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Quando l'Open Social Web si ibrida: Raccoon for Friendica è una nuova app... Mastodon. E contiene anche un po' di Lemmy! Ecco perché la coppia Free Software + Fediverso è una risorsa preziosa

> Se vuoi avere altri aggiornamenti sul Fediverso, segui il gruppio @Che succede nel Fediverso? dal tuo account e se vuoi aprire nuove conversazioni, crea un nuovo post e menziona il gruppo alla fine del tuo messaggio


Nei giorni scorsi è stata finalmente pubblicata la release 1.0 di #Raccoon per Android, un client piuttosto innovativo nato per #Friendica, ma diventato oggi una delle app più innovative per l'esperienza utente su #Mastodon. L'app è disponibile per Android (la release 1.0 è già sul PlayStore e su Izzidroid e a breve sarà anche su F-Droid), ma ora è stato rilasciato anche un pacchetto #Debian, mentre per una versione iOS bisognerà capire quale sarà il successo tra il pubblico.

L'app introduce alcune novità molto importanti nel panorama delle app federate. Vediamole insieme:

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1. Il Fediverso anche senza un account

Raccoon è l'unica app che consente di navigare il Fediverso anche senza avere un account. Infatti, quando la si installa è possibile selezionare una qualsiasi istanza Friendica o Mastodon e "appoggiarsi" sulla sua timeline locale pubblica e su quella federata. In questo modo gli utenti potranno esplorare diverse istanze prima di scegliere su quale aprire un account. Naturalmente, anche dopo aver aggiunto un account (l'app gestisce più account), sarà possibile esplorare le timeline dei server diversi da quello cui ci si è iscritti

Seleziona l’istanza pivot in modalità lurker

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2. La navigazione "swipe"

A differenza di tutte le altre app social (sia di quelle per i social del Fediverso, sia di quelle dei social commerciali), #RaccoonForFriendica consente di aprire uno dei post della timeline e di proseguire la navigazione dei post precedenti e successivi, solo sfogliandolo a destra e a sinistra.
Si tratta di una novità ergonomica davvero interessante

Un esempio di navigazione swipe

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3. La barra di formattazione

Siccome l'app nasce per Friendica, dispone di una barra di formattazione integrata che ricorda i client Lemmy (infatti lo svilupatore si è cimentato per la prima volta con lo sviluppo di app con un'app Lemmy). La barra di formattazione può essere utilizzata anche per le istanze Mastodon che eseguono il fork Glitch-soc, come la mia istanza poliversity.it che è stata quella con cui lo sviluppatore @𝔻𝕚𝕖𝕘𝕠 🦝🧑🏻‍💻🍕 ha fatto diversi esperimenti.
Oltre che essere più immediata, la scrittura di post formattati è agevolata anche da una funzione di "anteprima" che aiuta a evitare errori nella codifica del Markdown o del BBCode.

Barra di formattazione e anteprima

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4. Finalmente anche gli utenti Mastodon potranno godersi i gruppi del Fediverso

Come forse saprete, Mastodon non aiuta la visualizzazione dei post dei gruppi. Anche selezionando un gruppo, continueremo a vedere una timeline unica in cui i post principali si alterneranno con le risposte. Cercare un thread su Mastodon è quindi molto complicato, ma lo svilupatore di Raccoon ha trovato un modo per consentire una visualizzazione per "topic" su tutti gli account che risultano essere "gruppi activitypub", siano essi gruppi #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, #Wordpress, Mobilizon, #Flipboard, etc.
Anche questa trovata è nata grazie al fatto che lo sviluppatore si è cimentato in passato con lo svluppo di un'app per Lemmy e ha potuto misurarsi con le barre di formattazione e la visualizzazione delle "comunità" Lemmy, che altro non sono che "gruppi #Activitypub"

Visualizzazione dei gruppi in modalità topic

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5. Altre funzionalità interessanti

Tra le altre cose, c'è la possibilità di
- visualizzare il codice HTML dei messaggi;
- inviare post schedulati;
- configurare completamente l'interfaccia;
- supportare la scrittura in HTML, utile sia per Mastodon Glitch-soc, sia per scrivere post Wordpress integrando il plugin Activitypub for Wordpress di @Matthias Pfefferle e il plugin "Enable Mastodon App" di @Alex Kirk
- integrare librerie di traduzione

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6. Cosa manca ancora?

L'app presenta tutte le funzionalità presenti nella maggior parte delle altre app Mastodon, tranne una: la corretta gestione dei post Mastodon che citano altri post. Questi, infatti, vengono visualizzati ancora in maniera abbastanza primitiva. Lo sviluppatore sta cercando di capire se adeguarsi alle specifiche Mastodon oppure reinterpretare la funzionalità in maniera più personalizzata.
C'è da dire infatti che, purtroppo, l'implementazione dei messaggi con citazione (già presente da secoli in Friendica) è stata implementata da Mastodon molto tardivamente solo negli ultimi mesi e in un modo molto "personale" che non è piaciuto a molti degli sviluppatori di altri software.


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7. Un'app che farà bene agli utenti che già usano Mastodon ma anche a chi non ha mai "provato" il Fediverso

Lo sviluppo di questa app procede da quasi due anni e la versione beta ha poco più di un anno di vita, ma con la versione 1.0 sono stati risolti tutti i problemi incontrati precedentemente.
In base a quello che sarà il riscontro da parte degli utilizzatori, lo sviluppatore valuterà se creare una versione iOS e addirittura una versione Windows.
Chi vuole consentire l'invio di segnalazioni in caso di errore dell'applicazione potrà abilitare i report anonimi sui crash.


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8. Collegamenti e risorse


Questo è il profilo dello sviluppatore:
androiddev.social/users/janTek…
poliverso.org /profile/dieguitux8623

Questo è il repository del'app: github.com/LiveFastEatTrashRac…

Questo il link del PlayStore:
play.google.com/store/apps/det…

Questo è il link su IzzyDroid (su F-Droid l'app uscirà a breve, ma ora è in fase di controllo):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Qui è invece accessibile il blog dello sviluppatore:
livefasteattrashraccoon.github…

Da qui infine è possibile scaricare il pacchetto .apk o il pacchetto .deb senza utilizzare gli store on line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

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Un ultimo consiglio


Il riscontro del pubblico sarà fondamentale per consentire l'ulteriore sviluppo di questa app.
Se desiderate testarla su Mastodon, provate a farlo con istanze che eseguono il fork glitch-soc. Tra le istanze italiane potete trovare la mia istanza poliversity.it e l'istanza senigallia.one gestita da @Michele Pinto
Per quanto riguarda Friendica, l'unica istanza italiana aperta al pubblico è poliverso.org. L'istanza ha avuto un forte incremento di iscrizioni, quindi ricordatvi di offrire un contributo attraverso LiberaPay 😅.
Se comunicate in italiano, sarò lieto di ospitarvi sulla mia istanza poliverso.org .

Un saluto a tutti e fatemi sapere se avete bisogno di ulteriori informazioni, se avete provato l'app e cosa ne pensate.
Francesco.
Potete interagire con me anche tramite gli account @informapirata ⁂ e @macfranc

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Bei @netzpolitik_feed durfte ich über eines meiner Lieblingsthemen derzeit schreiben: Open Source an Schulen und wovon es abhängt, ob das funktioniert.

netzpolitik.org/2026/vorreiter…

#opensource #Schule #FediLZ _dut #diday #did #dut #souveränität

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Künftig muss man sich wohl zweimal überlegen, ob man auf eine Demo geht. Wir sind daher heute bei einer Anti-Überwachungsdemo in Berlin dabei.

Unser Wochenrückblick:
netzpolitik.org/2026/kw-24-die…

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Schulbildung macht mündig, Open-Source-Software ebenfalls. Ob aber an den mehr als 30.000 deutschen Schulen Open Source eingesetzt wird, hängt oftmals von drei Faktoren ab. Das zeigen erfolgreiche Beispiele in Lübeck und im Harz.

netzpolitik.org/2026/vorreiter…

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📢 Falls du es verpasst hast: noyb hat am Dienstag eine Unterlassungsklage gegen die Kreditauskunftei CRIF eingebracht und startet nun seine erste große DSGVO-Sammelklage! Hier kannst du mitmachen: crif.noyb.eu

Mehr Infos zum Fall: noyb.eu/de/secret-scoring-join…

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Palantir perde la causa legale intentata per costringere una rivista svizzera a pubblicare le repliche


La società tecnologica statunitense Palantir ha perso una causa legale intentata contro una rivista svizzera indipendente per obbligarla a pubblicare le proprie risposte agli articoli riguardanti il ​​rifiuto da parte del governo svizzero dei servizi offerti dall'azienda.

La società di analisi dei dati ha perso 22 dei 23 capi d'accusa. In una sentenza emessa venerdì, il tribunale commerciale di Zurigo ha respinto la maggior parte delle richieste di controdeduzione presentate dall'azienda e dalla sua filiale svizzera, ritenendo che solo un singolo passaggio di un articolo giustificasse una risposta pubblicata da parte della società.

theguardian.com/technology/202…

@giornalismo

China’s escalating crackdown on VPN use


For many years access to foreign media, social media platforms, and independent sources of information in China has been limited through extensive filtering and platform blocking. However, most Chinese could get around these restrictions by using VPNs without any serious consequences. Recent reporting suggests that law enforcement may now be clamping down on users who use a VPN. This worries us very much at Pirate Parties International, and so we decided it was a good time to share more information with our community in the hopes of applying global pressure to stop this.

