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oggi, 13 dicembre, a roma, “festa della luce”: verena müller-villani in un intervento irripetibile, alla libreria galleria ‘il museo del louvre’


Oggi, sabato 13 dicembre 2025, Santa Lucia, alle 17:30
Verena Müller-Villani, “ero cieco, ora ci vedo
festa della luce
alla
Libreria Galleria il museo del louvre
Roma, via della Reginella 8a

foglio per la 'festa della luce' alla libreria galleria il museo del louvre 13 dicembre 2025
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#art #arte #eroCiecoOraCiVedo #festaDellaLuce #giuseppeCasetti #lampadine #libreriaGalleriaIlMuseoDelLouvre #luci #museoDelLouvre #torce #verenaMullerVillani

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15 dicembre, lecce: “è severamente vietata la sosta in palcoscenico ai non autorizzati”_ un documentario su carmelo bene


Lecce, 15 dic, un documentario su Carmelo Bene
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Un documentario di meno su
Carmelo Bene:
𝙀̀ 𝙎𝙀𝙑𝙀𝙍𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙑𝙄𝙀𝙏𝘼𝙏𝘼 𝙇𝘼 𝙎𝙊𝙎𝙏𝘼 𝙄𝙉 𝙋𝘼𝙇𝘾𝙊𝙎𝘾𝙀𝙉𝙄𝘾𝙊 𝘼𝙄 𝙉𝙊𝙉 𝘼𝙐𝙏𝙊𝙍𝙄𝙕𝙕𝘼𝙏𝙄
con la collaborazione di Apulia Film Commission e Unisalento

15 dicembre 2025 ore 20:30
📍 Cineporto-Manifatture Knos, Lecce
via Vecchia Frigole, 36

Il documentario di 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 è un flusso di immagini e voci che restituisce l’energia umana e artistica di 𝗖𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗼 𝗕𝗲𝗻𝗲, uno dei più visionari creatori del Novecento italiano.

Realizzato soprattutto con materiali d’archivio, il film rinuncia alla cronologia tradizionale per abbracciare l’estetica radicale di Bene, celebrando il primato della voce e del caos sul tempo lineare. Un ritratto che non racconta semplicemente una vita, ma ne cattura la forza dirompente.

Intervengono: 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼, 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗕𝗮𝗻𝗱𝗶𝗿𝗮𝗹𝗶, 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗠𝗶𝗻𝗲𝗿𝘃𝗮.

Info: unteatroperbene.it/portfolio/e…

🎟 Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Per info 3894424473 o info@accademiaama.it

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene, Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

#AMAilteatro #Accademiamediterranadellattore #accademiateatrale #UnteatroperBene #CarmeloBene #MinisterodellaCultura #spettacolo #sud #polobibliomusealelecce #ArchivioCarmeloBene #ManifattureKnos

#accademiaMediterraneaDellattoreDiLecce #accademiaamaIt #accademiamediterranadellattore #accademiateatrale #amailteatro #apuliaFilmCommission #archivioCarmeloBene #archiviocarmelobene #sud #briziaMinerva #carmeloBene #carmelobene #cb #cineportoManifattureKnos #comuneDiOtranto #emilianoCarico #lucaBandirali #manifattureknos #ministerodellacultura #poloBiblioMusealeDiLecce #polobibliomusealelecce #spettacolo #stefanoCristante #unTeatroPerbene #unisalento #unteatroperbene

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Ho ancora le mani per scrivere


Torniamo oggi sulla Palestina, quasi uscita di scena dopo l’avvio della finta pace di Trump, parlando di un libro di testimonianze da Gaza, recensito per noi dall’amica e collaboratrice Marina Mangiameli, storica già docente nei licei.

Un quadro multicolore spesso appare immediatamente come un qualcosa di unitario e perfino gradevole anche per chi non ami l’astrattismo. Accade diversamente […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/13/ho-a…

#Gaza #Palestina

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17 dicembre, roma: presentazione del catalogo della mostra “identità oltre confine” al macro


Presentazione del catalogo della mostra 'Identità oltre confine' al MACRO, 17 dic 2025
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#agnesePurgatorio #art #arte #benedettaCarpiDeResmini #catalogo #ceciliaCanziani #collezioneFarnesina #elenaBellantoni #elisaMontessori #giuseppeGarrera #macro #marcoMariaCerbo #paolaGandolfi #raDiMartino #silviaGiambrone #tomasoBinga

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(Mrwhosetheboss) “Testing North Korea’s illegal smartphones”


youtube.com/watch?v=3olqrQtjPf…

Tentando a tutti i costi di mantenere questo ritmo di postaggio che ho forse ripreso, seppur con mia grande difficoltà, perché ehhh gli spiriti malevoli che mi assalgono… L’argomento assurdo di oggi è l’assurdità (per l’appunto) di quegli smartphone provenienti dalla lontanissima Repubblica Popolare Democratica di Corea, che il SigniorChièIlBoss ha potuto avere in mano per testare un pochino… precisamente, 2 diversi modelli, arrivati a noi fatti uscire illegalmente fuori dalla nazione, yeee! 🥰 (Avvertenza: la miniatura del video è clickbait; non c’è quel tipo di sticker classified-ehlamadonna sullo smartphone.)

In teoria, sarebbero solo degli smartphone di fattura cinese (e, anche ammesso siano fatti in casa, e non commissionati a qualche fabbrica in Cina, insomma, a occhio siamo comunque decisamente lì), con un sistema operativo basato su Android (ovviamente…), eccetto per qualche dettaglio più stronzo del solito, come l’impossibilità di attivare le opzioni sviluppatore, una UI di sistema che è mezza sminchiata con dei font brutti… o il servizio di sistema “Red Flag”, che periodicamente raccoglie informazioni d’uso sul telefono, facendo catture dello schermo che non possono essere visualizzate o cancellate, ma rimangono lì affinché le autorità possano verificare cose se necessario… Ma, a quanto pare, hanno anche dei lati più intriganti. 👽

Non è in realtà la prima volta che io, che sono maledetta, vedo i telefoni nordcoreani, ma è la prima volta che vedo bene questi qui “nuovi”… nuovi per modo di dire, comunque, perché l’ultimo recente qui è appena del 2023; e, mentre l’hardware non sembra terribile, il software si… indietro di 5 o 6 anni di versioni maggiori di Android, che insomma… E, mentre le caratteristiche suddette, per quanto so e ricordo dovrebbero essere in comune con anche gli smartphone nordcoreani di circa un decennio fa… di un’epoca che ahh, che bei tempi, quando avevano Android 4… l’innovazione del software ha portato tanto gusto in più: censura a livello dell’IME della tastiera, varie app che richiedono un pagamento ricorrente per essere usate (……!?!?!?!), e tutte le componenti invasive che sarebbero in generale integrate ancora più nel profondo nel sistema. 💣

Sono da non credere ‘sti cosi; e se lo penso io, che appunto li conoscevo già, qualcosa vorrà dire. In realtà non mi stupisce neanche tanto il fatto che la tastiera censuri i termini “non approvati” per riferirsi alle due coree, o che converta forzosamente termini slang della Corea del Sud in parole coreane tradizionali, e chissà che altro, perché sotto sotto c’era da aspettarselo… Però, questo fatto delle app, porca miseria, mi fa impazzire. Per ottenerne di nuove (e non è chiaro quali, perché questi telefoni erano già belli pieni di roba, ma chissà se questo precaricamento gigante lo ha fatto il produttore, il venditore, o il trafficante) bisogna andare in negozi fisici che te le attivano… anzi, più precisamente, pare si possano scaricare dal telefono, attraverso l’intranet della nazione, ma comunque bisogna passare al negozio, sennò non funzionano. Sarebbero anche fighe — sì, anche quelle strapiene di propaganda, perché al di là di tutto quella roba è oggettivamente ispirante e offre vibe potentissime — perché sembrano ben fatte e sono incentratissime sull’uso offline, che oh, è qualità che qui in occidente si è persa al di fuori dei contesti open-source… però, a quanto pare vanno pagate ogni mese, o ogni anno, per poter essere usate… per nessun cazzo di motivo, visto che già il telefono costa, e non ci sono server da mantenere! Insomma, ganzo vedere che il software in un paese tecnicamente comunista è ancora più predatorio che nei nostri paesi capitalisti!!! 🙀

Al di là di questo… boh, non c’è molto altro da dire. Dall’intranet si possono scaricare molti film e serie TV approvati dallo Stato… tra cui persino delle robe occidentali, e quindi palesemente piratate senza vergogna… e, addirittura, sul telefono ci sono vari videogiochini di ogni tipo, e dai più innocui puzzle si arriva addirittura al pallone e agli spari; e questa, devo dire, non me l’aspettavo! Peccato solo che, se quello che dicono le assolute malelingue occidentali è vero, tutto questo ben di Dio sarebbe ovviamente per pochi, perché pure lo smartphone basso gamma dei due certamente non sarebbe economicamente accessibile alla maggioranza della popolazione… e allora pazienza, mi terrò il mio Ximi io. 🥱

#corea #coreadelnord #dprk #illegal #korea #mrwhosetheboss #northkorea #rpdc #smartphone

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11 dicembre, milano: presentazione de “l’antivassalli”, di eugenio gazzola


presentazione de 'l'antivassalli', di eugenio gazzola, milano 11 dicembre
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#antivassalli #eugenioGazzola #paoloDiStefano

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dal 10 al 20 dicembre, a lecce: “pinocchio e la sua ombra”. la rilettura di carmelo bene


dal 10 al 20 dicembre a Lecce_ Pinocchio e la sua ombra_ la rilettura di Carmelo Bene

𝙇’𝘼𝙍𝘾𝙃𝙄𝙑𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙊 𝙄𝙉 𝙎𝘾𝙀𝙉𝘼 – 𝙋𝙄𝙉𝙊𝘾𝘾𝙃𝙄𝙊 𝙀 𝙇𝘼 𝙎𝙐𝘼 𝙊𝙈𝘽𝙍𝘼
a cura di
Brizia Minerva con
Archivio Carmelo Bene

🗓️10-20 dicembre 2025 ore 16:00 – 19:00
📍 Archivio Carmelo Bene, Lecce
Piazzetta G. Carducci – presso il Convitto Palmieri

𝘓’𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘰 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘪𝘯 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 – 𝘗𝘪𝘯𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 esplora la rilettura di Pinocchio da parte di Carmelo Bene, non come favola per bambini, ma come metafora di identità frammentata, corpo-meccanismo e voce separata dal soggetto.

La mostra presenta manoscritti, dattiloscritti, fotografie di scena, costumi, appunti di regia e materiali d’epoca, rivelando il processo creativo con cui Bene smonta e riscrive il testo di Collodi secondo la sua poetica. Attraverso video, proiezioni e ascolti guidati, l’archivio si fa “attivo”: non conserva solo memoria, ma si rigenera nello sguardo e nell’esperienza dello spettatore.

Info: unteatroperbene.it/portfolio/l…

🎟️ Ingresso libero. Per info 3894424473 o info@accademiaama.it

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene e Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

#accademiaMediterraneaDellattoreDiLecce #appuntiDiRegia #archivio #archivioCarmeloBene #art #arte #briziaMinerva #carmeloBene #cb #collodi #comuneDiOtranto #corpoMeccanismo #costumi #dattiloscritti #fotografieDiScena #identitaFrammentata #larchivioMessoInScena #manoscritti #pinocchio #pinocchioELaSuaOmbra #poloBiblioMusealeDiLecce #proiezioni #soggettoDellinconscio #teatro #unTeatroPerbene #video

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Nothing: svelato Phone (3a) Community Edition, progettato con i fan del brand


Nove mesi. Più di 700 proposte. Quattro creatori emergenti. Uno smartphone che mostra cosa è possibile realizzare quando un'azienda crea insieme alla propria community
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Nothing ha presentato Phone (3a) Community Edition.Il device è il risultato del più recente Community Edition Project, un’iniziativa concepita per ripensare
radicalmente il processo di sviluppo dei prodotti tecnologici, invitando fan e talenti
creativi a contribuire alla realizzazione di dispositivi reali. Invece di considerare la community come un semplice canale di feedback, il programma la trasforma in una fucina di nuovi talenti, offrendo l’opportunità di partecipare
direttamente alla progettazione, allo sviluppo software e al marketing del prodotto. L’edizione 2025 abbraccia l’intero processo creativo – dal design hardware agli elementi della schermata di blocco, fino al packaging e alla comunicazione – mettendo sotto i riflettori la prossima generazione di creativi.

I fan parte del processo


Quest’anno il programma ha raccolto oltre 700 candidature nelle categorie design, software, accessori e visual storytelling, segno di un interesse crescente da parte di creativi desiderosi di instaurare un rapporto più profondo e significativo con i brand che amano. I quattro vincitori – Emre Kayganacl (Hardware Design), Ambrogio Tacconi & Louis Aymond (Accessori), Jad Zock (Lock Screen Clock & Wallpaper Design) e Sushruta Sarkar (Campagna marketing) – sono stati scelti per la loro originalità, competenza e capacità di evolvere il linguaggio estetico di Nothing. Ognuno rappresenta un talento emergente nel proprio ambito e il programma offre loro un’occasione unica: collaborare con un’azienda tecnologica globale e vedere le proprie idee trasformarsi in un prodotto reale. I creatori hanno lavorato fianco a fianco con i team di Nothing a Londra, trasformando concetti iniziali in soluzioni destinate alla produzione; un’ulteriore dimostrazione della convinzione di Nothing: le grandi idee possono nascere ovunque e la co-creazione può ridefinire il rapporto tra un brand e la sua community, rendendo i fan parte integrante del processo. Per questa edizione Nothing ha perfezionato l’approccio rilasciando tutti i brief in contemporanea, offrendo ai partecipanti più tempo e risorse per confrontarsi con i team interni. Per la prima volta è stato introdotto anche un premio di 1.000 sterline per ogni categoria, pensato per sostenere concretamente i creatori durante lo sviluppo dei loro progetti.

