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untitled (180802) / differx. 2026

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#differx #differxv #differxvid #video

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KaOS 2026.03: via systemd-boot e mkinitcpio, dentro Limine e Dracut


KaOS 2026.03 sostituisce systemd-boot con Limine e mkinitcpio con Dracut, consolida il desktop Niri/Noctalia e prepara il terreno per un'eventuale migrazione a Dinit.
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KaOS 2026.03 è disponibile, e rispetto ai soliti aggiornamenti di distribuzione questa release porta con sé cambiamenti strutturali profondi, quasi tutti invisibili all’utente finale ma rilevanti sotto il cofano.

Il cambiamento più sostanziale riguarda la catena di avvio. systemd-boot non è più il bootloader predefinito: al suo posto c’è Limine, già introdotto nell’ISO live nella versione precedente e ora esteso all’intero processo di installazione. Cambia anche la generazione dell’initramfs: mkinitcpio, strettamente legato ai flussi di lavoro di systemd, è stato rimpiazzato da Dracut, con un modulo personalizzato per gestire il layering dell’ambiente live. La creazione dell’ISO non usa più componenti systemd.

Queste modifiche, secondo il team, rappresentano il prerequisito tecnico necessario per valutare una futura migrazione verso Dinit come init system alternativo. systemd resta presente nel sistema per ora, ma vengono progressivamente rimossi i punti di dipendenza più profondi.

KaOS 2026.03 consolida la scelta già operata a febbraio: niente Plasma né KWin nell’ISO, rimasti disponibili nei repository ma non più installati di default. L’ambiente predefinito è ora Niri 25.11, compositore Wayland con tiling scorrevole, abbinato alla shell Noctalia 4.7, tutto costruito su Qt 6.11.0. Il terminale Konsole lascia il posto a Kitty. Il sistema rimane rigorosamente Qt-only, senza componenti GTK.

Calamares, l’installer, è ora pienamente compatibile con ambienti Wayland puri e amplia il supporto alla partizione automatica per i filesystem più diffusi.

Vale la pena ricordare perché KaOS stia facendo tutto questo: Plasma, nelle versioni recenti, richiede sempre più un’integrazione stretta con systemd. Per una distribuzione che vuole mantenere la libertà di scegliere l’init system, tenere Plasma significava accettare un vincolo crescente. La scelta di esplorare alternative, anche a costo di abbandonare un’identità consolidata in dodici anni, è coerente con quella premessa.

Per chi usa KaOS o segue da vicino il mondo Linux, questa release segna un punto di non ritorno nella traiettoria del progetto.

SOURCE:// kaosx.us
SOURCE:// linuxiac.com
SOURCE:// xda-developers.com

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26×19 Le Dodici Fatiche di Asterix: Un Capolavoro Eterno


Questo articolo celebra il cinquantesimo anniversario de Le 12 fatiche di Asterix, considerandolo ancora oggi l’apice cinematografico dell’intero franchise gallico. A differenza delle pellicole precedenti, questo film nacque da un soggetto originale scritto direttamente da Goscinny e Uderzo, permettendo una libertà creativa che mescola sapientemente mitologia classica e satira moderna. Il testo sottolinea lo sforzo monumentale della produzione artigianale degli anni ’70, che richiese oltre mezzo milione di disegni fatti a mano per dare vita alle iconiche sfide contro Giulio Cesare. Attraverso sequenze memorabili come quella della folle burocrazia romana, l’opera viene descritta come un capolavoro di comicità e sovversione capace di superare ogni moderno adattamento in termini di fascino e genialità. In definitiva, la fonte elogia la natura autoriale e anarchica di un classico dell’animazione che continua a rappresentare un simbolo di libertà intellettuale e divertimento puro.

ref: wired.it/article/le-12-fatiche…

Salt-N-Pepa

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26x19 Le Dodici Fatiche di Asterix: Un Capolavoro Eterno

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Tails 7.6.1 arriva d’urgenza per blindare Tor Browser


Tails 7.6.1 è un aggiornamento di emergenza che patcha vulnerabilità critiche in Tor Browser 15.0.9. Scopri cosa cambia e come aggiornare in sicurezza.
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Tails ha rilasciato una versione di emergenza. Il sistema operativo orientato all’anonimato passa alla 7.6.1 per colmare falle critiche nel browser Tor incluso. Si tratta di un aggiornamento da applicare senza indugi, anche se al momento non risultano exploit attivi in circolazione.

Il cuore della novità sta nell’aggiornamento di Tor Browser alla versione 15.0.9. Questa si basa su Firefox ESR 140.9.1, che incorpora correzioni per diverse vulnerabilità di sicurezza. Il Tor Project non ha fornito dettagli specifici sulle falle risolte, limitandosi a indicare che si tratta di patch importanti per la sicurezza degli utenti.

Oltre al browser, la release aggiorna il client Tor alla versione 0.4.9.6 e porta Thunderbird alla 140.9.0. Sono stati inclusi anche pacchetti firmware aggiornati, utili per migliorare il supporto a schede grafiche e adattatori Wi-Fi di nuova generazione. Un dettaglio pratico per chi usa Tails su hardware recente.

Gli utenti possono aggiornare in automatico se partono da Tails 7.0 o versioni successive. Il Persistent Storage rimane intatto durante la procedura. In caso di problemi o impossibilità di aggiornamento automatico, è disponibile una guida manuale sul sito ufficiale. Chi invece deve installare Tails da zero su una chiavetta USB troverà istruzioni specifiche per Windows, macOS, Linux e distribuzioni Debian-based. Attenzione: l’installazione su supporto nuovo cancella eventuali dati persistenti da aggiornamenti precedenti.

La comunità di Tails continua a mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza. Queste release dimostrano come il progetto risponda tempestivamente alle minacce, anche quando non ancora diffuse su larga scala. Per chi utilizza Tails per lavoro giornalismo, attivismo o semplicemente per proteggere la propria privacy, aggiornare in questi casi non dev’essere un’opzione.

SOURCE:// blog.torproject.org
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Ente organizza il suo secondo hackathon interno: ecco i “giocattoli” nati in un weekend


Ente ha concluso il suo secondo hackathon interno con 11 progetti creativi, da 2of3 per il recupero segreti a Entegrity che trasforma la decrittazione in un gioco. Tutti i sorgenti su GitHub.
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Ente ha appena concluso il suo secondo hackathon interno, dopo il successo della prima edizione il team si è riunito nel weekend per trasformare idee in prototipi funzionanti. Il risultato? Una collezione di undici progetti curiosi, alcuni seri, altri puramente divertenti, tutti disponibili su GitHub.

Il progetto che spicca per utilità concreta secondo me è 2of3. Si tratta di un sistema di recupero segreti che trasforma una informazione importante in tre carte di ripristino. Ne basta una qualsiasi due per ricostruire il dato originale. Un approccio elegante alla sicurezza che permette di distribuire le carte in luoghi diversi senza compromettere la protezione.

Tra le creazioni più leggere troviamo Ask Ducky, un assistente che risponde a domande sulla privacy e permette di condividere i verdetti con gli amici. Be Fake invece sfida gli utenti a caricare una foto per scoprire se sono abbastanza finti per Instagram. Screenshot Court prende screenshot di conversazioni testuali ed emette sentenze e accuse in modo ironico.

Entegrity merita una menzione particolare: per decifrare una foto o un messaggio condiviso, il destinatario deve superare cinque livelli di gioco vestendo i panni del Ducky Knight. Solo completando la sfida ottiene le chiavi di decrittazione. Gone Tomorrow propone un test per valutare quanto la propria famiglia sia preparata in caso di assenza improvvisa.

Altri progetti includono Looks Like Me per confrontare somiglianze familiari, Photobook per creare album fotografici direttamente nel browser con crittografia end-to-end, e The Scary Part che estrae le sezioni più inquietanti dei termini di servizio delle big tech in una singola scheda inquietante. Wizard of the Ducky Land offre invece un audit magico delle proprie abitudini digitali.

Vishnu, autore del post sul blog aziendale, ha notato con piacere persone che non avevano mai scritto codice produrre prodotti funzionali e divertenti. Tutti i sorgenti sono consultabili su GitHub, e l’azienda ha già annunciato intenzioni di organizzare altri hackathon in futuro.

Questi esperimenti dimostrano come la privacy e la sicurezza possano essere affrontate con creatività, senza perdere di vista l’aspetto umano e ludico della tecnologia.

SOURCE:// ente.com
SOURCE:// github.com

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Vuoi migliorare i tuoi appuntamenti? L'evolutionary dating è il trend primavera secondo Hinge


L'evolutionary dating è il trend della primavera 2026: ecco cos’è e come funziona secondo l’esperto di Hinge, con consigli pratici per migliorare gli incontri online e trovare connessioni più autentiche
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La primavera segna il passaggio verso il “risveglio” che precede l’“uncuffing season” estiva. Per chi desidera rimettersi in gioco nel mondo del dating, questo è quindi un momento chiave per riflettere su ciò che si sta cercando e affinare un profilo che lo rappresenti davvero, evitando al tempo stesso la dating fatigue. Per orientarsi tra questi dilemmi stagionali, Hinge, l’app di dating progettata per essere cancellata, condivide alcuni consigli pratici per valorizzare il proprio profilo, ma anche per diventare un* potenziale partner capace di offrire responsabilità emotiva. Il tutto grazie ai suggerimenti di Moe Ari Brown, Love and Connection Expert di Hinge, per evitare in prima persona comportamenti controproducenti.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L’evolutionary dating


Cambiare il modo in cui ci si dedica al dating è fondamentale per mettersi nei panni dell’altra persona e comunicare in modo aperto e onesto fin dall’inizio. I dati dell’ultimo Gen Z DATE Report di Hinge parlano chiaro: il 74% degli uomini Gen Z e il 70% delle donne Gen Z affermano di sentirsi a proprio agio nell’essere emotivamente aperti già al primo appuntamento. Tuttavia, il 35% degli utenti di Hinge, considerando tutti i generi e gli orientamenti sessuali, dichiara di trattenersi perché non sa da dove cominciare. E quando si parla di desiderio di incontrarsi dal vivo e di dating fatigue, il 44% degli utenti di Hinge indica la mancanza di reattività come principale causa di burnout nel dating. È in questo contesto che si inseriscono i consigli di Moe Ari Brown.

  • concentrarsi su pochi match alla volta: nel dating, la qualità è più importante della quantità. Quando si chatta contemporaneamente con troppe persone, diventa difficile lasciarsi coinvolgere con ognuna di loro, e questo spesso porta a non creare un vero legame o a non arrivare mai a un appuntamento. Concentrandoti su pochi match alla volta, è più semplice valutare il tuo reale interesse nei confronti della personalità dell’altr*, coglierne i dettagli ed essere presente nelle conversazioni. Inoltre, si riduce il rischio di sentirsi sopraffatt* e stanch* per l’eccesso di comunicazione e di tempo passato a messaggiare;
  • vivere la conversazione come se fosse dal vivo: siamo abituat* a scrivere a persone che ci conoscono bene e che comprendono i nostri messaggi anche quando non siamo del tutto chiari. Quando si chatta con una persona nuova, è importante ricordare che non ha la stessa conoscenza di base su chi siamo o sul nostro stile comunicativo. Per questo, i match hanno bisogno che la comunicazione in-app sia intenzionale e chiara, proprio come avverrebbe dal vivo;
  • come passare da una conversazione in-app a un appuntamento dal vivo: fare domande dimostra l'interesse e il coinvolgimento nella conversazione. In generale, le persone non desiderano uscire con qualcuno che parla solo di sé stess*. Per questo, è importante fare domande tanto quanto condividere qualcosa di sé;
  • chiudere gentilmente una conversazione invece di lasciare qualcuno senza risposta: non è una bella sensazione quando la persona con cui vorresti uscire smette di rispondere e, dopo qualche giorno, diventa chiaro che non si farà più viva. Essere dall’altra parte è scoraggiante. Se sei tu a voler interrompere la comunicazione, puoi dimostrare rispetto per l’altra persona chiudendo la conversazione in modo educato. In questo modo eviti che l’altra persona si chieda cosa sia successo, e le offri la chiusura che merita.



ASUS ExpertBook Ultra: laptop AI per professionisti
ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Consigli pratici per valorizzare il profilo su Hinge


Per migliorare davvero i tuoi spunti nel dating online, è fondamentale evitare risposte troppo brevi o monosillabiche, perché non offrono appigli per iniziare una conversazione e rischiano di bloccare l’interazione sul nascere. Allo stesso modo, le risposte generiche o costruite “per imitazione” non comunicano autenticità: ciò che fa la differenza è mostrare la propria personalità, anche attraverso piccoli dettagli o un tocco di umorismo originale. Attenzione anche ai cliché e alle frasi abusate, perché tendono a rendere il profilo indistinguibile dagli altri: essere specifici, invece, aiuta a emergere e a creare connessioni più mirate. Infine, è utile monitorare quali spunti funzionano davvero, osservando se generano domande e dialogo: quelli che non portano interazioni possono e devono essere aggiornati per rendere il profilo più efficace e coinvolgente.

Le foto del profilo


Per quanto riguarda le foto del profilo, è importante scegliere immagini che siano allo stesso tempo valorizzanti e realistiche, evitando scatti troppo datati che potrebbero creare aspettative distorte. La riconoscibilità è fondamentale: foto con occhiali da sole, cappelli o filtri eccessivi rischiano di nascondere il volto e ridurre le possibilità di connessione. Anche le foto di gruppo vanno usate con attenzione: mostrare la propria vita sociale è positivo, ma bisogna sempre rendere chiaro chi si è, senza lasciare spazio a dubbi. Infine, i selfie in palestra non sono particolarmente efficaci — solo una minima percentuale di utenti soddisfatti su Hinge li utilizza — quindi è meglio puntare su immagini più spontanee e rappresentative della propria personalità.

In un contesto in cui le app di incontri sono sempre più diffuse, distinguersi non significa fare di più, ma comunicare meglio: autenticità, cura dei dettagli e capacità di generare conversazioni sono gli elementi che fanno davvero la differenza. L'evolutionary dating va proprio in questa direzione, premiando chi sceglie di raccontarsi in modo più consapevole e costruire connessioni che vadano oltre la superficie.


Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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CoMaps aggiunge il filtro per prodotti biologici nei punti di interesse


L'app di navigazione open source integra le informazioni sui prodotti bio per ristoranti e supermercati, sfruttando i dati già presenti su OpenStreetMap
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La versione v2026.04.07-8 di CoMaps introduce la possibilità di visualizzare informazioni sulla disponibilità di prodotti biologici per ristoranti, supermercati e altri esercizi alimentari.

Non si tratta di una nuova raccolta dati dato che l’app sfrutta il tag organic già presente in OpenStreetMap, la piattaforma collaborativa su cui si basa CoMaps. Quando un esercente è stato mappato con questo attributo, l’utente può vedere che l’attività offre prodotti certificati bio. Il tag può essere applicato a diversi tipi di esercizi: dalla grande distribuzione al negozio di alimentari, dal ristorante al bar.

Chi cerca opzioni di questo genere può ora filtrare più facilmente tra le varie possibilità durante la pianificazione di un percorso o alla ricerca di un luogo dove mangiare.

L’aggiornamento include anche altri miglioramenti, sebbene di portata più limitata. È stato aggiunto il pickleball, sport in crescita soprattutto negli Stati Uniti, e sono stati potenziati gli elementi visivi dello stile outdoor per escursionisti. Per gli utenti sudamericani sono stati corretti i cartelli stradali (o meglio, le icone che li rappresentano in mappa) specifici di Argentina, Uruguay e Bolivia.

Tra le correzioni tecniche spicca la risoluzione di alcuni crash intermittenti, incluso un problema nel dialogo di gestione percorsi e uno legato al caricamento delle modifiche su OpenStreetMap. Sul desktop, è ora possibile annullare i download in corso.

CoMaps rimane un’opzione valida e interessante per chi cerca un’app di navigazione offline senza tracciamento. L’integrazione delle informazioni sui prodotti bio rappresenta un passo verso una maggiore utilità nella vita quotidiana, andando oltre la semplice funzione di indicazione stradale.

SOURCE:// codeberg.org
SOURCE:// wiki.openstreetmap.org

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a roma, oggi, 9 aprile, in camera verde: “solitudine”, libro e mostra fotografica di shohreh bayatipour


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#CameraVerde #foto #fotografia #GiancarloRossi #inaugurazione #laCameraVerde #mostra #presentazione #ShohrehBayatipour

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karla van vliet’s asemic writing / 2023


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#art #arte #asemia #asemic #asemicWriting #asemics #KarlaVanVliet #scritturaAsemica #video

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cheryl penn’s asemic writing


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#art #arte #asemia #asemic #asemicWriting #asemics #CherylPenn #scritturaAsemica #video

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Ventoy compie sei anni e aggiusta il boot UEFI di Windows


Ventoy raggiunge la versione 1.1.11 celebrando il sesto anniversario del progetto con un aggiornamento che risolve un problema fastidioso per chi usa lo strumento su macchine con firmware UEFI. La correzione riguarda un bug di visualizzazione che si manifestava durante l'avvio di immagini ISO di Windows e WinPE, causando in alcuni casi schermate nere o artefatti grafici che impedivano di procedere con l'installazione. Per chi non lo conoscesse, Ventoy è un'utilità gratuita e open source […]
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Ventoy raggiunge la versione 1.1.11 celebrando il sesto anniversario del progetto con un aggiornamento che risolve un problema fastidioso per chi usa lo strumento su macchine con firmware UEFI. La correzione riguarda un bug di visualizzazione che si manifestava durante l’avvio di immagini ISO di Windows e WinPE, causando in alcuni casi schermate nere o artefatti grafici che impedivano di procedere con l’installazione.

Per chi non lo conoscesse, Ventoy è un’utilità gratuita e open source che semplifica drasticamente la creazione di chiavette USB avviabili. Basta installarlo una volta sulla pendrive e copiare i file ISO delle distribuzioni Linux o delle immagini Windows direttamente nella memoria. Al momento dell’avvio, Ventoy presenta un menu da cui scegliere quale sistema installare o provare, senza bisogno di formattare ogni volta la chiavetta.

Oltre alla correzione principale, l’aggiornamento introduce il supporto per KylinSecOS, una distribuzione Linux cinese. La versione include anche miglioramenti agli script di installazione su Linux e una migliore compatibilità con T2SDE, un ambiente di sviluppo per sistemi embedded.

Il progetto continua parallelamente lo sviluppo di iVentoy, una soluzione per l’avvio e l’installazione di sistemi operativi tramite rete, che supporta oltre 110 tipi di sistemi tra Windows, Linux e VMware.

Ventoy è disponibile per Windows e Linux, scaricabile dalla pagina GitHub del progetto.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// ventoy.net
SOURCE:// linuxiac.com

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Visual Studio Code 1.114: riproduzione video in chat, TypeScript 6.0 e ricerca semantica semplificata


Visual Studio Code 1.114: riproduzione video per i file allegati in chat, TypeScript 6.0 e ricerca semantica semplificata
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Visual Studio Code arriva alla versione 1.114 con qualche novità pratica.

