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Garlasco, il padre di Sempio: “Mio figlio è innocente, è una vigliaccata contro di lui”


Nuove dichiarazioni della famiglia mentre proseguono gli accertamenti sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. “Andrea non c’entra nulla, era con me quel giorno”

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuove dichiarazioni destinate ad alimentare il dibattito attorno alla posizione di Andrea Sempio, nuovamente coinvolto nelle attività investigative sull’omicidio di Chiara Poggi.

A intervenire questa volta è il padre, Giuseppe Sempio, che in un’intervista, rilasciata al TG1, ha ribadito con decisione l’innocenza del figlio, respingendo ogni ipotesi di coinvolgimento. L’uomo ha parlato di una vicenda che sta pesando profondamente sulla famiglia, definendo quanto sta accadendo come una “vigliaccata” nei confronti di Andrea.

Secondo il padre, il giovane si trovava con lui nel giorno del delitto e non avrebbe avuto alcun ruolo nei fatti contestati. Una versione che la famiglia sostiene con fermezza e che, nelle loro intenzioni, dovrebbe chiarire definitivamente la posizione del ragazzo rispetto all’inchiesta.

Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata delle indagini, che negli ultimi mesi hanno visto nuovi approfondimenti tecnici e la rivalutazione di elementi già acquisiti nelle precedenti fasi processuali. La Procura prosegue infatti gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e verificare eventuali responsabilità ancora non chiarite.

La difesa di Sempio continua intanto a lavorare su elementi utili a sostenere la sua estraneità ai fatti, mentre la famiglia chiede che l’attenzione mediatica non si trasformi in un processo parallelo. Un caso che, a distanza di anni, continua a dividere l’opinione pubblica e a sollevare interrogativi ancora aperti.

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Italia 31esima al mondo per innovazione: eccelle nella ricerca, ma resta indietro su istruzione


Il TEHA Global Innosystem Index 2026 analizza 49 Paesi. Eccellenze: supercalcolo e ricerca. Punti deboli: laureati e istruzione

L'Italia mantiene il 31esimo posto nella classifica mondiale della capacità di innovazione, la stessa posizione del 2023. È quanto emerge dal TEHA Global Innosystem Index 2026, presentato alla 15esima edizione del Technology Forum di TEHA Group a Stresa il 21 e 22 maggio. In testa alla classifica, che analizza 49 Paesi attraverso cinque dimensioni, capitale umano, risorse finanziarie, innovatività, attrattività ed efficacia dell'ecosistema, si collocano Singapore, Israele e il Regno Unito.

Il quadro italiano è quello di un Paese con eccellenze riconosciute a livello internazionale ma frenato da ritardi strutturali difficili da colmare. Sul fronte positivo, l'Italia è sesta al mondo per efficacia nel trasformare ricerca e innovazione in valore economico concreto, davanti a Germania, Francia e Cina. È quinta per numero di pubblicazioni scientifiche e citazioni accademiche, settima per capacità di supercalcolo grazie alle infrastrutture HPC presenti sul territorio, e sesta per saldo commerciale nei servizi di ricerca e sviluppo, un indicatore della capacità di esportare competenze scientifiche ad alto valore aggiunto.

Le criticità sono invece concentrate su capitale umano e investimenti. L'Italia è 33esima per capitale umano e 37esima per spesa pubblica in istruzione in rapporto al PIL, che si ferma al 4,07%. Solo il 31,58% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato, 35esimo posto mondiale, contro il 70,55% della Corea del Sud e il 60,32% del Regno Unito. I laureati STEM rappresentano il 23,55% del totale, dato inferiore rispetto ai principali competitor. Sul fronte degli investimenti, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo si ferma all'1,38% del PIL, con gli investimenti privati allo 0,79% e il venture capital allo 0,03%. L'Italia è inoltre 42esima per sviluppatori software ogni mille abitanti e 35esima per quota di esportazioni high-tech.

Per colmare questi gap, TEHA ha elaborato dieci proposte strategiche, tra cui la definizione di una Politica Tecnologica Nazionale sulle tecnologie emergenti, l'istituzione di Zone d'Innovazione Speciali, una Strategia Nazionale STEM, l'introduzione dell'alfabetizzazione digitale in tutti i livelli scolastici e il lancio di un Talent Attraction Package per attrarre ricercatori e imprenditori dall'estero.

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Approvato il progetto dell'arco trionfale di Trump a Washington


La Commissione delle Belle Arti dà il via libera nonostante il 100% dei commenti pubblici contrari e i ricorsi dei veterani del Vietnam. Rimossi i quattro leoni dorati alla base.

La Commissione delle Belle Arti di Washington ha approvato il progetto dell'arco trionfale alto 76 metri voluto dal presidente Donald Trump, nonostante l'opposizione quasi unanime del pubblico e diversi ricorsi giudiziari in corso. Il monumento sorgerà tra il Lincoln Memorial e il cimitero nazionale di Arlington.

Il via libera è arrivato giovedì 21 maggio dalla Commission of Fine Arts, l'agenzia federale che consiglia presidente e Congresso sui progetti di monumenti, memoriali, monete ed edifici federali. I commissari, tutti nominati da Trump, hanno votato a favore del progetto rivisto rispetto alla versione presentata ad aprile. Quattro membri su sette si sono espressi favorevolmente, mentre tre erano assenti. Si tratta del primo dei due passaggi necessari: il 4 giugno il progetto sarà esaminato dalla National Capital Planning Commission, un'altra commissione federale anch'essa composta da fedelissimi del presidente.

L'arco avrà un'altezza di 250 piedi, circa 76 metri, ma il monumento complessivo sarà più basso rispetto alla proposta iniziale. È stata eliminata una base alta otto piedi inclusa nella versione precedente, portando l'altezza totale da oltre 280 piedi a poco più di 270. Sono stati rimossi anche i quattro leoni dorati che dovevano ornare la base, una modifica chiesta dalla commissione perché i leoni "non sono originari degli Stati Uniti". Il granito sostituirà il marmo, materiale preferito da Trump ma scartato per ragioni di resistenza e durabilità. La profondità dell'arco è stata invece ampliata. In cima resterà una figura alata simile alla Statua della Libertà che regge una torcia, affiancata da due aquile dorate. Sui due lati saranno incise in lettere d'oro le frasi "One Nation Under God" e "Liberty and Justice for All". Una piattaforma panoramica offrirà una vista a 360 gradi.

Il vicepresidente della commissione, l'architetto James McCrery, aveva proposto di eliminare le statue in cima, una modifica che avrebbe ridotto l'altezza di circa 80 piedi. L'amministrazione, rappresentata da un funzionario del dipartimento degli Interni, ha fatto sapere che il presidente ha valutato la richiesta ma "ha scelto di non perseguire tale opzione". McCrery aveva chiesto anche la rimozione dei leoni e si era opposto al tunnel pedonale sotterraneo previsto per raggiungere l'arco, costruito su una rotatoria stradale: entrambi gli elementi sono stati eliminati. Una commissaria, Mary Anne Carter, ha apprezzato la rimozione degli ornamenti perché avvicina l'estetica dell'arco a quella sobria del cimitero di Arlington.

Il consenso pubblico al progetto è stato pressoché nullo. La commissione ha ricevuto circa mille commenti dal pubblico. Il segretario Thomas Luebke ha riferito che il 100% era contrario, leggendone uno che criticava le dimensioni del monumento definito un elemento verticale dominante in uno skyline che ha sempre resistito a simili intrusioni. Tra l'ultima raccolta di commenti e l'attuale, la CFA ha registrato 600 nuovi pareri, di cui il 99,5% negativi. Durante l'audizione pubblica, conservatori professionisti, storici e gruppi civici hanno espresso giudizi durissimi su posizione, altezza, design e assenza di un adeguato processo di approvazione.

L'arco, ispirato all'Arco di Trionfo di Parigi che misura 50 metri, sarà alto significativamente più del Lincoln Memorial, che raggiunge i 99 piedi, mentre il Washington Monument resta a 555 piedi. Sorgerà nella Memorial Circle, la rotatoria tra l'ingresso del cimitero di Arlington e il Lincoln Memorial, e dovrebbe celebrare il 250esimo anniversario degli Stati Uniti, previsto per luglio. Trump, informato dell'approvazione durante un incontro con la stampa nello Studio Ovale, ha detto ai giornalisti che il monumento è "bellissimo" e ha sostenuto che gli archi trionfali "di solito si fanno per le vittorie e per le guerre", aggiungendo che ne esistono 59 al mondo e Washington è "l'unica città importante e principale che non ne ha uno". Il presidente e il segretario degli Interni Doug Burgum hanno argomentato che Washington è l'unica capitale del mondo occidentale priva di un'arcata del genere. Il dipartimento degli Interni include il National Park Service, che gestisce il terreno scelto per la costruzione.

Il progetto è oggetto di un ricorso giudiziario federale presentato da un gruppo di veterani della guerra del Vietnam e da uno storico dell'architettura, rappresentati dall'organizzazione Public Citizen. I ricorrenti sostengono che l'arco ostruirebbe la vista tra il cimitero di Arlington e il Lincoln Memorial, una prospettiva "concepita per simboleggiare l'unificazione del Paese dopo la guerra civile e la forza di una nazione unita". Argomentano inoltre che il Congresso non ha autorizzato la costruzione di un arco commemorativo sul terreno federale gestito dal National Park Service, un passaggio che la legge richiede prima di procedere. Per ora il giudice non è intervenuto.

Trump ha respinto questa interpretazione, affermando di non avere bisogno del Congresso perché il terreno è di proprietà del dipartimento degli Interni. L'amministrazione conta di utilizzare un'autorizzazione poco nota risalente a un secolo fa per aggirare il passaggio parlamentare. La stessa strategia è stata adottata per la sala da ballo della Casa Bianca, anch'essa contestata in tribunale.

Sono già iniziati alcuni lavori preliminari sul sito. La CNN ha osservato la scorsa settimana squadre di operai con una trivella perforare il terreno. Il dipartimento degli Interni ha spiegato a CNN che si tratta di rilievi geotecnici "richiesti dalla legge", una pratica standard prima della proposta finale.

Restano i timori per la sicurezza del traffico aereo, dato che l'arco sorgerà a meno di tre chilometri dall'aeroporto Ronald Reagan, uno dei più trafficati del Paese, in uno spazio aereo già congestionato. Il dipartimento degli Interni ha chiesto uno studio aeronautico formale alla Federal Aviation Administration per stabilire se la struttura rappresenti un pericolo per i voli.

L'arco si inserisce in una serie di interventi voluti dal presidente per ridisegnare l'immagine della capitale: la sala da ballo nell'ala est della Casa Bianca, un giardino di sculture dedicato agli eroi americani lungo il fiume Potomac, la ridenominazione del Kennedy Center per includere il proprio nome, la costruzione di un campo da golf e la modifica del colore della vasca riflettente del Lincoln Memorial. Quest'ultimo progetto è oggetto di un altro ricorso, presentato dalla Cultural Landscape Foundation, che accusa l'amministrazione di voler dipingere di blu il fondo della vasca senza rispettare le leggi federali sulla tutela dei siti storici. Nel ricorso di 26 pagine gli avvocati dell'organizzazione parlano di un modello di comportamento "esemplificato dalla fretta di demolire l'ala est della Casa Bianca", in cui l'amministrazione "ignora deliberatamente i limiti legali stabiliti dal Congresso".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Merz propone l'Ucraina come membro associato dell'Ue con una lettera a von der Leyen


Il cancelliere tedesco chiede di aprire subito tutti i cluster negoziali e di coinvolgere Kiev nelle istituzioni europee

Friedrich Merz vuole accelerare. Il cancelliere tedesco ha scritto il 18 maggio ai presidenti della Commissione europea Ursula von der Leyen, del Consiglio europeo António Costa e di Cipro Nikos Christodoulides per chiedere un'accelerazione decisa nel processo di integrazione europea dell'Ucraina. Lo rivela il Corriere della Sera.

"È giunto il momento di avanzare con decisione", scrive Merz. Il tema era già scivolato fuori dall'agenda dei summit Ue di marzo e ora anche di giugno. Per il cancelliere non c'è più tempo: "In vista del processo di pace non possiamo permetterci ulteriori ritardi".

La proposta prevede due binari paralleli. Il primo: aprire subito tutti i cluster negoziali per il processo di adesione ordinario. Il secondo: introdurre una "membership associata" che coinvolga l'Ucraina nelle istituzioni europee fin da subito, senza aspettare la fine del percorso. In concreto, Kiev otterrebbe partecipazione senza diritto di voto al Consiglio europeo e al Consiglio dei ministri, un commissario senza portafoglio, eurodeputati senza diritto di voto e un giudice associato alla Corte di Giustizia. Il bilancio europeo si applicherebbe solo gradualmente.

La proposta include anche un impegno degli Stati membri ad applicare nei confronti dell'Ucraina la clausola di difesa reciproca dell'articolo 42.7 del Trattato sull'Ue. Una garanzia di sicurezza sostanziale, non solo simbolica.

Merz tiene a chiarire un punto: non si tratterebbe di "una membership di secondo livello". La precisazione non è casuale, nelle scorse settimane l'idea di un'adesione "simbolica" aveva suscitato la reazione molto negativa di Kiev, che temeva il passaggio intermedio potesse diventare quello definitivo.

La Germania non dimentica i Balcani Occidentali e la Moldavia, per i quali propone accesso privilegiato al Mercato interno e status di osservatore nelle istituzioni Ue. Uno status inferiore rispetto a quello previsto per Kiev, differenza che Merz giustifica con la situazione di Paese in guerra. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ricordato ieri che "parlando di Ucraina non dobbiamo dimenticare i Balcani, che sono candidati da prima".

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I Dem sono in vantaggio per vincere la Camera a novembre


Il partito guadagna terreno nei sondaggi sul voto al Congresso, mentre l'approvazione del presidente scende sotto il 40 per cento e cresce la disapprovazione su economia e guerra con l'Iran.

I democratici hanno accumulato un vantaggio sufficiente nei sondaggi nazionali per riconquistare la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di metà mandato del novembre 2026, nonostante il ridisegno dei collegi elettorali abbia favorito i repubblicani. Lo indicano sia le medie dei sondaggi sia un modello previsionale basato su otto decenni di storia elettorale americana.

L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa sotto il 40 per cento. Le medie di RealClearPolitics la collocano al 38,4 per cento secondo Silver Bulletin, con un saldo netto tra approvazione e disapprovazione di meno 17 per cento per RealClearPolitics e meno 20,1 per cento per Silver Bulletin. Sul cosiddetto generic ballot, cioè il sondaggio che misura le intenzioni di voto per la Camera senza fare riferimento a candidati specifici, i democratici hanno raggiunto i livelli più alti dell'attuale mandato di Trump: 7,2 punti di vantaggio nella media di RealClearPolitics e 6,6 punti in quella di Silver Bulletin.

Per dare un termine di paragone, nel 2024 i repubblicani vinsero il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento, che si tradusse in una maggioranza di soli cinque seggi. Nel 2022 il margine fu del 2,7 per cento e produsse sette seggi di vantaggio. Nelle elezioni di metà mandato del 2018, durante il primo mandato di Trump, i democratici vinsero il voto popolare nazionale con 8,6 punti di vantaggio e conquistarono la Camera con un margine di 35 seggi.

Alcuni sondaggi recenti mostrano numeri ancora più favorevoli ai democratici rispetto alle medie. Un sondaggio del New York Times e del Siena College del 15 maggio dà i democratici avanti di 11 punti tra gli elettori registrati, 50 a 39 per cento. AtlasIntel, all'inizio di maggio, ha registrato un vantaggio democratico di 15 punti, 55 a 40 per cento.

Il vantaggio democratico appare sufficiente a superare il guadagno che i repubblicani hanno ottenuto attraverso il ridisegno dei collegi elettorali. La situazione è cambiata dopo la sentenza della Corte Suprema del 29 aprile nel caso Louisiana contro Callais, che ha indebolito una disposizione chiave del Voting Rights Act del 1965 e ha permesso a diversi Stati del Sud di ridisegnare i collegi smantellando alcuni distretti a maggioranza di minoranze etniche e creando nuovi collegi favorevoli ai repubblicani. A questo si è aggiunta una decisione della Corte Suprema della Virginia che ha bocciato un piano democratico di ridisegno che avrebbe creato quattro nuovi collegi favorevoli ai democratici. Secondo le stime di G. Elliott Morris, citate da Intelligencer, i democratici potrebbero ora dover vincere il voto popolare nazionale con un margine fino al 4 per cento per riconquistare la Camera. Al momento sono sopra questa soglia.

Alan I. Abramowitz, politologo dell'Università di Emory e collaboratore di Sabato's Crystal Ball, ha aggiornato un modello previsionale che combina due variabili: il numero di seggi detenuti dal partito del presidente prima delle elezioni e il margine sul generic ballot. Applicato alle 20 elezioni di metà mandato tra il 1946 e il 2022, il modello spiega il 94 per cento della variazione nei seggi vinti dal partito del presidente. Aggiungere l'indice di approvazione presidenziale non migliora l'accuratezza delle previsioni, perché secondo Abramowitz il generic ballot già incorpora il peso politico del presidente.

I repubblicani hanno vinto 220 seggi nel 2024 e sono indietro di circa sei punti sul generic ballot. Applicando il modello, perderebbero 28 seggi, scendendo a 192. Anche assumendo che il ridisegno dei collegi aggiunga effettivamente 10 seggi favorevoli ai repubblicani prima delle elezioni, la previsione si ferma a 197 seggi, comunque ben sotto i 218 necessari per la maggioranza. Per Abramowitz, i democratici sono favoriti a conquistare la Camera in qualsiasi scenario in cui mantengano almeno due punti di vantaggio sul generic ballot. I repubblicani avrebbero una possibilità ragionevole di conservare la maggioranza solo se fossero in parità o in vantaggio sul generic ballot.

Anche il livello di entusiasmo elettorale favorisce i democratici. Un sondaggio Economist e YouGov dell'11 maggio rileva che il 68 per cento dei democratici si dice molto motivato a votare, contro il 61 per cento dei repubblicani. Un sondaggio ABC e Washington Post del 3 maggio mostra che il 73 per cento degli elettori democratici considera le elezioni del 2026 più importanti delle precedenti elezioni di metà mandato, contro il 52 per cento dei repubblicani.

Dietro questi numeri ci sono soprattutto le preoccupazioni per il costo della vita e la guerra con l'Iran. Sui temi economici Trump ha un saldo netto di approvazione di meno 41,8 per cento nella media di Silver Bulletin. Il sondaggio Times e Siena gli attribuisce il 28 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione sul costo della vita, di cui il 56 per cento di disapprovazione forte. CBS e YouGov registrano 27 per cento di approvazione e 73 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos rilevano 25 per cento di approvazione e 69 per cento di disapprovazione. Il 65 per cento degli americani intervistati da CBS e YouGov ritiene che le politiche di Trump stiano peggiorando l'economia.

La guerra con l'Iran è quasi altrettanto impopolare. Le medie di Silver Bulletin indicano che il 36 per cento degli americani sostiene il conflitto e il 58,9 per cento si oppone, con un saldo netto di meno 22,9 per cento. All'inizio del conflitto, il 3 marzo, il saldo netto era di meno 8,2 per cento. Il sondaggio Times e Siena rileva che il 56 per cento degli elettori registrati disapprova fortemente la guerra. L'86 per cento degli americani intervistati da Economist e YouGov ritiene che il conflitto durerà almeno un altro mese, e il 34 per cento pensa che durerà più di un anno.

Il consenso di Trump appare sempre più limitato al nucleo duro del movimento MAGA. Tra gli elettori indipendenti, Times e Siena registrano il 26 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione, di cui il 54 per cento di disapprovazione forte. Economist e YouGov rilevano numeri quasi identici: 24 per cento di approvazione e 65 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos indicano 26 per cento di approvazione e 71 per cento di disapprovazione. Il dato più significativo riguarda gli elettori che hanno votato per Trump nel 2024: il sondaggio Times e Siena rileva che il 16 per cento di loro ora disapprova il suo operato.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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L’Inter abbraccia Milano: festa infinita all’Arena Civica per Scudetto e Coppa Italia


Dopo il 21° Scudetto e la Coppa Italia, l’Inter celebra il doblete all’Arena Civica tra cori, emozioni e l’abbraccio del popolo nerazzurro.
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La festa dell’Inter continua e conquista anche l’Arena Civica di Milano, trasformata per un giorno in un simbolico tempio nerazzurro. Dopo le celebrazioni per il 21° Scudetto e la vittoria della Coppa Italia, migliaia di tifosi hanno preso parte a un nuovo appuntamento carico di entusiasmo, orgoglio e senso di appartenenza.

L’Arena, luogo storico dello sport milanese e legata alle origini dell’Ambrosiana-Inter, ha fatto da cornice a una giornata dal forte valore identitario. Tra cori, applausi e bandiere, il popolo interista ha celebrato una stagione destinata a restare nella memoria, vivendo un momento di grande unione tra squadra, club e tifoseria.

Sul prato e sugli spalti si è respirata l’atmosfera delle grandi occasioni. Non una semplice passerella celebrativa, ma un vero abbraccio collettivo attorno a una squadra che ha saputo riportare entusiasmo e continuità vincente nell’ambiente nerazzurro. Il doblete conquistato ha acceso definitivamente la città, con Milano tinta ancora una volta di nerazzurro.
Foto di Inter.it
A infiammare ulteriormente il clima sono arrivate anche le parole del presidente Beppe Marotta, che ha rivendicato con orgoglio il peso delle due stelle e il primato cittadino dell’Inter. Dichiarazioni che hanno accompagnato l’euforia di una tifoseria che sente di vivere uno dei momenti più importanti della storia recente del club.

