37 esitazioni originali di marco giovenale / differx. 2025
audio da staccare e conservare
#assenteismiMentali #audio #differx #esitationSession #esitazioni #esitazioniDiRicerca #MarcoGiovenale #MG #opus #unUnicaSessione
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Cristina, alla fine degli anni novanta – al tempo del millennium bug – usa la cabina telefonica per comunicare con tutti, a partire dai genitori. Anche se sono forniti, almeno il padre, di cellulare. Una scelta originale, oggi impensabile.
E’ una studentessa universitaria, alle prese con la tesi. Per semplificare diremo una tesi su Kafka, ma il tema, come scoprirà chi legge il libro, è […]
Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/25/andr…
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È ovviamente ironico ma, anche per via del mio nuovo Papiellify che mi sta tenendo letteralmente le mani occupate, adesso sto scrivendo meno papielli della roba mia qui sopra… peccato. Ma va bene, suppongo ci sia comunque tempo per scrivere un piccolo aggiornamento, prima di andare a letto… tanto, se già ieri sera ho ampiamente ritardato il sonno perché ho come al solito perso la cognizione del tempo a programmare, e la sera prima ugualmente perché dovevo fare gli ultimissimi ritocchi al progetto per l’esame del giorno dopo (…che manco sono serviti, maremma cara), allora stasera posso fare lo stesso dopo essermi liberata dal giogo della carta. 👍
In mezzo a questa tale mia disperazione, almeno, c’è qualcosa di buono da vedersi in come, piano piano, tutti i miei strumenti lavorino sempre meglio tra di loro, e come io quindi mi stia avvicinando in modo sempre più comodo ed efficace ai miei piani finali (purtroppo, appunto, a scapito del sonno, ma vabbé). Avendo solo dal giorno prima fatto pace con la creazione di fogli sfiziosi grazie alla previa creazione di Papiellify, infatti, sono potuta tornare qualche attimo a Pignio; che, tra i tanti motivi, come accennai, è stato creato anche per permettermi di raccogliere materiale relativo a schifezze da stampare, oltre ai meme da ospedale psichiatrico… 🦫
E quindi, ieri sera, in un attimo (…talmente tanto “attimo” da avermi fatta andata a mimir un’ora più tardi del normale, e il mio normale è già tardissimo), ho implementato una cosa che avevo stranamente dimenticato dall’inizio, cioè il listino di singole directory del file system… e, lasciando stare che pure stavolta mi sono accorta solo la mattina in produzione di un piccolo difetto nella app (e ormai, con questo progetto, questo schemino è una certezza, sigh), oggi ho potuto godere meglio di quelle 91 immagini che ieri ho caricato in blocco sulla piattaforma, appunto in una cartella apposita: tutte (?) le carte da lettera di Nintendo Swapdoodle, rigorosamente ottenute tramite screenshot a manina dalla app sul mio 3DS e qui ricaricate violando il copyright (di software oggi non più ufficialmente distribuito)!!! 😍
Quindi, mi sono poi nuovamente messa all’opera sul fronte cartaceo mediato digitalmente, adoperandomi nel tentativo di trasformare una a caso di queste carte da lettera (di cui una gran parte onestamente molto belle e interessanti, e ne godo che ora siano preservate sul mio Pignio) in dei normali fogli per appunti — a dimensione ISO A6, anziché il quadrato di 250×230 pixel che Nintendo ci ha (in)gentilmente concesso, ma per A4 o altro vale lo stesso — e ci sono riuscita. Ho dovuto implementare ancora qualche altra robetta nel fogliatore per farlo, con non poca fatica (e non ho ancora finito…), ma ce l’ho fatta, e trovo sia incredibilmente magico vedere fianco a fianco l’originale immaginetta di dimensioni micragnose e il mio riadattamento — fatto col taglia e cuci, ma pulito, senza stretching… e soprattutto semi-automatico. 😋
E si, stavolta la questione è davvero tutta qui, scusate se è poco; non sto banalmente cacciando fuori magie, bensì sto poco a poco riuscendo attivamente a combattere il principio di Murphy per cui non si può mai fare niente senza che qualcos’altro vada fatto prima. Comunque sia, i nuovi piccoli aggiornamenti che insomma ho fatto a Papiellify (assieme ai tanti ancora non discussi per il Pignio, ma vabbé) sono già online… e ho aggiunto pure il modello creato stavolta alla raccolta dei file: memos.octt.eu.org/m/gnwNvbS4zv… (dovrebbe essere l’ultimo in lista). Quindi ora, forse, posso dormire… ma domani c’è da rilegare questi 10 fogli in un quadernino da 40 pagine, quindi il grind per me non finisce mai. 😵
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Caitlin Johnstone, È un genocidio, ma è anche molto di più di questo (Caitlin’s Newsletter, 23 luglio 2025)
L’atrocità di massa a Gaza è un genocidio, ovviamente, ed è un’operazione di pulizia etnica non celata.
Ma è anche molto di più.
È un esperimento: per vedere quali tipi di abusi l’opinione pubblica accetterà senza che si provochi un’interruzione significativa dello status quo imperiale.
È un’operazione psicologica: spingere i limiti di ciò che è normale e accettabile nelle nostre menti in modo da acconsentire ad abusi ancora più orribili in futuro.
È un sintomo: del sionismo, del colonialismo, del militarismo, del capitalismo, del suprematismo occidentale, della costruzione di imperi, della propaganda, dell’ignoranza, dell’apatia, dell’illusione, dell’ego.
È una manifestazione: di violenti sistemi di credenze razziste, suprematiste e xenofobe che sono sempre stati presenti, benché contenuti, che si incontrano con la natura malsana di alleanze da lungo tempo in atto e che con aggressività sono state normalizzate.
È uno specchio: che ci mostra con precisione e imparzialità chi ora siamo come civiltà.
È una rivelazione: che ci mostra cosa sia realmente l’impero occidentale sotto cui viviamo, sotto la sua falsa maschera di democrazia liberale e di giusto umanitarismo.
È una rivelazione: che ci mostra chi tra noi è davvero a favore della verità e della giustizia e chi invece, per tutto questo tempo, ci ha ingannato sulle proprie motivazioni.
È un catalizzatore: una forza galvanizzante e un grido d’allarme per tutti coloro che si rendono conto che le strutture di potere omicide in cui viviamo non possono più essere lasciate in piedi e una sveglia che apre gli occhi a un numero sempre maggiore di persone sulla necessità di un cambiamento rivoluzionario.
È un test: per capire chi siamo come specie e di cosa siamo fatti, e se possiamo trascendere il modello distruttivo che sta conducendo l’umanità verso un tragico destino.
È una domanda: ci chiede in quale tipo di mondo vogliamo vivere in futuro e che tipo di persone vogliamo essere.
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#bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #piùDiUnGenocidio #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism
Caitlin Johnstone, È un genocidio, ma è anche molto di più di questo, Caitlin’s Newsletter, 23 luglio 2025 L'atrocità di massa a Gaza è un genocidio, ovviamente, ed è un'operazione di pulizia etnica...www.facebook.com
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In occasione del festival organizzato a Roma presso l’Associazione Calpurnia dal sito Inverso (“Inverso Infesta“) nelle giornate del 5 e 6 luglio 2025, un incontro particolare (qui il video) è stato dedicato dal CentroScritture alla “mappatura” delle iniziative – antologiche ma non solo – legate alla poesia e alle scritture contemporanee. In questo contesto, MG ha presentato il n. 19 de ‘La scuola delle cose’, dedicato interamente alla ricerca letteraria. L’audio, emendato da pause e refusi (uno in particolare, lapsus su un editore), è adesso su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
#antologie #AssociazioneCalpurnia #audio #cambioDiParadigma #CentroScritture #festival #ilVerri #InVerso #InversoInfesta #LaScuolaDelleCose #mappatura #MarcoGiovenale #MG #PAP #pap075 #pap075 #podAlPopolo #podcast #ProsaInProsa #ricercaLetteraria #scritturaDiRicerca #scrittureContemporanee #scrittureDiRicerca #ValerioMassaroni
INVERSO INFESTA CHIMERE DEL CONTEMPORANEO 5 e 6 Luglio 2025 Ex Mercato di Torre Spaccata Via Filippo Tacconi, 11 – Roma TALK / PRESENTAZIONI / LAB / PERFORMANCE / SLAM / SCOPRI IL PROGRAMMA↓ SABATO 5 10:30 / SALA AGORÀ APERTURA A cura della redazione…Inverso - Giornale di poesia
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The global BDS movement officially endorses the grassroots organic campaign to boycott ZARA. We call on people of conscience around the world to boycott ZARA, the flagship brand of the Spanish multinational Inditex, for its deep and growing complicity in Israel’s regime of settler-colonialism, apartheid, and genocide.
ZARA’s complicity with Israel’s regime of oppression runs deep:
Here’s the full page with infos:
https://bdsmovement.net/news/boycott-zara-dressing-apartheid-and-genocide
#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento
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The BDS movement officially endorses the grassroots, organic campaign to boycott ZARA. We call on people of conscience around the world to boycott ZARA, the flagship brand of the Spanish multinational Inditex, for its deep and growing complicity in I…BDS Movement
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Dal 21 luglio e fino a settembre il blog Esiste la ricerca si prende una pausa. Di séguito si possono vedere e raggiungere tutti i post dall’11 ottobre 2023 a oggi: 75 proposte, più di tre uscite al mese nell’arco di quasi due anni. Grazie ai lettori, agli autori, e a MTM – Manifatture Teatrali Milanesi. Ci ritroviamo a settembre.
21 Luglio 2025
15 Luglio 2025
8 Luglio 2025
30 Giugno 2025
23 Giugno 2025
17 Giugno 2025
11 Giugno 2025
3 Giugno 2025
27 Maggio 2025
12 Maggio 2025
5 Maggio 2025
28 Aprile 2025
14 Aprile 2025
7 Aprile 2025
25 Marzo 2025
17 Marzo 2025
10 Marzo 2025
3 Marzo 2025
24 Febbraio 2025
17 Febbraio 2025
11 Febbraio 2025
3 Febbraio 2025
29 Gennaio 2025
20 Gennaio 2025
13 Gennaio 2025
7 Gennaio 2025
16 Dicembre 2024
9 Dicembre 2024
2 Dicembre 2024
27 Novembre 2024
18 Novembre 2024
11 Novembre 2024
4 Novembre 2024
28 Ottobre 2024
21 Ottobre 2024
14 Ottobre 2024
7 Ottobre 2024
30 Settembre 2024
23 Settembre 2024
17 Settembre 2024
30 Luglio 2024
22 Luglio 2024
16 Luglio 2024
8 Luglio 2024
1 Luglio 2024
25 Giugno 2024
10 Giugno 2024
4 Giugno 2024
27 Maggio 2024
20 Maggio 2024
13 Maggio 2024
6 Maggio 2024
29 Aprile 2024
22 Aprile 2024
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8 Aprile 2024
2 Aprile 2024
25 Marzo 2024
18 Marzo 2024
11 Marzo 2024
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26 Febbraio 2024
20 Febbraio 2024
12 Febbraio 2024
5 Febbraio 2024
29 Gennaio 2024
22 Gennaio 2024
19 Dicembre 2023
11 Dicembre 2023
4 Dicembre 2023
20 Novembre 2023
14 Novembre 2023
6 Novembre 2023
11 Ottobre 2023
#AntonioSyxty #cambioDiParadigma #ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #indice #link #ManifattureTeatraliMilanesi #MarcoGiovenale #MicheleZaffarano #MTM #MTMManifattuteTeatraliMilanesi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca
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Andrea Inglese
22 lug. 2025
L’Agence France-Presse (AFP) è una delle tre più importanti agenzie stampa del mondo. È di ieri il suo comunicato allarmante, sulle condizioni alimentari disastrose che colpiscono anche i loro collaboratori a Gaza. I giornalisti palestinesi che non sono già stati arrestati, rischiano regolarmente di essere assassinati dall’esercito israeliano. Oggi la scarsità di cibo mette in pericolo non solo la loro possibilità di lavorare, ma anche la loro vita stessa. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, Israele ha impedito l’accesso a Gaza alla stampa internazionale. Malgrado ciò uno storico francese esperto di Medio Oriente, Jean-Pierre Filiu, è potuto entrare a Gaza al seguito di Medici Senza Frontiere e vi ha soggiornato dal 19 dicembre 2024 al 21 gennaio 2025. Da questo soggiorno, dalle sue testimonianza dirette o minuziosamente documentate, è nato un libro uscito proprio nel maggio 2025, quando una certa omertà internazionale cominciava a sgretolarsi, di fronte allo strangolamento degli aiuti umanitari. Filiu non è un militante, non è un giornalista, è professore di Storia del Medio Oriente a Scienze Politiche a Parigi e l’autore di una ventina di libri, in gran parte dedicati al mondo arabo. Mi auguro che il suo libro, pubblicato da Les Arènes, venga tradotto anche in Italia.
