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Lo scudo della divisa e il referendum che ci condanna.


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Lo scudo della divisa e il referendum che ci condanna.


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La vicenda di #Rogoredo è una di quelle storie che dovrebbero togliere il sonno a chiunque creda ancora nello stato di diritto, ma che in questo paese finiscono regolarmente nel tritacarne della retorica securitaria e della memoria corta. Il 26 gennaio, l’assistente capo Carmelo #Cinturrino ha ucciso con un colpo alla testa il ventottenne Abderrahim Mansouri, detto “Zack”, ed è ora accusato di omicidio volontario insieme a colleghi indagati per averlo coperto e per i ritardi nei soccorsi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata messa in scena una finta minaccia con una pistola giocattolo accanto al corpo, a coronamento di un sistema di estorsioni e dominio sul territorio che trasforma il “servitore dello Stato” in signorotto armato.

Questo non è um giallo morboso di fine inverno, è una radiografia dell’Italia che si sta costruendo a colpi di decreti sicurezza e campagne mediatiche sul “pugno duro”. Il recente decreto legge sulla sicurezza, varato a febbraio, è il perfetto sfondo normativo di questa deriva: tra fermi preventivi alle manifestazioni, nuove fattispecie di reato simboliche e strette sulle periferie “degradate”, spunta lo scudo penale, cioè l’idea che chi agisce invocando legittima difesa o adempimento del dovere possa restare fuori dal registro degli indagati, almeno in una prima fase.

Che poi il #Quirinale abbia imposto di estendere la norma a tutti i cittadini è quasi un dettaglio di stile: il messaggio politico, culturale e simbolico resta cucito addosso alle forze dell’ordine, come un invito implicito a sentirsi ancora più intoccabili. Il rischio è chiarissimo: se trasformi il controllo giudiziario in fastidio burocratico e se costruisci una narrazione in cui la polizia è sempre e comunque nel giusto “per definizione”, allora casi come Rogoredo non sono aberrazioni, ma incidenti di percorso in un sistema che accetta la violenza di Stato come normale rumore di fondo.

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Ed è qui che la coincidenza con il referendum sulla separazione delle carriere di marzo smette di essere casuale e diventa un pezzo dello stesso puzzle. Si racconta al paese che separare le carriere tra giudici e pm sia una misura di civiltà, una riforma neutra di ingegneria istituzionale, mentre in realtà si sta limando, passo dopo passo, l’autonomia e la forza di chi deve indagare, anche e soprattutto, su polizia, carabinieri, apparati di sicurezza.

In un quadro nel quale si vuole una magistratura requirente più docile, più controllabile dall’esecutivo, meno libera di infastidire il potere, la storia di un agente che spara alla testa a un ragazzo e di colleghi che inquinano la scena del crimine diventa quasi imbarazzante: è l’eccezione che rischia di svelare la regola.

Separare le carriere senza rafforzare davvero le garanzie di indipendenza del pubblico ministero significa, in concreto, consegnare l’azione penale a un circuito più permeabile alle pressioni politiche. E se chi deve indagare sui #Cinturrino di oggi e di domani sa di giocarsi la carriera ogni volta che tocca un nervo scoperto del potere, il risultato è scontato: meno inchieste scomode, più omertà istituzionale, più zona grigia.

Il combinato disposto tra scudo penale, retorica del “poliziotto eroe” e separazione delle carriere è un progetto di società: una società dove il cittadino, soprattutto se povero, straniero o marginale, è nudo davanti allo Stato armato, e dove l’unico vero reato è disturbare l’ordine costituito. In questo contesto, questa vicenda non è una deviazione, è un’anticipazione.

Andare a votare al #referendum fingendo che sia solo una questione tecnica di organizzazione degli uffici giudiziari è un lusso che non possiamo più permetterci. Si tratta di decidere se vogliamo vivere in uno Stato in cui chi porta la pistola per conto dello Stato sa di poter rispondere delle proprie azioni, oppure in un paese in cui la divisa è il nuovo scudo, non solo simbolico, dell’impunità.

#Blog #Italia #Cronaca #Referendum #ScudoPenale #GovernoMeloni #DecretoSicurezza

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in reply to Daniele Mattioli

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Qui puoi trovare tutte le istruzioni che ti servono: poliverso.org/display/0477a01e…

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Ho già un blog: a cosa potrebbe servirmi Friendica?

