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Rivolte senza rivoluzione – Per delle iperboli esatte


«Grande è la ricchezza di un mondo in agonia», scriveva Ernst Bloch. Per il momento, con l’iniziativa che è ancora nelle mani di Stati e tecnocrati, questa «agonia» è ricca soprattutto di disastri, di coercizioni e di guerre, il cui tessuto di silicio copre letteralmente la vista. Se quella di uscire progressivamente da questa «infermità sovra-equipaggiata», con l’accumulazione quantitativa delle lotte e delle forze, è un’illusione fuori tempo massimo, anche l’idea che gli scossoni delle rivolte riannodino improvvisamente i fili dell’esperienza umana e del giudizio critico risulta a suo modo consolatoria. Serve più che mai la lucidità di far proprie delle verità scomode. Ad esempio, che non c’è alcun progetto rivoluzionario bell’e pronto da ereditare dal passato; e che non esistono delle capacità umane meta-storiche su cui fare affidamento. Il dominio ha scavato a fondo. Non solo per estorcere sotto tortura i segreti della vita biologica, sfruttata fin nelle sue particelle sub-atomiche; ma anche per condizionare fin nell’intimo degli individui il senso della libertà. Nondimeno, le forme autoritarie di organizzazione fanno sempre più fatica a imporsi nei movimenti, e lo spazio-tempo dentro il quale questi si sviluppano tende ad assomigliarsi sul piano internazionale. Resta probabilmente vero quello che diceva Gustav Landauer, e cioè che nelle epoche di rottura i rivoluzionari nascono per germinazione spontanea. Ma questo non è necessariamente vero per le rivoluzioni. Continua a leggere→



Upcoming Cambridge/Somerville Pirate Meetups


We scheduled four upcoming Cambridge/Somerville Pirate Meetups over the next two months:

Click the links to go to their respective registration pages. Knowing how many people plan to attend helps to choose the right sized table.

Looking forward to meeting with fellow pirates in Camberville!

PS: You can also join our local mailing list.


masspirates.org/blog/2025/12/2…


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Let's ask why only one in a crowd has the right reaction... zirk.us/@ChrisMayLA6/115796068…


The exploitative character of academic publishing in a single cartoon.

#publishing #universities #research #academics

h/t Alexandra Kupferberg/LinkedIn

original illustration: Thailand by Tawan Chuntra.

irancartoon.com/site/artists/t… #TawanChuntra #Thailand


in reply to AISA

oh yes, that would be correct - open source is very much a minority publishing phenomena even if it is growing

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Offerte che si possono rifiutare: Springer-Nature e una conferenza dei rettori... aisa.sp.unipi.it/trattative-al…


La Conferenza dei Rettori ha deciso di non rinnovare l’accordo con Springer-Nature e di continuare con le trattative, anche se ciò renderà inaccessibili, almeno per un periodo, i testi dell’editore commerciale in questione. Ha inoltre raccomandato:

di non usare fondi centrali per la pubblicazione a pagamento

di prendere in considerazione alternative a Springer-Nature

di rendere disponibili […]
aisa.sp.unipi.it/trattative-al…







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Live du 10 décembre - Surveillance des personnes étrangères : aux frontières du fascisme

Lors de ce live, nous avons parlé de la surveillance des frontières et du rôle que jouent les technologies numériques dans les politiques de contrôle et de répression des populations étrangères. Nous avons reçu Romain Lanneau (Statewatch) ainsi que Paloma et Pauline (Human Rights Observers).

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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in reply to La Quadrature du Net

Pour voir la rediffusion du live en entier, rendez vous sur notre chaîne Peertube et Youtube : video.lqdn.fr/w/uw4CDTUfm3yHF7…

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Einladung Piratenversammlung 17. Januar 2026


Wir laden Dich herzlich zur ersten ordentlichen Piratenversammlung 2026 ein. Diese findet in Bern statt.

Ort: Käfigturm Bern (polit-forum-bern.ch/turmgeschi…)
Marktgasse 67, 3011 Bern
openstreetmap.org/way/25123620…
Anreise mit PW: Parkhaus Metro liegt am nächsten
Anreise mit ÖV: HB Bern, zu Fuss 5min entfernt.

Wann: Samstag, 17.01.2026
11:00 : Türöffnung
11:30 : Beginn ordentliche Piratenversammlung
13:00 : Imbiss
14:00 : Fortsetzung ordentliche Piratenversammlung
16:00 : Ende & sozialer Teil

Im Programm vorgesehen sind Budget, Parolenfassungen u.a. Die Traktanden im Detail werden rund eine Woche vor der PV kommuniziert.