La più visibile è sicuramente il visualizzatore integrato degli allegati nella chat, introdotto con la 1.113, che ora riproduce anche i video. La stessa funzione è accessibile dal menu contestuale dell’Esplora risorse.

Lo strumento #codebase diventa esclusivamente una ricerca semantica, abbandonando il meccanismo di fallback su ricerche testuali approssimative. Sparisce anche la distinzione tra indice locale e remoto, rimpiazzata da un unico stato gestito automaticamente. In pratica, meno configurazione manuale e risultati più coerenti, a patto che il progetto sia indicizzabile. Le codebase molto grandi senza repository GitHub potrebbero per ora restare escluse.

Arriva anche il comando “Copia risposta finale” nella chat: a differenza della copia dell’intera conversazione, estrae solo l’ultima sezione Markdown della risposta dell’agente, senza ragionamenti intermedi e chiamate agli strumenti.

Il supporto a JavaScript e TypeScript passa a TypeScript 6.0, con alcune opzioni di configurazione deprecate in vista della riscrittura prevista con TypeScript 7.0. Per Python, vari aggiustamenti nella gestione degli ambienti virtuali e rilevamento di Pixi.

Per chi usa VS Code in contesti aziendali: gli amministratori possono ora disabilitare l’integrazione con Claude tramite criteri di gruppo.

SOURCE:// code.visualstudio.com

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Nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses: modelli con lenti graduate, più comfort e aggiornamenti software


Meta Platforms rinnova i Ray-Ban Meta Smart Glasses con supporto alle lenti graduate, nuove funzioni basate su Meta AI e aggiornamenti che migliorano comfort, messaggistica e intrattenimento
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Gli occhiali smart con intelligenza artificiale stanno rapidamente guadagnando terreno a livello globale. Meta Platforms, in collaborazione con EssilorLuxottica, ha già venduto milioni di dispositivi e la strategia dell’azienda punta ora ad ampliare ulteriormente l’offerta, coprendo un numero sempre maggiore di scenari d’uso, dallo sport all’impiego quotidiano. In questo contesto arrivano i nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses, ora progettati per supportare la quasi totalità delle lenti graduate. Si tratta di un passo rilevante, per supportare tutte quelle persone che utilizzano soluzioni per la correzione visiva. Ma non è tutto, perchè Meta sottolinea un netto miglioramento anche sul fronte del comfort, con modelli pensati per un utilizzo prolungato durante l’arco della giornata.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”
Dal punto di vista progettuale, i nuovi occhiali introducono soluzioni ergonomiche per adattarsi a diverse conformazioni del viso. La nuova linea Ray-Ban Meta Optics include due montature: la “Blayzer Optics”, dal design rettangolare disponibile in due dimensioni, e la “Scriber Optics”, con linee più arrotondate. Entrambe presentano una struttura più sottile e leggera. Tra le colorazioni disponibili figurano Nero Opaco, Nero Trasparente e Verde Oliva Scuro Trasparente, insieme a varianti stagionali come Grigio Ghiaccio Opaco Trasparente e Beige Pietra Trasparente. Completa la dotazione una nuova custodia di ricarica in finitura marrone scuro.

Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio e novità
Sony BRAVIA Theatre debutta ufficialmente: la nuova linea Home Audio punta su audio immersivo e soluzioni avanzate per portare il cinema direttamente a casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Ancora più funzionalità e capacità di Meta AI in arrivo


Accanto alle novità hardware e al rinnovato design, Meta Platforms continua a spingere sull’evoluzione software dei suoi occhiali smart, con l’obiettivo di renderli sempre più centrali nella vita quotidiana. Gli aggiornamenti in arrivo rafforzano il ruolo di Meta AI, trasformando gli Ray-Ban Meta Smart Glasses in un assistente intelligente, sempre attivo e utilizzabile completamente a mani libere. Tra le funzionalità più rilevanti spicca il nuovo sistema di tracciamento nutrizionale: attraverso comandi vocali o semplici foto, l’utente può registrare i pasti senza interazioni manuali, mentre l’intelligenza artificiale analizza i dati e restituisce suggerimenti sempre più personalizzati. Un’evoluzione che, nel tempo, porterà a un riconoscimento automatico degli alimenti e a una registrazione completamente autonoma. Sul fronte della comunicazione, arrivano anche nuove integrazioni con WhatsApp: gli utenti potranno ricevere riepiloghi vocali dei messaggi e recuperare rapidamente informazioni specifiche dalle chat. Meta sottolinea che queste funzionalità verranno gestite direttamente sul dispositivo, garantendo la privacy grazie alla crittografia end-to-end.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”

Più funzionalità per i Meta Ray-Ban Display


Con i nuovi aggiornamenti, i Ray-Ban Meta Smart Glasses permettono, ad esempio, di navigare tra i Reel di Instagram direttamente dagli occhiali, mentre gli utenti possono accedere più rapidamente alla musica preferita grazie a scorciatoie personalizzate su Spotify o richiedere playlist generate in base al contesto visivo. Tra le novità figurano anche widget rapidi per informazioni essenziali come meteo, promemoria, calendario e mercati finanziari, oltre a una nuova app calendario integrata con servizi come Google Calendar e Microsoft Outlook, per gestire appuntamenti in modo discreto direttamente dal display. Guardando ai prossimi aggiornamenti, Meta prevede l’introduzione della registrazione combinata di schermo e punto di vista, che permetterà di condividere video completi dell’esperienza d’uso. In arrivo anche la funzionalità di scrittura gestuale “Neural Handwriting”, compatibile con app come WhatsApp e iMessage, oltre all’espansione della navigazione pedonale con indicazioni passo-passo visibili direttamente nelle lenti.

Disponibilità


I nuovi modelli Optics saranno disponibili dal 14 aprile con prezzi a partire da 469 euro.


Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio per un cinema perfetto a casa


Sony ha annunciato i nuovi prodotti audio BRAVIA Theatre e i TV BRAVIA 3 II e BRAVIA 2 II. La nuova linea Theatre include BRAVIA Theatre Bar 7 e BRAVIA Theatre Bar 5, oltre agli altoparlanti opzionali come BRAVIA Theatre Sub 9, BRAVIA Theatre Sub 8 e BRAVIA Theatre Rear 9.Questi nuovi prodotti sono progettati e realizzati per creare un campo surround più ampio e coinvolgente, per un impatto cinematografico più intenso. Il TV BRAVIA 3 II è un LED di fascia media, disponibile in dimensioni fino a 100 pollici, per un'esperienza da grande schermo a casa. Il nuovo modello entry, Bravia 2 II,sarà invecedisponibile da 43" a 75" pollici.

Le nuove Soundbar Sony


La nuova BRAVIA Theatre Bar 7 presenta un design compatto ma potente, dotato di nove unità di altoparlanti, tra cui speaker up-firing dedicati (rivolti verso l'alto) e speaker laterali che creano un campo sonoro notevolmente più ampio. Grazie alla tecnologia 360 Spatial Sound Mapping, proprietaria di Sony, la Theatre Bar 7 offre un audio surround avvolgente in stile cinematografico, insieme a un audio calibrato sulla base della stanza per un'esperienza di ascolto ottimizzata. La configurazione può essere ulteriormente migliorata aggiungendo subwoofer e altoparlanti posteriori per bassi più profondi e un'esperienza surround più ricca. Questi accessori consentono, inoltre, di godersi i contenuti IMAX Enhanced al massimo del loro potenziale.
Soundbar Sony Theatre Bar 7 Soundbar Sony Theatre Bar 7
BRAVIA Theatre Bar 5è un sistema a 3.1 canali dotato di un subwoofer wireless, in grado di offrire bassi potenti, dialoghi chiari e un eccellente equilibrio tra prestazioni e rapporto qualità-prezzo. S-Force PRO Front Surround, Vertical Surround Engine e l'esclusiva tecnologia di up-mixing di Sony creano un suono surround avvolgente, tridimensionale e coinvolgente, per film e programmi TV.
Soundbar Sony Theatre Bar 5Soundbar Sony Theatre Bar 5

Circondati dal suono


​Per completare ulteriormente l'esperienza home cinema, i nuovi subwoofer e altoparlanti posteriori di Sony aggiungono bassi profondi e un suono surround avvolgente e si integrano perfettamente ai modelli BRAVIA Theatre compatibili.
BRAVIA Theatre Sub 9BRAVIA Theatre Sub 9
Caratteristiche comuni a BRAVIA Theatre Sub 9 e BRAVIA Theatre Sub 8: dotati di grandi unità driver, offrono bassi potenti e profondi che consentono di percepire e vivere appieno le profondità nascoste del suono nei film. Per la prima volta nella serie BRAVIA Theatre, è supportato il collegamento con doppio subwoofer.

  • BRAVIA Theatre Sub 9: è dotato di due driver da 200 mm. I due driver contrapposti dotati di vibration cancelling riducono la distorsione e garantiscono bassi potenti e di alta qualità, che si estendono fino alle frequenze ultra-basse;
  • BRAVIA Theatre Sub 8: dotato di un driver da 200 mm, offre una riproduzione dei bassi profonda e accurata, anche alle frequenze più basse;
  • BRAVIA Theatre Rear 9: dotato di grandi altoparlanti up-firing da 80 mm con emissione verso l'alto che migliorano le prestazioni del canale posteriore e potenziano l'esperienza immersiva del suono spaziale a 360°, creando più altoparlanti fantasma.


BRAVIA 3 II


Oltre alla nuova linea di prodotti audio, Sony amplia anche la sua gamma di televisori con il BRAVIA 3 II, un TV di fascia media disponibile in dimensioni fino a 100 pollici. Dotato del processore XR presente nei televisori premium di Sony e della tecnologia XR Triluminos Pro, il BRAVIA 3 II offre un'ampia gamma cromatica, che consente riproduzione naturale dei colori, contrasto ricco e dettagli raffinati. BRAVIA, inoltre, collabora con MediaTek per offrire una riproduzione dell'immagine delicata e finemente dettagliata, e i suoi televisori supportano Dolby Vision/Atmos e DTS:X per la massima qualità cinematografica dell'immagine e del suono. BRAVIA 3 II supporta anche il 4K a 120 Hz e offre quattro porte HDMI 2.1, rendendolo ideale per i videogiochi.
TV Sony BRAVIA 3 IITV Sony BRAVIA 3 II
Per migliorare ulteriormente l'esperienza utente, il BRAVIA 3 II è dotato di un telecomandodi nuova concezione che risponde ai feedback degli utenti, grazie a un design ottimizzato dei pulsanti, forme distinte/differenziate e una chiara spaziatura per una navigazione tattile più facile. Inoltre, la funzione Remote Finder consente a tutti, comprese le persone con disabilità visive, di individuare facilmente il telecomando.

BRAVIA 2 II


BRAVIA 2 II è un ottimo punto di ingresso al mondo della qualità visiva. Questo TV racchiude numerose funzionalità essenziali che lo rendono il compagno ideale per emozionanti serate all'insegna del cinema: anche i vecchi classici in HD sono portati in alta definizione 4K, mentre la compatibilità con Dolby Atmos e DTS:X garantisce un’esperienza audio coinvolgente. Grazie all’integrazione con Google TV e Sony Pictures Core, la TV offre sempre una vasta scelta di contenuti ed è facile da usare. BRAVIA 2 II sarà disponibile in dimensioni che vanno dai 43’’ ai 75’’ pollici.
TV Sony BRAVIA 2 IITV Sony BRAVIA 2 II

Disponibilità


Le soundbar Sony sono già disponibile mentre i TV Bravia saranno disponibili il prossimo mese di maggio.


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OpenSUSE Tumbleweed: il riepilogo di marzo 2026


Tre aggiornamenti di Plasma 6.6, kernel avanzato alla versione 6.19.9, correzioni grafiche per AMD e Intel e oltre 25 vulnerabilità risolte: il mese di marzo su OpenSUSE Tumbleweed.
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Marzo è stato un mese intenso per OpenSUSE Tumbleweed, la variante rolling release della distribuzione tedesca. Il resoconto mensile ufficiale elenca aggiornamenti su più fronti: desktop, kernel, sicurezza e librerie grafiche.

Sul desktop, KDE Plasma ha ricevuto tre aggiornamenti successivi nell’arco della versione 6.6, con correzioni di bug in KWin, nella barra di sistema, nell’applicazione per gli screenshot Spectacle e nel lanciatore Kicker. KDE Frameworks è arrivato alla versione 6.24.0, con timestamp a precisione al nanosecondo in KIO e una nuova API StyleHints in Kirigami.

Il kernel Linux è passato dalla versione 6.19.5 alla 6.19.9, con miglioramenti all’audio, ai driver del filesystem e alla gestione dello scheduler. In questo ciclo di aggiornamenti del kernel sono state risolte oltre 25 vulnerabilità tracciate.

Mesa 26.0.2 ha corretto problemi visivi su hardware AMD RDNA 4 in titoli come Mafia III e risolto una regressione grafica su Intel Arc in Counter-Strike 2.

Tra i pacchetti di rilievo aggiornati: curl, FreeRDP, libsoup2, GnuPG, GStreamer, systemd e libxml2, quest’ultimo con un salto significativo alla versione 2.15.2. Sul piano della sicurezza, udisks2 ha ricevuto due fix che correggevano controlli di autorizzazione mancanti sulle operazioni con le intestazioni di cifratura LUKS.

Come di consueto con Tumbleweed, in caso di problemi dopo l’aggiornamento è possibile eseguire un rollback tramite snapper.

SOURCE:// news.opensuse.org

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Guida alle categorie di peso IBJJF


L' International Brazilian Jiu-Jitsu Federation (IBJJF) ha delle categorie di peso ben definite che sono diventate lo standard in molte competizioni di peso Si distinguono per genere e ovviamente Kimono o senza (Gi & No Gi) Categorie di peso IBJJF (Gi) Maschili limite dei 57.5 kg - Pesi gallo (Rooster - 126.5 lbs) limite dei 64 kg - Pesi piuma leggera (Light Feather - 141 lbs) limite dei 70 kg - Pesi piuma (Feather - 154 lbs) limite dei 76 kg - Pesi leggeri (Light - 167 lbs) limite […]
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L’ International Brazilian Jiu-Jitsu Federation (IBJJF) ha delle categorie di peso ben definite che sono diventate lo standard in molte competizioni di peso

Si distinguono per genere e ovviamente Kimono o senza (Gi & No Gi)

Categorie di peso IBJJF (Gi)

Maschili


  • limite dei 57.5 kg – Pesi gallo (Rooster – 126.5 lbs)
  • limite dei 64 kg – Pesi piuma leggera (Light Feather – 141 lbs)
  • limite dei 70 kg – Pesi piuma (Feather – 154 lbs)
  • limite dei 76 kg – Pesi leggeri (Light – 167 lbs)
  • limite degli 82.3 kg – Pesi medi (Middle – 181 lbs)
  • limite degli 88.3 kg – Pesi medio-massimi (Medium Heavy – 195 lbs)
  • limite dei 94.3 kg – Pesi massimi (Heavy – 208 lbs)
  • limite dei 97.5 kg – Super massimi (Super Heavy – 215 lbs)
  • senza limite – Ultra massimi (Ultra Heavy – No maximum)
  • Categorie di peso IBJJF (No-Gi)


Femminili


  • limite dei 47.5 kg – Pesi gallo (Rooster – 107 lbs)
  • limite dei 52.2 kg – Pesi piuma leggera (Light Feather – 115 lbs)
  • limite dei 57 kg – Pesi piuma (Feather – 125.5 lbs)
  • limite dei 62.8 kg – Pesi leggeri (Light – 138.5 lbs)
  • limite dei 69.1 kg – Pesi medi (Middle – 152 lbs)
  • limite dei 76.1 kg – Pesi medio-massimi (Medium Heavy – 167.5 lbs)
  • limite degli 82.3 kg – Pesi massimi (Heavy – 181.5 lbs)
  • senza limite – Super massimi (Super Heavy – No maximum)


Categorie di peso IBJJF (No-Gi)

Maschili


  • limite dei 55.5 kg – Pesi gallo (Rooster – 122.5 lbs)
  • limite dei 61.5 kg – Pesi piuma leggera (Light Feather – 136 lbs)
  • limite dei 67.5 kg – Pesi piuma (Feather – 149 lbs)
  • limite dei 73.5 kg – Pesi leggeri (Light – 162.5 lbs)
  • limite dei 79.5 kg – Pesi medi (Middle – 175.5 lbs)
  • limite degli 85.5 kg – Pesi medio-massimi (Middle Heavy – 188.5 lbs)
  • limite dei 91.5 kg – Pesi massimi (Heavy – 202 lbs)
  • limite dei 97.5 kg – Super massimi (Super Heavy – 215 lbs)
  • senza limite – Ultra massimi (Ultra Heavy – No maximum)


Femminili


  • limite dei 46.5 kg – Pesi gallo (Rooster – 103 lbs)
  • limite dei 51.5 kg – Pesi piuma leggera (Light Feather – 114 lbs)
  • limite dei 56.5 kg – Pesi piuma (Feather – 125 lbs)
  • limite dei 61.5 kg – Pesi leggeri (Light – 136 lbs)
  • limite dei 66.5 kg – Pesi medi (Middle – 147 lbs)
  • limite dei 71.5 kg – Pesi medio-massimi (Middle Heavy – 158 lbs)
  • limite dei 76.5 kg – Pesi massimi (Heavy – 169 lbs)
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quantica-ni / differx


vendo brevetto di una app conta-cani.

accompagnando i bimbi a scuola perdi il conto tutte le mattine?
sospetti siano 5 milioni ma ti manca qualche unità o decina?

con la app conta-cani non ne perderai nessuno. e l’integrazione con googlemap ti dirà quanti gremiscono il tuo metroquadro.

il nome della app è QUANTICA-ni.
il riferimento alla meccanica quantistica è dovuto al fatto che i cani sono l’unica entità fisica non subnucleare a essere in grado di eccedersi, numericamente.
mentre il gatto di Schrödinger per la meccanica quantistica può essere sia vivo che morto, il cane, qualunque cane, soprattutto in Italia, in particolare a Roma, e a Monteverde più che altrove, è sempre e soltanto vivo e scodinzolante due volte.

cioè se 1 cane = x, ossia x=1, nella meccanica quantistica (e nella vita reale, almeno a Roma, massime a Monteverde) si verifica sempre x>1.
vedi un cane a Monteverde? guarda bene: sono due.
#app #cani #differx #fisicaQuantistica #quantiCani #quanticaNi #quanticani #testo

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26×13 Chat Control: La Difesa della Privacy nel Parlamento Europeo


L’articolo della Electronic Frontier Foundation analizza i recenti sviluppi legislativi dell’Unione Europea riguardanti la cosiddetta proposta “Chat Control”, che mirerebbe a monitorare i messaggi privati dei cittadini. Nonostante il Parlamento Europeo abbia votato contro la proroga delle scansioni di massa indiscriminate, l’autore avverte che la minaccia alla privacy digitale non è ancora del tutto svanita. Le grandi aziende tecnologiche potrebbero infatti continuare a esaminare le comunicazioni su base volontaria, operando in una zona grigia dal punto di vista legale. La fonte sottolinea l’importanza di proteggere la crittografia end-to-end contro i tentativi dei governi di imporre sistemi di sorveglianza pervasivi. In sintesi, il testo esorta a mantenere alta la guardia affinché le misure di mitigazione del rischio non diventino uno strumento per aggirare i diritti fondamentali.

ref: EU Parliament Blocks Mass-Scanning of Our Chats—What’s Next?

