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Rilasciato Linux 6.19: il prossimo kernel sarà Linux 7.0


Rilasciato il kernel Linux 6.19 con miglioramenti grafici e al file system. Il prossimo sarà Linux 7.0, atteso per metà aprile.
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Linus Torvalds ha rilasciato il kernel Linux 6.19, l’ultimo prima di un cambio di numerazione atteso da tempo. Il prossimo kernel si chiamerà infatti Linux 7.0, con il rilascio stabile previsto indicativamente per metà aprile. Nessuna rivoluzione tecnica dietro al salto di versione, è più una scelta pratica: i numeri stavano diventando scomodi da gestire.

Nel frattempo il 6.19 porta con sé diverse novità, tra cui prestazioni migliorate per le schede video AMD Radeon meno recenti, le prime basi per il supporto HDR sul desktop Linux e ottimizzazioni al file system ext4 che velocizzano le operazioni di scrittura.


FONTE phoronix.com


FONTE omgubuntu.co.uk

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CrossOver 26: HELLDIVERS 2, God of War Ragnarök e Starfield sbarcano su Mac (e Linux)


CrossOver 26 porta HELLDIVERS 2, God of War Ragnarök, Starfield e molti altri giochi Windows su Mac e Linux grazie a Wine 11.0. Ecco cosa cambia e come provarlo gratis.
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Per chi usa un Mac e ogni tanto guarda con invidia il catalogo giochi di Windows, CrossOver 26 porta buone nuove. L’ultimo aggiornamento del software di CodeWeavers allarga parecchio la lista dei titoli giocabili su macOS, con nomi che fanno gola: HELLDIVERS 2 (multiplayer incluso), God of War Ragnarök, Starfield, Borderlands 4, Final Fantasy VII Rebirth e Kingdom Come: Deliverance II, tra gli altri.

Per chi non lo conoscesse, CrossOver permette di far girare programmi e giochi Windows su Mac e Linux senza bisogno di installare Windows in una macchina virtuale. Il tutto si basa su Wine, un progetto open source che “traduce” le istruzioni di Windows in qualcosa che macOS e Linux possano capire. CrossOver ci aggiunge sopra un’interfaccia più comoda e ambienti preconfigurati per i vari software, rendendo il tutto più accessibile anche a chi non vuole smanettare troppo.

Cosa cambia sotto al cofano


Il cuore di questa versione è il passaggio a Wine 11.0, che da solo porta oltre 6.000 modifiche tra correzioni e miglioramenti di compatibilità. A questo si aggiungono aggiornamenti alla parte grafica con D3DMetal 3.0, DXMT v0.72 e vkd3d 1.18, componenti fondamentali per far girare i giochi più recenti con prestazioni accettabili sui chip Apple Silicon.

Su macOS Tahoe è stata ritoccata l’interfaccia e risolto un fastidioso problema che faceva riaprire Steam dopo averlo chiuso. Per gli utenti Linux, invece, CrossOver 26 introduce il supporto a NTSync sui kernel che lo permettono (dal 6.14 in su), con benefici in termini di prestazioni per alcune applicazioni.

Quanto costa e come provarlo


CrossOver è un software a pagamento. Fino al 17 febbraio la licenza annuale (con 12 mesi di aggiornamenti e supporto) è in offerta a circa 55 dollari, poi salirà a 74. Per chi volesse fare un giro di prova prima di spendere, è disponibile un periodo di prova gratuito di 14 giorni.

Va detto che non tutti i titoli funzionano alla perfezione: come riporta OMG! Ubuntu, la stessa pagina di compatibilità di CodeWeavers segnala che alcuni giochi si installano ma poi non partono. Il consiglio è di sfruttare proprio la prova gratuita per verificare che i giochi che vi interessano girino come si deve.


FONTE codeweavers.com


FONTE omgubuntu.co.uk


FONTE howtogeek.com

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domani, 13 febbraio, al macro (roma), si presenta ‘romarivista’


romarivista al macro_ presentazione del 13 feb 2026
cliccare per maggiori informazioni

In occasione della prima uscita di romarivista, il magazine culturale di Roma Capitale, è in programma una festa il 13 febbraio, dalle 18:30, al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

Durante l’evento, che prevede la presenza di Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura capitolino, si susseguiranno talk, interviste, dj set, letture.
Presenti inoltre Luca Bergamo, direttore editoriale di ‘romarivista’, Cristiana Perrella, la nuova direttrice del Macro, insieme all’autrice e giornalista Francesca Mannocchi, agli artisti Bob Corsi, Tiziano Panici, Alfredo Angelici e Sergio Lo Gatto, alle giornaliste Annalisa Camilli e Simona Maggiorelli, a Edoardo Bucci di Scomodo, ai ricercatori Diletta Huyskes e dal Sony Computer Science Laboratories Vittorio Loreto e Milena di Canio oltre a Martina Tariciotti e Giulia Vallosio autrici del progetto grafico, Filippo Tantillo e Eva Santoloci. Sarà presente anche la redazione di romarivista: Silvia Barbagallo, Loredana di Guida, Matteo Fantozzi, Stefania La Sala, Federica Nastasia, Giulia Ragonese, Anna Voltaggio.

zetema.it/venerdi-13-febbraio-…

museomacro.it/evento/romarivis…

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

comune.roma.it/web/it/notizia/…

*

dove sarà possibile trovare la rivista, gratuita?
qui l’elenco dei punti di distribuzione
#AlfredoAngelici #AnnaVoltaggio #AnnalisaCamilli #BobCorsi #CristianaPerrella #DilettaHuyskes #djSet #EdoardoBucciDiScomodo #EvaSantoloci #FedericaNastasia #FilippoTantillo #FrancescaMannocchi #GiuliaRagonese #GiuliaVallosio #interviste #JuliaDraganović #letture #LoredanaDiGuida #LucaBergamo #Macro #MacroMuseoDArteContemporanea #magazineCulturale #MartinaTariciotti #MassimilianoSmeriglio #MatteoFantozzi #MilenaDiCanio #romarivista #SergioLoGatto #SilviaBarbagallo #SimonaMaggiorelli #SonyComputerScienceLaboratories #StefaniaLaSala #talk #TizianoPanici #VittorioLoreto

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Obsidian 1.12.0: arriva il terminale, le immagini si ridimensionano al volo


Obsidian 1.12.0 introduce il ridimensionamento delle immagini nell'editor, un'interfaccia a riga di comando e una gestione più intelligente degli allegati. Tutte le novità dell'aggiornamento.
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Obsidian continua a crescere e con la versione 1.12.0, disponibile in accesso anticipato, porta una serie di novità che rendono la gestione degli appunti ancora più fluida.

La più attesa dalla community è probabilmente la possibilità di ridimensionare le immagini direttamente nell’editor, trascinando un angolo con il mouse. Un doppio clic ripristina la dimensione originale. Può sembrare poca roba, ma per chi lavora con note piene di screenshot e schemi fa una differenza enorme nella resa visiva dei propri documenti.

Un terminale per chi vuole automatizzare


Chi ama smanettare apprezzerà la nuova interfaccia a riga di comando: in pratica, ora è possibile controllare Obsidian dal terminale del proprio computer per creare script, automatizzare operazioni ripetitive e integrare il tutto con altri strumenti. Non è una funzione per tutti, ma per chi scrive molto o gestisce archivi complessi apre scenari interessanti.

Gestione dei file più intelligente


Altra novità gradita: cancellando una nota, Obsidian ora chiede se eliminare anche gli allegati collegati. Si può scegliere di farlo sempre, mai, oppure decidere caso per caso. Un dettaglio che evita di ritrovarsi con decine di immagini orfane sparse nel proprio archivio.

Migliorata anche l’Esplora file interna, che finalmente supporta il classico copia e incolla con le scorciatoie da tastiera, e aggiunto un comando rapido per passare da un archivio all’altro senza troppi passaggi.

Sul fronte correzioni, risolti diversi problemi legati alla selezione del testo vicino ai link, al comportamento delle finestre pop-out e alla rinomina dei file con estensioni nascoste.


FONTE obsidian.md

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boris lehman oggi, 12 febbraio, in camera verde

boris lehman in camera verde
cliccare per ingrandire

_#BorisLehman #CameraVerde #edizioniDellaCameraVerde #EdizioniLaCameraVerde #foto #fotografie #laCameraVerde #MarcoPerri #polaroid

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la nobiltà, il tè, gli anni sessanta, i poeti e i cosiddetti


al tè del marchesino (alle cinque spaccate) ormai l’unico che si presenti credo sia Alfonso Berardinelli, il quale in un obliabile pezzo sull’utilissimo foglio “Il foglio” scrive o meglio ripete (come – del resto – sempre fece e farà) che:

all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso erano in attività poeti come Caproni e Bertolucci, Sereni e Fortini, Pasolini, Giudici e Zanzotto. Ma evidentemente, intorno a loro, stava emergendo e era visibile una massa di versificatori, soprattutto quelli cosiddettid’avanguardia o sperimentali, che giustificavano la diagnosi di Piovene.

(quale sia la bronzea placchetta incisa dal Piovene lo scoprirete o comprando, dioliberi, il libro del marchesino, o leggendo qui il resto dell’obliabile).

certo, ragazzi, pensare che all’inizio degli anni Sessanta si dovesse star cheti (e lo si dovrebbe stare anche adesso, occhio) leggendo entusiasti SOLTANTO Bertolucci Pasolini Giudici e tutt’al più Zanzotto o, dioliberi, Caproni, affè, dà duolo e cringe alla meninge, se funzionante.

ma pensate oggi: che l’entusiasmo dovrebbe fluire spedito diretto al club d’autori del Sabio. no, dico, rendiamoci conto.

#AlfonsoBerardinelli #AlfonsoElSabio #avanguardia #cosiddetti #ilMarchesino #ilTèDellaMarchesa #laMarchesaUscìAlleCinque #nh #Piovene #sperimentazione

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Referendum, Pubblico Ministero avvocato della Polizia giudiziaria?


Le considerazioni del costituzionalista Ettore Palazzolo sulle possibili conseguenze di un Sì alla modifica costituzionale su cui dovremo, a breve, pronunciarci.

Il ministro della Giustizia Nordio, intervenendo sul prossimo referendum, ha ribadito una vecchia idea di Berlusconi, secondo cui i Pubblici Ministeri dovrebbero diventare gli “Avvocati dell’Accusa” nel dibattimento, in quanto […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/02/12/refe…

#consiglioSuperioreDellaMagistratura #governoMeloni #magistratura #Procura #referendumCostituzionale #separazioneDelleCarriere

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Tuta aggiorna il rapporto di trasparenza: ecco cosa chiedono le autorità tedesche


Tuta ha aggiornato il rapporto di trasparenza con i dati del secondo semestre 2025: ecco quante richieste riceve dalle autorità tedesche e perché i contenuti crittografati restano al sicuro.
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Tuta, il servizio di posta elettronica crittografata con sede in Germania, ha aggiornato il proprio rapporto di trasparenza con i dati del secondo semestre 2025. Il documento, pubblicato ogni sei mesi, riporta nel dettaglio quante richieste di dati arrivano dalle autorità tedesche e quante vengono effettivamente soddisfatte.

I numeri del secondo semestre 2025


Tra luglio e dicembre 2025, Tuta ha ricevuto 165 richieste per dati identificativi degli utenti, di cui solo 19 sono state accolte. Le richieste per il monitoraggio del traffico in tempo reale sono salite a 25 (erano 12 nel semestre precedente), con 19 ordini eseguiti. Per quanto riguarda i contenuti archiviati, le richieste sono scese a 16 (contro le 28 del primo semestre) e ne sono state soddisfatte 8.

Un dato che vale la pena sottolineare: anche quando Tuta è obbligata a consegnare il contenuto delle caselle di posta, i messaggi crittografati vengono forniti così come sono, cioè illeggibili senza la chiave dell’utente. Questo perché la crittografia è lato client e Tuta non ha accesso alle chiavi di decrittazione.

Il canarino è ancora vivo


Nella stessa pagina compare il cosiddetto “warrant canary”, una dichiarazione in cui Tuta conferma di non aver mai ricevuto ordini segreti di tipo FISA o lettere di sicurezza nazionale (NSL), strumenti tipici della sorveglianza statunitense. In Germania questo tipo di ordini con obbligo di segretezza non è previsto dalla legge, ma la presenza del canarino resta un segnale di trasparenza apprezzabile per chi cerca un’alternativa seria ai grandi provider.

Se state valutando un servizio di posta che metta la riservatezza al primo posto, Tuta è una delle opzioni più solide sul mercato europeo.

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Blacklight ora scova anche i tracker di TikTok e X


Blacklight si aggiorna e ora rileva anche i pixel di tracciamento di TikTok e X, offrendo una visione più completa su chi raccoglie i dati degli utenti online.
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Chi prova a tenere d’occhio cosa succede davvero dietro le quinte dei siti web probabilmente conosce già Blacklight. È uno strumento online che permette di analizzare una pagina e capire quali traccianti sono attivi. Ora viene fatto un passo in più, aggiungendo al radar anche quelli di TikTok e X.

Fino a oggi Blacklight venivano segnalati soprattutto i traccianti di Google e Meta. Con questo aggiornamento il quadro si amplia e diventa più rappresentativo di come funziona davvero la pubblicità online nel 2026, fatta di piattaforme social che seguono gli utenti ben oltre i propri confini.

Cosa sono i pixel e perché contano


I pixel di tracciamento sono piccoli frammenti di codice inseriti nei siti web. All’apparenza invisibili, servono a inviare dati alle piattaforme che li gestiscono. Parliamo di informazioni sulle visite, sulle azioni compiute, a volte sugli acquisti o sulle ricerche fatte.

