Usa-Israele, un solo esercito: Tel Aviv ancora più forte nei centri del potere americani
Una “fusione” tra le forze armate di Usa e Israele? In molti settori critici, potrebbe accelerare sempre di più: non si tratta, ovviamente, di creare unità che combattano sotto la stessa bandiera ma di un tipo di legame profondo e duraturo, sulle tecnologie critiche. Washington sostiene e finanzia ogni anno l’apparato militare di Tel Aviv, e da Israele molti investimenti strategici ritornano in America sotto forma di investimenti, brevetti, ricerche capaci di spingere sempre più in là la frontiera tecnologica. Il dato fondamentale, qui, è legato al fatto che spesso Washington sussidia la capacità d’investimento di Israele nel suo settore tecnologico a uso duale o propriamente militare e poi pone in essere iniziative che facilitano lo sbarco delle capacità israeliane nel sistema americano. In particolare, la testataResponsible Statecraft ha posto di recente l’attenzione sulla Sezione 224 del National Defense Authorization Act, la “legge di bilancio” del Pentagono, proposta per il 2027 e intitolata “Iniziativa di cooperazione tecnologica in materia di difesa tra Stati Uniti e Israele”.
Sui settori di frontiera Usa e Israele…si “fondono”
La Sezione 224 dice che il Pentagono può operare per sincronizzare “sforzi cooperativi per accelerare la ricerca militare bilaterale, il testing, la valutazione, l’integrazione di sistema e la cooperazione bilaterale”, in particolare “identificando tecnologie sviluppate congiuntamente o di origine israeliana per una potenziale integrazione nei sistemi statunitensi”. Si prevede la possibilità di promuovere “esercitazioni congiunte e condivisioni informative per garantire capacità operativa per sviluppare le tecnologie realizzate assieme” in diversi domini.
Dalla tecnologia antidrone alla difesa antimissile, dalle armi a energia diretta al cyber, dalle biotecnologie alla sensoristica avanzata, sono molti i campi di cooperazione proposti. Ma le “regine” sono tre sfere precise: quella dell’intelligenza artificiale, quella della computazione quantistica e quella del machine learning per sistemi autonomi. La relazione speciale israelo-americana continua nonostante le recenti dinamiche geopolitiche e la condotta del governo di Benjamin Netanyahu abbiano fatto crollare l’opinione degli americani verso lo Stato Ebraico, visto non favorevolmente dal 60% degli americani secondo il Pew Research Center. Gli Usa hanno bisogno di tutte le forze a disposizione per potenziare il loro apparato militare-industriale di fronte a una prospettiva di grandi sfide strategiche e all’emergere di una competizione con la Cina su molti domini, e l’integrazione di tecnologie israeliane è vista come una possibilità per non perdere tempo prezioso.
Tecnologie israeliane per le sfide Usa
Questo mostra un versante decisivo dell’influenza di Tel Aviv, tra le poche nazioni capaci di poter supplire a gap tecnologici di Washington o consentirne la difesa della competitività. La Sezione 224, se pienamente applicata, espanderebbe qualcosa che già esiste: la presenza di un “pezzo di Israele” in molti ritrovati delle tecnologie critiche oggi decisive. Sia che si tratti del chip Nvidia che fa correre un sistema di intelligenza artificiale su cui si muove un programma securitario del Pentagono, sia che si parli di una piattaforma Palantir usata dal governo federale, per limitarci a casi noti, si incorporerà già ora una quota importante di know-how israeliano.
La “Start-Up Nation” israeliana si fonda soprattutto sull’apporto al settore tecnologico di ex ufficiali di vario titolo delle forze militari e di sicurezza che ben capiscono il valore dell’innovazione dual-use. Inoltre, Washington e Tel Aviv hanno una profonda integrazione tecnologica e finanziaria. Israele è tra i partner più stretti degli Usa per il progetto Pax Silica volto a creare una rete globale di fornitori di tecnologie computazionali, potenza di calcolo, semiconduttori e ritrovati simili capaci di garantire affidabilità nell’innovazione, garanzie industriali e vicinanza politica alla superpotenza. Lo Hudson Institue nota che a livello di innovazione Israele e Usa, poi, sono già sostanzialmente una cosa sola: “il numero di società israeliane quotate al NASDAQ supera il totale combinato di aziende provenienti da India, Giappone e Corea del Sud, e più di 2.500 aziende americane operano in Israele, impiegando direttamente circa 72.000 israeliani”, con un ruolo dominante della citata Nvidia.
Israele è indispensabile per gli Usa
“Il fronte tecnologico della competizione tra Stati Uniti e Cina – che comprende semiconduttori, intelligenza artificiale, sicurezza informatica, energia, acqua, biotecnologie e difesa – è troppo vasto persino per la più grande economia del mondo”, ragiona l’Hudson, aggiungendo che “l’innovazione israeliana è intrecciata ai sistemi americani e questa integrazione plasma la competizione economica internazionale”. Israele, del resto, vede circa il 25% dell’assistenza militare fornita dagli Usa sotto forma di aiuto diretto, pari a circa 3 miliardi di dollari l’anno nel complesso, finire proprio nel potenziamento delle supply-chain e nelle catene dello Stato Ebraico, come nota il Quincy Institute.
Parliamo delle stesse filiere che poi creano un valore aggiunto sensibile e sistemico per Tel Aviv, capace di inserirsi in programmi di approvvigionamento e fornitura supplendo alle esigenze degli Usa e “integrando” di fatto competenze e capacità. La Sezione 224 lo mette nero su bianco, ma è così da tempo: nei settori critici Washington e Tel Aviv sono sempre più vicini ad essere una cosa sola. Gli Usa mettono i capitali e la scala, Israele i ritrovati tecnologici e intellettuali. E nel silenzio si plasma un’alleanza che è ancora più solida degli altri fronti di vicinanza tra le due nazioni. Mentre Israele si posiziona nel ruolo invidiabile di Stato indispensabile anche per la prima potenza mondiale. Acuendo, dunque, il suo ruolo globale.
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coso
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informapirata ⁂
in reply to coso • • •negli Stati Uniti non esiste il concetto di condotta anti sindacale. Addirittura ci sono dei programmi di welfare alternativo che servono a incentivare i lavoratori a non iscriversi al sindacato
@eticadigitale
Naridola
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