“Sono molto felice e orgoglioso di avervi qui, in questa giornata che deve celebrare un traguardo straordinario: una doppietta, due trofei importantissimi. Siamo in un contesto iconico, l'Arena Civica, dove l'Inter ha giocato dal 1930 al 1947, ma dove soprattutto si allenava l'Inter di Helenio Herrera, che ha conquistato due Coppe dei Campioni sotto la presidenza di Angelo Moratti. Voglio ringraziare il Presidente Massimo Moratti che è qui con noi, e anche il dottor Tronchetti Provera che con Pirelli ha segnato pagine di storia di questo Club. Il ringraziamento va a tutti questi ragazzi della squadra Campione d'Italia, al loro leader Cristian Chivu che li ha condotti fino a queste splendide vittorie. Oggi ci sono tutte le componenti della società, della nostra famiglia. Queste persone rappresentano i milioni di tifosi di tutto il mondo. Grazie a voi, siete il cuore pulsante della nostra Società, siete il dodicesimo uomo in campo: i ragazzi che giocano ne sono consapevoli, il tifo è speciale e voi siete speciali. Se la squadra vince è merito della squadra invisibile che sta alle spalle dei giocatori: i dipendenti dell'Inter che mettono a disposizione le proprie risorse affinché la squadra si esprima al massimo. Abbiamo qui l'U23, la squadra Femminile che ha conquistato la qualificazione alla UEFA Women's Champions League, poi c'è la Primavera che sta per disputare i playoff del campionato e tutte le squadre del settore giovanile. Il pensiero va anche alle nostre squadre Special, tre squadre che sono il fiore all'occhiello del nostro Club Ringrazio la Proprietà, che ha raccolto l'Inter in un momento di difficoltà ed è riuscita a supportare l'attività gestionale. Ci è sempre stata vicino, con una presenza silenziosa e continua. L'Inter va avanti anche grazie a loro. Ringrazio i Presidenti che mi hanno preceduto in questo ruolo, la famiglia Moratti, così come Ivanoe Fraizzoli, Ernesto Pellegrini, Steven Zhang e tutti quelli che in questi 118 anni hanno tenuto le redini di questa società Questa Arena è l'icona della città, siamo la squadra della città: a Milano siamo gli unici con Due Stelle, ci siamo solo noi. Sempre forza Inter e grazie a tutti”


Quella dell’Arena Civica è stata la conferma di un legame fortissimo tra l’Inter e la sua gente. Dai festeggiamenti nelle strade di Milano fino all’abbraccio sugli spalti, il filo conduttore resta lo stesso: una squadra vincente, una tifoseria appassionata e una città che continua a sognare insieme ai suoi colori.

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Assegno di inclusione, estensione agli stranieri con permesso per “casi speciali”


Misura sociale estesa per tutelare stranieri vulnerabili, con accesso semplificato e vincoli mirati contro abusi e sfruttamento

L’INPS ha chiarito, con la circolare 58/2026, le modalità di estensione dell’assegno di inclusione (Adi) anche agli stranieri titolari di permesso di soggiorno per “casi speciali”. La misura, rivolta a categorie particolarmente vulnerabili, rappresenta un nuovo passo nell’ambito delle politiche sociali e di contrasto allo sfruttamento del lavoro.

L’assessore regionale alle Politiche sociali, Roberto Santangelo, ha sottolineato l’importanza della novità: “Consentire l’accesso a tale misura anche ad alcune categorie vulnerabili lo rende uno strumento di contrasto allo sfruttamento del lavoro, alla tratta e alla violenza, sottraendo potenziali vittime da situazioni di abuso”.

Secondo quanto indicato dall’INPS, l’accesso all’Adi per i titolari di permesso per “casi speciali” avviene con alcune deroghe rispetto ai requisiti ordinari di cittadinanza, residenza ed economici previsti dalla normativa generale. Tuttavia, restano in vigore alcune condizioni restrittive, tra cui il possesso di beni durevoli, gli indicatori del tenore di vita, la presenza di misure cautelari o di prevenzione, e le condanne definitive nei dieci anni precedenti la richiesta.

La durata dell’assegno di inclusione non potrà superare i limiti previsti dalla normativa ordinaria, cioè 18 mesi con possibilità di rinnovo per ulteriori 12 mesi, né eccedere la durata del permesso di soggiorno che consente l’accesso alla prestazione.

Le domande potranno essere presentate non appena saranno completate le modifiche al modello online disponibile sul sito dell’INPS. L’accesso resterà possibile direttamente tramite SPID, CNS o CIE, oppure attraverso patronati e Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

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Tecnologia alleata degli studenti: il digitale riduce stress e pressione per quasi il 90% degli universitari


Quasi 9 studenti universitari italiani su 10 considerano la tecnologia un valido alleato contro stress e pressione accademica. Tra AI, app e strumenti digitali, cambia il modo di affrontare studio, organizzazione e benessere mentale
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Non solo uno strumento di studio, ma un vero e proprio supporto emotivo. Per l’88% degli studenti universitari italiani della Generazione Z, la tecnologia è un aiuto a sentirsi più supportati e in controllo durante i periodi di studio più intensi. È uno dei dati più significativi che emerge da una nuova ricerca europea commissionata da Lenovo, che ha analizzato le abitudini digitali di oltre 8.000 studenti tra i 18 e i 25 anni, con un focus specifico sull’Italia.

Garmin Forerunner 70 e 170 ufficiali: i nuovi smartwatch running 2026
I due smartwatch introducono funzioni smart avanzate, monitoraggio fitness evoluto e strumenti dedicati agli sportivi che vogliono migliorare allenamenti e prestazioni nel 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In un contesto accademico sempre più frammentato, fatto di lezioni ibride, scadenze ravvicinate e carichi cognitivi elevati, il tablet si afferma come il punto di equilibrio tra performance e benessere. Quasi 9 studenti su 10 in Italia (89%) lo considerano uno strumento utile per la vita universitaria, mentre per il 93% è fondamentale poter concentrare su un unico dispositivo studio, creatività e momenti di pausa.
Il 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare ideeIl 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare idee

Studio senza luogo fisso, controllo come nuova priorità


La ricerca fotografa una generazione che studia in modo sempre meno legato a una scrivania: casa, università, biblioteche, mezzi di trasporto diventano spazi di apprendimento intercambiabili. In questo scenario, portabilità e facilità d’uso emergono come fattori decisivi. Il 36% degli studenti italiani, infatti, indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunque. Ma alla flessibilità si affianca una nuova esigenza: mantenere concentrazione e controllo in un ambiente ricco di stimoli e distrazioni. Il 46% degli studenti italiani afferma che un display di alta qualità aiuta a mantenere il focus, mentre il 42% ritiene fondamentali modalità e strumenti che riducano le distrazioni digitali.

Tecnologia come supporto


Il dato forse più rivelatore riguarda il rapporto tra tecnologia e stress. In Italia, l’88% degli studenti dichiara che i dispositivi digitali li aiutano a gestire meglio la pressione nei momenti più difficili dell’anno accademico, contribuendo a una maggiore sensazione di controllo. Un ruolo che va oltre l’efficienza e che tocca la sfera emotiva, in una fase della vita segnata da alta competizione, aspettative e incertezza.

La ricerca racconta una generazione che vive sotto pressione costante e che cerca nella tecnologia non scorciatoie, ma strumenti affidabili per restare concentrata, lucida e in controllo - commenta Alessandro De Lio di Lenovo Italia - il tablet diventa così uno spazio unico che accompagna ragazzi e ragazze durante l’intera giornata, senza separare studio, creatività e momenti di decompressione”.


Il 36% degli studenti italiani indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunqueIl 36% degli studenti italiani indica la possibilità di studiare in mobilità come uno dei principali vantaggi del tablet, insieme alla semplicità nel prendere appunti ovunque

AI: un supporto silenzioso nello studio quotidiano


In questo equilibrio sempre più delicato, anche l’intelligenza artificiale entra nella quotidianità come supporto discreto ma continuo. Il 97% degli studenti universitari italiani utilizza già strumenti basati su AI, in particolare per riassumere testi, organizzare appunti e generare idee. L’AI non viene percepita come sostituto del pensiero critico, ma come un alleato che aiuta a risparmiare tempo e gestire meglio il carico mentale durante i periodi più intensi.

DJI Mic Mini 2: audio migliorato, autonomia e novità del microfono wireless
Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Lenovo, questa evoluzione richiede dispositivi capaci di integrare performance, portabilità e strumenti intelligenti in modo naturale, accompagnando lo studente lungo tutta la giornata senza spezzare il flusso tra studio, creatività e vita personale.


Garmin Forerunner 70 e 170 ufficiali: i nuovi smartwatch che rivoluzionano la corsa nel 2026


Garmin ha annunciato oggi Forerunner 70 e Forerunner 170, gli smartwatch dedicati alla corsa con funzioni specifiche per tutti gli amanti di questa disciplina. Negli ultimi anni, la corsa è andata oltre il concetto di performance: accanto ai runner esperti con la testa alla prossima maratona, cresce una fascia sempre più ampia di persone che si avvicinano alla corsa in modo informale. Essi corrono una o due volte a settimana, senza obiettivi sportivi né tabelle di allenamento rigide, guidati principalmente dal desiderio di accrescere il proprio benessere fisico e mentale. Non si definiscono atleti, non inseguono risultati estremi: cercano continuità, equilibrio e un modo sostenibile per prendersi cura di sé.

HONOR D1 batte il record umano alla mezza maratona 2026 | TechPerTutti
HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un cambio di paradigma


In questo nuovo modo di vivere il running, però, emerge una verità semplice: il difficile non è correre, è continuare. In questo contesto, emerge un nuovo bisogno: strumenti capaci di accompagnare le persone senza pressione, valorizzando ogni piccolo progresso e rendendo la corsa parte naturale della propria routine. Da qui nasce un cambio di paradigma: supportare chi inizia a correre non significa spingerlo oltre, ma aiutarlo a trovare il proprio ritmo, a dare valore anche agli sforzi minimi e a non interrompere il percorso. È con questo approccio che Garmin ha presentato Forerunner 70 e Forerunner 170, smartwatch pensati appositamente per chi si sta avvicinando al mondo della corsa e ha bisogno di proseguire il proprio percorso o perfezionare l'allenamento. Entrambi i modelli vantano display AMOLED con colori brillanti da 1,2 pollici, touchscreen reattivi e un design tradizionale a 5 pulsanti per una maggiore facilità d'uso. I due nuovi smartwatch offrono funzioni per la salute quotidiana, per capire in modo semplice e intuitivo come le sessioni di running contribuiscono allo stato generale di benessere, strumenti di allenamento avanzati per chi invece ha già iniziato o decide di proseguire in modo più strutturato, notifiche smart e altro ancora, senza l’obbligo di dover ricaricare l'orologio ogni notte.
Forerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud BlueForerunner 70 Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue

Forerunner 70


Ricco di funzionalità per ogni livello, Forerunner 70 è la scelta ideale per chi ha individuato nella corsa l’attività da svolgere per stare meglio. Un alleato che accompagna ogni fase del percorso con precisione, dati chiari e consigli utili su come continuare. Il nuovo Garmin Forerunner 70 offre tutte le funzionalità essenziali per il running, tra cui GPS integrato, monitoraggio di tempo, distanza, passo e frequenza cardiaca direttamente dal polso. Lo smartwatch introduce allenamenti rapidi personalizzati in base al livello di forma fisica dell’utente e supporta i piani Garmin Coach, che si adattano quotidianamente ai dati di recupero e salute per aiutare a preparare gare, migliorare le prestazioni o raggiungere nuovi obiettivi fitness.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Tra le novità spiccano anche i suggerimenti di allenamento giornalieri, inclusi programmi corsa/camminata dinamici. Forerunner 70 integra inoltre avanzate funzioni sviluppate dal Garmin Human Performance Lab, come Training Readiness, Training Status, potenza di corsa dal polso e dinamiche di corsa, oltre a più di 80 app sportive dedicate ad attività come nuoto, ciclismo e allenamento della forza. Sul fronte salute e benessere, offre monitoraggio continuo del sonno, HRV, Pulse Ox, respirazione e altre metriche evolute disponibili tramite l’app Health Status. Non mancano notifiche smart, LiveTrack e funzioni di sicurezza e tracciamento. L’autonomia raggiunge fino a 13 giorni in modalità smartwatch, con diverse colorazioni disponibili tra cui Citron, Cool Lavender, Black e Whitestone.
Forerunner 170 Black con cinturino Black/Amp YellowForerunner 170 Black con cinturino Black/Amp Yellow

Forerunner 170


Forerunner 170 aggiunge l’altimetro barometrico per metriche ancora più puntuali e i piani di allenamento Garmin Coach dedicati al ciclismo. Inoltre, è dotato di funzionalità pensate per chi è sempre in movimento, come i pagamenti contactless Garmin Pay. E per chi ama dare energia alle proprie uscite di corsa ascoltando le playlist preferite, Forerunner 170 Music consente agli utenti di scaricare brani, podcast e altro dai più diffusi servizi musicali di terze parti (è necessario disporre di un abbonamento al servizio di streaming musicale) direttamente sull'orologio per ascoltarli senza telefono con cuffie wireless. Entrambi i modelli garantiscono fino a 10 giorni di autonomia in modalità smartwatch (dati Garmin) e sono disponibili in diverse colorazioni: Black con cinturino Black/Amp Yellow e Whitestone con cinturino Whitestone/Cloud Blue. Forerunner 170 Music è disponibile in colorazioni sorprendenti come Teal Green con cinturino Teal Green/Citron e Red Pink con cinturino Red Pink/Mango. Disponibili all'acquisto su Garmin.com, Forerunner 70 ha un prezzo di 249,99 euro, Forerunner 170 di 299,99 euro e Forerunner 170 Music di 349,99 euro.


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Khamenei ferma il trasferimento dell'uranio all'estero, negoziato in stallo


La nuova Guida Suprema iraniana ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare restino nel Paese. Una decisione che complica la trattativa con Washington e irrigidisce lo scontro con Israele.

La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato che le scorte di uranio quasi pronto per uso militare non lascino il Paese. La nuova direttiva irrigidisce la posizione di Teheran su una delle richieste chiave degli Stati Uniti e rischia di complicare seriamente i negoziati in corso per porre fine alla guerra con Washington e Tel Aviv. Lo riferisce Reuters, citando due alte fonti iraniane.

"La direttiva della Guida Suprema, e il consenso all'interno dell'establishment, è che le scorte di uranio arricchito non debbano lasciare il Paese", ha detto a Reuters una delle due fonti, parlando in forma anonima per la delicatezza del tema. I vertici politici e militari di Teheran ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi di Stati Uniti e Israele. Teheran sostiene ufficialmente che una parte dell'uranio altamente arricchito serva a scopi medici e a un reattore di ricerca nella capitale, che opera con piccole quantità di uranio arricchito intorno al 20%.

Secondo alcuni funzionari israeliani citati dalla stessa agenzia, il presidente Donald Trump aveva assicurato a Israele che lo stock iraniano di uranio altamente arricchito sarebbe stato trasferito fuori dal territorio iraniano. Ogni accordo di pace, secondo questa linea, avrebbe dovuto contenere una clausola esplicita in tal senso. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che non considererà conclusa la guerra finché l'uranio arricchito non sarà del tutto rimosso, Teheran non interromperà il sostegno alle milizie alleate e le sue capacità missilistiche balistiche non saranno eliminate.
L'uranio che blocca la pace — FocusAmerica

Guerra USA-Iran · Il nodo del negoziato

L'uranio che blocca la pace


Mojtaba Khamenei ordina che le scorte di uranio arricchito non lascino il Paese. È la richiesta principale di Washington e Tel Aviv per chiudere la guerra. Su questo punto i negoziati sono bloccati.

FocusAmerica · Analisi geopolitica Fonti: Reuters, CNN, AIEA

Uranio arricchito al 60% — stima AIEA
440,9kg

Lo stock di uranio arricchito iraniano che esisteva prima dei raid del giugno 2025. Non si sa quanto sia sopravvissuto agli attacchi americani e israeliani: la maggior parte resta probabilmente sepolta nelle gallerie dei siti nucleari.

~200
kg a Isfahan

2
impianti a Natanz

?
resto disperso

Esplora il dossier
1 L'uranio 2 Le posizioni 3 Le capacità 4 Cronologia

Dove si trova l'uranio arricchito

Lo stock noto e quello introvabile


L'AIEA ha confermato con precisione solo la quota custodita a Isfahan. Il resto — circa la metà delle scorte pre-guerra — è disperso tra siti bombardati, gallerie sigillate e materiale di cui non si conosce il destino.

Stock totale stimato 440,9 kg

~200 kg localizzati ~240 kg non confermati

I

Isfahan — complesso di tunnel
~200 kg

Secondo il direttore AIEA Rafael Grossi, è qui che si trova "principalmente" l'uranio sopravvissuto ai raid. Custodito in gallerie sotterranee.

N

Natanz — due impianti di arricchimento
Quota residua

L'Iran disponeva qui di due impianti di arricchimento. Quantità precisa di materiale arricchito post-raid di giugno non confermata pubblicamente dall'agenzia.

?

Sotto le macerie — dispersione incerta
~240 kg

La differenza tra lo stock pre-raid e quanto localizzato dall'AIEA. Stato e accessibilità rimangono oggetto di valutazioni d'intelligence.

I tre attori con tre richieste tra loro incompatibili

Cosa chiede ciascuna parte


Tocca ogni voce per leggere la posizione completa.

Iran
L'uranio resta nel Paese

La richiesta
Le scorte non lasciano il territorio iraniano. Diritto all'arricchimento deve essere riconosciuto.

Direttiva della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. I vertici politici e militari ritengono che inviare il materiale all'estero renderebbe il Paese più vulnerabile a futuri attacchi. Teheran sostiene che parte dell'uranio al 20% serva a scopi medici e a un reattore di ricerca. Aperto solo a una "diluizione sotto supervisione AIEA".

Stati Uniti
Trasferimento totale all'estero

La richiesta
Lo stock di uranio altamente arricchito deve uscire dall'Iran. Clausola esplicita in qualsiasi accordo di pace.

Trump ha assicurato a Israele il trasferimento del materiale arricchito fuori dall'Iran, secondo i funzionari israeliani. Avverte che gli USA sono pronti a colpire di nuovo se l'Iran non firmerà un accordo a breve. Lascia però intendere che Washington potrebbe ancora attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Israele
Tre condizioni, nessun compromesso

La richiesta
Rimozione totale dell'uranio + stop al sostegno alle milizie + eliminazione delle capacità balistiche.

Netanyahu non considererà conclusa la guerra finché non saranno soddisfatte tutte e tre le condizioni. Si tratta indubbiamente della posizione più rigida tra tutti gli attori in campo.

Il quadro contestato

La ricostituzione militare iraniana procede più velocemente del previsto


L'intelligence americana smentisce le valutazioni ottimistiche del CENTCOM. L'Iran ha già superato tutte le tempistiche previste per il ripristino delle sue scorte militari.

Le due valutazioni a confronto

Versione ufficiale
90%
Base industriale della difesa iraniana distrutta. "L'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni."
Amm. Cooper · CENTCOM

Versione intelligence
Mesi
Non anni. Il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, secondo le fonti della CNN. Russia e Cina hanno continuato a fornire componenti chiave.
4 fonti USA · CNN

"Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle sue scorte." — Funzionario americano, citato dalla CNN
Lo stato delle capacità iraniane

Lanciarazzi sopravvissuti
2/3

Stima rivista al rialzo grazie al tempo passato dal cessate il fuoco

Tempo per pieno recupero della capacità di attacco con droni
6 mesi

Produzione già parzialmente riavviata durante la tregua in corso

Difesa costiera e balistica
Significativa

E' stata conservata una quota ancora rilevante di sistemi di difesa costiera, secondo le valutazioni più recenti

Le tappe del conflitto

Dal raid al fragile cessate il fuoco.


Tocca un evento per leggerne i dettagli. L'ultima tappa è già aperta.

Giugno 2025
Primi attacchi contro gli impianti nucleari iraniani

USA e Israele colpiscono i siti di arricchimento. Al momento dei raid, l'AIEA stima che vi erano 440,9 kg di uranio arricchito al 60% nelle scorte iraniane.

28 Febbraio 2026
Apertura della nuova fase di guerra USA-Iran

Inizia la fase più accesa del conflitto. L'Iran risponde colpendo gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane. In Libano si riaccendono gli scontri tra Israele ed Hezbollah.

Marzo 2026
L'AIEA conferma la presenza di ~200 kg di uranio arricchito a Isfahan

Il direttore Rafael Grossi indica che ciò che resta dell'uranio è "principalmente" custodito nel complesso di tunnel di Isfahan. Il destino del resto delle scorte non è confermato.

Inizio Aprile
Cessate il fuoco mediato dal Pakistan

Sei settimane di tregua, durante le quali l'Iran ha riavviato parte della produzione di droni. Resta attivo il blocco navale americano dei porti iraniani e il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz.

Maggio 2026
Khamenei: l'uranio non lascia il nostro Paese

La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei emette la direttiva che impedisce il trasferimento dell'uranio all'estero. I negoziati si arenano sul punto principale. Trump avverte di nuovo: pronti a colpire ancora.

Fonti Reuters · CNN · CBS · AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) · Testimonianza CENTCOM alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti. Dati al 21 maggio 2026.

