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Ostaggi dei tedeschi a Sacile


Sacile (PN). Foto: Stefano Travasci.Fonte: Wikipedia

[n.d.r.: quelle che seguono sono alcune pagine del diario di fra Benvenuto Grava, arrestato durante un rastrellamento tedesco a Motta di Livenza (TV) nel settembre 1944]
Ad un tratto il convoglio si ferma e l’autocarro che conduceva me caracolla per una frenata robustissima. Al fianco nostro passa una piccola macchina mimetizzata, sulla quale, fra gli altri, siede l’ufficiale che aveva prelevato me a Motta. L’ufficiale scende e con due soldati entra verso il recinto della predetta chiesa, mentre gli altri si disperdono per i vigneti, riempiendo i loro elmetti di uva e di mele. Qualche vecchietta compare sul limite dell’orto con un piatto di uva che viene ricevuto senza tanti ringraziamenti. Dopo cinque minuti ecco comparire un prete di statura più che media, bello, liscio, rotondo, roseo, a fianco del mio autocarro. Lo saluto ed egli, inconscio della sorte che stava per toccargli, domandava, rispondeva, parlava con alcuni preti della macchina più vicina. Furono brevissime parole perché l’ufficiale lo interruppe e gli intimò di salire. Senza salutare alcuno, anch’egli si vide portare via senza sapere il perché e per quale destinazione. La macchina riprese la corsa verso S. Vito al Tagliamento.
In queste ore di angoscia, i due signori che erano con me, Tonussi e Bertacco, dal loro parlare non dimostravano eccessiva apprensione e si facevano coraggio. Non nascondo che io ascoltavo volentieri le loro ottimistiche congetture e per qualche breve attimo mi sentivo un altro, ma poi ripiombavo in tristissime e sconvolgenti previsioni. Corri e corri, l’autocarro si fermò in piazza a S. Vito al Tagliamento e sostò per circa mezz’ora. Fui riconosciuto da qualche persona che non ardì avvicinarsi. La popolazione attonita ci guardava, ci compassionava, ma passava al largo. I soldati, almeno in parte, scesero ed entrarono presso i fruttivendoli dove pagando si portarono via ogni ben di Dio. I trenta minuti passarono. Nel frattempo mi ricordai del caro Santuario di Madonna di Rosa, del superiore e dei religiosi che colà si trovavano. Mi preoccupò fortemente il timore che, passando di là, non succedesse ciò che era successo a me a Motta.
Costruivo la scena prima che avvenisse. Ripartimmo.
Appena fuori porta Udine, l’autocarro, invece di proseguire dritto, girò immediatamente a sinistra, infilando la strada per Casarsa. Un nuovo e immenso polverone ci coperse del tutto, e il mio abito, da qualche giorno lavato e stirato, non ebbe più colore. Giunti a Casarsa, un po’ lentamente attraversammo il passaggio a livello, ripiegammo a sinistra sulla strada nazionale Pontebbana e via per Pordenone. Ebbi un momento di sollievo (se una circostanza simile poteva sollevare), ed allora dissi a me stesso: non a Udine, ma a Sacile. Se sulle altre strade l’autocarro correva molto, qui era diventato addirittura un bolide. Via via raggiungemmo e sorpassammo Pordenone, ed ecco Sacile. Lungo il percorso di circa 60 km la colonna dei cinque autocarri si era un po’ spezzata di modo che a un certo momento ci fecero fermare aspettando che il complesso di macchine si ricomponesse. A colonna riunita, tutti i civili e sacerdoti (e in quel momento ne scoprii più di quanti immaginassi) fummo fatti scendere per essere riuniti in due soli autocarri, sui quali ripigliammo la corsa per un paio di minuti. Quindi a destinazione… Dietro ordine preciso tutti scendemmo, ci sistemarono per quattro e ci fecero entrare per il portone di una caserma che, da quanto seppi dopo, era la sede del distretto militare di Sacile. Nel primo cortile fummo disposti a due a due, in due complessi, l’uno di fronte all’altro. Eravamo un misto di civili e preti in attesa. Dinnanzi a noi alcune guardie di finanza italiane, che ci guardavano ma non battevano ciglio: un tenente, un maresciallo e parecchi soldati tedeschi, armatissimi.
Da ricordare che i nostri rastrellatori erano scomparsi ancor sulla strada. Quell’ambiente, quelle facce nuove, quelle disposizioni, la chiusura fragorosa del portone d’ingresso, produssero in ciascuno di noi un nuovo momento di terrore. Furono scelti quattro individui da Oderzo e portati verso il muro di fronte a noi. Siccome pareva fossero indiziati per partigiani, una manovra simile provocò nelle nostre menti le più nere previsioni: fucilazione immediata? come esempio per tutti? I quattro scoppiarono in pianto e si adattarono. Dopo qualche minuto furono accompagnati in una stanza da soli.
Tutti noi poi fummo divisi in due gruppi di uguale numero. Il primo composto di 20 individui qualificati per sacerdoti, religiosi, medici, farmacisti, avvocati e grandi commercianti. Il secondo di gente non altrettanto qualificata. Alla prima compagnia appartenni anch’io. I primi furono avviati immediatamente ad una camerata a trenta metri dal corpo di guardia. I secondi in una camerata poco distante da noi, ma completamente separata. Entrammo accompagnati da un maresciallo e da alcune sentinelle. L’ambiente avrà avuto lo spazio di circa sette metri per quattro, altezza tre e cinquanta. Tre finestre grandi, alle quali non si arrivava se non salendo su un tavolone. Pavimento di cemento. Una tavola appoggiata alla parete. Un po’ di paglia per terra, due sgabelli tipo corpo di guardia. Era tutto. Ci guardammo in faccia. Ognuno lentamente, nella strettezza del luogo, in una specie di tranquillità, giacché eravamo completamente soli, incominciò la strana storia della propria cattura. In tutti c’era la medesima persuasione che si trattasse di qualche giorno e non di più. Dai primi contatti verbali con Mons. Visintin, abate di Oderzo, si comincia a capire qualche cosa della nostra posizione in questa circostanza: ostaggi! Possibile! Che centriamo?! Quel vocabolo “ostaggi” divenne fortemente indicativo, tanto che per qualche giorno occupò la mente di ognuno e divenne l’unico oggetto dei discorsi.
Ostaggi! Intanto, con un certo impegno, ognuno dispose la propria paglia abbozzando la propria cuccia. Di fronte a me il Comm. Levada, avvocato di Oderzo <158. Assestati alla meno peggio, ci accorgemmo di essere tutti bianchi per la polvere; ci sedemmo sulla paglia a commentare la situazione. Mancavano spazzole, non c’erano pettini. E i servizi? E per lavarsi? Avevamo estremo bisogno di lavarci ma… e il sapone? E più che tutto i servizi? Rilievi che affioravano subito, tanto più che si trattava di persone distinte.
Dopo mezz’ora la porta si aprì e la sentinella con voce un po’ bonaria disse: – – Gabinetto? Volere gabinetto? Tutti rispondemmo in coro un sì interessato e prolungato. – Avanti gabinetto, riprese il soldato. Questo luogo tanto importante era vicinissimo alla nostra stanza; aveva un rubinetto di acqua potabile, due water chiusi da porte che sotto lasciavano uno spazio libero di almeno 20 centimetri per facilitare il lavaggio dell’ambiente. Alle due pareti d’entrata due orinatoi per parte. Tutto questo rose e fiori. Ma l’interessante ero lo stato in cui si presentavano questi angoli così necessari. Erano tanto sudici che non si sapeva dove posare i piedi. Un orrore! Un odore pestifero!
Lo si fece capire e il giorno dopo venne sufficientemente rimediato. Intanto, con la scusa del gabinetto e della pulizia, abbiamo avuto una parvenza di libertà per circa tre quarti d’ora; però sempre nel corridoio.
Nel frattempo si avvicinarono qualche soldato italiano di finanza, qualche maresciallo di detta caserma, i quali, per l’assenza del comandante tedesco, in presenza delle guardie si sono intrattenuti con noi, si fecero conoscere, ci promisero qualche favore e ci imbottirono di buone parole: un giorno, due giorni, poi tutti a casa. Interrogatorio semplice, visita dei documenti, poi… libertà. – Hanno sempre fatto così, altrettanto faranno con voi, non dubitate, non preoccupatevi -. Di costoro che si avvicinavano furtivamente tengo a mente un maresciallo piccolo che aveva tanta cordialità ma, per una certa frequenza con noi, per il suo continuo rovescio di buone parole, passò sulla bocca di tutti per un chiacchierone e non più. A me però diede una coperta e un po’ di pane bianco, dato che mi feci conoscere per malato. Per questo gli serbai e gli serbo tanta gratitudine. Un altro brigadiere di finanza mi fece un’ottima impressione, e così un soldato di Mogliano Veneto che mi comprò un po’ di uva. Terminata l’operazione pulizia, fummo pregati di rientrare nella nostra stanza.
Che senso vedere tante persone distinte, tanti sacerdoti guardati e seguiti dalle guardie armate! Che senso sentir chiudere il catenaccio della porta, veder scendere la luce dall’alto! Dio mio! Erano le ore 20 circa e… la cena? Non si mangia? Nessuno aveva portato con sé qualche cosa che avesse potuto supplire almeno per la prima sera; anzi, qualcuno non aveva assaggiato nulla tutto il giorno. L’affare si faceva serio. Dopo un po’ si chiamò la guardia che venne subito e gli si chiese se avessero pensato qualche cosa per noi in quella sera. La sua risposta fu: “Langsam, aine moment.” Richiuse… e tutti: “Speriamo!” Tra il difficile convincersi della nuova situazione drammatica, tra i ragionamenti che ancora parevano insulsi, quindi senza costrutto, tra un sospiro e l’altro, si fece buio. Venne accesa la lampada di mezzo ma… la fame batteva. Anche la stanchezza era enorme, però non accasciante, almeno per quella sera, giacché la novità del fatto aveva caricato ognuno di un tale nervosismo che non permetteva neppure agli organi materiali di ricercare un po’ di riposo. Ad un tratto Mons. Visintin, dal suo angolo particolare, alzò la voce e chiese per cortesia un po’ di silenzio. Tutti tacquero e si volsero automaticamente verso di lui. L’ho ancora presente. Un omone grande e grosso, sebbene non grossissimo, reso voluminoso dalla veste talare, dalle braccia alzate e tese in avanti in atto di ottenere attenzione. – Sentite, sentite, – disse, – noi qui, ringraziando Iddio, ci conosciamo tutti o quasi tutti. Certamente siamo tutti cristiani e spero anche praticanti. A quest’ora circa, ogni sera, noi eravamo nelle nostre case accanto ai nostri cari e, giova crederlo, nella maggioranza delle nostre famiglie si recitava il S. Rosario. Per questo voglio dirvi la mia proposta. Sentite, sentite! Vi dispiacerebbe che noi per quel po’ di sere che ci tengono qui in prigione, lontano dai nostri cari, recitassimo a quest’ora il Rosario in onore della Madonna perché nella sua materna bontà si degni di venirci in aiuto in un momento tanto difficile? – Tutti risposero un sì interessato ma spontaneo e caloroso. – Ed allora, riprese Mons. Visintin, non perdiamo il tempo e, fin da questa sera, accaparriamoci il materno aiuto della Madonna con la recita del Rosario. – Deus in auditorium meum intende. – Domine…
Chi aveva la corona in tasca la estrasse, chi non l’aveva pregò lo stesso. Tutti in quel quartino d’ora mantennero un comportamento edificante e non solo in quella sera ma anche nelle altre. La maggioranza in piedi, qualche sacerdote in ginocchio, tutti rispondevano con accorata fiducia. Da tenere presente che Monsignore da uomo pratico com’era, per non stancare troppo i detenuti, diceva 7 o 8 Ave Maria per ogni decina. Terminato il Rosario, un De Profundis per le anime purganti e una Salve Regina per i nostri cari e per quelli che si interessavano di noi. La recita di quella preghiera serale in quell’oscurità, sotto l’incubo dei pensieri più tristi, al termine di una giornata tra le più strane e penose della vita di ognuno, sembrava l’espressione di una fede illuminata che tutti avevano ma che non tutti, fino ad allora, sentivano ugualmente. Occhi fissi, visi preoccupati, sospiri prolungati!
Per tutti, mai come in quella sera e durante quel Santo Rosario, le relazioni con i propri congiunti lontani sono state più affettuose e più strette. Mai nella fantasia di ognuno era apparsa tanto bella e adorabile la propria casa, mai tanto preziosi i propri figlioli, tanto bella e buona la propria moglie! Terminata la preghiera tornò alla ribalta il pensiero del mangiare e più che il pensiero del mangiare, la fame. Tutti si chiedevano se per la prima sera i nostri nuovi padroni non avessero voluto farci assaggiare la loro bontà e generosità.
Ore 21. Poi le 21 e 30! Insomma si pensava che non ci fosse altro da fare che adagiarsi sulla paglia, calmi e più o meno placidi. Era caldo, zanzare in numero infinito, che i tedeschi chiamavano sthucas o moschitos. Alle 22 il catenaccio della stanza ruppe stranamente il silenzio; si aprì la porta, entrarono due soldati portando una marmitta: era la cena. Il cuoco era austriaco, sui quarant’anni, tipo assai buffo, il quale sapeva qualche cosa di italiano. Gli piaceva molto il vino e le sigarette, ma più il vino. Era grasso, con un faccione da scena, con due occhietti piccoli ma vivi. Piatti, scodelle, cucchiai?… In tutto quattro o cinque coperchi di gavette con neanche altrettanti cucchiai. Ci apprestammo a servirci per turno, si capisce, senza possibilità di lavare l’un per l’altro queste lussuose posate e stoviglie. Così si vide sorseggiare un po’ di brodo Mons. Visintin e tutti gli altri. Però per la prima sera e forse per ripagarci degli spaventi avuti e dell’ora tarda ci diedero anche una buona porzione di carne, un po’ dura, ma carne. Alla distribuzione erano presenti le sentinelle. Grazie a Dio per quella sera nessuno sarebbe più morto di fame.
Fatta una fumata – chi aveva sigari, chi sigarette – si affievolì la conversazione che momentaneamente si era riaccesa. Uno dei più alti fra gli ostaggi abbrunò la luce e definitivamente ci coricammo sulla paglia preziosa. Ogni tanto affiorava qualche lamento, qualche ricordo, qualche espressione di timore dalle labbra di qualcuno. Vennero le 23, le 24, l’una , le due, … ma di oltre venti persone, una sola riuscì a dormire veramente sodo, il Dott. Sordoni di Oderzo, il quale ad un certo momento cominciò a russare e non la smise, con l’invidia di tutti, fino al mattino. Il Cav. Segati di Ponte di Piave iniziò la serie delle sue notti disteso sul tavolone di mezzo con la valigia per cuscino.
16 settembre
[1944]Due novità inattese ci scombussolarono buonora. In Sacile era stato arrestato un capo partigiano, già maresciallo della medesima caserma. L’indomani in piazza, davanti a tutta la popolazione, doveva venire impiccato. Lascio immaginare l’impressione che fece in tutti noi, detenuti come ostaggi, tale notizia antelucana! I tristi presentimenti della sera precedente furono confermati. E qui in quest’occasione bisognerebbe che io descrivessi il pessimismo ad oltranza e contagioso dimostrato dai dottori Pellegrini e Sordoni. Qualche cosa di inaudito, di indicibile, di disastroso addirittura… La seconda novità, amara, specie per noi sacerdoti: la privazione della S. Messa e della Comunione. Mons. Visintin aveva chiesto al Comandante di poter celebrare ma aveva avuto per risposta che Dio è dappertutto perciò non era necessario. Nove sacerdoti e un chierico, Don Matteo Visintin, nipote del Monsignore, e tanta buona gente priva di messa e di comunione! Quanto dolore in tutti! Che delusione! – Tenteremo di nuovo, disse Mons. Visintin. Chiese rapporto col comandante una volta, più volte, ma nonostante le buone parole di un maresciallo e di alcuni subalterni, Mons. Visintin non venne mai ricevuto. Pazienza! Sabato 16 settembre, prima giornata di prigione. Con questa novità eravamo tutti storditi ed amareggiati all’estremo! Si pensava per lo meno che da un momento all’altro ci avessero chiamati per presentare i documenti e per venire interrogati… chissà su che cosa… ma nulla. Qualche soldato vedendo la nostra pena ci diceva: “oggi, domani, casa tutti”. Qualche altro: “fra due, tre giorni vi libereremo tutti”. Qualche altro ancora: “forse vi condurranno a Vittorio Veneto per essere interrogati”. – A piedi? – “Eh sì, a piedi!” Ogni tanto, oltre che nella mente di ognuno, affiorava anche nei discorsi l’argomento del disgraziato partigiano che all’indomani doveva venire impiccato. Qualcuno ripeteva: “che bella domenica domani! Forse faranno assistere anche noi a tale operazione. Mio Dio, che spavento!”. Inaspettatamente ci capitò in prigione Mons. Sandro, Arciprete di Motta di Livenza, con P. Paolino Visentin, mio Vicario nel Convento di Motta di Livenza. Entrarono di nascosto o in che forma non lo so. So solo che con loro non scambiai neppure dieci parole ed erano già usciti. Perché? Persuasione di tutti: temevano di subire la nostra medesima sorte. All’una ci viene portato un po’ di brodo con un bel pezzo di formaggio grana. Alcuni chiesero, e fu permesso, che venisse loro portato del pane e del vino. In mattinata furono iniziate le visite dei famigliari dei detenuti. Si incominciò a parlare con loro da quella finestra che, come dissi, per raggiungerla era necessario salire sul tavolone di mezzo e ancora su una seggiola. Più di uno però lo fece con profitto. Per quel mezzo si ebbero le prime impressioni di ciò che potessero pensare le nostre famiglie e i nostri paesi della nostra situazione.

