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Una attenta analisi rivela come l’industria italiana abbia giovato molto allo sforzo economico tedesco


Con l’occupazione del nord Italia i tedeschi entravano in possesso di una vasta quantità di impianti industriali. L’aggiunta non è da considerarsi di poco conto: nel 1939 la percentuale tedesca sul prodotto industriale mondiale era del 10.7% e quella italiana del 2.7%. Nonostante il totale alleato contasse nel 1943 il 70% del prodotto industriale mondiale l’aumento di circa un quarto della capacità produttiva era un fattore non trascurabile. (Harrison 10-11)
L’8 settembre è la data anche di un altro importante avvenimento. Albert Speer riesce finalmente a prevalere sul piano politico e ad accentrare tutta la produzione bellica tedesca nelle mani del suo ministero, sarà dunque lui ad occuparsi in prima persona della riorganizzazione economica italiana. La decisione di Speer fu quella di incorporare la rete di produzione italiana in quella del Grossraum. Kesselring si oppose ritenendo che le industrie italiane avrebbero dovuto rifornire esclusivamente il teatro italiano, ma i numeri sulla carta apparivano troppo abbondanti in quanto non tenevano conto della reale capacità di un apparato male organizzato, di una rete ferroviaria seriamente danneggiata e la mancanza di materiali. Le ferrovie in particolare erano particolarmente vulnerabili essendo i collegamenti sostenuti da numerosi ponti, gallerie e una rete non particolarmente fitta che si concentrava in località come Bologna e Torino.
Gli alleati tuttavia non si resero conto di questa intrinseca debolezza e proseguirono fino al 1944 inoltrato con attacchi sporadici al sistema logistico italiano.
I tedeschi scoprirono con loro grande sconcerto che i dati industriali erano stati manipolati da grandi firme come la FIAT per permettere la costituzione di stock di materiali. Leyers suppone che gli imprenditori vedendo il rapido decorso della guerra fossero intenzionati a riprendere il più presto possibile le loro attività una volta arrivata la pace.
I tedeschi cominciarono le requisizioni che dal 15 settembre fino al 31 ottobre fruttarono loro 4.800 macchine da officina, 70.000 tonnellate di materiali grezzi o semilavorati e 100.000 pneumatici che andarono ad alleviare la grave scarsità di gomma nel Reich.
Lo sfruttamento riguardò anche la manodopera. A Norimberga Speer testimoniò di aver impiegato dai 400.000 ai 600.000 soldati italiani prigionieri trattati a condizioni paragonabili a quelle degli ostarbeiter russi. La mortalità nei campi sarà molto alta, circa 40.000 saranno i lavoratori che non ce la faranno. L’importanza di questa manodopera è testimoniata dalle impressionanti cifre riguardo l’economia tedesca. Ulrich Herbert le cui cifre saranno poi riprese da Tooze, Overy, Harrison e Zamagni contava che il 46% dell’agricoltura e circa un terzo dei comparti metallurgici, chimici e edili fossero stranieri ai lavori forzati.
In Italia la produzione continuava nelle principali firme anche se a ritmo ridotto a causa dei numerosi sequestri e dell’imposizione sugli operai di misure restrittive alquanto gravose, soprattutto per ciò che riguardava l’alimentazione.
Nel dicembre 1943 scoppiarono scioperi a catena in tutte le città del nord a partire dallo stabilimento di Mirafiori a Torino. Circa 50.000 tra uomini e donne disertarono il lavoro. I lavoratori protestavano contro i bassi salari e la minaccia della fame. Le razioni in effetti erano tra le più basse in Europa. Per il pane ai tedeschi spettavano 286g al giorno, ai francesi 275, ai norvegesi 260, ai belgi 224, ai croati 214 e agli italiani 150. Per la carne era anche peggio in quanto le requisizioni erano andate avanti fino a quel momento riducendo le razioni ad un terzo di quelle tedesche e croate per un totale di 100g al giorno. Per i grassi la riduzione era stata più marcata a causa dell’invasione del sud Italia e la diminuzione di produzione di olio di oliva nell’ordine dell’80%.
La reazione delle forze di sicurezza tedesche fu di totale repressione. Ribbentrop autorizzò la deportazione di tutti gli scioperanti e l’esecuzione dei loro leader come riconosciuti comunisti. La dura reazione aumentò di molto le file della Resistenza: per sfuggire alla deportazione in molti si dettero alla macchia.
Il CLN organizzò un nuovo sciopero per il febbraio 1944 che tuttavia ebbe solo parziale successo in quanto le durissime misure repressive avevano instillato il terrore in molti operai che si recarono comunque al lavoro. La reazione contro questo nuovo sciopero fu più accomodante in quanto la deportazione di così tanti lavoratori specializzati avrebbe solamente ingrossato le file partigiane e arrestato per lunghissimi periodi la produzione in molti stabilimenti.
In aprile le razioni alimentari vennero nuovamente tagliate. Le manifestazioni e le resistenze aumentarono facendo declinare la produttività totale.
Nonostante il declino produttivo lo sfruttamento tedesco rese molto bene, dall’occupazione fino al luglio 44 senza contare le requisizioni, il totale di merci prodotte è stato stimato in 1.989.100.000 marchi. Di queste solamente il 55% riguarderà articoli direttamente collegati con lo forzo bellico lasciando il 45% a beni di consumo.
Una attenta analisi rivela come l’industria italiana abbia giovato molto allo sforzo economico tedesco. Nonostante gli scioperi, la scarsità di materiali e gli attacchi dei partigiani, il prodotto industriale destinato alla Germania era di molto superiore a quello che le truppe nel sud richiedevano per mantenere il fronte.
Il successo dello sfruttamento tuttavia dipendeva molto dai collegamenti ferroviari in rapido deterioramento ovunque nel Reich. Dopo la primavera del 1944 la generale scarsità di carbone e la massima priorità data ai convogli militari sul poco materiale rotabile rimasto in Italia paralizzò l’attività economica causando una rapida diminuzione della produttività che perdurò fino alla liberazione.(Boelke 676)
Simone Giannotti, L’economia di guerra dell’Asse in Europa, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, 2013

#1943 #1944 #alimenti #alleati #deportazione #fabbriche #Germania #guerra #industria #Italia #manodopera #nazisti #operai #requisizioni #scioperi #SimoneGiannotti

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maknongan / giacinto scelsi


https://youtu.be/-zZiZrLd2aw?si=KaB–jKoZpDhhR0E

#EmilianoAmadori #experimentalMusic #GiacintoScelsi #Maknongan #musicaSperimentale

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Parco di Cibali, i vincoli della discordia


“Abbiamo il Parco a Cibali”, “La nostra lotta ha pagato”. Sono alcune delle reazioni alla proposta di vincolo massimo di tutela, avanzata dalla Soprintendenza su alcune aree laviche cittadine, tra cui buona parte dei cosiddetti Orti della Susanna, spazio destinato a Centro Direzionale dal Piano Piccinato, di cui oggi si discute il futuro utilizzo.

Un’esultanza che andrebbe […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/27/parc…

#CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #DipartimentoAmbienteRegioneSicilia #OrtiDellaSusanna #RegioneSiciliana #SoprintendenzaCatania


La sciara e l’acqua. Salviamo gli Orti della Susanna


Le cosiddette “sciare”, in passato considerate aree povere, sterili, di scarso valore e praticamente inutili, se non addirittura un problema, sono state oggi rivalutate da vari punti di vista.

Partiamo dall’importanza che hanno dal punto di vista idrogeologico e dal ruolo che hanno sempre svolto nel difendere la Città dagli episodi alluvionali più intensi, agevolando anche la […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/06/27/la-s…

#acqua #CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #Sciara #verdePubblico #verdeUrbano


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telegrammici segnali per investire con le crypto! (pubblicità canali Telegram assurde)


Le pubblicità dentro #Telegram diventano in qualche modo sempre più pazze più il tempo passa, anziché morire, come francamente ben gli starebbe a quell’omm ‘e carton’ di Durov, che da anni non fa altro che infrangere promesse… almeno, credo siano più pazze. Sicuramente quelle del circuito di Telegram stesso sono quantomeno legali, cosa di base che storicamente per i circuiti autogestiti sulla piattaforma (quelli dei canali italiani di merda da decine di migliaia di iscritti, per capirci) non è vera, però questo comunque non vuol dire che siano pubblicità buone o sensate… sono solo pazze. 👹

Tipo, l’altro giorno mi è uscita la pubblicità per questo canale che, a primo impatto, senza guardarci troppo pareva la solita roba cryptobro… e lo è, ok, ma è più assurdo: Luca Moretti Segnali. Anche perché, la stessa identica pubblicità è uscita 2 giorni prima ad altri, e di nuovo oggi a me, ossia 2 giorni dopo; francamente, casi simili a questo me ne sono capitati, ma mai così uguali, quindi sospetto questo sia un segnale… e no, non intendo un segnale di investimento crypto, come quelli attorno ai quali il canale è incentrato, ma un classico segnale dai miei soliti spiriti domestici. Vabbé, la cosa molto strana è che la pubblicità dice, con una foto: “Clicca qui per unirti al migliore canale crypto!” (e fin qui ci sarebbe solo da ridere), “Accesso limitato — rimangono solo 6 posti!“… e qui mi viene ovviamente da piangere, perché il canale in questione è pubblico, quindi non può avere un limite di posti intrinseco, ed ovviamente dubito che l’admin vada a manina a togliere eventuali persone entrate come settime o più dopo il piazzamento della pubblicità… visto che vorrebbe dire buttare i soldi della pubblicità, semplicemente, oltre ad essere di per sé una pessima strategia di crescita. 🤨
[...], [23/07/2025 10:40]hey durov 👋💖💣, [25/07/2025 15:18]ma che cazzo di 6 posti che è un canale pubblico che cazzo di pubblicità di cazzoLuca Moretti | Segnali4.19K subscribersChannel createdFebruary 15, 2024Luca Moretti | Segnali🚀 Benvenuto su Luca Moretti – il tuo canale crypto dedicato ai segnali di trading!Qui troverai operatività reale, segnali precisi, gestione del rischio e aggiornamenti costanti dal mercato.Ogni trade è pensato per la performance, con l’obiettivo di crescere passo dopo passo, con disciplina e chiarezza.💬 Se sei nuovo, attiva le notifiche e segui ogni aggiornamento.📝 Per domande o feedback, scrivimi in privato 🔽@LucaCriptoCi aspettano tante occasioni – iniziamo insieme! 🔥
Sarebbe poi finito tutto qui, a marcire nel dimenticatoio, se solo stasera non mi fosse riapparso… e invece, essendo esasperata, l’ho quindi dovuto guardare meglio, giusto per sfizio… ed è stranissimo. È creato da febbraio 2024, ma ha un intero buco di postaggio fino a novembre 2024, in cui l’admin ha pubblicato giusto un post di presentazione, senza collegamenti esterni se non l’username al suo profilo (dove ugualmente non c’è niente), per poi avere un altro cratere di pubblicazione, fino al 12 giugno di quest’anno, in cui pare aver iniziato a pubblicare diverse volte al giorno post relativi appunto ai segnali crypto. E — per quanto devo premettere che non so una mazza dell’argomento, quindi attenzione, che non si prenda quello che sto per dire come una critica dei contenuti, ma giusto come osservazione personalissima — i post sono assolutamente tutti uguali: mette screenshot della roba, scrivendo punto d’ingresso, target, stop loss, e sempre lo stesso paragrafo di avvertimento simil-guida copincollato alla fine: “È fondamentale rispettare il risk management: dopo il primo target, spostare lo stop loss al punto d’ingresso“… crazy!!! (Ogni tanto ci sono dei post riepilogativi, e in tutto il canale ci sono 2 o 3 post di svago, ma comunque bene o male questo è un eterno ritorno.) 😤

La cosa veramente strana, a mio avviso, è che non ci sono funnel verso altre cose. In genere, coloro che propongono i segnali o il vattelappesca sono truffatori, che mettono in piedi la loro cosa appunto solo per portare il traffico verso qualche altra cosa che faccia guadagnare loro… ma qui no, non c’è di per sé nessun elemento sospetto in atto… è così assurdo!!! Potrebbe spuntare fuori qualcosa in futuro magari, quando ci sarà dentro più gente, chi lo sa… ma per ora è assolutamente tutto pulito, quindi bravo Luca! Detto ciò, però, mi chiedo a proposito da dove vengano questi quattromila seguaci (che sono comunque un minimo attivi per giunta, perché ci sono varie reazioni, anche se non sempre)… cioè, tutti dalle pubblicità di ‘sti giorni sarebbe strano, ma sarebbe altrettanto strano se venissero da un anno e mezzo fa a questa parte, col canale vuoto… o forse no, perché, guardando gli ID di quelli che attualmente sono il primo ed il secondo messaggio, si scopre che prima c’erano centinaia di messaggi che sono stati poi cancellati; bah! 😱

Comunque, digressione stupida ma necessaria: ma come è possibile che tutti questi tizi che parlano di investimenti e #crypto e segnali e boh si chiamano sempre Luca di nome, e hanno sempre quest’aria da, passatemi il paragone, nomadi digitali? Ok, magari il mio cervello si sta inventando or ora il primo fatto, e quindi magari mi ricordo male e non tutti questi individui si chiamano Luca… ma giuro, le foto fiere messe lì così le hanno tutti tutti; e di questo canale, non so perché, mi fa specialmente ridere quella impostata per il profilo, che è lui che tiene un trolley da viaggio fuori da qualche parte di sera, e si vedono i muscoli… Vabbuono, nel caso, qualcuno mi segnali eventuali #canali originali, piuttosto. 😴

#canali #crypto #pubblicità #Telegram

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esiste la ricerca: nuovo incontro, a roma, il 5-6-7 settembre 2025, presso lo studio campo boario


ELR - Esiste la ricerca || intestazione
The Traveller Hasteth in the Evening (William Blake, 1793)

l’infaticabile figura di Blake, il “viaggiatore che, nella sera, si affretta”, ci rivela che ESISTE LA RICERCA torna a Roma, allo Studio Campo Boario, grazie ad Alberto D’Amico, presto: da venerdì 5 a domenica 7 settembre 2025.
sempre nella forma live del dialogo non registrato, non pre-scritto, estemporaneo, legato oltretutto alla presenza di libri, editori e collane di ricerca letteraria.

prossimamente qui su slowforward idee e linee possibili dei giorni dell’incontro.

logo dello Studio Campo Boario
instagram.com/studio_campo_boa…

MG / Antonio Syxty / Michele Zaffarano
mtmteatro.it/progetti/esiste-la-ricerca/
con lo
Studio Campo Boario

#2025 #AlbertoDAmico #AntonioSyxty #cambioDiParadigma #dalVivo #dialogo #dialogoEstemporaneo #ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #incontro #live #MarcoGiovenale #MicheleZaffarano #ricercaLetteraria #SCB #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #StudioCampoBoario #TheTravellerHastethInTheEvening #WilliamBlakeù

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two lectures by william burroughs


William S. Burroughs lecture,writing class, June 25,1986, on paranormal, synchronicity, dreams

youtu.be/d-2a0Rti6-Y?si=KioGJX…

Audio recording of a lecture & writing class with students at Naropa University. Poet Allen Ginsberg is also in the audience. Burroughs covers topics including paranormal phenomena, magic, synchronicity, precognition, dreams, his cut-ups technique for writing, & he answers many questions from students & from Ginsberg in a Q & A. He reads from some of his fiction & non-fiction writings. The woman who asks many questions near the end & thanks him at the end I believe is Anne Waldman of Naropa University.


William S. Burroughs lecture, July 20,1976, on paranormal, EVP, text+tape cut-ups, prognostication

youtu.be/xKfS1xemH6U?si=tiykZp…

This audio recording complements the previous one.

In this recording Burroughs covers the cut-up method of writing in some detail, & reads from his own cut-up writings, as well as some by Burroughs’ sometime collaborator Brion Gysin. Burroughs describes how some cut-ups appear to be uncanny prognosticators, accurately predicting future events, according to Burroughs.

He also describes experiments with audio cut-ups using tape recorders. He had intended to play recordings of some of Gysin’s tape experiments at this lecture, but the tapes had not arrived on time. Instead, Burroughs describes some of the cut-up tape experiments.

And he covers other tape experiments that interest him conducted by paranormal investigators & what today is commonly known as EVP (electronic voice phenomena), where tape recorders are supposed to record unexplained mysterious human voices though no such sound input is available to the recorder. Burroughs refers to these as “Paranormal Voices” experiments/phenomena.

Burroughs also makes reference to dreams, the last words of Dutch Schultz, Shakespeare, computers, Homer, Gertrude Stein, James Joyce, T.S. Eliot, & Carl Jung.
There’s a long Q & A session with students at the end.

#AllenGinsberg #AnneWaldman #audio #audioRecording #BrionGysin #BurroughsOnTape #BurroughsLectures #CarlGustavJung #computers #cutUp #cutUp #cutUpTechnique #cutUpsTechnique #cutup #dreams #DutchSchultz #electronicVoicePhenomena #EVP #GertrudeStein #Homer #JamesJoyce #Jung #lecture #lectures #magic #NaropaUninversity #Omero #paranormal #paranormalPhenomena #precognition #prognostication #QA #QuestionAnswer #recording #Shakespeare #synchronicity #TSEliot #tapeExperiments #tapeRecording #textTapeCutUps #WilliamBurroughs #writingClass

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qui comprai la stellanica base per fare il gransupertagliamento…


Ieri mattina tardi (e ovviamente ne scrivo solo il giorno dopo, ops) mi sono fatta coraggio e, nonostante il forno acceso fuori in tutta la città, sono andata al casalinghi cinese a comprare questo affare plasticoso che ogni volta che mi metto a tagliare la carta mi ricordo sempre sarebbe il caso di utilizzare, ma che appunto prima non avevo… la “base di taglio”, o in spagnolo “base de corte”, che penso stia più per “base di curtiell“, ma al diavolo le inprecisazioni ora. (Stranamente, anche questo coso è della marca #Stelan, che senza volerlo mi sta capitando sempre tra le mani quando compro tutta questa roba da cancelleria/ufficio, vai a capire com’è possibile…) 👽
Il prodotto sulla mia scrivania con vario cartone e aggeggi per il lavoro attorno, bustina con l'etichetta al centro.
Boh, è crazy, incredibile, con questo suo materiale particolare, ottimo per evitare di distruggere tappetino e scrivania quando mi metto all’opera. Si, c’è scritto PVC, ma la texture (semiruvida) e soprattutto le vibe che trasmette sono molto diverse da, che cavolo ne so, un tubo in PVC. Però attenzione, perché a primo impatto sembra che in qualche modo strano riesca a non graffiarsi mai in maniera sensibile al tatto, ma se ci si va troppo forte (ovviamente, direi ora, non so cosa mi aspettavo) lo fa… per esempio, più o meno al centro della foto, subito sopra l’area coperta dalla bustina di plastica, quel graffio che si vede al tatto sembra molto peggio di com’è alla vista (invece altri più a destra si sentono meno o niente). 😳

Sicuramente comunque, funziona meglio dell’usare il cartone di Amazon come base di taglio, perché ok, un po’ il suo pure quello lo fa, ma ovviamente si taglia molto velocemente a sua volta, lasciando in giro le briciole e le strisce marroni e diventando pieno di fessure che rendono via via più impreciso il lavoro… e, se non si fa attenzione a sostituirlo in tempo, magari una volta la lama ci passa pure attraverso e va a tagliare quello che c’è sotto… ops. Non è magico ma, per 1 euro e 50 (anche se bisognerebbe vedere quanto dura a lungo andare…), ci sta, è bono quindi ecco, ora posso distruggere la carta con meno ansia. 🙏

(Che poi, in negozio, per qualche motivo, una versione circa 2.5 volte più grande del prodotto costava 5 euro e 30, che è più di 3 volte tanto questo qui… ma forse è stata una cosa buona, perché così, puramente per tirchiaggine, ho preso questo grande circa quanto un foglio A4, che a suo modo è più comodo, perché ci entra sulla mia scrivania senza che io debba spostare completamente la tastiera.)

#BaseDiTaglio #CuttingMat #Stelan

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immagini dalla sonda solare parker


a 6,1 milioni di km dal Sole

youtube.com/shorts/WAyGVBjWcwg…


video NASA pubblicato su fanpage all’indirizzo facebook.com/share/v/1Cf3FeYsU…

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66 Art Collection dal 26/7 al 20/8 2025 a Lieyu.


Lin Shiying – 林世英 porta a Lieyu le opere della classe ’77 dell’Istituto d’Arte di Taiwan.

Inaugurata la mostra collettiva “66 Art Collection 2025”, con opere di 21 artisti, tra cui Lin Shiying – 林世英.


Lin Shiying, artista originario di Shuangkou, nel distretto di Lieyu, ha nuovamente riunito i suoi compagni d’arte per organizzare una mostra collettiva nella sua terra natale. L’inaugurazione si è tenuta lo scorso 26 luglio 2025 presso il Centro Culturale di Lieyu. In qualità di curatore, Lin Shiying ha personalmente curato l’allestimento delle opere più significative di tutti e 21 gli artisti, offrendo una piena rappresentazione dello stile di ciascuno. Le opere spaziano dall’inchiostro tradizionale all’acquerello e altri media, ciascuna con caratteristiche uniche.