La diffidenza di Teheran


Il cessate il fuoco nella guerra cominciata il 28 febbraio resta fragile. Dopo i raid di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, Teheran ha risposto attaccando gli Stati del Golfo che ospitano basi militari americane, mentre in Libano si sono riaccesi gli scontri proprio tra Israele e Hezbollah. I negoziati, mediati dal Pakistan, restano intanto bloccati dal blocco navale americano dei porti iraniani e dal controllo esercitato da Teheran sullo Stretto di Hormuz, uno degli snodi cruciali per l'approvvigionamento globale di petrolio.

A Teheran cresce sempre di più il sospetto che la pausa nelle ostilità sia piuttosto una manovra tattica di Washington: creare un senso di sicurezza, poi riprendere i raid. Il principale negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf, ha detto mercoledì che le "mosse evidenti e nascoste del nemico" indicano la preparazione di nuovi attacchi americani. Lo stesso giorno Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a colpire ancora se l'Iran non accetterà un accordo, pur lasciando intendere che Washington potrebbe attendere qualche giorno per "ottenere le risposte giuste".

Secondo le fonti, le due parti hanno iniziato a ridurre alcune distanze, ma il punto più delicato resta proprio il programma nucleare: il destino delle scorte di uranio e la richiesta iraniana di vedersi riconosciuto il diritto all'arricchimento. Una delle fonti iraniane ha però indicato l'esistenza di "formule praticabili" per superare l'impasse: "Ci sono soluzioni come diluire le scorte sotto la supervisione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica".

L'Aiea stima che, al momento degli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, l'Iran disponesse di 440,9 km di uranio arricchito al 60%. Non è chiaro quanto di questo materiale sia sopravvissuto alle ondate di attacchi contro i siti di arricchimento iraniani. Il direttore dell'Agenzia, Rafael Grossi, ha detto a marzo che ciò che resta è "principalmente" custodito in un complesso di tunnel nel sito nucleare di Isfahan, dove l'Aiea ritiene si trovino poco più di 200 kg. Altro materiale sarebbe a Natanz, dove l'Iran disponeva di due impianti di arricchimento.

Droni, missili e controllo di Hormuz


A complicare il quadro c'è la valutazione dell'intelligence americana, secondo cui l'apparato militare iraniano si sta ricostituendo molto più rapidamente del previsto, secondo quanto hanno riferito quattro diverse fonti alla Cnn. Durante le sei settimane di cessate il fuoco iniziate a inizio aprile, l'Iran ha già riavviato parte della produzione di droni e alcune stime indicano che Teheran potrebbe recuperare pienamente la capacità di attacco con droni in appena sei mesi. "Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche che la comunità d'intelligence aveva previsto per la ricostituzione delle proprie scorte", ha detto un funzionario americano alla CNN.

Secondo le fonti, hanno pesato due fattori: il sostegno di Russia e Cina e il fatto che i raid statunitensi e israeliani abbiano inflitto meno danni di quanto inizialmente ipotizzato. Pechino avrebbe continuato a fornire all'Iran componenti utilizzabili per costruire missili e droni anche durante il conflitto, sebbene i flussi sarebbero stati ridotti dal blocco navale americano. Netanyahu ha dichiarato la scorsa settimana alla CBS che la Cina fornisce a Teheran "componenti per la produzione di missili", senza però aggiungere ulteriore dettagli. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha respinto categoricamente l'accusa definendola "priva di fondamento".

Sta di fatto che le valutazioni più recenti indicano inoltre che l'Iran conserva una quota significativa delle sue capacità balistiche, di attacco con droni e di difesa costiera. Un recente rapporto ha alzato a due terzi la stima dei lanciatori missilistici sopravvissuti ai raid, anche grazie al tempo offerto dal cessate il fuoco per recuperare quelli rimasti sepolti durante i bombardamenti.

Il quadro contrasta apertamente con la testimonianza del comandante del CENTCOM, l'ammiraglio Brad Cooper, che martedì, davanti alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, ha dichiarato che l'operazione Epic Fury ha distrutto "il 90% della base industriale della difesa" iraniana e che "l'Iran non potrà ricostituire la propria forza militare per anni". Due fonti hanno detto alla CNN che l'intelligence non conferma per nulla questa lettura: secondo una di loro, il danno avrebbe rallentato la ricostituzione di pochi mesi, non di anni.

Resta intanto sempre più aperta la partita dello Stretto di Hormuz. Iran e Oman stanno discutendo un meccanismo permanente per garantire la sicurezza nella stretta via d'acqua, con Teheran che punta a istituzionalizzare il suo pedaggio sul transito delle navi commerciali. Secondo un inviato diplomatico iraniano, il sistema servirebbe a consolidare nel lungo periodo il ruolo di Iran e Oman come principali controllori dello Stretto, trasformando una leva temporanea nata dal conflitto in un diritto sovrano permanente.

La neonata Autorità iraniana degli Stretti del Golfo Persico ha già iniziato ad applicare regole condizionate e tariffe che in alcuni casi superano il milione di dollari per nave, con esenzioni selettive solo per Paesi amici come Russia e Cina, nonostante Washington consideri il pedaggio permanente un ostacolo non negoziabile a un accordo di pace duraturo. Trump ha persino avvertito le compagnie marittime internazionali che il pagamento delle tariffe iraniane potrebbe far scattare pesanti sanzioni economiche americane.

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Honda BF 40 E


Alte prestazioni, efficienza ecologica e tecnologia avanzata, questo è il BF 40E, presentato da Honda come leggero nel peso e grande nelle emozioni. È un motore di alto contenuto tecnologico che oltre a essere in grado di erogare una potenza massima di 60 cavalli (equivalente al modello BF60A) è capace di modificare i suoi parametri per soddisfare opposte esigenze, come ad esempio la necessità di erogare rapidamente tanta coppia e potenza quando si accelera, oppure di ridurre al minimo il consumo di carburante quando si naviga ad andature costanti. Per ottenere questi risultati, gli ingegneri di Honda hanno elaborato due diverse funzionalità del motore denominate Blast ed Ecomo. L’erogazione fluida e affidabile è pensata per affrontare il mare con sicurezza e facilità. L’efficienza ecologica è raggiunta grazie alle basse emissioni e ai consumi ottimizzati per navigare più a lungo, nel pieno rispetto dell’ambiente. La distribuzione è a 12 valvole Sohc e cioè con albero a camme in testa, l’alimentazione è a iniezione elettronica multipoint e il peso, come evidenziato, è di appena 110 chili!

honda.it

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Effetto streaming sui libri: i film e le serie tv fanno impennare le vendite dei romanzi


Studio Netflix-NIQ a Torino: boom per i titoli di nicchia e il genere romance. L’audiovisivo si conferma il miglior alleato dell'editoria

Al Salone del libro di Torino 2026 Netfilx ha presentato una ricerca in collaborazione con NIQ, azienda specializzata in consumer e stopper intelligence.

La ricerca presentata Dallo schermo alla pagina: l’effetto dell’audiovisivo sull’editoria e i lettori italiani, analizza lo stretto legame esistente tra mondo editoriale e televisivo, è stata condotta su un campione di 187 titoli tra serie e film distribuiti sia in chiaro che sulle varie piattaforme in streaming, dal 2022 al 2025, e sui 2403 titoli editoriali correlati.

Si può notare come, guardando i dati ci sia sempre, dopo l’uscita di un film o una serie tv, un incremento fino al 200% delle vendite del corrispettivo editoriale che si mantiene costante anche nelle settimane successive, l’impatto è però particolarmente palese sui titoli di nicchia che arrivano ad avere un incremento di vendita fino al 600%.

Addentrandosi nel mondo dei generi come si è precedentemente visto, sono i romance a guidare la carovana con un incremento che arriva fin all’800% seguito poi dalla narrativa moderna (+405%) e dal mondo fantasy e fantascienza (+169%).

Le nuove produzioni audiovisive non spingono solamente i titoli nuovi, ne sono esempio Nulla di nuovo sul Fronte Occidentale che dopo l’uscita del film ha avuto un incremento di vendita del romanzo del 200%, come anche per Il Gattopardo che ha raggiunto un picco del 600% prima dell’uscita della serie stessa.

Lungometraggi e prodotti seriali si dimostrano così, ottimi convertitori concreti di pubblico; tra i motivi l’allungare l’esperienza, il soddisfare la fame di dettagli ma anche, spesso, la curiosità del fruitore e l’impazienza di aspettare stagioni su stagioni per vedere la fine della storia, cercando così i romanzi che soddisfano la mente e l’anima.

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Gli Stati Uniti sospendono la vendita di armi a Taiwan


Il segretario aggiunto della Marina americana Hung Cao ha confermato in un'audizione al Senato lo stop a un pacchetto da 14 miliardi di dollari. Pechino segue da vicino il dossier.

Gli Stati Uniti hanno congelato una vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari per garantire scorte sufficienti di munizioni all'operazione militare in corso contro l'Iran. L'annuncio è arrivato giovedì 21 maggio dal segretario aggiunto ad interim della Marina americana, Hung Cao, durante un'audizione davanti alla sottocommissione Difesa per gli stanziamenti del Senato.

"In questo momento facciamo una pausa per assicurarci di avere le munizioni necessarie per l'operazione Epic Fury", ha dichiarato Cao rispondendo alle domande del senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell. Cao ha sostenuto che le riserve sono "abbondanti" e ha aggiunto che "le vendite militari all'estero riprenderanno quando l'amministrazione lo riterrà necessario". Interpellato sulla possibilità di un'approvazione futura, Cao ha rinviato la decisione al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario di Stato Marco Rubio. "È proprio questo che preoccupa", ha replicato McConnell.

L'operazione Epic Fury è stata lanciata il 28 febbraio contro l'Iran. Dall'inizio del conflitto le forze armate americane avrebbero consumato migliaia di missili, esaurendo quasi del tutto le scorte di missili da crociera stealth a lungo raggio e riducendo in misura significativa quelle di Tomahawk, intercettori Patriot, missili Precision Strike e ATACMS. La Casa Bianca si prepara a chiedere al Congresso un finanziamento supplementare compreso tra 80 e 100 miliardi di dollari per la guerra in Iran, una parte rilevante dei quali servirà a ricostituire gli arsenali svuotati nelle dodici settimane di conflitto, entrato in una tregua tesa dall'inizio di aprile.

Le dichiarazioni del segretario aggiunto della Marina sembrano contraddire la versione fornita dal presidente Donald Trump. La scorsa settimana il presidente aveva spiegato di voler tenere in sospeso la vendita per usarla come "carta negoziale" con la Cina. "Non l'ho ancora approvata. Vedremo cosa succede", aveva detto Trump a Fox News, aggiungendo: "Potrei farlo, potrei non farlo". Parlando con i giornalisti dopo un viaggio a Pechino, il presidente aveva riferito di aver discusso "in grande dettaglio" della questione con il presidente cinese Xi Jinping.

Il segretario alla Difesa Hegseth ha minimizzato le preoccupazioni sullo stato delle scorte, accusando stampa e parlamentari di ingigantire il problema. "La questione delle munizioni è stata sciaguratamente e inutilmente esagerata", ha dichiarato Hegseth davanti ai membri della commissione bilancio della Camera la scorsa settimana. "Sappiamo esattamente cosa abbiamo. Abbiamo a sufficienza di ciò che ci serve".

La trattativa bloccata sulla scrivania del presidente da mesi riguarda il secondo pacchetto di armi destinato a Taipei dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla fine del 2025 Washington aveva approvato una prima vendita da circa 11 miliardi di dollari, definita un record. Il nuovo accordo da 14 miliardi resta invece in attesa di una decisione.

La Cina considera Taiwan una propria provincia e non ha mai rinunciato all'uso della forza per riportarla sotto il proprio controllo, pur dichiarando di preferire una soluzione pacifica. Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente solo Pechino, ma in base al Taiwan Relations Act, una legge approvata dal Congresso nel 1979 dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese, sono tenuti a fornire armi difensive all'isola a condizione che questa non dichiari l'indipendenza. Washington ha inoltre osservato per decenni le cosiddette Sei Assicurazioni, un insieme di principi politici non vincolanti introdotti nel 1982 sotto l'amministrazione Reagan, la seconda delle quali stabilisce che gli Stati Uniti non consultino la Cina sulle vendite di armi a Taiwan.

La rottura di questo protocollo si è già manifestata. Trump ha ammesso che Xi gli ha sollevato la questione delle armi durante il vertice in Cina e ha dichiarato di non aver assunto "alcun impegno in nessuna direzione", rifiutandosi anche di chiarire pubblicamente se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco cinese. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di parlare direttamente con il leader taiwanese Lai Ching-te, in particolare delle vendite di armi, una conversazione che interromperebbe quattro decenni di prassi diplomatica e che Pechino ha già condannato in anticipo.

Sul fronte politico interno, la richiesta di continuare le forniture militari a Taiwan è arrivata da parlamentari di entrambi gli schieramenti. Il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, ex presidente della commissione Esteri della Camera, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono "armare Taiwan affinché possa difendersi come deterrente nei confronti del presidente Xi".

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Omaggio a Carlin Petrini


A 76 muore il fondatore di Slow Food e Terra Madre

“Chi semina utopie raccoglie realtà” probabilmente la frase che meglio descrive l’uomo e il pensiero di Carlin Petrini.
Se ne è andato a 40 anni dalla fondazione di Slow Food, ma nel frattempo ci ha lasciato in eredità Terra Madre, il salone del Gusto, l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo , la Comunità Laudato Si tante altre iniziative.

Un “eroe europeo” nominato dalla rivista Time nel 2004, un filosofo in grado di convincere il mondo che il cibo deve essere buono pulito e giusto che non è solo nutrimento ma è un atto culturale politico sociale. Un visionario che ha messo al centro di qualsiasi riflessione la Terra da quale tutto viene e alla quale torniamo tutti. Un cantore appassionato capace di sedurre i grandi del mondo e le comunità contadine in Africa e in Sud America.

Un rivoluzionario della cui opera ancora non abbiamo completa consapevolezza e al quale dovremo esser grati per generazioni.
Ciao Carlin e’ stato un privilegio conoscerti ma sebbene ci abbia provato preferisco anche l’amarone al barolo.

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Ebola: dal Sudafrica 2,5 milioni di dollari per fermare il virus


L'Africa Cdc coordina i fondi per sorveglianza e logistica. In campo anche Oms e Monusco per gli aiuti d'urgenza

Il governo sudafricano ha annunciato una donazione di 2,5 milioni di dollari per sostenere le operazioni di risposta all’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda, attraverso l’Africa Epidemics Fund gestito dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Secondo quanto comunicato, l’iniziativa mira a rafforzare le attività di coordinamento continentale, la sorveglianza epidemiologica, i sistemi di laboratorio, gli interventi rapidi sul campo e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni, oltre al sostegno alle comunità colpite e alla preparazione transfrontaliera.

L’Africa CDC (Centres for Disease Control and Prevention)ha accolto con favore il contributo definendolo un segnale di solidarietà e leadership regionale, sottolineando il ruolo del Sudafrica e del presidente Cyril Ramaphosa nel promuovere la sicurezza sanitaria del continente. L’ente sanitario continentale ha inoltre evidenziato come il finanziamento rappresenti un esempio concreto di meccanismi africani di risposta alle emergenze sanitarie.

Nel suo comunicato, l’Africa CDC ha ribadito la necessità di un’azione coordinata e adeguatamente finanziata per contenere la trasmissione del virus e prevenire un’ulteriore espansione dell’epidemia, invitando altri Stati membri dell’Unione Africana, partner internazionali e settore privato a contribuire al fondo dedicato.

Nel frattempo, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha intensificato il proprio sostegno operativo alle autorità sanitarie della RDC, con il dispiegamento di esperti sul campo e la distribuzione di forniture mediche essenziali. Tra queste figurano dispositivi di protezione individuale, kit sanitari e materiali per acqua e igiene, fondamentali per il contenimento del contagio.

La missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO) ha inoltre fornito supporto logistico aereo per il trasporto di materiali sanitari, mentre partner come Ethiopian Airlines hanno collaborato per garantire la consegna prioritaria delle forniture nelle aree più colpite.

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Com’è difficile far ridere a Genova


La crescita di Li Evito Male, il collettivo che ha portato la stand-up comedy in città
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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

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📕 Andare al Salone del Libro serve? Il dilemma dei piccoli editori (da L’Unica Torino)

🫢 Salvini la fa troppo facile sulla revoca della cittadinanza per chi commette reati (da Pagella Politica)

📷 Per 48 ore alcune testate hanno usato le foto di un innocente per parlare dei fatti di Modena (da Facta)


Andare al Salone serve? Il dilemma dei piccoli editori


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All’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino hanno partecipato 1.242 espositori, fra editori, autori che hanno autopubblicato il proprio libro, enti di formazione, università, organizzazioni e aziende di varia natura. In questo mare magnum in espansione, le case editrici indipendenti spesso faticano a stare a galla. L’Unica ha intervistato alcune realtà torinesi che negli anni hanno assistito alla trasformazione del Salone affrontando criticità e pregi di un evento che attira migliaia di visitatori.

I costi sempre più alti

Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.

Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.

«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».

Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.
Foto: Alice Dominese
Il biglietto d’ingresso

A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.

«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.

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I contributi pubblici

Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.
Foto: Alice Dominese
La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.

Gli aspetti positivi

Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».

Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».

La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».
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La rivolta dei prof: fermate la riforma di Valditara


La Rete cuneese degli istituti tecnici chiede la sospensione delle innovazioni previste per l’anno prossimo

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Settembre si avvicina e con esso l’entrata in vigore di un riordino che i docenti degli istituti tecnici della provincia di Cuneo giudicano, senza mezzi termini, un passo indietro. In un appello indirizzato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la Rete cuneese degli istituti tecnici – 163 membri, 423 firme raccolte – chiede la sospensione dell’applicazione della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027 e il rinvio al 2027/2028, con l’apertura di un confronto reale con la comunità scolastica. Un confronto che, denunciano i firmatari, non c’è mai stato. La Rete, nata in provincia di Cuneo, è nel frattempo confluita in una rete nazionale che conta oggi oltre duemila persone, a dimostrazione che il disagio non è un fenomeno locale.

La contestazione va ben oltre i docenti. «La protesta contro la riforma degli istituti tecnici è portata avanti e coinvolge studenti, genitori, persone alleate: un po’ tutti i componenti della comunità educativa», ha spiegato Marisa De Simone del sindacato FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) CGIL di Cuneo, che segue da vicino la mobilitazione cuneese.

Due riforme, non una

Le riforme che riguardano gli istituti tecnici sono due. La prima è il “modello 4+2” che andrebbe a sostituire l’attuale modello basato su cinque annualità: avviato in via sperimentale circa due anni fa, prevede che gli istituti tecnici possano strutturare il percorso in un quadriennio seguito da un biennio superiore a carattere professionalizzante. Ma la normativa vigente non consente di ridurre il numero degli anni scolastici senza una sperimentazione deliberata dal collegio dei docenti: così il ministero ha invitato le scuole a votare l’adesione alla sperimentazione. In provincia di Cuneo, ha spiegato De Simone a L’Unica, «sono stati attivati alcuni 4+2, pochi, e alcuni non sono partiti per carenza di iscritti».

Il secondo intervento di riforma è il riordino dei percorsi quinquennali, ed è quello che ha generato la mobilitazione più intensa. A differenza del 4+2, questo non è stato oggetto di delibera volontaria: «Il ministero lo ha imposto con decreto alle scuole subito dopo il termine delle iscrizioni», ha detto ancora De Simone. «Il collegio dei docenti ha dovuto deliberare con le modalità e i criteri per gestire il numero delle ore, la flessibilità, le classi di concorso e così via». Una riforma calata dall’alto, con tempi strettissimi e con classi di concorso ancora non definite a pochi mesi dall’avvio.

Il riordino quinquennale prevede di accorpare, nel biennio iniziale, chimica, fisica, scienze e geografia in un’unica disciplina, riducendo il monte ore dedicato alle materie scientifiche. Nel triennio, tagli analoghi colpirebbero l’italiano e le lingue straniere, a favore di contenuti professionalizzanti modellati sulle esigenze delle imprese del territorio. A rischio è anche la compresenza tra docenti di teoria e docenti tecnico-pratici. «Uno strumento didattico che nell’istruzione tecnica non è un accessorio, ma una struttura portante. È nella dialettica tra sapere astratto e applicazione concreta che si costruisce la competenza tecnica autentica», ha concluso la rappresentante della CGIL.

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Una questione di modello educativo

I firmatari non si limitano a contestare i tagli orari. L’appello affronta una questione di fondo: quale idea di scuola emerge dalle recenti politiche del ministero? La riforma, scrivono, si inserisce in un disegno più ampio – nuove indicazioni nazionali, docente tutor, alternanza scuola-lavoro, spinta verso la “scuola digitale” – che tende a imporre come unica possibile una “scuola delle competenze” intesa in senso riduttivo: addestramento alla prestazione osservabile e immediatamente spendibile.

Contro questa visione, i docenti ne propongono un’altra: la competenza autentica non è il fare fine a sé stesso, ma l’esito di processi cognitivi complessi, fondati su conoscenze disciplinari solide e sulla capacità di pensare, interpretare e innovare. Ciò che va superato non è la scuola delle discipline, ma la didattica meccanica, l’apprendimento superficiale, la trasmissione dei saperi priva di senso. Le discipline, insegnate in modo significativo e integrato, rimangono la condizione necessaria per sviluppare autonomia intellettuale e pensiero critico.

