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recensione di (e segmenti da) “oggettistica” e “prima dell’oggetto”, a cura di elisa barbisan, su ‘seizethetime’


"Attorno agli oggetti di Marco Giovenale", di Elisa Barbisan - su seizethetime.it
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Grazie a Elisa Barbisan, che dedica attente riflessioni critiche (e offre estratti d)a Oggettistica (Tic, 2024) e Prima dell’oggetto (déclic, 2025), sulle pagine di seizethetime.it, che anche ringrazio.

home page di seize the time il 1 dic 2025

#attornoAgliOggettiDiMarcoGiovenale #carloSperduti #declic #elisaBarbisan #emanueleKraushaar #kritik #micheleZaffarano #oggettistica #primaDelloggetto #recensione #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #seizeTheTime #seizethetime #seizethetimeIt #tic #ticEdizioni

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Il “baby blues” e il senso di inadeguatezza dell’italiano (sarà l’italian blues?)


Di Antonio Zoppetti

Fino a pochi anni fa in “italiano” il blues era solo un genere musicale, intradotto come il rock, il jazz, il country, il gospel e via cantando. In inglese la parola significa malinconia, tristezza (anche depressione) ed è stata associata a una musica che esprimeva ed evocava appunto questo stato d’animo. Durante gli anni del fascismo, quando la censura delle parole – ma anche della cultura d’oltreoceano – si faceva sempre più pesante e persino il jazz fu formalmente vietato, tra i melomani circolavano canzoni clandestine dai titoli tradotti letteralmente, come “Le tristezze di San Luigi” (St. Louis Blues), che erano espedienti per aggirare i divieti, e venivano dichiarate così anche nei bollettini dei diritti d’autore, dove anche gli autori erano camuffati allo stesso modo, e Benny Goodman o Louis Armstrong diventavano Beniamino Buonuomo o Luigi Braccioforte.

Ma oggi il baby blues non è una musica eseguita da baby band (da non confondere con lo pseudoanglicismo baby gang), bensì una sindrome transitoria post-parto che colpirebbe ben l’85% delle neomamme, dunque una condizione di tristezza “normale”: stando alle statistiche le anormali sarebbero caso mai le donne che non la subiscono (solo il 25%).

E così, il Corriere di oggi — attraverso l’etichetta “da sapere” — ci educa tutti a questa nuova espressione con il consueto titolo che ci spiega di che cosa si tratta, e come non confondere questo disturbo con la depressione post-parto vera e propria. L’occasione non ci arriva direttamente da qualche studio medico d’oltreoceano, ma di rimbalzo, da un libro della nuotatrice Federica Pellegrini che racconta la propria esperienza.

Il passaggio è importante, perché segna il riversamento dell’espressione in inglese dalla terminologia medica (coloniale) in voga tra gli addetti ai lavori (colonizzati nella mente) alla lingua comune. E con la sua popolarità, la sportiva azzurra diventa una testimonial (per usare un altro pseudoanglicismo tipicamente italiota) della nuova parola.

Perché una mamma italiana, invece di esprimere il suo vissuto in italiano, deve ricorrere all’inglese per raccontare il suo comprensibile sgomento davanti alla maternità e al repentino cambio di vita che comporta?

Perché in un paese satellite come il nostro tutto gravita intorno all’anglosfera. Questa reazione psicologica davanti alla prole è stata studiata negli Stati Uniti ed è stata definita nella propria lingua, il che è perfettamente normale. Non è invece normale che la medicina italiana, al posto di esprimere le cose e i concetti in italiano, adotti la terminologia inglese e solo quella. Ma del resto quando la medicina (e la scienza) si studia direttamente in inglese, e quando anche le università puntano all’insegnamento in inglese, queste cose sono all’ordine del giorno. Basta cercare “baby blues” su Google per accedere a una sterminata documentazione specialistica (ospedali, associazioni, riviste mediche…) che spiegano il baby blues – ma si può dire anche maternity blues per chi ama i sinonimi –.

E in italiano come si dice?

Questo invece non si trova. Nessuno si pone nemmeno il problema di dirlo in italiano. Tra le variegate “definizioni” di questo disagio si trova un po’ di tutto. C’è chi fissa l’insorgenza della reazione emotiva tra il terzo e il quinto giorno dopo il parto – come fa l’IA di Google che però si chiama in inglese: AI mode – , c’è chi allarga la finestra ai primi 15 giorni e chi rimane sul vago, ma tutti si prodigano a differenziare il nuovo concetto anglicizzato rispetto alla vecchia idea della “depressione post-parto” che è invece uno disagio psichico più profondo e lungo. Siamo al non-è-proprismo, insomma: il nuovo concetto in inglese ha l’esigenza di differenziarsi da ciò che già c’è, per avere il suo perché, dunque è importante sottolineare che il baby blues non è proprio come la depressione post-parto, è qualcosa di diverso che ha la sua inesprimibile sfumatura. In questo caso è la sua transitorietà, il suo essere un sentimento passeggero e il suo essere un fenomeno così comune da essere normale. Ma guai a definire tutto ciò con parole italiane e comprensibili come transitorio o passeggero… il nuovo concetto si chiama baby blues. Punto. Solo se persiste allora si può tornare all’italiano e parlare di “depressione”.

Se le mamme che soffrono di baby blues si ritrovano a gestire una transitoria “tristezza ingiustificata”, degli sbalzi d’umore che portano a “pianti immotivati” e a una generale “sensazione di inadeguatezza”, anche davanti alle espressioni in inglese alcuni italiani provano un analogo sentimento di tristezza. Sarà forse l’italian blues?

Purtroppo, però, questo sentimento non è transitorio; è ormai strutturale. Inutile piangere sull’anglicismo versato, c’è ben poco da fare. Non resta che prendere atto del senso dell’inadeguatezza dell’italiano, che è ormai dismesso in favore dell’angloamericano.

E così, se i bambini della cosiddetta “casa del bosco” – invece di andare a scuola come tutti – godevano dell’educazione impartita dai genitori, nell’ultima settimana sui giornali si è parlato quasi solo della legittima possibilità dell’home schooling, non dell’educazione parentale, dell’istruzione domiciliare o genitoriale. E in questo senso di inadeguatezza dell’italiano, parola dopo parola si procede spediti verso la newlingua chiamata itanglese.

Se da decenni abbiamo abbandonato la parola calcolatore per parlare solo di computer, i calcolatori da scrivania (il primo “calcolatore da tavolo programmabile fu l’italianissimo programma 101 dell’Olivetti) oggi sono pc e desk computer, mentre i portatili diventano notebook o laptop e il nuovo tecno-italiano anglicizzato è ben rappresentato da articoli che parlano del gaming (non dei videogiochi) e dell’AI (non dell’IA) da pubblicizzare durante il Black Friday, in cui tra virgolette non ci sono le parole inglesi, ma quelle italiane come “convertibili”, in attesa che qualcuno cominci forse a parlare direttamente di converted.

Intanto, dopo Halloween e il Black Friday, sembrerebbe prossimo anche il passaggio dal “giorno del Ringraziamento” (per il Corriere il “party del grazie”) al Thanksgiving – basta con queste ridicole italianizzazioni forzate – che aumenta di frequenza negli ultimi tempi proprio mente qualcuno sta cominciando a festeggiarlo anche da noi (con tanto di tacchino ripieno come nei film). In una società-succursale che insegue le feste che ci arrivano dalla società-casa madre, del resto, anche il Natale comincia a starci stretto davanti al Christmas World di Villa Borghese.

Sì, è l’italian blues. La tristezza dell’italiano… Oh Yeah!

#anglicismiNeiGiornali #anglicismiNellitaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellitaliano #rassegnaStampa


L’Italia: un Paese satellite degli Usa, culturalmente e linguisticamente


Di Antonio Zoppetti

Nel libro Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno stato satellite (PaperFIRST, Roma, 2025), il criticatissimo Alessandro Orsini denuncia la “corruzione del sistema dell’informazione in Italia” sui temi della politica internazionale, per esempio la “santificazione di Zelensky e la mostrificazione di Putin” che secondo l’autore fanno parte di una propaganda rivolta ai cittadini basata sulla disinformazione.

La disinformazione non si fonda solo sulla manipolazione o la ricostruzione forzata dei fatti, ma anche sull’omissione di ciò che non fa comodo, e in particolare l’autore punta il dito contro la mancanza di un dibattito pubblico sul fallimento della strategia della Nato in Ucraina che ci tocca tutti da molto vicino sia perché agli italiani costa miliardi di euro, sia perché ci sta esponendo a seri rischi che potrebbero sfociare in una terza guerra mondiale. “In una società libera, con un sistema dell’informazione sulla politica internazionale libero e sano” questo dibattito dovrebbe invece essere aperto e centrale, ma ciò non avviene perché siamo uno “stato Satellite degli Usa”, un po’ come la Bielorussia gravita solo attorno alla politica del Cremlino. Dunque Orsini riflette sulla libertà di uno Stato satellite, e anche se la comunità giornalistica italiana dichiara di essere libera di dire tutto ciò che vuole, avanza il “sospetto” che ciò non sia affatto vero e lo documenta con una serie di fatti e di episodi che lo portano a concludere che i mezzi di informazione disinformano i cittadini “per compiacere il potere politico”.

Personalmente non sono così convinto che i giornalisti facciano tutto ciò per compiacere il potere in modo consapevole e calcolato. A parte qualche caso eclatante, mi pare che siano semplicemente partigiani e schierati in modo tendenzioso ma sentito. Quando per esempio fanno cominciare la guerra in Ucraina con l’invasione russa, o la questione del “genocidio” palestinese con il massacro del 7 ottobre 2023, indubbiamente semplificano e distorcono la realtà, visto che questi episodi sono il culmine di interminabili conflitti che si trascinano da decenni, se non da secoli. Ma questa disinformazione è la conseguenza di una precisa visione politica ideologizzata, più che una ricostruzione funzionale a legittimare il sistema di potere. Certo, allinearsi alla visione dominante aiuta a far carriera, ma non c’è solo questo aspetto a determinare certe prese di posizione.

Il “metodo del sospetto” ripreso da Orsini è infatti un presupposto che – secondo il filosofo francese Paul Ricoeur – era alla base delle speculazioni di autori come Marx o Freud, i quali avevano messo in luce come sotto ogni presa di posizione – dietro le giustificazioni e le apparenze – ci sono sempre forze più profonde che regolano i comportamenti umani e sociali: per Marx erano le motivazioni economiche a determinare certi giudizi, per Freud c’erano delle pulsioni psicologiche non sempre consce. In questa prospettiva potremmo concludere che davanti alla propaganda giornalistica in tempi di guerra siano soprattutto le visioni politiche dominanti e filoamericane a governare l’interpretazione e la ricostruzione dei fatti.

Fatte queste premesse, vorrei provare a estendere queste considerazioni al di fuori dell’ambito politico per riflettere sugli aspetti culturali e linguistici che emergono dagli stessi presupposti. Perché anche su questo aspetto in Italia manca ogni dibattito, in modo ancora più eclatante di quanto non avvenga a proposito del fallimento delle strategie della Nato.

L’Italia non è solo uno Stato satellite, ma anche una cultura satellite

In una rissa televisiva sulla questione di Gaza, recentemente, uno degli ospiti si chiedeva: “Quando la Meloni riconoscerà la Palestina, come hanno già fatto oltre 150 Stati su circa 200?”. E concludeva: “Quando lo farà anche Trump, o quando gli americani le diranno di farlo.” La risposta, anche se può sembrare una battuta, è invece in linea con la realtà. Mentre Orsini si affanna a dimostrare, dati alla mano, che l’Italia è un Paese satellite degli Usa, per altri tutto ciò è semplicemente evidente e scontato, a livello politico, anche se manca un dibattito serio sulla questione.

È proprio la mancanza di dibattito a caratterizzare il nuovo contesto storico del Duemila, perché questo dibattito c’è sempre stato, sino al Novecento, benché oggi sia stato nascosto sotto al tappeto. Come ho provato a riassumere nel libro Lo tsunami degli anglicismi. Gli effetti collaterali della globalizzazione linguistica – le controversie sulla nostra dipendenza dagli Usa hanno caratterizzato la nostra storia almeno dalla Liberazione sino al crollo del muro di Berlino, dell’Unione Sovietica, e alla fine della guerra fredda. Ma le polemiche tra “americanisti” e “anti-americanisti” si ritrovano ben prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, e già Gramsci (“Americanismo e Fordismo”, 1934) prendeva posizione in questo dibattito ritenendo che l’antiamericanismo a priori era “comico, prima di essere stupido”, anche se – come molti altri pensatori – fu al tempo stesso attratto e inorridito dalla società statunitense che tra le due guerre mondiali si stava imponendo all’attenzione di tutta l’Europa. L’atteggiamento sanamente e lucidamente critico nei confronti degli Usa non caratterizzava solo gli autori legati al comunismo, che vedevano in quel Paese l’incarnazione più aggressiva del capitalismo concepito come “il male”, era invece un sentimento trasversale. La chiesa cattolica già alla fine dell’Ottocento aveva duramente condannato l’individualismo, il materialismo e l’immoralità della società statunitense, e dopo la Liberazione De Gasperi era molto preoccupato e critico davanti all’invadenza della Casa Bianca con cui però la Democrazia cristiana si era dovuta alleare in funzione anticomunista. Ma anche a destra i fascisti e i post-fascisti denunciavano la trasformazione del nostro Paese in un satellite politico degli Usa manifestando la preoccupazione per l’invasione dei prodotti culturali americani che insidiavano la nostra cultura.
Accanto a simili prese di posizione critiche, in ogni schieramento c’era però allo stesso tempo il riconoscimento degli elementi positivi che arrivavano d’oltreoceano, e se la Dc si schierava con la Casa Bianca, anche la destra appoggiava il nostro inserimento nel patto atlantico in contrapposizione al blocco comunista, mentre a sinistra c’era chi vedeva negli Usa la patria della democrazia e della libertà che ci aveva liberati dal fascismo, nonostante la stigmatizzazione della caccia alle streghe del maccartismo, dell’appoggio alle dittature sudamericane e di moltissime altre nefandezze che andavano nella direzione contraria. Davanti al ruolo dominante degli Usa, in altre parole, in ogni schieramento prevaleva un atteggiamento critico, che ne accettava ed esaltava alcuni aspetti per respingerne altri. Il piano Marshall, per esempio, che oggi è invocato e salutato come una specie di “gesto filantropico” che ha determinato il “boom economico” e il “miracolo italiano”, ha dato vita a un dibattito enorme sulla sua funzione, e se Togliatti lo definì un “ricatto politico”, anche per molti intellettuali europei non comunisti costituiva “un vendere l’anima al diavolo” in cambio di una ricchezza immediata che ci avrebbe condotto a un’americanizzazione non solo politica, ma anche sociale e culturale (si pensi a De Gaulle che lo ha accettato per necessità ma con estrema diffidenza).

