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Trump avrà un quarto giudice alla Corte Suprema?


Il giudice conservatore Samuel Alito, 76 anni, non ha rivelato le sue intenzioni nemmeno agli amici più stretti. Il calendario elettorale pesa sulla decisione

Il futuro della Corte Suprema americana potrebbe decidersi nei prossimi mesi, e ruota attorno a una domanda a cui nessuno sa rispondere: il giudice Samuel Alito ha intenzione di ritirarsi?

Alito, che ha compiuto 76 anni questo mese, è il secondo giudice più anziano della Corte dopo Clarence Thomas, 77 anni. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, le speculazioni su un suo possibile pensionamento si sono intensificate. Il presidente ha già nominato tre giudici nel suo primo mandato, e un'eventuale quarta nomina consoliderebbe la supermajoranza conservatrice per gli anni a venire. Le domande si sono fatte più pressanti nelle ultime settimane, man mano che i sondaggi di Trump sono peggiorati e la possibilità che i Democratici conquistino il Senato a novembre è cresciuta.

Secondo quanto riporta il New York Times, amici, ex colleghi e collaboratori del giudice sanno che Alito è consapevole del calendario politico e preferirebbe che fosse un presidente repubblicano a scegliere il suo successore. Nessuno di loro, però, è in grado di dire cosa farà. Parlando in forma anonima, le persone più vicine al giudice hanno detto al giornale che Alito non ha rivelato le sue intenzioni nemmeno agli amici, e che potrebbe non aver ancora preso una decisione definitiva.

A fine marzo, più di cento persone si sono riunite al National Constitution Center di Filadelfia per una cena formale in onore dei vent'anni di Alito alla Corte Suprema. Tra gli invitati c'erano ex collaboratori, accademici e una serie di giudici federali conservatori considerati possibili candidati a succedergli. Secondo diversi partecipanti, nessuno ha sollevato in pubblico la questione del pensionamento. La serata è però finita con un colpo di scena: Alito si è sentito male durante la cena ed è stato portato in ospedale, dove è stato curato per disidratazione. Il lunedì successivo era di nuovo al suo posto, tra i giudici più attivi nelle udienze sul tentativo dell'amministrazione Trump di limitare il diritto di cittadinanza per nascita.

Il calcolo politico dietro un'eventuale decisione è chiaro. I Repubblicani controllano 53 seggi al Senato, sufficienti per confermare un nuovo giudice. Se i Democratici dovessero vincere la maggioranza a novembre, Trump avrebbe serie difficoltà a far passare una nomina prima della fine del mandato. E se un Democratico vincesse le presidenziali, Alito sarebbe ultraottantenne prima che un altro repubblicano possa tornare alla Casa Bianca per scegliere il suo sostituto.

Molti osservatori vedono un precedente ammonitore nella scelta della giudice progressista Ruth Bader Ginsburg di non ritirarsi prima delle elezioni del 2016, quando il presidente Obama avrebbe potuto nominare il suo successore. Ginsburg morì in carica nel 2020 e Trump nominò al suo posto la conservatrice Amy Coney Barrett.

Ed Whelan, commentatore giuridico conservatore, aveva previsto il giorno dopo la rielezione di Trump nel 2024 che Alito si sarebbe ritirato nella primavera del 2025 e Thomas l'anno successivo. Ha detto al New York Times che le sue previsioni hanno suscitato forti obiezioni da parte degli alleati dei due giudici, e che ora sarebbe sorpreso se ci fosse un posto vacante quest'anno. Il motivo, secondo Whelan: ci sono molti casi importanti in corso e Alito ha "la possibilità di trovarsi in maggioranza in un modo che non poteva dare per scontato nei suoi primi dodici anni" alla Corte.

Nominato da George W. Bush, Alito è entrato alla Corte nel 2005 al posto della moderata Sandra Day O'Connor. Il suo contributo più significativo è stato la sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization del 2022, di cui ha scritto l'opinione di maggioranza: la decisione che ha ribaltato Roe v. Wade ed eliminato il diritto all'aborto a livello nazionale.

Chi cerca indizi sulle intenzioni del giudice osserva diversi segnali. Alito non ha ancora assunto il numero completo di quattro collaboratori per il prossimo anno, anche se è noto per finalizzare le assunzioni più tardi rispetto ai colleghi. Il suo primo libro, "So Ordered: An Originalist's View of the Constitution, the Court and Our Country", uscirà la prima settimana di ottobre, il giorno dopo l'inizio del nuovo anno giudiziario. Una tempistica che renderebbe complicato promuovere il volume restando in carica. Il columnist Elie Mystal ha scritto su The Nation che sembra proprio che "Alito non preveda di avere un vero lavoro il martedì in cui esce il suo libro". Le persone che lo conoscono bene, però, hanno detto al New York Times di non riuscire a immaginare il riservato giudice impegnato in un grande tour promozionale.

C'è anche il fattore familiare. La moglie Martha-Ann Alito non ha mai amato Washington, e nel 2024 disse che avrebbe avuto maggiore libertà di esprimere le proprie opinioni quando il marito si fosse "liberato di queste sciocchezze", in una registrazione fatta di nascosto da un documentarista alla cena annuale della Supreme Court Historical Society. Non è chiaro se si riferisse al possibile pensionamento del marito.

Akhil Reed Amar, professore alla Yale Law School e amico degli Alito, ha detto al New York Times di sperare che il giudice non si ritiri. "Penso che abbia ancora molto da offrire", ha dichiarato, aggiungendo però: "Potrebbe farlo".

Per quanto riguarda Clarence Thomas, la domanda è meno aperta: il giudice più anziano ha escluso nel corso degli anni l'ipotesi del pensionamento, dichiarando di voler restare in carica per decenni. Se mantenesse la parola, batterebbe il record di giudice più longevo nella storia della Corte Suprema entro la primavera del 2028.

L'amministrazione Trump non ha voluto commentare, ma Robert Luther III, professore alla Antonin Scalia Law School che contribuì alla selezione dei candidati giudiziari nel primo mandato, ha detto che l'ufficio del consigliere legale della Casa Bianca si prepara sempre a questa eventualità. "È un argomento ricorrente tra gli avvocati dell'amministrazione", ha dichiarato. Anche le organizzazioni progressiste si stanno attrezzando: Demand Justice sta pianificando una campagna multimilionaria per opporsi a eventuali nomine di Trump alla Corte Suprema.

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Trump cancella il post con immagine generata dall’IA che lo ritraeva come Cristo


Il presidente ha rimosso l'immagine da Truth Social dopo le proteste dei suoi sostenitori conservatori e cristiani, che hanno definito il post "disgustoso" e "blasfemo". L'episodio arriva mentre Trump è in aperta polemica con Papa Leone XIV.

Donald Trump ha prima pubblicato un’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui appare come Gesù Cristo, poi l‘ha cancellata dopo una pioggia di critiche, arrivate anche dai suoi stessi sostenitori che l’hanno definita come blasfema.

Il post, condiviso su Truth Social e rimosso nel giro di un giorno, mostrava l’ex presidente mentre compiva un miracolo: davanti a lui un uomo malato su un letto d’ospedale, dalle sue mani una luce divina. Alle sue spalle, però, incombeva una figura demoniaca con le corna.

Si tratta di un dettaglio che non c’era nella versione originale. La stessa immagine era infatti circolata già a inizio febbraio su X, pubblicata dal commentatore conservatore Nick Adams. In quel caso, però, sullo sfondo compariva un soldato americano. Nella versione rilanciata da Trump, quel soldato era stato trasformato in una presenza demoniaca.

Le reazioni sono state immediate e durissime, soprattutto da parte di esponenti conservatori e religiosi. Riley Gaines ha scritto di non riuscire a capire il senso del post: “Cerca una reazione? Lo pensa davvero?”. Poi l’affondo: “Un po’ di umiltà gli farebbe bene. Dio non deve essere deriso”.

Ancora più netta Megan Basham, del Daily Wire, che ha definito l’immagine “vergognosa e blasfema”, chiedendo a Trump di rimuoverla e di chiedere perdono. Isabel Brown ha parlato di contenuto “disgustoso e inaccettabile”, accusando l’ex presidente di non comprendere un Paese che sta vivendo un ritorno alla fede cristiana. Steve Deace, volto di BlazeTV, ha liquidato tutto con una sola parola: “No”.

Le critiche non si sono fermate ai commentatori. Anche su Truth Social, piattaforma dove il dissenso nei confronti di Trump è estremamente raro, molti utenti hanno contestato la scelta.

Il caso esplode in un momento già teso per Donald Trump, impegnato in uno scontro aperto con Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia.

Il Pontefice, pur senza nominarlo direttamente, aveva parlato di una “illusione di onnipotenza” nella politica estera degli Stati Uniti, con riferimento chiaro alla guerra con l’Iran. Trump aveva replicato definendolo “debole sulla criminalità” e accusandolo di assecondare la sinistra radicale.

Da parte sua, Papa Leone XIV ha risposto, parlando con i giornalisti italiani, di non temere l’Amministrazione Trump e ha promesso di continuare a esporsi contro la guerra.

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Trump parla di guerra, non di economia: i repubblicani temono per le elezioni di metà mandato


I dati di Politico mostrano che il presidente ha drasticamente ridotto i riferimenti al costo della vita nei suoi discorsi, mentre i democratici attaccano sui prezzi della benzina

Il presidente Trump doveva vendere agli americani la promessa di una nuova "età dell'oro" economica. La guerra con l'Iran ha stravolto i piani.

Un'analisi di Politico sui discorsi pubblici e i post su Truth Social del presidente, dal primo gennaio al 9 aprile, rivela un'inversione netta nelle priorità comunicative della Casa Bianca. A gennaio Trump parlava del costo della vita quattro volte più spesso di quanto parlasse di guerra e azioni militari. Da marzo, dopo l'inizio del conflitto con l'Iran il 28 febbraio, il rapporto si è ribaltato: i riferimenti alla guerra superano di oltre il doppio quelli all'economia. Prima della guerra, il costo della vita occupava circa il 10 percento dei discorsi presidenziali. Oggi è meno della metà.

Nessuno pretende che un presidente in tempo di guerra parli solo del prezzo delle uova. Ma i repubblicani erano preoccupati già prima del conflitto iraniano: troppi viaggi all'estero, troppo poco spazio ai temi che interessano il portafoglio degli elettori. Quando gli indici di approvazione di Trump hanno continuato a scendere, in gran parte per le preoccupazioni economiche, il presidente e il suo entourage avevano annunciato una serie settimanale di discorsi sul paese per risollevare l'umore degli americani, a partire da un evento in Iowa.

I dirigenti del partito temono ora che la guerra, con il suo effetto collaterale sull'aumento dei prezzi della benzina, abbia inflitto un danno permanente al messaggio economico del presidente. Quel messaggio era, a loro giudizio, l'unico argomento vincente con gli elettori. E il tempo per rimediare è quasi esaurito, anche se la tregua di due settimane con l'Iran dovesse reggere. Secondo gli strateghi repubblicani, il partito ha perso tre mesi cruciali prima delle elezioni di metà mandato, mesi in cui il presidente avrebbe dovuto parlare di un'economia che i suoi consiglieri speravano diventasse il tema portante di questa fase.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha risposto a Politico elencando alcuni provvedimenti recenti, tra cui due ordini esecutivi sulla casa e il lancio del programma di farmaci a prezzo scontato TrumpRx. "Anche mentre agiva per neutralizzare la minaccia terroristica iraniana, il presidente Trump non ha mai perso di vista l'obiettivo di rimettere soldi nelle tasche degli americani che lavorano", ha dichiarato Desai, aggiungendo che l'amministrazione "continuerà a fare entrambe le cose contemporaneamente".

I democratici la vedono diversamente. Anche se negano che Trump stesse guadagnando terreno sul tema dell'economia prima della guerra, sostengono che il caos economico globale scatenato dal conflitto in Medio Oriente offre loro un argomento chiaro per attribuire al presidente la responsabilità dei prezzi alti. Lo stratega democratico James Carville ha detto a Politico che si tratta di un'opportunità rara in politica: il nesso tra le azioni del presidente e l'aumento dei prezzi è diretto e visibile. Secondo Carville, Trump ha preso decisioni che hanno limitato l'offerta di petrolio, facendo salire i prezzi.

L'analisi di Politico ha esaminato 86 tra discorsi e interventi pubblici e 1.287 post su Truth Social. I testi sono stati classificati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, distinguendo i riferimenti al costo della vita, che include prezzi al consumo, tasse, potere d'acquisto, costo delle assicurazioni, e quelli alla guerra e alle azioni militari, inclusi il conflitto con l'Iran e la rimozione di Nicolás Maduro in Venezuela.

La legislazione repubblicana chiamata "One Big Beautiful Bill" era stata progettata con cura: alcune delle misure più popolari, come l'esenzione fiscale su mance, straordinari e pensioni, sarebbero entrate in vigore in primavera, proprio quando gli americani avrebbero iniziato a prestare attenzione alle elezioni di metà mandato. La prossima settimana scade il termine per la dichiarazione dei redditi: i rimborsi fiscali sono aumentati di circa l'11 percento rispetto all'anno scorso, eppure gli americani sono più pessimisti che mai sull'economia. Secondo un sondaggio di Politico del mese scorso, il costo della vita è la preoccupazione principale per quasi la metà degli elettori.

Il fronte più difficile per il messaggio economico del presidente è l'Ovest del paese, dove la benzina costa più che altrove. In Nevada il prezzo è di circa 5 dollari al gallone, in Arizona di 4,72. Sono stati in cui Trump ha in programma eventi la prossima settimana. Lo stratega repubblicano dell'Arizona Barrett Marson ha spiegato a Politico che in una società dove l'auto è indispensabile, come quella dell'Arizona, chi riempie il serbatoio due o tre volte a settimana vede azzerato in uno o due mesi il risparmio fiscale ottenuto dalla riforma.

I democratici hanno colto l'occasione. Il comitato elettorale del partito alla Camera sta diffondendo annunci digitali contro i repubblicani per l'aumento dei prezzi, con geolocalizzazione vicino ai distributori di benzina in tutti i 44 distretti nel mirino. Sulle pompe di benzina del paese sono comparsi adesivi con il volto di Trump e la scritta "L'ho fatto io", un richiamo diretto agli adesivi che i repubblicani usavano contro Biden.

La settimana prossima Trump andrà in Nevada, lo stato che ispirò la sua promessa di eliminare le tasse sulle mance, in quello che potrebbe segnalare un tentativo di riportare il discorso sull'economia. Ma non è chiaro se ci sia ancora tempo. Una fonte vicina alla Casa Bianca ha detto a Politico che gli elettori formano la loro opinione sull'economia di solito a luglio dell'anno elettorale. Mancano tre mesi.

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Innovazione e Sostenibilità: Al via il progetto Green-Tech!


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Siamo orgogliosi di annunciare che la nostra realtà è tra i vincitori del bando "COLLABORA & INNOVA", un’importante iniziativa promossa da Regione Lombardia e cofinanziata dall’Unione Europea.

Con il progetto GREEN-TECH, ci poniamo l’obiettivo di trasformare il futuro del settore chimico-farmaceutico italiano attraverso l’applicazione di tecnologie all'avanguardia a basso impatto ambientale.

🧪 Il Progetto


GREEN-TECH mira a rafforzare l’intera filiera produttiva — dagli enti di ricerca ai produttori di farmaci finiti — puntando su una produzione di API (Active Pharmaceutical Ingredients) sempre più efficiente e sostenibile.

Il cuore dell’innovazione? L'integrazione tra chimica e Intelligenza Artificiale.

🤖 L’impatto dell’Intelligenza Artificiale


Grazie all'elevata automazione e all'uso di algoritmi avanzati, saremo in grado di:

  • Digitalizzare il funzionamento del processo produttivo per fare analisi mirate e Physics Informed
  • Generare modelli causali capaci di evolversi con i dati sperimentali raccolti.
  • Ottimizzare i processi produttivi.


🎯 Gli Obiettivi


La collaborazione con i nostri partner farmaceutici ci permetterà di raggiungere traguardi ambiziosi:

  • 📈 Aumento della resa e della purezza dei prodotti.
  • ⏱️ Riduzione dei tempi e dei costi di produzione.
  • 🌿 Sostenibilità ambientale: diminuzione dei rifiuti e dell'uso di reagenti tossici.

Progetto: GREEN-TECH – Applicazione di tecnologie innovative a basso impatto ambientale per lo sviluppo e l'ottimizzazione di processi chimici sostenibili.
Finanziato dal Programma regionale a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2021/2027 di Regione Lombardia (PR FESR 2021-2027).

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I sondaggi fatti con l'intelligenza artificiale non sono veri sondaggi


Aziende come Aaru, valutata un miliardo di dollari, usano chatbot al posto di persone reali per simulare l'opinione pubblica. Per i sondaggisti è un approccio inaffidabile.

I sondaggi fatti con l'intelligenza artificiale non sono veri sondaggi: usano chatbot al posto di persone reali per simulare l'opinione pubblica, ma non producono dati nuovi e non possono sostituire le indagini tradizionali. È la tesi di Eli McKown-Dawson, analista del Silver Bulletin, la newsletter di Nate Silver dedicata a elezioni, sondaggi e previsioni, in un'analisi approfondita su una tendenza che sta prendendo piede nel mondo delle ricerche di mercato e dei sondaggi politici: l'uso di modelli linguistici di grandi dimensioni, gli stessi che alimentano ChatGPT e Claude, per simulare le risposte di cittadini reali ai sondaggi d'opinione.

Il meccanismo, chiamato synthetic sampling o silicon sampling, funziona così: si prende un modello di intelligenza artificiale, gli si assegna un profilo demografico (per esempio una donna bianca laureata che vive nello Utah e guadagna 70 mila dollari l'anno) e gli si chiede di rispondere a una domanda di sondaggio. Si ripete il processo migliaia di volte con profili diversi e si ottiene un campione di risposte sintetiche. Le aziende specializzate, come Aaru e Electric Twin, usano versioni più sofisticate di questo sistema, arricchendo i profili con informazioni sulle abitudini di consumo mediatico o con dati proprietari sui clienti.

McKown-Dawson riconosce che la tecnica può replicare i risultati principali dei sondaggi reali in modo rapido ed economico, ma sostiene che questo non basta a farne un sostituto dei sondaggi tradizionali. Il motivo è concettuale prima che tecnico: un sondaggio raccoglie dati nuovi su ciò che le persone pensano, mentre il sampling sintetico è un modello predittivo che elabora informazioni già esistenti per stimare cosa direbbe un sondaggio. "Amiamo i modelli", scrive McKown-Dawson, "ma i modelli non sono sondaggi".

La distinzione non è solo accademica. La sondaggista Natalie Jackson, vicepresidente di GQR Insights, ha dichiarato a McKown-Dawson che "la politica dovrebbe tenersi alla larga" da questa tecnica perché l'obiettivo dei sondaggi è "rappresentare la voce delle persone". Il sondaggista democratico John Hagner si è detto "incredibilmente scettico" e ha aggiunto: "non credo sia ricerca. A quel punto stai chiedendo alla macchina di dirti quello che già credi".

Il problema dell'affidabilità emerge con chiarezza quando si guardano i risultati concreti. Il modello di Aaru, per le elezioni presidenziali del 2024, dava Kamala Harris in vantaggio in Michigan, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin alla vigilia del voto, e le attribuiva il 50,5 per cento di probabilità di vittoria. Dopo la sconfitta di Harris, il cofondatore Cameron Fink ha detto a Semafor di essere soddisfatto perché i risultati rientravano nel "margine di errore", un concetto che McKown-Dawson definisce privo di significato quando applicato a un campione di agenti artificiali. Per confronto, il modello del Silver Bulletin assegnava a Harris il 48,2 per cento nello stesso periodo.

La ricerca accademica conferma i limiti della tecnica. Secondo McKown-Dawson, la maggior parte degli studi mostra che i modelli linguistici producono troppo poche risposte "non so", sovrastimano la popolarità di politici come Trump e Harris e non riescono a riprodurre le differenze di opinione tra gruppi demografici: il divario tra democratici e repubblicani, per esempio, risulta troppo piccolo. Hagner ha segnalato un problema simile: "gli esperimenti iniziali non riescono a far sì che i rispondenti sintetici siano altrettanto razzisti, sessisti o negativi quanto quelli umani".

Ben Warner, cofondatore di Electric Twin, ha offerto a McKown-Dawson una prospettiva più sfumata. Ha paragonato sondaggi e campioni sintetici a strumenti diversi nella stessa cassetta degli attrezzi e ha ammesso che il sampling sintetico "non è una sfera di cristallo". Alla domanda se il suo sistema sia più accurato di un sondaggio tradizionale nel prevedere il voto, Warner ha risposto "probabilmente no", ma ha sostenuto che può essere utile per la modellazione dell'affluenza alle urne.

Nonostante lo scetticismo degli esperti, il settore cresce. Aaru ha raggiunto una valutazione di un miliardo di dollari e lavora con clienti come EY e McDonald's. Anche grandi società di sondaggi come Qualtrics e Ipsos stanno sviluppando pannelli di dati sintetici. Axios ha già pubblicato a marzo risultati di Aaru senza specificare che i "cittadini" intervistati erano in realtà modelli di intelligenza artificiale. McKown-Dawson segnala anche un rischio parallelo: gli agenti artificiali potrebbero infiltrarsi nei sondaggi online reali, compromettendone l'integrità. La maggior parte dei sondaggi usa filtri per prevenirlo, ma le prove sulla loro efficacia sono contrastanti.

Nate Silver, che nel 2024 aveva definito il sampling sintetico "forse il peggior caso d'uso dell'intelligenza artificiale che abbia mai sentito", ha aggiunto una nota all'articolo del suo collaboratore. La sua tesi è che, paradossalmente, più l'intelligenza artificiale rende economica l'inferenza statistica, più aumenta il valore della raccolta di dati originali. Se gestisse una campagna elettorale, ha scritto Silver, investirebbe di più nel raggiungere campioni rappresentativi di elettori reali difficili da contattare, e poi userebbe analisti quantitativi, magari aiutati dall'intelligenza artificiale, per interpretare quei dati.

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Gretchen Whitmer, da icona anti-Trump a governatrice conciliante


La democratica del Michigan, un tempo simbolo della resistenza anti-Trump, ha scelto la collaborazione con il presidente. Una strategia che divide il partito in vista delle elezioni del 2028

Gretchen Whitmer non vuole più litigare con Donald Trump. La governatrice del Michigan, che durante la pandemia divenne un'icona della resistenza democratica al punto da stampare su una maglietta gli insulti del presidente, ha cambiato radicalmente approccio nel secondo mandato di Trump. Ora cerca la collaborazione, evita lo scontro diretto e parla del presidente con cautela quasi chirurgica. Una trasformazione che divide i democratici e solleva interrogativi sul suo futuro politico, compresa una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028.

A raccontare questa metamorfosi è un lungo ritratto pubblicato dall'Atlantic, firmato da Elaine Godfrey, che ha incontrato Whitmer tre volte negli ultimi mesi. Già dal primo incontro, lo scorso autunno, la governatrice evitava di pronunciare il nome di Trump, chiamandolo solo "il presidente". La critica più dura che si è concessa è stata lamentare che "questo caos costante sui dazi sta davvero danneggiando la nostra economia".

Il contrasto con il passato è netto. Quando nel 2020 Trump la liquidò come "la donna del Michigan", Whitmer trasformò l'insulto in slogan e lo indossò in televisione. Su Etsy si vendevano candele votive con il suo volto. Joe Biden la prese in seria considerazione come vicepresidente. Il soprannome "Big Gretch", nato da un rapper di Detroit, divenne sinonimo di grinta democratica. Oggi quella grinta sembra scomparsa, almeno in superficie.

La svolta è arrivata dopo la vittoria di Trump nel 2024, che in Michigan ha riportato i repubblicani al potere e posto fine alla maggioranza democratica nello Stato. Whitmer ha raccontato all'Atlantic di aver fatto un'analisi lucida della situazione: "Questo presidente è stato appena rieletto. Il mio stesso Stato lo ha rimandato alla Casa Bianca. Ho due anni. Cosa faccio con questi due anni?". Il giorno dell'insediamento di Trump, la governatrice gli ha scritto una lettera di congratulazioni, ha elogiato le sue parole sull'industria automobilistica e ha allegato il proprio numero di cellulare personale.

Da allora Whitmer ha incontrato Trump alla Casa Bianca tre volte, contro una sola volta durante l'intero primo mandato. Ha discusso di aiuti d'emergenza dopo una tempesta di ghiaccio, di un impianto di semiconduttori e di nuovi caccia per la base della Guardia Nazionale di Selfridge, in Michigan. Ma la visita dell'aprile 2025 si è trasformata in un episodio imbarazzante: attesa per un incontro privato, Whitmer si è ritrovata nell'Ufficio Ovale pieno di giornalisti, seduta accanto a Trump mentre firmava ordini esecutivi legati alle sue false accuse di brogli elettorali nel 2020. Quando una telecamera si è girata verso di lei, la governatrice si è coperta il volto con due cartelline blu. La foto ha fatto il giro del paese.

"È stata trascinata in una trappola", ha detto all'Atlantic Tommy Stallworth, consigliere di Whitmer ed ex parlamentare democratico. Ma per molti democratici quell'immagine è diventata il simbolo della risposta debole del partito a Trump. Un importante stratega democratico nazionale ha dichiarato all'Atlantic che l'episodio dimostra che Whitmer "non è la dura con un grande istinto politico che vi hanno fatto credere". Mark Brewer, ex presidente del Partito Democratico del Michigan, ha aggiunto: "Adoro Gretchen Whitmer. Ma mio Dio".

La distanza rispetto ad altri governatori democratici è evidente. J. B. Pritzker dell'Illinois e Gavin Newsom della California hanno passato l'ultimo anno ad attaccare apertamente il presidente. Anche Josh Shapiro della Pennsylvania, il cui Stato ha un profilo politico simile al Michigan, ha criticato l'amministrazione Trump con durezza, definendo J. D. Vance "profondamente e pateticamente debole". Whitmer, invece, ha mantenuto commenti vaghi e morbidi. Al Salone dell'Auto di Detroit ha difeso l'accordo commerciale Stati Uniti-Messico-Canada senza nominare Trump. Non ha rilasciato dichiarazioni dopo che un agente dell'Immigration and Customs Enforcement ha ucciso Renee Good a Minneapolis. "Non devo emettere un comunicato ufficiale su ogni singola cosa che accade", ha spiegato all'Atlantic.

Un ex collaboratore senior della governatrice, che ha chiesto l'anonimato, ha riferito all'Atlantic che alcuni democratici la vedono ormai come qualcuno che "quasi si umilia" e "trattiene i colpi" con Trump. Durante una riunione con il gruppo parlamentare democratico dello Stato, un deputato ha elogiato Whitmer per essere "Big Gretch" e una forte oppositrice di Trump. La governatrice ha respinto il complimento, definendo il soprannome una "persona" che altri le hanno cucito addosso.