I numeri che pesano

A sostenere le preoccupazioni dei docenti ci sono dati che riguardano l’intero sistema universitario italiano. Le analisi di Massimo Attanasio, professore ordinario di Scienze economiche, aziendali e statistiche all’Università di Palermo, e di Mariano Porcu, professore ordinario di Statistica sociale all’Università di Cagliari, pubblicate su la Repubblica, mostrano che nel periodo 2015-2020 il 32 per cento degli immatricolati alle lauree triennali e magistrali a ciclo unico proveniva da istituti tecnici o professionali: circa 260 mila nuovi iscritti all’anno alle lauree triennali, più 37 mila a quelle magistrali a ciclo unico.

Ma gli stessi dati rivelano una disparità strutturale: la probabilità di iscriversi all’università è oggi pari a circa il 90 per cento per i diplomati dei licei classici e scientifici, scende al 50 per gli studenti degli istituti tecnici e degli altri licei, si ferma al 17 per chi proviene dai percorsi professionali. Una riforma che comprime ulteriormente la formazione di base rischierebbe, secondo i firmatari dell’appello, di allargare questo divario, in contraddizione con gli obiettivi del Piano orientamento universitario 2022-2025, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che punta proprio ad aumentare il numero di studenti universitari intervenendo sulle fasce più fragili. Inoltre, la scelta del percorso secondario avviene a quattordici anni ed è fortemente influenzata dal contesto socioeconomico di provenienza: cristallizzare le traiettorie formative a quell’età significa, nei fatti, cristallizzare le disuguaglianze.

La via crucis dei precari

C’è di più. La riforma del quinquennio rischia di innescare un’ulteriore crisi nel mondo del precariato scolastico. Chi lavora nella scuola pubblica lo sa: abilitarsi e riuscire a entrare in un istituto – o semplicemente tenersi stretto un rapporto di lavoro – è sempre più difficile, frutto di scelte politiche fallimentari che si sono stratificate nel tempo.

E c’è chi questa via crucis la sta documentando episodio per episodio: Chiara Rapalino, docente precaria cuneese, ha lanciato un podcast intitolato “Crucis - la scuola italiana in 14 stazioni”. Il titolo non ha bisogno di spiegazioni: il percorso di reclutamento dei docenti italiani – concorsi dai tempi biblici, graduatorie provinciali stratificate, algoritmi, punteggi acquistabili – è, per chi lo vive dall’interno, una “passione” nel senso più letterale del termine.

Nel suo secondo episodio, Rapalino si sofferma sul sistema dei punteggi e su come la riforma degli istituti tecnici rischi di aggravarlo. Meno ore in cattedra significano meno posizioni disponibili, più concorrenza tra precari, e quindi pressione crescente ad accumulare punti nelle graduatorie per non perdere la sede. A marzo 2026, racconta, le è arrivata una newsletter di un noto centro di formazione universitario telematico che sfruttava esplicitamente l’annuncio della riforma per vendere corsi: «Quando le ore diminuiscono, le scuole devono tagliare e lo fanno in base al punteggio. Arrivare con pochi punti: rischio concreto. Arrivare con più punti: margine di sicurezza».
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Il meccanismo, ha denunciato Rapalino, non è una semplice distorsione burocratica. «L’aspetto antropologico più inquietante è la creazione di una gerarchia basata sul censo, non sul merito»: chi dispone di due o tremila euro da investire in certificazioni – linguistiche, informatiche, master annuali – comprate attraverso enti di formazione con esami a crocette e soluzioni già pronte, scavalca chi, con anni di servizio in classe e una preparazione pedagogica solida, non può permettersi quell’acquisto.

Come ha documentato un’inchiesta della redazione di Fanpage nel gennaio 2025, con un investimento di circa 3.600 euro è possibile ottenere in poco tempo 22 punti in graduatoria, equivalenti a due anni di supplenze svolte tra i banchi. La conclusione di Rapalino è netta: «Finché il punteggio sarà una merce acquistabile su un sito web, la nostra scuola non sarà mai un luogo di merito. Sarà solo un mercato».

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I costi sempre più alti

Dietro a un banco di libri sportivi dedicati soprattutto al Torino Football club, saggi sui quartieri della città e fumetti, Alberto Giachino, alla guida di Graphot Editrice insieme alla sorella, non perde un’edizione del Salone. La loro azienda, fondata dai genitori in zona Vanchiglietta, è presente dalla prima edizione del 1988. «È un evento sempre più grande e, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un salone di eventi sul libro più che un salone del libro. Questo complica le cose per noi piccoli editori, anche perché il calendario è saturo di presentazioni, spesso sovrapposte. Ma è ancora un’opportunità per essere in relazione con i lettori, gli autori e i colleghi», ha raccontato.

Il problema principale, ha spiegato Giachino, è che i costi da sostenere per partecipare sono in costante crescita: «Ogni anno registriamo un aumento di circa il 5 per cento del costo dello spazio occupato dallo stand, poi bisogna aggiungere tutto l’allestimento». L’affitto dell’area in cui gli espositori allestiscono la propria area di pertinenza cambia in base ai metri quadrati e al tipo di allestimento scelto (quello standard fornito dall’organizzazione del Salone oppure personalizzato). Per cinque giorni di fiera, lo spazio di esposizione più piccolo, pari a otto metri quadrati, costa circa duemila euro.

«La sostenibilità è al limite: per quel che ci riguarda c’è stato un anno in cui qualcosa abbiamo portato a casa, ma mediamente non arriviamo neanche a coprire i costi. Se partecipare è diventato sempre più oneroso, i prezzi dei libri non sono aumentati di pari passo», ha detto Valentina Castellan di Capricorno Espress Edizioni, casa editrice indipendente torinese che pubblica libri di escursionismo, storia, territorio e narrativa noir. «Però essere presenti al Salone è una questione di visibilità, di marketing. Permette di incontrare possibili autori e ricevere molti stimoli».

Secondo l’analisi di mercato dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025 il valore delle vendite dei libri in Italia è calato del 2,1 per cento, mentre il numero di copie vendute è sceso del 3 per cento rispetto al 2024. In questo contesto, il prezzo medio dei libri venduti nei primi quattro mesi del 2026 è di 14,97 euro, in aumento dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un’inflazione generale che cresce circa il doppio. «Il libro è un oggetto il cui valore aggiunto è legato soprattutto al contenuto, ma dal punto di vista commerciale, come editore non hai grandi ricarichi in tutta la filiera. Tra la produzione, con il costo della carta che è aumentato, e la promozione, su un singolo libro i margini di guadagno si sono ridotti», ha spiegato Castellan.
Foto: Alice Dominese
Il biglietto d’ingresso

A pesare sugli introiti di chi espone al Salone, secondo alcuni editori, è anche il prezzo del biglietto di ingresso per i visitatori. Acquistarlo alle casse quest’anno costa 23 euro, un euro in più rispetto al 2024, e 16 online, un euro in più rispetto al 2025, tre euro in più rispetto al 2023.

«Il prezzo di ingresso è eccessivo, costa quasi quanto un libro se non di più e riduce la possibilità di comprarne agli stand», ha aggiunto Castellan. «Poi intervengono fattori più specifici. Per esempio il nostro pubblico è attualmente più giovane rispetto all’età media degli acquirenti che avevamo alcuni anni fa, decisamente più alta e probabilmente con maggiore capitale da investire». Nonostante i rincari, il Salone del Libro riporta anche quest’anno un trend positivo in aumento del numero di ingressi. Soltanto giovedì 14 maggio, prima giornata della fiera (solitamente quella considerata più scarica), sono stati superati per la prima volta i 40 mila visitatori, con un incremento del 20 per cento rispetto al giovedì del 2025. In totale, il Salone quest’anno ha accolto 254 mila visitatori. Anche la partecipazione delle scuole è aumentata rispetto all’edizione precedente, raggiungendo le 32.500 presenze tra studenti e accompagnatori.

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I contributi pubblici

Se rientrare nelle spese che la fiera richiede può essere complesso, i fondi erogati dalla Regione Piemonte a sostegno delle case editrici del territorio si rivelano essenziali per molte di loro. «Il contributo economico regionale che riceviamo come piccola casa editrice è disponibile facendo domanda tramite un bando annuale. Diversamente, se non avessimo questo contributo, avremmo delle difficoltà a essere presenti. Anche quando ho partecipato per la prima volta, cinque anni fa, siamo stati supportati dallo spazio incubatore del Salone, dedicato alla microeditoria», ha detto Diego Dallosta, titolare di Editrice La Piccolina, che pubblica libri per l’infanzia con sede nel quartiere torinese di Nizza Millefonti.
Foto: Alice Dominese
La Piccolina, insieme ad altre 46 realtà editoriali piemontesi, è ospitata gratuitamente presso lo stand editoriale della Regione Piemonte. D’altra parte, tra le case editrici indipendenti, la scelta di condividere lo spazio espositivo è piuttosto diffusa, come nel caso dell’editore torinese SuiGeneris e di quello romano Cliquot. «Siamo diventati amici durante l’edizione del 2018, anno del ritorno dei grandi gruppi editoriali al Salone, quando gli editori indipendenti erano stati relegati all’esterno dei padiglioni», ha raccontato Paolo Guazzo, tra i fondatori di Cliquot. «Dall’anno scorso abbiamo deciso di condividere lo stand per ammortizzare i costi, a cui dobbiamo sommare quelli di viaggio, vitto e alloggio». Soprattutto per chi arriva da fuori regione, infatti, le spese legate al periodo dell’evento possono essere vertiginose.

Gli aspetti positivi

Anche il tempo per prepararsi al Salone richiede degli sforzi. «Per portare delle novità allo stand ho pubblicato sei libri in tre mesi e mezzo, un ritmo molto elevato per una realtà editoriale artigianale come questa», ha raccontato Cecilia Caprettini, direttrice editoriale di Cartman Edizioni, nata a Torino nel 2005. «Sono tornata al Salone dopo undici anni e sentivo la responsabilità di portare uno spazio che permettesse di comunicare ciò che di un editore tende a rimanere nascosto». Per il suo spazio espositivo, dove fotografia, colore e libri si mescolano, ha investito molte risorse: «Invece di pagare una pubblicità su una grande testata investo qui: so che non coprirò la spesa, ma è una vetrina molto importante per testimoniare la cura che metto in ciò che faccio».

Tra le principali trasformazioni che hanno aiutato gli editori indipendenti a trovare maggiore visibilità al Salone del Libro, c’è la disposizione degli stand all’interno dei locali di Lingotto Fiere. «Da quando hanno istituito il padiglione Oval, dove i grandi gruppi editoriali, quelli che fanno il 90 per cento del mercato dell’editoria italiana, sono radunati tutti insieme, è più facile per noi avere quell’attenzione che meritiamo come piccoli editori. La convivenza tra grandi e piccole case editrici così è più sostenibile», ha spiegato Alberto Giachino. È d’accordo anche Diego Dallosta: «Questa strategia funziona perché suddivide il pubblico: chi viene a cercare il piccolo editore sa già in quale padiglione trovarci e ci raggiunge più facilmente».

La collocazione dello stand è sempre più rilevante di fronte a un numero di espositori che cresce di anno in anno. Lo ha notato Chiara Canestri, di The Torineser, la rivista immaginaria ispirata al magazine statunitense The New Yorker che pubblica copertine dedicate al capoluogo piemontese, alla sua terza partecipazione al Salone: «A ogni edizione ci sono più stand, non solo legati all’editoria, segno che l’evento si sta espandendo anche in altre direzioni. Abbiamo iniziato con uno spazio condiviso con un’altra realtà, per poi riuscire a gestirne uno in autonomia. Ci è stato proposto di ampliare lo spazio, ma senza incentivi e abbiamo preferito mantenere i 24 metri quadrati anche quest’anno. Anche se siamo una piccola attività, abbiamo costi di produzione limitati e una community piuttosto fidelizzata. Questi fattori sommati insieme ci permettono di rientrare nei costi di un evento così impegnativo».
Foto: Alice Dominese
Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026


Trump annuncia l'invio di 5mila soldati in Polonia mentre i repubblicani si ribellano contro il fondo da 1,8 miliardi per le vittime di "weaponization"

Questa è la rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2026

I repubblicani si ribellano contro il fondo "anti-weaponization" di Trump


Il Senato ha rinviato il voto su un pacchetto di finanziamenti per l'immigrazione da 72 miliardi di dollari a causa delle forti critiche al fondo da 1,8 miliardi creato dall'amministrazione Trump per compensare chi sostiene di essere stato perseguitato dal governo. Anche l'ex leader repubblicano Mitch McConnell ha criticato duramente l'iniziativa definendola un "fondo per pagare persone che aggrediscono i poliziotti".

Fonti: WSJ, NYT, The Hill

Trump annuncia l'invio di 5mila soldati americani in Polonia


Il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti invieranno 5mila truppe aggiuntive in Polonia, una settimana dopo che il Pentagono aveva cancellato un dispiegamento pianificato di 4mila militari. La mossa è vista come un tentativo di rassicurare un alleato chiave dopo le critiche ricevute per la precedente cancellazione.

Fonti: WSJ, The Hill

La Camera cancella il voto sui poteri di guerra per l'Iran


I leader repubblicani della Camera hanno improvvisamente cancellato il voto su una risoluzione che limiterebbe i poteri di guerra del presidente Trump contro l'Iran, dopo che era diventato chiaro che la misura avrebbe probabilmente ottenuto i voti necessari per passare. La cancellazione evita un'imbarazzante sconfitta per l'amministrazione Trump.

Fonti: NYT, WSJ, Guardian

L'autopsia del DNC sulle elezioni del 2024 scatena nuove polemiche


Il Comitato Nazionale Democratico ha finalmente pubblicato il suo rapporto post-mortem sulle sconfitte elettorali del 2024, ma il documento è stato ampiamente criticato per errori e omissioni significative. Il presidente del DNC Ken Martin ha ammesso che il rapporto "non soddisfa i suoi standard", mentre alcuni democratici chiedono le sue dimissioni.

Fonti: NYT, WSJ, The Hill

Gli Stati Uniti accusano l'ex presidente cubano Raúl Castro di omicidio


Il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato l'ex presidente cubano Raúl Castro per omicidio in relazione all'abbattimento di due aerei civili 30 anni fa, un'azione che ha scatenato forti critiche da parte di Cuba che accusa il segretario di Stato Rubio di cercare di "istigare un'aggressione militare".

Fonti: NYT, BBC

Muore Kyle Busch, campione NASCAR due volte


Il pilota NASCAR Kyle Busch è morto all'età di 41 anni dopo essere stato ricoverato in ospedale per una grave malattia. Busch aveva vinto due volte il campionato della Cup Series ed era considerato uno dei piloti più competitivi e di successo nella storia della NASCAR.

Fonti: BBC, Guardian, The Hill

Un volo Air France diretto negli USA deviato in Canada per le restrizioni Ebola


Un volo Air France diretto a Detroit è stato deviato a Montreal dopo che un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo era salito a bordo "per errore", violando le nuove severe restrizioni di viaggio imposte dall'amministrazione Trump per contenere la diffusione dell'Ebola.

Fonti: ABC News, BBC

L'Alberta indice un referendum per rimanere nel Canada


La premier dell'Alberta Danielle Smith ha annunciato che la provincia ricca di petrolio terrà un referendum il 19 ottobre per decidere se rimanere in Canada o avviare un processo che potrebbe portare all'indipendenza. Questa decisione ha implicazioni significative per gli Stati Uniti dato che l'Alberta è un importante fornitore di energia.

Fonti: NYT, Bloomberg, BBC

Trump rimuove i limiti climatici sui refrigeranti


Il presidente Trump ha annunciato che la sua amministrazione sta allentando le regole che avrebbero limitato l'uso di gas serra super-inquinanti nella refrigerazione commerciale, terminando ufficialmente le normative introdotte dall'amministrazione Biden in questo settore.

Fonti: The Hill

Musk e Zuckerberg fanno deragliare l'ordine esecutivo di Trump sull'AI


Il presidente Trump ha rinviato la firma di un ordine esecutivo su intelligenza artificiale e cybersicurezza dopo le pressioni di Elon Musk e Mark Zuckerberg, che temevano che le nuove regolamentazioni potessero ridurre il vantaggio competitivo americano nel settore dell'AI rispetto alla Cina.

Fonti: Semafor, Semafor

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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SpaceX presenta IPO, Spotify lancia Studio by Spotify Labs, Bezos parla di Prometheus


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
ne parliamo da tutta la settimana e adesso è ufficiale: SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti. Poi vedremo Spotify Labs per creare podcast tramite AI; parleremo della startup di Bezos da 38 miliardi di dollari, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 328 - Venerdì 22 maggio
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Finanza
SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.
~
Fonte: BBC News
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


Intelligenza Artificiale
Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

Scopri di più

Jeff Bezos presenta la sua startup Prometheus da 38 miliardi


Startup
Durante un’intervista, Jeff Bezos ha chiarito che Project Prometheus, la sua nuova startup valutata 38 miliardi di dollari (sulla quale non ci sono mai state dichiarazioni), lavora su strumenti AI per la progettazione ingegneristica, non sulla robotica (come pensavano in molti). L’obiettivo è creare una sorta di CAD avanzato: un software capace di aiutare ingegneri e progettisti a sviluppare oggetti fisici, macchine e sistemi complessi. Bezos sarà co-CEO e dice di voler seguire direttamente il progetto. Prometheus resta separata da Amazon e Blue Origin, anche se potrà essere utile anche alla società spaziale. Avrebbe assunto circa 120 persone da OpenAI, DeepMind, Meta e xAI.
~
Fonte: GeekWire
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Sam Altman offre 2 milioni di dollari in token a ogni startup di Y Combinator


Startup
Sam Altman ha annunciato che OpenAI offrirà fino a 2 milioni di dollari in crediti d’uso a ogni startup dell’attuale gruppo di Y Combinator, circa 169 aziende. I crediti serviranno per usare modelli e infrastruttura OpenAI, quindi non sono denaro contante. In cambio, OpenAI riceverà una quota futura della startup tramite un SAFE senza valutazione massima: la percentuale sarà decisa al prossimo round di finanziamento e dipenderà dalla valutazione raggiunta. Per OpenAI è un modo per entrare nel capitale di nuove startup e spingerle a costruire sui suoi modelli invece che su quelli di rivali come Anthropic. Per le startup riduce i costi iniziali di AI, ma implica cedere altra quota societaria.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Siamo a un passo dal primo utero artificiale


Scienza
Colossal Biosciences dice di essere vicina a completare un utero artificiale per far crescere mammiferi fuori dal corpo di un altro animale. Il sistema deve imitare l’utero naturale: dare ossigeno, nutrienti e ormoni all’embrione, oltre che rimuovere gli scarti. Secondo l’azienda, hardware e software sono pronti; resta da riprodurre con precisione i segnali chimici che guidano le prime fasi dello sviluppo. I test sono eseguiti su un piccolo marsupiale australiano con gestazione di 13 giorni. Colossal afferma di avere portato gli embrioni attraverso le tre fasi principali dello sviluppo, ma la tecnologia non sarà usata per ora nel progetto del mammut lanoso (vogliono far rinascere un mammut estinto) previsto entro il 2028.
~
Fonte: Decrypt
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Come scelgo quali dipendenti di Cloudflare sostituire con l'IA


wsj.com (eng)

La robotica vivrà un momento alla ChatGPT?


ieee.org (eng)

Galline senza uova? Un'azienda impegnata nella de-estinzione crea uova artificiali


arstechnica.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Ci sono nuovi leak su data di rilascio e display dell'iPhone "Ultra"


9to5mac.com (eng)

Nvidia afferma di aver “in gran parte ceduto” il mercato cinese dei chip AI a Huawei


cnbc.com (eng)

OpenAI si sta preparando a presentare a breve la domanda di quotazione in borsa


wsj.com (eng)

OpenAI afferma di aver risolto un problema matematico vecchio di 80 anni, e stavolta sul serio


techcrunch.com (eng)

Prodotto del giorno

Flipper One


Flipper One è un nuovo dispositivo open source degli stessi creatori di Flipper Zero, ma non è il modello successivo, è praticamente un progetto diverso. L’idea è creare una specie di piccolo computer Linux portatile, aperto e modificabile, pensato per sviluppatori, ricercatori di sicurezza, maker e persone che lavorano con reti e hardware. Può collegarsi a Ethernet, Wi-Fi, USB e in futuro anche 5G o satellite tramite moduli aggiuntivi; può funzionare da router, strumento di analisi delle reti, mini computer da viaggio o base per costruire altri progetti. I creatori hanno bisogno di aiuto: il progetto è molto complesso, sia economicamente sia tecnicamente, e alcune parti — driver, supporto Linux, interfaccia, moduli hardware, AI locale — sono ancora da costruire o rifinire insieme alla comunità.

