Il colmo dell'ironia è che usiamo la parola "democrazia" per giustificare il dominio armato di una minoranza ricca sul resto del mondo: il 10 per cento dell'umanità controlla il 90 per cento della ricchezza del pianeta. [...] La gente muore di fame, a pochi chilometri da uno stato ricco che li massacra con le bombe"
Le ultime, coraggiose , dichiarazioni di Carlo Rovelli
lantidiplomatico.it/dettnews-c…

Mi sa che questo signore, soffre della stessa malattia del presidente americano. Parla di pace in Europa? Quale? Quella di infilarci in una guerra con la Russia? Quella di sostenere un paese genocida, (tanto per la solita doppia faccia occidentale. Parla della democrazia e diritti civili, quali? Quella di riempire di manganellate i manifestanti alle manifestazioni contro le loro politiche e contro i loro voleri, solo perché non la pensano come loro? MA BRAVO! Perchè non se ne va direttamente oltreoceano e partecipi anche là alle elezioni, potrebbe avere un futuro migliore. Che schifo di personaggio...
imolaoggi.it/2024/05/09/mattar…

MATTARELLA E LA GUERRA RIPORTATA IN EUROPA.
Non mi è mai piaciuto l’untuoso alone “monarchico” con cui il sistema politico e mediatico ha deformato l’approccio al Presidente della Repubblica, fino a ripararlo dalle critiche come un’entità super partes, dal corpo politico intoccabile, per definizione avulso dalla lotta politica contingente. Credo che questa deriva monarchica sia contro lo spirito democratico repubblicano. E se il presidente si allontana da tale spirito, come avviene ormai da decenni, non per questo sarebbe ammissibile che egli si sentisse vilipeso se qualcuno glielo ricordasse.
Ieri il Capo dello Stato ha fatto rimbombare nella sala dell’Assemblea Generale dell’ONU una requisitoria contro la Russia, accusata «di avere riportato la guerra nel cuore del continente europeo» e di aver «avviato una nuova corsa agli armamenti», rimarcando che non va bene «una soluzione che premi l’aggressore e mortifichi l’aggredito. Creando un precedente di grande pericolo per tutti».
Interessante. Diventa perciò opportuno ricordare al Presidente chi è che aveva riportato una guerra di grandi proporzioni in Europa, con l’aggressione a uno stato sovrano e un massiccio e prolungato bombardamento che provocò molti lutti e infine una menomazione che mortificò l’aggredito e premiò l’aggressore. Nel 1999 Sergio Mattarella era il vicepresidente del Consiglio, nonché ministro della difesa e titolare della delega dei servizi segreti, nell’esatto momento in cui il governo offrì l’Italia come una gigantesca portaerei in grado di consentire alla NATO di attaccare e infine smembrare quel che rimaneva della Jugoslavia, con effetti permanenti e la creazione di un’immensa base militare statunitense in Kossovo: come tante altre basi nell’Est Europa via via proiettate contro Mosca, anch’essa destinataria finale di «una nuova corsa agli armamenti» a guida USA di cui evidentemente Mattarella ha una percezione estremamente selettiva.
Siccome le parole di pace - se non sono seguite da un minimo di esercizio completo della verità - rimangono vuote, retoriche e perfino pericolose (in quanto rimuovono la complessità della situazione internazionale e non la fanno affrontare per quel che è), noi dobbiamo permetterci di ricordare queste semplici verità a chi ha avuto responsabilità dirette e apicali in fatti che riguardano il nostro passato, ma anche il futuro di noi tutti.
Data la storia pregressa, ci siano meno ditini puntati, meno pagliuzze e travi, per favore. Se proprio si vuol dar senso alla parola “pace”, pronunciata ben 19 volte da Mattarella nel suo discorso alle Nazioni Unite, si cominci con un piano serio che non ponga su un piedistallo chi non ci può stare. Non certo l’Occidente in blocco e nemmeno molti suoi dirigenti. Troppi politici occidentali irresponsabili ci stanno portando verso una catastrofe bellica con l’idea malsana di espellere la Federazione Russa da una funzione co-dirigente nella sicurezza continentale e globale. Non è interesse della Repubblica italiana e del nostro popolo agganciarci all’ondata russofoba che piega lo spirito pubblico europeo deformandolo in una corrente bellicista che fa come prima vittima la verità.
Pino Cabras

I nostri vili politicanti "democratici", genuflessi e con la bocca chiusa, quando si tratta dei loro padroni. Che differenza di reazione hanno avuto nella stessa situazione tra Usa e Ungheria.