Oggi, questi questi dibattiti sono però stati sepolti e dimenticati. Negli anni Duemila la nostra americanizzazione è ormai data per scontata e nessuno sembra più riflettere sulle sue conseguenze negative. Con la fine della logica dei due blocchi e l’avvento di una globalizzazione che tende a coincidere con l’americanizzazione del mondo, dopo il “siamo tutti americani” che ha caratterizzato la svolta dell’11 settembre 2001, è venuto a mancare il fronte critico trasversale che in qualche modo si contrapponeva all’espansione dei modelli economici e culturali d’oltreoceano.

Come ha evidenziato Andrea Zhok in articolo su “La sovranità italiana in una prospettiva storica” (L’antidiplomatico.it, 7 giugno 2021), da tempo ci siamo lasciati alle spalle le denunce sulle ingerenze americane esplicite o su quelle occulte perpetrate dai servizi segreti o dalla Cia, “ma ne siamo lontani semplicemente perché ciò che spontaneamente si agita nella politica italiana è già totalmente asservito, e non richiede una manipolazione troppo robusta. Facciamo una politica estera che ci viene dettata nei dettagli dagli Usa, abbaiando obbedienti ai loro avversari. Facciamo una politica interna innocua e perfettamente inconcludente, e una politica economica apprezzata dagli Usa.” Oltre a questa sudditanza politica, una parte significativa della classe dirigente del nostro Paese sta riducendo l’Italia “a una colonia culturale. Ciò avviene in mille modi, dall’adozione di modelli formativi di ispirazione americana, all’assorbimento passivo illimitato della filmografia americana (e dei suoi temi, che siamo indotti a immaginare siano i nostri), alla resa incondizionata a tonnellate di imprestiti linguistici da parvenu (ci muoveremo grazie al Green pass, canteremo le lodi del Recovery fund, che ci permetterà di ribadire il Jobs act, dopo essere finalmente usciti dal Lockdown, in attesa che vadano al governo quelli della Flat tax al posto di quelli del Gender fluid, e ci dedicheremo allo Smart working, rivitalizzando i settori del Food e del Wedding, mentre lotteremo impavidi contro le Fake news).”

E per tornare al “metodo del sospetto”, ciò che per Orsini produce la disinformazione politica fa parte di una più ampia analoga “disinformazione” culturale e linguistica. Ormai privi di una nostra identità che ci distingue, inglobati in un Occidente guidato dagli Usa, abbiamo accettato tutto ciò e siamo passati all’orgoglioso “collaborazionismo”, tutto interno, nei confronti di una pressione esterna che è fortissima, e che invece di arginare agevoliamo compiaciuti fin nelle ricadute lessicali che celano, sotto la superficialità dell’itanglese, una nostra trasformazione ben più profonda.

L’itanglese: la nuova lingua satellite dell’angloamericano

Prendiamo un articolo di giornale, tra i mille, che abbandonano l’italiano per rivolgersi ai cittadini in una lingua ibrida in cui l’inglese e l’italiano sono mescolati.

Perché il titolo del Corriere che parla di AirBnB è etichettato con la frase in inglese “whatever it takes” (“a tutti i costi”)? Perché l’espressione è diventata uno “slogan” dopo essere stata pronunciata da Mario Draghi nel 2012, quando era direttore della Banca Centrale Europea, per ribadire che avrebbe fatto “tutto il necessario” per evitare speculazioni sulla nostra moneta. Ma è anche il titolo di un film e di una canzonetta che ne rafforzano la circolazione. Il ricorso all’inglese, e la scelta di usare una locuzione che non è affatto trasparente per la maggior parte dei cittadini, è la conseguenza del fatto che l’inglese è spacciato come più solenne e prestigioso dai giornalisti e dalla nostra classe dirigente, dunque l’italiano retrocede a una lingua satellite che si impiega per spiegare ciò che si esprime nella lingua superiore e che possiede una precisa gerarchia: al vertice c’è la concettualizzazione in inglese, poco importa che sia “whatever it takes”, o di volta in volta il body shaming al posto della derisione fisica, l’underdog e l’outsider invece dello sfavorito o il fact checking invece della verifica dei fatti. Allo stesso modo, fa accapponare la pelle leggere che la figura dell’host costituirebbe un nuovo “ceto sociale”, ma in un Paese satellite come l’Italia questo lessico dipende dal fatto che le multinazionali esportano la propria terminologia nella propria lingua, e i giornalisti, invece di tradurla, la ripetono e la rafforzano educando tutti alla newlingua che prende corpo nella loro testa. Tutto nasce dal fatto che AirBnB, in un Paese-colonia come il nostro, ha introdotto la figura dell’“host” al posto di ricorrere alla parola italiana “locatore”, mentre ai francesi o agli spagnoli il programma si rivolge con le parole autoctone (hôte e anfitrión), esattamente come Google in Italia propone il servizio denominato in inglese AI mode, che in Francia e Spagna è invece tradotto con Mode IA e Modo IA.

La disinformazione giornalistica che, seguendo Orsini, fa del nostro Paese uno Stato satellite dal punto di vista politico, agisce nello stesso modo anche dal punto di vista linguistico, e più in generale culturale. Per fare un altro esempio, mi ha colpito un articolo di un linguista intitolato “Estensione dello «switch» nella lingua incassata. Alcune osservazioni sul Matrix Language Frame” che ricorre a una terminologia “coloniale” dove i concetti – per l’ennesima volta – sono espressi in inglese, dunque si parla come fosse la cosa più normale di code mixing, system morphemes, codici embedded, insertions, bare forms, discourse marker… in una trasposizione che non fa altro che ripetere pappagallescamente le concettualizzazioni di autori anglofoni con la loto terminologia in inglese che diventa intoccabile e tecnica (talvolta solo affiancata tra parentesi da una sommaria indicazione di cosa significa in italiano). Negli articoli dei linguisti, sino al Novecento, la terminologia era praticamente quasi solo in italiano, ma in un Paese satellite degli Usa tutto quanto si srotola con una rapidità preoccupante. E se questa sottomissione ai modelli anglofoni sta prendendo piede persino tra i linguisti, negli altri settori è anche peggio.

La lingua, per tornare a Freud, è la spia dell’inconscio, e per comprendere il perché dell’esplosione incontrollata degli anglicismi e più in generale di un riversamento dell’inglese sempre più incontenibile, dovremmo cominciare a riflettere sul fatto che siamo un Paese satellite degli Usa non solo dal punto di vista politico o economico, ma anche sociale e culturale.

Eppure il dibattito manca e sulla questione tutto tace. Persino tra chi denuncia il nostro gravitare attorno alla politica della Casa Bianca con delle sacrosante riflessioni che andrebbero però estese a un contesto più ampio: se la libertà di stampa è minata da un sistema di informazione omologato sul pensiero politico dominante che ci proviene d’oltreoceano – e spesso chiamato non a caso mainstream – ciò non vale solo per la narrazione della guerra o della politica internazionale, ma coinvolge la nostra intera visione e del mondo e della cultura, che invece di produrre un pensiero autonomo si riduce a ripetere ciò che proviene dall’anglosfera. In questo processo anche le nostre parole vengono dismesse e sostituite dalle categorie espresse in inglese, perché il fenomeno fa parte dello stesso pacchetto.

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Ed eccolo dicembre!


E per dicembre quattro cose si stagliano all'orizzonte: due concerti e due laboratori! Normalmente evito (o vengo evitato da) i concerti natalizi, e invece quest'anno ho ben due occasioni per far musica: ❅ il 7 dicembre a Follina, dove sarà un concerto tu
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E per dicembre quattro cose si stagliano all’orizzonte: due concerti e due laboratori!


Normalmente evito (o vengo evitato da) i concerti natalizi, e invece quest’anno ho ben due occasioni per far musica:

❅ il 7 dicembre a Follina, dove sarà un concerto tutto tranne che natalizio, ci sarà un bell’ensemble che suonerà Fauré, Luis Piau che leggerà dei contatti fra quel musicista e Proust, e io che canterò due meravigliose chanson, quando mai mi capita.

❅ il 20 dicembre alla Pieve di San Floriano dove ritornerà, per mezzo concerto (l’altra metà sarà a cura del coro La Pieve), Ottetto Instabile a riproporre parte di un vecchio bellissimo programma, Carols, con musiche per il Natale provenienti dal medioevo britannico (e poi canterà due arie leggere una mia giovane allieva).


Invece torna, come sarà per ogni mese fino a maggio, il weekend dedicato a La Voce a Pezzi, per dicembre il 13 e il 14. Per cui se si vuole fare un po’ di ripasso sull’uso della propria voce, o scoprirne aspetti poco praticati, ecco giunto il momento. I miniworkshop sono così articolati:

sabato 13 dicembre 2025

✦ ore 10 – 12 ✦ Maschera!
✦ ore 14:30 – 16:30 ✦ Le terze ingannatrici
✦ ore 17 – 19 ✦ Oltre il diaframma
✦ ore 21 – x ✦ Jam session!

domenica 14 dicembre 2025

✦ ore 10 – 12 ✦ Vocali anteriori
✦ ore 14:30 – 16:30 ✦ Unisono
✦ ore 17 – 19 ✦ Cantare nello spazio

È tutto spiegato, e da lì è possibile iscriversi, nella pagina dedicata.
Locandina laboratorio La Voce a Pezzi per dicembre


E, sempre per dicembre, partirà il Laboratorio Quattrocento alla Scuola Civica Musicale ‘Bruno Maderna’, che si articolerà in otto incontri alla scuola, aperto a tuttituttitutti, cantanti e strumentisti di qualunque moderno strumento – che se stiamo ad aspettare vielle, liuti e arpe storiche si sta zitti e mai si farà 🙂

Posto qui la locandina: per informazioni e iscrizioni ci si rivolge alla Scuola Civica Musicale, chiamando il 0458030325 (di pomeriggio) o mandando un messaggio Whatsapp al 3533571806
Locandina del Laboratorio Quattrocento, alla Scuola Civica Musicale Bruno Maderna


Ho finito. Ci incroceremo da qualche parte. Buon dicembre, resisti che poi arriva Natale 🙂


Tempo Perduto


Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell’anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell’arte.

Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Proust e vivere un’esperienza sensoriale unica, in cui il tempo si dissolve e le emozioni si fanno eterne.

Voce: Matteo Zenatti – Voce narrante: Luis Piai


(clicca qui per saperne di più)


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“una serata per pasolini” con i racconti di giuseppe garrera, a sostegno di ‘spazio etico’


3 dicembre_ PPP per Spazio Etico
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A Roma, mercoledì 3 dicembre – dalle 20 alle 23 – al casaletto del Parco della Cellulosa (vicolo della Cellulosa 1), una serata dedicata a Pier Paolo Pasolini con i racconti di Giuseppe Garrera.
Incluso rinfresco biologico (con il contributo di Hettaro). Contributo per la serata: 10 € a sostegno delle attività socioculturali di Spazio etico e del Comitato Promotore del Parco della Cellulosa. È necessario prenotare (max 55 posti): info@spazioetico.it – 347 063 2009

#comitatoPromotoreDelParcoDellaCellulosa #giuseppeGarrera #hettaro #parcoDellaCellulosa #pasolini #pierPaoloPasolini #ppp #sostegno #spazioEtico

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‘la finestra di antonio syxty’ su “la nott’e’l giorno”, di patrizia vicinelli


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Antonio Syxty in conversazione con Roberta Bisogno, Marzia D’Amico, Andrea Balietti.
La nott’e’l giorno è un titolo improprio intorno al quale si radunano le opere più rappresentative della poesia di Patrizia Vicinelli. Anche quando esse non rientrano nel più stringente campo della versificazione, ne fanno parte per aderenza tematica, per contatto, per alternanza. Si accostano luoghi e tempi della creazione poetica, declinata nelle diverse forme della poesia verbovisiva e fonetica, lineare, del poema epico, della scrittura per il teatro e del romanzo flusso.

Per ciascuno di questi generi – in continuo trapasso – la corporalità della poeta, aperta nel gesto impervio dell’esposizione, ha conosciuto la gestualità della parola, in relazione alla spazialità esterna pensata come campo, d’azione, di battaglia, di relazione, di vita; della sua opera, Vicinelli espose sempre la carica interpretativa, durante registrazioni sonore, filmiche, letture pubbliche, festival nazionali e internazionali, in un movimento personalissimo di incorporazione. Di una poesia che si rende immediatamente visibile.

*

il libro: argonline.it/prodotto/la-notte…

#andreaBalietti #antonioSyxty #argo #argolibri #art #arte #laFinestraDiAntonioSyxty #laNottelGiorno #marziaDamico #materialiVerbovisivi #mtm #mtmLaFinestraDiAntonioSyxty #patriziaVicinelli #poemaEpico #poesia #poesiaFonetica #poesiaLineare #poesiaSonora #poesiaVerbovisiva #robertaBisogno #romanzoFlusso #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #teatro #vocalita

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Il cielo del mese: dicembre, l’astronomia e il senso comune

edu.inaf.it/rubriche/il-cielo-…

Può il senso comune avere qualcosa a che fare con l’astronomia? E come può aiutarci a “sperimentare” il cielo notturno? Scopriamolo con il cielo di dicembre!