Il gruppo “66 Art Collection” è formato da compagni di studi che nel 1977 (anno 66 del calendario della Repubblica di Cina) si sono diplomati nella sezione serale del dipartimento di belle arti dell’allora Istituto d’Arte di Taiwan. Negli ultimi anni, Lin Shiying ha spesso invitato i suoi colleghi a esporre nella sua terra natale, permettendo così agli abitanti di Lieyu e ai visitatori di ammirare da vicino la varietà di espressioni artistiche e la ricchezza delle loro creazioni.

Lin Shiying si è recato personalmente al Centro Culturale per completare l’allestimento della mostra, la quale vanta un’ampia gamma di materiali e linguaggi artistici. Ricordando il passato, Lin racconta che dopo la laurea i compagni si sono dispersi in ogni angolo del mondo, vivendo esperienze lavorative e di vita diverse. Ma dopo oltre quarant’anni si sono ritrovati, con la stessa passione e amore per l’arte di sempre. Per questo hanno deciso di fondare il gruppo “66 Art Collection”, organizzando regolarmente esposizioni in varie località, dove pittori e calligrafi possono confrontarsi e condividere le proprie esperienze creative.

La mostra si svolgerà dal 25 luglio al 20 agosto, con l’inaugurazione ufficiale il 26 luglio alle ore 10:00 presso il Centro Culturale di Lieyu. Gli artisti partecipanti sono: Huang Caisong, Ying Peihua, Fan Lu, Zhong Yuming, Liao Cancheng, Chen Chunzhen, Huang Jinhua, Lü Lihua, Li Qingzhen, Liu Rongshao, Lin Zhenru, Zhou Guangyue, Hu Baogui, Cai Zongzheng, Huang Jinming, Li Junlong, Li Chunying, Cai Shanghong, Huang Cailian, Li Yizhen, Lin Shiying (黃才松、應佩華、范璐、鍾玉明、廖燦誠、陳淳貞、黃金華、呂麗華、李清珍、劉容韶、林真如、周光月、胡寶貴、蔡宗正、黃晉明、李俊龍、李春櫻、蔡尚宏、黃彩戀、李苡甄、林世英).

Ovviamente i succitati nominativi diranno poco o nulla ai lettori, pertanto segue una schematica introduzione degli artisti:

  • Huang Caisong: pluripremiato in esposizioni nazionali e provinciali di inchiostro cinese, ex professore del dipartimento di belle arti della Taipei National University of the Arts, conosciuto e stimato pittore.
  • Ying Peihua: insegnante esterna di arte presso la scuola elementare Jian’an, manager nella divisione design di Yutu Stationery, vincitrice di premi nazionali in acquerello.
  • Lin Shiying: attuale membro del consiglio della China Artists Association, della Kinmen Ink Painting Association, presidente fondatore del Qunying Painting Association; ex direttore artistico e supervisore stampa del Times Weekly.
  • Li Qingzhen: responsabile di una società di design, architetto impegnata soprattutto in progetti edili.
  • Lü Lihua: gestisce attività di ristorazione ma si dedica occasionalmente alla pittura ad acquerello.
  • Chen Chunzhen: ex insegnante di arte alle scuole superiori, vincitrice di premi nazionali e provinciali, spesso selezionata in mostre artistiche meridionali.
  • Huang Jinming: ex insegnante di arte al Museo del Palazzo Nazionale di Taipei e alla Methodist Girls High School.
  • Li Yizhen: ex insegnante di arte nelle scuole medie di Jinning e Jincheng, partecipante a numerose mostre culturali di pittura e calligrafia a Taiwan e Kinmen.
  • Li Junlong: frequente partecipante alle mostre del gruppo “66 Art Collection”, specializzato in pittura a inchiostro.
  • Liao Cancheng: co-fondatore della “Ink Tide Calligraphy Society”, noto calligrafo pluripremiato con numerose interviste e performance internazionali.
  • Hu Baogui: docente con decenni di esperienza nell’educazione artistica, attuale direttore del Mio Children’s Art Picture Book Museum.
  • Huang Cailian: ex insegnante d’arte elementare, ha partecipato più volte a scambi culturali artistici trans-straits.
  • Zhou Guangyue: membro della Chinese Fine Brushwork Painting Society e Taiwan Art Association, vincitore del New Talent Award della National Art Federation.
  • Huang Jinhua: ha lavorato nel settore della tecnologia elettronica, dopo 40 anni ha ripreso a dipingere a olio con passione.
  • Fan Lu: pittrice professionista residente negli USA, docente di pittura cinese presso il Center for the Arts and Crafts della University of California, San Diego, autrice di diversi libri e cataloghi d’arte.
  • Zhong Yuming: artista residente negli USA, membro della Professional Artists League of America e del Taipei Pastel Painting Association, pluripremiata e inclusa nel “Who’s Who in American Art”, campionessa per tre anni consecutivi nel New Jersey nel gruppo professionale di pastelli.
  • Cai Zongzheng: da anni impegnato nella ceramica artistica e nel design di strumenti tradizionali cinesi come il qin antico.
  • Lin Zhenru: artista residente in Canada, ex grafico per l’Hotel Hilton di Taipei, allievo del maestro Zhang Keqi specializzato in pittura a pennello fine.
  • Liu Rongshao: insegnante di arte in pensione, passata da uno stile realistico a opere recenti più astratte.
  • Li Chunying: principalmente impegnata nella pittura ad olio, con frequenti lavori dal vivo.
  • Cai Shanghong: realizza sia disegni a matita che opere a inchiostro e acquerello.

Come potete leggere non si tratta certo di dilettanti allo sbaraglio, pertanto invitiamo caldamente tutti coloro i quali ne avessero la possibilità, di visitare l’esposizione; si tratta di un’occasione imperdibile per gli amanti dell’arte, ma anche per dare soddisfazione a chi si danna l’anima per organizzare e portare in un luogo piuttosto remoto arte e cultura di alto livello; credetemi, non è facile portare grandi nomi in luoghi con un potenziale di visitatori piuttosto limitato.

Fonte: Kinmen Daily
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Kafka e l’umorismo assurdo: il riso amaro tra alienazione e burocrazia

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Quando il riso si fa amaro e profondo


L’umorismo di Franz Kafka non fa ridere nel senso tradizionale del termine. Non suscita una risata fragorosa né una comicità immediata: piuttosto, si insinua sotto pelle, come un’inquietudine che si maschera da sorriso. Parlare di umorismo tragico in Kafka significa avvicinarsi a una forma di riso che nasce dall’assurdo e dallo straniamento, in un universo in cui le regole sembrano scritte da una logica sconosciuta. L’umorismo di Kafka è dunque un umorismo che oscilla tra il grottesco e il tragico, che emerge dalla tensione fra il desiderio di comprensione e l’ineluttabile incomprensibilità del mondo. Questo riso amaro non è evasione, ma uno strumento sottile di consapevolezza. Capire perché l’umorismo in Kafka risulti così disturbante significa riconoscere la sua funzione: trasformare l’assurdo in una lente con cui osservare le contraddizioni dell’esistenza. Kafka porta il lettore a confrontarsi con l’insensatezza attraverso un umorismo assurdo che non consola, ma interroga. Così, nella tensione fra comicità e angoscia, si apre un varco per riflettere sulla condizione umana.

L’assurdità come fondamento dell’umorismo kafkiano


In Kafka, l’assurdo non è un’eccezione narrativa, ma il tessuto stesso del reale. Le sue opere sono costruite su una logica interna che appare del tutto illogica: uomini arrestati senza motivo, impiegati che inseguono autorità irraggiungibili, creature che si trasformano inspiegabilmente. L’assurdità nelle opere di Kafka non è solo una cifra stilistica: è un modo per mostrare come la realtà, se osservata senza filtri consolatori, possa risultare spietatamente incoerente. In questo contesto, il mondo incomprensibile di Kafka si popola di personaggi che cercano risposte, ma si scontrano con un muro di silenzi e procedure vuote. È in questa frizione che si genera l’umorismo assurdo: ridiamo, non perché qualcosa sia oggettivamente comico, ma perché ci troviamo davanti a un destino ineluttabile governato da regole che sfuggono a ogni logica umana.

La logica illogica di Kafka amplifica la nostra sensazione di alienazione. Ed è proprio questa alienazione, così spinta da diventare caricaturale, che apre la porta a una forma di riso paradossale. L’alienazione e l’umorismo in Kafka si fondono in una risata che nasce dall’impotenza, dal riconoscere nei suoi personaggi una parte della nostra stessa lotta per dare senso a un mondo che sembra fatto apposta per negarci risposte. L’assurdo, così, non è solo angoscia: è anche lo specchio deformante attraverso cui Kafka ci invita a guardarci con occhi nuovi — e a ridere, amaramente, della nostra condizione.

La burocrazia oppressiva e il riso della resa


In Kafka, la burocrazia non è solo un apparato amministrativo: è un’entità quasi metafisica, opaca e onnipresente, che schiaccia i singoli individui con la sua mole incomprensibile. Nei romanzi come Il Processo e Il Castello, i protagonisti sono immersi in labirinti di regole e formalità che non comprendono e da cui non possono uscire. L’umorismo della burocrazia in Kafka nasce proprio da questo scarto tra la precisione delle procedure e l’assenza totale di senso. K., il protagonista de Il Castello, cerca invano di ottenere spiegazioni da funzionari che non compaiono mai o parlano per allusioni; Josef K., ne Il Processo, è trascinato in un sistema giudiziario che lo accusa senza mai dirgli il motivo. Di fronte a queste strutture opprimenti, l’unica possibilità di sopravvivenza diventa il riso: un riso della resa, disilluso ma necessario.

In questo contesto, l’umorismo nero legale che Kafka costruisce ha un potere singolare: trasforma il tragico in paradossale, l’ingiustizia in grottesca comicità. L’oppressione e l’umorismo in Kafka si nutrono a vicenda, dando forma a una narrazione in cui la comicità è una crepa nel muro dell’assurdo. I dettagli minuziosi con cui Kafka descrive timbri, documenti, ordini e sottoposti che si rimandano tra loro creano un effetto comico solo in apparenza leggero, che in realtà scava a fondo nell’angoscia del vivere. È proprio il processo kafkiano a mostrarci come la precisione delle parole possa diventare un’arma spuntata, e come l’umorismo kafkiano fiorisca nei punti in cui il linguaggio si frantuma contro la realtà inafferrabile del potere.

Il grottesco e la deformazione del reale attraverso la metamorfosi del riso


In Kafka, l’umorismo assurdo si manifesta spesso attraverso il grottesco: una deformazione improvvisa e inquietante della realtà che produce un effetto tanto comico quanto disturbante. L’esempio più emblematico è La Metamorfosi, dove Gregor Samsa si sveglia trasformato in un “enorme insetto immondo” – un evento che viene narrato con una naturalezza disarmante. Non c’è stupore né da parte del protagonista, né dei familiari: tutto si svolge in un tono apparentemente neutro, che accentua il carattere grottesco e tragicamente comico della vicenda. Questo è l’umorismo ne “La Metamorfosi” – un riso che nasce dal paradosso di trattare l’incredibile come se fosse quotidiano.

I personaggi grotteschi di Kafka, come Gregor o i funzionari labirintici de Il Castello, incarnano una comicità della deformazione: non sono caricature comiche in senso classico, ma figure deformate dall’assurdo, vittime di un mondo che li plasma secondo logiche inumane. La trasformazione grottesca diventa allora simbolo dell’alienazione, della perdita di identità, e paradossalmente anche di una comicità amara e tagliente. In questo contesto, l’umorismo kafkiano non consola, ma disvela: ci costringe a ridere mentre ci mostra l’orrore di una realtà insensata.

Kafka sembra dirci che il riso può scaturire anche laddove l’angoscia è più intensa, e che spesso questa risata è una forma di resistenza minima – una forma di significato dell’umorismo in Kafka che coincide con l’accettazione passiva e ironica dell’inspiegabile.

Situazioni imbarazzanti e l’umorismo della vergogna


Uno degli aspetti più sottili e perturbanti dell’umorismo in Kafka è legato all’imbarazzo: una dimensione profondamente umana che diventa, nelle sue opere, fonte di disagio ma anche di riso amaro. Kafka eccelle nel costruire situazioni imbarazzanti, al limite dell’umiliazione, in cui i suoi personaggi si trovano esposti, inadeguati, privati di ogni dignità. Questo tipo di ridicolo kafkiano non fa ridere per leggerezza, ma per la cruda esposizione della fragilità umana.

In racconti come Davanti alla legge o Relazione per un’accademia, così come ne Il Processo, i protagonisti si trovano spesso in contesti in cui la loro impotenza è totale e il loro imbarazzo esistenziale è palpabile. Il lettore osserva, con una sorta di partecipazione disarmata, le loro goffe reazioni, i tentativi inutili di difendersi, giustificarsi, conformarsi a regole che sfuggono alla logica. È qui che nasce il riso disturbante tipico di Kafka: l’umorismo della vergogna, quello che ci mette a disagio proprio perché ci riguarda da vicino.

Questa comicità è profondamente legata all’alienazione dell’individuo moderno, e ci mette di fronte a un paradosso: ridiamo mentre percepiamo il dolore dell’altro, forse perché in fondo riconosciamo qualcosa di nostro in quel disagio. È il meccanismo del riso e dell’assurdità in Kafka: il riso non consola né libera, ma ci inchioda davanti all’insensatezza di molte dinamiche sociali ed esistenziali. E proprio qui risiede una delle chiavi più potenti per comprendere perché l’umorismo in Kafka conservi una forza così viva e tagliente.

Un meccanismo di difesa contro l’angoscia


L’umorismo di Kafka non è solo uno stile narrativo o una cifra estetica: è anche e soprattutto uno strumento di sopravvivenza. In un universo dove ogni logica si dissolve e le certezze dell’esistenza si sgretolano, il riso amaro di Kafka agisce come valvola di sfogo, come meccanismo di difesa contro l’angoscia. Di fronte all’assurdità del reale, al peso dell’ignoto e alla crudeltà delle strutture anonime che governano il destino umano, l’umorismo si insinua come forma estrema di lucidità.

Kafka non ci chiede di ridere con leggerezza, ma ci invita a sopportare l’insostenibile attraverso il riso. Come una sorta di catarsi rovesciata, l’umorismo tragico kafkiano ci offre la possibilità di abitare l’angoscia senza esserne annientati. È una difesa fragile, certo, ma autentica. La risata – quando arriva – è nervosa, tesa, piena di disagio. E proprio per questo è sincera.

Non si tratta solo di sfuggire al dolore, ma di riconoscere che, nella messa in scena dell’assurdo, il riso può diventare un’arma contro l’opacità del mondo. Così, il significato dell’umorismo in Kafka si fa più chiaro: non serve a consolare, ma a far vedere. Non cancella il buio, ma lo illumina quel tanto che basta per comprenderne la forma.

L’umorismo come lente per la condizione umana


Se l’umorismo in Kafka ha una funzione catartica, esso è anche – e forse soprattutto – una lente attraverso cui osservare la condizione umana. Leggere Kafka con attenzione significa accettare che il riso non nasce per sdrammatizzare, ma per rendere ancora più evidente la tragicità dell’esistenza. In questo senso, Kafka si avvicina a Luigi Pirandello e alla sua teoria del “sentimento del contrario“: anche nell’opera kafkiana il lettore ride e, al tempo stesso, percepisce un profondo disagio.

Quello che appare come ridicolo kafkiano è in realtà un’espressione di verità. Le situazioni grottesche, le metamorfosi inesplicabili, la burocrazia insensata e le regole invisibili non sono semplici espedienti narrativi, ma simboli potenti della solitudine e dell’impotenza dell’individuo moderno. L’umorismo diventa così un modo per mettere in crisi la realtà, per svelare le contraddizioni e le crudeltà insite nei meccanismi sociali e psicologici.

In Kafka, il riso non è mai superficiale: è un invito alla riflessione esistenziale. Un invito a guardare dentro noi stessi, a interrogarci sul senso del nostro agire, sulla precarietà del nostro ruolo nel mondo, sulla fragilità delle nostre certezze. Il significato dell’umorismo di Kafka, allora, risiede in questa doppia tensione: farci ridere per farci pensare, e farci pensare attraverso un riso che non consola, ma smuove.

Kafka non cerca di spiegare il mondo: ci mostra quanto possa essere indecifrabile. E ci ricorda che a volte, l’unico modo per affrontare l’assurdo è riderne. Non per banalizzarlo, ma per capirlo fino in fondo.

Kafka e Pirandello – affinità nel riso che fa pensare?


Franz Kafka e Luigi Pirandello, pur partendo da contesti diversi, condividono una visione dell’umorismo come strumento di svelamento. In entrambi, il riso nasce da una frattura tra ciò che appare e ciò che è: per Pirandello, è il “sentimento del contrario”, per Kafka, è lo straniamento radicale da un mondo che sembra obbedire a regole indecifrabili.
Pirandello: umorismo individuale, maschere sociali, conflitto tra essere e apparire
Kafka: umorismo sistemico, alienazione, sottomissione all’assurdo
Punto in comune: il riso come forma di pensiero critico, non evasione

L’attualità del riso amaro di Kafka


L’umorismo assurdo di Franz Kafka continua a risuonare con forza nel nostro tempo, come un’eco persistente che attraversa epoche e contesti diversi. La sua risata, mai leggera, è una lama sottile che taglia il velo dell’apparenza, rivelando ciò che spesso preferiremmo ignorare: l’insensatezza delle strutture che regolano le nostre vite, la fragilità dei nostri ruoli sociali, l’incomunicabilità e la solitudine che abitano l’esistenza.

Nel suo umorismo grottesco e spiazzante, Kafka non propone soluzioni, ma offre qualcosa di ancora più prezioso: la possibilità di riconoscerci nell’assurdo, di guardarci allo specchio mentre ridiamo amaramente delle nostre paure, delle nostre contraddizioni, dei meccanismi invisibili che ci dominano.

Questa capacità di usare il riso come strumento di comprensione, come chiave per accedere a una riflessione profonda e autentica sulla condizione umana, è ciò che rende Kafka ancora attuale e imprescindibile. Il suo umorismo – che è anche il suo modo di affrontare l’angoscia, il non-senso, l’oppressione – ci parla oggi con la stessa intensità di ieri. Ci invita a non fuggire dall’assurdo, ma a esplorarlo, a riderne senza superficialità, a trasformare il riso in pensiero.

Accanto ad autori come Pirandello, Beckett o Vonnegut, Kafka resta una delle voci più singolari e influenti dell’umorismo riflessivo: non per consolarci, ma per svegliarci.

L’alienazione kafkiana è l’essenza stessa dell’umorismo nero. Per capire come il grottesco sia diventato un’arma contro la burocrazia, leggi il nostro approfondimento: Storia dell’umorismo e del grottesco.

L’umorismo Kafkiano in breve


Tipo di umorismo: sottile, amaro, disturbante
Temi principali: assurdità, alienazione, burocrazia, vergogna, trasformazione
Tecniche ricorrenti: deformazione del reale, logica illogica, situazioni imbarazzanti
Funzione: riflessione esistenziale, critica sociale, catarsi emotiva
Stile: grottesco, paradossale, profondamente simbolico

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Storia dell’umorismo e del grottesco: ridere dell’assurdo in letteratura

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Non si ride mai soltanto per divertimento.
Siamo abituati a pensare all’umorismo come a una via di fuga, a un momento di leggerezza per staccare la spina da una realtà troppo pesante. Ma la grande letteratura ci insegna esattamente il contrario.

Quando il mondo diventa incomprensibile, quando le regole sociali si trasformano in una prigione asfissiante o la violenza del potere sfiora il ridicolo, il riso smette di essere evasione e diventa un atto di legittima difesa. Un’arma chirurgica.

La storia dell’umorismo nella letteratura non è un catalogo di battute o di finali a sorpresa. È, piuttosto, la cronaca spietata di come l’essere umano ha cercato di sopravvivere al crollo della ragione.
Dal “sentimento del contrario” di Luigi Pirandello fino alle metamorfosi ripugnanti di Franz Kafka, passando per il nichilismo spaziale di Kurt Vonnegut, gli scrittori hanno sempre saputo che per smascherare l’inganno della realtà non serve un saggio accademico. Serve una deformazione grottesca.

Perché se il mondo è diventato una gabbia di matti, raccontarlo in modo logico e ordinato significa esserne complici. Raccontarlo attraverso il filtro della letteratura dell’assurdo e del grottesco significa, invece, prendere la pillola rossa. Significa sabotare il meccanismo dall’interno e costringere il lettore a guardare nell’abisso, ma con un ghigno amaro stampato sulle labbra.

In questo viaggio esploreremo l’anatomia del riso. Scopriremo come la satira sociale, l’alienazione e l’umorismo nero siano diventati i linguaggi segreti con cui i più grandi dissidenti della penna hanno decodificato i traumi del Novecento (e non solo).

Anatomia del riso: la differenza tra comicità, ironia e umorismo


Per capire come la letteratura usa il riso come grimaldello psicologico, dobbiamo prima fare pulizia. Nel linguaggio quotidiano, usiamo parole come comico, ironico o umoristico come se fossero sinonimi.
Ma per chi scrive (e per chi legge cercando qualcosa oltre la superficie), confondere questi termini è come confondere un cerotto con un bisturi.

