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Chinese Threat Group Automates Web Server Attacks at Scale Using AI Agents, Cisco Talos Warns
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Unauthenticated File Upload Flaw in Elementor Pro Opens Door to Remote Code Execution
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New Espionage Campaign ‘SilkParasite’ Hits Central Asian Governments With Five Undocumented Malware Tools
#CyberSecurity
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Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti
#tech
spcnet.it/da-active-directory-…
@informatica


Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti


Perché Active Directory da sola non basta più


Microsoft ha recentemente pubblicato un messaggio diretto ai reparti IT: Active Directory on-premises, da sola, non è più sufficiente per reggere il modello di sicurezza richiesto oggi. Non si tratta di un annuncio di fine vita per AD — che resta il fondamento dell’identità in moltissime organizzazioni — ma di un cambio di prospettiva su cosa un’infrastruttura identity debba garantire quando lavoro ibrido, SaaS, fornitori esterni e ora anche agenti AI accedono quotidianamente a dati e sistemi aziendali.

Per chi gestisce l’infrastruttura identity in produzione, la domanda non è “AD oppure Entra ID”, ma come costruire un’architettura ibrida che riduca la superficie d’attacco senza un rip-and-replace che nella maggior parte dei contesti enterprise non è realistico né necessario. Vediamo cosa cambia concretamente e quali strumenti usare per la modernizzazione incrementale.

I cinque segnali di un’infrastruttura identity da modernizzare


Il ragionamento di Microsoft si basa su cinque aree di attrito che chi amministra AD riconoscerà facilmente:

  • Onere operativo: patching dei domain controller, gestione backup, rinnovo certificati, procedure di disaster recovery. Tempo sottratto ad automazione e governance, non alla sicurezza in sé.
  • Un modello di trust superato: AD è nato per un perimetro di rete definito. Il lavoro ibrido richiede decisioni di accesso basate su rischio dell’utente, postura del dispositivo e contesto — non sulla semplice appartenenza alla rete aziendale.
  • Proliferazione SaaS: Microsoft 365, Salesforce, Workday, ServiceNow e decine di altre applicazioni cloud richiedono un piano di identità cloud-native, non solo una federazione con AD.
  • Utenti esterni: contractor, partner e fornitori richiedono provisioning e deprovisioning sistematico, difficile da gestire con i soli strumenti nativi di AD.
  • Permessi per agenti AI: applicazioni e agenti che accedono a dati ed eseguono azioni per conto degli utenti richiedono un modello di autorizzazione granulare che AD non è stato progettato per gestire.

Il punto centrale non è la sostituzione, ma la modernizzazione incrementale: spostare autenticazione e controlli di accesso verso il cloud, mantenendo AD per i carichi che ne dipendono ancora, fino a quando anche quelli non vengono modernizzati o dismessi.

Entra Connect Sync vs Cloud Sync: quale scegliere


Il primo bivio tecnico in ogni percorso di modernizzazione riguarda lo strumento di sincronizzazione tra AD on-premises e Microsoft Entra ID. Le due opzioni non sono intercambiabili e la scelta ha implicazioni architetturali concrete.

Microsoft Entra Connect Sync è il tool “storico”: richiede un server Windows dedicato (indicativamente 4 vCPU, 8 GB RAM, 100 GB disco) con un motore di sincronizzazione basato su SQL Server (LocalDB per ambienti piccoli, SQL Server completo oltre una certa scala). Esegue una sincronizzazione differenziale ogni 30 minuti — non è possibile scendere sotto questa soglia per limiti architetturali — e regge ambienti fino a 500.000+ oggetti. Supporta scenari che Cloud Sync non copre: Pass-through Authentication (PTA), Group Writeback per i gruppi Microsoft 365, e mapping avanzato di attributi personalizzati.