#astronomia #costellazioni #dicembre #filosofia #FrancoPiperno #GiovanniPascoli #ilCieloDelMese #JacobBronowski #WilliamKingdonClifford

@astronomia @astronomia

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4 dicembre, “oggettistica”: incontro in collegamento con l’università di perugia


grazie a Fabrizio Scrivano per questo invito

4 dicembre, OGGETTISTICA. incontro in collegamento con l'Università di Perugia
cliccare per ingrandire

link per assistere: t.ly/0jBvh

#dipartimentoDiLettere #fabrizioScrivano #letteratura #mg #oggetti #oggettiLetterari #oggettistica #oggettivita #teoriaDellaLetteratura #tic #ticEdizioni #universitaDegliStudiDiPerugia #universitaDiPerugia

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Ricordando Salvatore Resca


Sabato 29 novembre, per i funerali di Salvatore Resca, com’è naturale che fosse, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo non è stata in grado di contenere tutti i partecipanti. Fedeli e laici, credenti e non credenti, hanno, infatti, trovato in padre Resca, per tanti anni, un punto di riferimento, a prescindere delle scelte ideologiche e dalle convinzioni di ciascuno. Non a caso la Libertà di […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/01/rico…

#cittainsieme #mirkoViola #salvatoreResca

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6 dicembre, roma, camera verde: “the cameraman”, con buster keaton


Buster Keaton_ The Cameraman_ proiez in Camera Verde_ pianoforte Livia Mazzanti
cliccare per ingrandire

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ingresso: massimo 12 spettatori: prenotazione obbligatoria

#busterKeaton #cameraVerde #edSedgwick #edwardSedgwick #laCameraVerde #liviaMazzanti #musicometa #theCameraman

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per ‘la finestra di antonio syxty’, lunedì 1 dicembre


su 'La nott'e'l giorno_ di Patrizia Vicinelli_ sulla Finestra di Antonio SyxtyNon perdetevi La Finestra di Antonio Syxty di lunedì 1 dicembre incentrata su Patrizia Vicinelli: figura radicale della cultura disobbediente e underground italiana, Patrizia Vicinelli ha attraversato poesia, arti visive e ricerca fonetico-sonora con una libertà assoluta. La sua opera, esposta da Milano a New York, Tokyo, San Francisco e Venezia, continua a risuonare con una forza sorprendentemente attuale. I suoi artefatti fonetico-sonori sopravvivono oggi in preziose registrazioni.
L’occasione è l’uscita del libro La nott’e ’l giorno. L’opera poetica, a cura di Roberta Bisogno e Fabio Orecchini, pubblicato da ArgoArgolibri nella collana Talee diretta da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini (gennaio 2024).
Il podcast ospita Roberta Bisogno, Marzia D’Amico e Andrea Balietti, per attraversare insieme la poetica, le influenze e la potenza sperimentale di una voce che non ha mai smesso di disobbedire.

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il libro: argonline.it/prodotto/la-notte…

#andreaBalietti #antonioSyxty #argolibri #art #arte #artiVisive #fabioOrecchini #laFinestraDiAntonioSyxty #laNotteLGiorno #marziaDamico #mtm #mtmLaFinestraDiAntonioSyxty #patriziaVicinelli #poesia #poesiaSonora #ricercaFonetica #robertaBisogno

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3 dicembre, ostia: un murale per calligari

un murale per Claudio Calligari


🗓️ Mercoledì 3 dicembre
🕰️ 09.30
📍Via Baffigo, 145
(Centro per l’Impiego Ostia)

“È stato forse l’ultimo intellettuale vecchie maniere. Con la capacità di sporcare la propria anima e la propria intelligenza del nucleo essenziale di quello che si apprestava a raccontare”.

Inaugurazione dell’opera pittorica murale a firma di Leonardo Crudi 900

#art #arte #centroPerLimpiegoOstia #claudioCalligari #leonardoCrudi900 #murale #murales #ostia

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pod al popolo #082, audio completo della presentazione di “oggettistica”, di mg (tic, 2024), alla biblioteca pagliarani, 29 nov. 2025


Audio completo della presentazione di Oggettistica, di Marco Giovenale (Tic, 2024; collana UltraChapBooks): letture e interventi dell’autore, in dialogo con Massimiliano Manganelli, Cetta Petrollo e contributi dal pubblico. Biblioteca Pagliarani, Roma, 29 novembre 2025. Ora in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto

il libro: ticedizioni.com/products/ogget…

#bibliotecaElioPagliarani #bibliotecaPagliarani #edizioniTic #ilPodcastIrregolare #marcoGiovenale #massimilianoManganelli #mg #oggettistica #pap #pap082 #pap082 #podAlPopolo #podcast #presentazione #prosa #prosaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #spazioPagliarani #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks

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[film] Bugonia


Titolo: Bugonia
Regia: Yorgos Lanthimos
Soggetto: remake del film Jigureul jikyeora! di Jang Joon-hwan
Sceneggiatura: Will Tracy
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Giōrgos Mauropsaridīs
Musiche: Jerskin Fendrix
Scenografia: James Price, Prue Howard, Amber Rose Thompson (non accreditata)
Costumi: Jennifer Johnson
Altro: Stati Uniti d’America, Corea del Sud, Irlanda; anno 2025; 120 minuti; Lingua originale: inglese; direzione del doppiaggio: Alessandro Rossi; genere: fantascienza

Interpreti e personaggi:

Emma Stone: Michelle Fuller
Jesse Plemons: Teddy Gatz
Aidan Delbis: Don

Voto: 8/10

(dati da Wikipedia e AntionioGenna per il doppiaggio.)

Comincio con le cose facili: Emma Stone, ormai lo so, è spettacolare e con Lanthimos di più. È sempre convincente anche nei ruoli più difficili.

La seconda cosa da sapere è che il film è un remake di uno coreano (v. soggetto) che non conoscevo.

La terza cosa è che ho visto il film in lingua originale. La mia conoscenza dell’inglese è modesta, ma grazie ai sottotitoli sono riuscito a seguire abbastanza facilmente.

Teddy e suo cugino Don vivono insieme in un posto imprecisato in Georgia, in periferia e nella tipica villetta da telefilm americano. Teddy è anche un apicultore ed è convinto che la sindrome dello spopolamento degli alveari sia provocata da degli alieni provenienti da Andromeda. Pensa che gli andromediani vogliano soggiogare l’umanità. Convince quindi suo cugino Don a compiere una missione impossibile: rapire uno di questi alieni e costringerlo a farli incontrare direttamente con l’imperatore degli andromediani per convincerlo a lasciare in pace gli umani. L’alieno individuato è la CEO – Michelle Fuller – della Auxolith, l’azienda per cui lavora Teddy. E qui mi fermo, che dire oltre vi rovinerebbe la visione.

Film completamente pazzo, come ormai ci ha abituato Lanthimos, ma che butta lì, fra il serio e il faceto, una domanda interessante: autodistruttivi come siamo, ci meritiamo di stare su questo pianeta?

Per il termine bugonia che dà il titolo al film, vi rimando direttamente a wikipedia.

Avvertenza per chi non ama il genere: ci sono scene abbastanza splatter, con pezzi di carne che girano qua e là nello schermo.

Buona visione!

#bugonia #film #recensione #yorgosLanthimos

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presente dell’octo di fine ’25 tra tormenti e riflessioni integralmente cosmiche


Stanotte ho proprio stabilito un nuovissimo record negativo, andando a letto alle 2 e mezza e… addormentandomi alle 4 e passa o qualcosa del genere; perché stanotte, come quella dell’altro giorno, ero maledettamente tormentata, e ultimamente con me non c’è proprio versi a riguardo… Nella trappola del pensare involontariamente anziché riuscire a prendere sonno, però, mi è venuto da pensare un po’ di più proprio a questa mia recentissima disperazione, che ricalca spaventosamente tempi per me ampiamente passati… e sarebbe figo se avessi risposte a proposito, ma invece ho solo più domande. Beh, da un lato quindi ho ancora più punti per disperarmi, ma dall’altro ne ho anche per scrivere un post gustoso che, con benedizione degli spiriti, magari può fungere come al solito come punto di riferimento per non so neanche io cosa… e allora, ecco qui. 🙏

Come ho già accennato, in questo periodo mi sento per qualche motivo male, fin troppo spesso come svuotata e priva di magia; non solo nel senso che magari non ho stimoli creativi superepici, ma proprio nel senso che, di base, mi manca quello scintillio dell’anima, e sento di conseguenza difficile anche il solo esistere, in tutti quei momenti in cui non sono adeguatamente distratta con qualcosina delle mie. Non è troppo inusuale che questa cosa succeda, a me o in generale, e non sarebbe un vero problema se succedesse a giornate… la rogna arriva quando, come in queste ultime settimane, o come tanti anni fa per me, la cosa diventa una costante che dura giorno dopo giorno. 😔

È un problema veramente intricato questo, per me, perché già di base finisco quindi per non avere abbastanza gioia durante le giornate, e già di per sé questo è per l’appunto bruttino… ma, in questo stato in cui in media è come se non sentissi niente — perché beh, è così tecnicamente; non mi sento gioiosa, ma nemmeno triste, e ovviamente non sono arrabbiata né altre cose — mi stanno tornando anche fortissimi gli impulsi di farmi autolesionismo, nonostante non li avessi più da anni e avessi levato di mezzo questa abitudine appunto anni fa… che è un problema ancora più gigante, perché ogni giorno devo fare una fatica assurda per resistere, e ho comunque il presentimento che di questo passo ci ricadrò malamente dentro (relapse), visto che ci sto inciampando (lapse) varie volte, e temo mi stia riemergendo la dipendenza, e quindi sto ancora peggio anche per questo. 🥴

Comunque, nel riflettere meglio a cosa possa essere la causa di questo sminchiamento del mio umore, di risposte rimango ovviamente a corto… eppure, credo che il mio presentimento riguardo gli effetti della corrente stagione sia fondato. L’altro giorno ho detto che nel periodo di autunno-inverno scorso non stavo così male, ma, in effetti, sono stupida (…che novità) a considerare solo i tempi recenti anziché la mia intera vita; considerato poi che in questo periodo dell’anno scorso ci sono state per me tante cose sia belle che distraenti… mentre stavolta si, cose buone ci sono, ma ce ne sono state anche di negative. Se devo pensare anche agli anni della mia vita in cui ero un disastro mentalmente, allora, quello che esce fuori dai miei ricordi è che stavo decisamente molto peggio durante questo periodo dell’anno, che non nel periodo caldo e luminoso… questo vorrà dire qualcosa (…si, vuol dire che sono una fottuta pianta). 😵

In effetti, i punti a favore di questa teoria sono svariati… A parte il pattern che rivedo negli anni passati, sono inspiegabilmente più a corto di energie, e ho molta più fame che in estate, anche se complessivamente non faccio niente di (più) faticoso. Inoltre, come ho già detto, il solo vedere e ricevere la luce del sole mi fa non ironicamente stare meglio, per poi portarmi a crollare più o meno forte quando arriva il buio… e sì, certamente dormire fino alle 13 non aiuta, ma anche quando mi sveglio presto non riesco ad avere molto sole, perché o è nuvoloso, o sto per esempio all’università, e quindi dentro delle maledette stanze; pure perché all’aperto fa molto freddo (quest’anno più dello scorso, a me pare, mamma mia), e quindi non riesco a starci molto. Se davvero è così, mi dispiacerebbe anche, perché a livello di vibe l’inverno non è che mi stia antipatico, e ci vedo alcuni lati positivi e cose belle… e quindi, se davvero fosse lui a causarmi un simile crollo dell’umore, ci rimarrei male per principio; oltre che sentirmi fregatissima del fatto che buona parte della sofferenza provata nella mia vita è anche colpa sua. 🙄

La cosa buona, anche se a mio parere molto strana se vista in tutto questo contesto, è che, allo stato attuale delle cose, tecnicamente non sono infelice della mia vita… da un lato, quindi, è molto ironicamente merdoso che io stia così male; ma dall’altro, beh, posso trovare sollievo nel sapere che potenzialmente i miei tempi peggiori sono comunque nel passato… o nel futuro, se le mie paure per quello si concretizzano, ma comunque certamente non nel presente. Nel senso, a differenza del passato ormai non mi odio più, sto bene nella mia stessa esistenza, e — per quanto cringe possa sembrare, ma è la verità — voglio continuare ad esistere, e a vivere… e proprio per questo, a maggior ragione, rosico particolarmente del fatto che ci siano spiriti interni ed esterni che vogliono sabotare questo mio benessere, alterandomi la chimica per farmi soffrire… però, ecco: resisterò, spero. 😬


mancanza del fritto posto per motivi inumani, e vista sul mio futuro presente storpiato


Mi dispiace (o meglio: detesto, odio, mannaggia) non star postocto-postando qui sopra da… 2 giorni, o forse anche 3, aiuto!!! Sembra poco, considerato da quanto il fritto misto esiste, e per quanto a regola io ancora esisterò per aggiornarlo, ma il problema è che questa bucanza postifera si ripete, e temo si ripeterà infinitamente, perché… non ne sono per niente sicura; è proprio questo il bello, ed il motivo di mia preoccupazione aggiunto al di sopra di tutto il resto. 🤥

In queste settimane innanzitutto, ma in questi ultimi giorni soprattutto, ho la mente così ahh-offuscata che proprio caspita… È difficile fare qualsiasi cosa di abbastanza lungo per la testa, come scrivere un post di questi, e persino nei videogiochi non riesco a concentrarmi adeguatamente… cosa che a pensarci sotto sotto mi fa ridere, ma mi fa di più preoccupare. Ancora su questa strana riga, sto riuscendo a programmare diverse cosine, quando proprio non mi viene altro da fare o ho un’idea particolare, ma… se ci sto troppo tempo (parlo di ore, pure se con pause in mezzo), via via mi scende la forza, e mi trovo ad essere più scazzata e agitata man mano che continuo, cosa che mi rimane quando poi ho finito. 😵

La domanda da mille miliardi di digifiori allora si ripresenta forte: perché mai??? Il ciclo lunare certamente non è, visto che i tempi di disperazione sono di settimane. La stagione scura e fredda potrebbe star facendo il suo, anche se mi pare strambo sia solo essa, perché le vibe attuali sono abbastanza diverse dall’anno scorso, o da quello prima. O, magari, sarà in realtà la fottuta pubertà da ventunenne, che mi starà colpendo particolarmente forte solo per via particolare del mix tra la stagione attuale e il fatto che sono eternamente sola??? Non si capisce. Così come non si capisce esattamente perché arrivo proprio a questo punto di svuotamento-affuscamento particolare per cui, nei momenti in cui non sono adeguatamente distratta, ho l’impellente desiderio di farmi male per tirarmi su… 🥱