La differenza tra ironia, comicità e umorismo è il fondamento stesso dell’intelligenza narrativa.

La comicità è un riflesso condizionato, quasi meccanico. Funziona sull’avvertimento immediato di un contrasto, di un errore o di un inciampo. La classica persona anziana che scivola su una buccia di banana fa ridere perché il nostro cervello registra una rottura improvvisa della normalità. È una risata superficiale, fisica, che si esaurisce nell’istante in cui esplode. Non richiede empatia, anzi: vive della nostra superiorità momentanea su chi è caduto.

L’ironia, invece, è un gioco intellettuale. È la lama fredda dell’intelletto. Chi usa l’ironia afferma il contrario di ciò che pensa, costringendo il lettore a un’operazione di decodifica mentale. È uno strumento potente per la satira, perché crea una distanza di sicurezza tra chi parla e l’oggetto della critica. L’ironista osserva il mondo dall’alto, lo giudica e lo deride con eleganza, senza mai sporcarsi le mani.

E poi c’è l’umorismo.
L’umorismo è tutta un’altra bestia. Non si ferma alla superficie della caduta e non si nasconde dietro la superiorità dell’intelletto. L’umorismo nasce quando, dopo aver riso della persona anziana che è caduta, la mente fa un passo in più: si chiede perché quella persona aveva fretta, nota che le sue scarpe sono consumate e, improvvisamente, la risata si strozza in gola.

L’umorismo non è la percezione di un errore, ma la dolorosa comprensione delle cause che lo hanno generato. È un riso che nasce dal trauma, dall’inadeguatezza, dall’amara consapevolezza che la condizione umana è, nella sua essenza, tragicamente imperfetta. Non crea distanza, ma empatia.

I codici della mente: l’umorismo pirandelliano


Nessuno, nella storia della letteratura mondiale, ha sezionato questo meccanismo con la precisione clinica di Luigi Pirandello. È lui a coniare il concetto definitivo di “Avvertimento del contrario” (il comico) e “Sentimento del contrario” (l’umorismo).

Se vuoi capire come questa intuizione abbia scardinato le basi della narrazione moderna, distruggendo il confine tra maschera sociale e identità, entra nel nostro approfondimento:

L’umorismo di Luigi Pirandello e la differenza con comicità e ironia


La comicità ci fa ridere degli altri. L’ironia ci fa ridere con intelligenza degli altri. L’umorismo, e la sua deriva estrema, il grottesco, ci costringono a ridere di noi stessi, proprio mentre l’universo ci crolla addosso.

Il grottesco e l’alienazione: Kafka e la deformazione della realtà


Se l’umorismo scava nel dolore, il grottesco compie il passo definitivo: prende la realtà, la squarta e ne esaspera i difetti fino a renderli mostruosi, ripugnanti e, paradossalmente, familiari.

Il grottesco in letteratura non è un semplice “genere horror”. È una tecnica di straniamento. Quando le regole della logica ordinaria collassano, l’unico modo per descrivere una società malata è applicare quelle stesse regole a situazioni impossibili. È qui che il riso si mescola all’angoscia, dando vita a capolavori che superano il concetto stesso di “romanzo” per diventare incubi collettivi. E il maestro incontrastato di questa alchimia oscura è, senza dubbio, Franz Kafka.

Pensiamo a La Metamorfosi. Gregor Samsa si risveglia trasformato in un immenso e schifoso insetto. Questa è la premessa tragica. Ma dov’è l’umorismo assurdo? Sta nella reazione di Gregor: non è terrorizzato dal fatto di essere diventato uno scarafaggio gigante; la sua preoccupazione principale e ossessiva è quella di aver perso il treno per andare a lavoro e di come giustificare il ritardo col suo capoufficio.

La deformazione del corpo è grottesca, ma la vera comicità nera, agghiacciante, risiede nell’alienazione totale dell’individuo moderno, così schiacciato dai doveri del capitalismo e della burocrazia da non rendersi conto della perdita della propria umanità. Kafka e l’alienazione sono inscindibili proprio perché l’autore praghese utilizza il mostruoso per farci ridere – un riso strozzato, a denti stretti – dell’assurdità della nostra esistenza burocratizzata.

I labirinti della mente: Kafka e il riso amaro


L’opera kafkiana è un ecosistema complesso dove l’incubo e la farsa si tengono per mano. Per esplorare come “Il Processo” o “Il Castello” siano, in fondo, delle nerissime commedie sull’impotenza dell’uomo di fronte al sistema, leggi il nostro saggio:

Kafka e l’umorismo assurdo: il riso amaro tra alienazione e burocrazia

Se Kafka usa l’insetto e il tribunale per descrivere l’isolamento dell’individuo, cosa succede quando un’intera nazione precipita nella follia autoritaria? Per capirlo, dobbiamo spostarci verso Est.

L’umorismo russo: sopravvivere alla follia del potere


Esiste una geografia del riso. E se c’è un luogo in cui l’umorismo e la satira sociale hanno dovuto affilare le lame fino a farle diventare armi per la sopravvivenza, quella è la Russia.


Dagli anni bui dello zarismo fino alla morsa paranoica dello stalinismo, la letteratura russa non ha mai smesso di usare il grottesco come l’unico megafono possibile per gridare verità inconfessabili. L’umorismo russo è peculiare: è cupo, fatalista, surreale, capace di fondere una miseria straziante con situazioni di un ridicolo esplosivo.

Tutto ha inizio con Nikolaj Gogol. Nel suo celebre racconto Il Naso, l’organo olfattivo di un altezzoso assessore di collegio si stacca dal viso del proprietario e inizia a condurre una vita propria, arrivando addirittura a ottenere un grado burocratico superiore a quello del suo ex-padrone. L’assurdo non è l’evento fantastico in sé, ma il fatto che l’intera società di San Pietroburgo – magistrati, medici, poliziotti – accetti la situazione e cerchi di gestirla compilando scartoffie e seguendo i protocolli.
Gogol ci mostra che la burocrazia statale è così ottusa e meccanica che persino un naso gigante in divisa può farne carriera.

Questa eredità grottesca è stata raccolta decenni dopo da maestri come Michail Bulgakov, che nel Il Maestro e Margherita usa nientemeno che il Diavolo in persona (e un enorme gatto nero parlante armato di pistola) per mettere a soqquadro l’ipocrita società sovietica e l’ateismo di Stato.
E non si può parlare di letteratura dell’assurdo senza citare Daniil Charms e l’avanguardia dell’OBERIU. Le loro “miniprose” – storielle insensate, frammentate, dove le vecchie cadono dalle finestre una dopo l’altra – erano una reazione viscerale a un mondo (quello staliniano) in cui la logica e la giustizia erano state polverizzate. Se la realtà imposta dal potere non ha più senso, l’unico modo per non impazzire è abbracciare il nonsense totale.

Satira e fantascienza: il nichilismo ironico di Mark Twain e Kurt Vonnegut


Se i russi hanno usato il grottesco per sopravvivere alla tirannia di Stato, gli autori americani ne hanno fatto un’arma letale contro i miti fondativi del proprio Paese: il progresso inarrestabile, il puritanesimo religioso e il capitalismo sfrenato.

Quando pensiamo all’umorismo americano, la mente corre subito alla stand-up comedy o alle sit-com. Ma le radici della satira sociale d’oltreoceano affondano nell’opera di Mark Twain.
Twain non era solo un narratore di avventure sul Mississippi. Negli ultimi anni della sua vita, la sua ironia è diventata nerissima e ferocemente antireligiosa. Ha usato l’umorismo per smontare pezzo per pezzo le ipocrisie dell’imperialismo e della morale benpensante, dimostrando che il “sogno americano” spesso si reggeva su un incubo di razzismo e avidità. L’ironia, nelle sue mani, era un acido corrosivo capace di sciogliere le false certezze della società vittoriana.

I maestri della satira: Mark Twain


Per scoprire il lato meno noto, più oscuro e geniale del creatore di Tom Sawyer, e analizzare la sua opera di smantellamento satirico dei dogmi religiosi e sociali, esplora il nostro ritratto:

Mark Twain: biografia, opere e pensiero

Eppure, per trovare la vetta assoluta dell’umorismo usato come scudo contro il trauma, dobbiamo aspettare la seconda metà del Novecento e l’arrivo della fantascienza sociologica. Dobbiamo aspettare Kurt Vonnegut.


Vonnegut è l’architetto del nichilismo ironico. Sopravvissuto al mostruoso bombardamento incendiario di Dresda (un evento così inenarrabile da sfuggire alla logica umana), Vonnegut capisce che la narrativa tradizionale non basta per raccontare l’orrore della guerra moderna. Per farlo, serve uno stravolgimento grottesco.
Nei suoi romanzi, come Mattatoio n. 5 o La colazione dei campioni, mescola alieni a forma di sturalavandini, viaggi nel tempo sgangherati e apocalissi causate dalla stupidità umana.

Il suo umorismo è compassionevole ma disperato. La sua celebre frase “Così va la vita” (So it goes), ripetuta dopo ogni singola menzione di morte, non è cinismo: è l’accettazione assurda dell’impossibilità di comprendere il male. Vonnegut usa la satira fantascientifica per dirci che siamo una specie ridicola, capace di distruggere interi pianeti pur di sentirci importanti, ma che – nonostante tutto – meritiamo ancora un po’ di pietà.

L’ironia contro l’apocalisse: Kurt Vonnegut

Esplora come la fantascienza possa diventare lo strumento più alto per analizzare le nevrosi dell’America contemporanea, attraverso la vita e le opere del padre di “Mattatoio n. 5”:

Kurt Vonnegut: biografia dello scrittore americano di fantascienza


Oltre la letteratura: il riso come sabotaggio della “Patocrazia”


Fino a questo momento abbiamo esplorato il riso all’interno dei confini rassicuranti della pagina stampata. Ma l’umorismo grottesco e la satira feroce non sono nati per rimanere chiusi nelle biblioteche. Sono strumenti politici.

Esiste un termine clinico per descrivere un sistema di potere malato, in cui individui privi di empatia e moralità riescono a raggiungere i vertici della società, imponendo la propria visione distorta alla massa: si chiama Patocrazia. Quando una democrazia si trasforma in una patocrazia strisciante, il dibattito logico e razionale cessa di funzionare. Non puoi usare argomentazioni sensate per sconfiggere un potere che ha già riscritto le regole della logica (come ci ricorda 1984 di George Orwell o la grottesca burocrazia di Kafka).

In questo scenario, la satira sociale smette di essere intrattenimento e diventa l’equivalente verbale del sabotaggio. L’umorismo nero è il granello di sabbia negli ingranaggi del potere.

Non è un caso che i regimi totalitari (di ieri e di oggi) siano spesso incapaci di gestire la satira. Possono imprigionare i dissidenti, possono vietare i saggi politici, ma restano impotenti di fronte a una folla che ride di loro. Ridicolizzare l’autorità, esporne la miseria nascosta dietro le parate militari o i tweet altisonanti, significa spezzarne l’incantesimo. Significa mostrare che il re non solo è nudo, ma è anche goffo.

Questa natura eversiva del riso ha radici profonde. L’umorismo nero e la caricatura sono sempre stati gli strumenti privilegiati da chi ha scelto di non allinearsi, dai giullari di corte (gli unici a poter dire la verità al sovrano) fino alla stand-up comedy più radicale e sotterranea di oggi, passando per l’anarchismo storico.

L’anarchia, contrariamente allo stereotipo del bombarolo accigliato, ha spesso utilizzato l’ironia amara e la satira per smontare i miti dello Stato, della Chiesa e del Capitale. Ridere delle istituzioni non è solo una forma di sfogo: è il primo passo per dimostrare che un’alternativa è possibile, e che le strutture che ci sembrano eterne e immutabili sono, in realtà, ridicolmente fragili.

Dissenso e ironia: ridere fa bene all’ideale


Per capire come la rottura degli schemi sociali passi anche attraverso lo sberleffo intelligente, la satira pungente e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio (nemmeno durante la rivoluzione), leggi il nostro approfondimento su:

L’umorismo anarchico e la satira come strumenti di critica sociale
e
Umorismo e anarchismo: ridere fa bene all’ideale


Perché abbiamo un disperato bisogno della letteratura dell’assurdo


Siamo giunti alla fine di questo viaggio anatomico attraverso il riso che fa male. Eppure, una domanda rimane aperta: in un’epoca come la nostra, dominata da ansia, conflitti reali e crisi continue, non dovremmo cercare storie rassicuranti? Perché ostinarci a leggere autori che ci ricordano quanto il mondo possa essere assurdo, burocratico e insensato?

La risposta è che l’umorismo grottesco è il più grande vaccino contro il cinismo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’iper-razionalità da un lato (algoritmi, metriche, efficienza) e della finta perfezione estetica dall’altro (i social network). In questo habitat asettico, la letteratura dell’assurdo compie un gesto di pietà: ci ricorda che l’essere umano è, per sua natura, imperfetto, irrazionale e spesso patetico.

Leggere Pirandello, Kafka, Gogol, Twain o Vonnegut ci restituisce la nostra umanità più autentica. Ci insegna che non siamo i soli a sentirci fuori posto, a provare il terrore di non essere all’altezza o a percepire l’insensatezza di certe gerarchie sociali.

Ridere del mostruoso ci impedisce di diventarne complici. L’umorismo che nasce dal dolore non cancella la ferita, ma ci permette di guardarla senza esserne distrutti. E finché saremo in grado di scorgere il ridicolo nascosto nelle tragedie del potere o nelle nostre piccole nevrosi quotidiane, manterremo in vita l’unico spazio in cui l’autorità e l’alienazione non potranno mai raggiungerci: la nostra mente.

#kafka #Pirandello #satira #twain #umorismo #umorismoesatira #Vonnegut


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may 25: a text by differx @ ‘moss trill’

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massimo troisi e l’assoluto candore di andreotti


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Le brigate Garibaldi della Lombardia furono tra le più efficienti nella cattura dei presunti collaborazionisti


Il decreto legislativo n.° 142 emanato il 22 aprile 1945 toccò un nervo scoperto di chi aveva conosciuto le asprezze del governo di Salò e il fardello dell’occupazione tedesca.
Molti cittadini si dimostrarono pronti a collaborare con le istituzioni preposte per attuare i provvedimenti sanzionatori sporgendo denunce contro i collaborazionisti. A Liberazione avvenuta, svanito il timore delle repressioni e delle persecuzioni da parte di nazisti e saloini, nulla più ostacolò l’iniziativa della popolazione di “farla pagare” ai precedenti oppressori e profittatori.
La mole e lo stato attuale dell’archiviazione delle fonti a disposizione rende difficoltosa, al momento, la ricostruzione dell’effettiva consistenza di tutte le denunce sporte a carico dei collaborazionisti nella provincia di Milano <124.
Dalle informazioni reperibili a partire dagli atti processuali si desume che la maggior parte delle persone accusate di collaborazionismo per cui fu istruito il processo furono segnalate tra la fine di aprile e la fine di giugno 1945. Nella seconda metà dell’anno le denunce continuarono con una minore intensità fino a cessare nella primavera successiva <125.
Gli autori delle denunce furono in molti casi i parenti o i conoscenti delle vittime o coloro che avevano direttamente subito i torti o le violenze. E’ il caso, ad esempio, dell’avvocato Alfonso Mauri, il quale due giorni dopo la liberazione di Milano denunciò il portinaio dello stabile dove esercitava la professione, Stefano Barlocco, per aver provocato il suo arresto da parte della polizia tedesca <126. E’ invece la vedova Anna Abanassino a denunciare, il 20 maggio 1945, Norberto Ficini quale delatore del marito Ferruccio Bolognesi, morto in Germania dopo esservi stato deportato <127. Analogamente, il commerciante di origine argentina Santiago De Filippi, processato “per aver denunciato alle SS Germaniche il sig. Goldfluos Enrico, segnalandolo come israelita e detentore di armi destinate ai partigiani nonché di apparecchio radio ricevente trasmittente, provocandone l’internamento a Dachau”, è stato segnalato dal figlio dell’internato <128.
Anche i gruppi partigiani attivi sul territorio investirono le proprie energie nella ricerca e denuncia dei fascisti di Salò che, in molti casi, vennero dalle stesse bande fermati e arrestati.
Alcuni esempi: l’ufficiale della Gnr Alberto Guzzi fu prelevato il 26 aprile da un corpo di Volontari della Libertà, Maria Ferlat, interprete, venne arrestata il 30 aprile dai volontari della sezione romana-vigentina del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Alcuni agenti di pubblica sicurezza del comando generale della VIII brigata Matteotti fermarono il 3 maggio Tommaso Cacciapuoti, arricchitosi grazie a traffici illegali con i tedeschi, mentre il Commissario nazionale per l’Opera Nazionale Combattenti Luigi Russo fu arrestato qualche giorno dopo (12 maggio) da una formazione di “Giustizia e Libertà” e Ugo Franzolin, cronista di guerra della X Mas, da un gruppo garibaldino della Lombardia <129. Le brigate Garibaldi della Lombardia furono tra le più efficienti nella cattura dei presunti collaborazionisti. Oltre ad esse e a quelle citate nei precedenti esempi si misero in azione la brigata “giovanile Matteotti”, la brigata “San Giusto”, la brigata “Migliarini” e gruppi del Corpo Volontari della Libertà come la brigata “Biancardi” e il gruppo “Montezemolo”.
Altre volte le segnalazione di sospetti collaborazionisti arrivarono da colleghi di lavoro <130 o coinquilini <131, mentre in rari casi – concentrati nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile – si registrano costituzioni spontanee <132.
A tener desti gli animi della popolazione sulla punizione dei delitti commessi in nome del fascismo contribuirono, nei primi mesi dopo la liberazione, gli organi di stampa. I giornali del tempo ospitarono, infatti, articoli che, con toni più o meno infervorati e con considerazioni più o meno polemiche, mantennero la vicenda sanzionatoria al centro dell’interesse pubblico.
A partire dalla fine di maggio, sulla pagina milanese del Corriere d’Informazione apparvero costantemente aggiornamenti sugli ex-fascisti arrestati <133 e resoconti dei processi che si svolgevano davanti alla Corte d’Assise Straordinaria di Milano <134.
Parallelamente, i cittadini furono febbrilmente invitati collaborare con i Cln e le pubbliche autorità per avviare più celermente possibile i processi sanzionatori. Già nei primissimi giorni successivi alla liberazione apparvero incoraggiamenti a sporgere “denuncie dettagliate, indicando le persone, i fatti, i danni subiti e le prove documentali od orali” facendo pervenire “uno scritto senza alcuna formalità alla Commissione intestata sedente presso il Palazzo di Giustizia, via Freguglia” <135.
Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, i numerosi articoli sull’argomento divennero veri e propri appelli indirizzati alla popolazione a darsi da fare per “stanare” gli ex fascisti che si nascondono <136 o che tentano di riciclarsi come partigiani <137 e coloro che hanno approfittato dell’occupazione tedesca per godere di posizioni di potere o per portare a termine affari e profitti personali <138. La risposta dei cittadini ai frequenti appelli sembrò essere positiva, tanto da incalzare il lavoro della polizia e dell’apparato giudiziario <139.
In genere i querelanti indirizzarono i propri esposti alla Questura, ai Carabinieri o direttamente alla Corte d’Assise Straordinaria mediante l’ufficio del PM o l’autorità inquirente. Moltissimi furono anche coloro che si rivolgono ai Cln che, in questa fase di “caccia al nemico” dimostrarono grande energia ed operosità.
Tra la primavera e l’estate del 1945 i Comitati di Liberazione regionali e provinciali ricevettero una pioggia di denunce, segnalazioni, aggiornamenti e indicazioni <140.
Al Cln della città di Milano privati cittadini denunciarono, ad esempio, alcuni impresari nel campo edile per essersi messi a servizio dell’occupante.
Gino Ferrari, appaltatore edile operante a Molinazzo di Cormano, venne denunciato perché “Sostenitore e difensore e propagandista del verbo fascista – prima e dopo l’8 settembre 1943 – particolarmente ai propri dipendenti, collaborazionista dei fascisti e dei tedeschi per i quali ha fatto lavori diversi per conto della Todt, di Milano e provincia”. Inoltre, “ha minacciato ripetutamente i dipendenti di invio in Germania se questi manifestavano la loro avversione ad essere impiegati sui lavori per i tedeschi e per le loro organizzazioni. Sollecitava i nipoti all’iscrizione nell’esercito repubblichino e brigava presso Farinacci per far ottenere una ricompensa al valore militare ad un nipote ferito nella lotta contro i Patriotti sul fronte italiano”. Infine: “E’ già stato segnalato da diversi dipendenti come elemento fazioso, e ricercato dopo il 26 luglio 1943 per una giusta punizione, ma si era reso irreperibile. Ha fatto discreta fortuna durante il periodo di guerra immagazzinando rilevante quantità di materiale venuto da vie traverse della Todt”. Insieme a lui, anche la moglie, Maddalena Lireque Ferrari, di nazionalità francese, fu segnalata in quanto “coadiuva, segue ed incita il marito, tipico esempio di degenerazione dei caratteri francesi, fascista, opportunista, denigratrice del proprio paese” <141.
Di un altro appaltatore edile operante nel milanese, Aldo Cardani, si comunicò: “Sostenitore fascista e propagandista di prima e dopo il 26 luglio. Tacciava pubblicamente di antitaliani dei semplici antifascisti, provocando noie e richiami polizieschi per questioni seguite da minacce da parte delle autorità politiche fasciste” <142.
Un’ulteriore denuncia riguardò l’Ingegner Guido Piazzoli, titolare della ditta “Fr. Ing. Piazzoli” di Milano. In essa si dichiarò che l’ingegnere, al momento irreperibile, usava mettere a disposizione dei tedeschi le proprie risorse e la propria professionalità eseguendo lavori di fortificazioni, bunker, fori da mine nel tratto stradale Ventimiglia-San Remo, e che in più si vantava della ingente fortuna che queste attività gli avevano procurato <143.
Anche i soldati tedeschi rimasti in territorio italiano dopo il 25 aprile furono oggetto delle denunce dei cittadini.
Nel luglio 1945 l’artista lirico Luigi Stellasi informò il Clnai che Alf Rauch, cittadino tedesco e nazista, circolava in Milano con falsi documenti e suggerì di rivolgersi all’impresario del teatro Carcano per testimonianze circa i suoi trascorsi <144. Negli stessi giorni, venne denunciato anche il Dr. Wilhelm Vogel, proprietario o comproprietario della ditta “Primo aghificio italiano S.A. Lecco-Laorca”.“Il dott. Wielhelm Vogel – si legge nella denuncia – è spia di pace e di guerra, lui e sua moglie Gina Fabbri di Ravenna, ove ha parenti fascisti e già gerarchi e ove avranno forse nascosto denaro e gioielli e altro. Questa canaglia del dott. Vogel, come tutti gli altri tedeschi che sono in Italia e “nessuno li tocca” <145, quanto siamo imbecilli noi Italiani, e sono migliaia che infestano Milano e tutta l’Italia e tutti da fucilare perché tutti quanti complici (spie ladri assassini) coi comandi tedeschi e in futuro proibire per legge la residenza in Italia a tutti i tedeschi, questo spione del dott. Voghel ha diversi indirizzi …” <146.
La spirale delle denunce cominciata alla fine dell’aprile 1945 divenne per qualcuno una ghiotta occasione da sfruttare per disfarsi di elementi sgraditi. Risale al 4 settembre 1945 una lettera firmata dal Cln di Pantigliate in cui si chiede al Clnai di intercedere presso il Comando dell’Arma dei Carabinieri per ottenere la sostituzione del Brigadiere Fogliani, Comandante la Stazione locale dei Carabinieri. Il motivo della richiesta fu la sua “scandalosa condotta”. Egli “gozzoviglia, e da tempo, con tutti i signoretti esponenti dell’ex PFR diminuendo il principio d’autorità e giustizia che dovrebbe essere integro in un Comandante dei CC.RR. […] Inoltre è un uomo che non ha nessuna parola, che girella a seconda dell’opportunità e non gode ne stima né fiducia tanto dalle Autorità quanto dal popolo” <147.