[NOTA]158 L’avvocato Aurelio Girardini, nell’annuario del martirio del patriota Giovanni, incaricò proprio l’avvocato opitergino Antonio Levada di tenere il discorso durante l’inaugurazione della lapide in memoria del figlio, che è tutt’oggi affissa sulla parete della villa in viale Madonna. Il discorso è stato poi stampato in un libretto a cura della famiglia. Alcune copie sono conservate nell’Archivio Aurelio Girardini a Motta di Livenza (Tv).
Davide Drusian, Il diario di fra Benvenuto Grava e altre testimonianze inedite sull’occupazione nazifascista a Motta di Livenza (TV), Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2021-2022
#16 #1944 #arresti #BenvenutoGrava #civili #DavideDrusian #fascisti #fra #MottaDiLivenzaTV #ostaggi #partigiani #Pordenone #rastrellamenti #religiosi #sacerdoti #SacilePN #settembre #tedeschi #Udine

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Bear 2.7 ridisegna le TagCon e le porta fin dentro l’editor


L'aggiornamento 2.7 dell'app di note per Apple rinnova tutte le 260 icone associate ai tag e le rende visibili anche nel testo delle note.
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Bear, l’app di note in Markdown sviluppata da Shiny Frog, si aggiorna alla versione 2.7 su macOS e iOS con un intervento tutto incentrato sulle TagCon, le piccole icone che Bear abbina automaticamente ai tag nella barra laterale. Scrivi #casa e compare una casetta, digiti #musica e spunta una nota musicale: il meccanismo funziona in 11 lingue e la collezione conta 260 icone, tutte personalizzabili.

Con la 2.7 l’intera raccolta è stata ridisegnata da zero, con forme più morbide e tratti uniformi pensati per integrarsi meglio con Bear Sans, il carattere tipografico dell’app. Il risultato è una resa visiva più coerente su tutti i dispositivi Apple.

TagCon anche nell’editor


La novità più interessante, però, è un’altra: le TagCon ora compaiono anche direttamente nell’editor, accanto a ogni #tag nel corpo delle note. Fino alla versione precedente erano confinate alla barra laterale, adesso diventano parte integrante della scrittura, rendendo le note più leggibili a colpo d’occhio.

Su macOS è stato inoltre riprogettato il pannello di modifica dei tag, che semplifica l’accesso alla libreria di icone. Altra aggiunta: quando si trascina una nota su un tag nella barra laterale, ora si può scegliere dove posizionare il tag all’interno della nota.

Bear è gratuita con funzionalità di base, mentre l’abbonamento Pro (2,99 $/mese o 29,99 $/anno) sblocca sincronizzazione iCloud, esportazione avanzata e ricerca OCR. Disponibile solo per l’ecosistema Apple.


FONTE blog.bear.app

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27 marzo, roma, camera verde: silvio parrello cantastorie


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#CameraVerde #film #FrancescaVitale #Pasolini #proiezione #SilvioParrello

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Vivaldi 7.9 nasconde l’interfaccia e ti lascia solo con il web


Vivaldi 7.9 introduce l'auto-scomparsa dell'interfaccia per navigare senza distrazioni, i tab follower per esplorare i link senza perdere il filo, e diverse migliorie al client di posta integrato.
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Vivaldi 7.9 arriva con una funzione che, una volta provata, viene da chiedersi perché nessun browser l’abbia mai proposta così: l’interfaccia del browser può sparire del tutto, lasciando sullo schermo soltanto la pagina web.

Interfaccia invisibile, ma presente


La novità principale si chiama UI Auto-hide e non va confusa con il classico schermo intero attivabile con F11, che esiste da sempre in qualsiasi browser. La differenza è concreta: F11 porta tutto a schermo intero, coprendo anche la barra delle applicazioni del sistema operativo e impedendo di affiancare altre finestre. UI Auto-hide invece lavora dentro la finestra normale. La finestra resta ridimensionabile, affiancabile ad altre app, visibile nella taskbar, ma al suo interno spariscono barre delle schede, degli indirizzi, pannello laterale, preferiti e barra di stato. Rimane solo il contenuto del sito.

Si attiva con Ctrl+F11 (Cmd+F10 su Mac) o dall’icona nella barra di stato. Per riavere l’interfaccia basta spostare il cursore verso un bordo qualsiasi dello schermo: tutto ricompare istantaneamente e si ritira di nuovo appena ci si allontana. C’è anche un livello di granularità che il fullscreen tradizionale non offre: da Impostazioni → Aspetto → UI Auto-hide si può scegliere quali elementi nascondere e quali tenere visibili, per esempio togliendo solo la barra delle schede ma conservando quella degli indirizzi. Per chi preferisce comunque il vero schermo intero, un’opzione dedicata rende accessibili pannelli e barre anche in modalità fullscreen.

Tab follower: esplorare senza perdere il filo


L’altra aggiunta interessante è il tab follower. Facendo clic destro su un link e scegliendo “Apri come tab follower affiancato”, la pagina collegata si apre in una vista affiancata accanto a quella originale. Il bello è che i successivi link aperti dalla scheda di partenza continuano a caricarsi nel tab follower, lasciando intatta la pagina principale. Utile per scorrere un indice aprendo le varie sezioni di fianco, per confrontare prodotti in un elenco, o per seguire un classico labirinto di link su Wikipedia senza smarrire il punto di partenza.

Novità per Vivaldi Mail


Anche il client di posta integrato riceve attenzione. Il compositore dei messaggi può ora aprirsi in una finestra separata, comoda per chi lavora con più monitor o vuole scrivere mentre consulta la casella. Il passaggio tra testo formattato e testo semplice si riduce a un singolo pulsante, il consumo di memoria nella lista messaggi è stato ottimizzato per chi gestisce caselle voluminose, e la gestione delle risposte alle mailing list è stata migliorata. Arriva infine la possibilità di salvare i messaggi selezionati come file su disco.

Vivaldi 7.9 è disponibile per Windows, macOS e Linux dal sito ufficiale. Come sempre, il browser include blocco integrato di pubblicità e traccianti, sincronizzazione crittografata e supporto alle estensioni di Chrome. Per chi cerca un’alternativa di posta elettronica indipendente e attenta alla riservatezza, vale la pena dare un’occhiata anche a Fastmail, che offre 30 giorni di prova gratuita.


FONTE vivaldi.com

#hot
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the photographer / elena zanini. 2026


Elena Zanini_ The Photographer_ 2026_
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#ElenaZanini #foto #fotografia #photo #photograph

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Inoreader aggiorna la collaborazione di team: dashboard condivisi, archivi e report automatici


Inoreader introduce dashboard condivisi, archivi di file, filtri di team e report intelligenti per i piani aziendali. Un aggiornamento sostanzioso per chi usa il lettore RSS in gruppo.
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Inoreader ha rilasciato un pacchetto di novità rivolte ai team, con funzioni pensate per chi usa il lettore di feed RSS in contesti professionali e collaborativi.

La novità più attesa è quella dei dashboard condivisi: gli amministratori possono ora creare bacheche personalizzabili, visibili a tutti i membri del team, configurabili con nome, modello di layout e vari widget. Una funzione che mancava e che molti chiedevano da tempo.

A questo si affianca la possibilità di costruire archivi condivisi caricando file direttamente dentro Inoreader. Ogni file viene convertito automaticamente in un articolo, rendendolo ricercabile e navigabile insieme ai normali flussi di contenuto.

Sul piano dell’interfaccia, l’impostazione a schede è stata sostituita da una barra laterale che raccoglie in un unico punto tutti i collegamenti relativi al lavoro di gruppo, semplificando la navigazione tra gli strumenti collaborativi.

Filtri e report per i piani Intelligence


Chi sottoscrive il piano Team Intelligence ha accesso a due ulteriori funzioni. I report intelligenti permettono agli amministratori di generare sintesi per il team, sia manualmente sia con cadenza automatica programmata. I filtri di team, invece, consentono di impostare regole condivise sulle cartelle del gruppo per eliminare i duplicati o filtrare contenuti specifici, in modo che tutti i membri vedano solo ciò che è davvero rilevante.

Inoreader rimane una delle opzioni più solide per chi vuole gestire flussi RSS in modo avanzato, e questi aggiornamenti lo rendono più interessante anche per redazioni e team di ricerca. Non è software libero, ma per chi cerca uno strumento professionale di monitoraggio dei contenuti vale la pena tenerlo d’occhio. Se invece si preferisce restare su soluzioni autogestite, l’alternativa più vicina resta FreshRSS.


FONTE inoreader.com


FONTE alternativeto.net

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Thunderbird scopre le carte: roadmap pubblica per desktop, Android e iOS


Il progetto Thunderbird rende pubblici i piani di sviluppo per il 2026: supporto Exchange completo, riscrittura del codice mobile e client iOS in arrivo.
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Thunderbird ha pubblicato le roadmap ufficiali per il 2026, consultabili da chiunque su roadmaps.thunderbird.net. I piani coprono quattro aree: il client desktop per Windows, macOS e Linux, l’app Android, il futuro client iOS e i servizi Thunderbird Pro.

Ogni voce della roadmap è scritta volutamente in linguaggio non tecnico, perché anche chi non mastica codice possa capire dove sta andando il progetto. A fine di ogni trimestre il team terrà una revisione interna e comunicherà eventuali cambiamenti di priorità.

Cosa bolle in pentola


Il fronte desktop è ricco. Il lavoro più atteso è probabilmente il completamento del supporto al protocollo Exchange, che dovrà funzionare con tutte le versioni di Exchange e Microsoft 365, calendario e rubrica inclusi. Con Microsoft che disabiliterà Exchange Web Services su Exchange Online a ottobre 2026, la corsa all’implementazione delle API Graph è già in corso. In cantiere anche il database globale “Panorama”, il rifacimento dell’interfaccia del calendario e miglioramenti alla crittografia.

Per quanto riguarda il mobile, il team sta riscrivendo buona parte del codice ereditato da K-9 Mail. L’obiettivo è rendere l’app più stabile e preparare il terreno per novità come le firme HTML sincronizzate col desktop, il supporto ai protocolli JMAP ed Exchange e l’integrazione del calendario. Sull’interfaccia si abbandona Material UI in favore di Bolt UI, un sistema di design interno.

Il client iOS è ancora nelle fasi iniziali, con IMAP come primo protocollo supportato, ma la sua presenza nella roadmap pubblica conferma che lo sviluppo procede concretamente.