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arenes.fr/livre/un-historien-a…
#7Ottobre #AFP #AgenceFrancePresse #AndreaInglese #Gaza #giornalistiPalestinesi #Israele #JeanPierreFiliu #LesArènesEds #LesArenes #MediciSenzaFrontiere #MSF #Palestina #UnHistorienàGaza
« Vous avez voulu l’enfer, vous aurez l’enfer. » C’est en ces termes que l’armée israélienne a déclenché sa guerre contre la bande de Gaza après les attentats du 7 octobre 2023.Les Arènes
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Nel tentare (in parte invano, ma in parte no, dai) di alleviare le mie sofferenze giornaliere, dovute alle solite impossibilità di incartamento, eccomi qui di nuovo ad uscirmene fuori dal letterale nulla con un nuovissimo dei miei toolini pazzurdi… Ma a ‘sto giro ho davvero poca voglia di scherzare, quindi, per una buona volta, metto la fine della storia all’inizio: l’aggeggio di questa volta è caricato su https://hub.octt.eu.org/Papiellify/ (ed era da tanto che non mettevo una roba nuova lì sopra…), ed in poche parole è nientedimeno che un (o meglio, il; credo sia l’unico al mondo) fogliatore… 🍀
In pratica, ero qui di nuovo a voler stampare fogli con grafichine personalizzate, come mostrai qualche altra volta, ma il solo pensiero di dovermi ancora mettere a fare tutta quella roba strana in programmi tipo Office (di qualsiasi vendor; io uso Libre, ma non cambia) — assolutamente non fatti per questo tipo di cose, nonostante stranamente usati da tutti per questo tipo di cose — piazzando nei bordi le immagini, poi le righe, e infine non ne parliamo di layout un pochino più complessi… mi fa venire subito la nausea e dunque addio alle intenzioni spassose. Ovviamente, come all’assoluto solito, sono una ragazza magica, e quindi, piuttosto che avvilirmi, è spuntato fuori il momento di mettermi all’opera, con la programmazione… e questa qui è la primissima versione abbastanza utilizzabile da essere pubblicata, gnam! 🥰
Ho avuto rubamenti di tempo vari adesso eh, quindi ci ho messo qualche giorno in più che normalmente non avrei impiegato per arrivare al punto di qualcosa che già mi sta essendo di enorme utilità, ma la app per ora è ancora abbastanza semplice, pure se non sembra… Ci sono tanti controlli a schermo, si, e si possono già creare infiniti layout sfiziosi semplicemente maneggiando con questi form, certo, però questo ancora non è niente rispetto a quello che potrebbe essere… neanche il tempo di saltellare per i progressi già fatti finora, infatti, e già sento la mancanza di una gestione multi-pagina, o di più preset di stile impostabili, ma vedrò di adoperarmi man mano che le necessità spunteranno fuori (a me, o ad altri… vi scongiuro, apprezzate il mio lavoro cartiaco…) 😳
Io invito come sempre a provare per credere (e sennò che cazzo li metto online a fare i miei tool…), ma in buona sostanza questo è come funziona la app: sfruttando non casualmente, ma proprio esattamente (cioè, usare altro di base mi avrebbe richiesto infinitamente più lavoro), le funzioni di layout intrinseche della piattaforma web (il CSS, bono!), permette di gestire dei livelli (che nella pagina sono non altro che elementi HTML con applicati particolari stili), che sono definiti da immagini caricabili o pattern preprogrammati (come codici SVG), e sono personalizzabili in una marea di criteri tra cui dimensioni, spaziature, slittamenti, e per i pattern cose come spessore del tratto, colori e vattelappesca — tutto impostabile precisamente, e altamente risminchiabile, senza scrivere codice! 😜
Qui, per esempio, ho creato due diversi papielli (ovviamente stampabili, e che goduria) per provare un po’ il tutto: il primo, a righe azzurre spaziate a 8mm e con una decorazione di Sailor Moon in basso a destra (dimensionata in modo ideale per l’A5, ma ovviamente modificabile); ed il secondo, con una griglia a puntini di 10mm decorata ogni 4 con dei cuoricini… ed entrambi usano solo due livelli, quindi si può fare solo di meglio. Questi esempi, ed eventualmente altri che creerò, li ho salvati in JSON con l’apposita funzione del menu in-app, e chiunque voglia usarli può semplicemente caricarli nell’applicazione, sono scaricabili qui: memos.octt.eu.org/m/gnwNvbS4zv…. 💖
Un bonus per me, per concludere, è che ho notato che sui browser web mobile questa app funziona a metà… e detto così sembra qualcosa di negativo, ma io ero partita dal presupposto che la UI di questa app dovesse essere così intricata da essere virtualmente inutilizzabile su smartphone; quindi, scoprire che in realtà si riesce realisticamente ad usare (forse anche grazie al fatto che il pannello delle opzioni si può restringere, e viceversa quello dell’anteprima) mi fa piacere. Il problema tuttavia è che, sia da Firefox che da Chromium, su Android (almeno, sul mio Xiaomi del cazzo…), l’esportazione su PDF o in stampa è rotta, e la pagina esce vuota… quindi poi dovrò usare qualche libreria JavaScript strana per esportare dal lato del mio codice, anziché delegare al browser, che abbiamo capito fa cagare. Una cosa comunque è certa: con tutte queste caselle di input, slider per i numeri, ed alcune opzioni forse relativamente criptiche, non è un software adatto agli utonti deboli di cuore… ma, il suo lo fa al top (credo). 😺
#design #paper #Papiellify #tool #webapp
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Un ragionamento sulla letteratura, l’immaginazione, la politica a partire dalle scritture di genere, weird, perturbanti, non consolatorie. Con Antonio Francesco Perozzi, Claudio Kulesko, Stefano Tevini, Eleonora Capparella, Emmanuele Jonathan Pilia, D Editore. Libreria Sinestetica, h. 21, giovedì 24 luglio.cliccare per ingrandire
#AntonioFrancescoPerozzi #ClaudioKulesko #DEditore #EleonoraCapparella #EmmanueleJonathanPilia #immaginazione #letteratura #LibreriaSinestetica #politica #ragionamento #scrittureDiGenere #scrittureNonConsolatorie #scritturePerturbanti #StefanoTevini #weird
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Noam Chomsky nato il 7 dicembre 1928 è una delle figure più iconiche e influenti del XX e XXI secolo. Conosciuto per la sua teoria rivoluzionaria della Grammatica Universale, Chomsky ha ridefinito la comprensione del linguaggio umano, sostenendo che ogni individuo nasce con un’abilità innata per acquisire il linguaggio. Questa idea ha avuto un impatto importante non solo nel campo della linguistica, ma anche nella filosofia e nelle scienze cognitive.
Parallelamente al suo lavoro accademico, Chomsky è stato un instancabile attivista politico, criticando aspramente il capitalismo, l’imperialismo e le guerre condotte dagli Stati Uniti. Il suo libro “La fabbrica del consenso”, scritto con Edward S. Herman, ha smascherato le manipolazioni mediatiche e il controllo esercitato dalle élite, diventando un testo fondamentale per chiunque studi i media e il potere.
Per i movimenti anarchici e di giustizia sociale, Chomsky è stato una guida e una fonte inesauribile di ispirazione. Ha sostenuto incessantemente i movimenti di base, i diritti umani e l’uguaglianza sociale, mettendo sempre al centro della sua analisi il benessere delle persone comuni.
Noam Chomsky è universalmente riconosciuto per la sua teoria della Grammatica Universale, che sostiene che il linguaggio sia una capacità innata dell’essere umano. Secondo Chomsky, ogni individuo nasce con una serie di istruzioni neurali che permettono di acquisire qualsiasi lingua. Questa visione ha rivoluzionato il campo della linguistica, introducendo il concetto che esistono principi universali del linguaggio condivisi da tutte le lingue umane. Tuttavia, le implicazioni delle sue teorie vanno ben oltre la linguistica.
Chomsky ha sempre visto una connessione profonda tra il linguaggio e il potere, non tanto nelle strutture intrinseche del linguaggio, quanto nell’uso che ne viene fatto nella sfera pubblica, specialmente attraverso i media e la propaganda, per plasmare l’opinione e mantenere le strutture di potere. Questo legame tra linguistica e potere ha influenzato il pensiero anarchico, suggerendo che l’analisi critica e la decostruzione delle narrazioni e delle giustificazioni ideologiche veicolate attraverso il linguaggio possono portare a una migliore comprensione e quindi a una possibile sovversione delle strutture di potere.
Chomsky non si è limitato a rivoluzionare la linguistica; è anche un feroce critico del militarismo e dell’imperialismo, in particolare delle politiche estere degli Stati Uniti. Durante la guerra del Vietnam, Chomsky divenne una delle voci più prominenti del movimento pacifista, denunciando le atrocità commesse e il ruolo dei media nel manipolare l’opinione pubblica. La sua opposizione alle guerre non si fermò con il Vietnam: criticò duramente le invasioni dell’Iraq e dell’Afghanistan, nonché le operazioni militari e le interferenze statunitensi in America Latina e nel Medio Oriente.
Il suo libro “La fabbrica del consenso”, scritto insieme a Edward S. Herman, è una critica senza mezzi termini ai media mainstream e al loro ruolo nella propaganda di stato. In questo libro, Chomsky afferma che i media fungono da strumento di propaganda, servendo gli interessi delle élite economiche e politiche. Questa critica ha reso “La fabbrica del consenso” un testo fondamentale per comprendere come il potere viene esercitato e mantenuto attraverso la manipolazione dell’informazione.
Chomsky ha sempre mostrato un profondo rispetto per i movimenti di base e per le lotte dal basso. Ha sostenuto attivamente le cause dei lavoratori, dei diritti civili e dei movimenti per la giustizia sociale in tutto il mondo. La sua solidarietà con i movimenti di base è stata una costante nella sua vita, riflettendo la sua convinzione che il vero cambiamento sociale possa avvenire solo dal basso, attraverso l’azione diretta e l’organizzazione collettiva.
Chomsky ha spesso partecipato a conferenze e incontri con attivisti, offrendo il suo supporto intellettuale e morale. Ha sottolineato l’importanza dell’autogestione e dell’autonomia nelle lotte per la giustizia sociale, incoraggiando le persone a prendere il controllo delle proprie vite e delle proprie comunità. Questo impegno per i movimenti di base ha rafforzato il suo legame con il movimento anarchico, un movimento che promuove l’auto-organizzazione e la resistenza dal basso contro l’autoritarismo e l’oppressione.
Noam Chomsky è uno dei critici più aspri del capitalismo e del militarismo, sostenendo che entrambi questi sistemi promuovano l’ineguaglianza e l’oppressione. La sua critica al capitalismo si basa sulla convinzione che questo sistema economico favorisca una concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi, a discapito della maggioranza della popolazione. Chomsky ha denunciato ripetutamente le disuguaglianze generate dal capitalismo, mettendo in evidenza come questo sistema crei disparità economiche, sociali e politiche che minano la democrazia e la giustizia sociale.
Inoltre, Chomsky ha criticato il militarismo, sostenendo che le guerre moderne siano spesso combattute per proteggere gli interessi economici delle élite piuttosto che per difendere la sicurezza nazionale. Ha evidenziato come le spese militari sottraggano risorse ai bisogni sociali fondamentali, come l’istruzione, la sanità e il welfare. La sua opposizione al militarismo si è estesa alla critica delle industrie belliche, che, secondo Chomsky, traggono profitto dalla guerra e dalla distruzione.
Chomsky ha sempre sostenuto con convinzione le cause del femminismo, dell’ambientalismo e dell’antirazzismo, vedendo in queste lotte un’estensione naturale della sua visione per una società più equa e giusta. Ha riconosciuto il ruolo fondamentale delle donne nei movimenti di giustizia sociale e ha sostenuto l’uguaglianza di genere, criticando il sessismo e la discriminazione sistemica.
Nel campo dell’ambientalismo, Chomsky ha avvertito dei pericoli del cambiamento climatico e della distruzione ambientale, criticando le politiche delle grandi corporazioni e dei governi che ignorano o minimizzano queste crisi per ragioni di profitto. Per una panoramica approfondita delle sfide attuali e delle possibili vie d’uscita, puoi leggere la nostra recensione di Sopravvivere al XXI secolo, scritto con Pepe Mujica.
Sul fronte dell’antirazzismo, Chomsky ha sempre difeso i diritti delle minoranze e ha denunciato il razzismo sistemico e le pratiche discriminatorie. Ha sostenuto i movimenti per i diritti civili e ha criticato le politiche che sostengono l’ingiustizia razziale, sostenendo che la lotta contro il razzismo è centrale per la realizzazione di una società egualitaria.
Le parole e le azioni di Noam Chomsky hanno costantemente dimostrato il suo impegno per la giustizia sociale e l’uguaglianza. Ha partecipato a numerosi eventi e manifestazioni, offrendo il suo sostegno agli attivisti e alle comunità in lotta. Le sue conferenze, interviste e scritti hanno ispirato innumerevoli persone a impegnarsi attivamente per la giustizia sociale.
Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’educazione e dell’informazione come strumenti di emancipazione. Ha incoraggiato le persone a cercare la verità, a interrogare le narrazioni ufficiali e a sviluppare una coscienza critica, temi centrali anche in La forza della ragione contro il potere, scritto con Jean Bricmont.