Organisatorisches

Unsere Versammlungen sind öffentlich und alle sind herzlich willkommen, aber stimmberechtigt sind nur Piraten, die den Mitgliederbeitrag 2026 bezahlt haben. Die Zahlungsinformationen findest du hier: https://www.piratenpartei.chhttps://www.piratenpartei.ch/mitgliedschaft/
Danke für deinen Beitrag!

Anträge

Anträge an die Piratenversammlung müssen bis am 03. Januar eingereicht werden und durch mindestens 3 Piraten (= Quorum gemäss Statuten) unterstützt werden. Wir bitten auch um Übersetzungen der Anträge ins Französische/Deutsche oder auf Englisch, damit möglichst alle verstehen, was verhandelt wird. Änderungs- und Gegenanträge sind bis 1 Woche vor der Versammlung einzureichen. Die Anträge werden im Redmine erfasst (projects.piratenpartei.ch/proj…) und sollten mindestens folgende Kriterien erfüllen:

  • Antragstext mit Begründung
  • Für Statutenänderungen: alter & neuer Text im Vergleich
  • Liste der Unterstützer (Quorum)

An und während der PV sind nur noch Ordnungsanträge zulässig. Damit wir die Versammlungen bestmöglich durchführen können, sind wir auf Personen angewiesen, die vor Ort die Debatten übersetzen. Es soll von Deutsch auf Französisch und umgekehrt übersetzt werden. Wer mithelfen kann, melde sich bitte per E-Mail an info@piratenpartei.ch

Wir freuen uns, dich und viele andere Piraten wiederzusehen!

Piratige Grüsse
Arbeitsgruppe PV

============

Nous t’invitons cordialement à la troisième assemblée générale ordinaire des Pirates en 2023. Celle-ci aura lieu à Berne.

Lieu : Käfigturm Berne (polit-forum-bern.ch/turmgeschi…)
Marktgasse 67, 3011 Berne
openstreetmap.org/way/25123620…
Arrivée en voiture : utiliser les parkings publics.
Arrivée en transports publics : gare centrale de Berne, à 5min à pied.

Quand : Samedi, 17.01.2026
11h : Ouverture des portes
11:30h : Début de l’assemblée
13:00h : Collation
14:00h : Suite de l’assemblée
16:00h : fin et part sociale

Le programme prévoit entre autres le budget et les paroles au peuple. Les détails de l’ordre du jour seront communiqués environ une semaine avant l’AP.

Organisation

Nos assemblées sont publiques et tout le monde est le bienvenu, mais seuls les Pirates qui ont payé leur cotisation 2026 ont le droit de vote. Tu trouveras les informations de paiement ici :
partipirate.ch/membres/
Merci pour ta contribution !

Motions

Les motions à l’assemblée des Pirates doivent être soumises avant le 03 janvier et être soutenues par au moins 3 Pirates (= quorum selon les statuts). Nous demandons également une traduction des motions en français/allemand ou en anglais, afin que tout le monde puisse comprendre ce qui est négocié. Les amendements et les contre-propositions doivent être déposés jusqu’à une semaine avant l’assemblée. Les motions sont saisies dans Redmine (projects.piratenpartei.ch/proj…) et doivent remplir au moins les critères suivants :

  • texte de la motion avec justification
  • Pour les modifications des statuts : ancien & nouveau texte en comparaison.
  • Liste des soutiens (quorum).

Lors et pendant l’AP, seules les motions d’ordre sont autorisées. Pour que les assemblées se déroulent au mieux, nous avons besoin de personnes qui traduisent les débats sur place. Il s’agit de traduire de l’allemand au français et vice-versa. Les personnes qui peuvent aider sont priées de s’annoncer par e-mail à info@piratenpartei.ch.

Nous nous réjouissons de te revoir, toi et de nombreux autres pirates !