Acor3.it

Acor3.it
26x13 Chat Control: La Difesa della Privacy nel Parlamento Europeo

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GNU Taler arriva su NymVPN: pagamenti digitali con la privacy del contante


NymVPN integra GNU Taler, il sistema di pagamento open source che protegge i dati dell'acquirente senza rinunciare alla conformità fiscale. Cos'è Taler, come funziona e perché è diverso da tutto il resto.
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NymVPN è una VPN costruita su mixnet, la rete anonimizzante sviluppata da Nym Technologies che mescola il traffico di più utenti per rendere impossibile la correlazione tra mittente e destinatario. Un approccio più radicale rispetto a una VPN tradizionale, almeno sulla carta. Da fine marzo, il servizio accetta pagamenti anche in GNU Taler.

Cos’è GNU Taler e perché non è una criptovaluta


GNU Taler (Taxable Anonymous Libre Electronic Reserves) è un sistema di pagamento elettronico libero, sviluppato nell’ambito del progetto GNU con il supporto, tra gli altri, della Commissione Europea e della Segreteria di Stato svizzera per la ricerca e l’innovazione.

L’obiettivo dichiarato è replicare digitalmente le proprietà della moneta contante dal punto di vista della privacy: chi paga non lascia tracce, chi riceve il pagamento è identificabile e soggetto a tassazione. Non c’è blockchain, non c’è mining, non c’è una valuta speculativa. Taler lavora con denaro ordinario, euro o franchi svizzeri, e si integra con l’infrastruttura finanziaria esistente.

Il meccanismo tecnico centrale sono le firme cieche: quando carichi il portafoglio digitale tramite un exchange, il sistema criptograficamente scollega quel prelievo dai pagamenti successivi. Il commerciante riceve i fondi ma non sa da chi provengono; l’operatore dell’exchange non può ricostruire il collegamento a posteriori. Non è anonimato completo nel senso tecnico del termine, ma è una protezione concreta contro la profilazione basata sulle abitudini di spesa, che è esattamente il problema che i pagamenti digitali ordinari non hanno mai risolto.

Carte di credito, app fintech e buona parte delle soluzioni crypto lasciano una scia di metadati finanziari che finiscono nelle mani di banche, intermediari e terze parti. Taler taglia questo flusso per architettura, non come funzione aggiuntiva.

Dove funziona adesso


Taler è operativo in beta pubblica in Svizzera tramite Taler Operations AG, che gestisce il servizio in franchi svizzeri. Il primo negozio fisico ad accettare pagamenti in eCHF è il P15 CoNetWorking Space di Biel/Bienne. GNU Taler Progetti sperimentali sono in corso anche in Austria e Germania, ma senza ancora una disponibilità concreta per i consumatori fuori dalla Svizzera.

NymVPN è quindi uno dei pochissimi servizi pagabili con Taler oggi, al di fuori del contesto elvetico. Per chi vuole testare il sistema senza spostarsi a Biel, è una delle poche occasioni pratiche.

SOURCE:// nym.com
SOURCE:// taler.net
SOURCE:// blog.marvinpascale.it

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Ente Locker arriva su F-Droid: documenti cifrati senza passare dal Play Store


Ente Locker, l'app open source per archiviare documenti e credenziali con cifratura end-to-end, è ora disponibile su F-Droid. Niente Google, niente compromessi.
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Ente è ormai una realtà consolidata nel panorama delle app privacy-first: Ente Photos per le foto, Ente Auth per i codici 2FA, e da qualche mese anche Ente Locker, pensato per tenere al sicuro documenti importanti, credenziali e note riservate. Tutto cifrato end-to-end, codice aperto su GitHub, architettura verificata da un audit indipendente di Cure53.

Locker permette di archiviare documenti d’identità, estratti conto, credenziali di recupero e note sicure, con la possibilità di condividere singoli elementi con persone di fiducia e di configurare un accesso d’emergenza per i contatti designati. Il piano gratuito copre fino a 100 elementi; chi ha già un abbonamento a Ente Photos sale a 1.000.

Fino ad ora era installabile tramite Play Store, App Store o APK direttamente da GitHub. Da fine marzo è disponibile anche su F-Droid, il repository di app libere per Android: la versione 1.0.1 è compilata e firmata direttamente da F-Droid, con garanzia di corrispondenza al codice sorgente. Un passo atteso, considerando che sia Ente Photos che Ente Auth erano già presenti sul repository. F-Droid segnala l’app con l’avviso “NonFreeNet”, standard per le app che si appoggiano a un server di sincronizzazione proprietario, ma il codice client resta AGPL-3.0.

Chi vuole completare il quadro può auto-ospitare il server, anch’esso open source. Per chi invece preferisce il servizio gestito, Locker resta un’alternativa concreta a soluzioni come Proton Drive per chi cerca un posto sicuro dove tenere i documenti che contano.

SOURCE:// f-droid.org
SOURCE:// ente.com

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GrapheneOS affina il supporto per Pixel 10a e risolve i bug di sistema


GrapheneOS aggiorna il firmware risolvendo i problemi del GPS su Pixel 10a e migliorando la compatibilità con Android Auto e le chat RCS di Google Messages.
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GrapheneOS ha rilasciato un nuovo aggiornamento che, pur mantenendo il Pixel 10a nella categoria dei dispositivi con supporto sperimentale, compie passi in avanti significativi per renderlo utilizzabile nel quotidiano. La versione 2026040300 si concentra sulla risoluzione di alcuni difetti di gioventù del nuovo smartphone di Google e sul miglioramento della stabilità generale dell’intero ecosistema Pixel.

L’intervento più rilevante per il Pixel 10a riguarda la precisione della geolocalizzazione. Per ovviare a dati sulla posizione spesso imprecisi, gli sviluppatori hanno integrato un modulo proveniente direttamente da una versione futura di Android, la 16 QPR3. Questo trapianto tecnologico permette al dispositivo di gestire correttamente i segnali satellitari, allineando le prestazioni a quelle dei modelli superiori. È stato inoltre ripristinato l’accesso alla funzionalità multi-utente, che risultava assente nelle prime build dedicate a questo modello.

Oltre ai correttivi specifici per l’ultimo nato, l’aggiornamento introduce novità importanti per lo strato di compatibilità che permette di eseguire i servizi Google in modo isolato. Chi ha scelto di utilizzare Google Messages noterà un’interfaccia più chiara durante la configurazione delle chat RCS, mentre per gli utenti che si affidano ad Android Auto è stata migliorata la gestione delle connessioni senza fili. Questi cambiamenti mirano a ridurre le frizioni tra la necessità di privacy e l’uso di strumenti che richiedono un’integrazione profonda con il sistema.

La stabilità generale ne esce rafforzata grazie alla risoluzione di un problema piuttosto fastidioso che causava riavvii improvvisi quando i Pixel venivano collegati a un monitor esterno. È stato anche corretto un errore che influenzava il comportamento della tastiera con alcune applicazioni moderne, garantendo che il tasto per cancellare il testo funzioni correttamente in ogni contesto. Questi miglioramenti sono accompagnati dall’aggiornamento dei componenti del sistema alla versione più recente, mantenendo l’infrastruttura software al passo con le ultime evoluzioni del codice Android.

Al momento la release è disponibile attraverso il canale Alpha, destinata quindi a chi desidera testare le novità in anteprima accettando qualche piccolo rischio residuo, prima del passaggio ai canali Beta e Stabile.

SOURCE:// grapheneos.org

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Jami Euclid: interfaccia rifatta, accessibilità migliorata e supporto RTL


La nuova versione di Jami introduce angoli arrotondati ovunque, una vista conversazione rinnovata e supporto migliorato per le lingue da destra a sinistra come arabo ed ebraico.
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Jami, il client di comunicazione libero e cifrato end-to-end del progetto GNU, si aggiorna alla versione “Euclid” con un’interfaccia rifatta quasi da zero. Il nome non è casuale: il matematico greco Euclide, spesso chiamato il “Padre della Geometria, e la firma visiva di questo rilascio sono proprio le forme, con angoli arrotondati che compaiono un po’ ovunque nell’interfaccia.

La vista conversazione è quella che cambia di più nell’uso quotidiano: le barre dei messaggi e dei contatti sono state ridisegnate per essere più coerenti tra loro, e lo sfondo della chat assume ora una tinta legata al colore del contatto, con una dissolvenza morbida al passaggio da una conversazione all’altra. L’ID Jami ha un logo rinnovato, mentre la gestione degli account si è spostata in basso a sinistra, lasciando le conversazioni in primo piano all’apertura.

Per i gruppi, che Jami chiama “swarm”, il pannello dei dettagli passa a una griglia. Ogni membro ha indicatori visivi: una corona dorata per gli amministratori, una busta per chi non ha ancora accettato l’invito, e l’icona di blocco per gli utenti rimossi.

Gli utenti che usano Jami con account SIP, il protocollo standard per le telefonate su internet usato spesso in contesti aziendali, ricevono finalmente una tastiera per l’inserimento di numeri, accessibile dal pulsante accanto alla barra di ricerca.

Novità anche sull’accessibilità, Euclid sistema diversi problemi di navigazione da tastiera e aggiorna ruoli e descrizioni dei componenti dell’interfaccia per i lettori di schermo. Migliora anche il supporto per le lingue da destra a sinistra, arabo, farsi ed ebraico inclusi, con icone che si specchiano correttamente in modalità RTL.

Sotto il cofano, Jami passa a Qt 6.10 e aggiorna alcune dipendenze a C++20. Su macOS, l’integrazione nativa con Tahoe porta gli angoli arrotondati anche alla finestra dell’applicazione stessa, in continuità con il resto dell’ambiente.

Per chi cerca alternative alle piattaforme di comunicazione proprietarie, Jami rimane una delle opzioni più radicali: nessun server centrale, nessun account collegato a un numero di telefono o a un’email, tutto cifrato tra i dispositivi.

SOURCE:// jami.net

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Ladybird accelera: il browser indipendente ora punta al 4K


Il panorama dei browser web è bloccato da tempo in una situazione di stallo tecnico, dove quasi ogni alternativa a Chrome, ad eccezione di Firefox, si limita a vestire con un abito diverso il motore di Google. Ladybird ha deciso di percorrere la strada più difficile: costruire tutto da zero. I progressi di marzo 2026 mostrano che questa scommessa sta pagando, trasformando quello che era un progetto di nicchia in una piattaforma sempre più scattante e capace di gestire il web moderno. Il […]
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Il panorama dei browser web è bloccato da tempo in una situazione di stallo tecnico, dove quasi ogni alternativa a Chrome, ad eccezione di Firefox, si limita a vestire con un abito diverso il motore di Google. Ladybird ha deciso di percorrere la strada più difficile: costruire tutto da zero. I progressi di marzo 2026 mostrano che questa scommessa sta pagando, trasformando quello che era un progetto di nicchia in una piattaforma sempre più scattante e capace di gestire il web moderno.

Il cuore di questa rivoluzione si chiama AsmInt. Si tratta di un nuovo interprete JavaScript scritto a mano in linguaggio assembly (per architetture x86_64 e AArch64). Invece di passare per le consuete traduzioni del codice C++, il browser ora parla in modo molto più diretto all’hardware. I risultati nei test di velocità sono brutali: miglioramenti che vanno dal 37% fino al 69% in base al tipo di operazione. La navigazione risulta sensibilmente più reattiva, specialmente su siti carichi di script complessi.

Il traguardo del 4K e la pulizia del codice


Per la prima volta, Ladybird riesce a gestire correttamente i flussi video VP9 e l’audio Opus all’interno dei contenuti WebM. Questo significa che il supporto a YouTube ha fatto un salto generazionale, permettendo di selezionare la qualità video fino al 4K. Al momento la funzione è nascosta dietro una “flag” sperimentale perché il consumo di memoria è ancora elevato e mancano alcuni meccanismi di pulizia dei dati bufferizzati, ma il segnale è chiaro: l’indipendenza non significa rinunciare all’alta definizione.

Eliminando il vecchio sistema di compilazione JavaScript a favore di un’architettura più snella, il progetto ha guadagnato in stabilità. Anche il motore per le espressioni regolari è stato riscritto completamente da zero utilizzando il linguaggio Rust, una scelta che ha portato a un incremento di velocità pari a sei volte rispetto al passato.

Che cos’è Ladybird


Per i nuovi lettori, Ladybird è un browser unico al mondo. A differenza di quasi tutti i concorrenti (come Edge, Brave o Opera), non prende in prestito il motore di Google (Chromium) né quello di Apple (WebKit). L’obiettivo è creare un software che rispetti gli standard del web senza sottostare alle logiche commerciali dei giganti della Silicon Valley, garantendo un’alternativa reale e trasparente.

Segnalibri e siti più fluidi


Oltre alle grandi manovre sotto il cofano, marzo ha portato novità pratiche. Ora il browser supporta i segnalibri persistenti salvati in formato JSON, una funzione fondamentale per l’uso quotidiano. Sono stati risolti anche numerosi problemi di visualizzazione su siti popolari come Microsoft.com e Chess.com, grazie a una gestione più precisa dei fogli di stile (CSS) e dei caricamenti in parallelo. Con oltre due milioni di test di compatibilità superati, Ladybird non è più solo un esperimento, ma un software che inizia a masticare il web reale con estrema competenza.

SOURCE:// ladybird.org

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Anche in questo caso, è il Psi il partito che maggiormente si spende per la difesa dei giudici inquisiti