Microsoft Entra Cloud Sync è invece un agente leggero, gestito da Microsoft, installabile su un domain controller o su un server nelle vicinanze, senza alcuna dipendenza da SQL Server. Sincronizza circa ogni 2 minuti — molto più reattivo di Connect Sync — ma è limitato a circa 150.000 oggetti. Supporta solo Password Hash Sync (non PTA), non offre Group Writeback e ha opzioni di mapping attributi più limitate. In compenso offre alta disponibilità nativa tramite agenti multipli auto-ridondanti, contro la modalità staging attivo-passivo di Connect Sync che richiede failover manuale.

In sintesi: Connect Sync resta la scelta per organizzazioni grandi con requisiti di PTA o Group Writeback; Cloud Sync è preferibile per nuovi deployment con requisiti più semplici, dove la cadenza di sync più rapida e il minor carico operativo pesano più della scala massima supportata.

Privileged Identity Management: ridurre l’esposizione degli account con ruoli elevati


Uno dei controlli più efficaci per ridurre la superficie d’attacco descritta da Microsoft è l’eliminazione degli account con ruoli privilegiati assegnati in modo permanente (“standing access”). Microsoft Entra Privileged Identity Management (PIM) sposta il modello verso assegnazioni eligible (idonee ma non attive) che l’utente attiva solo quando necessario, per una durata limitata e con giustificazione registrata a fini di audit.

Con Microsoft Graph PowerShell, la gestione di questo flusso è completamente scriptabile. Assegnazione di un ruolo idoneo per 10 ore:

Connect-MgGraph -Scopes "RoleManagement.ReadWrite.Directory"

$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Aggiunta assegnazione idonea"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "AdminAssign"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT10H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleEligibilityScheduleRequest -BodyParameter $params |
  Format-List Id, Status, Action, RoleDefinitionId, Justification, PrincipalId

L’utente attiva poi il ruolo solo quando serve, per un tempo limitato (qui un’ora):
$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Attivazione ruolo per intervento pianificato"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfActivate"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT1H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

e la disattiva esplicitamente al termine, o lascia che scada automaticamente:
$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Fine intervento"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfDeactivate"
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

Il parametro DirectoryScopeId impostato a / assegna il ruolo a livello di intero tenant; per limitare lo scope a una specifica unità amministrativa si usa un AppScopeId o lo scope dell’unità stessa. Automatizzare questi flussi via Graph PowerShell (ad esempio da una pipeline di onboarding/offboarding) è spesso più affidabile che affidarsi esclusivamente al portale, soprattutto quando serve integrare l’attivazione dei ruoli con sistemi di ticketing o approvazione esterni.

Autenticazione phishing-resistant e riduzione dei protocolli legacy


La seconda area indicata da Microsoft riguarda i metodi di autenticazione. Nella pratica, questo significa due interventi concreti su ogni tenant: primo, abilitare metodi resistenti al phishing come le chiavi di sicurezza FIDO2 o Windows Hello for Business al posto di SMS e app authenticator basate solo su OTP, che restano vulnerabili ad attacchi MFA fatigue e a proxy AiTM (adversary-in-the-middle). Secondo, disattivare progressivamente i protocolli di autenticazione legacy (Basic Auth su Exchange, POP/IMAP non moderni) che bypassano completamente la Conditional Access basata su rischio, perché non supportano la valutazione di device compliance o segnali di rischio in tempo reale.

Un percorso pragmatico per chi parte da AD puro


Per chi gestisce ancora un’infrastruttura AD-centrica, l’indicazione pratica che emerge da questo cambio di approccio è di procedere per fasi, senza inseguire una migrazione big-bang:

  1. Distribuire Entra Connect Sync o Cloud Sync (in base alla scala e ai requisiti di PTA/Group Writeback discussi sopra) per portare le identità in Entra ID mantenendo AD come source of truth.
  2. Attivare Conditional Access basata su rischio utente e postura del dispositivo per le applicazioni cloud, riducendo la dipendenza dal solo perimetro di rete.
  3. Migrare gli account con privilegi elevati a PIM, eliminando le assegnazioni permanenti dei ruoli critici.
  4. Mappare quali applicazioni legacy dipendono ancora da Kerberos/NTLM puro e pianificarne la modernizzazione o l’isolamento in un segmento di rete dedicato.
  5. Estendere la governance delle identità (lifecycle, access review periodiche) anche a utenti esterni, applicazioni registrate e, dove presenti, agenti AI con accesso a dati aziendali.