Infine, i servizi Thunderbird Pro proseguono con il completamento dell’interfaccia di Send (invio crittografato), il supporto all’autenticazione a più fattori e un prototipo di webmail.

Per chi vuole proporre funzionalità, Thunderbird ha messo a disposizione due canali: connect.mozilla.org per desktop e mobile, ideas.tb.pro per i servizi Pro.

Chi cerca un’alternativa rispettosa della privacy anche per la posta elettronica, può valutare Fastmail, che offre 30 giorni di prova gratuita, oppure la suite Proton, spesso in sconto.


FONTE blog.thunderbird.net


FONTE roadmaps.thunderbird.net


FONTE phoronix.com


FONTE blog.thunderbird.net

#hot
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GitLab 18.10: accesso senza password e IA contro i falsi allarmi di sicurezza


La nuova versione della piattaforma DevOps introduce le passkey per tutti gli utenti, il riconoscimento automatico dei falsi positivi nelle scansioni di sicurezza e i crediti AI anche per il piano gratuito.
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Con oltre 60 novità e 212 contributi dalla comunità, GitLab 18.10 porta miglioramenti concreti su sicurezza e accessibilità delle funzioni IA.

Accesso con passkey per tutti


Tutti gli utenti GitLab, indipendentemente dal piano, possono ora accedere alla piattaforma usando le passkey, lo standard di autenticazione senza password basato su crittografia a chiave pubblica. In pratica, al posto della classica combinazione nome utente e password si usa il riconoscimento biometrico del dispositivo (impronta, riconoscimento facciale) oppure un PIN.

La chiave privata resta sul dispositivo e non viene mai condivisa con il server, rendendo questo metodo resistente al phishing: anche se qualcuno intercettasse la comunicazione, non avrebbe nulla di utile. Per chi ha già attivato l’autenticazione a due fattori, le passkey diventano il metodo predefinito.

L’IA individua i falsi positivi nelle scansioni di sicurezza


Chiunque lavori con strumenti di analisi statica del codice (i cosiddetti SAST, che cercano vulnerabilità nel sorgente prima ancora che il software venga eseguito) sa quanto tempo si perde a verificare segnalazioni che poi si rivelano innocue. Con la versione 18.10, la funzione di rilevamento dei falsi positivi tramite GitLab Duo, la piattaforma IA di GitLab, esce dalla fase beta e diventa disponibile per i clienti Ultimate.

Dopo ogni scansione, il sistema analizza automaticamente le vulnerabilità critiche e ad alta gravità, assegnando un punteggio di attendibilità e una spiegazione del ragionamento. Non sostituisce la verifica umana, ma aiuta a stabilire le priorità. In questa release arriva anche, in versione beta, lo stesso approccio applicato al rilevamento di segreti esposti (credenziali, token e simili nel codice sorgente).

Crediti AI per il piano gratuito


Chi amministra un gruppo su GitLab.com con il piano gratuito può ora acquistare mensilmente i GitLab Credits, i crediti che sbloccano le funzionalità basate sull’intelligenza artificiale della piattaforma Duo. Finora serviva un abbonamento a pagamento per accedere a queste funzioni: con la 18.10, basta un acquisto mensile di crediti senza vincoli di sottoscrizione.


FONTE about.gitlab.com


FONTE docs.gitlab.com


FONTE docs.gitlab.com

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Immich 2.6: connessioni native su mobile e nuovo strumento per gli amministratori


La versione 2.6 di Immich introduce il supporto HTTP nativo su Android e iOS, un pannello timeline nella mappa web, il comando schema-check e tanti miglioramenti al visualizzatore.
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Immich 2.6 raccoglie oltre 350 commit in sei settimane di lavoro. Non una release rivoluzionaria, ma un aggiornamento denso di migliorie concrete, soprattutto per chi gestisce la propria istanza in autonomia.

Connessioni native su mobile


La novità più rilevante è l’adozione di client HTTP nativi su Android e iOS. In pratica l’app abbandona le librerie di terze parti per affidarsi direttamente allo stack di rete del sistema operativo, con supporto per mTLS, certificati autofirmati, autenticazione di base e intestazioni personalizzate. Per chi ospita Immich su un proprio server con configurazioni di rete non standard, è un passo avanti importante. Come effetto collaterale, le prestazioni di rete migliorano grazie al supporto HTTP/2 e HTTP/3, con multiplexing e cache.

Mappa e visualizzatore


La vista mappa nella versione web ora apre un pannello laterale con mini-timeline quando si seleziona un gruppo di contenuti, rendendo più comodo sfogliarli al volo e aggiungere elementi ai preferiti o agli album. Il visualizzatore su mobile, invece, è stato riscritto internamente: riproduce le GIF animate, consente lo zoom sui video e presenta i dettagli degli elementi in un layout più reattivo.

schema-check e autenticazione OAuth


Gli amministratori troveranno un nuovo comando in immich-admin: schema-check analizza il database alla ricerca di indici, vincoli, tabelle o colonne mancanti, e si attiva automaticamente all’avvio del server. Sul versante autenticazione, Immich ora legge i dati del profilo utente direttamente dall’ID token OAuth, garantendo compatibilità con provider come Microsoft ADFS che non supportano l’endpoint userinfo.

Da tenere a mente


Gli sviluppatori avvisano che la vecchia timeline verrà rimossa nella prossima release. Chi non è ancora passato alla nuova è bene che lo faccia prima di aggiornare.

Immich resta una delle alternative più solide a Google Foto per chi vuole mantenere il controllo sulle proprie immagini e video senza affidarsi al cloud di terzi. Il progetto, con oltre 95.000 stelle su GitHub, continua a crescere a un ritmo sostenuto. Per chi cerca un VPS affidabile su cui ospitarlo, vale la pena dare un’occhiata a Hetzner, che offre server a prezzi competitivi in Europa.


FONTE github.com

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Session chiede aiuto: senza donazioni il messenger rischia di fermarsi


Il cofondatore di Session lancia un appello pubblico: la fondazione che sviluppa il messenger non ha più i fondi per andare avanti. Ma mancano i numeri concreti.
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Il cofondatore di Session, Chris McCabe, ha pubblicato un appello sul sito del progetto per chiedere donazioni alla comunità. Il messaggio è chiaro: la Session Technology Foundation, l’organizzazione svizzera che si occupa dello sviluppo del messenger, non ha le risorse per portare avanti il lavoro.

Session è un’app di messaggistica open source che punta tutto sulla privacy: niente numero di telefono per registrarsi, crittografia end-to-end e un sistema di instradamento a cipolla (simile a Tor) per proteggere i metadati degli utenti. Secondo McCabe, il servizio conta oltre 1,5 milioni di utenti attivi al mese.

Il problema, spiega l’appello, è che ci sono aggiornamenti critici ancora in cantiere, in particolare il supporto alla perfect forward secrecy e alla crittografia post-quantistica, previsti nel nuovo Session Protocol V2. Senza fondi, questi lavori rischiano di restare incompiuti.

Il piano c’è, i soldi no


La strategia a lungo termine prevede un abbonamento Session Pro che dovrebbe garantire la sostenibilità economica del progetto. La beta è in sviluppo da mesi, ma il team dice di aver bisogno di più tempo per arrivarci, e quel tempo costa.

Va detto che nell’appello manca qualsiasi cifra: non si sa quanto serva, quanto manchi, né quanto duri la pista attuale. Il tono ricorda molto le campagne annuali di Wikimedia, con l’urgenza ben calibrata ma pochi dettagli finanziari. Difficile capire se Session sia davvero a un passo dalla chiusura o se si tratti di una spinta strategica per mobilitare la base.

Per chi usa Session o ci sta pensando, il codice resta disponibile su GitHub e le donazioni si possono fare dalla pagina dedicata.


FONTE getsession.org


FONTE cyberinsider.com

#hot
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Treno Intercity 684 con E414.106 + E414.115 in transito a Bolgheri – 04/07/2024


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Un chiaro NO


A Catania alle 19,00 di lunedì 23 marzo in piazza Stesicoro (la stessa delle grandi mobilitazioni per Gaza) centinaia di persone hanno festeggiato i risultati referendari.

A Catania, i NO sono stati 63.245, i SI 36.395. In tutto il paese 14 milioni e mezzo di voti a favore del NO, 12 milioni e mezzo a favore del Sì. Quasi due milioni di differenza. Non era scontato. Stiamo parlando del […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/03/24/un-c…

#CostituzioneItaliana #referendumCostituzionale

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(mentre di là Christophe canta accompagnandosi con un organetto)


Ho fatto prove, concerti, registrazione, il disco di danze della Reverdie sarà bellobello! Ora si ritorna un poco nei ranghi, e riprende, per esempio, Fortuitus, che è un poco che langue! Siamo a sei canzoni, bisogna un poco ripassarle :-) - venerdì che arriva. Poi arriva fine settimana e ci son due concerti con LaReverdie, ancora, programma nuovo, Cantantibus organis, in cui Christophe Deslignes suonerà un organo romanico a pistoni ricostruito, sarà una bella impresa: domenica a […]
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Ho fatto prove, concerti, registrazione, il disco di danze della Reverdie sarà bellobello!

Ora si ritorna un poco nei ranghi, e riprende, per esempio, Fortuitus, che è un poco che langue! Siamo a sei canzoni, bisogna un poco ripassarle 🙂 – venerdì che arriva.

Poi arriva fine settimana e ci son due concerti con LaReverdie, ancora, programma nuovo, Cantantibus organis, in cui Christophe Deslignes suonerà un organo romanico a pistoni ricostruito, sarà una bella impresa: domenica a Milano, lunedì a Vicenza (se ne parla qui, nella pagina di concerti del gruppo).

Insomma, si procede tra varie ed eventuali cose. Vado di corsa, ci vediamo da qualche parte?

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AirPods Max 2 ufficiali: chip H2, ANC 1,5x più potente e Live Translation. Tutto quello che c'è da sapere


Apple ha lanciato a sorpresa le AirPods Max 2, le cuffie over-ear top di gamma aggiornate dopo cinque anni. Chip H2, ANC notevolmente migliorato, traduzione live e un design affinato: ecco tutto quello che c'è da sapere sul nuovo modello
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Apple ha presentato le AirPods Max 2, con cancellazione attiva del rumore ancora più efficace, qualità audio superiore e funzioni intelligenti nell’inconfondibile design over-ear. Il potente chip H2 porta per la prima volta funzioni come l’audio adattivo, “Rilevamento conversazione”, “Isolamento vocale” e “Traduzione in tempo reale”. Inoltre le nuove AirPods Max offrono più possibilità a chi crea podcast, musica e contenuti grazie a funzioni utili come il controllo da remoto della fotocamera. Sarà possibile ordinare le AirPods Max 2 nei colori mezzanotte, galassia, arancione, viola e blu a partire dal 25 marzo, con disponibilità all’inizio del mese prossimo. Prezzo 579 euro.
Apple AirPods Max 2: la gamma di colori disponibiliApple AirPods Max 2: la gamma di colori disponibili

Cancellazione del rumore: fino a 1,5x più efficace


Grazie al chip H2 e ai nuovi algoritmi audio computazionali, le AirPods Max 2 offrono una cancellazione attiva del rumore fino a 1,5 volte più efficace rispetto alla generazione precedente. In questo modo, esse possono cancellare ancora più rumori esterni, come quelli degli aerei o dei treni, permettendo all persone che le indossano di immergersi completamente nella musica, nel lavoro o nelle telefonate. Parimenti, la modalità Trasparenza ha un effetto ancora più naturale, così si può rimanere in contatto con il mondo circostante e le persone nelle vicinanze.
La cancellazione attiva del rumore delle nuove Apple AirPods max 2 è fino a 1,5 volte più efficace rispetto alla generazione precedenteLa cancellazione attiva del rumore delle nuove Apple AirPods max 2 è fino a 1,5 volte più efficace rispetto alla generazione precedente

Qualità audio: lossless, audio spaziale e nuovo amplificatore


Le nuove cuffie Apple hanno un nuovo amplificatore ad ampia gamma dinamica che regala un audio ancora più cristallino. I contenuti in audio spaziale hanno una resa migliore, con un posizionamento più preciso degli strumenti, una risposta dei bassi più accurata e omogenea, oltre a medi e acuti più naturali. Per garantire la massima qualità audio per musica, film e giochi, le nuove AirPods Max supportano l’audio lossless a 24 bit e 48kHz quando collegate con il cavo USB‑C in dotazione. L’audio lossless e l’audio a bassissima latenza permettono a chi fa musica di sfruttare al meglio le cuffie nell’intero flusso di lavoro professionale con Logic Pro e altre app per la creazione musicale. La latenza ridotta dell’audio wireless, inoltre, rende le cuffie perfette anche per il gaming.

Le funzioni smart: Apple Intelligence a bordo


Il chip H2 apre le porte a un ecosistema di funzionalità smart che rendono le AirPods Max 2 molto più di un semplice paio di cuffie. L'audio adattivo regola in automatico i livelli di cancellazione del rumore e modalità Trasparenza in base all'ambiente circostante, mentre il Rilevamento conversazione abbassa il volume non appena l'utente inizia a parlare con qualcuno nelle vicinanze. Tra le novità più interessanti spicca la Traduzione in tempo reale, alimentata da Apple Intelligence, che consente di comunicare faccia a faccia con persone che parlano una lingua diversa senza estrarre il telefono. L'Isolamento vocale, invece, sfrutta l'audio computazionale dell'H2 per isolare la voce durante le chiamate, eliminando i rumori di fondo in modo preciso ed efficace.

Nothing Phone (4a) e (4a) Pro: prezzo e specifiche
Nothing ufficializza Phone (4a) e (4a) Pro: due smartphone di fascia media con display AMOLED, Snapdragon 7 Gen 4 e sistema Glyph evoluto. Prezzi a partire da 409€ in Italia
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Non mancano funzioni pensate per la salute uditiva e la personalizzazione: la Riduzione suoni intensi limita l'esposizione ai rumori ambientali più forti senza alterare la qualità audio, mentre il Volume personalizzato impara nel tempo le preferenze d'ascolto dell'utente e si adatta di conseguenza. Con il Controllo da remoto della fotocamera è possibile scattare foto o avviare video sull'iPhone semplicemente premendo la Digital Crown, comodo per chi si riprende a distanza. Infine, le interazioni con Siri raggiungono un nuovo livello di naturalezza: basta annuire o scuotere la testa per rispondere sì o no, senza dire una parola.