The recent crackdown on VPNs marks a dangerous escalation in digital authoritarianism. The Chinese state is no longer merely censoring content, it is punishing regular people. A Pirate party to the best of our knowledge does not exist in China, as there is no venue to operate outside the communist party. The current situation shows the need for Pirate organizations that can help people seek information, communicate securely, and participate in the global public sphere. Here at Pirate Parties International, we hope that we will find Pirates in China who will join our global community and can help create venues for Chinese people to access online information without fear of getting caught. We hope inevitably that we can pressure the Chinese government to cease internet restrictions, and thus give their people the freedom to use the global internet with all of its good and bad content. China does not need to be a pariah nation.

A very large proportion of the world lives in China. They deserve the same uncensored information, secure communications, and privacy-enhancing technologies that most of us are able to access around the world. Punishing the mere use of VPNs is incompatible with basic human rights and deepens a broader system of surveillance and intimidation. VPNs are not crimes. They are essential safeguards for privacy, like a door in a bathroom. And we must respect everyone’s right to have this level of privacy.

There are not yet famous Pirate organizations in China, but we suspect that Pirates will soon begin organizing themselves better in China as a result of this crack down on VPN users. We call on Chinese Pirates to join us and support democratic reforms to your government, aim to find solutions that will assist the public to have free use of the internet. Protect at-risk activists, journalists, and researchers who depend on secure cross-border communications. Support the development and distribution of resilient anti-censorship technologies. Publicly condemn sanctions against VPN users and providers of lawful privacy and circumvention tools.

We stand with all people in China and elsewhere who defend the free internet. We hope that this situation improves, and we will continue to monitor it closely. If you or someone you know would like to share more information about this recent problem, please contact us and share more about things that the global Pirate movement can do to support the Chinese people.

Pirate parties have repeatedly opposed censorship, attacks on encryption, and Chinese-style models of internet control. Below we share some of the statements from Pirate parties that reflect our commitment to a free, uncensored, and privacy-respecting internet.


pp-international.net/2026/06/c…

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PPE protects your right to know


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Dear Friend of Press Freedom:

“If I hadn’t had it, I’d be dead right now.” That’s how one journalist described the protective gear that kept her alive while covering a protest. So why are authorities trying to take it away? Plus: Our latest fights against the government secrecy and media mergers that are harming the public’s right to know.

PPE protects the public’s right to know


Reporters covering protests in the United States have been shot with crowd-control munitions, sprayed with tear gas, hit with cars, and physically attacked by both law enforcement and demonstrators.

So it makes sense that many journalists wear personal protective equipment like helmets, goggles, and gas masks at demonstrations, and that organizations like Reporters Without Borders offer grants for reporters to buy PPE. One journalist told Freedom of the Press Foundation (FPF) Senior Advocacy Adviser Caitlin Vogus that PPE is “the only reason I am alive.”

Yet across the country, jurisdictions are banning safety gear at public protests, Vogus explains. By stripping journalists of basic protections, these bans endanger both reporters and the public’s right to know.


Join us today to learn about attacks on the press at Delaney Hall


Journalists covering protests at the Delaney Hall immigration detention facility in Newark, New Jersey, over the past few weeks have been met with crowd-control munitions, pepper spray, and batons by law enforcement. The onslaught is part of a wave of violence journalists have faced documenting protests against Immigration and Customs Enforcement during President Donald Trump’s second administration.

Join us for a webinar at 2 p.m. ET today, where you’ll hear from FPF staff who have been documenting assaults of journalists on the ground, and from journalists who’ve observed and experienced officers’ violent tactics firsthand.


Trump’s disappearing DMs


The Trump Presidential Library recently told The Washington Post that it possessed “no records” of Donald Trump’s first-term Twitter direct messages.

But the same day, the library sent FPF a contradictory response confirming that it does hold those records. (The Trump library is the official National Archives and Records Administration website for processing FOIA requests, not to be confused with the shrine Trump is building in Miami.)

The DM disappearing act is a component of the administration’s broader assault on public access to its records, and raises uncomfortable questions about NARA’s ability to remain impartial, much less effective, at releasing Trump’s records under its new leadership.


Tell Congress to investigate crooked Paramount mergers


Paramount CEO David Ellison’s acquisition of CBS was enabled by a $16 million bribe to Donald Trump, laundered as a settlement of the president’s frivolous lawsuit, and a commitment to alter news content to Trump’s liking.

Now, Ellison wants to repeat the same playbook at CNN and HBO. We need lawmakers to use all of their available powers — both now and in the next Congress — to investigate these bribes and quid pro quo arrangements. Use our action center to tell your representatives to step up.


FPF sues to uncover search warrant abuses


FPF filed a federal Freedom of Information Act lawsuit against the Department of Justice to uncover whether the agency is systematically misrepresenting the law and hiding statutory press protections from federal judges so that it can secure search warrants against journalists.

The lawsuit, filed with assistance from Free Information Group, follows the DOJ’s failure to disclose records regarding the unprecedented January FBI raid on Washington Post reporter Hannah Natanson’s home. These include whether the agency has adopted an internal practice of hiding from magistrate judges the existence of the Privacy Protection Act of 1980 — which outlaws raids on newsrooms and journalists’ homes — to evade judicial scrutiny during leak investigations.


NDAs don’t belong in government


The Trump administration wants federal agencies to require employees to sign standardized nondisclosure agreements like the ones Trump used in the business world. If adopted, the rule would give the federal government a powerful weapon to silence public employees and trample on the free speech rights guaranteed to them by the U.S. Constitution.

Permitting federal agencies to force their employees to sign nondisclosure agreements is one more effort by this administration to silence dissent and punish whistleblowers.

We joined a coalition of press freedom and other rights organizations in opposing the rule.


What we're reading


Outrage mounts at assaults of journalists and hunger strikers at Delaney Hall

Truthout
“Protesters were literally pleading for press to remain. Police had other ideas,” said Adam Rose, FPF’s deputy director of advocacy.


Beyond Pulte, Congress cannot renew spy law without reforms

The Hill
Congress needs to make real changes to Section 702 of FISA to protect Americans’ privacy, even if Bill Pulte won’t be the permanent director of national intelligence.


More than 40 Democrats voted to let Trump spy on Americans. They might do it again

MS NOW
Speaking of Section 702, Democrats who support its reauthorization have a lot of explaining to do. Who exactly in the Trump administration do they trust with unchecked spying power? We joined a letter with over 100 organizations calling them out.


A merger could put two of America’s most important news archives under one owner

Poynter
Yet another reason that journalists should be concerned about the possible Paramount-Warner merger: Consolidation of the CNN and CBS News archives under a single owner who can allow or deny access at will.


Trump DOJ tried to surveil Minnesota journalists. A judge said no

Minnesota Spokesman-Recorder
“These failed search warrants are what happens when incompetent prosecutors pursue political vendettas instead of justice,” said FPF’s Vogus.


‘First Amendment nightmare’: Trump’s DOJ targets journalists AND their viewers

FPF
And the Minnesota search warrants didn’t just target Don Lemon and Georgia Fort — they targeted people who merely watched their YouTube channels too, FPF Executive Director Trevor Timm explains in a video.


My arrest as a student journalist

The News Record
It’s a disgrace that journalist Lucas Griffith was prosecuted for doing his job. We need more journalists with his backbone.


Transaction denied

Firewalls Don’t Stop Dragons
Rainey Reitman, FPF’s board president, explains on a podcast how our access to banks, credit cards, and payment processors can be weaponized to stifle speech.

Flyer for webinar on June 12 at 2 ET about attacks on the press at Delaney Hall in Newark, New Jersey
Flyer for FPF event with our board president Rainey Reitman on June 12 at POWERHOUSE Arena in Brooklyn


freedom.press/issues/ppe-prote…

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✨ ShinyHunters colpisce le università americane con uno zero-day Oracle PeopleSoft: l’operazione UNC6240 analizzata da Mandiant
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/shinyh…

@informatica


ShinyHunters colpisce le università americane con uno zero-day Oracle PeopleSoft: l’operazione UNC6240 analizzata da Mandiant


Si parla di:
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Mandiant e Google Threat Intelligence Group (GTIG) hanno pubblicato oggi un rapporto dettagliato su una campagna attiva di compromissione ed estorsione attribuita a UNC6240, meglio noto come ShinyHunters. L’obiettivo: le istituzioni universitarie americane, colpite attraverso uno zero-day critico in Oracle PeopleSoft che ha consentito l’accesso non autenticato a centinaia di sistemi prima ancora che Oracle rilasciasse la patch.

Il vettore d’attacco: CVE-2026-35273, un RCE con CVSS 9.8


Al centro della campagna si trova CVE-2026-35273, una vulnerabilità di remote code execution (RCE) con punteggio CVSS di 9.8 nel componente Environment Management di Oracle PeopleSoft. Il punto di ingresso sfruttato è l’Environment Management Hub (PSEMHUB), un servizio amministrativo spesso esposto direttamente su Internet nelle configurazioni multi-server. L’attività — documentata tra il 27 maggio e il 9 giugno 2026 — ha preceduto l’advisory Oracle del 10 giugno 2026, classificando di fatto l’exploit come zero-day operativo per oltre due settimane.

GTIG ha identificato gli endpoint vulnerabili e avviato notifiche a oltre 100 organizzazioni globali, con una concentrazione geografica negli Stati Uniti. Particolarmente colpito il settore dell’istruzione superiore: il 68% delle organizzazioni notificate sono atenei e college.

Chi sono gli ShinyHunters: da BreachForums a campagne zero-day


ShinyHunters (tracciato da Mandiant come UNC6240) è un gruppo cybercriminale che si è fatto conoscere tra il 2020 e il 2022 per una serie di breach di alto profilo — AT&T, Ticketmaster, Santander, Advance Auto Parts — venduti poi su BreachForums. Il gruppo ha assunto il controllo di BreachForums dopo l’arresto degli amministratori precedenti, consolidando la propria posizione nell’ecosistema del cybercrime anglofono. La campagna attuale segna un’evoluzione tattica: da semplici acquirenti di accesso iniziale a gruppo capace di sviluppare o acquisire exploit zero-day per piattaforme enterprise.