Oltrepassare il confine tra fan e membri del team


Oltre alla co-creazione dei prodotti, Nothing sta costruendo un modello più ampio che permette alla community di contribuire anche all’evoluzione dell’azienda. Iniziative come il Community Edition Project e la figura dell’osservatore eletto nel Community Board, che porta la voce della community alle riunioni del CdA, dimostrano come Nothing continui ad ampliare gli spazi di partecipazione dei fan nel plasmare il proprio futuro. La scorsa settimana, inoltre, Nothing ha aperto un nuovo round di investimenti comunitari da 5 milioni di dollari, basato su una valutazione di Serie C pari a 1,3 miliardi di dollari, offrendo ai sostenitori la possibilità di investire allo stesso prezzo per azione riservato agli investitori istituzionali. Un’iniziativa che riflette il passaggio strategico dell’azienda: dalle fondamenta hardware alla creazione di sistemi operativi nativi per l’intelligenza artificiale, guidata dalla convinzione che la prossima era della tecnologia personale debba essere costruita insieme alle persone che la utilizzano.

Dettagli del prodotto

Fase 1 - Progettazione hardware


Il design hardware e il packaging proposti da Emre Kayganacl prendono ispirazione dall’estetica tecnologica tra fine anni ’90 e primi anni 2000, un periodo molto distante dal panorama attuale. Il risultato è una palette cromatica audace, originale e intrisa di nostalgia, che evoca l’immediatezza dei giocattoli di una volta pur restando fedele alla visione futuristica di Nothing Phone (3a).

Fase 2 - Accessori


La categoria Accessori, introdotta per la prima volta nel 2025, è stata vinta con il
progetto Dice. I dadi, simbolo universale di fortuna, strategia, gioco e momenti condivisi, sono reinterpretati con un tocco distintivo Nothing: ogni faccia presenta numeri realizzati con il font Ndot 55, fondendo l’estetica puntinata tradizionale con la precisione tecnologica del brand. Il progetto, firmato da Ambrogio Tacconi & Louis Aymonod, è statosviluppato in collaborazione con il team Nothing Brand & Creative.

Fase 3 - Design dell'orologio e dello sfondo della schermata di blocco


Il design software vincente è un quadrante personalizzato che utilizza caratteri di
diverso spessore per ridurre il disordine visivo e guidare l’occhio verso gli elementi
essenziali. Un approccio che riflette perfettamente la filosofia Nothing e aiuta a ricordare più facilmente le informazioni appena consultate. Anche lo sfondo esclusivo, creato da Jad Zock, funge da ponte visivo tra colore e texture della scocca posteriore e l’interfaccia frontale. Le varianti disponibili sono quattro – due
blu e due viola – ognuna con richiami a esplorazioni cromatiche alternative e con alcune divertenti “Easter eggs” nascoste.

Fase 4 - Campagna di marketing


“Made Together” è la campagna che celebra il processo di co-creazione e il ruolo della community nel percorso di Nothing. Il linguaggio visivo e le attivazioni incarnano la visione del brand: rendere la tecnologia divertente per ispirare la creatività umana. La campagna non è vincolata a un design finale specifico, ma esprime il valore stesso della collaborazione, risultando efficace e pertinente indipendentemente dalla versione definitiva dello smartphone. È stata ideata da Sushruta Sarkar, che l’ha sviluppata insieme al team marketing di Nothing.

Disponibilità e prezzi


Phone (3a) Community Edition, basato sulla versione 12+256 GB di Phone (3a), sarà disponibile in tutti i mercati. Nothing ha prodotto soltanto 1.000 unità che saranno in vendita da oggi al prezzo è di 379 euro.

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un intervento di michela becchis e giovanni ammendola su plpl (un post sul sito ‘vistodaqui’)


Facciamo il punto. È così che in una fiera che sposa i meccanismi
più duri del “commercio” arrivano i fascisti

di
Michela Becchis e Giovanni Ammendola

“La fiera Più Libri Più Liberi è organizzata dall’Associazione Italiana Editori. Il presidente è il dottor Innocenzo Cipolletta che è, tra il molto altro, “Presidente di Confindustria dal 1990 al 2000, Presidente FeBAF (Federazione Banche, Assicurazione e Finanza), Presidente AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital), Presidente del Fondo Italiano d’Investimento, membro del consiglio di amministrazione del GEI (Associazione Italiana Economisti d’Impresa)” e siede nei consigli di amministrazione di una decina di gruppi industriali. Insomma un “editore puro”, come si diceva un tempo! Un’organizzazione quindi guidata dai principi più ferrei del capitale, dove, nonostante la leggenda e la narrazione rosea, chi non ce la fa muore.
Un’associazione di editori guidata da un uomo d’affari, esponente del capitalismo più convinto e irremovibile. Ci stupiamo della sua risposta? “Hanno pagato, si attengono al regolamento che si richiama anche (addirittura) ai principi della Costituzione, va tutto bene”. Cosa dovrebbe rispondere il dottor Cipolletta?
Allora dov’è lo scandalo che non possiamo accettare? È tutto nel fatto che →continua qui

#aie #antifascismo #associazioneItalianaEditori #capitalismo #costituzione #editoriFascisti #editoriNeofascisti #fascismo #giovanniAmmendola #innocenzoCipolletta #michelaBecchis #piuLibriPiuLiberi #plpl #resistenza #ricostruzioni #vistodaqui

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15-16 dicembre, università di padova: “culture in movimento, lingue meticce e altre geografie della traduzione”


convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (1)
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convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (2)
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#annaScacchi #cultureInMovimento #dipartimentoDiStudiLinguisticiELetterari #fionaDalziel #lingueMeticce #marikaPiva #renataMorresi #traduttologia #traduzione #traduzioni #universitaDegliStudiDiPadova #universitaDiPadova

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oggi, 12 dicembre, a genova: leggersi _ scritture di ricerca in dialogo _ fabio poggi e luciano neri

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OGGI, vnerdì 12 dicembre, alle ore 18:30, al Tiqu – Teatro internazionale di quartiere (Genova, centro storico, piazzetta Cambiaso 1), è di scena Leggersi, dialogo tra scritture di ricerca. Fabio Poggi, autore di Bianco tipografico (l’arcolaio, collana Il Laboratorio, 2024) presenta Autoreverse, e Luciano Neri autore di Autoreverse (Tic edizioni, collana Chapbooks, 2022) presenta Bianco tipografico.

Doppio incrocio testuale, punti tangenti, linee convergenti, prospettive oblique, vuoti di campi a diverse distanze, spazi sonori e tipografici non comuni.

#autoreverse #biancoTipografico #chapbooks #dialogoTraScrittureDiRicerca #fabioPoggi #ilLaboratorio #larcolaio #leggersi #lucianoNeri #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #teatroInternazionaleDiQuartiere #tic #ticEdizioni #tiqu #tiquTeatroInternazionaleDiQuartiere

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from the moma archive: “alison knowles discusses the fluxkit” (2011)


from the MoMA channel: youtu.be/cPi0UyHB95U

youtube.com/embed/cPi0UyHB95U?…

Filmed in conjunction with the exhibition Thing/Thought: Fluxus Editions, 1962-1978. During the course of the exhibition, the display of Fluxkits — collective groupings of Fluxus Editions assembled by George Maciunas — will change. Artists — some who were original members of Fluxus — have been invited to select objects from the kits and determine their arrangement.
© 2011 The Museum of Modern Art, New York

#alisonKnowles #art #arte #fluxkit #fluxkits #fluxus #fluxusEditions #fluxusKits #georgeMaciunas #moma #theMuseumOfModernArt #thingThoughtFluxusEditions19621978

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Orologi Fatati e Falchi Enigmatici: Un Viaggio nel “Mondo di Centocchi” Cambierà Tre Amiche per Sempre

Indice dei contenuti

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Sofia e il mondo dei Centocchi

“La squadra del destino”

Autrice: pseudonimo Amira Le Vanie

Genere: Fantasy

data di pubblicazione: 22.12.2025

casa editrice: Ali Ribelli Edizioni

240 pagine

Tre amiche, un antico orologio e un falco dagli occhi umani: così inizia l’avventura che cambierà per sempre la vita di Sofia. Un portale misterioso le trascinerà in un mondo magico e pericoloso, dove il coraggio e l’amicizia saranno la loro unica bussola. Tra creature straordinarie e segreti dimenticati, le ragazze della “Squadra del Destino” dovranno scoprire la verità nascosta dietro il Triangolo delle Bermuda… e dentro se stesse.


🌟 L’Avventura Fantasy Che Ti Aspetta: Tutto Quello Che Devi Sapere su “Sofia nel Mondo di Centocchi”


Se siete alla ricerca di una nuova saga fantasy che vi incolli alle pagine, preparatevi a segnare un nuovo titolo: “Sofia nel Mondo di Centocchi”! Questo romanzo non è solo un libro, ma un vero e proprio portale per un’avventura mozzafiato che intreccia la vita ordinaria con l’imprevisto magico, in un viaggio che cambierà per sempre tre amiche inseparabili.


Dalle Vie di Londra all’Ignoto di Centocchi


Tutto inizia con un’innocua vacanza a Londra per le amiche Sofia, Alessia e Giulia. Un momento di spensieratezza prima del rientro, che si rivela essere l’ultima normalità.

Il vero punto di svolta arriva in modo spettacolare: un misterioso falco dorato bussa alla loro porta, rivelando un destino speciale che le lega indissolubilmente a lui. L’oggetto chiave? Un antico orologio rinvenuto da Sofia nel negozio di famiglia. Quando viene attivato, il falco si trasforma in un enigmatico ragazzo, e l’orologio diventa la chiave per il passaggio fra la Terra e un luogo che esiste solo nei sogni (o negli incubi): il Mondo di Centocchi.

Sofia, con il suo nuovo compagno e le sue amiche, varca la soglia… ma l’idea di un “mondo fatato” svanisce presto. L’oscurità, i tunnel e persino Formiche Giganti attendono le amiche a ogni angolo.

💥 Poteri, Visioni e Alleati Inaspettati


La posta in gioco si alza quando Sofia scopre di possedere incredibili poteri magici e visioni premonitrici.

Armata di questa nuova consapevolezza, elabora un piano audace per sconfiggere i nemici che minacciano Centocchi: la temibile strega Demon e il suo compagno Turpis. Ma non è sola! Ad aiutarle ci sono alleati che non ti aspetteresti mai:

  • Lo scimmione eccentrico Ajabu.
  • La sua alleata, la guerriera Ambra.
  • La veggente, una libellula di nome Kira.

In un colpo di scena mozzafiato, Sofia utilizza persino l’orologio fatato per aprire un varco temporale, salvando i ragazzi Moshe e Yosef da un futuro incerto, e arruolandoli nella sua squadra.

Le premonizioni spingono il gruppo a cercare il principe Ravien, un vecchio amico di Sofia. Insieme, guideranno tutte le creature magiche, gli alleati e persino un inaspettato esercito proveniente dal misterioso Triangolo delle Bermuda, in una battaglia epica contro la furia di Demon!

Il destino del Mondo di Centocchi è nelle mani di queste tre amiche. Riusciranno a salvare un mondo che non è il loro e a trovare la strada per tornare a casa?

Non resta che tuffarsi in questa epica avventura per scoprirlo!


🖋️ L’Autrice Dietro la Magia: Amira LeVaine


Amira LeVaine è lo pseudonimo che l’autrice ha scelto per mantenere un affascinante alone di mistero e per calarsi completamente nei mondi che narra. Con una carriera nel settore della moda alle spalle, Amira ha trovato la sua vera vocazione nella scrittura, creando narrazioni che mescolano realtà e magia con una maestria rara.

Si ispira a giganti del fantasy come Diana Gabaldon, da cui trae l’abilità di creare trame avvincenti e personaggi complessi. Il suo debutto, “Sofia nel Mondo di Centocchi. La Squadra del destino”, è un fantasy avventuroso che esplora le emozioni e i conflitti interiori dei giovani di oggi. Amira crede nel potere della scrittura di ispirare e connettere, e sta già lavorando a nuovi progetti che promettono di esplorare temi universali come la lotta interiore e la speranza.

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Le Sorelle del Cielo: quando il teatro restituisce voce alle scienziate dimenticate

edu.inaf.it/approfondimenti/sc…

Al Planetario di Torino un viaggio emozionante tra scienza, narrazione e memoria storica

#donneEScienza #PlanetarioDiTorino #teatro

@astronomia @astronomia

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stoning the refrigerator / jimmie durham. 1996


youtube.com/embed/o0DoP6BBuYs?…

“St. Frigo” is a sculpture Durham made in 1996 while doing an artist residency in France. By throwing stones at an old refrigerator every morning for ten days in the courtyard of Le Collège Gallery in Reims, Durham physically transformed the appliance from what he described as a “neutral” everyday object into a valuable and unique sculpture, saving it from the rubbish bin. Durham made an experimental video of this ritual titled “Stoning the Refrigerator”. Later commenting that the refrigerator had been “brave,” Durham decided to call the sculpture “St. Frigo”, as if it were a martyred saint.