Quando lo stesso pixel è presente su moltissimi siti, chi lo controlla può ricostruire profili piuttosto dettagliati degli utenti. È così che nascono le categorie pubblicitarie ultra mirate, ma è anche il motivo per cui questi strumenti sono sempre più al centro di discussioni legali e politiche.

Cosa cambia con l’aggiornamento di Blacklight


Inserendo l’indirizzo di un sito su Blacklight, ora è possibile sapere se quella pagina utilizza anche i pixel di TikTok o di X. Non solo, cliccando sulle opzioni avanzate si può scaricare un archivio con informazioni più approfondite sui dati che vengono trasmessi.

Non è una bacchetta magica e non spiega nel dettaglio come le aziende useranno quei dati, però aiuta a capire chi li sta ricevendo. Ed è già un bel passo avanti.

Perché strumenti così servono sempre di più


In passato Blacklight è stato usato anche per indagini più ampie, mostrando come pixel pubblicitari fossero presenti su siti governativi e sanitari, con conseguenze piuttosto serie. Aggiungere TikTok e X significa avere una visione ancora più completa dell’ecosistema del tracciamento online.

Se poi si vuole fare un passo ulteriore nella protezione quotidiana, affiancare strumenti di analisi a soluzioni pratiche non è una cattiva idea. Ad esempio un DNS orientato alla privacy come NextDNS o una VPN affidabile come Proton VPN possono ridurre parecchio la quantità di dati che finiscono in giro senza che ce ne accorgiamo.

Blacklight resta comunque un ottimo punto di partenza per capire cosa succede ogni volta che apriamo un sito.


FONTE themarkup.org


FONTE themarkup.org

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Amazon porta in Italia la nuova gamma di smart TV: cosa cambia per gli utenti


Amazon amplia la sua presenza nel mercato dell’intrattenimento domestico portando in Italia la nuova gamma di smart TV. Ecco cosa offre la nuova linea e cosa cambia per gli utenti
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Amazon ha annunciato la disponibilità in Italia delle nuove smart TV della propria gamma, Fire TV – Serie 2 (2nd Gen), Fire TV – Serie 4 (2nd Gen) e Fire TV Omni QLED (2nd Gen), progettate per offrire ai clienti il miglior intrattenimento, con prestazioni per ogni fascia di prezzo.

La nuova gamma di smart TV Amazon arriva in Italia


La nuova serie di punta Omni QLED, nei formati da 50” a 65”, offre immagini sorprendenti su un display il 60% più luminoso rispetto ai modelli precedenti. Con quasi il doppio delle zone di local dimming, i dispositivi garantiscono bianchi più brillanti e neri più definiti, mentre le tecnologie Dolby Vision e HDR10+ Adaptive rendono i contenuti più vividi. Inoltre, un processore aggiornato rende questo modello il 40% più veloce rispetto al passato. La serie Omni è intelligente quanto veloce: essa, infatti, regola automaticamente i colori del display in base all’illuminazione della stanza e, grazie alla tecnologia OmniSense, il televisore si accende quando si entra nella stanza, visualizza foto o opere d’arte e si spegne quando la stanza viene lasciata, per risparmiare energia. L’Arte Interattiva risponde dinamicamente ai movimenti, creando un’esperienza immersiva, e quando si desidera guardare qualcosa, è possibile parlare direttamente con Alexa tramite il televisore. La Serie Fire TV Omni QLED è disponibile su Amazon.it a partire da 699,99 euro.
I TV Fire TV Serie 2 offrono un'immagine HD nitidaI TV Fire TV Serie 2 offrono un'immagine HD nitida

Fire TV Serie 2 e Serie 4, da 32” a 55”


La nuova Fire TV Serie 2ridisegnata offre un’immagine HD nitida, mentre Fire TV Serie 4 garantisce una risoluzione 4K. Entrambe presentano cornici ultra-sottili, per un’estetica elegante in ogni ambiente, e sono il 30% più veloci di prima grazie a un nuovo processore quad-core. Per la prima volta, anche questi modelli integrano la tecnologia OmniSense, garantendo esperienze intelligenti a ogni livello di prezzo. Inoltre, con la funzione Intensificatore dei dialoghi, presente su tutti i nuovi TV, è possibile aumentare il volume della voce senza incrementare il rumore di sottofondo. Fire TV Serie 2 è disponibile su Amazon.it a partire da 279,99 euro, e Fire TV Serie 4 a partire da 499,99 euro.
I TV Fire TV Serie 4 garantiscono una risoluzione 4KI TV Fire TV Serie 4 garantiscono una risoluzione 4K

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→ corallo (rosselli)


Leggo questo bell’articolo dello scorso anno di Maria Attanasio su Amelia Rosselli, uscito su doppiozero; e in incipit trovo questo passo:

Mi invitò a mangiare insieme a lei, il giorno dopo a casa sua, in Via del Corallo; un vicolo piuttosto stretto, il cui nome la prima volta collegai ovviamente ad amuleti e fondali marini; che a lei invece richiamava i bassorilievi dei cori lignei delle chiese, ma talvolta anche la criniera di un cavallo, aggiunse ilare davanti alla mia aria sorpresa. Forse erano le rifrazioni consonantiche del termine corallo ad accendere quella strana associazione di immagini, mi dissi; come nella poesia anche nella vita per Amelia il senso e l’intelligenza di ogni parola traboccavano dalla pura formulazione sillabica e dalla sua abituale funzione d’uso

Direi che è importante registrare (e apprezzare!) la ingegnosa e positivamente non scientifica etimologia coro → corallo … o, addirittura, criniera → corallo

Connessioni come questa nascono, direi, soltanto o principalmente grazie a un’adesione felicemente parziale o intermittente o interrotta con la “madrelingua”. Il passaggio coro → corallo non echeggia naturalmente in una voce “madrelingua” italiana regolata = disciplinata = educata. Ma lo sguardo dal margine linguistico invece lo vede subito, e va anche oltre (fino a vedere nel corallo una criniera).

Ecco come il senso spicca sui (e prescinde dai) significati.

#AmeliaRosselli #corallo #Coro #criniera #Doppiozero #madrelingua #MariaAttanasio #Rosselli #xenoglossia

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Diritto internazionale in tempo di guerra. Contributo dell’Avv. Roberto La Macchia


La democrazia in tempo di guerra non esiste e per ripristinarla occorre una forte pressione sociale
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Il 28 gennaio 2026 si è svolto al Palazetto dello Sport di Torino l’incontro “Democrazia in tempo di guerra – Censurare l’informazione, disciplinare la cultura e la scienza”, organizzato da La Poderosa APS. Tra i molti contributi arrivati per l’iniziativa, vi proponiamo l’intervento dell’Avvocato Roberto Lamacchia, copresidente dell’Associazione Giuristi Democratici che fa il punto sulla situazione del diritto internazionale.

CONTRIBUTO DELL’AVVOCATO ROBERTO LA MACCHIA

Il tema di questo convegno è di per sé stimolante a partire dal suo titolo che contiene un evidente ossimoro perché tale è certamente l’accostamento della parola democrazia con la parola guerra. Infatti se per democrazia intendiamo un sistema in cui sia esaltata la rappresentanza del popolo, il rispetto delle istituzioni, delle norme costituzionali, appare immediatamente come non sia nemmeno possibile ipotizzare parlare di guerra se non ovviamente di una guerra di difesa. Eppure evidentemente ciò che era sempre stato considerato pacifico oggi non lo è più ed esistono stati ritenuti democratici che combattono una guerra anche un po’ particolare come per Israele senza scomporci in alcun modo e senza perdere agli occhi di molti altri stati quell’etichetta di democrazia. Dunque non è forse più possibile dire che se c’è democrazia non ci può essere guerra e che lo svolgimento di una guerra esclude che si sia in democrazia. Ed allora bisogna ricorrere ad altri strumenti che ci consentano di ripristinare una corretta via alla pace senza ricorrere a equivoci nominalismi.

Gli strumenti possono essere vari, io vorrei concentrarmi sul diritto internazionale, sulle espressioni giudiziarie con riferimento a tutte le guerre in corso.

Purtroppo anche su questo versante la situazione è assai precaria ed invece la drammatica situazione che viviamo richiederebbe una risposta internazionale. Ben consci del rischio del risorgere del pericolo di una guerra, le nazioni si erano munite di una serie di istituti che garantissero la possibilità di intervenire per limitare e sanzionare violazione del diritto internazionale. Istituti da affiancare all’ONU parallelizzata dal diritto di veto che impedisce l’assunzione di decisioni cruciali per il mantenimento della pace. Sono nate così la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale.

Purtroppo questi enti sono nati monchi, infatti alla CIG come alla CP non aderiscono tre dei cinque membri del Consiglio di sicurezza, Cina, Russia e Stati Uniti. Non aderiscono inoltre India, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Iraq, Libia e Sudan.

La Corte internazionale di giustizia è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, si occupa di risolvere controversie legali tra stati membri, la sua funzione è applicare e interpretare il diritto internazionale.

La competenza della Corte penale internazionale è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, genocidi o crimini contro l’umanità, crimini di guerra commessi da individui, a differenza dunque dalla competenza della Corte di Giustizia che giudica e sanziona gli stati. La sua istituzione ha rappresentato un passo importante nella creazione di un diritto internazionale teoricamente estensibile a tutti i 192 stati membri dell’ONU. In realtà solo 125 hanno sottoscritto lo Statuto di Roma che sancisce la nascita della CPU, mentre altri 32 hanno firmato il trattato istitutivo ma poi non l’hanno mai ratificato, a differenza della Corte Internazionale di Giustizia la CP non è un organo delle Nazioni Unite pur se vi sono rapporti tra le due istituzioni

Per venire alle questioni più attuali la Corte internazionale di giustizia ha emesso in particolare su Gaza due ordinanze.

Con la prima ha deciso di procedere nell’esame del rischio di genocidio nei confronti di Israele per l’operazione a Gaza, con una seconda ordinanza ha statuito che lo Stato di Israele dovrà fermare immediatamente la sua offensiva militare, mantenere aperto il valico di Rafa per la fornitura di servizi di base di assistenza, adottare misure efficace per garantire l’accesso senza ostacoli alla striscia di Gaza a qualunque commissione di inchiesta. Non è nemmeno il caso di ricordare come Israele non abbia tenuto in alcun conto le prescrizioni della Corte. Successivamente la CIG ha emesso poi un parere consultivo con cui ha affermato che gli stati non devono riconoscere, sostenere l’occupazione illegale e astenersi da qualsiasi attività economica o commerciale che possa consolidare la presenza illegale di Israele nei territori occupati. La CIG non ha ancora emesso la sentenza sulla questione. Sappiamo che la sentenza non avrebbe conseguenze concrete ma in ogni caso una pronuncia che sancisse che il comportamento di Israele a Gaza e in Cisgiordania costituisce un genocidio darebbe un duro colpo alle pretese giustificazioniste di quello Stato.

Quanto alla CPI, il 21 novembre 2024, la Camera preliminare ha emesso due decisioni cruciali per la situazione in Palestina. All’unanimità la Camera ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa, Gallant. I mandati di arresto riguardano presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024. Secondo la Corte Netanyahu e Gallant hanno agito consapevolmente per impedire aiuti umanitari, violando il diritto internazionale e sottolineando che le restrizioni erano motivate politicamente e non per necessità militari. Sono fermi i mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant, vista l’impossibilità di eseguirli e le dichiarazioni preoccupanti di molti paesi, tra i quali l’Italia, che hanno reso noto di non volerli eseguire anche laddove ce ne fosse la possibilità.

Per passare all’altra drammatica vicenda di questi anni, la guerra di aggressione in Ucraina, anche qui gli organismi di diritto internazionale sono limitati nelle loro possibilità di azione.

La Corte penale internazionale indaga sui crimini di guerra in Ucraina ma ha una limitazione sul crimine di aggressione, colmata dal recente accordo del 2025 che prevede l’istituzione di un tribunale speciale per quei crimini con la presenza di giudici internazionali al fine di assicurare che i procedimenti siano condotti nel rispetto delle più alte garanzie procedurali e del diritto internazionale, onde assicurare processi equi, diritti della difesa, indipendenza giudiziaria. Il tribunale verrà istituito probabilmente entro il 2026, dunque oggi non è costituito e sicuramente vi saranno ostacoli per la sua realizzazione. Nel frattempo la CPI, per quanto di sua competenza, sulla base della richiesta di 43 stati, tra i quali l’Italia e gli stati della UE, di indagare in relazione a presunte condotte qualificabili come crimini internazionali commessi in Ucraina, ha provveduto ad emettere il 17 marzo 2023 due mandati d’arresto per crimini di guerra nei confronti di Putin e di Maria Lvova-Belova, commissaria russa per i diritti dei bambini, e successivamente di altre due persone militari ritenute responsabili per aver diretto attacchi contro la popolazione civile in Ucraina.

Ma nessun mandato d’arresto è stato eseguito, né la CIG ha emesso la sua decisione circa l’accusa ad Israele di genocidio e per di più gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni repressive nei confronti di alcuni dei giudici della CPI con un evidente scopo intimidatorio.

In definitiva, non possiamo che prendere atto che né CPI né CIG sono riuscite, in parte non potevano riuscire, a porre un freno alla politica di guerra che ormai sta coinvolgendo tutti gli Stati.

Il riarmo, la rimilitarizzazione sono ormai argomenti al centro del dibattito in ogni paese. Ed allora si mobilitino le coscienze, si prema per una conferenza mondiale volta dapprima raggiungimento di una tregua sia in Ucraina, sia a Gaza che in Cisgiordania, ci si batta perché l’ONU riassuma quelle caratteristiche di intervento al fine di evitare conflitti internazionali, si confermi la fiducia internazionale in CPI e CIG, si prema perché quest’ultima emette la sua decisione nei confronti di Israele e si accetti di eseguire i mandati di cattura emessi dalla CPI.