Noam Chomsky ha avuto un impatto importante sul pensiero anarchico. Le sue teorie linguistiche e le sue critiche alle strutture di potere hanno fornito una base intellettuale per il movimento anarchico contemporaneo. Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’autonomia individuale e collettiva, valori fondamentali nell’anarchismo. Ha affermato che le strutture autoritarie, siano esse statali, economiche o sociali, devono essere costantemente messe in discussione e smantellate a favore di sistemi più equi e democratici.
Il suo libro “La fabbrica del consenso” ha avuto un enorme impatto nel campo dell’anarchismo, smascherando le manipolazioni dei media e dimostrando come l’informazione venga utilizzata per mantenere il controllo sociale. Questa critica ha rafforzato l’importanza dell’auto-organizzazione e dei media indipendenti nel movimento anarchico, promuovendo un’informazione libera e non subordinata agli interessi delle élite.
Chomsky ha inoltre influenzato il pensiero anarchico attraverso il suo impegno per l’educazione popolare e la diffusione della conoscenza. Ha partecipato a innumerevoli eventi organizzati da gruppi anarchici, offrendo il suo sostegno e incoraggiando la formazione di comunità autonome e autogestite. Il suo approccio pragmatico, combinato con una profonda analisi teorica, ha ispirato molti a vedere l’anarchismo non solo come una teoria politica, ma come una pratica quotidiana di resistenza e costruzione di alternative.
L’eredità di Chomsky nel movimento sociale è vasta e diversificata. Le sue idee hanno ispirato generazioni di attivisti a lottare per un mondo più giusto e equo. Chomsky ha sempre sottolineato l’importanza dell’azione diretta e della resistenza nonviolenta, promuovendo metodi di lotta che siano coerenti con i fini che si vogliono raggiungere.
Nel campo dei diritti umani, Chomsky ha sostenuto numerosi movimenti, dalle lotte per i diritti civili negli Stati Uniti ai movimenti di liberazione nazionale in America Latina. Ha denunciato le violazioni dei diritti umani ovunque si verificassero, indipendentemente dal contesto politico, mostrando un impegno incrollabile per la giustizia e l’uguaglianza.
Le sue idee continuano a ispirare movimenti ambientalisti, femministi e antirazzisti. Chomsky ha sempre visto queste lotte come interconnesse, parte di un’unica grande battaglia contro l’oppressione e per la dignità umana. Ha sottolineato l’importanza di una visione a tutto campo della giustizia sociale, che riconosca come le diverse forme di oppressione siano intrecciate e richiedano una risposta coordinata e globale.
Il lavoro di Noam Chomsky continuerà a influenzare e ispirare le generazioni future. Le sue teorie sulla linguistica e la sua critica al potere rimangono rilevanti in un mondo in cui le disuguaglianze e le ingiustizie persistono. Le sue opere vengono studiate non solo in ambito accademico, ma anche tra attivisti e pensatori che cercano di comprendere meglio le dinamiche del potere e trovare modi per resistere ad esso.
Chomsky ha lasciato un’eredità di pensiero critico e di impegno morale. Ha mostrato che è possibile combinare una rigorosa analisi intellettuale con un profondo impegno per la giustizia sociale. La sua vita e il suo lavoro rappresentano un esempio di come la conoscenza possa essere usata come strumento di emancipazione e di cambiamento sociale.
Il suo invito costante a interrogarsi, a cercare la verità e a resistere all’oppressione continuerà a risuonare tra coloro che lottano per un mondo migliore. Le sue idee sulla Grammatica Universale, sul potere dei media e sulla necessità di un’azione collettiva e autodeterminata rimangono punti di riferimento essenziali per chiunque voglia comprendere e trasformare la società, specialmente di fronte alle minacce esistenziali discusse in opere come 2 minuti all’apocalisse, un dialogo con Laray Polk che abbiamo recensito.
Dal punto di vista anarchico, il pensiero e l’attivismo di Chomsky offrono numerosi spunti di riflessione critica. La sua enfasi sulla necessità di smantellare le strutture di potere autoritarie è in linea con i principi fondamentali dell’anarchismo. Tuttavia, alcuni anarchici hanno criticato Chomsky per non aver sempre abbracciato completamente l’idea dell’abolizione dello Stato. Sebbene abbia criticato aspramente le pratiche degli Stati esistenti, Chomsky ha spesso sostenuto riforme all’interno delle strutture statali come passi necessari verso una società più giusta, una posizione che alcuni anarchici considerano troppo moderata
Per molti, Noam Chomsky è stato non solo un pensatore brillante, ma anche una fonte di ispirazione personale. La sua vita dedicata alla lotta per la giustizia sociale e la sua incrollabile etica del lavoro sono esempi di come l’intelletto può essere messo al servizio del bene comune. La sua capacità di mantenere una prospettiva critica e indipendente, pur affrontando critiche e avversità, è un testamento del suo impegno e della sua integrità.
Chomsky ha sempre affrontato questioni globali di grande importanza con coraggio e chiarezza. Nel suo recente libro sulla guerra in Ucraina, Perché l’Ucraina, Chomsky ha offerto una critica approfondita delle dinamiche geopolitiche che hanno portato al conflitto, evidenziando il ruolo delle potenze occidentali e la necessità di soluzioni diplomatiche. Questa analisi è stata una testimonianza del suo impegno a esaminare le cause profonde dei conflitti e a cercare soluzioni basate sulla giustizia e la pace.
Un altro aspetto significativo del suo lavoro è stata la sua costante opposizione a quella che definisce l’apartheid imposto da Israele alla Palestina. Chomsky ha denunciato le politiche discriminatorie e oppressive contro i palestinesi, sostenendo con forza l’idea di uno stato multietnico in cui tutte le persone, indipendentemente dalla loro etnia o religione, possano vivere in uguaglianza e pace. Per un’analisi più approfondita di queste problematiche, ti invitiamo a leggere la nostra recensione di Israele e Palestina: che fare?, scritto in collaborazione con Ilan Pappé.
Per molti attivisti e pensatori, Chomsky è stato un modello di coerenza e impegno morale. Ha dimostrato che è possibile combinare una rigorosa analisi intellettuale con un profondo impegno per la giustizia sociale. La sua vita e il suo lavoro rappresentano un esempio di come la conoscenza possa essere usata come strumento di emancipazione e di cambiamento sociale.
Per approfondire ulteriormente il pensiero di Noam Chomsky, abbiamo recensito alcuni dei suoi libri più significativi, offrendo spunti e analisi. Ecco i titoli che puoi esplorare sul nostro sito:
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Chomsky e Pappé analizzano il conflitto israelo-palestinese, denunciando il colonialismo e proponendo soluzioni radicali per il futuro.Daniele Fiorenza (Il Mago di Oz)
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Il cambiamento climatico sta aggravando il problema della la scarsità d’acqua in tutta l’Africa, causando ulteriori siccità. Nonostante un breve aumento delle precipitazioni su tutto il continente, le carenze idriche critiche perdurano, in particolare nei principali bacini fluviali come lo Zambesi.
Negli ultimi dodici mesi, la diminuzione delle piogge ha portato a una riduzione dei flussi fluviali, innescando gravi conseguenze ecologiche, economiche e umanitarie, una tendenza destinata a persistere nel tempo.
Le temperature medie della superficie in Africa sono aumentate costantemente in tutte le regioni, con l’Africa meridionale che sperimenta gli aumenti più significativi. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), le proiezioni indicano un incremento di fino a +4°C entro il 2050. I modelli di precipitazione stanno diventando sempre più imprevedibili; mentre il Sahel ha recentemente registrato un aumento delle piogge, l’Africa centrale e meridionale affrontano una significativa tendenza ad una diminuzione delle stesse e di conseguenza una maggiore aridità.
Il commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha affermato: “La crisi climatica è una crisi dei diritti umani. L’aumento delle temperature, l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni, le siccità e gli incendi forestali minacciano i nostri diritti alla vita, alla salute, a un ambiente pulito, sano e sostenibile, e molto altro. L’ondata di calore che stiamo attualmente vivendo qui sottolinea l’importanza delle misure di adattamento, senza le quali i diritti umani sarebbero gravemente compromessi”.Chatgpt generated
Dal 1900, i livelli del mare lungo le coste africane sono aumentati di circa 20 cm e si prevede un ulteriore incremento di 35-50 cm entro il 2050, rappresentando una minaccia per le comunità costiere. Gli eventi meteorologici estremi, tra cui ondate di calore, siccità e inondazioni, sono aumentati di frequenza da due a tre volte dal 1990 e si prevede che si intensificheranno ulteriormente. Tutto ciò è stato attribuito soprattutto all’uso continuo di combustibili fossili.
“La necessità di abbandonare i combustibili fossili deve accelerare in modo significativo se vogliamo evitare eventi sempre più estremi che supereranno i limiti di ciò a cui le società possono adattarsi”, ha affermato Friederike Otto, scienziata climatica dell’Imperial College di Londra. “Non lasciamoci distrarre dalle discussioni su quanto sia troppo tardi. Non lo è. Né da questioni relative all’eliminazione del biossido di carbonio, che non funzioneranno se non realizziamo prima la transizione dai combustibili fossili”.
Da sempre l’equilibrio ecologico del continente africano è in discussione, ma non è da moltissimo tempo che le nazioni sviluppate, quelle più inquinanti, hanno iniziato a considerare che ciò che accade in Africa riguarda l’intero pianeta. I danni che si verificano lì, prima o poi si rifletteranno anche sugli altri continenti; si tratta di un postulato chiave dell’ecologia, che però ancora oggi, troppo spesso, in molti dimenticano, in particolare chi ci governa. Oggi assistiamo ad un ulteriore peggioramento delle condizioni climatiche nella parte centrale, nord-occidentale e nord-orientale dell’Africa con siccità persistenti, calore estremo e temperature superiori alla media. Coloro i quali asseriscono che tutto ciò sia normale, non sanno di cosa parlano. Il clima condiziona l’intera esistenza umana: l’agricoltura, ecosistemi, energia e di riflesso tutto il resto. Inutile poi che i fenomeni di turno si lamenti dell’immigrazione economica quando sono i paesi industrializzati e distruggere le loro fonti di sostentamento.
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Difficile stabilire se fosse possibile prevedere all’inizio degli anni ‘50 che l’Italia, da paese arretrato con una consistente presenza nell’agricoltura (44% della forza lavoro nel 1951), si sarebbe trasformata nell’arco di un ventennio in uno dei paesi più industrializzati del mondo. Difficile allora anche immaginare che la classe media fosse destinata a prevalere sugli altri ceti sociali, trainando l’economia della Nazione attraverso i consumi.
Industrializzazione e tensioni: la «belle époque inattesa» <26
Come anticipato, l’Italia sperimenterà durante questo periodo la più ampia metamorfosi della sua storia contemporanea. Il dato più visibile è senz’altro la vertiginosa crescita del prodotto interno lordo, evidenziata alla fine del precedente capitolo, a cui hanno concorso numerosi fattori. Innanzitutto il Paese espresse una forte vocazione industriale, incentivata dai piani di settore avviati durante la ricostruzione e ispirata al modello manageriale americano, ovvero la grande impresa di stampo fordista. L’industria, le costruzioni, le esportazioni e gli investimenti crebbero con un ritmo tra il 9 e l’11% l’anno fino al 1963 <27, principalmente nei settori della siderurgia e della petrolchimica, nella produzione di automobili, elettrodomestici e fibre sintetiche, ma anche nella meccanica.
Questo periodo fu caratterizzato da aumenti della dimensione e della capacità produttiva degli impianti alla ricerca di Economie di scala, dalla coesistenza dell’impresa pubblica a fianco di quella privata (di cui una parte consistente di proprietà estera), dall’influenza delle tecniche di produzione e gestione tipicamente americane e, in ultima analisi, anche dalle diseguaglianze.
La nuova industrializzazione infatti dispiegò i suoi effetti principalmente nella zona del triangolo industriale, vale a dire l’area compresa tra Torino, Milano e Genova. Questo territorio era l’unico dove, grazie all’espansione dell’industria verificatasi nel secolo precedente, si trovavano al tempo le infrastrutture adeguate a supportare stabilimenti di grande dimensione. Conseguenza diretta fu la forte immigrazione interna che spinse gruppi crescenti di lavoratori provenienti dal Nord-Est, dal Centro e soprattutto dal Sud a spostarsi nell’area del triangolo. Un movimento importante che interessò più di due milioni di persone, basti pensare che nel punto più alto del boom economico, tra il 1961 e il 1963, il saldo della popolazione residente nel triangolo industriale crebbe di oltre il 14%, mentre nel Sud e nelle Isole decrebbe di oltre l’11%. <28
I risultati raggiunti dall’economia italiana fino al 1963 costituiranno un unicum nella sua storia: non sarà possibile in futuro realizzare un progresso così sostenuto, sebbene il PIL abbia continuato a crescere di circa il 5% l’anno nel decennio successivo.