@Che succede nel Fediverso?

Friendica è un social molto particolare che consente di scrivere post lunghi, formattati, con immagini in linea e dotati di un vero titolo; inoltre presenta alcune primitive funzionalità di pubblicazione programmata che ricordano quelle delle piattaforme di blogging più utilizzate.

Ecco perché chi usa Friendica è spesso un utente proveniente da Mastodon, un sistema che con le sue limitazioni permette una fruizione passiva del Fediverso piuttosto completa, ma una capacità di pubblicazione attiva decisamente limitata.

Oggi cerchiamo di capire perché Friendica potrebbe essere una soluzione utile anche per chi possiede già un blog e che quindi dispone già di sistemi di pubblicazione avanzati o, addirittura, sta utilizzando piattaforme già federate, come Writefreely o come Wordpress con il fantastico plugin Activitypub for Wordpress.
1) Impostare il proprio account Friendica per fare in modo che ricondivida automaticamente i post pubblicati dal proprio blog

Per attivare questa funzionalità (che funzionerà solo se il blog dispone di un feed RSS o se è federato con il Fediverso), è sufficiente inserire l'indirizzo del blog nella casella di ricerca di Friendica e premere il pulsante "Cerca". A quel punto bisognerà seguire il blog, che comparirà come un qualsiasi altro contatto, e selezionare tra le opzioni del contatto "Duplica come miei messaggi" (per i blog non federati) o "Ricondivisione nativa" (per i blog federati).

2) Sopperire alle mancanze di un blog Writefreely.

Writefreely è infatti la piattaforma di pubblicazione federata più semplice ma, nel suo obiettivo "distrazioni zero", l'utente che pubblica un post su Writefreely, in caso di risposta da parte di un qualsiasi utente del Fediverso, non solo non riceverà alcuna notifica ma addirittura non potrà vedere le risposte a meno che non disponga di un'utenza social. Per questo motivo consigliamo a tutti coloro che abbiano un'utenza social di inserire in fondo al post a mo' di firma il proprio identificativo social nella forma @nomeutente@istanza: in tal modo, chi risponderà al post Writefreely, risponderà anche a quell'indirizzo del fediverso. Purtroppo però l'utente, nella propria risposta, potrebbe anche cancellare il secondo indirizzo, per cui non ci sarebbe più alcuna possibilità di venire allertati su quella risposta! Proprio qui ci viene in aiuto Friendica: infatti, utilizzando il sistema spiegato nel punto 1), ossia la ricondivisione automatica, Friendica ci farà avere anche una notifica ogni volta che qualcuno risponde al post che il sistema ha ricondiviso! Questa limitazione di Writefreely può essere estesa a tutti i blog federati che hanno deliberatamente disattivato le risposte degli utenti: in quei casi, le risposte ci saranno lo stesso e saranno visibili dal Fediverso, solo che non verranno "viste" dal blogger.

3) Creare o usare un gruppo Friendica tematico

Un gruppo Friendica tematico (una sorta a metà tra una lista di distribuzione e un gruppo Facebook) che possa essere "menzionato" da tutti i blog Wordpress federati (il blog dovrà "seguire" il gruppo Friendica, una funzionalità prevista nei plugin di Wordpress). In tal modo, quando un post menziona il gruppo Friendica, il gruppo Friendica ricondividerà il post a favore di tutti coloro che già seguono il gruppo.

PS: approfittiamo per far sapere a tutti i nostri follower che esistono due account dedicati a chi è interessato ai blog federati

1) Il primo è @Il blogverso italiano di Wordpress dedicato a tutti i blog italiani wordpress che si sono federati attraverso il fantastico plugin sviluppato da @Matthias Pfefferle
Chiunque sia interessato a essere aggiunto tra i blog ricondivisi o a segnalare un nuovo blog Wordpress federato, può farci sapere direttamente a questo account

2) Il secondo è @I blog di Writefreely dedicato ai blog italiani basati su Writefreely. L'account al momento non ricondivide i post degli account, ma rispecchia i loro feed RSS. Ah, l'account è anche un gruppo Friendica e quindi se volete segnalare nuovi blog Writefreely, potete farlo menzionando quell'account