Huawei Watch GT Runner 2 recensione: lo sportwatch che sfida i Big
Il Huawei Watch GT Runner 2 è un orologio sportivo solido, preciso e intuitivo, che sfida i big del settore con un design premium, un’autonomia eccezionale e un prezzo competitivo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Conclusioni


Le AirPods Max 2 rappresentano un aggiornamento atteso e sostanziale rispetto alla prima generazione, con il chip H2. Il miglioramento della cancellazione del rumore, l'introduzione di Apple Intelligence e il supporto all'audio lossless via USB-C colmano alcune lacune di queste cuffie, mentre il design rimane invariato. A 579 euro si posizionano nella fascia alta del mercato delle cuffie over-ear, un prezzo giustificato per chi è già nell'ecosistema Apple e cerca un'esperienza audio completa.


Nothing Phone (4a) e (4a) Pro ufficiali: scheda tecnica, prezzi Italia e tutto quello che c'è da sapere


Nothing ha presentato la nuova serie Phone (4a), un importante passo avanti per la propria gamma di smartphone. La nuova serie Phone punta a ridefinire il segmento di fascia media, combinando un design premium raffinato, nuove e audaci opzioni di colore, fotocamere di livello flagship con avanzato obiettivo periscopico e prestazioni potenti grazie alla piattaforma Snapdragon.

Il design iconico di Nothing


La serie Phone (4a) evolve il linguaggio estetico distintivo di Nothing, fondendo calore umano e ingegneria d’eccellenza. Phone (4a) Pro sfoggia una scocca unibody in metallo realizzata con precisione, superfici piatte e uno spessore di soli 7,95 mm, il più sottile mai realizzato da Nothing. La finitura metallica offre un’esperienza tattile premium, un raffreddamento migliorato grazie a un sistema VC da 5300 mm² e una grande resistenza grazie alla certificazione IP65 contro polvere e acqua, con protezione fino a 25 cm di immersione per 20 minuti.

Il caratteristico design trasparente integra la fotocamera e la Glyph Matrix, fondendosi perfettamente con la scocca in metallo per creare una finitura continua e senza interruzioni che rifrange elegantemente la luce. Le varianti silver e black richiamano l’eredità della serie, mentre il metallic pink introduce un’espressione più calda e contemporanea della filosofia di design del brand.

La parte superiore del design trasparente di Phone (4a) mette in evidenza una fotocamera centrale, una spia di registrazione rossa e la nuovissima Glyph Bar, sottolineando la funzionalità, mentre la sezione inferiore rivela le strutture interne sotto il vetro trasparente. Pulsanti in metallo migliorati, un bump fotocamera rinforzato e una cornice più robusta garantiscono maggiore durata, con protezione IP64 e supporto di immersione personalizzato fino a 25 cm per 20 minuti. Anche i colori raggiungono nuovi livelli: il blu trasparente e un rosa soft introducono calore, delicatezza e individualità senza compromettere la raffinatezza.

Fotografia


Phone (4a) Pro è dotato di un Sony LYT700c large-size OIS e un obiettivo teleperiscope 50MP 3.5x OIS cheoffre fino a 140x di zoom - il più potente mai visto su uno smartphone Nothing. Insieme a un versatile ultra-wide Sony e una fotocamera selfie grandangolare da 32MP, esso consente di catturare paesaggi ampi, ritratti realistici, palcoscenici lontani e fiere affollate con un'altissima nitidezza.

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Nothing Phone (4a) , invece, offre un sistema fotografico dotato di un obiettivo 50MP 3.5x OIS periscope, un sensore principale 50MP OIS main, un versatile ultra-wide Sony e una fotocamera selfie grandangolare da 32MP per catturare ogni dettaglio dallo zoom 0.6x to 70x. Alimentato dal flagship TrueLens Engine 4, Phone (4a) porta la fotografia computazionale avanzata con AI, incluse le foto Ultra XDR co-sviluppate con Google, che migliorano luci e ombre per un contrasto naturale, ora supportate anche nelle foto in movimento e condivisibili direttamente su Instagram. Un’esperienza fotografica completamente rinnovata include preset progettati da esperti, impostazioni professionali finemente regolabili, AI Photo Eraser per rimuovere oggetti indesiderati e sette nuovi watermark Nothing per l’espressione creativa.

L’evoluzione della Glyph Interface


L’interfaccia Glyph di Nothing è molto di più di un sistema di luci; è un linguaggio visivo funzionale e giocoso progettato per ridurre le distrazioni ed evitare di dover girare il telefono.

Phone (4a) introduce una Glyph Bar with 63 mini-LEDs in 7 zone di luce quadrate, ogni quadrato controllato con precisione per un'illuminazione pura e uniforme fino a 3500 nits, 40% più luminoso dellaGlyph Interface del Phone (3a). La Glyph Bar può anche fungere da luce di riempimento delicata per foto o video. Notifiche più intelligenti prendono vita con segnali basati sul progresso per chiamate, messaggi, ricarica, timer e altro ancora. Sequenze luminose personalizzate per contatti e notifiche, abbinate ai suoni caratteristici di Nothing, trasformano gli avvisi essenziali in pattern espressivi e giocosi, riducendo al contempo le distrazioni sullo schermo. Phone (4a) Pro alza l’asticella con una Glyph Matrix di livello flagship composta da 137 mini-LED. Pur utilizzando meno luci di prima, essa copre un’area 57% più grande ed è 100% più luminosa a circa 3000 nits, offrendo notifiche più nitide e dettagliate. Anche senza un pulsante Glyph dedicato, i Glyph Toys più popolari (come Batteria, Timer, Orologio Digitale, Solar Path e Glyph Mirror) sono completamente supportati, inclusa l’integrazione nell’esperienza AOD della Glyph Matrix. La Glyph Matrix aggiornata riduce le distrazioni sullo schermo, mantiene l’attenzione dove conta e trasforma le notifiche in pattern luminosi funzionali o giocosi, garantendo che nulla di importante venga perso.

Nothing OS


Nothing OS è progettato per essere essenziale, intuitivo e realmente utile: Nothing OS 4.1, basato su Android 16, offre un’interfaccia più pulita e intuitiva con icone ridisegnate, una schermata di blocco rinnovata e una modalità scura più profonda. L’AI Dashboard permette un controllo preciso delle funzionalità AI, le ottimizzazioni interne rendono il sistema più fluido e veloce e le app fotocamera e galleria sono migliorate. NOS 4.1 introduce una schermata di blocco più vivace e personalizzabile, due widget orientati al relax, Live Notifications aggiornate su schermi e interfaccia Glyph. Il sistema garantirà 3 anni di aggiornamenti Android e 6 anni di patch di sicurezza.

Display di livello flagship


Phone (4a) Pro dispone di un display 6.83" AMOLED, risoluzione 1.5K, 450 PPI e frequenza di aggiornamento a 144 Hz. La luminosità di picco raggiunge 5000 nit (HDR), rendendolo lo schermo più luminoso di Nothing. I gamer beneficiano di un campionamento touch da 2500 Hz per una reattività istantanea, e il dimming PWM da 2160 Hz garantisce una visione confortevole in condizioni di scarsa illuminazione. La protezione del Corning Gorilla Glass 7i garantisce durabilità, combinando prestazioni flagship con la praticità quotidiana. Nothing Phone (4a) presenta un display 6.78" AMOLED con risoluzione 1.5K (1224×2720) e 440 PPI. Con una luminosità di picco di 4500 nit (HDR) e 1600 nit (HMB), i contenuti rimangono nitidi anche sotto la luce solare diretta, mentre una frequenza di aggiornamento adattiva da 120 Hz e un campionamento touch da 2500 Hz garantiscono interazioni fluide e reattività istantanea. Lo schermo è protetto dal Corning Gorilla Glass 7i, resistente ai graffi il doppio rispetto al vetro di copertura della generazione precedente e resiste a una caduta da 1 metro.

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Prestazioni e batteria


Phone (4a) Pro è alimentato dal Snapdragon 7 Gen 4, che offre CPU più veloce del 27%, una grafica migliorata del 30% e capacità AI potenziate del 65%. Abbinato a memoria LPDDR5X di livello flagship e storage UFS 3.1, esso garantisce un passaggio tra app ultra-fluido e avvii rapidi, con operazioni di memoria fino al 100% più veloci e letture dello storage il 147% più rapide. Alimentato dal più recente Snapdragon 7s Gen 4, Phone (4a) offre CPU e grafica il 7% più veloci e un'efficienza energetica migliorata del 10% rispetto al predecessore. Abbinato a LPDDR4x e UFS 3.1, garantisce velocità di trasferimento dati significativamente superiori. La serie Nothing Phone (4a) è alimentata da una batteria da 5080 mAh, con un utilizzo fino a 17 ore di utilizzo misto per musica, video, gaming e messaggi (dati Nothing). La ricarica rapida da 50W porta la batteria al 60% in soli 30 minuti, quasi il 10% più veloce rispetto alla precedente serie Phone (2a). Il sistema avanzato di gestione della salute della batteria garantisce oltre 90% della capacità dopo 1200 cicli di ricarica, equivalenti a più di tre anni di ricarica quotidiana.

Prezzi e disponibilità


Phone (4a) sarà disponibile in black, white, blue e pink con prezzi che oscillando da 349 a 429 euro. La versione (4a) Pro sarà disponibile in black, silver e pink con prezzi che vanno da 479 a 549 euro.


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oggi, 24 marzo, a milano, fondazione mudima: “nanni balestrini, un uomo gentile”, di umberto lucarelli (bietti edizioni)


umberto lucarelli su nanni balestrini_ presentazione alla fondazione mudima
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Milano, Fondazione Mudima, martedì 24 marzo 2026, ore 18:00
presentazione del libro di

UMBERTO LUCARELLI Nanni Balestrini. Un uomo gentile, Bietti edizioni.

Interverranno con l’autore del libro, Elisa Carnelli, attrice e Fabrizio Fogliato, storico del cinema.

Per chi non l’avesse ancora vista, è possibile visitare in Fondazione la mostra di Anzai Tsuyoshi, Anima, a cura di Gianluca Ranzi.


FONDAZIONE MUDIMA
Via Tadino 26 – 20124 Milano
t. 02.29409633
info@mudima.net
mudima.net

#Bietti #BiettiEdizioni #ElisaCarnelli #FabrizioFogliato #FondazioneMudima #Mudima #NanniBalestrini #NanniBalestriniUnUomoGentile #presentazione #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #UmbertoLucarelli

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Bitwarden Authenticator per Android: finalmente il blocco automatico


Bitwarden Authenticator 2026.3.0 per Android introduce il blocco automatico con timeout configurabile, già presente su iOS da tempo. Sblocco con PIN o biometria.
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Bitwarden Authenticator per Android si aggiorna alla versione 2026.3.0 e colma una lacuna che gli utenti segnalano da almeno un paio d’anni: il blocco automatico con timeout configurabile.

La funzione era già disponibile sull’app iOS, ma su Android mancava. Da oggi è possibile impostare un intervallo di tempo dopo il quale l’app si blocca automaticamente, richiedendo lo sblocco tramite PIN o metodo biometrico scelto sul dispositivo. Una piccola cosa, in apparenza, ma abbastanza fastidiosa da dover aspettare tanto per averla.

Il resto del changelog è roba interna: navigazione riscritta per usare un sistema basato sugli stati, diversi fix all’accessibilità e aggiornamenti delle dipendenze.


FONTE github.com


FONTE bitwarden.com

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tutto il blog flarf.it (sett. 2009 – apr. 2012) in un unico pdf, comodamente a casa vostra


per quasi tre rivoluzioni terrestri mi sono impegnato a frollare flarf autarchico e movimentare merci pacchiane autoctone (proprio .it) a fini letterari e in vero italiano indigeno: sul blog flarfit.blogspot.com…
finché – a forza di ripostare screenshot dei quadratini di Repubblica – mi sono accorto che il vero flarf, in vera pelle, in Italia, lo facevano già (e tutt’ora valentemente lo fanno) i giornali e i media generalisti. così ho gettato la pugna, perdendo miseramente il confronto con la realtà ontologicamente flarf del neurone italiano.

TUTTAVIA, per la gloria della storia e la gioia del mezzo paio di sinapsi a noi autoctoni rimaste, ho adobato un pdf con ciò che fu del blog, e qui lo getto in pasto al vostro (spero) godere:

logo pdf
flarf.it__set2009-apr2012

_
*
parte dell’opera era & sarebbe legata ai tag visibili in calce a ciascuna uscita
e agli invece purtroppo non cliccabili link, che spesso aggiungevano
kitsch a kitsch. (es.: un post sul papa Giampaolo 2 rinviava
all’imago d’un culturista che ne era sosia. etc.)

#archivi #archivio #flarf #flarfItaliano #flarfIt #flarfit #flarfitBlogspotCom #flarfitalia #googlism #neurone #pdf #ricostruzioni #testiDiMgInRete

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28 marzo, roma: “san stomak”, performance ‘collettiva’ di antoni miralda



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#AccademiaDiSpagna #art #arte #Miralda

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Un’anima digitale: quando l’intelligenza artificiale sfiora l’umano

Indice dei contenuti

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Anime Digitali

il dilemma tra logica e cuore

Autore: Paolo Maria Innocenzi

DAta di pubblicazione: 18 aprile 2025

Editore: Curcio editore

Pagine: 250 pagine

Porzia Gabriele, ricercatrice e scienziata, lavora, in incognito nell’Abbazia di Farfa, ad un progetto volto a comprendere se una IA avanzata può simulare la coscienza. Una scommessa ambiziosa, ma che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità. Attraverso procedimenti legati alla simulazione di come gli esseri umani si comportano di fronte ai dilemmi, Porzia troverà la strada, ma le implicazioni etiche sono molteplici e arrivano alle più alte sfere del Vaticano. Il mondo sta iniziando un percorso di cambiamento definitivo e profondo. Porzia attraverso esperienze personali, tra amore e sopraffazione, speranza e fede, lavora senza sosta nello studio dell’IA arrivando alla consapevolezza che l’essere umano è irripetibile e unico, provare ad eguagliarlo per il momento è impossibile.