Non si può che concludere che la democrazia in tempo di guerra non esiste e per ripristinarla occorre una forte pressione sociale dei veri stati pacifisti e un forte impegno a far funzionare e rivitalizzare quelle strutture internazionali volute proprio al fine di evitare nuove guerre dopo la seconda guerra mondiale, ma anche noi come cittadini dobbiamo muoverci in difesa della democrazia, ricordando sempre che essa si difende espandendo i diritti e lottando per essi.

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Come i media raccontano la diversitàedu.inaf.it/approfondimenti/sc…
Cosa ci dice il Diversity Media Research Report 2025: come migliorare l’inclusione nella comunicazione e nella scienza attraverso nuove narrazioni (e perché tutto questo riguarda anche la cultura scientifica).
#culturaScientifica #disabilità #DiversityMediaResearchReport2025 #divulgazioneScientifica #intersezionalità #MeToo #paritàDiGenere #SkamItalia #stereotipi@astronomia @astronomia
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una scrittura che ammala. valère novarina e il tentativo “di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine”


QUI:
differx.noblogs.org/2026/02/11…

(uno spunto da nazioneindiana.com/2026/01/22/…
e slowforward.net/2026/02/10/poe…)
#111 #AI #AmeliaRosselli #AndreaInglese #Bene #CarmeloBene #cb #ciòCheBisognaPensare #Cixous #curaDIdiozia #deficienzaNaturale #depensamento #disturbo #EmilioVilla #fareIlVuoto #GiulianoMesa #glitch #HélèneCixous #idiozia #ignoranza #intelligenzaArtificiale #JenniferScappettone #letteraturaCheAmmala #Locomotrix #NazioneIndiana #NI #Novarina #ombra #PendantLaMatière #portatoreDOmbra #Rosselli #Scappettone #scienzaDellIgnoranza #svelatoreDOmbra #taglioNellaRete #unMenoCheèUnPiù #unaScritturaCheAmmala #ValèreNovarina #Villa


“poetry after barbarism”, by jennifer scappettone: online talk, h. 00:00


Society of Fellows, American Academy in Rome, Tuesday talk from On Fascism series, in conversation with Franco Baldasso, h. 6 pm ET (online) = h. 00:00 Wed 3rd, Rome Time
Register at eventbrite.com/e/tuesday-talks…

Poetry After Barbarism. The Invention of Motherless Tongues and Resistance to Fascism

Columbia University Press, 2025

Jennifer Scappettone discusses her new book (begun at the AAR) with Franco Baldasso

Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, Poetry After Barbarism uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.

Jennifer Scappettone, 2011 Fellow, works in zones of confluence and cross-contamination of the literary, visual, and scholarly arts, on the page and off. She is Professor of literature, creative writing, gender studies, and the Committee on Environment, Geography, and Urbanization at the University of Chicago, where she founded and directs the Environmental Arts + Humanities Lab (The City and its Others). She is the author of Killing the Moonlight: Modernism in Venice (Columbia, 2014) and the cross-genre verse books From Dame Quickly and The Republic of Exit 43: Outtakes & Scores from an Archaeology of the Corporate Dump. She is also the editor and translator of Locomotrix: Selected Poetry and Prose of Amelia Rosselli, which won the biennial Raiziss/De Palchi prize in translation from the Academy of American Poets.

Franco Baldasso, 2019 Fellow, is Associate Professor of Italian Studies at Bard College, New York, and Fellow of the American Academy in Rome since 2019. He is also co-Director of the Graduate Summer School “The Cultural Heritage and Memory of Totalitarianism” at Sapienza University in Rome. Among his publications: Against Redemption: Democracy, Memory, and Literature in Post-Fascist Italy. (2022), which was awarded the 2023 Helen and Howard R. Marraro Prize in Italian History, and will be published in Italian in 2026.

cup.columbia.edu/book/poetry-a…

#AAR #AmericanAcademyInRome #ColumbiaUniversityPress #fascism #FrancoBaldasso #JenniferScappettone #PoetryAfterBarbarism #PoetryAfterBarbarismTheInventionOfMotherlessTonguesAndResistanceToFascism #TheInventionOfMotherlessTonguesAndResistanceToFascism


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Flow 1.5.0: equalizzatore integrato, nuovo motore di raccomandazioni e addio a NewPipe


Flow 1.5.0 aggiorna il client YouTube open source per Android con un equalizzatore audio, FlowNeuro Engine V6 e il passaggio alle API InnerTube per una riproduzione più affidabile.
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Il client YouTube open source per Android di cui vi abbiamo già parlato torna con un aggiornamento piuttosto ricco. Flow 1.5.0 porta diverse novità per l’audio e il video, con un bel po’ di lavoro anche sulle componenti interne.

Equalizzatore e riproduzione più solida


La novità più visibile è l’arrivo di un equalizzatore integrato, con preset personalizzabili per genere musicale e controlli su velocità di riproduzione, tonalità e bassi. Chi usa Flow soprattutto per la musica apprezzerà parecchio! Cambiamento importante anche a livello tecnico: il sistema di riproduzione abbandona le librerie di NewPipe in favore delle API InnerTube, una scelta che secondo gli sviluppatori dovrebbe garantire maggiore affidabilità nel tempo.

Arriva anche il supporto alla luminosità automatica tramite gesture e la modalità orizzontale, con correzioni alla riproduzione in background e alla gestione della coda.

FlowNeuro Engine V6


L’altra novità sostanziosa riguarda FlowNeuro, il motore di raccomandazioni che gira interamente sul dispositivo senza tracciamento. La versione 6 riscrive buona parte del sistema, introducendo raccomandazioni fin dal primo utilizzo, una migliore diversificazione dei contenuti proposti e un salvataggio delle preferenze più affidabile.

L’interfaccia in generale è stata ripulita con schermate ridisegnate per musica e aspetto grafico. Flow richiede Android 5.0 o superiore e si scarica direttamente da GitHub.


FONTE github.com


Flow: il client YouTube con un algoritmo di raccomandazioni che rispetta la privacy


Chi usa NewPipe lo sa bene: funziona alla grande per guardare video senza pubblicità e senza dare i propri dati a Google, ma dopo un po’ si rischia di vedere sempre a vedere gli stessi canali e non scoprire realtà nuove.

Flow nasce proprio per colmare questo vuoto. Si tratta di un client YouTube per Android che utilizza la stessa libreria di NewPipe per estrarre i dati, ma aggiunge qualcosa di interessante: un motore di raccomandazioni chiamato FlowNeuro che gira interamente in locale sul telefono. In pratica analizza cosa guardate, cosa saltate e cosa vi fa perdere ore di sonno, poi confronta i titoli e i contenuti per suggerirvi video simili a quelli che vi sono piaciuti. Tutta l’elaborazione avviene sul dispositivo, i dati restano in un file JSON nella memoria del telefono e non c’è nessun account Google di mezzo.

L’app include anche una dashboard per vedere cosa l’algoritmo ha capito dei vostri gusti, con tanto di “profili” tipo “nottambulo” o “appassionato di tech”. Se volete ricominciare da zero, c’è un pulsante per cancellare tutto.

Flow è open source con licenza GPLv3, richiede Android 8.0 o superiore e l’APK si scarica direttamente da GitHub.


FONTE github.com


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Contributo dell’Avv. Roberto Lamacchia, copresidente GD, al Convegno di Milano organizzato da Comma2


"Dobbiamo impedire che si affermi in maniera globale la legge del più forte e che prevalga sui diritti degli oppressi e degli sfruttati."
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L’Associazione Comma2 – Lavoro è Dignità in ricordo del noto giuslavorista Mario Fezzi ha organizzato venerdì 23 gennaio 2026 presso la Camera del Lavoro di Milano una riflessione sulla difesa dei più deboli intitolata “La legge del più forte versus il diritto dell’oppresso”.

Al Convegno, tra gli altri, ha portato il suo contributo l’Avvocato Roberto Lamacchia, Copresidente dell’Associazione Giuristi Democratici.

Di seguito l’intervento dell’Avv. Roberto Lamacchia

Ho molto apprezzato la scelta di svolgere questo incontro in ricordo di Mario Fezzi a Milano, su un profilo raramente sottolineato e trattato, quello dell’esistenza di uno schieramento divisorio tra i deboli, gli oppressi, i meno tutelati da un lato e il potere, nelle sue varie accezioni, dall’altro; l’esistenza di una simile contrapposizione attraversa i vari profili della vita sociale ed il tentativo ambizioso che anima questo convegno mi pare proprio quello di creare un “luogo” onnicomprensivo in cui far convogliare le violazioni dei diritti, gli abusi compiuti dal patronato, dallo Stato nei vari settori della vita, dal diritto del lavoro, alla repressione penale, all’immigrazione, alle questioni di genere.

Prima di affrontare il tema specifico, vorrei ricordare come il processo e il diritto del lavoro abbiano avuto una decadenza clamorosa sotto il profilo della tutela dei diritti dei cittadini.

Sarà perché ho cominciato la professione a cavallo tra l’entrata in vigore dello Statuto dei Lavoratori e del processo del lavoro, ma io sono rimasto affezionato a quella costruzione ed interpretazione del diritto: processi che si svolgevano in aula pubblica, partecipazione massiccia di lavoratori che assistevano alle vertenze presentate o subite da loro colleghi, celerità del processo, utilizzo da parte del Giudice dei poteri officiosi attribuitigli dalla legge, interpretazione pro lavoratore nei casi più dubbi, al fine di superare quella situazione di disuguaglianza che rendeva e rende il lavoratore in posizione di debolezza nei confronti del datore di lavoro, gratuità dell’accesso alla giustizia, compensazione delle spese di lite in caso di sconfitta del lavoratore, salvo situazioni anomale, accesso del Giudice sul luogo di lavoro per meglio accertare le dinamiche della vertenza.

Questo era il processo del lavoro ed il diritto del lavoro aveva assunto una sua peculiarità.

Con queste due norme, Statuto e processo del lavoro, una di diritto in buona parte sostanziale ed una di diritto processuale, si era realizzata una situazione di favore per i lavoratori, considerati l’anello debole e dunque da tutelare, del rapporto di lavoro e dunque la legge del più forte faticava a reprimere il diritto degli oppressi.

Il 20 maggio scorso sono decorsi cinquantacinque anni dall’approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori che, non a caso, si intitolava “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro”. L’oggetto principale della legge riguardava proprio la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori e della libertà dell’attività sindacale. Con esso, la
Costituzione riuscì a superare lo steccato dei poteri privati e a penetrare in territori dai quali era stata lungamente e tenacemente esclusa.

Lo Statuto si rivolgeva al settore principale dell’universo del lavoro, quello del lavoro subordinato, però poneva dei principi che superavano tale ambito, costituiva un punto di orientamento nei rapporti economico sociali mirante al riconoscimento della tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni (art.35Cost), quale espressione della centralità della persona umana. Insomma il valore insuperabile dell’elemento umano che rende il lavoro un fattore di produzione non assimilabile ad una merce.

Non si trattò di una riforma indolore: essa incise con il bisturi sul bubbone di pratiche discriminatrici dure a morire e segnò l’avvento di una stagione di maggiori diritti, maggiori protezioni, migliori condizioni di vita per l’homofaber.

Da molto tempo questa stagione si è rovesciata per vicende relative alle modalità di sviluppo della globalizzazione, incentrata su un insensato modello di competizione al ribasso fra gli ordinamenti. La libertà di circolazione dei capitali, la delocalizzazione delle attività produttive alla ricerca delle condizioni ambientali di miglior favore per gli investitori, l’utilizzo esasperato della tecnologia per sostituire il lavoro umano, l’eliminazione progressiva dei vincoli che la politica utilizzava per mediare il conflitto economico-sociale, le privatizzazioni e l’affermazione della incontestabile egemonia del mercato sulla società, hanno portato ad una progressiva mortificazione dell’elemento umano.

Da quel momento, tutto si è modificato, nel campo del diritto del lavoro ma anche nel restante mondo del diritto: pensiamo solo, ad esempio, alla Legge Gozzini sull’ordinamento penitenziario che aveva aperto ai diritti dei detenuti ed aveva fatto sperare in una prospettiva di una nuova visione del carcere e delle misure alternative e paragoniamola con l’attuale situazione con un super affollamento delle carceri, giunto al 138% rispetto ai posti disponibili.

La responsabilità di questa drammatica inversione di tendenza è stata determinata dalla capacità della destra di mettere in campo un’azione di sottile convincimento dei cittadini, in assenza di una reazione del centro-sinistra che, addirittura, quando ha governato, ha sovente assunto iniziative proprie della destra, ammantandole dietro lo slogan “Ma noi le riforme le facciamo meglio”! Solo per citare qualche esempio va ricordata l’introduzione dell’art. 111 della Costituzione propagandata come un’importante riforma democratica ed oggi utilizzata dal centro-destra per ottenere la separazione delle carriere, in nome di una parità delle parti nel processo penale. Oppure l’accettazione, in linea di principio, del principio della flessibilità nel mondo del lavoro, che, una volta accettato, ha portato allo sfacelo dell’intero sistema del rapporto di lavoro nel quale la regola era rappresentata dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato, divenuto oggi quasi un’eccezione!

La sinistra non ha compreso l’abile lavoro portato avanti dalla destra, né la peculiarità di alcuni settori e principi.

Ricordo, ad esempio, che in preparazione delle elezioni del 2006, si svolsero nell’ambito della sinistra, numerosi incontri sul programma elettorale da presentare ed in uno di questi, tenutosi a Fiesole, si formarono gruppi di lavoro sui singoli settori di intervento: io cercavo affannosamente il gruppo sul diritto del lavoro, …ma non lo trovai! Chiesi spiegazioni e mi fu detto che era inserito nel gruppo di diritto civile: insomma, non si era capito, nemmeno nella sinistra, la peculiarità del diritto del lavoro!

