deriva «ipergamica» della femmina liberata, compensando la perdita di potere del maschio nell’agone sessuale contemporaneo con il trucco della seduzione, ovvero della manipolazione psicologica. Ma rifiuto dopo rifiuto, la favola si incrina e il discorso di questi uomini online prende il largo. Ci si inizia a convincere che la tecnica, il carattere e la sicurezza di sé – in una parola, il “game”, il savoir fairenon bastino ad avere successo con le donne se non si è abbastanza attraenti per natura. Senza un certo patrimonio genetico, senza soldi, senza status sociale, non c’è niente da fare: “Non è vita”.

La red pill, definita già nel 2019 dagli esperti il collante ideologico della manosphere, è in effetti una teoria sociale (pseudoscientifica) che si stratifica a partire dalla delusione di molti ex aspiranti Pick-Up Artists; proprio mentre scriveva Sempio, proprio nei forum anglofoni analoghi a Italian Seduction, e negli altri spazi che da questi ultimi sarebbero germinati per scissione ideologica. I redpillati non credono che la personalità, o il saperci fare, conti più di tanto con le donne: contano solo Looks, Money e Status. Il contributo fornito dagli ambienti PUA, con la loro rilettura selettiva della psicologia evoluzionistica applicata al comportamento sessuale femminile, è forse il momento angolare di tutto ciò che si è detto e fatto nei forum maschili negli ultimi vent’anni. Ed è almeno dal 2012 — anno in cui viene aperto l’omonimo subreddit — che la red pill si consolida come terreno discorsivo su cui stanno proliferando le comunità incel contemporanee.

Nel maggio 2014 Elliot Rodger, ventiduenne residente in California, uccide sei persone e ne ferisce quattordici a Isla Vista, prima di togliersi la vita. Lascia soprattutto un video («Elliot Rodger’s Retribution») in cui annuncia di volersi vendicare delle donne che lo avevano respinto, e degli uomini «alpha» che invece si erano goduti la vita che a lui era stata negata. Doveva essere l’inizio della Beta Uprising, o Rivolta Incel. Altro sangue è stato versato in nome di questa causa, ma sarebbe di certo fuorviante caratterizzare la cultura incel nel suo complesso come sovversiva. È in ogni caso a partire da Rodger che la comunità acquisisce un suo martirologio, e una vocazione apocalittica.

Rodger era un utente del forum PUAHate. Il sito, in attività grossomodo tra il 2009 e il 2014 – e chiuso in conseguenza dell’attentato – è nato come un ambiente di critica interna alla comunità PUA. Gli aspiranti seduttori sono stati delusi sia in qualità di consumatori (i guru venivano bollati come truffatori) che di fedeli: il problema non è tanto che il metodo PUA non funzioni; è che non può funzionare di principio, perché l’attrazione femminile sarebbe pre-determinata da fattori evoluzionistici e genetici non-manipolabili. Sembra che Rodger non avesse mai aderito formalmente alla comunità PUA, ma di quella disillusione era partecipe. Ed è in questa torsione che la RedPill assume la sua tonalità più cupa e disperata, la black pill: la teoria di chi non crede più nelle tecniche, nell’auto-miglioramento, né in nient’altro, e si sente condannato a un destino tragico per genetica. L’accento black pill è quello che caratterizza compiutamente l’esperienza e il registro emotivo delle comunità incel, così come le conosciamo oggi.

Nell’agosto del 2014, un thread molto popolare dell’utente Andreas viene commentato citando un articolo del Post sul caso Rodger. Andreas risponde dicendo di essere a conoscenza della vicenda, e scrive di ritrovarsi più «nel ragazzino» che nel giornalista che ha scritto il pezzo: confessa, cioè, una «vicinanza al tipo di disperazione adolescenziale di cui Rodger era una manifestazione estrema», per usare le parole dell’autrice Serena Mazzini. Perché il personaggio di Andreas ci parla di un tardo ventenne della provincia italiana che non condivide le grammatiche, le logiche, le tonalità di quella che impareremo a riconoscere come cultura incel; ne è in parte tagliato fuori per ragioni anagrafiche, ma anche epistemiche. Andrea Sempio è dopotutto un normalone— l’antitesi di chi rivendica l’identità incel come marchio di elezione.

Di “Andreas” sappiamo che aveva frequentato ben tre corsi di seduzione dal vivo, prestava una certa reverenza al guru-seduttore del forum, ed era un utente «élite» della sua comunità PUA. Ma sappiamo anche che inizia progressivamente a maturare un distacco da quella cultura, trovando altre narrazioni di autorealizzazione. Ed è proprio a partire dalla seconda metà del 2014 che Andrea Sempio inizia a prendere le distanze anche dal forum. Esprime una crescente frustrazione per il clima delle conversazioni, che stanno scivolando verso la red pill, probabilmente sospinte da una nuova generazione di utenti che ha già assorbito il discorso internazionale e la sua misoginia al vetriolo. In un commento, si lamenta di come si stesse passando dal discutere come «regalarle il suo migliore orgasmo» al parlare di guerra tra i sessi: «Tristezza, cazzo», commenta laconico.

Il comportamento dell’utente Andreas non cristallizza, dunque, l’anima di un criminale; tutto ciò che ho scritto è del resto del tutto esteriore al caso giudiziario, e alla brutalità dell’evento che ne è all’origine. Permette però, da un altro angolo, di osservare da vicino le ramificazioni di una cultura globale maschile in piena crescita, intrecciata quanto frammentata.

L’idea stessa di manosphere appare sempre più inadeguata a catturare questa nuova articolazione dello spirito del tempo. Il suo tentativo di tassonomizzare la varietà delle espressioni maschili online che pretende di racchiudere si rivela paradossale: sembra esserci, in fondo, un medesimo nucleo problematico – l’esperienza della maschilità eterosessuale del nuovo millennio – da cui germoglia questa varietà di fiori neri. E allo stesso tempo, l’uso improprio della categoria, piegato al sensazionalismo, induce per contro a presupporre che questo nucleo instabile possa essere descritto come un fenomeno uniforme, mentre non lo è. Un forum italiano di PUA del 2009 ha poco o nulla a che spartire con le soggettività che popolano un forum internazionale di incel blackpillati del 2014; né, tantomeno, con il looksmaxxing di Clavicular e degli influencer di oggi, con i gruppi Telegram di Andrew Tate di ieri e con gli streamer e i podcaster del documentario Netflix di Louis Theroux.

Tutto questo, peraltro, non può essere nemmeno appiattito sul patriarcato storico tout court. La sfida consiste nel pensare insieme due cose: l’austerità patriarcale e le arlecchinate della manosphere; comprendere la relazione fra esse: la persistenza di una struttura di senso antica da una parte, e dall’altra le determinazioni contingenti, nuove, che la misoginia ha assunto (e sta assumendo ancora) nella società digitale. Comprendere quale sia la tensione fra questi due ordini di grandezza; quali siano i fattori contestuali – oltre lo sforzo di un movimento sociale verso l’uguaglianza di genere – che contribuiscono a queste trasformazioni. E, alla fine, chiedersi su quali fra questi è possibile intervenire.



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Sinner a Parigi, primo allenamento al Roland Garros: si accende la corsa al titolo


Il numero 1 del mondo prova la terra rossa francese: lavoro intenso con il team e focus su ritmo e adattamento

Parigi si colora subito d’azzurro con l’arrivo di Jannik Sinner, che ha inaugurato la sua preparazione al Roland Garros 2026 con il primo allenamento sui campi dello Stade Roland Garros. Un ingresso in scena atteso, quasi rituale, per il numero 1 del mondo, che ha iniziato a prendere confidenza con la terra rossa francese in vista del debutto nel secondo Slam stagionale.

Sessione intensa per l’altoatesino, seguito da vicino dal suo team tecnico. Sinner ha alternato esercizi di mobilità, scambi ad alta intensità e lavoro specifico sulla gestione del punto su superficie lenta, con particolare attenzione alle variazioni e alla costruzione del gioco da fondo campo. L’obiettivo è chiaro: adattarsi rapidamente alle condizioni parigine e ritrovare subito il ritmo partita.

Il primo contatto con il Philippe Chatrier ha confermato la consueta atmosfera di grande attenzione attorno al suo percorso. Ogni movimento dell’azzurro viene osservato con curiosità, in un torneo che lo vede tra i principali protagonisti annunciati e uno dei nomi più attesi della vigilia.

La preparazione proseguirà nei prossimi giorni con un programma progressivo, pensato per aumentare i carichi senza forzare la mano, anche in considerazione del calendario fitto della stagione. Lo staff punta a rifinire gli automatismi tattici e a consolidare le soluzioni più efficaci sulla terra battuta, superficie che richiede continuità e pazienza negli scambi.

Sinner arriva a Parigi con grandi aspettative e una condizione complessiva solida, ma il Roland Garros è da sempre un torneo che non concede scorciatoie. Il primo allenamento è solo l’inizio di un percorso lungo e complesso, dove ogni dettaglio può fare la differenza.

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Tulsi Gabbard si dimette da direttrice dell'Intelligence nazionale


La responsabile dei servizi segreti americani lascia l'incarico dal 30 giugno dopo la diagnosi di un raro tumore osseo al marito Abraham. Lo scoop è di Fox News Digital. La decisione arriva però dopo mesi di tensioni con Trump, che l'aveva messa ai margini sul dossier Iran.

Tulsi Gabbard ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Direttrice dell'Intelligence nazionale degli Stati Uniti per stare accanto al marito, colpito da una rara forma di tumore alle ossa. La notizia è stata anticipata in esclusiva da Fox News, che ha ottenuto la lettera formale di dimissioni. Gabbard ha comunicato la decisione al presidente Donald Trump oggi, durante un incontro nello Studio Ovale.

Il suo ultimo giorno alla guida dell'Office of the Director of National Intelligence, l'ODNI, sarà il 30 giugno 2026. Nella lettera, la direttrice uscente si dice profondamente grata per la fiducia ricevuta e assicura il proprio impegno a garantire una transizione ordinata, riconoscendo che nelle prossime settimane resterà ancora lavoro importante da completare.

La ragione indicata è strettamente familiare. Gabbard spiega che il marito dovrà affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi una battaglia difficile, e di non poter continuare a ricoprire un incarico così impegnativo mentre lui combatte contro la sua malattia. "Ad Abraham è stata recentemente diagnosticata una forma estremamente rara di tumore alle ossa", scrive. La coppia è sposata da undici anni. Gabbard ricorda nella lettera che il marito le è stato accanto durante il suo servizio militare in Africa orientale, così come nelle sue campagne politiche e nel periodo alla guida dei servizi di intelligence.

Le dimissioni dopo mesi di tensione con Trump


La scelta ha una motivazione personale, ma arriva anche in una fase in cui i rapporti tra Gabbard e la Casa Bianca erano già logorati. Negli ultimi mesi, la direttrice era stata progressivamente esclusa dalle decisioni più sensibili dell'amministrazione, soprattutto sul dossier Iran. Lo strappo era diventato pubblico nel marzo 2025, durante l'audizione al Senato sulla valutazione annuale delle minacce. In quell'occasione Gabbard aveva detto che la comunità di intelligence continuava a ritenere che l'Iran non stesse costruendo un'arma nucleare e che il regime non avesse riautorizzato il programma sospeso nel 2003.

A giugno 2025, Trump aveva liquidato quella valutazione con un secco "non mi interessa cosa ha detto", sostenendo invece che Teheran fosse molto vicina a costruire un ordigno nucleare. Pochi giorni dopo Gabbard aveva rivisto pubblicamente la propria posizione, affermando di concordare con il presidente sul fatto che l'Iran potesse produrre un'arma nucleare nel giro di settimane e accusando i media di aver estrapolato la sua testimonianza dal contesto. Aveva poi sostenuto la versione dell'amministrazione sulla distruzione dei siti nucleari iraniani in seguito agli attacchi americani, contestando le valutazioni preliminari di altre agenzie che parlavano di danni limitati.

La frattura si è poi aggravata con gli attacchi americani contro l'Iran del febbraio 2026. Secondo NBC News, Gabbard è stata esclusa dalle riunioni operative più delicate. Nei giorni più cruciali, Trump si sarebbe consultato a Mar-a-Lago solo con il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, e con il segretario di Stato Marco Rubio.

La marginalizzazione si è estesa anche ad altri aspetti. Secondo le ricostruzioni della stampa americana, Gabbard è rimasta quasi defilata durante la campagna di pressione della Casa Bianca sul Congresso per rinnovare il Foreign Intelligence Surveillance Act, la legge che regola la sorveglianza estera. A giugno 2025, l'Independent aveva inoltre raccontato l'irritazione personale di Trump per un video pubblicato da Gabbard su X, in cui la direttrice parlava del rischio di annientamento nucleare e accusava élite politiche e guerrafondai di alimentare le tensioni tra potenze atomiche. Secondo le stesse fonti, il presidente l'avrebbe accusata di essere fuori linea e l'avrebbe rimproverata di persona.

A questa serie di tensioni si sono aggiunti episodi che hanno aperto polemiche più ampie sulla sua gestione. A marzo 2025 Gabbard era finita in una chat su Signal in cui alti funzionari dell'amministrazione discutevano i piani per attacchi americani in Yemen e in cui era stato accidentalmente inserito il giornalista di The Atlantic Jeffrey Goldberg. Davanti al Congresso ha riconosciuto che l'inserimento del giornalista era stato un errore, ma ha sostenuto che nessuna delle informazioni discusse fosse classificata. A febbraio 2026 il Wall Street Journal ha rivelato un esposto interno riservato sulla sua gestione di una chiamata tra due membri di servizi di intelligence stranieri in cui veniva menzionato Jared Kushner, genero del presidente. A gennaio 2026 era stata presente durante un'irruzione dell'FBI negli uffici elettorali della contea di Fulton in Georgia, suscitando le critiche dei democratici sul coinvolgimento della direttrice dell'Intelligence in vicende giudiziarie interne.

Da democratica progressista a repubblicana


Gabbard era stata nominata da Trump direttrice dell'Intelligence nazionale e aveva giurato il 12 febbraio 2025, dopo un'audizione di conferma davanti alla Commissione Intelligence del Senato seguita con grande attenzione politica per il suo profilo eterodosso. Era stata confermata con 52 voti contro 48, e tra i repubblicani solo Mitch McConnell aveva votato contro. La sua nomina si era trascinata per settimane di tensione, con oltre cento ex funzionari della sicurezza nazionale firmatari di una lettera contraria alla designazione, e con diversi senatori democratici che l'avevano definita un probabile asset russo per le sue posizioni passate su Siria e Ucraina.

Il suo percorso politico è atipico. Quarantacinque anni, originaria delle Samoa Americane e cresciuta alle Hawaii, è stata eletta alla Camera nel 2012 in un distretto delle Hawaii come democratica, era stata vicepresidente del Comitato nazionale del Partito democratico fino al 2016, quando si era dimessa per sostenere Bernie Sanders alle primarie. Nel 2020 si era candidata alla presidenza nelle primarie democratiche con una linea contraria agli interventi militari, poi nel 2022 aveva lasciato il partito definendolo dominato da un'élite di guerrafondai e ostile alla fede religiosa. Nel 2024 era passata ufficialmente ai repubblicani durante un comizio di Trump in North Carolina, dopo averne sostenuto la ricandidatura.

Un mandato costruito sulla rottura con il passato


Nella sua lettera di dimissioni rivendica di aver portato all'ODNI una trasparenza senza precedenti. Durante il suo mandato ha ridotto le dimensioni dell'agenzia, con un risparmio dichiarato di oltre 700 milioni di dollari l'anno per i contribuenti, e ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione interni alla comunità di intelligence. Ad agosto 2025 ha annunciato un taglio del 50 per cento del personale dell'ufficio e la revoca delle credenziali di sicurezza a 37 funzionari statunitensi accusati di aver politicizzato e manipolato l'intelligence o di aver violato gli standard professionali. Tra loro c'erano analisti che avevano lavorato alla valutazione sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e funzionari di amministrazioni precedenti.

Tra le sue iniziative più rilevanti c'è la desecretazione di oltre mezzo milione di pagine di documenti governativi. I materiali resi pubblici riguardano l'inchiesta sui presunti legami tra la prima campagna di Trump e la Russia, gli assassinii di John Fitzgerald Kennedy e Robert Kennedy e altri dossier sensibili. Gabbard ha inoltre desecretato documenti legati alle origini dell'indagine Crossfire Hurricane, sostenendo che dimostrerebbero come funzionari dell'amministrazione Obama avessero politicizzato l'intelligence sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 per indebolire Trump nel corso del suo primo mandato. A luglio 2025 ha reso pubblico un rapporto preparato dai repubblicani della commissione Intelligence della Camera, parlando di prove inconfutabili di una cospirazione tradimentale dell'amministrazione Obama per minare il risultato delle elezioni del 2016. L'ex presidente Obama ha respinto le accuse definendole oltraggiose e ridicole e un debole tentativo di distrazione.