Non siamo in Russia tantomeno in Cina. Questo video arriva dagli Stati Uniti d'America dove Matteo Falcinelli, uno studente che frequenta un master presso la Florida International University, è stato arrestato e torturato dalla polizia statunitense.

Al netto delle motivazioni dell'arresto, che sarebbero da ricercare in eventuali disordini, qua il punto è decisamente un altro. Semplicemente perché queste immagini sono vergognose. Anzi, doppiamente vergognose perché arrivano dalla patria della "democrazia", delle "libertà" e dei "diritti".

Com'è vergognoso il silenzio della sovranista scaduta Giorgia Meloni che dovrebbe alzare il telefono e chiamare Biden per protestare fermamente. E di vergognoso c'è anche la dichiarazione di Tajani che davanti a tutto ciò parla di "trattamento detentivo particolarmente violento". No caro Tajani, questa è tortura e barbarie. Qui, il tanto garantismo che sbandieri orgogliosamente, non esiste. Qui c'è solo violenza e criminalità da parte di chi vi dà ordini.

A proposito, due paroline le potrebbe, anzi le dovrebbe dire anche il presidente della Repubblica. O qui, davanti ai padroni, va tutto bene? E due paroline non di facciata , bensì nette e ferme perché non ci può essere ambiguità tantomeno mezze parole. Il video, che non pubblico perché facebook lo rimuoverebbe immediatamente in quanto troppo forte, è una cosa ignobile. Lo trovate comunque sul mio canale Telegram e su Instagram sperando che non lo rimuovano.

Ascoltate bene le parole della madre di Matteo, distrutta, che sono un colpo al cuore: "Sta male, molto male. Gli hanno distrutto la vita. È seguito da psicologi e psichiatri. Inizialmente è stato ricoverato in un ospedale a causa delle gravi ferite che aveva riportato. In seguito è stato trasferito in un ospedale psichiatrico perché a rischio del suicidio. A causa delle brutali torture che gli sono state inflitte ha tentato di togliersi la vita più volte. Ancora adesso la notte sogna l'arrivo della polizia che lo tortura e si sveglia urlando. Lo devo sorvegliare giorno e notte".

Un abbraccio a Matteo Falcinelli e alla sua famiglia.

T.me/GiuseppeSalamone
Giuseppe Salamone

Bravi, l'avete capito che dovete restare a casa. Partecipare all'insediamento di un Capo di stato, bisogna essere, persone serie, politici in gamba e di un certo prestigio, non dei semplici pagliacci e/o marionette manovrate. State a casa, siete imbarazzanti, state a casa che fate più bella figura, zio Vlady sarà più contento. E comunque, il nostro ministro degli esteri non smentisce mai la sua sottomissione totale. Appena hanno detto del divieto, subito obbedienza 😩😩😩
imolaoggi.it/2024/05/06/ppe-ne…

Mario Monti e il piano per l’Italexit. Clamorose rivelazioni: “Eravamo pronti a tornare alla Lira”. C’era un accordo con altri Paesi, ma Mattarella…

Il ibro di Mario Monti “Demagonia”, in uscita per l’editrice Solferino, contiente una vera e propria “bomba mediatica”. Un’informazione clamorosa che probabilmente nessuno si aspettava. E che getta nuova luce sulla recente storia politica italiana. L’ex Premier, infatti, nel suo libro ha rivelato come nel 2018 fossero in corso trattative per tentare di far uscire l’Italia dall’Euro. Lo riporta in un articolo il Fatto Quotidiano. “Come tutti i banchieri centrali”, ha scritto Mario Monti, “anche Ignazio Visco della Banca d’Italia aveva nei suoi cassetti un piano di emergenza per gestire il ritorno alla Lira, qualora la situazione insostenibile sui mercati finanziari lo avesse reso inevitabile”. E a maggio 2018, Paolo Savona, in procinto di diventare ministro dell’Economia del governo gialloverde, pubblicò alcune slide su un sito Eurocritico in cui spiegava la possibilità di un’Italexit e di un ritorno alla Lira.