[NOTE]124 Le denunce a carico dei collaborazionisti non sono raccolte in modo sistematico e unitario ma sparpagliate tra le denunce giunte ai vari commissariati di Polizia e alla Questura di Milano per tutti i tipi di reato. Cfr. ASM, QUESTURA DI MILANO, Casellario permanente di polizia giudiziaria (bb 523), Commissariati di pubblica sicurezza di zona (bb 558), Commissariati di pubblica sicurezza distaccati (bb 33). A queste bisogna poi aggiungere le segnalazioni fatte al Clnai e alle sue varie sezioni provinciali della Lombardia, di cui è reperibile solo una miscellanea nei fondi Cln Alta Italia e Cln città di Milano dell’INSMLI.
125 L’ultimo esposto registrato è quella a carico di Franco Gandini, denunciato il 4 aprile 1946 dal dott. Weinelberger Emanuele, di nazionalità ebraica e suo creditore, per averlo precedentemente segnalato all’ufficio politico del gruppo Oberdan di Milano. ASM, Cas Milano, 10.05.1947, Sez. Terza, Pres. Emanuele Giovanni, vol. 10/1947.
126 ASM, Cas Milano, 06.07.1945, Sez. Prima, Pres. Marantonio Luigi, vol. 1/1945.
127 ASM, Cas Milano, 19.09.1945, Sez. Terza, Pres. Marano Matteo, vol.2/1945.
128 ASM, Cas Milano, 08.08.1945, Sez. Prima, Pres. Mottino Gianbattista, vol.1/1945.
129 Nell’ordine: ASM, Cas Milano, 08.06.1945, Sez. Prima, Pres. Marantonio Luigi; 23.05.1945, Sez. Prima, Pres. Marantonio Luigi; 06.07.1945, Sez. Prima, Pres. Marantonio Luigi; 01.06.1945, Sez. Prima, Pres. Marantonio Luigi ; 13.06.1945, Sez. Seconda, Pres. Modugno Domenico, vol.1/1945.
130 Edgardo Matisek, ad esempio, Commissario per la gestione straordinaria della società per azioni “Philips Radio e Metalix” è denunciato per illeciti affari con gli occupanti dai colleghi di lavoro. ASM, Cas Milano, 09.07.1045, Sez. Prima, Pres. Mottino Gianbattista, vol. 1/1945.
131 De Rossi Maria, casalinga, è accusata di delazione dal coinquilino Enzo Imbriani. ASM, Cas Milano, 03.07.1945, Sez. Seconda, Pres. Gurgo Luigi, vol. 1/1945
132 Mario Nasini, ufficiale dell’esercito poi passato alla milizia volontaria della sicurezza nazionale e al servizio della Rsi, si consegna spontaneamente alla polizia alla fine di aprile mentre Giuseppe Dalla Croce si costituisce al Cln di Cusano Milanino per essere stato capitano della Gnr e aver svolto la funzione di Pubblico Ministero presso il Tribunale Speciale per la difesa dello stato, nella sezione VII con sede in Milano. Nell’ordine: ASM, Cas Milano, 11.06.1945, Sez. Seconda, Pres. Modugno Domenico; 13.07.1945, Sez. Prima, Pres. Mottino Gianbattista, vol. 1/1945.
133 “Quasi quattro mila “politici” nel carcere di San Vittore” e “Spie e aguzzini fascisti tratti in arresto” in Corriere d’informazione, 28 maggio 1945; “Tristi figuri fascisti tratti in arresto”, in Corriere d’informazione, 09 giugno 1945.
134 “Il processo a Rolandi Ricci. Un clamoroso incidente”, in Il Corriere d’informazione, 24 maggio 1945; “Trent’anni ad Attilio Teruzzi e quindici e Rolandi Ricci”, Ibidem, 25 maggio 1945; “L’istruttoria contro Graziani”, Ibidem, 27 maggio 1945; “Buffarini Guidi e Uccelli condannati alla pena capitale”, Ibidem, 29 maggio 1945; “Escandescenze dell’ex gerarca durante l’interrogatorio”, Ibidem, 8 giugno 1945; “Cesare Rossi condannato a quattro anni di reclusione”, Ibidem, 9 giugno 1945.
135 “Le Commissioni di giustizia al lavoro”, in L’Unità, 28 aprile 1945.
136 “Centinaia restano da prendere ancora annidiati nelle case o ricomparsi in strada sotto i travestimenti più impensati. Tenete gli occhi aperti. Segnalateli subito ai Comandi”, in “Un collaborazionista”, Ibidem, 11 maggio 1945.
137 “Bisogna stare in guardia, bisogna impedire che questa gente giunga a infiltrarsi nei partiti antifascisti”, in “Mimetizzazioni”, Ibidem, 12 maggio 1945.
138 “Punire i collaborazionisti”, Ibidem, 30 aprile 1945.
139 “alla pressione delle masse, che diventa sempre più intensa, corrisponde un risveglio, sia pure ancora insufficiente, dell’apparato giudiziario e dell’attività degli organi di polizia”, in “La questione partigiana davanti al Consiglio dei Ministri”, Ibidem, 13 maggio 1945.
140 Il fervore e lo slancio dei cittadini a partecipare alla punizione dei fascisti è testimoniato dalla mole della documentazione reperita. Numerosi sono gli incartamenti conservati all’Archivio dell’Istituto INSMLI di Sesto San Giovanni in cui sono conservate centinaia di denunce e segnalazioni. Cfr. Archivio INSMLI, Fondo Cln Alta Italia, b. 49, fasc. 606, 607, 608, b. 51, fasc. 679, b. 52, fasc. 688, b. 58 fasc. 765, b. 59, fasc. 787 e 789; Fondo Cln città di Milano, b. 3, fasc. 19. Lo stesso dato è messo in luce per l’Emilia Romagna da Mirco Dondi in M. Dondi, La lunga liberazione, p. 41.
141 Archivio INSMLI, Fondo Cln Alta Italia, busta 59, fasc. 787.
142 Ivi
143 Ivi
144 INSMLI, Fondo Clnai, b. 49, fasc. 606.
145 Corsivo suo.
146 INSMLI, Fondo Clnai, b. 49, fasc. 606.
147 INSMLI, Fondo Clnai, b. 59, fasc. 793.
Lucia Reggiori, Collaboratori e collaborazionisti a Salò: i processi per collaborazionismo nelle sentenze della Corte d’assise straordinaria di Milano (1945-1947), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2014

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Una famiglia fantastica

edu.inaf.it/approfondimenti/sc…

In occasione dell’uscita del film dei Fantastici Quattro, andiamo alla scoperta delle origini scientifiche dei loro superpoteri.

#DomenicoPacini #FantasticiQuattro #JackKirby #JacobClay #raggiCosmici #StanLee #supereroi #TheodorWulf #VictorHess

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30 luglio, bazzano (parma): la seconda vita di corrado costa


30 luglio, iniziativa a cura di Daniela Rossi

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Per quanto riguarda il Movimento giovanile democristiano, l’irrigidimento era palpabile


Gli eventi che vanno dal V congresso Dc di Napoli all’VIII convegno nazionale giovanile (Firenze, giugno 1955) sono come inscritti in un «piano inclinato», ove la «mutazione genetica» della Dc con l’andata al comando della «seconda generazione», quella di Iniziativa democratica, contribuisce ad accelerare le differenziazioni e, in una parte consistente, anche la dispersione di un patrimonio politico-culturale di generazione. Di fronte a un segretario, Fanfani, autoritario e organizzativista, accusato di voler usare il Movimento giovanile solo in senso attivistico-propagandistico, stanno ormai questi giovani che, in vario e articolato modo, gli si oppongono da «sinistra».
L’ultimo numero de «La Base» esce il 30 luglio 1954. Non è una chiusura imposta dall’altro, anche se nelle prime settimane di quello stesso anno la Direzione democristiana aveva affermato l’inammissibilità che su problemi di primaria importanza fossero espresse tesi non in linea col partito <678. Nonostante l’ingresso nel partito della seconda generazione di Iniziativa democratica e di alcuni elementi della terza, la Democrazia cristiana stentava a rinnovarsi e l’attivismo fanfaniano non si traduceva, per i basisti, nella costruzione di un moderno partito. A giudizio della Base era mancata, dopo il 7 giugno 1953 e il Congresso di Napoli, una riflessione profonda che non si riducesse unicamente alla difesa dell’unità del partito. Questo irrigidimento era d’altronde presente anche nel mondo cattolico. Nel 1954 Mazzolari tornava ad essere oggetto delle attenzioni del Sant’Uffizio: il 28 giugno il cardinale Giuseppe Pizzardo gli aveva vietato di predicare al di fuori della propria parrocchia. Un altro intervento punitivo fu rivolto contro don Milani, trasferito da Calenzano nel piccolo centro di Barbiana. Infine il presidente della Giac [Gioventù Italiana di Azione Cattolica], Mario Rossi, era costretto alle dimissioni.
Per quanto riguarda il Movimento giovanile, l’irrigidimento era palpabile: oltre al già citato deferimento ai probiviri di Arnaud, all’inizio del 1955 la Direzione, dopo la relazione di Fanfani sulle «questioni disciplinari», decide anche il deferimento di Amos Ciabattoni, reo, insieme al delegato regionale del Lazio Signorello, di aver diffuso un documento riservato assai critico sulla Dc e sul Movimento giovanile <679 di cui è venuta in possesso «l’Unità» che «ne ha tratto motivo per critiche al partito» <680.
Sul caso Rossi si esprime anche il quindicinale della Base con un articolo di Dorigo e con una lettera di Magri. Questa l’interpretazione del primo: “Il prof. Gedda sta giocando grosso e con l’avventato dilettantismo che distingue il suo comportamento in ogni campo ha voluto ad ogni costo far precipitare la situazione: si tratta, com’è chiaro, di una incosciente sfida alla stragrande maggioranza dei cattolici, i quali sanno vedere nel provvedimento preso nei riguardi generali della Gioventù cattolica lo squillo d’allarme più prepotente. […] Non è difficile né azzardato infatti collegare il siluramento di Rossi, come già quello di Carretto e dei suoi immediati collaboratori nell’ottobre del 1952, con la tenace, consapevole e logica resistenza della Gioventù d’Azione cattolica, in tutti i suoi quadri centrali e periferici, ad un andazzo che, precostituendo illecitamente in sede religiosa e con strumenti religiosi (tale è l’Azione Cattolica) scelte politiche di enorme portata, vuole imporre alla Dc, attraverso vie e uomini ben noti nella Dc, quella vera e propria strada sull’abisso alla quale l’apertura a destra e l’alleanza con le destre reazionarie monarchico-fasciste ci inchioderebbe senza possibilità di ritorno” <681.
Nella rubrica della rivista, “Voci dalla base”, si rendeva noto che la maggior parte delle lettere pervenute alla redazione conteneva pareri simili a quelli espressi da Dorigo. Nella sua lettera Magri analizza invece il comportamento della stampa di destra sul “caso Rossi”: “I quotidiani della destra hanno voluto affrontare la questione nel suo complessivo significato, anche religioso. Ed è questo molto significativo perché rivela l’intenzione precisa di compiere una identificazione semplice tra una determinata linea politica e la stessa ortodossia religiosa. È tutto lo zelo dei cattolici ferventi, la assillante preoccupazione per la salvezza della dottrina, la smania dell’ortodossia che, con un evidente equivoco delle competenze e di capacità i commentatori politici dei giornali reazionari invocano contro il modernismo e il deviazionismo in cui “necessariamente” cadono, a loro avviso, i giovani” <682.
In un documento “riservato” firmato Berlinguer, segretario della Fgci, e inviato a Luigi Longo, viene notato come proprio il caso Rossi abbia aperto un interessante dibattito «nonostante l’ingiunzione al silenzio dell’Osservatore Romano, sul periodico cattolico milanese La Base», «che si propone evidentemente di coordinare il movimento di diffuso malcontento esistente contro Gedda e di raggrupparlo attorno al gruppo più avanzato dei cattolici milanesi, così come ci è stato indicato in un colloquio che abbiamo avuto» <683.
È ancora Berlinguer, cogliendo l’occasione del “caso Rossi”, a scrivere a tutte le sezioni italiane della Fgci indicando che “la crisi della GIAC è uno degli aspetti del disorientamento esistente nel mondo cattolico in generale nel quale si combattono interessi diversi. Ad esempio vi è già fra i dirigenti giovanili ed anche tra alcuni anziani e sacerdoti la preoccupazione di trovare un accordo con noi. Per quanto riguarda i dirigenti diocesani noi abbiamo notizia che hanno espresso solidarietà al Rossi quelli del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia Romagna, di Siena, di Perugia e di Napoli. Posizioni di solidarietà si sono avute nella FUCI, nei Gruppi giovanili DC, tra i giovani delle
ACLI e della CISL […] la crisi della GIAC non ci ha preso alla sprovvista in quanto i motivi di contrasto, seppur in modo impreciso, li avevamo analizzati e non si può escludere che in parte al maturarsi dei contrasti tra i giovani cattolici abbia contribuito anche l’azione unitaria che da tempo andavamo sviluppando. La nostra posizione dopo la crisi di direzione è stata di simpatia e di cautela al centro e su scala provinciale, ricercando il contatto e la discussione, e di aperto intervento alla base, nel senso che abbiamo indicato la necessità che i giovani comunisti si recassero negli oratori della GIAC per discutere la questione” <684.
Quella che doveva essere una temporanea chiusura estiva, era divenuta per «La Base» una chiusura comunque definitiva. Qualche settimana più tardi veniva a mancare De Gasperi. Con la morte del leader trentino mutavano anche i rapporti di forza all’interno del partito; il successo di Iniziativa democratica si era tradotto nella vittoria di una corrente piuttosto che in un profondo cambiamento. Dietro la chiusura de «La Base» c’erano senza ombra di dubbio le pressioni di Fanfani, che avevano costretto i basisti a chiudere l’omonimo quindicinale e inaugurare una nuova esperienza editoriale, «Prospettive», come mezzo per difendere i valori dell’antifascismo, del rinnovamento del partito, della costruzione dello Stato democratico, della lotta ai monopoli e di un diverso anticomunismo. «Senza la collaborazione fra masse cattoliche e masse comuniste – scrivono ad esempio già nel secondo numero i redattori – la Resistenza non avrebbe avuto, come invece ha avuto, il significato di un risveglio della coscienza nazionale per la edificazione di un nuovo Stato»; «ora, nello escludere il comunismo italiano e nel mantenerlo fuori dallo Stato – proseguono – bisogna obiettivamente tenere conto che si esclude una forza componente della sua costituzione» <685.

[NOTE]678 La Direzione, infatti, riteneva «assolutamente al di fuori di una seria vita democratica del Partito, la tendenza che va diffondendosi, di iniziative da parte di singoli o di gruppi di iscritti per la pubblicazione di fogli periodici rivolti soprattutto ad una polemica interna che assume talvolta asprezze tali da essere giustificata soltanto se fosse rivolta contro i nostri più violenti avversari. È urgente ricordare a tutti che la stampa di Partito per svolgere un’azione costruttiva deve essere legata a precise responsabilità di organi di Partito e mai alla fluida responsabilità di uno o pochi iscritti che agiscono senza un preciso mandato ufficiale»; ASILS, Dc, Dn, s.28, f.22, Verbale della riunione del 2 agosto 1954.
679 Nel documento firmato da Ciabattoni si sosteneva che «Da lungo tempo andava maturando la grave crisi del Movimento giovanile. Anzi, per usare una espressione più aderente alla realtà, da parecchio si sentiva l’esigenza di concludere, con grande cautela, ma ad ogni costo, il travaglio del Movimento giovanile. Dopo gli ultimi avvenimenti politici, infatti, si era maggiormente acuito il contrasto e il distacco tra il centro Nazionale e la Periferia (ciò anche per esplicita ammissione degli stessi Dirigenti Nazionali) e l’immobilismo tradizionale non trovava, ormai, più scusanti. […] I numerosi “ma che succede” e i “ma che cose dobbiamo fare” della periferia crediamo debbano essere tacciati. Non in un modo qualsiasi. Ma nell’unico modo dovuto: con poche parole e molti fatti, e soprattutto idee molto chiare. Non vorremmo si dimenticasse, nel frattempo, la precisa funzione del “reggente”: organizzare entro novanta giorni il convegno. Senza cioè possibilità di impostazioni determinate, avendo il Comitato affermato a maggioranza che resta valido l’impegno di sottoporre alla discussione del Convegno nazionale la linea politica e organizzativa fino ad oggi seguita dalla Direzione del Movimento. […] Alcune esigenze: legare la fiducia ai Dirigenti Nazionali e all’Esecutivo in carica […] Indipendenza del Movimento giovanile DC da ogni forma di “corrente” interna di Partito. […] Garanzia di libera azione al di fuori della semplice organizzazione del Partito. […] già nel Comitato Nazionale di Anzio del febbraio 1954, l’esigenza di una totale revisione della linea politica e organizzativa del Movimento era apparsa evidente. […] è cosa nota se si afferma che il nuovo Esecutivo non ha risolto nessun problema. I gruppi giovanili debbono infine rappresentare il punto di contatto più facile e più vicino con tutte le organizzazioni giovanili operanti»; cfr. ASILS, Dc, Dn, s.31, f.21, Verbale della riunione del 7 gennaio 1955.
680 Ibidem.
681 W. Dorigo, La sostituzione di Rossi alla Giac, in «La Base», n.7, 5 aprile 1954.
682 L. Magri, Nessuna complicità dei giovani, in «La Base», n.9, 5 maggio 1954.
683 APCIG, carte Fgci, b. 1954/2, f. 0423-2559, Note sul nostro lavoro verso i giovani cattolici, s.d. «La linea di azione che ci siamo fissati – prosegue il documento – nei giorni della crisi della Giac ci pare oggi ancora valida: appunto perché tra i giovani della sinistra cattolica vi è confusione e talvolta indecisione e timidezza, appunto perché vi è una situazione tale da prestarsi alle manovre degli ecclesiastici e di taluni uomini politici democristiani, occorre intervenire dall’esterno e dall’interno per rendere più rapido il processo di chiarificazione, per rendere più rapido il processo di chiarificazione, per incoraggiarli a resistere e a lottare dentro le fila del movimento democristiano. Un’azione più ampia verso al gioventù cattolica veniva iniziata dopo le note vicende della destituzione del dott. Rossi e della direzione centrale della GIAC. In questa occasione il Comitato Centrale, molte Federazioni e numerosi circoli svilupparono un lavoro di orientamento e di informazione verso la gioventù cattolica. Il risultato del lavoro svolto in questo periodo aveva anche un valore interno: infatti una maggiore sensibilità della gioventù comunista per il lavoro verso la gioventù cattolica è stata segnalata dopo questo periodo quasi ovunque. Il 18-19 giugno si riuniva a Perugia il Comitato Centrale della FGCI che, sulla base delle ultime nostre esperienze e delle indicazioni fornite dal compagno Togliatti al Comitato Centrale del Partito, impegnava tutta l’organizzazione della gioventù comunista a intensificare il lavoro per l’intesa fra la gioventù comunista e la gioventù cattolica. Nel corso di questi mesi, nonostante il massiccio intervento delle gerarchie ecclesiastiche e dei dirigenti fanfaniani della DC, si avevano numerosi casi di collaborazione su problemi diversi e in numerose città tra giovani dell’A.C. e democristiani e la gioventù comunista. Significative sono le adesioni di giovani dirigenti cattolici alla lotta in difesa della pace, contro la CED e il riarmo tedesco a Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Forlì, Siena, Trento, Bari, Messina, Rovigo».
684 APCIG, carte Fgci, b. 1954/2, f. 0423-2559, Lettera di Enrico Berlinguer alle sezioni della Fgci, s.d.
685 Provvedimenti anticomunisti, in «La Base», n.2-3, 25 dicembre 1954.
Andrea Montanari, Il Movimento giovanile della Democrazia Cristiana da De Gasperi a Fanfani (1943-1955), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Parma, 2017

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37 esitazioni originali di marco giovenale / differx. 2025


audio da staccare e conservare
profilo delle esitazioni
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Andrea Alba, L’ombra di Kafka


Cristina, alla fine degli anni novanta – al tempo del millennium bug – usa la cabina telefonica per comunicare con tutti, a partire dai genitori. Anche se sono forniti, almeno il padre, di cellulare. Una scelta originale, oggi impensabile.