Una delle tematiche di maggior interesse per l’ordine giudiziario in questo periodo è quello relativo alle modalità di elezione dei membri “togati” del Consiglio superiore della magistratura. La legge del 1967 prevedeva un sistema maggioritario a doppio turno che aveva dimostrato una notevole tendenza a favorire la schiacciante affermazione di una sola corrente in occasione delle elezioni del 1972. In quelle elezioni infatti Magistratura Indipendente, attraverso un efficace sistema di alleanze, era riuscita ad ottenere l’assegnazione di tutti i seggi spettanti ai membri magistrati eletti <252 (nelle successive elezioni del 1976, con un nuovo sistema elettorale proporzionale la stessa corrente otterrà solo 8 seggi su 20 <253). Secondo molti osservatori <254, proprio a causa della sua composizione, durante la legislatura consigliare iniziata nel 1972, il Csm si era caratterizzato in senso conservatore e si era reso protagonista di una lunga serie di iniziative volte a penalizzare i magistrati delle correnti più progressiste, a cominciare da Magistratura Democratica, sia attraverso l’uso dei poteri disciplinari sia con le assegnazioni agli uffici direttivi. Da un punto di vista tecnico comunque, il sistema elettorale appariva, dopo la prova del 1972, scarsamente idoneo ad assicurare un buon funzionamento dell’organo e praticamente tutte le correnti, in occasione della campagna elettorale per le elezioni dell’Associazione Nazionale Magistrati del giugno 1975, comprendevano nel loro programma un sostegno alla riforma (compresa Magistratura Indipendente) <255.
Dello stesso avviso erano i principali partiti, ma con sfumature diverse. Il Pci, pur votando a favore della legge di riforma in Parlamento nella seconda metà del 1975, non sembra dare eccessivo peso a tale iniziativa; l’Unità ne parla poco e, si direbbe, svogliatamente. Su Rinascita se ne occupano saltuariamente gli esperti di giustizia del Pci: Spagnoli, Perna, Malagugini, Barcellona; ma certo non sembra essere una delle priorità del partito. Più battagliero appare il Psi; già alla fine di gennaio, nel corso delle polemiche circa le dichiarazioni di Spagnuolo al Mondo, il ministro Zagari rilascia un’intervista allo stesso settimanale <256, in cui dichiara che tra le riforme necessarie per rendere più efficace la funzione giurisdizionale vi è quella relativa ad una revisione, in senso proporzionalista, delle legge elettorale per il Csm. In aprile poi il Psi, attraverso Viviani, presenta il proprio disegno di legge per la riforma elettorale; nello stesso periodo Vincenzo Balzamo, che cura i lavori della commissione problemi dello Stato del Psi, rende noto che, per quanto riguarda il Csm, la priorità è la riforma elettorale, mentre eventuali revisioni costituzionali (con riferimento al disegno di legge Bianco-Gargani) possono anche essere opportune, ma ancor più importante è mantenere l’indipendenza della magistratura <257. Nella stessa direzione va anche il rapporto del convegno del Psi sullo Stato che si tiene a Gardone a settembre. <258 Nel frattempo anche la Dc si è espressa a favore del sistema proporzionale ed anzi, attraverso il deputato Coppola, presenta un proprio disegno di legge in tal senso <259, che confluirà poi con quello del Psi nella legge approvata a ottobre. Non mancano, tra i moderati ed anche fra i democristiani coloro che sono critici nei confronti del progetto di legge (come sarà evidente a novembre, quando il Presidente Leone rinvia la norma alle Camere), ma l’intera magistratura, o quasi, è ormai per la riforma e, inoltre, vi è una considerazione di importanza non secondaria: il vecchio sistema elettorale può aver favorito gli elementi moderati, ma nulla garantisce che lo farà anche in futuro; le forze progressiste sembrano avanzare nell’ambito della magistratura come in altri settori della società italiana e la prospettiva di ritrovarsi con Magistratura democratica che controlla il Csm non deve essere vista con favore dai democristiani (e non solo da loro). L’unico partito a votare contro la riforma è quindi il Movimento Sociale. Forse anche per questo desta qualche stupore l’iniziativa di Leone (definita «pretestuosa» da Alessandro Pizzorusso <260); anche perché da un punto di vista tecnico-giuridico non sembra che le osservazioni siano particolarmente fondate (ne sarà accolta solo una su quattro dal Parlamento, che confermerà definitivamente la legge a dicembre). Secondo una nota inviata da Malagugini alla segreteria del Pci nell’ottobre 1975, a convincere Leone dell’opportunità di rinviare la legge sarebbe stato Cucco, consigliere per Terzo potere del Csm <261. Come accennato, uno dei problemi maggiori causati dalla schiacciante maggioranza conservatrice al Csm nella legislatura iniziata nel 1972, secondo i progressisti, è quello dei procedimenti disciplinari <262. Nel corso del periodo in esame si assiste in effetti ad alcuni procedimenti in cui il contenuto politico appare piuttosto evidente. Tra i più noti quello di tre pretori del lavoro di Milano, sottoposti a procedimento disciplinare a causa delle sentenze da loro emesse tra il 1971 ed il 1973; si tratta di un caso piuttosto noto perché seguito da vicino dalla stampa e perché descritto nei dettagli nel libro “Magistrati scomodi”, uscito nel 1974 <263 e narrato nelle memorie di uno dei giudici inquisiti <264. Il procedimento si presenta come estremamente delicato perché teso, nelle intenzioni di coloro che lo hanno promosso, a sanzionare il merito delle sentenze dei pretori, la loro attività giurisdizionale. Per quanto riguarda il contenuto delle sentenze, leggendo oggi le memorie di Romano Canosa (scritte alla fine degli anni Settanta), le convinzioni che esprime ed il linguaggio usato in quel momento, non si fatica a credere che esse dovessero essere il frutto di un’interpretazione favorevole ai lavoratori fino ai limiti (e forse in qualche caso anche oltre) della lettera della legge; d’altra parte, lo stesso Canosa afferma di aver ascoltato le critiche di Gino Giugni, principale ispiratore dello statuto dei lavoratori, al «radicalismo di una certa magistratura di sinistra» <265. Se le sentenze potevano essere considerate dettate da parzialità il rimedio doveva però essere necessariamente costituito dai giudizi di appello (i quali infatti, come lamenta Canosa ribaltavano quasi sempre il giudizio di primo grado) ma non un’inchiesta disciplinare finalizzata a giudicare l’attività giurisdizionale e quindi ledere l’indipendenza del giudice nel suo libero convincimento; infatti il procedimento disciplinare presso il Csm, pur governato da giudici conservatori, giunge ad una soluzione di proscioglimento.
Per quanto riguarda gli altri provvedimenti disciplinari “politici” essi riguardano magistrati quasi sempre di Magistratura democratica e gli atti censurabili consistono nella maggior parte dei casi <266 in critiche delle sentenze di altri giudici o dichiarazioni pubbliche considerate incompatibili con l’ufficio ricoperto <267. La Dc si occupa poco della questione ed il suo quotidiano non dà quasi alcun peso alle vicende. Il partito comunista si schiera a difesa dei magistrati progressisti sotto inchiesta e sottolinea, in particolare, l’intento politico generale da parte dell’alta magistratura e del Csm a maggioranza moderata e come le mancanze (o presunte tali) che si vogliono colpire siano sempre riconducibili alla manifestazione del pensiero <268. Ma, anche in questo caso, è il Psi il partito che maggiormente si spende per la difesa dei giudici inquisiti e attacca duramente il Csm ed i magistrati conservatori che promuovono le azioni disciplinari <269. Anche in questo caso valgono le considerazioni già fatte a proposito dei toni dei socialisti sulle inchieste sull’eversione di destra: il partito, avvertendo che la sua immagine risulta logorata dagli anni di collaborazione con la Dc compie tutti gli sforzi possibili per accreditarsi presso gli ambienti della sinistra.
Un elemento importante per l’elaborazione di una politica sulla giustizia e sull’ordinamento giudiziario da parte dei partiti della sinistra è il loro rapporto con la corrente più progressista della magistratura, ovvero Magistratura Democratica. Dopo la scissione del 1969 questo gruppo si era spostato sulla sinistra dell’asse politico e, in occasione del primo congresso, tenutosi a Firenze nel 1973, l’argomento più significativo del dibattito era stato l’atteggiamento nei confronti della sinistra tradizionale, in particolare del partito comunista. Con le elezioni politiche del 1972 Generoso Petrella aveva abbandonato la segreteria della corrente per l’elezione al Senato nelle liste del Pci ed era stato sostituito da Marco Ramat, in quel momento di simpatie socialiste <270; a Firenze dunque si confrontano due gruppi principali, la “destra” interna, rappresentata da Violante, Bruti Liberati, Grimaldi, dallo stesso Petrella, che affermava il ruolo del Pci come punto di riferimento principale, e la “sinistra” con Accattatis, Senese, Marrone, ed altri che sostenevano due punti fondamentali: l’autonomia ideologica rispetto ai partiti della sinistra tradizionale e l’esigenza di formulare strategie politico-giudiziarie “di classe” <271; la conferma di Ramat alla segreteria testimonia lo sforzo di cercare una mediazione tra le due anime della corrente. Un risultato che sembra in buona misura raggiunto in occasione del congresso successivo, nell’aprile del 1975 a Napoli, che segna probabilmente il momento di maggior approssimazione di Magistratura democratica con il Pci <272. In questo periodo Md conta sul sostegno del 13% dei magistrati, contro oltre il 40% di Magistratura Indipendente e poco più del 20% ciascuno a Terzo Potere e Impegno Costituzionale <273.
Alla vigilia della VII legislatura quindi, pur in presenza di elementi fortemente innovatori che introducono un acceso dibattito interno, la magistratura appare ancora caratterizzata, rispetto alla società italiana, dalla prevalenza di giudici di orientamento moderato-conservatore <274 soprattutto nei suoi gradi più elevati, forse anche in virtù del fatto che la gran maggioranza dei magistrati provengono dalle regioni del Mezzogiorno <275, le quali appunto si distinguono, dal punto di vista politico-culturale, per un maggior seguito ottenuto dai partiti moderati <276. Eppure diversi magistrati appartenenti alle giovani leve, non necessariamente orientate a sinistra o aderenti a Magistratura Democratica, quando si trovano davanti inchieste delicate che riguardano esponenti di partito dimostrano di non farsi influenzare da quella sorta di “sudditanza” culturale nei confronti delle forze politiche, soprattutto quelle di governo, che aveva caratterizzato l’ordine giudiziario italiano fin dall’unificazione.
E’ opinione diffusa che lo scandalo dei petroli, come anche le inchieste sulle “deviazioni” dei servizi di sicurezza che denotano quantomeno una mancanza di incisività nel controllo politico, abbiano avuto un ruolo significativo nella riduzione di consensi sofferto dalla Dc in occasione delle elezioni del giugno 1975, alle quali, non a caso, il Pci si presenta come il partito dalle “mani pulite”. Anche nel 1976 il coinvolgimento di diversi esponenti Dc in possibili violazioni della legge continua ad avere effetti, se è vero che pur decidendo di dare il voto a questo partito, molti moderati si vedono costretti a “turarsi il naso”, secondo la celebre espressione di Indro Montanelli. In questa maniera le inchieste giudiziarie ricordate danno un contributo importante, forse fondamentale, a quell’«assedio» di cui parla Flaminio Piccoli e che descrive lo stato d’animo di molti democristiani tra il 1974 ed il 1976 <277 quando l’immagine del partito è forse adeguatamente resa dal film di Elio Peltri “Todo modo”, del 1975, in cui un gruppo di dirigenti Dc si isola completamente dalla società per richiudersi in un mondo surreale in cui si mescolano i sensi di colpa dei dirigenti delle correnti interne per gli scandali di cui si sono resi protagonisti, alle ipocrisie ed ai litigi legati all’esercizio del potere.
Ma gli effetti delle inchieste giudiziarie non si limitano al consenso elettorale; essi si estendono, verosimilmente, anche agli equilibri interni della Dc: a Fanfani succede, pur in presenza di grandi resistenze, un personaggio caratterizzato da notevoli anomalie nella storia del partito, Zaccagnini, che non gode di un grande seguito personale, ma che si è messo in luce per aver denunciato la mancanza di tensione etica e la necessità di abbandonare pratiche non trasparenti; in molti, all’interno ed all’esterno del partito di maggioranza relativa confidano in una fase di “rinnovamento”, in cui un diverso atteggiamento rispetto ai metodi illegali di finanziamento, ai legami con la criminalità organizzata e l’approccio nei confronti di certi elementi delle forze armate sospettate di scarsa fedeltà ai valori democratici, hanno un ruolo importantissimo.
Le inchieste che riguardano i partiti di governo, portano, da un punto di vista politico ed elettorale, significativi vantaggi al maggior partito di opposizione e di ciò i dirigenti del partito comunista sono consapevoli. Eppure, se da una parte il lavoro dei magistrati permette al Pci di acquisire maggior forza, dall’altra parte esso crea il rischio di radicalizzare la contrapposizione con la Dc che non è funzionale alla collaborazione tra i due maggiori partiti che costituisce il disegno strategico del Pci e, quando le inchieste coinvolgono i socialisti, rischiano di creare un solco nell’ambito della sinistra. Berlinguer è deciso a tener ferma la rotta del partito in direzione del compromesso storico, l’unica strategia che può portare i comunisti a responsabilità di governo correndo pochissimi rischi, di conseguenza la sua tattica è quella di evitare una esasperazione dei toni. Inoltre, pur apprezzando le novità di segno “democratico” che emergono in maniera sempre più evidente tra i giudici, non pochi responsabili del partito dimostrano sempre una certa diffidenza nei confronti di esponenti di un potere burocratico che, in tutta autonomia, intraprendono iniziative capaci di incidere sulle dinamiche dei partiti. Tuttavia la posizione del partito per quanto riguarda l’eversione di destra, la criminalità organizzata, ma anche la corruzione pubblica è chiara ed è di aperto contrasto. Il risultato è una politica in cui i comunisti, pur senza alzare i toni, senza ricorrere al deprecato “qualunquismo”, senza cioè attribuire all’intera Democrazia Cristiana le responsabilità per gli atti devianti di singoli esponenti, adottano tutte le iniziative specifiche per favorire l’emergere delle responsabilità personali di coloro che sono sottoposti a indagini.
Con i socialisti il Pci è ancora più cauto. Per quanto riguarda i processi che si riferiscono al terrorismo di marca fascista non esistono problemi di sorta; si tratta di vicende che uniscono i due partiti della sinistra contro, almeno ciò è quanto si percepisce nel dibattito pubblico, alcuni partiti di governo; si tratta di inchieste, si potrebbe dire, che favoriscono la linea dell’”alternativa di sinistra” in campo politico; un discorso analogo vale per la criminalità organizzata. Mentre il problema della corruzione e del finanziamento occulto dei partiti è assai più delicato: il Psi sembra pagare la prossimità col potere centrale che dura ormai da oltre un decennio e, in alcune circostanze, membri del partito vengono lambiti, o anche coinvolti, nelle indagini, cosa che probabilmente non rimane senza conseguenze per le delusioni elettorali del Psi nel 1975. Inoltre, anche se la stampa non dà grande risalto alla cosa, il partito vota puntualmente, o quasi, in sintonia con la Dc nella commissione inquirente che si occupa di petroli, Montedison ed altro. In questo caso le inchieste sembrano, da un punto di vista politico favorire l’unità d’azione tra Dc e Psi, in una parola, il Centrosinistra.

[NOTE]252 A. Pizzorusso, L’organizzazione della giustizia in Italia, Einaudi, Torino, 1982. Vedere anche “Gerarchie e potere nella magistratura”, Il Contemporaneo, allegato a Rinascita N. 9 del 1 marzo 1974.
253 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit.
254 Vedere, ad esempio, R. Canosa, Storia della magistratura in Italia. Da piazza Fontana a mani pulite.Cit.
255 Vedere l’inserto sulla campagna elettorale in La Magistratura aprile-maggio 1975,
256 “Colpire a fondo. Colloquio con Mario Zagari”, Il Mondo del 31 gennaio 1974. N. 5; vedere anche “Grandi forze sono senza controllo”, l’Avanti, 23 gennaio 1974
257 “Per la giustizia soluzioni globali”, l’Avanti del 12 aprile 1974
258“Ampliare le libertà per rafforzare le istituzioni”, l’Avanti del 27 settembre 1974
259 “Nuove rappresentanze per i magistrati”, il Popolo del 09 aprile 1975
260 A. Pizzorusso, L’organizzazione della giustizia in Italia. Cit. Pag. 42.
261 Nota del 21 ottobre 75, Fondazione Gramsci, Archivio del Pci, Busta N. 208, Pag. 910X
262 Sull’argomento vedere, ad esempio, “La disciplina dei magistrati”, Quale giustizia N. 38-39 del 1977; oppure E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione agli anni Novanta”. Cit. Pag. 191.
263 Magistratura Democratica, Magistrati scomodi. Un tentativo di epurazione, Dedalo, Bari, 1974.
264 R. Canosa, Storia di un pretore, Einaudi, Torino, 1978.
265 Romano Canosa, Storia di un pretore. Cit. Pag. 87.
266 Una significativa eccezione è costituita dal trasferimento ai danni del pretore Di Giorgio di Martina Franca. Verosimilmente l’interessamento del Csm deriva dalle inchieste del pretore che avevano toccato interessi politici e imprenditoriali locali. Vedere “Trasferito il pretore Di Giorgio”, l’Unità del 14 gennaio 1974
267 Il periodico Quale giustizia di maggio-giugno 1977 contiene una descrizione dei casi più significativi.
268 Vedere, ad esempio, “L’attacco ai magistrati democratici”, l’Unità del 14 maggio 1974
269 Vedere, per esempio, “Caso Ramat, riappare la repressione”, l’Avanti del 26/04/1974 o “Il Csm all’azione repressiva”, l’Avanti del 18 maggio 1974, o, ancora, “al Csm altri tre pretori perseguiti per le loro sentenze in materia di lavoro”, l’Avanti del 13 ottobre 1974
270 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit. Pag. 320.
271 G. Palombarini, Giudici a sinistra. Cit. Pag. 117
272 Vedere, ad esempio, “I giudici fanno il compromesso storico”, Espresso, N. 16 del 1975
273 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit. Pag. 385 Si tratta delle percentuali di voto ottenute da ciascuna corrente in occasione delle elezioni per la giunta esecutiva dell’Associazione Nazionale Magistrati nel 1976.
274 Questa circostanza è testimoniata, oltre che dai risultati elettorali per il rinnovo dei vertici dell’Anm e per il Csm, da diversi protagonisti dell’epoca, ad esempio Paolo Emilio Taviani, che, nelle sue memorie, nel parlare di Vittorio Occorsio, ricorda che gli era stato descritto come giudice «orientato a sinistra», un giudizio che il politico democristiano considera «un merito anziché un difetto» in considerazione «dell’eccessivo reazionarismo della maggioranza dei magistrati anziani»; si tratta di un commento che risale alla fine del 1973.
275 Di Federico, Caratteristiche socioculturale della magistratura. La tendenza degli ultimi vent’anni, Rusconi, Milano, 1989.
276 R. Mannheimer e G. Sani, Il Mercato elettorale, Il Mulino, Bologna, 1987.
277 G. Galli, Storia del socialismo italiano. Cit. Pag. 413.
Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013
#1972 #1975 #Consiglio #CSM #DC #democratica #disciplinari #EdoardoMFracanzani #giudici #inchieste #indipendenza #inquisiti #magistratura #PCI #procedimenti #PSI #scandali #superiore #terrorismo

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Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
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Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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DJI Avata 360 porta il volo FPV a un livello completamente nuovo grazie a un’esperienza immersiva a 360°. Ecco come funziona, cosa cambia rispetto ai droni tradizionali e perché potrebbe rivoluzionare il settore
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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


DJI Avata 360: il nuovo drone FPV che rivoluziona il volo immersivo


DJI ha presentato Avata 360, il nuovo drone di punta dell’azienda offre immagini a 360°. Inoltre, il potente sistema di trasmissione video O4+ e il rilevamento degli ostacoli permettono ai creator di vedere più lontano, con un’esperienza di volo più stabile, più sicura e ancora più immersiva. Abbinato a DJI Goggles e ai Motion Controller, l’ultimo arrivato della serie Avata offre un’esperienza di volo immersiva con tutto il brivido dell’FPV.
Nella foto sopra, DJI Avata segue i ciclistiNella foto sopra, DJI Avata segue i ciclisti

Due obiettivi per aumentare la creatività


Avata 360 beneficia di due diversi obiettivi che possono essere alternati in modo fluido. L’obiettivo a 360° utilizza sensori equivalenti a 1 pollice che catturano immagini a 360° con ricchi dettagli per video HDR a 8K/60 fps e foto da 120 MP. Con pixel grandi e un'ampia gamma dinamica, anche luci e ombre vengono catturate con nitidezza. Sia i video sia le foto possono essere esportati direttamente o rielaborati in post-produzione. La modalità Obiettivo singolo, invece, consente ai creator di effettuare riprese tradizionali in 4K/60fps, come con Avata.

Autenticazione push mobile: sicurezza bancaria sul tuo smartphone
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Trasmissione video stabile


Il nuovo drone è dotato del sistema di trasmissione video O4+ di punta dell’azienda, che offre live feed stabili e nitidi per voli più fluidi e coinvolgenti. Le sue eccellenti capacità anti‑interferenza consentono la trasmissione in alta definizione e ad alta frequenza di fotogrammi a 1080p/60 fps e supportano una portata fino a 20 km.
Le lenti sono facilmente intercambiabiliLe lenti sono facilmente intercambiabili

Sicurezza avanzata


Avata 360 offre fino a 23 minuti di autonomia di volo (dichiara DJI) e include diverse funzioni di sicurezza standard, tra cui il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli in notturna e le pareliche integrate. Se danneggiata, la lente della fotocamera può essere sostituita facilmente con il kit lente di ricambio con strumenti per DJI Avata 360 (venduto separatamente). Consente inoltre un’esperienza eccezionale nella creazione di contenuti aerei: una singola ripresa realizzata con l’imaging a 360° può essere trasformata, in post-produzione, in molteplici clip.
Grazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il driftingGrazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il drifting

Le principali funzionalità


Il DJI Avata 360 integra una serie di funzionalità avanzate che ridefiniscono l’esperienza FPV rendendola accessibile anche ai meno esperti. Tra le principali novità spiccano lo Spotlight Free, che consente di agganciare automaticamente un soggetto in movimento replicando movimenti di camera professionali, e ActiveTrack 360°, capace di adattare dinamicamente il tracciamento in base allo scenario, mantenendo sempre il soggetto al centro dell’inquadratura.
DJI Avata con Radiocomando RC2DJI Avata con Radiocomando RC2
La modalità FPV introduce un effetto di rollio naturale applicabile anche in post-produzione, mentre il tracciamento intelligente, supportato da algoritmi evoluti, permette di seguire con precisione persone, veicoli e animali anche in riprese a 360°. Sul fronte editing, il sistema GyroFrame consente un controllo totale dell’inquadratura direttamente in app, affiancato da uno stabilizzatore virtuale che abilita rotazioni e inclinazioni infinite per movimenti di camera più dinamici. Completano il pacchetto una lente frontale sostituibile, 42 GB di memoria interna per registrazioni fino a 30 minuti in 8K senza microSD e trasferimenti ultra rapidi tramite Wi-Fi 6, che garantiscono velocità fino a 100 MB/s per un flusso di lavoro immediato e senza interruzioni.

Nuovo iPad Air M4: prezzo, scheda tecnica e novità | TechPerTutti
Apple ha presentato ufficialmente il nuovo iPad Air con chip M4: il tablet di fascia media si rinnova con prestazioni da top di gamma, supporto ad Apple Intelligence e connettività Wi-Fi 7, mantenendo invariato il prezzo di partenza
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Prezzo e disponibilità


DJI Avata 360 sarà disponibile per l’acquisto su dji-store.it e presso i rivenditori autorizzati a partire dal 23 aprile, nelle seguenti configurazioni:

  • DJI Avata 360 (DJI RC 2) 729 euro;
  • DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) 949 euro;
  • DJI Avata 360 Motion Combo 949 euro.


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Arrivano, in beta, i canali su SimpleX Chat


SimpleX Chat 6.5 beta introduce canali pubblici basati su chat relay. Scopri le nuove funzioni, i miglioramenti prestazionali e le limitazioni della versione attuale.
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SimpleX Chat aggiorna la propria piattaforma con una funzionalità che potrebbe cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono su questa rete di messaggistica focalizzata sulla privacy. La versione 6.5.0-beta.7.1 introduce i canali pubblici basati su chat relay, attualmente disponibili in fase beta.