#art #arte #installazione #jimmieDurham #leCollegeGallery #performance #sculpture #stFrigo #stoningTheRefrigerator

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oggi, 12 dicembre: doppia lettura di mariano baino a genova @ stanza della poesia


Mariano Baino a Genova_ doppia presentazione_ 12 dic 2025
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#aragno #argolibri #guidoCaserza #leAnatreDiGhiaccio #manni #marcoBerisso #marianoBaino #ninoAragnoEditore #paoloZublena #pinocchioMoviole #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #stanzeDellaPoesia

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Questo testo è un'analisi estremamente dettagliata e cronologica della lore completa dell'universo di Halo, partendo dalle sue origini più remote, centinaia di migliaia di anni prima degli eventi narrati nei videogiochi. L'autore riconosce la complessità della materia e la probabilità di errori, promettendo aggiornamenti costanti, e giustifica l'articolo affermando che la narrativa di Halo è vastissima e spesso sconosciuta al pubblico, paragonandola a quella di Star Wars o World of […]
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Il testo discute di presunti piani segreti della Commissione Europea per riformare la normativa sulla protezione dei dati al fine di favorire l'addestramento dell'intelligenza artificiale (AI) da parte delle Big Tech. Secondo le fughe di notizie, la proposta, parte di una riforma "fast-track" denominata Omnibus, consentirebbe alle aziende di AI di raccogliere i dati personali dei cittadini europei, indebolendo significativamente il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Gli […]
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(LTT) “How Bad is Dialup Internet in 2025?”


youtube.com/watch?v=T-qyNFjZaQ…

Linus Tips Tech ha fatto questo esperimentino l’altro giorno… chissà se per puro sfizio personale, o per una ritrovata nostalgia per i tempi in cui si stava meglio quando si stava peggio, visto che almeno, quando lui era ragazzino, ed Internet in casa era al massimo 56k, certamente non c’era una crisi sul mercato delle RAM dovuta allo schifo che fanno gli AI-bro… ma sto divagando un botto, ops; meglio vedere che ha combinato… o, in altri termini, cos’ha da dire uno che, comunque, nonostante la mia eternità, è più vecchio di me. 🌐

Allora, “quanto fa schifo usare Internet via modem telefonico nel 2025???” è la domanda che egli si pone con questo video… e, la risposta è: molto… e c’è per caso gente stupita di ciò? Però insomma, diciamo che in realtà dipende, perché dire “Internet” è dire un po’ tutto e niente. Se si intendono le e-mail (attraverso client nativi classici), e roba di quel tipo, allora OK, la dialuppa funziona… e, addirittura, è possibile pure fare un pochino di esotico gaming, altro ché! (Oddio, sempre ammesso che gli astri permettano, che non sempre è il caso….) Purtroppo, però, il web, che effettivamente ad oggi è praticamente il 98% di Internet mi sa, è un vero disastro, a dire poco… è assolutamente inutilizzabile, a dire meglio. 👻

Almeno usando un browser moderno del calibro di Chromium, testando le home page di vari siti… Google richiede più di una pausa pipì per caricare, Wikipedia almeno quanto una pausa sigaretta veloce, e Reddit è abbastanza pesante da consentire forse una pausa cacca (ma non diarrea eh, attenzione se ci provate). Bloccare il caricamento automatico delle immagini (che neanche sapevo fosse una funzionalità in Chromium!!!) aiuta un pochino, come osserva Linus, e bloccare gli script (dove possibile) pure un po’ in più, aggiungo io… ma il vero problema è che le pagine web ormai son grosse, piene spesso sia di HTML ciccione inutile (e WordPress in questo fa scuola, comunque…), e di tanti script e tracker e robe… ma, sorprendentemente, pure il solo CSS è spesso pesantissimo!!! 🥴

Non ho tantissimo tempo da perdere come Linus, io, ma comunque un po’ di tempo da perdere lo avevo, poco fa… Quindi, ho fatto qualche test al volo con certi miei siti, usando la funzione di Chromium per fare il throttling della rete, con gli stessi parametri che Linus ha usato per simulare accuratamente una linea 56k, dopo aver rinunciato a fare le prove con la vera dial-up, che si è rivelata più merdosa del previsto (perché in realtà ben meno di 56k… non ironicamente, non c’è più la dial-up di una volta): 53 k/s down, 48 k/s up, 250 ms ping, 1.5% packet drop. Se i miei Pignio e Aggregodo, che usano dei grossi framework CSS, impiegano praticamente un fottuto minuto a caricare la home così… Brutkey, il mio client Misskey per web legacy, in meno di 10 secondi ha presentato la timeline, gustoso! Ho in realtà provato anche a caricare la home di un subreddit su Reddit Old, con ovviamente sia immagini che script disattivati, e ci ha messo solo 20 secondi… Quindi, ok, male ma non malissimo. 🙄

Comunque, è veramente assurdo che nel 2025 ci sia ancora la dial-up in giro… cosa a proposito della quale non sono contro eh, perché oh, magari lo sfizio, gnam, evviva poter scegliere… Ma è assolutamente merdoso che in molti posti, per molte persone, sia l’unica opzione davvero accessibile, cioè l’unica con prezzi accettabili o forse anche l’unica fisicamente disponibile… questo non va bene, che schifo. La cosa incredibile però è che, per quello che so (poi magari so male, ma intanto…), solo il Nord America è messo così di merda… porca miseria, pure nei fottuti villaggi dell’Africa hanno delle connessioni wireless accettabili, cioè, che cazzo!!! 🥀

#56k #dialUp #internet #linustechtips #ltt


Ahh, gli AI-bro... mannaggia a loro e alla loro esistenza!!! 👹E lo so che mannaggiarli è fargli fin troppo poco rispetto a cosa davvero si meritano, quelli lì, ma ohh capo, sono così tremendamente stanca, oltre ogni mai immaginabile punto di ritorno...
Questi tizi hanno davvero rovinato il mondo, con questa loro nuova robaccia. 💥Che poi no, in realtà è più complicato di così...
Innanzitutto, perché io chiamerei "architetti dell'intelligenza artificiale" (generativa, nello specifico... non capisco perché questa parola — che è importante, in quanto distingue dall'IA in generale, che esiste come campo di studio e come applicazioni da addirittura secolo scorso — venga sempre persa per strada quando se ne parla, ma pazienza) non i CEO e i tizi con i soldi, ma gli sviluppatori e i ricercatori, cioè quelli che davvero si sporcano le mani e per via di cui tutto ciò esiste...
Beh, io comunque ovviamente non odio chi fa le cose, bensì odio solo i capi e i dirigenti e questi tizi palloni gonfiati sociopatici che, tramite le loro aziendone, possiedono questi certi poteri così troppo enormi per essere giustificati nelle mani di singoli individui. 🔪
E, se già per via di ciò il futuro riserba scenari a dir poco preoccupanti, in realtà basta guardare al presente per piangere...
Per colpa di questa IA generativa e di tutte le minchiate annesse, ora non si può più comprare RAM per il PC senza fare un cazzo di mutuo... robe da pazzi, singoli stick che arrivano alle centinaia di euro, che mamma mia, qui ci toccherà tornare alla carta per fare i calcoli di questo passo, secondo me.
Cosa cazzo succederà ancora, in tempi così brevi da non permettermi nemmeno di accorgermene??? 😭

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Novembre è il nuovo dicembre: su idealo è boom di ricerche legate al Natale


Secondo i dati, novembre diventa il nuovo punto di partenza delle feste: un mese in cui desiderio, organizzazione e voglia di coccole si incontrano tra luci, regali e momenti da condividere
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C’è chi aspetta l’8 dicembre per accendere l’albero e chi, invece, ha deciso che il Natale può iniziare molto prima. Già dalla fine di novembre, infatti, l’atmosfera delle feste entra nelle case degli italiani con un mese di anticipo, complici le vetrine dei negozi, le strade delle città che si riempiono di luci e addobbi e quel pizzico di magia in più durante le giornate più fredde. A confermare questa tendenza sono i dati raccolti da idealo, che ha registrato un vero e proprio boom nelle ricerche legate al Natale.
Fonte: IdealoFonte: Idealo

Gli articoli più richiesti


Tra gli articoli più richiesti spiccano gli alberi di Natale con una crescita del +561% rispetto al mese di ottobre, seguiti dai calendari dell’Avvento (+256%), dalle decorazioni natalizie (+97%) e dalle immancabili luci natalizie (+105%) . Ma il Natale non è solo addobbi: con l’arrivo del freddo e le giornate più corte, cresce anche la voglia di convivialità e momenti da condividere al caldo. Non sorprende quindi che, accanto alle decorazioni, stiano tornando protagonisti anche i giochi da tavolo, un grande classico delle festività, che registrano un notevole aumento (+84%) nelle ricerche.
a close up of a monopoly board gamePhoto by Joachim Schnürle / Unsplash

Il Black Friday fa da traino


Sia per i più piccoli sia per i più grandi, gli italiani hanno già iniziato la ricerca del regalo perfetto. Complice il periodo del Black Friday, molti hanno approfittato delle offerte per cercare di risparmiare qualcosa e portarsi avanti con gli acquisti natalizi. Infatti, il 59% dei rispondenti dell’indagine Kantar, svolta dall’11 al 19 di settembre scorso, aveva espresso l’intenzione di sfruttare questo periodo o gli strumenti di monitoraggio delle piattaforme di comparazione prezzi per trovare le offerte più convenienti.
desk and organizers near wallPhoto by Rylie Howerter / Unsplash

I regali dei più piccoli (e non solo)


Per la categoria giocattoli e mondo bambini, gli articoli più cercati sono la casa delle bambole con il +120%, le Barbie con il +85%, gli amatissimi LEGO con il +79%, i Playmobil con un aumento del +74% e le costruzioni con il +68%. Un mix perfetto tra nostalgia, creatività e intramontabili classici del gioco. Per i più grandi, invece, l’attenzione si concentra soprattutto su gaming e bellezza, profumi e cura della persona. Tra i protagonisti delle ricerche emergono le console (+190%), il visore VR (+123%), i giochi per la Nintendo Switch (+53%) e i giochi per la PS4 (+39%). Il Natale, però, non è solo fatto di pacchi da scartare sotto l’albero, è anche il momento in cui ci si concede un pò più di tempo per sé, tra rituali di benessere e piccoli lussi quotidiani. Spopolano quindi i set regalo profumi e beauty con un aumento del +169%, gli accessori per il make-up con il +77%, e i set make-up con il +72%, perfetti per chi ama prendersi cura di sé o sorprendere con un pensiero glam. Questi numeri raccontano un’Italia sempre più attenta, organizzata e strategica: la parola d’ordine è pianificare, monitorare i prezzi e arrivare a dicembre con le idee chiare…e meno regali last minute da comprare.
Fonte: IdealoFonte: Idealo

Confronto europeo: tra magia natalizia e voglia di neve


Se in Italia il Natale arriva in anticipo, non siamo gli unici a respirare aria di feste: anche in Germania, Spagna e Regno Unito è già partita la caccia al regalo perfetto. In Germania, tra le categorie che hanno avuto un boom di ricerche nelle ultime settimane troviamo i set per il make-up (+300%), gli hair styler (+128%) e i set di profumi e beauty (+123%), mentre per gli appassionati di gaming il Visore VR cresce del +182%. Anche qui i regali per i più piccoli hanno avuto un vero e proprio incremento: a guidare la classifica spiccano i giochi elettronici con il +170%, a seguire le bambole e la casa delle bambole rispettivamente con il +125% e il +112%4 . In Spagna, il mondo del gaming domina la scena con un +317% per il visore VR e un +239% per console e videogiochi. Tra i regali per bambini, grandi protagonisti sono la casa delle bambole con il +302%, i peluche con il +233%, i LEGO con il +186% e le Barbie con il +172%5 . Nel Regno Unito, invece, l’attenzione si concentra sui più piccolini. Infatti, a guidare le ricerche degli inglesi troviamo un incremento nella categoria dei Playmobil del +255%, i LEGO con il +156%, le bambole con il +141% e i peluche con il +121%.
man in black and white jacket riding on snowboard during daytimePhoto by Colin Lloyd / Unsplash
Diverso il discorso per Francia e Austria, dove dicembre è sinonimo di montagna. Qui l’interesse si sposta decisamente verso la stagione sciistica: in particolare, in Francia volano le ricerche di pantaloni da sci (+425%), sci (+273%), snowboard (+187%) e caschi da sci (+149%). In Austria, invece, dominano i bastoncini da sci (+216%), i pantaloni da sci (+192%), i guanti da sci (+160%), i caschi (+177%) e ancora sci (+150%) e snowboard (+134%)7 . In un contesto in cui il confine tra Black Friday e Natale è sempre più sottile, i dati analizzati mostrano come gli italiani stiano imparando ad anticipare, pianificare e scegliere con maggiore consapevolezza. Novembre diventa così il nuovo punto di partenza delle feste: un mese in cui desiderio, organizzazione e voglia di coccole si incontrano tra luci, regali e momenti da condividere. Perché, in fondo, la magia del Natale non è più solo una data sul calendario, ma un’atmosfera che può iniziare molto prima.