E’ una studentessa universitaria, alle prese con la tesi. Per semplificare diremo una tesi su Kafka, ma il tema, come scoprirà chi legge il libro, è […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/25/andr…

#letteratura

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ripaperamento delle pigne nintendiche per mezzo del cartatore (aggiornamenti Papiellify e usi pratici)


È ovviamente ironico ma, anche per via del mio nuovo Papiellify che mi sta tenendo letteralmente le mani occupate, adesso sto scrivendo meno papielli della roba mia qui sopra… peccato. Ma va bene, suppongo ci sia comunque tempo per scrivere un piccolo aggiornamento, prima di andare a letto… tanto, se già ieri sera ho ampiamente ritardato il sonno perché ho come al solito perso la cognizione del tempo a programmare, e la sera prima ugualmente perché dovevo fare gli ultimissimi ritocchi al progetto per l’esame del giorno dopo (…che manco sono serviti, maremma cara), allora stasera posso fare lo stesso dopo essermi liberata dal giogo della carta. 👍

In mezzo a questa tale mia disperazione, almeno, c’è qualcosa di buono da vedersi in come, piano piano, tutti i miei strumenti lavorino sempre meglio tra di loro, e come io quindi mi stia avvicinando in modo sempre più comodo ed efficace ai miei piani finali (purtroppo, appunto, a scapito del sonno, ma vabbé). Avendo solo dal giorno prima fatto pace con la creazione di fogli sfiziosi grazie alla previa creazione di Papiellify, infatti, sono potuta tornare qualche attimo a Pignio; che, tra i tanti motivi, come accennai, è stato creato anche per permettermi di raccogliere materiale relativo a schifezze da stampare, oltre ai meme da ospedale psichiatrico… 🦫

E quindi, ieri sera, in un attimo (…talmente tanto “attimo” da avermi fatta andata a mimir un’ora più tardi del normale, e il mio normale è già tardissimo), ho implementato una cosa che avevo stranamente dimenticato dall’inizio, cioè il listino di singole directory del file system… e, lasciando stare che pure stavolta mi sono accorta solo la mattina in produzione di un piccolo difetto nella app (e ormai, con questo progetto, questo schemino è una certezza, sigh), oggi ho potuto godere meglio di quelle 91 immagini che ieri ho caricato in blocco sulla piattaforma, appunto in una cartella apposita: tutte (?) le carte da lettera di Nintendo Swapdoodle, rigorosamente ottenute tramite screenshot a manina dalla app sul mio 3DS e qui ricaricate violando il copyright (di software oggi non più ufficialmente distribuito)!!! 😍
Foto alla mia scrivania, con il modello a decorazioni rosa stampato in A6 su fogli A4, Swapdoodle sul 3DS XL con evidenziato il modello originale, il tablet con aperta la directory in questione sulla finestra di Pignio, e dietro la finestra di Papiellify con aperto il modello.
Quindi, mi sono poi nuovamente messa all’opera sul fronte cartaceo mediato digitalmente, adoperandomi nel tentativo di trasformare una a caso di queste carte da lettera (di cui una gran parte onestamente molto belle e interessanti, e ne godo che ora siano preservate sul mio Pignio) in dei normali fogli per appunti — a dimensione ISO A6, anziché il quadrato di 250×230 pixel che Nintendo ci ha (in)gentilmente concesso, ma per A4 o altro vale lo stesso — e ci sono riuscita. Ho dovuto implementare ancora qualche altra robetta nel fogliatore per farlo, con non poca fatica (e non ho ancora finito…), ma ce l’ho fatta, e trovo sia incredibilmente magico vedere fianco a fianco l’originale immaginetta di dimensioni micragnose e il mio riadattamento — fatto col taglia e cuci, ma pulito, senza stretching… e soprattutto semi-automatico. 😋

E si, stavolta la questione è davvero tutta qui, scusate se è poco; non sto banalmente cacciando fuori magie, bensì sto poco a poco riuscendo attivamente a combattere il principio di Murphy per cui non si può mai fare niente senza che qualcos’altro vada fatto prima. Comunque sia, i nuovi piccoli aggiornamenti che insomma ho fatto a Papiellify (assieme ai tanti ancora non discussi per il Pignio, ma vabbé) sono già online… e ho aggiunto pure il modello creato stavolta alla raccolta dei file: memos.octt.eu.org/m/gnwNvbS4zv… (dovrebbe essere l’ultimo in lista). Quindi ora, forse, posso dormire… ma domani c’è da rilegare questi 10 fogli in un quadernino da 40 pagine, quindi il grind per me non finisce mai. 😵

#carta #decorazioni #Papiellify #stampa #Swapdoodle


il cartafacenzio di octo e la foglianza interattiva!!! (Papiellify, nuova app per creare fogli decorati)


Nel tentare (in parte invano, ma in parte no, dai) di alleviare le mie sofferenze giornaliere, dovute alle solite impossibilità di incartamento, eccomi qui di nuovo ad uscirmene fuori dal letterale nulla con un nuovissimo dei miei toolini pazzurdi… Ma a ‘sto giro ho davvero poca voglia di scherzare, quindi, per una buona volta, metto la fine della storia all’inizio: l’aggeggio di questa volta è caricato su https://hub.octt.eu.org/Papiellify/ (ed era da tanto che non mettevo una roba nuova lì sopra…), ed in poche parole è nientedimeno che un (o meglio, il; credo sia l’unico al mondo) fogliatore… 🍀

In pratica, ero qui di nuovo a voler stampare fogli con grafichine personalizzate, come mostrai qualche altra volta, ma il solo pensiero di dovermi ancora mettere a fare tutta quella roba strana in programmi tipo Office (di qualsiasi vendor; io uso Libre, ma non cambia) — assolutamente non fatti per questo tipo di cose, nonostante stranamente usati da tutti per questo tipo di cose — piazzando nei bordi le immagini, poi le righe, e infine non ne parliamo di layout un pochino più complessi… mi fa venire subito la nausea e dunque addio alle intenzioni spassose. Ovviamente, come all’assoluto solito, sono una ragazza magica, e quindi, piuttosto che avvilirmi, è spuntato fuori il momento di mettermi all’opera, con la programmazione… e questa qui è la primissima versione abbastanza utilizzabile da essere pubblicata, gnam! 🥰

Ho avuto rubamenti di tempo vari adesso eh, quindi ci ho messo qualche giorno in più che normalmente non avrei impiegato per arrivare al punto di qualcosa che già mi sta essendo di enorme utilità, ma la app per ora è ancora abbastanza semplice, pure se non sembra… Ci sono tanti controlli a schermo, si, e si possono già creare infiniti layout sfiziosi semplicemente maneggiando con questi form, certo, però questo ancora non è niente rispetto a quello che potrebbe essere… neanche il tempo di saltellare per i progressi già fatti finora, infatti, e già sento la mancanza di una gestione multi-pagina, o di più preset di stile impostabili, ma vedrò di adoperarmi man mano che le necessità spunteranno fuori (a me, o ad altri… vi scongiuro, apprezzate il mio lavoro cartiaco…) 😳

Io invito come sempre a provare per credere (e sennò che cazzo li metto online a fare i miei tool…), ma in buona sostanza questo è come funziona la app: sfruttando non casualmente, ma proprio esattamente (cioè, usare altro di base mi avrebbe richiesto infinitamente più lavoro), le funzioni di layout intrinseche della piattaforma web (il CSS, bono!), permette di gestire dei livelli (che nella pagina sono non altro che elementi HTML con applicati particolari stili), che sono definiti da immagini caricabili o pattern preprogrammati (come codici SVG), e sono personalizzabili in una marea di criteri tra cui dimensioni, spaziature, slittamenti, e per i pattern cose come spessore del tratto, colori e vattelappesca — tutto impostabile precisamente, e altamente risminchiabile, senza scrivere codice! 😜
Esempio Sailor Moon e stampa da FirefoxEsempio pattern personalizzato e PDF A4
Qui, per esempio, ho creato due diversi papielli (ovviamente stampabili, e che goduria) per provare un po’ il tutto: il primo, a righe azzurre spaziate a 8mm e con una decorazione di Sailor Moon in basso a destra (dimensionata in modo ideale per l’A5, ma ovviamente modificabile); ed il secondo, con una griglia a puntini di 10mm decorata ogni 4 con dei cuoricini ed entrambi usano solo due livelli, quindi si può fare solo di meglio. Questi esempi, ed eventualmente altri che creerò, li ho salvati in JSON con l’apposita funzione del menu in-app, e chiunque voglia usarli può semplicemente caricarli nell’applicazione, sono scaricabili qui: memos.octt.eu.org/m/gnwNvbS4zv…. 💖

Un bonus per me, per concludere, è che ho notato che sui browser web mobile questa app funziona a metà… e detto così sembra qualcosa di negativo, ma io ero partita dal presupposto che la UI di questa app dovesse essere così intricata da essere virtualmente inutilizzabile su smartphone; quindi, scoprire che in realtà si riesce realisticamente ad usare (forse anche grazie al fatto che il pannello delle opzioni si può restringere, e viceversa quello dell’anteprima) mi fa piacere. Il problema tuttavia è che, sia da Firefox che da Chromium, su Android (almeno, sul mio Xiaomi del cazzo…), l’esportazione su PDF o in stampa è rotta, e la pagina esce vuota… quindi poi dovrò usare qualche libreria JavaScript strana per esportare dal lato del mio codice, anziché delegare al browser, che abbiamo capito fa cagare. Una cosa comunque è certa: con tutte queste caselle di input, slider per i numeri, ed alcune opzioni forse relativamente criptiche, non è un software adatto agli utonti deboli di cuore… ma, il suo lo fa al top (credo). 😺

#design #paper #Papiellify #tool #webapp


Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
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è un genocidio, e molto di più (caitlin johnstone)


Caitlin Johnstone, È un genocidio, ma è anche molto di più di questo (Caitlin’s Newsletter, 23 luglio 2025)

L’atrocità di massa a Gaza è un genocidio, ovviamente, ed è un’operazione di pulizia etnica non celata.
Ma è anche molto di più.
È un esperimento: per vedere quali tipi di abusi l’opinione pubblica accetterà senza che si provochi un’interruzione significativa dello status quo imperiale.
È un’operazione psicologica: spingere i limiti di ciò che è normale e accettabile nelle nostre menti in modo da acconsentire ad abusi ancora più orribili in futuro.
È un sintomo: del sionismo, del colonialismo, del militarismo, del capitalismo, del suprematismo occidentale, della costruzione di imperi, della propaganda, dell’ignoranza, dell’apatia, dell’illusione, dell’ego.
È una manifestazione: di violenti sistemi di credenze razziste, suprematiste e xenofobe che sono sempre stati presenti, benché contenuti, che si incontrano con la natura malsana di alleanze da lungo tempo in atto e che con aggressività sono state normalizzate.
È uno specchio: che ci mostra con precisione e imparzialità chi ora siamo come civiltà.
È una rivelazione: che ci mostra cosa sia realmente l’impero occidentale sotto cui viviamo, sotto la sua falsa maschera di democrazia liberale e di giusto umanitarismo.
È una rivelazione: che ci mostra chi tra noi è davvero a favore della verità e della giustizia e chi invece, per tutto questo tempo, ci ha ingannato sulle proprie motivazioni.
È un catalizzatore: una forza galvanizzante e un grido d’allarme per tutti coloro che si rendono conto che le strutture di potere omicide in cui viviamo non possono più essere lasciate in piedi e una sveglia che apre gli occhi a un numero sempre maggiore di persone sulla necessità di un cambiamento rivoluzionario.
È un test: per capire chi siamo come specie e di cosa siamo fatti, e se possiamo trascendere il modello distruttivo che sta conducendo l’umanità verso un tragico destino.
È una domanda: ci chiede in quale tipo di mondo vogliamo vivere in futuro e che tipo di persone vogliamo essere.

src: facebook.com/share/1C1xHDV6qy/

#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #piùDiUnGenocidio #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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pod al popolo, #075: intervento di presentazione del n. 19 de ‘la scuola delle cose’ dedicato alla scrittura di ricerca, in occasione di ‘inverso infesta’, roma, 5 luglio 2025


In occasione del festival organizzato a Roma presso l’Associazione Calpurnia dal sito Inverso (“Inverso Infesta“) nelle giornate del 5 e 6 luglio 2025, un incontro particolare (qui il video) è stato dedicato dal CentroScritture alla “mappatura” delle iniziative – antologiche ma non solo – legate alla poesia e alle scritture contemporanee. In questo contesto, MG ha presentato il n. 19 de ‘La scuola delle cose’, dedicato interamente alla ricerca letteraria. L’audio, emendato da pause e refusi (uno in particolare, lapsus su un editore), è adesso su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.

#antologie #AssociazioneCalpurnia #audio #cambioDiParadigma #CentroScritture #festival #ilVerri #InVerso #InversoInfesta #LaScuolaDelleCose #mappatura #MarcoGiovenale #MG #PAP #pap075 #pap075 #podAlPopolo #podcast #ProsaInProsa #ricercaLetteraria #scritturaDiRicerca #scrittureContemporanee #scrittureDiRicerca #ValerioMassaroni


un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

#chiaraSerani #corradoCosta #danielePoletti #esisteLaRicerca #fondazioneMudima #gianLucaPicconi #ginoDiMaggio #intermedialita #kritik #laFinestraDiAntonioSyxty #laScuolaDelleCose #langpo #languagePoetry #letteralita #libreriaTomo #luigiBallerini #luigiMagno #lyceum #massimilianoManganelli #micheleZaffarano #mudima #poesiaDiRicercaFrancese #prosaInProsa #radiotreSuite #renataMorresi #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive #scrittureNonConvenzionali #scrittureProcedurali #scuolaDelleCose #segnaliEAzioni #studioCampoBoario #traduzione #traduzioni #zinesAuthorsETaggatoComeChiaraPortesine


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boycott zara (bds)


The global BDS movement officially endorses the grassroots organic campaign to boycott ZARA. We call on people of conscience around the world to boycott ZARA, the flagship brand of the Spanish multinational Inditex, for its deep and growing complicity in Israel’s regime of settler-colonialism, apartheid, and genocide.

ZARA’s complicity with Israel’s regime of oppression runs deep:

  • At the start of 2025, amid Israel’s ongoing genocidal assault on Palestinians in Gaza, ZARA opened its largest-ever store near Tel Aviv- a 4,500 m² flagship in the Big Fashion Glilot complex, deepening Zara’s economic ties with apartheid Israel, where the brand already operates dozens of stores.
  • In October 2022, ZARA’s Israeli franchisee hosted a campaign event for the fascist and genocidal Israeli minister, Itamar Ben-Gvir, who praised the brand.
  • In June 2021, ZARA’s then-head designer made racist comments against Palestinians online, but the company issued only a vague statement without any real consequences.
  • In December 2023, ZARA ran an ad campaign titled “The Jacket,” depicting mannequins wrapped in white shrouds next to crumbled statues. Sparking backlash by the public, who saw it as a direct allusion to the ongoing genocide in Gaza, the brand removed it and issued a noncommittal apology without addressing its ties to Israel.

Here’s the full page with infos:

https://bdsmovement.net/news/boycott-zara-dressing-apartheid-and-genocide

#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento

#bambini #BDS #boycottZara #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #concentramento #deportazione #Gaza #genocide #genocidio #globalBDSMovement #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #ZaraSInvolvementWithIzrahell #zionism

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il blog ‘esiste la ricerca’ riprende a settembre: qui i link a tutti i 75 post fin qui usciti

logo


  • ELR - Esiste la ricerca || intestazione
    cliccare per accedere alla pagina del blog

Dal 21 luglio e fino a settembre il blog Esiste la ricerca si prende una pausa. Di séguito si possono vedere e raggiungere tutti i post dall’11 ottobre 2023 a oggi: 75 proposte, più di tre uscite al mese nell’arco di quasi due anni. Grazie ai lettori, agli autori, e a MTM – Manifatture Teatrali Milanesi. Ci ritroviamo a settembre.