A quel punto scese in campo Mattarella, che bloccò la nomina di Paolo Savona perché con lui al dicastero dell’Economia, spiegarono dal Colle, “il rischio dell’Italexit” era praticamente “inevitabile”. Fu quindi la volontà del Presidente della Repubblica a bloccare ogni possibilità di uscita dell’Italia dall’Europa. Ma Monti, nel suo libro, rivela un altro retroscena clamoroso. L’ex Premier, nel corso di quell’anno, incontrò il Presidente Francese in carica di allora, Hollande. “Ci conforntammo”, svela l’ex Premier italiano, “in modo franco: se l’Italia fosse costretta a uscire dall’Euro, la Francia cosa farebbe?”. Monti voleva capire se PArigi avrebbe scelto di perdere prestigio, uscendo dall’Unione Europea e seguendo l’Italia in un ritorno alle monete nazionali, oppure se avrebbe preferito perdere competitività “conservando l’Euro e affrontando la concorrenza dei prodotti italiani prezzati in una Lira svalutata“.

Dopo qualche tempo, arrivò la risposta di Hollande, che chiariva che la Francia “avrebbe seguito l’Italia”. “L’intesa”, rivela ancora l’ex Premier, “fu che ci saremmo riferiti a quei piani solo come a un progetto nel cassetto. Per fortuna non c’è mai stato bisogno di aprirlo”. A parte il finale, che rivela la volontà di Monti di mantenere il nostro Paese sotto l’influenza dell’Euro, una cosa risalta chiaramente. Cioè che l’Italia fuori dall’Euro era vista come un pericoloso avversario, perché la nostra posizione sui mercati commerciali si sarebbe rafforzata in maniera così evidente da spingere persino la Francia a pensare a un‘uscita dalla moneta unica europea. Così, ora sappiamo che nel 2012 e nel 2018 il nostro Paese si è trovato per due volte a un bivio fra le politiche di austerity e il “piano B” prospettato prima da Monti e Hollande, poi da Savona. E che uscire dall’Euro forse non sarebbe stata una sciagura come ripeteva fino alla nausea e ripete ancota adesso il mantra europeista. Perché un’altra soluzione era possibile. Ma Mattarella non era d’accordo.

Paolo Cagnoni

thesocialpost.it/2024/05/06/ma…

® SVR: Gli Stati Uniti cercano un sostituto di Zelenskyj come presidente dell'Ucraina
📌Gli Stati Uniti hanno stabilito contatti con Poroshenko e Klitschko, sono in corso lavori con Ermak, Zaluzhny e l'ex portavoce della Rada Razumkov.
📌Agli Stati Uniti non interessa chi guiderà l'Ucraina, l'importante è che sia in grado di portare avanti il conflitto con la Federazione Russa.
📌In Occidente si nota che i cittadini ucraini esprimono insoddisfazione per il prolungarsi del conflitto e cresce anche tra la popolazione la sfiducia nello Stato;
📌Zelenskyj inizia a perdere la battaglia per “le menti e i cuori” degli ucraini e dal 20 maggio non avrà più la legittimità come presidente.
📌Tra le fila delle Forze Armate dell'Ucraina è in aumento il numero di casi di diserzione e resa volontaria.(RVvoenko)
Quanto sopra è davvero la prova che in Europa e paesi limitrofi, la politica è decisa da Washington D.C.
Comunque, non sono solo gli ucraini ad avere perso fiducia nello Stato: questo sentimento è diffuso in molti paesi dell'area atlantista®
https://t.me/radio28tv