Link: flipper.net

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


In breve:


Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify takes on Google’s NotebookLM with its new app | TechCrunch
Spotify is releasing the new desktop app as a research preview in more than 20 markets.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


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SpaceX presenta ufficialmente l'IPO


Elon Musk potrebbe diventare il primo "trillionaire" della storia.
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In breve:


SpaceX ha avviato la quotazione in Borsa negli Stati Uniti, con una valutazione indicata nei documenti a 1.250 miliardi di dollari. Se confermata, la quota di maggioranza di Elon Musk varrebbe oltre 600 miliardi e potrebbe portare il suo patrimonio sopra 1.000 miliardi, diventando il primo "trillionaire" della storia. Nel 2025 la società ha registrato 18,6 miliardi di dollari di ricavi e 4,9 miliardi di perdita netta; nel primo trimestre 2026, 4,7 miliardi di vendite e 4,3 miliardi di perdita. Nei documenti compaiono anche oltre 500 milioni di costi legali attesi e un accordo con Anthropic da 15 miliardi l’anno per usare data center legati a xAI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX files for IPO that could make Elon Musk a trillionaire
Musk’s rocket-maker and satellite internet provider will trade under the ticker SPCX
BBC NewsLily Jamali

Riassunto completo:


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Siamo a un passo dal primo utero artificiale


Ma ancora non contribuirà al progetto di rinascita del Mammut Lanoso.
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In breve:


Colossal Biosciences dice di essere vicina a completare un utero artificiale per far crescere mammiferi fuori dal corpo di un altro animale. Il sistema deve imitare l’utero naturale: dare ossigeno, nutrienti e ormoni all’embrione, oltre che rimuovere gli scarti. Secondo l’azienda, hardware e software sono pronti; resta da riprodurre con precisione i segnali chimici che guidano le prime fasi dello sviluppo. I test sono eseguiti su un piccolo marsupiale australiano con gestazione di 13 giorni. Colossal afferma di avere portato gli embrioni attraverso le tre fasi principali dello sviluppo, ma la tecnologia non sarà usata per ora nel progetto del mammut lanoso (vogliono far rinascere un mammut estinto) previsto entro il 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Artificial Womb for Growing Mammals Is at ‘One-Yard Line’, Says Colossal CEO - Decrypt
De-extinction startup Colossal claims it has built an artificial womb capable of supporting mammal development—and it’s nearly complete.
DecryptJason Nelson

Riassunto completo:


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Spotify lancia una nuova app per generare podcast tramite AI


Fa da competitor a NotebookLM.
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In breve:


Spotify ha lanciato in anteprima Studio by Spotify Labs, un’app desktop per creare podcast AI-generated. L’utente può partire da un argomento oppure collegare email, calendario, documenti e note per generare audio su misura, come briefing quotidiani o programmi di viaggio. L’app può consultare il web e usare il contesto personale per costruire il contenuto. I podcast restano privati: vengono salvati nella libreria Spotify e sincronizzati tra dispositivi, ma non pubblicati sulla piattaforma. Il rilascio è limitato a oltre 20 mercati e a una parte degli utenti (solo maggiorenni).

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify takes on Google’s NotebookLM with its new app | TechCrunch
Spotify is releasing the new desktop app as a research preview in more than 20 markets.
TechCrunchIvan Mehta

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Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Jeff Bezos presenta la sua startup Prometheus da 38 miliardi


Non si occupa di robotica.

In breve:


Durante un’intervista, Jeff Bezos ha chiarito che Project Prometheus, la sua nuova startup valutata 38 miliardi di dollari (sulla quale non ci sono mai state dichiarazioni), lavora su strumenti AI per la progettazione ingegneristica, non sulla robotica (come pensavano in molti). L’obiettivo è creare una sorta di CAD avanzato: un software capace di aiutare ingegneri e progettisti a sviluppare oggetti fisici, macchine e sistemi complessi. Bezos sarà co-CEO e dice di voler seguire direttamente il progetto. Prometheus resta separata da Amazon e Blue Origin, anche se potrà essere utile anche alla società spaziale. Avrebbe assunto circa 120 persone da OpenAI, DeepMind, Meta e xAI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

GeekWire - Jeff Bezos describes his $38B startup Prometheus for the first time: ‘Nothing to do with robotics’

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Sam Altman offre 2 milioni di dollari in token a ogni startup di Y Combinator


Ma prende una quota.
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In breve:


Sam Altman ha annunciato che OpenAI offrirà fino a 2 milioni di dollari in crediti d’uso a ogni startup dell’attuale gruppo di Y Combinator, circa 169 aziende. I crediti serviranno per usare modelli e infrastruttura OpenAI, quindi non sono denaro contante. In cambio, OpenAI riceverà una quota futura della startup tramite un SAFE senza valutazione massima: la percentuale sarà decisa al prossimo round di finanziamento e dipenderà dalla valutazione raggiunta. Per OpenAI è un modo per entrare nel capitale di nuove startup e spingerle a costruire sui suoi modelli invece che su quelli di rivali come Anthropic. Per le startup riduce i costi iniziali di AI, ma implica cedere altra quota societaria.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Sam Altman makes ‘mic drop’ offer to every Y Combinator startup | TechCrunch
Altman offered to have OpenAI invest in every single startup in this Y Combinator class: tokens for equity.
TechCrunchJulie Bort

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Il Late Show di Stephen Colbert chiude dopo 10 anni, finisce un'era


Il conduttore lascia la CBS dopo 10 anni e dopo essere stato il più visto della sua fascia oraria. Con lui si chiude anche il franchise nato nel 1993 con David Letterman.

Il "Late Show" della CBS va in onda questa notte con la sua ultima puntata. Con la chiusura del programma si conclude anche la lunga stagione di Stephen Colbert come volto simbolo della seconda serata di una grande rete generalista americana. La cancellazione del suo show segna la fine di un'epoca: il franchise era nato nel 1993 con David Letterman e si chiude ora con il suo ultimo conduttore.

La decisione non arriva certo dopo un crollo degli ascolti. Per gran parte della sua conduzione, Colbert è stato anzi il volto più visto della seconda serata americana. Il precedente più evocato è quello degli Smothers Brothers, il cui programma di satira politica fu cancellato dalla stessa CBS nel 1969 nonostante il successo di pubblico, per essere sostituito dal varietà "Hee Haw". Ma a chiudersi questa sera, più che uno show, potrebbe essere un'intera stagione della televisione americana.

Dalla parodia conservatrice all'establishment televisivo


La carriera di Colbert si è divisa in due fasi, coincise con i suoi due programmi più importanti. La prima cominciò nell'ottobre 2005, quando su Comedy Central debuttò "The Colbert Report". Il conduttore interpretava una versione caricaturale di sé stesso: un commentatore conservatore arrogante e ignorante, parodia dei pundit televisivi dell'America di George W. Bush. Nel monologo d'apertura introdusse il termine "truthiness", un neologismo che indicava l'idea che qualcosa potesse contare più per la sua apparenza di verità che per la sua effettiva aderenza ai fatti.

In quegli anni Colbert costruì una satira fatta di grandi gag dal valore quasi pedagogico, un modello che John Oliver avrebbe poi ripreso con "Last Week Tonight". Chiese ai telespettatori di modificare le voci di Wikipedia sugli elefanti per illustrare la "wikiality", cioè l'idea che il consenso attorno a una bugia potesse prevalere sui fatti. Creò un vero SuperPAC per mostrare il peso del denaro nella politica americana.

Nel 2010 arrivò persino a testimoniare davanti al Congresso restando nel personaggio che aveva costruito. Nel 2014, però, fu annunciata la sua scelta come successore di David Letterman al "Late Show" della CBS. Sembrò il passaggio dal cavo all'establishment televisivo, dalla satira di nicchia alla grande rete generalista. E, almeno in parte, anche una normalizzazione del suo personaggio.

Trump cambia per sempre il Late Show


Proprio mentre Colbert stava per passare da un programma all'altro, Donald Trump scese la scala mobile della Trump Tower per annunciare la sua candidatura alla presidenza e conquistò il centro della scena nazionale. Quando il suo "Late Show" debuttò nel settembre 2015, il conduttore provò ancora a tenere la politica a distanza.

La prudenza nasceva da una vecchia regola aurea della televisione americana: sulle reti generaliste, prendere posizione politica era considerato un rischio quasi mortale. Conduttori come Johnny Carson e Jay Leno avevano costruito il loro successo colpendo entrambi gli schieramenti, senza schierarsi davvero né da una parte né dall'altra. Per tutto il primo anno, anche il "Late Show" di Colbert sembrò cercare una direzione senza riuscire a trovarla.

Fu proprio Trump a ispirargliela. Nel 2017, alla Casa Bianca per il suo primo mandato, il presidente diventò il bersaglio principale dei monologhi notturni. Ma tra Colbert e il suo concorrente Jimmy Fallon, alla guida del "Tonight Show" della NBC, emerse una differenza sostanziale. Fallon sembrava sperare che si potesse ridere tutti insieme del look del presidente e poi voltare pagina. Colbert, invece, aggiungeva alle battute una critica morale esplicita. Da quel momento il "Late Show" superò il "Tonight Show" negli ascolti.

L'idea che la politica fosse veleno per la prima serata apparteneva alla televisione precedente al cavo e a Internet. Nel suo primo mandato Trump aveva polarizzato l'opinione pubblica americana, ma era diventato anche l'ultima monocultura americana: il riferimento comune più condiviso del Paese, più dello sport, della musica o del cinema.

Una chiusura nel pieno dello scontro politico


La cancellazione del programma stata annunciata nel luglio 2025, pochi mesi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e pochi giorni dopo un monologo in cui Colbert aveva attaccato la sua stessa casa madre. Paramount Global, proprietaria della CBS, aveva infatti appena chiuso una causa intentata da Trump contro la trasmissione 60 Minutes per il presunto montaggio scorretto di un'intervista a Kamala Harris durante la campagna elettorale del 2024. L'accordo prevedeva un pagamento di 16 milioni di dollari al presidente.

Colbert definì la transazione una "grossa tangente", sostenendo che Paramount stesse pagando per ottenere dall'Amministrazione Trump l'approvazione della fusione con Skydance Media, operazione che richiedeva il via libera della Federal Communications Commission controllata da un fedelissimo di Donald Trump, Brendan Carr. Tre giorni dopo quel monologo la CBS annunciò la chiusura del Late Show.

Da quando è stato annunciato l'addio, il secondo mandato di Trump ha offerto al "Late Show" materiale abbondante per una satira sempre più pungente e un'energia combattiva vicina a quella dei primi anni del "Colbert Report". Il programma è tornato a mordere proprio mentre si avvicinava sempre di più alla sua chiusura. Trump, da parte sua, ha celebrato la cancellazione del Late Show su Truth Social, scrivendo di "adorare assolutamente" il licenziamento di Colbert da parte della CBS.

Il prossimo progetto immediato del conduttore sarà la sceneggiatura di un film di Peter Jackson tratto dal "Signore degli Anelli". Un approdo coerente per quello che il New York Times definisce il più grande appassionato di Tolkien della televisione americana. Ma la sua uscita dalla CBS resta soprattutto il simbolo di una trasformazione più ampia: nell'epoca di Trump, la seconda serata smette di essere lo spazio centrale della satira politica americana.

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Infezioni sessualmente trasmissibili in forte aumento in Europa: oltre 360mila casi


Gonorrea e sifilide in forte crescita secondo ECDC: aumentano i casi e le criticità nei sistemi di prevenzione europei

L’Europa registra livelli record di infezioni sessualmente trasmissibili (Ist), con un aumento significativo dei casi di gonorrea, sifilide e clamidia. A lanciare l’allarme è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che nei nuovi rapporti epidemiologici aggiornati al 2024 evidenzia una diffusione sempre più ampia delle infezioni batteriche sessualmente trasmissibili nei Paesi europei, accompagnata da criticità nei sistemi di prevenzione, screening e accesso ai test.

Secondo quanto riferito da Adnkronos, i dati raccolti dall’agenzia europea mostrano un quadro definito “preoccupante”, con numeri che non si registravano da oltre un decennio. Nel 2024 i casi di gonorrea notificati nei Paesi monitorati hanno raggiunto quota 106.331, segnando un incremento del 303% rispetto al 2015. La sifilide ha superato i 45 mila casi, più del doppio rispetto ai livelli registrati nove anni prima, mentre la clamidia si conferma l’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa, con oltre 213 mila casi segnalati. In crescita anche il linfogranuloma venereo, con 3.490 infezioni riportate.

L’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie)sottolinea come la trasmissione delle Ist presenti dinamiche differenti a seconda dei gruppi di popolazione. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini restano il gruppo maggiormente colpito dall’aumento di gonorrea e sifilide. Tuttavia, l’agenzia europea segnala un incremento costante della sifilide anche tra le popolazioni eterosessuali, con particolare attenzione alle donne in età fertile.

Uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione riguarda infatti la sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza. Nei 14 Paesi che hanno fornito dati completi, i casi sono passati da 78 nel 2023 a 140 nel 2024, quasi raddoppiando in un solo anno. Secondo il report, tra le principali criticità emergono lacune nello screening prenatale, ritardi nei controlli successivi alla diagnosi e difficoltà nell’accesso tempestivo alle cure.

L’agenzia europea evidenzia inoltre la presenza di ostacoli strutturali nei sistemi sanitari nazionali. Tredici dei 29 Paesi partecipanti continuano infatti a prevedere costi diretti per effettuare i test di base sulle infezioni sessualmente trasmissibili. Una situazione che, secondo gli esperti, limita l’efficacia delle campagne di prevenzione e favorisce diagnosi tardive.

Nel documento viene anche richiamata l’attenzione sui cambiamenti nei comportamenti sociali e sessuali successivi alla pandemia, ritenuti non ancora adeguatamente considerati nelle strategie sanitarie di diversi Stati membri. L’Ecdc invita quindi i governi europei ad aggiornare con urgenza i piani nazionali di contrasto alle Ist e a rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica.

Tra le misure indicate come prioritarie figurano l’ampliamento dell’accesso ai test, trattamenti più rapidi, una maggiore efficacia nella notifica ai partner e il rafforzamento delle campagne informative. Il preservativo continua a essere indicato come uno degli strumenti principali di prevenzione, insieme ai controlli periodici per le persone considerate maggiormente esposte al rischio.

L’Ecdc richiama inoltre le nuove linee guida pubblicate nel gennaio 2026 sull’utilizzo della doxiciclina come profilassi post-esposizione (doxy-PEP), precisando però che non viene raccomandato un impiego esteso contro la gonorrea a causa dei crescenti fenomeni di resistenza antimicrobica.

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Pubblicata l'autopsia democratica sulle elezioni 2024, è subito scontro all'interno del DNC


Dopo mesi di rinvii, il DNC ha pubblicato l'analisi completa sulla sconfitta di Kamala Harris alle elezioni 2024. Il documento contiene però errori, omissioni e ha incrinato la fiducia nel presidente del partito Ken Martin.

Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha pubblicato oggi il rapporto integrale sulla sconfitta di Kamala Harris alle presidenziali del 2024. Ken Martin, presidente del DNC, lo aveva tenuto riservato per mesi, mentre aumentavano le pressioni interne per renderlo pubblico. Il documento presenta però diversi problemi. Mancano infatti ancora sezioni chiave, compresa la conclusione, e contiene errori fattuali: i nomi degli ex governatori Jon Corzine, del New Jersey, e Matt Bevin, del Kentucky, sono stati storpiati, mentre il margine di vittoria del governatore della North Carolina nel 2024 è indicato in modo errato.

Lo stesso DNC ha inserito all'inizio del rapporto una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti ivi contenuti. Il documento, si legge, riflette le opinioni dell'autore, non quelle del Comitato Nazionale Democratico, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può quindi verificare in modo indipendente le affermazioni contenute.


DNC Autopsy Report 2024
Il report integrale del DNC sulla sconfitta di Harris alle elezioni 2024

May-20-2026 - DNC Autopsy Report 2024.pdf
10 MB

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Un rapporto contestato fin dall'origine


A redigere l'analisi è stato Paul Rivera, consulente democratico vicino a Ken Martin, che si era offerto di lavorare al rapporto part time e da volontario. Rivera non partecipava a una campagna presidenziale dal 2004, quando fece parte dello staff di John Kerry. Martin lo aveva scelto proprio perché esterno sia al DNC sia alla campagna di Harris, con l'obiettivo dichiarato di garantire indipendenza all'analisi.

"Mi scuso sinceramente", ha dichiarato Martin in un comunicato. "Per piena trasparenza pubblico il rapporto così come l'ho ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli. Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo faccio perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico e della nostra parola".

Ma pubblicazione del report ha aperto una crisi di fiducia proprio attorno alla sua leadership. Diversi donatori storici hanno fatto sapere che non firmeranno nuove donazioni, proprio per il modo in cui Martin ha gestito il dossier. Altri avrebbero ritirato donazioni già promesse. La crisi arriva in un momento già finanziariamente delicato per il Partito Democratico, che deve fare i conti con un debito significativo mentre la controparte repubblicana dispone di ampia liquidità in vista delle elezioni di midterm.

Sconfitta 2024 · Autopsia democratica

Il rapporto che nessuno voleva pubblicare: l'autopsia DNC sulla sconfitta di Harris


Il Comitato Nazionale Democratico ha pubblicato l'analisi sulla sconfitta del 2024 — premettendo però di non poterne verificare i contenuti. Sezioni mancanti, errori sui nomi, protagonisti mai ascoltati: anatomia di un documento che ha aperto una crisi di leadership.

Documento commissionato da Ken Martin, presidente DNC Redatto da Paul Rivera, consulente part time

La premessa del DNC
"
Non risponde ai miei standard e non risponderà ai vostri, ma lo pubblico perché le persone devono potersi fidare del Partito Democratico.
"
Ken Martin · Presidente DNC

Intervistati
0
Tra Biden, Harris e Walz nessuno è stato ascoltato

L'autore
2004
Ultima campagna presidenziale a cui Paul Rivera aveva lavorato

Mandato
2029
Scadenza di Martin, rimovibile in caso di dimissioni volontarie

Esplora il dossier
i Gli errori ii Gli assenti iii I temi rimossi iv La crisi

Cosa non torna nel documento

Sezioni mancanti, nomi sbagliati, dati errati


Il DNC ha allegato all'inizio del report una clausola insolita per prendere le distanze dai contenuti, ammettendo di non aver ricevuto «fonti, interviste o dati a supporto». Tocca le voci per i dettagli.

§

Sezioni assenti
Manca la conclusione del rapporto

Il documento pubblicato presenta diverse sezioni chiave incomplete, compresa la conclusione. Il DNC lo ha reso pubblico «così come ricevuto, nella sua interezza, senza modifiche né tagli».

§

Errori fattuali
Nomi di ex governatori storpiati

Risultano ad esempio scritti male i nomi di Jon Corzine, ex governatore del New Jersey, e Matt Bevin, ex governatore del Kentucky.

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Errore numerico
Margine di vittoria in North Carolina sbagliato

Il margine con cui Josh Stein ha vinto le elezioni per il governatore della North Carolina nel 2024 è riportato in modo errato — proprio nel caso che il rapporto usa per spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori dei candidati statali democratici.

§

Argomento contestato
Il paragone con Stein non regge

Stein ha corso contro Mark Robinson, candidato repubblicano travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE. Confronto poco utile per analizzare la performance di Harris.

§

Disclaimer ufficiale
La clausola di non responsabilità del DNC

All'inizio del rapporto il DNC ha inserito una premessa in cui dichiara che il documento riflette le opinioni dell'autore e non quelle del Comitato, che non ha ricevuto fonti, interviste o dati a supporto e non può verificarne in modo indipendente le affermazioni.

Chi non è stato ascoltato

Un'autopsia senza i principali protagonisti

"

Né Biden, né Harris, né il suo candidato vicepresidente Tim Walz sono mai stati ascoltati. Gli architetti della campagna presidenziale del 2024 sono stati contattati per la prima volta a settembre, mesi dopo la scadenza prevista.

Le principali figure mai intervistate

1

Joe Biden
Presidente uscente, ritiratosi a giugno 2024

Non ascoltato

2

Kamala Harris
Candidata democratica alla presidenza

Non ascoltata

3

Tim Walz
Candidato alla vicepresidenza

Non ascoltato

4

Mike Donilon
Consigliere storico di Biden

Non ascoltato

5

Anita Dunn
Consigliera della Casa Bianca

Non ascoltata

6

Jen O'Malley Dillon
Presidente della campagna elettorale di Harris

Non ascoltata

7

David Plouffe
Stratega della campagna di Harris

Non ascoltato

8

Leader del movimento Uncommitted
Voto di protesta filo-palestinese alle primarie

Non ascoltati

Il metodo di lavoro

L'autore Paul Rivera, consulente democratico vicino a Martin, non lavorava a una campagna presidenziale dal 2004, quando aveva fatto parte dello staff di John Kerry. Si era offerto di redigere il rapporto part time e da volontario.

Le questioni evitate

I temi che hanno diviso il partito ma non sono nel report


Restano fuori dall'analisi proprio gli interrogativi più scomodi emersi dopo la sconfitta.

Tema rimosso
La ricandidatura di Biden
La controversa decisione del presidente uscente di correre per un secondo mandato, contestata da settori del partito ben prima del disastroso dibattito di giugno 2024 che ha poi portato al suo ritiro dalla corsa per la presidenza.

Tema rimosso
L'assenza di vere primarie dopo il ritiro di Biden
La scelta di Harris come candidata senza un reale processo di selezione interna e senza un confronto competitivo con altri esponenti democratici.

Tema rimosso
La posizione su Gaza e il voto dei musulmani americani
Totalmente sottovalutato l'impatto delle scelte del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Tema rimosso
Il ruolo di "zar del confine" di Harris
La campagna di Trump ha legato con successo Harris al ruolo assegnatole dalla Casa Bianca sulla pessima gestione dell'immigrazione al confine sud — tema centrale che il rapporto non approfondisce.

Le conseguenze politiche

Una crisi di fiducia attorno alla leadership di Martin


La pubblicazione ha aperto un fronte interno proprio mentre il Partito Democratico si avvia alle midterm con un debito significativo e i rivali repubblicani dispongono di ampia liquidità.

Donatori storici
Hanno bloccato nuove donazioni
Diversi finanziatori di lungo corso non faranno nuove donazioni al DNC, in protesta per la gestione del dossier.

Promesse ritirate
Donazioni già promesse poi annullate
Altri donatori avrebbero fatto sapere di voler ritirare contributi già impegnati.

Bilanci DNC
Debito significativo in vista delle midterm
Il partito affronta una stagione elettorale chiave con una posizione finanziaria molto delicata.