Nessuno di questi passaggi richiede di spegnere i domain controller. Il valore pratico dell’approccio ibrido è proprio questo: ridurre progressivamente la superficie d’attacco esposta dai componenti legacy, senza interrompere le applicazioni che oggi dipendono ancora da AD, fino a quando la modernizzazione di quelle stesse applicazioni non renderà possibile una dismissione più ampia.

Articolo ispirato e approfondito a partire da: Microsoft Says Active Directory Alone is No Longer Enough for Modern Identity Security, Petri IT Knowledgebase.


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Grok AI Chatbot Tricked Into Leaking Private Chats Through Encrypted Prompt Injection
#CyberSecurity
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Nginx e TLS: come ridurre TTFB e latenza con le impostazioni giuste
#tech
spcnet.it/nginx-e-tls-come-rid…
@informatica


Nginx e TLS: come ridurre TTFB e latenza con le impostazioni giuste


Il TTFB non dipende solo dall’applicazione: quanto costa davvero l’handshake TLS


Quando un sito HTTPS risponde lentamente, il riflesso condizionato di ogni sistemista è guardare al backend: query lente, cache assente, un’applicazione PHP o .NET che non scala. Ma prima ancora che la richiesta arrivi al codice applicativo, il client e il server devono completare un handshake TLS, negoziare un protocollo, verificare un certificato ed eventualmente riprendere una sessione precedente. Ognuno di questi passaggi ha un costo in millisecondi, e su siti ad alto traffico o con molte connessioni “fredde” (nuovi visitatori, CDN edge miss, mobile su rete instabile) quel costo si somma in modo tutt’altro che trascurabile.

La buona notizia è che gran parte di questo overhead è governato da una manciata di direttive Nginx che, se lasciate ai valori di default, non sono ottimizzate per la latenza. In questo articolo vediamo come intervenire in modo mirato su HTTP/2, HTTP/3, cache di sessione TLS, versioni del protocollo, cipher suite e OCSP stapling, con un occhio a cosa è davvero cambiato nel panorama TLS nel 2026 rispetto a configurazioni “storiche” che circolano ancora in molte guide.

HTTP/2 e HTTP/3: come attivarli correttamente


Su Nginx recente (1.25.1 e successivi) il supporto HTTP/2 non si attiva più come parametro del blocco listen, ma con una direttiva dedicata. La sintassi legacy listen 443 ssl http2; è deprecata e in alcune build genera un warning in fase di reload:

listen 443 ssl;
http2 on;

Per chi vuole spingersi oltre, HTTP/3 (basato su QUIC, quindi su UDP anziché TCP) è supportato nativamente da Nginx 1.25.0 in poi:
listen 443 ssl;
listen [::]:443 ssl;
listen 443 quic reuseport;
listen [::]:443 quic reuseport;
http2 on;
add_header Alt-Svc 'h3=":443"; ma=86400';

L’header Alt-Svc non è opzionale: senza di esso il browser non ha modo di sapere che il server parla anche HTTP/3, e continuerà a usare HTTP/2 anche se QUIC è configurato correttamente sul lato server. Va inoltre ricordato che molte reti aziendali e alcuni provider filtrano il traffico UDP sulla porta 443, quindi HTTP/3 va sempre trattato come miglioramento progressivo e non come sostituto esclusivo di HTTP/2.