Black Friday: non più una corsa allo sconto, ma una bussola del nuovo consumatore italiano


Fino a qualche anno fa il Black Friday era sinonimo di frenesia: un solo giorno, 24 ore di click e carrelli pieni alla ricerca dello sconto più estremo. Con il passare del tempo quella febbre appare attenuata, e non perché gli italiani abbiano smesso di comprare ma perché hanno imparato a farlo meglio. Secondo i dati di Trovaprezzi.it, infati, il Black Friday è diventato un termometro dell’evoluzione dei consumi digitali: non più una corsa all’occasione, ma un momento di scelta consapevole.
time lapse photography of crowded people on mall groundsPhoto by Dieter de Vroomen / Unsplash

Dal giorno dello sconto alla stagione degli acquisti


Nel 2021 il Black Friday era ancora “il giorno dei record”, con oltre 1,48 milioni di ricerche in sole 24 ore, rileva Trovaprezzi. Negli anni successivi, il picco si è progressivamente abbassato – 1,3 milioni nel 2022, 940 mila nel 2023 – mentre le ricerche complessive nel mese e nell’anno continuavano a crescere. Segno che il fenomeno non stava calando, ma cambiando forma: da evento concentrato a periodo diffuso. Nel 2024, la curva si è invertita: 1,17 milioni di ricerche nel solo giorno del Black Friday (+25% rispetto al 2023). Ma il vero salto è arrivato guardando al contesto: 8,56 milioni di ricerche nella “settimana del Black Friday” - che va dal lunedì precedente al Black Friday fino al Cyber Monday - (+29% sul 2023) e 27 milioni di ricerche nell’intero mese di novembre (+25% rispetto al novembre 2023). Il significato è chiaro: lo shopping non si consuma più in un lampo, ma si pianifica in un arco di settimane. Oggi l’utente consulta, confronta e attende il momento giusto per acquistare.
a plate of food and drinksPhoto by Natali Hordiiuk / Unsplash

Dai telefoni ai multivitaminici: la spesa che racconta chi siamo


Il cambiamento non è solo temporale, ma anche valoriale. Per quattro anni consecutivi, dal 2020 al 2023, la categoria più cercata durante il Black Friday è stata Cellulari e Smartphone. Un dominio assoluto, simbolo di un’epoca in cui la tecnologia rappresentava la forma più desiderata di consumo. Nel 2024, però, questo primato è caduto: in testa alle ricerche troviamo Integratori e Vitamine, superando per la prima volta i device. Un passaggio simbolico: meno corsa alla tecnologia, più attenzione a salute, equilibrio e benessere personale. Alle spalle dei telefoni si fanno largo lavatrici, asciugatrici, ma anche profumi e prodotti per la salute, prodotti che fino a pochi anni fa non figuravano nemmeno nella top 10 categorie del periodo. La tecnologia resta una costante, ma si affianca a un consumo più concreto e maturo: investire in ciò che migliora la qualità della vita quotidiana, che semplifica la gestione della casa o che contribuisce al benessere fisico.
Young woman laughing while looking at laptop on laptopPhoto by Vitaly Gariev / Unsplash

Gli sconti si ma senza eccessi


L’epoca dei ribassi clamorosi è finita: il 2024 ha mostrato un mercato più sobrio, dove le riduzioni di prezzo sono più contenute e realistiche. Analizzando il prezzo minimo giornaliero nella settimana del Black Friday (25 novembre – 2 dicembre) di iPhone 16 e 15 emerge in media un calo che va tra il 2,5% e il 4% (considerando il miglior prezzo rilevato il 25 novembre e confrontandolo con il miglior prezzo nel periodo considerato), per il Samsung Galaxy S24 Ultra il calo è del 3,3% mentre nel caso dell’S24 Plus il prezzo è calato di circa il 4%. Nel mondo del gaming, le percentuali sono più o meno le medesime, esaminando l’andamento dei prezzi minimi giornalieri nella settimana del Black Friday della PS5 Slim Digital Edition (- 3%) e della Nintendo Switch bundle (-4%). Le riduzioni più interessanti hanno riguardato la fascia media e gli elettrodomestici, più che i top di gamma e i prodotti in genere più desiderati.
Smartphone resting on laptop with apple logos.Photo by ubeyonroad / Unsplash

Verso il Black Friday 2025: il ritorno del lusso razionale


Le ricerche di inizio novembre 2025 mostrano una crescita di interesse verso la fascia alta, ma con un approccio selettivo. Gli italiani mettono nel mirino iPhone 17, 17 Pro e 17 Pro Max, Samsung Galaxy S25 Ultra, Xiaomi 15T Pro, PS5 Slim e asciugatrici Candy. Prodotti costosi, ma desiderati solo a condizione di trovarli a un prezzo “giusto”. È il ritorno del lusso razionale: si sogna, ma con calcolo. Il consumatore non rinuncia alla qualità, ma la persegue con lucidità economica.
Three women walk with shopping bags in a mall.Photo by Vitaly Gariev / Unsplash

Identikit del consumatore del Black Friday


Il pubblico del Black Friday è ormai trasversale ma sempre più adulto. Nel novembre 2024, il 52% degli utenti di Trovaprezzi.it erano uomini e il 48% donne, con un’età compresa tra 25 e 54 anni nel 65% dei casi. Le regioni più attive sono state Lombardia (33,9%), Lazio (14,6%), Campania (7,7%), Emilia-Romagna (7%). Una platea esperta, consapevole, che usa il Black Friday non come sfogo d’acquisto ma come strumento di gestione del bilancio familiare.

“Quest’anno vediamo segnali chiari: più ricerche, ma soprattutto scelte più mirate. Su Trovaprezzi.it la comparazione dei prezzi non è solo risparmio: è controllo, è tempo guadagnato, è fiducia. Lavoriamo con i nostri partner per avere online promozioni sostenibili e misurabili, perché un buon Black Friday si costruisce sui dati, non sugli slogan.” ha concluso Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



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Treno Regionale Veloce 4039 con ETR521 Rock in transito a San Vincenzo (11/02/2024)


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Per una critica anarchica dell’anarchismo

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Per una critica anarchica dell’anarchismo

Pensiero anarchico e libertario

Tomás Ibáñez

Saggi

Elèuthera

Settembre 2025

Brossura

152 pp

L’anarchismo non fondazionale qui delineato non intende affatto proporre un nuovo modello di società, bensì spingere singoli e collettivi a costituirsi come «ingovernabili» e a mantenere accesa la resistenza, qui e ora, all’interno di qualsiasi modello di società autoritaria. Un nuovo paradigma che rimanda a un’etica della rivolta piuttosto che a un’epica della rivoluzione (dal sito)

Tomás Ibáñez


Ibàñez è uno psicologo e attivista cresciuto in una cultura libertaria antifranchista. Ma questa espressione, cultura libertaria, non è una semplice nota curriculare. Nella sua attività, e questo libro lo conferma, ha sviluppato quella necessità di approccio iconoclasta che permette all’anarchia di rimanere ancorata all’unica certezza che la mantiene sempre attuale e sempre orizzontale; il dubbio.

La casa editrice


Elèuthera continua ad essere quell’isola culturale – nel pur difficile e reazionario panorama editoriale italiano – dove chiunque abbia una esagerata idea di libertà può trovare ristoro, comunità e soprattutto materiale per nuove domande e spunti. Questo libro, caldamente consigliato, ve ne offrirà di molteplici. Sfogliando il blog puoi leggere diverse recensioni dalla stessa casa editrice. Io stesso ho già avuto il piacere di leggere Latour e Graeber.

Anarchismo non fondazionale


Nel rifiutare le etichette fisse e confinanti ho spesso usato l’espressione “ricercatore di anarchia” per descrivere il mio pensiero. Nel tentativo di far comprendere che ricercare l’anarchia significa seguire un flusso che si nutre del percorso stesso e che pretende la libertà di cercare nuove strade, di imboccare vicoli ciechi che magari sono tali solo perchè non si è guardato bene. Per questo mi sento molto vicino all’approccio non fondazionale inteso da Ibàñez. Un pensiero illuminante che allo stesso tempo rifugge e risolve le questioni poste dai non anarchici nel tentativo di spiegare l’anarchia con uno schema di pensiero non anarchico. L’anarchia non è un pensiero granitico e impeccabile. Non è un qualcosa “da uomini che non devono chiedere mai“. L’anarchia trae le sue spinte dalle imperfezioni e il suo dinamismo dalla libertà di non doversi nascondere.

Il libro


Muovendo da queste premesse il libro si snoda attraverso questioni affascinanti e tutte meritevoli di approfondimento. L’autore riprende Foucault e supera il concetto di potere espresso da Bookchin ribadendo come l’anarchismo non fondazionale sia più in grado di rispondere alle esigenze di questi tempi. Ibàñez riflette anche sulla deriva di onnipotenza della tecnica ed esprime preoccupazioni e analisi sulla cultura della “prevenzione”e su come il potere la utilizzi per ridurre gli spazi di libertà e i diritti delle persone.

Conclusioni


Quello che Ibàñez introduce è quasi una termodinamica, di Lavoiseriana memoria, ma incentrata sulla rivolta. La rivolta non costruisce qualcosa di statico ma si mantiene ingovernabile e quindi progredisce superando se stessa anzichè preferire la comoda autocelebrazione.

Un nuovo paradigma che rimanda a un’etica della rivolta piuttosto che a un’epica della rivoluzione.

dalla quarta di copertina


#anarchia #bookchin #eleuthera #foucalt #ibanez #liberta #rivolta


Chomsky e Mujica tra profezie e opportunità

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Conclusione


Sopravvivere al XXI secolo

Collana: SAGGI

Saul Alvìdrez, José Mujica, Noam Chomsky

Saggistica

Ponte alle Grazie

19/03/2024

Brosura

224

Questo libro racconta l’incontro fra «l’intellettuale vivente più influente del mondo» e «il politico più amato del pianeta», orchestrato e diretto dal giovane attivista e documentarista messicano Saúl Alvídrez. Ne scaturisce un dialogo appassionato, e appassionante, sui grandi temi del mondo di oggi: dai cambiamenti climatici alle guerre, alla crisi del capitalismo e alle sue mutazioni, alla corruzione sistemica, alla diffusione dei populismi e al degrado generalizzato della politica istituzionale.
Ma oltre ad affrontare singole rilevantissime questioni contemporanee, Chomsky e Mujica, il saggio del Nord e il saggio del Sud, come li definisce affettuosamente Alvídrez, nella seconda parte del volume tracciano una mappa dei valori che devono guidare l’umanità nel ventunesimo secolo. Valori che è necessario seguire perché un futuro possa ancora esistere; valori che rappresentano tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Colloquio straordinario fra due punti di riferimento mondiali del pensiero contemporaneo, Sopravvivere al ventunesimo secolo è un’occasione unica: fermarsi ad ascoltare Chomsky e Mujica è istruttivo, e bellissimo. (da Ponte alle Grazie)

Saul Alvìdrez


L’idea di questo incontro tra il saggio del nord (Chomsky) e il saggio del sud (Mujica) è stata possibile grazie all’idea di Saul Alvìdrez. Alvìdrez è un’attivista, scrittore e documentarista messicano (dallo stesso lavoro è tratto anche un documentario) nato nel 1988. Sottolineo la data perchè mi è spesso capitato, durante la lettura, di percepire una vicinanza con l’autore. Una sorta di internazionalismo delle disillusioni che si rielabora in una coltivazione dell’utopia. Alvìdrez ha una storia che coglie nel profondo le inquietudini della sua (mia) contemporaneità. Una storia di battaglie che vale la pena intraprendere nonostante le prevedibili sconfitte. Battaglie che spesso ci si trova a combattere da soli nella disgregazione sociale. Anche se in realtà non si è soli ma sfilacciati, distanti. Per capirlo bisogna contarsi ed è per questo che il lavoro di Alvìdrez conta.

Una nuova umanità


Alvìdrez trova ispirazione venendo a conoscenza, in Bolivia, della leggenda quechua su “l’aquila e il condor”. In questa profezia, l’equilibrio nel mondo tornerà quando aquila e condor voleranno insieme. L’aquila è anche il simbolo degli USA (ereditato – o meglio – rubato ai nativi) e il condor è un simbolo presente in diverse culture indigene sudamericane. L’incontro quindi tra il “saggio del nord” e il “saggio del sud” è funzionale a prendere coscienza del fatto che i centennials e i millennials sono già; nuova umanità. Deve essere questo rendersi conto, questo contarsi a spingerci ad agire. A prenderci la responsabilità del nostro ruolo nella storia anche se […]man mano che cresciamo trovare un senso nella vita diventa sempre più complesso […]

Mujica e Chomsky


Al di là della simpatia che si può istintivamente provare per Mujica, per i suoi aforismi sul senso della vita, per il suo stile di vita frugale e sul vero concetto di ricchezza urge mantenere lo spirito critico nell’osservare le azioni di un uomo che ha sempre cercato il potere politico. Vi lascio pertanto a questa ampia analisi pubblicata su Umanità Nova.

Noam Chomsky conferma anche in queste pagine la capacità di offrire spunti alternativi di riflessione attraverso una lucidità che supera le ideologie. Inoltre la sua vasta conoscenza della storia e del comportamento del potere gli consente profezie sull’attualità tristemente reali. In particolare sulla Palestina e l’Ucraina. Proprio durante la lettura del libro, per esempio, il cosiddetto stato di israele violava continuamente le tregue attaccando il popolo palestinese per proseguire nel suo piano di soluzione finale su Gaza; appoggiata dal mondo occidentale.

Conclusione


Libro da leggere e documentario da vedere. Sempre tenendo saldo il punto fermo più dinamico possibile; il dubbio.