Si è giunti, così, all’entrata in vigore di norme che hanno indebolito la posizione dei lavoratori, che oggi si trovano privati tendenzialmente di molti dei loro diritti; ciò è avvenuto principalmente con l’approvazione del Collegato Lavoro, della Legge Fornero e del Jobs Act e di molte altre innovazioni normative.

La sostanziale modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, invocata da anni dal centro-destra e dal mondo dell’imprenditoria e respinta in passato dalla dura opposizione dell’opinione pubblica, si è infine realizzata proprio grazie all’azione di un governo di centro-sinistra.

Non possiamo e non dobbiamo arrenderci di fronte a questa situazione.

Dobbiamo, cioè, impedire, e mi richiamo al titolo di questo convegno, che si affermi in maniera globale la legge del più forte e che prevalga sui diritti degli oppressi e degli sfruttati.

E’ evidente, poi, che una simile capitis deminutio del diritto del lavoro ha portato conseguenze anche sul piano della repressione penale, con un attacco al diritto di sciopero trasformato in violenza privata, resistenza o violenza a P.U., sino a giungere ai casi di colpevolizzazione non solo dei singoli lavoratori, partecipanti alle manifestazioni di sciopero, ma anche le Organizzazioni Sindacali che quegli scioperi avevano indetto.

A ciò, ovviamente, si devono aggiungere quelle parti dei Decreti Sicurezza che vanno a colpire le manifestazioni di piazza, i cortei con l’incredibile tentativo di penalizzare anche la stessa resistenza passiva, per la quale, come una sorta di ballon d’essai, si è introdotta una norma allo stato valida solo per le proteste all’interno del carcere, ma destinata, in tutta evidenza, ad essere estesa alle manifestazioni pubbliche, tra le quali i cortei dei lavoratori.

D’altronde, l’introduzione del reato di invasione arbitraria di edifici e terreni, con la sua ambigua formulazione, consente la configurazione del reato anche per l’occupazione di scuole, università, ma anche fabbriche.

E tutto ciò si svolge nel quadro fosco di una asserita paura dei cittadini, della quale il Potere approfitta, esercitando il suo dominio con tutte le forze di cui dispone. Ecco allora, il Daspo e i fogli di via e le misure di prevenzione e poi le multe e i risarcimenti e le zone rosse che reprimono l’azione di chiunque, soggetto individuale o collettivo, sia portatore di una richiesta di giustizia, di verità o di dissenso.

Essere dalla parte dei più deboli e dei meno tutelati, dunque, vuol dire non solo battersi per un ritorno del diritto del lavoro e del suo processo alla rilevanza e dignità del passato, ma anche opporsi con determinazione alla trasformazione in reati di comportamenti volti a difendere quei diritti, non solo dei lavoratori, oggi messi in forte dubbio.

È un diritto penale del nemico, che sceglie come bersagli della repressione penale quanti vivono nel disagio sociale, gli irregolari, i dissenzienti, i protestatari, gli alternativi, e, naturalmente, i migranti. Assumendo una posizione di rigore estremo nei confronti della marginalità sociale, dei reati di strada e di tutte le forme di azione politica e sociale che fuoriescono dai binari della più stretta legalità formale.

Dunque, non è solo contro i meno tutelati nel campo del diritto del lavoro che si muove l’azione demolitrice dei diritti del Governo: con la Legge Sicurezza, ex DDL 1660, si sono introdotte altre gravi violazioni dei diritti degli ultimi.
Siamo di fronte ad una ipercriminalizzazione o panpenalismo che dir si voglia, che costituisce vera espressione della normazione per “tipo di autore”, che va, cioè, a colpire determinati soggetti ( attivisti, occupanti, migranti, rom); si veda, ad esempio, la possibilità di incarcerazione di donne in gravidanza o con un neonato.
Significativa in proposito è la trasformazione dell’illecito amministrativo del blocco stradale, che a volte si può verificare nei casi di sciopero, in reato commesso da chi con il proprio corpo ostruisce una strada, con la surreale divisione tra chi commette il reato da solo, con il proprio corpo (come se ciò fosse possibile o, comunque, avvenga normalmente) per il quale è prevista una pena massima di un mese e chi, invece, ed è ovviamente l’ipotesi concreta ed effettiva che si vuol colpire, commette il fatto in più persone (con una pena che può arrivare a due anni di reclusione): questa norma è la prova provata che la normativa risponde proprio a quel tipo di autore di cui parlavo poc’anzi.

Ed ancora: pensate alla gratuita crudeltà della norma che vieta il rilascio di carte telefoniche al cittadino extracomunitario non in possesso di regolare documento di identità e noi sappiamo come, sovente, quel cittadino non abbia alcun documento di identità!

Alla categoria del diritto penale del nemico, viene ora ad aggiungersi quella del diritto penale dell’amico reso evidente dalla volontà di porre le forze di polizia al di sopra di tutto e di tutti, prevedendo una sorta di immunità funzionale: già se ne ravvisavano i presupposti nei precedenti Decreti Sicurezza (porto di pistola non di ordinanza consentito, Aggravamenti delle pene per fatti commessi contro il P.U.), ma ora, nel nuovo pacchetto sicurezza sembra che sia inserita espressamente la norma per cui il nominativo del P.U. che abbia commesso un fatto di reato, non venga nemmeno rubricato qualora si possa presumere che abbia agito in stato di legittima difesa.

La repressione penale, fatta nei confronti dei più deboli e meno abbienti che compiano resistenze o proteste, potrebbe addirittura finire per criminalizzare l’inadempimento civile! Insomma, si rischia di tornare al carcere per debiti, con tanti saluti al Patto internazionale sui diritti civili e politici, risalente al 16 dicembre 1966 nel quale si vietava agli Stati di prevedere il carcere per chi non può adempiere un’obbligazione.
Ed infine, la parte più significativa del disegno eversivo nel rapporto tra potere e cittadino lo si vede realizzato nei confronti dei soggetti detenuti. Come ho già detto, è stato introdotto il reato di rivolta carceraria attuabile anche solo con la resistenza passiva, con il che eliminando ogni possibile manifestazione, anche pacifica e non violenta, di dissenso.
In definitiva, la legge del più forte tende sempre più ad annullare il diritto dei più deboli, meno tutelati ed oppressi, dal mondo del lavoro al carcere.

Milano, 23 gennaio 2026
Roberto Lamacchia

Locandina Evento Comma2 23.01.2026Download

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andrea inglese per valère novarina


screenshot dell'incipit dell'articolo di andrea inglese su valère novarina
cliccare per leggere l’intero articolo

nazioneindiana.com/2026/01/22/…
#AndreaInglese #cambioDiParadigma #idiozia #NazioneIndiana #NI #scritturaDiRicerca #scrittureAnomale #scrittureDiRicerca #scrittureEslege #ValèreNovarina

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incontri sulla fotografia a roma @ ‘il museo del louvre’, di giuseppe casetti


Incontri di fotografia
Un ciclo di incontri dedicati a grandi figure della fotografia raccontate attraverso lo sguardo e la memoria di Giuseppe Casetti, testimone diretto di stagioni culturali decisive.

25 febbraio 2026 – Francesca Woodman
25 marzo 2026 – Mario Dondero
29 aprile 2026 – Paolo Di Paolo
27 maggio 2026 – Giosetta Fioroni

Mercoledì 25 febbraio, ore 17:30, libreria Il museo del louvre, via della Reginella 8a, Roma 0668807725

Francesca Woodman
(Denver, 1958 – New York, 1981)

Tra maggio 1977 e agosto 1978 Francesca Woodman trascorre a Roma un periodo fondamentale della sua formazione, come studentessa della Rhode Island School of Design (RISD). È un soggiorno decisivo, vissuto in immersione totale nell’ambiente artistico romano, durante il quale tiene la sua prima mostra personale alla Libreria Maldoror.
«Quell’autunno del ’77 mi consegnò una scatola di tela grigia che conteneva delle fotografie, insieme a un piccolo biglietto da visita che recitava: Francesca Stern Woodman. Mi disse che le faceva lei, con l’autoscatto… se vuoi, puoi occuparti di questa scatola grigia.»
Roma entra profondamente nel suo lavoro. Nei suoi scatti compaiono specchi, limoni e pere, vecchie cartoline, aguglie, guanti; corpi e oggetti abitano interni di antichi palazzi, spazi fatiscenti oppure caffè storici. Luoghi che diventano teatro di metamorfosi e sparizioni.
«Questi interni fotografici risuonano di echi di sogni vellutati che, tra un battito di ciglia e l’altro, scorgiamo in un lampo e poi dimentichiamo. Le fotografie di Francesca li trattengono, sono fiabe moderne e inquiete, realizzate da una giovane donna con le ali ai piedi e gli occhi spalancati sulla meraviglia, colmi di una poesia feroce.»
Un incontro non solo per ricordare un passaggio biografico, ma anche per ricostruire un paesaggio artistico e umano.
#art #arte #foto #fotografie #FrancescaWoodman #GiuseppeCasetti #ilMuseoDelLouvre

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da oggi e fino al 13 febbraio, a roma: giornate per amelia rosselli


UN ECHEGGIARE VIOLENTO. TRENT’ANNI CON AMELIA ROSSELLI

(Parigi 28 marzo 1930 – Roma 11 febbraio 1996)
Convegno internazionale a cura di Andrea Cortellessa, Sonia Gentili e
Monica Venturini, Roma, 11-13 febbraio 2026

mercoledì 11 febbraio, 10:30 e 14:30
Sala Consiliare di Roma, Palazzo Valentini
(via IV Novembre 118/A)
LA VITA, LA STORIA, LA POLITICA
saluti istituzionali, introduzioni dei curatori, Sonia Bergamasco
legge Amelia Rosselli; relazioni di Elena Gigante, Andrea Ricciardi,
Raffaele Pittella, Matilde Manara, Mara Sabia e Caterina Venturini

20:30, Teatro Palladium (Piazza Bartolomeo Romano, 8)
L’INFERNO, TESSUTO DA MANI PERFETTE, di Fabrizio De Rossi Re, prima
esecuzione assoluta (con Andrea Cortellessa e Diletta Masetti, voci
recitanti; Maria Chiara Forte, soprano; Fabrizio De Rossi Re,
pianoforte; video di Lorenzo Letizia; conduce Luca Aversano)

giovedì 12 febbraio, ore 9:00 e 14:30,
Aula magna del Rettorato dell’Università «La Sapienza»
LE IMMAGINI, LA MUSICA, GLI SPAZI
saluti istituzionali; presiede Roberto Gigliucci; relazioni di Roberto
Deidier, Sonia Gentili, Sara Sermini, Susanna Pasticci, Jacopo
Pellegrini, Paolo Marini, Chiara Portesine, Andrea Cortellessa e
Patricia Peterle

17:00, Aula magna del Rettorato dell’Università «La Sapienza»,
Annelisa Alleva, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Federica D’Amato,
Carmen Gallo, Sonia Gentili, Antonia Paolini, Jonida Prifti, Laura
Pugno, Irene Santori e Sara Sermini leggono Amelia Rosselli;
conducono
Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello

venerdì 13 febbraio, ore 9:00 e 15:00, Aula magna del Polo di Lettere
dell’Università Roma Tre (Via Ostiense, 234)
saluti istituzionali; presiedono Laura Barile e Camilla Miglio;
relazioni di Monica Venturini, Francesco Carbognin, Francesco
Brancati, Caterina Verbaro, Stefano Giovannuzzi, Chiara Carpita,
Carmen Gallo, Gian Maria Annovi, Simone Casini, Francesca Tomassini,
Cecilia Bello Minciacchi

studiumanistici.uniroma3.it/ar…

teatropalladium.uniroma3.it/ev…

info: emma.depasquale@uniroma3.it; flaviaerbosi@gmail.com
#AmeliaRosselli #AndreaCortellessa #AndreaRicciardi #CamillaMiglio #CarmenGallo #CaterinaVenturini #CaterinaVerbaro #CeciliaBelloMinciacchi #ChiaraCarpita #ChiaraPortesine #DilettaMasetti #ElenaGigante #FabrizioDeRossiRe #FrancescaTomassini #FrancescoBrancati #FrancescoCarbognin #GianMariaAnnovi #JacopoPellegrini #LauraBarile #LorenzoLetizia #LucaAversano #MaraSabia #MariaChiaraForte #MatildeManara #MonicaVenturini #PalazzoValentini #PaoloMarini #PatriciaPeterle #poesia #prosa #RaffaelePittella #RobertoGigliucci #RobertoDeidier #SaraSermini #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SimoneCasini #SoniaBergamasco #SoniaGentili #StefanoGiovannuzzi #SusannaPasticci #TeatroPalladium

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CoMaps si aggiorna: limiti di velocità su Android e app predefinita su iOS


L'ultimo aggiornamento di CoMaps porta la visualizzazione dei limiti di velocità su Android, la possibilità di impostarla come app mappe predefinita su iOS e mappe aggiornate al 7 febbraio.
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CoMaps, l’app di navigazione libera e open source basata su OpenStreetMap (e fork di Organic Maps), ha rilasciato un nuovo aggiornamento stabile che porta con sé un paio di novità piuttosto attese.

Cosa cambia con questo aggiornamento


Su Android arriva finalmente la possibilità di visualizzare i limiti di velocità durante la navigazione, una funzione che mancava e che in tanti avevano richiesto. Sempre su Android, gli edifici 3D sono stati disabilitati nella modalità Android Auto per rendere la mappa più leggibile mentre si guida.

Su iOS, invece, la novità più significativa è la possibilità di impostare CoMaps come app mappe predefinita del sistema, così da aprire automaticamente i link alle mappe direttamente nell’app. Anche su CarPlay gli edifici 3D sono stati rimossi durante la navigazione, come su Android.