Durante la sua direzione è stato anche istituito il primo Weaponization Working Group, un gruppo di lavoro pensato per coordinare le iniziative federali contro quello che l'amministrazione Trump definisce l'uso politico improprio degli apparati di governo da parte delle amministrazioni precedenti contro i propri rivali politici. L'attività di intelligence è stata inoltre riorientata verso la sicurezza dei confini, il controterrorismo e il contrasto al narcotraffico, in linea con le priorità della Casa Bianca.

A lasciare l'ODNI a fine giugno sarà dunque una figura che ha profondamente ridisegnato l'agenzia secondo le priorità della Casa Bianca, ma che negli ultimi mesi era stata progressivamente esclusa dalle principali decisioni del presidente che l'aveva scelta. La sua uscita, dopo circa un anno e mezzo, apre una fase delicata di transizione ai vertici della comunità di intelligence americana, proprio mentre l'amministrazione è impegnata pesantemente su dossier internazionali cruciali: dalla guerra in Iran a quella in Ucraina, fino ai rapporti con la Cina e lo spinoso dossier Taiwan.

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Il Grande Slam


Quattro esche diverse tra loro ma molto efficaci in questo periodo. Quattro inganni utili per trasformare una tranquilla uscita a pesca in una serata da sogno. A patto di fare tutto per bene.
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foto in alto: Marco Meloni con un bel tris ”maggiore”, pescato con dei bibboni scongelati e bloccati sul bracciolo finale con alcuni giri di filo elastico.

La valutazione delle condizioni del vento, del mare, della marea, la scelta dello spot, l’orario, l’attrezzatura, la tecnica di lancio, le parature e la zavorra, l’abbigliamento. Se volessimo stilare una classifica d’importanza o dare delle percentuali a quale aspetto sia più rilevante quando si affronta una sessione di surfcasting, di sicuro non si raggiungerebbe un risultato unanime; ognuno di noi considera alcuni fattori più determinanti. E poi, volendo essere razionali, come si fa a dire se la scelta dello spot sia più significativa di quella delle giuste condizioni di meteo e marea? Tutti gli elementi considerati concorrono alla riuscita di una serata di pesca. Ma forse, ancor più importante di questi, ecco una componente che non può mancare mai: l’esca. Per essere sinceri mi è capitato di andare a pesca senza esca: anni ’90, la R4 dell’amico Pistillone carica di birre, strane sigarette, i Motorhead in sottofondo, l’attrezzatura buttata lì e la voglia di fare baldoria in una spiaggia vicino Teulada. Al nostro arrivo scoprimmo di aver scordato proprio lei, l’esca, ma fu lo stesso baldoria. Tralasciando però questi casi isolati, l’esca non può mancare. Ecco allora quattro inneschi adatti per affrontare il mare in questi mesi che precedono l’estate, immaginando di trovare ancora un po’ di onde. Non vuol essere un articolo del tipo “non deve mai mancare”, ma la presentazione di quattro tra gli inganni più utili in questi mesi.
Il bibi si può utilizzare anche scongelato, ma in questo caso va bloccato con del filo elastico.
Bibi, bibbetto e bibbone - Volevamo onde e onde abbiamo trovato. Una scaduta che sappiamo in poche ore porterà a un mare quasi calmo. Ma adesso è giusto sfruttare la turbolenza. Si parte quindi col bibi. Gli anglosassoni lo chiamano "peanut worm" poiché assomiglia a un'arachide (non so se abbia lo stesso sapore, dubito, provate e poi mi dite). Che poi di bibi ce ne sono davvero tanti, ma tra pescatori si usa una rozza tassonomia: il bibi (o bibetto) è quello venduto nelle scatolette, ha un colore grigio chiaro e non è più lungo di 5, 6 centimetri; il bibbone è quello sfuso e venduto a peso, dalla livrea più scura e tendente al marron, lungo anche oltre i 15 centimetri. Il bibbetto si innesca intero con l’aiuto di un lungo ago, facendo bene attenzione a non bucarne la superficie, altrimenti il verme si svuoterebbe subito perdendo gran parte del suo potere attrattivo. Il bibbone può essere presentato in molte varianti: intero, quando la sua grandezza non supera i 10-12 centimetri e quando il target sono grossi saraghi; nella variante a caramella si avvolge del filo elastico in più riprese intorno all’anellide e si ha come risultato una serie di “caramelle” non più lunghe di qualche centimetro. Orate, saraghi, grosse mormore, tutti amano le caramelle! È un innesco molto resistente e per questo da sfruttare nelle prime fasi della scaduta. Una variante da “ultima chance” quando siamo alla frutta, è il bibbone rovesciato. Si taglia un’estremità dell’anellide e, con l’aiuto di una punta arrotondata (quella di uno slamatore è perfetta) si spinge l’altra estremità all’interno del verme. In questo modo si capovolge completamente la pelle. Il risultato è un’esca molto coriacea che assomiglia alla tanto rimpianta oloturia, anche se non ha la stessa efficacia.
Andrea Picciau con un saragone del nord Sardegna, anche questo ingannato con un bibi, questa volta freschissimo.
Una seppia freschissima - Adesso il mare inizia a mostrare segni di stanchezza, nessuno può rimanere agitato all’infinito! Il vento che prima soffiava teso ora è a regime di brezza. Una seppia freschissima, “scampata” al banchetto di Pasqua, è pronta per entrare in azione. Si può sfruttare dove la corrente è ancora forte, preparata a tagliatella. È molto di moda attualmente nei ristoranti stellati proporre le pappardelle di seppia o di calamaro. Noi non vogliamo esser da meno e allora ecco che una lunga striscia di seppia è prontamente innescata e lanciata lontano. Sì, lontano, perché questo innesco è ideale se vogliamo sfruttare tutta la nostra tecnica e lanciare il più distante possibile. Resistente, coriacea, quasi indistruttibile e tanto amata dai saraghi e dalle orate. Dove notiamo che il mare si è ormai quasi calmato possiamo azzardare il lancio della seppia intera. È un innesco che se sottoposto a corrente e turbolenza si aggroviglia in un amen intorno al trave principale, diventando inservibile. Ma se riusciamo a rimanere in pesca con una seppietta integra, proprio sul gradino di risacca, beh, se c’è una spigola nei paraggi di sicuro la verrà ad assaggiare.
Classico innesco del granchio.
Granchio sinonimo di… - Davanti a noi il mare si allunga e si adagia, quasi avesse bisogno di riposo. La scaduta volge al termine. Non ha senso continuare a pescare con bibi e seppie (a meno che queste esche non stiano regalando catture a ripetizione). Entra in campo un inganno davvero eccezionale, selettivo ma, al tempo stesso, molto delicato: il granchio. Granchio per i surfcaster è sinonimo di orata. Ha come difetto la sua delicatezza; è un’esca che va controllata e sostituita di frequente con un tempo di efficacia in pesca che non deve superare mai la mezz’ora. Il classico innesco (e se è diventato classico vuol dire che funziona) è con 2 ami infilati nella parte posteriore del carapace, vicino alle zampe. Vista la sua delicatezza più che lanciato va appoggiato in acqua. L’utilizzo del bracciolo in fluorocarbon è imperativo, considerando che stiamo pescando in un mare calmo, senza turbolenza e non dimenticando che il target, l’orata, è veramente un pesce sospettoso.

Trancio di muggine - In un qualsiasi momento del nostro racconto possiamo inserire questo capitolo. Che sia mare grosso, in scaduta o piatto, se ci accorgiamo della presenza di serra, addio guida Michelin, qui ci vuole un’esca da palati profondi e goderecci: il trancio di muggine. Se possibile meglio usare come materia prima il cefalo, sfilettato e preparato a salsicciotto, con dentro un pezzo di polistirolo o simile, per rendere l’esca neutra rispetto al galleggiamento. Cavetto d’acciaio e via in acqua, il più lontano possibile perché questi predatori spesso si manifestano con attacchi ortogonali alla spiaggia, dall’alto mare verso riva. Se non disponiamo di muggini allora possiamo provare sacrificando una piccola cattura, un saraghetto, una mormora che, se sfilettati e preparati con maestria, sono eccellenti, forse più del muggine proposto dalla carta. Si potrebbe obiettare che in questo articolo non abbiamo preso in considerazione molte altre interessanti alternative. È vero, di esche ne abbiamo davvero tante a disposizione, mica solo 4, tutte cartucce da usare con criterio. Le prenderemo in considerazione in futuro, di sicuro.
Alberto Cossu con un carniere misto di mormore e serra.
Curiosità sui bibi - Una caratteristica tipica degli anellidi è la segmentazione, ossia la suddivisione del corpo in una serie lineare di segmenti ripetuti, detti metameri. Poichè il bibi (Sipunculus nudus) non presenta metameria, per la classificazione classica appartiene al phylum Sipuncula. Ma, nella classificazione moderna, genetica, basata sul Dna, le analisi molecolari indicano che i sipunculidi appartengono al grande gruppo dei Lophotrochozoa e sono inclusi tra gli Annelida (in senso evolutivo). Detto in parole semplici geneticamente sono anellidi “derivati”. Ed ecco il punto chiave: anche se oggi vengono inseriti negli anellidi in senso filogenetico e non mostrano segmentazione (caratteristica tipica degli anellidi), allo stesso tempo gli studiosi ritengono che gli antenati dei sipunculidi fossero anellidi segmentati e che nel tempo, il gruppo abbia evoluto un corpo secondariamente non segmentato. Riassumendo possiamo dire che il bibi per la classificazione classica appartiene a un phylum separato (Sipuncula), mentre per quella genetica moderna sono anellidi modificati (non segmentati).

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Maldive, il fidanzato di Giorgia Sommacal: “Le scrivo ancora ogni giorno”


Il racconto commovente di Federico Colombo dopo la tragedia che ha ucciso cinque sub italiani nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu

Un dolore che non riesce ancora a trasformarsi in addio. Dopo la tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu, emergono le parole struggenti di Federico Colombo, fidanzato di Giorgia Sommacal, una delle vittime.

Il giovane ha raccontato di continuare a scriverle messaggi ogni giorno, come faceva prima dell’incidente. “Le mando ancora il buongiorno e la buonanotte”, avrebbe confidato, spiegando quanto sia difficile accettare una perdita così improvvisa. Un gesto semplice, quasi automatico, diventato però il simbolo di un dolore che fatica ancora a trovare una spiegazione.

Giorgia si trovava alle Maldive insieme alla madre Monica Montefalcone, biologa marina, per una spedizione subacquea. Con loro hanno perso la vita anche altri tre italiani durante quella che doveva essere un’attività scientifica e sportiva. Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo sarebbe rimasto intrappolato in un sistema di cunicoli sottomarini particolarmente complesso, senza riuscire a ritrovare la via d’uscita.

Le autorità stanno ancora lavorando per chiarire nel dettaglio la dinamica dell’incidente e capire cosa possa aver provocato la tragedia. Intanto, in Italia, resta lo shock per una vicenda che ha colpito profondamente l’opinione pubblica.

Le parole del fidanzato di Giorgia restituiscono tutta la dimensione umana di questa tragedia: il vuoto improvviso lasciato da una persona amata, il bisogno di continuare a parlarle anche nel silenzio, il tentativo di restare aggrappati ai piccoli gesti quotidiani quando la realtà sembra impossibile da accettare.

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Trump perde consensi tra gli elettori bianchi senza laurea, la base del suo consenso


Sondaggi recenti mostrano che la maggioranza di questo gruppo demografico disapprova il presidente. L'economia pesa sul giudizio e i repubblicani rischiano alle elezioni di metà mandato del 2026.

Il presidente Donald Trump sta perdendo la presa sul gruppo demografico che più di ogni altro ha sostenuto la sua ascesa politica: gli elettori bianchi senza laurea. La politica americana è sempre più divisa su base del titolo di studio, con gli elettori più istruiti che votano democratico e quelli con titoli di studio inferiori che scelgono i repubblicani. I bianchi senza laurea hanno costituito la spina dorsale della coalizione di Trump, con circa due terzi che lo hanno votato in ciascuna delle sue tre corse presidenziali.

Nonostante Trump abbia ottenuto il 66 o 67 per cento dei voti di questo gruppo in tutte e tre le sue campagne, la maggior parte dei sondaggi recenti mostra che oggi una maggioranza di americani bianchi senza laurea disapprova il suo operato. Un sondaggio della CNN registra una disapprovazione al 51 per cento, uno di Fox News al 51 per cento, uno di NPR, PBS e Marist College al 52 per cento, uno del Pew Research Center al 52 per cento e un nuovo sondaggio di CBS News e YouGov pubblicato domenica al 54 per cento. Esistono alcune eccezioni, come una rilevazione del New York Times e del Siena College che indica una disapprovazione al 44 per cento, ma rappresentano una minoranza nel panorama attuale.
Approvazione di Trump per gruppo

Sondaggi · USA · Trump
Approvazione di Trump tra i seguenti gruppi di americani
Evoluzione dei tassi di approvazione per livello di istruzione ed etnia, da febbraio 2025 a maggio 2026

Elaborazione di Focus America su sondaggi CNN

Il calo della popolarità di Trump in questo segmento elettorale è senza precedenti. Durante il suo primo mandato i sondaggi della CNN mostrarono occasionalmente una disapprovazione tra i bianchi senza laurea vicina alla metà, ma non superò mai il 47 per cento. A febbraio 2025 il 63 per cento di questo gruppo approvava Trump in un sondaggio della CNN, mentre oggi la percentuale è scesa al 49 per cento. Il saldo netto tra approvazione e disapprovazione è passato da più 26 a meno 2. I dati di CBS mostrano una flessione ancora più marcata, dal 68 per cento di febbraio dell'anno scorso al 46 per cento attuale.

L'economia gioca un ruolo centrale in questo cambiamento di opinione. Il 56 per cento dei bianchi senza laurea ritiene che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche del paese. Il 67 per cento afferma che la guerra in Iran ha avuto un impatto negativo sulla propria situazione finanziaria. Il 56 per cento giudica negativi gli effetti dei dazi sulle proprie finanze, contro appena il 20 per cento che li valuta positivamente. Secondo il sondaggio CBS, il 60 per cento ritiene che le politiche del presidente stiano peggiorando l'economia nel breve termine, mentre il 41 per cento prevede effetti negativi anche nel lungo periodo, una quota superiore al 35 per cento che si aspetta benefici futuri. Sempre nel sondaggio CBS, una maggioranza dichiara che Trump si interessa poco o per niente alle proprie esigenze e problemi: il 13 per cento risponde poco e il 44 per cento per niente.

La traduzione di questi numeri in voti reali resta la principale incognita politica in vista delle elezioni di metà mandato del 2026, quando Trump non sarà sulla scheda. Difficilmente questo gruppo demografico passerà a votare democratico, ma anche un semplice calo del sostegno ai repubblicani sotto il 60 per cento sarebbe un risultato inedito nell'era Trump. Negli exit poll del 2022 e del 2024 solo il 32 per cento dei bianchi senza laurea aveva votato per i democratici e per Kamala Harris.

Trump ha vinto in questo segmento con margini di vantaggio compresi tra 34 e 37 punti in ciascuna elezione. I repubblicani hanno conquistato questo elettorato con 34 punti di vantaggio alle elezioni di metà mandato del 2022. Il risultato peggiore dell'era Trump arrivò nel 2018, quando il partito vinse tra questi elettori con un margine di 24 punti, il 61 contro il 37 per cento, nelle elezioni in cui i democratici riconquistarono la Camera. Oggi il vantaggio repubblicano si è ridotto in modo netto. Secondo la media del cosiddetto generic ballot nei sondaggi recenti di CNN, Fox, Marist e New York Times, i repubblicani guidano tra i bianchi senza laurea con appena 17 punti di vantaggio: 55 per cento contro il 38 per cento dei democratici.

Mancano più di cinque mesi alle elezioni generali e c'è ancora tempo perché Trump recuperi parte del sostegno perduto in un gruppo che si è dimostrato fedele a lui e al partito repubblicano. I dati attuali indicano però difficoltà importanti del presidente proprio nel segmento di elettorato considerato strategicamente più importante.

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Iran-Usa, accordo imminente: annuncio atteso in giornata


LIVE ORE 15:46

L'emittente Al Arabiya riporta che un accordo tra Iran e Stati Uniti potrebbe essere annunciato nelle prossime ore ed entrare immediatamente in vigore. Anche il Qatar ha inviato negoziatori a Teheran per contribuire alla finalizzazione dell'intesa, segno della fase avanzata dei colloqui. Secondo fonti dei media arabi, la bozza finale dell'accordo non includerebbe i dossier nucleare e missilistico, punti storicamente più controversi tra Washington e la Repubblica islamica.

L'esclusione di questi temi sensibili suggerisce che l'intesa si concentri su questioni meno dirompenti, forse legate a sanzioni economiche, scambi di prigionieri o cooperazione regionale. Per l'Europa, un possibile disgelo tra Iran e Usa potrebbe alleggerire le tensioni nel Golfo Persico e influenzare gli equilibri energetici, con riflessi sui mercati del petrolio e sulle relazioni diplomatiche con Teheran. L'Italia osserva con attenzione, data la propria presenza commerciale nell'area mediorientale.