Salutations pirates
Groupe de travail AP


piratenpartei.ch/2025/12/26/ei…



Oltre la melanconia di sinistra


In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Continua a leggere→


Oltre la melanconia di sinistra


Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes


Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura. Non si tratta solo di aver perso battaglie politiche: è l’idea che la sconfitta sia ormai la forma normale dell’esperienza politica.
Per nominare questo stato, Nunes riprende il lessico della “left melancholy”, una categoria che viene da Walter Benjamin (la melanconia come affezione del militante che si attacca alla propria sconfitta) e che, nel dibattito contemporaneo, è stata ripensata soprattutto da Wendy Brown e Jodi Dean.
Nel capitolo, la melanconia di sinistra non è semplicemente tristezza per ciò che è andato perduto, né un generico pessimismo storico. È piuttosto una struttura di desiderio: la tendenza a identificarsi con la perdita, a trasformare le sconfitte in oggetto di attaccamento, fino al punto da difenderle quasi gelosamente. È il momento in cui l’idea di rivoluzione, comunismo, emancipazione, lotta di classe smette di essere un orizzonte praticabile e diventa un feticcio da esibire, un segno di purezza morale, un “noi” identitario contrapposto a un mondo irrimediabilmente corrotto. Nunes insiste su un punto decisivo: questa melanconia non è solo culturale o emotiva, ma profondamente organizzativa. Si traduce in scelte concrete: rifiuto di costruire organizzazioni durevoli, sospetto permanente verso le forme esistenti, oscillazione sterile tra nostalgia del partito e feticismo del movimento puro.

La “doppia melanconia”: 1917 e 1968 come epoche perdute


Uno dei contributi più originali di Nunes è l’idea di una “doppia melanconia”: la melanconia di ciò che è finito con il 1917 e quella di ciò che è finito con il 1968.
Il 1917 diventa il simbolo del ciclo dei partiti comunisti, dell’organizzazione verticale, della centralità della fabbrica e del proletariato industriale. La melanconia qui assume la forma della nostalgia per il partito forte, la disciplina, l’identità di classe compatta.
Il 1968 (e il lungo ’68) rappresenta invece il ciclo dei movimenti, dell’orizzontalità, dell’autonomia, delle soggettività plurali, dei nuovi diritti e della democrazia diretta. La melanconia prende la forma della nostalgia per il momento insurrezionale, per le assemblee permanenti, per la spontaneità.
Secondo Nunes, oggi buona parte della sinistra si muove in un corridoio stretto tra queste due melanconie: chi rimpiange il “partito di una volta”, chi rimpiange le piazze e le occupazioni del ciclo altermondialista e di Occupy, chi si limita a opporre una all’altra come se fossero le uniche due opzioni possibili. Il risultato è paralizzante: se il modello del partito novecentesco appare irripetibile e quello del movimento puro si è rivelato insufficiente a cambiare i rapporti di forza, la sinistra rischia di restare intrappolata in un lutto doppio, incapace di immaginare forme nuove di organizzazione all’altezza del presente.

Wendy Brown, Jodi Dean, Benjamin: il dialogo sotterraneo


Il capitolo di Nunes è costruito, come lui stesso dichiara altrove, su una rilettura critica di due testi chiave: “Resisting Left Melancholy” di Wendy Brown e il lavoro di Jodi Dean sul “desiderio comunista” e sull’“orizzonte comunista”, entrambi in dialogo con l’intuizione originaria di Walter Benjamin sulla melanconia di sinistra.
In Benjamin, la melanconia di sinistra è quella dell’intellettuale che vende al mercato la propria radicalità come posa estetica, trasformando la politica in un repertorio di immagini della sconfitta. La filosofa politica Wendy Brown, alla fine degli anni Novanta, radicalizza questo spunto: per lei una parte della sinistra resta aggrappata a oggetti politici perduti (il movimento operaio, il socialismo reale, certe forme di partito) al punto da trasformare la sconfitta in identità. L’“eroismo del fallimento” diventa una forma di conservatorismo mascherato. La teorica Jodi Dean, al contrario, prova a salvare qualcosa da questa ostinazione, leggendo la persistenza del desiderio comunista non come patologia, ma come desiderio collettivo che sopravvive alle sconfitte e che chiede nuove forme organizzative (il partito come forma che tiene aperta la possibilità comunista, invece di chiuderla nel lutto).
Nunes mette queste letture in tensione. Da un lato riconosce il rischio, denunciato da Brown, di una sinistra che si compiace del proprio fallimento, trasformando la memoria in culto sterile. Dall’altro lato, rifiuta l’idea che l’unica soluzione sia “guarire” dalla melanconia liquidando il passato: ciò che serve non è l’amnesia, ma una lavorazione politica della ferita, come suggeriscono Dean e, a modo suo, anche il Prof. Enzo Traverso.