Session cache e session ticket: evitare handshake completi


Ogni handshake TLS completo comporta uno scambio di chiavi asimmetrico, che è l’operazione più costosa dell’intero processo. La cache di sessione permette a un client che si riconnette di saltare questo passaggio:

ssl_session_cache shared:SSL:10m;
ssl_session_timeout 1d;
ssl_session_tickets on;

Una cache condivisa da 10 MB memorizza circa 4.000 sessioni: per un sito a traffico medio è più che sufficiente, ma su cluster con più worker o più nodi Nginx dietro un load balancer va dimensionata in base al numero di client unici attesi nella finestra di ssl_session_timeout. Un dettaglio spesso trascurato: da Nginx 1.23.2 la gestione delle chiavi dei session ticket è stata migliorata, ma se si opera un’infrastruttura con più server dietro lo stesso load balancer, le chiavi di ticket vanno sincronizzate tra i nodi (tipicamente con ssl_session_ticket_key e un file condiviso via configuration management), altrimenti il beneficio della ripresa di sessione si perde ogni volta che il client finisce su un nodo diverso da quello dell’handshake iniziale.

Versioni del protocollo: perché TLS 1.3 non è solo “più sicuro”


La direttiva sulle versioni supportate resta relativamente semplice:

ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;

Il punto tecnico interessante è che TLS 1.3 non porta solo benefici di sicurezza (rimozione di cipher obsoleti, forward secrecy obbligatoria), ma anche di performance pura: riduce l’handshake a un singolo round trip contro i due richiesti da TLS 1.2, e supporta la ripresa di sessione tramite un meccanismo (0-RTT/PSK) che rende le riconnessioni ancora più rapide. Per un client con RTT di rete di 80-100ms verso il server — scenario comune per utenti mobile o geograficamente distanti dal datacenter — il risparmio di un intero round trip si traduce direttamente in TTFB più basso.

Mantenere TLS 1.2 come fallback resta comunque prudente per compatibilità con client legacy (alcune librerie HTTP embedded, dispositivi IoT, versioni datate di Android). Limitarsi al solo TLS 1.3 va considerato solo per ambienti controllati, come API interne o servizi machine-to-machine dove si conoscono con certezza i client.

Cipher suite: meno è meglio, con TLS 1.3


Su TLS 1.2 la scelta delle cipher suite ha ancora impatto pratico:

ssl_prefer_server_ciphers off;
ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';

Da notare l’impostazione ssl_prefer_server_ciphers off: con TLS 1.3 e i client moderni, lasciare che sia il client a scegliere la cipher (in base a cosa è accelerato via hardware sul suo dispositivo, ad esempio AES-NI vs ChaCha20 su mobile) è generalmente più efficiente che imporre l’ordine lato server.

Con TLS 1.3, però, le cipher suite sono fissate dal protocollo stesso: mantenere una lunga stringa ssl_ciphers personalizzata e una direttiva ssl_ecdh_curve manuale non porta quasi nessun beneficio aggiuntivo per le connessioni che negoziano TLS 1.3, e serve solo a coprire il fallback su TLS 1.2. Molte configurazioni “best practice” che circolano online sono più complesse del necessario proprio perché non tengono conto di questo aspetto.

OCSP stapling: un capitolo da riscrivere nel 2026


Fino a poco tempo fa, l’OCSP stapling era una delle ottimizzazioni TLS più raccomandate: invece di far verificare al browser lo stato di revoca del certificato con una richiesta separata al CA, il server allega (“stapla”) una risposta OCSP firmata direttamente durante l’handshake, risparmiando un round trip:

ssl_stapling on;
ssl_stapling_verify on;
ssl_trusted_certificate /path/to/full_chain.pem;
resolver 8.8.8.8 8.8.4.4 valid=300s;
resolver_timeout 5s;

Questo è un punto su cui molti sistemisti non sono ancora allineati: Let’s Encrypt ha dismesso il supporto OCSP nell’agosto 2025, passando esclusivamente a CRL (Certificate Revocation List) a corto ciclo di vita per la verifica di revoca. Se i certificati del vostro dominio provengono da Let’s Encrypt, le direttive sopra sono di fatto inerti: Nginx proverà a fare stapling ma non otterrà risposte valide, e conviene rimuoverle per tenere la configurazione pulita e i log privi di errori di risoluzione OCSP inutili. Se invece usate un CA diverso che continua a supportare OCSP, le direttive restano valide e utili.