Dietro questo cambiamento c'è anche una storia personale drammatica. Nell'estate 2020, un gruppo di uomini legati a una milizia chiamata Wolverine Watchmen pianificò di rapirla e forse ucciderla a causa delle restrizioni anti-Covid. Per settimane gli agenti federali monitorarono il gruppo mentre sorvegliava le residenze della governatrice. Il marito ricevette così tante minacce nel suo studio dentistico da dover andare in pensione anticipata. Le figlie adolescenti si rifiutarono di tornare nella casa estiva di famiglia. Lo scorso maggio Trump ha persino ventilato la possibilità di graziare alcuni dei responsabili del complotto. Whitmer ha raccontato all'Atlantic di averlo chiamato: "Ho detto: 'No, signor presidente, hanno avuto dei processi, ed è una cosa molto seria'". Per ora Trump non ha proceduto, ma "nulla è scritto nella pietra", ha ammesso la governatrice.

La strategia conciliante ha prodotto alcuni risultati concreti: il presidente ha concesso aiuti d'emergenza al Michigan e nuovi aerei per Selfridge, la Guardia Nazionale non è stata schierata a Detroit, e le operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement nello Stato non sono state particolarmente aggressive. Dopo gli incontri alla Casa Bianca, il gradimento di Whitmer è salito. Ma l'impianto di semiconduttori tanto desiderato è saltato a causa dei dazi e di un cambio nella politica federale. "Non credo che abbia funzionato", ha detto Brewer all'Atlantic. "Ci ha dato qualche contentino".

Per il 2028 la questione è aperta. Un'organizzazione no-profit che la sostiene ha raccolto milioni di dollari e assunto ex collaboratori. Whitmer ha partecipato a eventi in Florida e Wisconsin, ha lanciato una newsletter su Substack e ha parlato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, anche se è apparsa impreparata sulle domande di politica estera. Il consulente democratico James Carville ha dichiarato all'Atlantic che tra due anni Trump sarà "l'ultima persona di cui il paese vorrà sentir parlare" e che gli elettori premieranno chi, come Whitmer, ha privilegiato i risultati concreti sull'ideologia.

Il problema è che oggi i democratici cercano combattenti, non mediatori. Secondo un sondaggio del 2025 del Pew Research Center, una larga maggioranza degli elettori democratici ritiene che i propri leader non stiano lottando abbastanza contro Trump. Il sondaggista democratico Adam Carlson ha detto all'Atlantic che in una primaria affollata Whitmer "partirà in svantaggio, puntando molto sul proprio bilancio, e non so se basterà quando la gente è così rabbiosamente anti-Trump". Un importante consigliere di donatori democratici ha sintetizzato così all'Atlantic: "Non c'è più nessuna energia da dura in Gretchen Whitmer".

Alla domanda se si senta ancora a suo agio con il soprannome Big Gretch, la governatrice ha risposto con una punta di esasperazione: "Io sono Big Gretch. Big Gretch sono io. Mi farò sempre avanti per la gente del Michigan, anche quando il costo ricade su di me".

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Swalwell sospende la campagna per il governatore della California dopo le accuse di violenza sessuale


Il democratico Eric Swalwell si è ritirato dalla corsa per il prossimo governatore della California meno di 3 giorni dopo le prime accuse di aggressione sessuale. Nega le accuse ma ammette "errori di giudizio". Cresce la pressione bipartisan perché lasci anche il seggio al Congresso.

Il deputato democratico Eric Swalwell ha annunciato ieri la sospensione della sua campagna per diventare governatore della California, poco più di 48 ore dopo le prime rivelazioni su presunte aggressioni sessuali ai danni di una sua ex collaboratrice. Fino a quel momento, Swalwell era considerato uno dei favoriti nella corsa alla guida dello Stato.

"Ho deciso di sospendere la mia campagna da candidato governatore", ha scritto in un messaggio pubblicato su X. "Alla mia famiglia, al mio staff, agli amici e ai sostenitori chiedo profondamente scusa per gli errori di giudizio che ho commesso in passato. Combatterò le gravi e false accuse che mi sono state rivolte, ma questa è la mia battaglia, non quella di una campagna elettorale".

I am suspending my campaign for Governor.

To my family, staff, friends, and supporters, I am deeply sorry for mistakes in judgment I’ve made in my past.

I will fight the serious, false allegations that have been made — but that’s my fight, not a campaign’s.
— Eric Swalwell (@ericswalwell) April 13, 2026


Le prime rivelazioni erano arrivate venerdì, quando il San Francisco Chronicle aveva riportato che Swalwell avrebbe aggredito sessualmente una sua ex collaboratrice nel 2019 e nel 2024, in entrambi i casi quando la donna era troppo sotto effetto di alcool per prestare consenso. Anche la CNN ha poi riferito di 4 donne che accusavano Swalwell di molestie sessuali, tra cui una che lo accusava di stupro. Swalwell aveva respinto con decisione tutte le accuse, definendole "false". "Sono assolutamente false. Non è mai accaduto", aveva detto in un video pubblicato su X venerdì. Secondo la CNN, il legale del deputato aveva inoltre inviato lettere di diffida a diverse donne che lo accusavano di comportamenti scorretti.

Le smentite, però, non sono bastate a fermare quello che nel giro di pochi giorni si è trasformato in un rapido collasso della sua candidatura. Entro poche ore dalle rivelazioni del Chronicle e della CNN, entrambi i co-presidenti della sua campagna, i deputati Adam Gray e Jimmy Gomez, avevano chiesto a Swalwell di ritirarsi dalla corsa.

Anche Nancy Pelosi, figura di primo piano della politica californiana e nazionale, aveva affermato che Swalwell avrebbe dovuto farsi da parte, chiedendo che le accuse fossero "indagate in modo appropriato, con piena trasparenza e responsabilità". Alcuni membri dello staff del Congresso di Swalwell e della sua campagna elettorale avevano inoltre diffuso una lettera anonima in cui definivano i resoconti delle accuse "orribili, indegni di chi ricopre cariche pubbliche e un tradimento della fiducia di tutti i californiani", secondo quanto riportato da Politico.

Intanto, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha fatto sapere di stare indagando sul deputato anche per una presunta assunzione illegale di una tata, mentre l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan, guidato da Alvin Bragg, ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse di aggressione sessuale.

Prima delle nuove rivelazioni, Swalwell era considerato il favorito nelle primarie per la carica di governatore, grazie anche al sostegno ricevuto da parte di importanti organizzazioni sindacali. Dopo l’emergere delle accuse, gruppi come la California Teachers Association e la California Medical Association hanno annunciato il ritiro immediato del loro endorsement. "Il consiglio democraticamente eletto della CTA ha votato all’unanimità per ritirare il nostro sostegno al deputato Eric Swalwell nella sua campagna per governatore della California. Ritiriamo tutto il supporto", ha scritto la California Teachers Association su X.

CTA’s democratically elected board has voted unanimously to rescind our endorsement of Representative Eric Swalwell in his campaign for Governor of California. We withdraw all support.
— California Teachers Association (@WeAreCTA) April 11, 2026


Secondo diversi strateghi democratici, la corsa per il governatorato è ora tornata completamente aperta. Alcuni ritengono che il miliardario Tom Steyer e l’ex deputata Katie Porter possano beneficiare della nuova situazione, mentre altri, sentiti da The Hill, sottolineano come l’evoluzione della competizione resti altamente imprevedibile. Le primarie si terranno il 2 giugno.

Resta infine aperta anche la questione della permanenza di Swalwell al Congresso. Oltre al ritiro dalla corsa per il governatorato, il deputato sta affrontando richieste bipartisan di dimissioni dal suo seggio alla Camera. La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha già annunciato nel fine settimana che presenterà una mozione per espellerlo. Per approvare l’espulsione è però necessario il voto favorevole di due terzi della Camera, una soglia che richiede un consenso molto ampio.

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Stretto di Hormuz, gli Usa avviano il blocco dei porti iraniani e Trump valuta nuovi attacchi


Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, Washington alza la pressione su Teheran. Intanto il programma nucleare iraniano resta intatto e i Paesi del Golfo cercano sistemi di difesa alternativi contro la minaccia dei droni iraniani.

Gli Stati Uniti hanno avviato il blocco navale di tutti i porti iraniani nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. L'operazione, annunciata dal Comando Centrale americano (CENTCOM), è scattata il 13 aprile e colpisce le navi di qualsiasi nazionalità in entrata e in uscita dalle zone costiere dell'Iran. Le imbarcazioni non iraniane e non dirette verso porti iraniani possono, invece, continuare a transitare nello Stretto di Hormuz.

La decisione arriva dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, l'11 aprile. Le due delegazioni hanno negoziato per 21 ore senza raggiungere un accordo. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha precisato che i negoziati si sono concentrati sullo Stretto di Hormuz, sul programma nucleare, sulle riparazioni di guerra e sulla revoca delle sanzioni. L'Iran ha attribuito il fallimento al rifiuto americano di ridimensionare le proprie richieste. Il braccio di ferro sullo stretto si trascina dall'8 aprile, quando Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane a condizione che Teheran riaprisse la rotta marittima. L'Iran ha rifiutato e a Islamabad la delegazione iraniana ha ribadito che lo Stretto resterà chiuso fino a un accordo complessivo per porre fine alla guerra.

Crisi nel Golfo Persico
Blocco navale Usa: l'assedio all'Iran e la corsa agli armamenti nel Golfo
Porti chiusi, negoziati falliti e arsenali svuotati — 13 aprile 2026

Blocco Nucleare Difese Cronologia

Il blocco in numeri

Golfo Persico
+ Golfo di Oman
Aree sotto blocco navale Usa

Tutti i porti iraniani sono bloccati. Solo le navi non iraniane e non dirette verso l'Iran possono ancora transitare nello Stretto di Hormuz.

21 ore
Durata dei colloqui falliti a Islamabad

Negoziati tenuti l'11 aprile su Hormuz, nucleare, riparazioni di guerra e revoca delle sanzioni. Nessun accordo raggiunto.

~20%
del greggio mondiale transitava da Hormuz

Lo Stretto resta chiuso a causa degli attacchi iraniani. L'Iran rifiuta di riaprirlo senza un accordo complessivo per porre fine alla guerra.

5 sett.
di guerra Usa-Israele contro l'Iran

Cinque settimane di bombardamenti hanno distrutto laboratori, centri di ricerca e impianti di arricchimento dell'uranio. Gli arsenali di difesa aerea regionali sono stati svuotati.

Temi sul tavolo a Islamabad
Stretto di Hormuz Programma nucleare Riparazioni di guerra Revoca sanzioni

Arsenale nucleare iraniano

~450 kg
Uranio arricchito al 60%

Vicino al grado bellico. Metà sepolto in un tunnel sotto il complesso nucleare di Isfahan. L'AIEA conferma che il materiale non è stato spostato da giugno 2025.

60%
Livello di arricchimento

A febbraio l'Iran aveva offerto di diluire dal 60% al 20%, allungando di qualche settimana i tempi per raggiungere il grado bellico. Ora le richieste iraniane potrebbero diventare più alte.

Siti e capacità sopravvissute

Isfahan — tunnel sotterraneo

Sito mai ispezionato. Contiene circa metà dell'uranio arricchito al 60%. Sepolto sotto un tunnel del complesso nucleare.

Montagna del Piccone — Natanz

Complesso di tunnel fortificati fuori dalla portata delle armi più potenti degli americani. Ospita centrifughe potenzialmente ancora operative.

Fordow e Natanz — già colpiti

Colpiti da bombe penetranti Usa nella guerra dei 12 giorni (giugno 2025). Laboratori e impianti di arricchimento distrutti, ma il know-how e parte delle centrifughe restano intatti.

La richiesta americana

Consegna dell'uranio arricchito
Priorità assoluta dei negoziatori Usa secondo la Casa Bianca

Vance: "Dobbiamo ancora vedere un impegno chiaro da parte iraniana a non cercare un'arma nucleare". L'Iran rifiuta, sostenendo che il suo programma nucleare ha scopi pacifici. Dopo aver resistito ai bombardamenti, Teheran alza le richieste.

Corsa agli armamenti nel Golfo

23 mld $
Vendite di armi Usa approvate per Emirati, Kuwait e Giordania

~20 Paesi
Già dotati di Patriot, ma le scorte sono state drenate dalla guerra in Ucraina

Chi compra da chi

لا إله إلا اللهمحمد رسول الله
Arabia Saudita

Contatta la Corea del Sud per il sistema M-SAM e il Giappone per intercettori Patriot. Ha firmato un accordo di cooperazione militare con l'Ucraina per droni intercettori e guerra elettronica.

Qatar

Ha firmato un accordo di cooperazione militare con l'Ucraina per droni e guerra elettronica, come Riyadh.

Emirati Arabi Uniti

Hanno chiesto a Seul ulteriori missili. Tra i destinatari del pacchetto da 23 miliardi di dollari approvato dall'Amministrazione Trump.

Regno Unito

Vertice d'emergenza vicino a Buckingham Palace. Il Ministro Pollard alle aziende presenti: "Cosa potete consegnare entro 30, 60 e 90 giorni?". Offerta di piccoli missili anti-drone della Cambridge Aerospace.

Soluzioni d'emergenza
M-SAM Patriot Droni intercettori Cambridge Aerospace Gatling Phalanx

Tocca un evento per i dettagli

Giu 2025
Guerra dei 12 giorni: Usa colpiscono Fordow e Natanz

Bombe penetranti americane su due siti nucleari. Circa 450 kg di uranio arricchito restano sotto le macerie. Israele colpisce strutture militari a Parchin e scienziati del programma nucleare.

Feb 2026
L'Iran offre di diluire l'uranio dal 60% al 20%

Proposta che avrebbe allungato solo di qualche settimana i tempi per il grado bellico. Gli esperti ritengono insufficiente la concessione.

Feb-Mar 2026
Inizio campagna militare Usa-Israele. Hormuz chiuso

Cinque settimane di bombardamenti su laboratori, centri di ricerca e impianti. L'Iran risponde chiudendo lo Stretto e attaccando la regione. Arsenali di difesa aerea svuotati.

8 Apr 2026
Trump propone cessate il fuoco di 2 settimane

Condizione: riapertura di Hormuz. L'Iran rifiuta, dichiarando che lo Stretto resterà chiuso fino a un accordo globale sulla guerra.

11 Apr 2026
Colloqui di Islamabad: 21 ore senza accordo

Negoziati su Hormuz, nucleare, riparazioni e sanzioni. L'Iran accusa gli Usa di non ridimensionare le proprie richieste. La priorità americana era la consegna dell'uranio arricchito.

13 Apr
Scatta il blocco navale Usa contro tutti i porti iraniani

Operazione annunciata dal CENTCOM. Colpisce navi di qualsiasi nazionalità in entrata e uscita. Trump: "Non permetteremo all'Iran di imporre un pedaggio". Teheran promette una risposta.

Elaborazione di Focus America su dati del New York Times, Wall Street Journal, AP, Axios · 13 aprile 2026

Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Trump sta valutando la ripresa di attacchi militari limitati contro l'Iran. Alla Casa Bianca si discute anche di attacchi su vasta scala, ma le fonti li considerano meno probabili per il rischio di destabilizzare ulteriormente la regione. Funzionari della Casa Bianca hanno dichiarato che il presidente sta "valutando tutte le opzioni aggiuntive" per fare pressione su Teheran, pur restando aperto a una soluzione diplomatica. Trump ha giustificato il nuovo blocco sostenendo che gli Stati Uniti non potevano permettere all'Iran di imporre una sorta di pedaggio sulle navi in transito, e ha annunciato che le Forze Armate americane bonificheranno lo Stretto dalle mine e risponderanno a qualsiasi attacco. Teheran ha risposto dichiarando che i tentativi americani sono "destinati al fallimento" e ha promesso l'impiego di "capacità finora inesplorate" delle proprie forze armate.

Il nodo più difficile resta però il programma nucleare. Cinque settimane di bombardamenti americani e israeliani hanno distrutto laboratori, centri di ricerca e impianti di arricchimento dell'uranio. Israele ha colpito strutture militari a Parchin e ucciso scienziati che si occupavano del programma nucleare. Gli Stati Uniti avevano già sganciato bombe penetranti sui siti di Fordow e Natanz durante la guerra di dodici giorni dello scorso anno. Eppure l'Iran conserva ancora gran parte di ciò che serve per costruire un'arma atomica: centrifughe, un sito sotterraneo a Isfahan mai ispezionato e circa 450 kg di uranio arricchito al 60%, vicino al grado bellico, metà dei quali sepolti in un tunnel sotto il complesso nucleare della stessa città. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica conferma che il materiale non risulta spostato dallo scorso giugno. Teheran dispone anche di un complesso di tunnel fortificati nella cosiddetta Montagna del Piccone, vicino a Natanz, fuori dalla portata delle armi più potenti degli americani.

Anche il vicepresidente J.D. Vance ha indicato il nucleare come il cuore della disputa. "Dobbiamo ancora vedere un impegno chiaro da parte iraniana a non cercare un'arma nucleare e a non dotarsi degli strumenti per costruirla rapidamente", ha dichiarato dopo i colloqui falliti di Islamabad. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva precisato che ottenere la consegna dell'uranio altamente arricchito era la priorità assoluta dei negoziatori americani. L'Iran ha sempre rifiutato di rinunciare al proprio programma, sostenendo che ha scopi pacifici.

A febbraio, secondo persone coinvolte nei negoziati, Teheran aveva offerto di diluire l'uranio dal 60% al 20%, allungando in questo modo di qualche settimana i tempi per raggiungere il grado bellico. Ma ora le richieste iraniane saranno più alte, ha spiegato al Wall Street Journal Eric Brewer, ex funzionario della Casa Bianca che ha lavorato sul dossier Iran durante la prima Amministrazione Trump: Teheran ha resistito ai bombardamenti e sa di avere ancora le carte in mano. Gli esperti ritengono quasi certo che l'Iran non abbia mai costruito una testata nucleare e che farlo senza essere scoperto sarebbe oggi molto difficile, data la penetrazione dell'intelligence americana e israeliana nel programma.

Le cinque settimane di guerra hanno però anche svuotato gli arsenali di difesa aerea di tutto il Medio Oriente. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti cercano con urgenza sistemi alternativi a quelli americani, le cui consegne richiedono anni. Riyadh ha contattato la Corea del Sud per accelerare l'ordine del sistema missilistico M-SAM e si è rivolta al Giappone per i missili intercettori Patriot. Sia l'Arabia Saudita sia il Qatar hanno firmato accordi di cooperazione militare con l'Ucraina per droni intercettori e guerra elettronica. Gli Emirati hanno chiesto a Seul ulteriori missili.

L'Amministrazione Trump ha approvato vendite di armi per 23 miliardi di dollari a Emirati, Kuwait e Giordania, ma alcune forniture richiederanno anni. Il sistema anti aereo Patriot è, infatti, in dotazione a quasi 20 Paesi e le scorte sono già state drenate dalla guerra in Ucraina. Per tamponare l'emergenza, i Paesi del Golfo stanno così guardando anche a soluzioni più semplici e rapide: cannoni Gatling Phalanx, armi a proiettile montate su camion e piccoli missili della britannica Cambridge Aerospace progettati per abbattere droni. Al vertice organizzato il mese scorso in una caserma vicino a Buckingham Palace, il Ministro della Difesa britannico Luke Pollard ha chiesto alle aziende presenti: "Cosa potete consegnare entro 30, 60 e 90 giorni?".

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Polaroid Hi-Print: la stampante fotografica che porta le foto digitali oltre lo schermo


Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
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Il 2026 viene già definito “l’anno dell’analogico”, con i giovani che cercano sempre più attivamente modi per disconnettersi e recuperare tempo lontano dagli schermi. Con due terzi degli utenti tra i 18 e i 34 anni che dichiarano di essersi orientati verso prodotti analogici per ridurre l’uso dei dispositivi, il ritorno al “reale” è ormai in pieno corso.
La stampante fotografica Hi-Print 3x3 di PolaroidLa stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili
In linea con questo ritorno al tangibile, la nuova stampante fotografica Hi-Print 3x3 di Polaroid permette di portare le foto digitali nel mondo reale. La stampante trasforma gli scatti preferiti da smartphone in iconiche stampe quadrate personalizzabili. Può essere utilizzata anche come cornice, così da inserire la propria stampa preferita e averla sempre in bella vista. Grazie a cornici, sticker e template, ogni stampa è completamente personalizzabile: perfetta per journaling, decorare, fare un regalo o condividere momenti con gli amici.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Le persone conservano sui loro telefoni tantissimi ricordi e momenti significativi: foto, screenshot, conversazioni, note… ma restano lì, chiusi dentro un dispositivo. Volevamo dare loro una nuova vita, renderli qualcosa che si può tenere in mano, esporre, vivere davvero. La Hi-Print 3x3 nasce proprio con questo obiettivo. È un design completamente nuovo per noi: una stampante che è anche una cornice, così i momenti più importanti possono stare sulla scrivania, essere condivisi con qualcuno che si ama o cambiare insieme al proprio umore. Non esiste nulla di simile sul mercato” ha commentato Stine Bauer Dahlberg di Polaroid.



La Hi-Print 3x3 è già disponibile sia su polaroid.nital.it sia presso i rivenditori selezionati al prezzo di 109,99 euro. Essa si aggiunge alla gamma Hi-Print, utilizza carta Polaroid Hi-Print 3x3 ed è compatibile con l’app Hi-Print per iOS e Android.

Polaroid Hi-Print 3x3 Photo Printer – 109,99 euro


La stampante e cornice per stampe quadrate che catturano l’attenzione.

I momenti più belli meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 3×3 Photo Printer, gli scatti preferiti diventano stampe quadrate di alta qualità, perfette per journaling, decorare i propri spazi o essere condivise con gli amici. La stampante funge anche da cornice, così da poter esporre facilmente l’ultima foto del cuore direttamente sul dispositivo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con template, sticker, meme e molto altro. Tutto il necessario per realizzare 10 stampe è incluso nella confezione, per iniziare subito. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 3×3 Paper.
La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampaLa creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa

Polaroid Hi-Print 2x3 Generation 2 Pocket Photo Printer – 99,99 euro


La stampante tascabile che rende i ricordi ancora più speciali.

I ricordi hanno tutto un altro valore quando si possono toccare con mano. Con Polaroid Hi-Print 2×3, trasformare le foto preferite dello smartphone in stampe vivide e di alta qualità è semplice e immediato. Questa stampante Bluetooth tascabile crea foto adesive pronte da condividere, esporre e portare sempre con sé. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di personalizzare ogni stampa con cornici, template, meme e molto altro, per rendere ogni scatto davvero unico. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 2×3 Paper.

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Polaroid Hi-Print 4x6 Photo Printer – 149,99 euro


La stampante da scrivania per foto in formato cartolina

I ricordi meritano più di restare sullo schermo. Con Polaroid Hi-Print 4×6 Photo Printer, i momenti più belli prendono vita in stampe nel classico formato cartolina — perfette per album, cornici o per trasformare una parete in uno spazio personale. Progettata per essere semplice da configurare e intuitiva da usare, rende la stampa immediata e senza sforzo. La creatività continua con l’app Polaroid Hi-Print, che permette di arricchire le stampe con template, testi e sticker per un tocco ancora più personale. Compatibile esclusivamente con cartucce Polaroid Hi-Print 4×6 Paper.


Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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Trump attacca papa Leone XIV e pubblica una immagine IA che lo ritrae come Gesù Cristo


Il presidente accusa il pontefice americano di essere troppo liberale e si attribuisce il merito della sua elezione. Il papa aveva condannato la guerra in Iran come frutto di un "delirio di onnipotenza".
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Il presidente Trump ha lanciato domenica sera un attacco senza precedenti contro papa Leone XIV, accusandolo di essere "debole sul crimine" e "disastroso in politica estera", in un lungo messaggio pubblicato sul suo social network Truth Social. Lo scontro tra i due americani più potenti del mondo segna un'escalation nel conflitto tra Casa Bianca e Vaticano sulla guerra in Iran.

Trump, di ritorno in aereo dalla Florida dove aveva assistito a un incontro di arti marziali miste a Miami, ha scritto di non volere "un papa che pensa sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare" e di non volere "un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti". Sceso dall'Air Force One, ha ribadito ai giornalisti: "Non sono un fan di papa Leone. È una persona molto liberale". Poi ha aggiunto che il pontefice "a quanto pare approva il crimine".

L'attacco è arrivato dopo che Leone XIV, nel corso di una veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro sabato sera, aveva pronunciato una delle sue più dure condanne della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele in Iran e in Libano. Il papa aveva dichiarato che la fede è necessaria "per affrontare insieme questo momento drammatico della Storia" e aveva chiesto ai leader mondiali di sedersi "al tavolo del dialogo e della mediazione, e non al tavolo dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni omicide". Leone XIV non aveva nominato Trump né gli Stati Uniti, ma il tono e il contenuto del suo discorso apparivano diretti al presidente americano e ai funzionari della sua amministrazione, che hanno giustificato la guerra anche in termini religiosi.

Nel suo messaggio, Trump è andato ben oltre la questione iraniana. Ha accusato il papa di essersi opposto all'operazione militare americana in Venezuela, dove l'amministrazione ha destituito il presidente Nicolás Maduro a gennaio. Si è poi attribuito il merito dell'elezione stessa di Leone XIV, scrivendo: "Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". Secondo Trump, la Chiesa avrebbe scelto un papa americano, nato Robert Francis Prevost a Chicago, solo perché riteneva fosse il modo migliore per gestire i rapporti con il presidente. Trump ha anche elogiato il fratello del papa, Louis, per il suo sostegno al movimento MAGA, e ha concluso chiedendo a Leone XIV di "smetterla di corteggiare la sinistra radicale" e di "concentrarsi sull'essere un grande papa, non un politico".

Lo scontro tra i due si è intensificato nelle ultime settimane. Il 7 aprile, quando Trump aveva minacciato attacchi massicci contro centrali elettriche e infrastrutture iraniane dichiarando che "un'intera civiltà morirà stanotte", il papa aveva definito quelle parole "inaccettabili" e contrarie al diritto internazionale. A marzo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva invitato gli americani a pregare per la vittoria "nel nome di Gesù Cristo". Leone XIV aveva risposto avvertendo che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge", e che "persino il Santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato nei discorsi di morte".

Dopo l'attacco del presidente, diversi cardinali e alti prelati americani hanno preso le difese del pontefice. L'arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha dichiarato di essere "amareggiato" dalle parole del presidente, sottolineando che "il papa non è un suo rivale, né è un politico. È il Vicario di Cristo". Il cardinale Robert McElroy, intervenuto alla trasmissione 60 Minutes della CBS, aveva definito il regime iraniano "abominevole", aggiungendo però che quella in Iran è "una guerra di scelta" e che gli Stati Uniti rischiano di entrare in un ciclo di "guerra dopo guerra dopo guerra". Il gesuita americano James Martin, scrittore ed editorialista per la rivista America, ha commentato sui social media che l'attacco di Trump è "senza freni, senza carità e anticristiano".