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Scandalo Epstein, nuove accuse sull’ex principe Andrea: aperta anche un’indagine per sospetti reati sessuali


La posizione del fratello di re Carlo III si aggrava dopo una nuova denuncia. Gli investigatori britannici cercano riscontri e possibili altre testimonianze

Nuove ombre si allungano sull’ex principe Andrea nell’ambito dello scandalo Epstein. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica e rilanciato dall’ANSA, il fratello minore di re Carlo III sarebbe ora al centro di ulteriori approfondimenti investigativi da parte delle autorità britanniche, anche in relazione a sospetti reati sessuali.

L’inchiesta, che da tempo continua a coinvolgere il nome dell’ex duca di York per i suoi rapporti con il finanziere americano Jeffrey Epstein, avrebbe registrato un’accelerazione dopo la denuncia di una donna che avrebbe riferito episodi avvenuti anni fa in ambienti collegati all’entourage del miliardario statunitense.

Gli investigatori starebbero lavorando per verificare il contenuto delle dichiarazioni e raccogliere eventuali elementi utili a ricostruire i fatti. Parallelamente, le autorità sarebbero impegnate anche nella ricerca di possibili altre testimonianze che potrebbero contribuire ad ampliare il quadro dell’indagine.

La posizione dell’ex principe Andrea resta estremamente delicata. Già travolto negli anni scorsi dalle conseguenze dello scandalo Epstein, Andrea era stato progressivamente escluso dalla vita pubblica della monarchia britannica, perdendo incarichi ufficiali e titoli militari nel tentativo della Casa Reale di prendere le distanze dalla vicenda.

Buckingham Palace mantiene il massimo riserbo sull’evoluzione dell’inchiesta, mentre l’attenzione mediatica nel Regno Unito resta altissima. L’ex duca di York ha sempre respinto ogni accusa e continua a negare qualsiasi comportamento illecito.

Lo scandalo Epstein, nonostante la morte del finanziere americano avvenuta nel 2019, continua dunque a produrre conseguenze internazionali e a coinvolgere figure di primo piano della politica, della finanza e dell’aristocrazia mondiale.

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Il 68% degli americani boccia la sala da ballo di Trump


Un sondaggio Strength In Numbers/Verasight rivela un rifiuto bipartisan della proposta repubblicana per le spese di sicurezza del nuovo edificio accanto alla Casa Bianca. Il Senato ha poi bloccato lo stanziamento.

Il 68% degli americani adulti si oppone all'uso di denaro pubblico per finanziare la nuova sala da ballo voluta dal presidente Donald Trump accanto alla Casa Bianca. Solo il 21% si dichiara favorevole. Il dato emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers in collaborazione con Verasight tra il 18 e il 19 maggio 2026 su un campione di 1.520 adulti statunitensi, con un margine di errore del 2,7%.

La rilevazione si concentra su una proposta avanzata dai repubblicani per destinare un miliardo di dollari di fondi pubblici agli aggiornamenti di sicurezza della nuova struttura, attualmente in costruzione di fianco alla residenza presidenziale. Il presidente aveva inizialmente promesso che la sala da ballo sarebbe stata interamente finanziata da donatori privati. L'opposizione raccolta dal sondaggio è particolarmente intensa, con il 57% degli intervistati che si dichiara contrario in modo netto.
Sondaggio Strength In Numbers/Verasight · Sala da ballo della Casa Bianca

Sondaggio · USA · Maggio 2026
Gli americani bocciano il miliardo di dollari per la sala da ballo di Trump
Il 68% degli adulti si oppone al finanziamento pubblico. Contraria anche una pluralità di elettori repubblicani

Fortemente favorevole

Abbastanza favorevole

Non sa

Abbastanza contrario

Fortemente contrario

68%
Adulti contrari al finanziamento

21%
Adulti favorevoli

Elaborazione su sondaggio Strength In Numbers/Verasight · 1.520 adulti statunitensi · Rilevazione 18-19 maggio 2026 · Margine di errore ±2,7% · Identificazione di partito con orientamento incluso

Il dato più significativo riguarda la distribuzione politica del consenso. Anche tra gli elettori repubblicani la proposta non trova maggioranza: il 42% sostiene lo stanziamento, mentre il 44% lo respinge. Tra gli indipendenti l'opposizione raggiunge il 61%, con una quota del 52% nettamente contraria. Solo il 14% degli indipendenti si dichiara favorevole, mentre il 24% non si esprime. Tra gli elettori democratici l'opposizione è quasi unanime, con l'86% fortemente contrario al finanziamento.

I risultati si collocano in un contesto economico percepito come critico dagli americani. Lo stesso sondaggio rileva che il 51% degli intervistati indica i prezzi o l'economia come la principale preoccupazione del Paese. Il giudizio sull'operato del presidente in questi ambiti è particolarmente negativo: il tasso netto di approvazione si attesta a -36, con il 66% degli intervistati che disapprova la gestione economica e il 30% che la sostiene. La rilevazione descrive un quadro di ansia diffusa sia rispetto alle finanze personali sia rispetto alle condizioni economiche del Paese nel suo complesso.

Secondo l'analisi di G. Elliott Morris, autore del sondaggio e fondatore della newsletter Strength In Numbers, la richiesta di destinare risorse pubbliche a un progetto che il presidente aveva descritto come finanziato da privati amplifica le preoccupazioni degli elettori sulle priorità della Casa Bianca. Questo elemento spiegherebbe l'ampiezza insolitamente trasversale del rifiuto, capace di unire elettori democratici, indipendenti e una parte significativa della base repubblicana.

Lo stesso autore ha aggiornato il quadro pubblicando i dati in anticipo rispetto al consueto calendario delle uscite mensili. Subito dopo la diffusione dei risultati, i senatori repubblicani hanno bloccato lo stanziamento per la sicurezza della sala da ballo, come riportato da Politico. La decisione del Senato chiude almeno temporaneamente il percorso parlamentare della proposta di finanziamento pubblico.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Trionfi e passi falsi


Importanti celebrazioni, notizie sconcertanti e qualche brutta storia tra le pagine di questa settimana

Notizie belle e brutte questa settimana su Letter to a Gamer. Grandi successi che ci aspettavamo si sono affiancati a grandi insuccessi altrettanto prevedibili, ma non per questo meno dolorosi, e le risposte non piacciono a nessuno. La recensione è quella del miglior videogioco di Batman dai tempi della serie Arkham e lo speciale è tutto per gli amanti di Warhammer 40.000.


News index


- La fine di Destiny 2
+ Niente più esclusive Sony su PC
- Terraria ha venduto 70 milioni di copie
+ Fortnite è tornato nell’App Store ma la battaglia non è ancora vinta
- Broken Sword diventa un film
+ RIP Spellcasters Chronicles
- La EWC lascia l’Arabia Saudita per colpa della guerra
+ Warhorse al lavoro su un un RPG nella Terra di Mezzo
-Subnautica 2 ha venduto 4 milioni di copie in una settimana

La fine di Destiny 2 - Con una comunicazione che in tanti ci aspettavamo, ma che non volevamo davvero vedere, Bungie ha annunciato che il tanto atteso aggiornamento di giugno (che è stato rimandato di oltre 3 mesi) sarà l'ultimo per Destiny 2. Il gioco andrà in ibernazione nei giorni successivi al 9 giugno, non prima di aver dato ai suoi giocatori un ultimo drop di contenuti attesi e sperati da anni, primo tra tutti il ritorno della Sparrow Racing League. L'atmosfera è di vera tristezza in una community che per più di 10 anni ha vissuto valli di disperazione (per gli errori e la malagestione) e picchi altissimi con la nascita di un genere (l'MMO looter shooter), il gunplay migliore sul mercato, l'endgame più iconico del mondo sparatutto (i raid) e la creazione dell'unicorno live service che in tanti hanno inseguito e così pochi hanno anche solo sfiorato. Non è stato menzionato Destiny 3, i server resteranno attivi a tempo indeterminato e l'IP ha un futuro, non sappiamo quale. Torneremo a parlarne una volta superate le 5 fasi del lutto.

Niente più esclusive Sony su PC - Secondo quanto riportato dal giornalista di Bloomberg Jason Schreier, Sony non pubblicherà più i suoi giochi single-player first party su PC. Il capo di PlayStation Studios, Herman Hulst, avrebbe comunicato ai dipendenti durante una riunione che "i giochi single-player narrativi dell'azienda saranno d'ora in poi esclusive PlayStation". Questo cambiamento arriva s nemmeno sei anni di distanza dalla decisione dell'azienda giapponese di "portare" le sue esclusive single-player su PC. La strategia non avrà ripercussioni sui titoli multiplayer pubblicati da PlayStation ma è comunque una sorpresa. Non sappiamo se il motivo sono vendite non all'altezza o un tentativo di protezione dei margini del settore hardaware.

Terraria ha venduto 70 milioni di copie - Terraria ha da poco festeggiato il suo quindicesimo anniversario e con lui è arrivato un annuncio monumentale: il gioco sandbox per eccellenza ha venduto 70 milioni di copie. Lo sviluppatore Re-Logic ha commentato l'anniversario in un post su Steam, scrivendo: "Dire che raggiungere questo traguardo è allo stesso tempo folle e commovente è un eufemismo enorme [...] Il vostro supporto ci permette di andare avanti, di continuare ad espandere Terraria, senza dover ricorrere ad aumenti di prezzo o microtransazioni”. I numeri del gioco sono impressionanti: Terraria ha raggiunto una media di 461.000 giocatori al giorno nell'ultimo anno, con oltre 101 ore di gioco medie su PC. I rumor su un possibile sequel si inseguono da qualche anno ma è improbabile che ne vedremo presto uno. Il motivo è che il gioco è talmente grande nella sua forma attuale che un sequel, non importa il budget, avrebbe bisogno di anni e anni di Early Access anche solo per arrivare a offrire un’esperienza comparabile all’originale.

Fortnite è tornato nell’App Store ma la battaglia non è ancora vinta - Fortnite è tornato sull'Apple App Store in tutto il mondo (tranne che in Australia) e Epic ha dichiarato nel suo annuncio trionfale che "continuerà a contestare le pratiche anticoncorrenziali dell'App Store di Apple, che prevedono il divieto di app store alternativi e la concorrenza nei pagamenti". Il battle royale è potuto tornare su quella che è stata una delle sue piattaforme principali dopo che la Corte d'Appello del Nono Distretto degli Stati Uniti ha ribaltato la sua decisione di accogliere la richiesta di Apple di sospendere la sentenza di un tribunale di grado inferiore nella battaglia legale tra l'azienda ed Epic. Il CEO di Epic, Tim Sweeney, ha condiviso la notizia su Twitter, scrivendo: "Le autorità di vigilanza di tutto il mondo stanno seguendo questo caso per stabilire quale percentuale di commissione Apple potrà applicare sugli acquisti in tutti i grandi mercati al di fuori degli Stati Uniti".

Broken Sword diventa un film - Il progetto è in sviluppo con la collaborazione degli autori dei videogiochi, Revolution Software, e la produzione di Story Kitchen. La sceneggiatura è in mano a Evan Spiliotopoulos, lo stesso dell'adattamento live-action de La Bella e la Bestia di Disney. "Story Kitchen si è avvicinata a questo progetto con una profonda passione per l'IP", ha detto il fondatore e CEO di Revolution Software, Charles Cecil. "È una cosa rara. Le conversazioni creative hanno riguardato la trasposizione di ciò che Broken Sword è, piuttosto che ciò che può essere trasformato per apparire in un certo modo. Sono immensamente entusiasta di lavorare con Story Kitchen ed Evan”. La serie, che al momento conta 5 gaucho, è un caposaldo degli albori del mondo narrativo e punta e clicca: non sappiamo se il film sarà l’adattamento di un capitolo in particolare o qualcosa di nuovo che riprende ambientazioni e personaggi.

RIP Spellcasters Chronicles - Quantic Dream chiuderà il suo MOBA free-to-play, Spellcasters Chronicles, il 19 giugno 2026. Il gioco è stato pubblicato su Steam in Early Access a febbraio ed è stato il primo titolo rilasciato dallo studio dopo l'acquisizione da parte di NetEase. La softwarehouse di David Cage ha indicato che ci saranno dei licenziamenti, ma ha affermato che il suo gioco narrativo nell’universo di Star Wars, Eclipse, non ne risentirà. La risposta dei sindacati è stata immediata: “Questo progetto, iniziato 8 anni fa guidato da Guillaume de Fondaumière, David Cage e Grégorie Diaconu. Avrebbe dovuto essere un progetto di ‘dimensioni ragionevoli’ e la sua uscita era prevista molto prima”, ha scritto Le Syndicat des Travailleureuses du Jeu Vidéo in un post sul suo blog. “In tutti questi anni, nessuno ha messo in discussione il modello di business o come il gioco avrebbe dovuto diventare redditizio. Una gestione catastrofica del progetto ha portato a iterazioni su iterazioni, sfinendo il team e portando la produzione direttamente al disastro. La dirigenza di Quantic Dream attribuisce la colpa a fattori esterni; noi incolpiamo le loro decisioni, siano esse finanziarie, creative o organizzative. Il progetto risultante era incredibilmente costoso e mirato a un mercato ad alto rischio, senza soddisfare le attuali esigenze dei giocatori”.

La EWC lascia l’Arabia Saudita per colpa della guerra - La Coppa del Mondo degli Esports 2026 non si terrà più a Riyadh, ma si svolgerà a Parigi, in Francia. La Federazione degli Esports, sostenuta dall'Arabia Saudita, ha dichiarato che la decisione è stata presa a seguito di "un lungo processo di valutazione alla luce dell'attuale situazione regionale”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito la decisione "un evento storico e un onore per noi”. La notizia è il fulcro degli ultimi due episodi di [REDACTED] Podcast!

Warhorse al lavoro su un un RPG nella Terra di Mezzo - Amanti dei giochi di ruolo gioite! Warhorse Studios, lo sviluppatore di Kingdom Come: Deliverance, ha annunciato di essere al lavoro su "un RPG open world ambientato nella Terra di Mezzo”. La notizia segue alcune indiscrezioni di marzo secondo cui lo studio stava lavorando a un titolo de Il Signore degli Anelli. Warhorse ha anche confermato di essere al lavoro su una "nuova avventura nel mondo di Kingdom Come”. Ottime notizie per tutti coloro, incluso chi scrive, che sono rimasti completamente stregati dal medioevo storicamente accurato dello studio Boemo.

Subnautica 2 ha venduto 4 milioni di copie in una settimana - La notizia si commenta da sola: ci aspettavamo un trionfo ma i numeri continuano ad essere fuori-scala: 100 milioni di dollari di guadagni in 7 giorni.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Coffee Talk Tokyo: Quello ambientato nella capitale giapponese è l’ultimo di una serie di indie tutti a base di storytelling. Se avete amato i primi due, adorerete il terzo e se siete alla ricerca di una bella storia tutta a base di personalità complesse, non vi pentirete di avergli dato una possibilità. I clienti del vostro caffè notturno saranno umani e yōkai, tutti con una storia da raccontare e alla ricerca di un consiglio.

Thick as Thieves: L’ultima opera del leggendario designer di Epic Mickey, Warren Spector, è un gioco per giocatore singolo o cooperativo tutto a base di furti con livelli altamente rigiocabili, enigmi ambientali e sezioni di stealth. Dovrete tirare fuori la vostra inventiva per superare le sfide del gioco che ha in programma di aggiornarsi nel tempo con nuove mappe e personaggi.

Thrifty Business: Vi ricordate di Sticky Business? Gli stessi sviluppatori, dopo il successo straordinario del loro titolo precedente, sei sono messi al lavoro su un nuovo gestionale in pixel art: siete pronti ad aprire il vostro negozio di cose usate vintage? Dovrete gestire l’inventario, decorare gli spazi e organizzare vestiti, giochi, e tanto altro in un gestionale assolutamente cozy che ha già convinto decine di migliaia di persone.

Gallipoli: Dopo Verdun e Isonzo, BlackMill Games è tornata con un nuovo fps ambientato nella Prima Guerra Mondiale, questa volta nel disastroso teatro del tentativo dell’Intesa di aprire un terzo fronte contro gli Ottomani. Il quasi realismo della serie è ciò che ha fatto guadagnare una discreta fama allo studio che non ha deluso nemmeno con il suo terzo capitolo. Se siete alla ricerca di un nuovo fps storico Gallipoli potrebbe essere un’avventura appassionate capace di tenervi occupati per mesi.


Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro è un gioiello per tutti


Il reparto videogiochi della Lego continua a sorprendere con quello che è a tutti gli effetti il miglior videogioco di Batman da anni

Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro ci ricorda che abbiamo ancora bisogno del Lego humor e che anche le storie più intense si possono raccontare con leggerezza e semplicità, senza andare a inficiare sul divertimento.