Buffer TLS: un’ottimizzazione minore ma misurabile

ssl_buffer_size 4k;

Il valore di default di Nginx per il buffer di invio TLS è 16k, pensato per massimizzare il throughput su trasferimenti di grandi dimensioni. Per il traffico HTTP tipico — pagine HTML, chiamate API, asset di dimensioni moderate — un buffer più piccolo (4k) riduce la quantità di dati che devono essere cifrati e trasmessi prima che il client possa iniziare a processare la risposta, con un guadagno tipico nell’ordine di 30-50ms sul TTFB. È un’ottimizzazione minore rispetto a HTTP/2 o al session caching, ma essendo a costo zero (nessun trade-off di sicurezza) vale la pena applicarla su siti dove il TTFB è una metrica critica.

Configurazione completa di riferimento

server {
    listen 443 ssl;
    listen [::]:443 ssl;
    http2 on;

    ssl_certificate     /etc/nginx/ssl/fullchain.pem;
    ssl_certificate_key /etc/nginx/ssl/privkey.pem;

    ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;
    ssl_prefer_server_ciphers off;
    ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';

    ssl_session_cache shared:SSL:10m;
    ssl_session_timeout 1d;
    ssl_session_tickets on;
    ssl_buffer_size 4k;

    add_header Strict-Transport-Security "max-age=63072000; includeSubdomains; preload" always;
    add_header X-Frame-Options SAMEORIGIN always;
    add_header X-Content-Type-Options nosniff always;
}

Da personalizzare rimuovendo il blocco OCSP se il certificato proviene da Let’s Encrypt, e aggiungendo i blocchi listen ... quic reuseport; e l’header Alt-Svc se si vuole abilitare anche HTTP/3.

Cosa aspettarsi (e cosa no) da questa ottimizzazione


Vale la pena essere chiari sui limiti: il tuning TLS non risolve un’applicazione lenta. Se il backend impiega 800ms per generare una risposta, risparmiare 50ms sull’handshake è un’ottimizzazione marginale rispetto al problema reale. Dove il tuning TLS fa davvero la differenza è nel ridurre l’overhead fisso presente su ogni richiesta HTTPS, in particolare per le connessioni “fredde” e per utenti con RTT di rete elevato — scenari in cui il costo dell’handshake può facilmente superare il tempo di elaborazione lato server. Caching applicativo, ottimizzazione del backend e CDN restano le leve principali per le performance complessive, ma un livello TLS ben configurato è la base su cui tutte le altre ottimizzazioni si appoggiano, ed è spesso trascurata proprio perché “funziona già” con i valori di default.

Articolo ispirato e approfondito a partire da: Nginx tuning tips: HTTPS/TLS – Turbocharge TTFB/Latency, LinuxBlog.io.


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Openbook 26.34 - Lovable Pancake

Ieri è stata fatta la prima build stable di Openbook: un nuovo software per il Fediverso, che si pone come alternativa ai primi tempi di Facebook per navigare un social fatto di persone ma accentuando la curiosità di leggere e scrivere prima che di curiosare e spettegolare!

C’è ancora molta strada da fare, però anche una semplice issue aiuterà a farne un pezzettino

about.openb.app/changelog.php?…

@lealternative

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Linus Torvalds risolve un bug nel driver grafico Intel Xe con l’aiuto dell’intelligenza artificiale


È piuttosto raro vedere Linus Torvalds, creatore e maintainer (responsabile dello sviluppo) del kernel Linux, scrivere personalmente patch (correzione) per i driver grafici open source del sistema operativo. Tuttavia, la community è stata sorpresa...