Infrastruttura C2: MeshCentral travestito da Microsoft Azure


L’analisi delle directory aperte sui cinque host di staging (IP sequenziali 142.11.200.186–190) ha rivelato un’infrastruttura C2 basata su MeshCentral, un software open-source di remote management. Gli agenti Windows precompilati erano rinominati per mimare endpoint legittimi di Microsoft Azure:

  • meshagent64-azure-ops.exe
  • meshagent32-azure-ops.exe
  • meshagent64-v2.exe

Tutti gli agenti erano hardcoded per connettersi al server C2 wss://azurenetfiles.net:443/agent.ashx. Il dominio azurenetfiles.net è stato scelto per imitare Microsoft Azure NetApp Files, una tecnica di masquerading volta a confondere i team di sicurezza durante l’analisi dei log di rete. I server di staging eseguivano Python SimpleHTTP sulla porta 8888, inavvertitamente esposti al pubblico — errore OPSEC che ha permesso a Mandiant e ai ricercatori indipendenti di recuperare l’intero corredo di artefatti.

Timeline operativa e reconnaissance


Il file .bash_history — identico su tutti e cinque i server di staging — ha fornito una timeline dettagliata delle operazioni. Il 27 maggio 2026 alle 22:14 UTC gli attaccanti hanno installato MeshCentral (v1.1.59); pochi minuti dopo, alle 22:25 UTC, hanno configurato il client acme-client per l’automazione dei certificati Let’s Encrypt per il dominio di masquerading. La reconnaissance sulle reti interne delle vittime includeva:

  • Lettura del file psappsrv.cfg per estrarre hostname e indirizzi IP interni
  • Analisi dei mount NFS attivi (mount | grep psoft)
  • Lettura del file /etc/hosts per mappare la topologia interna
  • Ispezione delle configurazioni WebLogic (config.xml)


Propagazione laterale e script fanout


Una volta ottenuto l’accesso al primo nodo, gli attaccanti hanno utilizzato MeshCentral per distribuire uno script Bash denominato [victim_abbreviation]_fanout.sh, scritto direttamente in /tmp tramite heredoc. Lo script automatizza il credential spraying SSH verso gli host interni, parsing la lista da /etc/hosts, e — una volta ottenuto l’accesso — copia un file di estorsione nelle directory WebLogic e Process Scheduler:

README-IF-YOU-SEE-THIS-YOUVE-BEEN-HACKED.TXT

L’esfiltrazione dei dati è avvenuta tramite compressione con zstd seguita da una connessione SSH in uscita verso 176.120.22.24, IP che ospita il mirror pubblico del ShinyHunters Data Leak Site (DLS). Il 9 giugno 2026, alcune organizzazioni vittime sono apparse sul DLS confermando la compromissione avvenuta con successo.

Indicatori di compromissione (IoC)

# IP di staging C2
142.11.200.186
142.11.200.187
142.11.200.188
142.11.200.189
142.11.200.190

# DLS mirror
176.120.22.24

# Dominio C2
azurenetfiles.net

# Hash SHA-256 artefatti
.bash_history:              2ab684d93c1553fad87041b4dea97188a97e78589deee2a7bacff905564f3a35
meshagent64-azure-ops.exe:  f02a924c9ff92a8780ce812511341182c6b509d45bc59f3f7b522e37225d24fc
meshagent64-v2.exe:         d83fdb9e53c5ff03c4cb0451ea1bebd79b53f29eadc1e2fa394c7af13a86ce2f
meshagent32-azure-ops.exe:  c7e9332731b06644fc73e0046a2a89eaa59b09f54250e9bd622467187351711f
meshagent (Linux):          68257a6f9ff196179ec03624e849927f26599eb180a7c82e14ef5bc4e93bc309

# Porte
Python SimpleHTTP: porta 8888
WebSocket C2: wss://azurenetfiles.net:443/agent.ashx

Azioni di remediation prioritarie


Per i team di sicurezza che gestiscono ambienti Oracle PeopleSoft, Mandiant raccomanda azioni immediate:

  • Disabilitare EMHub: in configurazioni multi-server, disabilitare il servizio Environment Management Hub; in configurazioni single-server, rimuovere completamente l’applicazione PSEMHUB.
  • Blocco perimetrale: bloccare l’accesso esterno agli endpoint /PSEMHUB/* e /PSIGW/HttpListeningConnector a livello firewall — non affidarsi esclusivamente a regole WAF.
  • Analisi log: verificare nei log WebLogic richieste POST anomale verso /PSEMHUB/hub da IP esterni.
  • Audit filesystem: cercare file .jsp non previsti in PSEMHUB.war/ e directory inattese logs/, persistantstorage/, scratchpad/.
  • Monitoraggio NetFlow: rilevare traffico SMB in uscita (porta 445) da host PeopleSoft verso destinazioni internet esterne (indicatore potenziale di cattura hash NetNTLM).

Fonte primaria: Mandiant / Google Cloud Blog, 11 giugno 2026.


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@andre_meister droppt bei @netzpolitik_feed neue 🔥 Leaks 🔥 zur #Chatkontrolle!

+++ „Deutschland spricht sich für eine weitgehende Chatkontrolle aus, entgegen anderslautender Äußerungen der Bundesregierung.“ +++ Juristischer Dienst im Rat warnt weiter „vor genereller Suche in interpersoneller Kommunikation“ +++ Mitgliedsstaaten sind sich bei Details uneins.

Jetzt aktiv werden #ChatkontrolleStoppen!
Bundesregierung und Regierungsparteien an ihre Versprechen erinnern:
chat-kontrolle.eu/index.php/20…


Die EU-Institutionen verhandeln zentrale Aspekte der Chatkontrolle. Rat und Parlament streiten, ob Internet-Dienste alle Nutzer freiwillig scannen dürfen oder verdächtige Nutzer verpflichtend scannen müssen. Wir veröffentlichen eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…

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CISA BOD 26-04: Federal Agencies Must Patch Critical Vulnerabilities Within 3 Days Under New Risk-Based Mandate
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-bod-26…
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GoFlateLoader: New Go-Based Malware Loader Infects 33,000+ Users by Outsizing Security Scanners
#CyberSecurity
securebulletin.com/goflateload…
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CVE-2026-44963: RCE critico su Veeam Backup & Replication — aggiornare subito a 12.3.2.4854
#tech
spcnet.it/cve-2026-44963-rce-c…
@informatica


CVE-2026-44963: RCE critico su Veeam Backup & Replication — aggiornare subito a 12.3.2.4854


Il 9 giugno 2026 Veeam ha rilasciato una patch di emergenza per CVE-2026-44963, una vulnerabilità di esecuzione di codice remoto con CVSS v4 di 9.4 (Critical) che colpisce Veeam Backup & Replication 12.x. La falla consente a un qualsiasi utente autenticato nel dominio Active Directory di eseguire codice arbitrario sul backup server — anche senza privilegi specifici sull’applicazione Veeam stessa. In un ambiente enterprise, questo equivale alla potenziale compromissione dell’intera infrastruttura di disaster recovery.

Cosa permette di fare CVE-2026-44963


Si tratta di una falla di deserializzazione non sicura nel servizio Veeam Backup & Replication. Un utente di dominio può inviare richieste costruite ad hoc all’API interna del backup server e ottenere esecuzione di codice con i permessi del processo Veeam — tipicamente SYSTEM o un account di servizio ad alto privilegio.

Il vettore è di rete, la complessità bassa, non è richiesta interazione utente. L’unica limitazione: il backup server deve essere membro di un dominio Active Directory. I server Veeam in workgroup non sono affetti da questa CVE specifica.

Versioni affette e versione sicura

VersioneStato
12.3.2.4465 e precedenti (tutta la linea 12.x)⚠️ Vulnerabile
12.3.2.4854✅ Patchata
13.x✅ Non affetta (architettura diversa)

Perché i backup server sono target critici


Un backup server ha accesso privilegiato a tutti i sistemi che protegge: credenziali, snapshot, dati di configurazione. Un attaccante che lo compromette può:

  • Esfiltrare dati sensibili dai backup di sistemi critici
  • Cifrare o cancellare i backup, rendendo inutile la strategia di disaster recovery
  • Usare le credenziali salvate per muoversi lateralmente nell’infrastruttura
  • Distribuire ransomware sapendo che il ripristino sarà impossibile

Sina Kheirkhah di WatchTowr, che ha scoperto e segnalato la falla, sottolinea come compromettere il backup server sia l’equivalente di togliere la rete di sicurezza prima che qualcuno cada.

Verificare la versione installata


Da PowerShell sul backup server:

Get-ItemProperty -Path "HKLM:\SOFTWARE\Veeam\Veeam Backup and Replication" |
    Select-Object -ExpandProperty PackageVersion

Oppure via registry:
reg query "HKLM\SOFTWARE\Veeam\Veeam Backup and Replication" /v PackageVersion

In alternativa, dalla Veeam Backup Console: Help → About.

Procedura di aggiornamento a 12.3.2.4854


L’update è disponibile sul portale download Veeam. Prima di procedere:

  1. Verificare lo spazio disco: l’installer richiede almeno 3 GB liberi sul volume di sistema.
  2. Eseguire un backup manuale dei sistemi più critici come precauzione.
  3. Mettere in pausa i job schedulati per evitare conflitti durante l’aggiornamento.
  4. Aggiornare i componenti remoti dopo l’update del server principale (proxy, repository, agent). Non ignorare questo passaggio.