Sul nostro blog puoi leggere recensioni sulla bibliografia di Noam Chomsky in continuo aggiornamento

#anarchia #chomsky #Mujica


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SOHO – Trent’anni e non sentirli

edu.inaf.it/rubriche/risate-sp…

Un compleanno spaziale

#SOHO #Sole

@astronomia @astronomia

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Alex Badger e il suo “Orrore Italiano”: un viaggio tra abissi psicologici e realtà brutale

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Orrore Italiano

Dieci racconti dell’orrore e del Thriller

Alex Badger

Thriller/horror

18 marzo 2025

Independently published

320 pagine

Mostri orribili, lupi mannari, presenze da altre dimensioni, metamorfosi, ritorni dall’oltretomba, violenza e spargimenti di sangue. Gli ingredienti per un classico racconto dell’orrore, gli elementi adatti a dare senso alla definizione stessa del genere, ai quali però si aggiunge un ulteriore elemento, molto più reale e terribile: la cattiveria umana. L’invidia, il sadismo, l’ossessione, la mancanza di affetto, l’avidità, l’intolleranza, la mancanza di empatia, la disistima di séstessi, la consapevolezza della propria iniquità e della malvagità delle proprie azioni, sono tutte caratteristiche capaci di spaventare molto più di un mostro, un fantasma, un evento sovrannaturale. Nonostante questo, non viene negato, nelle storie, un messaggio di speranze. Se vi sono, in esse, personaggi capaci di atti spregevoli, ve ne sono anche altri capaci di sentimenti e atti positivi, come l’amore, l’amicizia, il senso di protezione nei confronti dei propri affetti, anche a costo di metodi discutibili. Poiché questo è l’uomo. Fatto di luci e di ombre, di bianco e di nero e del grigio che lo rende così sfaccettato.

amazon.it/Orrore-Italiano-racc…

Racconti horror italiani


“Orrore Italiano: Dieci racconti dell’orrore e del thriller” è un titolo che non lascia spazio a dubbi. In questa raccolta, Alex Badger esplora il lato oscuro dell’animo umano attraverso dieci storie di pura emozione. L’autore oscilla con maestria tra il paranormale e il realismo crudo, intrecciando tematiche forti e contrastanti che mettono a nudo il dolore dei protagonisti, fino a spingerli verso l’atto estremo: l’omicidio o il suicidio.

Il filo conduttore: il dolore e la solitudine


Nonostante la diversità di ambientazioni, situazioni e personaggi, i racconti sono legati da un unico, potente filo conduttore: il binomio tra dolore e solitudine. Nelle pagine di Badger, questi sentimenti si intrecciano inevitabilmente con la follia e il desiderio di vendetta.

La morte non è vista solo come fine, ma come un atto punitivo o, paradossalmente, di liberazione; una meta finale necessaria dopo anni di sofferenze indicibili. L’autore esaspera vissuti e comportamenti, inserendo schegge di realtà brutale all’interno di cornici paranormali. È in questo confine sottile, dove la fantasia si mescola alla quotidianità, che il lettore ritrova le paure più autentiche del nostro tempo.

Bullismo e omofobia: quando l’orrore è sociale


Uno dei temi più toccanti della raccolta è quello del bullismo e dell’omofobia. Badger scava nella paura del “diverso” e in quelle convinzioni retrograde che vorrebbero un mondo immobile e uniforme.

Esemplare è la storia di Gianluca e Lorenzo, una giovane coppia che cerca di sostenersi a vicenda in un contesto di giudizio e odio. La loro vicenda, che culmina nel peggiore dei modi, ci spinge a una riflessione profonda: perché l’amore non può essere semplicemente amore? Chi ha il diritto di decidere chi siamo autorizzati ad amare? Il dolore della solitudine che scaturisce dall’esclusione sociale emerge qui in tutta la sua forza distruttrice.

Il silenzio assordante dell’indifferenza


In un altro racconto, l’autore affronta il tema dell’indifferenza familiare. Protagonista è un figlio ignorato, quasi maltrattato, considerato dai genitori come un errore biologico. Il suo unico desiderio — essere visto, amato, ascoltato — rimane inascoltato.

L’analisi psicologica qui si fa finissima: il bisogno di accettazione da parte delle figure affettive primarie è vitale. Se chi ci ha messo al mondo ci considera “zero”, come possiamo sperare di essere accettati dagli altri? La paura costante di essere invisibile condurrà il protagonista a un gesto estremo, un errore fatale di cui si pentirà quando il tempo sarà ormai scaduto.

Il mito della perfezione: la storia di Lara Barzaghi


Infine, Badger rivolge lo sguardo ai disturbi legati all’immagine di sé con il personaggio di Lara Barzaghi. Bella e fragile, Lara è vittima del bisogno di approvazione e dei canoni estetici imposti dai media. Nonostante la sua bellezza oggettiva, si vede sempre inadeguata, ossessionata da una perfezione irraggiungibile.

Il racconto si configura come una chiara denuncia alla società del perbenismo, un sistema che, anziché guidare e guarire le fragilità, finisce per ammalare le menti più sensibili.


Perché leggerlo? “Orrore Italiano” non è solo una raccolta di genere; è un labirinto di emozioni forti e riflessioni costanti sulla natura umana. Se cercate un libro che sappia spaventarvi ma anche farvi riflettere profondamente sulla società odierna, l’opera di Alex Badger è una lettura imprescindibile.


Biografia

Profilo dell’Autore: Alex Badger


Alex Badger, pseudonimo di Alessandro Errico, è uno scrittore italiano nato a Bari il 23 ottobre 1987. La sua formazione è profondamente legata al mondo dell’immagine e della narrazione visiva: ha frequentato il Liceo Artistico De Nittis, dove tra il 2002 e il 2006 ha consolidato la sua passione per il cinema, il fumetto e la letteratura di genere.

Formazione e Influenze


La sua poetica è influenzata dai grandi maestri dell’orrore e del fantastico. Tra i suoi riferimenti letterari figurano:

  • Stephen King e Clive Barker per la capacità di scavare nelle paure umane.
  • H.P. Lovecraft per l’orrore cosmico e l’ignoto.
  • Il mangaka Go Nagai, che ha segnato il suo immaginario visivo.

Oltre alla scrittura, Badger nutre un forte interesse per il disegno, che considera, insieme alla narrativa, la forma d’arte più libera per esprimere la propria fantasia senza i vincoli economici tipici della produzione cinematografica.

Percorso Letterario


Ha iniziato a dedicarsi seriamente alla scrittura nel 2008. La sua opera “Orrore Italiano: Dieci racconti dell’orrore e del thriller” (pubblicata inizialmente nel 2017 con Europa Edizioni e successivamente con BookSprint Edizioni) rappresenta una sintesi della sua visione del genere: un mix di elementi classici (mostri, magia nera, paranormale) e drammi umani profondamente radicati nella realtà sociale, come il bullismo e l’intolleranza. Il libro viene ripubblicato in autonomia il 18 marzo 2025.

Oltre a questa raccolta, ha pubblicato anche “Incubi e drammi: Storie di orrore e di tragedia”, continuando a esplorare il tema della “cattiveria umana” come il peggiore dei mali possibili.

Se volete potete seguirmi su Instagram o tiktok per altre recensioni. Mi trovate come @glo.donati

instagram.com/reel/DSF1dx4DG_H…

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Inventare la guerra per investire in armi, l’appello di Raniero La Valle


Pubblichiamo un appello, promosso da associazioni e singoli cittadini, laici e credenti, di cui condividiamo le preoccupazioni, convinti che “la terza guerra mondiale a pezzi”, come diceva Papa Francesco, sia oggi, drammaticamente, sotto i nostri occhi. L’appello denuncia come la minaccia della guerra e il conseguente riarmo, dettato da interessi economici, stiano inquinando le coscienze e […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/11/inve…

#militarizzazione #RanieroLaValle #riarmo #UnioneEuropea

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oggi, 11 dicembre, a milano: convegno “‘andate, mie parole’. antonio porta poeta, intellettuale, editore (1935.2025)”


Antonio Porta
Antonio Porta – foto Rose (Apice)

Si tiene oggi, giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 10:00, nella Sala lauree di via Conservatorio 7 dell’Università Statale di Milano, il convegno di studi «Andate, mie parole». Antonio Porta poeta, intellettuale, editore (1935-2025). Poeta, narratore, autore teatrale, critico e instancabile organizzatore culturale, Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 1935 – Roma, 1989) – è stato tra i maggiori esponenti della Neoavanguardia italiana, presente nell’antologia dei Novissimi e membro del Gruppo 63. Dagli anni Ottanta avvia un originale percorso centrato sulla “sfida orizzontale della comunicazione” e sulla centralità della voce.

Organizzato da Stefano Ghidinelli, docente di Letteratura italiana contemporanea, e Roberta Cesana, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia, per il novantesimo anniversario della nascita e promosso da APICE – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale, prende le mosse dalla ricchissima documentazione conservata nel suo archivio: materiali preparatori, abbozzi, progetti, un vasto epistolario e una biblioteca di circa 4500 volumi, che permettono di esplorare le molte dimensioni della sua attività.

Il programma prevede interventi sulle prime raccolte poetiche (Federico Francucci), sulla produzione teatrale (Giovanna Lo Monaco), sulle sperimentazioni verbo-visive (Alessandro Moro), oltre alla rilettura del poemetto Balene delfini bambini (Alessandro Terreni), alla ricostruzione del rapporto con Giovanni Raboni (Luca Daino) e a un approfondimento sul lavoro editoriale di Porta (Roberta Cesana). La giornata si chiuderà con una tavola rotonda coordinata da Paolo Giovannetti, con Maria Pia Quintavalla, Laura Di Corcia, Stefano Raimondi e Tommaso Di Dio.

L’archivio Antonio Porta ad APICE
Acquisito nel 2003, il Fondo Porta comprende la biblioteca personale del poeta – circa 4500 volumi di poesia e letteratura italiana e straniera – e un articolato archivio di carte preparatorie, prime stesure, varianti e materiali relativi a romanzi, racconti, testi teatrali, articoli e interventi pubblici. Di grande rilievo l’epistolario, che copre dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e documenta i rapporti con i principali protagonisti della Neoavanguardia, tra cui Renato Barilli, Michele Perriera, John Picchione, Paolo Ruffilli e Adriano Spatola. Completano il Fondo una raccolta completa degli scritti pubblicati, una ricca rassegna stampa e materiale iconografico, tra cui manifesti teatrali e opere originali di poesia visiva.

L’iniziativa sarà accessibile anche in diretta streaming.

Contatti

  • Centro Apice – Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale
    apice.biblioteca@unimi.it
    Tel. 02 503 32053 – 32054


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Il legislatore italiano, tradizionalmente restio restio a proteggere le libertà dei molti contro i monopoli dei pochi, ha sottratto per ben settant’anni al pubblico dominio le fotografie meramente documentarie, facendo orecchi da mercante agli appelli del Capitolo nazionale di Creative Commons e di numerose altre associazioni culturali, bibliotecarie e di ricerca, AISA compresa.

La norma, […]

aisa.sp.unipi.it/monopoli-inte…

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“Stai Distruggendo la BATTERIA del tuo TELEFONO 😱 (non lo ricaricare MAI PIÙ così!)”


youtube.com/watch?v=YUIN07mJ62…

Figo, La Fica Fisica Che Ci Piace ha buttato fuori un altro video utile, oltre ai soliti pazzerelli che tipo boh… Oddio, beh, questo forse non è utile per me, perché io da infiniti anni conosco molto bene tutto quello che qui viene spiegato, perché io sono magica e speciale e decisamente meglio della media degli esseri umani, ma comunque boh, magari per qualcun altro potrà essere una novità… A proposito di cose da evitare riguardo la ricarica di telefonini; e tablettini, aggiungo io, che funzionano allo stesso esatto modo. 🤯

Lui, giustamente, ne approfitta per fare tutti gli spiegoni fisici, che sarebbero interessanti se non li avessi già sentiti letteralmente decine di volte nella mia vita, quindi per quelli vi lascio a lui. Per quanto riguarda la pratica praticissima, invece, farò il mio rispieghino anche perché, sennò, questo post viene troppo corto, e quindi poi mi sembra di non aver scritto niente, e non va bene. (Ah e… lui ne approfitta per buttare dentro anche un po’ di complottismo, per cui i produttori di smartphone metterebbero apposta batterie che si inmarciscono… ma no, secondo me questo non trova riscontro nella realtà; zio pera, professore, odio anche io le Big Tech, ma eviti di spargere anche solo scherzosamente fake news, per cortesia!!!) 💣

Sostanzialmente… stiamo a dire le solite cose da decenni. Le batterie al litio si degradano con i tanti cicli di carica, con il calore, e con gli estremi di tensione, quindi bisogna evitare queste cose… e la pratica è chiaramente (non) molto divertente. A proposito del calore, vuol dire evitare di usare (intensivamente, specificherei io, ma ognuno veda il suo) il dispositivo mentre è in ricarica, se c’è lo sfizio anche rimuovere la cover e piazzarlo su una superficie che dissipi bene il caldo e, questo è un segreto mio, preferire una ricarica quanto più possibile lenta (gli elettroni vengono sparati meno forte, e quindi giustamente fanno meno calore). Riguardo il resto, la storia significa non attaccare il merdone alla carica solo quando è ormai scarichissimo, ma prima… e, soprattutto, non lasciarlo collegato alla carica dopo che ha raggiunto il livello massimo, ma staccarlo a tal punto, perché altrimenti fa dei mini-cicli continui di un po’ di scarica e un po’ di ricarica, e questo non è buono… (e sì, sto guardando esattamente te, mamma…) 🥴