Antonio Vangone: un testo da “88/100” (déclic, 2025)


21 Luglio 2025


Samuele Maffei: da Teorema del cerchio e altri teoremi


15 Luglio 2025


Antonio F. Perozzi: Annotazioni su “Pomodori”, di Nathalie Quintane


8 Luglio 2025


Alessandro De Francesco: un testo (VIII) da Untitled-1.odt (Catabasi)


30 Giugno 2025


Silvia Tripodi: Nota sul “libro della natura e del continuo”, di Mario Corticelli (déclic, 2024)


23 Giugno 2025


Giuseppe Nava: La parte visibile


17 Giugno 2025


Marco Mazzi intervista Massimo Becattini sul cinema d’artista


11 Giugno 2025


Fabio Poggi: non-q. / non-p. (ebook)


3 Giugno 2025


Inediti di Fabio Lapiana


27 Maggio 2025


Un testo di Mariangela Guatteri da “Casino Conolly” (edizioni del verri, 2024)


12 Maggio 2025


Inediti di Alberto D’Amico


5 Maggio 2025


Luigi Magno: Annotazione sull’opera di Suzanne Doppelt


28 Aprile 2025


Due prose inedite di Mario Corticelli


14 Aprile 2025


Un inedito di Gherardo Bortolotti


7 Aprile 2025


Michael Roberts Malle: estratti da DEEP END


25 Marzo 2025


Niccolò Furri: tre testi


17 Marzo 2025


Fabrizio Venerandi: “come funziona internet”


10 Marzo 2025


Michele Marinelli: sei testi


3 Marzo 2025


Due testi da “Superficies”


24 Febbraio 2025


Un testo di Andrea Inglese, da “Prati”


17 Febbraio 2025


Quattro testi di June Scialpi


11 Febbraio 2025


Alessandro De Francesco: noterelle per Esiste la ricerca


3 Febbraio 2025


Stefania Zampiga: “adesso”


29 Gennaio 2025


Inediti di Chiara Serani


20 Gennaio 2025


Tre inediti di Andrea Piccinelli


13 Gennaio 2025


Un testo di Damiano Torre


7 Gennaio 2025


Marco Mazzi: annotazioni su “Casino Conolly”, di Mariangela Guatteri


16 Dicembre 2024


Lorenzo Mari: Un’audioannotazione di poetica


9 Dicembre 2024


Tre testi di Marilina Ciaco


2 Dicembre 2024


Un testo di Fabrizio Venerandi


27 Novembre 2024


Un intervento di Alessandro Broggi


18 Novembre 2024


Un inedito di Luciano Neri


11 Novembre 2024


Un inedito di Luca Zanini


4 Novembre 2024


Antonio Syxty: note su Esiste la ricerca 4, Napoli (6-7 sett. 2024)


28 Ottobre 2024


Fabrizio Pelli: note su Esiste la ricerca 4, Napoli (6-7 sett. 2024)


21 Ottobre 2024


Stefania Zampiga: note su Esiste la ricerca 4, Napoli (6-7 sett. 2024)


14 Ottobre 2024


Niccolò Furri: I see a green pipeline (ebook)


7 Ottobre 2024


Antonio Francesco Perozzi: note su Esiste la ricerca 4, Napoli (6-7 sett. 2024)


30 Settembre 2024


Delle ragioni e dei modi. Giulio Marzaioli


23 Settembre 2024


Marco Giovenale, Notille personali, conversevoli colloquiali, su Esiste la ricerca 4, Napoli (6-7 sett. 2024)


17 Settembre 2024


Esiste la ricerca vi dà appuntamento a Napoli, Galleria Toledo, 6-7 settembre 2024


30 Luglio 2024


Pasquale Polidori, Appunti per il simposio “La linea d’ombra”


22 Luglio 2024


Testi di Lorenzo Basile Baldassarre


16 Luglio 2024


Testi di Mario Corticelli


8 Luglio 2024


Due testi di Francesca Perinelli


1 Luglio 2024


Testi di Francesco Scapecchi


25 Giugno 2024


Testi di Marko Miladinovic


10 Giugno 2024


Pasquale Polidori risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


4 Giugno 2024


Due testi di Vincenzo Ostuni


27 Maggio 2024


Delle ragioni e dei modi. Vincenzo Ostuni


20 Maggio 2024


Testi di Carlo Sperduti


13 Maggio 2024


Delle ragioni e dei modi. Alessandra Greco


6 Maggio 2024


Testi di Giulio Marzaioli


29 Aprile 2024


Delle ragioni e dei modi. Leonardo Canella


22 Aprile 2024


Testi di Michele Marinelli


15 Aprile 2024


Delle ragioni e dei modi. Niccolò Furri


8 Aprile 2024


Testi di Alberto D’Amico


2 Aprile 2024


Francesca Perinelli risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


25 Marzo 2024


Testi di Silvia Tripodi


18 Marzo 2024


Valerio Massaroni risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


11 Marzo 2024


Un testo di Luca Zanini


4 Marzo 2024


Riccardo Innocenti risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


26 Febbraio 2024


Testi di Alessandro Broggi


20 Febbraio 2024


Luciano Neri risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


12 Febbraio 2024


Testi di Roberto Cavallera


5 Febbraio 2024


Lorenzo Basile Baldassarre risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


29 Gennaio 2024


Piccolo archivio di Esiste la ricerca – tra giugno 2022 e settembre 2023


22 Gennaio 2024


Marilina Ciaco risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


19 Dicembre 2023


Audio integrale dell’incontro del 16 giugno 2022 allo Studio Campo Boario


11 Dicembre 2023


Due testi di Felice Vino


4 Dicembre 2023


Claudio Salvi risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


20 Novembre 2023


Due testi di June Scialpi


14 Novembre 2023


Tre accorgimenti per evitare la confusione


Francesca Marica risponde a 9 domande su/per Esiste la ricerca


6 Novembre 2023


Esiste La Ricerca:
uno spazio online


11 Ottobre 2023


#AntonioSyxty #cambioDiParadigma #ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #indice #link #ManifattureTeatraliMilanesi #MarcoGiovenale #MicheleZaffarano #MTM #MTMManifattuteTeatraliMilanesi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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andrea inglese: jean-pierre filiu, “un historien à gaza” (les arènes)


Andrea Inglese
22 lug. 2025

Filiu, Un historien à Gaza
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L’Agence France-Presse (AFP) è una delle tre più importanti agenzie stampa del mondo. È di ieri il suo comunicato allarmante, sulle condizioni alimentari disastrose che colpiscono anche i loro collaboratori a Gaza. I giornalisti palestinesi che non sono già stati arrestati, rischiano regolarmente di essere assassinati dall’esercito israeliano. Oggi la scarsità di cibo mette in pericolo non solo la loro possibilità di lavorare, ma anche la loro vita stessa. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, Israele ha impedito l’accesso a Gaza alla stampa internazionale. Malgrado ciò uno storico francese esperto di Medio Oriente, Jean-Pierre Filiu, è potuto entrare a Gaza al seguito di Medici Senza Frontiere e vi ha soggiornato dal 19 dicembre 2024 al 21 gennaio 2025. Da questo soggiorno, dalle sue testimonianza dirette o minuziosamente documentate, è nato un libro uscito proprio nel maggio 2025, quando una certa omertà internazionale cominciava a sgretolarsi, di fronte allo strangolamento degli aiuti umanitari. Filiu non è un militante, non è un giornalista, è professore di Storia del Medio Oriente a Scienze Politiche a Parigi e l’autore di una ventina di libri, in gran parte dedicati al mondo arabo. Mi auguro che il suo libro, pubblicato da Les Arènes, venga tradotto anche in Italia.
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arenes.fr/livre/un-historien-a…

#7Ottobre #AFP #AgenceFrancePresse #AndreaInglese #Gaza #giornalistiPalestinesi #Israele #JeanPierreFiliu #LesArènesEds #LesArenes #MediciSenzaFrontiere #MSF #Palestina #UnHistorienàGaza

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il cartafacenzio di octo e la foglianza interattiva!!! (Papiellify, nuova app per creare fogli decorati)


Nel tentare (in parte invano, ma in parte no, dai) di alleviare le mie sofferenze giornaliere, dovute alle solite impossibilità di incartamento, eccomi qui di nuovo ad uscirmene fuori dal letterale nulla con un nuovissimo dei miei toolini pazzurdi… Ma a ‘sto giro ho davvero poca voglia di scherzare, quindi, per una buona volta, metto la fine della storia all’inizio: l’aggeggio di questa volta è caricato su https://hub.octt.eu.org/Papiellify/ (ed era da tanto che non mettevo una roba nuova lì sopra…), ed in poche parole è nientedimeno che un (o meglio, il; credo sia l’unico al mondo) fogliatore… 🍀

In pratica, ero qui di nuovo a voler stampare fogli con grafichine personalizzate, come mostrai qualche altra volta, ma il solo pensiero di dovermi ancora mettere a fare tutta quella roba strana in programmi tipo Office (di qualsiasi vendor; io uso Libre, ma non cambia) — assolutamente non fatti per questo tipo di cose, nonostante stranamente usati da tutti per questo tipo di cose — piazzando nei bordi le immagini, poi le righe, e infine non ne parliamo di layout un pochino più complessi… mi fa venire subito la nausea e dunque addio alle intenzioni spassose. Ovviamente, come all’assoluto solito, sono una ragazza magica, e quindi, piuttosto che avvilirmi, è spuntato fuori il momento di mettermi all’opera, con la programmazione… e questa qui è la primissima versione abbastanza utilizzabile da essere pubblicata, gnam! 🥰

Ho avuto rubamenti di tempo vari adesso eh, quindi ci ho messo qualche giorno in più che normalmente non avrei impiegato per arrivare al punto di qualcosa che già mi sta essendo di enorme utilità, ma la app per ora è ancora abbastanza semplice, pure se non sembra… Ci sono tanti controlli a schermo, si, e si possono già creare infiniti layout sfiziosi semplicemente maneggiando con questi form, certo, però questo ancora non è niente rispetto a quello che potrebbe essere… neanche il tempo di saltellare per i progressi già fatti finora, infatti, e già sento la mancanza di una gestione multi-pagina, o di più preset di stile impostabili, ma vedrò di adoperarmi man mano che le necessità spunteranno fuori (a me, o ad altri… vi scongiuro, apprezzate il mio lavoro cartiaco…) 😳

Io invito come sempre a provare per credere (e sennò che cazzo li metto online a fare i miei tool…), ma in buona sostanza questo è come funziona la app: sfruttando non casualmente, ma proprio esattamente (cioè, usare altro di base mi avrebbe richiesto infinitamente più lavoro), le funzioni di layout intrinseche della piattaforma web (il CSS, bono!), permette di gestire dei livelli (che nella pagina sono non altro che elementi HTML con applicati particolari stili), che sono definiti da immagini caricabili o pattern preprogrammati (come codici SVG), e sono personalizzabili in una marea di criteri tra cui dimensioni, spaziature, slittamenti, e per i pattern cose come spessore del tratto, colori e vattelappesca — tutto impostabile precisamente, e altamente risminchiabile, senza scrivere codice! 😜
Esempio Sailor Moon e stampa da FirefoxEsempio pattern personalizzato e PDF A4
Qui, per esempio, ho creato due diversi papielli (ovviamente stampabili, e che goduria) per provare un po’ il tutto: il primo, a righe azzurre spaziate a 8mm e con una decorazione di Sailor Moon in basso a destra (dimensionata in modo ideale per l’A5, ma ovviamente modificabile); ed il secondo, con una griglia a puntini di 10mm decorata ogni 4 con dei cuoricini ed entrambi usano solo due livelli, quindi si può fare solo di meglio. Questi esempi, ed eventualmente altri che creerò, li ho salvati in JSON con l’apposita funzione del menu in-app, e chiunque voglia usarli può semplicemente caricarli nell’applicazione, sono scaricabili qui: memos.octt.eu.org/m/gnwNvbS4zv…. 💖

Un bonus per me, per concludere, è che ho notato che sui browser web mobile questa app funziona a metà… e detto così sembra qualcosa di negativo, ma io ero partita dal presupposto che la UI di questa app dovesse essere così intricata da essere virtualmente inutilizzabile su smartphone; quindi, scoprire che in realtà si riesce realisticamente ad usare (forse anche grazie al fatto che il pannello delle opzioni si può restringere, e viceversa quello dell’anteprima) mi fa piacere. Il problema tuttavia è che, sia da Firefox che da Chromium, su Android (almeno, sul mio Xiaomi del cazzo…), l’esportazione su PDF o in stampa è rotta, e la pagina esce vuota… quindi poi dovrò usare qualche libreria JavaScript strana per esportare dal lato del mio codice, anziché delegare al browser, che abbiamo capito fa cagare. Una cosa comunque è certa: con tutte queste caselle di input, slider per i numeri, ed alcune opzioni forse relativamente criptiche, non è un software adatto agli utonti deboli di cuore… ma, il suo lo fa al top (credo). 😺

#design #paper #Papiellify #tool #webapp


il protodernino


Finalmente, tra stamane e ieri ho modo di destreggiarmi tra miei necessari progetti di utile programmatio, e meno utili #idee di fai-da-te bizzarro semi-magico… Si, stranamente ieri non mi è venuto l’abbiocco forte a casina, nonostante come stessi (…o forse proprio perché stavo in quel modo dalla mattina), e quindi ho cucinato. 🥰

Dall’altro giorno ho voluto a provare a stamparmi dei #quadernini per robe a caso, note e non so che; ma proprio piccini, diciamo una roba che sia più piccola del mio Ximifonino, che è più versatile così. E avrei potuto comprare, visto che su Amazon (in cartoleria no, solo agendine) ce ne sono di A7, a righe, non troppo spessi, e a prezzi accettabili (seppur in blocco)… ma che palle così. 😴

Decisamente avrei da fare cose molto più necessarie, ma quando scoppia la scintilla del #DIY quelle non si possono più fare; bisogna invece mettere all’opera le manine!!! Ma in questo caso specifico, oltre alla voglia di riciclare tutto il cartone di Amazon accumulato in casa, per fare le copertine, volevo banalmente avere fogli decorati anziché la noia della carta di colore bianco #[url=https://octospacc.altervista.org/tag/fff/]FFF[/url]. 👄

Col casino della stampante ho perso un po’ di tempo, e sono usciti fogli stampati male non perfetti non fighissimi… ma ormai che questi fogli altrimenti da buttare li avevo già stampati, già che c’ero, per prendere la mano, ho deciso di farci il #taccuino #prototipo, nel mentre che preparavo i fogli buoni per il primo finale. È venuto bruttino, ma nemmeno troppo, quindi quello vero sarà fuoco! 🧨🧨
Scrivere sul quadernino aperto quasi a metà con matita sulla scrivania. "idk" ricalcato sulla prima pagina interna, mentre scrivo "vlorp" e "zipzap (!)" più dentro.Quadernino chiuso con la fascia di sicurezza (sempre cartone di Amazon) davanti al Samsung Galaxy Ace 4 per scala.Cucire le pagine del quadernino all'interno della copertina di cartone con filo di cotone e ago potente. Dettaglio della carta decorata con stile fiori rosa giapponese non lo so che ho scaricato.
Samsung vecchio per scala, poiché lo Ximi mi serviva per fare la foto… E dentro ci sono a cazzo due stili diversi di fogli #decorati, perché Pinterest non ha servito immediatamente quello che volevo; oltre che il bordino figo, anche un po’ di tinta sul centro… il solito bianco-non-proprio-bianco che ho sui miei siti web, e quindi pretendo sulla carta. 🔖

I dettagli di produzione sono sorprendentemente profondi, dalla preparazione del design per la stampa (che non è nullo, nonostante i disegni io li abbia scaricati; ad esempio, mancavano le righe), poi il taglio dei fogli (senza fare ops, che è tosta), e infine la questione della rilegatura (che qui, per fare presto, ho fatto cucendo direttamente sulla copertina gli 8 fogli A6 ricavati e piegati)… farò qualche articolocto sitocto, idk. 🙌

Ovviamente, la copertina plain di color marron cartone, dove si vedono anche tutte le spiegazzature, non è il top, e quindi col modello finale prenderò dovuti provvedimenti. Devo trovare anche un modo di forzarlo a stare chiuso senza questo anello di cartone che si mette attorno e lo blocca, altrimenti che palle. Ma chi ben scartonza è già a metà dell’opera. ☠️

#decorati #DIY #FFF #idee #prototipo #quadernini #taccuino


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24 luglio, roma: “contro la letteratura borghese”


Un ragionamento sulla letteratura, l’immaginazione, la politica a partire dalle scritture di genere, weird, perturbanti, non consolatorie. Con Antonio Francesco Perozzi, Claudio Kulesko, Stefano Tevini, Eleonora Capparella, Emmanuele Jonathan Pilia, D Editore. Libreria Sinestetica, h. 21, giovedì 24 luglio.
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#AntonioFrancescoPerozzi #ClaudioKulesko #DEditore #EleonoraCapparella #EmmanueleJonathanPilia #immaginazione #letteratura #LibreriaSinestetica #politica #ragionamento #scrittureDiGenere #scrittureNonConsolatorie #scritturePerturbanti #StefanoTevini #weird

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Noam Chomsky: la teoria del linguaggio innato e la grammatica universale

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Noam Chomsky


Noam Chomsky nato il 7 dicembre 1928 è una delle figure più iconiche e influenti del XX e XXI secolo. Conosciuto per la sua teoria rivoluzionaria della Grammatica Universale, Chomsky ha ridefinito la comprensione del linguaggio umano, sostenendo che ogni individuo nasce con un’abilità innata per acquisire il linguaggio. Questa idea ha avuto un impatto importante non solo nel campo della linguistica, ma anche nella filosofia e nelle scienze cognitive.

Parallelamente al suo lavoro accademico, Chomsky è stato un instancabile attivista politico, criticando aspramente il capitalismo, l’imperialismo e le guerre condotte dagli Stati Uniti. Il suo libro “La fabbrica del consenso”, scritto con Edward S. Herman, ha smascherato le manipolazioni mediatiche e il controllo esercitato dalle élite, diventando un testo fondamentale per chiunque studi i media e il potere.

Per i movimenti anarchici e di giustizia sociale, Chomsky è stato una guida e una fonte inesauribile di ispirazione. Ha sostenuto incessantemente i movimenti di base, i diritti umani e l’uguaglianza sociale, mettendo sempre al centro della sua analisi il benessere delle persone comuni.

Contributi all’anarchismo e alla teoria politica

Idee sulla linguistica e il potere


Noam Chomsky è universalmente riconosciuto per la sua teoria della Grammatica Universale, che sostiene che il linguaggio sia una capacità innata dell’essere umano. Secondo Chomsky, ogni individuo nasce con una serie di istruzioni neurali che permettono di acquisire qualsiasi lingua. Questa visione ha rivoluzionato il campo della linguistica, introducendo il concetto che esistono principi universali del linguaggio condivisi da tutte le lingue umane. Tuttavia, le implicazioni delle sue teorie vanno ben oltre la linguistica.

Chomsky ha sempre visto una connessione profonda tra il linguaggio e il potere, non tanto nelle strutture intrinseche del linguaggio, quanto nell’uso che ne viene fatto nella sfera pubblica, specialmente attraverso i media e la propaganda, per plasmare l’opinione e mantenere le strutture di potere. Questo legame tra linguistica e potere ha influenzato il pensiero anarchico, suggerendo che l’analisi critica e la decostruzione delle narrazioni e delle giustificazioni ideologiche veicolate attraverso il linguaggio possono portare a una migliore comprensione e quindi a una possibile sovversione delle strutture di potere.

Attivismo anti-guerra e anti-imperialista


Chomsky non si è limitato a rivoluzionare la linguistica; è anche un feroce critico del militarismo e dell’imperialismo, in particolare delle politiche estere degli Stati Uniti. Durante la guerra del Vietnam, Chomsky divenne una delle voci più prominenti del movimento pacifista, denunciando le atrocità commesse e il ruolo dei media nel manipolare l’opinione pubblica. La sua opposizione alle guerre non si fermò con il Vietnam: criticò duramente le invasioni dell’Iraq e dell’Afghanistan, nonché le operazioni militari e le interferenze statunitensi in America Latina e nel Medio Oriente.

Il suo libro “La fabbrica del consenso”, scritto insieme a Edward S. Herman, è una critica senza mezzi termini ai media mainstream e al loro ruolo nella propaganda di stato. In questo libro, Chomsky afferma che i media fungono da strumento di propaganda, servendo gli interessi delle élite economiche e politiche. Questa critica ha reso “La fabbrica del consenso” un testo fondamentale per comprendere come il potere viene esercitato e mantenuto attraverso la manipolazione dell’informazione.

Supporto ai movimenti di base


Chomsky ha sempre mostrato un profondo rispetto per i movimenti di base e per le lotte dal basso. Ha sostenuto attivamente le cause dei lavoratori, dei diritti civili e dei movimenti per la giustizia sociale in tutto il mondo. La sua solidarietà con i movimenti di base è stata una costante nella sua vita, riflettendo la sua convinzione che il vero cambiamento sociale possa avvenire solo dal basso, attraverso l’azione diretta e l’organizzazione collettiva.

Chomsky ha spesso partecipato a conferenze e incontri con attivisti, offrendo il suo supporto intellettuale e morale. Ha sottolineato l’importanza dell’autogestione e dell’autonomia nelle lotte per la giustizia sociale, incoraggiando le persone a prendere il controllo delle proprie vite e delle proprie comunità. Questo impegno per i movimenti di base ha rafforzato il suo legame con il movimento anarchico, un movimento che promuove l’auto-organizzazione e la resistenza dal basso contro l’autoritarismo e l’oppressione.

Impegno per la giustizia sociale e l’uguaglianza

Critica al capitalismo e al militarismo


Noam Chomsky è uno dei critici più aspri del capitalismo e del militarismo, sostenendo che entrambi questi sistemi promuovano l’ineguaglianza e l’oppressione. La sua critica al capitalismo si basa sulla convinzione che questo sistema economico favorisca una concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi, a discapito della maggioranza della popolazione. Chomsky ha denunciato ripetutamente le disuguaglianze generate dal capitalismo, mettendo in evidenza come questo sistema crei disparità economiche, sociali e politiche che minano la democrazia e la giustizia sociale.

Inoltre, Chomsky ha criticato il militarismo, sostenendo che le guerre moderne siano spesso combattute per proteggere gli interessi economici delle élite piuttosto che per difendere la sicurezza nazionale. Ha evidenziato come le spese militari sottraggano risorse ai bisogni sociali fondamentali, come l’istruzione, la sanità e il welfare. La sua opposizione al militarismo si è estesa alla critica delle industrie belliche, che, secondo Chomsky, traggono profitto dalla guerra e dalla distruzione.

Sostegno a femminismo, ambientalismo e antirazzismo


Chomsky ha sempre sostenuto con convinzione le cause del femminismo, dell’ambientalismo e dell’antirazzismo, vedendo in queste lotte un’estensione naturale della sua visione per una società più equa e giusta. Ha riconosciuto il ruolo fondamentale delle donne nei movimenti di giustizia sociale e ha sostenuto l’uguaglianza di genere, criticando il sessismo e la discriminazione sistemica.

Nel campo dell’ambientalismo, Chomsky ha avvertito dei pericoli del cambiamento climatico e della distruzione ambientale, criticando le politiche delle grandi corporazioni e dei governi che ignorano o minimizzano queste crisi per ragioni di profitto. Per una panoramica approfondita delle sfide attuali e delle possibili vie d’uscita, puoi leggere la nostra recensione di Sopravvivere al XXI secolo, scritto con Pepe Mujica.

Sul fronte dell’antirazzismo, Chomsky ha sempre difeso i diritti delle minoranze e ha denunciato il razzismo sistemico e le pratiche discriminatorie. Ha sostenuto i movimenti per i diritti civili e ha criticato le politiche che sostengono l’ingiustizia razziale, sostenendo che la lotta contro il razzismo è centrale per la realizzazione di una società egualitaria.