Vi fu comunque una lieve frenata nella corsa allo sviluppo. Per comprenderne le ragioni, bisogna innanzitutto osservare le tensioni sociali che iniziarono ad emergere proprio all’inizio degli anni sessanta e si risolsero nelle prime conquiste operaie. Le rivendicazioni indussero ad una rapida crescita dei salari, tanto che le retribuzioni nominali aumentarono del 13% nel 1962 e del 18% nel 1963 <29. Anche le esportazioni di prodotti italiani, che consistevano soprattutto in beni manifatturieri (90% del totale nel 1963) e rappresentavano un fatto nuovo per l’importanza assunta nella prima fase del “miracolo” economico, subirono una flessione contestualmente alle rivendicazioni salariali, mentre il tasso annuo di inflazione, che aveva subito un incremento piuttosto moderato durante gli anni Cinquanta, avanzò repentinamente dal 2,84% del 1961 al 6,52% del 1962 <30 continuando a crescere l’anno successivo. L’insieme di queste dinamiche pesava in modo sempre più negativo sulla bilancia dei pagamenti. Pertanto, la Banca d’Italia rispose con una stretta monetaria che inizialmente compresse la domanda interna e gli investimenti, ma consentì di fermare l’inflazione e ricostruire i margini di competitività delle esportazioni, mentre attuò negli anni successivi una politica più permissiva, senza abbandonare una certa prudenza nei confronti dell’inflazione <31.
Salvaguardare la posizione dell’impresa italiana nei confronti del mercato internazionale era indispensabile a causa delle caratteristiche stesse della struttura economica del paese, rimaste pressoché immutate nel tempo: la necessità di materie prime, in particolare energetiche, mette in evidenza la dipendenza dell’Italia nei confronti dell’estero e giustifica pienamente l’attenzione rivolta alla bilancia commerciale. Un’osservazione che va corredata al rilievo che ebbero durante la prima fase della nuova industrializzazione i bassi prezzi internazionali delle materie prime, di cui l’Italia beneficiò ampiamente assieme ai vantaggi interni costituiti dalla piena disponibilità di manodopera a basso costo sul territorio nazionale. Come vedremo in seguito, non pochi problemi si manifesteranno a partire dagli anni settanta, quando l’effetto combinato di queste due condizioni di mercato svanirà più o meno repentinamente. Le tensioni tra le classi sociali ripresero negli anni successivi, a cominciare dalle lotte studentesche che infiammarono il Sessantotto. Come spesso accade durante i periodi di agitazione, il generale clima di contestazione si propagò anche all’interno di un’altra categoria, nel caso specifico la Classe operaia, che manifestava la sua piena insoddisfazione per il livello dei servizi sociali, il persistente svantaggio nei rapporti di forza con i “padroni” (i proprietari dei mezzi di produzione) e le condizioni di lavoro in generale. L’insieme delle proteste sfociò nell’”autunno caldo” del Sessantanove, quando oltre sette milioni di lavoratori parteciparono a scioperi per più di 300 milioni di ore complessive <32. La risposta della classe politica consistette in una serie di provvedimenti tra cui senz’altro il più importante fu l’introduzione dello Statuto dei lavoratori, approvato con la Legge n. 300 del 20 maggio 1970, che migliorò le tutele dei lavoratori e in generale il sistema italiano di sicurezza sociale italiano anche con riguardo alle rappresentanze sindacali, ma segnò un punto di non ritorno nella storia del paese. Il livello della spesa pubblica, innalzatosi sensibilmente in seguito alle riforme sociali, non calerà negli anni successivi né sarà disposto un analogo adeguamento fiscale.
A fianco dell’intrigante sviluppo dell’industria italiana, anche il settore primario e quello dei servizi vivevano un momento di rinnovamento. Nei venti anni che vanno dal 1951 al 1971 i lavoratori attivi nel settore agricolo calano dal 44 al 17% del totale della forza lavoro nazionale, a vantaggio dei settori secondario e terziario, segno degli sforzi posti in essere per la modernizzazione dell’agricoltura, sostenuti anche grazie all’aiuto dello Stato.
Pur non essendo tra le principali priorità dei governi repubblicani, essa fu interessata da alcuni interventi “a pioggia” come il piano dodecennale “Provvedimenti per lo sviluppo dell’economia e l’incremento dell’occupazione” che, nella parte dedicata all’agricoltura, disponeva l’erogazione di mutui agevolati per l’investimento agricolo; i due Piani Verdi (1961 e 1966) ed in seguito alla nascita della CEE, l’attività della PAC (Politica Agricola Comune) ❤❤. Notevole fu anche l’impegno della Cassa del Mezzogiorno nella concessione di fondi destinati al settore primario, che nel Sud della penisola concentrava oltre un terzo della produzione totale. Il risultato fu una rapida meccanizzazione
ed una più diffusa utilizzazione dei concimi chimici <34.
Nonostante fosse ancora arretrata rispetto alla maggior parte dei paesi industrializzati, l’agricoltura italiana registrò notevoli aumenti sia per quanto riguarda l’output, sia nella produttività, e si rivolse in misura maggiore all’allevamento e alle produzioni specializzate, che in un primo momento non trovarono il sostegno della PAC.
Come abbiamo visto, il progresso messo in moto nel comparto agricolo liberò una crescente quota di forza lavoro che si riversò negli altri due settori. L’incremento degli occupati nel settore Terziario non fu meno importante di quello che si verificò nell’industria, tanto che a metà degli anni Sessanta i suoi addetti superavano il 40% della forza lavoro nazionale. Nel medio-lungo termine sarà proprio l’evoluzione della “Società dei servizi” ad incidere maggiormente sulla struttura sociale italiana, ridefinendola e plasmandola in ottemperanza alle necessità di una burocrazia in rapida espansione. Si parla a tale proposito di “espansione del terziario industriale” <35 per intendere la diffusione, nei servizi e nelle pubbliche amministrazioni, di tutte quelle attività di supporto alla crescita dimensionale dell’industria ed in generale degli aggregati produttivi. In altre parole la diffusione della burocrazia, che diventerà approdo naturale per molte donne e laureati in materie letterarie, nonché per un numero ragguardevole di individui che gravitavano intorno alla riprovevole e ben nota pratica del clientelismo. Sarà proprio lo sviluppo del settore dei servizi a dare rilievo e vitalità ai ceti medi, che non a caso ricomprendono al loro interno la “piccola borghesia impiegatizia” <36.
[NOTE]26 Calvino I., (1961), La belle époque inattesa, «Tempi moderni», 6: 26.
27 V.Zamagni, Dalla periferia al centro, Il Mulino, Bologna, 1993, p. 430
28 Ivano Bison, Note sullo sviluppo economico-sociale e la classe media italiana: 1945-2009
29 Ciocca P., Ricchi per sempre? Una storia economica d’Italia (1796-2005), Bollati Boringhieri,
Torino, 2007.
30 Inflation.eu/tassi-di-inflazione/Italia
31 V. Zamagni, Op. cit.
32 Ivano Bison, Op. cit.
33 V.Zamagni, Op. cit.
34 E. De Simone, Op. cit.
35 Ivano Bison, Op. cit.
36 Paolo Sylos Labini, Sviluppo economico e classi sociali in Italia, l’Astrolabio, 1972
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017
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Cos’ha portato alla nascita del mondo moderno? La storiografia tradizionale tende a rispondere elencando una serie di fattori: l’impatto delle grandi scoperte geografiche del XV secolo, che aprirono le rotte verso il Nuovo Mondo e resero più intensi i collegamenti tra Oriente e Occidente; lo sviluppo del metodo scientifico e delle innovazioni industriali; il diffondersi di nuove abitudini alimentari e di consumo; il ruolo giocato dalle società del Vecchio Continente, con la loro ingegnosità e inventiva, e il fermento dei grandi ideali civili… Una ricostruzione che ci appare ormai quasi scontata, ma è in realtà parziale e lacunosa, e a lungo ha minimizzato, banalizzato o colpevolmente ignorato un aspetto fondamentale della questione: il ruolo cruciale giocato dall’Africa, dalle sue società e dai suoi abitanti nello sviluppo di quella che oggi chiamiamo – con un certo orgoglio – “modernità”. È a questa mancanza che intende rimediare Howard French con il suo saggio. In un’ampia narrazione che abbraccia oltre sei secoli, dalle prime relazioni commerciali tra Portogallo e Africa all’abolizione delle leggi Jim Crow negli Stati Uniti, French ci ricorda che il destino dell’Occidente è stato forgiato sfruttando risorse e manodopera africane. Le prime mete ad attirare i navigatori europei furono le coste dell’Africa, dove prosperavano società ricche di oro. E la rivoluzione industriale non sarebbe stata nemmeno pensabile senza i prodotti delle grandi piantagioni, come la canna da zucchero e il cotone, capaci di cambiare per sempre la vita di europei e americani. Ma la «merce» più importante e dall’impatto maggiore furono i dodici milioni di schiavi deportati dall’Africa come manodopera a bassissimo costo. È al loro sacrificio che dobbiamo non solo l’ascesa economica dell’Europa, ma anche lo sviluppo e la diffusione degli ideali illuministici prima e democratici poi. Unendo il fiuto e l’attenzione tipici del reporter alla freschezza narrativa del grande divulgatore, French ci propone un’analisi tanto documentata quanto illuminante, per restituire a un intero continente il ruolo che gli spetta nelle pagine della storia.
Dal libro
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Se siete fan della vecchia scuola UFC, vi ricorderete bene la rivalità tra Brock Lesnar e Frank Mir:
Uno pari, palla al centro. Il terzo capitolo? Mai arrivato. A dire la verità non avrebbe nemmeno avuto senso: Si erano visti tutti i limiti di Frank Mir nel gestire la stazza di Lesnar, e si erano visti i limiti di Lesnar nel boxare.
Ma ovviamente questo ha lasciato l’amaro in bocca ai primi casual. Già Casual. Brock Lesnar è stato il primo fighter UFC a portare masse di persone esterne alle MMA a godere dello spettacolo. Fan del pro-wrestling fan della lotta.
Questa trilogia incompleta ha ovviamente stuzzicato la fantasia di tutti quando si è visto che le figlie dei due fighter sono atlete di primo livello
la figlia di Frank Mir, Bella, sembra pronta a scrivere un nuovo capitolo. E non solo con parole.
“La quantità di gente che mi chiede se voglio affrontare Mya Lesnar… è pazzesca. Saremmo tipo la trilogia Mir vs Lesnar, ma al femminile,” .
Bella Mir è già un nome noto nel grappling, e non solo perché è “la figlia di”. Ha talento vero, medaglie vere, e un pedigree da futura stella.
Dall’altra parte c’è Mya Lesnar, già campionessa di lancio del peso con una fisicità che non lascia dubbi sull paternità
zero MMA per Mya. Ma Bella è fiduciosa:
“Se Mya si allena per un anno, diventa pericolosa. È atletica, ha i geni giusti. Sarebbe una cosa da pazzi.”
E butta lì anche una teoria da multiverso UFC:
“Magari l’universo sapeva che toccava a noi due chiudere la trilogia, non ai nostri padri.”
Tecnicamente… qualche ostacolo c’è.
Lasciate Mya tranquilla, è una campionessa – ha il mindset corretto per eccellere, il fisico pure. Ma al momento ha scelto un altro sport distante da quello del padre… ci sarà un motivo o no?
Sta fame di vedere match senza senso e nemmeno desiderati non ha senso. Tra qualche anno Mya avrà finito il suo percorso nell’atletica pesante e potrà decidere cosa fare. Adesso mollatela!
UFC 81: Breaking Point è l'evento del 02/02/2008Grappling-Italia.com
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Una volta era la Milano del sud, per chi voleva sottolinearne l’efficienza e la laboriosità. Poi è stata la Città di quelli che Pippo Fava chiamò, giustamente, i cavalieri dell’apocalisse, che per lungo tempo esercitarono un potere economico e “militare” apparentemente indistruttibile. Seguì, come in tante altre parti del Paese la “stagione dei sindaci”, espressione […]
Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/23/acce…
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youtu.be/u3OZrrL8kho?si=rL-Pe9…
Music from the show ‘werken en dagen’ by FC Bergman – Art by Olivia Hernaïz, on view in ISELP Brussels.
teatroecritica.net/2025/06/lum…
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È tornata in Italia la compagnia fiamminga FC Bergman con un nuovo lavoro ispirato a Le opere e i giorni di Esiodo. Una disamina visiva e potente del viaggio dell’uomo verso il progresso e delle sue inevitabili derive.Andrea Gardenghi (Teatro e Critica)
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instagram.com/reel/DLgOdPvt3uw…
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mypunksnotdead on June 29, 2025: "Via @zeteonews , @aliya.hasan_ & @dawntje.shannon 🍉 Pls follow & amplify these small, vetted family campaigns: - @mohammed_elnabih (2 children) - @elham._family (injured teenager) - @hossam_musleh (5 children) ❣️".Instagram
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Sembra proprio che, ormai, io non possa avere più un minimo di pace nemmeno con me stessa!!! È greve forse, ma veramente sono al punto in cui impazzisco malino se per più di qualche decina di minuti non riesco a tenere il mio spirito dissociato dal corpo, quindi palle.