Traverso e la “tradizione nascosta”: quando la melanconia diventa risorsa


Qui la riflessione di Nunes incrocia direttamente quella del teorico italiano Enzo Traverso. Traverso parla di melanconia di sinistra come di una “tradizione nascosta”: non nostalgia per il socialismo reale, ma memoria delle sconfitte e dei vinti che continua a trasmettere, nelle macerie, una promessa emancipativa. La melanconia, in questa chiave, non è soltanto peso che trascina verso il basso, ma anche memoria critica dei disastri prodotti in nome del socialismo, consapevolezza che la storia non è una marcia trionfale, ma un susseguirsi di rotture, regressioni, ritorni del peggio nonchè rifiuto di trasformare le vittorie del capitale in “fine della storia”.
Rodrigo Nunes, pur non scrivendo un libro di storia delle idee come Traverso, si muove in un territorio simile: la melanconia non va semplicemente curata come se fosse una malattia, perché in quella memoria dolorosa ci sono lezioni politiche preziose. È il modo in cui la si maneggia che fa la differenza: o diventa culto della sconfitta, oppure si trasforma in capacità di guardare in faccia i fallimenti senza rinunciare ad agire.

“Chiarificare l’esistente”: la proposta di Nunes per uscire dallo stallo


Il punto forse più forte del capitolo è il legame che Nunes stabilisce tra melanconia e immaginario organizzativo. Una sinistra melanconica, dice in sostanza, è una sinistra che proietta le sue energie su forme politiche impossibili: il partito perfetto che non esiste, il movimento assolutamente puro che non si compromette mai, la rivoluzione improvvisa che cade dal cielo.
Per questo Nunes, nel libro, rovescia il canone: invece di proporre l’ennesimo “modello di organizzazione” da calare dall’alto, inizia da un’opera di chiarificazione dell’esistente. Prima di sognare il partito ideale o il movimento ideale, bisogna mappare la reale ecologia di organizzazioni, collettivi, sindacati, campagne, reti in cui la sinistra già si muove.
La melanconia, in questa prospettiva, è anche il prodotto di un errore di sguardo: ci si concentra su ciò che non c’è più (il PCI, il grande sindacato di massa, il ciclo di Genova o Occupy) mentre si ignorano le forme nuove, ibride, contraddittorie, già in atto (reti mutualistiche, comitati territoriali, collettivi femministi, movimenti climatici, campagne digitali, ecc.)
“Chiarificare l’esistente” significa allora rendersi conto che non partiamo da zero, che non siamo in un deserto totale, ma in un paesaggio affollato e caotico che ha bisogno di essere connesso, coordinato, messo in relazione. L’antidoto alla melanconia non è l’ennesima tabula rasa, ma una cartografia lucida del presente.

Dalla melanconia alla strategia: cosa vuol dire, concretamente, “superarla”


Nunes non invita a “smettere di essere tristi” in nome di un ottimismo ingenuo. Il suo è un invito a politizzare la melanconia, trasformandola da affetto paralizzante in motore strategico.
Superare la melanconia di sinistra, nel capitolo, significa almeno tre cose:

  • Riconoscere che nessuna forma organizzativa è innocente. Il partito ha prodotto gerarchie, burocratizzazione, compromessi; il movimento ha prodotto verticalità occulte, deleghe non riconosciute, impotenza decisionale. Ma se ogni fallimento diventa motivo per rifiutare in blocco una forma, finiamo per non avere più strumenti con cui agire.
  • Accettare che la politica del futuro non potrà essere né solo verticale né solo orizzontale. Il titolo stesso del libro è un manifesto: l’organizzazione deve essere pensata come ecologia di livelli, funzioni, nodi diversi, non come una forma unica da opporre al nemico. La melanconia che rimpiange solo il passato impedisce di vedere questa pluralità come possibilità, e la vive invece come frammentazione senza rimedio.
  • Trasformare il lutto in criterio di scelta, non in habitat permanente. Le sconfitte del Novecento, il crollo delle utopie, le restaurazioni neoliberali, i tradimenti dei partiti socialdemocratici non devono essere rimossi. Devono diventare parametri con cui giudicare le nostre scelte presenti: come evitare di ripetere quelle forme di verticalismo cieco? Come evitare di riprodurre la dispersione impotente dei movimenti senza strategia? La melanconia diventa allora memoria critica, non gabbia.