🔗 Leggi il post completo

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Perché Wikipedia (e la sua filosofia) contano più che mai nell’era dell’IA

Wales ricorda anche una verità scomoda: le persone, fuori dai social, sono fondamentalmente gentili. Sono gli algoritmi a distorcere la percezione, premiando lo “zio pazzo” e nascondendo la “nonna gentile”.

ilglobale.it/storia/perche-wik…

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Zellij il terminal workspace che rende più semplice il multitasking su Linux


Zellij è un terminal workspace moderno e open source che semplifica pannelli, sessioni e lavoro multitasking direttamente dalla riga di comando.L'articolo "Zellij il terminal workspace che rende più semplice il multitasking su Linux" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

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La penalizzazione dell'apprendimento tramite IA generativa: evidenze dall'istruzione secondaria cinese


Utilizzando dati panel di 30 mesi su 26.811 studenti cinesi delle classi dalla settima alla dodicesima, studiamo come l'intelligenza artificiale generativa influenzi (positivamente) la produttività nello svolgimento dei compiti ma influenzi anche (negativamente) l'apprendimento.

cepr.org/publications/dp21577

@aitech @scuola

Grazie a Emilia per la segnalazione

Questa voce è stata modificata (19 ore fa)
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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Sabato 22 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
ilpuntocyber.rfeed.it/article.…

#newsletter #cybersecurity
@informatica

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"Doch egal, wie sich Urlaub und Kanzlerschaft von Friedrich Merz weiterentwickeln: Der politische Betrieb geht ab Anfang September wieder richtig los, und es wird ein wichtiger Herbst werden. Vielleicht einer mit braunen Umwälzungen – und vielleicht ein heißer Herbst mit Protesten."

Ein Rückblick auf die Woche und ein Ausblick auf die Post-Ferienzeit von @markusreuter

netzpolitik.org/2026/kw-34-die…

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Rechenzentren verbrauchen viel Strom und Wasser. Wie viel genau, soll im Einzelnen jetzt erstmals im Nationalen Rechenzentrumsregister nachvollziehbar sein. Doch Julian Bothe von AlgorithmWatch warnt: Die Daten sind grob unvollständig und die Transparenz soll auf Druck von Big Tech wieder eingeschränkt werden.

netzpolitik.org/2026/intranspa…

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Hijacked Rust Crates With 244 Million Downloads Turned Into Malware Delivery Pipeline
#CyberSecurity
securebulletin.com/hijacked-ru…
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Microsoft Confirms Entra ID Zero-Day Was Exploited Before the Fix Went Live
#CyberSecurity
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Researchers Show How a Signed Windows Defender Driver Could Be Turned Against Security Tools
#CyberSecurity
securebulletin.com/researchers…
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How One Phishing Email Let Attackers Bypass MFA and Redirect a Company’s Vendor Payments
#CyberSecurity
securebulletin.com/how-one-phi…
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in reply to N_{Dario Fadda}

se fossimo in un paese normale, con un'informazione normale e dei cittadini con un qI almeno sopra 80, tutta l'Italia riderebbe di questo governo di buffoni autolesionisti e li manderebbe a casa... E invece il dibattito pubblico è concentrato su Lorenzo Lucca che vuole restare al #Napoli...

@politica

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Credevate di essere gli unici a spiare i vostri cittadini con le telecamere, vero? La Slovacchia scopre backdoor russe in 279 nuove telecamere del traffico

Accesso shell attivato da SMS e feed live senza password trovati nel lancio finanziato dall'UE; anche l'interfaccia web di accesso alla fotocamera presenta una vulnerabilità senza password.

tomshardware.com/tech-industry…

@privacypride@feddit.it

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Openbook 26.34 - Lovable Pancake

Openbook arriva oggi alla prima versione stable che non significa che il progetto sia "arrivato", ma per ciò che ha sembra funzionare a dovere. C'è ancora tanta strada da fare e tante caratteristiche da implementare.