Bilanci GOP
Ampia liquidità a disposizione per la controparte
Il Comitato Nazionale Repubblicano dispone invece di risorse abbondanti per la campagna del 2026.

La leadership di Ken Martin
Non sembra intenzionato a farsi da parte
Scadenza del mandato 2029
Modalità di rimozione Dimissioni volontarie
Convention già pianificate 2028 e 2032

Martin ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica dicendo di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

Fonti Comunicato ufficiale DNC, rapporto Paul Rivera; ricostruzione FocusAmerica sulle reazioni interne al partito democratico.

Le accuse a Biden e i temi rimasti fuori


Sul piano politico, il rapporto accusa l'Amministrazione Biden di non aver sostenuto abbastanza Kamala Harris prima del dibattito di giugno 2024 che costrinse l'ex presidente a ritirarsi dalla corsa e lasciare posto alla sua vicepresidente. La campagna di Donald Trump ha legato con successo la vicepresidente al ruolo di cosiddetta "zar del confine", che le era stato assegnato dalla Casa Bianca, ed al disastro immigrazione che ne è seguito al confine sud degli Stati Uniti.

Il documento prova anche a spiegare perché Harris abbia ottenuto risultati peggiori rispetto ad altri candidati democratici, tra cui alcuni candidati al Senato e Josh Stein, eletto governatore della North Carolina. Il paragone, però, è contestato: Stein aveva corso contro il candidato repubblicano Mark Robinson, travolto dallo scandalo per i commenti razzisti e incendiari pubblicati su un sito pornografico e rivelati da CNN KFILE.

Restano invece fuori dal report molti dei temi che hanno diviso il partito dopo la sconfitta: anzitutto la controversa decisione di Biden di ricandidarsi, così come l'assenza di un vero processo di selezione interna dopo il suo ritiro e l'impatto delle posizioni del ticket democratico sulla guerra a Gaza in Stati chiave come il Michigan, dove i democratici hanno perso tutto il voto musulmano.

Una report senza i protagonisti principali


Anche il metodo di lavoro è finito sotto accusa. Rivera non avrebbe contattato i principali responsabili delle campagne di Biden e Harris fino a settembre, mesi dopo la scadenza inizialmente prevista per il report. Non sono mai stati ascoltati né Biden, né Harris, né il candidato vicepresidente Tim Walz.

Tra gli strateghi non interpellati figurano anche storici consiglieri di Biden, come Mike Donilon e Anita Dunn, e figure centrali della campagna di Harris, tra cui Jen O'Malley Dillon e David Plouffe. Non sono stati contattati nemmeno i leader del movimento Uncommitted, che durante le primarie aveva organizzato il voto di protesta filo-palestinese.

Il mandato di Martin alla guida del DNC scade nel 2029 e il presidente può essere rimosso solo in caso di dimissioni volontarie. Martin però non sembra per nulla interessato a farsi da parte nonostante le pesanti polemiche seguite alla pubblicazione di questo report: anzi nelle scorse settimane ha visitato le città candidate a ospitare la prossima Convention democratica, dicendo a più interlocutori di voler scegliere già ora non solo la sede del 2028, ma anche quella del 2032.

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Come Trump ha bloccato i controlli del fisco su se stesso


L'analisi del New York Times ricostruisce come il presidente abbia trasformato la macchina federale in uno strumento al servizio dei propri interessi personali, con guadagni miliardari per la famiglia in sedici mesi.

Donald Trump ha citato in giudizio il governo che guida e ha poi chiuso la causa con se stesso, ottenendo l'immunità dai controlli fiscali dell'Internal Revenue Service sulle dichiarazioni dei redditi passate. L'accordo prevede anche lo stanziamento di 1,8 miliardi di dollari di denaro pubblico a favore dei suoi alleati. La ricostruzione è di Peter Baker, capo corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca, che parla di un atto di autoarricchimento senza precedenti nella storia della presidenza americana.

L'immunità concessa equivale, secondo l'analisi, a una sorta di grazia preventiva su qualsiasi obbligo o sanzione fiscale pregressa. Lo stato dei controlli ora interrotti non è pubblico, ma stime precedenti basate su un eventuale verdetto sfavorevole dell'agenzia delle entrate indicano che il presidente avrebbe potuto dover pagare 100 milioni di dollari o più. Il fondo da 1,8 miliardi è destinato a persone che secondo Trump sarebbero state maltrattate dal dipartimento di giustizia sotto la presidenza Biden, una categoria che potrebbe includere anche i partecipanti all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, già graziati dal presidente.

I confini tra interessi finanziari e carica pubblica risultano ormai indistinguibili. Un modulo di trasparenza pubblicato la scorsa settimana ha rivelato che il portafoglio di investimenti del presidente ha eseguito oltre 3.600 operazioni nei primi tre mesi dell'anno, molte delle quali riguardano società favorite da accessi privilegiati o da scelte politiche. Il portafoglio ha acquistato azioni di aziende guidate da 15 dei 17 amministratori delegati che Trump ha portato con sé nella recente missione in Cina. La tempistica di alcune operazioni ha sollevato interrogativi su un possibile legame con dichiarazioni o decisioni del presidente. La Trump Organization sostiene che le operazioni siano state effettuate da società di intermediazione esterne, senza il coinvolgimento del presidente o della famiglia, ma a differenza dei suoi predecessori Trump non ha collocato i propri investimenti in un autentico blind trust.

Gli affari familiari si sono moltiplicati. La famiglia ha tratto profitti enormi dalla nuova attività nelle criptovalute, mentre il presidente ha allentato la regolamentazione del settore. Trump ha graziato il fondatore della piattaforma di scambio Binance, coinvolta nella nascita della start-up cripto dei Trump. Jeff Bezos, le cui imprese ricevono contratti federali e dipendono dalle tariffe del servizio postale, ha autorizzato un pagamento stimato in 28 milioni di dollari a Melania Trump per un film autopromozionale trasmesso su Amazon. I figli e il genero del presidente sono coinvolti in operazioni da miliardi di dollari negli Stati arabi del Golfo, paesi diventati partner privilegiati della politica estera americana. Una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti ha versato 500 milioni di dollari nella società cripto dei Trump pochi giorni prima dell'insediamento, e l'amministrazione ha poi approvato l'esportazione di chip avanzati verso gli Emirati. Secondo le stime di Bloomberg gli investimenti della famiglia nelle criptovalute hanno fatto crescere il patrimonio di oltre un miliardo di dollari, almeno sulla carta. Forbes valuta il patrimonio personale di Trump a 6,1 miliardi di dollari, contro i 5,1 miliardi dello scorso anno e i 2,3 miliardi del 2024.

L'opinione pubblica ha colto il fenomeno. Un sondaggio YouGov di marzo indica che il 54 per cento degli americani ritiene che il termine "corrotto" si applichi "molto" al presidente, in aumento rispetto al 46 per cento di un anno prima. Le reazioni nel partito repubblicano restano però contenute. Il leader della maggioranza al Senato John Thune del South Dakota ha detto di non essere "un grande fan" del fondo per i sostenitori del presidente, mentre il deputato Brian Fitzpatrick della Pennsylvania ha annunciato che proverà a bloccarlo. Le maggioranze repubblicane al Congresso, che avevano indagato con vigore sulle accuse di corruzione rivolte a Joe Biden e alla sua famiglia, hanno finora mostrato scarso interesse a esaminare la commistione tra interessi pubblici e privati del presidente. La sconfitta del deputato Thomas Massie del Kentucky nelle primarie repubblicane di martedì ha confermato che Trump conserva un potere senza rivali nel punire chi gli si oppone.

Parlando con i giornalisti mercoledì, Trump ha difeso la causa contro l'agenzia delle entrate per la diffusione illegale delle sue dichiarazioni dei redditi ad alcuni reporter da parte di un consulente, già condannato e incarcerato sotto la presidenza Biden. Il presidente ha sostenuto che l'agenzia debba essere ritenuta responsabile e ha negato di essere stato coinvolto nell'accordo, negoziato dai suoi avvocati, tra cui il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche, in passato suo difensore personale in cause penali. Non ha spiegato perché la diffusione dei documenti debba impedire controlli fiscali su dichiarazioni passate. Sul fondo da 1,8 miliardi ha parlato di "persone distrutte", finite in carcere, con famiglie rovinate e casi di suicidio, senza menzionare gli agenti di polizia aggrediti o deceduti dopo l'assalto al Campidoglio.

La Trump Organization, interamente posseduta dalla famiglia, è stata condannata nel 2022 in sede penale per 17 capi d'imputazione tra frode fiscale, cospirazione e falsificazione di documenti aziendali, con la sanzione massima di 1,6 milioni di dollari. L'allora direttore finanziario Allen Weisselberg si dichiarò colpevole di 15 capi d'imputazione e scontò alcuni mesi di carcere. Documenti fiscali ottenuti dal New York Times nel 2020 mostrarono che Trump pagò solo 750 dollari di imposte federali sul reddito nel 2016, anno della prima candidatura presentata sulla base della sua identità di miliardario, e altri 750 nel 2017, primo anno di mandato. In 10 dei 15 anni precedenti non versò alcuna imposta federale, dichiarando perdite consistenti.

Barbara Perry, studiosa della presidenza al Miller Center dell'Università della Virginia, ha dichiarato al New York Times che presidenti del passato hanno avuto familiari corrotti o coinvolti in vicende criminali, citando tra gli altri Hunter Biden, ma nessuno è arrivato al livello di profitto raggiunto dalla famiglia Trump. Secondo Perry i Trump hanno vinto due volte la presidenza, indebolito il Congresso, costruito una Corte suprema favorevole e rimodellato leggi e istituzioni per assolversi da qualsiasi accusa, accumulando miliardi di guadagni illeciti. La stessa studiosa ha osservato che neppure i più celebri scandali finanziari presidenziali del passato, dal Credit Mobilier sotto Grant al Teapot Dome sotto Harding fino al Watergate sotto Nixon, sono paragonabili al denaro che ruota attorno alla famiglia Trump nel secondo mandato, perché in quei casi gli uomini vicini ai presidenti scambiavano decisioni politiche per denaro ma i presidenti stessi non si arricchirono personalmente.

La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha respinto le accuse, definendole la solita narrazione portata avanti dai democratici contro Trump, la sua famiglia e la sua amministrazione da un decennio, e sostenendo che il presidente agisce solo nell'interesse del pubblico americano e che non esistono conflitti di interesse. Trump stesso, intervistato dal New York Times a gennaio, ha detto di non vedere alcun beneficio nel seguire le tradizioni presidenziali dei blind trust, della cessione degli asset o della rinuncia agli affari, ricordando di aver vietato attività commerciali alla famiglia durante il primo mandato senza ricevere alcun riconoscimento per questa scelta.

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Il ricettario proibito dello 007 italiano: torna l'ombra di D'Amato


L’opera introvabile di Federico Umberto D’Amato riappare in edizione non ufficiale tra spionaggio, cucina e misteri d’Italia
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Un libro che ufficialmente non dovrebbe esistere, invece esiste eccome ma in forma "pirata". O meglio manca dai canali di vendita da decenni, perché non è stato più ristampato dalla morte dell'autore a metà degli Anni novanta, disperso in controversie sui diritti d'editoriali probabilmente o, forse, molto più semplicemente mai più riproposto perché ritenuto di scarso appeal commerciale.

Menu e Dossier di Federico Umberto D'Amato, il gastronomo italiano "re delle spie" del Dopoguerra più famoso nel mondo: sul mercato antiquario del web una prima edizione Rizzoli ha raggiunto quotazioni da capogiro. Copie malconce e deteriorate vengono messe all'asta quotidianamente ma negli ultimi tempi il fiume carsico dei bibliofolli ha cominciato ad agitarsi, voci e sussurri di una ristampa si sono fatte sempre più forti.

Nulla di tutto ciò: qualcuno ha provveduto a farne una versione anastatica con una nuova veste grafica, probabilmente trascrivendo per intero il testo e realizzando una nuova copertina con dei misteriosi caratteri grafici che somigliano ai segnali del codice morse. Il dubbio che a capo dell'operazione ci sia il mondo delle barbe finte è forte, visto che il volume si presenta come un prezioso manuale operativo per chiunque voglia avvicinarsi al mondo dei Servizi.

D'Amato è stato un personaggio oltre le righe, in grado di praticare l'arte dello spionaggio passando per lo stomaco dei soggetti che attenzionava. Li invitava al ristorante e letteralmente li prendeva per la gola. Anche il funzionario o il diplomatico più scaltro davanti a un piatto prelibato e a a un vino ricercato tendeva a lasciarsi andare. Questo era il primo atto, seguiva la compilazione di un dossier a carico del commensale che andava ad arricchire il suo sterminato l'archivio. Alcune riflessioni all' all'interno del libro fanno sorridere, per esempio quando si parla del nascente traffico di informazioni e delle migliaia di banche dati presenti in Italia all'epoca.

Trent'anni dopo esiste un florido mercato immateriale, del valore di centinaia di milioni di dollari, che si basa sulle singole informazioni di ogni individuo apparentemente irrilevanti. D'Amato l'11 febbraio del 2020 è stato indicato dalla Procura Generale di Bologna come uno dei quattro mandanti, organizzatori o finanziatori della strage alla stazione di Bologna del 1980, tutta la sua attività di agente segreto è rimasta ammantata da una nera luce. Ma il fascino e il valore storico del contenuto di questo libro rimane immutato.

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Boltgun 2: il boomer shooter di Warhammer torna più esplosivo e aggressivo che mai


Chi ha amato Warhammer 40.000 Boltgun, si divertirà un mondo con Boltgun 2
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Warhammer 40,000: Boltgun 2 avrà un successo incredibile. É una previsione azzardata, ma per farla è bastato provare i due capitoli del gioco disponibili nella demo che ha appena fatto il suo debutto su Steam. Asciutto, soddisfacente, rapido il giusto e, soprattutto, distruttivo al massimo: il sequel del boomer shooter da mezzo milione di copie ambientato nell’universo di Warhammer ha tutte le carte in regola per fare contenti i moltissimi fan del primo capitolo.

La formula cambia, ma di poco. Il protagonista del primo capitolo Malum Caedo torna, e questa volta è affiancato da una co-protagonista, la Sister of Battle Nyra Veyrath, che è possibile selezionare non all’inizio di ciascun livello ma all’inizio del gioco. I loro gameplay differiscono per abilità aggiuntive e passive, lui è più monolitico, lei più agile, ma le fondamenta restano quelle da sparatutto aggressivo che non perdona. Soprattutto quando i nemici sono tanti, come alla fine del primo livello, vi accorgerete di quanto piccolo possa sentirsi anche il più valoroso servitore dell’Imperatore.

Le armi disponibili nella demo erano il classico Bolter dell’universo di 40K, il fucile a pompa, la pistola al plasma e il Bolter pesante. Ciascuna ha un’identità forte e munizioni a sufficienza da assaporare l’onnipotenza dello space marine, ma mai abbastanza da far sentire invulnerabile chi gioca. In una boss room ci siamo ritrovati senza colpi ed è stato un momento piuttosto adrenalinico.

Nei due livelli disponibili nella demo i nemici hanno offerto una sfida interessante: c’è ampia varietà (ma dovremo vedere a gioco finito) e alcuni riescono a sorprendere anche dopo tre o quattro partite allo stesso livello. Ci sono nuovi biomi, nuove fazioni e un generale senso di maggiore rifinitura del prodotto finito. Il gioco è realizzato tutto in Unreal Engine 5 e i ragazzi di Auroch Digital professano una passione incrollabile verso la proprietà intellettuale con tanto di serate con miniature e boardgame.

L’obiettivo dichiarato del sequel è essere “più grandi, migliori e più in linea con ciò che vogliono i giocatori” ha detto Jack Munns Lead Programmer di Auroch Digital durante una conferenza stampa di anteprima. “Abbiamo ascoltato i feedback che chiedevano boss meno ‘bullet sponge’ e ci siamo impegnati in questa direzione”. Questi nuovi nemici non sono presenti nella demo, ma quello che abbiamo visto in termini di “stanze-boss” con tanti avversari di alto livello ci ha lasciato soddisfatti e pieni di adrenalina.

Boltgun 2 ha tutte le carte in regola per fare molto bene quando uscirà: è divertente da giocare, è pieno di riferimenti al mondo di Warhammer 40.000, ha una grafica unica nella sua pixel art e promette di far vivere a chi gioca una storia interessante. L’unica cosa che non abbiamo visto nella demo è quel guizzo di creatività nel mondo degli fps che convincerebbe un novizio della serie e del franchise a dargli una possibilità, forse il gioco completo avrà qualcosa in più da dire su questo fronte. Se vi piacciono gli fps retrò provate la demo, non vi deluderà.

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INPS, al via il nuovo regolamento sulle rateazioni: debiti contributivi dilazionabili fino a 60 mesi


Nuovo piano: rate fino a 5 anni per i debiti contributivi. Più autonomia alle sedi locali e regole più semplici per le imprese
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L’INPS ha annunciato l’entrata in vigore della nuova disciplina che regola la dilazione del pagamento dei debiti per contributi e accessori di legge. La misura è contenuta nella Circolare n. 60 del 21 maggio 2026 e recepisce il nuovo regolamento adottato dal Consiglio di Amministrazione dell’Istituto con deliberazione n. 20 del 25 febbraio 2026, dopo il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’intervento normativo si inserisce nell’ambito delle disposizioni previste dall’articolo 23 della legge 13 dicembre 2024, n. 203, e dal successivo decreto interministeriale del 24 ottobre 2025. Obiettivo della riforma è favorire i processi di regolarizzazione contributiva e rendere più efficiente e tempestiva la riscossione delle somme dovute.

Tra le principali novità introdotte dal nuovo regolamento figura l’estensione dei piani di rateazione fino a un massimo di 60 rate mensili per le esposizioni debitorie non ancora affidate agli agenti della riscossione e in presenza di una temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria dichiarata dal contribuente.

Nel dettaglio, l’INPS potrà concedere fino a 36 rate mensili per debiti di importo fino a 500 mila euro e fino a 60 rate mensili per debiti superiori a 500 mila euro. La nuova disciplina supera il precedente sistema che subordinava le dilazioni oltre le 24 rate all’autorizzazione ministeriale.

Il regolamento ridefinisce inoltre le competenze decisionali interne all’Istituto, attribuendo ai direttori territoriali la gestione delle domande relative ai piani fino a 36 rate e fino a 500 mila euro, mentre le richieste per importi superiori o per piani fino a 60 rate saranno valutate dai direttori regionali o di Coordinamento Metropolitano.

Secondo quanto evidenziato dall’INPS, il nuovo assetto punta a uniformare i criteri di accesso alla dilazione e a rafforzare il ruolo delle strutture territoriali, con l’obiettivo di migliorare i tempi di risposta e la qualità del servizio.

Nel comunicato diffuso dall’Istituto, il direttore centrale Entrate dell’INPS, Antonio Pone, ha sottolineato che la riforma “si inserisce nel più ampio processo di semplificazione delle attività di gestione del credito”, prevedendo strumenti più flessibili a sostegno di imprese e contribuenti, nel rispetto della tutela delle entrate pubbliche e della regolarità contributiva.

Le domande di dilazione dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso il “Cassetto previdenziale del contribuente”, secondo le procedure indicate dall’Istituto.

L’INPS precisa inoltre che il nuovo regolamento si applica alle domande presentate dalla data di pubblicazione della circolare e, in via transitoria, anche alle richieste inoltrate a partire dal 12 gennaio 2025 e ancora pendenti alla data del 21 maggio 2026. In questi casi sarà possibile richiedere la rideterminazione del numero delle rate entro 30 giorni dalla pubblicazione della circolare.

Con l’entrata in vigore della nuova disciplina risultano abrogate le precedenti disposizioni dell’Istituto in materia di dilazione dei debiti contributivi.

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Un indipendente sfida un senatore miliardario in Nebraska


Dan Osborn ha circa il 39% di probabilità di vittoria contro Pete Ricketts. Se eletto, non si unirebbe a nessuno dei due partiti, scenario inedito al Senato americano dal 1953

La corsa al Senato in Nebraska è diventata una delle più imprevedibili degli Stati Uniti. Dan Osborn, meccanico ed ex sindacalista, si candida come indipendente con il sostegno dei democratici contro Pete Ricketts, senatore repubblicano in carica ed ex governatore la cui famiglia possiede i Chicago Cubs, squadra di baseball di Chicago. Oggi Osborn ha il 39% di probabilità di vittoria in uno Stato profondamente repubblicano, dove Kamala Harris ha perso di venti punti alle presidenziali del 2024.

Negli Stati Uniti ogni Stato elegge due senatori, che restano in carica sei anni. Ricketts occupa uno dei due seggi del Nebraska dal 2023, quando il governatore dell'epoca lo nominò per sostituire Ben Sasse, dimessosi per diventare rettore universitario. Ora cerca il suo primo mandato pieno attraverso il voto popolare. Il Partito Democratico del Nebraska ha annunciato quasi un anno fa che non avrebbe schierato un proprio candidato, scegliendo invece di sostenere Osborn, che si era già candidato come indipendente per l'altro seggio senatoriale dello Stato nel 2024, perdendo di sette punti.

Le posizioni di Osborn sono eterodosse: è favorevole al muro al confine con il Messico, ai diritti dei detentori di armi, alla legalizzazione della marijuana e all'aumento del salario minimo. Jane Kleeb, presidente del partito democratico statale, ha scritto sul social network X: "Crediamo che una coalizione di democratici, indipendenti e repubblicani possa battere Ricketts e rompere il dominio di un partito solo. Ci piacciono le probabilità di un meccanico contro un miliardario". La strategia di sostenere candidati senza etichetta democratica è in fase di sperimentazione anche in altri Stati conservatori, dove il marchio del partito è considerato un peso elettorale.