Per tutti, le mappe OpenStreetMap sono state aggiornate al 7 febbraio 2025, è stata aggiunta la ricerca per le lettere scandinave (æ, ø, å) e il movimento della freccia di posizione torna ad essere più fluido anche fuori dalla navigazione.


FONTE github.com

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“poetry after barbarism”, by jennifer scappettone: online talk, h. 00:00


Society of Fellows, American Academy in Rome, Tuesday talk from On Fascism series, in conversation with Franco Baldasso, h. 6 pm ET (online) = h. 00:00 Wed 3rd, Rome Time
Register at eventbrite.com/e/tuesday-talks…

Poetry After Barbarism. The Invention of Motherless Tongues and Resistance to Fascism

Columbia University Press, 2025

Jennifer Scappettone discusses her new book (begun at the AAR) with Franco Baldasso

Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, Poetry After Barbarism uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.

Jennifer Scappettone, 2011 Fellow, works in zones of confluence and cross-contamination of the literary, visual, and scholarly arts, on the page and off. She is Professor of literature, creative writing, gender studies, and the Committee on Environment, Geography, and Urbanization at the University of Chicago, where she founded and directs the Environmental Arts + Humanities Lab (The City and its Others). She is the author of Killing the Moonlight: Modernism in Venice (Columbia, 2014) and the cross-genre verse books From Dame Quickly and The Republic of Exit 43: Outtakes & Scores from an Archaeology of the Corporate Dump. She is also the editor and translator of Locomotrix: Selected Poetry and Prose of Amelia Rosselli, which won the biennial Raiziss/De Palchi prize in translation from the Academy of American Poets.

Franco Baldasso, 2019 Fellow, is Associate Professor of Italian Studies at Bard College, New York, and Fellow of the American Academy in Rome since 2019. He is also co-Director of the Graduate Summer School “The Cultural Heritage and Memory of Totalitarianism” at Sapienza University in Rome. Among his publications: Against Redemption: Democracy, Memory, and Literature in Post-Fascist Italy. (2022), which was awarded the 2023 Helen and Howard R. Marraro Prize in Italian History, and will be published in Italian in 2026.

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#AAR #AmericanAcademyInRome #ColumbiaUniversityPress #fascism #FrancoBaldasso #JenniferScappettone #PoetryAfterBarbarism #PoetryAfterBarbarismTheInventionOfMotherlessTonguesAndResistanceToFascism #TheInventionOfMotherlessTonguesAndResistanceToFascism

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a breve a palazzo collicola (spoleto): “vita minore. san francesco e la santità dell’arte contemporanea”, a cura di gianni e giuseppe garrera


instagram.com/p/DUjC8NiDLrn/

materiali di arte contemporanea

#arte #arteContemporanea #GianniGarrera #GiuseppeGarrera #PalazzoCollicola #SanFrancesco #Spoleto

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Urik 0.17.0: la tastiera Android senza tracciamento si aggiorna con il francese e migliora lo swipe


Urik 0.17.0 beta aggiunge il francese e migliora swipe, auto-maiuscole e barra spaziatrice. La tastiera Android open source e senza tracciamento continua a crescere.
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Urik, la tastiera per Android completamente open source e senza alcun tipo di tracciamento, arriva alla versione 0.17.0 beta con una manciata di novità.

La più visibile è il supporto alla lingua francese, che si aggiunge alle lingue già disponibili (tra cui l’italiano, arrivato qualche mese fa). Aggiornate anche le traduzioni in tedesco.

Cosa migliora nella scrittura


Per quanto riguarda l’esperienza di digitazione, gli sviluppatori hanno lavorato sulla precisione dello swipe e della scrittura a tocco singolo, sull’auto-maiuscole e sui suggerimenti di parole. Sistemata anche la barra spaziatrice, che in alcuni casi dava problemi con la spaziatura tra più gesti consecutivi, e risolti alcuni fastidi legati all’uso in terminale e alla visibilità degli appunti.

Per chi non la conoscesse, Urik è una delle alternative recenti più interessanti a Gboard per chi tiene alla propria privacy: funziona interamente sul dispositivo, non ha nemmeno il permesso di accedere a internet e archivia tutto in un database locale crittografato. Disponibile su Google Play, F-Droid e direttamente da GitHub.

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Milano Cortina 2026: perché saranno le Olimpiadi più digitali di sempre


Milano Cortina 2026 si prepara a diventare le Olimpiadi più digitali di sempre. Uno studio di The Trade Desk analizza come dati, tecnologia e nuovi comportamenti digitali trasformeranno l’esperienza olimpica per pubblico, media e brand
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Milano Cortina 2026 si prepara a entrare nella storia non solo come il grande ritorno delle Olimpiadi Invernali in Italia, ma anche come l’edizione che più di tutte rifletterà il cambiamento nel modo di vivere lo sport a livello globale. Una ricerca condotta da The Trade Desk, in collaborazione con Appinio, rivela che i Giochi invernali del 2026, iniziati da qualche giorno, saranno le Olimpiadi più digitali di sempre, mettendo in luce come il pubblico si stia allontanando dalla TV lineare in favore di una visione multipiattaforma.

Cosa dice lo studio di The Trade Desk


Lo studio ha coinvolto consumatori di sette mercati, tra cui Italia, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Hong Kong e Corea del Sud, e ha rilevato un chiaro spostamento verso la visione digitale. La tendenza è più marcata in Australia, dove il 47% degli spettatori dichiara di voler seguire i Giochi in streaming, ma riguarda anche altri mercati come gli Stati Uniti (41%), il Canada (34%) e l’Italia stessa, dove il 31% degli spettatori prevede di affidarsi a piattaforme digitali per seguire le competizioni.

Famiglie sempre più connesse: il 95% comunica online | Kaspersky
Secondo un’indagine Kaspersky, il 95% delle famiglie italiane utilizza strumenti digitali per comunicare quotidianamente, confermando una trasformazione profonda nelle relazioni e nelle abitudini online
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Quanti italiani seguiranno i giochi e perchè


In Italia, l’attesa per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 è stata particolarmente alta. Il 73% degli italiani ha dichiarato di voler seguire i Giochi e il 72% ha previsto di guardare le gare in diretta, a conferma di come l’evento resti centrale nel panorama sportivo nazionale. A rendere Milano Cortina 2026 ancora più rilevante è anche il fattore territoriale: il 70% degli italiani afferma di essere più propenso a seguire le Olimpiadi proprio perché ospitate nel proprio Paese, mentre un significativo 33% dichiara di essere interessato ad assistere dal vivo alle competizioni.

“In un ecosistema mediatico sempre più frammentato, le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 si configurano come uno dei pochi momenti capaci di unire ampia copertura, forte coinvolgimento emotivo e ambienti digitali di qualità - ha commentato Angela Bersini di The Trade Desk in Italia - Milano Cortina 2026 segna un punto di svolta nel modo in cui il pubblico globale vive i grandi eventi sportivi. Lo spostamento verso la Connected TV e lo streaming, unito a una fruizione sempre più distribuita tra live, highlight e contenuti di approfondimento, richiede ai brand un approccio nuovo. Essere presenti in modo coerente e omnicanale durante le Olimpiadi significa intercettare le persone nei momenti di massimo coinvolgimento, in contesti premium che rafforzano il valore e la credibilità dei messaggi pubblicitari.”

Il ruolo del digitale nelle Olimpiadi Milano Cortina 2026


Anche le preferenze sportive raccontano una storia significativa. Lo sci alpino emerge come la disciplina più attesa, con il 33% degli italiani che dichiara di voler seguire in particolare queste competizioni. Subito dopo si pone lo sci di fondo (32%), che registra un interesse quasi equivalente e risulta particolarmente rilevante tra i più giovani. Le discipline del ghiaccio, come pattinaggio di velocità e pattinaggio di figura, raccolgono entrambe il 30% delle preferenze, dimostrando una forte attrattività legata sia alla componente agonistica sia a quella estetica. Anche sport storicamente più di nicchia, come il salto con gli sci (29%), bob e snowboard (25%), slittino (23%), freestyle (22%) e hockey su ghiaccio (21%), trovano spazio durante i Giochi, beneficiando di una visibilità che difficilmente riescono a raggiungere al di fuori del contesto olimpico. La ricerca evidenzia infatti come la maggior parte degli italiani non segua regolarmente queste discipline al di fuori degli anni olimpici, rendendo Milano Cortina 2026 un momento di attenzione concentrata e difficilmente replicabile nel resto dell’anno.

Milano Cortina 2026: i sentieri AllTrails da scoprire
In vista di Milano Cortina 2026, AllTrails suggerisce una selezione di sentieri per esplorare i paesaggi che ospiteranno le Olimpiadi Invernali, tra natura, sport e turismo outdoor
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Perché queste Olimpiadi saranno “le più digitali di sempre”


Il vero cambiamento introdotto da queste Olimpiadi, però, riguarda soprattutto le modalità e i canali attraverso cui il pubblico le seguirà. Anche quando le gare vengono seguite in diretta, infatti, l’esperienza olimpica non si esaurisce con la trasmissione live. Secondo lo studio, gli italiani continueranno a restare connessi all’evento: il 49% guarda highlight e clip, il 41% si informa attraverso le notizie sportive, mentre forum, discussioni online (23%) e gare in differita (15%) completano un’esperienza che va ben oltre la semplice visione live.

Samsung Galaxy Z Flip7 Olympic Edition | Milano Cortina 2026
Samsung annuncia il Galaxy Z Flip7 Olympic Edition, edizione speciale dedicata agli atleti olimpici e paralimpici in vista di Milano Cortina 2026, con design esclusivo e funzioni pensate per lo sport
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Cosa cambia per brand, media e utenti


Per i brand, questo scenario rappresenta un’opportunità strategica. La ricerca di The Trade Desk mostra come la pubblicità legata agli eventi sportivi premium non solo venga notata di più, ma generi anche un impatto positivo sulla percezione del marchio. In Italia, il 63% degli intervistati dichiara di prestare maggiore attenzione ai brand che sponsorizzano o pubblicizzano il proprio messaggio accanto a squadre, atleti o competizioni preferite. Il 57% considera questi brand più credibili, il 54% è più propenso a cercare informazioni su un prodotto pubblicizzato durante eventi sportivi e il 49% associa la pubblicità nello sport a un posizionamento più premium.

Milano Cortina 2026, dunque, non sarà solo un grande evento sportivo, ma un laboratorio di innovazione digitale. Comprendere come la tecnologia sta cambiando il modo in cui viviamo eventi globali è il primo passo per usarla in modo più consapevole. Ed è proprio da qui che passa la nostra idea di tecnologia: semplice, accessibile, per tutti.


Il 95% delle famiglie italiane comunica online: lo studio Kaspersky sulla connessione digitale


La comunicazione nella sfera digitale è diventata parte integrante della vita quotidiana. Grazie alle videochiamate e alla messaggistica istantanea, oggi è possibile restare in contatto con i propri cari indipendentemente dalla distanza. La digitalizzazione ha ridefinito non solo il modo in cui comunichiamo, ma anche il modo in cui trascorriamo il tempo libero insieme. Kaspersky ha condotto una ricerca su questo tema, allo scopo di individuare i modelli più comuni della vita familiare moderna nell’era digitale e per analizzare le sfide di sicurezza informatica che si nascondono dietro le nostre interazioni sugli schermi.

Famiglie sempre più digitali: cosa dice lo studio Kaspersky


Secondo la ricerca, l’invio regolare di messaggi tramite WhatsApp, Telegram, Signal, Viber e altre app di messaggistica rappresenta la modalità preferita per comunicare con i propri familiari, infatti l’87% degli intervistati dichiara di ricorrervi. Le videochiamate risultano invece una soluzione meno diffusa per mantenere i contatti con i parenti, scelte solo dal 49% degli italiani. Un altro modo molto comune per restare in contatto online è lo scambio di post e meme sui social media e sulle app di messaggistica, pratica adottata dal 43% delle famiglie.

Moto G77 e Moto G67: fotocamere AI e display più luminosi
I nuovi Moto G77 e Moto G67 puntano su fotocamere migliorate dall’intelligenza artificiale e su display più luminosi, confermando la strategia Motorola nella fascia media.
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Lo scambio di contenuti digitali come messaggi, post e meme è diventato un elemento centrale della comunicazione familiare, contribuendo a rafforzare i legami attraverso linguaggi e riferimenti condivisi. Tuttavia, la crescente presenza online dei nuclei familiari espone anche a nuovi rischi legati alla sicurezza informatica. Non tutti gli utenti sono infatti pienamente consapevoli delle potenziali minacce digitali, come truffe e tentativi di phishing, rendendo fondamentale promuovere buone pratiche di sicurezza e un utilizzo più consapevole dei dispositivi e delle piattaforme digitali all’interno della famiglia.

Anche per gli utenti più esperti, la comunicazione online comporta potenziali rischi per la sicurezza informatica. Dai tentativi di phishing che imitano messaggi legittimi fino ai sofisticati attacchi di social engineering, il campo di battaglia digitale si estende all’interno dei nostri canali di comunicazione più personali. Per garantire una protezione completa delle app di messaggistica, gli esperti di Kaspersky consigliano di abilitare, ove possibile, l’autenticazione a due fattori, utilizzare password uniche e complesse per ogni account, mantenere un atteggiamento prudente nei confronti di link o allegati inaspettati e adottare una soluzione di sicurezza affidabile con protezione anti-phishing per le app di messaggistica.