# Verificare componenti da aggiornare dopo l'update del server
Add-PSSnapin VeeamPSSnapIn
$currentVer = (Get-VBRVersion).ProductVersion
Get-VBRServer | Where-Object { $_.ComponentsVersion -ne $currentVer }

Mitigazioni se non è possibile aggiornare subito


Se non è possibile applicare la patch immediatamente, queste misure riducono la superficie di attacco:

  • Isolare il backup server dalla rete generale: limitare l’accesso alle porte di gestione Veeam (default TCP 9392, 9401) ai soli host autorizzati tramite firewall o ACL.
  • Ridurre gli account di dominio con accesso al server Veeam: applicare il principio del minimo privilegio.
  • Monitorare i log di autenticazione: cercare autenticazioni anomale verso il Veeam Backup Service in orari inusuali.
  • MFA per gli account di gestione Veeam: se il provider di identità lo supporta, abilitare l’autenticazione a più fattori.


Il pattern storico delle vulnerabilità Veeam


Non è la prima volta che Veeam finisce sotto i riflettori per falle critiche. CVE-2023-27532 (CVSS 7.5), CVE-2024-40711 (CVSS 9.8) e ora CVE-2026-44963 mostrano che i backup server sono bersagli sempre più ricercati, specialmente dagli operatori ransomware. Il suggerimento è di trattare i server Veeam come sistemi Tier-0, al pari dei Domain Controller: monitoraggio dedicato, accesso privilegiato minimale, patch urgente e segmentazione di rete.

Conclusione


CVE-2026-44963 non ammette ritardi: qualsiasi utente di dominio può compromettere il backup server e da lì raggiungere tutto il resto. Verificare la versione installata, pianificare l’aggiornamento a 12.3.2.4854 nel più breve tempo possibile e applicare nel frattempo le mitigazioni di rete.

Fonte: The Hacker News — Veeam Backup & Replication RCE Flaw Lets Domain Users Run Remote Code | BleepingComputer — New Veeam vulnerability exposes backup servers to RCE attacks


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OceanLotus APT (APT32) Compromises FireAnt MetaKit in Targeted Supply-Chain Attack on Vietnamese Stock Investors
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IAKerb e LocalKDC su Windows: meno dipendenza da NTLM, più Kerberos
#tech
spcnet.it/iakerb-e-localkdc-su…
@informatica


IAKerb e LocalKDC su Windows: meno dipendenza da NTLM, più Kerberos


Perché NTLM è ancora vivo (e quanto è difficile eliminarlo)


In ambienti Active Directory, Kerberos è il protocollo di autenticazione preferito da Microsoft da oltre vent’anni. Eppure, NTLM continua a essere presente in quasi ogni infrastruttura Windows perché esistono tre scenari in cui Kerberos non funziona e il sistema ricade inevitabilmente su NTLM:

  • Il client non ha visibilità di rete diretta su un Domain Controller (DC)
  • L’autenticazione coinvolge un account locale invece di un account di dominio
  • L’ambiente è un workgroup o una macchina standalone, senza infrastruttura di dominio

Sono esattamente questi tre gap che Microsoft sta affrontando con IAKerb e LocalKDC, due funzionalità oggi in public preview su Windows Insider (Canary Channel) e previste in disponibilità generale su Windows 11 24H2 e Windows Server 2025 nella seconda metà del 2026.

IAKerb: Kerberos anche senza visibilità sul Domain Controller


IAKerb (Initial and Pass-Through Authentication using Kerberos) è un meccanismo definito nella bozza IETF draft-ietf-kitten-iakerb-03. Si implementa come sotto-meccanismo GSS-API, inserendosi nel protocollo SPNEGO che Windows già utilizza per la negoziazione dell’autenticazione.

Nel flusso Kerberos standard, il client deve contattare direttamente il KDC (Key Distribution Center, il servizio che gira su ogni DC) sulla porta TCP/UDP 88 per ottenere un ticket prima di potersi autenticare su un servizio. Se nessun DC è raggiungibile, Kerberos fallisce e Windows scade su NTLM.

IAKerb risolve questo problema rendendo il server di destinazione un proxy trasparente per i messaggi Kerberos. Il client tunnel i messaggi Kerberos all’interno della connessione esistente verso il server applicativo (ad esempio, sulla porta TCP 445 per SMB), e il server li inoltra al DC per conto del client. Il server non vede mai la password o l’hash: si limita a fare da relay ai messaggi di protocollo.

Il risultato pratico è che l’autenticazione rimane su percorso Kerberos anche quando:

  • Il client si trova in una subnet segmentata senza accesso diretto ai DC
  • L’accesso avviene via VPN o accesso remoto con routing limitato
  • L’architettura cloud restringe la connettività diretta ai controller di dominio


LocalKDC: Kerberos anche per gli account locali


LocalKDC affronta il secondo grande limite: gli account locali. Kerberos richiede un KDC per emettere i ticket, e gli account locali (quelli nel SAM della macchina) non hanno nessun KDC a cui rivolgersi. Di conseguenza, qualunque autenticazione remota che coinvolgesse un account locale era storicamente vincolata a NTLM.

LocalKDC è un KDC leggero integrato direttamente in Windows, che opera esclusivamente sugli account del SAM locale. Emette ticket Kerberos basati su AES per le identità locali, abilitando l’autenticazione Kerberos anche in ambienti workgroup, macchine standalone e qualsiasi scenario con credenziali locali.

Stato attuale e configurazione via registro


Le due funzionalità hanno default diversi nel preview corrente:

  • IAKerb: abilitato per default
  • LocalKDC: disabilitato per default

La configurazione avviene tramite valori di registro di tipo REG_DWORD:

  • DisableIAKerb: impostare a 0 per abilitare, 1 per disabilitare
  • DisableLocalKDC: impostare a 0 per abilitare, 1 per disabilitare

Group Policy e gestione tramite MDM (Intune incluso) saranno aggiunti quando le funzionalità usciranno dalla fase di preview.

Prima di testare: auditing NTLM


Prima di attivare IAKerb e LocalKDC in produzione, è fondamentale capire dove NTLM viene ancora usato nell’ambiente. Windows 11 24H2 e Windows Server 2025 includono log operativi NTLM migliorati, accessibili in Event Viewer sotto:

Applications and Services Logs > Microsoft > Windows > NTLM > Operational

Gli Event ID rilevanti sono:

  • 4020, 4021: eventi client (includono nome processo, IP di destinazione, codice motivo per cui Kerberos non è stato usato)
  • 4022, 4023: eventi server (nome processo e IP client)
  • 4030–4033: eventi sui domain controller (dettagli client e server)

I log client sono i più informativi perché riportano il motivo del fallback a NTLM, permettendo di identificare i workload che richiedono intervento prima di pensare a disabilitare NTLM.

L’abilitazione del logging si gestisce via Group Policy:

  • Per client e server: Administrative Templates > System > NTLM > NTLM Enhanced Logging
  • Per i domain controller: Administrative Templates > System > Netlogon > Log Enhanced Domain-wide NTLM Logs


Limiti attuali e roadmap Microsoft


IAKerb e LocalKDC non eliminano ogni dipendenza da NTLM. Rimangono scenari che continuano a richiedere NTLM:

  • Applicazioni con NTLM hardcoded nel codice
  • Infrastrutture che assumono NTLM come default nella loro logica di autenticazione
  • Alcune interazioni tra account di dominio e account locali sulla stessa macchina

La roadmap Microsoft per la disabilitazione di NTLM si articola in tre fasi:

  • Fase 1 (già in produzione): miglioramenti all’auditing NTLM
  • Fase 2 (H2 2026): disponibilità generale di IAKerb e LocalKDC
  • Fase 3 (~2027–2028): NTLM disabilitato per default nella prossima versione major di Windows Server


Cosa fare adesso


Per un amministratore di sistema che vuole prepararsi al cambiamento in anticipo, il percorso consigliato è: abilitare i log NTLM migliorati oggi (già disponibili su 24H2/Server 2025), analizzare gli event ID nei prossimi mesi per mappare i workload con dipendenza NTLM, e pianificare i test con IAKerb e LocalKDC su ambienti non produttivi non appena la disponibilità generale sarà confermata. Affrontare questa transizione gradualmente è molto più gestibile che trovarsi a fare remediation d’emergenza quando NTLM verrà disabilitato per default.

Fonte originale: Reducing NTLM fallback with IAKerb and LocalKDC in Windows – 4sysops.com


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CVE-2026-5027: Critical Langflow Path Traversal Flaw Actively Exploited for Remote Code Execution
#CyberSecurity
securebulletin.com/cve-2026-50…
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Patch Tuesday Giugno 2026: record di 208 CVE, 6 zero-day e una falla kernel wormable con CVSS 9.8
#tech
spcnet.it/patch-tuesday-giugno…
@informatica


Patch Tuesday Giugno 2026: record di 208 CVE, 6 zero-day e una falla kernel wormable con CVSS 9.8


Il Patch Tuesday di giugno 2026 ha stabilito un nuovo record assoluto: Microsoft ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per ben 208 CVE, superando il precedente record e portando con sé 6 zero-day, di cui uno attivamente sfruttato in attacchi reali. Per i sistemisti, questo ciclo di patch è tra i più critici dell’anno: ci sono falle wormable nel kernel, bypass multipli di BitLocker, RCE su Hyper-V, AKS e DHCP, e una vulnerabilità Exchange già sfruttata in produzione.

Il quadro generale


Delle 208 vulnerabilità corrette, 33 sono classificate Critical. La distribuzione per tipologia:

  • 65 Elevation of Privilege
  • 55 Remote Code Execution
  • 30 Information Disclosure
  • 27 Spoofing
  • 19 Security Feature Bypass
  • 7 Denial of Service

Il conteggio esclude le 360 CVE ereditate da Chromium/Edge e le falle in servizi cloud come Exchange Online e Microsoft Graph, già patchate in precedenza nel mese.