Vabbè, pazienza, credo tutto ciò sia la mia altra maledizione che si risveglia. Per fortuna però, tornando ai metodi di distrazione basati sulle parole, non ho smesso di scrivere discorsi solo parzialmente sconclusionati ogni giorno — a proposito delle cose grosse che mi colpiscono, e pure ulteriori bonus — grazie al più liscio formato a thread, favorito dal software di microblogging interplanetario Sharkey… Quindi, non so; forse non dovrei preoccuparmi più di tanto? Eppure devo, perché quando scrivo qui legge molta più gente di quanta mai lo fa per il mio nuovo posto di parole spezzate, e IO HO BISOGNO DI ATTENZIONI!!! (…Mi inventerò qualcosa mi sa, come post di riepilogo automatici sul canale Telegram principale che linkano ai post miscchiave.) 😤

Anche lì però, ahimè, non va tutto superganzo, perché, in generale, con questo offuscamento, mi pare molti giorni di avere poche idee originali, e senza quelle dopo un po’ non riesco a scrivere neanche le merdaposte. Qualcosa c’è sempre, eh… quando mi sento positivamente storta, magari carico autoscatti stellari prodotti con il 3DS accompagnati da testi incomprensibili; altrimenti, racconto di come mi sento negativamente storta senza paura di ripetermi troppo e annoiare qualcuno; oppure, ho iniziato a bloggare tutte le mie cose nei videogiochi (e questa sarà una roba da analizzare a parte…), anche se i thread diventano lunghi, e a volte per qualche motivo mi sale la pesantezza a scrivere e scrivere piccoli pezzi di continuo sullo stesso argomento… però cioè, anziché un pozzo da cui prendere le idee, ho una pozza, una ‘zanghera (per giunta non di acqua, ma di sangue prima o poi), quindi un grande limite. 🙄

Vabbuò, vedremo se finirò definitivamente brainrottata, incapace di scrivere messaggi non-monofrasici a causa di tutto questo gran casino, o se ne approfitterò col provare ancora più nuovi format. In qualche modo, il tempo deve passare, e deve passare proficuo, pieno di parole impilate, per i posteri e per i presenti… magari non sempre a colpi di frittura, anche perché troppa poi fa male, ma l’importante è resistere alla marciscenza (…e magari ad altri stimoli, ma quello è più impossibile). 👻

#feels #mood


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Astrocampania organizza una visita guidata su prenotazione presso l’Osservatorio Astronomico di Agerola dove il protagonista sarà il Sole, la nostra stella del giorno, e nello splendido scenario dell’alta costiera amalfitana il 6 dicembre ore 10,40 .

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti delle stelle, emozionanti osservazioni delle protuberanze e delle macchie solari con l’ausilio di speciali telescopi solari, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

astrocampania.it/2025/11/30/il…

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Roborock F25 Ultra: grande efficacia su tutte le superfici grazie al vapore a 180 gradi


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Gli aspirapolvere wet-dry sono attualmente tra gli accessori per la cura della casa più richiesti. Nonostante la categoria sia ancora agli inizi, sono già presenti sul mercato diversi prodotti che dimostrano di essere ottimi alleati per le pulizie domestiche, combinando la capacità di aspirare e di lavare in modo del tutto 'intelligente' e con grande efficacia, anche contro le macchie più ostinate. Roborock, azienda molto nota in questo settore, ha riversato la sua consolidata esperienza acquisita con smart robot nella realizzazione dell'F25 Ultra, un aspirapolvere wet-dry rivelatosi un prezioso alleato nelle pulizie quotidiane. Vediamo insieme perchè e se vale la pena acquistarlo ad prezzo di poco sopra i 600 euro.
Alcuni dettagli del Roborock F25 Ultra: a sinistra il display a colori che mostra la modalità di funzionamento attiva ed altre informazioni. Centralmente il corpo macchina e a destra la maniglia con il pulsante di accensione e selezione delle modalitàAlcuni dettagli del Roborock F25 Ultra: a sinistra il display a colori che mostra la modalità di funzionamento attiva ed altre informazioni. Centralmente il corpo macchina e a destra la maniglia con il pulsante di accensione (al centro), la selezione delle modalità (in alto) ed il pulsante per la selezione del tipo di auto-pulizia (in basso)

Design


La qualità dell'F25 Ultra appare immediatamente premium sin dall'apertura della confezione. Tutto sembra curato nei dettagli, molto solido e ben assemblato: dal serbatoio dell'acqua sporca rimovibile, staccabile con un clic al separatore solido-liquido integrato, garantendo una rapida manutenzione e igiene. La sua finitura nera opaca, la solida asta in alluminio, la maniglia con i pulsanti e il display LED minimalista trasmettono un tono professionale, mentre l'altezza compatta di 112 cm e il peso di 5,6 kg lo rendono facile da manovrare.

Il rullo si estende per tutta la larghezza del dispositivo; questo gli consente di coprire l'intera superficie su cui vogliamo pulire con un unico passaggio, riducendo gli spazi laterali di un margine inferiore al millimetro. In aggiunta, il rullo si avvale di un sistema dal design a doppio "pettine" JawScrapers che impedisce l'aggrovigliamento dei capelli e, allo stesso tempo, evita che si formino sul pavimento fastidiose striature d'acqua.

La cerniera FlatReach 2.0 invece, consente di manovrare l'aspirapolvere sotto i mobili piegando il braccio fino a 180°, fino ad uno spessore minimo di 13cm.
Nelle immagini sopra, il serbatoio che raccoglie l'acqua sporca, in grado di dividere i residui solidi da quelli liquidi, e il filtro polvere

Pronto all'uso


Il Roborock F25 Ultra è davvero semplice montare e configurare: 10 minuti, ecco il tempo che occorre per avere l'F25 Ultra pronto al primo utilizzo. Nei tanti test effettuati, le prestazioni nelle diverse modalità a disposizione mi hanno lasciato molto soddisfatto. In particolare, ho potuto apprezzare come l'aspirazione da 22.000pa sollevi con facilità i detriti senza la necessità di un ulteriore passaggio. In questa fase, uno specifico sensore di rilevazione dello sporco (DirTec Smart Sensor) rileva in tempo reale, tramite una luce ad infrarossi, il livello di sporco che l'aspirapolvere incontra sulla sua strada, adeguando automaticamente il livello di potenza. La vaschetta dell'acqua pulita, montata superiormente al rullo (foto sotto) contiene, in un serbatoio separato di 100ml, il liquido detergente che verrà mescolato all'acqua in maniera completamente automatica. L'autonomia del detergente è di un mese circa.
Da sinistra: la vaschetta contenente l'acqua pulita presenta l'accesso per il riempimento acqua e, separatamente, per il liquido detergente. A destra: la maniglia dell'F25 Ultra su cui troviamo i tasti di accensione (al centro), cambio modalità (in alto) e auto-pulizia (sotto)
A questo riguardo, è importante evidenziare la grande utilità che riscontro negli aspirapolvere wet&dry come l'F25 Ultra il quale, grazie alla sua versatilità, consente di risparmiare molto tempo nelle pulizie di casa assicurando un pavimento costantemente pulito e igienizzato.
Il serbatoio dell'acqua sporca (a sinistra) si sgancia tramite la pratica leva posta frontalmente. A destra, il serbatoio dell'acqua pulita e della soluzione detergente posizionato sul corpo macchina centraleIl serbatoio dell'acqua sporca (a sinistra) si sgancia tramite la pratica leva posta frontalmente. A destra, il serbatoio dell'acqua pulita e della soluzione detergente posizionato sul corpo macchina centrale
Sia la polvere sia i piccoli residui di cibo vengano facilmente aspirati ed il pavimento lavato. Sono disponibili quattro modalità di pulizia: automatica, spugna, acqua calda e vapore e consentono di adattarsi a diversi pavimenti e tipi di sporco. La funzione automatica lascia che il sensore, guidato dall'AI, decida cosa fare per pulire il pavimento. La funziona spugna aggiunge all'aspirazione, il rullo bagnato a freddo. Ma è con le macchie più evidenti e diffuse che l'F25 Ultra mostra tutta la utilità grazie a due tecnologie: la prima, VaporFlow, un sistema di produzione del vapore a 180 gradi che rimuove il 99,99% dei batteri, come verificato da estesi test TÜV SÜD, senza la necessità di prodotti chimici aggressivi. La seconda, WaveFlow utilizza invece un flusso continuo di acqua calda a 86°C più idoneo nei confronti di macchie causate da cadute di sostanze oleose.
Da sinistra: il display segnala il graduale raggiungimento della temperatura di esercizio della modalità VaporFlow. A destra, il vapore fuoriesce dal corpo macchina centrale indica l'attivazione della specifica modalitàDa sinistra: il display segnala il graduale raggiungimento della temperatura di esercizio della modalità VaporFlow. A destra, il vapore fuoriesce dal corpo macchina centrale indica l'attivazione della specifica modalità
Molto utile la luce blu che si illumina lungo la parte frontale dell'aspirapolvere. Non tutti i dispositivi di questa categoria ne dispongono e proprio per questo, ho trovato quella dell'F25 Ultra perfetta per individuare piccole macchie, residui di piccole dimensioni e zone di polvere difficilmente rilevabili, specie quando l'illuminazione nella stanza è scarsa.
Le ruote posteriori dell'F25 Ultra accompagnano l'aspirapolvere aumentandone la manovrabilitàLe ruote posteriori dell'F25 Ultra accompagnano l'aspirapolvere aumentandone la manovrabilità
La manovrabilità è un ulteriore elemento distintivo dell'F25 Ultra che ho apprezzato molto: in pratica, quando il dispositivo è in funzione, avremo la netta sensazione che una leggera spinta accompagni l'F25 Ultra nella medesima direzione di movimento che noi gli imprimiamo, "alleggerendo" . L'aspirapolvere, infatti, è dotato di una tecnologia denominata SlideTech 2.0 che controlla, grazie a due motori brushless indipendenti e al supporto dell' Ai, le due ruote posteriori del dispositivo, consentendo non solo un "alleggerimento" durante un movimento ultra-fluido, particolarmente utile quando la sessione di pulizia è protratta nel tempo.

Pulizia del dispositivo


Il Roborock F25 Ultra ha un serbatoio situato sulla parte frontale dell'aspirapolvere. Il suo colore opaco lascia intravedere il livello di acqua sporca raccolta al suo interno: un messaggio acustico emesso dall'aspirapolvere, ci informerà che è il momento di procedere allo svuotamento. A questo punto, non ci resta che sganciare il serbatoio tramite l'apposito pulsante (foto sopra), separare la parte superiore dove alloggia il filtro e gettare via l'acqua residua. Il sistema è molto pratico ed è studiato per facilitare questa operazione, rendendola semplice, veloce e senza rischi di sporcarsi a causa di schizzi.
A sinistra: l'F25 Ultra nella sua base di ricarica e auto-pulizia. A destra: la levetta laterale che consente di rimuovere il rullo per lavarlo separatamenteA sinistra: l'F25 Ultra nella sua base di ricarica e auto-pulizia. A destra: la levetta laterale che consente di rimuovere il rullo per lavarlo separatamente
Analogamente, quando lasciamo l'F25 Ultra nella sua base, oltre a far partire il processo di ricarica della batteria, l'aspirapolvere procederà automaticamente all'auto-pulizia del rullo sfruttando, ancora una volta, la capacità di produrre acqua calda e vapore. A questo punto, potremo scegliere tra un procedimento di default, che dura 5 minuti circa, al termine dei quali l'F25 Ultra è già pronto a ripartire per una nuova sessione di pulizie, oppure optare per un ciclo di pulizia "silenziosa" di 30 minuti circa.
A sinistra: impostazioni asciugatura. Al centro: impostazioni di auto-pulizia. A destra: schermata home dell'AppA sinistra: impostazioni asciugatura. Al centro: impostazioni di auto-pulizia. A destra: schermata home dell'App

L'App Roborock


Tramite la comoda App, scaricabile su dispositivi iOs e Android, è possibile personalizzare le impostazioni di pulizia, programmare il tipo di auto-pulizia, selezionare le modalità di funzionamento e perfino "guidare" l'F25 Ultra quando non vogliamo piegarci e lasciamo che l'aspirapolvere si muova autonomamente sotto i mobili bassi.
Da sinistra a destra: le modalità di pulizia selezionabili tramite App

Conclusioni


L'F25 Ultra svelato da Roborock durante l'ultima rassegna di IFA racchiude tutte le migliori caratteristiche della serie F25, a cui aggiunge le modalità vapore, ad acqua calda, un'aspirazione più potente aspirazione ed una migliore namegevolezza. Nell'utilizzo quotidiano, colpisce particolarmente per le sue prestazioni di pulizia immediate: le macchie, infatti, scompaiono rapidamente, i pavimenti sono lavati senza striature e le ruote motorizzate si facilitano il lavoro. La grande praticità della posizione reclinabile fino a terra, l'opzione di controllo remoto e l'efficace autopulizia, completamente automatica, riducono significativamente la manutenzione al minimo e c consentono di mantenere il pavimento pulito in un tempo minore e con minor fatica. Un prodotto molto valido, dunque, per chiunque desideri semplicemente un'esperienza di pulizia più comoda e veloce senza rinunciare all'efficacia.

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Astrocampania organizza una visita guidata su prenotazione presso l’Osservatorio Astronomico di Agerola dove il protagonista sarà il Sole, la nostra stella del giorno, nello splendido scenario dell’alta costiera amalfitana il 6 dicembre ore 10,40 .

Un coinvolgente spettacolo al Planetario per scoprire i segreti delle stelle, emozionanti osservazioni delle protuberanze e delle macchie solari con l’ausilio di speciali telescopi solari, il tutto sotto la guida esperta dei divulgatori di Astrocampania.