Secondo il Monde, anche i vescovi americani più conservatori, vicini ai valori del movimento MAGA, si sono mostrati critici sulla guerra in Iran e in Libano. La preghiera per la pace del papa è stata seguita da numerose diocesi e parrocchie americane, nonostante la maggioranza dei cattolici praticanti abbia votato per Trump nel 2024. Secondo i dati AP VoteCast, il presidente aveva ottenuto il 55% del voto cattolico.

Le tensioni tra Casa Bianca e Vaticano hanno anche un risvolto diplomatico. Secondo quanto riportato da diversi media americani, il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby avrebbe convocato il nunzio apostolico Christophe Pierre al Pentagono per spiegargli che la Chiesa cattolica dovrebbe schierarsi con gli Stati Uniti, avvertendo che il suo "paese ha il potere militare di fare ciò che vuole". Sia Washington che Roma hanno smentito la natura ostile dell'incontro, ma fonti anonime citate da diversi media ne confermano i toni aspri. Il vicepresidente JD Vance, cattolico, ha detto di non essere a conoscenza dell'incontro. Alcuni esponenti del clero americano sperano che la fede cattolica di Vance e del segretario di Stato Marco Rubio li renda più ricettivi ai messaggi del papa.

Christopher White, ricercatore associato all'università di Georgetown, ha spiegato che Leone XIV non si pone come un "anti-Trump": "La Chiesa non ha un esercito né un potere economico. Tutto ciò che ha è il suo potere morale". Come ha osservato padre James Martin, sempre al Monde, il fatto che papa Leone sia americano cambia le dinamiche: "Non si può più dire, come alcuni facevano con papa Francesco, che non capisce gli Stati Uniti. Quella scusa per non ascoltarlo non è più valida".

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Strike Silvertip


La scarpa da barca Silvertip è pensata per i pescatori che apprezzano prestazioni ma senza rinunciare allo stile. La tomaia combina pelle idrorepellente di alta qualità certificata Lwg con una fodera interna in maglia realizzata in filato Seaqual, contenente plastica marina riciclata. La tecnologia Aqua Sluice Gill garantisce un rapido drenaggio e riduce la ritenzione idrica per un comfort duraturo, mentre il plantare e la copertura in mesh incorporano materiali riciclati. La suola con tecnologia Solum Bio Tread assicura aderenza su diverse superfici, con allacciatura per una calzata sicura e stabile in tutte le condizioni. Silvertip è un'elegante scarpa da barca blu navy che offre una calzata perfetta per tutto il giorno, tutti i giorni, con un'aderenza eccezionale e una tecnologia di drenaggio ad asciugatura rapida.

strike-footwear.com

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Orbán sconfitto dopo 16 anni, un colpo per Trump e Putin


Il partito Tisza di Péter Magyar conquista una supermaggioranza di due terzi in parlamento. Affluenza record, reazioni entusiaste dall'Europa. Un colpo per Trump e per il Cremlino.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha perso le elezioni parlamentari di domenica, ponendo fine a 16 anni consecutivi al potere. A sconfiggerlo è stato Péter Magyar, 45 anni, ex membro dello stesso partito di Orbán, Fidesz, che nel 2024 aveva rotto con il premier e aveva trasformato il partito Tisza in una forza politica capace di raccogliere consensi trasversali.

Con il 98,7% dei voti scrutinati, Tisza ha ottenuto circa il 53% dei consensi contro il 38% di Fidesz, conquistando 138 dei 199 seggi parlamentari. Si tratta di una supermaggioranza di due terzi che consente a Magyar di modificare la Costituzione e le leggi fondamentali, riscrivendo potenzialmente le regole che Orbán aveva plasmato a proprio vantaggio durante i suoi mandati. Fidesz ottiene 55 seggi e diventa il principale partito di opposizione, mentre il partito di estrema destra Mi Hazánk entra in parlamento con 6 seggi. La Coalizione Democratica, di centrosinistra, non ha superato la soglia di sbarramento del 5% e la sua leader Klára Dobrev ha annunciato le dimissioni.
Ungheria 2026 — Fine dell'era Orbán

Elezioni · Ungheria
Crollo di Orbán, Magyar conquista i due terzi
Risultati delle elezioni parlamentari — 12 aprile 2026

Parlamento Partiti Confronto Cronologia

199
seggi totali

Tisza 138

Fidesz 55

Mi Hazánk 6

Maggioranza semplice 100
Super-maggioranza ⅔ 133

79,6%
Affluenza record

8,1 mln
Aventi diritto

+5
Seggi Tisza oltre i ⅔

Tocca un partito per i dettagli

Tisza
Péter Magyar

138

53,07%
Voti di lista

138
Seggi vinti

Partito di centrodestra fondato nel 2024 da Péter Magyar, 45 anni, ex membro dell'entourage di Orbán. Ha conquistato la super-maggioranza dei due terzi, sufficiente a modificare la Costituzione. Primo viaggio all'estero: Varsavia, poi Bruxelles per sbloccare i fondi Ue.

Fidesz-KDNP
Viktor Orbán

55

38,43%
Voti di lista

55
Seggi vinti

Sconfitta storica dopo 16 anni al potere. Orbán ha definito il risultato "chiaro e doloroso" e ha promesso di servire il Paese dall'opposizione. Ha ringraziato i 2,5 milioni di elettori rimasti fedeli.

Mi Hazánk
László Toroczkai

6

5,83%
Voti di lista

6
Seggi vinti

Formazione di estrema destra, unico altro partito a superare la soglia di sbarramento del 5% e a entrare nell'Assemblea nazionale.

Percentuali di voto (liste nazionali)

Tisza Péter Magyar
53,07%

3.103.500 voti

Fidesz-KDNP Viktor Orbán
38,43%

2.247.606 voti

Mi Hazánk Toroczkai
5,83%

341.050 voti

Affluenza storica

2026

Record storico · 5.984.617 votanti

79,56%

2022

Ultima vittoria di Orbán

69,53%

1990

Prime elezioni libere

65,09%

Tocca un evento per i dettagli

Feb 2024
Lo scandalo che spacca Fidesz

Il caso del perdono concesso a un uomo coinvolto in abusi su minori travolge l'ex ministra Judit Varga. Magyar rompe pubblicamente con Orbán.

Giu 2024
Tisza conquista il 30% alle Europee

A pochi mesi dalla fondazione, il partito di Magyar ottiene un risultato storico alle elezioni europee, segnando il primo vero scossone all'egemonia di Fidesz.

Apr 2026
Affluenza record: 79,6%, mai così dal 1990

Alle 17 aveva già votato il 74,2%, superando l'affluenza totale del 2022 (69,5%). Lunghe file ai seggi di Budapest. Diversi partiti di opposizione si ritirano per favorire Tisza.

12 Apr, sera
Orbán ammette la sconfitta

"Il risultato è chiaro e doloroso". Il premier chiama Magyar per congratularsi della sua vittoria. Promette di servire il Paese dall'opposizione.

12 Apr, notte
Magyar: "Abbiamo liberato l'Ungheria"

Dal palco di piazza Batthyány a Budapest: "Gli ungheresi hanno detto sì all'Europa". Annuncia primo viaggio a Varsavia, poi Bruxelles per sbloccare i fondi Ue.

Entro maggio
Nuovo primo ministro entro 30 giorni

Il presidente Sulyok avvierà le consultazioni con i partiti eletti. Magyar è il candidato naturale alla guida del governo con la super-maggioranza dei due terzi.

Elaborazione di Focus America su dati dell'Ufficio elettorale nazionale ungherese · Risultati con il 98,93% delle schede scrutinate · 13 aprile 2026

Orbán ha ammesso la sconfitta a meno di tre ore dalla chiusura dei seggi, definendo il risultato "doloroso ma inequivocabile". "Ho fatto le congratulazioni al partito vincitore", ha detto ai suoi sostenitori a Budapest. "Serviremo la nazione ungherese e la nostra patria anche dall'opposizione".

L'affluenza ha raggiunto livelli senza precedenti: quasi l'80%, la più alta nella storia post-comunista dell'Ungheria. Il dato riflette sia la stanchezza verso Orbán sia la capacità di Magyar di mobilitare in particolare i giovani. Secondo un sondaggio citato dal Guardian, il 65% degli elettori sotto i 30 anni intendeva votare contro Orbán. Magyar ha costruito una coalizione che ha attratto sia conservatori delusi da Fidesz sia elettori tradizionalmente legati all'opposizione.

La campagna elettorale è stata aspra. Il governo Orbán ha utilizzato cartelloni pubblicitari generati con l'intelligenza artificiale per ritrarre Magyar come un pericolo per il Paese e un agente dell'Unione europea e del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. Ci sono state accuse di frodi, interferenze straniere, deepfake e persino un'operazione di compromissione in stile Cremlino ai danni di Magyar, secondo quanto riportato da Axios.

La sconfitta di Orbán ha un significato che va ben oltre Budapest. Il premier ungherese era l'alleato più stretto di Vladimir Putin all'interno dell'Unione europea, aveva ripetutamente bloccato o ritardato gli aiuti europei all'Ucraina e, più di recente, aveva posto il veto su un prestito da 90 miliardi di euro a Kiev. Secondo rivelazioni recenti citate dalla CBC, un alto esponente del governo Orbán condivideva regolarmente con Mosca il contenuto delle discussioni riservate dell'Ue. Bloomberg ha inoltre riferito che Orbán avrebbe telefonato a Putin nell'ottobre 2025 per offrirgli aiuto "in qualsiasi modo" nella guerra in Ucraina.

Il risultato è anche un colpo diretto per il presidente Trump, che aveva investito capitale politico nella rielezione di Orbán. Il vicepresidente JD Vance era volato a Budapest la settimana prima del voto per partecipare a un comizio in suo sostegno, definendo Orbán "uno dei pochi veri statisti in Europa" e chiedendo agli ungheresi di sostenerlo alle urne. Trump stesso era intervenuto telefonicamente durante l'evento, dichiarando: "Amo l'Ungheria e amo Viktor". Venerdì, il presidente aveva scritto su Truth Social promettendo di usare "tutta la potenza economica degli Stati Uniti" per rafforzare l'economia ungherese in caso di vittoria di Orbán. Dopo la visita di Vance, i mercati predittivi avevano peraltro ridotto le probabilità di una vittoria di Orbán, come riportato dal Daily Beast.

Il deputato democratico Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera, ha commentato: "L'autoritario di estrema destra Viktor Orbán ha perso le elezioni. I prossimi saranno i sostenitori di Trump al Congresso a novembre".

Magyar ha promesso di riparare i rapporti con l'Unione europea, combattere la corruzione e investire nei servizi pubblici trascurati. Nel suo discorso di vittoria, davanti a decine di migliaia di sostenitori lungo le rive del Danubio, ha dichiarato: "Stasera la verità ha prevalso sulle menzogne". Ha annunciato che il suo primo viaggio all'estero sarà a Varsavia, seguito da Vienna e Bruxelles, per sbloccare i fondi europei congelati, circa 17 miliardi di euro che Bruxelles aveva sospeso per le preoccupazioni sullo stato di diritto. Ha inoltre chiesto le dimissioni dei vertici della Corte suprema, della procura generale, dell'autorità per i media e dell'ufficio per la concorrenza, definendoli strumenti del potere orbániano.

Le reazioni europee sono state immediate e univoche. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto su X: "L'Ungheria ha scelto l'Europa. L'Unione diventa più forte". Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron si sono congratulati con Magyar e hanno espresso il desiderio di collaborare. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha accolto il risultato con un messaggio che includeva la frase in ungherese "Ruszkik haza" ("Russi, andatevene"), uno slogan che risale alla rivolta del 1956 contro i sovietici. Anche la premier italiana Giorgia Meloni si è congratulata con Magyar, ringraziando al contempo "l'amico Viktor Orbán per l'intensa collaborazione negli anni".

Dalibor Rohac, ricercatore dell'American Enterprise Institute, ha dichiarato al Guardian che il messaggio delle elezioni è chiaro: "Il progetto ideologico di Orbán, e di Trump, ha avuto un test di 16 anni ed è stato un fallimento politico, economico e sociale spettacolare". Péter Krekó, direttore del think tank Political Capital di Budapest, ha avvertito che le aspettative saranno "enormi e sarà difficile mantenere alcune promesse elettorali a causa dei vincoli fiscali", ma ha sottolineato che Tisza ha vinto "contro ogni pronostico: l'aiuto degli Stati Uniti e della Russia, una massiccia macchina di disinformazione statale e tutte le istituzioni dello Stato a favore di Fidesz". Botond Feledy, analista geopolitico ungherese con sede a Bruxelles, ha detto al Guardian che il risultato rappresenta una lezione per gli altri leader populisti europei: "Non è così facile fare promesse alla gente quando il sistema non produce nulla, ed è impossibile costruire una realtà virtuale così lontana dalla realtà".

La transizione non sarà immediata. Fino alla formazione del nuovo parlamento a maggio, Orbán e Fidesz resteranno come governo provvisorio. Gli analisti avvertono che il cambiamento sarà probabilmente lento: in 16 anni Fidesz ha piazzato fedelissimi nella pubblica amministrazione, nella magistratura, nei media e nel settore imprenditoriale. Come risponderanno queste strutture al nuovo governo resta una domanda aperta.

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La rassegna stampa di lunedì 13 aprile 2026


Trump annuncia il blocco dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran, attacca Papa Leone XIV mentre Orban perde le elezioni ungheresi

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 aprile 2026

Trump annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran


Il presidente Trump ha annunciato che la Marina americana inizierà lunedì mattina il blocco dello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei colloqui di pace con l'Iran in Pakistan. La decisione arriva dopo 21 ore di negoziati infruttuosi e minaccia di espandere il conflitto alle acque internazionali, con i prezzi del petrolio che hanno superato i 100 dollari al barile.

Fonti: The Hill, Bloomberg, Financial Times

Trump attacca Papa Leone XIV per le critiche alla guerra in Iran


Il presidente Trump ha lanciato un attacco senza precedenti contro Papa Leone XIV sui social media, definendolo "troppo liberale" e "debole sul crimine" dopo le critiche del pontefice alla guerra in Iran. L'attacco mostra l'assenza di limiti nelle persone che Trump potrebbe prendere di mira, incluso il leader di 1,4 miliardi di cattolici nel mondo.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Financial Times

Viktor Orban sconfitto dopo 16 anni al potere in Ungheria


Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha concesso la sconfitta elettorale a Peter Magyar, ponendo fine al suo regno di 16 anni. La vittoria schiacciante dell'opposizione potrebbe ridefinire i rapporti dell'Ungheria con l'Unione Europea, la Russia e l'amministrazione Trump, oltre ad allentare le tensioni con Bruxelles.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Semafor

Eric Swalwell sospende la campagna per governatore della California per accuse di aggressioni sessuali


Il deputato democratico Eric Swalwell ha sospeso la sua campagna per governatore della California dopo che quattro donne lo hanno accusato di cattiva condotta sessuale e aggressioni. Il frontrunner democratico aveva ricevuto il sostegno di influenti gruppi politici nelle settimane precedenti alle accuse pubbliche.

Fonti: New York Times, The Guardian, The Hill

Trump minaccia la Cina con dazi del 50% se aiuta militarmente l'Iran


Il presidente Trump ha minacciato di imporre dazi "sconvolgenti" del 50% alla Cina se fornisce assistenza militare all'Iran, aumentando le tensioni tra le due maggiori economie mondiali. La minaccia arriva nel contesto del crescente sostegno cinese alle capacità energetiche dell'Iran durante il conflitto in Medio Oriente.

Fonti: Semafor

I prezzi del petrolio superano i 100 dollari mentre i mercati asiatici calano


I futures del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile mentre i mercati asiatici sono in calo in vista del blocco americano dello Stretto di Hormuz. Il West Texas Intermediate ha raggiunto i 104 dollari, mentre il Brent ha seguito l'andamento al rialzo a causa delle crescenti tensioni geopolitiche.

Fonti: The Hill, Financial Times

L'ex direttore della CIA dice che il 25° Emendamento "è stato scritto pensando a Trump"


L'ex direttore della CIA John Brennan ha dichiarato che crede il 25° Emendamento "sia stato scritto pensando a Donald Trump", commentando le intense minacce del presidente verso l'Iran. I suoi commenti arrivano dopo che diversi democratici hanno spinto per la rimozione di Trump a seguito delle sue dichiarazioni bellicose.

Fonti: The Hill

Trump dice che i prezzi della benzina potrebbero non scendere prima delle elezioni di medio termine


Il presidente Trump ha inviato messaggi contrastanti su quanto tempo si aspetta che i costi rimangano alti, evidenziando i pericoli per il Partito Repubblicano alle prossime elezioni di medio termine. Alcuni membri del suo partito hanno espresso nuove preoccupazioni dopo i suoi commenti di domenica sui prezzi della benzina.

Fonti: New York Times

Bernie Sanders avverte che "il peggio deve ancora venire" in un discorso contro i miliardari


Il senatore Bernie Sanders ha lanciato un allarme sull'economia americana, avvertendo che "il peggio deve ancora venire" a meno che i lavoratori non superino una "classe dirigente" di miliardari. Sanders ha parlato a un raduno a Manhattan insieme al sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha messo in guardia contro l'intelligenza artificiale che "sta arrivando per i posti di lavoro umani".

Fonti: The Guardian

La Federal Reserve potrebbe ridurre il suo bilancio per diminuire l'influenza sui mercati


Stanno arrivando numerosi suggerimenti su come la banca centrale americana può ridurre la sua influenza nei mercati finanziari attraverso la riduzione del bilancio. Le proposte mirano a limitare il ruolo della Fed nei mercati mentre l'istituzione cerca di normalizzare la politica monetaria dopo anni di interventi straordinari.

Fonti: Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Missione Artemis II completata, la Francia sceglie Linux, Unitree R1 in vendita


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon lunedì,
settimana scorsa abbiamo seguito un entusiasmante ritorno di esseri umani in orbita lunare e oggi parleremo un po' dell'intera missione che è stato un grande successo. Poi discuteremo di Linux nella Pubblica Amministrazione francese; parleremo del robot umanoide Unitree R1 in vendita anche in Italia a un prezzo assurdamente basso, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione free
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Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 301 - Lunedì 13 Aprile
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

La capsula Orion e i quattro astronauti sono rientrati sulla Terra


Spazio
Dopo un volo di 9 giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi, la capsula Orion della NASA, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, è rientrata nell’Oceano Pacifico con i quattro astronauti della missione Artemis II. Il passaggio più delicato è stato l’ingresso nell’atmosfera terrestre a circa 11 chilometri al secondo, pari a circa 38 mila chilometri orari. In questa fase lo scudo termico ha sopportato temperature intorno ai 3.000 gradi. La formazione di plasma attorno alla capsula ha causato un blackout delle comunicazioni di circa 6 minuti, un fenomeno che però era previsto.
~
Fonte: AstroSpace

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Il governo francese sta rimpiazzando Windows con Linux


Politica
Il governo francese ha annunciato che trasferirà una parte dei computer della Pubblica Amministrazione da Windows a Linux, noto sistema operativo open source che può essere usato e adattato senza dipendere da un unico fornitore. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e avere più controllo su dati e infrastrutture digitali. Il passaggio inizierà con l'organico di DINUM, l’agenzia statale che coordina il digitale nella pubblica amministrazione francese.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Non è la prima volta

Mesi fa la Francia ha già preso misure simili decidendo di sostituire Teams, il servizio per video...
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Il robot umanoide R1 più economico di Unitree è in vendita in tutto il mondo


Robotica
La società cinese Unitree Robotics porterà dalla prossima settimana il robot umanoide R1 sui mercati esteri tramite AliExpress, la piattaforma internazionale di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce. L’operazione riguarda Stati Uniti, Europa, Giappone e Singapore e serve a misurare la domanda per macchine umanoidi a prezzo estremamente basso. In Cina infatti il modello R1 parte da 29.900 yuan, circa 4.370 dollari, pesa 27kg, è alto 123cm ed è orientato all'intrattenimento. Unitree nel 2025 ha spedito oltre 5.500 robot contro i 150 medi di Tesla e Figure.
~
Fonte: Interesting Engineering
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI spiega il vantaggio su Anthropic in un memo agli azionisti


Big Tech
OpenAI ha inviato agli investitori una nota in cui sostiene di essere in vantaggio su Anthropic perché dispone, o prevede di disporre, di molta più capacità di calcolo, cioè la potenza di chip, server ed energia necessaria per addestrare i modelli e rispondere agli utenti. Secondo OpenAI, l’azienda punta a raggiungere 30 gigawatt entro il 2030, mentre stima per Anthropic circa 7-8 gigawatt entro la fine del 2027. Per OpenAI questo divario conta perché più calcolo permette di sviluppare modelli più avanzati e servire più clienti.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il CEO di Amazon prende di mira Nvidia, Intel, Starlink e altri nella lettera annuale agli azionisti


Big tech
Nella lettera annuale agli azionisti, il CEO di Amazon Andy Jassy ha difeso un piano di investimenti da circa 200 miliardi di dollari nel 2026, concentrato soprattutto su AWS, la divisione cloud del gruppo. Il messaggio è che Amazon vuole ridurre la dipendenza da fornitori esterni e competere più direttamente con Nvidia, Intel e Starlink: spinge sui chip Trainium per l’intelligenza artificiale, sui processori Graviton per i server e su Amazon Leo, la rete internet satellitare il cui lancio commerciale è previsto per metà 2026. Jassy ha anche detto che Amazon ha già circa un milione di robot nei magazzini e vede un possibile futuro business anche in questo campo.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Senza titolo


samaltman.com (eng)

Come la Nasa ha creato il computer di Artemis II a prova di guasti


acm.org (eng)

Le persone che usano solo i chatbot non comprendono l'IA


x.com (eng)

Dentro la corsa contro il tempo per proteggere i cavi sottomarini dal sabotaggio


wsj.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

OpenAI punta a sfidare Anthropic con abbonamenti ChatGPT Pro da 100 dollari al mese


cnbc.com (eng)

I familiari dell'uomo ucciso nella sparatoria alla Florida State University faranno causa a ChatGPT e OpenAI


theguardian.com (eng)

Teslastarebbe sviluppando un nuovo veicolo elettrico più piccolo ed economico dopo aver interrotto la produzione del Model 2


electrek.co (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/aPriy8Iy040?…

Come i mercati predittivi hanno trasformato il mondo in un casinò


In questo bellissimo servizio di Bloomberg viene raccontato il trend in forte crescita dei mercati predittivi come Kalshi o Polymarket.

Vedi video su youtube.com (eng - 12:39)

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Il governo francese sta rimpiazzando Windows con Linux


In breve:


Il governo francese ha annunciato che trasferirà una parte dei computer della Pubblica Amministrazione da Windows a Linux, noto sistema operativo open source che può essere usato e adattato senza dipendere da un unico fornitore. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e avere più controllo su dati e infrastrutture digitali. Il passaggio inizierà con l'organico di DINUM, l’agenzia statale che coordina il digitale nella pubblica amministrazione francese.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

France to ditch Windows for Linux to reduce reliance on US tech | TechCrunch
France’s move to ditch Windows for Linux is its latest effort to reduce its reliance on American tech giants.
TechCrunchZack Whittaker

Riassunto completo:


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Il governo francese sta rimpiazzando Windows con Linux


La Francia in prima linea per la sovranità digitale.
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In breve:


Il governo francese ha annunciato che trasferirà una parte dei computer della Pubblica Amministrazione da Windows a Linux, noto sistema operativo open source che può essere usato e adattato senza dipendere da un unico fornitore. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e avere più controllo su dati e infrastrutture digitali. Il passaggio inizierà con l'organico di DINUM, l’agenzia statale che coordina il digitale nella pubblica amministrazione francese.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

France to ditch Windows for Linux to reduce reliance on US tech | TechCrunch
France’s move to ditch Windows for Linux is its latest effort to reduce its reliance on American tech giants.
TechCrunchZack Whittaker

Riassunto completo:


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Il robot umanoide R1 più economico di Unitree è in vendita in tutto il mondo


Costa intorno ai 5.000 dollari e si compra su AliExpress.
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In breve:


La società cinese Unitree Robotics porterà dalla prossima settimana il robot umanoide R1 sui mercati esteri tramite AliExpress, la piattaforma internazionale di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce. L’operazione riguarda Stati Uniti, Europa, Giappone e Singapore e serve a misurare la domanda per macchine umanoidi a prezzo estremamente basso. In Cina infatti il modello R1 parte da 29.900 yuan, circa 4.370 dollari, pesa 27kg, è alto 123cm ed è orientato all'intrattenimento. Unitree nel 2025 ha spedito oltre 5.500 robot contro i 150 medi di Tesla e Figure.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Unitree’s cheapest R1 humanoid robot to debut in US via AliExpress
Unitree plans global launch of its $4,370 R1 humanoid robot via AliExpress, targeting U.S. and Europe markets.
Interesting EngineeringAamir Khollam

Riassunto completo:


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OpenAI spiega il vantaggio su Anthropic in un memo agli azionisti


È un vantaggio di potenza di calcolo.
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In breve:


OpenAI ha inviato agli investitori una nota in cui sostiene di essere in vantaggio su Anthropic perché dispone, o prevede di disporre, di molta più capacità di calcolo, cioè la potenza di chip, server ed energia necessaria per addestrare i modelli e rispondere agli utenti. Secondo OpenAI, l’azienda punta a raggiungere 30 gigawatt entro il 2030, mentre stima per Anthropic circa 7-8 gigawatt entro la fine del 2027. Per OpenAI questo divario conta perché più calcolo permette di sviluppare modelli più avanzati e servire più clienti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI slams Anthropic in memo to shareholders as its leading AI rival gains momentum
OpenAI sent a memo to investors blasting chief rival Anthropic for “operating on a meaningfully smaller curve.”
CNBCAshley Capoot

Riassunto completo:


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Il CEO di Amazon prende di mira Nvidia, Intel, Starlink e altri nella lettera annuale agli azionisti


Ha motivato i 200 miliardi di dollari di investimento.
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In breve:


Nella lettera annuale agli azionisti, il CEO di Amazon Andy Jassy ha difeso un piano di investimenti da circa 200 miliardi di dollari nel 2026, concentrato soprattutto su AWS, la divisione cloud del gruppo. Il messaggio è che Amazon vuole ridurre la dipendenza da fornitori esterni e competere più direttamente con Nvidia, Intel e Starlink: spinge sui chip Trainium per l’intelligenza artificiale, sui processori Graviton per i server e su Amazon Leo, la rete internet satellitare il cui lancio commerciale è previsto per metà 2026. Jassy ha anche detto che Amazon ha già circa un milione di robot nei magazzini e vede un possibile futuro business anche in questo campo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amazon CEO takes aim at Nvidia, Intel, Starlink, more in annual shareholder letter | TechCrunch
Andy Jassy’s annual shareholder letter reads something like a diss track to a wide range of competitors as he defends spending $200 billion in capex.
TechCrunchJulie Bort

Riassunto completo:


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La capsula Orion e i quattro astronauti sono rientrati sulla Terra


La missione è stata un successo completo.
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In breve:


Dopo un volo di 9 giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi, la capsula Orion della NASA, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, è rientrata nell’Oceano Pacifico con i quattro astronauti della missione Artemis II. Il passaggio più delicato è stato l’ingresso nell’atmosfera terrestre a circa 11 chilometri al secondo, pari a circa 38 mila chilometri orari. In questa fase lo scudo termico ha sopportato temperature intorno ai 3.000 gradi. La formazione di plasma attorno alla capsula ha causato un blackout delle comunicazioni di circa 6 minuti, un fenomeno che però era previsto.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Artemis II si è conclusa! Rientrati sulla Terra la capsula Orion e i quattro astronauti
La missione Artemis II si è conclusa con successo nella notte italiana tra il 10 e l’11 aprile, quando la capsula Orion è rientrata sulla…
AstrospaceMariasole Maglione

Riassunto completo:


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Popolarità Trump, piccolo rimbalzo ma la situazione rimane critica (12 aprile)


Fisiologico respiro per l'approvazione di Trump, dopo un periodo nero; il dato è ora simile a quello di Biden, ma le nubi all'orizzonte sono ancora cupe.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Nella settimana che segna la tregua della guerra in medioriente, la popolarità di Trump gode di un piccolo rimbalzo, sebbene i sondaggi non tengano ancora conto degli ultimi sviluppi. Ad ogni modo, la situazione complessiva non cambia: siamo sempre ai livelli minimi della sua seconda presidenza ed ad uno dei punti più bassi di sempre per un presidente nella storia recente della politica americana.