Questa novità rappresenta un passo significativo per SimpleX, che finora si era concentrata principalmente su comunicazioni peer-to-peer private. I canali pubblici permettono ora di creare spazi di discussione accessibili a chiunque, mantenendo comunque l’architettura decentralizzata che caratterizza il progetto. Il sistema si basa sui chat relay, infrastrutture che facilitano la connessione senza rivelare indirizzi IP o metadati sensibili.

Dai primi test emerge un quadro chiaro delle possibilità offerte per ora: ogni canale genera un link pubblico di iscrizione, piuttosto lungo e non facilmente memorizzabile e un codice QR per l’accesso rapido. Gli amministratori possono visualizzare il numero e il nome degli iscritti, impostare un’immagine pubblica identificativa e configurare la durata automatica dei messaggi, con opzioni che vanno dall’eliminazione immediata fino a un anno. L’impostazione predefinita è di una settimana.
Alcuni screenshot di un canale creato come test
È possibile aggiungere un messaggio di benvenuto che viene inviato automaticamente a chi si iscrive e selezionare quali relay SimpleX devono ospitare il canale. Il supporto include testo, immagini, video e file di vario tipo. Una caratteristica distintiva è la natura broadcast: solo l’amministratore pubblica, gli iscritti ricevono ma non possono rispondere direttamente.

Oltre ai canali pubblici, l’aggiornamento porta miglioramenti prestazionali concreti. Secondo gli sviluppatori il consumo di memoria si è ridotto di circa il 30 per cento, mentre le connessioni iniziali risultano più rapide e stabili, specialmente su reti con qualità scarsa. Queste ottimizzazioni toccano sia la versione desktop che quella mobile.

Su desktop gli utenti possono ora selezionare il testo nei messaggi, inviare messaggi vocali e godersi una riproduzione audio e video più stabile. Una correzione risolve anche il problema di navigazione verso messaggi citati durante ricerche o filtraggio contenuti.

Su Android e desktop vige una limitazione da tenere presente: le app mobili possono collegarsi solo con versioni desktop identiche. Chi aggiorna su un dispositivo dovrà assicurarsi che anche l’altro lato della comunicazione sia allineato alla stessa versione.

SimpleX Chat rimane un progetto open source, con aggiornamenti regolari disponibili sul repository GitHub. La natura beta dei canali pubblici suggerisce che ulteriori affinamenti arriveranno nelle prossime settimane, con possibili cambiamenti basati sul feedback della comunità.

Per chi cerca alternative alle piattaforme di messaggistica mainstream, questa evoluzione dimostra come sia possibile bilanciare apertura e privacy senza compromessi architetturali.

SOURCE:// github.com

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Il Trionfo della Morte di Marco Abbagnara: tra Noir, Etica e Oscura Redenzione

Indice dei contenuti

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Copertina del libro Il Trionfo della Morte di Marco Abbagnara

Titolo: Il trionfo della morte

Serie: secondo libro della trilogia

Autore: Marco Abbagnara

Genere:

Editore ‏ : ‎ Pathos Edizioni
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 27 febbraio 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano

La contessa Lucrezia Montecadì è ormai l’ossessione del detective Carlos Diabo, che lo attrae e lo respinge, che lo incita a voler scoprire che fine ha fatto Alejandro, suo cognato e marito di Lucrezia e la bellissima Adama. Omicidi, tradimenti e una profonda fede nel disegno di Dio e della chiesa di Manto sono i confini entro cui si muove la potente imprenditrice, contessa e titolare della casa farmaceutica Radesa.

“Il Trionfo della Morte di Marco Abbagnara


Dopo il successo di Lucrezia purificatrice del male, (potete leggere l’articolo cliccando qui magozine.it/lucrezia-purificat…) Marco Abbagnara torna in libreria con “Il Trionfo della Morte”, il secondo capitolo della sua ambiziosa trilogia. Se il primo volume ci aveva introdotto in un mondo di ombre e contrasti, questo sequel alza la posta in gioco, trascinando il lettore in un vortice di etica distorta, giustizia sommaria e oscure trame scientifiche.

Un Ritorno Atteso: Lucrezia e Carlos


In questo nuovo capitolo ritroviamo i volti che hanno reso celebre la saga. Al centro della scena campeggia la Contessa Lucrezia Montecadì, un personaggio che incarna perfettamente il binomio dell’eroe oscuro. Lucrezia non è una protagonista convenzionale: è una forza della natura che combatte il male utilizzandone i medesimi strumenti, muovendosi in quella zona grigia dove la morale si dissolve.

A contrastarla c’è nuovamente l’investigatore Carlos, la sua nemesi naturale. Se Carlos rappresenta, almeno sulla carta, la “coscienza pulita” e il rigore della legge, Abbagnara compie un’operazione chirurgica anche il detective, finisce per riflettere i peccati della sua razza. Tra i due non vi è solo uno scontro tra giustizia e crimine, ma un duello filosofico su cosa significhi realmente “ripulire il mondo”.

L’Ombra di Arconte: Il Male ha un Nuovo Volto


Arconte, una figura che evoca immediatamente suggestioni esoteriche e orrorifiche. Arconte è l’incarnazione della crudeltà priva di scrupoli, un uomo che vive nella lussuria e nel culto della propria depravazione. Il suo legame con un misterioso affresco raffigurante la morte non è solo un elemento estetico, ma un simbolo della tentazione. Attorno a lui gravitano figure minori, come due giovani ladruncoli mossi dalla brama di denaro, le cui vite si intrecceranno tragicamente con i piani del villain, dimostrando come il desiderio materiale possa trasformarsi in una condanna a morte.

“La morte, in questo romanzo, non è un mostro da temere, ma un linguaggio. Una forza che purifica il falso per rivelare l’autentico.”

Scienza e Peccato: La Svolta Narrativa


Abbagnara inserisce nel tessuto del romanzo un elemento di trama sorprendente: la scoperta che Lucrezia potrebbe possedere, nel suo sangue o nelle sue azioni, una cura inaspettata contro il cancro. Questo sposta il libro dal genere noir puro verso il thriller scientifico e sociale. Riuscirà la Contessa a trasformare questa scoperta in una speranza concreta?

Fino a che punto si spingerà la concorrenza spietata di chi vuole lucrare sulla sofferenza?

Questa sottotrama serve a esplorare il passato di Lucrezia, un passato fatto di violenza e dolore che l’ha resa la paladina delle donne indifese, trasformando la sua “morte interiore” in una missione di vita e purificazione per gli altri.

Uno Stile Immersivo e Poetico


La scrittura di Marco Abbagnara si conferma pulita, diretta, ma profondamente evocativa. L’autore non si limita a raccontare una storia; crea un’atmosfera. I personaggi non sono semplici pedine narrative, ma anime in bilico che portano il peso di desideri taciuti e colpe inconfessabili.

Mentre si legge, si ha la sensazione di non essere meri spettatori: si respira con i protagonisti, si prova la loro rabbia e la loro rassegnazione. Abbagnara ha il raro dono di trattare tematiche profonde la violenza di genere, l’etica medica, la natura del male senza mai risultare didascalico, lasciando che siano le azioni a parlare.

Un’Esperienza Disturbante e Bellezza


“Il Trionfo della Morte” è un’esperienza narrativa potente e, a tratti, disturbante. È un libro che lascia addosso un mix di inquietudine e bellezza, una sensazione di perdita che si accompagna a una rivelazione finale.

Se cercate un romanzo che vi faccia riflettere sulla sottile linea che separa il santo dal peccatore, l’ultima opera di Abbagnara è una lettura imprescindibile. La morte qui non è la fine, ma un nuovo, oscuro inizio.

Il libro è acquistabile sia sul sito della casa editrice che su amazon al seguente link https://www.amazon.it/trionfo-della-morte-Marco-Abbagnara/

Recensione

#recensione

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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11 aprile, milano: angela passarello, “in-croci” – mostra @ adec arte


angela passarello in-croci_ dall'11 aprile 2026
cliccare per ingrandire

pdf del comunicato stampa (e testo critico di MG): slowforward.net/wp-content/upl…
#ADECArte #AngelaPassarello #art #arte #INCROCI #inaugurazione #MarcoGiovenale #mostra #vernissage

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Buttondown introduce le passkey e rinnova la sicurezza con l’aggiornamento di marzo


L'ultimo aggiornamento di Buttondown si concentra sulla sicurezza e sull'esperienza di accesso degli autori. La novità più incisiva di marzo è l'introduzione delle passkey, una mossa che permette di abbandonare le tradizionali password in favore di un'autenticazione basata direttamente sui sensori biometrici o sui PIN del proprio dispositivo. Accedendo alla pagina di login è ora possibile configurare questo nuovo metodo in pochi secondi. La piattaforma consente di usare le passkey sia […]
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L’ultimo aggiornamento di Buttondown si concentra sulla sicurezza e sull’esperienza di accesso degli autori. La novità più incisiva di marzo è l’introduzione delle passkey, una mossa che permette di abbandonare le tradizionali password in favore di un’autenticazione basata direttamente sui sensori biometrici o sui PIN del proprio dispositivo.

Accedendo alla pagina di login è ora possibile configurare questo nuovo metodo in pochi secondi. La piattaforma consente di usare le passkey sia come via d’accesso principale al posto della password, sia come livello aggiuntivo per l’autenticazione a due fattori. Insieme a questa novità arriva anche un’opzione fondamentale per prevenire gli imprevisti: la generazione dei codici di recupero. All’interno del pannello di sicurezza, gli utenti che attivano una passkey sono caldamente invitati a creare queste chiavi di emergenza per evitare di rimanere tagliati fuori dal proprio account. Per gestire in modo organizzato tutte queste credenziali di nuova generazione, è possibile appoggiarsi a un gestore multipiattaforma come Proton Pass.

Oltre a blindare gli account, Buttondown ha snellito diverse dinamiche legate alla gestione dei lettori. Il tracciamento delle risposte alle newsletter adesso è attivo di default per tutti. Gli autori non devono più spulciare tra le impostazioni per monitorare i messaggi in entrata, a patto di non utilizzare già un indirizzo di posta personalizzato che mantiene la priorità tecnica su questa automazione.

Anche gli iscritti ottengono maggiore trasparenza grazie alle descrizioni pubbliche per i tag. Chi riceve le newsletter può finalmente leggere all’interno del proprio portale i dettagli esatti delle categorie tematiche a cui ha aderito. Gli sviluppatori hanno infine sistemato un fastidioso difetto del sistema di analisi interno, escludendo in via definitiva le bozze dai conteggi delle visualizzazioni per offrire metriche di lettura realmente affidabili.

SOURCE:// buttondown.com

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su ‘ahida’: un’introduzione al “dossier italia”


Sta emergendo un vasto movimento d’opposizione, in gran parte esterno ai tradizionali partiti politici, ma sostenuto da iniziative di base come comitati e associazioni o dall’iniziativa personale di moltissimi giovani. Le grandi manifestazioni dell’anno scorso contro il genocidio israeliano a Gaza, la vittoria del No al referendum e l’enorme partecipazione alla manifestazione No Kings il 28 marzo a Roma ne sono gli episodi più rilevanti. Un movimento di resistenza o, più, di rifiuto, è nato e sta crescendo, portato ancora dai giovani, come alla fine degli anni ’60.
Per elaborare nuove armi teoriche e politiche atte a contrastare il processo autoritario in corso è necessario analizzare e comprendere l’attuale fase politica.

ahida intende contribuirvi con un dossier Italia. Una raccolta di testi che esaminano e commentano vari aspetti della tendenza autoritaria dell’Italia odierna per evidenziarne le fessure e trovare gli spiragli per uscirne.

https://www.ahidaonline.com/post/dossier-italiaintroduzionealdossieritalia
#ahida #ahidaOnline #dossierItalia #introduzione #neofascismo #opposizione #Resistenza

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Wine 11.6 rimette mano al driver Android


Wine 11.6 è disponibile: la novità principale è la ripresa dei lavori sul driver Android, fermi da anni. Arrivano anche miglioramenti per le mod dei giochi e 28 correzioni di bug.
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Wine 11.6 è disponibile dal 3 aprile, sesto aggiornamento di sviluppo del ramo 11.x. Niente stravolgimenti, ma un paio di novità degne di nota per chi segue il progetto.

La più curiosa riguarda Android: il team ha ripreso i lavori sul driver Android, fermo da tempo. Si tratta di modifiche al sistema di build per supportare versioni moderne di Gradle e adattamenti per le API Android più recenti, quindi siamo ancora agli inizi, ma è un segnale che qualcuno ha deciso di riprendere in mano quel fronte. In passato, nel 2024, si era parlato di far girare giochi Windows su Android tramite Wine con DXVK, VKD3D-Proton e FEX, sotto il nome in codice “Cassia”, ma da allora ben poco si era mosso.

Per quanto riguarda i giochi, Wine 11.6 migliora la gestione dell’ordine di caricamento delle DLL per supportare meglio le mod, risolve una regressione introdotta dalla 11.5 che bloccava il negozio in-game di Diablo IV e corregge crash legati alle ICU DLL in Cyberpunk 2077.

Tra i 28 bug risolti figurano problemi con Minecraft Windows 10 Edition, Google Earth, HWiNFO 8.24 e Mount & Blade: Warband, oltre a correzioni per StarOffice 5.1, PDFSam e altri applicativi. Aggiornate anche alcune compatibilità VBScript, utili per ambienti aziendali con applicazioni che fanno uso di scripting incorporato.

SOURCE:// winehq.org
SOURCE:// phoronix.com
SOURCE:// linuxiac.com

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Proton Workspace: la suite cifrata per le aziende che non vogliono stare su Google o Microsoft


Proton lancia Workspace, una suite aziendale integrata con posta, documenti, videochiamate cifrate e altro ancora. Un'alternativa concreta a Google Workspace e Microsoft 365.
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Proton ha lanciato Proton Workspace, una suite aziendale che raccoglie in un unico abbonamento tutti i servizi dell’azienda svizzera, aggiungendo due novità: Proton Meet, una piattaforma di videoconferenza cifrata, e Lumo, un assistente AI con cifratura zero-access.

La mossa è chiaramente posizionata contro Google Workspace e Microsoft 365. Il punto di forza non è la quantità di funzioni, ma il modello di sicurezza: cifratura end-to-end su tutti i servizi, codice sorgente aperto, sede in Svizzera fuori dall’orbita del CLOUD Act americano. Proton sostiene, con qualche fondamento, che nemmeno i propri server possono leggere i dati degli utenti aziendali.

La novità più interessante è Proton Meet. A differenza di Zoom, Google Meet o Microsoft Teams, le chiamate usano il protocollo MLS (Messaging Layer Security) e sono cifrate in modo che nemmeno Proton possa accedere ai contenuti. Non serve un account per partecipare o ospitare una riunione, il che lo rende utilizzabile anche da giornalisti, attivisti o chiunque abbia motivo di tenere certe conversazioni riservate. Con un account gratuito si arriva fino a un’ora di chiamata e 50 partecipanti.

Il timing del lancio non è casuale: mentre Google, Microsoft e Zoom accelerano sull’integrazione dell’IA nelle loro piattaforme, cresce la preoccupazione che le conversazioni aziendali finiscano nei dataset di addestramento. Proton punta esattamente su questo, con Proton che promette di non poter usare i dati per l’IA nemmeno volendo.

I piani


Workspace Standard costa 12,99€/mese per utente (fatturazione annuale) e include Mail, Calendar, Drive, Docs, Sheets, Meet, VPN e Pass, con 1 TB di spazio e fino a 15 domini email personalizzati.

Workspace Premium sale a 19,99€/mese e aggiunge 3 TB di spazio, fino a 250 partecipanti per chiamata, 20 domini email e l’accesso a Lumo, l’assistente AI. Esiste anche un piano Enterprise, da concordare direttamente con Proton.

I clienti esistenti del Business Suite vengono aggiornati automaticamente a Workspace Standard senza costi aggiuntivi.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// betanews.com
SOURCE:// itsecurityguru.org

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Il provvedimento della Cassazione nel caso Libra. Intervista con l’Avv. Stefano Greco per capirne di più


Una battaglia dopo l'altra per fermare le stragi in mare
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Il 3 aprile 2026 c’è stato il provvedimento della Corte di Cassazione sul caso Libra riferito al naufragio di un barcone carico di migranti l’11 ottobre 2013 al largo di Lampedusa in cui persero la vita soprattutto bambini e donne.

La Corte di Cassazione si è espressa cassando limitatamente ai capi A e B i reati dolosi ex art. 328 c.p. e confermando per il resto la sentenza sul capo C ovvero omicidio colposo plurimo, condannando i ministeri, responsabili civili, Ministeri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti, alle spese legali nei confronti delle parti civili. I reati si erano prescritti in primo grado ma sia la sentenza del Tribunale che quella della Corte d’appello avevano motivato ampiamente l’impossibilità di assolvere gli imputati, riconoscendo loro la responsabilità dei fatti.

Gli imputati sono Leopoldo Manna responsabile della sala operativa dell’I.M.R.C.C. Centro Nazionale di Soccorso, situato presso il Comando Generale Guardia Costiera a Roma, che ha la responsabilità nazionale per il coordinamento delle operazioni S.A.R. Search and Rescue – Ricerca e Soccorso e Luca Licciardi comandante della sezione operazioni reali correnti di Cincnav, Comando in capo della squadra navale che rappresenta il braccio operativo dello Stato Maggiore della Marina Militare italiana.

Nei pochi articoli che si sono occupati in maniera abbastanza superficiale della sentenza di Cassazione si ricorda l’accaduto come “il naufragio dei bambini” e si punta l’attenzione più che altro sulla prescrizione dei reati. Per capirne di più abbiamo intervistato l’Avv. Stefano Greco del Foro di Roma che fa parte dell’Associazione Giuristi Democratici, e che nel processo Libra ha difeso l’ASGI, costituitasi parte civile insieme ad un’altra associazione e a circa una quarantina dei 200 superstiti sopravvissuti al naufragio.

L’Avv. Stefano Greco all’inizio del dibattimento aveva già un’ampia esperienza processuale in materia avendo difeso Medici Senza Frontiere nel processo di Trapani riferito alla nave Juventa e il caso Guardian del 2011. Con lui, che ringraziamo per la disponibilità, ricostruiamo perchè la pronuncia della Cassazione ha oggi una particolare rilevanza.

Ci è sembrato utile non soffermarci superficialmente sull’intera vicenda ma approfondire i temi per capire come “una battaglia dopo l’altra” sia importante connettere i tasselli utili a contribuire a far sì che si fermino le stragi nel Mediterraneo. Grazie al contributo dell’Avv. Stefano Greco connettiamo i punti dal lontano 2006 fino ad oggi con la scottante attualità di questioni come le zone S.A.R. e le modalità o meno del soccorso in mare.

INTERVISTA ALL’AVV. STEFANO GRECO

  • Il pronunciamento della Cassazione arriva dopo un lungo iter processuale riferito alle responsabilità per l’operatività della nave Libra della Marina militare italiana durante il naufragio di un barcone pieno di migranti l’11 ottobre 2013 con un pesante bilancio di morti. Un dramma che si poteva evitare. Vogliamo ricostruire cosa è successo?