I sei zero-day

CVE-2026-42897 — Exchange Server Spoofing (attivamente sfruttata)


L’unica zero-day già in uso attivo. Un attaccante invia una email costruita ad hoc: se la vittima la apre in Outlook Web Access, viene eseguito JavaScript arbitrario nel browser. Microsoft ha distribuito mitigazioni tramite il servizio Exchange Emergency Mitigation (EEMS). Verificare che EEMS sia abilitato di default; la patch completa è in lavorazione. Azione immediata richiesta.

CVE-2026-45586 — Windows CTFMON GreenPlasma (EoP)


Divulgata da Nightmare Eclipse, permette di ottenere un shell SYSTEM sfruttando una link following errata nel Windows Collaborative Translation Framework. Prima di una serie di zero-day rilasciate dallo stesso ricercatore in protesta contro il bug bounty Microsoft.

CVE-2026-45585 — BitLocker YellowKey (Security Feature Bypass)


Con accesso fisico al dispositivo, un attaccante inserisce file costruiti su USB o partizione EFI e, avviando in WinRE tenendo CTRL, ottiene accesso illimitato al disco cifrato. Colpisce sistemi con BitLocker in modalità TPM-only. Mitigazione: abilitare TPM+PIN.

CVE-2026-50507 — BitLocker bitskrieg (Security Feature Bypass)


Secondo bypass BitLocker, divulgato da Jonas Lykkegaard. La patch potrebbe causare l’errore “A required file couldn’t be accessed because your BitLocker key wasn’t loaded correctly”. Il fix:

reagentc /disable
reagentc /enable

CVE-2020-17103 — Cloud Files Mini Filter Driver Mini-Plasma (EoP)


CVE originariamente del 2020, segnalata da James Forshaw (Google Project Zero). Sembrava già corretta nel dicembre 2020, ma Nightmare Eclipse ha dimostrato che la vulnerabilità era ancora sfruttabile. L’update di giugno 2026 la chiude definitivamente.

CVE-2026-49160 — HTTP/2 Bomb DoS su HTTP.sys


Abusa della compressione degli header HTTP/2 per forzare il server ad allocare quantità sproporzionate di memoria con pochissimi dati in ingresso. Microsoft ha introdotto la chiave di registro MaxHeadersCount per limitare il numero di header accettati (KB5102602):

; HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\HTTP\Parameters
; DWORD: MaxHeadersCount = 100

Le CVE Critical più rilevanti per l’infrastruttura

CVE-2026-45657 — Windows Kernel RCE (CVSS 9.8, wormable)


È la vulnerabilità che preoccupa di più. Una use-after-free nel kernel legata all’elaborazione del traffico TCP/IP permette a un attaccante non autenticato di eseguire codice da remoto, senza interazione utente. Il vettore CVSS (AV:N/AC:L/PR:N/UI:N) e la classificazione wormable significa che un exploit funzionante potrebbe autopropag arsi tra macchine sulla stessa rete. Sistemi colpiti: Windows 11 (23H2, 24H2, 25H2, 26H1) e Windows Server 2022/2025 incluso Server Core. I ricercatori stimano la finestra per un exploit pubblico in giorni, non settimane. Priorità assoluta.

CVE-2026-32193 — Azure Kubernetes Service Container Escape (Critical)


Path traversal in AKS che permette a un container configurato con hostNetwork: true di evadere il container e ottenere il controllo del worker node. Chi gestisce cluster AKS deve verificare aggiornamenti disponibili:

az aks upgrade --resource-group myRG --name myCluster --kubernetes-version latest

CVE-2026-44815 — DHCP Client Service RCE (Critical)


RCE nel client DHCP di Windows, sfruttabile da un attaccante che controlla un server DHCP malevolo in rete. Rischio elevato in ambienti con BYOD o reti ospiti non segregate.

CVE-2026-45641 / CVE-2026-47652 — Hyper-V RCE (Critical)


Due falle di esecuzione di codice in Hyper-V. Su hypervisor il patching è prioritario: una compromissione può portare all’escape delle VM e alla compromissione dell’host.

CVE-2026-45648 — Active Directory Domain Services RCE (Critical)


RCE nei Domain Controller. Qualunque falla RCE su DC va trattata con la massima urgenza: una compromissione equivale a quella dell’intero dominio.

CVE-2026-47291 — HTTP.sys RCE (Critical)


RCE nel driver HTTP.sys, separata dalla HTTP/2 Bomb. Colpisce tutti i sistemi che espongono servizi HTTP inclusi IIS e applicazioni che usano direttamente HTTP.sys.

Strategia di deployment


Con 208 CVE e sei zero-day, non c’è spazio per ritardi. Alcune linee guida pratiche:

  1. Controllare ADV990001: verificare che il Servicing Stack Update (SSU) sia installato. È il prerequisito per l’installazione corretta di tutti gli altri aggiornamenti.
  2. Exchange prima: CVE-2026-42897 è attivamente sfruttata. Applicare le mitigazioni EEMS immediatamente.
  3. Domain Controller: CVE-2026-45648 su AD DS è Critical. Test in ambiente non-prod, poi deployment rapido su DC.
  4. BitLocker — leggere le release notes: CVE-2026-50507 può richiedere il fix manuale con reagentc. Testare prima del rollout su larga scala.
  5. Hotpatch su Azure VM: Microsoft ha reso generalmente disponibile l’hotpatching per Azure VM (Linux e Windows Server), che applica le patch kernel senza riavvio. Nei workload Azure, è la modalità preferita per ridurre i downtime.


Conclusione


Il Patch Tuesday di giugno 2026 non è un mese da rimandare. La CVE-2026-45657 (kernel wormable CVSS 9.8), la zero-day Exchange in produzione, i doppi bypass BitLocker e la falla AKS compongono un quadro che richiede azione rapida e pianificata. Scaricare gli update, verificare l’SSU, prioritizzare Exchange e DC, e monitorare per eventuali regressioni post-patch, specialmente per il caso BitLocker/reagentc.

Fonte: BleepingComputer — Microsoft June 2026 Patch Tuesday fixes 6 zero-days, 200 flaws | Zero Day Initiative — June 2026 Security Update Review


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Schon wieder geht die Polizei auf einer Demonstration wegen einer angeblichen Beleidigung des Bundeskanzlers gegen eine minderjährige Person vor. Solche Maßnahmen beschränken die Versammlungs- und Meinungsfreiheit. Eine Analyse.

netzpolitik.org/2026/krise-der…

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🇦🇹👤 #CRIF is one of the largest credit reference agencies in #Austria. It has built up a largely unknown ‘shadow registry’ and use this data to assign credit scores. However, for 90% of those affected, the score is based primarily only on address, gender and age.

❌ We are convinced that this unwarranted data collection and the scoring of those 90% violates the #GDPR. We are therefore bringing an injunction and a class action for damages.

To sign up, go to crif.noyb.eu! 🤝

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When the Open Social Web Hybridizes: Raccoon for Friendica is a new app... Mastodon. And it even has a little Lemmy in it! That's why the Free Software + Fediverse duo is such a valuable resource.


@fediverse

Raccoon 1.0 was finally released for Android in recent days, a rather innovative client originally created for #Friendica, but which has now become one of the most innovative apps for the user experience on #Mastodon. The app is available for Android (already on the Play Store and Izzidroid, and will soon be available on F-Droid), but a #Debian package has also been released. An iOS version remains to be seen for its success.

The app introduces some very important innovations to the federated app landscape.

1. Navigate the Fediverse from an app, even without creating an account


Raccoon is the only app that lets you browse the Fediverse even without an account. When you install it, you can select any Friendica or Mastodon instance and "leverage" its local public and federated timelines. This way, users can explore multiple instances before choosing which one to open an account on. Of course, even after adding an account (the app manages multiple accounts), you can browse the timelines of servers other than the one you signed up to.

2. "Browse through" messages: "swipe" navigation


Unlike all other social apps (both those for the Fediverse and those for commercial social networks), #RaccoonForFriendica lets you open a post in your timeline and continue browsing through previous and next posts by simply swiping left and right.
This is a truly interesting ergonomic innovation.

3. Finally a formatting bar in social apps


Since the app was created for Friendica, it features a built-in formatting toolbar reminiscent of Lemmy clients (in fact, the developer @janTeko first experimented with app development with a Lemmy app). The formatting toolbar can also be used for Mastodon instances running the Glitch-soc fork, such as infosec.exchange, tech.lgbt, and my poliversity.it instance, which was the one the developer experimented with.

In addition to being more immediate, writing formatted posts is also made easier by a "preview" function that helps avoid errors in Markdown or BBCode coding.

4. Finally, Mastodon users will be able to enjoy Fediverse groups too.


As you may know, Mastodon doesn't support the display of group posts. Even if you select a group, you'll still see a single timeline where top posts alternate with replies. Searching for a thread on Mastodon is therefore very complicated, but the #Raccoon developer has found a way to enable "topic" viewing across all accounts that are "activitypub groups," be they #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, Wordpress, Mobilizon, Flipboard, etc.
This idea also came about thanks to the fact that the developer had previously tried his hand at developing an app for Lemmy and was able to experiment with the formatting bars and display of Lemmy "communities," which are nothing other than "#activitypub groups."

5. Other interesting features


Among other features, you can


6. What's still missing?


The app features all the features found in most other Mastodon apps, except one: the correct handling of Mastodon posts that quote other posts. These are still displayed in a fairly primitive way. The developer is trying to decide whether to adapt to Mastodon specifications or reinterpret the feature in a more personalized way.
It must be said that, unfortunately, the implementation of quoted messages (already present in Friendica for ages) was implemented by Mastodon very late, only in recent months, and in a very "personal" way that many other software developers did not appreciate.