Questo piccolo recupero va a compensare solo in minima parte quanto perso dall'inizio dell’operazione militare, ovvero circa 5 punti di net rating.

Il tasso di approvazione rimane pericolosamente intorno al 40%, con picchi negativi al 35%; bisogna risalire fino al 2017 per ritrovare una media simile. Nel mentre, il tasso di disapprovazione è schizzato al 57% circa, un livello record.

Nonostante la settimana sia contraddistinta dal segno "più", per il tycoon non sarà facile rialzarsi da questa situazione: dopo un fisiologico riassestamento, potrebbe tornare a scivolare ulteriormente in basso.

Il dato è lievemente peggiore rispetto alla media di Joe Biden nell’aprile 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di qualunque presidente fino al giorno d’oggi dopo quasi quindici mesi di presidenza, ma la distanza col suo predecessore si è nuovamente affievolita.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Tutte le tre medie registrano un miglioramento rispetto a una settimana fa, con Focus America che rileva un dato più robusto rispetto ai pochi decimali di RCP e Silver.

Come già accennato, dopo quasi quindici mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca sotto rispetto ai primi quindici mesi del suo primo mandato e di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 446 giorni di presidenza (-14,5 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, indietro come detto anche rispetto al suo primo mandato, in cui era a -12.

Anche Joe Biden, comunque, con il suo -14,2 non brillava particolarmente dopo quindici mesi di presidenza.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 40% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 55%-57%, cifre vicine ai minimi del mandato di Joe Biden.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi della tregua con l’Iran.

Di seguito pubblichiamo una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso delle ultime due settimane. Di fianco alla casa sondaggistica scriviamo due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 10 istituti — 12 aprile 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Net ApprovalData fine

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,6% (+0,2) - 56,6% (-0,3). In totale un net approval di -17 (+0,5).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 41,5% (+0,6) - 56,6% (-0,3). In totale un rating di -15,1 (+0,9).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 40,7% (+0,8) - 55,3% (-1,6), con in totale un rating di -14,5 (+2,4). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
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Museion e lo spirito del tempo presente - La turbolenza #8


Più che un museo troppo costoso, Museion è il punto di condensazione simbolica di un nuovo sentire culturale e politico.

La maggior parte delle persone non interpreta lo spirito del tempo, ne è attraversata. È lo spirito del tempo che agisce e si manifesta attraverso le loro parole e le loro azioni, non il contrario.

Proviamo a usare questa idea come cornice per leggere la solita, vecchia polemica su Museion.

Per gli altoatesini è una storia nota. Per tutti gli altri: Museion è il museo di arte contemporanea di Bolzano. Ha aperto all’inizio degli anni Zero e non è mai riuscito a conquistare davvero la maggior parte della città.

Le ragioni possibili sono molte: l’arte contemporanea può sembrare esoterica, il suo ambiente troppo snob, il territorio troppo conservatore. Ma il punto vero è un altro: quando un’istituzione culturale non viene sentita come propria, diventa un bersaglio più facile.

Da lì in poi, infatti, la polemica segue sempre lo stesso copione: Museion costa troppo e ha troppo pochi visitatori per giustificare l’investimento.

L’ultimo a brandire questa argomentazione è stato Christian Bianchi, assessore provinciale di recente passato a Forza Italia dopo più di un decennio di militanza leghista. Prima di lui, non più tardi di due anni fa, a sostenere la critica era stato l’allora consigliere comunale del PD Stefano Fattor.

L’insofferenza, come si vede, è bipartisan.

Ciò non vuol dire che sia condivisa all’unanimità. A difesa di Museion, negli ultimi giorni, si sono alzate diverse voci, e non di poco conto.

Il 4 aprile, in un post pubblicato sul suoprofilo Facebook, Zeno Oberkofler dei Verdi ha scritto che “Il Museion è più dei suoi incassi [...] si sta aprendo sempre più alla città e al mondo giovanile e sta diventando un punto di aggregazione molto importante per la nostra generazione: un luogo per una nuova scena culturale emergente in Alto Adige e catalizzatore di innovazione sociale.”

Gli hanno fatto eco anche l’assessore provinciale dell’SVP Achammer, che ha parlato di una polemica “quasi ciclica”, e il presidente della provincia Kompatscher, che definisce “molto populista, che non va bene” il modo in cui il suo stesso assessore ha impostato il discorso sul museo.

Per Kompatscher, Museion è un’istituzione capace di creare scambio, pensiero critico e innovazione.

Ed è vero; lo nota il sociologo Luca Fazzi e lo posso confermare anche io perché, negli ultimi anni, ho avuto modo di collaborarci come membro di Museion Art Club.

Un’esperienza che mi ha dato modo di conoscere il direttore di Museion - Bart van der Heyde - e la sua visione di quale sia il ruolo del museo come soggetto e attore dello spazio pubblico.

Per approfondirla puoi leggere l’intervista che gli ho fatto per Che Fare qualche anno fa.

“Il museo nello spazio pubblico contemporaneo.” su Che Fare
Un’intervista a Bart van der Heyde, direttore di Museion, a proposito del ruolo del museo come soggetto e attore nello spazio pubblico.
Flavio Pintarelli | Writer & StrategistFlavio Pintarelli


Leggi la mia intervista al direttore di Museion ⤴️

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Se non hai tempo di farlo adesso, per il ragionamento che sto facendo ti basta sapere che per van der Heyde il ruolo del museo non si limita alla conservazione e all’esposizione di opere d’arte, ma si allarga verso quella che si chiama “innovazione sociale”.

Per il suo direttore Museion è - o vuole diventare - una piattaforma capace di alimentare, amplificare e far evolvere le sottoculture urbane dell’Alto Adige.

Ad animarne gli eventi e le iniziative sono perciò persone, molto spesso ragazze e ragazzi della Gen Z, che gravitano intorno a diverse scene locali: quella dell’arte e del design, quella del clubbing e della techno, quelle street dello skate e dei graffiti e la scena queer.

Per semplificare - prendendo il termine in prestito dal lessico delle culture war, quella che Museion sta catalizzando intorno a sé è una serie di espressioni della woke culture altoatesina.

Un fatto rilevante non solo sul piano culturale, ma anche su quello politico.

Non credo sia stato un caso che, nel 2023, quando è riuscito a mobilitare la componente sociale e di sinistra del mondo di madrelingua tedesca per protestare contro la decisione dell’SVP di formare la giunta provinciale con Lega e Fratelli d’Italia, il movimento No Excuses abbia scelto proprio Museion come punto di concentramento per le proprie manifestazioni.

Dietro questa scelta - inedita e inusuale per la geografia della sinistra bolzanina - c’è proprio una sorta di affinità “spirituale” tra la visione del museo come moltiplicatore di cultura urbana e la componente più attiva e propositiva di quel movimento.

Dopotutto non è forse vero, come dicevamo all’inizio, che lo spirito del tempo agisce e si manifesta attraverso le parole e le azioni dei protagonisti della Storia, più che essere da loro interpretato?

Se è così, in filigrana, nella polemica contro Museion agitata da Bianchi oggi e da Fattor ieri possiamo leggere anche lo scontro che oppone il pensiero liberale (e diverse sue sfumature) alla woke culture, con i suoi differenti gradi di radicalità.

Ok, Flavio, ammettiamo che sia vero ma Achammer e Kompatscher non sono liberali anche loro? Eppure si sono schierati apertamente a favore dell'idea che Museion non sia solo un museo, ma qualcosa di più. Ci stai forse dicendo che l'SVP non è un partito liberale?

No, lo è. Solo che ha un problema più pressante da risolvere: mano a mano che il mondo cambia, il ruolo storico dell'SVP come partito di raccolta dell'elettorato di madrelingua tedesca si va esaurendo.

Presa in mezzo tra l'ascesa di una destra neoreazionaria locale e la comparsa di una sinistra dall'identità inedita e fortemente orientata ai diritti civili, l'SVP si trova a dover negoziare tra le componenti di un corpo sociale sempre più polarizzato in termini di idee e di valori.

Un gioco di equilibri in cui perdere la presa su una di queste componenti, per l'SVP può voler dire non riuscire a garantirsi la continuità nella gestione del potere e, di conseguenza, la sopravvivenza stessa.

Ancora una volta, sotto la superficie delle intenzioni esplicite, le dinamiche della politica altoatesina possono essere lette anche attraverso i meme globali che circolano nel nostro sistema nervoso digitale.

È l’azione incessante di questo flusso d’informazione che rende possibile - e accelera - le dinamiche di cambiamento in atto nella società sudtirolese.

Cambiare però, è importante specificarlo, non significa per forza cambiare per il meglio. Che la Storia proceda verso un progresso inevitabile è un’illusione prospettica. Se riusciamo ad abbandonarla, i segni delle trasformazioni in corso diventano più chiari e facili da scorgere.

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Eravamo tremila: nuova ecologia antifa del Sudtirolo - La turbolenza #7


Se a quindici anni mi avessero detto che un corteo antifascista di 3000 persone avrebbe attraversato Bolzano non ci avrei creduto.

Invece è successo davvero.

Sabato scorso, 28 febbraio 2026, una porzione non indifferente della società civile altoatesina e sudtirolese è scesa in piazza per affermare la sua contrarietà alla retorica della remigrazione che, lo stesso giorno, nella piazza cittadina intitolata alla vittoria, veniva sostenuta da uno sparuto gruppo di fascisti.

Ma a guardarla bene, a guardarla standoci dentro, la folla in cui mi sono immerso sabato scorso non è solo una semplice porzione di società civile.

È qualcosa di più: è un’ecologia.

Proprio quelle di cui parla Rodrigo Nunes in Né verticale, né orizzontale, il saggio di teoria dell'organizzazione politica che ho potuto presentare qualche mese fa.

Lo dico perché davanti alla stazione c’erano i disobbedienti e gli anarchici. C’erano militantə da Trento e da Innsbruck. C’erano Amnesty, l’Anpi, i partiti di opposizione e il mondo cattolico.

C’era un tale che teneva un cartello su cui aveva scritto Patriot und Antifaschist e camminava due passi avanti all’ala sociale della SVP, a cui ha dovuto dare un segnale anche il presidente della provincia Arno Kompatscher.

Sì, c’era anche lui, nonostante da dieci anni governi la provincia insieme a partiti che al loro interno hanno esponenti attivi nei network remigrazionisti.

Poi c’era lo spezzone queer organizzato, i militanti propal e i collettivi antifascisti di valle.

Collettivi antifascisti di valle?

Non sapevo esistessero dei collettivi antifascisti di valle. Sarà perché sono vecchio e loro tutti dei pischelli, come mi ha spiegato un amico, ma è rassicurante sapere che ci sono dellə antifascistə lontano dalle città.

Nel corpo del corteo ho anche riconosciuto un blocco, informale ma coeso, che ho battezzato “brigata design”, perché era fatto di gente che conosco e gravita intorno all’università e alle industrie culturali e creative locali.

E poi c’erano le amiche e gli amici di una vita e, credimi, avevamo tutte e tutti le lucine negli occhi e quando ci incontravamo ci guardavamo come a dirci "no, non è reale. Dai, non può essere. Stiamo sognando."

Ma se un sogno lo fai in due - o in tre, o in tremila - non è più un sogno, è la realtà.

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Una realtà che ha radici lontane nel tempo. L’antifascismo sceso in piazza sabato scorso si è incubato nelle manifestazioni contro le aggressioni di Casa Pound degli anni ’10 del duemila, nei movimenti di resistenza climatica e nei brevi, intensi, giorni del movimento No Excuses che, alla fine del 2023, ha reso evidente il disagio con cui una parte del mondo tedesco ha accolto l’accordo di governo che l’SVP ha stretto con la destra italiana.

Esperienze nate da contesti di militanza diversi ma capaci di esprimere bisogni e necessità comuni, che si sono incontrati per la prima volta la scorsa estate, ballando uno di fianco all’altro al pride e riconosciuti - identici - in autunno, nelle piazze che hanno protestato contro l'operazione israeliana a Gaza.

Senza di loro la manifestazione di sabato scorso non avrebbe portato a Bolzano 3000 antifa supersoldiers , materializzando all'improvviso nelle sue strae l’antifascismo globale di chi chiude la porta di casa in faccia agli sbirri dell’ICE; quello praticato col fucile in braccio da chi resiste all’imperialismo, da qualsiasi campo esso provenga; e quello di chi si oppone, con ogni mezzo e ovunque nel mondo, al genocidio del popolo palestinese;

Per la prima volta dagli anni delle bombe, l’Alto Adige/Südtirol è sembrato esposto al respiro del mondo e la sua società è sferzata dalle polarizzazioni che lo dividono.

Se è vero che la storia procede per accumulazione di tendenze che diventano evidenti in caso di eventi straordinari, è difficile non vedere in quanto accaduto sabato almeno la possibilità di superare letture obsolete e rappresentazioni ormai esauste della società altoatesina e sudtirolese.

Entrambe le piazze - quella antifascista in modo più evidente e quella remigrazionista in modo più timido - sono, a loro modo, piazze interetniche.

Anche la remigrazione è un meme globale. Fa parte dell’arsenale di guerra culturale dell’estrema destra e va declinato sul piano locale, come accade in Germania, in Francia o in Svizzera.

Per questo motivo, oltre ai tricolori, nella piazza remigrazionista ha sventolato anche qualche bandiera sudtirolese. E, qualche settimana prima, storici esponenti della destra bolzanina sono andati a commemorare Andrea Hofer insieme agli Schützen, che hanno ricambiato il favore con endorsement di varia natura alle iniziative di quelli che, fino a qualche decina di anni fa, erano i loro nemici giurati.

Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua. Lo sento nella terra. Lo sento nell'aria. Molto di ciò che un tempo era è perduto, perché nessuno ora vive che lo ricordi, fa dire Peter Jackson a dama Galadriel nel prologo del primo film del Signore degli anelli.

Anche il posto in cui vivo mi sembra cambiato. Può darsi sia il tramonto di quel Sudtirolo ideale eterno che sembrava non dover finire mai?

Non so dirlo con certezza. Ma se è di questo che si tratta, se è questo il processo che stiamo attraversando, allora quale momento migliore per prenderne coscienza e provare a costruirne una provincia diversa?

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Come Biden, Trump accusa gli americani di non apprezzare i suoi risultati


Il presidente insiste sul fatto che l'economia va meglio di quanto i cittadini pensino, mentre il gradimento crolla al 37 per cento dopo il peggior dato sull'inflazione del suo secondo mandato

Il peggior rapporto sull'inflazione del secondo mandato di Donald Trump ha costretto la Casa Bianca a una difesa a tutto campo. Il presidente e i suoi collaboratori hanno cercato di spostare l'attenzione su singoli miglioramenti, come il calo dei prezzi di alcuni beni, i tagli fiscali e la riduzione del costo dei farmaci, sostenendo che i critici guardano nella direzione sbagliata. È un copione che gli americani conoscono bene, perché lo stesso argomento ha accompagnato gli ultimi mesi della presidenza di Joe Biden, scrive il Washington Post.

Il parallelismo tra i due leader è sorprendente, considerato che hanno passato oltre un decennio ad attaccarsi a vicenda sulle rispettive politiche e sulla capacità di governare. Eppure entrambi condividono la stessa frustrazione: la convinzione che il pubblico americano non riconosca i risultati ottenuti. Trump ha ripetuto questo concetto in diversi discorsi in stile elettorale e apparizioni alla Casa Bianca nel corso dell'anno. "In un anno abbiamo preso un Paese morto e paralizzato", ha detto in un discorso alla nazione la settimana scorsa, aggiungendo di aver trasformato gli Stati Uniti nel "Paese più attraente del mondo". In un intervento a Clive, Iowa, a gennaio ha accusato i media di ignorare i suoi risultati più importanti: "Ho ottenuto la più grande riduzione di prezzo nella storia sui farmaci. Non riesco a far parlare questi di questo".

Biden usava lo stesso registro. Nell'ultimo mese della sua presidenza ha cercato di migliorare il giudizio della storia sul proprio mandato, insistendo sul fatto che il problema non fossero le politiche in sé, ma la capacità degli americani di percepirne i benefici. "So che per molti americani è stato difficile da vedere, e lo capisco", ha dichiarato il 4 dicembre 2024 alla Brookings Institution. "Ma credo fosse la cosa giusta da fare, non solo per tirare fuori gli americani dalla crisi economica causata dalla pandemia, ma per mettere l'America su un percorso più solido per il futuro".

Il fenomeno ha radici che vanno oltre le singole personalità. Tevi Troy, storico delle presidenze ed ex funzionario dell'amministrazione di George W. Bush, ha spiegato al Washington Post che i presidenti di ogni schieramento si sono sempre lamentati di non ricevere il giusto riconoscimento per politiche i cui benefici si manifestano lentamente. La novità, secondo Troy, è che l'opinione pubblica oggi si muove molto meno in risposta ai risultati concreti. In una nazione sempre più polarizzata, i grandi risultati legislativi o economici tendono a consolidare le opinioni esistenti anziché cambiarle. Per i presidenti, questo significa che un principio fondamentale della politica americana moderna si è incrinato: l'idea che i risultati, una volta ottenuti, vengano premiati. "Il motore dell'economia non è il governo", ha detto Troy. "Quello che succede sul campo detta l'andamento dell'economia, e un presidente non può controllarlo, e questo li frustra". Troy ha ricordato come i collaboratori di George H.W. Bush fossero convinti che Bill Clinton avesse incassato i meriti di una ripresa economica avviata dalle decisioni difficili del suo predecessore.

Trump ha anche rivendicato il merito a lungo termine dell'azione militare contro le ambizioni nucleari dell'Iran, ma quell'operazione ha avuto un costo pesante. I leader iraniani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz, il traffico delle petroliere si è ridotto drasticamente, i mercati energetici globali sono stati sconvolti e gli alleati degli Stati Uniti si sono irritati. Un cessate il fuoco è stato dichiarato nei giorni scorsi, ma mostra già segni di fragilità. Le conseguenze economiche sono state gravi: l'inflazione è cresciuta al ritmo mensile più rapido degli ultimi quattro anni, alimentata dall'impennata dei prezzi della benzina. Per un presidente che ha promesso di abbassare i costi, si tratta di un problema politico serio, soprattutto con le elezioni di metà mandato di novembre all'orizzonte.

Le rivendicazioni di Trump non si fermano ai confini nazionali. Ha criticato il comitato del Nobel per la Pace per non avergli assegnato il premio, ha detto che il Canada "dovrebbe essere grato" per la protezione che deriva dalla vicinanza agli Stati Uniti e ha criticato a lungo gli altri membri della Nato per non aver contribuito abbastanza all'alleanza. Biden, dal canto suo, cercava più riconoscimento per aver guidato il Paese fuori dalla pandemia di Covid-19 e per aver evitato una recessione che molti economisti consideravano inevitabile.

I numeri raccontano una storia simile per entrambi. Il gradimento di Biden non è mai uscito dalla fascia bassa, nemmeno dopo l'approvazione del pacchetto di aiuti per la pandemia e di una legge bipartisan sulle infrastrutture. Trump non sta andando meglio: secondo una media dei sondaggi del Washington Post da marzo in poi, il 37 per cento degli americani approva il suo operato, mentre il 60 per cento lo disapprova, un livello vicino al punto più basso di entrambi i suoi mandati.

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Come il pedaggio nello Stretto di Hormuz ridisegna il commercio mondiale


La guerra con l'Iran ha infranto il principio della libera navigazione. Navi bloccate, pedaggi in yuan e criptovalute, e un precedente che la Cina potrebbe sfruttare nel Mar Cinese Meridionale

In sei settimane di guerra, l'Iran ha fatto ciò che nessuno era riuscito a fare in oltre un secolo: chiudere una delle rotte marittime più importanti del pianeta e imporre un pedaggio per attraversarla. Lo Stretto di Hormuz, largo appena 50 chilometri, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è diventato il simbolo di un nuovo disordine globale. Mentre la marina americana osserva senza intervenire, Teheran decide quali navi possono passare e a quale prezzo. Il Wall Street Journal ricostruisce in un'ampia inchiesta come il sistema della libera navigazione, costruito dagli Stati Uniti nell'arco di un secolo, si stia sgretolando.

Più di 700 navi sono bloccate nei pressi dell'Iran, con decine di miliardi di dollari di merci a bordo e circa 20.000 marinai intrappolati in mare. Anche tre giorni dopo l'annuncio del cessate il fuoco da parte del presidente Trump, condizionato alla completa riapertura dello Stretto, l'Iran lasciava passare solo un rivolo di imbarcazioni: due al giorno. La selezione avviene secondo una lista di amicizie geopolitiche di Teheran, e i pedaggi possono arrivare fino a 2 milioni di dollari. La marina iraniana ha trasmesso via radio un messaggio chiaro: qualsiasi nave che tenti il transito senza autorizzazione sarà distrutta.

Le conseguenze economiche si estendono ben oltre la regione. Se l'Iran continuerà a far pagare le petroliere, il costo aggiuntivo si trasferirà direttamente sul prezzo della benzina per i consumatori di tutto il mondo. I Guardiani della Rivoluzione potrebbero anche bloccare del tutto il flusso, provocando il caos sui mercati energetici. I prezzi del carburante navale e delle assicurazioni di guerra sono già aumentati, le rotte sono state deviate, gli equipaggi hanno dato le dimissioni. Come in un ingorgo stradale, anche un piccolo blocco in una singola rotta marittima può propagarsi a lungo dopo che l'ostacolo è stato rimosso.

Il cosiddetto "casello di Teheran" ha implicazioni che vanno oltre l'economia. Navi e equipaggi cercano soluzioni disperate: alcune imbarcazioni cambiano bandiera per assumere quella di Paesi amici dell'Iran, altre si trasformano in "navi fantasma", assumendo l'identità di navi demolite o dismesse, in violazione delle regole marittime delle Nazioni Unite. Alcuni equipaggi implorano i porti di farli sbarcare da navi che hanno esaurito cibo e verdure fresche, dopo 41 giorni di prigionia di fatto. Alcuni marinai hanno pensato al suicidio, con i capitani e i rappresentanti sindacali che svolgono il ruolo di consulenti psicologici.

Il dato più allarmante, secondo analisti navali e storici intervistati dal Wall Street Journal, è il precedente che l'Iran sta creando. Gli alleati degli Stati Uniti temono che altri attori possano replicare il modello, come facevano gli imperi del XVII secolo, quando la dinastia Qing cinese, gli Ottomani e i Portoghesi tassavano le navi di passaggio. Il precedente riguarda in particolare la Cina, che rivendica la sovranità sul Mar Cinese Meridionale, un passaggio attraverso cui transita più di un quarto del commercio globale. "Se il mondo accetta di pagare pedaggi per lo Stretto di Hormuz, come gestiamo la pretesa della Cina che l'intero Mar Cinese Meridionale sia acque territoriali cinesi?", ha dichiarato al Wall Street Journal il vice ammiraglio in pensione della marina americana John Miller. "Se controllano il Mar Cinese Meridionale, controllano di fatto l'economia globale".

Gli Stati Uniti hanno spostato risorse militari dall'Asia orientale al Medio Oriente, dando alla Cina maggiore libertà d'azione senza però riuscire a liberare Hormuz. Washington si è mostrata meno decisa nell'opporsi alla costruzione di un'isola artificiale cinese nel Mar Cinese Meridionale rispetto ai progetti precedenti, tutti considerati potenziali minacce alla navigazione nella regione e a Taiwan.

Le ripercussioni toccano anche il dollaro americano, la cui posizione come valuta indiscussa del commercio marittimo consente agli Stati Uniti di mantenere le tasse basse e i deficit alti. L'Iran riscuote i pedaggi in yuan cinesi o in criptovalute, un segnale che mina il primato del biglietto verde. Nemmeno è chiaro come gli armatori possano pagare il pedaggio iraniano senza violare le sanzioni americane. Un consigliere di un governo asiatico, normalmente alleato stretto degli Stati Uniti, ha raccontato di aver negoziato con l'ambasciatore iraniano locale per capire se le proprie navi potessero acquistare un passaggio sicuro in criptovalute o yuan.

Il sistema della libera navigazione, oggi dato per scontato, ha radici profonde nella storia americana. Nacque dal capitalismo dell'Età dorata di fine Ottocento e dal pensiero di Alfred Thayer Mahan, che considerava la libertà commerciale dei mari fondamentale per la prosperità e la potenza navale degli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale la marina americana divenne la forza di polizia marittima globale, garantendo la libera circolazione delle merci. Il commercio mondiale esplose, anche se la cantieristica navale americana si atrofizzò e la flotta passò da 7.000 navi alla fine della Seconda guerra mondiale a circa 300 oggi. Già dopo la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, quando navi civili furono affondate nello Stretto di Hormuz, i funzionari navali americani calcolarono che la marina sarebbe stata in grado di scortare solo una manciata di navi civili al giorno, una frazione del traffico regolare.

Lo Stretto di Hormuz non è un caso isolato. Il sistema della libera navigazione è sotto pressione in almeno sei vie d'acqua. Nel Mar Baltico, la Russia trasporta petrolio e gas violando le sanzioni internazionali con una "flotta ombra" che spesso non rispetta i requisiti di sicurezza. Nel Mar Nero, i porti ucraini subiscono attacchi missilistici russi. Il traffico nel Mar Rosso non si è ripreso dall'affondamento della Rubymar nel 2024 da parte dei ribelli Houthi, il primo cargo civile perso in guerra dalla guerra Iran-Iraq. "Il concetto dell'autostrada blu sta scomparendo", ha dichiarato al Wall Street Journal Salvatore Mercogliano, ex ufficiale di marina e professore associato di storia alla Campbell University in North Carolina. "Abbiamo creato un sistema oceanico pensato per volume e velocità, e quello a cui stiamo assistendo è come schiantarsi contro un muro a 160 chilometri all'ora".