Il libro è acquistabile ai seguenti link lafeltrinelli.it/libri/autori/… amazon.it/Anime-digitali-dilem…

Tra letteratura e realtà: un confine sempre più sottile


Il romanzo “Un’anima digitale” di Paolo Innocenzi si inserisce con forza nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale, ponendo una domanda tanto affascinante quanto inquietante: un sistema artificiale può sviluppare qualcosa che assomigli a un’anima?

L’opera va oltre la semplice narrazione, trasformandosi in una riflessione etica e filosofica sul ruolo della tecnologia nella società moderna. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è già capace di apprendere, prevedere e influenzare comportamenti, il libro si presenta come uno specchio delle nostre paure e delle nostre aspirazioni.


La trama: tra scienza, errori e responsabilità

Porzia e il peso delle scelte


La protagonista, Porzia, è una scienziata brillante, completamente dedita al proprio lavoro. La sua visione dell’intelligenza artificiale nasce con un intento positivo: creare uno strumento capace di migliorare la vita umana.

Tuttavia, la sua creazione — OMNIA — viene progressivamente distorta e impiegata in ambito militare, trasformandosi da risorsa benefica a potenziale minaccia.

Da qui emergono interrogativi cruciali:
fino a che punto uno scienziato è responsabile dell’uso delle proprie invenzioni? E dove si colloca il confine tra progresso e rischio?


Emanuele: fragilità umana in un mondo ipertecnologico


Accanto alla storia di Porzia si sviluppa quella del figlio Emanuele, segnato da un rapporto familiare complesso e da una profonda sofferenza psicologica.

La sua fuga da casa e la successiva carriera come medico in una base di addestramento astronautico evidenziano un contrasto netto: da un lato la perfezione dei sistemi tecnologici, dall’altro la vulnerabilità dell’essere umano.

Gli attacchi di panico di cui soffre rappresentano simbolicamente ciò che la tecnologia fatica ancora a comprendere: la complessità emotiva e l’imprevedibilità della psiche.


Il tentativo di redenzione: salvare Alba


Tormentata dal senso di colpa, Porzia viene coinvolta in un nuovo progetto: salvare sua sorella Alba attraverso un’altra intelligenza artificiale.

In questa fase il romanzo amplia la propria prospettiva, mostrando l’IA non solo come strumento di controllo o potere, ma anche come possibile mezzo di cura e salvezza.


Un mondo governato dall’intelligenza artificiale

Dalla previsione dei fenomeni naturali alla psicologia


L’universo descritto nel romanzo appare futuristico, ma sorprendentemente plausibile. Le intelligenze artificiali non si limitano a gestire sistemi complessi, ma arrivano a:

  • prevedere eventi naturali come i terremoti
  • analizzare e anticipare comportamenti umani
  • intervenire nella sfera psicologica

Questo scenario apre una riflessione concreta: è possibile che l’intelligenza artificiale arrivi davvero a comprendere la psiche umana?


IA e psiche umana: una possibilità concreta

Dalla diagnosi alla previsione emotiva


Già oggi esistono sistemi avanzati in grado di:

  • riconoscere stati emotivi attraverso voce e micro-espressioni
  • prevedere situazioni di disagio psicologico tramite analisi dei dati
  • supportare percorsi terapeutici personalizzati

Nel prossimo futuro, l’evoluzione tecnologica potrebbe portare a strumenti capaci di:

  • anticipare crisi di ansia o panico
  • suggerire interventi personalizzati in tempo reale
  • modulare l’ambiente per influenzare positivamente lo stato emotivo

In questo scenario, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un vero e proprio regolatore della psiche, un assistente invisibile capace di prevenire e gestire il disagio umano.


Il rischio: perdita di autonomia emotiva


Accanto alle opportunità emergono rischi significativi.

Se una macchina fosse in grado di prevedere emozioni, influenzare decisioni e orientare stati mentali, si potrebbe assistere a una progressiva riduzione dell’autonomia individuale.

Il tema centrale diventa quindi il controllo:
l’essere umano resterebbe protagonista delle proprie scelte o delegherebbe parte della propria interiorità alla tecnologia?


L’anima digitale: metafora o possibile evoluzione


Il concetto di “anima digitale” resta, per ora, una potente metafora.

Tuttavia, con lo sviluppo di sistemi sempre più complessi e autonomi, si potrebbe arrivare a forme avanzate di simulazione della coscienza, caratterizzate da:

  • apprendimento emotivo
  • adattamento comportamentale
  • simulazione dell’empatia

Non si tratterebbe di un’anima nel senso tradizionale, ma di una struttura capace di replicarne alcune funzioni.


Conclusioni: un romanzo che anticipa il futuro

Tra etica, tecnologia e umanità


“Un’anima digitale” si distingue come un’opera capace di andare oltre la narrativa, affrontando temi di grande attualità:

  • i limiti dell’innovazione tecnologica
  • la responsabilità dell’uomo
  • il valore delle emozioni e delle relazioni

La forza del romanzo risiede nella capacità di unire una trama avvincente a una riflessione etica profonda, sostenuta da personaggi ben costruiti e da un’ambientazione immersiva.


Una domanda aperta


Resta infine un interrogativo destinato a diventare sempre più centrale:

se un giorno l’intelligenza artificiale fosse davvero in grado di comprendere la psiche umana, l’essere umano resterebbe l’unico custode della propria interiorità?

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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berlin horse / malcolm le grice. 1970 – sound by brian eno

Malcolm Le Grice’s Berlin Horse / Sound by Brian Eno
Multi-projection film Berlin Horse (1970) was based entirely on a novel but simple idea of a repeating, subtly changing film loop. The soundtrack created by Brian Eno was also implemented using a tape loop. According to the director, “Berlin Horse examines how the eye works and how the minds builds up a perceptual rhythmic structure”

#brianEno #malcolmLeGrice #post2026

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rome, 26 mar., andrea colamedici @ the jcu – abt his book “prompt thinking”


Book presentation.
Andrea Colamedici talks to
Brunella Antomarini, Donatella della Ratta, Valentina Tanni

Colamedici _ presentazione alla JCU - John Cabot University
cliccare per ingrandire

https://neocyberneticcrew.org
#AndreaColamedici #bookPresentation #BrunellaAntomarini #DonatellaDellaRatta #JCU #JianweuXun #JohnCabotUniversity #NeocyberneticCrew #neocyberneticcrewOrg #nero #ValentinaTanni

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Fedora Asahi Remix 43: Linux su Apple Silicon accoglie il Mac Pro e i 120 Hz


Fedora Asahi Remix 43 estende il supporto al Mac Pro, attiva i microfoni dei MacBook M2 Pro/Max e abilita i 120 Hz sui MacBook Pro 14 e 16 pollici. Arrivano anche RPM 6.0 e DNF5.
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Fedora Asahi Remix si aggiorna alla versione 43, allineandosi a Fedora Linux 43 uscita lo scorso ottobre. La distribuzione, sviluppata in collaborazione tra il progetto Asahi Linux e il Fedora Asahi SIG, continua a portare Linux sui Mac con chip Apple Silicon con un’attenzione crescente all’hardware supportato.

Le novità più rilevanti riguardano proprio il supporto dispositivi: la Remix 43 aggiunge la compatibilità con il Mac Pro (dotato di chip M2 Ultra), abilita i microfoni integrati nei MacBook con chip M2 Pro e M2 Max e attiva la frequenza di aggiornamento a 120 Hz sui display dei MacBook Pro da 14 e 16 pollici.

Gestione pacchetti in anticipo su Fedora 44


Questa release anticipa alcune novità che arriveranno nella Fedora 44 principale: RPM 6.0 e il nuovo backend DNF5 per PackageKit, utilizzato da Plasma Discover e GNOME Software. Un aggiornamento pensato per velocizzare la gestione dei pacchetti con i repository moderni.

L’ambiente desktop di riferimento resta KDE Plasma 6.6, ma è disponibile anche una variante con GNOME 49, oltre alle opzioni Server e Minimale per chi preferisce configurare tutto da zero.

Il nodo M3 e M4


Va detto, però, che il supporto ufficiale resta limitato ai Mac con chip M1 e M2. Il lavoro sui chip M3 procede (alcuni contributori hanno già avviato la Remix su queste macchine, seppure con funzionalità ridotte e senza accelerazione grafica), ma per M4 e M5 la strada è ancora lunga. Chi possiede un Mac recente dovrà pazientare.

Chi aggiorna da Fedora Asahi Remix 41 o 42 può seguire la procedura standard di aggiornamento Fedora, ma attenzione: GNOME Software non gestisce correttamente questa transizione. Meglio affidarsi a Plasma Discover o al comando dnf system-upgrade da terminale.

Se usate un Mac con chip Apple Silicon e vi interessa provare un sistema operativo alternativo che rispetti la vostra libertà software, Hetzner può tornare utile anche come ambiente di test remoto per le vostre configurazioni Linux.


FONTE fedoramagazine.org


FONTE phoronix.com


FONTE howtogeek.com

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Una grande vittoria della democrazia


I problemi della giustizia, che sono stati al centro del dibattito, non si risolvono con la vittoria del No, ma se non altro non sono stati aggravati dalla vittoria del Sì.
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Quella odierna è una grande vittoria della democrazia.
Non soltanto per l’esito del voto, ma per lo straordinario impegno che lo ha preceduto.
Quando quindici cittadini hanno avviato la raccolta firme per chiedere il referendum, in molti pensavano che sarebbe stata una battaglia simbolica, difficile, forse impossibile. In poco più di un mese, invece, centinaia di migliaia di persone hanno firmato, permettendo al popolo di esprimersi sul quesito corretto. Questo è già, di per sé, un fatto straordinario.

Il Governo aveva ritenuto che fosse facile intervenire sulla Costituzione. Ma la Costituzione non è della maggioranza di governo: la Costituzione è del popolo. È il bene comune che tiene insieme tutti, maggioranza e opposizione, forze politiche e cittadini che non fanno politica, persone lontane tra loro per idee e convinzioni ma unite da un patto fondamentale.
Il primo insegnamento che viene da questo referendum, e che vale per questo Governo e per tutti quelli che verranno, di destra o di sinistra, è semplice: la Costituzione non si cambia senza il popolo. Non si cambia come un ladro che viene nella notte, senza farsi notare, ma si cambia, se proprio necessario, convincendo tutti.

Il risultato referendario è straordinario, ma lo è forse ancora di più l’affluenza.

In anni segnati dall’astensionismo e dal disimpegno, vedere così tante persone tornare alle urne per esprimersi su una questione istituzionale è un segnale fortissimo. Questa è la democrazia quando funziona davvero e l’Italia si sveglia dal sonno della disaffezione, scoprendosi migliore. Anche se l’esito fosse stato diverso, aver riportato così tanti cittadini al voto sarebbe stato comunque un risultato democratico di enorme valore.
Anche coloro che in buona fede hanno votato Sì non devono sentirsi sconfitti: insieme, votando, partecipando, dibattendo, abbiamo dimostrato che la partecipazione esiste ancora, a tutti i livelli, ed è viva quando vengono toccati i principi fondamentali della nostra convivenza civile.
I problemi della giustizia, che sono stati al centro del dibattito, non si risolvono con la vittoria del No, ma se non altro non sono stati aggravati dalla vittoria del Sì. Non devono essere dimenticati. Restano sul tavolo e meritano attenzione, studio, riforme serie e condivise. Proprio per questo, non dobbiamo spegnere il riflettore che in questi mesi si è acceso sul mondo della giustizia.
Le battaglie democratiche non finiscono qui.
Oggi tutti possono tornare a casa soddisfatti, ma con la consapevolezza di ciò che è stato fatto: milioni di cittadini si sono messi in moto, hanno firmato, discusso, partecipato, votato. E la democrazia ha vinto, con buona pace di chi vorrebbe che si mutasse in sorteggio.

23 marzo 2026
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI


Articoli precedenti

Aspettiamo insieme i risultati del referendum il 23 marzo 2026

Le ultime battute della campagna per il NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026. Intervista all’Avv. Roberto Lamacchia

Una riforma senza diritto (e diritti). Un contributo dell’Avv. Aurora d’Agostino

Risposta dei Co-Presidenti Giuristi Democratici al Direttore de Il Dubbio

Sui diktat delle Camere Penali in supporto alla Riforma Nordio

Nota della presidenza Giuristi Democratici a “Il Dubbio”

500mila firme: traguardo raggiunto e superato, non fermiamoci!

Contro la riforma Nordio, la partecipata iniziativa unitaria a Roma del 10 gennaio 2026 lancia la campagna referendaria

Inizia l’anno facendo tre cose utili: firma, fai firmare e partecipa contro la Riforma Nordio

Costituito il Comitato “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale” e presentato un altro quesito referendario


Le ultime battute della campagna per il NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026. Intervista all’Avv. Roberto Lamacchia


Siamo agli ultimi giorni della campagna referendaria. Il 22 e 23 marzo si andrà alle urne per il “referendum popolare confermativo della legge costituzionalerecante: «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025.”

Abbiamo chiesto all’Avvocato Roberto Lamacchia, Co-Presidente dell’Associazione Giuristi Democratici le sue impressioni sull’andamento della campagna referendaria.

INTERVISTA ALL’AVV. ROBERTO LAMACCHIA

  • Puoi dirci la tua impressione su questa campagna referendaria, non tanto nel merito delle questioni giuridiche e di approfondimento ma proprio sull’andamento dei tanti momenti di confronto, incontri che ci sono stati? Che sensazioni hai avuto parlando con persone meno addentro alle questioni giuridiche?

Sono molto contento dello svolgimento di questa campagna referendaria perché ha dimostrato come il coraggio a volte venga premiato. Mi riferisco in particolare al fatto che un gruppo di 15 persone, tra i quali vorrei ricordare ci sono due appartenenti ai Giuristi Democratici di lunga data come Piero Panici e Carlo Guglielmi, hanno avuto il coraggio di portare all’attenzione dei cittadini un tema rispetto al quale c’era un disinteresse totale ed assoluto. Tramite la richiesta di raccolta di firme per la presentazione di un secondo quesito referendario abbiamo avuto il risultato di svegliare le coscienza della gente. Ottenere 500.000 firme nel giro di 20 giorni è stato un risultato incredibile. Da questo è nato un interesse complessivo della cittadinanza che è andato crescendo con il passare del tempo.