7. Raccoon is an app that will benefit users who already use Mastodon but also those who have never "tried" the Fediverse


This app has been under development for almost two years, and the beta version is just over a year old. However, version 1.0 has resolved all previously encountered issues.
Based on user feedback, the developer will evaluate whether to create an iOS version and even a Windows version.
Anyone who wishes to allow reporting of application errors can enable anonymous crash reports.

8. Links and Resources


This is the developer's profile:
androiddev.social/users/janTek…

This is the app repository: github.com/LiveFastEatTrashRac…

This is the Play Store link:
play.google.com/store/apps/det…

This is the link on IzzyDroid (the app will be released on F-Droid soon, but is currently under review):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Here is the developer's blog:
livefasteattrashraccoon.github…

Finally, from here you can download the .apk or .deb package without using the online stores. line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

One last recommendation


The public's response will be important to enable the further development of this app.
If you want to test it on Mastodon, I recommend using instances running the glitch-soc fork. Among these, I'd recommend the infosec.exchange instance, which is well managed by @jerry. And of course, but only if you communicate in Italian or Esperanto, I'd be happy to host you on my poliversity.it instance.
Regarding Friendica, I recommend two instances: friendica.world, managed by @ruud and featuring a rather lively timeline, and, of course, social.trom.tf, excellently managed by @tio.
If you communicate in Italian, I'd be happy to host you on my poliverso.org instance.

Greetings to all and let me know if you need further information, if you have tried the app and how you found it.
Francesco
You can also interact with me through the Mastodon account @informapirata and the Friendica account @notizie
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Unsere Arbeit kostet viel Geld. Gleichzeitig braucht unsere Zivilgesellschaft kritischen und unabhängigen Journalismus mit Haltung mehr denn je.

Wir bleiben an den drängenden Themen dran und das mit euch gemeinsam! Wir kämpfen für die Grundrechte aller Menschen und setzen uns für eine starke Zivilgesellschaft ein. Jeder Euro zählt und hilft, unseren Kampf für mehr Gerechtigkeit weiterzuführen.

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Mein Text „Die Rückkehr zur Registrierung“ (netzpolitik.org/2026/datenaust…) zur Geschichte und Gegenwart des Datenaustauschs über Menschen mit psychischen Erkrankungen wurde von der Vorjury für den Alternativen Medienpreis 2026 in der Kategorie „Geschichte“ nominiert (alternativer-medienpreis.de/no…). Ich freue mich, dass es die Recherche in die engere Auswahl geschafft hat! ✨
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Die EU-Institutionen verhandeln zentrale Aspekte der Chatkontrolle. Rat und Parlament streiten, ob Internet-Dienste alle Nutzer freiwillig scannen dürfen oder verdächtige Nutzer verpflichtend scannen müssen. Wir veröffentlichen eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…
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Die EU-Institutionen verhandeln zentrale Aspekte der Chatkontrolle. Rat und Parlament streiten, ob Internet-Dienste alle Nutzer freiwillig scannen dürfen oder verdächtige Nutzer verpflichtend scannen müssen. Wir veröffentlichen eingestufte Verhandlungsdokumente. netzpolitik.org/2026/interne-d…
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⚖️🇦🇹 #CRIF hat von fast allen in Österreich Name, Geburtsdatum und Adresse gesammelt, um „Bonitätsscores“ zu berechnen. Dabei gibt es in 90% der Fälle keine Finanzdaten. Wir starten deshalb u. a. eine #Sammelklage auf Schadenersatz.

👉 Mach mit: crif.noyb.eu

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✨ RoguePlanet: il quinto zero-day di Nightmare Eclipse trasforma Microsoft Defender in un vettore di escalation a SYSTEM
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/roguep…

@informatica


RoguePlanet: il quinto zero-day di Nightmare Eclipse trasforma Microsoft Defender in un vettore di escalation a SYSTEM


Ore dopo che Microsoft ha distribuito il Patch Tuesday di giugno 2026 — correggendo tra l’altro due zero-day dello stesso ricercatore — Nightmare Eclipse ha rilasciato pubblicamente RoguePlanet, un nuovo exploit che sfrutta una race condition in Microsoft Defender per elevare i privilegi a SYSTEM su sistemi completamente patchati. Il gesto è l’ultimo atto di una guerra a distanza tra il ricercatore e Redmond su pratiche di divulgazione e bug bounty, e solleva interrogativi scomodi sulla gestione delle vulnerabilità da parte della più grande azienda di software al mondo.

La saga Nightmare Eclipse: cinque zero-day, una disputa irrisolta


RoguePlanet è il quinto exploit zero-day pubblicamente rilasciato da Nightmare Eclipse negli ultimi mesi, dopo BlueHammer, RedSun, GreenPlasma e YellowKey. I precedenti exploit hanno colpito Microsoft Defender, BitLocker e componenti core di Windows; GreenPlasma e YellowKey sono stati corretti proprio nel Patch Tuesday del 9 giugno 2026.

Il ricercatore sostiene che Microsoft abbia sistematicamente rimosso i repository GitHub e GitLab che ospitavano i PoC, costringendolo a creare una piattaforma self-hosted (projectnightcrawler.dev). Microsoft ha risposto nel maggio 2026 con un comunicato del MSRC in cui avvertiva che avrebbe collaborato con le autorità in caso di “attività dannose che causano reale danno ai clienti” — una formulazione che la comunità della sicurezza ha ampiamente interpretato come una velata minaccia legale verso il ricercatore. L’effetto è stato controproducente: la tensione si è intensificata, e RoguePlanet ne è la diretta conseguenza.

Meccanica dell’exploit: dalla RCE alla LPE via Defender


RoguePlanet nasce originariamente come vulnerabilità di Remote Code Execution. L’idea iniziale sfruttava il modo in cui Microsoft Defender gestisce file ospitati su share SMB remoti: un attaccante poteva indurre una vittima ad aprire un file .vhd(x) su un server SMB controllato, ottenendo che Defender sovrascrivesse i propri file — con conseguente RCE.

A metà maggio 2026, Microsoft ha effettuato un hardening silenzioso dell’API mpengine!SysIO*, bloccando gli attacchi basati su junction point. Il ricercatore ha dovuto riscrivere l’exploit da zero, riuscendo a preservare solo la componente di Local Privilege Escalation. Nella forma attuale:

  • L’exploit sfrutta una race condition nella logica di processing interno di Defender.
  • Un utente non privilegiato reindirizza un’operazione su file eseguita da Defender (che gira come SYSTEM) verso codice controllato dall’attaccante.
  • Il risultato è l’apertura di un command prompt con privilegi SYSTEM — la shell più privilegiata su Windows.
  • La percentuale di successo è variabile: il ricercatore riporta “100% su alcune macchine, meno su altre”, essendo una race condition dipendente dal timing.

ThreatLocker ha confermato la riproducibilità dell’exploit su Windows 11 con la patch KB5094126 installata. Il CEO Danny Jenkins ha dichiarato a BleepingComputer: “La nostra analisi iniziale conferma che l’exploit RoguePlanet è valido e funziona come descritto. Le organizzazioni che utilizzano application allowlisting possono prevenire l’esecuzione dell’exploit.”

Sistemi affetti e stato attuale


Al momento della pubblicazione di questo articolo, non esiste una patch ufficiale Microsoft per RoguePlanet. I sistemi vulnerabili includono:

  • Windows 11 (build Official e Canary) con gli aggiornamenti di giugno 2026 installati
  • Windows 10 con gli aggiornamenti di giugno 2026 installati

Non sono stati rilevati casi di sfruttamento attivo in the wild al momento della scrittura. Tuttavia, l’exploit è pubblicamente disponibile su un repository self-hosted, il che abbassa significativamente la barriera per attori motivati.

Il paradosso della divulgazione: quando il vendor diventa il problema


La vicenda Nightmare Eclipse tocca un nervo scoperto dell’ecosistema della sicurezza: cosa succede quando un vendor di dimensioni planetarie risponde ai ricercatori indipendenti con minacce legali anziché con correzioni tempestive e riconoscimento equo?

Il modello di coordinated disclosure — già fragile — mostra le sue crepe: il ricercatore ha seguito le procedure inizialmente, ma la risposta di Microsoft (rimozione dei repository, silenzio sul bug bounty, comunicato quasi legalistico) ha spinto verso la full disclosure non coordinata. Il risultato è una serie di zero-day pubblici su uno dei sistemi operativi più diffusi al mondo, senza patch disponibili.

Va notato che la comunità della sicurezza rimane divisa: alcuni vedono Nightmare Eclipse come un ricercatore che agisce nell’interesse pubblico esponendo pratiche scorrette; altri ritengono che rilasciare exploit senza patch metta in pericolo utenti comuni. La verità è che entrambe le posizioni hanno una base legittima — e che il vero problema risiede nel comportamento di Microsoft.

Indicatori e due righe per i difensori


In assenza di patch, le misure di mitigazione disponibili sono:

  • Application allowlisting: come confermato da ThreatLocker, blocca l’esecuzione del payload. Soluzioni come Windows Defender Application Control (WDAC) o AppLocker possono essere efficaci.
  • Principio del minimo privilegio: l’exploit richiede l’esecuzione di codice come utente locale. Ridurre la superficie d’attacco limitando i diritti degli utenti finali.
  • Monitoraggio dei processi sospetti: alert su processi figlio spawned da MsMpEng.exe (il processo principale di Defender) con privilegi elevati.
  • EDR e XDR: monitorare comportamenti anomali legati a race condition sulle operazioni di file di Defender.