C’è stata la parola definitiva per il penale della Corte di Cassazione in merito alla vicenda. Sappiamo che i reati si sono già prescritti tutti durante la fase del primo grado. Siamo arrivati fino in Cassazione perché il Tribunale di Roma e poi la Corte d’Appello hanno su sollecitazione degli imputati applicato la prescrizione non riconoscendo però, come loro volevano, l’assoluzione degli stessi dai reati contestati. Si è arrivati così fino in Cassazione in tempi abbastanza brevi perché il processo è iniziato a dicembre 2019. Il ritardo è stato accumulato ai fini della prescrizione dalla Procura in fase di indagine, dopo che ha chiesto due volte, e una terza per un altro troncone dell’indagine, l’archiviazione e per due volte questa istanza è stata rigettata, arrivando poi a una imputazione coatta e modifica da parte del GIP dei primi due capi di imputazione, fissando un termine alla consumazione del reato.

  • Ci vuoi ricordare cosa riguardano i tre capi di imputazione A, B e C?

I capi A e B sono quelli con cui veniva contestato l’omissione d’atti d’ufficio o meglio il ritardo nell’emissione di atti d’ufficio rispettivamente al comandante Leopoldo Manna, il quale all’epoca era il responsabile della sala operativa I.M.R.C.C. di Roma e a Luca Licciardi suo omologo presso la Marina militare presso la sala operativa Cincnav.

Il capo C invece è quello che riguarda il concorso dei due nel reato di omicidio colposo plurimo.

La Cassazione ha ritenuto di dover assolvere Manna e Licciardi dai primi due capi di imputazione, capo A e B e ha riconosciuto che non vi è stato ritardo nell’inviare la nave Libra dalle 16,22 (richiesta di malta) alle 17,04 (ordine alla nave di dirigersi verso i naufraghi) fino a giungere sul luogo del soccorso (ore 18,15). Leggeremo in seguito le motivazioni. Mentre ha mantenuto la sentenza di secondo grado e di primo grado tali per quanto riguarda il capo C cioè il concorso in omicidio colposo plurimo.

  • Puoi spiegarci cosa è successo dal momento in cui gli imputati pur accogliendo la prescrizione avvenuta in primo grado sono ricorsi fino in Cassazione per avere l’assoluzione?

Il termine di prescrizione si era verificato già durante il primo grado. Abbiamo fatto una istruttoria in primo grado molto completa e lunga con due udienze al mese per un anno e mezzo, un impegno veramente notevole. Abbiamo sentito tantissime persone ai massimi livelli delle strutture gerarchiche, sia della Marina che della Guardia Costiera. Alla conclusione gli imputati non rinunciando alla prescrizione, e la Procura, hanno concluso per avere l’assoluzione piena. La cosa da notare infatti è che il Tribunale di primo grado con una sentenza di 90 pagine, cosa eccezionale per una prescrizione che di solito si limita alla formuletta di rito, ha motivato per quale motivo non dava l’assoluzione ai due ufficiali, ritenendoli responsabili, sia nel ritardo dell’invio della nave libra in soccorso, sia per il reato di omicidio colposo plurimo.

La stessa cosa è successa anche in Corte d’appello dove si è arrivati su ricorso degli imputati e dell’Avvocatura dello Stato che rappresentava il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Infrastrutture. La prima sezione della Corte d’Appello di Roma ha emesso una sentenza, questa volta di 30 pagine, in cui confermava la responsabilità degli imputati, argomentando il tutto e facendo anche un richiamo importante ai principi Costituzionali.

Si è arrivati così all’attuale pronunciamento della Cassazione che, come dicevamo, ritiene gli imputati responsabili del capo C, concorso in omicidio colposo plurimo, assolvendo i medesimi per i due capi A e B del ritardo nell’ottemperare all’ordine di Malta.

  • Si è concluso così l’iter dal punto di vista penale ma la partita non è chiusa del tutto perché ora si aprirà la parte civile?

Eravamo molto preoccupati, come difesa delle parti civili, perché l’assoluzione completa per tutti e tre i capi di imputazione avrebbe comportato la preclusione del procedimento civile per risarcimento del danno. Invece la Cassazione, come dicevamo, ha fatto una scelta diversa, cassando limitatamente ai capi A e B i reati dolosi ex art. 328 c.p. e confermando per il resto la sentenza capo C ovvero omicidio colposo plurimo, condannando i ministeri, Ministeri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti alle spese legali nei confronti delle parti civili.

  • Puoi spiegarci l’importanza della conferma da parte della Cassazione del capo d’imputazione C?

Per spiegarmi meglio devo fare una premessa.

I due capi d’imputazione A e B riguardano solo una parte della vicenda.

L’intera vicenda inizia alle 12.39, ora locale, dell’11 ottobre quando è stata fatta la prima telefonata dal barcone chiedendo il soccorso e si conclude con il naufragio avvenuto alle 17,07, mentre il soccorso vero e proprio inizia alle ore 18,15 con l’arrivo di Nave Libra sul luogo del naufragio.

I primi due capi di imputazione A e B, riferiti al ritardo nell’emissione di atti d’ufficio, sono stati contestati agli imputati dalle 16,22 alle 17,07. Perché dalle 16,22? Perché in quel momento arriva un fax dal coordinamento del soccorso, l’R.C.C. di Malta, cioè la loro sala operativa, che chiede di poter utilizzare la nave Libra dopo che alle 16.15 un aereo maltese aveva avvistato un’imbarcazione instabile e sovraccarica di migranti. In poche parole Malta, dopo l’avvistamento, si affretta a mandare un fax agli italiani dicendo di mettere a disposizione la nave Libra.

Quando riceve il fax l’I.M.R.C.C. (ndr, Italian Marittime Rescue Coordinate Centre) telefona al Comando flotta italiano per dire che da Malta si sta chiedendo la Nave Libra e che forse è il caso di mettere direttamente in contatto la Nave con l’R.C.C. di Malta. La Marina Militare ferma tutto dicendo che bisogna aspettare per capire meglio cosa vogliono fare i maltesi con la nave. Dice ancora che bisogna cercare di convincere Malta a non utilizzare la nave, comunicando loro che ci sono altri assetti che possono essere utilizzati visto che Nave Libra è uno strumento importante nell’area, perché serve a proteggere i pescherecci italiani nella zona davanti alla Tunisia e a difenderli da eventuali attacchi sia tunisini che libici.

Questo è quello che avviene. Passa il tempo. Si arriva alle 17,03, quando finalmente Licciardi riceve il famoso fax. Lo legge e solo a quel punto dice che va bene: la nave può dirigersi verso il target cioè il barcone di migranti. Il ritardo consiste proprio nel tempo che passa tra le 16,22 e le 17,04.

Poi alle 17,07 arriva l’informazione che il barcone si è rovesciato e a quel punto viene ordinato alla nave di dirigersi alla massima velocità verso il barcone. Nave Libra giungerà solo alle 18,15 quando ormai molte donne e molti bambini erano affogati.

Proprio per quanto riguarda quei fatidici 40/50 minuti viene contestato il ritardo come riconosciuto nella sentenza di primo e secondo grado quando si afferma che in una situazione di emergenza non possono passare 40/50 minuti per leggere un fax.

C’è una cosa abbastanza incredibile che ha cercato di sostenere la difesa dei due ufficiali. Da un lato si continuava ad affermare che era insolito il fatto che Malta mandasse un fax, visto che di solito queste cose si fanno con una telefonata diretta, ma poi rispetto alla telefonata diretta fatta dall’I.M.R.C.C al Cincnav per dire che è arrivato il fax in cui i maltesi chiedono la nave, la Marina aspetta che arrivi il fax e il comandante Licciardi aspetta di leggere il fax prima di dare il via all’uso della nave. Tutto è quanto meno assurdo.

L’importanza del reato di omicidio colposo plurimo, capo d’imputazione C, è che abbraccia tutta intera la vicenda, dalla prima telefonata fino al momento del naufragio.

Questo ci ha permesso come avvocati di fare entrare nel processo tutta la vicenda. Sia la Procura che gli imputati hanno cercato fino all’ultimo, fino in Cassazione, di dire che i giudici dovevano occuparsi solo del periodo dalle 16.22 alle 17.04 e che ci si doveva disinteressare di quanto successo prima e dopo.

La nostra discussione in Cassazione è stata proprio incentrata sul capo d’imputazione C, che ci interessa in quanto parti civili. E’ l’importanza del capo C, omicidio colposo plurimo, che dà una luce particolare a tutta quanta la vicenda.

  • Secondo te qual’è l’interesse che hanno avuto gli imputati e i Ministeri, attraverso l’Avvocatura, a fare ricorso fino in Cassazione pur di fronte a una sentenza già dal primo grado di prescrizione? Cosa è in gioco in profondità con questo processo?

Al di là del risarcimento alle parti civili, del fatto che in questo modo se non ci sono reati dolosi forse gli imputati possono essere rimborsati delle spese legali e via discorrendo, quello che secondo me resta il punto centrale di questa storia è la gestione delle aree S.A.R. in mare e l’affermazione o meno della corresponsabilità dei centri di coordinamento e controllo dei vari stati nelle vicende di soccorso in mare. Come anche la necessità di affermare che un barcone, sovraccarico ed instabile, è già in distress e deve essere soccorso, quanto prima.

  • La questione delle aree S.A.R. è un tema centrale di questo processo. Puoi parlarci di questa questione di scottante attualità?

Questo punto è particolarmente importante perché l’Italia continua a sostenere di non essere tenuta a intervenire nelle aree S.A.R. di un altro Stato, pure quando riceve per prima la chiamata di soccorso.

L’Italia ha aiutato la Libia a dichiarare all’IMO (International Marittime Organization) una propria area S.A.R., quando sappiamo che poi la Libia ha una limitata capacità di intervento, di soccorso in mare e soprattutto riporta nei lagher le persone. Stessa cosa vale per la Tunisia. Teniamo conto che sia la Libia che la Tunisia il più delle volte agiscono su impulso di Roma che passa loro le informazioni e indica che c’è il tal barcone da andare a prendere.

C’è poi l’enorme area S.A.R. maltese che si frappone tra l’Europa e l’Africa. Una zona sproporzionata rispetto alle dimensioni di Malta e dove non riesce a portare soccorso a tutto quello che vi passa. Malta peraltro non ha recepito le modifiche alla normativa S.A.R. internazionale in cui sono state introdotte delle norme specifiche sull’immigrazione. Quando ci sono fenomeni di immigrazione non si sente del tutto obbligata a intervenire oppure fa degli interventi tampone. Va sul posto quando la chiamano perché il motore è fuori servizio, lo aggiusta e fa continuare l’imbarcazione verso l’Italia, scaricandosi dalle responsabilità.

L’Italia paradossalmente si ritrova una zona S.A.R. a sud, cioè sotto la Sicilia, che confina con quella maltese. Il problema è che Lampedusa è al di sotto come latitudine di Malta, di conseguenza la zona S.A.R. intorno a Lampedusa è molto ristretta. Gli italiani pretenderebbero di portare i soccorsi solamente entro le 24 miglia dalla costa di Lampedusa perché dicono lì si ferma la nostra area S.A.R. Che oltre diventa maltese per cui ci devono pensare loro. E’ una questione che va avanti da anni con un gioco delle parti in cui i due M.R.C.C. formalmente collaborano, si sentono, però non sempre intervengono.

L’altro problema che emerge da questo processo è lo stesso che ritroviamo nel naufragio di Roccella Ionica, nel naufragio di Cutro così come in buona parte dei naufragi che si sono avvicendati in tutti questi anni. L’Italia nel 2006, sotto il governo Berlusconi con Ministro dell’interno Pisanu, riunì al Viminale tutte le forze che facevano soccorso in mare e stilò un protocollo operativo. Il protocollo operativo del 2006 in parte non teneva conto della normativa S.A.R. perché stabiliva che in certe condizioni i barconi non vanno immediatamente soccorsi ma bisogna aspettare che diventi evidente il pericolo di naufragio. Fino a quel momento le imbarcazioni della Marina Militare in acque internazionali, della Guardia di Finanza nelle aree contigue e della Capitaneria di Porto nelle acque territoriali si devono limitare a ombreggiare le imbarcazioni segnalate. Non devono portare immediatamente soccorso ma guardarle e seguirle a distanza, senza farsi vedere attraverso sistemi radar e di rilevazione. Non è un’operazione di soccorso ma di law enforcement cioè di polizia nel senso che bisogna capire chi gestisce il traffico, cercando di scoprire collegamenti a terra e in mare, eventuali scafisti e via discorrendo. In breve un’attività di polizia tesa a reprimere eventuali reati.

Cosa succede agendo in base a questo protocollo operativo? Questo modo di operare – aspettare e restare in attesa – ha portato al fatto che al barcone di cui si è trattato nel processo Libra, sovraccarico, instabile e che imbarcava acqua, come accertato nel procedimento, si è aspettato a portare soccorso perché si muoveva. Il solo fatto che si muovesse comportava che non fosse in pericolo imminente e andasse solamente ombreggiato. Per quattro ore l’hanno guardato da lontano, hanno evitato gli avvicinarsi finché alla fine il barcone si è rovesciato causando la morte di molte persone.

La stessa cosa è successa a Cutro. Hanno aspettato il barcone in spiaggia per verificare cosa succedeva quando toccava terra. Quando ha toccato il fondale o le onde sono state troppo forti il barcone si è sfasciato e sono morte molte persone. A Roccella Ionica stessa cosa.

E’ un modo di operare che può portare solo a delle tragedie.

Già “i viaggi della speranza” avvengono in una cornice fuori da ogni norma di sicurezza. La Guardia Costiera, più che la Marina Militare, in situazioni non ufficiali ci ha detto che questi barconi nel momento stesso in cui lasciano la riva libica andrebbero soccorsi. Questo è quello che si fece all’epoca con le ONG fino al 2017/2018 o con Mare Nostrum nel senso che come lasciavano la costa libica si andava a soccorrerle perché erano già barconi sovraccarichi, senza sistemi né individuali né collettivi di salvataggio, in molti casi zattere di fortuna, senza un equipaggio professionale, dove a bordo ci sono donne e bambine, persone vestite non certo per andare per mare e che in caso di caduta in acqua in poche ore vanno in ipotermia, come è successo nel naufragio prima di pasqua ed in quello di pasqua, di pochi giorni fa. Sono esseri umani che vanno salvati immediatamente. Non va aspettato chissà che cosa. Non bisogna aspettare che l’imbarcazione si fermi o che sia già troppo tardi. Dall’inizio del l’anno si stimano circa 600 morti appena in tre mesi (fonte OIM).

Queste sono le cose importanti di questo processo, che si leggono nelle sentenze del primo e del secondo grado.

  • Chiudiamo l’intervista con i drammatici aspetti umani del processo a partire dal fatto che ancora non si sa quanti siano stati i morti.

Ci sono stati momenti molto toccanti in aula in particolare durante le testimonianze dei superstiti. Il numero ufficiale dei morti non è stato ancora determinato del tutto. I cadaveri raccolti sono stati 26 in maggior parte donne e bambini, si valutano poi circa 200 dispersi.

Durante la sua testimonianza un soccorritore della Guardia di finanza ha detto che quando sono arrivati sul posto hanno trovato soprattutto corpi di donne e bambini. Donne, che in maggioranza non sanno nuotare, vestite con le loro palandrane che le intrappolano. Bambini che sono i più deboli e che affogano per primi.

Ci è stato anche spiegato che quando un corpo affoga, si riempie d’acqua, diventa pesante, va a fondo e prima che ritorni a galla bisogna aspettare alcuni giorni, che vada in fermentazione, per questo sono stati recuperati solo 26 cadaveri per lo più tenuti a galla dai pochi giubotti di salvataggio o perché morti per altra causa (con i polmoni ancora pieni d’aria). I superstiti sono stati circa 200 e di questi una quarantina circa si sono costituiti parte civile. In tutto pare che sul barcone ci fossero oltre 400 persone. Un superstite ha detto di aver visto in mano ad un trafficante una lista con 500 nomi. Purtroppo i numeri sono destinati a restare incerti come in tutti i naufragi ma non possiamo dimenticare che ognuno di questi corpi è un essere umano perduto nel mare.

La cosa triste è che i cadaveri raccolti in mare vengono seppelliti in tombe senza nome nei vari cimiteri della penisola, senza neppure fare un campionamento del DNA, senza dare la possibilità per i parenti delle vittime di piangere in un luogo i propri cari. Bisognerebbe occuparsi di questa cosa, preservando la dignità dei morti, raccogliere e conservare il DNA dei morti in mare e raccogliere le spoglie in un unico sacrario, dove sia visibile a tutti la strage che si stà consumando nel Mediterraneo Centrale. Dando, infine, alle famiglie la possibilità di cercare e conoscere la fine dei propri cari.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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AerynOS 2026.03: GNOME 50 e novità nel gestore pacchetti


AerynOS 2026.03 è disponibile in alpha con GNOME 50, KDE Plasma 6.6.3 e miglioramenti al gestore pacchetti moss. Una delle prime distribuzioni a integrare la nuova versione di GNOME.
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AerynOS, distribuzione Linux indipendente costruita da zero e ancora in fase alpha, ha pubblicato la versione 2026.03. Nata dalle ceneri di Serpent OS, dispone di strumenti di gestione dei pacchetti sviluppati internamente.

La novità più evidente è l’arrivo di GNOME 50, adottato da pochissime distribuzioni finora. La versione inclusa è quella originale, senza modifiche, basata esclusivamente su Wayland: il VRR (sincronizzazione dinamica tra scheda video e monitor per eliminare i micro-scatti) e il fractional scaling sono abilitati di default, e il controllo parentale riceve alcuni miglioramenti. Chi preferisce KDE trova Plasma aggiornato alla versione 6.6.3.

Due aggiunte pratiche anche per il gestore pacchetti moss: è ora possibile cercare quale pacchetto fornisce un determinato eseguibile, utile quando manca un comando e non si sa da dove installarlo, e si possono rimuovere più stati di sistema in una sola operazione. Il repository Volatile, usato principalmente da chi confeziona pacchetti, viene ora distribuito tramite rete di distribuzione dei contenuti per ridurre i tempi di scaricamento.

Vale la pena ricordare che AerynOS è ancora in alpha e non prevede un programma di installazione grafico: si installa da terminale, con connessione di rete attiva. Non è una distribuzione per uso quotidiano, ma un progetto da tenere d’occhio.

SOURCE:// aerynos.com
SOURCE:// phoronix.com
SOURCE:// linuxiac.com

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ExpressVPN lancia ExpressAI: chat con l’intelligenza artificiale in un ambiente di esecuzione isolato


ExpressVPN ha lanciato ExpressAI, una piattaforma di chat AI che elabora le conversazioni in ambienti di esecuzione isolati e cifrati. La promessa è che nessuno, nemmeno l'azienda, possa leggere i prompt. Ma chi c'è dietro conta.
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ExpressVPN ha presentato ExpressAI, una piattaforma di chat con modelli di intelligenza artificiale che punta sulla riservatezza come caratteristica principale. Il servizio è disponibile ora, incluso nell’abbonamento Pro dell’azienda, e permette di usare diversi modelli, tra cui varianti di DeepSeek, Qwen e NVIDIA Nemotron, oltre a GPT-4o.