Reduci del successo straordinario di Lego Star Wars The Skywalker Saga, gli sviluppatori di Traveller’s Tales (TT Games) sono riusciti a intrecciare nuovamente le dinamiche e le meccaniche del mondo Lego con gli ambienti, le storie e l’azione di quello di Batman, riuscendo anche a dire qualcosa di più rispetto ai videogiochi già usciti e al film del 2017.

Il segreto di questa novità è un ritorno alle vette videoludiche del Cavaliere Oscuro: la serie Arkham firmata Rocksteady. L'Eredità del Cavaliere Oscuro è a tutti gli effetti un nuovo titolo di questa serie, semplificato e addolcito, ma comunque pieno di azione, e cose da fare. Il merito è di un open world davvero curato in cui si sventano crimini, raccolgono collezionabili e si vivono le storie di Batman sogghignando quasi sempre a qualche buffa battuta o circostanza.

Il mondo che gli sviluppatori hanno realizzato resta come per magia sempre in equilibrio tra le atmosfere cupe e ostili del personaggio di Bob Kane, e quel lucido fascino di plastica del mondo Lego. Visivamente, l'Eredità del Cavaliere Oscuro lascia a bocca aperta sia guardando ai dettagli, sia lasciandosi travolgere dalle luci di Gotham. Passare del tempo in compagnia del gioco è un piacere anche quando non si va avanti con la storia o la progressione, un qualcosa di cui possono vantarsi pochi mondi open world.

Un cambiamento molto importante fatto dagli sviluppatori è stato quello di abbandonare la formula ormai storica delle decine di personaggi tipiche dei videogiochi Lego. In questo titolo di Batman ce ne sono solo sette e non ci sono super cattivi. A un primo sguardo potrebbe sembrare un taglio di costi e risorse, ma non è così: al posto di avere dieci personaggi con le stesse abilità e costumi diversi, l'Eredità del Cavaliere Oscuro ha sette personaggi veri, tutti con abilità uniche, animazioni uniche e un ruolo attivo nella storia visto che senza i mici di Cat Woman o la pistola a schiuma del Commissario Gordon è impossibile risolvere alcuni enigmi fondamentali.

Narrativamente, poi, il gioco ha diverse sorprese in serbo per i suoi giocatori. Al contrario della Skywalker Saga, per esempio, la storia non ripercorre solo le linee tracciate dai film, ma anche quelle di serie tv e altri videogiochi con le versioni dei cattivi che cambiano a seconda del momento rivissuto o citato. I fan del Cavaliere Oscuro potranno godersi scontri e scene d’azione da tutto il passato di Batman, dal Jocker di Jack Nicholson a quello di Heath Ledger passando per cattivi semi-sconosciuti come il Re del Condimento. C’è qualcosa per ogni singolo fan di Batman.

L’ultimo tassello che fa di questo gioco un gioiellino è il combattimento. Il sistema è quello di Arkham, ma semplificato: pugni nelle mani, schivate, contrattacchi e mosse speciali fanno da fondamenta per ciascun personaggio, poi i gadget gli danno quel tocco di unicità finale. Il sistema di stealth non è proprio rifinito, ma non annoia grazie alla sua semplicità, e le battaglie con i boss sanno mettere alla prova chi gioca nonostante sia quasi impossibile andare in game over.

L’unico difetto percepibile del gioco sono stati un paio di problemi tecnici (un crash e un checkpoint non registrato su PS5) che hanno dato fastidio solo per un attimo. La mappa, la cooperazione con fratelli e genitori sempre disponibile, il combattimento e la storia ci hanno conquistato e danno a Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro il meritato titolo di videogioco davvero per tutti.


Warhammer 40,000: Boltgun 2 sarà il nuovo re dei boomer shooter


Auroch Digital è sulla buona strada per replicare il successo straordinario del primo capitolo: la prova in anteprima

Warhammer 40,000: Boltgun 2 avrà un successo incredibile. É una previsione azzardata, ma per farla è bastato provare i due capitoli del gioco disponibili nella demo che ha appena fatto il suo debutto su Steam. Asciutto, soddisfacente, rapido il giusto e, soprattutto, distruttivo al massimo: il sequel del boomer shooter da mezzo milione di copie ambientato nell’universo di Warhammer ha tutte le carte in regola per fare contenti i moltissimi fan del primo capitolo.

La formula cambia, ma di poco. Il protagonista del primo capitolo Malum Caedo torna, e questa volta è affiancato da una co-protagonista, la Sister of Battle Nyra Veyrath, che è possibile selezionare non all’inizio di ciascun livello ma all’inizio del gioco. I loro gameplay differiscono per abilità aggiuntive e passive, lui è più monolitico, lei più agile, ma le fondamenta restano quelle da sparatutto aggressivo che non perdona. Soprattutto quando i nemici sono tanti, come alla fine del primo livello, vi accorgerete di quanto piccolo possa sentirsi anche il più valoroso servitore dell’Imperatore.

Le armi disponibili nella demo erano il classico Bolter dell’universo di 40K, il fucile a pompa, la pistola al plasma e il Bolter pesante. Ciascuna ha un’identità forte e munizioni a sufficienza da assaporare l’onnipotenza dello space marine, ma mai abbastanza da far sentire invulnerabile chi gioca. In una boss room ci siamo ritrovati senza colpi ed è stato un momento piuttosto adrenalinico.

Nei due livelli disponibili nella demo i nemici hanno offerto una sfida interessante: c’è ampia varietà (ma dovremo vedere a gioco finito) e alcuni riescono a sorprendere anche dopo tre o quattro partite allo stesso livello. Ci sono nuovi biomi, nuove fazioni e un generale senso di maggiore rifinitura del prodotto finito. Il gioco è realizzato tutto in Unreal Engine 5 e i ragazzi di Auroch Digital professano una passione incrollabile verso la proprietà intellettuale con tanto di serate con miniature e boardgame.

L’obiettivo dichiarato del sequel è essere “più grandi, migliori e più in linea con ciò che vogliono i giocatori” ha detto Jack Munns Lead Programmer di Auroch Digital durante una conferenza stampa di anteprima. “Abbiamo ascoltato i feedback che chiedevano boss meno ‘bullet sponge’ e ci siamo impegnati in questa direzione”. Questi nuovi nemici non sono presenti nella demo, ma quello che abbiamo visto in termini di “stanze-boss” con tanti avversari di alto livello ci ha lasciato soddisfatti e pieni di adrenalina.

Boltgun 2 ha tutte le carte in regola per fare molto bene quando uscirà: è divertente da giocare, è pieno di riferimenti al mondo di Warhammer 40.000, ha una grafica unica nella sua pixel art e promette di far vivere a chi gioca una storia interessante. L’unica cosa che non abbiamo visto nella demo è quel guizzo di creatività nel mondo degli fps che convincerebbe un novizio della serie e del franchise a dargli una possibilità, forse il gioco completo avrà qualcosa in più da dire su questo fronte. Se vi piacciono gli fps retrò provate la demo, non vi deluderà.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Sub italiani morti alle Maldive: l'illusione ottica, il cunicolo cieco e i dubbi su bombole


I cinque sub sono entrati nella grotta, si sono persi in un tunnel senza uscita e hanno esaurito l'aria. Domani le salme rientrano in Italia

È finita l'aria. È questa la causa della morte dei cinque sub italiani intrappolati giovedì scorso nella grotta di Alimathà, a oltre 60 metri di profondità nel mare delle Maldive. Lo ricostruisce Sara Gandolfi sul Corriere della Sera, inviata a Malè, con l'aiuto del team di soccorso finlandese, di fonti vicine agli investigatori e dei media locali. Le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino rientreranno domani in Italia. Il capobarca Gianluca Benedetti era stato trovato giovedì, alla fine del corridoio verso la prima camera.

I cinque sono entrati volontariamente nella grotta: l'ingresso è grande e ben visibile. Non c'è stato alcun risucchio, "nella grotta c'è una corrente di marea ma è leggerissima, impossibile che li abbia risucchiati", ha riferito il soccorritore finlandese Sami Paakkarinen. Dopo aver attraversato la prima camera e un corridoio lungo 30 metri che forma una specie di "esse", sono scesi nella seconda camera. Al momento di tornare indietro, si sono persi.

Il motivo è un'illusione ottica documentata dai sommozzatori che hanno ispezionato la grotta: le correnti spostano la sabbia del fondo accumulandola proprio nel punto in cui il corridoio risale, rendendo l'imbocco d'uscita apparentemente chiuso. A sinistra, un altro tunnel, largo quanto quello giusto, senza dislivelli né accumuli di sedimento, sembra aperto. Ma non porta da nessuna parte. È in fondo a quel cunicolo cieco che sono stati trovati i corpi di quattro sub lunedì.

Sul fronte dell'attrezzatura, emergono elementi critici. I sub probabilmente avevano le torce ma non il cosiddetto Filo d'Arianna, la cima guida che si segue durante un'immersione in grotta e che avrebbe potuto riportarli all'ingresso. Le bombole a bordo della Duke of York erano quelle standard per immersioni ricreative, da 11 o 13 litri, non le bombole di Trimix, la miscela di ossigeno, azoto ed elio necessaria per immersioni oltre i 60 metri. "Con quelle bombole si può rimanere sott'acqua a quelle profondità solo pochi minuti, al massimo 10", spiega Laura Marroni, Ceo di DAN Europe, che ha coordinato i soccorsi.

Restano aperti anche i nodi sui permessi. La professoressa Montefalcone aveva un'autorizzazione per ricerche scientifiche fino a 50 metri, ma né il nome della figlia Giorgia né quello del capobarca Benedetti figurano nella lista approvata. L'Università di Genova ha precisato che la penetrazione in quella grotta non era prevista dal piano di ricerca. Secondo l'avvocato Orietta Stella, legale della società Albatros Top Boat che gestiva la barca, "nessuno dei cinque sub aveva brevetti specifici per la penetrazione in grotta".

In Italia la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sono in programma le autopsie e l'analisi dell'attrezzatura, tra cui mute, bombole, telecamere GoPro, torce, computer e telefonini. Saranno sentiti anche i responsabili del dipartimento dell'Università di Genova dove insegnava la professoressa Montefalcone.

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La Gen Z americana è divisa politicamente in due tra


I maschi tra i 23 e i 29 anni si stanno spostando verso i democratici, mentre i diciottenni restano vicini a Trump. Le ragazze più giovani sono il gruppo più progressista in assoluto.

La Generazione Z non vota in modo uniforme e i sondaggi più recenti mostrano una frattura netta al suo interno, con i membri più grandi e quelli più giovani che si muovono in direzioni politiche opposte. Lo Yale Youth Poll della primavera 2026, ripreso dall'Atlantic, rileva che circa il 70 per cento dei giovani adulti disapprova l'operato del presidente Trump. Tra i maschi sotto i 30 anni il presidente ha perso consensi rispetto al sondaggio dello stesso istituto dell'autunno 2025, ma i dati rivelano una linea di demarcazione precisa: nella fascia 23-29 anni il sostegno ai democratici è cresciuto di 14 punti percentuali, mentre tra i 18-22enni è calato di un punto, nonostante anche in questo gruppo l'approvazione di Trump sia leggermente diminuita. Le donne della fascia più giovane sono invece il segmento più progressista dell'intera popolazione, più a sinistra anche delle coetanee di poco più grandi.

La Generazione Z comprende chi è nato tra il 1997 e il 2012 e i ricercatori che la studiano hanno iniziato a dividerla in due sottogruppi. Rachel Janfaza, che si occupa di questa fascia d'età, parla di Gen Z 1.0 e 2.0, mentre la ricercatrice Meghan Grace usa le definizioni di Big Zs e Little Zs. La differenza non è soltanto anagrafica ma riguarda esperienze formative profondamente diverse. I Big Zs hanno usato i cellulari tradizionali prima dello smartphone, hanno consultato riassunti online per i compiti scolastici e nel 2020 erano già all'università o si erano appena laureati. I Little Zs sono cresciuti con gli smartphone e con gli algoritmi di TikTok, hanno potuto usare l'intelligenza artificiale per scrivere i temi al liceo e quando è arrivato il Covid erano alle medie o al liceo, costretti in casa proprio nel momento in cui avrebbero dovuto stringere nuove amicizie e vivere le prime esperienze sentimentali.

Patrick Egan, docente di politiche pubbliche alla New York University, ha spiegato all'Atlantic che durante l'adolescenza e la prima età adulta le convinzioni politiche sono in fase di cristallizzazione e tutto ciò che circonda i giovani contribuisce a plasmarle: la famiglia, il quartiere ma anche lo stato del mondo in quel preciso momento storico. Egan cita l'esempio della Generazione X, che si è formata politicamente durante la presidenza popolare di Ronald Reagan a metà degli anni Ottanta e che ancora oggi tende a essere più repubblicana rispetto ad altre generazioni.

I Little Zs hanno mal sopportato le lezioni su Zoom e la cancellazione dei balli di fine anno e potrebbero aver apprezzato che molti repubblicani criticassero le chiusure delle scuole, gli obblighi di mascherina e parlassero di libertà individuale. Secondo Egan questa frustrazione verso chi prendeva decisioni ha alimentato un impulso anti-establishment particolarmente forte tra i più giovani della Generazione Z, meno legati ai modi tradizionali in cui ragionano sulla politica anche le persone di poco più grandi. Molti di loro apprezzano che Trump si presenti come un outsider che infrange le regole, nonostante sia al suo secondo mandato presidenziale.

La mentalità MAGA ha parlato in particolare ai maschi più giovani della Generazione Z. Meghan Grace ha osservato che molti repubblicani hanno messo su un piedistallo un certo modello di mascolinità proprio nel periodo in cui questi ragazzi stavano sviluppando la propria identità. I leader del partito sono apparsi nei podcast rivolti a un pubblico maschile e hanno stretto collaborazioni con la Ultimate Fighting Championship, trasmettendo il messaggio che la loro voce contava ed era benvenuta nel campo conservatore. Oggi questi ragazzi sono usciti dal liceo e si chiedono come guadagnarsi da vivere. Secondo Egan vedono che la crescita dell'occupazione avviene soprattutto in settori tradizionalmente femminili come sanità, commercio al dettaglio e servizi sociali, piuttosto che nel manifatturiero, e continuano ad ascoltare Trump che promette di risolvere i problemi dell'economia.

Le donne dei Little Zs sono state attratte solo in parte dal messaggio repubblicano, che pure ha intercettato le loro ansie economiche, il trauma del Covid e la frustrazione verso lo status quo. La sentenza Dobbs del 2021, che ha cancellato le tutele costituzionali sull'aborto, ha rappresentato un colpo particolarmente duro per le donne oggi poco più che ventenni. Grace e la collega Corey Seemiller studiano da anni l'ideologia politica della Generazione Z e nel 2021 avevano già individuato uno spostamento a destra dei maschi più giovani rispetto ai Big Zs, ma non avevano registrato cambiamenti significativi tra le donne. Dopo Dobbs le giovani donne si sono spostate decisamente a sinistra.

Il divario di genere all'interno della Generazione Z è particolarmente pronunciato tra i più giovani. Egan ha dichiarato all'Atlantic che, almeno in base ai risultati del sondaggio di Yale, questa divergenza potrebbe essere più marcata di quanto chiunque si aspettasse e potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo sulle prossime elezioni ma anche sulle relazioni interpersonali. Grace e Seemiller hanno intervistato giovani donne e tra quelle che non intendono sposarsi un terzo ha indicato come motivazione la paura di perdere la propria indipendenza.

Le convinzioni dei più giovani non sono però definitive. Egan osserva che diverse figure politiche, indipendentemente dal partito, potrebbero ancora rispondere al loro senso di impotenza, allo scetticismo verso le élite e alla ricerca di autenticità. Lo stesso elettore giovane oggi parla con entusiasmo non solo di Trump ma anche di Zohran Mamdani, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Secondo Egan oggi un ventenne ha accesso a una pluralità di voci enormemente superiore rispetto a quando lui stesso era giovane, attraverso TikTok, CNN, Fox News e il Congresso, e può trovare messaggi che parlano direttamente al suo senso di precarietà e instabilità.

Se Trump continuerà a non mantenere le promesse elettorali, anche i maschi più giovani della Generazione Z potrebbero rivolgersi altrove. Le elezioni di metà mandato sono vicine e, sebbene storicamente i giovani non partecipino in massa al voto, Grace ha ricordato che nel 2018 e nel 2022 la Generazione Z aveva fatto registrare un'affluenza notevole per la sua fascia d'età.

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Garlasco, il padre di Sempio: “Mio figlio è innocente, è una vigliaccata contro di lui”


Nuove dichiarazioni della famiglia mentre proseguono gli accertamenti sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. “Andrea non c’entra nulla, era con me quel giorno”

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuove dichiarazioni destinate ad alimentare il dibattito attorno alla posizione di Andrea Sempio, nuovamente coinvolto nelle attività investigative sull’omicidio di Chiara Poggi.

A intervenire questa volta è il padre, Giuseppe Sempio, che in un’intervista, rilasciata al TG1, ha ribadito con decisione l’innocenza del figlio, respingendo ogni ipotesi di coinvolgimento. L’uomo ha parlato di una vicenda che sta pesando profondamente sulla famiglia, definendo quanto sta accadendo come una “vigliaccata” nei confronti di Andrea.