# Processo da monitorare
MsMpEng.exe → cmd.exe / powershell.exe (child process con TOKEN SYSTEM)
# Percorsi sensibili coinvolti
C:\ProgramData\Microsoft\Windows Defender\*
mpengine!SysIO* API calls con reindirizzamento anomalo
# Fonti di intelligence
projectnightcrawler.dev (self-hosted repo Nightmare Eclipse)
CVE: non ancora assegnato al momento della pubblicazione

La storia di RoguePlanet non è semplicemente quella di un exploit: è il sintomo di un ecosistema della vulnerability disclosure sotto pressione, in cui le dinamiche di potere tra vendor e ricercatori indipendenti producono rischi reali per tutti gli utenti Windows. Seguiremo gli sviluppi.

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✨ WhatsApp vs NSO Group: violata l’ingiunzione del tribunale, spearphishing contro gli utenti nonostante il divieto
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/whatsa…

@informatica


WhatsApp vs NSO Group: violata l’ingiunzione del tribunale, spearphishing contro gli utenti nonostante il divieto


WhatsApp ha presentato una richiesta di contempt order al tribunale federale contro NSO Group, accusando la società israeliana di spyware di aver continuato a colpire gli utenti della piattaforma nonostante un’ingiunzione permanente emessa in ottobre che le vietava esplicitamente di farlo. La vicenda riapre il dibattito sul mercato degli spyware commerciali e sull’efficacia degli strumenti legali contro chi li produce.

Il Contesto: sette anni di battaglia legale


La storia tra WhatsApp e NSO Group inizia nell’ottobre 2019, quando la piattaforma di Meta ha citato in giudizio la società israeliana per aver sfruttato una vulnerabilità del servizio per installare il suo spyware Pegasus su circa 1.400 dispositivi di attivisti per i diritti umani, giornalisti e dissidenti in tutto il mondo attraverso attacchi zero-click. Bastava che il bersaglio ricevesse una chiamata WhatsApp — anche senza risponderla — per compromettere il dispositivo.

Il procedimento giudiziario si è concluso con una vittoria storica per WhatsApp: nel maggio 2026 una giuria ha inizialmente assegnato 167 milioni di dollari di danni punitivi, successivamente ridotti a 4,4 milioni dal giudice federale che presiedeva il caso. A ottobre 2025, lo stesso giudice ha emesso un’ingiunzione permanente che vietava a NSO di utilizzare WhatsApp come vettore d’attacco.

NSO aveva risposto all’ingiunzione dichiarando che avrebbe potuto “mettere a rischio l’intera impresa NSO” e “costringere NSO a chiudere i battenti”, mentre il giudice respingeva le sue richieste di sospensione dell’ordine. La società ha presentato appello a novembre 2025, con un procedimento ancora in corso.

Le nuove violazioni: spearphishing in spregio al tribunale


Nonostante l’ingiunzione, WhatsApp ha rilevato nuova attività malevola attribuita a NSO Group dopo che utenti hanno segnalato comportamenti sospetti. Secondo il blog post pubblicato da Meta l’8 giugno 2026, gli attacchi avrebbero usato tecniche di social engineering per indurre gli utenti a cliccare su link malevoli verso siti web esterni fuori da WhatsApp, una metodologia simile alle campagne di 1-click phishing già in precedenza collegate a NSO.

La tecnica rappresenta un’evoluzione rispetto agli attacchi zero-click del 2019: non sfruttando più una vulnerabilità tecnica della piattaforma (impossibile dopo le patch e l’ingiunzione), NSO avrebbe adottato un approccio di spearphishing che richiede l’interazione dell’utente ma aggira il divieto tecnico di sfruttamento diretto dell’app. NSO avrebbe anche creato account e gruppi test su WhatsApp che la piattaforma ha rimosso.

WhatsApp ha condiviso pubblicamente gli indicatori di compromissione associati alle campagne e incoraggia gli utenti a verificare se siano stati bersaglio di metodi di social engineering collegati a NSO su più piattaforme, inclusi SMS ed email.

Le implicazioni: NSO sotto nuova proprietà, stessa operatività


Un elemento di contesto importante: lo scorso anno un gruppo di investitori americani ha acquisito NSO Group con l’ambizione dichiarata di rientrare nel mercato statunitense, da cui la società era stata di fatto esclusa dopo l’inserimento nella Entity List del Dipartimento del Commercio USA nel novembre 2021. L’acquisizione non sembra aver cambiato le pratiche operative della società.

Il mercato degli spyware commerciali continua a operare in una zona grigia normativa: i produttori si definiscono fornitori di strumenti legittimi per forze dell’ordine e intelligence, mentre le evidenze mostrano sistematicamente usi contro giornalisti, attivisti e dissidenti politici. Casi come quello di NSO Group dimostrano che anche quando una corte impone restrizioni operative esplicite, la compliance può essere ignorata.

La richiesta di contempt: cosa succede adesso


Con la richiesta di contempt of court, WhatsApp chiede al tribunale di sanzionare NSO per aver violato l’ingiunzione permanente di ottobre. Se il giudice dovesse riconoscere la violazione, NSO potrebbe essere soggetta a sanzioni finanziarie aggiuntive e a misure coercitive più severe, con potenziale impatto sull’appello ancora pendente.

Il caso stabilisce un precedente rilevante per l’intero settore dello spyware commerciale: per la prima volta un’azienda tecnologica è riuscita a ottenere non solo una vittoria risarcitoria ma un’ingiunzione permanente di portata operativa contro un vendor di sorveglianza. La risposta del tribunale alla presunta violazione di quell’ingiunzione determinerà se tali strumenti legali abbiano effettiva capacità deterrente.

Indicatori e raccomandazioni


WhatsApp ha pubblicato indicatori di minaccia collegati alle campagne di NSO. Chi ritiene di poter essere un bersaglio ad alto rischio — giornalisti, attivisti, operatori umanitari, funzionari governativi — dovrebbe:

  • Verificare i propri dispositivi con strumenti come Mobile Verification Toolkit (MVT) di Amnesty International, che analizza artefatti forensi associati a Pegasus
  • Trattare con massima sospetto qualsiasi link ricevuto su WhatsApp che rimandi a siti esterni, soprattutto da contatti non verificati o messaggi non attesi
  • Controllare i propri account WhatsApp per rilevare accessi da dispositivi o sessioni non riconosciute
  • Monitorare i threat indicators pubblicati da WhatsApp/Meta per verificare la presenza di domini o IP associati alle campagne negli access log dei propri sistemi

Il caso NSO-WhatsApp non è solo una vicenda legale tra due aziende: è uno dei fronti principali della battaglia globale per definire i limiti dell’industria dello spyware commerciale e la responsabilità legale dei suoi protagonisti.


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Vor 20 Jahren hat der Bund das Informationsfreiheitsgesetz eingeführt, heute steht das Auskunftsrecht unter Druck. Doch Sicherheit dürfe nicht gegen demokratische Teilhabe ausgespielt werden, sagt die Bundesbeauftragte für Datenschutz und Informationsfreiheit. Sie fordert ein Transparenzgesetz.

netzpolitik.org/2026/20-jahre-…

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📺 "Fast jeder Österreicher wird im Hintergrund still und heimlich von einem Kreditinstitut bewertet. Ein Salzburger Datenschützer geht dagegen vor."

Zum TV-Beitrag 👉 servustv.com/de/page/AA8X0YD9W…

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Critical npm Supply Chain Attack: Malicious ‘dbmux’ Package Gives Hackers Full System Control
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Operation TaxShadow: Fileless Malware Campaign Uses Fake Tax Emails to Evade Detection on Windows
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Docker Desktop 4.77.0: export dei log, estensioni sicure con digest pinning e nuovi comandi docker pass
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Docker Desktop 4.77.0: export dei log, estensioni sicure con digest pinning e nuovi comandi docker pass


Docker ha rilasciato Docker Desktop 4.77.0 l’8 giugno 2026, portando funzionalità attese da chi lavora quotidianamente con container in ambienti di sviluppo su Windows, Mac e Linux. Il punto di forza di questa release è il miglioramento della gestione dei log, la sicurezza nella distribuzione delle estensioni Marketplace e nuovi comandi per la gestione sicura dei segreti con docker pass.

Novità principali

Export dei log dalla Logs view


È ora possibile esportare i dati di log direttamente dalla Logs view di Docker Desktop. Fino a questa release, visualizzare e copiare manualmente i log di un container era l’unica opzione nell’interfaccia grafica; ora è possibile esportarli in modo strutturato, utile per condividere output di debug o alimentare strumenti di analisi esterni.

Insieme all’export, è stato aggiunto un toggle per la sensibilità alle maiuscole nella barra di ricerca dei log: la ricerca è case-insensitive per default, ma può essere commutata in case-sensitive per trovare identificatori o messaggi di errore specifici.

Estensioni Marketplace installate tramite digest OCI fisso


Un miglioramento significativo per la sicurezza della supply chain: le estensioni del Marketplace di Docker Desktop vengono ora installate e aggiornate usando il digest del manifest OCI (hash crittografico SHA256), invece del tag. Questo protegge contro attacchi di tipo tag mutation, in cui un’immagine pubblicata con un determinato tag viene successivamente sostituita con una versione malevola dopo la pubblicazione.