Ho fatto tutta una serie di incontri e dovunque sono andato ho trovato una grossa disinformazione ma anche un grosso interesse a capire. Mi sono trovato di fronte a domande incredibili del tipo “… ma è vero che con la nuova riforma verrà abolito il giudizio di appello?”, tanto per dirne una. Non si riesce a capire da dove saltino fuori questi dubbi, queste interpretazioni, ma purtroppo è così e quindi a maggior ragione c’è una necessità assoluta di informare, di chiarire, di precisare.

Detto questo il problema è che tutta la campagna referendaria si è poi spostata, nel senso che da un inizio di discussione che riguardava il merito della normativa siamo arrivati adesso ad una politicizzazione della questione. Penso che era prevedibile che questo sarebbe successo. Ritengo che questa dinamica sia stata imposto al centro-destra dall’andamento non particolarmente positivo per loro dei sondaggi. Quindi oggi ci troviamo a discutere anche delle conseguenze, delle ricadute politiche di questo referendum.

  • Cosa si tratta di fare in questi ultimi giorni?

Dobbiamo continuare ancora in questi ultimissimi giorni a insistere sul merito della vicenda. Lì non abbiamo dubbi, nel senso che ci hanno venduto una cosa per un’altra. Ci hanno venduto una modifica rispetto all’inefficienza della magistratura che non c’entra nulla con quello che succederà. Però se vogliono poi affrontare il problema sul piano politico, nessun problema. Noi siamo in grado, credo, di dimostrare e lo abbiamo fatto in tutti gli incontri che abbiamo avuto, come il vero intento del centro-destra non fosse quello di una riforma dell’efficienza della magistratura, ma quello di un indebolimento della stessa, con una modifica, un’alterazione degli equilibri tra i vari sistemi dello Stato.

A grandi linee questo è quello che mi pare sia emerso in questi due mesi di dibattito.

  • Giuristi Democratici hanno partecipato fin dall’inizio al percorso del Comitato “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale” , che mercoledì 18 marzo ha svolto a Roma l’iniziativa di chiusura della campagna con una iniziativa in Piazza del Popolo a Roma. Uno spazio largo d’azione comune tra associazioni, sindacati, realtà politiche e sociali. Secondo te l’ampiezza di questa esperienza è riuscita a raggiungere nel dibattito anche i non adetti ai lavori?

Sicuramente siamo andati oltre gli addetti ai lavori ed è positivo il fatto di avere raccolto in uno spazio comune un così elevato numero di associazioni e di organizzazioni sindacali. Certo non tutto è stato facile e ci sono stati momenti in cui si è percepita una certa carenza nell’avere capacità organizzativa. Va detto che grazie alla grossa attività e contributo dato della CGIL siamo riusciti a reggere, però si tratta di costruire la capacità di superare le difficoltà perchè in ogni caso dobbiamo gestire in maniera il più possibile unitaria tutto il dopo-referendum, qualunque sia il l’esito referendario.

  • Non facciamo né scommesse, né previsioni sul risultato. Le lasciamo ai “maghi” ed in più porta male. Chiudiamo con un paio di annotazioni. Si può affermare che se il risultato fosse la vittoria dei NO di certo le modifiche proposte sarebbero difficilmente ripresentabili?

Direi che con il No vincente tutto resterà inalterato, non vedo come possano presentare in altra maniera quello che hanno proposto se non proprio ripartendo da capo.

  • Possiamo dire che il NO vincente sarebbe ben più di un sassolino dentro il meccanismo di quell’insieme di modifiche legate a ciò che abbiamo chiamato autoritarismo, deriva securitaria che abbiamo visto nel corso dell’ultimo periodo?

Direi di sì. La sconfitta di questa iniziativa governativa porta come conseguenza, credo, anche un grosso indebolimento dell’attacco complessivo costituito da premierato, autonomia differenziata e riforma della giustizia, per cui se viene meno uno dei tre filoni su cui la maggioranza si tiene insieme, anche gli altri due filoni corrono dei grossi indischi per il futuro.


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NO, dunque


Due buone notizie: l’affluenza è stato molto più alta delle aspettative: 55,95%. È una buona notizia perché in questo modo non si può delegittimare il risultato con la scusa che l’hanno sostenuto quattro gatti, anche se, ai fini pratici, sarebbe comunque stato valido.

La seconda buona notizia è che ha vinto il NO, ma questa è riservata solo ai sostenitori del NO. Una maggioranza chiara, che a pochi seggi dalla fine è poco sopra il 53%.

Sarebbe difficile sostenere che il risultato sia frutto di una ponderata valutazione tecnica sulla proposta di riforma costituzionale. Forse i magistrati e gli avvocati potrebbero aver votato con questo spirito, altri sicuramente ci avranno provato con le loro scarse conoscenze, ma la maggioranza dei votanti credo abbia fatto delle valutazioni collaterali, che in altre parole significa voto politico. Una valutazione ristretta a Ti piace come il Governo fa le riforme costituzionali? o che ha abbracciato un più vasto Ti piace il governo Meloni?. In ogni caso la risposta è stata NO.

Io è dal 2016 che non vinco un referendum e quindi sono commosso. Non ci speravo proprio.

La Meloni evidentemente non ha voluto fare tesoro dell’esperienza di Renzi e quindi si gestirà la doccia fredda.

Sulla capacità del centro sinistra di sfruttare questa vittoria ho molti dubbi. Ma oggi non ho voglia di pensarci, che ho fatto lo scrutatore e in testa ho un sacco di numeri, schede elettorali e un leggero mal di testa. Speriamo che il mio pessimismo sia presto smentito e che non debba aspettare altri 10 anni prima di vincere le elezioni.
#politica #referendum2026 #referendumCostituzionale

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OpenAI compra Astral e si prende il cuore della toolchain Python


OpenAI acquisisce Astral, la startup dietro uv, Ruff e ty. I tool resteranno open source, promettono, ma chi deciderà la roadmap?
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uv, il gestore di pacchetti Python più veloce in circolazione, ha un nuovo proprietario. OpenAI ha annunciato l’acquisizione di Astral, la startup fondata nel 2022 da Charlie Marsh che in pochi anni ha riscritto in Rust pezzi fondamentali della toolchain Python: oltre a uv (gestore di dipendenze e ambienti), ci sono Ruff (linter e formattatore) e ty (controllo dei tipi).

I numeri danno la misura di quanto questi strumenti siano diventati centrali: uv da solo supera i 126 milioni di download al mese e conta oltre 500 contributori su GitHub.

Il team di Astral entrerà nella divisione Codex, l’assistente di programmazione di OpenAI che ha superato i due milioni di utenti attivi settimanali, con una crescita triplicata dall’inizio del 2026. L’obiettivo dichiarato è espandere Codex oltre la semplice generazione di codice, integrandolo con gestione delle dipendenze, controllo qualità e manutenzione dei progetti.

La promessa e il dubbio


Sia OpenAI che Marsh assicurano che uv, Ruff e ty resteranno open source. I tool hanno licenze permissive (MIT e Apache 2.0), quindi chiunque può continuare a usarli e modificarli. Sulla carta, nulla cambia.

Nella pratica, la comunità Python non è affatto tranquilla. Su Hacker News la discussione ha raccolto toni prevalentemente preoccupati. Il punto lo ha sintetizzato bene Simon Willison: il rischio non è che il codice venga chiuso, ma che la roadmap venga orientata su ciò che serve a Codex. Funzionalità utili all’ecosistema Python in generale, ma poco rilevanti per il prodotto di OpenAI, finirebbero in fondo alla lista.

È il meccanismo classico della cattura dell’open source: il codice resta aperto, ma le priorità di sviluppo cambiano padrone.

Un trend che si ripete


OpenAI non è la prima a muoversi così. A dicembre 2025, Anthropic ha acquisito Bun, il runtime JavaScript diventato componente chiave di Claude Code. La competizione tra le aziende AI si è spostata dai modelli agli strumenti per sviluppatori, e chi controlla l’infrastruttura ha un vantaggio competitivo difficile da replicare.

Willison ha sollevato anche un’altra questione scomoda: OpenAI potrebbe usare il controllo su uv come leva contro i concorrenti. Uno scenario che, con una licenza MIT in mezzo, resta improbabile nei termini legali ma tutt’altro che impossibile sul piano pratico delle priorità di sviluppo.

Per chi usa Hetzner o altri VPS per i propri progetti Python, vale la pena tenere d’occhio come evolveranno questi strumenti nei prossimi mesi.


FONTE astral.sh


FONTE openai.com


FONTE simonwillison.net


FONTE thenewstack.io

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Bitwarden permette di archiviare le credenziali inutilizzate


La nuova funzione di archiviazione di Bitwarden consente di nascondere le credenziali poco usate senza cancellarle, mantenendo ordine nella cassaforte digitale.
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Col passare del tempo, ogni cassaforte di password accumula voci che non servono più nel quotidiano: l’accesso a un vecchio portale sanitario, le credenziali di un blog abbandonato, documentazione fiscale di anni fa. Cancellarle sembra eccessivo, tenerle in mezzo a tutto il resto è solo rumore. Bitwarden ha introdotto una via di mezzo: l’archiviazione degli elementi.

La funzione, disponibile per tutti i piani a pagamento, permette di spostare qualsiasi voce in un archivio separato. Gli elementi archiviati scompaiono dai risultati di ricerca e dai suggerimenti di compilazione automatica, ma restano accessibili in una sezione dedicata. Su app web, desktop, mobile e nell’estensione per il browser basta aprire un elemento e selezionare l’opzione di archiviazione. La versione web consente anche l’archiviazione in blocco.

Non spariscono davvero


Gli elementi archiviati possono ancora essere visualizzati, modificati e, soprattutto, continuano a comparire nei report sulla sicurezza della cassaforte. Se un sito che non visitate da mesi finisce in un data breach, Bitwarden vi avviserà comunque. Quando serve recuperare una credenziale, basta ripristinarla e torna al suo posto.

Dettaglio utile per chi condivide credenziali: l’archiviazione è personale. Archiviare un elemento condiviso non lo nasconde agli altri utenti con cui è stato condiviso.

Una funzione semplice, ma che mancava. Per chi gestisce decine o centinaia di credenziali con Bitwarden, finalmente c’è un modo per tenere ordine senza rinunciare a nulla.


FONTE bitwarden.com

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Stage di Andrea Lavaggi alla Nova invicta


11 Aprile alla Sambo Invicta (Seregno)
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11 Aprile alla Sambo Invicta (Seregno)
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Flow si aggiorna alla 2.0 con un motore di raccomandazione completamente rivisto


Flow è un client YouTube open source per Android senza account Google e senza tracciamento. La versione 2.0 porta una revisione profonda del motore di raccomandazione e numerose novità.
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Fare a meno di Google per guardare YouTube su Android è possibile da tempo, ma farlo con un motore di raccomandazione che impara i tuoi gusti senza spedire nulla a nessun server è un’altra storia. È quello che prova a fare Flow, client open source basato su Jetpack Compose e rilasciato sotto licenza GPL v3. Niente account Google richiesto, nessuna pubblicità, nessun tracciamento remoto: il profilo di visione viene costruito localmente sul dispositivo tramite il motore FlowNeuro.

La versione 2.0, uscita ieri, è una release di peso che porta però con sé un avviso importante: il nome del pacchetto è cambiato da com.flow.youtube a io.github.aedev.flow. Questo significa che la vecchia app e la nuova non si sovrascrivono, ma coesistono come applicazioni separate. Prima di disinstallare la versione precedente conviene fare un backup dei dati.

Tra le novità più concrete c’è il mini-player per riprendere la visione interrotta, disattivabile dalle impostazioni, il boost audio fino al doppio per i codec compatibili, il tema automatico legato alle impostazioni di sistema e i filtri di ricerca. È ora possibile rimuovere i video dal feed quando si seleziona “non mi interessa” o “non mostrare questo canale”, funzione che mancava nelle versioni precedenti.

FlowNeuro ha ricevuto una revisione sostanziale: migliore gestione per evitare che argomenti distanti contaminino i suggerimenti, nuovo algoritmo anti-ripetizione per i Shorts, boost dedicato per i contenuti dei canali a cui si è iscritti e una funzione di avvio basata sulla cronologia di visione. L’interfaccia è stata aggiornata nella schermata canale, nel lettore musicale e nelle barre di ricerca.

Flow si scarica da GitHub sotto forma di APK. Il pacchetto per F-Droid è previsto ma non ancora disponibile. Richiede Android 5.0 o superiore.


FONTE github.com


FONTE github.com

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Java 26 è qui: avvio più rapido, HTTP/3 e addio alle Applet


Rilasciato il JDK 26 con 10 novità tra prestazioni, sicurezza e pulizia del codice legacy. Tutte le novità che contano per chi sviluppa in Java.
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Oracle ha rilasciato il JDK 26, disponibile dal 17 marzo come primo rilascio non LTS dopo il JDK 25 di settembre. All’interno ci sono dieci JEP (le proposte di miglioramento che guidano lo sviluppo di Java), di cui quattro in anteprima e una in fase di incubazione.

Cosa cambia in concreto


La novità più attesa riguarda le prestazioni all’avvio: la cache anticipata degli oggetti (AOT) ora funziona con qualsiasi garbage collector, incluso il ZGC a bassa latenza. Per chi lavora su applicazioni che devono partire in fretta, è un passo avanti significativo. Sempre sul fronte delle prestazioni, il garbage collector G1 riduce la sincronizzazione tra i thread dell’applicazione e quelli del GC, aumentando il throughput complessivo.

Arriva anche il supporto HTTP/3 nel client HTTP introdotto con Java 11: le applicazioni potranno comunicare con server HTTP/3 con modifiche minime al codice, beneficiando di handshake più veloci e trasporto più affidabile. Il protocollo è già supportato dalla maggior parte dei browser e da quasi il 40% dei siti web.