Hunter Stires, che ha servito come stratega marittimo per il Segretario della Marina fino a quest'anno, ha usato un paragone diretto: "Come i gangster di quartiere, Iran e Cina cercano di imporre un racket di protezione sulle navi civili, in violazione del diritto internazionale. La mafia lo chiama pizzo, l'Iran lo chiama pedaggio". Jason Chuah, professore di diritto commerciale e marittimo alla City Law School dell'Università di Londra, ha aggiunto al Wall Street Journal: "Una volta che si ha una grande violazione, le altre seguono e si precipita rapidamente nel caos giuridico. Il diritto internazionale sembra essere a un punto di rottura nel Golfo Persico".

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Trump annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz


Il vicepresidente Vance ha lasciato Islamabad senza accordo dopo 21 ore di colloqui diretti. Teheran rifiuta di rinunciare alle ambizioni nucleari e al controllo dello Stretto
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Il presidente Trump ha annunciato che la Marina americana bloccherà "tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz", dopo il collasso dei negoziati di pace con l'Iran a Islamabad. Lo ha scritto su Truth Social poche ore dopo che il vicepresidente JD Vance aveva lasciato il Pakistan senza un accordo, al termine di colloqui durati 21 ore. Trump ha anche minacciato che le forze armate americane "finiranno quel poco che resta dell'Iran" al momento opportuno.

I colloqui di Islamabad, mediati dal Pakistan, sono stati i più importanti tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Vance ha guidato la delegazione americana, affiancato dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente. La delegazione iraniana era guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal falco Ali Bagheri Kani, noto oppositore dell'accordo nucleare del 2015. I negoziati sono iniziati sabato mattina e proseguiti per tutta la notte, con Trump consultato tra le sei e le dodici volte nel corso delle discussioni.

Il nodo centrale che ha fatto saltare l'intesa è stato il programma nucleare iraniano. Vance ha dichiarato in conferenza stampa a Islamabad che la delegazione americana non ha ottenuto dall'Iran "un impegno fondamentale a non sviluppare un'arma nucleare, non solo ora, non solo tra due anni, ma nel lungo periodo". Trump ha confermato che "la maggior parte dei punti era stata concordata", ma che "l'unico punto che contava davvero, il NUCLEARE, non lo è stato". L'Iran ha sempre rivendicato il diritto di arricchire l'uranio per scopi civili. Ghalibaf ha risposto che gli Stati Uniti "non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana" e ha attribuito la diffidenza alle "due guerre precedenti".

L'altro grande punto di frizione è stato lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. L'Iran ha imposto un sistema di pedaggi di fatto sulle navi in transito, con tariffe fino a 2 milioni di dollari per le superpetroliere. Teheran insiste sul proprio controllo dello Stretto e rifiuta quelle che definisce "pretese eccessive" degli americani. Il vicepresidente del Parlamento iraniano Haji Babaei ha dichiarato che lo Stretto "è completamente nelle mani dell'Iran" e che "i pedaggi devono essere pagati in rial". Nel frattempo, sabato due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto per la prima volta dall'inizio del conflitto, in una missione descritta come operazione per la libertà di navigazione e per il dragaggio delle mine. L'Iran ha negato il transito e ha avvertito che qualsiasi tentativo di passaggio da parte di navi militari riceverà "una risposta ferma e decisa".

Prima del collasso dei negoziati, l'Iran aveva posto precondizioni che hanno complicato l'avvio stesso delle discussioni. Ghalibaf aveva chiesto lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero, in quello che sembrava un riferimento ai 6 miliardi di dollari di ricavi petroliferi parcheggiati in Qatar dall'autunno 2023, e un cessate il fuoco in Libano, dove Israele continua le operazioni militari contro Hezbollah. Nei giorni precedenti ai colloqui, Trump aveva chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di ridimensionare gli attacchi in Libano per non compromettere la tregua con l'Iran, come riportato dal Wall Street Journal. Netanyahu ha risposto che "non c'è alcun cessate il fuoco in Libano" e che Israele continua a colpire Hezbollah "con tutta la forza".

L'Iran ha dispiegato forze speciali della Marina lungo la costa meridionale per contrastare "qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese", secondo i media di Stato. Gli Stati Uniti hanno inviato migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, inclusi 1.500-2.000 soldati della 82esima divisione aviotrasportata. L'arsenale missilistico iraniano è stato dimezzato rispetto all'inizio del conflitto, secondo valutazioni americane e israeliane, ma Teheran conserva ancora oltre mille missili balistici a medio raggio e capacità di fuoco. La guerra ha causato oltre 3.300 morti in Iran secondo le autorità di Teheran, tra cui centinaia di bambini. Il Pentagono ha dichiarato 13 militari americani uccisi e 390 feriti. Il costo complessivo del conflitto è stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari, secondo l'analisi di Elaine McCusker, ex alta funzionaria del bilancio del Pentagono, per l'American Enterprise Institute.

Sul fronte diplomatico, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha detto che nessuno si aspettava un accordo "in una singola sessione" e che "la diplomazia non finisce mai". Vance ha lasciato quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore", aggiungendo: "Vedremo se gli iraniani la accetteranno". Il Pakistan ha chiesto a entrambe le parti di mantenere il cessate il fuoco, in vigore ancora per dieci giorni. L'ex ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha scritto su X che "non è troppo tardi" perché gli Stati Uniti imparino che "non si possono dettare condizioni all'Iran". La BBC ha riferito che contatti indiretti tra le due parti attraverso il Pakistan sono proseguiti anche dopo la partenza di Vance, anche se né Washington né Teheran lo hanno confermato ufficialmente. Analisti ed ex funzionari sono divisi sulle prospettive. Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment for International Peace, ha scritto sull'Atlantic che l'Iran vede in Vance "la voce anti-guerra nel movimento MAGA" e che un eventuale accordo firmato dal vicepresidente avrebbe più forza in vista di una sua possibile candidatura presidenziale. Ilan Goldenberg, ex responsabile del dossier Iran al Pentagono, ha dichiarato al Wall Street Journal che "non esiste una zona di accordo tra Stati Uniti e Iran" sulla base delle posizioni attuali. L'annuncio del blocco navale dello Stretto di Hormuz da parte di Trump indica che la Casa Bianca ha scelto, almeno per ora, la strada dell'escalation.

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La leva negoziale di Trump con l'Iran peggiora


I dati economici di marzo sono i peggiori dall'insediamento del presidente. L'inflazione sale del 3,3% su base annua, la benzina segna un rincaro record del 21,2% e la fiducia dei consumatori tocca il minimo storico dal 1952. I negoziati di Islamabad falliscono dopo 21 ore
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La settimana del presidente Donald Trump è iniziata con la minaccia di porre fine a "un'intera civiltà" ed è finita con il fallimento dei negoziati di Islamabad. È la parabola descritta da un'analisi della CNN firmata da Aaron Blake, la cui tesi centrale, scritta mentre il vicepresidente JD Vance era ancora in volo verso il Pakistan, è stata confermata dagli eventi: Trump sta perdendo la leva negoziale con l'Iran, e i dati economici spiegano perché.

I numeri diffusi venerdì disegnano un quadro allarmante. L'inflazione a marzo è salita dello 0,9% in un solo mese, l'aumento mensile più alto degli ultimi quattro anni. Su base annua il tasso ha raggiunto il 3,3%, il livello più elevato dall'insediamento di Trump. Il prezzo della benzina è cresciuto del 21,2% in un mese, un record assoluto. L'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, uno dei più seguiti dagli analisti, ha toccato il minimo storico da quando esiste la rilevazione, cioè dal 1952. A provocare questi numeri è lo shock petrolifero causato dal blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.

L’inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni
I prezzi della benzina sono aumentati del 21,2% in un solo mese, il rialzo mensile più grande dal 1967. Il sentiment dei consumatori è crollato al minimo storico
Focus AmericaRedazione


Il dato più preoccupante per la Casa Bianca, osserva Blake, è che la situazione potrebbe peggiorare. Lo shock petrolifero rischia di alimentare l'inflazione per mesi, anche nel caso in cui la guerra finisse rapidamente e lo Stretto venisse riaperto. Uno scenario economico cupo che si avvicinerebbe alle elezioni di metà mandato di novembre, nelle quali i repubblicani partono già in una posizione difficile per mantenere il controllo della Camera.

È in questo contesto che si sono svolti i negoziati di Islamabad, il più alto livello di contatto diretto tra Stati Uniti e Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Ventuno ore di colloqui, mediati dal Pakistan, si sono concluse senza alcun accordo nella notte tra sabato e domenica. Vance si è presentato davanti alla stampa alle 6:30 del mattino ora locale per annunciare il fallimento delle trattative. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni", ha detto in una breve conferenza stampa all'hotel Serena prima di ripartire per Washington. Secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, i punti di blocco erano tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di circa 400 chili di uranio arricchito al 60% e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero.

Sono già falliti i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Vance lascia il Pakistan
Il vicepresidente americano annuncia che Teheran ha rifiutato le condizioni di Washington sul nucleare. Restano irrisolti i nodi sullo Stretto di Hormuz e sull’uranio arricchito
Focus AmericaLorenzo Ruffino


Il fallimento dei negoziati conferma lo squilibrio descritto dall'analisi della CNN. Per tutta la settimana, è stata l'amministrazione Trump a mostrarsi più ansiosa di raggiungere un accordo. Dopo il cessate il fuoco annunciato martedì, le due parti avevano offerto versioni divergenti sulle condizioni della tregua, dal controllo dello Stretto al ruolo degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano. L'Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, a cui fornisce assistenza finanziaria e militare. Washington aveva risposto a ogni problema cercando di minimizzare. Vance aveva definito il disaccordo sul Libano un semplice "malinteso". Trump aveva contattato personalmente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per appianare la situazione. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, interrogata sul traffico quasi inesistente nello Stretto, aveva risposto che "in privato" avevano registrato un "aumento" e che ci sarebbe voluto "tempo".

Il comportamento iraniano a Islamabad ha seguito la stessa logica. Teheran ha rifiutato di rinunciare al blocco dello Stretto, quella che considera la sua principale leva negoziale, dichiarandosi disponibile a riaprirlo solo dopo un accordo di pace definitivo. Ha inoltre chiesto riparazioni di guerra per i danni subiti durante sei settimane di bombardamenti, richiesta respinta dagli americani. L'agenzia di stampa Fars, vicina ai servizi di sicurezza iraniani, ha citato un funzionario anonimo secondo cui "l'Iran non ha fretta" e la situazione nello Stretto non cambierà finché gli Stati Uniti non accetteranno "un accordo ragionevole". A Islamabad gli iraniani si aspettavano una pausa prima di riprendere i colloqui domenica, come riportato da Le Monde. Vance ha invece annunciato la partenza immediata, lasciando sul tavolo quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore". Un funzionario pakistano citato dal Washington Post ha riferito che Vance ha lasciato il Paese senza piani per ulteriori contatti.

Trump, nel frattempo, si trovava a Miami per assistere a un incontro di arti marziali miste. Parlando con i giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca, aveva minimizzato l'importanza dei negoziati: "Che si arrivi a un accordo o meno, non mi interessa. Abbiamo vinto". Venerdì aveva scritto sui social che gli iraniani "non hanno carte da giocare, a parte un'estorsione a breve termine del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali". Ma come osserva Blake, se davvero l'Iran non avesse carte, il comportamento dell'amministrazione Trump racconterebbe una storia diversa.

La ragione dello squilibrio, secondo l'analisi, è strutturale. L'Iran ha subito danni militari pesanti, con almeno 1.701 vittime civili di cui 254 bambini secondo la Human Rights Activists News Agency. Ma la sua capacità di bloccare lo Stretto di Hormuz gli conferisce un vantaggio economico e un deterrente strategico contro futuri attacchi. Negli Stati Uniti la guerra ha sempre avuto poco sostegno popolare, in parte perché Trump non si è mai impegnato a costruire un consenso. Il sostegno è calato ulteriormente con il peggioramento dei dati economici e i repubblicani temono le conseguenze alle elezioni del 2026.

La posta in gioco ora è altissima. Il cessate il fuoco scade il 21 aprile. Vali Nasr, professore ed esperto di Iran alla Johns Hopkins University, ha dichiarato al New York Times che la delegazione iraniana di oltre settanta persone indicava la serietà con cui Teheran affrontava i colloqui. David Sanger, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, ha osservato che entrambe le parti ritengono di aver prevalso nel primo round: gli Stati Uniti per la potenza militare dispiegata, l'Iran per essere sopravvissuto. "Nessuna delle due parti sembra incline al compromesso", ha scritto. Le minacce straordinarie di inizio settimana non hanno prodotto il risultato sperato, e il tempo gioca contro Trump.


L'inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni


L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3% annuo a marzo, il livello più alto da quasi due anni, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, segna un balzo netto rispetto al 2,4% di febbraio e rappresenta la variazione mensile più significativa dal 2022, quando l'economia globale affrontava lo shock energetico causato dall'invasione russa dell'Ucraina.

Il motore principale dell'accelerazione è stato il prezzo della benzina, aumentato del 21,2% da febbraio a marzo: il rialzo mensile più grande da quando il governo ha iniziato a raccogliere questi dati, nel 1967. I prezzi del gasolio da riscaldamento sono cresciuti di oltre il 30%, il balzo più consistente dal 2000. La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del greggio americano dai circa 70 dollari al barile di fine febbraio, quando il conflitto è scoppiato, a oltre 110 dollari nelle settimane successive.

L'impatto sulla vita quotidiana dei consumatori è immediato. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,15 dollari, secondo l'American Automobile Association. In California la situazione è ancora più pesante, con una media di 5,93 dollari al gallone. L'aumento dei prezzi della benzina ha rappresentato da solo quasi tre quarti della crescita complessiva dell'inflazione tra febbraio e marzo.
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti

Inflazione
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti
Variazione percentuale annua del CPI-U (tutti i beni, non destagionalizzato)
Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026

Elaborazione Focus America su dati del U.S. Bureau of Labor Statistics

Le conseguenze si estendono anche ad altri settori. I biglietti aerei sono aumentati del 14,9% su base annua, l'abbigliamento dell'1% nel solo mese di marzo, i giocattoli del 2,3%. Questi rincari riflettono sia l'aumento dei costi energetici sia l'effetto persistente dei dazi, che le aziende continuano a trasferire sui consumatori. Le principali compagnie aeree americane, tra cui American Airlines, Delta, JetBlue, Southwest e United, hanno già aumentato i costi per i bagagli da stiva per compensare il caro-carburante.

I prezzi alimentari sono rimasti stabili a marzo, ma gli analisti prevedono aumenti nei prossimi mesi, perché i costi più alti del diesel si trasferiranno sui trasporti e quindi sugli scaffali dei supermercati. Samuel Tombs, capo economista di Pantheon Macroeconomics per gli Stati Uniti, ha spiegato alla CNN che i prezzi alimentari impiegano in genere dai tre ai sei mesi per assorbire uno shock energetico.

Un segnale di allarme arriva dal sentiment dei consumatori. L'indice dell'Università del Michigan è crollato ad aprile a 47,6, il livello più basso mai registrato dal 1952, inferiore a qualsiasi lettura durante la Grande Recessione, la pandemia e la successiva ondata inflazionistica. Joanne Hsu, direttrice dell'indagine, ha dichiarato che molti consumatori attribuiscono i cambiamenti negativi dell'economia al conflitto in Iran. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8%, rispetto al 3,8% del mese precedente.

L'inflazione "core", che esclude i prezzi di energia e alimentari ed è considerata un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita solo dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle attese. Questo dato ha fornito un moderato sollievo ad alcuni analisti. Adam Schickling, economista di Vanguard, ha osservato che sotto la superficie l'inflazione di fondo continua a muoversi nella direzione giusta. Ma Bernd Weidensteiner di Commerzbank ha avvertito che l'impatto limitato sui prezzi non energetici è destinato a cambiare presto.

Per la Federal Reserve la situazione è particolarmente delicata. I verbali della riunione di marzo, pubblicati questa settimana, rivelano che alcuni membri del comitato hanno discusso la possibilità di un rialzo dei tassi se l'inflazione dovesse restare sopra l'obiettivo. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed tende a "guardare oltre" gli shock dal lato dell'offerta, e che la sua reazione dipenderà dalle aspettative di inflazione a medio-lungo termine degli americani. I mercati si aspettano tassi invariati nelle prossime due riunioni, previste a fine aprile e a giugno, ma la possibilità di un rialzo non è più esclusa. Steven Blitz, capo economista di GlobalData TS Lombard, ha detto al Financial Times che la Fed non può tagliare i tassi ora perché non conosce la durata dello shock sui carburanti, e che comunque vada il cessate il fuoco, ci sarà un premio di rischio sui prezzi dell'energia che prima della guerra non esisteva.

La Casa Bianca ha cercato di contenere l'allarme. Il portavoce Kush Desai ha sottolineato su X il calo dei prezzi di uova, farmaci con ricetta e altri beni essenziali, attribuendolo alle politiche dell'amministrazione. Le uova sono effettivamente scese del 44,7% in un anno, dopo l'epidemia di influenza aviaria che ne aveva fatto lievitare i prezzi. Ma secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, l'aumento annuo dei prezzi della benzina costerà alle famiglie circa 190 dollari in più al mese. Il presidente Trump ha definito il rincaro energetico temporaneo, respingendo le preoccupazioni sui rischi per l'economia.

Sul fronte diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma a Islamabad nel fine settimana restano incerti. Il vicepresidente JD Vance ha detto di aspettarsi colloqui "positivi", ma nel giro di poche ore Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali leader iraniani, ha dichiarato su X che Teheran non parteciperà a meno che Israele non accetti di fermare gli attacchi contro Hezbollah in Libano e gli Stati Uniti non scongelino gli asset iraniani all'estero. La fragile tregua di due settimane raggiunta in settimana è già sotto pressione per una serie di disaccordi, tra cui il destino delle riserve iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Goldman Sachs, le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono scese all'8% del livello normale.

Anche se il cessate il fuoco dovesse reggere e lo Stretto riaprisse, gli analisti avvertono che i prezzi al consumo resteranno elevati per mesi. I prezzi della benzina scendono più lentamente di quanto salgano, perché il greggio meno caro impiega tempo per essere raffinato, stoccato e distribuito alle stazioni di servizio. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvertito che non ci sarà un ritorno ordinato alla situazione precedente, anche se la tregua dovesse tenere. Bernard Yaros, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics, ha dichiarato alla CBS che la lettura dell'inflazione di aprile sarà "scomodamente alta" e che la variabile chiave resta la durata e l'intensità della guerra in Iran.


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I lavori della sala da ballo della Casa Bianca possono riprendere


I giudici danno tempo fino al 17 aprile. Il progetto da oltre 300 milioni di dollari divide la politica tra sicurezza nazionale, tutela storica e poteri del Congresso

Una corte d'appello federale ha stabilito sabato che i lavori per la costruzione della nuova sala da ballo della Casa Bianca possono proseguire almeno fino al 17 aprile, sospendendo temporaneamente l'ordine di un giudice che ne aveva imposto lo stop. La decisione, presa con un voto di 2 a 1, dà all'amministrazione Trump il tempo per rivolgersi alla Corte Suprema.

Il caso ruota attorno a un progetto che il presidente ha avviato lo scorso ottobre, quando ha fatto demolire l'Ala Est della Casa Bianca per costruire al suo posto una sala da ballo neoclassica da circa 90 mila piedi quadrati, capace di ospitare mille persone. Il costo stimato supera i 300 milioni di dollari, finanziati in larga parte con donazioni private da parte di alleati politici e aziende. I Democratici e gruppi di interesse pubblico hanno sollevato preoccupazioni sui conflitti di interesse, dato che molti donatori hanno rapporti d'affari con il governo federale.

Il giudice distrettuale Richard Leon, nominato dall'ex presidente George W. Bush, aveva ordinato a fine marzo la sospensione dei lavori fino a quando il Congresso non avesse autorizzato il completamento del progetto. Leon aveva però previsto un'eccezione per gli interventi "strettamente necessari a garantire la sicurezza della Casa Bianca", per evitare rischi legati a un cantiere aperto accanto alla residenza presidenziale.

L'amministrazione Trump si è aggrappata a questa eccezione, sostenendo che l'intero progetto ha finalità di sicurezza nazionale. In un documento depositato giovedì, gli avvocati del governo hanno scritto che le modifiche all'Ala Est prevedono colonne in acciaio resistenti ai missili, tetti anti-drone, vetri antiproiettile e anti-esplosione, oltre a bunker, strutture mediche e installazioni militari riservate. Il presidente stesso ha dichiarato ai giornalisti che la sala da ballo sarebbe solo una "tettoia" sopra un grande complesso militare sotterraneo, descritto come il sostituto del Presidential Emergency Operations Center, il bunker costruito sotto la Casa Bianca nell'era Roosevelt.

I due giudici di maggioranza del pannello d'appello, Patricia Millett, nominata da Obama, e Bradley Garcia, nominato da Biden, hanno però rilevato che l'amministrazione ha introdotto "considerevole confusione" nel caso. La corte ha osservato che il governo non ha spiegato in che modo l'ingiunzione interferisca con i piani di sicurezza esistenti per le restanti parti della Casa Bianca durante i lavori. Le recenti affermazioni sulla centralità del bunker, hanno scritto i giudici, sollevano "serie questioni di fatto sul rapporto" tra la sala da ballo in superficie e il complesso sotterraneo. Il pannello ha quindi chiesto al giudice Leon di chiarire la portata della sua ordinanza e dell'eccezione per la sicurezza.

La giudice Neomi Rao, nominata da Trump, ha espresso un'opinione dissenziente, sostenendo che i lavori avrebbero dovuto proseguire senza interruzioni durante l'appello. Rao ha scritto che il governo ha presentato "prove credibili di vulnerabilità di sicurezza in corso alla Casa Bianca che sarebbero prolungate dall'interruzione della costruzione".

La causa è stata avviata a dicembre dal National Trust for Historic Preservation, un'organizzazione istituita dal Congresso per la tutela del patrimonio storico, secondo cui il presidente ha rifiutato qualsiasi forma di confronto e controllo, in violazione della legge. La presidente dell'organizzazione, Carol Quillen, ha dichiarato in un comunicato che il National Trust attenderà i chiarimenti del giudice Leon, ribadendo l'impegno a tutelare il significato storico della Casa Bianca.

Prima di presentare un progetto architettonico, Trump ha sostituito i membri della Commission of Fine Arts e della National Capital Planning Commission, gli organismi che per legge devono approvare i grandi interventi edilizi nella capitale. La commissione per la pianificazione, ora controllata da persone vicine al presidente, ha approvato il progetto questo mese nonostante decine di migliaia di commenti negativi ricevuti durante il processo di revisione. Phil Mendelson, presidente del Consiglio del Distretto di Columbia, ha espresso l'unico voto contrario, contestando le dimensioni previste della sala da ballo e osservando che il progetto sembra essere cambiato rispetto alla versione presentata inizialmente.

Il bilancio della Casa Bianca pubblicato questo mese prevede circa 377 milioni di dollari per le modifiche al complesso quest'anno e altri 174 milioni per il prossimo. Trump ha sempre sostenuto che le donazioni private gli permettono di realizzare un progetto necessario senza costi per i contribuenti, e che il Congresso non ha voce in capitolo quando non si usano fondi pubblici. Il National Trust ha replicato che il finanziamento privato è stato concepito proprio per aggirare il Congresso e impedire ai parlamentari di bloccare i fondi.

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Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


L’intelligenza artificiale sta moltiplicando i contenuti online, ma la vera sfida per i brand è distinguersi. Essere memorabili è ciò che oggi fa davvero la differenza
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C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



ASUS ExpertBook Ultra ufficiale: laptop AI ultraleggero per professionisti


Asus ha annunciato la disponibilità del nuovo ExpertBook Ultra. Creato per i professionisti e i leader aziendali di nuova generazione, ExpertBook Ultra combina una raffinata maestria artigianale, potenti prestazioni accelerate dall'intelligenza artificiale e sicurezza di livello aziendale in un formato ultraleggero.

Design sofisticato


ExpertBook Ultra incarna una sobrietà raffinata grazie al suo telaio minimalista, progettato per gli ambienti professionali moderni. Realizzato con tecnologia di precisione CNC, il dispositivo combina una lega di magnesio-alluminio e l'avanzata tecnologia Nano Ceramic, offrendo una protezione eccezionale pur mantenendo un profilo elegante e leggero.
ExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessoreExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessore, ed offre una portabilità senza sforzo per i professionisti sempre in movimento
Nonostante la sua forma ultraleggera, il notebook è progettato per soddisfare gli standard di resistenza militari, garantendo affidabilità a lungo termine nell'uso quotidiano. Completato da una suite di porte I/O essenziali, tra cui due prese Thunderbolt 4 Type-C con funzionalità complete, una su ciascun lato per una maggiore praticità, e una batteria a lunga durata da 70 Wh, ExpertBook Ultra supporta una produttività ininterrotta durante tutta la giornata lavorativa.

tado° in utile: 5,5 milioni di termostati smart connessi
tado° diventa profittevole superando i 5,5 milioni di termostati smart connessi: un traguardo importante che conferma la crescita del mercato smart home e la solidità della strategia aziendale
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La configurazione della batteria ad alta densità vanta un design in cui quattro celle sono suddivise in due coppie. Anziché allineare tutte le celle in una lunga fila ad alta tensione, esse sono accoppiate per creare una tensione più bassa e più stabile (7,8 volt) con una capacità doppia. Questa tensione minore è il segreto dell'efficienza del laptop: infatti, poiché la maggior parte dei componenti del computer funziona a bassissima potenza, è molto più facile ed efficiente dal punto di vista energetico ridurre la potenza da 7,8 V piuttosto che da una tensione più alta come 15 V. Ciò si traduce in un minore spreco di calore e una maggiore durata della batteria, mentre la disposizione piatta e affiancata delle celle consente di risparmiare spazio, rendendo il laptop più sottile e lasciando spazio per ventole di raffreddamento più efficienti.
Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3

Prestazioni e AI


Il cuore di ExpertBook Ultra è costituito dal processore Intel Core Ultra X9 Series 3 di ultima generazione, che offre fino a 50 TOPS di prestazioni NPU per accelerare i carichi di lavoro AI, il multitasking intensivo e le applicazioni aziendali più esigenti. Questa piattaforma di elaborazione avanzata garantisce prestazioni fluide e reattive nei moderni flussi di lavoro aziendali e creativi. A questo si aggiunge la soluzione termica ASUS ExpertCool Pro, che consente un'erogazione efficiente dell'energia supportando fino a 50 W di TDP. L'architettura di raffreddamento avanzata garantisce prestazioni costanti anche con carichi di lavoro elevati, mantenendo un ambiente di lavoro silenzioso e privo di distrazioni.