[…]

oasdg.astrocampania.it/2025/11…

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oggi, domenica 30 novembre, allo studio campo boario (roma): presentazione di “spore / 1”, di antonio francesco perozzi (déclic, 2025)


locandina presentazione di Spore_1, di Antonio Francesco Perozzi_ déclic, 2025_ incontro a Campo Boario 30 nov 25
cliccare per ingrandire

evento fb: facebook.com/events/s/spore-1-…

il libro: declicedizioni.it/prodotto/spo…
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#antonioFrancescoPerozzi #declic #massimilianoManganelli #presentazione #reading #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #spore #spore1 #studioCampoBoario

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Mi è semblato di vedele un gatto...
#titti #gattosilvestro #pietrasanta
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Dal timore alla possibilità, ecco perché l’AI può essere un alleato della collettività se usata con consapevolezza


Oltre la metà della popolazione mondiale teme l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro ma educare al suo uso consapevole significa scoprirne il lato più umano
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Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è al centro del dibattito pubblico, tra entusiasmi e paure. E non è così difficile capire il motivo dato che, secondo un sondaggio YouGov, oltre la metà della popolazione mondiale (57%) teme che l’AI possa sostituire numerosi posti di lavoro. Un timore reale, alimentato però da una visione del lavoro che misura il suo valore in base alla fatica fisica o cognitiva ed un modello che presuppone corpi e menti efficienti e sane.
Person typing on smartphone with ai chatbot on screen.Photo by Zulfugar Karimov / Unsplash

Se provassimo ad ampliare lo sguardo


Per molte persone con neuro divergenze come ADHD (disturbi da deficit di attenzione), autismo o dislessia, la cosiddetta “pagina bianca” non è una metafora ma una barriera concreta. In questi casi, l’intelligenza artificiale può diventare un supporto prezioso per aiutare ad organizzare i pensieri, superare blocchi esecutivi o correggere testi, permettendo all’idea di emergere senza l’ostacolo del processo. Lo stesso vale anche per chi convive con disabilità fisiche, ovvero il 15% della popolazione mondiale (World Health Organization), o con malattie croniche, sapere di poter utilizzare strumenti come la dettatura vocale basata su AI o i generatori di testo intelligenti permette di partecipare pienamente al mondo del lavoro. Per molte persone l'intelligenza artificiale non sostituisce ma abilita, sia nella sfera quotidiana sia in quella lavorativa.
a person holding a robotic hand in front of a mirrorPhoto by Katja Anokhina / Unsplash

Un’AI responsabile nasce dall’equilibrio tra innovazione e umanità


Nonostante timori e scetticismi, un punto di partenza è riconoscerne il valore. Ogni innovazione, nella storia, ha generato effetti diversi a seconda delle posizioni sociali, economiche e culturali di chi la usa, o la subisce. La sensazione di saturazione che oggi talvolta percepiamo è reale e comprensibile, soprattutto quando ci troviamo di fronte a testi e newsletter privi di argomento o a immagini modificate; tuttavia, attribuire questa valanga di contenuti all’AI significa ignorare che le macchine stanno solo amplificando una tendenza già umana. Il punto non è fermare l’avanzamento tecnologico ma imparare a usarlo in modo consapevole. L’OECD, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, infatti, sostiene che oggi manchi ancora un piano strutturato di riqualificazione in grado di accompagnare le persone nella transizione tecnologica. È qui che diventano fondamentali le realtà che scelgono un approccio sociale e costruttivo. Flowerista ne è un esempio con il suo modo di avvicinarsi all’intelligenza artificiale lavorando insieme a clienti e stakeholder per costruire una cultura dell’AI inclusiva, responsabile e realmente umana; perché, sebbene l’AI possa semplificare processi e amplificare capacità, non potrà mai replicare intuizione, empatia ed esperienza, tipici dell’essere umano.
a robot on a tablePhoto by Andrea De Santis / Unsplash

L'AI non sostituisce ma integra


La vera sfida è comprendere che l’intelligenza artificiale non sostituisce ma integra. La “S” di ESG (Environmental, Social, Governance) riguarda proprio questo: capire cosa la tecnologia produce a livello umano e collettivo ovvero opportunità, diritti, accesso. Un’AI ben progettata può portare la diagnostica medica in aree remote o rendere più equi i processi di selezione del personale; se invece viene progettata male, essa può escludere intere categorie sociali e la differenza non sta nella tecnologia quanto nelle scelte di chi la “costruisce”. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ritiene che la tecnologia sia una leva chiave per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile a condizione che sia fondata su equità, trasparenza e responsabilità. La piattaforma AI for Good, lanciata nel 2018, ne è la prova; ad oggi coinvolge oltre 50 agenzie ONU e centinaia di partner globali impegnati a usare l’AI come motore di progresso, dall’educazione alla salute, dal clima alla parità di genere.

“Non basta preoccuparsi dell’impatto ambientale o economico dell’intelligenza artificiale, dobbiamo guardare anche alle sue conseguenze sociali e dal momento che l’AI cambia il modo in cui viviamo, lavoriamo e partecipiamo alla società, l’etica non deve essere un optional, ma la base su cui costruire un’AI davvero responsabile e al servizio delle persone” ha dichiarato Anna Iorio di Flowerista.

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oggi, 29 novembre, a roma: “oggettistica” @ biblioteca pagliarani


A Roma, OGGI, sabato 29 novembre, alle ore 17:30
presso la Biblioteca Pagliarani
(via M. Bragadin 122 b)

presentazione del libro di prose in prosa di Marco Giovenale

OGGETTISTICA

(Tic Edizioni)

letture dell’autore e interventi critici di Massimiliano Manganelli

Oggettistica (Tic, 2024)

per seguire l’incontro in diretta streaming:
meet.google.com/kao-gbqi-qct

§

il libro sul sito di TIC: ticedizioni.com/products/ogget…

ulteriori dati & materiali: slowforward.net/2024/04/15/lin…

mobilizon: mobilizon.it/events/48fe58dd-a…

evento ​f​b: ​facebook.com/events/1724747394…

§

in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]
in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]

#associazioneElioPagliarani #bibliotecaPagliarani #cettaPetrollo #edizioniTic #jimiHendrix #marcoGiovenale #mariaConcettaPetrollo #massimilianoManganelli #oggettistica #prosa #prosaBreve #prosaInProsa #proseBrevi #proseInProsa #prose #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #shoggoth #spazioPagliarani #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks

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​”Donna, Io”: i racconti sulla violenza di genere e la lotta delle donne

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Donna io

Title:
Donna, io

Author:
AA.VV.

Genre:
antologia di racconti

Publisher:
Ciclope Lettore

Release Date:
aprile 2024

Pages:
184

Source:
ciclopelettore.com/donna-io/

“Donna, Io” è un’antologia di racconti sulla violenza di genere che analizza il dominio maschile e la crisi del possesso. Un manifesto per l’autodeterminazione delle donne e un appello per l’educazione all’affettività come via di rinascita e prevenzione.

“Donna, Io”: il mosaico dell’esperienza femminile sotto il patriarcato

Un coro di racconti per l’universalità della violenza di genere


“Donna, Io” non è un saggio, né un romanzo singolo, ma una potente antologia che convoca un coro di voci per affrontare il tema della violenza di genere. Questa struttura a mosaico è la sua prima forza: la varietà di autori e stili narrativi non disperde il messaggio, ma ne rafforza l’universalità e la pervasività. Attraverso racconti brevi e intensi, l’opera scompone il fenomeno in tante schegge di vita, rendendolo palpabile e intimo.
La prefazione stessa, delineando la donna come “Madre, amica, sorella, figlia a volte moglie o compagna e tanto altro,” anticipa che le storie che leggeremo non appartengono a un unico profilo di vittima, ma attraversano ogni ruolo e contesto sociale. I racconti ci mostrano la violenza domestica in contesti apparentemente “normali”, l’abuso vissuto dalla professionista come dalla casalinga, dalla giovane alla donna adulta. Questa polifonia è essenziale per superare gli stereotipi di genere che vorrebbero confinare la violenza in specifiche fasce sociali, dimostrando invece che essa è la trama comune di troppe esistenze femminili. L’antologia si pone così come uno specchio che riflette l’intera società italiana, rendendo il libro uno strumento fondamentale per il dibattito femminista e la prevenzione.

Quando il dominio maschile incontra la libertà femminile


Se l’antologia stabilisce che la violenza di genere è la trama comune, il sottotesto unificante è lo scontro tra il dominio maschile e l’affermazione della libertà femminile. I racconti di “Donna, Io” rivelano che la violenza non nasce dal nulla, ma è spesso l’ultima, disperata risposta a una donna che sta esercitando la sua autodeterminazione, minacciando così il sistema patriarcale su cui si fonda la crisi del possesso.

Ogni storia diventa, in questo senso, la cronaca di un atto di resistenza. I personaggi femminili sono puniti non per ciò che fanno di male, ma per ciò che fanno per sé: cercare indipendenza, prendere decisioni, o semplicemente voler “essere vita, essere libertà”. La prefazione, citando il movimento di lotta nato in Iran nel 2022 a seguito della morte di Mahsa Amini, sposta subito il focus dal trauma individuale alla dimensione politica della resistenza, suggerendo che il libro intero sia un manifesto di libertà. I racconti illustrano vividamente come l’atto violento sia l’espressione massima di chi, non potendo più controllare la donna, tenta di annullarla, confermando che la violenza è una reazione alla perdita percepita di potere e non una questione di amore malato.

Anatomia della violenza e forme invisibili fino al femminicidio

Violenza psicologica e controllo coercitivo


​La raccolta di racconti “Donna, Io” offre uno sguardo crudo sulla progressione dell’abuso, dimostrando che il danno fisico è spesso l’epilogo di una distruzione silenziosa. Molte storie si focalizzano sull’escalation lenta e i maltrattamenti non fisici, che fungono da prologo. L’obiettivo comune dei carnefici descritti è minare l’autostima e l’identità della donna attraverso la violenza psicologica. I lettori riconosceranno le dinamiche di controllo coercitivo: l’isolamento dagli amici e dalla famiglia, le accuse costanti e, in alcuni casi, il gaslighting – quell’arma sottile che porta la vittima a dubitare della propria sanità mentale. Evidenziare questi racconti è cruciale per il dibattito femminista, poiché insegna a riconoscere i segnali d’allarme prima che sfocino nella violenza fisica aperta.

La trappola della violenza economica


​Un altro tema trattato con lucidità nella raccolta è la violenza economica, uno strumento subdolo di controllo coercitivo che rende la fuga una prospettiva terrificante. I racconti che si addentrano in questo aspetto sono fondamentali perché demoliscono il mito dell’indipendenza come unica via di salvezza. Le storie illustrano vividamente donne che vengono allontanate dal lavoro, private dell’accesso ai conti bancari o costrette a chiedere denaro per ogni spesa. La dipendenza finanziaria creata artificialmente funge da trappola, rendendo l’autonomia un sogno irrealizzabile. Sottolineare questi episodi nella recensione aiuta a sensibilizzare il pubblico sulla natura onnicomprensiva del dominio maschile, che si esercita tanto con un pugno quanto con la negazione di una carta di credito.

Femminicidio e la crisi del possesso e la negazione della soggettività


​La parte più tragica dell’antologia è inevitabilmente quella che affronta il femminicidio, l’atto estremo che sancisce il fallimento di ogni relazione basata sul dominio maschile. In “Donna, Io”, i racconti che culminano in questa violenza fatale servono a smascherare la retorica dell'”amore criminale”. In realtà, mostrano l’omicidio come l’epilogo di una profonda crisi del possesso.

​I testi evidenziano quella che è stata definita la “spocchiosa risposta dell’uomo narcisista”: l’incapacità di tollerare che una donna possa reclamare la sua autodeterminazione o persino assumere posizioni di potere e indipendenza. Quando il controllo coercitivo fallisce e la donna esprime la sua libertà femminile, il femminicida agisce per punire la disubbidienza e ripristinare simbolicamente il suo ordine. Queste storie non sono solo cronaca di morte, ma un’analisi della mentalità che percepisce la donna come una sua proprietà. Leggere questi finali drammatici nell’ottica della crisi del possesso è cruciale per il dibattito femminista, poiché sposta la responsabilità dalla “passione” alla violenza strutturale e intenzionale.

La crisi del possesso e la negazione della soggettività


​La parte più tragica dell’antologia è inevitabilmente quella che affronta il femminicidio, l’atto estremo che sancisce il fallimento di ogni relazione basata sul dominio maschile. In “Donna, Io”, i racconti che culminano in questa violenza fatale servono a smascherare la retorica dell'”amore criminale”. In realtà, mostrano l’omicidio come l’epilogo di una profonda crisi del possesso.

​I testi evidenziano quella che è stata definita la “spocchiosa risposta dell’uomo narcisista”: l’incapacità di tollerare che una donna possa reclamare la sua autodeterminazione o persino assumere posizioni di potere e indipendenza. Quando il controllo coercitivo fallisce e la donna esprime la sua libertà femminile, il femminicida agisce per punire la disubbidienza e ripristinare simbolicamente il suo ordine. Queste storie non sono solo cronaca di morte, ma un’analisi della mentalità che percepisce la donna come una sua proprietà. Leggere questi epiloghi nell’ottica della crisi del possesso è cruciale per il dibattito femminista, poiché sposta la responsabilità dalla “passione” alla violenza strutturale e intenzionale.

Il contro-racconto tra rinascita sorellanza e rivoluzione culturale

Il volo verso Barcellona, la rinascita e il percorso interiore​


Nonostante la dolorosa analisi del dominio maschile, “Donna, Io” non è un libro che si arrende al trauma; al contrario, propone un potente contro-racconto di speranza e resilienza. La rinascita è il filo rosso che lega i racconti di uscita e liberazione, rappresentata in modo emblematico dall’episodio della donna in fuga che prende un volo per Barcellona. Questa scena, in cui Janette Elena, con i lividi ancora freschi, guarda le luci del continente svanire, cristallizza il momento di svolta: “Finalmente poteva rinascere, ricominciare”.

​Il libro ci ricorda che l’autodeterminazione non è solo un concetto teorico, ma un percorso concreto, spesso iniziato con un atto di rottura radicale. La fuga descritta non è solo un viaggio materiale, ma l’inizio di un viaggio interiore necessario per superare le paure e le insicurezze lasciate dai maltrattamenti. Questi epiloghi positivi sono fondamentali per il dibattito femminista, poiché mostrano che le storie non sono solo dolore e denuncia, ma soprattutto vie d’uscita e l’affermazione finale della soggettività femminile sulla violenza subita.

Educazione all’affettività e la proposta di cambiamento culturale


L’elemento di maggiore prospettiva offerto da “Donna, Io” non risiede solo nella denuncia, ma nella sua proposta proattiva e lungimirante: la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale che trovi le sue fondamenta nell’educazione all’affettività. Attraverso il doloroso campionario di racconti – che mostrano l’origine della violenza nel dominio maschile e nella crisi del possesso – il libro lancia un appello chiaro: è inutile intervenire solo a valle, con misure punitive.​

I maltrattamenti e le tragedie narrate diventano strumenti didattici per illustrare perché e come si formano le dinamiche tossiche. La raccolta suggerisce che l’unico cambiamento definitivo può avvenire attraverso la formazione delle nuove generazioni. Insegnare l’affettività significa insegnare innanzitutto il consenso, il rispetto della libertà femminile e il riconoscimento dell’altro come soggettività e non come proprietà. Questo appello trasforma l’antologia da opera letteraria a manifesto programmatico per il dibattito femminista, focalizzato sulla prevenzione e sulla costruzione di un futuro in cui la violenza di genere non sia più la trama comune.