Il partito non ha però potuto impedire ad altri candidati di presentarsi alle primarie democratiche, le elezioni interne con cui si sceglie chi rappresenterà il partito alle elezioni generali. William Forbes, pastore settantanovenne contrario all'aborto e sostenitore del presidente Trump, si è candidato suscitando l'accusa dei democratici di essere un infiltrato repubblicano al servizio di Ricketts per sottrarre voti a Osborn. Forbes ha negato. Cindy Burbank, una farmacista , si è presentata con la promessa esplicita di ritirarsi a favore di Osborn in caso di vittoria. Il segretario di Stato del Nebraska, repubblicano, ha tentato di escluderla dalle schede definendola candidata non in buona fede, ma la Corte Suprema dello Stato ha deciso a suo favore.

Anche le primarie di un partito favorevole alla legalizzazione della cannabis sono state segnate da tensioni. È emerso che Burbank aveva pagato la quota di iscrizione per Mike Marvin, candidato del Legal Marijuana NOW Party. Altri dirigenti del partito hanno accusato anche Marvin di essere un infiltrato pronto a ritirarsi per favorire Osborn, accusa che lui ha respinto. Le primarie della scorsa settimana, in quella che la CNN ha definito l'elezione più folle del paese, hanno prodotto lo scenario migliore per Osborn: hanno vinto sia Burbank che Marvin, aprendogli la strada a uno scontro diretto con Ricketts.

La sfida resta in salita. L'ultima volta che il Nebraska ha eletto un non repubblicano a una carica statale è stato nel 2006, quando proprio Ricketts, allora imprenditore, perse contro il democratico Ben Nelson.

La possibilità di un senatore davvero indipendente apre uno scenario insolito nel funzionamento del Congresso americano. Al Senato i due partiti operano come gruppi parlamentari organizzati, chiamati caucus, che decidono la distribuzione degli incarichi nelle commissioni, gli organi che esaminano le leggi prima del voto in aula. Osborn ha dichiarato che non si unirebbe al gruppo di nessuno dei due partiti. Negli ultimi decenni i senatori indipendenti, formalmente non iscritti ai due grandi partiti, si sono comunque sempre allineati a uno dei due gruppi: gli ultimi cinque, Joe Lieberman, Kyrsten Sinema, Joe Manchin, Bernie Sanders e Angus King, hanno tutti scelto i democratici. Sanders fa parte addirittura del gruppo dirigente democratico.

Per trovare un senatore che dall'inizio di una legislatura non si sia unito a nessun partito bisogna risalire al 1953, quando Wayne Morse dell'Oregon abbandonò il Partito Repubblicano dopo l'insediamento del presidente Dwight Eisenhower. Morse, allora al suo secondo mandato, era in disaccordo con la scelta di Richard Nixon come vicepresidente, con il programma repubblicano che chiedeva di abrogare il New Deal, il pacchetto di riforme economiche e sociali varato negli anni Trenta da Franklin Delano Roosevelt, e con il silenzio di Eisenhower sul maccartismo, la campagna anticomunista condotta dal senatore Joseph McCarthy.

Il Senato del 3 gennaio 1953 contava 48 repubblicani, 47 democratici e un Morse, che si presentò in aula con una sedia pieghevole da sistemare nel corridoio centrale tra i due schieramenti, dichiarando ai giornalisti: "Visto che non mi è stato assegnato un seggio nel nuovo Senato, ho deciso di portarmene uno mio". Il regolamento del Senato impone a ogni senatore di sedere in due commissioni, ma non specifica quali. I leader dei due partiti assegnarono ai propri membri i posti richiesti e offrirono a Morse i due seggi che nessuno voleva: la Commissione Lavori Pubblici e quella per il Distretto di Columbia, l'area amministrativa che ospita la capitale Washington. Morse li definì incarichi da "bidone della spazzatura" e li rifiutò, chiedendo invece posti nelle commissioni Forze Armate e Lavoro, da assegnare tramite votazione a schede. Per la Commissione Forze Armate i candidati dei due partiti ottennero più di ottanta voti ciascuno, Morse sette.

Per mesi Morse tenne ogni venerdì pomeriggio lunghi discorsi in aula, che chiamava il suo "lavoro in commissione" condotto allo scoperto, non avendone alcuna. La traiettoria di Morse mostra come anche i più principiali finiscano per cedere alle logiche di scambio politico. Accettò gli incarichi rifiutati nel 1953 e quando due anni dopo il leader democratico Lyndon B. Johnson, che sarebbe poi diventato presidente, gli offrì seggi nelle commissioni Bancaria e Forze Armate in cambio dell'adesione al gruppo democratico, Morse accettò. Negli anni successivi fu uno dei due soli senatori a votare contro la risoluzione del Golfo del Tonchino del 1964, che autorizzò l'intervento militare americano in Vietnam, guadagnandosi il soprannome di "Tigre del Senato".

Sulla reale indipendenza di Osborn i repubblicani hanno espresso scetticismo, sostenendo che il meccanico sia in realtà un candidato democratico mascherato pronto a unirsi al loro gruppo in caso di vittoria. Il principale super PAC dei senatori democratici, un comitato che raccoglie fondi a sostegno dei candidati, ha speso quasi quattro milioni di dollari a sostegno di Osborn nel 2024. Molti senatori di terzi partiti hanno finito per allinearsi a uno dei due schieramenti maggiori, trovando troppo complesso restare isolati una volta affrontate questioni come le assegnazioni in commissione. Nessuno dei due partiti ha interesse ad aiutare chi non contribuisce a costruire una maggioranza, mentre un senatore indipendente può ottenere incarichi di rilievo se accetta di far pendere la bilancia da una parte.

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Euro e classe dirigente, le parole di Palenzona al Festival dell’Economia di Trento


L’ex vicepresidente di Unicredit critica la gestione politica degli anni Novanta e lega la crisi dei partiti all’ingresso nella moneta unica

Il dibattito sulle conseguenze economiche e politiche dell’ingresso dell’Italia nell’euro torna al centro del confronto pubblico dopo le dichiarazioni rilasciate da Fabrizio Palenzona nel corso del Festival dell'Economia di Trento. L’imprenditore e manager ha espresso una valutazione critica sul percorso che portò il Paese all’adozione della moneta unica europea, soffermandosi in particolare sul ruolo della classe dirigente italiana degli anni Novanta.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Palenzona ha definito l’ingresso nell’euro “un salto nel buio costato carissimo”, sostenendo che l’Italia avesse l’ambizione di partecipare pienamente al progetto europeo senza però disporre, a suo giudizio, di una classe politica adeguata a gestire una transizione economica così complessa. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante un intervento pubblico a margine degli incontri del Festival dell’Economia.

Nel suo intervento, il chairman di Prelios Group ha inoltre collegato il tema della debolezza della classe dirigente alle vicende di Mani Pulite. Palenzona ha sostenuto che, nel 1993, l’azione giudiziaria e politica di quel periodo avrebbe determinato la dissoluzione dei partiti tradizionali senza riuscire a eliminare il fenomeno della corruzione. Secondo la sua ricostruzione, il finanziamento illecito ai partiti era un sistema noto e diffuso, e la stagione di Mani Pulite avrebbe avuto l’effetto di indebolire la struttura politica del Paese.

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Susanna Ceccardi nominata vicepresidente del gruppo “Patriots for Europe”


L’eurodeputata della Lega entra ai vertici del gruppo sovranista europeo guidato da Bardella

L’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi, è stata scelta come vicepresidente del gruppo parlamentare Patriots for Europe all’interno del Parlamento europeo. Il gruppo, attualmente indicato come il terzo per consistenza numerica nell’emiciclo di Strasburgo, conta 86 seggi.

La nomina è stata annunciata nella giornata di ieri e conferma l’ingresso dell’esponente italiana tra i vertici dell’assetto dirigenziale del gruppo politico europeo che riunisce diverse forze sovraniste e nazional-conservatrici del continente.

Susanna Ceccardi ha espresso soddisfazione per l’incarico ricevuto, ringraziando il presidente del gruppo Jordan Bardella e i colleghi per la fiducia. Nel suo intervento, ha definito la nomina “un onore” e ha sottolineato l’intenzione del gruppo di rafforzare la propria presenza politica all’interno delle istituzioni europee.

Nel suo primo commento ufficiale da vicepresidente, l’eurodeputata ha richiamato la linea politica del gruppo sui temi delle politiche migratorie e della sicurezza dei confini, affermando che tali questioni restano centrali nell’agenda politica condivisa. Ceccardi ha inoltre ribadito il posizionamento del gruppo come alternativa all’attuale maggioranza parlamentare europea e l’obiettivo di un ulteriore consolidamento elettorale e istituzionale.

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Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro è un gioiello per tutti - recensione


Il reparto videogiochi della Lego continua a sorprendere con quello che è a tutti gli effetti il miglior videogioco di Batman da anni
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Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro ci ricorda che abbiamo ancora bisogno del Lego humor e che anche le storie più intense si possono raccontare con leggerezza e semplicità, senza andare a inficiare sul divertimento.

Reduci del successo straordinario di Lego Star Wars The Skywalker Saga, gli sviluppatori di Traveller’s Tales (TT Games) sono riusciti a intrecciare nuovamente le dinamiche e le meccaniche del mondo Lego con gli ambienti, le storie e l’azione di quello di Batman, riuscendo anche a dire qualcosa di più rispetto ai videogiochi già usciti e al film del 2017.

Il segreto di questa novità è un ritorno alle vette videoludiche del Cavaliere Oscuro: la serie Arkham firmata Rocksteady. L'Eredità del Cavaliere Oscuro è a tutti gli effetti un nuovo titolo di questa serie, semplificato e addolcito, ma comunque pieno di azione, e cose da fare. Il merito è di un open world davvero curato in cui si sventano crimini, raccolgono collezionabili e si vivono le storie di Batman sogghignando quasi sempre a qualche buffa battuta o circostanza.

Il mondo che gli sviluppatori hanno realizzato resta come per magia sempre in equilibrio tra le atmosfere cupe e ostili del personaggio di Bob Kane, e quel lucido fascino di plastica del mondo Lego. Visivamente, l'Eredità del Cavaliere Oscuro lascia a bocca aperta sia guardando ai dettagli, sia lasciandosi travolgere dalle luci di Gotham. Passare del tempo in compagnia del gioco è un piacere anche quando non si va avanti con la storia o la progressione, un qualcosa di cui possono vantarsi pochi mondi open world.

Un cambiamento molto importante fatto dagli sviluppatori è stato quello di abbandonare la formula ormai storica delle decine di personaggi tipiche dei videogiochi Lego. In questo titolo di Batman ce ne sono solo sette e non ci sono super cattivi. A un primo sguardo potrebbe sembrare un taglio di costi e risorse, ma non è così: al posto di avere dieci personaggi con le stesse abilità e costumi diversi, l'Eredità del Cavaliere Oscuro ha sette personaggi veri, tutti con abilità uniche, animazioni uniche e un ruolo attivo nella storia visto che senza i mici di Cat Woman o la pistola a schiuma del Commissario Gordon è impossibile risolvere alcuni enigmi fondamentali.

Narrativamente, poi, il gioco ha diverse sorprese in serbo per i suoi giocatori. Al contrario della Skywalker Saga, per esempio, la storia non ripercorre solo le linee tracciate dai film, ma anche quelle di serie tv e altri videogiochi con le versioni dei cattivi che cambiano a seconda del momento rivissuto o citato. I fan del Cavaliere Oscuro potranno godersi scontri e scene d’azione da tutto il passato di Batman, dal Jocker di Jack Nicholson a quello di Heath Ledger passando per cattivi semi-sconosciuti come il Re del Condimento. C’è qualcosa per ogni singolo fan di Batman.

L’ultimo tassello che fa di questo gioco un gioiellino è il combattimento. Il sistema è quello di Arkham, ma semplificato: pugni nelle mani, schivate, contrattacchi e mosse speciali fanno da fondamenta per ciascun personaggio, poi i gadget gli danno quel tocco di unicità finale. Il sistema di stealth non è proprio rifinito, ma non annoia grazie alla sua semplicità, e le battaglie con i boss sanno mettere alla prova chi gioca nonostante sia quasi impossibile andare in game over.

L’unico difetto percepibile del gioco sono stati un paio di problemi tecnici (un crash e un checkpoint non registrato su PS5) che hanno dato fastidio solo per un attimo. La mappa, la cooperazione con fratelli e genitori sempre disponibile, il combattimento e la storia ci hanno conquistato e danno a Lego Batman: l'Eredità del Cavaliere Oscuro il meritato titolo di videogioco davvero per tutti.

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Il conflitto di interessi di Trump tra acquisti sospetti di azioni e fondi per i suoi alleati


3.700 operazioni in Borsa in un trimestre, con acquisti che spesso hanno preceduto decisioni federali favorevoli. Intanto il Dipartimento di Giustizia crea un fondo per le presunte vittime dell'Amministrazione Biden.

Donald Trump ha acquistato azioni di società che, pochi giorni dopo, hanno ottenuto contratti federali, autorizzazioni o decisioni favorevoli dal suo governo. La sua ultima dichiarazione finanziaria, ottenuta dal sito NOTUS, mostra la sua partecipazione a oltre 3.700 operazioni in Borsa nell'ultimo trimestre, contro le 380 dei tre mesi precedenti.

Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dall'Amministrazione Biden. Si tratta di due vicende diverse, ma unite dallo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti.
Il presidente che fa trading — FocusAmerica

Conflitto di interessi · Inchiesta

Il presidente che fa trading:
3.700 operazioni in tre mesi


Donald Trump ha comprato azioni di Nvidia, AMD, Palantir e Axon nei giorni precedenti a contratti federali, autorizzazioni e decisioni del suo governo a favore di quelle stesse società. Nello stesso giorno in cui è emerso il dato, il Dipartimento di Giustizia ha creato un fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden.

Fonti: NOTUS · NYT · Axios Dichiarazione finanziaria, ultimo trimestre

L'attività di trading del presidente

Trimestre precedente
380
operazioni in Borsa

Ultimo trimestre
3.700+
operazioni in Borsa

Un'attività di trading quasi dieci volte superiore al periodo precedente

Esplora il dossier
i. Le operazioni ii. Il fondo iii. Il quadro

La sequenza acquisto → decisione

Quattro società, quattro vantaggi federali pochi giorni dopo


Per ciascuna operazione segnalata da NOTUS, l'acquisto di azioni da parte del presidente ha preceduto di pochi giorni un atto del governo federale favorevole alla società.

Nvidia
Semiconduttori · AI

L'acquisto
6 gennaio 2026
$500K – $1Min azioni Nvidia

La decisione
Una settimana dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

AMD
Semiconduttori · AI

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni AMDimporto non specificato

La decisione
Pochi giorni dopo
Via libera Commercioexport chip verso la Cina

Palantir
Software difesa · Sicurezza

L'acquisto
Gennaio 2026
$65K – $150Kin azioni Palantir

La decisione
Pochi giorni dopo
Contratto DHS da $1 mldSicurezza Interna

Axon
Sicurezza · Taser

L'acquisto
Gennaio 2026
Azioni Axonimporto non specificato

La decisione
In contemporanea
Spesa ICE $200 mlnnuovi taser, in 5 anni

Anti-weaponization fund

Un fondo per chi si dice "bersaglio" dell'Amministrazione Biden


Lo stesso giorno della rivelazione sul trading presidenziale, il Dipartimento di Giustizia ha annunciato la creazione di un fondo speciale per risarcire chi sostiene di essere stato preso di mira dal governo precedente.

Dotazione del fondo
1,776miliardi $
Finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa, utilizzabile senza autorizzazione del Congresso.

5
Membri della Commissione che gestirà il fondo

1
Procuratore generale ff. che li nomina: Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump

93
Deputati democratici che hanno depositato un atto in tribunale contro il fondo

7 mesi
Da quando Brian Morrissey (Tesoro) era stato confermato dal Senato, prima di dimettersi

Come funziona il meccanismo

1
Il fondo viene istituito presso il Dipartimento di Giustizia dopo l'archiviazione di una causa intentata dallo stesso Trump contro l'IRS.

2
Il Dipartimento del Tesoro deve depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione. Poche ore dopo l'annuncio, il consigliere legale del Tesoro si è dimesso.

3
I criteri di erogazione, secondo Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, ad attivisti conservatori e a ex collaboratori di Trump.

L'intesa che prevede la creazione del fondo solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana.
93 deputati democratici · Atto in tribunale

Cosa dice la legge, cosa dice la Casa Bianca

Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente


Il quadro normativo lascia ampi spazi di manovra al capo dell'esecutivo, ma Trump è il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act del 2012.

1

La posizione della Casa Bianca

La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento.
Dichiarazione ufficiale

2

Il vuoto normativo per il presidente

Le leggi federali sul conflitto di interessi che vincolano membri del governo, parlamentari e funzionari pubblici non si applicano al presidente. Lo STOCK Act del 2012 impone solo obblighi di trasparenza sulle operazioni in Borsa.
STOCK Act, 2012

3

La causa contro l'IRS, ritirata

Il fondo chiude una causa intentata da Trump contro l'IRS per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi nel primo mandato. La giudice si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia da lui stesso controllata.
Causa ritirata lunedì

4

L'ipotesi impeachment

Alcuni dei 93 deputati che hanno firmato l'atto in tribunale hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera nelle elezioni di medio termine di novembre.
Midterm novembre 2026

Il punto

Due vicende parallele — il trading personale del presidente e il fondo da 1,8 miliardi gestito dal suo ex avvocato — convergono sullo stesso nodo politico: l'uso del potere federale e il rischio di un conflitto di interessi senza precedenti nella storia americana.

Fonti NOTUS (dichiarazione finanziaria Trump, ultimo trimestre) · The New York Times · Axios · Atto depositato dai 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti · Maggio 2026.

Gli acquisti di azioni prima delle decisioni federali


Il 6 gennaio Trump ha comprato azioni Nvidia per un valore compreso tra 500 mila e un milione di dollari, secondo le forchette previste dai moduli di dichiarazione finanziaria. Una settimana dopo, il Dipartimento del Commercio ha autorizzato Nvidia a vendere chip in Cina. Una sequenza simile si è ripetuta con AMD, altro produttore di chip per l'intelligenza artificiale: prima l'acquisto da parte del presidente, poi il via libera all'export verso Pechino.

Sempre a gennaio, Trump ha investito tra 65 mila e 150 mila dollari in Palantir pochi giorni prima che la società firmasse un contratto da un miliardo di dollari con il Dipartimento della Sicurezza Interna. Ha poi acquistato titoli Axon, produttore di taser, mentre l'Immigration and Customs Enforcement annunciava una spesa da 200 milioni di dollari in 5 anni proprio per nuovi taser.

La Casa Bianca respinge ogni accusa di conflitto di interessi. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che "il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano" e che i suoi asset sono in un trust gestito dai figli, senza alcun coinvolgimento del presidente nelle decisioni di investimento. Le leggi federali sul conflitto di interessi non si applicano al presidente. Trump è però il primo presidente la cui attività di trading ha fatto scattare gli obblighi di trasparenza dello STOCK Act, la legge approvata nel 2012 per parlamentari e membri del governo.

Il fondo da 1,8 miliardi per i "bersagli" di Biden


Il secondo punto controverso riguarda il fondo creato dal Dipartimento di Giustizia, chiamato "anti-weaponization fund". Ammonta a 1,776 miliardi di dollari e sarà finanziato attraverso il Judgment Fund, una riserva federale senza tetto di spesa utilizzabile senza autorizzazione del Congresso. A gestire il fondo sarà una Commissione di 5 membri nominati dal procuratore generale facente funzione Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. I criteri di erogazione, ha osservato Axios, potrebbero consentire risarcimenti a imputati per i fatti del 6 gennaio 2021, attivisti conservatori ed ex collaboratori di Trump.

L'operazione chiude una causa intentata dallo stesso Trump contro l'Internal Revenue Service per la diffusione non autorizzata delle sue dichiarazioni dei redditi durante il primo mandato. La causa, ritirata lunedì, era stata accolta con scetticismo dalla giudice, che si era chiesta come Trump potesse fare causa a un'agenzia governativa da lui stesso controllata.

Poche ore dopo l'annuncio della costituzione del nuovo fondo, il consigliere legale del Dipartimento del Tesoro Brian Morrissey si è dimesso, secondo quanto riferito dal New York Times. Morrissey era stato confermato dal Senato solo 7 mesi prima. Spetta infatti al Dipartimento del Tesoro, di cui l'IRS fa parte, depositare la somma sul conto controllato dalla Commissione nominata da Blanche.

In un atto depositato in tribunale, 93 deputati democratici della Camera dei Rappresentanti hanno sostenuto che l'intesa che prevede la creazione del nuovo fondo "solleva lo spettro di una corruzione senza precedenti nella storia americana". Alcuni di loro hanno già annunciato che procederanno con l'impeachment del presidente se i Democratici otterranno la maggioranza alla Camera a novembre.

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Software spia su pc dei magistrati, perquisizioni della Procura di Milano e Antimafia


La Procura di Milano indaga sulle intrusioni informatiche nei sistemi dei giudici di Torino. Le perquisizioni confermano la falla.

La Procura di Milano, coordinandosi con il Procuratore Nazionale Antimafia, ha eseguito perquisizioni domiciliari e informatiche nell'ambito di un'inchiesta su accessi abusivi ai computer in uso ai magistrati. L'operazione, risalente a marzo ma resa nota solo oggi, riguarda intrusioni nei sistemi ECM del Ministero della Giustizia, concentrate nel distretto giudiziario di Torino. La vicenda era emersa dopo un servizio della trasmissione Report.