Uno sguardo dalla nostra parte del mondo


Se spostiamo lo sguardo verso l’Italia e l’Europa, la diagnosi di Nunes suona terribilmente familiare, anche se il libro non parla direttamente del nostro contesto.
Da un lato c’è una melanconia “1917”: il rimpianto per un ciclo del movimento operaio che non tornerà identico a se stesso, per partiti che non ci sono più, per un radicamento sociale che la precarizzazione e la deindustrializzazione hanno frantumato. Dall’altro lato c’è una melanconia “1968–2011”: il rimpianto per i grandi cicli di movimento – dal lungo ’68 al G8 di Genova, fino alle primavere arabe e a Occupy – che hanno aperto immaginari radicali senza riuscire a consolidare istituzioni alternative durature. In mezzo, una sinistra istituzionale che ha interiorizzato la sconfitta al punto da farsi gestore obbediente del neoliberismo, e una galassia di sinistre sociali, mutualistiche, ambientaliste, femministe e internazionaliste che faticano a riconoscersi in un progetto comune. Qui la melanconia non è solo affettiva: è anche organizzativa, frammentazione cronica, incapacità di articolare livelli diversi di lotta (locale, nazionale, transnazionale).
Leggere Nunes da questa prospettiva significa usare il suo capitolo come specchio: non per cercare l’ennesimo “manuale del buon militante”, ma per domandarci quanto della nostra pratica quotidiana sia ancora governato dal lutto, dalla nostalgia, dal rifiuto delle forme realmente disponibili.
Una melanconia che pensa, non una melanconia che si compiace

Il merito del capitolo di Né verticale né orizzontale sulla melanconia di sinistra sta nel rifiuto di due risposte facili: da un lato, il moralismo che colpevolizza i militanti: “siete depressi, dovete solo smettere di esserlo”, dall’altro, l’estetizzazione che trasforma la sconfitta in stile di vita, in posa identitaria. Al loro posto, Nunes propone una prospettiva più esigente: prendere sul serio la melanconia come sintomo storico e organizzativo, leggerla alla luce delle grandi sconfitte del secolo scorso, delle illusioni e dei limiti dei movimenti più recenti, e usarla come leva per ripensare l’organizzazione politica in chiave ecologica, complessa, non dicotomica. In questo senso, la melanconia non viene cancellata, ma attraversata. Diventa memoria vigilante, anticorpo contro le scorciatoie, rifiuto di raccontarsi la storia come se la vittoria fosse garantita. Però smette di essere il nostro unico orizzonte emotivo.
Per una sinistra che vuole ancora dirsi tale, forse la sfida è proprio questa: imparare a guardare le rovine senza trasformarle in casa, a portare con sé i morti senza vivere nel cimitero, a fare della melanconia una lente critica e non un rifugio. È qui che il capitolo di Nunes parla anche a noi, ai nostri movimenti, alle nostre sconfitte: non ci promette consolazione, ma ci chiede di ricominciare a organizzare, malgrado tutto, con la lucidità di chi sa che il lutto, da solo, non farà mai politica.

Fonti e sitografia essenziale

R. Nunes, Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, Alegre, 2025.
W. Brown, “Resisting Left Melancholy”, in boundary 2, vol. 26, n. 3, 1999, pp. 19–27, jstor.org/stable/303736.
J. Dean, The Communist Horizon, Verso Books, 2012. The Communist Horizon (estratti e capitoli in PDF): Fai clic per accedere a dean-communist-horizon.pdf.
E. Traverso, Malinconia di sinistra, Feltrinelli, 2016. Intervista e sintesi del libro su Europe Solidaire: europe-solidaire.org/spip.php?….
#dean #malinconia #nunes #organizzazione #politica #sinistra #transform #traverso #verticale





Ending war is possible


101 years ago, World War 1 British and German soldiers, sitting on their respective sides of no man’s land, stopped shooting at one another. They left their trenches, shared food and some even played soccer against one another. For over a day, soldiers refused to fight and instead shared what they had with those who were their enemies before Christmas Eve.

As Trump kills civilians in the Caribbean and seizes other countries’ tankers in order to increase pressure on the Venezuelan government, we remember that bright moment over a century ago when combatants saw each other as fellow human beings. The alternative to killing one another is to refuse to dehumanize others as our leaders urge us to do and instead build a world founded on peace and freedom from oppression.

youtube.com/embed/B2j7zxow6yc?…

Image Source: World War 1 Christmas Truce – Illustrated London News, Public Domain


masspirates.org/blog/2025/12/2…


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Live du vendredi 21 novembre - Sommes-nous à l'heure du technofascisme ?

Lors de ce live, nous avons reçu @nastasiahadjadji , journaliste et co-autrice du livre "Apocalypse Nerds, comment les technofascistes ont pris le pouvoir", aux éditions Divergences.