Con l'occasione cambia nomenclatura delle versioni che da ora in avanti seguiranno lo schema YY.settimana e un nome in codice (aggettivo emozionale + cibo, in inglese).
about.openb.app/changelog.php?…

[26.34] — Lovable Pancake

Added


  • Documento Actor ActivityPub: proprieta' Mastodon discoverable e
    indexable (FEP-5feb, namespace http://joinmastodon.org/ns#).
    Nelle Impostazioni, accanto alla presenza nei suggerimenti, c'e' il
    consenso all'indicizzazione dei post pubblici. Un Update federato
    parte quando cambiano questi flag. In ricerca locale i post/commenti
    pubblici altrui compaiono solo se l'autore ha dato il consenso
    (indexable); l'autore trova comunque i propri. In ingresso i flag
    remoti vengono messi in cache (actors.discoverable / actors.indexable).


Changed


  • Ricerca di un URL: si prova prima il Fediverso (documento Actor,
    WebFinger da path tipo /@utente, link HTML application/activity+json)
    e solo dopo un eventuale feed RSS/Atom. I profili Mastodon non vengono
    piu' importati come feed solo perche' espongono anche un RSS.


Fixed


  • Iscrizione a una community pubblica locale: un utente Openbook non
    riceve piu' l'errore «Non puoi seguire questo account». Il Group della
    community non ha un User collegato; il controllo sull'account attivo
    vale solo per gli Actor Person (FollowManager, POST join community).

Chiunque volesse contribuire può segnalare bug/anomalie aprendo issue su Github, sono sempre ben accette: github.com/insicd/openbook/iss…

Imprisoned journalist faces horrifying conditions


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Dear Friend of Press Freedom:

An imprisoned journalist in Los Angeles has endured months of violence and medical neglect at the hands of federal agents. Plus, Disney takes a stand against the FCC’s anti-press antics, and you can too.

Imprisoned journalist faces horrifying conditions


Los Angeles-based journalist Carlitos Ricardo Parias has been in ICE detention for more than 300 days. Freedom of the Press Foundation (FPF) Deputy Director of Advocacy Adam Rose wrote for The Intercept about the horrific abuse he’s endured.

The government can’t make a journalist disappear simply by locking him in a cell. But by giving him drinking water filled with fly larvae, deleting surveillance footage of federal agents shooting him, and treating his gunshot wound with vitamin D and Bengay, they’re certainly trying. Rose also discussed Parias’ case on the “This Week On Ice” podcast.


Disney fights back against the FCC


Disney filed a federal lawsuit on Tuesday alleging that the Federal Communications Commission — led by Donald Trump loyalist Brendan Carr — has been retaliating against it for reporting by ABC News that the president doesn’t like.

As FPF Chief of Advocacy Seth Stern said, “It’s about time for someone to take Carr and his FCC to court over their endless campaign of intimidation and retaliation against journalism that displeases Carr’s thin-skinned boss.” We hope this will encourage other outlets to fight back too.


You can fight the FCC’s abuses too


Disney’s suit is a significant step in combating Carr’s abuse of power. But he’s seeking to accrue more power to abuse: Trump’s nominee for fourth FCC commissioner is a Carr aide who has apparently been unable or unwilling to rein in Carr’s targeting of the press. If she’s confirmed, it’ll pave the way for Trump to fire the only dissenting voice at the FCC, Commissioner Anna Gomez.


White House statements are only for the wealthiest


While the president is selling advance access to official communications he posts on Truth Social, the Justice Department is working to keep the rest of the president’s records completely hidden from the public, FPF’s Daniel Ellsberg Chair on Government Secrecy Lauren Harper writes for MS NOW.

That’s why FPF is suing the administration on both fronts: to stop Trump’s crooked scheme to monetize his posts and to force his administration to comply with the Presidential Records Act.


Dangerous DOJ memo expands presidential secrecy


In an unprecedented move, the DOJ has issued a memo that says executive privilege covers Trump’s communications with advisers outside the White House. That means corporate lobbyists and donors could have the ear of the president on national and foreign policy without any obligation to keep or release the records of their conversations with him.


ICE can watch you, but you can’t watch ICE


ICE has massively expanded its surveillance operations in the last five years, collecting DNA from nearly 1 million people a year, scanning irises, and paying private contractors to spy on people who criticize the agency online. Yet it can’t manage to get its agents to wear body cameras. Allowing the agency to surveil the public while evading transparency for itself is a recipe for rampant abuse.