Esperienza utente


Il notebook Asus è progettato per migliorare ogni interazione. Il suo touchscreen tandem OLED 3K offre una luminosità HDR fino a 1400 nit e garantisce una nitidezza eccellente, una riproduzione dei colori vivida e dettagli nitidi per le attività professionali e la fruizione di contenuti multimediali. Protetto dal vetro Corning Gorilla Glass Victus resistente ai graffi con finitura Gorilla Glass Matte, il display garantisce durata e una visione confortevole in diverse condizioni di illuminazione.

L'esperienza è ulteriormente migliorata da un sistema audio a sei altoparlanti ottimizzato con Dolby Atmos, dotato di due woofer a doppio magnete e due tweeter dedicati, che offrono un suono ricco e coinvolgente per videoconferenze, presentazioni e riproduzione multimediale. La navigazione di precisione è resa possibile da un touchpad tattile di alta qualità, mentre la tastiera è dotata di un delicato rivestimento per offrire un comfort superiore durante le sessioni di digitazione prolungate.

Soluzioni AI intelligenti


Il cuore di ExpertBook Ultra è ASUS MyExpert, una suite di produttività AI unificata appositamente progettata per i flussi di lavoro aziendali, che aiuta i professionisti a lavorare in modo più intelligente ed efficiente. Le funzionalità AI integrate consentono l'interazione in linguaggio naturale per l'assistenza relativa al PC, insieme alla sintesi dei documenti, alla traduzione e al perfezionamento della scrittura. Esso supporta, inoltre, la ricerca integrata di file locali e nel cloud per un accesso più rapido a immagini e documenti, e offre funzionalità avanzate di meeting intelligence che generano automaticamente trascrizioni, traduzioni, sintesi delle riunioni ed elenchi di attività da svolgere.

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Lo scandalo Swalwell travolge la corsa al governatore della California


La procura di Manhattan apre un'indagine per violenza sessuale. Il deputato perde sostenitori, finanziamenti e alleati politici in poche ore, ma continua a dichiararsi innocente

La candidatura di Eric Swalwell a governatore della California è in caduta libera. A meno di due mesi dalle primarie, il deputato democratico ha perso in poche ore l'appoggio dei principali leader del suo partito, dei suoi stessi collaboratori e della piattaforma che raccoglieva i fondi per la sua campagna. La procura distrettuale di Manhattan ha aperto un'indagine sulle accuse di violenza sessuale mosse contro di lui da quattro donne.

Le accuse, pubblicate venerdì dal San Francisco Chronicle e dalla CNN, hanno innescato una reazione a catena senza precedenti. L'ex speaker della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato di aver parlato direttamente con Swalwell, consigliandogli di ritirarsi. Il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries gli ha chiesto di abbandonare la corsa. Il senatore della California Adam Schiff e il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, entrambi suoi alleati di lunga data, hanno ritirato il loro sostegno. Tutti e 21 i suoi sostenitori al Congresso gli hanno voltato le spalle.

Il deputato Jimmy Gomez, copresidente della campagna di Swalwell, si è dimesso dall'incarico dichiarando alla CNN di aver appreso "informazioni scioccanti contenenti le accuse più gravi e orribili immaginabili". Courtni Pugh, consigliera di primo piano e collegamento con i sindacati, ha lasciato la campagna "non appena ho saputo della gravità delle accuse". La potente California Teachers Association ha ritirato il suo endorsement e sabato altri importanti sindacati hanno fatto lo stesso.

La piattaforma di raccolta fondi ActBlue, fondamentale per le campagne democratiche, ha smesso di accettare donazioni per Swalwell. Anche il comitato indipendente Californians for a Fighter, che lo sosteneva, ha sospeso ogni attività.

La procura di Manhattan ha invitato chiunque abbia informazioni sulle accuse a contattare la sua divisione per i reati sessuali, specificando di disporre di "procuratori, investigatori e consulenti appositamente formati". L'indagine riguarda in particolare un presunto episodio avvenuto a New York nel 2024.

Le accuse più gravi arrivano da un'ex collaboratrice che ha lavorato negli uffici di Swalwell in California e a Washington. La donna ha raccontato al San Francisco Chronicle e alla CNN di essere stata violentata due volte dal deputato, nel 2019 e nel 2024, quando era troppo ubriaca per dare il consenso. La prima volta lavorava ancora per lui, assunta a 21 anni nel suo ufficio in California. La CNN ha poi raccolto le testimonianze di altre tre donne che accusano Swalwell di messaggi sessuali non richiesti, invio di foto di nudo e contatti fisici indesiderati.

Lo stesso staff di Swalwell gli si è rivoltato contro. In una dichiarazione congiunta non firmata, diffusa sabato, i collaboratori della campagna e dell'ufficio congressuale si sono detti "inorriditi" dalle notizie pubblicate. "Siamo dalla parte della nostra ex collega e delle altre donne che si sono fatte avanti", si legge nel comunicato ottenuto dal Washington Post. I collaboratori hanno precisato che chi resta al proprio posto lo fa solo per tutelare i colleghi più giovani, che non possono permettersi di rinunciare "immediatamente al proprio stipendio e ai propri benefit".

Swalwell, 45 anni, continua a respingere ogni accusa. In un video pubblicato venerdì sera sui social, ha definito le accuse di violenza sessuale "completamente false". Ha ammesso di non essere "perfetto né un santo" e di aver "commesso errori di giudizio", ma ha sostenuto che quei "sbagli riguardano me e mia moglie. A lei mi scuso profondamente per averla messa in questa posizione". Ha aggiunto che le accuse sarebbero politicamente motivate, dato che era tra i favoriti nella corsa al governatore. Swalwell non ha chiarito se intende ritirarsi, limitandosi a dire che avrebbe trascorso il fine settimana con la famiglia per poi fornire un aggiornamento "molto presto".

Hear it directly from me. These allegations are flat false. And I will fight them. pic.twitter.com/bQSlCquD1U
— Rep. Eric Swalwell (@RepSwalwell) April 11, 2026


Il commentatore politico Mark Z. Barabak scrive sul Los Angeles Times che la campagna di Swalwell "è morta, e molto probabilmente anche la sua carriera politica", ricordando che il deputato aveva scelto di candidarsi a governatore rinunciando alla rielezione al Congresso. Barabak paragona la sua smentita categorica a quella di Bill Clinton nel caso Lewinsky.

Lo scandalo sconvolge una corsa al governatore già caotica. La California, che elegge un governatore democratico da vent'anni, vota con un sistema di primarie apartitiche in cui i primi due classificati, indipendentemente dal partito, accedono al ballottaggio di novembre. Swalwell era tra i primi nei sondaggi con meno del 20%, in un campo affollato di candidati democratici e due repubblicani. Per i democratici lo scenario peggiore è quello di una frammentazione del voto che potrebbe permettere a due candidati repubblicani di qualificarsi per le elezioni generali del 3 novembre.

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Sono già falliti i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, Vance lascia il Pakistan


Il vicepresidente americano annuncia che Teheran ha rifiutato le condizioni di Washington sul nucleare. Restano irrisolti i nodi sullo Stretto di Hormuz e sull'uranio arricchito

Ventuno ore di negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran si sono concluse senza alcun accordo nella notte tra sabato e domenica a Islamabad. Il vicepresidente americano J.D. Vance si è presentato davanti alla stampa alle 6:30 del mattino ora locale, con il volto provato, per annunciare il fallimento delle trattative. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni", ha detto Vance in una breve conferenza stampa all'hotel Serena, nella capitale pakistana, prima di ripartire immediatamente per Washington.

L'incontro tra le delegazioni americana e iraniana, mediato dal Pakistan, rappresentava il più alto livello di contatto diretto tra i due Paesi dalla rivoluzione islamica del 1979. A soli sei settimane dall'uccisione della guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, in un raid americano-israeliano, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il vicepresidente Vance si sono stretti la mano e hanno avviato colloqui descritti da funzionari iraniani come "cordiali e calmi", secondo quanto riportato dal New York Times.

Il nodo centrale che ha impedito un'intesa riguarda il programma nucleare iraniano. Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti esigono "un impegno chiaro" da parte dell'Iran "a non dotarsi di un'arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente". Secondo Washington, i siti di arricchimento dell'uranio sono stati distrutti durante i bombardamenti americani e israeliani, ma resta la questione di circa 400 chili di uranio altamente arricchito al 60%, che si troverebbero ancora sepolti sotto le macerie, in particolare nel sito di Isfahan. Gli Stati Uniti ne chiedevano l'estrazione e il trasferimento fuori dall'Iran.

.@VP: "The simple fact is that we need to see an affirmative commitment that they will not seek a nuclear weapon, and they will not seek the tools that would enable them to quickly achieve a nuclear weapon." t.co/A6Wl97qbAV pic.twitter.com/DNEL4JSlj2
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) April 12, 2026


I punti di blocco, secondo due funzionari iraniani citati dal New York Times, erano tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino delle scorte di uranio arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all'estero. Washington pretendeva la riapertura immediata dello stretto, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale, ma Teheran ha rifiutato di rinunciare a quella che considera la sua principale leva negoziale, dichiarandosi disponibile a riaprirlo solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha inoltre chiesto riparazioni di guerra per i danni subiti durante sei settimane di bombardamenti, richiesta respinta dagli americani.

La posizione americana era chiara fin dall'inizio: zero arricchimento di uranio consentito e consegna dell'intero arsenale nucleare. La stessa linea che l'inviato speciale Steve Witkoff aveva già espresso nei contatti diplomatici con l'Iran tra gennaio e febbraio sotto la mediazione dell'Oman. Vance ha affermato che la delegazione americana si è mostrata "piuttosto flessibile" e "piuttosto conciliante", aggiungendo che il presidente Trump aveva dato istruzioni di "negoziare in buona fede".

La delegazione americana comprendeva, oltre a Vance, l'inviato speciale Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente. Quella iraniana contava più di settanta persone, tra cui il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, alti funzionari della sicurezza e il governatore della Banca Centrale, a indicare la serietà con cui Teheran affrontava i colloqui. Vali Nasr, professore ed esperto di Iran alla Johns Hopkins University, ha dichiarato al New York Times che una delegazione così ampia viene dispiegata di solito nelle fasi finali di un negoziato, non per un primo sondaggio esplorativo.

Durante le ventuno ore di trattative, Vance ha parlato con il presidente Trump almeno sei volte, oltre che con il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Trump, nel frattempo, si trovava a Miami per assistere a un incontro di arti marziali miste al Kaseya Center, accompagnato da Rubio. Parlando con i giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca, il presidente aveva minimizzato l'importanza dei negoziati: "Che si arrivi a un accordo o meno, non mi interessa. Abbiamo vinto".

La reazione iraniana è stata contenuta. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha scritto su X che i colloqui hanno riguardato "diverse dimensioni dei temi principali, incluso lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, le riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine completa della guerra". In dichiarazioni successive alla televisione di Stato, Baqaei ha aggiunto che non ci si doveva aspettare un accordo in una sola sessione e che i contatti con il Pakistan e altri interlocutori regionali sarebbero proseguiti.

Un elemento di sorpresa ha caratterizzato la chiusura dei negoziati: gli iraniani si aspettavano una pausa prima di riprendere i colloqui domenica, come riportato da Le Monde. Invece Vance ha annunciato la partenza immediata, lasciando sul tavolo quella che ha definito "la nostra offerta finale e migliore". Un funzionario pakistano informato sull'andamento dei colloqui, citato dal Washington Post, ha riferito che Vance ha lasciato il Paese senza piani per ulteriori contatti.

Sul piano militare, mentre i negoziati erano in corso, due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto di Hormuz per avviare operazioni di sminamento, secondo il Comando Centrale americano. L'Iran ha smentito il transito. L'agenzia di stampa Fars, vicina ai servizi di sicurezza iraniani, ha citato un funzionario anonimo secondo cui "l'Iran non ha fretta e finché gli Stati Uniti non accetteranno un accordo ragionevole, la situazione nello Stretto di Hormuz non cambierà".

La posta in gioco resta altissima. Il cessate il fuoco di due settimane, concordato il 7 aprile, scade il 21 aprile. Un'eventuale ripresa delle ostilità avrebbe conseguenze gravi sui mercati energetici: dall'inizio della guerra i prezzi della benzina negli Stati Uniti hanno superato i 4 dollari al gallone e l'inflazione è salita al 3,3%. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi americani e israeliani contro l'Iran, ha causato almeno 1.701 vittime civili iraniane, di cui 254 bambini, secondo la Human Rights Activists News Agency, e 2.020 morti in Libano nei combattimenti tra Israele e Hezbollah.

Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha chiesto a entrambe le parti di rispettare il cessate il fuoco, dichiarando che Islamabad continuerà a svolgere il suo ruolo di mediatore. David Sanger, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, ha osservato che entrambe le parti ritengono di aver prevalso nel primo round: gli Stati Uniti per la potenza militare dispiegata, l'Iran per essere sopravvissuto. "Nessuna delle due parti sembra incline al compromesso", ha scritto.

@VP

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La rassegna stampa di domenica 12 aprile 2026


Falliscono i colloqui USA-Iran dopo 21 ore di negoziati, l'Amministrazione Trump licenzia giudici dell'immigrazione e indagini su Swalwell scuotono i democratici californiani

Questa è la rassegna stampa di domenica 12 aprile 2026

Falliscono i colloqui USA-Iran dopo 21 ore di negoziati


Il vicepresidente Vance ha annunciato il fallimento dei negoziati con l'Iran dopo 21 ore di colloqui a Islamabad, mediati dal Pakistan. I negoziati, definiti storici e mirati a porre fine al conflitto in Medio Oriente, si sono arenati sulla riluttanza di Teheran a fare concessioni sulle armi nucleari, mentre Trump seguiva un incontro UFC a Miami.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

L'Amministrazione Trump licenzia giudici dell'immigrazione per aver bloccato le espulsioni


L'Amministrazione Trump ha bruscamente licenziato diversi giudici dell'immigrazione che avevano bloccato le espulsioni di studenti pro-palestinesi. Il provvedimento rappresenta l'ultimo sforzo dell'amministrazione per rimodellare i tribunali dell'immigrazione del paese e accelerare le politiche di espulsione.

Fonti: New York Times

Il procuratore di Manhattan indaga su Eric Swalwell per accuse di aggressione sessuale


L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha aperto un'indagine su Eric Swalwell, deputato democratico candidato a governatore della California, per accuse di aggressione sessuale. Swalwell ha fermamente negato le accuse di una ex collaboratrice, mentre leader democratici come Nancy Pelosi e Adam Schiff chiedono la sua ritirata dalla corsa.

Fonti: New York Times, The Guardian, Wall Street Journal

Le elezioni ungheresi potrebbero porre fine al potere di Orbán


Gli ungheresi votano domenica in elezioni che potrebbero porre fine ai 16 anni di governo del primo ministro Viktor Orbán, privando Vladimir Putin e Donald Trump del loro più stretto alleato in Europa. I sondaggi suggeriscono una situazione incerta, nonostante Orbán abbia modificato il sistema elettorale a suo vantaggio nel corso degli anni.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Un secondo medico venezuelano detenuto in Texas dagli agenti dell'immigrazione


Un medico del pronto soccorso venezuelano è stato detenuto sabato in Texas dagli agenti dell'immigrazione, solo pochi giorni dopo la detenzione di un medico di famiglia. Entrambi i dottori stavano viaggiando quando sono stati presi in custodia, evidenziando l'intensificarsi delle operazioni di controllo dell'immigrazione.

Fonti: New York Times

Una corte d'appello autorizza la continuazione dei lavori per la sala da ballo della Casa Bianca


Una corte d'appello federale ha stabilito che i lavori di costruzione della sala da ballo della Casa Bianca possono continuare temporaneamente fino al 17 aprile. La decisione arriva mentre l'Amministrazione Trump contesta una sentenza di un tribunale inferiore che richiedeva l'approvazione del Congresso per il progetto da 300 milioni di dollari.

Fonti: NPR, The Hill

La Cina si prepara a consegnare nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran


Secondo fonti dell'intelligence americana, la Cina si starebbe preparando a consegnare nuovi sistemi di difesa aerea all'Iran nelle prossime settimane. La mossa arriva dopo oltre un mese di attacchi americani e israeliani alle capacità militari e missilistiche iraniane, complicando ulteriormente la situazione geopolitica.

Fonti: The Hill

Le banche di Wall Street si preparano a registrare 40 miliardi di ricavi dal trading


I cinque maggiori istituti di credito americani dovrebbero annunciare i più alti ricavi combinati dal trading dal 2014, grazie alla volatilità riaccesa dalla guerra in Iran. Il conflitto in Medio Oriente ha creato opportunità significative per i trader delle grandi banche, con ricavi stimati in 40 miliardi di dollari.

Fonti: Financial Times

Gli astronauti di Artemis II fanno ritorno a Houston dopo la missione lunare


I quattro astronauti della missione Artemis II della NASA hanno fatto un emozionante ritorno a Houston, un giorno dopo l'ammaraggio nel Pacifico al termine del loro viaggio lunare di 10 giorni. La missione ha portato gli esseri umani più lontano dalla Terra di quanto sia mai accaduto nella storia, segnando un momento storico per l'esplorazione spaziale americana.

Fonti: New York Times, BBC News

I democratici si riuniscono per delineare i candidati presidenziali del 2028


La convention della National Action Network ha ospitato il primo grande raduno dei potenziali candidati democratici per le elezioni presidenziali del 2028. L'evento ha mostrato sia le similitudini che le differenze in un campo aperto di possibili contendenti, mentre il partito inizia a riorganizzarsi dopo la sconfitta del 2024.

Fonti: New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Ungheria al voto, tra il declino di Orbán e l'ingerenza americana


Domenica gli ungheresi scelgono il nuovo governo. Per la prima volta in 16 anni il premier rischia la sconfitta, mentre il vicepresidente Vance è volato a Budapest per sostenere un alleato chiave del movimento conservatore globale

Viktor Orbán potrebbe perdere. Dopo quattro mandati consecutivi dal 2010, il primo ministro ungherese affronta domani le elezioni più incerte della sua carriera. I sondaggi danno in vantaggio il partito Tisza, guidato da Péter Magyar, un ex fedelissimo di Fidesz che ha rotto con il premier due anni fa. Se il risultato confermasse i numeri dei sondaggi, si tratterebbe di un terremoto politico non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa e per il movimento conservatore che da Washington a Mosca ha fatto di Orbán un modello.
Elezioni parlamentari Ungheria 2026

Elezioni 2026
Ungheria al voto: Magyar sfida Orbán
Tutti i sondaggi della campagna elettorale — voto il 12 aprile 2026

Tracker Medie Tabella

Tisza

Media mobile

Fidesz

Media mobile

Filtra per tipo di istituto
Tutti Indipendenti / Opp. Vicini al governo

Tisza

Fidesz

Media mobile

I sondaggi degli istituti pro-governo (cerchietto arancione) mostrano sistematicamente un quadro più favorevole a Fidesz. Lo scarto medio tra le due categorie supera i 10 punti.

Medie degli aggregatori internazionali

Proiezione seggi per istituto

Possibili maggioranze

Proiezioni basate sugli ultimi sondaggi di ciascun istituto. Maggioranza semplice: 100 seggi. Supermajority (2/3): 133.

Tutti i sondaggi — intera campagna elettorale 2026
Tutti Indipendenti Governo

DataIstitutoLeadTiszaFideszMHDK


Elaborazione FocusAmerica su fonti: Wikipedia, PolitPro, Politico Europe, Europe Elects, Euronews · 11 aprile 2026

Il voto arriva in un momento di forte pressione internazionale su Budapest. Il vicepresidente americano J.D. Vance è volato in Ungheria martedì per partecipare a un comizio elettorale insieme a Orbán, come se fossero compagni di lista. A febbraio il Segretario di Stato Marco Rubio aveva già visitato Budapest, dichiarando davanti alle telecamere che "il presidente Trump è profondamente impegnato nel vostro successo". Trump stesso ha moltiplicato gli endorsement a favore di Orbán, con una forza paragonabile a quelli che riserva ai candidati nelle elezioni americane di medio termine. Ieri ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social che gli Stati Uniti useranno "tutta la loro potenza economica" per aiutare l'Ungheria, aggiungendo: "Siamo entusiasti di investire nella prosperità futura che sarà generata dalla leadership di Orbán".

Questo livello di coinvolgimento americano in un'elezione europea non ha precedenti recenti. Diversi ambasciatori occidentali a Budapest, che hanno parlato con l'Atlantic in forma anonima, hanno definito ironico il fatto che Trump abbia espresso pubblicamente il suo sostegno a Orbán nello stesso periodo in cui il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ammoniva gli ambasciatori europei a non intromettersi nel voto. Il messaggio, secondo i diplomatici, era che le interferenze esterne fossero accettabili solo se a favore del governo. Vance ha rafforzato il concetto dichiarando di voler "mandare un segnale" ai funzionari europei perché restassero fuori dalla competizione elettorale, e raccontando di aver chiesto a Orbán durante un pranzo: "Cosa posso fare per aiutarti?".

L'interesse americano per l'Ungheria si spiega con il ruolo che Orbán ha assunto nell'immaginario della destra conservatrice globale. Nel 2022 Budapest ha ospitato la prima edizione europea del Conservative Political Action Conference, il principale raduno della destra americana. Orbán vi accolse politici statunitensi ed europei presentando l'Ungheria come "un laboratorio in cui abbiamo testato l'antidoto al dominio progressista". Da anni istituzioni e pensatori conservatori americani promuovono l'"orbánismo" come modello di governo anti-globalista, anti-immigrazione e ostile a Bruxelles. Come ha scritto il New Yorker, alcuni esponenti della destra americana si sono trasferiti in Ungheria per lavorare in enti legati a Fidesz, trovando in cambio una cornice ideologica per le loro battaglie culturali.

Ma il modello Orbán mostra crepe profonde. L'economia ungherese ha ristagnato per tre anni consecutivi a partire dal 2023. L'inflazione è stata tra le più alte d'Europa. La decisione dell'Unione Europea di congelare miliardi di euro di fondi destinati a Budapest, per violazioni dello stato di diritto, ha aggravato la situazione. Zoltán Török, responsabile della ricerca di Raiffeisen Bank Hungary, ha spiegato all'Atlantic che "l'Ungheria è un caso anomalo, e questo dipende esclusivamente dalle decisioni politiche del primo ministro". Il Financial Times ha rivelato che aziende controllate da tredici stretti collaboratori di Orbán, compreso il genero, hanno ricevuto contratti pubblici per 28 miliardi di euro tra il 2010 e il 2025. Lőrinc Mészáros, amico d'infanzia del premier e un tempo idraulico, è diventato l'uomo più ricco del paese.

L'erosione del consenso interno rende la scommessa americana ancora più rischiosa. Come ha osservato Istvan Dobozi in una lettera al Wall Street Journal, la visita di Vance "comporta rischi: invita accuse di interferenza politica straniera, lo lega a un leader che potrebbe perdere e può rafforzare la narrazione dell'opposizione ungherese secondo cui Orbán dipende da sostegni esterni, da Washington come da Mosca". Quella percezione potrebbe galvanizzare ulteriormente gli elettori anti-Orbán in un momento decisivo.

Il legame tra Orbán e Mosca è l'altro elemento che rende queste elezioni cruciali per l'Europa. Audio trapelati di recente hanno rivelato che il Ministro degli Esteri Szijjártó ha discusso con il suo omologo russo Sergei Lavrov strategie per promuovere gli interessi del Cremlino all'interno dell'Unione Europea, offrendosi di condividere documenti sull'adesione dell'Ucraina alla UE. L'Ungheria è uno dei pochi Paesi europei che non ha ridotto la dipendenza dal petrolio russo dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022. Orbán ha mantenuto rapporti cordiali con Putin, ha ostacolato ripetutamente gli sforzi europei di aiuto a Kyiv e ha bloccato un prestito europeo multimiliardario all'Ucraina. I suoi veti nel Consiglio Europeo hanno impedito l'adozione di nuove sanzioni contro la Russia e di un prestito di 90 miliardi di euro a Kyiv.

Per questo l'esito del voto di domani va ben oltre i confini ungheresi. Se Orbán dovesse perdere, il suo successore Magyar ha fatto sapere, attraverso la sua consigliera per la politica estera Anita Orbán (nessuna parentela con il premier), che un governo Tisza ripristinerebbe la posizione dell'Ungheria a Bruxelles e ricalibererebbe i rapporti con Mosca, pur mantenendo un approccio pragmatico sulla guerra in Ucraina, legato alle esigenze energetiche del Paese. Magyar ha promesso anche di combattere la corruzione, sbloccare i fondi europei congelati e sottoporre a revisione ogni contratto pubblico assegnato dal governo Orbán.

Resta però il dubbio che un'eventuale vittoria dell'opposizione si traduca in un effettivo cambio di potere. Il sistema elettorale ungherese, riscritto da Orbán con la maggioranza dei due terzi ottenuta nel 2010, favorisce strutturalmente Fidesz. I collegi sono ridisegnati a vantaggio delle aree rurali, tradizionale bacino del partito di governo. Circa l'80% dei media ungheresi è sotto il controllo diretto o indiretto del governo. Reti di clientelismo capillari legano posti di lavoro municipali e servizi pubblici al sostegno per Fidesz. Anche per questo motivo l'organizzazione Freedom House classifica l'Ungheria solo come "parzialmente libera", mentre il V-Dem Institute svedese la definisce un'"autocrazia elettorale".

L'opposizione si è comunque preparata: il partito Tisza ha annunciato di aver posizionato osservatori in ciascuna delle 10.000 sezioni elettorali del paese. Numerosi altri partiti hanno ritirato le proprie candidature per non dividere il voto anti-Orbán, una decisione difficile ma strategica. Dávid Bedő, capogruppo parlamentare del partito liberale Momentum, che ha rinunciato a presentarsi, ha dichiarato all'Atlantic: "Nelle elezioni precedenti Orbán controllava sempre la narrazione. Ora è Magyar ad avere il controllo, perché conosce il funzionamento del sistema".

Lo scenario più temuto è però quello di una crisi post-elettorale. Il premier di recente ha sostenuto che esplosivi erano stati trovati vicino al gasdotto che porta gas russo in Ungheria attraverso la Serbia, affermazioni che l'opposizione ha definito un pretesto per delegittimare il voto. Ambasciate occidentali a Budapest stanno predisponendo telefoni satellitari e altre misure di emergenza in caso di disordini di piazza. Gábor Vona, che sfidò Orbán senza successo nel 2018, ha detto all'Atlantic: "Siamo a un passo da una guerra civile". Diplomatici stranieri hanno confidato di temere che Trump possa incoraggiare il suo alleato a dichiarare vittoria prematuramente, come fece lui stesso nel 2020 prima di chiamare i suoi sostenitori al Campidoglio il 6 gennaio 2021. Due analisti di stanza a Budapest hanno scritto su Foreign Affairs: "Se Orbán dovesse restare al potere, farà tutto il necessario per negare ai suoi avversari un'altra occasione come questa".