Secondo il padre, il giovane si trovava con lui nel giorno del delitto e non avrebbe avuto alcun ruolo nei fatti contestati. Una versione che la famiglia sostiene con fermezza e che, nelle loro intenzioni, dovrebbe chiarire definitivamente la posizione del ragazzo rispetto all’inchiesta.

Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata delle indagini, che negli ultimi mesi hanno visto nuovi approfondimenti tecnici e la rivalutazione di elementi già acquisiti nelle precedenti fasi processuali. La Procura prosegue infatti gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e verificare eventuali responsabilità ancora non chiarite.

La difesa di Sempio continua intanto a lavorare su elementi utili a sostenere la sua estraneità ai fatti, mentre la famiglia chiede che l’attenzione mediatica non si trasformi in un processo parallelo. Un caso che, a distanza di anni, continua a dividere l’opinione pubblica e a sollevare interrogativi ancora aperti.

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Italia 31esima al mondo per innovazione: eccelle nella ricerca, ma resta indietro su istruzione


Il TEHA Global Innosystem Index 2026 analizza 49 Paesi. Eccellenze: supercalcolo e ricerca. Punti deboli: laureati e istruzione

L'Italia mantiene il 31esimo posto nella classifica mondiale della capacità di innovazione, la stessa posizione del 2023. È quanto emerge dal TEHA Global Innosystem Index 2026, presentato alla 15esima edizione del Technology Forum di TEHA Group a Stresa il 21 e 22 maggio. In testa alla classifica, che analizza 49 Paesi attraverso cinque dimensioni, capitale umano, risorse finanziarie, innovatività, attrattività ed efficacia dell'ecosistema, si collocano Singapore, Israele e il Regno Unito.

Il quadro italiano è quello di un Paese con eccellenze riconosciute a livello internazionale ma frenato da ritardi strutturali difficili da colmare. Sul fronte positivo, l'Italia è sesta al mondo per efficacia nel trasformare ricerca e innovazione in valore economico concreto, davanti a Germania, Francia e Cina. È quinta per numero di pubblicazioni scientifiche e citazioni accademiche, settima per capacità di supercalcolo grazie alle infrastrutture HPC presenti sul territorio, e sesta per saldo commerciale nei servizi di ricerca e sviluppo, un indicatore della capacità di esportare competenze scientifiche ad alto valore aggiunto.

Le criticità sono invece concentrate su capitale umano e investimenti. L'Italia è 33esima per capitale umano e 37esima per spesa pubblica in istruzione in rapporto al PIL, che si ferma al 4,07%. Solo il 31,58% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato, 35esimo posto mondiale, contro il 70,55% della Corea del Sud e il 60,32% del Regno Unito. I laureati STEM rappresentano il 23,55% del totale, dato inferiore rispetto ai principali competitor. Sul fronte degli investimenti, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo si ferma all'1,38% del PIL, con gli investimenti privati allo 0,79% e il venture capital allo 0,03%. L'Italia è inoltre 42esima per sviluppatori software ogni mille abitanti e 35esima per quota di esportazioni high-tech.

Per colmare questi gap, TEHA ha elaborato dieci proposte strategiche, tra cui la definizione di una Politica Tecnologica Nazionale sulle tecnologie emergenti, l'istituzione di Zone d'Innovazione Speciali, una Strategia Nazionale STEM, l'introduzione dell'alfabetizzazione digitale in tutti i livelli scolastici e il lancio di un Talent Attraction Package per attrarre ricercatori e imprenditori dall'estero.

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Approvato il progetto dell'arco trionfale di Trump a Washington


La Commissione delle Belle Arti dà il via libera nonostante il 100% dei commenti pubblici contrari e i ricorsi dei veterani del Vietnam. Rimossi i quattro leoni dorati alla base.

La Commissione delle Belle Arti di Washington ha approvato il progetto dell'arco trionfale alto 76 metri voluto dal presidente Donald Trump, nonostante l'opposizione quasi unanime del pubblico e diversi ricorsi giudiziari in corso. Il monumento sorgerà tra il Lincoln Memorial e il cimitero nazionale di Arlington.

Il via libera è arrivato giovedì 21 maggio dalla Commission of Fine Arts, l'agenzia federale che consiglia presidente e Congresso sui progetti di monumenti, memoriali, monete ed edifici federali. I commissari, tutti nominati da Trump, hanno votato a favore del progetto rivisto rispetto alla versione presentata ad aprile. Quattro membri su sette si sono espressi favorevolmente, mentre tre erano assenti. Si tratta del primo dei due passaggi necessari: il 4 giugno il progetto sarà esaminato dalla National Capital Planning Commission, un'altra commissione federale anch'essa composta da fedelissimi del presidente.

L'arco avrà un'altezza di 250 piedi, circa 76 metri, ma il monumento complessivo sarà più basso rispetto alla proposta iniziale. È stata eliminata una base alta otto piedi inclusa nella versione precedente, portando l'altezza totale da oltre 280 piedi a poco più di 270. Sono stati rimossi anche i quattro leoni dorati che dovevano ornare la base, una modifica chiesta dalla commissione perché i leoni "non sono originari degli Stati Uniti". Il granito sostituirà il marmo, materiale preferito da Trump ma scartato per ragioni di resistenza e durabilità. La profondità dell'arco è stata invece ampliata. In cima resterà una figura alata simile alla Statua della Libertà che regge una torcia, affiancata da due aquile dorate. Sui due lati saranno incise in lettere d'oro le frasi "One Nation Under God" e "Liberty and Justice for All". Una piattaforma panoramica offrirà una vista a 360 gradi.

Il vicepresidente della commissione, l'architetto James McCrery, aveva proposto di eliminare le statue in cima, una modifica che avrebbe ridotto l'altezza di circa 80 piedi. L'amministrazione, rappresentata da un funzionario del dipartimento degli Interni, ha fatto sapere che il presidente ha valutato la richiesta ma "ha scelto di non perseguire tale opzione". McCrery aveva chiesto anche la rimozione dei leoni e si era opposto al tunnel pedonale sotterraneo previsto per raggiungere l'arco, costruito su una rotatoria stradale: entrambi gli elementi sono stati eliminati. Una commissaria, Mary Anne Carter, ha apprezzato la rimozione degli ornamenti perché avvicina l'estetica dell'arco a quella sobria del cimitero di Arlington.

Il consenso pubblico al progetto è stato pressoché nullo. La commissione ha ricevuto circa mille commenti dal pubblico. Il segretario Thomas Luebke ha riferito che il 100% era contrario, leggendone uno che criticava le dimensioni del monumento definito un elemento verticale dominante in uno skyline che ha sempre resistito a simili intrusioni. Tra l'ultima raccolta di commenti e l'attuale, la CFA ha registrato 600 nuovi pareri, di cui il 99,5% negativi. Durante l'audizione pubblica, conservatori professionisti, storici e gruppi civici hanno espresso giudizi durissimi su posizione, altezza, design e assenza di un adeguato processo di approvazione.

L'arco, ispirato all'Arco di Trionfo di Parigi che misura 50 metri, sarà alto significativamente più del Lincoln Memorial, che raggiunge i 99 piedi, mentre il Washington Monument resta a 555 piedi. Sorgerà nella Memorial Circle, la rotatoria tra l'ingresso del cimitero di Arlington e il Lincoln Memorial, e dovrebbe celebrare il 250esimo anniversario degli Stati Uniti, previsto per luglio. Trump, informato dell'approvazione durante un incontro con la stampa nello Studio Ovale, ha detto ai giornalisti che il monumento è "bellissimo" e ha sostenuto che gli archi trionfali "di solito si fanno per le vittorie e per le guerre", aggiungendo che ne esistono 59 al mondo e Washington è "l'unica città importante e principale che non ne ha uno". Il presidente e il segretario degli Interni Doug Burgum hanno argomentato che Washington è l'unica capitale del mondo occidentale priva di un'arcata del genere. Il dipartimento degli Interni include il National Park Service, che gestisce il terreno scelto per la costruzione.

Il progetto è oggetto di un ricorso giudiziario federale presentato da un gruppo di veterani della guerra del Vietnam e da uno storico dell'architettura, rappresentati dall'organizzazione Public Citizen. I ricorrenti sostengono che l'arco ostruirebbe la vista tra il cimitero di Arlington e il Lincoln Memorial, una prospettiva "concepita per simboleggiare l'unificazione del Paese dopo la guerra civile e la forza di una nazione unita". Argomentano inoltre che il Congresso non ha autorizzato la costruzione di un arco commemorativo sul terreno federale gestito dal National Park Service, un passaggio che la legge richiede prima di procedere. Per ora il giudice non è intervenuto.

Trump ha respinto questa interpretazione, affermando di non avere bisogno del Congresso perché il terreno è di proprietà del dipartimento degli Interni. L'amministrazione conta di utilizzare un'autorizzazione poco nota risalente a un secolo fa per aggirare il passaggio parlamentare. La stessa strategia è stata adottata per la sala da ballo della Casa Bianca, anch'essa contestata in tribunale.

Sono già iniziati alcuni lavori preliminari sul sito. La CNN ha osservato la scorsa settimana squadre di operai con una trivella perforare il terreno. Il dipartimento degli Interni ha spiegato a CNN che si tratta di rilievi geotecnici "richiesti dalla legge", una pratica standard prima della proposta finale.

Restano i timori per la sicurezza del traffico aereo, dato che l'arco sorgerà a meno di tre chilometri dall'aeroporto Ronald Reagan, uno dei più trafficati del Paese, in uno spazio aereo già congestionato. Il dipartimento degli Interni ha chiesto uno studio aeronautico formale alla Federal Aviation Administration per stabilire se la struttura rappresenti un pericolo per i voli.

L'arco si inserisce in una serie di interventi voluti dal presidente per ridisegnare l'immagine della capitale: la sala da ballo nell'ala est della Casa Bianca, un giardino di sculture dedicato agli eroi americani lungo il fiume Potomac, la ridenominazione del Kennedy Center per includere il proprio nome, la costruzione di un campo da golf e la modifica del colore della vasca riflettente del Lincoln Memorial. Quest'ultimo progetto è oggetto di un altro ricorso, presentato dalla Cultural Landscape Foundation, che accusa l'amministrazione di voler dipingere di blu il fondo della vasca senza rispettare le leggi federali sulla tutela dei siti storici. Nel ricorso di 26 pagine gli avvocati dell'organizzazione parlano di un modello di comportamento "esemplificato dalla fretta di demolire l'ala est della Casa Bianca", in cui l'amministrazione "ignora deliberatamente i limiti legali stabiliti dal Congresso".

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Merz propone l'Ucraina come membro associato dell'Ue con una lettera a von der Leyen


Il cancelliere tedesco chiede di aprire subito tutti i cluster negoziali e di coinvolgere Kiev nelle istituzioni europee

Friedrich Merz vuole accelerare. Il cancelliere tedesco ha scritto il 18 maggio ai presidenti della Commissione europea Ursula von der Leyen, del Consiglio europeo António Costa e di Cipro Nikos Christodoulides per chiedere un'accelerazione decisa nel processo di integrazione europea dell'Ucraina. Lo rivela il Corriere della Sera.

"È giunto il momento di avanzare con decisione", scrive Merz. Il tema era già scivolato fuori dall'agenda dei summit Ue di marzo e ora anche di giugno. Per il cancelliere non c'è più tempo: "In vista del processo di pace non possiamo permetterci ulteriori ritardi".

La proposta prevede due binari paralleli. Il primo: aprire subito tutti i cluster negoziali per il processo di adesione ordinario. Il secondo: introdurre una "membership associata" che coinvolga l'Ucraina nelle istituzioni europee fin da subito, senza aspettare la fine del percorso. In concreto, Kiev otterrebbe partecipazione senza diritto di voto al Consiglio europeo e al Consiglio dei ministri, un commissario senza portafoglio, eurodeputati senza diritto di voto e un giudice associato alla Corte di Giustizia. Il bilancio europeo si applicherebbe solo gradualmente.

La proposta include anche un impegno degli Stati membri ad applicare nei confronti dell'Ucraina la clausola di difesa reciproca dell'articolo 42.7 del Trattato sull'Ue. Una garanzia di sicurezza sostanziale, non solo simbolica.

Merz tiene a chiarire un punto: non si tratterebbe di "una membership di secondo livello". La precisazione non è casuale, nelle scorse settimane l'idea di un'adesione "simbolica" aveva suscitato la reazione molto negativa di Kiev, che temeva il passaggio intermedio potesse diventare quello definitivo.

La Germania non dimentica i Balcani Occidentali e la Moldavia, per i quali propone accesso privilegiato al Mercato interno e status di osservatore nelle istituzioni Ue. Uno status inferiore rispetto a quello previsto per Kiev, differenza che Merz giustifica con la situazione di Paese in guerra. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ricordato ieri che "parlando di Ucraina non dobbiamo dimenticare i Balcani, che sono candidati da prima".

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I Dem sono in vantaggio per vincere la Camera a novembre


Il partito guadagna terreno nei sondaggi sul voto al Congresso, mentre l'approvazione del presidente scende sotto il 40 per cento e cresce la disapprovazione su economia e guerra con l'Iran.

I democratici hanno accumulato un vantaggio sufficiente nei sondaggi nazionali per riconquistare la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di metà mandato del novembre 2026, nonostante il ridisegno dei collegi elettorali abbia favorito i repubblicani. Lo indicano sia le medie dei sondaggi sia un modello previsionale basato su otto decenni di storia elettorale americana.

L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa sotto il 40 per cento. Le medie di RealClearPolitics la collocano al 38,4 per cento secondo Silver Bulletin, con un saldo netto tra approvazione e disapprovazione di meno 17 per cento per RealClearPolitics e meno 20,1 per cento per Silver Bulletin. Sul cosiddetto generic ballot, cioè il sondaggio che misura le intenzioni di voto per la Camera senza fare riferimento a candidati specifici, i democratici hanno raggiunto i livelli più alti dell'attuale mandato di Trump: 7,2 punti di vantaggio nella media di RealClearPolitics e 6,6 punti in quella di Silver Bulletin.

Per dare un termine di paragone, nel 2024 i repubblicani vinsero il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento, che si tradusse in una maggioranza di soli cinque seggi. Nel 2022 il margine fu del 2,7 per cento e produsse sette seggi di vantaggio. Nelle elezioni di metà mandato del 2018, durante il primo mandato di Trump, i democratici vinsero il voto popolare nazionale con 8,6 punti di vantaggio e conquistarono la Camera con un margine di 35 seggi.

Alcuni sondaggi recenti mostrano numeri ancora più favorevoli ai democratici rispetto alle medie. Un sondaggio del New York Times e del Siena College del 15 maggio dà i democratici avanti di 11 punti tra gli elettori registrati, 50 a 39 per cento. AtlasIntel, all'inizio di maggio, ha registrato un vantaggio democratico di 15 punti, 55 a 40 per cento.

Il vantaggio democratico appare sufficiente a superare il guadagno che i repubblicani hanno ottenuto attraverso il ridisegno dei collegi elettorali. La situazione è cambiata dopo la sentenza della Corte Suprema del 29 aprile nel caso Louisiana contro Callais, che ha indebolito una disposizione chiave del Voting Rights Act del 1965 e ha permesso a diversi Stati del Sud di ridisegnare i collegi smantellando alcuni distretti a maggioranza di minoranze etniche e creando nuovi collegi favorevoli ai repubblicani. A questo si è aggiunta una decisione della Corte Suprema della Virginia che ha bocciato un piano democratico di ridisegno che avrebbe creato quattro nuovi collegi favorevoli ai democratici. Secondo le stime di G. Elliott Morris, citate da Intelligencer, i democratici potrebbero ora dover vincere il voto popolare nazionale con un margine fino al 4 per cento per riconquistare la Camera. Al momento sono sopra questa soglia.

Alan I. Abramowitz, politologo dell'Università di Emory e collaboratore di Sabato's Crystal Ball, ha aggiornato un modello previsionale che combina due variabili: il numero di seggi detenuti dal partito del presidente prima delle elezioni e il margine sul generic ballot. Applicato alle 20 elezioni di metà mandato tra il 1946 e il 2022, il modello spiega il 94 per cento della variazione nei seggi vinti dal partito del presidente. Aggiungere l'indice di approvazione presidenziale non migliora l'accuratezza delle previsioni, perché secondo Abramowitz il generic ballot già incorpora il peso politico del presidente.

I repubblicani hanno vinto 220 seggi nel 2024 e sono indietro di circa sei punti sul generic ballot. Applicando il modello, perderebbero 28 seggi, scendendo a 192. Anche assumendo che il ridisegno dei collegi aggiunga effettivamente 10 seggi favorevoli ai repubblicani prima delle elezioni, la previsione si ferma a 197 seggi, comunque ben sotto i 218 necessari per la maggioranza. Per Abramowitz, i democratici sono favoriti a conquistare la Camera in qualsiasi scenario in cui mantengano almeno due punti di vantaggio sul generic ballot. I repubblicani avrebbero una possibilità ragionevole di conservare la maggioranza solo se fossero in parità o in vantaggio sul generic ballot.