Pour voir la rediffusion du live en entier, rendez vous sur notre chaîne Peertube et Youtube : video.lqdn.fr/w/eJoXfAgCgiTg5L…

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j'avais trouvé son précédent livre faible sur pas mal de sources ; je me souviens de la petite ferme de crypto au Congo qui dans son livre était un truc gigantesque servant de cheval de Troie à la Chine, mais sans source précise citée, et en creusant (un peu) cela ne ressemblait à rien d'autre qu'à une ferme minuscule, unique, sur un terrain en terre battue, financée sur fond français (ou européen). Donc pour argumenter contre la crypto, son livre n'était pas le bon outil malheureusement, on m'avait cloué le bec comme ça.
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Et des criminels notoires! Des juges veulent les poursuivre, certains ont déjà été condamnés...



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Les devinettes sont trop faciles, c'est toujours la même réponse 😉
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Une OLIGARCHIASSE

l'oligarchie a toujours besoin d'un maximum de contrôle pour assurer ses succession.

Et c'est le système oligarchique qui conduit à la dictature parce qu'au bout d'un moment, la population risque de refuser d'accepter qu'on continue de la prendre pour une grosse conne.

C'est alors que L'oligarchiasse se prémunit par le sécuritaire, le contrôle des masse passe à un cran supérieur quand le sotf power ne les contient plus.




Netzpolitischer Jahresrückblick: Was uns im Jahr 2025 umgetrieben hat – und weiter begleiten wird


netzpolitik.org/2025/netzpolit…



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Visito poco fa il sito web di news della Repubblica (GEDI) e si apre automaticamente una finestra con un video in cui si vedono esercito italiano e militari NATO che simulano azioni di guerra. Il video non ha sottotitoli né voce di commento. C'è da chiedersi chi siano i destinatari del messaggio implicito del video: i nemici della Nato? O noi italiani? I nostri figli?
Conforta il fatto che siamo a Natale, tempo di pace...
L'URL del video è qui di seguito:
repubblica.it/embed/esteri/202…
in reply to Roberto Caso

gli squilibri economici prodotti dal Capitalismo si risolvono con le guerre, infatti siamo in guerra a meno che le popolazioni non inizino a criticare il Capitalismo; ma la vedo dura visto che da 45 anni la borghesia italiana, completamente depoliticizzata, non ha gli strumenti culturali per comprenderlo. Quindi andremo in guerra come è sempre accaduto...
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in reply to Roberto Caso

Unione Europea ci vuole portare in guerra!!! Troppi interessi economici.

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Live du 17 décembre - Répression administrative : l'état d'urgence sans fin contre les musulman·es

Lors de ce live, nous nous sommes attaqué aux techniques de répression utilisées par les services de renseignement contre les personnes musulmanes, à commencer par les assignations à résidence et l’utilisation de notes blanches pour les criminaliser. Nous avons reçu Mathilde Dabed (Legal Team Antiraciste), Rayan Freschi (CAGE International) et Nicolas Klausser (chercheur).

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La rediffusion est disponible ici : video.lqdn.fr/w/r8QvJapD78B6A3…

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Apple inizia a tagliare il cordone di iOS 18.7.3. Ecco perché è una mossa (cyber)strategica
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/apple-…



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Live du 17 décembre - Répression administrative : l'état d'urgence sans fin contre les musulman·es

Lors de ce live, nous avons discuté longuement des mesures individuelle de contrôle administratif et de surveillance dites « MICAS ». Ces mesures permettent à l'administration d'assigner quelqu'un à résidence uniquement sur la base d'informations provenant de services de renseignement.

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Perso, c'est fait.
Merci pour tout ce que vous faites !
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Anlasslose Speicherung: Justizministerium veröffentlicht Gesetzentwurf zur Vorratsdatenspeicherung


netzpolitik.org/2025/anlasslos…



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Live du 10 décembre - Surveillance des personnes étrangères : aux frontières du fascisme

Lors de ce live, nous avons parlé de la surveillance des frontières et du rôle que jouent les technologies dans les politiques de contrôle et de répression des populations étrangères. Nous avons reçu Romain Lanneau (Statewatch) ainsi que Paloma et Pauline (Human Rights Observers).