Prima, infatti, mi stavo semplicemente facendo la doccia — come purtroppo circa ogni settimana gli spiriti delle mie pareti mi supplicano di fare, visto che sono costretti a vivere con me — e, via via che mi lavavo, mi sentivo sempre più sporca, in qualche modo. Oh, più andavo avanti e più impazzivo, perché più mi strofinavo e mi sciacquavo e più percepivo la pelle ancora ruvida, consumata, imperfetta, brutta, troppo umana e poco adatta a me; impossibile trovare pace. Ho dovuto usare più bagnoschiuma del solito (…e non che di solito io ne usi tanto, ma vabbè) e strofinare con la spugna semiruvida per qualche paio di minuti buoni, altrimenti veramente mi sarebbe esplosa la testa, è irreale. Forse in parte l’impressione di imperfezione sarà causata da quei peli stronzi delle gambe, in posizioni scomode che difficilmente riesco a togliere, perché sono talmente magra che il rasoio non aderisce bene… però giuro, se mi tocco addosso sono ruvida. Sul petto sono ruvida, sulla schiena sono ruvida, sulla fronte già mi si iniziano a formare le rughe; quindi, qualcuno converrà con me che l’aspettativa dell’esito della doccia completa non si avvicina per niente a quella che è la realtà… ok, i capelli tornano a profumare, ma per il resto non cambia una mazza e sento veramente di volermi spellare… o quantomeno di poter fare la muta come le tarantole. E invece no, devo rimanere in questo mio stato estremamente triste, e sentire tutti i miei nanobozzoli ogni volta che per qualsiasi motivo mi metto le mani addosso. 😫(…No, non so bene cosa volevo fare con questa immaginetta creata nel tentare di dare una foto a questo post, comunque, ma questo è come la mia esistenza mi fa sentire 🥰 Mi serve veramente una motosega per contrastare il mio prurito addosso!!!)
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Per chi lo conosce, Michael Crichton è uno dei più apprezzati scrittori di fantascienza degli Stati Uniti, che ha ideato mondi irreali, come Jurassic Park e Westworld. In questo libro, però, ha preso un fatto storico realmente accaduto e ha ricostruito parzialmente la storia che ha portato all’evento.
La grande rapina al treno a cui fa riferimento il titolo è avvenuta a Londra nel 1855 e Crichton si è avvalso dei resoconti giornalistici e degli atti del processo per ricostruire – e romanzate – il processo che ha portato Edward Pierce a ideare il piano, prepararlo e metterlo in pratica.
La narrazione degli eventi mi ha tenuto incollato al libro, tanto da finirlo in pochissimo tempo. Aiutano anche i capitoli piuttosto brevi, che trattano di un evento alla volta, che vengono presentati come se fossero piccoli passi per raggiungere la meta.
Nel romanzo, Pierce, pur essendo a tutti gli effetti un criminale, finisce per entrare nel cuore del lettore perché la sua genialità è impossibile da non ammirare.
Crichton si dimostra un abile narratore anche in campi diversi dalla sua amatissima fantascienza, creando un racconto verosimile e ricco di tensione e momenti da fiato sospeso che non mi aspettavo da un romanzo, di fatto, storico.
Maggiori informazioni sul libro su OpenLibrary.
#BibliofiliIncurabili #libri #Recensioni
The Great Train Robbery by Michael Crichton, 2018-03-22, Garzanti edition, eBook in ItalianOpen Library
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Di fronte a un forte sviluppo del movimento, gli organi centrali e i comandi partigiani devono affrontare problemi nuovi di gestione. L’afflusso di centinaia di giovani sulle colline langarole e tra le valli alpine mette in moto processi che cambiano la configurazione interna delle bande. Oltre ai naturali sospetti nei confronti di chiunque salga in montagna, i comandanti devono affrontare un numero crescente di ragazzi che non hanno fatto la leva e che mancano in alcuni casi di disciplina. Già a partire da luglio [1944], Comitato di Torino e comandi periferici diffondono una serie di direttive per il mantenimento dell’ordine interno delle formazioni e per il rispetto della popolazione civile. Il 24 luglio, il Comando del 1° settore cuneese e delle Langhe emana un “Bando sulla disciplina”, seguito il giorno seguente da un decreto del CLNRP relativo alle norme sulla “costituzione e funzionamento dei CLN periferici”. <299 Per far fronte agli episodi di violenza e di rapina che coinvolgono alcuni elementi del movimento, vengono inoltre costituite Commissioni di giustizia. <300
La formazione di unità sempre più grandi e strutturate richiede la creazione di un organismo che assuma la guida strategica della guerra di liberazione in tutto il nord Italia. A Milano, nel giugno, viene creato a questo scopo il Comando Generale del Corpo volontari della Libertà, che in agosto pone alle proprie dipendenze il neocostituito Comando militare regionale per il Piemonte. <301
Nel “periodo d’oro” della Resistenza tutte le bande si omologano dal punto di vista della strategia e della tattica militare. Le bande hanno un consistente numero di uomini che hanno sperimentato la guerriglia e che possono istruire le reclute e le nuove leve che si danno alla macchia dopo febbraio e maggio ’44. Le condizioni ambientali e climatiche favoriscono inoltre più le azioni di guerriglia partigiana che quelle nazifasciste. Gli attacchi continui e rapidi creano una situazione di generale insicurezza nel territorio occupato, permettendo così il graduale avanzamento partigiano dapprima nelle aree circostanti i paesi dell’alta e della bassa Langa e poi verso la fine dell’estate nelle città. Complice la prospettiva di un’imminente fine della guerra, le brigate si sono spinte nell’occupazione di vaste aree di territorio, vere e proprie zone libere. È questo l’aspetto che caratterizza principalmente la VI zona Monregalese-Langhe e Monferrato tra l’estate e l’autunno del ’44. Nel corso dell’estate si verificano ugualmente rastrellamenti che provocano diversi problemi organizzativi alle brigate. Queste però, mantenendo il loro volume di uomini e anche grazie ai rifornimenti alleati, alle sovvenzioni che riceve il CLNAI e all’invio di ufficiali inglesi in Piemonte, <302 riescono a colpire colonne tedesche, presidi delle città e stabilimenti industriali, da dove prelevano combustibili e automezzi. <303
Alba e tramonto delle zone libere
La fase di espansione del movimento partigiano trova il suo punto più alto nella liberazione di ampie fette di territorio nel basso Piemonte e nella creazione di repubbliche partigiane, in particolare nel Monferrato. <304 I principali problemi che le brigate devono affrontare nella gestione delle zone libere riguardano il controllo interno e la difesa esterna. Se per quest’ultima vengono aumentati i presidi e i pattugliamenti lungo le vallate, per l’interno vengono presi provvedimenti e date disposizioni dai comandi centrali affinché vengano individuati elementi nocivi al movimento, soprattutto tra la popolazione. A queste problematiche si sommano quelle relative alle giurisdizioni territoriali delle diverse formazioni. In più occasioni, nel periodo estivo-autunnale, si verificano episodi di sconfinamento da parte di alcune bande in territori neutri o di altre formazioni, dove vengono eseguite requisizioni irregolari o senza permesso, come si evince dalle numerose denunce fatte da civili o da comandi partigiani. Il Comando della 48ª brigata Garibaldi ad esempio, arresta due partigiani identificati come appartenenti alla Brigata “Bra” comandata da Della Rocca, perché «compievano atti di prepotenza e di violenza allo scopo di indurre i proprietari delle bestie a consegnare denaro che intascavano indebitamente». <305
Per tutto il mese di ottobre abbiamo una situazione molto preoccupante sul piano del controllo sugli uomini e su quello dei rapporti con la popolazione. Il comando della 48ª riceve infatti dai paesi di Monforte e Dogliani diverse denunce di «perquisizioni domiciliari da parte di elementi garibaldini, i quali, per il loro modo di agire […] provocano lamentele da parte degli interessati». <306 Gli abusi di potere nei confronti della popolazione di cui si macchiano alcuni partigiani proseguono anche nel periodo invernale e fino agli inizi di aprile, producendo anche casi come quello che coinvolge il tenente Speranza del 1° GDA. <307 Questo fenomeno assume proporzioni consistenti e sfocia in alcuni casi anche nel «brigantaggio», come denuncia lo stesso “Mauri”. <308
La regolamentazione delle requisizioni ai civili giunge ai comandi partigiani dal Comitato militare di Torino già dal marzo del ’44. Questa predispone criteri molto arbitrari nella gestione dei prelevamenti forzosi ai civili. Solo in un secondo momento, superata la fase riorganizzativa e, soprattutto in seguito alla situazione di generale rilassamento normativo in materia disciplinare, che si era andata creando nel periodo estivo, i comandi divisionali possono adottare criteri più precisi e regole più ferree nei confronti dei trasgressori. In un documento garibaldino del settembre viene infatti specificato che «nessuno potrà d’ora in avanti fare requisizioni o perquisizioni nelle proprietà, senza autorizzazione scritta del comando di brigata». <309 Ma il controllo di un territorio, che si fa via via più esteso, e di gruppi partigiani sempre più numerosi e dislocati in ogni dove, nelle valli e sulle colline, non permette il completo rispetto delle regole. Già nell’agosto infatti, si moltiplicano denunce ed episodi di requisizioni illecite o irregolari, <310 mentre da settembre-ottobre il fenomeno assume dimensioni sempre maggiori: <311 la 48ª Garibaldi ad esempio, denuncia una serie di requisizioni «forzate» compiute nella zona di Alba, periodo nel quale la città viene occupata dalle forze partigiane, <312 mentre i comandi provvedono a dare disposizioni per i rifornimenti e per la tutela della popolazione “data la scarsità dei grassi sarà bene disporre che solo l’intendenza generale potrà fare i prelievi, si eviterà che contingenti partigiani vicini al luogo della produzione vengano forniti in esuberanza mentre altri più distanti rimangano addirittura senza” <313
Sul piano dell’organizzazione politica interna, nel giugno ’44, il CG dà istruzioni affinché vengano costituite Giunte popolari comunali, previ accordi con i Comitati locali del CLN e con gli altri organi popolari. Le Giunte hanno i compiti di provvedere alle requisizioni, di fissare un regime di prezzi, di organizzare lavori utili per la comunità, prelevando dai «beni mobili ed immobili dei traditori della patria e provvederanno alla loro immediata utilizzazione». <314 Particolare attenzione è dedicata ai danni prodotti dalla «guerra partigiana e [d]alle rappresaglie tedesche» agli abitanti delle comunità. Vengono infatti presi provvedimenti per risarcire contadini e comunità dei danni provocati dalla guerra, azione intrapresa ai suoi esordi dallo stesso CLNRP, <315 e che viene ripresa, su decreto del CLN del luglio ’44, dalla 16ª brigata Garibaldi, la quale dispone l’accertamento dei danni provocati dai rastrellamenti tedeschi alla popolazione civile, sottolineando il delicato compito che dovrà svolgere la persona incaricata. Nel documento infatti si legge: “Egli dovrà essere un buon conoscitore del luogo e dei contadini, dovrà fare un esame scrupoloso dei danni, dando precedenza a quelle famiglie che rischiarono nella maniera più tangibile vita e averi per i patrioti, […] dovrà discriminare il reale grado di bisogno di ciascuno tenendo calcolo delle loro possibilità finanziarie di ripresa” <316
Nelle Langhe la costituzione di giunte popolari comunali nelle zone controllate dalla VI divisione “Langhe” viene avviata alla fine di agosto, <317 coinvolgendo diversi comuni lungo il Tanaro, come quello di Monchiero, <318 di Somano, Farigliano, Piozzo, <319 Monforte, <320 Castiglione Falletto. <321 Sebbene la liberazione di questi territori abbia notevole importanza politica ed economica per il movimento, è pur vero che non rappresentano un vero e proprio successo dal punto di vista militare. Benché infatti le azioni di guerriglia abbiano costretto il nemico a ritirarsi nelle città e a fuggire dalle zone periferiche e di campagna, alle formazioni è necessaria un’ulteriore prova della propria efficienza militare, per esempio attraverso la liberazione di un grosso centro cittadino. Inoltre, un’operazione di questo tipo lancerebbe un segnale non solo al nemico ma, cosa ancor più importante, sosterrebbe il morale di tutto il movimento partigiano del nord Italia. È in quest’ottica che bisogna leggere la decisione dei comandi autonomi di liberare Alba, «capitale delle Langhe».