Anche il livello di entusiasmo elettorale favorisce i democratici. Un sondaggio Economist e YouGov dell'11 maggio rileva che il 68 per cento dei democratici si dice molto motivato a votare, contro il 61 per cento dei repubblicani. Un sondaggio ABC e Washington Post del 3 maggio mostra che il 73 per cento degli elettori democratici considera le elezioni del 2026 più importanti delle precedenti elezioni di metà mandato, contro il 52 per cento dei repubblicani.

Dietro questi numeri ci sono soprattutto le preoccupazioni per il costo della vita e la guerra con l'Iran. Sui temi economici Trump ha un saldo netto di approvazione di meno 41,8 per cento nella media di Silver Bulletin. Il sondaggio Times e Siena gli attribuisce il 28 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione sul costo della vita, di cui il 56 per cento di disapprovazione forte. CBS e YouGov registrano 27 per cento di approvazione e 73 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos rilevano 25 per cento di approvazione e 69 per cento di disapprovazione. Il 65 per cento degli americani intervistati da CBS e YouGov ritiene che le politiche di Trump stiano peggiorando l'economia.

La guerra con l'Iran è quasi altrettanto impopolare. Le medie di Silver Bulletin indicano che il 36 per cento degli americani sostiene il conflitto e il 58,9 per cento si oppone, con un saldo netto di meno 22,9 per cento. All'inizio del conflitto, il 3 marzo, il saldo netto era di meno 8,2 per cento. Il sondaggio Times e Siena rileva che il 56 per cento degli elettori registrati disapprova fortemente la guerra. L'86 per cento degli americani intervistati da Economist e YouGov ritiene che il conflitto durerà almeno un altro mese, e il 34 per cento pensa che durerà più di un anno.

Il consenso di Trump appare sempre più limitato al nucleo duro del movimento MAGA. Tra gli elettori indipendenti, Times e Siena registrano il 26 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione, di cui il 54 per cento di disapprovazione forte. Economist e YouGov rilevano numeri quasi identici: 24 per cento di approvazione e 65 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos indicano 26 per cento di approvazione e 71 per cento di disapprovazione. Il dato più significativo riguarda gli elettori che hanno votato per Trump nel 2024: il sondaggio Times e Siena rileva che il 16 per cento di loro ora disapprova il suo operato.

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L’Inter abbraccia Milano: festa infinita all’Arena Civica per Scudetto e Coppa Italia


Dopo il 21° Scudetto e la Coppa Italia, l’Inter celebra il doblete all’Arena Civica tra cori, emozioni e l’abbraccio del popolo nerazzurro.
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La festa dell’Inter continua e conquista anche l’Arena Civica di Milano, trasformata per un giorno in un simbolico tempio nerazzurro. Dopo le celebrazioni per il 21° Scudetto e la vittoria della Coppa Italia, migliaia di tifosi hanno preso parte a un nuovo appuntamento carico di entusiasmo, orgoglio e senso di appartenenza.

L’Arena, luogo storico dello sport milanese e legata alle origini dell’Ambrosiana-Inter, ha fatto da cornice a una giornata dal forte valore identitario. Tra cori, applausi e bandiere, il popolo interista ha celebrato una stagione destinata a restare nella memoria, vivendo un momento di grande unione tra squadra, club e tifoseria.

Sul prato e sugli spalti si è respirata l’atmosfera delle grandi occasioni. Non una semplice passerella celebrativa, ma un vero abbraccio collettivo attorno a una squadra che ha saputo riportare entusiasmo e continuità vincente nell’ambiente nerazzurro. Il doblete conquistato ha acceso definitivamente la città, con Milano tinta ancora una volta di nerazzurro.
Foto di Inter.it
A infiammare ulteriormente il clima sono arrivate anche le parole del presidente Beppe Marotta, che ha rivendicato con orgoglio il peso delle due stelle e il primato cittadino dell’Inter. Dichiarazioni che hanno accompagnato l’euforia di una tifoseria che sente di vivere uno dei momenti più importanti della storia recente del club.

“Sono molto felice e orgoglioso di avervi qui, in questa giornata che deve celebrare un traguardo straordinario: una doppietta, due trofei importantissimi. Siamo in un contesto iconico, l'Arena Civica, dove l'Inter ha giocato dal 1930 al 1947, ma dove soprattutto si allenava l'Inter di Helenio Herrera, che ha conquistato due Coppe dei Campioni sotto la presidenza di Angelo Moratti. Voglio ringraziare il Presidente Massimo Moratti che è qui con noi, e anche il dottor Tronchetti Provera che con Pirelli ha segnato pagine di storia di questo Club. Il ringraziamento va a tutti questi ragazzi della squadra Campione d'Italia, al loro leader Cristian Chivu che li ha condotti fino a queste splendide vittorie. Oggi ci sono tutte le componenti della società, della nostra famiglia. Queste persone rappresentano i milioni di tifosi di tutto il mondo. Grazie a voi, siete il cuore pulsante della nostra Società, siete il dodicesimo uomo in campo: i ragazzi che giocano ne sono consapevoli, il tifo è speciale e voi siete speciali. Se la squadra vince è merito della squadra invisibile che sta alle spalle dei giocatori: i dipendenti dell'Inter che mettono a disposizione le proprie risorse affinché la squadra si esprima al massimo. Abbiamo qui l'U23, la squadra Femminile che ha conquistato la qualificazione alla UEFA Women's Champions League, poi c'è la Primavera che sta per disputare i playoff del campionato e tutte le squadre del settore giovanile. Il pensiero va anche alle nostre squadre Special, tre squadre che sono il fiore all'occhiello del nostro Club Ringrazio la Proprietà, che ha raccolto l'Inter in un momento di difficoltà ed è riuscita a supportare l'attività gestionale. Ci è sempre stata vicino, con una presenza silenziosa e continua. L'Inter va avanti anche grazie a loro. Ringrazio i Presidenti che mi hanno preceduto in questo ruolo, la famiglia Moratti, così come Ivanoe Fraizzoli, Ernesto Pellegrini, Steven Zhang e tutti quelli che in questi 118 anni hanno tenuto le redini di questa società Questa Arena è l'icona della città, siamo la squadra della città: a Milano siamo gli unici con Due Stelle, ci siamo solo noi. Sempre forza Inter e grazie a tutti”


Quella dell’Arena Civica è stata la conferma di un legame fortissimo tra l’Inter e la sua gente. Dai festeggiamenti nelle strade di Milano fino all’abbraccio sugli spalti, il filo conduttore resta lo stesso: una squadra vincente, una tifoseria appassionata e una città che continua a sognare insieme ai suoi colori.

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Assegno di inclusione, estensione agli stranieri con permesso per “casi speciali”


Misura sociale estesa per tutelare stranieri vulnerabili, con accesso semplificato e vincoli mirati contro abusi e sfruttamento

L’INPS ha chiarito, con la circolare 58/2026, le modalità di estensione dell’assegno di inclusione (Adi) anche agli stranieri titolari di permesso di soggiorno per “casi speciali”. La misura, rivolta a categorie particolarmente vulnerabili, rappresenta un nuovo passo nell’ambito delle politiche sociali e di contrasto allo sfruttamento del lavoro.

L’assessore regionale alle Politiche sociali, Roberto Santangelo, ha sottolineato l’importanza della novità: “Consentire l’accesso a tale misura anche ad alcune categorie vulnerabili lo rende uno strumento di contrasto allo sfruttamento del lavoro, alla tratta e alla violenza, sottraendo potenziali vittime da situazioni di abuso”.

Secondo quanto indicato dall’INPS, l’accesso all’Adi per i titolari di permesso per “casi speciali” avviene con alcune deroghe rispetto ai requisiti ordinari di cittadinanza, residenza ed economici previsti dalla normativa generale. Tuttavia, restano in vigore alcune condizioni restrittive, tra cui il possesso di beni durevoli, gli indicatori del tenore di vita, la presenza di misure cautelari o di prevenzione, e le condanne definitive nei dieci anni precedenti la richiesta.

La durata dell’assegno di inclusione non potrà superare i limiti previsti dalla normativa ordinaria, cioè 18 mesi con possibilità di rinnovo per ulteriori 12 mesi, né eccedere la durata del permesso di soggiorno che consente l’accesso alla prestazione.

Le domande potranno essere presentate non appena saranno completate le modifiche al modello online disponibile sul sito dell’INPS. L’accesso resterà possibile direttamente tramite SPID, CNS o CIE, oppure attraverso patronati e Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

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Tecnologia alleata degli studenti: il digitale riduce stress e pressione per quasi il 90% degli universitari


Quasi 9 studenti universitari italiani su 10 considerano la tecnologia un valido alleato contro stress e pressione accademica. Tra AI, app e strumenti digitali, cambia il modo di affrontare studio, organizzazione e benessere mentale
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Non solo uno strumento di studio, ma un vero e proprio supporto emotivo. Per l’88% degli studenti universitari italiani della Generazione Z, la tecnologia è un aiuto a sentirsi più supportati e in controllo durante i periodi di studio più intensi. È uno dei dati più significativi che emerge da una nuova ricerca europea commissionata da Lenovo, che ha analizzato le abitudini digitali di oltre 8.000 studenti tra i 18 e i 25 anni, con un focus specifico sull’Italia.

Garmin Forerunner 70 e 170 ufficiali: i nuovi smartwatch running 2026
I due smartwatch introducono funzioni smart avanzate, monitoraggio fitness evoluto e strumenti dedicati agli sportivi che vogliono migliorare allenamenti e prestazioni nel 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In un contesto accademico sempre più frammentato, fatto di lezioni ibride, scadenze ravvicinate e carichi cognitivi elevati, il tablet si afferma come il punto di equilibrio tra performance e benessere. Quasi 9 studenti su 10 in Italia (89%) lo considerano uno strumento utile per la vita universitaria, mentre per il 93% è fondamentale poter concentrare su un unico dispositivo studio, creatività e momenti di pausa.
Il 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare ideeIl 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare idee

Studio senza luogo fisso, controllo come nuova priorità


La ricerca fotografa una generazione che studia in modo sempre meno legato a una scrivania: casa, università, biblioteche, mezzi di trasporto diventano spazi di apprendimento intercambiabili. In questo scenario, portabilità e facilità d’uso emergono come fattori decisivi. Il 36% degli studenti italiani, infatti, indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunque. Ma alla flessibilità si affianca una nuova esigenza: mantenere concentrazione e controllo in un ambiente ricco di stimoli e distrazioni. Il 46% degli studenti italiani afferma che un display di alta qualità aiuta a mantenere il focus, mentre il 42% ritiene fondamentali modalità e strumenti che riducano le distrazioni digitali.

Tecnologia come supporto


Il dato forse più rivelatore riguarda il rapporto tra tecnologia e stress. In Italia, l’88% degli studenti dichiara che i dispositivi digitali li aiutano a gestire meglio la pressione nei momenti più difficili dell’anno accademico, contribuendo a una maggiore sensazione di controllo. Un ruolo che va oltre l’efficienza e che tocca la sfera emotiva, in una fase della vita segnata da alta competizione, aspettative e incertezza.

La ricerca racconta una generazione che vive sotto pressione costante e che cerca nella tecnologia non scorciatoie, ma strumenti affidabili per restare concentrata, lucida e in controllo - commenta Alessandro De Lio di Lenovo Italia - il tablet diventa così uno spazio unico che accompagna ragazzi e ragazze durante l’intera giornata, senza separare studio, creatività e momenti di decompressione”.


Il 36% degli studenti italiani indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunqueIl 36% degli studenti italiani indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunque

AI: un supporto silenzioso nello studio quotidiano


In questo equilibrio sempre più delicato, anche l’intelligenza artificiale entra nella quotidianità come supporto discreto ma continuo. Il 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare idee. L’AI non viene percepita come sostituto del pensiero critico, ma come un alleato che aiuta a risparmiare tempo e gestire meglio il carico mentale durante i periodi più intensi.

DJI Mic Mini 2: audio migliorato, autonomia e novità del microfono wireless
Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Lenovo, questa evoluzione richiede dispositivi capaci di integrare performance, portabilità e strumenti intelligenti in modo naturale, accompagnando lo studente lungo tutta la giornata senza spezzare il flusso tra studio, creatività e vita personale.


Garmin Forerunner 70 e 170 ufficiali: i nuovi smartwatch che rivoluzionano la corsa nel 2026


Garmin ha annunciato oggi Forerunner 70 e Forerunner 170, gli smartwatch dedicati alla corsa con funzioni specifiche per tutti gli amanti di questa disciplina. Negli ultimi anni, la corsa è andata oltre il concetto di performance: accanto ai runner esperti con la testa alla prossima maratona, cresce una fascia sempre più ampia di persone che si avvicinano alla corsa in modo informale. Essi corrono una o due volte a settimana, senza obiettivi sportivi né tabelle di allenamento rigide, guidati principalmente dal desiderio di accrescere il proprio benessere fisico e mentale. Non si definiscono atleti, non inseguono risultati estremi: cercano continuità, equilibrio e un modo sostenibile per prendersi cura di sé.

HONOR D1 batte il record umano alla mezza maratona 2026 | TechPerTutti
HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un cambio di paradigma


In questo nuovo modo di vivere il running, però, emerge una verità semplice: il difficile non è correre, è continuare. In questo contesto, emerge un nuovo bisogno: strumenti capaci di accompagnare le persone senza pressione, valorizzando ogni piccolo progresso e rendendo la corsa parte naturale della propria routine. Da qui nasce un cambio di paradigma: supportare chi inizia a correre non significa spingerlo oltre, ma aiutarlo a trovare il proprio ritmo, a dare valore anche agli sforzi minimi e a non interrompere il percorso. È con questo approccio che Garmin ha presentato Forerunner 70 e Forerunner 170, smartwatch pensati appositamente per chi si sta avvicinando al mondo della corsa e ha bisogno di proseguire il proprio percorso o perfezionare l'allenamento. Entrambi i modelli vantano display AMOLED con colori brillanti da 1,2 pollici, touchscreen reattivi e un design tradizionale a 5 pulsanti per una maggiore facilità d'uso. I due nuovi smartwatch offrono funzioni per la salute quotidiana, per capire in modo semplice e intuitivo come le sessioni di running contribuiscono allo stato generale di benessere, strumenti di allenamento avanzati per chi invece ha già iniziato o decide di proseguire in modo più strutturato, notifiche smart e altro ancora, senza l’obbligo di dover ricaricare l'orologio ogni notte.
Forerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud BlueForerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue

Forerunner 70


Ricco di funzionalità per ogni livello, Forerunner 70 è la scelta ideale per chi ha individuato nella corsa l’attività da svolgere per stare meglio. Un alleato che accompagna ogni fase del percorso con precisione, dati chiari e consigli utili su come continuare. Il nuovo Garmin Forerunner 70 offre tutte le funzionalità essenziali per il running, tra cui GPS integrato, monitoraggio di tempo, distanza, passo e frequenza cardiaca direttamente dal polso. Lo smartwatch introduce allenamenti rapidi personalizzati in base al livello di forma fisica dell’utente e supporta i piani Garmin Coach, che si adattano quotidianamente ai dati di recupero e salute per aiutare a preparare gare, migliorare le prestazioni o raggiungere nuovi obiettivi fitness.

Miele Triflex HX3 Aqua: la nuova scopa cordless ora lava i pavimenti
Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra le novità spiccano anche i suggerimenti di allenamento giornalieri, inclusi programmi corsa/camminata dinamici. Forerunner 70 integra inoltre avanzate funzioni sviluppate dal Garmin Human Performance Lab, come Training Readiness, Training Status, potenza di corsa dal polso e dinamiche di corsa, oltre a più di 80 app sportive dedicate ad attività come nuoto, ciclismo e allenamento della forza. Sul fronte salute e benessere, offre monitoraggio continuo del sonno, HRV, Pulse Ox, respirazione e altre metriche evolute disponibili tramite l’app Health Status. Non mancano notifiche smart, LiveTrack e funzioni di sicurezza e tracciamento. L’autonomia raggiunge fino a 13 giorni in modalità smartwatch, con diverse colorazioni disponibili tra cui Citron, Cool Lavender, Black e Whitestone.
Forerunner 170 Black con cinturino Black/Amp YellowForerunner 170 Black con cinturino Black/Amp Yellow

Forerunner 170


Forerunner 170 aggiunge l’altimetro barometrico per metriche ancora più puntuali e i piani di allenamento Garmin Coach dedicati al ciclismo. Inoltre, è dotato di funzionalità pensate per chi è sempre in movimento, come i pagamenti contactless Garmin Pay. E per chi ama dare energia alle proprie uscite di corsa ascoltando le playlist preferite, Forerunner 170 Music consente agli utenti di scaricare brani, podcast e altro dai più diffusi servizi musicali di terze parti (è necessario disporre di un abbonamento al servizio di streaming musicale) direttamente sull'orologio per ascoltarli senza telefono con cuffie wireless. Entrambi i modelli garantiscono fino a 10 giorni di autonomia in modalità smartwatch (dati Garmin) e sono disponibili in diverse colorazioni: Black con cinturino Black/Amp Yellow e Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue. Forerunner 170 Music è disponibile in colorazioni sorprendenti come Teal Green con cinturino Teal Green/Citron e Red Pink con cinturino Red Pink/Mango. Disponibili all'acquisto su Garmin.com, Forerunner 70 ha un prezzo di 249,99 euro, Forerunner 170 di 299,99 euro e Forerunner 170 Music di 349,99 euro.