Pour voir la rediffusion du live en entier, rendez vous sur notre chaîne Peertube et Youtube : video.lqdn.fr/w/uw4CDTUfm3yHF7…

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bonjour, échanges et analyse lunaire : lorsque l'on voit les legos en béton...... Moins cher et plus humain : une passerelle en métal ??? Avec pour les plus névrosés un contrôle a l'entrée......
Mais là ?! Quelle hypocrisie.....
Merci pour cette mise en lumière...
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Geschichten aus dem DSC-Beirat: Zwischen Vergeltungsdrohungen und Australiens Jugendschutz-Experiment


netzpolitik.org/2025/geschicht…


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Live du 17 décembre - Répression administrative : l'état d'urgence sans fin contre les musulman·es

Cette semaine, nous nous sommes attaqué aux techniques de répression utilisées par les services de renseignement contre les personnes musulmanes, à commencer par les assignations à résidence et l’utilisation de notes blanches pour les criminaliser. Nous avons reçu Mathilde Dabed (Legal Team Antiraciste), Rayan Freschi (CAGE International) et Nicolas Klausser (chercheur).

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La rediffusion est disponible ici : video.lqdn.fr/w/r8QvJapD78B6A3…

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🇩🇪EU-Kommission will #Chatkontrolle 1.0 verlängern, obwohl sie Wirksamkeit nicht nachweisen kann. Wir brauchen gezielte richterliche Überwachung, keine ständige Verlängerung einer Massenüberwachung, die eigentlich eine Ausnahme bleiben sollte! ec.europa.eu/transparency/docu…

Meine Kritik an der „freiwilligen“ Chatkontrolle: patrick-breyer.de/der-digitale…

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in reply to Patrick Breyer

🇪🇺EU Commission seeks to extend #ChatControl 1.0, despite admitting "insufficient data" to prove efficacy. Extending it validates a failed approach. We need targeted, judicial solutions, not the perpetual renewal of "exceptional" mass surveillance! ec.europa.eu/transparency/docu…

My take on “voluntary” chat control: patrick-breyer.de/en/digital-h…

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in reply to Patrick Breyer

🇫🇷La Commission veut prolonger #ChatControl 1.0 malgré des «données insuffisantes» sur son efficacité. Cela valide un échec. Il faut des solutions judiciaires ciblées, pas le maintien perpétuel d'une surveillance de masse censée être exceptionnelle. ec.europa.eu/transparency/docu…

Khrys reshared this.

in reply to Patrick Breyer

🇮🇹La Commissione vuole estendere #ChatControl 1.0 nonostante ammetta «dati insufficienti» sull'efficacia. È un approccio fallito. Servono soluzioni giudiziarie mirate, non il rinnovo perpetuo di una sorveglianza di massa nata come eccezionale. ec.europa.eu/transparency/docu…





Florida prosecutor agrees: Photography is not a crime


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, Dec. 18, 2025 — Photojournalist Dave Decker was arrested in November while documenting a protest in Miami, Florida. A coalition of 23 press organizations spoke out against the charges — and this week the prosecutor agreed.

The following statement can be attributed to Adam Rose, deputy director of advocacy for Freedom of the Press Foundation (FPF):

“Journalists have a distinct role at protests. They are not participants, merely observers. A broad local and national coalition said this in unison, and we were glad to see all charges dropped against Dave Decker. Hats off to his attorneys, lawyers for the Florida State Attorney’s Office and the Miami-Dade Sheriff’s Office, and all the community groups who rallied to his side.

“At the same time, that’s a lot of people who had to work on something entirely preventable. I hope law enforcement officers take this to heart: Swearing an oath to protect the community means protecting everyone — including press. This is an opportunity for agencies like the sheriff’s office and Florida Highway Patrol to take proactive steps and review training approaches. Freedom of the Press Foundation is happy to help.

“And of course, it would be nice to see an apology to Dave and an offer to fix any of his equipment they damaged.”

Read the coalition’s letter:

freedom.press/static/pdf.js/we…

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/florida-p…



Covering protests is a dangerous job for journalists


Dear Friend of Press Freedom,

Rümeysa Öztürk has been facing deportation for 268 days for co-writing an op-ed the government didn’t like, and journalist Ya’akub Vijandre remains locked up by Immigration and Customs Enforcement over social media posts about issues he reported on.

Join us today and Dec. 21 in New York City for two special screenings of the Oscar-shortlisted film “Cover-Up” by Laura Poitras — an FPF founding board member — and Mark Obenhaus.

Read on for more on what we’re working on this week. We’ll be back in the new year.

Covering protests is a dangerous job for journalists


As of Dec. 15, the U.S. Press Freedom Tracker has documented 32 detainments or charges against journalists in the U.S. — 28 of those at immigration-related protests — according to a new report released by the Freedom of Press Foundation (FPF) project this week.