[NOTE]299 M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., pp. 127-9
300 La costituzione avviene il 16 agosto 1944, F. Catalano, Storia del C.L.N.A.I., cit., p. 237
301 In AISRP, B AUT/mb 4 d
302 T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza, cit., pp. 84-85, 93
303 Si vedano “Relazione sull’attività svolta dalla Divisione Langhe nel periodo 1° luglio – 15 luglio 1944”, “Mauri” al CLNRP, 16.8.44 in AISRP, B 45 b, 33 e “Bollettino partigiano della VI divisione”, Comando di Divisione, 15.9.44 in AISRP, B FG 9/3
304 Sulle repubbliche partigiane nel basso Piemonte, si vedano: A. Bravo, La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato, Giappichelli, Torino, 1964; D. Carminati Marengo, “Gli esperimenti politico-amministrativi dell’estate ’44 nella zona libera delle Langhe” in Il movimento di liberazione in Italia, fasc. 1, n. 86, gen.-mar. 1967; R. Luraghi, “Le amministrazioni comunali libere nelle Langhe” in Il movimento di liberazione in Italia, Luglio-settembre ’59, p. 9; R. Omodeo, “Esperienze di autonomi e garibaldini nelle amministrazioni civili delle Langhe” in R. Amedeo (a cura di), Resistenza monregalese: 1943-1945. Val Casotto – Valli Tanaro, Mongia, Cevetta, Langhe – Valli Ellero, Pesio, Corsaglia, Maudagna, Josina, Centro studi partigiani autonomi, Torino, 1986
305 Il comando della VI divisione informa il magg. “Mauri”, superiore di Della Rocca dell’episodio, specificando che «Quando non conseguivano questo intento inducevano i venditori a maggiorare il peso della bestia spillando poi agli stessi la differenza in contanti, quotando le bestie a L. 100 il mg. Una volta informato, “Comunicazione del Comando 48ª brigata Garibaldi”, f.to Montanaro, La Morra, 11.10.44, in AISRP, B AUT/mb 2 b. Della Rocca, informato del fatto, provvede all’arresto dei due partigiani. Si veda anche “Comunicazione del comando VI divisione Langhe – 48ª brigata Garibaldi al maggiore Mauri”, 12.10.44, in AISRP, B AUT/mb 2 b
306 48ª brigata Garibaldi, in AISRP, B FG 9/3
307 Il ten. Speranza, accompagnato da alcuni dei suoi uomini, opera una perquisizione in una casa di Perletto ritenuta abitata da una famiglia fascista. Quando i partigiani dello Speranza si accorgono dell’errore e lo comunicano al tenente, questi risponde che oramai era troppo tardi per tornare indietro, “Processo verbale di interrogatorio dei partigiani Hans e Mery del distaccamento di Bergolo”, EILN – Comando Polizia Partigiana 1° GDA, 19.4.45, in AISRP, B AUT/mb 2 b
308 «[il fenomeno] sta assumendo forme e proporzioni preoccupanti. […] In questi soli 15 giorni sono stati proditoriamente assassinati nel disimpegno delle loro funzioni 2 carabinieri ed un altro patriota, addetti al servizio di polizia», “Relazione sull’attività svolta nel periodo dal 1° al 15 gennaio 1945”, EILN – Comando 1° GDA al CLNRP, “Mauri”, 18.1.45, in AISRP, MAT/ac 14 e. In una zona per certi versi simile alle Langhe, nella fascia appenninica tra la Toscana e l’Emilia, vediamo sorgere problematiche della stessa natura. Come scrive Massimo Storchi, parlando del contesto nel quale operava “Azor”, vicecomandante della 76ª brigata: «nei confronti dei possidenti agrari […] era necessario attivare un rapporto di fiducia che li mettesse al riparo da periodiche elargizioni, se non addirittura da prelevamenti illegali operati da singoli o gruppi che agivano autonomamente», in M. Storchi, Sangue al bosco del Lupo. Partigiani che uccidono partigiani. La storia di “Azor”, Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2005, pp. 42-3
309 “Ai distaccamenti dipendenti”, Comando 48ª brigata Garibaldi, f.to Delegato civile “Retto”, Comm. Pol. “Beccaro”, 20.9.44, in AISRP, C 14 a
310 “Requisizione autoveicoli”, Comando 16ª brigata Garibaldi ai comandi dei distaccamenti, Capo di Stato Maggiore “Trentin”, 12.8.44, in AISRP, C 14 a
311 “Signor Sebaste Osca[r] di Gallo fabbricante di torroni: requisizione miele nocciole e torrone”, Commissario intendente ai Comandi della VI divisione Langhe e della 48ª brigata Garibaldi, 7.10.44, in AISRP, B FG 9/3, 64; “Al comando della 48ª brigata Garibaldi”, f.to “Nunu”, La Morra, 9.10.44; e altri documenti in AISRP, B AUT/mb 2 b
312 Vari documenti su requisizioni forzate presenti in AISRP, B FC 9/3
313 “Ai distaccamenti dipendenti”, Comm. Pol. “Beccaro”, 20.9.44, in AISRP, C 14 a
314 G. Rochat (a cura di), Atti del Comando Generale, cit., doc. 3, p. 48
315 Disposizione “per il risarcimento dei danni cagionati dal nemico alle popolazioni e in ispecie ai patrioti…” citato in R. Battaglia, Storia della Resistenza italiana, cit., p. 208
316 “Pagamento danni causati ai contadini dai rastrellamenti”, Comando 16ª brigata d’assalto Garibaldi “Generale Perotti” al distaccamento “Islafran”, 4.7.44 in AISRP, C 14 a
317 “Costituzione delle giunte popolari comunali”, Comando VI Divisione Garibaldi a tutti i commissari politici e delegati civili, 19.8.44, in AISRP, C 14 d; si veda circolare simile del 10.9.44, Ivi
318 “Relazione”, Il presidente del comitato comunale alla VI divisione Langhe, Monchiero, 8.9.44 in AISRP, B FG 9/3
319 Si vedano documenti presenti in AISRP, B FG 3/1
320 Ibidem
321 Ibidem
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013
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CALL FOR WORKS da parte di vari siti di ricerca letteraria al momento (e si spera anche in futuro) attivi:
dal 24 luglio al 24 agosto è possibile inviare alla mail unica gammmatica [at] gmail.com proposte di pubblicazione di testi non assertivi e/o opere grafiche o verbovisive.
NON opera omnia, NON racconti, NON romanzi, NON poesie, NON tavole parolibere futuriste. INFO: t.ly/1cF56
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Quella dello scorso 13 luglio 2025 è stata una giornata per la comunità burkinabè piemontese e per il comune di Chieri, dove si è tenuta la giornata di solidarietà organizzata dall’Associazione Burkinabè di Torino in collaborazione con il CAMSAFA di Chieri.
“È una bellissima collaborazione che porta alla realizzazione della Giornata dell’Amicizia e della Fratellanza per il Burkina Faso.” Queste le parole di Edmond Traore, Consigliere Comunale di Feletto e Presidente dell’Associazione dei Burkinabè di Torino, mentre descrive il significativo rapporto di cooperazione con il CAMSAFA (Centro Animazione Missionaria Sacra Famiglia) di Chieri.
L’incontro tra queste due realtà è frutto di una condivisione di valori e obiettivi. “Ho conosciuto la loro realtà che da anni svolge volontariato in Burkina Faso e ho visto portare qui i valori del nostro paese, la cultura e il forte senso di fratellanza. Ho percepito un’atmosfera familiare. E così abbiamo pensato: perché non costruire qualcosa insieme?”
Da questa sinergia è nato il progetto di organizzare la Giornata dell’Amicizia e della Fratellanza per il Burkina Faso, tenutasi appunto domenica 13 luglio 2025 presso Villa Brea a Chieri.
“Abbiamo scelto il tema dell’amicizia,” aggiungono le due associazioni, “per il suo significato profondo: essa rappresenta un rapporto basato su fiducia, simpatia, affetto e una reciproca scelta, presente in ogni epoca e in ogni luogo, pur rimanendo inafferrabile per qualsiasi teoria. L’amicizia implica un rapporto paritario, che la distingue da altri legami affettivi.” Accanto a questo, il concetto di fratellanza si radica in un sentimento duraturo di affetto e benevolenza reciproca.
In tutte le culture, l’amicizia è percepita come un legame fondato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca; valori che uniscono le due organizzazioni. “Desideriamo celebrare l’amicizia tra le nostre comunità e rafforzare il legame che ci unisce come associazioni fraterne impegnate nel bene comune e nelle cause umanitarie di mutuo soccorso.”
La giornata ha anche scopi di solidarietà ed un’opportunità per sensibilizzare sulla difficile situazione attuale in Burkina Faso. Negli ultimi anni, il paese ha subito conflitti armati provocati da gruppi terroristici e milizie locali, con conseguenze devastanti che hanno generato oltre 2 milioni di sfollati interni. L’Associazione dei Burkinabè di Torino, insieme ad altre realtà presenti in Italia (fra cui anche la nostra associazione di Bressanone), sta contribuendo attivamente all’invio di aiuti umanitari, alimentari ed economici, per supportare gli sfollati.
La giornata è iniziata alle 9.30 con la celebrazione della Santa Messa, seguita alle 10.30 da un dibattito sulla situazione in Burkina Faso. Alle 12.00 il pranzo di convivialità con piatti tipici burkinabè e barbecue. Nel pomeriggio alle ore 16.00, si è svolta una partita di calcio (Burkina Faso-Italia). Infine alle ore 18.00 è calato il sipario sull’evento. Durante la giornata, i partecipanti potranno godere dell’intrattenimento musicale del gruppo Folikela, guidato da Moussa Sanou.
Un’importante occasione quindi per unire culture, testimoniare solidarietà e rafforzare i legami di amicizia tra Italia e Burkina Faso.
A.B.T Associazione Dei Burkinabe Di Torino. 612 J’aime. Organisme communautairewww.facebook.com
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Il nostro futuro si giocherà in Africa. Il mondo la osserva con un’attenzione nuova. È il baricentro demografico del pianeta: lì si concentrerà la crescita della popolazione in questo secolo, mentre la denatalità avanza altrove. Un’altra sfida riguarda le materie prime, in particolare materiali strategici nella transizione verso un’economia sostenibile: molti dei minerali e metalli rari indispensabili per i pannelli solari o le auto elettriche vengono estratti in Africa. Del continente gli italiani conoscono solo una narrazione pauperistica e catastrofista. L’Africa è descritta come l’origine della «bomba migratoria» che si abbatterà su di noi. Viene compianta come la vittima di tutti gli appetiti imperialisti e neocoloniali: quelli occidentali o la nuova invasione da parte della Cina. Fa notizia solo come luogo di sciagure e sofferenze: conflitti, siccità e carestie, sfruttamento e saccheggio di risorse, profughi che muoiono attraversando il Mediterraneo. Dagli anni Settanta, quando si spensero le prime speranze di rinascita nell’epoca dell’indipendenza post-coloniale, l’Occidente ha mescolato la sindrome della pietà, i complessi di colpa e una «cultura degli aiuti umanitari» destinata a creare dipendenza e corruzione. Contro gli stereotipi s’impone una nuova narrazione. Ce la chiedono autorevoli personalità africane, che si riprendono il diritto di raccontare l’Africa così com’è davvero, senza piangersi addosso, ribellandosi ai luoghi comuni occidentali. L’Africa non è una nazione, è un continente immenso con diversità enormi, dal Cairo a Johannesburg, da Addis Abeba a Lagos. Non è solo sofferenza e fuga, come dimostra la sua straordinaria vitalità culturale. A New York, Londra e Parigi siamo invasi da romanzi, musica, film, pittura e mode creati da nuove generazioni di artisti africani. La diaspora brilla per le eccellenze: negli Stati Uniti i recenti immigrati dall’Africa hanno dato vita a una delle comunità etniche di maggior successo. Esiste un protagonismo africano. Sbagliamo quando descriviamo il continente soltanto come «oggetto» di manovre altrui (America, Cina, Russia, Europa). Senza ricadere nelle illusioni dell’Afro-ottimismo che già si sono accese e spente nei decenni passati, questo saggio è una provocazione contro la pigrizia intellettuale e un antidoto contro le lobby che usano l’Africa per i propri scopi. Il nostro sguardo deve cambiare perché lo sguardo degli africani su se stessi sta cambiando. Fallito il modello degli aiuti, fallite le dittature e gli statalismi, mentre c’è chi tenta di importarvi il «modello asiatico», noi europei dobbiamo uscire dalla nostra passività. Quasi un ventennio fa, Federico Rampini fece scoprire agli italiani un’Asia nuova, in vorticoso cambiamento, con i bestseller Il secolo cinese e L’impero di Cindia. Oggi affronta con lo stesso approccio spregiudicato il Grande Sud globale, guidandoci nella sua riscoperta senza paraocchi, da testimone in presa diretta, attraverso reportage di viaggio e dando la voce a personaggi che fanno la storia.