La sfida della vittimizzazione secondaria​


La forza dei racconti di “Donna, Io” non si esaurisce nella descrizione della violenza privata, ma si estende alla critica di un sistema che troppo spesso fallisce nel tutelare le vittime. Sebbene la rinascita e l’autodeterminazione siano possibili, il libro non ignora il difficile rapporto delle donne con le istituzioni. ​

Molti epiloghi e passaggi intermedi narrano, implicitamente o esplicitamente, la frustrazione, lo scetticismo o la sfiducia incontrata dalle donne quando tentano di denunciare o di ottenere tutela legale. La vittima, dopo aver subito il maltrattamento e la violenza psicologica da parte del partner, si trova a dover affrontare il trauma di essere messa in discussione o non creduta dalle forze dell’ordine o dalla magistratura. La raccolta, dunque, serve a sollevare una domanda fondamentale per il dibattito femminista: come possiamo garantire una giustizia per le donne che sia autenticamente empatica e che sostenga, invece di minare, il difficile percorso verso la libertà? L’antologia, in questo senso, è un appello non solo alla rivoluzione culturale (tramite l’educazione all’affettività), ma anche alla riforma del sistema giudiziario.

#femminismo #narrativa #raccoltaDiRacconti

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oggi, 29 novembre, a palermo: “ostinata sostenuta”, installazioni di tommasina bianca squadrito


Tommasina Squadrito: installazioni a Palermo dal 29 novembre

tommasina bianca squadrito: calligrafia senza scrittura @ mercatino emmaus, palermo, dal 29 novembre 2025
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#asemic #asemicWriting #calligrafiaSenzaScrittura #mercatinoEmmaus #ostinataSostenuta #scritturaAsemica #tommasinaBiancaSquadrito

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allucinazioni?


e se Amelia Rosselli non fosse stata – o non completamente – catturata dai suoi fantasmi? se non avesse avuto solo allucinazioni di persecuzione? se avesse avuto semmai percezione acuta del passaggio solo apparente tra fascismo e postfascismo; e se quindi il terrore di essere spiata e braccata (come erano stati il padre e lo zio) avesse avuto delle fondamenta anche storicamente accertabili, non solo psicologicamente individuate?

c’è un libro che ne parla. si tratta de I lustrascarpe, scritto a due mani da Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi. e secondo me è uno studio capitale, per inchiodare proprio in termini politici (anche oggi) l’italia dei governi e del grosso della borghesia alle proprie responsabilità (e radici) autoritarie, repressive, violente.

“i lustrascarpe”: anche in pdf il saggio di giuseppe garrera e sebastiano triulzi su amelia rosselli


slowforward.net/2025/11/15/i-l…

#ameliaRosselli #fascismo #giuseppeGarrera #iLustrascarpe #sebastianoTriulzi


“i lustrascarpe”: anche in pdf il saggio di giuseppe garrera e sebastiano triulzi su amelia rosselli


torrossa.com/it/resources/an/5…

Giuseppe Garrera, Sebastiano Triulzi

Amelia Rosselli : i lustrascarpe


2022 – Aras Edizioni

54 p.

Un pamphlet letterario su Amelia Rosselli e sulle “ragioni” profonde della sua pazzia come proiezione onirica e lucidissima dell’Italia del suo tempo. Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi rileggono la sua accecante parabola di vita e poesia alla luce della contiguità tra regime fascista e Repubblica, dell’Italia come realtà postfascista, secondo la grande intuizione di Pier Paolo Pasolini. Dunque, non donna prigioniera di un’infanzia traumatizzata ma donna e poeta consapevole della persistenza del male e del potere della Storia. Il caso Amelia Rosselli è episodio emblematico di poesia belligerante e di resistenza, in cui la sua storia personale coincide con la storia politica dell’Italia.

torrossa.com/it/resources/an/5…

#AmeliaRosselli #Aras #ArasEdizioni #fascismo #GiuseppeGarrera #iLustrascarpe #lItaliaComeRealtàPostfascista #pdf #poesia #postfascismo #SebastianoTriulzi #Torrossa #trauma


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I TV del futuro: l'Intelligenza Artificiale va oltre lo schermo


Comandi vocali, funzionalità smart e ottimizzazione intelligente di immagine e suono stanno guidando gli utenti verso una nuova generazione di televisori
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Immaginiamo di sprofondare sul divano dopo una lunga giornata, accendere il televisore con un semplice comando vocale basato sull’intelligenza artificiale e goderci il nostro programma preferito con colori da cinema. Non è un sogno lontano: è la realtà dei TV nel 2025, dove immagini mozzafiato si combinano a un’intelligenza intuitiva e a un design curato nei minimi dettagli. Oggi, acquistare un TV significa molto più che comprare uno schermo: il 47% dei consumatori in Europa investe in un’esperienza che trasforma il modo di rilassarsi, connettersi e vivere l’intrattenimento.
Evento di presentazione dei Tv SamsungEvento di presentazione dei Tv Samsung

Ridefinire l’immersione visiva


Schermi di dimensioni maggiori offrono un’esperienza di visione immersiva, simile a quella cinematografica, capace di trasportare lo spettatore nel cuore dell’azione con una nitidezza sorprendente, senza rinunciare alla praticità. Gli utenti oggi scelgono spesso il cosiddetto “smart sizing”, un equilibrio tra proporzioni, luminosità uniforme ed estetica minimalista. Grazie alle cornici ultrasottili, le immagini sembrano fluttuare nell’ambiente domestico e i design modulari intercambiabili diventano veri e propri mattoni architettonici, adattando il televisore a ogni spazio: montato a parete per un effetto elegante o posizionato su supporto per un’angolazione di visione più flessibile.
La nuova gamma di Tv di SamsungLa nuova gamma di Tv di Samsung

IA, l’assistente per un intrattenimento personalizzato


L’intelligenza artificiale lavora silenziosamente in background, trasformando il TV in un hub di intrattenimento personalizzato; essa impara a conoscere l’ambiente e le abitudini di visione, semplificando l’esperienza attraverso funzionalità intuitive. In un sondaggio tra utenti premium, oltre il 38% ha indicato come funzionalità AI più importanti i comandi vocali e l’ottimizzazione intelligente di immagine e suono. Non si tratta solo di comodità: è una tecnologia capace di anticipare le esigenze delle persone. L’AI analizza le abitudini di visione e suggerisce nuovi contenuti in linea con i gusti di chi guarda, eliminando la necessità di scorrere tra le opzioni. Integrato in una casa intelligente, il TV può comunicare con termostati, telecamere o sistemi di illuminazione, diventando un vero hub domestico. Grazie all’evoluzione dell’AI, il TV conosce le abitudini in modo sempre più dettagliato e offre suggerimenti proattivi: “La tua squadra del cuore gioca tra 10 minuti, vuoi sintonizzarti?” Così, il televisore smette di essere solo un dispositivo e diventa un compagno fidato.
Grazie alle cornici ultrasottili e i design modulari intercambiabili, i moderni Tv diventano veri e propri mattoni architettonici che si adattano ad ogni spazioGrazie alle cornici ultrasottili e i design modulari intercambiabili, i moderni Tv diventano veri e propri mattoni architettonici che si adattano ad ogni spazio

Display innovativi


La qualità dei display del futuro continua a evolversi: la tecnologia Quantum Dot (QD) offre colori vivaci e realistici, contrasti più profondi e una gamma cromatica più ampia grazie ai nanocristalli che aumentano la purezza dei colori e la luminosità di picco. Paesaggi naturali o eventi sportivi frenetici risultano incredibilmente realistici, ed è possibile catturarne ogni dettaglio. La tecnologia Micro RGB proprietaria di Samsung perfeziona la precisione visiva, grazie al controllo individuale dei micro LED rossi, verdi e blu. Ogni LED, più piccolo di 100 micrometri e disposto in uno schema ultrafine, garantisce fedeltà cromatica eccezionale e una copertura completa dello spazio colore BT.2020, certificata dall’istituto tedesco VDE. Inoltre, poiché ogni pixel emette luce propria, lo schermo elimina il problema del backlight bleed e raggiunge contrasti infiniti, offrendo neri profondi e dettagli sorprendenti.

La semplicità incontra la genialità


I televisori del futuro uniscono armoniosamente tecnologia e design, creando esperienze che si adattano alla vita di ciascuno. Schermi sempre più ampi offrono immagini spettacolari senza compromettere la praticità, mentre l’intelligenza artificiale semplifica ogni interazione, rendendo la navigazione fluida e la personalizzazione naturale. Le funzioni dedicate al benessere integrano programmi di meditazione e attività fitness, rendendo il TV il cuore di un approccio più olistico alla vita quotidiana. I brand leader del settore, che combinano grandi display, intelligenza artificiale e visione immersiva, continueranno a guidare un mercato basato su innovazioni capaci di ispirare, adattarsi e durare nel tempo. Il nostro prossimo televisore, molto probabilmente, non sarà solo uno schermo: sarà una porta d’accesso a esperienze più ricche, intuitive e curate nei dettagli.

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[ebook] Sono parte dell’infinito


Autore: Kieran Fox
Titolo: Sono parte dell’infinito – La biografia spirituale di Einstein
Editore: Egea
Altro: ISBN ebook: 9788823889996 (ISBN carta 9791222930565); traduzione di Luigi Civalleri; I ed. 2025; titolo originale: I Am a Part of Infinity. The Spiritual Journey of Albert Einstein; 20,99€ (26,90€ di carta); 5.458 kB (p. 320); genere: saggistica, scienza, religione, filosofia, biografia

Voto: 9/10

Kieran Fox nella vita fa altro: ha un dottorato in neuroscienze cognitive e fa ricerca all’Università di California. Siccome studia come la meditazione influisce nel cervello, si è messo in testa di indagare la vita spirituale di Einstein e si è letto tutto il possibile sul tema. Ne è uscita una specie di biografia parallela del famoso scienziato.

Infatti, se Einstein come fisico è universalmente conosciuto, almeno di nome, la sua azione politica e la sua ricerca religiosa non ha lasciato tracce altrettanto evidenti nella memoria collettiva.

E il motivo di questa sua invisibilità è facile da capire: dal punto di vista religioso Einstein non stava in nessuna casella nota. È stato sempre un battitore libero alla ricerca di un suo equilibrio e una sua strada.

Secondo la biografia di Isaacson, Einstein da adolescente ebbe un breve periodo di fervore religioso classico, pur provenendo da una famiglia ebraica non osservante. Durò dai 9 ai 13 anni dove segui tutte i riti e le pratiche dell’ebraismo. Poi “il contatto con la scienza produsse in Einstein una reazione repentina contro la religione” (p.25.) Ma questo non chiuse la questione, perché fra i 2400 volumi che lasciò alla sua morte, molto pochi erano di matematica e fisica e molti erano di filosofia, religione e letteratura.

Se è vero che non seguì mai una pratica religiosa codificata, Einstein sentiva di appartenere a un mondo più vasto, decisamente misterioso ed enigmatico, ma anche affascinante e conoscibile. Tutto questo sentire è alla base del suo sentimento religioso ed è quello che in fondo anima tutti noi. Ma come risolvere filosoficamente la cosa? E qui nasce il tentativo di coniugare la sua ricerca scientifica con questo suo sentimento. Scartata l’ipotesi di un dio metafisico che opera dall’esterno, che ci ha creati e che ascolta le nostre preghiere, Einstein è convinto che l’Universo tutto sia in qualche modo Dio. Noi stessi siamo la sua incarnazione, come lo è una banana, un tavolino o una stella lontana. Einstein si sente parte di questo tutto e ne è affascinato. Ma se Dio è davanti e noi, e dentro di noi, la scienza, e la fisica in particolare, è uno strumento importante per conoscere questo mondo, per sapere come funziona, per farlo ancora più nostro. Ma Einstein è cosciente che la fisica da sola è insufficiente per questo scopo. Ha continui scambi scientifici, religiosi e filosofici con Freud, Jung, Tagore, Russell, solo per citarne alcuni. E non si accontenta della filosofia occidentale che spesso studia sugli originali, ma studia anche la filosofia orientale, viaggia in India e in Giappone.

Se a volte si è definito ateo, più per non dover dare eccessive spiegazioni che per reale convinzione, altre volte quell’etichetta gli è stata decisamente stretta e le sue risposte sono state più articolate. Di sicuro non aveva in simpatia persone che non avessero dubbi sul proprio senso religioso o che non dimostrassero una qualche forma di ricerca continua, non importa come si definissero, atee o religiose.

Einstein in questa sua ricerca si è sempre sentito un principiante, il suo credere nelle leggi deterministiche della fisica, per esempio, lo hanno messo in grande difficoltà nello spiegare il libero arbitrio, arrivando a una conclusione abbastanza confusa.

Nonostante questo la sua ricerca di una sua Verità religiosa si è protratta fino ai suoi ultimi giorni. Ha sempre sostenuto che la ricerca continua è meglio di qualsiasi punto fermo raggiunto.

La ricerca di Fox è impressionante. Le note e la bibliografia esplorano e documentano ogni minuto della complicata vita religiosa di Einstein. E non bastandogli quella, ha anche esplorato in sintesi quella di altri grandi scienziati che avevano a che fare con Einstein e in qualche modo l’hanno influenzato, come Pauli e Bohr. Si scopre così che la vita filosofica e religiosa di grandi menti scientifiche non è meno affascinante e travagliata di quella più conosciuta fatta di formule matematiche.

Una lettura consigliata.