Giustizia sociale e uguaglianza


Le parole e le azioni di Noam Chomsky hanno costantemente dimostrato il suo impegno per la giustizia sociale e l’uguaglianza. Ha partecipato a numerosi eventi e manifestazioni, offrendo il suo sostegno agli attivisti e alle comunità in lotta. Le sue conferenze, interviste e scritti hanno ispirato innumerevoli persone a impegnarsi attivamente per la giustizia sociale.

Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’educazione e dell’informazione come strumenti di emancipazione. Ha incoraggiato le persone a cercare la verità, a interrogare le narrazioni ufficiali e a sviluppare una coscienza critica, temi centrali anche in La forza della ragione contro il potere, scritto con Jean Bricmont.

Influenza di Noam Chomsky

Impatto sul pensiero anarchico


Noam Chomsky ha avuto un impatto importante sul pensiero anarchico. Le sue teorie linguistiche e le sue critiche alle strutture di potere hanno fornito una base intellettuale per il movimento anarchico contemporaneo. Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’autonomia individuale e collettiva, valori fondamentali nell’anarchismo. Ha affermato che le strutture autoritarie, siano esse statali, economiche o sociali, devono essere costantemente messe in discussione e smantellate a favore di sistemi più equi e democratici.

Il suo libro “La fabbrica del consenso” ha avuto un enorme impatto nel campo dell’anarchismo, smascherando le manipolazioni dei media e dimostrando come l’informazione venga utilizzata per mantenere il controllo sociale. Questa critica ha rafforzato l’importanza dell’auto-organizzazione e dei media indipendenti nel movimento anarchico, promuovendo un’informazione libera e non subordinata agli interessi delle élite.

Chomsky ha inoltre influenzato il pensiero anarchico attraverso il suo impegno per l’educazione popolare e la diffusione della conoscenza. Ha partecipato a innumerevoli eventi organizzati da gruppi anarchici, offrendo il suo sostegno e incoraggiando la formazione di comunità autonome e autogestite. Il suo approccio pragmatico, combinato con una profonda analisi teorica, ha ispirato molti a vedere l’anarchismo non solo come una teoria politica, ma come una pratica quotidiana di resistenza e costruzione di alternative.

Eredità nel movimento sociale


L’eredità di Chomsky nel movimento sociale è vasta e diversificata. Le sue idee hanno ispirato generazioni di attivisti a lottare per un mondo più giusto e equo. Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’azione diretta e della resistenza nonviolenta, promuovendo metodi di lotta che siano coerenti con i fini che si vogliono raggiungere.

Nel campo dei diritti umani, Chomsky ha sostenuto numerosi movimenti, dalle lotte per i diritti civili negli Stati Uniti ai movimenti di liberazione nazionale in America Latina. Ha denunciato le violazioni dei diritti umani ovunque si verificassero, indipendentemente dal contesto politico, mostrando un impegno incrollabile per la giustizia e l’uguaglianza.

Le sue idee continuano a ispirare movimenti ambientalisti, femministi e antirazzisti. Chomsky ha sempre visto queste lotte come interconnesse, parte di un’unica grande battaglia contro l’oppressione e per la dignità umana. Ha sottolineato l’importanza di una visione a tutto campo della giustizia sociale, che riconosca come le diverse forme di oppressione siano intrecciate e richiedano una risposta coordinata e globale.

Prospettive future e ispirazione per le generazioni successive


Il lavoro di Noam Chomsky continuerà a influenzare e ispirare le generazioni future. Le sue teorie sulla linguistica e la sua critica al potere rimangono rilevanti in un mondo in cui le disuguaglianze e le ingiustizie persistono. Le sue opere vengono studiate non solo in ambito accademico, ma anche tra attivisti e pensatori che cercano di comprendere meglio le dinamiche del potere e trovare modi per resistere ad esso.

Chomsky ha lasciato un’eredità di pensiero critico e di impegno morale. Ha mostrato che è possibile combinare una rigorosa analisi intellettuale con un profondo impegno per la giustizia sociale. La sua vita e il suo lavoro rappresentano un esempio di come la conoscenza possa essere usata come strumento di emancipazione e di cambiamento sociale.

Il suo invito costante a interrogarsi, a cercare la verità e a resistere all’oppressione continuerà a risuonare tra coloro che lottano per un mondo migliore. Le sue idee sulla Grammatica Universale, sul potere dei media e sulla necessità di un’azione collettiva e autodeterminata rimangono punti di riferimento essenziali per chiunque voglia comprendere e trasformare la società, specialmente di fronte alle minacce esistenziali discusse in opere come 2 minuti all’apocalisse, un dialogo con Laray Polk che abbiamo recensito.

Riflessione critica sul pensiero e sull’attivismo di Chomsky


Dal punto di vista anarchico, il pensiero e l’attivismo di Chomsky offrono numerosi spunti di riflessione critica. La sua enfasi sulla necessità di smantellare le strutture di potere autoritarie è in linea con i principi fondamentali dell’anarchismo. Tuttavia, alcuni anarchici hanno criticato Chomsky per non aver sempre abbracciato completamente l’idea dell’abolizione dello Stato. Sebbene abbia criticato aspramente le pratiche degli Stati esistenti, Chomsky ha spesso sostenuto riforme all’interno delle strutture statali come passi necessari verso una società più giusta, una posizione che alcuni anarchici considerano troppo moderata

Esprimere ammirazione e riflessioni personali


Per molti, Noam Chomsky è stato non solo un pensatore brillante, ma anche una fonte di ispirazione personale. La sua vita dedicata alla lotta per la giustizia sociale e la sua incrollabile etica del lavoro sono esempi di come l’intelletto può essere messo al servizio del bene comune. La sua capacità di mantenere una prospettiva critica e indipendente, pur affrontando critiche e avversità, è un testamento del suo impegno e della sua integrità.

Chomsky ha sempre affrontato questioni globali di grande importanza con coraggio e chiarezza. Nel suo recente libro sulla guerra in Ucraina, Perché l’Ucraina, Chomsky ha offerto una critica approfondita delle dinamiche geopolitiche che hanno portato al conflitto, evidenziando il ruolo delle potenze occidentali e la necessità di soluzioni diplomatiche. Questa analisi è stata una testimonianza del suo impegno a esaminare le cause profonde dei conflitti e a cercare soluzioni basate sulla giustizia e la pace.

Un altro aspetto significativo del suo lavoro è stata la sua costante opposizione a quella che definisce l’apartheid imposto da Israele alla Palestina. Chomsky ha denunciato le politiche discriminatorie e oppressive contro i palestinesi, sostenendo con forza l’idea di uno stato multietnico in cui tutte le persone, indipendentemente dalla loro etnia o religione, possano vivere in uguaglianza e pace. Per un’analisi più approfondita di queste problematiche, ti invitiamo a leggere la nostra recensione di Israele e Palestina: che fare?, scritto in collaborazione con Ilan Pappé.

Per molti attivisti e pensatori, Chomsky è stato un modello di coerenza e impegno morale. Ha dimostrato che è possibile combinare una rigorosa analisi intellettuale con un profondo impegno per la giustizia sociale. La sua vita e il suo lavoro rappresentano un esempio di come la conoscenza possa essere usata come strumento di emancipazione e di cambiamento sociale.

Linguistica


  • Strutture sintattiche (1957) – Pubblicato in Italia nel 1970
  • Aspetti della teoria della sintassi (1965) – Pubblicato in Italia nel 1970
  • Il suono del linguaggio (con Morris Halle, 1968) – Pubblicato in Italia nel 1971
  • Riflessioni sul linguaggio (1975) – Pubblicato in Italia nel 1979
  • Il programma minimalista (1995) – Pubblicato in Italia nel 1997
  • Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio e della mente (2000) – Pubblicato in Italia nel 2001


Politica e Società


  • Il potere americano e i nuovi mandarini (1969) – Pubblicato in Italia nel 1971
  • In guerra con l’Asia (1970) – Pubblicato in Italia nel 1972
  • La fabbrica del consenso: l’economia politica dei mass media (con Edward S. Herman, 1988) – Pubblicato in Italia nel 1998
  • Egemonia o sopravvivenza: la strategia imperiale degli Stati Uniti (2003) – Pubblicato in Italia nel 2004
  • Stati falliti: l’abuso di potere e l’assalto alla democrazia (2006) – Pubblicato in Italia nel 2007
  • Chi comanda il mondo? (2016) – Pubblicato in Italia nel 2017
  • Requiem per il sogno americano: i 10 principi della concentrazione della ricchezza e del potere (2017) – Pubblicato in Italia nel 2018


Filosofia e Scienze Cognitive


  • Linguistica cartesiana: un capitolo nella storia del pensiero razionalista (1966) – Pubblicato in Italia nel 1971
  • Linguaggio e mente (1968) – Pubblicato in Italia nel 1972
  • Regole e rappresentazioni (1980) – Pubblicato in Italia nel 1981
  • La conoscenza del linguaggio: la sua natura, origine e uso (1986) – Pubblicato in Italia nel 1988
  • Che tipo di creature siamo? (2015) – Pubblicato in Italia nel 2016


Controinformazione


  • Illusioni necessarie: il controllo del pensiero nelle società democratiche (1989) – Pubblicato in Italia nel 1991
  • Dissuadere la democrazia (1991) – Pubblicato in Italia nel 1992
  • Il controllo dei media: i successi spettacolari della propaganda (1991) – Pubblicato in Italia nel 1992
  • Profitto sopra le persone: il neoliberismo e l’ordine globale (1999) – Pubblicato in Italia nel 2000
  • 9-11 (2001) – Pubblicato in Italia nel 2002
  • Capire il potere: l’indispensabile Chomsky (2002) – Pubblicato in Italia nel 2003
  • Interventi (2007) – Pubblicato in Italia nel 2008
  • Come funziona il mondo (2011) – Pubblicato in Italia nel 2012

Citazioni, aneddoti e risorse aggiuntive

Citazioni di Noam Chomsky


  • “Non sono un profeta, non ho una sfera di cristallo. Posso solo dirvi quello che vedo e quello che so.” (Intervista con Bill Moyers, PBS, 2010)
  • “Se non crediamo nella libertà d’espressione per le persone che disprezziamo, non ci crediamo affatto.” (Discorso all’Università del Vermont, 1974)
  • “La propaganda è per la democrazia quello che il manganello è per lo stato totalitario.” (Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media. 1988)
  • “Il compito degli intellettuali è dire la verità e denunciare le menzogne.” (The Responsibility of Intellectuals. 1967)
  • “La dottrina principale delle democrazie è che la propaganda è necessaria per tenere il gregge al suo posto.” (Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media. 1988)
  • “Le persone che hanno il potere non lo abbandonano senza una lotta.”
  • “Lo scopo dell’educazione è insegnarti a metterti in discussione, non a ripetere.”
  • “Il modo per affrontare le informazioni è quello di analizzarle criticamente, non di accettarle passivamente.”
  • “I crimini di guerra sono crimini di guerra, indipendentemente da chi li commette.” (Hegemony or Survival: America’s Quest for Global Dominance. 2003)
  • “Gli Stati Uniti sono uno stato canaglia.” (Rogue States: The Rule of Force in World Affairs)


Risorse online



Libri di Noam Chomsky Recensiti da Noi


Per approfondire ulteriormente il pensiero di Noam Chomsky, abbiamo recensito alcuni dei suoi libri più significativi, offrendo spunti e analisi. Ecco i titoli che puoi esplorare sul nostro sito:

  • Sopravvivere al XXI secolo (con Pepe Mujica)
    • Questo volume offre una prospettiva cruciale sulle sfide che l’umanità deve affrontare nel secolo attuale, dalla crisi climatica alle minacce nucleari, esplorando vie per la sopravvivenza e il cambiamento.


  • La forza della ragione contro il potere (con Jean Bricmont)
    • Un dialogo illuminante che esamina il ruolo degli intellettuali e l’importanza del pensiero critico di fronte alle narrazioni dominanti e alle strutture di potere.


  • Israele e Palestina: che fare? (con Ilan Pappé)
    • In questo saggio, Chomsky e Pappé analizzano le radici del conflitto israelo-palestinese, offrendo una disamina critica delle politiche regionali e internazionali e proponendo possibili soluzioni.


  • 2 minuti all’apocalisse (con Laray Polk)
    • Attraverso una serie di interviste, questo libro esplora i pericoli esistenziali che minacciano l’umanità, dalla proliferazione nucleare al riscaldamento globale, sottolineando l’urgenza di un’azione collettiva.


  • Perché l’Ucraina? (The Ukraine Crisis: What Everyone Needs to Know)
    • In questo saggio, Chomsky offre una disamina delle dinamiche geopolitiche che hanno portato al conflitto in Ucraina, analizzando il ruolo delle potenze internazionali e la necessità di soluzioni diplomatiche.



#anarchia #anarchismo #chomsky #codicilinguaggio #guerra


Chomsky e Mujica tra profezie e opportunità

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Conclusione


Sopravvivere al XXI secolo

Collana: SAGGI

Saul Alvìdrez, José Mujica, Noam Chomsky

Saggistica

Ponte alle Grazie

19/03/2024

Brosura

224

Questo libro racconta l’incontro fra «l’intellettuale vivente più influente del mondo» e «il politico più amato del pianeta», orchestrato e diretto dal giovane attivista e documentarista messicano Saúl Alvídrez. Ne scaturisce un dialogo appassionato, e appassionante, sui grandi temi del mondo di oggi: dai cambiamenti climatici alle guerre, alla crisi del capitalismo e alle sue mutazioni, alla corruzione sistemica, alla diffusione dei populismi e al degrado generalizzato della politica istituzionale.
Ma oltre ad affrontare singole rilevantissime questioni contemporanee, Chomsky e Mujica, il saggio del Nord e il saggio del Sud, come li definisce affettuosamente Alvídrez, nella seconda parte del volume tracciano una mappa dei valori che devono guidare l’umanità nel ventunesimo secolo. Valori che è necessario seguire perché un futuro possa ancora esistere; valori che rappresentano tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Colloquio straordinario fra due punti di riferimento mondiali del pensiero contemporaneo, Sopravvivere al ventunesimo secolo è un’occasione unica: fermarsi ad ascoltare Chomsky e Mujica è istruttivo, e bellissimo. (da Ponte alle Grazie)

Saul Alvìdrez


L’idea di questo incontro tra il saggio del nord (Chomsky) e il saggio del sud (Mujica) è stata possibile grazie all’idea di Saul Alvìdrez. Alvìdrez è un’attivista, scrittore e documentarista messicano (dallo stesso lavoro è tratto anche un documentario) nato nel 1988. Sottolineo la data perchè mi è spesso capitato, durante la lettura, di percepire una vicinanza con l’autore. Una sorta di internazionalismo delle disillusioni che si rielabora in una coltivazione dell’utopia. Alvìdrez ha una storia che coglie nel profondo le inquietudini della sua (mia) contemporaneità. Una storia di battaglie che vale la pena intraprendere nonostante le prevedibili sconfitte. Battaglie che spesso ci si trova a combattere da soli nella disgregazione sociale. Anche se in realtà non si è soli ma sfilacciati, distanti. Per capirlo bisogna contarsi ed è per questo che il lavoro di Alvìdrez conta.

Una nuova umanità


Alvìdrez trova ispirazione venendo a conoscenza, in Bolivia, della leggenda quechua su “l’aquila e il condor”. In questa profezia, l’equilibrio nel mondo tornerà quando aquila e condor voleranno insieme. L’aquila è anche il simbolo degli USA (ereditato – o meglio – rubato ai nativi) e il condor è un simbolo presente in diverse culture indigene sudamericane. L’incontro quindi tra il “saggio del nord” e il “saggio del sud” è funzionale a prendere coscienza del fatto che i centennials e i millennials sono già; nuova umanità. Deve essere questo rendersi conto, questo contarsi a spingerci ad agire. A prenderci la responsabilità del nostro ruolo nella storia anche se […]man mano che cresciamo trovare un senso nella vita diventa sempre più complesso […]

Mujica e Chomsky


Al di là della simpatia che si può istintivamente provare per Mujica, per i suoi aforismi sul senso della vita, per il suo stile di vita frugale e sul vero concetto di ricchezza urge mantenere lo spirito critico nell’osservare le azioni di un uomo che ha sempre cercato il potere politico. Vi lascio pertanto a questa ampia analisi pubblicata su Umanità Nova.

Noam Chomsky conferma anche in queste pagine la capacità di offrire spunti alternativi di riflessione attraverso una lucidità che supera le ideologie. Inoltre la sua vasta conoscenza della storia e del comportamento del potere gli consente profezie sull’attualità tristemente reali. In particolare sulla Palestina e l’Ucraina. Proprio durante la lettura del libro, per esempio, il cosiddetto stato di israele violava continuamente le tregue attaccando il popolo palestinese per proseguire nel suo piano di soluzione finale su Gaza; appoggiata dal mondo occidentale.

Conclusione


Libro da leggere e documentario da vedere. Sempre tenendo saldo il punto fermo più dinamico possibile; il dubbio.

Sul nostro blog puoi leggere recensioni sulla bibliografia di Noam Chomsky in continuo aggiornamento

#anarchia #chomsky #Mujica


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Cambiamento climatico e crisi idrica in Africa.


[:it]Il cambiamento climatico in Africa è una minaccia per l'intero globo terrestre.[:]
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Il cambiamento climatico sta aggravando il problema della la scarsità d’acqua in tutta l’Africa, causando ulteriori siccità. Nonostante un breve aumento delle precipitazioni su tutto il continente, le carenze idriche critiche perdurano, in particolare nei principali bacini fluviali come lo Zambesi.

Negli ultimi dodici mesi, la diminuzione delle piogge ha portato a una riduzione dei flussi fluviali, innescando gravi conseguenze ecologiche, economiche e umanitarie, una tendenza destinata a persistere nel tempo.

Le temperature medie della superficie in Africa sono aumentate costantemente in tutte le regioni, con l’Africa meridionale che sperimenta gli aumenti più significativi. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), le proiezioni indicano un incremento di fino a +4°C entro il 2050. I modelli di precipitazione stanno diventando sempre più imprevedibili; mentre il Sahel ha recentemente registrato un aumento delle piogge, l’Africa centrale e meridionale affrontano una significativa tendenza ad una diminuzione delle stesse e di conseguenza una maggiore aridità.

Il commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha affermato: “La crisi climatica è una crisi dei diritti umani. L’aumento delle temperature, l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni, le siccità e gli incendi forestali minacciano i nostri diritti alla vita, alla salute, a un ambiente pulito, sano e sostenibile, e molto altro. L’ondata di calore che stiamo attualmente vivendo qui sottolinea l’importanza delle misure di adattamento, senza le quali i diritti umani sarebbero gravemente compromessi”.
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Dal 1900, i livelli del mare lungo le coste africane sono aumentati di circa 20 cm e si prevede un ulteriore incremento di 35-50 cm entro il 2050, rappresentando una minaccia per le comunità costiere. Gli eventi meteorologici estremi, tra cui ondate di calore, siccità e inondazioni, sono aumentati di frequenza da due a tre volte dal 1990 e si prevede che si intensificheranno ulteriormente. Tutto ciò è stato attribuito soprattutto all’uso continuo di combustibili fossili.

“La necessità di abbandonare i combustibili fossili deve accelerare in modo significativo se vogliamo evitare eventi sempre più estremi che supereranno i limiti di ciò a cui le società possono adattarsi”, ha affermato Friederike Otto, scienziata climatica dell’Imperial College di Londra. “Non lasciamoci distrarre dalle discussioni su quanto sia troppo tardi. Non lo è. Né da questioni relative all’eliminazione del biossido di carbonio, che non funzioneranno se non realizziamo prima la transizione dai combustibili fossili”.

Da sempre l’equilibrio ecologico del continente africano è in discussione, ma non è da moltissimo tempo che le nazioni sviluppate, quelle più inquinanti, hanno iniziato a considerare che ciò che accade in Africa riguarda l’intero pianeta. I danni che si verificano lì, prima o poi si rifletteranno anche sugli altri continenti; si tratta di un postulato chiave dell’ecologia, che però ancora oggi, troppo spesso, in molti dimenticano, in particolare chi ci governa. Oggi assistiamo ad un ulteriore peggioramento delle condizioni climatiche nella parte centrale, nord-occidentale e nord-orientale dell’Africa con siccità persistenti, calore estremo e temperature superiori alla media. Coloro i quali asseriscono che tutto ciò sia normale, non sanno di cosa parlano. Il clima condiziona l’intera esistenza umana: l’agricoltura, ecosistemi, energia e di riflesso tutto il resto. Inutile poi che i fenomeni di turno si lamenti dell’immigrazione economica quando sono i paesi industrializzati e distruggere le loro fonti di sostentamento.