Il meccanismo su cui si regge la proposta di privacy è quello degli ambienti di esecuzione isolati, tecnologia fornita da NVIDIA. I prompt dell’utente vengono cifrati sul dispositivo prima di essere inviati, processati all’interno di un’area di memoria inaccessibile anche ai server di ExpressVPN, e cancellati al termine della sessione. Non vengono conservati, non vengono usati per addestrare modelli, non vengono analizzati dall’azienda. Almeno secondo la descrizione tecnica e la privacy policy, che escludono esplicitamente qualsiasi forma di profilazione o analisi comportamentale.

L’audit c’è, e dice cose interessanti


ExpressVPN ha commissionato a Cure53, laboratorio di sicurezza tedesco con una buona reputazione nel settore, un audit completo dell’infrastruttura di ExpressAI. Il lavoro, pubblicato a marzo 2026, ha coperto frontend, backend, crittografia, gestione delle chiavi e infrastruttura AWS. Cinque ricercatori, ventidue giorni di lavoro.

Il risultato non è una pagella immacolata: su 19 problemi identificati, 6 sono stati classificati come vulnerabilità vere, di cui alcune con livello di gravità alto. Tra queste, la mancata verifica della firma dell’ambiente isolato in alcuni scenari e un problema nel backend che avrebbe permesso di alterarne la configurazione dall’esterno. Cure53 segnala che ExpressVPN ha risolto diverse vulnerabilità già durante il periodo di test, il che è un segnale positivo, ma precisa anche che i problemi ancora aperti andrebbero chiusi rapidamente.

La conclusione del report è che l’architettura di base è solida, con alcune aree che richiedono raffinamento. Non un disco verde pieno, ma nemmeno un bocciato.

Chi c’è dietro, però, vale la pena ricordarlo


ExpressVPN è di proprietà di Kape Technologies dal 2021, acquisita per quasi un miliardo di dollari. Kape fino al 2018 si chiamava Crossrider ed era nota per aver fornito una piattaforma per la creazione di estensioni browser utilizzata per iniettare pubblicità, al punto che Malwarebytes e Symantec classificavano il software come adware. L’azienda ha cambiato nome e direzione, e sostiene di aver abbandonato completamente quel modello di business. Il fatto che gestisca oggi diversi servizi VPN e siti di recensioni VPN, alcuni dei quali tendono a promuovere i propri prodotti in cima alle classifiche, non è però privo di interesse per chi valuta queste cose.

ExpressAI non è open source, non è gratuito, e si basa sulla fiducia in un’infrastruttura proprietaria. L’audit esterno è un elemento concreto a favore, ma rimane pur sempre un audit commissionato dall’azienda stessa.

SOURCE:// expressvpn.com
SOURCE:// ExpressAI expressvpn.com
SOURCE:// cure53.de
SOURCE:// theregister.com

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Cling 2.0 riscrive da zero il motore di ricerca file per macOS


Cling 2.0 abbandona fd e fzf e passa a un motore di ricerca tutto suo, nativo e veloce. Cerca tra milioni di file in meno di 100 millisecondi.
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Cling 2.0 è disponibile. L’utility open source per macOS dedicata alla ricerca istantanea di file riparte da un motore completamente nuovo, scritto da zero e senza più dipendenze esterne: le versioni precedenti si appoggiavano a fd e fzf, ora tutto gira in modo nativo all’interno dell’app.

Un motore pensato per i percorsi file


Il nuovo indice è stato progettato specificamente per lavorare sui percorsi del filesystem, non è più un adattamento di strumenti generici. I risultati sono più pertinenti e arrivano in meno di 100 millisecondi anche su milioni di file: la ricerca lavora su tutti i core della CPU in parallelo e usa istruzioni SIMD per le operazioni più pesanti. Gli indici vengono salvati in formato binario e caricati all’istante all’avvio.

Filtri, cronologia e terminale


Tra le novità pratiche, i filtri rapidi ora permettono di restringere i risultati per estensione (.pdf, .docx) o limitare la ricerca alle sole cartelle. Si possono anche combinare parole chiave ed estensioni direttamente nel campo di ricerca, scrivendo ad esempio .png icon o invoice .pdf.

La cronologia delle ricerche è navigabile con le frecce e supporta l’autocompletamento con Tab. All’apertura, Cling mostra automaticamente i file modificati più di recente.

Arriva anche un’interfaccia da terminale: il comando cling permette di cercare, gestire l’indice e forzare la reindicizzazione dalla riga di comando. Completano il quadro l’invio rapido di file ad app come Yoink tramite scorciatoia, un pannello in tempo reale con le modifiche al filesystem e al suo indice, e il tema opzionale Liquid Glass con alternative opache e traslucide.

Gratuito con opzione Pro


Cling 2.0 è gratuito per le aree di ricerca Home e Applicazioni, con un limite di 500 risultati. La licenza Pro costa 12 euro una tantum per un massimo di cinque Mac e sblocca ambiti aggiuntivi (Libreria, Sistema, Root), l’indicizzazione dei volumi esterni, i filtri rapidi, gli script personalizzati e fino a 10.000 risultati. La prova completa dura 14 giorni senza richiedere dati di pagamento. Per chi preferisce la versione precedente, Cling v1 resta disponibile e gratuita.

Cling è rilasciato con licenza GPL-3.0 e richiede macOS 14 o successivo.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// lowtechguys.com

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Treno Frecciabianca 8601 con ETR485.044 in transito a Cecina (24/01/2024)


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K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare, 2026)


Di Antonio Zoppetti

La storia della lingua italiana non è molto conosciuta, anche perché a scuola si insegna la storia della letteratura, che è tutt’altra cosa. Fino al 1960 – quando Bruno Migliorini colmò questa lacuna – non esistevano nemmeno opere specialistiche che avevano tentato di ricostruirla per intero. Negli anni Duemila l’argomento è stato finalmente coperto da svariati libri dal taglio manualistico o scolastico. Ho provato però a riproporla con un intento divulgativo e allo stesso tempo narrativo, per raccontarla a tutti più che agli studenti, perché è una storia molto interessante e persino divertente in alcuni suoi risvolti.

Nei piani alti è fatta soprattutto di controversie spesso molto accese, e da una “questione della lingua” che è nata con Dante prima ancora che il suo italiano – il fiorentino – si affermasse come il canone a cui tutti gli altri volgari avrebbero finito per sottostare. Ma mentre infuriavano le dispute letterarie e linguistiche per fissare i canoni di una lingua che si è in qualche modo formata secoli prima che l’Italia fosse unificata politicamente, nei piani bassi – fuori dalle aree centrali dello Stivale dove la lingua dei libri e quella spontanea del volgo tendeva a coincidere – gli italiani si esprimevano ognuno nel proprio dialetto.

La diglossia – cioè la presenza sul territorio di due lingue che non possiedono una pari dignità, e sono dunque gerarchizzate – è il filo rosso di questa storia.

Il latino, la lingua madre da cui i volgari sono derivati, è il primo protagonista ma anche antagonista, perché come molte madri tendeva a sovrastare e soffocare le lingue che ne erano derivate. Queste, per affrancarsi, hanno dovuto tagliare il loro cordone ombelicale e raggiungere la loro autonomia proprio sottraendo terreno alla lingua più antica, prestigiosa e internazionale.

Anche quando non era ormai più una lingua viva – perché non era più la lingua naturale di nessuno –, il latino si teneva ben stretta la scrittura. Dunque, per secoli, nel parlare quotidiano si ricorreva al volgare locale, ma i pochi che sapevano leggere e scrivere ricorrevano al latino: la lingua colta e internazionale, l’unica che possedesse le sue regole, cioè la grammatica.

Solo intorno all’anno Mille nella nostra penisola sono comparsi i primi frammentari tentativi di mettere per iscritto anche il volgare italico, prima con scritti di natura privata o pratica, e poi con i primi componimenti poetici che erano erano cantati, e sapevano arrivare al popolo di allora che ascoltava, più che leggere. Dopo aver conquistato la poesia, con il tempo i volgari italici hanno poi dato vita alle proprie letterature, e nei secoli hanno sottratto sempre più ambiti al latino, per esprimere la scienza, e diventare la lingua delle riviste, della scuola e della cultura… ma a loro volta i volgari erano in competizione tra loro nel loro intento di rivolgersi a tutto il Paese.

Nel Cinquecento il toscano ha finito per imporsi sulle altre parlate per il suo prestigio letterario, ma anche per motivazioni sociali più profonde. Da quel momento in poi, nella nuova diglossia, la lingua delle tre corone fiorentine – Dante, Petrarca e Boccaccio – è stata presa come modello delle prime grammatiche e del Vocabolario della Crusca che hanno dettato le regole della scrittura nella nuova era della stampa, e gli altri volgari sono precipitati allo status di “dialetti”, lingue inferiori, di solito considerate rozze, da purgare ed emendare, almeno nella scrittura, visto che questo “italiano” era una lingua libresca e innaturale, fuor dalla Toscana.

Naturalmente questo processo non era affatto condiviso da tutti. C’era chi lo contestava e non lo seguiva, chi ha continuato a scrivere nel proprio dialetto dando vita a una letteratura parallela considerata di genere minore. C’era anche chi scriveva in un italiano pratico lontano dalle questioni di stile, perché puntava alla comunicazione e alla comprensibilità senza preoccuparsi dei modi eleganti e delle uniformità. E poi c’era invece chi considerava il toscano superiore e dismetteva la propria parlata naturale per scrivere in toscano, in un’alienazione linguistica che si ritrova nel veneto Bembo, che rinunciava al proprio idioma nel suo scrivere e nel dare vita alla sua grammatica dal successo strepitoso, come nel milanese Manzoni che decise di sciacquare i cenci nell’Arno per purgare i difetti del suo scrivere che risentiva del meneghino che parlava.

Intanto, la nostra lingua si era guadagnata una fama internazionale e un’ammirazione immensa, soprattutto grazie al Rinascimento, e poi alla musica lirica; ma mentre gli italianismi si espandevano all’estero, allo stesso tempo l’italiano era influenzato dallo spagnolo dei tempi della dominazione e della scoperta del Nuovo Mondo, e poi dal successivo prestigiosissimo francese di Luigi XIV, dell’Illuminismo, dell’epoca napoleonica o della Belle Époque.

Fatta l’Italia, nel 1861, non bisognava solo “fare anche gli italiani” – come nella massima attribuita a D’Azeglio – ma anche l’italiano, visto dal primo censimento emergeva che gli analfabeti rappresentavano il 78% della popolazione.

Con la scuola, il diffondersi dei giornali e poi con l’avvento del sonoro, del cinema, della televisione, oltre che con il mescolamento della popolazione dovuto ai flussi migratori del secondo dopoguerra, nel Novecento l’italiano è divenuto finalmente patrimonio di tutti, e sono spuntate le prime generazioni italofone dalla nascita. I dialetti, però, hanno perso ulteriormente terreno e in alcune zone del Paese – non ovunque, per fortuna – sono in via di abbandono. Ma proprio quando l’italiano novecentesco diventava un fenomeno sociale di massa – come aveva colto per primo Pasolini –, tramontata l’era del francese è oggi l’inglese la lingua con cui dobbiamo confrontarci. E davanti a questa lingua che gode di un prestigio superiore, vediamo la nostra regredire su molti fronti, dalla ricerca scientifica ai progetti di insegnare in inglese all’università. In questi e altri ambiti faticosamente guadagnati a scapito del latino nel corso dei secoli, oggi l’italiano perde terreno in una nuova diglossia che rischia di trasformarlo – insieme ad altre lingue – in un dialetto di un mondo che pensa e parla in inglese.

Allo stesso tempo, la moltiplicazione selvaggia degli anglicismi sta comportando un cambio di pelle dell’italiano storico, e confrontare quello che sta accadendo oggi con quello che è già successo in passato davanti all’antico splendore dello spagnolo o del francese è fondamentale per comprendere le grandi differenze che l’interferenza dell’inglese sta determinando.

K e spada”, perché questo gioco di parole?

L’idea di raccontare questa storia come un romanzo della lingua italiana, e di ricostruirne le tenzoni letterarie come in un’avventura di cappa e spada, si intreccia con la simbolica vicenda della lettera “k”, che agli albori fu spesso impiegata per rendere il suono duro della “c” (velare) a partire da quello che è considerato l’atto di nascita dell’italiano: una sentenza in cui per la prima volta il volgare veniva trascritto sulla pergamena con i suoi suoni, il “Sao ko kelle terre” del Placito capuano. Questa soluzione è stata in seguito sconfitta dal “ch” in voga nella più blasonata lingua degli epigoni di Dante. Ma il “duello” tra le due soluzioni ortografiche si è protratto per secoli, e solo tra il Seicento e il Settecento questa lettera è scomparsa da tutti i libri, al punto che in seguito è stata definita “straniera”, visto che nelle lingue germaniche ha invece attecchito.

Poiché nulla è mai definitivo, attraverso l’interferenza dell’inglese oggi assistiamo al suo ritorno in auge attraverso parole di alta frequenza come killer, trekking o click, mentre il “ch” di chat e di check-up ribalta le regole ortografiche che si sono consolidate nei secoli e rischia di sconquassarle.

K e spada nasce da queste premesse. E la spada non è solo la metafora delle infinite controversie per stabilire quale sia l’italiano – l’eterna questione della lingua che ci fa dibattere anche oggi sul politicamente corretto, gli anglicismi o la femminilizzazione della cariche – è anche il simbolo del potere e dello Stato. Se la differenza tra una lingua e un dialetto è che la prima è più prestigiosa anche perché possiede un esercito (per riprendere la massima di Max Weinreich) o un’università (come aggiungeva Umberto Eco), per capire dove l’italiano sta andando è opportuno raccontare la storia della nostra lingua nei suoi rapporti con la società.

Come aveva indicato Gramsci, ogni volta che riaffiora la questione della lingua significa che sotto ci sono in atto questioni più profonde, una riorganizzazione dell’egemonia culturale e un conflitto tra le classi dirigenti. Sono insomma i modelli culturali alti che vengono poi imitati dalle masse e si propagano. Anche Pasolini aveva compreso che il nuovo italiano unitario novecentesco non era più trainato dagli scrittori come nel secolo precedente, ma erano gli imprenditori, i centri industriali del nord o i mezzi di informazione ad avere in mano le sorti del nostro idioma.

Oggi, tra questi focolai di irradiazione della lingua ci sono anche i protagonisti del web, le multinazionali d’oltreoceano e le politiche linguistiche globali che puntano alla diffusione dell’inglese, e sembrano poco interessate al plurilinguismo, considerato un ostacolo alla lingua unica dei mercati, più che una ricchezza da proteggere e coltivare.

K e spada non è solo la storia della nostra lingua, è anche la storia della nostra società e di tutti noi: ricostruisce chi siamo e da dove veniamo, ma soprattutto riflette su dove stiamo andando.

Chi è interessato, per farsi un’idea del taglio del libro può leggere il “Prologo” con l’indice dell’opera disponibile gratuitamente a questo indirizzo:

aaa.italofonia.info/wp-content…

Un grazie a chi lo vorrà diffondere.

Il libro a stampa è già disponibile su Amazon e Ibs, in attesa che si propaghi anche sulle altre consuete piattaforme e che sia affiancato dalla più economica versione digitale.

#KESpada #linguaItaliana #rassegnaStampa


Alienazione linguistica e diglossia lessicale


Di Antonio Zoppetti

Provo a a riprendere e sviluppare qualche riflessione esposta in una lezione intitolata “L’italiano e i libri ieri e oggi: l’inglese tra le righe?” che ho tenuto la scorsa settimana presso l’Università di Heidelberg (Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda) nell’ambito della XXIV Settimana della lingua italiana nel mondo.

La diglossia storica: il toscano e gli altri volgari

Alla fine del Trecento, in una corrispondenza privata con il toscano Francesco di Marco Datini di Prato, il lombardo Giovanni da Pessano si scusava per non essere un “bon scritore” e per non essere “achostumato” alla scrittura colta [Lorenzo Tomasin, “Sulla percezione medievale dello spazio linguistico romanzo”, in Medioevo romanzo, Dalerno editrice, Roma 2015, XXXIX / 2, p. 280].
A quei tempi, il volgare toscano si stava imponendo in tutta la nostra penisola come lingua colta della scrittura, ed era considerato di maggior prestigio rispetto agli altri volgari, soprattutto quelli del nord che erano percepiti come rozzi. In uno scritto di Dante sui volgari (il De vulgari eloquentia), le parlate di genovesi, milanesi e bergamaschi erano addirittura oggetto di scherno, e anche Machiavelli (nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, 1524 circa) non poteva accomunare l’idioma di Dante alla lingua di “Milano, Vinegia e Romagna, e tutte le bestemmie di Lombardia.”

Nel Cinquecento, in Italia regnava la diglossia, cioè un bilinguismo squilibrato per cui le masse perlopiù si esprimevano nei propri idiomi locali, ma la lingua “superiore” dei libri era diventata il toscano delle tre corone del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) elevato a modello grammaticale, o al massimo il fiorentino che era comunque abbastanza vicino a quel canone. Questa frattura è stata sancita da Pietro Bembo, il teorico del purismo che considerava il toscano trecentesco la perfezione. I suoi precetti e la sua grammatica si erano imposti come il modello vincente, orientando anche la nascita dell’accademia della Crusca e del suo vocabolario che legittimava solo il lessico e le varianti ortografiche toscane respingendo invece tutte le voci degli altri volgari, considerate indegne e da purgare.

Da quel momento in poi tutti gli altri volgari regredirono allo stato di “dialetti”, varietà “impure” dell’italiano-toscano elevato a lingua perfetta. E nella nostra storica diglossia, questo toscano prendeva il posto ed era destinato a soppiantare l’altra lingua superiore del passato, il latino della cultura e dei libri, che nei secoli successivi avrebbe perso sempre più terreno nella scienza, nella scuola, nelle leggi e in ogni altro ambito.

Il purismo, pur tra le accesissime polemiche, si impose nell’egemonia culturale con una forza schiacciante. Basta ricordare che il massimo poeta del Cinquecento, Ludovico Ariosto, che non era toscano ma emiliano, per adeguarsi a questi principi riscrisse per ben tre volte il suo Orlando furioso per modificare la sua lingua “impura” e intrisa di settentrionalismi: el diventava il (e in lo/la si trasformava in nello/nella), mentre le x erano riscritte con le s, e le forme verbali venivano uniformate (mostrerò invece di mostrarò o trassero invece di tràrro). In questo modo Ariosto fu incluso nel vocabolario, al contrario di Torquato Tasso, che davanti alle stroncature della Crusca, invece di inchinarsi al canone del toscano e “purgarsi” da solo aveva osato difendere la sua lingua della Gerusalemme liberata e dunque fu il grande escluso che non venne inserito tra gli autori del dizionario. Chi non pubblicava in toscano e non seguiva i precetti dei puristi non solo era biasimato, ma addirittura non veniva pubblicato o considerato.