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Khamenei ferma il trasferimento dell'uranio all'estero, negoziato in stallo


La nuova Guida Suprema iraniana ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare restino nel Paese. Una decisione che complica la trattativa con Washington e irrigidisce lo scontro con Israele.

La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare non lascino il Paese. La nuova direttiva irrigidisce la posizione di Teheran su una delle richieste chiave degli Stati Uniti e rischia di complicare seriamente i negoziati in corso per porre fine alla guerra con Washington e Tel Aviv. Lo riferisce Reuters, citando due alte fonti iraniane.

"La direttiva della Guida Suprema, e il consenso all'interno dell'establishment, è che le scorte di uranio arricchito non debbano lasciare il Paese", ha detto a Reuters una delle due fonti, parlando in forma anonima per la delicatezza del tema. I vertici politici e militari di Teheran ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi di Stati Uniti e Israele. Teheran sostiene ufficialmente che una parte dell'uranio altamente arricchito serva a scopi medici e a un reattore di ricerca nella capitale, che opera con piccole quantità di uranio arricchito intorno al 20%.

Secondo alcuni funzionari israeliani citati dalla stessa agenzia, il presidente Donald Trump aveva assicurato a Israele che lo stock iraniano di uranio altamente arricchito sarebbe stato trasferito fuori dal territorio iraniano. Ogni accordo di pace, secondo questa linea, avrebbe dovuto contenere una clausola esplicita in tal senso. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che non considererà conclusa la guerra finché l'uranio arricchito non sarà del tutto rimosso, Teheran non interromperà il sostegno alle milizie alleate e le sue capacità missilistiche balistiche non saranno eliminate.
L'uranio che blocca la pace — FocusAmerica

Guerra USA-Iran · Il nodo del negoziato

L'uranio che blocca la pace


Mojtaba Khamenei ordina che le scorte di uranio arricchito non lascino il Paese. È la richiesta principale di Washington e Tel Aviv per chiudere la guerra. Su questo punto i negoziati sono bloccati.

FocusAmerica · Analisi geopolitica Fonti: Reuters, CNN, AIEA

Uranio arricchito al 60% — stima AIEA
440,9kg

Lo stock di uranio arricchito iraniano che esisteva prima dei raid del giugno 2025. Non si sa quanto sia sopravvissuto agli attacchi americani e israeliani: la maggior parte resta probabilmente sepolta nelle gallerie dei siti nucleari.

~200
kg a Isfahan

2
impianti a Natanz

?
resto disperso

Esplora il dossier
1 L'uranio 2 Le posizioni 3 Le capacità 4 Cronologia

Dove si trova l'uranio arricchito

Lo stock noto e quello introvabile


L'AIEA ha confermato con precisione solo la quota custodita a Isfahan. Il resto — circa la metà delle scorte pre-guerra — è disperso tra siti bombardati, gallerie sigillate e materiale di cui non si conosce il destino.

Stock totale stimato 440,9 kg

~200 kg localizzati ~240 kg non confermati

I

Isfahan — complesso di tunnel
~200 kg

Secondo il direttore AIEA Rafael Grossi, è qui che si trova "principalmente" l'uranio sopravvissuto ai raid. Custodito in gallerie sotterranee.

N

Natanz — due impianti di arricchimento
Quota residua

L'Iran disponeva qui di due impianti di arricchimento. Quantità precisa di materiale arricchito post-raid di giugno non confermata pubblicamente dall'agenzia.

?

Sotto le macerie — dispersione incerta
~240 kg

La differenza tra lo stock pre-raid e quanto localizzato dall'AIEA. Stato e accessibilità rimangono oggetto di valutazioni d'intelligence.

I tre attori con tre richieste tra loro incompatibili

Cosa chiede ciascuna parte


Tocca ogni voce per leggere la posizione completa.

Iran
L'uranio resta nel Paese

La richiesta
Le scorte non lasciano il territorio iraniano. Diritto all'arricchimento deve essere riconosciuto.

Direttiva della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. I vertici politici e militari ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi. Teheran sostiene che parte dell'uranio al 20% serva a scopi medici e a un reattore di ricerca. Aperto solo a una "diluizione sotto supervisione AIEA".

Stati Uniti
Trasferimento totale all'estero

La richiesta
Lo stock di uranio altamente arricchito deve uscire dall'Iran. Clausola esplicita in qualsiasi accordo di pace.

Trump ha assicurato a Israele il trasferimento del materiale arricchito fuori dall'Iran, secondo i funzionari israeliani. Avverte che gli USA sono pronti a colpire di nuovo se l'Iran non firmerà un accordo a breve. Lascia però intendere che Washington potrebbe ancora attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Israele
Tre condizioni, nessun compromesso

La richiesta
Rimozione totale dell'uranio + stop al sostegno alle milizie + eliminazione delle capacità balistiche.

Netanyahu non considererà conclusa la guerra finché non saranno soddisfatte tutte e tre le condizioni. Si tratta indubbiamente della posizione più rigida tra tutti gli attori in campo.

Il quadro contestato

La ricostituzione militare iraniana procede più velocemente del previsto


L'intelligence americana smentisce le valutazioni ottimistiche del CENTCOM. L'Iran ha già superato tutte le tempistiche previste per il ripristino delle sue scorte militari.

Le due valutazioni a confronto

Versione ufficiale
90%
Base industriale della difesa iraniana distrutta. "L'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni."
Amm. Cooper · CENTCOM

Versione intelligence
Mesi
Non anni. Il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, secondo le fonti della CNN. Russia e Cina hanno continuato a fornire componenti chiave.
4 fonti USA · CNN

"Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle sue scorte." — Funzionario americano, citato dalla CNN
Lo stato delle capacità iraniane

Lanciarazzi sopravvissuti
2/3

Stima rivista al rialzo grazie al tempo passato dal cessate il fuoco

Tempo per pieno recupero della capacità di attacco con droni
6 mesi

Produzione già parzialmente riavviata durante la tregua in corso

Difesa costiera e balistica
Significativa

E' stata conservata una quota ancora rilevante di sistemi di difesa costiera, secondo le valutazioni più recenti

Le tappe del conflitto

Dal raid al fragile cessate il fuoco.


Tocca un evento per leggerne i dettagli. L'ultima tappa è già aperta.

Giugno 2025
Primi attacchi contro gli impianti nucleari iraniani

USA e Israele colpiscono i siti di arricchimento. Al momento dei raid, l'AIEA stima che vi erano 440,9 kg di uranio arricchito al 60% nelle scorte iraniane.

28 Febbraio 2026
Apertura della nuova fase di guerra USA-Iran

Inizia la fase più accesa del conflitto. L'Iran risponde colpendo gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane. In Libano si riaccendono gli scontri tra Israele ed Hezbollah.

Marzo 2026
L'AIEA conferma la presenza di ~200 kg di uranio arricchito a Isfahan

Il direttore Rafael Grossi indica che ciò che resta dell'uranio è "principalmente" custodito nel complesso di tunnel di Isfahan. Il destino del resto delle scorte non è confermato.

Inizio Aprile
Cessate il fuoco mediato dal Pakistan

Sei settimane di tregua, durante le quali l'Iran ha riavviato parte della produzione di droni. Resta attivo il blocco navale americano dei porti iraniani e il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz.

Maggio 2026
Khamenei: l'uranio non lascia il nostro Paese

La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei emette la direttiva che impedisce il trasferimento dell'uranio all'estero. I negoziati si arenano sul punto principale. Trump avverte di nuovo: pronti a colpire ancora.

Fonti Reuters · CNN · CBS · AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) · Testimonianza CENTCOM alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti. Dati al 21 maggio 2026.

La diffidenza di Teheran


Il cessate il fuoco nella guerra cominciata il 28 febbraio resta fragile. Dopo i raid di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, Teheran ha risposto attaccando gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane, mentre in Libano si sono riaccesi gli scontri proprio tra Israele e Hezbollah. I negoziati, mediati dal Pakistan, restano intanto bloccati dal blocco navale americano dei porti iraniani e dal controllo esercitato da Teheran sullo Stretto di Hormuz, uno degli snodi cruciali per l'approvvigionamento globale di petrolio.

A Teheran cresce sempre di più il sospetto che la pausa nelle ostilità sia piuttosto una manovra tattica di Washington: creare un senso di sicurezza, poi riprendere i raid. Il principale negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf, ha detto mercoledì che le "mosse evidenti e nascoste del nemico" indicano la preparazione di nuovi attacchi americani. Lo stesso giorno Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ancora se l'Iran non accetterà un accordo, pur lasciando intendere che Washington potrebbe attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Secondo le fonti, le due parti hanno iniziato a ridurre alcune distanze, ma il punto più delicato resta proprio il programma nucleare: il destino delle scorte di uranio e la richiesta iraniana di vedersi riconosciuto il diritto all'arricchimento. Una delle fonti iraniane ha però indicato l'esistenza di "formule praticabili" per superare l'impasse: "Ci sono soluzioni come diluire le scorte sotto la supervisione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica".

L'Aiea stima che, al momento degli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, l'Iran disponesse di 440,9 km di uranio arricchito al 60%. Non è chiaro quanto di questo materiale sia sopravvissuto alle ondate di attacchi contro i siti di arricchimento iraniani. Il direttore dell'Agenzia, Rafael Grossi, ha detto a marzo che ciò che resta è "principalmente" custodito in un complesso di tunnel nel sito nucleare di Isfahan, dove l'Aiea ritiene si trovino poco più di 200 kg. Altro materiale sarebbe a Natanz, dove l'Iran disponeva di due impianti di arricchimento.

Droni, missili e controllo di Hormuz


A complicare il quadro c'è la valutazione dell'intelligence americana, secondo cui l'apparato militare iraniano si sta ricostituendo molto più rapidamente del previsto, secondo quanto hanno riferito quattro diverse fonti alla Cnn. Durante le sei settimane di cessate il fuoco iniziate a inizio aprile, l'Iran ha già riavviato parte della produzione di droni e alcune stime indicano che Teheran potrebbe recuperare pienamente la capacità di attacco con droni in appena sei mesi. "Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle proprie scorte", ha detto un funzionario americano alla CNN.

Secondo le fonti, hanno pesato due fattori: il sostegno di Russia e Cina e il fatto che i raid statunitensi e israeliani abbiano inflitto meno danni di quanto inizialmente ipotizzato. Pechino avrebbe continuato a fornire all'Iran componenti utilizzabili per costruire missili e droni anche durante il conflitto, sebbene i flussi sarebbero stati ridotti dal blocco navale americano. Netanyahu ha dichiarato la scorsa settimana alla CBS che la Cina fornisce a Teheran "componenti per la produzione di missili", senza però aggiungere ulteriore dettagli. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha respinto categoricamente l'accusa definendola "priva di fondamento".

Sta di fatto che le valutazioni più recenti indicano inoltre che l'Iran conserva una quota significativa delle sue capacità balistiche, di attacco con droni e di difesa costiera. Un recente rapporto ha alzato a due terzi la stima dei lanciatori missilistici sopravvissuti ai raid, anche grazie al tempo offerto dal cessate il fuoco per recuperare quelli rimasti sepolti durante i bombardamenti.

Il quadro contrasta apertamente con la testimonianza del comandante del CENTCOM, l'ammiraglio Brad Cooper, che martedì, davanti alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, ha dichiarato che l'operazione Epic Fury ha distrutto "il 90% della base industriale della difesa" iraniana e che "l'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni". Due fonti hanno detto alla CNN che l'intelligence non conferma per nulla questa lettura: secondo una di loro, il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, non di anni.

Resta intanto sempre più aperta la partita dello Stretto di Hormuz. Iran e Oman stanno discutendo un meccanismo permanente per garantire la sicurezza nella stretta via d'acqua, con Teheran che punta a istituzionalizzare il suo pedaggio sul transito delle navi commerciali. Secondo un inviato diplomatico iraniano, il sistema servirebbe a consolidare nel lungo periodo il ruolo di Iran e Oman come principali controllori dello Stretto, trasformando una leva temporanea nata dal conflitto in un diritto sovrano permanente.

La neonata Autorità iraniana degli Stretti del Golfo Persico ha già iniziato ad applicare regole condizionate e tariffe che in alcuni casi superano il milione di dollari per nave, con esenzioni selettive solo per Paesi amici come Russia e Cina, nonostante Washington consideri il pedaggio permanente un ostacolo non negoziabile a un accordo di pace duraturo. Trump ha persino avvertito le compagnie marittime internazionali che il pagamento delle tariffe iraniane potrebbe far scattare pesanti sanzioni economiche americane.

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Honda BF 40 E


Alte prestazioni, efficienza ecologica e tecnologia avanzata, questo è il BF 40E, presentato da Honda come leggero nel peso e grande nelle emozioni. È un motore di alto contenuto tecnologico che oltre a essere in grado di erogare una potenza massima di 60 cavalli (equivalente al modello BF60A) è capace di modificare i suoi parametri per soddisfare opposte esigenze, come ad esempio la necessità di erogare rapidamente tanta coppia e potenza quando si accelera, oppure di ridurre al minimo il consumo di carburante quando si naviga ad andature costanti. Per ottenere questi risultati, gli ingegneri di Honda hanno elaborato due diverse funzionalità del motore denominate Blast ed Ecomo. L’erogazione fluida e affidabile è pensata per affrontare il mare con sicurezza e facilità. L’efficienza ecologica è raggiunta grazie alle basse emissioni e ai consumi ottimizzati per navigare più a lungo, nel pieno rispetto dell’ambiente. La distribuzione è a 12 valvole Sohc e cioè con albero a camme in testa, l’alimentazione è a iniezione elettronica multipoint e il peso, come evidenziato, è di appena 110 chili!

honda.it

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Effetto streaming sui libri: i film e le serie tv fanno impennare le vendite dei romanzi


Studio Netflix-NIQ a Torino: boom per i titoli di nicchia e il genere romance. L’audiovisivo si conferma il miglior alleato dell'editoria

Al Salone del libro di Torino 2026 Netfilx ha presentato una ricerca in collaborazione con NIQ, azienda specializzata in consumer e stopper intelligence.

La ricerca presentata Dallo schermo alla pagina: l’effetto dell’audiovisivo sull’editoria e i lettori italiani, analizza lo stretto legame esistente tra mondo editoriale e televisivo, è stata condotta su un campione di 187 titoli tra serie e film distribuiti sia in chiaro che sulle varie piattaforme in streaming, dal 2022 al 2025, e sui 2403 titoli editoriali correlati.

Si può notare come, guardando i dati ci sia sempre, dopo l’uscita di un film o una serie tv, un incremento fino al 200% delle vendite del corrispettivo editoriale che si mantiene costante anche nelle settimane successive, l’impatto è però particolarmente palese sui titoli di nicchia che arrivano ad avere un incremento di vendita fino al 600%.

Addentrandosi nel mondo dei generi come si è precedentemente visto, sono i romance a guidare la carovana con un incremento che arriva fin all’800% seguito poi dalla narrativa moderna (+405%) e dal mondo fantasy e fantascienza (+169%).

Le nuove produzioni audiovisive non spingono solamente i titoli nuovi, ne sono esempio Nulla di nuovo sul Fronte Occidentale che dopo l’uscita del film ha avuto un incremento di vendita del romanzo del 200%, come anche per Il Gattopardo che ha raggiunto un picco del 600% prima dell’uscita della serie stessa.

Lungometraggi e prodotti seriali si dimostrano così, ottimi convertitori concreti di pubblico; tra i motivi l’allungare l’esperienza, il soddisfare la fame di dettagli ma anche, spesso, la curiosità del fruitore e l’impazienza di aspettare stagioni su stagioni per vedere la fine della storia, cercando così i romanzi che soddisfano la mente e l’anima.

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Gli Stati Uniti sospendono la vendita di armi a Taiwan


Il segretario aggiunto della Marina americana Hung Cao ha confermato in un'audizione al Senato lo stop a un pacchetto da 14 miliardi di dollari. Pechino segue da vicino il dossier.

Gli Stati Uniti hanno congelato una vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari per garantire scorte sufficienti di munizioni all'operazione militare in corso contro l'Iran. L'annuncio è arrivato giovedì 21 maggio dal segretario aggiunto ad interim della Marina americana, Hung Cao, durante un'audizione davanti alla sottocommissione Difesa per gli stanziamenti del Senato.