Release of Biden recordings is a transparency win


In some much-needed good news for transparency, an appeals court just ordered the release of recordings of former President Joe Biden being interviewed by his memoir ghostwriter, tapes that came to light during a special counsel investigation into Biden’s handling of classified records. A different special counsel investigated Trump’s hoarding of classified documents at the end of his first term. The Knight First Amendment Institute is trying to get access to that special counsel’s report, and is pointing to the Biden ruling as it appeals a ruling blocking the report’s release.


A red square reading "The Penlight Prize for excellence in paywall-free public records reporting," "$25K prize" and "submissions accepted until 9/1/26"

What we’re reading


Feds struggle to explain redactions in Epstein files compliance case

Courthouse News Service
A judge may hold Department of Justice attorneys in contempt for defying the Epstein Files Transparency Act. Good. The public has the right to access these records. If the DOJ keeps stonewalling, the judge should follow through.


‘Frontline Voices’

WBAI
Somehow, the administration putting a plane full of journalists in harm’s way as involuntary decoys isn’t even the top press freedom story this month — but it shouldn’t be overlooked. FPF’s Stern discussed the episode and the rest of the laundry list of Trump’s attacks on the press, along with Caroline Hendrie of the Society of Professional Journalists and Nora Benavidez of Free Press.


Lawmakers mull new bill to prevent lawsuits aimed at silencing free speech

WyoFile
Both red and blue states have recognized the need to protect people from abusive lawsuits designed to silence speech. Wyoming is one of the few states still without an anti-SLAPP law — its lawmakers are right to try to change that.


NewsGuild sues DHS challenging visa rule affecting foreign journalists, others

The NewsGuild-CWA
The Trump administration is trying to impose time limits on foreign journalists’ visas, which could subject their work to government review every 240 days. Thankfully, the NewsGuild and others are suing to block the move.


ABC vs. the Trump FCC

'The Steve Gruber Show’
Press freedom is not a partisan issue, and FPF opposes censorship no matter who is in office. Watch FPF Executive Director Trevor Timm push back on the idea that opposing Trump’s attacks on the press is left-wing hypocrisy.

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Zu wenig und vermutlich auch zu spät. Aber immerhin ein paar Ideen haben die Parteien in Mecklenburg-Vorpommern, wie man die Rückkehr der Rechtsradikalen bremsen könnte. netzpolitik.org/2026/landtagsw…
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Am 20. September wird in Mecklenburg-Vorpommern gewählt, die AfD wird voraussichtlich stärkste Kraft. Hier zeigen wir, mit welchen Ideen die übrigen Parteien der Bedrohung von rechts begegnen wollen. netzpolitik.org/2026/landtagsw…
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La storia della viaggiatrice nel tempo che, nel 2012, voleva fermare ChatGPT… Con un Tweet!


Ecco a voi la storia giusta per il vostro venerdì, che parla di #viaggineltempo, #Twitter (no, non X, ma proprio la sua incarnazione originale) e... #ChatGPT.
Allacciate le cinture, vi aspetta un racconto denso di mistero e pathos!

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Venerdì 21 agosto 2026

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#newsletter #cybersecurity
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Feds Sound Alarm on Active Hacking Campaign Targeting Siemens S7 PLCs Nationwide
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How T-Mobile’s Security Team Cut a Cable to Physically Kick Salt Typhoon Off Its Network
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CISA Gives Agencies Until August 21 to Patch Actively Exploited Windows VPN Flaw
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AerynOS si aggiorna, arriva GNOME 50.4, KDE Plasma 6.7.4 e Linux 7.1.8


AerynOS aggiorna il ramo Unstable con GNOME 50.4, KDE Plasma 6.7.4, Linux 7.1.8 e numerosi aggiornamenti per desktop e sviluppoL'articolo "AerynOS si aggiorna, arriva GNOME 50.4, KDE Plasma 6.7.4 e Linux 7.1.8" proviene da Linux Easy.
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