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Connessione e sicurezza: un equilibrio da trovare


Il sondaggio evidenzia che nel tempo libero il 67% delle famiglie italiane sceglie di guardare film insieme, mentre il 40% dispone di account di streaming condivisi. I giochi online, invece, non risultano altrettanto popolari come attività familiare, con solo il 19% degli intervistati in Italia che li sceglie. Tuttavia, a livello globale, tra le generazioni più giovani questa percentuale sale al 45%. Sebbene la condivisione di abbonamenti streaming e account di gioco possa apparire una soluzione pratica, essa espone le famiglie a una serie di vulnerabilità digitali che possono compromettere sicurezza e privacy, soprattutto quando più membri utilizzano lo stesso account con le medesime credenziali. Questi account condivisi creano infatti le condizioni ideali per le violazioni della sicurezza: se il dispositivo di un membro della famiglia viene compromesso, gli hacker possono ottenere accesso all’intero account. Inoltre, il riutilizzo della stessa password su più piattaforme può fare sì che una singola violazione metta a rischio informazioni finanziarie, account di posta elettronica e altri dati sensibili. Per gestire le password in modo sicuro, Kaspersky raccomanda l’utilizzo di un gestore di password per tutti i membri della famiglia.

“Con il progressivo spostamento della vita familiare online si aprono opportunità straordinarie per restare vicini e creare nuovi ricordi, ma emergono anche nuovi rischi, come truffe e attacchi informatici. Bambini e parenti più anziani possono essere particolarmente vulnerabili, per questo è fondamentale prendersi cura gli uni degli altri anche nel mondo digitale. Proteggere la propria privacy online e adottare buone pratiche di sicurezza informatica è un modo concreto per tutelare i propri cari e mantenere la famiglia al sicuro”, ha commentato Marina Titova di Kaspersky.


La crescente digitalizzazione delle relazioni familiari rende la comunicazione più immediata, ma anche più esposta a rischi. Come sottolinea Kaspersky, sviluppare consapevolezza e buone pratiche di sicurezza è oggi fondamentale per vivere il digitale in modo sereno, soprattutto in ambito familiare.


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13 febbraio, online @ centroscritture, presentazione di “campagne”, di giancarlo busso (ed. fallone, 2025)


presentazione di 'campagne', di giancarlo busso_ fallone 2025_
cliccare per ingrandire

Campagne, opera d’esordio di Giancarlo Busso, è una raccolta di prose e poesie nella quale si dipana una fenomenologia della percezione minuziosa che si allarga al sotteso degli oggetti, delle atmosfere, della fabbrica umana e del suo rapporto/scontro con le leggi della natura, del conflitto umano-animale all’interno di una legge ecologica di competizione. “Le campagne di Busso non sono in nessun modo idilliche o rasserenanti” (dalla prefazione di MG al libro).

* * *

Per il ciclo “Opere Prime” del CentroScritture presentazione del libro Campagne di Giancarlo Busso (Fallone, 2025) venerdì 13 febbraio – ore 18:30 in diretta YouTube sul canale del CentroScritture. Intervengono, con l’autore, MG e Valerio Massaroni.

Il libro:
falloneeditore.com/campagne-di…

Info:
centroscritture.it/event-detai…

www.centroscritture.it
#Campagne #CentroScritture #centroscrittureIt #Fallone #FalloneEditore #GiancarloBusso #letturaOnline #OperePrime #poesia #poesie #presentazione #presentazioneOnline #prosa #prose #reading #ValerioMassaroni

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“Cocktail signature” e cocktail linguistici


di Antonio Zoppetti

Forse non tutti sanno che la frequenza della parola cocktail, in italiano, è ben superiore a quella che si riscontra nella lingua di origine, l’inglese.

Che strano “prestito”… prima si è affermato senza alternative nel suo settore come un tecnicismo, poi il suo significato si è allargato e – anche se in inglese non si può decurtare l’espressione “cocktail party” come da noi – ha cominciato a essere usato per indicare un rinfresco o ricevimento (“di andare ai cocktail con la pistola, non ne posso più” cantava Ivano Fossati nel 1981). Per partecipare a un evento mondano del genere bisogna essere eleganti, naturalmente, dunque presto è spuntata l’espressione “abito da cocktail” adatto alle signore: “La proposta più nuova è l’abito da cocktail vagamente ‘Colazione da Tiffany’, rigorosamente al ginocchio, vita segnata, meglio se con guanti e cappello (dalla rivista Marie Claire, dicembre 1991).

Sul fronte dei significati figurati, intanto, se un cocktail designa un miscuglio di elementi eterogenei, come impedire di usare questa parola anche in senso lato per riferirsi a una qualsiasi commistione? E così – scriveva Giorgio Manganelli a proposito dell’aspetto di Belzebù – “magari è una miscela, un cocktail di animali, ha del felino, del rettile, del pipistrello.”

La nuova tappa dell’allargamento di questa parola è comparsa da poco sul Corriere che ci educa alla nuova moda dei cocktail signature, cioè dei cocktail d’autore o firmati, come potremmo dire se non fossimo colonizzati dall’inglese nell’anima. Non si tratta di un “prestito”, a dire il vero, ma di una ricombinazione maccheronica. In inglese, infatti, si dice con la collocazione invertita (signature cocktail o signature drink), ma siccome da noi cocktail è considerato una parola “italiana” – sulla base della sua storia e frequenza, non certo dal punto di vista della sua ortografia e pronuncia – ecco che ci si appiccica un “signature” subito dopo (in inglese, of course), in attesa che qualche anglopurista spinga per rispettare la collocazione d’oltreoceano e parlare direttamente di signature cocktail come fanno gli americani.

Ma come? – penserà a questo punto il linguista medio di turno – davanti a una parola entrata nell’italiano sin dall’Ottocento si vuole riaprire la questione come ai tempi del fascismo?

Niente affatto, nessuna polemica di retroguardia; qui non si tratta di mettere al bando cocktail, ma di raccontarne la storia e di mettere in luce che il problema dell’italiano non è l’accoglimento di qualche parola inglese, ma di mostrare le conseguenze del numero impazzito degli anglicismi che si radicano, si allargano e – complessivamente – stanno distruggendo la nostra lingua. “Il cocktail multilinguistico delle parole messe nello shaker e poi rimescolate ‘prima dell’uso’ sostituiscono quell’espressione ‘mediata’ che è propria dell’arte”, scriveva Eugenio Montale, ma ciò vale a maggior ragione per la lingua, oltre che per l’arte.

La storia di “cocktail”

In inglese letteralmente significa “coda di gallo”, ma ai primi dell’Ottocento l’espressione ha cominciato a indicare le miscele alcoliche, non si sa bene perché, e nonostante le varie teorie etimologiche in circolazione, la verità è che la lingua è metafora, e segue percorsi poco razionali. Non dovremmo mai dimenticarcene quando siamo alle prese con voci che vengono spacciate per “intraducibili” o “di necessità” mentre sono più semplicemente “non tradotte”. Per la cronaca, visto che l’argomento preferito dell’anglomane è spacciare simili espressioni non per anglicismi ma per internazionalismi: in spagnolo è una parola poco in voga ed è stata adattata in coctel o cóctel, mentre i francesi la usano pronunciandola alla francese: “coctèl”.

Ai tempi del fascismo, da noi sono stati proposti molti equivalenti che però non hanno mai attecchito. Paolo Monelli – nel libro Barbaro dominio (1933) – suggeriva “bevanda arlecchina”, mentre l’Accademia d’Italia preferiva direttamente “arlecchino”, che oggi è presentato da molti come l’esempio più ridicolo dell’italianizzazione fascista, ma se fosse entrato nell’uso ci apparirebbe una parola normale come tutte le altre. A quei tempi la guerra ai barbarismi non era solo un’indicazione di regime, riprendeva un sentimento diffuso da secoli, prima dai puristi che condannavano le parole di origine straniera – non le voci crude straniere che erano quasi inesistenti –, poi da un’aspirazione risorgimentale che voleva affermare la lingua italiana per motivi patriottici, visto che l’unità politica (ma anche linguistica) del Paese era tutta da costruire. La politica linguistica del fascismo si inseriva in questo contesto plurisecolare e generò dibattiti sentiti tra gli intellettuali e in tutto il Paese. A proposito di bevande e prodotti gastronomici D’Annunzio aveva coniato tramezzino come alternativa a sandwich, o arzente al posto di cognac, una fusione di “arzillo” e “ardente” per indicare gli effetti calorici e l’ebbrezza del liquore. A quei tempi erano due neologismi che potevano suonare come assurdi o ridicoli, l’unica vera differenza è che il primo si è affermato e non suona più ridicolo, il secondo non ha avuto lo stesso successo – benché l’arzente fosse persino stato commercializzato con quel nome per un breve periodo – e dunque oggi ci appare una soluzione improbabile, ma tutto dipende solo dal senno di poi. Tra le tante proposte in circolazione per sostituire cocktail c’era chi preferiva gli adattamenti come cocteil o coccotello o le traduzioni letterali come coda di gallo – scriveva Panzini nel suo Dizionario moderno del 1942 — mentre Filippo Tommaso Marinetti, nel Manifesto futurista contro l’esterofilia del 1932 (NB: “esterofilia” è un suo neologismo che poi ha avuto successo) proponeva polibibita, in senso tecnico, ma si scagliava anche contro i cocktail-party:

“Eleganti signore italiane, vi preghiamo di sostituire al cocktail-party dei convegni pomeridiani che potrete chiamare a volontà l’Asti spumante della signora B, il Barbaresco della contessa C, o il Capri bianco della principessa D… In questi convegni sarà premiata la migliore qualità del vino radunatore.”

Dall’esterofilia all’anglomania

Dai tempi del fascismo tutto è cambiato. Oggi non abbiamo più a che fare con una vaga “esterofilia” che portava a preferire una manciata di voci esotiche, perlopiù francesi, a quelle italiane. Siamo in presenza di una sistematica anglomania che è diventata patologica coazione a ripetere e sta cambiando il volto dell’italiano, al punto che si butta via un’espressione come “d’autore” o “firmato” per sfoggiare un insensato e poco trasparente “signature”. Ma quando una lingua si evolve importando dall’inglese – e quasi solo da lì – espressioni crude, invece di attingere creativamente alle proprie risorse, cessa di essere una lingua viva e di cultura, per diventare una lingua satellite dell’angloamericano. Dunque il “problema” non è che non abbiamo un equivalente nostrano per esprimere cocktail , pazienza! (possiamo esprimerlo anche con drink per chi ama i sinonimi); il problema è nel numero e nella frequenza delle parole inglesi, nei significati in senso lato che si animano di vita propria a scapito dell’italiano e si ricombinano (cocktail di farmaci, cocktail di idee, persino cocktail analcolici, nonostante l’alcol in origine facesse parte del pacchetto). Cocktail non è una semplice miscela alcolica (che brutto “miscela”, evoca il carburante per i motorini, dirà l’anglomane di turno), non è un semplice “prestito” – secondo la terminologia poco scientifica e poco calzante in uso tra i linguisti –, perché non è qualcosa di isolato: è un mondo, è una porta che si spalanca e introduce una rete di significati e di espressioni inglesi che va analizzata nelle sue relazioni e nella sua complessità. Perciò, va inquadrata in un’anglicizzazione che è fatta da almeno 4.000 altri trapianti dall’inglese che tutti insieme, complessivamente, danno vita a una newlinguache non è più “italiano” ma un cocktail che si chiama itanglese.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


La cultura della cancellazione dell’italiano (italian cancel culture?)


Di Antonio Zoppetti

Mentre serpeggia il dibattito a proposito dello sterminio del popolo palestinese – sarà davvero genocidio o è meglio utilizzare una terminologia meno offensiva per Israele? – l’altro giorno è uscito un articolo sul Corriere che mi è arrivato come un cazzotto nella pancia.

Come tutti sanno, la popolazione imprigionata nel lager a cielo aperto di Gaza ha poco a che fare con le etichette dei giornali che liquidano la faccenda come una guerra tra Israele e Hamas. I cittadini che si aggirano tra le macerie dei bombardamenti – in larga parte bambini – sono stati volutamente ridotti alla fame (anche se si legge spesso che c’è la carestia, come se fosse un evento ineluttabile o naturale). Come se non bastasse, in un luogo in cui non è rimasto in piedi neppure un ospedale, il tiro al piccione sulla folla che si accalca per la distribuzione dei viveri è diventato sistematico. Centinaia di migliaia di persone nelle prossime settimane potrebbero morire di fame, il che non è un’espressione metaforica, ma da prendere in senso letterale.

E con quali parole si può descrivere tanto orrore? Come esprimere una simile tragedia umanitaria?

Il principale quotidiano nazionale italiano riesce a farlo mettendo in bocca a una mamma questa disperata testimonianza (come fosse una tipica espressione palestinese): visto che al black market la farina costa 25 euro al chilo, solo qualche volta riesco a dare ai miei figli uno snack serale.

Cosa spinge un giornalista a chiamare snack quello che storicamente si sarebbe detto un tozzo di pane? Cosa lo spinge a usare indifferentemente l’espressione mercato nero impiegata nel titolo oppure black market (nel sommario) come se inglese e italiano fossero sinonimi intercambiabili?

L’attuale cultura della cancellazione dell’italiano sostituito dall’inglese si allarga a questo modo, per opera di una pletora di intellettuali, giornalisti, imprenditori, tecnici, addetti ai lavori… dalla mente colonizzata, che invece di rivolgersi ai loro concittadini in italiano devono anglicizzare qualunque cosa per esprimere un ideale linguistico che a loro pare più solenne, anche quando rasenta il ridicolo e il paradosso.

Questo paradigma comunicativo deviato — una coazione a ripetere patologica — genera una voluta e ricercata commistione di anglo-italiano che non ha più a che fare con il ricorso ai singoli anglicismi (per esempio snack) ma con il passare all’inglese indipendentemente dal fatto che sia ormai entrato nei dizionari, accettato o diffuso (per esempio black market). La posta in gioco della nuova cultura della cancellazione dell’italiano – che genera l’itanglese – è al contrario quella di affermare questo modello linguistico e di educare la gente a un simile modo di esprimersi, che in questo modo suona giorno dopo giorno sempre più naturale.