Dal libro
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CFW: dal 24 luglio al 24 agosto 2025 è possibile inviare alla mail unica gammmatica [at] gmail.com proposte di pubblicazione di testi non assertivi (scritture di ricerca) e/o opere grafiche o verbovisive.
non opera omnia, non racconti, non romanzi, non poesie, non tavole parolibere futuriste.
accludere:
solo agli invii che verranno accolti sarà data risposta: se non c’è risposta entro il 30 settembre 2025, il materiale è da considerare non accolto.
lo spazio in rete che pubblicherà il materiale potrà essere uno dei seguenti (l’autrice o autore che invia può inoltre ricevere eventuali richieste di pubblicare opere diverse anche su più di una sede tra queste):
GAMMMATICA (rubrica della rivista cartacea “l’immaginazione”)
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Regà, aiuto. Io vorrei ogni giorno arrivare a fine giornata senza bestemmiare, ma purtroppo non è fottutamente mai possibile, perché c’è sempre qualcosa che non funziona!!! E boh, ultimamente allora non capisco se sono io che sto diventando sempre di più una calamita per gli insetti digitali di merda, o se tra le tante cose è Firefox che è sempre più rotto… e stasera lui ha deciso di fare il seguente. 💩
Stavo facendomi i benedettissimi cazzi miei, quando così, dal nulla botto, noto che il merdardo inizia a laggare malissimamente… e noto anche che uno dei tanti processi del programma stava prendendo circa 2 GB di RAM — per fare cosa, non si sa bene, visto che ho anche l’estensione che scarica dalla memoria le schede inattive. Nel task manager di #Firefox appariva come “GPU”, e infatti, quando ho cliccato sulla X per ucciderlo, la finestra ha flashato un attimo… ma invece per Windows il processo era rimasto, e qui escono le rogne. 💔
A questo punto (ovviamente, perché l’utente vittima sono io) ha iniziato a peggiorare sempre di più, a tratti freezandosi per interi secondi mentre cercavo di navigare o scrivere… addirittura, nel fare Alt+Tab da finestre di altre app ad una del browser, sembrava non accadesse nulla, perché a schermo la finestra non appariva subito, impiegava secondi. Tutto questo, però, nel mentre che il video di YouTube in riproduzione sull’altro schermo (sempre in Firefox) filava liscio… il che rende tutto ancora più insensato. 😭
Quindi (e menomale, così tutti possono vedere la schifezza!) ho filmato la cacca, e si vede bene come in certi momenti prende e si blocca — cosa che si riflette in quel processo scassato che prende un intero core della CPU e diventa irresponsivo agli occhi di #Windows — poi appena si riprende digita in un colpo solo tutto quello che avevo scritto o esegue tutti i click che avevo cercato di inviare… fa schifo alla merda, e che cazzo! E alla fine si è pure incazzato di quanti click stavo facendo, perché ha preso ed è crashato completamente, senza permesso, cosa che mi avrebbe pure fatto perdere le schede in incognito aperte se non le avessi salvate in tempo (e questo non so se sia un crash interno o se è stato Windows che lo ha ucciso, ma qualunque sia la causa non si può continuare così… Non ce la faccio più!!! 😫😣)
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Sono giovani, hanno circa trent’anni, risiedono in comuni diversi della nostra isola, lavorano in settori differenti, ma si sono ritrovati attorno ad un interesse comune: la difesa del territorio. In particolar modo la difesa dalla distruzione degli incendi, che – estate dopo estate – divorano alberi, vegetazione, edifici, non risparmiando talora le persone.
Ecco perché Andreina Albano, […]
Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/21/ince…
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mtmteatro.it/antonio-vangone-u…
(n.b.: la preview dei testi può apparire sfocata, ma il testo si fa nitido cliccandoci su)
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di Antonio Zoppetti
Il giornalista ferma un visitatore in fiera.
L’intervistato, in piedi davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: “Visto che stamattina volevo fare una pausa per staccare, invece di andare a correre come faccio spesso, ho pensato di fare un giro in fiera per concedermi qualche acquisto. Ho scoperto che ci sono anche dibattiti e spettacoli. Mi sembra una manifestazione di alto livello e senza concorrenti, in questa piccola città di provincia”.
Impassibile, il giornalista riassume per il suo pubblico la sua fedele trascrizione: «Per un break e un po’ di relax, invece di fare jogging, meglio concedersi un tour in fiera e approfittarne per fare shopping. Tra talk e show, questo happening al top pare non abbia competitor in città.”
Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua a base inglese. Funzionari e tecnici, esperti e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono, parlano, pensano in itanglese.
Caratteristica principale dell’antilingua in itanglese è quella che definirei il «terrore semantico» verso l’italiano, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato storico in italiano, da sostituire con elementi dal suono e dalla grafia in inglese, come se «concorrente», «giro» o «pausa» fossero parole oscene di fronte a competitor, tour o break, come se «rilassarsi», «fare compere» o «andare a correre» indicassero azioni turpi rispetto al relax, allo shopping e al jogging.
Nell’itanglese gli elementi distintivi dell’italiano sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che devono suonare in inglese, anche a costo di risultare vaghi e sfuggenti.(…) Chi parla itanglese ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: «(…) La mia «funzione» è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia «funzione» è più in alto di tutto, anche di me stesso ». La motivazione psicologica dell’itanglese è la mancanza d’un vero rapporto con la nostra storia e cultura, ossia in fondo l’odio per se stessi. La lingua invece vive solo d’un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d’una pienezza esistenziale che diventa espressione. Perciò dove trionfa l’iitanglese – l’antilingua di chi non sa dire «equivoco», ma deve dire «misunderstanding» – la lingua italiana viene uccisa.
A distanza di 60 anni, ho provato a riscrivere così il celeberrimo passo di Italo Calvino sull’antilingua (uscito su Il Giorno del 3 febbraio 1965), sostituendo gli esempi di “burocatichese” con quelli in itanglese. A parte qualche forzatura, questo attingere all’angloamericano sistematico e compulsivo è diventato la norma, nella comunicazione mediatica e in sempre più settori.
Nel brano originale era la lingua naturale e spontanea del testimone a essere riscritta nell’antilingua del verbale dei carabinieri. “Stamattina presto andavo in cantina ad accedere la stufa e ho trovato tutti questi fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena” diventava: “Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinnovamento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di avere effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano”.
Anche Claudio Marazzini ha osservato che “oggi l’inglese svolge appunto la funzione di burocratese e sfocia in quello che Calvino chiama antilingua, cioè una lingua che si stacca dalle parole dell’uso comune per rifugiarsi in un orizzonte vago e artificioso, proprio per questo rassicurante, in quanto evasivo rispetto alla realtà.” Per rendersene conto basta leggere il Sillabo per l’imprenditorialità sfornato dal Ministero dell’Università o il Piano scuola 4.0: “Per imparare a essere imprenditori non occorre saper lavorare in gruppo, bensì conoscere le leggi del team building, non serve progettare, ma occorre conoscere il design thinking, essere esperti in business model canvas e adottare un approccio che sappia sfruttare la open innovation, senza peraltro dimenticare di comunicare le proprie idee con adeguati pitch deck e pitch day. Più che un’educazione all’imprenditorialità, questo documento sembra promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana e delle sue risorse nei programmi formativi delle forze imprenditoriali del futuro.”(C. Marazzini, “Ecologia degli idiomi nazionali: sostenibilità delle lingue e salute dell’italiano” in L’italiano e la sostenibilità, a cura di Marco Biffi, Maria Vittoria Dell’Anna, Riccardo Gualdo, goWare, Firenze 2023, pp. 166-167).
Tra le principali differenze tra l’antilingua e l’itanglese, la prima incarna la dissoluzione della chiarezza e della concretezza, il secondo va nella stessa direzione ma punta all’abbandono dell’italiano perché vuole infiorettare qualunque cosa con suoni inglesi. Inoltre, fuori dal gergo burocratico degli addetti ai lavori, nessuno difenderebbe lo stile dell’antilingua, nessuno auspicherebbe che un simile modello possa uscire dal suo ambito per penetrare nella letteratura, nella comunicazione di tutti i giorni e nella lingua comune. L’itanglese è invece preferito e ostentato dalle classi alte, si allarga grazie alle scelte lessicali considerate più prestigiose proprio in quelli che Pasolini definiva i centri di irradiazione della lingua, e che per Gramsci costituivano il modello linguistico delle classi dirigenti che poi si estende alle masse che lo prendono come canone e lo imitano. Basta pensare a una comunicazione delle Fs rivolta al cittadino che recita: “Per visualizzare i Barcode del tuo ticketeless effettua il Self Check-in dal tuo smartphone”, mentre si potrebbe formulare più chiaramente: “Per visualizzare i codici a barre del tuo biglietto digitale effettua il convalida dal tuo dispositivo”.
L’itanglese si amplia di giorno in giorno grazie alle scelte lessicali dei comunicatori che invece di impiegare la lingua del destinatario preferiscono educarlo al loro modello linguistico in cui l’anglicismo scalza l’italiano e la lingua di tutti. Ciò dipende da una cultura coloniale dove gli intellettuali non sanno far altro che formarsi su testi inglesi di cui si ripetono le pratiche e i concetti con le stesse parole, senza saperli e volerli tradurre in italiano. In questo contesto l’anglicismo ha il sopravvento, e sul principale quotidiano “italiano” – in una “newsletter” denominata “Big Bubble” – un’espressione incomprensibile ai più come fence-sitting (letteralmente “sedersi sul recinto”) viene usata al posto di indecisione o esitazione, in attesa che anche gli ignavi di Dante diverranno forse fence-sitter(s).
Tutto ciò avviene, giorno dopo giorno, con la complicità di certi linguisti ignavi, che invece di deprecare questo fenomeno lo difendono e lo accettano in nome di un presunto descrittivismo. Questi linguisti si limitano a registrare le parole “in uso” senza voler intervenire, ci raccontano, anche se non raccontano affatto che questo “uso” legittimatore è quello delle élite anglomani, non certo quello delle masse che lo subiscono. Così facendo credono di essere “neutrali”, ma non prendere posizione davanti a una lingua dominante che sta schiacciando l’italiano e lo sta facendo regredire e abbandonare, non significa essere neutrali, significa essere complici di un’anglicizzazione selvaggia che è l’effetto collaterale di una dittatura dell’inglese globale che sta mettendo a rischio le lingue nazionali sul piano della cultura, prima ancora di quello linguistico. E infatti, questi stessi linguisti descrittivi a fasi alterne, non si sognerebbero mai – in nome dell’uso – di legittimare il burocatichese o l’antilingua, che deprecano nonostante sia in uso in molti ambiti, così come non si fanno alcuno scrupolo a diramare linee guida per cambiare l’uso storico dell’italiano in nome del politicamente corretto, per mettere al bando parole come “negro” o “razza”, per educare alla femminilizzazione delle cariche o al linguaggio inclusivo. La sacralità dell’uso viene invocata per affermare l’itanglese, e messa sotto al tappeto negli altri casi, se fa loro comodo.
Con il senno di poi, l’antilingua di Calvino non ha avuto il sopravvento, è rimasta confinata nei suoi settori marginali del burocratichese, senza diventare lingua comune di tutti. L’itanglese, al contrario, si impone come una lingua “superiore”, moderna e internazionale; per qualche anglomane dalla mente colonizzata certe scelte di ricorrere all’anglicismo sarebbero addirittura “necessarie”.
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Il 17 luglio 2025, l’Agence de financement et de promotion des petites et moyennes entreprises (AFP/PME) ha inaugurato presso l’hotel di città di Ouagadougou un laboratorio nazionale dedicato alla validazione dei progetti volti a promuovere la creazione e lo sviluppo delle startup in Burkina Faso. Questo incontro, conclusosi il 18 luglio, rappresenta una tappa importante nell’elaborazione di un quadro giuridico noto come “Startup Act”.
Il laboratorio riunisce tutti gli attori dell’ecosistema imprenditoriale, inclusi i rappresentanti dei ministeri responsabili delle PMI, delle Finanze, le strutture di supporto, gli incubatori, gli investitori, nonché imprenditori e startup provenienti da diverse regioni del paese. L’iniziativa è sostenuta dall’AFP/PME con il supporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD).
Secondo Issa Traoré, direttore generale dell’AFP/PME, l’obiettivo non è solo quello di validare una legge, ma anche di assicurarne l’attuazione attraverso decreti applicativi, evitando così un testo incompleto o difficile da eseguire. Questo processo si inserisce in una visione ambiziosa di trasformare il Burkina Faso in un polo di innovazione, sia a livello africano che globale. Traoré ha sottolineato come il percorso sia stato intrapreso in maniera partecipativa, coinvolgendo attraverso vari workshop tematici organizzati tra marzo e giugno 2025, le parti interessate. Tali consultazioni hanno permesso di redigere un primo progetto di legge che tiene conto delle realtà delle startup burkinabè e delle best practice internazionali.
Traoré ha evidenziato che, sebbene le startup siano in forte crescita nel paese, esse affrontano notevoli sfide a causa della mancanza di un quadro giuridico chiaro, tra cui ritardi burocratici, accesso limitato ai finanziamenti e assenza di misure specifiche per incentivare l’innovazione. Ha inoltre affermato che questo futuro framework legale rappresenta già un’innovazione, frutto di una collaborazione con altri paesi africani come Tunisia e Senegal, pionieri nel settore. Una volta adottato, il testo dovrà definire chiaramente lo status di startup, offrire incentivi fiscali, semplificare le procedure amministrative e garantire la protezione della proprietà intellettuale sui progetti innovativi.
Seydou Ilboudo, consigliere tecnico che rappresenta il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (MICA), ha aperto i lavori sottolineando l’importanza di un quadro legale specifico per superare gli ostacoli istituzionali e normativi che rallentano il potenziale imprenditoriale del paese. Ha enfatizzato la necessità di unire gli sforzi dello Stato, del settore privato e dei partner tecnici e finanziari per sostenere questa iniziativa. Ilboudo ha anche richiamato l’attenzione sulla gioventù della popolazione burkinabè, con quasi il 67% sotto i 30 anni, e ha affermato che il testo contribuirà a creare posti di lavoro, rafforzare l’auto-imprenditorialità e migliorare l’occupabilità di giovani e donne. Temi fra l’altro cari anche alle istituzioni europee che negli anni passati hanno finanziato, anche in Alto Adige, diversi progetti per promuovere, formare, sostenere iniziative di tale genere, soprattutto in un momento in cui la questione occupazionale era piuttosto grave. Quando le aziende non assumono, avere la possibilità di arrangiarsi, ricavandosi magari una nicchia lavorativa, permette alle persone di avere una fonte di sostentamento.