"In questo momento facciamo una pausa per assicurarci di avere le munizioni necessarie per l'operazione Epic Fury", ha dichiarato Cao rispondendo alle domande del senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell. Cao ha sostenuto che le riserve sono "abbondanti" e ha aggiunto che "le vendite militari all'estero riprenderanno quando l'amministrazione lo riterrà necessario". Interpellato sulla possibilità di un'approvazione futura, Cao ha rinviato la decisione al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario di Stato Marco Rubio. "È proprio questo che preoccupa", ha replicato McConnell.

L'operazione Epic Fury è stata lanciata il 28 febbraio contro l'Iran. Dall'inizio del conflitto le forze armate americane avrebbero consumato migliaia di missili, esaurendo quasi del tutto le scorte di missili da crociera stealth a lungo raggio e riducendo in misura significativa quelle di Tomahawk, intercettori Patriot, missili Precision Strike e ATACMS. La Casa Bianca si prepara a chiedere al Congresso un finanziamento supplementare compreso tra 80 e 100 miliardi di dollari per la guerra in Iran, una parte rilevante dei quali servirà a ricostituire gli arsenali svuotati nelle dodici settimane di conflitto, entrato in una tregua tesa dall'inizio di aprile.

Le dichiarazioni del segretario aggiunto della Marina sembrano contraddire la versione fornita dal presidente Donald Trump. La scorsa settimana il presidente aveva spiegato di voler tenere in sospeso la vendita per usarla come "carta negoziale" con la Cina. "Non l'ho ancora approvata. Vedremo cosa succede", aveva detto Trump a Fox News, aggiungendo: "Potrei farlo, potrei non farlo". Parlando con i giornalisti dopo un viaggio a Pechino, il presidente aveva riferito di aver discusso "in grande dettaglio" della questione con il presidente cinese Xi Jinping.

Il segretario alla Difesa Hegseth ha minimizzato le preoccupazioni sullo stato delle scorte, accusando stampa e parlamentari di ingigantire il problema. "La questione delle munizioni è stata sciaguratamente e inutilmente esagerata", ha dichiarato Hegseth davanti ai membri della commissione bilancio della Camera la scorsa settimana. "Sappiamo esattamente cosa abbiamo. Abbiamo a sufficienza di ciò che ci serve".

La trattativa bloccata sulla scrivania del presidente da mesi riguarda il secondo pacchetto di armi destinato a Taipei dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla fine del 2025 Washington aveva approvato una prima vendita da circa 11 miliardi di dollari, definita un record. Il nuovo accordo da 14 miliardi resta invece in attesa di una decisione.

La Cina considera Taiwan una propria provincia e non ha mai rinunciato all'uso della forza per riportarla sotto il proprio controllo, pur dichiarando di preferire una soluzione pacifica. Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente solo Pechino, ma in base al Taiwan Relations Act, una legge approvata dal Congresso nel 1979 dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese, sono tenuti a fornire armi difensive all'isola a condizione che questa non dichiari l'indipendenza. Washington ha inoltre osservato per decenni le cosiddette Sei Assicurazioni, un insieme di principi politici non vincolanti introdotti nel 1982 sotto l'amministrazione Reagan, la seconda delle quali stabilisce che gli Stati Uniti non consultino la Cina sulle vendite di armi a Taiwan.

La rottura di questo protocollo si è già manifestata. Trump ha ammesso che Xi gli ha sollevato la questione delle armi durante il vertice in Cina e ha dichiarato di non aver assunto "alcun impegno in nessuna direzione", rifiutandosi anche di chiarire pubblicamente se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco cinese. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di parlare direttamente con il leader taiwanese Lai Ching-te, in particolare delle vendite di armi, una conversazione che interromperebbe quattro decenni di prassi diplomatica e che Pechino ha già condannato in anticipo.

Sul fronte politico interno, la richiesta di continuare le forniture militari a Taiwan è arrivata da parlamentari di entrambi gli schieramenti. Il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, ex presidente della commissione Esteri della Camera, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono "armare Taiwan affinché possa difendersi come deterrente nei confronti del presidente Xi".

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Omaggio a Carlin Petrini


A 76 muore il fondatore di Slow Food e Terra Madre

“Chi semina utopie raccoglie realtà” probabilmente la frase che meglio descrive l’uomo e il pensiero di Carlin Petrini.
Se ne è andato a 40 anni dalla fondazione di Slow Food, ma nel frattempo ci ha lasciato in eredità Terra Madre, il salone del Gusto, l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo , la Comunità Laudato Si tante altre iniziative.

Un “eroe europeo” nominato dalla rivista Time nel 2004, un filosofo in grado di convincere il mondo che il cibo deve essere buono pulito e giusto che non è solo nutrimento ma è un atto culturale politico sociale. Un visionario che ha messo al centro di qualsiasi riflessione la Terra da quale tutto viene e alla quale torniamo tutti. Un cantore appassionato capace di sedurre i grandi del mondo e le comunità contadine in Africa e in Sud America.

Un rivoluzionario della cui opera ancora non abbiamo completa consapevolezza e al quale dovremo esser grati per generazioni.
Ciao Carlin e’ stato un privilegio conoscerti ma sebbene ci abbia provato preferisco anche l’amarone al barolo.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Ebola: dal Sudafrica 2,5 milioni di dollari per fermare il virus


L'Africa Cdc coordina i fondi per sorveglianza e logistica. In campo anche Oms e Monusco per gli aiuti d'urgenza

Il governo sudafricano ha annunciato una donazione di 2,5 milioni di dollari per sostenere le operazioni di risposta all’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda, attraverso l’Africa Epidemics Fund gestito dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Secondo quanto comunicato, l’iniziativa mira a rafforzare le attività di coordinamento continentale, la sorveglianza epidemiologica, i sistemi di laboratorio, gli interventi rapidi sul campo e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni, oltre al sostegno alle comunità colpite e alla preparazione transfrontaliera.

L’Africa CDC (Centres for Disease Control and Prevention)ha accolto con favore il contributo definendolo un segnale di solidarietà e leadership regionale, sottolineando il ruolo del Sudafrica e del presidente Cyril Ramaphosa nel promuovere la sicurezza sanitaria del continente. L’ente sanitario continentale ha inoltre evidenziato come il finanziamento rappresenti un esempio concreto di meccanismi africani di risposta alle emergenze sanitarie.

Nel suo comunicato, l’Africa CDC ha ribadito la necessità di un’azione coordinata e adeguatamente finanziata per contenere la trasmissione del virus e prevenire un’ulteriore espansione dell’epidemia, invitando altri Stati membri dell’Unione Africana, partner internazionali e settore privato a contribuire al fondo dedicato.

Nel frattempo, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha intensificato il proprio sostegno operativo alle autorità sanitarie della RDC, con il dispiegamento di esperti sul campo e la distribuzione di forniture mediche essenziali. Tra queste figurano dispositivi di protezione individuale, kit sanitari e materiali per acqua e igiene, fondamentali per il contenimento del contagio.

La missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO) ha inoltre fornito supporto logistico aereo per il trasporto di materiali sanitari, mentre partner come Ethiopian Airlines hanno collaborato per garantire la consegna prioritaria delle forniture nelle aree più colpite.

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Com’è difficile far ridere a Genova


La crescita di Li Evito Male, il collettivo che ha portato la stand-up comedy in città
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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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📕 Andare al Salone del Libro serve? Il dilemma dei piccoli editori (da L’Unica Torino)

🫢 Salvini la fa troppo facile sulla revoca della cittadinanza per chi commette reati (da Pagella Politica)

📷 Per 48 ore alcune testate hanno usato le foto di un innocente per parlare dei fatti di Modena (da Facta)


Andare al Salone serve? Il dilemma dei piccoli editori


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All’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino hanno partecipato 1.242 espositori, fra editori, autori che hanno autopubblicato il proprio libro, enti di formazione, università, organizzazioni e aziende di varia natura. In questo mare magnum in espansione, le case editrici indipendenti spesso faticano a stare a galla. L’Unica ha intervistato alcune realtà torinesi che negli anni hanno assistito alla trasformazione del Salone affrontando criticità e pregi di un evento che attira migliaia di visitatori.

I costi sempre più alti

Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.

Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.

«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».

Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.
Foto: Alice Dominese
Il biglietto d’ingresso

A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.

«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.

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I contributi pubblici

Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.
Foto: Alice Dominese
La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.

Gli aspetti positivi

Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».

Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».

La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».
Foto: Alice Dominese
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Settembre si avvicina e con esso l’entrata in vigore di un riordino che i docenti degli istituti tecnici della provincia di Cuneo giudicano, senza mezzi termini, un passo indietro. In un appello indirizzato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la Rete cuneese degli istituti tecnici – 163 membri, 423 firme raccolte – chiede la sospensione dell’applicazione della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027 e il rinvio al 2027/2028, con l’apertura di un confronto reale con la comunità scolastica. Un confronto che, denunciano i firmatari, non c’è mai stato. La Rete, nata in provincia di Cuneo, è nel frattempo confluita in una rete nazionale che conta oggi oltre duemila persone, a dimostrazione che il disagio non è un fenomeno locale.

La contestazione va ben oltre i docenti. «La protesta contro la riforma degli istituti tecnici è portata avanti e coinvolge studenti, genitori, persone alleate: un po’ tutti i componenti della comunità educativa», ha spiegato Marisa De Simone del sindacato FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) CGIL di Cuneo, che segue da vicino la mobilitazione cuneese.

Due riforme, non una

Le riforme che riguardano gli istituti tecnici sono due. La prima è il “modello 4+2” che andrebbe a sostituire l’attuale modello basato su cinque annualità: avviato in via sperimentale circa due anni fa, prevede che gli istituti tecnici possano strutturare il percorso in un quadriennio seguito da un biennio superiore a carattere professionalizzante. Ma la normativa vigente non consente di ridurre il numero degli anni scolastici senza una sperimentazione deliberata dal collegio dei docenti: così il ministero ha invitato le scuole a votare l’adesione alla sperimentazione. In provincia di Cuneo, ha spiegato De Simone a L’Unica, «sono stati attivati alcuni 4+2, pochi, e alcuni non sono partiti per carenza di iscritti».

Il secondo intervento di riforma è il riordino dei percorsi quinquennali, ed è quello che ha generato la mobilitazione più intensa. A differenza del 4+2, questo non è stato oggetto di delibera volontaria: «Il ministero lo ha imposto con decreto alle scuole subito dopo il termine delle iscrizioni», ha detto ancora De Simone. «Il collegio dei docenti ha dovuto deliberare con le modalità e i criteri per gestire il numero delle ore, la flessibilità, le classi di concorso e così via». Una riforma calata dall’alto, con tempi strettissimi e con classi di concorso ancora non definite a pochi mesi dall’avvio.

Il riordino quinquennale prevede di accorpare, nel biennio iniziale, chimica, fisica, scienze e geografia in un’unica disciplina, riducendo il monte ore dedicato alle materie scientifiche. Nel triennio, tagli analoghi colpirebbero l’italiano e le lingue straniere, a favore di contenuti professionalizzanti modellati sulle esigenze delle imprese del territorio. A rischio è anche la compresenza tra docenti di teoria e docenti tecnico-pratici. «Uno strumento didattico che nell’istruzione tecnica non è un accessorio, ma una struttura portante. È nella dialettica tra sapere astratto e applicazione concreta che si costruisce la competenza tecnica autentica», ha concluso la rappresentante della CGIL.

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Una questione di modello educativo

I firmatari non si limitano a contestare i tagli orari. L’appello affronta una questione di fondo: quale idea di scuola emerge dalle recenti politiche del ministero? La riforma, scrivono, si inserisce in un disegno più ampio – nuove indicazioni nazionali, docente tutor, alternanza scuola-lavoro, spinta verso la “scuola digitale” – che tende a imporre come unica possibile una “scuola delle competenze” intesa in senso riduttivo: addestramento alla prestazione osservabile e immediatamente spendibile.

Contro questa visione, i docenti ne propongono un’altra: la competenza autentica non è il fare fine a sé stesso, ma l’esito di processi cognitivi complessi, fondati su conoscenze disciplinari solide e sulla capacità di pensare, interpretare e innovare. Ciò che va superato non è la scuola delle discipline, ma la didattica meccanica, l’apprendimento superficiale, la trasmissione dei saperi priva di senso. Le discipline, insegnate in modo significativo e integrato, rimangono la condizione necessaria per sviluppare autonomia intellettuale e pensiero critico.

I numeri che pesano

A sostenere le preoccupazioni dei docenti ci sono dati che riguardano l’intero sistema universitario italiano. Le analisi di Massimo Attanasio, professore ordinario di Scienze economiche, aziendali e statistiche all’Università di Palermo, e di Mariano Porcu, professore ordinario di Statistica sociale all’Università di Cagliari, pubblicate su la Repubblica, mostrano che nel periodo 2015-2020 il 32 per cento degli immatricolati alle lauree triennali e magistrali a ciclo unico proveniva da istituti tecnici o professionali: circa 260 mila nuovi iscritti all’anno alle lauree triennali, più 37 mila a quelle magistrali a ciclo unico.

Ma gli stessi dati rivelano una disparità strutturale: la probabilità di iscriversi all’università è oggi pari a circa il 90 per cento per i diplomati dei licei classici e scientifici, scende al 50 per gli studenti degli istituti tecnici e degli altri licei, si ferma al 17 per chi proviene dai percorsi professionali. Una riforma che comprime ulteriormente la formazione di base rischierebbe, secondo i firmatari dell’appello, di allargare questo divario, in contraddizione con gli obiettivi del Piano orientamento universitario 2022-2025, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che punta proprio ad aumentare il numero di studenti universitari intervenendo sulle fasce più fragili. Inoltre, la scelta del percorso secondario avviene a quattordici anni ed è fortemente influenzata dal contesto socioeconomico di provenienza: cristallizzare le traiettorie formative a quell’età significa, nei fatti, cristallizzare le disuguaglianze.

La via crucis dei precari

C’è di più. La riforma del quinquennio rischia di innescare un’ulteriore crisi nel mondo del precariato scolastico. Chi lavora nella scuola pubblica lo sa: abilitarsi e riuscire a entrare in un istituto – o semplicemente tenersi stretto un rapporto di lavoro – è sempre più difficile, frutto di scelte politiche fallimentari che si sono stratificate nel tempo.

E c’è chi questa via crucis la sta documentando episodio per episodio: Chiara Rapalino, docente precaria cuneese, ha lanciato un podcast intitolato “Crucis - la scuola italiana in 14 stazioni”. Il titolo non ha bisogno di spiegazioni: il percorso di reclutamento dei docenti italiani – concorsi dai tempi biblici, graduatorie provinciali stratificate, algoritmi, punteggi acquistabili – è, per chi lo vive dall’interno, una “passione” nel senso più letterale del termine.

Nel suo secondo episodio, Rapalino si sofferma sul sistema dei punteggi e su come la riforma degli istituti tecnici rischi di aggravarlo. Meno ore in cattedra significano meno posizioni disponibili, più concorrenza tra precari, e quindi pressione crescente ad accumulare punti nelle graduatorie per non perdere la sede. A marzo 2026, racconta, le è arrivata una newsletter di un noto centro di formazione universitario telematico che sfruttava esplicitamente l’annuncio della riforma per vendere corsi: «Quando le ore diminuiscono, le scuole devono tagliare e lo fanno in base al punteggio. Arrivare con pochi punti: rischio concreto. Arrivare con più punti: margine di sicurezza».
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Il meccanismo, ha denunciato Rapalino, non è una semplice distorsione burocratica. «L’aspetto antropologico più inquietante è la creazione di una gerarchia basata sul censo, non sul merito»: chi dispone di due o tremila euro da investire in certificazioni – linguistiche, informatiche, master annuali – comprate attraverso enti di formazione con esami a crocette e soluzioni già pronte, scavalca chi, con anni di servizio in classe e una preparazione pedagogica solida, non può permettersi quell’acquisto.

Come ha documentato un’inchiesta della redazione di Fanpage nel gennaio 2025, con un investimento di circa 3.600 euro è possibile ottenere in poco tempo 22 punti in graduatoria, equivalenti a due anni di supplenze svolte tra i banchi. La conclusione di Rapalino è netta: «Finché il punteggio sarà una merce acquistabile su un sito web, la nostra scuola non sarà mai un luogo di merito. Sarà solo un mercato».

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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All’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino hanno partecipato 1.242 espositori, fra editori, autori che hanno autopubblicato il proprio libro, enti di formazione, università, organizzazioni e aziende di varia natura. In questo mare magnum in espansione, le case editrici indipendenti spesso faticano a stare a galla. L’Unica ha intervistato alcune realtà torinesi che negli anni hanno assistito alla trasformazione del Salone affrontando criticità e pregi di un evento che attira migliaia di visitatori.

I costi sempre più alti

Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.

Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.

«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».

Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.
Foto: Alice Dominese
Il biglietto d’ingresso

A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.

«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.

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I contributi pubblici

Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.
Foto: Alice Dominese
La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.

Gli aspetti positivi

Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».

Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».

La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».
Foto: Alice Dominese
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