L'Ungheria è un Paese di quasi 10 milioni di abitanti, senza armi nucleari né un peso economico paragonabile a quello delle grandi potenze europee. Eppure il voto di domani è forse l'elezione più importante nella storia dell'Europa postcomunista. Metterà alla prova la tenuta di un regime che ha deviato dai principi democratici sanciti dalle rivoluzioni pacifiche del 1989, gli stessi principi che l'Unione Europea ha cercato di consolidare con l'allargamento a est del 2004. Qualunque sia il risultato, il 13 aprile gli ungheresi si sveglieranno nella fase più delicata della loro storia moderna dalla caduta del comunismo.

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Kamala Harris apre alla corsa presidenziale del 2028


L'ex vicepresidente ha parlato alla convention del reverendo Al Sharpton a New York, davanti a una platea di politici e attivisti afroamericani. È in testa nei primi sondaggi

Kamala Harris ha dato il segnale più esplicito di una possibile candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. "Potrei farlo, potrei. Ci sto pensando", ha detto venerdì durante la convention della National Action Network a New York, rispondendo a una domanda diretta del reverendo Al Sharpton. "Vi terrò aggiornati", ha aggiunto lasciando il palco dopo un intervento di circa quaranta minuti accolto da applausi e ovazioni.

L'ex vicepresidente aveva già lasciato intendere un interesse per una nuova corsa alla Casa Bianca, ma le parole di venerdì hanno assunto un peso diverso per il contesto in cui sono state pronunciate. La convention della National Action Network, l'organizzazione per i diritti civili fondata da Sharpton, ha ospitato in settimana una sfilata di possibili candidati democratici per il 2028, trasformandosi nel primo grande banco di prova informale per le primarie del partito. Harris è stata la sesta potenziale candidata a salire sul palco, dopo il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, il governatore dell'Illinois JB Pritzker e il deputato californiano Ro Khanna, tra gli altri. Nessuno di loro ha ricevuto un'accoglienza paragonabile alla sua: la platea gremita ha scandito a più riprese "Candidati di nuovo!", al punto che Sharpton ha scherzato dicendo "questa è una convention, non una funzione religiosa".

L'elettorato afroamericano rappresenta una quota decisiva nella base delle primarie democratiche, e la scelta di Harris di presentarsi in questa sede non è casuale. Nel suo intervento, l'ex vicepresidente ha riconosciuto che nel 2024 il Partito Democratico ha perso terreno tra gli elettori afroamericani e latinos, in particolare tra gli uomini, e ha invitato i democratici a non dare per scontato il sostegno delle comunità di colore. "Penso che dobbiamo essere elettori transazionali", ha detto. "Se volete il mio voto, questo è quello che mi aspetto in cambio. Mi aspetto di ottenere qualcosa".

Harris ha anche sottolineato la sua esperienza come vicepresidente per quattro anni al fianco di Joe Biden. "Ho trascorso innumerevoli ore nel mio ufficio nell'Ala Ovest, a pochi passi dallo Studio Ovale. Ho trascorso innumerevoli ore nello Studio Ovale, nella Situation Room. So qual è il lavoro e cosa richiede", ha detto a Sharpton. Un modo per distinguersi dagli altri candidati in campo e ricordare di essere l'unica nella corsa ad aver già ricoperto un incarico a quel livello.

Sul fronte politico, Harris ha attaccato ripetutamente il presidente Trump su diversi temi, dalla guerra in Iran alla politica estera e ai diritti di voto. Nei giorni precedenti la convention aveva già criticato la gestione del conflitto con l'Iran, scrivendo sulla piattaforma X che Trump "ha iniziato una guerra disastrosa di sua iniziativa, senza un piano e senza una strategia per uscirne". Prima di un discorso televisivo di Trump sul conflitto, Harris aveva pubblicato un video sui social in cui accusava il presidente di aver "mandato le truppe americane in pericolo" mentre "i costi crescono di giorno in giorno".

Le persone vicine a Harris sostengono che la decisione non è ancora presa. Come ha scritto Politico, i suoi collaboratori la spingono a compiere passi che le consentano di lanciare una campagna quando e se lo vorrà. Lo stratega democratico Joel Payne ha osservato, parlando con The Hill, che "i candidati sono molto bravi a depistare quando non vogliono che si pensi a qualcosa. Sembra che siano a proprio agio con le speculazioni, e questo è significativo". Un altro stratega, Anthony Coley, ha sintetizzato la situazione con una formula: "Sembra che stia tenendo aperte le sue opzioni".

Harris è in testa in diversi sondaggi preliminari sulle preferenze dei democratici per il 2028, probabilmente grazie alla notorietà acquisita con due precedenti candidature e quattro anni come vicepresidente. Ma non mancano le perplessità. Alcuni donatori democratici, come riporta The Hill, si chiedono se abbia senso riproporre una candidata sconfitta nelle primarie del 2020 e battuta da Trump nel 2024. Un ulteriore elemento di complessità è il rapporto con il governatore della California Gavin Newsom, che in alcuni sondaggi la supera e con cui condivide consulenti e finanziatori. Secondo un operativo californiano citato da The Hill, alcuni sostenitori "si stanno già silenziosamente schierando dietro Newsom".

L'ex vicepresidente ha annunciato che presto viaggerà in South Carolina, North Carolina, Georgia e Arkansas. L'anno scorso ha rinunciato a candidarsi a governatrice della California, alimentando le voci su un ritorno alla corsa presidenziale. In un'intervista alla BBC aveva detto che le sue pronipoti vedranno "sicuramente" una donna presidente e che quella donna potrebbe "probabilmente" essere lei. "Non ho finito", aveva aggiunto.

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Trump svela il progetto dell'arco di trionfo a Washington: alto 76 metri, il più grande al mondo


L'amministrazione ha presentato i rendering ufficiali del monumento per i 250 anni degli Stati Uniti. Costerà almeno 15 milioni di dollari di fondi pubblici. Un giudice ha già respinto un ricorso per bloccarlo
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L'amministrazione Trump ha presentato i progetti ufficiali di un gigantesco arco trionfale da costruire a Washington, nei pressi del cimitero nazionale di Arlington. La struttura, alta circa 76 metri, sarebbe il più grande arco trionfale al mondo, più del doppio del vicino Lincoln Memorial che si ferma a 30 metri, e circa 9 metri più alto dell'arco di Città del Messico in Plaza de la República, attualmente il più alto.

I rendering, preparati dallo studio di architettura Harrison Design e resi pubblici venerdì, mostrano un monumentale arco di pietra bianca sormontato da una figura dorata alata, simile alla Statua della Libertà, con torcia e corona, affiancata da due aquile. Quattro leoni dorati presidiano la base. L'iscrizione "One Nation Under God" campeggia in lettere d'oro sulla facciata principale, mentre sul retro si legge "Liberty and Justice for All". L'architetto principale del progetto è Nicolas Charbonneau, direttore del Sacred Architecture Studio di Harrison Design, noto per il suo lavoro su chiese cattoliche.

Il monumento sorgerebbe nella rotatoria di Memorial Circle, sul lato della Virginia del fiume Potomac, in una posizione equidistante tra il Lincoln Memorial e il cimitero di Arlington. Secondo i rendering, l'apertura centrale dell'arco, alta circa 33 metri, incornicerà la vista di entrambi i monumenti. Il sito si trova lungo una rotta di avvicinamento del vicino aeroporto Reagan National, il che solleva interrogativi sulle possibili interferenze con il traffico aereo.
Harrison Design / U.S. Commission of Fine Arts
Trump ha rivendicato il progetto con un post su Truth Social, definendolo "il più grande e il più bello arco trionfale al mondo". Il presidente ha sostenuto che Washington è l'unica grande capitale senza un arco trionfale e che l'idea risale a duecento anni fa. "Fu interrotta da una cosa chiamata la Guerra Civile, e così non fu mai costruito", ha dichiarato in febbraio. "Poi, quasi costruirono qualcosa nel 1902, ma non accadde mai". In un altro post, Trump ha condiviso un'immagine dell'India Gate di Nuova Delhi scrivendo: "Il bellissimo arco trionfale dell'India. Il nostro sarà il più grande di tutti". In precedenti dichiarazioni, il presidente ha anche detto che l'arco è "per me".

I costi ricadranno in parte sui contribuenti americani. Secondo il piano di spesa del National Endowment for the Humanities, approvato dall'Office of Management and Budget lo scorso settembre, 2 milioni di dollari in fondi speciali e 13 milioni in fondi di compartecipazione sono riservati al progetto. La notizia è stata riportata dal sito NOTUS.

Il progetto dovrà passare al vaglio della Commission of Fine Arts, un'agenzia federale indipendente fondata nel 1910 che fornisce pareri su questioni di design ed estetica al presidente e al Congresso. La commissione, composta interamente da membri nominati da Trump, si riunirà il 16 aprile a Washington per esaminare i rendering. Lo stesso organismo aveva già approvato in febbraio la ristrutturazione da 400 milioni di dollari della sala da ballo della Casa Bianca, un altro progetto voluto dal presidente che un giudice federale ha poi bloccato, stabilendo che nessuna legge autorizza il presidente a costruire una struttura del genere senza il consenso del Congresso.

Anche l'arco trionfale è oggetto di contestazioni legali. Veterani della guerra del Vietnam e uno storico hanno presentato un ricorso a febbraio presso il tribunale federale di Washington, sostenendo che il monumento ostruirebbe la vista dei memoriali del Vietnam e di Lincoln dal cimitero di Arlington. La giudice Tanya Chutkan ha però respinto la richiesta di ingiunzione preliminare per bloccare il progetto.

Le critiche arrivano anche dal Congresso. Il deputato democratico Don Beyer, eletto in Virginia, ha attaccato il progetto in un post su Bluesky: "Mentre gli americani si preoccupano dei costi alle stelle e di un'altra guerra senza fine, il presidente Trump si concentra su un progetto di vanità finanziato dai contribuenti che congestionerà il traffico, bloccherà il nostro orizzonte e si ergerà sopra il terreno sacro dove sono sepolti coloro che hanno servito la nazione, compresi i miei genitori e mia sorella". Beyer ha aggiunto: "Non si tratta dei 250 anni dell'America né di onorare i nostri veterani. Si tratta dell'ego di Donald Trump, e lo fermeremo".

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Porco Rosso (1992)


Un film che chiuque dovrebbe vedere e che ogni volta che si guarda suscita sentimenti e ragionamenti sempre diversi (almeno per me, complice anche il fatto di guardarlo in "epoche" diverse della mia vita).

Davvero un gran film.

E come sempre meglio porco che fascista, ecco.

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L'operazione Epic Fury è costata fino a 35 miliardi di dollari in sei settimane


Il think tank conservatore American Enterprise Institute stima i costi incrementali dell'offensiva americana contro l'Iran, ma il conto finale per il Congresso potrebbe arrivare a 100 miliardi

L'operazione militare americana contro l'Iran ha raggiunto un costo stimato tra 25 e 35 miliardi di dollari dopo sei settimane di combattimenti, secondo un'analisi dell'American Enterprise Institute (AEI) pubblicata il 10 aprile. La stima aggiornata arriva mentre l'operazione Epic Fury entra in un periodo di cessate il fuoco di due settimane, iniziato l'8 aprile.

I numeri elaborati da Elaine McCusker e Richard Sims, analisti di politica estera e della difesa dell'AEI, rappresentano solo i costi incrementali dell'operazione, cioè le spese aggiuntive rispetto a quelle che il Pentagono avrebbe sostenuto comunque. Non comprendono gli stipendi base del personale, l'addestramento o l'acquisto originale delle piattaforme militari. Tre settimane fa, il 20 marzo, la stima dello stesso istituto si fermava tra 16,2 e 23,4 miliardi di dollari.

La forbice tra la stima minima e quella massima dipende soprattutto da due fattori: la ripartizione degli intercettamenti tra forze americane e partner regionali, e la dottrina di tiro usata per colpire gli obiettivi. La stima più alta include anche la sostituzione di un radar nella base di Al Udeid in Qatar e alcuni costi di riparazione della portaerei Ford.

Il calcolo si basa su informazioni pubbliche del Pentagono e del Comando Centrale americano (CENTCOM) riguardo le navi schierate, gli aerei in volo, i sistemi difensivi impiegati e gli obiettivi colpiti, che a oggi superano i 13.000. Gli analisti hanno poi utilizzato fonti ufficiali per i costi operativi e per la sostituzione di intercettori, missili, munizioni e aerei perduti.
Quanto è costata fino ad ora la guerra in Iran

Difesa
Quanto è costata fino ad ora la guerra in Iran
Stime dei costi incrementali dell'Operazione Epic Fury aggiornate al 10 aprile 2026
Periodo coperto: 29 dicembre 2025 – 8 aprile 2026 (cessate il fuoco)

Stima minima
$25,4 mld
miliardi di dollari

Stima massima
$35 mld
miliardi di dollari

Categoria di costoStima minimaStima massima

Nota: I costi incrementali non includono stipendi base, addestramento o l'acquisto originale delle piattaforme militari. La differenza tra stima massima e minima dipende principalmente dalla ripartizione tra Stati Uniti e partner regionali nell'intercettazione degli attacchi iraniani e dalla dottrina di ingaggio utilizzata. La stima massima include anche la sostituzione di un radar ad Al Udeid (Qatar) e alcuni costi di riparazione della portaerei Ford. Una eventuale richiesta di fondi supplementari al Congresso potrebbe raggiungere gli 80–100 miliardi di dollari, includendo anche altre operazioni e proiezioni di costo per il resto dell'anno fiscale.
Elaborazione di Focus America su dati dell'American Enterprise Institute

Ma il conto che il Congresso potrebbe trovarsi a pagare è molto più alto. Secondo l'analisi, la richiesta di finanziamento supplementare attualmente in esame potrebbe raggiungere gli 80-100 miliardi di dollari, una cifra che include sei categorie di costi aggiuntivi rispetto a quelli calcolati dall'AEI.

La prima riguarda i danni alle basi e agli equipaggiamenti americani nella regione: il CENTCOM dispone di valutazioni più dettagliate rispetto a quanto reso pubblico. La seconda è legata alla composizione effettiva dei missili e delle munizioni usati per colpire i bersagli. La differenza di prezzo tra i vari tipi di missili disponibili per ogni missione è enorme e incide sul totale finale.

La terza categoria di spesa copre i programmi appena annunciati dal Dipartimento della Difesa per accelerare la produzione di munizioni chiave, come i sistemi THAAD, Patriot e il Precision Strike Missile, e per sviluppare soluzioni a basso costo prodotte da una base industriale allargata. La quarta voce comprende altre operazioni militari in corso, le operazioni Southern Spear e Absolute Resolve, che insieme potrebbero costare circa 5 miliardi di dollari.

Poi ci sono i costi sostenuti da altre agenzie federali al di fuori del Pentagono, come le operazioni della comunità di intelligence durante il recupero dell'equipaggio di uno Strike Eagle abbattuto. Infine, il Dipartimento della Difesa intende includere le proiezioni di spesa almeno fino alla fine dell'anno fiscale, e probabilmente fino alla fine del 2026, considerando la possibilità di un'altra risoluzione di bilancio temporanea a ottobre.

L'analisi dell'AEI, un think tank conservatore di Washington tradizionalmente vicino all'establishment repubblicano, si chiude con una valutazione positiva dell'operazione. Secondo McCusker e Sims, il valore dell'investimento va misurato insieme ai costi: la riduzione della minaccia rappresentata dalle capacità nucleari, missilistiche, navali, informatiche e delle milizie proxy dell'Iran è un risultato che contribuisce agli interessi strategici americani nella regione.

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Preparazione ai test universitari: i dati smontano i miti su come studiano gli studenti italiani


I dati di una piattaforma digitale rivelano come studiano davvero gli studenti italiani: meno maratone notturne e più costanza. Ecco cosa funziona davvero per superare i test universitari
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Con i test per le professioni medico-sanitarie attesi tra novembre e dicembre 2026, e con molti studenti che iniziano a prepararsi già dopo la maturità, si apre la finestra temporale che determinerà le chance di accesso all’università. Per questi giovani, nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano e abituati a cercare risposte sui social, il primo posto in cui guardare è spesso il feed. Su TikTok, #StudyTok conta quasi 4 miliardi di video, su Instagram, #studygram supera i 20 milioni di post. Come in un set, c’è la scrivania ordinata, playlist lo-fi in sottofondo, evidenziatori pastello a volontà, e così, anche lo studio e la preparazione universitaria sono diventati un contenuto, pura estetica da ostentare.

Lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro più richieste
Un giovane su tre sogna una carriera nello sport. Dalla tecnologia ai nuovi ruoli digitali, ecco le 10 professioni del futuro che stanno trasformando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tuttavia, trasformare l'ansia da prestazione, la difficoltà di concentrazione e la mancanza di un buon metodo di studio in qualcosa da mostrare non sempre si traduce in risultati migliori. Lo dimostrano i dati di TestBuddy doveemerge che tra gli studenti che hanno completato almeno 5 simulazioni, il 61% migliora il proprio punteggio rispetto alle prime sessioni e per 1 studente su 4 il miglioramento supera i 10 punti su 100. Chi usa la piattaforma per almeno un mese, inoltre, ottiene in media +4 punti, il 50% in più rispetto a chi la utilizza solo per poche settimane. In media, bastano 3 simulazioni complete per raggiungere il 60% di correttezza nelle risposte, una soglia competitiva per la maggior parte dei test di ammissione universitari italiani.

Quando e come studiano gli studenti italiani


Dall’analisi delle sessioni effettuate sulla piattaforma, emerge che il 31,6% di tutte le sessioni di studio avviene nel pomeriggio, tra le 14 e le 17, la fascia oraria in cui si registrano anche i punteggi più alti, con una correttezza media del 42,7% alle 9 del mattino. All'opposto, solo il 9,3% delle simulazioni viene svolto di notte, tra le 22 e l’una: oltre 20.000 sessioni analizzate nella fascia notturna, con una correttezza media che scende al 26,4%, facendo svanire il mito dello studente notturno. Giorni preferiti? Il martedì è il giorno più produttivo della settimana, mentre il sabato quello con meno simulazioni. Anche la stagionalità racconta qualcosa di interessante: ad esempio, novembre è il mese più intenso dell'anno, il 21% di tutte le sessioni annuali si concentra qui, ma anche l'estate occupa un posto significativo; ad agosto le simulazioni aumentano del 400% rispetto a giugno, dimostrando che chi si prepara per i test di Professioni Sanitarie in estate parte in anticipo.

“Nei video #StudyTok si vedono ore di studio in timelapse, candele accese e playlist curate. I dati della nostra piattaforma dicono che il momento più produttivo per studiare è alle 17, non a mezzanotte con la musica lo-fi in sottofondo, inoltre, chi studia di notte ottiene in media 3 punti in meno su 100. Questi dati raccontano che il metodo conta più dell'atmosfera e dell’estetica”, afferma Leo Fulvio Bacchilega di TestBuddy.



Addio chiavi: Nuki Smart Lock apre la porta con un tap
Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
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Cinque abitudini di studio che fanno davvero la differenza


Prepararsi bene a un test di ammissione non vuol dire dover seguire un piano rigido scritto e sperare di tenerlo; piuttosto, significa sapere ogni giorno qual è la direzione giusta, dove concentrarsi, costruendo la sessione successiva a partire da come è andata quella precedente. Ecco quindi che gli esperti suggeriscono cinque abitudini che gli studenti possono applicare fin da subito:

  • capire da dove si parte, non dove si vuole arrivare: prima di aprire un libro, meglio cimentarsi in una prima simulazione così da sapere esattamente qual è l’area in cui si è più forti e dove invece si fa più fatica. Studiare senza saperlo è come guidare senza GPS;
  • non guardare solo cosa si sta sbagliando, ma anche come si sta sbagliando: c'è differenza tra sbagliare per ignoranza e sbagliare per insicurezza. Se su una domanda di chimica ci si mette il doppio del tempo, non è perché non si sa rispondere, è che prende spazio l’incertezza. Riconoscere questa differenza cambia completamente la prospettiva sul come si deve studiare una certa materia;
  • allenarsi sulle domande vere del test: ogni test di ammissione ha una struttura precisa, degli argomenti ricorrenti e dei trabocchetti tipici. Quindi, esercitarsi con quiz specifici e soluzioni commentate è diverso da studiare su manuali generici, perché allena la mente proprio a non incappare in questi modelli ricorrenti e tranelli;
  • pianificare per il giorno dopo e non per i prossimi tre mesi: i piani di studio rigidi non sono sempre la soluzione migliore, quello che molte volte funziona è sapere ogni sera cosa fare il giorno dopo; tutto sta nell’avere ben chiaro come si sta andando in questo momento, non facendo riferimento a un programma pianificato a settembre;
  • studiare in base alla vita reale, non a quella dello studente ideale: la preparazione deve partire dalle abitudini, deve tenere conto se si è impegnati al pomeriggio in attività sportive, se si lavora il weekend oppure se si dorme poco durante la settimana. Per questo, è utile fare affidamento a una piattaforma che sia cucita su misura rispetto ai tempi effettivi dello studente, capendo se in quel momento si ha bisogno di una sessione rapida da dieci minuti o di una simulazione completa, senza un formato unico imposto.


“In un settore dove spesso si vende l'ansia mascherata da motivazione, i dati della piattaforma dimostrano che chi si prepara con metodo e nei momenti giusti ottiene risultati concreti. È per questo che il tutor AI di TestBuddy dice esattamente cosa fare domani, in base a come sei andato oggi. In questo modo, gli studenti che arrivano al test riposati, sicuri e con un piano reale partono già avanti”, conclude Leo Fulvio Bacchilega.



Un giovane su 3 sogna di lavorare nello sport: le 10 professioni del futuro


Mentre nuove dinamiche digitali, come ad esempio i prediction markets, stanno ridefinendo il rapporto tra sport, tecnologia e finanza, il settore sportivo europeo continua a dimostrarsi un motore economico e occupazionale in forte espansione. Secondo The Careers & Enterprise Company, l'ente indipendente per l'orientamento professionale del Regno Unito, gli studenti che iniziano la scuola secondaria a 11 anni, hanno tra le loro principali ambizioni di carriera il settore sportivo (per il 29%), seguiti dalle professioni legate al mondo dell'arte e musica (19%) e la cura degli animali (15%).

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L'occupazione nel settore sportivo: i numeri


Sempre secondo i più recenti dati di Eurostat, nel 2023 erano circa 1,55 milioni le persone che, nell’Unione Europea, erano impiegate nel settore sportivo, pari allo 0,76% dell’occupazione totale. Nel 2024 il numero ha raggiunto circa 1,6 milioni di occupati, con una crescita del +6,5% su base annua, confermando un trend positivo dopo la fase pandemica che nei prossimi anni dovrebbe crescere ulteriormente. Le analisi evidenziano come lo sport sia un comparto particolarmente rilevante per l’occupazione giovanile: oltre un terzo dei lavoratori (36,8% secondoEurostat) ha tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri settori.

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Allo stesso tempo, il settore presenta caratteristiche peculiari: una maggiore diffusione dei contratti part-time, un’incidenza più elevata di lavoro autonomo e un livello di qualificazione professionale in costante crescita. Si tratta di dati particolarmente rilevanti in occasione della Giornata internazionale dello sport (World Sport Day), che si celebra ogni anno il 6 aprile. Proprio in questo ambito, da sempre capace di affascinare i più giovani, si inseriscono alcune delle professioni più richieste e ambite: dallo sport trader, il professionista che opera sugli eventi sportivi con un approccio strutturato e orientato ai processi, fino all’eSports manager, figura responsabile della gestione organizzativa, strategica e operativa di un team di videogiochi competitivi.

L'arrivo della digitalizzazione


Dal punto di vista economico complessivo, lo sport rappresenta un comparto strategico anche in termini di impatto sul sistema produttivo: si stima che esso contribuisca a circa il 3,4% del PIL dell’UE, generando milioni di posti di lavoro diretti e indiretti lungo la filiera. Parallelamente alla crescita occupazionale, il settore sportivo sta vivendo una trasformazione profonda guidata dalla digitalizzazione e dall’innovazione tecnologica. In particolare, secondo lo Sports Business Journal, il settore non è più limitato agli atleti, ma replica la struttura di un’azienda complessa, con funzioni che spaziano da marketing a finanza, fino a data, media e operations. Secondo analisi recenti, le attività legate allo sport rappresentano oggi la componente dominante di queste piattaforme, arrivando a costituire la gran parte dei volumi e dei ricavi.

“Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro. C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari” ha sottolineato Davide Renna, tra i principali sport trader professionisti a livello europeo.


Il settore sportivo europeo si trova oggi in una fase di forte evoluzione: da un lato continua a crescere come bacino occupazionale e leva economica, dall’altro si intreccia sempre più con innovazione tecnologica e nuovi modelli di business digitali. La sfida per i prossimi anni, secondo gli analisti, sarà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dei lavoratori e regolazione di strumenti emergenti, in un ecosistema in cui sport, dati e finanza sono sempre più interconnessi.

“Lo sport trading è ancora poco conosciuto in Italia, ma rappresenta un ambito in forte evoluzione. Non è una questione di intuizione, ma di metodo: analisi dei dati, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza. È proprio questa combinazione che lo rende una delle professioni più interessanti per chi vuole sviluppare competenze trasferibili anche ad altri contesti” ha concluso Davide Renna.



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Gli italiani stanno cambiando modo di decidere: sempre più persone chiedono alle IA consigli su acquisti, viaggi e servizi. Ma le aziende non sono ancora pronte a questo nuovo scenario
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Il futuro del settore: quali le professionalità più richieste


Tornando ai dati, sempre secondo Eurostat, anche l’occupazione femminile nel mondo sportivo è in costante crescita. Il numero di donne occupate nel settore ha visto un continuo aumento portando il numero di persone a 623.900 nel 2019, per poi diminuire nel 2020 (-50mila, -8,0%). Dal 2021 il numero di donne occupate nello sport è in crescita, raggiungendo nel 2024 il livello più alto a 721.100 (+29.100, +4,2 % rispetto al 2023). Ecco, nel dettaglio, quali sono le figure professionali che gli esperti ritengono in più rapida ascesa che uniscono passione per lo sport e innovazione tecnologica:

  • Digital sport producer: si occupa della produzione, gestione e distribuzione dei contenuti per l'editoria sportiva digitale;
  • Sports data analyst: è lo specialista che identifica e raccoglie tutti i dati relativi alle diverse discipline sportive (statistiche, dati e analisi);
  • Sport trader: professionista che opera sulla compravendita di quote nei mercati sportivi;
  • Club media manager: si occupa della comunicazione social delle società sportive e delle federazioni agonistiche;
  • eSports manager: gestisce l'organizzazione complessiva, la strategia e le operazioni di un team di videogiochi competitivi;
  • Sport-tech specialist: lavora su innovazioni come realtà aumentata per tifosi e/o allenamento immersivo;
  • Sustainability sport manager: si occupa di impatto ambientale di eventi, stadi e club;
  • Fan engagement manager: crea contenuti e strategie per coinvolgere i tifosi di club e squadre;
  • Performance sport scientist: combina fisiologia, biomeccanica e tecnologia per migliorare le performance;
  • Event & sport experience manager: organizza eventi sportivi (live, digitali, ibridi) puntando sull’esperienza del pubblico.