Aggiungerei io, in realtà, che di cose sulle batterie al litio nello specifico credo di averne cercate fin troppe nella mia esistenza, che il consiglio astratto migliore da tenere in mente in questo senso sarebbe che bisognerebbe cercare di tenere il più possibile la batteria al suo livello di tensione nominale, perché è il punto in cui la chimica è più stabile, e quindi si degrada di meno, detto il suddetto… Senza entrare allora io in terribili spiegoni, nella pratica si può dire che bisogna puntare a tenere la batteria sempre quanto più possibile verso il 60%, per preservarla di più… qualcuno dice tra 60% e 80%, ma vedete voi; e ovviamente non è sempre possibile, perché la vita è terribile, e quando la carica extra serve allora si usa, però è bene onorare questa regola. Per evitare di caricare troppo per distrazione, consiglio caldamente di attivare la funzione che limita la carica ad una certa percentuale, se ce l’avete… per esempio, io sul tablet la uso. 🤧

A questo punto, beh, scusate se sono così egocentrica e megalomane ma, mentre il professore oggettivamente predica bene ma contemporaneamente razzola malissimo, perché ammette lui stesso di non seguire per bene questi suoi stessi consigli (e spero sinceramente che la vecchiaia non renderà anche me così…), io invece sono basata, e quindi posso dire per esperienza personale che questi consigli sono utili, e preservano davvero la batteria di questi dispositivi elettronici senza i quali diventa impossibile vivere. Ok, il mio Ximi ha una batteria bella grossa, 6000mAh, e anche grazie a ciò non percepisco tanto l’usura in 4 anni… ma vi assicuro che io il telefono lo massacro, lo dreno… in sostanza, se non mettessi in pratica queste regole, ora sarebbe messo male comunque. E anche il mio tablet, che invece è un po’ meno cazzuto, regge bene botta con questi trucchi, devo dire. Quindi usateli e godete!!! 😾

#batterie #lafisicachecipiace #smartphone

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Motorola: presentata l'esclusiva edizione speciale edge 70 nel Pantone Color of the Year 2026


Il dispositivo in edizione speciale è inoltre impreziosito da cristalli Swarovski, che esaltano la natura eterea e onirica e la discreta raffinatezza del Pantone Color of the Year 2026
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In un'epoca in cui l'urgenza e l'iper-produttività sono la norma, calma, lucidità e semplicità sono essenziali per una vita equilibrata. Questa filosofia si estende al modo in cui interagiamo con la tecnologia, dove il desiderio di connettersi ed esprimersi spesso si trasforma in sovraccarico quando siamo bombardati da un flusso continuo di informazioni e disordine digitale. Il Color of the Year 2026, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, è una tonalità di bianco eterea che invita alla limpidezza sopra l'eccesso, alla soave delicatezza anziché al clamore, e a una quieta consapevolezza al di là della frenesia. Con la sua essenza, Cloud Dancer si rivela al contempo una fonte di tranquillità e d'ispirazione, specchio fedele dell'equilibrio e della raffinatezza racchiusi in uno dei più recenti dispositivi Motorola dedicati al design, motorola edge 70.
Il Color of the Year 2026, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, è una tonalità di bianco eterea che invita alla limpidezza sopra l'eccesso Il Color of the Year 2026, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, è una tonalità di bianco eterea che invita alla limpidezza sopra l'eccesso
Nell'ambito della partnership pluriennale in corso tra Motorola e Pantone ha preso vita un'edizione speciale di motorola edge 70, arricchita da cristalli Swarovski incastonati nel design che aggiungono un tocco etereo alla back cover dello smartphone. Il dispositivo in edizione speciale sarà introdotto come aggiunta a The Brilliant Collection, una selezione curata di dispositivi, focalizzata sull’artigianalità e un lusso senza tempo, che Motorola ha lanciato all'inizio di quest'anno in partnership con Swarovski.

“Siamo entusiasti di unire due dei nostri partner più solidi, Pantone e Swarovski, per dare vita a questa edizione esclusiva di motorola edge 70 - ha affermato Ruben Castano di Motorola - Cloud Dancer riflette una nuova filosofia di design, che celebra la semplicità come vera forza. Rappresenta un reset per i sensi, un invito a rallentare e a ritrovare la messa a fuoco. Ammorbidendo ciò che ci circonda, apriamo lo spazio a ciò che conta veramente. Questo messaggio si concretizza nel modo in cui abbiamo concepito motorola edge 70 – sottile, equilibrato e di una bellezza discreta.”


La presenza dei cristalli Swarovski e del Pantone Color of the Year 2026, creano un oggetto che comunica tranquillità e sicurezzaLa presenza dei cristalli Swarovski e del Pantone Color of the Year 2026, creano un oggetto che comunica tranquillità e sicurezza
Come dispositivo più sottile della sua categoria, motorola edge 70 incarna il perfetto equilibrio tra gli elementi, dove l'arte incontra le prestazioni. Ogni singolo dettaglio è stato cesellato con intenzione, dalle sue fotocamere ad alta risoluzione da 50MP e la tecnologia della batteria di nuova generazione, alle esperienze moto ai che si adattano silenziosamente a chi lo usa. Il suo luminoso display si fonde armoniosamente con il raffinato materiale ispirato alla pelle, impreziosito da un motivo trapuntato, un contrasto tattile alla delicata luce dei cristalli Swarovski e alla serena presenza del Pantone Color of the Year 2026, Cloud Dancer. Insieme, essi non creano solo un telefono, ma un oggetto che comunica tranquillità e sicurezza, ideato per danzare con grazia nel ritmo della vita moderna.
Motorola probabilmente estenderà l'edizione speciale anche ad altri modelli della gammaMotorola probabilmente estenderà l'edizione speciale anche ad altri modelli della gamma

In questo tempo di profonda trasformazione, mentre stiamo ridisegnando il nostro futuro e il nostro ruolo nel mondo, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer emerge come una tonalità di bianco discreta che sussurra una promessa di lucidità", ha affermato Leatrice Eiseman di Pantone Color Institute.


Motorola edge 70, nel Pantone Color of the Year 2026 e impreziosito dai cristalli Swarovski, sarà disponibile in Italia al prezzo di 799 euro, a partire da gennaio 2026.

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per il podcast ‘ndn – niente di nuovo’, a cura di antonio syxty: laura di corcia e gian luca picconi in dialogo su scrittura e autenticità


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Niente di nuovo – Dialoghi sulla scrittura

Se è vero, come è stato detto, che il poeta, quando tenta di portare l’esperienza autentica nel testo, decreta la morte della poesia, allora si capisce perché, nei Sonetti a Orfeo, Rilke scrive: sii sempre morto in Euridice. Perché l’autenticità, come la fede degli amanti, è come l’araba fenice: che vi sia, ognun lo dice, dove sia, nessun lo sa. Insomma, l’autenticità è come quelle cose che, perché esistano, devono andare perdute: come la verginità.

#antonioSyxty #autenticita #dialoghiSullaScrittura #gianLucaPicconi #lauraDiCorcia #ndn #ndnNienteDiNuovo #nienteDiNuovo #nienteDiNuovoDialoghiSullaScrittura #poesia #prosa #scritturaEAutenticita #scritture

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Guerra. Intervista a Silvano Cacciari (scenari)


La guerra come va conosciuta
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Ė uscito Guerra. Per una nuova antropologia politica,

Per l’occasione, ecco una sintesi di domande fatte dai lettori del libro precedente, La finanza è guerra, e di estratti significativi di Guerra. Ne è uscita un’intervista sugli scenari aperti dal nuovo testo e una di approfondimento dei concetti che rendono pensabile un mondo in cui la politica è diventata la continuazione della guerra ibrida con altri mezzi. Le questioni sul tavolo sono diverse (la crisi Usa-Ue in contemporanea al conflitto russo-ucraino, le dinamiche di riarmo, la rivoluzione industriale della AI, il riemergere di una teologia politica che cerca disperatamente fattori di ordine in un mondo che non riesce a comprendere) per cui due interviste, una dedicata agli scenari e una ai concetti, rendono più produttiva la lettura di Guerra. Risulta evidente che proprio il modo di pensare della geopolitica, che guarda alle relazioni internazionali fatte di alleanze di stati sovrani come se fossimo ancora a Westfalia, è messo in seria difficoltà da quello che sta accadendo. Come è altrettanto evidente che il capitalismo politico, l’apparato statale che promuove interessi nazionali, vede erodere significativamente il proprio spazio di sovranità. Questo non è un periodo che prefigura un ordine mondiale o multipolare ma uno nel quale le relazioni internazionali sono un sistema adattivo complesso con le sue interazioni non lineari e i tentativi di adattamento della politica a processi per lei insormontabili. Ringraziando i lettori delle riflessioni pervenute, ecco qui in Scenari la parte di intervista che approfondisce il contesto globale in cui politica e sovranità si presentano prevalentemente come forze in via di disgregazione. Nel nuovo campo di forze antropologico che si è creato a partire dall’ormai lontano 11 settembre 2001 e che viene definito guerra mondiale non dichiarata, molto ormai è cambiato. Vediamo cosa.

(s.c.)

guerra1

R. Quando le reti globali si fanno arma. Il concetto di interdipendenza armata di Farrel e Newman è centrale per il presente e il futuro: le reti globali (energia, logistica, finanza) non creano commercio pacifico, ma diventano compiutamente armi di guerra. Qual è l’impatto politico più serio di questa realtà?

D. L’impatto politico più serio e profondo della weaponized interdependence è la trasformazione strutturale della sovranità nazionale e persino della coercizione internazionale. Qui il potere delle armi è significativo non solo se segue l’innovazione tecnologica, ma anche se le infrastrutture stesse si fanno arma: eserciti, AI e missili dettano la potenza sovrana solo quando vi è possibilità di controllo di reti transnazionali private (es. SWIFT per i pagamenti, cloud provider per i dati, sistemi logistici come Maersk o DP World). Questo significa che lo stato di conflitto permanente si crea non solo tra alleanze e al loro interno (come nella Ue) ma anche dove le reti globali sono sia produzione di ricchezza che oggetto e mezzo della contesa. Lo stato moderno si definisce come il «monopolio della violenza legittima sul proprio territorio», ma la weaponized interdependence rende questo monopolio obsoleto: un potere straniero o non politico può infliggere, infatti, danni catastrofici alla società (collasso finanziario, blackout energetici) senza violare la sovranità territoriale, agendo oltretutto attraverso infrastrutture digitali e finanziarie che già risiedono legalmente nel paese target. Lo stato, anche riarmandosi, perde così controllo definitivo sulla propria sopravvivenza funzionale. La sua capacità di fornire sicurezza, benessere e ordine attraverso la governamentalità dipende da reti, anche molto instabili, gestite altrove. La guerra finanziaria, pratica nata a fine ottocento oggi tecnologicamente avanzata, ha fatto già vedere questi processi che oggi sono compiutamente guerra ibrida e che possono essere rivolti contro qualsiasi paese. La weaponized interdependence è il terreno più favorevole per la guerra ibrida, poiché permette di logorare un avversario anche rimanendo sotto la soglia del conflitto armato aperto. Stiamo parlando di uno scenario in cui le guerre contengono altre guerre: ad esempio, la guerra ibrida condotta tra occidentali e Russia su più piani di realtà – dal campo di battaglia, alla tecnologia, alla finanza – conteneva, fin dalla presidenza Biden, un’altra guerra ibrida sotto la soglia del conflitto armato, addirittura entro un quadro di alleanza formale, condotta dagli Stati Uniti contro la Ue.

guerra2

D. La scomparsa dei limiti (Brooks): Rosa Brooks afferma che «ogni cosa è diventata guerra». Politicamente, questo cosa significa? Se non esistono più limiti (non c’è più un confine tra guerra e pace, tra militare e civile), in che modo si comportano le istituzioni?

R. Rosa Brooks – ci porta verso una trasformazione epocale della politica internazionale e domestica. L’impatto è profondo e destabilizzante. La guerra ottocentesca era, con Clausewitz, la «continuazione della politica con altri mezzi», un evento delimitato nel tempo e nello spazio, la cui concezione ha dominato ben oltre il periodo storico della sua concreta possibilità di applicazione. Oggi, la politica, quella istituzionale come quella informale, è diventata un’estensione della guerra permanente, condotta con mezzi ibridi. La competizione strategica non si accende, né spegne: è sempre attiva, dall’influenza sui social media, alle evoluzioni dei mercati finanziari al controllo delle supply chain. Agenzie di intelligence e militari assumono ruoli domestici e globali senza precedenti (es. la NSA che fa cyber-warfare offensivo o i comandi cyber militari che difendono infrastrutture civili). La burocrazia si militarizza: ministeri dell’interno, dell’energia, della salute sviluppano unità per la “resilienza” e la “guerra ibrida”, adottando logiche e budget di tipo bellico, perdendo la loro identità e specializzazione istituzionali e diventando tutte, in qualche misura, apparati di sicurezza nazionale. Nascono così task force e unità ibride che riuniscono militari, diplomatici, esperti di informazione e aziende private; strutture che operano in zone grigie normative, al di fuori dei tradizionali controlli parlamentari. Per rispondere a minacce “senza limiti”, le istituzioni espandono il loro potere senza limiti (sorveglianza, interventi extragiudiziali, operazioni coperte), alimentando la conflittualità globale permanente, cioè lo stesso fenomeno alla radice dell’indebolimento della sovranità nazionale.

guerra3 1

D. Il potere dell’infrastruttura digitale: L’uso delle reti finanziarie, logistiche, produttive e digitali come arma (tramite sanzioni mirate o attacchi cyber) verso quali soggetti sposta le dinamiche di potere? E cosa succede alla sovranità nazionale quando la capacità di difesa dipende dalla tecnologia di una rete complessa di aziende private?