#ebook #einstein #kieranFox #recensione #sonoParteDellinfinito

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oggi alla sapienza: percorsi sull’opera di francesco pecoraro


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#ceciliaBelloMinciacchi #convegno #critica #francescoPecoraro #sapienzaUniversitaDiRoma #universitaLaSapienza

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La Torraccia di Bagnacavallo: storia, leggenda e poesia di Alessandra Maltoni

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Chi è Alessandra Maltoni


Una costruzione storica. La Torraccia

Una costruzione storica
La Torraccia

Autrice: Alessandra MAltoni

Genere: Saggio storico

Editore ‏ : ‎ Helicon
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Peso articolo ‏ : ‎ 130 g

Data di pubblicazione ‏ : ‎ 17 ottobre 2024

Lunghezza stampa ‏ : ‎ 60 pagine

amazon.it/costruzione-storica-…

Alessandra Maltoni, poetessa e narratrice ravennate, ci regala con questa pubblicazione una documentata analisi di un monumento ricco di storia e ancora pieno di fascino, come la Torraccia di Bagnacavallo. Non è la prima né l’unica opera di questo tipo realizzata dall’autrice che, vivendo in un territorio così fertile per l’immaginazione come la città di Ravenna e la sua provincia, è sensibile a quella particolare forma di documentazione storica che è rappresentata dagli edifici, dalle antiche costruzioni, torri, castelli e fortilizi che infiammano la fantasia di scrittori e poeti. (…)

Breve introduzione storica sulla Torraccia

La Torraccia: un’antica sentinella nel cuore di Bagnacavallo


Nel centro storico di Bagnacavallo sorge la Torraccia, una delle costruzioni più antiche e affascinanti della città. Le sue origini risalgono tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, come rivelano la tipologia dei materiali e la posizione strategica accanto alla chiesa di San Giovanni. Un dettaglio rilevante: un edificio di tale imponenza non sarebbe stato costruito dopo la chiesa, segno che la torre è con ogni probabilità precedente al complesso religioso.

La tradizione storica attribuisce la Torraccia alla famiglia Brandolini e la inserisce nella primissima cinta difensiva della città, la “cittadella” medievale. La sua forma quadrata, il solido zoccolo a scarpa con cornice in cotto e gli ambienti interni con volte a crociera testimoniano la funzione militare dell’edificio. Sulla sommità, le vecchie mensole delle caditoie ricordano le antiche tecniche di difesa dall’alto.

Modesta nelle dimensioni ma ricca di storia, la Torraccia resta una delle testimonianze più eloquenti dell’identità medievale di Bagnacavallo.


Bagnacavallo e la leggenda del nome


Nel suo saggio storico dedicato alla Torraccia, Alessandra Maltoni racconta anche la suggestiva leggenda che dà origine al nome della città. Si dice che un tempo esistesse una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa per i cavalli ammalati. Persino il cavallo dell’imperatore, secondo la tradizione, avrebbe tratto beneficio da quelle acque.

Non stupisce quindi che il motto dello stemma cittadino reciti:

“Entro malato, esco risanato — entro mortale, esco immortale.”

Una storia affascinante e quasi sconosciuta, che l’autrice riporta alla luce con passione.


Dentro il saggio: documenti, mappe e memoria


Il saggio è arricchito da numerose immagini, mappe e documenti che permettono al lettore di immergersi nell’antico passato della Torraccia.

Grazie alla sua competenza storica e al profondo legame con Ravenna, Alessandra Maltoni recupera un frammento prezioso del patrimonio locale, spesso trascurato. Il volume si chiude con un’intervista al geometra Marco Poggioli, che esprime il desiderio di un futuro restauro per rendere la Torraccia nuovamente agibile e, un giorno, visitabile dal pubblico.


La poesia che apre il saggio


Come in molte sue opere, la Maltoni introduce il testo con una poesia breve ma incisiva. Una dichiarazione d’intenti che afferma, con forza, il valore universale della cultura. Eccone un estratto:

la poesia
veste
i colori dell’arcobaleno…
apolitici…

La cultura
veste
i colori del cielo…
apolitici…

Il sapere
veste
i colori della giustizia divina…
apolitici…

Un messaggio chiaro: poesia, cultura e conoscenza non hanno bandiere, non appartengono alla politica. Sono strumenti per curare, guidare e insegnare. La loro forza risiede proprio nella libertà.


Chi è Alessandra Maltoni


Alessandra Maltoni, poetessa e scrittrice ravennate, nasce in una città intrisa dell’eredità dantesca, che influenzerà profondamente il suo percorso artistico. Fin da bambina rimane affascinata dalla struttura della Divina Commedia e dalla potenza del verso, un interesse che negli anni si trasformerà in una carriera letteraria solida e riconosciuta.

Titolare di un centro servizi culturali, pubblica dal 2000 e ottiene nel tempo numerosi premi, tra cui il Gran Premio Mogol 2022, il Premio Navarro 2021 e il Premio Delfino per la narrativa di mare. Dopo aver ricevuto una borsa di studio in architettura dall’ABACUS nel 1998, frequenta un corso di High Tech all’Università di Bath e prosegue gli studi in fisica quantistica, che spesso influenzano la sua visione poetica.

Tra le sue opere più rappresentative figurano Tracce di riflessione nell’ombra poetica (2001), Domande tra porto e mare (2009), Il lido del mosaico (2017), La poesia cambierà il mondo (2019), La chiesa della cipolla a due passi da Dante (2021), Spazi di parole (2024) e Sogni a colori (2025). Molti suoi testi sono stati tradotti in inglese e spagnolo.

Oltre alla scrittura, Maltoni è profondamente impegnata nella promozione culturale. Ha ideato e diretto per dieci anni il concorso “Poesia al Bar”, ha coordinato nel 2023 la sezione poesia del Premio Città di Ravenna ed è presente in antologie e repertori come il dizionario di Letteratura italiana del XXI secolo.

Riservata ma appassionata, amante della natura e dei libri, porta avanti una visione in cui poesia, storia e divulgazione convivono armoniosamente.

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“oggettistica” anche in diretta streaming


Oggettistica (Tic, 2024)
ticedizioni.com/products/ogget…

l’incontro di domani alla Biblioteca Pagliarani
(via M.Bragadin 122b, Roma, 29 novembre)
dedicato a Oggettistica, sarà visibile anche
in diretta streaming collegandosi al link
meet.google.com/kao-gbqi-qct
alle 17:30

#bibliotecaPagliarani #direttaStreaming #meet #oggettistica


29 novembre, roma: “oggettistica” @ biblioteca pagliarani


A Roma, sabato 29 novembre, alle ore 17:30
presso la Biblioteca Pagliarani
(via M. Bragadin 122 b)

presentazione del libro di prose in prosa di Marco Giovenale

OGGETTISTICA

(Tic Edizioni)

letture dell’autore e interventi critici di Massimiliano Manganelli

Oggettistica (Tic, 2024)

per seguire l’incontro in diretta streaming:
meet.google.com/kao-gbqi-qct

§

il libro sul sito di TIC: ticedizioni.com/products/ogget…

ulteriori dati & materiali: slowforward.net/2024/04/15/lin…

mobilizon: mobilizon.it/events/48fe58dd-a…

evento ​f​b: ​facebook.com/events/1724747394…

§

in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]
in foto: Frida Kahlo esegue al piano un lied da Oggettistica per uno Shoggoth [courtesy differxai]

#associazioneElioPagliarani #bibliotecaPagliarani #cettaPetrollo #edizioniTic #jimiHendrix #marcoGiovenale #mariaConcettaPetrollo #massimilianoManganelli #oggettistica #prosa #prosaBreve #prosaInProsa #prose #proseBrevi #proseInProsa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #shoggoth #spazioPagliarani #tic #ticEdizioni #ultrachapbooks


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“Spazi di parole”: la nuova silloge di Alessandra Maltoni che racconta la poesia come energia vitale.

Indice dei contenuti

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Spazi di Parole

Alessandra Maltoni

silloge

29 febbraio 2024

AltroMondo Editore – Spazi di Parole

82 pagine
12.85 x 0.53 x 19.84 cm

amazon.it/Spazi-Parole-Versi-i…

altromondoeditore.it/libri/spa…

“Spazi di Parole” è un’emozionante silloge di poesie che trasporta i lettori attraverso un viaggio poetico unico. Scritte in momenti diversi, le poesie di Alessandra Maltoni traggono ispirazione dal turbolento periodo del Covid, creando spazi di vita, anti-covid, danteschi, descrittivi ed emotivi. Dante stesso diventa musa ispiratrice, suggerendo riflessioni profonde e versi evocativi. Il linguaggio semplice e i versi liberi rendono le poesie accessibili, mentre metafore e similitudini si intrecciano per offrire un significato duplice: descrittivo e morale.

Un viaggio tra dolore, rinascita e scrittura nella raccolta poetica di Alessandra Maltoni, dove la poesia diventa cura, memoria e testimonianza del nostro tempo.


La poesia è anima viva, un’energia che affiora da ogni angolo dell’universo. Da sempre rappresenta il canto più autentico di chi, attraverso la scrittura, desidera trasmettere passione ed emozione. Musa dei tempi passati e di quelli futuri, la poesia attraversa i secoli e l’uomo continua ad ascoltarla, ininterrottamente.

È madre e figlia insieme, capace di curare ferite che nessun altro linguaggio può guarire. Questo articolo è un omaggio alla poesia — e ad Alessandra Maltoni, che nella sua silloge Spazi di parole riesce a celebrarla con forza e sensibilità.

Tra dolore e scrittura


Il percorso poetico della Maltoni nasce da un periodo segnato dal dolore e dall’isolamento: gli anni del Covid. Da quella frattura emotiva l’autrice ritorna al presente, a una quotidianità che sembra aver dimenticato il trauma collettivo. Ma lei no: Alessandra ricorda, osserva, custodisce. E con maestria mette tutto “nero su bianco”, trasformando l’esperienza in versi.

La sua è una poesia contemporanea, semplice e diretta, in cui Dante diventa una musa ispiratrice del sentire moderno. I componimenti si arricchiscono così di metafore e immagini potenti, senza ricorrere a rime baciate o a strutture classiche: ciò che emerge è una poetica dell’amore e della riflessione, fatta di pensieri che dominano l’io narrante.

Tra alti e bassi emotivi, la scrittrice si racconta e ci racconta: parla di sé, ma anche di noi e della nostra quotidianità. Alessandra Maltoni è un’autrice consapevole di ciò che desidera trasmettere, e lo fa con eleganza e autenticità. Per questo Spazi di parole è una raccolta che colpisce e resta nel cuore.

Poesia estratta dalla silloge


Ce la faremo

Scrivono

ce la faremo,

in un periodo complicato

Scrivono

cambiate abitudini c’è il virus

Scrivono

Alleggeriti gli animi

Scrivono

Aiutate i più piccolo a trovare serenità

Scrivono

è inutile la poesia, ma festeggeremo Dante

Scrivono

ce la faremo

se rideremo.

Di questa poesia mi è piaciuto moltissimo l’ironia. “E’ inutile la poesia, ma festeggeremo Dante” Un ironia che cela però del vero. Quante volte abbiamo disdegnato la poesia, elargendo complimenti a chi della poesia è quasi padre? Alessandra con le sua silloge colpisce in modo delicato i giusti punti ed anche verità che possono fare male.

Per questo ho apprezzato moltissimo la penna dell’autrice così diretta e semplice da andare a segno.

Biografia


Alessandra Maltoni, nata a Ravenna, culla della poesia e dei mosaici, porta avanti una carriera di successo nella pubblicazione di liriche dal 2000. Laureata in fisica quantistica, ama la natura, i libri e gli animali. La sua riservatezza sulla vita privata contrasta con la sua passione per la cultura e la gioventù, tanto da creare un centro servizi culturali. Premiata alla Sorbona di Parigi per il suo saggio “La chiesa della cipolla a due passi da Dante”, Alessandra continua a conquistare riconoscimenti, incluso il “Gran premio Mogol” nel 2022.

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Le più belle storie dell’Africa. (ed. a colori)

Dal Ghana alla Nigeria, dal Kenya al Congo, dallo Zimbabwe al Botswana: un viaggio in Africa alla scoperta di tradizioni, credenze popolari, racconti orali e folclore che si intrecciano, dando vita a storie intrise di una cultura secolare che affonda le radici nella notte dei tempi. Età di lettura: da 5 anni.

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rivelazioni misschiaviche di octica notanza… (Filosofia Completa di Misskey scoperta grazie alla deprivazione del sonno)


Dopo decisamente troppi anni di vita, ancora non ho ben capito quali sono gli effetti complessivi della deprivazione del sonno su di me… ma, se c’è una cosa certa del tutto è che, in genere, questa mi permette, attraverso lo stato — perfettamente naturale, non artificialmente indotto, e quindi a maggior ragione magico — di dissoluzione del mio ego, di connessione invisibile con lo stesso intangibile tessuto del cosmo, di estensione del mio campo cognitivo secondo uno schema che non ha né inizio né fine… di ricevere dall’universo certe incredibili rivelazioni, interamente inedite e dal valore a dir poco immenso, come dei colpi di fortuna istantanei che mi forniscono grandi privilegi ed enormi responsabilità… 💖

E così, ieri notte (…a quell’ora non è decisamente più sera), alle 3, messami a letto proprio un attimo dopo aver creato le mie ultime note per la lunga giornata su Squaloctti, proprio prima di crollare nel sonno, ho avuto una rivelazione riguardo la più profonda filosofia di Misskey… E sì, lo so che detta così sembra una stronzata colossale, ma in questo momento sono lucida (oddio, circa… almeno i miei occhi lo sono per via delle stelline mentali, credo) e ancora mi risulta che sia qualcosa di incredibile, quindi vi consiglierei di approfittare anche stavolta della mia infinita generosità, che mi porta a condividere queste riflessioni, anziché metterle sotto chiave (e non intendo miss-chiave…), e seguirmi… (Vi giuro che non sono ancora delirante.) 😘

Di base, il fatto che Misskey sia basato attorno alle cosiddette note dice già tutto. Per chi non è familiare col software, “note” è semplicemente la parola con cui sono indicati i normali post; niente di speciale qui, è perfettamente uguale al come Mastodon li chiama toot o Twitter li chiamava tweet. Eppure, questa differenza di puro stile, non di sostanza, racchiude già di per sé elementi incredibili, e nasconde la vera natura di Misskey. Una nota infatti, nella sua normale accezione, è un appunto, un pensiero, un promemoria, scritto in genere per sé… qualcosa di intimo e a modo suo piccolo; non un discorsone per arruffianarsi le masse, non una roba da gente che parla e basta, ma una cosina lasciata lì, come su un quadernino, per motivi tanto speciali quanto semplici, mondani. 🤫