Su questo sfondo, chi non era toscafono di nascita – dunque in grado di mettere in pratica quei precetti in modo quasi naturale e istintivo – faticava enormemente a scrivere in “italiano”. E davanti alla nuova diglossia a base toscana, invece che latina, l’atteggiamento dei letterati oscillava tra il riconoscimento della superiorità del toscano e il rivendicare invece la dignità degli altri volgari.

Il primo atteggiamento è stato quello vincente.

Il toscano era un buon collante in grado di superare le incomprensioni dialettali delle varie regioni, sin dal Quattrocento ammirato e imitato anche a Milano: Ludovico il Moro apprezzava gli scrittori toscani e guardava alla lingua fiorentina come modello. Aleggiava insomma un certo senso di inferiorità delle altre parlate rispetto ai modelli toscani, e alla fine del Quattrocento, Gaspare Visconti, un poeta alla corte degli Sforza, nella premessa ai suoi componimenti si scusava del suo “non molto polito naturale idioma milanese”, ma il chiedere venia per la propria lingua non toscana è un motivo ricorrente che si trova spesso negli scritti di chi voleva ricorrere al toscano senza che fosse la sua lingua naturale.

L’alienazione del proprio idioma in favore di un altro

Per imparare la lingua superiore, successivamente tra gli scrittori prese piede la consuetudine dei soggiorni toscani, e il veneziano Carlo Goldoni, nel Settecento, considerava fortunatissimo chi era nato a Firenze, perché quella lingua gli risultava spontanea, e consigliava per “un Uomo di lettere, trattenersi per qualche tempo a Firenze ad imparar dalle Balie e dalle Fantesche ciò che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio o dalla Crusca medesima.”
Emblema di questa prassi, e di questa difficoltà di apprendere la lingua pura, è il celebre “volli, volli, fortissimamente volli” dell’Alfieri, piemontese di nascita ma che decise di “parlare, udire, pensare e sognare in toscano” e si trasferì a Firenze per meglio padroneggiare “quella doviziosissima ed elegante lingua; prima indispensabile base per bene scriverla” (Vita scritta da esso). Allo stesso tempo l’autore lamentava tutta la difficoltà, per chi non era toscano, di padroneggiare quell’idioma (“Lettera a Ranieri de’ Calzabugi”) scrisse le proverbiali parole:

“Da quel giorno in poi (che fu in giugno del 75) volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Ma dovendo io scrivere in pura lingua toscana, di cui era presso che all’abbiccì, fu d’uopo per primo contravveleno astenermi affatto dalla lettura d’ogni qualunque libro francese, per non iscrivere poi in lingua barbarica: un poco di latino, ed il rimanente d’italiano fu dunque la mia sola lettura d’allora in poi; stante che di greco non so, né d’inglese.”

Era la stessa difficoltà e la stessa soluzione che avrebbe intrapreso il milanese Alessandro Manzoni, che nella tormentata revisione dei Promessi Sposi, si accorse che i dizionari non gli bastavano per toscanizzare nel giusto modo la sua lingua, e alla fine abbandonò quella soluzione per sciacquare i panni in Arno. La lingua delle precedenti stesure del suo capolavoro gli risultava troppo artificiale e libresca, proprio perché si basava sui dizionari, e quelli che aveva utilizzato erano soprattutto il monumentale vocabolario milanese-italiano di Cherubini e quello della cosiddetta “Crusca veronese” di Cesari, il massimo rappresentante del purismo Ottocentesco che aveva dato vita a un dizionario di taglio cruscante benché fosse appunto di Verona.
Ma questo non deve stupire, perché a prevalere nel nostro Paese caratterizzato da un’eterna diglossia è stata la compiaciuta alienazione linguistica. In altre parole, a parte gli scrittori toscani che avevano fatto la storia, i massimi difensori dell’italiano basato sul tosco-fiorentino furono spesso i non toscafoni.

Pietro Bembo era veneziano, ma oltre a imporsi come teorico del purismo fu autore di una grammatica che avrebbe fatto scuola; fu uno stretto collaboratore del tipografo-editore Aldo Manuzio, il più grande stampatore del Cinquecento di tutta l’Europa. Benché Venezia impiegasse il proprio volgare orgogliosamente come lingua ufficiale delle leggi e della cancelleria, che si estendeva anche come lingua-tetto in tutta l’area veneta, i libri nati dal sodalizio Manuzio-Bembo si basarono sulla norma del toscano, dunque contribuirono a diffonderlo e in tutto il Paese e a renderlo il canone della scrittura.

E così è prevalsa l’alienazione linguistica e i più intransigenti difensori del toscano erano spesso non toscani, come Bembo, Cesari, Alfieri e soprattutto come Manzoni.

I sostenitori della dignità delle altre lingue italiche, invece, furono sconfitti. Esisteva una letteratura parallela che si esprimeva in altre parlate, e uno dei più noti e agguerriti sostenitori di queste posizioni fu per esempio il milanese Carlo Porta, che contro il classicista Pietro Giordani (storpiato in “Giavan”) scriveva:

“Dunque senza sapere la lingua toscana non ci può essere morale né civiltà? (…) E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietà quelle frattaglie tanto preziose, quelli così fatti che sono il gran merito dell’abate Giavano?”

Accanto a simili posizioni c’erano poi gli scrittori “indifferenti” alla questione della lingua, quelli che scrivevano in modo istintivo senza preoccuparsi della forma, e avevano in mente una lingua che doveva farsi intendere, invece che seguire il purismo. Costoro scrivevano spesso trattati pratici, articoli di giornale, romanzi come quelli di Garibaldi… Ma ancora una volta questi componimenti non erano considerati un modello virtuoso.

Dalla diglossia a base toscana a quella a base inglese

La diglossia per cui il toscano era la lingua della scrittura mentre le masse erano dialettofone si è ricomposta soltanto nella seconda metà del Novecento, quando sono spuntate le prime generazioni italofone anche fuori dalle aree toscane e finalmente l’italiano è diventato una lingua unitaria. Parlare e scrivere hanno trovato la loro convergenza in un’osmosi in cui le differenze tra oralità e scrittura si sono sempre più attenuate in un italiano unitario dove erano confluiti anche altri elementi oltre a quelli tosco-fiorentini che costituivano lo zoccolo duro. Negli anni Sessanta Pasoliniaveva notato che questo nuovo italiano unitario era soprattutto tecnologico e arrivava prevalentemente dai centri industriali del nord, più che dal modello toscano letterario.
Se l’italiano standard nell’Ottocento indicava quello che si insegnava a scuola in opposizione alle varietà dialettofone, superata la diglossia lingua-dialetto il nuovo italiano unificato, nel diventare un nuovo standard inevitabilmente si livellava e alcuni vocaboli o costrutti un tempo considerati popolari e non ammessi nella lingua “alta” sono stati invece accettati non solo nel parlato, ma anche nella scrittura dei giornali, dei contesti istituzionali o universitari. Negli anni Ottanta questo italiano di tutti è stato definito dal linguista Gaetano Berruto come “neostandard” e da Francesco Sabatini come “italiano medio”.

Ma proprio quando sembrava che la diglossia fosse superata, ecco che nel nuovo millennio ne è emersa una nuova: la diglossia che fa dell’inglese la lingua superiore. E davanti alla quale l’italiano regredisce su tutti i fronti.

Se la lingua della scienza, sino al Seicento, era esclusivamente il latino, Galileo Galilei ha spezzato questa prassi fondando la prosa scientifica italiana, e costruendo un modello poi seguito da altri scienziati – da Redi a Vallisneri – che è sopravvissuta fino al Novecento, quando Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna hanno diffuso un internazionalismo come neutrino.
Se l’italiano-toscano, nei secoli, ha sottratto al latino sempre più ambiti, come la lingua dell’insegnamento e delle leggi, oggi assistiamo alla sua regressione nei confronti dell’inglese, e sempre più atenei stanno puntando all’inglese come la lingua della formazione, con buona pace del diritto allo studio nella propria lingua madre. Intanto, l’inglese prende piede come lingua dell’Ue, benché non esista alcuna carta che sancisca la legittimità di questa prassi. E mentre l’inglese planetario – definito un po’ spregiativamente anche globalese o globish – si allarga in tutto il mondo, stiamo andando verso una nuova diglossia neomedioevale – come l’ha chiamata il linguista tedesco Jürgen Trabant – per cui l’inglese diviene la lingua della cultura alta, e gli idiomi nazionali rischiano di diventare i dialetti di un mondo che pensa e parla in inglese.

Gli anglicismi che penetrano in ogni idioma locale – e l’italiano è una delle lingue più coinvolte dal fenomeno – sono gli effetti collaterali di questa nuova situazione. Il loro numero è tale che in molti ambiti – si pensi all’informatica, all’economia, alle tecno-scienze, al lavoro… – l’italiano è ormai incapace di esprimere certi domini con le proprie parole. E mentre la lingua dei giornali e anche delle istituzioni si riempie di espressioni inglese, l’italiano regredisce, si ibrida e fondamentalmente viene meno lo storico prestigio basato sui suoni dell’italiano-toscano.
Come ai tempi dello sfaldamento del latino nascevano parole costruite sul sonus del latino – per esempio caballus invece di equus – oggi sul modello dell’inglese nascono pseudoanglicismi come footing, smart working, beauty case o baby gang. E se un tempo i non toscafoni cercavano di “toscaneggiare” e di approssimarsi al modello della lingua superiore, oggi si introducono le espressioni inglesi in modo voluto e compiaciuto: il nuovo modello cerca e riproduce i suoni inglesi, poco importa siano ortodossi o reinventati in modo maccheronico. Questo è il nuovo modello linguistico inseguito dalla nuova egemonia culturale, e questo italiano “newstandard” – o itanglese – è caratterizzato dalla sua “diglossia lessicale”. Nell’ambiente di lavoro, per esempio, non si può più usare l’italiano per esprimere certe cose, perché la lingua di prestigio è l’inglese, dunque bisogna usare questa terminologia “alienante” che il settore richiede e allo stesso tempo impone. E così nel mio settore non è più possibile evitare l’alienazione linguistica e parlare per esempio di revisioni editoriali, perché c’è solo l’editing, e sono costretto a presentarmi ai clienti come editor, altrimenti mi guardano male, sono percepito come un non addetto ai lavori che non sta usando la lingua che identifica il settore da un punto di vista sociolinguistico.

E chi non adegua il suo linguaggio, come aveva fatto Ariosto, viene fatto fuori come è accaduto a Tasso.

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ASUS ExpertBook Ultra ufficiale: laptop AI ultraleggero per professionisti


ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
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Asus ha annunciato la disponibilità del nuovo ExpertBook Ultra. Creato per i professionisti e i leader aziendali di nuova generazione, ExpertBook Ultra combina una raffinata maestria artigianale, potenti prestazioni accelerate dall'intelligenza artificiale e sicurezza di livello aziendale in un formato ultraleggero.

Design sofisticato


ExpertBook Ultra incarna una sobrietà raffinata grazie al suo telaio minimalista, progettato per gli ambienti professionali moderni. Realizzato con tecnologia di precisione CNC, il dispositivo combina una lega di magnesio-alluminio e l'avanzata tecnologia Nano Ceramic, offrendo una protezione eccezionale pur mantenendo un profilo elegante e leggero.
ExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessoreExpertBook Ultra pesa 0,99 kg e misura 10,9 mm di spessore, ed offre una portabilità senza sforzo per i professionisti sempre in movimento
Nonostante la sua forma ultraleggera, il notebook è progettato per soddisfare gli standard di resistenza militari, garantendo affidabilità a lungo termine nell'uso quotidiano. Completato da una suite di porte I/O essenziali, tra cui due prese Thunderbolt 4 Type-C con funzionalità complete, una su ciascun lato per una maggiore praticità, e una batteria a lunga durata da 70 Wh, ExpertBook Ultra supporta una produttività ininterrotta durante tutta la giornata lavorativa.

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tado° diventa profittevole superando i 5,5 milioni di termostati smart connessi: un traguardo importante che conferma la crescita del mercato smart home e la solidità della strategia aziendale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La configurazione della batteria ad alta densità vanta un design in cui quattro celle sono suddivise in due coppie. Anziché allineare tutte le celle in una lunga fila ad alta tensione, esse sono accoppiate per creare una tensione più bassa e più stabile (7,8 volt) con una capacità doppia. Questa tensione minore è il segreto dell'efficienza del laptop: infatti, poiché la maggior parte dei componenti del computer funziona a bassissima potenza, è molto più facile ed efficiente dal punto di vista energetico ridurre la potenza da 7,8 V piuttosto che da una tensione più alta come 15 V. Ciò si traduce in un minore spreco di calore e una maggiore durata della batteria, mentre la disposizione piatta e affiancata delle celle consente di risparmiare spazio, rendendo il laptop più sottile e lasciando spazio per ventole di raffreddamento più efficienti.
Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3Asus ExpertBook Ultra vanta un processore Intel Core Ultra X9 Series 3

Prestazioni e AI


Il cuore di ExpertBook Ultra è costituito dal processore Intel Core Ultra X9 Series 3 di ultima generazione, che offre fino a 50 TOPS di prestazioni NPU per accelerare i carichi di lavoro AI, il multitasking intensivo e le applicazioni aziendali più esigenti. Questa piattaforma di elaborazione avanzata garantisce prestazioni fluide e reattive nei moderni flussi di lavoro aziendali e creativi. A questo si aggiunge la soluzione termica ASUS ExpertCool Pro, che consente un'erogazione efficiente dell'energia supportando fino a 50 W di TDP. L'architettura di raffreddamento avanzata garantisce prestazioni costanti anche con carichi di lavoro elevati, mantenendo un ambiente di lavoro silenzioso e privo di distrazioni.

Esperienza utente


Il notebook Asus è progettato per migliorare ogni interazione. Il suo touchscreen tandem OLED 3K offre una luminosità HDR fino a 1400 nit e garantisce una nitidezza eccellente, una riproduzione dei colori vivida e dettagli nitidi per le attività professionali e la fruizione di contenuti multimediali. Protetto dal vetro Corning Gorilla Glass Victus resistente ai graffi con finitura Gorilla Glass Matte, il display garantisce durata e una visione confortevole in diverse condizioni di illuminazione.

L'esperienza è ulteriormente migliorata da un sistema audio a sei altoparlanti ottimizzato con Dolby Atmos, dotato di due woofer a doppio magnete e due tweeter dedicati, che offrono un suono ricco e coinvolgente per videoconferenze, presentazioni e riproduzione multimediale. La navigazione di precisione è resa possibile da un touchpad tattile di alta qualità, mentre la tastiera è dotata di un delicato rivestimento per offrire un comfort superiore durante le sessioni di digitazione prolungate.

Soluzioni AI intelligenti


Il cuore di ExpertBook Ultra è ASUS MyExpert, una suite di produttività AI unificata appositamente progettata per i flussi di lavoro aziendali, che aiuta i professionisti a lavorare in modo più intelligente ed efficiente. Le funzionalità AI integrate consentono l'interazione in linguaggio naturale per l'assistenza relativa al PC, insieme alla sintesi dei documenti, alla traduzione e al perfezionamento della scrittura. Esso supporta, inoltre, la ricerca integrata di file locali e nel cloud per un accesso più rapido a immagini e documenti, e offre funzionalità avanzate di meeting intelligence che generano automaticamente trascrizioni, traduzioni, sintesi delle riunioni ed elenchi di attività da svolgere.

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Sicurezza e affidabilità


ExpertBook Ultra protegge le risorse aziendali con ASUS ExpertGuardian, un'architettura di sicurezza realizzata in conformità con le linee guida NIST SP 800-193. Questo framework protegge l'integrità del firmware impedendo modifiche non autorizzate, rilevando attività dannose e consentendo il ripristino automatico a firmware affidabili. Il dispositivo rafforza anche la protezione BIOS a lungo termine, aggiungendo la crittografia post-quantistica (PQC) al livello di sicurezza del firmware.

Disponibilità


Asus ExpertBook è disponibile al prezzo di 2.299 euro.


tado° raggiunge la redditività: oltre 5,5 milioni di termostati smart connessi


tado° ha annunciato oggi di aver collegato più di 5,5 milioni di termostati smart e di aver raggiunto la redditività operativa, segnando un traguardo chiave nella sua crescita.

Johannes Schwarz di tado° ha dichiarato: “la forte crescita degli ultimi anni e la nostra posizione di leadership nel mercato europeo ci hanno permesso di raggiungere la redditività come azienda. Questo traguardo rafforza la nostra indipendenza e ci consente di accelerare l’espansione della nostra piattaforma di gestione energetica domestica”


Tutto è cominciato dai termostati smart


Inizialmente nota per i suoi termostati smart, tado° si è evoluta in una piattaforma più ampia di gestione dell’energia domestica, spinta dalla crescente domanda di tecnologie che aiutano le famiglie a gestire l’aumento dei costi energetici. In particolare, l'azienda combina prodotti per il riscaldamento smart e tariffe elettriche dinamiche che mirano a ridurre significativamente sia i costi energetici per le famiglie sia le emissioni di carbonio. Per venire incontro alla complessità delle abitazioni europee, tado° funziona con una vasta gamma di sistemi di riscaldamento – inclusi caldaie a gas, riscaldamento a gasolio, pompe di calore, teleriscaldamento e condizionatori – indipendentemente dal produttore, e grazie al controllo in ogni singola stanza tramite termostati smart per riscaldamento a pavimento e radiatori, tado° dichiara un risparmio medio per i suoi clienti del 22%.

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Le banche stanno abbandonando le password tradizionali. L’autenticazione push mobile permette di approvare accessi e pagamenti con un tap sullo smartphone — ma come funziona davvero e quanto è sicura?
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Efficienza energetica: una priorità


Poiché i prezzi dell’energia restano instabili e l’Europa accelera la transizione verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica torna a essere una priorità per famiglie.

Christian Deilmann ditado° ha dichiarato: “i prezzi dell’energia e la sicurezza energetica sono nuovamente al centro del dibattito in Europa. Il kilowattora più economico è quello che non consumi mai. Con sempre più energia solare ed eolica nel sistema elettrico, la gestione intelligente dell’energia diventerà sempre più importante per aiutare le famiglie a controllare i costi.”



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Guardando al futuro


tado° raggiunge la redditività riducendo la dipendenza da investimenti esterni, abbassando il costo del capitale e rafforzando la propria indipendenza. L’azienda punta anche su una cultura interna orientata alla crescita, coinvolgendo i dipendenti attraverso un programma di azionariato virtuale. Guardando al futuro, tado° continuerà a sviluppare la propria piattaforma puntando su ottimizzazione basata su IA, maggiore integrazione delle energie rinnovabili e gestione intelligente delle tariffe energetiche, in linea con l’evoluzione della transizione energetica.

Deilmann ha concluso: “le abitazioni stanno diventando veri e propri hub energetici. Il nostro obiettivo è integrare riscaldamento, energia solare, veicoli elettrici e tariffe energetiche in un unico sistema intelligente che aiuti le famiglie a risparmiare denaro, supportando al contempo la transizione verso l’energia rinnovabile.”