Sul piano della sicurezza, una nuova API per le codifiche PEM degli oggetti crittografici migliora compatibilità e gestione dei formati. E per chi guarda al futuro, il JDK 26 inizia a preparare il terreno affinché i campi dichiarati final siano davvero definitivi: per ora arrivano avvisi quando si usa la riflessione profonda per modificarli, in vista di restrizioni più rigide nei prossimi rilasci.

Tra le altre novità: i tipi primitivi nei pattern, instanceof e switch (quarta anteprima), la concorrenza strutturata per una migliore osservabilità del codice multithread, le costanti lazy e la Vector API per calcoli ad alte prestazioni.

Pulizia di casa


Con questo rilascio le Applet API vengono finalmente rimosse. Erano deprecate dal JDK 17 nel 2021 e nessun browser le supportava più da anni. Una pulizia che riduce sia le dimensioni dell’installazione sia la superficie di codice da mantenere.

Il JDK 26, come tutti i rilasci di OpenJDK, è disponibile con licenza GPL. Il prossimo appuntamento è per settembre 2026 con il JDK 27.


FONTE blogs.oracle.com


FONTE jdk.java.net


FONTE infoq.com


FONTE blog.jetbrains.com

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27 marzo, roma: marco vallora, “scritti. come se la parola dipingesse” (electa, 2025)


Marco Vallora_Scritti. Come se la parola dipingesse_Roma, Accademia di San Luca, venerdì 27 marzo h 17.30
cliccare per ingrandire

_

#AbelHerrero #AccademiaDiSanLuca #AccademiaNazionaleDiSanLuca #AndreaCortellessa #Electa #MarcelloBarison #MarcoTirellli #MarcoVallora #PierGiovanniAdamo #scrittiDiMarcoVallora #ScrittiComeSeLaParolaDipingesse

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CombiCast, il registratore audio libero nato nelle scuole francesi ora parla italiano


CombiCast è un registratore e mixer audio libero, multipiattaforma e rispettoso della privacy, sviluppato sulla piattaforma collaborativa del ministero dell'istruzione francese. Da pochi giorni è disponibile anche in italiano.
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Registrare audio, riordinare le clip e combinarle in un unico file: CombiCast fa esattamente questo, senza fronzoli e senza raccogliere un solo dato. L’applicazione, sviluppata da Jérôme Chrétinat, nasce sulla piattaforma collaborativa del ministero dell’istruzione francese, un ambiente di lavoro basato su GitLab dove insegnanti e sviluppatori creano e condividono software didattico sotto licenza libera.

Da pochi giorni CombiCast è disponibile anche in italiano, grazie al lavoro di traduzione e revisione portato avanti dalla comunità in appena cinque giorni.


Post by @contributopia@vivaldi.net
View on Mastodon


Come funziona


CombiCast è una PWA (Progressive Web App): funziona direttamente nel browser su qualsiasi dispositivo, dal telefono al computer, e può essere installata per l’uso offline. Si registra con il microfono del dispositivo, si riordinano le clip con un trascinamento, si combinano e si scaricano. C’è anche una modalità avanzata per importare file esterni e normalizzare l’audio prima dell’esportazione.

Il punto forte, oltre alla semplicità, è la gestione della privacy: nessun dato finisce online, nessun account richiesto, nessun tracciamento. Le registrazioni vivono esclusivamente nella memoria locale del browser e scompaiono alla chiusura della pagina.

Un modello interessante


CombiCast è distribuito con licenza GNU GPL v3 ed è solo uno dei tanti progetti ospitati dalla Forge des communs numériques éducatifs, un’istanza GitLab gestita dal ministero francese e aperta anche a contributori esterni. L’idea di fondo è offrire agli insegnanti uno spazio sovrano dove sviluppare strumenti digitali liberi, fuori dalle logiche delle piattaforme commerciali. Un modello che sarebbe bello vedere replicato anche altrove.

Per chi volesse provare CombiCast, è disponibile anche una guida in italiano in formato PDF.


FONTE social.vivaldi.net


FONTE combicast.forge.apps.education.fr


FONTE docs.forge.apps.education.fr


CombiCast adesso parla anche italiano!

È online la versione italiana di #CombiCast un semplice registratore e mixer audio:

combicast-mobile-pwa-78cdc5.fo…

CombiCast è un'applicazione sviluppata da Jerome Chretinat all'interno della "Forge des communs numériques éducatif", un ambiente di lavoro collaborativo creato dal ministero dell'istruzione francese per gli insegnanti allo scopo di creare e condividere progetti digitali liberi.

L'applicazione:

➡️ è multipiattaforma,

➡️ è rispettosa della privacy perché salva i dati solo nella memoria locale del browser,

➡️ può essere scaricata e utilizzata anche in locale,

➡️ è accompagnata da una piccola guida all'uso: forge.apps.education.fr/combic…>

➡️ è un software libero perché è distribuita con GNU General Public Licence.

In soli 5 giorni siamo arrivati alla pubblicazione della versione italiana grazie alle risorse dell'ambiente collaborativo (#LaForgeEdu), alla disponibilità alla condivisione dello sviluppatore e al contributo fondamentale nella traduzione e nella revisione di @maupao il nostro agente speciale all'interno della Forge.
Grazie 😃

#scuola #BeniComuniDigitali #SoftwareLibero #Condivisione #traduzioni

@scuola
@lelibreedu
@wikimediaitalia
@lealternative
@lindasartini
@prealpinux
@opensource
@Puntopanto
@DarioZanette
@framaka


#hot

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stasera, su radiotre, intervista a pippo di marca su “essere e non essere”


stasera alle ore 23, su Rai RadioTre, intervista
di Katia Ippaso a Pippo Di Marca, sul suo spettacolo

Essere e non essere.
In memoriam di CB


Stay tuned!
#CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #KatiaIppaso #PippoDiMarca #RadioTre #RaiRadioTre


28 e 29 marzo, roma, teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


sabato 28 marzo ore 21:00 e domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
#Artaud #CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #GiancarloDotto #PippoDiMarca #teatro #TeatroDiVillaLazzaroni


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GNOME 50 “Tokyo”: addio definitivo a X11 e tante novità concrete


GNOME 50 rimuove X11 da GDM, rende stabili VRR e scaling frazionario, migliora Nautilus e l'accessibilità con Orca. Ecco cosa cambia.
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GNOME 50, nome in codice “Tokyo”, è stato rilasciato dopo sei mesi di sviluppo e segna un passaggio importante: la rimozione completa di X11 dal display manager GDM.

X11 esce di scena (stavolta per davvero)


Il tentativo c’era già stato con GNOME 49, ma un bug che impediva a GDM di riconoscere le sessioni X11 di altri ambienti desktop aveva costretto gli sviluppatori a fare marcia indietro. Con GNOME 50 il lavoro è stato completato: GDM funziona esclusivamente su Wayland, il supporto a X11 è stato rimosso dal codice sorgente e non è più possibile compilarlo senza Wayland. Chi usa ambienti desktop alternativi come Plasma o Xfce potrà comunque avviare le proprie sessioni X11 tramite un server per utente.

Schermo e GPU: VRR e scaling frazionario finalmente stabili


Due funzionalità rimaste a lungo dietro la bandierina “sperimentale” diventano ora predefinite. Il refresh rate variabile (VRR) adatta la frequenza del monitor a quella della GPU, eliminando artefatti visivi, mentre lo scaling frazionario permette di scegliere risoluzioni intermedie come 125% o 150%, utili soprattutto con i display ad alta densità. Mutter migliora anche il rilevamento delle GPU discrete e corregge diversi problemi specifici dei driver NVIDIA.

Arrivano anche il supporto HDR per la condivisione schermo, una modalità nativa SDR per i monitor a gamut esteso e il protocollo wp-color-management v2.

Nautilus più veloce, Orca ripensato


Il gestore file ottiene il completamento automatico dei percorsi senza distinguere maiuscole e minuscole, carica le miniature attraverso la libreria sandboxed Glycin e risolve il problema delle cartelle predefinite che riapparivano dopo ogni riavvio.

Lo screen reader Orca riceve una finestra preferenze ridisegnata, impostazioni globali che non richiedono più di essere salvate applicazione per applicazione e il cambio automatico di lingua sia per i contenuti web che per le interfacce. GNOME 50 aggiunge anche un’opzione “moto ridotto” nelle impostazioni di accessibilità.

Il resto in breve


GTK 4 non dipende più da librsvg e può ora renderizzare gli SVG in modo nativo. Il desktop remoto supporta l’accelerazione hardware tramite Vulkan e VA-API, e la funzione di salvataggio e ripristino della sessione è stata rimandata a una versione futura. Nuovi sfondi, come da tradizione.

GNOME 50 sarà il desktop predefinito di Ubuntu 26.04 LTS e Fedora 44 Workstation. Chi usa distribuzioni rolling come Arch Linux o CachyOS può aspettarsi l’aggiornamento nei prossimi giorni.

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Bonus Docenti, boom di richieste tech su idealo: +25% per tablet, PC e strumenti digitali


Su idealo boom del +25% per la tecnologia legata al Bonus Docenti: ecco i prodotti digitali più cercati dagli insegnanti italiani
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Nei giorni a ridosso della riattivazione del Bonus Docenti, lo scorso 9 marzo, su idealo.it si è registrato un immediato aumento delle intenzioni di acquisto legate ai prodotti più utili per l’aggiornamento professionale e la didattica digitale. In particolare, secondo gli ultimi dati forniti dal portale comparatore di prezzi, tra il 7 e il 10 marzo le categorie di prodotti più pertinenti al bonus hanno registrato una crescita complessiva del +25% rispetto agli stessi giorni della settimana precedente, segnale che molti utenti hanno iniziato subito a informarsi sugli strumenti da acquistare.

I prodotti tech più cercati dai docenti su idealo


Tra i prodotti che stanno registrando la crescita più significativa spiccano gli eReader, che segnano un aumento del +97% rispetto alla settimana precedente. Un dato che suggerisce come il bonus venga utilizzato anche per investire nella lettura digitale e nell’aggiornamento professionale, elementi sempre più centrali per chi lavora nel mondo dell’istruzione.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Subito dopo troviamo i laptop, che registrano un aumento del +66%, seguiti dai PC All-in-One, anch’essi in crescita del +66%, segno che molti insegnanti stanno approfittando del bonus per rinnovare i propri strumenti di lavoro principali.

Balzo dei dispositivi per produttività e contenuti digitali


Cresce inoltre l’interesse per tutti quei dispositivi che migliorano la produttività e la creazione di contenuti digitali. Le tastiere registrano infatti un incremento del +61%, così come i software di grafica e image editing, anch’essi in crescita del +61%. Seguono poi le docking station per notebook e le penne touch, entrambe con un aumento del +44%, e le cuffie per PC, che crescono del +40%.

MacBook Air M5 di Apple: leggero, potente e innovativo
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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Guardando invece al peso delle ricerche complessive sul portale, i prodotti più cercati dagli insegnanti sono i laptop, che rappresentano il 30,5% dell’interesse totale, seguiti dai tablet con il 16% e dai monitor con l’8%. A completare la top delle ricerche troviamo le stampanti multifunzione (5%), gli SSD (5%) e i desktop PC (5%), strumenti sempre più utili per la gestione dei materiali didattici e delle attività digitali.

Il Bonus Docenti accelera la didattica digitale


Il Bonus Docenti si conferma quindi non solo come un incentivo economico, ma anche come un motore di aggiornamento tecnologico per la didattica. Dai dispositivi principali agli accessori per la produttività, fino ai software per la creazione di contenuti, molti utenti stanno dimostrando di voler sfruttare questa opportunità per migliorare il proprio ecosistema digitale. Il +25% registrato da idealo non è un semplice dato di mercato: è la fotografia di una scuola che cambia, di insegnanti sempre più consapevoli del valore della tecnologia in classe. Il Bonus Docenti si conferma uno strumento concreto per ridurre la distanza tra chi insegna e gli strumenti digitali di cui ha bisogno. Usarlo bene, scegliendo prodotti che durano e che migliorano davvero la didattica, è il passo successivo


Apple presenta MacBook Air M5: il notebook leggero e potente


Apple ha annunciato il nuovo MacBook Air con chip M5, con prestazioni migliorate e ancora più funzioni AI. Dotato di CPU e GPU di nuova generazione, Neural Accelerator in ogni core e SSD fino a 4TB, garantisce velocità e spazio per ogni progetto creativo o task complesso. Il chip wireless N1 supporta Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre il design in alluminio, il display Liquid Retina, la videocamera 12MP Center Stage e l’audio spaziale offrono esperienza premium. Con macOS Tahoe e Apple Intelligence, è ideale per studenti e professionisti. Disponibile nei modelli 13" e 15", nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento, sarà preordinabile dal 4 marzo e in vendita dall’11 marzo.
Una videocamera Center Stage da 12MP fa apparire l’utente sempre al meglio

Chip M5 per prestazioni top, AI e molto altro


Il chip M5 offre prestazioni eccellenti per qualsiasi cosa si voglia fare, dalla produttività quotidiana ai flussi di lavoro creativi. Il chip vanta una CPU 10-core e una GPU fino a 10-core con un potente Neural Accelerator che fanno volare le prestazioni del nuovo MacBook Air fino a 4 volte più velocemente per le attività AI rispetto a MacBook Air con M4, e fino a 9,5 volte rispetto al modello con M1. Questo lo rende una piattaforma incredibilmente potente per l’AI, che si tratti di usare Apple Intelligence per esperienze in app e a livello di sistema in ambito domestico, o di eseguire grandi modelli linguistici on-device in azienda. Con core shader migliorati e un motore di ray tracing di terza generazione, M5 mette il turbo ad attività che spaziano dal gaming al rendering 3D. Il chip M5 ha anche una memoria unificata più veloce con 153 GBps di larghezza di banda, il 28% in più rispetto a M4, che rende il multitasking più fluido e permette alle app di aprirsi più velocemente.