Il principio è lo stesso già consigliato in produzione per i Dockerfile:

# Più sicuro: riferimento per digest immutabile
FROM mcr.microsoft.com/dotnet/aspnet@sha256:a1b2c3d4...

# Meno sicuro: il tag può cambiare dopo la pubblicazione
FROM mcr.microsoft.com/dotnet/aspnet:10.0

Nuovi comandi docker pass


docker pass è lo strumento di Docker Desktop per la gestione dei segreti. Con questa release riceve due nuovi comandi:

  • docker pass run — inietta i segreti salvati come variabili d’ambiente in comandi eseguiti sull’host, eliminando la necessità di esporre segreti permanentemente nella shell
  • docker pass plugins — permette la gestione dinamica dei plugin di docker pass

Esempio d’uso:

# Senza docker pass: segreto esposto nella shell
export DATABASE_URL="postgres://utente:password@host/db"
./myapp

# Con docker pass run: segreto iniettato solo durante l'esecuzione
docker pass run -- ./myapp

Supporto OAuth per MCP server in Gordon


Gordon, l’assistente AI integrato in Docker Desktop, riceve i pulsanti Authenticate e Cancel per i flussi OAuth dei server MCP. I team che usano MCP server con autenticazione OAuth possono ora completare o rifiutare il flusso direttamente dalla chat bubble di Gordon.

Componenti aggiornati


  • Docker Engine v29.5.3
  • containerd v2.2.4
  • Docker Buildx v0.34.1
  • Docker Offload v0.6.3
  • Docker Agent v1.70.0
  • Docker MCP gateway v0.42.2
  • docker pass v0.1.2
  • DHI CLI (dhictl) v0.0.4


Bug fix rilevanti


  • Windows/WSL: risolto un blocco su “Starting the Docker Engine…” dopo una registrazione WSL fallita che lasciava un VHDX orfano su disco
  • Windows Containers mode: risolto un hang allo shutdown che causava uscite lente o incomplete
  • ECI (Enhanced Container Isolation): corretta una regressione per cui docker cp con ECI abilitato impostava erroneamente la proprietà dei file a nobody:nogroup
  • Shutdown: corretto il codice di uscita 150 su shutdown via SIGINT/SIGTERM, che generava falsi segnali di errore nei sistemi di supervisione


Come aggiornare


Docker Desktop si aggiorna automaticamente nella maggior parte delle configurazioni. Per aggiornare manualmente:

# Linux (.deb)
sudo apt-get update && sudo apt-get install --only-upgrade docker-desktop

In alternativa, usate Docker menu → Check for Updates oppure scaricate direttamente dalla pagina delle release notes ufficiali.

Fonte: Docker Desktop Release Notes — docs.docker.com


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ServiceNow Confirms Unauthorized Access Vulnerability Exposing Enterprise Customer Data
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Ottimizzare TLS e HTTPS su Nginx: ridurre TTFB e latenza
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Ottimizzare TLS e HTTPS su Nginx: ridurre TTFB e latenza


TLS su Nginx: perché il tuning fa la differenza su HTTPS


Quando si parla di prestazioni web, l’ottimizzazione del TLS è spesso trascurata in favore di interventi più vistosi come la cache applicativa o l’indicizzazione del database. Eppure, su un server Nginx esposto in HTTPS, ogni handshake TLS non ottimizzato aggiunge latenza misurabile a ogni connessione nuova. Questa guida raccoglie le configurazioni che un sistemista esperto dovrebbe avere presenti per tenere basso il TTFB (Time To First Byte) e ridurre l’overhead delle connessioni sicure.

Una premessa importante: il tuning TLS non salva un’applicazione lenta. Se la generazione della pagina richiede 800ms, ottimizzare il TLS porterà al massimo qualche decina di millisecondi in meno. Il vero valore di queste configurazioni emerge su backend già veloci, dove l’overhead del protocollo diventa la variabile dominante.

TLS 1.2 o TLS 1.3: quale usare?


Dal 30 giugno 2018 il PCI Security Standards Council richiede la disabilitazione di SSL 3.0, TLS 1.0 e TLS 1.1. Ad oggi, la configurazione raccomandata è supportare esclusivamente TLS 1.2 e TLS 1.3:

ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;

TLS 1.3 è decisamente preferibile: riduce il numero di round-trip necessari per il handshake (da 2 a 1) e rimuove algoritmi di cifratura obsoleti. Se il target è esclusivamente moderno (browser aggiornati, client API recenti), si può anche forzare solo TLS 1.3:
ssl_protocols TLSv1.3;

Tuttavia, TLS 1.2 rimane necessario per compatibilità con client enterprise, dispositivi embedded e alcune librerie legacy. Per la maggior parte dei server in produzione, supportare entrambi è la scelta più pragmatica.

Abilitare HTTP/2 e HTTP/3 (QUIC)


HTTP/2 è diventato lo standard de facto e Nginx lo supporta nativamente. Dalla versione 1.25.1, la direttiva è cambiata: non va più in listen ma come direttiva separata nel blocco server:

listen 443 ssl;
http2 on;

Per chi vuole spingersi a HTTP/3 con QUIC (disponibile nei pacchetti Nginx mainline compilati con BoringSSL o quic-go), la configurazione si estende così:
server {
    listen 443 ssl;
    listen [::]:443 ssl;
    listen 443 quic reuseport;
    listen [::]:443 quic reuseport;

    http2 on;

    ssl_certificate     /path/to/your/certificate.pem;
    ssl_certificate_key /path/to/your/key.pem;

    # Comunica al client il supporto HTTP/3
    add_header Alt-Svc 'h3=":443"; ma=86400';
}

Per verificare quale protocollo viene negoziato dal lato command-line:
# Verifica HTTP/2
curl --http2 -I https://tuo-dominio.com/

# Verifica HTTP/3
curl --http3 -I https://tuo-dominio.com/

Session cache e session tickets: differenze chiave


La session cache lato server permette di riutilizzare i parametri crittografici di una sessione TLS precedente, evitando il full handshake per connessioni successive dello stesso client. In Nginx si configura così:

ssl_session_cache shared:SSL:10m;  # ~40.000 sessioni per MB
ssl_session_timeout 1d;

I session tickets sono un meccanismo alternativo: invece di conservare lo stato sul server, il server cifra i parametri della sessione e li invia al client, che li ripresenta alla connessione successiva. Questo elimina lo stato server-side ma introduce rischi se la chiave di cifratura dei ticket viene compromessa (forward secrecy ridotta). La raccomandazione per ambienti ad alta sicurezza è disabilitarli:
ssl_session_tickets off;

Nella pratica, su infrastrutture con bilanciamento del carico senza sticky sessions, i ticket sono spesso l’unico modo per ottenere session resumption tra istanze diverse. Valutare caso per caso.

OCSP Stapling: eliminare la latenza di validazione del certificato


Senza OCSP Stapling, ogni nuovo client deve contattare la CA (Certificate Authority) per verificare che il certificato non sia stato revocato. Questo aggiunge una richiesta di rete esterna al percorso critico dell’handshake. Con lo stapling, è Nginx stesso a interrogare periodicamente la CA e a includere la risposta firmata direttamente nell’handshake TLS:

ssl_stapling on;
ssl_stapling_verify on;
ssl_trusted_certificate /path/to/full_chain.pem;
resolver 8.8.8.8 8.8.4.4 valid=300s;
resolver_timeout 5s;

Il parametro ssl_trusted_certificate deve puntare alla catena completa (root CA inclusa), non solo al certificato del server. Il resolver è necessario perché Nginx deve risolvere l’hostname della CA tramite DNS.

Ridurre ssl_buffer_size


Il valore predefinito di ssl_buffer_size in Nginx è 16KB, dimensionato per throughput massimo. Questo significa però che il primo byte del payload arriva al client solo dopo che il primo chunk da 16KB è stato riempito e cifrato. Per siti dove il TTFB è critico (landing page, API), ridurre il buffer abbassa la latenza percepita:

ssl_buffer_size 4k;

Sul throughput per file di grandi dimensioni (video, download) questo valore è subottimale; per contenuto testuale e API è quasi sempre vantaggioso.

Configurazione completa raccomandata


Di seguito la configurazione consolidata che integra tutti i punti trattati, da inserire nel blocco http o nel blocco server di Nginx:

http2 on;
ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;
ssl_prefer_server_ciphers off;
ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';
ssl_session_cache shared:SSL:10m;
ssl_session_timeout 1d;
ssl_session_tickets off;
ssl_buffer_size 4k;
ssl_stapling on;
ssl_stapling_verify on;
ssl_trusted_certificate /path/to/full_chain.pem;
resolver 8.8.8.8 8.8.4.4 valid=300s;
resolver_timeout 5s;

Dopo ogni modifica, verificare la sintassi e ricaricare:
nginx -t
nginx -s reload

HSTS: forzare HTTPS a livello di browser


HTTP Strict Transport Security istruisce i browser a non tentare mai connessioni HTTP plain verso il dominio, riducendo anche la superficie d’attacco da downgrade. L’intestazione si aggiunge così:

add_header Strict-Transport-Security "max-age=63072000; includeSubDomains; preload" always;

Il valore max-age è in secondi: 63072000 corrisponde a due anni, il minimo richiesto per l’inserimento nel preload list di Chrome. Prima di abilitare includeSubDomains, verificare che tutti i sottodomini siano effettivamente raggiungibili in HTTPS.

Conclusione


Il tuning TLS su Nginx non è un’operazione una tantum ma una configurazione che vale la pena standardizzare nei propri template di deployment. HTTP/2 abilitato, session cache attiva, OCSP Stapling e buffer ridotto sono quattro interventi a costo zero che si traducono in un’esperienza più reattiva per l’utente finale e in una postura di sicurezza più moderna. Per ambienti con requisiti di latenza estrema o traffico prevalentemente mobile, HTTP/3 con QUIC rappresenta il passo successivo logico, anche se richiede una build di Nginx con supporto esplicito.

Fonte originale: Nginx tuning tips: HTTPS/TLS – Turbocharge TTFB/Latency – linuxblog.io


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Windows CTFMON Zero-Day CVE-2026-45586 Lets Low-Privilege Users Escalate to SYSTEM
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