R. L’uso delle infrastrutture digitali e delle reti globali come arma sta causando uno spostamento radicale del potere e una ridefinizione della sovranità nazionale. La tech sovereignty si impone come nuova sovranità nella guerra permanente: aziende come Amazon Web Services (cloud), TSMC (semiconduttori), SpaceX (connettività satellitare), SWIFT (finanza) controllano infrastrutture critiche a livello globale. Possono decidere, autonomamente , di disconnettere interi paesi o settori. La tech sovereingty possiede anche un vero e proprio potere normativo definendo standard de facto (protocolli 5G, formati dati) che gli stati devono accettare. Se ne è visto l’effetto nella sospensione della Russia da SWIFT nel 2022: arma finanziaria possibile solo perché una società privata belga ne gestisce un monopolio infrastrutturale globale. Ci sono anche paesi che ospitano nodi fisici decisivi (come Taiwan per i semiconduttori o i Paesi Bassi per ASML – stesso settore – e i porti europei o Singapore per la logistica marittima), acquisendo un potere di interdizione sproporzionato rispetto alla loro dimensione militare tradizionale. Cosa accade alla sovranità nazionale? Che la difesa nazionale dipende da infrastrutture fuori dal controllo statale diretto, ma uno stato non può “difendere” ciò che non possiede o non controlla appieno (cloud altrui, software proprietario). Abbiamo quindi un paradosso che, in fondo, non sorprende, visti i tre decenni di liberismo da cui veniamo, ovvero che mentre la sovranità formale (confini, leggi) rimane, quella funzionale (capacità di garantire servizi essenziali) è condivisa con grandi aziende o ceduta a soggetti privati di ogni genere.

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D. In questo scenario di politica come continuazione della guerra ibrida quali sono i fattori scatenanti le guerre sul campo come quella russo-ucraina? L’accumulazione di capitali che tende inesorabilmente verso la guerra? La guerra ibrida che diviene incontrollabile agli stati sovrani e alle alleanze?

R. Quando la guerra non militare si estende su troppi piani di realtà l’intervento armato diviene inevitabile. La guerra a bassa intensità del conflitto russo-ucraino (una compresenza di guerriglia, guerra a bassa intensità, guerra finanziaria, sanzioni e lawfare, scontro continuo sugli accordi di pace di Minsk) termina con il 2022 in un drammatico scontro sul campo nel quale entrambe le parti fanno calcoli strategici e, allo stesso tempo, sono trascinate da una situazione incontrollabile. Qui la ragione di stato non è padrona della guerra: deve solo sapersi adeguare alla direzione che hanno preso queste forze incontrollabili. La guerra ibrida, come quella adottata dal 2014 al 2022, opera per logoramento e destabilizzazione senza dichiarazione di guerra. Quando questi strumenti non riescono a piegare l’avversario, emerge la spinta ad intervenire sul campo aggiungendo la l’arma militare piena alle altre non militari. Poi i media, la filosofia della guerra giusta intervengono per definire chi ha ragione, chi è l’aggressore o l’aggredito. La costruzione di questa spinta è accelerata dalla guerra ibrida stessa, che fornisce informazioni dettagliate sulle vulnerabilità nemiche (attraverso cyber spionaggio, corruzione, disinformazione che testa le reazioni). Quando le vulnerabilità nemiche si fanno un oggetto definito nelle piattaforme AI, nelle catene di comando militari , nei Cda aziendali dell’economia della guerra lo scatenamento della guerra sul campo non è un fenomeno controllabile dagli stati. Questo tanto più quando i mercati finanziari cominciano a scommettere sulle materie prime, e sui veicoli finanziari. che diventano essenziali in una guerra sul campo. E’ il momento in cui le grandi tech e le aziende di difesa private, che hanno partecipazioni strategiche ovunque, vedono l’accelerazione del mercato. Si impone l’interesse a vendere strumenti di guerra ibrida (sistemi di sorveglianza, piattaforme di analisi dati, servizi di cybersecurity offensiva) a stati e attori non statali e a perfezionare quelli di guerra (Palantir che diventa, di fatto, la guerra in Ucraina). Si sviluppa un mercato della vulnerabilità del nemico e della difesa che commercializza il conflitto nel quale, oltretutto, i media ufficiali non sono solo militarizzati ma anche ufficio stampa dell’espansione di questo mercato dello scatenamento della fase convenzionale della guerra. La guerra russo-ucraina rappresenta il ciclo dell’immissione della guerra convenzionale entro la quella ibrida e quello dello svuotamento della sovranità statale alla quale gli attori politici cercano di adattarsi. L’interdipendenza armata rivela l’ accumulazione di capitale in crisi e spinge verso la guerra ibrida come strumento “a basso costo” di risoluzione della crisi stessa; la guerra ibrida, per sua natura multifrontale, genera instabilità, escalation impreviste e logoramento; questa instabilità può superare la capacità di controllo di stati e alleanze, specialmente quando attori finanziari e dinamiche tecnologiche accelerano le crisi; infine dall’impasse e dalla perdita di controllo, gli stati possono ricorrere alla guerra convenzionale, direttamente o per procura, come presunto “reset” o soluzione definitiva, aggiungendo il conflitto sul campo agli altri piani di realtà che si sono fatti arma creando una tempesta le cui dinamiche sono difficilmente controllabili anche dall’eventuale vincitore.

Guerra5

D. La crisi di legittimità del governo: La guerra ibrida opera anche al di sotto della soglia della violenza palese, ma crea comunque una precarietà sistemica. In che modo un governo mantiene la sua legittimità e il sostegno pubblico se non può garantire né la “pace” (perché il conflitto è diffuso) né una “vittoria” (perché il conflitto non finisce), ma solo una gestione permanente della crisi che appare senza limiti?

R. La guerra ibrida crea una crisi di legittimità esistenziale per la forma governo perché smantella le fondamenta di ogni genere di patto sociale immaginario o costituzionalizzato che sia: lo stato non può promettere sicurezza né tanto meno pace, ma solo una perenne e logorante gestione dell’insicurezza. La legittimità, in questo contesto, non si è persa in un giorno, ma è evaporata gradualmente nel corso degli ultimi trenta anni liberisti. La forma governo si trova oggi, e per il futuro, intrappolata in un paradosso simile a quello di Schrödinger: deve dichiarare simultaneamente che c’è una guerra (per mobilitare risorse e poteri speciali) e che non c’è (per evitare panico e costi politici e materiali). In questa zona dai caratteri indistinti, il sostegno pubblico non si mantiene con le vittorie, ma con la capacità di costruire una narrativa distopica da guerra senza limiti (“la necessità di difendersi”, narrazione quasi mistica). Il governo mantiene il consenso se produce la narrazione del controllo attraverso una successione calcolata di crisi “gestite”: un attacco informatico, una sconfitta militare , uno scandalo finanziario. Ogni evento viene ufficialmente narrato come grave ma controllato, dimostrando sia l’onnipresenza della minaccia che l’indispensabilità della guida vigile. Il pubblico, compresi i social, rinuncia a prospettive a lungo termine e si aggrappa all’autorità che promette di gestire il prossimo disastro imminente. La politica si riduce alla narrazione dell’emergenza. Uno scenario già prefigurato negli anni ’70, il cui risultato oggi non è una dittatura classica con i carri armati in piazza, o una socialdemocrazia che sospende la democrazia (come nella Germania di Helmut Schmidt), ma uno stato la cui legittimità non deriva più dal benessere o dalla giustizia, ma dalla percezione che, per quanto brutale e claustrofobica, l’alternativa a questa gestione sia l’apocalisse. Il consenso si cristallizza in un silenzio assorto, in uno stato di shock congelato, dove il sostegno al governo non è attivo, ma è l’assenza di energie per immaginare un altro futuro.

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D. La nuova rivoluzione industriale – trainata da AI e robotica – quanto è in grado di far evolvere questo scenario della politica come continuazione della guerra ibrida con altri mezzi? E quali sono le criticità più forti in questa dimensione?

R. La fusione tra AI, robotica e guerra ibrida, promossa dalla nuova rivoluzione industriale non fa semplicemente evolvere lo scenario, ma trasforma la «politica come continuazione della guerra con altri mezzi» nella componente antropologica di un sistema autonomo e autopoietico. Un cambiamento enorme che la politica, istituzionale ma anche informale, deve ancora metabolizzare. Con AI e robotica avanzate, gli attacchi ibridi possono essere sempre più progettati, eseguiti e adattati da sistemi autonomi, con la conseguenza che l’attribuzione delle responsabilità diventa quasi impossibile: è stato un algoritmo? Un errore? Uno stato? Un’azienda? Un hackeraggio da parte di un algoritmo? L’ambiguità, già arma della guerra ibrida, diventa totale. Immaginiamo una supply chain intelligente e auto-adattiva controllata da AI: in tempo di pace, ottimizza i flussi globali per l’efficienza; in caso di tensione geopolitica, un algoritmo può riorientarla automaticamente per strozzare un avversario, prima ancora che un qualsiasi governo ordini una sanzione. Il conflitto economico diventa così proattivo e automatizzato. La nuova rivoluzione industriale non accelera semplicemente la guerra ibrida ma la trasforma in un ecosistema vivente di conflitto. Le criticità più forti risiedono nella perdita di controllo della società per questo tipo di processi, ma il rischio maggiore non è Skynet di Terminator che diventa consapevole, quanto una società che delega a sistemi opachi le decisioni più critiche, in una corsa verso l’efficienza che sacrifica la deliberazione, la solidarietà e la sovranità. La politica, in questo scenario, non è più la continuazione della guerra con altri mezzi, ma la continuazione della logica algoritmica, intrecciata con quella dello stato di emergenza, con mezzi umani.

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D. I nuovi attori della forza: Se il conflitto è ibrido, la forza coercitiva non è più monopolio dello Stato. In che modo l’emergere di attori privati (mercenari, hacker di stato, gruppi finanziari con potere di vita o di morte) sta decentralizzando la violenza e sfidando il fondamento stesso dell’ordine politico moderno?

R. Gli eserciti tradizionali permangono, anche se finiscono per essere governati da piattaforme AI private (come Palantir in Ucraina), ma l’emergere di attori privati nel mercato della forza coercitiva non sta semplicemente decentralizzando la violenza: sta disassemblando il concetto weberiano di stato moderno e riscrivendo le regole fondamentali del potere politico. Almeno tre soggetti, oltre ai creatori di AI, sono significativi in questo processo: Mercenari 2.0 (PMC 2.0) non più solo “cani da guerra” in zone marginali. Compagnie come il gruppo Wagner (prima della crisi), ma anche le nuove entità che sono emerse, offrono pacchetti di sovranità completi: controllo territoriale, intelligence, guerra informatica, influenza politica. Sono proxy che si possono disconoscere in caso di necessità, ma capaci di alterare confini (Ucraina 2014, Sahel) e rovesciare governi (Libia). Lo stato che li usa, perde il controllo sulla violenza che scatena, vedendosela anche rivoltare contro (colpo di Stato in Mali sponsorizzato da Wagner, insubordinazione verso Putin in Russia). Hacker di stato (state-sponsored hacktivist): gruppi come APT28 (Fancy Bear) o Lazarus Group operano in una zona grigia tra intelligence nazionale e gang criminale privata. Permettono agli stati di compiere atti di guerra (sabotaggio di infrastrutture critiche, furto di proprietà intellettuale) senza responsabilità diretta. La violenza è digitale, ma le conseguenze sono fisiche (blackout, disastri industriali). Lo stato che li ha ingaggiati (come desidererebbe fare Crosetto per l’Italia) nega, se necessario, ogni responsabilità, ma la violenza è reale. Capitalisti della coercizione: fondi speculativi e holding finanziarie che controllano, attraverso debito o acquisizioni, infrastrutture critiche nazionali (porti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, debito pubblico, banche strategiche) di paesi vulnerabili. Possono minacciare di “spegnere” una nazione per ottenere concessioni politiche, usando il controllo proprietario come leva di coercizione non militare. L’ordine politico moderno, costruito sullo Stato-nazione come attore razionale e responsabile del potere finale, è stato sostituito da un ecosistema di potere policentrico, amorale e caotico, dove il più forte non è tanto l’esercito più grande, ma chi controlla la rete più agile di forza privatizzata, denaro opaco e connivenza politica. La sfida portata da tutto questo, non è solo di sicurezza, ma esistenziale per il progetto di civiltà basato sullo stato di diritto

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D. Governare la crisi come metodo: Invece di risolvere le crisi, la politica è costretta a “governarle”, ovvero gestirle in modo cronico. Questa costante necessità di agire sotto emergenza, a quale modello di eccezione permanenteporta ?

R. Il modello politico che emerge dalla governance cronica della crisi non è uno “stato di eccezione” temporaneo, ma un ecosistema istituzionale patologico che possiamo definire «stato manageriale di emergenza cronica». Questo sistema sviluppa caratteristiche distintive e auto-rinforzanti: il potere si concentra in comitati d’emergenza (task force, unità di crisi) che operano al di fuori dei normali circuiti istituzionali. La legittimità deriva dalla percezione suscitata di competenza tecnica e di decisione militare, cioè della capacità di gestire l’ingovernabile di cui Trump vuol rappresentare un esempio. Si crea un dualismo istituzionale: mentre le strutture formali dello Stato (parlamento, ministeri) continuano ad esistere, il potere reale risiede sempre più in reti informali di esperti, consulenti e agenzie con mandati speciali. Il sistema sviluppa una classe di manager della crisi (crisis managers) il cui rilievo, budget e potere sono direttamente proporzionali alla perpetuazione dello stato d’emergenza. Si tratta, così, di reti che hanno un incentivo strutturale a normalizzare l’anormale e a patologizzare il normale. Qui, la quarantennale esperienza italiana dei commissari all’emergenza ha prodotto uno sterminato campionario di esempi antropologicamente validi. Nel nostro mondo è nato un vero e proprio un complesso industriale della resilienza: aziende di cybersecurity, consulenti di risk management e contractor per l’emergenza diventano lobbisti per politiche che garantiscano la domanda perpetua dei loro servizi. Le leggi “temporanee” d’emergenza diventano strati permanenti dell’ordinamento giuridico. Si irrobustisce un diritto parallelo (emergency law) che coesiste con quello ordinario, più flessibile. L’iper-focalizzazione sulla gestione dell’immediato (il “buzz” delle crisi) atrofizza la pianificazione a lungo termine. Lo stato perde la capacità di immaginare e costruire futuri alternativi, diventando solo uno strumento reattivo che reagisce solo a un complesso limitato di stimoli. La memoria istituzionale si accorcia: ogni crisi sembra senza precedenti, cancellando le lezioni del passato e favorendo soluzioni improvvisate e caotiche che producono nuove crisi.