The report notes how, unlike most years, the majority of journalists were released without charges or had them soon dropped, with law enforcement instead focusing on deterring news gathering rather than pursuing charges.


Stop the deportation of Heng Guan


Use our action center to tell lawmakers to stop the Trump administration from deporting Heng Guan, who helped journalists expose the horrors of Uyghur prison camps in Xinjiang, China. He’s exactly the kind of person asylum laws are intended to protect.

The next hearing in Guan’s case is Jan. 12. He could be sent to Uganda, placing him at risk of being shipped back to China, where, according to his mother, he’d likely be killed.



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The FCC’s declaration of dependence


Federal Communications Commission Chair Brendan Carr admitted at a Senate hearing on Wednesday that there had been a political “sea change” and he no longer viewed the FCC as an independent agency.

FPF Director of Advocacy Seth Stern wrote for The Guardian that Carr’s admission proves the danger of letting a self-proclaimed partisan weaponize the FCC’s public interest standard to grant himself amorphous censorship powers. “Carr avoids ever articulating his vision of public-interest news, forcing anyone seeking to avoid his ire to play ‘Whac-A-Mole.’ … The only discernible rule of Carr’s FCC is ’don’t piss off Trump’.”


Trump’s BBC lawsuit is nonsense, like his others


President Donald Trump on Monday followed through on his threats to sue the BBC over its editing of his remarks on Jan. 6, 2021, for a documentary.

“If any ordinary person filed as many frivolous multibillion-dollar lawsuits as Donald Trump, they’d be sanctioned and placed on a restricted filers list,” FPF said in a statement, noting that Trump has demanded a total of $65 billion in damages from media outlets since taking office.


Under First Amendment, Diddy ‘can’t stop, won’t stop’ Netflix documentary


Sean “Diddy” Combs is threatening to sue Netflix for airing a docuseries that is, to say the least, unflattering to him. The disgraced music mogul’s cease-and-desist letter claims the series, “Sean Combs: The Reckoning,” uses “stolen footage.”

Stern wrote for Rolling Stone about why Diddy’s threatened lawsuit would be a non-starter: the right to publish content that sources obtain illegally is well established. But a series of recent cases nonetheless puts that right under unprecedented attack.


Body camera footage is for the public


The town of Hamburg, New York, claims its police body camera footage is copyrighted despite being a public record. It’s telling people who request footage under New York’s Freedom of Information Law that they can’t share the footage with others.

That’s ridiculous, and we wrote a letter to the police chief telling him to stop the nonsense and tell anyone who has received these frivolous warnings that they’re free to share body camera footage as they see fit.


Ask Lauren anything


FPF Daniel Ellsberg Chair on Government Secrecy Lauren Harper joined fellow Freedom of Information Act experts Jason Leopold, ​​Liz Hempowicz, and Kevin Bell to take questions about FOIA and the numerous ways that it’s broken. They teamed up for a Reddit “ask me anything” discussion this week.


Free screening of “Cover-Up”


To our New York audiences and documentary film buffs: FPF is proud to host a special screening tonight of the Oscar-shortlisted film “Cover-Up” by award-winning directors Laura Poitras and Mark Obenhaus, followed by a Q&A moderated by our executive director, Trevor Timm. The film chronicles the career of legendary investigative journalist Seymour Hersh.


What we're reading


The Pentagon and the press

NPR
It’s shameful the Department of Defense is curtailing press access five decades after the Supreme Court’s Pentagon Papers ruling, Harper told NPR’s “1A.” Harper also joined “1A” to discuss how the Trump administration is enhancing its surveillance capabilities.


The US supreme court’s TikTok ruling is a scandal

The Guardian
That TikTok remains available “makes a mockery” of the government’s earlier national security claims that the platform was “an urgent national security risk – and of the court that deferred to those claims.”


How an AM radio station in California weathered the Trump administration’s assault on media

Associated Press
“‘Chilling effect’ does not begin to describe the neutering of our political coverage,” said one former KCBS journalist about the aftermath of Carr’s threats.


Defend the press: Brendan Carr has gone too far with attacks on media

Courier
Read the op-ed we co-wrote with partner organizations demanding the FCC recommit to the First Amendment.


Paramount’s Warner Bros Discovery bid faces conflict of interest concerns

Al Jazeera
Stern explained, “Throwing out the credibility of CNN and other Warner Bros Discovery holdings might benefit the Ellisons in their efforts to curry favour with Trump, but it’s not going to benefit anyone else, including shareholders.”


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