L'ultima sortita di Borrell merita davvero un breve commento. Egli ha detto che la Russia di Putin minaccia l'Unione Europea. Un'affermazione che in verità non è nuova, dato che viene ripetuta ormai incessantemente da mesi a tambur battente. L'ordine discorsivo dominante in Occidente va in effetti ribadendo da tempo che la Russia è pronta a invadere l'Europa, a colpire la Nato, a occupare i paesi baltici. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno anche insinuato che la Russia di Putin avrebbe utilizzato armi chimiche in Ucraina. A cosa serve esattamente questa narrazione? Avanzo un'ipotesi senza perifrasi: l'ordine discorsivo dominante sta preparando l'opinione pubblica occidentale al diretto ingresso degli Stati Uniti d'America e dell'Europa nel conflitto. Magari anche con una guerra preventiva contro la Russia di Putin, presentata come una minaccia per l'occidente. D'altro canto, Washington non è certo nuova a questo genere di operazioni imperialistiche dette ipocritamente "guerre preventive". L'Ucraina del guitto Zelensky, attore Nato, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, sta a tutti gli effetti perdendo la guerra, con buona pace di quanti ci avevano assicurato che avrebbe trionfato molto rapidamente. E Washington non può certo tollerare che l'Ucraina sia sconfitta, dato che questa non è se non la guerra che Washington sta conducendo contro la Russia utilizzando appunto l'Ucraina come proprio bastone, secondo l’efficace immagine a suo tempo utilizzata da Giulietto Chiesa. Per questo, a mio giudizio, l'ordine discorsivo si sta già da settimane organizzando in maniera tale da preparare l'opinione pubblica alla guerra, presentata come necessità ineludibile imposta dall’agire della Russia stessa. Spero naturalmente di sbagliarmi, ma i segnali mi pare che portino tutti in quella direzione.

Diego Fusaro

UCLA, scontri al campus tra gruppi pro-israele e manifestanti pro-pal

Stamattina l’Università della California di Los Angeles è stata sede di scontri tra gruppi pro-Israele e studenti pro-palestina riunitisi per protestare e mostrare il proprio sostegno al popolo palestinese. Stando a quanto riportano fonti locali, gli scontri sarebbero iniziati quando il gruppo di attivisti pro-Israele è arrivato al campus con l’intento di rimuovere il raduno filo palestinese. Il portavoce del sindaco della città Zach Seidl riporta che in seguito agli scontri, che hanno visto l’impiego di bastoni e il lancio di oggetti, le autorità universitarie avrebbero chiamato la polizia di Los Angeles.


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Dopo trent’anni di politiche per l’Unione Europea l’Italia è una nazione deindustrializzata, povera, meno democratica che nella prima e seconda repubblica, e più diseguale sia sul piano sociale che su quello territoriale. Prima dell’euro era un prospero paese di serie B che aspirava a crescere ancora, oggi è precipitata senz’altro in serie C e è in declino. Questo è il risultato dei sacrifici fatti per rimanere nell’euro! Per entrare nell’eurozona la classe politica italiana ha smantellato l’industria pubblica, ha dismesso l’IRI, ha messo le sue telecomunicazioni e le banche di interesse nazionale sul mercato, seguendo le strategie di privatizzazione suggerite da Mario Draghi...

lafionda.org/2024/04/12/il-fal…

Karine Jean-Pierre, portavoce della Casa Bianca, si scaglia a nome degli Usa contro la Corte Penale Internazionale: "Gli Stati Uniti non supportano l'indagine della Corte penale internazionale contro Israele. Non crediamo abbia la giurisdizione". Il presidente della Camera Mike Johnson invece ha definito i comportamenti della Corte "vergognosi" e "illegali" e ha rilasciato, senza provare alcuna vergogna, questa dichiarazione:

"Se non contestata dall'amministrazione Biden, la CPI potrebbe creare e assumere un potere senza precedenti per emettere mandati di arresto contro leader politici americani, diplomatici americani e personale militare americano". Anni e anni di usare ogni istituzione internazionale a proprio uso e consumo, facendo emettere condanne e mandati di arresti per i loro nemici. Adesso, quando la Corte si muove con un briciolo di autonomia e coraggio mettendo da parte i doppi standard e applicando il diritto internazionale, ecco che per i padroni del mondo non va più bene.

Hanno paura perché qualora qualcuno rispettasse e agisse con imparzialità secondo le regole del diritto internazionale, gli Usa si troverebbero dalla parte dei criminali. La parte che più gli si addice ma che grazie alle loro interferenze, alla loro arroganza e alla loro presunzione non gli è mai stata notificata. Ladies And Gentlemen, questo è il "mondo basato sulle regole" che per decenni hanno fatto credere fosse giusto. Un mondo che è arrivato al capolinea perché non più in grado di sopportare la sua stessa ipocrisia. L'implosione è in corso e sta avvenendo sotto i nostri occhi. Chi non se ne accorge è perché non vuole. I segnali sono ormai evidenti. Fin troppo evidenti!

T.me/GiuseppeSalamone
Giuseppe Salamone

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