Il PNUD, partner strategico del progetto, considera Startup Act uno strumento di sviluppo sostenibile (anche questo, un concetto chiave delle politiche economiche dell’Europa, che si cerca di esportare nei paesi meno sviluppati). Dieudonné Kini, rappresentante ad interim del PNUD, ha dichiarato che le startup rappresentano un elemento chiave per l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e la trasformazione economica del paese. Ha ricordato che l’innovazione è un settore ad alto potenziale ma anche ad alto rischio, richiedendo un contesto protettivo. Sono anche fra le attività a maggior rischio di fallimento. “Le startup non sono solo un fenomeno passeggero; esse possono trasformare un’economia”, ha affermato Kini, sottolineando l’importanza di fornire ai giovani talentuosi del Burkina Faso le risorse necessarie per esprimere il loro potenziale.
Issa Traoré ha ribadito che l’iniziativa rappresenta una risposta concreta a un’esigenza nazionale, sottolineando la necessità di soluzioni per migliaia di laureati disoccupati che si aggiungono ogni anno (proprio come in Italia…). Le startup, grazie al loro potenziale di rapida crescita, potrebbero fungere da vettore non solo per la creazione di posti di lavoro, ma anche per la generazione di introiti ed il miglioramento della competitività del paese. Ricordiamo che in Burkina Faso si tengono o si sono tenuti eventi ad alto tasso d’innovazione come il Panafrican Robotics Fair (PARF) nel 2021, il recente forum sull’intelligenza artificiale, i quali rappresentano solo un primo passo verso la concrete realizzazione ed attuazione di progetti nei settori a più alto tasso d’innovazione, dove spesso sono proprio le startup a fare da motore trainante.
Al termine delle due giornate di lavoro, i risultati finali saranno elaborati e trasmessi al Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato. La fase successiva del processo sarà responsabilità del governo, con l’obiettivo di una rapida approvazione del decreto Startup Act.
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Buongiorno cari lettori! Oggi voglio parlavi di questa nuova collaborazione con Aboca editore. Mi sono avvicinata ai libri di Aboca da qualche anno e ora ho avuto il piacere di approfondire i loro testi grazie a questo libro che mi hanno gentilmente mandato dopo il salone del libro. Prima di tutto ringrazio la casa editrice e la responsabile ufficio stampa Elisa per la fiducia che hanno avuto nei miei confronti e in secondo luogo il blog che mi ha permesso di raggiungere notevoli risultati ed avere l’accredito.
Iniziamo però questo racconto attraverso il libro Medichesse e di che cos’è per l’autrice e per me il dono della cura!
Titolo: Medichesse: la vocazione femminile alla cura
Autrice: Erika Maderna
Casa editrice: Aboca Editore
Data pubblicazione: 2022
Formato: Cartaceo
Pagine: 208
Link: abocaedizioni.it/libri/mediche…
OGNI ERBA DOTATA DI SPECIALI POTERI, QUALUNQUE RADICE UTILE A GUARIRE NASCA IN TUTTO IL MONDO, È MIA.
Erika Maderna, laureata in Etruscologia e Archeologia Italica presso l’Università degli Studi di Pavia, si è stabilita anni fa nella Maremma toscana, spinta dal richiamo della terra degli Etruschi. Vive a Grosseto, dove insegna, scrive articoli, traduzioni e saggi di cultura e archeologia classica. Per Aboca Edizioni ha scritto: Aromi sacri, fragranze profane. Simboli, mitologie e passioni profumatorie nel mondo antico (2009), Le mani degli dèi. Mitologie e simboli delle piante officinali nel mito greco (2016), Con grazia di tocco e di parola. La medicina delle sante (2019), Medichesse. La vocazione femminile alla cura (2021), Per virtù d’erbe e d’incanti. La medicina delle streghe (2023) e La memoria nelle mani. Storie, tradizioni e rituali delle levatrici (2024).
Donne, questo il grande tema del libro! Attraverso le pagine del saggio riusciamo ad accogliere ed apprezzare ruoli particolari del mondo femminile. L’autrice ripercorre il mondo della medicina e della cura come dono negli anni della storia dell’esistenza umana partendo dall’antichità fino al XVII secolo.
Un elemento che mi ha colpita particolarmente è la prefazione della Dottoressa Rita Pagiotti docente di botanica della prestigiosa Università di Perugia. Ho trovato interessante l’apertura mentale della dottoressa che anzichè additare come “pazze” queste donne le ammirava. Non è facile trovare qualcuno che possa avere questa opinione dal mondo accademico e ne sono rimasta piacevolmente stupita!
Altro aspetto molto interessante, dal mio punto di vista, è la bibliografia particolareggiata e che permette al lettore di approfondire ogni aspetto del libro tramite altri saggi altrettanto accattivanti.
E’ visibile fin dalle prime pagine la profonda ricerca della Dottoressa Maderna e della sua passione per questi temi.
Dal punto di vista della struttura del libro, troviamo sicuramente un font e interlinea agevole che permette al lettore di immergersi senza difficoltà nel testo.
Il libro è arricchito da elementi estetici come foto e tavole di botanica che rendono il testo ancora più interessante da osservare. Un elemento che apprezzo molto è quando il libro diventa oggetto estetico e in questo caso la casa editrice è riuscita a farlo nel modo migliore.
Tra queste foto troviamo anche ricette antiche di Metrodora e Trotula, due delle più importanti medichesse di qiesto saggio.
La copertina è notevolmente curata, di buona fattura e che vale tutti i soldi del testo.
Affrontare questo libro è sicuramente un momento di cura, di accettazione e di riflessione. Già dalle mie parole iniziali avrete capito che in generale ho amato questo testo ma approfondiamo meglio il perchè.
La lettura è molto rapida ad avvincente nonostante si tratti di un saggio e a prima vista possa risultare “pesante” o un ostacolo per chi non è avvezzo a questo mondo.
Ad esempio nel primo capitolo si narra di come le dee guaritrici e taumaturghe sono state declassate a maghe, streghe e fattucchiere e nel migliore dei casi diventate erboriste. Viene raccontato di come la loro conoscenza antica sia stata portata avanti dalle donne per via oracolare e nascosta, tramandata di madre in figlia e di come la medicina degli uomini sia sempre stata vista come “migliore” a discapito di quella delle donne che erano relegate a professioni come ostetriche o cosmetologhe.
Nello stesso capitolo vengono citate a esempio Igiea e Panacea, figlie di Esculapio, che curavano e guarivano.
Riassumendo, ed andando alle conclusioni, ritengo che sia un testo che tutti gli appassionati delle erbe e della storia della medicina femminile e alternativa debbano leggerlo.
La scrittrice permette di rendere di facile lettura argomenti storici, magari anche ostici, ed innamorarsi di ogni singolo personaggio citato.
Non vedo l’ora di leggere altro di questa autrice, il mio voto complessivo del libro non può che essere di 5 stelle su 5!
Vi ringrazio come sempre di aver letto questo articolo, per ogni curiosità o richiesta potete compilare il modulo sottostante.
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Donne, streghe e Medichesse: il dono della cura - Il Mago di OzMargherita Bertola (Magozine.it)
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a cura di A.L. Rees, Duncan White, Steven Ball, David Curtis (2011)
Essay collection about expanded cinema, foregrounding British, American, German artists and writers.ContentsPreface by A.L. Rees, Duncan White, Steven Ball,...Internet Archive
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Il nuovo Coordinatore nazionale antifrode (CNLF), Dr. Mohamadi Compaoré, è stato ricevuto in udienza dal Controllore generale dello Stato, Lassané Compaoré, presso l’Autorità superiore per il controllo dello Stato e la lotta contro la corruzione (ASCE-LC). Questo incontro si è svolto a seguito di una richiesta da parte del CNLF, desideroso di presentarsi ufficialmente e di esprimere la propria intenzione di instaurare una cooperazione fruttuosa con l’ASCE-LC, volta a garantire una maggiore efficienza nella lotta contro le pratiche fraudolente e l’imperante corruzione.
Il Dr. Compaoré ha messo in evidenza come la frode e la corruzione rappresentino due aspetti interconnessi di uno stesso problema, portando conseguenze devastanti per l’economia del Burkina Faso. In questo contesto, ha sottolineato l’importanza cruciale della collaborazione tra istituzioni per raggiungere risultati tangibili e duraturi nella lotta contro questi fenomeni negativi.
Dal canto suo, il Controllore generale dello Stato ha ribadito la necessità di un’efficace cooperazione fra le diverse istituzioni, essenziale per garantire una gestione sana e virtuosa delle risorse pubbliche del Paese. Le discussioni tra i due funzionari hanno dunque condotto alla definizione di una serie di azioni congiunte. Entrambi si sono impegnati non solo a intensificare la lotta contro la frode e la corruzione, ma anche a porre le fondamenta per un sistema permanente destinato a ridurre questi flagelli alle loro manifestazioni più semplici.
Questo incontro segna un passo significativo nella direzione di un impegno condiviso e coordinato, mirato ad una maggiore trasparenza ed equità.
Come associazione operante in Burkina Faso non possiamo che auspicare che il nuovo venuto porti realmente a dei cambiamenti soprattutto nel settore delle dogane, dove la corruzione raggiunge livelli altissimi ed i nostri container per poter attraversare il confine devono sottostare a sempre più pesanti vessazioni economiche, cosa in altre nazioni africane non avviene, in quanto gli aiuti umanitari non sono sottoposti a dazi.
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Iante Roach, direttrice creativa, presenta lo spettacolo
GAZA ORA
ritratti da Hossam
Roma – Teatro India, martedì 22 luglio 2025
youtu.be/byvS_5e9CvE
(intervista audio a cura di Federico Raponi)
info
teatrodiroma.net/spettacoli/st…
tuttascena1.wordpress.com/2025…
#FedericoRaponi #Gaza #GazaOra #IanteRoach #RitrattiDaHossam #teatro #TeatroIndia
All’ombra del gazometro, un fiume in piena di musica, teatro, incontri e performance. Un’estate immersiva di arte e comunità al Teatro India un’offerta artistica intergenerazionale trasforma gli spazi teatrali in un dinamico punto di riferimento per …Teatro di Roma
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Anche stavolta Jon Jones riesce a essere protagonista senza combattere. E lo fa alla sua maniera: con Dana White che lo piazza tra i “troppo rischiosi” per il grande evento UFC alla Casa Bianca previsto per il 4 luglio 2026. Hai letto bene: UFC alla Casa Bianca. Ma senza Bones.
In un’intervista recente, Dana White è stato chiarissimo:
“Non posso rischiare di metterlo in una posizione così importante e che qualcosa vada storto. Soprattutto con la card della Casa Bianca.”
Tradotto: “Ci fidiamo talmente poco che non vogliamo sorprese sul prato della residenza presidenziale.”
E se conosci anche solo un po’ il passato (burrascoso) di Jones, capisci che Dana forse, forse, non ha tutti i torti.
ZERO.
Perché dico questo?
Sarebbe anche divertente vedere un britannico britannico (Aspinall) sdraiare un americano (Jones) alla Casa Bianca alla festa della liberazione statutinitense.
Non penso sia proprio il sogno dell’ufficio stampa UFC.
Se ricordate Jon Jones ha (di nuovo) rinunciato al ritiro, è tornato nel programma antidoping e ha dichiarato che sarebbe felicissimo di combattere in quell’evento storico. Questo dopo un paio di mesi che si era ritirato.
L’idea come dicevo? Quella che tutti vogliono: Jon Jones vs. Tom Aspinall.
Peccato che Dana oggi ci crede meno di chi aspetta Half-Life 3.
Il punto non è solo Jones. Qualcuno l’ha detto bene:
“I più grandi nomi dell’UFC – Conor e Jones – sono anche i meno affidabili.”
E per un evento delicato, con i riflettori di tutto il pianeta, Dana vuole sicurezze. E forse Bones non è la figura giusta, nonostante sia il GOAT di tanti.
Conor al momento è ridotto malissimo, tra abuso (presunto) di stupefacenti e dick pic. Lo vedo più fare qualcosa con Diprè che nell’ottagono.
Resta da vedere se sarà davvero Jones ad essere tagliato fuori oppure se tra un paio di mesi Dana cambierà idea (di nuovo).
Intanto, il countdown per il 4 luglio 2026 è partito. L’idea di una Card USA vs UK / resto del mondo è quella che caldeggiano in molti, ma qualcuno dovrà decidere se fare una card super stacked di campioni, oppure fare una card di mismatch per il sogno americano
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certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:
il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
(21 febbraio 2025)
slowforward.net/2025/02/28/sul…
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Scimmia di Mare
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