Secondo il procuratore Marcello Viola, le intrusioni sono state possibili grazie al possesso di credenziali da amministratore, in mano a soggetti che operavano per conto di ditte esterne incaricate dell'assistenza informatica dal Ministero. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati sono ancora in corso. Il caso solleva interrogativi sulla sicurezza dei sistemi informatici della giustizia e sul controllo degli appalti esterni che gestiscono infrastrutture sensibili.

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L'inviato di Trump in Groenlandia: "È tempo che gli Stati Uniti rimettano piede sull'isola"


Jeff Landry, governatore della Louisiana e rappresentante speciale del presidente, ha concluso la sua prima visita ufficiale nel territorio danese senza invito, tra proteste locali e trattative diplomatiche in corso.

L'inviato speciale degli Stati Uniti per la Groenlandia, Jeff Landry, ha dichiarato che Washington deve rafforzare la propria presenza sull'isola artica. "Penso che sia tempo che gli Stati Uniti rimettano piedi in Groenlandia", ha detto Landry all'Agence France-Presse mercoledì 20 maggio, al termine della sua prima visita da quando è stato nominato a dicembre 2025. L'inviato, che è anche governatore repubblicano della Louisiana, ha aggiunto che "la Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti" e che il presidente sta valutando di potenziare le operazioni di sicurezza nazionale e di riattivare alcune basi militari sul territorio.

La visita di Landry, durata dalla domenica al mercoledì, si è svolta senza un invito ufficiale delle autorità locali e ha suscitato controversie. L'esercito statunitense dispone attualmente di una sola base in Groenlandia, quella di Pituffik, nel nord, mentre durante la guerra fredda gli impianti militari americani erano diciassette. Washington vuole aprire tre nuove basi nel sud dell'isola, secondo recenti notizie di stampa. Un patto di difesa del 1951, aggiornato nel 2004, permette già agli Stati Uniti di aumentare il dispiegamento di truppe e di rafforzare le installazioni militari, a condizione di informare in anticipo la Danimarca e la Groenlandia.

Il presidente Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti devono controllare la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, affermando che altrimenti il territorio rischierebbe di finire nelle mani della Cina o della Russia. L'isola si trova sulla rotta più breve tra la Russia e gli Stati Uniti per i missili, possiede giacimenti inesplorati di terre rare e potrebbe assumere un ruolo strategico con lo scioglimento dei ghiacci polari e l'apertura di nuove rotte marittime. A gennaio Trump ha fatto un passo indietro rispetto alle minacce di impadronirsi dell'isola, ed è stato istituito un gruppo di lavoro tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per affrontare le sue richieste.

Secondo il New York Times, trattative riservate sul futuro della Groenlandia sono in corso a Washington e i leader groenlandesi sono preoccupati per la direzione che stanno prendendo. Gli Stati Uniti starebbero chiedendo un ruolo molto più ampio sull'isola, non così drastico come la sua annessione, ma con un controllo significativo sugli affari economici e di sicurezza. L'amministrazione Trump vorrebbe ottenere un potere di veto effettivo sugli investimenti di una certa dimensione, per escludere concorrenti come Russia e Cina, e sta spingendo per inserire una clausola permanente in un accordo militare di vecchia data: se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, le truppe statunitensi resterebbero comunque sull'isola.

Il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha incontrato Landry lunedì insieme al ministro degli esteri Mute Egede. Pur definendo i colloqui "costruttivi", Nielsen ha sottolineato di non aver visto "alcun segnale che qualcosa sia cambiato" nella posizione degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a margine di un forum economico, ha aggiunto: "Anche se il desiderio del 'padrone' di garantirsi il controllo della Groenlandia è completamente irrispettoso, siamo obbligati a trovare una soluzione". Le autorità groenlandesi e danesi hanno ribadito che solo la Groenlandia può decidere del proprio futuro.

In un'intervista al quotidiano groenlandese Sermitsiaq, Landry ha cercato di alimentare le aspirazioni di indipendenza dell'isola. "Penso che esistano opportunità incredibili che potrebbero permettere ai groenlandesi di passare dalla dipendenza all'indipendenza", ha detto. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei groenlandesi è favorevole all'indipendenza dalla Danimarca, ma il governo locale non ha progetti immediati in questa direzione, soprattutto per l'economia dell'isola, fortemente dipendente da Copenaghen.

La visita ha generato malumore anche per la presenza di un medico statunitense al seguito di Landry, che ha detto alla televisione danese TV2 di essere lì "per valutare i bisogni medici" della popolazione. Danimarca e Groenlandia avevano già respinto a febbraio l'offerta di Trump di inviare una nave ospedale militare. La ministra della salute groenlandese, Anna Wangenheim, ha criticato la presenza del medico americano dichiarando che "i groenlandesi non sono cavie in un progetto geopolitico". Il sistema sanitario pubblico è una delle principali ragioni per cui i groenlandesi rifiutano l'idea di unirsi agli Stati Uniti, secondo il New York Times, perché temono di perdere la propria rete di protezione sociale di stampo scandinavo.

L'amministrazione Trump sta ampliando le operazioni in Groenlandia e riattivando vecchie basi militari per esercitazioni nell'Artico. Questa settimana gli Stati Uniti inaugurano un nuovo consolato a Nuuk, un edificio moderno nel centro della capitale soprannominato "Trump towers" da alcuni residenti. Investitori americani, inclusi alleati del presidente, stanno cercando affari nei settori dell'acqua, dei minerali e dell'energia, e un ex consigliere della prima amministrazione Trump ha proposto la costruzione di un grande data center in un fiordo remoto. Secondo Rasmus Sinding Søndergaard, ricercatore in politica estera americana presso il Danish Institute of International Studies sentito dalla BBC, Landry ha adottato un tono conciliante durante la visita, segnando "un cambio di tattica: l'approccio ora è cercare di fare amicizia con le persone, piuttosto che costringerle".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Grosseto, bagni “gender” a scuola: esplode il caso politico


Scintille tra Fratelli d’Italia e Provincia sui simboli inclusivi nei servizi dell’Its Eat

Una polemica politica e culturale, nata da alcune immagini pubblicate sui social e rapidamente diventata oggetto di scontro tra maggioranza e opposizione sul tema dell’inclusione negli spazi scolastici. A riportare la notizia è stato il quotidiano La Nazione, che ha raccontato il caso dei bagni “gender” realizzati all’interno della sede dell’Its Eat, l’Istituto tecnologico superiore dedicato a enogastronomia, accoglienza e turismo, ospitato negli spazi dell’ex centro per l’impiego di Grosseto.

Al centro della discussione vi sono le porte dei servizi igienici della struttura, contraddistinte non soltanto dai tradizionali simboli uomo-donna o da quello dedicato alle persone con disabilità, ma anche da adesivi grafici dal tono ironico e simbolico: tra questi una donna incinta, Batman, una sirena e un alieno. Una scelta comunicativa pensata, secondo i promotori del progetto, per rappresentare un’idea di inclusione e accessibilità universale all’interno di un ambiente scolastico frequentato da studenti provenienti da percorsi e contesti differenti.

Le immagini delle porte dei bagni, presenti nella struttura da oltre un anno, sono finite al centro del dibattito pubblico dopo la pubblicazione di un post Facebook del deputato di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi. Nel messaggio, accompagnato dalla fotografia dei cartelli, il parlamentare grossetano ha scritto: “Direbbe il poeta: non so se il riso o la pietà prevale. Provincia di Grosseto, cittadella dello studente”. Un intervento che in poche ore ha generato centinaia di commenti e reazioni sui social network, tra ironia, critiche e prese di posizione politiche.

La replica è arrivata dal presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, che ha difeso la scelta definendola coerente con i principi di inclusione e rispetto della persona. “Quegli spazi, ha dichiarato Limatola, sono stati realizzati con un’idea semplice ma importante: fare in modo che ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e libera di vivere un ambiente formativo senza disagio o discriminazioni”. Il presidente della Provincia ha inoltre accusato Rossi di voler alimentare una polemica social anziché concentrarsi sulle questioni amministrative del territorio.

Lo scontro si è ulteriormente irrigidito nelle ore successive con una nuova nota diffusa dal deputato di Fratelli d’Italia, che ha accusato Limatola di essere “suddito della cultura woke” e di trasformare “le porte di un gabinetto in una crociata ideologica”. Rossi ha parlato di “ideologia radical chic” sostenendo che la Provincia dovrebbe occuparsi prioritariamente di viabilità, edilizia scolastica e manutenzione delle strutture pubbliche.

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realme C100 5G arriva in Italia: tanta autonomia, display a 144Hz e prezzo da 239,99 euro


realme C100 5G è il nuovo smartphone della Serie C pensato per chi cerca un dispositivo accessibile, resistente e capace di accompagnare senza troppi pensieri la giornata. Il brand lo presenta come il nuovo “Campione della resistenza”, puntando su tre elementi molto concreti: una batteria da 6600 mAh, una struttura rinforzata con protezione ArmorShell™ e un display fluido con refresh rate a 144Hz.

Il nuovo modello arriva in Italia con un prezzo di partenza di 239,99 euro e si rivolge soprattutto a chi usa molto lo smartphone tra social, video, navigazione, chiamate, gaming leggero e spostamenti quotidiani. Non è un prodotto che vuole colpire solo con l’estetica, ma soprattutto con affidabilità, autonomia e resistenza nel tempo.

Batteria da 6600 mAh per un’autonomia molto estesa


Uno dei punti centrali di realme C100 5G è senza dubbio la batteria. L’unità da 6600 mAh promette un’autonomia superiore alla media della categoria e nasce per ridurre la dipendenza da power bank e ricariche frequenti durante la giornata.

Secondo quanto comunicato da realme, anche con un utilizzo intenso fatto di GPS, video, chiamate e social, lo smartphone sarebbe in grado di mantenere oltre il 50% di carica residua dopo una giornata completa. È un dato interessante soprattutto per chi passa molte ore fuori casa, viaggia spesso o semplicemente non vuole controllare continuamente la percentuale della batteria.

La batteria integra anche la tecnologia Bionic Repair, pensata per contribuire alla protezione interna della cella e migliorarne la longevità nel tempo. realme parla di una durata stimata fino a oltre 6 anni, un dettaglio importante in un periodo in cui molti utenti cercano smartphone capaci di restare efficienti più a lungo.

A questo si aggiunge il sistema Bypass Longevity Charging, che durante sessioni di gaming o streaming alimenta direttamente la scheda madre, riducendo il calore generato dalla batteria. È una soluzione utile non solo per contenere le temperature, ma anche per preservare i componenti interni nel lungo periodo.

La ricarica rapida arriva a 45W, mentre la ricarica inversa da 6,5W consente di alimentare piccoli accessori compatibili, come auricolari o altri dispositivi di emergenza. realme dichiara inoltre un funzionamento stabile in un intervallo di temperature molto ampio, da -20°C a 53°C, un elemento che rafforza l’idea di smartphone pensato per l’uso quotidiano in condizioni diverse.

Resistenza di grado militare con protezione ArmorShell™


Oltre all’autonomia, realme C100 5G punta molto sulla robustezza. Il dispositivo integra la protezione ArmorShell™ a 360°, una struttura pensata per migliorare la resistenza agli urti, alla pressione e agli incidenti più comuni di tutti i giorni.

Il telaio interno in lega di alluminio, secondo realme, aumenta la resistenza alla piegatura del 300% e può sopportare pressioni fino a 25 kg. Sono numeri che rendono il prodotto interessante per chi cerca uno smartphone meno delicato, magari da usare al lavoro, in viaggio, all’università o in situazioni in cui il rischio di cadute e urti è più alto.

La certificazione MIL-STD 810H conferma l’attenzione alla resistenza. Il dispositivo ha superato oltre 14.000 micro-test tra cadute e impatti da 26 angolazioni differenti. Non significa che lo smartphone sia indistruttibile, ma indica una progettazione più attenta alla durabilità rispetto ai modelli entry e mid-range più tradizionali.

C’è anche la certificazione IP64, che protegge da polvere e schizzi d’acqua. Questo rende realme C100 5G più adatto all’uso quotidiano senza troppe preoccupazioni, ad esempio sotto una pioggia leggera o in caso di piccoli incidenti domestici.

Display a 144Hz con luminosità fino a 900 nit


Sul fronte visivo, realme C100 5G integra un display Ultra Bright con frequenza di aggiornamento a 144Hz. Si tratta di una caratteristica molto interessante in questa fascia di prezzo, perché permette una maggiore fluidità nello scorrimento delle pagine, nella navigazione tra le app e nei giochi compatibili.

La luminosità di picco dichiarata è di 900 nit, un valore utile per migliorare la leggibilità all’aperto e sotto la luce diretta del sole. Per chi utilizza spesso lo smartphone in mobilità, questo può fare la differenza nella consultazione di mappe, messaggi, notifiche e contenuti multimediali.

Il pannello utilizza tecnologia LCD Eye-Comfort con DC Dimming, progettata per ridurre lo sfarfallio e rendere la visione più confortevole anche in ambienti poco illuminati. È un dettaglio da non sottovalutare per chi legge molto dallo smartphone o passa diverse ore al giorno davanti allo schermo.

Raffreddamento VC e fluidità certificata per 48 mesi


realme ha lavorato anche sulla gestione delle temperature. C100 5G integra un sistema di raffreddamento a camera di vapore, indicato come il più grande del segmento. La superficie supera i 5300 mm² e consente, secondo il brand, di ridurre la temperatura fino a 2°C durante le sessioni più intense.

Questo sistema è pensato per limitare i cali di prestazioni durante gaming, streaming e utilizzi prolungati. In uno smartphone economico, la gestione termica può incidere molto sull’esperienza d’uso, soprattutto quando il dispositivo viene stressato per parecchio tempo.

realme parla inoltre di una fluidità certificata per 48 mesi, quindi fino a quattro anni di utilizzo mantenendo un’esperienza reattiva. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: realme C100 5G non vuole essere solo uno smartphone conveniente al momento dell’acquisto, ma un prodotto pensato per durare nel tempo.

Colori, versioni e prezzo in Italia


realme C100 5G è disponibile in Italia nelle colorazioni Blooming Purple e Sprouting Green. Le configurazioni previste sono due: la versione 4GB + 128GB, proposta al prezzo consigliato di 239,99 euro, e la versione 4GB + 256GB, disponibile a 279,99 euro.

Il nuovo smartphone è acquistabile presso i principali rivenditori e su Amazon. Da Euronics e MediaWorld arriva nelle versioni 4GB + 256GB in Blooming Purple e 4GB + 128GB in Sprouting Green. Da Unieuro sarà disponibile la variante 4GB + 256GB in Sprouting Green e la 4GB + 128GB in Blooming Purple. Trony proporrà la versione 4GB + 128GB in Sprouting Green, mentre su Amazon sarà disponibile la variante 4GB + 128GB in Blooming Purple.

Fino al 4 giugno, la versione da 4GB + 256GB sarà proposta al prezzo promozionale di 269,99 euro presso Unieuro, MediaWorld, Euronics, Trony ed Expert.

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Ucraina nell'Ue, la mossa di Merz: «Subito membro associato senza diritto di voto »


Il cancelliere tedesco Merz propone un'adesione "associata" per l'Ucraina: Kiev entrerebbe subito nelle istituzioni (senza voto) e otterrebbe la protezione della clausola di mutua difesa, anticipando i tempi lunghi della burocrazia europea.
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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato una lettera ai vertici dell'Unione europea proponendo uno status di «membro associato» per l'Ucraina, in attesa della piena adesione. La formula consentirebbe a Kiev di partecipare alle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio Ue senza diritto di voto, di avere un rappresentante nella Commissione e delegati al Parlamento europeo. Merz sostiene che il processo di adesione tradizionale richieda tempi troppo lunghi e che, in vista dei negoziati di pace, servano «soluzioni innovative».

La proposta prevede anche l'estensione della clausola di mutua difesa dell'articolo 42.7 del Trattato Ue, creando una garanzia di sicurezza sostanziale per l'Ucraina. L'acquis comunitario verrebbe applicato progressivamente, mentre il bilancio europeo si estenderebbe gradualmente. Merz riconosce che l'idea solleverà dubbi politici e giuridici, ma ritiene che le questioni siano risolvibili con un approccio costruttivo.

La mossa tedesca riflette la pressione crescente per ancorare Kiev all'Occidente senza attendere i complessi meccanismi di ratifica, segnalando un possibile cambio di strategia europea verso i Paesi candidati in contesti di crisi.


L’Ungheria post-Orbán al banco di prova dell’Europa


Péter Magyar si prepara a guidare l'Ungheria dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni legislative, ponendo fine a quattordici anni di governo di Viktor Orbán. Il cambio alla guida di Budapest rappresenta per Bruxelles l'opportunità di sbloccare novanta miliardi di euro destinati all'Ucraina, congelati proprio dal veto ungherese, e di riportare il Paese nell'alveo dello Stato di diritto europeo.

Per l'Italia, questa transizione ha implicazioni dirette: dal punto di vista economico, perché le imprese italiane presenti in Ungheria potrebbero beneficiare di una maggiore stabilità normativa e di un accesso più agevole ai fondi europei; dal punto di vista politico, perché viene meno il principale alleato di Giorgia Meloni nel Consiglio europeo quando si trattava di negoziare su immigrazione e sovranità nazionale.

Perché gli ungheresi hanno voltato le spalle a Orbán
Con un’impennata dei prezzi nel carrello che ha raggiunto livelli record in Europa, il “modello Budapest” ha mostrato la sua fragilità: la retorica della sovranità non basta più a riempire i piatti di una classe media che si scopre, improvvisamente, più povera e più sola.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Il nodo ucraino e la credibilità finanziaria dell'Unione


Il prestito da novanta miliardi di euro all'Ucraina, concordato dai Ventisette, era rimasto in sospeso a causa della posizione ungherese. Orbán aveva subordinato il via libera a garanzie sulla tutela della minoranza ungherese in Transcarpazia e a una revisione delle sanzioni contro Mosca. Magyar, pur mantenendo una linea conservatrice, ha chiarito di non voler utilizzare la politica estera come strumento di ricatto interno. Il disgelo atteso permetterebbe a Bruxelles di erogare le risorse promesse a Kiev entro l'estate, sostenendo la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e il pagamento delle pensioni. Per l'Italia, che ha contribuito con circa dodici miliardi al pacchetto complessivo di aiuti europei all'Ucraina dal 2022, si tratta di un tema di credibilità politica: l'incapacità di mantenere gli impegni finanziari verso un Paese in guerra minerebbe la posizione europea nel G7 e nei confronti degli Stati Uniti.

La questione non riguarda solo l'Ucraina. Il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, introdotto nel 2020 e applicato per la prima volta proprio contro l'Ungheria, ha sospeso circa sette miliardi di fondi strutturali destinati a Budapest. L'arrivo di Magyar, che ha fatto della lotta alla corruzione uno dei pilastri della campagna elettorale, potrebbe accelerare la revisione del sistema giudiziario ungherese e delle regole sugli appalti pubblici, condizioni necessarie per lo sblocco delle risorse. Le imprese italiane attive in Ungheria, soprattutto nei settori automotive e agroalimentare, guardano con interesse a una normalizzazione che faciliterebbe la partecipazione ai bandi europei e ridurrebbe i rischi legali legati a una governance opaca.

Lo Stato di diritto come banco di prova della riforma ungherese


La Commissione europea ha indicato tre priorità per l'Ungheria: l'indipendenza della magistratura, la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e la libertà dei media. Sotto Orbán, il Paese ha visto una concentrazione senza precedenti del potere esecutivo, con nomine politiche nei tribunali e un controllo stretto sui principali gruppi editoriali. Magyar dovrà dimostrare rapidamente di voler invertire la rotta. La superiorità in parlamento gli consente di modificare la Costituzione senza negoziare con l'opposizione, ma lo espone al rischio di riprodurre lo stesso modello autoritario che ha contribuito a sconfiggere. Bruxelles osserverà con attenzione le prime mosse: la nomina di giudici indipendenti alla Corte costituzionale, la revisione della legge sui media e l'apertura di inchieste sulla gestione dei fondi Ue negli ultimi anni.

Per l'Italia, la vicenda ungherese ha un valore simbolico. Il governo Meloni ha finora evitato scontri diretti con Bruxelles sullo Stato di diritto, ma ha difeso Orbán in più occasioni, sostenendo che le regole europee venissero applicate in modo selettivo. Il cambio di regime a Budapest toglie un argomento ai critici della Commissione, ma crea anche un precedente: se l'Ungheria riuscirà a riformarsi rapidamente e a riconquistare la fiducia europea, dimostrerà che il meccanismo di condizionalità funziona. Se invece Magyar deluderà le aspettative, Bruxelles dovrà interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di pressione a sua disposizione. In entrambi i casi, l'Italia osserverà da vicino, consapevole che ogni decisione presa su Budapest potrebbe diventare un precedente applicabile anche a Roma, qualora emergessero tensioni su riforme del sistema giudiziario o sulla gestione del PNRR.

Le domande de L'Analista


Magyar riuscirà a resistere alla tentazione di consolidare il potere personale nonostante la supermajorità parlamentare, o l'Ungheria sostituirà semplicemente un leader autoritario con un altro?

In che misura il disgelo tra Budapest e Bruxelles modificherà gli equilibri politici nel Consiglio europeo, indebolendo la posizione dei governi che avevano fatto dell'Ungheria di Orbán un alleato nelle battaglie contro Bruxelles?


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