Perché negare il riscaldamento climatico è un errore dal punto di vista strettamente logico-decisionale.


Per far capire la cosa ai non addetti ai lavori eviterò la parte matematica del discorso limitandomi ad una descrizione dei processi decisionali.

Nel nostro modo di prendere decisioni, serie e non insensate, sono due i parametri che si utilizzano anche se non ce ne rendiamo conto: la probabilità dei singoli eventi conseguenze delle scelte che si possono intraprendere e l'utilità delle conseguenze delle scelte stesse.

Per prendere una decisione quindi occorre stabilire per prima cosa quali sono le decisioni che si possono prendere ed esaminare in dettaglio e in modo esaustivo le conseguenze di queste decisioni.
Si costruisce così un albero decisionale dove ad ogni nodo corrisponde una decisione e ad ogni decisione corrispondono conseguenze con probabilità differenti e utilità differenti.

Nel nostro caso si possono avere due casi: o il riscaldamento climatico causato dall'incremento dell'anidride carbonica in ambiente non esiste, come affermano alcuni anche se in minoranza, o il suddetto riscaldamento dipende proprio dall'aumento dell'anidride carbonica dovuto ai combustibili fossili.

Un decisore normale, ovvero né psicotico né neurotico né ottimista patologico né paranoico, in assenza di informazioni, darà alle due possibilità inizialmente un valore di probabilità del 50% se è completamente ignorante della materia.
Se comincia a studiare e farsi un'opinione sulla base di articoli scientifici, argomentazioni induttive su base sperimentale, aggiornerà tale opinione mediante l'applicazione del teorema di Bayes facendosi un'opinione personale con un nuovo valore di probabilità che non sarà né zero né 100% fra le due.

Una volta aggiornata tale probabilità dovrà costruire due rami principali del sistema decisionale, da una parte con le conseguenze se il riscaldamento climatico è vero e l'altro se il riscaldamento globale è falso.

Se è falso si potrà continuare con l'uso di combustibili fossili definendo l'utilità dell'uso di questi. Naturalmente per un Paese produttore l'utilità sarà elevata e siccome gli effetti sul clima sarebbero nulli il prodotto di utilità e probabilità darebbe un valore elevato.

Nel caso di un Paese utilizzatore viceversa il prodotto sarebbe di valore molto modesto.

Se si esamina l'altro ramo del sistema decisionale, ovvero quello che ammette il riscaldamento climatico, l'utilità per i Paesi produttori sul breve termine sarebbe molto bassa, viceversa sul lungo termine sarebbe molto alta l'utilità di trasformare l'industria locale in una industria che non produce e consuma prodotti petroliferi in quanto il riscaldamento globale andrebbe ad incidere pesantemente su tutte le altre filiere produttive e commerciali danneggiandole in modo talmente grave da costringere gli Stati ad utilizzare tutte le loro riserve per sopravvivere. Viceversa anticipare i tempi per trasformare il sistema produttivo in un sistema libero dall'anidride carbonica e altri gas serra permetterebbe a questi Paesi di svilupparsi armoniosamente e non perdere il vantaggio economico ottenuto fin qui dalla vendita di combustibili fossili.

Quindi per questi Paesi il risultato da comparare con quello dell'assenza di pericolo per l'ambiente è probabile che porti ad accettare la transizione energetica piuttosto che trovarsi tra cinquant'anni tagliati fuori dallo sviluppo economico con pesanti danni economici. Naturalmente il ragionamento vale se non si è difronte a decisori psicotici che danno probabilità soggettive molto basse ad una situazione di incertezza come quella che riguarda la verità o falsità dell'aumento delle temperature mondiali causate dall'anidride carbonica. Per un decisore totalmente ignorante (probabilità del 50% o intorno al 50%) sicuramente anche per i Paesi produttori il prodotto di utilità e probabilità darebbe come risultato la necessità del passaggio alla transizione energetica.

Il caso dei Paesi non produttori è evidentemente a favore della transizione perché l'utilità di continuare a bruciare combustibili fossili con costi macroeconomici sempre crescenti è talmente bassa rispetto all'utilità di passare all'uso di energie rinnovabili da rendere questa la soluzione migliore.

Quindi continuare a usare combustibili fossili è logicamente un errore per tutti, sia che sia probabilisticamente vero sia che il fenomeno del riscaldamento climatico non sia dovuto alla CO2.

Se non si procede in questo modo lo dobbiamo al fatto che abbiamo dei governi condotti da persone con gravi turbe del sistema decisionale che non dovrebbero governare i Paesi, ma essere curate per la loro malattia mentale.

Purtroppo ormai ci siamo talmente abituati al fatto che i pazzi riescono a convincere anche i sani di mente che non ci meravigliamo più degli errori decisionali di capi di governo che sbagliano probabilità ed utilità per le loro nazioni perché pensano di sostituirle con quello loro personali, ma anche questo è un sintomo grave di malattia mentale.