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L'inflazione negli Stati Uniti sale al livello più alto in due anni


I prezzi della benzina sono aumentati del 21,2% in un solo mese, il rialzo mensile più grande dal 1967. Il sentiment dei consumatori è crollato al minimo storico

L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,3% annuo a marzo, il livello più alto da quasi due anni, trainata dall'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dato, diffuso venerdì dal Bureau of Labor Statistics, segna un balzo netto rispetto al 2,4% di febbraio e rappresenta la variazione mensile più significativa dal 2022, quando l'economia globale affrontava lo shock energetico causato dall'invasione russa dell'Ucraina.

Il motore principale dell'accelerazione è stato il prezzo della benzina, aumentato del 21,2% da febbraio a marzo: il rialzo mensile più grande da quando il governo ha iniziato a raccogliere questi dati, nel 1967. I prezzi del gasolio da riscaldamento sono cresciuti di oltre il 30%, il balzo più consistente dal 2000. La chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del greggio americano dai circa 70 dollari al barile di fine febbraio, quando il conflitto è scoppiato, a oltre 110 dollari nelle settimane successive.

L'impatto sulla vita quotidiana dei consumatori è immediato. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,15 dollari, secondo l'American Automobile Association. In California la situazione è ancora più pesante, con una media di 5,93 dollari al gallone. L'aumento dei prezzi della benzina ha rappresentato da solo quasi tre quarti della crescita complessiva dell'inflazione tra febbraio e marzo.
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti

Inflazione
Come cresce l'inflazione negli Stati Uniti
Variazione percentuale annua del CPI-U (tutti i beni, non destagionalizzato)
Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026

Elaborazione Focus America su dati del U.S. Bureau of Labor Statistics

Le conseguenze si estendono anche ad altri settori. I biglietti aerei sono aumentati del 14,9% su base annua, l'abbigliamento dell'1% nel solo mese di marzo, i giocattoli del 2,3%. Questi rincari riflettono sia l'aumento dei costi energetici sia l'effetto persistente dei dazi, che le aziende continuano a trasferire sui consumatori. Le principali compagnie aeree americane, tra cui American Airlines, Delta, JetBlue, Southwest e United, hanno già aumentato i costi per i bagagli da stiva per compensare il caro-carburante.

I prezzi alimentari sono rimasti stabili a marzo, ma gli analisti prevedono aumenti nei prossimi mesi, perché i costi più alti del diesel si trasferiranno sui trasporti e quindi sugli scaffali dei supermercati. Samuel Tombs, capo economista di Pantheon Macroeconomics per gli Stati Uniti, ha spiegato alla CNN che i prezzi alimentari impiegano in genere dai tre ai sei mesi per assorbire uno shock energetico.

Un segnale di allarme arriva dal sentiment dei consumatori. L'indice dell'Università del Michigan è crollato ad aprile a 47,6, il livello più basso mai registrato dal 1952, inferiore a qualsiasi lettura durante la Grande Recessione, la pandemia e la successiva ondata inflazionistica. Joanne Hsu, direttrice dell'indagine, ha dichiarato che molti consumatori attribuiscono i cambiamenti negativi dell'economia al conflitto in Iran. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8%, rispetto al 3,8% del mese precedente.

L'inflazione "core", che esclude i prezzi di energia e alimentari ed è considerata un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita solo dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle attese. Questo dato ha fornito un moderato sollievo ad alcuni analisti. Adam Schickling, economista di Vanguard, ha osservato che sotto la superficie l'inflazione di fondo continua a muoversi nella direzione giusta. Ma Bernd Weidensteiner di Commerzbank ha avvertito che l'impatto limitato sui prezzi non energetici è destinato a cambiare presto.

Per la Federal Reserve la situazione è particolarmente delicata. I verbali della riunione di marzo, pubblicati questa settimana, rivelano che alcuni membri del comitato hanno discusso la possibilità di un rialzo dei tassi se l'inflazione dovesse restare sopra l'obiettivo. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed tende a "guardare oltre" gli shock dal lato dell'offerta, e che la sua reazione dipenderà dalle aspettative di inflazione a medio-lungo termine degli americani. I mercati si aspettano tassi invariati nelle prossime due riunioni, previste a fine aprile e a giugno, ma la possibilità di un rialzo non è più esclusa. Steven Blitz, capo economista di GlobalData TS Lombard, ha detto al Financial Times che la Fed non può tagliare i tassi ora perché non conosce la durata dello shock sui carburanti, e che comunque vada il cessate il fuoco, ci sarà un premio di rischio sui prezzi dell'energia che prima della guerra non esisteva.

La Casa Bianca ha cercato di contenere l'allarme. Il portavoce Kush Desai ha sottolineato su X il calo dei prezzi di uova, farmaci con ricetta e altri beni essenziali, attribuendolo alle politiche dell'amministrazione. Le uova sono effettivamente scese del 44,7% in un anno, dopo l'epidemia di influenza aviaria che ne aveva fatto lievitare i prezzi. Ma secondo Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, l'aumento annuo dei prezzi della benzina costerà alle famiglie circa 190 dollari in più al mese. Il presidente Trump ha definito il rincaro energetico temporaneo, respingendo le preoccupazioni sui rischi per l'economia.

Sul fronte diplomatico, i negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma a Islamabad nel fine settimana restano incerti. Il vicepresidente JD Vance ha detto di aspettarsi colloqui "positivi", ma nel giro di poche ore Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali leader iraniani, ha dichiarato su X che Teheran non parteciperà a meno che Israele non accetti di fermare gli attacchi contro Hezbollah in Libano e gli Stati Uniti non scongelino gli asset iraniani all'estero. La fragile tregua di due settimane raggiunta in settimana è già sotto pressione per una serie di disaccordi, tra cui il destino delle riserve iraniane di uranio altamente arricchito. Secondo Goldman Sachs, le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono scese all'8% del livello normale.

Anche se il cessate il fuoco dovesse reggere e lo Stretto riaprisse, gli analisti avvertono che i prezzi al consumo resteranno elevati per mesi. I prezzi della benzina scendono più lentamente di quanto salgano, perché il greggio meno caro impiega tempo per essere raffinato, stoccato e distribuito alle stazioni di servizio. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvertito che non ci sarà un ritorno ordinato alla situazione precedente, anche se la tregua dovesse tenere. Bernard Yaros, capo economista per gli Stati Uniti di Oxford Economics, ha dichiarato alla CBS che la lettura dell'inflazione di aprile sarà "scomodamente alta" e che la variabile chiave resta la durata e l'intensità della guerra in Iran.

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Il candidato Dem a governatore della California Swalwell accusato di violenza sessuale


Quattro donne accusano il deputato democratico di molestie e violenze. In poche ore perde il sostegno di Pelosi, della leadership del partito, dei sindacati e dei principali alleati politici

Il deputato democratico Eric Swalwell, tra i favoriti nella corsa per la carica di governatore della California, è stato travolto venerdì da accuse di violenza sessuale e molestie formulate da quattro donne. Nel giro di poche ore la sua campagna elettorale è implosa: hanno chiesto il suo ritiro l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, la leadership democratica al Congresso, entrambi i senatori della California e i più potenti sindacati dello Stato.

Le accuse sono state pubblicate dal San Francisco Chronicle e dalla CNN. La testimonianza più grave è quella di un'ex collaboratrice che ha raccontato al Chronicle di aver avuto rapporti sessuali con Swalwell mentre lavorava per lui e di essere stata violentata due volte quando era troppo ubriaca per dare il proprio consenso. La donna ha descritto alla CNN un episodio del 2024, avvenuto dopo che aveva lasciato l'incarico: ha detto di aver cercato di respingere Swalwell e di avergli detto "no", ma che lui non si è fermato. Il mattino seguente si è svegliata con lividi e sanguinamento vaginale. Secondo il Chronicle, la donna ha scritto a un'amica tre giorni dopo l'episodio di essere stata "violentata sessualmente" da Swalwell, aggiungendo che era già accaduto nel 2019, quando ancora lavorava per lui, ma di essersi convinta all'epoca di essere stata consenziente.

Altre tre donne hanno descritto alla CNN diverse forme di comportamento inappropriato da parte del deputato, tra cui l'invio di foto intime non richieste. Una di loro, Ally Sammarco, ha raccontato al New York Times che nel 2021, quando aveva 24 anni e lavorava come organizzatrice per il Partito Democratico in Virginia, Swalwell le aveva inviato messaggi su Snapchat che lei ha definito "inappropriati", inclusa una foto dei suoi genitali che non aveva chiesto.

Swalwell ha negato tutte le accuse con fermezza. In una dichiarazione fornita al Chronicle ha definito le accuse "false", sostenendo che arrivano "alla vigilia di un'elezione contro il favorito per la carica di governatore". In un video pubblicato sui social media venerdì sera ha aggiunto: "Queste accuse di violenza sessuale sono assolutamente false. Non sono mai accadute. Le combatterò con tutto quello che ho". Ha però riconosciuto di aver "commesso errori di giudizio in passato", scusandosi con la moglie "per averla messa in questa posizione". Il suo avvocato, Elias Dabaie, ha dichiarato al New York Times che le accuse sono "infondate" e ha messo in dubbio la tempistica, parlando di "uno sforzo coordinato per minare la sua candidatura". Nella notte tra giovedì e venerdì, prima della pubblicazione degli articoli, il legale di Swalwell aveva inviato lettere di diffida alle donne, minacciando azioni legali per diffamazione.

Il New York Times e il Wall Street Journal hanno precisato di non aver verificato in modo indipendente le accuse di violenza sessuale.

La reazione dell'establishment democratico è stata rapidissima. Nancy Pelosi ha dichiarato di aver consigliato personalmente a Swalwell di ritirarsi dalla corsa per permettere un'indagine "con piena trasparenza e responsabilità". La leadership democratica alla Camera, il capogruppo Hakeem Jeffries, la vicecapogruppo Katherine Clark e il presidente del caucus Pete Aguilar, hanno chiesto un'indagine rapida e il ritiro immediato dalla campagna, pur senza chiedere le dimissioni dal Congresso. Il senatore Adam Schiff ha ritirato il proprio endorsement definendosi "profondamente turbato" dalle accuse. Anche il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, amico personale di Swalwell, ha revocato il suo sostegno esprimendo rammarico per averlo difeso sui social media solo tre giorni prima, quando le accuse circolavano ancora in forma generica.

Il presidente della campagna di Swalwell, il deputato Jimmy Gomez, si è dimesso dall'incarico definendo le accuse "le più brutte e gravi che si possano immaginare" e ha chiesto al deputato di ritirarsi. Un altro candidato democratico nella corsa, l'ex sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa, si è spinto oltre chiedendo anche le dimissioni di Swalwell dal Congresso.

Sul fronte sindacale, la potente California Teachers Association ha ritirato il proprio endorsement definendo le accuse "incredibilmente inquietanti e inaccettabili". Il sindacato dei dipendenti pubblici Service Employees International Union California, che aveva investito 5 milioni di dollari a sostegno di Swalwell, ha sospeso ogni attività di campagna. Anche la California Medical Association ha convocato una riunione d'emergenza del proprio consiglio per valutare la revoca del sostegno. Un comitato indipendente che aveva raccolto 7,7 milioni di dollari da donatori tra cui l'associazione dei medici e Uber per finanziare spot a favore di Swalwell ha sospeso le proprie attività. Secondo il New York Times, anche una raccolta fondi a Hollywood prevista per questo mese è stata rinviata a data da destinarsi.

La piattaforma di donazioni online ActBlue ha smesso di accettare contributi per la campagna di Swalwell.

Katie Porter, ex deputata e altra candidata democratica alla carica di governatore, ha chiesto a Swalwell di ritirarsi e di dimettersi dal Congresso, aggiungendo che "troppo spesso gli uomini sfuggono a qualsiasi conseguenza per le violenze sessuali semplicemente abbandonando il potere". Il governatore uscente Gavin Newsom, ampiamente considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, è stato più cauto: attraverso un portavoce ha definito le accuse "profondamente preoccupanti", senza però chiedere esplicitamente il ritiro di Swalwell.

La vicenda ridisegna una corsa elettorale già molto frammentata per la successione a Newsom, che non può ricandidarsi per il limite dei mandati. Swalwell, deputato dal 2012, era riuscito nelle ultime settimane a ottenere il sostegno di importanti sindacati e a distinguersi nei sondaggi rispetto agli altri candidati democratici. Un sondaggio diffuso questa settimana dal Partito Democratico californiano mostrava i due candidati repubblicani in testa con il 14% ciascuno, seguiti da Swalwell al 12% e dal miliardario Tom Steyer all'11%, con quasi un elettore su quattro ancora indeciso. La California adotta un sistema di primarie aperte in cui i primi due classificati il 2 giugno, indipendentemente dal partito, accedono allo scontro finale di novembre.

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SpaceX IPO, Artemis II, Mythos, Muse Park, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
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Buon sabato,
le notizie più rilevanti della settimana sono probabilmente la domanda di IPO per SpaceX e la presentazione del "supermodello" di Anthropic, Mythos. Tuttavia è in atto anche una grande "reputation war" attorno alla figura di Sam Altman, e l'articolo del New Yorker di pochi giorni fa sulla vita privata del CEO di OpenAI è stato un colpo molto più grande di tanti altri: ho parlato di questo e di temi affini in un editoriale in cui ci siamo chiesti: ma com'è possibile che OpenAI abbia messo online qualcosa (Sora 2) che è morto quattro mesi dopo? Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.

Nascita e morte di uno dei prodotti più pubblicizzati di OpenAI


Ma davvero Sam Altman, o chi di dovere, pensava che qualcosa come un social network AI-only potesse funzionare?

OpenAI non è certo il ritratto dell'ingenuità. Uno dei motivi dietro alla chiusura del progetto è strutturale: dai in mano un generatore video a milioni di persone e questo costa tanto in termini di risorse. Ma non lo sapevano prima?

Stiamo parlando di Sora 2, perché Sora senza il "2" era soltanto il modello di generazione video che, insieme a Runway, stava prendendo piede con un hype quasi avvicinabile a quello di GPT-3.5; poi l'annuncio: un social network con video generati solo dall'IA e un sistema di gamification per intrattenere gli utenti e vedere se anche l'IA audiovisiva può entrare nella loro quotidianità.

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Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Business
SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.
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Fonte: The Wall Street Journal
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E una è andata

SpaceX è stata quindi la prima a depositare l'IPO, all'interno di un trio che si completa con Anthropic e...
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Netflix dovrà rimborsare gli utenti italiani fino a 500 euro


Legge
Il Tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa dal Movimento Consumatori, un’associazione che tutela gli utenti, contro Netflix Italia. I giudici hanno stabilito che le clausole usate dal 2017 a gennaio 2024 per modificare i prezzi erano contrarie al Codice del consumo, perché consentivano aumenti senza indicare nel contratto una ragione valida. Un cliente Premium rimasto abbonato senza interruzioni dal 2017 potrebbe recuperare circa 500 euro, mentre un cliente Standard potrebbe ottenere circa 250 euro.
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Fonte: Reuters
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Artemis II ha superato il record di distanza massima dalla Terra dopo 56 anni


Spazio
Durante il sesto giorno della missione Artemis II, la capsula Orion della Nasa ha superato la distanza massima dalla Terra raggiunta con esseri umani a bordo, oltrepassando il limite fissato nel 1970 dall’equipaggio di Apollo 13. A bordo ci sono quattro astronauti: tre della Nasa e uno dell’Agenzia spaziale canadese. Il veicolo ha sorvolato la Luna senza entrare in orbita, poi è passato dietro il satellite con circa 40 minuti di blackout radio prima di iniziare il rientro verso la Terra, previsto nell’Oceano Pacifico il 10 aprile.
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Fonte: The Guardian
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Anthropic presenta in anteprima il modello Mythos trapelato settimana scorsa


Cybersecurity
Anthropic ha avviato una prova limitata di Mythos, un nuovo modello per compiti complessi di programmazione e ragionamento che verrà testato inizialmente nella sicurezza informatica. Il test rientra in Project Glasswing, in cui 12 organizzazioni partner useranno il sistema per cercare vulnerabilità, cioè errori sfruttabili per gli attacchi informatici. Secondo l’azienda, nelle ultime settimane Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità zero-day, cioè falle non ancora segnalate o corrette. Tra i partner citati ci sono Amazon, Apple, Cisco, Microsoft, Palo Alto Networks e Linux Foundation. Nei documenti trapelati, Mythos è stato descritto come un modello così potente da non essere pronto a essere rilasciato pubblicamente.
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Fonte: TechCrunch
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Meta presenta un nuovo modello di nome Muse Park


Intelligenza Artificiale
Meta ha presentato Muse Spark, primo modello della nuova famiglia Muse sviluppata da Meta Superintelligence Labs, la talentuosa divisione di intelligenza artificiale guidata da Alexandr Wang. A differenza dei precedenti modelli Llama, distribuiti in forma open source, Muse Spark è proprietario ed è pensato per essere più piccolo, più rapido e meno costoso, pur restando competitivo in compiti come ragionamento, comprensione di testo/immagini e attività svolte dagli agenti AI. È già usato nell’app Meta AI e sul sito desktop dedicato e nelle prossime settimane sarà integrato anche in Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e negli occhiali Ray-Ban Meta.
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Fonte: CNBC
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La prima opera del Superlab

Il laboratorio che mira alla Superintelligenza guidato dal talento Alexandr Wang è sotto i riflettori...
[solo per supporter]

Un giornalista del New York Times è convinto di aver scoperto chi è il creatore di Bitcoin


Tecnologia
Nessuno sa chi ha creato Bitcoin. Adesso un’inchiesta del New York Times sostiene che Adam Back sia il nome più plausibile dietro Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo usato nel 2008 per presentare Bitcoin. Adam, 55 anni, è un esperto crittografo e amministratore delegato di Blockstream, società attiva nell’ecosistema Bitcoin, ma ha sempre negato (e anche adesso) di essere il creatore della rete. La tesi del NY Times sul fatto che Adam abbia creato Hashcash, sistema da cui Bitcoin riprende l’idea centrale, delle somiglianze nel modo di scrivere di entrambi (anche errori grammaticali ricorrenti) e una coincidenza nei tempi, perché l’attività online di Back e quella di Satoshi si sovrapporrebbero in momenti chiave. Secondo il NY Times, Adam non vuole rivelare la sua identità perché la community non accetterebbe un capo e il suo business fallirebbe. Il primo articolo delle letture interessanti di questa rassegna è l'inchiesta ufficiale.
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Fonte: CNBC
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Meta ha rimosso la lavagna con i punteggi dei dipendenti


Big Tech
Meta ha rimosso una classifica interna chiamata Claudeonomics che mostrava i top 250 dipendenti con il maggior consumo di token, l’unità che misura quanto testo viene elaborato dai modelli di intelligenza artificiale. Secondo The Information, in 30 giorni i dipendenti avrebbero usato circa 60.000 miliardi di token e il primo in classifica 281 miliardi. Nel tabellone apparivano titoli come “Token Legend,” “Model Connoisseur,” “Cache Wizard,” and “Session Immortal.” Meta ha poi disattivato la dashboard e l’ha sostituita con un messaggio interno che spiegava che lo strumento veniva chiuso dopo la diffusione all’esterno dei suoi dati.
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Fonte: Gizmodo
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Cosa è trapelato dai 3mila file di Anthropic


Startup
Anthropic sta affrontando due incidenti: Il primo riguarda la pubblicazione accidentale di quasi 3.000 file, compresa la bozza di un post su un nuovo modello ("Mythos") non ancora annunciato. Il secondo ha coinvolto Claude Code, un programma per sviluppatori: una versione distribuita per errore conteneva quasi 2.000 file del codice sorgente e oltre 512 mila righe di codice. L’azienda sostiene che non si sia trattato di un attacco esterno ma di un errore umano. Il codice non espone il modello in sé ma tutto il sistema che ci interagisce.
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Fonte: TechCrunch
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OpenAI ha descritto in un documento un'idea di società futura


Politica
OpenAI ha pubblicato un documento in cui prova a immaginare come potrebbe cambiare la società se l’intelligenza artificiale iniziasse a fare una parte crescente del lavoro oggi svolto dalle persone. L’idea di fondo è che, se le aziende useranno sempre più macchine e meno lavoratori, entreranno meno soldi da stipendi e contributi, mentre cresceranno i guadagni delle imprese e di chi possiede capitale. Per questo OpenAI propone di tassare di più questi guadagni e di usare una parte delle risorse per redistribuire ricchezza, finanziare servizi pubblici e dare più tutele ai cittadini. Nel documento si parla anche di settimana corta (4 giorni), sostegni per chi cambia lavoro e maggiori investimenti in energia e infrastrutture per far funzionare i sistemi AI.
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Fonte: TechCrunch
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Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

La mia ricerca per risolvere il grande mistero dei Bitcoin


nytimes.com (eng)

Come l'IA ha aiutato un uomo (e suo fratello) a costruire un'azienda da 1,8 miliardi di dollari


nytimes.com (eng)

Questi sono i paesi che si stanno muovendo per vietare i social media ai bambini


techcrunch.com (eng)

I social media sono diventati uno spettacolo da baraccone


natesilver.com (eng)

Notizie veloci


Della settimana, in lingua inglese.

Anthropic ha rimosso migliaia di repository GitHub che tentavano di estrarre il suo codice sorgente trapelato


techcrunch.com (eng)

Scopri il nuovo Cursor


cursor.com (eng)

Il malware Android "NoVoice" reperibile da Google Play ha infettato 2,3 milioni di dispositivi


bleepingcomputer.com (eng)

Per la prima volta in assoluto, Amazon sta rimuovendo i vecchi Kindle dal Kindle Store


arstechnica.com (eng)

Secondo nuovi leak, Apple rilascerà l'iPhone Air 2 a prescindere dalle sue vendite


macrumors.com (eng)

Anthropic lancia Claude Managed Agents per le aziende


testingcatalog.com (eng)

Rivelata la fascia di prezzo dell'iPhone Ultra


macrumors.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/D4XTefP3Lsc?…

AI e le emozioni


Video molto interessante di Anthropic in cui dimostra che sono stati trovati dei pattern "emotivi" nella rete neurale dei suoi modelli.

Vedi video su youtube.com (eng - 4:52)


SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


In breve:


SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Musk’s SpaceX Files to Go Public in One of the Biggest IPOs Ever

Riassunto completo:


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La rassegna stampa di sabato 11 aprile 2026


L'amministrazione Trump affronta crescenti pressioni sui negoziati con l'Iran mentre Swalwell abbandona la corsa per il governatore della California

Questa è la rassegna stampa di sabato 11 aprile 2026

Eric Swalwell abbandona la corsa per il governatore della California dopo le accuse di aggressione sessuale


Il deputato democratico Eric Swalwell ha ritirato la sua candidatura a governatore della California dopo che sono emerse accuse di aggressione sessuale da parte di una ex collaboratrice. Nancy Pelosi e Adam Schiff sono tra i leader democratici che hanno chiesto il ritiro del parlamentare dalla corsa elettorale.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, BBC

I negoziati USA-Iran iniziano in Pakistan con in gioco l'apertura dello Stretto di Hormuz


Il vicepresidente JD Vance si sta dirigendo in Pakistan per negoziati cruciali con l'Iran, mentre Teheran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz alimentando l'inflazione negli Stati Uniti. L'Iran ha perso mine che aveva piazzato nello stretto, complicando la riapertura del passaggio navale.

Fonti: New York Times, The Hill, BBC

L'equipaggio della missione Artemis II torna sulla Terra dopo un volo storico verso la Luna


I quattro astronauti della missione NASA Artemis II sono atterrati nell'Oceano Pacifico dopo un viaggio di 10 giorni che li ha portati più lontano nello spazio di qualsiasi essere umano nella storia. La missione ha stabilito un nuovo record di distanza dalla Terra.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill, New York Times

Una bomba molotov colpisce la casa del CEO di OpenAI Sam Altman


La casa di Sam Altman a San Francisco è stata attaccata con una bomba molotov che ha bruciato il cancello esterno della proprietà. La polizia ha arrestato un sospetto di 20 anni che aveva anche minacciato la sede di OpenAI.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, BBC

L'inflazione americana aumenta a marzo a causa del conflitto con l'Iran


I prezzi al consumo sono aumentati significativamente a marzo, principalmente a causa dell'aumento dei costi energetici legati alla guerra con l'Iran. L'inflazione "core", che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è aumentata più moderatamente.

Fonti: Wall Street Journal, Semafor, The Hill

I sopravvissuti agli abusi di Epstein accusano Melania Trump di "spostare il peso" sulle vittime


Più di una dozzina di sopravvissuti agli abusi di Jeffrey Epstein hanno criticato la dichiarazione della First Lady Melania Trump che chiede al Congresso di tenere udienze pubbliche con le vittime di Epstein. Le vittime sostengono che questa richiesta rappresenta una "deflessione di responsabilità, non giustizia".

Fonti: The Guardian, BBC, New York Times

Kamala Harris considera una candidatura presidenziale per il 2028


L'ex vicepresidente Kamala Harris ha dichiarato di star "pensando" a una candidatura per le presidenziali del 2028 durante un evento della National Action Network a New York. Anche Pete Buttigieg ha suggerito che potrebbe lanciare una campagna.

Fonti: New York Times, The Guardian

Trump nomina un avvocato del suo caso per corruzione alla Corte d'Appello


Il presidente Trump ha nominato Matthew Schwartz, un partner dello studio legale Sullivan & Cromwell che lo rappresenta nel caso del silenzio elettorale, per un posto nella Corte d'Appello del Secondo Circuito. La nomina evidenzia la strategia di Trump di premiare i suoi alleati legali.

Fonti: Bloomberg

Muore Eliot Engel, ex presidente della Commissione Affari Esteri della Camera


L'ex deputato democratico Eliot Engel è morto all'età di 79 anni dopo aver servito più di tre decenni al Congresso rappresentando parti di New York City e i suoi sobborghi. Engel aveva presieduto la Commissione Affari Esteri della Camera prima di perdere le primarie nel 2020.

Fonti: New York Times, The Hill

L'EPA riorganizza il personale scientifico con trasferimenti e riassegnazioni


L'Agenzia per la Protezione Ambientale sta riassegnando 124 membri del personale, di cui 35 sono stati invitati a trasferirsi, come parte degli sforzi dell'amministrazione Trump per riorganizzare la ricerca scientifica. La mossa riflette l'approccio dell'amministrazione alla regolamentazione ambientale.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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