In questa visione confusa della comunicazione e della lingua, viene a cadere un elemento portante della nostra storia, identità e cultura: la distinzione strutturale tra italiano e inglese che ha che fare con la forma, più che con i significati. Nella newlingua che si vuole affermare il suonare in inglese conta più dell’essere inglese di fatto, e poco importa che certe espressioni come smart-working o italian sounding siano degli pseudoanglcismi: la loro funzione è quella di dare una patina di inglese alla struttura dell’italiano. Perché questo è ciò che si ricerca, il nuovo stilema linguistico di prestigio nasce da una disperata ricerca compulsiva dell’ibridazione in modo non necessariamente consapevole, ma sempre più istintivo e “naturale”.

Questo obiettivo si persegue in tanti modi. Il più facile è quello che riguarda le parole nuove. Se una parola non esiste già in italiano, la si trapianta gioiosamente dall’inglese, invece di adattarla o creare alternative con le nostre risorse linguistiche. E così veniamo quotidianamente invasi da una miriade di nuove espressioni inglesi presentate come “intraducibili, con la complicità dei linguisti anglomani che bollano simili espressioni come “prestiti necessari”, cioè parole intradotte come airbag, wi-fi, mouse, lockdown… che non abbiamo voluto o saputo tradurre ma che all’estero sono spesso tradotte (la “necessità” dell’inglese vale solo per la nostra mentalità coloniale). Per avere un’idea delle proporzioni del fenomeno, bisogna ricordare che il 50% dei neologismi del nuovo millennio, nei dizionari, è ormai in inglese crudo. E accanto a tutta la terminologia che entra direttamente in inglese per indicare gli oggetti, l’altro cardine della cultura della cancellazione linguistica consiste nell’anglicizzare anche i concetti, perché la lingua non è solo la descrizione del mondo, ma soprattutto la sua costruzione. E così in un articolo su la Repubblica (grazie a Daniele che me l’ha segnalato) si parla per esempio di heterofatalism come fosse la cosa più naturale del mondo, invece di renderlo con eterofatalismo – o eteropessimismo – come si può rendere in italiano. Ma tra l’italiano e l’inglese si preferisce l’inglese senza alcuna motivazione plausibile.

Questo modello comunicativo dominante si sta estendendo a sempre più ambiti della lingua italiana, e la sta soffocando. Il problema non sono gli anglicismi – spesso passeggeri – ma l’anglicizzazione, che si allarga a dismisura indipendentemente dalle singole scelte lessicali. Il flusso dell’inglese che si mescola all’italiano è in costante crescita, anche quando le espressioni inglesi adoperate sono transitorie.

E allora, tra le “tendenze” promosse dai giornali si introducono nuovi concetti in inglese e allo stesso tempo si riscrive in inglese anche ciò che potremmo dire in italiano, volendo. Perciò il lemon drop – che fino a qualche giorno fa era solo un cocktail – oggi si trasforma in un effetto “goccia di limone” da imprimere sulle unghie, i tessuti increspati si trasformano in smock, in palestra i piegamenti diventano push-up (che un tempo erano invece solo dei reggiseni), le accosciate squat, la tartaruga six-pack, il restauro delle navi diventa un nuovo “look” (che si potrebbe dire anche restyling o evocare con lo pseudoanglicismo lifting) nei cantieri navali diventati refit, mentre la parola snodo è stata ormai abbandonata in nome di un generico hub, sempre più inflazionato e abusato in ogni circostanza.

Mentre tutto ciò è sotto gli occhi di tutti – a parte quelli di qualche linguista anglomane sempre più anacronistico e strampalato – la domanda che ci si può porre è: già, ma che fare?

È la stessa domanda che ci si può rivolgere davanti alla situazione palestinese, per tornare da dove eravamo partiti. Purtroppo, a parte blaterare, non si vuole fare niente di concreto in entrambi i casi. E così per Netanyahu non sono previste le sanzioni e le reazioni riservate a Putin, mentre agli anglicismi non sono riservate le stesse stigmatizzazioni e le stesse sanzioni che vengono invece introdotte per cambiare la lingua introducendo le cariche al femminile, le parole politicamente corrette o inclusive. Gli anglicismi non vengono messi al bando come si è fatto con la parola “negro” o come si sta tentando di fare con la parola “razza”.

Eppure basterebbe fare un po’ di cultura e innescare un minimo di dibattito per cambiare questo andazzo e questa follia anglomane. Per comprenderlo basta citare quel che ha fatto un attivista dell’italiano, Gino Sgroi, a cui va tutta la mia stima.

Infastidito da una newsletter in itanglese di un’associazione che si occupa di alimentazione vegana e vegetariana, ha scritto alla redazione chiedendo perché nel loro “bollettino” ricorressero espressioni poco trasparenti come “plant-based” invece di vegetale o altre come l’insopportabile “save the date” invece di un equivalente in italiano.

La risposta, inizialmente piccata, difendeva la “scientificità” e “tecnicità” di certe espressioni e il loro riuscire a esprimere un qualcosa in più dell’italiano. Ma Gino, in modo pacato e razionale, ha a sua volta replicato con validi argomenti a quelle risposte, e ne è nato un dibattito proficuo in cui la redazione – che in un primo momento credeva di trovarsi di fronte a un fanatico o a un purista nostalgico – scambio dopo scambio ha iniziato un processo di razionalizzazione e di maggiore consapevolezza nella comunicazione che a portato ad accettare le osservazioni ricevute e a recepirle.

Perciò, anche se permangono espressioni diffuse come newsletter e online (ormai radicate rispetto a possibilità come bollettino o in linea) nell’ultima comunicazione l’associazione ha eliminato il “planted based” e il “save the date” diventati a base vegetale e segna in agenda.

Questa piccole vittoria contro l’itanglese è solo uno sprazzo limitato, ma la dice lunga su ciò che si potrebbe fare. Se invece di un singolo cittadino come Sgroi fossero le istituzioni e la nostra intellighenzia a divulgare un minimo di educazione linguistica, la nostra lingua sarebbe più viva. Purtroppo, le linee guida di università e amministrazioni – come il linguaggio dei giornali – puntano a rinnovare la nostra lingua proprio attraverso il ricorso all’inglese. L’itanglese è divenuto la nuova lingua di classe. E se questo atteggiamento non cambierà, il genocidio lessicale dell’italiano e la cultura della sua cancellazione e sostituzione è destinata ad allargarsi e a imporsi sulle masse.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


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donna di porto pim + toro seduto / nelson mandela


Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

martedì 10 febbraio 2026, ore 14

DONNA DI PORTO PIM

di Antonio Tabucchi
con Roberto Herlitzka
a cura di Teresa Pedroni
musica dal vivo Isabella Mangani (voce) Felice Zaccheo (chitarra)
aiuto regista: Elena Stabile
assistente alla regia: Pamela Parafioriti

Il mare è quello che ci mostra meglio l’orizzonte, quando noi viviamo nelle nostre case il filo dell’orizzonte è assente, sul mare lo vediamo meglio.
Il piccolo libretto ‘Donna di Porto Pim’ compone una geografia di frammenti immaginari e insieme biografici «nati – dice l’autore – oltre che dalla sua disponibilità alla menzogna, da un periodo di tempo
passato nelle isole Azzorre». Tra gli argomenti affrontati emergono fondamentalmente le balene, che più che animali si configurano come grandi metafore.

archive.org/details/donna.di.p… (48′)
info
compagniadirittoerovescio.it/d…

ore 14:50

Daniele racconta:
TORO SEDUTO / NELSON MANDELA

di e con Daniele Monterosi

Durante le difficili settimane del lockdown, Daniele Monterosi ha ideato il format ‘Daniele racconta’ per portare lo spettacolo sul WEB. Nato con l’obiettivo di alleggerire e riempire le giornate casalinghe del pubblico costretto ad un difficilissimo isolamento, il format, andato in onda in 35 puntate, ha accompagnato il pubblico durante tutto il periodo di quarantena, facendogli conoscere alcuni dei più grandi personaggi della nostra storia. Infatti, attraverso una narrazione con il solo filtro di una “webcam”, Monterosi ha raccontato le storie di Muhammad Alì, Albert Einstein, Coco Chanel, Toro Seduto, Nelson Mandela,
Steve Jobs, Leonardo da Vinci, Frida Kahlo, Valentino Rossi, Bob Marley e tanti altri.

archive.org/details/toro.sedut… (21′)
archive.org/details/nelson.-ma… (21′)

info
youtube.com/channel/UCg0NTLsFx…
#AntonioTabucchi #audio #Azzorre #balene #covid #DanieleMonterosi #DonnaDiPortoPim #ElenaStabile #FeliceZaccheo #IsabellaMangani #lockdown #NelsonMandela #PamelaParafioriti #podcast #radio #RadioOndaRossa #RobertoHerlitzka #ROR #RORRadioOndaRossa #sirene #Tabucchi #TeresaPedroni #ToroSeduto #TuttaScenaTeatro #webcam

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Uptime Kuma 2.1.0: notifiche web push e controlli ogni secondo


Uptime Kuma 2.1.0 introduce notifiche web push native, monitoraggio certificati SSL sulle porte TCP e intervallo di controllo fino a 1 secondo. Ecco tutte le novità.
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Uptime Kuma, il popolare strumento open source per il monitoraggio dei servizi, raggiunge la versione 2.1.0 con un pacchetto di novità che arriva dopo mesi di beta testing. È il primo aggiornamento importante dopo il passaggio alla versione 2.0, che aveva ridisegnato buona parte dell’architettura del progetto.

Notifiche push nel browser e monitoraggio SSL ampliato


La novità più attesa è probabilmente il supporto alle notifiche web push native: ora Uptime Kuma può avvisarci direttamente nel browser quando qualcosa va storto, senza dover per forza configurare servizi esterni. Per chi gestisce pochi monitor e vuole una soluzione rapida, è un bel passo avanti.

L’altra aggiunta significativa riguarda il monitoraggio dei certificati SSL e STARTTLS sulle porte TCP, non più limitato al solo protocollo HTTP. Chi espone servizi di posta, database o altri demoni su porte specifiche ora può tenere d’occhio la scadenza dei certificati direttamente da Uptime Kuma.

Controlli fino a un secondo di intervallo


Con la 2.1.0 è possibile scendere fino a un solo secondo, previa conferma di un avviso che spiega il possibile impatto sulle risorse. Per la maggior parte degli utilizzi non servirà spingersi così in basso, ma per chi monitora servizi critici con tolleranze minime è un’opzione benvenuta.

Più provider per le notifiche


Si allarga anche il ventaglio delle integrazioni: tra le new entry troviamo Jira Service Management, Google Sheets e Globalping. Discord, ntfy e Slack ricevono invece miglioramenti con la possibilità di personalizzare i messaggi e scegliere tra diversi preset di formattazione.

Sicurezza e correzioni


Sul fronte sicurezza è stata risolta una vulnerabilità SSTI nei template delle notifiche che, in determinate condizioni, consentiva la lettura di file arbitrari sul server. Tra i bugfix più rilevanti c’è la correzione della scadenza dei certificati, il miglioramento nella gestione dei gruppi annidati e la risoluzione di problemi con il client RADIUS e il monitor MongoDB.

Chi tiene Uptime Kuma su un proprio VPS (a proposito, se cercate un hosting affidabile per il self-hosting potete dare un’occhiata a Hetzner o Webdock) può aggiornare dal repository ufficiale su GitHub.


FONTE github.com

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Treno Intercity 511 per Salerno con E401.040 in transito a Bolgheri – 15/07/2024


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PeaZip 10.9: il gestore di archivi gratuito si aggiorna con nuove scorciatoie


PeaZip 10.9 porta nuovi menu contestuali, scorciatoie da tastiera, miglior gestione dei file RAR e un backend rinnovato.
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PeaZip, il gestore di file e archivi gratuito e open source, arriva alla versione 10.9 con una serie di migliorie pensate per rendere l’uso quotidiano più fluido.

Cosa cambia in questa versione


La novità più interessante è l’introduzione di menu contestuali alternativi e nuove scorciatoie da tastiera per velocizzare la navigazione. Chi usa il mouse con il tasto centrale potrà anche assegnargli un’azione personalizzata, un dettaglio piccolo ma comodo per chi gestisce molti file. Migliorata anche la reattività generale del programma, compreso il trascinamento interno dei file, e il comportamento con archivi RAR e archivi suddivisi in più volumi. Il visualizzatore di immagini e quello di testo sono stati entrambi rivisti.

Sotto il cofano, PeaZip 10.9 aggiorna il backend a Pea 1.29, che porta con sé un’interfaccia grafica rinnovata per le funzioni di compressione e decompressione.

PeaZip supporta oltre 242 formati di archivio, è disponibile per Windows, Linux e macOS, e resta completamente gratuito. Si può scaricare dalla pagina ufficiale su GitHub.


FONTE github.com


FONTE peazip.github.io

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Ed ecco una bella Camera VIP da Hotel a 5 stelle! #ACNH #animalcrossing


Ed ecco una bella Camera VIP da Hotel a 5 stelle!#ACNH #animalcrossing Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/02/ed-ecco-una-bella-camera-vip-da-hotel-5.html
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Ed ecco una bella Camera VIP da Hotel a 5 stelle!