Fonte: africanews.com

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I risultati raggiunti dall’economia italiana fino al 1963 costituiranno un unicum nella sua storia


Difficile stabilire se fosse possibile prevedere all’inizio degli anni ‘50 che l’Italia, da paese arretrato con una consistente presenza nell’agricoltura (44% della forza lavoro nel 1951), si sarebbe trasformata nell’arco di un ventennio in uno dei paesi più industrializzati del mondo. Difficile allora anche immaginare che la classe media fosse destinata a prevalere sugli altri ceti sociali, trainando l’economia della Nazione attraverso i consumi.
Industrializzazione e tensioni: la «belle époque inattesa» <26
Come anticipato, l’Italia sperimenterà durante questo periodo la più ampia metamorfosi della sua storia contemporanea. Il dato più visibile è senz’altro la vertiginosa crescita del prodotto interno lordo, evidenziata alla fine del precedente capitolo, a cui hanno concorso numerosi fattori. Innanzitutto il Paese espresse una forte vocazione industriale, incentivata dai piani di settore avviati durante la ricostruzione e ispirata al modello manageriale americano, ovvero la grande impresa di stampo fordista. L’industria, le costruzioni, le esportazioni e gli investimenti crebbero con un ritmo tra il 9 e l’11% l’anno fino al 1963 <27, principalmente nei settori della siderurgia e della petrolchimica, nella produzione di automobili, elettrodomestici e fibre sintetiche, ma anche nella meccanica.
Questo periodo fu caratterizzato da aumenti della dimensione e della capacità produttiva degli impianti alla ricerca di Economie di scala, dalla coesistenza dell’impresa pubblica a fianco di quella privata (di cui una parte consistente di proprietà estera), dall’influenza delle tecniche di produzione e gestione tipicamente americane e, in ultima analisi, anche dalle diseguaglianze.
La nuova industrializzazione infatti dispiegò i suoi effetti principalmente nella zona del triangolo industriale, vale a dire l’area compresa tra Torino, Milano e Genova. Questo territorio era l’unico dove, grazie all’espansione dell’industria verificatasi nel secolo precedente, si trovavano al tempo le infrastrutture adeguate a supportare stabilimenti di grande dimensione. Conseguenza diretta fu la forte immigrazione interna che spinse gruppi crescenti di lavoratori provenienti dal Nord-Est, dal Centro e soprattutto dal Sud a spostarsi nell’area del triangolo. Un movimento importante che interessò più di due milioni di persone, basti pensare che nel punto più alto del boom economico, tra il 1961 e il 1963, il saldo della popolazione residente nel triangolo industriale crebbe di oltre il 14%, mentre nel Sud e nelle Isole decrebbe di oltre l’11%. <28
I risultati raggiunti dall’economia italiana fino al 1963 costituiranno un unicum nella sua storia: non sarà possibile in futuro realizzare un progresso così sostenuto, sebbene il PIL abbia continuato a crescere di circa il 5% l’anno nel decennio successivo.
Vi fu comunque una lieve frenata nella corsa allo sviluppo. Per comprenderne le ragioni, bisogna innanzitutto osservare le tensioni sociali che iniziarono ad emergere proprio all’inizio degli anni sessanta e si risolsero nelle prime conquiste operaie. Le rivendicazioni indussero ad una rapida crescita dei salari, tanto che le retribuzioni nominali aumentarono del 13% nel 1962 e del 18% nel 1963 <29. Anche le esportazioni di prodotti italiani, che consistevano soprattutto in beni manifatturieri (90% del totale nel 1963) e rappresentavano un fatto nuovo per l’importanza assunta nella prima fase del “miracolo” economico, subirono una flessione contestualmente alle rivendicazioni salariali, mentre il tasso annuo di inflazione, che aveva subito un incremento piuttosto moderato durante gli anni Cinquanta, avanzò repentinamente dal 2,84% del 1961 al 6,52% del 1962 <30 continuando a crescere l’anno successivo. L’insieme di queste dinamiche pesava in modo sempre più negativo sulla bilancia dei pagamenti. Pertanto, la Banca d’Italia rispose con una stretta monetaria che inizialmente compresse la domanda interna e gli investimenti, ma consentì di fermare l’inflazione e ricostruire i margini di competitività delle esportazioni, mentre attuò negli anni successivi una politica più permissiva, senza abbandonare una certa prudenza nei confronti dell’inflazione <31.
Salvaguardare la posizione dell’impresa italiana nei confronti del mercato internazionale era indispensabile a causa delle caratteristiche stesse della struttura economica del paese, rimaste pressoché immutate nel tempo: la necessità di materie prime, in particolare energetiche, mette in evidenza la dipendenza dell’Italia nei confronti dell’estero e giustifica pienamente l’attenzione rivolta alla bilancia commerciale. Un’osservazione che va corredata al rilievo che ebbero durante la prima fase della nuova industrializzazione i bassi prezzi internazionali delle materie prime, di cui l’Italia beneficiò ampiamente assieme ai vantaggi interni costituiti dalla piena disponibilità di manodopera a basso costo sul territorio nazionale. Come vedremo in seguito, non pochi problemi si manifesteranno a partire dagli anni settanta, quando l’effetto combinato di queste due condizioni di mercato svanirà più o meno repentinamente. Le tensioni tra le classi sociali ripresero negli anni successivi, a cominciare dalle lotte studentesche che infiammarono il Sessantotto. Come spesso accade durante i periodi di agitazione, il generale clima di contestazione si propagò anche all’interno di un’altra categoria, nel caso specifico la Classe operaia, che manifestava la sua piena insoddisfazione per il livello dei servizi sociali, il persistente svantaggio nei rapporti di forza con i “padroni” (i proprietari dei mezzi di produzione) e le condizioni di lavoro in generale. L’insieme delle proteste sfociò nell’”autunno caldo” del Sessantanove, quando oltre sette milioni di lavoratori parteciparono a scioperi per più di 300 milioni di ore complessive <32. La risposta della classe politica consistette in una serie di provvedimenti tra cui senz’altro il più importante fu l’introduzione dello Statuto dei lavoratori, approvato con la Legge n. 300 del 20 maggio 1970, che migliorò le tutele dei lavoratori e in generale il sistema italiano di sicurezza sociale italiano anche con riguardo alle rappresentanze sindacali, ma segnò un punto di non ritorno nella storia del paese. Il livello della spesa pubblica, innalzatosi sensibilmente in seguito alle riforme sociali, non calerà negli anni successivi né sarà disposto un analogo adeguamento fiscale.
A fianco dell’intrigante sviluppo dell’industria italiana, anche il settore primario e quello dei servizi vivevano un momento di rinnovamento. Nei venti anni che vanno dal 1951 al 1971 i lavoratori attivi nel settore agricolo calano dal 44 al 17% del totale della forza lavoro nazionale, a vantaggio dei settori secondario e terziario, segno degli sforzi posti in essere per la modernizzazione dell’agricoltura, sostenuti anche grazie all’aiuto dello Stato.
Pur non essendo tra le principali priorità dei governi repubblicani, essa fu interessata da alcuni interventi “a pioggia” come il piano dodecennale “Provvedimenti per lo sviluppo dell’economia e l’incremento dell’occupazione” che, nella parte dedicata all’agricoltura, disponeva l’erogazione di mutui agevolati per l’investimento agricolo; i due Piani Verdi (1961 e 1966) ed in seguito alla nascita della CEE, l’attività della PAC (Politica Agricola Comune) ❤❤. Notevole fu anche l’impegno della Cassa del Mezzogiorno nella concessione di fondi destinati al settore primario, che nel Sud della penisola concentrava oltre un terzo della produzione totale. Il risultato fu una rapida meccanizzazione
ed una più diffusa utilizzazione dei concimi chimici <34.
Nonostante fosse ancora arretrata rispetto alla maggior parte dei paesi industrializzati, l’agricoltura italiana registrò notevoli aumenti sia per quanto riguarda l’output, sia nella produttività, e si rivolse in misura maggiore all’allevamento e alle produzioni specializzate, che in un primo momento non trovarono il sostegno della PAC.
Come abbiamo visto, il progresso messo in moto nel comparto agricolo liberò una crescente quota di forza lavoro che si riversò negli altri due settori. L’incremento degli occupati nel settore Terziario non fu meno importante di quello che si verificò nell’industria, tanto che a metà degli anni Sessanta i suoi addetti superavano il 40% della forza lavoro nazionale. Nel medio-lungo termine sarà proprio l’evoluzione della “Società dei servizi” ad incidere maggiormente sulla struttura sociale italiana, ridefinendola e plasmandola in ottemperanza alle necessità di una burocrazia in rapida espansione. Si parla a tale proposito di “espansione del terziario industriale” <35 per intendere la diffusione, nei servizi e nelle pubbliche amministrazioni, di tutte quelle attività di supporto alla crescita dimensionale dell’industria ed in generale degli aggregati produttivi. In altre parole la diffusione della burocrazia, che diventerà approdo naturale per molte donne e laureati in materie letterarie, nonché per un numero ragguardevole di individui che gravitavano intorno alla riprovevole e ben nota pratica del clientelismo. Sarà proprio lo sviluppo del settore dei servizi a dare rilievo e vitalità ai ceti medi, che non a caso ricomprendono al loro interno la “piccola borghesia impiegatizia” <36.

[NOTE]26 Calvino I., (1961), La belle époque inattesa, «Tempi moderni», 6: 26.
27 V.Zamagni, Dalla periferia al centro, Il Mulino, Bologna, 1993, p. 430
28 Ivano Bison, Note sullo sviluppo economico-sociale e la classe media italiana: 1945-2009
29 Ciocca P., Ricchi per sempre? Una storia economica d’Italia (1796-2005), Bollati Boringhieri,
Torino, 2007.
30 Inflation.eu/tassi-di-inflazione/Italia
31 V. Zamagni, Op. cit.
32 Ivano Bison, Op. cit.
33 V.Zamagni, Op. cit.
34 E. De Simone, Op. cit.
35 Ivano Bison, Op. cit.
36 Paolo Sylos Labini, Sviluppo economico e classi sociali in Italia, l’Astrolabio, 1972
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

#1963 #agricoltura #anni #ceti #Cinquanta #economia #immigrazione #impiegati #industria #Italia #LorenzoPetrone #medi #risultati #servizi #Settanta #VeraZamagni

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L’Africa e la nascita del mondo moderno. Una storia globale.


Howard W. French è un giornalista, autore, fotografo e professore universitario statunitense, nato il 14 ottobre 1957 a Washington, D.C. È stato corrispondente estero per il New York Times dal 1986 al 2008, coprendo fra le altre Africa occidentale e centr
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Cos’ha portato alla nascita del mondo moderno? La storiografia tradizionale tende a rispondere elencando una serie di fattori: l’impatto delle grandi scoperte geografiche del XV secolo, che aprirono le rotte verso il Nuovo Mondo e resero più intensi i collegamenti tra Oriente e Occidente; lo sviluppo del metodo scientifico e delle innovazioni industriali; il diffondersi di nuove abitudini alimentari e di consumo; il ruolo giocato dalle società del Vecchio Continente, con la loro ingegnosità e inventiva, e il fermento dei grandi ideali civili… Una ricostruzione che ci appare ormai quasi scontata, ma è in realtà parziale e lacunosa, e a lungo ha minimizzato, banalizzato o colpevolmente ignorato un aspetto fondamentale della questione: il ruolo cruciale giocato dall’Africa, dalle sue società e dai suoi abitanti nello sviluppo di quella che oggi chiamiamo – con un certo orgoglio – “modernità”. È a questa mancanza che intende rimediare Howard French con il suo saggio. In un’ampia narrazione che abbraccia oltre sei secoli, dalle prime relazioni commerciali tra Portogallo e Africa all’abolizione delle leggi Jim Crow negli Stati Uniti, French ci ricorda che il destino dell’Occidente è stato forgiato sfruttando risorse e manodopera africane. Le prime mete ad attirare i navigatori europei furono le coste dell’Africa, dove prosperavano società ricche di oro. E la rivoluzione industriale non sarebbe stata nemmeno pensabile senza i prodotti delle grandi piantagioni, come la canna da zucchero e il cotone, capaci di cambiare per sempre la vita di europei e americani. Ma la «merce» più importante e dall’impatto maggiore furono i dodici milioni di schiavi deportati dall’Africa come manodopera a bassissimo costo. È al loro sacrificio che dobbiamo non solo l’ascesa economica dell’Europa, ma anche lo sviluppo e la diffusione degli ideali illuministici prima e democratici poi. Unendo il fiuto e l’attenzione tipici del reporter alla freschezza narrativa del grande divulgatore, French ci propone un’analisi tanto documentata quanto illuminante, per restituire a un intero continente il ruolo che gli spetta nelle pagine della storia.

Dal libro

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La figlia di Frank Mir propone un match alla figlia di Brock Lesnar.


Se siete fan della vecchia scuola UFC, vi ricorderete bene la rivalità tra Brock Lesnar e Frank Mir: UFC 81: Mir inchioda Brock con una sottomissione. UFC 100: Lesnar studia la lezione e restituisce il favore con un ground and pound da fabbro, con quei
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Se siete fan della vecchia scuola UFC, vi ricorderete bene la rivalità tra Brock Lesnar e Frank Mir:

  • UFC 81: Mir inchioda Brock con una sottomissione.
  • UFC 100: Lesnar studia la lezione e restituisce il favore con un ground and pound da fabbro, con quei manoni corrazzati.

Uno pari, palla al centro. Il terzo capitolo? Mai arrivato. A dire la verità non avrebbe nemmeno avuto senso: Si erano visti tutti i limiti di Frank Mir nel gestire la stazza di Lesnar, e si erano visti i limiti di Lesnar nel boxare.

Ma ovviamente questo ha lasciato l’amaro in bocca ai primi casual. Già Casual. Brock Lesnar è stato il primo fighter UFC a portare masse di persone esterne alle MMA a godere dello spettacolo. Fan del pro-wrestling fan della lotta.

Questa trilogia incompleta ha ovviamente stuzzicato la fantasia di tutti quando si è visto che le figlie dei due fighter sono atlete di primo livello

la figlia di Frank Mir, Bella, sembra pronta a scrivere un nuovo capitolo. E non solo con parole.

“La quantità di gente che mi chiede se voglio affrontare Mya Lesnar… è pazzesca. Saremmo tipo la trilogia Mir vs Lesnar, ma al femminile,” .


Genetica da main event


Bella Mir è già un nome noto nel grappling, e non solo perché è “la figlia di”. Ha talento vero, medaglie vere, e un pedigree da futura stella.
Dall’altra parte c’è Mya Lesnar, già campionessa di lancio del peso con una fisicità che non lascia dubbi sull paternità

il problema?


zero MMA per Mya. Ma Bella è fiduciosa:

“Se Mya si allena per un anno, diventa pericolosa. È atletica, ha i geni giusti. Sarebbe una cosa da pazzi.”


E butta lì anche una teoria da multiverso UFC:

“Magari l’universo sapeva che toccava a noi due chiudere la trilogia, non ai nostri padri.”


E se si facesse davvero?


Tecnicamente… qualche ostacolo c’è.

  • Categoria di peso: Bella è nei paraggi dei 135 lbs, Mya è MOLTO più pesante no. Serve un catchweight o, chissà, una nuova divisione.
  • Il senso della cosa?

Lasciate Mya tranquilla, è una campionessa – ha il mindset corretto per eccellere, il fisico pure. Ma al momento ha scelto un altro sport distante da quello del padre… ci sarà un motivo o no?

Sta fame di vedere match senza senso e nemmeno desiderati non ha senso. Tra qualche anno Mya avrà finito il suo percorso nell’atletica pesante e potrà decidere cosa fare. Adesso mollatela!

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Accendiamo i riflettori su Catania, una richiesta a Report


Una volta era la Milano del sud, per chi voleva sottolinearne l’efficienza e la laboriosità. Poi è stata la Città di quelli che Pippo Fava chiamò, giustamente, i cavalieri dell’apocalisse, che per lungo tempo esercitarono un potere economico e “militare” apparentemente indistruttibile. Seguì, come in tante altre parti del Paese la “stagione dei sindaci”, espressione […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/23/acce…

#Catania #ComuneDiCatania #Report #SRanucci

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work and days (why?)


youtu.be/u3OZrrL8kho?si=rL-Pe9…

Music from the show ‘werken en dagen’ by FC Bergman – Art by Olivia Hernaïz, on view in ISELP Brussels.


teatroecritica.net/2025/06/lum…

#art #Brussels #FCBergman #ISELP #music #OliviaHernaïz #teatro #theatre #video #werkenEnDagen #WorkAndDays

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breve poem(a in prosa) / differx. 2024


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#differx #poemAInProsa_ #scrittureInstallative

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la megafine ruvida (la pazzia autopulizia)


Sembra proprio che, ormai, io non possa avere più un minimo di pace nemmeno con me stessa!!! È greve forse, ma veramente sono al punto in cui impazzisco malino se per più di qualche decina di minuti non riesco a tenere il mio spirito dissociato dal corpo, quindi palle.

Prima, infatti, mi stavo semplicemente facendo la doccia — come purtroppo circa ogni settimana gli spiriti delle mie pareti mi supplicano di fare, visto che sono costretti a vivere con me — e, via via che mi lavavo, mi sentivo sempre più sporca, in qualche modo. Oh, più andavo avanti e più impazzivo, perché più mi strofinavo e mi sciacquavo e più percepivo la pelle ancora ruvida, consumata, imperfetta, brutta, troppo umana e poco adatta a me; impossibile trovare pace. Ho dovuto usare più bagnoschiuma del solito (…e non che di solito io ne usi tanto, ma vabbè) e strofinare con la spugna semiruvida per qualche paio di minuti buoni, altrimenti veramente mi sarebbe esplosa la testa, è irreale. Forse in parte l’impressione di imperfezione sarà causata da quei peli stronzi delle gambe, in posizioni scomode che difficilmente riesco a togliere, perché sono talmente magra che il rasoio non aderisce bene… però giuro, se mi tocco addosso sono ruvida. Sul petto sono ruvida, sulla schiena sono ruvida, sulla fronte già mi si iniziano a formare le rughe; quindi, qualcuno converrà con me che l’aspettativa dell’esito della doccia completa non si avvicina per niente a quella che è la realtà… ok, i capelli tornano a profumare, ma per il resto non cambia una mazza e sento veramente di volermi spellareo quantomeno di poter fare la muta come le tarantole. E invece no, devo rimanere in questo mio stato estremamente triste, e sentire tutti i miei nanobozzoli ogni volta che per qualsiasi motivo mi metto le mani addosso. 😫
motosega self care 🥰(…No, non so bene cosa volevo fare con questa immaginetta creata nel tentare di dare una foto a questo post, comunque, ma questo è come la mia esistenza mi fa sentire 🥰 Mi serve veramente una motosega per contrastare il mio prurito addosso!!!)


mutamento di pelle ottiaco di modo serpencel


A causa di quella che sto adesso subendo io, mi è tornata in mente l’esistenza della muta come concetto. Ci sono purtroppo poche mute (da non confondere quindi con le multe, che sono tante), ma tutte di diverse categorie… C’è la muta umana normale, per cui ogni giorno perdiamo nell’aria quantità allucinanti di cellule morte di epidermide — che fa assolutamente schifo, perché queste finiscono in giro per casa a contribuire alla formazione della classica polvere, costringendo a spolverare e quindi faticare senza che da questo lavoro scaturisca alcun prodotto — c’è quella dei serpenti, che è elegante perché c’è proprio la pellicola vecchia consumata che si stacca per essere sostituita con la nuova già perfettamente applicata, che poi a sua volta sarà cambiata…
Mio braccio che fa la muta
…E infine poi, appunto, c’è la muta arsa viva, che io sto subendo solo adesso dopo il famoso incidentino. Se fosse vetro su di un display, questa cosa si chiamerebbe spacc, quindi il livello in questione è alto pregio. A pensarci è buono anche per il semplice fatto che fa molto femcel, rappresentando sostanzialmente in modo immediatamente visibile la disgregazione continua della mia anima, e focalizzando la generale permanente imperfezione del mio corpo su di un particolare punto oggettivamente percepibile. È in ogni caso simpatica però, perché è una via di mezzo tra le altre mute di cui sopra… e infatti fa schifo comunque, perché i compromessi sono sempre un po’ così. Ma purtroppo, se un giorno sono gatto e l’altro ragno, questo è il massimo a cui posso aspirare…


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La grande rapina al treno — Michael Crichton


Copertina del libro "La grande rapina al treno" di Michael Crichton.

Per chi lo conosce, Michael Crichton è uno dei più apprezzati scrittori di fantascienza degli Stati Uniti, che ha ideato mondi irreali, come Jurassic Park e Westworld. In questo libro, però, ha preso un fatto storico realmente accaduto e ha ricostruito parzialmente la storia che ha portato all’evento.

La grande rapina al treno a cui fa riferimento il titolo è avvenuta a Londra nel 1855 e Crichton si è avvalso dei resoconti giornalistici e degli atti del processo per ricostruire – e romanzate – il processo che ha portato Edward Pierce a ideare il piano, prepararlo e metterlo in pratica.

La narrazione degli eventi mi ha tenuto incollato al libro, tanto da finirlo in pochissimo tempo. Aiutano anche i capitoli piuttosto brevi, che trattano di un evento alla volta, che vengono presentati come se fossero piccoli passi per raggiungere la meta.

Nel romanzo, Pierce, pur essendo a tutti gli effetti un criminale, finisce per entrare nel cuore del lettore perché la sua genialità è impossibile da non ammirare.

Crichton si dimostra un abile narratore anche in campi diversi dalla sua amatissima fantascienza, creando un racconto verosimile e ricco di tensione e momenti da fiato sospeso che non mi aspettavo da un romanzo, di fatto, storico.


Maggiori informazioni sul libro su OpenLibrary.

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