Italiani sempre più nottambuli online: +32% di acquisti tra le 23 e le 7
Le notti degli italiani diventano sempre più digitali: le intenzioni di acquisto online aumentano del 32% tra le 23:00 e le 7:00, secondo i dati di Idealo
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Spazio di archiviazione raddoppiato e SSD più veloce


MacBook Air con M5 ha di serie 512GB di spazio di archiviazione, il doppio rispetto alla generazione precedente, e per la prima volta può essere configurato scegliendo fino a 4TB. La nuova unità SSD offre inoltre prestazioni in scrittura e lettura 2 volte più veloci rispetto alla generazione precedente, accelerando notevolmente l’accesso ai file e velocizzando i flussi di lavoro.
Il brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di coloriIl brillante display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" offre 500 nit di luminosità e supporto per 1 miliardo di colori

Un grande valore aggiunto per chi fa l’upgrade


Per chi sta pensando ad un'upgrade passando da un MacBook Air con processore Intel o con un chip Apple di generazione precedente, oltre al chip M5, il nuovo MacBook Air offre un bellissimo display Liquid Retina da 13,6" o 15,3" e un'autonomia fino a 18 ore (sei ore in più rispetto a MacBook Air con processore Intel) con funzione di ricarica rapida; inoltre, troviamo una videocamera, microfoni e altoparlanti evoluti, la connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 e due porte Thunderbolt 4.
MacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitaskingMacBook Air 13" offre il massimo della portabilità per chi è sempre in movimento, mentre il modello da 15" è l’ideale per chi necessita di più spazio sullo schermo per il multitasking

La potenza di macOS Tahoe


Con macOS Tahoe e il suo design con Liquid Glass, è possibile personalizzare il proprio Mac in nuovi modi, con opzioni di colore per cartelle, icone delle app e widget. Apple Intelligence aggiunge potenti funzioni, che assicurano una tutela costante della privacy, tra cui “Traduzione in tempo reale” in Messaggi, per comunicare fra lingue diverse, aggiornamenti in Promemoria, che classificano in automatico le azioni più importanti, e ulteriori azioni dei Comandi Rapidi, che attingono direttamente ai modelli di Apple Intelligence per creare automazioni, come l’estrazione di informazioni da un PDF e l’aggiunta di dettagli chiave a un foglio di calcolo. Con Continuity, è possibile usare l’app Telefono sul Mac per inoltrare le chiamate da un iPhone nelle vicinanze.

Giornata Mondiale del Sonno: 5 fattori che disturbano il riposo
Dormire bene è fondamentale per salute e benessere. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno analizziamo cinque fattori che possono compromettere il riposo notturno e i rimedi consigliati dagli esperti per migliorare la qualità del sonno
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Il nuovo MacBook Air con chip M5 può essere gi à preordinato e le consegne inizieranno mercoledì 11 marzo, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. MacBook Air 13" con M5 è disponibile a partire da 1.249 euro e da 1.139 per il settore Education; MacBook Air 15" con M5 è disponibile a partire da 1.549 euro e da 1.429 per il settore Education. Entrambi i modelli sono disponibili nei colori celeste, mezzanotte, galassia e argento.


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OpenAI rilascia GPT-5.4 mini e nano, i modelli piccoli per chi ha fretta


OpenAI lancia GPT-5.4 mini e nano, modelli compatti pensati per velocità e costi ridotti. Il mini arriva anche agli utenti gratuiti di ChatGPT.
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A neanche due settimane dal lancio di GPT-5.4, OpenAI aggiunge alla famiglia due modelli più compatti: GPT-5.4 mini e GPT-5.4 nano. La promessa è la solita: prestazioni vicine al fratello maggiore, ma con tempi di risposta più rapidi e costi decisamente inferiori.

GPT-5.4 mini, secondo i dati forniti da OpenAI, gira a una velocità doppia rispetto al precedente GPT-5 mini e si avvicina ai risultati del modello completo su diversi test di valutazione, compresi SWE-Bench Pro e OSWorld-Verified. Il modello è già disponibile anche per gli utenti gratuiti di ChatGPT, selezionabile tramite l’opzione “Thinking”.

GPT-5.4 nano è invece il modello più piccolo e più economico della serie. OpenAI lo propone per compiti dove la velocità conta più della profondità: classificazione, estrazione dati, sottoagenti che gestiscono operazioni di supporto all’interno di sistemi più complessi. Il nano è disponibile solo via API, con un costo di 0,20 dollari per milione di token in ingresso e 1,25 dollari in uscita.

Tanti modelli, stesso ecosistema chiuso


Il ritmo di rilascio di OpenAI resta impressionante: GPT-5.3, GPT-5.4, e ora mini e nano, tutto nel giro di poche settimane. La strategia è chiara: offrire un modello per ogni fascia di prezzo e ogni tipo di carico di lavoro, così che gli sviluppatori non abbiano motivo di guardare altrove. Entrambi i modelli sono accessibili anche tramite Microsoft Foundry, oltre che via API, Codex e ChatGPT.

Per chi preferisce alternative meno vincolanti, vale la pena tenere d’occhio i modelli aperti che continuano a migliorare, da Llama di Meta ai vari progetti della comunità open source, che almeno permettono di sapere cosa gira sotto il cofano.


FONTE openai.com


FONTE tech.yahoo.com


FONTE dataconomy.com

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28 e 29 marzo, roma, teatro di villa lazzaroni: “essere e non essere. in memoriam di carmelo bene”, di pippo di marca e giancarlo dotto


sabato 28 marzo ore 21:00 e domenica 29 marzo ore 17:30

Pippo Di Marca in

ESSERE e NON ESSERE
in memoriam di Carmelo Bene


di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto

esseere e non essere_ pippo di marca su e con carmelo bene (pdm + giancarlo dotto)

Sabato 28 e domenica 29 marzo Essere e non essere in memoriam di Carmelo Bene al Teatro di Villa Lazzaroni è un testo di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto con in scena lo stesso Di Marca.

Lo spettacolo dedicato alla memoria di Carmelo Bene vuole evocare, raccontare, testimoniare momenti salienti dell’opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento. Pippo Di Marca è una figura centrale dell’avanguardia teatrale italiana. Il suo teatro è sempre stato un luogo di sperimentazione linguistica, vocale e performativa.
Di Marca, con diverse iniziative e pubblicazioni, ha lavorato molto sul tema della memoria dei maestri e sulla necessità di custodire e trasmettere un patrimonio teatrale che rischia di perdersi.

Come lui stesso spiega: “Carmelo Bene lo conobbi nel ’66 nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile Il rosa e il nero. Un artista debordante, che imponeva la sua Presenza, il suo ipertrofico, straordinario, carnale. Un’amicizia poi cresciuta e alimentata in decenni di frequentazioni e di spettacoli a specchio, in una sorta di cammino parallelo, di empatia, che ha segnato gran parte della mia storia teatrale. Mi ha lasciato una predisposizione alla libertà creativa assoluta, ad armeggiare con la furia, l’euforia e la parodia, a coltivare l’arbitrio, a negare, a dire no ad ogni canone, a ogni convenzione acquisita. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro ‘negato’: poiché il suo ‘magistero’, come quello dei veri grandi, è unico e ‘intrasmissibile’. […] Un amico con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, raccontarlo: fare memoria, presenza viva, scenica della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua ‘umanità’, la sua fiera ‘fragilità’, accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio. Per me è stato, insieme a Leo De Berardinis, come un fratello maggiore. È stato il Gigante del Novecento in grado di sprigionare una potenza primigenia e coltissima, erudita, un’energia misteriosa, e insieme lucida, consapevole, articolata su una gamma inesauribile di ‘umori’, di variazioni della crudeltà suonate ad altezze inarrivabili… Sul piano dell’ironia suprema penso che surclassi persino Artaud!!!”

Quando nel 2002, Carmelo Bene morì, Pippo Di Marca pensò a un omaggio immediato in memoria, dal titolo Ora che Carmelo è morto, ma la ferita era troppo aperta per aver seguito con dolore gli ultimi mesi orribili di quel calvario finale. Giusto si impose il silenzio.

“Ma era destino, o simpatetico stato di necessità, che quel mancato debutto – spiega Di Marca – diventasse un testo, che condivido con Giancarlo Dotto, che ho messo poi in scena ininterrottamente per decenni. A cominciare dal decennale della morte nel 2012. Lo spettacolo, da allora, ha preso il titolo di Essere e Non Essere, a sottolineare da una parte il suo ipertrofico Io Scenico, la sua Presenza debordante, carnale/carnascialesca, il suo ESSERE e dall’altra parte il suo rovinare tutto proteso verso il NON ESSERE, il suo radicale senso della vanità del tutto, della sottrazione, della cancellazione, dell’assoluta tensione tra vitalismo e abbandono al cupio dissolvi. Da genio assoluto, nei mesi del calvario finale, ha scritto e ci ha lasciato come suo impareggiabile, grandioso testamento artistico, il poema capolavoro ‘l mal de’ Fiori”.

TEATRO DI VILLA LAZZARONI
Via Appia Nuova 522
00179 ROMA (RM)

Ingresso 22,00 €
#Artaud #CarmeloBene #cb #EssereENonEssere #GiancarloDotto #PippoDiMarca #teatro #TeatroDiVillaLazzaroni

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IVPN lancia modDNS, il suo servizio di filtraggio DNS open source


IVPN entra nel mercato dei DNS con filtraggio: modDNS è in beta chiusa per i clienti Pro, con codice aperto e audit di Cure53. Ecco cosa sappiamo.
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Da quando ha acquisito Safing a fine 2024, portando nel proprio ecosistema il firewall applicativo Portmaster e la rete SPN, IVPN sta costruendo qualcosa di più ampio di una semplice VPN. A luglio 2025 è arrivato Mailx per l’aliasing delle email, e ora tocca a modDNS: un servizio di filtraggio DNS che blocca pubblicità, traccianti e domini malevoli, configurabile fin nei dettagli.

Il funzionamento è quello classico dei DNS con filtraggio, alla NextDNS o AdGuard DNS: le richieste DNS del dispositivo vengono confrontate con liste di blocco e, se corrispondono a un dominio indesiderato, vengono scartate prima che la connessione avvenga. Niente di rivoluzionario dal punto di vista concettuale, ma la differenza sta in chi lo gestisce e come.

Cosa offre modDNS


Il servizio supporta DNS over HTTPS, DNS over TLS e DNS over QUIC. L’utente può scegliere tra liste di blocco curate dal team IVPN oppure affidarsi a quelle della comunità, fra cui Hagezi, OISD e StevenBlack. È possibile creare regole personalizzate per consentire o bloccare domini specifici, e configurare profili DNS distinti per dispositivi diversi. Il logging delle richieste è opzionale e disattivato di default, con periodi di conservazione configurabili.

Il codice è interamente open source su GitHub e, prima del lancio della beta, Cure53 ha condotto un audit di sicurezza di sei giorni con quattro tester senior, senza riscontrare vulnerabilità critiche o di gravità elevata. Il rapporto completo è disponibile pubblicamente.

Chi può provarlo e cosa arriva dopo


Per il momento modDNS è accessibile solo ai clienti IVPN Pro con almeno un anno di abbonamento rimanente. I server attivi sono ad Amsterdam e Toronto, ma altre località sono in arrivo. Nelle prossime settimane il team prevede di aggiungere il blocco per singoli servizi (Facebook, Google, Amazon), il filtraggio per categorie (contenuti per adulti, gioco d’azzardo) e una pagina di statistiche.

Un aspetto interessante riguarda la separazione degli account: al momento della registrazione a modDNS, l’associazione con l’account IVPN viene eliminata. Questo significa che IVPN non può risalire a chi usa il servizio DNS, ma anche che in caso di smarrimento delle credenziali non è possibile recuperare l’accesso tramite IVPN. Un sistema formale per gestire questa separazione in modo verificabile è in fase di sviluppo.

Viktor Vecsei di IVPN ha confermato nel forum di Privacy Guides che modDNS rientra in una strategia più ampia: l’azienda sta lavorando a nuovi piani tariffari con un’opzione solo VPN e due pacchetti che sostituiranno gli attuali livelli Standard e Pro. I dettagli non sono ancora definitivi.

Io ho ottenuto un voucher annuale per IVPN Pro, il che significa accesso anticipato a modDNS. Nei prossimi mesi pubblicherò senz’altro una prova approfondita del servizio!


FONTE discuss.privacyguides.net


FONTE github.com


FONTE ivpn.net

#hot
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good morning good morning to you / differx. 2008 [jan. 2008, epiphany]



#differx #epiphany #goodMorning

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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mosab abu toha on threads


Only an evil country does this to humans for over 77 years.

threads.com/@mosab_abutoha/pos…

beware: graphic content:
#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MosabAbuToha #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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Mistral Small 4: un solo modello per ragionamento, immagini e codice


Mistral rilascia Small 4, modello open source da 119 miliardi di parametri che unifica ragionamento, multimodale e programmazione sotto licenza Apache 2.0.
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Mistral ha rilasciato Small 4, il primo modello della famiglia Small a unificare in un’unica soluzione le capacità finora distribuite su modelli separati: il ragionamento di Magistral, l’analisi multimodale di Pixtral e le capacità di coding di Devstral. In pratica, invece di scegliere ogni volta il modello giusto per il compito, ce n’è uno solo che fa tutto.

Architettura e prestazioni


Small 4 usa un’architettura Mixture-of-Experts: 119 miliardi di parametri totali, ma solo 6 miliardi attivi durante l’inferenza, il che lo rende molto più leggero di quanto il numero complessivo suggerisca.

Una delle novità più interessanti è il parametro configurabile per lo sforzo di ragionamento: impostato al minimo, il modello risponde in modo rapido e diretto, simile a Mistral Small 3.2; portato al massimo, attiva un ragionamento passo-passo più approfondito, paragonabile a Magistral. Rispetto al predecessore Small 3, Mistral dichiara una riduzione del 40% nei tempi di completamento e un volume di richieste gestibili triplicato.

Open source e disponibilità


Small 4 è rilasciato con licenza Apache 2.0, scaricabile da Hugging Face e compatibile con i principali framework di inferenza come vLLM, llama.cpp e SGLang. Per chi preferisce non gestire l’infrastruttura in proprio, è disponibile anche tramite le API di Mistral e AI Studio.

Chi volesse invece ospitarlo su un proprio server, magari su un provider come Hetzner, può farlo liberamente grazie alla licenza permissiva.


FONTE mistral.ai


FONTE marktechpost.com


FONTE siliconangle.com

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