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D.Il prezzo politico del controllo: La necessità di difendersi da un nemico invisibile e onnipresente (come richiesto dall’interdipendenza armata) richiede una maggiore sorveglianza interna e un controllo pubblico-privato sui flussi di informazione e dati. Quali sono le conseguenze per la vita sociale e politica di un paese?

R. Il prezzo politico più alto è la trasformazione della cittadinanza da fonte di sovranità a soggetto monitorato. Si ottiene (forse) una società più controllabile, ma certamente una nazione meno libera, meno innovativa e, di conseguenza, nel lungo periodo, meno capace di resistere a quelle stesse minacce ibride che il controllo dovrebbe debellare. Di conseguenza, abbiamo la militarizzazione del discorso politico: i partiti competono non su visioni diverse di società, ma su chi è più duro con le minacce ibride (il tema è stato importato anche in Italia). La politica estera e di sicurezza diventa il campo dominante e scompaiono le questioni di giustizia sociale, ambiente, cultura. L’opposizione politica viene sistematicamente associata a rischi di sicurezza (“sono morbidi con il nemico”, “le loro proposte giocano a favore di Putin”). Il gioco democratico si trasforma in una lotta tra “patrioti” e “potenziali traditori”. L’ascesa di un Deep State viene legittimata: gli apparati di sicurezza (agenzie d’intelligence, unità cyber) acquisiscono un’influenza politica diretta senza precedenti. La loro competenza tecnica li rende immuni alla sfida democratica (“non puoi capire, è classificato”) mentre le piattaforme AI utilizzate per la sorveglianza sociale sono le stesse che si sono addestrate sul fronte ucraino o a Gaza. Qualsiasi soggetto elettorale progressista che accetta questo scenario può benissimo vincere le elezioni: sarà, nel migliore dei casi, un governo risucchiato in una dimensione, vasta, altamente complessa, fenomenologicamente superiore, di fascismo molecolare rispetto alla quale non riuscirà nemmeno a salvare le forme.

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“Con la Matematica, inseguo la danza dei pianeti”

edu.inaf.it/approfondimenti/st…

Una matematica tra le stelle: per Space Jobs, ospitiamo Margaux Introra, dottoranda in Scienze e Tecnologie Spaziali dell’Università di Torino.

#astronomia #dottorato #dottoratoSst #matematica

@astronomia @astronomia

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oggi, 10 dicembre, a milano: luca vitone @ fondazione luigi rovati, per ‘segnature’


fondazioneluigirovati.org/it/a…

La Fondazione Luigi Rovati ospita un incontro dedicato a ‘Segnature‘, la rivista monografica che esplora i linguaggi del contemporaneo, in occasione della pubblicazione del nuovo numero.
Protagonista dell’appuntamento sarà Luca Vitone, artista che da anni indaga il rapporto tra luogo, memoria e identità attraverso pratiche che attraversano media diversi.

L’incontro offrirà al pubblico l’opportunità di approfondire i temi al centro del nuovo numero della rivista e di dialogare con l’artista attorno ai suoi percorsi di ricerca.

Giuseppe Garrera
Storico dell’arte

Elio Grazioli
Critico d’arte

Paola Lenarduzzi
Graphic designer

Luca Vitone
Artista

Corso Venezia 52, Milano

#art #arte #colloquio #dialogo #elioGrazioli #fondazioneLuigiRovati #giuseppeGarrera #lucaVitone #paolaLenarduzzi #rivista #segnature

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oggi, 10 dicembre, a trieste: opere di ugo pierri da knulp


ugo pierri_ olii su carta_ knulp 10 dic 2025

KNULP
via Madonna del Mare 7 a
Trieste


arcani, di ugo pierri, da knulp, 10 dic 2025

#art #arte #dinoFaraguna #dipinti #disegni #gliArcaniDelCaffe #inaugurazione #knulp #kunoKohn #mostra #oliiSuCarta #omaggioAlSignorVincenzo #pittura #spazioPierri #ugoPierri #up #vernissage

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oggi e mercoledì prossimo, 10 e 17 dicembre, seminario online: “l’opera come processo” a cura di sara davidovics, per centroscritture.it


𝐋’𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐂𝐄𝐒𝐒𝐎
Une seminario CentroScritture in due incontri a cura di Sara Davidovics
— 𝑚𝑒𝑟𝑐𝑜𝑙𝑒𝑑𝑖̀ 10 𝑒 17 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒 2025 – 𝑜𝑟𝑒 18:00
centroscritture.it/service-pag…

Se osserviamo un fenomeno e l’ambiente che lo ha prodotto, quale operazione stiamo conducendo? Cosa significa documentare? Cos’è uno strato, un oggetto discontinuo, un archivio? Cosa significa agire una pratica decostruttiva, immaginativa, cosa significa esibirne il processo? E cosa significa far tutto ciò nel contesto dell’arte, a cosa serve? Ipotizziamo un campo di possibilità estese, interagenti. Un’orizzontalità, senza bordi. Pensiamo a una cosa che assuma la forma del proprio mutare, e di cui posso registrare e descrivere le variazioni. Che tipo di azione sto compiendo e quale funzione assumo? Chi ne è il testimone?
Il seminario è pensato per indagare questi aspetti e interrogarsi su quelle pratiche dell’arte che a un certo punto hanno dato vita a oggetti discontinui, oggetti aperti mentre in campi vicini del sapere si teorizzava un “corpo senza organi”. Apriremo delle ipotesi di ragionamento, circa alcune modalità, nel momento di transizione dall’oggetto al comportamento. Discuteremo gli esordi di questo passaggio e le modifiche di un paradigma attraverso temi chiave quali corpo, ambiente, relazione, (dis)identità.
Tenteremo di ridefinire una geografia del senso, a partire dagli anni ’60, per comprendere più a fondo quelle operazioni artistiche in cui si fa esercizio dello scarto, dell’indeterminazione e della processualità.
Nella seconda lezione è previsto un focus su artisti della più recente generazione del cosiddetto post-concettuale con documenti e opere inedite.

Info e iscrizioni su centroscritture.it

#disidentita #ambiente #art #arte #centroscritture #centroscrittureIt #corpo #geografiaDelSenso #indeterminazione #loperaComeProcesso #lezione #lezioni #postConcettuale #processualita #relazione #saraDavidovics #scarto #seminario #teoria

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(ADC) “Smartphone, dopamina e dipendenza: il mio ESPERIMENTO di 7 Giorni”


youtube.com/watch?v=yKM4mMAxtE…

Caspiterina, De Concimi ha cacciato fuori questo esperimentino pazzo 2 settimane fa e io me l’ero perso… l’ho scoperto solo stasera per caso: 1 settimana senza lo smarfonino (o smarfonone, nel suo caso) per capire se è possibile vivere senza. Non tanto in senso di pratica universale del mondo, perché purtroppo al giorno d’oggi l’avere ed usare costantemente uno smartphone è qualcosa di praticamente forzato dall’esterno, sia dalla società che per certi versi dagli Stati, e con ogni anno che passa la possibilità di poter rimanere senza in tal misura si fa sempre più sottile, quindi non è questo il punto del video… Il suo discorso è più che altro sull’abitudine, la dipendenza, e queste minchiatine qui. 😳

È un caso spassoso che, come la sua sfida sia stata di 1 settimana, così io stasera — dopo aver trovato appunto per caso questo video, che credo abbia qualche spuntino di riflessione, e quindi mi è venuta la voglia di postare — stia scrivendo qui dopo 1 settimana intera che non tocco il fritto misto… E beh, di un caso si tratta, perché io non ho affatto mandato a fanculo il telefono, ma semplicemente sono evidentemente a corto di olio, quindi è difficile friggere. (In altre parole, l’anedonia mi distrugge, e quindi col piffero che esce qualcosa da scrivere qui, di lungo e sensato… ma, anche oggi pomeriggio ho applicato il mio fix vietato, e dunque stasera ho la voglia di fare le cose, che wow… però non divaghiamo.) 🙏

Lui avrebbe voluto fare proprio una settimana senza Internet, ma non è riuscito a giustificare il prendersi una settimana di ferie (che sarebbe la conseguenza logica di una tale scelta per lui, visto che il suo lavoro non è raccogliere i pomodori), quindi ha ripiegato sul semplicemente mettere via lo smartphone pieghevole fantastico moderno che ha, e ritornare ai tempi antichi del suo vecchio cellulare Nokia, mettendo la SIM in quello e non usando più lo smartphone per niente; se non per i codici della banca (e zio merdone, le banche e le loro app!) e per registrare pezzi di vlog. 👌

Cosa ne può mai venire allora fuori da questa cosa? Boh; per lui, che può fare a meno di avere certe app molto distraenti sul cellulare (incluse alcune che, nonostante ciò, avrebbero un giustificabile scopo lavorativo, come YouTube Studio; quindi non parliamo solo di minchiatine), decidendo quindi di levarle da lì, allocandole solo al PC e a tempi della giornata più controllati, avendo così un potenziamento dell’attenzione e sprecando dunque meno tempo durante tutti i giorni e quindi nella vita… e, per chi guarda, invece, veramente boh; nel senso, dipende. 🍇

Io, in realtà, grandi problemi con il telefonone in questo senso non sento di averne… ma non tanto perché ne ho in realtà di ben più gravi in altri sensi—ehm, volevo dire, non solo perché non è la prima volta che sento queste cose; quanto più per il fatto che innanzitutto il mio uso dello smarfonone è abbastanza diverso dalla media delle persone della mia generazione (che, le statistiche lo dicono, è comunque quella più fissata), e poi perché tante misure riparative o preventive dell’abuso dello smartphone sono per me normalità da tempo… per una semplice questione di miei gusti e tendenze, in realtà, lol. 😊

Alla fine del video, Alessandrone suggerisce alcune cose effettivamente utili, che per me infatti non sono nuove. Piattaforme social che non aggiungono praticamente nulla alla mia vita non le uso (ma in realtà, curiosamente, come ho già detto, se le iniziassi ad usare non riuscirei ad acquisire l’abitudine; mi scoccerei naturalmente e smetterei senza farci caso)… Il telefono certamente non è il mio unico robo di battaglia, e anzi, a casa non ho davvero tanto la voglia di usarlo quando posso fare qualcosa ugualmente o meglio dal PC (come scrivere)… E beh, a me le notifiche danno proprio fastidio dentro (ma questa sarà altrettanto la potenza del mio autismo), quindi le uniche che permetto al telefono di ricevere in qualsiasi momento sono chiamate ed SMS, nient’altro (mentre, sul tablet, praticamente zero). 😈

In realtà, però, devo ammettere che dei problemi di abitudini zombi li ho pure io, a riguardo… e quindi sì, assolutamente evito di tenere collegamenti rapidi a cose che apro di continuo senza motivo, altrimenti è la fine, ma mi trovo a dover ogni tanto cambiare anche la disposizione del drawer delle app o altre cose di questo tipo, perché sennò non basta… Ma, questo non è tanto un problema di dopamina, visto che mi accorgo che per me pure il fottuto Alt+Tab sul PC è compulsivo; proprio nel mentre di scrivere questo post, l’ho premuto non so quante volte… e l’unica finestra che ho portato in foreground è stata la mia cartella Download rimasta aperta da poco fa, non una app con meccanismo da slot machine. (E no, impostare la scala di grigi non mi aiuta con ciò.) 🥴

Boh, complessivamente l’esperimento è gnam, e… io non lo farei, perché ehhfrancamente, a me, lo smartphone, quando serve serve. Se voglio annotare qualcosa devo farlo, e idem se voglio cercare sul web delle robe, o se ho da scattare delle foto e persino modificarle al volo, nonché attuare rapidi momenti di sysadmin e programmazione in giro, visto che un tablet sarebbe troppo grosso e dunque non potrei portarlo ovunque… Però, allo stesso tempo, non è assolutamente la fine del mondo se in un certo momento non posso aprire Pinterest o Telegram per guardare (e pigniare…) i miei memini; basta che ho un manga da leggere, o una console per giocare, e riesco tranquillamente a non morire. (…E sì, sto implicando che se non ho la possibilità di scrivere quando voglio è improbabile io possa sopravvivere; ma insomma, se esplodessero gli smartphone domani userei il 3DS, e se esplodesse tutta l’elettronica del pianeta userei la carta.) 👍

#adc #dipendenza #dopamina #esperimento #smartphone


Io quando a quest'ora del pomeriggio il sole si abbassa e sta ormai per tramontare e la luce che mi benedirebbe diminuisce e mi avvio quindi anche oggi verso la mia astinenza da fotosintesi octofiliana la quale, mischiata alla noia che mi si accumula, si catalizza dentro di me sotto forma di stramba apatia e di conseguenza divento così: 💯

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