#ACNH #animalcrossing

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Vivaldi porta le tab bloccate e la dashboard privacy anche su smartphone


Vivaldi 7.8 arriva su Android e iOS con tab bloccati, dashboard privacy, gesture migliorate e possibilità di usare password manager esterni come Bitwarden o Proton Pass.
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Il browser norvegese Vivaldi aggiorna le sue versioni mobile con funzioni che rendono più comoda la gestione delle schede aperte e migliorano il controllo sulla privacy. L’aggiornamento 7.8 arriva sia su Android che su iOS a una settimana di distanza dalla versione desktop.

Le novità su Android


La funzione più richiesta dagli utenti Android erano le tab bloccate, quelle che restano sempre fisse nella barra delle schede per averle a portata di mano senza rischiare di chiuderle per sbaglio. Vivaldi li ha finalmente aggiunti anche su mobile.

Sempre su Android arriva una dashboard della privacy che mostra in tempo reale quanti tracker e pubblicità vengono bloccati mentre si naviga. È una specie di contatore che fa vedere concretamente quante richieste di tracciamento vengono fermate.

C’è poi più libertà nella gestione delle password. Vivaldi permette ora di scegliere se usare il gestore integrato oppure affidare le credenziali a servizi esterni come Proton Pass, Bitwarden o 1Password. Tra le altre modifiche, la possibilità di cercare testo selezionato direttamente nelle schede private e un’opzione per disattivare il gesto di trascinamento verso il basso che ricarica la pagina.

Su iOS gesture e ricerca personalizzata


Gli utenti iPhone e iPad possono ora usare gesture di scorrimento sulla barra degli indirizzi per aprire velocemente l’elenco delle schede. Altra aggiunta: si possono impostare motori di ricerca personalizzati da qualsiasi sito web, funzione che su Android c’era già. Infine il tab switcher permette di chiudere le schede con uno swipe laterale invece di dover premere la X.


FONTE vivaldi.com

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Safer Internet Day: anziani più esposti alle truffe online, ma il 75% non percepisce il rischio


In occasione del Safer Internet Day, uno studio evidenzia come gli anziani siano sempre più esposti alle truffe online, nonostante il 75% non percepisca il rischio. Un tema chiave per la sicurezza digitale e l’inclusione tecnologica
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Phishing, falsi siti di e-commerce, truffe sui social, investimenti in false criptovalute e molto altro: le truffe online sono un fenomeno in continua crescita, diventando una vera e propria emergenza. In particolare, in Italia, secondo il Report 2025 della Polizia Postale, le vittime sono state 64.002 (32.203 tramite phishing e 31.799 tramite i social network). Un fenomeno che non mostra segnali di rallentamento e che coinvolge tutte le fasce d’età. Anche i più giovani sono spesso vittime di raggiri digitali, tuttavia gli over 70 restano la categoria più vulnerabile e soggetta a questo tipo di attacchi.

Blink Outdoor 2K+: nuova videocamera smart per esterni con sicurezza domestica avanzata
Blink amplia la sua offerta per la sicurezza domestica con la nuova videocamera per esterni 2K+, progettata per offrire qualità video avanzata, funzioni smart e monitoraggio intelligente per proteggere la casa in modo semplice ed efficace
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Nonostante ciò, da una recente ricerca condotta da emporia emerge come il 75% di loro non percepisca il rischio,un dato in controtendenza e che testimonia l’importanza di una sensibilizzazione sul tema.

Anziani e digitale: un rapporto in evoluzione


Secondo la ricerca, anche per gli over 70 italiani la tecnologia è all’ordine del giorno: quasi 3 senior su 5 la utilizzano per diverse attività nella propria vita di tutti i giorni e il 28% dichiara che il suo uso costante ha migliorato la loro qualità della vita; non solo perché permette loro di mantenere i contatti con familiari e amici (77%), ma gli over 70 ricorrono alla tecnologia anche per gestire i pagamenti online e le operazioni bancarie (52%), per prendersi cura della salute e soprattutto, per restare aggiornati su temi di attualità (60%).

Famiglie sempre più connesse: il 95% comunica online | Kaspersky
Secondo un’indagine Kaspersky, il 95% delle famiglie italiane utilizza strumenti digitali per comunicare quotidianamente, confermando una trasformazione profonda nelle relazioni e nelle abitudini online
TechpertuttiGuglielmo Sbano


A rendere il fenomeno ancora più insidioso è proprio l’uso quotidiano e ormai automatico della tecnologia: la familiarità con smartphone, app e servizi digitali può portare ad abbassare le difese e a prestare meno attenzione ai segnali di allarme, soprattutto tra le persone più anziane. Nonostante le difficoltà, dalla ricerca emerge che alcune funzionalità integrate negli smartphone possono rafforzare questo senso di sicurezza e sono sempre più apprezzate dai senior. Infatti, oltre la metà degli intervistati considera fondamentale il tasto SOS, mentre il 45% indica il blocco delle chiamate sospette; il 31% utilizza il riconoscimento dell’impronta digitale e il 48% sceglie la tecnologia NFC per i pagamenti.

“Il nostro obiettivo in emporia è rendere la tecnologia accessibile a tutti e aiutare i senior a sentirsi al sicuro e meno isolati - ha dichiarato Mauro Invernizzi di Emporia Italia - i risultati della nostra ricerca dimostrano che gli over 70 hanno compreso il valore del digitale e stanno riuscendo a inserirsi in una società in continuo cambiamento. È qui che entra in gioco il nostro impegno: sviluppare soluzioni pensate su misura per semplificare la vita quotidiana dei senior e garantire loro una partecipazione piena e sicura al mondo digitale, anche grazie a funzionalità che aumentano protezione e sicurezza. Allo stesso tempo, però, il tema delle truffe online resta un’emergenza concreta: phishing, falsi siti e raggiri sui social diventano ogni giorno più realistici, personalizzati e difficili da riconoscere, perché sfruttano meccanismi di urgenza, fiducia e abitudine. Per questo ritengo che sia fondamentale continuare a fare informazione e sensibilizzazione, aiutando i senior a sviluppare un approccio più attento e a riconoscere i segnali di rischio, così da vivere la tecnologia con serenità senza rinunciare alla sicurezza”.


Il Safer Internet Day è un’occasione per riflettere su quanto la sicurezza digitale riguardi tutte le fasce d’età. Aumentare la consapevolezza, soprattutto tra gli anziani, è il primo passo per ridurre il rischio di truffe e favorire un uso più sicuro e inclusivo della tecnologia.


Blink lancia la nuova videocamera per esterni 2K+: sicurezza domestica smart con qualità video avanzata


Blink ha presentatola nuova Videocamera per esterni 2K+: senza fili, con risoluzione video 2K, zoom 4x e prestazioni migliorate in condizioni di scarsa luminosità. Essa dispone di audio bidirezionale con cancellazione del rumore e della rilevazione di movimento, che permette di ricevere avvisi personalizzati in caso di rilevamento sia di persone sia di veicoli (con un piano d’abbonamento Blink). La videocamera è basata sulla tecnologia brevettata del chip di Blink, garantisce una lunga durata della batteria e, grazie al design resistente alle intemperie, offre la massima libertà di installazione.

REDMI Note 15 Series: Titan Durability e nuova resistenza
La nuova REDMI Note 15 Series segna un passo avanti per Xiaomi sul fronte della resistenza, grazie alla tecnologia proprietaria Titan Durability
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Blink presenta la nuova videocamera per esterni 2K+


La Videocamera per esterni 2K+ registra video con una risoluzione 2K (2560 x 1440), offrendo immagini nitide e colori intensi. La qualità video consente di verificare, ad esempio, la consegna dei pacchi, vedere chiaramente i visitatori o identificare veicoli all’esterno. La funzionalità di zoom 4x permette di vedere più da vicino quando necessario, senza perdere le informazioni visive più importanti.
Grazie al design resistente alle intemperie, la videocamera offre la massima libertà di installazioneGrazie al design resistente alle intemperie, la videocamera offre la massima libertà di installazione

Maggiore definizione per il monitoraggio domestico


La nuova Videocamera Blink per esterni 2K+ si distingue per le prestazioni migliorate in condizioni di scarsa illuminazione. Utilizzando la sola illuminazione ambientale, offre una visione a colori anche in condizioni di bassa luminosità, passando automaticamente alla modalità a infrarossi in bianco e nero per garantire sicurezza e tranquillità 24 ore su 24. Ciò consente di vedere dettagli importanti, come il colore di un veicolo o degli indumenti, anche quando la luce naturale è limitata.
Il rilevamento di persone e veicoli aiuta a filtrare eventuali falsi allarmi Il rilevamento di persone e veicoli aiuta a filtrare eventuali falsi allarmi

Funzioni intelligenti e integrazione con ecosistemi smart home


Con un piano di abbonamento Blink opzionale (venduto separatamente), la Videocamera per esterni 2K+ permette di ricevere avvisi intelligenti per il rilevamento di persone e veicoli, utilizzando l’elaborazione Edge per distinguerli. Questo aiuta a filtrare eventuali falsi allarmi causati, ad esempio, da rami mossi dal vento o piccoli animali, assicurando ai clienti di ricevere avvisi solo su ciò che conta davvero.

Reading Wrapped 2025: come leggono gli italiani secondo Kobo
Il Reading Wrapped 2025 di Rakuten Kobo fotografa le abitudini di lettura in Italia, tra generi preferiti, tendenze emergenti e nuove modalità di fruizione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Funzioni intelligenti e integrazione con ecosistemi smart home e design versatile


Grazie alla tecnologia brevettata del chip di Blink, la Videocamera per esterni 2K+ offre funzionalità avanzate e prestazioni ottimali con una durata della batteria fino a due anni in condizioni di uso standard, con impostazioni di efficienza della batteria e risoluzione 1080p. Il design resistente alle intemperie con certificazione IP65 protegge la videocamera da pioggia, polvere e condizioni meteorologiche avverse, mantenendo la sicurezza attiva e affidabile tutto l’anno. Elegante e compatta, è versatile e adatta anche all’uso interno, offrendo protezione per tutta la casa.
La Videocamera per esterni 2K+ Blink e il modulo di sincronizzazione di baseLa Videocamera per esterni 2K+ Blink e il modulo di sincronizzazione di base

Disponibilità e prezzo


La Videocamera per esterni 2K+ di Blink è disponibile nei colori bianco e nero al prezzo di 99,99 euro, con un sistema a una videocamera che include un modulo di sincronizzazione di base. Per l’archiviazione locale è possibile acquistare Sync Module 2 e un’unità USB (venduti separatamente).


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Nemmeno a farlo di proposito, lo screenshot in questo modo #ACNH #animalcrossing


Nemmeno a farlo di proposito, lo screenshot in questo modo#ACNH #animalcrossing Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/02/nemmeno-farlo-di-proposito-lo.html
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Nemmeno a farlo di proposito, lo screenshot in questo modo

#ACNH #animalcrossing

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woyzeck / alban berg


youtu.be/YYqPDINut-0

Woyzeck, Op. 7, Act 3, Scene 4: Transformation Music · Leipzig Radio Symphony Orchestra & Herbert Kegel

Berg: Wozzeck

℗ Brilliant Classics

Released on: 2013-09-20

Conductor: Herbert Kegel
Orchestra: Leipzig Radio Symphony Orchestra
Composer: Alban Berg
Music Publisher: Brilliant Classics

#AlbanBerg #BrilliantClassics #GeorgBüchner #HerbertKegel #LeipzigRadioSymphonyOrchestra #TransformationMusic #Woyzeck #Wozzeck

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Violenza, minacce e falsità ideologica. Condannata Rosalba Panvini


E’ stata Soprintendente dei Beni Culturali e ambientali a Catania, dove ha concluso la sua carriera, dopo essere stata Soprintendente a Caltanissetta, Ragusa, Siracusa. Una donna che ha raccolto consensi e deferenza, ma anche opposizioni e resistenze. E adesso una condanna penale. Riconosciuta colpevole, in primo grado, di violenza, minacce e falsità ideologica, è stata condannata a 4 mesi […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/02/10/viol…

#RegioneSiciliana #SoprintendenzaCatania #TribunaleDiSiracusa

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Una serata rilassante su Animal Crossing: New Horizons 😌


Una serata rilassante su Animal Crossing: New Horizons 😌#ACNH #animalcrossing Video is too big Video is too big Video is too big Video is too big Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/02/
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Una serata rilassante su Animal Crossing: New Horizons 😌
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Ardour 9.0 migliora il flusso di lavoro per audio e MIDI


Ardour 9.0 è disponibile con Region FX, pianoroll MIDI dedicato, Cue page migliorata e nuove funzioni per il flusso di lavoro audio e MIDI.
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Ardour è una digital audio workstation open source e multipiattaforma, usata per registrare, montare e mixare audio e MIDI su Linux, macOS e Windows. Con la versione 9.0 il progetto fa un bel salto in avanti puntando soprattutto su velocità e praticità, grazie a funzioni richieste da tempo dalla community.

Una delle novità più interessanti sono i Region FX, ovvero effetti applicabili direttamente a una singola regione audio invece che all’intera traccia. In pratica è possibile usare plugin e automazioni solo dove servono, con elaborazione offline che riduce il carico in tempo reale. Un approccio molto comodo, soprattutto nei progetti più pesanti.

Per i MIDI arriva finalmente un pianoroll dedicato, che può essere aperto in una finestra separata oppure integrato nell’interfaccia. Serve per modificare note, velocità e controlli in modo più chiaro e concentrato, e viene usato anche nella Cue page per l’editing in stile clip. Sempre qui, ora si può registrare audio o MIDI direttamente negli slot, scegliendo se usare una lunghezza fissa o una ripresa aperta.

Completano l’aggiornamento un analizzatore di spettro in tempo reale con sovrapposizione di più tracce, il supporto multi touch su Windows e Linux, e una lunga serie di ritocchi all’interfaccia. Barre, pannelli e navigazione delle sessioni sono stati riorganizzati per rendere Ardour più rapido da usare, senza stravolgerne la filosofia.


FONTE ardour.org