…Si potrebbe, volendo vedere anche cose che non esistono, dire anche che le note di Misskey sono tali in richiamo alle note musicali; nel senso che ogni nota pubblicata è un piccolo elemento di una grande composizione, sia personale che collettiva, nella misura in cui ogni utente, lì nel Fediverso, con ogni notina contribuisce ad una sinfonia di pensieri… Ma, certamente, anche senza diventare così pazzi, si può riconoscere il Misskey come un giardino digitale collettivo, dove, esattamente come nei classici digital garden, ma su di una scala quasi ribaltata, ogni nota è un elemento di una bellissima raccolta di idee, separate ma unite. E beh, una simile roba non è mica poco… 😱

In realtà, però, tutto questo non è neanche chissà che segreto, e forse molti utenti potrebbero arrivarci per conto proprio, semplicemente prendendo sufficiente intimità con l’applicazione… e, infatti, non è questo che ho scoperto stanotte; questo già lo sapevo. Il concetto di “nota” così come espresso in Misskey, bensì, nasconde anche un significato ben più profondo, meraviglioso, rivoluzionario e, questo credo di si, mai percepito prima… Nemmeno dallo stesso Eiji “syuilo” (しゅいろ) Shinoda, il Dio umano capo di Misskey, temo, visto che questo ragionamento ha senso solo in italiano; non in inglese senza qualche forzatura linguistica, e credo certamente non in giapponese. 🙊

Le note su Misskey sono, incredibilmente, tali anche nel senso di “notare”, cioè di fare caso a qualcosa… e, notando una data cosa nel senso di percepirla, così poi la si nota nel senso che la si annota, la si scrive; ma la si nota, ancora una volta, nel senso che la si condivide, dato che sul tasto di invio c’è proprio scritto “Nota!”, come se l’atto definito da questa voce del verbo notare sia esattamente corrispondente a quello di condividere il proprio appunto con il mondo. ‘Sta cosa è veramente così profonda, e temo di non riuscire neanche ad esprimermi bene su quanto… è come se l’atto di fare caso a qualcosa nel mondo, o nel proprio animo, di per sé già un’espressione di presenza e consapevolezza, divenisse automaticamente azione di renderlo noto (oh, vedete che il cerchio si chiude?), cioè appunto notabile e poi notato, ad altre persone. Praticamente, postare su Misskey è come dire “ho notato questa cosa, ora voglio condividerla con tutti voi“. 🤯🤯🤯

Quando ieri notte ho appunto notato, neanche a farlo apposta, questa cosa, ci sono inizialmente rimasta… è davvero così troppo magica persino per me, come Misskey stesso è oggettivamente magico. Ma, addirittura, c’è di più… le “rinote“, cioè i post ricondivisi, con o senza aggiungere dell’altro, sono in questo senso su di un ancora diverso livello di potenza: non solo l’atto in sé di rinotare una nota corrisponde ad un purissimo atto di attenzione, che dice “anche io ho notato questo ora, grazie a te che l’hai notato prima“, ma (…a patto di non spammarne centinaia al giorno, mannaggia alla miseria certa gente come usa il Fediverso) è una forma di amore verso nostri seguaci che, ricevendo le nostre attività sul proprio feed, potrebbero a loro volta notare ciò che abbiamo personalmente notato e quindi rinotato. 🤩

Questa è la filosofia completa di questo aggeggio. E ciò che viene fuori allora, mettendo tutto assieme, è che Misskey non è una banale piattaforma di microblogging: è una rete di sguardi che si incrociano costantemente tra gli utenti, che, lasciando in giro piccole tracce della propria coscienza, costruiscono un diario collettivo di percezioni ultrasensoriali… non solo shitposting, ma qualcosa di estremamente più profondo; e forse adesso capisco perché, per alcune persone, troppo pesante. Ma beh, questo non è un problema: anche chi non ce la fa a partecipare a queste attività può sempre trovare interesse nello scoprire di questo software da lontano… e quindi, per stavolta vi saluto spammando 2 thread in corso dal mio profilo, che forse vorreste recuperare, o meglio notare… Le Magiche Funzionalità Speciali Inscoperte di Misskey, e Come Sto Costruendo un Client Misskey per il Millennio Passato 😁

#fedi #fediverso #filosofia #microblogging #misskey #pensieri


Come dissi: basta, mi sono proprio scocciata, mo mi serve un client Misskey che funziona sui nintendi, e sui javafonini, e pure attraverso i terminali, per non dire poi di peggio (e non lo faccio solo perché non mi viene in mente altro, non perché io abbia paura di dare in giro cattive idee)... quindi, ho iniziato a lavorarci, e chissà che magari non lo finisco davvero!!! 💖 È un semplice client web con stile brutalista, che gira sul serverino o sul computerino, interagisce dietro le quinte con la API di Misskey (o meglio, con la libreria TypeScript ufficiale che fa da interfaccia per la API), e restituisce giustamente le pagine HTML quelle belle, vecchio stile, con CSS che scarseggia e JavaScript completamente assente... Stesso stack web usato per Aggregodo, sperando di non pentirmene (ma credo di no; mi sono invece pentita di aver fatto Pignio con Python...). 👍 #Misskey

@femcessoctt@shark.octt.eu.org:

Mi ero dimenticata (cioè, mi addormentai figurativamente e mi passò di mente, ma ci avevo pensato giusto ieri prima di iniziare a fare 'sti giochetti) di un altro client web, no-JS, incentrato sui vecchi browser, per Misskey, e di cui io personalmente avevo secoli fa (...3 anni fa) persino creato un fork per tradurre l'interfaccia dal giapponese all'inglese: Simpkey, github.com/andrigamerita/simpk… 😳
Bruttalista al massimo questo, e perciò non mi ispira troppo, ma se avesse funzionato sarebbe pur sempre meglio di niente... e invece, ovviamente, no. A suo tempo andava, anche se non ricordo benissimo che funzionalità avesse, ma ora non fa più login; prova a fare richiesta ad un endpoint /api/signin dell'istanza, ma da qualche tempo Misskey ha cambiato il sistema di login, e ora ciò non funge più. 😤
Minchia però, cioè, che disperazione... a 'sto punto me lo rifaccio io 'sto client legacy da zero, ma pure bello colorato e tutto, vaffanculo!!! 😾(P.S: No, Brutaldon non funziona per Misskey)
Schermata di login di Simpkey sul mio new 3DS XL
Schermata di errore di login di Simpkey sul mio new 3DS XL:<br&gt;Error&lt;br&gt;Request failed with status code 404



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Tempo Perduto


Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell'anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell'arte. Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Prous
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Collegium Musicum, con questo concerto propone un viaggio nell’anima di due artisti straordinari, un incontro tra parole e note che ci permette di riscoprire il potere evocativo dell’arte.

Attraverso la musica di Fauré, possiamo entrare nel mondo di Proust e vivere un’esperienza sensoriale unica, in cui il tempo si dissolve e le emozioni si fanno eterne.

Voce: Matteo Zenatti – Voce narrante: Luis Piai


(clicca qui per saperne di più)

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Una poiana in Città


Ecco una poiana che si appresta a ghermire la propria preda. Siamo nell’area verde di Cibali, l’ampio spazio di grande valore naturalistico che il Comitato Orti della Susanna vuole salvaguardare e proteggere dal rischio di cementificazione. Qui è possibile realizzare quel parco urbano che può arricchire Catania del verde di cui è carente.

In quest’area gli uccelli rapaci sono una […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/11/28/una-…

#avifauna #centroDirezionaleCibali #darioAmore #ortiDellaSusanna #uccelli #verdeUrbano

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a palermo, il 29 novembre: “ostinata sostenuta”, installazioni di tommasina bianca squadrito


Tommasina Squadrito: installazioni a Palermo dal 29 novembre

tommasina bianca squadrito: calligrafia senza scrittura @ mercatino emmaus, palermo, dal 29 novembre 2025
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#asemic #asemicWriting #calligrafiaSenzaScrittura #mercatinoEmmaus #ostinataSostenuta #scritturaAsemica #tommasinaBiancaSquadrito

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Oppo: presentato l'A6, un modello con una resistenza da campione


Test condotti dal brand sulle Dolomiti e in scenari urbani complessi dimostrano che l'A6 Pro offre performance di rete superiori rispetto ai competitor nella stessa fascia di prezzo
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OPPO ha lanciato in l'A6 Pro 5G, dotato di una potente batteria da 6.500 mAh con tecnologia Flash Charge per un'esperienza utente più affidabile. L'A6 Pro si è rivelato un ottimo alleato in ambito connettività: infatti, prima del lancio, lo smartphone è stato sottoposto ad una campagna di test sul campo in Italia – dal viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, fino all’area ferroviaria di Milano Greco Pirelli – che ha confermato le sue prestazioni di rete al vertice della categoria.

Batteria ultra-large con ricarica ultra-veloce


Basata su un design di celle in grafite ad alta densità, la batteria da 6.500 mAh stabilisce un nuovo standard, secondo i dati raccolti dal brand, assicurando fino a 19,1 ore di riproduzione video a 720p su YouTube, 37,4 ore di chiamate a schermo spento e 26,9 ore di chiamate vocali WhatsApp. Oltre alla sua grande capacità, la batteria mantiene le massime prestazioni più a lungo: i test, infatti, dimostrano che la batteria mantiene oltre l'80% della sua capacità originale dopo 1830 cicli di carica, ovvero più di cinque anni di utilizzo tipico, e grazie alla tecnologia Supervooc Flash Charge da 80W, l'A6 Pro 5G può essere caricato al 100% in soli 50 minuti.
Grazie al supporto per la ricarica inversa cablata, l'A6 Pro 5G funge anche come un hub di alimentazione portatileGrazie al supporto per la ricarica inversa cablata, l'A6 Pro 5G funge anche come un hub di alimentazione portatile
Inoltre, la potente batteria dell'A6 Pro 5G non è pensata per mantenere carico un solo device ma, grazie al supporto per la ricarica inversa cablata tramite connettore OTG (5V/1,0A), il device funge anche come un hub di alimentazione portatile in grado di fornire una carica d’emergenza a dispositivi come auricolari, smartwatch e tablet.
Grazie alle innovazioni nei materiali e nel design, l'A6 Pro 5G è stato certificato anche per la resistenza agli urti di livello militareGrazie alle innovazioni nei materiali e nel design, l'A6 Pro 5G è stato certificato anche per la resistenza agli urti di livello militare

Resistenza a tutto tondo per affrontare ogni giornata


L'A6 Pro 5G continua la tradizione di resistenza e prestazioni robuste della serie OPPO A, grazie alla certificazione IP69 di resistenza ad acqua e polvere, che garantisce un'efficace protezione contro vari tipi di danni causati da liquidi e proteggendo al contempo dall'intrusione di polvere in ambienti difficili. All'esterno del telefono, uno speciale vetro fornisce ulteriore protezione contro graffi e urti, mentre all'interno, la lega di alluminio ad alta resistenza viene utilizzata per proteggere la scheda madre e altri componenti principali.
Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianaleIl design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale

Immagini flaghsip e fluidità


A sfidare la struttura robusta dello smartphone un elegante schermo AMOLED che offre immagini accattivanti a ogni sguardo. Il display Ultra Bright presenta una risoluzione di 1.080 x 2.374 e un'elevata frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz, promettendo non solo prestazioni fluide ma anche una qualità visiva nitida e precisa. Con una luminosità massima fino a 1.400 nit, il display offre ottime prestazioni anche in condizioni di luce intensa. Questo display è abbinato a un'esperienza utente fluida e senza interruzioni, grazie ad una soluzione integrata tra il Trinity Engine che migliora la fluidità e la stabilità complessive del sistema e il Luminous Rendering Engine, che consente un livello di effetti di animazione parallela tipicamente presenti sui device flagship.
Test di connettività effettuati dagli esperti di Oppo sulle dolomitiTest di connettività effettuati dagli esperti di Oppo sulle dolomiti

Connettività potenziata


Con una connettività affidabile, l'A6 Pro 5G è un dispositivo multiuso per un’ampia varietà occasioni. La sua qualità di connessione è stata verificata anche attraverso una campagna di test in Italia, condotta in due scenari tra i più complessi per la ricezione: il viewpoint di Seceda, nelle Dolomiti, e la stazione ferroviaria di Milano Greco Pirelli, un contesto urbano noto per la copertura intermittente. Nel primo caso, l’A6 Pro ha dimostrato prestazioni di primo livello rispetto a prodotti della stessa fascia prezzo; in particolare, nei test di upload su TikTok ha completato la condivisione di un video da 30MB in soli 21,4 secondi, quasi tre volte più veloce rispetto alla generazione precedente. Risultati simili sono emersi su Instagram, dove l’A6 Pro ha richiesto 71,2 secondi per il caricamento di un video (30MB), dimezzando i tempi rispetto ad OPPO A5 Pro. A Milano Greco Pirelli, lo smartphone ha conquistato il primo posto in ben sei prove diverse. Dalle videochiamate su WhatsApp, alla condivisione su condivisione su TikTok, allo streaming live, l’A6 Pro è risultato il migliore in classifica.

Design di punta e appeal premium


Con uno spessore di soli 8 mm e un peso di soli 185 g, e un'elegante cornice unibody con texture in metallo, l'A6 Pro 5G è elegante e comodo da impugnare. Grazie al design a quattro lati con il lato più sottile di soli 1,67 mm e al display di livello IMAX con un rapporto schermo-corpo del 93%, questo telefono porta il gaming e la visione di film a un livello superiore. Il design si declina in due varianti di colore – Lunar Titanium e Stellar Black – e la robustezza della scocca, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale, si accompagna a un’estetica elegante e minimale che trasmette solidità, equilibrio e una sensazione di lusso discreto.

Prezzi e disponibilità


Il nuovo Oppo è disponibile nella configurazione con 8 GB di RAM, (espandibili, +4GB,+6GB,+8GB) e 256GB di ROM su OPPO Store, Amazon e presso i principali rivenditori al prezzo di 299,99 euro. Per celebrare il lancio, fino al 31 dicembre 2025, acquistando A6 Pro su OPPO Store, i clienti riceveranno un anno di OPPO Care, con protezione dello schermo entro il primo anno e estensione di un anno della garanzia convenzionale incluse.

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absit qualsiasi iniuria, e però uffa che fuffa


noblogo.org/differx/rivedo-fuo…

se uno queste cose non le dice, tutto resta pacifico e insieme triste.
e l’epigonismo si allarga e allaga tutto.
avrà da finire ‘sta storia della brutta poesia italiana? o continuerà in eterno?

#barocco #bruttaPoesia #differxdiario #fakePoetry #gualtieri #mariangelaGualtieri

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